Fumetti tutto di tutto
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Il Fumetto
Introduzione
Le Origini
I precursori europei
I "Funnies" statunitensi
LE "Strips" quotidiane
Gli albi a fumetti
La diffusione del fumetto in Europa
Il fumetto in Italia
Il fumetto oggi
Carl Barks
Introduzione
Fumetto: Narrazione costituita da una sequenza di disegni disposti in strisce orizzontali (strips) che si leggono da sinistra a destra. Le immagini sono di solito contenute in vignette o "quadretti" separati, benché ciò non sia indispensabile. Le parole contestuali alle immagini compaiono dentro piccoli riquadri o nuvolette (balloons) che escono dalla bocca di chi parla per indicarne il discorso, o dal capo per indicare un pensiero. Il testo può anche mancare del tutto, oppure essere disposto sotto l'immagine e composto a stampa, ma in genere è scritto a mano (lettering) dentro i balloons. Nel fumetto inoltre si rappresentano visivamente vari suoni tramite vocaboli onomatopeici, mentre alcuni simboli grafici esprimono altri elementi narrativi (ad esempio il movimento).
Il mezzo di diffusione dei fumetti è la stampa, attraverso periodici specializzati, albi, riviste, quotidiani – spesso con sezioni apposite – e libri. La struttura narrativa di un fumetto varia dalla semplice "striscia" dei quotidiani alle più complesse "tavole" sviluppate su un'intera pagina di albi o giornali. Il termine comics rimanda alle origini umoristiche del fumetto, che però ormai tratta una gamma vastissima di argomenti, come la letteratura e il cinema. Mezzo di comunicazione globale, il fumetto non si limita a riflettere gli stili di vita ma contribuisce a formarli, ispirando artisti, registi, manie, modi di dire e mode, e influenzando il modo di pensare e la fantasia dei lettori grazie all’inconfondibile e coinvolgente stile narrativo.
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Le Origini
Alcuni storici identificano gli antenati dei fumetti nelle vetrate istoriate medievali, negli arazzi di Bayeux e perfino nelle pitture murali delle caverne preistoriche ma, trattandosi di uno dei "mezzi di comunicazione di massa" (mass media), è più corretto ricondurli alla storia della stampa, del vignettismo e della caricatura. Tra i primi esempi di precursori dei fumetti si possono includere le xilografie tedesche della fine del Quattrocento su argomenti religiosi, morali e politici, evolutesi in illustrazioni su manifesti e stampe popolari col progredire delle tecniche d'incisione e della stampa a caratteri mobili in Europa. In Inghilterra, intorno al 1682, Francis Barlow usò sistematicamente balloons a forma di bandiera o di cartiglio nei suoi fogli propagandistici sullo Spaventoso complotto infernale papista.
Nel 1732 William Hogarth realizzò una satira delle follie e dei vizi della società del tempo in La carriera della prostituta, primo dei suoi numerosi "soggetti morali moderni", severi sermoni narrati in elaborate incisioni, da studiare e leggere come una storia in sequenza. Il loro successo evidenziò la passione britannica per le narrazioni storiche.
L'intento morale e la minuziosa abilità grafica di Hogarth furono comunque presto eclissati, in Inghilterra, dalla passione per le caricature politiche e sociali, che trasmisero al fumetto moderno le fisionomie esagerate, il tratto semplice e il feroce umorismo d'attualità. Sempre in questo periodo, sono da segnalare l'ulteriore perfezionamento del balloon, specie nelle vignette di James Gillray, e la creazione nel 1809, da parte di Thomas Rowlandson, delle avventure a puntate del Dottor Syntax, primo personaggio di una serie di vignette, il cui successo determinò il diffondersi di vari oggetti "alla Syntax" – cappelli, parrucche e soprabiti – precoce esempio di commercializzazione (merchandising).
Nel 1827 l'insegnante ginevrino Rodolphe Töpffer, ispirandosi sia al Dottor Syntax sia alle incisioni di Hogarth, cominciò a scrivere e disegnare alcuni racconti, prima in privato per i suoi studenti e amici, poi, incoraggiato dagli elogi di Goethe, pubblicandoli a partire dal 1833. Le sue commedie, disegnate e commentate con tratto libero e sciolto, sono tra le prime esplorazioni delle possibilità del fumetto nel genere dell'assurdo. Töpffer fu anche il primo teorico del fumetto, di cui fornì un'analisi nei suoi Saggi di fisiognomica (1845). Gli album di Töpffer furono ampiamente tradotti, copiati e plagiati, ma solo pochi artisti europei ne svilupparono le innovazioni. Un altro pioniere fu il giovane Gustave Doré, che nel 1854 abbandonò i suoi notevoli esperimenti per dedicarsi all'illustrazione.
Il più importante fra gli eredi di Töpffer fu il tedesco Wilhelm Busch che, come molti vignettisti europei collaboratori delle nuove riviste umoristiche, non usava né quadretti né balloons e i cui testi, spesso in versi, erano scritti a stampa sotto i disegni. Il suo stile vivace e vigoroso e le metafore visuali per indicare movimenti e stati d'animo ebbero molti imitatori. La sua più celebre creazione, la coppia di monelli Max und Moritz, uscita nel 1865, divenne il modello per molte vignette inglesi e statunitensi.
Busch influenzò anche il personaggio del fumetto comico Ally Sloper, creato nel 1867 per "Judy", una rivista concorrente del "Punch", da Charles Ross e illustrato con lo pseudonimo di Marie Duval da sua moglie, la francese Emilie de Tessier, all'epoca unica autrice di vignette in Europa. Ally Sloper era un affarista pigro e disonesto, sempre pronto a svignarsela per sfuggire ai creditori. Divenuto popolarissimo, ebbe nel 1884 una rivista settimanale da un penny tutta per sé, "Ally Sloper's Half Holiday". In Inghilterra esistevano molte riviste illustrate del genere, solitamente otto pagine in formato tabloid da mezzo penny, in bianco e nero come le rivali "Scraps" e "Funny Folks" di James Henderson, e "Comic Cuts" e "Illustrated Chips" di Alfred Harmsworth uscite nel 1890. I vagabondi Weary Willie and Tired Tim di Tom Browne, pubblicati su "Chips", stabilirono il nuovo standard visuale, fatto di linee vivaci e sintetiche, destinato a soppiantare l'ingombrante stile dell'età vittoriana. Altre strips erano spesso copiate illegalmente da originali europei o americani, come le eleganti strips mute, dette "pantomime", di Willette, Steinlen e Caran d'Ache in Francia, e A.B. Frost e altri negli Stati Uniti.
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I "Funnies" statunitensi
A partire dagli anni Novanta dell'Ottocento, i settimanali statunitensi a vignette umoristiche come "Puck", "Judge" e "Life" dovettero fronteggiare la concorrenza dei quotidiani cittadini, per i cui nuovi supplementi domenicali a colori i vignettisti più famosi erano contesi. È rimasta famosa la strenua lotta per la supremazia, a New York, tra il "World" di Joseph Pulitzer e il "Journal" di William Randolph Hearst, per i quali le nuove sezioni di funnies si rivelarono un'arma importante ed efficace.
Il 5 maggio 1895 Richard Felton Outcault introdusse nei suoi disegni sul "World", che rappresentavano la movimentata ressa delle periferie operaie, un moccioso calvo e con le orecchie a sventola. Dall'inizio del 1896 questo monello dominò la scena, vestito di un camicione da notte giallo (su cui erano scarabocchiate sgrammaticate frasi in gergo), guadagnandosi il nome di Yellow Kid. L'entusiasmo del pubblico per tali vignette dimostrò che i supplementi a colori incrementavano le vendite dei quotidiani, inducendo altri editori ad adottarli. Hearst si accaparrò Yellow Kid per il "Journal", offrendo a Outcault uno stipendio più alto. Pulitzer alzò la posta ma Hearst rilanciò, aggiudicandoselo definitivamente. Allora Pulitzer gli fece causa, ma ottenne solo il diritto di far continuare il personaggio da un altro artista.
Nel 1897 Hearst commissionò al disegnatore Rudolph Dirks, di origine tedesca, la creazione di una serie simile a Max und Moritz di Busch, che prese il nome di The Katzenjammer Kids. Seguì un periodo di intensa sperimentazione sull'impostazione delle tavole e sull'uso dei balloons, che coinvolse le strips dei supplementi domenicali, come Happy Hooligan di Frederick Burr Opper o Buster Brown di Outcault, raggiungendo risultati straordinari con Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay e Krazy Kat di George Herriman.
Gli Stati Uniti di fine secolo furono un ambiente ideale per la trasformazione dei fumetti in fenomeno artistico e commerciale. Le masse popolari, in rapida crescita anche per l'arrivo di immigrati europei, trovarono nei funnies un mezzo d'intrattenimento economico, uno specchio delle condizioni di vita reali, una fonte di nuove mitologie condivisibili, e perfino uno strumento di apprendimento della lingua. I quotidiani si moltiplicavano e gli editori erano pronti a investire in creatività e in innovazioni tecnologiche per aumentare il proprio pubblico. I fumetti costituivano un'ulteriore fonte di introiti economici: potevano essere venduti ad altri giornali, oppure utilizzati per la creazione di giochi e cartoni animati; si potevano infine riscuotere diritti per lo sfruttamento della loro immagine a fini pubblicitari.
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LE "Strips" quotidiane
Il boom delle strips quotidiane orizzontali esplose con il successo del personaggio di Bud Fisher, Mr A. Mutt, un giocatore alle corse dei cavalli che debuttò il 15 novembre 1907 sulle pagine sportive del "San Francisco Chronicle". Le strips, divertenti, attuali e concepite per il pubblico adulto dei quotidiani, divennero presto il veicolo ideale per storie a puntate ricche di suspense, quali Wash Tubbs di Roy Crane, Little Orphan Annie di Harold Gray, Thimble Theatre di E.C. Segar – dove compariva per la prima volta Popeye, Braccio di Ferro – e molte altre. Alcune di esse si evolsero in serie non comiche, come quella del detective Dick Tracy di Chester Gould. Negli anni Trenta, accanto ai fumetti umoristici andarono sempre più affermandosi quelli avventurosi, disegnati in stile realistico, quali Buck Rogers di Dick Calkins, Flash Gordon di Alex Raymond, Terry and the Pirates di Milton Caniff. La vendita all'estero delle strips da parte dei dinamici quotidiani statunitensi stimolò anche le produzioni locali.
Negli anni Cinquanta le serie avventurose a puntate furono accorciate o abbandonate. Emerse inoltre una pungente vena satirica, soprattutto con le serie di animali come Pogo di Walt Kelly, con i filosofanti Peanuts di Charles Schulz, le vignette di Jules Feiffer e Doonesbury di Garry Trudeau. Nonostante la diminuzione di formato, numero e qualità, ci sono ancora strips quotidiane di successo, come Calvin & Hobbes di Bill Watterson.
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Gli albi a fumetti
Le strips dei quotidiani venivano ristampate in vari formati, dai fascicoli rettangolari alle raccolte oblunghe contenenti una strip per pagina e perfino una sola vignetta, in minuscoli volumi rilegati detti big little books. L'albo a fumetti (comic book) come lo conosciamo oggi fu inventato nel 1933 da Max Gaines, quale omaggio allegato ad alcuni prodotti. Si otteneva piegando due volte a metà un funny domenicale di otto pagine e inserendo due di tali fascicoli in una copertina patinata. Nel maggio 1934 Gaines dimostrò con Famous Funnies che, nonostante la compresenza sui quotidiani, la gente acquistava volentieri le ristampe delle strips preferite, "tutte a colori per un decimo di dollaro".
Con il lancio di molti nuovi comic books, la riserva di strips da ristampare andò esaurendosi, sicché gli editori furono costretti a produrre materiale originale il più economico possibile, ricorrendo a fumettisti anche giovanissimi. Due di costoro, lo scrittore Jerry Siegel e il disegnatore Joe Shuster di Cleveland, riuscirono a vendere – dopo cinque anni di rifiuti – il loro eroe Superman a una nuova testata, "Action Comics", uscita a giugno del 1938. Il suo successo condusse l'anno successivo a Batman e Robin di Bob Kane e Bill Finger, seguito da The Human Torch, Sub-Mariner, Captain Marvel, The Flash, Captain America, Wonder Woman e altri: un esercito di personaggi dotati di superpoteri e arruolati per giunta nella guerra contro la Germania e il Giappone.
