Fobie paura di ..

 

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Il termine fobia (dal greco φόβος, che si legge "phobos", ossia "paura") è un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività o persone, che può, nei casi più gravi, limitare l'autonomia del soggetto, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.

 

La fobia è una manifestazione psicopatologica riguardante stati dell'Io non pienamente inserito con l'ambiente che lo circonda. Il sintomo principale di questo disturbo è l'irrefrenabile desiderio di evitare l'oggetto che incute timore. Pur essendo spesso legata, apparentemente, a un oggetto o una situazione concreta, il contenuto psicologico che è alla base della fobia non coincide con quell'oggetto, che svolge semplicemente il ruolo di motivazione occasionale della crisi fobica. Il fobico tende a fuggire da quelle rappresentazioni che creano in lui un senso di angoscia; questo significa che sposta inconsciamente su oggetti esterni e su situazioni "fobizzate", ossia caricati simbolicamente di valenze negative, le sue preoccupanti relazioni con elementi interni che, in questo modo, vengono rifiutati.

L'individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla sua paura, sebbene il suo insight sia sufficientemente buono da rendersi conto dell'irrazionalità e della sproporzionalità di questo vissuto, che permane per un determinato periodo di tempo e determina un disadattamento del soggetto al suo ambiente.

 

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Fobie paura di :

 

Fobia: i diversi tipi di fobie

La fobia e' una paura esagerata ed irrazionale nei confronti di qualcosa che non rappresenta un reale pericolo per la persona.
Gli "oggetti" della fobia possono essere vari (fobia dei gatti, degli ascensori, degli aerei, dei temporali ecc...).
All'esposizione con l'oggetto o la situazione, la persona reagisce con ansia e, nei casi in cui non riesce ad allontanarsi dallo stimolo fobico, puo' avere anche attacchi di panico. L'ansia che scaturisce alla vista o al contatto con lo stimolo fobico puo' comportare nausea, rossore, tachicardia, sensazione di soffocamento, tremori, sudorazione, ecc...
La persona si rende conto che la sua paura e' irragionevole ma non riesce a controllarla, cosi' cerca, per quanto possibile, di evitare il contatto con lo stimolo fobico.
Per essere definita fobia, non e' sufficiente l'aver semplicemente "paura" ad esempio di fare iniezioni. E' definita fobia se la persona, per l'estrema paura delle iniezioni, non riesce nemmeno a fare gli esami del sangue, o i controlli medici che gli servirebbero (o se li fa, li affronta con sintomi ansiosi come descritto sopra), quindi il problema diviene molto debilitante per la persona. Le fobie possono essere di vario tipo, ne elenchiamo alcune:
    Fobie generalizzate:
      Agorafobia: forte ansia nei luoghi dove puo' essere difficile allontanarsi in caso di attacchi di panico o sintomi simili.
      Fobia Sociale: si manifesta quando la persona si trova in contesti sociali o deve fare qualcosa che puo' implicare un giudizio da parte degli altri.
    Fobie specifiche:
      aracnofobia (fobia dei ragni)
      cinofobia (fobia dei cani)
      ailurofobia (fobia dei gatti)
      ornitofobia (fobia di uccelli e piccioni)
      scotofobia (fobia del buio)
      idrofobia (fobia dell'acqua)
      brontofobia (fobia dei temporali)
      acrofobia (fobia delle altezze)
      emofobia (fobia del sangue)
      aviofobia (fobia di volare)
      claustrofobia (fobia degli spazi stretti e chiusi, es: tunnel e ascensori)
      dismorfofobia (fobia riferita al proprio corpo o ad una parte di esso, visto come inaccettabile o inguardabile)

 

fonte: www.psicocitta.it

 

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Fobie paura di :

 

FOBIE

La fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:
fobieè sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;
fobienon può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
fobiesupera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
fobieproduce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;
fobiepermane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
fobiecomporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
fobiel’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all'idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un'azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio, il claustrofobico non riesce a prendere l'ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle.
L'ansia da fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire! 
Scappare, d'altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell'esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all'aperto e così via.

 

 

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Elenco fobie paura di :

 

Tipo di fobia Descrizione fobia - paura
Ablutofobia Paura di lavarsi o bagnarsi
Acarofobia Paura delle punture di insetti o agli insetti che pungono
Acarofobia Paura degli acari e del prurito che causano
Acerofobia Paura degli acidi
Achluofobia Paura dell'oscurità
Acluofobia Paura dell'oscurità e del buio
Acousticofobia Paura dei rumori
Acrofobia paura dei luoghi alti
Acrofobia paura delle altezze
Acusticofobia paura dei rumori
Adefobia Paura del inferno
Adefobia
Aeroacrofobia paura dei luoghi aperti e alti
Aeroacrofobia
Aerofobia Paura di volare in aereo
Aerofobia
Aeronausifobia  Paura di vomitare a causa del mal di aereo
Aeronausifobia
Agateofobia Paura della pazzia
Agateofobia: paura della pazzia
Agiofobia Paura dei santi
Agiofobia: paura dei santi
Agliofobia Paura di sperimentare dolore
Agliofobia: paura di sperimentare dolore
Agorafobia Paura dei luoghi aperti
Agorafobia: paura dei luoghi aperti
Agrafobia Paura dell'abuso sessuale
Agrafobia: paura dell'abuso sessuale
Agrizoofobia Paura degli animali selvatici
Agrizoofobia: paura degli animali selvatici
Agyrofobia Paura delle strade
Agyrofobia: paura delle strade
Aichmofobia Paura degli aghi
Aichmofobia: paura degli aghi
Aidsfobia Paura del aids
Aidsfobia: paura dell'aids
Ailurofobia Paura dei gatti
Ailurofobia: paura dei gatti
Albuminurofobia Paura delle malattie renali
Albuminurofobia: paura delle malattie renali
Alektorofobia Paura delle galline
Alektorofobia: paura delle galline
Algofobia Paura del dolore
Algofobia: paura del dolore
Alliumfobia Paura dell' aglio
Alliumfobia: paura dell' aglio
Allodoxafobia Paura delle opinioni
Allodoxafobia: paura delle opinioni
Altofobia Paura delle altezze
Altofobia: paura delle altezze
Amathofobia Paura della polvere
Amathofobia: paura della polvere
Amaxofobia Paura di guidare un'automobile
Amaxofobia: paura di guidare un'automobile
Ambulofobia Paura di camminare
Ambulofobia: paura di camminare
Amnesifobia Paura dall'amnesia
Amnesifobia: paura dall'amnesia
Anablefobia Paura di guardare verso l'alto
Anablefobia: paura di guardare verso l'alto
Anatofobia: paura degli uccelli
Ancrofobia Paura del vento
Ancrofobia: paura del vento
Androfobia Paura degli uomini
Androfobia: paura degli uomini
Anemofobia Paura del vento
Anemofobia: paura del vento
Anginofobia Paura delle angine
Anginofobia: paura delle angine
Anglofobia Paura dagli inglesi
Anglofobia: paura del popolo inglese
Angrofobia Paura delle arrabbiature
Angrofobia: paura delle arrabbiature
Anquilofobia Paura di essere ingessato
Anquilofobia: paura di essere ingessato
Antlofobia Paura delle inondazioni
Antlofobia: paura delle inondazioni
Antrofobia Paura dei fiori
Antrofobia: paura dei fiori
Antropofobia Paura delle persone
Antropofobia: paura delle persone
Anuptafobia Paura dal celibato
Anuptafobia: paura dal celibato
Apeirofobia Paura dell'infinito
Apeirofobia: paura dell'infinito
Aphenphosmfobia Paura di essere toccato
Aphenphosmfobia: paura di essere toccato
Apifobia Paura delle api
Apifobia: paura delle api
Apotenmofobia Paura delle amputazioni
Apotenmofobia: paura delle amputazioni
Aracnofobia Paura dei ragni
Aracnofobia: paura dei ragni
Araquibutirofobia Paura dei gusci di arachidi
Araquibutirofobia: paura dei gusci di arachidi
Aritmofobia Paura dei numeri
Aritmofobia: paura dei numeri
Arrhenfobia Paura degli uomini
Arrhenfobia: paura degli uomini
Arsonfobia Paura del fuoco
Arsonfobia: paura del fuoco
Asimetrifobia Paura dell'assimetria
Asimetrifobia: paura dell'assimetria
Astenofobia Paura dello svenimento
Astenofobia: paura dello svenimento
Astrapofobia Paura dei fulmini
Astrapofobia: paura dei fulmini
Astrofobia Paura delle stelle
Astrofobia: paura delle stelle
Ataxiofobia Paura dello scoordinamento muscolare
Ataxiofobia: paura dello scoordinamento muscolare
Ataxofobia Paura del disordine
Ataxofobia: paura del disordine
Atefobia Paura delle rovine
Atefobia: paura delle rovine
Atelofobia Paura dell'imperfezione
Atelofobia: paura dell'imperfezione
Athazagorafobia Paura dell'oblio
Athazagorafobia: paura dell'oblio
Atiquifobia Paura del fallimento
Atiquifobia: paura del fallimento
Atomosofobia Paura delle esplosioni atomiche
Atomosofobia: paura delle esplosioni atomiche
Aulofobia Paura dei flauti
Aulofobia: paura dei flauti
Aurofobia Paura dell'oro
Aurofobia: paura dell'oro
Aurorafobia Paura delle aurore boreali
Aurorafobia: paura delle aurore boreali
Autodisomofobia Paura di qualcuno con cattivo odore
Autodisomofobia: paura di qualcuno con cattivo odore
Autofobia Paura della solitudine o di se stesso
Autofobia: paura della solitudine o di se stesso
Automatonofobia Paura delle cose animate
Automatonofobia: paura delle cose animate
Automisofobia Paura di sporcarsi
Automisofobia: paura di sporcarsi
Aviatofobia Paura di volare
Aviofobia: paura di volare in areo
Bacilofobia Paura dei microbi
Bacilofobia: paura dei microbi
Bacteriofobia Paura dei batteri
Bacteriofobia: paura dei batteri
Balistofobia Paura delle pallottole
Balistofobia: paura delle pallottole
Barofobia Paura della gravità
Barofobia: paura della gravità
Basofobia Paura di cadere
Basofobia: paura di cadere
Bathofobia Paura della profondità
Bathofobia: paura della profondità
Batmofobia Paura delle scale
Batmofobia: paura delle scale
Batofobia Paura delle altezze
Batofobia: paura delle altezze
Batracofobia Paura dei batraci
Batracofobia: paura dei batraci
Belonefobia Paura degli aghi
Belonefobia: paura degli aghi
Bibliofobia Paura dei libri
Bibliofobia: paura dei libri
Blenofobia Paura della viscosità
Blenofobia: paura della viscosità
Bogifobia Paura dell'uomo nero
Bogifobia: paura dell'uomo nero
Bolsefobia Paura dei bolscevichi
Bolsefobia: paura dei bolscevichi
Botanofobia Paura delle piante
Botanofobia: paura delle piante
Bromidrosifobia Paura dell'odore corporeo
Bromidrosifobia: paura dell'odore corporeo
Brontofobia Paura dei tuoni
Brontofobia: paura dei tuoni
Bufonofobia Paura dei rospi
Bufonofobia: paura dei rospi
Cacofobia Paura della bruttezza
Cacofobia: paura della bruttezza
Caetofobia Paura del pelo
Caetofobia: paura del pelo
Cainofobia Paura di fallire
Cainofobia: paura di fallire
Cainolofobia Paura della novità
Cainolofobia: paura della novità
Caliginefobia Paura delle belle donne
Caliginefobia: paura delle belle donne
Carcinofobia Paura del cancro
Carcinofobia: paura del cancro
Cardiofobia Paura del cuore e delle malattie cardiache
Cardiofobia: paura del cuore e delle malattie cardiache
Carnofobia Paura della carne
Carnofobia: paura della carne
Catagelofobia Paura del ridicolo
Catagelofobia: paura del ridicolo
Catapedafobia Paura di saltare
Catapedafobia: paura di saltare
Catisofobia Paura di sedersi
Catisofobia: paura di sedersi
Catoptrofobia Paura degli specchi
Catoptrofobia: paura degli specchi
Centofobia Paura delle idee nuove
Centofobia: paura delle idee nuove
Ceraunofobia Paura dei fulmini e dei tuoni
Ceraunofobia: paura dei fulmini e dei tuoni
Chamainofobia Paura di Halloween
Chamainofobia: paura di Halloween
Cheimafobia Paura del freddo
Cheimafobia: paura del freddo
Chemofobia Paura dei chimici
Chemofobia: paura dei chimici
Chirofobia Paura delle mani
Chirofobia: paura delle mani
Chorofobia Paura di ballare
Chorofobia: paura di ballare
Chrometofobia Paura del denaro
Chrometofobia: paura del denaro
Chronofobia Paura de tempo ...
Chronofobia: paura de tempo
Chronomentrofobia Paura degli orologi
Chronomentrofobia: paura degli orologi
Cianofobia Paura dell'azzurro
Cianofobia: paura dell'azzurro
Ciberfobia Paura dei computer
Ciberfobia: paura dei computer
Cibofobia Paura del cibo
Cibofobia: paura del cibo
Ciclofobia Paura delle biciclette
Ciclofobia: paura delle biciclette
Cimofobia Paura delle onde
Cimofobia: paura delle onde
Cinofobia Paura dei cani
Cinofobia: paura dei cani
Cionofobia Paura della neve
Cionofobia: paura della neve
Cipridofobia Paura delle prostitute
Cipridofobia: paura delle prostitute
Claustrofobia Paura degli spazi chiusi
Claustrofobia: paura degli spazi chiusi
Cleinofobia Paura di essere rinchiuso
Cleinofobia: paura di essere rinchiuso
Cleitrofobia Paura di restare chiuso
Cleitrofobia: paura di restare chiuso
Cleptofobia Paura del furto
Cleptofobia: paura del furto
Climacofobia Paura delle scale
Climacofobia: paura delle scale
Clinofobia Paura di andare a letto
Clinofobia: paura di andare a letto
Clorofobia Paura del verde
Clorofobia: paura del verde
Cnidofobia Paura dei pungiglioni
Cnidofobia: paura dei pungiglioni
Coimetrofobia Paura dei cimiteri
Coimetrofobia: paura dei cimiteri
Coinonifobia Paura delle abitazioni
Coinonifobia: paura delle abitazioni
Coitofobia Paura del sesso
Coitofobia: paura del sesso
Colerofobia Paura della rabbia
Colerofobia: paura della rabbia
Colpofobia Paura dei genitali
Colpofobia: paura dei genitali
Cometofobia Paura delle comete
Cometofobia: paura delle comete
Coniofobia Paura della polvere
Coniofobia: paura della polvere
Consecotaleofobia Paura delle bacchette cinesi
Consecotaleofobia: paura delle bacchette cinesi
Contreltofobia Paura del abuso sessuale
Contreltofobia: paura del abuso sessuale
Copofobia Paura di affaticare
Copofobia: paura di affaticare
Coprastasofobia Paura di costiparsi
Coprastasofobia: paura di costiparsi
Coprofobia Paura delle feci ...
Coprofobia: paura delle feci
Cosmicofobia Paura del cosmo
Cosmicofobia: paura del cosmo
Coulrofobia Paura dei pagliacci
Coulrofobia: paura dei pagliacci
Counterfobia Preferenza per una determinata fobia
Counterfobia: preferenza per una determinata fobia
Cremnofobia Paura dei precipizi ...
Cremnofobia: paura dei precipizi
Criofobia Paura del freddo estremo
Criofobia: paura del freddo estremo
Crisofobia Paura dell'arancione
Crisofobia: paura dell'arancione
Cristalofobia Paura del vetro
Cristalofobia: paura del vetro
Cromatofobia Paura dei colori
Cromatofobia: paura dei colori
Decidofobia Paura delle decisioni
Defecaloesiofobia Paura del dolore di pancia
Deipnofobia Paura delle cene
Dementofobia Paura della pazzia
Demofobia Paura delle moltitudini
Demonofobia Paura dei demoni
Dendrofobia
Dendrofobia Paura degli alberi
Dentofobia Paura del dentista
Dermatofobia Paura delle lesioni della pelle
Deshabiliofobia Paura di spogliarsi
Dextrofobia Paura degli oggetti alla destra del corpo
Diabetofobia Paura del diabete
Didascaleinofobia Paura della scuola
Dinofobia Paura del capogiro
Diplofobia Paura della doppia visione
Dipsofobia Paura delle bibite
Diquefobia Paura della giustizia
Dismorfofobia
Dismorfofobia Paura delle deformità
Disposofobia
Distiquifobia Paura degli incidenti
Domatofobia Paura delle case
Dorafobia Paura delle pelli
Dromofobia Paura di attraversare la strada ...
Dutchfobia Paura dei tedeschi o degli olandesi
Dystychifobia
Eclesiofobia Paura delle chiese
Ecofobia Paura della casa
Edonofobia Paura del piacere
Efebifobia Paura degli adolescenti
Eicofobia Paura delle vicinanze delle casa
Eisoptrofobia
Eisoptrofobia Paura degli specchi
Elenologofobia Paura dei termini greci
Elettrofobia Paura dell'elettricità
Eleuterofobia Paura della libertà
Eliofobia Paura del Sole
Elmintofobia Paura di essere infettato da vermi
Elurofobia Paura dei gatti
Elurofobia: paura dei gatti
Emetofobia
Emetofobia Paura del vomito
Emofobia
Emofobia Paura del sangue
Enetofobia Paura degli spilli ...
Enoclofobia Paura delle moltetudini
Enosiofobia Paura di commetter un peccato capitale
Entomofobia
Entomofobia Paura degli insetti
Eosofobia Paura della luce diurna
Epistaxiofobia Paura delle emorragie nasali
Epistemofobia Paura della conoscenza
Equinofobia Paura dei cavalli
Eremofobia Paura di essere da solo
Eresifobia Paura delle sfide alla dotrina ufficiale
Ereutrofobia Paura di arrossire ...
Ergasiofobia Paura di lavorare
Ergasiofobia Paura del chirurgo a operare
Ergofobia
Ergofobia Paura del lavoro
Erotofobia Paura del sesso
Ertrofobia Paura del rosso
Eterofobia
Eterofobia Paura del sesso opposto
Eufobia Paura delle buone notizie
Eurotofobia Paura dei genitali femminili
Fagofobia
Fagofobia Paura di mangiare
Falacrofobia Paura della calvizie
Febrifobia Paura della febbre
Felinofobia Paura dei felini
Filosofobia Paura della filosofia
Fobia sociale
Fobia Sociale Paura di essere giudicato negativamente
Fobofobia
Fonofobia
Fonofobia Paura dei rumori
Fonofobia Paura del teléfono
Fotoaugliafobia Paura dell luci brillanti ...
Fotofobia Paura della luce
Francofobia
Francofobia Paura della Francia
Frigofobia Paura del freddo
Fronemofobia Paura di pensare
Galofobia Paura della Francia
Gamofobia Paura del matrimonio
Gatofobia Paura dei gatti
Gefirofobia Paura di attraversare ponti
Geliofobia Paura della risata
Geniofobia Paura del mento
Genofobia Paura del sesso
Genufobia Paura delle ginocchia
Gerascofobia Paura di invecchiare
Germanofobia Paura della Germania
Gerontofobia Paura degli anziani
Geumafobia Paura del gusto
Gimnofobia Paura della nudità
Ginefobia Paura delle donne
Ginofobia
Glosofobia Paura di parlare
Glossofobia
Gnoseofobia Paura della conoscenza
Grafofobia Paura di scrivere ...
Hafefobia Paura di essere toccato
Hamartofobia Paura del peccato
Harpaxofobia Paura del furto o dei ladri
Hefefobia. Paura di essere toccato
Herpetofobia Paura dei rettili
Hexakosioihexekontahexafobia Paura del numero 666
Hialofobia Paura dei cristalli
Hierofobia Paura dei sacerdoti e del sacro
Higrofobia Paura dei liquidi
Hilefobia Paura del materialismo
Hilefobia Paura dell'epilessia
Hilofobia Paura dei boschi
Hipengiofobia Paura della responsabilità
Hipnofobia Paura di essere ipnotizzato
Hipopotomonstrosesquipedaliofobia Paura delle parole lunghe
Hipsifobia Paura delle altezze
Hobofobia Paura dei vagabondi
Hodofobia Paura dei viaggi per strada
Homiclofobia Paura della nebbia
Homilofobia. Paura dei sermoni
Homofobia Paura dell'omosessualità
Hoplofobia Paura delle armi da fuoco
Hormefobia Paura dello shock
Iatrofobia Paura del medico
Ichthyofobia Paura dei pesci
Ideofobia Paura delle idee
Idrargiofobia Paura delle medicine a base di mercurio
Idrofobia
Idrofobia Paura dell'acqua
Idrofobofobia Paura della rabbia
Illyngofobia Paura delle vertigine
Insectofobia Paura degli insetti
Iofobia Paura del veleno
Ipertricofobia Paura del pelo
Ipertricofobia Paura del pelo
Ipnofobia Paura di dormire
Ipocondria: paura delle malattie (in generale)
Isolofobia Paura di essere da solo
Isopterofobia Paura dei termiti
Ithyphallofobia Paura dell'erezione del pene
Japanofobia Paura del Giappone
Japanofobia: paura del Giappone
Judeofobia Paura degli Ebrei
Judeofobia: paura degli Ebrei
Kakorrharphiofobia Paura del fallimento
Kakorrharphiofobia Paura del fallimento
Kenofobia Paura del vuoto
Kenofobia Paura del vuoto
Kinesofobia Paura del movimento
Kinesofobia Paura del movimento
Lachanofobia Paura delle verdure
Laliofobia Paura di parlare
Latrofobia Paura dei medici
Leprofobia Paura della lebbra
Leucofobia Paura del bianco
Levofobia Paura delle cose a sinistra del corpo
Ligofobia Paura dell'oscurità
Liguirofobia Paura dei rumori forti
Liguirofobia Paura dei rumori forti
Lilapsofobia Paura dei tornado e degli uragani
Limnofobia Paura dei laghi
Linonofobia Paura delle corde
Lisofobia Paura della rabbia o di impazzire
Liticafobia Paura delle cause
Locquiofobia Paura del parto
Logicomecanofobia Paura dei computer
Logofobia
Logofobia Paura delle parole
Luifobia Paura della sifilide
Lutrafobia Paura delle lontre
Macrofobia timore delle lunghe attese
Mageirocofobia Paura di cucinare
Maieusiofobia Paura del parto
Malaxofobia Paura dei giochi amorosi
Maniafobia Paura della pazzia
Mastigofobia Paura del castigo
Meccanofobia Paura delle macchine
Medomalacufobia Paura di perdere un'erezione del pene
Medortofobia Paura dell'erezione del pene
Megalofobia Paura delle cose grandi
Melanofobia Paura del nero
Melissofobia Paura delle api
Melofobia Paura della musica
Meningitofobia Paura delle malattie del cervello
Menofobia Paura della mestruazione
Merintofobia Paura di essere legato
Metalofobia Paura dei metalli
Metatesiofobia Paura dei cambiamenti
Meteorofobia Paura delle meteore
Metifobia Paura dell'alcool
Metrofobia Paura della poesia
Micofobia Paura dei funghi ...
Microbiofobia Paura dei microbi
Microfobia Paura delle cose piccole
Mictofobia Paura dell'oscurità
Mirmecofobia Paura delle formiche
Misofobia Paura della sporcizia o dell'inquinamento ...
Mitofobia Paura delle bugie
Mixofobia Paura di mescolarsi con qualcuno diverso
Mnemofobia Paura dei ricordi
Molismofobia Paura della sporcizia
Monofobia Paura della solitudine
Monopatofobia Paura delle malattie
Motefobia Paura delle tarme
Motorfobia Paura delle automobili
Musofobia Paura dei topi
Nebulafobia Paura della nebbia
Necrofobia Paura della morte
Nefofobia Paura delle nubi
Negrofobia. Paura dei negri
Nelofobia Paura del vetro
Neofobia
Neofobia Paura del nuovo
Neopharmacofobia Paura dei nuovi medicamenti
Neumatifobia Paura degli spiriti
Nictofobia Paura dell'oscurità
Nictohilofobia Paura dei boschi oscuri
Noctifobia Paura della notte
Nomatofobia Paura dei nomi
Nomofobia
Nosocomefobia Paura degli ospedali
Nosofobia Paura di ammalarsi
Nostofobia Paura di tornare a casa
Novercafobia Paura della matrigna
Nucleomitufobia Paura delle armi nucleari
Nudofobia Paura della nudità
Numerofobia Paura dei numeri
Obesofobia Paura di ingrassare
Oclofobia Paura della folla
Ocofobia Paura dei veicoli
Octofobia Paura della forma del numero 8
Odinofobia Paura del dolore
Odontofobia Paura dei denti e del dentista
Oenofobia Paura del vino
Ofidiofobia Paura dei serpenti 
Ofidiofobia Paura delle serpi
Oftalmofobia Paura di essere fissato
Oicofobia Paura dei dintorni della propria casa
Olfactofobia Paura degli odori
Omatofobia Paura degli occhi
Ombrofobia Paura della pioggia
Ominofobia Paura degli uomini
Omofobia
Omofobia Paura della monotonia
Onirofobia Paura dei sogni
Onirogmofobia Paura dei sogni umidi
Onomatofobia Paura di ascoltare certe parole
Onomatofobia Paura dei nomi
Opiofobia Paura degli esperimenti medici
Opiofobia Paura di prescrivere medicamenti
Optofobia Paura di aprire gli occhi
Ornitofobia
Ornitofobia Paura degli uccelli
Ortofobia Paura della proprietà
Osmofobia
Osmofobia Paura di odorare
Ostraconofobia Paura dei frutti di mare
Pagofobia Paura del ghiaccio o della brina
Panofobia Paura di tutto
Panzofobia Paura di soffrire e ammalarsi
Papafobia Paura del Papa
Papirofobia Paura della carta
Parafobia Paura della perversione sessuale
Paralipofobia Paura delle responsabilità
Parascevedecatriafobia Paura del venerdì 13
Parasitofobia Paura dei parassiti
Partenofobia Paura delle vergini
Parturifobia Paura del parto
Patofobia Paura delle malattie
Patroyofobia Paura dell'eredità
Pecatofobia Paura di peccare
Pediculofobia Paura dei pidocchi
Pediofobia
Pediofobia Paura delle bambole
Pedofobia Paura dei bambini
Peladofobia Paura della gente calva
Pelagrofobia Paura della pellagra
Peniafobia Paura della povertà
Penterafobia Paura della suocera
Phallofobia Paura delle erezioni
Pharmacofobia Paura delle medicine
Phasmofobia
Phasmofobia Paura dei fantasmi
Phengofobia Paura della luce del giorno
Philemafobia Paura dei baci
Philofobia Paura del amore
Phobofobia Paura delle fobie
Piretofobia Paura della febbre
Pirofobia Paura del fuoco
Placofobia Paura delle lapidi
Plutofobia Paura delle ricchezze
Pluviofobia Paura delle pioggia
Pneumatifobia Paura degli spiriti
Pnigofobia Paura di soffocare o di strozzarsi
Pocrescofobia Paura di aumentare di peso
Pogonofobia Paura delle barbe
Poinefobia Paura del castigo
Polifobia Paura di molte cose
Poliosofobia Paura della poliomielite
Politicofobia Paura dei politici
Ponofobia Paura di lavorare in eccesso
Ponofobia Paura del dolore
Porfirofobia Paura del colore porpora
Potamofobia Paura dei fiumi
Potofobia Paura di bere alcool
Proctofobia Paura del retto
Prosofobia Paura del progresso
Pselismofobia Paura di balbettare
Psicofobia Paura della mente
Psicrofobia Paura del freddo
Pteromeranofobia Paura di volare
Pteronofobia Paura di patire di solletico con una piuma
Ptiriofobia Paura dei pidocchi
Ptisiofobia Paura della tubercolosi
Pupafobia Paura dei burattini
Queimafobia Paura del freddo
Quenofobia Paura del vuoto
Querofobia Paura dell'allegria
Quetofobia Paura del pelo
Quifofobia Paura di abbassarsi
Quimofobia Paura dei chimici
Quimofobia Paura delle onde
Quionofobia Paura della neve
Quiraptofobia Paura di essere toccato
Quirofobia Paura delle mani
Rabdofobia Paura delle bacchette magiche
Rabdofobia Paura di essere severamente punito
Rabdofobia Paura di essere severamente criticato
Rabdofobia Paura delle bacchette magiche
Radiofobia Paura della radiazione
Radiofobia Paura della radiazione
Ranidafobia Paura delle rane
Rectofobia Paura del retto o delle malattie rettali
Ripofobia Paura della defecazione
Ritifobia Paura delle rughe
Rupofobia Paura del sudiciume
Russofobia Paura della Russia
Samhainofobia Paura di Halloween
Sarmasofobia Paura dei giochi amorosi
Satanofobia Paura di Satana
Scabiofobia Paura delle postille
Scatofobia Paura della materia fecale
Scelerofobia Paura degli uomini cattivi
Sciofobia Paura delle ombre
Scolecifobia Paura dei vermi
Scolionofobia Paura della scuola
Scopofobia Paura di essere guardato
Scotofobia Paura dell'oscurità
Scotomafobia Paura della cecità
Scriptofobia Paura di scrivere in pubblico
Selacofobia Paura degli squali
Selafobia Paura dei flash di luce
Selenofobia Paura della luna
Seplofobia Paura delle sostanze putrefatte
Sesquipedalofobia Paura delle parole lunghe
Sessofobia Paura del sesso opposto
Sessuofobia
Sfecsofobia Paura delle vespe
Siderodromofobia
Siderodromofobia Paura dei treni
Siderofobia Paura delle stelle
Sifilofobia Paura della sifilide
Simbolofobia Paura del simbolismo
Simetrofobia Paura della simmetria
Simetrofobia Paura della simmetria
Singenesofobia Paura dei parenti
Sinistrofobia Paura della sinistra
Sinofobia
Sinofobia Paura della Cina
Sitiofobia Paura del cibo o di mangiare
Socerafobia Paura dei suoceri
Sociofobia Paura della società
Sofofobia Paura di imparare
Somnifobia Paura a dormire
Soteriofobia Paura della dipendenza
Spectrofobia Paura dei fantasmi
Spermatofobia Paura del seme
Spettrofobia
Stasifobia Paura di stare in piedi
Staurofobia
Staurofobia Paura delle croci
Stenofobia Paura delle cose o dei luoghi stretti
Stigiofobia Paura del inferno
Surifobia Paura dei topi
Taasofobia Paura di sedersi
Tacofobia Paura della velocità
Taeniafobia Paura della tenia o verme solitario
Tafiofobia Paura di essere seppellito vivo
Tafofobia
Talasofobia Paura del mare
Tanatofobia Paura della morte
Tapinofobia Paura di essere contagioso
Taurofobia Paura dei tori
Teatrofobia Paura dei teatri
Tecnofobia Paura a la tecnologia
Telefonofobia Paura dei telefoni
Teleofobia Paura dei piani definiti
Teleofobia Paura delle ceremonie religiose
Teofobia Paura delle divinità o della religione
Teologicofobia Paura della teologia
Teratofobia Paura delle persone deformi
Termofobia Paura del caldo
Testofobia Paura dei tests o degli esami
Tetanofobia Paura del tetano
Tetrafobia
Tetrafobia Paura del numero 4
Teutofobia Paura della Germania
Textofobia Paura della stoffa
Tiranofobia Paura dei tiranni
Tocofobia
Tocofobia Paura della gravidanza o del parto
Tomofobia Paura degli interventi chirurgici
Tonitrofobia Paura dei tuoni
Topofobia Paura di certi luoghi o situazioni
Toxifobia Paura dei veleni
Traumatofobia Paura degli incidenti
Tremofobia Paura dei terremoti e tremori
Tricofobia Paura del pelo o dei capelli
Tripanofobia Paura delle iniezioni
Triquinofobia Paura della trichinosi
Triscadecafobia Paura del numero 13
Tropofobia Paura di traslocare o fare cambiamenti
Tuberculofobia Paura della tubercolosi
Uranofobia Paura del paradiso
Uranofobia: paura del paradiso
Urofobia Paura dell'urina
Urofobia: paura dell'urina
Vacunafobia Paura della vaccinazione
Valonofobia Paura dei valoni
Venustrafobia Paura delle belle donne
Verbofobia Paura delle parole
Verminofobia Paura dei germi
Vestifobia Paura dei vestiti
Vicafobia Paura delle streghe
Virginitifobia Paura dello stupro
Vitricofobia Paura del patrigno
Xantofobia Paura del giallo
Xenofobia Paura u odio degli stranieri
Xenofobia Paura u odio degli stranieri
Xenoglosofobia Paura delle lingue straniere
Xerofobia Paura della secchezza
Xilofobia Paura degli oggetti di legno
Xilofobia Paura dei boschi
Xirofobia Paura dei rasoio da barbiere
Zelofobia Paura della gelosia
Zelofobia
Zemifobia Paura delle talpe
Zemifobia
Zeusofobia Paura di Dio degli dèi
Zeusofobia
Zoofobia Paura degli animali
Zoofobia

