Economia aziendale tutto di tutto

 

 

    Economia aziendale

 

ECONOMIA AZIENDALE

(Airoldi – Brunetti – Coda)

1.1    LE PERSONE, GLI ISTITUTI E L’ATTIVITÀ ECONOMICA

Le persone perseguono molteplici fini di varia specie; il perseguimento di tali fini suscita bisogni. Per soddisfare i bisogni le persone svolgono tra l’altro, l’attività economica, ossia l’attività di produzione e consumo di beni economici.
Gran parte dell’attività economica si svolge nell’ambito di ISTITUTI (le famiglie, le
imprese e le amministrazioni pubbliche); istituti dei quali le persone sono membri.
L’attività economica si svolge si manifesta prioritariamente nel lavoro.
L’attività economica consiste nelle operazioni di produzione e di consumo dei beni economici.
Sono beni economici le merci ed i servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni delle persone e scarsi rispetto alle esigenze espresse dalle persone.  Sono non economici (o liberi), i beni non soggetti al limite di scarsità.  L’attività di produzione e di consumo dei beni economici si svolge nei sistemi economici progrediti; l’attività economica non è solo attività di produzione, è anche attività di consumo. L’attività di produzione non è solo trasformazione fisica delle merci: anche le attività di ricerca, sviluppo, di acquisto e vendita, sono attività di produzione economica.  Di seguito le principali operazioni che danno origine ad attività di produzione economica.

  • Operazioni di trasformazione fisico-tecnica = Si svolgono sia per la produzione che per il consumo, in tutti gli ordini di istituti. Nelle imprese sono ad esempio l’apprestamento di macchinari e la loro manutenzione, lavorazione e assemblaggio di materie prime. Negli istituti pubblici si producono e si consumano servizi sanitari, di polizia etc. Nelle famiglie sono operazioni di trasporto, di conservazione e di lavorazione di beni alimentari; la pulizia e la manutenzione delle abitazioni...e così via.

L’attività economica si svolge anche mediante insiemi di negoziazione di merci e servizi; negoziazioni che nei sistemi evoluti occidentali, si svolgono tipicamente nella forma di scambi monetari. Nelle operazioni di scambio monetario sono importanti non solo il prezzo, ma anche i termini e le modalità di pagamento. Il regolamento del prezzo può avvenire in via immediata (contanti) oppure in differita: in questo ultimo caso si origina credito di regolamento.  Vaste classi di negoziazioni, non hanno per oggetto beni (servizi e merci), bensì crediti di prestito e rischi specifici (assicurazioni). Di essi si tratta qui di seguito.

  • Negoziazioni di capitale di prestito = Per la copertura del fabbisogno finanziario connesso alle proprie attività di produzione e di consumo, gli istituti di ogni tipo, possono ricorrere a capitali di prestito negoziando la possibilità di disporre di mezzi monetari per un certo periodo di tempo, a fronte di definite modalità di rimborso. Le negoziazioni di capitale di prestito (dette semplicemente negoziazioni di credito), originano posizioni di credito e di debito di prestito.  Queste negoziazioni rappresentano l’attività tipica di banche e finanziarie).  La disponibilità di capitali di prestito presuppone il risparmio. Esso si manifesta in tutti gli ordini di istituti, ma è principalmente risparmio di famiglia.
  • Negoziazioni di rischi specifici = Ciascun istituto è soggetto ad un rischio economico generale, ossia alla possibilità di avere utili e perdite che ne sostengano o minaccino la vita duratura. Ma è anche soggetto a rischi specifici, che possono essere oggetto di coperture assicurative. Tali rischi specifici sono negoziabili a fronte del pagamento di premi di assicurazione.
  • Negoziazioni di capitale proprio (o capitale di rischio) e di lavoro = Il capitale proprio è l’insieme dei mezzi monetari conferiti stabilmente all’istituto dai membri dello stesso ed è direttamente soggetto al rischio economico generale. La peculiarità di queste negoziazioni deriva dal fatto che:

􀂾 Il lavoro ed il capitale risparmio, conferito in forma di capitale proprio, sono le due condizioni primarie di produzione 􀂾 I prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale risparmio, sono membri dello stesso istituto.

  • Operazioni di organizzazione = consistono nella progettazione della struttura organizzativa dell’istituto e nella gestione del personale.
  • Operazioni di rilevazione e informazione = servono per raccogliere ed elaborare i dati e le informazioni utili per l’attività aziendale Tutte le imprese svolgono attività di produzione economica (insieme di operazioni di trasformazione fisico-tecnica, di negoziazioni di beni, di rischi specifici e di credito etc.), ma non tutte attuano in senso stretto una produzione di beni (merci o servizi). Per evitare complicazioni, diremo che le imprese commerciali, le imprese di credito e le imprese di assicurazione, rientrano comunque nella classe di aziende di servizi in senso lato.  La produzione economica non è il FINE dell’impresa, bensì la funzione caratteristica che essa svolge all’interno della società.

Le imprese devono svolgere la loro attività secondo una condizione fondamentale: la
condizione di efficienza elevata e nel tempo crescente.
La rimunerazione del lavoro e del capitale proprio (produzione di redditi), è il FINE dell’impresa che viene perseguito dai prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale proprio, attraverso la produzione di beni svolta secondo efficienza.  Un altro concetto è molto importante nell’ambito delle imprese: l’innovazione economica. Essa consiste nella ricerca di nuove e più convenienti modalità di svolgimento delle produzioni e dei consumi di beni. L’economia non è solo la scienza dell’ottimale impiego delle risorse scarse, ma è anche la scienza dell’innovazione!
L’innovazione economica non deve però essere confusa con l’innovazione tecnologica: le
due forme spesso si manifestano insieme, ma ciò non consente di indicare l’innovazione tecnologica come unica possibile fonte di incrementi di produttività.

In sintesi:

L’attività economica (con altre attività umane), è svolta per soddisfare i bisogni delle persone; bisogni suscitati dai fini perseguiti dalle persone stesse nel loro divenire membri di istituti.
L’attività economica, è attività di produzione e consumo di beni economici pubblici e privati.
Le produzioni ed i consumi si attuano in istituti mediante combinazioni di vari insiemi di operazioni e negoziazioni: operazioni di trasformazione fisico-tecnica; negoziazioni dello scambio, di beni, di credito di prestito, di rischi specifici. Negoziazioni di capitale proprio e di lavoro, ossia delle due condizioni primarie di produzione; operazioni di organizzazione e rilevazione.
Per esempio si sperimentano spesso nuove politiche di prezzo, si configurano nuove reti distributive e tecniche pubblicitarie, si stipulano accordi di collaborazione con altre imprese: tutte operazioni di innovazione economica e non tecnologica!