Nel 1943, un articolo di "Newsweek" stimava in 25 milioni di copie mensili gli albi a fumetti letti da bambini e adulti, molti dei quali sotto le armi. Nel 1950 tale cifra era raddoppiata, giungendo nel 1954 a un picco di 150 milioni di copie al mese.
La fine della guerra comportò il declino dei supereroi e lo sviluppo di altri generi: storie con animali ispirate ai cartoni animati, adattamenti di film e classici della letteratura, comiche per ragazzi, western, avventure nella giungla, crimini, guerra, horror e parodie dei media. Negli Stati Uniti, il diffondersi tra psicologi, insegnanti e genitori dell'opinione che gli albi a fumetti – specie quelli horror e criminali – favorissero la delinquenza giovanile, condusse nel 1954 a un'inchiesta del Senato. Per prevenire sanzioni legislative, gli editori costituirono un organismo di autoregolamentazione, il Comics Code Authority, incaricato di un severo controllo sui contenuti, evento che portò molti editori a chiudere. Timori analoghi condussero a decisioni simili nel 1955 in Gran Bretagna, nel 1961 in Italia e nel 1966 nell'intera Europa.
Stretti fra i nuovi regolamenti e la concorrenza televisiva, gli editori in difficoltà resuscitarono il genere dei supereroi, aggiornandolo agli anni Sessanta. Alla Marvel Comics, lo scrittore Stan Lee e i disegnatori Jack Kirby e Steve Ditko idearono un "universo interconnesso" di eroi drammatici come i Fantastici Quattro e Spider Man, per i quali i superpoteri erano anche fonte di superproblemi. Da allora, il genere dei supereroi ha dominato negli albi a fumetti, imponendo la formula ideata alla Marvel. Dagli anni Sessanta si è anche diffuso il collezionismo organizzato, con la pubblicazione di riviste (le fanzines), l'organizzazione di raduni (le conventions), la pubblicazione di un prezzario annuale inteso a calmierare le quotazioni crescenti degli arretrati, e l'apertura di negozi specializzati (i comic-shops) che attualmente gestiscono la maggior parte delle vendite.
Con la cultura underground statunitense degli anni Sessanta il fumetto, sempre più espressamente destinato a un pubblico adulto, acquisì piena autonomia e dignità di espressione artistica e si aprì a tematiche più impegnative e a soluzioni formali originali, ampliando considerevolmente le sue potenzialità espressive. Si segnalano in questo periodo le opere, spesso tratte da vicende autobiografiche, di Justin Green, Robert Crumb, Harvey Pekar. Il celebre Maus, di Art Spiegelman, ispirato alla drammatica esperienza del campo di concentramento e della Shoah, è un tipico esempio delle nuove ambizioni artistico-letterarie dei graphic novels, una sorta di lunghi romanzi a fumetti.
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La diffusione del fumetto in Europa
Data la sua natura di mezzo espressivo semplice e accattivante, il fumetto trovò ben presto facili vie di diffusione dagli originari Stati Uniti d'America ad altri paesi del mondo. La diffusione delle strips si accentuò poi, a partire dal 1909, con la nascita dei syndicates, agenzie di produzione impostate come monopoli, appunto specializzate nella distribuzione. L'importazione di creazioni straniere finì per stimolare anche le produzioni locali, che sviluppandosi diedero vita a modelli espressivi che a loro volta si imposero, come fenomeno di ritorno, anche sul mercato statunitense.
In Gran Bretagna i fumetti arrivarono tardi, e furono inizialmente destinati ai bambini, con graziosi personaggi animali come Teddy Tail (1915), Pip, Squeak and Wilfred (1919) e Rupert (1920), tutti con didascalie a stampa sotto le vignette. Fu John Millar Watt nel 1921, con Pop, a introdurre l'uso americano dei balloons. Nel 1932 si affacciò la piccante Jane di Norman Pett, che perdeva regolarmente i vestiti. Negli anni Cinquanta debuttarono in campo umoristico l'ozioso Andy Capp di Reg Smythe e The Gambols di Barry Appleby, bilanciati in campo avventuroso dall'astronauta Jeff Hawke di Sidney Jordan e dal "western" Matt Marriott di Tony Weare. I fumetti sui settimanali, rivolti ai bambini, erano quasi sempre comici, soprattutto quelli di Bill Wakefield su "Film Fun" e di Roy Wilson su "Sparkler". Con il "Mickey Mouse Weekly" nel 1936, "The Dandy" di W.C. Thomson nel 1937 e "The Beano" nel 1938, si adottò finalmente la soluzione dei balloons. Tra i fumetti di più duraturo successo sono da ricordare Desperate Dan e Lord Snooty disegnati da Dudley Watkins, seguiti negli anni Cinquanta da personaggi giovanili più moderni come Dennis the Menace di Dawey Law (1951). Infine, dal 1950 "Eagle" rese popolari i fumetti d'avventura: dall'eroe fantascientifico Dan Dare di Frank Hampson, a quelli di Frank Bellamy su "TV21" e di Don Lawrence su "Look and Learn", tutte serie che godono di una buona popolarità anche in Italia.
In Francia e Belgio l'uniformità della lingua favorì fin dall'inizio produzioni parallele che, pur rispettandone l'identità specifica, ebbero tuttavia una facile diffusione nelle reciproche aree, dove nacquero personaggi divenuti famosi in patria ma dilagati anche all'estero. Grande successo ebbe la serie di Alain Saint-Ogan Zig et Puce, iniziata nel 1925 sul settimanale francese "Dimanche Illustré", mentre il 10 gennaio 1929 uscì a Bruxelles sul settimanale "Le Petit Vingtième" il Tintin di Hergé, un giovane reporter destinato a diventare una grande stella internazionale. Altri notevoli titoli di merito di quest'area produttiva sono personaggi come Spirou, uscito in Belgio nel 1938 sul settimanale omonimo, creato da Rob-Vel e proseguito poi da altri, fra cui il geniale Franquin; il cow-boy umoristico Lucky Luke, creato da Morris nel 1946 sempre per "Spirou"; lo stesso anno comparve sul settimanale "Tintin" anche una serie avventurosa, Blake et Mortimer di Edgar P. Jacobs; Astérix, scritto da René Goscinny e disegnato da Albert Uderzo, uscì sul settimanale "Pilote" a partire dal 1958, e nello stesso anno comparvero anche, su "Spirou", gli Schtroumpf (in Italia, Puffi), celebri creature di Peyo dilagate poi fino ai cartoni animati.
Meno significativa, a livello di notorietà internazionale, è la produzione spagnola, nonostante la presenza di vari artisti interessanti. La dittatura franchista condizionò pesantemente la libertà espressiva dando luogo a una produzione fortemente autarchica e stilisticamente conservatrice: un fenomeno che ancora oggi mostra i suoi effetti e che obbliga molti notevoli autori spagnoli, come Jordi Bernet, i fratelli Blasco, José Ortiz, Horacio Altuna e altri, a lavorare più per l'estero che per la produzione locale.
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Il fumetto in Italia
Nel contesto della situazione fumettistica europea, la produzione italiana assunse presto una fisionomia precisa e significativa. I fumetti furono introdotti in Italia il 27 dicembre del 1908, con l'uscita del "Corriere dei Piccoli", supplemento del "Corriere della Sera" destinato ai bambini e contenente characters statunitensi. Ben presto esso sarebbe stato però palestra anche per autori italiani notevoli, come Antonio Rubino, e per la nascita di personaggi poi famosi, come il Signor Bonaventura di Sto (Sergio Tofano) o il Sor Pampurio di Bisi. Grande sviluppo ebbe poi la produzione avventurosa a partire dagli anni Trenta, con settimanali che raggiunsero sorprendenti traguardi di centinaia di migliaia di copie, come "L'Avventuroso" della Nerbini.
Nel 1937 nacque anche un settimanale cattolico, "Il Vittorioso", sulle cui pagine si esercitò il talento di notevoli artisti, alcuni dei quali, approdati a esso nel dopoguerra, ebbero poi una lunga carriera: fra questi, l'umorista Jacovitti, autore poi dal 1957 per il settimanale "Il Giorno dei Ragazzi" del cowboy Cocco Bill. Interessante la testata "Topolino", curata prima da Nerbini ma passata poi (1935) alla Mondadori e infine alla Walt Disney Italia: su di essa, non solo operarono alcuni grandissimi autori e disegnatori quali Federico Pedrocchi, Rino Albertarelli, Walter Molino, Giovanni Scolari e vari altri, ma soprattutto uscirono i notevoli personaggi – da Topolino in poi – creati da Walt Disney, i quali in seguito, a partire dagli anni Cinquanta, furono sempre più spesso direttamente scritti e disegnati da italiani: fenomeno via via più accentuato, tanto che oggi il 70% della produzione mondiale di fumetti disneyani è di origine italiana.
Il fumetto italiano ha espresso personaggi interessanti quali Dick Fulmine di Vincenzo Baggioli, Carlo Cossio e altri, fra il 1938 e il 1951, Gim Toro di Andrea Lavezzolo ed Edgardo Dell'Acqua, dal 1946 al 1957, Tex Willer di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, personaggio ancora oggi in piena attività di servizio e origine delle fortune della più consistente casa editrice fumettistica in Italia, la Sergio Bonelli Editore, produttrice a partire dal 1986 di un personaggio diventato fenomeno di costume, il Dylan Dog scritto da Tiziano Sclavi e illustrato da vari disegnatori.
Infine, in questo settore, un'interessante primogenitura è appannaggio culturale italiano: il primo libro critico sull'argomento in Europa è stato scritto da Carlo della Corte, col titolo I fumetti (1961).
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Il fumetto oggi
L'ampia diffusione dei comics ha conferito loro una popolarità internazionale. Il genere ha assunto denominazioni diverse a seconda della localizzazione linguistica e culturale: bandes dessinées nei paesi francofoni, historietas in Argentina e talora anche in Spagna, dove di solito figurano piuttosto come tebeos, quadrinhos in Portogallo e Brasile e infine manga in Giappone. Del resto, anche le produzioni locali hanno assunto talora fisionomie specifiche, quasi "scuole nazionali", alludendo all'insieme degli aspetti stilistici che le caratterizzano. Ad esempio, la "scuola belga" è caratterizzata da una significativa presenza della ligne claire, grazie al notevole influsso di autori come Hergé, Edgar P. Jacobs e Jacques Martin, che ne sono stati i principali esponenti, in quanto ideatori dei relativi stilemi; la "scuola spagnola" e la "scuola argentina" sono entrambe ricche di una forte tradizione di disegno realistico.
Dagli anni Sessanta il fumetto subì un profondo rinnovamento di forme, contenuti e considerazione sociale, come conseguenza delle analisi, specie della cultura europea, che ne hanno scoperto e chiarito l'essenza di mass medium. L'indagine semiologica, valorizzando il ruolo dell'autore, gli ha conferito un'autoconsiderazione capace di fargli esprimere al meglio le proprie doti, fornendo prodotti creativi di alto valore culturale. Autori italiani come Guido Crepax con Valentina e Hugo Pratt con Corto Maltese hanno stimolato una riscossa europea che ha espresso notevoli personalità fumettistiche, come il francese Moebius (Jean Giraud), attivo anche nel campo della grafica d'arte, della scenografia, del cinema. Tale elevazione culturale ha influenzato di riflesso anche il fumetto statunitense, suggestionando grandi autori come Bill Sienkiewicz e Frank Miller, punte avanzate di un rinascimento che ha dato nuova linfa e spessore culturale all'universo dei supereroi, pur affiancandosi alle produzioni ormai tradizionali. Tuttavia, col volgere degli anni Novanta, il fumetto sia avventuroso sia umoristico tradizionale mostra sintomi di crisi, specie per l'abnorme e monocorde proliferare di supereroi e per la diffusione mondiale dei fumetti giapponesi, ma soprattutto per l'incalzare di mezzi intrattenitivi nuovi, come i giochi di ruolo o quelli a supporto informatico.
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Carl Barks
Agosto 2000
Il 25 agosto 2000 a Grants Pass, Oregon, è morto Carl Barks, 99 anni, fumettista statunitense, creatore di numerosi personaggi disneyani. Dopo gli inizi come disegnatore per il “Calgary Eye-Opener”, nel 1935 venne assunto nel reparto animazione della Disney e nel 1942 passò al reparto disegni; nel 1943 fu assunto dalla Western Publishing, licenziataria dei fumetti di Disney. Ripensò il personaggio di Paperino e creò i personaggi di zio Paperone, del geniale inventore Archimede Pitagorico, del cugino fortunato di Paperino, Gastone, della strega Amelia e della Banda Bassotti. Creò le storie della famiglia dei paperi fino al 1965; in seguito si dedicò alla pittura su tela dei suoi personaggi.
