Fai da te significato e regolamentazioni etichette prodotti
Etichette prodotti
Tratto da europa.eu :
I prodotti alimentari preimballati devono rispettare norme armonizzate obbligatorie per quanto riguarda l’etichettatura e la pubblicità. Fra i dati obbligatori che devono figurare sull’etichetta si trovano ad esempio la denominazione di vendita, l’elenco e la quantità degli ingredienti, i possibili allergeni (prodotti che possono provocare allergie), la durata minima del prodotto e le condizioni di conservazione.
Direttiva 2000/13/CE del Parlamento e del Consiglio del 20 marzo 2000 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari, nonché della loro pubblicità .
La direttiva si applica ai prodotti alimentari preimballati destinati ad essere consegnati in tale stato al consumatore finale, ovvero ai ristoranti, agli ospedali o ad altre collettività simili. La direttiva non riguarda i prodotti destinati ad essere esportati al di fuori della Comunità. L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari non possono essere tali da: * indurre l'acquirente in errore sulle caratteristiche o sugli effetti di tali prodotti alimentari; * attribuire ad un prodotto alimentare (ad eccezione delle acque minerali naturali e dei prodotti alimentari destinati ad un'alimentazione particolare per i quali esistono disposizioni comunitarie specifiche) delle proprietà di prevenzione, di trattamento e di cura di una malattia umana.
L'etichettatura dei prodotti alimentari deve riportare le seguenti menzioni obbligatorie: La denominazione di vendita Si tratta della denominazione prevista per il prodotto dalle disposizioni comunitarie che a questo si applicano ovvero, in assenza, secondo le disposizioni legislative o gli usi dello Stato membro di commercializzazione. La denominazione di vendita dello Stato di produzione viene ammessa tranne nel caso in cui, nonostante le altre indicazioni obbligatorie e l’aggiunta di altre informazioni descrittive, possa ingenerare confusione nello Stato di commercializzazione. La denominazione di vendita deve comportare inoltre un’indicazione sullo stato fisico e sul procedimento di trattamento del prodotto alimentare (ad esempio: in polvere, liofilizzato, surgelato, concentrato, affumicato, ...) nei casi in cui una tale omissione potrebbe creare confusione. L’indicazione di un eventuale trattamento ionizzante è per contro sempre obbligatorio. L'elenco degli ingredienti Preceduti da un’indicazione "ingredienti"; questi devono essere elencati in ordine decrescente di importanza ponderata (ad eccezione degli ortaggi misti) e designati con il loro nome specifico, con la riserva di alcune deroghe previste da: * l’allegato I (Categorie di ingredienti la cui indicazione della categoria può sostituire quella del nome specifico – p.es. "olio", "burro di cacao", "formaggio", "verdure", etc.); * l’allegato II (Categorie di ingredienti obbligatoriamente designati con il nome della loro categoria, seguito dal nome specifico o dal numero CE – p.es. "colorante" "acidificante" "emulsionante", "umettante", etc.); * e l’allegato III (Designazione degli aromi) della direttiva.
Fai da te significato e regolamentazioni etichette prodotti
I Prodotti Alimentari
Nel maggio 1982, l'Italia ha accolto una direttiva della Comunità Economica Europea in materia di etichettatura dei prodotti alimentari che ha migliorato sensibilmente la situazione, offrendo al consumatore maggiori informazioni.
La normativa si applica a tutti i prodotti alimentari confezionati che, indipendentemente dal tipo di involucro, devono per legge riportare indicazioni in lingua italiana.
Le Scritte Vietate
L'etichetta non deve indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto, sulla sua natura, sull'origine, sulla qualità, sulla durata e sul sistema di fabbricazione.
Sono regole che valgono anche per le immagini riprodotte sulla confezione.
Per esempio non è corretto riprodurre sulla scatola la foto di cinque merendine se la confezione ne contiene solo quattro.
Scorretto è anche raffigurare uova o frutta fresca se il dolce è fatto con uova in polvere e marmellata.
Su una scatola di pomodori pelati non è possibile disegnare l'immagine del Vesuvio quando i pomodori provengono dalla Sicilia o da altre regioni.
Indicazioni Necessarie
Fatta eccezione per alcuni casi particolari (prodotti dietetici, dadi da brodo, scatolette di cibo per cani e gatti), per legge tutti gli alimenti confezionati devono recare queste indicazioni: la denominazione di vendita del prodotto;
- il nome e l'indirizzo del produttore o del confezionatone;
- l quantitativo netto espresso in peso o in volume;
- l'elenco degli ingredienti;
- l'elenco degli additivi;
- il termine minimo di conservazione;
- le istruzioni per l'uso e le modalità di conservazione e di utilizzazione;
- il luogo di origine e di provenienza;
- la sede e lo stabilimento;
- peso netto sgocciolato.
1. Denominazione del prodotto
A fianco del nome o del marchio, sulla confezione deve comparire sempre la categoria di appartenenza.
Per esempio, se a un prodotto viene dato il nome di fantasia «Frescolatte», la legge prevede che sull'etichetta venga indicato di cosa si tratta (formaggio, yogurt, bevanda, ecc.) per consentire all'acquirente di conoscerne la natura e di distinguerlo da altri prodotti con i quali potrebbe essere confuso.
2. Indirizzo e Nome del produttore
Tutte le etichette devono rendere noti il nome o la ragione sociale o il marchio depositato del produttore e la sede del fabbricante o del confezionatone o del venditore.
3. Quantitativo netto
Sugli articoli venduti deve essere chiaramente specificato il quantitativo netto del prodotto, espresso in peso o in volume.
4. L'Elenco degli ingredienti
Tranne rare eccezioni, tutti i prodotti alimentari preconfezionati devono riprodurre sull'etichetta l'elenco degli ingredienti in ordine di peso decrescente: il primo ingrediente citato è il più presente, via via fino all'ultimo, che è il meno presente.
Con il termine ingrediente si intende qualunque sostanza impiegata, compresi gli additivi e l'acqua, quando supera il 5%.
Non sono da considerare come ingredienti i solventi o i composti chimici utilizzati a livello industriale per estrarre, raffinare o trattare un prodotto, di cui, però, non si trova traccia nel prodotto finito.
5. Gli Additivi chimici
Considerati a tutti gli effetti come ingredienti, gli additivi sono aggiunti ad un alimento per diverse ragioni (renderne possibile la conservazione, migliorarne le caratteristiche, rendererne l'aspetto più invitante, ecc.).
Dopo anni di critiche e accuse, oggi la legge italiana disciplina in modo abbastanza severo la materia autorizzando l'uso degli additivi solo per determinati articoli e in precise quantità.
Resta comunque sempre valida la regola di preferire, laddove è possibile, i prodotti con una minore presenza di additivi.
Sull'etichetta la loro presenza è sempre preceduta dalla categoria di appartenenza. Si leggerà quindi, per esempio: «Antiossidanti: acido ascorbico» oppure «Coloranti: amaranto lecitina di soia».
A volte insieme al nome dell'additivo, oppure in sua sostituzione, compare la sigla di riferimento definita a livello CEE, composta dalla lettera «E» (come Europa), seguita da un numero di tre cifre. Nell'esempio riportato sopra si leggerà: «Antiossidanti: E 300» oppure «Coloranti: E 123».
Le aziende più precise uniscono ai nome scientifico anche il codice; per esempio: «Antiossidanti: acido ascorbico (E 300)», «Coloranti: Amaranto (E 123)».
La lettera «E» serve anche ad indicare che si tratta di un additivo autorizzato dalla Cee.
6. Termine minimo di comservazione
I prodotti alimentari, quando vengono conservati in modo corretto, mantengono inalterate le loro caratteristiche organolettiche (sapore, consistenza, colore, ecc.) per un certo periodo di tempo.
Le etichette devono riferire con esattezza la durata di questo periodo, definito dal legislatore come «termine minimo di conservazione» e, normalmente, chiamato «data di scadenza».
Sopraggiunto il giorno ultimo di validità, si è in presenza di prodotti che cominciano lentamente a modificare le loro caratteristiche.
Il termine minimo di conservazione deve essere preceduto dalla frase «Da consumarsi preferibilmente entro il» per i prodotti poco deperibili, oppure dalla frase: «Da consumarsi entro il» per gli alimenti rapidamente deperibili.
La data di scadenza deve essere scritta con caratteri indelebili precisando:
- il giorno, il mese e l'anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (latte fresco, mozzarelle, yogurt ecc.);
- solo il mese e l'anno per gli articoli conservabili per più di tre mesi ma per meno di 18;
- solo l'anno per alimenti come il tonno, i pelati, i piselli in scatola conservabili per più di 18 mesi.
Ma non sempre l'interpretazione della data di scadenza è facile come prevede la legge.
Spesso la scritta è stampigliata sul prodotto in modo difficilmente individuabile o cormprensibile.
Sono esentati dall'indicazione del termine minimo di conservazione: gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate non sbucciate, gli aceti, i gelati monodose, i vini e gli spumanti, le bevande con un tenore in alcol superiore al 10%, i prodotti di panetteria e pasticceria (destinati ad essere consumati entro le 24 ore successive alla produzione), il sale da cucina, lo zucchero e i prodotti di confetteria.
