America Usa

     

    America


    Tratto da wikipedia : Gli Stati Uniti d'America, comunemente abbreviati in Stati Uniti (o States), anche conosciuti con l'acronimo USA (United States of America), sono una repubblica federale con sistema rappresentativo dell'America settentrionale composta da 50 stati e un distretto federale (Washington DC). Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'oceano Atlantico e dall'oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska - lo stato più vasto - confinano con la Russia (Stretto di Bering).

    Lo stato delle Hawaii è formato da un arcipelago localizzato nel centro dell'oceano Pacifico. Il paese possiede anche alcuni territori e zone insulari, sparsi tra il mar dei Caraibi e il Pacifico. Con una superficie di oltre 9,82 milioni di km² e con più di 300 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il quarto paese più esteso al mondo, e il terzo più popolato. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi con la maggior diversità etnica e la sua multiculturalità è il prodotto di un'immigrazione su larga scala dai più svariati paesi dei diversi continenti.

    L'economia statunitense è la più grande del mondo, con una stima del prodotto interno lordo (PIL) nel 2008 di 14.300 miliardi di $ (che rappresenta il 23% del totale mondiale basato sul PIL nominale e quasi il 21% del PIL calcolato a parità di potere d'acquisto).

    La federazione è stata fondata da tredici colonie del Regno Unito situate lungo la costa atlantica. Il 4 luglio 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, hanno proclamato la loro indipendenza dalla Gran Bretagna. Gli stati si ribellarono e sconfissero i britannici nella guerra di indipendenza americana, prima grande colonia a rivoltarsi con successo contro le leggi coloniali.

    Una Convenzione Federale (Convenzione di Filadelfia) adottò l'attuale Costituzione degli Stati Uniti d'America il 17 settembre 1787; con la ratifica, l'anno successivo nasceva una repubblica con un forte governo centrale. La Carta dei Diritti, che comprendeva dieci emendamenti costituzionali per garantire molti diritti civili fondamentali e libertà, venne ratificata nel 1791. Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti acquisirono nuovi territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull'affermazione dei diritti e l'espansione dell'istituzione della schiavitù provocarono la guerra di secessione americana del 1861. Il Nord impedì una scissione del paese e portò la fine della schiavitù legale negli Stati Uniti. La guerra ispano-americana e la prima guerra mondiale confermarono lo status di potenza militare. Nel 1945 gli Stati Uniti emersero dalla seconda guerra mondiale come il primo paese dotato di armi nucleari, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e un membro fondatore della NATO. La fine della guerra fredda, e il conseguente crollo dell'Unione Sovietica, lasciarono gli Stati Uniti come unica superpotenza. Ad oggi gli accademici stanno discutendo se gli Usa stiano perdendo od abbiano già perso lo status di superpotenza in un mondo multipolare.

     

 

Stati uniti d' America U.S.A

 

Popolazione

La popolazione degli Stati Uniti è il risultato di un processo immigratorio imponente, il più grandioso della storia dell'uomo, avvenuto nel giro di un paio di secoli. Nella seconda metà del Settecento vi erano negli Stati Uniti soltanto 3,9 milioni di abitanti, divenuti 23,2 alla metà del secolo successivo. A partire da quella data le ondate immigratorie si fecero via via più massicce, sino a raggiungere cifre di 9-10 milioni nel corso di appena un decennio, come è accaduto nei primi del Novecento.

Oggi la popolazione, etnicamente composita come in nessun altro paese al mondo, ma dominata culturalmente dall'elemento anglosassone, è di 260.340.990 abitanti (1994). La sua distribuzione è molto ineguale. La parte più popolosa è la sezione orientale, dove si registrano densità medie superiori ai 150 abitanti per km2 (la densità media dell'intero paese è di appena 28 abitanti per km2), che si elevano alquanto nella regione occupata dalla cosiddetta Megalopoli atlantica, la corona di grandi città che si estendono tra Washington, DC e Boston.

La popolazione degli Stati Uniti è però caratterizzata, oggi come agli inizi del popolamento europeo, da una grande mobilità: negli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta, ad esempio, si sono avuti massicci spostamenti dagli stati del Nord-Est e del Centro-Nord verso gli stati del Sud e dell'Ovest, accompagnati da una sempre crescente diversificazione per quanto concerne la composizione etnica, la lingua e la religione. Durante il decennio 1980-1990 si è verificato un incremento di 22.164.068 unità che, nella misura di circa il 54%, ha interessato gli stati di California, Texas e Florida, dovuto sia a spostamenti interni sia al maggior incremento naturale della popolazione di questi stati, dove sono presenti forti comunità di origine ispanica.

Composizione etnica

La popolazione degli Stati Uniti ha una composizione etnica estremamente diversificata e tutt'altro che stabilizzata. Così, ad esempio, se il totale della popolazione è cresciuto del 9,8% tra il 1980 e il 1990, pari cioè ad un incremento medio di poco inferiore all'1%, la popolazione degli afroamericani è aumentata del 14,2%, dai 26,7 milioni del 1980 ai 30,5 milioni del 1990. Le persone di origine ispanica sono passate da 14,6 milioni a 22,4 milioni fra il 1980 e il 1990, con un incremento pari al 53%. La popolazione dei nativi americani, praticamente decimati nelle terre migliori e più appetite dagli europei, è oggi di appena 2,1 milioni, comprendendo però gli inuit (eschimesi) e gli aleuti, secondo il censimento del 1990. Esso dava pari a 7,5 milioni il numero degli abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico.

Sempre secondo il censimento del 1990, il gruppo maggiore (circa 58 milioni di americani) è di discendenza germanica, mentre 38,7 milioni hanno origini irlandesi e 32,7 milioni origini inglesi. Cospicuo è anche il numero degli abitanti di origine italiana e slava. La maggioranza bianca, durante gli anni Settanta e Ottanta, si è ridotta percentualmente sia per l'immigrazione proveniente dall'Asia, dall'America latina e da altre aree, sia per i tassi di crescita più elevati fra la popolazione di colore. In base a un censimento effettuato nel 1990 i bianchi costituiscono circa l'80% della popolazione statunitense, i neri il 12,3%, gli indiani d'America lo 0,8% e gli abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico il 3%.

Distribuzione geografica

All'inizio degli anni Novanta, le tendenze nella distribuzione geografica della popolazione statunitense continuavano a essere diversificate: la crescita demografica delle zone a Sud e a Ovest avveniva a spese degli stati delle regioni centrali del Nord e del Nord-Est. Nel 1990 la densità media della popolazione era di circa 28 unità per km2. I non bianchi e gli ispano-americani tendono a rimanere concentrati nelle medesime zone geografiche. Nel 1990, ad esempio, i neri costituivano più di un quinto della popolazione di sette stati, tutti nel Sud: Mississippi, South Carolina, Louisiana, Georgia, Alabama, Maryland e North Carolina. Circa il 46% dei nativi americani vivevano nell'Ovest e quasi tutti gli inuit e gli aleuti risiedevano in Alaska. Quasi la metà dei 7,3 milioni di abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico erano in California e alle Hawaii, mentre il 65% dei 22,4 milioni di ispanoamericani vivevano in California, Texas, New York e Florida. I dati del censimento del 1980 mostravano nel precedente decennio un incremento della popolazione urbana di appena lo 0,1% dal 1970 al 1980, l'aumento decennale più esiguo in tutta la storia del paese.

Città

Le città principali sono, per importanza di funzioni e numero di abitanti, New York (che con l'intero aggregato intorno alla foce del fiume Hudson accoglie oltre 18 milioni di abitanti) e Chicago (8 milioni di abitanti); seguono nell'ordine le conurbazioni di Los Angeles (14,5 milioni) e San Francisco (6,2 milioni), che formano insieme la megalopoli della costa occidentale, ormai in competizione con quella atlantica. Molte altre città svolgono importanti funzioni regionali, spesso con precise specializzazioni dal punto di vista economico. Esistono ben diciassette città con più di 2 milioni di abitanti, una trentina con più di un milione, comprendendo i vasti insiemi periferici che si estendono intorno al cuore affaristico dominato dagli ambiziosi grattacieli delle banche e delle corporations. Nel 1993 gli abitanti delle città costituivano il 75% della popolazione, quelli delle campagne il 25%.

Lingua e religione

La lingua ufficiale degli Stati Uniti è l'inglese, parlato dalla grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, quasi 32 milioni di residenti parlano in famiglia una lingua diversa: circa il 54% di questi utilizza lo spagnolo, mentre altre lingue diffuse sono il cinese, il giapponese, il coreano, il vietnamita, l'arabo, l'italiano, il francese, il tedesco, il polacco, il greco, il portoghese e quelle parlate dai nativi americani.

Dalla colonizzazione fino al XIX secolo in ogni stato si assistette al fiorire di innumerevoli congregazioni e correnti religiose, tutte di ispirazione cristiana. Dopo l'adozione della Costituzione del 1788 si vennero allentando i legami tra i singoli stati e le loro particolari chiese. Durante la prima metà del XIX secolo la popolazione statunitense era in grande parte di religione protestante, mentre i cattolici e gli ebrei costituivano esigue minoranze. Il numero dei cattolici crebbe significativamente a partire dal 1820 con l'arrivo di molti immigrati dall'Irlanda; tra il 1845 e il 1855 questa emigrazione si fece più massiccia, a causa di una grave carestia che colpì il paese. Dopo il 1848, in seguito ai moti popolari soffocati da una violenta repressione, un gran numero di luterani emigrarono in America dalla Germania, mentre nella seconda metà del secolo la maggior parte degli immigrati proveniva dalle nazioni dell'Europa meridionale e orientale – Italia, Austria, Ungheria e Russia – ed era di religione cattolica o ebraica.

Fra gli sviluppi religiosi del XIX secolo vi fu la fondazione di alcune chiese locali, fra le quali la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno, alla quale appartengono i mormoni, la Chiesa avventista del Settimo Giorno e i Testimoni di Geova. Il gruppo religioso attualmente più numeroso negli Stati Uniti è quello cattolico romano, rappresentato da circa il 25% della popolazione totale. Fra i maggiori gruppi protestanti (56% della popolazione ) vi sono i battisti (19,4%), i metodisti (8%) e i presbiteriani (2,8%). La religione non cristiana numericamente più rilevante è quella ebraica (2%), seguita da quelle musulmana, buddhista e induista.

Istruzione e cultura

Nella maggior parte degli Stati Uniti l'analfabetismo è pressoché assente. Nel 1993, degli americani di età superiore ai 25 anni circa i quattro quinti avevano completato le scuole superiori: un risultato notevole se paragonato alla percentuale del 15% rilevata nel 1940.

Istruzione

Nel paese ci sono istituzioni scolastiche sia pubbliche sia private che garantiscono l'educazione a partire dall'asilo nido fino all'università. L'istruzione elementare e secondaria richiede dodici anni di scuola, al termine dei quali viene rilasciato un diploma. In teoria, la responsabilità della gestione dell'educazione pubblica è locale. In realtà, il controllo locale è stato in gran parte sostituito dalla legislazione statale che si occupa dei sistemi di finanziamento, delle linee-guida dei programmi e delle politiche scolastiche. Essendo di competenza dei singoli stati, esistono nel paese diversi sistemi di istruzione pubblica. A livello di istruzione elementare e secondaria, essa è finanziata da tre livelli istituzionali: locale, statale e federale. Poiché le tasse locali sono legate ai livelli di reddito delle singole zone, esiste una disparità nella qualità dei servizi educativi offerti: nelle zone più ricche le scuole hanno maggiori finanziamenti, mentre in quelle più povere accade il contrario.

I primi atenei furono fondati tra la metà del XVII e del XVIII secolo. Teologia, giurisprudenza e medicina erano le principali materie insegnate nelle università di Harvard, Yale, Princeton, alla Columbia University e al Dartmouth College. Un'importante svolta all'insegnamento universitario fu impressa nel 1862 dal presidente Abraham Lincoln, che finanziò l'istituzione di università destinate all'insegnamento di discipline di carattere pratico, quali le scienze agrarie e le arti industriali. L'atto promulgato da Lincoln (Morril Act) prevedeva l'accesso all'università indipendentemente dalle possibilità economiche della famiglia d'origine e incoraggiava la frequenza femminile. Fra le istituzioni universitarie create a partire dal Morril Act si ricordano la University of Arizona, la University of California a Berkeley, la Michigan State University e la University of Wisconsin.

Musica e teatro

La prima orchestra sinfonica americana, la Philharmonic Society of New York, fu fondata nel 1842, mentre le prime lezioni in un Conservatorio di musica si tennero all'Oberlin College nel 1865. Fra le maggiori orchestre sinfoniche attive negli Stati Uniti ricordiamo la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra, la Los Angeles e la New York Philharmonic. Oltre a queste orchestre dal grande organico, esistono numerosi piccoli ensemble che eseguono musica da camera, come il Julliard String Quartet e il Kronos Quartet, nati nelle università e un po' ovunque in tutto il paese.

Gli Stati Uniti possiedono inoltre importantissimi enti lirici, tra i quali il più famoso è certamente la Metropolitan Opera di New York, dislocati in tutte le maggiori città. Il New York City Ballet e l'American Ballet Theater, entrambi fondati negli anni Trenta, esercitano una notevole influenza creativa sulla danza contemporanea americana. Fra le altre importanti compagnie ricordiamo quelle di Merce Cunningham e Paul Taylor, il San Francisco Ballet, il Dance Theater of Harlem e l'Alvin Ailey American Dance Theater. Il teatro negli Stati Uniti ha visto un sempre crescente interesse da parte del pubblico a partire dalla metà degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. Le maggiori sale sono concentrate nelle grandi città (la via dei teatri più conosciuta al mondo è senza dubbio Broadway, a New York), ma compagnie di professionisti e di dilettanti sono attive in tutto il paese.

Per approfondimenti riguardanti la cultura del paese, vedi: Arte e architettura statunitense; Letteratura statunitense.

Musei

I principali musei statunitensi sono: il Museum of Modern Art di New York, il più vasto e accreditato museo d'arte moderna del mondo; lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington, DC, che ospita importanti collezioni d'arte moderna, e il San Francisco Museum of Modern Art. Altri importanti musei sono: il Metropolitan Museum of Art, il Guggenheim Museum e il Whitney Museum of American Art di New York, l'Art Institute di Chicago, il Museum of Fine Arts di Boston, il M.H. of Young Fine Arts Museum di San Francisco, il Philadelphia Museum of Art e, infine, il Museum of Fine Arts di Houston.

Gli Stati Uniti possiedono più di 7000 musei; fra i maggiori musei scientifici vi sono l'American Museum of Natural History di New York; la Smithsonian Institution a Washington, DC; il Field Museum of Natural History e il Museum of Science and Industry, entrambi a Chicago; l'Academy of Natural Sciences di Philadelphia; la Maryland Academy of Sciences di Baltimora e il Natural History Museum di Los Angeles.

Biblioteche

Nel 1992 gli Stati Uniti possedevano più di 31.850 biblioteche. Circa il 48% di esse erano pubbliche, mentre 4620 erano di proprietà di college o università. La principale è la Library of Congress a Washington, DC ma molto importanti sono anche le biblioteche municipali di città come New York, Los Angeles, Boston, Philadelphia, Baltimora, Portland (nell'Oregon) e quelle di grandi istituzioni accademiche come le università di Harvard, Stanford e Yale, la University of Michigan, la Columbia University, la University of California a Berkeley, e la University of Texas a Austin. Molte di queste biblioteche contengono collezioni di libri particolari e rari, come quelli raccolti dal centro Schomburg per le ricerche sulla cultura nera presso la New York Public Library; altre famose collezioni sono la Huntington Library a San Marino (California); la Pierpoint Morgan Library di New York e la Folger Shakespeare Library a Washington, DC.

Economia

Gli Stati Uniti sono la prima potenza industriale a livello mondiale dall'inizio del XX secolo. Fino alla seconda metà del XIX secolo l'economia del paese poggiava tradizionalmente sull'agricoltura; dopo la guerra di secessione, che vide lo scontro fra gli stati industriali del Nord e quelli agricoli del Sud, furono compiuti importanti progressi nella produzione di beni industriali di base; in seguito, con la prima guerra mondiale, i manufatti iniziarono a dominare le esportazioni più delle materie prime. Con lo sviluppo dell'industria, l'agricoltura divenne più meccanizzata ed efficiente, utilizzando sempre minor forza lavoro.

Dopo la seconda guerra mondiale si assistette allo sviluppo del settore dei servizi, come la pubblica amministrazione, le libere professioni, le attività commerciali e finanziarie. Oggi il settore dei servizi è il più rilevante dal punto di vista economico e impiega circa tre quarti della forza lavoro; l'industria ne impiega invece il 17% e l'agricoltura solo il 3%.

L'economia degli Stati Uniti sin dalle origini si è basata sulle libertà d'impresa, protetta dalle regole del capitalismo più avventuroso, più affrancato da vincoli d'ogni sorta; questo è stato ed è alla base della ideologia che permea l'intera vita americana, per la cui difesa gli Stati Uniti si sono impegnati in diverse guerre (in Europa, in Asia) che assicurassero al sistema americano, con la difesa dei valori morali, anche il mercato mondiale alle sue imprese. Ma esso ha subito nel corso del tempo alcune correzioni imposte dalla fragilità stessa di un sistema soggetto a ricorrenti crisi. Così, a partire dall'inizio degli anni Trenta, in seguito alla crisi del '29, il governo degli Stati Uniti ha avuto un ruolo protezionistico sempre più importante nell'economia, che il governo regolamenta in molti modi. Alcune disposizioni governative, ad esempio, sono state dettate dall'esigenza di tutelare i consumatori da prodotti non sicuri e i lavoratori da condizioni di lavoro non adeguate, mentre altre normative sono state adottate per la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento.

Produzione nazionale

All'inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti erano la prima nazione al mondo per la produzione economica. Il prodotto nazionale lordo era superiore ai 7000 miliardi di dollari nel 1995. Con un prodotto pro capite, nello stesso anno, pari a 26.980 dollari, gli statunitensi godono di uno standard di vita tra i più elevati, anche se superato da alcuni paesi, come la Svizzera e il Giappone. Le attività del settore primario contribuiscono nella misura del 4% alla formazione del prodotto interno lordo annuale, il settore secondario nella misura del 23% e il terziario, di gran lunga il più redditizio, nella misura del 73%.

Agricoltura

Nonostante il settore agricolo contribuisca solo nella misura del 2% al prodotto interno lordo e impieghi meno del 3% della forza lavoro del paese, gli Stati Uniti sono ancora oggi il paese leader mondiale in molti settori della produzione agricola. Oltre a soddisfare il fabbisogno alimentare interno, i prodotti agricoli rappresentano una voce importantissima nel mercato delle esportazioni. Il valore annuale complessivo della produzione agricola è cresciuto da circa 55 miliardi di dollari nel 1970 a 187 miliardi nel 1992.

Scomparse le piccole aziende a conduzione familiare, l'attività è oggi praticata in grandi imprese meccanizzate che riforniscono sia i mercati urbani sia le aziende di trasformazione alimentare. Le colture praticate sono varie e distribuite in caratteristiche regioni (chiamate belts) specializzatesi in funzione delle condizioni ambientali e dell'organizzazione produttiva. Le maggiori sono quelle del grano, del mais (per l'allevamento suino e di mucche da latte), del tabacco, del cotone ecc. Le maggiori produzioni sono quelle di cereali (mais, frumento, avena e orzo), foraggio, patate e barbabietola da zucchero. Per più di un secolo e mezzo, la coltivazione del cotone è stata alla base dell'economia degli stati del Sud, soprattutto nelle regioni a est del Mississippi. Attualmente questo tipo di coltura viene praticata in modo estensivo ricorrendo a una meccanizzazione su larga scala. Il tabacco è prodotto soprattutto in North Carolina e nel Kentucky. Altri prodotti di rilievo sono arachidi (Georgia) e pomodori (Florida), oltre a pesche, mele (Washington), arance, uva (California), ananas (Hawaii).

Un voce di grande rilievo nell'economia del paese è inoltre rappresentata dall'allevamento, che alimenta una fiorente industria lattiero-casearia, soprattutto nella zona dei Grandi Laghi. Le estese pianure dell'Ovest offrono ideali terreni di pascoli per i bovini da carne, mentre nella sezione nordorientale delle pianure centrali particolarmente diffuso è l'allevamento di suini.

Silvicoltura

Le foreste coprono poco meno di un terzo della superficie degli Stati Uniti, ovvero 296 milioni di ettari. Dalle foreste si ricavano circa 425 milioni di metri cubi di legname ogni anno. Circa tre quarti della produzione sono costituiti da legno dolce, mentre i legni duri ne rappresentano solo un quarto. Circa il 50% del legname è destinato all'industria delle costruzioni (douglas e pino giallo) e ricavato soprattutto dalle foreste degli stati affacciati sul Pacifico; un terzo è utilizzato come pasta di legno nella manifattura della carta. Il rovere è il più diffuso dei legni duri. Le foreste del Sud forniscono circa un terzo del legname da costruzione, circa i tre quinti della pasta di legno e gran parte della trementina, della pece, della resina e del catrame di legno prodotti negli Stati Uniti. Nelle pianure costiere meridionali crescono innumerevoli varietà di pino. Alberi dal legno duro di grande interesse commerciale, come l'albero della gomma, il frassino e la quercia, crescono nelle zone pianeggianti lungo i fiumi del Sud, mentre noce americano, acero e rovere si trovano sugli Appalachi e in parte dell'area dei Grandi Laghi.

Pesca

Gli Stati Uniti sono al sesto posto nella classifica mondiale di pescato dopo la Russia, la Cina, il Giappone, il Perù e il Cile. L'Alaska è il primo stato sia per quantità sia per valore del pescato: fra le specie più redditizie vi sono il salmone e l'halibut. Altri stati che hanno buone risorse ittiche sono, in ordine di importanza economica, Massachusetts, Louisiana, Texas, Maine, California, Washington, Florida e Virginia. Il principale porto peschereccio si trova a New Bedford, in Massachusetts. Le acque costiere del New England sono ricche di aragoste, pettini, vongole, ostriche e merluzzi; nella baia di Chesapeake si pescano soprattutto granchi e, nel golfo del Messico, gamberetti. La maggior parte del pesce d'acqua dolce venduto sul mercato statunitense proviene da vivai. Le principali specie allevate sono il pesce gatto, la trota, il salmone, le ostriche e i gamberi d'acqua dolce.

Risorse minerarie

Gli Stati Uniti sono una fra le prime nazioni al mondo per il valore della produzione annua di minerali, concentrata principalmente in Texas, Louisiana, Alaska, Oklahoma e California. Lo sfruttamento minerario fornisce circa l'1,8% del prodotto interno lordo annuale e impiega circa lo 0,6% della popolazione attiva. I principali prodotti minerari sono i combustibili: in ordine di valore, il petrolio, il gas naturale e il carbone. Alla fine degli anni Ottanta gli Stati Uniti producevano il 24% di tutto il gas naturale del mondo, il 19% del carbone e il 13% del petrolio grezzo. Il petrolio rappresentava la metà del valore della produzione di carburanti e il 38% del valore di tutti i minerali estratti negli Stati Uniti. Il Texas, l'Alaska e la Louisiana, i tre principali stati produttori di petrolio, forniscono annualmente circa i due terzi del grezzo nazionale. I maggiori giacimenti di gas naturale si trovano in Texas e Louisiana, quelli di carbone nella regione degli Appalachi, nel Wyoming e nel Kentucky. L'energia nucleare è prodotta con l'uranio estratto in Texas, New Mexico e Wyoming.

Negli Stati Uniti si estraggono inoltre diversi minerali (metallici e non metallici), tra cui rame, oro, minerale di ferro, argilla, fosfati, calce, zinco, sale, oltre che materiali da costruzione e per la produzione di cemento, sabbia e ghiaia. Alla fine degli anni Ottanta, gli Stati Uniti producevano circa il 55% del molibdeno del mondo, il 51% della mica, il 40% del magnesio, il 30% del fosfato minerale, il 23% dell'alluminio, il 22% del piombo e il 20% dello zolfo elementare. La maggior parte del minerale di ferro proviene dal distretto del lago Superiore, in particolare dal Minnesota nordorientale, mentre il 60% circa del rame nazionale viene estratto in Arizona. Il fosfato minerale viene prodotto in grande quantità in Florida, North Carolina, Idaho e Tennessee. In Colorado, Arizona, Idaho e Montana, invece, si ha la più rilevante estrazione di molibdeno e in Missouri e Alaska di piombo e zinco. Più dei quattro quinti del carbonato di potassio vengono prodotti in New Mexico, mentre il Nevada, l'Idaho, l'Alaska e il Montana sono importanti fonti di argento e ancora il Nevada, con la California, lo Utah e il South Dakota sono i primi fra gli stati produttori d'oro.

Industria

Gli Stati Uniti sono leader mondiali per il valore della loro produzione industriale. Circa il 19% del prodotto interno lordo è ascrivibile a questo settore, nel quale è impegnato più di un sesto della popolazione attiva. Il valore totale delle esportazioni di prodotti industriali nel 1990 ammontava a circa 2870 miliardi di dollari. Sebbene l'industria continui a essere un settore cruciale per l'economia statunitense, la sua importanza è tuttavia diminuita a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Il cuore della produzione industriale statunitense è rappresentato dal Nord-Est e in particolare dagli stati di New York, Ohio, Illinois, Michigan e Pennsylvania, a cui si deve il 28% del profitto annuo dell'industria. Gli stati nei quali si è avuto un notevole sviluppo industriale sono, al sud, il Texas e, a ovest, la California che all'inizio degli anni Novanta deteneva il primato della produzione industriale del paese.

Le principali categorie di manufatti industriali, in base al loro valore commerciale, sono rappresentate da prodotti chimici, mezzi di trasporto, prodotti dell'industria alimentare, macchinari e attrezzature elettroniche. Nei primi anni Novanta tutti i macchinari industriali (motori, attrezzature per l'agricoltura, macchine per costruzione, impianti di refrigerazione, attrezzature per l'ufficio e computer) fornivano circa il 10% del profitto annuo creato dall'industria. La California è lo stato leader nella produzione di macchinari industriali, seguita da Illinois, Ohio e Michigan; quest'ultimo è leader dell'industria automobilistica, mentre la California lo è per i veicoli aerospaziali.

L'industria alimentare forniva, all'inizio degli anni Novanta, circa l'11% del fatturato industriale, mentre l'industria chimica (Texas e Louisiana) contribuiva per il 12%. In California sono presenti numerosi stabilimenti per la lavorazione dei prodotti agricoli, mentre l'Illinois e il Wisconsin sono ai primi posti nella produzione di carne e in quella lattiero-casearia. L'industria delle apparecchiature elettroniche comprende i settori della produzione di strumenti elettrici industriali, di elettrodomestici, di apparecchi radio e televisivi, di componenti elettronici e di dispositivi per la comunicazione. La California, l'Illinois, l'Indiana e il Massachusetts sono stati leader nella produzione di materiale elettronico, uno dei settori dell'industria statunitense che si sta sviluppando a ritmi rapidissimi. I minerali di ferro, estratti nel distretto del Lago Superiore, e quelli importati dal Canada e da altri paesi, insieme al carbone proveniente dai giacimenti appalachiani, sono alla base della grande industria del ferro e dell'acciaio, uno dei fondamenti storici del sistema industriale degli Stati Uniti.

Pennsylvania, Ohio, Illinois e Michigan sono gli stati che guidano la produzione di metalli di prima fusione. L'Ohio, che possiede una forte concentrazione di impianti per la lavorazione della gomma e dei pneumatici, è da molto tempo leader in questo settore. Le industrie grafiche ed editoriali sono molto diffuse e in tutto il paese vengono pubblicati numerosissimi giornali. In questo settore lo stato di New York, con la sua industria libraria, è al primo posto, ma anche la California, l'Illinois e la Pennsylvania ricoprono un ruolo importante. L'industria cartaria è importante soprattutto in quegli stati che possiedono considerevoli risorse forestali (in particolare legno di conifere) sfruttate per la produzione di carta: Wisconsin, Alabama, Georgia, gli stati di New York e di Washington, Maine e Pennsylvania. Gli altri principali settori industriali degli Stati Uniti sono quello tessile, dell'abbigliamento, degli strumenti di precisione, del legname, dei mobili, degli oggetti in cuoio e del tabacco.

Risorse energetiche

Il petrolio fornisce il 41% dell'energia consumata negli Stati Uniti e garantisce circa il 97% dell'energia usata nel settore nazionale dei trasporti. Il gas naturale è la risorsa che assicura circa il 24% dell'energia utilizzata a scopo domestico e industriale, mentre il carbone viene principalmente utilizzato per generare energia elettrica e per la produzione dell'acciaio. Le centrali idrolelettriche e nucleari contribuiscono alla produzione energetica nelle percentuali del 4% e dell'8%.

Nel 1947 la produzione di petrolio del paese divenne insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e oggi gli Stati Uniti sono costretti a importare il 12% del greggio necessario al consumo interno. Per quanto riguarda il carbone, gli ingenti giacimenti presenti nel paese consentono di esportare parte della produzione.

Trasporti

Lo sviluppo delle reti di comunicazione ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita degli Stati Uniti. Allo sviluppo dei collegamenti via terra, che prima del 1790 era rappresentato essenzialmente da strade non asfaltate, seguì nella prima metà del XIX secolo la creazione di numerosi canali per collegare tra loro i fiumi navigabili e i laghi negli Stati Uniti orientali, in particolare nella regione dei Grandi Laghi.

La prima ferrovia transcontinentale fu costruita tra il 1862 e il 1869 dalle compagnie Union Pacific e Central Pacific, che usufruirono a tale scopo di consistenti finanziamenti del governo federale. Le ferrovie transcontinentali furono i principali mezzi di trasporto usati dai coloni europei che popolarono l'Ovest alla fine del XIX secolo. Il sistema ferroviario fu incrementato fino al 1917, quando l'estensione della rete ferroviaria in funzione raggiunse il valore massimo di circa 407.165 km. Ulteriori sviluppi hanno interessato soprattutto la rete stradale, oggi maggiormente utilizzata per il trasporto sia di merci sia di passeggeri.

Il trasporto aereo iniziò a competere con gli altri mezzi dopo la prima guerra mondiale. Il servizio passeggeri ebbe un certo sviluppo nei tardi anni Venti, mentre il trasporto merci via aerea si affermò soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi il trasporto delle merci avviene principalmente per ferrovia e, in misura minore, per vie d'acqua. Il trasporto aereo è riservato ad articoli di alta priorità e valore. Per quanto riguarda il trasporto di passeggeri, circa l'81% del traffico avviene su automobili private, il 17% per via aerea, l'1,1% su autobus e lo 0,6% per ferrovia.

La rete dei trasporti si estende su tutto il paese, ma è molto più fitta nella parte orientale degli Stati Uniti, dove si trovano le maggiori concentrazioni urbane e industriali. All'inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti avevano circa 6,24 milioni di km di strade e autostrade. Le quattordici maggiori compagnie ferroviarie gestiscono il 76% del totale della rete ferroviaria, con 283.099 km di linee in funzione. Amtrak, un'azienda sovvenzionata a livello federale, gestisce quasi tutti i treni che collegano le maggiori città, trasportando più di 22 milioni di passeggeri l'anno (dati dei primi anni Novanta).

Gli Stati Uniti possiedono una marina mercantile relativamente ridotta. Il principale porto statunitense è quello di New Orleans, in Louisiana. Altri porti di rilievo, alcuni dei quali specializzati in traffici particolari, sono quelli di New York, Houston, Valdez Harbor in Alaska, Baton Rouge in Louisiana, Corpus Christi in Texas, Long Beach in California, Norfolk Harbor in Virginia, Tampa in Florida e Los Angeles. Le vie d'acqua interne sono rappresentate dal fiume Mississippi che, insieme ai suoi tributari, costituisce una rete importantissima per il traffico commerciale; dalla Saint Lawrence Seaway, l'estesa rete di canali di collegamento creata tra il San Lorenzo, i Grandi Laghi e l'oceano Atlantico; e, infine, dai canali costieri su cui si svolge il 17% dei trasporti.

Il sistema fluviale del Mississippi è lungo più di 24.140 km e fa capo al porto di Saint Louis, in Missouri. Il porto più importante dei Grandi Laghi è invece Duluth, in Wisconsin, dove convergono i traffici delle Grandi Pianure. L'Intracoastal Waterway è una trafficata rete di canali navigabili che si snoda per 1740 km lungo la costa atlantica e per 1770 km lungo quella del golfo del Messico.

Le compagnie aeree degli Stati Uniti trasportano ogni anno più di 460 milioni di passeggeri: si tratta in prevalenza di voli interni effettuati da viaggiatori americani. In totale esistono nel paese circa 5100 aeroporti pubblici e 12.400 privati; tra i più frequentati si ricordano l'aeroporto di Chicago-O'Hare, il William B. Hartsfield vicino ad Atlanta, il John F. Kennedy e il La Guardia di New York, l'aeroporto di San Francisco e quello di Los Angeles.

Flussi monetari e commercio

La valuta americana è il dollaro, diviso in 100 cents, il cui principale istituto di emissione è il Federal Reserve System, a cui fanno capo tutte le banche nazionali degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per quanto riguarda il commercio con l'estero, con un volume di scambi che all'inizio degli anni Novanta era superiore ai 979 miliardi di dollari. Il totale delle esportazioni di merci nel 1992 ammontava a 447 miliardi e le importazioni a 532 miliardi di dollari. A partire dalla metà degli anni Settanta, le gravose importazioni di petrolio dall'estero e di prodotti industriali dal Canada e dall'Asia (specialmente dal Giappone) hanno creato un disavanzo nella bilancia commerciale. Dal 1984 al 1990, il deficit annuo ha sempre superato i 100 miliardi di dollari. I principali prodotti di esportazione sono macchinari e mezzi di trasporto, che coprono il 40% del valore totale delle esportazioni, oltre a prodotti agricoli (10%), tessili, manufatti in ferro e acciaio, cibi trasformati e materie prime come il cotone, i metalli grezzi, i prodotti chimici e i carburanti. Il paese intrattiene rapporti commerciali massimamente con Canada, Giappone, Messico, Germania, Cina, Taiwan, Regno Unito e Corea del Sud.

Turismo

Nel 1991 gli Stati Uniti sono stati meta turistica di oltre 16 milioni di persone. Il settore rappresenta quindi una risorsa importante per l'economia del paese che ha sviluppato valide strutture ricettive in ogni stato. Il turismo negli Stati Uniti, facilitato dall'estesissima rete stradale e dall'efficienza dei trasporti, è attratto in particolare dalle metropoli di New York, Chicago, Los Angeles e San Francisco e dai numerosi luoghi di grande interesse paesaggistico quali i parchi e le riserve naturali.

 

 

 

Ordinamento dello stato

La legge suprema degli Stati Uniti è la Costituzione, redatta nel 1787 ed entrata in vigore nel 1789. I primi dieci emendamenti, che la modificarono parzialmente, furono adottati nel 1791: essi sancivano importanti diritti quali la libertà di opinione, di religione, di stampa, di associazione e di petizione. Altri 17 emendamenti furono apportati tra il 1795 e il 1992: essi prevedono, tra l'altro, l'abolizione della schiavitù, la tassazione sui redditi e il suffragio universale per tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni.

La costituzione è in vigore nei 50 stati dell'Unione (dotati anche di una propria costituzione), tutti repubblicani: ogni stato possiede poteri sulle questioni interne, ma fa capo alla federazione per quanto concerne gli affari esteri. Il capo dello stato è il presidente degli Stati Uniti e la sede del governo è a Washington, nel District of Columbia. La costituzione stabilisce tre distinti poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Ognuno dei tre ha facoltà sancite costituzionalmente che possono influire sul funzionamento degli altri due, in modo da ottenere un sistema di controllo reciproco noto come checks and balances: tutto ciò per evitare ogni forma di potere assoluto. Dall'adozione della costituzione il governo nazionale ha, con il passare del tempo, ampliato le proprie funzioni per quanto riguarda le questioni economiche e sociali e condivide con i singoli stati molteplici responsabilità.

Potere esecutivo

L'articolo II della costituzione prevede un presidente e un vicepresidente in carica per un periodo di quattro anni; essi vengono eletti da un collegio elettorale di secondo grado (cioè da persone elette a loro volta dal voto popolare) chiamato Electoral College e formato da un numero di elettori per ogni stato pari a quello dei suoi deputati e senatori. Il presidente riassume in sé la funzione di primo ministro e di capo dello stato e, contrariamente a quanto avviene in molte altre nazioni, è anche capo del suo partito politico. La costituzione stabilisce che il presidente sia anche il comandante in capo dell'esercito; il Congresso attua tuttavia un controllo sui poteri militari del presidente, ed è proprio al Congresso che spetta l'eventuale decisione di entrare in guerra. I poteri diplomatici del presidente comprendono: la negoziazione di trattati e la nomina di ambasciatori all'estero (decisioni da prendere con il consenso dei due terzi del Senato), l'accettazione degli ambasciatori stranieri e le intese per concertare azioni comuni con capi di stato esteri.

Per legge, il presidente deve preparare e presentare al Congresso un rapporto annuale sull'andamento degli affari pubblici. Tale relazione offre una panoramica finanziaria, economica e sociale della situazione a livello nazionale, permettendo al presidente di proporre le misure legislative che ritiene indispensabili, particolarmente a livello economico e militare. Il presidente è affiancato da consiglieri specializzati nei diversi settori, dall'amministrazione pubblica all'economia, dalla difesa alla scienza, e così via.

Alla Casa Bianca, sede degli uffici e residenza del presidente, hanno sede inoltre numerosi enti federali tra i quali il National Security Council (Consiglio per la sicurezza nazionale), la Central Intelligence Agency (Servizi segreti) e il Federal Bureau of Investigation (Servizi investigativi). Tutti i responsabili di questi servizi rispondono direttamente al presidente, non al Congresso. I segretari (paragonabili ai nostri ministri), responsabili dei singoli dipartimenti, sono 14: segretario di Stato, del Tesoro, della Difesa, della Giustizia, degli Interni, dell'Agricoltura, del Commercio, del Lavoro, della Sanità e dei Servizi Sociali, della Pubblica Istruzione, dell'Edilizia e Urbanistica, dei Trasporti, dell'Energia e dei Reduci.

Potere legislativo

Tutti i poteri legislativi sono esercitati dal Congresso degli Stati Uniti. Esso è composto da due camere: il Senato, eletto per un periodo di sei anni, e la Camera dei rappresentanti (House of Representatives), in carica per due anni. Ogni due anni vengono eletti tutti i membri della Camera dei rappresentanti e si rinnova un terzo dei mandati dei senatori. Il Senato consta di 100 membri, due per ogni stato, mentre la camera si compone di 435 rappresentanti, eletti dai diversi stati in base alla loro popolazione. Il Senato e la Camera dei rappresentanti vengono entrambi organizzati dal partito di maggioranza, che sceglie il presidente di ogni camera, il leader di maggioranza e i presidenti di ogni commissione. Quasi sempre, in passato, il partito che controllava la Casa Bianca non ha avuto il controllo delle due camere e questo ha spesso causato situazioni conflittuali fra governo e parlamento.

A differenza di altre democrazie parlamentari, non vi è negli Stati Uniti la possibilità per il presidente di indire nuove elezioni, neppure quando la maggioranza del Congresso respinge i suoi programmi. Il Congresso possiede estesi poteri nell'ambito degli affari interni, tra i quali la facoltà di imporre tasse, di richiedere prestiti, di coniare denaro e regolamentarne il costo, e di promulgare normative per il commercio fra gli stati. Inoltre concorre alla nomina e al controllo dei dipartimenti e degli enti dell'esecutivo; nomina le corti federali basse e ne determina la giurisdizione. Ha il potere di dichiarare guerra, arruola e mantiene le forze armate, stabilisce prezzi e regolamenta il commercio con l'estero.