Fine articolo sui fumetti
Fumetti
BREVE STORIA DEL FUMETTO GIAPPONESE IN ITALIA
I primi fumetti ispirati a personaggi made in Japan sono stati pubblicati nel nostro Paese sulla scia dei cartoni animati che cominciarono ad invadere le nostre televisioni a partire dalla seconda metà degli anni ‘70. A dir la verità la Mondadori iniziò un po’ prima proponendo in edicola una rivista mensile dal titolo Il mensile di Barbapapà (poi divenuto Barbapapà & Co) che con i suoi 100 numeri allietò i bambini con fumetti, giochi e rubriche. I primi anime ad essere trasmessi sulle nostre TV furono nell’ordine Vicky il vichingo nel novembre 1977, Heidi e La famiglia di Barbapapà nel febbraio del 1978. Dei tre soltanto quest’ultimo è un anime al 100% in quanto i primi due sono frutto di una coproduzione nippo-tedesca. Heidi ebbe tale e tanto successo che il 24 febbraio 1978 la Ediboy cominciò a pubblicare Le belle storie di Heidi con disegni dello studio spagnolo Bruguera.
Il fenomeno ormai era iniziato e prometteva di espandersi quanto prima. Il 1978 è l’anno di Atlas Ufo Robot Goldrake: tutti gli italiani rimanevano incollati alla TV durante la messa in onda del robot ideato da Go Nagai. Le edizioni Flash a partire dal luglio dello stesso anno fino al febbraio del 1982 pubblicarono molto materiale ispirato a Goldrake e ad altre serie robotiche con storie e disegni creati nel nostro Paese. Nello specifico furono pubblicati: Telestory, dedicata a Goldrake, Atlas Ufo Robot presenta Goldrake (seguito poi da Atlas Ufo Robot presenta Star Blazers), Actarus, Super Raccolta Atlas Ufo Robot, Gatchman, la battaglia dei Pianeti, il settimanale La Battaglia dei Pianeti ed infine lo speciale Tv special Star Blazers. Sempre nel 1978 furono pubblicati dall’editore Salani vari libri cartonati dedicati, tra gli altri, a Mazinga Z. Tra l’aprile del 1979 e l’aprile dell’anno successivo la Epierre pubblica in nove numeri ed uno speciale la collana Telefumetti in cui vengono narrate le vicende di Remìed altri personaggi della TV e di nuovi eroi chiaramente ispirati a serie di successo. Nell’aprile del 1979 inizia la pubblicazione della rivista Tv junior della Eri edizioni, la casa editrice legata alla Rai. I personaggi contenuti nella testata furono Mazinga Z,Remì,Capitan Futuro,Capitan Harlock,Heidi,Anna dai capelli rossi, L’ape Maia,Astro Robot, Bia,Doraemon, Galaxy Express 1999, tutti tratti da serie animate trasmesse in quegli anni dalla televisione di Stato. Vale la pena di ricordare, però, che si trattava sempre di fumetti realizzati nel nostro Paese e non dei manga originali, qualora ne esistesse una versione cartacea come per esempio nel caso di Harlock, Doraemon, Bia o Galaxy Express.
Tv junior chiuderà i battenti nel marzo del 1984. Il fatto che renderà importantissimo per la storia dei manga in Italia l’anno 1979 è la pubblicazione da parte della Fabbri del primo manga originale: Il Grande Mazinga, edito tra il dicembre di quell’anno ed il luglio del 1980 in 25 numeri (in parte poi raccolto in cartonato). L’operazione non ebbe particolare successo, forse a causa dello stile scuro e “grezzo” di Go Nagai, o per riflesso alle prime contestazioni contro l’animazione giapponese che cominciava ad essere giudicata troppo violenta e inadatta per i bambini. Il progetto iniziale di pubblicare tutti gli eroi dell’universo dell’autore, tra cui Goldrake, fu quindi accantonato. In seguito la Fabbri continuerà ad occuparsi di manga originali firmando un accordo con la casa editrice giapponese Kodansha e puntando su un personaggio sicuramente meno bellicoso e più adatto alle famiglie, l’orfanella Candy Candy di cui parleremo tra poco. Una piccola notazione a livello europeo: sembra che i primi a pubblicare materiale originale giapponese in Europa siano stati gli svizzeri sulla rivista Cri que tue nel 1979 (che verrà in seguito ripresa dalla rivista italiana Eureka).
Il nuovo decennio porta con se molti altri titoli, alcuni originali ed altri rifatti in Italia: nascono numerose pubblicazioni ed altre già famose cominciano ad ospitare serie giapponesi.
Nel marzo del 1980 nasce ad opera della Edierre La Banda TV ragazzi che dopo trenta numeri cambia editore (Edizioni TV Milano) e titolo in Cartoni in TV. La rivista chiuderà i battenti nel 1984 dopo aver pubblicato altri centoquindici numeri. Nella testata vennero ospitate varie rubriche ed l’angolo della posta, oltre ovviamente a molte serie tutte rigorosamente prodotte in Italia. Tra queste ricordiamo Charlotte, Mazinga Z, Pinocchio, Jeeg Robot, Tekkaman, L'Ape Magà, Judo Boy, The Monkey, Temple e Tam Tam, Daitarn 3, Ryù il ragazzo delle caverne, L'Ape Maia, Ken Falco, Guerre fra Galassie, Gaiking, Kum Kum, l'Uomo Tigre, Lupin III, la Principessa Zaffiro, Starzinger,Kyashan, King Arthur, Capitan Futuro, Peline, Gundam, Hurricane Polimar, Grand Prix, Gackeen, Huck Finn, Zambot 3, Bia, Superboys, Grande Mazinger, Daikengo, Trider G7,Ufo Diapolon, Galaxy Express 999, Toriton, Sally, Ginguiser, Cuoree Marco Polo. Le Edizioni TV Milano non si fermano però a questa rivista ma ne pubblicano altre quali Telefumetto, Super Robot, Scacciapensieri e Noi super eroi. L’editore milanese pubblica anche molti titoli monografici tra i quali Bia, Capitan Futuro ed Anna dai capelli Rossi.
Ancora una volta si preferisce probabilmente risparmiare e puntare su disegnatori italiani che cercano, in modo grossolano, di seguire il tratto e le storie del cartone animato di cui vengono pubblicate le avventure.
Dall’ottobre del 1980 le bambine dell’epoca ebbero la possibilità di innamorarsi di un settimanale edito dalla Fabbri Editori: Candy Candy. Nell’arco degli anni la rivista muterà nome due volte: in occasione della fusione con la rivista TV Junior il titolo cambiò in Candy TV junior (che apportò un miglioramento della guida televisiva presente nella rivista oltre alla pubblicazione di alcuni “fotoromanzi” tratti dagli sceneggiati Rai di successo come “Cuore” del 1984)ed infine diventò Candy Issima. In tutto furono pubblicati 326 numeri fino al dicembre del 1986 quando si concluse. Vennero edite varie serie originali giapponesi molto interessanti ed un solo fumetto americano sempre per ragazze, Eva Jones. Nei primi settantasette numeri è stato dato alle stampe il manga di Candy Candy di Kyoko Mizuki e Yumiko Igarashi acquistato direttamente dal Giappone. Nei numeri successivi, per non far rimanere la testata orfana del suo personaggio di punta,le avventure di Candy proseguiranno con una lunghissima serie realizzata interamente in Italia che accompagnerà le lettrici fino alla trasformazione della rivista in Candy Issima. A questo punto venne ristampato – a grandissima richiesta, così fu annunciato in fondo alla vignetta finale della serie “italiana” - da capo il manga originale. Per festeggiare il primo anno di vita della rivista (e il suo successo) vengono aumentate mano a mano le rubriche presenti e viene pubblicato un secondo manga che si affianca a Candy: si tratta di Luna (titolo originale: “Faustine”) di Chieko Hara. In seguito i manga salgono a tre con l’arrivo di Lady Oscar (titolo originale: “Versailles no Bara”) che ha un giornalino tutto per sé, con tanto di copertina, da staccare al centro della rivista. La versione di Lady Oscar pubblicata dalla Fabbri subì parecchie censure, tavole saltate e un finale fittizio che vedeva Oscar e Andrè dichiararsi amore reciproco, non pubblicando perciò la parte finale dell’opera che narrava la morte dei due amanti e l’altrettanto tragica fine della Regina Maria Antonietta. Durante gli anni furono pubblicati anche La storia di Alice(“Kaze no Sonata”)e Ehi, Juliet!di Chieko Hara; Susy del far west(“Mamye Angel”), Kitty la stella del circo(“Tim Tim Circus”) e Georgie (che sostituì “Lady Oscar” ma non ebbe un giornalino a sé)di Yumiko Igarashi; Rosa pasticcio(“Shiroi Egmont”) e Primo amore (“Hatsu Koi monogatari”) di Riyoko Ikeda; Via col vento (“Kaze to totomi sarinu”)di Mutsumi Tsugumo; Una rosa un amore di Yoko Shoji; Lo Specchio Magico (“Himitsu no Akkochan”, pubblicato solo parzialmente) di Fujio Akatsuka.
Georgiee Via col ventofurono fortemente censurati, soprattutto il primo, e pubblicati solo in parte, interrompendole bruscamente - senza nemmeno un finto finale come nel caso di Lady Oscar – nel corso dell’ultima annata della rivista quando, in vista dell’imminente chiusura, si preferì ristampare tutti i manga già apparsi durante gli anni (tranne le storie brevi come Primo Amore, Rosa Pasticcio,Una rosa un amore e Ehi, Juliet!). Vengono inoltre tolte tutte le rubriche presenti tranne quella della Posta (“Cara Candy”) e i giochi, sostituite dai romanzi classici della letteratura per l’infanzia come “Heidi”, “Piccole Donne”, “Piccolo Lord”, pubblicati a puntate. La Fabbri sfrutta fino in fondo il successo affiancando al settimanale la pubblicazione di varie raccolte come Candy col disco (le migliori avventure di Candy riversate su 33 giri con le voci dei doppiatori della serie animata) e del mensile Le avventure di Candy Candy, niente altro che la ristampa di tre – in seguito,con l’aumento delle pagine, due – numeri della rivista. C’è da aggiungere che le tavole delle storie pubblicate furono ribaltate (per avere la lettura alla occidentale) e colorate (mentre i manga sono in bianco e nero); inoltre i nomi dei personaggi furono occidentalizzati nel caso di nomi giapponesi, o semplificati nel caso di nomi inglesi particolari. La Fabbri, per finire, realizzò dei libri con la versione romanzata, scritta e illustrata da autori italiani, dedicati a Candy (cinque volumi), Georgie (due), Luna (uno), Susy (uno) e a Lady Oscar (due, il secondo – “Il ritorno di Lady Oscar” - narrava un improbabile seguito della storia originale, con Oscar scampata miracolosamente alla morte).
