Geografia mondiale parte 2

 

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  • Malta

     

    Megaliti, torrioni medievali, la grotta di Calipso: Malta non è solo antica, è assolutamente mitica! Le strette viuzze di ciottoli delle sue cittadine sono disseminate di cattedrali normanne e di palazzi barocchi, mentre nella campagna si trovano le più antiche costruzioni sorte a opera dell'uomo nel corso dei millenni. Malta, ottima venditrice del suo romantico passato fatto di edificatori di templi dell'Età del Rame e di Crociati fedeli al voto della castità, ha utilizzato la sua immagine storica per mettere in piedi un'industria turistica di tutto rispetto. Non che le isole siano invase dalle solite località turistiche e da grandi alberghi, perché di fronte al processo di modernizzazione la solida cultura cattolica dell'arcipelago ha consentito ai Maltesi di mantenere compatta la comunità e di porre un freno allo sviluppo in corso.

    Ne consegue che il viaggiatore si trova a godere di un piacevole equilibrio tra la comodità e il fascino di un ambiente semplice e intatto, ad un prezzo molto inferiore rispetto a diverse altre località turistiche mediterranee dello stesso tipo. I Maltesi paiono avere una naturale predisposizione alla vita rilassata e tranquilla, ma verrete colpiti dal loro legame con le antiche tradizioni dell'isola: innumerevoli sono le occasioni in cui i Maltesi gettano coriandoli alle statue dei santi patroni trasportate in processione per le strade e indirizzano copiosi brindisi ai Cavalieri di San Giovanni. La stagione delle festività religiose dura sei mesi e termina giusto in tempo per l'inizio delle vacanze; se avete esagerato con il torrone o il vino, potrete sempre rifugiarvi nelle minuscole e vicine isole di Gozo o Comino per concedervi un periodo di ben meritato riposo.

     

    A colpo d'occhio

    Nome completo del paese
    Repubblica di Malta

    Superfice
    320 kmq

    Popolazione
    394.583 abitanti

    Capitale
    La Valletta (92.000 abitanti)

    Composizione etnica
    Maltese

    Lingua parlata
    maltese, inglese e italiano

    Religione
    cattolica (98%)

    Ordinamento dello stato
    repubblica parlamentare

     

    Economia

    PIL
    5,6miliardi di dollari

    PIL pro capite
    14.300 dollari

    Crescita economia annua
    3,4%

    Inflazione %
    2,5%

    Settori/prodotti principale
    turismo, elettronica, riparazioni navali, costruzioni

    Principale partner commerciali
    Italia, Germania, Regno Unito

    Membro dell'Unione Europea
    no

     

    Documenti ed info utili

    Visto
    non è richiesto alcun visto d'ingresso per soggiorni fino a tre mesi ai cittadini americani, australiani, britannici, canadesi, neozelandesi, sudafricani, giapponesi, libici, marocchini, tunisini o dei principali paesi dell'Unione Europea

    Rischi sanitari
    nessuno

    Elettricita
    250V, 50Hz

    Fuso orario
    un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

    Pesi e misure
    sistema metrico decimale

     

    Quando andare

    Il periodo più indicato per visitare Malta è quello tra febbraio e giugno, tra la stagione umida (sempre relativa) e la calda estate mediterranea. Questo è inoltre il momento in cui i prezzi delle camere scendono anche del 40% rispetto alle punte massime dell'alta stagione (fine giugno - agosto); anche settembre e ottobre sono mesi consigliabili.

     

    Eventi e Manifestazioni

    La Festa del Naufragio di San Paolo cade il 10 febbraio e commemora la disavventura che portò l'apostolo sulle coste maltesi nel 60 d.C.. Durante la terza settimana di febbraio si svolge il Carnevale, festeggiato con bei carri decorati e maschere paurose; in questa occasione nella capitale e a Floriana si svolgono gare di danza e altre manifestazioni. La predominanza cattolica di Malta fa sì che la Settimana Santa si celebri con grande solennità. Il Venerdì Santo si commemorano la Passione e la Crocifissione di Cristo con una processione di statue innalzate lungo le strade della Valletta e di diverse altre città. Tra le raffigurazioni dell'Ultima Cena esposte nella capitale e nei villaggi circostanti è da segnalare quella di Zebbug fatta interamente di pasta.

    La prima domenica dopo Pasqua, a Floriana, si celebra la Festa di San Publio, che segna l'inizio della stagione dei festeggiamenti; ogni villaggio, durante i sei mesi successivi, organizza manifestazioni in onore del santo patrono. Toglietevi la voglia di coniglio fritto durante la Mnarja o Festa dei Santi Pietro e Paolo che si svolge il 28 e il 29 giugno. Durante le celebrazioni si cantano le canzoni tradizionali maltesi, si svolgono corse di cavalli e si divorano enormi quantità di croccante coniglio rosolato in padella. Nel periodo natalizio le strade di tutto l'arcipelago vengono decorate con festoni, lampadine colorate, statue del Bambin Gesù che vi guardano passare dalle finestre di case e negozi; in questo periodo, ogni sera, le vie della Valletta sono rallegrate da bande musicali. La sera della Vigilia di Natale (24 dicembre) gruppi di ragazzi percorrono le vie di città e villaggi innalzando statue del Salvatore appena nato e durante la messa di mezzanotte un bambino racconta la storia della nascita di Cristo.

     

    Prezzi e costi

    Valuta
    lira maltese (Lm)

    Economicita del paese
    Rispetto al resto dell'Europa a Malta il rapporto qualità/prezzo è molto soddisfacente: con US$75-100 al giorno si vive molto confortevolmente, ma anche US$30-35 al giorno vi consentiranno di sistemarvi in un ostello di buon livello, di concedervi un pasto in un ristorante senza troppe pretese, un discreto spuntino a metà giornata e un numero sufficiente di bevande fredde per mantenervi in forma.

    Per cambiare i soldi è meglio rivolgersi alle banche, le quali generalmente offrono tassi di cambio molto più convenienti rispetto ad alberghi e ristoranti. I camerieri e i tassisti si aspettano una mancia del 10%. Le carte di credito più conosciute sono accettate pressoché dappertutto. contrattare il prezzo degli oggetti di artigianato acquistati nei mercati e sulle bancarelle è d'obbligo, ma nella maggior parte dei negozi i prezzi sono fissi. Su tutti gli articoli di consumo viene applicata una tassa sul valore aggiunto pari al 15%.

    Costi vitto ed allogio
    Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
    Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-25
    Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$25

    Albergo economico: US$2-18
    Albergo di categoria media: US$18-40
    Albergo di categoria elevata: a partire da US$40

     

    Sport e tempo libero

    Il mare di Malta, con i suoi 30 metri di visibilità, acqua calda e fondali di eccezionale bellezza, offre stupende opportunità agli amanti dell'immersione subacquea; Gozo e le acque della costa nord-orientale nei pressi di Marsalforn sono le località migliori. Anche St George's Bay, sulla costa sud-orientale, merita un tuffo. Comino non è da meno: segnaliamo in particolare il salto di 40 m di Ras I-Irieqa all'estremità sud-occidentale dell'isola.

    Malgrado le sue coste siano prevalentemente rocciose a Malta non mancano alcune belle spiagge. Tra queste segnaliamo quelle di Gnejna Bay e di Golden Bay sulla costa nord-occidentale e quella di St George's Bay, caratterizzate da acque calde e tranquille e da lunghi tratti di spiaggia sabbiosa. Quella di Ramla Bay è la migliore spiaggia di Gozo.

    Tutte le isole dell'arcipelago sono ideali per le passeggiate. Gozo e Comino sono abbastanza piccole da poter essere esplorate a piedi in un giorno o anche meno, ma anche sull'isola maggiore le distanze tra le località più interessanti sono molto limitate.

     

    Storia

    La particolare posizione di Malta - vicina, ma non eccessivamente, alle principali rotte marittime commerciali che attraversano il Mediterraneo - ha avuto un riflesso sulla sua storia, contraddistinta da lunghi periodi di isolamento interrotti da episodi spesso violenti dovuti a invasioni straniere. Le più antiche testimonianze della presenza umana sull'isola sono rappresentate dai templi megalitici fatti risalire a ben 3800 prima dell'era cristiana. I Fenici colonizzarono l'isola intorno all'800 a.C. e vi rimasero per circa 600 anni, mentre i Romani la inglobarono nel loro impero nel 208 a.C..

    Oltre a Ulisse, attirato su Gozo dal magico richiamo di Calipso (l'isola è infatti conosciuta anche come Isola di Calipso), il più famoso visitatore dell'isola nell'antichità fu senz'altro l'apostolo Paolo che vi capitò in seguito a un naufragio nel 60 d.C.. Secondo la tradizione egli convertì gli isolani al cristianesimo, sebbene gli studi più recenti condotti sia dal punto di vista biblico che scientifico inducano a ipotizzare che il naufragio abbia avuto luogo presso l'isola greca di Cefalonia. Seguirono diverse centinaia di anni di pacifico isolamento, fino all'arrivo degli Arabi nell'870. Questi esercitarono una forte influenza sulla vita e sulla cultura maltese, introducendo gli agrumi e il cotone e modificando la lingua. Nel 1090 i Normanni, provenienti dalla Sicilia, invasero Malta, cacciarono gli Arabi e per i successivi 400 anni le isole dell'arcipelago maltese rimasero sotto il dominio siciliano.

    Nel 1530 l'imperatore di Spagna affidò le isole ai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, in cambio dell'affitto simbolico di due falconi maltesi l'anno. L'ordine cavalleresco di San Giovanni, formatosi al tempo delle Crociate, era costituito soprattutto da giovani cadetti delle famiglie aristocratiche europee deprivati dei beni ereditari. I cavalieri fortificarono le isole appena in tempo per proteggerle, nel 1565, dall'invasione di 30.000 Turchi. Gli attaccanti assediarono Malta per tre mesi, ma la resistenza organizzata da 700 cavalieri e 8000 Maltesi riuscì a spuntarla. I cavalieri vennero osannati come salvatori d'Europa e in cambio dei loro sacrifici ricevettero una città fortificata tutta nuova, La Valletta.

    Insieme alla fama e al potere arrivò anche la corruzione e i cavalieri si diedero alla pirateria. Quando Napoleone giunse a Malta nel 1798 essi erano ormai troppo indeboliti per poterlo contrastare e furono gli Inglesi, perennemente in conflitto con i Francesi, a venire in loro aiuto. Alla fine del 1814 Malta era ormai una colonia britannica. Gli Inglesi la trasformarono in una base navale di primaria importanza, facendone un obiettivo estremamente allettante per le forze dell'Asse durante la seconda guerra mondiale. Un assedio di lunga durata e cinque mesi di bombardamenti incessanti ridussero l'arcipelago a un ammasso di rovine.

    Subito dopo la guerra Malta incominciò a prendere le distanze dall'Inghilterra allo scopo di ottenere l'indipendenza, cui pervenne nel 1964. Tuttavia, con sommo dispiacere degli Inglesi e dei loro alleati, nel 1979 il governo firmò accordi con la Libia, l'Unione Sovietica e la Corea del Nord. L'idillio con il Comunismo ebbe comunque fine nel 1987 con la vittoria del Partito Nazionalista che fece i primi passi verso l'ammissione di Malta nell'Unione Europea. Le elezioni generali del 1996 videro il ritorno al potere del Partito Laburista, guidato dal Dr Alfred Sant, il quale aveva basato la sua campagna elettorale sulla promessa che la richiesta di ammissione alla UE sarebbe stata ritirata. Nel 1998, mentre la richiesta di ammissione era ancora in sospeso, ritornò al governo il leader del Partito Nazionalista Eddie Fenech Adami. Negli ultimi decenni gli abitanti di Malta hanno raggiunto un certo grado di benessere grazie soprattutto al turismo, ma anche al crescente sviluppo del commercio e dell'industria leggera.

     

    Cultura

    Malta è ovviamente un paese di cultura mediterranea, ma oltre 150 anni di dominio inglese hanno lasciato il segno. L'inglese è una delle due lingue ufficiali, insieme al maltese, e salsicce e puré di patate sono di casa. La chiesa cattolica, cui è affidato il ruolo di custode delle tradizioni nazionali, è presente sul territorio con un gran numero di chiese che nella maggior parte delle città e dei villaggi costituiscono il punto di riferimento più importante. I Maltesi festeggiano lungamente i loro santi patroni, inondando le strade di coriandoli e consumando torrone e zucchero filato. Benché il cattolicesimo stia in parte perdendo il suo ascendente sulla comunità maltese, continua tuttavia a influire significativamente sulla vita quotidiana di molte persone; il divorzio e l'aborto sono illegali, sebbene le giovani generazioni si stiano dando da fare per arrivare alla liberalizzazione di entrambi.

    Molti linguisti tendono ad attribuire le origini della lingua maltese all'occupazione fenicia. Il maltese, una lingua semitica, è sopravvissuto per centinaia di anni agli influssi delle lingue romanze, pur conservando tracce di siciliano, italiano, spagnolo, francese e inglese. Tra gli scrittori maltesi più conosciuti ricordiamo Francis Ebejer e Joseph Attard. Curiosamente Malta è forse più conosciuta nel mondo per un libro che fa riferimento all'isola unicamente nel titolo, Il falcone maltese di Dashiell Hammett, che ha come oggetto principale una statuetta di origine misteriosa.

    Malta è famosa per il suo artigianato, in particolare per i pizzi e i tessuti fatti a mano, il vetro soffiato e i gioielli in filigrana d'argento. Le tradizioni popolari musicali sono fortissime e mantenute vive da competizioni annuali molto seguite.

    La cucina maltese è influenzata soprattutto da quella siciliana, sebbene la grande popolarità di costolette alla griglia e arrosto accompagnato da tre verdure rivelino un'altrettanto forte parzialità per tutto ciò che riguarda l'Inghilterra e le sue tradizioni. Tra le specialità locali segnaliamo il pastizzi (deliziosa pasta sfoglia ripiena di formaggio), la timpana (un timballo di maccheroni, formaggio e uovo) e il fenek (coniglio), generalmente fritto o cotto in padella, oppure cucinato in forma di pasticcio avvolto in una sfoglia.

     

    Ambiente

    L'arcipelago maltese consta di tre isole situate al centro del Mediterraneo, 93 km a sud della Sicilia e 350 km a nord della Libia. Malta, la più grande, ha la forma di una bottiglia e la sua costa movimentata è interrotta da un gran numero di insenature e di rade. A parte alcune creste e alture, il territorio maltese è molto piatto e per la maggior parte calcareo. Gozo è più verde e movimentata di Malta e la sua costa è caratterizzata da alte scogliere frastagliate.

    Il suolo dell'arcipelago, generalmente povero e roccioso, ha poca vegetazione, con l'unica eccezione della località di Buskett Gardens, una valle lussureggiante di alberi e di boschetti di aranci protetta dalle scogliere di Dingli Cliffs che si innalzano imponenti lungo la costa sud-occidentale di Malta.

    Malta gode di un clima eccellente con temperature che raggiungono i 30°C nel cuore dell'estate (luglio e agosto) e quando soffia il caldo vento di scirocco dall'Africa. La temperatura media più bassa (circa 15°C) si registra in gennaio, mentre la stagione piovosa va da novembre a febbraio, sebbene si verifichino in genere poche precipitazioni tutto l'anno.

     

    Arrivare e trasporti

    Come arrivare: Malta è facilmente accessibile per via aerea dall'Europa continentale. L'Air Malta collega l'isola principale con un gran numero di città europee, oltre che con Il Cairo, Dubai, Damasco e Tunisi. Tra le linee aeree straniere che fanno scalo a Malta ci sono l'Alitalia, la KLM, la Lufthansa, la Swissair e la Tunisavia.

    Durante l'estate è in funzione un servizio di traghetti tra Malta, la Sicilia e Genova. Il viaggio tra Malta e Catania dura circa tre ore. Tutti i passeggeri in partenza via mare sono tenuti al pagamento di una tassa d'imbarco di US$10, oltre a un'imposta governativa del 15%. L'aeroporto internazionale di Malta, 5 km a sud-ovest della Valletta, è servito da autobus, taxi e auto a noleggio.

    Trasporti interni: Malta e Gozo sono servite al loro interno da una rete efficiente di autobus pubblici che a Malta serve le principali località turistiche e a Gozo copre praticamente tutta l'isola.

    Benché La Valletta e la Cottonera siano facilmente visitabili a piedi, il noleggio di un'auto è una buona idea soprattutto se si desidera esplorare i punti più fuori mano dell'isola senza spendere cifre esorbitanti in taxi, in genere piuttosto cari. Le agenzie di autonoleggio, sia internazionali sia locali, hanno sede sull'isola principale; a Malta si possono inoltre affittare motociclette e biciclette. La guida è a sinistra.

    Un servizio regolare di traghetti collega Cirkewwa, sull'isola di Malta, con Mgarr, su Gozo; la navigazione dura circa 20 minuti in ognuno dei due sensi. Esiste inoltre un servizio piuttosto irregolare tra ognuna delle due isole e Comino. Controllate gli orari sul posto.

     

    Letture consigliate

    Cenni storici del governo ereditario del Sovrano ordine di San Giovanni di Gerusalemme Cavalieri di Malta (1048-1970) :
    di Thourot Pichel (Bologna, 1975).

    Come Malta divenne inglese :
    di Federico De Roberto, a cura di Giovanna Finocchiaro Chimirri (Catania, 1992).

    Cultura italiana a Malta nell'Ottocento e nel primo Novecento :
    di Oliver Friggieri (Il Veltro, Roma, 1977).

    Guida ai mari di Italia meridionale. Malta e Tunisia :
    di Jacques Anglès (Zanichelli, Bologna, 1997).

    I segreti dell'antica Malta :
    di J. D. Evans (Milano, 1969).

    L'arte preistorica maltese: 5000-2500 a.C. :
    a cura di Anthony Pace (Alinea, Firenze, 1996).

    L'isola di Gozo: natura, arte e tradizione:
    a cura di Annie Sacerdoti (Venezia, 1994).

    L'Ordine di Malta :
    di Francesco Gazzoni (Milano, 1979).

    Lo scudo e la spada: storia dei Cavalieri di Malta :
    di Ernle Bradford (Mursia, Milano, 1998).

    Malta :
    (Touring, Milano, 1999).

    Malta 360 gradi (edizione trilingue):
    di Attilio Boccazzi-Varotto (Priuli & Verlucca, Ivrea, 1998).

    Malta, immortalità d'una fortezza :
    di Federico Nardelli (Roma, 1964).

    Malta o la guerra: l'isola e i Cavalieri tra rivoluzione e restaurazione :
    di Nicola Neri (Bari, 1997).

    Mercanti inglesi a Malta, 1800-1825 :
    di Michela D'Angelo (Angeli, Milano, 1991).

    Missione a Malta. Ricerche e studi sulla preistoria dell'arcipelago maltese nel contesto mediterraneo:
    di AA.VV. (Jaca Book, Milano, 1988).

    Movimenti letterari e coscienza romantica maltese: 1800-1921 :
    di Oliver Friggieri (Milano, 1979).

    Storia dei Cavalieri di Malta :
    di Arrigo Pecchioli (Roma, 1978).

    Storia dell'isola e del'Ordine di Malta:1798-1815 :
    di Antonio Menna (Napoli, 1978).

    Studi sul Seicento e Settecento in Sicilia e a Malta :
    di AA.VV. (Gangemi, Roma, 1995).

    Una rivoluzione in forma di legge. Malta 1974: storia di una anomala revisione costituzionale. Con testo della Costituzione :
    di Antonella Cesarini (CEDAM, Padova, 1997).

     

    Mete principali

    Gozo
    Gozo ha un carattere tutto suo. L'interno è più attraente di quello della sua più importante vicina, il ritmo della vita è meno frenetico ed è molto meno frequentata dai turisti. Poiché anche qui non mancano le testimonianze preistoriche e medievali, si può dire che Gozo sia un posto ideale in cui rifugiarsi per sfuggire al gran bailamme turistico, pur continuando a godere del meglio di Malta. A Victoria, centro commerciale dell'isola, si respira una tranquilla atmosfera da XVII secolo e la vista sull'intera isola che si ha dalla Cittadella, o 'Gran Costello', è veramente grandiosa. La Norman House (Casa normanna), all'interno del complesso della Cittadella, ospita un interessante museo di arte popolare.

    Potete seguire le orme di Ulisse nella Grotta di Calipso, nascosta tra le rocce che dominano la Ramla Bay lungo la costa nord-orientale dell'isola; gli appassionati di speleologia potranno anche esplorare le sotterranee Grotte di Alabastro nella minuscola cittadina di Xaghra, un paio di chilometri a sud-ovest della Ramla Bay. Il complesso dei templi di Ggantija, sempre nei pressi di Xaghra, è il più straordinario dell'arcipelago.

    Hagar Qim
    I templi preistorici di Hagar Qim ci riportano all'Età del Rame. Databili intorno al 3800 a.C., si tratta, insieme con gli altri templi neolitici di Malta, delle più antiche costruzioni edificate dall'uomo esistenti al mondo. Il complesso megalitico del tempio di Hagar Qim è ricco di sculture di animali e di idoli, di altari sacrificali e di camere oracolari, il tutto realizzato con semplici utensili di selce e di ossidiana. Gigantesche lastre calcaree formano una serie di ovali sistemati secondo un motivo che gli archeologi hanno paragonato alle statuette della Dea Madre rinvenute sul posto. Il panorama sul Mediterraneo e sulla vicina isola di Filfla è imperdibile. Il tempio di Hagar Qim e l'attiguo tempio di Mnajdra si trovano nei pressi del villaggio di Qrendi, circa 15 km a sud-ovest della Valletta.

    La Valletta
    L'Europa deve la sua salvezza alla Valletta, la città che porta il nome del cavaliere cui si deve la vittoriosa resistenza all'assedio dei Turchi nel 1565 e che divenne in seguito la città dei Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e la sede del governo maltese. Viaggiando nel Mediterraneo sir Walter Scott descrisse La Valletta come una 'città costruita da gentiluomini per gentiluomini'. Oggi la capitale maltese è una bella città circondata da mura cinquecentesche perfettamente conservate, di dimensioni tali da poter essere facilmente visitata a piedi nel giro di poche ore senza essere sopraffatti dal caldo sole mediterraneo. In effetti le vie della Valletta furono attentamente progettate in modo da canalizzare verso l'interno della città la fresca brezza proveniente dal porto.

    La Valletta è un approssimativo rettangolo situato sulla punta di una penisola lungo la costa nord-orientale dell'isola, circondato dal mare sui lati nord, est e sud. Dalla Porta della Città all'estremità sud-occidentale della Valletta, ci si può incamminare a piedi verso il centro attraversando una serie di piazze circondate da palazzi e cattedrali.Uno dei più grandiosi è l'Auberge de Castille, un tempo residenza della langue spagnola e portoghese (una delegazione dell'Ordine di San Giovanni) e ora sede del primo ministro e, perciò, chiusa al pubblico.

    La Valletta è ricca di bei giardini e tra questi segnaliamo gli Upper Barrakka Gardens, in origine i giardini privati dei Cavalieri di San Giovanni italiani, da cui si gode di una vista stupenda sul Grand Harbour (porto) e sulla Cottonera. La St John's Co-Cathedral and Museum ha una facciata austera, ma l'interno è un capolavoro dell'arte barocca; la sua caratteristica principale è costituita dal pavimento, un vero e proprio 'patchwork' di pietre tombali marmoree che commemorano i più antichi cavalieri di San Giovanni. Il museo ospita una collezione di straordinari arazzi fiamminghi e due quadri del Caravaggio.

    L'altro importante museo della città, il Palace of the Grand Masters (Palazzo dei Grandi Maestri), ricco di arazzi, affreschi e fregi che celebrano il Grande Assedio, è anche la sede del presidente e del parlamento. A Fort St Elmo, all'estremità nord-orientale della città, le guide vestite come cavalieri presentano ricostruzioni di battaglie storiche.

    Mdina
    Questa città vecchia di 3000 anni, un tempo centro politico di Malta, è caratterizzata da un'abbondanza di edifici normanni e barocchi e da strette viuzze acciottolate. Abbarbicata su un'altura rocciosa circa 15 km a ovest della Valletta, la cosiddetta Città Notabile (deve questo soprannome alle numerose famiglie aristocratiche maltesi che ancora vi abitano) offre una vista superba vista su tutta l'isola. L'edificio medievale meglio conservato è il Palazzo Falzon, costruito nel 1495 in stile normanno. Mdina vanta una bellissima piazza centrale dominata dalla Sicula-Norman Cathedral (Cattedrale Siculo-Normanna), una chiesa cattolica dell'XI secolo che è uno dei pochi edifici sopravvissuti al terremoto del 1693. Nel museo della cattedrale è esposta una collezione di sculture in legno di Dürer. Il vicino quartiere di Rabat (il termine corrisponde più o meno alla parola 'sobborgo') ospita l'interessante Museum of Roman Antiquities (Museo delle Antichità Romane) che raccoglie testimonianze dei mille anni di dominio romano sulle isole maltesi.

     

     

    Mete alternative

    Comino
    Comino è l'isola più piccola dell'arcipelago maltese, ed è anche la più tranquilla; non circolano auto e vi è un unico albergo. A parte un numero molto limitato di viaggiatori, l'unica presenza umana sull'isola è costituita da un gruppetto di contadini. A Comino non c'è altro da fare che arrampicarsi sulle rocce che costeggiano il litorale, nuotare o armarsi di maschera e pinne ed esplorare i fondali delle numerose insenature costiere.

    Cottonera
    Le 'tre città' di Malta - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - formano la Cottonera, nome che deriva dalle fortificazioni seicentesche costruite allo scopo di proteggere la zona, centro di costruzioni navali per tutto il Medio Evo. La Cottonera non è generalmente compresa negli itinerari turistici di Malta, ma una visita a questo complesso consente di farsi un'idea della vita quotidiana e lavorativa dell'isola. Il Maritime Museum (Museo Marittimo) illustra la storia navale di Malta, ma chi ha una predilezione per il macabro potrà dirigersi verso Vittoriosa e visitare il museo ingannevolmente chiamato Folk Museum (Museo del folclore), situato nel Palazzo dell'Inquisitore. Oltre agli strumenti 'di lavoro' dell'Inquisitore, il museo propone la visita alla Sala del Giudizio e al torrione in cui venivano rinchiusi i prigionieri. Procedendo per alcuni chilometri verso sud-ovest, alla periferia di Paola si trova l'Hypogeum (Ipogeo), una rete di grotte, gallerie e sale sotterranee risalenti a 4400 anni fa e scavate nella roccia con utensili di selce.

    Mare interno
    Questo tratto di costa occidentale di Gozo vanta una delle più belle spiagge del Mediterraneo. Il Mare interno (Inland Sea) è in realtà un bacino isolato di acqua cristallina e di sabbia di ciottoli protetta da scogliere a picco. L'elemento più spettacolare della zona, concentrato intorno alla Dwejra Point, è costituito dalla Azure Window (Finestra azzurra), un gigantesco arco scavato naturalmente nella roccia.

    Mosta
    Mosta è famosa per la sua chiesa imponente che vanta una delle cupole senza sostegno più grandi al mondo (40 m di diametro). La chiesa fu progettata dall'architetto maltese Giorgio Grognet de Vassé, ispiratosi al Pantheon di Roma.

     

     

     

    Nonostante sia saldamente legata all'economia e alla politica degli Stati Uniti, la Micronesia è ostinatamente legata alle proprie tradizioni e malgrado tutto cerca di bandire cravatte e cappellini da baseball. Questo è un paese dove gli uomini indossano ancora le fasce sui fianchi e le monete di pietra hanno tuttora corso legale. Gli abitanti di queste isole sono estremamente orgogliosi del loro passato, specialmente del periodo in cui navigavano il Pacifico prima che Cristoforo Colombo diventasse un eroe agli occhi della regina Isabella. Le isole esterne dell'arcipelago nascondono alcuni dei più interessanti relitti sottomarini al mondo e per gli appassionati di mare e di immersioni subacquee sono considerate un paradiso ancora da scoprire.

     

    A colpo d'occhio

    Nome completo del paese
    Stati Federati di Micronesia

    Superfice
    702 kmq

    Popolazione
    135.869 abitanti

    Capitale
    Palikir (11.600 abitanti, nel distretto amministrativo di Pohnpei: 51.700 abitanti)

    Composizione etnica
    micronesiani, polinesiani (chuukesi, pohnpeiani, kosraeiani, yapesi, mortlockesi)

    Lingua parlata
    inglese, chuukese, pohnpeiano, yapese, kosraeano, ulithiano, waleaiano, nukuoro, kapingamarangi

    Religione
    50% cattolica, 47% protestante

    Ordinamento dello stato
    governo costituzionale in libera associazione con gli Stati Uniti

     

    Economia

    PIL
    269 milioni di dollari

    PIL pro capite
    2.000 dollari

    Crescita economia annua
    2%

    Inflazione %
    2,5%

    Settori/prodotti principale
    pesca, turismo, cemento, industria alimentare (polpa di cocco, pesce), crostacei, perle, legname, abbigliamento, banane, frutti tropicali, noci di cocco, pepe nero, manioca (tapioca), patate dolci, maiali, polli

    Principale partner commerciali
    Giappone, USA, Guam, Australia

    Documenti ed info utili

    Visto
    non è richiesto alcun visto per viaggi turistici di durata inferiore a 30 giorni. Ogni volta che ci si sposta su di un diverso arcipelago, la validità di 30 giorni riparte dall'inizio

    Rischi sanitari
    febbre tifoide

    Elettricita
    110/220 V, 60 Hz

    Fuso orario
    10 ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich a Yap e Chuuk, 11 ore avanti a Pohnpei e Kosrae

    Pesi e misure
    sistema britannico

    Quando andare

    Andate in Micronesia appena ne avete la possibilità. La temperatura si aggira tutto l'anno attorno ai 27°C e non c'è dunque da preoccuparsi per il clima. Se anche tra luglio e novembre è leggermente più umido potrete sempre concedervi un tuffo rinfrescante nell'oceano. Le isole sono poco toccate dai circuiti turistici tradizionali e non esiste una vera e propria alta stagione, vi sono pochi visitatori in ogni momento dell'anno.

     

    Eventi e Manifestazioni

    La Micronesia osserva molte delle normali festività occidentali: Natale, Capodanno e il Giorno del Ringraziamento, principale ricorrenza americana. Oltre al Giorno della Costituzione, il 10 maggio, e al Giorno dell'Indipendenza, il 3 novembre, festeggiati in tutti gli Stati Federati di Micronesia, ogni gruppo di isole celebra le proprie festività.

    La festa più importante di Kosrae è il Giorno della Liberazione, l'8 settembre, che ricorda la vittoria degli Americani sul Giappone alla fine della seconda guerra mondiale. I festeggiamenti includono manifestazioni sportive e gare in canoa. Il Natale a Kosrae è una grande festa aperta a tutti, con parate e competizioni di canto (i cori delle chiese di Kosrae sanno intonare fantastiche melodie).

    A Yap la festa principale è il Giorno di Yap, che cade nella prima settimana di marzo, e viene celebrato con spettacolari danze cerimoniali ed eventi sportivi. Nel corso di tutto l'anno si tengono i mitmit, feste scatenate accompagnate da distribuzioni di doni, canti e danze. Al mitmit organizzato da un villaggio partecipa anche un altro villaggio, che l'anno seguente restituisce l'invito.

    Prezzi e costi

    Valuta
    US$

    Economicita del paese
    Sia per la vastità dell'arcipelago sia per l'economia basata sull'importazione, la Micronesia può essere un posto molto costoso per i viaggiatori. Il costo del biglietto aereo potrebbe sembrare la spesa maggiore, ma anche gli alberghi sono piuttosto cari. Le sistemazioni economiche sono poche e se si vuole alloggiare in prossimità della spiaggia bisogna preventivare di spendere almeno US$150 al giorno. Se ci si accontenta del cibo locale, dei trasporti pubblici e di sistemazioni spartane si può pensare di spendere circa US$100 al giorno. Viaggiando in modo più confortevole si spendono circa US$150 al giorno e si arriva a spendere US$200 se si affitta un'auto e si fanno immersioni.

    Il dollaro americano è la valuta corrente in Micronesia e non ci sono posti in cui si accettino altre valute. I traveller's cheque in dollari sono accettati pressoché ovunque al pari dei contanti, specialmente nei grandi alberghi, ristoranti e negozi. Poiché non ci sono banche commerciali a Chuuk e Kosrae, assicuratevi di avere sufficiente denaro prima di dirigervi in questa zona. Le carte di credito sono accettate a Pohnpei e Kosrae e il loro utilizzo si sta allargando anche a Chuuk e Yap.

    Le mance, del 10-15 %, stanno prendendo piede a Pohnpei, ma nonostante l'influenza americana non sono abituali nel resto della Micronesia. I prezzi sono generalmente fissi, ma ai mercati della frutta si può provare a sfoggiare la propria abilità nel mercanteggiare. Non aspettatevi miracoli!

    Costi vitto ed allogio
    Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
    Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-20
    Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20

    Albergo economico: US$35-50
    Albergo di categoria media: US$100
    Albergo di categoria elevata: a partire da US$100

     

    Sport e tempo libero

    Tutto ciò che in Micronesia può mancare sulla terra è adeguatamente ricompensato da ciò che si trova in mare. Alcuni degli scenari più spettacolari della regione sono appunto sott'acqua e il viaggiatore che non guarderà sotto la superficie del mare si perderà uno spettacolo incredibile. E, quello che conta di più, è che la piacevole temperatura dell'acqua non vi farà mai sentire la necessità di indossare la muta. I sub di tutto il mondo conoscono il 'museo sottomarino' dei relitti di Chuuk; più di 60 navi giapponesi e numerosi aerei furono affondati qui durante la seconda guerra mondiale e molti di questi sono ancora esattamente come al momento in cui colarono a picco. Ci sono anche alcuni relitti poco profondi per chi pratica snorkelling. Durante le immersioni al largo di Yap si è spesso in compagnia di banchi di mante.

    Non c'è molto spazio per le passeggiate in Micronesia, ma vi sono alcune escursioni possibili a Tofol, nelle isole Kosrae. Per l'escursione in cima al monte Finkol si possono impegnare da 8 a 10 ore, una camminata piuttosto faticosa attraverso fiumi e fango, ma dalla cima si possono ammirare tutte e tre le isole di Kosrae. Anche la giungla interna di Pohnpei si presta ad alcuni trekking interessanti.

    Storia

    La teoria più accreditata sulla storia dei micronesiani sostiene che i primi abitanti arrivarono in canoa dalle Filippine e dall'Indonesia, fermando le loro imbarcazioni sulla sabbia di Yap tra il 4000 e il 2000 a.C.

    Più tardi, i navigatori della Melanesia tracciarono le loro rotte da Kosrae a Pohnpei, Chuuk e Yap.

    Abbastanza curioso è che nessun micronesiano conosca leggende circa la vita precedente al loro arrivo sulle isole. I primi Micronesiani non conoscevano i metalli, lavoravano principalmente la pietra e molte imponenti sculture sono state lasciate da antiche civiltà. Erano inoltre eccellenti navigatori dell'oceano e possedevano un ricco patrimonio storico tramandato oralmente che è andato però quasi completamente distrutto dalle invasioni europee.

    Nel 1521 Ferdinando Magellano passò in Micronesia durante il suo viaggio intorno al mondo, e nei decenni successivi le isole furono usate come porto di scalo dalle spedizioni europee durante i viaggi sulla Via delle Spezie. Ma a causa dello scarso livello di ricchezza che le isole avevano rispetto all'Europa, in quel periodo non attirarono molto l'attenzione. Fu solo dopo il 1817 che si cominciò seriamente a tracciare una carta geografica della Micronesia. In questo periodo cominciarono ad arrivare i cacciatori di balene britannici, presto seguiti da quelli americani. Gli equipaggi delle baleniere, uomini non proprio per bene, spesso aggredivano e uccidevano i pacifici isolani costringendoli a loro volta a difendersi con la stessa violenza. I cacciatori di balene portarono anche malattie veneree e altre malattie come l'influenza e il morbillo. Nel 1854 un'epidemia di vaiolo uccise il 50% della popolazione di Pohnpei. Durante il periodo della caccia alle balene la popolazione di Kosrae si ridusse da 6000 a 300 abitanti.

    Alle baleniere seguirono i missionari protestanti che insieme alla religione imposero l'abbigliamento, la lingua e le leggi occidentali. Nel 1899 la Germania acquistò le isole dagli spagnoli con lo scopo di farne un importante e proficuo centro di produzione della polpa di cocco.

    I micronesiani furono costretti a piantare palme da cocco e a lavorare per i nuovi colonizzatori. Alcuni furono trasportati con la forza dalle loro isole alle piantagioni, mentre la terra posseduta collettivamente veniva espropriata e consegnata agli investitori privati.

    Quando cominciò la prima guerra mondiale, la Germania abbandonò la Micronesia e i non lontani giapponesi ne approfittarono: svilupparono le infrastrutture e l'amministrazione necessarie ad annettere la Micronesia, e nel 1920 ottennero un mandato sulle isole dalla Società delle Nazioni. I giapponesi mirarono a fare della Micronesia uno specchio della loro terra natia, costruendo templi buddisti e shintoisti, case d'appuntamento e bagni pubblici. I centri amministrativi furono edificati come piccole Tokyo. Con il tempo i giapponesi superarono in numero i micronesiani, le infrastrutture sociali delle isole divennero strumenti per i loro bisogni e i micronesiani furono considerati cittadini di seconda classe. Nonostante il pesante sfruttamento dei giapponesi, il potere coloniale creò un'economia forte e un'attività agricola di alto livello.

    Il 7 dicembre del 1941 il Giappone bombardò Pearl Harbor, prendendo possesso anche dell'isola di Guam, appena a nord della Micronesia. Fu solo nel febbraio del 1944 che gli Stati Uniti reagirono con un attacco sulla laguna di Chuuk, la più importante base della flotta giapponese nel Pacifico centrale. In due giorni furono sganciate più di 200.000 tonnellate di esplosivi che neutralizzarono la base. Nei mesi successivi si susseguirono duri combattimenti in Micronesia e sulle isole circostanti; in particolare alcune feroci e lunghe battaglie furono combattute nelle Marianne, al nord, e a Palau, a ovest. La guerra distrusse quasi tutte le infrastrutture costruite dai giapponesi e una gran parte dei micronesiani morì nel conflitto. Ma questo particolare la storia tende a ignorarlo.

    A fine guerra l'occupazione continuò e gli americani presero il posto dei giapponesi. La marina statunitense assunse il comando delle isole e le difese da possibili invasioni. Gli yankies avevano già progetti per la Micronesia: le Isole Marshall, vicine alla Micronesia orientale, furono infatti usate per i loro esperimenti nucleari.

    Tra il 1946 e il 1958 furono fatte esplodere sulle isole ben 66 bombe atomiche, mettendo in gioco il patrimonio genetico delle popolazioni locali.

    Nel 1947 le Nazioni Unite istituirono un territorio ad amministrazione fiduciaria nel Pacifico, includendovi Chuuk, Kosrae, Pohnpei e Yap. Gli Stati Uniti ottennero il controllo amministrativo sulle isole e vi installarono una serie di basi militari per impedire a qualsiasi altro paese di fare la stessa cosa. Durante tutto questo periodo la Micronesia rimase sotto il controllo militare degli Stati Uniti.

    L'America tentò di educare i micronesiani a una forma di autogoverno, ma questi ultimi preferirono rimanere in una condizione di sudditanza dimostrando scarso interesse per l'attività politica. L'economia, completamente assoggettata al governo e al flusso di denaro proveniente dagli Stati Uniti, non ebbe alcuno sviluppo né industriale né agricolo. Nel 1965 l'America accettò di formare il Congresso della Micronesia, un corpo eletto dagli isolani per determinare il futuro delle isole, anche se il controllo esecutivo rimase all'Alta Commissione degli Stati Uniti.

    E, per evitare qualsiasi sorpresa, la CIA si infiltrò negli uffici del Congresso.

    L'arrivo nel 1966 dei volontari di Peace Corps, un gruppo di giovani idealisti, non aiutò la causa degli Stati Uniti. Benchè questi ultimi credessero di diffondere le meraviglie della società americana, finirono con l'istruire i micronesiani sui loro diritti legali e sociali, facendo nascere importanti movimenti per l'indipendenza.

    Nel luglio del 1978, Chuuk, Kosrae, Pohnpei e Yap votarono per costituire una libera associazione, e nel maggio 1979 le isole divennero gli Stati Federati di Micronesia (FSM). A seguito di un patto siglato con gli Stati Uniti nel 1982, rinegoziabile ogni 15 anni, la Micronesia accettò di lasciare sotto il controllo degli Stati Uniti le proprie relazioni estere e di concedere agli americani l'esclusivo accesso militare alle isole. In cambio, gli Stati Uniti garantirono investimenti annuali e assistenza finanziaria. Il patto fu ufficialmente sancito nel 1986 e di lì a poco l'amministrazione americana lasciò spazio al governo indipendente. Nel 1991 gli Stati Federati di Micronesia furono ammessi alle Nazioni Unite. Nel 1997 il presidente Bailey Olter fu colto da malore e gli succedette il vice presidente Jacob Nena. Nel mese di maggio 1999 Leo Falcam è stato eletto presidente con un incarico di due anni.

    Recentemente, gli Stati Federati di Micronesia hanno esplorato nuove strategie per aumentare gli introiti. Le attuali fonti di ricchezza sono le licenze per la pesca, la vendita del proprio dominio in Internet (.fm) alle stazioni radio e la produzione di 'sakau' (una bevanda narcotica prodotta con le radici degli arbusti di pepe).

     

    Cultura

    La società micronesiana è formata da diversi clan di tipo matrilineare, a eccezione dell'isola di Yap dove la discendenza è patrilineare. Su ogni isola vi è un clan dominante che riconosce i propri antenati nei primi abitanti di quell'isola. I clan si estendono attraverso le isole e le visite tra membri di clan differenti sono molto frequenti. Le famiglie allargate costituiscono la norma e includono nonni, cugini, figli e accoliti. Se un membro della famiglia riesce a ottenere un buon impiego ci sono buone probabilità che la famiglia cresca di numero.

    Le danze tradizionali hanno grande importanza in tutta la Micronesia e vengono tenute in forte considerazione soprattutto a Yap, l'isola che più rifiuta le usanze occidentali. I passi e i movimenti sono eseguiti in gruppo con uomini e donne separati e spesso sono accompagnati da canti di gruppo. Nonostante la danza sia considerata un evento privato, a Pohnpei vengono occasionalmente organizzate performance per i turisti.

    L'architettura occidentale ha lasciato in Micronesia tracce sostanziali, ma è tuttavia ancora possibile vedere alcuni esempi di costruzioni tipiche. Gli edifici tradizionali sono costruiti con tavole di mogano e tetti di foglie di palma. La Micronesia possiede anche forti tradizioni nella costruzione delle canoe. Alcuni dei primi grandi navigatori del mondo provennero da queste isole, e le canoe utilizzate allora erano molto simili a quelle che ancora oggi si costruiscono. Le canoe hanno un solo scalmo e sono generalmente costruite scavando un unico tronco dell'albero del pane. Le imbarcazioni più grandi, per affrontare l'oceano, sono costituite da più tavole tenute insieme da corde di fibra di cocco. Alcune arrivano a 30 m di lunghezza.

    Prima dell'avvento dell'onnipotente banconota, molti micronesiani utilizzavano per le loro attività commerciali perle, conchiglie e molluschi. I corpulenti abitanti di Yap, invece, preferivano portarsi in giro il loro denaro sotto forma di rai, pezzi di roccia intagliata di oltre 4 m di diametro pesanti fino a 5 tonnellate. Le pietre venivano lavorate a forma di disco con un buco centrale. Sebbene queste 'monete' non siano più coniate, è ancora possibile vedere alcune 'banche' nei dintorni di Yap: sono le strade dei villaggi fiancheggiate da rai.

Il frutto dell'albero del pane e il pesce costituiscono gli alimenti principali su tutte le isole, tuttavia molti ristoranti offrono una combinazione di cucina americana e giapponese. I pohnpeiani sono specializzati nella preparazione delle patate e non disdegnano il cane durante i banchetti tradizionali. Il consumo di sakau è enorme a Pohnpei, tanto che il numero di bar che la serve è doppio rispetto al numero degli altri bar. L' 'oppot' è una specialità tradizionale di Chuuk, che si prepara riempiendo un buco fatto nel terreno con diversi strati di frutto maturo dell'albero del pane e foglie di banana. Coperti con pietre, tali frutti vengono lasciati stagionare per mesi, talvolta per anni, prima di essere mangiati. Chiunque a Yap mastica 'buw' (noce di betel), talvolta aggiungendo tabacco solo o inzuppato nella vodka.

 

Ambiente

Micronesia significa 'piccole isole' e definisce esattamente quello che esse sono. Gli Stati Federati di Micronesia sono formati da quattro gruppi di isole - Yap, Chuuk, Pohnpei e Kosrae - situati nella metà orientale dell'Oceano Pacifico. L'arcipelago si trova a circa 5000 km a ovest delle Hawaii, 3000 km a est delle Filippine e 1500 km a nord di Papua Nuova Guinea. Nonostante le 607 isole occupino una porzione di oceano grande cinque volte la Francia, la superficie emersa è inferiore a quella di una cittadina media degli Stati Uniti e molti planisferi non le riportano neppure. Pohnpei occupa circa la metà della superficie del paese, il resto è suddiviso tra gli altri tre stati. Le isole di Pohnpei, Kosrae e Chuuk sono alti coni vulcanici mentre Yap è una parte emersa della zolla continentale asiatica. Non aspettatevi atolli corallini con rigogliose palme da cocco, queste isole assomigliano più alle vulcaniche isole delle Hawaii, con terreni fertili, vegetazione lussureggiante e acqua in abbondanza.

Gli unici mammiferi terrestri nativi della Micronesia sono i pipistrelli. Al tramonto, sulla maggior parte delle isole, si possono vedere i pipistrelli della frutta, con un'apertura alare che arriva fino a un metro. A Pohnpei ci sono alcuni daini d'importazione asiatica ma è improbabile che riusciate a vederli. Ci sono anche enormi varani che arrivano a misurare anche più di 2 m, e graziosi piccoli gechi e scinchi. Non esistono serpenti. Gli animali più comuni sono gli insetti, e durante le vostre escursioni avrete sicuramente a che fare con moltitudini di zanzare, moscerini e scarafaggi.

Le acque circostanti sono abitate da una ricca ed eccitante vita marina da ammirare: vi si trovano una vasta gamma di coralli duri e morbidi, anemoni, spugne, balene, focene e crostacei, compresi i giganti molluschi tridacna. Alcune specie di tartarughe marine vengono a deporre le uova sulle spiagge della Micronesia e gli indigeni si nutrono sia delle tartarughe sia delle loro uova. Le isole sono anche animate da più di 200 specie di uccelli.

Il clima della Micronesia è del tipo tropicale oceanico: prevalentemente caldo e umido, con una temperatura tra le più uniformi al mondo. Per la maggior parte dell'anno la temperatura si aggira sui 27°C, qualche volta arriva a superare i 32°C e a scendere a 21°C. Tra dicembre e marzo il clima è leggermente più secco, fresco e ventilato. I mesi più umidi sono aprile e maggio e in questo periodo è meglio non campeggiare nella parte centrale di Pohnpei che è uno dei luoghi più piovosi della terra. Da luglio a novembre l'afa può diventare opprimente. La stagione dei tifoni è tra agosto e dicembre.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: I principali aeroporti per raggiungere la Micronesia sono Honolulu e Guam (i voli arrivano qui dagli Stati Uniti, dall'Australia e dall'Asia), ma ci sono anche voli diretti su Pohnpei e Kosrae dal sud del Pacifico. Un volo aereo della Circle Micronesia, con partenza da Los Angeles o da San Francisco, o un passaggio nave della Visit Micronesia, con partenza da Guam, vi potranno far fare scalo sulle isole.

Le tasse aeroportuali sono di US$5 in partenza da Pohnpei, di US$10 da Chuuk e da Kosrae, mentre Yap non prevede tasse d'imbarco.

Trasporti interni: Pohnpei, Chuuk, Yap e Kosrae sono collegate via aerea e vi sono piccoli aeroporti su quasi tutte le altre isole della Micronesia. Le isole principali hanno un vasto sistema stradale. La maggior parte delle strade non sono asfaltate, a eccezione delle principali vie cittadine e dei collegamenti per gli aeroporti. Yap è l'unica isola con una specie di servizio pubblico di autobus, alcuni scuolabus trasportano i visitatori da Colonia ai villaggi circostanti due volte al giorno. L'isola di Weno (Chuuk) ha un efficiente servizio di taxi collettivi, mentre a Pohnpei vi sono piccoli autobus (minivan) che effettuano servizi pubblici. A Yap si trovano taxi privati. Se volete visitare meglio le isole più grandi dovrete noleggiare una macchina per circa US$50 al giorno.

La barca è il mezzo più economico per muoversi tra le isole. Chuuk ha un'ampia rete di collegamenti solo infrasettimanali tra le sue isole ma vi sono anche veloci imbarcazioni private che fanno piccoli trasferimenti in tutta la Micronesia. Alcune navi da carico collegano le isole centrali con quelle più esterne: sono essenzialmente dei cargo, ma costituiscono un valido ed economico metodo per muoversi, con il vantaggio che potrete fare conoscenza diretta con la gente del posto. Gli spostamenti possono durare diversi giorni e la sistemazione può essere un po' spartana.

Mete principali

Kosrae
Kosrae è una delle aree meno sviluppate e meno rovinate della Micronesia, un posto tranquillo che mantiene ancora un certo aspetto di innocenza. L'isola principale, di origine vulcanica, misura 109 kmq e al suo interno vi si trova un'inesplorata foresta tropicale. La costa, una scogliera primitiva e frastagliata, è intervallata da spiagge sabbiose e paludi di mangrovie. Gli abitanti sono persone semplici e disinvolte. Vista la scarsa presenza di turisti sull'isola è raro che ci siano più di una dozzina di visitatori per volta e la gente del luogo si dimostra amichevole verso i nuovi arrivati.

Sulla vicina isola di Lelu vi sono imponenti rovine che risalgono al XIV secolo, quando Kosrae rivestiva un ruolo dominante nella regione. I sobborghi della splendida città fortificata sono stati abbattuti lasciando alle rovine l'aspetto di un'antica e misteriosa località pari a ciò che ci si aspetterebbe di incontrare camminando per ore attraverso una fitta foresta. Nel punto più alto dell'isola, Lelu Hill, vi sono numerose grotte e tunnel che furono utilizzati dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

A Kosrae vi è un'intatta barriera corallina in prossimità della costa, adatta per gite in barca o immersioni. Si può facilmente vedere sott'acqua fino a 30 m di profondità, in estate anche fino a 60 m. Il Blue Hole nella baia di Lelu ospita coralli, pesci leone, ricci e barracuda. Più a sud, nella splendida grotta Hiroshi's Point, si trovano stupendi coralli e squali martello. All'ingresso della baia di Lelu, a circa 20 m di profondità, vi è il relitto di un aereo da ricognizione americano. Nelle vicinanze ci sono anche due navi giapponesi e i resti di una baleniera.

Gli alberghi a Kosrae sono pochi e non particolarmente economici. Il campeggio è un concetto che non rientra nella mentalità dell'isola, tuttavia qualche isolano disponibile vi potrà aiutare a trovare un luogo adatto per montare la tenda. I voli tra Guam e Honolulu fanno generalmente scalo a Kosrae e vi sono piccoli aerei che collegano l'isola con Pohnpei e con il vicino atollo Majuro nelle Isole Marshall.

Pohnpei
Con la sua lussureggiante vegetazione, le colline ricoperte da una fitta giungla e i suoi fioriti ibischi, Pohnpei rispecchia l'immagine tipica delle isole dei mari del sud, anche se molto umida. L'isola principale, 334 kmq, è la più estesa di tutti gli Stati Federati di Micronesia. Di forma pressoché circolare, è contornata da piccole insenature e sporgenti lingue di terra. La costa è prevalentemente una bassa palude di mangrovie, ma nella laguna tra Pohnpei e la vicina barriera corallina ci sono molte piccole isole con piacevoli spiagge.

Nan Madol, l'antica città di pietra adagiata su un centinaio di isolotti artificiali vicino alla costa sud-orientale, è il più importante sito archeologico della Micronesia. La città fu costruita su pilastri di basalto durante la tirannica dinastia Saudeleur che dominò nel XIII secolo. La più grande struttura ancora in piedi è il Nan Douwas, le cui mura perimetrali si innalzano per 8 m e gli edifici interni contengono cripte funerarie. Nonostante siano stati distrutti numerosi templi, volte, sale da bagno e piscine, Nan Madol riserva ancora un notevole ed emozionante impatto. Lo spettacolo naturale più imponente di Pohnpei è la Sokehs Rock, una parete di basalto liscia e verticale alta 180 m che può essere scalata da chi ama l'avventura.

La città principale è Kolonia, piuttosto estesa rispetto agli standard locali, ma che conserva ancora il carattere di piccolo centro. Palikir, a 8 km di distanza, è la capitale degli Stati Federati di Micronesia, e qui si trovano l'aeroporto e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti dell'isola. Vi sono voli frequenti da Honolulu e Guam e collegamenti con gli altri aeroporti della Micronesia.

Chuuk
Piena di colori, vitale e di forma irregolare, Chuuk (in passato Truk), comprende 15 isole principali, 92 isole minori e più di 80 isolotti all'interno della laguna. Ciò che più richiama i turisti sono le rovine sommerse e qui i più entusiasti sono sicuramente i sub. Sul fondo della laguna i resti dell'intera flotta giapponese ricordano la più grande sconfitta navale della storia. Ogni relitto ha la sua particolarità, alcuni sono disposti verticalmente, alcuni intatti, altri in pezzi. Le stive sono piene di cannoni, automezzi e aerei da combattimento, nei locali adibiti a mensa si trovano ancora piatti, stoviglie d'argento e bottiglie di sake, e gli scheletri dei marinai giacciono ancora sepolti nel mare.

Le abitazioni di Chuuk sono generalmente dipinte con contrasti di diversi colori brillanti e la vita scorre intorno a esse scandita da ritmi tranquilli. Nelle giornate più calde, le donne dei villaggi si recano lungo i fiumi a lavare panni mentre i bambini gironzolano nudi nelle vicinanze. Qui scoprirete che l'attività più appagante a cui dedicarsi è stare nella parte occidentale della laguna di Weno, l'isola principale, a guardare il tramonto sulle isole Faichuk. La maggior parte degli alberghi si trova a Weno, ma ci sono alcune sistemazioni anche sulle altre isole. Weno è collegata a Pohnpei e Guam da brevi voli interni che fanno scalo sulle varie isole.

Yap
Yap, la terra delle giganti monete di pietra, è la regione più tradizionale della Micronesia. Molte persone indossano abiti occidentali ma ancora molta gente porta coloratissime fasce intorno ai fianchi e alcune donne vestono soltanto gonne di foglie di ibisco intrecciate. Tutti masticano noci di betel.

Yap è composta da quattro isole, Yap, Tomil-Gagil, Map e Rumung. Al contrario delle altre isole della Micronesia, Yap è formata da terra emersa dalla zolla continentale asiatica, di conseguenza il paesaggio è caratterizzato più da valli e colline arrotondate che non da montagne a picco e ripide gole. La maggior parte delle 134 isole esterne non sono altro che sottili strisce di corallo e sabbia leggermente più alte del livello del mare. I tifoni qui sono noti per aver spazzato via intere isole.

Le diverse comunità sono collegate fra loro da secolari sentieri di pietra e nei villaggi le case vengono ancora costruite con l'elaborato sistema tradizionale che utilizza legno, paglia, corde e bambù. È una società in cui vige ancora il sistema delle caste e dove i capi villaggio hanno così tanto potere da essere eletti pubblici ufficiali. Le monete di pietra sono ancora utilizzate per alcuni scambi tradizionali, mentre i dollari americani fanno la loro parte nelle transazioni comuni. Gli Yapesi non gradiscono i turisti che cercano sfacciatamente di immortalarli con gli apparecchi fotografici, ma si dimostrano disponibili verso coloro che ne rispettano i costumi e la cultura.

Le sistemazioni vanno dalle più economiche guesthouse nei villaggi tradizionali ai più confortevoli alberghi turistici. Yap è raggiungibile con voli diretti da Guam e Palau.

Mete alternative

Atollo Nukuoro
Nukuoro è un vero paradiso. È uno degli atolli più lontani da Pohnpei, comprende 42 piccoli isolotti disposti in cerchio intorno a una laguna di 6 km di diametro. Gli abitanti, polinesiani, sono molto ospitali e contribuiscono a farne un ottimo posto in cui trascorrere un po' di tempo, girovagando per le spiagge a raccogliere conchiglie e a giocare con i bambini dell'isola. C'è una guesthouse sulla banchina. A Nukuoro non c'è l'aeroporto e una barca vi passa irregolarmente circa una volta al mese.

Atollo Woleai
Woleai, uno degli atolli esterni di Yap, è caratterizzato da uno stile di vita semplice e affascinante, una popolazione amichevole e splendide spiagge. Su 5 delle 22 isolette di Woleai vivono circa 800 persone e con la bassa marea si può andare da un'isola all'altra camminando su sottili lingue di sabbia. Woleai mantiene fermamente le proprie abitudini: vengono ancora preferite le canoe alle più veloci barche a motore e ci sono disposizioni contro l'uso di magliette, pantaloni, cappellini da baseball e altri capi d'abbigliamento occidentali. Nonostante i turisti siano esonerati dall'osservare tali regole, lo sforzo di vestire in modo tradizionale vi renderà sicuramente ben accetti.

Non esistono strutture turistiche dove soggiornare, ma potrete facilmente trovare un posto dove campeggiare o una stanza privata in affitto. Woleai è raggiungibile da Yap in aereo o con navi che percorrono rotte lente e tortuose. Per visitare Woleai e le altre isole più esterne di Yap è necessario un permesso che va richiesto almeno un mese prima allo Special Assistant for Outer Islands Affairs a Kolonia (Yap).

Isole Occidentali di Chuuk
Le Isole Occidentali, le più remote e tradizionali di Chuuk, sono alquanto simili alle isole esterne di Yap. Gli uomini indossano sgargianti fasce sui fianchi e le donne vestono unicamente gonne di fibre vegetali o erba intrecciata. Le abitazioni sono di paglia e l'unica fonte di sussistenza viene dal mare. Gli uomini continuano a navigare con canoe a bilanciere a singolo scalmo scavate nel tronco dell'albero del pane, affidandosi a metodi di navigazione vecchi di secoli.

Non ci sono guesthouse, ma l'ufficio del governatore a Weno potrà darvi una mano a trovare una sistemazione. Ci sono voli da Weno per Ulul, l'isola principale, e qualche volta imbarcazioni da carico arrivano a Ulul.

Isole Mortlocks
Le Mortlocks si estendono circa 290 km a sud-est della laguna di Chuuk. Gli abitanti sono gentili, affabili e vestono in modo più occidentale rispetto agli altri isolani. Tendono anche a unirsi in gruppi religiosi, probabilmente grazie al fatto che qui i missionari cristiani eressero la prima chiesa di Chuuk. L'arrivo del cristianesimo non ha però arrestato la produzione di maschere tradizionali in legno di ibisco che venivano utilizzate dagli uomini nei combattimenti e per respingere gli spiriti maligni. Oggi vengono scolpite per il mercato turistico di Chuuk.

Per i turisti la destinazione più comoda delle Mortlocks è l'atollo di Satawan, collegato a Weno da voli e imbarcazioni. Ci sono alcuni semplici cottage per chi si trattiene sull'isola.

 

 

Nicaragua

 

Il Nicaragua non è tanto noto per i suoi panorami e per il patrimonio culturale, quanto per la rivoluzione sandinista del 1979 e la conseguente guerra con i Contras, durante la quale il paese si nutrì di speranze che vennero deluse dall'interferenza statunitense. Ora i sandinisti non sono più al potere e l'ideologia economica dominante, dettata dalle inclinazioni della Banca Mondiale e del FMI, tende alla massiccia privatizzazione e alla deregulation. Il rapido 'adattamento strutturale' derivante da tale processo ha ridotto l'inflazione, rendendo disponibili abbondanti liquidità per le élite imprenditoriali e lasciando gran parte della restante popolazione in condizioni di disoccupazione e di shock. Un dato positivo è tuttavia che in tutto questo periodo i diritti umani sono stati ampiamente rispettati e che le battaglie combattute nel paese sono ora confinate all'arena politica. Il Nicaragua è un affascinante luogo da visitare per i viaggiatori consapevoli della storia che rifuggano il turismo di piacere e aspirino a conoscere un paese attraverso il contatto con i suoi abitanti.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica del Nicaragua

Superfice
129.494 kmq

Popolazione
5.023.818 abitanti (tasso di crescita demografica 2,09%)

Capitale
Managua (1.146.000 abitanti, 1.390.500 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
69% meticci (amerindi e bianchi), 17% discendenti degli europei, 9% discendenti degli africani, 5% popolazioni indigene

Lingua parlata
spagnolo, inglese creolo e misquito (sulla costa atlantica)

Religione
85% cattolica; protestante

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale
Presidente: Enrique Bolaños Geyer

 

Economia

PIL
12,3 miliardi di dollari

PIL pro capite
2.500 dollari

Crescita economia annua
2,5%

Inflazione %
7,4%

Settori/prodotti principale
industria alimentare, prodotti chimici, tessuti, abbigliamento, calzature, raffinazione e distribuzione del petrolio, legname, oro, argento, rame, piombo, zinco, gamberi, aragoste, cotone, tabacco, caffè, canna da zucchero, banane, riso, cereali, sesamo, soia, fagioli, allevamento, latticini

Principale partner commerciali
USA, Germania, Canada, Costa Rica, Honduras, Venezuela, Guatemala, Messico

 

Documenti ed info utili

Visto
dal 1 gennaio 1999 ai cittadini italiani che intendono recarsi nel paese non occorre più il visto. È però necessario esibire il biglietto di ritorno o di proseguimento del viaggio. La permanenza massima consentita è di 90 giorni

Rischi sanitari
colera, febbre tifoide, epatite A, malaria, dengue, rabbia

Elettricita
110V, 60Hz

Fuso orario
sei ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale, ma la benzina è misurata in galloni

 

Quando andare

Il Nicaragua ha due stagioni distinte, il cui periodo varia da costa a costa. Il momento più piacevole per visitare la costa del Pacifico e le regioni centrali coincide con i primi mesi della stagione secca (dicembre e gennaio), quando il clima è più fresco e le foreste sono ancora lussureggianti. Se si esclude l'ultimo mese della stagione secca (in genere compreso tra metà aprile e metà maggio), quando la terra è arida e l'aria carica di polvere, non si può dire che via sia un periodo in cui il Nicaragua non può essere visitato.

I Nicaraguensi trascorrono la Semana Santa in spiaggia e in quel periodo le sistemazioni della costa sono già tutte prenotate da settimane o addirittura da mesi.

