Fai da te verniciare , tapezzare, tinteggiare, moquette
Verniciare
Tratto da wikipedia : La vernice è un materiale tipicamente fluido che può venire steso sopra una superficie e che dopo l'essiccazione lascia una pellicola sottile, resistente ed elastica su di essa. È denominata "pittura" o "smalto" se contiene pigmenti coloranti.
È costituita da un componente filmogeno meglio denominato come "legante", da un solvente che lo rende fluido e infine, da un agente plastificante che ne migliora le caratteristiche elastiche una volta essiccata. Il processo di formazione della pellicola dipende essenzialmente dalla natura del componente filmogeno: oli siccativi (olio di lino cotto), resine naturali (copale), cellulosa e vari tipi di resine sintetiche (poliestere, fenoliche, epossidiche).
Sono i prodotti chimici di protezione o abbellimento fra i più antichi al mondo. La composizione delle prime vernici era assolutamente semplice. Una resina, perlopiù gommalacca, un solvente (alcool) e un pigmento (coloranti vegetali), mescolati fra loro. Il prodotto liquido veniva steso sulla superficie da proteggere o abbellire. L'alcool evaporava e la verniciatura era fatta. Man mano il tutto si é evoluto con resine, solventi e pigmenti di sintesi, sempre più resistenti ed economici, fino ad arrivare ai moderni prodotti solidi o liquidi, senza alcun solvente e quindi a evaporazione e inquinamento zero.
Fai da te verniciare , tapezzare, tinteggiare, moquette
VERNICIARE
Di oggetti in legno da verniciare, in casa, ce ne sono quanti se ne vuole: a cominciare dai serramenti, stipiti, zoccolini, sgabelli, seggiole, vecchi mobili da portare nella casa di campagna. Poi, da verniciare, se si vuole, ci sono anche i pavimenti, da quello in legno del soggiorno a quello in cemento del garage, oppure le piastrelle e i caloriferi e tante altre cose ancora. Elencarle tutte è quasi impossibile. La cosa migliore è quindi quella di dividerle per grandi famiglie (legno, ceramica, ferro) e fornire alcune indicazioni indispensabili sul cosa serve e come si fa.
ATTREZZI
Pennelli.
Tondi per dipingere oggetti di forma irregolare: ovalini e pennellesse per superfici piuttosto ampie.
Un buon rivenditore è il migliore consigliere: saputo il lavoro che deve essere eseguito, saprà indicare la forma e le dimensioni più appropriate. È comunque utile avere già qualche informazione per seguire meglio le indicazioni del rivenditore. Eccone alcune.
Il pennello che va bene per tinteggiare una parete non è indicato per verniciare un mobile, magari sagomato. Quindi se la superficie da dipingere è limitata, il pennello deve essere grande in proporzione; per le rifiniture (dove si deve usare pochissima pittura), il pennello deve essere di dimensioni molto ridotte. La rigidità delle setole, naturalmente, varia: i pennelli duri sono indicati per le pitture dense e per le superfici ruvide, quelli più morbidi per le mani di finitura soprattutto se si stanno usando vernici e smalti a film sottile.
I pennelli tondi si distinguono in tipo strozzato o tipo trocadero. Il tipo strozzato ha la ghiera conica che dà al fiocco di setole maggiore rigidezza: viene usato su superfici piuttosto ruvide e con prodotti che devono essere energicamente tirati. Il tipo trocadero ha la ghiera a cilindro leggermente schiacciata: è il più indicato per finiture con vernici e smalti. I pennelli tondi vanno benissimo per le superfici irregolari dove occorre spesso cambiare direzione (come può avvenire quando si sta dipingendo un mobile scolpito). I pennelli ovalini hanno la ghiera molto più ridotta e il fiocco di setole, più libero, può raccogliere una maggiore quantità di pittura. I pennelli ovalini sono consigliati per verniciare superfici piuttosto ampie sia di legno sia di metallo. Il tiralinee è un pennello molto piccolo e dalla punta sottile che viene usato per eseguire bordi leggerissimi (naturalmente occorre una mano ferma, esperta e l'aiuto di una riga). Il pennello cosiddetto a gomito è quello che si usa per verniciare i caloriferi in quelle parti che altrimenti sarebbero irraggiungibili. è, un tipo di pennello con setole piuttosto dure e corte, con manico in legno o metallo lungo da 40 a 50 centimetri e con la ghiera sagomata ad angolo ottuso.
ACCORGIMENTI
- Il pennello si impugna nel modo che riesce più comodo e naturale, ma bisogna fare attenzione che la sua inclinazione si mantenga sui 45 gradi rispetto alla superficie che si sta dipingendo.
- La pressione sul pennello deve essere costante e non eccessiva: le setole devono flettersi senza separarsi altrimenti la pittura non risulta poi uniforme.
- Le mani di finitura sono quelle che richiedono maggiore accuratezza: sia a vernice, sia a smalto, vanno date con la sola punta delle setole.
- La pulizia dei pennelli è sempre indispensabile quando si finisce il lavoro, oppure alla sera, quando lo si interrompe.
- Per favorire l'eliminazione della pittura, si tiene il pennello premuto contro il fondo di un barattolo in cui si sarà versato del diluente. Le setole, separandosi, aiutano l'eliminazione della pittura.
- In commercio esistono speciali prodotti indicati per la pulizia dei pennelli.
- Finito definitivamente il lavoro, prima di riporre i pennelli, si avvolgono in carta perproteggerli dalla polvere e si appendono perché le setole non si deformino.
Altro.
Raschietti, spatole (vedere il capitolo sulla tinteggiatura), paglia di ferro per aiutarsi a sverniciare, spazzola metallica.
MATERIALI
Vernici.
Vernici trasparenti: si usano per proteggere il legno senza nascondere la venatura. Vernici trasparenti colorate: per dare il colore senza nascondere la venatura del legno. Esistono poi le vernici oleosintetiche che si utilizzano soprattutto sui legni duri come il douglas o il noce e per superfici esposte alle intemperie (sono vernici di lunga durata). Vernici vetrificanti per pavimenti (o vernici poliuretaniche). Possono essere a due componenti o monocomponenti: in quella a due componenti devono essere miscelati fra loro il catalizzatore e il prodotto di base; la monocomponente è già pronta per l'uso.
Le vernici sono prodotti trasparenti, lucidi e meno lucidi, che non coprono la superficie su cui vengono applicati. Di solito si usano su materiali porosi perchè formano una efficace protezione invisibile (infatti ne mantengono in vista le caratteristiche). Le vernici possono essere incolori (flatting) e di solito sono usate su legni pregiati per conservarne l'aspetto naturale, oppure vengono impiegate come finitura, per proteggere superfici trattate con pitture coprenti poco resistenti all'usura. Le vernici trasparenti possono anche essere colorate: servono per dare al legno comune un aspetto particolare, imitando ad esempio il mogano, il palissandro o il noce funzionando comunque da materiale protettivo, esattamente come le vernici incolori. Le vernici trasparenti si trovano anche in diversi colori come il rosso, l'azzurro e il verde; la loro caratteristica è però sempre quella di lasciar trasparire la venatura del legno. Se il legno da verniciare appartiene alla classe delle essenze dure, come per esempio il douglas, il noce o il mogano, andrà bene una vernice oleosintetica che è anche raccomandata per gli esterni (il tipo per imbarcazioni ha un'ottima resistenza anche alla salsedine). Le vernici oleosintetiche danno al legno una tonalità calda che valorizza il colore naturale. Le vernici sintetiche invece sono più indicate quando si deve lavorare sui legni chiari, come il frassino, la betulla o l'acero. Le sintetiche vanno bene sia per i lavori dentro casa sia per quelli eseguiti in esterno.
ACCORGIMENTI
- Attenzione: il luogo dove si vernicia deve essere riparato dai raggi diretti del sole e irraggiungibile dalla polvere.
- L'oggetto da verniciare deve essere sistemato lontano dalle pareti.
- Se si verniciano elementi fissati ai muri, bisogna predisporre una protezione con nastro adesivo di tipo crespato se non si vuole che il muro risulti alla fine sbavato di vernice.
- Maniglie e serrature devono essere accuratamente protette, così come vetri o specchi (usare fogli di carta fennati con nastro adesivo).
- Se i nodi del legno si staccano, si sostituiscono con un tondino di legno delle stesse dimensioni (si lavora con il trapano) da incollare con colla vinilica.
- Le sacche resinose devono essere raschiate, pulite con benzina e isolate usando semplicemente dello smalto per unghie di tipo incolore.
- Per togliere anche il più piccolo granello di polvere, si può passare sulla superficie una palla di mastice da vetraio.