Un altro settimanale molto importante decide di dedicare parte del suo contenuto ai manga dopo aver dedicato solo un paio di copertine ad Heidi e Goldrake tra il 1978 ed il 1979: Il Corriere dei piccoli conosciuto anche come Corrierino, nome con cui chiuse la sua storica avventura in edicola. L’editore era lo stesso del Corriere della Sera e tra la fine del 1981 ed il 1986 pubblicò vari manga originali, versioni fatte in casa, oltre che numerosi anime comics, fotoromanzi (realizzati in Italia) creati a partire dai fotogrammi dell’anime. Tra manga originali ricordiamo il bellissimo e mai portato a termine Lady Love di Hiromu Ono sul mondo della danza, Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo(“Attack You!”) di Jun Makimura e Shizuo Koizumi, Hello, Spank!(“Ohayo Spank!”) di Shizue Takahashi e Shunichi Yukimuro (anche questo incompleto) e L'incantevole Creamy di Yuko Kitagawa e Kazunori Ito. Anche in questo caso le tavole furono ribaltate e colorate. Forse per mancanza di materiale a disposizione o perché la rivista ospitava parecchie storie a fumetti, non solo giapponesi, i manga vennero pubblicati sempre con il contagocce, arrivando a pubblicare pochissime tavole e non su tutti i numeri. Poteva quindi capitare che le avventure di Spank, per esempio, comparissero su un numero per poi tornare a sorpresa soltanto parecchi mesi dopo per poi sparire di nuovo. Tra le serie “made in Italy” furono pubblicati Daltanious, Lady Oscar, Chobin, Galaxy Express 999eFlo, lapiccolaRobinson.Per quanto riguarda “Lady Oscar” ci fu un contenzioso con la Fabbri che, come ricordiamo, deteneva i diritti del fumetto originale giapponese della Ikeda, perciò Il Corriere dei Piccoli fu costretto a sospendere ben presto la serie senza dare alcuna spiegazione. La sostituirono in seguito con le avventure de Il Tulipano Nero, ambientato nello stesso periodo storico, ma anche in questo caso preferirono realizzare le tavole “in casa” piuttosto che affidarsi al manga originale, per altro di scarso successo in Patria. Ne realizzarono due versioni: nella prima il tratto era tipico dei disegnatori italiani e poco si differenziava dagli altri realizzati da noi; nella seconda il tratto strizzava l’occhio, forse per la prima volta, allo stile tipico di alcuni manga, con un disegno morbido, occhi molto grandi e capelli fluenti.Per ciò che concerne invece gli antenati degli anime comics si poterono leggere quelli di Memole dolce Memole, Kiss Me Licia, Jenny la Tennista, Maple Town, Hilary, Magica magica Emi, Occhi digatto, Holly eBenjie Evelyn e la magia di un sogno d’amore, realizzati tutti in modo molto raffazzonato e incerto. L’operazione, volutamente e sfacciatamente commerciale, andò avanti per alcuni anni finché non ci fu un cambiamento editoriale che comportò la graduale sospensione di quasi tutte queste serie che non videro mai la fine. In seguito Il Corriere dei Piccoli continuò ad occuparsi dei personaggi della tv dei ragazzi, relegandoli però nelle pagine dedicate alla televisione e non pubblicando più storie tratte da cartoni. Negli ultimi anni di vita, come dicevamo, la rivista cambiò nome in Corrierino e, concentrandosi esclusivamente su una fascia di lettori molto giovane, bandì completamente o quasi dalle sue pagine la televisione e i suoi protagonisti.
Arrivati alla metà degli anni ’80 tutte le testate, anche quelle di maggior successo, chiusero i battenti: era la crisi. Non è semplice definire il perché del tracollo del mercato di quegli anni. Le critiche dei benpensanti cominciarono a concentrarsi sui cartoni animati giapponesi e l’eliminazione da molti palinsesti degli anime non aiutò assolutamente. A ciò va aggiunta la scarsa qualità che spesso si accompagnava alle opere fatte in casa e la forte censura sui prodotti originali. L’incapacità degli editori dell’epoca di adeguare i prodotti a target diversi da quelli “bambineschi” fece perdere la possibilità di accompagnare la crescita dei propri lettori: il manga (o simile…), in quanto fumetto, veniva visto come un prodotto esclusivamente per i più piccoli dagli stessi operatori del settore, evitando l’azzardo di scelte più “mature”. L’esempio forse più palese è quello delle bambine lettrici di Candy Candy che dopo sei anni erano divenute ragazze alla ricerca di riviste per adolescenti in cui si parlava di più del passaggio dall’infanzia all’adolescenza in tutti i suoi aspetti (la moda, gli idoli della musica e del cinema, le prime cotte, il ciclo mestruale, la bellezza…). Un altro determinante fattore che causò la chiusura di questa storica testata fu che per molto tempo la serie animata “principale”, quella di Candy, non fu replicata sui nostri teleschermi, venendo quindi a mancare il “sostegno” televisivo che tanto aveva contribuito al successo della testata alla sua nascita.
In generale si può parlare di sproporzione venutasi a creare nella prima metà del decennio tra offerta di prodotti e relativa domanda: i bambini, l’abbiamo detto, erano il target unico di riferimento ma chi comprava era il genitore che quindi filtrava gli acquisti. Se si considera la nomea negativa sui personaggi dell’animazione nipponica diffusa in quel periodo (ma ancora oggi) si comprende come gli adulti preferissero vedere tra le mani dei figli un innocente Topolino piuttosto che un Grande Mazinga. I tentativi di alcuni editori di riciclare l’invenduto convertendolo in raccolta o semplicemente cambiando la copertina finirono per affossare ulteriormente la situazione.
Cosa rimaneva di buono? I tantissimi appassionati dei cartoni animati che imperversavano in quegli anni nelle emittenti private (in RAI non si trovava più nulla) e che in seguito si fecero trovare pronti a raccogliere la sfida lanciata nel nuovo decennio: la rinascita del fenomeno manga in Italia.
La prima casa editrice che ad inizio anni ’90 scommise fortemente sui prodotti orientali fu la Granata Press. La casa bolognese in molte occasioni importò le serie pubblicate dall’americana VIZ e anche se la qualità delle edizioni non era molto buona fu importante per poter tornare a leggere manga in Italia.
Le due riviste ammiraglie della casa Bolognese furono Mangazine e Zero. La prima nacque dall’omonima fanzine dei K-Boys, che se ne occuparono fino al trasferimento alla Star Comics: oltre a vari manga, nella rivista erano ospitate rubriche interessanti su Giappone, anime e personaggi a fumetti. Tra i manga furono pubblicate varie serie di Rumiko Takahashi, Mai la ragazza psichica e Kamuidi Sampei Shirato. La rivista conterà alla fine 47 volumi. Le serie di maggior successo furono ristampate in seguito anche in volumetti monografici, ma il fallimento della casa editrice comportò la chiusura delle testate e la brusca interruzione di tutti i titoli, molti dei quali rimasero incompleti. Zero nasce come contenitore di manga ad alto tasso di adrenalina: Ken il guerriero, Xenon, Baoh, Spriggan sono alcuni dei suoi manga. L’ultimo numero di Zero fu il 39°: seguirono 7 numeri di Zero II serie che ospitò, tra gli altri, Ken ilguerriero – le origini oltre a varie rubriche.
L’editore pubblicò anche molte collane nate come costole delle riviste principali: le collane “Manga Compact” e “Z Compact” erano in formato tascabile, “Z Comix”, “Z Star”, “Manga Hero”, “Manga Classic”, “Mangazine Speciale” e “Zero Speciale” presentavano invece un formato grande. La serie di Nausicaaè stata poi pubblicata sulla collana “Manga Album” con un formato grandissimo. A queste collane sono da aggiungere dei volumi “extra” (Mao Dante di Go Nagai e Il bosco delle sirene di Rumiko Takahashi) e dei primi animecomics: Dirty Pair e Gundam 0083. Tra i manga pubblicati ce ne furono moltissimi importanti: oltre ai titoli citati sopra si possono indicare Devilman, i vari Mazinga, Lady Oscar(completa e senza le censure dell’edizione Fabbri), I Cavalieri delloZodiaco, Bastard, Sanctuary, Pinapple Army. L’editore chiude nel 1995. Tuttavia la macchina si era rimessa in moto.
Il 1992 è l’anno di pubblicazione del primo numero della storica rivista Kappa Magazine della Star Comics, rivista contenitore di manga e notizie da poco trasformata in albo monografico. La casa editrice perugina fu tra le prime ad incentrare la sua produzione quasi esclusivamente sulle pubblicazioni giapponesi: a dire la verità questo avvenne anche in maniera un po’ “forzata”, quando agli inizi del decennio i supereroi Marvel “migrarono” in Marvel Italia (l'attuale Panini Comics). Tra le serie targate Star dobbiamo ricordare doverosamente dei titoli tra i più venduti nel nostro Paese: il campione di incassi Dragon ball, OnePiecee Inuyasha. Si sottolinea inoltre che il primo manga pubblicato con il senso di lettura originale fu proprio quello di Goku e compagnia. La scelta, risultata in seguito vincente, adottata per quasi tutti i volumi e preferita da molti collezionisti e puristi dei manga, fu dettata dalla casa editrice giapponese Shueisha che non voleva vedere i suoi titoli ribaltati nelle versioni occidentali. I titoli editi dalla Star sono stati e sono tuttora innumerevoli e spaziano dai superclassici come Lamù ai titoli innovativi alla Fortified school. La casa editrice, inoltre, fu la prima a scommettere sugli shojo manga e sui classici come Georgie, che vide finalmente un’edizione senza censure e completa, Caro Fratello (“Onisama e” di R.Ikeda) e Rocky Joe. Le caratteristiche principali dell’editore, oggi tra i due più importanti per numero di testate, sono le buone ma non eccelse edizioni (salvo le ottime collane per le sole fumetterie e le “Perferct Edition”, versioni in tutto e per tutto simili all’originale giapponese, volumi corposi con sovraccoperta), i prezzi tra i più bassi del mercato e l’ottima affidabilità nel portare a termine le serie iniziate.
L’altra principale casa editrice di manga del nostro Paese è la Panini Comics: era l’agosto ’95 quando con la pubblicazione di Silent Moebius venne inaugurata dall’editore la divisione Marvel manga (ribattezzata nel ’98 Planet manga). Da allora i titoli pubblicati sono stati moltissimi e tra questi tanti memorabili: si pensi a Slam Dunk, Akira, Nausicaa, Berserk ed agli attuali bestseller Naruto, Full metalAlchemist, Bleach, Nana e Death note. La casa editrice viene spesso criticata per l’abbondante uso dei “quadratini” bianchi utilizzati per inserire dei pensieri o delle voci fuori campo evitando così il riadattamento dello sfondo sottostante, per i sottotitoli sdolcinati e assurdi e per le pubblicazioni “sottiletta” con albi di circa cento pagine corrispondenti alla metà di un volume originale. Senza contare il rapido, e commercialmente molto furbo, esaurimento cui vanno soggetti gli albi che obbliga i lettori a comprare tutto e subito se non vogliono rimanere con serie tronche o aspettare un’eventuale ristampa in versione “De Luxe”, ovvero con volumi simili all’originale e prezzi più alti .
Un’altra casa editrice che nei primi anni ’90 ha pubblicato dei manga è stata la romana Comic Art. Tra le varie serie edite vanno ricordate Sogni di bambini di Katsuhiro Otomo, pubblicato nella rivista Comic Art nel ’92-’93 ed in monografico nel ’94, L’immortale, Detective Conan (in seguito ripreso dalla Star Comics), Ikkyu e alcune serie di Osamu Tezuka. La casa editrice chiuse alla fine del 2000 lasciando incomplete alcune serie.
Sempre nei primi anni ’90 pubblica manga anche la Play Press, casa editrice diversa dalla Play Press Publishing (attuale Play Media Company). La prima ha pubblicato alcuni manga quali Spaceadventure Cobra e Midnight eye Goku ad inizio decennio, poi se ne sono perse le tracce. “L’attuale” Play è invece nata nel gennaio del 1998 e si occupa di molti altri tipi di pubblicazioni, oltre che di fumetto giapponese. E’ stata una delle case editrici più criticate dagli appassionati di manga per l’alto numero delle testate interrotte, per la pessima qualità della carta e dell’inchiostro, per gli adattamenti grossolani e per i ritardi cronici nelle uscite. Si è specializzata, tra l’altro, in manga destinati alle bambine, con storie di magia e a sfondo scolastico, e in quelli tratti da cartoni animati per i più piccoli di Mediaset, sfruttando quindi l’enorme pubblicità della serie. Tra i tanti titoli proposti ricordiamo Mirmo e Mermaid Melody. Nella primavera del 2008 annuncia di non voler pubblicare più manga, interrompendo le serie in corso e cedendo i diritti di alcune ancora non iniziate ad altri editori. Nel 1995 entra nel mercato degli anime (prima) e dei manga (poi) la Dynamic Italia, la succursale italiana della Dynamic Planning, ribattezzata poi Dynit. Anche se oggi il numero delle pubblicazioni si è ridotto rispetto al passato non possono non ricordarsi titoli come GTO, Golden boy, Saiyuki, Gals!, Il giocattolo dei bambini, i vari manga di Nagai ed il recente Yotsuba&!.