 

Eventi e Manifestazioni

Tutti i paesi e le città del Nicaragua hanno una festività annuale per la celebrazione del santo patrono. Durante queste feste, note come 'fiestas patronales', si organizzano processioni in maschera e rappresentazioni di battaglie tra figure folcloriche che impersonano in forma satirica i conquistadores spagnoli. Le più famose celebrazioni per il santo patrono si tengono in onore di San Sebastian (a gennaio) e di Santiago (luglio); la grande festa patronale di Managua prende il nome di 'Toro Guaco'.

 

Prezzi e costi

Valuta
Córdoba d'oro

Economicita del paese
Per un viaggio confortevole sulla costa nicaraguense si spendono in media tra US$30 e US$50 al giorno. Se si sceglie di moderare le spese e di affittare un'automobile solo occasionalmente, il costo del viaggio è compreso tra US$20 e US$30 al giorno. I turisti che intendono risparmiare possono cavarsela anche con una spesa di US$10-20 al giorno se si spostano esclusivamente con i mezzi pubblici. La costa caraibica è leggermente più costosa delle altre regioni del paese.

Sebbene negli ultimi anni il Nicaragua abbia assistito a una rapida espansione del sistema bancario privato, i traveller's check restano difficili da cambiare se non ci si trova a un posto di confine o a Managua. Le casas de cambio di catene quali la Pinolero e la Multicambios forniscono questo servizio, mentre le banche non lo garantiscono che di rado. In Nicaragua molti alberghi e ristoranti di media categoria accettano le carte di credito e in alcune zone del paese è possibile pagare in questo modo anche nelle strutture turistiche più economiche. È bene ricordare che il córdoba nicaraguense non viene cambiato facilmente negli altri paesi.

In genere i Nicaraguensi non lasciano mance nei ristoranti economici, ma in un buon ristorante potete lasciare anche una mancia del 10%. Alcuni ristoranti includono il servizio nel prezzo riportandolo chiaramente sul conto. Non confondete il servizio con l'imposta di valore aggiunto del 15% riportata su tutte le ricevute. Nei grandi mercati all'aperto non mancate di trattare sul prezzo.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$3-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$20

Albergo economico: US$3-5
Albergo di categoria media: US$5-15
Albergo di categoria elevata: US$15 e oltre

 

Sport e tempo libero

La foresta della Selva Negra situata nelle vicinanze di Matagalpa, le montagne del nord e le isole del Lago Nicaragua sono ricche di splendidi percorsi per le escursioni. Tra i molti e spettacolari vulcani, particolarmente interessanti per gli scalatori sono il Volcán Masaya e i due vulcani dell'Isla de Ometepe, Madera e Concepción. Il Lago de Nicaragua offre fantastiche opportunità per la pesca e le zone più attrezzate per il surf sono la spiaggia di Poneloya, situata vicino a León, e la Playa Popoyo, in prossimità di Rivas.

 

Storia

Le prime tracce di insediamenti umani in Nicaragua sono le orme di Acahualinca, impronte di esseri umani e animali diretti verso il Lago de Managua conservate per 10 mila anni sotto strati di ceneri vulcaniche. Intorno al X secolo d.C. le popolazioni indigene del Messico migrarono nelle pianure nicaraguensi del Pacifico e quando, nel XV secolo, gli Aztechi si spostarono a sud per fondare una colonia commerciale, la cultura azteca fu adottata da molti indiani del luogo.

Il primo contatto con gli europei ebbe luogo nel 1502, quando Colombo costeggiò la costa caraibica. Nel 1522 una missione di esploratori spagnoli raggiunse le sponde meridionali del Lago de Nicaragua e alcuni anni dopo gli spagnoli colonizzarono la regione fondandovi le città di Granada e León e sottomettendo le tribù locali. Successivamente Granada divenne una città coloniale relativamente ricca e León un focolaio di liberalismo. Gli abitanti della zona circostante Managua, densamente popolata, opposero una fiera resistenza agli invasori spagnoli, che rasero al suolo l'intera città. Nei tre secoli che seguirono di Managua restò solo un piccolo villaggio.

Il Nicaragua ottenne l'indipendenza dalla Spagna nel 1821 insieme con gli altri paesi dell'America Centrale. Per un breve periodo fece parte del Messico e quindi fu annesso alla Federazione Centroamericana, per conseguire la piena indipendenza nel 1838. Poco dopo, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti rivolsero un acceso interesse verso il paese e Río San Juan, importante passaggio navigabile che conducendo dal Lago de Nicaragua al Mar dei Caraibi rappresentava una zona di notevole valore strategico. Nel 1848 gli inglesi conquistarono il porto situato sulla costa caraibica alla foce del Río San Juan e lo ribattezzarono Greytown. La città diventò un importante punto di transito per orde di speranzosi in cerca della strada più rapida per le miniere d'oro californiane.

Nel 1855 i liberali di León chiesero aiuto a William Walker, un sedicente filibustiere deciso a conquistare il territorio latino-americano, per conseguire il potere e rovesciare i conservatori di Granada. Walker e il suo gruppo di mercenari non ebbero difficoltà a conquistare Granada e il filibustiere si autoproclamò presidente del paese. Ma fu ben presto scacciato dal Nicaragua (una delle sue prime mosse era stata l'istituzionalizzazione della schiavitù), nonostante mostrasse un'assurda tenacia nei ripetuti tentativi di riconquistare il paese; i suoi sforzi avrebbero costituito un precedente per la continua intrusione degli Stati Uniti negli affari interni del Nicaragua.

Nel 1934 il generale Somoza, capo della Guardia nazionale (un corpo addestrato negli Stati Uniti), ordì l'assassinio del ribelle liberale Augusto C. Sandino e nel 1937 divenne presidente del Nicaragua tramite elezioni fraudolente. Nei venti anni che seguirono Somoza governò il Nicaragua in veste di dittatore, accumulando immense ricchezze personali e impossessandosi di proprietà terriere per una superficie corrispondente a quella del Salvador. Sebbene il generale Somoza fosse stato ucciso nel 1956, i suoi figli mantennero il dominio del paese fino al 1979. Per quanto l'opposizione al regime fosse da tempo notevolmente diffusa, fu il devastante terremoto del 1972, e più specificamente il modo in cui gli aiuti internazionali si riversarono nelle tasche della dinastia dei Somoza lasciando migliaia di persone a soffrire e a morire, che fece affermare l'opposizione al regime in tutte le classi nicaraguensi. L'opposizione si suddivise in due gruppi: il FSLN (Frente Sandinista de Liberación Nacional, noto anche come Fronte Sandinista) e l'UDEL, guidato da Pedro Joaquín Chamorro, direttore di La Prensa, il quotidiano critico nei confronti della dittatura.

Quando, nel 1978, Chamorro venne assassinato, la popolazione si sollevò violentemente dichiarando uno sciopero generale. La rivolta si diffuse e i gruppi moderati si unirono al FSLN per rovesciare il regime di Somoza. I sandinisti entrarono vittoriosamente a Managua il 19 luglio 1979. Ereditarono un paese devastato dalla povertà con innumerevoli senzatetto e analfabeti e un'insufficiente assistenza sanitaria. Il nuovo governo nazionalizzò le terre dei Somoza e vi costituì cooperative agricole. I sandinisti inaugurarono inoltre una massiccia campagna di istruzione che ridusse l'analfabetismo dal 50% al 13% e attuarono un programma di vaccinazione che debellò la poliomielite e ridusse di un terzo il tasso di mortalità infantile precedente la rivoluzione.

Non passò molto tempo prima che il paese dovesse confrontarsi con i gravi problemi derivanti dal suo 'buon vicinato' con il Nord. Il governo statunitense, che aveva appoggiato la dinastia dei Somoza fino alla fine, temeva che i Nicaraguensi dessero un pericoloso esempio agli altri paesi della regione: il successo di una rivoluzione popolare non corrispondeva esattamente agli auspici del governo statunitense. Tre mesi dopo l'insediamento di Ronald Reagan alla Casa Bianca, nel 1981, gli Stati Uniti annunciarono la sospensione degli aiuti al Nicaragua e lo stanziamento di 10 milioni di dollari per le organizzazioni controrivoluzionarie note come Contras. I sandinisti risposero impiegando gran parte delle risorse nazionali per difendersi dalla ribellione finanziata dagli Stati Uniti.

Nel 1984 in Nicaragua si tennero delle elezioni in cui Daniel Ortega, il leader dei sandinisti, ottenne il 67% dei voti, ma gli Stati Uniti continuarono ad attaccare il paese: nel 1985 decretarono un embargo commerciale che durò cinque anni e strangolò l'economia nicaraguense. Già allora era diffusamente noto che gli Stati Uniti finanziavano i Contras, spesso attraverso manovre segrete della CIA, e il Congresso statunitense aveva approvato tutta una serie di decreti in cui si richiedeva l'arresto dei finanziamenti. L'appoggio statunitense ai Contras proseguì segretamente finché lo scandalo noto come Irangate non rivelò che la CIA aveva venduto illegalmente armi all'Iran a prezzi gonfiati, impiegando i profitti che ne derivavano per sostenere i Contras.

Nel 1990 i Nicaraguensi sono stati chiamati alle urne e hanno eletto Violeta Chamorro, leader dell'UNO, il partito di opposizione, e vedova di Pedro Chamorro, il direttore di La Prensa che si era sacrificato per il suo paese. Sebbene l'insuccesso della Chamorro nella rivitalizzazione dell'economia nazionale e la sua crescente dipendenza dall'appoggio dei sandinisti abbiano indotto gli Stati Uniti a minacciare di ritirare gli aiuti concessi, l'importante era che la guerra civile fosse ormai terminata. Nel 1996 Daniel Ortega si è candidato alla presidenza del Nicaragua facendo ammenda degli 'eccessi' dei sandinisti e dichiarandosi centrista; ciononostante, egli è stato sconfitto dall'ex sindaco di Managua Arnoldo Alemán, candidatosi per l'Alleanza Liberale anticomunista e nominato presidente il 10 gennaio 1997.

Nel novembre del 1998 l'uragano Mitch si è abbattuto sulla costa atlantica dell'America Centrale lasciandosi dietro una situazione catastrofica. L'uragano, che nel momento di maggior violenza ha raggiunto la classe 5, ha attraversato la Costa Rica, il Guatemala, El Salvador, l'Honduras, la Giamaica, il Messico, il Nicaragua e Panama causando valanghe di fango e inondazioni, trascinando con sé intere strade e distruggendo ponti in tutta la regione. In Nicaragua le intense piogge che hanno fatto seguito all'uragano hanno scatenato una valanga di fango che ha seppellito diversi villaggi sulle pendici del Volcán Casita. L'uragano, uno dei più violenti e devastanti del secolo, ha mietuto oltre 10 mila vittime. La tragedia ha spinto diverse nazioni a cancellare il debito del Nicaragua alla fine del 1999, e ora il paese sta lentamente cercando di risollevarsi.

Le elezioni dei sindaci del 2000 hanno visto i sandinisti acquisire il controllo di 11 delle 17 capitali dipartimentali, e il membro dell'FSLN, Herty Lewites, ha vinto facilmente a Managua.

L'attuale presidente Enrique Bolaños Geyer, insediatosi il 10 gennaio 2002, ha presentato il suo programma di governo: lotta alla povertà e alla disoccupazione, miglioramento della sanità e dell'istruzione, incentivi per gli investimenti esteri nel paese. Ortega, il rivale sconfitto, è stato comunque riconfermato leader del partito sandinista.

 

Cultura

I terremoti e la guerra hanno cancellato molte tracce del patrimonio culturale nicaraguense e, in particolar modo, la sua architettura coloniale (sebbene a León siano rimasti in piedi molti raffinati edifici). La poesia è una delle arti più apprezzate del Nicaragua e nessun altro paese centroamericano riesce a pareggiare la produzione letteraria nicaraguense. Rubén Darío (1867-1916) è noto come il 'principe della letteratura ispano-americana' e le opere dei più recenti poeti, romanzieri e saggisti nicaraguensi possono essere acquistate in molte librerie. Bluefields, la città prevalentemente anglofona della costa caraibica, è uno dei centri della musica reggae. L'Archipiélago de Solentiname, nel Lago de Nicaragua, è famoso per ospitare artisti, poeti e artigiani. L'arte di strada sandinista, consistente in murales modernisti, può essere ammirata in principal modo nella città universitaria di León.

Sebbene lo spagnolo sia la lingua ufficiale del Nicaragua, sulla costa caraibica si parlano anche l'inglese e tutta una serie di lingue indiane. La religione principale è il cattolicesimo, ma in Nicaragua si trovano anche svariate sette protestanti quali i pentecostali e i battisti. La chiesa dei fratelli moravi, introdotta da missionari inglesi, riveste un ruolo di particolare rilievo sulla costa caraibica.

Il pasto tipico nicaraguense consiste di ingredienti quali uova o carne, fagioli, riso, insalata (cavoli e pomodori), tortillas e frutta di stagione. La più comune tra le ricette locali è il 'gallo pinto', un piatto di riso e fagioli cui si aggiunge l'acqua di cottura dei fagioli per dar colore al riso. Altri piatti tradizionali sono il 'bajo', un misto di manzo, piantaggine acerba e matura e 'yucca' (cassava), e il 'vigorón', un piatto di yucca servita con cotiche di maiale fritte e insalata di cavolo. Per le strade si possono gustare bevande quali il 'tiste', fatto con cacao e grano, e il 'posol con leche', a base di grano e latte. Il Nicaragua può vantare la migliore birra e il miglior rum dell'America Centrale.

 

Ambiente

Il Nicaragua, il paese più vasto dell'America Centrale, confina a nord con l'Honduras e a sud con il Costa Rica ed è bagnato a est dal Mar dei Caraibi e a ovest dall'Oceano Pacifico. Il paese è suddiviso in tre regioni distinte: le pianure del Pacifico, la zona montuosa centro-settentrionale e le pianure caraibiche, note anche come Costa dei Mosquitos, o Mosquitia. Le fertili pianure del Pacifico sono intervallate da circa quaranta vulcani e dal grande Lago Nicaragua, il lago più vasto dell'America Centrale. La Costa dei Mosquitos è un'area scarsamente popolata rivestita dalla foresta pluviale in cui sfociano molti degli ampi fiumi che originano dalla zona montuosa centrale.

Il Lago de Nicaragua è popolato da rare specie di pesci, tra cui l'unico squalo d'acqua dolce del mondo, e da un'abbondante varietà di uccelli. Nelle foreste d'alta quota e nelle foreste pluviali nord-occidentali vive una variegata fauna comprendente ocelot, facoceri, puma, giaguari, bradipi e scimmie ragno. Le foreste ospitano numerose specie di uccelli tra cui colibrì della cannella, picchi rossi, scriccioli dal petto striato, eleganti trogoni, splendidi falchi e persino quetzal, gli uccelli sacri dei Maya. Nelle giungle della costa caraibica si possono ammirare alberi che raggiungono i 60 m d'altezza e offrono rifugio a boa, anaconda, giaguari, cervi e scimmie urlatrici.

Il clima nicaraguense varia a seconda dell'altitudine. Le pianure del Pacifico presentano costantemente una temperatura estremamente elevata, sebbene nella stagione delle piogge (da maggio a novembre) vi si possano trovare aria fresca e campagne verdeggianti; nella stagione secca (compresa tra dicembre e aprile), invece, la zona è battuta da venti che trasportano nuvole di polvere bruna attraverso le pianure. La costa caraibica è calda e umida e può essere colpita da intense piogge durante la breve stagione secca (che va da marzo a maggio). Le montagne della regione settentrionale sono molto più fresche delle pianure.

Nel novembre del 1998 il Nicaragua è stato devastato dall'uragano Mitch, una delle più violente tempeste che abbiano colpito il paese nel XX secolo.

 

Precauzioni

Dalla fine della guerra civile, gruppi di criminali armati hanno agito nelle regioni settentrionali del paese e soprattutto lungo il confine con l'Honduras. I viaggiatori che intendono visitare la regione di confine dovrebbero quindi essere particolarmente cauti. In particolare vanno evitate le città di Rosita, Bonanza e Siuna.

Nella capitale Managua sono assolutamente da evitare il Barrio San Judas e la zona del Mercado Oriental denominata 'Callejòn de la muerte'.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Managua può essere raggiunta con varie linee aeree latino-americane, europee e nordamericane, compresa la linea aerea nazionale Nica, ora del gruppo membro del Grupo Taca. La tassa d'imbarco è di US$20..

Il Nicaragua può essere raggiunto via terra attraversando tre posti di frontiera al confine con l'Honduras - Las Manos, El Espino e Guasule - e uno al confine con il Costa Rica, Sapoá. Il confine con il Costa Rica può essere anche attraversato salpando da Los Chiles e attraversando il fiume fino a San Carlos. Bluefields e Puerto Cabezas, sulla costa caraibica, sono serviti con particolare frequenza da pescherecci e navi da carico ed è piuttosto semplice ottenere un passaggio per gli altri porti e le isole dell'America Centrale.

Trasporti interni: In Nicaragua vi sono tre linee aeree nazionali che servono principalmente gli aeroporti di Managua, Bluefields e Puerto Cabezas e Islas de Maíz. I servizi locali di autobus sono regolari e frequenti ma molto affollati. Gli autobus nicaraguensi sono particolarmente malfamati per la frequenza dei borseggiatori e quindi è opportuno prendere precauzioni e tenere costantemente sott'occhio il proprio bagaglio. Alcune località del Nicaragua situate sulla costa caraibica e nel Lago de Nicaragua possono essere raggiunte soltanto con una barca. I viaggi lungo il Río San Juan in direzione di El Castillo e San Juán del Norte non sono proprio economici.

 

Mete principali

Managua
La capitale del Nicaragua, che si estende lungo la sponda meridionale del Lago de Managua, è una città affollata in cui vive più di un quarto dell'intera popolazione nicaraguense. Devastata dalle catastrofi naturali, tra cui due terremoti soltanto in questo secolo, la capitale non ha più un centro proprio a causa del sisma del 1972. Se siete già stati a Managua alcuni anni fa, noterete ora importanti cambiamenti, perché lo sviluppo economico ha prodotto un vero e proprio boom edilizio. Salterà subito agli occhi, comunque, che non tutti hanno beneficiato delle maggiori ricchezze e che la povertà è ancora molto diffusa.

Molti degli edifici più interessanti di Managua si situano intorno alla Plaza de la República; tra questi vi è la cattedrale municipale, un edificio che sorge sulla sponda del lago e che è ora aperto al pubblico, dopo esser stato restaurato con l'aiuto di finanziatori stranieri. In prossimità della cattedrale si trova il Palacio Nacional, anch'esso recentemente ristrutturato, il cui ingresso è adornato da due giganteschi ritratti di Augusto Sandino e Carlos Fonseca. Il museo Huellas de Acahualinca contiene le antiche orme di esseri umani e animali che fuggivano da un'eruzione vulcanica dirigendosi verso il lago. Nel Museo de la Revolución si possono invece osservare interessanti mostre storiche, allestite con particolare enfasi, sulla lotta rivoluzionaria di questo secolo. A Managua ci sono anche diverse lagunas, dei laghi vulcanici molto frequentati dai bagnanti.

Il Barrio Martha Quezada è un quartiere residenziale costellato di pensioni alla mano e di economici luoghi di ristoro. È qui che in genere si incontrano i turisti che viaggiano in economia. Nei fine settimana si può danzare e far festa intorno alla Plaza 19 de Julio.

Dintorni di Managua
Il grande vulcano situato al centro del Parque Nacional Volcán Masaya, che ancora fuma ed erutta, è circondato da vulcani minori e da fonti termali. Le leggende raccontano che le popolazioni indigene gettavano giovani donne nella lava bollente per placare la furia di Chaciutique, la dea del fuoco. Gli Spagnoli credevano che il vulcano fosse la porta dell'inferno e fosse abitato da demoni. L'ingresso al parco si trova soli 23 km a sud-est di Managua.

La Laguna de Xiloá, un meraviglioso lago vulcanico situato 20 km a nord-ovest della capitale, è molto frequentata dai bagnanti. A El Trapiche, 17 km a sud-est della città, l'acqua sorgiva naturale è stata incanalata in grandi piscine all'aperto circondate da giardini e ristoranti.

León
León, per tradizione la città più liberale del Nicaragua, è ancora oggi il centro radicale e intellettuale del paese. La città è costellata di monumenti alla rivoluzione, tra cui notevoli murales sandinisti, e di edifici crivellati da proiettili. Sebbene segnata dai terremoti e dalla guerra, la città è adornata da numerose e raffinate chiese coloniali e da edifici di rappresentanza. Sulle sue strade si affacciano antiche case in stile spagnolo con muri in argilla bianca, tetti in tegole rosse, robuste porte in legno e freschi patios fioriti. La cattedrale di León, la più grande dell'America Centrale, è decorata da enormi dipinti di Antonio Sarria raffiguranti le stazioni della Via Crucis e contiene la tomba del poeta Rubén Darío. Nella Galería de Héroes y Mártires si può visitare un'esposizione che comprende, tra l'altro, le fotografie dei combattenti dell'FSLN morti durante la rivoluzione del 1978-1979.

Costa caraibica
A differenza del resto del Nicaragua, la costa caraibica non è mai stata colonizzata ed è rimasta un protettorato britannico fino alla fine del XIX secolo. L'unica località della costa rivestita di foresta pluviale che costituisca una meta turistica è Bluefields, ma alcuni turisti compiono anche escursioni alle Islas del Maíz. Per raggiungere Bluefields da Managua si discende il Río Escondido con un viaggio in barca di cinque ore. La miscela di gruppi etnici che popola la città (e comprende amerindi - Misquito, Rama e Sumo -, neri e meticci originari di altre zone del paese) rende Bluefields un luogo particolarmente interessante e caratterizzato da un particolare amore per il divertimento; nella città si trovano diversi club che propongono musica reggae e, nel fine settimana, molti luoghi in cui ballare.

 

 

Mete alternative

Las Isletas
Las Isletas è un arcipelago di 356 isolotti situato appena al largo di Granada nel Lago de Nicaragua. I locali vivono di pesca e della coltivazione di frutti tropicali quali i mango e le noci di cocco e nell'isola si può ammirare una molteplice varietà di uccelli. Sull'isola di San Pablo c'è una piccola fortezza edificata nel XVIII secolo dagli Spagnoli per proteggersi dai pirati inglesi. L'Isla Zapatera, una delle più importanti zone archeologiche del Nicaragua, è stata dichiarata parco nazionale. Le gigantesche statue in pietra erette dagli indios nel periodo precolombiano sono state ormai trasferite, ma si possono ancora visitare antiche tombe e altre strutture. Altre tombe e alcune interessanti sculture in pietra si trovano anche sull'Isla del Muerto.

Archipiélago de Solentiname
L'Archipiélago de Solentiname, situato nella zona meridionale del Lago de Nicaragua, è la sede di un'associazione di artisti fondata dal poeta Ernesto Cardenal e le isole dell'arcipelago sono note per la variopinta scuola di pittura naïf. L'arcipelago è un luogo ideale per le escursioni, la pesca e il relax. Le isole di Solentiname possono essere raggiunte salpando da San Carlos, nell'angolo sud-orientale del lago.

Isole del Maíz
Le Isole del Maíz, a circa 70 km da Bluefields sulla costa orientale, sono costituite da due isole. L'isola maggiore ha una superficie di soli 6 kmq e l'altra, a 18 km più in là, di soli 1.5 kmq. Come altre isole della costa caraibica, un tempo le Isole del Maíz furono un porto di bucanieri. Oggi, le isole (in particolare la più grande) sono popolari luoghi di vacanza con chiare acque turchesi, bianche spiagge sabbiose, eccellenti possibilità di pesca, barriere coralline dove si pratica l'immersione e un tranquillo ritmo di vita. Voci dicono che una ditta italiana abbia intenzione di investire US$30 milioni sull'isola minore. Chi volesse godersi le parti remote dell'isola deve affrettarsi, prima che si cominci a costruire.

 

 

Norvegia

 

Le diverse sfaccettature geografiche del paese sono una sorpresa per molti turisti che immaginano la Norvegia come un monolite di ghiaccio. Invece, al sud temperato si trovano campagne ondulate, foreste incantevoli e spiagge soleggiate e spettacolari fiordi occidentali. A Nord del Circolo Polare Artico la popolazione si fa meno numerosa, gli orizzonti si allargano e la temperatura si abbassa. Si passa dagli scogli che toccano il cielo a vaste foreste boreali e a sterili penisole senza neanche un albero. Gli avventurieri possono spingersi più a nord, all'arcipelago Svalbard, dove foche, trichechi e orsi polari prendono il sole sui banchi di ghiaccio. Non sorprende che la Norvegia salvaguardi le sue impressionanti meraviglie naturali e mantenga un proprio carattere indipendente all'interno d'Europa.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Regno di Norvegia

Superfice
324.220 kmq

Popolazione
4.546.123 abitanti (tasso di crescita demografica 0,46%)

Capitale
Oslo (791.500 abitanti)

Composizione etnica
97% nordici, alpini e baltici, con una minoranza di lapponi

Lingua parlata
bokmål, nynorsk e lappone

Religione
86% evangelica luterana, 3% altri riti protestanti, cattolica, 1% altre religioni

Ordinamento dello stato
monarchia costituzionale

 

Economia

PIL
143 miliardi di dollari

PIL pro capite
31.800 dollari

Crescita economia annua
1,6%

Inflazione %
1,3%

Settori/prodotti principale
petrolio e gas naturale, pesca, cantieri navali, cartiere, legname, industria alimentare, energia idroelettrica, prodotti tessili, pesce, orzo, frumento, patate, manzo, vitello, maiale, latte

Principale partner commerciali
Paesi Bassi, Germania, Francia, Svezia, USA, Regno Unito, Danimarca, Giappone

 

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno di alcun visto per soggiornare in Norvegia fino a tre mesi

Elettricita
220 V, 50-60 Hz

Fuso orario
1 ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Il periodo migliore per visitare la Norvegia va da maggio a settembre. La tarda primavera è particolarmente piacevole - alberi da frutto in fiore, giornate lunghe, molti alberghi e luoghi di interesse turistico aperti ma poco affollati. Le estati sono caratterizzate dal fenomeno del sole di mezzanotte, specie a nord del Circolo Polare Artico. A Nordkapp (Capo Nord), all'estremità settentrionale, il sole non tramonta mai dal 13 maggio al 29 luglio, periodo durante il quale non c'è mai buio totale in nessun luogo del paese, neppure all'estremo sud.

A meno che siate appassionati di sport invernali o vogliate assistere all'aurora boreale delle notti polari, i freddi e oscuri inverni della Norvegia non sono il periodo migliore per visitare il paese.

 

Eventi e Manifestazioni

La festività principale è la Festa della Costituzione (17 maggio), quando molti Norvegesi si riversano nelle strade indossando i tradizionali costumi popolari. Un'altra festa molto diffusa è la Vigilia di mezz'estate (in genere il 23 giugno), che viene celebrata con falò sulla spiaggia. La popolazione dei Sami (Lapponi) organizza delle feste molto vivaci in occasione della Pasqua a Karasjok e Kautokeino. Tra le altre manifestazioni ricordiamo la corsa con le renne, il joik (canti tradizionali) e numerosi concerti.

 

Prezzi e costi

Valuta
Corona norvegese (Krone, Nkr)

Economicita del paese
La Norvegia può risultare molto costosa, ma se si tira un po' la cinghia si possono evitare spese eccessive. Dormendo solo nei campeggi e preparandosi da soli da mangiare si può riuscire a spendere meno di US$21 al giorno. Pernottando in ostello, facendo la prima colazione in una panetteria, pranzando in un ristorante economico e comprando qualcosa per la cena in un negozio di generi alimentari si possono calcolare US$34 al giorno. Se si alloggia negli alberghi 'economici' che comprendono una prima colazione a buffet, si fa pranzo in un ristorante di categoria media e si fa uno spuntino per cena si spenderanno circa US$56 al giorno. Tutte queste cifre prevedono solo le spese essenziali: divertimenti, alcolici e mezzi di trasporto sono esclusi.

Gli uffici postali e le banche cambiano le principali valute straniere e accettano tutti i travellers' cheque. Poiché alcune banche applicano una tassa per ogni assegno, si può risparmiare portando dei travellers' cheque di grosso taglio. Gli sportelli per il prelievo automatico sono molto diffusi e le carte di credito dei principali circuiti sono ampiamente accettate.

Le tasse di servizio e le mance sono incluse nei conti dei ristoranti e dei taxi e una mancia supplementare non è prevista. La contrattazione non è una pratica comune.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$8-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-25
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$25 e oltre

Albergo economico: US$10-50
Albergo di categoria media: US$50-125
Albergo di categoria elevata: US$125 e oltre

 

Sport e tempo libero

La Norvegia ha migliaia di chilometri di piste da sci di fondo e numerose località dove si può praticare lo sci da discesa, tra cui la zona di Holmenkollen nella periferia di Oslo, Geilo, Lillehammer e la circostante regione di Gudbrandsdalen. Se si vuole sciare in estate, si può andare nei ghiacciai nei pressi di Finse, Stryn o delle montagne di Jotunheimen. Le grandi zone selvagge del paese permettono di praticare alpinismo ad Åndalsnes, birdwatching nelle isole Lofoten di Røst e Værøy, e arrampicate su ghiaccio a Nigardsbreen, nei pressi di Sogndal. Altri luoghi adatti alle escursioni a piedi sono le montagne di Jotunheimen e Rondane nonché l'altopiano di Hardanger. Si possono anche praticare la pesca di mare e d'acqua dolce.

 

Storia

I primi coloni arrivarono in Norvegia oltre 10.000 anni fa al termine dell'Era Glaciale. Queste primitive popolazioni di cacciatori e raccoglitori seguivano il movimento dei ghiacciai che si ritiravano verso nord, cacciando i branchi di renne migratorie. L'impatto più significativo che la Norvegia ebbe sulla storia fu durante l'epoca vichinga, un periodo che si ritiene sia cominciato con il saccheggio del monastero inglese di Lindisfarne da parte dei pirati nordici nel 793 d.C.. Nel corso del secolo successivo, i vichinghi razziarono l'Europa intera, costituendo vari insediamenti nella loro avanzata. Il capo vichingo Harald il Biondo unificò la Norvegia intorno al 900 e re Olaf, adottando la religione delle terre conquistate, convertì la sua popolazione al cristianesimo un secolo più tardi. I vichinghi erano grandi marinai e furono i primi ad attraversare l'Oceano Atlantico. Eric il Rosso, figlio di un esule norvegese in Islanda, colonizzò la Groenlandia nel 982. Nel 1001 il figlio islandese di Erik, Leif Eriksson, fu forse il primo europeo a esplorare la costa del Nordamerica quando sbagliò itinerario durante una traversata tra la Norvegia e la Groenlandia. L'età vichinga, tuttavia, terminò nel 1066, quando il re norvegese Harald Hardrada fu sconfitto nella battaglia di Stamford Bridge, in Inghilterra.

Nel XIII secolo, Oslo divenne il centro di potere e continuò a fiorire fino alla metà del XIV secolo, quando la peste bubbonica decimò la sua popolazione. Nel 1380 la Norvegia fu assorbita dalla Danimarca in una unione che durò oltre 400 anni; fu poi ceduta alla Svezia nel 1814. In quello stesso anno una spavalda Norvegia - stufa di unioni forzate - adottò una propria costituzione, ma la lotta per l'indipendenza fu soffocata da un'invasione svedese. Alla fine, ai norvegesi fu concesso di mantenere la loro nuova costituzione a condizione che accettassero il re svedese. Il crescente nazionalismo portò infine a una pacifica secessione dalla Svezia nel 1905. In seguito, i norvegesi votarono a favore della monarchia e scelsero come re il principe Carlo di Danimarca. Accettando il mandato, egli assunse il titolo di Håkon VII e battezzò il proprio figlioletto con il nome di Olav, scegliendo così due nomi importanti nel passato vichingo della Norvegia.

La Norvegia rimase neutrale durante entrambe le guerre mondiali, ma fu occupata dai nazisti nel 1940. Re Håkon formò un governo in esilio e mise gran parte dell'enorme flotta commerciale norvegese al servizio degli Alleati. Un attivo movimento di resistenza lottò tenacemente contro i nazisti, che risposero distruggendo quasi ogni città e villaggio della Norvegia settentrionale durante la loro ritirata. La famiglia reale tornò alla fine della guerra.

Nel 1960 la Norvegia si unì all'Associazione Europea di Libero Scambio, ma è stata riluttante a stipulare legami più stretti con altre nazioni, in parte a causa delle preoccupazioni legate alla sua capacità di mantenere l'agricoltura e la pesca su piccola scala. I giacimenti di petrolio e di gas nel Mare del Nord hanno apportato una certa prosperità negli anni '70, e da allora la Norvegia ha uno degli standard di vita tra i più alti al mondo. Attualmente ha chiesto di entrare a far parte dell'UE, una procedura che richiede un referendum nazionale. Un voto negativo nel referendum del 1994 ha gelato i governi europei che stavano cercando di 'vendere' il trattato di Maastricht ai loro cittadini. L'appartenenza all'UE è un argomento caldo nell'interno del paese, ma la resistenza è ancora forte nel panorama politico.

 

Cultura

L'architettura norvegese è celebre per le caratteristiche chiese in legno - tra i più antichi edifici in legno sulla terra - che risalgono in parte all'era vichinga e in parte alla prima era cristiana (XI secolo). La Norvegia conserva molte delle sue tradizioni culturali e non è raro vedere persone che indossano elaborati costumi popolari ai matrimoni e in altre giornate di festa. Anche balli, canti e racconti tradizionali (che spesso hanno per protagonisti i troll) sono largamente diffusi, e sono norvegesi una serie di artisti tra cui il pittore Edvard Munch, il compositore Edvard Grieg, lo scultore Gustav Vigeland e il drammaturgo Henrik Ibsen. La Norvegia vanta anche tre vincitori del premio Nobel per la letteratura: Bjornstjerne Bjornson, Sigrid Undset e Knud Hamsun.

I piatti tipici norvegesi comprendono 'laks' (salmone alla griglia o affumicato), 'reker' (gamberi bolliti) e 'torsk' (merluzzo). Diffuso nel periodo natalizio è il 'lutefisk' (merluzzo essiccato e reso quasi gelatinoso con un particolare processo di macerazione), che è sicuramente una ricetta importata dall'estero. Durante la prima colazione vengono spesso serviti un formaggio di capra dolce e scuro chiamato 'geitost' e delle aringhe in salamoia. Gli alcolici sono difficili da trovare in alcune comunità rurali dove di norma sono proibiti.

 

Ambiente

La Norvegia occupa la parte occidentale della Penisola Scandinava e confina con Svezia, Finlandia e Russia. È caratterizzata da una lunga linea costiera costellata di fiordi e un interno montagnoso coperto da alcuni dei più grandi ghiacciai d'Europa. Oltre 500 kmq del paese si trovano a nord del Circolo Polare Artico, ma la costa occidentale in genere non ghiaccia mai grazie alla calda corrente del Golfo.

Solo il 3% del territorio norvegese è coltivabile. Circa il 27% è coperto da foreste, anche se sono sempre più danneggiate dalle piogge acide provocate dagli agenti inquinanti utilizzati da Russia, Germania e Gran Bretagna. La fauna locale comprende renne, lupi e lemming. Molti dei 30.000 Lapponi che vivono in Norvegia conducono la loro tradizionale vita nomade allevando le renne nelle estreme regioni settentrionali. La scarsità di terre coltivabili ha costretto i norvegesi a guardare al mare come fonte di sostentamento e la pesca commerciale gioca un ruolo importante sia nell'economia sia nel tessuto sociale della nazione.

Le zone costiere della Norvegia hanno un clima sorprendentemente temperato grazie alla corrente del Golfo, ma nelle regioni montuose dell'interno gli estremi climatici sono più marcati e gli altipiani settentrionali presentano condizioni climatiche di tipo artico. Il periodo migliore va da maggio a settembre, mentre i mesi peggiori sono quelli compresi tra novembre e marzo, quando le temperature medie scendono al di sotto dello zero. Il cosiddetto sole di mezzanotte, quando il sole non tramonta mai, si può osservare dal 13 maggio al 29 luglio a Capo Nord e dal 28 maggio al 14 luglio nelle isole Lofoten. Persino nella Norvegia meridionale il cielo resta chiaro dalle 4 alle 23 in estate. Al contrario, nelle regioni settentrionali il sole non sorge dalla fine di novembre alla fine di gennaio.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Le aerolinee internazionali collegano Oslo con le principali città europee, e anche a Bergen, Stavanger e Trondheim ci sono aeroporti internazionali. La tassa d'imbarco (NKR313) è quasi sempre inclusa nel prezzo del biglietto aereo. I treni collegano quotidianamente Oslo a Copenhagen (Danimarca) e a Helsingborg e Stoccolma (Svezia). Ci sono anche dei treni per Stoccolma da Trondheim e Narvik. Numerose autostrade e strade secondarie collegano la Norvegia alla Finlandia e alla Svezia. Un servizio di autobus e catamarani collega Kirkenes (Norvegia settentrionale) a Murmansk (Russia). Ci sono anche traghetti per/da Danimarca, Svezia, Gran Bretagna, Islanda e isole Faroe.

Trasporti interni: Le principali aerolinee interne della Norvegia - SAS, Braathens e Widerøe Norsk Air - collegano tra loro circa 50 aeroporti in tutto il paese. In Norvegia le distanze sono notevoli e questo significa che il viaggio aereo deve essere preso in considerazione anche da chi viaggia in modo economico. La Norvegia ha anche una capillare rete di servizi di autobus, con itinerari che collegano tutti i centri principali oltre ad alcune zone più remote. Il sistema ferroviario è valido, anche se piuttosto limitato: le linee principali uniscono Oslo a Stavanger, Bergen, Åndalsnes e Bodø. Le principali società di autonoleggio hanno degli uffici negli aeroporti e nei centri cittadini, ma le tariffe sono alte. A causa delle grandi distanze, del territorio collinoso e delle strade strette, la Norvegia non è particolarmente adatta a chi ama spostarsi in bicicletta, l'unico vantaggio per i ciclisti è che non c'è molto traffico. Un ampio sistema di traghetti e navi espresso collega le isole al largo, le città costiere e i fiordi. Da oltre un secolo, il piroscafo costiero Hurtigruten collega tra loro le minuscole comunità di pescatori sparse lungo la costa settentrionale. Ogni notte, una nave salpa da Bergen dirigendosi verso nord, a Kirkenes, e durante i 6 giorni di viaggio fa scalo in 33 porti. Il trasporto locale nelle città è generalmente efficiente e assicurato prevalentemente dagli autobus. Oslo ha anche una metropolitana, tram e traghetti.

 

Letture consigliate

Breve storia della Norvegia:
di John Midgaard (Edizioni Sandron, Firenze 1968) Un agile compendio dedicato a ricostruire la storia del paese: da ricercare in biblioteca.

Tutto il teatro:
di Henrik Ibsen (Newton & Compton, Roma 1993; in quattro volumi) Nelle opere del grande drammaturgo norvegese prende forma quello che fu definito il "personaggio ibseniano ", colui cioè che si dibatte nella rete delle proprie contraddizioni, perché i peggiori nemici della sua grandezza risiedono dentro di lui.

Norvegia:
di Fabio Bourbon (White Star, Vercelli 2000; collana 'Grandangolo') Un bel volume fotografico dedicato alla terra dei fiordi.

Stavkirker:
di Gunnar Bugge (Federico Motta, Milano 1993) Gli appassionati di fotografia apprezzeranno questo bel volume dedicato alle chiese lignee medievali in Norvegia.

I Vichinghi:
di Johannes Broendsted (Einaudi, Torino 2001) È uno dei migliori saggi su questa civiltà.

I Vichinghi:
di Else Roesdahl (SEI, Torino 1996)

I Vichinghi:
di Pierre Barthélemy (Ecig, Genova 1999; collana 'Dimensione Europa') è un buon testo sull'argomento.

I miti dei vichinghi. Storia e tradizioni degli uomini del Nord:
di Roberto Bosi (Convivio, Firenze 1993) È una buona introduzione all'argomento.

La vita quotidiana dei vichinghi (800-1050):
di Régis Boyer ('Bur' Rizzoli, Milano 1994) Descrive usi e costumi di questo popolo di navigatori e di conquistatori.

L'epopea dei vichinghi:
di Rudolf Pörtner (Garzanti, Milano 1996).

I Vichinghi. Viaggi, guerre e cultura dei marinai dei ghiacci:
di Donald F. Logan (Piemme, Casale Monferrato 1999).

Peer Gynt:
di Henrik Ibsen (Einaudi, Torino 1999; 'Collezione di teatro') Fantasia su temi popolari norvegesi.

Casa di bambola:
di Henrik Ibsen (Einaudi, Torino 2002) È l'opera che di colpo fece dello scrittore una figura centrale del teatro europeo.

Spettri:
di Henrik Ibsen (Einaudi, Torino 2002) Capolavoro sul tema della ereditarietà.

 

Mete principali

Oslo
Oslo si trova sulla punta dell'Oslofjord, un'insenatura dello Skagerrak. È la più antica delle capitali scandinave, essendo stata fondata da Harald Hardrada nel 1050. Dopo essere stata distrutta da un incendio nel 1624, fu ricostruita in mattoni e pietre da re Cristiano IV, che la ribattezzò Cristiania - un nome che è rimasto fino al 1925 quando è stata ripristinata l'antica denominazione.

Pur essendo la città principale della Norvegia, Oslo è molto tranquilla. Il centro unisce piacevolmente architettura antica e nuova e ha molti musei, parchi e monumenti. È anche una città facile da visitare, dal momento che la maggior parte dei luoghi di interesse turistico si trova a breve distanza dal centro o può essere raggiunta comodamente con i mezzi pubblici.

Da non perdere è la Akershus Fortress, un forte medievale costruito intorno al 1300. L'Akershus Castle è particolarmente bello e comprende delle prigioni sotterranee con piccoli e scuri angoli dove venivano reclusi i prigionieri, lussuosi piani superiori con sale da ricevimento e sale di rappresentanza, una cappella, ancora utilizzata per cerimonie regali, che contiene le cripte di re Håkon VII e Olav V. Durante la seconda guerra mondiale i nazisti utilizzarono Akershus come prigione e luogo di esecuzioni, e oggi vi si trova anche un Resistance Museum, che offre un significativo resoconto dell'occupazione tedesca e della lotta norvegese contro di essa. Il sito è circondato da giardini simili a un parco che offrono una splendida vista sulla città e sul porto. In estate vi vengono allestiti concerti, balli e produzioni teatrali.

Il Vigeland Park, una meravigliosa area verde con laghetti e file di alberi che creano zone d'ombra, è un luogo ideale per rilassanti passeggiate e picnic sui prati. Il viale centrale è fiancheggiato da statue a grandezza naturale realizzate da Gustav Vigeland, un prolifico artista che riproduceva figure umane con varie espressioni e diverse pose. Probabilmente il pezzo più impressionante è un monolito di corpi contorti, che pare sia la scultura in granito più grande del mondo. Per un'analisi più approfondita dello sviluppo dell'opera di questo artista si può visitare il Vigeland Museum, sull'altro lato del parco. Altri luoghi d'interesse artistico sono il National Thetatre, con la sua ricchissima sala rococò, costruito un secolo fa per mettere in scena i drammi di Ibsen, e il Munch Museum, che contiene oltre 5000 disegni e pitture lasciate in donazione dal più famoso artista norvegese. Il dipinto più celebre di Munch, 'Il grido' (detto più comunemente 'L'urlo'), si trova nella National Gallery, da dove nel 1994 è stato trafugato per poi essere subito ritrovato.

Con un viaggio di 10 minuti in traghetto si può raggiungere Bygdøy, una penisola che ospita alcune delle attrattive principali della capitale, tra cui il museo popolare all'aperto più grande della Norvegia, musei marittimi con navi vichinghe riportate alla luce e il Kon-Tiki, la famosa zattera in balsa di Thor Heyerdahl, oltre a chiese in legno restaurate e un paio di buone spiagge. Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici è anche la Nordmarka, una zona selvaggia al confine settentrionale di Oslo, che è attraversata da sentieri e piste da sci.

La maggior parte delle strutture ricettive e dei ristoranti di Oslo si trovano in centro o nelle sue vicinanze. La Karl Johans Gate, la strada principale, ha molti negozi ed è un luogo di ritrovo per gli artisti di strada. La vita notturna della città offre il consueto panorama di teatri, musica dal vivo, discoteche, pub, bar per gay e spettacoli di travestiti.

Risør
Questo storico gruppo di case bianche costruite intorno a una piccola baia è uno dei villaggi più pittoreschi della Norvegia. Frequentato da artisti e turisti, in estate è affollato di imbarcazioni da diporto. Le isole vicine possono essere visitate prendendo un taxi acquatico poco costoso: una di esse è Stangholmen, che ha un vecchio faro con un ristorante e un bar. Risør si trova sulla costa meridionale, a sud di Oslo.

Norvegia centrale
La parte centrale della Norvegia comprende le principali montagne del paese, i ghiacciai più grandi e i fiordi più spettacolari. Non sorprende, dunque, che sia la zona più visitata dalla maggior parte dei turisti.

La storica città di Bergen, con la sua aria acculturata e il basso profilo dei tetti rossi, è la base migliore per esplorare i fiordi occidentali. Da qui si possono visitare Sognefjord, il più lungo (200 km) e profondo (1300 m) tra i fiordi norvegesi; il panoramico Hardangerfjord; l'imponente ghiacciaio Jostedalsbreen; le spettacolari cascate nel Geirangerfjord e Trollveggen, una appuntita vetta spesso coperta dalle nuvole vicino ad Åndalsnes, che rappresenta la sfida per eccellenza per gli alpinisti norvegesi. Inoltre ci sono stazioni turistiche, un bel parco nazionale e strade che attraversano alcuni dei paesaggi più spettacolari del paese. Non bisogna perdersi i 470 km del viaggio in treno da Oslo a Bergen: è l'itinerario panoramico più incantevole della Norvegia, che attraversa catene montuose e il ventoso altopiano di Hardanger.

Tromsø
La 'Porta dell'Artico' è molto diversa dalle sobrie comunità che punteggiano la costa settentrionale della Norvegia. Si tratta di una città vivace con musica nelle strade, eventi culturali e un numero di pub superiore a qualsiasi altra parte del paese. Le montagne innevate costituiscono un suggestivo scenario per i numerosi edifici d'epoca e per il Tromsø Museum, ottimo luogo per conoscere meglio la cultura lappone. In inverno vi sono eccellenti possibilità di praticare lo sci.

 

 

Mete alternative

Jotunheimen National Park
Questo parco nazionale è una delle più belle aree selvagge della Norvegia. Ha una rete di sentieri che permettono di raggiungere circa 60 ghiacciai e i principali rilievi del paese, attraversando aspre vallate e costeggiando profondi laghi e cascate. Lungo la maggior parte dei sentieri si trovano rifugi e alloggi privati. Il parco si trova sulla strada che collega Sogndal e Lom, nella Norvegia centrale.

Å
Questo villaggio di pescatori nell'isola di Moskenes, nelle Lofoten, ha un nome curioso, è ben conservato e ogni angolo offre un paesaggio da cartolina. Molti degli edifici locali fanno parte del Norwegian Fishing Village Museum completo di vecchie imbarcazioni e rimesse per barche, un forno d'epoca, magazzini e così via. Nelle vicinanze si può vedere il Moskenesstraumen, un gorgo con un fortissimo mulinello che ha ispirato alcuni racconti di Jules Verne e di Edgar Allan Poe.

Hammerfest
Questa città di pescatori di 6.500 abitanti pare che sia la città più settentrionale del mondo. Se il suo nome suona familiare è perché si tratta del luogo dove si aggira Bill Bryson all'inizio di Né qui né là in attesa della favolosa aurora boreale. Mentre si aspetta questo spettacolo di psichedelia celeste, si possono vedere la Royal & Ancient Polar Bear Society e le renne che pascolano nel cimitero locale.

 

 

La Nuova Zelanda

Superficie à          Kmq          270.534

Abitanti à             Milioni       4

Densitàà               Ab/Kmq  13

Lingua à                Inglese

Moneta à             Dollaro neozel.

Religione à           Protestante, animista

Forma di governoàStato indipendente aderente al Commonwealth

 

 

Territorio

La Nuova Zelanda è un arcipelago circondato dall'Oceano Pacifico meridionale.

Il territorio della Nuova Zelanda è formato da due isole principali, del nord e del sud, e da una serie di isole minori. L'isola del nord e quella del sud, sono separate dallo stretto di Cook largo appena 26 Km. La maggior parte delle isole sono di origine vulcanica, cioè formate da vulcani emersi dall'oceano in epoche lontane.

Il territorio si estende da sud-ovest a nord-est per circa 1500 km ed è largo al massimo 200 km.

Le coste sono molto diverse tra loro: ci sono montagne che finiscono a picco nel mare e spiagge.

Nell'isola nord ci sono numerosi ed alti vulcani che sono ancora attivi. Tra essi i principali sono il Ruahpeu (2797 m.) e il Tongariro (1968 m.). Oltre i vulcani vi sono numerose solfatare e geysers che formano sorgenti termali di fanghi ed acqua calda.

Nell'isola del sud vi sono montagne molto alte: le alpi Neozelandesi che superano i 3000 m. di altezza; il monte più alto è il monte Cook (3764 m.). Vi sono anche ampie zone pianeggianti che scendono verso il mare (Pianura di Canterbury).

In Nuova Zelanda, a causa delle grandi piogge e dello scioglimento estivo dei ghiacciai ci sono molti fiumi e laghi ma non sono ne molto lunghi ne grandi.

 

Il clima della Nuova Zelanda risente molto dell'Oceano che la circonda. E' spesso molto umido e con grandi e lunghe piogge; si hanno circa 200 giorni l'anno di pioggia o neve sulle montagne. La temperatura media è comunque mite ed il clima si definisce "temperato oceanico".

La caratteristica della fauna neozelandese è rappresentata dalla grande quantità di uccelli. Gli unici mammiferi sono due razze di pipistrelli, gli altri sono stati introdotti dalla colonizzazione inglese: cervi, daini, cani e topi.

Nelle acque della Nuova Zelanda ci sono il pesce-cane tigre, il pesce spada a righe, grandi delfini e balene.

Popolazione

La popolazione indigena della Nuova Zelanda è composta dai Maori. Essa è una popolazione divisa in molte tribù, spesso in lotta tra loro, che formavano il popolo forse più evoluto di tutta l'Oceania. Nel 1642 le isole furono scoperte da un navigatore olandese ma fu con l'esploratore inglese James Cook che iniziò la forte emigrazione e colonizzazione britannica. Vi furono scontri molto forti con i Maori che difendevano le loro terre, ma gli europei considerarono loro quel territorio occupato distruggendo quasi interamente la popolazione indigena.

Attualmente vi sono circa 300.000 Maori reduci che vivono esclusivamente nell'isola del nord e circa 3 milioni di emigrati europei.

Le città principali sono anche i principali porti della Nuova Zelanda: Wellington, la capitale sullo stretto di Cook e Auckland, la città più popolata e centro di affari e commerci.

Economia e politica

La Nuova Zelanda è stato un territorio appartenente all'ex impero coloniale inglese ed oggi è uno stato indipendente che fa parte del "Commonwealth", la comunità delle nazioni che furono colonie dell'Inghilterra. Per questo motivo il suo capo dello stato è la Regina della Gran Bretagna qui rappresentata da un Governatore. Vi è una Camera dei rappresentanti con potere legislativo ed un Consiglio esecutivo.

La principale attività economica della Nuova Zelanda è l'allevamento del bestiame e la produzione di: carne, latte, formaggi, pellami e lavorazione della lana. Si allevano per la maggior parte ovini e bovini. Il settore della pesca è anche ben sviluppato.

Vi è una agricoltura abbastanza sviluppata che produce frumento, orzo, mais, patate e tabacco e molti frutti ed agrumi.

Forte è la produzione di legname che si ricava dai 2/5 del territorio che è formato da boschi.

Le industrie più sviluppate sono quelle legate alla trasformazione dei prodotti dell'allevamento e dell'agricoltura e pesca.

Il commercio con l'estero è vitale per l'economia della Nuova Zelanda. Dai suoi porti ed aeroporti partono, per tutta l'Asia ed il mondo intero, i prodotti tipici della sua economia: carni, lane e legname.

Anche il turismo, soprattutto dall'Asia, è molto sviluppato. I molti parchi naturali preservano gli splendidi paesaggi di questa terra

 

Panama

 

Panama offre alcune delle migliori opportunità di praticare lo snorkelling, il birdwatching e la pesca d'altura, e quindi non è ben chiaro il motivo per cui i viaggiatori tendano ad evitare questo paese o si limitino a dargli un'occhiata di sfuggita sulla strada per o dal Sudamerica. Forse lo si deve al fatto che la fama internazionale di Panama è legata al canale, all'invasione statunitense del 1989 e a un famoso tipo di copricapo, ma in realtà questa prospera nazione ha molto di più da offrire: ben sette gruppi etnici autoctoni, una ricchissima eredità culturale spagnola, e un calore nell'accogliere i visitatori che lascia in chi parte la sensazione di aver scoperto un angolo ancora segreto del mondo.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica di Panama

Superfice
78.200 kmq

Popolazione
2.960.784 abitanti (tasso di crescita demografica 1,36%)

Capitale
Panama City (438.200 abitanti, 1.053.500 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
70% meticci (amerindi ed europei), 14% amerindi e indiani occidentali, 10% di origine spagnola, 6% amerindi

Lingua parlata
spagnolo (lingua ufficiale), 14% inglese; lingue autoctone

Religione
85% cattolica, 15% protestante

Ordinamento dello stato
repubblica costituzionale
Presidente: Mireya Moscoso Rodriguez

 

Economia

PIL
17,3 miliardi di dollari

PIL pro capite
6.000 dollari

Crescita economia annua
0,8%

Inflazione %
1,1%

Settori/prodotti principale
settore bancario e finanziario, raffinazione del petrolio, rame, edilizia, fabbricazione della birra, macinatura dello zucchero, abbigliamento, banane, riso, cereali, caffè, canna da zucchero, ortaggi, bovini, gamberi

Principale partner commerciali
USA, Svezia, Benelux, Costa Rica, Germania, Ecuador, Venezuela, Giappone

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani non occorre il visto per entrare a Panama. È però richiesto un biglietto di uscita dal paese. La permanenza consentita è di 90 giorni; si può comunque richiedere un'estensione in loco

Rischi sanitari
malaria e febbre gialla in alcune province, dengue, epatite A e febbre tifoide

Elettricita
110V o 220V

Fuso orario
cinque ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

I turisti affluiscono a Panama durante la stagione secca, che va da metà dicembre a metà aprile circa. Durante la stagione delle piogge il tempo nelle pianure può essere caldo e talmente umido da diventare opprimente. La pioggia cade in rovesci brevi e frequenti che rinfrescano l'aria e sono spesso seguiti dal sole. Se avete intenzione di coprire lunghe distanze a piedi la stagione secca è l'epoca migliore per farlo; il Darién Gap può essere attraversato solo in questo periodo dell'anno.

Se vi piacciono le feste, cercate di visitare Panama City o la Península de Azuero durante il Carnevale, che si tiene ogni anno nel fine settimana precedente il mercoledì delle Ceneri. I festeggiamenti per il Carnevale di Panama sono tra i più imponenti del mondo.

 

Eventi e Manifestazioni

Il Carnevale viene festeggiato nei quattro giorni precedenti il mercoledì delle Ceneri e i festeggiamenti prevedono musica, danze e una grande sfilata il giovedì grasso. A Panama City e a Las Tablas l'atmosfera è quantomai festiva. Le celebrazioni della Semana Santa (settimana di Pasqua) a Villa de Los Santos, nella Península de Azuero, sono altrettanto famose. Il Festival del Cristo Nero che si tiene a Portobelo il 21 ottobre comprende una sfilata capeggiata dalla famosa statua a grandezza naturale del Cristo nero, e attrae pellegrini da tutto il Paese.

 

Prezzi e costi

Valuta
Dollaro USA (conosciuto come "Balboa ", abbreviato B/.)

Economicita del paese
Il costo del pernottamento tende a essere più alto a Panama che in altre parti dell'America centrale; la stessa stanza che in Nicaragua e in Guatemala costerebbe US$6, qui può arrivare a US$10. Se viaggiate in economia, aspettatevi di dover spendere almeno US$ 15 al giorno per una camera e tre pasti. Disponendo di maggiori risorse si può fissare il tetto a US$20-30 al giorno.

La moneta corrente a Panama è il dollaro americano, il cui nome ufficiale è Balboa - ma le banconote sono esattamente le stesse, così come gli spiccioli di metallo. Nella maggior parte del Centroamerica gli uffici di cambio accettano solo valuta americana, ma a Panama City è possibile cambiare in dollari denaro proveniente da tutto il mondo, a causa di quella imponente industria bancaria che ha fatto della città un punto di riferimento internazionale per la finanza offshore.

Potete limitare le mance a un 10% circa del conto nei ristoranti di lusso, se vi sentite d'umore grandioso; nei caffè e in locali di minori pretese la mancia non è necessaria. Contrattare sui prezzi non è un'abitudine diffusa.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$10 e oltre

Albergo economico: US$7-16
Albergo di categoria media: US$16-20
Albergo di categoria elevata: US$20 e oltre

 

Sport e tempo libero

Entrambe le coste di Panama hanno di fronte a sé centinaia di isole, e poiché a separarle c'è solo un'ora di strada in auto, potrete facilmente fare snorkelling la mattina nel Mar dei Caraibi e il pomeriggio nell'Oceano Pacifico. Alcuni dei punti migliori per lo snorkelling e le immersioni dell'intero Centroamerica si trovano nelle acque protette in vicinanza dell'isola Coiba. I sub in cerca di qualcosa di diverso possono considerare l'idea di fare un'immersione nel Canale; non solo ci sono relitti da esplorare ma anche ogni sorta di equipaggiamento abbandonato dai Francesi. Chi vuole fare surf può recarsi alla spiaggia di Santa Catalina, nella Península de Azuero, sulla quale periodicamente si abbattono onde alte 6 metri, anche se l'altezza media è di 3 metri.

Gli amanti della pesca saranno felici di sapere che nella Baia di Piñas, sulla cosa del Pacifico, sono stati segnati più record di pesca d'altura che in qualsiasi altro posto al mondo. Le tartarughe marine si mostrano su entrambe le coste, anche se l'usanza kuna di farle a pezzi col machete e mangiarle ne sta ridimensionando il numero. Cana, nel cuore profondo del Parque Nacional Darién, è un paradiso per gli uccelli e, per di più, c'è la possibilità che vi troviate da soli quando scatterete la fotografia dell' ara risplendente di colori.

 

Storia

I primi abitanti conosciuti di Panama furono i rappresentanti delle culture cueva e coclé, che vennero però decimati dalle malattie e dagli attacchi degli spagnoli, quando questi ultimi arrivarono come conquistatori nel XVI secolo. Dopo molte scorribande lungo le coste caraibiche del paese, gli spagnoli fondarono l'insediamento di Nombre de Dios nei pressi del delta del Río Chagres, sulla costa caraibica, nel 1510. Il litorale affacciato sul Pacifico divenne più tardi la base di partenza per le invasioni del Perù, e le ricchezze derivanti da queste incursioni cominciarono ad affluire a Nombre de Dios via terra dal porto di Panama (City). Il trasporto di merci preziose finì per attrarre i pirati, tanto che nel XVIII secolo il versante caraibico divenne così pericoloso da indurre gli Spagnoli a evitare completamente Panama e a preferire la circumnavigazione di Capo Horn per raggiungere direttamente l'Europa dal Perù.

Iniziò così il declino di Panama, che divenne una provincia della Colombia quando questa nazione sudamericana ottenne l'indipendenza nel 1821. Nel 1846 la Colombia firmò un trattato che concedeva agli USA il diritto di costruire un tratto di ferrovia sull'istmo e di difenderlo con forze militari. L'idea di un canale che tagliasse l'istmo risale addirittura al XVI secolo, ma un tentativo francese del 1880 si era risolto in un fallimento completo, con un totale di 22.000 persone morte di malaria e febbre gialla e un generale tracollo economico per tutti i finanziatori. Gli USA negoziarono con un francese, nominato da Washington "inviato straordinario ", i diritti sulla costruzione del canale che ancora appartenevano alla Francia, e li acquistarono con un semplice indennizzo nonostante le proteste del governo colombiano. Gli interessi economici e strategici degli Stati Uniti coincisero momentaneamente con i sentimenti dei rivoluzionari panamensi, e una giunta provvisoria arrivò a dichiarare l'indipendenza di Panama il 3 novembre 1903, con l'aperto sostegno degli USA.

Il trattato sul canale garantiva agli USA diritti perpetui sul territorio su entrambi i lati del canale, e un'ampia facoltà di intervento negli affari interni del paese. Per decenni, il trattato alimentò un costante attrito tra i due paesi, in parte per la parzialità con cui era stato redatto e in parte perché la Colombia rifiutò di riconoscere l'indipendenza di Panama fino al 1921, quando gli Stati Uniti decisero di regolare una volta per tutte la questione con un indennizzo di 25 milioni di dollari al governo colombiano. La costruzione del canale fu intrapresa nel 1904, e dieci anni più tardi la prima nave collaudava questa meraviglia ingegneristica. Gli interventi degli Stati Uniti negli affari interni panamensi si susseguirono fino al 1936, quando gli USA rinunciarono al diritto di stanziare truppe militari al di fuori della Zona del Canale. I dissidi tra i due paesi per la gestione del canale proseguirono fino al 1977, quando fu siglato un nuovo trattato che prevedeva il graduale ritiro degli USA e un ritorno del controllo panamense sul canale entro il 1999.

Il generale Manuel Noriega assunse il controllo dello stato nel 1984. Già capo della polizia segreta panamense e collaboratore della CIA, Noriega divenne un capo di stato fantoccio con una spiccata predilezione per la demagogia. L'assassinio degli avversari politici, la sistematica soppressione della democrazia, il traffico di droga e il riciclaggio di denaro sporco furono le sue principali occupazioni durante gli anni Ottanta, tanto da attirarsi sanzioni da parte degli Stati Uniti e il congelamento delle attività produttive. Quando il candidato uscito vittorioso dalle elezioni presidenziali del 1989 venne picchiato in diretta sulla rete televisiva nazionale e la votazione dichiarata nulla, il regime di Noriega divenne un problema internazionale. Il 15 dicembre 1989 Noriega si dichiarò capo del governo e annunciò l'entrata in guerra di Panama contro gli USA. Il giorno seguente un militare americano in abiti civili fu ucciso da soldati panamensi, secondo quanto dichiarato dal Pentagono. La versione panamense vuole invece che il militare fosse armato e che avesse addirittura sparato a tre civili, ferendoli, prima di forzare un posto di blocco.