Ogni camera del Congresso ha specifiche prerogative. Le misure fiscali devono essere varate dalla Camera dei rappresentanti, la quale è anche deputata a dare inizio a un'eventuale procedura di impeachment (messa in stato d'accusa) del presidente. Nel caso di incapacità o decesso del presidente e del vicepresidente, sarà il cosiddetto portavoce (speaker) di questa Camera a prendere il potere. Il Senato dà il proprio parere su trattati firmati dal presidente e li ratifica, come pure ha voce in capitolo nella nomina di alte cariche dell'esecutivo, ambasciatori, magistrati della Corte suprema e giudici federali. Il Senato ratifica ogni impeachment, in quanto sono necessari i due terzi dei suoi voti per condannare un presidente. Nella linea di successione della presidenza, il presidente pro tempore del Senato viene subito dopo lo speaker della Camera dei rappresentanti.

Potere giudiziario

Il sistema giudiziario federale comprende la Corte Suprema, istituita dalla costituzione, 12 corti di appello, 91 tribunali distrettuali e altre corti speciali. Le corti federali hanno due compiti costituzionali: anzitutto interpretano le leggi e le normative amministrative; in secondo luogo stabiliscono se qualsiasi legge approvata dal Congresso, o qualsiasi azione amministrativa dell'esecutivo nazionale o dei singoli stati, vìolino lo spirito della costituzione. I nove magistrati della Corte Suprema e gli altri giudici federali sono nominati dal presidente dietro suggerimento del Senato e con la sua approvazione. Tutti i giudici federali sono incaricati a vita e possono essere destituiti solo con una procedura di impeachment.

Amministrazioni statali e locali

La Costituzione degli Stati Uniti prevede un sistema federale: i singoli stati non possono avere relazioni con l'estero, firmare trattati, stringere alleanze o stabilire tariffe. Non possono neppure coniare valuta, imporre tasse sul commercio fra stati o fissare limiti alla circolazione di persone all'interno degli Stati Uniti. Possono però creare organismi sovrastatali che, una volta approvati dal Congresso, possono occuparsi di questioni quali: le risorse idriche, la navigazione, il controllo dell'inquinamento o lo sviluppo di porti. Il governo nazionale e gli stati sono strettamente legati in un sistema amministrativo di federalismo cooperativo. Gli stati amministrano infatti i fondi che il governo stanzia per singoli programmi (ad esempio per l'istruzione o per attività e opere di pubblico interesse), mantenendo standard operativi fissati dagli organismi federali. Le più importanti funzioni svolte dagli stati comprendono il controllo dei requisiti di idoneità dei votanti, l'organizzazione delle elezioni nazionali e statali, la supervisione delle amministrazioni delle municipalità e delle contee, la promozione e la regolamentazione del commercio, dell'industria e dell'agricoltura, come pure la manutenzione delle autostrade, delle prigioni e degli ospedali. Gli stati si occupano inoltre dell'istruzione superiore, sostenendo le istituzioni universitarie, mentre condividono con il governo nazionale la responsabilità dei servizi sociali, dell'assistenza sanitaria per gli indigenti e degli uffici di collocamento.

Quasi tutti gli stati sono suddivisi in contee, le quali hanno funzioni amministrative più o meno estese a seconda dello stato cui appartengono; nel 1992 complessivamente erano 3043. In zone ad alta densità di popolazione le contee sono a loro volta suddivise in municipalità, che includono città, cittadine e villaggi. Le municipalità generalmente si occupano dei servizi di base, fra i quali l'organizzazione di un corpo di polizia municipale, l'igiene pubblica e la sorveglianza antincendio. Le scuole elementari e secondarie vengono in genere dirette da comitati scolastici, che si affiancano al governo statale nella gestione finanziaria, nella supervisione dei programmi, come pure nell'assunzione e nel controllo degli insegnanti. Vedi anche le voci sui singoli stati americani.

Partiti politici

Negli ultimi anni, i maggiori partiti statunitensi sono stati due: il Partito democratico, fondato nel 1790, e il Partito repubblicano, fondato nel 1860. Gli altri partiti minori non hanno mai avuto un ruolo di rilievo e nessuno dei candidati da essi proposti è mai stato eletto presidente. All'interno del Partito democratico si sono delineati negli ultimi decenni due schieramenti: i democratici del Nord, più favorevoli a un maggior controllo statale sull'economia, a un supporto per le minoranze e a un'attenzione più accentuata alle questioni sociali; e quelli del Sud, più conservatori per quanto riguarda le problematiche legate al fisco, all'economia e agli affari sociali. I repubblicani sono invece più compatti per quanto riguarda l'impostazione della questione economica: sono favorevoli a una riduzione dei servizi sociali per pareggiare il bilancio al fine di contenere l'inflazione e alla diminuzione della pressione fiscale per favorire lo sviluppo industriale; anch'essi sono divisi al loro interno per quanto riguarda questioni sociali come l'aborto e i diritti civili.

Servizi sociali

Con il sostegno della federazione, i governi nazionali e statali provvedono ai servizi sociali per i cittadini. Con il Social Security Act del 1935, si è istituita una protezione per i lavoratori e le loro famiglie in caso di pensionamento, infortunio o morte. I sussidi sono finanziati tramite i contributi versati dal lavoratore stesso e dal datore di lavoro e sono indicizzati per mantenere la medesima capacità di acquisto contro gli effetti dell'inflazione. Il governo nazionale e gli stati concorrono a finanziare sussidi di disoccupazione. Esistono inoltre programmi per tutelare la salute degli anziani e delle persone indigenti (rispettivamente denominati Medicare e Medicaid). Gli Stati Uniti possiedono strutture e servizi sanitari di altissima qualità; il problema è che pochi vi possono accedere, per motivi economici: si stima che più di 30 milioni di cittadini americani non dispongano di un'assicurazione sanitaria privata e non abbiano neppure diritto a Medicare e Medicaid. Sussidi nazionali, statali e locali sono riservati ai non vedenti, ai disabili, ai più anziani e alle famiglie povere con figli a carico.

Difesa

Il presidente degli Stati Uniti è anche il comandante in capo delle forze armate. Gli ordini del presidente vengono diramati tramite l'ufficio del segretario alla Difesa ai vari comandi militari. I capi militari dell'esercito, della marina, dell'aviazione e dei Marines si riuniscono nel Joint Chiefs of Staff, comitato direttivo che consiglia il presidente e il Congresso sulle strategie militari, gli armamenti e sul livello degli stanziamenti economici necessari. Dal 1973, le forze armate statunitensi (con 1.705.000 militari in servizio attivo) sono interamente formate da uomini e donne volontari. Gli Stati Uniti hanno stretto accordi per la sicurezza nazionale e internazionale fra i quali la NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord) e l'ANZUS, che lega Australia e Stati Uniti.

Organizzazioni internazionali

Gli Stati Uniti sono membri delle Nazioni Unite e hanno un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Appartengono inoltre a numerosi enti delle Nazioni Unite, come l'Organizzazione internazionale del lavoro, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e il Fondo monetario internazionale (FMI). Va ricordato infine come gli Stati Uniti rivestano un ruolo fondamentale in numerose altre organizzazioni internazionali come l'Organizzazione degli stati americani e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

 

 

 

America settentrionale Continente che comprende il Canada, gli Stati Uniti d'America e il Messico. La stessa piattaforma continentale include la Groenlandia, il grande arcipelago formato dalle isole artiche, Terranova (in inglese, Newfoundland), la Nuova Scozia e il piccolo dipartimento francese d'oltremare di Saint-Pierre e Miquelon. Ha una popolazione di oltre 360 milioni di abitanti (1991).

Insieme con l'America centrale, le Indie occidentali e l'America meridionale, l'America settentrionale costituisce il cosiddetto emisfero occidentale del pianeta. Nelle descrizioni dell'America settentrionale talvolta si includono l'America centrale e le Indie occidentali, che vengono qui trattate separatamente. Esse appartengono, con il Messico, all'America latina, cosiddetta in quanto occupata in prevalenza da popolazioni originarie dell'Europa meridionale (lo spagnolo è la lingua dominante), mentre l'America settentrionale si definisce America anglosassone perché colonizzata per gran parte da popolazioni dell'Europa nordoccidentale (l'inglese è la lingua più parlata). Il nome America deriva da quello del navigatore italiano Amerigo Vespucci, che forse toccò l'America settentrionale continentale nel 1497 e nel 1498.

L'ambiente naturale

 

 

 

 

L'America settentrionale ha all'incirca la forma di un cuneo, con la parte più larga a nord. Gran parte del suo territorio si estende alle medie latitudini, con una parte notevole nell'Artico e una più stretta intorno al tropico del Cancro. Il continente si espande da est a ovest per circa 176° di longitudine, dai circa 12° di longitudine ovest di Nordost Rundingen (Capo Nordest) nella Groenlandia nordorientale ai circa 172° di longitudine est dell'estremità occidentale di Attu Island in Alaska. La sua estensione nord-sud è di circa 69°, dai circa 83° di latitudine nord di capo Morris Jesup nella Groenlandia orientale (il punto più settentrionale dell'intero pianeta) ai circa 14° di latitudine nord nel Messico meridionale. L'America settentrionale è bagnata a nord dall'oceano Artico; a est dall'oceano Atlantico; a sud dal golfo del Messico e a ovest dall'oceano Pacifico. La superficie del continente è di circa 23,5 milioni di km2.

Il contorno dell'America settentrionale è estremamente irregolare; alcuni estesi tratti costieri sono relativamente uniformi, ma in generale le coste sono frastagliate e ricche di insenature, con molte isole che si stagliano al largo. Il continente presenta tre enormi insenature: la baia di Hudson a nordovest, il golfo del Messico a sudest e il golfo dell'Alaska a nordovest. Molti sono gli isolotti nei pressi delle coste orientale e occidentale, ma le isole più estese si trovano all'estremo nord.

Storia geologica

 

Secondo una teoria largamente accettata, quasi tutta l'America settentrionale è situata su un'unica estesa piattaforma (detta nordamericana), un'enorme placca, una delle grandi unità che costituiscono il mosaico strutturale della crosta terrestre. Si ritiene che l'America settentrionale fosse un tempo unita all'attuale Europa e all'Africa e che abbia cominciato a staccarsene circa 170 milioni di anni or sono, nel Giurassico, a causa del processo di deriva dei continenti (il lento movimento – qualche centimetro all'anno – che ha determinato il distacco delle placche) acceleratosi circa 95 milioni di anni or sono, durante il Cretaceo. Poiché l'America settentrionale si spostò verso ovest, si ritiene che la placca sottostante l'oceano Pacifico si sia incuneata sotto la piattaforma nordamericana, determinando estesi corrugamenti lungo il bordo continentale, oggi evidenti nella serie di allineamenti montuosi lungo la costa occidentale. Sul lato opposto, con l'ampliarsi dell'oceano Atlantico si ebbe la formazione di estese faglie lungo la costa orientale, con la conseguente creazione di montagne e isole al largo della costa stessa.

Regioni geografiche

 

L'America settentrionale può essere divisa, dal punto di vista strutturale e morfologico, in cinque principali regioni geografiche. La metà orientale del Canada, oltre a gran parte della Groenlandia e ad alcune sezioni degli stati di Minnesota, Wisconsin, Michigan e New York negli Stati Uniti, appartiene allo Scudo Canadese (o Altopiano Laurenziano), una regione di altipiani che poggia su antiche rocce cristalline. La regione ha un terreno povero e fitte foreste coprono estesamente la sua parte meridionale.

Una seconda regione è costituita dalle pianure costiere estese dagli Stati Uniti orientali, attraverso la Florida, sino al Messico. Negli Stati Uniti la piana costiera è limitata a ovest da una terza regione, comprendente una fascia montuosa e collinare relativamente stretta, che fa parte del sistema dei monti Appalachi, rilievi dalle caratteristiche forme arrotondate, mature.

Una quarta regione è costituita dalla parte centrale del continente, dal Canada meridionale al Texas sudoccidentale, formata da un esteso bassopiano il quale ha subito, a periodi alterni, fasi di immersione sotto il mare e di sollevamento: esso è perciò formato da potenti strati di roccia sedimentaria. Non si tratta però di una ininterrotta regione pianeggiante poiché comprende molti terreni ondulati e persino collinari come l'Altopiano di Ozark. La parte occidentale del bassopiano, al di là del Mississippi, è formata dalle Grandi Pianure, che ascendono gradualmente verso le Montagne Rocciose.

La quinta e più occidentale regione dell'America settentrionale, comprendente gran parte del Messico, è una zona di montagne in formazione; la sua storia geologica recente è dominata da movimenti della crosta terrestre e da attività vulcanica legati ai movimenti della placca dell'oceano Pacifico. Negli Stati Uniti e nel Canada questa regione è occupata dalle Montagne Rocciose, che sono geologicamente la prosecuzione della Sierra Madre orientale messicana.

Nella sua parte occidentale il sistema delle Montagne Rocciose si presenta come una zona di estesi bacini e di elevati altipiani, fra i quali l'altopiano della Columbia Britannica in Canada, l'altopiano del Colorado e il Gran Bacino negli Stati Uniti, e il vasto altopiano centrale in Messico. Lungo la costa pacifica si innalzano elevati allineamenti montuosi, che si prolungano dalla Catena dell'Alaska alla Sierra Madre Oriental e alla Sierra Madre del Sur in Messico. Fra i due estremi sorgono catene intermedie, quali la Catena Costiera della Columbia Britannica e la Catena delle Cascate, le Montagne Costiere e la Sierra Nevada negli Stati Uniti. Inframmezzati agli allineamenti montuosi si aprono alcuni bassopiani, come la fertile Central Valley californiana.

Il punto più alto nell'America settentrionale, il monte McKinley o Denali (6194 m), è situato nella Catena dell'Alaska, mentre il punto più basso, 86 m sotto il livello del mare, è la californiana Death Valley (Valle della Morte), parte del Gran Bacino.

Idrografia

 

 

Lo spartiacque continentale (Continental Divide), che corre principalmente lungo la cresta delle Montagne Rocciose, divide l'America settentrionale in due grandi bacini idrografici. A oriente dello spartiacque, le acque scorrono verso l'oceano Artico, la baia di Hudson, l'oceano Atlantico e il golfo del Messico; a ovest di esso i fiumi fluiscono verso l'oceano Pacifico.

I due più importanti sistemi imbriferi – il sistema Grandi Laghi-San Lorenzo e il sistema Mississippi-Missouri – dominano l'idrografia continentale. I cinque Grandi Laghi (Superior, Michigan, Huron, Erie, e Ontario) defluiscono a nordest verso l'oceano Atlantico tramite il corso relativamente breve del San Lorenzo.

Le acque di gran parte della superficie centrale degli Stati Uniti e di una piccola parte del Canada meridionale defluiscono a sud verso il golfo del Messico tramite il Mississippi, il fiume più lungo dell'America settentrionale, e i suoi tributari, tra cui il principale è il Missouri. Un gran numero di fiumi brevi, ma spesso di grande portata, scorrono verso l'Atlantico e il golfo del Messico lungo le coste orientali ricche di acque del Canada, degli Stati Uniti e del Messico.

Le acque della parte settentrionale interna del continente defluiscono attraverso il complesso sistema idrografico del Mackenzie nel Canada occidentale e attraverso numerosi fiumi che sfociano nella baia di Hudson. A ovest dello spartiacque continentale ci sono relativamente pochi corsi importanti (in particolare i fiumi Colorado, Columbia, Fraser e Yukon) e molti torrenti brevi ma abbondanti d'acque.

La sezione meridionale dell'America settentrionale ha pochi grandi laghi naturali, ma il Canada e il Nord degli Stati Uniti ne hanno invece un gran numero. Il lago Superiore, il bacino d'acqua dolce più grande del mondo, e 10 fra gli altri 25 laghi naturali si trovano in questa regione. Il lago Mead, sul fiume Colorado, negli Stati Uniti, è un grande lago artificiale, e il Grande Lago Salato, nello Utah, privo di emissari, è noto per la sua elevata salinità.

Clima

 

Sebbene l'America Settentrionale presenti una notevole varietà di climi, si possono identificare cinque regioni climatiche principali, i cui limiti però non sono spesso ben precisabili. Ad esempio, l'assenza di catene montuose poste trasversalmente fa sì che le masse d'aria fredda delle zone artiche invadano le Grandi Pianure, oppure che quelle calde tropicali si spingano verso nord, determinando influssi che rompono la regolare successione latitudinale delle temperature e delle manifestazioni meteorologiche.

I due terzi settentrionali del Canada e dell'Alaska, oltre a tutta la Groenlandia, hanno climi subartici e artici, in cui gli inverni lunghi, bui ed estremamente freddi si alternano ad estati brevi e miti. Gran parte della regione, che riceve relativamente scarse precipitazioni, è coperta di neve e ghiaccio per quasi tutto l'anno.

Una seconda regione climatica è formata dai due terzi orientali degli Stati Uniti e dal Canada meridionale. È caratterizzata da un clima che risente degli influssi continentali, ma in cui tutte e quattro le stagioni sono ben riconoscibili e il tempo è molto variabile.

Una terza regione comprende la zona interna occidentale degli Stati Uniti e gran parte del Messico settentrionale. Si tratta di un'area perlopiù montuosa, tendenzialmente arida a causa dello sbarramento esercitato dalle Montagne Rocciose nei confronti delle masse d'aria umida d'origine marittima, ma con significative variazioni locali dovute all'altitudine e all'esposizione.

Una quarta regione climatica è costituita da una zona ristretta lungo l'oceano Pacifico che va dall'Alaska meridionale alla California meridionale. Qui gli inverni sono relativamente miti ma umidi e le estati quasi prive di pioggia: per certi aspetti è un clima che si avvicina a quello mediterraneo. Il Messico meridionale presenta perlopiù un clima tropicale, con temperature elevate per tutto l'anno e notevoli precipitazioni, soprattutto in estate.

Flora

 

La vegetazione naturale dell'America settentrionale è stata notevolmente modificata dall'attività umana, ma le sue caratteristiche generali sono ancora visibili in gran parte del continente. L'area forestale più significativa è la taiga, o foresta boreale, un'enorme estensione prevalentemente di conifere (soprattutto abeti, pini, tsuga e larici) che copre gran parte del Canada meridionale e centrale e si espande in Alaska.

Negli Stati Uniti orientali una foresta mista, dominata da piante decidue a nord e da varie specie di pino giallo a sudest, è stata perlopiù estirpata o tagliata, ma una notevole area ha visto ricrescere gli alberi a partire dagli anni Quaranta. Nella parte occidentale del continente, le foreste sono principalmente diffuse sulle catene montuose e le conifere sono dominanti. In California alcune specie di sequoie e di pini raggiungono dimensioni gigantesche. Una gran varietà di specie, adattate ai diversi climi dell'altopiano o delle zone costiere, caratterizza gli ambienti tropicali del Messico.

Il manto verde nelle regioni secche del continente è costituito principalmente da praterie. Le pianure centrali e le praterie degli Stati Uniti e del Canada meridionale avevano in origine un manto erboso, ma gran parte della flora naturale è stata sostituita con piante utili, tra cui in particolare il frumento. Le terre aride degli Stati Uniti occidentali e del Messico settentrionale presentano una vegetazione steppica in cui predominano le artemisie insieme ad arbusti e cactus di diverse specie. Oltre la linea degli alberi all'estremo nord domina la tundra, che presenta una flora composita di bassi falaschi, erbe, muschi e licheni.

Fauna

 

 

La fauna nativa dell'America settentrionale era un tempo cospicua e varia, ma la diffusione degli insediamenti umani ha avuto il risultato di restringere gli habitat e di diminuire il numero di animali. In generale la fauna dell'America settentrionale è simile a quella delle regioni settentrionali dell'Europa e dell'Asia.

Fra i grandi mammiferi spiccano diverse specie di orsi, il più grande dei quali è il grizzly, il bighorn (pecora delle Montagne Rocciose) e i bisonti, ora soltanto in mandrie protette, i caribù e gli alci americani, i buoi muschiati e gli wapiti. Non mancano i carnivori, tra cui il puma e, nelle regioni più meridionali, il giaguaro; infine si hanno lupi e coyotes, o lupi delle praterie, e, all'estremo nord, l'orso polare. Una specie di marsupiale, l'opossum comune, è indigena. Pochi fra i numerosi serpenti, diffusi negli Stati Uniti sudoccidentali e in Messico, sono velenosi: fra questi il serpente corallo (gen. Micrurus), vari crotalidi come il serpente a sonagli e l'Agkistrodon contortorix, il Gila monster (Heloderma suspectum) e l'unica varietà al mondo di lucertola velenosa. Una grande varietà di pesci e crostacei vive nelle acque marine e anche i fiumi e i laghi d'acqua dolce sono popolati di numerose specie ittiche.

Risorse minerarie

L'America settentrionale possiede cospicui giacimenti di minerali importanti. Grandi quantità di petrolio e gas naturale si trovano nell'Alaska settentrionale, nel Canada occidentale, negli Stati Uniti meridionali e occidentali e nel Messico orientale; ricchi strati di carbone sono presenti nel Canada occidentale e negli Stati Uniti settentrionali; mentre nel Canada orientale, negli Stati Uniti settentrionali e nel Messico centrale si trovano notevoli giacimenti di ferro. Il Canada possiede anche i più significativi giacimenti di rame, nichel, uranio, zinco, amianto e potassio; negli Stati Uniti sono presenti grandi quantità di rame, molibdeno, nichel, fosfati e uranio; e il Messico è dotato di cospicue riserve di barite, rame, fluorite, piombo, zinco, manganese e zolfo. Tutti e tre i paesi possiedono notevoli giacimenti d'oro e argento.

Popolazione

L'America settentrionale aveva una popolazione numericamente limitata fino a tempi relativamente recenti. Con l'eccezione della zona che forma il cuore del Messico (gli altipiani e le valli intorno all'attuale Città del Messico) dove si aveva una buona concentrazione umana, le popolazioni native del continente vivevano praticando il nomadismo su vasti spazi e, nella parte più meridionale, si raccoglievano in piccoli villaggi esercitando un'agricoltura elementare. Si calcola che prima dell'occupazione europea nell'America del Nord vivessero complessivamente circa un milione di individui, ridottisi fortemente a causa dei genocidi perpetrati dagli europei. Oggi gli amerindi rappresentano una piccola percentuale della popolazione nordamericana, soverchiati in breve tempo dalle più gigantesche ondate migratorie della storia umana.

Il popolamento e la colonizzazione del continente da parte degli europei hanno determinato un mutamento profondo della sua geografia antropica; gli europei decimarono e dispersero i popoli nativi, e i loro modelli di vita furono in gran parte alterati, la vita si organizzò intorno alle città e vennero promosse nuove attività economiche. Oggi la popolazione dell'America settentrionale è perlopiù formata da individui di origine europea, ma nel continente vivono anche cospicue frazioni di popolazioni di origine asiatica e africana.

Etnografia

 

 

Almeno il 35% degli abitanti del Canada discende da antenati provenienti dalle isole britanniche, mentre un altro quarto è di origine francese e vive perlopiù nella provincia del Québec. Nel paese sono presenti in numero cospicuo discendenti di tedeschi, italiani, polacchi, ucraini, cinesi, olandesi e scandinavi.

La popolazione degli Stati Uniti è più varia di quella canadese. Nel 1990 la popolazione d'origine europea, in parte britannica e in parte irlandese, costituiva il gruppo più numeroso, con circa il 29% degli abitanti. I neri di origine africana costituiscono circa il 12%, i tedeschi circa il 23% e gli ispanici circa il 9%. Nel paese vivono anche in gran numero discendenti di italiani, polacchi, francesi, russi, olandesi e scandinavi. Individui di origine asiatica – soprattutto giapponesi, cinesi, filippini, coreani, vietnamiti e indiani – formano approssimativamente il 2,9% della popolazione degli Stati Uniti, ma dagli anni Settanta il numero degli asiatici è notevolmente aumentato per effetto di una continua immigrazione.

Gli americani nativi e gli inuit (esquimesi) sono poco meno di 2 milioni negli Stati Uniti e 400.000 in Canada. Si pensa che gli antenati degli indiani d'America siano migrati dall'Asia verso l'America settentrionale attraverso un istmo preistorico situato nell'attuale stretto di Bering, a quel tempo ghiacciato, in successive ondate iniziate 30.000 anni or sono, e che gli avi degli inuit siano venuti dall'Asia con l'ausilio di imbarcazioni circa 6.000 anni fa. Circa 30.000 inuit vivono in Groenlandia.

Il 55% circa della popolazione messicana è formato da meticci, persone discendenti da americani nativi ed europei (perlopiù spagnoli). Grosso modo il 30% della popolazione è formato da amerindi, relativamente puri, mentre il 15% circa è di origine europea.

Demografia

 

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Nel 1990 gli Stati Uniti avevano 248.709.873 abitanti, il Messico (stima del 1992) 84.439.000, il Canada (1991) 27.296.859 e la Groenlandia (1993) 55.117. La maggior parte della popolazione è concentrata nella metà orientale degli Stati Uniti e nelle regioni limitrofe dell'Ontario e del Québec, sulla costa pacifica statunitense e nell'altopiano centrale del Messico. Alla fine degli anni Ottanta, quasi l'80% degli abitanti di Canada, Stati Uniti e Groenlandia venivano classificati come popolazione urbana, e similmente il 70% di tutti i messicani.

Le principali concentrazioni urbane del continente, costituenti delle "megalopoli" (termine con cui si definiscono ammassi di città tra loro legate da mutue relazioni), si trovano sulla costa atlantica statunitense da Boston a Washington, sui litorali dei laghi Erie, Ontario e dell'estremità meridionale del lago Michigan, nella California settentrionale e meridionale e nell'altopiano di Città del Messico. Le città più grandi sono Città del Messico, Guadalajara e Monterrey, in Messico; New York, Los Angeles, Chicago, Houston, Philadelphia, Dallas, Detroit e San Diego, negli Stati Uniti; Toronto, Montreal, Vancouver, Ottawa e Edmonton, in Canada. La struttura delle città americane comprende solitamente un centro urbano intorno al quale si stendono vasti quartieri residenziali, costituenti l'area metropolitana, che solitamente raddoppia o triplica la popolazione delle città.

Al di fuori delle aree metropolitane, l'America settentrionale ha una densità di popolazione modesta. In Messico la densità della popolazione è di circa 43 abitanti per km2, negli Stati Uniti è di circa 27,2 abitanti per km2 e in Canada è di circa 2,6 abitanti per km2. La grande maggioranza dei canadesi vive in una fascia di territorio relativamente stretta lungo la frontiera meridionale.

Sia in Canada sia negli Stati Uniti il tasso di crescita demografica è andato calando a partire dagli anni Cinquanta. La popolazione canadese è aumentata di circa l'1% annuo dal 1988 al 1994, mentre il tasso di crescita statunitense è stato pure dell'1% e quello groenlandese dell'1,2%. Il Messico, invece, presenta uno dei tassi d'incremento demografico più elevati dell'emisfero, il 2,2% annuo, e il suo tasso di natalità (circa il 30‰ nel 1989) era circa il doppio del resto del continente. Il tasso di mortalità era del 6‰ in Messico, del 7‰ in Canada e del 9‰ negli Stati Uniti.

L'immigrazione intercontinentale verso l'America settentrionale fu notevole negli anni Settanta e Ottanta, con un gran numero di asiatici e di europei che si dirigevano in Canada e negli Stati Uniti. Un flusso cospicuo di popolazione, inoltre, si è avuto dall'America meridionale e dai Caraibi verso gli Stati Uniti. I maggiori flussi migratori, tuttavia, si sono verificati nella stessa America settentrionale, dal Messico agli USA e dal Nordest degli Stati Uniti agli stati meridionali e occidentali del paese.

Lingue

L'inglese è la lingua principale per circa il 90% della popolazione degli Stati Uniti e per circa i due terzi dei canadesi. Lo spagnolo è parlato dalla maggioranza degli ispanici e il francese è la lingua principale di circa un quarto della popolazione canadese. Molti popoli nativi e gli inuit degli Stati Uniti, del Canada e della Groenlandia usano i loro idiomi tradizionali. Lo spagnolo è la lingua dominante in Messico, ma diversi milioni di messicani parlano lingue native americane, tra le quali il nahoa, il maya, lo zapoteco e il mixteco.

Religione

Il cristianesimo è la principale religione dell'America settentrionale. La grande maggioranza dei messicani è cattolica, al pari del 45% dei canadesi e del 26% degli statunitensi. Circa il 39% della popolazione canadese è protestante, di cui l'11% anglicano. Negli Stati Uniti i protestanti sono il 60% della popolazione. Canada e Stati Uniti hanno consistenti comunità di ebrei e cristiani ortodossi.

Attività culturali

La vita culturale negli Stati Uniti e in Canada è molto sviluppata e diversificata, e i mass-media (radio, televisione, film e giornali) svolgono un ruolo di grande importanza. Quasi tutte le città nordamericane finanziano organizzazioni teatrali e musei d'arte; grande diffusione hanno le orchestre e i gruppi musicali. I modelli culturali tradizionali sopravvivono nelle aree rurali del Messico, ma le città di questo paese presentano moderne istituzioni culturali.

Modelli di sviluppo economico

Le attività economiche dell'America settentrionale sono straordinariamente varie. Quelle di Stati Uniti e Canada sono economie moderne complesse, di base industriale, gestite in larga parte da grandi società private. Non solo, ma si può dire che negli Stati Uniti si è sviluppata la moderna economia capitalistica nelle sue manifestazioni più possenti e più libere, trovando nella ricchezza di risorse naturali del continente e negli apporti di una popolazione vogliosa di affermazione, la forza per una sua continua crescita. Grazie ai successi ottenuti, l'economia nordamericana ha così ampliato fuori dall'America settentrionale i propri interessi e si è proposta come modello in gran parte del mondo. In Messico la modernizzazione è stata ineguale, ostacolata dalla disoccupazione, da un'inflazione cronica e da un forte indebitamento.

Agricoltura

 

 

In Messico il settore agricolo è relativamente più importante che negli altri paesi dell'America settentrionale e dà impiego a circa il 25% della forza lavoro (di contro al 3% negli Stati Uniti e al 5% in Canada). Ciò dipende dall'elevato grado di meccanizzazione da una parte, dal ritardato ammodernamento dall'altro. Nel Messico è ancora molto diffusa l'agricoltura di sussistenza, soprattutto presente nel sud; tuttavia, il settore agricolo-commerciale è ben sviluppato in molte zone, in particolare nell'altopiano centrale e nel nord del paese. I principali prodotti sono mais, frumento e fagioli, che vengono coltivati perlopiù per il consumo interno, e cotone, bestiame, caffè e zucchero, la cui produzione è largamente destinata all'esportazione.

Negli Stati Uniti e in Canada lo spazio agricolo può essere diviso in regioni o aree (Belt nella terminologia americana), nelle quali l'agricoltura trova sue particolari specializzazioni dovute alle condizioni ambientali favorevoli a certe colture piuttosto che ad altre, alle quali corrispondono anche particolari forme di conduzione agricola. Così nel nord-est, fra Canada e Stati Uniti, prevale l'allevamento per la produzione del latte e dei latticini (Dairy Belt).Le Grandi Pianure degli Stati Uniti centrali e le province della prateria canadese (Alberta, Manitoba, Saskatchewan) sono i più importanti produttori mondiali di cereali (soprattutto frumento, ma anche orzo, avena, segale e sorgo). È il Grain Belt, dove la cerealicoltura è praticata da aziende vastissime che si valgono di macchine condotte da pochi uomini: il paesaggio è monotono, rotto dai silos (elevators) dove viene ammassato il grano, destinato a essere trasportato, per ferrovia, in tutto il paese e anche all'estero.

Forse la più prospera zona agricola del mondo è il Corn Belt, quella parte del Middle West statunitense che si estende dall'Ohio occidentale al Nebraska orientale e che è il maggior produttore mondiale di mais, oltre che il principale fornitore di soia, prodotti destinati all'allevamento di bovini e maiali. Il settore agricolo californiano fornisce una quantità di pregiati prodotti irrigui, in particolare frutta e ortaggi. Anche la Florida e il Texas sono grandi produttori di frutta e verdure, mentre le patate vengono coltivate su grande scala nell'Idaho, nello stato di Washington, in Oregon, Maine, North Dakota e nel Canada sudorientale.

Il Sud degli Stati Uniti è prevalentemente e tradizionalmente occupato dalla cotonicoltura (Cotton Belt). Nel Texas e negli altipiani delle Montagne Rocciose predomina, accanto a zone di agricoltura irrigue, l'allevamento di bovini da carne: è il West mitico dei cow-boys che il cinema ha descritto in centinaia di film.

Silvicoltura e pesca

 

La silvicoltura è un settore di rilievo dell'economia nordamericana; ciò vale sia per il Canada, dov'è importante, soprattutto nella Columbia Britannica, nell'Ontario e nel Québec, sia per gli Stati Uniti. Importanti industrie legate alle attività forestali fioriscono in particolare nell'Ovest, negli stati di Washington, nell'Oregon e nella California, oltre che in alcuni stati orientali della zona dei monti Appalachi.

La pesca è l'attività economica dominante in Groenlandia, mentre oggi è un settore relativamente meno importante in Canada, negli USA e in Messico, anche se alcune zone costiere dipendono, quanto a reddito, dalla vendita dei prodotti ittici. Oltre che nelle acque groenlandesi, le principali zone di pesca si trovano al largo delle coste pacifica e atlantica settentrionali e al largo delle coste dell'Atlantico meridionale e del golfo del Messico. Grandi flottiglie per la pesca del tonno hanno le loro basi nei porti della California meridionale e del Messico occidentale.

Industria mineraria

L'estrazione di minerali è un'attività di importanza economica fondamentale per gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. Gli USA sono stati per molti anni uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, il Canada lo è stato alla fine degli anni Quaranta e il Messico lo è divenuto nei tardi anni Settanta. Gli Stati Uniti sono al secondo posto fra i produttori mondiali di gas naturale e sono anche ai primi posti nell'estrazione del carbone, che viene ricavato in particolare dai vasti bacini appalachiani. Il ferro è stato a lungo uno dei prodotti principali sia degli Stati Uniti sia del Canada, proveniente soprattutto dai giacimenti all'estremità occidentale del lago Superiore. Più recentemente, quantità sempre maggiori di ferro sono state prodotte nella zona di confine fra Québec e Labrador, nel Canada orientale. Altri minerali scoperti in notevoli quantità nell'America settentrionale sono rame, argento, piombo, zinco, nichel, zolfo, amianto, uranio, fosfati e potassio.

Industria

L'industria è stata, sin dalle origini, il settore trainante dell'economia nordamericana, benché decisivi siano stati gli apporti delle attività primarie, sia di quelle minerarie, sia dell'agricoltura e dell'allevamento. L'industria è nata quasi contemporaneamente a quella europea – cioè nel secolo scorso – e ha avuto le sue zone d'origine là dove vi erano giacimenti minerari (carbone soprattutto). In queste stesse zone si è sviluppato un urbanesimo gigantesco, che fece da supporto alla crescita industriale. E ancora oggi è in vicinanza delle grandi metropoli poste lungo la costa atlantica degli Stati Uniti e intorno ai Grandi Laghi che si trovano le principali concentrazioni industriali dell'America settentrionale: da Boston a Pittsburgh a Detroit, a Chicago, ecc. Però a partire dagli anni Cinquanta l'attività industriale si è espansa notevolmente anche in altre parti del continente, in particolare nella California e nel sud-est degli Stati Uniti. I prodotti sono estremamente diversificati, ma particolare rilievo hanno quelli metallurgici, i macchinari, gli apparecchi elettronici e aerospaziali, i veicoli a motore, i prodotti chimici e quelli tessili, l'abbigliamento, la carta e la stampa, i prodotti alimentari dell'industria conserviera che, sin dal secolo scorso, ha avuto a Chicago la sua capitale. In Canada, dove è importante il settore estrattivo, non mancano le industrie manifatturiere, concentrate prevalentemente tra il lago Ontario e il San Lorenzo.

Superato verso sud il confine messicano il fenomeno industriale si attenua, non tanto per mancanza di risorse di base, quanto piuttosto per carenza di spirito imprenditoriale. Tuttavia, oggi, anche per influsso dell'economia statunitense, neppure in Messico mancano le industrie. Esse producono un'ampia gamma di beni, fra i quali spiccano prodotti chimici, abbigliamento, alimentari, veicoli a motore e componenti, materiali da costruzione, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Città del Messico è di gran lunga il maggior centro industriale messicano, ma in parecchie altre città, quali Guadalajara e Monterrey, esistono importanti concentrazioni di fabbriche.

Energia

L'America settentrionale consuma immense quantità di energia. Il Canada è molto più dipendente dall'energia idroelettrica di quanto lo siano Stati Uniti e Messico, ma utilizza anche massicciamente petrolio e gas naturale. L'enorme consumo di energia richiede l'importazione di grandi quantità di petrolio e gas naturale a sostegno della pur notevole produzione interna di carbone, petrolio, gas naturale ed energia idroelettrica e nucleare. La produzione energetica messicana si è espansa ragguardevolmente negli anni Settanta e Ottanta, grazie alle scoperte di ricche riserve interne di petrolio e gas naturale.

Trasporti

La rete dei trasporti nell'America settentrionale è estremamente sviluppata in special modo negli Stati Uniti e nella fascia canadese con essi confinante. La rete ferroviaria ha i suoi assi principali nei collegamenti fra la costa atlantica e quella del Pacifico, realizzati ancora nel secolo scorso, nei tempi mitici della conquista dell'Ovest. Con il grande sviluppo avuto dall'automobile si è poi venuto costituendo un sistema stradale imponente che si è arricchito, soprattutto a partire dal 1950, di una rete di autostrade interstatali.

Importante è anche la rete delle vie d'acqua interne, che sin dall'inizio della colonizzazione si è basata sul Mississippi e sui Grandi Laghi, collegati oggi con il San Lorenzo (St. Lawrence Seawag) da un lato, con il Mississippi-Missouri dall'altro. Fitta è la rete dei collegamenti aerei, privilegiati dalle grandi distanze e insostituibili soprattutto lungo le direttrici che portano nel Nord del Canada e dell'Alaska.

Commercio

Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale sia del Canada sia del Messico, che a loro volta lo sono degli USA, in modo significativo seppur non dominante. L'Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA), che è entrato in vigore il 1° gennaio 1994, definiva l'eliminazione delle barriere commerciali fra le tre nazioni nei successivi quindici anni. Nel 1993 i paesi del NAFTA avevano congiuntamente una popolazione di oltre 360 milioni e un prodotto interno lordo complessivo di 7 trilioni di dollari statunitensi. Il NAFTA costituisce una delle due maggiori aree commerciali del pianeta. L'organizzazione prevede l'aggregazione di altri paesi della regione.

L'esportazione degli Stati Uniti consiste principalmente di macchinari, veicoli a motore, derrate alimentari, prodotti chimici, e aerei. Il Canada esporta soprattutto veicoli a motore, minerali metalliferi e prodotti metallurgici, prodotti chimici, legname e derivati, prodotti agricoli (frumento), mentre le principali esportazioni messicane sono costituite da petrolio grezzo, caffè e minerali metalliferi. Alla fine degli anni Ottanta il valore delle esportazioni canadesi superava quello delle importazioni, mentre Stati Uniti e Messico spendono molto di più per le importazioni di quanto guadagnino con le esportazioni. Gli Stati Uniti si collocano fra i primi paesi del mondo in termini di valore globale delle importazioni e delle esportazioni.

Storia

Secondo le testimonianze archeologiche, i primi insediamenti umani nell'America settentrionale risalgono al periodo pleistocenico del Quaternario, vale a dire al 50.000 a.C. ca. Si ritiene che popoli appartenenti all'etnia mongolica siano migrati verso il continente dall'Asia attraverso un istmo situato dove oggi si trova lo stretto di Bering. Da queste fase iniziale, gli insediamenti umani si diffusero lentamente a sud e a est. I primi abitanti dell'età della Pietra, che vivevano di caccia e raccolta, facevano uso di utensili non dissimili da quelli del Sud-Est asiatico a noi noti. A questo popolo appartenevano gli antenati degli indiani d'America del nord, i quali svilupparono culture complesse e popolavano il continente all'epoca in cui giunsero i primi europei.