7. Istruzioni per l'uso e conservazione
Tutti i prodotti che hanno bisogno di particolari condizioni di conservazione, oppure di speciali accorgimenti per un corretto utilizzo, devono segnalare queste loro caratteristiche sull'etichetta.
Tipico è il caso dei surgelati la cui durata è strettamente connessa al tipo di frigorifero a disposizione.
8. Luogo di origine
L'indicazione del luogo di origine o di provenienza di un alimento è obbligatoria solo in alcuni prodotti come ad esempio il vino Doc o certi salumi e comunque in tutti i casi in cui la mancanza di tale informazione può trarre in inganno il consumatore.
9. Sede e Stabilimento
L'indirizzo del produttore o dello stabilimento di produzione deve figurare tra le varie scritte.
10. Peso sgocciolato
Per particolari tipi di alimenti conservati in un liquido di copertura come la mozzarella, la frutta sciroppata e i piselli in scatola, sull'etichetta bisogna scrivere il peso sgocciolato e il peso netto.
Attenzione: l'olio del tonno o dei carciofini non viene considerato liquido di copertura ma figura come un ingrediente a tutti gli effetti. Per questo motivo non è obbligatorio distinguere in etichetta il peso sgocciolato.
Nei prossimi anni, con molta probabilità, verranno approvate dalla Cee nuove leggi che renderanno più complete e chiare le diciture stampate sulle etichette.
Già sin d'ora, comunque, molte confezioni specificano il contenuto calorico e forniscono altre informazioni di carattere nutrizionale.
L'ACQUA MINERALE
Capire le etichette delle acque minerali è difficile, anche a causa dei molti dati presenti, che risultano il più delle volte incomprensibili.
L'aspetto peggiore è che, in questo complicatissimo elenco di numeri e di simboli, non vengono sufficientemente messe in risalto quelle poche indicazioni che potrebbero aiutare il consumatore a effettuare una scelta ragionata.
La normativa in materia è recente, ma rimane lacunosa e insufficiente perchè poco chiara.
Abbiamo preferito perciò ricostruire pezzo per pezzo il complesso mosaico delle molte diciture, piuttosto che esaminare l'elenco degli obblighi di legge.
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1. Dicitura presente in tutte le etichette |
Acqua minerale naturale.
Tutte le acque riportano questa scritta, indipendentemente dal fatto che siano state più o meno addizionate di anidride carbonica.
Addizionata di anidride carbonica.
Dicitura obbligatoria per le acque minerali alle quali viene aggiunta anidride carbonica per renderle gassose. Un'acqua può essere anche «totalmente degassata», se è stato tolto il naturale contenuto di anidride carbonica, oppure «parzialmente degassata», se è stato solo diminuito. In alcuni casi, invece, l'acqua viene «rinforzata coi gas della sorgente».
Analisi batteriologica.
Un'acqua viene giudicata pura, e quindi commerciabile, sulla base delle analisi effettuate in laboratorio per verificare l'assenza di germi pericolosi per la salute. Solo se la ricerca dà esito negativo si può vendere il prodotto e inserire la scritta: "Acqua batteriologicamente pura".
Analisi chimica e chimico-fisica.
Sull'etichetta deve apparire chiaramente il nome del laboratorio che ha effettuato le analisi, insieme a una lunga serie di dati in realtà poco utili:
- la temperatura alla sorgente;
- l'acidità dell'acqua prelevata alla sorgente espressa come pH (il valore 7 rappresenta la neutralità, valori superiori si riferiscono alle acque basiche, mentre valori più bassi a quelle acide);
- la conducibilità elettrica;
- il quantitativo dei vari sali minerali presenti sotto forma di ioni (Ca++ sta per Calcio, Mg++ per magnesio, K+ per potassio, ecc.);
- il residuo fisso a 180 gradi centigradi, che è, invece, un elemento molto importante, perchè permette di capire se si tratta di un'acqua più o meno ricca di sali minerali.
In sostanza, più alto è questo valore, più sali minerali sono presenti. La legge prevede l'uso facoltativo di alcune terminologie che dovrebbero aiutare il consumatore a capire di più. Se il residuo è inferiore a 50 mg/litro, siamo di fronte a un'acqua "minimamente mineralizzata", un caso che interessa solo il 10% delle sorgenti italiane, prevalentemente composte da acque ricche di sali minerali.
Se il residuo non è superiore a 500 mg/litro, ci si trova di fronte a un'acqua "oligominerale" o "leggermente mineralizzata", (come San Bernardo, Levissima, Fiuggi, Panna, Recoaro, Vera, ecc.).
La scritta in genere viene riportata sull'etichetta.
Per le acque con un residuo compreso tra 500 e 1.500 mg/litro, una fascia che raggruppa la stragrande maggioranza delle acque minerali italiane, non è prevista alcuna dicitura.
Se, infine, il residuo è superiore a 1.500 mg/litro, si può leggere sull'etichetta: "Acqua ricca di sali minerali".
Alcune aziende hanno la buona abitudine di riportare il livello di durezza dell'acqua, espresso in gradi francesi.
Gas disciolti in un litro d'acqua.
Sotto questa voce viene indicato il quantitativo di anidride carbonica, di ossigeno e di altri gas presenti nell'acqua quando sgorga dalla sorgente.
Un dato del tutto inutile, perch‚ non è riferito all'acqua in bottiglia: leggendo l'etichetta non è possibile capire il livello di gasatura dell'acqua minerale.
Data delle analisi.
L'indicazione delle data in cui sono state effettuate le analisi è obbligatoria così come il nome del laboratorio che le ha svolte. Le analisi chimiche e batteriologiche devono essere effettuate almeno ogni 5 anni.
Data di imbottigliamento.
Anche in questo caso la situazione è abbastanza complicata. Contrariamente a quanto succede per gli altri alimenti, la data (giorno, mese, anno) viene, nella maggior parte dei casi, indicata da un segnetto poco visibile tracciato su una sorta di calendario localizzato sui bordi dell'etichetta.
All'estero si usa indicare la data limite di conservazione, che convenzionalmente viene stabilita dopo tre anni dai confezionamento in bottiglia dell'acqua minerale.
Le autorizzazioni.
Su ogni etichetta deve comparire la ragione sociale dell'azienda produttrice e il nome dell'acqua, insieme con l'autorizzazione alla vendita e gli estremi del provvedimento.
Informazioni di cara pseudo scientifico.
Compaiono su tutte le acque minerali: si tratta di diciture alcune volte documentate in modo serio sulla base di ricerche, altre volte completamente inutili. Per esempio, gli effetti diuretici tanto decantati sono una caratteristica di tutte le acque potabili che, in diversa misura, inevitabilmente favoriscono l'eliminazione delle scorie renali.
C'è chi scrive addirittura "indicata anche durante i pasti".
Per particolari patologie o cure è forse meglio sentire il parere del medico e controllare in etichetta il quantitativo di sali minerali.
Altre indicazioni utili.
Sulle etichette di alcune bottigiie vengono riportate informazioni del tipo:
- Contenente bicarbonato, se il tenore di bicarbonato supera i 600 mg/litro;
- solfata, se il tenore di solfati supera i 200 mg/litro;
- clorurata, se il tenore di cloruri è superiore a 200 mg/litro;
- calcica, se il tenore di calcio è superiore a 150 mg/litro;
- magnesica, se il tenore di magnesio è superiore a 50 mg/litro;
- fluorurata, se il tenore di fluoro è superiore a 1 mg/litro;
- ferruginosa, se il tenore di ferro bivalente è superiore a 1 mg/litro;
- sodica, se il tenore di sodio è superiore a 200 mg/litro;
- indicata nelle diete povere di sodio, se il tenore di sodio è inferiore a 20 mg/litro.
Il Vino e gli Spumanti
Ci sarebbe di che ubriacarsi tanti sono i nomi e i diversi tipi di etichette incollate sulle bottiglie di vino o spumanti. Ma la chiarezza non è direttamente proporzionale alla varietà, e diventa difficile stabilire - leggendo le etichette - se si adatta meglio alla propria tavola un Merlot, un Tocai oppure un Pinot.
La legislazione, su questo, è confusa. Prima di entrare nei particolari vale la pena fare una distinzione dei vini in tre categorie:
- i vini da tavola;
- i vini a Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) e quelli a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.);
- i vini speciali, compresi quelli frizzanti, i liquorosi e gli spumanti.
Gli elementi che devono essere presenti sulle etichette sono: la gradazione alcolica, il contenuto in volume netto e il nome del produttore e dell'imbottigliatore.
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Vino da tavola semplice.
È quello più diffuso tra le famiglie italiane: le vendite rappresentano l'80% del mercato.
È semplice da individuare. Sull'etichetta si legge la scritta: «Vino da tavola rosso», oppure «Vino da tavola bianco». Si tratta quasi sempre di vino fatto con uve bianche o rosse di provenienza sconosciuta.
In pratica, l'azienda imbottigliatrice acquista mosti o uve in diverse località, miscela nel modo migliore i vari liquidi ottenuti e pone in vendita il prodotto.