Gli USA avevano cercato per mesi un pretesto per attaccare, e questo fu un motivo più che sufficiente per richiamare nell'area una forza armata di 26.000 soldati, impegnati nella cosiddetta 'Operazione Giusta Causa'. L'invasione, intrapresa allo scopo di assicurare Noriega alla giustizia e di installare al suo posto una democrazia più conciliante verso gli interessi americani, lasciò dietro di sé oltre 2000 morti tra i civili e migliaia di senzatetto. Noriega riuscì a sfuggire alla cattura per sei giorni trovando asilo presso l'ambasciata vaticana. I militari americani circondarono l'edificio e fecero pressioni sul Vaticano perché rilasciasse il fuggitivo, usando tra l'altro una tattica psicologica da adolescenti arrabbiati, che consistette nel bombardare l'ambasciata con quel diabolico prodotto che è la musica rock ad alto volume. Lo stratagemma funzionò (come sanno tutti i genitori); Noriega fu spedito negli Stati Uniti, dove venne imprigionato con l'accusa di riciclaggio di denaro sporco e condannato a 40 anni di prigione, pena che il dittatore sta attualmente scontando in un penitenziario della Florida.

Il vincitore legittimo delle elezioni presidenziali del 1989, Guillermo Endara, venne dichiarato presidente, ma si rivelò presto un politico di scarso rilievo, le cui scelte in materia economica finirono per ridurre i posti di lavoro e per costare alla sua amministrazione la popolarità di cui inizialmente aveva goduto; nel 1994, quando venne sollevato dall'incarico, le sue quotazioni avevano raggiunto il minimo storico. Nelle elezioni del 1994 risultò vincitore Ernesto Pérez Balladares. Sotto la sua guida, il governo panamense ha dato il via a un programma di privatizzazioni e di miglioramenti nelle infrastrutture, nell'assistenza sanitaria e nell'educazione.

Il Partito Democratico Rivoluzionario di Balladares è stato sconfitto alle elezioni del maggio 1999, e nel settembre dello stesso anno Mireya Moscoso, vedova del popolare ex presidente Arnulfo Rias e primo leader politico donna di Panama, a capo del Partito Arnulfista, ha conquistato la carica di presidente.

'Il canale è nostro!' ha gridato il presidente Moscoso, ed effettivamente era così. Trentasei anni dopo che le dimostrazioni degli studenti a Panama avevano causato una rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi e più di 22 anni dopo la promessa degli USA di restituire il canale di Panama, la consegna è infine avvenuta nel corso di un'assolata cerimonia il 1° gennaio 2000. Nei giorni e nelle settimane che hanno seguito la cessione, le navi hanno attraversato il canale senza problemi, nessuna nazione straniera ha tentato di accaparrarselo e i panamensi hanno festeggiato.

 

Cultura

L'arte a Panama riflette la mescolanza etnica della popolazione. Tribù indie, gruppi provenienti dalle Antille, mestizo, immigrati cinesi e mediorientali, Svizzeri, Slavi e Nordamericani hanno tutti dato un contributo originale alla cultura del paese. L'artigianato comprende la scultura in legno, la tessitura, la ceramica e la produzione di maschere.

Lo spagnolo è la lingua ufficiale, anche se l'influenza degli Stati Uniti e la natura internazionale dell'area del canale rafforzano l'uso dell'inglese come seconda lingua. Gli immigrati delle Antille parlano inglese con accento caraibico, mentre le tribù indie hanno conservato il loro linguaggio. La maggior parte della popolazione è di religione cattolica romana, ma ci sono consistenti minoranze islamiche e protestanti e un piccolo numero di hindu e di ebrei.

Il piatto nazionale di Panama è il sancocho, pollo piccante con verdure lessate. Un altro piatto molto comune ha il curioso nome di ropa vieja ('vestiti vecchi'): si tratta di una sorta di spezzatino piccante preparato con carne di manzo e servito su un letto di riso. Ottimi il pesce e i frutti di mare. Tra le bevande, sono molto diffusi i succhi di frutta fresca chiamati chicas, che normalmente vengono serviti con l'aggiunta di acqua o latte e molto zucchero. Un delizioso analcolico che potete bere solo a Panama è il chicheme: è preparato con latte, mais dolce, cannella e vaniglia. La bevanda alcolica nazionale è il seco, che si ottiene dalla canna da zucchero come il rum (dal cui sapore però differisce notevolmente), al quale si aggiungono latte e ghiaccio. È la bevanda dei campesinos: provatela fuori città, non nella sofisticata Panama City.

 

Ambiente

L'istmo di Panama è il cordone ombelicale che unisce l'America centrale al Sudamerica. Confina ad ovest con il Costa Rica e a est con la Colombia. La forma arcuata del territorio è un emblema del suo ruolo di ponte tra due continenti e di corridoio di passaggio tra due oceani. Nel punto più stretto misura soltanto 50 km di larghezza, ma lo sviluppo delle coste è molto consistente: circa 1160 km sul versante caraibico settentrionale, e 1690 km sul Pacifico, a sud. Il famoso canale è lungo 80 km e separa il paese in due regioni distinte, una orientale e l'altra occidentale.

Nelle vicinanze delle coste panamensi sono disseminate centinaia di isole. I due arcipelaghi maggiori sono quelli di San Blas e Bocas del Toro nel Mar dei Caraibi, anche se le migliori opportunità per lo snorkelling, le immersioni e la pesca d'altura sono da ricercarsi sul Pacifico, nei pressi dell'isola Coiba e delle isole Pearl. Il territorio litoraneo è formato da pianure, mentre due catene montuose percorrono il paese per tutta la lunghezza. La cima più alta è il Volcán Barú, che misura 3475 m.

Le foreste pluviali dominano la zona intorno al canale, l'area nord-occidentale del paese e gran parte della regione orientale. Malgrado sia il Costa Rica il paese centroamericano più noto per la fantastica varietà del suo ambiente naturale, in realtà Panama può vantare un numero maggiore di specie floreali e faunistiche, oltre che una più ampia percentuale di territorio destinata alla conservazione e alla protezione. Ci sono anche meno persone che attraversano la giungla allo scopo di osservare la natura, spaventando inavvertitamente gli animali e facendoli scappare. C'è del vero nel detto panamense secondo cui mentre in Costa Rica 20 turisti cercano di vedere un solo splendido quetzal, in Panama una sola persona ha la possibilità di vedere 20 esemplari di questi bellissimi uccelli.

Panama ha due stagioni: una secca, che dura da gennaio a metà aprile, e la stagione delle piogge che va da metà aprile a dicembre. Le piogge sono più consistenti sul versante caraibico degli altipiani, ma la maggioranza della popolazione si concentra sulla costa del Pacifico o nelle sue vicinanze. Le temperature sono in genere calde in pianura (tra i 21°C e i 32°C) e fresche in montagna (tra i 10°C e i 18°C), con poche variazioni nel corso dell'anno.

 

Precauzioni

Dopo la consegna del canale e un corrispondente calo del turismo, la criminalità è aumentata a Panama. Panama City è più sicura della maggior parte delle capitali, ma è comunque bene evitare durante le ore notturne alcuni suoi quartieri (in particolare quello di Chorrillo). La città di Colón ha seri problemi di criminalità ed è opportuno non visitarla a piedi, né di giorno né di notte. La zona della provincia di Darién tra Yaviza e il confine colombiano, lungo il corso superiore del fiume Tuira, è estremamente pericolosa per la presenza di contrabbandieri, banditi, guerriglieri colombiani e forze paramilitari. La stragrande maggioranza del Parque Nacional Darién, tuttavia, è relativamente sicura, anche se è meglio visitare il parco con una guida dato che spostarsi a piedi nelle zone remote della giungla lungo sentieri non ben tracciati comporta diversi rischi. Se la situazione di instabilità della Colombia si aggrava, è consigliabile seguire con attenzione gli avvenimenti per pianificare le eventuali spedizioni fuori dai percorsi più battuti.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Da Panama partono voli per tutti i paesi del Centroamerica, oltre che per il Nord e il Sudamerica; Miami è il principale scalo per i voli per Panama. La compagnia aerea nazionale è la Copa. Sui voli internazionali si paga una tassa d'imbarco di US$20.

Il confine con il Costa Rica è oltrepassabile in tre punti: Paso Canoas, sulla Interamerican Highway, è il più frequentato, seguito da Guabito-Sixaola vicino alla costa caraibica. Gli autobus per il confine sono in coincidenza con i servizi di trasporto del Costa Rica. Malgrado il numero enorme di navi che attraversano il Canale di Panama, è molto difficile ottenere un passaggio via mare.

L'escursione di due settimane attraverso la giungla che comprende il Darien Gap - il territorio privo di strade che separa Yaviza dal confine colombiano - è una scelta poco saggia (v. Avvertenza), ma se volete assolutamente passare a piedi il confine tra Panama e Colombia, fatelo a Puerto Obaldía, una cittadina sonnacchiosa situata a un paio di chilometri da alcune belle spiagge.

Trasporti interni: Panama ha molte compagnie aeree e una buona rete di voli interni. Il servizio di autobus non è costoso e serve tutte le zone accessibili del paese.

Le imbarcazioni sono il principale mezzo di trasporto in molte aree di Panama, in particolare tra gli arcipelaghi di San Blas e Bocas del Toro. Le navi mercantili dei Kuna trasportano merci e passeggeri lungo la costa di San Blas, tra Colón e Puerto Obaldía. A Panama City e David è possibile noleggiare un'auto.

Mete principali

Panama City
La capitale dello stato è un centro dalla frenetica e moderna vita commerciale, che si snoda per 10 km lungo la costa del Pacifico, dalle rovine di Panamá Viejo a est ai bordi del Canale di Panama a ovest. Il vecchio distretto di San Felipe (conosciuto anche come Casco Viejo) si protende sull'oceano all'estremità sud-occidentale della città. E' un'area di grande architettura coloniale in declino, di intonaco che si stacca dalle pareti e di terrazzi pericolanti. Tra le attrazioni principali, la Metropolitan Church del XVII secolo, l'Interoceanic Canal Museum of Panama, la Plaza de Bolivar, il Palazzo presidenziale, l'History Museum of Panama, e il muraglione sul mare costruito dagli Spagnoli quattro secoli fa. Il distretto bancario di Via España, con i suoi edifici aggressivamente moderni e i locali sofisticati, è l'esatto opposto di questa atmosfera d'altri tempi.

Da non perdere inoltre, ai margini della città, il Canale di Panama, le rovine di Panamá Viejo risalenti al XVI secolo, i Summit Botanical Gardens e lo zoo, la foresta pluviale tropicale del Parque Nacional Sobreranía, e i 265 ettari del Parque Nacional Metropolitana.

Il Canale di Panama
Il Canale è insieme un gioiello di ingegneria e una delle più significative vie d'acqua del pianeta. Con i suoi 80 km di lunghezza, da Panama City sul Pacifico alla città di Colón sulla costa atlantica, il Canale permette il passaggio di oltre 12.000 navi l'anno. Vederne una percorrere lentamente lo stretto canale, circondata dalla giungla che cresce su entrambe le sponde, è un'immagine indimenticabile. Il modo migliore e più facile per visitare il Canale è recarsi alle Chiuse di Miraflores, alla periferia nord-orientale di Panama City, dove una piattaforma offre ai visitatori una buona visuale delle chiuse in movimento. C'è anche un museo con un modello e un film sul Canale. Da Balboa, un sobborgo occidentale di Panama City, partono tour organizzati di cinque ore in barca attraverso le chiuse fino al lago di Miraflores.

Isla Taboga
Questa incantevole isola ricca di storia è situata 20 km a sud di Panama City, ha una bella spiaggia, alcuni tratti di foresta pluviale protetta e offre asilo a una delle più numerose colonie di pellicani marroni dell'America Latina. Conosciuta come l'Isola dei fiori, perché in certi periodi è inondata dall'aroma dei boccioli, l'isola è una delle mete festive preferite dagli abitanti della città. Taboga ha una lunga storia e fu colonizzata prima di Panama City. C'è una chiesetta che si dice sia la seconda, per antichità, dell'intero emisfero occidentale, e da cui Pizarro partì alla conquista del Perú nel 1524. La festa annuale dell'isola si svolge il 16 luglio e prevede processioni in mare e celebrazioni di vario genere. Taboga è raggiungibile con un'ora di barca da Balboa.

Boquete
Rinomata per il clima fresco e per l'ambiente naturale intatto, la piccola città 'alpina' di Boquete è annidata in una valle scoscesa che si trova a 35 km a nord di David. E' un ottimo posto per camminare, andare a cavallo, dedicarsi al birdwatching e tirare un po' il fiato dopo il calore della pianura. Nella zona vengono coltivati fiori, caffè e agrumi, e in gennaio in città si tiene un festival molto popolare denominato Feria de Las Flores y del Cafe. Boquete è una buona base per scalare i 3475 m del vulcano Barú, situato 15 km a ovest, o per visitare i 14.300 ettari di parco nazionale che circondano il vulcano.

 

 

Mete alternative

Archipiélago de San Blas
Le isole dell'Archipiélago de San Blas sono disseminate lungo la costa caraibica di Panama, dal Golfo de San Blas fin quasi al confine con la Colombia. Le 378 isole sono patria degli indios kuna, che le amministrano come provincia autonoma con minime interferenze da parte del governo nazionale. Questa popolazione mantiene un proprio sistema economico, la lingua, i costumi e la cultura tradizionali, e ha modi di vestire, leggende, musica e danze distinti da quelli del resto del paese. L'economia si basa sulla vendita delle noci di cocco, sulla pesca e sul turismo. Nella zona si possono fare belle immersioni; le condizioni migliori si verificano nel periodo tra aprile e giugno. Le isole più interessanti sono Achutupu, Kagantupu e Coco Blanco. Molte isole sono raggiungibili da Panama City in aereo; in alternativa si può provare a chiedere un passaggio alle navi mercantili kuna da Colón.

Archipiélago de Bocas del Toro
Molte delle isole selvagge dell'Archipiélago de Bocas del Toro nel Mar dei Caraibi sono protette dal Parque Nacional Bastimentos. Il parco offre splendide opportunità di praticare immersioni, snorkelling e nuoto, e sulle spiagge depongono le uova molte specie di tartarughe marine. La città principale dell'arcipelago è Bocas del Toro all'estremità sud-orientale di Isla Colón. L'arcipelago si trova al largo del litorale nord-orientale di Panama ed è raggiungibile in aereo da Panama City, David e Changuinola, o in traghetto da Almirante e Chiriquí Grande.

Isla Grande
Per descrivere questa remota e bella isola al largo della costa caraibica, vicino a Portobelo, si dovrebbe far uso di tutti i più esotici cliché sui Caraibi. Piccola (solo cinque chilometri per uno e mezzo), è abitata da 300 persone di origine africana che vivono di pesca e dello sfruttamento della noce di cocco. E' possibile pernottare sull'isola e affittare barche, ma non c'è alcun centro attrezzato per le immersioni né un posto dove affittare l'equipaggiamento per lo snorkelling. I turisti sono spesso attratti dalle festività locali, tra cui la festa di San Juan Batista il 24 giugno, celebrata con gare di canoe e di nuoto; il giorno della Virgen del Carmen, il 16 luglio, celebrato con una processione in terra e una in mare; e il Carnevale, precedente il mercoledì delle Ceneri, scatena feste a base di musica e danze calypso.

 

Il Paraguay è un paese poco conosciuto, perfino tra gli abitanti delle nazioni confinanti. Gran parte della sua storia ha seguito un corso diverso da quello degli altri paesi dell'America Latina e per un lungo periodo del XX secolo è stato retto dal più famigerato e durevole stato di polizia del Sudamerica. P.J. O'Rourke, che una volta scrisse che il Paraguay è 'un paese che nessuno conosce o sa dove sia', se ne innamorò perdutamente durante una breve visita volta a fare un servizio sulle elezioni. Oggi che il Paraguay sta cercando di superare il proprio isolamento politico, economico e geografico e ha aperto le porte al turismo, potrebbe capitare lo stesso anche a voi visitando la sua capitale, le sue imponenti missioni gesuitiche, i vari parchi nazionali e il vasto e arido Chaco, una delle grandi zone selvagge del Sudamerica.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica del Paraguay

Superfice
406.750 kmq

Popolazione
6.093.900 abitanti (tasso di crescita demografica 2,54%)

Capitale
Asunción (525.100 abitanti, 1.482.200 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
95% meticci (spagnoli e amerindi, indios guaraní), 5% meticci (amerindi e altri europei)

Lingua parlata
la lingua ufficiale è lo spagnolo, ma è molto diffuso il guaraní

Religione
90% cattolica, mennonita; altri riti protestanti

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
25 miliardi di dollari

PIL pro capite
4.200 dollari

Crescita economia annua
-2,5%

Inflazione %
10,5%

Settori/prodotti principale
zucchero, soia, cotone, lana, tessuti, legname, energia idroelettrica, pelli, carne in scatola (manzo), cereali, frumento, tabacco, olio, agrumi, banane, ananas, bovini, suini, ovini, latte, uova

Principale partner commerciali
Brasile, Uruguay, Argentina

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno del visto per entrare nel paese e trattenersi fino a 90 giorni

Rischi sanitari
leishmaniosi cutanea, epatite A, febbre tifoide, anchilostoma, malaria, colera, dengue

Elettricita
220V, 50 Hz

Fuso orario
tre ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Le precipitazioni sono distribuite in modo uniforme durante il corso dell'anno e sono particolarmente intense nella zona del confine brasiliano. Il mese più freddo è luglio. A chi vuole visitare il Paraguay in occasione di festeggiamenti particolari, ricordiamo che i più importanti sono il carnevale (il più vivace è quello di Asunción) e la festa dell'Immacolata Concezione di Caacupé.

 

Eventi e Manifestazioni

Oltre al Natale, a Capodanno e a Pasqua le festività più importanti sono il Día de San Blas (patrono del Paraguay) a febbraio, la Paz del Chaco (che celebra la fine della guerra del Chaco) a giugno e la Fundación de Asunción (anniversario della fondazione di Asunción) ad agosto.

 

Prezzi e costi

Valuta
Guaraní

Economicita del paese
In Paraguay si spende meno che in Argentina e in Uruguay ma più che in Bolivia. Chi vuole risparmiare può cavarsela con US$10 al giorno, mentre chi vuole dormire in posti confortevoli e consumare pasti abbondanti deve calcolare US$15-30 al giorno.

Gli uffici di cambio di Asunción e delle città di confine cambiano sia il contante sia i travellers' cheque (applicando una modesta commissione); nell'interno provate a rivolgervi alle banche. Alcuni viaggiatori ci hanno riferito che i cambi non accettano i travellers' cheque se non si esibisce la ricevuta dell'acquisto. I cambiavalute che trovate per le strade offrono tassi lievemente più bassi e trattano solo il contante, ma possono essere utili la sera o durante il fine settimana. Ad Asunción gli alberghi, i ristoranti e i negozi più prestigiosi accettano le carte di credito, ma fuori dalla capitale questa forma di pagamento è poco diffusa. Gli sportelli automatici paraguayani non riconoscono le carte di credito straniere.

Nei ristoranti è consuetudine lasciare una mancia pari circa al 10% del conto. I conducenti dei taxi non si aspettano la mancia, ma per comodità potete arrotondare la tariffa.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$10 e oltre

Albergo economico: US$5-10
Albergo di categoria media: US$10-20
Albergo di categoria elevata: US$20 e oltre

 

Sport e tempo libero

A Ybycuí ci sono diversi itinerari per escursioni a piedi e il Parque Nacional Cerro Corá ha alcuni itinerari naturalistici. A Villa Florida si può campeggiare e pescare, mentre è possibile nuotare e praticare altri sport acquatici al lago Ypacaraí, le cui acque sono famose per i loro presunti poteri curativi. I più intraprendenti possono provare ad arrampicarsi sul Cerro León (500 m) oppure organizzare una spedizione nel Chaco (ricordate di portarvi scorte abbondanti di cibo, acqua e carburante).

 

Storia

I primi abitanti del Paraguay orientale furono i guaraní, un popolo seminomade, mentre il Chaco fu popolato dai guayacurú, cacciatori e raccoglitori. Il primo europeo ad attraversare il Paraguay fu Alejo García, che compì questa impresa nel 1524 usando come guide alcuni Guaraní. Tre anni dopo Sebastiano Caboto risalì il Río Paraguay, ma il primo insediamento fu fondato da Pedro de Mendoza, che si stabilì con la propria spedizione ad Asunción dopo essere fuggito da Buenos Aires. La colonia prosperò, diventando il nucleo di una zona occupata dagli spagnoli e dando il via a un'era di interessanti interazioni sociali: la popolazione india assorbì gradualmente gli spagnoli, i quali a loro volta adottarono le abitudini alimentari, la lingua e le usanze dei guaraní. Nel corso del tempo nacque così una società ispano-guaraní dominata politicamente dagli spagnoli, in cui i mestizo adottarono i valori della cultura spagnola.

Una conseguenza della colonizzazione fu l'invio dei missionari gesuiti incaricati di civilizzare gli indios, compito nel quale essi diedero prova di grande alacrità e abilità. Gli indios furono indotti a lasciare le loro terre per trasferirsi nelle comuni teocratiche dette reducciones, nelle quali aiutavano a costruire le chiese e imparavano la pittura e la scultura; ad alcuni di essi venne anche impartita un'istruzione classica. Dopo l'espulsione dei missionari nel 1767, gli indios fecero ritorno nei loro territori oppure andarono a lavorare per altri padroni e gli insediamenti dei gesuiti vennero a poco a poco abbandonati.

Nel 1811 il Paraguay dichiarò la propria indipendenza senza incontrare alcuna opposizione dalla Spagna e pochi anni dopo si ritrovò in balia di José Gaspar Rogríguez de Francia, noto anche come 'El Supremo', che diede libero sfogo alle sue manie xenofobe facendo chiudere i confini del paese, promuovendo una politica di stretta autarchia (costringendo addirittura la classe dirigente spagnola a contrarre matrimoni misti con i mestizo) ed espropriando i possedimenti dei proprietari terrieri, dei mercanti e della chiesa. Francia morì nel 1840 e in seguito i suoi resti vennero dissotterrati e gettati in un fiume. Il suo successore Carlos Antonio López pose fine all'isolamento del Paraguay e diede inizio a un processo di modernizzazione, ma purtroppo generò anche un figlio megalomane che, innescando la catastrofica guerra contro la triplice alleanza formata da Argentina, Uruguay e Brasile ('guerra del Paraguay', 1864-1870), avviò il paese verso la distruzione. Con questo conflitto il Paraguay perse più di 150.000 kmq di territorio e quasi un quarto della sua popolazione, tra cui lo stesso figlio di Lopez.

Dopo la guerra la produzione agricola si riprese grazie a una nuova ondata di immigrati europei e argentini, ma il paese non riuscì a trovare una stabilità politica. All'inizio del nuovo secolo l'occupazione boliviana di alcune parti contese del Chaco provocò un aumento della tensione e nel 1932 la possibilità (rivelatasi poi infondata) che nella regione ci fossero dei giacimenti petroliferi condusse i due paesi al conflitto armato. L'esercito boliviano fu scacciato da gran parte del Chaco e il trattato con cui la guerra si concluse assegnò al Paraguay tre quarti del territorio.

Dopo la guerra del Chaco il panorama politico si fece ancora più turbolento, finché una breve guerra civile portò al potere nel 1949 il Partito Colorado. Nel 1954 un colpo di stato fece salire alla carica di presidente il generale Alfredo Stroessner, un uomo vanaglorioso ma dal carattere inflessibile che servendosi di torture, omicidi, epurazioni politiche e frodi elettorali rimase al potere per 35 anni. Nel 1989 Stroessner venne rovesciato e fu sostituito da un altro comandante militare, il generale Andrés Rodríguez, il quale, a dispetto dello scetticismo con cui venne accolta la sua ascesa alla presidenza (era pur sempre l'ex braccio destro di Stroessner), sospese il perenne stato di emergenza, eliminò la censura, legalizzò i partiti di opposizione e rilasciò i prigionieri politici.

Il Paraguay conobbe una crescente stabilità politica fino all'elezione nel 1993 di Juan Carlos Wasmosy, accanito assertore del libero mercato e in precedenza membro della fazione di Stroessner. La sua presidenza fu segnata da un numero impressionante di scioperi nazionali e in seguito Wasmosy venne indagato per alcuni affari illeciti legati alla costruzione degli impianti idroelettrici.

Nel maggio del 1998 il Partito Colorado confermò la propria posizione con l'elezione del presidente Raul Cubas, un ingegnere elettrico presentatosi dopo che il generale Lino Oviedo, il candidato del partito, era stato incarcerato nel bel mezzo della campagna elettorale con l'accusa di essersi ribellato contro Wasmosy nel 1996. Proprio quando la situazione sembrava migliorare, anche Cubas venne preso di mira dalla magistratura con l'accusa di aver liberato Oviedo nonostante la corte suprema ne avesse vietato la scarcerazione. Quando nel marzo del 1999 il vicepresidente Luis Argaña fu assassinato, l'opinione pubblica attribuì la responsabilità dell'accaduto a Cubas e Oviedo e il presidente fu costretto a rassegnare le dimissioni. La presidenza passò a Luis González Macchi, ex presidente del senato, mentre Cubas e Oviedo cercarono rifugio nei paesi confinanti.

Il presidente Macchi sta tentando di rimettere in sesto le finanze dello stato che, per la prima volta, non sono più interamente nelle mani del Colorado. Gli USA hanno accusato il Partito Colorado di contrabbando, riciclaggio di denaro, con i trafficanti di cocaina boliviani.

Nell'agosto 2000 il partito d'opposizione, dopo più di cinquant'anni, ha ottenuto una vittoria storica con l'elezione del vicepresidente Julio Cesar Franco, che ha per pochi voti superato il figlio dell'ex vicepresidente Argaña. Il governo sta anche allontanando dal potere politico e militare personaggi sospettati di violazioni dei diritti umani, di corruzione e di altri crimini.

A causa di scontri causati dagli antigovernativi, con alcuni morti e diversi feriti, nel luglio 2002 il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del presidente, ritenendolo responsabile della protratta recessione che affligge il paese, mentre Macchi ha accusato il generale Oviedo di fomentare la rivolta dal Brasile.

In agosto, per risollevare la difficile situazione il Fondo Monetario Internazionale ha proposto al Paraguay un prestito di 200 milioni di dollari.

Circa diecimila persone si sono radunate davanti al Parlamento, il 17 settembre, per chiedere nuovamente le dimissioni di Macchi. La polizia, dopo che l'invito a sgomberare la piazza è stato respinto, è intervenuta pesantemente provocando una cinquantina di feriti e arrestando trecento dimostranti. Anche in Paraguay, come in Argentina, la moneta è stata svalutata ed è esplosa la crisi bancaria. Contrabbando, corruzione e scandali dilagano mentre Macchi, implicato in un processo per corruzione, ha rischiato l'impeachment.

Le elezioni del 27 aprile 2003 sono state vinte da quelli di sempre, Ó. Nicador Duarte Frutos del Colorado Party è presidente, battendo Julio César Franco, del Partido Liberal Radical Auténtico. Dichiarato presidente il 23 maggio, Duarte è entrato in carica il 15 agosto ma la mancanza di una maggioranza in Senato costringe la sua politica a compromessi e a non affrontare le riforme necessarie a risollevare il paese dal deficit che ha raggiunto i 143 miliardi di dollari. Se non vi sono riforme non arrivano aiuti economici dal FMI e la crisi economica è destinata a perdurare.

 

Cultura

Il teatro, che gode di molta popolarità, propone spettacoli non solo in spagnolo ma anche in guaraní. Molte gallerie espongono quadri di un'originalità sorprendente. Il poeta e romanziere Augusto Roa Bastos è la più importante figura letteraria del paese.

La musica paraguayana è un fenomeno piuttosto curioso, perché nonostante la maggioranza della popolazione parli la lingua indigena la produzione musicale affonda le proprie radici in Europa e non mostra pressoché alcuna traccia di influenze nere, brasiliane o argentine. Gli strumenti principali sono la chitarra e l'arpa e le canzoni in genere sono lente e malinconiche. I balli, come la polka e la danza della bottiglia (così chiamata perché viene eseguita con un vaso in equilibrio sulla testa), sono invece molto più vivaci. Agustín Barrios (1885-1944), uno dei compositori di musica per chitarra più stimati del Sudamerica, spesso eseguiva le proprie composizioni vestito in costumi tradizionali guaraní, proponendosi come il Paganini della chitarra paraguayana.

La religione ufficiale del paese è il cattolicesimo, ma l'influenza della chiesa è meno pronunciata che in molti altri paesi latino-americani. Altri gruppi religiosi presenti nel paese sono quello dei mennoniti e la controversa Nuova Missione delle Tribù, un gruppo evangelico che in passato agì con l'appoggio della dittatura di Stroessner.

La dieta dei Paraguayani è composta principalmente da piatti a base di carne e da alimenti tropicali e subtropicali. In quasi tutti i pasti sono presenti i cereali (soprattutto mais) e la manioca. Provate il 'locro', uno stufato di mais, la 'mazamorra', una poltiglia di grano, lo 'mbaipy so-ó', un budino caldo di mais con pezzi di carne, e il 'sooyo sopy', una zuppa densa a base di carne macinata servita con riso o taglierini. Tra i dessert, lo 'mbaipy he-é' è un delizioso miscuglio di mais, latte e melassa. L'infuso di mate viene consumato in quantità industriali e altre bevande molto diffuse sono il mosto (succo di canna da zucchero) e la caña (alcol di canna).

 

Ambiente

Racchiuso tra il Brasile, l'Argentina e la Bolivia, il Paraguay è privo di sbocchi sul mare. Il Río Paraguay, il terzo fiume in ordine di lunghezza dell'emisfero occidentale, divide il paese in due parti disuguali. Nella zona a ovest del fiume si estende il Chaco, una regione sterile e scarsamente popolata che costituisce circa il 60% del paese; la sezione orientale, dove è concentrata la stragrande maggioranza della popolazione, è invece costituita da un altopiano con praterie interrotte da tratti di foreste subtropicali che si spinge fino al Río Paraná, al confine con il Brasile e l'Argentina.

Il Paraguay possiede una fauna piuttosto varia che comprende pappagalli e parrocchetti, micterie, are color giacinto, pecari del Chaco, in passato ritenuti estinti, grandi rettili quali caimani, anaconda e boa constrictor. A causa dell'alta densità di popolazione, nelle zone rurali del Paraguay orientale mammiferi quali il formichiere gigante, il lupo dalla criniera, il tapiro brasiliano e il giaguaro stanno rapidamente scomparendo.

Il Paraguay orientale ha un clima umido e precipitazioni distribuite uniformemente per tutto il corso dell'anno. In estate (da gennaio a marzo) le temperature sono elevate pressoché ovunque (in media 35°C) mentre in inverno (da luglio a settembre) possono scendere a 5°C. In questo periodo talvolta si verificano delle gelate, ma la neve è praticamente assente. Nel Chaco fa più caldo e le precipitazioni cadono in modo più irregolare.

 

Precauzioni

A causa della difficile situazione economica e sociale del paese, si registra un recente aumento di furti e aggressioni a scopo di rapina. Si raccomanda di evitare i dipartimenti di San Pedro, Canindeyú, Caaguazú, nella parte centro orientale confinante con il Brasile e le città di Pedro Juan Caballero (nel nord-est del paese) e di Ciudad del Este nei pressi della frontiera con il Brasile.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Asunción è una località comoda per il traffico aereo del Cono Australe. La tassa d'imbarco ammonta a US$16. Per quanto riguarda i punti di confine terrestri ce ne sono tre con l'Argentina, due con il Brasile e uno (ma problematico) con la Bolivia. Un'imbarcazione presta servizio sul Río Paraguay collegando Asunción con la città brasiliana di Corumbá, ma non segue un calendario regolare.

Trasporti interni: La Líneas Aéreas de Transporte Nacional (LATN) e la Transportes Aéreos del Mercosur (TAM), il servizio passeggeri dell'aviazione militare, offrono voli abbastanza economici per varie località del Paraguay settentrionale e per alcuni luoghi del Chaco. Molte città del paese sono servite dagli autobus. Gli antiquati treni a vapore (alimentati a legna) costano pochissimo ma sono molto lenti, fatta eccezione per il tratto di 28 km da Asunción ad Areguá, sul lago Yparacaí. Viaggiare in auto può essere pericoloso (specialmente di notte) perché ci si può improvvisamente trovare la strada sbarrata da un carro o dal bestiame. Vi sono anche delle imbarcazioni che navigano sul Río Paraguay collegando Asunción con alcune città situate sul fiume. La capitale dispone di una costosa rete di autobus e di taxi (anch'essi cari) che calcolano le tariffe con il tassametro.

Mete principali

Asunción
Asunción, capitale e città più grande del Paraguay, sorge su alcune modeste colline che si affacciano sulla sponda orientale del Río Paraguay. La maggior parte dei luoghi interessanti si trova in una zona delimitata dal lungofiume, da Avenida Colón a ovest, da Calle Haedo e Calle Luis A. Herrera a sud e da Calle Estados Unidos a est. Le scarse vestigia coloniali e la quasi totale assenza di un piano regolatore hanno dato vita a un intrico di eclettici edifici nuovi e quartieri occupati abusivamente.

Ora non si corre più alcun pericolo ad avvicinarsi e fotografare il Palacio de Gobierno e questo è un grande passo avanti rispetto all'epoca del governo del Supremo, che ordinava di sparare a vista a chiunque venisse sorpreso a guardare il palazzo. Nei pressi sorge la Casa Viola, uno dei pochi edifici coloniali ancora esistenti e ora trasformata in museo. Altri luoghi da vedere sono la Casa de Cultura Paraguaya, l'ottocentesca cattedrale con il suo museo e la Casa de la Independencia, che oltre a essere l'edificio più antico di Asunción (1772) è anche il luogo in cui venne dichiarata l'indipendenza. Ci sono anche alcuni bei parchi, tra cui il Jardín Botánico, e il Museo del Barro, che custodisce la collezione di arte moderna più importante della città. Lo zoo una volta era un posto orribile con animali malconci rinchiusi in gabbie piccole e maleodoranti, ma ci è stato riferito che la nuova gestione lo ha rimesso in sesto e che sta cercando di fornire una sistemazione adeguata agli esemplari della fauna del paese.

Gli alberghi e i ristoranti economici sono situati prevalentemente in centro, verso il lungofiume oppure nei quartieri a est. I cinema proiettano soprattutto film pornografici o di arti marziali, ma i centri culturali offrono un interessante panorama di spettacoli teatrali e musicali. I negozi migliori sono in Calle Colón, Calle Pettirossi, Calle Palma e Calle Estrella.

Paraguay orientale
Molti dei luoghi più interessanti del Paraguay sono collocati a breve distanza dalla capitale. Questo è, per esempio, il caso di Itaguá, dove si confeziona il famoso pizzo detto 'ñandutí', e di Areguá e San Bernardino, entrambi sul Lago Ypacaraí. A ovest è situata Caacupé, il più importante centro religioso del paese e meta di un pellegrinaggio annuale. Il Parque Nacional Ybycuí, a sud, dispone di scarse attrezzature turistiche e tutela una delle poche aree di foresta pluviale del paese.

In cima a una collina a sud-est della capitale sorge Trinidad, una 'reducción' gesuitica costruita tra il 1706 e il 1760; la chiesa, elemento centrale del complesso, è ben conservata. Altri interessanti rovine gesuitiche sono a San Ignacio Guazú e a Santa María.

Se invece volete vedere qualcosa di più moderno, può essere interessante visitare la diga di Itaipú, il più grande impianto idroelettrico del mondo (1350 kmq). Un altro luogo da non perdere è il Parque Nacional Cerro Corá, una zona di foresta tropicale secca e savana annidata tra scoscese e remote colline; questo parco custodisce anche molte importanti vestigia storiche e culturali, come alcune grotte precolombiane, petroglifi e il luogo in cui morì Francisco Solano Lopez alla fine della 'guerra del Paraguay'.

Il Chaco
Il Chaco è una regione pianeggiante abitata da una consistente popolazione india. L'unica strada asfaltata, la Ruta Trans-Chaco, conduce alla comunità religiosa di Filadelfia, dove negli anni '20 del XX secolo si insediarono i mennoniti. Ci sono altre due colonie mennonite, Loma Plata, la più antica e più tradizionalista, e Neu-Halbstadt, dove si possono acquistare prodotti dell'artigianato indio. Verso il confine con la Bolivia è situato il Parque Nacional Defensore del Chaco, una pianura alluvionale coperta di boschi interrotta soltanto dal Cerro León, alto 500 m. In questa fitta foresta vivono alcune delle specie faunistiche paraguayane sull'orlo dell'estinzione ed è anche possibile vedere felini di grossa taglia quali giaguari, puma e ocelot.

 

 

Mete alternative

Piribebuy
Durante la 'guerra del Paraguay' il villaggio di Piribebuy, a est di Asunción, funse da capitale del Paraguay, mentre oggi è una località tranquilla e di scarsa importanza, degna di nota solo per la sua bella chiesa, la forte bevanda locale detta 'caña' e un interessante museo che viene aperto su richiesta da un veterano della guerra del Chaco. Quest'uomo, ferito tre volte dalle pallottole boliviane, con il suo passo lento vi accompagnerà mostrandovi alcuni malridotti reperti e infine vi farà vedere la sua uniforme bucata e insanguinata.

Fortín Toledo
Questo luogo, fulcro dei combattimenti di trincea durante la guerra del Chaco, ora è sede di una riserva nella quale vive una piccola popolazione di pecari del Chaco, una specie ritenuta estinta nel Pleistocene e riscoperta nel 1975. La riserva, finanziata in parte dallo zoo di San Diego, è aperta ai visitatori, ma solo compatibilmente con i suoi programmi e impegni. Nei pressi ci sono alcune fortificazioni abbandonate e un cimitero militare.

Nueva Australia
Quella che dopo molti cambiamenti di nome venne battezzata Nueva Australia si trova nel Paraguay orientale ed è quanto rimane di un esperimento socialista nato alla fine del XIX secolo su iniziativa di un gruppo di immigrati australiani. Indicata su alcune cartine con il nome di Hugo Stroessner (padre del dittatore), questa colonia attirò un buon numero di persone con la sua ambiziosa propaganda sul potenziale economico della zona, ma non riuscì a realizzare le aspettative che si era proposta e nel 1896 fallì definitivamente.

 

 

Polonia

 

Situata nel cuore dell'Europa, la Polonia è stata in passato un luogo di unione e di divisione tra l'Europa orientale e quella occidentale. Oggi, libera da interferenze straniere, la Polonia è il paese che si deve visitare se si vuole vedere come una nazione riesca a rialzarsi da terra e a reinventare se stessa. È uno stato dalle molte facce, dove la capitale e le antiche città medievali sono vezzeggiate da sofisticati cittadini spesso intriganti e dove i carri trainati da cavalli percorrono i vicoli cittadini in zone in cui il XXI secolo sembra non essere ancora arrivato.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica polacca

Superfice
312.685 kmq

Popolazione
38.622.660 abitanti (tasso di crescita demografica 0%)

Capitale
Varsavia (1.607.600 abitanti, 2.201.900 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
97,6% polacchi, 1,3% tedeschi, 0,6% ucraini, 0,5% bielorussi

Lingua parlata
polacco

Religione
95% cattolica, 5% russo-ortodossa, protestante

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare

 

Economia

PIL
368,1 miliardi di dollari

PIL pro capite
9.500 dollari

Crescita economia annua
1,9%

Inflazione %
2,5%

Settori/prodotti principale
industria meccanica, mezzi di trasporto, carbone, ferro, acciaio, prodotti chimici e farmaceutici, cantieri navali, industria alimentare, vetro, prodotti tessili, patate, barbabietole da zucchero, cereali, ortaggi, suini, bovini, equini, ovini, pesce

Principale partner commerciali
Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica ceca, Russia, USA

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno del visto per soggiorni fino a tre mesi

Turismo
8 milioni di visitatori all'anno

Rischi sanitari
cure ospedaliere inadeguate, soprattutto nelle zone rurali

Elettricita
220 V, 50 Hz AC

Fuso orario
1 ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

La stagione turistica va approssimativamente da maggio a settembre e culmina nei mesi di luglio e agosto. In questo periodo le spiagge sul Baltico sono invase dai turisti, così come le località turistiche e le stazioni termali, i laghi della Masuria si riempiono di barche a vela e le montagne sono affollate. Forse il periodo migliore è la tarda primavera (da metà maggio a giugno) o l'inizio dell'autunno (da settembre a metà ottobre), quando il clima è già caldo e si svolgono molte manifestazioni culturali. In inverno fa freddo e le giornate sono corte e molti campeggi e ostelli sono chiusi, ma è comunque un buon periodo per visitare le città.

 

Eventi e Manifestazioni

Con una popolazione profondamente cattolica, le celebrazioni religiose sono di grande importanza nella vita sociale polacca. Ciò è particolarmente evidente a Natale e a Pasqua, ma in qualsiasi domenica si possono apprezzare la devozione e il fervore religioso polacco. Tutte le chiese (e ce ne sono davvero tante) si riempiono durante le messe domenicali.

Tra le principali manifestazioni musicali, il Festival Musicale nella Vecchia Cracovia si svolge a Cracovia ogni agosto, mentre a Wroclaw in settembre si tiene il Wratislavia Cantans, caratterizzato da oratori e cantate. Varsavia è un fiorente centro culturale, con concerti di musica contemporanea in autunno e di jazz alla fine di ottobre. Gli Incontri del teatro di Varsavia in gennaio propongono i migliori spettacoli realizzati nei teatri polacchi l'anno precedente. Il Festival del cinema polacco di Gdynia a novembre è il principale evento per le produzioni cinematografiche della Polonia.

In tutta la Polonia si celebrano piccole feste locali, fiere e gare, spesso legate al folclore locale, soprattutto all'inizio dell'estate e dell'autunno.

 

Prezzi e costi

Valuta
Zloty polacco (zl/ )

Economicita del paese
Non è più conveniente come una volta, ma la Polonia è ancora una destinazione economica per i turisti. Se si è abituati a noleggiare l'auto e ad alloggiare in alberghi di lusso si può spendere quasi quanto in Europa occidentale. Tuttavia, se ci si accontenta di alberghi economici, ristoranti a prezzi medi, viaggi in autobus o treno, alcune birre, qualche museo e una saltuaria corsa in taxi, si dovrebbe riuscire a spendere US$30 al giorno.

In qualsiasi modo lo si porti, il denaro è abbastanza al sicuro durante il viaggio in Polonia. I travellers' cheque sono abbastanza facili da incassare dovunque si vada, ma si ottiene un tasso di cambio leggermente migliore con i soldi in contanti. Le carte di credito stanno diventando sempre più diffuse - le si può utilizzare per pagare il conto negli alberghi e nei ristoranti più lussuosi, nelle agenzie di noleggio e per i trasporti a lunga distanza. Con le carte dei principali circuiti si può anche prelevare denaro in contanti.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$3-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$15 e oltre

Albergo economico: US$8-20
Albergo di categoria media: US$20-40
Albergo di categoria elevata: US$40-100

 

Sport e tempo libero

Le escursioni a piedi sono l'attività più diffusa e non senza ragione. Gli itinerari più frequentati sono quelli nei Monti Tatra, ma Pieniny, Bieszczady o Karkonosze offrono altrettante opportunità. La canoa è praticabile in molti corsi d'acqua, anche se i fiumi principali sono abbastanza inquinati. I fiumi Krutynia e Czarna Hancza, entrambi nella Masuria, sono quasi intatti e offrono alcune delle migliori possibilità per praticare il kayak. I Laghi Masuri sono ideali per la vela e, ovviamente, in estate sono affollati da centinaia di barche. È possibile noleggiare un'imbarcazione a vela a Gizycko, Mikolajki e in diverse altre località turistiche della zona. La Polonia ha circa un migliaio di grotte, soprattutto negli altipiani vicino a Cracovia e nei Monti Tatra. Chi non vuole avventurarsi in quelle inesplorate può visitarne alcune aperte al turismo: le più spettacolari sono la Grotta dell'Orso nei pressi di Klodzko e la Grotta del Paradiso vicino a Kielce. Le attività sciistiche si concentrano nei Carpazi: Zakopane, ai piedi dei Tatra, è senza dubbio la più famosa stazione sciistica polacca, ma anche Szczyrk nei Beskid Slaski è frequentata.

 

Storia

La Polonia ha una lunga storia di conquiste. Tutti i grandi (e molti dei piccoli) imperi europei hanno avuto a che fare con questa nazione da quando i polani ('popolo dei campi') vi si stanziarono attorno al X secolo. Le continue invasioni sono cessate solo recentemente con la fine dell'influenza sovietica.

Guerra e dominio straniero non è però la sola storia della Polonia. Una delle potenze culturali d'Europa, oltre che granaio del continente in passato, la Polonia ha prosperato sotto alcuni monarchi illuminati e decisi. Casimiro III il Grande (1333-70) ebbe una certa fama, fondando una delle prime università europee a Cracovia e una ampia rete di castelli e fortificazioni nel paese. Tra le espansioni e le riduzioni territoriali, la ricchezza e la povertà che si sono alternate nel corso dei secoli, le infrastrutture lasciate da Casimiro sono rimaste salde - gran parte dei problemi della Polonia infatti sono stati causati dall'esterno.

La stabilità interna cessò nel XVII secolo. Con il parlamento bloccato da un accordo secondo il quale qualsiasi legge poteva essere proibita da un qualsiasi delegato, passarono interi decenni senza che una norma venisse approvata e in Polonia crebbe il dissenso. Mentre i nobili concentravano il potere nelle loro mani, usurpando i diritti politici e governando i loro latifondi come feudi, gli invasori stranieri regolarmente si impossessavano di regioni polacche. La Russia in particolare esercitò una notevole influenza, ma significative battaglie furono combattute anche contro tatari, ucraini, cosacchi, ottomani e svedesi.

Alla fine del XIX secolo, la Polonia era in disarmo. Quattro milioni di persone erano morte a causa di guerre, carestie e peste bubbonica, e Russia, Prussia e Austria sperimentarono vari modi per spartirsi il paese. Malgrado il costante miglioramento delle condizioni, almeno sulla carta, la povertà era diffusissima nelle campagne e circa un quinto dei 20 milioni di polacchi emigrò, soprattutto negli Stati Uniti.

Proprio quando sembrava che le condizioni della Polonia avessero toccato il fondo, scoppiò la prima guerra mondiale. Dato che le tre potenze che occupavano la Polonia erano coinvolte nella guerra, gran parte dei combattimenti si svolsero in territori occupati da polacchi, che spesso furono costretti ad arruolarsi in eserciti nemici e a combattere l'uno contro l'altro. La perdita di vite umane fu impressionante. Nel caos del dopoguerra, soprattutto con la preoccupazione della Russia per la Rivoluzione d'ottobre, la Polonia riuscì a cementare la sua malandata popolazione e cercò di costruire una nazione e un senso di identità nazionale praticamente da zero. Questo monumentale progetto procedette abbastanza bene fino alla seconda guerra mondiale, quando prima la Germania e poi l'Unione Sovietica invasero la Polonia, soggiogando la sua popolazione - i nazisti si interessarono soprattutto agli ebrei.

Il governo polacco in esilio instaurò una relazione di fatto con Stalin, una sordida alleanza che offriva ben poco ai polacchi che ancora vivevano in Polonia. I sovietici mandarono i polacchi mal equipaggiati a farsi massacrare dai nazisti, inviando poi l'Armata Rossa a concludere i combattimenti, accaparrarsi la gloria e occupare un'ulteriore porzione di territorio polacco. Nel 1945 la Polonia era distrutta (ancora una volta), con 6 milioni di morti, la metà dei quali ebrei. Alla conferenza di Yalta del febbraio 1945, Roosevelt, Churchill e Stalin decisero di lasciare la Polonia sotto il controllo sovietico e la Polonia divenne un luogo di repressione e massacri in stile stalinista. I polacchi non sposarono mai lo stalinismo (che non era certo un regime tenero) e il periodo comunista fu caratterizzato da un'ondata di scioperi.

A mano a mano che le speranze di prosperità diminuivano, aumentarono le organizzazioni sindacali, sostenute da un'intellighenzia politicamente impegnata. La trionfale visita di papa Giovanni Paolo II nella sua terra natale nel 1978 aumentò enormemente il fermento politico. L'organizzazione e l'articolazione dei movimenti sindacali divennero superiori a quelle del demoralizzato governo comunista e, nel 1980, lo stato non poteva più utilizzare la forza contro i suoi oppositori. Le iniziali richieste di aumento degli stipendi assunsero ben presto una rilevanza politica ed economica di carattere più generale. Le delegazioni dei lavoratori polacchi si riunirono nel sindacato Solidarnosc, guidato da Lech Walesa. Solidarnosc ebbe un effetto dirompente sull'intera società polacca, arrivando a contare dieci milioni di affiliati nei suoi primi mesi di vita, 1 milione dei quali venivano dai ranghi del partito comunista. Dopo oltre una generazione di limitazioni, i polacchi si lanciarono in una spontanea e caotica sorta di democrazia. Sebbene il governo avesse concesso ai lavoratori il diritto di organizzarsi e il diritto di scioperare, tutto questo si rivelava un po' troppo da sopportare: la legge marziale fu introdotta nel 1981, Solidarnosc fu bandita e i suoi leader arrestati, compreso Walesa. Le brutalità della legge marziale furono progressivamente abbandonate ma Solidarnosc fu obbligato a operare come organizzazione clandestina fino a quando la perestrojka avviata da Gorbaciov sortì i suoi effetti anche in Polonia.

Nel 1989 furono indette elezioni semilibere e Solidarnosc riuscì a far eleggere una grande maggioranza dei suoi sostenitori nella camera alta del parlamento. Walesa divenne presidente nel 1990, ma il suo periodo al potere coincise con un graduale passaggio dall'euforia alla disillusione. Non ci sono stati miracoli economici né stabilità politica e lo stile presidenziale di Walesa e i suoi risultati sono stati ripetutamente criticati da quasi tutte le forze politiche e dalla maggioranza dell'elettorato. Gli ex comunisti Aleksander Kwasniewski e Wlodzimierz Cimoszewicz sono subentrati a Walesa nel 1995, restando in carica fino alla fine del 1997, quando la coalizione di Jerzy Buzek guidata da Solidarnosc ha assunto il potere. La nuova Polonia sta raccogliendo credibilità internazionale sfruttando le sue risorse materiali ed è divenuta membro della NATO nel 1999. Buzek ha anche promesso di lavorare per entrare nell'UE.

Le elezioni parlamentari del settembre 2001, vinte da una coalizione postcomunista formata dai socialdemocratici (Sld) di Lesnek Miller e l'Unione del lavoro (socialisti) di Marek Pol (Up), sono state caratterizzate dal crollo di Solidarnosc, che non ha ottenuto alcun seggio.

Il presidente russo Putin ha visitato la Polonia nel gennaio 2002, e il colloquio con il presidente Kwasniewski ha segnalato un miglioramento delle relazioni tra i due stati, dopo il 1999.

Nel giugno 2003, il referendum sull’adesione della Polonia all’Unione Europea ha raggiunto e anzi ha ampiamente superato il quorum (ha votato il 56,1% dei polacchi). La percentuale dei favorevoli all’adesione è stata intorno all’81,9%. Sino all’ultimo aveva prevalso la paura per l’astensionismo; infatti, sabato 7 giugno, primo giorno del referendum, aveva votato solo il 17,6% degli aventi diritto.

Il 1° maggio 2004 la Polonia, insieme ad altri nove paesi (Repubblica Ceca, Slovenia, Repubblica slovacca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro), sarà a tutti gli effetti membro dell'Unione Europea.

 

Cultura

Le prime manifestazioni culturali polacche risalgono all'epoca di Sigismondo I il Vecchio (1506-48), quando il latino fu gradualmente soppiantato dal polacco, nacque una letteratura nazionale e fiorì l'architettura. Altra caratteristica del periodo furono gli studi scientifici: nel 1543, l'astronomo Niccolò Copernico pubblicò De rivolutionibus orbium celestium, proponendo la folle ipotesi che fosse la Terra a muoversi intorno al Sole. Il successivo re polacco, Sigismondo II Augusto (1548-72) continuò il patrocinio delle arti e della cultura intrapreso da suo padre e i due regni furono identificati con l'età d'oro della Polonia.

La scultura e la pittura polacca hanno temi tipicamente religiosi e in molte chiese ci sono rappresentazioni gotiche e rinascimentali della Madonna e di Cristo. La decorazione ornamentale di tombe era una specialità degli scalpellini polacchi e la loro arte è evidente nelle facciate a bassorilievo di molte case rinascimentali. Le opere secolari hanno sempre avuto carattere prevalentemente documentario, praticamente fino a oggi. Fa eccezione Zdzislaw Beksinski: nato nel 1929, ha creato un misterioso e particolare mondo onirico e da molti è considerato il migliore artista che la Polonia abbia mai prodotto.

La Polonia ha prodotto alcuni ottimi scrittori di fiction, molti dei quali emigranti come Isaac Bashevis Singer, la cui opera ricrea in yiddish lo scomparso ambiente della Polonia ebrea. Tra i principali esponenti della cultura polacca contemporanea vi sono lo scrittore Ryszard Kapucinski, i registi Krzysztof Kieslowski (deceduto nel 1996) e Andrzej Wajda, i compositori Krzysztof Penderecki e Henryk Gorecki e il pianista Krystian Zimerman.

La cucina polacca è sostanziosa, a base di dense minestre e salse, abbondanti quantità di patate e gnocchi, molta carne e poche verdure. Gli aromi caratteristici sono aneto, maggiorana, semi di cumino e funghi selvatici; tra i piatti preferiti vi sono 'bigos' (crauti e carne) e 'barszcz' (minestra di barbabietole rosse). I pasti quotidiani sono quattro: una prima colazione la mattina presto, uno spuntino leggero a metà mattinata, un sostanzioso pranzo dopo il lavoro e una cena leggera prima di andare a letto. Tè e vodka sono le bevande più diffuse, entrambe consumate in grandi quantità (ma con conseguenze diverse).

 

Ambiente

La Polonia ha una forma vagamente quadrata, con una larghezza massima di circa 680 km da est a ovest e una lunghezza di 650 km da nord a sud. È delimitata dal Mar Baltico a nord-ovest, dalla Germania a ovest, dalla Repubblica Ceca e dalla Slovacchia a sud, da Ucraina, Bielorussia, Lituania e Russia a est. La parte settentrionale della Polonia è diversificata e piacevolmente ondulata, relativamente boscosa e coperta da diverse migliaia di laghi postglaciali. La piatta striscia centrale è la principale zona agricola, attraversata dal più lungo fiume del paese, la Vistola, che come tutti i fiumi polacchi scorre verso nord sfociando nel Mar Baltico. Scendendo a sud, il territorio sale culminando a ovest nei monti Sudeti e a est nei Carpazi che corrono lungo la frontiera orientale. La vetta più alta è il Monte Rysy (2499 m) nei Monti Tatra dei Carpazi, la catena alpina polacca.

Le foreste coprono appena un quarto del territorio polacco e sono popolate da lepri, cervi e cinghiali, che in genere vivono a coppie. Alcuni orsi bruni e linci vivono nelle foreste montane mentre nei boschi delle estreme regioni nord-orientali vivono gli alci. Diverse centinaia di bisonti europei, che all'inizio del XX secolo rischiavano l'estinzione, abitano il Parco Nazionale di Bialowieza. Gli uccelli si sono dimostrati più adattabili alle zone urbanizzate e inquinate dell'Europa, come dimostra un rapido sguardo al cielo della Polonia. Le cicogne, che costruiscono i loro nidi sui tetti e sui camini delle case di campagna, sono molto amate. I parchi nazionali polacchi sono distribuiti in modo regolare in tutto il paese, con una concentrazione nelle regioni montuose del sud-est. Anche i 'parchi panoramici' sono molto diffusi ma sono soprattutto aree scenografiche e non sono strettamente protette.

Il clima polacco risente del clima continentale che proviene da est e del clima marittimo che arriva da ovest. Di conseguenza, il tempo è molto variabile anche da un giorno all'altro e da un anno all'altro: un inverno può essere quasi senza neve e quello successivo può avere nevicate così intense da bloccare i trasporti per giorni interi. In genere, la Polonia centrale è la regione più secca, mentre le montagne ricevono molta più acqua (e neve in inverno). L'estate è solitamente calda e piacevole per i turisti, ma il sole è spesso interrotto da intensi temporali.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Ci sono voli diretti per Varsavia dalle principali località europee, oltre che da alcune città statunitensi con consistenti comunità polacche, come New York o Chicago. Non è prevista alcuna tassa d'imbarco. Il viaggio in treno o in autobus da alcune città europee può costare tanto quanto i voli più economici, a meno che non si abbia qualche sconto particolare. I collegamenti stradali con la Polonia sono buoni e in miglioramento, ma ci sono ancora dei ritardi in alcuni punti di confine, soprattutto quando si arriva da altri paesi dell'Europa dell'est. Molti punti di frontiera con la Repubblica Ceca e la Germania sono stati chiusi dopo che la terribile inondazione del 1997 ha distrutto i ponti. Ci sono collegamenti marittimi tra la Gran Bretagna e la Scandinavia e le città polacche di Danzica, Gdynia e Swinoujscie; molti traghetti effettuano anche il trasporto auto.

Trasporti interni: È meglio abbandonare l'idea di effettuare voli interni in Polonia, a meno che non si voglia sperperare i propri soldi. I treni sono abbastanza affidabili e i luoghi dove non arrivano sono serviti dagli autobus. Oltre ai lenti servizi pubblici, vi sono anche delle compagnie private che si fanno una spietata concorrenza per collegare le varie città. Avere a disposizione un'auto è sicuramente il modo più comodo per girare la Polonia, ma è meglio evitare di arrivare con un'auto di lusso, perché è un ovvio bersaglio per i ladri. Conviene fare il pieno di benzina ogni volta che si incontra un distributore e portare alcuni pezzi di ricambio per evitare di aspettare un paio di settimane perché arrivino dalla Germania. La Polonia rurale è abbastanza adatta al ciclismo, essendo prevalentemente pianeggiante e relativamente tranquilla, mentre le aree urbane sono poco adatte, con poche piste ciclabili e molti automobilisti ostili.

 

Letture consigliate

Konin. La città che vive altrove:
di Theo Richmond (Instar Libri, Torino 1998) Konin è una piccola cittadina polacca che al tempo della seconda guerra mondiale si trovava a poche decine di chilometri della frontiera con la Germania. L'autore ritrova attraverso una disperata ricerca le tracce della sua famiglia distrutta immediatamente dopo l'invasione tedesca.

L'utopia caduta. Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov:
di Massimo Salvadori (Laterza, Bari 1992) Questo volume prende in esame il periodo storico in cui è nato il comunismo .

Lech Walesa:
di François Gault (Jaca Book, Milano 1981) Appassionato reportage su un uomo e sul suo popolo.

Racconto per un amico:
di Halina Poswiatowska (Neri Pozza, Vicenza) L'autrice è una poetessa polacca, ammirata e venerata dai giovani del suo paese. Questo è il racconto della sua breve vita in cui inseguì vanamente la salute e il benessere fisico.

Polacchi. Se li conosci non li eviti:
di Ewa Lipniacka (Edizioni Sonda, Torino 1995) Spiega chi sono, come ragionano, cosa amano e cosa detestano i Polacchi. È una guida 'antropologica' semiseria, con uno scopo serissimo: prevenire e curare qualsiasi forma di xenofobia.

Chopin:
di Gastone Belotti (Edt, Torino 1984) La tormentata vicenda umana della figura simbolo del romanticismo, una completa boiografia corredata da un catalogo completo delle opere e da una ricca bibliografia.

 

Mete principali

Varsavia
Pur essendo emersa tardi nella storia polacca (all'inizio del XIV secolo), Varsavia con la sua posizione centrale è stata, salvo alcuni intervalli, la capitale della Polonia dal 1611. Centro culturale e industriale, Varsavia era una delle città mitteleuropee più belle e sofisticate fino a quando non divenne la città più devastata dalla seconda guerra mondiale. Per aspetto e spirito la Varsavia odierna è essenzialmente un prodotto del dopoguerra: le sue poche zone storiche sono state meticolosamente ricostruite, ma la maggior parte del paesaggio urbano è moderno. La nuova Varsavia è impressionante per la determinazione con la quale è stata riedificata, ma anche per gli edifici stalinisti e gli squallidi sobborghi in cemento prefabbricato.

La Vistola attraversa la città formando due parti nettamente diverse. La sponda occidentale sul lato sinistro del fiume comprende il centro vero e proprio e la città vecchia a nord. Quasi tutte le attrazioni oltre alla maggior parte delle strutture turistiche si trova da questo lato del fiume. La sponda di destra, il sobborgo di Praga, non ha luoghi di interesse turistico ed è praticamente disertata dai visitatori.

La città vecchia è stata ricostruita dalle fondamenta perché dopo la guerra non era altro che un cumulo di macerie. La monumentale ricostruzione, intrapresa tra il 1949 e il 1963, mirava a ricostruire l'aspetto della città nel suo periodo migliore, il XVII e il XVIII secolo. Ogni frammento architettonico autentico trovato tra le rovine è stato incorporato nel restauro. Nel 1945 la piazza della città vecchia comprendeva solo i muri di due case che emergevano tra le macerie; oggi è una armonica unione di Rinascimento, Barocco e Gotico. È un luogo vivace e d'atmosfera che non dà l'impressione di artificiosità ed è pieno di caffè all'aperto e bancarelle artistiche. Il Museo Storico di Varsavia occupa l'intero lato settentrionale della piazza ed espone un'impressionante documentazione sulla distruzione e la ricostruzione della città, oltre a splendide e ben allestite collezioni relative alla storia passata della città.

Il principale viale di Varsavia è la Via Reale, che va da nord a sud dal Castello Reale al Palazzo Lazienki, la residenza reale estiva. È una delle più grandiose strade d'Europa, con chiese, palazzi, gallerie e musei. A circa metà strada, guardando a est, bisogna annullare il proprio senso estetico e andare verso lo squallido e repellente edificio che ospita il Museo Nazionale per visitare un vero tesoro d'arte antica e contemporanea, tra cui spicca una magnifica collezione di affreschi staccati da una primitiva cattedrale cristiana a Pharos, nel Sudan, risalenti a un periodo tra l'VIII e il XII secolo. Si possono anche ammirare numerose croci copte.

Varsavia offre un'ampia varietà di cucine etniche e i locali sono aperti fino a notte fonda. I numerosi ristoranti nella città vecchia, in continuo aumento, preparano ricette tradizionali polacche e piatti internazionali. I club per studenti che si trovano lungo la parte meridionale della Via Reale propongono una grande varietà di attività culturali, tra cui recital, serate di poesia, cinema, teatro, concerti di musica rock, jazz e folk, ma i fine settimana sono in genere dedicati alla musica da discoteca.

Le strutture ricettive economiche si trovano in tutta la città, spesso lontane dal centro, e in genere sono prive di stile e di atmosfera. Ci sono un paio di validi ostelli nei pressi dell'università e alcune camere private sono disponibili attraverso le agenzie specializzate (ci si può informare presso il centro di fronte al Castello Reale). C'è un piccolo campeggio nei pressi del terminal principale degli autobus.