1.2    I BISOGNI

L’attività economica è svolta congiuntamente ad altre attività (politiche, religiose, artistiche etc.), per il soddisfacimento dei bisogni. I bisogni, di persona, sono suscitati dal perseguimento di fini delle persone viste anche come membri di istituti. La teoria dei bisogni è fondamentale per comprendere l’origine ed il fine delle scelte compiute dalle famiglie.
I bisogni delle persone si dispongono in un ordine “gerarchico” (ossia di priorità), che si manifesta nelle variazioni di scelte di consumo al variare dei redditi disponibili. Se il reddito cresce, si abbandona un certo tipo di consumo a favore di altri e così anche se il reddito diminuisce. L’ordine di priorità è “rigido” per redditi bassi, mentre subentrano le preferenze individuali nel caso di redditi alti.
Nello studio di Economia aziendale, è importante ricordare che il soddisfacimento dei bisogni non avviene solamente mediante il consumo di beni in senso stretto. Per semplicità prendiamo da esempio le imprese: qui le persone trascorrono parte rilevante della propria vita; il contesto fisico, organizzativo e sociale di un’impresa, può soddisfare in vario grado i bisogni di sicurezza, di socialità, di stima delle persone.

1.3    LE CONDIZIONI DI PRODUZIONE

L’attività economica di produzione, si attua con l’impiego di condizioni di produzione (o fattori di produzione). Queste le tre grandi categorie di fattori di produzione:

  • La terra
  • Il lavoro
  • Il capitale

La terra e il lavoro sono fattori produttivi scarsi.
Il capitale rappresenta i beni strumentali: si intende cioè che nell’azienda sono stati conferiti, si sono formati e sono stati trattenuti, capitali utilizzati per l’acquisizione di beni strumentali.
Un’altra distinzione più dettagliata è la seguente:

  • La terra ⇒ rimunerata dalla rendita
  • Il lavoro ⇒ rimunerato dal salario
  • Il capitale ⇒ rimunerato dall’ interesse
  • L’organizzazione dei fattori produttivi e l’imprenditorialità (assunzione del rischio generale d’impresa) ⇒ rimunerati dal profitto Queste classificazioni sono tipiche dell’Economia Politica.

Per quando riguarda l’Economia Aziendale (EA), si distinguono due altri livelli di analisi:
1.  Il livello generale delle condizioni di produzione
2.  Il livello particolare delle condizioni primarie di produzione Il complessivo insieme delle condizioni di produzione, include ogni elemento che rende possibile od ostacola la produzione economica.
Le condizioni primarie di produzione, sono invece definite in base a due criteri:
a)  Si tratta di condizioni di produzione fondamentali per ogni impresa
b)  Sono condizioni le cui modalità di apporto all’impresa sono tali da suscitare nelle persone che le conferiscono, interessi economici primari nei confronti dell’impresa.
In sostanza esse sono:

  • Il lavoro
  • Il capitale risparmio

1.4 ECONOMIA AZIENDALE (EA): I PRINCIPI GENERALI

Le scienze economiche si articolano in due rami: Economia politica ed EA.  L’Economia politica osserva i fenomeni economici di grandi aggregati nazionali ed internazionali.
L’EA osserva i fenomeni delle singole aziende; elabora le teorie economiche utili per il governo delle aziende di ogni tipo (familiari, di produzione, di amministrazioni pubbliche).
L’attività economica, può essere indagata in funzione di tre aspetti fondamentali:
1. Le strutture e le tecniche (per esempio la contabilità) 2. I comportamenti (per esempio le relazioni tra soggetti, gli andamenti dei processi di acquisto etc.)
3. I risultati (per le aziende, costi, ricavi, consumi, risparmi, entrate e uscite etc.) L’EA deve anche essere intesa come scienza “innovativa”, legata ad una visione dinamica dei processi economici, che giudica possibili continui progressi di efficienza d efficacia dell’attività economica. È importante ribadire che il concetto di innovazione delle modalità di svolgimento dell’attività economica, è legato solo in parte al concetto di “progresso tecnico”. Variazioni di efficienza (ossia di redditività ed economicità), dipendono fortemente da innovazioni di carattere economico, quali: modifica dei sistemi organizzativi ed informativi, dei contratti di vendita, acquisizioni di altre aziende o scorporazioni etc.  Non dimentichiamo inoltre l’importanza di coniugare l’efficienza, con la soddisfazione dei prestatori di lavoro: quasi sempre i grandi incrementi di efficienza, si sono accompagnati a condizioni di lavoro più soddisfacenti e viceversa!

La persona e l’homo oeconomicus

Nell’EA è altresì fondamentale tener conto delle persona nella sua totalità.  L’analisi sulla componente economica dell’attività umana, non deve portare ad assumere come attore dei processi economici, un homo oeconomicus privato dei suoi caratteri di umanità. Vanno tenuti cioè presenti i seguenti elementi:

  • La persona svolge attività economica, non come fine, ma come mezzo per raggiungere un fine.
  • La persona fa parte di un “gruppo” o società, quindi i suoi fini sono influenzati da tale condizione.
  • Le persone, se poste a lavorare in condizioni di giustizia, condividono i valori della lealtà, del progresso e della solidarietà.

Quindi sono semplificazioni improprie, considerare un homo oeconomicus egoista, opportunista e conservatore.

2.1    LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA

L’attività economica di produzione e di consumo è svolta da persone e da istituti
variamente “specializzati”, nel doppio significato di dedicati ad una parte specifica
dell’attività economica e di possessori di distintive competenze ed abilità. L’attività di
produzione e di consumo è cioè caratterizzata dalla specializzazione economica.
Sono tre i livelli della specializzazione economica:
1.  Il primo (di carattere generale) è la distinzione della specializzazione nella produzione, con particolare riferimento a:
a.  IMPRESA ⇒ beni privati
b.  FAMIGLIA ⇒ consumi
c.  ISTITUTI PUBBLICI ⇒ servizi (o beni pubblici).
2.  Ad un livello intermedio, si osserva la specializzazione all’interno di ciascun istituto (specialmente nelle imprese e negli istituti pubblici).
3.  Il livello di maggior dettaglio, è caratterizzato dalla specializzazione all’intero delle singole aziende.
La specializzazione viene di sovente intesa come “divisione del lavoro” ed è spesso causa principale dei grandi aumenti di efficienza del lavoro nelle fabbriche che si sviluppano con la rivoluzione industriale. Il principio di divisione del lavoro viene generalizzato come principio di efficienza a tutti i livelli dell’attività umana, economica e non economica.
La specializzazione (o divisione del lavoro), comporta anche dei rischi:

  • Alienazione dell’operaio
  • Influenza sulla distribuzione del potere (relazioni libere e relazioni gerarchiche)

La divisione e la specializzazione non hanno solo per oggetto il “lavoro”.
La specializzazione economica comporta la ripartizione e la specificità non solo dei
processi economici da svolgere (in senso lato del lavoro), ma anche dei soggetti
economici, degli organismi personale, e dei patrimoni.
Analogamente all’interno delle aziende non si ripartiscono solo compiti da svolgere, ma anche obiettivi, responsabilità e risorse di ogni specie. Per tale ragione la dizione “specializzazione economica” è preferibile alla dizione “specializzazione del lavoro”.  La specializzazione economica è il risultato dell’interazioni di quattro forze o elementi fondamentali che costituiscono la struttura dell’azienda:
1.  Le combinazioni economiche
2.  I soggetti economici
3.  Gli organismi personale
4.  I patrimoni
La specializzazione economica è altresì legata sia al processo tecnologico che all’innovazione di carattere economico aziendale.

Importante: struttura dell’azienda
2.2    LE AZIENDE: ORDINE ECONOMICO DEGLI ISTITUTI

La complessiva società umana è articolata in numerose società umane “particolari”; ciascuna persona partecipa contemporaneamente a più società umane.
La partecipazione a gruppi e alle società, più in particolare, risponde a due obiettivi:
1.  Il soddisfacimento dei bisogni di socialità
2.  La realizzazione di fini non attuabili individualmente Quando le società umane si dotano di ISTITUZIONI (ossia di regole e strutture di comportamento relativamente stabili), diventano ISTITUTI.
Gli ISTITUITI nei quali l’attività economica è particolarmente rilevante sono:

  • La famiglia
  • Le imprese
  • Gli istituti pubblici territoriali (Stato, Regioni, Province e Comuni).

Mentre le imprese sono ISTITUTI tipicamente economici, le famiglie e gli istituti pubblici territoriali, presentano caratteristiche diverse: sociali, etiche, religiose e politiche.

Si definisce AZIENDA, l’ordine strettamente economico di un istituto, ossia

l’insieme degli accadimenti economici disposti ad unità secondo proprie leggi.
Di seguito, le tre classi fondamentali di aziende:
1.  Azienda di consumo e gestione patrimoniale (famiglia)
2.  Azienda di produzione (impresa)
3.  Azienda composta pubblica (istituti pubblici territoriali, il cui ordine economico sono le Pubbliche Amministrazioni).

2.3    LE AZIENDE FAMILIARI, DI PRODUZIONE E COMPOSTE PUBBLICHE

Le finalità economiche di ogni azienda, si possono dividere in interessi economici istituzionali (cioè gli interessi dei membri dell’istituto) ed interessi economici non istituzionali (ossia gli interessi economici di altre persone, esterne all’istituto).

FAMIGLIA:

La famiglia è un istituto primario della società umana ed è caratterizzato da finalità dominanti di ordine sociale, etico e religioso.
La famiglia è anche unità economica: il fine economico immediato consiste nell’appagamento dei bisogni dei membri che la compongono.

L’ordine economico di una famiglia, è denominato azienda familiare; il sistema di

accadimenti economici è tipicamente costituito da processi di consumo e gestione patrimoniale: da ciò la dizione di “azienda di consumo e gestione patrimoniale”.  Il patrimonio è formato da beni conferiti al momento della costituzione della famiglia, dalle eredità e dal risparmio.
La famiglia partecipa al finanziamento delle produzioni e dei consumi delle amministrazioni pubbliche mediante il pagamento di tributi.
Risparmio = Redditi percepiti - Costi di consumo – Tributi IMPRESA:
L’impresa è istituto economico-sociale con dominanti caratteri e finalità di tipo economico. Essa è l’istituto fondamentale per la produzione dei beni economici privati.  Essendo un istituto è anche società umana; ne sono membri persone e queste contemporaneamente sono membri di altre società umane, quali le famiglie e gli istituti pubblici.
Il fine economico immediato dell’impresa è la produzione di rimunerazioni monetarie e di altra specie.
Gli interessi economici istituzionali fanno capo di regola, ai prestatori di lavoro ed ai conferenti i capitale risparmio.
Alle imprese fanno sempre capo interessi economici non istituzionali molto rilevanti: basti pensare agli interessi economici di fornitori, dei clienti, dei finanziatori.

L’ordine economico dell’impresa è l’azienda di produzione.

Tutte le imprese sono caratterizzate dalla combinazione di prestazioni di lavoro con capitale risparmio e dal pagamento di tributi.

ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI:

Gli istituti pubblici territoriali, sono entità quali lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni. Qui si svolgono importanti processi economici e l’azione di ciascun istituto è fortemente condizionata da quella di molti altri.
L’ordine economico degli istituti pubblici territoriali, sono le aziende di Pubblica Amministrazione (PA).
Nelle aziende di PA, si attuano processi economici di produzione di beni pubblici (e specialmente di servizi pubblici), e di consumi degli stessi con le relative operazioni di riscossioni di tributi.
Le aziende di PA, sono dunque aziende di produzione e consumo: da qui la dizione di “aziende composte pubbliche”.
La produzione di beni pubblici avviene mediante le attività di prestatori di lavoro, di mezzi monetari raccolti informa di tributi, di capitale di prestito ed anche a mezzo dell’emissione di carta moneta da parte dello Stato.
I fini economici immediati sono:

  • L’appagamento dei bisogni pubblici delle persone, mediante la produzione di beni pubblici ed il loro consumo.
  • La rimunerazione dei prestatori di lavoro.