 

 

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Fobie paura di :

 

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Le definizioni del Glossario sono state ricavate
dalla fonte: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders
(DSM-IV-TR).

Agorafobia

Allucinazione

Amnesia

Anoressia nervosa

Ansia Generalizzato, Disturbo da

Attacco di Panico

Borderline di Personalità, Disturbo

Bulimia nervosa

Cleptomania

Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo da

Delirio

Depressivo Maggiore, Disturbo

Dipendente di Personalità, Disturbo

Evitante di Personalità, Disturbo

Fobia Specifica

Fobia Sociale

Gioco d’azzardo patologico

Insonnia

Ipersonnia

Ipocondria

Istrionico di Personalità, Disturbo

Narcisistico di Personalità, Disturbo

Ossessivo-Compulsivo, Disturbo

Ossessivo-Compulsivo di Personalità, Disturbo

Paranoide di Personalità, Disturbo

Piromania

Schizoide di Personalità, Disturbo

Tricotillomania

 

Agorafobia 

Agorafobia, la caratteristica essenziale dell'agorafobia è l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali può essere difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di Attacco di Panico o sintomi tipo panico (per es., paura di avere un attacco improvviso di vertigini o di diarrea. L’ansia determina tipicamente l’evitamento di una varietà di situazioni che possono includere stare fuori casa da soli o stare a casa da soli; essere in mezzo alla folla; viaggiare in automobile, autobus o aereoplano; oppure essere su un ponte o in ascensore. Alcuni individui sono in grado di esporsi alle situazioni temute, ma le sopportano con considerevole paura.

Allucinazione

Allucinazione, percezione sensoriale che ha il senso impellente di realtà di una oggettiva percezione, ma che si manifesta in assenza di una stimolazione esterna del relativo organo di senso. La persona può rendersi conto o meno che sta avendo una allucinazione. Una persona con allucinazioni uditive può riconoscere che sta avendo una falsa esperienza sensoriale, mentre un’altra può essere convinta che la fonte dell’esperienza sensoriale abbia una sua realtà fisica indipendente. Il termine allucinazione non viene ordinariamente applicato alle false percezioni che si manifestano durante l’attività onirica, nel corso dell’addormentamento (ipnagogiche), o al momento del risveglio (ipnopompiche). Esperienze allucinatorie transitorie possono manifestarsi in persone non affette da disturbi mentali.

I tipi di allucinazione sono:

  • gustativa Allucinazione che riguarda la percezione del gusto (di solito spiacevole).
  • olfattiva Allucinazione che riguarda la percezione degli odori, come ad es. gomma bruciata o pesce marcio.
  • somatica Allucinazione che comporta una esperienza fisica di percezione localizzata all’interno del corpo (come ad es. una sensazione di elettricità).
  • tattile Allucinazione che comporta la sensazione di essere toccato o di avere qualcosa sotto la pelle. Le più comuni allucinazioni tattili sono la sensazione di scossa elettrica e il formicolio
  • uditiva Allucinazione che riguarda la percezione del suono, più comunemente voci.
  • visiva Allucinazione che riguarda la vista, e che può consistere di immagini strutturate, per es. di persone, oppure di immagini non strutturate, come ad es. lampi di luce.

Amnesia

Amnesia, perdita di memoria. I tipi di amnesia sono:

  • anterograda Perdita di memoria riguardante gli eventi che si verificano dopo che si è manifestato l’agente o la condizione eziologica.
  • retrograda Perdita di memoria riguardante gli eventi che si sono verificati prima che si manifestasse l’agente o la condizione eziologica.

 

Anoressia nervosa

Anoressia nervosa, le manifestazioni essenziali: rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale, intenso timore di acquistare peso, presenza di una alterazione dell’immagine corporea per ciò che riguarda forma e dimensioni corporee. Inoltre nel sesso femminile, in epoca post-puberale, vi è amenorrea. L’individuo mantiene un peso corporeo al di sotto di quello minimo normale per l’età e l’altezza.

La perdita di peso è primariamente ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta. Sebbene la restrizione calorica possa essere inizialmente limitata all’esclusione di cibi considerati ipercalorici, nella maggior parte dei casi questi soggetti finiscono per avere una alimentazione rigidamente limitata a poche categorie di cibi. In aggiunta possono essere messe in atto condotte di eliminazione (es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi e diuretici) o la pratica eccessiva di attività fisica, allo scopo di perdere peso.

L’intensa paura di “diventare grassi”, presente nei soggetti con questo disturbo non è solitamente mitigata dal decremento ponderale. Anzi, in molti casi la preoccupazione per il peso corporeo aumenta parallelamente alla perdita reale di peso.

La percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti in questi soggetti. Nei soggetti con Anoressia Nervosa i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento ponderale viene esperito come una inaccettabile perdita delle capacità di controllo.

Ansia Generalizzato, Disturbo da

Ansia Generalizzato, Disturbo da, la caratteristica essenziale è la presenza di ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte del tempo per almeno 6 mesi, nei riguardi di una quantità di eventi o attività. L’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione. L’ansia e la preoccupazione possono essere accompagnate da irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato.

L’intensità, la durata o la frequenza dell’ansia e della preoccupazione sono eccessive rispetto alla reale probabilità o impatto dell’evento temuto. La persona trova difficile impedire che i pensieri preoccupanti interferiscano con l’attenzione ai compiti che sta svolgendo e difficoltà ad interrompere la preoccupazione. Gli adulti con Disturbo d’Ansia Generalizzato spesso si preoccupano per circostanze quotidiane, abitudinarie, come responsabilità lavorative, problemi economici, salute dei familiari, disgrazie per i propri figli o piccole cose (come faccende domestiche, riparazioni all’automobile, far tardi agli appuntamenti). I bambini con Disturbo d’Ansia Generalizzato tendono a preoccuparsi eccessivamente per le proprie capacità o per la qualità delle proprie prestazioni.

Attacco di Panico

Attacco di Panico, è caratterizzato da un periodo preciso durante il quale vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. I sintomi possono essere somatici o cognitivi ed includono palpitazioni, sudorazioni, tremori fini o a grandi scosse, sensazioni di dispnea o di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini o sensazione di testa leggera, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di ‘‘impazzire’’, paura di morire, parestesie e brividi o vampate di calore. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.

Borderline di Personalità, Disturbo

Borderline di Personalità, Disturbo, le caratteristiche essenziali sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’autostima e dell’umore, e una marcata impulsività, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Borderline di Personalità compiono sforzi disperati per evitare abbandoni reali o immaginati. La percezione della separazione o del rifiuto imminenti, o la perdita di qualche strutturazione esterna, possono portare ad alterazioni profonde dell’immagine di sé, dell’umore, della cognitività e del comportamento.

Questi individui sono molto sensibili alle circostanze ambientali. Provano intensi timori di abbandono e rabbia inappropriata anche quando si trovano ad affrontare separazioni reali limitate nel tempo o quando intervengono cambiamenti di progetti inevitabili. Questi timori di abbandono sono correlati ad un’intolleranza a stare soli, e ad una necessità di avere persone con loro. I loro sforzi disperati per evitare l’abbandono possono includere azioni impulsive, come comportamenti automutilanti o suicidari.

Gli individui con Disturbo Borderline di Personalità hanno una modalità di relazione instabile e intensa. Questi individui empatizzano con gli altri e li coccolano, ma solo con l’aspettativa che gli altri saranno “presenti” a loro volta per soddisfare le loro necessità. Sono inclini a cambiamenti improvvisi e drammatici della loro visione degli altri, che possono essere visti alternativamente come supporti benefici o come crudelmente punitivi.

Bulimia nervosa

Bulimia nervosa, le manifestazioni essenziali sono: presenza di abbuffate e di inappropriati metodi compensatori per prevenire il conseguente aumento di peso. Inoltre i livelli di autostima sono eccessivamente condizionati dalla forma e dal peso corporeo. Per giustificare la diagnosi, il soggetto deve avere un minimo di due episodi di abbuffate e di comportamenti compensatori inappropriati alla settimana per almeno tre mesi. Una abbuffata, o crisi bulimica, è definita come l’ingestione in un determinato periodo di tempo di una quantità di cibo più grande rispetto a quanto la maggioranza degli individui assumerebbe in circostanze simili. È necessario valutare il contesto in cui l’episodio avviene - ciò che è considerato una quantità eccessiva per un pasto in un giorno comune, può essere normale durante una ricorrenza o una festività. Per un “determinato periodo di tempo”, si fa riferimento ad un periodo limitato, in genere minore di due ore. soggetti con Bulimia Nervosa tipicamente si vergognano delle loro abitudini alimentari patologiche e tentano di nasconderle. Le crisi bulimiche avvengono in solitudine: quanto più segretamente possibile.

Un’altra caratteristica essenziale della Bulimia Nervosa è il frequente ricorso a inappropriati comportamenti compensatori per prevenire l’incremento ponderale. Molte persone con Bulimia Nervosa mettono in atto diversi comportamenti tesi a neutralizzare gli effetti dell’abbuffata: tra i metodi, quello più frequentemente adottato è l’autoinduzione del vomito dopo l’abbuffata. Altre condotte di eliminazione sono rappresentate dall’uso inappropriato di lassativi e diuretici; l’uso di lassativi è presente in un terzo dei soggetti con Bulimia Nervosa.

Cleptomania

Cleptomania, la caratteristica fondamentale è la ricorrente incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti anche se non ve n’è alcun bisogno per l’uso personale o per il valore economico. Il soggetto prova una sensazione soggettiva crescente di tensione prima del furto, e prova piacere, gratificazione, o sollievo dopo averlo commesso. Gli oggetti vengono rubati nonostante siano tipicamente di scarso valore per il soggetto, che avrebbe potuto pagarli e spesso li dà via o li getta. Occasionalmente il soggetto può ammucchiare gli oggetti rubati o restituirli di nascosto. Sebbene i soggetti con questo disturbo evitino generalmente di rubare quando è probabile l’arresto immediato (per es., sotto gli occhi di un agente di polizia), essi di solito non programmano i furti né considerano appieno la possibilità di essere arrestati. Il furto è compiuto senza assistenza o aiuto da parte di altri.

 

Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo da

Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo da, è caratterizzato da sintomi di disattenzione e/o di iperattività-impulsività. Alcuni sintomi di iperattivà-impulsività o di disattenzione che causano menomazione devono essere stati presenti prima dei 7 anni di età, sebbene molti soggetti siano diagnosticati dopo che i sintomi sono presenti da diversi anni. La disattenzione può manifestarsi in situazioni scolastiche, lavorative, o sociali. I soggetti con questo disturbo possono non riuscire a prestare attenzione ai particolari o possono fare errori di distrazione nel lavoro scolastico o in altri compiti. Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza cura. I soggetti spesso hanno difficoltà a mantenere l’attenzione nei compiti o nelle attività di gioco, e trovano difficile portare a termine i compiti. Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro. Nelle situazioni sociali, la disattenzione può essere espressa dal fatto che cambiano spesso d’argomento nella conversazione, non ascoltano gli altri, non prestano attenzione alle conversazioni e non seguono le indicazioni o le regole di giochi o attività. L’iperattività può essere manifestata agitandosi e dimenandosi sulla propria sedia, non restando seduti quando si dovrebbe, correndo senza freni o arrampicandosi in situazioni in cui ciò è fuori luogo o può esprimersi con difficoltà a giocare o a dedicarsi tranquillamente ad attività da tempo libero.

Delirio

Delirio, falsa convinzione basata su erronee deduzioni riguardanti la realtà esterna, che viene fermamente sostenuta contrariamente a quanto tutti gli altri credono e a quanto costituisce prova ovvia e incontrovertibile della verità del contrario. La convinzione non è di quelle ordinariamente accettate dagli altri membri della cultura della persona. Spesso risulta difficile distinguere tra un delirio e una idea prevalente (nel qual caso il soggetto ha una idea o una convinzione irragionevole, ma non la sostiene così fermamente come nel caso di un delirio). I deliri vengono suddivisi a seconda del loro contenuto. Alcuni dei tipi più comuni vengono elencati qui di seguito:

  • bizzarro Delirio centrato su fenomeni che la cultura del soggetto considera totalmente non plausibili
  • erotomanico L’idea delirante che un’altra persona, di solito di rango elevato, sia innamorata del soggetto.
  • di gelosia delirante Il delirio che il proprio partner sessuale sia infedele.
  • grandioso Delirio di aumento del proprio valore, potere, sapere, identità, o di speciale relazione con qualche divinità o persona famosa.
  • di inserzione del pensiero Delirio che alcuni dei propri pensieri non siano i propri, ma piuttosto vengano inseriti nella propria mente.
  • persecutorio Delirio in cui il tema centrale è che uno (o qualcuno a lui prossimo) stia venendo aggredito, molestato, ingannato, perseguitato, o fatto oggetto di cospirazioni.
  • di riferimento Delirio il cui tema è che gli eventi, gli oggetti, o le persone del proprio immediato circondario abbiano un significato particolare e inusuale
  • somatico Delirio il cui contenuto principale riguarda l’aspetto o il funzionamento del proprio corpo.
  • di trasmissione del pensiero Delirio che i propri pensieri vengono trasmessi fuori ad alta voce, cosicché possono essere percepiti dagli altri.

Depressivo Maggiore, Disturbo

Depressivo Maggiore, Disturbo, è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori.La caratteristica essenziale di un Episodio Depressivo Maggiore è un periodo di almeno 2 settimane durante il quale è presente depressione dell’umore o perdita di interesse o di piacere per quasi tutte le attività. Nei bambini e negli adolescenti l’umore può essere irritabile anziché triste. L’individuo deve anche presentare almeno altri quattro sintomi di una lista che includa alterazioni dell’appetito o del peso, del sonno e dell’attività psicomotoria; ridotta energia; sentimenti di svalutazione o di colpa; difficoltà a pensare, concentrarsi o prendere decisioni; oppure ricorrenti pensieri di morte o ideazione suicidaria, pianificazione o tentativi di suicidio.

L’umore in un Episodio Depressivo Maggiore viene spesso descritto dall’individuo come depresso, triste, senza speranza, scoraggiato o “giù di corda”.

Sono comuni riduzione dell’energia, astenia, faticabilità. Il soggetto può riferire una continua stanchezza in mancanza di attività fisica. Anche i più piccoli compiti sembrano richiedere uno sforzo considerevole. Può essere ridotta l’efficienza nello svolgimento dei compiti.