Sull'etichetta di questi vini non può essere indicata l'annata della vendemmia.
Vino da tavola con nome di fantasia.
I vini da tavola semplici a volte hanno sull'etichetta anche un nome inventato. La legge concede questa possibilità, purchè le scritte non creino confusione e non approfittino della buona fede dell'acquirente, inserendo termini come «Classico», «Riserva» o «Superiore».
Anche in questo caso, non si può riportare in etichetta l'anno della vendemmia.
Elemento distintivo è la scritta: «Vino da tavola bianco» o «rosso».
Vino da tavola con marchio.
Un altro elemento da prendere in considerazione nell'analisi dei vini da tavola è la presenza sull'etichetta di alcuni marchi registrati. Per esempio, alcune aziende produttrici di vino da tavola semplice, registrano un marchio e poi conducono grandi campagne pubblicitarie per far conoscere non il tipo di vino, ma solo il marchio.
Elemento distintivo dell'etichetta è la scritta: «Vino da tavola».
Vino da tavola con indicazione geografica.
A volte i vini da tavola semplici hanno l'indicazione geografica di provenienza, per esempio: «Vino da tavola rosso della Toscana». In tal caso la legge prevede che almeno l'85% delle uve provenga dalla zona specificata in etichetta (in questo caso, la Toscana) e consente di stampigliare l'annata di produzione.
Elemento distintivo dell'etichetta è la scritta: «Vino da tavola».
Vino da tavola con indicazione geografica e nome del vitigno.
Se le uve provengono per l'85% da un vitigno per esempio Merlot oppure Pinot, coltivato in una zona precisa (Veneto, Toscana, Lazio, Ravenna, ecc.), sull'etichetta il produttore potrà scrivere «Vino da tavola rosso Merlot della Toscana». Paradossalmente, la comparsa della denominazione del vitigno e dell'area geografica aumenta considerevolmente le possibilità di confondere le idee al consumatore.
Il sistema per evitare errori grossolani consiste nel verificare la presenza della scritta: «Vino da tavola».
Tutti i vini che riportano in etichetta la provenienza geografica dettagliata, devono essere fatti con uve provenienti almeno per l'85% dalla zona indicata.
Vino a Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.).
La scritta: «Denominazione di Origine Controllata» indica che il vino è stato prodotto in una zona delimitata, con caratteristiche enochimiche che rientrano nei limiti fissati in un disciplinare riconosciuto dalla legge.
Inoltre, la produzione di uva da cui il vino proviene deve rispettare determinate regole, mentre il rapporto tra uva raccolta e vino prodotto deve essere compreso entro valori standard.
Da sottolineare però che il disciplinare garantisce l'origine del vino non la qualità.
Ecco perchè a volte qualcuno dei 200 vini con il marchio D.O.C. si rivela di mediocre qualità.
Sull'etichetta, in aggiunta o in sostituzione al marchio D.O.C., può comparire la scritta: «Vini di qualità prodotti in regioni predeterminate», oppure la sigla Vqprd, definizione varata in sede CEE e valida per tutti i vini prodotti in zone delimitate.
L'indicazione dell'anno della vendemmia non è obbligatoria; se però l'etichetta riporta questo dato, il vino deve provenire per l'85% da uve raccolte nell'annata indicata.
Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.).
I vini a «Denominazione di origine controllata e garantita» costituiscono la categoria più pregiata dei vini italiani; in essi sono verificate sia l'origine sia la qualità.
Attualmente sono solo cinque: Barbaresco, Barolo, Brunello di Montalcino, Chianti e Vin Nobile di Montepulciano. I vini si devono attenere a norme particolarmente severe che riguardano la quantità, la gradazione, l'imbottigliamento, l'invecchiamento, ecc.
Devono essere provvisti obbligatoriamente di indicazione relativa all'annata di vendemmia e, prima di poter essere posti in vendita, vengono sottoposti a una particolare prova di degustazione.
Si tratta degli unici vini che subiscono questo esame.
Ogni bottiglia, inoltre, deve essere munita di contrassegno di Stato, una specie di fascetta numerata applicata sul tappo e rilasciata agli imbottigliatori sulla base degli ettolitri di vino denunciati.
A titolo di esempio riportiamo alcune regole fissate per la lavorazione del vino D.O.C.G. Brunello di Montalcino:
- la produzione di uva non deve essere superiore a 80 quintali per ettaro;
- la resa finale delle uve non deve superare il 65%;
- l'invecchiamento deve durare almeno 4 anni di cui 3 e mezzo in botti di rovere e di castagno;
- tutte le operazioni di invecchiamento e di imbottigliamento devono svolgersi nella zona;
- è possibile "tagliare" il vino solo con altro vino Brunello;
- gradazione minima imposta: 12,5 gradi;
- prova di degustazione effettuata da una speciale commissione;
- confezionamento del vino in bottiglie di vetro scuro;
- indicazione obbligatoria dell'anno della vendemmia.
A differenza dei vini da tavola, i vini D.O.C. e i vini D.O.C.G. possono fregiarsi di particolari menzioni previste da molti disciplinari.
Le più comuni sono: «Classico», «Riserva» e «Superiore» che in genere segnalano una migliore qualità.
La dicitura «Classico» indica che il vino è stato prodotto in una zona più ristretta, in genere migliore, rispetto a quelle stabilite dalle norme.
La parola «Riserva» è legata essenzialmente al periodo di invecchiamento, maggiore rispetto a quello previsto. Per esempio, nel caso del Chianti, il vino D.O.C. con la scritta «Riserva» è invecchiato almeno tre anni.
La scritta «Superiore» è invece riferita al grado alcolico maggiore rispetto agli altri.
Spumanti.
Tra il Natale e l'Epifania, gli italiani stappano milioni di bottiglie di spumante.
La scelta della buona bottiglia da acquistare o da portare a casa di amici per brindare non è semplice.
In Italia la mancanza di una legge in materia ha favorito la presenza di produttori poco seri, che danneggiano la buona immagine dello spumante italiano.
Anche per i migliori spumanti prodotti con il metodo Champenois, si rischia seriamente il declassamento dell'immagine e della qualità per colpa di aziende che, improvvisando capacità ed esperienza, si cimentano in lavorazioni al di sopra delle loro possibilità. I risultati sono lampanti: se nel 1975 si contavano circa 70 aziende vinicole produttrici di spumanti preparati con il metodo Champenois, oggi se ne contano alcune centinaia.
L'unico modo per non smarrirsi in questo fiume di spumante consiste nell'interpretare attentamente le etichette.
Prima di tutto bisogna distinguere tra i due grandi settori merceologici degli spumanti: quelli preparati seguendo il metodo Champenois e quelli che usano il metodo Charmat.
Metodo Champenois.
È il sistema inventato dai francesi per la lavorazione del più famoso vino del mondo: lo Champagne.
Il metodo è stato ripreso, in paesi come l'Italia e la Spagna, per la creazione di spumanti di qualità.
I punti principali della lavorazione consistono nella scelta di vitigni particolari (Pinot nero, Pinot bianco e Pinot meunnier insieme a Chardonnay) e nell'impiego della doppia fermentazione, che avviene prima nei tini e poi quando il vino è in bottiglia.
Le regole sono semplici, ma necessitano di professionalità ed esperienza nel campo della vinificazione.
In Italia, le zone che tradizionalmente producono uve da spumante sono: l'Oltrepò Pavese, il Trentino Alto Adige e la Franciacorta, in provincia di Brescia.
In Francia la zona eletta è solo una: la regione della Champagne, a circa 150 km da Parigi.
Come è possibile riconoscere queste bottiglie dalle altre?
Lo Champagne è inconfondibile: la scritta compare sempre in etichetta e una serie di severe restrizioni vincola i produttori a un codice di comportamento che garantisce un certo livello qualitativo.
Le bottiglie di Champagne «millesimate», cioè quelle ottenute da vendemmie particolarmente fortunate, costano di più e sono riconoscibili perchè in etichetta c'è l'annata di produzione. Inoltre, per regolamento, possono essere vendute solo tre anni dopo la vendemmia.
Lo spumante italiano, ottenuto riproducendo il metodo di lavorazione Champenois, invece, non dispone di un unico simbolo di riconoscimento, né di una terminologia uniforme.
Sull'etichetta compare la scritta «Spumante Metodo Champenois» oppure «Spumante Metodo Classico». Alcuni produttori, per dare più prestigio al loro vino, riportano entrambe le diciture.
I produttori più attenti indicano in etichetta anche la data della sboccatura, cioè il momento in cui il vino ha finito la fermentazione in bottiglia.
È questo un elemento importante, perchè gli esperti consigliano di bere lo spumante al massimo due anni dopo la sboccatura.
In Italia il prezzo delle bottiglie di spumante, metodo Champenois, oscilla da 10.000 a oltre 20.000 lire. Queste differenze si giustificano perchè una legge, varata in sede CEE, consente di porre in vendita spumante dopo 9 mesi di fermentazione in bottiglia, la metà circa del periodo minimo necessario secondo le vecchie regole della tradizione.
Metodo Charmat.