- Quando si fanno le piccole stuccature prima di dare la vernice trasparente bisogna mescolare lo stucco con colore in polvere simile alla tonalità del legno: i rappezzi non risulteranno evidenti.
- Non si può verniciare qualche cosa che è già stato verniciato tre volte: lo strato, troppo spesso, tende a staccarsi.
Smalti.
Volendo un prodotto coprente bisogna ricorrere agli smalti. Se il lavoro da eseguire è all'interno della casa, i più adatti sono certamente gli smalti idrosolubili, apparsi da pochi anni sul mercato. Sono smalti senza odore, ininfiammabili, atossici, facili da stendere. Dato che non producono odori sgradevoli (come solvente si utilizza l'acqua), si può lavorare anche con le finestre chiuse, quindi in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo. Sono venduti già diluiti al punto giusto, in modo che, prima di usarli, vanno solo rimescolati un po'. Inoltre facilitano non poco il lavoro di pulizia che viene fatta con sola acqua. Bisogna poi aggiungere che sono resistenti e lavabili come i vecchi smalti, quelli a solvente (usano speciali sostanze come solvente). Esiste poi lo smalto ceramico, indicato per piastrelle e apparecchi sanitari: è usato anche per superfici in laminato plastico. Smalto per ferro e smalto per caloriferi sono altri materiali specifici.
ACCORGIMENTI
- Mai sospendere il lavoro prima di aver terminato di dipingere una superficie.
- I pennelli vanno sempre puliti prima che la pittura secchi.
- Eventuali macchie sui pavimenti vanno tolte subito con il diluente apposito.
- Finito il lavoro, per conservare lo smalto avanzato, si aggiunge un po' di diluente; dopo aver chiuso il barattolo lo si capovolge. Questo perché la leggera pellicola che tende a formarsi col tempo, resti sul fondo del barattolo.
Convertitore di ruggine.
Liquido speciale in grado di trasformare la ruggine in una sostanza che protegge il metallo.
Neutralizzante.
Serve per completare la pulizia di una superficie dopo aver applicato lo sverniciatore e aver passato la paglia di ferro.
Sverniciatore.
Sostanza fluida o semifluida per ammorbidire la vernice prima di toglierla dalla superficie.
Altro.
Stucco e carta smeriglio (vedere il capitolo sulla tinteggiatura), benzina per sgrassare, nastro adesivo crespato, colla vinilica, acquaragia, antiruggine.
OPERAZIONI
Mobili e oggetti in legno.
Si può utilizzare sia la vernice sia lo smalto. Nel primo caso la superficie deve essere in buono stato, altrimenti eventuali stuccature risulterebbero decisamente evidenti. È possibile fare solo piccole rifiniture con stucco mescolato a un po' di colore. Si procede in questo modo. Lavare con acqua e soda la superficie da verniciare (un litro di acqua e un cucchiaio di soda) usando una spugna, asciugare bene, carteggiare e spolverare. È sufficiente una mano di vernice e il lavoro è concluso. Perchè lo strato di vernice risulti uniforme, è necessario usare un pennello morbido e passarlo nel senso della venatura del legno. Se invece il legno è ancora grezzo, bisogna sincerarsi che non sia difettoso (nodi che si staccano e tracce di resina). Si stuccano allora le piccole irregolarità , e si danno tre mani di vernice: la prima molto diluita, la seconda un po' meno, la terza diluita pochissimo o niente del tutto. Se il legno è già stato verniciato e la vernice si stacca in scaglie, occorre assolutamente toglierle con un raschietto, lavare con acqua e soda, stuccare, carteggiare e spolverare accuratamente.
Se invece si vuole usare lo smalto, è indispensabile che la superficie da verniciare sia liscia e compatta. È quindi indispensabile che il legno grezzo, mai dipinto, venga preparato con un'apposita pittura opaca di fondo. E prima ancora il legno deve essere preparato come per le vernici trasparenti. La pittura di fondo deve essere della stessa marca e dello stesso tipo dello smalto. Ma questo tutti i rivenditori lo sanno. Se il legno è già stato verniciato, è in buono stato e la vernice non è di tipo diverso da quella che si vuole sovrapporre, basta pulire con una spugna imbevuta con la solita acqua e soda, sciacquare, asciugare. Si passa la carta vetrata e quindi si spolvera e si dà lo smalto. Se la vecchia vernice è rovinata o è incompatibile con quella che si vuole usare, bisogna toglierla. Per questa operazione, vale quanto già detto: è un lavoro che impegna e se non si è più che ben disposti, meglio lasciar stare. Comunque, si procede come segue.
Si acquista un buon sverniciatore che è un prodotto contenente sostanze adatte a ammorbidire le vernici. Lo si applica senza economia e lo si lascia il tempo necessario che dipende dalla consistenza della crosta da asportare. Il lavoro va fatto a piccole zone: dopo che la vernice si è sollevata e ammorbidita, la si rimuove con una spatola. Poi si prosegue ad applicare lo sverniciatore su un'altra zona. Se ci sono incavi o profili occorre usare certi speciali raschietti. Gli inevitabili residui si rimuovono con paglia di ferro del tipo medio. A questo punto si lava con acqua e detersivo o, volendo, con lo speciale prodotto neutralizzante che sarà stato consigliato insieme allo sverniciatore dal rivenditore. Quando la superficie è pronta, si comincia a dare lo smalto: di solito se ne passano due mani. Se si usano gli smalti pronti all'uso (i più nuovi), non esiste problema, altrimenti bisogna diluirli: un po' di più la prima mano (ogni confezione porta le debite istruzioni). I pennelli da usarsi, i più adatti, sono quelli con le setole scure (cioè con setole morbide) perchè è minore il rischio di striature. La vernice si stende su piccole zone, tenendo il pennello quasi in verticale e incrociando le pennellate: cioè, prima in un senso quindi in quello perpendicolare per poi dare un'ultima passata nel primo verso, con mano leggera. Attenzione a intingere poco il pennello perchè lo strato di pittura deve essere sottile e uniforme.
Verniciare a spruzzo.
Può sembrare molto semplice e invece non lo è. Spesso i principianti del fai da te si lasciano tentare per ritrovarsi poi di fronte a non poche difficoltà . Prima di tutto l'attrezzatura (per i lavori di una certa portata) è decisamente costosa. Bisogna poi tener presente una serie di precauzioni da non sottovalutare: la nube che si produce ad esempio è sempre nociva e qualche volta decisamente tossica. È un lavoro che non andrebbe mai fatto in casa, ma in uno scantinato o in un garage molto ben arieggiato. All'aperto si può lavorare solo se non c'è vento che può sia sollevare la polvere sia deviare la direzione dello spruzzo. Chi lavora poi, deve essere completamente protetto: è necessario portare una mascherina sulla bocca, una cuffia di plastica sui capelli, una tuta o un camice in cui avvolgersi accuratamente.
La verniciatura a spruzzo è quindi consigliabile per i piccoli lavori che non richiedono l'acquisto di una particolare attrezzatura. In commercio esistono bombolette spray in una vasta gamma di scelta: dai prodotti preparatori alle vernici trasparenti, agli smalti lucidi e opachi disponibili in quasi tutti i colori. Le bombolette, pronte per essere usate, si conservano a lungo anche se utilizzate solo in parte. Vuotata la bomboletta, la si butta e tutto finisce qui. Eliminati gli inconvenienti di spesa, preparazione dei prodotti, messa a punto dell'apparecchio spruzzatore (e accurata, indispensabile pulizia dopo l'uso), rimangono comunque da osservare tutte le precauzioni elencate sopra. La bomboletta spray non è consigliabile quando occorre verniciare superfici poco compatte, come ringhiere, balaustre, seggiole, perchè molta vernice andrebbe persa.
Verniciare i pavimenti.
È un fai da te impegnativo, è vero, ma i lavori che impegnano di più sono anche quelli che danno alla fine le maggiori soddisfazioni. Mettersi a verniciare i pavimenti di casa è un'impresa che può presentare non poche incognite tuttavia, sapere come si fa, può essere utile. Utile soprattutto quando si ha una casa in campagna, la voglia di cimentarsi in qualche lavoro manuale, l'impossibilità di far intervenire l'esperto di turno (come sempre introvabile) e magari c'è tutta la famiglia disposta a dare una mano. Dunque, sapere come si fa, non guasta mai.
Il pavimento in legno. Se il pavimento è in legno, renderlo impermeabile alle macchie e allo sporco porta non pochi vantaggi. La vernice vetrificante può essere lucida oppure opaca ed è quella più conveniente per questo tipo di pavimento. Una volta essiccata indurisce molto e resiste notevolmente all'usura. Certo non è fatta per camminarci sopra con le scarpe da golf, ma si può star certi che scalpiccio e lavaggi ripetuti non la scalfiranno per un bel po' di tempo.