In quanto capitale della Polonia, Varsavia è un luogo nodale per i trasporti, sia interni sia internazionali. La stazione ferroviaria principale si trova nel centro, quella degli autobus è immediatamente a ovest del centro, mentre l'aeroporto è nella periferia meridionale della città, a circa 10 km dal centro.

I Tatra
I Tatra sono i monti più alti di tutta la catena dei Carpazi e costituiscono l'unica catena alpina del paese. Formano una regione di picchi torreggianti e ripide falesie rocciose con strapiombi di centinaia di metri che incombono sui laghi glaciali. La tarda primavera e l'inizio dell'autunno sono i periodi migliori per una visita perché il tempo è già bello ma i turisti sono pochi. A nord, ai piedi dei Tatra, si trova la regione di Podhale, punteggiata da decine di piccoli paesi dove gli abitanti conducono ancora la tradizionale vita degli altipiani. Ci sono infinite possibilità di effettuare escursioni a piedi, da quelle semplici a quelle più impegnative. Una delle più spettacolari è quella che arriva al passo Zawrat nella parte orientale della catena. Si può raggiungere con la funivia del monte Kasprowy Wierch e poi prendere uno dei numerosi sentieri lungo la cresta.

Zakopane è la principale località turistica dei Tatra polacchi. È una città piacevole, soprattutto lontano dall'estate e dai periodi di vacanza invernali, ed è un'ottima base per sciare o effettuare escursioni a piedi nelle montagne. Dalla città partono un treno al giorno per Varsavia e diversi autobus per Cracovia e altri centri regionali.

Cracovia
Capitale della Polonia per mezzo millennio, Cracovia ha visto e assorbito più storia di qualsiasi altra città polacca. Inoltre è passata pressoché indenne dalla seconda guerra mondiale e ha quindi mantenuto molti edifici antichi di periodi differenti: l'unica aggiunta fatta dal XX secolo è stata la pioggia acida. Le strutture più alte non sono i grattacieli bensì i pinnacoli delle vecchie chiese, eppure Cracovia non è un silenzioso monumento commemorativo di eventi passati, ma una città vivace e di carattere.

Attorniata da parchi, la città vecchia è compatta e deliziosa. Sulla piazza del mercato principale si affacciano edifici storici, musei e chiese. S. Adalberto è una delle chiese più vecchie, risalente al X secolo. Se si incontra un prete entusiasta in una giornata di grazia si potrebbero vedere aperte le tombe nella Chiesa dei Francescani. Uno dei migliori musei è il Museo Czartoryski, che ospita una notevole collezione di arte europea, oltre che armature e oggetti d'artigianato asiatico. Cracovia era la città di Oskar Schindler e ci sono delle visite guidate che ricostruiscono la sua storia e mostrano alcuni dei luoghi dove è stato girato il celebre film di Spielberg, Schindler's list.

La stazione degli autobus e quella ferroviaria sono l'una accanto all'altra ai margini nord-orientali della città vecchia. Ostelli e ristoranti per ogni gusto e fascia di prezzo si trovano in un raggio di 500 m.

I grandi Laghi Masuri
La parte centrale della Masuria ha la più alta concentrazione di laghi di tutta la Polonia: oltre il 15% del territorio è coperto dalle acque. I laghi principali, Sniardwy e Mamry, sono collegati da fiumi e canali per formare un unico grande sistema idrico. Ovviamente la zona è diventata una delle mete più frequentate dagli amanti delle barche da diporto e delle canoe. Le città sono sparse lungo il perimetro dei laghi: le principali sono Gizycko e Mikolajki. Quest'ultima offre le migliori opportunità dal punto di vista dell'alloggio e della gastronomia, mentre molte altre località chiudono fuori stagione. Il cicloturismo è un ottimo modo per visitare la zona dei laghi, soprattutto tenendo conto del precario stato dei trasporti regionali. Un treno notturno collega Gizycko a Danzica; altrimenti si può arrivare alla città di Ruciane-Nida, sui laghi meridionali, da Bialystok e Varsavia.

Oswiecim
Non costituisce un'attrazione nel normale senso della parola: è una città industriale di medie dimensioni, 60 km a ovest di Cracovia, il cui nome polacco dice ben poco ma quello tedesco, Auschwitz, è tragicamente evocativo. Nel 1945 i nazisti in ritirata distrussero parte di quello che era il loro campo di concentramento più grande, ma ciò che resta delle fabbriche della morte in questa tranquilla zona di campagna è più che sufficiente per testimoniare l'orrore dell'olocausto. Quattro milioni di persone, 2,5 milioni dei quali Ebrei, furono uccisi ad Auschwitz e nel vicino campo di Birkenau. Entrambi sono aperti al pubblico e sono praticamente rimasti così come furono abbandonati dai nazisti. I tragici fatti legati alle camere a gas, ai forni crematori, alle baracche e al filo spinato rendono questo luogo spettrale e scioccante.

 

 

Mete alternative

Torun
Situata 200 km a sud di Danzica, Torun è il luogo di nascita di Copernico, l'uomo che 'fermò il Sole e mosse la Terra'. È una bella cittadina che risale al XIII secolo, quando i Cavalieri Teutonici la trasformarono in uno dei loro avamposti. La città divenne un porto anseatico intorno al 1280, raccogliendo ricchezze che permisero la costruzione degli eleganti edifici gotici visibili ancora oggi. Se si trascorrono alcuni giorni qui mangiando il locale pane allo zenzero, l'unico problema sarà l'overdose da splendidi luoghi da cartolina.

Zamosc
Progettata nel suo complesso quattro secoli fa, Zamosc fu costruita rapidamente sotto gli ordini di Jan Zamoyski, cancelliere dell'epoca. Zamoyski voleva edificare una città perfetta che doveva essere un importante centro culturale e commerciale e una cittadella inespugnabile. L'esperimento funzionò, dato che la città era situata all'incrocio dei principali itinerari commerciali e ben presto attirò capitali e immigranti, sviluppando una notevole tradizione culturale. La città si rivelò anche capace di difendersi, dato che fu una delle tre sole città polacche a resistere all'assedio svedese del 1656. Oggi è un luogo incantevole, ben lontano dagli itinerari turistici, ma con alloggi ragionevolmente economici e alcuni buoni bar e club. Ci sono buoni collegamenti con Lublino, 120 km a nord-ovest.

Glogowek
Nascosta alle pendici dei Sudeti, Glogowek è una delle tante città medievali che hanno conservato il loro antico piano urbanistico, completo di piazza, chiesa e vecchie abitazioni. La Vergine Maria nera con il bambino situata nella copia del reliquiario italiano attira molti pellegrini. C'è un piccolo albergo e un ostello della gioventù che apre d'estate. I treni collegano Glogowek a Cracovia e ad altre città passando da Nysa.

 

 

Portogallo

  

SuperficieKmq 91.985

AbitantiMilioni 10

DensitàAb/Kmq 107

LinguaPortoghese

MonetaEscudo

ReligioneCattolica

Forma di governoRepubblica

 

Territorio

Il territorio portoghese forma una specie di rettangolo allungato nel senso nord-sud.

Ha una lunghezza massima di 550 Km ed una larghezza media di 150 km. Il paese corrisponde alla estremità occidentale della penisola iberica.

La formazione del territorio è molto diversa nelle varie zone del paese. E' comunque rappresentato da una serie di montagne che degradano dall'altopiano spagnolo fino all'oceano prendendo forma di colline ed infine pianura fino al mare. Le coste sono per la maggior parte sabbiose e basse con profonde rientranze alle foci dei fiumi.

I principali di essi sono: il Sago, il Montego ed il Tago. La montagna più alta è la Serra da Estrela (1991 m).

Il clima del Portogallo è condizionato dagli influssi dell'Oceano atlantico che lo rendono umido. E' comunque abbastanza mite in inverno e piuttosto caldo in estate.

La vegetazione è più ricca nel nord più fresco e meno nel sud più caldo ed asciutto.

 Popolazione

Il territorio portoghese ha attratto l'uomo fin dal 1000 a.C.. Furono i Lusitani i primi abitanti di queste regioni, ma è con la conquista dei romani che si può parlare di un popolo portoghese. Fu con loro che nacquero le prime città, il primo sistema di strade, la produzione della vite, la popolazione delle coste e delle pianure.

Vi furono poi dominazioni germaniche ed arabe fino all' XI secolo quando i Lusitani del nord del paese lo riconquistarono dando origine alla nazione portoghese.

I primi dati sulla popolazione sono del 1527, furono stimati 1,1 milioni di abitanti. Lisbona allora era la capitale dell'impero più vasto del mondo e Porto - al nord - era nota per i suoi traffici con l'Europa del nord, specie con l'Inghilterra.

Con lo svilupparsi dei viaggi transatlantici, dopo la scoperta dell'America, vi fu una grande emigrazione verso il nuovo mondo, soprattutto in Brasile ed alcuni paesi Africani.

La popolazione attuale del Portogallo è di circa 10.500.000 abitanti.

Le città principali sono: la capitale Lisbona che sorge sulla foce del Tago; Porto che sorge alla foce del Douro ed è un importante ed antico porto da cui partono grandi quantità di vino pregiato prodotto nella zona.

 Economia e politica

Dopo una lunghissima dittatura, il Portogallo, nel 1974 con l'ingresso di un governo democratico, sperava di risolvere i suoi gravi problemi economici. Purtroppo una forte arretratezza culturale e la povertà della sua industria ed agricoltura rendono ancora oggi questo paese ultimo nell'economia dei paesi europei.

Tuttavia il Portogallo oggi, con il suo ingresso nell'Unione Europea, ha molte più possibilità di sviluppo economico, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga per raggiungere il livello economico degli altri paesi europei.

Il Portogallo è oggi una Repubblica nella quale il Presidente, eletto dal popolo per 7 anni, ha ampi poteri. C'è un parlamento che ha potere legislativo ed un governo.

 Sia l'agricoltura che l'industria hanno una bassa produttività.

Il 50% dei prodotti alimentari consumati nel paese devono essere acquistati all'estero. L'agricoltura produce: frumento, riso, patate, mandorle, olive, arance. La coltura della vite e la conseguente produzione di vino sono una delle principali ricchezze agricole e commerciali del paese. E' famoso in tutto il mondo il vino "Porto" prodotto nella zona nord del Portogallo.

La pesca rappresenta un'altra fonte economica importante. Molte navi discretamente attrezzate pescano nell'Atlantico soprattutto sardine e tonni che vengono poi esportati in scatola.

 L'industria principale è quella di trasformazione dei prodotti agricoli ma vi sono anche industrie tessili e della lana, chimiche, del vetro e del cuoio.

Le strade e le ferrovie non sono molto sviluppate e moderne e sono tra le cause del lento sviluppo economico del Portogallo.

 Il turismo rappresenta una delle risorse economiche principali. Infatti l'arretratezza economica è anche una attrattiva per molti turisti che amano visitare luoghi ancora tranquilli dove è possibile trovare paesaggi e città ancora incontaminati dalla vita moderna e prezzi molto più bassi che in altri paesi.

 Religione, arte, folklore e cucina

La quasi totalità della popolazione portoghese è di religione cattolica e molti santi venerati nel cattolicesimo sono nati qui, tra cui S.Antonio di Padova.

Romania

 

Carretti trainati da cavalli che si fanno strada a fatica tra veloci automobili guidate da uomini d'affari impegnati al telefono cellulare; contadini che guardano Baywatch grazie all'antenna satellitare collocata nel cortile della loro fattoria. La Romania si sta sforzando di andare avanti, liberandosi lentamente, ma con convinzione, degli strascichi del regime di Ceausescu. La transizione non è semplice, anzi, sotto alcuni aspetti è addirittura penosa. In questo pittoresco scenario, dalla precipitosa corsa verso lo sviluppo, parte del paese è stata del tutto esclusa. Ma nel 1996 il regime neocomunista è stato sostituito da un nuovo governo intenzionato a promuovere serie riforme; così si può dire che il paese viva ora una nuova speranza.

La Romania offre maestosi castelli, città medievali, piacevoli escursioni e persino interessanti in una fauna così ricca e stazioni sciistiche tra le meno care di tutto l'ex blocco orientale. I rumeni, poi, nonostante siano tra i popoli più poveri d'Europa, generalmente non sono attratti dagli affari disonesti e non amano truffare i turisti. Sarete colpiti dall'unicità della Romania e certamente individuerete le tracce del grande sforzo che sta facendo per correre dietro al grande miraggio del mondo occidentale.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Romania

Superfice
237.500 kmq

Popolazione
22.271.839 abitanti (tasso di crescita demografica -0,21%)

Capitale
Bucarest (1.906.800 abitanti, 2.210.800 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
89,5% rumeni, 7,1% ungheresi, 1,8% gitani, 0,5% tedeschi, 0,3% ucraini, 0,8% russi, turchi, serbi, croati

Lingua parlata
rumeno, ungherese (in Transilvania), tedesco

Religione
70% rumeno-ortodossa, 3% rumeno-cattolica, 3% cattolica di rito greco (uniate), 6% protestante, 18% non affiliati

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare

 

Economia

PIL
166 miliardi di dollari

PIL pro capite
7.400 dollari

Crescita economia annua
4,5%

Inflazione %
22,5%

Settori/prodotti principale
tessuti, calzature, industria meccanica, assemblaggio di automobili, macchine agricole, carbone, oro, argento, manganese, piombo, rame, raffinazione del petrolio, legname, materiali da costruzione, prodotti chimici, combustibili, industria alimentare, frumento, cereali, barbabietole da zucchero, semi di girasole, patate, uva, pollame, uova, pecore merinos, bovini, suini, pesce

Principale partner commerciali
Italia, Germania, Francia, Turchia, USA, Russia

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
Dal 1° gennaio 2001 i cittadini italiani e gli altri cittadini della UE non hanno più bisogno del visto per una permanenza massima nel paese di 30 giorni. Eventuali prolungamenti del soggiorno possono essere richiesti in loco

Turismo
circa 2.830.000 visitatori all'anno

Rischi sanitari
febbre tifoide, epatite A e, nei boschi, encefalite da zecche

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
2 ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Maggio e giugno sono i mesi migliori per visitare la Romania, seguiti da settembre e i primi giorni di ottobre. In questi periodi potete meglio apprezzare i monasteri della Bucovina meridionale, con i loro splendidi dipinti, senza dover sopportare le orde di turisti. La primavera e l'autunno sono anche le stagioni migliori per il birdwatching nel Delta del Danubio. In Romania l'inverno è molto duro; in questa stagione il turismo si concentra nelle stazioni sciistiche, quali Poiana Brasov e Sinaia. La neve persiste fino a metà maggio, e la stagione per le escursioni non inizia davvero fino a giugno. Gli stabilimenti balneari sul Mar Nero iniziano a riempirsi verso la fine di giugno e sono affollati fino a metà agosto.

 

Eventi e Manifestazioni

La Romania ha un ricco calendario di feste tradizionali. Quelle minori di solito non vengono pubblicizzate, e conservano in tal modo la loro autenticità; è però difficile per il turista riuscire ad assistervi. Tra le festività fisse ricordiamo il Pellegrinaggio della Domenica di Pentecoste a Szekely, la più grande festa tradizionale e religiosa dell'anno, in Miercurea Ciuc. La fiera di Fundata, una festa tradizionale che originalmente serviva ai pastori per trovare moglie, ha luogo in giugno a Fundata, nei pressi di Bran. In luglio vengono organizzati concerti internazionali di musica da camera a Brasov e a Bran. In agosto, a Sighisoara, hanno luogo le Giornate medievali, due settimane di appuntamenti con l'arte, l'artigianato e la musica medievali; sempre ad agosto ricordiamo l'Hora de la Prislop, un festival di danze sfrenate al Passo di Prislop. In settembre, a Bran e nei suoi dintorni, si tiene il festival di Sambra, una manifestazione pastorale che festeggia la transumanza delle greggi dalle montagne. A dicembre, infine, ha luogo il festival natalizio De la Colind la Stea, a Brasov.

 

Prezzi e costi

Valuta
Leu rumeno (plurale: Lei) (L)

Economicita del paese
La spesa principale per chi viaggia in Romania è data sicuramente dall'alloggio. Le soluzioni economiche a Bucarest scarseggiano. Preventivate di spendere almeno US$25 per una camera doppia, con bagno in comune, in qualsiasi albergo raggiungibile a piedi dal centro di una città rumena. La sistemazione in una casa privata di campagna, compresa una colazione casalinga, costa da US$10 in su.

I prezzi dei pasti sono in costante crescita e sono proibitivi per la maggior parte dei rumeni; i ristoranti sono, di conseguenza, affollati di 'ricchi stranieri'. A Bucarest è difficile mangiare per meno di US$5, bevande alcoliche escluse. Fuori città è generalmente meno caro, e una bottiglia di buon vino locale può costare solo US$1,50. Cinema e teatri costano circa US$1, le entrate ai musei circa 20 cents. I trasporti, secondo gli standard europei, sono molto economici. Un viaggio di 100km in autobus o in un comodo treno espresso costa più o meno US$3. La benzina costa circa 45 cents al litro.

In Romania non ci sono problemi nel cambiare i travellers' cheque, ma possono esserci complicazioni se li si perde. Solo la American Express ha in Bucarest un ufficio che risolve questo problema. Gli sportelli che accettano le Visa/MasterCard sono sempre più numerosi in tutto il paese. Le carte di credito sono comunemente accettate negli alberghi, nei ristoranti e nei negozi. Sono indispensabili per noleggiare un'auto, a meno che non siate disposti a pagare in contanti in anticipo. Le banconote macchiate, scritte o consunte spesso vengono rifiutate dai cambiavalute. Assicuratevi quindi che il denaro che portate con voi sia in buone condizioni.

Le mance non sono una pratica diffusa in Romania ma, come regola, dovreste arrotondare il conto ai 500 lei immediatamente superiori. Il baratto è ancora in una certa misura praticato nei mercatini delle pulci. I tassisti praticano tariffe piuttosto alte; vi conviene sempre contrattare.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$6-25
Albergo di categoria media: US$25-40
Albergo di categoria elevata: US$40 e oltre

 

Sport e tempo libero

I Carpazi offrono infinite possibilità di effettuare escursioni; la zona più frequentata è quella delle catene dei Fagaras e dei Bucegi, rispettivamente a ovest e a sud di Brasov. Le montagne rumene, sia lungo le creste sia sui pendii, sono attraversate da sentieri ben segnalati. Nei Carpazi si trovano poi alcune delle stazioni sciistiche meno care d'Europa; le più note sono Sinaia e Poiana Brasov, la prima per le piste più impegnative, la seconda per i soggiorni organizzati e per la migliore scuola di sci. In Romania ci sono alcune meravigliose grotte, ma molte non sono aperte al pubblico. Chi fosse particolarmente interessato a questo sport, può organizzare una escursione nelle grotte rivolgendosi a un club speleologico locale per farsi rilasciare un permesso. L'alpinismo e le escursioni in mountain bike sono molto popolari, insieme ad altre attività più tranquille come prendersi cura di se nelle sorgenti termali attorno a Eforie Nord e Baile Felix. Gli amanti degli animali possono ammirare gli orsi e le volpi nei Carpazi e gli uccelli nel Delta del Danubio.

 

Storia

L'antica Romania fu abitata da tribù tracie. Nel I secolo a.C. la Grecia vi fondò lo stato della Dacia per contrastare la minaccia di Roma. La Dacia, poi, si arrese a Roma nel 106 d.C., diventando una provincia dell'Impero romano. Trovandosi a fronteggiare gli attacchi dei goti, nel 271 l'imperatore Aureliano decise di ritirare le legioni romane a sud del Danubio, ma gli abitanti orami romanizzati della Valacchia rimasero in Dacia, formando il popolo rumeno. Intorno al X secolo sorsero alcuni piccoli stati rumeni il cui consolidamento portò alla formazione dei principati della Moldavia, della Valacchia e della Transilvania. Fin dal X secolo i magiari iniziarono a diffondersi all'interno della Transilvania che intorno al XIII secolo divenne un principato autonomo sotto la corona ungherese. Nel XIV secolo le forze ungheresi provarono, senza riuscirvi, a impadronirsi della Valacchia e della Moldavia.

Nel corso dei secoli XIV e XV la Valacchia e la Moldavia opposero una tenace resistenza nei confronti dell'espansione dell'Impero ottomano. Durante questa guerra, il principe di Valacchia Vlad Tepes (conosciuto come 'l'Impalatore', perché raramente pranzava senza un turco che si contorceva impalato di fronte a lui) divenne un eroe leggendario; più tardi la sua figura fu associata al personaggio di Dracula. La Transilvania cadde sotto il controllo ottomano nel XVI secolo e, in conseguenza di ciò, la Valacchia e la Moldavia dovettero pagare un tributo ai turchi per poter conservare la propria autonomia. Nel 1600 i tre stati rumeni si unirono, per un breve periodo, sotto Michele il Bravo, principe di Valacchia, che aveva congiunto le proprie forze con quelle dei potenti principi della Moldavia e della Transilvania per combattere i turchi. L'unità durò però solamente un anno; il principe venne infatti sconfitto dall'azione congiunta di un esercito asburgo-transilvanico, quindi catturato e decapitato. La Transilvania cadde allora sotto il dominio asburgico, mentre la sovranità turca continuò incontrastata in Valacchia e Moldavia fino al XIX secolo inoltrato. Nel 1775 la parte settentrionale della Moldavia, la Bucovina, venne annessa dall'Austria-Ungheria. A ciò seguì la perdita, nel 1812, del territorio orientale, la Bessarabia, a favore della Russia. Dopo la guerra russo-turca del 1828-29, il dominio ottomano sui principati terminò definitivamente.

Dopo il 1848 la Transilvania passò sotto il diretto governo dell'Impero austro-ungarico, e Budapest la sottopose a una spietata ungarizzazione. Nel 1859 Alexandru Ioan Cuza fu eletto principe della Moldavia e della Valacchia, creando uno stato nazionale che nel 1862 prese il nome di Romania. Carlo I gli succedette nel 1866 e nel 1877 la Dobrugia divenne parte del nuovo stato. Nel 1881 la Romania assunse la dignità di regno, con Carlo I come re. Quando morì, agli inizi della prima guerra mondiale, gli successe il nipote Ferdinando I che, nel 1916, entrò in guerra a fianco della Triplice Intesa. Il suo obiettivo era liberare la Transilvania dalla dominazione austro-ungarica. Nel 1918 la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania entrarono a far parte della Romania.

Dopo la prima guerra mondiale emersero in Romania numerosi partiti politici, tra i quali la Legione dell'Arcangelo Michele, meglio nota come la Guardia di Ferro, di ispirazione fascista. Guidato da Corneliu Codreanu, questo partito dominò la scena politica dal 1935. Carlo II, che successe al padre Ferdinando I sul trono della Romania, impose nel 1938 una dittatura reale e sciolse tutti i partiti politici. Nel 1939 mise alle strette la Guardia di Ferro (che precedentemente aveva attivamente sostenuto) e Codreanu e altri legionari vennero assassinati. Nel 1940 la Russia occupò la Bessarabia, e la Romania venne costretta da Germania e Italia a cedere la parte settentrionale della Transilvania all'Ungheria. La Dobrugia meridionale venne poi ceduta alla Bulgaria. Queste cessioni suscitarono una protesta generale, e il re chiamò in aiuto il Generale Ion Antonescu per placare questa crescente isteria di massa. Antonescu costrinse il re ad abdicare in favore del figlio diciannovenne, Michele, e quindi impose una dittatura fascista con egli stesso come conducador (duce). Nel 1941 si unì alla guerra antisovietica di Hitler. Nel 1944, con l'Unione Sovietica sempre più vicina alle sue frontiere, la Romania cambiò schieramento all'ultimo momento.

Il ritorno della Transilvania alla Romania, architettato dall'Unione Sovietica, aiutò i comunisti, sostenuti da Mosca, a vincere le elezioni del 1946. Un anno più tardi re Michele fu costretto ad abdicare e venne proclamata la Repubblica Popolare Rumena. Seguì un periodo di terrore, durante il quale tutti i leader ante guerra, gli intellettuali di spicco e i sospetti dissidenti vennero imprigionati in duri campi di lavoro. Sul finire degli ultimi anni '50 la Romania iniziò a prendere le distanze da Mosca e a portare avanti una politica estera indipendente, sotto la guida di Gheorghiu-Dej (1952-65) prima e di Nicolae Ceausescu (1965-1989) poi. Ceausescu condannò l'intervento sovietico del 1968 in Cecoslovacchia, guadagnandosi le lodi e gli aiuti economici dell'occidente. Se in politica estera si dimostrò molto abile, in politica interna fu assolutamente incapace e megalomane. Quasi tutti i suoi grandiosi progetti (la costruzione del canale Danubio-Mar Nero, l'immensa Casa del Popolo a Bucarest) si dimostrarono un fallimento clamoroso. La Securitate (la sua polizia segreta) pose sotto controllo la popolazione, reclutando una vasta rete di informatori.

L'avvento di Mikhail Gorbaciov, nel 1985, portò gli Stati Uniti a non aver più bisogno della Romania e a privarla dello status di 'nazione privilegiata'. Per far fronte al crescente debito estero del paese, Ceausescu decise di esportare prodotti alimentari. Mentre Ceausescu e sua moglie Elena (suo primo ministro delegato) vivevano nel lusso, il popolo lottava per sopravvivere; pane, uova, farina, olio, sale, zucchero, carne e patate vennero infatti razionati; verso la metà degli anni '80 la carne era un bene introvabile. Nel 1987 vennero soffocate a Brasov alcune manifestazioni di protesta. Il 15 dicembre del 1989, mentre i regimi comunisti uno dopo l'altro collassavano nell'Europa dell'est, Padre Laszlo Tokes parlò contro Ceausescu dalla sua chiesa di Timisoara. Quella sera una gran folla si radunò fuori della sua abitazione per protestare contro la decisione della Chiesa Riformata di Romania di rimuovere il sacerdote dal suo incarico. Gli scontri tra i dimostranti e la Securitate proseguirono per i successivi quattro giorni. Il 19 dicembre l'esercito aderì alla protesta. Il 21 dicembre gli operai di Bucarest fischiarono Ceausescu durante un raduno di massa; iniziarono così gli scontri per le strade della capitale tra le truppe armate, la Securitate e la popolazione. Il giorno seguente i coniugi Ceausescu cercarono di fuggire dalla Romania, ma vennero arrestati, giudicati da una corte improvvisata e giustiziati da un plotone di esecuzione il giorno di Natale.

Si pensa che i membri del Fronte per la Salvezza Nazionale, che prese il controllo della Romania dopo la morte di Ceausescu, avessero cospirato mesi per rovesciarlo, ossia ben prima che le dimostrazioni del dicembre 1989 li forzassero ad agire più in fretta. Nel 1990 venne eletto un governo di garanzia, guidato da Ion Iliescu. Le manifestazioni studentesche di protesta contro i suoi dirigenti ex-comunisti vennero soffocate quando 20.000 minatori del carbone, provenienti dalla Valle di Jiu, vennero portati a Bucarest per inscenare una contro manifestazione. I minatori vennero portati a Bucarest ancora un anno dopo per forzare le dimissioni del primo ministro riformista Petre Roman. Iliescu e il Fronte per la Salvezza Nazionale vennero rieletti nel 1992 ma la incontrollata inflazione, la disoccupazione, le prove della corruzione del governo fecero sì che nel 1996 Iliescu perdesse le elezioni a favore di Emil Constantinescu, capo della riformista Convenzione Democratica della Romania.

Il ballottaggio per le elezioni presidenziali rumene del dicembre 2000 ha portato alla reintegrazione di Iliescu alla presidenza. I rumeni hanno evidentemente considerato quest'ultimo il male minore, essendo il rivale di Iliescu Corneliu Vadim Tudor, esponente del partito della destra nazionalista.

Continuano le discriminazioni nei confronti dei magiari e dei gitani, alimentata dai partiti ultra-nazionalisti. L'inefficienza del governo ha provocato un clima di disaffezione e si teme che le contestazioni degli operai e dei minatori, sostenuti dagli studenti, si ripetano con i picchi già raggiunti nel 1997 e nel 1999.

All'apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell'Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta 'cortina di ferro': Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia.

Con la firma della «Carta di partenariato dell'Adriatico», siglata dal segretario di stato americano Colin Powell a Tirana il 2 maggio 2003, si è concluso il negoziato tra Washington e le tre nazioni balcaniche rimaste escluse dall’allargamento della NATO, definito a Praga. La «Carta» accompagnerà Albania, Macedonia e Croazia verso l’ammissione a pieno titolo nell'Alleanza Atlantica. Mancano ancora all’appello Serbia, Bosnia e Montenegro ma gli USA hanno già espresso la loro disponibilità ad accoglierli nel partenariato. Attualmente sono proprio i paesi dell’Est quelli più solidali nell’appoggiare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale. Dopo la Romania, infatti, l’Albania ha sottoscritto un’intesa bilaterale che esenta il personale militare americano dalla nuova Corte Penale Internazionale.

La Commissione europea raccomanderà al Consiglio di aprire le porte dell'Unione alla Romania nel 2007.

Nel discorso di fine 2002 al Parlamento, il presidente Iliescu ha affrontato in maniera molto dura il problema della corruzione e il cosiddetto 'capitalismo di famiglia' (nel quale un gruppo dilapida le risorse dello stato, nazionalizzando le proprie perdite e trattenendo tutti i profitti), che distraggono energie e ricchezze dall'adeguamento del paese ai parametri richiesti per l'ingresso nell'Unione Europea. Per Iliescu è necessario un impegno solidale di tutte le forze politiche per raggiungere quest'importantissimo traguardo.

 

Cultura

I monasteri dipinti della Bucovina furono i primi al mondo a essere decorati con affreschi esterni. Questi affreschi, realizzati nel XVI secolo, andavano oltre i confini dell'arte religiosa, trasmettendo anche messaggi politici. I dipinti su vetro e su legno, una tradizionale forma d'arte contadina, si diffusero ampiamente in Romania fin dal XVII secolo e rimangono popolari ancora oggi.

La letteratura rumena attinse a piene mani dalla ricca eredità folclorica del paese e dalla sua turbolenta storia di terra perennemente occupata e abitata da un popolo perseguitato. Nel XV secolo emerse una letteratura epica orale di tradizione popolare mentre i primi scritti in lingua rumena videro la luce intorno al 1420. La moderna letteratura si sviluppò nel XIX secolo; lo scrittore rumeno di maggior fama internazionale è il drammaturgo Eugene Ionesco (1912-94), esponente del 'Teatro dell'assurdo'. Dal 1947 in avanti la letteratura divenne strumento del partito al potere. Dal 1990 sono state pubblicate molte opere im,pegnate a testimoniare gli orrori del periodo comunista. La musica e le danze tradizionali hanno sempre avuto un posto di rilievo nella cultura popolare della Romania: le coppie danzano in circolo, in semicerchio o lungo una linea. La moderna musica gitana ha ormai subito l'influenza di molti generi musicali e i musicisti gitani professionisti sono in grado di suonare qualunque cosa gli venga richiesta.

Il rumeno è più somigliante al latino classico di qualsiasi altra lingua romanza; le sue strutture grammaticali e il bagaglio lessicale della lingua madre sono in esso ben conservati. Chi parla francese, italiano o spagnolo non capisce gran che del rumeno parlato ma troverà la lingua scritta più o meno comprensibile. Il rumeno ha una fonetica regolare per cui, una volta che abbiate imparato poche semplici regole, non dovreste avere più problemi di pronuncia. La Romania è l'unico paese di lingua romanza che non ha un retroterra cattolico-romano. La popolazione è per l'86% rumeno-ortodossa, per il 5% cattolico-romana, per il 3,5% protestante, per l'1% cattolico-ortodossa, per lo 0,3% musulmana e per lo 0,2% ebrea. A differenza degli altri paesi ex comunisti, nei quali le chiese ricoprivano un ruolo guida nella opposizione al regime, la Chiesa ortodossa rumena è stata remissiva, una sorta di strumento per il governo. Oggi è gerarchica e dogmatica; inoltre è attualmente strutturata secondo complesse gerarchie, è molto potente, anche per il forte impianto dogmatico del culto. I rumeni sono estremamente ospitali. Essi vi daranno il benvenuto nelle loro modeste case dandovi cibo in abbondanza senza aspettarsi nulla in cambio a parte la vostra amicizia.

Chi vive per mangiare troverà la vita in Romania piuttosto noiosa. I ristoranti offrono sempre le stesse cose: maiale e pollo alla griglia, fegato di maiale, trippa in umido e patate oleose. Il più originale piatto rumeno è il 'mamagliga', una poltiglia più o meno densa di farina di mais che può essere bollita, cotta al forno o fritta. In molte famiglie rumene costituisce il piatto principale. L'altro piatto forte della cucina locale è la 'ciorba' (zuppa). Chi è ghiotto di dolci non patirà la fame: ricordiamo la 'placinta' (focaccia ripiena), le 'clarite' (crepes) e il 'saraille' (dolce di mandorle inzuppato di sciroppo). I vini rumeni sono economici e buoni. La 'tuica' (acquavite di prugne) e la 'palinca' (distillata tre volte, come la tuica) stordiscono se bevute all'inizio di un pasto. Noroc! (Salute!) Evitate l'onnipresente 'Ness', un terribile caffè istantaneo fatto di estratti vegetali, e provate il 'cafea naturala, un vero caffè alla turca, con uno spesso strato di polvere di caffè depositato sul fondo e un generoso cucchiaino di zucchero.

 

Ambiente

Con la sua forma tondeggiante, la Romania è uno dei più vasti paesi dell'Europa orientale, dopo la Russia, l'Ucraina e la Polonia. Si affaccia sul Mar Nero e, in senso orario iniziando da sud, confina con la Bulgaria, la Iugoslavia (Serbia), l'Ungheria, l'Ucraina e la Moldavia. Le boscose catene montuose dei Carpazi ricoprono circa un terzo della superficie del paese; un altro terzo è costituito da colline e altopiani coltivati a frutteti e vigne, un ultimo terzo comprende la fertile pianura coltivata a cereali, ortaggi e foraggio.

Se la gente non riusciva quasi a sopravvivere sotto Ceausescu, per gli orsi la situazione era ben differente. Non essendo praticata la caccia a tali animali, i Carpazi si trovano attualmente a ospitare ben il 60% degli orsi di tutta l'Europa. Anche il 40% dei lupi europei vive in questa regione, insieme a cervi, cinghiali, tassi, daini, volpi, picchi verdi, ghiandaie e gufi. Ma il principale biglietto da visita della Romania per gli appassionati di animali è il Delta del Danubio, che ospita il 60% della popolazione mondiale di cormorani pigmei, e poi aironi bianchi e grigi, pigliamosche e aquile dalla coda bianca. La zona protetta del delta comprende la più estesa palude integra del mondo. Sulle montagne dei Carpazi crescono foreste fra le più incontaminate d'Europa, ricche di faggi, sicomori, aceri, pioppi e betulle. Nella regione è stata registrata la presenza di circa 1350 specie di fiori, tra i quali il papavero giallo, l'aquilegia transilvanica, la sassifraga e la stella alpina. La Romania ha 11 parchi nazionali, come quello dei monti Retezat nei Carpazi, e più di 500 riserve naturali.

Il clima di certo non invoglia a visitare la Romania; la media annuale delle temperature si aggira infatti attorno agli 11°C nel sud e sulla costa, ma è di solo 2°C sulle montagne. L'inverno rumeno può essere estremamente rigido e nebbioso, con intense nevicate da dicembre ad aprile. D'estate, però, sulla costa del Mar Nero, il tempo è solitamente caldo e soleggiato. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera, con valori massimi sulle montagne e i minimi nel Delta del Danubio.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La Romania è facilmente accessibile, servita da autobus, treni e aerei in gran quantità. Verso questa destinazione partono voli diretti da almeno una dozzina di paesi occidentali; se poi si è disposti a fare uno scalo, le possibilità aumentano. La maggior parte dei voli fa capo all'aeroporto di Otopeni, a Bucarest, ma esistono anche collegamenti con Timisoara e Constanta.

Dato l'impareggiabile servizio di treni che collega la Romania con l'Europa occidentale e con la Russia, non ha granché senso servirsi degli autobus per raggiungerla. Il sistema pubblico di autobus della Romania è praticamente inesistente, mentre le tariffe praticate dalle compagnie private collegate con l'occidente raramente sono competitive rispetto alla economica comodità offerta dai treni. L'unica eccezione a questa regola è la linea per Istanbul. I suoi autobus (da 12 a 14 ore) sono sostanzialmente più economici e veloci dei treni (17 ore e mezza); su di essi, poi, è assolutamente vietato fumare, cosa tutt'altro che disprezzabile, visto che i rumeni e i turchi fumano come ciminiere. Ci sono moltissimi treni diretti in Romania, provenienti dall'Europa occidentale, dall'Ungheria, dalla Iugoslavia, dalla Bulgaria, dalla Turchia, dall'Ucraina e da altre nazioni. Lasciando la Romania non ci sono tasse da pagare, ma si deve esibire la propria carta d'uscita, un minuscolo foglietto che viene inserito nel vostro passaporto entrando nel paese e che è molto facile perdere durante il soggiorno.

Trasporti interni: La compagnia aerea nazionale, la TAROM, almeno quattro volte la settimana ha voli che collegano Bucarest con le altre principali città. Un viaggio di sola andata costa solitamente circa US$50, uno di andata e ritorno esattamente il doppio. Gli autobus sono molto più economici e molto più lenti. Un viaggio di 200 km costa circa US$2,50, ma le corse sono poco frequenti: uno-due autobus al giorno servono infatti la maggior parte delle strade. Questo mezzo è solitamente usato solo per raggiungere i villaggi più remoti e le zone rurali più lontane dai centri abitati.

Da lungo tempo i treni sono il mezzo più popolare per viaggiare in Romania. Collegano infatti, con buona frequenza, la maggior parte delle città e dei maggiori villaggi del paese. Ci sono cinque differenti tipi di treni: i 'personae', che sono così lenti da viaggiare di solito con le porte aperte, in modo da consentire ai passeggeri di scendere o salire col treno in movimento; gli 'accelerat', più veloci, più cari e meno affollati; i 'rapid' e gli 'expres', che viaggiano ragionevolmente veloci sia su linee nazionali sia internazionali; gli 'inter-city', non più rapidi degli altri (a parte i personae) ma due volte più cari e due volte più comodi. Per tutti i treni (tranne i personae) è obbligatoria la prenotazione del posto a sedere, compresa peraltro nel prezzo del biglietto.

Le strade rumene, per la maggior parte, sono più adatte a un veicolo a quattro ruote motrici che a uno normale. C'è poi il rischio di doverle condividere con i carri trainati da cavalli, carichi all'inverosimile di fieno, mucche, maiali, ubriaconi e bambini che strillano! Se invece volete viaggiare in bicicletta, le strade piene di buche rendono necessaria quanto meno una robusta bici da turismo o una mountain bike. Per visitare il Delta del Danubio l'unico modo è servirsi di una imbarcazione. Le città rumene sono per lo più fornite di servizi di autobus, tram o filobus, e Bucarest anche di una rete metropolitana. In ogni città e paese è poi possibile servirsi dei taxi, che sono più cari per gli stranieri che per la gente del luogo.

 

Letture consigliate

Il caso rumeno:
di Richard Wagner (ManifestoLibri, Roma 1991) Una lucida analisi dell'ascesa Ceausescu.

Caffè Europa:
di Slavenka Drakulic (Il Saggiatore, Milano 1997) Indaga sull'Est europeo, un mondo dilaniato tra la nostalgia del recente passato marxista e un'ansia consumistica di imitazione nei confronti dell'Occidente, un anelito di appartenenza. I paesi presi in esame: Croazia, Repubblica ceca, Albania, Bulgaria e Romania.

Memorie di un antisemita:
di di Gregor Von Rezzoni (Guanda, Milano 2001) Narra la storia di un uomo nato nella parte orientale dell'impero asburgico e che, durante la sua esistenza, assiste alle trasformazioni politiche del suo paese.

Fiabe danubiane:
di Carmela Capaccio e Renato Caporali (Giunti, Firenze 1998) Favole e racconti da paesi diversi come la Repubblica Ceca (Moravia e Boemia), l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria, lontani fra loro ma anche sottilmente uniti dal "filo blu " del magico fiume.

Sommario di decomposizione:
di Emile Michel Cioran (Adelphi, Milano 1996) L'opera maggiore del celebre autore di origini romene.

La Transilvania:
di Kós Károly (Rubbettino, Catanzaro 2000) Ripercorre la storia e la cultura dei popoli di questa regione della Romania.

Storie e leggende della Transilvania:
a cura di Claudio Mutti (Mondadori, Milano 1997) Molte delle favole romene riportate in questo libro mantengono gli elementi più arcaici del simbolismo.

 

Mete principali

Bucarest
Capitale della Romania, così chiamata dal suo leggendario fondatore, un pastore di nome Bucur, giace sui pianori della Valacchia, tra le pendici dei Carpazi e il fiume Danubio. Negli anni '30 del Novecento era conosciuta come 'la Parigi dell'est'. Da allora, i terremoti, i bombardamenti della seconda guerra mondiale e lo stesso Ceausescu hanno concorso a distruggere gran parte delle sue meraviglie.

Negli anni '80 Ceausescu fece demolire 7000 abitazioni e 26 chiese degli storici quartieri meridionali di Bucarest, con lo scopo di costruire un centro civico. Il cuore di ciò che la gente del luogo chiama 'Ceausima' è rappresentato dalla gigantesca Casa del Popolo, un edificio di 12 piani che si voleva fosse il più grande del mondo, e che è secondo soltanto al Pentagono. Ceausescu, che venne giustiziato quando la sua costruzione era quasi completata, intendeva utilizzare l'edificio come sede dell'ufficio presidenziale, del comitato centrale e di tutti i ministeri statali. Il governo Iliescu non sapendo cosa farsene - molta gente voleva demolirlo - nel 1994 decise di utilizzarlo come sede del parlamento e per ospitare conferenze internazionali. Ci sono visite guidate che consentono di ammirare sia le sue 3100 camere decorate sia il suo stupefacente esterno.

Per uno sguardo sul passato dirigetevi in centro, dove la Chiesa della corte antica, del XVI secolo, contiene alcuni affreschi splendidamente conservati. Il Museo George Enescu espone manoscritti ed effetti personali del musicista. Sempre qui si trova l'Athenee Palace Hotel, centro della decadenza di inizio secolo e luogo di incontro dei personaggi di Olivia Manning nell'opera The Balkan Trilogy. Ha appena subito un restauro della facciata, per la spesa di US$50 milioni, ed è il più classico e costoso albergo della città. Nella parte occidentale di Bucarest si trova il Cimitero civile di Ghencea, ultimo luogo di riposo per Ceausescu. La sua tomba è ornata e decorata di fiori e candele; la moglie Elena sembra invece meno riverita da chi ancora piange la loro rovina. Il figlio Nicu (boss della Transilvania, playboy e, a suo tempo, partner della ginnasta rumena Nadia Comaneci) è sepolto lì vicino.

Bucarest offre ampie possibilità di scelta per il pernottamento; camere private, campus universitari, ostelli e alberghi. Le strutture principali si trovano nel centro o attorno alla principale stazione ferroviaria (Gara de Nord). In città si son diffusi rapidamente lussuosi ed esclusivi ristoranti, ma in centro è ancora facile rintracciare locali che servono la cucina tradizionale. Questa zona è anche il punto focale della vita notturna: vi si trova ogni tipo di intrattenimento, dai bar, ai nightclub, ai teatri e ai cinema.

Brasov
Brasov, una città medievale sassone circondata dalle verdeggianti colline della Transilvania, è una delle località più visitate della Romania. Qui ebbe luogo la prima manifestazione pubblica di opposizione al regime di Ceausescu - nel 1987 migliaia di operai esasperati, irritati dai tagli salariali, dai lunghi orari di lavoro e dai razionamenti, occuparono le strade chiedendo la distribuzione di derrate alimentari. La risposta di Ceausescu fu l'intervento dell'esercito (tre persone vennero uccise) e un ulteriore razionamento del cibo.

La principale attrattiva di Brasov è la Chiesa Nera, così chiamata per il suo aspetto fuligginoso derivato dall'incendio del 1689; si dice sia la più grande chiesa gotica tra Vienna e Istanbul. Molta gente utilizza Brasov come base per visitare le attrattive dei dintorni. Il principale richiamo per i turisti è il Castello di Bran, comunemente noto come il 'Castello di Dracula', 30 km a sud di Brasov. A dispetto del mito popolare, il castello non ha alcun legame con Vlad Tepes e, con le sue torrette da fiaba e le bianche mura, non ha affatto un aspetto minaccioso. Meno turistico, ma più inquietante, è invece il Castello di Rasnov, lungo la strada che da Brasov porta al Castello di Bran. Le stazioni sciistiche di Poiana Brasov e Sinaia sono ben raggiungibili da Brasov, sia in autobus sia in treno. Una gran quantità di autobus e treni, sia locali che internazionali, fermano a Brasov.

Sighisoara
Come Brasov, anche Sighisoara è una città medievale sassone circondata dalle colline della Transilvania. È più bella e meno artefatta di Brasov, e conserva ancora un gran numero di edifici medievali perfettamente conservati. Per molti, il suo fiore all'occhiello è il legame con Dracula: all'interno delle mura della cittadella medievale troverete la casa nella quale Vlad Tepes nacque nel 1431 rimanendovi, pare, fino all'età di quattro anni. Oggi ospita un bar e un ristorante.

Anche gli altri luoghi di interesse si trovano all'interno delle mura della cittadella, che ancora conserva le sue nove torri. Meritano una visita la Torre dell'orologio, il museo storico e la Chiesa del Monastero domenicano, che nel 1566 divenne la principale chiesa luterana sassone. Non dimenticatevi poi di salire i 172 scalini della scala coperta che porta alla gotica Chiesa sulla collina. Circa 4 km a nord-est di Sighisoara si trova il villaggio di Albesti, sede del Museo Sandor Petofi, il poeta ungherese che, proprio qui, morì in battaglia nel 1848. Sighisoara è ben servita da autobus e treni sia locali sia internazionali.

Timisoara
Timisoara, nella regione del Banato vicina al confine ungherese, è famosa in tutto il mondo per essere stata la città in cui ebbe inizio la rivoluzione del 1989. Le pareti delle strade che la circondano sono ricoperte di lapidi commemorative dedicate ai caduti di quegli scontri. Molte sono tuttora adornate di fiori freschi e splendidi bouquet. La Chiesa riformata di Tokes, il punto in cui è scoppiata la rivolta, si trova a sud del centro. Tra gli edifici più importanti ricordiamo poi la Cattedrale cattolico-romana e la Cattedrale serbo-ortodossa, che si trovano al centro della città, ai lati opposti di Piata Unirii, la più pittoresca piazza di Timisoara. La città è ben servita da autobus internazionali, ma non altrettanto dalle linee locali. I treni che la raggiungono, sia interni che internazionali, sono invece numerosi e vi sono anche alcuni voli.

La costa del Mar Nero
In Spagna c'è Benidorm, in Francia la Costa Azzurra, in Italia la Riviera Adriatica: in Romania le comitive alla perenne ricerca di sole, mare, sabbia e divertimento puntano diritto sulla costa del Mar Nero. Constanta, maggior porto e seconda città della Romania, è il principale centro commerciale della costa del Mar Nero, porta di ingresso per molte altre destinazioni. Gli appassionati di calcio internazionale potrebbero visitarla, in quanto città natale di Gheorghe Hagi. Le spiagge sono sporche e affollate, ma la città di per sé è pittoresca e vanta alcuni interessanti musei. Mamaia, una striscia di spiaggia 8 km a nord di Constanta, è la versione rumena di Palm Beach, con 61 alberghi per un totale di 27.000 posti letto, che si riempiono nella stagione compresa tra metà giugno e agosto. Se vi piace sdraiarvi in una spiaggia sovraffollata, ascoltando musica pop a tutto volume, spingetevi 17 km a sud di Constanta, fino a Eforie Nord. Altre spiagge, con relativa musica assordante, sono la Neptun-Olimp e la Constinesti. In estate Constanta è raggiungibile con voli charter da diverse città europee, e in traghetto da Istanbul. Gli autobus la collegano con altre città costiere. Constanta è ben servita sia da linee di autobus sia dal treno.

 

 

Mete alternative

I Monti Fagaras
I Monti Fagaras, al centro della Romania, fanno parte dei Carpazi e si distendono per circa 75 km a sud della importante strada che collega Brasov a Sibiu. Le montagne sono disseminate di laghi glaciali (più di 40), dei quali il Lago Mioarele, sospeso a 2282 m di altitudine, è il più elevato. La famosa strada Trans-Fagarasan taglia le montagne da nord a sud attraverso la valle di Balea, un passo montano che si dice sia la più elevata strada europea. Il tunnel di Balea, scavato attraverso le più alte montagne della Romania - il Monte Negoiu (2535m) e il Monte Moldoveanu (2543m) - è lungo 845 m. Nei Monti Fagaras si possono fare le più spettacolari passeggiate, su sentieri ben segnalati e con un gran numero di animali selvatici. Il principale ostacolo è costituito dalla difficoltà nel raggiungere l'inizio di questi sentieri; distano infatti dagli 8 ai 15 km dalle principali stazioni ferroviarie, sulla linea Brasov-Sibiu, e la zona è mal servita da autobus. Il migliore punto di accesso ai sentieri è Victoria, che potete raggiungere lasciando il treno alla fermata di Ucea, 7 km a nord. Se disponete di una automobile, seguite la Trans-Fagarasan fino al Castello di Poienari, poco oltre il confine della Valacchia. Venne costruito da Vlad Tepes ed è considerato dagli appassionati di Dracula come il vero McCoy. Lo si raggiunge dal fianco di una centrale idroelettrica salendo ben 1480 gradini.

Scornicesti
Benvenuti nella città natale di Nicolae Ceausescu. Qui, in Valacchia, il dittatore iniziò a realizzare il suo vasto progetto di riassetto della Romania, quando nel 1988 fece demolire le case dei villaggi facendole sostituire da blocchi di appartamenti con una cucina ogni dieci famiglie. Successivamente, a questa massa di cemento venne aggiunto un gigantesco stadio per le partite di calcio, un omaggio del presidente alla sua città natale. I bulldozer non proseguirono il loro cammino fino alla casa natale di Caesescu che ora è la principale attrazione del luogo. Si trova al limite nord del villaggio e, ufficialmente, non è aperta al pubblico; le signore del chiosco di fronte però, le quali vendono un biglietto dal costo di 50 centesimi, vi accompagneranno fino alla casa lasciandovi poi da soli a fare i conti con l'irritazione della sorella di Ceausescu, che vive di fronte. Comportatevi con cortesia e lei vi inviterà a entrare nella casetta di due camere in cui il futuro dittatore visse fino all'età di 11 anni, quando si trasferì a Bucarest per diventare un apprendista ciabattino. Scornicesti è raggiungibile solo in automobile, dirigendosi a ovest della strada Pitesti-Craiova.

Il Delta del Danubio
I 5800 kmq del Delta del Danubio, poco a sud del confine ucraino, costituiscono il territorio geologicamente più giovane dell'intera Europa e sono un forte richiamo per gli uccelli e, di conseguenza, per gli appassionati di birdwatching. In questo intrico di canneti e corsi d'acqua, di laghi ricoperti da gigli e di dune sabbiose, il Danubio conclude il suo viaggio iniziato in Germania, nella Foresta Nera. Più di 14.500 persone vivono nella zona del Delta. I principali mezzi di trasporto, utilizzati per raggiungere i 57 villaggi di pescatori del Delta, sono i tradizionali kayak di legno e le imbarcazioni a remi. Il progetto di Ceausescu di bonificare il 38% della superficie del Delta per la creazione di fattorie per la pesca, per la forestazione e per l'agricoltura, venne lasciato cadere dopo la rivoluzione. Ora il Delta del Danubio è una zona protetta; su circa 273.300 ettari è vietato l'accesso ai turisti e ai pescatori. Se volete ammirare la fauna selvatica la soluzione migliore è l'esplorazione dei piccoli corsi d'acqua con un kayak, una barca a remi o affidandosi a un pescatore del luogo. Nella zona non ci sono negozi, per cui portatevi delle provviste e non dimenticate il repellente per gli insetti! La porta d'accesso al Delta è Tulcea, ben collegata da autobus e treni. Qui è possibile noleggiare barche a remi o kayak, o concordare le escursioni con i pescatori. Per visitare il Delta è necessario avere un permesso che si può richiedere nelle agenzie di viaggio di Tulcea.

La Bucovina meridionale
I monasteri affrescati della Bucovina meridionale sono tra i più grandi monumenti artistici d'Europa. Le pareti esterne vennero dipinte all'epoca in cui la Moldavia settentrionale era minacciata dagli invasori turchi. Per educare e attirare l'interesse dei soldati e dei contadini, in gran parte analfabeti, le più note storie della Bibbia vennero rappresentate (come dei moderni fumetti) sulle pareti esterne delle chiese. Alcuni affreschi, nel corso dei 450 anni di esposizione alle intemperie, si sono seriamente danneggiati, ma gli intensi colori - il verde sul monastero di Sucevita, il blu su quello di Voronet e il rosso su Humor, si sono conservati. Se non avete molto tempo i monasteri di Voronet e Moldovita sono raggiungibili in autobus o in treno e, in tal modo, potrete farvi una discreta idea di ciò che ha da offrire la Bucovina. Per fare un completo tour di tutti i monasteri per conto vostro, sono invece necessari tre giorni; la cosa migliore è noleggiare un'automobile, benché sia anche possibile organizzare un trekking tra i vari monasteri. Al di fuori dell'alta stagione ci sono buone possibilità di trovare un posto per passare la notte nel monastero di Humor.

 

 

Slovacchia

 

Parte della ex Cecoslovacchia, la Repubblica slovacca è uscita dalla 'Rivoluzione di Velluto' del 1989 con un'immagine più dimessa rispetto a quella elegante e un po' ostentata della Repubblica ceca e della sua capitale, Praga. La Slovacchia ha per capitale una città, Bratislava, piccola e graziosa, dalla vita culturale sorprendentemente attiva; gli Alti Tatra sono una catena montuosa aspra come nessun'altra nell'Europa orientale, e nei villaggi sono ancora evidenti i caratteri di un paese rurale. Gli slovacchi sono estremamente aperti e accoglienti, disposti a farsi in quattro per far apprezzare il loro paese, ricco di storia e di tradizioni.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica slovacca

Superfice
48.845 kmq

Popolazione
5.422.366 abitanti (tasso di crescita demografica 0,14%)

Capitale
Bratislava (428.800 abitanti)

Composizione etnica
85,7% slovacchi, 10,6% ungheresi, 1,6% rom (secondo il censimento del 1992 la comunità di rom e di gitani era composta da circa 500.000 persone), 1,1% cechi, moravi, silesiani, 0,6% rutheniani e ucraini, 0,1% tedeschi, 0,1% polacchi, 0,2% altri

Lingua parlata
slovacco, ceco, ungherese e tedesco

Religione
60,3% cattolica, 8,4% protestante, 4,1% ortodossa, 17,5% altre religioni, 9,7% ateismo

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare

 

Economia

PIL
62 miliardi di dollari

PIL pro capite
11.500 dollari

Crescita economia annua
3%

Inflazione %
7,4%

Settori/prodotti principale
prodotti metallici, elettricità, gas, carbon fossile, petrolio, combustibile nucleare, prodotti chimici e fibre artificiali, industria meccanica, prodotti in gomma, industria alimentare, carta, terraglia e ceramiche, mezzi di trasporto, tessuti, apparecchiature ottiche e elettroniche, grano, patate, barbabietole da zucchero, luppolo, bovini, suini, pollame, silvicoltura

Principale partner commerciali
Germania, Italia, Austria, Repubblica ceca, Russia

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani possono soggiornare nella Repubblica slovacca per un periodo massimo di 30 giorni senza che sia loro richiesto il visto. Coloro che intendono prolungare la propria permanenza nel paese devono chiedere un permesso di soggiorno per turismo presso un ufficio stranieri in loco

Turismo
oltre 100.000 visitatori l'anno

Rischi sanitari
gli escursionisti e i campeggiatori sono le due categorie più esposte alle zecche, talvolta causa di infezioni quali la pericolosa encefalite da zecche o il morbo di Lyme

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Maggio, giugno e settembre sono i mesi migliori per visitare la Repubblica slovacca; aprile e ottobre sono più freddi ma anche più economici. La maggior parte degli slovacchi fa le ferie a luglio e agosto, quando alberghi e luoghi di interesse turistico sono più affollati del solito e gli ostelli sono pieni di studenti, soprattutto nelle località turistiche dei monti Tatra. Per fortuna, in questo periodo le possibilità di alloggiare in modo economico nelle grandi città aumentano, grazie al fatto che gli ostelli per studenti sono aperti ai turisti. I centri come Bratislava e le località montane sono affollate di visitatori tutto l'anno. Altrove, da ottobre-novembre fino a marzo-aprile, la maggior parte di castelli, musei e altre attrazioni turistiche resta chiusa, come gli alloggi e i trasporti ad esse collegati.

 

Eventi e Manifestazioni

Praticamente ogni giorno si celebra la festa di un santo patrono e 'giorni speciali', manifestazioni e festività pubbliche sono ampiamente riconosciute. Tra le festività pubbliche vi sono il Capodanno (1° gennaio), la Festa dei Tre Re (6 gennaio), la Festa del lavoro (1° maggio), la Festa dei Santi Cirillo e Metodio (5 luglio), il Natale (24-26 dicembre). Intorno a maggio-giugno si svolge la Lira di Bratislava con concerti rock, mentre a giugno-luglio i ballerini di danze popolari di tutta la Repubblica slovacca si incontrano al Festival folkloristico di V_chondná, 32 km a ovest di Poprad. I Bratislava Jazz Days hanno luogo a settembre.

 

Prezzi e costi

Valuta
corona slovacca (Sk)

Economicita del paese
La Repubblica slovacca ha avuto un processo di privatizzazione abbastanza lento e questo significa che probabilmente il paese continuerà a essere conveniente per i turisti molto più a lungo rispetto alla vicina Repubblica ceca. Cibo, biglietti d'ingresso e mezzi di trasporto costano poco e l'alloggio rappresenta un problema solo a Bratislava. Pernottando in un ostello economico o in campeggio, preparandosi autonomamente i pasti o mangiando nei pub e nelle tavole calde si dovrebbe riuscire a spendere US$15 per persona al giorno, durante il periodo estivo. Dormendo in una casa privata o negli ostelli migliori, mangiando nei ristoranti economici e utilizzando i trasporti pubblici si arriva a US$20-25 al giorno. Se si condivide una camera doppia pulita e con il bagno in un albergo o in una pensione di media categoria, e si gusta la cucina locale o occidentale bisogna calcolare almeno US$30-40. Durante la bassa stagione, e dunque fatta eccezione per i periodi di Pasqua, Natale e Capodanno, molti alberghi economici o di media categoria abbassano i prezzi di un terzo e anche oltre.

I travellers' cheque possono essere cambiati nelle banche e negli uffici postali principali. Negli alberghi, nei ristoranti e nei negozi migliori vengono accettate le carte di credito; inoltre, molte delle maggiori filiali delle banche più importanti permettono di prelevare contante con la carta di credito. Gli sportelli per il prelievo automatico si stanno diffondendo, ma non sono troppo affidabili al di fuori delle città principali. Alcuni uffici di cambio potrebbero non accettare banconote di dollari americani danneggiate.

In qualsiasi ristorante turistico con servizio al tavolo è gradita una mancia del 5-10%. In genere il cameriere comunica l'importo totale del conto e il cliente, mentre consegna il denaro, dice la somma che intende pagare, compresa la mancia.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$15

Albergo economico: US$10-15
Albergo di categoria media: US$15-40
Albergo di categoria elevata: a partire da US$40

 

Sport e tempo libero

La Repubblica slovacca è una delle migliori zone dell'Europa orientale per effettuare escursioni a piedi, ma offre anche ottime possibilità di praticare il rafting, soprattutto lungo il fiume Dunajec nel Parco Nazionale Pieniny. La Repubblica Slovacca è anche ideale per praticare lo sci, soprattutto a Jasná, Nizke Tatry e Malá Fatra. Dotato di strade poco trafficate sullo sfondo di splendidi paesaggi, il paese è anche perfetto per gli amanti del ciclismo. Le mountain bike possono essere noleggiate nel Vysoké Tatry, dove vi sono infinite opportunità di escursioni.

 

Storia

Le tribù slave occuparono l'attuale Slovacchia nel V secolo d.C. Nell'anno 833 il principe di Moravia conquistò Nitra e creò l'impero della Grande Moravia, che comprendeva la Slovacchia centrale e occidentale, la Repubblica ceca e parti della Polonia, dell'Ungheria e della Germania. L'impero si convertì al cristianesimo con l'arrivo dei fratelli missionari di Tessalonica, Cirillo e Metodio, nell'863.

Nel 907 l'impero della Grande Moravia crollò a causa degli intrighi politici dei suoi governanti e dell'invasione ungherese. Nel 1018 l'intera Slovacchia fu annessa all'Ungheria e restò dominio magiaro per i successivi 900 anni, anche se dal 1412 al 1772 la regione di Spis nella Slovacchia orientale rimase sotto la giurisdizione polacca. Dopo un'invasione dei Tatari nel XIII secolo, il re ungherese invitò i Sassoni tedeschi a stabilirsi nelle spopolate regioni lungo il confine nordorientale. Quando i Turchi sconfissero l'Ungheria all'inizio del XVI secolo, la capitale magiara fu trasferita da Buda (parte dell'odierna Budapest) a Bratislava. Solo nel 1686 la presenza ottomana fu definitivamente respinta a sud del Danubio.

La formazione dell'impero austro-ungarico nel 1867 rese l'Ungheria indipendente nelle questioni interne e in Slovacchia fu avviata una politica di 'magiarizzazione' forzata tra il 1868 e il 1918. Nel 1907, l'ungherese divenne l'unica lingua utilizzata per l'istruzione elementare. In reazione a tutto ciò, gli intellettuali slovacchi stabilirono legami culturali più stretti con i Cechi, a loro volta sudditi austriaci. Il concetto di un singolo stato ceco-slovacco nacque per scopi politici e, dopo la sconfitta dell'impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale, Slovacchia, Rutenia, Boemia e Moravia furono unite per formare la Cecoslovacchia. Le tendenze centralizzatrici dei cechi infastidirono molti slovacchi e, dopo l'accordo di Monaco del 1938 che obbligò la Cecoslovacchia a cedere parte dei propri territori alla Germania, la Slovacchia dichiarò la propria autonomia. Il giorno prima che le truppe di Hitler invadessero il territorio ceco, nel marzo del 1939, fu istituito uno stato fantoccio guidato da monsignor Jozef Tiso (giustiziato nel 1947 come criminale di guerra) e la Slovacchia divenne un alleato della Germania.