Dipendente di Personalità, Disturbo

Dipendente di Personalità, Disturbo, la caratteristica essenziale è una necessità pervasiva ed eccessiva di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione. Questa modalità compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Il comportamento dipendente e sottomesso è finalizzato a suscitare protezione, e nasce da una percezione di sé come incapace di funzionare adeguatamente senza l’aiuto di altri.

Gli individui con Disturbo Dipendente di Personalità hanno grande difficoltà a prendere le decisioni quotidiane (per es., il colore della camicia da indossare per il lavoro) senza un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni da parte degli altri. Questi individui tendono ad essere passivi, e a permettere ad altre persone di prendere l’iniziativa e di assumere la responsabilità per la maggior parte dei settori della loro vita. Gli adulti con questo disturbo tipicamente dipendono da un genitore o dal coniuge per decidere dove devono vivere, che tipo di lavoro dovrebbero avere, e di quali vicini devono essere amici. Gli adolescenti con questo disturbo possono permettere a un genitore (o a entrambi) di decidere cosa dovrebbero indossare, chi frequentare, come dovrebbero trascorrrere il tempo libero, e quale scuola o corso universitario frequentare.

Evitante di Personalità, Disturbo

Evitante di Personalità, Disturbo, la caratteristica essenziale è una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità evitano il lavoro o le attività scolastiche che coinvolgono un contatto interpersonale significativo per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati. Possono essere rifiutate offerte di promozione sul lavoro poiché le nuove responsabilità potrebbero determinare la critica dei colleghi. Questi individui evitano di farsi nuovi amici, a meno che non siano certi di piacere e di essere accettati senza critiche. Finché non superano prove rigorose che dimostrano il contrario, le altre persone sono ritenute critiche e disapprovanti. Gli individui con questo disturbo non si uniscono ad attività di gruppo, a meno che non vi siano offerte ripetute e generose di supporto e di accudimento. L’intimità interpersonale è spesso difficoltosa per questi individui, sebbene siano capaci di stabilire relazioni intime quando viene assicurata un’accettazione incondizionata. Possono agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé, e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati.

Fobia Specifica

Fobia Specifica, è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento. La caratteristica essenziale della Fobia Specifica è la paura marcata e persistente di oggetti o situazioni chiaramente discernibili, circoscritte. L’individuo prova una paura marcata, persistente e eccessiva quando è in presenza di, o quando si aspetta di affrontare un oggetto o una situazione specifici. Questa risposta può prendere la forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Mentre gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che questa paura è eccessiva o irragionevole, questo può non accadere nei bambini. Più spesso lo stimolo fobico viene evitato, ma talvolta sopportato nel timore. La diagnosi è appropriata solo se evitamento, paura o ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico interferiscono significativamente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona, o se l’individuo è marcatamente afflitto dalla presenza della fobia.

Fobia Sociale

Fobia Sociale, è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina condotte di evitamento. La caratteristica essenziale è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo. L’esposizione alla situazione sociale o prestazionale quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata. Questa risposta può prendere forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che la loro paura è eccessiva o irragionevole, ma questo può non accadere nei bambini. Più spesso la situazione sociale o prestazionale viene evitata, sebbene venga talvolta sopportata nel timore. La diagnosi è appropriata solo se l’evitamento, la paura o l’ansia anticipatoria concernente la situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o con la vita sociale dell’individuo, o se la persona presenta un disagio significativo derivante dalla presenza della fobia.

Gioco d’azzardo patologico

Gioco d’azzardo patologico, la caratteristica fondamentale è un comportamento persistente, ricorrente, e maladattivo di gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari, o lavorative. Il soggetto può essere totalmente assorbito dal gioco (per es., rivive esperienze di gioco passate, programma la prossima impresa di gioco, o pensa ai modi di procurarsi denaro con cui giocare). La maggior parte di soggetti affetti da Gioco d’Azzardo Patologico afferma di ricercare l’avventura (uno stato di eccitazione e di euforia) o eccitamento ancora più dei soldi. Possono essere necessarie scommesse e puntate progressivamente più ingenti, o rischi maggiori , per continuare a produrre il livello di eccitazione desiderato. I soggetti con Gioco d’Azzardo Patologico spesso continuano a giocare nonostante i ripetuti sforzi per controllare, ridurre, o interrompere il comportamento. Vi può essere irrequietezza o irritabilità quando si tenta di ridurre o di interrompere il gioco d’azzardo. Il soggetto può giocare per risolvere i propri problemi o per alleviare un umore disforico.

Insonnia

Insonnia, senso soggettivo di difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o di cattiva qualità del sonno. I tipi di insonnia comprendono:

  • iniziale Difficoltà ad addormentarsi.
  • centrale Risveglio nel mezzo della notte, seguito eventualmente da riaddormentamento, ma con difficoltà.
  • terminale Risveglio prima dell’ora abituale, con impossibilità di riaddormentarsi.

 

Ipersonnia

Ipersonnia, sonnolenza eccessiva, come documentato da prolungamento del sonno notturno, da difficoltà a mantenere lo stato di veglia durante il giorno, da presenza di episodi di sonno diurno non desiderato.

Ipocondria

Ipocondria, la caratteristica essenziale è la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici. Una valutazione medica completa non è in grado di individuare una condizione medica generale che possa spiegare pienamente le preoccupazioni del soggetto circa la sua supposta malattia o i suoi segni o sintomi fisici (per quanto possa talora essere presente una condizione medica generale concomitante. Nella Ipocondria la preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la traspirazione; alterazioni fisiche di lieve entità (per es. una piccola ferita o un occasionale raffreddore); oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente. In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca). Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica.

Istrionico di Personalità, Disturbo

Istrionico di Personalità, Disturbo, le caratteristiche essenziali sono un’emotività pervasiva ed eccessiva e un comportamento di ricerca di attenzione. Questo quadro compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Istrionico di Personalità si sentono a disagio o non apprezzati quando non sono al centro dell’attenzione. Spesso brillanti e drammatici, tendono ad attirare l’attenzione, e possono inizialmente affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, apparente apertura o seduttività. Queste qualità tendono ad indebolirsi, comunque, poiché questi individui richiedono continuamente di essere al centro dell’attenzione. Essi si accaparrano il ruolo di “protagonista della festa”. Se non sono al centro dell’attenzione, possono mettere in atto qualcosa di drammatico (per es., inventare delle storie, creare una scena) per attrarre l’attenzione su di loro. Questa necessità è spesso evidente nel loro comportamento con un clinico (per es., adulazione, regali, fornire descrizioni drammatiche dei sintomi fisici e psicologici che vengono sostituiti da nuovi sintomi ad ogni visita).

L’aspetto e il comportamento degli individui con questo disturbo sono spesso inappropriatamente provocanti o seduttivi dal punto di vista sessuale. Questo comportamento non è diretto soltanto nei confronti di persone per cui l’individuo ha un interesse sessuale o sentimentale, ma si manifesta in una grande varietà di relazioni sociali, lavorative e professionali, al di là di quanto sia appropriato dato il contesto sociale. L’espressione emotiva può essere superficiale e rapidamente mutevole. Gli individui con questo disturbo costantemente utilizzano l’aspetto fisico per attrarre l’attenzione. Sono eccessivamente preoccupati di impressionare gli altri per il loro aspetto, e spendono un’eccessiva quantità di tempo, energia e denaro per gli abiti e per le cure personali. Possono “andare in cerca di complimenti” per il loro aspetto, ed essere facilmente ed eccessivamente turbati da un commento critico per come appaiono o da una fotografia che considerano non adulatoria.

Narcisistico di Personalità, Disturbo

Narcisistico di Personalità, Disturbo, la caratteristica essenziale è un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia, che comincia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con questo disturbo hanno un senso grandioso di autostima. Essi abitualmente sovrastimano le proprie capacità, ed esagerano i propri talenti, apparendo spesso vanagloriosi e presuntuosi. Possono spensieratamente presumere che gli altri attribuiscano lo stesso valore ai loro sforzi, e possono risultare sorpresi quando non giungono le lodi che si aspettano e che sentono di meritare. Spesso nel giudizio esagerato dei propri talenti è implicita una sottostima (svalutazione) dei contributi di altri. Sono spesso assorbiti da fantasie di illimitati successo, potere, vivacità, bellezza, o di amore ideale. Possono rimuginare sul “ritardo” di ammirazione e privilegi, e paragonarsi favorevolmente con persone famose o privilegiate.

Gli individui con Disturbo Narcisistico di Personalità credono di essere superiori, speciali o unici, e si aspettano che gli altri li riconoscano come tali. Possono pensare di dover frequentare o di sentirsi capiti solo da persone speciali o di condizione sociale elevata, e possono attribuire qualità di “unico”, “perfetto”, o “dotato” a coloro che frequentano. Gli individui con questo disturbo credono che le loro necessità siano speciali e al di fuori della comprensione delle persone ordinarie. La loro autostima viene aumentata (cioè, “rispecchiata”) dal valore idealizzato che attribuiscono a coloro che frequentano. Sono inclini ad insistere per avere soltanto le persone più importanti, ad affiliarsi alle “migliori” istituzioni, ma possono svalutare le credenziali di chi li delude. Gli individui con questo disturbo generalmente richiedono eccessiva ammirazione. La loro autostima è quasi invariabilmente molto fragile. Possono preoccuparsi di quanto si stiano comportando bene e di quanto vengano giudicati favorevolmente dagli altri. Questo spesso si trasforma nella necessità di costante attenzione e ammirazione. Gli individui con Disturbo Narcisistico di Personalità generalmente mancano di empatia, e hanno difficoltà a riconoscere i desideri, le esperienze soggettive e i sentimenti degli altri.

Ossessivo-Compulsivo, Disturbo

Ossessivo-Compulsivo, Disturbo, è caratterizzato da ossessioni (che causano ansia o disagio marcati) e/o compulsioni (che servono a neutralizzare l’ansia). Le caratteristiche essenziali del Disturbo Ossessivo-Compulsivo sono ossessioni o compulsioni ricorrenti, sufficientemente gravi da far impiegare tempo (cioè, richiedono più di 1 ora al giorno) o da causare disagio marcato o menomazione significativa. In qualche momento nel decorso del disturbo la persona ha riconosciuto che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, sono vissute come intrusive e inappropriate, e causano ansia o disagio marcati. L’individuo è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente e non vengono imposte dall’esterno.

Le ossessioni più frequenti sono pensieri ripetitivi di contaminazione (es., essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno), dubbi ripetitivi (es., chiedersi se si è lasciata la porta), la necessità di avere le cose in un certo ordine (es., disagio intenso quando gli oggetti sono in disordine), impulsi aggressivi o terrifici e fantasie.

L’individuo con ossessioni di solito cerca di ignorare o sopprimere tali pensieri o impulsi o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni (cioè, una compulsione). Ad esempio, un individuo afflitto dal dubbio di non aver spento una stufa cerca di neutralizzarlo controllando ripetutamente per assicurarsi di averla chiusa.

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (cioè lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (es., pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il disagio e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossessione o per prevenire qualche evento o situazione temuti. Ad esempio gli individui afflitti dall’ossessione di avere lasciato una porta aperta possono essere spinti a controllare la porta a intervalli di pochi minuti. Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non connesse in un modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o prevenire. Le compulsioni più comuni comprendono lavarsi e pulire, contare, controllare, richiedere o pretendere rassicurazioni, ripetere azioni e mettere in ordine.

Le ossessioni o compulsioni devono causare disagio marcato, far consumare tempo (richiedere più di 1 ora al giorno) o interferire significativamente con la routine normale dell’individuo, con il funzionamento lavorativo, con le attività sociali o con le relazioni con gli altri. Le ossessioni o compulsioni possono sostituire comportamenti utili e soddisfacenti e possono essere altamente distruttive per il funzionamento complessivo.

Ossessivo-Compulsivo di Personalità, Disturbo

Ossessivo-Compulsivo di Personalità, Disturbo, le caratteristiche essenziali sono la preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo e il controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza. Questo quadro compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità cercano di mantenere una sensazione di controllo attraverso un’attenzione minuziosa per le regole, i dettagli futili, le procedure, le liste, i programmi, o la forma, al punto che va perso lo scopo dell’attività. Sono eccessivamente accurati, ed inclini alla ripetizione, prestando una straordinaria attenzione ai dettagli, e controllando ripetutamente in cerca di eventuali errori. Dimenticano che le altre persone tendono ad infastidirsi dei dettagli e degli inconvenienti che derivano da questo comportamento. Il tempo viene male organizzato, i compiti più importanti vengono lasciati all’ultimo minuto. Il perfezionismo e gli standard di prestazioni elevati che essi si impongono causano in questi individui malfunzionamento e disagio significativi. Possono impegnarsi talmente in ogni dettaglio di un progetto assolutamente perfetto che tale progetto non viene mai ultimato. Possono essere trascurate le scadenze, e gli aspetti della vita dell’individuo che non rappresentano l’attuale obbiettivo delle attività possono cadere nella trascuratezza. Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità mostrano una devozione eccessiva al lavoro e alla produttività, fino ad escludere le attività di tempo libero e le amicizie.

Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità possono essere eccessivamente coscienziosi, scrupolosi, e inflessibili a proposito di moralità, etica, o valori. Gli individui con questo disturbo possono essere incapaci di gettare oggetti usati o inutili, anche quando non hanno valore sentimentale.

Paranoide di Personalità, Disturbo

Paranoide di Personalità, Disturbo, la caratteristica essenziale è un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, tanto che le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole. Questo quadro compare nella prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non vi sono prove che supportino queste aspettative. Sospettano, sulla base di prove insignificanti o inesistenti, che gli altri complottino contro di loro e possano attaccarli improvvisamente, in ogni momento e senza alcuna ragione. Spesso sentono di essere stati profondamente ed irreversibilmente ingiuriati da un’altra persona o da persone anche quando non vi sono prove oggettive di ciò. Dubitano, senza una giustificazione, della lealtà e della affidabilità di amici o colleghi, le cui azioni vengono esaminate minuziosamente per evidenziare intenzioni ostili. Ogni deviazione percepita dalla affidabilità e lealtà serve a supportare le loro supposizioni. Sono talmente stupiti quando un amico o un collega si mostra leale che non possono fidarsi o credergli. Se si trovano nei guai, si aspettano che gli amici e i colleghi li attaccheranno o ignoreranno i loro problemi. Gli individui con questo disturbo provano costantemente del risentimento, e sono incapaci di dimenticare insulti, offese, o ingiurie che pensano di avere ricevuto. Piccole offese evocano grande ostilità, e i sentimenti ostili persistono per molto tempo. Poiché sono costantemente attenti alle intenzioni nocive degli altri, spesso sentono di essere stati attaccati nel ruolo o nella reputazione, o di essere stati offesi in qualche altro modo. Contrattaccano rapidamente, e reagiscono con rabbia agli insulti percepiti. Gli individui con questo disturbo possono essere gelosi in modo patologico, spesso sospettano che il coniuge o il partner sessuale sia infedele senza una giustificazione adeguata.

Piromania

Piromania, la caratteristica fondamentale è la presenza di episodi multipli di appiccamento deliberato e intenzionale di incendi. I soggetti affetti da questo disturbo provano tensione o eccitamento emotivo prima di appiccare l’incendio. Possono essere affascinati, interessati, incuriositi, o attratti dal fuoco e dai suoi contesti situazionali (per es., attrezzature, usi, conseguenze). I soggetti affetti da questo disturbo sono spesso osservatori usuali di incendi nel loro quartiere, possono lanciare falsi allarmi, e provare passione per le istituzioni, equipaggiamenti, e personale associato al fuoco. Possono passare il proprio tempo nella caserma dei pompieri, possono appiccare il fuoco per aggregarsi ai pompieri, o perfino diventare pompieri. I soggetti con questo disturbo provano piacere, gratificazione, o un sollievo dalla tensione quando appiccano il fuoco, assistono ai suoi effetti, o partecipano ai momenti che fanno seguito all’incendio.

Schizoide di Personalità, Disturbo

Schizoide di Personalità, Disturbo, le caratteristiche essenziali sono una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di esperienze e di espressioni emotive nei contesti interpersonali. Questa modalità inizia nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Schizoide di Personalità sembrano non desiderare l’intimità, appaiono indifferenti alle opportunità di stabilire relazioni strette, e non sembrano trarre molta soddisfazione dal far parte di una famiglia o di un altro gruppo sociale. Preferiscono passare il tempo da soli piuttosto che stare con altre persone. Spesso appaiono socialmente isolati o “solitari”, e quasi sempre scelgono attività o passatempi solitari che non implicano l’interazione con gli altri. Preferiscono compiti meccanici o astratti, come giochi al computer o matematici. Possono avere poco interesse nell’avere esperienze sessuali con un’altra persona e provano piacere in poche o nessuna attività. Gli individui con Disturbo Schizoide di Personalità spesso sembrano indifferenti all’approvazione o alle critiche degli altri, e non sembrano essere preoccupati da ciò che gli altri possono pensare di loro. Affermano di provare raramente forti emozioni come rabbia e gioia. Spesso mostrano un’affettività ristretta, ed appaiono freddi e distaccati. Comunque, in circostanze molto insolite, in cui questi individui si trovino almeno temporaneamente a proprio agio nel rivelare se stessi, possono riconoscere di avere sentimenti dolorosi, particolarmente legati alle interazioni sociali.

Tricotillomania

Tricotillomania, la manifestazione fondamentale è lo strappamento ricorrente di capelli che causa notevole perdita di capelli. I siti dello strappamento possono includere qualsiasi regione del corpo in cui crescono peli, ma i siti più comuni sono il cuoio capelluto, le sopracciglia e le ciglia. Lo strappamento può avvenire in brevi episodi sparsi durante la giornata o in periodi più rari ma più prolungati che possono durare ore. Un aumentato strappamento di capelli può anche manifestarsi in stati di rilassamento e di distrazione (per es., leggendo un libro o guardando la televisione) ma si può verificare anche durante situazioni stressanti. Immediatamente prima dello strappamento dei capelli è presente un senso crescente di tensione. Per alcuni, la tensione non precede necessariamente l’atto, ma è associata con i tentativi di resistere all’impulso. Vi è gratificazione, piacere, o una sensazione di sollievo quando si verifica lo strappamento dei capelli.

Fonte: www.salvatoregrammatico.it

 

 

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- Fobia Specifica (precedentemente Fobia Semplice) -

 

A)Caratteristiche diagnostiche

B)Sottotipi

C)Manifestazioni e disturbi associati

D)Caratteristiche collegate a cultura, età e genere

E)Prevalenza

F)Decorso
G)Familiarità

H)Diagnosi differenziale

I)Relazione con i criteri diagnostici per la ricerca dell’ICD-10

 

A) Caratteristiche diagnostiche

La caratteristica essenziale della Fobia Specifica è la paura marcata e persistente di oggetti o situazioni chiaramente discernibili, circoscritte. L’esposizione allo stimolo fobico provoca quasi invariabilmente un’immediata risposta ansiosa. Questa risposta può prendere la forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Mentre gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che questa paura è eccessiva o irragionevole, questo può non accadere nei bambini. Più spesso lo stimolo fobico viene evitato, ma talvolta sopportato nel timore. La diagnosi è appropriata solo se evitamento, paura o ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico interferiscono significativamente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona, o se l’individuo è marcatamente afflitto dalla presenza della fobia. In individui al di sotto dei 18 anni, i sintomi devono persistere da almeno 6 mesi prima della diagnosi di Fobia Specifica.
L’ansia, gli Attacchi di Panico o l’evitamento fobico non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Post-traumatico da Stress, Disturbo d’Ansia di Separazione, Fobia Sociale, Disturbo di Panico con Agorafobia o Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo di Panico).

L’individuo prova una paura marcata, persistente e eccessiva quando è in presenza di, o quando si aspetta di affrontare un oggetto o una situazione specifici. L’oggetto della paura può essere la previsione di un danno collegata a certi aspetti dell’oggetto o situazione (per es., un individuo può temere di volare in aeroplano per la preoccupazione di cadere, può temere i cani per la preoccupazione di essere morso o può temere di guidare per la preoccupazione di essere investito da altri veicoli sulla strada). Fobie Specifiche possono comprendere anche la preoccupazione di perdere il controllo, di avere il panico, manifestazioni somatiche di ansia e di paura (quali l’aumentata frequenza cardiaca o la dispnea) e di svenire, che si potrebbero manifestare con l’esposizione all’oggetto temuto. Ad esempio, gli individui che hanno la fobia del sangue e delle ferite possono anche preoccuparsi per la possibilità di svenire; le persone con la fobia delle altezze possono anche preoccuparsi di avere le vertigini; e le persone che temono i luoghi chiusi possono anche preoccuparsi di perdere il controllo e di mettersi a gridare. Queste preoccupazioni possono essere particolarmente forti nel Tipo Situazionale di Fobia Specifica.

L’ansia, quasi invariabilmente, viene avvertita immediatamente quando avviene il confronto con lo stimolo fobico (per es., una persona con una Fobia Specifica dei gatti avrà quasi invariabilmente una risposta di ansia immediata quando viene forzata a confrontarsi con un gatto). Il livello di ansia o paura di solito varia in funzione sia del grado di vicinanza allo stimolo fobico (per es., la paura si intensifica quando il gatto si avvicina e si riduce quando il gatto retrocede), che del grado di limitazione della possibilità di allontanarsi dallo stimolo fobico (per es., la paura si intensifica quando l’ascensore si avvicina al punto di mezzo tra i piani e si riduce quando la porta si apre al piano successivo). Comunque, l’intensità della paura può non essere sempre correlata in modo prevedibile con lo stimolo fobico (per es., una persona con la fobia delle altezze può provare vari gradi di paura quando attraversa lo stesso ponte in occasioni diverse). Talvolta si manifestano Attacchi di Panico completi in risposta allo stimolo fobico, specialmente quando la persona deve rimanere nella situazione o crede che sia impossibile allontanarsene. Occasionalmente, gli Attacchi di Panico possono essere ritardati e non manifestarsi immediatamente quando sia presente lo stimolo fobico. Questo ritardo si osserva più facilmente nel Tipo Situazionale. Poiché si manifesta una marcata ansia anticipatoria se la persona si confronta con la necessità di entrare in contatto con la situazione fobica, tali situazioni vengono di solito evitate. Meno comunemente, la persona si sforza di sopportare la situazione fobica, ma ciò viene vissuto con intensa ansia.

Gli adulti con questo disturbo riconoscono che la fobia è eccessiva o irragionevole. Nel caso di un individuo che evita un ascensore per la convinzione che sia stato sabotato, che non riconosce che questa paura è eccessiva o irragionevole, la diagnosi è Disturbo Delirante anziché Fobia Specifica. Inoltre, non si dovrebbe porre la diagnosi se la paura è ragionevole rispetto al contesto dello stimolo (per es., paura di essere colpiti da un proiettile in un’area di caccia o in un quartiere pericoloso). La capacità di riconoscere la natura eccessiva o irragionevole della paura tende ad aumentare con l’età e non è necessaria per fare diagnosi nei bambini.

Sono molto comuni le paure di oggetti o situazioni circoscritte, specialmente nei bambini, ma in molti casi il grado di menomazione è insufficiente a giustificare la diagnosi. Se la fobia non interferisce significativamente con il funzionamento dell’individuo, o non causa un disagio marcato, non si fa diagnosi. Ad esempio una persona che ha paura dei serpenti al punto di esprimere disagio intenso in presenza di serpenti non riceve una diagnosi di Fobia Specifica se vive in una zona senza serpenti, se le sue attività non vengono limitate per la paura dei serpenti, e se non è turbato dall’avere la fobia dei serpenti.

 

B) Sottotipi

Si possono specificare i seguenti sottotipi per indicare l’oggetto della paura o dell’evitamento nella Fobia Specifica (per es., Fobia Specifica, Tipo Animali).