Si noti che, a differenza delle imprese, la produzione ed il consumo di beni, è in questo caso un fine e non un mezzo.
Anche negli istituti pubblici territoriali si manifestano interessi economici non istituzionali; i più importanti sono quelli che fanno capo ai fornitori ed ai conferenti di capitale di prestito.  Si devono distinguere dagli istituti pubblici territoriali, le imprese pubbliche, ossia gli istituti di produzione caratterizzati da capitale conferito totalmente o in maggioranza da istituti pubblici.
3.1       LE RELAZIONI TRA AZIENDE
Le aziende in quanto ordine economico di istituti, sono tra loro legate da relazioni molteplici e di varia natura. Per questa ragione l’EA si occupa sia delle aziende sia dell’ambiente economico in cui esse operano.
L’ambiente economico in cui un’azienda opera, è in larga misura definito dall’insieme delle aziende con cui essa interagisce e dalle relazioni che tra le stesse si instaurano.  Le strette relazioni tra insiemi di aziende sono determinate anche dalla partecipazione contemporanea di ciascuna persona alle aziende di più istituti; ciascuna persona di norma, è inclusa solo parzialmente in un singolo istituto. È normale che una persona sia contemporaneamente membro di una famiglia, di un’impresa, di più istituti pubblici territoriali, di istituti culturali etc.
Le aziende si riuniscono in aggregati variamente formalizzati: gruppi economici, consorzi, associazioni di acquisto, reti di franchising etc.
L’ambiente in cui un’azienda opera è sempre descrivibile in termini di istituti con i quali essa interagisce. Fondamentale è la distinzione tra gli istituti delle categorie “clienti” e “fornitori” e gli istituti che apportano lavoro e capitale; l’impresa con le aziende clienti e fornitrici attua operazioni di scambio di beni ed operazioni di negoziazione di credito e di assunzione di rischi particolari; in generale, operazioni di scambio di condizioni di produzione generali contro un prezzo. L’apporto di lavoro e capitale risparmio si configura invece come un rapporto di partecipazione all’impresa piuttosto che come rapporto di scambio e non comporta prezzi bensì rimunerazioni a fronte di condizioni primarie di produzione.
Per tutte le condizioni di produzione si possono determinare volumi e qualità della domanda e dell’offerta a fronte di determinati livelli di prezzi, di rimunerazioni e di tributi. L’ambiente d’impresa è caratterizzato dalla struttura dinamica della domanda e dell’offerta delle varie condizioni di produzione e di consumi.  Per le condizioni di produzione oggetto di scambio (con frequenza e stabilità di comportamenti), si formano i mercati.
3.2       LO SCAMBIO
Lo scambio origina vaste classi di relazioni internazionali. Mediante lo scambio si attuano i
trasferimenti di beni privati a titolo oneroso e si originano le relazioni di credito di prestito
e di assicurazione.
Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla specializzazione economica e sulla proprietà privata e pubblica. In tali contesti lo scambio si attua in forma di scambio monetario.
Si dà scambio monetario quando il corrispettivo dello scambio è moneta o credito monetario; in caso contrario, ossia quando il corrispettivo è rappresentato da merci o servizi, si configura il “baratto”.
Gli scambi si attuano tra aziende e non tra singole persone; ciò significa che anche i processi decisionali sottostanti gli scambi non sono processi individuali.  Gli scambi sono di regola elementi di mercati, ossia di vasti insiemi di negoziazioni omogenee; in sintesi, per valutare correttamente lo scambio, occorre fare riferimento ai contesti aziendali ed ai contesti di mercato in cui lo scambio si origina.  Nello scambio monetario l’azienda venditrice cede all’azienda compratrice merci, servizi e disponibilità monetarie (finanziamenti a titolo di prestito) e, nel caso dell’assicurazione, assume i rischi particolari; l’azienda compratrice cede moneta (se il regolamento è in contanti) o credito monetario (se il regolamento è in differita). La quantità di moneta o di credito monetario ceduta all’azienda compratrice è definita dal prezzo, ossia dal valore monetario attribuito alle condizioni di produzione e di consumo acquisite.  Il prezzo è solo una delle condizioni di scambio; ogni scambio è qualificato da condizioni quali: le quantità di merci, di servizi, di disponibilità monetarie, di tempi e di luoghi, di modalità di trasporto e di consegna, di tempi e di modalità di regolamento.  Le operazioni di scambio, originano varie forme di credito. Quando nello scambio le prestazioni dell’azienda compratrice e di quella venditrice non sono eseguite contestualmente, si ha il credito. L’azienda che anticipa la propria prestazione è creditrice nei confronti dell’altra che si denomina debitrice.  In caso di scambio monetario, la prestazione differita è rappresentata dal pagamento della quantità di moneta corrispondente al prezzo complessivo e si ha così credito monetario.  Se la prestazione differita ha per oggetto un bene, si ha credito in natura.  Il credito monetario quando è mezzo temporaneo di regolamento dello scambio, assume la qualificazione di credito di regolamento. Il credito di prestito, sorge invece come corrispettivo della disponibilità di una data quantità di moneta per un determinato periodo di tempo.
Nelle negoziazioni di credito di prestito, il prezzo è rappresentato di regola, dall’interesse.
4.1       LE LINEE DI EVOLUZIONE DELLE AZIENDE NEL MONDO OCCIDENTALE
La variabilità e la varietà delle aziende è un aspetto essenziale sia per la teoria sia per la pratica del governo delle aziende. Teoria e pratica che devono fondarsi su ipotesi di DINAMICA e DISOMOGENEITÀ delle aziende, piuttosto che su ipotesi di STATICA e UNIFORMITÀ.
Il dato più rilevante della trasformazione dei sistemi economici nei secoli, è rappresentato dalla drastica riduzione del tempo dedicato al lavoro da parte delle persone. La maggior parte delle persone ha lavorato (nei tempi passati), dalla prima giovinezza sino al compimento della vita, tutti i giorni dell’anno per molte ore al giorno. Oggi, le persone lavorano per non più di un terzo del loro tempo attivo.  Alla drastica riduzione del tempo dedicato al lavoro, si è però accompagnato un enorme incremento quantitativo dei beni prodotti, per due fattori principali:
1.  Divisione o specializzazione del lavoro
2.  Innovazione tecnologica
In termini molto sintetici, l’evoluzione dei sistemi economici nel lungo periodo, può essere riassunta come segue.

  • Nelle società “primitive”, l’attività economica di produzione e di consumo era svolta nell’ambito di comunità primarie (famiglie e tribù).
  • Si sviluppa in seguito l’agricoltura in luogo della raccolta e della caccia.

Contemporaneamente si sviluppano le prime attività di produzione che richiedono competenze tecniche: lavorazioni di metalli per produzioni di utensili e armi. In questo ambito si attivano i primi scambi tra varie comunità primarie.