La stragrande maggioranza degli spumanti adotta come sistema di fermentazione il metodo Charmat. Questa indicazione compare solo raramente in etichetta: l'acquirente deve quindi capire arrivandoci per intuito o per esclusione.
Il metodo di lavorazione è decisamente più semplice e rapido. Il risultato finale è ugualmente valido: il vino, infatti, mantiene una freschezza e un profumo molto apprezzati.
L'Asti Spumante è sicuramente il vino più conosciuto tra quelli compresi in questa categoria. È un vino D.O.C. ottenuto da uve Moscato.
Gli spumanti ottenuti con il metodo Charmat sono i più diffusi in Italia.
Come risconoscerli? Le diciture in etichetta sono molte e sicuramente confondono le idee.
La regola più semplice è quella di andare per esclusione: gli spumanti senza la dicitura «Metodo Classico» o «Champenois» sono fatti quasi sempre con la vinificazione Charmat.
In genere in etichetta si legge: «Spumante dolce», «Vino spumante secco» oppure «Moscato vino spumante».
La scritta «Riserva», che compare sulle etichette, vuol dire che la fermentazione è durata almeno sei mesi.
Naturalmente esistono anche gli spumanti D.O.C., come per esempio il Franciacorta oppure lo stesso Asti Spumante. In tal caso, sull'etichetta, compare la dicitura «Spumante D.O.C.», oppure «Vsqprd», "Vino spumante prodotto in regioni determinate".
L'Olio
Interpretare le etichette degli oli è semplice, anche perchè non sono molte le indicazioni obbligatorie per legge.
Sulla bottiglia o sulla lattina di metallo i produttori devono segnalare:
- il nome del prodotto (olio di oliva, olio extra vergine di oliva, olio di semi di soia, olio di semi vari, olio di semi di girasole, ecc.);
- la ragione sociale del produttore;
- il volume, cioè la quantità;
- la data limite di conservazione specificando il mese e l'anno.
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Diverse aziende hanno aggiunto spontaneamente indicazioni utili sul valore calorico e sulle modalità di uso e di conservazione.
Alcune spiegano anche se l'olio è adatto per le fritture oppure se è preferibile impiegarlo solo per condire a crudo.
In alcune confezioni si possono leggere addirittura i simboli grafici usati anche in altri paesi, come la Francia, per facilitare la scelta: la vaschetta su un fornello indica che l'olio è consigliato per la frittura, mentre il recipiente con due posate all'interno indica che l'olio è da usare preferibilmente crudo.
Attenzione alla data limite di conservazione: mancando norme precise, i produttori si sbizzarriscono, c'è chi consiglia l'uso entro sei mesi e chi invece fa slittare il limite a un anno e sei mesi.
Difficile capire le regole del gioco: gli intenditori dicono comunque che l'olio va usato in fretta.
Dopo sei o sette mesi, gli oli extra vergini, per esempio, perdono già alcune caratteristiche di sapore, ma rimangono ancora buoni per altri sei mesi. In commercio si trovano solitamente tre categorie d'olio di oliva: l'olio extra vergine d'oliva, l'olio vergine d'oliva (ottenuti direttamente dalla spremitura delle olive) e l'olio d'oliva che si differenzia dai primi due perchè viene sottoposto alla raffinazione come tutti gli oli di semi.
Per l'olio di semi vari la situazione non è certo trasparente. Sull'etichetta, infatti, non deve comparire la composizione della miscela, a meno che la presenza di ciascun olio sia superiore al 20%.
È abbastanza legittimo pensare che nelle lattine di olio di semi vari finiscono le qualità più scadenti e i grassi ottenuti dai semi poco apprezzati come la malva e il cotone.
Per questi motivi è difficile mantenere una costanza qualitativa per l'olio di semi vari che, presumibilmente, cambia composizione ogni volta che si modificano i prezzi delle materie prime sui mercati all'ingrosso.
Potrà quindi succedere che la lattina confezionata in gennaio sia costituita da una miscela completamente diversa da quella acquistata tre mesi prima.
Viva l'olio di oliva
Contrariamente a tutte le regole della buona e sana cucina, molte persone si ostinano ad utilizzare olio di semi di soia, di mais o di girasole per le fritture, considerando questi oli più leggeri e digeribili. Finalmente, però, la dieta mediterranea ha giustamente fatto tornare alla ribalta l'olio di oliva.
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I Formaggi
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Anche per i formaggi, come per i vini, esiste la categoria dei D.O.C.. Il riconoscimento è però più difficile perchè il marchio di garanzia, riportato sulla crosta esterna o sull'incarto, non sempre è immediatamente visibile. La denominazione di origine interessa alcuni formaggi prodotti in zone geograficamente delimitate e ottenuti con metodi di lavorazione precisi e determinati. La denominazione tipica si conferisce a formaggi prodotti in tutte le aziende che si impegnano a rispettare alcune caratteristiche nel sistema di preparazione. La vigilanza e il controllo delle disposizioni sui formaggi a denominazione d'origine o tipica, è affidata ai Consorzi di tutela. Tutti i formaggi prodotti dalle aziende aderenti hanno un marchio di riconoscimento che viene riportato sulle confezioni di carta come nel caso del Taleggio, del Gorgonzola e della Mozzarella di bufala, sullo strato esterno della scorza per tutti gli altri. |
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I Cosmetici
Conoscere le sostanze presenti nei vasetti dovrebbe essere un diritto per i consumatori.
La legge, invece, prevede che le società debbano comunicare all'assessorato alla sanità regionale, al Nucleo anti sofisticazione dei carabinieri e al ministero della Sanità l'elenco degli ingredienti utilizzati in ogni cosmetico, ma non sono obbligate a riportarlo sull'etichetta.
Obbligatorio, invece, indicare componenti segnalati nella pubblicità o nella denominazione del prodotto.
Questo è un grosso limite perchè di fronte a molti casi di allergia da cosmetico i dermatologi sono impossibilitati a fornire risposte esaurienti ai pazienti se non conoscono con certezza l'elenco degli ingredienti.
Per fortuna alcuni imprenditori, che operano sui mercati europei, da tempo riportano sui cosmetici l'elenco degli ingredienti, anche se in lingua francese o inglese.

Imballaggi, recipienti o scatole di cosmetici devono, per legge, riportare in modo facilmente leggibile:
1. la ragione sociale o la sede del fabbricante;
2. il contenuto espresso in peso o in volume (escluso per i campioncini di peso inferiore o uguale ai 5 grammi o 5 millilitri);
3. la durata minima di conservazione espressa con la dicitura: «Usare preferibilmente entro il», specificando il mese e l'anno; se i cosmetici si conservano più di trenta mesi, questa indicazione può anche non comparire; il produttore deve precisare anche quando l'articolo necessita di una conservazione in ambienti particolari per evitarne il degrado prima della scadenza;
4. l'indicazione quantitativa e qualitativa delle sostanze la cui presenza è segnalata nella pubblicità o nella denominazione; per esempio, uno shampoo «alla mela» venduto come tale dovrà riportare la percentuale di mela presente;
5. le precauzioni da adottare se nel cosmetico sono presenti sostanze soggette a prescrizioni specifiche, come per esempio l'acqua ossigenata;
6. il numero del lotto di fabbricazione.
Deve essere inoltre indicato il paese d'origine se il prodotto proviene da nazioni non facenti parte della Cee.
Se invece le confezioni sono troppo piccole, e le etichette non possono contenere tutte le indicazioni, deve comunque esserci un foglietto esterno esplicativo.
Il trucco c'è
Perchè molte aziende produttrici di cosmetici non riportano sull'etichetta la composizione del prodotto? Perchè se lo facessero diventerebbe facile scoprire che vasetti fatti pagare allo stesso prezzo del caviale, hanno in realtà un costo di produzione bassissimo.
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I Giocattoli
Secondo stime della commissione della Cee, ogni anno sono circa 200.000 gli incidenti causati da giocattoli difettosi o costruiti senza rispettare le norme di sicurezza.
Nel nostro paese, la legge numero 46 del febbraio 1983, vieta la produzione, l'importazione e la vendita di giocattoli non rispondenti alle norme di sicurezza internazionali.
Prima di questa data, infatti, senza una legislazione precisa, la nostra penisola era considerata la mecca dei produttori coreani e di Hong Kong, essendo l'unica zona europea dove si poteva smerciare qualsiasi prodotto senza incorrere in controlli o contravvenzioni.
Oggi, nonostante la nuova legge sia entrata in vigore da tempo, nei negozi e sulle bancarelle si trovano ancora centinaia di articoli pericolosi, soprattutto tra gli oggetti più a buon mercato.
In Italia non ci sono controlli preventivi, ogni azienda può dichiarare che il giocattolo costruito o commercializzato è conforme, senza aver ottenuto preventivamente il parere favorevole dai laboratori o dai centri specializzati.
A Milano opera l'istituto italiano sicurezza giocattoii che, dopo un'analisi del campione, rilascia un bollino di garanzia riportato su tutte le confezioni.
In assenza di seri controlli, l'unico metodo per riconoscere i giocattoli sicuri è la presenza di questo bollino (vedi figura).
In commercio, comunque, si possono trovare articoli sicuri anche senza il bollino.