 

Tipo Animali. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato se la paura viene provocata da animali o insetti. Questo sottotipo esordisce generalmente nell’infanzia.

 

Tipo Ambiente Naturale. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato se la paura viene provocata da elementi dell’ambiente naturale, come temporali, altezze, acqua. Questo sottotipo esordisce generalmente nell’infanzia.

 

Tipo Sangue-Iniezioni-Ferite. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato se la paura viene provocata dalla vista del sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive. Questo sottotipo ha un’elevata familiarità ed è spesso caratterizzato da un’imponente risposta vasovagale.

 

Tipo Situazionale. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato se la paura viene provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare o luoghi chiusi. Questo sottotipo ha una distribuzione dell’età di esordio bimodale, con un picco nell’infanzia e un altro picco verso i 25 anni. Questo sottotipo sembra simile al Disturbo di Panico con Agorafobia per la distribuzione tra i sessi, la concentrazione familiare e l’età di esordio.

 

Altro Tipo. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato se la paura viene scatenata da altri stimoli. Questi stimoli possono includere: la paura o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare, vomitare o contrarre una malattia; la fobia dello “spazio” (cioè l’individuo ha timore di cadere giù se è lontano da muri o altri mezzi di supporto fisico); e il timore nei bambini dei rumori forti o dei personaggi in maschera.


La frequenza dei sottotipi negli ambienti clinici, dal più al meno frequente, è: Situazionale; Ambiente Naturale; Sangue-Iniezioni-Ferite e Animali. Gli studi in campioni di comunità mostrano un pattern lievemente diverso con le fobie per l’altezza e per i ragni, i topi e gli insetti più comuni, e le fobie per altri animali ed altri elementi dell’ambiente naturale, quali le tempeste, i tuoni e i fulmini, meno frequenti. Le Fobie per i luoghi chiusi (un Tipo Situazionale di fobia) possono essere più comuni negli anziani. In molti casi, è presente più di un tipo di Fobia Specifica. L’essere affetti da una fobia di un sottotipo specifico tende ad aumentare la probabilità di avere un’altra fobia nell’ambito dello stesso sottotipo (per es., paura dei gatti e dei serpenti). Quando è applicabile più di un sottotipo, dovrebbero essere annotati tutti (per es., Fobia Specifica, Tipo Animali e Tipo Ambiente Naturale).

 

C) Manifestazioni e disturbi associati

Caratteristiche descrittive e disturbi mentali associati La Fobia Specifica può determinare uno stile di vita limitato, o un’interferenza con certe occupazioni, a seconda del tipo di fobia. Ad esempio, può essere messa in discussione una promozione sul lavoro per l’evitamento dei viaggi aerei e le attività sociali possono risultare limitate dal timore dei luoghi affollati o chiusi. Le Fobie Specifiche frequentemente si manifestano insieme ad altri Disturbi d’Ansia, Disturbi dell’Umore e Disturbi Correlati a Sostanze. Per esempio, nei campioni di comunità, la percentuale di comanifestazione con altri disturbi d’ansia varia dal 50% all’80%, e queste percentuali possono essere più elevate fra i soggetti con Fobie Specifiche ad esordio precoce. Negli ambienti clinici le Fobie Specifiche sono comuni diagnosi in comorbidità con altri disturbi. Tuttavia, le Fobie Specifiche rappresentano raramente il nucleo dell’attenzione clinica in queste situazioni. La Fobia Specifica è di solito associata a minor disagio o minore interferenza con il funzionamento rispetto alla diagnosi principale in comorbidità. In tutto, si ritiene che solo il 12-30% cerchi aiuto specialistico per le proprie Fobie Specifiche. In assenza di altre diagnosi, chi cerca aiuto per le Fobie Specifiche ha più verosimilmente più fobie che compromettono il funzionamento (per es., fobie per gli oggetti o le situazioni che comunemente si incontrano), fobie multiple ed Attacchi di Panico nel contesto fobico. Al contrario, i soggetti con paure irrazionali per il sangue, le procedure mediche e gli ambienti medici meno verosimilmente cercano aiuto per le fobie.

Reperti dell’esame fisico e condizioni mediche generali associate una risposta lipotimica vasovagale è caratteristica delle Fobie Specifiche, tipo sangue-iniezioni-ferite; circa il 75% di tali individui riferisce un’anamnesi di svenimenti in queste situazioni. La risposta fisiologica è caratterizzata da una breve accelerazione iniziale della frequenza cardiaca e dalla elevazione della pressione sanguigna seguiti da una decelerazione del battito cardiaco e da una caduta della pressione sanguigna, che contrasta con l’usuale accelerazione della frequenza cardiaca ed elevazione della pressione sanguigna nelle altre Fobie Specifiche. Certe condizioni mediche generali possono risultare esacerbate in conseguenza dell’evitamento fobico. Ad esempio Fobie Specifiche, Tipo Sangue-Iniezioni-Ferite, possono avere effetti dannosi sulla salute fisica o dei denti, poiché l’individuo può evitare di accedere alle cure mediche necessarie. Analogamente, la paura di soffocare può avere effetti negativi sulla salute quando l’alimentazione viene limitata a sostanze facilmente ingeribili o quando viene rifiutata la terapia per via orale.

 

D) Caratteristiche collegate a cultura, età e genere

Il contenuto delle fobie, così come la loro prevalenza, varia con la cultura e l’etnia. Ad esempio, le paure della magia o degli spiriti sono presenti in molte culture e dovrebbero essere considerate una Fobia Specifica solo se la paura è eccessiva nel contesto di tale cultura e causa menomazione o disagio significativi. Le Fobie Specifiche possono essere più comuni negli strati socioeconomici più bassi, benché i dati siano contraddittori.

Nei bambini l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l’irrigidimento o con l’aggrapparsi a qualcuno. I bambini spesso non riconoscono che le paure sono eccessive o irragionevoli e raramente riferiscono disagio per il fatto di avere qualche fobia. Le paure degli animali e di altri oggetti dell’ambiente naturale sono particolarmente comuni e sono di solito transitorie nella fanciullezza. Non è giustificata una diagnosi di Fobia Specifica a meno che le paure comportino una menomazione clinicamente significativa (per es., rifiuto di recarsi a scuola per timore di incontrare un cane per strada).

Globalmente, il rapporto donne-uomini con Fobie Specifiche è di circa 2:1, anche nei soggetti anziani. Tuttavia, il rapporto per sesso varia nei diversi tipi di Fobie Specifiche. Circa il 75-90% dei soggetti con Tipo Animale e Tipo Ambiente Naturale è rappresentato dal sesso femminile eccetto per la paura delle altezze, dove la percentuale delle donne è del 55-70%. Similmente, circa il 75-90% dei soggetti con il Tipo Situazionale è rappresentato dal sesso femminile. Circa il 55-70% dei soggetti con il Tipo Sangue-Iniezioni-Ferite è rappresentato dal sesso femminile.

 

E) Prevalenza

Sebbene le fobie siano frequenti nella popolazione generale, raramente determinano una menomazione o un disagio sufficienti a giustificare una diagnosi di Fobia Specifica. La prevalenza riportata può variare a seconda della soglia utilizzata per determinare la menomazione o il disagio e del numero di tipi di fobie studiati. Nei campioni di comunità, le percentuali di prevalenza attuale variano dal 4% all’8,8% e le percentuali di prevalenza lifetime dal 7,2% all’11,3%. Le percentuali di prevalenza diminuiscono nell’età avanzata. Anche le stime di prevalenza variano molto per i diversi tipi di Fobie Specifiche.

 

F) Decorso

I primi sintomi di una Fobia Specifica di solito si manifestano nella fanciullezza o nella prima adolescenza e possono manifestarsi in un’età più giovane per le donne rispetto agli uomini. L’età media all’esordio varia con il tipo di Fobia Specifica. L’età di esordio per la Fobia Specifica, Tipo Situazionale, tende ad avere una distribuzione bimodale, con un picco nell’infanzia ed un secondo picco verso i 25 anni. Le Fobie Specifiche, Tipo Ambiente Naturale (per es., fobia dell’altezza), tendono a iniziare principalmente nella fanciullezza, sebbene molti nuovi casi di fobia dell’altezza si manifestino nella prima età adulta. Le età di esordio per le Fobie Specifiche, Tipo Animali, e per le Fobie Specifiche, Tipo Sangue-Iniezioni-Ferite, si collocano di solito nella fanciullezza. Di solito la paura di uno stimolo è presente per un certo periodo prima di causare disagio o compromissione tali da essere considerata una Fobia Specifica.

I fattori che favoriscono l’esordio delle Fobie Specifiche includono eventi traumatici (come essere stati attaccati da un animale o rinchiusi in uno stanzino), gli Attacchi di Panico inaspettati nella situazione temuta, il vedere altri sottoposti a un trauma o mostrare paura (come osservare altri cadere dall’alto o impaurirsi in presenza di certi animali) e la trasmissione di informazioni (per es., ripetuti avvertimenti da parte dei genitori su quanto siano pericolosi certi animali, o trasmissione da parte dei media di disastri aerei). Gli oggetti o le situazioni temuti tendono a comprendere cose che possono realmente rappresentare una minaccia o avere rappresentato una minaccia in qualche momento dell’evoluzione dell’uomo. Le fobie che derivano da eventi traumatici o da Attacchi di Panico inaspettati tendono ad essere particolarmente acute nel loro sviluppo. Le fobie di origine traumatica non hanno un’età di esordio caratteristica (per es., la paura di soffocare, che di solito segue a un incidente in cui si soffocava o si stava per soffocare, può comparire quasi ad ogni età). Le Fobie Specifiche nell’adolescenza aumentano la possibilità della persistenza della Fobia Specifica oppure dello sviluppo di altre Fobie Specifiche nella prima età adulta, ma non predicono lo sviluppo di altri disturbi. Le fobie che persistono fino alla vita adulta solo infrequentemente vanno incontro a remissione (circa il 20% dei casi).

 

G) Familiarità

Nei familiari di coloro che hanno Fobie Specifiche vi è un aumentato rischio di Fobie Specifiche. Inoltre, vi sono alcuni dati che suggeriscono che può esservi un’aggregazione familiare per tipo di fobia (per es., i consanguinei di primo grado di persone con Fobie Specifiche, Tipo Animali, hanno più probabilità di avere fobie di animali, sebbene non necessariamente dello stesso animale, e i consanguinei di primo grado di persone con Fobie Specifiche, Tipo Situazionale, hanno più probabilità di avere fobie situazionali). La fobia del sangue e delle ferite ha una familiarità particolarmente spiccata.

 

H) Diagnosi differenziale

Le Fobie Specifiche differiscono dalla maggior parte degli altri Disturbi d’Ansia per i livelli dell’ansia intercorrente. Tipicamente gli individui con Fobia Specifica, a differenza di quelli con Disturbo di Panico con Agorafobia, non presentano ansia pervasiva, poiché la loro paura è limitata a oggetti o situazioni specifici e circoscritti. Comunque, può emergere ansia anticipatoria generalizzata nelle condizioni in cui diventano più probabili i contatti con lo stimolo fobico (per es., quando una persona con fobia dei serpenti si reca in un’area desertica) oppure quando eventi della vita obbligano al confronto immediato con lo stimolo fobico (per es., quando una persona timorosa di volare viene forzata a volare dalle circostanze).

La differenziazione della Fobia Specifica, Tipo Situazionale, dal Disturbo di Panico con Agorafobia può essere particolarmente difficile, poiché entrambi i disturbi possono comprendere Attacchi di Panico ed evitamento di tipi di situazioni simili (per es., guidare, volare, mezzi pubblici, luoghi chiusi). Tipicamente, il Disturbo di Panico con Agorafobia è caratterizzato dall’esordio iniziale di Attacchi di Panico inaspettati e dal conseguente evitamento di situazioni molteplici ritenute probabili fattori scatenanti degli Attacchi di Panico. La Fobia Specifica, Tipo Situazionale, è caratterizzata da evitamento situazionale in assenza di ricorrenti Attacchi di Panico inaspettati. Alcune presentazioni si collocano tra questi prototipi e si rende necessario il giudizio clinico nella selezione della diagnosi più appropriata. Quattro fattori possono essere utili per dare questo giudizio: l’oggetto della paura, il tipo e numero di Attacchi di Panico, il numero di situazioni evitate e il livello dell’ansia intercorrente. Ad esempio, un individuo che precedentemente non temeva, né evitava gli ascensori ha un Attacco di Panico in ascensore e comincia ad aver paura di andare al lavoro per la necessità di prendere l’ascensore fino al suo ufficio al 24° piano. Se questo individuo in seguito ha Attacchi di Panico solo in ascensore (anche se l’oggetto della paura è l’Attacco di Panico) può essere appropriata una diagnosi di Fobia Specifica. Se, invece, l’individuo presenta Attacchi di Panico inaspettati in altre situazioni e comincia ad evitare o a sopportare nella paura altre situazioni per timore di un Attacco di Panico, sarà allora giustificata una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia. Inoltre, anche la presenza della preoccupazione pervasiva di avere un Attacco di Panico quando non ci si aspetta l’esposizione ad una situazione fobica supporta una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia. Se l’individuo ha altri Attacchi di Panico inaspettati in altre situazioni, ma non si sviluppa ulteriore evitamento o sopportazione nella paura, la diagnosi appropriata sarebbe Disturbo di Panico senza Agorafobia.

Talvolta sono giustificate diagnosi contemporanee di Fobia Specifica e Disturbo di Panico con Agorafobia. In questi casi può essere utile prendere in considerazione l’oggetto della preoccupazione fobica dell’individuo. Ad esempio, l’evitare di stare soli per la preoccupazione di poter avere Attacchi di Panico inaspettati giustifica una diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia (se sono soddisfatti gli altri criteri), mentre l’evitamento fobico ulteriore dei viaggi aerei, se causato dalla paura delle cattive condizioni climatiche e di precipitare, può giustificare una diagnosi aggiuntiva di Fobia Specifica.

La Fobia Specifica e la Fobia Sociale possono essere differenziate sulla base dell’oggetto delle paure. Ad esempio, l’evitare di mangiare in un ristorante si può basare su preoccupazioni concernenti l’eventuale valutazione negativa da parte degli altri (cioè Fobia Sociale) o sulla preoccupazione di soffocare (cioè Fobia Specifica). Diversamente dall’evitamento della Fobia Specifica, l’evitamento del Disturbo Post-traumatico da Stress segue ad un evento stressante minaccioso per la vita ed è accompagnato da altre manifestazioni (per es., rivivere il trauma e ridotta affettività). Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, l’evitamento si associa con il contenuto dell’ossessione (per es., sporco, contaminazione). Negli individui con Disturbo d’Ansia di Separazione non si pone diagnosi di Fobia Specifica se le condotte di evitamento sono limitate esclusivamente al timore di separarsi dalle persone alle quali l’individuo è legato. Inoltre, i bambini con Disturbo d’Ansia di Separazione spesso hanno anche una paura esagerata di persone o eventi (per es., rapinatori, ladri, rapitori, incidenti automobilistici, viaggi aerei) che potrebbero minacciare l’integrità della famiglia. Raramente è giustificata una diagnosi separata di Fobia Specifica.

La differenziazione tra l’Ipocondria e la Fobia Specifica, Altro Tipo, (cioè, evitamento di situazioni che possono portare a contrarre una malattia), dipende dalla presenza o assenza della convinzione di essere malato. Gli individui con Ipocondria hanno paura di avere una malattia, mentre gli individui con Fobia Specifica temono di contrarre una malattia (ma non credono che sia già presente). Non si fa diagnosi di Fobia Specifica negli individui con Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa se le condotte di evitamento sono limitate esclusivamente all’evitamento del cibo e degli stimoli collegati al cibo. Un individuo con Schizofrenia o con un altro Disturbo Psicotico può evitare certe attività in conseguenza di deliri, ma non riconosce che la paura possa essere eccessiva o irragionevole.

Paure di vario tipo sono molto comuni, particolarmente nella fanciullezza, ma non giustificano una diagnosi di Fobia Specifica, a meno che vi sia interferenza significativa con il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo, oppure disagio marcato per la presenza della fobia.

 

I) Relazione con i criteri diagnostici per la ricerca dell’ICD-10

I criteri diagnostici per la ricerca dell’ICD-10 per la Fobia Specifica richiedono la presenza di sintomi vegetativi d’ansia e specificano che almeno due sintomi d’ansia (da una lista di 14 sintomi uguali a quelli elencati per il panico) devono essere presenti contemporaneamente. Inoltre, l’ICD-10 specifica che sintomi di ansia devono essere “limitati alle situazioni temute o all’attesa delle situazioni temute”.

 

 

Fonte: www.pgsline.com

 

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Fobie paura di :

 

Psiconevrosi Fobica

 

  • Fobie degli oggetti e degli atti
  • Fobie dei luoghi
  • Fobie degli elementi
  • Fobie delle malattie e anomalie di conformazione del corpo
  • Fobie degli esseri viventi

 

Sintomatologia

  • Fobie di situazione animali e oggetti
    • Agorafobia: spazi ampi come la piazza, senza riparo, si sentono soli ed abbandonati senza punti di riferimento: sudorazione tachicardia, tremori, senso di morte, mancanza d’aria il tutto dura minuti oppure ore. Evitamento-dipendenza da un oggetto idealizzato (cane bambino bastone). Tendenza a ristringere il suo perimetro vitale alla casa riducendo lo spazio esterno.
    • Claustrofobia: angoscia di potersi trovare in un luogo chiuso senza via di scampo. Terrore di essere sepolto vivo, non tollera le finestre chiuse e le porte. Esitamento-dipendenza da un oggetto rassicurante.
    • Mezzi di trasporto
    • Animali : grandi o piccoli e soprattutto microbi
  • Fobie d’impulso:
    • Vuoto: trovandosi in un luogo alto sente improvvisamente il desiderio di buttarsi. Timore di avere questi desideri distruttivi e pericolosi.
    • Comportamento sconveniente o atti lesivi verso il prossimo. Si istaurano spesso brevi cerimoniale per dar vita ad un alter-Ego che impedisce lo sfogo dell’ira.
  • Fobie del corpo:
    • Euretofobia: timore di arrossire in volto, insorge nella pubertà e tende ad attenuarsi. Non può difendersi dallo sguardo altrui.
    • Dismorfofobia: timore di avere dei segni somatici sgradevoli.
    • Nosofobia: timore irrazionale di poter prendere una malattia. Quadri similipocondriaci e ossessivi

 

  1. fobie infantili. Fisiologiche come dell’estreneo (8 mesi), del buio (20 mesi), patologiche.
  2. fobie dell’età senile: con fobie d’impulso in quadri depressivi.

 

Carattere fobico

In mezzo tra l’ansioso e l’isterico. Prevalenza degli aspetti emotivi su quelli intellettivi, spesso temi come malattia, morte, solitudine. Tendenza all’emotività e introiezione con paura di esplorare.

Grande dipendenza con vissuto ambivalente con l’oggetto rassicurante, restringimento del perimetro vitale. Paure del nuovo, dello sconosciuto che alimenta una grande richiesta di sicurezza con una innata difficoltà a socializzare. A volte segni di aggressività. Teme il desiderio perché non controllabile come la voglia di volare assume il significato del pericolo mortale.

Reazione controfobica. Trasposizione e deformazione della paura come impedimento in una situazione in continua messa in atto avendo fobia del vuoto diventa paracadutista.

 

Psicodinamica

Grande conflitto nella spinta progressiva ad abbandonare l’atteggiamento infantile,  una spinta regressiva a conservare questo atteggiamento. Angoscia della separazione vissuta come paura della solitudine e paura di essere rinchiuso imprigionato.

Il fobico tende a spostare la sua paura, ne vede la pericolosità ma è attratto dal desiderio, Evitamento.

Conversione: con reazione controfobica vissuta in modo compulsivo per tamponare l’angoscia

 

Terapia: Psicoterapia

 

Fonte: gabriellirosati.com

 

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Fobie paura di :

 

  • Come si cura il panico con la Realtà Virtuale: La Terapia Cognitivo-Esperienziale

     

    Di Francesco Vincelli, Giuseppe Riva, Enrico Molinari

     

     

    Fra le diverse modalità di trattamento psicologico sul Disturbo di Panico con Agorafobia, come discusso nel capitolo IV, la terapia cognitivo-comportamentale (Cognitive-Behavioral Therapy - CBT) rappresenta uno degli interventi maggiormente efficaci per ottenere una rapida e duratura remissione di tutte le manifestazioni psicopatologiche connesse. La CBT comporta il decondizionamento delle reazioni di paura, la modificazione delle interpretazioni erronee connesse ai sintomi del panico e la riduzione sia del numero degli attacchi di panico che dell’evitamento agorafobico. Tutti gli attuali programmi terapeutici cognitivo-comportamentali prevedono sessioni di esposizione dei pazienti alle situazioni agorafobiche, o in vivo o in immaginazione. Tale procedura comportamentale si è infatti rivelata fondamentale per incidere efficacemente sull’evitamento, uno tra i principali responsabili dell’innescarsi del circolo vizioso alla base del disturbo stesso (Clark, 1986), e per rinforzare i risultati ottenuti grazie alle tecniche cognitive.

     

    Il presente capitolo illustra l’esito della sperimentazione clinica del protocollo di trattamento del Disturbo di Panico con Agorafobia assistito mediante Realtà Virtuale, realizzata all’interno del progetto del Ministero della Ricerca e dell’Università “NeuroTIV – Managed Care basata su Telepresenza Immersiva Virtuale per l'Assessment e la Riabilitazione in Neuropsicologia e in Psicologia Clinica - http://www.neurotiv.org”. L’obiettivo di questa fase della ricerca è stato quello di verificare se sia possibile, mediante tale innovativa tecnica terapeutica, ottenere risultati analoghi a quelli di una terapia cognitivo-comportamentale classica con esposizione in immaginazione, ma in un numero inferiore di sedute: 8 sessioni a fronte delle 12 previste dal metodo tradizionale.

     

    Il primo paragrafo presenta una descrizione del progetto di ricerca di cui lo studio sul Disturbo di Panico con Agorafobia fa parte, premettendo che il background concettuale di tale ricerca è identificabile in un incontro tra psicologia e information and communication technologies (ICT), in particolare tra psicoterapia e Realtà Virtuale. I presupposti di tale approccio integrativo sono ravvisabili nell’approfondita analisi, proposta nel terzo capitolo, dei contributi della letteratura specialistica che hanno portato a delineare la Realtà Virtuale come sistema immaginativo evoluto (Riva, Molinari, Vincelli, 2001), ricco di potenzialità applicative in ambito psicoterapeutico.

    Il resto del capitolo descrive dettagliatamente la sperimentazione del protocollo per il trattamento del Disturbo di Panico con Agorafobia assistito mediante Realtà Virtuale, elaborato a partire dalla fine degli anni ‘90 e testato all’interno del progetto NeuroTIV, offrendo una presentazione e discussione dei risultati ottenuti.

               

     

    5.1.      Il Progetto NeuroTIV:  Innovazione, Integrazione, Diffusione

     

    La ricerca presentata in questo lavoro fa parte di un più ampio progetto sperimentale che affonda le radici nella linea evolutiva degli strumenti e delle tecniche psicoterapeutiche, oggetto di recenti contributi da parte delle information and communication technologies (ICT). In particolare, la definizione e la sperimentazione della terapia oggi possibile in NeuroTIV ha la sua origine nell’attività dei progetti di ricerca VREPAR, VREPAR 2 (Virtual Reality Environments for Psycho-Neuro-Physiological Assessment and Rehabilitation - HC-1053/1055) e VEPSY UPDATED (Virtual Environment in Clinical Psychology - IST-2001-25323 – http://www.vepsy.com) finanziati dalla Comunità Europea e coordinati dal Prof. Giuseppe Riva.