Nell'agosto 1944, i partigiani slovacchi diedero vita all'insurrezione nazionalista slovacca e occorsero diversi mesi ai nazisti per soffocarla. Agli inizi del 1945, due mesi prima della liberazione di Praga e nell'imminenza dell'avanzata russa, fu formato a Kosice un governo cecoslovacco. La seconda Cecoslovacchia, costituita dopo la guerra, avrebbe dovuto avere carattere federale, ma con la salita al potere dei comunisti nel febbraio 1948, l'amministrazione fu ancora una volta centralizzata a Praga. Molti di coloro che si opposero alla nuova dittatura comunista furono eliminati senza pietà, torturati o ridotti alla fame nei campi di lavoro. Sebbene la costituzione del 1960 garantisse a cechi e slovacchi eguali diritti, questo concetto fu realmente messo in atto soltanto con le riforme della 'Primavera di Praga', introdotte nel 1968 da Alexander Dubcek. Nell'agosto del 1968 le truppe sovietiche intervennero per sopprimere le riforme democratiche e nonostante Repubblica ceca e Slovacchia fossero teoricamente membri paritari della confederazione, il potere restò a Praga.

La caduta del comunismo in Cecoslovacchia nel 1989 portò alla rinascita del nazionalismo e ad agitazioni in favore dell'autonomia della Slovacchia. Dopo l'elezione del nazionalista Vladimir Meciar nel giugno 1992, il parlamento slovacco votò per dichiarare la propria sovranità e la federazione fu dissolta pacificamente il 1° gennaio 1993. Meciar fu sfiduciato come primo ministro nel marzo del 1994 a causa della recessione economica e delle sue tendenze sempre più autoritarie, ma dopo le elezioni effettuate alcuni mesi più tardi egli riuscì a formare un nuovo governo di coalizione. Il governo semi-autoritario di Meciar ha attirato critiche in altri ambiti. Esiste una legge volta a proteggere la Repubblica che prevede l'arresto di chiunque critichi il governo; inoltre, i mezzi di informazione sono sotto stretto controllo. Lo slovacco è stato dichiarato unica lingua ufficiale, questo significa che la cospicua minoranza ungherese è diffidata dall'usare la madre lingua nei luoghi pubblici. Maciar ha ricevuto critiche da diverse organizzazioni per i diritti umani e da diversi leader dei paesi occidentali.

Le seconde elezioni della storia della Repubblica slovacca si sono tenute nel 1998, ma nessun candidato è riuscito ad aggiudicarsi la maggioranza richiesta dalla legge. Rudolf Schuster, del partito SOP, ha vinto le successive elezioni presidenziali nel maggio 1999, che lo vedranno ricoprire la carica di presidente per un periodo di cinque anni.

Nonostante alle elezioni del settembre 2002 abbia ottenuto la maggioranza relativa, l'autocratico Movimento per la Slovacchia democratica (Hzds), guidato dal tre volte premier Vladimir Meciar, non ha i numeri per governare. Inoltre, Meciar è isolato in ambito internazionale per la sua linea politica, tracciata negli anni Novanta, ostile all'Unione Europea e alla Nato. Il nuovo governo è stato dunque formato dalla coalizione di centro-destra guidata dal primo ministro Mikulas Dzurinda, favorevole all'ingresso nelle organizzazioni occidentali.

All'apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell'Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta 'cortina di ferro': Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia.

La Repubblica slovacca ha detto sì all'ingresso nell'Unione Europea con il 92,6% dei votanti e il 1° maggio 2004, insieme ad altri nove paesi (Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Lettonia, Estonia, Lituania, Malta e Cipro), sarà a tutti gli effetti membro dell'Unione Europea. L'affluenza registrata per il referendum d'adesione del maggio 2003 è stata del 52,12%.

 

Cultura

Dopo quasi 900 anni di dominio magiaro, nel XIX secolo ebbe inizio la rinascita culturale del paese, con la creazione della lingua letteraria slovacca da parte del nazionalista L'udovít Stúr e la nascita di una coscienza nazionale. Uno dei massimi artefici della rinascita fu il poeta Pavol O. Hviezdoslav, la cui opera è stata tradotta in diverse lingue. Le meraviglie architettoniche slovacche comprendono la chiesa di S. Giacomo, in stile gotico, a Levoca e gli splendidi edifici rinascimentali a Bardejov. Tra gli strumenti popolari tradizionali vi sono la fujara (un flauto lungo 2 metri), la gajdy (zampogna) e la konkovka (uno stridulo flauto da pastore). I canti popolari hanno fatto sì che la lingua slovacca si sia conservata durante il dominio ungherese e nella Slovacchia orientale le antiche tradizioni popolari svolgono ancora un ruolo importante nell'ambito della vita contadina.

La religione viene presa piuttosto sul serio dagli slovacchi. La popolazione è in maggioranza cattolica, ma numerosi sono anche protestanti ed evangelici. Nella Slovacchia orientale vivono molti cattolici greco-ortodossi. Ci sono solo alcune migliaia di ebrei nel paese: circa 73.500 furono deportati nei campi di concentramento dai nazisti e dalle guardie slovacche Hlinka. Dopo la guerra, molti sopravvissuti si sono trasferiti in Israele. Gli zingari Rom della Slovacchia riuscirono a evitare la deportazione, ma molti si sono trasferiti nella Repubblica ceca, dove è più facile trovare lavoro. Come in altre regioni dell'Europa orientale, ci sono molti pregiudizi contro la cultura gitana.

Un aspetto del nazionalismo slovacco è l'orgoglio per la propria lingua e gli slovacchi possono accalorarsi quando la loro lingua viene sottovalutata rispetto alle altre lingue slave. Come turisti non si verrà rimproverati se si mescolano il ceco e lo slovacco, ma tutti gli sforzi per comunicare nell'idioma locale saranno apprezzati. Molte persone che lavorano nel campo del turismo conoscono l'inglese ma nelle regioni rurali gli abitanti parlano solo lo slovacco. Tra le lingue non slave, probabilmente quella più utile è il tedesco.

La cucina slovacca è fondamentalmente mitteleuropea: carne, gnocchi ripieni, patate o riso conditi con una salsa densa, verdure ben cotte o crauti. Il pasto veloce più comune è chiamato knedlo-zelo-vepro (gnocchi ripieni, crauti e maiale arrosto). Semi di cumino, pancetta affumicata e molto sale sono i condimenti più comuni. Il pranzo è il pasto principale, mentre la cena comprende talvolta solo un piatto freddo. Chi è vegetariano non ha molte alternative e deve stare attento ai piatti apparentemente senza carne che vengono cotti con brodo di carne o in grasso animale: gli alimenti che mangerà più sovente saranno formaggio fritto, omelette e patate. Gli slovacchi bevono piuttosto il vino che la birra: la regione del Tokaj lungo il confine ungherese è un'ottima zona di produzione vinicola.

 

Ambiente

La Repubblica slovacca si trova nel cuore dell'Europa, a cavallo dell'estremità nordoccidentale dei Carpazi, e forma una barriera fisica tra le pianure della Polonia a nord e quelle dell'Ungheria a sud. La spettacolare catena alpina degli Alti Tatra corre lungo il confine nordorientale con la Polonia. Il monte Gerlachovsk (2655 m) è la vetta più alta. Sebbene quasi l'80% della Repubblica slovacca si trovi oltre 750 m sopra il livello del mare, la parte a sud di Nitra è una fertile pianura che estendendosi fino al Danubio costituisce il confine naturale con l'Ungheria. La Repubblica slovacca confina anche con la Repubblica ceca a nord-ovest, l'Austria a sud-ovest e l'Ucraina a est.

Le foreste, formate prevalentemente da faggi e abeti rossi, coprono circa il 40% del paese, malgrado secoli di disboscamento. Gli animali selvatici più diffusi sono orsi, lupi, linci, marmotte, camosci, lontre e visoni, che vivono negli Alti Tatra. I parchi nazionali che non si trovano nei Tatra ospitano gran parte di questi animali, ma in quantità limitate. Nelle zone rurali si possono avvistare cervi, fagiani, pernici, anatre, oche selvatiche, cicogne, galli cedroni, aquile e avvoltoi. La campagna slovacca non è inquinata come quella di altri paesi europei, sebbene nelle città più grandi, che hanno avuto una rapida industrializzazione dopo la seconda guerra mondiale, la situazione sia meno rosea.

L'umido clima continentale che caratterizza gran parte della Repubblica slovacca porta estati calde e piovose, inverni freddi e nevosi, e condizioni meteorologiche tendenzialmente variabili. Luglio è il mese più caldo, gennaio il più freddo. Da dicembre a febbraio le temperature scendono sotto zero anche nei bassipiani e sono molto rigide nelle montagne. Non esiste una vera 'stagione secca' e i lunghi periodi caldi e soleggiati dell'estate tendono a essere interrotti da improvvisi rovesci temporaleschi. In inverno ci sono da 40 a 100 giorni di neve nelle pianure (130 in montagna) e una fitta nebbia nelle zone più basse.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Se si è davvero intenzionati a raggiungere la Repubblica Slovacca in aereo, la Czech Airlines effettua diversi collegamenti con Praga. Tuttavia, poiché Bratislava dista appena 64 km da Vienna e 215 km da Budapest, molti turisti preferiscono viaggiare via terra. Diversi autobus e treni giornalieri collegano Vienna a Bratislava e ci sono numerosi treni da Budapest. Non esistono collegamenti ferroviari diretti dalla Slovacchia occidentale (compresa Bratislava) alla Polonia e bisogna passare dalla Repubblica ceca. Dalla Slovacchia orientale, invece, i treni vanno direttamente in Polonia e Ungheria. Ci sono due treni al giorno per/da Mosca, che passano da Bratislava e Kosice.

Ci sono numerosi valichi di frontiera stradali con la Repubblica ceca, l'Ungheria, la Polonia e l'Ucraina. Entrare o uscire a piedi dalla Repubblica slovacca costa certamente meno dell'acquisto di un biglietto internazionale. Per esempio, si può comodamente attraversare il ponte sul Danubio tra Komárno (Slovacchia) e Komárom (Ungheria). Da metà aprile a settembre, un aliscafo collega Bratislava a Vienna: approfittarne può essere un modo per fare una piacevole crociera in Austria e magari gustare uno strudel.

Trasporti interni: Sebbene durante i fine settimana le tariffe siano notevolmente ridotte, gli autobus sono più costosi dei treni. Conviene dunque effettuare gran parte del viaggio sugli efficienti ed economici treni slovacchi, utilizzando gli autobus solo per gli spostamenti locali; com'è noto, questi partono alcuni minuti prima dell'orario riportato sulle paline e quindi conviene arrivare almeno 10 minuti prima della partenza. Le dimensioni del paese e le strade poco trafficate permettono ai turisti di spostarsi da soli, in auto, motocicletta o bicicletta. Le strade spesso seguono vecchi itinerari, attraversano villaggi e cittadine, hanno improvvise curve a gomito e il limite velocità è ridotto, ma sono abbastanza ben tenute e gli automobilisti sono abbastanza prudenti. È bene ricordare che un'auto occidentale con targa straniera è un bersaglio sicuro per i ladri: non bisogna mai lasciare nulla di valore nella vettura.

 

Letture consigliate

Il re del tempo e altre fiabe slovacche:
(Sellerio, Palermo 1988) È una raccolta di fiabe popolari catalogate e pubblicate nell'Ottocento da Pavol Dobsinsky, illustre rappresentante del movimento romantico slovacco. Al di là del loro innegabile valore storico, ben evidenziato nell'introduzione, queste fiabe ci introducono in un mondo magico di rara efficacia e bellezza.

Democrazie da inventare: culture politiche e Stato in Ungheria e Cecoslovacchia:
a cura di Václav Belohradsky, Pierre Kende e Jacques Rupnik (Fondazione Agnelli, Torino 1991) Uno studio sulle prospettive e le difficoltà del paese dopo la 'svolta' del 1989.

Repubblica ceca e Slovacchia:
a cura del CIS Italia (Angeli, Milano 1999) Una guida pratica alla nuova 'primavera' economica. Economia, fisco, legislazione, obblighi valutari.

L'Europa post-comunista:
di Juan J. Linz e Alfred Stepan (Il Mulino, Bologna 2000) Il processo di costruzione dell'Unione europea attraverso la vicenda e all'integrazione dei paesi post-comunisti.

1990-2001 Il design che viene dall'est. Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria:
di Marco Elia (Clean, Napoli 2002) Un'interpretazione della nuova identità culturale che si sta delineando in questi tre paesi attraverso l'analisi delle applicazioni del design.

 

Mete principali

Bratislava
Bratislava (Pozsony in ungherese, Pressburg in tedesco) è la principale città della Repubblica slovacca, nonché la sua capitale. Qui termina la catena dei Carpazi, che ha origine in Romania presso le Porte di Ferro. Arrivando alla stazione ferroviaria centrale si vedono vigneti lungo i pendii dei Piccoli Carpazi nei pressi del Danubio. Il confine austriaco è molto vicino e l'Ungheria dista appena 16 km. Splendidi monumenti sopravvivono nella città vecchia, a testimonianza del passato dominio magiaro, e i numerosi musei della città sono sorprendentemente ricchi. Franz Liszt visitò Bratislava 15 volte e le produzioni operistiche del Teatro Nazionale Slovacco sono tra le migliori d'Europa. Bratislava non è presa d'assalto dai turisti europei come Praga o Budapest (a eccezione dei weekend, quando arrivano frotte di Austriaci).

La città vecchia e il castello sono le parti migliori - il resto della città è piuttosto monotono. Nella città vecchia vi sono molti musei (come il Museo Municipale, con tanto di camere di tortura, e il Museo della Produzione del Vino) e palazzi (come il Palazzo Primaziale, dove Napoleone e l'imperatore austriaco Francesco I siglarono un trattato di pace nel 1805, e il Palazzo Mirbach, in stile rococò). Il castello, costruito sopra il Danubio, è stato un punto di frontiera dell'impero romano dal I al V secolo. Dal IX secolo è stato ricostruito diverse volte, le ultime nel 1953 e nel 1962. Si può salire per ammirare il panorama e per visitare l'interessante Museo di Musica Popolare al suo interno. Anche il Museo Nazionale Slovacco e la Galleria Nazionale Slovacca, presso le rive del fiume, meritano una visita.

Hviezdoslavovo námestie è un comodo luogo per orientarsi, con la città vecchia a nord, il Danubio a sud e il castello a ovest. La stazione ferroviaria principale di Bratislava, Hlavná stanica, si trova diversi km a nord della città. Gran parte degli ostelli economici e degli alberghi a prezzi medi si trovano a nord-est del centro città. Il mercato alimentare, anch'esso nel centro, è un ottimo luogo per comprare da mangiare; nelle vicinanze del castello si trovano invece i ristoranti più eleganti.

Alti Tatra
Il Vysoké Tatry (Alti Tatra) è l'unica veracatena montuosa dell'Europa orientale e, fra i rilievi alpini, è quello che più di tutti occupa una superficie sorprendentemente ridotta. Strette creste rocciose si innalzano su ampie valli glaciali con pareti a strapiombo, mentre i pendii più bassi sono coperti da una fitta foresta di conifere. La bellezza naturale di questa zona relativamente piccola (260 kmq) è esaltata dalla presenza di 30 valli, quasi 100 laghi glaciali e numerosi torrenti gorgoglianti. Una rete di 600 km di sentieri per escursioni a piedi permette di raggiungere tutte le vallate e molti picchi. La pista rossa Tatranská magistrála segue la cresta meridionale del Vysoké Tatry per 65 km attraversando una grande varietà di paesaggi.

Agosto e settembre sono i mesi migliori per effettuare dei trekking in alta montagna; luglio e agosto sono i mesi più caldi e maggiormente presi d'assalto dai turisti. La neve può cominciare a cadere già a settembre e i sentieri più alti vengono chiusi da novembre ad aprile, quando la zona è affollata di sciatori. Il miglior centro per i visitatori è Star_ Smokovec, una località tardottocentesca ben collegata al resto del paese da strade e ferrovia.

Il Parco nazionale dei Malá Fatra
La catena dei Malá Fatra si estende per 50 km nella Slovacchia nordoccidentale; Velk_ Kriván (1709 m) è la vetta più alta. Nel cuore del parco nazionale si trova Vrátna, una splendida valle montana con pendii coperti di boschi. Le possibilità di effettuare escursioni a piedi sono diverse e comprendono le semplici piste turistiche nelle foreste e i panoramici sentieri lungo la catena montuosa. Nel periodo invernale la valle si trasforma in una frequentata località sciistica. Si trovano numerose strutture per mangiare e pernottare, anche se in piena estate gli alloggi scarseggiano. Il Malá Fatra è raggiungibile in giornata da Zilina, la principale cittadina della Slovacchia centrale, piacevole e poco frequentata dai turisti.

Spissky Hrad
Spissky Hrad (Zipser Burg) è il più grande castello della Slovacchia. Fu fondato nel 1209, distrutto dai Tatari nel XIII secolo e ricostruito nel XV secolo. Sebbene l'edificio sia stato distrutto da un incendio nel 1780, le rovine sono ancora un sito straordinario. Il recinto più alto contiene una torre gotica rotonda, una cisterna, una cappella e un palazzo romanico rettangolare che si affaccia su un precipizio. Strumenti di tortura sono in mostra nelle prigioni sotterranee. La città di Spisské Podhradie, risalente al XII secolo, è situata sotto il castello, ed è raggiungibile con la linea principale che collega Poprad a Kosice.

 

 

Mete alternative

Trenciánske Teplice
Trencianske Teplice è una località termale nella Slovacchia occidentale, con sentieri che si addentrano nelle verdi colline circostanti. Vi si trovano, oltre a una piscina termale (aperta da maggio a settembre), cinque sorgenti sulfuree calde. Chi vuole provare qualcosa di esotico deve visitare l'hammam, un bagno turco nel centro della città. Trenciánske Teplice è raggiungibile attraverso la linea ferroviaria principale che collega Trencín a Zilina.

Gola del Dunajec
Il Parco Nazionale Pieniny (21 kmq), creato insieme a un parco simile in Polonia, è destinato a proteggere la gola del fiume Dunajec, lunga 9 km, tra Cerveny Klástor e Szczawnica, in Polonia. In questo tratto il fiume segna il confine tra i due paesi (ma non si può entrare in Polonia da qui); su di esso troneggiano scogliere alte 500 metri, di grande impatto. All'entrata della gola si trova una certosa fortificata del XIV secolo, attualmente utilizzata come centro amministrativo del parco e museo. Si può effettuare una piacevole escursione a piedi attraversando la gola lungo il fiume, mentre da giugno alla metà di settembre partono delle escursioni in barca da una piattaforma nei pressi del monastero. Autobus diretti collegano Cerveny Klástor a Poprad.

Trnava
Trnava è la città più antica della Slovacchia, la prima a ottenere uno statuto reale come libero distretto amministrativo (concesso dal re Béla IV d'Ungheria nel 1238). Seppure deturpata dallo sviluppo edilizio, la gradevole città vecchia fortificata, retaggio di quasi tre secoli di storia religiosa ungherese, è stata rimessa a nuovo in occasione del 750° anniversario della città, nel 1988. Trnava fu un centro della rinascita nazionalista slovacca - alcuni dei primi libri scritti in slovacco furono stampati qui. La città è accogliente, tranquilla ed economica, non è soffocata dai turisti occidentali, e costituisce la gradevole tappa di un viaggio a Bratislava.

Carso slovacco
Questa regione di canyon e grotte calcaree si trova all'estremità orientale dei Monti Metalliferi slovacchi, una catena che si protrae fino al confine con l'Ungheria. Il paesaggio è spettacolare e fra le attrazioni principali si segnala la Grotta di Domica, ritenuta una delle più grandi del mondo. È una splendida caverna, ricca di colori e con alcune stalattiti dello spessore di un tronco d'albero. Quasi due degli oltre 5 km di questa grotta, chiamata Casa Gotica, sono percorribili in barca navigando sul fiume sotterraneo Styx (Stige). Il canyon Zádielska, nei pressi del confine ungherese, è lungo oltre 2 km e serrato fra pareti di roccia alte 250 m, dove si allenano gli alpinisti. La grigia città mineraria di Rozhnava è una buona base per esplorare il Carso, ed è raggiungibile in treno da Kosice.

 

 

Slovenia

 

Per molti tiranni iugoslavi, la Slovenia è una fonte di reddito venuta a mancare. Ricca di risorse, dall'aspetto piacevole e sempre tranquilla, da quando nel 1991 ha dichiarato l'indipendenza dalla Iugoslavia, è andata via via migliorando. I turisti in cerca di un'alternativa alla folla e ai prezzi elevati della maggior parte dell'Europa possono, almeno per il momento, considerare la Slovenia come il luogo ideale.

La Piccola Slovenia (Slovenja) è situata tra l'Europa occidentale e l'Europa orientale. Molte delle sue città hanno lo stile dell'Impero asburgico e della Repubblica di Venezia, mentre se si sale verso le Alpi Giulie può sembrerà di essere in Baviera. Gli Sloveni (due milioni circa) erano la popolazione economicamente più fiorente dell'ex Iugoslavia e la ricchezza di questo paese adagiato 'sul versante soleggiato delle Alpi' è evidente.

Escluso un breve periodo compreso tra il giugno e il luglio del 1991, in Slovenia non ci sono mai state battaglie, guerre o terrorismo. Inoltre, nel periodo in cui la Croazia e la Bosnia Erzegovina si trovavano coinvolte nel peggiore conflitto europeo dopo la seconda guerra mondiale, gli Sloveni continuavano ad accrescere la loro ricchezza e a star lontani dalla cronaca europea e mondiale

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica Slovena (Republika Slovenjia)

Superfice
20.256 kmq

Popolazione
1.930.132 abitanti

Capitale
Lubiana (pop. 330.000)

Composizione etnica
sloveni (88%), serbo-croati (7%)

Lingua parlata
sloveno, croato, serbo, tedesco, inglese, italiano

Religione
cattolici (72%), atei (4,3%), cristiani ortodossi orientali (2,4%), musulmani (1%), protestanti (1%)

Ordinamento dello stato
repubblica parlamentare

 

Economia

PIL
22,9 miliardi di dollari

PIL pro capite
12.000 dollari

Crescita economia annua
4,5%

Inflazione %
8,9%

Settori/prodotti principale
industria tessile, manifattura, lavorazione del legno, agricoltura

Principale partner commerciali
Unione Europea (in particolare Germania, Croazia, Italia, Francia, Austria)

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
I cittadini di Australia, Canada, Israele, Giappone, Hong Kong, USA e della maggior parte dei paesi europei non necessitano di un visto per soggiorni fino a 90 giorni. I cittadini di altre nazioni possono ottenere un visto di 90 giorni prima del viaggio presso tutti consolati e le ambasciate sloveni, oppure un visto di 30 giorni all'arrivo.

Rischi sanitari
nessuno

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich (come l'Italia, anche con l'ora legale)

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Il mese ideale per visitare la Slovenia è settembre, perché è il mese migliore per dedicarsi a escursioni a piedi e a scalate e perché la folla estiva se n'è ormai andata. I mesi compresi tra dicembre e marzo costituiscono il periodo di alta stagione per gli sciatori, mentre la primavera è adatta per chi desidera visitare le pianure e le valli, dal momento che la natura è in fiore.

Cercate di evitare luglio e agosto, quando i prezzi degli alberghi aumentano e ci sono molti più turisti, specialmente sulla costa.

 

Eventi e Manifestazioni

Il Festival Estivo Internazionale è l'evento culturale più importante del paese. Si svolge a Lubiana e a Bled nei mesi di luglio e agosto ed è caratterizzato da spettacoli musicali, teatrali e di danza. Il Lent Festival di Maribor, che si svolge alla fine di giugno o all'inizio di luglio, è caratterizzato da folclore, cultura e musica. Il Ballo delle Mucche (Kravji Bal), che si svolge a metà settembre, a Bohinj, per segnare il ritorno delle mucche dai pascoli montani alle valli) è un fine settimana caratterizzato da mangiate, bevute e danze folcloristiche. Evento tipicamente sloveno!

I mesi di gennaio e marzo sono caratterizzati dalle gare sciistiche. Uno degli eventi principali è quello delle gare femminili di slalom e slalom gigante per la Coppa del Mondo (gennaio) che si tengono sulle montagne a sud-ovest di Maribor. A marzo invece, a Planica, si svolgono i Campionati del Mondo di salto. Nel periodo compreso tra questi due eventi sportivi, ed esattamente a febbraio nei dieci giorni precedenti il Martedì Grasso, si celebra una festa di primavera chiamata Kurentovanje. È la festa di carnevale più famosa della Slovenia; la maggior parte dei festeggiamenti si tengono a Ptuj e dintorni.

 

Prezzi e costi

Valuta
tallero (SIT)

Economicita del paese
La Slovenia è molto meno cara dell'Italia o della vicina Austria, anche se i prezzi stanno aumentando. Per viaggiare con un certo comfort e un certo stile, calcolate di spendere circa US$100 per giorno. Chi decide di alloggiare presso le guesthouse e di mangiare in ristoranti medi può spendere circa US$70 per giorno. Se alloggiate presso gli ostelli e mangiate nei self-service potrete spendere US$35 per giorno.

Quasi tutti i prezzi sono in talleri; alcuni alberghi, guesthouse e campeggi espongono anche i prezzi in marchi tedeschi (DM), valuta alla quale è legato il tallero. È possibile cambiare senza difficoltà contanti e travellers' cheque presso le banche, gli uffici postali, le agenzie di viaggio e i menjalnica, gli uffici di cambio privati, presenti pressoché ovunque. Non esiste mercato nero, ma i tassi di cambio possono variare: le banche chiedono una commissione dell'1%, mentre gli uffici turistici, le agenzie di viaggio, gli uffici di cambio e gli alberghi possono chiedere fino al 5%.

Le carte di credito sono accettate presso i ristoranti, i negozi e i migliori alberghi; in tutti gli altri posti sarete costretti a usare i contanti. Solo pochi sportelli Bancomat sloveni sono accessibili ai titolari di conti stranieri, anche se adesso se ne stanno attivando sempre di più. Alcune banche concedono anticipi in contanti (in talleri) ai possessori di carta di credito.

Attualmente, al prezzo di acquisto della maggior parte dei beni e dei servizi viene applicata una tassa sul valore aggiunto che sostituisce la vecchia 'tassa di circolazione'. In Slovenia molti alberghi fanno pagare una 'tassa turistica' di US$2 a chi si ferma per una notte. Le mance non sono obbligatorie, ma una mancia pari al 10% del servizio è sempre gradita.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$15

Albergo economico: US$5-30
Albergo di categoria media: US$30-50
Albergo di categoria elevata: a partire da US$50

 

Sport e tempo libero

Lo sport più popolare in Slovenia è lo sci: uno sloveno su quattro si dedica attivamente a questo sport. Sulle Alpi Giulie ci sono molte località sciistiche ben attrezzate, in particolare Vogel, che possiede delle spettacolari piste da sci che guardano sulla Valle di Bohinj. La stagione sciistica va da dicembre a marzo.

Le escursioni a piedi sono popolari quanto lo sci. Ci sono 7000 km di sentieri tracciati e 165 baite di montagna, una cifra considerevole per un paese così piccolo. La bellezza delle Alpi Giulie può essere sperimentata nella sua pienezza nel Parco Nazionale del Triglav a Bohinj. Gli scalatori esperti possono provare il Sentiero Alpino Sloveno, che attraversa tutte le vette principali del paese.

Sul fiume Soca è possibile dedicarsi al rafting in acque limpidissime e tumultuose; la città di Bovec è un ottimo punto di partenza. È possibile anche percorrere in bicicletta le strade poco trafficate intorno a Bled, Bohinj e Otocec.

 

Storia

I primi Sloveni si insediarono nelle valli dei fiumi del Bacino del Danubio e sulle Alpi Orientali nel VI secolo. Nel 748 la Slovenia passò sotto il controllo delle popolazioni dell'attuale Germania, prima con l'impero franco dei Carolingi, che convertirono la popolazione al cristianesimo, e poi come parte del Sacro Romano Impero nel IX secolo. La monarchia austro-tedesca conquistò il paese all'inizio del XIV secolo e continuò a mantenere il controllo (a partire dal 1804, come Impero asburgico) fino al 1918, con un'unica breve interruzione. Durante questi sei secoli, le classi sociali più alte divennero completamente 'germanizzate', mentre i contadini mantenevano la loro identità slava (più tardi slovena).

Nel 1809, in un tentativo di isolare l'Impero asburgico dall'Adriatico, Napoleone fondò le cosiddette province dell'Illiria (Slovenia, Dalmazia e parte della Croazia) e stabilì la capitale a Lubiana (dove è ancora oggi). Gli Asburgo tornarono nel 1814, ma le riforme francesi nel campo dell'istruzione, del diritto e della pubblica amministrazione resistettero. La rivoluzione culturale che attraversò l'Europa nel 1848 accrebbe la coscienza politica e nazionale degli Sloveni; dopo la prima guerra mondiale e la caduta dell'Impero austroungarico, la Slovenia entrò a far parte del Regno di Serbi, Croati e Sloveni. Durante la seconda guerra mondiale gran parte della Slovenia venne annessa dalla Germania, mentre l'Italia e l'Ungheria ne presero solo una minima parte. I partigiani sloveni lottarono contro gli invasori dalle loro basi di montagna. Nel 1945 la Slovenia si unì alla Repubblica iugoslava e rimase per molti decenni dietro alla cortina di ferro.

Gli Sloveni si preoccuparono quando la Serbia, alla fine degli anni '80, iniziò a muoversi per affermare la sua supremazia culturale ed economica sulle altre repubbliche iugoslave. Alla fine del 1988, quando Belgrado pose improvvisamente fine all'indipendenza del Kossovo, gli Sloveni iniziarono a temere che anche a loro sarebbe potuta accadere la stessa cosa. Ciò che spinse gli Sloveni a dividersi dalla Iugoslavia fu il fatto che da alcuni anni gli interessi della Slovenia avevano cominciato a spostarsi verso il nord e l'occidente capitalistico. Allo stesso tempo, il suo legame con il resto della Iugoslavia era diventato un fardello economico e una minaccia politica.

Nella primavera del 1990, la Slovenia fu la prima repubblica iugoslava a indire elezioni libere e a porre fine a 45 anni di dittatura comunista. Nel dicembre dello stesso anno, gli elettori votarono pressoché all'unanimità (90%) per l'indipendenza. Temendo il peggio, il governo sloveno iniziò a fare incetta di armi e il 25 giugno 1991 decise di non far più parte della Federazione iugoslava. Per dare enfasi alla sua indipendenza e per conquistarsi l'appoggio della comunità internazionale, la Slovenia provocò deliberatamente la guerra con l'esercito federale iugoslavo tentando di assumere il controllo dei posti di blocco presso la frontiera. Seguì una guerra della durata di 10 giorni, ma la resistenza dei militari sloveni fu molto orgogliosa e, dal momento che non c'erano in gioco pretese territoriali o questioni relative a minoranze etniche, il governo iugoslavo acconsentì a un armistizio proposto dalla Comunità Europea. La Slovenia ottenne subito una nuova costituzione e, il 15 gennaio 1992, la Comunità Europea riconobbe formalmente il nuovo stato. Nel maggio del 1992 la Slovenia fu ammessa a far parte delle Nazioni Unite.

Nell'ottobre del 2000, nella terza tornata elettorale nazionale dall'indipendenza, il Partito Liberaldemocratico tornò al potere e Janez Drnovsek riprese l'incarico di Primo Ministro dal quale era stato sollevato sei mesi prima, quando la sua coalizione aveva perso la maggioranza. Quasi sicuramente Drnovsek è la persona giusta per aprire alla Slovenia le porte dell'Unione Europea e della Nato.

 

Cultura

Lo sloveno è un lingua slava del sud scritta con i caratteri dell'alfabeto romano. È molto simile al serbo e al croato, ma se si conosce una lingua non si capisce automaticamente l'altra. Lo sloveno è grammaticalmente complesso, con molti casi, generi e tempi verbali. Fortunatamente, quasi tutti in Slovenia parlano almeno un'altra lingua, solitamente il croato, il serbo, il tedesco, l'inglese e/o l'italiano (in quest'ordine). L'inglese è la lingua preferita dai giovani.

Lo scrittore più amato dagli Sloveni è il poeta romantico France Preseren (1800-1849), i cui poemi lirici segnarono un nuovo standard per la letteratura slovena e contribuirono ad accrescere la coscienza nazionale. Dopo la seconda guerra mondiale, molte tradizioni popolari slovene sono andate perdute, anche se le raccolte musicali del trio Trutamora Slovenica riportano alle radici della musica popolare slovena. Sono diffusi tutti i generi musicali, ma negli anni '70 e all'inizio degli anni '80 è stato il punk a scuotere la Slovenia. La pittura e la scultura postmoderne dominano dagli anni '80, grazie al gruppo multimediale Neue Slowenische Kunst (NSK) e ai cinque membri della cooperativa di artisti anonimi IRWIN.

Molti dei principali edifici e piazze pubbliche della Slovenia sono stati progettati dall'architetto Joze Plecnik (1872-1957), la cui immagine è raffigurata sulla banconota da 500 SIT.

La cucina slovena, che per tradizione si basa essenzialmente su selvaggina e pesce, è molto influenzata da quella dei vicini. Arrivano dall'Austria il klobasa (salsiccia), lo zavitek (strudel) e il Dunajski zrerek (cotoletta impanata). Njoki (gnocchi di patate), rizota (risotto) e zilkrofi (simili ai ravioli) sono di origine italiana. L'Ungheria ha dato il suo contributo con il golaz (goulash) e i paprikas (stufato di pollo o manzo). C'è anche un'antica specialità balcanica, il burek, un tortino di formaggio, carne o mele a strati servito presso i takeaway. Ci sono molti tipi di frittelle: le più famose sono quelle di formaggio chiamate struklji. Per assaggiare i piatti tipici, si consiglia di recarsi nelle trattorie (gostilna). La Slovenia produce vini rossi e bianchi di ottima qualità, un brandy molto forte chiamato zganje e le birre Union e Zlatorog, che sono molto conosciute.

 

Ambiente

La Slovenia occupa circa il 2% dell'Europa centrale, 20.256 kmq di territorio, ed è grande all'incirca come Israele o il Galles. A nord confina con l'Austria e a sud con la Croazia. Per due tratti molto più piccoli, la Slovenia confina a ovest con l'Italia e a est con l'Ungheria. La Slovenia è prevalentemente collinosa: più del 90% del suo territorio si trova a più di 300 m sopra al livello del mare. Circa metà del paese è coperto da foreste (la Slovenia è uno dei paesi più 'verdi' del mondo), mentre un altro 43% è terreno coltivato, per la maggior parte costituito da campi, orti, vigneti e pascoli.

Nel paese ci sono sei regioni principali: le Alpi, le colline prealpine, il Carso dinarico (una regione calcarea di grotte e fiumi sotterranei) sotto le colline, il litorale sloveno (47 km di costa adriatica), la pianura pannonica e i bassopiani che costituiscono circa un quinto del paese e si trovano prevalentemente nella parte orientale e nordorientale del paese. All'interno ci sono diversi fiumi, tra cui il Sava e il Drava, entrambi affluenti del Danubio, il Soca che sfocia nell'Adriatico, il Mura e il Krka. Il fiume Kolpa scorre lungo gran parte del confine con la Croazia.

Nel paese ci sono circa 2900 specie di piante, alcune delle quali si possono trovare solo in Slovenia. Il Parco Nazionale del Triglav è particolarmente ricco di piante endemiche. In Slovenia abbondano tutti gli animali tipici europei, tra cui il daino, il cinghiale, il camoscio, l'orso e la lince (tutti vengono cacciati), ma ci sono anche specie più rare come la testuggine palustre, il riccio dell'Europa orientale, lo scarabeo e diverse specie di ghiri. Il proteus anguinus, il 'pesce umano' vive solo nelle grotte del Carso sloveno ed è una delle creature più misteriose del mondo.

La zona nordoccidentale gode di un clima alpino. Nelle valli alpine la temperatura è mite in estate e fredda in inverno. La costa adriatica e gran parte della zona più a ovest (Primorska) gode di un clima mediterraneo con estati calde e soleggiate e inverni miti. La maggior parte della Slovenia orientale gode di un clima continentale, con estati calde e inverni freddi. Gennaio è il mese più freddo (la temperatura media durante il giorno è di -2°C) , mentre luglio è il mese più caldo, con una media di 21°C.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: La compagnia aerea nazionale slovena, la Adria Airways, offre voli diretti dall'aeroporto Brnik di Lubiana per la maggior parte delle principali città europee. Nel prezzo del biglietto è in genere compresa una tassa di imbarco pari a US$11 per passeggero.

Tra l'Italia e la Slovenia ci sono collegamenti giornalieri via autobus, che passano da Nova Gorica in Slovenia. Anche Capodistria ha degli ottimi collegamenti con l'Italia: circa 17 autobus al giorno partono per/da Trieste, 21 km a nord-est. È facile spostarsi in autobus anche per l'Ungheria, la Croazia, l'Austria e la Iugoslavia. I collegamenti ferroviari principali si hanno con Salisburgo (4-5 ore), Trieste (3 ore), Vienna (6 ore) e Zagabria (2-3 ore) in Croazia. Il treno che collega Amsterdam a Lubiana impiega 18 ore. Se viaggiate in auto, motocicletta, bicicletta o anche se siete a piedi, potrete attraversare la frontiera in almeno una dozzina di luoghi diversi.

Nei fine settimana del periodo compreso tra aprile e la metà di ottobre è possibile raggiungere Izola (una delle città costiere della Slovenia) in catamarano da Venezia.

Trasporti interni: Se si escludono i viaggi lunghi, il mezzo di trasporto migliore per spostarsi in Slovenia è l'autobus. Le partenze sono frequenti e la rete raggiunge tutti gli angoli del paese. In alcuni casi, non c'è alternativa: viaggiare in autobus è l'unico modo pratico per raggiungere Bled e Bohinj, le Alpi Giulie e gran parte della costa da Lubiana. Il venerdì pomeriggio potrebbe essere necessario prenotare, poiché molti studenti lasciano Lubiana per il fine settimana. Se si esclude il nuovo treno espresso ICS tra Lubiana e Maribor, viaggiare in treno è l'ideale per godersi il panorama: uno dei tragitti più graziosi è quello che passa attraverso la Valle del Soca.

L'automobile è l'ideale per raggiungere alcune delle città e dei villaggi più belli e isolati della Slovenia. I prezzi per il noleggio sono accettabili. Le agenzie con i prezzi migliori sono quelle situate presso l'aeroporto Brnik e a Lubiana. I costi dei pedaggi autostradali e della benzina sono piuttosto bassi. Gli sloveni guidano sulla destra.

 

Letture consigliate

Dal mito alla pulizia etnica :
di Cristiano Diddi e Valentina Piattelli (Ed. Cultura della Pace, Fiesole 1995).

I Balcani :
di Paul Garde (Il Saggiatore, Milano 1996).

I giorni della Slovenia (25 giugno-6 luglio):
a cura di P. Del Giudice (Edizioni E., 1991).

Il confine riscoperto:
a cura di T. Favaretto ed E. Greco (Franco Angeli Editore, Milano 1997).

La guerra in casa :
di Luca Rastello (Einaudi, Torino 1998).

Nuovi scenari geo-politici :
di Sebastiano Monti (Loffredo, 1997).

Sarajevo. Quando la storia uccide :
di Demetrio Volcic (Mondadori, Milano 1993).

Souvenir dalla Iugoslavia :
di Mario Boccia (Selene 1997).

Spine di confine :
di Mauro Manzin (Lint, Trieste 1997).

 

Mete principali

Alpi Giulie
In Slovenia chi è in cerca di adrenalina si reca sul Monte Triglav (2864 m), a tre punte, la vetta più alta del paese. Questa cima domina le Alpi Giulie, che tagliano l'angolo nordoccidentale della Slovenia per giungere fino in Italia. Le Alpi sono una delle mete preferite degli escursionisti del fine settimana, ma non tutti effettuano percorsi ambiziosi. Gli antichi Slavi pensavano che questo monte fosse abitato dalla divinità a tre teste che governava il cielo, la terra e gli inferi. Dai giorni degli Asburgo, il 'pellegrinaggio' al Triglav ha sempre costituito una conferma dell'identità slovena. Oggi il Triglav è raffigurato sulla bandiera nazionale.

Il castello medievale di Bled è stato per più di 800 anni sede dei vescovi sudtirolesi; in seguito fu utilizzato come residenza estiva della famiglia reale iugoslava. Situato in cima a una ripida roccia sul Lago di Bled, il castello offre una vista stupenda. All'interno del castello c'è un piccolo museo che descrive la storia della zona tramite una collezione di spade e armature. Sull'Isola di Bled, all'estremità meridionale del lago, c'è un campanile bianco del XV secolo con una 'campana dei desideri': si dice che chiunque suoni la campana potrà vedere realizzati i suoi desideri; ovviamente, qui tutti la suonano più e più volte. La zona intorno al Lago Bohinj, 30 km a sud-ovest di Bled, è poco sviluppata e davvero meravigliosa, con monti molto alti che si innalzano a partire da una vallata a forma di bacino. Il percorso migliore per raggiungere il Monte Triglav inizia vicino alle Cascate di Savica e a Stara Fuzina.

Bled si trova 51 km a nord-ovest di Lubiana, alla quale è collegato tramite un ottimo servizio di autobus e treni.

Costa Adriatica
Sulla breve costa adriatica della Slovenia ci sono molte cittadine di mare piene di vita. Koper (Capodistria), che si trova solo 21 km a sud di Trieste, era la capitale dell'Istria nel periodo della Repubblica di Venezia, tra il XV e il XVI secolo. Nella città vecchia si respira ancora una certa atmosfera medievale, malgrado le industrie, i porti commerciali e le autostrade dei dintorni.

La graziosa Pirano è una perla di architettura gotica veneziana caratterizzata da strade strette, che tendono ad essere affollatissime in piena estate. Il suo nome deriva da pyr (parola greca che significa fuoco) e fa riferimento ai fuochi che venivano accesi sul punto più estremo della penisola per guidare le navi dirette verso il porto di Capodistria. La lunga storia di Pirano risale agli antichi Greci e i resti ben conservati delle mura della città medievale proteggono ancora oggi la città verso est. Il Museo Marittimo, in un palazzo portuale del XVII secolo, è sede di interessanti mostre relative alla navigazione e alla produzione del sale, attività che, nel corso dei secoli, sono state molto importanti per lo sviluppo di Pirano.

La spiaggia più bella della costa è poco distante, a Fiesa. Dalla sua spiaggia pulita e dalle sue acque in cui è vietata la navigazione si può ammirare il Castello di Miramare a Trieste.

Pirano si trova 17 km a sud-ovest di Capodistria, che si trova a sua volta 163 km a sud-ovest di Lubiana. Da Lubiana e Trieste partono numerosi autobus per entrambe le città, ma ci sono anche dei buoni collegamenti di autobus per le altre città della costa; esiste anche un treno che effettua servizio tra Capodistria e Lubiana.

Grotte di Skocjan
Le grandi grotte sotterranee di Skocjan si trovano nella desolata regione del Carso. Milioni di anni fa questa zona era ricoperta da un mare profondo che ha lasciato un fitto strato di deposito calcareo. I visitatori possono attraversare questo spettacolare deposito grazie a una galleria artificiale costruita nel 1933. Si inizia con la Grotta del Silenzio, la parte asciutta di un canyon lungo circa mezzo chilometro. La prima sezione, chiamata Paradiso, è piena di stalattiti, stalagmiti e pietre galleggianti; la seconda sezione, chiamata Calvario, un tempo era il letto del fiume. La Grotta del Silenzio termina nella Grande Sala, una giungla di sedimenti e concrezioni calcaree larga 120 m e alta 30. In queste grotte vivono 250 tipi di piante e 5 tipi di pipistrelli.

Le grotte si trovano vicino al paese di Matavun, 110 km a sud-ovest di Lubiana. Il servizio di autobus e treni via Divaca è buono.

Lubiana
Lubiana è una piccola Praga senza però la folla di turisti sempre presente in quest'ultima. È la città più grande e popolata della Slovenia, ma sembra più una modesta cittadina verde e pulita che non un centro molto attivo di importanza nazionale.

Lubiana sorse come città romana, con il nome di Emona: ancora oggi in città si possono vedere molti resti romani. Nel XIV secolo gli Asburgo si impadronirono della città e più tardi costruirono molte delle chiese e delle tenute dai colori sbiaditi che fecero sì che la città venisse chiamata 'Bianca Lubiana'. Dal 1809 al 1814 Lubiana fu la capitale delle province dell'Illiria, il trampolino di lancio (di breve durata) di Napoleone sull'Adriatico orientale. Nonostante una certa patina di stile asburgico, la Lubiana di oggi gode di un'atmosfera tipicamente slava. I circa 35.000 studenti che frequentano l'Università di Lubiana mantengono giovane la città.

La maggior parte dei luoghi di interesse turistico sono situati lungo le rive del fiume Lubiana. Sulla riva sudoccidentale sorge il Museo Municipale, contenente diversi oggetti artigianali risalenti all'epoca romana, una riproduzione in scala della città di Emona e alcuni mobili del periodo romano. Più a nord-ovest c'è il Museo Nazionale, con sezioni dedicate alla preistoria, alla storia naturale e all'etnografia. Il pezzo forte del museo è un situla celtico, una sorta di secchio o urna che risale al VI secolo a.C.

Di fronte, diagonalmente, c'è il Museo di Arte Moderna, dove ogni due anni, in estate, si svolge la Biennale Internazionale di Arti Grafiche. Nella Città Vecchia ci sono altri musei, oltre a caffè, chiese barocche e strani ponti nascosti in un groviglio di viuzze piuttosto strette. Se dopo questa immersione nell'arte desiderate un po' di relax, recatevi al tranquillo Parco Tivoli, nella zona nordoccidentale della città. All'interno del parco c'è un centro ricreativo con piste da bowling, campi da tennis, piscine e una pista di pattinaggio a rotelle.

 

 

Mete alternative

Le regioni del vino
La Slovenia produce vino fin dai tempi dei Romani; oggi è conosciuta per la produzione di molti vini di ottima qualità. Nel paese ci sono 14 zone diverse di produzione del vino; due delle più importanti per quanto riguarda il vino bianco si trovano nei dintorni della città di Ptuj: le Colline Haloze e il distretto Jeruzalem-Ljutomer. Da Ptuj è possibile raggiungere i vigneti a piedi, in automobile o in bicicletta.

Le Colline Haloze si estendono a sud di Ptuj fino al confine con la Croazia. Il Sentiero Haloza (Haloska Pot) passa attraverso queste terre costituite da dolci colline, vigne, campi di grano e girasoli. Il sentiero si può prendere vicino al Castello di Bor, 11 km a sud-est di Ptuj.

La Jeruzalem-Ljutomer vinska cesta (strada del vino) inizia a Ormoz e prosegue per 18 km a nord verso Ljutomer passando dal villaggio di Jeruzalem, in cima a una collina. Lungo la strada ci sono moltissime cantine e ristoranti dov'è possibile assaggiare i vini bianchi tipici della regione.

Rogaska Slatina
Rogaska Slatina è la città termale più grande e più antica della regione. Vera e propria 'industria della salute' sorge tra le foreste e le colline del Macelj, le cui cime più alte il Boc e il Donacka Gora, sono visibili anche dal centro della città;

Secondo la leggenda, la fonte di Slatina, ricca di magnesio, fu scoperta dal cavallo alato Pegaso quando Apollo gli consigliò di evitare la magica fontana di Ippocrene. La fonte era conosciuta fin dai tempi dei Romani, ma Roganska Slatina non comparì sulle cartine fino al 1574, quando l'allora governatore della Stiria, Wolf Ungnad, ne bevve le acque su consiglio del suo medico. Cent'anni dopo, venne emessa una pubblicazione che analizzava i poteri curativi della fonte di Slatina e che sosteneva che tale fonte avesse aiutato il viceré della Croazia a guarire. La notizia raggiunse Vienna e i turisti cominciarono ad arrivare numerosi.

Rogaska Slatina si trova 125 km a nord-est di Lubiana. Autobus e treni collegano la città alla capitale via Celje. Il confine da cui passare per entrare in Croazia, Rogatec, si trova 7 km a sud-est.

Valle di Soca
La Valle di Soca, delimitata dal cristallino fiume Soca, si estende dal Parco Nazionale del Triglav fino al confine italiano di Nova Gorica, ed è uno dei luoghi più belli e più tranquilli della Slovenia. Non è sempre stato così: per gran parte della prima guerra mondiale fu la sede del cosiddetto fronte di Soca, che vide la morte di circa 1 milione di persone e fu immortalato da Ernest Hemingway nel suo celebre romanzo Addio alle armi.

Nel 1917, gli eserciti austriaco, tedesco, ungherese e sloveno si riunirono a Kobarid (Caporetto), sul fronte, e sconfissero l'esercito italiano. Questo fu il principale varco aperto durante la prima guerra mondiale. Molti turisti arrivano a Kobarid, cittadina in stile mediterraneo, per rivivere presso il Museo di Kobarid, anti-bellico e vincitore di premi questi avvenimenti.

Ci sono sei autobus che collegano Kobarid a Lubiana ogni giorno. Kobarid si trova circa 150 km a nord-ovest della capitale, mentre 21 km più a nord c'è Bovec, un centro sportivo dov'è possibile dedicarsi a escursioni a piedi, kayak, gite in mountain bike e sci.

 

SOMALIA

 

 

Clima: Secco e semidesertico.

Denominazione ufficiale: Jamhuuriyadda Dimoqraadiga Soomaaliya  

Superficie: 637 657 kmq

Monti principali: Surud Ad 2408 m
Fiumi principali: Uebi Scebeli 900 Km (tratto somalo, totale 2050 Km), Giuba 875 Km (tratto somalo, totale 1650 Km)

Isole principali: Isole Giuba

Lingua: Somalo e Arabo (Ufficiali), Italiano, Inglese.

Religione: Musulmana sunnita 99%.

Moneta: Scellino somalo.

Capitale: Mogadiscio.

 

 

ASPETTI FISICI


Stato dell'Africa orientale, la Somalia occupa l'estremità est del continente, denominata Corno d'Africa, che separa l'oceano Indiano dal golfo di Aden. Confina a Nord Ovest col Gibuti, a Ovest con l’Etiopia, a Sud Ovest col Kenya e si affaccia ad Est sull'oceano Indiano e a Nord sul golfo di Aden. Il territorio, diretta prosecuzione orientale dell'altopiano etiopico, è formato da un vasto tavolato, 600-800 mt, che scende gradualmente verso una costa bassa, orlata di dune e, localmente, da lagune costiere. Solo il margine settentrionale del paese è montuoso, con rilievi fortemente erosi (m. Surud Ad, 2408 m) che scendono a picco su una costa rocciosa.  
A Sud, tra i fiumi Uebi Scebeli e Giuba (gli unici perenni e di una certa importanza), si allarga una pianura alluvionale, fertile e intensamente coltivata, chiamata Benadir. Il clima è equatoriale nel tratto meridionale e subtropicale al Nord e nell'interno. Le temperature sono elevate e le precipitazioni relativamente abbondanti solo al Sud, con in media 500 mm annui, poiché i venti monsonici umidi si limitano a lambire il paese. Alle foreste a galleria del Giuba e dell'Uebi Scebeli si succedono, verso Nord, solo savane e aride steppe.     

POPOLAZIONE E STATO


La popolazione è composta in larga maggioranza da somali, generalmente pastori nomadi nella parte centro-settentrionale del paese e contadini sedentari al Sud. La religione musulmana, praticata dalla quasi totalità della popolazione, è un retaggio della frequentazione delle coste somale da parte di mercanti arabi, fin dal VII secolo. La densità di popolazione è complessivamente modesta e si accentua solamente al Sud, in particolare tra Mogadiscio e Chisimaio e lungo le valli dei due fiumi principali. 


La repubblica democratica che ordina lo stato, al cui capo vi è il presidente Vacant, che ne riveste anche la carica di Primo Ministro, è stata gestita in base alla costituzione del 1979 dal comitato centrale del Partito socialista rivoluzionario somalo, fino al crollo del regime nel 1991. E' membro dell'ONU, dell'OUA ed è associata all'UE.


E' da notarsi che nella Somalia è ancora presente la pena di morte, praticata con Fucilazione mediante plotone; i reati capitali sono: omicidio, reati contro lo Stato, tradimento, spionaggio, sovversione, sabotaggio, distribuzione di propaganda anti-statale, ammutinamento e diserzione. Da notarsi il fatto che nell'aprile 1996 e' stata eseguita una lapidazione: il condannato era accusato di stupro.  

 

ECONOMIA


Per la scarsezza di risorse naturali e le sfavorevoli condizioni climatiche, la Somalia è uno dei più poveri paesi del mondo e perciò deve dipendere in misura notevole all'aiuto straniero. L'economia si basa in prevalenza sull'allevamento nomade (notevole il numero di caprini, ovini, cammelli e bovini) e sulla produzione agricola. Nelle zone irrigate del Sud si pratica l'agricoltura di sussistenza (sorgo, mais, manioca, legumi) e quella commerciale (banane, canna da zucchero, cotone), in cooperative e in aziende di proprietà dello stato. Le foreste forniscono legname, gomma arabica, incenso e mirra. Le risorse minerarie sono modeste e si limitano all'estrazione di sale. L'industria può contare su un cementificio, una raffineria e alcuni zuccherifici. Operano inoltre piccoli stabilimenti alimentari (conservazione della carne, oleifici) e della pelle (concerie, calzaturifici). La rete di comunicazioni interna è molto arretrata.   

 

STORIA 


Nodo commerciale tra Africa e Asia sin dall'antichità (testimonianze egizie della V dinastia), la Somalia fu islamizzata, nel VII secolo, attraverso la fondazione di centri mercantili arabi (Zeila, Mogadiscio, Brava). La fusione fra semiti e camiti portò alla formazione del regno di Ifat (secolo XIV), che subì le influenze della vicina civiltà abissina. L'intera regione fu conquistata dal regno cristiano dello Scioa (1415) e si riprese con la formazione del regno di Adel (inizio secolo XVI) e con l'avanzata dei turchi ottomani (1527). Frazionata in potentati musulmani locali, formalmente dipendenti da Zanzibar (secolo XVIII), entrò nelle mire coloniali europee in seguito all'apertura del canale di Suez (1869): nel 1884 la Gran Bretagna occupò Zeila, Bulhar e Berbera (Somaliland), mentre la Francia si impadronì del Gibuti; la maggior parte del paese divenne colonia italiana (trattati con i sultani di Obbia e Migiurtinia, 1889; acquisto dei porti del Benadir, 1892; accordi con la Gran Bretagna, 1905). Sconfitta la rivolta (1899-1920) guidata da Mad Mullah, la Gran Bretagna rinunciò all'Oltregiuba in favore dell'Italia (1925). Occupata dalla Gran Bretagna (1941), fu assegnata dall'ONU in amministrazione fiduciaria all'Italia (1949) con il compito di guidarne l'indipendenza, conseguita nel 1960. Sotto la spinta della lega dei Giovani Somali, si formò un governo democratico, rovesciato dal colpo di stato del generale M. Siad Barre (1969) che istituì un regime a orientamento socialista e filosovietico. In seguito alla sconfitta nel conflitto con l'Etiopia per il controllo dell'Ogaden (1977-78), Siad Barre, sospese le relazioni diplomatiche con l'URSS (1978), portò il paese nell'orbita occidentale. Dal 1980, nelle province settentrionali è rimasta attiva la guerriglia antigovernativa, espressione di diversi movimenti di opposizione e di diverse etnie, che il 27.1.1991, dopo violenti combattimenti, ha rovesciato il governo e costretto Siad Barre alla fuga. Il governo provvisorio instaurato non è riuscito a sedare la lotta tra le diverse fazioni che ha portato il paese in uno stato di gravissima crisi. Il protrarsi della guerra civile e i suoi devastanti effetti sulla popolazione hanno determinato nel dicembre 1992 l'intervento dell'ONU (operazione Restore Hope) al quale hanno preso parte contingenti italiani (1993-94); tale intervento, concluso nel marzo 1995, tuttavia non è riuscito a pacificare il paese.  

Infatti la Somalia  si è scissa in due nazioni, la capitale, Mogadiscio, è divisa geograficamente da una 'linea verde' di separazione che la taglia praticamente a metà. Al suo interno, diversi 'clan' si spartiscono il potere della città; il Nord è nelle mani dei fondamentalisti islamici, i quali impongono la legge del Shari'a, mentre nel Sud il Generale Aidid si è autoproclamato presidente e detiene il potere dell'altra metà di Mogadiscio.

 

USANZE

La vita del nomade nella boscaglia  

  • Il bambino (Faaduma) 

Quando il bambino della boscaglia raggiunge l'età di sei anni, non viene mandato a scuola come i suoi coetanei in città, ma lo si addestra su come si alleva e si cura il bestiame.  

  • Educazione (Bashir) 

Non appena raggiunge l'età di sette anni, il bimbo apprende, con l'aiuto dei genitori e dei fratelli maggiori, se ci sono, come si allevano gli animali (ovini, bovini, cammelli e equidi) e come ci si difende dalle bestie feroci e dal furti di animali. Dove c'è la scuola coranica, il bambino alla stessa età deve imparare il Corano. Analogamente la bambina viene istruita su come sorvegliare gli animali piccoli, ma per lei non è prevista la scuola coranica. Una volta resi esperti del loro ambiente, i ragazzi vengono addestrati all'uso dell'arma bianca (coltello e lancia) e alla lotta.  

  • Il bambino proprietario di bestiame (Maxubo) 

Ogni membro della società nomade vuole avere animali di sua proprietà. Ma ci si può chiedere come possa avvenire che un bambino, come spesso accade, diventi padrone di una grande quantità di bestiame. La risposta è che quando nasce, i genitori gli danno in dono, secondo l'uso tradizionale, una mucca, una capra o una cammella e il suo cordone ombelicale viene legato ad essa. Tutti gli animali che nasceranno da questa femmina e i figli dei figli apparterranno al bambino. Così, in qualche modo, con la nascita, il bambino dà inizio a un nuovo gregge.  

  • La donna è proprietaria della capanna (Bashir) 

Prima di dire chi sia il proprietario della capanna, dobbiamo parlare di chi la costruisce. Pochi giorni prima del matrimonio, i parenti della novella sposa raccolgono tutti i materiali con cui la capanna sarà costruita: stuoie, principalmente e i tronchi portanti e provvedono alla costruzione di essa. Né lo sposo invece, né la sua famiglia se ne occupano. Solo qualche volta il padre dello sposo se è un bravo scultore, o intagliatore, costruisce e incide recipienti in legno, ma null'altro che riguardi l'abitazione degli sposi è di sua competenza. La ragazza prima del matrimonio deve farsi la capanna anche in previsione del fatto che un giorno sarà madre e in essa nasceranno i suoi figli. Ma non cesserà mai il suo obbligo di provvedere ad essa anche negli anni successivi perché i primi materiali che sono stati usati per costruire possono usurarsi e vanno man mano cambiati e sostituiti con altri nuovi. 

SPAGNA

 

 

Nome completo del paese
Regno di Spagna

Superfice
504.782 kmq

Popolazione
40.217.413 abitanti (tasso di crescita demografica 0,16%)

Capitale
Madrid (3.169.400 abitanti, 5.130.000 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
74% spagnoli, 16% catalani, 7% galleghi, 3% baschi

Lingua parlata
74% spagnolo castigliano (lingua ufficiale), 17% catalano, 7% galiziano o gallego (affine al portoghese), 2% basco

Religione
94% cattolica

Ordinamento dello stato
monarchia costituzionale

La Spagna è una vera fucina di arti e cultura: flamenco, musica, storia, pittura, architettura, letteratura, cinema, sport, corrida e fiestas! Da decenni l'esuberanza degli spagnoli e la stabilità delle condizioni meteorologiche estive attirano chi vuole fuggire dalle umide regioni dell'Europa settentrionale, e la Spagna ha certamente molto di più da offrire dell'anche troppo celebre fascia costiera di case estive per nuovi ricchi: lo sfarzo dell'impero e dei conquistadores; l'eredità artistica di Goya, Velázquez, Picasso e Dalí; le avventure romanzesche di Don Chisciotte; un Hemingway che si unì alle Brigate Internazionali e il fascino di un paesaggio estremamente vario.

 

La Spagna e il Portogallo occupano la penisola iberica, una regione di forma vagamente quadrangolare all'estremità sud-occidentale dell'Europa. La Spagna si estende sull'80% circa della penisola ed è separata dalla Francia dall'aspra catena dei Pirenei. Oltre la metà del territorio è formato da vasti altipiani - le mesetas - mentre cinque grandi catene montuose attraversano il paese. Il paesaggio varia dai deserti della provincia di Almería alle verdi zone umide della Galizia, dalle arroventate pianure della Mancia alle scoscese montagne dei Picos de Europa, dalle zone selvagge dell'Extremadura alla sviluppatissima costa dell'Andalusia. L'arcipelago delle Canarie, nell'Oceano Atlantico a ovest del Marocco, costituisce una sorta di 'comunità autonoma' della Spagna.

Per quanto riguarda la flora e la fauna, si può dire che la prima, soprattutto nelle regioni montane, versi in condizioni migliori della seconda; infatti, il perdurare di una diffusa passione per la caccia ha comportato l'eliminazione di gran parte della fauna selvatica spagnola. Gli animali che si possono ancora avvistare sono scoiattoli rossi, camosci, cervi rossi, stambecchi, marmotte e molte specie di rettili. In Spagna si riproducono circa 25 specie di uccelli rapaci, e grazie alle vaste zone paludose, il territorio spagnolo ospita numerosi uccelli acquatici. Va purtroppo segnalato che a causa del disastro ecologico provocato dal naufragio della petroliera liberiana Prestige, avvenuto il 19 novembre 2002 al largo della costa della Galizia, nella zona di La Coruña, durante il quale sono fuoriuscite migliaia di tonnellate di combustibile, la fauna di quella regione sta subendo danni incalcolabili.

La zona di Gibilterra è famosa per la presenza delle bertucce, le uniche scimmie selvatiche europee.

La maggior parte dei turisti si reca nella fascia costiera della Spagna nei mesi estivi, quando il sole è molto intenso. In questo periodo dell'anno Madrid è invivibile e viene praticamente abbandonata dagli spagnoli. Nel nord e nelle isole Baleari, le temperature estive intorno ai 30 gradi sono la norma. In inverno le piogge sembrano non finire mai nelle zone settentrionali, fatta eccezione per le zone interne della Galizia e dei Pirenei, dove si trasformano in neve. In linea generale, il nord offre il meglio di sé in estate, l'Andalusia in primavera, il centro in autunno e il sud in inverno.