Se il pavimento è nuovo, prima di verniciarlo, basta togliere la polvere con uno straccio inumidito e poi lasciare asciugare molto bene per non imprigionare umidità sotto la vernice. Se il pavimento è incerato, è necessario lavarlo accuratamente con acqua e detersivo, magari sfregando con una spazzola dura. Dopo che è stato ben sciacquato lo si lascia asciugare perfettamente.
Quando il pavimento è in cattivo stato, cioè ci sono tavolette che si staccano, scalfiture profonde o macchie indelebili, è d'obbligo l'intervento di un parquettista che sistemi le pecche e levighi il pavimento.
Prima di mettersi a trattare il pavimento che si è deciso di verniciare, bisogna naturalmente sgomberare il locale da tutti i mobili. Il locale resterà inagibile per due o, meglio ancora, per tre giorni. La vernice poliuretanica (la vetrificante) si applica in due o tre mani e va diluita come e quanto è indicato sulla confezione. Il pennello da usare è un ovalino dalle setole dure, piuttosto largo e, naturalmente, perfettamente pulito. Per evitare che nell'ambiente dove si lavora rimangano vapori fastidiosi, bisogna che il locale sia adeguatamente arieggiato. Per facilitare le cose è preferibile ripiegare sulle vernici poliuretaniche monocomponenti che non creano problemi di dosaggio e miscelazione. Il risultato è identico a quello che si ottiene con i prodotti a due componenti che richiedono invece un'accurata preparazione e una corretta miscelazione.
La verniciatura dovrebbe seguire la direzione della venatura del legno, in larghe fasce che vanno da una parete all'altra. Non bisogna interrompere il lavoro prima di aver terminato la mano in corso e bisogna lasciare essiccare la vernice prima di applicare quella successiva: fra una mano e l'altra il pavimento va leggermente levigato asportando le poche scorie con l'aspirapolvere. Dopo la passata finale si aspettano i due o tre giorni indispensabili e poi il locale ridiventa abitabile e il pavimento lavabile con acqua e detersivo, senza paura di infiltrazioni.
Il pavimento in cotto. Il pavimento in cotto ha un suo fascino particolare specialmente se è quello delle vecchie case rustiche, magari un po' logoro e consunto. Un fascino che si paga con una manutenzione piuttosto faticosa. Ma il vecchio pavimento in cotto si può verniciare: lo si può fare con le stesse vernici poliuretaniche indicate per i pavimenti in legno, ma utilizzando il tipo opaco per non alterare il normale aspetto del cotto. La vernice va stesa con un pennello duro: le mani giuste sono tre, la prima più diluita, le altre due sempre meno.
Il pavimento in cemento. È spesso quello del box o dello scantinato: è un pavimento polveroso che può cambiare faccia se trattato con gli appositi smalti poliuretanici monocomponenti. Si trovano in commercio in molti colori e vengono anche definiti rivestimenti ceramici. Perchè il lavoro, una volta ultimato, risulti come si deve, il pavimento deve essere ben asciutto e, naturalmente, sgrassato e pulito. Lo smalto va passato con una pennellessa oppure con un rullo a pelo lungo: occorrono tre mani, la prima allungata con la stessa quantità di diluente, la seconda con metà diluente, l'ultima con il trenta per cento di diluente rispetto alla quantità di vernice.
Ceramica. Capita soprattutto nelle vecchie case di campagna, nella casa di famiglia, quelle costruite dai padri e magari dai nonni tanti anni fa: le piastrelle della cucina sono un po' consunte e gli apparecchi sanitari sarebbero da sostituire. Se si vogliono evitare spese e disagi si può fare da sè con ottimi risultati, dando una buona rinfrescata a piastrelle e sanitari con una speciale pittura che li fa diventare come nuovi. Sono smalti speciali che aderiscono perfettamente alle superfici ceramiche e non solo a quelle: infatti vanno benissimo anche per pitturare il laminato plastico. Questi smalti sono per lo più a due componenti (un prodotto di base e un cosiddetto indurente) che miscelati secondo le regole riportate sulla confezione producono alla fine uno strato duro e liscio che è ben difficile scalfire. Basta una mano per ottenere un ottimo risultato perchè il prodotto è denso e ben coprente. I due componenti, che uniti danno questo smalto, vengono venduti in dosi giuste per essere mescolate fra loro ed è quindi impossibile commettere degli sbagli. Però, attenzione: una volta miscelati i due ingredienti, il prodotto va usato prima che cominci a indurire, cioè non oltre i quaranta, cinquanta minuti successivi. Naturalmente gli elementi verniciati non si potranno utilizzare per qualche giorno: per essere sicuri, dovrebbero passare tre giorni interi.
ACCORGIMENTI
- Prima di iniziare a verniciare bisogna togliere le eventuali incrostazioni passando la superficie con carta abrasiva.
- Esiste in commercio uno stucco speciale, che indurisce molto in fretta, da usare se ci sono crepe o scalfiture. Le stuccature, dopo qualche ora, si passano con carta abrasiva a grana media.
- È buona norma prima di verniciare, pulire la superficie con detersivo abrasivo da sciacquare via con molta acqua. Lasciare asciugare bene.
- Prima di verniciare gli apparecchi igienici bisogna chiudere accuratamente i fori di scarico dell'acqua.
- Per evitare di andare con lo smalto sulle parti metalliche, conviene ricorrere al solito nastro adesivo crespato, da staccare con cautela un paio d'ore dopo aver finito il lavoro.
- Solo quando tutto è pronto si inizia a miscelare gli ingredienti.
- Il pennello adatto è di tipo piatto, largo 5-6 centimetri, in setole dure.
- Si procede dall'alto verso il basso incrociando le pennellate.
- Attenzione alla polvere! È nemica delle vernici: per almeno otto ore dopo aver pitturato evitare di far polvere.
- Se, indurito lo smalto, ci fosse qualche imperfezione (o qualche pelo di pennello incorporato nella pittura), bisogna levigare con carta abrasiva media, spolverare e poi ricoprire le parti opache con la vernice cristallizzante indicata per il parquet.
- Per la pulizia si usano soltanto detersivi liquidi.
Piastrelle. Dopo aver steso lo smalto attendere circa mezz'ora e passare la superficie con un rullo di lana a pelo rasato che va fatto scorrere nel senso verticale della parete: in questo modo la verniciatura risulta perfetta. Una raccomandazione che non guasta ripetere: prima di interrompere il lavoro bisogna terminare un'intera parete, o comunque è indispensabile finire il pezzo che va da spigolo a spigolo.
Ferro. Gli oggetti in ferro si verniciano soprattutto per proteggerli dalla ruggine: solo isolando il metallo con una pellicola protettiva impermeabile è possibile prevenire i danni provocati dalla ruggine, molto spesso irreparabili. Occorre quindi proteggere radiatori e tubazioni in ferro, inferriate, parapetti, cancelli, recinzioni che vanno sempre controllati, perchè, se non si interviene immediatamente, ai primi segni di deterioramento, ci si può trovare davanti a un rottame inutilizzabile. Le situazioni possibili sono due: ferro nuovo (protetto solo da uno strato provvisorio di grasso), ferro già verniciato. Nel primo caso basta sgrassarlo accuratamente con uno straccio imbevuto di trielina o acquaragia, applicare l'antiruggine in due mani usando un pennello piuttosto duro e passare lo smalto specifico per il ferro. Nel secondo caso, invece, si possono presentare tre eventualità :
- La vecchia verniciatura è in buono stato e si desidera solo rinfrescare la tinta. Occorre: acqua e soda (un cucchiaio di soda in un litro d'acqua) per lavare la superficie; stucco per le piccole imperfezioni; carta smeriglio mediofine da passare sullo stucco secco; uno strofinaccio morbido per spolverare; smalto per ferro; un pennello tipo trocadero.
- La vecchia vernice è rovinata in qualche punto: acqua e soda per lavare la superficie, spatola e spazzola metallica per raschiare le incrostazioni di ruggine; occhiali protettivi del tipo avvolgente (un po' come quelli dei saldatori); stucco e carta smeriglio mediofine; antiruggine da applicare con pennello tipo strozzato (una mano sola basta); smalto per ferro e pennello trocadero.
- Lo strato di vernice esistente è da eliminare del tutto perchè molto rovinato, occorre: uno sverniciatore da applicare con un pennello a setole medie; una spatola per rimuovere la vernice quando si è ammorbidita; un raschietto per togliere la vernice dagli interstizi.
A questo punto si procede come se il ferro fosse nuovo. È utile ricordare che l'antiruggine non resiste a lungo: è necessario quindi ricoprire tempestivamente la superficie con lo smalto per il ferro che va applicato in due mani. La pittura deve coprire tutta la parte: dove è difficile arrivare, si fa colare la pittura. Gli infissi che non si possono smontare, e posare orizzontalmente, si verniciano sul posto facendo attenzione che lo smalto non coli.