    Questi tre progetti hanno provato ad estendere l’area applicativa delle tecnologie di Realtà Virtuale ad un ambito fino ad allora relativamente poco esplorato: la psicologia clinica. Sulla scia delle applicazioni in ambito medico, che hanno prodotto ad esempio procedure per la telemedicina e modelli di training chirurgico, questi progetti hanno coinvolto partner provenienti da un network internazionale di istituzioni accademiche ed industrie in un progetto finalizzato, tra l’altro, a rendere maggiormente competitiva la ricerca nell’area europea. A precedere il lavoro di NeuroTIV è stato il progetto VEPSY UPDATED: lo start-up del progetto ha avuto luogo ufficialmente il primo gennaio 2001, per poi concludersi nel giugno 2003. Il Consorzio di ricerca comprendeva i seguenti partners:

     

     

    -           Istituto Auxologico Italiano (Italia) con il ruolo di coordinatore,

    -           Università Cattolica del Sacro Cuore (Italia)

    -           Università degli Studi di Padova (Italia)

    -           Association of Medical Psychotherapists (Italia)

    -           PREVI (Spagna)

    -           Universitat Jaume I (Spagna)

    -           MedIClab- Universidad Politécnica de Valencia (Spagna)

    -           ELSAG (Italia)

    -           GREYC - Institut des Sciences de la Matière et du Rayonnement (Francia)

    -           VRHealth (Italia)

    -           University of Genoa - School of Engineering (D.I.S.T.) Department of Communication, Computer and System Sciences (Italia)

    -           TSD Projects (Italia)

     

     

    La versione attuale del protocollo è frutto della collaborazione all’interno del progetto NeuroTIV con ricercatori provenienti dal Center of Advanced Multimedia Psychoterapy (California School of Professional Psychology, San Diego, CA, USA), dal Seoul Paik Hospital, Inje University (Seul, Korea) e dal Dipartimento di Psicologia dell’Université du Quebec a Hull, Canada.

     

    Il background concettuale cui il progetto NeuroTIV fa riferimento è riconducibile ad un’area di integrazione tra nuove tecnologie (ICT) e psicologia. Considerata la complessità che caratterizza l’uomo e le sue interazioni con l’ambiente, qualsiasi approccio riduzionistico è ormai stato abbandonato in favore di nuovi orientamenti multicomponenziali ed eclettici. L’innovazione, dunque, implica l’integrazione. In questo caso, gli ambiti oggetto di promettenti prove di integrazione sono stati la psicoterapia e la Realtà Virtuale. Facendo riferimento a caratteristiche dei sistemi virtuali quali interattività e senso di presenza, l’area di incontro e scambio tra Realtà Virtuale e psicoterapia si delinea come uno spazio di avvicinamento tra realtà ed immaginazione.

     

    Accanto agli aspetti di innovazione ed integrazione, il progetto NeuroTIV attribuisce notevole importanza alla fase di diffusione dei risultati della ricerca. La verifica finale di uno strumento clinico avviene infatti nel contesto di utilizzo; di conseguenza, è stato considerato di primaria importanza definire efficaci piani di diffusione delle nuove acquisizioni. La validità dei frutti del progetto NeuroTIV verrà ulteriormente confermata da quelle situazioni in cui, com’è avvenuto nelle condizioni sperimentali, essi dimostreranno di essere strumenti e metodi innovativi capaci di promuovere efficacemente la qualità della vita dei pazienti, la loro autonomia e la loro integrazione sociale.

     

     

    5.1.1    Obiettivi Del Progetto NeuroTIV

     

    Ripercorriamo in questa fase i principali obiettivi del progetto NeuroTIV lungo quattro stadi riconoscibili nei termini designing, defining, testing, disseminating. NeuroTIV ha avuto come prima finalità quella di progettare (designing) modelli clinici da impiegare unitamente a sistemi modulari di Realtà Virtuale (VRMS, Virtual Reality Modular Systems), esito della precedente ricerca svolta nei progetti VREPAR, VREPAR 2 e VEPSY UPDATED. Tali moduli terapeutici sono stati elaborati in riferimento alle quattro aree psicopatologiche di interesse per la ricerca: attacchi di panico con agorafobia, fobia sociale, impotenza maschile ed eiaculazione precoce, disturbi dell’alimentazione.

     

    Il secondo stadio ha visto la definizione (defining) di specifici protocolli di applicazione dei rispettivi moduli clinici nell’ambito dell’assessment e della terapia. Nello sviluppo delle procedure prototipiche, sono stati tenuti in ampia considerazione i feedback riportati da medici e psicologi, nel rispetto di un’impostazione centrata sull’utente finale degli strumenti in via di elaborazione.

     

    La fase successiva richiedeva una valutazione dei nuovi strumenti. Il testing è stato condotto in due tempi, in entrambi i casi con soggetti provenienti da almeno due paesi europei. Il primo stadio, di carattere dimostrativo, ha coinvolto un numero limitato di pazienti nei primi nove mesi; il secondo stadio, condotto su larga scala, ha interessato i successivi quindici mesi.

     

    Come rimarcato, il progetto NeuroTIV attribuisce notevole importanza alla fase conclusiva dedicata alla diffusione (disseminating) dei risultati ottenuti agli utenti finali, i clinici, ed agli stessi pazienti. Un lavoro di tale portata presuppone, infatti, un’estesa fase informativa circa l’offerta di nuove possibilità di cura per i disturbi in oggetto.

    Per garantire la più ampia diffusione possibile degli esiti del progetto, e la loro fruibilità a costi contenuti ed accessibili, protocolli e prodotti elaborati sono disponibili in forma di strumenti di telemedicina scaricabili dal Web, nonché come strumenti utilizzabili su computer portatili. In riferimento al progressivo incremento di potenza dell’hardware di supporto previsto per i prossimi anni, gli strumenti realizzati all’interno del progetto NeuroTIV vanno intesi come una base di prodotti aperta a ulteriori sviluppi, flessibile rispetto alle continue evoluzioni tecnologiche e scientifiche.

     

    5.1.2    Quali Benefici ?

     

    I vantaggi identificabili nella cornice di NeuroTIV hanno a che fare con i differenti aspetti propri delle dinamiche caratterizzanti la motivazione dei potenziali pazienti ad intraprendere una psicoterapia. Tra i fattori che ancora ostacolano la scelta di impegnarsi in un processo adeguato di cura dei propri disturbi, si annoverano principalmente questioni economiche nonché resistenze o dubbi circa l’efficacia della specifica terapia e delle sue tecniche. Come descritto nel quarto capitolo, l’approccio cognitivo-comportamentale assegna primaria importanza al costante apporto di evidenze empiriche circa la validità del proprio modello psicoterapeutico (terapie evidence based). Inoltre, i pazienti vengono adeguatamente informati sulla teoria che costituirà il fondamento del proprio trattamento. Come illustrato nel terzo capitolo, l’approccio della Virtual Reality Exposure Therapy (VRET), da noi denominata Terapia Cognitivo Esperienziale (TCE), migliora ulteriormente le condizioni di intervento, consentendo al terapeuta un più ampio controllo sui parametri degli stimoli presentati ai clienti, permettendo in tal modo di verificare con maggiore efficacia l’effetto delle variabili su cognizioni e comportamenti dei pazienti.

     

    I disturbi di cui ci si è occupati nella sperimentazione (DP-A, fobia sociale, obesità, bulimia, binge-eating disorder, impotenza maschile ed eiaculazione precoce) comportano risposte disfunzionali del paziente rispetto a specifici oggetti o circostanze, come il cibo e l’immagine corporea o situazioni sociali ansiogene. Le tecniche comportamentali, avendo la funzione di consolidare le modificazioni cognitive guidate dal terapeuta, comportano la graduale ripresa delle interazioni tra il soggetto e lo stimolo critico, in condizioni dette di esposizione. Come precedentemente illustrato, tale tecnica ha due declinazioni applicative: l’esposizione in vivo e quella in imaginatio. La procedura in vivo, che consente al terapeuta di assistere il paziente nell’affrontare gli stimoli critici in contesti reali, si è rivelata di notevole efficacia terapeutica. Tuttavia, tali situazioni sono particolarmente ‘costose’ per il soggetto, e rischiano di compromettere il proseguimento della terapia. I ‘costi’, di tipo sia economico che psicologico, possono essere notevolmente ridotti con la TCE: infatti, essa consente di non abbandonare lo studio del terapeuta, ambiente considerato protetto, limitando le spese legate alle uscite. Inoltre, come descritto nel terzo capitolo, il terapeuta ha la possibilità di regolare l’intensità degli stimoli virtuali. Tale condizione si è rivelata difficilmente realizzabile in vivo, impedendo di rispettare l’importanza riconosciuta alla gradualità dell’esposizione.

     

    Oltre a tali importanti vantaggi relativi alla limitazione delle resistenze dei pazienti nei confronti della terapia, il progetto NeuroTIV annovera tra i pregi del ricorso a strumenti virtuali le molteplici potenzialità applicative nell’ambito della telemedicina, nonché la possibilità di diffusione capillare dei modelli e degli strumenti elaborati attraverso il linguaggio VRML , che consente la creazione di animazioni interattive supportate dai protocolli attualmente disponibili.

     

    5.2       Ipotesi e disegno di ricerca

     

    Come premesso, la presente ricerca ha perseguito uno degli specifici obiettivi del progetto NeuroTIV, testando il protocollo per il trattamento esperienziale del Disturbo di Panico con Agorafobia assistito mediante Realtà Virtuale (TCE). L’ipotesi di ricerca emerge dall’efficacia riscontrata nel trattamento di tale patologia con il modello cognitivo-comportamentale, unita ai buoni risultati ottenuti nella cura delle fobie mediante l’esposizione virtuale (Riva, 1998). Per un’approfondita analisi, si rimanda il lettore al capitolo III del presente volume.

     

    Si è ipotizzato che l’impiego di tecnologie virtuali specifiche per il Disturbo di Panico con Agorafobia (DP-A), a sostegno ed integrazione delle tradizionali tecniche cognitive e comportamentali, consenta di ottenere risultati simili a quelli raggiunti con il trattamento classico, ma in tempi più brevi. L’adozione di tecniche espositive virtuali favorirebbe la remissione dei sintomi e delle condotte agorafobiche in un numero inferiore di sedute (-30%), rispetto a quanto avviene mediante l’esposizione in imaginatio.

     

    La ricerca si caratterizza per un disegno sperimentale fattoriale misto 2x3, ossia un disegno con due variabili indipendenti che assumono rispettivamente K=2 e K=3 livelli, con la variabile within del tempo (valutazione clinica pre e post-terapia) e quella between dei differenti protocolli di trattamento. Le tre condizioni sperimentali cui i soggetti clinici sono stati casualmente assegnati sono riportate nella figura 5.1.

     

    • WL (Waiting List).

    Si tratta del gruppo di controllo: pazienti che corrispondono alle caratteristiche del campione, lasciati in lista d’attesa per la terapia.

    • CBT (Cognitive-Behavioral Therapy).

    Sono quei soggetti sottoposti al tradizionale trattamento cognitivo-comportamentale del DP-A.

    • TCE (Terapia Cognitivo Esperienziale).

    É il gruppo di pazienti assegnati al protocollo VR-assisted del Disturbo di Panico con Agorafobia, elaborato all’interno del progetto NeuroTIV.

    Figura 5.1

     

    L’analisi within permetterà di rilevare in ciascun gruppo, relativamente agli indicatori clinici testati, differenze statisticamente significative tra il tempo di rilevazione T1 (prima della terapia) e il tempo di rilevazione T2 (dopo la terapia).

    L’analisi between permetterà di evidenziare la presenza o l’assenza di differenze statisticamente significative tra i gruppi assegnati a ciascuna condizione sperimentale, sia in fase di pre-trattamento che in fase di post trattamento.

    Il disegno di ricerca ha inoltre previsto la valutazione dei soggetti mediante i test psicometrici BDI, STAI, ACQ, FQ e Panic Rating Scale, ripetuti nelle condizioni pre-test, post-test e in fasi di follow up a distanza di tre, sei e dodici mesi.

     

     

    5.2.1    Strumenti psicometrici

    Al fine di valutare le caratteristiche del Disturbo di Panico con Agorafobia per ciascun soggetto, e di constatarne eventuali alterazioni al termine del trattamento CBT o TCE, tutti i pazienti hanno compilato i seguenti test psicometrici:

     

    -     Beck Depression Inventory (BDI), (Beck, Mendelson, Mock e Erbaugh, 1961). Si tratta di una scala autovalutativa composta da 21 item volti a misurare la gravità dei sintomi depressivi. I soggetti sono tenuti ad indicare, contrassegnando una delle quattro opzioni presenti per ciascuna domanda, quale frase descriva meglio lo stato d’animo provato nel corso della settimana passata. Ad ogni opzione corrisponde un punteggio che va da 0 a 3, indicando il livello di gravità del sintomo indagato. L’interpretazione del punteggio totale è la seguente:

     

               0- 9      =  prestazione normale;

             10-15     =  depressione lieve;

             16-19      =  depressione da lieve a moderata;

    20-29     =  depressione da moderata a grave;

    30-36      =  depressione grave.

     

    Gli item 2 e 9 forniscono rispettivamente indicazioni del livello di disperazione e di propensione al suicidio (Wells, 1999).

    LINGUAGGIO VRML

    Virtual Reality Modeling Language.Si tratta di un formato di file e del relativo run time utilizzato per la grafica 3D sul Web. La versione corrente (VRML 2.0) è in grado di offrire allo user un’ampia gamma di comportamenti possibili, supportando animazioni ed interazioni multi-user in tempo reale. Le potenzialità applicative di tale strumento cresceranno parallelamente ai progressi nell’ambito delle tecnologie che ne costituiscono le basi. Acceleratori grafici di seconda generazione e linee ADSL costituiscono, ad oggi, lo scenario di tale progresso.

    State-Trait Anxiety Inventory (STAI), (Spielberger, Gorsuch, Lushene, Vagg e Jacobs, 1983). Si compone di due diverse sezioni che valutano due differenti aspetti dell’ansia: l’ansia di stato (state) e l’ansia di tratto (trait). Rispettivamente, l’ansia di stato rappresenta l’intensità dell’emozione ansiosa in un determinato momento, ed è ravvisabile in vissuti di tensione, nervosismo, preoccupazione, apprensione e in risposte neurovegetative. L’ansia di tratto, invece, consiste in una “disposizione relativamente stabile dell’individuo” (Wells, 1999), ed è pertanto considerata una caratteristica della personalità del soggetto. Le due scale dello STAI sono costituite da venti domande con un sistema di risposta Lickert a quattro punti.

    Le opzioni di risposta per lo STAI-state (per nulla, un poco, abbastanza, moltissimo) riguardano il momentaneo stato d’animo del soggetto. La scelta tra le differenti alternative nello STAI-trait si riferisce, invece, alla condizione abituale del soggetto.

     

    -     Agoraphobic Cognition Questionnaire (ACQ), (Chambless, Caputo, Bright e Gallagher, 1984). Si tratta di una scala di misurazione specifica per le interpretazioni errate catastrofiche relative alle conseguenze negative dell’ansia, tipicamente presenti nell’agorafobia associata al panico. La scala è composta da 14 item che rappresentano altrettanti pensieri caratteristici, e richiede ai soggetti di indicare quanto frequentemente un pensiero si manifesta quando sono nervosi. Un punteggio da 1 (pensiero mai verificatosi) a 5 (pensiero ricorrente) consentirà di stimare la frequenza dei pensieri espressi negli item. Tale strumento è assai utile al fine di valutare l’efficacia del trattamento cognitivo-comportamentale.

     

    -     Fear Questionnaire (FQ), (Marks e Mathews, 1979). Si tratta di un utile strumento ai fini della valutazione dell’evitamento fobico, composto da 15 domande corrispondenti alle 15 forme di fobia più comuni (Wells, 1999). I soggetti sono chiamati ad indicare, con un punteggio da 0 a 8, il grado di evitamento della situazione o dello stimolo proposto che li caratterizza

     

    -     Panic Rating Scale (PRS), (Wells, 1999). È uno strumento che si compone di 4 categorie di item, volto a considerare nel dettaglio la complessa fenomenologia del Disturbo di Panico. La prima sezione prevede la quantificazione degli attacchi esperiti nella settimana immediatamente precedente (PA – Panic Attaks). La seconda parte intende valutare il comportamento evitante nel suo complesso (Agoraphobic Behavior), invitando il soggetto ad indicare, su una scala a 9 punti (0 = mai; 4 = metà delle volte; 8 = sempre), quante volte si è trovato ad evitare situazioni per timore di un attacco di panico. La domanda successiva è volta ad individuare la varietà e la frequenza dei comportamenti protettivi; infine, la quarta sezione intende identificare e misurare i pensieri catastrofici che si manifestano nei pazienti durante gli attacchi di panico, richiedendo ai soggetti di indicare quanto credano vero ciascuno dei pensieri proposti. Nella presente ricerca sono state prese in considerazione le prime due voci della PRS, dalle quali si sono ricavati, in situazione di pre-test e post-test, gli episodi di panico avuti dai soggetti nella settimana precedente nonché la frequenza delle condotte evitanti.

     

    Ulteriori strumenti di assessment sono stati impiegati nel corso della terapia, al fine di ottenere un monitoraggio costante e preciso degli effetti del trattamento. Si è fatto ricorso a misure soggettive come i diari, nonché alle Subjective Units of Distress (SUD) , volte a valutare su una scala da 0 a 10 lo stato ansioso del paziente durante l’esposizione agli ambienti agorafobici. Tale strumento è stato frequentemente impiegato durante la fase di esposizione virtuale.

     

    5.2.2    Campione

    Il campione è costituito da 51 soggetti rispondenti alla diagnosi di Disturbo di Panico con Agorafobia secondo i criteri diagnostici del DSM IV-TR. Dati quali sesso, età, anni di istruzione, attività lavorativa e stato civile permettono di disegnare un breve profilo del campione. Coerentemente con la letteratura specialistica sul PDA e con i dati epidemiologici riportati dal DSM IV-TR, si rileva una prevalenza di soggetti di sesso femminile, che costituiscono il 70,6% del campione (36 soggetti), mentre 15 risultano essere i soggetti di sesso maschile (29,4% del campione). L’età dei soggetti, invece, non risulta rispecchiare la diffusa considerazione del disturbo in oggetto come tipico della tarda adolescenza e della categoria giovani adulti. L’età media del campione, infatti, è di 42,80 anni; l’età minima dei soggetti è di 22 anni, la massima di 53 anni. Relativamente al livello di istruzione, il campione risulta avere in media 10,98 anni di istruzione, in un range compreso tra 5 e 17; il livello di istruzione maggiormente rappresentato (52,9% del campione) è il corrispondente della scuola secondaria superiore (13 anni). Il 64,7% del campione (33 soggetti) svolge una attività lavorativa, il 27,5% (14 soggetti) è rappresentato dalla categoria “casalinghe”, solo il 7,8% (4 soggetti) da studenti. I dati relativi allo stato civile indicano che il 60,8% dei soggetti (31 soggetti) è coniugato, il   39,2 % (20 soggetti) è invece single.

     

    Totale soggetti

    51

    Sesso

    36  F            (70,6%)

    15  M           (29,4%)

    Età

    22-55           (m=42,80)

    Livello di istruzione

    Medio          (m=10,98)

    Stato civile

    60,8%          coniugato

    39,2%          single

    Occupazione

    64,7%          lavoro extradomestico

    27,5%          lavoro domestico

    7,8%            studente

    Figura 5.2

    I 51 soggetti sono stati assegnati consecutivamente, alle tre condizioni sperimentali caratterizzanti la variabile between dello studio. 17 soggetti hanno formato il gruppo Waiting List, 17 soggetti il gruppo CBT, 17 soggetti il gruppo TCE.

    Sono stati esclusi, in sede di selezione, pazienti cardiopatici, in gravidanza, soggetti con elevata tendenza al suicidio nonché situazioni che presentavano comorbidità con disturbi psicotici o disturbo bipolare. Infine, il Disturbo di Panico con Agorafobia doveva essere presente da almeno sei mesi. Ai pazienti con una terapia farmacologica in corso è stato richiesto di non alterare i dosaggi durante tutto il corso del trattamento, in modo da non introdurre una variabile non prevista ai fini della ricerca. Tutti i soggetti hanno firmato un consenso informato circa gli obiettivi ed i dettagli dello studio cui avrebbero partecipato.

     

    I pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione sono stati inviati dalla LIDAP, Lega Italiana per il Disturbo da Attacchi di Panico.

     

     

    5.2.3    Tecnologia virtuale: Hardware

     

    Lo strumento virtuale impiegato per la ricerca è il VEPDA, Virtual Environments for Panic Disorders with Agoraphobia. Esso è costituito da un computer, da un casco immersivo (Head Mounted Display), da un sensore di posizione (Head Tracker) per la gestione del punto di vista e da un dispositivo di input motorio del tipo Joystick a due pulsanti. La figura 5.3  illustra le caratteristiche tecniche specifiche di tali strumenti.

     

    PC Pentium IV

    Processore 3.2 Ghz, Ram 1024 MB,

    scheda grafica GeForce 7900 GTX 512 Mb VRAM

    Casco Virtuale EMagin Z800 3D Visor

    Tecnologia OLED : un micro display per occhio in grado di visualizzare 720.000 pixels per ciascun occhio (800H x 600Vx 3 colori). Il casco è in grado di produrre immagini tridimensionali.

     

    Sensore di posizione (tracker)

    Incorporato all’interno del casco EMagin. Il sensore di posizione è di tipo giroscopico e rileva i movimenti effettuati dal soggetto sugli assi x, y e z. I dati così raccolti vengono poi inviati al computer per l’elaborazione utilizzando un collegamento USB.

    Joystick a due pulsanti

    L’utilizzo di un joystick a due pulsanti per l’input motorio è stato ritenuto sufficiente ai fini della ricerca; un pulsante permette all’avatar del paziente di camminare in avanti, l’altro di retrocedere. L’adozione di dispositivi di input più sofisticati come il dataglove avrebbe potuto compromettere l’intuitività, il senso di padronanza del soggetto nell’utilizzo del sistema e la sua funzionalità all’azione terapeutica, funzionalità che richiede l’attenzione del soggetto sui contenuti e sull’esperienza piuttosto che sul veicolo tecnologico.

    Figura 5.3

    5.2.4    Tecnologiavirtuale: Software

     

     

    cure fobie e paurecure fobie e paure

    VEPDA, Virtual Environments for Panic Disorder with Agoraphobia, è il software realizzato con CONITECT GS6 per la Terapia Cognitivo Esperienziale (TCE) del disturbo in oggetto. Esso comprende quattro ambienti virtuali raffiguranti quattro differenti zone, significative dal punto di vista del DP-A.

     

    cure fobie e paure

    Zona 1: Ascensore

     

    Attraversando un corridoio il paziente può accedere alla cabina dell’ascensore, chiudere le porte, esplorare l’ambiente. Variabili manipolabili: il terapeuta può aumentare il numero di persone presenti e ampliare nonché restringere l’area della cabina.

     

    cure fobie e paure

    Zona 2: Supermercato

     

    Il paziente può entrare nel supermercato, esplorare i diversi reparti, prendere oggetti, fare la fila alle casse e pagare. Variabili manipolabili: il terapeuta può incrementare il numero di persone presenti e allontanare il soggetto dalle uscite.

     

     

    cure fobie e paureZona 3: Metropolitana

     

    Il paziente, scendendo le scale, può accedere all’ambiente metropolitano e salire su una carrozza del treno che viaggia tra le stazioni. Variabili manipolabili: il terapeuta può incrementare il numero di persone e distanziare le uscite.