Quando sulla confezione compare la scritta «Non adatto ad un bambino di età inferiore ai 36 mesi», questa avvertenza va assolutamente rispettata, anche se molti negozianti tendono a sminuirne l'importanza.
Altri accorgimenti da seguire sono:
- scartare gli oggetti venduti da ambulanti occasionali oppure privi dell'indicazione del nome dell'importatore o del produttore;
- per i giocattoli che funzionano solo se collegati alla rete elettrica, è buona regola controllare sulla scatola la presenza del marchio dell'istituto marchio di qualità (IMQ);
- le istruzioni dei giocattoli a proiettile devono sconsigliare di usare pallottole diverse da quelle fornite e di sparare in direzione del viso;
- le frecce e i dardi devono avere punte arrotondate non di metallo e protette da ventose;
- nei pupazzi è bene controllare che le parti in evidenza come i bottoni, gli occhi, ecc. siano ben saldi e resistano agli strappi;
- gli articoli in legno non devono essere scheggiati o riportare segni di vernice scrostata;
- le corde dei giocattoli da trascinare devono essere di lunghezza e spessore tali da non procurare lesioni al bambino.
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Gli Apparecchi Elettrici
Le principali cause degli incidenti dovuti a materiale elettrico dipendono in parte dal cattivo uso, ma, in percentuale nettamente superiore, dai difetti di costruzione delle apparecchiature vendute. Le numerose denunce fatte dalle organizzazioni dei consumatori sulla presenza di centinaia di modelli di lampade, prese, spine e altri oggetti, costruiti senza rispettare le norme di sicurezza, non hanno trovato nessun riscontro.
Il ministero dell'industria compie interventi rari, inadeguati e che non servono certo a risolvere il problema.
A tutela dell'integrità fisica degli utenti, in Italia esistono le leggi del 6.12.1977 e del 18.10.1977. Il testo prevede che macchine, impianti e apparecchi alimentati a gas, così come quelli usati in campo elettrotecnico ed elettronico per uso domestico, devono essere realizzati secondo le regole per la salvaguardia della sicurezza del cittadino.
Le norme da seguire sono quelle dell'Ente nazionale di unificazione, del Comitato italiano gas e del Comitato elettrotecnico italiano (Uni, Cig e Cei).
Le leggi quindi ci sono, ma non prescrivono controlli preventivi in fase di progettazione e di produzione. Il risultato è che ogni azienda si comporta come crede producendo spesso articoli del tutto insicuri e inaffidabili. L'unico strumento a disposizione del consumatore, per sapere se un oggetto è realizzato secondo le norme, è la presenza di un marchio rilasciato dall'istituto marchio di qualità (vedi figura).
Le prove adottate dall'IMQ per certificare la bontà degli apparecchi elettrici sono rigidissime e identiche a quelle usate a livello europeo da istituti simili.
Una lavatrice viene sottoposta a più di 500 verifiche, mentre su un'apparecchiatura da illuminazione i controlli sono 200.
Secondo gli esperti gli oggetti più pericolosi sono i piccoli elettrodomestici, le lampade, le prese e le spine.
Il marchio IMQ sta diventando sempre più familiare e la gente comincia a capire che prima di comprare è buona regola chiedere sempre articoli che ne siano provvisti.
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I Capi di Abbigliamento

Che significano quei triangolini, quelle vaschette, quei pallini che sempre (o quasi) accompagnano capi di abbigliamento e prodotti tessili? Sono informazioni che riguardano il lavaggio e la stiratura del capo. Sono, dunque, informazioni molto utili, ma raramente spiegate. Eccole:
Tipo di Trattamento |
Modalità di Trattamento |
Trattamento Vietato |
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Lavaggio ad umido |
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Candeggio al Cloro |
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Stiratura |
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Lavaggio a Secco |
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La Lana
L'idea di creare un marchio di qualità per la pura lana vergine risale ad molti anni fa, quando gli allevatori di ovini, allarmati dal crescente interesse del consumatore verso le fibre artificiali, decisero di rilanciare i tessuti di lana, puntando sulla superiorità qualitativa del prodotto.
Un'operazione che ha dato risultati positivi.
Oggi il simbolo della lana vergine è diffuso in 117 paesi nel mondo ed è compito dell'Iws (Segretariato internazionale della lana) vigilare sul corretto uso del marchio da parte delle aziende tessili.
Le verifiche sono periodiche e vengono effettuate anche sulla base di segnalazioni esterne. Ogni tanto qualche azienda viene colta in fallo e, in tal caso, si applicano le sanzioni previste.
Purtroppo le contraffazioni esistono e l'Iws prevede nel suo regolamento il divieto di utilizzo del marchio per le aziende scorrette o recidive.
Un'inchiesta condotta tempo fa a scopo informativo, presso alcuni negozi al dettaglio, ha evidenziato la presenza sui capi di indicazioni strane, tutte in odore di inganno. Etichette con scritte del tipo: «As Pura Lana» oppure «As Chashmere» (che tradotte letteralmente vogliono dire: «Come Pura Lana» e «Come Chashmere»), servivano a camuffare articoli confezionati con fibre di nyion oppure solo con lana rigenerata.
E un malcostume diffuso che sottolinea la necessità di maggiori controlli.
Ma in Italia nessuno conduce prelievi e analisi per controllare la genuinità dei tessuti.
L'Iws, dal canto suo, per statuto, si occupa solo della genuinità del marchio «Pura Lana Vergine» e si limita ad evidenziare solo alcune scorrettezza relative alle altre fibre.
In questa situazione, l'unico sistema di tutela per il consumatore consiste nell'interpretare bene le etichette, cercando di capire esattamente il significato dei nomi e dei simboli.
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Pura Lana Vergineè la lana nuova di tosa, mai usata. Quando manca questa specifica, si può supporre, con buona probabilità, che si tratta di lana rigenerata, ottenuta dalla lavorazione di stracci o di altri scarti industriali. La scritta, «Pura Lana Vergine» che compare in etichetta insieme al simbolo del gomitolino a strisce bianche e nere, indica un tessuto composto al 100% di lana nuova. |
Pura Lana
sta ad indicare che nel tessuto si trovano solo fibre di lana quasi sempre generata, cioè non nuova.
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Tessuti misti.Sui capi di abbigliamento, si può trovare anche un altro simbolo composto da un gomitolino tutto nero che si applica sui tessuti misti di lana vergine insieme ad altre fibre (vedi figura). |
Nonostante esista una legge che obbliga i produttori a elencare chiaramente in etichetta gli "ingredienti" del tessuto, diverse sono le frasi dubbie e le imprecisioni tese a confondere le idee al consumatore.
Per esempio, la scritta: «Pura Lana» oppure «80% lana - 20% poliestere» sta a indicare quasi sempre che la lana di cui si parla è rigenerata. L'etichetta «80% pura lana vergine - 20% poliestere» è di fatto una scritta fasulla perchè in presenza di un tessuto misto non si può usare il termine «pura» riservato ai tessuti completamente di lana.
Se, dopo aver acquistato un capo, si hanno fondati sospetti sull'autenticità dell'etichetta, si può chiedere all'Iws di effettuare un'analisi di controllo.
Attenzione: purtroppo a volte il capo viene rovinato a causa delle prove di laboratorio.
Il Piumino
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In Italia, per legge, le etichette dei capi che contengono piume, o imbottiture di origine animale, devono sempre riportare una scritta indelebile dove siano indicati:
Per evitare l'importazione di capi o di piume inquinate, o comunque non in regola con le norme igienico-sanitarie, come è successo anni fa, una legge dell'ottobre 1981 stabilisce che i manufatti di provenienza estera, per essere venduti, devono avere un'etichetta in cui si dica:
Molti produttori si limitano a scrivere la parola «piumino» o «piuma», del tutto insufficiente a chiarire le idee a chi acquista: non tutti i tipi di piumaggio animale hanno la stessa qualità. |
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Il Vero Cuoio
Le scarpe prodotte in Italia, si sa, sono tra le più apprezzate in tutto il mondo per la qualità e lo stile. Malgrado questo, ogni italiano acquista 2,5 paia di scarpe all'anno e di queste, almeno un paio, è importato da paesi come la Cina, la Corea, Taiwan. Oppure, addirittura, alcuni produttori italiani si sono letteralmente inventati marchi di fabbrica stranieri, magari per far credere al consumatore di trovarsi di fronte a scarpe prodotte da sconosciute case di moda scozzesi.
Tutto questo è possibile anche perchè non esiste una legge che imponga l'uso delle etichette per le scarpe. Ma basta mettere il naso fuori, in Spagna per esempio, e trovare una legge (è del 1985) che obbliga all'uso di etichette in cui siano indicati: nome e indirizzo del fabbricante o importatore, marchio registrato e numero di identificazione, paese di produzione, tipo di fodera, prezzo e anche materiale usato per la suola e la tomaia.
In Italia, comunque, un timido tentativo di fornire qualche indicazione è quello del marchio «Vero Cuoio» scolpito sulla suola. Molti, però, pensano si tratti di scarpe fatte interamente di cuoio.
La realtà è diversa: il marchio certifica che solo lo strato esterno della suola, quello a contatto col terreno, è «Vero Cuoio». Gli altri strati possono essere anche di cartone.