Esistono in commercio i convertitori di ruggine. Sono speciali liquidi che si applicano con un pennello abbastanza morbido e si lasciano agire per qualche ora sulla ruggine: alla fine, la trasformano in una sostanza inerte e compatta, di colore scuro, in grado di proteggere il metallo. Il convertitore va steso in due mani, poi il ferro può essere verniciato con qualsiasi smalto, eccetto quelli alla nitrocellulosa. Il convertitore è utile per rappezzi; basta grattar via lo sporco e le scaglie più vistose.
I caloriferi. Per i caloriferi, occorrono antiruggine e smalto per caloriferi, capace di resistere agli sbalzi di temperatura senza incrinarsi o scrostarsi. Quando si dipinge, il calorifero deve essere spento. Indicati il pennello trocadero e quello a gomito per le parti più nascoste.
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ATTREZZI
Pennelli.
Prima di tutto bisogna sapere dove andare a rifornirsi del necessario ed è senz'altro importante scegliere un rivenditore in grande, che ha tutto e che dispone di personale specializzato a cui rivolgersi con fiducia.
Meglio non fare economia sulla qualità di pennelli e colori: piuttosto limitiamo il numero degli attrezzi acquistando quello che è veramente utile. Così, se si decide di tinteggiare a pennello, è opportuno scegliere le pennellesse da muro che consentono di dipingere facilmente superfici estese, tralasciando i pennelli tondi che in questo caso non sono necessari. Le più indicate per l'applicazione di idropittura sono quelle di 12-14 centimetri di larghezza e 3-4 di spessore. Pennellesse più grandi creano difficoltà nel maneggiarle; quelle di dimensioni inferiori (7-10 centimetri di larghezza e un paio di centimetri di spessore) sono invece indicate per l'applicazione di vernici e smalti oppure per mani di fondo.
I migliori e quindi i più costosi, pennelli sono quelli con setole di cinghiale, chiare per i pennelli duri e scure per quelli morbidi. Le pennellesse, o pennelli piatti, hanno le setole tutte della stessa lunghezza: permettono di applicare la pittura con pennellate ampie e quindi di impiegare minore tempo. Inoltre rendono più agevole il lavoro a chi di tinteggiature ha poca esperienza.
ACCORGIMENTI
- Prima di usare un pennello nuovo bisogna tenerlo a bagno in acqua per qualche ora; lo si lava poi con sapone da bucato e lo si sciacqua sotto acqua corrente.
- Se si utilizza il pennello per pittura a solvente, dopo averlo lavato e lasciato asciugare, bisogna immergerlo per almeno una mezz'ora nel diluente apposito e quindi strizzarlo bene.
- Il pennello va intinto nella pittura solo in parte, fino a metà delle setole.
- Perchè non sgoccioli e per eliminare l'eccesso di pittura, dopo aver intinto il pennello, lo si passa su una corda, tesa da un bordo all'altro, del contenitore.
- Mai lasciare i pennelli esposti all'aria durante una sosta del lavoro: si immergono in acqua (se si sta usando pittura ad acqua) o nell'apposito diluente. Ma attenzione: i pennelli vanno appesi, perché se appoggiano sul fondo del contenitore le setole si piegano. Quindi, o si acquista l'apposito reggipennelli oppure si fissano pennelli con fìlo di ferro sopra un barattolo che contenga acqua o diluente secondo il lipo di lavoro che si sta eseguendo.
Rullo.
È meglio comunque che i principianti, i meno esperti, i più impazienti, ricorrano all'uso del rullo. Il rullo consente di applicare in fretta e in modo uniforme la pittura su vaste zone di muro (pareti e soffitti) lisce o ruvide. Anche il rullo va scelto di dimensioni medie, perchè se è vero che con un rullo grande si esegue più in fretta il lavoro è anche indiscutibile che un attrezzo ingombrante ostacola invece di aiutare.
Questo rullo, che è formato da un cilindro ricoperto in materiale morbido, è disponibile in diversi tipi. Il rullo a pelo piuttosto lungo, in vello naturale (montone merinos) che andrebbe scelto sui 18-20 centimetri di lunghezza, è quello che rende meglio in tutti i lavori di tinteggiatura. I rulli a pelo sintetico possono essere a pelo lungo (costituiscono l'alternativa economica a quelli in pelo di montone) oppure a pelo corto. Questi, a pelo corto, vanno bene per stendere smalti o pitture corpose come la cementite o come certi rivestimenti plastici a film sottile. I rulli a pelo corto hanno misure che variano fra i 10 e i 20 centimetri. Esistono poi certi rulli usati per ottenere effetti speciali: sono per esempio quelli in spugna sintetica o in gomma a disegni. Il rullo va passato con movimento uniforme e con una pressione leggera e costante: la velocità provoca schizzi o tonalità diverse di colore.
ACCORGIMENTI
- Prima di usare un rullo nuovo, in pelo naturale o sintetico, bisogna lasciarlo a bagno e poi lavarlo con sapone da bucato. Alla fine va sciacquato molto bene.
- Attenzione a strizzare con cura il rullo prima di immergerlo nella pittura: deve essere umido, non bagnato. L'eventuale acqua rimasta nel rullo può essere eliminata facendo ruotare in fretta il cilindro.
- Per evitare sgocciolature di pittura, dopo aver intinto il rullo, lo si passa sull'apposita griglia che va acquistata insieme a questo attrezzo.
- Perchè il lavoro sia agevolato, la pittura deve essere travasata in un contenitore largo e piuttosto basso di bordi.
- Per raggiungere le parti alte delle pareti, o per dipingere con comodità i soffitti, si applica una prolunga (è sufficiente inserire nel manico, che è cavo, un vecchio bastone da scopa).
- Anche il rullo va pulito con acqua o con solvente, secondo l'uso che se ne è fatto (come per i pennelli), e tenuto sospeso.
Raschietti.
Si usano per scrostare strati di vecchie pitture, tappezzerie rovinate o incrostazioni di vario genere. Sono lame di acciaio rigide e abbastanza affilate fissate a un manico robusto. I raschietti possono avere forme diverse secondo l'uso che se ne deve fare: quelli a forma triangolare, per esempio, sono utili per scavare in buchi e crepe dell'intonaco in modo da potere poi stuccare in cavità pulite.
Spatole.
Sono lamine in acciaio flessibile, leggermente affilate, con manico o senza, indispensabili per rasare con lo stucco le imperfezioni dei muri (crepe, buchi, rugosità , dislivello). Quelle più semplici, senza manico, sono lunghe circa 12 centimetri mentre la larghezza varia da 2 a 12 centimetri: i tipi più stretti permettono di lavorare nelle superfici incassate. Le spatole con il manico hanno pure varie larghezze (da 2 a 12 centimetri) e si usano anche per raschiare su superfici piuttosto tenere, come quelle in gesso.
MATERIALI
Carta e tela abrasiva (vetrata o smeriglio).
Servono per levigare i fondi ruvidi o togliere incrostazioni di ruggine. Vengono prodotte in grane più o meno fini contraddistinte da un codice che indica il numero di granuli abrasivi contenuti in una certa porzione di materiale oppure, addirittura il diametro dei granuli. La carta vetrata è la più economica e viene usata di solito per lisciare le normali stuccature, il legno o comunque materiali abbastanza morbidi. La carta smeriglio è fatta con materiale abrasivo più efficace (corindone o simili) e serve per levigare superfici metalliche. La tela smeriglio è indicata per superfici irregolari o decisamente ruvide e anche per la ruggine.
Pittura per pareti.
Le più usate sono due.
- Idropitture. La varietà di tipi (e di prezzì) che offre il mercato trova giustificazione nella qualità del prodotto. Se è infatti vero che qualsiasi idropittura è abbastanza facile da applicare, è altrettanto certo che il risultato ottenuto può essere molto diverso da caso a caso. Così, i prodotti definiti semilavabili (proprio perchè tali) non sono particolarmente funzionali: è consigliabile comunque scegliere sempre una pittura lavabile.
- Pitture superlavabili (o smacchiabili). Offrono il grande vantaggio di essere già pronte per l'uso, nel giusto dosaggio. Pure, compatte, setose danno ottimi risultati e sono esteticamente molto piacevoli. Con questa pittura anche le macchie più difficili possono essere facilmente eliminate (purchè si intervenga con tempestività ).
Sia le idropitture che le superlavabili sono adatte per qualunque tipo di intonaco o anche calcestruzzo e legno.