 

STORIA

 

Situata fra l'Europa e l'Africa, la penisola iberica è sempre stata luogo di conquista. I Romani arrivarono qui nel III secolo a.C.: impiegarono due secoli per sottomettere l'intera regione, che gradualmente ne adottò le leggi, la lingua e gli usi. Nel 409 d.C., la Spagna romana fu invasa da un contingente di tribù germaniche e nel 419 si insediò il primo regno visigoto. I Visigoti rimasero al potere fino al 711, quando i Musulmani attraversarono lo Stretto di Gibilterra e sconfissero Roderico, l'ultimo re visigoto.

Nel 714, l'esercito musulmano aveva occupato l'intera penisola, fatta eccezione per le regioni montane della Spagna settentrionale. L'occupazione araba della Spagna meridionale (che gli spagnoli chiamarono Al-Andalus) sarebbe durata quasi 800 anni. Durante questo periodo, prosperarono le arti e le scienze, furono introdotte nuove coltivazioni e tecniche agricole, furono costruiti palazzi, moschee, scuole, giardini e terme. Nel 722 a Covadonga, nella Spagna settentrionale, un piccolo esercito guidato dal re visigoto Pelayo inflisse la prima sconfitta agli Arabi. Simbolicamente, questa battaglia segnò l'inizio della Reconquista, la riconquista della Spagna da parte dei cristiani.

Alla fine del XIII secolo, Castiglia e Aragona erano diventate le due principali potenze cristiane della Spagna e nel 1469 questi due regni furono uniti grazie al matrimonio fra Isabella, principessa di Castiglia, e Ferdinando, erede al trono d'Aragona. Passati alla storia come i Re Cattolici, essi unificarono la Spagna e gettarono le fondamenta per la cosiddetta età dell'oro. Nel 1478 istituirono la famigerata Inquisizione, espellendo o giustiziando migliaia di ebrei e altri non cristiani. Nel 1482 assediarono Granada e 10 anni più tardi l'ultimo re musulmano si arrese, segnando la agognata fine della Reconquista.

La Spagna costituì un vasto impero nel Nuovo Mondo dopo l'arrivo di Colombo nelle Americhe nel 1492. Dal Perù e dal Messico giungevano in patria navi cariche d'argento e oro, mentre i conquistadores rivendicavano per la corona spagnola le terre da Cuba alla Bolivia. La Spagna monopolizzò il commercio con le nuove colonie americane e divenne una delle più potenti nazioni della terra. Tuttavia, questo protezionismo commerciale frenò lo sviluppo nelle colonie stesse e provocò una serie di costose guerre con Inghilterra, Francia e Olanda.

Quando Luigi XVI di Francia fu ghigliottinato nel 1793, la Spagna dichiarò guerra alla nuova repubblica francese, ma fu sconfitta. Nel 1808, le truppe di Napoleone invasero la Spagna e la corona cominciò a perdere l'egemonia nelle colonie. Spronato da un'insurrezione scoppiata a Madrid, il popolo spagnolo si unì contro i francesi e combatté una guerra d'indipendenza che durò cinque anni. Nel 1813 le forze transalpine furono definitivamente espulse e nel 1814 Ferdinando VII riottenne il trono spagnolo. I successivi 20 anni di regno furono disastrosi per la popolarità della corona: fu ripristinata l'Inquisizione, i liberali e i costituzionalisti furono perseguitati, la libertà di parola fu soppressa. La Spagna subì una severa recessione economica e le colonie americane ottennero l'indipendenza.

La rovinosa guerra ispano-americana del 1898 segnò la fine dell'impero spagnolo. La Spagna fu sconfitta dagli Stati Uniti in una serie di battaglie navali che significarono la perdita di Cuba, Portorico, Guam e Filippine, gli ultimi possedimenti spagnoli d'oltreoceano. I problemi della Spagna perdurarono durante i primi anni del XX secolo. Nel 1923, con il paese sull'orlo della guerra civile, il generale Miguel Primo de Rivera si autodichiarò dittatore militare e restò al potere fino al 1930. Nel 1931, re Alfonso XIII fuggì dal paese e fu dichiarata la Seconda Repubblica, che però fu ben presto minata da lotte intestine. Le elezioni del 1936 divisero in due il paese: da una parte il governo repubblicano e i suoi sostenitori (una precaria alleanza di comunisti, socialisti e anarchici, che erano per una società più equa e una restrizione dei poteri della chiesa); dall'altra l'opposizione, formata dai nazionalisti (un'alleanza di forze di destra che comprendeva esercito, chiesa, monarchia e il Partito della Falange, di stampo fascista).

L'assassinio del leader dell'opposizione José Calvo Sotelo da parte degli ufficiali della polizia repubblicana nel luglio del 1936 fornì all'esercito la scusa per rovesciare il governo. Nel corso della successiva guerra civile (1936-39) i nazionalisti ricevettero massicci aiuti militari e finanziari dalla Germania nazista e dall'Italia fascista, mentre il legittimo governo repubblicano riceveva sostegno dalla Russia e, in misura minore, dalle Brigate Internazionali, formazioni di volontari, provenienti da vari paesi, costituite di intellettuali, artisti, scrittori e persone politicamente impegnate. Malgrado il rischio di una diffusione del fascismo, Inghilterra e Francia rifiutarono di aiutare i repubblicani.

Nel 1939 i nazionalisti, guidati da Franco, avevano vinto una guerra nella quale oltre 350.000 spagnoli erano morti. Dopo la guerra, circa 100.000 repubblicani furono giustiziati, imprigionati o costretti all'esilio. Nei 35 anni di dittatura di Franco la Spagna è stata isolata da un embargo economico, esclusa dalla NATO e dalle Nazioni Unite, e dunque menomata dalla recessione economica. Solo all'inizio degli anni '50, quando l'aumento del turismo e la stipula di un trattato con gli Stati Uniti riuscirono a far arrivare i fondi necessari, il paese cominciò a risollevarsi. Negli anni '70 la Spagna aveva il tasso di crescita economica più alto d'Europa.

Franco morì nel 1975 dopo aver nominato suo successore Juan Carlos, nipote di Alfonso XIII. Con Juan Carlos sul trono la Spagna è passata dalla dittatura alla democrazia. Le prime elezioni si sono svolte nel 1977, e la nuova costituzione è stata varata nel 1978; nel 1981 un fallito golpe militare è stato visto come un inutile tentativo di arrestare il cambiamento in atto. Nel 1982 la Spagna ha chiuso definitivamente col proprio passato eleggendo a larga maggioranza un governo socialista. Da allora, l'unico grave problema interno è stata la campagna terroristica intrapresa dai gruppi militanti separatisti dell'ETA, che lottano per ottenere l'indipendenza del Paese Basco. Durante 30 anni di attività terroristica, l'ETA ha ucciso oltre 800 persone.

Nel 1986 la Spagna è entrata a far parte della Comunità Europea e nel 1992 è ritornata alla ribalta della scena internazionale con i Giochi Olimpici a Barcellona, l'Expo 92 a Siviglia e la nomina di Madrid a Capitale della Cultura Europea. Nelle elezioni del 1996 ha prevalso il Partito Popolare, di stampo conservatore, guidato da José María Aznar.

Nel marzo del 2000 Aznar è stato rieletto, riportando la maggioranza assoluta dei voti; il suo successo è da attribuire al buono stato dell'economia spagnola, che ha registrato una crescita del 4% da quando Aznar è giunto al potere.

Nell'agosto del 2002 il parlamento spagnolo ha avviato la procedura per la messa al bando di Batasuna, il partito accusato di essere il braccio politico dei terroristi dell'ETA. Poche ore prima, il giudice Baltasar Garzón aveva disposto la sospensione per tre anni di ogni attività del partito, accusandolo di favoreggiamento del terrorismo. La sentenza non riguarda invece i rappresentanti di Batasuna nelle assemblee elettive, che potranno portare a termine i rispettivi mandati al parlamento regionale basco e nei consigli comunali.

Nelle elezioni amministrative del maggio 2003 i socialisti sono stati i più votati nei municipi mentre nelle presidenze regionali hanno vinto i popolari. Buona parte dei voti di Batasuna, messo al bando dai magistrati, sono andati alla coalizione nazionalista EA-PNV.

L'ETA ha ripreso a colpire a luglio con una bomba davanti al tribunale di Estella, in Navarra, ad Alicante e Benindorm, nella parte orientale e all'aeroporto di Santander, nella parte settentrionale.

La petroliera Prestige, naufragata e affondata il 19 novembre al largo della Galizia lasciando 10.000 tonnellate di petrolio in mare e nei primi giorni del 2003 palline di catrame hanno raggiunto anche le spiagge francesi della Gironda. Più di 60.000 tonnellate del velenoso carico giacciono sul fondo marino.

CULTURA

 

La Spagna vanta uno straordinario patrimonio artistico. Le figure principali dell'età dell'oro furono gli artisti di Toledo, El Greco e Velázquez. Francisco Goya divenne famoso nel XVIII secolo come pittore più prolifico della Spagna e realizzò alcuni ritratti della famiglia reale, splendidi nel loro carattere non certo adulatorio e talvolta quasi grottesco. All'inizio del XX secolo, il mondo dell'arte fu influenzato da un notevole gruppo di artisti spagnoli: Pablo Picasso, Juan Gris, Joan Miró e Salvador Dalí. Per quanto riguarda l'architettura, la Spagna vanta monumenti preistorici a Minorca, nelle isole Baleari, rovine romane a Mérida e Tarragona, la raffinata Alhambra islamica a Granada, edifici mudéjar, cattedrali gotiche, castelli e palazzi, fantastici monumenti modernisti e le intricate e fantasiose sculture di Gaudí.

Uno dei massimi testi narrativi al mondo è il romanzo seicentesco Don Quijote de la Mancha (Don Chisciotte della Mancia) scritto dallo spagnolo Miguel de Cervantes. Tra i principali scrittori del XX secolo vi sono Miguel de Unamuno, Federico García Lorca e Camilo José Cela, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1989. Le scrittrici sono state prolifiche negli ultimi 25 anni e tra le principali narratrici vi sono Adelaida Garcia Morales e Ana María Matute. Per quanto riguarda il cinema, se negli scorsi decenni i film spagnoli erano identificati con l'opera del genio surrealista Luís Buñuel, che trascorse gran parte della sua vita all'estero, oggi sono invece associati alla figura di Pedro Almodóvar, che continua a riscuotere grande successo a livello internazionale.

Il flamenco sta ritornando di moda ed è facile assistere a splendide performance in Andalusia, patria tradizionale di questo ballo, accompagnate da eccellenti chitarristi. Si può anche assistere al flamenco durante le fiestas spagnole, spettacoli assolutamente da non perdere. Gli spagnoli amano molto lo sport e il calcio ha molto seguito: vale la pena di assistere a una partita, perché l'atmosfera è sempre elettrica. Anche la corrida è molto popolare, malgrado le continue pressioni da parte degli attivisti internazionali per i diritti degli animali.

Sebbene il cattolicesimo sia profondamente radicato in tutti gli aspetti della vita spagnola, solo il 40% circa degli spagnoli è praticante. Molti iberici hanno un diffuso scetticismo nei confronti delle autorità ecclesiastiche: durante la Guerra civile, molte chiese furono bruciate e diversi preti uccisi, perché venivano associati alla repressione, alla corruzione e al vecchio ordine.

La cucina spagnola gode meritatamente di grande reputazione e le tapas, stuzzichini serviti su piccoli piatti, sono probabilmente una delle migliori invenzioni dopo la birra fresca. Paella (il piatto più famoso della Spagna prende il nome dalla grande padella di metallo con due manici nella quale viene cucinato e servito), gazpacho (minestra fredda in cui si mescolano pomodori, peperoncino, cipolla, aglio, pangrattato, olio d'oliva e limone) e chorizo (salsiccia) sono piatti abbastanza diffusi sulle tavole occidentali, ma il panorama culinario spagnolo è molto più variegato e comprende stufati, minestre, fagioli, frutti di mare e carni, alimenti che hanno esercitato una grande influenza su tutta la cucina sudamericana.

Tra i dolciumi, yemas (tuorli d'uovo canditi), pestiños (frittelle dolci), mandorle o pinoli ricoperti di zucchero, marzapane e frutti canditi sono diffusi in tutta la Spagna. Esistono anche vari tipi di turrón (torrone), che in genere compaiono nei negozi poco prima di Natale. Tra le bevande, ottimi i vini, la cerveza (birra), la rinfrescante sangría e lo sherry prodotto in Andalusia. Un batido è un frappé o un frullato al latte. L'horchata è una bevanda preparata con succo di chufa (varietà di mandorle dolci), zucchero e acqua: il sapore ricorda quello del latte di soia con un pizzico di cannella.

Bisogna essere pronti a modificare le proprie abitudini a tavola, dal momento che il pranzo è in genere il pasto principale della giornata e viene servito dalle 13.30 alle 16. La cena è più leggera ed è solitamente consumata tra le 22 e le 23.

 

ECONOMIA

 

PIL
828 miliardi di dollari

PIL pro capite
20.700 dollari

Crescita economia annua
2%

Inflazione %
3%

Settori/prodotti principale
industria tessile, calzature, industria alimentare, alluminio, rame, zinco, piombo, prodotti chimici, cantieri navali, autoveicoli, macchine utensili, turismo, edilizia e materiali da costruzione, grano, ortaggi, olive, uva, barbabietole da zucchero, agrumi, bovini, suini, pollame, latticini, pesce

Principale partner commerciali
Francia, Germania, Portogallo, Italia, Regno Unito, USA, America Latina, Benelux, Giappone, OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries)

Membro dell'Unione Europea
sì - area euro

La Spagna è uno dei paesi europei più convenienti per i turisti. Se si hanno poche pretese, si riesce a spendere US$20-25 al giorno. Questo significa alloggiare nelle strutture più economiche, evitare di mangiare al ristorante o di visitare i musei e non spostarsi troppo. Per una vacanza un po' più confortevole si possono calcolare US$40 al giorno, riuscendo così a pranzare con menu a prezzo fisso e a pagare qualche ingresso nei musei. Con US$100 al giorno, infine, si può aspirare ad alberghi di categoria medio-alta, al noleggio di un'automobile e a ristoranti di un certo livello.

I travellers' cheque possono essere cambiati presso le banche o gli uffici di cambio e in genere hanno un tasso di cambio leggermente superiore ai contanti. Le carte di credito e di debito sono ampiamente accettate in alberghi e ristoranti, soprattutto se di categoria medio-alta, e anche per l'acquisto di biglietti ferroviari per viaggi a lunga percorrenza. Ormai anche nei centri minori si riesce a trovare uno sportello per il prelievo automatico (cajero automático). Bisogna prestare particolare attenzione ai soldi e alle carte di credito, perché i turisti sono uno dei principali bersagli dei ladri - centinaia di migliaia di carte di credito vengono smarrite in Spagna ogni anno nell'arco di tempo dei quattro mesi estivi.

Nei ristoranti la legge prevede che i prezzi riportati nei menu includano il servizio, e la mancia è una questione di scelta personale - la maggior parte delle persone lascia qualcosa se è rimasta soddisfatta e il 5% del totale è in genere più che sufficiente. Nei bar e nei caffè è piuttosto comune lasciare qualche spicciolo. I mercati e gli alberghi economici sono gli unici luoghi nei quali è possibile contrattare.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$15

Albergo economico: US$20-40
Albergo di categoria media: US$40-70
Albergo di categoria elevata: a partire da US$70

SPORT E TEMPO LIBERO

 

Lo sci è un'attività poco costosa, con infrastrutture e condizioni sorprendentemente buone. La stagione va da dicembre a maggio e le località più accessibili si trovano nella Sierra Nevada, nei Pirenei e nelle catene a nord di Madrid. La Spagna è un paradiso anche per gli amanti del trekking, in modo particolare nei Pirenei e presso i Picos de Europa, fra le Asturie e la Cantabria. Sempre gli appassionati della marcia potranno decidere di percorrere il celebre Cammino di Santiago, l'itinerario dei pellegrini che, in epoca medievale, da Navarra giungevano a Santiago de Compostela attraversando tutta la parte settentrionale della Spagna da est a ovest.

Il ciclismo è molto praticato ma reso problematico dal terreno spesso montagnoso, dalle strade affollate e dal caldo estivo. Si può scegliere tra le centinaia di spiagge che offrono ottime opportunità di praticare il nuoto, ma bisogna essere pronti alle orde di turisti durante l'estate. La costa del Paese Basco è adatta agli amanti del surf.

EVENTI E MANIFESTAZIONI

 

Secondo il tipico stile spagnolo, eventi e manifestazioni vengono quasi sempre celebrati con grandi feste e una vacanza. Tra i festival cui vale la pena assistere vi sono La Festividad di San Sebastián nel mese di fgennaio, durante la quale tutti gli abitanti di San Sebastián indossano costumi per l'occasione e si danno a frenetici festeggiamenti. Il carnevale viene celebrato in tutta la Spagna alla fine di febbraio: il più scatenato pare che sia quello di Sitges. Nel mese di marzo, a Valencia si tiene una festa chiamata Las Fallas, che dura una settimana ed è caratterizzata da splendidi fuochi d'artificio, pittoresche sfilate, bevute e balli che durano tutta la notte. Durante la Semana Santa (Settimana Santa), che precede la domenica di Pasqua, vengono portate in processione immagini sacre lungo le strade cittadine: in questa occasione Siviglia è particolarmente suggestiva; alla fine di aprile, la città ospita anche la Feria de Abril, che bilancia il fervore religioso della Settimana santa: da non perdere se si riesce a trovare alloggio.

L'ultimo mercoledì di agosto nella città valenciana di Buñol impazza La Tomatina, durante la quale vengono allegramente lanciati i pomodori avanzati dal raccolto. La corsa dei tori (Sanfermines) di Pamplona a luglio è la festa più famosa della Spagna. Lungo la costa settentrionale, si celebra, scaglionata durante la prima quindicina di agosto, la Semana Grande (altra occasione di grandi bevute e sbornie!).

QUANDO ANDARE

 

I mesi ideali per visitare la Spagna sono maggio, giugno e settembre (nel sud anche aprile e ottobre). In questo periodo dell'anno si può contare in genere su buone condizioni climatiche, evitando insieme il caldo eccessivo e il grande afflusso di turisti spagnoli e stranieri. In realtà, in alcune parti della Spagna il clima è discreto tutto l'anno. Lungo le coste meridionali e sud-orientali del Mediterraneo l'inverno è mite, mentre nei mesi estivi ci si può rifugiare nel nord-ovest, sulle spiagge o in montagna per evitare il caldo eccessivo. Se si vuole essere sicuri di partecipare a qualche festa è bene ricordare che quelle più importanti si svolgono tra la Semana Santa (la Settimana Santa) e settembre.

 

ARRIVARE E TRASPORTI

 

Come arrivare: La Spagna ha diversi aeroporti internazionali, tra cui Madrid, Barcellona, Bilbao, Santiago de Compostela, Siviglia, Granada, Málaga, Almería, Alicante, Valencia, Palma di Maiorca, Ibiza e Maó. Anche il viaggio in autobus o in treno offre buone possibilità: ci sono regolari collegamenti in autobus per la Spagna da tutte le maggiori città europee, fra cui Lisbona, Londra e Parigi; il treno può risultare più costoso a meno che non si abbiano meno di 26 anni o si abbia un pass ferroviario. I traghetti collegano la Spagna direttamente al Regno Unito e al Marocco. Quando si parte in aereo dalla Spagna si deve pagare una tassa d'imbarco che viene solitamente inclusa nel prezzo del biglietto (a titolo indicativo, EURO29 per l'Italia).

Trasporti interni: Conviene prendere in considerazione l'aereo per spostarsi all'interno della Spagna soltanto per raggiungere le isole. Da Barcellona, Valencia o Alicante ci sono spesso offerte interessanti sui voli charter. I traghetti collegano regolarmente la Spagna continentale alle Baleari, ma l'aereo è più conveniente, tenuto conto del tempo che si risparmia. Ci sono decine di compagnie private di autobus e la rete di servizi automobilistici è più estesa ed economica di quella ferroviaria. Camminare a piedi è il modo migliore per incontrare la popolazione locale.

DOCUMENTI E INFO UTILI

 

Visto
la Spagna, come d'altronde l'Italia, è uno dei 15 paesi che hanno sottoscritto il trattato di Schengen, grazie al quale i paesi della UE (tranne il Regno Unito e l'Irlanda), più l'Islanda e la Norvegia, hanno deciso di abolire (in alcuni il trattato è già operativo da tempo) i controlli alle frontiere. I cittadini dei suddetti paesi non hanno vincoli di alcun tipo, dunque gli italiani possono entrare e uscire dalla Spagna a proprio piacimento. Chi vuole risiedere e lavorare nel paese per più di 90 giorni deve richiedere, durante il primo mese di soggiorno, la tarjeta de residencia alle autorità competenti. Trattandosi di una procedura burocratica piuttosto lunga, conviene consultare un consolato spagnolo in Italia prima della partenza e chiedere quali documenti sono necessari per inoltrare la richiesta

Turismo
49,5 milioni di visitatori nel 2001

Elettricita
220 volt, 50 Hz AC

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

Svezia

 

Da quando la corona svedese è stata svalutata, la Svezia è divenuta più accessibile; e sebbene la semplice gioia di respirare aria pura, l'incanto dei panorami e l'interesse per culture diverse possano essere annoverati tra le forme di divertimento meno stravaganti, restano comunque gli aspetti più appaganti per il turista. Stoccolma, la capitale, è una città moderna, anche se vi sono zone che conservano un'atmosfera paesana. Una volta usciti dalla città, le splendide foreste e gli enormi laghi della Svezia vi offriranno innumerevoli attività all'aperto, dal pattinaggio su ghiaccio all'avvistamento degli alci.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Regno di Svezia

Superfice
449.964 kmq

Popolazione
8.878.085 abitanti (tasso di crescita demografica 0,01%)

Capitale
Stoccolma (1.251.900 abitanti, 1.622.300 abitanti nell'area metropolitana, 1.845.400 abitanti nel distretto amministrativo)

Composizione etnica
88% svedesi, 12% finlandesi, iugoslavi, danesi, norvegesi, greci, turchi, sami (abitanti nativi)

Lingua parlata
svedese, finlandese, l'inglese è molto diffuso; cinque dialetti sami sono ancora parlati

Religione
87% evangelica luterana; cattolica, pentecostale, ortodossa, battista, musulmana, ebraica, buddhista

Ordinamento dello stato
monarchia costituzionale

 

Economia

PIL
227,4 miliardi di dollari

PIL pro capite
25.400 dollari

Crescita economia annua
1,8%

Inflazione %
2,2%

Settori/prodotti principale
ferro, acciaio, rame, piombo, zinco, legname, pasta di cellulosa e carta, silvicoltura, industrie manifatturiere di ingegneria e di alta tecnologia, cuscinetti a sfera, autoveicoli, telecomunicazioni, arredamento, industria alimentare, prodotti chimici, energia idroelettrica, orzo, frumento, barbabietole da zucchero, vacche da latte

Principale partner commerciali
Germania, Regno Unito, Danimarca, Francia, USA, Norvegia

Membro dell'Unione Europea

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno di alcun visto per soggiornare in Svezia fino a tre mesi. I minori sotto i 15 anni devono essere iscritti sul passaporto del genitore che li accompagna; non è infatti valido il certificato anagrafico di espatrio per i minori rilasciato in Italia

Turismo
6 milioni di visitatori all'anno

Elettricita
220 V, 50 Hz

Fuso orario
1 ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Se si vuole il sole bisogna andare in Svezia tra la fine di maggio e la fine di luglio, ricordando che agosto è spesso piovoso. Molti ostelli della gioventù, campeggi e attrazioni sono aperti solo in estate, dalla fine di giugno a metà agosto. L'estate svedese può essere calda, soleggiata e splendida, mentre se si vuole effettuare il viaggio in inverno bisogna programmarlo in anticipo e non includere troppi spostamenti. Le grandi città sono affollate tutto l'anno.

 

Eventi e Manifestazioni

La Festa di mezza estate, che si svolge in concomitanza con il solstizio d'estate, è l'evento celebrato con maggiore entusiasmo in Svezia. Riti pagani si mescolano a festeggiamenti informali e a grandi bevute di acquavite. La Festa di Santa Lucia (13 dicembre) è ricordata da appena una sessantina d'anni ma è divenuta molto popolare: oltre a commemorare il martirio della pia ragazza siciliana, si celebra l'arrivo del Natale con processioni di giovani in costume, fiumi di glögg (un punch caldo alla frutta) per gli adulti e canti. Gli alberi di Natale sono decorati con animali impagliati e stelle, comincia la preparazione dei biscotti natalizi. In molte case a Natale si mangia del prosciutto e molte famiglie partecipano alla tradizione dell' 'intingere nella pentola', immergendo fette di pane nel sugo di prosciutto.

L'ultimo giorno dell'anno viene festeggiato in compagnia: gli amici si radunano e spesso vengono lanciati fuochi d'artificio. In Svezia la Pasqua rievoca la tradizionale credenza che le streghe si ritrovino all'inferno con il diavolo per tutta la durata della festa. Perciò i bambini, vestiti da streghe, bussano alle porte delle case nel quartiere dove abitano, chiedendo caramelle in cambio di disegni. La Notte di Valpurga (30 aprile) è una festa pagana che celebra la fine dell'inverno con falò e fuochi d'artificio. Il 1° maggio è ricordato con marce e manifestazioni dei lavoratori.

 

Prezzi e costi

Valuta
Corona svedese (Krona, Kr)

Economicita del paese
La Svezia è molto costosa, ma facendo un po' di attenzione si riesce a non spendere una fortuna. Se ci si porta una tenda o si pernotta in ostello, si comprano i pass per viaggiare, si mangia nei buffet e ci si tiene lontani dagli alcolici, si dovrebbe riuscire a spendere US$40 al giorno, anche se con qualche difficoltà. Raddoppiando la cifra si può fare un buon pasto almeno una volta al giorno, pernottare in albergo, visitare i musei e qualche località turistica.

Non si avranno problemi portando soldi in contanti di qualsiasi valuta o travellers' cheque noti internazionalmente. Si possono anche utilizzare le carte di credito o le carte Cirrus - sono accettate in tutti gli sportelli per il prelievo automatico. Negli uffici il tasso di cambio è generalmente accettabile, mentre le commissioni sono leggermente più alte per i travellers' cheque.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$5-7
Pasto in un ristorante di categoria media: US$7-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$15 e oltre

Albergo economico: US$10-20
Albergo di categoria media: US$20-80
Albergo di categoria elevata: US$80 e oltre

 

Sport e tempo libero

Le attività sono pesantemente influenzate dalle condizioni climatiche. In inverno si può pattinare in qualsiasi luogo in cui il ghiaccio sia sufficientemente spesso. Il lago e il sistema di canali di Stoccolma sono sfruttati dai bambini del luogo e dagli appassionati alla ricerca della 'pista' più lunga. Lo sci (discesa e fondo) è diffuso nelle località turistiche nei dintorni di Siljan e presso i centri sciistici di Västmanland e Stoccolma. Quando la neve si scioglie diventa particolarmente piacevole andare in bicicletta nella pianeggiante regione dei laghi di Skåne o nelle isole di Öland e Gotland. Se si preferisce l'acqua, ci sono moltissime possibilità di andare in canoa, dalle eccellenti zone dei laghi alle eccitanti rapide dei torrenti del nord.

Escursioni a piedi e orientamento sono diffusi dovunque e molte famiglie formano squadre per le gare di orientamento nei weekend. Il Sareks National Park è probabilmente la zona più spettacolare della Svezia per effettuare escursioni a piedi, ma è adatto solo agli esperti. Gli ombrelloni possono essere meno utili dei paraorecchie, ma la Svezia ha comunque alcune buone spiagge dove si può nuotare, soprattutto a est di Uppsala. Le immersioni sono diffuse lungo la costa orientale, dove è possibile nuotare vicino alle popolazioni residenti di foche. Vedere l'aurora boreale è particolarmente spettacolare dalle montagne del nord. E se tutto questo suona troppo noioso, si parla di un relitto pieno di tesori risalente alla guerra dei Trent'anni affondato in qualche punto della costa sudorientale. Smettetela di lamentarvi per il costo di una birra e preparatevi alla caccia al tesoro!

 

Storia

Le testimonianze scritte risalgono solo al tardo Medioevo, ma la quantità e la varietà di fortificazioni, luoghi per assemblee, siti votivi e tombe è davvero stupefacente. La metallurgia si sviluppò tardi e solo nell'età del bronzo, dopo l'arrivo degli indoeuropei, i commerci divennero fiorenti. Il primitivo sviluppo culturale della Svezia è ancora rappresentato nelle vivaci hällristningar (pitture rupestri) che sopravvivono in molte parti del paese. Nella valle di Mälaren nacquero le prime stazioni commerciali conosciute e furono eretti monumenti con iscrizioni runiche.

Il IX secolo vide l'avvento dell'era vichinga e il gran numero di monete romane, bizantine e arabe dimostrano la ricchezza e la potenza che i vichinghi svedesi accumularono durante il secolo successivo. I vichinghi si spostarono prevalentemente verso est, lasciando tracce in Russia; inoltre essi commerciarono con l'impero bizantino (e anche lo depredarono). Divinità e regnanti pagani dominarono la scena finché il cristianesimo si diffuse nel XI secolo. La maggior parte dell'epoca medievale fu caratterizzata da conflitti interni fino al 1397, quando la Danimarca intervenne formando, insieme alla Norvegia e alla Svezia, l'Unione di Kalmar, riunendo così l'intera Scandinavia sotto un'unica corona. Ma l'unione scomperve ben presto: un secolo di contrasti e conflitti sfociarono in un'aperta rivolta svedese guidata da Gustaf Vasa, che fu incoronato nel 1523. Gustaf intraprese una riforma ecclesiastica e creò un potente stato centralizzato. Un periodo di espansione portò la Svezia a controllare gran parte della Finlandia e dei paesi baltici.

Nel 1809, il potere assoluto conferito al monarca fu abolito grazie a una rivolta aristocratica e la Svezia perse definitivamente la Finlandia che passò sotto il dominio russo. In quello stesso anno, la Svezia varò una costituzione che sanciva la divisione del potere legislativo tra il re e il Riksdag (parlamento). Fu creato il ruolo dell'ufficiale governativo per il controllo dei poteri della burocrazia. Nel 1814, l'imposizione militare dell'unione con la Norvegia fu l'ultimo coinvolgimento della Svezia in una guerra.

Pur diffusasi tardivamente, l'industrializzazione si basò su un'efficiente produzione siderurgica e sul fiammifero di sicurezza, un'invenzione svedese. L'estrazione del minerale di ferro, importante da almeno 300 anni, e la produzione siderurgica cominciarono ad espandersi, creando una prospera classe media. Nel 1827, tuttavia, uno statuto che prevedeva la dispersione della popolazione dei villaggi agricoli di gran parte del territorio svedese, ebbe effetti più immediati e rilevanti: scomparve l'antico tessuto sociale. Nel 1900, quasi il 25% degli svedesi viveva nelle città e l'industria (basata sulla produzione di legname, macchinari di precisione e siderurgia) era in crescita. In questo contesto la classe lavoratrice svedese si radicalizzò.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la Svezia si dichiarò neutrale, ma la carenza di cibo provocò un tale malcontento che non fu più possibile mantenere il consenso. Così, per la prima volta salì al potere un governo socialdemocratico, che dominò la scena politica fino al 1932, rielaborando le tendenze liberali degli anni '20 per far coesistere intervento economico e introduzione del welfare state. Queste tendenze furono portate avanti senza grosse interferenze fino agli anni '70, quando le pressioni economiche cominciarono a oscurare i traguardi sociali della Svezia. Fu allora che, per la prima volta, il sostegno alla socialdemocrazia vacillò, soprattutto dopo l'assassinio del primo ministro Olof Palme nel 1986 e le sue oscure conseguenze.

L'asse del governo si spostò verso destra nel 1991, quando al potere salì una coalizione guidata dai moderati. L'esperimento di economia conservatrice e l'entrata nell'UE hanno sconcertato e disilluso molti svedesi, favorendo il ritorno dei socialdemocratici che nel 1994 hanno formato un governo di minoranza. I socialdemocratici sono stati nuovamente sconfitti nel 1995 ma sono riusciti a mantenere il potere guidati dal premier Göran Persson, che può contare sul sostegno del centro destra e dei Verdi. Alla fine del 1996, 10 anni dopo l'assassinio di Palme, il leader di un commando sudafricano ha accusato un ex soldato rhodesiano dell'omicidio, citandolo in giudizio: Palme era stato un instancabile accusatore delle politiche di segregazione razziali sudafricane.

Il partito socialdemocratico e il suo leader, il primo ministro Goran Persson, hanno vinto le elezioni 2002, conquistando il terzo mandato. Gli elettori hanno premiato la gestione oculata dell'economia e la difesa del sistema del Welfare svedese, tradizionalmente molto generoso ed efficiente, basata su un sistema pubblico molto robusto, mentre il centro-destra aveva proposto tagli alle tasse e privatizzazioni.

Il 56,2% degli svedesi ha detto no all'euro nella consultazione referendaria del 14 settembre 2003 e non sono stati influenzati nemmeno dall'assassinio, avvenuto soltanto quattro giorni prima in un grande magazzino, del ministro degli Esteri Anna Lindh, che aveva sostenuto con fervore la moneta unica. Il 3 ottobre Persson ha nominato Laila Freivalds alla guida della diplomazia svedese.

 

Cultura

I membri più conosciuti della comunità artistica svedese sono stati gli scrittori, soprattutto il grande August Strindberg e la celeberrima scrittrice per bambini Astrid Lindgren, creatrice di Pippi Calzelunghe. Le ballate gustaviane di Carl Michael Bellman, che raramente si ascoltano al di fuori della Scandinavia, parlano direttamente all'anima svedese. Vilhelm Moberg, un rappresentante della letteratura proletaria del XX secolo, ha ottenuto un successo internazionale con i romanzi 'Emigranti' e 'Immigrati'. Lo scienziato del XVIII secolo Carl Von Linné, o Linneo, effettuò pionieristici studi sulle specie botaniche utilizzando i nomi latini. Ancora più noto è Alfred Nobel, primo patrono dell'omonimo istituto e dell'ambito premio internazionale che porta il suo nome.

Lo svedese è una lingua germanica appartenente al ceppo nordico e viene parlato in tutta la Svezia e in alcune parti della Finlandia. Svedesi, norvegesi e danesi riescono comunque a capirsi perché le loro lingue sono simili. La maggior parte degli svedesi parla l'inglese come seconda lingua e questo semplifica in parte le cose. La Svezia ha una chiesa di stato luterana cui in linea di principio aderiscono tutti i cittadini (e in effetti circa il 95% degli svedesi ne fa parte). Lo stato, tuttavia, garantisce la libertà di culto.

Gli svedesi consumano molto pesce, che solitamente è in bianco o fritto nel lardo. Le aringhe in salamoia sono diffuse e la patata è la base indispensabile di ogni ricetta. Oltre a essere la verdura per eccellenza, è fondamentale per la produzione dell'eccellente acquavite svedese. Birra forte, vini e alcolici sono in vendita presso le filiali cittadine del monopolio di stato Systembolaget (aperte solo nei giorni feriali). Normalmente bisogna decidere ciò che si vuole consultando una lista e guardando la merce in esposizione, poi si prende un numero e si aspetta. Il venerdì pomeriggio le code possono essere lunghe.

 

Ambiente

Con una superficie di 449.964 kmq, la Svezia occupa la maggior parte della penisola scandinava e vanta la presenza di ben 26 parchi nazionali. Le caratteristiche principali del paesaggio derivano dalla presenza dei ghiacciai, in particolare la rocciosa costa sudoccidentale lungo il Mar Baltico e l'arcipelago di Stoccolma a sud-est spiccano per la presenza di fiordi e scogli. Ma anche le zone interne non sono meno ricche di acque, dal momento che sono punteggiate da circa 100.000 laghi. Le pianeggianti isole calcaree di Öland e Gotland, a sud di Stoccolma, sono circondate da spiagge sabbiose e sono diventate una specie di rifugio per chi vuole scappare dalla città. Il Norrland (termine pratico per indicare il 60% dei territori settentrionali del paese) è scarsamente popolato ed è caratterizzato da un territorio quasi uniforme con foreste, fiumi e rapide. A ovest, la Norvegia forma una frontiera naturale sull'altro lato della Skanderna, la modesta catena montuosa svedese. Il rilievo principale è l'innevato picco settentrionale del monte Kebnekaise (2111 m).

Alci, cervi e volpi sono diffusi in tutto il paese e, tra tutti gli animali selvatici della Svezia, sono i più facili da avvistare. Il numero di lupi, linci e orsi bruni è diminuito a causa della diffusione dell'agricoltura e della caccia, ma sta aumentando in alcune province occidentali e nelle regioni montane. I ghiottoni sopravvivono nelle montagne solo uccidendo il bestiame e questo non li rende simpatici agli allevatori e non facilita la loro lotta contro l'estinzione. Gli uccelli, tra cui il martin pescatore, forse il più bello da vedere, e il picchio, sono molto diffusi, dal mare alle montagne. I laghi e i torrenti settentrionali sono ideali per avvistare pesci e un gran numero di esemplari di trote salmonate.

Gli svedesi, inoltre, con la loro forte coscienza ecologica, si sono sempre preoccupati non solo della fauna autoctona, ma anche della pulizia delle acque e delle fonti rinnovabili di energia.

Chi ama il sole deve visitare la Svezia tra la fine di maggio e la fine di luglio, prima delle piogge d'agosto. Le temperature medie mensili a Stoccolma sono più alte a luglio, quando ci sono circa 17°C e si può contare su 9 ore di sole. Le temperature medie nelle montagne settentrionali, nello stesso periodo dell'anno, sono di 11°C, ma bisogna essere pronti a saltuarie discese sotto zero e a nevicate anche in estate. A nord del Golfo di Botnia l'escursione termica è di circa 30°C. La latitudine così settentrionale della Svezia fa sì che il cielo non si oscuri mai da metà maggio alla fine di luglio, anche se questo significa parallelamente che a dicembre le giornate sono sempre buie. Le precipitazioni sono più intense nei dintorni di Göteborg con oltre 700 mm, mentre in Lapponia assumono prevalentemente la forma di neve, coprendo la regione per 200 giorni all'anno. Molti porti lungo la costa restano gelati tutto l'inverno, mentre l'arcipelago di Stoccolma può restare bloccato dai ghiacci per un paio di mesi all'anno.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Il principale aeroporto internazionale è Arlanda, a nord di Stoccolma, raggiungibile in 30 minuti con l'autobus. Ci sono voli giornalieri per e dalle principali capitali europee. La maggior parte dei voli dal Nordamerica e dall'Asia passa da Copenaghen, dove talvolta bisogna fare scalo e cambiare aereo. Il prezzo del biglietto comprende la tassa d'imbarco che è di 95 kr. Autobus e treni insieme ai traghetti garantiscono i collegamenti con Danimarca, Finlandia, Norvegia, Germania, Polonia, Estonia e Gran Bretagna. I principali porti svedesi sono Göteborg, Helsingborg, Malmö e Stoccolma. I traghetti provenienti dalla Finlandia nordoccidentale arrivano a Umeå e Skellefteå nella Svezia settentrionale, mentre quelli per la Germania partono da Trelleborg.

Trasporti interni: I voli interni giornalieri coprono tutto il paese, ma la estesa rete di autobus e treni li rende spesso inutili a meno che non si abbiano problemi di tempo. I treni sono la base dei trasporti pubblici svedesi al di fuori delle città e collegano i centri regionali molto più rapidamente degli autobus. Questi ultimi sono però in alcuni casi l'unica opzione per spostarsi nelle zone meno frequentate. Le strade svedesi hanno standard molto elevati e sono rese pericolose solo dalla presenza di alci e cervi intorno all'alba e al tramonto. Per guidare basta la normale patente; quella internazionale serve solo se si vuole noleggiare un'auto. Di notte le donne possono chiedere degli sconti sui taxi. Nelle autostrade non sono ammessi ciclisti, ma le lunghe piste ciclabili e gli itinerari panoramici sono nettamente migliori. Le navi per l'arcipelago viaggiano tra Stoccolma e Göteborg mentre i piroscafi che in Lapponia solcano le acque dei laghi Vättern, Siljan e Torneträsk effettuano popolari crociere estive e garantiscono comodi collegamenti se si è in bicicletta o a piedi. Guidare una barca propria può essere pericoloso, a causa dei notevoli dislivelli delle maree: allontanandosi anche di poco dai canali segnalati si avranno subito difficoltà.

 

Letture consigliate

I Vichinghi:
testi di Philip Steele (White Star, Vercelli 2001; collana 'Le grandi civiltà del passato') Un volume dedicato ai ragazzi con numerose illustrazioni e un'esauriente tavola cronologica.

I Vichinghi:
di Johannes Bronsted (Einaudi, Torino 2001) Un quadro dettagliato della vita quotidiana e un'analisi del temperamento guerresco e fiero del popolo vichingo.

I Vichinghi. Per farli conoscere ai bambini:
di Emile Beaumont, Guter Ludwig e Jean-Noel Rochut (Larus, Bergamo 2001): per condurre i giovani lettori nell'avvincente mondo della storia

Miti e saghe vichinghi:
di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini (Mondadori, Milano 2000) Le vicende delle divinità dei popoli vichinghi che si intrecciano con le gesta degli eroi della tradizione.

Notorius. La vita di Ingrid Bergman:
di Donald Spoto (Lindau, Torino 2000) La biografia della grande attrice, segnata da una tragica infanzia, che ha pagato di persona il prezzo di scelte anticonvenzionali e coraggiose.

Classicismo nordico. Architettura nei paesi scandinavi:
(Elemond-Electa, Milano 1988) La prima raccolta organica sulla produzione dell'architettura scandinava dei primi decenni del novecento.

Assassino senza volto:
di Henning Mankell (Marsilio, Venezia 2001) Un thriller poliziesco ambientato in Svezia tra la natura, e il serpeggiante razzismo che attraversa la ricca società del benessere.

Svedesi. Se li conosci non li eviti:
di Peter Berlin (Edizioni Sonda, Casale Monferrato 1994) Spiega chi sono, come ragionano, cosa amano e cosa detestano gli Svedesi. È una guida 'antropologica' semiseria, con uno scopo serissimo: prevenire e curare qualsiasi forma di xenofobia.

Svezia:
con testi di Valerio Griffa (White Star, Vercelli; collana 'Grandangolo') Un raffinato volume fotografico.

 

Mete principali

Stoccolma
La città medievale di Stoccolma è fiorita lungo le coste del Mar Baltico, dove un arcipelago di 24.000 isole, rocce affioranti e isolotti l'hanno protetta dal mare aperto rendendola ideale per il commercio e le attività marittime. Sebbene questa zona sia molto frequentata per escursioni in barca e in piena estate possa essere difficile trovare un approdo, gran parte delle isole sono tuttavia disabitate. Per gran parte dell'inverno l'arcipelago di Stoccolma è coperto da uno strato di ghiaccio spesso fino a 20 cm. Per ammirare davvero la città bisognerebbe guardarla dal mare, anche se è altrettanto suggestivo girare a piedi nei giardini di Djurgården o nei vicoli di Gamla Stan.

Gamla Stan, situata sull'isola di Stadsholmen, è la città vecchia di Stoccolma che prosperò nel XIII secolo. Le sue strade medievali sono collegate da una serie di vicoli, archi e scalinate. L'attuale Palazzo reale fu completato nel 1760 per sostituire quello antico, distrutto da un incendio nel XVII secolo. Attualmente gli appartamenti e l'armeria offrono un eccellente scorcio sul passato. A est della città, la grande isola di Djurgården ha splendidi parchi e una serie di pregevoli musei. Da non perdere è lo Skansen, il primo museo all'aperto del mondo, che con i suoi oggetti provenienti da tutta la Svezia ha un'atmosfera rurale. Skansen comprende anche uno zoo, un acquario, un padiglione di silvicoltura e un museo del tabacco. Sulla costa occidentale di Djurgården si trova il famoso Vasamuseet, che permette di comprendere la vita dei marinai seicenteschi, oltre a essere uno splendido esempio di archeologia marina.

In centro ci sono una serie di ostelli, anche se quelli allestiti nelle navi ancorate a Skeppsholmen e a sud di Gamla Stan stanno diventando sempre più affollati. Sempre in centro si trovano anche diversi ristoranti economici e a prezzi medi che propongono una certa varietà di alimenti. Kungsgatan, a est del centro, è il luogo dove recarsi se si ama il ballo.

Vadstena
Situata lungo il lago Vättern, Vadstena è una delle più belle città svedesi. Il castello rinascimentale, Vadstena slott, affacciato sulla baia e sul lago sottostante, è un imponente progetto dei primi re Vasa, che ospita negli appartamenti superiori alcuni mobili d'epoca e dipinti, tra cui un Van Dyck. Per attirare i visitatori, con il castello compete la quattrocentesca klosterkyrkan o abbazia, che unisce elementi gotici e rinascimentali. All'interno sono raccolte le reliquie di Santa Brigida e sculture tardomedievali, tra cui la rappresentazione della santa durante la rivelazione. Da vedere anche il Bjälboättens palats, il vecchio convento che un tempo fu anche residenza reale. Gli autobus per/da Vadstena passano da Linköping, Jönköping e Örebro.

Göteborg
Seconda città della Svezia, situata lungo la costa occidentale del paese, Göteborg ha non solo un magnifico porto e uno scenografico viale, ma anche uno dei migliori parchi divertimenti del mondo, che è l'attrazione più famosa della Svezia, grazie anche allo Spaceport Liseberg, che domina il parco dai suoi 150 m di altezza. Dopo Liseberg, i musei sono la cosa più interessante: quello centrale Ostindiska huset ha reperti archeologici, collezioni locali e storiche; il Konstmuseet espone notevoli collezioni di maestri europei ed è famoso per i suoi dipinti di Rubens, Van Gogh e Rembrandt; quello principale di storia marittima è il Sjöfartshistoriska museet. Goteborg è facilmente raggiungibile in aereo, treno, nave e autobus; per il pernottamento si può scegliere uno tra i nuovissimi ostelli nel centro.

Visby
Fortificata e con le strette strade in acciottolato, questa città portuale medievale ha oltre 40 torri e le rovine di grandi chiese che testimoniano le sue antiche glorie anseatiche. Le contemporanee rovine di Drotten, S. Nicolai, S. Lars e S. Carin si trovano tutte all'interno delle imponenti mura e contrastano con la vecchia ma solida cattedrale di Santa Maria. Gotland Fornsal è un museo di storia che espone una pregevole collezione di pitture rupestri di Gotland dell'epoca pre-vichinga. Nella seconda settimana di agosto, costumi e rievocazioni commemorano la settimana medievale. Visby si trova nell'isola di Gotland ed è raggiungibile in aereo da Stoccolma o con il traghetto da diverse città.

Öland
Öland è una piccola isola con iscrizioni runiche, fortificazioni e 400 mulini a vento. Nella parte meridionale dell'isola si trova il più grande forte rotondo dell'età del ferro, Gråborg, che con un diametro di 200 metri offre uno spettacolo incredibile. Nelle vicinanze, la grande fortezza di Eketorp è stata parzialmente ricostruita e trasformata in museo per mostrare come doveva apparire un villaggio medievale fortificato. Altrettanto impressionanti, a nord, sono le rovine del castello di Borgholm, che fu bruciato e abbandonato all'inizio del XVIII secolo. Notevoli sono anche i fari alle estremità settentrionale e meridionale dell'isola. Öland è raggiungibile da Kalmar percorrendo un ponte lungo 6 km, il più lungo d'Europa. L'isola è molto frequentato per la festa di mezza estate.

 

 

Mete alternative

Jokkmokk
Il paese di Jokkmokk, immediatamente a nord del Circolo Polare Artico, nacque come missione e mercato dei sami ed è attualmente uno dei centri della rinata cultura indigena svedese. Durante la fiera invernale, che si svolge a febbraio, si possono effettuare ottimi acquisti di manufatti dai tradizionali colori blu intenso, rosso e giallo. C'è anche un museo che fornisce eccellenti informazioni a chi pensa di avventurarsi a nord nell'interno montagnoso, e un ristorante che prepara una serie di panini a base di carne di renna. A Jokkmokk si vede bene il sole di mezzanotte ma bisogna evitare che l'entusiasmo comprometta la vista: guardare il sole è sempre pericoloso. I visitatori estivi particolarmente audaci possono fare un tuffo nel fiume; quelli più assennati si limitano a pescare le trote nel lago centrale. Jokkmokk è relativamente isolato e bisogna prenotare l'alloggio con un certo anticipo se si arriva in occasione della fiera invernale. Per raggiungere Jokkmokk bisogna prendere il treno passando da Inlandsbanan: si scende nella vicina città di Malmbanan e si prosegue in autobus.

Fulufjället
Le colline intorno al monte Fulufjället, a ovest di Särna, fanno da sfondo alla Njupeskär che, con i suoi 100 m, è la cascata più alta della Svezia. Il percorso da Särna verso il confine norvegese è fantastico: si attraversano aspre e magnifiche regioni di campagna fino a raggiungere la riserva naturale. A circa 30 km da Särna la strada si trasforma in un sentiero di montagna e prosegue per circa 2 km fino alle cascate ai margini dell'antica foresta. Per avere informazioni più dettagliate si può acquistare una cartina all'ufficio turistico di Särna.

Sareks National Park
Il magico paesaggio di questo parco nazionale, che copre un'area di 2000 kmq, comprende 100 ghiacciai e innumerevoli picchi, alcuni dei quali superano i 2000 m. La zona è magnifica ma impegnativa, adatta solo per chi è allenato ed esperto. Forse il panorama migliore è quello che si vede sul lago e sul delta di Laiture, sul Rapa älv, non lontano dal confine orientale del parco. Non ci sono rifugi e anche i ponti scarseggiano, ma l'itinerario è molto frequentato dagli escursionisti esperti che vi trascorrono una settimana o più. Il punto di ingresso più comune è a sud, a Kvikkjokk Fjällstation, che è collegata dagli autobus a Jokkmokk.

 

Svizzera

 

La Svizzera è legata a un certo numero di luoghi comuni: irresistibili cioccolate, orologi kitsch, Heidi e lo jodler, seri banchieri, burocrazie internazionali e una popolazione ordinata, pulita e piuttosto banale. Ma Harry Lime (Orson Welles) si sbagliava sotto molti punti di vista quando, nel film di Carol Reed 'Il terzo uomo', diceva che 500 anni di democrazia e pace in Svizzera non hanno prodotto null'altro che l'orologio a cucù. Tanto per cominciare sono stati i tedeschi a inventare questo mostruoso oggetto per contare il tempo; in secondo luogo, gli svizzeri, che sono dei cervelloni, hanno vinto più premi Nobel e registrato più brevetti pro capite di qualsiasi paese del mondo. Muesli, DDT e assicurazioni sulla vita non sono certo raggiungimenti leggendari, ma dove saremmo tutti noi senza un po' di intelligenza svizzera alle spalle?

La Svizzera si presenta al visitatore con la sua robusta cultura nazionale, nata dalla fusione di elementi tedeschi, francesi e italiani, e con paesaggi alpini mozzafiato, capaci di rinvigorire i viaggiatori più stanchi. Goethe definì sinteticamente questo paese come una combinazione di 'colossale e ben ordinato': l'indomita maestà delle Alpi, l'ordine e la precisione delle sue città impediscono alla Svizzera di essere monodimensionale come alcuni amano dipingerla.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Confederazione Elvetica

Superfice
41.290 kmq

Popolazione
7.318.638 abitanti (tasso di crescita demografica 0,21%)

Capitale
Berna (122.700 abitanti, 953.700 abitanti nel distretto amministrativo)

Composizione etnica
65% tedeschi, 18% francesi, 10% italiani, 1% romanci, 6% altri

Lingua parlata
63,7% tedesco, 19,2% francese, 7,6% italiano, 0,6% romancio, 8,9% altre lingue

Religione
46,1% cattolica, 40% protestante, 5% altre religioni, 8,9% nessuna

Ordinamento dello stato
repubblica federale
Presidente: Pascal Couchepin

 

Economia

PIL
231 miliardi di dollari

PIL pro capite
31.700 dollari

Crescita economia annua
0%

Inflazione %
0,5%

Settori/prodotti principale
settore bancario, assicurazioni, prodotti farmaceutici, prodotti chimici e ingegneria di precisione, turismo, raffinazione di petrolio d'importazione, centrali nucleari, tessuti, cereali, frumento, orzo, frutticoltura, patate, barbabietole da zucchero, bovini, industria casearia

Principale partner commerciali
Germania, Francia, Italia, Regno Unito, USA, Giappone

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
ai cittadini italiani non occorre alcun visto. Per turismo è consentita una permanenza non superiore a 3 mesi consecutivi

Turismo
20 milioni di turisti all'anno

Rischi sanitari
non si segnalano rischi

Elettricita
220 V, 50 Hz

Fuso orario
un'ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Si può visitare la Svizzera in qualsiasi periodo dell'anno. L'estate va approssimativamente da giugno a settembre e offre il clima ideale per praticare attività all'aperto. Purtroppo in questo periodo i turisti sono molto numerosi e i prezzi possono risultare alti, l'alloggio difficile da trovare e i luoghi di interesse turistico molto affollati. Invece, nelle stagioni intermedie, come aprile-maggio, o settembre-ottobre, le tariffe sono molto più convenienti e i turisti decisamente meno numerosi.

Se si amano gli sport invernali, le località turistiche alpine vengono aperte alla fine di novembre, sono affollatissime intorno al periodo di Natale e chiudono quando la neve comincia a sciogliersi, generalmente in aprile.

 

Eventi e Manifestazioni

A febbraio si festeggia il carnevale, o Fasnacht, in molte città ma soprattutto a Basilea dove è particolarmente scatenato con elaborate sfilate che cominciano alle 4 del mattino. Nel basso Vallese, da marzo a ottobre si svolgono combattimenti di mucche (Combat des Reines) per vedere qual'è la più adatta a guidare il gregge negli alpeggi estivi. Il celebre Festival Jazz di Montreux, durante il mese di luglio, attira i principali jazzisti del mondo. La Festa nazionale (1° luglio) è celebrata con fuochi d'artificio in tutto il paese e con la lotta svizzera nella zona di Emmental a est di Berna. Il quarto lunedì di novembre la capitale ospita anche il famoso Mercato delle cipolle (Zibelmarit), nel quale i venditori occupano l'intero centro cittadino.

 

Prezzi e costi

Valuta
Franco svizzero

Economicita del paese
La Svizzera è uno dei paesi più cari in Europa. Se si ha un budget limitato, dormendo in ostello e preparandosi da soli da mangiare si può riuscire a spendere circa US$35 al giorno, dopo aver acquistato un pass ferroviario. Se si alloggia in una pensione, si mangia fuori e ci si vuole concedere qualche svago notturno si deve calcolare almeno il doppio.

Tutti i principali tipi di travellers' cheque e di carte di credito sono accettate. Per cambiare i soldi o i travellers' cheque non viene applicata alcuna commissione, ma bisogna andare alla ricerca dei tassi migliori (in genere quelli degli alberghi sono i peggiori). La mancia è raramente necessaria negli alberghi, nei bar e nei ristoranti dato che per legge gli esercizi commerciali devono includere nel prezzo il 15% del servizio. Anche nei taxi in genere la tassa per il servizio è compresa.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US5-10
Pasto in un ristorante di categoria media: US$10-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$25 e oltre

Albergo economico: US$10-40
Albergo di categoria media: US$40-70
Albergo di categoria elevata: US$70 e oltre

 

Sport e tempo libero

Le montagne e i laghi della Svizzera sono un parco giochi naturale: le decine di stazioni sciistiche delle Alpi, delle Prealpi e del Giura, i pendii, i paesaggi incantevoli e la vita notturna di Zermatt e Verbier, le innumerevoli escursioni a piedi che si possono fare in tutto il paese, con 50.000 km di piste segnalate e regolari punti di ristoro lungo gli itinerari. Da molti anni operano delle scuole di alpinismo a Pontresina e Meiringen, anche se Zermatt è forse la destinazione più frequentata dagli esperti. Lo sci-alpinismo è diffuso lungo la Haute Route nel Vallese. Molte delle stazioni turistiche propongono anche parapendio e deltaplano e noleggiano l'attrezzatura. Sci d'acqua, vela e windsurf sono praticati in molti laghi. Il rafting è diffuso in molti fiumi alpini tra cui il Reno e la Saane. La canoa è praticata soprattutto sul Muota nel cantone Schwyz e sul Doubs nel Giura.

 

Storia

I primi abitanti della regione furono gli elvezi, una tribù di origine celtica. I romani arrivarono nel 107 a.C. passando dal San Bernardo, ma a causa delle difficoltà ambientali la loro occupazione non fu mai definitiva. Gradualmente furono respinti dalla tribù germanica degli alamanni che si stabilì qui nel V secolo. Il territorio fu unificato sotto il Sacro Romano Impero nel 1032, ma il controllo centrale non fu mai rigido. La situazione cambiò con gli Asburgo che divennero la principale dinastia dell'Europa centrale. L'espansione asburgica fu guidata da Rodolfo I, che riuscì a sottomettere i nobili.

Alla morte di Rodolfo nel 1291, i capi locali intravidero la possibilità di ottenere l'indipendenza. Il loro patto di mutua assistenza è considerato l'origine della Confederazione svizzera e le loro lotte contro gli Asburgo sono idealizzate nella nota leggenda di Guglielmo Tell. Incoraggiati dai primi successi, gli svizzeri tentarono essi stessi l'espansione territoriale e ottennero l'indipendenza dall' imperatore Massimiliano I nel 1499. Dopo una serie di vittorie militari, gli svizzeri esagerarono quando affrontarono un esercito formato da francesi e veneziani nel 1515: consapevoli di non poter competere con le grandi potenze, rinunciarono alle politiche espansionistiche e dichiararono la loro neutralità.

La Riforma protestante del XVI secolo provocò rivolte in tutta Europa. Gli insegnamenti protestanti di Lutero, Zwingli e Calvino si diffusero rapidamente, anche se la Svizzera centrale rimase cattolica. Mentre il resto d'Europa combatteva nella guerra dei Trent'Anni, gli svizzeri serrarono le fila e si tennero fuori dai guai. Alla fine della guerra, nel 1648, la Svizzera fu riconosciuta stato neutrale nel Trattato di Westfalia ma, ciononostante, la Francia invase la Svizzera nel 1798 e costituì la Repubblica Elvetica. Gli svizzeri non accettarono troppo bene il controllo centralizzato. Napoleone fu mandato in esilio dopo la sconfitta a Waterloo e il successivo Congresso di Vienna, nel 1815, garantì l'indipendenza della Svizzera e la sua permanente neutralità.

Nel 1848 fu varata una nuova costituzione federale che, nelle sue linee principali, è ancora oggi in vigore. Berna fu nominata capitale e fu istituita un'assemblea federale per affrontare le questioni di interesse nazionale. La Svizzera riuscì così a concentrarsi sulle questioni economiche e sociali, sviluppando industrie prevalentemente basate su manodopera specializzata. Furono costruite le reti ferroviarie e stradali, rendendo raggiungibili zone alpine in precedenza inaccessibili e favorendo lo sviluppo del turismo. La Croce Rossa internazionale fu fondata a Ginevra nel 1863 e fu introdotta l'istruzione gratuita obbligatoria.

Gli svizzeri hanno accuratamente mantenuto la loro neutralità nel XX secolo. L'unico loro coinvolgimento nella prima guerra mondiale fu l'organizzazione delle unità della Croce Rossa. Nella seconda guerra mondiale, tuttavia, la Svizzera svolse un ruolo meno nobile, riciclando il denaro per conto della Germania nazista. Il tranquillo antisemitismo della Svizzera portò alla chiusura dei confini e al rimpatrio forzato di molti Ebrei che erano sfuggiti alla persecuzione nazista. Mentre il resto d'Europa intraprendeva il difficile processo di ricostruzione dopo la guerra, la Svizzera riuscì a espandere la sua potenza industriale, finanziaria e commerciale. Zurigo divenne un centro bancario ed assicurativo a livello internazionale e molti organismi istituzionali, come l'Organizzazione Mondiale per la Sanità, fissarono la loro sede a Ginevra.

Temendo di compromettere la propria neutralità, la Svizzera non è entrata inizialmente a far parte delle Nazioni Unite (anche se attualmente ha lo status di 'osservatore') e della NATO. Ha invece aderito all'EFTA (European Free Trade Association, Associazione Europea di Libero Scambio). Ha infine deciso di diventare membro dell'Unione Europea nel 1992. Come preludio a ciò, la Svizzera avrebbe dovuto entrare nell'EEA (European Economic Area, Area Economica Europea), ma le strategie governative sono state frustrate dal voto contrario di un referendum del dicembre 1992. La candidatura della Svizzera all'UE è stata quindi congelata e nel frattempo il governo ha cominciato a gettare le basi per una maggiore integrazione con il resto d'Europa.

Nel 1998 il governo svizzero ha deciso di pagare, come risarcimento, 1,2 miliardi di dollari ai parenti delle vittime dell'olocausto che avevano depositato il loro denaro nelle banche del paese prima della loro tragica fine.

Il 10 settembre 2002 la Svizzera ha abbandonato la sua tradizionale neutralità ed è divenuta il centonovantesimo paese membro della Nazioni Unite.

 

Cultura

La Svizzera non ha una grande tradizione artistica, anche se molti scrittori e artisti stranieri (come Voltaire, George Byron, Percy Shelley, James Joyce e Charlie Chaplin) hanno vissuto o si sono stabiliti nel paese. Gli scritti settecenteschi di Rousseau svolsero a Ginevra un ruolo importante nello sviluppo della democrazia. Carl Jung, con le sue ricerche a Zurigo, favorì lo sviluppo della moderna psicoanalisi. Al contrario, molti svizzeri creativi hanno lasciato il loro paese per farsi un nome all'estero, come Le Corbusier, Paul Klee, Alberto Giacometti e Jean-Luc Godard.

Lo scrittore naturalizzato svizzero Hermann Hesse è il più famoso scrittore 'locale'. Una copia del suo romanzo 'Siddharta' si trovava nello zaino di ogni occidentale hippy incamminato sulla strada verso l'India. Il drammaturgo e romanziere svizzero-tedesco Max Frisch è stato uno degli autori più considerati negli anni '50. Il suo best seller 'Homo Faber' è stato trasformato in film nel 1991 da Volker Schlondorff e distribuito con il titolo di 'Voyager'.

Alla cultura popolare svizzera appartengono il canto dello jodler, il suono del corno alpino e la lotta svizzera. Consigliamo di non intraprendere nessuna di queste attività dopo una notte in una taverna svizzera.

La Svizzera è un crogiolo linguistico con tre lingue federali ufficiali. Il tedesco è parlato da circa il 66% della popolazione, il francese dal 18% e l'italiano dal 10%. Una quarta lingua, il romancio, è parlato dall'1% della popolazione, soprattutto nel cantone di Graubünden. Derivato dal latino, è sopravvissuto grazie all'isolamento delle vallate montane.