La Groenlandia fu la prima regione dell'emisfero occidentale raggiunta dagli europei. Secondo le saghe islandesi, la fascia costiera della Groenlandia fu esplorata per la prima volta e popolata da Eric il Rosso e dai suoi uomini, benché piccoli gruppi di monaci irlandesi probabilmente li avessero preceduti di un secolo. In seguito Leif Ericson, figlio di Eric il Rosso, compì un viaggio in una terra chiamata Vinland, che si trovava – così si pensa – fra il Labrador e il New England. Il racconto venne parzialmente confermato dalla scoperta, nel 1963, di un insediamento di tipo vichingo presso L'Anse-aux-Meadows, vicino alla punta settentrionale dell'isola di Terranova. Le rovine risalgono all'anno 1000 ca.

L'epoca delle esplorazioni

 

 

Una serie di esplorazioni europee nell'America settentrionale ebbero inizio con il viaggio compiuto nel 1492 da Cristoforo Colombo. Le sue tre caravelle salparono da Palos (Andalusia) il 3 agosto e il 12 ottobre toccarono terra nelle Bahamas (probabilmente a San Salvador o a Samana Cay). Prima di far ritorno in Europa, Colombo sbarcò anche a Cuba e a Hispaniola: qui egli costituì il primo insediamento spagnolo nelle Americhe. Colombo fece altri tre viaggi fra il 1493 e il 1502. Vedi anche America centrale.

Nel 1497 un navigatore italiano al servizio degli inglesi, Giovanni Caboto, sbarcò a capo Breton Island; nel 1498 navigò anche lungo le coste di Labrador, Terranova e New England e, forse, si spinse a sud fino a Delaware Bay. Il navigatore portoghese Gaspar Corte-Reál compì un viaggio nel 1500 fino alla costa nordamericana, fra il Labrador e la parte sudorientale di Terranova. Nel 1513 Juan Ponce de León, il governatore spagnolo di Puerto Rico, sbarcò in Florida. Quattro anni dopo il soldato spagnolo Francisco Fernández de Córdoba esplorò lo Yucatán e nel 1518 Juan de Grijalva, nipote di Diego Velázquez, esplorò la costa orientale del Messico, da lui chiamato Nuova Spagna. Negli anni successivi Hernán Cortés invase il Messico e lo conquistò nel giro di due anni.

Conquiste spagnole

 

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La conquista spagnola della parte meridionale del subcontinente venne facilitata, oltre che dalla superiorità in fatto di armi degli invasori, dalla discordia prevalente fra i popoli nativi della regione. Particolarmente violenti erano i disordini all'interno del potente impero azteco, che cadde nelle mani di Cortés nel 1521. Anche i Maya, l'altro grande popolo messicano che viveva soprattutto nella penisola dello Yucatán, erano divisi e incapaci di offrire un'efficace resistenza contro gli spagnoli. Benché decine di migliaia di nativi del Messico e dell'America centrale fossero stati sterminati durante la conquista e il dominio spagnoli, gli aztechi, i maya e altri popoli sopravvissero e si moltiplicarono. I loro discendenti costituiscono la maggioranza della popolazione attuale di queste regioni.

Cortés giunse nella regione della penisola di California nel 1536. Fra gli altri comandanti delle spedizioni esplorative della prima metà del secolo XVI si ricordano Pánfilo de Narváez e Alvaro Núñez Cabeza de Vaca, i quali esplorarono parte della Florida, le coste settentrionali e orientali del golfo del Messico e parte del Messico settentrionale fra il 1528 e il 1536; Hernando de Soto, che raggiunse e attraversò il fiume Mississippi nel 1541; Francisco Vázquez de Coronado che, dal 1540 al 1542, esplorò ampie zone della parte sudoccidentale degli attuali Stati Uniti. St Augustine, in Florida, fondata nel 1565 dall'esploratore spagnolo Pedro Menéndez de Avilés, è il più antico insediamento permanente europeo degli odierni USA.

Fino al 1600 gli spagnoli avevano sottomesso i popoli nativi di gran parte delle isole delle Indie Occidentali, la penisola di Florida e il Messico meridionale (Nuova Spagna). Dopo aver consolidato il controllo sulla Nuova Spagna, si spinsero pian piano verso nord, completando la conquista del Messico e prendendo il sopravvento in estese regioni del sud degli attuali Stati Uniti. La politica coloniale spagnola nell'America settentrionale fu identica sotto tutti gli aspetti a quella adottata nell'America meridionale: fu, cioè, una politica di spietato sfruttamento economico. Considerando le colonie quali mere fonti di ricchezza, i dominatori imposero tasse opprimenti e mantennero il monopolio del commercio coloniale, impedendo anche gli scambi fra le colonie.

La colonizzazione francese e inglese

 

 

 

Mentre la Spagna consolidava la posizione nel sud e nel centro del continente, Francia e Inghilterra esploravano e colonizzavano i territori dal Canada verso sud. Nel 1524 il navigatore fiorentino Giovanni da Verrazzano, al servizio della Francia, seguì la costa da Cape Fear verso settentrione, fino a un punto solitamente identificato con capo Breton. Nel corso del viaggio esplorò le odierne baie di Narragansett e New York. L'esploratore francese Jacques Cartier compì tre viaggi fra il 1534 e il 1542 in una zona comprendente il golfo di San Lorenzo e il fiume omonimo, oltre agli insediamenti di nativi che in seguito sarebbero divenuti i siti di Montreal e Québec. La Francia, sulla base di questi viaggi, rivendicava quasi tutta la parte settentrionale del continente e, a cominciare dal 1599, istituì stazioni per il commercio delle pellicce lungo il fiume San Lorenzo. Da allora iniziarono ad arrivare nella regione del San Lorenzo numerosi gesuiti, che cercarono di convertire i nativi americani alla fede cattolica, e diversi esploratori francesi scoprirono e rivendicarono alla Francia nuove regioni del continente. Samuel de Champlain scoprì il Québec nel 1608 ed esplorò la zona settentrionale dell'odierna New York; il gesuita Jacques Marquette e l'esploratore Louis Jolliet nel 1673 percorsero insieme il corso superiore del Mississippi verso sud, fino all'odierno Arkansas. Nel 1682 Robert de La Salle e il suo compagno, Henri de Tonty, navigarono lungo il Mississippi dalla confluenza con il fiume Ohio al golfo del Messico e rivendicarono tutto il territorio bagnato dal fiume a Luigi XIV, re di Francia, chiamandolo Louisiana.

La corona inglese avanzava rivendicazioni sul continente nordamericano in forza del viaggio di Caboto (1497-98), ma per quasi un secolo non compì alcun tentativo di colonizzazione. Le prime colonie nell'America settentrionale furono fondate nel 1583 vicino all'attuale città di St John's, a Terranova, dal navigatore Humphrey Gilbert, ma i coloni fecero ritorno in patria lo stesso anno. Per due volte, nel 1585 e nel 1587, Walter Raleigh tentò di fondare una colonia sull'isola Roanoke, nell'odierna North Carolina, ma quando i marinai inglesi ripassarono da Roanoke, nel 1590, non trovarono traccia dei coloni (Croatan). La prima colonia britannica permanente sul continente fu Jamestown, fondata in Virginia nel 1607. Plymouth fu fondata nel 1620 sulle coste della baia di Cape Cod, e la colonia di Massachusetts Bay fu fondata fra il 1628 e il 1630. Dopo il 1630 gli inglesi colonizzarono sistematicamente l'intero litorale atlantico tra la francese Acadia e la spagnola Florida. Nel 1664 acquisirono la colonia olandese di Nuova Amsterdam, fondata nel 1624, cui diedero il nome di New York. Le colonie inglesi crebbero rapidamente in popolazione e prosperità.

Alla fine del XVII secolo la maggior parte del continente, dal Canada al golfo del Messico, era occupata dall'Inghilterra e dalla Francia. Le colonie francesi erano sparse sul territorio: gli insediamenti principali si concentravano in Canada e vicino alla foce del Mississippi, e una serie di stazioni commerciali e militari lungo i fiumi Ohio e Mississippi collegava le due aree. I possedimenti inglesi consistevano di dodici colonie che si estendevano lungo la costa atlantica. Una tredicesima colonia, la Georgia, fu istituita nel 1733.

 

Guerra e rivoluzione

 

In conseguenza dell'espansione verso ovest, oltre i monti Allegheny, gli inglesi entrarono in conflitto con i francesi nella valle dell'Ohio. Nel 1689 le due potenze cominciarono una lotta senza quartiere per la supremazia militare e coloniale. Nell'America settentrionale il conflitto attraversò quattro fasi successive: la guerra di re Guglielmo, che durò dal 1689 al 1697; la guerra della regina Anna, dal 1702 al 1713; la guerra di re Giorgio, dal 1744 al 1748; la guerra anglo-francese, dal 1754 al 1763. I rovesci subiti nella guerra franco-indiana e nel contemporaneo conflitto europeo, cioè la guerra dei Sette anni (1756-1763), costrinsero la Francia a capitolare: con il trattato di Parigi del 1763 essa fu obbligata a cedere alla Gran Bretagna i suoi possedimenti canadesi e la Louisiana a est del Mississippi. La Francia aveva precedentemente ceduto alla Spagna, sua alleata, New Orleans e tutti i territori a ovest del Mississippi.

L'evento che dominò i due decenni dal 1763 al 1783 fu il conflitto economico, politico e militare che oppose la Gran Bretagna e le sue tredici colonie situate lungo la costa atlantica a sud del Canada. Chiamato in generale guerra d'Indipendenza americana (1776-1783), o rivoluzione americana, il conflitto portò alla costituzione degli Stati Uniti d'America. Il successo delle tredici colonie nel processo di liberazione dalla madrepatria ebbe presto ripercussioni fra le colonie spagnole nelle Americhe. Traendo ispirazione da quella vittoria e anche dall'esito della Rivoluzione francese, e approfittando del coinvolgimento della Spagna nelle guerre napoleoniche (1799-1815), nel 1810 le colonie spagnole nelle Americhe cominciarono a lottare per l'indipendenza. Il Messico insorse contro la Spagna quello stesso anno, ma non riuscì a ottenere l'indipendenza fino al 1821. Negli ultimi anni del XIX secolo e nei primi del XX, anche il Canada riuscì a ottenere dalla Gran Bretagna un completo autogoverno.

Espansione degli Stati Uniti

 

Ulteriori sviluppi caratterizzano la storia dell'America settentrionale nei secoli XIX e XX. Nell'Ottocento si assistette a una crescita d'importanza degli Stati Uniti, cui si accompagnarono un rapidissimo aumento della popolazione e della ricchezza nazionale e un ulteriore ampliamento territoriale. Le ex colonie trovarono poi la soluzione di molti dei loro problemi economici e politici interni, in particolare quelli della schiavitù e dell'unità nazionale; si verificò, infine, il loro emergere quale potenza mondiale.

L'espansione territoriale statunitense fu contraddistinta dall'aspra guerra contro i nativi che resistevano all'invasione dei "bianchi" nei loro territori. Fra il 1832, anno in cui il capo sauk Falco Nero iniziò una guerra in difesa dei territori tribali a est del Mississippi, e il 1877, anno in cui la tribù dei nez percés (nasi forati) dell'Oregon fu sgominata, i nativi americani delle Grandi Pianure, del sud-ovest e delle Montagne Rocciose si opposero a quasi ogni importante movimento europeo verso ovest. Gran parte dell'opposizione armata ebbe origine fra i sioux e raggiunse il culmine nella battaglia di Little Bighorn, combattuta nell'odierno Montana il 25 giugno 1876. In questa battaglia un'alleanza formata da sioux e cheyenne settentrionali, comandata da Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Gall, annientò un distaccamento del VII Cavalleggeri guidato dal colonnello George Armstrong Custer. Alcuni nativi americani, come Geronimo e gli apache, continuarono negli anni Ottanta la lotta armata.

Le guerre indiane ebbero termine con il massacro di Wounded Knee, nel South Dakota, il 29 dicembre 1890, quando 200 fra uomini disarmati, donne e bambini vennero massacrati dal VII Cavalleggeri. In ultima istanza, tuttavia, non furono solo le battaglie ad assoggettare i nativi americani, quanto l'assimilazione forzata e l'espropriazione delle terre. Sia negli Stati Uniti sia in Canada la maggior parte dei nativi americani continua a vivere nelle riserve. In molte di queste aree, che rappresentano una fusione scarsamente riuscita della civiltà nativa americana con quella dei bianchi, le condizioni economiche e sociali dei popoli nativi sono gravi.

Oltre alle acquisizioni di territori contigui nei secoli XIX e XX, gli Stati Uniti ottennero altre regioni dell'America settentrionale: l'Alaska, acquistata dalla Russia nel 1867 per sette milioni di dollari; Puerto Rico, ceduto dalla Spagna nel 1898 dopo la guerra ispano-americana; la zona del canale di Panamá, acquisita nel 1903 e ceduta a Panamá nel 1979; e le isole Vergini, acquistate dalla Danimarca nel 1917 per 25 milioni di dollari.

L'epoca dello sviluppo

Gli Stati Uniti assunsero un ruolo guida nel continente a cominciare dal 1823, con la dottrina Monroe, cioè la proclamazione, da parte del presidente James Monroe, secondo la quale gli Stati Uniti non avrebbero permesso agli europei il controllo di territori nelle Americhe oltre a quelli che già controllavano all'epoca. L'unico grave conflitto subcontinentale fu la guerra messicano-americana (1846-48), che terminò con la sconfitta del Messico e la cessione agli Stati Uniti di Texas, New Mexico e California.

Nel corso del XX secolo la tendenza all'amicizia reciproca fra le nazioni americane portò, nel 1910, all'istituzione dell'Unione panamericana. Quasi tutte le nazioni americane dichiararono guerra o ruppero le relazioni diplomatiche con gli imperi centrali nella prima guerra mondiale e con le potenze dell'Asse nella seconda guerra mondiale.

Una delle più importanti dimostrazioni di solidarietà tra le nazioni del subcontinente fu la Conferenza interamericana di difesa del 1947, che portò alla promulgazione del Trattato interamericano di assistenza reciproca – il trattato di Río – firmato da Stati Uniti, Messico e 17 paesi dell'America centrale e meridionale. Il trattato provvede alla composizione dei dissensi fra le nazioni americane, oltre che alla difesa comune contro le aggressioni nella regione, dal mare di Bering fino al Polo Sud. Nel 1948 si costituì l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) per dare attuazione al trattato di Rio e fungere da sistema di sicurezza collettivo.

Le relazioni fra Stati Uniti e Canada sono state particolarmente amichevoli e improntate alla cooperazione fin dalla conclusione della guerra guerra del 1812. Da allora non è mai più esistita alcuna installazione militare lungo i confini fra le due nazioni.

Il grave conflitto interno del Messico (1910-1920) e la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere di proprietà statunitense nel 1938 resero difficili le relazioni fra i due paesi durante la prima metà del secolo. Più recentemente, tuttavia, sono diventate decisamente più amichevoli, com'è evidenziato dalla firma, nel 1992, dell'Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA)

 

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America centrale

 

 

 Regione situata nell'emisfero occidentale, costituita da un lungo istmo che collega l'America settentrionale all'America meridionale; ha una superficie di circa 523.000 km2 e comprende i seguenti paesi: Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panamá. La popolazione è di circa 28,4 milioni di abitanti (stima del 1989).

 

Territorio

In termini strettamente geologici, l'America centrale è delimitata a nord dall'istmo di Tehuantepec, nel Messico meridionale, e a sud dallo spartiacque dei fiumi Atrato e Tuiria.

Dal punto di vista geologico, l'America centrale costituisce una delle zone più instabili della crosta terrestre e occupa il margine meridionale della placca caraibica (vedi Tettonica a zolle). A partire dal Miocene, circa 25 milioni di anni or sono, lo sprofondamento della crosta oceanica sotto questo margine determinò il sollevamento e l'emersione di parte della placca formando inizialmente una penisola e un arcipelago che, in epoche successive, si unirono in un istmo. Nello stesso periodo si verificarono violente eruzioni vulcaniche e fenomeni sismici che interessano tuttora la regione e che hanno creato un paesaggio costellato di coni maestosi, prodotti dalle eruzioni di ceneri e lava, e di magnifici laghi che si formarono nei crateri (calderas).

Il territorio dell'America centrale è in gran parte costituito da un'aspra regione montuosa caratterizzata dalla presenza di numerosi vulcani, in gran parte inattivi, alcuni dei quali superano i 4000 m di altitudine. Le uniche aree pianeggianti sono rappresentate da una stretta fascia lungo l'oceano Pacifico dalla quale i rilievi si innalzano bruscamente per digradare sul versante opposto nella più ampia pianura bagnata dal mar dei Caraibi. I due passi principali che collegano i versanti dei rilievi attraversano gli altipiani dell'America centrale e si trovano rispettivamente in Nicaragua (dalla foce del fiume San Juan al lago di Nicaragua) e a Panamá (lungo il corso del canale omonimo).

Idrografia

Il territorio dell'America centrale non presenta reti fluviali di rilievo: i maggiori corsi d'acqua sfociano nel mar dei Caraibi mentre il Pacifico riceve le acque di fiumi brevi e a regime torrentizio. In Guatemala scorre il Motagua, in Honduras l'Ulúa, l'Aguán, il Patuca e il Coco, che segna parte del confine con il Nicaragua; il Nicaragua è attraversato dal Río Grande, dal Río Escondido e dal San Juan che scorre lungo parte del confine con il Costa Rica. Di maggior rilievo sono i laghi tra i quali il Nicaragua e il Managua in Nicaragua, e il Gatún attraversato dal canale di Panamá che collega il mar dei Caraibi all'oceano Pacifico.

Clima

L'America centrale è compresa fra il Tropico del Cancro e l'Equatore. Si distinguono tre zone climatiche principali: le tierras calientes ("terre calde") che si estendono dal livello del mare a un'altitudine di circa 915 m e sono caratterizzate da un clima di tipo equatoriale con una media annua della temperatura di circa 24 °C e abbondanti precipitazioni; le tierras templadas ("terre temperate") che si estendono a un'altitudine compresa tra i 600 e i 1800 m e registrano una temperatura media annua compresa tra i 18 °C e i 24 °C; le tierras frías ("terre fredde") che si trovano a quote più elevate e presentano una media annua delle temperature inferiore ai 17 °C. Il regime delle precipitazioni è influenzato dagli alisei che soffiano da nord-est: lungo la costa caraibica e sui versanti orientali dei rilievi le piogge si verificano quindi con maggiore frequenza. La zona più piovosa è la costa di Mosquito, nel Nicaragua orientale: a San Juan del Norte la media annua delle precipitazioni è di circa 6300 mm. La relativa aridità del versante pacifico è spiegata dalla presenza di stabili masse d'aria fredda dovute alla corrente della California che, al pari della corrente del Perú, o di Humboldt, raffredda l'aria impedendo l'assorbimento del vapore acqueo necessario al verificarsi delle precipitazioni.

Flora e fauna

L'America centrale è ricca di vegetazione. Dominante è la foresta pluviale dove, a quote inferiori ai 1000 m, crescono rigogliose palme, felci, liane e epifite, grazie all'elevata piovosità e umidità della regione. Ad altitudini comprese tra i 1000 e i 1600 m crescono foreste di pini e querce analoghe a quelle degli altipiani messicani. Le regioni più elevate del Guatemala e del Costa Rica presentano una vegetazione erbacea mentre nelle zone non esposte agli alisei predominano tratti di boscaglia e di savana.

La fauna presenta affinità con quella sudamericana e comprende pecari e opossum oltre a giaguari, ocelot, jaguarondi (Felis yagouaroundi) e margay (Felis wiedii), appartenenti alla famiglia dei felidi, armadilli, formichieri e bradipi. Il puma, la volpe grigia e il coyote sono invece originari dell'America settentrionale, al pari del cervo. Il grande manato, che si ciba di piante acquatiche, sopravvive nelle isolate lagune delle regioni orientali; esso viene cacciato a scopo alimentare al pari di una specie di grande tartaruga marina (Chelonia mydas) e dell'iguana. Numerose sono le specie dei rettili, tra i quali il boa constrictor e una specie particolarmente velenosa, Lachesis muta. Pappagalli, quetzal (Pharomachrus mocinno) e tucani sono specie molto comuni nella regione. Varia è anche la fauna ittica, fra cui si segnala il pescecane del lago di Nicaragua.

 

Popolazione

Gran parte degli abitanti dell'America centrale vive nelle regioni dell'istmo affacciate sul Pacifico in insediamenti situati sia nelle pianure sia negli altipiani circostanti. Le pendici montane e la costa caraibiche, piovose e fitte di foreste, presentano insediamenti sparsi.

La grande maggioranza della popolazione è costituita da amerindi o meticci. Lungo la costa caraibica neri e mulatti (meticci che discendono da bianchi e neri africani) rappresentano le etnie prevalenti; circa la metà della popolazione del Belize è invece di origine africana. La maggioranza dei costaricani discende direttamente dagli spagnoli, mentre circa il 90% degli abitanti del Salvador e dell'Honduras è costituito da meticci discendenti da spagnoli e amerindi. Amerinda è inoltre circa la metà della popolazione del Guatemala, mentre meticci popolano soprattutto il Nicaragua e il Panamá, dove però è presente anche una consistente minoranza di neri.

La popolazione dell'America centrale si concentra in regioni a elevata densità demografica. La densità è superiore ai 385 abitanti per km2 in alcune aree della Meseta centrale in Costa Rica, mentre in vaste regioni dell'Honduras orientale e del Nicaragua è inferiore ai 4 abitanti per km2. Il tasso di incremento demografico è generalmente elevato; nel corso degli anni Ottanta il Nicaragua presentava un tasso di crescita annuo della popolazione del 2,9%, il Costa Rica del 2,3% e Panamá del 2,2%. Si stima che nel 2000 l'America centrale avrà 40 milioni di abitanti. Va inoltre segnalato il costante processo di urbanizzazione della popolazione centroamericana. All'inizio degli anni Novanta, circa il 40% degli abitanti del Salvador, del Guatemala e dell'Honduras viveva nelle città, al pari di oltre la metà degli abitanti del Nicaragua e di Panamá.

La lingua ufficiale di tutti i paesi dell'America centrale, eccetto il Belize dove si parla inglese, è lo spagnolo. Numerosi nativi degli altipiani fanno uso di idiomi locali pur parlando, in percentuali esigue, lo spagnolo. La religione maggiormente professata è il cattolicesimo.

Nonostante la presenza di numerose scuole, nei paesi centroamericani si registrano tassi di analfabetismo molto elevati soprattutto in Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua. La maggioranza della popolazione di età superiore ai 15 anni è alfabetizzata soltanto in Costa Rica e in Panamá.

Economia

Nei paesi dell'America centrale l'economia è relativamente arretrata e poggia principalmente sul settore agricolo. L'industria manifatturiera è in gran parte basata sulla trasformazione delle materie prime.

Agricoltura

L'attività economica prevalente è l'agricoltura. I principali prodotti commerciali quali caffè, banane, canna da zucchero, cacao, gomma e noci di cocco, provengono da estesi latifondi e sono perlopiù destinati all'esportazione negli Stati Uniti e in Europa. I prodotti alimentari per il consumo locale vengono forniti soprattutto da piccole proprietà agricole e sono in gran parte destinati al consumo familiare. Fra i prodotti alimentari di sussistenza si annoverano mais, fagioli, banane, manioca e riso. Nelle grandi aziende agricole situate nelle più aride regioni occidentali si alleva il bestiame.

Risorse forestali e pesca

Quasi la metà del territorio centroamericano è ricoperta da foreste. Nei primi anni della colonizzazione le attività degli europei in Belize si basavano sull'estrazione di tinture vegetali, mentre in seguito si provvide alla raccolta di legno di mogano, chicle e cedro ricavati dalle foreste della costa caraibica. Oggi l'attività forestale occupa un ruolo di modesta importanza nell'economia centroamericana e ha nel pino il suo prodotto più importante insieme ad alcuni legni duri quali il cedro, il mogano e il palissandro. Di relativa importanza è anche la pesca: i gamberi e le aragoste pescati al largo delle coste del Belize, del Salvador e di Panamá sono destinati al mercato delle esportazioni. Dalla metà degli anni Sessanta si è sviluppata a Panamá l'industria ittica.

Risorse minerarie

I primi coloni europei giunsero in America centrale attratti dalla possibilità di sfruttare le ricche risorse minerarie. In Honduras e negli altipiani del Nicaragua ci sono giacimenti d'oro e argento; l'Honduras possiede inoltre riserve di piombo, zinco, rame e minerali a basso contenuto di ferro, mentre al largo della costa pacifica nicaraguense sono stati rinvenuti giacimenti di gas naturale. In Guatemala ci sono cospicue miniere di nickel, nelle vicinanze di Izabal, e di petrolio, soprattutto nei pressi di Chinajá. In Costa Rica si trovano grandi quantità di bauxite nei dintorni di Boruca e il Panamá possiede ricchi giacimenti di rame. Nonostante le ingenti risorse, l'attività estrattiva è poco sviluppata: il Salvador, l'Honduras e il Nicaragua producono quantità limitate di argento, oro, piombo, rame e antimonio mentre il Guatemala esporta esigui quantitativi di petrolio grezzo.

Industria

Il settore industriale maggiormente sviluppato è quello della trasformazione delle materie prime: canna da zucchero, caffè, cotone e legname. Nelle principali aree urbane la necessità di ridurre il fabbisogno di prodotti finiti d'importazione ha portato inoltre allo sviluppo di industrie per la produzione di detersivi, pneumatici, carta e derivati, concimi e insetticidi. Gli stabilimenti sono tuttavia di modeste dimensioni e molto diffuse sono le piccole imprese. La grande industria trova un freno nella mancanza di fonti di approvvigionamento energetico oltre che di adeguate reti di comunicazione e di trasporto, e nelle esigue dimensioni dei mercati.

Comunicazioni e trasporti

La presenza di alte catene montuose costituisce un ostacolo fondamentale alle comunicazioni e ai trasporti via terra; l'unica arteria di superficie che collega tutti i paesi della regione è un tratto della Carretera Panamericana. In Guatemala, Costa Rica e Panamá esistono reti ferroviarie che collegano le coste caraibica e pacifica. La rete fluviale interna è navigabile solo in parte ma sono presenti numerosi e importanti porti marittimi quali Santo Tomás de Castilla e San José in Guatemala; Puerto Cortés in Honduras; Acajutla in Salvador; Corinto in Nicaragua; Limón in Costa Rica, e Bahía las Minas in Panamá. Efficienti sono i collegamenti aerei, soprattutto tra le maggiori città centroamericane.

Commercio

I paesi dell'America centrale effettuano scambi commerciali soprattutto con gli Stati Uniti; altri partner commerciali sono l'Europa occidentale, il Canada, il Messico e i paesi dell'America meridionale. I principali prodotti di importazione sono veicoli a motore, macchine agricole, apparecchi elettrici, prodotti tessili, alimentari, chimici e farmaceutici; i prodotti di esportazione comprendono banane, caffè, cacao, carne, cotone, mogano, balsa, pellame e gomma.

Dagli anni Sessanta furono incrementati gli scambi commerciali fra i paesi centroamericani. Il Mercato comune centro-americano (MCCA), istituito nel 1960, ha ridotto le barriere commerciali fra i paesi dell'area e fissato comuni tariffe doganali per l'esportazione di molti beni. Una delle istituzioni di detto organismo, la Banca Centroamericana per l'Integrazione Economica, finanzia tramite prestiti i progetti di sviluppo nella regione.

 

Storia

In epoca precolombiana nella regione fra il Messico e la Colombia vissero comunità molto popolose, la più importante delle quali fu quella costituita dai maya. La civiltà maya ebbe origine negli altipiani guatemaltechi prima del I millennio a.C. e giunse alla massima fioritura fra il 300 e il 900 d.C., dando vita a città-stato autonome situate negli odierni Guatemala settentrionale, Honduras, Belize e nella penisola messicana dello Yucatán. L'unità maya fu culturale più che politica e le realizzazioni artistiche e scientifiche di questa civiltà furono superiori a quelle coeve europee. Dopo il 900 iniziò a decadere e a cedere agli invasori toltechi provenienti dal Messico.

Al tempo le rimanenti regioni dell'istmo erano abitate da numerose popolazioni, di civiltà più arretrata, che commerciavano con le tribù sudamericane e nordamericane: l'America centrale dell'antichità rappresenta quindi, sotto il profilo archeologico, un ponte fra le Americhe. All'epoca della conquista spagnola la popolazione dell'istmo era di circa sei milioni di abitanti.

 

L'epoca coloniale

Nel 1502 Cristoforo Colombo navigò lungo le coste dal golfo di Honduras a Panamá. Le sue relazioni sulle grandi ricchezze dei paesi dell'istmo diedero impulso alla conquista spagnola, avviata dal figlio di Colombo, Diego, governatore di Hispaniola. Il carismatico viaggiatore Vasco Núñez de Balboa fondò nel 1510 la prima colonia veramente produttiva della Spagna a Darién e per primo raggiunse la costa dell'oceano Pacifico (1513). Il suo successore, Pedrarias Dávila, che fece uccidere Balboa nel 1517, ampliò i confini della colonia fondando la città di Panamá da dove partì alla conquista del Nicaragua e dell'Honduras. A consolidare il dominio spagnolo nell'istmo fu Pedro de Alvarado, fedele luogotenente del conquistatore del Messico, Hernán Cortés. I conquistatori sterminarono gran parte della popolazione locale che fu decimata anche dalle devastanti epidemie di vaiolo, peste, dissenteria e sifilide introdotte dagli europei. Gli spagnoli ridussero in schiavitù i sopravvissuti e instaurarono una società di tipo rurale. Le usanze e le tradizioni dei nativi sopravvissero ugualmente alla conquista, poiché la maggioranza degli spagnoli, in numero relativamente esiguo, rimase confinata nei centri abitati e nelle città.

Durante la colonizzazione spagnola l'America centrale fu suddivisa in due giurisdizioni. Il regno del Guatemala si estendeva dal Chiapas (corrispondente alla regione meridionale dell'odierno Messico) al Costa Rica e, pur facendo formalmente parte del vicereame della Nuova Spagna, godeva di relativa autonomia. La capitale, Antigua, divenne un centro di burocrati, di rappresentanti ecclesiastici e di un'élite di latifondisti e mercanti. Il resto dell'America centrale (corrispondente all'attuale Panamá), con la sua importante via di transito, fu unito alla Nuova Granada (l'odierna Colombia) a formare il viceregno del Perú.

Il declino della Spagna nel corso del secolo XVII favorì l'estendersi dell'autonomia dell'élite coloniale che, con la collaborazione di Chiesa e stato, dominava e opprimeva i lavoratori nativi e meticci. Nel secolo XVIII i re Borboni di Spagna cercarono di ridare vita all'impero avviando riforme che promuovessero nuove attività economiche, ma anche queste innovazioni minacciarono il tradizionale accordo fra l'élite latifondista e la burocrazia.

L'unione federale

L'élite creola del regno del Guatemala seguì l'esempio del Messico e troncò i rapporti con la Spagna nel 1821. La regione divenne in seguito parte dell'impero messicano di Agustín de Itúrbide, ma quando il governo conservatore di costui cadde nel 1823, i liberali presero il sopravvento, dichiararono l'indipendenza dal Messico e formarono le Province Unite dell'America centrale. Il Chiapas rimase al Messico mentre Panamá si fondeva con la Gran Colombia di Simón Bolívar.

Le Province Unite si avventurarono in un programma ambizioso ma irrealistico di riforma in senso repubblicano e di sviluppo economico, rifiutando l'eredità spagnola: il tentativo ebbe come conseguenza il diffondersi di un acceso regionalismo e di intrighi politici nell'ambito dell'élite che culminarono in una guerra civile. Nel 1834 i liberali trasferirono la capitale dal Guatemala a San Salvador, ma la loro politica si scontrò nuovamente con l'aspra opposizione e la ribellione della classe conservatrice e delle masse rurali. Dopo la conquista di Città del Guatemala da parte del capo guatemalteco Rafael Carrera nel 1838, la federazione iniziò a disgregarsi; il presidente federale, Francisco Morazán, rassegnò infine le dimissioni nel 1840. Sorsero allora le repubbliche indipendenti e conservatrici di Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica.

 

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Le repubbliche centroamericane

In questo periodo la Gran Bretagna aveva sostituito la Spagna nella veste di potenza coloniale dominante. L'insediamento britannico di Belize si era trasformato da centro di bucanieri dedito al commercio del legname (secolo XVII) nel principale scalo marittimo mercantile dell'America centrale. L'influenza britannica si estendeva lungo le coste caraibiche fino a Panamá, e nel 1862 il Belize divenne ufficialmente una colonia britannica (Honduras Britannico). Ma gli interessi degli Stati Uniti finirono per contrastare con quelli britannici dopo il 1849, poiché l'istmo offriva le vie più rapide verso le miniere aurifere della California. Il trattato Clayton-Bulwer del 1850 definì alcune questioni del conflitto anglo-americano, ma nel 1855 William Walker, un mercenario statunitense, guidò un'invasione in Nicaragua; due anni dopo fu allontanato da un esercito centroamericano forte dell'appoggio britannico. Nel frattempo il completamento della ferrovia di Panamá nel 1855 determinò lo spostamento dei traffici commerciali centroamericani dal Belize ai porti più accessibili della costa pacifica; da allora l'influenza britannica si affievolì.

Dopo il 1870 sorse una dittatura tollerante che, in nome dell'ordine e del progresso, promosse lo sviluppo delle piantagioni di caffè e ne fece il principale prodotto di esportazione della regione; a detrimento di un'agricoltura più diversificata, assunse un notevole rilievo anche la coltivazione della banana, perlopiù soggetta a interessi stranieri. Dopo il 1900 la società statunitense United Fruit era divenuta il pilastro dell'economia centroamericana. La società diede impulso allo sviluppo delle ferrovie e dei cantieri navali, coltivando anche altri interessi secondari e scontrandosi spesso con il malcontento della popolazione locale. Gli Stati Uniti divennero la potenza dominante nell'istmo, a cominciare dalla proclamazione di indipendenza di Panamá nel 1903. Il governo statunitense partecipò alla costituzione della Corte di Giustizia centroamericana, ma l'occupazione del Nicaragua dal 1912 al 1933 ne minò l'efficacia.

L'espansione economica nel XX secolo determinò il nascere di nuove classi medie che iniziarono a mettere in discussione il dominio ininterrotto delle élites tradizionali. A cominciare dal Costa Rica, alla metà del secolo iniziarono a operare in ogni paese partiti riformisti e rivoluzionari. Negli anni Sessanta il Mercato comune centroamericano fornì una base per la cooperazione e gli scambi interstatali, ma l'integrazione economica non ebbe un rapido sviluppo. Negli anni Ottanta i paesi dell'America centrale conobbero numerosi governi che attuarono sempre nuove politiche economiche e dovettero affrontare problemi di diffusa povertà, di violenza paramilitare e di guerriglia insurrezionale. Di qualche utilità si rivelarono i tentativi compiuti dal presidente costaricano Oscar Arias Sánchez alla fine degli anni Ottanta per instaurare la pace e la stabilità tramite la cooperazione regionale. Le ostilità diminuirono e i nuovi governi di Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panamá sono in parte riusciti a dare impulso alla crescita economica dell'area.

 

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America

Geografia. [sec. XVI; dal nome di Amerigo Vespucci]. Parte del mondo formata da due masse continentali unite fra loro mediante una lunga e stretta regione istmica che, con i festoni insulari delle Antille, costituisce l'A. Centrale. Nella lingua com., oltre che l'intero continente, il termine designa specificamente gli Stati Uniti d'America. In senso fig., terra mitica e piena di ricchezze favolose: trovare l'A., fare pronta e grossa fortuna. Iron.: scoprire l'A., una cosa nota a tutti.L'A. rappresenta meno di un terzo delle terre emerse e ca. la metà del Continente Antico; ospita poco più di 687 milioni di ab., cioè un settimo della popolazione mondiale, ma negli ultimi trecento anni la sua popolazione è aumentata di quasi 53 volte, mentre l'umanità si è moltiplicata per meno di 10 volte. Ciò che contraddistingue l'A. a uno sguardo generale è la grande varietà dei suoi ambienti, la dimensione poderosa della sua geografia. A ciò contribuisce la particolare configurazione in quanto, diversamente dagli altri continenti, l'A. si sviluppa quasi su un intero arco terrestre, si estende cioè dall'una all'altra parte delle due regioni polari. La denominazione "America" si applica globalmente all'intero continente e ciò perché in origine e per lungo tempo essa fu considerata una terra a sé, unitaria, esclusivamente un "nuovo mondo". In effetti A. Settentrionale e A. Meridionale ripetono certi motivi strutturali, rintracciabili nel contorno espanso a N che si assottiglia verso S, nella presenza di bassopiani al centro, di massicci antichi sul lato orient., di sistemi montuosi giovani nella sezione volta al Pacifico, tutti motivi cioè che rivelano una vicenda geologica comune, anche se molto dissimili sono gli ambienti naturali delle due parti. Culturalmente invece si tratta di due mondi che hanno elaborato in modo diverso la civiltà europea introdotta in quelle terre nuove, generalmente libere da vincoli e da tradizioni. Diversità che riflette non solo le varie condizioni dell'Europa all'epoca della graduale scoperta del continente, ma anche due atteggiamenti umani tipici dei popoli anglosassoni e latini. Queste due parti che hanno avuto sviluppi storici e culturali autonomi sono perciò considerate distintamente, così come distintamente è esaminata dal punto di vista fisico la sezione che le divide, l'A. Centrale (la cui trattazione riguarda per molti legami fisici anche il Messico), considerata invece dal punto di vista umano ed economico parte integrante dell'A. Meridionale. Caratteristica fondamentale dell'A. resta però il suo isolamento rispetto al Continente Antico che ne ha condizionato l'originalità degli sviluppi umani e culturali. Proprio per il suo isolamento, in A. la comparsa dell'uomo è avvenuta in tempi recenti: finora, infatti, non si hanno indizi che permettano di ammettere l'esistenza di una forma umana o umanoide autoctona. La storia geologica del continente americano indica che il minimo livello del mare, almeno per quel che riguarda la zona dello stretto di Bering, fu raggiunto (secondo alcuni studiosi) ca. 40.000 anni fa, durante l'oscillazione dell'ultima glaciazione americana che prende il nome di Wisconsin II. In rapporto a questo abbassamento del livello marino, si sarebbe formato, fra Siberia e Alaska, un ponte continentale di ca. 2000 km di larghezza. Poiché non esistono tracce di uomini fossili più antichi di questo periodo, oggi si è propensi ad ammettere che l'uomo sia penetrato in A. in ondate successive, fra 40.000 e 20.000 anni fa, proprio attraverso lo stretto di Bering e di lì si sia diffuso in tutta l'America. Di recente, si è fatta l'ipotesi di un popolamento anche attraverso il Pacifico merid., ma gli studi fatti in questo senso non hanno ancora comprovato tale eventualità.

 

Popolazione

La popolazione degli Stati Uniti è il risultato di un processo immigratorio imponente, il più grandioso della storia dell'uomo, avvenuto nel giro di un paio di secoli. Nella seconda metà del Settecento vi erano negli Stati Uniti soltanto 3,9 milioni di abitanti, divenuti 23,2 alla metà del secolo successivo. A partire da quella data le ondate immigratorie si fecero via via più massicce, sino a raggiungere cifre di 9-10 milioni nel corso di appena un decennio, come è accaduto nei primi del Novecento.