     

     

    cure fobie e paureZona 4: Piazza

     

    L’ambiente riproduce un’ampia piazza in cui si scorgono una chiesa, un bar con tavolini all’aperto, edifici con portici e negozi, panchine, zone verdi, una fontana, cabine telefoniche, ed altri dettagli come la segnaletica ed i cestini che rendono l’ambiente più familiare. Variabili manipolabili: il terapeuta può incrementare il numero di persone come per gli altri ambienti, e condurre il paziente verso spazi più angusti, che offrono limitate vie d’uscita.

    Per ciascun ambiente, il software permette al terapeuta di definire di volta in volta le caratteristiche delle esperienze ansiogene virtuali attraverso un menu di setup; variabili manipolabili in funzione dell’efficacia clinica sono, per esempio, la durata dell’esposizione ed il numero di persone presenti nell’ambiente (da nessuno ad una folla).

     

    Coerentemente con i principi del progetto NeuroTIV, il software VEPDA è gratutitamente scaricabile dal sito web www.cyberpsychology.info/try.htm. I soggetti potranno liberamente navigare negli ambienti disponendo di un PC standard con processore Pentium IV/Celeron/Athlon con velocità minima di 2.8 GHz,, 512 Mb di memoria RAM e una scheda grafica acceleratrice con almeno 128Mb di video Ram; il sistema operativo compatibile è il sistema Windows nelle versioni 2000, NT, e  XP. Senza però la possibilità di utilizzare un casco immersivo e un sensore di posizione, il senso di presenza risulterà comunque compromesso rispetto all’esperienza realizzabile nel setting clinico sperimentale.

    Il CD allegato al libro contiene la versione più aggiornata degli ambienti virtuali.

     

    5.2.5    Ambienti virtuali: la questione del realismo

    Come abbiamo già segnalato nel secondo capitolo, se alla base dell’applicazione dei sistemi virtuali vi è una definizione di Realtà Virtuale come esperienza (Steuer, 1992), la simulazione riguarda non solo l’ambiente virtuale, ma l’esperienza di immersione nel suo complesso. Osberg (1997) puntualizza a proposito della correttezza di definire la Realtà Virtuale come una realtà alternativa fondata sulla percezione, e non una forma di percezione basata sulla realtà. In questo modo non avrebbe senso parlare di realismo, in accordo con quanto affermato da Baños e colleghi (1999): “VR does not need to copy physical reality”. Resta, tuttavia, il fatto che un’esperienza virtuale immersiva è indubbiamente favorita da ambienti che riproducono realisticamente il mondo esterno che intendono simulare. Per usare le parole di Carr (1995), percezione del realismo e percezione della realtà non sono la stessa cosa. Il senso di realtà che accompagna una determinata esperienza non implica necessariamente che si sia convinti della realtà dell’esperienza stessa; si ritorna, così, a chiamare in causa quello che nel capitolo III viene definito il fattore individuo: la “volontaria sospensione dell’incredulità”.

     

    L’efficacia di un ambiente virtuale applicato alla psicologia clinica dipenderà fondamentalmente da una corretta comprensione, da parte dell’utente, di quello che è lo specifico scopo per cui esso è stato elaborato. Un’adeguata aspettativa del paziente riguardo alle caratteristiche dell’ambiente, motivate dalle finalità per cui è stato realizzato, si rivelerà di basilare importanza nel favorire un atteggiamento di disponibilità, che andrà ad influire sul beneficio che la terapia potrà portare all’individuo stesso.

     

    Per tornare al discorso del realismo (faithfulness) degli ambienti, una simulazione efficace ed immersiva non implica necessariamente ambienti virtuali estremamente complessi, in grado di riprodurre con la massima fedeltà l’ambiente di riferimento. La sensazione di presenza, fondamentale per un’esperienza virtuale clinicamente efficace, è profondamente influenzata dal livello di interattività e dalla libertà di movimento nell’ambiente garantite dalle tecnologie che ne stanno alla base. Nel contesto dell’applicazione della Realtà Virtuale alla psicologia clinica, la realtà dell’esperienza è da ascrivere alla funzionalità della stessa rispetto allo scopo prefisso. Di conseguenza, l’enfasi si sposta dalla qualità dell’immagine, dalla perfezione grafica del sistema (sinonimi di realismo/faithfulness), alla libertà di movimento ed alle possibilità di azione dei soggetti nell’ambiente virtuale (Riva, 2000) . Ulteriori studi sono in atto al fine di incrementare l’aspetto interattivo degli ambienti, per incidere di conseguenza sull’efficacia dell’esperienza.

     

     

    5.3       Il protocollo per il trattamento cognitivo comportamentale del Disturbo di Panico con Agorafobia assistito mediante Realtà Virtuale

     

     

    ASSESSMENT

    • Primo colloquio.

    • Test psicometrici.

     

     

    SESSIONE I

     

    • Descrizione del modello eziopatogenetico del PDA.

    • Collegamenti tra il modello ed un recente attacco di panico del paziente.

    • Introduzione agli ambienti virtuali.

    Esposizione agli ambienti virtuali e gerarchia degli stimoli virtuali.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico.

     

    SESSIONE II

     

    • Verifica del compito a casa.

    Assessment cognitivo assistito mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Introduzione e programmazione dell’autoesposizione in vivo.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

     

    SESSIONE III

     

    • Verifica del compito a casa.

    Ristrutturazione cognitiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

     

    SESSIONE IV

     

    • Verifica del compito a casa.

    Esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

     

    SESSIONE V

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Esposizione interocettiva.

    Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

     

    SESSIONE VI

     

    • Verifica del compito a casa.

    Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

     

    SESSIONE VII

     

    • Verifica del compito a casa.

    Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

     

    SESSIONE VIII

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Ristrutturazione cognitiva e prevenzione delle ricadute.

    • Programmazione del follow-up ad uno, tre e sei mesi di distanza.

    • Retest.

    cure fobie e paure

    Figura 5.4

     

     

    Ideata dal Laboratorio di Tecnologia Applicata per la Neuropsicologia (ATNP-Lab) dell’Istituto Auxologico Italiano in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano, la prima versione del protocollo di trattamento cognitivo comportamentale del DP-A assistito mediante Realtà Virtuale è stata definita da Vincelli (2001) sulla base di competenze in ambito clinico e a partire dal protocollo classico di CBT a cura di Clark (1986) nonché dagli adattamenti effettuati, in altre ricerche applicative, su protocolli tradizionali per la Terapia Cognitivo Esperienziale (TCE) di altre categorie cliniche.

     

    Questa prima versione è stata sottoposta alla validazione, in fasi successive, da parte degli esperti coinvolti nel progetto multicentrico: il gruppo diretto da Brenda Wiederhold, ricercatrice e responsabile del Center for Advanced Multimedia Psychotherapy della California School of Professional Psychology di San Diego negli Stati Uniti, nonché responsabile scientifica della rivista di settore CyberPsychology & Behavior, quello diretto da Yang Hee Choi, full professor presso il Seoul Paik Hospital della Inje University di Seoul in Corea, quello diretto da Stephane Bouchard, full professor presso il Departement of Psychology dell’Università del Quebec a Hull in Canada, da Giuseppe Riva, professore associato di psicologia della comunicazione presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché massimo esperto italiano nell’ambito delle applicazioni cliniche della Realtà Virtuale e da Enrico Molinari, professore ordinario di psicologia clinica presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

     

    Le competenze di questi giudici, seppur in misura diversa, riguardano sia l’ambito della psicoterapia cognitivo-comportamentale, sia l’ambito della Virtual Reality Therapy. Pertanto, operando in centri di ricerca molto distanti gli uni dagli altri (California, Canada, Corea del Sud, Italia), attraverso internet che ha consentito di disporre di un laboratorio di ricerca virtuale comune a tutti i ricercatori coinvolti, la prima versione del protocollo è stata sottoposta alla valutazione contemporanea degli esperti. Ogni modifica apportata al protocollo da un ricercatore è stata, quasi in tempo reale, valutata, accettata o ulteriormente modificata dagli altri. Questo lavoro di verifica, che ha visto la sua ultima tappa con l’applicazione della versione finale del protocollo su un caso singolo, ha avuto una durata pari a sei mesi.

     

     

    5.3.1    Analisi delle sessioni di psicoterapia

     

    Il protocollo cognitivo comportamentale assistito mediante Realtà Virtuale (TCE) elaborato per il trattamento del Disturbo di Panico con Agorafobia (DP-A) mostra chiaramente nella propria struttura le molteplici fonti cui attinge, in quanto procedura psicoterapeutica eclettica. Gli elementi in corsivo nella figura 5.4 indicano le componenti innovative che l’impiego della Realtà Virtuale ha permesso di introdurre nella tradizionale terapia cognitivo-comportamentale del DP-A. Come si vede, si tratta di variazioni a partire dalle tradizionali tecniche cognitive, in riferimento allo strumento virtuale, componente integrante del processo terapeutico.

     

    Analizzando dettagliatamente le differenti sessioni di terapia ed il loro contenuto, sarà possibile precisare quali tecniche siano state rielaborate ed adattate allo strumento virtuale, ed in che modo ciò sia avvenuto al fine di realizzare un efficace e completo protocollo esperienziale VR-assisted per il trattamento del DP-A

     

     

     

     

    I SESSIONE

     

    • Descrizione del modello eziopatogenetico del DP-A.

    • Collegamenti tra il modello ed un recente attacco di panico del paziente.

    • Introduzione agli ambienti virtuali.

    Esposizione agli ambienti virtuali e gerarchia degli stimoli virtuali.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico.

    cure fobie e paure

     

    Il principale obiettivo della prima seduta consiste nel presentare al paziente il modello eziopatogenetico del Disturbo di Panico con Agorafobia secondo l’approccio cognitivo-comportamentale, per poi esporre il programma di terapia di cui potrà beneficiare nel corso della sperimentazione. Come precedentemente chiarito, il modello cognitivo-comportamentale prevede che i soggetti detengano un ruolo attivo nel proprio percorso terapeutico: l’introduzione delle concettualizzazioni che fondano il protocollo di intervento assolve infatti a tale scopo. La spiegazione non sarà, di conseguenza, una “lezione in cattedra” da parte dello psicoterapeuta. Le differenti componenti dell’ansia, la loro natura fisiologica o patologica, gli aspetti cognitivi implicati ed i comportamenti di evitamento e protettivi connessi vengono illustrati a partire da una specifica esperienza del paziente, solitamente un recente attacco di panico. Vengono introdotti i concetti di percezione come interpretazione, di errori cognitivi, di pensieri negativi e credenze catastrofiche, di comportamenti di mantenimento e di condotte protettive, fino ad arrivare ad inserire tutte le componenti all’interno del modello del circolo vizioso di Clark descritto nel terzo capitolo (1989). Il terapeuta, per favorire la comprensione reciproca, fa riferimento ad un attacco recente riportato dal paziente, così che la spiegazione dei fondamenti eziologici del Disturbo di Panico possa essere facilmente correlata all’esperienza reale. Il testo qui presentato costituisce un esempio di ciò che può essere comunicato al paziente.

     

    “L’ansia è un’esperienza umana di fondamentale importanza dal punto di vista dell’adattamento e della sopravvivenza della nostra specie. Infatti, l’emozione di ansia determina la rapida attivazione delle risorse fisiche e mentali dell’individuo di fronte alla minaccia di un pericolo imminente. Per questo motivo, l’ansia non è necessariamente nociva. Infatti, se contenuta entro certi limiti, produce un miglioramento di tutte le prestazioni utili per affrontare prontamente e in modo efficace le situazioni critiche. Se però questi limiti vengono superati e l’ansia si presenta troppo frequentemente e/o con un’intensità estrema al di fuori dalle situazioni di emergenza, essa diventa patologica poiché genera disagio e sofferenza e compromette pesantemente sia il funzionamento che la qualità della vita dell’individuo. In questi casi, diventa necessario l’intervento di un professionista, per aiutare la persona sofferente a comprendere la natura dell’ansia, a ridurne la frequenza e/o l’intensità, e ad imparare come affrontare meglio le situazioni di stress così da diminuire la probabilità di avere ulteriori disturbi in futuro”.

     

    “I disturbi d’ansia sono molto comuni, infatti interessano oltre il 10% della popolazione adulta. Il Disturbo di Panico è uno dei sei tipi di disturbo d’ansia riconosciuti. Mentre l’ansia è il comune denominatore di tutti questi disturbi, ognuno di essi presenta delle caratteristiche specifiche che li differenziano uno dall’altro. Nelle fobie semplici ad esempio, la persona è ansiosa, ma solo se stimolata da specifici oggetti o situazioni temute. Per esempio nell’acrofobia, che è la paura delle altezze, la persona diventa molto ansiosa solo se si trova in luoghi elevati. Nel caso del Disturbo di Panico, le persone soffrono sia per gli attacchi di panico che per la paura costante di avere altri attacchi in qualsiasi momento. L’attacco di panico è determinato da un rapido incremento dell’ansia che giunge al suo apice nel giro di qualche minuto e che si può manifestare in qualunque situazione”.

     

    “Quando le persone raccontano ciò che accade loro durante gli attacchi di panico, di solito riportano una grande varietà di sensazioni fisiche sgradevoli, quali l’aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, sudorazione eccessiva, sensazione di fastidio nello stomaco, sensazione di testa vuota, gambe molli. Spesso le persone durante gli attacchi temono per la loro salute fisica e mentale, sono convinte che qualcosa di terribile è sul punto di accadere loro, e sono molto preoccupate riguardo al presente e al futuro. Spesso, inoltre, le persone raccontano che a causa del loro disturbo hanno cambiato le loro abitudini, notando una diminuzione nel loro rendimento lavorativo ed evitando luoghi e situazioni in precedenza affrontate senza grandi difficoltà”.

     

    “I sintomi fisici caratteristici degli attacchi di panico sono costituiti dalle stesse risposte fisiologiche che si manifestano spontaneamente quando una persona si trova di fronte ad un’emergenza o a una situazione di pericolo di vita. Perciò si può pensare all’attacco di panico, nella sua forma più pura, come ad un sistema biologico automatico di risposta di paura. In presenza di segnali o situazioni  minacciose, questo sistema naturale di allarme somatico è utile perché segnala che un pericolo è imminente. Se però questo sistema si scatena in situazioni diverse rispetto a quelle che costituiscono una reale minaccia, si manifesta un falso allarme. Sfortunatamente il corpo risponde come se ci fosse davvero un pericolo, attivando tutte le funzioni fisiologiche per preparare l’organismo dell’individuo alla lotta, o alla fuga dalla situazione di emergenza”.

     

    “Gli eventi stressanti possono indurre una o più di queste risposte fisiche che caratterizzano la reazione di allarme (come ad esempio l’aumento del battito cardiaco). Attraverso un processo chiamato condizionamento interocettivo, questi sintomi fisici si associano con il meccanismo d’allarme, diventando  segnali che anticipano un pericolo. Di conseguenza se la frequenza cardiaca o quella respiratoria (o probabilmente tutta una serie di risposte somatiche) raggiungono una soglia critica, inizia l’attacco di panico. Inoltre, le persone che hanno subito attacchi di panico ricorrenti, sviluppano quella che viene chiamata ansia anticipatoria, che consiste nella paura che un altro attacco possa manifestarsi all’improvviso. Ma considerato che l’ansia anticipatoria è stressante, contribuisce anch’essa a produrre reazioni fisiche che possono condurre all’attacco di panico. Nel tentativo di eludere ulteriori attacchi, le persone iniziano anche ad evitare di trovarsi nelle situazioni in cui gli stessi si sono presentati. Sfortunatamente, questo comportamento non solo è inutile, visto che l’ansia si manifesta comunque, ma contribuisce inoltre a cronicizzare e mantenere nel tempo il disturbo. Infatti, evitando di affrontare le situazioni temute, le persone e il loro sistema di allarme interno non possono apprendere che esse non costituiscono un vero pericolo”.

     

    “Come detto sopra, le sensazioni fisiche esperite durante l’attacco d’ansia e dovute a delle modificazioni naturali dell’attivazione fisiologica, sebbene possano essere spiacevoli, non sono né pericolose né dannose per la salute. In molti casi però, le persone interpretano ed etichettano questi sintomi fisici come se costituissero degli eventi estremamente pericolosi e terrificanti, oppure come la cosa peggiore che possa loro accadere. Questo genere di interpretazione drammatica, anche se non corretta, è sicuramente molto angosciante determinando un ulteriore aumento del livello di ansia. Questo incremento dell’ansia può quindi produrre un aumento dei livelli dell’attivazione fisiologica e quindi delle sensazioni fisiche, che poi determinano maggiori preoccupazioni rispetto alla salute fisica, mentale o all’abilità di mantenere il controllo di se stessi. Così si stabilisce il circolo vizioso del panico: le sensazioni fisiche determinano paure e pensieri negativi riguardo alla propria incolumità, che causano un aumento dell’ansia, che a sua volta determina un incremento dell’attivazione fisiologica, e così via fino a sfociare in un attacco di panico”.

    “Riassumendo, l’ansia è un’esperienza emozionale complessa composta da tre aspetti principali. Primo, dall’attivazione fisiologica che è associata alle diverse sensazioni somatiche. Secondo, dalle componenti cognitive, che comprendono i pensieri, le autoaffermazioni, le credenze, le interpretazioni, le aspettative e le immagini negative o catastrofiche che determinano le reazioni di paura. Terzo, dai comportamenti manifesti, tra cui l’evitamento e le reazioni di fuga”.

     

    La seduta prosegue con il precisare che l’obiettivo della terapia consiste nell’affiancare tecniche cognitive e comportamentali al fine di mostrare al paziente modalità più funzionali di risposta allo stress ed a stimoli ansiogeni, spesso tali a causa delle distorsioni cognitive caratterizzanti il circolo vizioso in cui il soggetto è immerso. Le sessioni di navigazione virtuale hanno lo scopo di agevolare un confronto immediato di quanto appreso con riproduzioni del mondo esterno in situazioni di “vita virtuale”. Si postula che tali esperienze siano più vicine alla realtà che non le tecniche che fanno ricorso all’immaginazione, in virtù della distinzione proposta da Difede (2002) tra “ricordare” e “ri-vivere”, e che offrano l’ulteriore vantaggio di svolgersi in condizioni più sicure e controllate rispetto all’esposizione in vivo.

     

    Il passo successivo consiste nella presentazione degli ambienti virtuali al paziente, premettendo l’importanza di immergersi quanto più possibile nell’esperienza, al fine di sfruttare appieno le potenzialità dell’esposizione in Realtà Virtuale. L’innovazione, nel protocollo in oggetto, consiste appunto nella gamma esperienziale che lo strumento virtuale rende possibile, fornendo un contesto che favorisce il training delle strategie acquisite nel dialogo con lo psicoterapeuta. Sulla base dei dati anamnestici ottenuti in sede di assessment, al paziente è richiesto di navigare in tutti e quattro gli ambienti virtuali, fornendo valutazioni circa l’esperienza ed i vissuti connessi, attraverso le stime della scala SUD. Tale processo consente al terapeuta di stilare una gerarchia degli ambienti virtuali, i quali verranno proposti al soggetto, nelle fasi espositive del trattamento, a partire dal meno ansiogeno fino ad arrivare, possibilmente, al più paurogeno. Lo strumento virtuale annovera fra i propri vantaggi quello di consentire la presentazione di esperienze graduali di esposizione anche all’interno del medesimo contesto, andando dunque a favorire un idoneo percorso di desensibilizzazione sistematica. Così come accade nell’ambiente esterno, una situazione può essere più o meno ansiogena in relazione a molteplici fattori; in particolare, per i soggetti agorafobici, sarà determinante la presenza di poche persone o di una folla. La tecnologia virtuale permette così al terapeuta un’ampia possibilità di manipolazione delle esperienze cui sottoporre il paziente, in attenta considerazione della gravità del disturbo, dell’ambiente soggettivamente percepito come maggiormente ansiogeno, del livello cui il trattamento è giunto e degli specifici bisogni del paziente stesso.

    Per esemplificare una delle possibilità che VEPDA assicura al terapeuta, nell’ambiente del supermercato il grado di “temibilità” dello stimolo può essere aumentato allontanandosi dalle uscite, aumentando il numero di persone presenti o avvicinandosi a zone più strette.

    SUD (Subjective Unit of Distress - Unità Soggettiva di Disagio)

    Si tratta di una scala ordinale di punteggi attribuiti da un individuo alla propria risposta emotiva, per renderne comunicabile e condivisa con un osservatore esterno la valutazione di intensità. Solitamente viene utilizzata nell’estensione 0-10, con l’avvertenza di assegnare il punteggio massimo alla massima espressione di disagio esperita, ed il minimo punteggio all’assenza della reazione da valutare. Le situazioni emotigene vanno disposte dal soggetto lungo l’intera scala, individuandone la collocazione al fine di consentire un confronto tra stimoli.

  • Questa prima navigazione consente al paziente di acquisire quella familiarità con lo strumento virtuale che renderà possibile efficaci esperienze immersive; inoltre, in questa sede, il terapeuta ha l’opportunità di annotare, sulla base delle ripetute valutazioni SUD, i livelli di ansia associati ai diversi ambienti in condizione di pre-trattamento.

     

    L’esposizione vera e propria, organizzata in base agli esiti di questa familiarizzazzione con VEPDA, comincerà a partire dalla successiva seduta. A conclusione dell’incontro, il terapeuta assegna al paziente i primi homeworks, invitandolo ad annotare con cura gli attacchi di panico che sperimenterà nella successiva settimana nel cosiddetto “diario del panico”. Si tratta di una tabella simile ad una pagina settimanale di diario, in cui i soggetti segnano ora e data dell’attacco ed annotano sintomi, interpretazioni erronee, risposte ansiose o irrazionali che ne sono seguite. Tale tecnica di automonitoraggio permette al paziente di conferire un’organizzazione all’esperienza di panico, rievocando di volta in volta le spiegazioni fornite dal modello cognitivo di riferimento. La compilazione del diario rende i soggetti più consapevoli dei propri meccanismi di distorsione cognitiva. Il lavoro di registrazione degli attacchi di panico consentirà poi ai pazienti di richiamare alla mente gli esercizi di disconferma svolti in seduta e di individuare nuove controprove. Il diario del panico è una risorsa basilare al fine di valutare l’efficacia della terapia nel diminuire e deintensificare gli attacchi di panico (Wells, 1999). Favorisce lo sviluppo di consapevolezza e senso di responsabilità da parte dei pazienti circa i propri progressi, facendo leva su risultati conquistati di giorno in giorno.

     

    II SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    Assessment cognitivo assistito mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Introduzione e programmazione dell’autoesposizione in vivo.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

    cure fobie e paure

     

    Dopo la prima seduta, ogni successivo incontro si apre con un momento di discussione delle attività svolte dal paziente in autonomia, tra una sessione e l’altra. In questo stadio del trattamento la revisione degli homeworks comporta la lettura del diario del panico, volta a quantificare gli attacchi esperiti nel periodo trascorso nonché a valutare la qualità della motivazione, la partecipazione responsabile del paziente al trattamento e la sua comprensione del lavoro assegnatogli. É sempre necessario prestare attenzione agli homeworks del soggetto, per valorizzarne l’impegno e dare conferma dell’importanza che egli riveste all’interno del percorso di guarigione.