I Pneumatici
L'etichetta di un pneumatico è composta da molte indicazioni, stampate sul fianco. Sono indicazioni utili e che consentono di fare una scelta ragionata e corretta.
Vediamole con ordine, ricorrendo alla figura qui in basso:

1. e 2. 165/70: sono le misure del pneumatico relative alla larghezza (165 millimetri) e alla serie (70). Quest'ultimo valore indica che il rapporto tra l'altezza e la larghezza, moltiplicato per cento, dà come risultato 70. In altre parole, la sezione del pneumatico è "larga" 165 millimetri e "alta" il 70% di 165, cioè 115 millimetri.
3. R: tipo di struttura. In questo caso: R = radiale.
4. 13: diametro del cerchione espresso in pollici. Un pollice equivale a centimetri 2,54.
5. 76: indice della capacità di carico, corrispondente alla portata massima che il pneumatico può sopportare per la sua categoria.
6. S: indica la velocità massima di esercizio del pneumatico; in questo caso corrisponde a 180 chilometri orari. Ecco, comunque, l'elenco delle lettere che si possono trovare con la relativa velocità massima:
Lettera |
Velocità |
|
Lettera |
Velocità |
|
Lettera |
Velocità |
F |
80 |
|
M |
130 |
|
S |
180 |
G |
90 |
|
N |
140 |
|
T |
190 |
J |
100 |
|
P |
150 |
|
U |
200 |
K |
110 |
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O |
160 |
|
H |
210 |
L |
120 |
|
R |
170 |
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I pneumatici omologati per le alte velocità (oltre i 210 km/h) devono riportare la lettera V che viene però inserita tra il punto 2 e 3. Sul pneumatico si trovano anche delle indicazioni sui parametri di fabbricazione.
- DOT: si tratta di un insieme di caratteri che certificano la conformità del pneumatico agli standard di sicurezza americani. L'importanza di questa scritta è che le ultime tre cifre indicano la settimana e l'anno di fabbricazione. Per esempio, 325 vuol dire: trentaduesima settimana del 1985 oppure del 1975.
- Radial: indicazione relativa alla struttura (radiale).
- Tubeless: termine usato per i pneumatici senza camera d'aria. Se invece c'è la camera d'aria la scritta sarà: Tube Type.
- Nome del fabbricante.
- Tread... Plies: indica il numero di tele di rinforzo che compongono il pneumatico nella zona immediatamente al di sotto del battistrada. Le tele possono essere di acciaio, nylon, rayon, ecc.
L'altra indicazione «Sidewall... Plies» riguarda invece il numero di strati di tela presenti sul fianco. - Made in...: precisa il paese di provenienza.
- E4: la sigla indica l'avvenuta omologazione del pneumatico sulla base delle norme europee.
Quando il pneumatico, dopo controlli eseguiti prima della commercializzazione, non è di prima qualità, riporta la sigla di declassamento D.A. a fianco del nome del fabbricante.
Questa sigla indica che il pneumatico, pur essendo idoneo, ha imperfezioni di tipo estetico.
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I Caschi per Moto
Dopo che per anni sono circolati in Italia caschi pronti a spaccarsi in due al primo impatto violento, finalmente il 18 luglio 1986 è entrata in vigore una legge che, oltre a regolamentare l'uso del casco a seconda dell'età e della cilindrata della moto o motorino, impone l'uso di caschi omologati.
Tutti i caschi omologati, quindi, devono riportare un'etichetta che di solito si trova sul cinturino o sull'imbottitura interna.
È un cerchio con all'interno una «E» seguita dal numero «3». Più in basso compaiono le cifre della matricola: le prime due a sinistra indicano l'aggiornamento, le altre sei il numero di omologazione, le ultime due il lotto di costruzione.
I Seggiolini Auto
Uno degli acquisti da preventivare, se in casa arriva un nuovo nato, è il seggiolino da mettere in macchina per far viaggiare senza rischi il piccolo.
Come scegliere? Semplice, basta controllare che ci sia il marchio qui riprodotto, che generalmente è stampato su un'etichetta rettangolare di stoffa applicata sul retro del seggiolino.
Se il marchio c'è, significa che il seggiolino è in regola con gli standard internazionali approvati dalla Cee, dunque sicuro.
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I Senza Nome
Contrariamente a quanto si può pensare, non esiste una legge che obbliga i fabbricanti ad apporre sempre sulla confezione un'etichetta in cui si indichino le istruzioni per l'uso e le avvertenze più importanti.
Alcuni articoli, come le spine o le prese, raramente sono accompagnati dalle istruzioni per l'uso, mentre altri, anche se commercializzati in Italia, riportano solo indicazioni in lingua straniera.
Ha fatto molto scalpore la notizia riportata dai quotidiani anni, riguardante pennarelli destinati ai bambini corredati da scritte in lingua straniera, dove si consigliava di usare l'oggetto con una certa cautela, a causa di un solvente tossico presente all'interno.
Ma non si tratta di un caso isolato. Capita spesso che le istruzioni sui foglietti illustrativi relative al funzionamento, alle caratteristiche e alla manutenzione, siano scritte in molte lingue ma non in italiano.
Oggi la legislazione prevede l'obbligo di etichettatura, in lingua italiana, per queste categorie:
- prodotti alimentari;
- prodotti farmaceutici;
- sostanze e preparati pericolosi;
- tessili;
- giocattoli;
- televisori;
- altri elettrodomestici, ma limitatamente all'indicazione del consumo energetico;
- apparecchi a gas senza scarico esterno.
La lista finisce qui: tutte le merci non elencate godono di una libertà che spesso diventa completa anarchia.
I prodotti biologici e quelli venduti nelle erboristerie rappresentano il classico caso dove una carenza legislativa lascia spazio a molti avventurieri che propongono a caro prezzo prodotti cosiddetti «naturali», spesso poco diversi dai «non naturali».
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REGOLAMENTO 1996
Regolamento di attuazione delle norme per l'informazione del consumatore.
Chiarezza sulle etichette dei prodotti
È stato pubblicato il regolamento di esecuzione della legge 126 del 1991 sulle nonne per l'infonnazione al consumatore.
Entrata in vigore nel luglio scorso, la legge ha già disciplinato, per tutti i prodotti destinati al consumatore e commercializzati sul territorio nazionale, l'esposizione di indicazioni chiaramente visibili e leggibili relative:
a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto; b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede del produttore o importatore stabilito nella CEE; e) all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente; d) ai materiali impiegati e ai metodi di lavorazione se siano determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto; e) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d'uso ove utili ai fini di fruizione o sicurezza del prodotto.
La legge 126 ha carattere residuale in quanto non si applica ai prodotti che hanno una specifica regolamentazione derivante da normativa comunitaria ed incide solo per gli aspetti non disciplinati, sulle merceologie regolamentate da disposizioni nazionali.
Ne consegue che l'ambito di applicazione è "mobile" in quanto nulla esclude che vengano emanate nuove disposizioni a livello comunitario o nazionale sull'etichettatura dei prodotti. Tra i settori esclusi figurano i prodotti alimentari, l'etichettatura nutrizionale (facoltativa), l'alimentazione particolare (lattanti, prima infanzia, prodotti dietetici), i materiali ed oggetti a contatto con alimenti, le calzature, i cosmetici, i detersivi, i giocattoli, i presidi medico-chirurgici (presidi chimici, dispositivi medici e cioè i prodotti farmaceutici, diagnostici in vitro) , i prodotti elettrici per uso domestico, quelli pericolosi, il tabacco e i prodotti tessili.
Il regolamento di attuazione conferma che le indicazioni apposte in etichetta devono essere riportate in lingua italiana e chiarisce che i caratteri debbono essere non inferiori a quelli usati per le altre lingue. L'indicazione merceologica può essere omessa se appare manifesta dall'aspetto del prodotto; ciò vale anche per l'indicazione dei materiali impiegati e per i metodi di lavorazione.
Per quanto riguarda l'individuazione, di sostanze e materiali pericolosi, il regolamento innalza il livello di tutela e di precauzione fissando l'obbligo di dichiararne sempre l'eventuale presenza con caratteri superiori a quelli usati normalmente per le altre indicazioni.
In merito alle istruzioni e precauzioni d'uso, il regolamento precisa che devono essere fornite istruzioni chiare ed esaurienti; ove possibile, tali istruzioni devono essere accompagnate da disegni ed esemplificazioni pratiche. Devono inoltre essere fornite al consumatore informazioni utili alla valutazione ed alla prevenzione dei pericoli derivanti dall'uso del prodotto, anche non appropriato purchè‚ ragionevolmente prevedibile.
Si richiama infine l'attenzione sugli aspetti sanzionatori che vietano il commercio di qualsiasi prodotto che non riporti le indicazioni previste e che puniscono gli operatori con una sanzione amministrativa da lire 1 milione a lire 50 milioni. La misura della sanzione è determinata con riferimento al prezzo del prodotto ed al numero delle unità poste in vendita.
Decorrenza dal 3 maggio 1996.