Le pitture che si usavano un tempo, a base di calce o di gesso, sono oggi del tutto superate: richiedono infatti una laboriosa preparazione e il risultato non è certo soddisfacente. A volte si usano ancora le vecchie pitture a tempera per tinteggiare box, cantine e sottotetti: hanno infatti un costo abbastanza contenuto, ma il risparmio iniziale è comunque irrisorio data la poca resistenza che offrono (dopo poco tendono a sfarinarsi).
Stucco.
È un materiale in pasta, un po' colloso, venduto in barattoli: serve per livellare crepe e rugosità .
Isolante.
È una pittura dall'aspetto lattiginoso che, una volta applicata, appare incolore. La sua funzione è quella di facilitare l'adesione della pittura sui muri: deve essere quindi passata con molta cura, senza tralasciare neppure una piccolissima porzione di muro.
Fai da te verniciare , tapezzare, tinteggiare, moquette
TAPPEZZARE
Rivestire le pareti in carta, in tessuto o in altri materiali non è così difficile come può sembrare: naturalmente bisogna seguire delle regole precise, come in tutti i lavori, anche i più semplici. La tappezzeria si sceglie per più di un motivo: semplicemente perchè piace, perchè il muro ha qualche imperfezione che occorre nascondere, perchè certe tappezzerie particolari sono anche fonoassorbenti, cioè spengono in parte il rumore. Inoltre le carte da parati hanno tali e tante varianti e offrono così tante possibilità di scelta e danno così sorprendenti risultati, che vale la pena di mettersi nella condizione di saper fare il tappezziere.
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ATTREZZI Rifornirsi del necessario per tappezzare non rappresenta una grande spesa, ma naturalmente l'attrezzatura varia a seconda del materiale che si sceglie. Innanzitutto è necessario procurarsi un piano d'appoggio abbastanza ampio su cui poter stendere i teli. Esistono degli appositi tavoli pieghevoli a cavalletti (è possibile noleggiarli) larghi da 60 a 70 centimetri e lunghi per lo più tre metri. Sono alti normalmente circa un metro, cosa che permette di lavorare comodamente in piedi. Si può ricorrere comunque ad altre soluzioni, utilizzando ad esempio un tavolo comune, o anche due tavoli accostati, la cui lunghezza sia almeno di due metri. Per quanto riguarda gli altri attrezzi bisogna distinguere fra quelli che servono per la fase di preparazione e quelli specifici per applicare la carta. Cominciamo con i primi. Raschietto. Serve per pulire le eventuali fessure prima di stuccarle. È di forma triangolare. Per applicare la carta occorrono invece altri attrezzi. Tapezier boy. È un attrezzo che permette di tenere il telo della tappezzeria con una mano sola, mentre con l'altra si cura il perfetto accostamento al telo già applicato. Il tapezier boy, o aiuto tappezziere, è una pinza con linguette elastiche che tiene stretto il bordo superiore del telo. |
MATERIALI
Tappezzeria in carta.
Conosciuta anche come paper peint o wall papier (le due definizioni si ritrovano abbastanza spesso sui cataloghi delle aziende produttrici) è la più diffusa e la più facile da applicare.
Tappezzeda vinilica.
È ricoperta da uno strato molto sottile, di pvc (cloruro di polivinile) che protegge la carta sottostante; resiste quindi molto bene al lavaggio e all'uso di detersivi. Le viniliche possono essere di vario tipo: telate, a buccia d'arancia, goffrate o liscie. Dato che queste tappezzerie si possono smacchiare anche con alcool (da evitare però assolutamente benzina e triellina) sono particolarmente indicate per le camere dei ragazzi, zone di servizio, bagni, cucine e tutti i locali particolarmente frequentati.
Tappezzeria in tessuto.
Piuttosto costosa, ma decisamente di grande effetto, la tappezzeria in tessuto è consigliabie soltanto in ambienti particolari perchè è abbastanza delicata. Si trova in cotone, juta, panno, canapa, lino o seta e naturalmente in fibre artificiali, trattate antimacchia e idrorepellenti. Il supporto può essere in carta, incollato sul rovescio del tessuto, oppure avere soltanto una spalmatura di resina sintetica. In commercio si trovano anche tessuti ignifughi che hanno il supporto in amianto o in altri speciali materiali: realizzati per lo più in fibra di vetro, in caso di incendio non alimentano le fiamme.
Tappezzeila in sughero e in paglia.
Le caratteristiche dei materiali contribuiscono a renderle molto calde e piacevoli. Possono anche durare anni, se ben trattate. L'unica precauzione è quella di passarle spesso con aspirapolvere e spazzola per evitare che si annidi la polvere. Per pulirle è sufficiente tamponare con una spugna inumidita. Con il passare del tempo scoloriscono, ma in modo uniforme, quindi senza provocare particolari danni estetici.
Tappezzeda metallizzata.
Assolutamente inadatta agli ambienti di tipo tradizionale, può dare a un locale giovane tutta la stravaganza che si desidera. Infatti, di carte metallizzate ce ne sono di tutti i tipi: dalle più classiche a quelle psichedeliche. È però abbastanza complicata da applicare. Lavabilissima, smacchiabile e di lunga durata, è formata da una lamina molto sottile di alluminio accoppiata a caldo con carta ininfiammabile.
ACCORGIMENTI
- Prima di acquistare la tappezzeria bisogna sapere esattamente le misure del rotolo, l'altezza del locale in cui la tappezzeria va applicata, la lunghezza delle pareti, comprese le sporgenze e le rientranze.
- Dal conto vanno dedotte le aperture, ma non quelle di piccole dimensioni.
- Per sapere quanti teli di tappezzeria si possono ricavare da un rotolo, si divide la lunghezza del rotolo per l'altezza delle pareti (la misura deve essere tenuta abbondante, quindi se le pareti sono alte tre metri, si calcola come se fossero alte tre metri e cinque centimetri).
- Per sapere quanti teli di tappezzeria occorrono si divide la lunghezza delle pareti per l'altezza del rotolo.
- Il numero dei rotoli che bisogna acquistare lo si ricava dividendo il numero dei teli che occorrono per il numero dei teli che si ottengono da un rotolo.
- Gli avanzi dei rotoli si utilizzano per i tratti di parete molto ridotti (ad esempio, quelli sopra le porte).
- Se le tappezzerie sono a disegni, che devono combaciare orizzontalmente fra di loro, c'è maggiore scarto e quindi occorre calcolare almeno un rotolo in più (a volte anche un paio).
- I rotoli di tappezzeria portano un numero che distingue la partita. È importante che tutta la tappezzeria appartenga alla stessa partita per evitare possibili varianti di colore.
- Commesso l'errore (acquistando rotoli di partite diverse) si rimedia così: la tappezzeria in variante più chiara si applica nelle zone lontane dalla finestra; ogni parete deve essere coperta, fino allo spigolo o all'angolo, con tappezzeria della stessa partita.
La colla.
Le più usate sono sostanzialmente tre.
All'amido di riso. È la più vecchia colla da tappezziere, si prepara in fretta e, una volta applicata, è molto adesiva e di lunga durata. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: va usata solo da chi non è principiante perché può causare qualche inconveniente, come gobbe, se non la si tira uniformemente, o macchie indelebili. È in pasta (normale o forte) da diluire in acqua tiepida al momento dell'uso.
A base di metilcellulosa. È in polvere (venduta in scatole) da sciogliere in acqua fredda. Poichè è meno aderente della colla d'amido offre la possibilità di spostare facilmente teli già incollati nel caso siano stati posizionati in modo sbagliato. Se si macchia la tappezzeria con questo tipo di colla, è possibile pulirla con una spugna leggermente imbevuta d'acqua. La polvere va sciolta versandola a pioggia in un secchio contenente l'acqua necessaria e mescolando continuamente. Ottenuto l'impasto lo si lascia riposare un paio d'ore: prima dell'uso lo si rimescola filtrandolo per eliminare eventuali grumi. Il dosaggio acqua-colla dipende dal tipo di tappezzeria che si deve applicare: con una tappezzeria in carta leggera, ad esempio, l'impasto deve essere piuttosto fluido, mentre un materiale consistente richiede un impasto più denso, magari miscelato con un po' di colla vinilica che ne migliora l'adesività . In commercio si trova la miscela già pronta con additivi funghicidi e antimuffa. Adesivi sintetici speciali. Sono indispensabili quando si devono applicare materiali di un certo tipo come pvc unito a tessuto, nylon con supporto in carta, poliuretano espanso o polistirolo. Dato che gli adesivi sintetici speciali sono insensibili all'acqua, vengono preferibilmente impiegati per tappezzare bagni e cucine dove ovviamente vi è sempre un certo tasso di umidità .
Stucco.