Tra fine 1997 ed inizio 1998 inizia le sue pubblicazioni per le sole fumetterie/librerie la Hazard Edizioni. L’editore milanese concentra la sua produzione sulle opere del papà dei manga Osamu Tezuka aprendo in seguito ad altri autori tra i quali Leiji Matsumoto. I prezzi sono più alti in ragione del mercato di nicchia cui si rivolge ma anche per una qualità delle testate leggermente sopra la media. Altro editore che pubblica gli albi nelle librerie ed in fumetteria a cadenze non regolari è la Coconino Press. L’editore bolognese nasce nel 2000 e tra le sue opere vale sicuramente la pena di ricordare Icaro del duo Taniguchi – Moebius oltre che la raccolta di storie brevi Made in Japan.
La seconda metà degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio vedono poi il fugace interesse per i fumetti orientali di varie case editrici. Tra queste ricordo la Ediperiodici, che sulla collana Jade ha pubblicato molte opere di Hong Kong oltre a Xdelle Clamp (serie interrotta a causa del rapido fallimento della casa editrice e in seguito riproposta dalla Panini); la Kabuki Publishing; la Shinvision, con opere come Rai ed i primi numeri di Pilgrim Jagere Gunslinger girl; la Phoenix, con Kiseiju – l’ospite indesiderato e The legend of Mother Sarah; la Magic Press, che oltre alle opere ex Phoenix, edita Dragon Head. Ci sono poi addirittura editori che pubblicano manga una tantum come accaduto per la Saldapress con L’UomoTigre, Pollondella Lexy Production, Akiradella Glenat.
Sempre nella seconda metà degli anni ’90 i K-Boys, che continuano tuttora a curare le edizioni Star Comics, fondano una nuova casa editrice, la Kappa Edizioni. L’editore si occupa della pubblicazione di romanzi, saggi ed anche fumetti (non solo giapponesi). In particolare sono state create la collana, “Manga san”, destinata a contenere i titoli più “alternativi” del Sol Levante e la collana “Boy’s Love” dedicata agli shonen ai.
A partire dal 2003 comincia le sue pubblicazioni la Flashbook edizioni. Caratteristica della casa bolognese è la buona qualità delle edizioni per un prezzo di 5,90 euro per gran parte delle uscite. Tra le sue opere, oltre a Cross game di Mitsuru Adachi, possiamo ricordare lo shojo Bokura Ga Ita ed alcune opere di Hoshino ed Ikegami.
Dalla metà del 2004 entra nel mercato anche la D-Visual, nata da una scissione interna nella succitata Dynit. L’editore inizia la sua esperienza specializzandosi nella pubblicazione delle opere di Go Nagai (già edite o meno) per poi allargare il proprio parco autori a nomi importanti del calibro di Matsumoto e Ishinomori. I prezzi dei volumi sono di tutto rispetto per edizioni ottime. Unica pecca è l’irregolarità delle uscite: possono passare mesi o addirittura un intero anno tra un numero e un altro, come nel caso del manga La Regina dei Mille Anni di Leiji Matsumoto il cui primo numero uscì nel marzo 2007 e il secondo soltanto nell’aprile 2008. Nell’autunno 2008 la casa editrice pubblica la versione riveduta e corretta del manga di Lady Oscar, adottando come unico titolo la traduzione letterale dell’originale: Le Rose di Versailles. Per la prima volta, dunque, il titolo italiano(o se vogliamo occidentale)della serie, nonché il richiamo alla ben più celebre versione animata, scompare dalle copertine.
Nel marzo del 2006 cominciano le loro pubblicazioni orientali la Freebooks e la J-pop. La prima fonda l’etichetta Free seishin sulla quale edita opere coreane, cinesi e (poche) giapponesi. Si ricordano Mahoromatic, Blood of Mathools e lo shojo d’ambientazione italiana Cantarella. La J-pop, che per numero di pubblicazioni mensili negli ultimi tempi può essere considerata la terza casa editrice manga/manhwa/manhua d’Italia, ha tra i suoi titoli di spicco L’esorcista,Warcraft, Captive Hearte le riedizioni di Trigun maximumed Hellsing. Le edizioni di entrambi gli editori sono molto buone, quasi ottime per la seconda, ed attestate intorno ai 5,90 euro (per singole serie il prezzo può essere superiore). Le loro uniche pecche sono i ritardi sulle uscite e qualche difficoltà nella distribuzione.
Sempre nel 2006 nasce ad opera della Yamato Edizioni (che fino ad allora si occupava esclusivamente del mercato anime in dvd) la collana “Personaggi storici a fumetti” che ospita varie serie di Yasuhiko e di altri bravi autori come Riyoko Ikeda. Sono usciti titoli come Cleopatra, Elisabeth, Gesù, Giovanna D’Arco e Alessandro il Grande. Le edizioni sono di buon livello ma il prezzo è molto alto: 15 euro (con l’unica eccezione di Napoleon, l’ultimo titolo uscito, a 8,50 euro).
Nel 2007 entra nel mercato dei manga/manhwa l’internazionale Planeta DeAgostini che, dopo un periodo di rodaggio, ha annunciato parecchi nuovi titoli. Le premesse per una rapida crescita delle uscite mensili ci sono tutte. Tra le varie serie troviamo Gintamache potrà fruire del passaggio televisivo dell’omonimo anime su MTV, il thriller Liar Game e il divertente Otomen. Le edizioni sono buone con un prezzo che va dai 5,50 euro a salire.
A febbraio 2008 è stato pubblicato il primo numero della collana Disney Manga: volumi in stile manga che riprendono le storie dei personaggi storici dell’editore. Si è partiti con Kingdom hearts. Non è ancora chiaro se la Disney si limiterà a qualche breve serie o allargherà il proprio interesse manga 100% (anche con soggetti e storie made in Japan). Al momento il prezzo è di 3,90 euro per una buona edizione con un numero di pagine però inferiore allo standard delle circa 200 (siamo a 144).
Negli ultimi tempi le case editrici giapponesi hanno cominciato ad espandersi autonomamente nei territori esteri, mantenendo e aumentando il "potere" dei propri marchi. Ne è l'esempio la Kodansha che è sbarcata all’inizio dell’estate direttamente negli States, o le Shueisha e Shogakukan, che nel recente passato si sono unite alla VIZ Media per pubblicare i propri manga direttamente negli Usa, diventando la Shogakukan-Shueisha Productions Co. Non è da escludere che un’operazione simile riguardi anche i Paesi europei, Italia compresa. Al momento la notizia che annunciava l’interesse della Shueisha e della Shogakukan a pubblicare “in proprio” entro la fine del 2009 in Francia, Spagna e Inghilterra – e in seguito anche in Italia - è stata smentita dai diretti interessati. Tuttavia il progetto rimane, dunque non è da escludere in un futuro prossimo nuovi e importanti stravolgimenti editoriali.
IMMAGINI
Copertine di “Cartoni in TV” Copertina de “Il Grande Mazinga”, Fabbri

Copertine di “Tv Junior”, ERI Edizioni Copertine di fumetti della Flash Edizioni

Libri cartonati della Salani dedicati a “Mazinga Z”
Copertine varie di “Candy Candy”, “Candy TV Junior”, “Candy Issima”, “Le avventure di
“Candy Candy”, Fabbri Editore

“Le avventure di Lady Oscar”, inserto settimanale di “Candy Candy”, Fabbri Editore

“Candy Candy col disco”; i primi due romanzi di Candy e i due di Lady Oscar, Fabbri Editore


Copertine varie de “Il Corriere dei Piccoli”
Esempio di tavola di un episodio di Lady Oscar realizzata da disegnatori italiani per “Il Corriere dei
Piccoli”

“Manganine”, “Zero” e “Manga Hero”, “Manga Classic”, Granata Press
Manga della Star Comics

Manga della Planet Manga, Panini “Cleopatra”, Yamato Edizioni

“Kimba, il leone bianco” edizione Comic Art e edizione Hazard “Cantarella”, FreeBooks

“Il Giocattolo dei Bambini”, Dynit “Goldrake” e “La Regina dei Mille anni”, D-Visual
“Cross Game”, Flashbook “Made in Japan”, Coconino “Jelly Beans”, Play Media
Paolo Cera
fonte :lps2.uniroma3.it/atrio/09_marrone/.
Fine articolo sui fumetti
Fumetti
La storia del fumetto: rispecchiarsi nei personaggi di carta
Fin dalle origini l’uomo ha espresso la sua creatività disegnando. Successivamente, al disegno si è aggiunta la scrittura e spesso, nel corso dei secoli, queste due attività si sono mescolate. Ma è solamente alla fine del XIX secolo che possiamo iniziare a parlare di fumetto. I primi anni del XX secolo furono infatti testimoni del consolidarsi negli Stati Uniti del potere della stampa Alla fine del 1890 si contavano più di ventimila pubblicazioni periodiche. I giornali ospitavano, oltre ad articoli, anche vignette e disegni, ottimi per le persone appena immigrate non ancora in possesso di un lessico adeguato per poter leggere un intero articolo in inglese. La tecnologia moderna permetteva inoltre di stampare a colori. Uno dei primi giornali che propose un supplemento a colori fu il New York World, di proprietà di Joseph Pulitzer, l’ideatore del premio giornalistico che porta il suo nome. Fu così che nel 1895, tra le pagine del supplemento domenicale, nacque il fumetto. Il merito è da attribuire al vignettista R.C. Outcault che, disegnando una vignetta con l’innovativa caratteristica di riportare i dialoghi dei personaggi racchiusi in una nuvoletta di fumo (da qui il nome fumetto), dava il via all’affermarsi delle strisce. Il protagonista delle vignette è Yellow Kid, un bambino brutto e sporco, vestito di giallo, che vive in un quartiere sporco, abitato da persone degne del luogo Outcault disegnava ciò che vedeva nel quartiere malfamato della Lower Manhattan: la povertà, il linguaggio crudo e sgrammaticato, la violenza e la gestualità propria di quell’ambiente.
Il gran successo ottenuto dal personaggio di Outcault fece sì che il monello apparisse su due giornali concorrenti. Il secondo magnate della stampa americana, Hearst, strappò il disegnatore al grande rivale con un’offerta considerevole. Pulitzer affidò allora Yellow Kid alla matita di Gorge B. Lucks, mentre Outcault ne proseguì le avventure cambiando il nome alla striscia e scendendo ancora di più nel grottesco e nella battuta feroce (molti sono concordi nel trovare l’origine dell’etimologia “yellow journalism”, che in americano indica la stampa dozzinale, nelle vignette del ragazzino di Outcault). Questo durò fino al 1902, quando Hearst, resosi conto che Outcault stava esagerando, gli chiese di disegnare un altro personaggio; Buster Brown. Buster rappresenta l’opposto di Yellow Kid; bello, pulito, educato, di buona famiglia e dotato di buone maniere . Buster Brown rappresentava sia la nazione americana che si stava trasformando con il consolidamento di una nuova classe media urbana, ricca e industrializzata; sia il suo specchio deformato in cui ne erano accentuati i difetti ed il disprezzo verso tutto ciò che non rientrava nei propri schemi.
Il grande successo riscosso da Outcault spinse Hearst e Pulitzer a cercare nuovi disegnatori per arricchire le pagine dei supplementi e per attirare anche il pubblico composto da immigrati italiani, tedeschi, irlandesi… Tra questi immigrati c’era anche Rudolph Dirks che, arrivato dalla Germania nel 1884, lavora per Hearst prima come disegnatore, poi come creatore dei Katzenjammer Kids , due gemelli conosciuti in Italia con il nome di Bibì e Bibò.