  • Per ragioni tecniche, economiche e di difesa, le comunità primarie si aggregano in società più complesse, che promuovono ad esempio opere pubbliche (primi esempi di divisione del lavoro e di gerarchia).
  • L’attività di produzione non agricola, si concentra principalmente nelle botteghe artigiane.
  • Si sviluppano le attività commerciali e di trasporto: lo scambio monetario diventa carattere tipico del sistema economico.
  • A partire dal XV secolo, ruoli dominanti sono assunti da commercianti e banchieri. Spesso le operazioni commerciali sono svolte da società temporanee (spariscono dopo una specifica operazione); anche per questo nascono i primi sistemi di rilevazione atti a determinare le quote di patrimoni e di utili. L’economia dell’impresa si separa da quella della famiglia.
  • Alla metà del XVIII secolo (prima rivoluzione industriale), risalgono le prime imprese manifatturiere “moderne” (vera e propria divisione del lavoro e struttura gerarchica). I beni prodotti sono destinati ad un mercato ampio; l’impresa è distinta dalle famiglie dei conferenti di capitale e dei prestatori di lavoro.
PROSPETTIVA SOCIOLOGICA:

Le grandi trasformazioni dei sistemi economici occidentali sono riconducibili all’idea di un crescente rilievo delle “organizzazioni” nella nostra società.  Le imprese (nella prospettiva sociologica), possono essere viste come “organizzazioni astratte” che si aggiungono alle società primarie quali le famiglie, le tribù, lo Stato, le stirpi. Più in generale, le imprese sono un’importante classe delle società umane attivate per fini specifici (le organizzazioni, appunto).
4.2       Le origini del capitalismo occidentale: due interpretazioni
a)  Il capitalismo è il frutto particolare di uno speciale insieme di idee, di convinzioni e di valori (Weber).
b)  Il capitalismo dipende dalla struttura della società, in particolare dalla distribuzione del potere e dei patrimoni familiari (Braudel).
Teoria di Weber:
Secondo Weber, il capitalismo moderno è correlato allo sviluppo dell’etica puritana: il lavoro è uno scopo della vita prescritto da Dio, è dovere al di là del bisogno di dover acquisire beni economici per il consumo. La ricchezza non deve essere destinata ai consumi per i piaceri della vita; il patrimonio deve essere preservato ed accresciuto col lavoro!
Il capitalismo moderno è caratterizzato da cinque condizioni:
1.  Si estende a tutta l’attività economica
2.  Si basa sull’organizzazione razionale del lavoro
3.  Comporta la separazione dell’economia dell’azienda familiare da quella dell’impresa
4.  L’impresa è intesa come istituto che si rinnova
5.  Le scelte di impresa, si basano su valutazioni di convenienza
Teoria di Braudel:
Il capitalismo nasce quando si presentano particolari combinazioni di quattro fattori: i sistemi
economico, politico, sociale e la struttura della gerarchia sociale. È impensabile lo sviluppo del
capitalismo senza la partecipazione attiva della società e l’azione favorevole dello Stato. La nascita del capitalismo è spiegata dalla particolare gerarchia sociale (quella feudale), che ha caratterizzato il mondo occidentale nel medioevo. Dal sistema feudale è scaturita la borghesia moderna, e da questa, il capitalismo. Esso non si è sviluppato fuori dal mondo occidentale, poiché in altri contesti si sono manifestate differenti relazioni tra le varie gerarchie.
5.1       LE TEORIE, I MODELLI, I SISTEMI
I modelli sono rappresentazioni degli oggetti della conoscenza umana; oggetti non
necessariamente parti della realtà. I modelli sono rappresentazioni parziali della teoria e
ciò vale non solo per i modelli particolari, ma anche per quelli generali. I modelli sono
dunque rappresentazioni semplificate dell’oggetto di indagine.
La teoria interpreta solo parzialmente l’oggetto, i modelli rappresentano solo parzialmente le teorie. Uno stesso oggetto può essere rappresentato secondo teorie differenti e mediante modelli vari. I gradi di varietà e di parzialità delle teorie e dei modelli sono di regola tanto più elevati quanto maggiore è la complessità dei corrispondenti oggetti.  La teoria dei sistemi è di grande utilità per definire i caratteri fondamentali degli oggetti di conoscenza e per costruire in merito adeguati modelli e teorie. In generale si definisce sistema, un insieme di elementi interconnessi da relazioni di interdipendenza; molti oggetti di conoscenza sono rappresentabili come sistemi, ossia in forma di modelli in cui si esplicitano gli elementi costituenti e le relazioni di interdipendenza tra gli stessi. Spesso per ragioni di semplicità, ma impropriamente, si dice che un determinato oggetto è un sistema; si intenda sempre che un oggetto di conoscenza non è un sistema (le macchine, le persone e le aziende non sono sistemi), bensì che tale oggetto è osservato e rappresentato secondo un modello di tipo sistemico.
5.2       LA STRUTTURA DELLE AZIENDE
La struttura delle aziende è l’insieme ordinato degli elementi che la compongono. Per la generalità delle aziende gli elementi rilevanti della struttura sono:
1.  Assetto istituzionale
2.  Combinazioni economiche (CE)
3.  Organismo personale
4.  Patrimonio
5.  Assetto organizzativo
6.  Assetto tecnico
Questo modello è riferito a tutti gli ordini di aziende (familiari, di produzione, composte pubbliche).
L’assetto istituzionale è definito dai seguenti elementi:

  • I soggetti nell’interesse dei quali l’istituto si forma e si svolge
  • I contributi che tali soggetti conferiscono all’azienda
  • Le ricompense che i soggetti ottengono dall’azienda a fronte dei contributi forniti
  • Le prerogative di governo economico assegnate ai vari soggetti e da essi esercitate
  • I meccanismi e le strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le ricompense, nonché i meccanismi e le strutture attraverso i quali le prerogative di governo economico sono esercitate.

L’assetto istituzionale è l’origine e il motore di tutte le altre variabili dell’azienda; in tal senso è trattato come elemento sovraordinato della struttura dell’azienda.