La Svizzera non ha una grande tradizione gastronomica indigena, ma riprende il meglio della cucina tedesca e francese. I formaggi costituiscono una parte importante della dieta svizzera. Emmentaler e Gruyère vengono mescolati al vino bianco per preparare la fonduta, che viene servita in una grande pentola e mangiata con cubetti di pane. I rosti (croccanti pezzi di patate fritte) sono il piatto nazionale della Svizzera tedesca. Il pesce fresco pescato nei numerosi laghi del paese compare spesso nei menu, soprattutto il pesce persico e la trota. Il cioccolato svizzero, eccellente già di per sé, è spesso utilizzato per guarnire dessert e dolci.

 

Ambiente

La Svizzera si trova nel centro dell'Europa occidentale, stretta tra Francia, Germania, Liechtenstein, Austria e Italia. Le Alpi occupano le regioni centrali e meridionali del paese, mentre la modesta catena del Giura si estende oltre il confine francese a nord-ovest. Il Mittelland bernese - una zona di colline, fiumi e sinuose vallate - è compresa tra questi due sistemi montuosi e ospita le città più popolose della Svizzera. Oltre il 60% del paese è montagnoso e un quarto è coperto da foreste. La coltura delle terre è intensiva e le mucche pascolano nei prati alpini non appena le nevi si ritirano. La vetta Dufour (4634 m) del Monte Rosa è il picco più alto, anche se il Cervino (4478 m) è molto più famoso.

Le variazioni climatiche favoriscono una grande varietà di vegetazione, da quella mediterranea del Ticino alla flora nordica delle Alpi. Ci sono moltissime foreste di conifere nelle montagne, ma a mano a mano che si sale di quota esse vengono sostituite da cespugli, arbusti e piacevoli prati alpini. Gli animali alpini più famosi e caratteristici sono lo stambecco e il camoscio. Malgrado le rigide norme ambientali, gli uccelli sono in diminuzione e 81 specie rischiano l'estinzione.

Le montagne sono anche le principali responsabili della varietà dei microclimi locali e regionali. Il Ticino, a sud, ha un clima mediterraneo caldo, ma la maggior parte del paese ha un clima mitteleuropeo, con temperature medie comprese tra 20 e 25°C in estate (da giugno a settembre) e tra 2 e 6 gradi in inverno (da novembre a marzo). Bisogna essere preparati ad affrontare climi diversi a seconda dell'altitudine: sopra i 3000 metri le nevi sono perenni. L'estate è il periodo migliore per le attività all'aperto, ma tutti lo sanno e si avranno meno fastidi e condizioni migliori viaggiando in primavera o in autunno. Se si amano gli sport invernali, le località alpine aprono alla fine di novembre e chiudono quando la neve, intorno ad aprile, comincia a sciogliersi.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: I principali scali internazionali sono Zurigo e Ginevra, ma anche a Basilea, Berna e Lugano arrivano alcuni voli internazionali. Non esiste alcuna tassa d'imbarco quando si parte dalla Svizzera. I treni sono comodi per raggiungere la Svizzera e i pass ferroviari europei rendono il prezzo del viaggio abbastanza abbordabile. Gli autobus sono generalmente più lenti e meno confortevoli, anche se talvolta sono più economici. Entrare in Svizzera via terra è semplice, dato che vi sono veloci e ben tenute autostrade che la collegano a tutti i paesi confinanti. Se non si hanno problemi di soldi e di tempo è possibile raggiungere la Svizzera in barca navigando lungo il Reno addirittura da Amsterdam. La Svizzera è anche servita da traghetti che provengono dalla Germania (attraverso il lago di Costanza), dall'Italia (attraverso il lago Maggiore) e dalla Francia (attraverso il lago di Ginevra).

Trasporti interni: La Svizzera ha un sistema di trasporto pubblico totalmente integrato e capillare, che comprende autobus, treni, barche, funicolari e funivie. I voli interni non sono molto interessanti per i turisti tenendo conto degli efficienti mezzi di trasporto terrestri. La rete ferroviaria svizzera copre 5000 km: i treni sono puliti, affidabili e frequenti. I gialli furgoni postali integrano il treno e le loro stazioni si trovano accanto a quelle ferroviarie. Nelle città di una certa grandezza ci sono agenzie di autonoleggio. Le strade sono ben tenute, ben segnalate e di solito non troppo congestionate dal traffico, anche se può risultare arduo concentrarsi sulla guida con tali panorami. Le biciclette possono essere noleggiate in molte stazioni ferroviarie e restituite in qualsiasi altra stazione nella quale funzioni un ufficio noleggi. Bisogna però avere muscoli d'acciaio per andare lontano. Tutti i laghi maggiori sono attraversati da piroscafi e molti pass ferroviari sono validi anche per gli attraversamenti lacustri.

 

Letture consigliate

Guida di un piccolo viaggio in Svizzera:
di Jean Paulhan (Sellerio, Palermo 1993) Il resoconto di un viaggio compiuto dallo scrittore francese che fu direttore della "Nouvelle Revue Française ".

Storia della Svizzera:
di Emilio R. Papa (Bompiani, Milano 1993) La storia del federalismo dall'antichità a oggi.

La Svizzera nel mirino:
di Stephen P. Halbrook (Alberti, Verbania 2002) Un'opera sulla neutralità armata della Svizzera nella seconda guerra mondiale contro la minaccia della Germania nazista.

Svizzeri. Se li conosci non li eviti:
di Paul Bilton (Edizioni Sonda, Casale Monferrato 1998) Spiega chi sono, come ragionano, cosa amano e cosa detestano gli Svizzeri. È una guida 'antropologica' semiseria, con uno scopo serissimo: prevenire e curare qualsiasi forma di xenofobia.

Cioccolata da Hanselmann:
di Rosetta Loy (Rizzoli, Milano 2001) Gli orrori della guerra rivissuti dal protagonista rifugiato nell'assoluta pace della Svizzera.

Montagne della Svizzera italiana:
di Paolo e Lino Pogliaghi (Tamari Montagna, Padova 1998) Escursioni, ferrate e vie normali nella Svizzera italiana, per gli appassionati.

Entre denges et Denezy:
a cura di Ulrich Mosch e Matthias Kassel (Libreria Musicale Italiana, Lucca 2001) Documenti sulla storia della musica in Svizzera nell'ultimo secolo.

Svizzera. Tra valli, valichi e cronometrica precisione:
di Secondo Carpanetto (White Star, Vercelli 1996; collana 'Grandangolo') È un affascinante volume fotografico.

Lingue di frontiera:
di Sandro Bianconi (Casagrande, Bellinzona 2001) Una storia linguistica della Svizzera dal Medioevo ai giorni nostri.

Storia del Cantone Ticino:
a cura di Raffaello Ceschi (Casagrande, Bellinzona 2001) Una panoramica storica in due volumi.

Storia della Svizzera italiana:
di Raffaello Ceschi (Casagrande, Bellinzona 2001) Un ampio panorama storico che va dal XIV al XVI secolo.

 

Mete principali

Zurigo
La città più popolosa della Svizzera è considerata la capitale intellettuale e culturale della nazione. La sua più famosa esplosione di creatività avvenne nel 1916, quando dal Cabaret Voltaire nacque il movimento artistico Dada - stranamente proprio nello stesso periodo in cui Lenin e Trotskij vivevano a Zurigo. Oggi la città è celebre soprattutto per i banchieri con i vestiti gessati e per le gallerie d'arte, oltre che per il modo in cui riesce a unire finanza ed estetica meglio di chiunque altro, eccetto la casa d'aste Sothebys.

La città si trova a circa 400 m sul livello del mare ed è attraversata dal fiume Limmat che nasce dalla punta settentrionale del lago di Zurigo. Le strade pedonali della città vecchia contengono la maggior parte dei luoghi di interesse turistico, tra cui tortuosi vicoli, case del XVI e del XVII secolo, palazzi delle corporazioni e cortili, oltre a un gran numero di fontane (1030 per l'esattezza).

L'elegante Bahnhofstrasse fu costruita nel luogo dove si trovavano le mura cittadine, abbattute 150 anni fa. Sotto terra si trovano i caveau delle banche pieni d'oro, d'argento e di altri oggetti. Per chi ama gli orologi, il campanile duecentesco della Chiesa di S. Peter ha il più grande quadrante d'Europa. La vicina Chiesa di Fraumünster è celebre per le vetrate istoriate del coro, create da Marc Chagall nel 1970.

Il Museo di Belle Arti ha una grande collezione permanente che spazia dall'arte religiosa del XV secolo all'arte moderna di Monet, Manet e Man Ray. Il Museo Nazionale Svizzero ospitato in uno pseudo-castello a nord del centro, fornisce il resoconto completo della storia della nazione elvetica. Quando la fame di cultura è cessata si possono sfruttare i piacevoli passeggi lungo le sponde del lago di Zurigo per fare picnic, prendere il sole o nuotare.

Gli ostelli sono situati lungo il perimetro della città e ci sono alcuni alberghi economici sulla sponda orientale del Limmat. Trovare alloggio può risultare problematico durante i mesi estivi, quindi conviene prenotare in anticipo, se possibile. La vita notturna si concentra nelle strade intorno a Niedorfstrasse, che corrisponde anche al quartiere a luci rosse.

Ginevra
Comodamente situata sulle rive dell'omonimo lago, questa elegante città appartiene tanto alla comunità internazionale quanto alla Svizzera: oltre 200 organismi internazionali hanno sede qui; un residente su tre non è svizzero e praticamente qualsiasi problema globale, dalla proliferazione delle armi nucleari alla pulizia etnica, è stato affrontato in uno dei famosi tavoli per trattative di Ginevra. Gli affari globali che cerca di risolvere possono essere oscuri, scoraggianti o pericolosi, ma la città in sé è incorrotta, efficiente e sicura; alcuni hanno parlato addirittura di freddezza.

La città ha un'ottima posizione ed è molto semplice fare passeggiate lungo il lago o escursioni in barca. La funivia per il Mont Salève permette di apprezzare l'intero pittoresco panorama. Il Rodano attraversa la città, lasciando la parte vecchia sulla sponda meridionale. Il centro è dominato dalla cattedrale di S. Pierre, in parte gotica, in parte romanica, dove Giovanni Calvino predicò dal 1536 al 1564. Sembra che il corpo della chiesa rifletta l'austerità dei suoi insegnamenti. La vicina Place du Bourg-de-Four è la più antica della città: un tempo foro romano, fu poi trasformata in un mercato medievale ed è ora destinata ad ospitare negozi per turisti.

Per fortuna la città ha una cultura sufficientemente forte per combattere il kitsch. Il Museo d'arte e storia possiede una vasta e variegata collezione che comprende dipinti, sculture, armi e reperti archeologici. Il compatto Petit Palais ha un eccellente collezione dedicata specificatamente all'arte moderna. Il Museo della Croce Rossa internazionale e della Mezzaluna Rossa offre un vivido viaggio multimediale attraverso le atrocità perpetrate dall'uomo nella storia recente. Tra gli altri musei, vi sono l'orecchiabile Museo degli antichi strumenti musicali; il Museo dell'orologeria e il Museo Voltaire.

Ginevra offre una discreta vita notturna, ma piuttosto cara. La presenza di così tanti diplomatici, amministratori internazionali e banchieri significa anche che i prezzi per il vitto e l'alloggio sono spesso alti. Una serie di ostelli e di alberghi economici si trovano su entrambi i lati del fiume. I ristoranti economici sono concentrati nei pressi dell'università, o a nord e a est della Gare de Cornavin.

Lucerna
Lucerna è in una posizione ideale, nel cuore storico e panoramico di quella che molti ritengono sia la 'vera' Svizzera: montagne, laghi e campanacci per mucche, villaggi alpini e prati coperti di stelle alpine. L'affascinante città, situata sul lato occidentale del lago dei Quattro Cantoni, è attraversata dal fiume Reuss e costituisce un'ottima base per le escursioni.

Sulla sponda settentrionale del fiume, il pittoresco centro della città vecchia vanta edifici del XV secolo con facciate dipinte, torri, un municipio secentesco in stile rinascimentale e un paio di splendidi ponti coperti. A nord-est del centro si trova l'intenso Lion Monument, scolpito da una roccia naturale nel 1820 e dedicato ai soldati svizzeri che morirono nella Rivoluzione francese. Accanto si trova l'affascinante Gletschergarten (giardino di ghiaccio), dove gigantesche cavità glaciali dimostrano che 20 milioni di anni fa Lucerna era una spiaggia subtropicale ricca di palme.

Il Museo dei trasporti contiene treni, aeroplani e automobili e lo 'Swissorama', un film di 20 minuti a 360 gradi che mostra le bellezze della Svizzera come se si viaggiasse in aria, in mare, in strada e a piedi. Qualora si senta il bisogno di un po' di aria fresca e di esercizio per smaltire la cioccolata appena gustata, sul Fiume Reuss e sul lago dei Quattro Cantoni possono essere noleggiati pedalò, barche a remi e canoe . Inoltre, per comprare della verdura al fine di diminuire le calorie ci sono dei pittoreschi mercati ortofrutticoli lungo i pontili.

Regione dello Jungfrau
Per chi è alla ricerca di scenari mozzafiato, la regione dello Jungfrau a sud di Interlaken ha molto da offrire. Il torreggiante terzetto di 4000 m - Jungfrau, Mönch ed Eiger - domina la zona e ci sono numerose funivie, funicolari, treni a cremagliera e sentieri per escursioni che permettono di raggiungere punti panoramici a chi non soffre di vertigini. Grindelwald è il centro sciistico ed escursionistico più noto della regione e a luglio vi si svolge il festival dello jodler.

Chateau de Chillon
Questo castello attira più visitatori di qualsiasi altro edificio storico della Svizzera. In splendida posizione proprio sul lago di Ginevra, la fortezza colpì l'immaginario pubblico quando Lord Byron scrisse del destino di Bonivard, seguace della Riforma, che rimase incatenato al quinto pilastro della prigione per quattro anni nel XVI secolo. Byron incise il proprio nome sul terzo pilastro. Il castello, ancora in eccellenti condizioni, risale al XI secolo, anche se da allora è stato molto modificato e ampliato. Vale la pena trascorrere un pomeriggio qui per ammirare la torre, i cortili, le prigioni e numerose camere che contengono armi, utensili e affreschi. Il castello è raggiungibile a piedi da Montreux, cuore della riviera svizzera.

Castelli dell'Oberland bernese
Per visitare alcuni pregevoli castelli ci si può dirigere verso il lago di Thun nella Svizzera centrale, immediatamente a sud di Berna. A Thun si può visitare lo Schloss Thun, del XII secolo, che contiene un valido museo storico e offre pregevoli panorami dalle torrette della torre romanica. Uno dei migliori castelli intorno al lago è il duecentesco Schloss Oberhofen, un tempo di proprietà degli Asburgo, che ha una bella collezione di mobili, ritratti e armi e persino una sala da fumo turca. I giardini sono stati progettati nel XIX secolo e sono un luogo incantevole per passeggiare. Lo Schloss Hunegg nella vicina Hilterfingen fu costruito negli anni '60 del XIX secolo e rinnovato nel 1900. È un'affascinante unione di stile neorinascimentale e Art Nouveau, con un'originale sala da bagno a due livelli con tanto di vasca rivestita in nickel. Chi ama i castelli può visitare questi tre facendo una gita in barca in una giornata.

Zermatt
Questa località sciistica e alpinistica alla moda brilla di luce riflessa grazie a una delle più famose vette delle Alpi, il Cervino (Matterhorn, 4478 m). Gli sciatori vengono qui per dedicarsi alla loro attività preferita praticamente tutto l'anno e ci sono 230 km di piste nella zona, adatte soprattutto agli sciatori di livello intermedio o esperti. Ma c'è spazio anche per i più sedentari che vengono qui semplicemente per ammirare lo stupendo panorama. Per alcune meravigliose viste sul Cervino e le vette vicine si può prendere la famosa ferrovia a cremagliera fino a Gornergrat. È facile girare Zermatt a piedi (la città è chiusa al traffico) e vale la pena esplorare l'Hinter Dorf, piena di tradizionali e fatiscenti case walser in legno.

 

 

Mete alternative

Ascona
Relativamente tranquillo, il Canton Ticino è situato a sud delle Alpi, ha un clima mediterraneo e conferisce alla Svizzera un tipico gusto italiano. Il paese di Ascona, sulle rive del lago Maggiore, è un centro regionale per le arti e le sue strade interne sono affollate di gallerie d'arte e negozi di artigianato. La locale comunità di artisti e intellettuali sposò un movimento di 'ritorno alla natura' all'inizio del secolo e accolse l'esule Lenin per un certo periodo. Il Museo Comunale d'Arte Moderna comprende dipinti di artisti legati alla città, tra cui Paul Klee, Hans Arp, Ben Nicholson e Aleksej Jawlensky.

Estavayer-le-Lac
Questa piccola località turistica sulle rive del lago di Neuchâtel ha un centro cittadino perfettamente conservato e ogni sorta di infrastruttura per gli sport acquatici, ma la sua particolarità è costituita dalla collezione di rane vecchie 130 anni messe sotto vetro nel Museo regionale. Questi anfibi impagliati sono opera di un eccentrico militare del XIX secolo, François Perrier, che trascorse gran parte del suo tempo libero a uccidere rane, conservandone la pelle e riempiendola di sabbia. Sistemò quindi le rane in modo da parodiare situazioni umane - corteggiamento, studio, gioco e così via - facendole appoggiare su appositi sostegni. Anche se Estavayer-le-Lac si trova vicino al confine francese, quello che il soldato cercava di esprimere sulla condizione umana resta da decifrare.

Franches Montagnes
Trascurata da molti visitatori, questa zona di pascoli e boschi nella catena del Giura ha 1500 km di sentieri per escursioni a piedi e circa 200 km di piste per lo sci di fondo. Anche le escursioni a cavallo sono diffuse e i cavalli della zona sono celebri per la loro affabilità e tranquillità. La città principale della regione è Saignelégier, che ospita la mostra equestre nazionale ad agosto.

 

 

La Tunisia

 

 UNA REPUBBLICA PRESIDENZIALE

La Tunisa è uno stato indipendente dal 1956, diventata una repubblica unitaria di tipo presidenziale dal 1957. Il presidente della Repubblica è sia capo dello Stato che capo del Governo: viene eletto ogni 5 anni a suffragio universale, ha ampio potere esecutivo e principalmente deve occuparsi della politica generale del paese.

Lo stato è diviso in 23 GOVERNATORI.

La capitale è TUNISI

La lingua ufficiale è l' ARABO

La religione ufficiale è l'ISLAMISMO

 

TERRITORIO

Stato dell'Africa settentrionale, si affaccia nel Mediterraneo a Nord e a Nord-Est. Ha avuto influenze fenicee e romane però in gran parte è stata plasmata dalla cultura araba.

Il territorio tunisino forma il bordo orientale de MAGHREB (balconata mediterranea dell'Africa) che rappresenta in genere la prosecuzione strutturale dell'Algeria. A Nord ci sono le catene montuose di origine cenozoica con successiva fascia depressionaria verso il centro. Questi moti fanno parte del grande sistema dell'ATLANTE ( che va da Sud-Ovest a Nord-Est): presenta rilievi modesti, inframmezzati da altopiani, da zone collinari e da ampie valli.

L'ATLANTE  è diviso in:

- TELLANIANO a Nord con rilievi costituiti da arenaria (rocce sabbiose)

-SAHARIANO a Sud diviso in roccioso, ciottoloso e sabbioso.

Il territorio presenta gli CHOTTS: zona depressa,larga 350 km da Ovest a Est, sono ex bacini oggi disseccati e ricoperti residui salini. Nella stagione piovosa presentano uno strato superficiale di acqua salmastra.

 

COSTE

La parte che si affaccia nel Mediterraneo presenta 1150 km di coste articolate. Dal confine algerino a Capo Bianco il litorale non presenta molte insenature; è un tratto caratterizzato da pianure costiere. Le pianure nella costa orientali sono tutte di carattere alluvionale: di fronte alla costa ci sono numerose isole, la più importante e l'isola di GERDA.  Il fiume unico e principale è il MADGERDA  che sfocia nel golfo di Tunisi.

 

CLIMA

Risente sia delle influenze marittime che desertiche.

Nord: clima mediterraneo, mite con precipitazioni invernali molto irregolari. Nei rilievi marittimi sfociano venti umidi provenienti da Nord-Ovest.

Centro: regione steppica semiarida con poche precipitazioni atmosferiche perchè non c'è influenza dal mare.

Sud: completamente arido. Verso l'interno c'è un clima continentale

 

Ucraina

 

Un paese, come quello in questione, il cui inno nazionale afferma che 'l'Ucraina non è ancora morta', potrebbe non sembrare una destinazione particolarmente invitante. Non fatevi dissuadere dalle apparenze. Questa nazione ricompensa i turisti con una popolazione ospitale, un'architettura sontuosa e distese chilometriche di steppa. L'Ucraina è uno dei paesi economicamente più importanti della regione; ciò nonostante, per ogni città industriale invasa dallo smog vi sono decine di villaggi con staccionate in legno e carretti carichi trainati da cavalli, dove il tempo sembra essersi fermato.

L'Ucraina è alquanto moderna, ma persino la capitale, Kiev, è ricca di esempi di architettura e di arte gotica, bizantina e barocca. Quasi ogni città possiede la sua cattedrale, vecchia di qualche secolo, e molte hanno musei di architettura popolare all'aperto, grotte piene di monaci mummificati e raffinati mosaici ovunque. Avrete difficoltà a scordare il cibo, e la melodia della bandura vi rimarrà in mente per settimane.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Ucraina

Superfice
603.700 kmq

Popolazione
48.760.474 abitanti

Capitale
Kiev (2.600.000 abitanti)

Composizione etnica
Ucraini (73%), Russi (22%), Ebrei (1%)

Lingua parlata
ucraino, russo, rumeno, polacco, ungherese

Religione
ortodossi ucraini, ortodossi autocefali ucraini, cattolici ucraini, protestanti, ebrei

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
189,4 miliardi di dollari

PIL pro capite
3.850 dollari

Crescita economia annua
6%

Inflazione %
25,8%

Settori/prodotti principale
carbone, energia elettrica, metalli ferrosi e non ferrosi, attrezzature per macchinari e trasporti, prodotti chimici, industria alimentare (in particolare, zucchero), cereali, barbabietole da zucchero, semi di girasole, verdura, carne di manzo, latte

Principale partner commerciali
Russia, Cina, Turchia, Germania, Bielorussia, Stati Uniti d'America, Polonia, Italia

Membro dell'Unione Europea
no

 

Documenti ed info utili

Visto
tutti i visitatori necessitano di un visto turistico per entrare nel paese; per ottenerlo è indispensabile presentare una dichiarazione in cui si attesta di essere stati invitati da un cittadino ucraino, oppure in alternativa, la conferma di un'agenzia di viaggi o la prenotazione di un albergo accreditato in Ucraina. Se nel vostro paese non è presente una rappresentazione diplomatica ucraina, il visto si può richiedere e ottenere ai posti di frontiera, che rilasciano anche visti di transito (72 ore)

Rischi sanitari
colera, difterite, encefalite giapponese, malattia di Lyme

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Il periodo migliore per visitare l'Ucraina è la primavera (da fine aprile a inizio giugno), quando gli alberi sono in fiore. In questa stagione i luoghi di particolare interesse sono poco affollati e piove meno che in estate. Le spiagge di Odessa e della Crimea sono gremite in estate (luglio e agosto). L'inverno (dicembre e gennaio) è freddo e nevoso: in questo periodo dovrete prepararvi a indossare maglioni in lana molto pesanti e a mangiare verdura in salamoia.

 

Eventi e Manifestazioni

Per Capodanno, gli Ucraini intonano canti natalizi e mettono i doni sotto l'abete. Il 7 gennaio si festeggia il Natale Ortodosso. Pashka (Pasqua) è la festa religiosa più importante del calendario ortodosso: inizia con una celebrazione religiosa a mezzanotte e prosegue con processioni presso le diverse chiese dei villaggi di tutto il paese. A Lviv, il Virtuoso Nazionale occupa tutto il mese di maggio con spettacoli teatrali e musicali che si concentrano su tematiche nazionali. La capitale festeggia la primavera con le Giornate di Kiev, che si svolgono durante l'ultimo fine settimana di maggio. In agosto, la Crimea si autocelebra con le Stelle di Crimea diYalta. Il 28 agosto, numerosi fedeli si recano in pellegrinaggio presso il monastero di Pochayiv per la Festa dell'Assunzione. Il 24 agosto in tutte le città si svolgono i festeggiamenti per la Giornata dell'Indipendenza che comprendono spettacoli ed eventi speciali.

 

Prezzi e costi

Valuta
grynia ucraina (UHA, a volte scritta 'hryvnia')

Economicita del paese
In Ucraina sia il cibo sia l'alloggio non sono affatto costosi, soprattutto fuori Kiev. Per un soggiorno confortevole, è possibile cavarsela con circa US$50 al giorno, anche se nella capitale i prezzi sono più elevati del 30% circa. Se vi limitate a frequentare alberghi e ristoranti medi, potete spendere circa US$30 al giorno. Se non pranzate al ristorante, dividete l'alloggio con qualcuno e utilizzate esclusivamente i trasporti pubblici potete ridurre ulteriormente i costi.

Generalmente gli uffici di cambio offrono tassi migliori rispetto alle banche. Ovunque è possibile cambiare il denaro contante in grynia, mentre i travellers' cheque e le carte di credito vengono accettati solo in alcune banche e in alcuni uffici di cambio delle città principali. Vi consigliamo di portare con voi molti contanti; le valute straniere più facilmente accettate sono i dollari USA e i marchi tedeschi. Nei ristoranti e nei negozi di vendita al dettaglio è ufficialmente vietato accettare valuta straniera, ma molti servizi destinati ai turisti stranieri sono esonerati da questa regola e la accettano senza difficoltà.

Nei ristoranti turistici di alto livello ci si aspetta una mancia pari al 5-10% del conto. In alcuni ristoranti, viene già conteggiato un 5% in più, destinato al servizio; potete comunque aggiungere una piccola somma, nel caso in cui il servizio sia stato davvero eccellente. Nei numerosi mercati dove si vendono cibo, prodotti artistici, souvenir e oggetti d'artigianato la contrattazione è d'obbligo.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$1-3
Pasto in un ristorante di categoria media: US$3-8
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$8

Albergo economico: US$5-15
Albergo di categoria media: US$15-25
Albergo di categoria elevata: a partire da US$25

 

Sport e tempo libero

I posti migliori dove dedicarsi a escursioni a piedi, trekking e campeggio sono la Crimea e la zona sud-occidentale dei Carpazi, oltre ad alcuni parchi nazionali. Nella Crimea sud-occidentale, alcuni itinerari facilmente percorribili a piedi portano alle città delle grotte di Chuft-Kale e Manhup-Kale. In Crimea, altri posti molto belli dove dedicarsi al trekking sono il Bolshoy Kanyon (300 m) e le cascate di Dzhur-Dzhur e di Uchansu. Con una buona cartina, potete fare escursioni a piedi ovunque sui Carpazi, dove il territorio è disabitato e offre un bellissimo panorama. Il posto ideale da cui partire è il Parco Nazionale Statale dei Carpazi, 55 km circa a sud-ovest di Kolomyya e 500 km a sud-ovest di Kiev. Un modo divertente e rilassante per visitare il paese è programmare una gita in barca lungo il Dnipro da Kiev a Odessa.

 

Storia

La storia dell'Ucraina è iniziata con il rumore degli zoccoli dei cavalli, quando gli Sciti che dominavano le steppe a nord del Mar Nero, dal VII al IV secolo a.C., diedero inizio a secoli di dominazione politica e culturale straniera. Nel Monastero delle Grotte di Kiev, è possibile trovare alcune testimonianze della cultura scita: qui, infatti, ci sono tombe che contengono bellissimi oggetti in oro raffiguranti animali ed esseri umani disegnati molto dettagliatamente. Dopo gli Sciti, altre ondate d'invasori (tra cui Ostrogoti, Unni e i Kazari turco-iraniani) occuparono le terre che costituiscono l'attuale Ucraina.

I primi che riuscirono a unificare e a controllare la zona per un lungo periodo furono gli Scandinavi, noti con il nome di Rus. Conquistarono Kiev nell'882 d.C. e, alla fine del X secolo, la città divenne il centro di uno stato unitario chiamato Rus' di Kiev, che si estendeva dal Volga a ovest del Danubio e verso sud in direzione del Baltico. Nel 988, il capo della Rus' di Kiev, Volodymyr, accolse il cristianesimo da Costantinopoli, dando così inizio a un lungo periodo d'influenza bizantina sulla politica e sulla cultura dell'Ucraina. Nel 1520, l'Impero Ottomano controllava tutta la zona costiera dell'Ucraina.

Alla fine del XV secolo, la guerra e la peste avevano decimato la popolazione dell'Ucraina; in questo periodo, la regione venne occupata da schiavi in fuga e da rifugiati ortodossi che scappavano dalle regioni vicine, dove i controlli erano molto più severi. Tutte queste persone vennero definite kazaks (Cosacchi), un termine turco che significa fuorilegge, avventuriero o predone. I Cosacchi dell'Ucraina con il passare del tempo diedero vita a uno stato che, anche se ufficialmente era sotto la dominazione dapprima della Polonia e poi della Russia, godeva di una grande autonomia. Vent'anni più tardi, però, questo stato venne diviso fra Polonia e Russia.

Il nazionalismo ucraino che fiorì negli anni intorno al 1840, spinse i russi a proibire l'uso della lingua ucraina nelle scuole, sui giornali e sui libri. Dopo la Prima guerra mondiale e la perdita di potere dello zar, l'Ucraina ebbe la possibilità di guadagnarsi l'indipendenza, ma nessuna delle diverse fazioni del paese riuscì a ottenere il sostegno decisivo. Ebbe così inizio una guerra civile e il paese si ritrovò ben presto in una situazione di anarchia, con sei eserciti che si contendevano il potere e Kiev che cambiava governo cinque volte l'anno. Dopo una lunga serie di battaglie che coinvolsero anche la Russia, la Polonia e diverse fazioni etniche e politiche dell'Ucraina, la Polonia si appropriò di alcune zone dell'Ucraina occidentale e i Sovietici ottennero il resto del paese. Nel 1922, l'Ucraina entrò a far parte ufficialmente dell'URSS.

Negli anni '20, mentre la leadership di Mosca diventava sempre più palese, si ebbe una ripresa del nazionalismo ucraino. Tuttavia, quando salì al potere nel 1927, Stalin utilizzò l'Ucraina come prova per le sue idee relative al nazionalismo 'pericoloso'. Nel 1932-33 macchinò una carestia che uccise almeno 7 milioni di Ucraini. Il paese fu ulteriormente decimato, a causa di deportazioni ed esecuzioni d'intellettuali. Stalin combatté anche i principali simboli religiosi del paese, distruggendo più di 250 tra chiese e cattedrali. Durante l'epurazione del 1937-39, milioni di Ucraini vennero assassinati o deportati nei campi di concentramento sovietici. La Seconda guerra mondiale portò ulteriore devastazione e morte: 6 milioni di persone persero la vita nelle battaglie tra l'Armata Rossa e l'esercito tedesco. È stato calcolato che, nella prima metà del XX secolo, la guerra, la carestia e le epurazioni causarono la morte di più della metà della popolazione maschile e di circa un quarto di quella femminile dell'Ucraina.

Il disastro di Chernobyl, avvenuto in Ucraina nel 1986 e l'angosciosa lentezza della risposta ufficiale sovietica provocò malcontento in tutto il paese; due anni dopo, la chiesa uniate emerse dall'isolamento. Il Movimento del Popolo Ucraino per la Ricostruzione, un movimento nazionalista fondato a Kiev da parte d'importanti intellettuali e scrittori, si diffuse in tutto il paese nel 1990. Nel luglio dello stesso anno, il parlamento ucraino proclamò la sovranità della repubblica (ma non la secessione), dichiarazione che non ebbe molto effetto. Poco dopo il fallito colpo di stato sovietico dell'agosto del 1991, il Partito Comunista Ucraino (CPU) venne dichiarato fuori legge e in dicembre la popolazione votò all'unanimità per l'indipendenza.

Leonid Kravchuk, ex-presidente del CPU, fu eletto primo presidente dell'Ucraina. La divisione in diverse fazioni costrinse il governo a rassegnare le dimissioni nel settembre del 1992; inoltre, il disaccordo con la Russia, in merito alla riserva di armi nucleari dell'Ucraina e al controllo della flotta del Mar Nero (che si trovava presso il porto di Sebastopoli in Crimea), rese ancora più tesi i rapporti tra i due paesi. Nel frattempo, un'inflazione altissima, la mancanza di riserve energetiche e un potere d'acquisto sempre più basso ridussero in miseria il paese ed esacerbarono le differenze etniche e regionali. Leonid Kuchma, un riformatore a favore dei russi, sconfisse Kravchuk nelle elezioni presidenziali del 1994. Il CPU trasse vantaggio dalla confusione politica ed economica e, nelle elezioni del 1994, riuscì a ottenere una sostanziosa maggioranza di seggi in parlamento. Alla fine degli anni '90, sorsero nuovi motivi di tensione tra la Russia e l'Ucraina, a causa degli stretti rapporti di quest'ultima con la NATO. Alla fine di aprile del 2001, la destituzione del Primo Ministro Viktor Yushchenko ha messo a repentaglio la stabilità politica del paese. Il 29 maggio 2001 la carica di Primo Ministro è stata affidata ad Anatoliy Kinakh.

 

Cultura

Per anni, il mondo occidentale ha considerato l'Ucraina semplicemente come una parte della Russia. Ma il bortsch, le uova dipinte e molte delle più famose canzoni cosacche e delle danze tradizionali hanno avuto origine in Ucraina. Gli ucraini occidentali si considerano Ucraini al 100% e difendono la loro cultura, parlando la loro lingua e sbandierando il loro nazionalismo. A est, dove vivono più di 10 milioni di russi, il nazionalismo è meno sentito e la maggior parte della popolazione parla russo.

L'ucraino, come il russo e il bielorusso, è una lingua slava orientale. Molto probabilmente è la più vicina delle tre allo slavo originale del IX secolo parlato a Kiev prima dell'introduzione, nel X secolo, del più formale slavo ecclesiastico originario della Bulgaria, diffusosi insieme con il cristianesimo. Nonostante sia stato messo in secondo piano dal russo e dal polacco e addirittura vietato dallo zar Alessandro II nel 1876, l'ucraino ha resistito e attualmente si sta diffondendo sempre di più. Nel 1990 fu adottato come lingua ufficiale del paese, anche se il russo è compreso praticamente da tutti.

Le origini della letteratura nazionale ucraina risalgono alle cronache slave medievali, come per esempio lo Slovo o polku Ihrevim (The Tale of Ihor's Armament), del XII secolo. Gli inizi della letteratura ucraina moderna si devono al filosofo errante della metà del XVIII secolo, Hryhorii Skovoroda, il 'Socrate ucraino'. Skovoroda scrisse poemi e trattati filosofici in ucraino, destinati alla gente comune piuttosto che all'élite. Taras Shevchenko, un fervente nazionalista nato come schiavo nel 1814 e poi diventato un eroe nazionale, fu il primo scrittore di lingua ucraina di una certa importanza. Le sue opere contribuirono alla nascita di un periodo d'oro per la letteratura ucraina. Il migliore e più produttivo scrittore dell'inizio del XX secolo fu Ivan Franko, le cui opere comprendono racconti di fantasia, poesia, opere teatrali, trattati filosofici e racconti per bambini. Molti scrittori trattarono l'argomento dell'occupazione sovietica e molti furono perseguitati per questo motivo. Le opere di Vasyl Stus, Winter Trees (1968) e Candle in the Mirror (1977) diedero inizio all'agonia dei poeti dissidenti; Stus venne ucciso in un campo di concentramento sovietico. L'Unione degli Scrittori Ucraini di Kiev ebbe un ruolo molto importante per quanto riguarda l'indipendenza dall'URSS ottenuta nel 1991.

La musica ucraina trae ispirazione dalle antiche tradizioni orali dei bylyny (poemi narrativi epici) e delle dumas, lunghe ballate liriche che celebravano la gloria dei Cosacchi. La musica popolare ucraina affonda le sue radici nei leggendari kozbar, i menestrelli erranti del XVI e del XVII secolo, le cui canzoni, che narravano episodi eroici (in genere dei Cosacchi), erano accompagnate dal kozba, uno strumento simile al liuto. La bandura, uno strumento più grande che poteva avere fino a 45 corde, sostituì il kozba nel XVIII secolo. I cori di bandura si diffusero nell'arco di poco tempo e la bandura divenne il simbolo della nazione. Oggi, il Coro di Bandura Ucraino di Kiev si esibisce in tutto il mondo. Mykola Lysenko è probabilmente il compositore classico ucraino più conosciuto e famoso, perché ha arrangiato le sue composizioni per pianoforte, basandosi su canzoni popolari ucraine. Fra i musicisti contemporanei famosi segnaliamo il gruppo punk Plach Yeremiyi e la cantautrice Nina Matvienko che trae spunto dalle tradizioni popolari ucraine.

Il cristianesimo giunse in Ucraina alla fine del X secolo. La chiesa cattolica e la chiesa ortodossa si divisero nel 1054 e quella ortodossa si divise a sua volta in tre filoni principali, ognuno dei quali aveva un rapporto diverso con l'ortodossia russa controllata da Mosca e con il cattolicesimo romano. L'architettura ucraina è dominata da chiese. Un genere molto particolare è quello delle chiese in legno caratterizzate da cupole a strati costituite da asticelle in legno, il tutto tenuto insieme da un sistema complesso che non prevede l'uso di chiodi. Nell'intento di distruggere l'identità e il nazionalismo ucraini, negli anni '30 i sovietici demolirono centinaia di edifici sacri, tra cui quattro cattedrali del XII secolo. Anche la pittura affonda le sue origini nelle tematiche religiose. Fino al XVII secolo, la forma di espressione più diffusa era l'icona, una piccola immagine di Cristo, della Vergine Maria, degli angeli o dei santi dipinta su un pannello in legno alla quale erano attribuiti poteri guaritori e spirituali. Insieme alle icone, nelle chiese si diffusero anche i dipinti murali, i mosaici e gli affreschi, oltre a manoscritti illuminati. L'ascesa al potere dei Cosacchi nel XVII secolo favorì lo sviluppo di nuove scuole di pittura secolare con tematiche nazionalistiche. Dopo anni di freddo Realismo Sovietico, in questo momento la sperimentazione stilistica e le tematiche nazionalistiche sono nuovamente in auge.

La cucina ucraina si basa su piatti di origine contadina che utilizzano in particolare cereali e verdure di base quali patate, cavoli, barbabietole e funghi. La carne in genere viene bollita, fritta o stufata.

Normalmente i dolci sono ricoperti di miele e frutta, in particolare ciliegie e prugne; i dolci più diffusi sono i panini dolci. Lo snack ucraino più diffuso è costituito dai varenyky, piccole pallottole di pasta, mentre il piatto tipico principale è il salo, il grasso di maiale. Il consumo di salo risale a molti secoli fa e l'attenzione riservatagli dagli ucraini è la stessa che i francesi riservano al vino. Il bortsch affonda le sue origini in Ucraina ed è ancora oggi la zuppa tipica del paese: il brodo di barbabietole e verdura mista viene in genere servito con la panna. Strano ma vero, in Ucraina è difficile trovare del buon cibo ucraino, dal momento che la maggior parte dei ristoranti di livello elevato propongono la cucina internazionale, che va molto di moda. La migliore cucina ucraina si trova nelle case private: se siete invitati a pranzo o a cena da qualcuno, accettate senza riserve. Le bevande alcoliche sono molto diffuse, in particolare la vodka, un distillato chiaro di frumento, segale e qualche volta patate. Il nome deriva da voda (acqua) e può essere approssimativamente tradotto con 'un goccino'.

 

Ambiente

Dopo la Russia, l'Ucraina è il paese più grande d'Europa, poco più esteso della Francia. Confina con la Russia a est e a nord, con la Bielorussia a nord, con la Polonia, la Slovacchia, l'Ungheria, la Romania e la Moldavia a ovest e con vaste aree del Mar Nero e del Mar d'Azov a sud. Il paesaggio dell'Ucraina è costituito per la maggior parte da steppa, che si estende molto dolcemente ed è in parte formata da pianure boscose. Sull'orizzonte si stagliano altopiani che vanno da nord-ovest a sud-est; le uniche montagne degne di questo nome, però, sono solo una piccola parte dei Carpazi a ovest e dei Monti di Crimea a sud. A nord ci sono foreste e alcune paludi, a sud la steppa è aperta, con pochissimi alberi. In Ucraina scorrono circa 300 fiumi.

Un tempo conosciuto come 'il paniere della Russia', più di metà del paese è coltivata a grano, orzo, segale, avena e barbabietola da zucchero. La zona centrale, che copre circa due terzi dell'Ucraina, è ritenuta una delle regioni più fertili del mondo, molto ricca di humus. Grandi superfici sono invece occupate da pascoli che in primavera esplodono in mari brillanti e ondeggianti di maky (papaveri rossi), sonyashnyky (girasoli) e senape. La vasta distesa di piatti campi coltivati è talvolta interrotta da foreste di querce, aceri, tigli e frassini.

Lungo i fiumi crescono salici e pioppi. A nord, una stretta fascia di foresta è costituita per la maggior parte da abeti, faggi, querce e abeti rossi.

Gli animali che avvisterete più spesso in Ucraina sono le oche bianche e le papere che popolano la terra verde e nera e riempiono i numerosissimi stagni presenti nella campagna del paese. La fauna ucraina comprende lupi, volpi, martore e gazzelle (specie animali diffuse per la maggior parte nelle foreste montane); oltre 300 specie di uccelli, messaggeri segreti di molte fiabe e canzoni popolari; e oltre 200 specie di pesci d'acqua dolce.

Il clima delle zone interne dell'Ucraina è moderatamente continentale. Il mese più caldo è luglio, quando la temperatura media diurna è di 23°C; il mese più freddo è gennaio, quando la temperatura media scende anche al di sotto dello zero. Le zone orientali sono in parte raggiunte dalla brezza siberiana, mentre le zone occidentali sono toccate dall'ultimo tratto dei venti caldi del Mediterraneo. Sulla costa, Yalta e Odessa sono leggermente più calde rispetto alle zone dell'interno: in inverno, è raro che di giorno la temperatura scenda sotto lo zero. I mesi più piovosi sono giugno e luglio per quanto riguarda l'interno del paese, dicembre e gennaio per quanto riguarda la costa. Sulla costa piove comunque molto poco.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Kiev è collegata con la maggior parte delle principali città europee e con alcune delle principali città dell'America del Nord. La maggior parte dei voli internazionali arrivano al piccolo Aeroporto Internazionale di Boryspil a Kiev, che si trova circa 40 km a sud-est del centro. L'aeroporto di Lviv, circa 8 km a ovest del centro della città, è collegato a Varsavia, Praga, Amsterdam, Francoforte, Londra e Chicago. L'aeroporto di Odessa si trova circa 12 km a sud-ovest del centro ed è collegato con Vienna e Mosca.

Le linee ferroviarie internazionali che provengono da sette paesi entrano in territorio ucraino toccando più di 10 punti di confine. Se siete in possesso di un visto, attraversare la dogana è molto semplice. La maggior parte delle città ucraine è collegata giornalmente con Mosca: da Kiev, sono 15 ore di viaggio, da Lviv, 28. È possibile raggiungere Kiev da Berlino (26 ore), passando da Varsavia (16 ore) e Brest (10 ore). La stazione ferroviaria si trova all'estremità occidentale del centro. Lviv offre collegamenti ferroviari con le principali città russe e dell'Europa dell'Est; la stazione si trova 3 km a ovest del centro. Da Kharkiv, partono alcuni autobus diretti in Russia (20 ore per Mosca).

Odessa e Yalta sono collegate via mare con diverse città del Mar Nero e del Mediterraneo. Le destinazioni principali, per le quali sono previsti collegamenti in qualsiasi periodo dell'anno, sono Haifa (Israele), Limassol (Cipro), Pireo (Grecia) e Port Said (Egitto). Il collegamento più frequente e più affidabile è quello tra Odessa e Istanbul. Da Odessa, è anche possibile navigare sul Danubio per raggiungere diversi porti fluviali dell'Europa dell'Est. Esiste un traghetto che collega Kerch, sulla punta orientale della Crimea, con i porti russi di Temryruk, Anapa e Novorossiysk.

In tutti i posti di blocco ufficiali alla frontiera con l'Ucraina non sono previste restrizioni; in ogni caso, è consigliabile procurarsi un visto in anticipo, piuttosto che cercare di ottenere un visto di emergenza alla frontiera, in particolare se arrivate dalla Russia.

Trasporti interni: Il mezzo di trasporto migliore per spostarsi tra le diverse città ucraine è il treno. I collegamenti sono frequenti, i prezzi bassi e spesso è molto pratico viaggiare di notte. Se desiderate risparmiare un po' di denaro e non avete fretta, la maggior parte delle grandi città e di quelle più piccole sono collegate fra loro tramite un servizio di autobus. L'autobus è la scelta migliore per effettuare viaggi brevi al di fuori delle città principali, in zone che non sono servite dai treni. Gli autobus sono sempre sporchi e sovraffollati, ma un viaggio su un autobus caldissimo che procede a scossoni per le strade della campagna è il modo migliore per avere contatti con la gente del posto.

Agli ansiosi consigliamo vivamente di non spostarsi in macchina, dal momento che è difficile trovare carburante, i pezzi di ricambio quasi non esistono, le strade sono in cattive condizioni e perdersi è inevitabile. Nei principali alberghi di Kiev e in alcune agenzie nelle principali città è possibile noleggiare un'automobile. È necessario essere in possesso di una patente internazionale; la guida è a destra.

 

Letture consigliate

Arte in Ucraina :
volume pubblicato in occasione dell'omonima mostra del 1998, a cura della Galleria Datrino (Gruppo Immagine, Milano 1998): per la prima volta in Italia, direttamente dal museo storico nazionale dell'Ucraina e dal museo d'arte russa di Kiev, gli Ori degli Sciti, oggetti di oreficeria barbarica, una rara collezione di argenti rituali ebraici ed una serie di dipinti di maestri dell'800 russo.

Civiltà letteraria ucraina :
di Pachlovska Oxana (Carrocci, Roma 1998): questo testo intende offrire una nuova interpretazione della storia della civiltà ucraina in tutte le sue componenti, da quella storico-politica a quella filosofico-letteraria, riesaminando schemi consolidati e proponendo nuovi approcci, resi possibili da documenti e fonti, molti dei quali ora reperibili. L'Ucraina viene così presentata come mediatrice fra mondo occidentale e universo slavo di matrice bizantina.

Genealogia :
di Izrail' Metter (Einaudi, Torino 1994): Metter rievoca vicende lontane e prossime alla sua famiglia radicata nella Bielorussia e nell'Ucraina di metà Ottocento.

I giorni di Turbin :
di Michail Bulgakov (Einaudi, Torino 1991): il romanzo, attraverso le vicende di una famiglia d'intellettuali, appartenenti alla nobiltà, racconta la guerra civile di Kiev del 1918-19; l'autore contempla dall'alto questo avvenimento, consapevole che nelle vicende umane gli individui sono sempre e comunque chiamati a rispondere delle loro azioni.

L'Ucraina del XVIII secolo: crocevia di culture:
a cura di A. Pavan, M. M. Ferraccioli e G. Giraudo (Editori Veneti Associati, Padova 2000): il paese, collocato al centro della nuova Europa, finalmente riunita dopo l'innaturale frattura postbellica, si configura come un caleidoscopio di popoli e culture e rappresenta la naturale via di comunicazione fra le repubbliche dell'Europa centro-orientale, della Federazione Russa e le repubbliche caucasiche e centro-asiatiche.

Racconti di Siberia e di Ucraina :
di Vladimir Korolenko (Utet, Torino 1981): il patrimonio di storie che si sono tramandate di generazione in generazione, hanno dato vita a racconti divenuti il nucleo fondamentale della cultura e delle tradizioni ucraine.

Storia della Russia contemporanea 1853-1996 :
di Francesco Benvenuti (Laterza, Bari 1999): il volume tratta i fatti storici della Russia dell'ultimo secolo e mezzo, e la difficile crescita di un paese tradizionalmente segnato da un particolare intreccio di arcaismi e modernità.

Taras Bul'ba :
di Nikolaj Gogol (Rizzoli, Milano 1996): romanzo ambientato in Ucraina, al tempo delle feroci lotte tra i Polacchi e le orde seminomadi di Cosacchi, in cui l'autore rappresenta un mondo selvaggio e feroce, popolato di figure epiche. Le veglie alla fattoria di Dikanka (Einaudi, Torino 1989): il mondo delle veglie a prima vista è scomposto in due sottomondi: quello degli esseri umani e quello degli esseri diabolici; nell'Ucraina fantastica e carnevalesca di Gogol i diavoli e le streghe sono abitanti naturali quanto i Cosacchi e i proprietari.

 

Mete principali

Kamyanets-Podilsky
Kamyanets-Podilsky si trova circa 25 km a nord, nel punto in cui la Moldavia e la Romania s'incontrano al confine ucraino. Questa antica città, che risale almeno all'XI secolo, sorge su un'isola rocciosa con le pareti a picco sull'ansa del fiume Smotrych. Il ponte a sud-ovest, che un tempo costituiva l'unico collegamento fra la città e la terraferma, è difeso da un castello in pietra con nove torri risalente al XVI secolo. La maggior parte delle torri sono aperte ai visitatori e molte di esse offrono un'ottima vista sulla città e sulla campagna circostante. Il Museo Etnografico, situato all'interno del castello, contiene numerosi esempi di manufatti artigianali popolari e reperti archeologici ritrovati nei dintorni del castello.

Alcune strade acciottolate conducono dal castello al Quartiere Armeno, il cui centro è costituito da una piazza del mercato che risale al XIV secolo e che racchiude molte chiese del XV secolo. Poco distante dall'angolo nord-occidentale della piazza, sorge la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, del 1580, alla quale si accede tramite la Porta Trionfale, che risale al 1781. Alla fine del XVII secolo, i Turchi utilizzarono la cattedrale come moschea e costruirono un alto minareto sulla cima del quale i Polacchi, quando riconquistarono la città, collocarono una statua in oro rappresentante la Vergine Maria. L'interno, gradevole e solenne, ospita un museo. A nord della piazza si trovano il Monastero e la Chiesa Domenicani, con un alto campanile riccamente decorato. A nord del monastero si trova l'ex municipio, del XIV secolo, il più antico dell'Ucraina. Attualmente ospita un museo dedicato per la maggior parte alla Seconda guerra mondiale.

Kiev
Fondata nel V secolo, Kiev è la Madre dell'Ucraina, della Russia e della Bielorussia. I tre stati discendono tutti dalla Rus' di Kiev, l'entità sopra-statale slava esistita dal IX all'XI secolo. Da allora, Kiev è sopravvissuta alle invasioni mongole, a incendi devastanti, alla pianificazione urbana comunista e alla distruzione massiccia della Seconda guerra mondiale. La Città Vecchia si concentra intorno all'estremità nord-orientale di vulitsya Volodymyrska e annovera buona parte dei monumenti storici di Kiev. L'edificio più importante è la Cattedrale di Santa Sofia, dell'XI secolo, la più antica chiesa della città attualmente rimasta, che ospita alcuni dei maggiori mosaici e affreschi del paese. Alcuni quartieri a sud della cattedrale, vi è il viale principale di Kiev destinato allo shopping, vulitsya Khreshchatyk, una via affollatissima e piena di negozi. All'estremità meridionale di Khreshchatyk, il Mercato di Bessarabsky pullula di venditori di frutta e di verdura. La città Vecchia è facilmente raggiungibile a piedi dal centro.

Andriyivsky vziz, la strada più affascinante di Kiev, si snoda in direzione nord dalla Città Vecchia fino all'inizio del quartiere di Podil, lo storico quartiere dei mercanti, dove ha sede anche il porto fluviale. Lungo la via Andriyivsky troverete gallerie, negozi, ristoranti e caffè. Il cuore di Podil è costituito da Kontraktova ploshcha, una piazza simile a un parco famosa per l'enorme Kontraktova Dim (Casa dei Contratti), caratterizzata da bianche arcate, che occupa il centro della piazza. L'edificio, che risale al 1817, ospita oggi ristoranti, gallerie e uffici. Più a nord-ovest si trova l'agghiacciante, ma allo stesso tempo affascinante Museo di Chernobyl, che testimonia il più grande disastro nucleare della storia. Non dimenticate che è avvenuto a soli 100 km in direzione nord. Poco più a ovest, sorge la più antica struttura di Podil, tuttora esistente: la Chiesa di Mykola Prytysko, che risale al 1631. Il suo esterno intonacato con il tetto verde è un ottimo esempio di architettura del primo barocco ucraino.

A sud della Città Vecchia, lungo il fiume, sorge il quartiere di Pechersk, lo storico centro ecclesiastico dove ha sede il Monastero delle Grotte, fondato nel 1051. Situato sui pendii boscosi che costeggiano il Dnipro, pochi chilometri a sud del centro della città, è costituito da numerose chiese con cupole dorate, da labirinti sotterranei contenenti monaci mummificati e da eleganti edifici monastici che oggi sono diventati dei musei (in uno di essi sono conservati molti ori degli Sciti). La Cattedrale della Dormizione, che fa parte del complesso del monastero, risale alla fine dell'XI secolo. Nonostante sia stata parzialmente distrutta dall'Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale, è ancora oggi uno dei migliori edifici religiosi barocchi del paese. A nord della cattedrale sorge il Museo Storico dei Tesori, che conserva soprattutto oggetti artigianali, pietre e metalli preziosi provenienti dall'Ucraina. La sezione di maggior pregio del museo è senza dubbio quella che ospita l'oro degli Sciti del IV secolo a.C. È possibile altresì ammirare un plastico di Kiev del XII secolo, oltre a coppe riccamente decorate, croci, calici e icone di artisti ucraini, russi, polacchi e lituani. Il quartiere di Pechersk è collegato con il centro di Kiev tramite un servizio di autobus urbani.

Il Museo di Architettura Popolare si trova 12 km a sud del centro, ma vale davvero la pena di visitarlo. Immersi in colline molto panoramiche vedrete numerosi cottage, chiese, fattorie e mulini a vento in legno dei secoli compresi tra il XVII e il XX. Molti di essi presentano bellissimi giardini e, all'interno, mobili molto ben conservati. Il museo è diviso in sette piccoli villaggi che rappresentano le tradizioni delle diverse regioni; inoltre, ci sono alcuni buoni ristoranti, un negozio di articoli da regalo e manifestazioni particolari. Il museo è collegato al centro della città tramite un servizio di autobus urbani.

Lviv
Lviv, il capoluogo dell'Ucraina occidentale, è una città cosmopolita. Fino al 1939, non era mai stata governata dalla Russia e fu proprio qui che il nazionalismo ucraino risorse alla fine degli anni '80. Essendo riuscita a evitare le devastazioni urbane della Seconda guerra mondiale, Lviv è un museo vivente di architettura occidentale dal periodo gotico fino ai giorni nostri. Nonostante in città ci si imbatta in numerose mostruosità dell'era comunista, le stradine strette e il pittoresco centro storico fanno di Lviv una delle località più belle del paese.

A est del centro moderno c'è la Città Vecchia, al centro della quale si trova l'ampia ploshcha Rynok, che un tempo era il centro di Lviv ed è, attualmente, la piazza meglio conservata dell'Ucraina. Al centro della piazza sorge il municipio, che risale al XIX secolo, mentre tutt'intorno si possono ammirare magnifici edifici del XVI e del XVIII secolo decorati con incisioni in pietra. Di fronte, all'angolo sud-occidentale della piazza si trova uno dei migliori edifici gotici della città, la Cattedrale Cattolica Romana, che risale alla fine del XIV secolo. Al suo interno, la Cappella Boyim contiene alcune delle più belle incisioni in pietra di Lviv.

Di fronte, all'angolo nord-occidentale si trova la farmacia più antica di Lviv. Fondata nel 1735, la farmacia divide un edificio del XVI secolo con il Museo Apteka, che conserva esempi di attrezzature farmaceutiche antiche.

Circa 2 km a est della Città Vecchia si trova il Museo di Architettura e Vita Popolare all'aperto, dove, su una superficie di più di 60 ettari, sorgono un centinaio di fattorie, fucine, mulini a vento, chiese e scuole in legno. Tutti questi edifici, che rappresentano le tradizioni popolari di tutto il paese, sono pieni di oggetti quotidiani antichi e di opere d'arte popolari. Il museo è collegato al centro della città tramite un servizio di autobus e tram urbani.

Odessa
Odessa è un curioso mix fra un'allettante località balneare turistica e un porto industriale inquinato. La città, che un tempo era il centro navale della regione del Mar Nero e il centro urbano principale dell'Ucraina del sud, è famosa per il ruolo svolto durante la rivoluzione del 1905, quando l'equipaggio del Potemkin Tavrichesky si ammutinò e appoggiò gli operai ribelli. Oggi è famosa per i suoi eccellenti musei. Il centro della città si trova poche centinaia di metri a sud della riva del mare; è pieno di bellissimi edifici piuttosto bassi e di strade fiancheggiate da alberi ed è la sede del famoso Teatro dell'Opera e del Balletto, che risale agli anni compresi tra il 1880 e il 1890. Fu progettato da un gruppo di architetti viennesi che gli hanno conferito un aspetto barocco con un tocco di arte rinascimentale. Poco distante c'è il Pasazh, un centro commerciale costruito alla fine del XIX secolo, abbondantemente decorato da sculture barocche ricche di orpelli.

Il centro della città è anche sede dei più famosi musei di Odessa. Uno dei più interessanti è il Museo Archeologico, che risale al 1875; ospita interessanti manufatti artigianali delle antiche civiltà del Mar Nero, tra cui un'affascinante collezione di gioielli e monete. Sull'altro lato della strada c'è il Museo di Storia Marittima, che conserva testimonianze della storia delle costruzioni navali e della navigazione, grazie ai numerosi modellini e oggetti navali. Poco distante sorge il Museo della Letteratura, dove potrete immergervi nella vita di artisti ucraini, quali Shevchenko e Franko, e di artisti russi, quali Chekov, Pushkin, Tolstoy e Gorky. Da non perdere, uno dei luoghi più famosi di Odessa, gli imponenti Gradini Potemkin, immortalati nel film di Eisenstein del 1925, La corazzata Potëmkin.

La pietra arenaria su cui sorge Odessa è attraversata da 100 km di tunnel, conosciuti con il nome di katakombi (catacombe). Scavate per ricavarvi degli edifici nel XIX secolo, da allora sono state utilizzate da contrabbandieri, rivoluzionari e partigiani della Seconda guerra mondiale. Presso il villaggio di Nerubayske, all'estremità nord-occidentale di Odessa, una rete di gallerie utilizzate come rifugio dai partigiani durante la Seconda guerra mondiale è stata trasformata nel Museo della Gloria Partigiana. È possibile prendere parte a visite guidate (in russo o in ucraino) per vedere i resti dell'occupazione partigiana. Le catacombe sono raggiugibili con servizi di autobus urbani.

Yalta
Abbarbicata sulla costa meridionale della Crimea, Yalta passò sotto diverse dominazioni prima di essere conquistata dalla Russia alla fine del XVIII secolo. La città divenne la località balneare più elegante del Mar Nero quando, lo zar Alessandro II stabilì la sua residenza estiva presso la vicina Livadia. Prima della Rivoluzione Russa, la costa pullulava di tenute aristocratiche e, anche se molti palazzi dopo la rivoluzione sono stati trasformati per breve tempo in sanatori, la maggior parte di essi sono stati riconvertiti in dacie per membri di partito più importanti.

Il centro della città si estende verso l'interno (su entrambe le rive del fiume Bystra) partendo dall'estremità orientale della Baia di Yalta. La maggiore concentrazione di persone s'incontra nei pressi di naberezhna Lenia, un viale pedonale sul mare, caratterizzato da moli, palme, spiagge di ghiaia, snack bar e mercatini di oggetti d'arte. Alcune delle spiagge più belle di Yalta si trovano lungo la Baia di Yalta, a ovest della foce del Bystra. A metà della baia e appena dietro a naberezhna, c'è una seggiovia che porta a Darsan, un punto panoramico simile a un tempio situato sulla collina che sovrasta la baia. A nord-ovest della seggiovia, si trova la Cattedrale Alexandr Nevsky, un bellissimo esempio di architettura neo-bizantina costruita all'inizio del secolo. Gli ammiratori di Anton Chekov potrebbero essere interessati a visitare la Casa-Museo di Chekov, dove il grande drammaturgo russo trascorse i suoi ultimi cinque anni di vita. La casa custodisce numerose edizioni delle opere di Chekov, oggetti ricordo quali le sue penne e il suo kit medico. Vi è anche un giardino.

 

 

Mete alternative

Chernihiv
Chernihiv, sede di alcuni dei migliori esempi di edifici religiosi dell'XI e del XII secolo del paese, risale all'VIII secolo e fu uno dei più importanti principati della Rus' di Kiev. Poco distante dalla centrale ploshcha Chervona, c'è la semplice ma molto graziosa Chiesa di Pyatnytska. Risale al XII secolo, ma la maggior parte di quanto si può vedere oggi è frutto di una ricostruzione degli anni '60, che le ha restituito un aspetto molto simile a quello del periodo della Rus' di Kiev. Il lavoro di muratura in mattoni all'esterno della chiesa è sorprendente.

Percorrendo pochi isolati in direzione sud-est c'è Dytynets, dove un parco pieno di alberi circonda un gruppo di antichi edifici religiosi. Quello più sorprendente è la Cattedrale di Spaso-Preobrazhensky (XI secolo) che possiede due imponenti torri campanarie a forma di missile. L'interno è buio e misterioso e conserva una parete divisoria barocca del XVIII secolo decorata con delle icone, e le tombe di molti reali della Rus' di Kiev. A nord-ovest, c'è la Cattedrale di Boryso-Hilbsky, sede di un museo che racconta la storia della cattedrale e della zona di Dytynets. Nell'angolo orientale si trova il Museo Storico di Chernihiv, che ha sede all'interno di un edificio neoclassico dell'inizio del XIX secolo. Si possono ammirare molte opere del periodo della Rus' di Kiev, alcune armi cosacche e una copia della famosa Bibbia di Ostroh, del 1851, la prima stampata in lingua slava antica. La città si trova poco più di 100 km a nord-est di Kiev, a cui è collegata tramite un servizio regolare di autobus.

Chernivtsi
Un secolo e mezzo trascorso lontano dall'influenza russa ha fatto bene a Chernivtsi, che attualmente ha un aspetto leggiadro, cosmopolita e mitteleuropeo. La sua storia complessa le ha lasciato in eredità una grande varietà di stili architettonici, che vanno dal bizantino al barocco; inoltre, le eleganti strade del suo quartiere vecchio sono fiancheggiate da imponenti facciate ricoperte di tralci di vite. Vulitsya O Kobylyanska, il viale pedonale principale costeggiato da alberi, pullula di caffè, ristoranti e negozi. Nei cortili di Chernivsti, che possiedono balconi in legno e scalinate coperte, invece, si apre un mondo molto diverso, di chiara impronta ottomana. Dirigendovi verso est, a un isolato da O Kobylyanska, troverete la Cattedrale Armena, un edificio che risale alla metà del XIX secolo in stile armeno antico. L'interno è dipinto in maniera molto accurata e il suo organo ha una eccellente resa acustica.