Oggi la popolazione, etnicamente composita come in nessun altro paese al mondo, ma dominata culturalmente dall'elemento anglosassone, è di 260.340.990 abitanti (1994). La sua distribuzione è molto ineguale. La parte più popolosa è la sezione orientale, dove si registrano densità medie superiori ai 150 abitanti per km2 (la densità media dell'intero paese è di appena 28 abitanti per km2), che si elevano alquanto nella regione occupata dalla cosiddetta Megalopoli atlantica, la corona di grandi città che si estendono tra Washington, DC e Boston.

La popolazione degli Stati Uniti è però caratterizzata, oggi come agli inizi del popolamento europeo, da una grande mobilità: negli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta, ad esempio, si sono avuti massicci spostamenti dagli stati del Nord-Est e del Centro-Nord verso gli stati del Sud e dell'Ovest, accompagnati da una sempre crescente diversificazione per quanto concerne la composizione etnica, la lingua e la religione. Durante il decennio 1980-1990 si è verificato un incremento di 22.164.068 unità che, nella misura di circa il 54%, ha interessato gli stati di California, Texas e Florida, dovuto sia a spostamenti interni sia al maggior incremento naturale della popolazione di questi stati, dove sono presenti forti comunità di origine ispanica.

Composizione etnica

La popolazione degli Stati Uniti ha una composizione etnica estremamente diversificata e tutt'altro che stabilizzata. Così, ad esempio, se il totale della popolazione è cresciuto del 9,8% tra il 1980 e il 1990, pari cioè ad un incremento medio di poco inferiore all'1%, la popolazione degli afroamericani è aumentata del 14,2%, dai 26,7 milioni del 1980 ai 30,5 milioni del 1990. Le persone di origine ispanica sono passate da 14,6 milioni a 22,4 milioni fra il 1980 e il 1990, con un incremento pari al 53%. La popolazione dei nativi americani, praticamente decimati nelle terre migliori e più appetite dagli europei, è oggi di appena 2,1 milioni, comprendendo però gli inuit (eschimesi) e gli aleuti, secondo il censimento del 1990. Esso dava pari a 7,5 milioni il numero degli abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico.

Sempre secondo il censimento del 1990, il gruppo maggiore (circa 58 milioni di americani) è di discendenza germanica, mentre 38,7 milioni hanno origini irlandesi e 32,7 milioni origini inglesi. Cospicuo è anche il numero degli abitanti di origine italiana e slava. La maggioranza bianca, durante gli anni Settanta e Ottanta, si è ridotta percentualmente sia per l'immigrazione proveniente dall'Asia, dall'America latina e da altre aree, sia per i tassi di crescita più elevati fra la popolazione di colore. In base a un censimento effettuato nel 1990 i bianchi costituiscono circa l'80% della popolazione statunitense, i neri il 12,3%, gli indiani d'America lo 0,8% e gli abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico il 3%.

Distribuzione geografica

All'inizio degli anni Novanta, le tendenze nella distribuzione geografica della popolazione statunitense continuavano a essere diversificate: la crescita demografica delle zone a Sud e a Ovest avveniva a spese degli stati delle regioni centrali del Nord e del Nord-Est. Nel 1990 la densità media della popolazione era di circa 28 unità per km2. I non bianchi e gli ispano-americani tendono a rimanere concentrati nelle medesime zone geografiche. Nel 1990, ad esempio, i neri costituivano più di un quinto della popolazione di sette stati, tutti nel Sud: Mississippi, South Carolina, Louisiana, Georgia, Alabama, Maryland e North Carolina. Circa il 46% dei nativi americani vivevano nell'Ovest e quasi tutti gli inuit e gli aleuti risiedevano in Alaska. Quasi la metà dei 7,3 milioni di abitanti provenienti dalle isole dell'Asia e del Pacifico erano in California e alle Hawaii, mentre il 65% dei 22,4 milioni di ispanoamericani vivevano in California, Texas, New York e Florida. I dati del censimento del 1980 mostravano nel precedente decennio un incremento della popolazione urbana di appena lo 0,1% dal 1970 al 1980, l'aumento decennale più esiguo in tutta la storia del paese.

Città

Le città principali sono, per importanza di funzioni e numero di abitanti, New York (che con l'intero aggregato intorno alla foce del fiume Hudson accoglie oltre 18 milioni di abitanti) e Chicago (8 milioni di abitanti); seguono nell'ordine le conurbazioni di Los Angeles (14,5 milioni) e San Francisco (6,2 milioni), che formano insieme la megalopoli della costa occidentale, ormai in competizione con quella atlantica. Molte altre città svolgono importanti funzioni regionali, spesso con precise specializzazioni dal punto di vista economico. Esistono ben diciassette città con più di 2 milioni di abitanti, una trentina con più di un milione, comprendendo i vasti insiemi periferici che si estendono intorno al cuore affaristico dominato dagli ambiziosi grattacieli delle banche e delle corporations. Nel 1993 gli abitanti delle città costituivano il 75% della popolazione, quelli delle campagne il 25%.

Lingua e religione

La lingua ufficiale degli Stati Uniti è l'inglese, parlato dalla grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, quasi 32 milioni di residenti parlano in famiglia una lingua diversa: circa il 54% di questi utilizza lo spagnolo, mentre altre lingue diffuse sono il cinese, il giapponese, il coreano, il vietnamita, l'arabo, l'italiano, il francese, il tedesco, il polacco, il greco, il portoghese e quelle parlate dai nativi americani.

Dalla colonizzazione fino al XIX secolo in ogni stato si assistette al fiorire di innumerevoli congregazioni e correnti religiose, tutte di ispirazione cristiana. Dopo l'adozione della Costituzione del 1788 si vennero allentando i legami tra i singoli stati e le loro particolari chiese. Durante la prima metà del XIX secolo la popolazione statunitense era in grande parte di religione protestante, mentre i cattolici e gli ebrei costituivano esigue minoranze. Il numero dei cattolici crebbe significativamente a partire dal 1820 con l'arrivo di molti immigrati dall'Irlanda; tra il 1845 e il 1855 questa emigrazione si fece più massiccia, a causa di una grave carestia che colpì il paese. Dopo il 1848, in seguito ai moti popolari soffocati da una violenta repressione, un gran numero di luterani emigrarono in America dalla Germania, mentre nella seconda metà del secolo la maggior parte degli immigrati proveniva dalle nazioni dell'Europa meridionale e orientale – Italia, Austria, Ungheria e Russia – ed era di religione cattolica o ebraica.

Fra gli sviluppi religiosi del XIX secolo vi fu la fondazione di alcune chiese locali, fra le quali la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno, alla quale appartengono i mormoni, la Chiesa avventista del Settimo Giorno e i Testimoni di Geova. Il gruppo religioso attualmente più numeroso negli Stati Uniti è quello cattolico romano, rappresentato da circa il 25% della popolazione totale. Fra i maggiori gruppi protestanti (56% della popolazione ) vi sono i battisti (19,4%), i metodisti (8%) e i presbiteriani (2,8%). La religione non cristiana numericamente più rilevante è quella ebraica (2%), seguita da quelle musulmana, buddhista e induista.

Istruzione e cultura

Nella maggior parte degli Stati Uniti l'analfabetismo è pressoché assente. Nel 1993, degli americani di età superiore ai 25 anni circa i quattro quinti avevano completato le scuole superiori: un risultato notevole se paragonato alla percentuale del 15% rilevata nel 1940.

Istruzione

Nel paese ci sono istituzioni scolastiche sia pubbliche sia private che garantiscono l'educazione a partire dall'asilo nido fino all'università. L'istruzione elementare e secondaria richiede dodici anni di scuola, al termine dei quali viene rilasciato un diploma. In teoria, la responsabilità della gestione dell'educazione pubblica è locale. In realtà, il controllo locale è stato in gran parte sostituito dalla legislazione statale che si occupa dei sistemi di finanziamento, delle linee-guida dei programmi e delle politiche scolastiche. Essendo di competenza dei singoli stati, esistono nel paese diversi sistemi di istruzione pubblica. A livello di istruzione elementare e secondaria, essa è finanziata da tre livelli istituzionali: locale, statale e federale. Poiché le tasse locali sono legate ai livelli di reddito delle singole zone, esiste una disparità nella qualità dei servizi educativi offerti: nelle zone più ricche le scuole hanno maggiori finanziamenti, mentre in quelle più povere accade il contrario.

I primi atenei furono fondati tra la metà del XVII e del XVIII secolo. Teologia, giurisprudenza e medicina erano le principali materie insegnate nelle università di Harvard, Yale, Princeton, alla Columbia University e al Dartmouth College. Un'importante svolta all'insegnamento universitario fu impressa nel 1862 dal presidente Abraham Lincoln, che finanziò l'istituzione di università destinate all'insegnamento di discipline di carattere pratico, quali le scienze agrarie e le arti industriali. L'atto promulgato da Lincoln (Morril Act) prevedeva l'accesso all'università indipendentemente dalle possibilità economiche della famiglia d'origine e incoraggiava la frequenza femminile. Fra le istituzioni universitarie create a partire dal Morril Act si ricordano la University of Arizona, la University of California a Berkeley, la Michigan State University e la University of Wisconsin.

Musica e teatro

La prima orchestra sinfonica americana, la Philharmonic Society of New York, fu fondata nel 1842, mentre le prime lezioni in un Conservatorio di musica si tennero all'Oberlin College nel 1865. Fra le maggiori orchestre sinfoniche attive negli Stati Uniti ricordiamo la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra, la Los Angeles e la New York Philharmonic. Oltre a queste orchestre dal grande organico, esistono numerosi piccoli ensemble che eseguono musica da camera, come il Julliard String Quartet e il Kronos Quartet, nati nelle università e un po' ovunque in tutto il paese.

Gli Stati Uniti possiedono inoltre importantissimi enti lirici, tra i quali il più famoso è certamente la Metropolitan Opera di New York, dislocati in tutte le maggiori città. Il New York City Ballet e l'American Ballet Theater, entrambi fondati negli anni Trenta, esercitano una notevole influenza creativa sulla danza contemporanea americana. Fra le altre importanti compagnie ricordiamo quelle di Merce Cunningham e Paul Taylor, il San Francisco Ballet, il Dance Theater of Harlem e l'Alvin Ailey American Dance Theater. Il teatro negli Stati Uniti ha visto un sempre crescente interesse da parte del pubblico a partire dalla metà degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. Le maggiori sale sono concentrate nelle grandi città (la via dei teatri più conosciuta al mondo è senza dubbio Broadway, a New York), ma compagnie di professionisti e di dilettanti sono attive in tutto il paese.

Per approfondimenti riguardanti la cultura del paese, vedi: Arte e architettura statunitense; Letteratura statunitense.

Musei

I principali musei statunitensi sono: il Museum of Modern Art di New York, il più vasto e accreditato museo d'arte moderna del mondo; lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington, DC, che ospita importanti collezioni d'arte moderna, e il San Francisco Museum of Modern Art. Altri importanti musei sono: il Metropolitan Museum of Art, il Guggenheim Museum e il Whitney Museum of American Art di New York, l'Art Institute di Chicago, il Museum of Fine Arts di Boston, il M.H. of Young Fine Arts Museum di San Francisco, il Philadelphia Museum of Art e, infine, il Museum of Fine Arts di Houston.

Gli Stati Uniti possiedono più di 7000 musei; fra i maggiori musei scientifici vi sono l'American Museum of Natural History di New York; la Smithsonian Institution a Washington, DC; il Field Museum of Natural History e il Museum of Science and Industry, entrambi a Chicago; l'Academy of Natural Sciences di Philadelphia; la Maryland Academy of Sciences di Baltimora e il Natural History Museum di Los Angeles.

Biblioteche

Nel 1992 gli Stati Uniti possedevano più di 31.850 biblioteche. Circa il 48% di esse erano pubbliche, mentre 4620 erano di proprietà di college o università. La principale è la Library of Congress a Washington, DC ma molto importanti sono anche le biblioteche municipali di città come New York, Los Angeles, Boston, Philadelphia, Baltimora, Portland (nell'Oregon) e quelle di grandi istituzioni accademiche come le università di Harvard, Stanford e Yale, la University of Michigan, la Columbia University, la University of California a Berkeley, e la University of Texas a Austin. Molte di queste biblioteche contengono collezioni di libri particolari e rari, come quelli raccolti dal centro Schomburg per le ricerche sulla cultura nera presso la New York Public Library; altre famose collezioni sono la Huntington Library a San Marino (California); la Pierpoint Morgan Library di New York e la Folger Shakespeare Library a Washington, DC.

Economia

Gli Stati Uniti sono la prima potenza industriale a livello mondiale dall'inizio del XX secolo. Fino alla seconda metà del XIX secolo l'economia del paese poggiava tradizionalmente sull'agricoltura; dopo la guerra di secessione, che vide lo scontro fra gli stati industriali del Nord e quelli agricoli del Sud, furono compiuti importanti progressi nella produzione di beni industriali di base; in seguito, con la prima guerra mondiale, i manufatti iniziarono a dominare le esportazioni più delle materie prime. Con lo sviluppo dell'industria, l'agricoltura divenne più meccanizzata ed efficiente, utilizzando sempre minor forza lavoro.

Dopo la seconda guerra mondiale si assistette allo sviluppo del settore dei servizi, come la pubblica amministrazione, le libere professioni, le attività commerciali e finanziarie. Oggi il settore dei servizi è il più rilevante dal punto di vista economico e impiega circa tre quarti della forza lavoro; l'industria ne impiega invece il 17% e l'agricoltura solo il 3%.

L'economia degli Stati Uniti sin dalle origini si è basata sulle libertà d'impresa, protetta dalle regole del capitalismo più avventuroso, più affrancato da vincoli d'ogni sorta; questo è stato ed è alla base della ideologia che permea l'intera vita americana, per la cui difesa gli Stati Uniti si sono impegnati in diverse guerre (in Europa, in Asia) che assicurassero al sistema americano, con la difesa dei valori morali, anche il mercato mondiale alle sue imprese. Ma esso ha subito nel corso del tempo alcune correzioni imposte dalla fragilità stessa di un sistema soggetto a ricorrenti crisi. Così, a partire dall'inizio degli anni Trenta, in seguito alla crisi del '29, il governo degli Stati Uniti ha avuto un ruolo protezionistico sempre più importante nell'economia, che il governo regolamenta in molti modi. Alcune disposizioni governative, ad esempio, sono state dettate dall'esigenza di tutelare i consumatori da prodotti non sicuri e i lavoratori da condizioni di lavoro non adeguate, mentre altre normative sono state adottate per la salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento.

Produzione nazionale

All'inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti erano la prima nazione al mondo per la produzione economica. Il prodotto nazionale lordo era superiore ai 7000 miliardi di dollari nel 1995. Con un prodotto pro capite, nello stesso anno, pari a 26.980 dollari, gli statunitensi godono di uno standard di vita tra i più elevati, anche se superato da alcuni paesi, come la Svizzera e il Giappone. Le attività del settore primario contribuiscono nella misura del 4% alla formazione del prodotto interno lordo annuale, il settore secondario nella misura del 23% e il terziario, di gran lunga il più redditizio, nella misura del 73%.

Agricoltura

Nonostante il settore agricolo contribuisca solo nella misura del 2% al prodotto interno lordo e impieghi meno del 3% della forza lavoro del paese, gli Stati Uniti sono ancora oggi il paese leader mondiale in molti settori della produzione agricola. Oltre a soddisfare il fabbisogno alimentare interno, i prodotti agricoli rappresentano una voce importantissima nel mercato delle esportazioni. Il valore annuale complessivo della produzione agricola è cresciuto da circa 55 miliardi di dollari nel 1970 a 187 miliardi nel 1992.

Scomparse le piccole aziende a conduzione familiare, l'attività è oggi praticata in grandi imprese meccanizzate che riforniscono sia i mercati urbani sia le aziende di trasformazione alimentare. Le colture praticate sono varie e distribuite in caratteristiche regioni (chiamate belts) specializzatesi in funzione delle condizioni ambientali e dell'organizzazione produttiva. Le maggiori sono quelle del grano, del mais (per l'allevamento suino e di mucche da latte), del tabacco, del cotone ecc. Le maggiori produzioni sono quelle di cereali (mais, frumento, avena e orzo), foraggio, patate e barbabietola da zucchero. Per più di un secolo e mezzo, la coltivazione del cotone è stata alla base dell'economia degli stati del Sud, soprattutto nelle regioni a est del Mississippi. Attualmente questo tipo di coltura viene praticata in modo estensivo ricorrendo a una meccanizzazione su larga scala. Il tabacco è prodotto soprattutto in North Carolina e nel Kentucky. Altri prodotti di rilievo sono arachidi (Georgia) e pomodori (Florida), oltre a pesche, mele (Washington), arance, uva (California), ananas (Hawaii).

Un voce di grande rilievo nell'economia del paese è inoltre rappresentata dall'allevamento, che alimenta una fiorente industria lattiero-casearia, soprattutto nella zona dei Grandi Laghi. Le estese pianure dell'Ovest offrono ideali terreni di pascoli per i bovini da carne, mentre nella sezione nordorientale delle pianure centrali particolarmente diffuso è l'allevamento di suini.

Silvicoltura

Le foreste coprono poco meno di un terzo della superficie degli Stati Uniti, ovvero 296 milioni di ettari. Dalle foreste si ricavano circa 425 milioni di metri cubi di legname ogni anno. Circa tre quarti della produzione sono costituiti da legno dolce, mentre i legni duri ne rappresentano solo un quarto. Circa il 50% del legname è destinato all'industria delle costruzioni (douglas e pino giallo) e ricavato soprattutto dalle foreste degli stati affacciati sul Pacifico; un terzo è utilizzato come pasta di legno nella manifattura della carta. Il rovere è il più diffuso dei legni duri. Le foreste del Sud forniscono circa un terzo del legname da costruzione, circa i tre quinti della pasta di legno e gran parte della trementina, della pece, della resina e del catrame di legno prodotti negli Stati Uniti. Nelle pianure costiere meridionali crescono innumerevoli varietà di pino. Alberi dal legno duro di grande interesse commerciale, come l'albero della gomma, il frassino e la quercia, crescono nelle zone pianeggianti lungo i fiumi del Sud, mentre noce americano, acero e rovere si trovano sugli Appalachi e in parte dell'area dei Grandi Laghi.

Pesca

Gli Stati Uniti sono al sesto posto nella classifica mondiale di pescato dopo la Russia, la Cina, il Giappone, il Perù e il Cile. L'Alaska è il primo stato sia per quantità sia per valore del pescato: fra le specie più redditizie vi sono il salmone e l'halibut. Altri stati che hanno buone risorse ittiche sono, in ordine di importanza economica, Massachusetts, Louisiana, Texas, Maine, California, Washington, Florida e Virginia. Il principale porto peschereccio si trova a New Bedford, in Massachusetts. Le acque costiere del New England sono ricche di aragoste, pettini, vongole, ostriche e merluzzi; nella baia di Chesapeake si pescano soprattutto granchi e, nel golfo del Messico, gamberetti. La maggior parte del pesce d'acqua dolce venduto sul mercato statunitense proviene da vivai. Le principali specie allevate sono il pesce gatto, la trota, il salmone, le ostriche e i gamberi d'acqua dolce.

Risorse minerarie

Gli Stati Uniti sono una fra le prime nazioni al mondo per il valore della produzione annua di minerali, concentrata principalmente in Texas, Louisiana, Alaska, Oklahoma e California. Lo sfruttamento minerario fornisce circa l'1,8% del prodotto interno lordo annuale e impiega circa lo 0,6% della popolazione attiva. I principali prodotti minerari sono i combustibili: in ordine di valore, il petrolio, il gas naturale e il carbone. Alla fine degli anni Ottanta gli Stati Uniti producevano il 24% di tutto il gas naturale del mondo, il 19% del carbone e il 13% del petrolio grezzo. Il petrolio rappresentava la metà del valore della produzione di carburanti e il 38% del valore di tutti i minerali estratti negli Stati Uniti. Il Texas, l'Alaska e la Louisiana, i tre principali stati produttori di petrolio, forniscono annualmente circa i due terzi del grezzo nazionale. I maggiori giacimenti di gas naturale si trovano in Texas e Louisiana, quelli di carbone nella regione degli Appalachi, nel Wyoming e nel Kentucky. L'energia nucleare è prodotta con l'uranio estratto in Texas, New Mexico e Wyoming.

Negli Stati Uniti si estraggono inoltre diversi minerali (metallici e non metallici), tra cui rame, oro, minerale di ferro, argilla, fosfati, calce, zinco, sale, oltre che materiali da costruzione e per la produzione di cemento, sabbia e ghiaia. Alla fine degli anni Ottanta, gli Stati Uniti producevano circa il 55% del molibdeno del mondo, il 51% della mica, il 40% del magnesio, il 30% del fosfato minerale, il 23% dell'alluminio, il 22% del piombo e il 20% dello zolfo elementare. La maggior parte del minerale di ferro proviene dal distretto del lago Superiore, in particolare dal Minnesota nordorientale, mentre il 60% circa del rame nazionale viene estratto in Arizona. Il fosfato minerale viene prodotto in grande quantità in Florida, North Carolina, Idaho e Tennessee. In Colorado, Arizona, Idaho e Montana, invece, si ha la più rilevante estrazione di molibdeno e in Missouri e Alaska di piombo e zinco. Più dei quattro quinti del carbonato di potassio vengono prodotti in New Mexico, mentre il Nevada, l'Idaho, l'Alaska e il Montana sono importanti fonti di argento e ancora il Nevada, con la California, lo Utah e il South Dakota sono i primi fra gli stati produttori d'oro.

Industria

Gli Stati Uniti sono leader mondiali per il valore della loro produzione industriale. Circa il 19% del prodotto interno lordo è ascrivibile a questo settore, nel quale è impegnato più di un sesto della popolazione attiva. Il valore totale delle esportazioni di prodotti industriali nel 1990 ammontava a circa 2870 miliardi di dollari. Sebbene l'industria continui a essere un settore cruciale per l'economia statunitense, la sua importanza è tuttavia diminuita a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Il cuore della produzione industriale statunitense è rappresentato dal Nord-Est e in particolare dagli stati di New York, Ohio, Illinois, Michigan e Pennsylvania, a cui si deve il 28% del profitto annuo dell'industria. Gli stati nei quali si è avuto un notevole sviluppo industriale sono, al sud, il Texas e, a ovest, la California che all'inizio degli anni Novanta deteneva il primato della produzione industriale del paese.

Le principali categorie di manufatti industriali, in base al loro valore commerciale, sono rappresentate da prodotti chimici, mezzi di trasporto, prodotti dell'industria alimentare, macchinari e attrezzature elettroniche. Nei primi anni Novanta tutti i macchinari industriali (motori, attrezzature per l'agricoltura, macchine per costruzione, impianti di refrigerazione, attrezzature per l'ufficio e computer) fornivano circa il 10% del profitto annuo creato dall'industria. La California è lo stato leader nella produzione di macchinari industriali, seguita da Illinois, Ohio e Michigan; quest'ultimo è leader dell'industria automobilistica, mentre la California lo è per i veicoli aerospaziali.

L'industria alimentare forniva, all'inizio degli anni Novanta, circa l'11% del fatturato industriale, mentre l'industria chimica (Texas e Louisiana) contribuiva per il 12%. In California sono presenti numerosi stabilimenti per la lavorazione dei prodotti agricoli, mentre l'Illinois e il Wisconsin sono ai primi posti nella produzione di carne e in quella lattiero-casearia. L'industria delle apparecchiature elettroniche comprende i settori della produzione di strumenti elettrici industriali, di elettrodomestici, di apparecchi radio e televisivi, di componenti elettronici e di dispositivi per la comunicazione. La California, l'Illinois, l'Indiana e il Massachusetts sono stati leader nella produzione di materiale elettronico, uno dei settori dell'industria statunitense che si sta sviluppando a ritmi rapidissimi. I minerali di ferro, estratti nel distretto del Lago Superiore, e quelli importati dal Canada e da altri paesi, insieme al carbone proveniente dai giacimenti appalachiani, sono alla base della grande industria del ferro e dell'acciaio, uno dei fondamenti storici del sistema industriale degli Stati Uniti.

Pennsylvania, Ohio, Illinois e Michigan sono gli stati che guidano la produzione di metalli di prima fusione. L'Ohio, che possiede una forte concentrazione di impianti per la lavorazione della gomma e dei pneumatici, è da molto tempo leader in questo settore. Le industrie grafiche ed editoriali sono molto diffuse e in tutto il paese vengono pubblicati numerosissimi giornali. In questo settore lo stato di New York, con la sua industria libraria, è al primo posto, ma anche la California, l'Illinois e la Pennsylvania ricoprono un ruolo importante. L'industria cartaria è importante soprattutto in quegli stati che possiedono considerevoli risorse forestali (in particolare legno di conifere) sfruttate per la produzione di carta: Wisconsin, Alabama, Georgia, gli stati di New York e di Washington, Maine e Pennsylvania. Gli altri principali settori industriali degli Stati Uniti sono quello tessile, dell'abbigliamento, degli strumenti di precisione, del legname, dei mobili, degli oggetti in cuoio e del tabacco.

Risorse energetiche

Il petrolio fornisce il 41% dell'energia consumata negli Stati Uniti e garantisce circa il 97% dell'energia usata nel settore nazionale dei trasporti. Il gas naturale è la risorsa che assicura circa il 24% dell'energia utilizzata a scopo domestico e industriale, mentre il carbone viene principalmente utilizzato per generare energia elettrica e per la produzione dell'acciaio. Le centrali idrolelettriche e nucleari contribuiscono alla produzione energetica nelle percentuali del 4% e dell'8%.

Nel 1947 la produzione di petrolio del paese divenne insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e oggi gli Stati Uniti sono costretti a importare il 12% del greggio necessario al consumo interno. Per quanto riguarda il carbone, gli ingenti giacimenti presenti nel paese consentono di esportare parte della produzione.

Trasporti

Lo sviluppo delle reti di comunicazione ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita degli Stati Uniti. Allo sviluppo dei collegamenti via terra, che prima del 1790 era rappresentato essenzialmente da strade non asfaltate, seguì nella prima metà del XIX secolo la creazione di numerosi canali per collegare tra loro i fiumi navigabili e i laghi negli Stati Uniti orientali, in particolare nella regione dei Grandi Laghi.

La prima ferrovia transcontinentale fu costruita tra il 1862 e il 1869 dalle compagnie Union Pacific e Central Pacific, che usufruirono a tale scopo di consistenti finanziamenti del governo federale. Le ferrovie transcontinentali furono i principali mezzi di trasporto usati dai coloni europei che popolarono l'Ovest alla fine del XIX secolo. Il sistema ferroviario fu incrementato fino al 1917, quando l'estensione della rete ferroviaria in funzione raggiunse il valore massimo di circa 407.165 km. Ulteriori sviluppi hanno interessato soprattutto la rete stradale, oggi maggiormente utilizzata per il trasporto sia di merci sia di passeggeri.

Il trasporto aereo iniziò a competere con gli altri mezzi dopo la prima guerra mondiale. Il servizio passeggeri ebbe un certo sviluppo nei tardi anni Venti, mentre il trasporto merci via aerea si affermò soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi il trasporto delle merci avviene principalmente per ferrovia e, in misura minore, per vie d'acqua. Il trasporto aereo è riservato ad articoli di alta priorità e valore. Per quanto riguarda il trasporto di passeggeri, circa l'81% del traffico avviene su automobili private, il 17% per via aerea, l'1,1% su autobus e lo 0,6% per ferrovia.

La rete dei trasporti si estende su tutto il paese, ma è molto più fitta nella parte orientale degli Stati Uniti, dove si trovano le maggiori concentrazioni urbane e industriali. All'inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti avevano circa 6,24 milioni di km di strade e autostrade. Le quattordici maggiori compagnie ferroviarie gestiscono il 76% del totale della rete ferroviaria, con 283.099 km di linee in funzione. Amtrak, un'azienda sovvenzionata a livello federale, gestisce quasi tutti i treni che collegano le maggiori città, trasportando più di 22 milioni di passeggeri l'anno (dati dei primi anni Novanta).

Gli Stati Uniti possiedono una marina mercantile relativamente ridotta. Il principale porto statunitense è quello di New Orleans, in Louisiana. Altri porti di rilievo, alcuni dei quali specializzati in traffici particolari, sono quelli di New York, Houston, Valdez Harbor in Alaska, Baton Rouge in Louisiana, Corpus Christi in Texas, Long Beach in California, Norfolk Harbor in Virginia, Tampa in Florida e Los Angeles. Le vie d'acqua interne sono rappresentate dal fiume Mississippi che, insieme ai suoi tributari, costituisce una rete importantissima per il traffico commerciale; dalla Saint Lawrence Seaway, l'estesa rete di canali di collegamento creata tra il San Lorenzo, i Grandi Laghi e l'oceano Atlantico; e, infine, dai canali costieri su cui si svolge il 17% dei trasporti.

Il sistema fluviale del Mississippi è lungo più di 24.140 km e fa capo al porto di Saint Louis, in Missouri. Il porto più importante dei Grandi Laghi è invece Duluth, in Wisconsin, dove convergono i traffici delle Grandi Pianure. L'Intracoastal Waterway è una trafficata rete di canali navigabili che si snoda per 1740 km lungo la costa atlantica e per 1770 km lungo quella del golfo del Messico.

Le compagnie aeree degli Stati Uniti trasportano ogni anno più di 460 milioni di passeggeri: si tratta in prevalenza di voli interni effettuati da viaggiatori americani. In totale esistono nel paese circa 5100 aeroporti pubblici e 12.400 privati; tra i più frequentati si ricordano l'aeroporto di Chicago-O'Hare, il William B. Hartsfield vicino ad Atlanta, il John F. Kennedy e il La Guardia di New York, l'aeroporto di San Francisco e quello di Los Angeles.

Flussi monetari e commercio

La valuta americana è il dollaro, diviso in 100 cents, il cui principale istituto di emissione è il Federal Reserve System, a cui fanno capo tutte le banche nazionali degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per quanto riguarda il commercio con l'estero, con un volume di scambi che all'inizio degli anni Novanta era superiore ai 979 miliardi di dollari. Il totale delle esportazioni di merci nel 1992 ammontava a 447 miliardi e le importazioni a 532 miliardi di dollari. A partire dalla metà degli anni Settanta, le gravose importazioni di petrolio dall'estero e di prodotti industriali dal Canada e dall'Asia (specialmente dal Giappone) hanno creato un disavanzo nella bilancia commerciale. Dal 1984 al 1990, il deficit annuo ha sempre superato i 100 miliardi di dollari. I principali prodotti di esportazione sono macchinari e mezzi di trasporto, che coprono il 40% del valore totale delle esportazioni, oltre a prodotti agricoli (10%), tessili, manufatti in ferro e acciaio, cibi trasformati e materie prime come il cotone, i metalli grezzi, i prodotti chimici e i carburanti. Il paese intrattiene rapporti commerciali massimamente con Canada, Giappone, Messico, Germania, Cina, Taiwan, Regno Unito e Corea del Sud.

Turismo

Nel 1991 gli Stati Uniti sono stati meta turistica di oltre 16 milioni di persone. Il settore rappresenta quindi una risorsa importante per l'economia del paese che ha sviluppato valide strutture ricettive in ogni stato. Il turismo negli Stati Uniti, facilitato dall'estesissima rete stradale e dall'efficienza dei trasporti, è attratto in particolare dalle metropoli di New York, Chicago, Los Angeles e San Francisco e dai numerosi luoghi di grande interesse paesaggistico quali i parchi e le riserve naturali.

 

 

 

Ordinamento dello stato

La legge suprema degli Stati Uniti è la Costituzione, redatta nel 1787 ed entrata in vigore nel 1789. I primi dieci emendamenti, che la modificarono parzialmente, furono adottati nel 1791: essi sancivano importanti diritti quali la libertà di opinione, di religione, di stampa, di associazione e di petizione. Altri 17 emendamenti furono apportati tra il 1795 e il 1992: essi prevedono, tra l'altro, l'abolizione della schiavitù, la tassazione sui redditi e il suffragio universale per tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni.

La costituzione è in vigore nei 50 stati dell'Unione (dotati anche di una propria costituzione), tutti repubblicani: ogni stato possiede poteri sulle questioni interne, ma fa capo alla federazione per quanto concerne gli affari esteri. Il capo dello stato è il presidente degli Stati Uniti e la sede del governo è a Washington, nel District of Columbia. La costituzione stabilisce tre distinti poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Ognuno dei tre ha facoltà sancite costituzionalmente che possono influire sul funzionamento degli altri due, in modo da ottenere un sistema di controllo reciproco noto come checks and balances: tutto ciò per evitare ogni forma di potere assoluto. Dall'adozione della costituzione il governo nazionale ha, con il passare del tempo, ampliato le proprie funzioni per quanto riguarda le questioni economiche e sociali e condivide con i singoli stati molteplici responsabilità.

Potere esecutivo

L'articolo II della costituzione prevede un presidente e un vicepresidente in carica per un periodo di quattro anni; essi vengono eletti da un collegio elettorale di secondo grado (cioè da persone elette a loro volta dal voto popolare) chiamato Electoral College e formato da un numero di elettori per ogni stato pari a quello dei suoi deputati e senatori. Il presidente riassume in sé la funzione di primo ministro e di capo dello stato e, contrariamente a quanto avviene in molte altre nazioni, è anche capo del suo partito politico. La costituzione stabilisce che il presidente sia anche il comandante in capo dell'esercito; il Congresso attua tuttavia un controllo sui poteri militari del presidente, ed è proprio al Congresso che spetta l'eventuale decisione di entrare in guerra. I poteri diplomatici del presidente comprendono: la negoziazione di trattati e la nomina di ambasciatori all'estero (decisioni da prendere con il consenso dei due terzi del Senato), l'accettazione degli ambasciatori stranieri e le intese per concertare azioni comuni con capi di stato esteri.

Per legge, il presidente deve preparare e presentare al Congresso un rapporto annuale sull'andamento degli affari pubblici. Tale relazione offre una panoramica finanziaria, economica e sociale della situazione a livello nazionale, permettendo al presidente di proporre le misure legislative che ritiene indispensabili, particolarmente a livello economico e militare. Il presidente è affiancato da consiglieri specializzati nei diversi settori, dall'amministrazione pubblica all'economia, dalla difesa alla scienza, e così via.

Alla Casa Bianca, sede degli uffici e residenza del presidente, hanno sede inoltre numerosi enti federali tra i quali il National Security Council (Consiglio per la sicurezza nazionale), la Central Intelligence Agency (Servizi segreti) e il Federal Bureau of Investigation (Servizi investigativi). Tutti i responsabili di questi servizi rispondono direttamente al presidente, non al Congresso. I segretari (paragonabili ai nostri ministri), responsabili dei singoli dipartimenti, sono 14: segretario di Stato, del Tesoro, della Difesa, della Giustizia, degli Interni, dell'Agricoltura, del Commercio, del Lavoro, della Sanità e dei Servizi Sociali, della Pubblica Istruzione, dell'Edilizia e Urbanistica, dei Trasporti, dell'Energia e dei Reduci.

Potere legislativo

Tutti i poteri legislativi sono esercitati dal Congresso degli Stati Uniti. Esso è composto da due camere: il Senato, eletto per un periodo di sei anni, e la Camera dei rappresentanti (House of Representatives), in carica per due anni. Ogni due anni vengono eletti tutti i membri della Camera dei rappresentanti e si rinnova un terzo dei mandati dei senatori. Il Senato consta di 100 membri, due per ogni stato, mentre la camera si compone di 435 rappresentanti, eletti dai diversi stati in base alla loro popolazione. Il Senato e la Camera dei rappresentanti vengono entrambi organizzati dal partito di maggioranza, che sceglie il presidente di ogni camera, il leader di maggioranza e i presidenti di ogni commissione. Quasi sempre, in passato, il partito che controllava la Casa Bianca non ha avuto il controllo delle due camere e questo ha spesso causato situazioni conflittuali fra governo e parlamento.

A differenza di altre democrazie parlamentari, non vi è negli Stati Uniti la possibilità per il presidente di indire nuove elezioni, neppure quando la maggioranza del Congresso respinge i suoi programmi. Il Congresso possiede estesi poteri nell'ambito degli affari interni, tra i quali la facoltà di imporre tasse, di richiedere prestiti, di coniare denaro e regolamentarne il costo, e di promulgare normative per il commercio fra gli stati. Inoltre concorre alla nomina e al controllo dei dipartimenti e degli enti dell'esecutivo; nomina le corti federali basse e ne determina la giurisdizione. Ha il potere di dichiarare guerra, arruola e mantiene le forze armate, stabilisce prezzi e regolamenta il commercio con l'estero.

Ogni camera del Congresso ha specifiche prerogative. Le misure fiscali devono essere varate dalla Camera dei rappresentanti, la quale è anche deputata a dare inizio a un'eventuale procedura di impeachment (messa in stato d'accusa) del presidente. Nel caso di incapacità o decesso del presidente e del vicepresidente, sarà il cosiddetto portavoce (speaker) di questa Camera a prendere il potere. Il Senato dà il proprio parere su trattati firmati dal presidente e li ratifica, come pure ha voce in capitolo nella nomina di alte cariche dell'esecutivo, ambasciatori, magistrati della Corte suprema e giudici federali. Il Senato ratifica ogni impeachment, in quanto sono necessari i due terzi dei suoi voti per condannare un presidente. Nella linea di successione della presidenza, il presidente pro tempore del Senato viene subito dopo lo speaker della Camera dei rappresentanti.

Potere giudiziario

Il sistema giudiziario federale comprende la Corte Suprema, istituita dalla costituzione, 12 corti di appello, 91 tribunali distrettuali e altre corti speciali. Le corti federali hanno due compiti costituzionali: anzitutto interpretano le leggi e le normative amministrative; in secondo luogo stabiliscono se qualsiasi legge approvata dal Congresso, o qualsiasi azione amministrativa dell'esecutivo nazionale o dei singoli stati, vìolino lo spirito della costituzione. I nove magistrati della Corte Suprema e gli altri giudici federali sono nominati dal presidente dietro suggerimento del Senato e con la sua approvazione. Tutti i giudici federali sono incaricati a vita e possono essere destituiti solo con una procedura di impeachment.

Amministrazioni statali e locali

La Costituzione degli Stati Uniti prevede un sistema federale: i singoli stati non possono avere relazioni con l'estero, firmare trattati, stringere alleanze o stabilire tariffe. Non possono neppure coniare valuta, imporre tasse sul commercio fra stati o fissare limiti alla circolazione di persone all'interno degli Stati Uniti. Possono però creare organismi sovrastatali che, una volta approvati dal Congresso, possono occuparsi di questioni quali: le risorse idriche, la navigazione, il controllo dell'inquinamento o lo sviluppo di porti. Il governo nazionale e gli stati sono strettamente legati in un sistema amministrativo di federalismo cooperativo. Gli stati amministrano infatti i fondi che il governo stanzia per singoli programmi (ad esempio per l'istruzione o per attività e opere di pubblico interesse), mantenendo standard operativi fissati dagli organismi federali. Le più importanti funzioni svolte dagli stati comprendono il controllo dei requisiti di idoneità dei votanti, l'organizzazione delle elezioni nazionali e statali, la supervisione delle amministrazioni delle municipalità e delle contee, la promozione e la regolamentazione del commercio, dell'industria e dell'agricoltura, come pure la manutenzione delle autostrade, delle prigioni e degli ospedali. Gli stati si occupano inoltre dell'istruzione superiore, sostenendo le istituzioni universitarie, mentre condividono con il governo nazionale la responsabilità dei servizi sociali, dell'assistenza sanitaria per gli indigenti e degli uffici di collocamento.