MODELLO della struttura dell’azienda

Il termine combinazioni economiche (CE) sta ad indicare l’insieme delle operazioni
economiche svolte dalle persone che operano nelle aziende. Si tratta prevalentemente di
combinazioni di consumo nelle famiglie e di combinazioni produttive nelle aziende di produzione. L’unità di analisi delle CE è data dalle operazioni che, a vari livelli e secondo differenti criteri, si aggregano in processi.
L’organismo personale è l’insieme unitario delle persone che, con il proprio lavoro, partecipano direttamente allo svolgimento dell’attività economica dell’istituto. Nelle aziende famigliari è composto dai membri della famiglia che svolgono significativi volumi di lavoro. Nelle aziende di produzione è dato dall’insieme dei prestatori di lavoro di ogni livello e qualifica; in una visione allargata vi rientrano anche i conferenti di capitale che partecipano direttamente al governo dell’azienda nonché gli organi di sindacato.  Il patrimonio è l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo di pertinenza dell’azienda “in un dato momento”. Non fanno parte del patrimonio le condizioni di produzione di persona, ossia il lavoro.
L’assetto organizzativo è la configurazione risultante dal combinarsi della struttura
organizzativa (ossia delle modalità di distribuzione tra i vari organi aziendali, dei compiti e
delle responsabilità) e dei sistemi operativi (ossia dei meccanismi che governano la dinamica e la rimunerazione dei prestatori di lavoro e l’assegnazione ai vari organi aziendali degli obbiettivi e delle risorse).
L’assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico-tecnica dell’azienda; si osservano cioè gli aspetti fisico-tecnici dei fabbricati,degli impianti, delle attrezzature, dei processi produttivi, etc. Tutto ciò con riferimento a tutte le classi di operazioni aziendali e dunque non solo alle operazioni di trasformazione tecnica.
6.1       L’ASSETTO ISTITUZIONALE
L’assetto istituzionale può essere definito come la configurazione dei soggetti nell’interesse dei quali l’azienda si svolge, dei contributi che tali soggetti forniscono all’azienda, delle ricompense che ne ottengono, delle prerogative di governo economico facenti loro capo, nonché dei meccanismi e delle strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le ricompense e attraverso i quali le prerogative di governo economico sono esercitate.
Ogni istituto è centro di un articolato insieme di interessi: interessi portati da categorie diverse di persone ed interessi di differente contenuto.
In relazione alle categorie di persone si distinguono:

  • Interessi istituzionali (interessi delle persone membri dell’istituto)
  • Interessi non istituzionali (di persone esterne all’istituto)

In relazione al contenuto si distinguono:

  • Interessi economici (attese di redditi, di rimunerazioni, di disponibilità di condizioni di produzione di consumo)
  • Interessi non economici (attese di ogni altra specie: sociali, etiche, politiche, etc.)

Si configurano così quattro classi di interessi negli istituti:

  • Interessi istituzionali economici
  • Interessi istituzionali non economici
  • Interessi non istituzionali economici
  • Interessi non istituzionali non economici

L’insieme delle persone che portano gli interessi istituzionali (economici e non economici), forma il SOGGETTO DI ISTITUTO.
L’insieme delle persone che portano gli interessi istituzionali economici, forma il SOGGETTO ECONOMICO.
I due insiemi coincidono quando tutti i membri dell’istituto portano sia interessi economici che non economici istituzionali; ciò vale di regola in tutti gli istituti (impresa, famiglia, istituti pubblici territoriali).
Il soggetto di istituto è la società umana che lo identifica ossia l’insieme delle persone che si associano per l a realizzazione di un bene comune, ossia di un complesso di finalità non altrimenti realizzabili. Ciascun istituto è identificato da un bene comune e da una società di persone costituita per il suo raggiungimento.

GLI INTERESSI NELLA FAMIGLIA

Gli interessi economici dei beni della famiglia, ossia gli interessi economici istituzionali, consistono nell’attesa di una disponibilità di beni di consumo giudicata adeguata per volumi e per qualità e derivante dal conseguimento di convenienti livelli di redditi.  Gli interessi istituzionali non economici sono interessi di ordine etico, spirituale e sociale.  Nella famiglia convergono anche interessi non istituzionali ossia di persone membri di altri istituti.

GLI INTERESSI NEGLI ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI

Il soggetto di istituto è composto da tutte le persone membri della corrispondente comunità politico-amministrativa; le stesse persone compongono il soggetto economico.  Interessi non istituzionali, economici e non economici, sono quelli: delle famiglie (in parte i membri della comunità politico-amministrativa) e delle imprese nel ruolo di conferenti capitali di prestiti; delle imprese fornitrici di beni privati; degli istituti pubblici territoriali omologhi; della comunità internazionale.

GLI INTERESSI NELL’IMPRESA

Nell’impresa il soggetto di istituto e il soggetto economico tendono a coincidere non solo in termini di persona, ma anche per il fatto che gli interessi istituzionali sono prevalentemente interessi economici.
I prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale sono i membri del soggetto di istituto e del soggetto economico. Gli interessi economici istituzionali dei prestatori di lavoro sono attese di adeguata remunerazione e di condizioni di crescita professionale; sono interessi istituzionali non economici le attese di condizioni di lavoro favorevoli alla “realizzazione” della persona. Gli interessi economici dei conferenti di capitale proprio riguardano la remunerazione del capitale conferito; sono interessi non economici le attese di soddisfacimento di bisogni, di stima e di socialità all’interno dell’impresa.  Sono portatori di interessi non istituzionali, economici e non economici, le persone che fanno parte delle aziende clienti, delle aziende fornitrici di beni e di capitali di prestito, degli enti pubblici.
Gli interessi economici istituzionali caratterizzano immediatamente l’azienda, ordine
economico dell’istituto; il fine immediato dell’azienda è infatti il soddisfacimento degli
interessi economici istituzionali.