Ma l’importanza di Dirks nella storia del fumetto, è giustificata soprattutto per aver introdotto le nuvolette nelle proprie strisce. Nei primi anni del XX secolo, il fumetto esce dai confini statunitensi per raggiungere il resto del mondo. In Inghilterra per esempio erano note riviste come Comic Cuts e il Dan Leno’s Comic Journal, dedicato al mimo Dan Leno, ispiratore di Charlie Chaplin, che spinse i quotidiani inglesi a pubblicare strisce comiche dedicate ai più importanti attori dell’epoca. In Francia uno dei primi personaggi fu Bécassine, giovane e ingenua cameriera bretone creata da Jean Pierre Pinchon per il periodico La semine de Suzette. A confrontarsi con il conservatorismo di Pinchon fu Louis Forton, l’autore dei Pieds Nickelés (i perdigiorno), i cui racconti su come sopravvivere senza lavorare troppo li imparentavano con i personaggi di Outcault. I fumetti americani giunsero in Italia il 27 dicembre 1908, sul Corriere dei piccoli, diretto da Silvio Spaventa Filippi, che eliminò tutte le nuvolette sostituendole con le rime baciate. Subito si mostrarono anche autori italiani come Attilio Mussino, Antonio Rubino e Sto (lo scrittore e attore Sergio Tofano) con il suo personaggio conosciuto ancora oggi, il Signor Bonaventura. Spaventa Filippi, snatura questi fumetti nati per un pubblico adulto, per destinarli ai bambini (questa è un’eredità da cui il fumetto in Italia non riesce a liberarsi). Scompaiono così la morale ipocrita di Outcault e scompare la cattiveria di Buster, diventato ora un modello di virtù per i bambini. Negli USA, il successo degli autori di fumetto non passò inosservato. Dal 1915 infatti, si fanno vedere i syndicates, agenzie di mediazione tra autori e editori. Questi da un lato permisero una più razionale distribuzione e gestione dei diritti dei fumetti, ma dall’altro limitarono la libertà artistica degli autori. La proprietà dei personaggi passò dai quotidiani alle agenzie, cui seguì una standardizzazione delle vignette e delle pagine domenicali. Nacquero così le prime strisce. I contenuti furono normalizzati per venire incontro a qualsiasi tipo di lettore, attenuando così l’esplosione creativa che aveva caratterizzato i primi anni del secolo. La rivalità tra i syndicates esplose quando entrò in campo Joseph Patterson. Erede di un a ricca famiglia, possedeva il Chicago Tribune, il giornale più venduto della città, quando si trasferì a New York, dove trasformò il Daily News, da quotidiano in perdita a quello più diffuso, battendo Hearst. Patterson decise di creare la sua agenzia di fumettisti, in modo da creare i propri personaggi optando di volta in volta per gli autori più adatti. Questo gli permise di produrre fumetti per determinati pubblici, di seguire mode e gusti popolari e di eliminare o potenziare certi filoni rispetto ad altri. Per attirare il pubblico femminile, che stava portando avanti le prime lotte per l’emancipazione, Patterson commissiona a Martin Branner, Winnie Winkle the Breadwinner (Winnie Winkle che si guadagna il pane) , la cui protagonista è una giovane lavoratrice che mantiene la madre vedova e il fratellino.
Hearst rispose con Tillie the Toiler (Tillie la lavoratrice), creata da Russ Westover, Tillie è una segretaria con una vita sociale molto intensa e ricca di amori.
I syndicates di Hearst e di Pulitzer divennero due colossi editoriali e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale diedero al pubblico alcuni dei più grandi personaggi a fumetti di tutti i tempi, coinvolgendo o scoprendo autori noti o meno noti nell’ “età dell’oro” dei comics. In questo periodo entra a far parte della storia del fumetto un autentico fuoriclasse, Elzie Crisler Segar. Segar entra a far parte della corte di Hearst nel 1919, creando il Thimble Theatre (teatro in miniatura), dove compaiono Olive Oyl e il fidanzato Ham Gray, che la sfrutta per lavorare il meno possibile. La grande svolta avviene però dieci anni dopo, quando Segar inserisce nella striscia un nuovo personaggio; un marinaio con la pipa all’angolo della bocca e un occhio chiuso: Popeye, conosciuto in Italia come Braccio di Ferro.
Molto particolare fu il clima che si respirò in America nel decennio 1920-1930; la grande prosperità economica (che sfocerà però nella crisi del 1929) porterà a grandi tensioni all’interno della politica e della società. Se da un lato infatti si registra un grande progresso dal punto di vista economico, con l’avanzamento dell’edilizia urbana (favorita dallo spopolamento della campagna), dell’industria chimica (grazie alle commesse di guerra) e dell’industria elettrica (per il boom degli elettrodomestici); dall’altro numerose tendenze mirano a frenare queste spinte innovatrici. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale infatti l’America limita spesso la libertà di parola e di stampa, si oppone alle riforme che derivano la rivoluzione bolscevica (per esempio con la limitazione del diritto di sciopero) e alla formazione della Terza Internazionale. Nasce in questo clima Little Orphan Annie, creata da Harold Gray nel 1924. Annie appare sempre in compagnia del suo cane Sandy e indossa abiti sobri e castigati. Per Annie (e quindi anche per il suo creatore) il destino è nelle mani dell’uomo; la salvezza e il riscatto si conquistano con il duro lavoro, mentre oppressione e infelicità nascono dall’ignoranza e dalla mancanza di principi. Annie è contraria a tutto ciò che è europeo (come per esempio gli aiuti pubblici), che,a suo avviso, è introdotto negli Stati Uniti solo per minarne le fondamenta. Il male in assoluto è rappresentato dal socialismo, che trascina l’industria nel caos e gli operai nella disperazione. L’eroe della piccola orfana è l’uomo che l’ha adottata, Daddy Warbucks (padre dollari di guerra), un industriale che ha accumulato ricchezza grazie alle commesse della Prima Guerra Mondiale. Le storie rappresentate da Gray sono quindi delle prediche che vogliono portare il popolo americano a concentrarsi sulle proprie responsabilità e ad esaltare le virtù legate alla tradizione. Negli anni successivi alla grande crisi del 1929 (un periodo in cui si contano milioni di disoccupati), Annie afferma di conoscere solo persone che hanno voglia di lavorare e che i disoccupati vogliono vivere nell’ozio alle spalle degli altri. La voce di Annie, rappresenta quella dello stesso Gray, che si rifiuta di ammettere il fallimento del sogno americano e che cerca rifugio in un mondo passato che ormai non esiste più. A contrapporsi alle idee dell’orfanella, arriva Connie,una ragazza bionda in cerca dell’amore, creata da Frank Goodwin nel 1927. Con la depressione vissuta dal suo Paese, Connie acquista una coscienza sociale e aiuta la madre in varie iniziative volte ad aiutare poveri e disoccupati. Una via di mezzo tra Annie e Connie è Blondie, creata nel 1930 da Chic Young. Blondie fa la segretari e l’uomo che la
sposerà, anche se in disaccordo con il padre, che decide quindi di diseredarlo, è Dagwood Bumstead (Dagoberto in Italia). Dagwood incarna la figura di padre e marito presente nell’immaginario collettivo americano, ed è inoltre un uomo umile, gentile e innamoratissimo della propria famiglia. L’affermazione della striscia, che debutta durante la Grande Depressione, è quasi sicuramente da attribuire al fatto che molti lettori si trovino nella stessa condizione del personaggio principale. Molti americani devono ridimensionare le proprie ambizioni e fare i conti con la rara prospettiva di affermazione sociale. Dagwood offre così agli americani un momento per sorridere, a anche un modo per esorcizzare le proprie paure. Nel 1925 a Dayton, nel Tennessee, ebbe inizio il “Processo della scimmia”. In questo caso furono le idee evoluzionistiche di
Darwin ad essere messe in dubbio da gruppi che temevano fosse in gioco, non solo la discendenza della specie umana, ma anche la loro convinzione della superiorità della razza bianca. Proprio in quegli stessi anni, fu pubblicata sui giornali la storia di un uomo allevato dalle scimmie, Tarzan. Nato nel 1912 nei romanzi di Edgar Rice Borroughs e poi adottato nelle strisce da Harold Foster nel 1928. Rimasto orfano durante un viaggio in Africa con i genitori, viene cresciuto nelle giungla dalle scimmie, diventandone il capo e trovando in Jane una compagna. Tarzan lotta per mantenere la pace nella foresta lottando contro tribù sanguinarie e schiavisti bianchi. Nel 1924 esordisce, per opera di Roy Crane, Wash Tubbs, un personaggio che fa il commesso, ma che ben presto abbandona il lavoro e comincia a girare il mondo in cerca di tesori. In questo modo il personaggio di Roy Crane, interpreta a modo suo un fenomeno diffuso negli anni della Grande Depressione; molte persone sono infatti disposte a trasferirsi alla ricerca di un’occupazione. Il decennio Trenta - Quaranta è quello del New Deal rooseveltiano, della Seconda Guerra Mondiale, della guerra civile in Spagna e della guerra tra Cina e Giappone. Per i fumetti è invece il decennio dell’Età dell’Oro, così chiamata per la quantità e per la qualità di autori e personaggi. In questi anni si afferma il formato comic book (l’albo); saranno però poche le produzioni che si rivolgeranno ad un pubblico adulto, privilegiando gli adolescenti. Nel 1931 la criminalità è all’apice. Il proibizionismo, iniziato durante la Prima Guerra Mondiale, aveva permesso a gangster e criminali di arricchirsi controllando le distillerie clandestine e le attività illegali ad esse legate. Su questo sfondo, arriva sulle pagine dei quotidiani Dick Tracy, un poliziotto creato da Chester Gould. Sulla scia di Dick Tracy, arrivarono molti altri poliziotti come Red Barry e Charlie Chan. Gli Stai Uniti, che volevano evitare un nuovo coinvolgimento bellico dopo la Prima Guerra Mondiale, attuarono, a partire dal 1929, una politica fortemente isolazionista. Ed è forse per questo motivo che le strisce con ambientazioni esotiche ebbero un enorme successo; due personaggi che riscossero grande successo furono il giustiziere che viveva nella giungla del Congo, Phantom, l’Ombra che cammina, disegnato da Ray Moore e Mandrake, il mago disegnato da Phil Davis. Nello stesso periodo fa la sua apparizione Flash
Gordon,un ex ufficiale di polizia giocatore di polo, disegnato da Alex Raymond. Flash si ritrova per caso a dover salire su un razzo, in compagnia di Dale Arden e del dottor Zarkov, sparato dal dottore stesso su un pianeta che sta per schiantarsi sulla Terra. Sopravvissuti all’impatto, si ritrovano sul pianeta Mongo, dominato dal tiranno Ming. L’imperatore è completamente ricalcato sull’immagine che gli americani avevano dei giapponesi, sporchi, cattivi e imperialisti. Il successo delle strisce si riflette anche nel resto del mondo. In Francia ed in Belgio si afferma nel 1929 Tintin, un giovane che gira il mondo in compagnia del suo cane Milou, creato da Hergé. In Italia iniziano a diffondersi le storie Disney, che coinvolgeranno successivamente molti sceneggiatori italiani. Mickey
Mouse usciva sui giornali americani fin dal 1930, firmato dal suo papà Walt Disney. Successivamente le avventure di Topolino vennero però affidate a collaboratori, per la decisione di Disney, di concentrarsi sui film d’animazione e sui parchi a tema. Uno dei più importanti disegnatori Disney, fu Floyd Gottfredson, che ne divenne un disegnatore per eccellenza, firmando alcune storie rimaste nella storia del fumetto. Tra queste Topolino e l’uomo del duemila, dove compare l’extraterrestre Eta Beta, e La banda dei piombatori, con l’idraulico Giuseppe Tubi. In Italia Pedrocchi è uno degli sceneggiatori delle storie Disney realizzate nel nostro Paese. Per sopperire alla mancanza di storie necessarie ai settimanali Mondadori, Pedrocchi fu autorizzato dalla casa madre americana a scriverne gli episodi e, quando il governo fascista proibì l’importazione di materiale originale firmato Disney, lui stesso comparve come creatore di Topolino.