Questi infine sono i riferimenti normativi:
- Legge n. 126 "Norme per l'infonnazione del consumatore" in G.U. n. 89 del 16.04.1991, come modificata dalla Legge 22 febbraio 1994 n. 146 - Comunitaria 1993.
- Decreto n.101 - "Regolamento di attuazione della legge 10 aprile 1991, n. 126, recante norme per l'informazione del consumatore" in G.U. n. 91 del 19 aprile 1997.
- Legge n. 256/74 - Classificazione e disciplina dell'imballaggio e della etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi.
- DLgs n. 115/95 - Attuazione della dir. 92/59/CEE relativa alla sicurezza generale dei prodotti.
Sommario dei simboli di rischio chimico
Simbolo e denominazione |
Significato (definizione e precauzioni) |
Esempi |
C |
Classificazione: questi prodotti chimici causano la distruzione di tessuti viventi e/o materiali inerti. Precauzioni: non inalare ed evitare il contatto con la pelle, gli occhi e gli abiti. |
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E |
Classificazione: sostanze o preparazioni che possono esplodere a causa di una scintilla o che sono molto sensibili agli urti o allo sfregamento. Precauzioni: evitare colpi, scuotimenti, sfregamenti, fiamme o fonti di calore. |
|
O |
Classificazione: sostanze che si comportano da ossidanti rispetto alla maggior parte delle altre sostanze o che liberano facilmente ossigeno atomico o molecolare, e che quindi facilitano l'incendiarsi di sostanze combustibili. Precauzioni: evitare il contatto con materiali combustibili. |
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F |
Classificazione: Sostanze o preparazioni:
Precauzioni: evitare il contatto con materiali ignitivi (come aria ed acqua). |
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F+ |
Classificazione: sostanze o preparazioni liquide il cui punto di combustione è compreso tra i 21 ºC ed i 55 ºC. Precauzioni: evitare il contatto con materiali ignitivi (come aria ed acqua). |
|
T |
Classificazione: sostanze o preparazioni che, per inalazione, ingestione o penetrazione nella pelle, possono implicare rischi gravi, acuti o cronici, e anche la morte. Precauzioni: deve essere evitato il contatto con il corpo. |
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T+ |
Classificazione: sostanze o preparazioni che, per inalazione, igestione o assorbimento attraverso la pelle, provocano rischi estrememente gravi, acuti o cronici, e facilmente la morte. Precauzioni: deve essere evitato il contatto con il corpo, l'inalazione e l'ingestione, nonchè un'esposiizone continua o ripetitiva anche a basse concentrazioni della sostanza o preparato. |
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Xi |
Classificazione: sostanze o preparazioni non corrosive che, al contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose possono espletare un'azione irritante. Precauzioni: i vapori non devono essere inalati ed il il contatto con la pelle deve essere evitato. |
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Xn |
Classificazione: sostanze o preparazioni che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono implicare rischi, per la salute, di gravità limitata, e raramente la morte. Precauzioni: i vapori non devono essere inalati ed il il contatto con la pelle deve essere evitato. |
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N |
Classificazione: il contatto dell'ambiente con queste sostanze o preparazioni può provocare danni all'ecosistema a corto o a lungo periodo. Precauzioni: le sostanze non devono essere disperse nell'ambiente. |
|
Le frasi R
R 1 : Esplosivo a secco.
R 2 : Rischio d'esplosione per urto, attrito, presenza di fuoco o di altre fonti d'infiammazione.
R 3 : Grande rischio d'esplosione per urto, attrito, in presenza di fuoco o altre fonti d'infiammazione.
R 4 : Forma dei composti metallici esplosivi molto sensibili.
R 5 : Rischio d'esplosione in presenza di calore.
R 6 : Rischio d'esplosione a contatto o meno con l'aria.
R 7 : Può provocare incendio.
R 8 : Favorisce l'infiammazione di sostanze combustibili.
R 9 : Può esplodere componendosi con sostanze combustibili.
R 10 : Infiammabile
R 11 : Molto infiammabile.
R 12 : Estremamente infiammabile.
R 13 : Gas liquefatto estremamente infiammabile.
R 14 : Reagisce violentemente a contatto con l'acqua.
R 15 : A contatto con l'acqua sviluppa gas molto infiammabili.
R 16 : Può esplodere componendosi con sostanze comburenti.
R 17 : Infiammabile spontaneamente in presenza di aria.
R 18 : Con l'uso, formazione possibile di miscela vapore / aria infiammabile / esplosivi.
R 19 : Può formare perossidi esplosivi.
R 20 : Nocivo per inalazione.
R 21 : Nocivo a contatto con la pelle.
R 22 : Nocivo in caso di ingestione.
R 23 : Tossico per inalazione.
R 24 : Tossico a contatto con la pelle.
R 25 : Tossico in caso d'ingestione.
R 26 : Molto tossico per inalazione.
R 27 : Molto tossico a contatto con la pelle.
R 28 : Molto tossico in caso d'ingestione.
R 29 : A contatto con l'acqua sviluppa gas tossici.
R 30 : Può diventare molto infiammabile in esercizio.
R 31 : A contatto con un acido sviluppa gas tossico.
R 32 : A contatto con un acido sviluppa gas molto tossico.
R 33 : Pericolo di effetti cumulati.
R 34 : Provoca ustioni.
R 35 : Provoca gravi ustioni.
R 36 : Irritante per gli occhi.
R 37 : Irritante per le vie respiratorie.
R 38 : Irritante per la pelle.
R 39 : Pericolo di effetti irreversibili molto gravi.
R 40 : Possibilità di effetti cancerogeni - Prove insufficienti.
R 41 : Rischio di lesioni oculari gravi.
R 42 : Può causare sensibilizzazione per inalazione.
R 43 : Può causare sensibilizzazione a contatto con la pelle.
R 44 : Rischio d'esplosione se riscaldato in ambiente chiuso.
R 45 : Può provocare il cancro.
R 46 : Può provocare alterazioni genetiche ereditarie.
R 47 : Può procurare malformazioni congenite.
R 48 : Rischio di effetti gravi per la salute in caso di esposizione prolungata.
R 49 : Può provocare il cancro per inalazione.
R 50 : Altamente tossico per gli organismi acquatici.
R 51 : Tossico per gli organismi acquatici.
R 52 : Nocivo per gli organismi acquatici.
R 53 : Può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico.
R 54 : Tossico per la flora.
R 55 : Tossico per la fauna.
R 56 : Tossico per gli organismi del terreno.
R 57 : Tossico per le api.
R 58 : Può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente.
R 59 : Pericoloso per lo strato di ozono.
R 60 : Può ridurre la fertilità.
R 61 : Può danneggiare i bambini non ancora nati.
R 62 : Possibile rischio di ridotta fertilità.
R 63 : Possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati.
R 64 : Possibile rischio per i bambini allattati al seno.
R 65 : Nocivo: può causare danni ai polmoni in caso di ingestione.
R 66 : L'esposizione ai vapori può provocare secchezza e screpolature alla pelle.
R 67 : L'inalazione dei vapori può provocare sonnolenza e vertigini.
R 68 : Possibilità di effetti irreversibili.
R 14/15 Reagisce violentemente con l'acqua liberando gas infiammabili.
R 15/29 A contatto con l'acqua libera gas tossici e facilmente infiammabili.
R 20/21 Nocivo per inalazione e contatto con la pelle.
R 21/22 Nocivo a contatto con la pelle e per ingestione.
R 20/22 Nocivo per inalazione e ingestione.
R 20/21/22 Nocivo per inalazione, ingestione e contatto con la pelle.
R 23/24 Tossico per inalazione e contatto con la pelle.
R 24/25 Tossico a contatto con la pelle e per ingestione.
R 23/25 Tossico per inalazione e ingestione.
R 23/24/25 Tossico per inalazione, ingestione e contatto con la pelle.
R 26/27 Altamente tossico per inalazione e contatto con la pelle.
R 26/28 Molto tossici per inalazione e per ingestione.
R 27/28 Altamente tossico a contatto con la pelle e per ingestione.
R 26/27/28 Altamente tossico per ingestione, inalazione e contatto con la pelle.
R 36/37 Irritante per gli occhi e le vie respiratorie.
R 37/38 Irritante perle vie respiratorie e la pelle.
R 36/38 Irritante per gli occhi e la pelle.
R 36/37/38 Irritante per gli occhi, le vie respiratorie e la pelle.
R 39/23 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione.
R 39/24 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle.
R 39/25 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per ingestione.
R 39/23/24 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione e a contatto con la pelle.
R 39/23/25 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione e ingestione.
R 39/24/25 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle e per ingestione.
R 39/23/24/25 Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione.
R 39/26 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione.
R 39/27 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle.
R 39/28 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per ingestione.
R 39/26/27 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione e a contatto con la pelle.
R 39/26/28 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto per inalazione e per ingestione.
R 39/26/27/28 Molto tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
R 42/43 Può provocare sensibilizzazione per inalazione e a contatto con la pelle.
R 48/20 Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per inalazione.
R 48/21 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata a contatto con la pelle.
R 48/22 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per ingestione.
R 48/20/21 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione e a contatto con la pelle.
R 48/20/22 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione e ingestione.