PRINCIPIO DI CONTEMPERAMENTO DI INTERESSI

Modalità atte a rappresentare gli interessi di tutti i membri del soggetto economico, secondo la logica della partecipazione e del confronto.
6.1       L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE DI PRODUZIONE (IMPRESE)
Il soggetto economico delle imprese è di norma composto dai conferenti di capitale proprio e dai prestatori di lavoro; le prerogative di governo economico fanno capo a tutti i membri del soggetto economico e ciò significa che il diritto ed il dovere di esercitare il governo economico delle imprese, spettano ai conferenti di capitale proprio unitamente ai prestatori di lavoro (secondo il principio di contemperamento degli interessi). Tale modalità di governo (contemperamento) è quella che di regola meglio concorre a garantire la vita duratura economica dell’impresa.
Tuttavia come già anticipato, non sempre il soggetto economico è composto dai conferenti di capitale proprio e dai prestatori di lavoro; possono entrare a far parte del soggetto economico d’impresa, anche persone diverse. È il caso ad esempio dei creditori per finanziamenti, oppure aziende clienti e fornitrici legate da relazioni di esclusività con l’impresa.
Le attese dei prestatori di lavoro della aziende di produzione, sono attese di rimunerazione e di condizioni di lavoro vantaggiose.
Le attese dei conferenti di capitale della aziende di produzione, sono attese di redditività continua dell’investimento. La rimunerazione dei conferenti di capitale deve essere contemperata con quella dei prestatori di lavoro.
La produzione di beni è l’attività caratteristica dell’impresa, ma non per questo ne è il
fine. La produzione di beni è cioè il mezzo per ottenere rimunerazioni (ossia il fine).
6.2       L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE DI CONSUMO FAMILIARI
Per la formazione e lo sviluppo e della famiglia, si svolge l’attività economica: caratteristica della famiglia è l’attività economica di consumo. A questa si aggiungono le attività di lavoro e studio.
Lo svolgimento dell’azienda familiare secondo economicità, è condizione molto importante per il conseguimento dei fini non economici dei membri della famiglia; difficoltà economiche possono ostacolare e ritardare lo sviluppo della famiglia e a volte causarne lo smembramento.
Il fine economico istituzionale della famiglia, consiste nell’attuazione di consumi di beni
privati e pubblici, secondo modalità considerate soddisfacenti dai membri della famiglia.
Ovviamente l’attuazione di consumi dipende dal conseguimento di redditi da lavoro e di
gestione patrimoniale, tali da consentire un risparmio da destinare all’incremento del
patrimonio. La formazione del patrimonio dipende spesso anche dal lavoro interno
(applicato ai servizi domestici o di assistenza alle persone) e dallo studio, attività volta a sviluppare capacità per un futuro.
Sono membri del soggetto di istituto della famiglia e del soggetto economico, tutte le persone che la compongono; possono far parte del soggetto economico della famiglia, anche persone membri di altre famiglie.
Il governo economico dell’azienda familiare, comporta un articolato insieme di decisioni:
scelte in merito al volume di lavoro da svolgere, all’organizzazione del lavoro interno, ai livelli di consumo e di risparmio etc.
Le prerogative di governo economico spettano a tutti i membri della famiglia, che per età, esperienza o competenza, sono in grado di valutare correttamente le scelte da adottare; spesso si demanda tali compiti ad una persona, il “capo famiglia”.
6.3       L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE
Le comunità nazionali tendono a costituirsi in Stati; lo Stato si articola a sua volta in complesse strutture di istituti pubblici. Tra questi, di primario rilievo, gli istituti pubblici territoriali: lo Stato stesso, le Regioni, le Province, i Comuni.
Si tratta di istituti di tipo politico e sociale ma anche con rilevanti processi di tipo
economico; qui si usa la dizione “aziende composte pubbliche” per indicare l’ordine
economico degli istituti pubblici territoriali.
I fini economici istituzionali della aziende composte pubbliche sono: il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i membri della collettività; la rimunerazione del lavoro dei prestatori di lavoro.
Sono membri del soggetto economico, tutti i membri della collettività nonché i prestatori di lavoro.
L’azienda composta pubblica, si svolge secondo economicità quando:

  • La produzione di beni pubblici e la gestione dei tributi sono attuate secondo efficienza
  • Il prelievo fiscale è attuato secondo principi di equità
  • La gestione patrimoniale produce redditi convenienti
  • Si realizza un risultato di risparmio o disavanzo contenuto, tale da non compromettere nel tempo la stabilità del sistema economico Come detto, i membri del soggetto economico sono i prestatori di lavoro e tutti i membri della collettività; questi ultimi sono anche contemporaneamente consumatori di beni pubblici e contribuenti. I loro interessi economici e non economici, sono qualificati anche dal loro essere membri di famiglie e di altri istituti. Pertanto la numerosità dei membri della collettività, la varietà dei loro interessi, rendono particolarmente complessi i problemi relativi alle scelte delle strutture e dei processi di governo economico.  Le prerogative di governo economico si esercitano in via indiretta per mezzo di organi collegiali, i cui membri sono scelti mediante elezioni.

Si formano soggetti economici impropri quando l’azienda composta pubblica, diventa strumento di organizzazioni politiche, anziché strumento del bene comune della collettività.  L’assetto istituzionale è sempre qualificato per aspetti molto importanti dalle relazioni istituzionali in cui si trova inserito, ossia da relazioni con altri istituti pubblici e/o imprese.
7.1       OPERAZIONI, PROCESSI, COORDINAZIONI E COMBINAZIONI PARZIALI
Le combinazioni economiche (CE) sono parte del generale sistema degli accadimenti, ossia dell’insieme delle azioni e dei fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente.
Una speciale categoria di accadimenti è rappresentata dal sistema delle operazioni, ossia dal sistema delle attività svolte dalle persone che compongono l’organismo personale delle aziende.
Le CE sono analizzate sotto il profilo:

  • Dell’articolazione
  • Della struttura

Combinazioni Economiche

Accadimenti esterni
Accadimenti
interni

SISTEMA DEGLI ACCADIMENTI

Alcune definizioni

OPERAZIONE

È l’unità elementare delle combinazioni economiche; è costituita da attività

elementari (che non è utile considerare singolarmente). Un’operazione per essere considerata tale, deve rispettare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Produrre il sorgere o il mutare di un valore economico
  • Produrre una variazione significativa di almeno un elemento della struttura dell’azienda (organismo personale, assetto tecnico, assetto organizzativo, patrimonio)
PROCESSO

È l’insieme ordinato di più operazioni, della medesima specie e con il medesimo

soggetto.
Non tutte le operazioni fanno parte di un processo (sono operazioni con caratteri di unicità). Tali operazioni sono dette “operazioni di fuori processo”.  I processi, possono essere aggregati per affinità di “specie delle operazioni” che li compongono: si hanno in questo caso le COORDINAZIONI PARZIALI.

COORDINAZIONE PARZIALE

È l’insieme di processi:

  • Omogenei per tecnica (operazioni affini)
  • Aventi oggetti diversi

Nelle aziende con CE più complesse, si configurano le COMBINAZIONI PARZIALI o PARTICOLARI.