Sia su legno sia su intonaco, lo stucco a base di cellulosa e polveri minerali ha un'ottima aderenza. È venduto pronto per l'uso, ma volendo renderlo più morbido, lo si può impastare con un po' d'acqua o un poco della stessa colla che verrà usata per applicare la tappezzeria.
Fissativo.
Se la parete è porosa o poco compatta, il fissativo è indispensabile per rendere omogenea la superficie (lo si stende a pennello). Si può usare lo stesso collante (un po' diluito, naturalmente) che si impiega per attaccare la tappezzeria, oppure si acquista uno di quei prodotti a base di resine viniliche o acriliche che agisce sulla superficie come un vero e proprio legante.
Emolliente.
È un liquido che viene usato per aiutare il distacco delle vecchie tappezzerie. Si spalma con il pennello la superficie della tappezzeria: il liquido, arrivando al collante, ne provoca il distacco.
Rivestimenti di fondo.
Sono indispensabili quando i muri presentano inconvenienti che li rendono poco adatti a ricevere direttamente la tappezzeria. In commercio se ne trovano diversi tipi, che vanno scelti secondo la parete e secondo la tappezzeria che deve essere applicata. Esistono sottofondi impermeabili che isolano la tappezzeria dall'umidità : possono essere in lamine metalliche (alluminio o piombo) accoppiate con uno strato di carta, oppure in polistirolo espanso più adatte in presenza di umidità di condensa.
ACCORGIMENTI
- Perchè la tappezzeria aderisca bene alle pareti, bisogna che queste siano asciutte e pulite.
- Le piccole crepe, dopo un'accurata raschiatura, vanno stuccate. Lo stucco, quando è ben secco, deve essere passato con carta vetrata e poi spolverato. Per le fessure profonde o per quelle causate da eventuali assestamenti, lo stucco non basta: bisogna applicare sulla stuccatura fresca l'apposito nastro in garza di vetro che riduce il rischio di nuove spaccature.
OPERAZIONI
La scelta.
La prima cosa di cui sincerarsi, al momento dell'acquisto, è che la tappezzeria sia lavabile. Per le altre caratteristiche è utile ricordare che esistono simboli internazionali che riportano le specifiche qualità dei vari tipi di tappezzeria. Conoscerli è chiaramente di grande aiuto. Ad esempio: il grado di resistenza alla luce è rappresentato dal sole; quello intero significa ottima resistenza; il mezzo sole significa che il prodotto, esposto a intense fonti luminose, non dà pieno affidamento, tende cioè a scolorirsi. Il grado di lavabilità è rappresentato, nel suo livello più basso, da un'onda, mentre quello massimo (detersivi abrasivi) da una spazzola sormontata da un'onda.
Preparare le pareti.
Prima della posa della tappezzeria è evidentemente molto importante sincerarsi delle condizioni dei muri ed intervenire in modo opportuno, soprattutto se questi presentano tracce di umidità . La predisposizione delle pareti dipende poi dalla loro superficie, se sono cioè intonacate, dipinte, già tappezzate, oppure rivestite con piastrelle.
Muri umidi. Sui muri umidi non si possono posare le tappezzerie perchè prima o poi finiscono per scollarsi. Per tappezzare quindi muri nuovi, sempre un po' umidi, bisogna lasciar passare qualche mese (almeno sei). Le macchie di umidità sulle vecchie murature, quando non sono provocate da tubazioni che perdono, possono essere causate da superficiale umidità di condensa o anche da acqua assorbita dal terreno (per capillarità ). Nel primo caso si può applicare sul muro, prima della tappezzeria, un foglio di polistirolo espanso. Se l'umidità sale dal terreno è necessario applicare sulla parete un sottofondo a lamine metalliche con supporto in carta (vedere capitolo materiali) dopo aver scrostato le eventuali imperfezioni.
Pareti intonacate. Sono le pareti grezze, ricoperte solo da uno spessore di malta: si lavora di raschietto e poi si passa la superfìcie con carta vetrata a grana grossa. Se il muro non si presenta adatto ad essere tappezzato (la superficie è molto grezza), è necessario rasare a stucco l'intonaco. L'intonaco a gesso è invece liscio e va passato con carta vetrata di grana media. Prima di applicare la tappezzeria, bisogna spolverare con cura le pareti (precedentemente carteggiate) in modo che la colla tenga bene. Per completare la preparazione delle pareti, si deve dare una spennellata di fissativo a base di resine viniliche, che deve essere diluito con acqua, secondo le indicazioni riportate sulla confezione. Se l'intonaco ha una superficie decisamente poco compatta, è consigliabile un fissativo acrilico che ha potenza legante molto accentuata.
Pareti tinteggiate. Se non sono ben compatte e quindi non offrono un valido sottofondo alla colla, devono essere raschiate. Di solito vanno tolte tutte quelle pitture che si presentano poco aderenti o quelle che sfarinano. Prima di preparare le pareti, è bene quindi rendersi conto di quale trattamento hanno avuto in precedenza.
La pittura a calce, che tende a sfarinarsi, va tolta passandola con una spazzola metallica o con un raschietto, quando è necessario. Quella a tempera o a gesso e colla, che si scalfisce facilmente e, se bagnata, lascia il colore, va asportata completamente se la tappezzeria da applicare è di un certo pregio. In caso contrario basta raschiare le parti meno aderenti, rappezzare con lo stucco e passare una mano di fissativo vinilico o acrilico. L'idropittura lavabile è di solito ben aderente e compatta e costituisce un buon sottofondo alla tappezzeria. Naturalmente i muri vanno sgrassati e lavati prima dell'applicazione. La vernice a smalto, la cementite o pitture di questo tipo non vanno bene come sottofondo perchè non assorbono la colla. Bisogna quindi carteggiare con carta vetrata media, lavare con acqua e soda (non più di 50 grammi in un litro d'acqua) e sciacquare molto bene. Si applica poi una carta-fodera oppure si esegue una rasatura a stucco.
Pareti tappezzate. Se la vecchia tappezzeria è in ordine, può benissimo fare da sottofondo a quella nuova. Gli eventuali strappi devono essere accuratamente stuccati e poi carteggiati con carta vetrata fine. Le bolle, invece, vanno incise con un taglio a croce e i quattro lembi riattaccati con cura. I rivestimenti vinilici non sono adatti come sottofondo poichè la loro superficie è impermeabile. Quindi, o si toglie la pellicola vinilica cercando di strapparla dall'alto, o si rimuove del tutto la tappezzeria sottostante. Il vecchio rivestimento va tolto non solo quando è in cattive condizioni e quindi non può fare da sottofondo, ma anche quando è stato applicato su un'altra tappezzeria, oppure è già stato tinteggiato. Per togliere la vecchia tappezzeria può essere sufficiente impregnarla d'acqua calda, ma il lavoro riesce più facile usando gli appositi prodotti emollienti.
Pareti piastrellate. È possibile tappezzarle: naturalmente richiedono un'accurata preparazione. Dopo aver lavato la superficie con acqua e soda per togliere ogni traccia di grasso, le si passa con un apposito prodotto che facilita la presa della rasatura a stucco, che deve essere passato su tutta la superficie e non solo riempire le fessure fra una piastrella e l'altra. Per ottenere un buon risultato si può applicare una carta fodera prima della tappezzeria.
ACCORGIMENTI
- Si inizia a tappezzare partendo dallo stipite di una porta o di una finestra dopo aver controllato con il filo a piombo che il punto di partenza sia perfettamente verticale; se non lo è, bisogna tracciare una linea verticale di riferimento (utilizzando il filo a piombo) distante dallo stipite due o tre centimetri meno della larghezza dei teli: se il telo è alto 50 centimetri, la traccia va segnata a 47-48 centimetri dallo stipite.
- La posa, di solito, va fatta a giunti accostati (soprattutto se la tappezzeria è consistente).
- Se la tappezzeria è molto leggera, meglio sovrapporre i giunti di qualche millimetro.
- I giunti vanno sempre sovrapposti negli angoli fra le pareti.
- Non vanno fatti tagli sugli spigoli di eventuali sporgenze, perchè le giunte potrebbero aprirsi facilmente.
Preparare i teli.
Dopo aver preso le opportune misure, si stende la tappezzeria sul tavolo da lavoro (facendo attenzione che il diritto sia rivolto verso l'alto) e si segna il punto da cui iniziare il taglio, lasciando un margine di 5-10 centimetri. Si piega poi il parato nel punto tracciato, facendo ben combaciare i bordi in modo da avere un taglio preciso e soprattutto diritto. Questo nel caso di una tappezzeria a tinta unita. Se è a disegni di tipo geometrico il raccordo fra i motivi si ottiene sovrapponendo il telo successivo (senza tagliarlo) a quello già applicato in modo che i disegni coincidano (tappezzeria a rapporto pari). Quando invece la tappezzeria è a motivi sfalsati (ad esempio fiori e motivi ornamentali) il secondo telo va tagliato seguendo le indicazioni che sono riportate sul rovescio della tappezzeria. Si parla in questo caso di tappezzeria a rapporto dispari.