Quasi tutti gli stati sono suddivisi in contee, le quali hanno funzioni amministrative più o meno estese a seconda dello stato cui appartengono; nel 1992 complessivamente erano 3043. In zone ad alta densità di popolazione le contee sono a loro volta suddivise in municipalità, che includono città, cittadine e villaggi. Le municipalità generalmente si occupano dei servizi di base, fra i quali l'organizzazione di un corpo di polizia municipale, l'igiene pubblica e la sorveglianza antincendio. Le scuole elementari e secondarie vengono in genere dirette da comitati scolastici, che si affiancano al governo statale nella gestione finanziaria, nella supervisione dei programmi, come pure nell'assunzione e nel controllo degli insegnanti. Vedi anche le voci sui singoli stati americani.

Partiti politici

Negli ultimi anni, i maggiori partiti statunitensi sono stati due: il Partito democratico, fondato nel 1790, e il Partito repubblicano, fondato nel 1860. Gli altri partiti minori non hanno mai avuto un ruolo di rilievo e nessuno dei candidati da essi proposti è mai stato eletto presidente. All'interno del Partito democratico si sono delineati negli ultimi decenni due schieramenti: i democratici del Nord, più favorevoli a un maggior controllo statale sull'economia, a un supporto per le minoranze e a un'attenzione più accentuata alle questioni sociali; e quelli del Sud, più conservatori per quanto riguarda le problematiche legate al fisco, all'economia e agli affari sociali. I repubblicani sono invece più compatti per quanto riguarda l'impostazione della questione economica: sono favorevoli a una riduzione dei servizi sociali per pareggiare il bilancio al fine di contenere l'inflazione e alla diminuzione della pressione fiscale per favorire lo sviluppo industriale; anch'essi sono divisi al loro interno per quanto riguarda questioni sociali come l'aborto e i diritti civili.

Servizi sociali

Con il sostegno della federazione, i governi nazionali e statali provvedono ai servizi sociali per i cittadini. Con il Social Security Act del 1935, si è istituita una protezione per i lavoratori e le loro famiglie in caso di pensionamento, infortunio o morte. I sussidi sono finanziati tramite i contributi versati dal lavoratore stesso e dal datore di lavoro e sono indicizzati per mantenere la medesima capacità di acquisto contro gli effetti dell'inflazione. Il governo nazionale e gli stati concorrono a finanziare sussidi di disoccupazione. Esistono inoltre programmi per tutelare la salute degli anziani e delle persone indigenti (rispettivamente denominati Medicare e Medicaid). Gli Stati Uniti possiedono strutture e servizi sanitari di altissima qualità; il problema è che pochi vi possono accedere, per motivi economici: si stima che più di 30 milioni di cittadini americani non dispongano di un'assicurazione sanitaria privata e non abbiano neppure diritto a Medicare e Medicaid. Sussidi nazionali, statali e locali sono riservati ai non vedenti, ai disabili, ai più anziani e alle famiglie povere con figli a carico.

Difesa

Il presidente degli Stati Uniti è anche il comandante in capo delle forze armate. Gli ordini del presidente vengono diramati tramite l'ufficio del segretario alla Difesa ai vari comandi militari. I capi militari dell'esercito, della marina, dell'aviazione e dei Marines si riuniscono nel Joint Chiefs of Staff, comitato direttivo che consiglia il presidente e il Congresso sulle strategie militari, gli armamenti e sul livello degli stanziamenti economici necessari. Dal 1973, le forze armate statunitensi (con 1.705.000 militari in servizio attivo) sono interamente formate da uomini e donne volontari. Gli Stati Uniti hanno stretto accordi per la sicurezza nazionale e internazionale fra i quali la NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord) e l'ANZUS, che lega Australia e Stati Uniti.

Organizzazioni internazionali

Gli Stati Uniti sono membri delle Nazioni Unite e hanno un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Appartengono inoltre a numerosi enti delle Nazioni Unite, come l'Organizzazione internazionale del lavoro, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e il Fondo monetario internazionale (FMI). Va ricordato infine come gli Stati Uniti rivestano un ruolo fondamentale in numerose altre organizzazioni internazionali come l'Organizzazione degli stati americani e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

 

 

Gli Stati Uniti d' America

 

SUPERFICIE: 9.372.614 kmq               CAPITALE: Washington

POPOLAZIONE:276.218.000 ab.         MONETA: dollaro americano - $ -

DENSITA’: 29 ab./kmq                          FORMA DI GOVERNO: Repubblica Federale

 

AMBIENTE FISICO E CLIMATICO

-Gli Stati Uniti d’America (USA) si trovano nel continente dell’America Settentrionale. Confinano a Nord con il Canada, a Est con l’Oceano Atlantico, a Ovest con l’Oceano Pacifico e a Sud col Messico. Sono il 4° Paese più vasto del mondo dopo Russia, Canada e Cina. Sono formati da 50 Stati più un distretto federale (Distretto della capitale).  Le coste atlantiche sono pianeggianti, paludose e ricche di vegetazione tropicale, dove vi è la Pianura Costiera; a Ovest di questa vi sono i Monti Appalachi, non molto alti con vette arrotondate. Verso Ovest, si apre una sterminata pianura, coincidente in gran parte col bacino del Missisipi e dei suoi affluenti che occupa un terzo del territorio. Un altro terzo del Paese è occupato dai monti: verso la costa pacifica, le Montagne Rocciose sono altipiani maestosi, con ampi valichi, più alte a Sud; verso Ovest si trovano vasti altipiani ricchi di fiumi; ancora più verso la costa si trova la Sierra Nevada, e infine la Catena Costiera. I fiumi principali della costa pacifica sono il Colorado a sud, il Columbia vicino al confine canadese e lo Yukon nell’Alaska. A Sud, il confine con il Messico è segnato per un lungo tratto dal Rio Grande, che prende poi il nome messicano di Rio Bravo. Il confine con il Canada è segnato, a Est, dai Grandi Laghi, ovvero, da Ovest a Est, il Lago Superiore, il Michigan, l’Huron, l’Erie e l’Ontario.        

-Negli Stati Uniti il clima è ovunque temperato, a esclusione dell'Alaska, situata nella fascia climatica subartica. La sezione orientale del paese, esposta all'Atlantico, è soggetta a sud agli influssi subtropicali, che rendono gradevole il clima della Florida, a nord agli influssi continentali, come dimostra il clima severo di New York. La sezione occidentale è invece condizionata climaticamente dalle correnti oceaniche occidentali, che rendono umidi e piovosi i versanti montuosi rivolti al Pacifico a nord, mentre a sud, nella California, prevalgono gli influssi subtropicali che apparentano il clima locale a quello mediterraneo. Tutta la parte interna, invece, dalle Grandi Pianure sino alle catene costiere è poco piovosa e in certe aree addirittura desertica. Fenomeni meteorologici particolari dello Stato sono: le piogge torrenziali più frequenti nelle vicinanze del golfo del Messico; i tornado che si verificano nelle regioni centrali degli Stati Uniti, dove le masse d'aria provenienti dal Canada e dal golfo si scontrano violentemente; gli uragani che si sviluppano nella tarda stagione estiva e  si spostano verso gli stati sudorientali nella stagione autunnale; le abbondanti nevicate invernali negli Stati Uniti orientali sono causate dal rapido raffreddamento dell'aria del golfo, fenomeno che, nella regione dei Grandi Laghi, risulta amplificato dai venti continentali freddi provenienti da nord.

 

 

ECONOMIA

Gli Stati Uniti possiedono un potenziale di risorse enorme, un sottosuolo ricco di materie prime e sono il Paese più industrializzato del Mondo; a ciò si aggiunge un settore finanziario altrettanto potente e un terziario avanzatissimo.

AGRICOLTURA: L’agricoltura statunitense è la più ricca e la più sviluppata del mondo per quantità e qualità della produzione, nonostante la bassa percentuale di territorio destinato a tale uso e la relativa manodopera.  Il paesaggio agrario è contrassegnato a fasce (belts): nella regione centrale si coltiva mais, più a Nord-Ovest e a Sud si coltiva frumento e nel Sud-Est del Paese si coltiva cotone; inoltre, si coltivano anche barbabietole da zucchero, e nella regione californiana sono diffuse le colture mediterranee. Gli USA hanno il primato mondiale per i cereali e la soia. Le pianure centrali sono la maggior area agricola del mondo.  

 

ALLEVAMENTO: Diverse aree sono destinate al pascolo brado: con i suoi capi bovini e suini, gli USA sono 1° nella produzione mondiale di carne e 2° in quella del latte. La pesca è praticata specialmente nelle acque settentrionali.

ALTRE RISOSE DEL SETTORE PRIMARIO: Gli USA sono 2° al mondo nella produzione di carbon fossile e di gas naturale, e 1° per l’energia nucleare. La presenza di vaste foreste ha favorito una fiorente industria del mobile e della carta.

INDUSTRIE: Gli USA primeggiano nel settore secondario basandosi sulle forti risorse in campo agricolo e minerario: sono 1° nella produzione di alluminio, di magnesio, di molibdeno e 2° per l’argento, l’oro e il rame; inoltre sono 2° nella produzione di acciaio e in quella automobilistica dopo il Giappone.  Le industrie meccaniche e chimiche incontrano oggi qualche difficoltà, ma gli Americani hanno investito grandi capitali nell’automazione e nella ricerca scientifica, sviluppando settori più moderni: elettronica, informatica, aeronautica e astronautica.  Le industrie automobilistiche sono concentrate nella zona dei Grandi Laghi; le industrie alimentari sono diffuse nelle Pianure Centrali; quelle meccaniche, aeronautiche ed elettroniche sono localizzate lungo la costa pacifica.  Per motivi politici ed economici, gli USA hanno sviluppato una potente industria degli armamenti.  Nonostante tutto, l’industria americana ha una bassa produttività e gravi problemi di disoccupazione, per il motivo della sempre più utilizzata automazione.

SETTORE TERZIARIO: In questo settore spiccano la fitta rete dei trasporti, le attività assicurative e finanziarie (a New York opera la Borsa di Wall Street, la più importante del mondo) e l’industria dello spettacolo.  Un’attrattiva turistica crescente è esercitata dai molti e vasti Parchi Nazionali e dalle industrie del divertimento (ad esempio, la Disney).

Nella situazione internazionale, gli USA si trovano a essere la potenza mondiale dominante. In sintesi, l’economia statunitense ha dimensioni mondiali: gli USA sono il paese che produce di più nell’agricoltura e nell’industria, che ha i maggiori consumi di energia, di materie prime e di prodotti di ogni tipo, che ha la più forte potenza militare.

 

 

ORDINAMENTO POLITICO

Gli Stati Uniti d’America nacquero nel 1776 da 13 colonie resesi indipendenti dalla Gran Bretagna dandosi una Costituzione democratica di tipo federale. Oggi, il sistema di governo è quello di una repubblica presidenziale, formata da 50 Stati più il Distretto della capitale.        Il potere esecutivo federale è affidato a un Presidente, eletto dai delegati dei cittadino ogni 4 anni; egli sceglie e nomina i membri del Governo, chiamati Segretari di Stato (ministri).         Il potere legislativo spetta al Parlamento (il Congresso), formato dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato.                                                                                                    

Ognuno dei 50 Stati elegge un Governatore e un proprio Congresso, e gode di autonomia per le questioni interne, ma deve seguire le leggi federali emanate dal Congresso Nazionale.         La Corte Suprema, composta dai giudici nominati dal Presidente, decide sulle vertenze dei cittadini e degli Stati contro l’Unione.

Il presidente, che è eletto con un mandato di 4 anni ed è rieleggibile per una sola volta, esercita il potere esecutivo e ha il potere di veto sulle leggi emanate dal congresso.                                                                                              

Il sistema politico si basa sull’alternanza al potere di due partiti, il repubblicano e il democratico: il primo è favorevole a ridurre gli interventi statali nell’economia e nell’assistenza sociale, lasciando così libera l’iniziativa privata, il secondo vuole regole per proteggere i ceti più deboli e iniziative per il sostegno dell’economia.

 

 

E' il simbolo di un paese, la casa del presidente degli Stati Uniti. 
Voluta da George Washington in persona  nel 1790, non la vide mai compiuta.

I presidenti e le loro famiglie vivono alla Casa Bianca: ci sono 132 stanze e 35 bagni.

La sala ovale è il luogo di lavoro del presidente: qui vengono prese decisioni politiche, economiche e militari di importanza mondiale.

 

 

POPOLAZIONE, RELIGIONE E LINGUA

 

-Oltre l’80% della popolazione è costituita da discendenti di europei immigrati in questo Stato in varie epoche, così come i neri sono i discendenti degli schiavi portati dall’Africa; la popolazione originaria è costituita da piccoli gruppi, come gli eschimesi in Alaska e gli indiani negli Stati Uniti.

 

-Durante la prima metà del XIX secolo la popolazione statunitense era in grande parte di religione protestante, mentre i cattolici e gli ebrei costituivano esigue minoranze. Il numero dei cattolici crebbe significativamente a partire dal 1820 con l'arrivo di molti immigrati dall'Irlanda. Nella seconda metà del Novecento la maggior parte degli immigrati proveniva dalle nazioni dell'Europa meridionale e orientale – Italia, Austria, Ungheria e Russia – ed era di religione cattolica o ebraica. Nello stesso periodo nascevano anche alcune chiese locali, fra le quali la Chiesa di Gesù Cristo, alla quale appartengono i mormoni, e i Testimoni di Geova.

 

-La lingua ufficiale degli Stati Uniti è l'inglese, parlato dalla grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, molti parlano in famiglia una lingua diversa: circa la metà di questi utilizza lo spagnolo, mentre altre lingue diffuse sono il cinese, il giapponese, il coreano, il vietnamita, l'arabo, l'italiano, il francese, il tedesco, il polacco, il greco, il portoghese e quelle parlate dai nativi americani.

 

 

BANDIERA USA

 

Le 50 stelle rappresentano gli Stati dell’Unione e le 13 strisce rappresentano le 13 colonie originali. I colori della bandiera rappresentano: bianco significa purezza e innocenza, rosso significa audacia e valore, blu significa vigilanza, perseveranza e giustizia.

 

LE CITTA’

 

Gli Stati Uniti d’America sono costituiti da 50 stati e da un Distretto federale, il District of Columbia; la capitale è Washington, le città principali sono, per importanza di funzioni e numero di abitanti, New York e Chicago; seguono nell'ordine le conurbazioni di Los Angeles e San Francisco, che insieme formano la megalopoli della costa occidentale.

 

 

- WASHINGTON D.C. (District of Columbia): è la capitale politica degli Stati Uniti; si trovano la Casa Bianca, il Campidoglio, sede del Congresso, e il Pentagono, sede delle attività militari. La pianta della città ricorda l’immagine di una stella; gli edifici bianchi e poco alti, per non superare in altezza il Campidoglio, sono in stile neoclassico. A Washington si trovano numerose gallerie d’arte e musei tra i più importanti nel mondo.

 

- NEW YORK:  è la capitale economica e finanziaria degli Stati Uniti, con oltre 7 milioni di abitanti. La metropoli possiede attività finanziarie ed economiche tra le più importanti del mondo; la Borsa di Wall Street regola l’economia mondiale, vi è la più alta distribuzione nel mondo di stazioni televisive e giornali, vi hanno sede le Nazioni Unite. La parte più visitata è l’isola di Manhattan, oltre ai distretti di Brooklyn ed Harem; tra gli altri quartieri ricordiamo la caotica Chinatown e la vicina Little Italy. Immancabile una passeggiata tra gli scoiattoli di Central Park.

 

 

Le Torri Gemelle (Twin Towers), a base rettangolare, costituite da 110 piani con un’altezza di 1,350 ft (411 metri), seconde in altezza solo alla Chicago's Sears Tower, furono iniziate nel 1968 e terminate nel 1973. Il tremendo attacco terroristico con il suo carico di morte, migliaia di vittime, ha dissolto le due torri nel giro di un’ora. È come aver distrutto una città nella città con tutti i suoi abitanti.

 

- CHICAGO: Città degli Stati Uniti; è situata sul lago Michigan, alla foce del fiume omonimo. La rete di corsi d'acqua che la circonda e il moderno aeroporto fanno di Chicago uno dei principali nodi di comunicazione degli Stati Uniti. Città leader per la produzione di acciaio, prodotti metallici, strumenti chirurgici, materiale ferroviario, stampati e attrezzature meccaniche, è inoltre sede di importanti industrie alimentari, chimiche e navali.

Il porto di Chicago, il secondo porto interno del paese, gestisce un intenso traffico nazionale e internazionale. I servizi di trasporto dei Grandi Laghi e le chiatte fluviali trasportano minerali di ferro, carbone, prodotti chimici e petrolio. È sede di numerose società e della maggiore Borsa agraria mondiale (importante mercato dei prodotti agricoli, soprattutto cereali).

 

 

 

 

-BOSTON: Si trova a Nord di New York; nel Seicento e Settecento divenne una città molto ricca e raffinata, come lo è ancora, grazie a una borghesia intraprendente. Oggi è una città moderna, con quartieri ben curati; vanta il Massachusetts Institute of Technology (MIT), la più prestigiosa università del Mondo.

 

- MIAMI: Città tra le più importanti del sud-est dello Stato, possiede numerose industrie anche se trae i suoi maggiori profitti economici dal turismo (bellissime spiagge affacciate sul mar Caraibico) e dai commerci (compresi quelli illegali, come la droga).

 

- LOS ANGELES: Città con 4 milioni di abitanti, che comprende decine di piccole città e villaggi residenziali, come Hollywood, la capitale mondiale del cinema, Beverly Hills, il centro dello shopping, e Santa Monica, famosa per il turismo.

 

- SAN FRANCISCO: è uno dei centri principali del versante pacifico; è la più europea delle città degli Stati Uniti, soprattutto per i quartieri e le strade che ricordano la nostra architettura. Situata in una delle fasce sismiche a più alto rischio del Mondo, è stata semidistrutta dal terremoto nel 1906, ma, grazie alle nuove strutture edilizie antisismiche, ha resistito all’ultima grave scossa del 1989.

 

L'America Settentrionale è bagnata dall'oceano Atlantico dove troviamo un tipo di costa molto frastagliata, tra i golfi c'è la baia di Hudson. Nella parte atlantica troviamo l'isola Terranova, le isole Antille, la Groenlandia e le isole Regina Elisabetta. Invece nella parte pacifica la costa è molto articolata e troviamo i golfi d'Alaska e di California. Nell'America del Nord c'è la Sierra Madre e la Sierra Nevada, più a est troviamo le montagne rocciose alte tra i 1000 e i 2000 m. In Alaska troviamo il MC Kinley alto 6194 m.; è considerato il più alto Monte d'America. Le pianure occupano il cuore del continente. Nell'America Settentrionale esse coprono più della metà del territorio degli Stati Uniti e buona parte di quello canadese; poiché le condizioni climatiche sono molto diverse tra loro (dal clima artico a quello subtropicale), presentano una gran varietà di ambienti. Il Mississippi nasce tra le colline moreniche del Minnesota, la sua lunghezza è di 5970 Km e rappresenta la più lunga rete di navigazione del mondo. Poi a settentrione il Mackenzie, che attraversa il Canada e sfocia in un ampio delta nel mar Artico. Nell'America Settentrionale se ne distinguono cinque: clima nivale e freddo all'estremo nord, mentre più a sud, in una grande fascia che va dall'Atlantico al Pacifico, attraverso i Grandi Laghi e le praterie del centro, domina il clima temperato; nella parte meridionale delle Montagne Rocciose e nella California del sud appare il clima desertico; infine, nella Florida e sulle coste che danno sul Golfo del Messico, troviamo il clima tropicale.

 

 

GLI U.S.A.

 

usa 

 

Le 52 stelle rappresentano i 52 stati che formano gli U.S.A. e invece le 13 strisce rosse e bianche rappresentano le prime 13 colonie che formarono gli stati uniti.

 

 

NOME: U.S.A. (United States of America)

SUPERFICIE: gli U.S.A. hanno una superficie di 9.372.614 Km2 (circa 30 volte l'Italia)

CAPITALE: Washington

POPOLAZIONE: 253.860.000 abitanti (bianchi 80,3%; neri 12,1%; amerindi 0,8%; cinesi 0,7%; filippini 0,6%; giapponesi 0,3%)

LINGUA: Inglese, spagnolo 9%

FORMA DI GOVERNO: Repubblica Federale di tipo presidenziale

RELIGIONE: Protestante, cattolica, ebraica, ortodossa, buddista

MONETA: Dollaro

 

Stati uniti d' America U.S.A

 

 

POSIZIONE GEOGRAFICA: L'estesissimo territorio dell'U.S.A., si estende tra due oceani più vasti della terra: il Pacifico e l'Atlantico, sulle cui coste si aprono numerosi porti naturali. Gli U.S.A. confinano a nord con il Canada, a sud con il Messico e il golfo del Messico, a est con l'Oceano Atlantico e ad ovest con il l'Oceano Pacifico. Fanno parte degli Stati Uniti anche l'Alaska, all'estremità nord-occidentale del continente, l'arcipelago delle isole Hawaii, che si trova nel Pacifico.

CATENE MONTUOSE: E' una grande catena montuosa che attraversa tutto il territorio occidentale degli U.S.A. da nord a sud. Sono numerose le vette che superano i 4.000 metri di altezza.

usaLa zona delle Montagne Rocciose, raccoglie come il lago Salato e lo Utah. Ampi deserti e altopiani, come quello del Colorado. Molto caratteristico il fenomeno dei "canyons", canaloni profondi e tortuosi provocati dall'erosione delle acque dei fiumi nel terreno friabile: tipico è il Gran Canyon (nel Colorado).

PIANURE CENTRALI: sono quasi tutte comprese nell'enorme bacino idrografico del Missuri e Mississipi, si allargano su entrambi lati del corso dei fiumi. Oggi rappresentano il granaio degli U.S.A., perché ottimamente irrigate e favorite da un clima continentale, sono coltivate a cereali, ricche di pascoli, è intenso l'allevamento del bestiame.

COSTE ATLANTICHE: si estendono dalla foce del fiume St. Croix, fino alle coste della Florida, che forma una penisola si protende nell'oceano Atlantico, delimitando i golfo del Messico. E' una pianura di natura alluvionale, formatasi con i depositi dei fiumi che scendono dal sistema montuoso degli Allegheny, è molto fertile. La costa Atlantica è molto frastagliata ed ha i maggiori porti naturali

COSTE DEL PACIFICO: Ricca e popolosa, una fascia verdeggiante corre lungo la costa, per più di 2.000 Km di lunghezza. E' la California, dal clima temperato caldo in quasi tutta la sua estensione, dove sorge la megalopoli dell'ovest, nella quale si saldano San Francisco e Los Angeles, e dove l'ambiente desertico si mostra in modo spettacolare nell'interno, nel Deserto del Mojave e nella Valle della Morte.

IDROGRAFIA: gli Stati Uniti sono attraversati da una rete fluviale imponente e assai estesa, che favorisce in molti luoghi lo svolgimento delle attività produttive e dei traffici commerciali. Gli uomini hanno poi realizzato nel tempo una serie di colossali opere idrauliche, che consentono uno sfruttamento razionale delle acque superficiali. Il cardine del sistema idrografico statunitense è il fiume Mississippi, che nasce nello stato del Minnesota e sfocia nel Golfo del Messico.Con i suoi affluenti Missouri e Red Rock misura 5.970 Km. Il suo corso è lento, ricco di meandri, ramificazioni secondarie e stagni. Ha un bacino vastissimo, circa il 40% dell'estensione degli Stati Uniti. Le sue acque servono come via di comunicazione interna e irrigano amplissimi terreni agricoli. Il grande fiume riceve le acque dei fiumi Ohio e Tennessee, che nascono sui Monti Appalachi, ed è collegato tramite canali navigabili alla regione dei Grandi Laghi (Superiore, Michigan, Huron, Erie e Ontario). Qui i battelli possono dirigersi verso il Canada oppure verso la città di New York, percorrendo altri canali che uniscono i laghi Erie e Ontatrio al fiume Hudson. Altri fiumi importanti sono il Rio Grande ed il  Colorado.

IL CLIMA: il clima nella sezione settentrionale della costa atlantica è di tipo marittimo, ma a sud di Capo Hotteros la temperatura assume caratteristiche sub-tropicali e in Florida tropicali. La regione Appalichiana ha un clima di montagna, mentre nelle Montagne Rocciose ha un clima d'altitudine. Nei bacini interni l'aridità raggiunge valori massimi e la temperatura estiva è elevatissima. La costa del Pacifico ha un clima mite e piovosità a nord, arido e di tipo mediterraneo a sud.       

 

 

 

STORIA: La storia della nuova nazione ha inizio con il "proclama di Filadelfia", che decretava l'indipendenza delle colonie inglesi dalla madrepatria. La guerra con l'Inghilterra durò fino al 1781 e terminò con la vittoria di Gorge Washington a Yorktown. Gli Stati Uniti cominciarono ad affrontare la nuova condizione di paese indipendente. In altro momento decisivo venne quando scoppiò la guerra di Secessione tra Nord e Sud (1860-65). Gli stati del Sud avevano tutti le loro immense piantagioni coltivate da schiavi neri, mentre gli stati del Nord erano consapevoli che il problema dell'abolizione della schiavitù era divenuto una necessità per tutto il paese. Fu una guerra civile, vinta dagli stati dell'Unione del Nord e portò grandi conseguenze. La prima fu l'umiliazione e l'eterno rancore degli stati del Sud; la seconda, il fatto che, nonostante fosse proclamata nel 1870 l'uguaglianza assoluta di tutti i cittadini, i neri rimasero ancora per molti anni esclusi dal voto e soggetti ad una discriminazione sottile e accorta, ma pesante, soprattutto per quanto riguardava l'atteggiamento dei sindacati e la distribuzione del lavoro. Anche per l'istruzione si ebbero innumerevoli difficoltà su tutto il territorio. Ancora oggi la maggioranza della popolazione nera, circa 30 milioni, continua ad essere discriminata. E' un fatto che spesso è causa di violenti moti razziali, repressi di frequente con violenza ancora peggiore. Resta da aggiungere che nel nostro secolo gli Stati Uniti, tendenzialmente isolazionisti, sono però intervenuti nelle due guerre mondiali, soprattutto nella seconda, dove hanno combattuto tra i paesi alleati contro la Germania, l'Italia e il Giappone. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, fu istituita l'ONU, mediante un accordo internazionale firmato a San Francisco, con lo scopo di mantenere la pace del mondo, essa divenne operativa nel febbraio del 1946. la sua sede è a New York, nel famoso "Palazzo di vetro".

 

 

POPOLAZIONE: Negli Stati Uniti si sono registrate le più grandi ondate immigratorie della storia, fin dal XVII secolo, e le fasi di esse segnano anche le varie stratificazioni sociali della popolazione. Dapprima luterani, puritani, quaccheri, ugonotti, in maggioranza inglesi, ma anche olandesi, tedeschi, francesi: con predominanza quindi della religione protestante, di una discreta cultura e di autentici principi democratici. Gli imprenditori agricoli finirono invece nei territori del Sud, e furono all'inizio in prevalenza francesi. Verso la metà dell'Ottocento, vi furono imponenti migrazioni di tedeschi e di irlandesi, con importanti immissioni di comunità cattoliche ed ebree. Oggi la terza ondata ha portato invece in gran numero le popolazioni latine, che rappresentano un'altra percentuale degli abitanti la quale ha certamente influito sul saldo positivo della crescita della popolazione.

ORDINAMENTO POLITICO: Gli U.S.A. sono formati da 52 Stati. Sono una Repubblica, ogni Stato è autonomo amministrativamente: ha un proprio Governatore e proprie Assemblee Legislative. Sono governati da un Presidente, eletto per quattro anni e nelle cui mani è il potere esecutivo. Il potere legislativo è affidato al Congresso costituito dalla Camera e dal Senato. Il potere giudiziario appartiene alla Corte Suprema, composta da nove giudici.

Sono il quarto Stato al  mondo per superficie, dopo U.R.S.S., Canada e Cina, anche il quarto per popolazione dopo Cina, India e U.R.S.S..

Sono la maggior potenza economica mondiale, rappresentano una delle Grandi Potenze.

La capitale è Washington, dove si trova anche la residenza del Presidente degli Stati Uniti: la Casa Bianca.

 

 

LE CITTà PIÙ IMPORTANTI:

Washington: capitale degli U.S.A., la sua architettura è caratteristica perché priva di grattacieli; vi sono molti parchi, giardini, uffici governativi e la Casa Bianca residenza del Presidente.

Boston: possiede la più antica metropolitana degli U.S.A.: risale al 1897. E' il quarto centro commerciale e il primo per la produzione della lana.

New York: è il più importante centro economico del mondo, (il suo bilancio municipale è uguale al bilancio dello stato italiano). La sua popolazione cosmopolita, comprende infatti italiani, russi, tedeschi, irlandesi, inglesi, polacchi, ungheresi, portoricani.

Manhattan: l'aspetto particolare di questa città è costituito dai grattacieli, che svettano sull'isola di Manhattan. I maggiori sono: l'Empire State (488 m. per 102 piani), il Chrysler (319 m. per 77 piani), la Wall Street Tower (289 m. per 67 piani). Le sue strade non indicate con nomi, ma con numeri progressivi.

Baltimora: il suo aspetto urbanistico è assai moderno, a scacchiera. E' un porto importante ed un centro industriale notevole per le telecomunicazioni e la costruzione di aeroplani. Da Baltimora partì la prima ferrovia degli U.S.A..

Miami: meta preferita dai miliardari americani, è fornita di alberghi lussuosissimi e di attrezzature modernissime.

Filadelphia: fu fondata dal pioniere William Penn nel 1743. Ha un'importanza storica perché in essa si sono tenuti i congressi riguardanti l'indipendenza degli U.S.A.. Città industriale dove sorgono cantieri navali, industrie siderurgiche, meccaniche e tessili.

Chicago: sorge sul lago Michigan, ed è attraversata da due fiumi: il Chicago e il Calumet. Il suo porto fluviale e lacustro è uno dei principali del mondo. Può vantare le industrie alimentari più importanti del mondo.

San Francisco: è la città più vecchia degli U.S.A., maggior porto sul Pacifico. Molto tipiche sono le sue strade in salita che si arrampicano sulla collina, per i tram dai colori vivaci e per la varietà di razze che vi si possono incontrare.

Los Angeles: fondata dagli spagnoli nel 1781, occupa una superficie che è la più vasta delle città americane ed è la sede delle fabbriche aeronautiche. Qui vengono da molte parti per i missili spaziali e per la capsula Apollo, destinate all'esplorazione lunare.

ECONOMIA: L'economia  degli Stati Uniti è straordinariamente sviluppata, il reddito nazionale è il più alto del mondo e il reddito pro capite è superato solo da quello di alcuni Emirati arabi. Il valore della produzione industriale è così elevato che solo Germania e Giappone si avvicinano ad esso. Le risorse agricole, energetiche e minerarie sono immense. Gli Stati Uniti sono al primo posto per l'esportazione del grano e per la produzione di mais, soia e agrumi. Al secondo posto per girasoli, avena e latte. Il numero dei bovini è superiore a quello di tutti i pascoli dell'Europa Occidentale. Sono i primi produttori al mondo di ghisa, alluminio e rame e ben un quarto del fabbisogno mondiale di  energia elettrica viene prodotto qui. Il primato statunitense si ripete anche in campo finanziario (il dollaro è la moneta di riferimento per l'economia mondiale), e in campo militare (l'industria bellica del paese è la più potente e sofisticata al mondo). Eppure questo non ha impedito l'esistenza di forti disuguaglianze socioeconomiche, oggi forse ancora più stridenti di un tempo. Negli slums, o quartieri periferici, nei quartieri dormitorio intorno ai centri industriali, come anche in certe zone rurali la povertà arriva all'insufficienza alimentare (negli anni Ottanta, il 15% dell'intera popolazione). Ci sono anche i semi-poveri (vecchi, donne, neri, minoranze etniche diseredate, come  gli ispanici) che sono analfabeti di ritorno, che hanno smesso di leggere e scrivere e sono poco protetti dall'assistenza sociale, troppo costosa.

AGRICOLTURA: anche se solo il 2,1% della popolazione è addetto all'agricoltura, un quinto dell'immenso territorio statunitense viene coltivato. Considerando poi anche il terreno destinato a pascolo, metà del suolo del paese è utilizzato per l'agricoltura. La produttività degli agricoltori è altissima, perché si fa largo uso di metodi di coltivazione moderni. La produzione è molto alta e superiore al fabbisogno della popolazione. Il paese può quindi esportare buona parte dei suoi prodotti. Tratto distintivo in questo settore è la presenza di colture estensive. Queste zone hanno ciascuna un nome preciso: corn belt, per il mais, in Illinois, Missouri e Iowa; cotton belt in Louisiana, per il cotone; wheat belt nel Kansas e nel Nebraska, per il grano. Le aziende sono mediamente grandi 20 volte quelle italiane. Sovente sono integrate con l'industria agroalimentare. Essendo ormai l'agricoltura un'attività esclusivamente di tipo industriale, si sono registrate alcune conseguenze negative: la scomparsa delle piccole imprese familiari, l'urbanizzazione e, in campo ecologico, un certo  grado di inquinamento  dovuto all'uso eccessivo di pesticidi e concimi chimici. Nelle zone più calde, come in California e in Floridia, si nota un tipo di coltivazione più pregiata: frutteti, agrumeti, vigneti. L'allevamento dei bovini e dei suini è fiorentissimo e l'industria che ne deriva  copre i tre quarti del fabbisogno mondiale.

INDUSTRIA: malgrado le grandi risorse minerarie, la mole dei prodotti lavorati è tale che gli Stati Uniti devono importare gran parte delle materie prime; importano anche energia, nonostante abbiano la seconda riserva al mondo di carbone e posseggano grandi  giacimenti di petrolio (Alaska e Golfo del Messico). Hanno anche un terzo delle risorse mondiali di uranio. Due sono le zone più industrializzate del paese: la Manufacturing belt, per l'industria siderurgica e meccanica intorno a Chicago e Detroit, e la Sun belt, in California e nel Texas con industrie all'avanguardia nel campo dell'elettronica e dell'informatica (una per tutte: la Silicon Valley, la valle del silicio, dal nome del minerale con il quale si realizzano i circuiti elettronici dei computer). A Detroit ci sono invece le maggiori industrie automobilistiche del mondo. Grandissima importanza hanno inoltre le industrie bellica, aeronautica e spaziale: esse impiegano il 10% del reddito nazionale e dei lavoratori americani. L'industria statunitense, a partire dagli anni Settanta, ha vissuto una fase di ristrutturazione, che ha comportato una sostituzione quasi totale degli impianti. Questo processo ha causato una drastica diminuzione del numero degli addetti del settore.

TERZIARIO: il settore terziario degli Stati Uniti occupa ben tre quarti della popolazione e non opera solo entro i propri confini ma irradia in tutto il mondo i suoi prodotti. Non è da trascurare il turismo, fiorente in Florida (Miami e Palm Beach), in California, dove si trova l'immenso parco di Disneyland, e nei numerosissimi parchi nazionali. Non va dimenticato che a Hollywood (Los Angeles) ha un enorme sviluppo l'industria del cinema e della televisione. Gli Stati Uniti posseggono un sistema di trasporti efficientissimo. Hanno la maggior rete ferroviaria del mondo, anche se ultimamente ha perso importanza nei confronti del trasporto aereo. La rete stradale si estende per oltre 6 milioni di Km. Ciò che distingue questo paese è l'immenso sistema aeroportuale, ha più di 10.000 aeroporti e conta su oltre 30 compagnie nazionali. Ricordiamo anche l'importantissimo trasporto fluviale e lacustre; la quantità di merce che viene annualmente trasportata attraverso i Grandi Laghi supera persino, per tonnellaggio, quella che passa per Rotterdam, il più grande porto del mondo.

 

LA RIVOLUZIONE AMERICANA:

Stati Uniti:

Ci sono 13 colonie inglesi, da inizio XVII

-A Nord il centro è Boston, l’economia è simile alla parte centrale, cioè “agricoltura, allevamento e commercio”.

-Nella parte centrale ci sono diverse nazionalità e confessioni. Ci sono 2 centri fondamentali: New York e Philadelphia.

-Nella parte Sud i contadini sono impoveriti dalle RECINZIONI. C’è qualche nobile. Ci sono anche le PIANTAGIONI, e le colonie più vaste e più rurali (la più imp. È la Virginia.

 

[Alla fine del XVIII secolo, la pop. Si ripartiva così. ¼ al Nord, ¼ al centro e ½ al Sud.]

 

Col passare del tempo, Nord e Centro diventano sempre più simili, e sono sempre più popolati rispetto al Sud (ci sono immigrati europei e la società è più aperta al Nord).

 

Punti comuni tra le colonie:

  • ognuna delle 13 colonie ha un’assemblea simile al Parlamento inglese. L’Inghilterra rispetto alla Francia e Spagna lascia più autonomia, e questo invoglia la gente ad andarci. Gli inglesi lottano con ogni mezzo contro gli indiani che sono considerati SELVAGGI (e sono un ostacolo alla società).

[Libertà di stampa: c’è la formazione dell’opinione pubblica]

 

Nel 1763 i francesi furono cacciati dal Canada, quindi non c’era più pericolo. A causa di questo, sparisce un buon motivo per stare attaccati all’Inghilterra, perché non hanno più bisogno di protezione ormai. Questo porta a fattori di tensione con l’Inghilterra.

Quindi quest’ultima:

  • alza le tasse, ma le colonie non hanno rappresentanti nel Parlamento di Londra (oltretutto le tasse sono sui beni di largo consumo)
  • L’Inghilterra vuole controllare il commercio da e per le colonie quindi impedisce il contrabbando con le Antille
  • L’Ing. Ostacola lo sviluppo di manifatture
  • L’Ing, cerca di ostacolare la colonizzazione dei territori del Nord.Ovest (quelli compresi tra gli Appalachi e il Mississipi).

 

All’inizio vuole staccarsi solo una minoranza, ma nel 1775 ci sono i primi scontri: nel 1776 c’è la DICHIARAZIONE DELL’INDIPENDENZA.

Il redattore principale è Thomas Jefferson (la sua idea era: ribellione legittima se il governo è tirannico)

C’è la GUERRA D’INDIPENDENZA: il comandante dei coloni è Gorge Washington (gli
Stati Uniti sono appoggiati dalla Francia, Spagna e volontari Europei), mentre gli inglesi sono appoggiati dagli indiani.

Ci sono dei contraccolpi in Francia, si aggrava il debito pubblico quindi i volontari francesi torneranno con molto prestigio.

 

Nel 1783 finisce la guerra.

Occorre uno Stato nuovo, bisogna mantenere l’equilibrio tra le grandi colonie e quelle piccole, bisogna mantenere una certa autonomia alle colonie e bisogna decidere cosa fare dei territori a Nord-Ovest. La soluzione a tutto ciò è la COSTITUZIONE nel 1787. Questa costituzione è stata fatta dagli Americani, è un testo breve, è essenziale e molto elastico, al punto che con pochi cambiamenti è ancora quella di oggi.

 Questa costituzione ha fatto da modello per tutte le altre, specialmente a quelle federali (che è uno Stato in cui le competenze sono divise tra Stato e Regione).

 

L’organizzazione dei poteri negli Stati Uniti:

 

Potere legislativo: -congresso diviso in CAMERA DEI RAPPRESENTANTI (dura 2 anni in carica,  

                                secondo la popolazione)  

                              -senato (dura 6 anni, è rinnovato per terzo, cioè non scadono tutti           

                               contemporaneamente, 2 per Stato). Ha ampi poteri in politica estera.

 

Potere esecutivo: -presidente (eletto dal popolo per 4 anni, rieleggibile). Nomina col consenso del

                              senato i segretari; può mettere il VETO sulle leggi votate dal Congresso, cioè  

                              può rifiutare di firmare le leggi (il veto però cade se il Congresso rivolta la legge

                              a 2/3)

 

Potere giudiziario: -corte suprema (9 giudici a vita, nominati dal Presidente col consenso del

                                senato. Il compito è quello di interpretare la costituzione)

 

 

Nei singoli stati c’è un sistema simile, ma il presidente si chiama GOVERNATORE.