R 48/21/22 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata a contatto con la pelle e per ingestione.
R 48/20/21/22 Nocivo: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
R 48/23 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione.
R 48/24 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata a contatto con la pelle.
R 48/25 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per ingestione.
R 48/23/24 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione e a contatto con la pelle.
R 48/23/25 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione e per ingestione.
R 48/24/25 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata a contatto con la pelle e per ingestione.
R 48/23/24/25 Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
R 50/53 Altamente tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico.
R 51/53 Tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico.
R 52/53 Nocivo per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico.
R 68/20 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione.
R 68/21 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili a contatto con la pelle.
R 68/22 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per ingestione.
R 68/20/21 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione e a contatto con la pelle.
R 68/20/22 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione e ingestione.
R 68/21/22 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili a contatto con la pelle e per ingestione.
R 68/20/21/22 Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
S 1 : Conservare sotto chiave.
S 2 : Conservare fuori portata dei minori.
S 3 : Conservare in luogo fresco.
S 4 : Conservare lontano da qualsiasi locale abitato.
S 5 : Conservare in ... (liquido adatto consigliato dal produttore).
S 6 : Conservare in ... (gas inerte consigliato dal produttore).
S 7 : Conservare il recipiente perfettamente chiuso.
S 8 : Conservare il recipiente protetto dall'umidita'.
S 9 : Conservare il recipiente in un luogo ben ventilato.
S 12 : Non chiudere ermeticamente il recipiente.
S 13 : Conservare lontano da prodotti alimentari e bevande, compresi quelli per animali.
S 14 : Conservare lontano da ... (sostanze incompatibili specificate dal produttore).
S 15 : Conservare lontano da fonti di calore.
S 16 : Conservare lontano da qualsiasi fonte d'infiammazione. Non fumare.
S 17 : Tenere lontano da sostanze combustibili.
S 18 : Manipolare e aprire il recipiente con precauzione.
S 20 : Non mangiare e bere durante l'utilizzazione.
S 21 : Non fumare durante l'utilizzazione.
S 22 : Non respirarne le polveri.
S 23 : Non respirarne i gas e i vapori, i fumi, gli aerosol (termini adatti specificati dal produttore).
S 24 : Evitare il contatto con la pelle.
S 25 : Evitare il contatto con gli occhi.
S 26 : In caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua e consultare uno specialista.
S 27 : Togliere immediatamente qualsiasi indumento insudiciato o spruzzato.
S 28 : Dopo contatto con la pelle, lavarsi immediatamente e abbondantemente con ... (prodotto adeguato specificato dal produttore).
S 29 : Non gettare i residui nelle condotte fognarie.
S 30 : Non versare mai acqua in questo prodotto.
S 33 : Evitare l'accumulo di cariche elettrostatiche.
S 34 : Evitare movimento d'urto e di attrito.
S 35 : Non gettare il prodotto e il recipiente senza aver preso tutte le precauzioni indispensabili.
S 36 : Indossare un indumento di protezione adeguato.
S 37 : Indossare guanti adeguati.
S 38 : In caso di insufficiente ventilazione, far uso di un apparecchio respiratorio adeguato.
S 39 : Far uso di un apparecchio di protezione degli occhi e del viso.
S 40 : Per la pulizia del pavimento o di oggetti, insudiciati dal prodotto, utilizzare ... (prodotto specificato dal produttore).
S 41 : In caso d'incendio e/o di esplosione non respirare i fumi.
S 42 : In caso di irrigazione liquida o gassosa indossare un apparecchio respiratorio adeguato (indicazioni a cura del produttore).
S 43 : In caso d'incendio utilizzare ... (apparecchi estintori specificati dal produttore. Qualora il rischio aumenti in presenza di acqua aggiungere: "Non utilizzare mai acqua").
S 44 : In caso di malore consultare un medico (recando possibilmente l'etichetta).
S 45 : In caso d'infortunio o di malore, consultare immediatamente un medico (recare possibilmente con sé l'etichetta).
S 46 : In caso d'ingestione consultare immediatamente un medico recando con se' l'imballlaggio o l'etichetta.
S 47 : Conservare a temperatura non superiore a ... °C (da specificare a cura del produttore).
S 48 : Mantenere in ambiente umido con ... (prodotto adeguato da specificare a cura del produttore).
S 49 : Conservare unicamente nel recipiente originale.
S 50 : Non mescolare con ... (da specificare a cura del produttore).
S 51 : Utilizzare unicamente in zone perfettamente ventilate.
S 52 : Non utilizzare su grandi superfici in locali abitati.
S 53 : Evitare l'esposizione, procurarsi istruzioni particolari prima dell'utilizzazione.
S 54 : Procurarsi il consenso delle autorità di controllo dell'inquinamento prima di scaricare negli impianti di trattamento delle acque di scarico.
S 55 : Utilizzare le migliori tecniche di trattamento disponibili prima di scaricare nelle fognature o nell'ambiente acquatico.
S 56 : Non scaricare nelle fognature o nell'ambiente; smaltire i residui in un punto di raccolta rifiuti autorizzato.
S 57 : Usare contenitori adeguati per evitare l'inquinamento ambientale.
S 58 : Smaltire come rifiuto pericoloso.
S 59 : Richiedere informazioni al produttore/fornitore per il recupero/riciclaggio.
S 60 : Questo materiale e/o il suo contenitore devono essere smaltiti come rifiuti pericolosi.
S 61 : Non disperdere nell'ambiente. Riferirsi alle istruzioni speciali/schede informative in materia di sicurezza.
S 62 : In caso di ingestione non provocare il vomito: consultare immediatamente un medico.
S 63 : In caso di ingestione per inalazione, allontanare l'infortunato dalla zona contaminata e mantenerlo a riposo.
S 64 : In caso di ingestione, sciacquare la bocca con acqua (solamente se l'infortunato è cosciente).
Le etichette poste sugli alimenti devono obbligatoriamente fornire le informazioni nutrizionali, secondo quanto ha stabilito il Parlamento Europeo nella seduta del 16 giugno. I deputati hanno invece respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per l’indicazione dei valori di sali, grassi e zuccheri nel cibo mentre hanno chiesto l’estensione della menzione del paese d’origine a nuovi alimenti.
Etichettatura nutrizionale obbligatoria
I deputati hanno votato a favore della proposta della Commissione di introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale e chiedono inoltre l’aggiunta di proteine, carboidrati, fibre, grassi trans naturali e artificiali.
Per aiutare i consumatori a confrontare le diverse offerte di alimenti, i deputati vogliono anche che l’informazione sugli elementi nutritivi e sulla quantità di energia sia indicata su 100 g o 100 ml e che ne sia assicurata la leggibilità, tenendo conto di criteri come le dimensioni e o stile dei caratteri.
Estensione dell’obbligatorietà del paese d’origine
I deputati propongono l’estensione dell’etichettatura obbligatoria sul paese d’origine, oggi in vigore per alcuni alimenti come carne, miele e olio d’oliva, a tutti i tipi d carne, pollame, prodotti lattiero-caseari, e altri prodotti a base di un unico ingrediente. L’estensione potrebbe essere sottoposta a una valutazione d’impatto preventiva.
Paese d’origine: norme specifiche per carni e pesce
Per la carne, pollame e pesce, l’etichettatura sul paese d’origine deve essere disposta anche quando sono utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati. In particolare, per quanto riguarda la carne e il pollame, l’indicazione del paese di origine può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese.
Per le carni e i prodotti alimentari contenenti carne, il paese di origine è definito come il paese nel quale l’animale è nato, è stato allevato per la maggior parte della sua vita ed è stato macellato. Qualora si tratti di luoghi diversi, quando si fa riferimento al “paese di origine”, devono essere indicati tutti e tre i luoghi. Nel caso si tratti di carne da macellazione senza stordimento, secondo alcune tradizioni religiose, l’etichettatura deve precisarlo.
No al “metodo a semaforo”
Una forte maggioranza dei deputati ha respinto la proposta di introdurre il “metodo a semaforo” per indicare con simboli colorati di verde, ambra e rosso la quantità relativa di energia, di grassi, di zucchero, etc. contenuta nel prodotto alimentare.
Si al controllo sui profili nutrizionali
Per un solo voto, i deputati hanno deciso di non seguire la raccomandazione della commissione ambiente e salute e di non modificare la legislazione esistente che prevede che sia l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a stabilire la veridicità dei cosiddetti “profili nutrizionali”. I deputati hanno, infatti, ritenuto che “si sostiene che il consumo di alcuni prodotti immessi sul mercato alimentare (ad esempio i fiocchi di cereali) comporti a lungo andare un dimagrimento. I consumatori possono essere tratti in inganno se tali indicazioni vengono apposte su un prodotto per questioni commerciali”.
Esenzione per bevande alcoliche
I deputati hanno sostenuto l’esenzione dall’etichettatura nutrizionale obbligatoria per le bevande alcoliche, con l’eccezione di quelle miste, i cosiddetti “alcopops”, specificamente rivolti a un pubblico giovanile, che devono essere chiaramente separati dalle bevande rinfrescanti nei punti di vendita.
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