Prima di iniziare a incollare, bisogna aver pronti tutti i teli e gli spezzoni (sovraporte, sottofinestre) tagliati in misura; per riconoscerli è necessario riportare sul rovescio un numero progressivo. A questo punto bisogna spianare i teli arrotolandoli leggermente in senso inverso, con il rovescio verso l'alto, e sovrapporli secondo la numerazione programmata.
La colla va stesa direttamente sul muro o sul rovescio dei teli in base al tipo di tappezzeria. Il primo sistema è consigliabile per carta fodera, tappezzerie molto sottili oppure tessuti resinati che assorbono facilmente la colla e si macerano in fretta. Se la tappezzeria ha un'altezza standard (53 centimetri) e media consistenza, si applica utilizzando una pennellessa abbastanza morbida. La colla va stesa uniformemente e in misura abbondante partendo dal centro verso i bordi e incrociando le pennellate in modo da non lasciare zone asciutte (è importante quindi lavorare controluce in modo da poter controllare meglio l'uniformità dello strato di colla). A questo punto si ripiegano i bordi del telo senza marcare la piega (retro contro retro), in modo da poterlo maneggiare con facilità al momento dell'applicazione al muro. Se la tappezzeria ha un'altezza superiore a quella standard, e quindi diventa difficile maneggiare i teli già incollati, è meglio applicare direttamente la colla sulle pareti. Si procede stendendola verticalmente a strisce che superino abbondantemente la larghezza del telo, usando un pennello largo oppure il rullo.
ACCORGIMENTI
- Le carte sottili e i tessuti devono essere applicati entro pochi minuti dall'incollaggio.
- Le tappezzerie di consistenza media richiedono una macerazione di circa un quarto d'ora, perciò per sveltire il lavoro è meglio preparare i teli uno dopo l'altro.
- I materiali spessi devono riposare per un periodo più lungo; si stende poi una seconda mano di colla e si applicano immediatantente.
- Il negoziante consiglierà i tempi di riposo secondo la tappezzeria che si è acquistata.
- La colla va stesa sia sul muro sia sul telo soltanto nell'applicazione delle tappezzerie metallizzate, che non vanno piegate per non rovinare la superficie (in questo caso è consigliabile lavorare in coppia).
La posa dei teli.
Tenendo il telo in doppio sul braccio, si svolge delicatamente la metà superiore, la si accosta alla parete reggendo il bordo risvoltato con tutte e due le mani e si lascia, in alto, un margine di qualche centimetro. Quando il telo è nella giusta posizione (controllare l'allineamento laterale) lo si fa aderire premendolo al centro con le mani. Via via si stende anche la parte inferiore operando nello stesso modo. Per togliere eventuali rigonfiamenti si usa, secondo il materiale che si sta applicando, la spazzola, la spatola o il rullo che vanno passati dall'alto verso il basso e, a lisca di pesce, dal centro verso i bordi. Se è necessario eliminare qualche piega, si stacca delicatamente il telo partendo dal basso.
Una volta applicato il telo alla parete, si rifilano le eccedenze nell'angolo in alto, fra parete e soffitto, e in basso, contro lo zoccolino. Per farlo è sufficiente passare leggermente le forbici sulla tappezzeria, staccare un poco il bordo e tagliare in modo preciso. Quindi si preme bene la parte perchè aderisca perfettamente. Nel caso di tappezzerie lisce o compatte i bordi vanno ripassati con un rullino di plastica senza premere troppo per non far uscire la colla: per i rivestimenti vinilici bisogna invece usare una pressione maggiore e, infine, per quelli in tessuto è necessario usare l'apposito rullino zigrinato. Sulle tappezzerie in rilievo e su quelle facilmente deformabili non si usa mai il rullino, ma si passano delicatamente le dita, con una leggera pressione. Dovendo tappezzare il soffitto, è bene disporre i teli partendo dalle finestre, in modo che la luce non metta in evidenza eventuali giunti. Se la tappezzeria è a grandi disegni (geometrici o no) bisogna fare attenzione a mantenere una continuità armoniosa fra soffitto e pareti.
ACCORGIMENTI
- Applicati tre o quattro teli è bene verificare con il filo a piombo se sono perfettamente verticali: eventualmente, si può rimediare sovrapponendo leggennente i teli.
- Negli angoli delle pareti si applica una striscia di tappezzeria tagliata in misura e risvoltata di almeno un centimetro per parte.
- Se gli interruttori e le prese non sono stati smontati si rifilerà con cura la tappezzeria lungo i contorni; in caso contrario si applica la tappezzeria, ritagliando poi quel tanto che basta per lasciare passare i cavetti.
- Usando la carta metallizzata fare attenzione che non venga in alcun modo a contatto coi cavetti elettrici.
- I radiatori vanno abilmente aggirati e la parte di muro in vista va ricoperta, pazientemente, cercando di fare meno giunte possibili.
- La tappezzeria va fatta passare al di sotto delle tubature a vista; se non è possibile, è meglio rifilarla piuttosto che coprire i tubi con il telo.
Tappezzeria preincollata.
Ha la colla già applicata così che basta solo inumidirla per poterla posare. Offre quindi evidenti vantaggi rispetto agli altri tipi di tappezzeria. Si procede nel seguente modo. Dopo aver tagliato in misura i teli e averli numerati, si prende il primo, lo si arrotola in modo non molto stretto (iniziando dal bordo superiore), con il rovescio della tappezzeria rivolto verso l'esterno. A questo punto si immerge il telo nell'apposita vaschetta, riempita per tre quarti d'acqua, dove deve rimanere per tre-quattro minuti, secondo la consistenza del materiale. Si svolge poi lentamente (tenendo con le mani il bordo superiore) e lo si applica nella posizione prestabilita, lasciando sgocciolare l'acqua di troppo. Il fissaggio definitivo viene fatto con una spugna che va passata con cura procedendo dal centro verso l'esterno. Per eventuali ritocchi bisogna passare un sottile strato di colla sulla parete, prima di posare il telo.
I quadrotti.
Possono essere in sughero, materiale plastico o feltro. Sono venduti in scatole, ognuna delle quali ne contiene un numero sufficiente per ricoprire un metro quadrato di superficie e misurano 30 centimetri di lato. La posa in opera è piuttosto semplice. Dopo aver preparato le pareti, come per la posa delle altre tappezzerie, si stende l'adesivo a contatto sia sul retro del quadrotto sia sul tratto di parete dove deve essere applicato. Dopo qualche secondo, quando la colla diventa appiccicosa e non aderisce più alle dita, si può posare il materiale. Attenzione a posizionarlo correttamente perchè poi non è più possibile spostarlo. Per eventuali rifiniture si usa un coltellino ben affilato e una riga metallica. Negli angoli e negli spigoli, dove la rifinitura può essere un pop approssimativa, è consigliabile applicare un listellino di legno che copra le imperfezioni. I quadrotti in legno sono disponibili anche autoadesivi.
LA MOQUETTE
Si sono ricreduti anche i più diffidenti: la moquette risolve così tanti e tali problemi, e li risolve così bene, che parlare del fai da te per la posa della moquette è assolutamente indispensabile.
Capita in tutte le case di sentir dire che il pavimento del bagno andrebbe rinnovato, che la camera da letto ha un aspetto un po' squallido, che le piastrelle della cucina sono incrinate. Tutti questi inconvenienti sono risolvibili con l'applicazione della moquette.
ATTREZZISpatola dentata.A denti fini per dare il collante su pavimenti compatti, a denti medi se il sottofondo è ruvido. Martello per incollare.Ha una forma speciale che permette di far aderire il rivestimento lungo i bordi, a contatto delle pareti. Rasatore.È un attrezzo a lama regolabile (secondo lo spessore della moquette) che serve per tagliare il materiale. Non è comunque indispensabile. Coltellino a lame intercambiabili (tipo Stanley).Altro.Riga metallica, metro avvolgibile, blocchetto di legno (serve per pressare il materiale contro il pavimento), forbici molto robuste per tagliare la moquette. |
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MATERIALIAdesivi.L'adesivo è il materiale fondamentale per la riuscita del lavoro. I collanti utilizzabili sono di cinque tipi. Moquette.Moquette bouclée. Sono contraddistinte dal pelo a occhiello. Molto robuste, non trattengono le impronte. |
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LA SCELTA I pavimenti tessili vengono prodotti in teli di varie larghezze: arrivano fino a cinque metri in modo che sia possibile ricoprire il pavimento di un locale senza fare giunte. Le moquette possono essere in pura lana vergine, contraddistinte dal noto marchio, oppure in materiale sintetico. I prodotti qualitativamente migliori sono quelli in lana: antistatici, sono difficilmente infiammabili. Le fibre sintetiche costano meno e richiedono una manutenzione meno accurata: la resistenza all'usura, la morbidezza, e i toni di colore variano secondo il tipo. Il difetto che avevano di caricarsi di elettricità statica è stato eliminato mediante speciali trattamenti. |
L'APPLICAZIONE
La moquette richiede un sottofondo consistente e asciutto e, naturalmente, molto ben pulito. Se si prevede l'uso di adesivi, è assolutamente necessario eliminare ogni traccia di cera o di qualsiasi prodotto lucidante. Quando la moquette va stesa su un pavimento poroso (cemento o vecchio cotto) questo va prima passato con una miscela al 10% di acqua e dell'apposita resina, da stendere a pennello (o con una scopa) e lasciata asciugare per almeno dodici ore.