 

La divisione delle competenze tra lo Stato federale e le colonie:

-La federazione si occupa di: difesa, politica estera e moneta e anche di alcune competenze minori

-Le colonie si occupano di tutto quello che non è esplicitamente attribuito alla federazione.

 

C’è il diritto di voto censitario a suffragio universale maschile, solo all’inizio XIX secolo, nei nuovi Stati dell’Ovest.

 

Si proibisce l’importazione di schiavitù a partire dal 1807.

 

Nel 1787 si vota l’ordinanza del Nord.Ovest (contiene le regole per formare nuovi stati, e in base a questa sono passate da 13 a 50)

 

Nel 1789 entra in carica il 1° presidente (Washington). In questo periodo c’erano 2 partiti:

-FEDERALISTA: essi vogliono più poteri alla federazione; sono forti in città, il loro ideale è

                              l’Inghilterra. Vogliono restare neutrali rispetto alla rivoluzione francese ed il loro

                              leader è Hamilton.

-DEMOCRATICI: essi difendono i diritti dei singoli stati; sono forti in campagna. Il loro ideale è 

                               l’antica Grecia, ed essi simpatizzano con la rivoluzione francese. Il loro leader è

                               Jefferson.

 

Washington decide di restare NEUTRALE e nel 1797 raccomanda agli Stati Uniti di non intervenire in Europa (fino al 1917 in cui entrano in Eu).

W. si ritira dopo 8 anni. Nel 1801 diventa presidente Jefferson.

Nel 1803 egli acquista la Louisiana dalla Francia.

A inizio XIX c’è la colonizzazione dell’Ovest: la formazione di nuovi Stati a suffragio universale (maschi bianchi).

Gli indiani verranno deportati a Ovest, nel Mississipi, dopo acquistano la Florida nel 1819.

-Centro e Nord diventano sempre più simili. Si industrializzano e quindi attirano emigranti.

-Il Sud diventa quasi una monocoltura di COTONE.

I rapporti tra queste due parti diventeranno sempre più tesi, fino alla GUERRA CIVILE (1861)

 

 

Stati uniti d' America U.S.A

 

 

America meridionale

Superficie: 17.822.000 km2

 

A nord l'istmo di Panamá la collega all'America centrale e settentrionale.

A est è bagnata dall’Oceano Atlantico e a ovest dall’Oceano Pacifico.

 

Il continente comprende le nazioni Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana Francese.

 

Territorio

 

Le coste dell’America Meridionale sono prevalentemente regolari tranne quelle sud-occidentali e meridionali incise da fiordi e insenature.

Il territorio del continente può essere suddiviso in tre regioni fisiche: la cordigliera delle Ande, le pianure centrali e gli altipiani orientali.

La cordigliera delle Ande è un’imponente e lunghissima catena che si sviluppa lungo la costa del Pacifico. A nord è formata da tre fasci paralleli: le cordigliere Occidentale, Centrale e Orientale. Tra le vette più elevate troviamo il Cerro Aconcagua (6.960m) e alcuni vulcani attivi in Cile.

Mentre il versante Pacifico è ripido, i vasti territori a est delle Ande scendono gradualmente fino all’Atlantico con altipiani e pianure alluvionali. Unici importanti rilievi del versante atlantico sono il Massiccio della Guyana, l’Altopiano del Brasile, l’Altopiano del Mato Grosso e quello della Patagonia, a sud. La pianura più grande del continente è la vasta Amazzonia, nella regione equatoriale, attraversata dal Rio delle Amazzoni. A nord-est troviamo il bacino dell’Orinoco che comprende una regione di pianure alluvionali, mentre a sud ci sono le pianure del Gran Chaco e le Pampas, vallate poco profonde che si fondono con piane paludose.

I fiumi principali sono il Rio delle Amazzoni, l’Orinoco, il Paraguay-Paranà e il San Francisco, che sfociano nell’Oceano Atlantico. I fiumi che sfociano nel Pacifico sono brevi e a carattere torrentizio (vedi Magdalena) e hanno permesso l’agricoltura in Cile.

I maggiori bacini lacustri si trovano nelle regioni andine, a quote elevate: il principale è il Titicaca che è il più alto lago navigabile del mondo.

 

Clima

Il continente sudamericano è compreso per la maggior parte nell’emisfero australe ed è attraversato dall’equatore e dal tropico del Capricorno.

I fattori che, oltre alla posizione geografica, influiscono sul clima sono:

  1. la Catena delle Ande, lungo la costa del Pacifico, che permette quindi agli influssi  atlantici di penetrare nel continente;
  2. le correnti fredde che lambiscono le coste sud-occidentali e
  3. le correnti calde che lambiscono le coste atlantiche di Brasile e Argentina.

Si individuano diverse fasce climatiche:

La fascia equatoriale comprende le zone attraversate dall’equatore, le coste brasiliane e le pendici più basse delle Ande ed ècaratterizzata da un clima caldo-umido con abbondanti piogge giornaliere. Il paesaggio caratteristico è quello della foresta pluviale. Nella foresta amazzonica troviamo un ricco sottobosco, arbusti, piante epifite, felci arboree, liane e l’Hevea brasiliensis, l’albero del caucciù. Qui vivono bradipi, tucani, coccodrilli e scimmie.

Le fasce tropicali, a nord e a sud della fascia equatoriale, sono caratterizzate da una stagione delle piogge e una di siccità. Qui prevale il paesaggio arido della savana, distesa di erbe secche con rari alberi dove vivono il formichiere e l’armadillo.

La fascia temperata si estende prevalentemente a sud del tropico del Capricorno. In Argentina troviamo le Pampas, una vasta pianura priva di alberi la cui vegetazione è formata soprattutto da graminacee e cespugli. Nel Cile meridionale le precipitazioni, gli inverni miti e umidi favoriscono la formazione di aree boscose molto fitte.

L’area desertica si estende ai piedi dei versanti opposti delle Ande Centrali e Meridionali. I deserti di Nazca e Atacama, sulla costa del Pacifico, sono dovuti all’influsso della corrente di Humboldt; a sud troviamo il freddo deserto argentino della Patagonia dove, sul terreno ricoperto di ciottoli e aride sterpaglie, si aggirano il lama selvatico e gli struzzi americani. La Terra del Fuoco si trova sulla punta meridionale del continente ed è un ambiente freddo dove troviamo foche e pinguini.

Il paesaggio seminivale si estende sulle Ande Centrali e Meridionali, al di sopra elle foreste o delle aree desertiche. Caratteristica è la puna, successioni di cespugli rotondeggianti intervallati da prati e acquitrini salmastri. In questo ambiente vivono i lama peruviani e volano i condor.

Più in alto inizia il paesaggio delle nevi e dei ghiacciai perenni.

 

 

Popolazione

 

Popolazione: 304 milioni di ab.

La popolazione è oggi concentrata negli agglomerati urbani. La densità è molto bassa.

 

La popolazione sudamericana si caratterizza per la varietà etnica; i gruppi principali sono rappresentati dagli amerindi e dai discendenti di spagnoli, portoghesi e neri africani. Maggiore rilievo hanno i mestizos (discendenti di iberici e nativi) e i mulatti. Le popolazioni amerinde vivono soprattutto negli altipiani delle repubbliche andine centrali.

Tra la fine del XIX secolo e il 1930 sono arrivati milioni di emigrati italiani, tedeschi, polacchi e altri europei.

Lingue

Lo spagnolo è la lingua ufficiale in 9 dei 13 paesi del continente. Si parlano inoltre il portoghese, l'inglese, l'olandese, il francese e diverse lingue amerinde.

Religioni

Circa il 90% della popolazione del continente è cattolica. Ci sono minoranze protestanti, ebree, indù, musulmane e buddiste.

 

Economia

Storicamente territorio di colonia ed economicamente dipendente dalle esportazioni di prodotti agricoli e minerari, l'America meridionale ha conosciuto un notevole sviluppo a partire dagli anni Trenta. Dopo la seconda guerra mondiale venne favorita la produzione locale di beni precedentemente importati con conseguente sviluppo delle attività industriali.

Agricoltura

La maggior parte della produzione agricola e zootecnica del continente è destinata al consumo e ai mercati interni. Ciò nonostante, le esportazioni di prodotti agricoli sono importanti.

Prodotti: ortaggi e frutta (esportati), radici commestibili, fagioli, e mais (consumo interno),frumento e riso. Caffè (Brasile e Colombia), cacao (Brasile ed Equador), banane, canna da zucchero; cotone (Perù), soia (Brasile).

L'allevamento dei bovini è praticato per il consumo interno e per le esportazioni.

 

Risorse forestali e pesca

Le attività economiche che sfruttano le risorse forestali e la pesca sono rivolte al mercato interno. Nell'Amazzonia, dove ampi tratti di foresta sono stati abbattuti per creare terreni agricoli e da pascolo, si ricavano molte varietà di legno destinato alle esportazioni. Vengono esportati legno di pino e pasta di legno. Sono diffuse le piantagioni di eucalipti.

Le più importanti zone di pesca sono le acque costiere del Pacifico (tonno e crostacei).

Risorse minerarie ed energetiche

Le risorse principali sono: oro, argento, diamanti, rame, bauxite, piombo, zinco, manganese e stagno. Le attività estrattive rappresentano settori di massima importanza. Il Venezuela esporta principalmente petrolio grezzo, raffinato e derivati.

Le principali fonti energetiche nell'America meridionale sono costituite dal petrolio, dal gas naturale, dal carbone e dall’energia idroelettrica. Il carburante più diffuso è l'alcol derivato dalla canna da zucchero.

Industria

Le principali attività del settore sono legate alla trasformazione dei prodotti agricoli. I paesi più industrializzati sono Argentina e Brasile. Grande rilievo hanno le attività di lavorazione dei minerali (raffinerie, stabilimenti siderurgici, cementifici), le industrie di produzione di beni di consumo (tessili, bevande, veicoli a motore, apparecchi elettrici e meccanici, plastica) e quelle manifatturiere.

Ma lo sviluppo industriale del continente continua a trovare ostacoli nell'esigua dimensione dei mercati nazionali, nella tecnologia ancora piuttosto arretrata e nella mancanza di adeguate reti di trasporto e di distribuzione.

Commercio

L'America meridionale esporta olio, caffè, semi oleosi, rame, bauxite e petrolio (Venezuela e Brasile). Il commercio interno riguarda frumento, vino, bestiame e manufatti industriali.

Popolamento e storia

Le popolazioni del continente americano arrivarono in Asia, tra i 20.000 e i 30.000 anni fa, con imponenti flussi migratori attraverso lo stretto di Bering; le popolazioni americane indigene hanno infatti caratteri somatici di tipo asiatico. Questi popoli si stanziarono soprattutto sugli altipiani, a causa del clima caldo e delle condizioni malsane delle pianure e diedero vita a civiltà molto avanzate tecnicamente e socialmente.  L’agricoltura, grazie a solide strutture per l’irrigazione, era molto sviluppata. Inoltre erano diffuse e conosciute l’arte della tessitura e della ceramica, l’oreficeria e la metallurgia del rame ed erano molto avanzate scienze come la geometria, l’astronomia e l’architettura.

 Le civiltà principali sono tre: la civiltà Maya, quella Azteca e quella degli Incas.

Nel 1498 Cristoforo Colombo aprì un nuovo mondo al commercio e all’influenza degli europei. Dopo il suo ritorno in Europa, la Spagna e il Portogallo furono coinvolti nella disputa riguardante i diritti sui territori del nuovo mondo, che terminò con l’assegnazione dei territori orientali al Portogallo e quelli occidentali alla Spagna. Dopo Colombo altri navigatori raggiunsero il continente, come Amerigo Vespucci e Magellano, e gli Spagnoli intensificarono le attività di esplorazione e colonizzazione del nuovo mondo.

Dopo l’arrivo degli europei, in pochi anni, le civiltà precolombiane vennero distrutte  e sottomesse dai conquistadores. I Portoghesi, per impossessarsi delle terre degli Indios, ne uccisero migliaia e molti morirono a causa delle malattie introdotte dai bianchi.

All’inizio del 1600 gli Spagnoli avevano stabilito numerose colonie in America meridionale per sfruttare le ricchezze naturali (minerali preziosi, legname e terreni fertili) e la manodopera indigena. Le comunità agricole vennero condotte direttamente dagli Spagnoli e orientate essenzialmente verso il mercato estero (tabacco e canna da zucchero).

Dopo quasi tre secoli di sfruttamento economico e ingiustizia politica, nel 1810 scoppiò una insurrezione che coinvolse tutte le colonie e che le portò all’indipendenza.

Nel secolo scorso, l’America latina  si aprì maggiormente all’immigrazione europea e conobbe un certo progresso. All’interno degli stati però, c’erano enormi squilibri sociali fra la maggioranza della popolazione povera e un ristretto numero di proprietari terrieri decisi a difendere i loro privilegi. Le rivoluzioni scoppiarono numerose e alcuni paesi subirono per lunghi periodi il governo di dittature militari. Tutto questo ritardò lo sviluppo economico e sociale dell’America meridionale. Dopo il 1900 si assistette ad un progresso più rapido, in particolare in Argentina, Brasile e Cile.

Nel corso di entrambe le guerre mondiali, le nazioni sudamericane cooperarono pienamente con gli Stati Uniti a livello sia militare che economico.

Nel 1960 sei paesi sudamericani e il Messico hanno firmato un trattato di libero scambio (LAFTA).

Dieci anni dopo, i problemi causati dalla crescita demografica, dalla disoccupazione e dalla distribuzione ineguale del reddito e della proprietà suscitarono un diffuso malcontento. Le condizioni migliorarono negli anni 90 e vennero anche rifiutate delle dittature militari in favore di forme democratiche di governo.

 

CALIFORNIA

 

Stato della confederazione nordamericana, il terzo per superficie dopo Alaska e Texas che s'affaccia sull'Oceano Pacifico.

Dopo l'annessione agli Stati Uniti la California divenne in breve tempo un polo d'attrazione, l'eldorado, il Golden State ("Stato dell'oro", in riferimento alle sue grandi ricchezze naturali); nel 1900 era già il 21° Stato per numero d'abitanti e nel 1970 il primo.

II territorio, geologicamente non ben assestato (frequenti i terremoti:

famoso quello del 1906 a San Francisco), e' formato da un'ampia vallata, la Great Valley, e dalle montagne che la racchiudono: a est la Sierra Nevada e a ovest la Cetena Costiera, interrotta dalla baia di San Francisco, nella quale sfociano il Sacramento e il San Joaquin, i maggiori fiumi (il Colorado segna il confine con l'Arizona). L'estensione in latitudine e il rilievo determinano una gran varieta di climi e paesaggi, delle foreste di sequoie ai deserti (Mohave e Valle della Morte).

Malgrado lo sfruttamento eccessivo dei giacimenti minerari d'oro, petrolio, gas naturale e mercurio, la California conserve ingenti riserve di minerali. Petrolio, gas naturale e sale sono presenti in quantità significative, seguiti da sabbia, ghiaia, cernento, pietra, ferro, magnesio, argento e pietre preziose.­

L'agricoltura, attività particolarmente fiorente, poggia sulla coltivazione di vite, foraggio, cotone, barbabietole da zucchero, patate, riso, frutta e ortaggi. Rilevanti sono anche l'allevamento e i prodotti da esso derivati (latticini, carne).

Le foreste sono sfruttate per la produzione di legname, ricavato sopratutto da abeti Douglas, sequoie e pini, mentre la presenza del mare ha dato impulso allo sviluppo dell'industria ittica che e' divenuta una voce importante nell'economia dello stato; tra le principali specie pescate si citano acciughe, pesci spada, salmoni, tonni e aringhe.

Il settore industriale poggia sulla produzione di aerei e altri materiali per il transporto, attrezzature elettroniche, apparecchiature industriali, strumenti scientifici.Fiorenti sono inoltre le industrie tipografica, alimentare e metallurgiche, turistica e cinematografica.

Le spiagge (Sante Monica, Long Beach, Monterey), le stazioni invernali (Squaw Valley) e le particolarità del paesaggio (numerosi i parchi nazionali) attirano molti turisti.

Tra le città ricorderemo, oltre a Los Angeles e San Francisco, la capitale Sacramento e San Diego (centro industriale e importante base navale).

 

Chicago


Chicago

Città degli Stati Uniti, nell'Illinois; sorge lungo la riva sudoccidentale del lago Michigan, in una pianura attraversata dai fiumi Chicago e Calumet, entrambi collegati per mezzo di una rete di canali ai fiumi Illinois e Mississippi. Questi collegamenti rendono Chicago il punto di convergenza di una rete di comunicazioni fluviali e lacustri fra la valle del Mississippi e la grande via d'acqua chiamata Saint Lawrence Seaway. Chicago è uno dei principali poli economici del paese, centro industriale, commerciale, finanziario e di comunicazioni di primaria importanza. Città leader per la produzione di acciaio, prodotti metallici, strumenti chirurgici, materiale ferroviario, stampati e attrezzature meccaniche, è inoltre sede di importanti industrie alimentari, chimiche e navali. Particolarmente attivo anche il settore dell'editoria.

Il porto di Chicago, il secondo porto interno del paese, gestisce un intenso traffico nazionale e internazionale. I servizi di trasporto dei Grandi Laghi e le chiatte fluviali trasportano minerali di ferro, carbone, prodotti chimici e petrolio. È sede di numerose società e della maggiore Borsa agraria mondiale (importante mercato dei prodotti agricoli, soprattutto cereali).

 

                2.      URBANISTICA E LUOGHI DI INTERESSE  

Il primo grattacielo del mondo venne costruito a Chicago nel 1885, come esempio dell'innovativo movimento architettonico noto come scuola di Chicago. Tra i famosi architetti, le cui costruzioni hanno contribuito a modellare il suggestivo profilo della città, si ricorda soprattutto Frank Lloyd Wright. Edifici di grande interesse architettonico sono la Sears Tower (443 m, il secondo grattacielo del mondo per altezza) e il First National Bank Building.


Centro culturale di rilievo, Chicago è sede di importanti istituti d'istruzione superiore e atenei, tra cui la prestigiosa University of Chicago (1890) e la Northwestern University (1851). Accanto all'Art Institute of Chicago (1879), uno dei maggiori musei d'arte del paese, Chicago ospita il Field Museum of Natural History (1893), il Museum of Science and Industry (1893), la Chicago Academy of Sciences (1857) e la Chicago Historical Society (1856). La Chicago Symphony Orchestra, fondata nel 1891, è considerata una delle più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo.

                3.      STORIA  
Nel 1673 gli esploratori francesi Jacques Marquette e Louis Jolliet attraversarono il sito dove oggi sorge Chicago trovando un bassopiano paludoso che i nativi americani chiamavano Checagou, dal nome delle cipolle selvatiche che un tempo crescevano spontanee negli acquitrini intorno al lago Michigan. Circa un secolo dopo, i primi insediamenti si stabilirono nei pressi della foce del fiume Chicago. Nel 1837, grazie all'ampliamento del porto e all'avvio dei lavori per la costruzione del canale Illinois-Michigan, la città iniziò a svilupparsi come porto e centro di scambio per le materie prime, provenienti dal Midwest, e i prodotti finiti, provenienti dagli stati dell'Est.


Alla fine del XIX secolo Chicago era diventata un centro ferroviario e manifatturiero di importanza nazionale, meta di massicce ondate di emigranti provenienti dal mondo intero. Nel 1871 la città fu quasi completamente distrutta da un incendio. Durante il periodo del proibizionismo Chicago divenne tristemente famosa per le organizzazioni criminali formate da gangster (il più celebre dei quali resta Al Capone).


Abitanti: 2.731.743 (1994).

 

L'America Settentrionale è formata dal Canada, dagli Stata Uniti, dall'Alaska, dal Messico e da grandi e piccole isole. Questo territorio viene chiamato anche America anglosassone, perché fu colonizzato in gran parte dagli inglesi. E' un continente che ha una forma pressoché triangolare, è bagnato a Est dall'Oceano Atlantico e a Ovest dall'Oceano Pacifico; ha un profilo costiero molto articolato per la presenza di numerose grandi e piccole isole, di profonde baie e di vaste penisole. E' un territorio percorso sul lato occidentale da elevati sistemi montuosi, mentre la parte centrale è occupata da vasti bassopiani dove scorrono alcuni fiumi tra i più grandi della terra, che sono generalmente navigabili fin quasi alle sorgenti, mentre quelli che sfociano nel Pacifico hanno il corso breve e interrotto da rapide e cascate. Il continente nordamericano presenta una grande varietà di regioni climatiche dovute sia alla sua estensione dei benefici influssi dal mare, sia alle correnti marine che lambiscono le coste. Oggi l'America anglosassone costituisce una delle regioni più ricche e sviluppate del mondo.

 

CARTA D'IDENTITA':

FORMA ISTITUZIONALE: Repubblica Federale Presidenziale

SUPERFICIE: 9372614 kmq

POPOLAZIONE: 248.709.837 ab.

DENSITA': 26 ab/kmq

POPOLAZIONE URBANA: 72,8 %

CAPITALE: Washington (ab. 3.924.000)

LINGUA: inglese- spagnolo

RELIGIONE: cristiana, ebraica, protestante

MONETA: dollaro

PIL PRO CAPITE: 23210 $ USA

SPERANZA DI VITA: 76 anni

ADDETTI ALL'AGRICOLTURA: 3 %

ADDETTI ALL'INDUSTRIA: 27 %

ADDETTI AL TERZIARIO: 70 %

 

POSIZIONE E CONFINI: gli Stati Uniti è uno dei paesi più vasti del mondo. Confinano a Nord con il Canada, a Sud con il Messico e il Golfo del Messico, a Est con l'Oceano Atlantico e a Ovest con il Pacifico.

MORFOLOGIA: dal punto di vista fisico il paese può essere diviso in tre grandi regioni: 1) l'area dei Monti Appalacchi è costituita da una serie di rilievi paralleli all'Atlantico che si snodano dal confine canadese all'Alabama. Il pricipale sistema montuoso è quello dei Monti Allegheny. La dorsale appalacchina digrada a Ovest con un tavolato che si unisce alle pianure centrali e a Est con un altopiano solcato da vari corsi d'acqua. 2) Poi vi è la regione delle Grandi Pianure, tra le quali si possono distinguere le pianure costiere, come le pianure atlantiche e del Golfo del Messico, ma anche la piatta e paludosa penisola della Florida, le zone interne sono unite al bassopiano canadese. 3) La parte occidentale della nazione è occupata da una serie di catene parallele fra loro e alla costa, divise da altipiani, bacini chiusi e profonde valli. Nella parte più interna di questa regione si snodano le Montagne Rocciose, e parallele a queste, ma più vicine alla costa, si elevano a Nord la Catena delle Cascate e a Sud la Sierra Nevada. All'interno di queste imponenti dorsali si trova un'area arida e inospitale, costituita al centro dal Gran Bacino che racchiude numerosi laghi salati e in fase di prosciugamento. A Sud è situato l'Altopiano del Colorado formato dalle Mesas e da profondi canyons scavati dalle acque dei fiumi, il più famoso è il Gran Canyon. Ai bordi del Colorado si estendono gli aridi deserti dell'Arizona e del Nevada dove vi è la "valle della morte". Vi è anche lo Stato dell'Alaska che ha un territorio freddo e inospitale, questa è formata da un altopiano centrale. Vi sono anche le Isole Hawaii che sono situate nell'Oceano Pacifico a largo delle coste messicane, queste isole sono di origine vulcanica e sono dominate da due grandi coni vulcanici il Mauna Kea e il Mauna Loa.

IDROGRAFIA: gli Stati Uniti presentano una buona situazione idrografica. Il Mississippi è il fiume principale, che nasce dal Lago Itasca, nel Minnesota settentrionale, e riceve le acque di numerosi affluenti, fra cui il Missouri, l'Ohio, l'Illinois, l'Arkansan, il Red River e sfocia con un ampio delta nel Golfo del Messico, all'altezza di New Orleans. Il Missouri è il secondo grande fiume americano, nasce nel Parco Nazionale di Yellowstone e raccoglie le acque dello Yellowstone e del Platte, prima di confluire nel Mississippi. Altri importanti corsi d'acqua sono l'Hudson che bagna New York, il Rio Grande che segna per un lungo tratto il confine con il Messico prima di gettarsi nel Golfo del Messico, dove sfocia anche l'Alabama, mentre il Colorado e lo Snake si gettano nel Pacifico. Tra i numerosi specchi lacustri i maggiori laghi sono i Laurenziani e sono: il Superiore, il Michigan, l'Huron, l'Erie e l'Ontario, questi sono situati nella parte Nord-occidentale del Paese.

CLIMA: per la vastità del territorio, il clima degli Stati Uniti non è omogeneo. La costa atlantica, presenta un clima oceanico a Nord, semiarido al centro, temperato-umido a Sud-Est e sulla penisola della Florida, dove si verificano frequenti uragani. La pianura costiera del Golfo del Messico ha un clima temperato-umido a Est, secco a Ovest. Nelle pianure interne il clima è continentale freddo nella regione dei Grandi Laghi. La regione degli Appalacchi presenta un clima caratterizzato da scarse precipitazioni. Nella regione montuosa occidentale il clima è continentale sui rilievi, stepposo e desertico nei bacini interni. La costa pacifica presenta un clima oceanico umido a Nord dove abbondano le precipitazioni.

COSTE: la costa atlantica si presenta generalmente frastagliata, con numerose baie e insenature. La costa meridionale che si estende dalla California del Nord alla Florida, ma che comprende anche la costa che si affaccia sul Golfo del Messico, è bassa, spesso paludosa o lagunare, accompagnata per lunghi tratti da cordoni sabbiosi che delimitano specchi d'acqua poco profondi.

FLORA E FAUNA: il manto vegetale è stato in gran parte modificato dall'opera dell'uomo, ma comprende ancora vaste aree coperte, da flora spontanea, rigorosamente protetta nei numerosi parchi nazionali e nelle riserve regionali. Le praterie si estendono nella regione dei Grandi Laghi e nelle pianure centrali. Una foresta sub-tropicale ricopre la parte Sud-occidentale e la Florida. Steppe e vegetazione spinosa desertica si trovano nei bacini chiusi occidentali e nella parte Sud-occidentale del Paese. Il clima della California favorisce la crescita della vegetazione mediterranea. Sulla Catena Costiera pacifica vi sono estese foreste di latifoglie e conifere. La fauna conta: alci, orsi, puma, coyote, numerose specie di serpenti, alligatori e varie famiglie di uccelli.

 

LE CITTA'

 

Washington: capitale degli Stati Uniti dal 1800, anno in cui venne trasferita da Filadelfia. Washington (622.000 ab., con l'area metropolitana 3.563.000 ab.) è oggi sede di numerosi edifici pubblici, fra i quali la Casa Bianca, il Campidoglio, il Pentagono. Situata sulla riva sinistra del Potomac, è molto ricca di parchi, viali alberati, giardini ed è priva degli alti grattacieli. Sede di numerose università, biblioteche, archivi e musei, la città ospita solo scarse industrie, mentre assai attivo risulta il settore finanziario, amministrativo e commerciale.

San Francisco: sorge sulla omonima baia, in una splendida posizione naturale. E' il maggior porto americano per gli scambi con l'Oriente e con l'Australia; strettamente collegato alle attività portuali è lo sviluppo di un grande apparato industriale, che si trova nei sobborghi periferici più popolati, opera, nel settore cantieristico, metallurgico e petrolchimico. Sede di università prestigiose, musei, istituti di ricerca, case editrici; la città è culturalmente avanzata.

Los Angeles: città di origine spagnola, che è cresciuta a dismisura dalla fine dell'800, oggi occupa una superficie vastissima. La città è posta sulle rive del Pacifico, è oggi sede dei maggiori porti industriali e commerciali del Paese. Il suo sviluppo fu favorito dall'arrivo della ferrovia transcontinentale, dalla scoperta e sfruttamento del petrolio, dalla nascita nel periodo fra le due guerre di nuove industrie: quella cinematografica di Hollywood e quella aeronautica.

New Orleans: è la principale città dello Stato della Louisiana, che sorge sulle sponde del Mississippi. Le sue strade e la sua struttura urbana si mescolano con l'atmosfera musicale che fa di questa città la patria del jazz. L'economia della città si fonda sulle attività portuali, industriali e terziarie.

Filadelfia: si trova sull'estuario del Delaware in Pennsylvania. E' fiorente sede di industrie. Qui fu dichiarata l'indipendenza e firmata la costituzione del 1787, fu anche capitale per un decennio ed è sede di alcuni importanti monumenti: Campana della Libertà, Congress Hall, Casa di Benjamin Franklin.

New York: è uno tra i tre agglomerati urbani più grandi del mondo. La città sorge sull'estuario dell'Hudson ed è divisa in 5 quartieri, il più noto è quello di Manhattan, sede di importanti compagnie finanziarie, della Borsa di Wall Street e del Palazzo delle Nazioni Unite.

Chicago: situata sulla riva meridionale del Lago Michigan Chicago. La città possiede un apparato economico molto solido che comprende: trasporti, commercio, industria e finanza. Nel settore dei trasporti e in quello del commercio vanta una preminenza mondiale.

 

 

ECONOMIA

 

IL SETTORE PRIMARIO

Oggi il settore agricolo degli Stati Uniti è fortemente caratterizzato da cinque aspetti assai tipici, che possono riassumerne la complessità:

  • La sottoccupazione della superficie agricola utile, il suolo che può essere coltivato è poco, perché l'agricoltura è concentrata sulle terre più facili da lavorare con mezzi meccanici;
  • Il primato dei sistemi di coltura estensiva, che lasciano periodicamente il terreno a riposo;
  • Il basso valore della terra, causato dal carattere estensivo delle aziende. Le piccole fattorie a conduzione familiare sono in abbandono o tenute come seconda attività dall'industriali;
  • La specializzazione regionale dell'agricoltura; esistono quattro zone ben definite che si sono specializzate nella produzione:
  1. La zona del Nord-est fornisce il grano primaverile ed intorno ai Grandi Laghi predominano le colture foraggere e i pascoli.
  2. La zona centrale, quella delle grandi praterie, fornisce grani invernali, mais, arachidi e soia.
  3. La zona degli Stati del Sud dove si producono cotone, piante oleifere e tabacco.
  4. La zona litoranea del Golfo del Messico e della Florida, dove si coltivano riso, canna da zucchero, frutti tropicali e agrumi.
  • L'integrazione dell'economia agricola in un potente sistema agro-industriale.

Molto attivo è il settore dell'allevamento che vanta il quantitativo pro-capite di carene e di latte più elevato del mondo. Abbondanti sono anche i prodotti della pesca, questa viene esercitata in zone molto estese, bagnate da correnti di varia natura.

IL SETTORE SECONDARIO E TERZIARIO

Gli Stati Uniti nella zona Nord-est rappresentano il nucleo industriale creato nel XIX secolo, questo è stato affiancato da due aree industriali una a Sud e l'altra a Ovest. L'aera a Nord-est comprende la Nuova Inghilterra, i Paesi dell'Atlantico centrale e del Nord-est. Negli Stati Uniti hanno sede industrie tessili, del cuoio e industrie tecnicamente avanzate, quella più diffusa è la siderurgica; ci sono anche raffinerie di petrolio, collegate a industrie chimiche. Nella zona dei Grandi Laghi sono presenti molte industrie: quella siderurgica, quella metallurgica, quella petrolchimica e del cemento. Di grande importanza è l'industria automobilistica della Ford e la General Motors. La regione del "vecchio Sud" ha attratto l'industria per le sue materie prime: cotone, legno, minerali. Sulle coste del Golfo del Messico si lavora il petrolio e anche qui sono presenti l'industria siderurgica e metallurgica; così è anche sulle coste del Pacifico. Negli ultimi 40 anni la California ha avuto uno sviluppo eccezionale soprattutto nell'industria aeronautica.

 

 

UNA SOCIETA' MULTIRAZIALE

Oggi nell'America Settentrionale sono presenti vari tipi di razze, che vi si stabiliscano nell'emigrazione verificata tra l'800 e il '900. Preoccupati del flusso eccessivo di immigrati, gli Stati Uniti tra il 1921 e il 1928 emanarono leggi che stabilirono per ogni nazionalità il numero massimo d'immigrati che la federazione poteva accogliere ogni anno. Vi iniziarono ad affluire varie specie di razze: popolazioni indigene, indiani, neri, mulatti, creoli, ecc.… Questa fusione di razze però, non consentì una convivenza pacifica; le minoranze etniche, specialmente quelle di colore, non hanno avuto vita facile: per lunghi anni fino al 1865 hanno vissuto in stato di schiavitù, in seguito sono state pesantemente discriminate. Ancora nell'ultimo dopoguerra, la segregazione dei neri era praticata in molti stati della federazione e i matrimoni misti erano proibiti. Solo nel 1964 fu fatto l'atto dei diritti civili che vieta ogni discriminazione fra bianchi e neri sul lavoro e nei luoghi pubblici. Disordini e violenze si sono verificati soprattutto nel corso degli anni '60-'70 con grandi sommovimenti nelle più importanti città statunitensi: Chicago, New York, Washington, Atlanta; disordini che sono terminati quando nel 1968 per mano di un fanatico razzista, morì il leader nero Martin Luther King. Da allora molte cose sono cambiate per i neri: buona parte di loro adesso hanno assunto in svariati campi di lavoro ruoli importanti, cariche pubbliche ecc. Ciò nonostante il tasso di disoccupazione dei neri rimane alto; ancora in molte grandi città questi vivono insieme alle minoranze cinesi, italiane, spagnole, in quartieri- ghetto divisi per nazionalità, in condizioni spesso precarie. La popolazione statunitense si raccoglie nei distretti più industrializzati ed avanzati economicamente. Nelle zone rurali la densità abitativa decresce notevolmente, fino a raggiungere i 10 ab/kmq; questa cifra scende andando negli Stati dell'Ovest, dove gli spazi interurbani sono quasi deserti.