Passeggiate lungo il viale fino a raggiungere la vivace Tsentralna ploshcha, l'antica piazza cittadina, circondata da bellissimi edifici del XIX secolo. Uno dei più interessanti è il Museo Regionale, che si trova all'interno di un edificio Art Nouveau di inizio secolo con una scalinata centrale davvero molto bella. All'interno ci sono dipinti del XX secolo e testimonianze etnografiche riccamente decorate. Chernivtsi si trova 400 km circa a sud-ovest di Kiev. Il treno da Kiev impiega circa 11-13 ore, gli autobus di più. Appena fuori dalla città c'è anche un piccolo aeroporto.

Pochayiv
Se la visita al Monastero delle Grotte di Kiev ha aumentato il vostro desiderio di vedere opere d'arte sacra, recatevi al monastero di Pochayiv, il secondo del paese per grandezza. Si tratta di un luogo spirituale per tutti gli ucraini devoti e, durante le festività religiose, è gremito di pellegrini. La chiesa principale del monastero, la Cattedrale di Uspensky (1711-83), è una maestosa costruzione barocca. Il suo interno, che può accogliere più di 6000 persone, è un esempio mozzafiato dell'iconografia ortodossa: quasi tutte le superfici sono totalmente ricoperte di dipinti raffiguranti santi e patriarchi, realizzati con grande maestria. Si dice che l'icona della Madre di Dio, del 1597, possieda poteri protettivi.

Costruita più di 100 anni prima, la vicina Cattedrale della Santissima Trinità, dalla cupola in oro, è più piccola e più buia, con colonne massicce e volte pesanti situate sotto una cupola che crea una tranquilla atmosfera di profonda spiritualità. A ovest della Cattedrale della Santissima Trinità c'è il campanile, che risale alla metà del XIX secolo, una struttura barocca alta 65 m dal quale è possibile godere di un'ottima vista, e una campana del peso di 11.180 kg. Pochayiv si trova a metà dell'Ucraina occidentale, 300 km a ovest di Kiev. Vicino al monastero, a ovest, c'è una piccola stazione di autobus, dove arrivano quelli provenienti da Kremenets (40 minuti), Ternopil (2 ore) e Lviv (6 ore).

 

Ucraina

 

Un paese, come quello in questione, il cui inno nazionale afferma che 'l'Ucraina non è ancora morta', potrebbe non sembrare una destinazione particolarmente invitante. Non fatevi dissuadere dalle apparenze. Questa nazione ricompensa i turisti con una popolazione ospitale, un'architettura sontuosa e distese chilometriche di steppa. L'Ucraina è uno dei paesi economicamente più importanti della regione; ciò nonostante, per ogni città industriale invasa dallo smog vi sono decine di villaggi con staccionate in legno e carretti carichi trainati da cavalli, dove il tempo sembra essersi fermato.

L'Ucraina è alquanto moderna, ma persino la capitale, Kiev, è ricca di esempi di architettura e di arte gotica, bizantina e barocca. Quasi ogni città possiede la sua cattedrale, vecchia di qualche secolo, e molte hanno musei di architettura popolare all'aperto, grotte piene di monaci mummificati e raffinati mosaici ovunque. Avrete difficoltà a scordare il cibo, e la melodia della bandura vi rimarrà in mente per settimane.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Ucraina

Superfice
603.700 kmq

Popolazione
48.760.474 abitanti

Capitale
Kiev (2.600.000 abitanti)

Composizione etnica
Ucraini (73%), Russi (22%), Ebrei (1%)

Lingua parlata
ucraino, russo, rumeno, polacco, ungherese

Religione
ortodossi ucraini, ortodossi autocefali ucraini, cattolici ucraini, protestanti, ebrei

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale

 

Economia

PIL
189,4 miliardi di dollari

PIL pro capite
3.850 dollari

Crescita economia annua
6%

Inflazione %
25,8%

Settori/prodotti principale
carbone, energia elettrica, metalli ferrosi e non ferrosi, attrezzature per macchinari e trasporti, prodotti chimici, industria alimentare (in particolare, zucchero), cereali, barbabietole da zucchero, semi di girasole, verdura, carne di manzo, latte

Principale partner commerciali
Russia, Cina, Turchia, Germania, Bielorussia, Stati Uniti d'America, Polonia, Italia

Membro dell'Unione Europea
no

 

 

Documenti ed info utili

Visto
tutti i visitatori necessitano di un visto turistico per entrare nel paese; per ottenerlo è indispensabile presentare una dichiarazione in cui si attesta di essere stati invitati da un cittadino ucraino, oppure in alternativa, la conferma di un'agenzia di viaggi o la prenotazione di un albergo accreditato in Ucraina. Se nel vostro paese non è presente una rappresentazione diplomatica ucraina, il visto si può richiedere e ottenere ai posti di frontiera, che rilasciano anche visti di transito (72 ore)

Rischi sanitari
colera, difterite, encefalite giapponese, malattia di Lyme

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Il periodo migliore per visitare l'Ucraina è la primavera (da fine aprile a inizio giugno), quando gli alberi sono in fiore. In questa stagione i luoghi di particolare interesse sono poco affollati e piove meno che in estate. Le spiagge di Odessa e della Crimea sono gremite in estate (luglio e agosto). L'inverno (dicembre e gennaio) è freddo e nevoso: in questo periodo dovrete prepararvi a indossare maglioni in lana molto pesanti e a mangiare verdura in salamoia.

 

Eventi e Manifestazioni

Per Capodanno, gli Ucraini intonano canti natalizi e mettono i doni sotto l'abete. Il 7 gennaio si festeggia il Natale Ortodosso. Pashka (Pasqua) è la festa religiosa più importante del calendario ortodosso: inizia con una celebrazione religiosa a mezzanotte e prosegue con processioni presso le diverse chiese dei villaggi di tutto il paese. A Lviv, il Virtuoso Nazionale occupa tutto il mese di maggio con spettacoli teatrali e musicali che si concentrano su tematiche nazionali. La capitale festeggia la primavera con le Giornate di Kiev, che si svolgono durante l'ultimo fine settimana di maggio. In agosto, la Crimea si autocelebra con le Stelle di Crimea diYalta. Il 28 agosto, numerosi fedeli si recano in pellegrinaggio presso il monastero di Pochayiv per la Festa dell'Assunzione. Il 24 agosto in tutte le città si svolgono i festeggiamenti per la Giornata dell'Indipendenza che comprendono spettacoli ed eventi speciali.

 

Prezzi e costi

Valuta
grynia ucraina (UHA, a volte scritta 'hryvnia')

Economicita del paese
In Ucraina sia il cibo sia l'alloggio non sono affatto costosi, soprattutto fuori Kiev. Per un soggiorno confortevole, è possibile cavarsela con circa US$50 al giorno, anche se nella capitale i prezzi sono più elevati del 30% circa. Se vi limitate a frequentare alberghi e ristoranti medi, potete spendere circa US$30 al giorno. Se non pranzate al ristorante, dividete l'alloggio con qualcuno e utilizzate esclusivamente i trasporti pubblici potete ridurre ulteriormente i costi.

Generalmente gli uffici di cambio offrono tassi migliori rispetto alle banche. Ovunque è possibile cambiare il denaro contante in grynia, mentre i travellers' cheque e le carte di credito vengono accettati solo in alcune banche e in alcuni uffici di cambio delle città principali. Vi consigliamo di portare con voi molti contanti; le valute straniere più facilmente accettate sono i dollari USA e i marchi tedeschi. Nei ristoranti e nei negozi di vendita al dettaglio è ufficialmente vietato accettare valuta straniera, ma molti servizi destinati ai turisti stranieri sono esonerati da questa regola e la accettano senza difficoltà.

Nei ristoranti turistici di alto livello ci si aspetta una mancia pari al 5-10% del conto. In alcuni ristoranti, viene già conteggiato un 5% in più, destinato al servizio; potete comunque aggiungere una piccola somma, nel caso in cui il servizio sia stato davvero eccellente. Nei numerosi mercati dove si vendono cibo, prodotti artistici, souvenir e oggetti d'artigianato la contrattazione è d'obbligo.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$1-3
Pasto in un ristorante di categoria media: US$3-8
Pasto in un ristorante di categoria elevata: a partire da US$8

Albergo economico: US$5-15
Albergo di categoria media: US$15-25
Albergo di categoria elevata: a partire da US$25

 Sport e tempo libero

I posti migliori dove dedicarsi a escursioni a piedi, trekking e campeggio sono la Crimea e la zona sud-occidentale dei Carpazi, oltre ad alcuni parchi nazionali. Nella Crimea sud-occidentale, alcuni itinerari facilmente percorribili a piedi portano alle città delle grotte di Chuft-Kale e Manhup-Kale. In Crimea, altri posti molto belli dove dedicarsi al trekking sono il Bolshoy Kanyon (300 m) e le cascate di Dzhur-Dzhur e di Uchansu. Con una buona cartina, potete fare escursioni a piedi ovunque sui Carpazi, dove il territorio è disabitato e offre un bellissimo panorama. Il posto ideale da cui partire è il Parco Nazionale Statale dei Carpazi, 55 km circa a sud-ovest di Kolomyya e 500 km a sud-ovest di Kiev. Un modo divertente e rilassante per visitare il paese è programmare una gita in barca lungo il Dnipro da Kiev a Odessa.

 

Storia

La storia dell'Ucraina è iniziata con il rumore degli zoccoli dei cavalli, quando gli Sciti che dominavano le steppe a nord del Mar Nero, dal VII al IV secolo a.C., diedero inizio a secoli di dominazione politica e culturale straniera. Nel Monastero delle Grotte di Kiev, è possibile trovare alcune testimonianze della cultura scita: qui, infatti, ci sono tombe che contengono bellissimi oggetti in oro raffiguranti animali ed esseri umani disegnati molto dettagliatamente. Dopo gli Sciti, altre ondate d'invasori (tra cui Ostrogoti, Unni e i Kazari turco-iraniani) occuparono le terre che costituiscono l'attuale Ucraina.

I primi che riuscirono a unificare e a controllare la zona per un lungo periodo furono gli Scandinavi, noti con il nome di Rus. Conquistarono Kiev nell'882 d.C. e, alla fine del X secolo, la città divenne il centro di uno stato unitario chiamato Rus' di Kiev, che si estendeva dal Volga a ovest del Danubio e verso sud in direzione del Baltico. Nel 988, il capo della Rus' di Kiev, Volodymyr, accolse il cristianesimo da Costantinopoli, dando così inizio a un lungo periodo d'influenza bizantina sulla politica e sulla cultura dell'Ucraina. Nel 1520, l'Impero Ottomano controllava tutta la zona costiera dell'Ucraina.

Alla fine del XV secolo, la guerra e la peste avevano decimato la popolazione dell'Ucraina; in questo periodo, la regione venne occupata da schiavi in fuga e da rifugiati ortodossi che scappavano dalle regioni vicine, dove i controlli erano molto più severi. Tutte queste persone vennero definite kazaks (Cosacchi), un termine turco che significa fuorilegge, avventuriero o predone. I Cosacchi dell'Ucraina con il passare del tempo diedero vita a uno stato che, anche se ufficialmente era sotto la dominazione dapprima della Polonia e poi della Russia, godeva di una grande autonomia. Vent'anni più tardi, però, questo stato venne diviso fra Polonia e Russia.

Il nazionalismo ucraino che fiorì negli anni intorno al 1840, spinse i russi a proibire l'uso della lingua ucraina nelle scuole, sui giornali e sui libri. Dopo la Prima guerra mondiale e la perdita di potere dello zar, l'Ucraina ebbe la possibilità di guadagnarsi l'indipendenza, ma nessuna delle diverse fazioni del paese riuscì a ottenere il sostegno decisivo. Ebbe così inizio una guerra civile e il paese si ritrovò ben presto in una situazione di anarchia, con sei eserciti che si contendevano il potere e Kiev che cambiava governo cinque volte l'anno. Dopo una lunga serie di battaglie che coinvolsero anche la Russia, la Polonia e diverse fazioni etniche e politiche dell'Ucraina, la Polonia si appropriò di alcune zone dell'Ucraina occidentale e i Sovietici ottennero il resto del paese. Nel 1922, l'Ucraina entrò a far parte ufficialmente dell'URSS.

Negli anni '20, mentre la leadership di Mosca diventava sempre più palese, si ebbe una ripresa del nazionalismo ucraino. Tuttavia, quando salì al potere nel 1927, Stalin utilizzò l'Ucraina come prova per le sue idee relative al nazionalismo 'pericoloso'. Nel 1932-33 macchinò una carestia che uccise almeno 7 milioni di Ucraini. Il paese fu ulteriormente decimato, a causa di deportazioni ed esecuzioni d'intellettuali. Stalin combatté anche i principali simboli religiosi del paese, distruggendo più di 250 tra chiese e cattedrali. Durante l'epurazione del 1937-39, milioni di Ucraini vennero assassinati o deportati nei campi di concentramento sovietici. La Seconda guerra mondiale portò ulteriore devastazione e morte: 6 milioni di persone persero la vita nelle battaglie tra l'Armata Rossa e l'esercito tedesco. È stato calcolato che, nella prima metà del XX secolo, la guerra, la carestia e le epurazioni causarono la morte di più della metà della popolazione maschile e di circa un quarto di quella femminile dell'Ucraina.

Il disastro di Chernobyl, avvenuto in Ucraina nel 1986 e l'angosciosa lentezza della risposta ufficiale sovietica provocò malcontento in tutto il paese; due anni dopo, la chiesa uniate emerse dall'isolamento. Il Movimento del Popolo Ucraino per la Ricostruzione, un movimento nazionalista fondato a Kiev da parte d'importanti intellettuali e scrittori, si diffuse in tutto il paese nel 1990. Nel luglio dello stesso anno, il parlamento ucraino proclamò la sovranità della repubblica (ma non la secessione), dichiarazione che non ebbe molto effetto. Poco dopo il fallito colpo di stato sovietico dell'agosto del 1991, il Partito Comunista Ucraino (CPU) venne dichiarato fuori legge e in dicembre la popolazione votò all'unanimità per l'indipendenza.

Leonid Kravchuk, ex-presidente del CPU, fu eletto primo presidente dell'Ucraina. La divisione in diverse fazioni costrinse il governo a rassegnare le dimissioni nel settembre del 1992; inoltre, il disaccordo con la Russia, in merito alla riserva di armi nucleari dell'Ucraina e al controllo della flotta del Mar Nero (che si trovava presso il porto di Sebastopoli in Crimea), rese ancora più tesi i rapporti tra i due paesi. Nel frattempo, un'inflazione altissima, la mancanza di riserve energetiche e un potere d'acquisto sempre più basso ridussero in miseria il paese ed esacerbarono le differenze etniche e regionali. Leonid Kuchma, un riformatore a favore dei russi, sconfisse Kravchuk nelle elezioni presidenziali del 1994. Il CPU trasse vantaggio dalla confusione politica ed economica e, nelle elezioni del 1994, riuscì a ottenere una sostanziosa maggioranza di seggi in parlamento. Alla fine degli anni '90, sorsero nuovi motivi di tensione tra la Russia e l'Ucraina, a causa degli stretti rapporti di quest'ultima con la NATO. Alla fine di aprile del 2001, la destituzione del Primo Ministro Viktor Yushchenko ha messo a repentaglio la stabilità politica del paese. Il 29 maggio 2001 la carica di Primo Ministro è stata affidata ad Anatoliy Kinakh.

 

Cultura

Per anni, il mondo occidentale ha considerato l'Ucraina semplicemente come una parte della Russia. Ma il bortsch, le uova dipinte e molte delle più famose canzoni cosacche e delle danze tradizionali hanno avuto origine in Ucraina. Gli ucraini occidentali si considerano Ucraini al 100% e difendono la loro cultura, parlando la loro lingua e sbandierando il loro nazionalismo. A est, dove vivono più di 10 milioni di russi, il nazionalismo è meno sentito e la maggior parte della popolazione parla russo.

L'ucraino, come il russo e il bielorusso, è una lingua slava orientale. Molto probabilmente è la più vicina delle tre allo slavo originale del IX secolo parlato a Kiev prima dell'introduzione, nel X secolo, del più formale slavo ecclesiastico originario della Bulgaria, diffusosi insieme con il cristianesimo. Nonostante sia stato messo in secondo piano dal russo e dal polacco e addirittura vietato dallo zar Alessandro II nel 1876, l'ucraino ha resistito e attualmente si sta diffondendo sempre di più. Nel 1990 fu adottato come lingua ufficiale del paese, anche se il russo è compreso praticamente da tutti.

Le origini della letteratura nazionale ucraina risalgono alle cronache slave medievali, come per esempio lo Slovo o polku Ihrevim (The Tale of Ihor's Armament), del XII secolo. Gli inizi della letteratura ucraina moderna si devono al filosofo errante della metà del XVIII secolo, Hryhorii Skovoroda, il 'Socrate ucraino'. Skovoroda scrisse poemi e trattati filosofici in ucraino, destinati alla gente comune piuttosto che all'élite. Taras Shevchenko, un fervente nazionalista nato come schiavo nel 1814 e poi diventato un eroe nazionale, fu il primo scrittore di lingua ucraina di una certa importanza. Le sue opere contribuirono alla nascita di un periodo d'oro per la letteratura ucraina. Il migliore e più produttivo scrittore dell'inizio del XX secolo fu Ivan Franko, le cui opere comprendono racconti di fantasia, poesia, opere teatrali, trattati filosofici e racconti per bambini. Molti scrittori trattarono l'argomento dell'occupazione sovietica e molti furono perseguitati per questo motivo. Le opere di Vasyl Stus, Winter Trees (1968) e Candle in the Mirror (1977) diedero inizio all'agonia dei poeti dissidenti; Stus venne ucciso in un campo di concentramento sovietico. L'Unione degli Scrittori Ucraini di Kiev ebbe un ruolo molto importante per quanto riguarda l'indipendenza dall'URSS ottenuta nel 1991.

La musica ucraina trae ispirazione dalle antiche tradizioni orali dei bylyny (poemi narrativi epici) e delle dumas, lunghe ballate liriche che celebravano la gloria dei Cosacchi. La musica popolare ucraina affonda le sue radici nei leggendari kozbar, i menestrelli erranti del XVI e del XVII secolo, le cui canzoni, che narravano episodi eroici (in genere dei Cosacchi), erano accompagnate dal kozba, uno strumento simile al liuto. La bandura, uno strumento più grande che poteva avere fino a 45 corde, sostituì il kozba nel XVIII secolo. I cori di bandura si diffusero nell'arco di poco tempo e la bandura divenne il simbolo della nazione. Oggi, il Coro di Bandura Ucraino di Kiev si esibisce in tutto il mondo. Mykola Lysenko è probabilmente il compositore classico ucraino più conosciuto e famoso, perché ha arrangiato le sue composizioni per pianoforte, basandosi su canzoni popolari ucraine. Fra i musicisti contemporanei famosi segnaliamo il gruppo punk Plach Yeremiyi e la cantautrice Nina Matvienko che trae spunto dalle tradizioni popolari ucraine.

Il cristianesimo giunse in Ucraina alla fine del X secolo. La chiesa cattolica e la chiesa ortodossa si divisero nel 1054 e quella ortodossa si divise a sua volta in tre filoni principali, ognuno dei quali aveva un rapporto diverso con l'ortodossia russa controllata da Mosca e con il cattolicesimo romano. L'architettura ucraina è dominata da chiese. Un genere molto particolare è quello delle chiese in legno caratterizzate da cupole a strati costituite da asticelle in legno, il tutto tenuto insieme da un sistema complesso che non prevede l'uso di chiodi. Nell'intento di distruggere l'identità e il nazionalismo ucraini, negli anni '30 i sovietici demolirono centinaia di edifici sacri, tra cui quattro cattedrali del XII secolo. Anche la pittura affonda le sue origini nelle tematiche religiose. Fino al XVII secolo, la forma di espressione più diffusa era l'icona, una piccola immagine di Cristo, della Vergine Maria, degli angeli o dei santi dipinta su un pannello in legno alla quale erano attribuiti poteri guaritori e spirituali. Insieme alle icone, nelle chiese si diffusero anche i dipinti murali, i mosaici e gli affreschi, oltre a manoscritti illuminati. L'ascesa al potere dei Cosacchi nel XVII secolo favorì lo sviluppo di nuove scuole di pittura secolare con tematiche nazionalistiche. Dopo anni di freddo Realismo Sovietico, in questo momento la sperimentazione stilistica e le tematiche nazionalistiche sono nuovamente in auge.

La cucina ucraina si basa su piatti di origine contadina che utilizzano in particolare cereali e verdure di base quali patate, cavoli, barbabietole e funghi. La carne in genere viene bollita, fritta o stufata.

Normalmente i dolci sono ricoperti di miele e frutta, in particolare ciliegie e prugne; i dolci più diffusi sono i panini dolci. Lo snack ucraino più diffuso è costituito dai varenyky, piccole pallottole di pasta, mentre il piatto tipico principale è il salo, il grasso di maiale. Il consumo di salo risale a molti secoli fa e l'attenzione riservatagli dagli ucraini è la stessa che i francesi riservano al vino. Il bortsch affonda le sue origini in Ucraina ed è ancora oggi la zuppa tipica del paese: il brodo di barbabietole e verdura mista viene in genere servito con la panna. Strano ma vero, in Ucraina è difficile trovare del buon cibo ucraino, dal momento che la maggior parte dei ristoranti di livello elevato propongono la cucina internazionale, che va molto di moda. La migliore cucina ucraina si trova nelle case private: se siete invitati a pranzo o a cena da qualcuno, accettate senza riserve. Le bevande alcoliche sono molto diffuse, in particolare la vodka, un distillato chiaro di frumento, segale e qualche volta patate. Il nome deriva da voda (acqua) e può essere approssimativamente tradotto con 'un goccino'.

 

Ambiente

Dopo la Russia, l'Ucraina è il paese più grande d'Europa, poco più esteso della Francia. Confina con la Russia a est e a nord, con la Bielorussia a nord, con la Polonia, la Slovacchia, l'Ungheria, la Romania e la Moldavia a ovest e con vaste aree del Mar Nero e del Mar d'Azov a sud. Il paesaggio dell'Ucraina è costituito per la maggior parte da steppa, che si estende molto dolcemente ed è in parte formata da pianure boscose. Sull'orizzonte si stagliano altopiani che vanno da nord-ovest a sud-est; le uniche montagne degne di questo nome, però, sono solo una piccola parte dei Carpazi a ovest e dei Monti di Crimea a sud. A nord ci sono foreste e alcune paludi, a sud la steppa è aperta, con pochissimi alberi. In Ucraina scorrono circa 300 fiumi.

Un tempo conosciuto come 'il paniere della Russia', più di metà del paese è coltivata a grano, orzo, segale, avena e barbabietola da zucchero. La zona centrale, che copre circa due terzi dell'Ucraina, è ritenuta una delle regioni più fertili del mondo, molto ricca di humus. Grandi superfici sono invece occupate da pascoli che in primavera esplodono in mari brillanti e ondeggianti di maky (papaveri rossi), sonyashnyky (girasoli) e senape. La vasta distesa di piatti campi coltivati è talvolta interrotta da foreste di querce, aceri, tigli e frassini.

Lungo i fiumi crescono salici e pioppi. A nord, una stretta fascia di foresta è costituita per la maggior parte da abeti, faggi, querce e abeti rossi.

Gli animali che avvisterete più spesso in Ucraina sono le oche bianche e le papere che popolano la terra verde e nera e riempiono i numerosissimi stagni presenti nella campagna del paese. La fauna ucraina comprende lupi, volpi, martore e gazzelle (specie animali diffuse per la maggior parte nelle foreste montane); oltre 300 specie di uccelli, messaggeri segreti di molte fiabe e canzoni popolari; e oltre 200 specie di pesci d'acqua dolce.

Il clima delle zone interne dell'Ucraina è moderatamente continentale. Il mese più caldo è luglio, quando la temperatura media diurna è di 23°C; il mese più freddo è gennaio, quando la temperatura media scende anche al di sotto dello zero. Le zone orientali sono in parte raggiunte dalla brezza siberiana, mentre le zone occidentali sono toccate dall'ultimo tratto dei venti caldi del Mediterraneo. Sulla costa, Yalta e Odessa sono leggermente più calde rispetto alle zone dell'interno: in inverno, è raro che di giorno la temperatura scenda sotto lo zero. I mesi più piovosi sono giugno e luglio per quanto riguarda l'interno del paese, dicembre e gennaio per quanto riguarda la costa. Sulla costa piove comunque molto poco.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Kiev è collegata con la maggior parte delle principali città europee e con alcune delle principali città dell'America del Nord. La maggior parte dei voli internazionali arrivano al piccolo Aeroporto Internazionale di Boryspil a Kiev, che si trova circa 40 km a sud-est del centro. L'aeroporto di Lviv, circa 8 km a ovest del centro della città, è collegato a Varsavia, Praga, Amsterdam, Francoforte, Londra e Chicago. L'aeroporto di Odessa si trova circa 12 km a sud-ovest del centro ed è collegato con Vienna e Mosca.

Le linee ferroviarie internazionali che provengono da sette paesi entrano in territorio ucraino toccando più di 10 punti di confine. Se siete in possesso di un visto, attraversare la dogana è molto semplice. La maggior parte delle città ucraine è collegata giornalmente con Mosca: da Kiev, sono 15 ore di viaggio, da Lviv, 28. È possibile raggiungere Kiev da Berlino (26 ore), passando da Varsavia (16 ore) e Brest (10 ore). La stazione ferroviaria si trova all'estremità occidentale del centro. Lviv offre collegamenti ferroviari con le principali città russe e dell'Europa dell'Est; la stazione si trova 3 km a ovest del centro. Da Kharkiv, partono alcuni autobus diretti in Russia (20 ore per Mosca).

Odessa e Yalta sono collegate via mare con diverse città del Mar Nero e del Mediterraneo. Le destinazioni principali, per le quali sono previsti collegamenti in qualsiasi periodo dell'anno, sono Haifa (Israele), Limassol (Cipro), Pireo (Grecia) e Port Said (Egitto). Il collegamento più frequente e più affidabile è quello tra Odessa e Istanbul. Da Odessa, è anche possibile navigare sul Danubio per raggiungere diversi porti fluviali dell'Europa dell'Est. Esiste un traghetto che collega Kerch, sulla punta orientale della Crimea, con i porti russi di Temryruk, Anapa e Novorossiysk.

In tutti i posti di blocco ufficiali alla frontiera con l'Ucraina non sono previste restrizioni; in ogni caso, è consigliabile procurarsi un visto in anticipo, piuttosto che cercare di ottenere un visto di emergenza alla frontiera, in particolare se arrivate dalla Russia.

Trasporti interni: Il mezzo di trasporto migliore per spostarsi tra le diverse città ucraine è il treno. I collegamenti sono frequenti, i prezzi bassi e spesso è molto pratico viaggiare di notte. Se desiderate risparmiare un po' di denaro e non avete fretta, la maggior parte delle grandi città e di quelle più piccole sono collegate fra loro tramite un servizio di autobus. L'autobus è la scelta migliore per effettuare viaggi brevi al di fuori delle città principali, in zone che non sono servite dai treni. Gli autobus sono sempre sporchi e sovraffollati, ma un viaggio su un autobus caldissimo che procede a scossoni per le strade della campagna è il modo migliore per avere contatti con la gente del posto.

Agli ansiosi consigliamo vivamente di non spostarsi in macchina, dal momento che è difficile trovare carburante, i pezzi di ricambio quasi non esistono, le strade sono in cattive condizioni e perdersi è inevitabile. Nei principali alberghi di Kiev e in alcune agenzie nelle principali città è possibile noleggiare un'automobile. È necessario essere in possesso di una patente internazionale; la guida è a destra.

Mete principali

Kamyanets-Podilsky
Kamyanets-Podilsky si trova circa 25 km a nord, nel punto in cui la Moldavia e la Romania s'incontrano al confine ucraino. Questa antica città, che risale almeno all'XI secolo, sorge su un'isola rocciosa con le pareti a picco sull'ansa del fiume Smotrych. Il ponte a sud-ovest, che un tempo costituiva l'unico collegamento fra la città e la terraferma, è difeso da un castello in pietra con nove torri risalente al XVI secolo. La maggior parte delle torri sono aperte ai visitatori e molte di esse offrono un'ottima vista sulla città e sulla campagna circostante. Il Museo Etnografico, situato all'interno del castello, contiene numerosi esempi di manufatti artigianali popolari e reperti archeologici ritrovati nei dintorni del castello.

Alcune strade acciottolate conducono dal castello al Quartiere Armeno, il cui centro è costituito da una piazza del mercato che risale al XIV secolo e che racchiude molte chiese del XV secolo. Poco distante dall'angolo nord-occidentale della piazza, sorge la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, del 1580, alla quale si accede tramite la Porta Trionfale, che risale al 1781. Alla fine del XVII secolo, i Turchi utilizzarono la cattedrale come moschea e costruirono un alto minareto sulla cima del quale i Polacchi, quando riconquistarono la città, collocarono una statua in oro rappresentante la Vergine Maria. L'interno, gradevole e solenne, ospita un museo. A nord della piazza si trovano il Monastero e la Chiesa Domenicani, con un alto campanile riccamente decorato. A nord del monastero si trova l'ex municipio, del XIV secolo, il più antico dell'Ucraina. Attualmente ospita un museo dedicato per la maggior parte alla Seconda guerra mondiale.

Kiev
Fondata nel V secolo, Kiev è la Madre dell'Ucraina, della Russia e della Bielorussia. I tre stati discendono tutti dalla Rus' di Kiev, l'entità sopra-statale slava esistita dal IX all'XI secolo. Da allora, Kiev è sopravvissuta alle invasioni mongole, a incendi devastanti, alla pianificazione urbana comunista e alla distruzione massiccia della Seconda guerra mondiale. La Città Vecchia si concentra intorno all'estremità nord-orientale di vulitsya Volodymyrska e annovera buona parte dei monumenti storici di Kiev. L'edificio più importante è la Cattedrale di Santa Sofia, dell'XI secolo, la più antica chiesa della città attualmente rimasta, che ospita alcuni dei maggiori mosaici e affreschi del paese. Alcuni quartieri a sud della cattedrale, vi è il viale principale di Kiev destinato allo shopping, vulitsya Khreshchatyk, una via affollatissima e piena di negozi. All'estremità meridionale di Khreshchatyk, il Mercato di Bessarabsky pullula di venditori di frutta e di verdura. La città Vecchia è facilmente raggiungibile a piedi dal centro.

Andriyivsky vziz, la strada più affascinante di Kiev, si snoda in direzione nord dalla Città Vecchia fino all'inizio del quartiere di Podil, lo storico quartiere dei mercanti, dove ha sede anche il porto fluviale. Lungo la via Andriyivsky troverete gallerie, negozi, ristoranti e caffè. Il cuore di Podil è costituito da Kontraktova ploshcha, una piazza simile a un parco famosa per l'enorme Kontraktova Dim (Casa dei Contratti), caratterizzata da bianche arcate, che occupa il centro della piazza. L'edificio, che risale al 1817, ospita oggi ristoranti, gallerie e uffici. Più a nord-ovest si trova l'agghiacciante, ma allo stesso tempo affascinante Museo di Chernobyl, che testimonia il più grande disastro nucleare della storia. Non dimenticate che è avvenuto a soli 100 km in direzione nord. Poco più a ovest, sorge la più antica struttura di Podil, tuttora esistente: la Chiesa di Mykola Prytysko, che risale al 1631. Il suo esterno intonacato con il tetto verde è un ottimo esempio di architettura del primo barocco ucraino.

A sud della Città Vecchia, lungo il fiume, sorge il quartiere di Pechersk, lo storico centro ecclesiastico dove ha sede il Monastero delle Grotte, fondato nel 1051. Situato sui pendii boscosi che costeggiano il Dnipro, pochi chilometri a sud del centro della città, è costituito da numerose chiese con cupole dorate, da labirinti sotterranei contenenti monaci mummificati e da eleganti edifici monastici che oggi sono diventati dei musei (in uno di essi sono conservati molti ori degli Sciti). La Cattedrale della Dormizione, che fa parte del complesso del monastero, risale alla fine dell'XI secolo. Nonostante sia stata parzialmente distrutta dall'Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale, è ancora oggi uno dei migliori edifici religiosi barocchi del paese. A nord della cattedrale sorge il Museo Storico dei Tesori, che conserva soprattutto oggetti artigianali, pietre e metalli preziosi provenienti dall'Ucraina. La sezione di maggior pregio del museo è senza dubbio quella che ospita l'oro degli Sciti del IV secolo a.C. È possibile altresì ammirare un plastico di Kiev del XII secolo, oltre a coppe riccamente decorate, croci, calici e icone di artisti ucraini, russi, polacchi e lituani. Il quartiere di Pechersk è collegato con il centro di Kiev tramite un servizio di autobus urbani.

Il Museo di Architettura Popolare si trova 12 km a sud del centro, ma vale davvero la pena di visitarlo. Immersi in colline molto panoramiche vedrete numerosi cottage, chiese, fattorie e mulini a vento in legno dei secoli compresi tra il XVII e il XX. Molti di essi presentano bellissimi giardini e, all'interno, mobili molto ben conservati. Il museo è diviso in sette piccoli villaggi che rappresentano le tradizioni delle diverse regioni; inoltre, ci sono alcuni buoni ristoranti, un negozio di articoli da regalo e manifestazioni particolari. Il museo è collegato al centro della città tramite un servizio di autobus urbani.

Lviv
Lviv, il capoluogo dell'Ucraina occidentale, è una città cosmopolita. Fino al 1939, non era mai stata governata dalla Russia e fu proprio qui che il nazionalismo ucraino risorse alla fine degli anni '80. Essendo riuscita a evitare le devastazioni urbane della Seconda guerra mondiale, Lviv è un museo vivente di architettura occidentale dal periodo gotico fino ai giorni nostri. Nonostante in città ci si imbatta in numerose mostruosità dell'era comunista, le stradine strette e il pittoresco centro storico fanno di Lviv una delle località più belle del paese.

A est del centro moderno c'è la Città Vecchia, al centro della quale si trova l'ampia ploshcha Rynok, che un tempo era il centro di Lviv ed è, attualmente, la piazza meglio conservata dell'Ucraina. Al centro della piazza sorge il municipio, che risale al XIX secolo, mentre tutt'intorno si possono ammirare magnifici edifici del XVI e del XVIII secolo decorati con incisioni in pietra. Di fronte, all'angolo sud-occidentale della piazza si trova uno dei migliori edifici gotici della città, la Cattedrale Cattolica Romana, che risale alla fine del XIV secolo. Al suo interno, la Cappella Boyim contiene alcune delle più belle incisioni in pietra di Lviv.

Di fronte, all'angolo nord-occidentale si trova la farmacia più antica di Lviv. Fondata nel 1735, la farmacia divide un edificio del XVI secolo con il Museo Apteka, che conserva esempi di attrezzature farmaceutiche antiche.

Circa 2 km a est della Città Vecchia si trova il Museo di Architettura e Vita Popolare all'aperto, dove, su una superficie di più di 60 ettari, sorgono un centinaio di fattorie, fucine, mulini a vento, chiese e scuole in legno. Tutti questi edifici, che rappresentano le tradizioni popolari di tutto il paese, sono pieni di oggetti quotidiani antichi e di opere d'arte popolari. Il museo è collegato al centro della città tramite un servizio di autobus e tram urbani.

Odessa
Odessa è un curioso mix fra un'allettante località balneare turistica e un porto industriale inquinato. La città, che un tempo era il centro navale della regione del Mar Nero e il centro urbano principale dell'Ucraina del sud, è famosa per il ruolo svolto durante la rivoluzione del 1905, quando l'equipaggio del Potemkin Tavrichesky si ammutinò e appoggiò gli operai ribelli. Oggi è famosa per i suoi eccellenti musei. Il centro della città si trova poche centinaia di metri a sud della riva del mare; è pieno di bellissimi edifici piuttosto bassi e di strade fiancheggiate da alberi ed è la sede del famoso Teatro dell'Opera e del Balletto, che risale agli anni compresi tra il 1880 e il 1890. Fu progettato da un gruppo di architetti viennesi che gli hanno conferito un aspetto barocco con un tocco di arte rinascimentale. Poco distante c'è il Pasazh, un centro commerciale costruito alla fine del XIX secolo, abbondantemente decorato da sculture barocche ricche di orpelli.

Il centro della città è anche sede dei più famosi musei di Odessa. Uno dei più interessanti è il Museo Archeologico, che risale al 1875; ospita interessanti manufatti artigianali delle antiche civiltà del Mar Nero, tra cui un'affascinante collezione di gioielli e monete. Sull'altro lato della strada c'è il Museo di Storia Marittima, che conserva testimonianze della storia delle costruzioni navali e della navigazione, grazie ai numerosi modellini e oggetti navali. Poco distante sorge il Museo della Letteratura, dove potrete immergervi nella vita di artisti ucraini, quali Shevchenko e Franko, e di artisti russi, quali Chekov, Pushkin, Tolstoy e Gorky. Da non perdere, uno dei luoghi più famosi di Odessa, gli imponenti Gradini Potemkin, immortalati nel film di Eisenstein del 1925, La corazzata Potëmkin.

La pietra arenaria su cui sorge Odessa è attraversata da 100 km di tunnel, conosciuti con il nome di katakombi (catacombe). Scavate per ricavarvi degli edifici nel XIX secolo, da allora sono state utilizzate da contrabbandieri, rivoluzionari e partigiani della Seconda guerra mondiale. Presso il villaggio di Nerubayske, all'estremità nord-occidentale di Odessa, una rete di gallerie utilizzate come rifugio dai partigiani durante la Seconda guerra mondiale è stata trasformata nel Museo della Gloria Partigiana. È possibile prendere parte a visite guidate (in russo o in ucraino) per vedere i resti dell'occupazione partigiana. Le catacombe sono raggiugibili con servizi di autobus urbani.

Yalta
Abbarbicata sulla costa meridionale della Crimea, Yalta passò sotto diverse dominazioni prima di essere conquistata dalla Russia alla fine del XVIII secolo. La città divenne la località balneare più elegante del Mar Nero quando, lo zar Alessandro II stabilì la sua residenza estiva presso la vicina Livadia. Prima della Rivoluzione Russa, la costa pullulava di tenute aristocratiche e, anche se molti palazzi dopo la rivoluzione sono stati trasformati per breve tempo in sanatori, la maggior parte di essi sono stati riconvertiti in dacie per membri di partito più importanti.

Il centro della città si estende verso l'interno (su entrambe le rive del fiume Bystra) partendo dall'estremità orientale della Baia di Yalta. La maggiore concentrazione di persone s'incontra nei pressi di naberezhna Lenia, un viale pedonale sul mare, caratterizzato da moli, palme, spiagge di ghiaia, snack bar e mercatini di oggetti d'arte. Alcune delle spiagge più belle di Yalta si trovano lungo la Baia di Yalta, a ovest della foce del Bystra. A metà della baia e appena dietro a naberezhna, c'è una seggiovia che porta a Darsan, un punto panoramico simile a un tempio situato sulla collina che sovrasta la baia. A nord-ovest della seggiovia, si trova la Cattedrale Alexandr Nevsky, un bellissimo esempio di architettura neo-bizantina costruita all'inizio del secolo. Gli ammiratori di Anton Chekov potrebbero essere interessati a visitare la Casa-Museo di Chekov, dove il grande drammaturgo russo trascorse i suoi ultimi cinque anni di vita. La casa custodisce numerose edizioni delle opere di Chekov, oggetti ricordo quali le sue penne e il suo kit medico. Vi è anche un giardino.

 

 

Mete alternative

Chernihiv
Chernihiv, sede di alcuni dei migliori esempi di edifici religiosi dell'XI e del XII secolo del paese, risale all'VIII secolo e fu uno dei più importanti principati della Rus' di Kiev. Poco distante dalla centrale ploshcha Chervona, c'è la semplice ma molto graziosa Chiesa di Pyatnytska. Risale al XII secolo, ma la maggior parte di quanto si può vedere oggi è frutto di una ricostruzione degli anni '60, che le ha restituito un aspetto molto simile a quello del periodo della Rus' di Kiev. Il lavoro di muratura in mattoni all'esterno della chiesa è sorprendente.

Percorrendo pochi isolati in direzione sud-est c'è Dytynets, dove un parco pieno di alberi circonda un gruppo di antichi edifici religiosi. Quello più sorprendente è la Cattedrale di Spaso-Preobrazhensky (XI secolo) che possiede due imponenti torri campanarie a forma di missile. L'interno è buio e misterioso e conserva una parete divisoria barocca del XVIII secolo decorata con delle icone, e le tombe di molti reali della Rus' di Kiev. A nord-ovest, c'è la Cattedrale di Boryso-Hilbsky, sede di un museo che racconta la storia della cattedrale e della zona di Dytynets. Nell'angolo orientale si trova il Museo Storico di Chernihiv, che ha sede all'interno di un edificio neoclassico dell'inizio del XIX secolo. Si possono ammirare molte opere del periodo della Rus' di Kiev, alcune armi cosacche e una copia della famosa Bibbia di Ostroh, del 1851, la prima stampata in lingua slava antica. La città si trova poco più di 100 km a nord-est di Kiev, a cui è collegata tramite un servizio regolare di autobus.

Chernivtsi
Un secolo e mezzo trascorso lontano dall'influenza russa ha fatto bene a Chernivtsi, che attualmente ha un aspetto leggiadro, cosmopolita e mitteleuropeo. La sua storia complessa le ha lasciato in eredità una grande varietà di stili architettonici, che vanno dal bizantino al barocco; inoltre, le eleganti strade del suo quartiere vecchio sono fiancheggiate da imponenti facciate ricoperte di tralci di vite. Vulitsya O Kobylyanska, il viale pedonale principale costeggiato da alberi, pullula di caffè, ristoranti e negozi. Nei cortili di Chernivsti, che possiedono balconi in legno e scalinate coperte, invece, si apre un mondo molto diverso, di chiara impronta ottomana. Dirigendovi verso est, a un isolato da O Kobylyanska, troverete la Cattedrale Armena, un edificio che risale alla metà del XIX secolo in stile armeno antico. L'interno è dipinto in maniera molto accurata e il suo organo ha una eccellente resa acustica.

Passeggiate lungo il viale fino a raggiungere la vivace Tsentralna ploshcha, l'antica piazza cittadina, circondata da bellissimi edifici del XIX secolo. Uno dei più interessanti è il Museo Regionale, che si trova all'interno di un edificio Art Nouveau di inizio secolo con una scalinata centrale davvero molto bella. All'interno ci sono dipinti del XX secolo e testimonianze etnografiche riccamente decorate. Chernivtsi si trova 400 km circa a sud-ovest di Kiev. Il treno da Kiev impiega circa 11-13 ore, gli autobus di più. Appena fuori dalla città c'è anche un piccolo aeroporto.

Pochayiv
Se la visita al Monastero delle Grotte di Kiev ha aumentato il vostro desiderio di vedere opere d'arte sacra, recatevi al monastero di Pochayiv, il secondo del paese per grandezza. Si tratta di un luogo spirituale per tutti gli ucraini devoti e, durante le festività religiose, è gremito di pellegrini. La chiesa principale del monastero, la Cattedrale di Uspensky (1711-83), è una maestosa costruzione barocca. Il suo interno, che può accogliere più di 6000 persone, è un esempio mozzafiato dell'iconografia ortodossa: quasi tutte le superfici sono totalmente ricoperte di dipinti raffiguranti santi e patriarchi, realizzati con grande maestria. Si dice che l'icona della Madre di Dio, del 1597, possieda poteri protettivi.

Costruita più di 100 anni prima, la vicina Cattedrale della Santissima Trinità, dalla cupola in oro, è più piccola e più buia, con colonne massicce e volte pesanti situate sotto una cupola che crea una tranquilla atmosfera di profonda spiritualità. A ovest della Cattedrale della Santissima Trinità c'è il campanile, che risale alla metà del XIX secolo, una struttura barocca alta 65 m dal quale è possibile godere di un'ottima vista, e una campana del peso di 11.180 kg. Pochayiv si trova a metà dell'Ucraina occidentale, 300 km a ovest di Kiev. Vicino al monastero, a ovest, c'è una piccola stazione di autobus, dove arrivano quelli provenienti da Kremenets (40 minuti), Ternopil (2 ore) e Lviv (6 ore).

 

 

 

Nonostante le sue dimensioni ridotte, l'Uruguay offre molte cose da vedere, tra cui una delle capitali più interessanti del Sudamerica, alcune belle città coloniali e località balneari di fama internazionale.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Repubblica Orientale dell'Uruguay

Superfice
176.220 kmq

Popolazione
3.413.329 abitanti (tasso di crescita demografica 0,79%)

Capitale
Montevideo (1.347.600 abitanti, 1.745.100 abitanti nell'area metropolitana)

Composizione etnica
88% di discendenza europea, 8% meticci, 4% neri

Lingua parlata
spagnolo, portuñol o brazilero (un misto di spagnolo, portoghese e brasiliano di frontiera)

Religione
66% cattolica, 2% protestante, 1% ebraica, 31% altre religioni o nessuna

Ordinamento dello stato
repubblica presidenziale
Presidente: Jorge Luis Batlle Ibañez

 

Economia

PIL
26,5 miliardi di dollari

PIL pro capite
7.800 dollari

Crescita economia annua
-10,5%

Inflazione %
14,1%

Settori/prodotti principale
lana, pellame, cuoio, tessuti, calzature, abbigliamento, carne di manzo, autoveicoli, macchinari, prodotti petroliferi, prodotti chimici, cemento, turismo, riso, cereali, bovini, ovini, pesce

Principale partner commerciali
Brasile, Argentina, Paraguay, Unione Europea, USA

 

Documenti ed info utili

Visto
i cittadini italiani non hanno bisogno del visto per entrare nel paese e trattenersi fino a 90 giorni. Devono però esibire, oltre al passaporto, il biglietto aereo di andata e ritorno o di proseguimento del viaggio

Rischi sanitari
non si segnalano rischi per la salute

Elettricita
220V, 50Hz

Fuso orario
tre ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich

Pesi e misure
sistema metrico decimale

 

Quando andare

Poiché le mete principali dell'Uruguay sono le spiagge, la maggior parte dei visitatori si reca nel paese in estate. Lungo il 'litoral' in estate il caldo è soffocante, ma sulle alture dell'interno il clima è più fresco, specialmente di notte.

 

Eventi e Manifestazioni

La festa che gode di maggiore popolarità è il Carnevale, che ha luogo il lunedì e il martedì precedenti il Mercoledì delle Ceneri. In questo periodo Montevideo si prende una vacanza dalla sua fama di città seria e posata e i suoi abitanti si mascherano e festeggiano per le vie al ritmo dei tamburi. Durante la Settimana Santa (Pasqua) o Semana Criolla si domano cavalli, si fanno rodei e si preparano asados (grigliate di carne), tutto al suono della musica tradizionale.

 

Prezzi e costi

Valuta
Peso uruguayo (U$)

Economicita del paese
In Uruguay si spende un po' meno che in Argentina, specialmente per quanto riguarda il pernottamento e i trasporti. Chi vuole risparmiare può cavarsela con US$15 al giorno, mentre chi preferisce sistemazioni un po' più confortevoli e pasti più abbondanti deve calcolare circa US$30 al giorno.

Gli uffici di cambio di Montevideo, Colonia e delle località balneari sull'Atlantico cambiano i dollari americani sotto forma sia di contante sia di travellers' cheque (per questi ultimi il tasso è lievemente più basso oppure viene fatta pagare una modesta commissione). Nell'interno, invece, ci si può rivolgere solo alle banche. Gli alberghi, i ristoranti e i negozi più belli accettano le carte di credito, mentre gli sportelli automatici rifiutano quelle nordamericane ed europee. Non esiste mercato nero.

Nei ristoranti è consuetudine lasciare una mancia pari circa al 10% del conto. I conducenti dei taxi non si aspettano la mancia, ma per comodità potete arrotondare la tariffa.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$2-8
Pasto in un ristorante di categoria media: US$8-15
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$15 e oltre

Albergo economico: US$5-15
Albergo di categoria media: US$15-20
Albergo di categoria elevata: US$20 e oltre

 

Sport e tempo libero

Carmelo e Mercedes sono i luoghi ideali dove andare in barca, pescare e praticare gli sport acquatici. A Punta del Este trovate spiagge di sabbia e acque cristalline, mentre se vi interessano i bagni termali andate a Termas de Guaviyú. Nella zona di Piriápolis si possono fare piacevoli e brevi camminate, mentre le 'scalate' delle dune sono uno dei passatempi preferiti sul remoto Cabo Polonio.

 

Storia

Gli indios charrúa, originari dell'Uruguay, dediti alla caccia e alla raccolta, si dimostrarono piuttosto ostili nei confronti degli stranieri, tanto che al loro primo incontro con gli spagnoli nel 1516 uccisero l'esploratore Juan Diaz de Solís e gran parte dei membri della spedizione. Nel XVII secolo, con il miglioramento delle loro condizioni di vita, i charrúa misero fine alle ostilità e iniziarono a commerciare con gli spagnoli.

Nel 1680 i portoghesi fondarono Colonia sull'estuario del Río de la Plata per controbilanciare la presenza degli spagnoli a Buenos Aires, sulla sponda opposta, e la Spagna rispose costruendo una cittadella a Montevideo. L'eroe uruguayano José Artigas combatté contro gli spagnoli, ma non riuscì a impedire che il Brasile si impossessasse della Banda (nome con cui in origine veniva chiamata la sponda orientale del Río de la Plata). Dal suo esilio in Paraguay egli ispirò i '33 Orientales' che, con l'appoggio dell'Argentina, liberarono la zona nel 1828, facendo dell'Uruguay uno stato indipendente che fungeva da cuscinetto tra l'Argentina e il Brasile.

La fragile indipendenza dell'Uruguay fu più volte in pericolo nel corso del XIX secolo, minacciata militarmente dall'Argentina e dal Brasile ed economicamente dalla Gran Bretagna. Le forze federaliste in conflitto con l'Argentina assediarono Montevideo dal 1838 al 1851 e contribuirono a creare due partiti politici opposti, quello dei Blancos e quello dei Colorados. Nello stesso periodo l'Inghilterra introdusse la produzione della lana e della carne, avviò il settore ferroviario e sostituì i bovini autoctoni con il bestiame inglese, avviando così lo sfruttamento commerciale di una delle poche risorse locali abbondanti. Il contrasto tra i Blancos e i Colorados proseguì per il resto del secolo, facendo sprofondare il paese in un'era di guerra civile, dittatura e intrighi politici.

All'inizio del XX secolo il visionario presidente José Batlle y Ordóñez realizzò alcune riforme di vasta portata, facendo dell'Uruguay l'unico paese dell'America Latina con una politica sociale. Durante i suoi due mandati (1903-1907 e 1911-1915) egli istituì una serie di servizi sociali gratuiti, abolì la pena capitale e cercò di porre freno all'atteggiamento repressivo che da sempre caratterizzava il governo del paese. L'Uruguay iniziò ben presto a prosperare grazie al settore dell'allevamento, ma successivamente l'economia conobbe una battuta d'arresto che, insieme alla carenza di risorse naturali, mandò in crisi lo stato sociale.

La fine della prosperità economica negli anni '60 coincise con il dilagare della corruzione nelle imprese statali. La situazione politica sfociò nella dittatura e il paese venne gettato nello scompiglio dai Tupamaros, un movimento di guerriglia urbana che fece la prima comparsa ufficiale nel 1967. Nel 1971 l'esercito fu invitato a partecipare al governo, il Congresso venne sciolto e i Tupamaros vennero annientati.

Nonostante l'aperta avversione dell'opinione pubblica, l'esercito continuò a tenere sotto controllo le politiche nazionali fino a quando nel 1984 Julio María Sanguinetti vinse le elezioni presidenziali. Il suo governo promosse un ritorno alle tradizioni democratiche e avviò un processo di riconciliazione (iniziando con un'amnistia politica), ma non adottò alcuna drastica riforma economica. Nel 1990 gli succedette Luis Alberto Lacalle, un riformista sostenitore del libero mercato, ma le sue politiche di riduzione degli stipendi, tagli alla spesa pubblica e vendita delle proprietà statali incontrarono una forte opposizione e prepararono il terreno al ritorno di Sanguinetti, che riottenne la carica di presidente nel 1994.

Le elezioni presidenziali del novembre 1999 hanno offerto un segno di continuità, vedendo il prevalere del candidato centrista del Partido Colorado, Jorge Batlle Ibáñez, sul socialista Tabaré Vazquez.

Nell'agosto del 2000 una commissione ha cominciato a investigare su 160 persone scomparse durante il regime militare.

Il 2002 è stato il quarto anno consecutivo di recessione per il paese e la situazione si è ulteriormente aggravata a causa del disastro economico dell'Argentina, che ha ridotto del 90% il turismo, una delle principali risorse dell'Uruguay. Per contenere la fuga di capitali, le banche sono state chiuse per quattro giorni dopo l'approvazione di un disegno di legge del governo in difesa delle banche pubbliche che ostacola il ritiro dei risparmi vincolati. Negli stessi giorni gruppi di ottanta-cento persone hanno saccheggiato negozi di alimentari e supermercati in diverse zone popolari di Montevideo. Finché il 5 agosto gli USA hanno anticipato un prestito di un miliardo e mezzo di dollari in attesa che arrivino i contributi promessi dal Fondo monetario internazionale, pari a poco meno di quattro miliardi di dollari.

 

Cultura

Nonostante sia un paese molto piccolo, l'Uruguay possiede una ricca tradizione artistica e letteraria. Artisti quali Pedro Figari, pittore di paesaggi bucolici, e José Enrique Rodó, probabilmente il più grande scrittore del paese, sono noti a livello internazionale. Il teatro gode di molta popolarità e drammaturghi quali Mauricio Rosencof (fondatore del movimento dei Tupamaros e torturato dal governo militare negli anni '70) rivestono un ruolo importante nella vita culturale del paese. La tradizione musicale e i balli (canzoni popolari, polke, walzer e così via) derivano dall'Europa, ma hanno dato vita a forme ibride locali. Il gioco del calcio è una passione nazionale.

Gli uruguayani che professano una religione sono quasi tutti cattolici, ma la chiesa e lo stato sono ufficialmente separati. Altre religioni che sono riuscite a penetrare nel tessuto sociale del paese sono l'ebraismo, presente con una comunità a Montevideo, il protestantesimo e la Chiesa dell'Unificazione di Sun Myung Moon.

Gli uruguayani sono voraci mangiatori di carne. Il piatto nazionale è la parillada (tagli di manzo misti); un'altra pietanza molto diffusa è il chivito, un gustoso e sostanzioso panino farcito con una bistecca e vari condimenti. Fra gli snack vi sono gli 'olímpicos' (panini di grandi dimensioni) e gli 'húngaros' (panino caldo con salsiccia piccante). Per quanto riguarda le bevande si consumano enormi quantità di infuso di mate; sono molto diffusi anche il 'clericó', vino bianco mescolato a succo di frutta, e il 'medio y medio', ottenuto miscelando parti uguali di spumante e vino bianco. La birra è molto buona.

 

Ambiente

L'Uruguay è il più piccolo paese ispanico del continente americano ed è incuneato nella costa orientale del Sudamerica tra il Brasile (a nord) e l'Argentina (a ovest). A sud si affaccia sull'ampio estuario del Río de la Plata, mentre la costa orientale è lambita dall'Oceano Atlantico. L'ondulato territorio del paese è in pratica il proseguimento del Brasile meridionale e comprende due modeste catene, la Cuchilla de Haedo e la Cuchilla Grande. A ovest di Montevideo il suolo si fa pianeggiante, mentre a est si estendono spiagge, dune e promontori. Cinque fiumi attraversano il paese da est a ovest per sfociare nel Río Uruguay.

La vegetazione del paese è costituita prevalentemente da praterie e le foreste sono limitate unicamente alle sponde dei corsi d'acqua. Nel sud-est, lungo il confine con il Brasile, è presente ancora qualche traccia di savana con palme. Gli animali selvatici sono scarsi, ma in prossimità dei principali corsi d'acqua è ancora possibile avvistare il nandù, un uccello simile allo struzzo.

Il clima è temperato per tutto l'anno, anche in inverno, e le gelate sono un fenomeno pressoché sconosciuto. In inverno la temperatura si aggira tra i 10 e i 16°C, mentre in estate è compresa tra i 21 e i 28°C. Le precipitazioni sono distribuite uniformemente nel corso dell'anno e in media non superano la quantità di 1 m in tutto il paese.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: L'aeroporto principale è quello di Montevideo. La tassa d'imbarco ammonta a US$2,50 per l'Argentina, US$6 per altri paesi del Sudamerica e US$12 per il resto del mondo, mentre per i voli interni è di US$1. L'Uruguay è collegato con il Brasile e l'Argentina da una buona rete stradale e da un affidabile servizio di autobus, mentre purtroppo non esiste una ferrovia che metta in comunicazione i tre paesi. Colonia e Buenos Aires sono collegate da traghetti e aliscafi. Per imbarcarsi sui traghetti che partono da Montevideo si pagano US$5 di tasse, mentre a Colonia si pagano US$3.

Trasporti interni: da quando la compagnia militae TAMU ha sospeso i suoi servizi, non ci sono più voli interni in Uruguay eccetto quelli che effettuano la tappa interna inclusa nella tratta internazionale, ossia i voli che sono diretti in Brasile e che passano via Montevideo. Gli autobus non costano molto ed effettuano servizi frequenti per tutte le località di una certa importanza. Se optate per l'automobile non incontrerete grandi difficoltà una volta usciti dalla caotica Montevideo, ma le strade tortuose e la natura montuosa del terreno richiedono una guida cauta. Nelle città i trasporti sono assicurati prevalentemente da autobus e taxi (con il tassametro).

Mete principali

Montevideo
La capitale del paese, nonché unico centro urbano di grandi dimensioni, si estende disordinatamente lungo le sponde del Río de la Plata quasi di fronte a Buenos Aires ed è una pittoresca città che fonde lo stile italiano con l'art déco e l'architettura coloniale spagnola. L'attenzione dei visitatori si concentra sulla Ciudad Vieja, la città vecchia costruita su una penisola vicino al porto, e sulla zona di Plaza Independencia, a est, dove si concentra la maggior parte dei negozi.

Per imparare a orientarvi in centro, da Plaza Independencia, la piazza più sontuosa di Montevideo, attraversate la Ciudad Vieja in direzione del porto. Nella piazza vi sono il Mauseleo de Artigas, costruito in marmo nero e sormontato da un'enorme statua dell'eroe nazionale, e il Palacio Salvo, che con i suoi 26 piani era l'edificio più alto del Sudamerica quando venne eretto nel 1927 e ancora oggi è il più alto della città. Plaza Constitución, il neoclassico Cabildo e l'Iglesia Matriz, l'edificio pubblico più antico della città (1799), sono a ovest.

Altri luoghi interessanti sono il Museo Histórico Nacional, costituito da quattro case diverse all'interno delle quali sono esposti oggetti di interesse storico, e il Museo del Gaucho y de la Moneda, dove potrete ammirare una notevole collezione di articoli dell'antico mondo dei gaucho (mandriani). Non perdetevi poi il Mercado del Puerto, che un tempo era il porto più bello del Sudamerica e oggi è un centro vivace e pittoresco che ospita mercati, ristoranti, pittori e musicisti di strada. La Feria de Tristán Narvaja è un mercato all'aperto dove si vendono vari generi alimentari, oggetti antichi e souvenir. Accanto al lungomare della città vi sono alcune spiagge sabbiose frequentate dagli abitanti durante i fine settimana estivi.

Nella Ciudad Vieja trovate alberghi economici, ristoranti, locali notturni e teatri, mentre per fare acquisti la zona migliore è Avenida 18 de Julio, che dalla città vecchia si dirige verso est.

Il 'litoral' uruguayano
A ovest di Montevideo nella porzione di territorio che si affaccia sul Río de la Plata e il Río Uruguay si estende la zona agricola più importante del paese. La località più interessante di questa regione è Colonia (del Sacramento), vivace città coloniale fatta di strette vie acciottolate lungo le quali sono allineati edifici imbiancati a calce; è un vero gioiello, ma inspiegabilmente non gode di molta fama tra i turisti. Alle spiagge di Mercedes si può nuotare, pescare e andare in barca mentre a Paysandú, seconda città del paese per dimensioni, ci sono molti bei musei.

La riviera uruguayana
Con le sue località di villeggiatura, gli sport acquatici e la gran quantità di agghindati e vanitosi turisti con le camicie a fiori, la regione a ovest di Montevideo è sicuramente la zona più occidentalizzata del paese. Subito a est della capitale sorge Atlántida, il centro turistico più grande, e appena accanto c'è Piriápolis. Da qui potete avventurarvi nella campagna circostante per salire sul Cerro Pan de Azúcar (493 m) o visitare Minas, una graziosa città annidata tra colline coperte di boschi.

La località turistica più grande e più famosa è Punta del Este, uno dei luoghi più esclusivi e più alla moda del Sudamerica, pieno di club velistici e di pesca, casinò e belle case di villeggiatura. Se tutto ciò non vi basta, ci sono splendide spiagge che sono l'ideale per nuotare e prendere il sole. Di fronte alla costa sorgono l'Isla Gorriti, con altre magnifiche spiagge e le rovine di una fortezza settecentesca, e l'Isla de Lobos, una riserva naturalistica che ospita una grande colonia di leoni marini.

 

 

Mete alternative

Colonia Suiza
Situata circa 120 km a ovest di Montevideo e fondata da uno svizzero nel 1862, la sonnecchiante città di Colonia Suiza fu la prima colonia agricola dell'entroterra uruguayano e in passato produceva il grano destinato ai mulini di Montevideo. Questa località è caratterizzata da una particolare atmosfera europea e oggi è il luogo da cui proviene gran parte della produzione casearia del paese.

Tacuarembó
Tacuarembó, nel dipartimento omonimo, è una piacevole città con vie fiancheggiate dai sicomori e fresche piazze ombreggiate. Sin da quando venne fondata nel 1832 le autorità locali non hanno mai abbandonato l'abitudine di commissionare agli scultori busti, statue e monumenti in memoria di personaggi storici nonché scrittori, ecclesiastici ed educatori. Alla fine di marzo ha luogo la festa dei gaucho, che dura tre giorni e si avvale di mostre, rodei, concerti e altro.

Aguas Dulces
Se volete fare una vacanza balneare veramente tranquilla andate ad Aguas Dulces, nel dipartimento di Rocha: si tratta di un villaggio di pescatori pittoresco e senza pretese che offre strutture limitate, ma in compenso ottimo pesce e una specialità locale dal sapore strano ma molto aromatico, il frutto della palma detta 'butía'.

 

 

 

 

 

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