In Europa la politica espansionistica della Germania nazista di Hitler si stava definendo. Nel settembre del 1939 Hitler invase la Polonia cui seguirono quelle di Austria, Boemia e Slovacchia. In seguito all’affronto tedesco, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania, dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale, che si sarebbe protratta fino al 1945, coinvolgendo anche Italia, Russia, Giappone ,Cina e Francia. Il secondo conflitto mondiale fece scattare l’arruolamento
anche dei personaggi dei fumetti. Fra gli autori schierati, primo fra tutti, fu Milton Caniff, la cui striscia, Terry and the Pirates, divenne quasi un reportage delle gesta americane nel Pacifico e uno straordinario mezzo di propaganda. Caniff sottolineava la natura subdola e infida del nemico giapponese, secondo gli stereotipi dell’epoca, contrapponendola all’eroismo dei soldati americani. Attraverso la striscia, l’autore incitava i lettori a comprare buoni postali per finanziare le truppe e li invitava a stare attenti alle infiltrazioni nemiche. La spinta produttiva generata dal conflitto fece entrare nel mondo del lavoro anche le donne e la popolazione di colore. La striscia Brenda Starr Reporter, creata da Dale Messik nel 1941, mostrava le donne che si emancipavano sul piano economico e l’ abbandono del ruolo di angelo del focolare. Altri eroi vengono lanciati in battaglia. Flash Gordon, viene richiamato dal pianeta Mongo per combatter
l’Asse, Charlie Chan e Dick Tracy arrestano le spie nemiche. Per mano di Joe Simon e Jack Kirby arriva Captain America, un super soldato dotato di uniforme e scudo, che combatte al fianco dei soldati al fronte. Topolino, allontanato dall’Italia fascista, diviene un agente della polizia segreta e si ritrova in Marocco, infiltrato nella legione straniera, dove deve sventare i piani di Grillo Grifi e Pietro Gambadilegno; per poi divenire alla fine della guerra un pilota dell’aereo “Falco” con il quale bombarderà le principali città tedesche e la residenza del Fűrer. In Italia, fino allo scoppio della guerra, il regime fascista non capì questi personaggi o se ne disinteressò, in seguito i fumetti stranieri vennero eliminati dalle pagine dei giornali. Al fine di arginare il crollo delle vendite, l’editore Nerbini, pur fedele alle direttive del regime, cercò di reinserire gli eroi del pubblico sia presentandoli sotto falso nome, sia ritoccando disegni e storie per adeguarli ai codici fascisti. Per i fumetti di matrice italiana le cose vanno diversamente. Mentre sul Corriere dei Piccoli comparvero fumetti di propaganda come Lio (di Antonio Rubino), Grillo (di Guido Moroni Celsi) e Balilla
Venturino (di Vittorio Cossio), per i più grandi sul Vittorioso c’era Romano il legionario, disegnato da Kurt Caesar, le cui storie erano un’apologia delle guerre vinte dal regime fascista. Dopo la firma dell’armistizio con le potenze alleate l’8 settembre 1943, molte testate rinnegarono la loro natura. Un esempio è costituito da Tore, il mozzo del sommergibile, in cui il protagonista combatteva prima contro gli Alleati, mettendosi successivamente a combattere dalla loro parte. Il dopoguerra vide salire alla presidenza americana Harry Truman, che autorizzò il bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki per ottenere la resa del Giappone. Truman si ritrovò a dover affrontare molte altre situazioni complesse. Tra queste la gestione della divisione della Germania, trattata negli accordi di Potsdam (luglio 1945), lo sviluppo degli armamenti atomici, la complicata nascita delle Nazioni Unite e le tensioni con la Russia per il dominio dell’area asiatica (in Cina la guerra civile tra Mao Tse Tung e Chiang Kai Shek si concluse con la sconfitta di quest’ultimo). Tutti questi problemi confluirono successivamente nella Guerra Fredda, con la suddivisione del mondo in due Grandi blocchi guidati da Russia da una parte e da Stati Uniti dall’altra. Per favorire il reinserimento dei soldati nella società civile, il governo americano varò una serie di facilitazioni su prestiti e mutui per aprire nuove imprese. Di questi fece uso anche Steve Canyon, il nuovo personaggio di Milton Caniff. Steve è un ex pilota dell’esercito che fonda la Horizons Unlimited, una compagnia di trasporti aerei, spesso costretta ad accettare anche clienti discutibili per far fronte ai debiti. Successivamente Canyon verrà reintegrato in aviazione, dove, sarà in prima linea nelle guerre in Corea e in Vietnam. In queste storie è presente anche una buona dose di anticomunismo tipico di quegli anni. Burne Hogarth, crea Drago, un uomo che vive in Argentina, a metà tra il gaucho e il cowboy, che combatte contro il barone Zodiac, un nazista che sogna il ritorno del Reich.
Gi anni Sessanta si aprono con la presa del potere di Castro e Cuba e l’ascesa alla presidenza degli Stati Uniti di John Fitzgerald Kennedy. La morte di Kennedy è uno degli spartiacque della società americana, inizio di un decennio che vedrà la crisi della Baia dei Porci e quella di Berlino (che porterà alla costruzione del Muro), la partecipazione degli USA alla guerra nel Vietnam, le rivendicazioni contro le discriminazioni razziali, il ’68, le rivolte studentesche e lo sbarco sulla Luna. Sul fronte interno Kennedy diede il via a varie riforme sociali ed economiche; in politica estera adottò una politica dura nei confronti dell’Unione Sovietica, arrivando ad inasprire le relazioni con Mosca. Allarmato dal successo dei comunisti in Indocina, sovvenzionò con armi e consiglieri il governo del Vietnam del Sud, alimentando così un sentimento antiamericano da parte della popolazione locale. Dal punto di vista della Ricerca, Kennedy aumentò i fondi per la ricerca
spaziale, che porteranno al progetto Apollo e nel 1969 allo sbarco sulla Luna. Kennedy fu ucciso a Dallas nel novembre1963. Un anno dopo l’assassinio del Presidente, fa la comparsa la striscia Wizard of Id, disegnata da Brant Parker. Wizard è un mago pasticcione, continuamente rimproverato dalla moglie e dallo spirito che esce dal suo pentolone. Wizard è al servizio del re, un monarca dispotico, lunatico, suscettibile alle battute sulla sua altezza, che governa un reame medievale in cui i sudditi non fanno altro che parlare male di lui. In anni in cui la Casa Bianca era considerata la nuova Camelot, e Kennedy il reggente di riforme annunciate ma non attuate, in un clima di forte tensione, Hart ambienta la sua storia in un Medioevo con
cavalieri timorosi, sovrani non virtuosi e un popolo, che nonostante tutto li segue senza ribellarsi. Nello stesso anno nasce Mafalda, creata da Joaquin Salvador Lavado detto Quino. Mafalda e i suoi amici vivono in un’Argentina ancorata al presente e ai problemi economici e sociali che l’affliggono. Mafalda si interroga sui problemi attuali della società in cui vive, rappresentando la coscienza inquieta unita al potere proprio dei bambini di dire ciò che gli passa per la mente, svelando spesso ipocrisie e menzogne del mondo degli adulti. Negli anni del femminismo e della contestazione iniziarono a fare la loro comparsa eroine che rappresentavano queste idee. In Italia una
protagonista indiscussa, creata da Crepax è Valentina, la fotografa con il baschetto. Rimanendo nel nostro Paese, sulla scia del successo ottenuto da Diabolik,
creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Giuliana Giussani, nascono i neri, storie di sesso e di violenza da cui nascono personaggi come Satanik. Ideata da Magnus e Bunker, Marny Banninster (alias Satanik ) è una scienziata con il viso deturpato, che inventa un siero in grado di trasformarla in una donna affascinante e spietata, che approfitta degli uomini e non disdegna rapporti occasionali; per questo motivo Satanik sarà uno dei primi fumetti sequestrati nel nostro Paese. Proprio il decennio 1960-1970 è testimone di due grandi opere, destinate a cambiare sia il modo di
pensare i fumetti sia il modo di realizzarli ed utilizzarli. Il primo è Barbarella, nata nel 1962 ad opera di Jean Claude Forest; il secondo è Corto Maltese, creato da Hugo Pratt per il romanzo a fumetti Una ballata del mare salato. I due fumetti sono diversi nello stile, nella trama e nei disegni, ma sono accomunati dal fatto di essere stati realizzati per le esigenze narrative di due autori che vorrebbero porre il fumetto sullo stesso piano della letteratura.

Nel 1968 nasce un altro grande fumetto, Doonesbury, creato dall’americano Garry B. Trudeau. Il protagonista, Mike Doonesbury, è uno studente di college idealista costretto a dividere la stanza con B.D., uno studente con idee di destra, che riesce nei campi in cui Mike vorrebbe primeggiare. I personaggi di Doonesbury, si muovono tra la comune di Walden, fondata da Mike con altri amici, il Vietnam, dove B.D. parte volontario, e la Cina comunista alle prese con la morte di Mao e il problema della sua successione, vista attraverso lo sguardo appannato da droghe e alcol di zio Duke, l’ambasciatore americano a Pechino. Il talento narrativo di Trudeau di passare dalle storie minimali dei protagonisti alla satira diretta contro i grandi della Terra, primi fra tutti i presidenti degli Stati Uniti, ritratti in maniera simbolica, oppure attraverso l’immagine della Casa Bianca. Gorge Bush Senior, per esempio, è un personaggio invisibile affiancato da una piuma che rappresenta il suo vicepresidente; mentre Gorge Bush Junior è rappresentato da un asterisco sormontato da un elmo romano e teleguidato da uno staff che gli fa dire quello che vuole. Perfino i fumetti per ragazzi, fecero i conti con quanto stava succedendo nelle strade e nelle scuole. Nei fumetti di Spiderman (l’Uomo Ragno) per esempio, Flash Thompson si arruola e parte per il Vietnam, mentre Harry Osborn cade nel tunnel della droga. Oltre alla guerra del Vietnam, giunta ormai alla conclusione, approda sui fumetti di supereroi il degrado delle periferie, dove ribellione e bande giovanili predominano a causa della miseria. Ne sono un esempio personaggi come Luke Cage e Falcon. Anche i veterani come Superman e Batman si devono adattare ai tempi; Clark Kent diventa così un giornalista e Bruce Wayne deve combattere contro la criminalità urbana. In questi anni nasce anche un nuovo filone del fumetto che, non curandosi della censura, riesce a creare una nuova estetica e a introdurre temi evitati dalla cultura puritana dei syndicate, come la droga, la cultura pacifista e quella psichedelica e la rivoluzione sessuale. Uno di questi grandi autori è Robert Crumb, creatore di Fritz il gatto, primo eroe della controcultura americana.
Crumb mette alla berlina sia la cultura hippy, sia il perbenismo borghese e una modernità culla di paranoie e disgregazioni sociali, a cui contrappone una vitalità prorompente che si esplicita attraverso una sessualità sfrenata e piena di ossessioni feticistiche. Alla fine degli anni Sessanta in Europa entrano nelle storie i fermenti del Maggio Francese e del ’68, i movimenti pacifisti contro la guerra in Vietnam e l’insediarsi delle dittature in Africa, Asia e Sud America ed i temi della lotta contro lo Stato. In Italia al Corriere dei piccoli si affianca Il Corriere dei Ragazzi, che ospita storie e personaggi che rispecchiano la realtà di tutti i giorni. Fra questi personaggi fa la sua apparizione Il Commissario Spada di Gianluigi Gonano e Gianni De Luca, che racconta il dramma del terrorismo ei fantasmi del ventennio fascista. In questi anni sono anche in fermento la satira e il fumetto politico. Magnus, realizza Lo sconosciuto, che ha come protagonista un ex mercenario coinvolto in intrighi politici che spaziano dalla Roma delle trame nere al Libano sconvolto dalla guerra civile. Su Linus vengono pubblicati Pentothal di Andrea Pazienza, Cipputi di Francesco Tullio Altan, Up il sovversivo di Alfredo Chiappori… Sempre negli stessi anni si iniziano a conoscere anche Forattini e Bonvi con Sturmtruppen, una feroce satira antimilitarista e della vita quotidiana.