I METODIL'incollaggio totale è il metodo forse più seguito per tutti i materiali (per i feltri e gli agugliati senza supporto è l'unico tipo di posa possibile). Attenzione alla scelta dell'adesivo: ci sono quelli che rendono il materiale irrecuperabile (perchè lo fissano definitivamente al sottofondo) e ci sono i collanti removibili, che si spellano dal sottofondo anche molto tempo dopo la posa. Un altro metodo, ma meno usato, che consente di recuperare la moquette, è l'aggraffatura perimetrale che dà un ottimo risultato soprattutto con le moquette che hanno un supporto robusto e indeformabile. L'aggraffatura permette di insinuare uno strato di feltro fra la moquette e il sottofondo quando si vuole ottenere un migliore isolamento termoacustico. È comunque una posa abbastanza laboriosa, e anche molto costosa per gli attrezzi che richiede. ACCORGIMENTI
Posa per incollaggio.La si usa con qualsiasi pavimento tessile e su qualsiasi sottofondo ben sgrassato, pulito, livellato e perfettamente asciutto in modo da ottenere un'adesione perfetta e duratura. Nella scelta dell'adesivo, conviene attenersi alle marche più conosciute. Per chi fa da sé, sono preferibili i collanti facili da spatolare che abbiano un tempo di presa non troppo breve in modo che sia possibile rimediare ad eventuali errori di posizionamento. La posa della moquette non differisce granchè da un tipo all'altro. C'è solo da precisare che le moquette vengono giuntate per accostamento, mentre se si lavora con i feltri e gli agugliati i giunti vanno sovrapposti e poi rifilati. ACCORGIMENTI
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I QUADROTTI
Quando si applicano i quadrotti, incollati o in posa libera, bisogna stare attenti all'andamento delle fibre (di solito è segnato sul rovescio). Non si possono quindi disporre in modo casuale, ma devono essere messi tutti nello stesso senso, oppure in posizioni alternate in modo da sfruttare il gioco della luce sulla superficie e ottenere così un effetto a scacchiera. I quadrotti possono essere posati a secco o per incollaggio; il primo procedimento è senz'altro il più semplice. Anche in questo caso conviene lasciare riposare il materiale per una giornata prima di utilizzarlo.
Posa a secco.
I quadrotti, che devono avere un supporto piuttosto rigido, vengono sistemati sul pavimento senza utilizzare adesivo. Questo tipo di posa è indicato in caso di sistemazioni provvisorie, poichè è facile rimuoverli e posarli in altri locali. Un altro vantaggio è quello di poter sostituire quelli ormai logori, spostandoli sotto i mobili o in posti meno in vista. Perchè non abbiano gioco, è necessario pressarli bene l'uno contro l'altro facendo in modo di non lasciaie fessure contro le pareti. Quelli che vanno accostati al muro debbono essere tagliati in misura abbondante e incastrati con forza. Se il locale è piuttosto vasto, è bene applicare (almeno ogni tre metri) delle strisce di nastro biadesivo in modo da tener ben fermi i quadrotti. Le strisce biadesive sono consigliabili anche in quegli angoli dove i quadrotti sono stati tagliati in porzioni per seguire l'andamento del pavimento.
Posa per incollaggio.
Usare un adesivo piuttosto denso da stendere a spatola (ne va scelta una a denti fini o medi, secondo la levigatezza del sottofondo). Si inizia dal centro del locale, per individuarlo con precisione si tendono due cordicelle, perpendicolari fra di loro, da una parete all'altra usando la spatola quasi in verticale e ben pressata in modo che lo strato di adesivo non sia troppo consistente (sul sottofondo si distribuirà solo l'adesivo passato attraverso la dentellatura della spatola). Si aspetta che parte del solvente evapori (il momento giusto è quando, toccando l'adesivo con le dita, queste non restano sporche), poi si appoggia il primo quadrotto all'incrocio delle cordicelle procedendo dal centro verso le pareti con andamento a piramide e stando ben attenti che i bordi combacino sempre perfettamente. Il quadrotto va posato con un movimento verticale, evitando di farlo strisciare sul pavimento altrimenti l'adesivo potrebbe poi filtrare attraverso i giunti. I quadrotti, perchè aderiscano bene, devono essere pressati con un blocchetto di legno: se qualche angolo resta sollevato, occorre metterlo sotto pressione per almeno un giorno.
Di solito la cattiva presa dipende da una pulizia iniziale non accurata. Attenzione quindi a non lasciare polvere o sporco sulla superficie prima di iniziare l'incollaggio dei quadrotti. Se succedesse un inconveniente del genere, bisogna togliere il pezzo, raschiare l'adesivo dal pavimento, pulire accuratamente e sostituire con un nuovo quadrotto di moquette.
Per tagliare i quadrotti, quando si deve seguire l'andamento del pavirriento, si usa un coltellino a lame intercambiabili e ci si aiuta con una riga metallica. Questo se si devono semplicemente seguire righe diritte: per i tagli sagomati sono necessarie le forbici. Nei casi più complessi comunque è utile predisporre preventivamente una sagoma di cartone.
La Lanerossi, produttrice delle moquette Rossifloor, è iscritta al Gruppo italiano fabbricanti tappeti e moquettes. I campionari portano sul retro, oltre al marchio apposito, l'indicazione che precisa per quale uso è realizzato quel tipo di materiale. Fra i molti, vari tipi di moquette Rossifloor, sono da segnalare: Columbia, un bouclé-tweed prodotto in una gamma di quindici moderni colori. È antistatico permanente e antisporco per la particolare struttura della fibra Antron Heavy Duty. È un materiale indicato in locali dal traffico intenso, ma data l'eleganza del suo aspetto, va benissimo anche in ambienti di rappresentanza. Per la manutenzione ordinaria basta il battitappeto; la manutenzione straordinaria richiede lavaggio con schiume semi-secche. La felpa è poliammide BCF, il primo e il secondo sottofondo sono in sintetico; viene prodotta in rotoli alti quattro metri per 20, 25 metri di lunghezza come le altre moquette che segnaliamo. La posa in opera può avvenire per tensione Perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine, per incollaggio totale su sottofondo lisciato, per incollaggio perimetrale. Un'altra moquette (unica nel suo genere), è la Tintoretto: in sedici colori gradevolissimi, è adatta in ambienti di traffico forte, ma per il suo caratteristico aspetto puntinato, che la rende molto decorativa, può risolvere qualsiasi problema d'arredamento. Anche per la Tintoretto, la manutenzione giornaliera si fa con il battitappeto, quella straordinaria con schiume semi-secche. La felpa è 100% poliammide, il primo sottofondo è sintetico, il secondo espanso goffrato. La posa in opera avviene per incollaggio totale su sottofondo lisciato. Un bouclé medio grosso (tale da rientrare nella famiglia dei berberi, molto ricercati nell'arredamento rustico), è il Penelope. Antistatico permanente, è un materiale adatto a qualsiasi locale. È prodotto in quindici colori melangiati ottenuti con l'impiego di fibre (Anton III HF e Antron) che assicurano il massimo di antistaticità , resistenza allo sporco e all'usura. La manutenzione, la struttura e la posa in opera è uguale alla Tintoretto. Un velluto fine, ma resistente, è Wooltop: in pura lana vergine IWS, è prodotto in otto colori uniti ognuno dei quali porta tre varianti a piccolo disegno. È possibile quindi creare accostamenti gustosi, molto particolari. La manutenzione ordinaria e straordinaria avviene come per le altre moquette qua descritte. La felpa è in pura lana vergine, il primo sottofondo è sintetico, il secondo è juta. La posa in opera, dato il pregio del materiale, deve avvenire solo per tensione perimetrale con feltro sottomoquette su sottofondo tirato a frattazzo fine. Gli esperti della Lanerossi consigliano l'intervento di un abile moquettista.
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