 

New York (città)

Geografia Città (7.322.000 ab.; 18.087.000 ab. l'area metropolitana, che comprende anche le città del New Jersey sett. con cui forma la conurbazione New York-Northern New Jersey-Long Island) degli U.S. A., estesa per 779 kma2 nel settore sud-orient. dello Stato omonimo; è la più popolosa metropoli statunitense ed è inoltre centro finanziario, assicurativo, industriale, commerciale, turistico, culturale, religioso, amministrativo e politico della massima importanza. La popolazione newyorkese ha carattere cosmopolita: i neri sono ca. il 23% della popolazione totale, gli Italiani il 20%, i Portoricani il 18%; seguono gli asiatici (3%), per lo più Cinesi, quindi Indiani, Filippini, Coreani, Giapponesi, ecc., i quali risiedono prevalentemente a Chinatown, nella sezione merid. di Manhattan. Il suo grandioso sviluppo fu dovuto alla felice posizione geografica in una delle insenature più riparate e articolate dell'America Settentrionale, naturale approdo per i colonizzatori che giungevano dall'Europa, nonché facile via di penetrazione verso l'interno. L'odierna città è costituita da cinque distinti nuclei urbani (Bronx, Brooklyn, Manhattan, Queens e Staten Island) disposti intorno alla confluenza del f. Hudson nella New York Bay, insenatura dell'Oceano Atlantico articolata in Upper Bay e Lower Bay, collegate dai Narrows. Tra tutte queste complesse articolazioni costiere si trovano, oltre ai cinque distretti urbani che formano la città vera e propria, numerosi altri centri satelliti, come Jersey City, Newark, Elizabeth, Bayonne, nel New Jersey, Yonkers, Mount Vernon, New Rochelle e altri nello Stato di N., che gravitano economicamente e culturalmente intorno alla città, dando vita a un'enorme conurbazione i cui limiti territoriali e la cui entità demografica sono difficilmente definibili. Al suo vastissimo retroterra N. è collegata da numerose grandi rotabili (highways), linee ferroviarie e dal sistema di vie d'acqua interne del Barge Canal, che contribuisce a fare del suo porto il maggiore degli U.S.A. dopo quello di New Orleans. Il porto di N., i cui impianti si estendono per 1215 km (800 km nella città di N.) contando oltre 2000 moli, ha un traffico annuo di 155 milioni di t di merci (esportazione di frumento, autoveicoli, tessuti, tabacco, prodotti delle industrie meccaniche, chimiche, alimentari, della carta; importazione di petrolio, zucchero, semi oleosi, polpa di legno, cacao, caffè, gomma, rame, spezie, frutta, ecc.). N. è anche un importante scalo aereo, sia per il traffico interno (aeroporto La Guardia), sia per quello internazionale (aeroporto Kennedy) ed è inoltre servita da 4 eliporti. I distretti urbani sono collegati da numerosi ponti, da 5 tunnel che passano sotto il f. Hudson e l'East River, da ferry-boats e da una metropolitana. Le industrie di N. producono soprattutto beni di consumo: ubicate prevalentemente nei distretti di Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island (Manhattan è soprattutto un grande quartiere residenziale), sono particolarmente attive nei settori meccanico, meccanico di precisione, grafico-editoriale, conciario, tessile, dell'abbigliamento, alimentare, chimico, farmaceutico, della gioielleria e delle materie plastiche. Sede dell'O.N.U., la città è infine un importante centro culturale, con 7 università, numerosi collegi, musei, biblioteche e fondazioni. StoriaFondata nel 1626 da coloni olandesi sulla punta merid. dell'isola di Manhattan, acquistata dagli Indiani dietro compenso in merce, fu chiamata Nuova Amsterdam e fino al 1664 fu la capitale della Nuova Olanda. Gli Inglesi, che vantavano antichi diritti, la strapparono agli Olandesi, la perdettero (1673), la riconquistarono definitivamente nel 1674 dandole il nome attuale. Nel sec. XVIII la città divenne un centro mercantile e marittimo di prim'ordine e si sviluppò straordinariamente: nel 1768 vi fu istituita la Camera di Commercio e nel 1792 la Borsa. L'apertura, nel 1827, del canale Erie la metteva in comunicazione con i Grandi Laghi, mentre, poco dopo (1832), veniva inaugurata la linea ferroviaria N.-Harlem. Ma l'enorme sviluppo urbanistico della città ebbe inizio intorno al 1860, quando al sistematico afflusso di emigranti d'oltre oceano s'aggiunse una consistente emigrazione anche dall'interno cosicché, sul finire del sec. XIX, la città si era già estesa a Bronx, Brooklyn, Queens, Staten Island, ecc. Urbanistica e arte: pianificazione dell'areaPur mancando inizialmente di una precisa organizzazione urbanistica, quasi subito si formarono gli assi di Broadway e Wall Street (pomerio della prima palizzata contro gli Indiani). Sotto il dominio inglese ebbe (dal 1664) un più forte e accelerato sviluppo, superando l'East River e l'Harlem River, con la formazione degli insediamenti di Brooklyn, Queens, Bronx e Richmond. Il primo piano organico fu attuato per l'area di Manhattan (1807-11) da parte della commissione G. Morris, S. De Witte e J. Rutherford, con un disegno che, pur rispettando il tracciato obliquo di Broadway, adottò una griglia di vastissime dimensioni, estesa su un'area tre volte superiore a quella già urbanizzata (12 arterie longitudinali e 155 strade trasversali) assunta come principio di crescita omogeneo che sembrava corrispondere agli ideali jeffersoniani. Tale piano ebbe una notevole influenza sull'urbanistica americana ed è rimasto alla base dello sviluppo della città, resistendo alla sua accelerata urbanizzazione, fino alla prima metà del secolo successivo. Del 1857-58 sono l'ideazione e la realizzazione del Central Park di F. L. Olmsted, che costituì il prototipo di moltissimi altri parchi urbani a scala della metropoli. Al 1916 risale la grande ordinanza riguardante l'edificabilità e utilizzazione del suolo, che distingueva 4 distretti secondo le superfici coperte e i volumi costruiti e divideva la città in tre zone (libera, d'affari, residenziale). Nel 1922 fu istituita la Regional Planning Association di N. i cui studi portarono a un piano (1928) per la definizione di un nuovo sistema di comunicazioni e di utilizzazione del suolo. Un nuovo strumento zonizzativo per la città fu iniziato nel 1926, ma apparve solo nel 1951 e modificò soltanto alcuni tipi di controllo sulle costruzioni. Molte di queste norme riguardavano l'area di Manhattan, dove fin dall'inizio del secolo, in seguito alla concentrazione delle attività terziarie e direzionali in tale zona, si era verificata una concentrazione degli edifici a sviluppo verticale, localizzati, in particolare, nella downtown fino agli anni Trenta, nella midtown fino alla metà degli anni Cinquanta (in seguito al Rockefeller Center del 1931-39). La città nei decenni successivi perse granparte del suo apparato produttivo e commerciale, i grandi impianti portuali si trasferirono nel New Jersey e gran parte del terreno lungo i fiumi divenne disponibile per funzioni urbane più prestigiose. Questa trasformazione già in atto nell'East Side negli anni Cinquanta (complesso delle Nazioni Unite, quartiere residenziale di Johnson e Burgee del 1969) proseguì a Ovest negli anni Settanta con l'insediamento del World Trade Center, la costruzione della Convention Hall e l'abolizione del parco ferroviario della Penn Central Station. Un piano per la Lower Manhattan venne elaborato nel 1966, per ricavare nuovi terreni fabbricabili interrando i moli in disuso. Nel 1975 si approvò un piano dettagliato cui seguì nel 1979 la stesura definitiva di Cooper, Eckstut Associates. Si è pianificata così la terziarizzazione dell'area, detta Battery Park City, a opera di C. Pelli Associates. Parallelamente l'Amministrazione ha condotto un'operazione di restauro e pedonalizzazione del South Street Seaport, quartiere dell'East River, che in seguito dovrebbe estendersi all'intero Seaport District. Insediamenti residenziali sono invece stati realizzati negli ultimi anni Ottanta nel cuore del Village (complesso Zeckendorf) e nel West Side (Park Belvedere). Urbanistica e arte: l'architettura civilePoco rimane dell'originaria colonia olandese e del successivo periodo coloniale inglese (1664- 1716). L'edificio più antico di N. è la St. Paul's Chapel di Broadway, iniziata nel 1764 da Th. McBean sul modello della londinese St. Martin-in-the-Fields; il portico e la guglia sono di P.-Ch. L'Enfant (1794-96). Vi è poi la serie delle chiese neogotiche, tra cui la Trinity Church, di R. Upjohn (1840-46); la Grace Church (1846-47) e la St. Patrick's Cathedral (1853-79) di J. Renwick. Nel campo dell'architettura civile si ricordano il Municipio (City Hall, 1803), in stile Luigi XVI, e la neoclassica Customs House (ora Sub-Treasury) del 1834-42. Nella seconda metà dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento il neogotico continuò a essere largamente impiegato nell'architettura religiosa (come nelle costruzioni dell'architetto Goodhue, tra cui St. Vincent Ferrer, St. Thomas, 1913), insieme al neomoresco (sinagoga centrale, di H. Fernbach, 1872), al neoromanico (progetto della cattedrale di St. John-the-Divine, 1891, realizzata però in stile gotico inglese nel 1911-30 da Cram e Ferguson), al neorinascimentale e al neoclassico monumentale, in cui si produsse il gruppo McKim, Mead e White (Villard Houses, 1885; Morgan Library, 1902; Century Club, 1890; Pennsylvania Station; Metropolitan Museum, ecc.). In questo prevalere degli stili "storici" si distingue, come opera di buona ingegneria, il ponte di Brooklyn, di J. Roebling (1883). Con i primi del Novecento ebbe inizio la fase dei grattacieli (Flat Iron Building, di D. H. Burnham, 1902; Singer Building and Tower, di E. Flagg, 1908; Woolworth Building, di Cass Gilbert, 1911-13), tutti più o meno "nobilitati" da elementi classici o gotici, secondo la tendenza degli architetti americani del tempo (ben lontani dalla novità di linguaggio di L. H. Sullivan) a collegarsi alla tradizione europea. Tuttavia i grattacieli di R. M. Hood (American Radiator Building, 1924; Daily News Building, 1930), anche se spiccatamente neogotici, cominciano già a risentire delle semplificazioni dello stile internazionale importato dagli architetti europei (come Eliel Saarinen e Mies van der Rohe). Il Rockefeller Center (1931-40) rappresenta il primo tentativo di risolvere il problema del rapporto tra grattacielo e strutture circostanti. Lo stile internazionale si affermò nettamente nel secondo dopoguerra, soprattutto nelle opere di architetti stranieri (Municipal Asphalt Plant, di E. J. Kahn e R. A. Jacobs, 1944; Idlewild Airport Terminal, di Eero Saarinen, 1948-61; edifici delle Nazioni Unite, tra cui la Torre del Segretariato di Le Corbusier e Niemeyer, 1950; Chase Manhattan Bank, 1959-60; Seagram Building, di Mies van der Rohe e Ph. Johnson, 1956-57; ecc.). MuseiOltre al Metropolitan Museum N. possiede molti altri importanti musei artistici, storici ed etnografici. Il Museum of Modern Art (il cosiddetto MoMA), ampliato nel 1997 su progetto di Y. Tamaguchi: comprende sezioni di architettura e design, fotografia, cinema, pittura e scultura americane ed europee dei sec. XIX e XX, disegni e stampe (tra i dipinti alcune opere celebri quali, p. es., Les demoiselles d'Avignon di Picasso, la Zingara che dorme di H. Rousseau, Broadway Boogie-Woogie di Mondrian, Io e il villaggio di Chagall e altre importanti opere di Cézanne, Van Gogh, Léger, Kandinsky, Ernst, Dalì, Duchamp, Magritte e di numerosi artisti americani contemporanei). Il Solomon R. Guggenheim Museum, nato nel 1937 col proposito di raccogliere opere di arte moderna non figurativa (il suo nome originario fu infatti Museum of Non Objective Painting) e sistemato nel 1959 in un edificio di F. L. Wright (sottoposto agli inizi degli anni Novanta a un importante restauro), comprende ca. 4000 opere di pittura e scultura europee e americane. Non mancano dipinti dei maestri che preparano il superamento del naturalismo (Cézanne, Chagall, Modigliani, ecc.), ma più numerose sono appunto le opere cubiste e astratte (dipinti di Picasso, Braque, Malevic, Metzinger, oltre alle maggiori raccolte statunitensi di opere di Léger, Kandinskij e Marc; dipinti di Kokoschka, Klee, Moholy-Nagy, Mondrian, Van Doesburg, Miró; sculture di Calder, Arp, Brâncusi, Archipenko, Giacometti, Moore). Il Cooper Union Museum, ora Cooper-Hewitt Museum, comprende sezioni di arte applicata (ceramiche, vetri, mobili, tessuti) e un gabinetto di stampe e disegni, soprattutto italiani, provenienti da donazioni private. Il Whitney Museum of American Art (1930) è dedicato alla pittura e alla scultura americane moderne. L'Hunting Hartford Museum è pure dedicato all'arte contemporanea. Nel 1935 è stata aperta al pubblico la Frick Collection che raccoglie dipinti europei dal sec. XIV al XIX. Fondata da Henry Clay Frick, industriale di Pittsburgh, la collezione ospita notevoli opere di arte italiana (Giovanni Bellini, San Francesco in estasi; Bronzino, Lodovico Capponi; Tiziano, Ritratto di giovane in pelliccia), francese (G. de La Tour; Boucher, Le arti e le scienze, otto tele commissionate da Madame Pompadour; Chardin; Fragonard, Il progresso dell'amore, serie di pannelli comissionati da Madame du Barry, Ingres), fiamminga (numerosi ritratti di van Dyck), olandese (Hals, Rembrandt, Vermeer), spagnola (El Greco, Velázquez, Goya), inglese del sec. XVIII (eccezionale gruppo di ritratti di Reynolds, Romney, Hogarth, Lawrence, Gainsborough), americana (ritratti di Whistler). Il Museum of the City of New York (1926) è un museo storico e documentario della città (dipinti, stampe, documenti, arte popolare e decorativa). Il National Museum of the American Indian (dal 1994 nella nuova sede della Custom House) è il più importante del mondo per quanto riguarda l'etnologia e l'etnografia degli Indiani dell'America Settentrionale, Centrale e Meridionale. L'American Museum of Natural History ospita un'importante collezione di documenti dell'area culturale del Nord-Ovest dell'America Settentrionale. Il Museum of Primitive Art (1954) è dedicato all'arte africana, precolombiana, preistorica europea e asiatica, dell'Oceano Pacifico. Nel quartiere di Brooklyn si trova il Brooklyn Museum (costruito nel 1897, ma oggetto di un importante ampliamento nel 1990) che comprende sezioni di arte egiziana, mediorientale antica, precolombiana; di arte ed etnografia primitiva e orientale; di pittura europea medievale e rinascimentale; di pittura e di arte decorativa americana del Sette-Ottocento. BibliotecheN. possiede una rete fittissima di piccole e medie biblioteche, per lo più altamente specializzate, tra cui fa spicco la Pierpont Morgan Library (v. Morgan Library). Tra le grandi biblioteche generali sono da ricordare le universitarie del City College (ca. 1 milione di volumi) e della Columbia University (ca. 5 milioni); ma la maggiore è la New York Public Library, fondata nel 1895, che dispone di ca. 10 milioni di volumi distribuiti in 45 dipartimenti specialistici. SpettacoloCi sono tracce di attività teatrali isolate sin dall'inizio del sec. XVIII e si conoscono i nomi di teatri sin dal 1750, ma è solo nel 1767 con l'apertura del John Street Theatre che la città cominciò ad acquistare una certa importanza teatrale. Al John Street seguì nel 1789 il Park, che, grazie soprattutto alla gestione di Stephen Price, acquistò in breve grande prestigio, scritturando famosi attori inglesi e dando ospitalità ai primi divi indigeni. A questo punto N. aveva ormai vinto la concorrenza di Filadelfia ed era divenuta l'indiscussa capitale dello spettacolo americano. Al Park s'affiancarono presto altri teatri: il Chatham Garden, il Lafayette e il Bowery e nel 1833 l'Italian Opera House, poi sostituita dall'Astor Place Opera House e dall'Academy of Music che rimase il massimo teatro d'opera cittadino sino all'apertura del Metropolitan (1883). Lo spettacolo stava diventando una grossa industria. I teatri (sempre più comodi e sempre meglio attrezzati tecnicamente) continuarono a moltiplicarsi per tutto un secolo: erano 43 nel 1900, 68 nel 1926, 80 nel 1928. All'epoca dell'attore-impresario, che continuava a presentare anno dopo anno i suoi cavalli di battaglia con molto Shakespeare e qualche melodramma, e a quella della compagnia di complesso, con un repertorio scelto in funzione degli attori, seguì, a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento, l'epoca del produttore che acquistava commedie verosimilmente destinate al successo, scritturava attori, possibilmente con personalità divistica, per recitarle, dedicava molte cure all'allestimento e puntava su un gran numero di repliche per recuperare l'investimento iniziale e realizzare un profitto. Era questo il teatro di Broadway (il nome dell'arteria sulla quale e intorno alla quale sorgono quasi tutte le sale), continuato con alterna fortuna sino a oggi, nonostante le gravi crisi provocate prima dal cinema sonoro e poi dalla televisione, che diminuirono drasticamente il numero dei teatri e determinarono la concentrazione degli spettatori su un limitato numero di spettacoli a grandissimo successo, condannando al fallimento tutte le altre iniziative. Ma la storia del teatro newyorkese nel sec. XX non è fatta soltanto delle efficaci commedie di consumo, delle grandiose riviste di Ziegfeld o dell'alto professionismo del musical; a Broadway si è continuato a reagire in nome di un'avversa concezione del teatro. Tra il 1915 e il 1916 si costituirono infatti, fuori Broadway, due gruppi importanti, i Washington Square Players che formarono poi la Theatre Guild, l'organismo produttivo di più alto livello artistico tra le due guerre, e i Provincetown Players che scoprirono e imposero il talento di E. O'Neill. Negli anni Trenta, in piena depressione, si moltiplicarono i gruppi politicamente impegnati, il più importante dei quali, il Group Theatre, svolse però tutta la sua attività nei teatri di Broadway; negli anni Cinquanta acquistarono rilievo e importanza i teatri cosiddetti "off-Broadway" che presentarono, con bilanci molto più limitati, testi commercialmente più azzardati, indigeni e stranieri; negli anni Sessanta infine si è imposto il fenomeno di "off-off-Broadway", termine con il quale si definiscono miriadi di gruppi (tra i quali il Living Theatre, l'Open Theatre, il Bread and Puppet Theatre) che, agendo spesso in spazi non precipuamente teatrali, hanno svolto e svolgono attività d'avanguardia completamente al di fuori delle norme del teatro commerciale. MusicaGià nel 1763 si tenevano a N. concerti strumentali e corali; società musicali eseguivano pagine di Haydn e Händel, inni e cori, talora firmati dai primi compositori locali (James Hewitt, Benjamin Carr). Popolari erano anche le ballad operas, sul modello inglese (The Beggar's Opera). Dal 1800 si diffuse l'usanza dei concerti estivi nei giardini: miscellanee di brani cantati e suonati, assolo e duetti. La prima opera rappresentata (da una compagnia italiana) fu Il barbiere di Siviglia (1825); da allora N. divenne tappa d'obbligo delle tournée. Dal 1840 vi si diedero concerti sinfonici con orchestre europee, e nel 1842 sorse la locale Philarmonic Society. A N. passarono virtuosi come il soprano Jenny Lind (1850), i pianisti Louis M. Gottschalk e Anton Rubinstein (che vi introdusse i recital solistici), il violinista Ole Bull. Vi era poi il teatro musicale leggero, dal minstrel show al burlesque, all'operetta; nel 1866, con The Black Crook, nacque la musical comedy, fiorita sul viale dei teatri, Broadway. Dal 1900, con la voga del ragtime, l'editoria musicale si accentrò in una strada, Tin Pan Alley, e in breve divenne un'industria, capace di sfornare a getto continuo canzonette per la stampa, il teatro, il disco e la pianola. A fecondarla furono le invenzioni dei grandi maestri neri del ragtime, del blues e del jazz: essi però ne rimasero ai margini, sfruttati, e popolari solo nel ghetto (v. Harlem). Nel profluvio di musica leggera bianca uscita da Tin Pan Alley si distinsero grandi autori di canzoni, come Jerome Kern, Irving Berlin, George Gershwin, Cole Porter, Hoagy Carmichael, Harold Arlen, Richard Rodgers. Dal 1920 la canzone si tinse di jazz e circolò sui dischi di orchestre da ballo, come quella di Paul Whiteman, l'ideatore del "jazz sinfonico". Si formò anche una scuola originale di jazz bianco ("jazz di N."), più tenue, giocoso e cameristico del jazz nero di Harlem: vi si distinsero Red Nichols, Eddie Lang, Joe Venuti. La Crisi del 1929 parve stroncare Tin Pan Alley; ma essa rifiorì nel periodo swing (1935-45), grazie anche a radio e cinema sonoro, che resero celebri le orchestre di Benny Goodman o Glenn Miller. Lo swing dei complessini si concentrò invece nella 52ma Strada, su cui si aprivano i locali notturni. Nel 1938, un concerto alla Carnegie Hall diede avvio al revival del jazz tradizionale e del folk che si installarono al Greenwich Village, la zona degli artisti. Nel contempo N. vide l'arrivo di compositori ed esecutori europei fuggiti o esiliati dalle rispettive dittature (Stravinskij, Hindemith, Bartòk, Schönberg, Milhaud, Toscanini, Szigeti). Nel 1945 a N. esplose il bebop, che in breve seppellì l'ormai ripetitivo swing; ma il pubblico e Tin Pan Alley lo rigettarono, preferendo aggrapparsi alla canzone melodica (Frank Sinatra). La 52ma Strada si svuotò; N. rimase tuttavia la capitale del jazz grazie ai tanti locali sparsi ovunque, come il Birdland; e tale è rimasta,con alti e bassi, fino a oggi. Gli anni Cinquanta videro anche il fulgido tramonto di Broadway, che da allora sopravvive a se stessa. L'industria della canzone si rinnovò tuttavia con il rock and roll, musica del Sud, diffusasi soprattutto grazie alla TV. Sebbene il rock sia fiorito anche altrove, con esso N. ha consolidato il suo ruolo di leader dell'industria musicale, ruolo ormai planetario. Essa è anzi divenuta un crocevia di musiche - eurocolta, jazz, rock, folk - che genera nuovi ibridi (Third Stream Music, jazz-rock) e contatti tra arti diverse (come tra il gruppo rock Velvet Underground e il maestro della pop art Andy Warhol). Donde l'odierno volto bifronte di N., mecca dell'avanguardia multimediale ma anche dell'industria del consenso. La vivacità della scena è inoltre favorita da strutture come il Lincoln Center for the Performing Arts (1966), che con le sue sale da concerto, teatri e biblioteche è nel suo genere il complesso più grande del mondo. Di recente però, con la crisi economica, N. è diventata scenario di decisioni prese altrove. L'afflusso di immigrati da tutto il mondo ha poi generato una feroce conflittualità di tutti contro tutti, donde la tendenza a un isolamento regressivo: il rap, la rabbiosa musica del ghetto nero, ne è una manifestazione. DanzaLe prime tracce dell'arte che contribuirà a trasformare N. in una delle capitali mondiali dello spettacolo risalgono ai primi decenni del sec. XVIII (1739), quando un maestro di ballo inglese, tale Holt, si esibì per la prima volta in una serata di danze. Nei decenni successivi seguirono diverse apparizioni di ballerini provenienti dall'Europa e verso la fine del secolo (1785) è documentata l'attività di quello che viene considerato il primo ballerino professionista americano, John Durang. Fra la fine del sec. XVIII e l'inizio del XIX il Park Theatre si segnala come teatro con una propria regolare attività anche ballettistica, tanto da ingaggiare come maître de ballet un certo Claude Labassé (1821), proveniente dal Teatro alla Scala di Milano. Numerose furono le stelle d'oltreoceano che approdarono a N.: nel 1828, da Napoli, giunse Charles Vèstris. Negli anni Quaranta Fanny Elssler colse a N. numerosi successi, e perfino il giovanissimo Enrico Cecchetti vi approdò (1858), al seguito di una larga troupe di artisti europei di cui facevano parte i suoi genitori. L'allestimento, in quegli anni, di alcuni dei titoli di maggior successo del repertorio europeo contemporaneo, quali La Sylphide (Park Theatre, 1835), Giselle (protagonista Augusta Maywood, 1846), Sylvia (1886), testimoniano del notevole grado di aggiornamento della scena newyorkese, rispetto alla migliore produzione europea. D'altro canto, il successo delle cosiddette extravaganzas sul modello di The Black Crook (1866), che mescolavano musica, danze, folclore, numeri di canto e di balletto ed elementi della cultura popolare e della nascente tradizione afro- americana, testimoniano altresì la nascente autonomia creativa della cultura cittadina, che porterà allo sviluppo di generi autoctoni, distinti dalla tradizione europea, quali la modern dance (affermatasi a partire dagli anni Dieci del sec. XX grazie all'opera di pionieri quali Isadora Duncan, Ruth St. Denis, Martha Graham, Doris Humprey, e fiorita ininterrottamente fino ai giorni nostri grazie all'opera di capiscuola quali Alwin Nikolais, José Limón, Anna Sokolov, Merce Cunningham, Trisha Brown, Twyla Tharp) e il musical, altro genuino prodotto della cultura americana, che ha trionfato prima nei grandi teatri di Broadway e poi al cinema. Per quanto riguarda il balletto, al di là di un pressoché costante aggiornamento (la prima apparizione della Pavlova è del 1910, i Ballets Russes di Djagilev debuttarono a N. nel 1916) la città, oggi una delle capitali indiscusse della scena ballettistica internazionale, non ha avuto, fino agli anni Trenta, una compagnia professionale. Nel 1934 Lincoln E. Kirstein e George Balanchine creano l'American Ballet, primo dei tentativi dai quali doveva evolversi il New York City Ballet. Nel 1937 Michail Mordkin diede vita al Mordkin Ballet, formato, oltre che da alcuni elementi professionisti di provenienza europea, anche da alcuni fra i migliori elementi della sua scuola. Nel 1940 Lucia Chase, raccogliendo un nucleo proveniente dal Mordkin Ballet, crea il Ballet Theatre (oggi American Ballet Theatre). É solo nel secondo dopoguerra, però, che l'attività ballettistica ha conosciuto un enorme sviluppo e ha goduto di una crescente popolarità, affiancando e finendo per sopravanzare l'attività delle compagnie depositarie della tradizione americana della modern dance, che pure rimangono un'espressione fondamentale della creatività coreografica newyorkese. Nuove prestigiose compagnie di balletto si sono aggiunte alle due principali (fra queste il Joffrey Ballet, il Dance Theatre of Harlem, l'Elliot Feld Ballet), mentre sul fronte della modern dance alle compagnie dei pionieri e dei capiscuola degli anni Quaranta si sono aggiunte quelle dei protagonisti dell'ondata postmoderna degli anni Sessanta e Settanta e una miriade di gruppi che alimentano ininterrottamente le frange più vitali dell'avanguardia non solo coreografica. BibliografiaPer la geografia: A. Hepburn, New York City, New York, 1957; C. T. Wu, Chinese People and Chinatown in New York City, Worcester, 1958; J. Gottmann, Megalopolis. The Urbanized Northeastern Seaboard of the United States, New York, 1961; C. J. Schuberth, The Geology of New York City and Environs, Garden City, 1968; A. Jannacci, P. Giaccoppo, New York, Milano, 1989. Per la storia: Autori Vari, The Memorial History of the City of New York, from Its First Settlement to the Year 1892, 4 voll., New York, 1892; M. G. Van Rensselaer, History of The City of New York in the Seventeenth Century, 2 voll., New York, 1909; W. R. Shepherd, The Story of New Amsterdam, New York, 1926; G. Moorhouse, New York. Biografia di una città, Milano, 1989; F. Baldassarri, Metropolitan, New York, Firenze, 1991. Per l'urbanistica: J. W. Reps, The Making of Urban America, Princeton, 1965; P. Hall, Le città mondiali, Milano, 1966; M. Manieri Elia, L'architettura del dopoguerra in USA, Bologna, 1966; V. Scully, American Architecture and Urbanism, Londra, 1969; A. Albano, C. Bagnasco, G. Campos Venuti, Roma, Parigi, New York. Quale urbanistica per le metropoli?, Roma, 1986.

 

Map

Gli USA vantano la storia più fortunata del mondo moderno: sono una nazione formata da un alto numero di gruppi umani incredibilmente diversi fra loro, che poco hanno in comune se non il desiderio di conquistarsi ricchezza, sposando i nobili ideali della Costituzione e della dichiarazione d'Indipendenza, e che hanno creato così la nazione più ricca, più potente e più creativa del mondo.

Nonostante molti sottolineino giustamente gli imperdonabili errori, come la distruzione degli indiani, il razzismo, l'imperialismo o le oscure trame della CIA, mezzo mondo continua ad amare follemente l'America. In fondo, questo è il paese in cui sono nati i principi di diritto alla felicità e alla libertà di parola, in cui sono stati inventati l'aeroplano, il frigorifero, la luce elettrica, le navi spaziali, i computer, il blues, il jazz e il rock and roll.

Tuttavia, c'è una parte del mondo che percepisce gli Stati Uniti come un paese spietatamente capitalista, una forza egemonica da considerare come una minaccia. L'11 settembre 2001, un attacco terroristico a New York e a Washington, DC, ha rivelato rancore e ostilità crescenti nei confronti degli Stati Uniti.

Se trascorrete negli USA un breve periodo, non riuscirete facilmente a liberarvi dai pregiudizi, anche perché gli americani tendono ad autoesaltarsi e mitizzarsi. Conosciamo talmente tanto da film, libri, canzoni, fotografie che è impossibile, almeno all'inizio, non sentirsi parte di uno spettacolo.

Vi sembrerà di conoscere già perfettamente anche le cose che non avete mai vissuto in prima persona, come i negozi aperti giorno e notte, le cameriere che vi riempiono continuamente la tazza di caffè, i drive in, gli evangelisti televisivi, la benzina a prezzi stracciati e i giornali lanciati davanti alla porta delle casette di legno. Ma ovviamente questa è solamente la superficie; volendo andare più a fondo si scopre che la realtà è molto più complessa e che la vita americana è più affascinante e disorientante che in qualsiasi altro posto distante da noi.

Vi consigliamo di arrivare pronti ad esplorare le stranezze e i luoghi insoliti, piuttosto che di fermarvi nei posti che già credete di conoscere; scoprirete così che qui ci sono alcune delle città più belle del mondo, paesaggi mozzafiato, un forte regionalismo, una peculiare mitologia, più storia di quanto gli americani stessi credano e, probabilmente, la gente più disponibile del mondo.

 

A colpo d'occhio

Nome completo del paese
Stati Uniti d'America

Superfice
9.629.091 kmq

Popolazione
290.342.554 abitanti (tasso di crescita demografica 0,9%)

Capitale
Washington, DC (571.400 abitanti, 7.713.900 abitanti nell'area metropolitana Washington-Baltimore)

Composizione etnica
77,1% bianchi, 12,9% afroamericani, 4,2% asiatici, 1,5% nativi americani, 0,3% hawaiani e isolani del Pacifico

Lingua parlata
inglese, molte altre lingue (soprattutto spagnolo)

Religione
56% protestante, 28% cattolica, 2% ebraica, 1% musulmana, 4% altre religioni, 10% nessuna

Ordinamento dello stato
repubblica federale di 50 stati (più 1 distretto federale)
Presidente: George W. Bush

 

Economia

PIL
10.400 miliardi di dollari

PIL pro capite
37.600 dollari

Crescita economia annua
2,45%

Inflazione %
1,6%

Settori/prodotti principale
petrolio, gas naturale, industria meccanica, industria aeronautica e aerospaziale, telecomunicazioni, industria alimentare, elettronica e informatica, industria tessile, industria cinematografica, industria chimica e farmaceutica, industria metallurgica, legname e carta, patate, frumento, cereali, cotone, silvicoltura, bovini, suini, pollame, pesce

Principale partner commerciali
Canada, Messico, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi, Cina, Taiwan

 

Documenti ed info utili

Visto
grazie a una convenzione reciproca (il Visa Waiver Pilot Program), per i cittadini italiani e di alcuni altri paesi il visto non è più necessario per i soggiorni per turismo o affari che non superino i 90 giorni. In base a questo accordo bisogna però esibire alla frontiera d'ingresso un biglietto aereo di ritorno o di proseguimento del viaggio non rimborsabile in territorio statunitense e che non abbia come destinazione finale un paese contiguo agli USA: ovvero, un cittadino italiano può varcare la frontiera con gli USA se è in possesso di un biglietto aereo di andata e ritorno in cui il paese di ritorno sia l'Italia o, comunque, non un paese confinante con gli USA come il Canada o il Messico, ma neppure i Caraibi. Non è possibile recarsi negli USA con aerei o yacht privati senza visto. I viaggiatori italiani che entrano negli USA via terra (dal Messico o dal Canada) non hanno bisogno del visto, ma devono dimostrare di possedere fondi sufficienti per il soggiorno e dichiarare di non volersi trattenere nel paese oltre i 90 giorni consentiti. Se si entra negli USA senza visto, non è possibile cambiare 'status': il turista, per esempio, non può iscriversi a una scuola. Per far questo dovrà rientrare in Italia e richiedere un visto specifico. Non è in alcun modo possibile ottenere un'autorizzazione a prolungare il soggiorno se si è entrati nel paese senza visto. Per i soggiorni di studio o di lavoro di qualunque durata, o per coloro che viaggiando per turismo vogliano trattenersi nel paese per più di 90 giorni, è necessario ottenere un visto da un consolato o un'ambasciata statunitense. In genere le pratiche possono essere sbrigate per posta. È tuttavia possibile che il console convochi il richiedente per un colloquio. Chi intende richiedere il visto per posta deve fornire un passaporto valido per tutta la durata del soggiorno e una fotografia recente (37 x 37 mm), che va acclusa alla domanda debitamente compilata (il modulo OF156). A ciò dovrà aggiungere la ricevuta del versamento su conto corrente bancario di un importo in lire equivalente alla somma di $45 (tale importo varia perciò col variare del tasso di cambio) per i diritti consolari, oltre a una serie di documenti che comprovino la propria situazione sociale, economica e familiare, diversi secondo il tipo di visto. Se si utilizza il canale postale, bisogna accludere una busta preindirizzata e preaffrancata per la rispedizione del passaporto; la documentazione non va inviata per raccomandata, ma utilizzando il servizio di posta prioritaria. Vengono talvolta richiesti documenti che attestino una certa disponibilità finanziaria e/o lettere di invito di enti americani che giustifichino la vostra permanenza negli Stati Uniti, oltre a un biglietto di ritorno o di proseguimento. I richiedenti dovranno inoltre dimostrare di avere motivi validi per tornare in Italia (lavoro, famiglia, ecc.). Per questo motivo è consigliabile presentare la domanda di visto nel proprio paese, dove è più facile procurarsi i relativi documenti. Il visto più comune è il Non-Immigrant Visitors Visa, nelle versioni B1 per i viaggi di lavoro e B2 per chi viaggia per turismo o per visitare parenti e amici. Il visto visitatori è valido da uno a cinque anni e vieta specificamente a chi lo possiede di accettare impieghi retribuiti negli Stati Uniti. Se il vostro viaggio è motivato da ragioni di studio o di lavoro avrete probabilmente bisogno di un tipo di visto diverso, ma la società o l'istituto presso cui siete diretti saranno in grado di organizzare per voi le procedure necessarie. In questo caso cominciate a muovervi con sei mesi di anticipo. Per qualsiasi informazione relativa alle procedure d'ingresso negli Stati Uniti potete visitare il sito Internet del Dipartimento di stato americano, www.travel.state.gov/visa_services.html. Di grande utilità per i viaggiatori italiani è anche il servizio Info Visa, che fornisce la modulistica necessaria per la richiesta del visto, oltre a una consulenza sull'argomento, e che permette di ricevere direttamente a domicilio il visto d'ingresso negli Stati Uniti. È un servizio a pagamento gestito da Info USA, autorizzato dal Consolato degli Stati Uniti d'America. Si possono trovare istruzioni dettagliate sui visti e sui documenti da inviare sul sito www.info-usa.it. Recentemente l'ambasciata degli Stati Uniti in Italia ha istituito un numero a pagamento (lire 2540 al minuto + IVA) per informazioni su ogni tipo di visto e sulle procedure per ottenerlo. Il numero è 166-128-634, che può essere utilizzato anche per avere informazioni via fax

Turismo
45,5 milioni di visitatori nel 2001

Elettricita
110V

Fuso orario
orientale (5 ore in meno rispetto al meridiano di Greenwich); centrale (-6); delle montagne (-7); del Pacifico (-8). La differenza tra una costa e l'altra è di 3 ore

Pesi e misure
sistema britannico

 

Quando andare

Molti turisti visitano gli USA d'estate, proprio quando gli americani lasciano la città e vanno in vacanza. Per evitare le folle (soprattutto nei parchi nazionali) le stagioni più indicate sono la primavera e l'autunno. Quest'ultimo è il periodo migliore per recarsi nel New England e nella zona settentrionale dei Grandi Laghi, quando i colori della natura offrono uno spettacolo meraviglioso. Gran parte del territorio a est delle Montagne Rocciose d'estate è caldo e umido, soprattutto nel sud, mentre nei deserti compresi tra le Montagne Rocciose e la Sierra Nevada è molto caldo e secco, in particolare nel sud-ovest. Sulla costa meridionale della California il tempo è bello tutto l'anno, ma la vita da spiaggia si svolge soprattutto da giugno a settembre.

 

Eventi e Manifestazioni

Gli americani adorano le parate e lo sfarzo, perciò non mancano certo le feste pubbliche. Mezzo paese si blocca in occasione del Superbowl, la finale del campionato di football americano che si gioca a gennaio. Il Mardi Gras di New Orleans, a febbraio-marzo, è un delirio turistico e baccanale. A metà marzo si celebra, con sfilate e brocche di birra, il St Patrick's Day, soprattutto a New York e a Chicago. A maggio a Louisville si svolge il Kentucky Derby.

Il 4 luglio si celebra l'Indipendence Day, con sbandieramenti di patriottismo, fuochi d'artificio e americanate varie. I viaggiatori incalliti non si devono perdere la National Hobo Convention a Britt nell'Ohio, che si tiene ogni anno in agosto. Gran festa il 31 ottobre per Halloween, quando i bambini vanno in giro per le case a chiedere caramelle, vestiti ancora peggio del solito; nel Greenwich Village, a West Hollywood e a San Francisco, con il classico atteggiamento contro corrente, si celebra invece con sfilate eleganti. L'ultimo giovedì di novembre gli americani si rimpinzano per il Giorno del Ringraziamento.

 

Prezzi e costi

Valuta
Dollaro americano (US$)

Economicita del paese
Se dormite in campeggi o in ostelli, viaggiate in autobus e comprate da mangiare al supermercato, dovreste cavarvela con circa US$50 al giorno; dormendo in motel e mangiando in bar o self service, si spendono US$100 al giorno; se poi vi concedete il lusso di noleggiare un'automobile, la spesa giornaliera arriva a US$150. E poi siete nella terra del consumismo e delle carte di credito.

Se volete viaggiare con travellers' cheque, vi conviene sicuramente portarli in dollari, in tal caso saranno accettati come se fossero contanti nei ristoranti, negli alberghi e in molti negozi. Le carte di credito principali sono accettate dappertutto, anzi spesso sono necessarie per noleggiare una macchina o fare una prenotazione. Se il vostro bancomat è convenzionato con i circuiti principali, potete prelevare contante agli sportelli automatici.

Nei ristoranti e negli alberghi il personale si aspetta la mancia. Nei ristoranti si lascia normalmente il 15% del conto, ma non nei fast-food o nei self-service. La mancia si dà spesso anche ai tassisti, ai baristi e al parrucchiere. Le imposte sulla vendita variano da stato a stato (in alcuni non ci sono), ma si aggirano intorno al 5-8%. I grandi alberghi aggiungono spesso una tassa del 15%. Prima di decidere dove pernottare, cercate di capire se il prezzo comprende tutte le tasse.

Costi vitto ed allogio
Pasto economico (chioschi, ecc.): US$3-5
Pasto in un ristorante di categoria media: US$5-20
Pasto in un ristorante di categoria elevata: US$20 e oltre

Albergo economico: US$12-25
Albergo di categoria media: US$25-60
Albergo di categoria elevata: US$60 e oltre

 

Sport e tempo libero

Qualunque cosa vogliate fare in America, dal bungee jumping alla mongolfiera, troverete sempre un posto in cui farlo e qualcuno che lo faccia con voi. E ovviamente ogni attività è più grande, più veloce, più ardua, più divertente e in genere migliore, che in ogni altro posto al mondo.

Prendete il surf, per esempio. Forse non l'hanno inventato alle Hawaii, ma Oahu ne è sicuramente la patria spirituale; le leggendarie onde invernali di Waimea, di Sunset Beach e del Banzai Pipeline sono una delle esperienze più entusiasmanti che si possano fare. Ci sono ottimi luoghi in cui fare surf: Malibù, Rincon, Trestles e Mavericks sono solo i più famosi. Altri sport d'acqua che gli americani prediligono sono la vela, il windsurf, il kayak e il pericoloso e frastornante jetski.

Sulle Montagne Rocciose, in particolare in Colorado, ci sono le località più famose per lo sci. Se evitate Aspen, Vail, Jackson Hole e Big Sky, trovate impianti di risalita a prezzi più convenienti e piste altrettanto belle. Il Lake Tahoe, sulla Sierra Nevada, è una stazione sciistica d'inverno e una località ideale per sport acquatici d'estate. In altri stati ci sono ottime possibilità di praticare cross-county. Negli ultimi anni lo snowboard ha rivoluzionato la tradizione degli sport sulla neve.

Gli USA sono il paese più industrializzato del mondo, ma anche uno di quelli che offrono le migliori possibilità di escursioni a piedi, fra prati alpini della High Sierra o sentieri nella foresta degli Appalachi. I sentieri sono di norma ben tenuti, ben segnalati e ben controllati. Ma non è difficile perdersi se ci si inoltra nel bosco, dove potreste trovarvi in compagnia di inquietanti rumori e di un immenso cielo nero.

Alpinismo e climbing si praticano soprattutto nella Sierra Nevada e sulle Montagne Rocciose. El Captain e Half Dome sono luoghi leggendari per le scalate, sulle pareti granitiche dello Yosemite National Park. La cima più alta dei 48 stati continentali è il Mount Whitney (4350 m), che si trova in California all'interno del Sequoia and Kings Canyon National Park.

I ciclisti non si facciano scoraggiare dal primato incontrastato delle automobili; sono molte le città in cui i diritti dei ciclisti vengono rispettati e non è raro vederli mentre si godono il paesaggio proprio quando gli automobilisti soffrono nelle loro scatole di lamiera. Noleggiare biciclette, anche di buona qualità, è piuttosto facile in tutti gli USA, e normalmente nello stesso posto vi possono anche dare informazioni su quali strade seguire. Le mountain bike hanno negli USA una lunga e gloriosa storia, soprattutto in California dove sono state inventate.

Se vi rimane ancora un po' di energia, provate ad andare a cavallo al Central Park di New York, o a fare rafting nel Fiume Snake in Idaho, o ancora a esplorare le grotte delle belle Carlsbad Caverns in New Mexico.

 

Storia

Verso la fine dell'Era glaciale il livello degli oceani si abbassò e si creò così un ponte naturale tra l'Asia e il Nordamerica, dove oggi c'è lo Stretto di Bering. Questo permise ai primi protoindiani di compiere un'azione assolutamente non-americana, cioè di entrare a piedi in Nordamerica. Si insediarono così varie popolazioni nel nord, nel centro e nel sud del continente, che per i successivi 20.000 anni poterono sviluppare indisturbati le loro diverse e ricche culture. Nell'attuale territorio degli USA i principali discendenti dei protoindiani erano: i pueblo in New Mexico, gli apache in Texas, i navajo in Arizona, Colorado e Utah, gli hopi in Arizona, i crow in Montana, i cherokee in North Carolina, i mohawk e gli irochesi nello stato di New York.

Leif Eriksson, un esploratore norvegese, fu probabilmente il primo europeo a toccare il suolo americano, 500 anni prima che nel 1492 un disorientato Cristoforo Colombo creasse il guazzabuglio semantico quando trovò gli 'indiani' a Hispaniola (l'attuale Santo Domingo). Nel 1550 quasi tutto il continente era già stato esplorato da gruppi di francesi, spagnoli, portoghesi e inglesi. Le prime colonie attrassero un gran numero di persone in cerca di facile e veloce fortuna, che poi se ne tornavano a casa, ma ben presto iniziarono gli insediamenti permanenti di europei.

Le prime colonizzazioni in Nordamerica furono attuate da diversi fronti e da diversi popoli. Il primo insediamento permanente europeo fu la colonia spagnola di St Augustine in Florida, nel 1565; i francesi sbarcarono nel Maine nel 1602; Jamestown, in Virginia, fu fondata dagli inglesi nel 1607. Bastarono solamente 12 anni di mancanza di manodopera per far intuire agli inglesi che la schiavitù poteva essere un sistema economicamente vantaggioso. I primi africani arrivarono come 'lavoratori sotto contratto' un anno prima che, nel 1620, cento Pellegrini sbarcassero dalla Mayflower a Plymouth Rock, in Massachusetts, per sfuggire alle persecuzioni religiose. I Pellegrini sottoscrissero il Mayflower Compact, una dichiarazione di autogoverno che avrebbe in seguito influenzato la Dichiarazione d'Indipendenza e la Costituzione.