     

    Dopo questo primo momento di dialogo, il paziente è invitato ad indossare il caschetto ed impugnare il joystick. Da questo momento, per una durata indicativa di venti minuti, il terapeuta lo accompagnerà nell’esposizione al primo ambiente della gerarchia precedentemente stilata. Di solito, l’ambiente meno ansiogeno è la piazza. La procedura di assessment cognitivo in Realtà Virtuale prevede che il terapeuta inviti il soggetto a riflettere sulle emozioni e sui vissuti esperiti, nonché sui pensieri che accompagnano l’esperienza in corso. Tale indagine cognitiva è stimolata da domande quali: “Che cosa può vedere intorno a sé?”, “Provi a descrivere l’ambiente in cui si trova”, “Quali pensieri le passano per la mente in questo momento?”, …

     

    In realtà, la prima navigazione virtuale ha in sé molteplici obiettivi accanto a quello di effettuare un assessment cognitivo. Il target primario consiste nel favorire, nel soggetto, il senso di presenza (descritto nel quarto capitolo), componente essenziale al fine di sfruttare tutte le potenzialità dello strumento. Il terapeuta stimola a tale scopo una completa esplorazione dell’ambiente, promuovendo ogni tipo di interazione possibile con i suoi elementi. In questa fase è possibile che si renda necessario un ridimensionamento delle aspettative del paziente circa lo strumento virtuale. Dovrà essere chiarito che non ci si trova ad interagire con una simulazione che vuol essere perfettamente fedele al modello (faithful). Le finalità della ricerca hanno promosso buoni tempi di risposta e di aggiornamento dell’output, in considerazione del fatto che l’efficacia di VEPDA risiede non tanto nel realismo degli ambienti, quanto piuttosto nella realizzazione del senso di presenza. Aspettative adeguate sono la chiave per una corretta fruizione di tale applicazione; all’interno di questa precisazione andrà spiegato, inoltre, quanto sia importante il contributo del paziente nel voler “sospendere l’incredulità”, favorendo una vivida esperienza durante i venti minuti di navigazione.

     

    In ambito cognitivo, la prima esposizione virtuale si prefigge lo scopo di strutturare nel soggetto un’abilità ritenuta fondamentale per la terapia del Disturbo di Panico con Agorafobia: la capacità metacognitiva di “pensare ai propri pensieri”. Dato che i pazienti solitamente non sono consapevoli dei processi cognitivi negativi antecedenti e sottostanti la manifestazione dei sintomi panici ed agorafobici, un elemento fondamentale e preparatorio per la psicoterapia consiste nell’identificarli e trasformarli in pensieri coscienti, su cui poter successivamente lavorare. A questo scopo, il paziente viene allenato a riflettere sulla catena di processi cognitivi consapevoli ed inconsapevoli che lo portano a sperimentare le reazioni emotive ansiose. Inoltre i pazienti verbalizzando le sensazioni e i pensieri provati in quel momento, iniziando a verificare dal vivo la validità del modello spiegato. Seguendo tale modello essi imparano a leggere la propria esperienza emozionale attraverso la sequenza situazione – pensiero – emozione, comprendendo che i sintomi esperiti sono il risultato di particolari elementi cognitivi antecedenti. In questo modo si pongono le basi per le successive ristrutturazioni cognitive, mostrando al paziente come i sintomi del panico siano legati a specifiche situazioni stimolo, interpretate in modo catastrofico per via di una distorsione cognitiva propria del circolo vizioso (Clark, 1989). Il primo passo verso la ristrutturazione cognitiva consiste, dunque, nel trasformare i pensieri automatici negativi in pensieri consapevoli.

     

    Un ulteriore aspetto da monitorare nel corso dell’esposizione è il processo di habituation alle sensazioni di attivazione somatica, che costituisce il fondamento teorico dell’efficacia terapeutica della procedura di esposizione graduata. Durante l’esposizione, ad intervalli di cinque minuti, viene chiesto al paziente di valutare l’intensità dell’ansia percepita.L’habituation è raggiunta quando il livello base di ansia (baseline = 0) è gradualmente assegnato a stimoli in precedenza valutati come maggiormente ansiogeni. La sessione di navigazione continua procedendo di volta in volta al livello successivo di difficoltà per lo specifico ambiente, il primo della gerarchia. L’obiettivo consiste nell’arrivare, nei venti minuti di sessione, al massimo grado di difficoltà raggiungibile mantenendo l’ansia a livelli minimi (0-2 sulla scala SUD). Il primo ambiente, solitamente la piazza, dovrebbe così essere abbandonato nella successiva seduta, proseguendo lungo il piano del trattamento.

     

    Un’importante step da compiersi durante il secondo incontro consiste nell’illustrare come l’evitamento sia tra le principali cause del mantenimento del circolo vizioso che lega panico ed agorafobia. In riferimento a tale considerazione, il terapeuta spiega quanto sia importante esporsi regolarmente alle fonti ansiogene, in modo da disconfermare le interpretazioni disfunzionali che lo intrappolano nel circolo vizioso. Se le principali sessioni espositive avvengono in terapia, con l’aiuto della Realtà Virtuale e sotto la guida dello psicoterapeuta, ancora una volta è necessario sottolineare l’importanza rivestita da autonomi approcci agli stimoli paurogeni da parte del paziente, coerentemente con la concezione della terapia come progressivo cammino verso la ripresa della vita indipendente e delle principali attività sociali e relazionali.

     

    L’autoesposizione in vivo, oltre a consolidare le acquisizioni ed a ridurre i tempi, limita i rischi di sviluppo di una dipendenza dal terapeuta, che trasformerebbe la terapia in un mero passaggio da una dipendenza ad un’altra. Alla base della ricerca si assume che l’esposizione guidata in Realtà Virtuale agevoli la possibilità di ripetere un’esperienza analoga nella vita di tutti i giorni, accelerando la propensione dei pazienti a compiere tale passo. Una precoce autoesposizione in vivo favorisce l’insorgere, nel paziente, di vissuti di padronanza e successo dovuto ai propri sforzi, alimentando un crescente senso di autoefficacia che si trasforma rapidamente in combustibile per i successivi step terapeutici.

     

     

    III SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    Ristrutturazione cognitiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

    cure fobie e paure

     

    Dopo un primo momento di revisione degli homeworks, volta a discutere gli obiettivi raggiunti e le difficoltà emerse nell’esperienza di self-exposure, si entra nel vivo della terza seduta, durante la quale verrà introdotta la ristrutturazione cognitiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali. La navigazione del secondo ambiente procede come è avvenuto per il primo; tuttavia, forti della maggiore familiarità con lo strumento virtuale e dell’abilità metacognitiva precedentemente allenata, il focus viene posto sull’identificazione dei pensieri automatici negativi (Negative Automatics Thoughts - NAT), sulla loro classificazione e sul riconoscimento del loro ruolo nell’alimentare il circolo vizioso tipico del DP-A. Strategie di riattribuzione verbale e comportamentale (Wells, 1999) sono illustrate dal terapeuta, e messe in atto prima e durante la navigazione. Il trattamento cognitivo inizia rievocando con il paziente un attacco di panico recente identificando i principali pensieri negativi associati con le sensazioni di panico. Una volta che il terapeuta e il paziente si trovano d’accordo sul fatto che gli attacchi di panico sono costituiti da un’interazione tra sensazioni somatiche e pensieri negativi, una varietà di procedure cliniche vengono utilizzate per aiutare il paziente a mettere in discussione le interpretazioni erronee dei sintomi. Affinché le tecniche di riattribuzione verbale siano efficaci, è essenziale che il paziente comprenda che le sue interpretazioni dei fenomeni ansiosi sono errate e di conseguenza accetti di modificarle. Infatti le conoscenze alternative proposte dal terapeuta riguardo le conseguenze ed i meccanismi eziologici dei sintomi somatici temuti sono spesso molto differenti rispetto alle idee iniziali del paziente: è quindi necessario proporre ripetutamente il modello cognitivo. Questa fase iniziale è poi seguita da una seconda fase durante la quale il paziente impara una varietà di strategie cognitive per far fronte allo stress, l’ansia e gli attacchi di panico.

     

    Mentre il paziente sta navigando nel secondo ambiente della gerarchia e sta gradualmente affrontando i diversi livelli di difficoltà per raggiungere l’habituation, gli vengono poste alcune domande utili per favorire la ristrutturazione cognitiva:

     

    • Dove si trova adesso?
    • Descriva tutti gli oggetti presenti in questo ambiente.
    • Che sensazioni sta provando in questo momento?
    • Che cosa sta pensando in questo momento?
    • Descriva le sensazioni principali che sta provando in questo luogo.
    • Ricorda degli episodi spiacevoli che ha vissuto in circostanze simili?
    • Quale è la cosa peggiore che potrebbe accaderle adesso?
    • Quando sperimenta queste sensazioni, quali pensieri le passano per la mente?
    • Cosa teme possa succedere come risultato dei suoi sintomi fisici?
    • Come si comporta quando sperimenta queste sensazioni fisiche connesse a questi pensieri?

     

    Mediante tali domande il terapeuta ottiene importanti informazioni riguardo agli aspetti emozionali ed affettivi che il paziente esperisce durante l’immersione virtuale e in situazioni simili nella vita reale. Inoltre, il terapeuta identifica e registra le interpretazioni erronee dei sintomi fisici esperiti, le conseguenze che il paziente teme possano emergere e le sue reazioni comportamentali. Le repliche del paziente sono trascritte dal terapeuta  nello stesso strumento di automonitoraggio (diario cognitivo) che il paziente compila tra una sessione e l’altra, e durante gli esercizi di graduale autoesposizione, secondo la sequenza: situazione - sensazioni fisiche – pensiero - risposta comportamentale.

     

    L’esposizione si configura come un contesto di training ed applicazione delle strategie di coping di volta in volta presentate al soggetto, creando le condizioni per una conferma empirica della loro validità. Durante la sessione virtuale, il terapeuta introduce al paziente il ruolo dell’attenzione nella gestione degli attacchi di panico, spiegando come un compito che impegni altrove il focus attentivo possa impedire il riconoscimento di quegli stimoli che scatenano la reazione a catena del panico. Le informazioni acquisite vengono immediatamente testate durante l’esposizione virtuale: lo psicoterapeuta guida il paziente, mediante una serie di domande bersaglio, in un’esplorazione attenta dei dettagli dell’ambiente in cui si trova, allentando così l’ipervigilanza rivolta ai sintomi, caratteristica di chi soffre di Disturbo di Panico. Una volta portata a termine la consegna, il soggetto è invitato a riflettere su pensieri e vissuti che hanno caratterizzato gli istanti appena trascorsi. Tale tecnica stimola l’attività metacognitiva, al fine di far comprendere al paziente l’importanza di allontanare l’attenzione dagli stimoli ansiogeni.

     

    L’incontro si conclude con la raccomandazione al paziente di proseguire, durante la successiva settimana, nell’autoesposizione in vivo, applicando le strategie comportamentali sperimentate in seduta  nonché continuando a compilare il diario del panico.

     

     

    IV SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    Esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: diario degli attacchi di panico, diario cognitivo, autoesposizione in vivo.

    cure fobie e paure

     

    L’esposizione virtuale prevede qui l’approccio al terzo ambiente della gerarchia. Lo svolgersi dell’esperienza ricalca la struttura di quelle passate, ed è schematizzabile come segue:

     

    -           esplorazione dell’ambiente;

    -           aumento progressivo del grado di difficoltà;

    -           autovalutazione dei livelli di ansia;

    -           monitoraggio e registrazione dei processi cognitivi in atto.

     

    In seguito ai venti minuti di navigazione, lo psicoterapeuta si avvale di tutte le informazioni rilevate dall’esposizione virtuale e dall’autoesposizione in vivo, per impostare il lavoro di ristrutturazione cognitiva face to face. In tale sede sono impiegate strategie quali la ricerca di prove, la valutazione delle controevidenze e l’utilizzo di risposte razionali. Le principali tecniche per la ristrutturazione cognitiva sono le seguenti:

     

    Ricerca di prove: si richiede al paziente di esporre le prove a supporto dei pensieri automatici negativi, delle credenze e delle convinzioni. La produzione delle risposte porterà il paziente a valutare l’autenticità di quanto sostiene: in assenza di elementi validi, è possibile che la credenza cominci ad attenuarsi. Terapeuta e paziente discutono le prove addotte, rivalutandone la validità. Tra le domande poste dal terapeuta, possiamo evidenziare le seguenti:

     

    -  “Quali prove esistono a favore del fatto che la conseguenza temuta si verificherà realmente?”

    -  “Cosa la porta a pensare questo?

    -  “Qual è la ragione per ritenere che (ciò che teme) accadrà realmente?

     

    Valutazione delle controevidenze: attraverso una serie di domande, si guida il paziente nell’individuare prove a sfavore di quanto è convinto che si verificherà.

     

    • Cosa suggerisce che (la conseguenza temuta) non si verificherà?
    • Quali prove può trovare a favore di un diverso punto di vista?
    • (Ciò che teme) si è già verificato? Perché no, secondo lei?

     

    Un’alternativa al procedimento classico consiste nel visualizzare lo “scenario delle peggiori, migliori, più probabili conseguenze”. Si tratta di un efficace mezzo per bilanciare i pensieri catastrofici. Le suddette tecniche hanno l’obiettivo di cercare di modificare le convinzioni dell’individuo circa le conseguenze, i significati e le implicazioni connesse ai sintomi.

     

    Utilizzo di risposte razionali: le tecniche finora esposte dovrebbero condurre alla produzione, da parte del paziente, di risposte razionali, basate su una valutazione più realistica delle proprie credenze. É necessario fare attenzione al fatto che, in determinati casi, le risposte razionali possono celare comportamenti protettivi, compromettendo la possibilità di disconferma delle credenze disfunzionali. (Wells, 1999).Le controprove delle conseguenze temute da ciascun paziente sono ricavate dalla discussione di precedenti episodi, così come dell’esperienza virtuale stessa.

     

    Alla fine di questo processo di indagine e confutazione delle prove a favore e a sfavore delle interpretazioni del paziente, il terapeuta consegnerà una lista delle prove e contro-evidenze emerse durante la discussione, per indurre il paziente a riflettere sul lavoro condotto, durante l’intervallo tra le sedute terapeutiche. Un'altra tecnica cognitiva utile per modificare efficacemente le credenze distorte riguardo le conseguenze dei sintomi fisici del panico, è di fornire informazioni per supplire alle conoscenze errate o lacunose del paziente rispetto ai reali meccanismi fisiologici sottostanti i fenomeni esperiti.

    La presentazione di nuove informazioni è sempre preceduta da un’accurata indagine delle paure specifiche, utile per comprendere il punto di vista del paziente e per valutare lo stato delle sue conoscenze affinché l’intervento educativo del terapeuta sia il più mirato possibile. Il terapeuta, per esempio, potrebbe spiegare al paziente gli effetti fisiologici dell’iperventilazione, sottolineandone l’innocuità dei sintomi. Le tecniche di psicoeducazione fanno dunque parte dell’insieme di strategie cognitive usate nel programma terapeutico e sono spesso impiegate per integrare gli esperimenti comportamentali e per facilitare le tecniche di riattribuzione verbale come la ricerca di interpretazioni alternative descritta sopra.

     

    La sessione termina con l’impegno del paziente a fare ulteriori autoesposizioni in vivo e continuare a compilare il diario.

     

    V SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Esposizione interocettiva.

    • Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

    cure fobie e paure

     

    La quinta seduta si caratterizza per l’introduzione della procedura di esposizione interocettiva. Sulla base delle concettualizzazioni di Barlow (1988) e Clark (1989), il panico sarebbe originato da reazioni d’allarme “condizionate” a specifici sintomi corporei. Se il modello cognitivo considera il panico come una sorta di “fobia di segnali corporei interni”, si postula che un’efficace modalità di cura possa consistere nella modifica delle associazioni disfunzionali esistenti tra specifiche sensazioni corporee e le stesse reazioni di panico. A questo punto del trattamento, le precedenti fasi di assessment cognitivo hanno portato alla luce le specifiche false credenze del caso clinico in questione. Per questo motivo si introduce solo ora questa ulteriore, decisiva tecnica terapeutica.

    L’esposizione interocettiva consiste nell’indurre volontariamente nel paziente i sintomi corrispondenti ai sintomi corporei fobici, mediante esercizi quali l’iperventilazione. Per superare le comprensibili resistenze dei soggetti, i primi esercizi verranno condotti insieme allo psicologo.

     

    Viene dunque spiegato al paziente che questo esperimento sarà condotto allo scopo di dimostrargli che è possibile sperimentare delle sensazioni somatiche molto simili ai sintomi del panico, senza che le predizioni catastrofiche si avverino. L’induzione dei sintomi mediante esercizi di iperventilazione consente di provocare rapidamente una grande varietà di fenomeni fisici simili a quelli provati durante un attacco di panico, come il capogiro, l’aumento della frequenza cardiaca, alterazioni visive, sensazioni di svenimento, di calore, di soffocamento, di stordimento. L’iperventilazione risulta quindi essere estremamente utile per confutare efficacemente le credenze legate alle interpretazioni negative di questo tipo di sintomi. I passaggi fondamentali dell’esposizione interocettiva sono:

     

    • chiedere al paziente di iperventilare per un minuto fino ad indurre sensazioni simili al panico;
    • dimostrare che le credenze rispetto alle conseguenze catastrofiche delle sensazioni di panico sono errate;
    • ripetere l’esercizio dopo alcuni minuti per ottenere una desensibilizzazione del paziente rispetto ai segnali somatici.

     

    Poiché i soggetti con Disturbo di Panico affrontano questo passaggio con molta paura, è possibile rassicurarli ed aumentare la loro compliance se il terapeuta prima spiega l’esercizio di induzione, e poi lo esegue con il paziente:

     

    • Adesso proviamo insieme a respirare profondamente e velocemente per un minuto.
    • Mi descriva ora le sensazioni corporee che sente.
    • È possibile confrontare queste sensazioni con quelle da lei provate durante gli attacchi di panico?

     

    Al fine di massimizzare l’efficacia di questa tecnica è possibile ripetere le prove di induzione varie volte, affinché il paziente sperimenti ed intensifichi i sintomi del panico. Quando il paziente riporta sintomi molto simili a quelli provati durante gli attacchi di panico, viene chiesto:

     

    • Come spiega il fatto che questi sintomi sono gli stessi di quelli che sente durante gli attacchi di panico?
    • Perché questi sintomi non causano gli effetti che lei teme?

     

    Questi esperimenti sono seguiti da un’approfondita discussione che mira a disconfermare le previsioni negative del paziente (Negative Authomatic Thoughts, NAT), dimostrando che i sintomi esperiti non portano necessariamente alle conseguenze temute. Vengono quindi riconsiderati i meccanismi organici alla base dell’ansia e delle conseguenze catastrofiche. Per esempio se il paziente afferma che le sensazioni percepite sono il sintomo di un imminente svenimento, oltre a verificare concretamente, mediante l’esercizio di induzione dei sintomi, l’infondatezza di tale credenza, verrà poi istruito sui fondamenti organici determinanti lo svenimento e sull’incompatibilità di questo fenomeno rispetto al meccanismo dell’ansia. Infatti durante un episodio di panico la pressione sanguigna aumenta mentre lo svenimento è causato da una brusca caduta della pressione arteriosa.

     

    Dopo che gli esercizi per l’induzione del sintomo sono stati ripetuti un certo numero di volte, e dopo aver spiegato al paziente che non esistono legami diretti tra le sensazioni somatiche dell’ansia e le conseguenze catastrofiche temute, viene iniziata una nuova seduta di esposizione graduata all’ambiente maggiormente ansiogeno nella gerarchia degli stimoli. Durante l’immersione virtuale il paziente è invitato a continuare le prove di induzione dei sintomi, con l’obiettivo di apprendere a gestire tali fenomeni ansiosi. Considerato che i sintomi di panico possono essere gestiti utilizzano gli esercizi di focalizzazione dell’attenzione già presentati nelle sedute precedenti, si procede come segue:

     

    • Adesso respiri profondamente e rapidamente per circa un minuto.
    • Mi descriva le sensazioni fisiche che sta provando ora.
    • Adesso, provi a descrivere in dettaglio ciò che vede intorno a lei.
    • Quanti colori può contare tra quelli che vede nell’ambiente in cui si trova?

     

    Questi esercizi hanno l’obiettivo di distrarre l’attenzione dalle sensazioni corporee e ridurre i sintomi temuti fino a farli scomparire. Per verificare il processo e dimostrarlo al paziente il terapeuta domanda:

     

    • Descriva le sensazioni che sente adesso, dopo essersi distratto.
    • Che cosa le ha permesso di far scomparire l’ansia?
    • Ora si sente in grado di controllare i suoi sintomi d’ansia ?

     

    Alla fine della sessione il paziente viene incoraggiato a continuare ad effettuare le graduali autoesposizioni in vivo e a condurre autonomamente gli esercizi di induzione dei sintomi, esattamente come sono stati eseguiti in seduta e in Realtà Virtuale. Il paziente si eserciterà ad iperventilare inizialmente in ambienti poco temuti e poco affollati e successivamente in situazioni maggiormente ansiogene. Gli homework da questa seduta in poi comprendono quindi una doppia autoesposizione sia agli stimoli ansiogeni interni che a quelli ambientali. Quando i pazienti comprendono l’importanza e l’utilità di questa tecnica e accettano di applicarla autonomamente nelle situazioni reali, si può ritenere che uno step fondamentale della terapia sia stato conseguito. L’impegno dei pazienti a produrre attivamente gli stimoli maggiormente temuti, dimostra infatti che gli interventi cognitivi e comportamentali applicati fino ad allora hanno prodotto i risultati desiderati.

    Riportiamo, di seguito, un estratto di dialogo terapeuta-paziente, esemplificativo della tecnica di esposizione interocettiva con induzione del sintomo, in situazione face to face e in condizione di esposizione virtuale:

     

    T:Lei se la sente di fare questi esercizi, di farli insieme? Li facciamo contemporaneamente? [...] Allora, proviamo a fare questo esperimento [...] attraverso degli esercizi di iperventilazione. Iperventiliamo. è una modalità di respirare rapidamente. Succede che all'interno del nostro organismo arriva una quantità maggiore di anidride carbonica. Questo modifica l'acidità del nostro sangue. Questo sangue che arriva in maniera diversa, in quantità diversa al nostro cervello, crea delle sensazioni simili a quelle dell'attacco di panico perché vediamo aumentare le risposte fisiologiche. Allora proviamo a fare questo esperimento.

    Iperventiliamo per un minuto e mentre lo facciamo lei prova un po’ a dirmi quando sente che si sta avvicinando a quelle sensazioni tipiche, va bene? Allora il modo di respirare deve essere rapido, ecco, proprio come io faccio adesso, e lei lo farà insieme a me.

    P:            Cioè con la bocca, non con il naso?

    T:           Con la bocca riesce a respirare, a inspirare più aria. Quindi , faccia come me, con la bocca si inspira di più.

    (terapeuta iperventila)

    P:            Respiro con la bocca invece di respirare con il naso.

    (paziente iperventila)

    T:           Profondamente e rapidamente ...

    P:            Cioè la prima cosa che mi sembra è di avere la ... la nebbia.

    T:           Ecco, provi a fermarsi. Si concentri sulle sensazioni. Cosa sente ?

    P:            Sento solo capogiro e il ...

    T:           Batticuore?

    P:            Si, e quando mi succede do il respiro più forte, più lungo che posso. Quindi, mi si libera un pochino la vista. Mi rimane questa sensazione della ... cioè ... come se una mano mi stringesse la gola.

    T:           Queste sensazioni le possiamo definire terribili o le possiamo definire fastidiose?

    P:            No, fastidiose. Terribili adesso no perché so come fare. Prima si perché mi fermavo vicino a un muro e cercavo di vedere che non ci fosse nessuno ...

    T:           [...] lei sta pensando, sta riflettendo, sta ragionando adeguatamente. Il suo organismo in questo momento funziona un po’ più rapidamente. [...] Nel momento in cui troviamo una strada razionale per spiegare queste cose che invece automaticamente spieghiamo in maniera irrazionale, allora si risolve il problema. E' quello che sta accadendo pian piano.