Durante gli anni Ottanta protagonisti della scena politica sono Ronald Reagan, eletto come presidente Usa, e Margaret Thatcher eletta come primo ministro in Inghilterra, che aprirono la strada ad una politica conservatrice. Questa America è ritratta molto bene nel romanzo a fumetti Blankets di Craig Thompson, che narra la storia d’amore di due ragazzi la cui vita è scandita da funzioni religiose e dal fuggire la modernità vista come opera del demonio. Nel 1989, in seguito alle riforme introdotte in Unione Sovietica, venne abbattuto il Muro di Berlino e iniziò il processo di riunificazione delle due Germanie. In questi anni arriva al successo Garfield, il gatto arancione sempre affamato creato da Jim Davis nel 1978. Rispetto a fumetti come Doonesbury o Peanuts, in Garfield non vi è alcun riferimento al mondo esterno e non sono ammesse considerazioni di ordine morale, filosofico, etico. Per la serie dei supereroi,fa la sua apparizione Watchmen, l’eroe creato da Alan Moore. In Italia appare sulle pagine di Linus, Bobo, l’ironico operaio comunista che cerca di far quadrare i conti tra la tradizione del partito e una modernità che lo attrae, creato da Sergio Staino. Dopo il 1990, scrittori e disegnatori riutilizzano i grandi personaggi dei vecchi fumetti. Art Spiegelman usa i Katzenjammer Kids (Bibì e Bibò) e Happy Hooligan per raccontare l’attacco terroristico alle Twin Towers e le sue conseguenze; Alan Moore e Kevin O’Neil mettono insieme una Lega di straordinari Gentiluomini, composta da Capitano Nemo, Alan Quatermain, Mina Harker (dal Dracula di Bram Stoker), l’Uomo invisibile e Jekyll e Hyde, per fronteggiare invasioni e minacce che sembrano scaturire dalle profondità dell’inconscio. Il ritorno al passato si vive anche nella sfera personale, con i ribelli degli anni Settanta che affrontano, da adulti, la paternità trovandosi spesso in stallo tra permissivismo e rigore, simili ai genitori che avevano contestato. Lo scontro tra generazioni avviene oggi tra le mura di casa, per il semplice motivo che si è decisi a far durare la propria adolescenza a tempo indefinito, rinviando l’assunzione delle proprie responsabilità. A testimonianza di questo mondo ci sono le strip, Baby Blues e Zits, sceneggiate entrambe da Jerry Scott ma disegnate rispettivamente da Rick Kirkman e Jim Borgman. Baby Blues è il racconto di una coppia trentenne alle prese con la gestazione, la nascita e la crescita della prima figlia, la vita privata e lavorativa spesso azzerata dai bisogni della bambina. Baby blues è anche un ritorno ai valori affettivi che davvero contano in una società che mette su tutto un prezzo e che alimenta voglie e desideri. In Zits troviamo invece i genitori alle prese con il figlio adolescente Jeremy, per il quale provano il contraddittorio desiderio di cacciarlo di casa per farlo maturare, e contemporaneamente, di rimboccargli le coperte la sera. Da parte sua Jeremy si trova benissimo in questo limbo e continua ad uscire con amici e fidanzati invece di pensare all’università.
Si avverte quindi in quest’ultimo decennio, quasi una difficoltà da parte degli autori nel realizzare nuovi personaggi che descrivano il presente, un risultato, che, come descritto precedentemente, il fumetto ha sempre conseguito.
Fonte: docenti.lett.unisi.it
Fine articolo sui fumetti
Fumetti
Non sottovalutiamo un prodotto amato dai giovani
Fumetti e cartoni: che passione!
Cosa scegliere nel mare dei titoli
Bisogna premettere che non esiste una vera separazione tra fumetti e cartoni, infatti ad ogni fumetto segue un cartone, e ad un cartone segue un fumetto, ma mentre il primo caso è una sicurezza, il secondo è una rarità, comunque non si può separare i due campi, e quando si parla di uno si ci riferisce inevitabilmente anche al altro.
Ora che sappiamo che i due mondi, sono in realtà uno solo, è il momento di andarli ad analizzare;
il mondo dei fumetti si divide in due grandi categorie, gli americani da una parte, tutti uniti, con il loro super colosso, la Marvel, e i giapponesi dal l’altra con diverse case editrice e collaboratori esterni.
Questa divisione non è solo geografica ma anche di stile, infatti gli americani, unificati sotto la guida della Marvel, hanno una schema fisso, e uguale per tutti, il super eroe paladino della giustizia, ed è un modello che non cambiano praticamente mai, e ripropongono sempre uguale, sia come storia, che come tratto di disegno, lo schema essendo vincente è una sicurezza, ma tende a rendere i fumetti fastidiosamente simili, X-men, Spiderman, Batman, Superman, in tutti vi è il super eroe che inizia solo la sua lotta contro il crimine, per poi essere circondato da alleati e amici, che combattono uniti contro un tem di nemici, anch’essi dotati di super poteri.
Una della cose più intriganti di questo schema, è il modo in cui ogni supereroe, acquista i suoi poteri, sceglie la doppia vita, e decide di combattere il male, come ho già detto per essendo sempre ripetuto è uno schema veramente vincente, quindi in america se non fosse per quei pochi come Mat Grening (l’ideatore dei simpsone) non vi sarebbero altro che varianti di Superman, ma grazie a persone come lui si hanno cartoni come i Griffin, i Simpsone, e il terribile South Park.
Dall’altra parte del mondo, i giapponesi non essendo uniti, propongono una grandissima varietà di stili e di storie, ovviamente capita che offrano prodotti infinitamente inferiori allo standard americano, che pur essendo uniforme è comunque decisamente alto, ma capita anche che superino enormemente quello standard e ci propongano i grandi manga (modo giapponese per dire fumetto) ci sono i Fantasy, divisi fra fantasy moderno dove elementi fantasy vengono inseriti nell’nostro mondo (X o MaoDante) e il fantasy puro, dove anche l’ambientazione è di fantasia, (Orphen o Stayer), vi è poi la fantascienza (Capitan Harlok o Trigun), o l’intramontabile serie dei robottoni (Gundam, Mazinga, Goldrake o il più moderno Evengelion) vi è poi il manga d’amore adolescenziale, (Rossana o il particolarrisimo Lamù) e il bello è che si potrebbe continuare per ore, infatti la vera grande superiorità dei giapponesi sugli americani è la varietà, il non essere attaccati a un solo stile, ma il saper cambiare, infatti nel fumetto giapponese troviamo trattato ogni tema anche la pornografia che raccoglie sotto il nome di hentay, (particolarmente apprezzata dai pedofili di tutto il mondo per il fatto che spesso i soggetti delle storia hanno dai 6 ai 13 anni).
Tragicamente nel nostro paese non solo non c’è una vera produzione fumettistica, ma i cartoni in tv vengono spesso censurati, e il fumetto non è particolarmente amato, l’evento maggiore che abbiamo in Italia è il Lucca Comics (modo inglese per dire fumetto) e Games che si svolge i primi giorni di novembre, e dura quattro giorni, nei quali vengono publicizati fumetti appena arrivati in Italia, o trasposizioni su dvd, e gli apasionati possono trovare gadget di tutti i tipi, vi anche un giorno dove si ci veste da personaggio dei cartoni, (memorabile quest’anno la coppia che si è vestita da Ranma, ovviamente versione femminile lei, e versione maschile lui) o dove si può conoscere i disegnatori dei fumetti, o i doppiatori dei cartoni, ma è raro che vengano delle vere eminenze, la verità è che nel nostro paese non vi è una grande conoscenza del fumetto allora per aiutarvi questa mini guida:
Se volete i super eroi e storie infinite cercate la marvel
Se volete le favole la disney è ciò che fa per voi
Se volete la satira e la simpatia i simpson e i griffin sono ciò di cui avete bisogno
e se non vi bastano Shauth Park è l’ideale (il cartone col maggior numero di parolacce in assoluto)
Se volete qualcosa di eccentrico e particolare sin sity è adatissimo (e violentissimo)
Se volete storie finite con ambientazioni fantastiche o fantascientifiche e il trionfo della fantasia e del eccentricità cercate fra i manga e troverete sicuramente quello che si adatta a voi
Se poi volete il più bel cartone-fumetto mai fatto cercate Ken il guerriero, è considerato da tutti i veri amanti e appassionati di cartoni il capolavoro il non plus ultra, il migliore di tutti il cartone perfetto 241 episodi per l’apogeo del fumetto, semplicemente immancabile.
r noi che siamo di parma è obligo nominare Rat-Man una parodia graziosa e divertente di supermen prodotta e venduta a parma da un parmigiano e visto che si trova solo da noi ed è un prodotto per cosi dire tipico mi sempra il cso di nominarla
Fine articolo sui fumetti
Fumetti
Elenco Fumetti:
| Real life comics "odyssey on a raft" |
| La reporter "il tesoro dell'abisso" |
| Attualità flash "lo squalo assassino" |
| Cacciatore di squali |
| Attualità nera extra "Squalo bianco" |
| Comandante mark "lo squalo del caribe" |
| Pantera bionda "la baia degli squali" |
| The pathetic sharks "bumber special" |
| Superman's action comics "jaws of the killer shark!" |
| Tex gigante "squali" |
| Mad |
| Mad |
| Action annual 1979 "the book with a bite!" |
| Tin Tin "lake of sharks" |
| Rat man "squalo" |
| Jaws 2 |
| Goldrake "lo squalo dello spazio" |
| Ghost rider "blood in the water" |
| Phantom l'uomo mascherato "terrore negli abissi" |
| Tin Tin "the red sea sharks" |
| Naufraghi |
| Phantom "the drug sharks" |
| Cousteau "le seigneur des requins" II parte |
| Cousteau "la légende du grand requin blanc" |
| Cousteau "l'odyssée de la calypso" |
| L'ultimo squalo |
| Topolino |
| Jaws of death special issue |
| Comic art |
| De Sade "lo squalo sadico" |
| Alan Ford "le grandi vacanze" |
| Braccio di ferro |
| Zagor "oceano" |
| Terror "dal mare profondo" |
| Dracula "lo squalo bianco" |
| Action "holiday special" |
| Collana top: Il pescecane "l'orrore viene dall'abisso" |
| Striscia Tex serie osages "squali" |
| I predatori del Guardafui |
| Phantom "i pirati singh" |
| Diabolik "nelle fauci del mostro" |
| Mister NO "atlantico" |
| Tiramolla |
| Paperino "paperi sub" |
| Mega almanacco di storie inedite |
| Topolino |
| Topolino "con topolino a cavallo degli squali" |
| Topolino |
| Topolino |
| Tutto mister NO "bersaglio umano" |
| Tutto tex "la paga di giuda" |
| Tutto tex "la banda dei lupi" |
| Tex "catena di omicidi" |
| Tutto zagor "bandiera nera" originale e ristampa |
| Tutto tex "il tiranno dell'isola" |
| Zagor "la nave nera" |
| Brendon |
| Tutto martin mystère "l'oceano dei veleni" |
| Nathan never "i tecnopati" |
| Kriminal "quando il mare ribolle" |
| Young allies |
| Superboy |
| Infinity |
| Akim "la città sommersa" |
| I classici dell'avventura "l'uomo mascherato" |
| Ilona la valchiria "lo squalo" |
| Il grande blek "la baia degli squali" |
| Naga |
| Topolino |
| Jacula "i naufragatori" |
| Oltretomba gigante "il morso dello squalo" |
| Le monde de nemo |
| L'uomo mascherato "la laguna degli squali" |
| Paperino e il conte di montecristo |
| Joe sub "missione squali" |
| Zagor "il mostro della laguna" originale e ristampa |
| Donald duck "the magic hourglass" |
| Mikey mouse |
| Korak son of tarzan |
| Classic illustrated 20.000 legue under the sea |
| He man |
| The fighting yank |
| Uncle scrooge |
| Shadow |
| Airboy |
| Corto maltese "una ballata nel mare salato" |
| Shark tale |
| Nemo |
| Tarzan family "song of the dolphin" |
| Alan ford "il pescecane parlante" |
| Cronaca nuda "squalo delle mie brame" |
| Catman |
| Adventure comics |
| Aquaman "the creatures from Atlantis" |
| The phantom |
| Voyage to the bottom of the sea |
| Adventure |
| Sub mariner "in the talons of...tiger shark!" |
| Sub mariner "watch out for tiger shark!" |
| The sharkfighters |
| Isabella "la gioia della vendetta" |
| Phantom l'uomo mascherato |
| Mar e il suo delfino "lo squalo ribelle" |
| Exciting comics |
| Corriere dei ragazzi "squalo! un fumetto della r." |
| Storie di Kappa GON 2 |
| Adventure comics "who will kill...Acquaman?" |
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Aurora
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Batgirl
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John Doe
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Ko Quack
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Kriminal
Kull di Valusia
Kriss Boyd
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Lanterna Verde
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Lazarus Ledd
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Legs Weaver
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Slobo
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Lupo Solitario e il suo Cucciolo (o Lone Wolf and Cub)
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Mack
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Mafalda
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Yoghi
Yellow Kid
Yoko Tsuno
Yor
Zagor
Zanardi
Zatanna
Zick o Ezechiele Zick
Zio Boris
Zio Paperone o Paperon de' Paperoni
Zob o Zobedja Zick
Zorro
Zorry Kid
A:
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- Anna dai capelli rossi
- Ashita no Joe (Rocky Joe)
- Attacker YOU! (Mila & Shiro, due cuori nella pallavolo)
B:
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C:
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- Candy Candy
- Capitan Tsubasa (Holly e Benji)
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D:
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E:
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F:
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- Flò,la piccola Robinson
- Fullmetal Alchemist
- Full Metal Panic!
- Fushigi no Umi no Nadia (Il Mistero della Pietra Azzurra)
G:
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H:
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J:
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K:
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L:
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