Nel corso del XVIII secolo continuarono ad arrivare coloni; la Corona inglese abbandonò la politica del laissez-faire e tentò di ribadire l'autorità sulle 13 colonie nordamericane; questo portò allo scontro con i coloni francesi e con gli alleati indiani nella guerra franco-indiana (1757-1763). Gli Inglesi vinsero, ma subirono grosse perdite economiche, che cercarono di recuperare con l'introduzione di nuove tasse nelle colonie. Lo slogan 'no taxation without representation' ('niente tasse senza rappresentanza') unì i vari coloni nel sentimento antinglese, ma rimanendo le loro proteste inascoltate, si introdussero furtivamente in alcune navi inglesi ormeggiate nel Porto di Boston e lanciarono in mare il carico di tè: questo fatto passò alla storia come 'Boston Tea Party' e segnò l'inizio di una sempre crescente disobbedienza civile.

Uno dei più accaniti partecipanti di questo evento era Paul Revere, che diventò in seguito l'eroe nazionale americano, grazie al suo viaggio da Boston a Lexington, intrapreso nell'aprile 1775 per avvisare che stavano per entrare le truppe inglesi. Nel gennaio 1776 Thomas Paine pubblicò Common Sense, un pamphlet in cui sosteneva che il conflitto non doveva limitarsi a una protesta contro la pressione fiscale, ma proseguire in una vera guerra d'indipendenza. Il pamphlet diventò una sorta di bestseller - ne furono vendute 500.000 copie in pochi mesi - e aprì la strada alla dichiarazione d'Indipendenza del 4 luglio dello stesso anno. La vittoria definitiva arrivò solamente cinque anni dopo, quando il generale inglese Cornwallis dovette arrendersi a George Washington.

Nel XIX secolo gli americani seguirono il loro 'inevitabile destino': colonizzarono tutto il continente muovendo verso ovest, oltre le Montagne Rocciose fino alla costa occidentale. Nel 1850 gli USA avevano già raggiunto più o meno le dimensioni attuali, grazie a una serie di acquisti, di azioni diplomatiche, o semplicemente di guerre di conquista. Nel 1803 Napoleone Bonaparte vendette le Grandi Pianure per una cifra simbolica e la Spagna cedette la Florida nel 1819. La battaglia di Alamo nel 1835, durante la rivoluzione texana, fu uno smacco, ma contribuì all'indipendenza del Texas dal Messico. Con le guerre contro il Messico, tra 1846 e 1848, si conquistarono i territori sudoccidentali, compresa la California. Questi erano i giorni leggendari dei viaggi in treno tra l'Oregon e Santa Fe, l'epoca del mitico selvaggio West, del Pony Express, di Dodge City, dei cowboy con il loro bestiame, delle pistolettate all'OK Corral, della costruzione della ferrovia transcontinentale e dello sterminio degli indiani che ostacolavano il passaggio.

La sistematica distruzione dei bufali delle Grandi Pianure, tradizionali prede degli indiani, l'intrusione nelle loro terre e la stipulazione di trattati che non valevano neanche la carta su cui erano scritti portarono alla reclusione degli indiani in riserve, nelle quali essi persero la loro vitalità e il legame spirituale con il territorio. Le scene hollywoodiane di eroici coloni che difendono le carovane e le loro donne da assetati cacciatori di scalpi è decisamente lontana dalla verità.

I movimenti migratori della metà del XIX secolo alterarono profondamente la demografia degli USA: ai coloni di origine inglese si aggiunsero cinesi e immigrati dell'Europa centrale, attratti soprattutto dalla febbre dell'oro, che esplose in California nel 1850, e dalla nascita di grandi centri industriali negli stati nordorientali. Nel frattempo al sud si viveva ancora di agricoltura basata sullo sfruttamento degli schiavi. Quando gli stati del nord chiesero l'abolizione della schiavitù iniziarono le tensioni interne. Nel 1860 fu eletto presidente l'abolizionista Abraham Lincoln e gli stati del sud si separarono: l'anno successivo iniziò la guerra di secessione, sicuramente la più cruenta della storia americana. Nel 1865 gli stati del nord ebbero la meglio: liberarono gli schiavi e introdussero il suffragio universale maschile. I progetti di ricostruzione del sud furono abbandonati dopo l'assassinio di Lincoln e, quando l'esercito del nord fece ritorno a casa, i neri del sud furono privati dei loro diritti e si radicarono gli atteggiamenti discriminatori.

Il duro colpo inferto agli spagnoli nel 1898 segnò l'inizio dell'ascesa come superpotenza mondiale e risvegliò il paese dal suo isolamento. Gli USA cercarono in tutti i modi di non infangarsi nelle trincee della prima guerra mondiale, ma nel 1917 non resistettero più e mandarono più di un milione di uomini per cercare di eliminare la fastidiosa potenza tedesca. I trionfalismi del dopoguerra furono smorzati nel 1920, con l'inizio del proibizionismo, quando divenne illegale produrre e vendere bevande alcoliche. La nuova legge non turbò più di tanto i protagonisti dei ruggenti anni '20, che fecero precipitare il paese in una situazione di illegalità e di criminalità organizzata, in particolar modo a Chicago. Erano i giorni del contrabbando di alcolici, di Al Capone e del massacro di San Valentino, quando i ragazzi erano ragazzi e le ragazze erano prostitute. Il crollo della Borsa del 1929 segnò l'inizio di una profonda crisi che durò per tutti gli anni Trenta e che preannunciò il New Deal di Roosevelt, un programma politico che prevedeva decisivi interventi politici nella vita economica.

Quando nel 1941 i giapponesi osarono presentarsi a Pearl Harbor, gli americani si misero sul piede di guerra e in seguito agirono in modo determinante per la sconfitta delle potenze dell'Asse sia in Europa sia nel Pacifico. Le bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki sconfissero il Giappone e fecero precipitare il mondo nell'inquietante timore delle armi nucleari. Alla seconda guerra mondiale seguì la guerra fredda, periodo di grande prosperità economica nazionale e di apparente equilibrio, smentito però dalla continua e paranoica paura di tradimenti. Alcuni politici, come il senatore Joe McCarthy cavalcarono i timori della nazione per alimentare le fiamme dell'anticomunismo, escogitando frasi del tipo 'un comunista sotto il letto'. Nel frattempo l'URSS e gli USA si armarono fino ai denti e accumularono tonnellate di armi nucleari; le due superpotenze non si scontrarono direttamente, ma combatterono per procura - in Africa, in Corea e nel Sud-est asiatico. Il clima si fece sempre più teso: il momento più delicato, nel 1962, fu la crisi dei missili cubani, ma poi Kruscev si ritirò e accettò di rimuovere i missili appena piazzati a Cuba.

Gli anni '60 furono caratterizzati da profondi cambiamenti culturali e sociali, grazie al movimento per i diritti civili dei neri, alle crescenti proteste per la guerra del Vietnam, alla scoperta di sesso, droga e rock'n'roll. Il momento più significativo della lotta per i diritti civili fu nel 1955, quando Martin Luther King boicottò un autobus a Montgomery, in Alabama. Iniziò così il movimento non violento che intendeva porre fine alle discriminazioni e alla segregazione in scuole, ospedali, ristoranti e in altre strutture pubbliche degli stati del sud e ridare i diritti civili alla popolazione nera. Nel 1963 Martin Luther King tenne a Washington il famoso comizio, che portò alla legge sui diritti civili (1964) e alla legge sul diritto di voto (1965).

I giovani americani cominciarono a rifiutare il conformismo e il gretto materialismo del decennio precedente ed espressero il loro disaccordo facendosi crescere i capelli, fumando spinelli e mostrando un profondo rapporto spirituale con la natura, con gli indiani d'America, con i neri militanti e con i contadini oppressi del Sud-est asiatico. La nuova generazione protestò insistentemente (in modo non del tutto disinteressato) contro la guerra del Vietnam e diffuse slogan di pace in nome di un amore universale. Gli assassinii di grosse personalità politiche, come John e Robert Kennedy, Malcom X e Martin Luther King, gettarono ombra sull'ottimistica grandiosità degli anni '60, che fu poi completamente spenta dalla sempre più brutale e sempre più ingiustificabile guerra del Vietnam. Lo sbarco di tre astronauti americani sulla luna fece rinascere l'orgoglio nazionale, ma evidenziò quanto inutile fosse tale tecnologia sofisticata, se usata ciecamente come in Vietnam. Quando gli ultimi americani se la svignarono dal Vietnam, ne mancavano all'appello 50.000, età media 19 anni; in quegli anni morirono o furono gravemente feriti oltre 4.500.000 Vietnamiti.

Nel 1974 Richard Nixon, caso unico nella storia degli USA, si dimise perché coinvolto nello scandalo Watergate; un fatto che rimise in discussione la grandezza americana. Negli anni '70 e '80 si svilupparono nuove tecnologie, ma la produzione industriale diminuì. L'immagine del paese subì, per mano dell'Ayatollah Khomeini, un colpo talmente duro che il conseguente rigurgito di nazionalismo fece eleggere come presidente, per due volte, l'ex attore di film di 'serie B' Ronald Reagan. Gli USA iniziarono quindi ad angariare i loro vicini dell'America centrale e dei Caraibi e invasero, o s'intromisero negli affari di El Salvador, Nicaragua, Panama e Grenada. Il crollo dell'Unione Sovietica e la dissoluzione del patto di Varsavia nel 1991 hanno lasciato gli USA come unica e indiscussa superpotenza mondiale. La guerra del golfo del 1991 ha dato a George Bush l'opportunità di guidare una coalizione di paesi che dovrebbero costituire il nuovo ordine mondiale. L'operazione 'Tempesta nel Deserto' ha ridotto la guerra a un videogioco e ha creato un poco realistico linguaggio bellico, basato su metafore cliniche, come 'attacco chirurgico' o 'bombardamento di precisione'.

Durante gli anni di Bill Clinton, gli affari internazionali sono stati messi in secondo piano da questioni interne, quali la riforma del sistema sanitario, il possesso di armi, le tensioni razziali, la droga, i diritti degli omosessuali, il bilancio e lo scandalo Whitewater. Per cercare di risollevare le sorti dell'economia allora in difficoltà, nel 1993 gli USA hanno firmato un trattato di libero scambio, il NAFTA, con Canada e Messico; nel 1994 hanno invaso Haiti, in quanto paladini di libertà e di democrazia; nel 1995 hanno inviato migliaia di uomini per le operazioni di pace in Bosnia; nel 1996 hanno ospitato le Olimpiadi; negli ultimi anni in generale hanno goduto dei benefici portati dai rialzi di Wall Street.

Le elezioni presidenziali del 2000 sono state le più controverse nella storia di questo paese. Il candidato democratico Al Gore, nonostante abbia ottenuto la maggioranza dei voti popolari, ha perso le elezioni, perché le preferenze del collegio elettorale della Florida sono andate tutte a favore di George W. Bush, che ha riportato una vittoria comunque risicata con soli 500 voti in più del suo avversario. Le richieste di riconteggiare i voti, l'ordinanza della Corte Suprema della Florida di rifare soltanto una revisione parziale delle schede elettorali e i continui ricorsi di entrambi i candidati sono stati bloccati da una decisione della Corte Suprema degli USA, che ha posto fine a tutta questa situazione caotica; così dopo cinque settimane tumultuose, Bush è stato dichiarato vincitore.

L'11 settembre 2001 il World Center di New York e il Pentagono sono stati oggetto di due attacchi terroristici che hanno provocato la morte di quasi 3000 persone. Gli Stati Uniti hanno reagito attaccando l'Afghanistan, con lo scopo di eliminare Osama bin Laden, ritenuto responsabile degli attentati, e il regime talebano che lo sosteneva. A tali eventi sono poi succeduti numerosi episodi di materiale postale contaminato dall'antrace che ha esposto il personale del governo, dei media e degli enti postali al contagio di una malattia mortale. A seguito di tutto ciò si è diffuso negli USA un allarmismo che, a un anno di distanza, quando quella data storica entra a far parte del calendario americano con il nome di 'Patriot Day', non si era ancora affievolito.

Nell'ottobre 2002 Camera e Senato hanno approvato due risoluzioni identiche che hanno consentito l'uso della forza contro il regime di Baghdad.

La guerra a Saddam Hussein e il dopoguerra stanno costando troppo sia sul piano dei soldati statunitensi uccisi sia in termini di bilancio delle casse dello stato. Per pacificare il paese e per completare la missione sono necessari ancora 87 miliardi di dollari, una cifra che rischia di far superare alla guerra anti Saddam il costo pagato dagli USA per la guerra in Vietnam.

L'amministrazione Bush sta tentando allora di costruire una forza multinazionale su mandato ONU. Ma il comando delle operazioni resterà agli USA. Le consultazioni, per reperire nuove truppe di altri paesi da coinvolgere nella pacificazione dell'Iraq, sono state avviate con alcuni paesi musulmani, o con forte presenza musulmana: Turchia, India, Pakistan e Bangladesh.

Gli Stati Uniti sono globalmente impegnati nella lotta al terrorismo ma stentano a contenere l'escalation di agguati e attentati concentrati soprattutto nel Medio e nell'Estremo Oriente.

 

Cultura

'Datemi le vostre stanche, povere e confuse genti che anelano a respirare la libertà' recita l'iscrizione sulla Statua della Libertà. Il mondo ha accolto l'invito e ha così contribuito all'espansione, alla crescita e al dinamismo, con ondate di emigranti oppressi, ma spesso ambiziosi provenienti dall'Europa, dalla Cina, dal Sud-est asiatico, dall'America centrale, da ogni angolo della terra. L'immigrazione è la caratteristica precipua della storia e dell'identità degli USA, ma parlare solo di 'paese d'immigrazione' significa non rendere giustizia ai nativi americani (che ci sono sempre stati) e agli schiavi afroamericani (che ci sono arrivati contro la loro volontà).

A volte si dimentica la complessità delle etnie degli USA, perlomeno finché non si guardano le statistiche e si scopre che Los Angeles è per numero di abitanti la seconda città di vari stati latino-americani, o che ci sono dieci volte più irlandesi qui che in Irlanda, o che metà della popolazione di Miami è ispanica. Con una composizione così eterogenea, stupisce vedere tanto spesso xenofobia e provincialismo. Gli indiani e i neri dovrebbero ormai aver scampato il pericolo, ma gli ebrei, i messicani, gli asiatici e gli arabi sono ancora oggetto di discriminazioni e di pregiudizi.

Il vecchio concetto di 'melting pot' - crogiolo in cui le varie culture si fondono e si mescolano - è stato sostituito negli ultimi trent'anni da una nuova idea di 'salad bowl' - un'insalatiera nella quale ogni ingrediente contribuisce a formare il piatto, ma conserva l'odore e il sapore originario; non tutti gli immigrati, infatti, aspirano a conformarsi alle norme culturali e sociali WASP (acronimo di 'White Anglo-Saxon Protestant', con il quale si identifica l'americano originario, di pelle chiara e discendente dai coloni inglesi). Molti gruppi hanno cominciato a voler sottolineare la loro specificità e si sente sempre più spesso parlare di argomenti scottanti, come per esempio di 'tribalizzazione'. Nel 1992 le tensioni razziali sono sfociate nella violenza, quando furono assolti i poliziotti ripresi con la videocamera mentre massacravano Rodney King; nel 1997 il processo per diffamazione a Tawana Brawley e ai suoi avvocati ha acceso antagonismi razziali che stavano covando da almeno un decennio.

La costituzione americana garantisce la libertà di culto. La borghesia e la classe dirigente sono tradizionalmente protestanti, mentre italiani, polacchi e irlandesi sono da sempre i paladini del cattolicesimo. Ci sono cinque milioni di ebrei che, grazie al loro talento nell'arte, negli affari e nelle scienze, hanno dato all'America molto più di quanto il loro numero non faccia pensare. Tutte le religioni del mondo sono presenti negli USA, dove non mancano confessioni autoctone, come i testimoni di Geova, gli scientisti e i mormoni. I nuovi culti hanno diversi seguaci e a volte sono piuttosto sconsigliabili: chiari esempi sono Charlie Manson, Jim Jones e i militanti davidiani.

La religione ha acquisito negli USA un potere sempre maggiore: Dio, la famiglia e il moralismo borghese hanno dato origine a un fondamentalismo cristiano di destra, che ha avuto grande successo con le trasmissioni televisive evangeliche. L'aborto, la musica rock, le ragazze madri, gli omosessuali, la teoria dell'evoluzionismo sono state duramente attaccate dalla destra politico-religiosa, una lobby con eccessiva influenza durante le amministrazioni repubblicane di Reagan e di Bush.

Non confidate sulla vostra conoscenza dell'inglese, perché, come dice la canzone 'alcuni dicono tomayto, altri tomahto'. L'inglese americano ha diversi accenti regionali, che possono risultare più o meno intelligibili: i newyorkesi hanno l'inconfondibile parlata nasale, i californiani strascicano le parole e usano un'infinità di slang da spiaggia, al sud parlano a rallentatore, i neri non li capisce nessuno. Lo spagnolo è lingua ufficiale in alcune zone della California meridionale, del New Mexico, del Texas e a Miami. Ci sono circa 400.000 americani che parlano dialetti indiani e 375.000 che parlano yiddish. La variante americana ha dato nuove parole alla lingua inglese, come 'egghead' (calvo, pelato, letteralmente 'testa d'uovo') o 'nerd' (scemo).

Gli indiani d'America erano ottimi fabbricatori di maschere, amuleti, gioielli, vasellame, cesti, tessuti, scudi, borse, totem; i materiali più comuni erano: cuoio greggio, pelle di daino, perline, avorio, pietra, legno. I motivi e le decorazioni erano astratti e simbolici e non seguivano realismo né prospettiva. Questi prodotti non venivano considerati pezzi d'arte, come la intendiamo noi, ma piuttosto oggetti destinati a funzionale uso quotidiano o rituale. Gli americani normalmente li considerano chincaglierie di poco valore o, se sono esposti in qualche museo, esempi di arte 'primitiva'. Oggi negli USA si vendono ovunque tessuti, argenti, oggetti vari, ma ormai è diventato solo un business.

La cultura americana moderna è composta da cultura di massa e culto della celebrità. Gli ingredienti principali sono abilità nel marketing, tecnologia delle comunicazioni, produzione di massa. Radio, televisione, musica, juke-box, cinema, TV via cavo: tutto questo gli americani l'hanno o inventato o prodotto su larga scala e poi distribuito in modo capillare a prezzi accessibili a tutti, contribuendo così a formare una cultura incentrata sui modelli WASP e una sorta di unione nazionale basata sui consumi. La poetica della multi-promozione prevede, per esempio, che Steven Spielberg fa un sogno, lo si trasforma in videogioco, in gelato, in gadget offerto con l'hamburger e infine in film. Stessa cosa succede per la musica e le immagini dei ghetti metropolitani: dalla strada a MTV, al piedistallo a NikeTown. La multi-promozione permette anche di trasformare attori in politici, cantanti in filosofi e top model in ospiti di talk show.

Se fino alla fine del XIX secolo l'essenza degli USA era da ricercare nella religione e nella politica, nel XX secolo l'essenza la si ritrova nel cinema e nella televisione. È quasi dall'inizio del secolo che Hollywood traspone su celluloide tutti i sogni e gli incubi degli americani, e i film sono diventati l'inconscio collettivo di un paese intero, se non del mondo. Negli anni '50 Hollywood subì un duro colpo a causa della televisione, ma poi i due mondi hanno imparato a convivere e a trarre reciproci vantaggi. La distribuzione universale dei prodotti cinematografici e televisivi americani ha influenzato così a fondo la percezione degli USA, che in ogni parte del mondo si pensa di conoscere le strade di New York o le spiagge di Los Angeles come le proprie tasche. Dappertutto i palinsesti sono dominati da soap opera, telefilm, sitcom; nelle sale di ogni paese si trasmettono film americani, d'azione, sentimentali, thriller o comici che siano - con grande disappunto di chi vorrebbe stimolare la creazione di prodotti culturali del proprio paese. La televisione è la vera vetrina d'America: personaggi famosi discutono di peso, di assuefazioni, di come un fallimento sia in realtà un successo, accompagnati da una folta schiera di psichiatri, psicologi, sociologi.

La musica americana è la più commercializzata del mondo ed è dominata dalla politica delle etichette, ma anche il pop e il rock indipendenti hanno un ruolo fondamentale nel panorama musicale americano e mondiale. Enorme è stata l'influenza dei neri, i canti di lavoro degli schiavi del sud hanno dato origine al blues, un genere che racchiude in sé tutta l'esperienza degli afro-americani. All'inizio del XX nacque a New Orleans il jazz, un genere sincopato che univa ragtime e blues, inventato da musicisti autodidatti che usavano gli strumenti rimasti dalla guerra ispano-americana di Cuba.

Un capitolo importante della storia della musica commerciale riguarda due uomini d'affari bianchi che assoldavano musicisti neri, perché suonassero e incidessero per il pubblico bianco. L'evento più importante, però, fu il successo di Elvis Presley; quando Elvis cominciò a dimenare i fianchi e a muoversi come un nero, i giovani bianchi capirono che potevano riempirsi di borchie anche loro: nacque l'era del rock'n'roll. Il rap esprime il suono dei ghetti, della cultura di strada, del machismo, e forse i sociologi ci metteranno decenni prima di capire come mai i bianchi borghesi ne sono così affascinati.

Gli USA, nonostante i timori di analfabetismo dilagante, hanno sfornato tonnellate di letteratura e generato una schiera di premi Nobel, fatto che dimostra che non tutti passano quasi sette ore al giorno davanti alla televisione. Il prestigioso elenco inizia con Walt Whitman, Herman Melville, Nathaniel Hawthorne, Emily Dickinson, Henry James, Edith Wharton, e prosegue con William Faulkner, Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald, John Steinbeck, Backpack Kerouac, Arthur Miller, i due Williams, Saul Bellow, John Updike, Toni Morisson e Richard Ford. Il peggio che si possa dire (e si dice!) della letteratura americana è che l'unico romanzo veramente importante sia 'Le avventure di Huckleberry Finn' di Mark Twain.

Dopo il 1945 l'attenzione mondiale, per quanto riguarda l'arte, si spostò da Parigi a New York. Gli artisti che lasciarono un'Europa devastata dalla guerra portarono nella Grande Mela le ultime esperienze del Surrealismo e ispirarono un gruppo di giovani pittori americani, come Jackson Pollock e Mark Rothko, che crearono un nuovo stile pittorico, oggi chiamato Espressionismo astratto. L'inesorabile potere della televisione e della pubblicità stimolarono la nascita dello stile più puramente americano, la Pop Art. Sono ormai simboli d'America le immagini semplici e superficiali della Lattina di zuppa Campbell di Andy Warhol o le enormi tele di fumetti di Roy Lichtenstein. Andy Warhol fu uno dei primi artisti che diventò un simbolo della cultura pop e, con i suoi capelli bianchi e le pungenti dichiarazioni sulla celebrità, divenne più facilmente riconoscibile dei suoi stessi quadri. I pittori americani sono stati pionieri nei movimenti postmoderni, come il Neoespressionismo (i ritratti emotivi di Susan Rothenberg) o il Neoastrattismo (gli inquietanti giochi di prospettiva di Elizabeth Murray).

Quando si pensa alle città americane per prima cosa vengono in mente i grattacieli, testimonianza architettonica del potere del mercato e dell'ottimismo americano. Chicago è un museo di storia del grattacielo e non è necessario conoscere la tecnica della struttura in acciaio per rimanere affascinati dal Manhattan Building, dalle torri Sears e Tribune. Anche a New York ci sono giganti di tutto rispetto, come l'amatissimo Flatiron Building; l'albero di King Kong, l'Empire State Building; il Chrysler Building in stile Art Deco. Nonostante la grande metropoli e i vasti paesaggi urbani siano invenzioni americane, oggi molte città, soprattutto Detroit sono inferni di criminalità, dai quali la borghesia scappa per rifugiarsi nei tranquilli sobborghi.

Se da una parte le città tendono a uniformarsi nell'aspetto, le zone rurali mantengono peculiarità e differenze regionali; nel New England rimangono i clapboard, in California le Spanish Mission e in New Mexico gli adobe. A Los Angeles il XXI secolo è già arrivato nello stile creativo di qualche edificio, ma ci sono anche esempi di come la ricchezza e il cattivo gusto non dovrebbero mischiarsi con l'architettura.

Negli USA gli sport si sono sviluppati senza molti contatti con gli altri paesi e di conseguenza fra quelli più popolari alcuni sono autoctoni e poco praticati altrove, come il baseball, il football americano e il basket. Il successo dei Mondiali del 1994 ha ridato al calcio un po' di popolarità, in particolar modo tra i neoimmigrati, ma lo sport più amato dagli americani continua a essere l'hockey su ghiaccio. L'America metropolitana ha inventato anche attività che si possono praticare al chiuso, come l'aerobica, beach volley al chiuso, roccia al chiuso, tutti esempi di come i troppi soldi possano scontrarsi con una quantità di tempo libero sempre più ridotta.

La cucina americana standard viene servita dovunque in trattorie, tavole calde, bar, rosticcerie e ristoranti economici. L'insalata viene di solito proposta per prima, in diversi modi - italiana, francese, Thousand Island, blue cheese, ranch e così via. A seguire, una minestra oppure degli antipasti (starters o appetizers), come bucce di patata fritte con formaggio, ali di pollo alla griglia o pane all'aglio. Il piatto principale in genere è costituito da una delle decine di varianti che è possibile ottenere con un hamburger e un panino, di solito serviti con una montagna di patatine fritte; si possono avere anche patate al forno, schiacciate o hash browned (grattugiate e fritte). Altri piatti piuttosto comuni sono un mezzo pollo, in genere alla griglia e servito con salsa piccante; costine di maiale con salsa piccante; pesce, servito con la salsa tartara; bistecca, pollo o braciola di maiale al sugo; roast beef, tacchino o maiale arrosto serviti con sugo e/o salsa. Come dessert si possono provare la torta caramellata al cioccolato (fudge cake), le torte al formaggio, alle carote, alla samara e limetta, alle pesche e alle mele, il mud pie o la death by chocolate (morte di cioccolato).

Il caffè è molto più diffuso del tè e in genere si può scegliere tra normale e decaf (decaffeinato), con latte o panna o normale. Quando si ordina una cola viene chiesto se si preferisce una Coke (Coca Cola) o una Pepsi. Alcune bibite statunitensi sono poco note: la Dr Pepper è una specie di gassosa aromatizzata con la salsapariglia; la Mountain Dew (Rugiada di montagna) è un liquido giallo con molto zucchero e caffeina. Per avere una bibita con poche calorie e senza caffeina si può ordinare una club soda (cioè acqua di selz).

La birra venduta negli USA ha un contenuto alcolico inferiore rispetto a quella venduta nel resto del mondo. Tutti i bar hanno un'ampia scelta di superalcolici, sempre serviti con molto ghiaccio ('on the rocks') a meno che non li si chieda lisci ('straight up'). Il whisky statunitense (whiskey) è chiamato bourbon se è prodotto nel Kentucky, semplicemente whiskey se proviene da un altro stato. Se si vuole un whisky scozzese bisogna chiedere uno scotch.

 

Ambiente

Gli USA continentali occupano una grande parte del Nordamerica che si estende 'dal mare al mare brillante'; a nord confinano con il Canada, a sud con il Messico. L'Alaska si protende dal Canada nordoccidentale e le Hawaii sono nell'Oceano Pacifico a 4000 km dalla costa occidentale. Le principali catene montuose sono tre: gli Appalachi a est, le Montagne Rocciose a ovest e la Sierra Nevada tra California e Nevada. Abbondano risorse naturali e immense distese di terreno fertile.

La parte più densamente popolata è la costa atlantica, dove rimangono più forti le tracce della cultura europea, dove sorgono le più vecchie città degli USA come Boston, New York, Washington, Philadelphia e si sono svolti i fatti più salienti della storia del paese. La parte centrale della zona nordorientale è occupato dai Grandi Laghi (Superiore, Michigan, Huron, Erie, Ontario), più vasti della maggior parte dei paesi europei. Alcune città continentali del Midwest, come Chicago e Detroit, sono diventate porti di mare, grazie ai canali che collegano i laghi all'Oceano Atlantico.

Il centro del paese, bagnato dai fiumi Mississippi, Missouri e Ohio, è il granaio della nazione. A ovest, nella regione delle Grandi Pianure, si stendono i principali territori per il pascolo: è la terra dei cowboy, che però oggi non hanno più i fedeli destrieri, ma scalcagnati furgoncini. Nel sud-est il territorio è prevalentemente desertico, il clima e la terra impoverita mantengono una densità di popolazione piuttosto bassa. Attraversando la Sierra Nevada si arriva sulla costa occidentale, abitata dagli americani da soli 150 anni, ma da sempre proiettata verso il futuro.

Con una geografia così varia, gli USA hanno ovviamente diversi ecosistemi. La flora più imponente si trova nei sempreverdi della costa occidentale, dove ci sono le sequoie più vecchie del mondo. Negli stati orientali ci sono foreste di latifoglie, di aceri, di querce e di olmi, che in autunno esplodono in un tripudio di colori. I tre parchi nazionali più famosi sono: Yellowstone nelle Montagne Rocciose, Yosemite nella Sierra Nevada e il Grand Canyon in Arizona. Negli stati nord occidentali vivono ancora i più grandi mammiferi terrestri, come gli orsi bruni, i grizzly, gli alci e i cervi. Negli stati del sud si trova una fauna curiosa, primi fra tutti opossum e alligatori. Tra gli animali da evitare ricordiamo i serpenti a sonagli, gli orsi, i cinghiali e i coccodrilli.

Il clima è temperato in quasi tutti gli stati. In generale, più si va a sud più fa caldo, e più si va a nord più estreme sono le differenze stagionali. Gli inverni del nord-est e del Midwest settentrionale sono lunghi e gelidi, mentre in Florida (che ha un clima tropicale) e nel sud della California si può anche fare il bagno.

 

Precauzioni

Si raccomanda il rispetto di alcuni protocolli per la sicurezza, soprattutto se intendete viaggiare in aereo negli Stai Uniti: portate con voi documenti d'identità validi e aggiornati, confermate le prenotazioni, arrivate almeno un'ora prima dell'orario di partenza del volo per poter sottoporre il vostro bagaglio a tutti i controlli necessari. Qualunque sia il mezzo da voi scelto per attraversare il paese, prestate attenzione alle ultime notizie e siate sempre informati sugli eventi di questi nostri tempi così movimentati e interessanti.

 

Arrivare e trasporti

Come arrivare: Molti turisti arrivano negli USA con voli internazionali; la concorrenza e la grande offerta permettono quasi sempre di trovare biglietti molto convenienti. I principali aeroporti internazionali sono: Boston, New York, Washington, Miami, Chicago, Dallas-Fort Worth, Houston, Atlanta, Denver, Seattle, San Francisco e Los Angeles. Da questi aeroporti partono comode coincidenze per centinaia di destinazioni nazionali. Le mille e mille tasse di partenza e di arrivo dovrebbero essere incluse nel biglietto, ma se l'avete comprato fuori degli USA a volte non sono comprese le locali tasse aeroportuali. Al confine con Canada e Messico ci sono moltissimi valichi di frontiera.

Trasporti interni: Grazie all'alto numero di linee aeree nazionali e alla concorrenza spietata, viaggiare sulle rotte più frequentate a volte costa veramente poco; per le destinazioni meno richieste, invece, in alcuni casi si spende parecchio. Nonostante il ruolo fondamentale che le ferrovie hanno avuto nella storia degli USA, viaggiare in treno può essere particolarmente scomodo e poco pratico, realtà che si scontra fortemente con il mito americano della ferrovia. I prezzi dei biglietti non sono fissi, ma in generale prima si prenota, meno si spende. La rete degli autobus Greyhound è fitta e raggiunge, a prezzi accessibili, quasi tutte le destinazioni; viaggiare in autobus vi permetterà, inoltre, di conoscere gli unici 35 americani che non hanno la macchina.

L'America vive del mito dell'automobile, non è strano quindi che appena raggiunta l'età per prendere la patente tutti si comprino la macchina e la usino anche per spostarsi di pochi metri. Chiunque conosca i road movie americani, sa sicuramente che le highways non sono solamente un modo comodo per coprire lunghe distanze, ma sono soprattutto luoghi pieni di immagini mitiche. Viaggiare sulla Route 66, per esempio, non significa semplicemente spostarsi da Chicago a Los Angeles: si tratta piuttosto di un pellegrinaggio lungo la 'strada madre', che ha il potere di rappresentare e di evocare l'espansione verso ovest, gli esuli del Dust Bowl (la regione delle Grandi Pianure divenuta desertica negli anni '30) e ovviamente la voce di Nat King Cole.

L'onnipresenza delle automobili spesso si traduce nell'insufficienza dei trasporti pubblici, ma sappiate che gli americani, piuttosto rilassati o distratti nei confronti dei loro veicoli, lasciano tranquillamente le chiavi attaccate, dandovi la possibilità di prendere in prestito quattro ruote, quando vi trovate lontani da casa in un posto dove non ci sono autobus. Moltissime sono le agenzie di autonoleggio, che non costano neanche troppo, ma le più grosse noleggiano solamente a chi ha almeno 25 anni. Il sistema del drive-away (che non significa 'prendi la macchina e scappa') permette di non spendere, poiché si unisce l'esigenza di portare l'automobile in un posto lontano e il desiderio di qualcuno di andare nella stessa destinazione; quindi se bisogna consegnare l'auto nel posto in cui volete andare, vi danno l'assicurazione, le chiavi della macchina e la data fissa di consegna.

Nelle zone rurali i trasporti pubblici sono a volte quasi inesistenti, a causa dell'alto numero di auto private. Nelle grandi città, invece, ci si muove spesso con i mezzi pubblici, anzi, prendere la metropolitana a New York, o l'El a Chicago o ancora i cable car a San Francisco è un'imperdibile esperienza di vita americana, un po' come per il double-decker a Londra. Negli ultimi anni sta aumentando il numero di chi preferisce spostarsi in bicicletta, soprattutto nelle cittadine, dove le strade sono in buone condizioni, il fisico degli abitanti è prestante e gli automobilisti non guidano come pazzi. Camminare a piedi è considerato un'attività molto poco americana, a meno che non lo facciate sui sentieri tracciati dei parchi nazionali.

 

Mete principali

New York
Nessun'altra città è così presuntuosa da definirsi 'capitale del mondo', ma in fondo a nessun altra si confà tale titolo. New York è un denso ammasso di varia umanità - sette milioni di persone negli 800 kmq di Manhattan, soltanto una parte dell'enorme agglomerato urbano. Forse proprio perché vivono uno addosso all'altro, i Newyorkesi sono persone speciali. È difficile stabilire con esattezza che cosa fa vibrare la città, ma è sicuramente l'iperattivismo che richiama così tante persone. Essendo una città così radicata nell'inconscio collettivo, non è possibile consigliare di visitare questo o quel posto: ovunque andiate, avrete la sensazione di esserci già stati. Per il loro valore simbolico, non potete tralasciare la Statua della Libertà, l'Empire State Building, il Central Park e Times Square. Il Metropolitan Museum of Art è uno dei musei più importanti del mondo, il Museum of Modern Art viene subito dopo. Librerie, cibo e ristoranti, cinema e teatri, shopping, gente: non importa che cosa fate o dove andate, essere a New York è comunque un'esperienza unica.

San Francisco
San Francisco piace anche a chi detesta gli USA. Ha quella malizia e quella grazia completamente assenti a New York o a Los Angeles; ha quell'atmosfera chic unita alle più trasgressive innovazioni, che la rendono unica. È la patria dei movimenti alternativi: la Beat Generation, i figli dei fiori, le proteste studentesche e l'orgoglio gay sono nati e cresciuti a San Francisco. È una delle città più belle degli USA, con quelle viste mozzafiato offerte dalle ripide strade, con il panorama sulla Baia e sui ponti. È un mosaico, un coloratissimo mosaico, le cui tessere sono il quartiere latino-americano di Mission, quello gay di Castro, l'animata Chinatown, il vitale SoMa, l'hippie Haight Ashbury, e l'italiana North Beach. Il Fisherman's Wharf è la parte più turisticamente kitsch, da qui si parte per Alcatraz, mentre in Union Square si fa shopping di classe.

Los Angeles
Forse Los Angeles è un prodotto della sua stessa immaginazione. Nessuna città si studia e si compiace così tanto, nei film, nelle riviste patinate, nei programmi televisivi. Los Angeles è un mostro che non si lascia girare facilmente, è tutto un groviglio di autostrade e di infiniti sobborghi, nel quale chiunque non possieda un'automobile è considerato un menomato mentale. Questa è la città in cui è stato ideato, prodotto e impacchettato l'American Dream, e se non siete pronti ad accettarlo in toto, Los Angeles vi sembrerà zozza, irritante, pericolosa o semplicemente insignificante. Se volete calpestare le orme delle stelle e respirare l'aria magica del mondo dei divi, questo è il posto giusto. Gli chef sono dei semidei, e i vari nessuno si fanno pubblicità su cartelloni luccicanti. Tutto si ricollega al successo e alla celebrità: percorrete Rodeo Drive, camminate lungo Sunset Strip o in Hollywood Boulevard, mettetevi in mostra a Melrose o a Venice Beach, ammirate le ragazze a Malibu o andate a sbirciare dietro ai recinti delle villone di Beverly Hills. In nessun altro posto i parchi a tema li fanno bene come a Los Angeles: Disneyland è il capostipite di tutti, la sede degli Universal Studios è ormai un parco divertimenti. Se non ne potete più di sfarzo ostentato, immergetevi nella vita reale di Little Tokyo, di El Pueblo de Los Angeles o degli Huntington Gardens di Pasadena.

Miami
Vecchi grassoni in bermuda, accoltellamenti per la strada, intrighi cubani, trafficanti di droga, scarpe di tela indossate senza calze, onnipresenza di rosa e di fucsia - Miami non è niente di tutto questo. Nel disperato tentativo di ridarsi un'identità, Miami (in particolare South Beach) si è autodichiarata il 'posto più fantastico degli USA'. A riprova di ciò, si vantano del Deco District, il quartiere tutto case pastello restaurato di recente con una bella atmosfera, pieno di proposte artistiche e culturali, una sorta di alternativa a New York, ma sotto il sole. Ovviamente c'è Miami Beach, una splendida striscia di sabbia bianca lambita da acqua cristallina. Il centro nevralgico di questo neo-ritrovato protagonismo è Ocean Drive, racchiuso tra la spiaggia più ambita e una lunga serie di bar e caffè. Questo era il quartiere di Gianni Versace, e qui continuano ad aggirarsi sconsolati i suoi accoliti, che cercano conforto in un piatto di insalata. A Miami ci sono, inoltre, la più bella piscina del mondo, la Venetian Pool, uno degli zoo più belli del mondo e gruppi di vecchi cubani che giocano a domino nel Máximo Gómez Park. L'Holocaust Memorial, in netto contrasto con la frivolezza edonistica della città, è sicuramente il parco commemorativo di più alto livello che vi capiterà di vedere.

New Orleans
Se New York vi mette tensione, New Orleans potreste odiarla. Alcuni però trovano che il fascino di questa città del sud è dato proprio da quell'aria un po' losca ed equivoca che la pervade. Con tutto il suo mistero vudù e l'atmosfera d'inizio secolo, New Orleans vi si avvinghierà al collo, ma forse vi lascerete soffocare con piacere. Tutti conoscono la tradizione festaiola, che culmina nel carnevale impregnato da orgiastica indulgenza, il Mardi Gras; la vita invece non si smorza mai in Bourbon Street. Non pensate che New Orleans non faccia per voi, solamente perché non volete confondervi nella folla e annegare in fiumi di alcool: gli estimatori di architettura storica si entusiasmeranno nel vecchi

 

 

 

 

 

 

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