     

    ²²²

     

    T:           Facciamo lo stesso esercizio mentre lei naviga in uno degli ambienti. Allora, proviamo con la piazza. Andiamo verso la piazza. Provi ad avviarsi verso il centro della piazza dove ci sono queste persone. Allora, in questi momenti poteva in passato provare dei sintomi ansiosi. A questo punto lei ha compreso il meccanismo che li teneva in piedi vuole fare il suo esperimento e provare un po’ a giocare con questi sintomi. Ecco, quindi lei vuole provare a riprodurli. Cominci a respirare, iperventilare fino a quando non sente che si avvicinano appunto i nostri sintomi ansiosi

    P:            Mmh ...

    T:           Iniziamo a iperventilare ...

    P:            Il cuore va già ...

    T:           Quello deve andare ancora più veloce, funziona bene, funziona meglio. Cosa sente così?

    P:            Il cuore più forte e il giramento di testa. La voglia di andare dalla parte dei tavolini vuoti ...

    T:           Va bene. Provi a vedere adesso in quanto tempo queste reazioni fisiologiche dacché sono veloci, diventano invece più lente.

     

    I venti minuti di navigazione hanno lo scopo di preparare il soggetto ad applicare tale strategia autonomamente, nella condizione in vivo. Si tratta di un momento tanto delicato quanto decisivo per l’efficacia del processo terapeutico. Infatti, allorché il paziente decide di produrre attivamente la sensazione che fino ad allora aveva temuto e cercato in ogni modo di evitare, egli mostra di aver compreso di essere in grado di gestire e controllare i sintomi e gli effetti che ne conseguono, bloccando sul nascere il vortice del panico in cui era intrappolato.

     

    VI SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

    cure fobie e paure

     

    Questo incontro riserva molta importanza alla valutazione dell’esposizione autonoma in vivo, prendendo in attenta considerazione le possibili difficoltà incontrate dal paziente in questa complessa prova ed elaborando strategie mirate a superare tali ostacoli.

    Prima di accedere all’ambiente virtuale, che in questo caso sarà quello in cui il soggetto ha incontrato maggiori difficoltà, lo psicoterapeuta guida il paziente nel riconsiderare tutto il materiale raccolto fino a quel momento, registrato nei diari e nella lista delle controevidenze. Il soggetto è invitato ad assegnare una valutazione di verosimiglianza alle varie prove e controprove annotate, basandosi su quanto evinto dal lavoro svolto nel corso delle esposizioni virtuali.

     

    Avendo affrontato una sessione virtuale a partire dal massimo livello di difficoltà, si raccomanda al paziente di attuare analoghe esposizioni in vivo, frequentando gli ambienti maggiormente ansiogeni in orari di notevole affollamento. Questo compito costituisce l’ultimo stadio (il più complesso) della gerarchia degli stimoli endogeni ed esogeni considerati nella terapia.

     

    VII SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Esposizione interocettiva assistita mediante esposizione graduata agli ambienti virtuali.

    • Ristrutturazione cognitiva face to face.

    • Compito a casa: esposizione interocettiva in vivo, diario degli attacchi di panico, diario cognitivo.

    cure fobie e paure

     

    La settima seduta si configura come un momento di conferma e consolidamento delle acquisizioni e delle abilità sviluppate dal paziente nel corso dei precedenti incontri. Il lavoro si focalizza sulle credenze disfunzionali residue, nel contesto di un’esplorazione virtuale analoga a quella della sesta sessione. Ancora una volta vengono valutati i risultati delle esperienze condotte in autonomia dal paziente, sollecitandolo a continuare con impegno fino al successivo incontro. Il tempo rimanente è dedicato alla ristrutturazione cognitiva faccia a faccia.

     

    VIII SESSIONE

     

    • Verifica del compito a casa.

    • Ristrutturazione cognitiva e prevenzione delle ricadute.

    • Programmazione del follow-up ad uno, tre e sei mesi di distanza.

    • Re-test.

    cure fobie e paure

     

    L’aspetto fondamentale dell’ottava ed ultima seduta consiste nel lavoro di prevenzione delle ricadute, che ha inizio in seguito alla fase di ristrutturazione cognitiva. Assumendo la possibilità che persistano alcune credenze disfunzionali, potenziali fattori di vulnerabilità, il compito di terapeuta e paziente consiste nell’individuarle e nel porre le basi affinché vengano progressivamente indebolite. Le tecniche usate in tale sede sono la rassegna del trattamento e la ridefinizione delle future esperienze di panico (Wells, 1999). Si chiede al paziente di riassumere per iscritto quanto emerso nel corso del trattamento, includendo un esempio di circolo vizioso che comprenda le cause ed il ciclo di mantenimento, nonché una lista delle controevidenze individuate e delle strategie apprese per affrontare il proprio disturbo. Questo processo permette al terapeuta di comprendere al meglio il lavoro di rielaborazione attuato dal soggetto riguardo la propria sofferenza, e di sostenerlo ancora una volta di fronte ad incertezze residue. Lo psicologo spiegherà al paziente che sarà possibile il ripresentarsi di attacchi di panico, ma che questi non comporteranno il fallimento del trattamento se egli sarà in grado di considerarli come una nuova opportunità per applicare quanto appreso. Il momento successivo consiste nella programmazione degli incontri di follow-up a distanza di tre, sei e dodici mesi dal termine della terapia. Gli obiettivi che verranno perseguiti in sede di follow-up riguardano la valutazione a lungo termine dei risultati ottenuti mediante il trattamento, l’identificazione delle difficoltà emerse nell’intervallo temporale nonché un rinnovato incoraggiamento dei pazienti rispetto al lavoro svolto. L’ultimo step prevede la somministrazione del re-test, ricordando ai soggetti l’importanza che tali stime rivestono per una corretta valutazione dell’efficacia del trattamento di cui hanno beneficiato. Come è noto, l’approccio cognitivo-comportamentale attribuisce molta importanza all’articolazione di un piano di intervento, ed al fatto che venga rispettato in modo quanto più fedele possibile. Risulta, tuttavia, evidente come ogni situazione ed ogni paziente si caratterizzino per peculiarità che improntano il processo terapeutico in modo unico ed irripetibile. Per questo motivo, l’introduzione dello strumento virtuale come una componente propria, a tutti gli effetti, del protocollo terapeutico avrà esiti specifici negli specifici casi. Un’efficace integrazione dell’innovazione rappresentata dall’impiego di VEPDA e della procedura di esposizione virtuale sarà favorita dall’abilità del terapeuta nello strutturare una relazione fondata sulla fiducia, a partire dalla quale le tecniche proposte vengono accettate di buon grado da ogni paziente.

     

     

     

    5.3.2    Analisi dei dati

     

    Come precedentemente illustrato, i soggetti assegnati alle tre differenti condizioni di trattamento sono stati valutati, in fase di pre-test e di re-test, mediante la compilazione dei seguenti test psicometrici:

     

    • BDI                 (Beck Depression Inventory - Beck, 1961).
    • STAI               (State/Trait Anxiety Inventory - Spielberger, 1983).
    • ACQ               (Agoraphobic Cognition Questionnaire - Chambless, 1984).
    • FQ                   (Fear Questionnaire - Marks e Mathews, 1979).
    • PRS                 (Panic Rating Scale - Wells, 1999).

     

     

    Ai fini della ricerca, sono stati presi in considerazione i primi due item del PRS: Panic Attaks (PA) e Avoidance Behavior (AB).

     

    Come mostrano le tabelle a seguire, l’analisi statistica  ha individuato:

     

    • Differenze significative tra la condizione CBT ed il gruppo di controllo WL

     

    • Differenze significative tra la condizione TCE ed il gruppo di controllo WL

     

    • Nessuna differenza significativa tra le due condizioni di trattamento TCE e CBT

     

    Per quanto riguarda la variabile relativa alla condizione di trattamento (CBT – TCE –  WL/nessun trattamento), l’Anova a misure ripetute (GLM – General Linear Model) rileva che al pre test, per ciascuna delle variabili dipendenti considerate (i punteggi ai test BDI, STAI, ACQ, FQ, PRS), non esistono differenze statisticamente significative tra le medie dei tre gruppi. Diversità statisticamente significative tra i gruppi si rilevano invece al post test per ciascuna dimensione indagata (BDI, STAI, ACQ, FQ, PRS). Nello specifico, la condizione di controllo non subisce variazioni determinanti, mentre le due situazioni di trattamento variano notevolmente nella direzione di un miglioramento complessivo dei tratti connessi al panico ed all’agorafobia.

     

    ANOVA

     

     

     

    Sum of Squares

    df

    Mean Square

    F

    Sig.

    pre-BDI

    Between Groups

    8,510

    2

    4,255

    ,275

    ,761

    Within Groups

    743,176

    48

    15,483

     

     

    Total

    751,686

    50

     

     

     

    post-BDI

    Between Groups

    2949,922

    2

    1474,961

    120,864

    ,000

    Within Groups

    585,765

    48

    12,203

     

     

    Total

    3535,686

    50

     

     

     

    pre-STAI-S

    Between Groups

    10,627

    2

    5,314

    ,069

    ,933

    Within Groups

    3681,059

    48

    76,689

     

     

    Total

    3691,686

    50

     

     

     

    post.STAI-S

    Between Groups

    3446,745

    2

    1723,373

    35,634

    ,000

    Within Groups

    2321,412

    48

    48,363

     

     

    Total

    5768,157

    50

     

     

     

    pre-STAI-T

    Between Groups

    113,059

    2

    56,529

    ,636

    ,534

    Within Groups

    4267,647

    48

    88,909

     

     

    Total

    4380,706

    50

     

     

     

    post-STAI-T

    Between Groups

    4037,686

    2

    2018,843

    40,805

    ,000

    Within Groups

    2374,824

    48

    49,475

     

     

    Total

    6412,510

    50

     

     

     

    pre-AQ

    Between Groups

    17,216

    2

    8,608

    ,293

    ,747

    Within Groups

    1410,471

    48

    29,385

     

     

    Total

    1427,686

    50

     

     

     

    post-AQ

    Between Groups

    1441,686

    2

    720,843

    32,458

    ,000

    Within Groups

    1066,000

    48

    22,208

     

     

    Total

    2507,686

    50

     

     

     

    pre-FQ

    Between Groups

    327,804

    2

    163,902

    ,814

    ,449

    Within Groups

    9661,882

    48

    201,289

     

     

    Total

    9989,686

    50

     

     

     

    post-FQ

    Between Groups

    5864,588

    2

    2932,294

    15,730

    ,000

    Within Groups

    8947,765

    48

    186,412

     

     

    Total

    14812,353

    50

     

     

     

    pre-PA

    Between Groups

    1,412

    2

    ,706

    ,403

    ,670

    Within Groups

    84,000

    48

    1,750

     

     

    Total

    85,412

    50

     

     

     

    pre-AB

    Between Groups

    1,529

    2

    ,765

    ,337

    ,716

    Within Groups

    109,059

    48

    2,272

     

     

    Total

    110,588

    50

     

     

     

    post-PA

    Between Groups

    37,686

    2

    18,843

    33,572

    ,000

    Within Groups

    26,941

    48

    ,561

     

     

    Total

    64,627

    50

     

     

     

    post-AB

    Between Groups

    127,882

    2

    63,941

    51,557

    ,000

    Within Groups

    59,529

    48

    1,240

     

     

    Total

    187,412

    50

     

     

     

    Tabella 5.1

     

     

    I risultati dell’analisi sono supportati dai test post hoc di Duncan. Come è possibile osservare nelle tabelle 5.2 - 5.16, le medie dei punteggi di ciascun test sono suddivise in subset omogenei, vale a dire privi di differenze significative al proprio interno. La condizione pre-test presenta, in tutti i casi, un solo subset omogeneo, mentre quella di post-test presenta due subset omogenei, uno comprendente le due condizioni di trattamento, e l’altro comprendente il gruppo di controllo. Tali raggruppamenti confermano che i punteggi medi tra le misurazioni pre e post-test si differenziano significativamente soltanto per quanto riguarda le condizioni di trattamento, e non nel caso del gruppo di controllo. Inoltre, i test post hoc non hanno rilevato alcuna significatività nelle differenze tra la condizione CBT e quella TCE.

  • A dimostrazione di quanto affermato, presentiamo qui di seguito la discussione analitica dei dati emersi al primo test proposto ai soggetti: il BDI. Al pre test, per p<0.01, non si rilevano differenze statisticamente significative tra i gruppi WL, CBT e TCE (F = 0,275; p=0,761). Al post test, invece, si rilevano differenze statisticamente significative tra le tre condizioni sperimentali (F = 120,864; p<0,001).

     

    I Post Hoc Tests mostrano, coerentemente, come la condizione pre test presenti un solo subset omogeneo, confermando quanto rilevato dall’analisi, ossia l’assenza di differenze significative tra i gruppi. La condizione di post test presenta invece due subset omogenei, uno comprendente le due condizioni di trattamento (CBT e TCE), l’altro comprendente il gruppo di controllo: i soggetti trattati, quindi, riportano al post test punteggi significativamente differenti dai punteggi riportati dal gruppo di controllo non sottoposto ad alcun trattamento; le due condizioni terapeutiche risultano sostanzialmente equivalenti (unico subset omogeneo) nel determinare un effetto significativo sul livello di depressione.

     

     

    BDI

     

    pre - BDI; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for alpha = .01

    1

    TCE

    17

    25,71

    CBT

    17

    25,88

    WL

    17

    26,65

    Sig.

     

    ,516

    post - BDI; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for alpha = .01

    1

    2

    TCE

    17

    10,47

     

    CBT

    17

    11,29

     

    WL

    17

     

    27,00

    Sig.

     

    ,495

    1,000

     

     

    Allo stesso modo si sono mostrati i risultati dei Post Hoc tests di Duncan a tutti gli altri test somministrati, come emerge dalle tabelle riportate di seguito:

     

     

    STAI-S

    post .STAI-S; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for alpha = .01

    1

    2

    CBT

    17

    41,82

     

    TCE

    17

    43,82

     

    WL

    17

     

    60,18

    sig.

     

    ,406

    1,000

     

    pre-STAI-S; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

     alpha = .01

    1

    TCE

    17

    58,53

    CBT

    17

    59,06

    WL

    17

    59,65

    sig.

     

    ,729

     

     

    STAI-T

     

    pre-STAI-T; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    TCE

    17

    57,47

    CBT

    17

    60,18

    WL

    17

    60,94

    sig.

     

    ,318

    post-STAI-T; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

     

     

    1

    2

    TCE

    17

    41,47

     

    CBT

    17

    43,82

     

    WL

    17

     

    61,41

    sig.

     

    ,334

    1,000

     

     

     

     

    ACQ

     

    pre-ACQ; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    WL

    17

    34,94

    TCE

    17

    36,00

    CBT

    17

    36,29

    sig.

     

    ,498

    post-ACQ; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

     alpha = .01

    1

    2

    TCE

    17

    23,18

     

    CBT

    17

    23,82

     

    WL

    17

     

    34,76

    sig.

     

    ,691

    1,000

     

     

     

     

    FQ

     

    pre-FQ; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    WL

    17

    57,53

    TCE

    17

    62,41

    CBT

    17

    63,29

    sig.

     

    ,271

    post-FQ; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for alpha = .01

    1

    2

    TCE

    17

    32,71

     

    CBT

    17

    39,88

     

    WL

    17

     

    58,18

    sig.

     

    ,132

    1,000

     

     

     

     

     

    In  particolare, può essere interessante per il lettore valutare i progressi, testimoniati dai dati raccolti, rispetto alle due dimensioni della Panic Rating Scale: PA, ovvero il numero di attacchi di panico verificatisi nella settimana precedente il test, e AB, vale a dire punteggi di frequenza attribuiti alle condotte protettive legate all’agorafobia (vedi paragrafo 5.2.1). L’effetto delle condizioni di trattamento risulta evidente dal confronto delle medie pre e post test; nel gruppo CBT gli attacchi di panico diminuiscono da un punteggio al pre test di 4,88 (ds 1,536) ad un punteggio medio di 1,18 (ds 0,883). Nel gruppo TCE  passano da un punteggio medio al pre test di 4,76 (ds 1,522) ad un punteggio medio al post test di 0,94 (ds 1,088). Una sostanziale staticità si rileva invece nel gruppo di controllo.

    Per quanto riguarda le condotte agorafobiche, nella condizione di trattamento CBT si passa da una media al pre trattamento di 2,29 (ds 1,263) ad una media al post test di 0,18 (ds 0,393); altrettanto sostanziale è il cambiamento rilevato nel gruppo sottoposto a trattamento TCE: da un punteggio al pre test di 2,29 (ds 1,490) ad un punteggio medio al post test di 0,18 (ds 0,393). Le medie pre e post test del gruppo di controllo mostrano un lieve peggioramento: 1,94 (ds 1,197) al pre test e 2,00 (ds 1,173) al post test.

     

     

    PA

     

    pre-PA; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    WL

    17

    1,94

    CBT

    17

    2,29

    TCE

    17

    2,29

    sig.

     

    ,469

    post-PA; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    2

    CBT

    17

    ,18

     

    TCE

    17

    ,18

     

    WL

    17

     

    2,00

    sig.

     

    1,000

    1,000

     

     

    AB

     

    pre-AB; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    WL

    17

    4,47

    TCE

    17

    4,76

    CBT

    17

    4,88

    sig.

     

    ,459

    post-AB; Duncan Post Hoc Tests

    Trattamento

    N

    Subset for

    alpha = .01

    1

    2

    TCE

    17

    ,94

     

    CBT

    17

    1,18

     

    WL

    17

     

    4,41

    sig.

     

    ,541

    1,000

     

    Tabelle 5.2 - 5.16: Duncan Post Hoc Tests * test. Medie per gruppo organizzate in subset omogenei.

     

     

     

    Nel corso della sperimentazione non si sono verificate situazioni di drop out da parte dei soggetti, nonostante il consenso informato sottoposto loro prima dell’inizio del trattamento specificasse la loro libertà di ritirarsi dallo studio in qualsiasi momento, senza dover dare spiegazioni.


    5.3.3    Interpretazione

     

    I risultati della ricerca confermano le ipotesi considerate nella prima parte del lavoro. Così come è chiaramente emerso dall’analisi dei dati, a partire da un campione che si è mostrato omogeneo in condizione di pre-test, entrambe le tipologie di trattamento hanno determinato un considerevole miglioramento sintomatologico. Il confronto delle medie ai post hoc tests non ha rilevato differenze significative tra le due condizioni sperimentali; tale omogeneità supporta quanto già osservabile nelle statistiche descrittive: la condizione cognitivo-comportamentale classica (CBT) e quella di Virtual Reality Exposure Therapy (TCE ) hanno conseguito risultati equivalenti.

     

    A conferma di quanto ipotizzato, è dunque emerso che l’introduzione dell’esposizione in Realtà Virtuale ha consentito di ottenere un miglioramento pari a quello possibile grazie al trattamento tradizionale, ma in un numero inferiore di sedute (da 12 ad 8: -30%).

    Gli stimoli virtuali hanno costituito, in definitiva, una componente rilevante del trattamento. La Realtà Virtuale, attraverso le ripetute esperienze di esposizione virtuale, ha sostenuto e potenziato ogni procedura del trattamento cognitivo-comportamentale.

     

    I follow up su 36 pazienti condotti a distanza di 3, 6 e 12 mesi hanno confermato i risultati che emergono dall’analisi dei dati.

     

    5.4       Conclusioni

     

    Gli ambienti virtuali hanno fornito un contesto ansiogeno adeguato a condurre esperimenti volti a confermare gli apprendimenti indotti dal trattamento, consentendo ai pazienti di testare di volta in volta le procedure cognitive e comportamentali nella sicurezza dello studio clinico.

    L’esposizione virtuale si è dimostrata un’importante innovazione delle tradizionali tecniche espositive, procedure chiave nel trattamento cognitivo-comportamentale del Disturbo di Panico con Agorafobia. In particolare, l’impiego della Realtà Virtuale ha reso possibile un maggiore controllo sull’aspetto di gradualità del trattamento, nonché sulla possibilità di innescare nel paziente la consapevolezza del proprio ruolo attivo in tale percorso.

     

    Innanzitutto, l’esposizione virtuale si delinea come un primo approccio guidato e sicuro al lavoro di esposizione che il soggetto dovrà attuare autonomamente tra una seduta e l’altra, acquisendo progressivamente una rinnovata padronanza nella sfera delle proprie attività. Inoltre, la Realtà Virtuale fornisce scenari che appaiono più vividi e reali rispetto a quanto possa essere immaginato o rievocato dal soggetto. L’immersione sensoriale determina una sensazione di presenza simile a quella esperita in situazioni reali, indipendentemente dal realismo grafico degli ambienti simulati.

     

    Come chiarito in precedenza, per valutare la simulazione si dovrà considerare l’intera dimensione esperienziale e non soltanto l’aspetto dell’ambiente virtuale. Tra le caratteristiche concorrenti a determinare il senso di presenza, l’interattività degli ambienti VEPDA sarà oggetto di ulteriori miglioramenti, pur nel rispetto dell’importanza riconosciuta alla velocità di aggiornamento dell’output. Le sessioni di navigazione virtuale hanno costituito un contesto efficace di sperimentazione delle strategie apprese, anche in virtù di una neutralità adatta a consentire una buona immedesimazione del paziente, attraverso la rievocazione, tanto spontanea quanto sollecitata dal terapeuta-guida, di passati episodi di panico e di evitamento.

     

    In conclusione, è opportuno precisare la specificità dell’intervento terapeutico proposto nel presente studio, sulla base della considerazione per cui una psicoterapia mira ad incidere su specifiche componenti di un disturbo, considerato in termini di espressione dell’attuale condizione psicologica di un individuo nella sua complessità. Nella fattispecie, gli interventi brevi evidence-based si occupano della modificazione degli aspetti cognitivi e comportamentali che sono considerati centrali e fondamentali nell’eziologia e nel mantenimento del disturbo lamentato, e devono necessariamente trascurare altri aspetti importanti, ma non determinanti per una pronta remissione del disturbo. Questo tipo di intervento è indicato per quei pazienti che necessitano di una rapida risoluzione della loro sofferenza, o perché le loro condizioni sono tali da richiedere un intervento urgente ed affrontare solo in un secondo tempo altri elementi meno impellenti, o perché non sono disposti o non sono in grado di investire impegno, tempo e denaro in trattamenti più approfonditi e di più lunga durata. Come è noto, inoltre, l’aspetto motivazionale è spesso portato alla luce, delineato e consolidato all’interno dello stesso percorso terapeutico.

     

    Gli ambienti virtuali non sostituiscono in alcun modo la presenza e l’intervento del terapeuta. Al contrario, le possibilità offerte da questo strumento influiscono positivamente e rinforzano l’alleanza terapeutica. Grazie alle esperienze virtuali, il terapeuta può osservare dal vivo il paziente mentre si trova in una situazione critica, e il paziente può esprimere le sensazioni, le emozioni e i pensieri che prova nello stesso momento in cui li esperisce, migliorando quindi notevolmente la comprensione reciproca. Inoltre, la Realtà Virtuale consente di effettuare, nella sicurezza dello studio del terapeuta, esperimenti dimostrativi efficaci che migliorano la compliance del paziente alla terapia, consentendo al terapeuta di monitorare continuamente l’andamento del suo intervento, adattando il trattamento ai bisogni del singolo paziente e quindi rendendolo più incisivo.

     

     

     

    BIBLIOGRAFIA

     

    Barlow D.H., Cerny J.A. (1988) Psychological Treatment of Panic, The Guilford Press, New York.

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    Botella C., Quero S., Baños R.M., Perpiñá C., García Palacios A., Riva G.; Virtual Reality and Psychotherapy, Cybertherapy Internet and Virtual Reality as Assessment and Rehabilitation Tools for Clinical Psychology and Neuroscience. G. Riva, C. Botella, P. Légeron and G. Optale (Eds.) Amsterdam, IOS Press,© 2004, 2005, 2006

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    Fonte: www.sanitanews.it

     

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