COMBINAZIONE PARZIALE o PARTICOLARE

È l’insieme di processi:

  • Diversi per tecnica (composti cioè da operazioni di specie differenti)
  • Aventi il medesimo oggetto
COMBINAZIONI ECONOMICHE (CE)

Le combinazioni economiche sono:

  • L’insieme di tutte le operazioni
  • L’insieme di tutti i processi
  • L’insieme di tutte le coordinazioni parziali
  • L’insieme di tutte combinazioni particolari

7.2       CLASSIFICAZIONE DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE PER TIPO DI

OPERAZIONE
  • Operazioni istituzionali = sono operazioni volte a determinare l’assetto istituzionale dell’azienda
  • OPERAZIONI DI GESTIONE = insieme di attività direttamente volte alla produzione e al consumo (operazioni di acquisto, vendita etc.)
  • Operazioni di organizzazione = riguardano l’organismo personale e l’assetto organizzativo (ricerca e selezione del personale etc.)
  • Operazioni di rilevazione = hanno per oggetto la produzione, la trasmissione e l’elaborazione di DATI e delle INFORMAZIONI che alimentano i processi di comunicazione e decisione
  • Operazioni di rivalutazione = operazioni che consistono nella VARIAZIONE di valori componenti il CAPITALE D’AZIENDA (valori di impianti, macchine etc.); tali interventi si compiono quando si manifestano fenomeni che fanno cambiare il significato dei dati sulla base dei quali si configura il REDDITO DI ESERCIZIO dell’azienda.
CLASSIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI DI GESTIONE

Prima classificazione:

  • Gestione caratteristica = comprende l’insieme delle operazioni di gestione che identificano la funzione “economica-tecnica” tipica di ogni azienda.  Nelle imprese industriali e agricole consiste nell’acquisto di materie prime, di macchine, vendite di beni prodotti etc. Per aziende commerciali di credito o assicurazioni, consiste in negoziazioni di credito e di rischi. Nelle aziende familiari, sono operazioni di “consumo o acquisizione di beni”. Per le aziende composte pubbliche, vale quanto detto per le imprese e le aziende familiari; inoltre vi rientra la riscossione di tributi.
  • Gestione patrimoniale = si configura come una combinazione economica parziale finalizzata alla produzione di redditi addizionali, rispetto a quelli della gestione caratteristica, mediante l’impiego di “disponibilità” generate dal risparmio.
  • Gestione finanziaria = si tratta dell’insieme di operazioni relative all’acquisizione, al rimborso ed alla rimunerazione dei debiti di finanziamento negoziati per coprire il fabbisogno finanziario aziendale.
  • Gestione dei tributi = si presenta con caratteristiche peculiari a seconda del tipo di istituto, a causa della grande varietà di beni pubblici, della loro modalità di utilizzazione e delle correlazioni tra accesso al consumo del bene pubblico e pagamento dei tributi.

Seconda classificazione:

  • Negoziazione di beni privati = operazioni di acquisto/vendita di beni attuate mediante lo scambio monetario
  • Negoziazioni di beni pubblici = operazioni mediante le quali gli istituti pubblici cedono i beni pubblici e le famiglie/imprese li acquistano dietro corresponsione di un tributo
  • Negoziazioni di credito di prestito = acquisizione e cessione di mezzi monetari destinati alla copertura del fabbisogno finanziario dell’azienda
  • Negoziazioni di rischi specifici = sono volte a coprire con forme di assicurazione i danni derivati da eventi negativi, nell’ambito della gestione caratteristica, patrimoniale e di gestione dei tributi
  • Trasformazioni fisico-tecniche = operazioni di impiego di fattori non monetari attuate per la produzione di beni di consumo
  • Riscossioni e pagamenti = sono operazioni di trasferimento interaziendale di mezzi monetari e sono suscitate dalle negoziazioni di beni privati, dalla partecipazione al consumo di beni pubblici e dalla negoziazione di prestiti e rischi specifici. Sono dunque parte della gestione caratteristica, della gestione patrimoniale, di quella finanziaria e della gestione dei tributi
  • Movimenti monetari interni = movimenti di mezzi monetari tra filiali, sezioni interne, sedi in differenti Paesi di una stessa azienda Terza classificazione:

7.3       ANALISI DEI CARATTERI DISTINTIVI DELLE “CE”
I caratteri distintivi delle CE sono riconducibili a tre concetti fondamentali:
1.  Unitarietà
2.  Estensione
3.  Dinamicità

  • I fattori di UNITARIETÀ

Per governare l’azienda secondo economicità è importante una gestione unitaria dei sistemi aziendali. Le relazioni che legano tra loro gli elementi parziali delle CE, sono relazioni di:

  • Complementarietà = è il più evidente fattore di unitarietà delle CE aziendali. Si manifesta sia come complementarietà di fattori produttivi (il lavoro, gli impianti, le materie prime), sia come complementarietà dei vari sistemi di operazioni (per esempio, gli acquisti e le vendite sono operazioni complementari). A titolo di
  • Negoziazione di beni privati
  • Negoziazione di beni pubblici
  • Negoziazioni di credito di prestito
  • Negoziazioni di rischi specifici
  • Trasformazioni fisico-tecniche

Gestione reddituale composta da:

  • Riscossioni e pagamenti

Gestione monetaria composta da: • Movimenti monetari interni
Gestione interna composta da: • Movimenti monetari interni

  • Negoziazione di beni privati
  • Negoziazione di beni pubblici
  • Negoziazioni di credito di prestito
  • Negoziazioni di rischi specifici
  • Riscossioni e pagamenti

Gestione esterna composta da:
esempio si pensi ai grandi sforzi per mettere in esercizio un nuovo impianto industriale ed ai gravi danni causati che potrebbero derivare dalla mancanza o dal ritardo di realizzazione di una parte magari piccola ma comunque indispensabile dell’impianto.

  • Fungibilità = le relazioni di fungibilità (o sostituibilità), sono speculari alle relazioni di complementarietà. Particolarmente evidente è la fungibilità tra differenti fattori di produzione (ad esempio, combustibili tra loro alternativi) e tra classi di operazioni

(ad esempio, investire molto nella qualità e affidabilità di un prodotto per ridurre l’attività ed i costi di assistenza post-vendita).

  • Comunanza = uno stesso fattore di produzione o uno stesso insieme di operazioni, può concorrere all’ottenimento di più risultati; tale fattore di produzione (o di operazioni), si definisce comune ai risultati ottenuti. Ad esempio un impianto di verniciatura può essere comune a più linee di prodotti, un’aula scolastica può essere comune a più corsi etc.
  • Congiunzione = si manifesta quando da uno stesso processo produttivo escono contemporaneamente e necessariamente più risultati; tali risultati si dicono congiunti. Un esempio classico è quello di prodotti congiunti derivati dalla raffinazione del petrolio, oppure da attività pubblicitarie tese ad ottenere risultati congiunti in sia in termini di immagine sul singolo prodotto che di immagine aziendale.
  • Uniformità = si tratta di operazioni volte all’incremento della produttività aziendale.

Sostanzialmente sono operazioni di: standardizzazione, uniformazione e modularità.  La modularità consiste nella progettazione di componenti (moduli) che possono concorrere alla produzione di altri elementi più complessi.

  • Interdipendenza = è l’esigenza che ciascuna unità (organi o persone) adatti i propri comportamenti a quelli di altre unità. Si pensi ad esempio ai capi reparto che hanno impianti in comune, oppure ai responsabili di due prodotti composti in parte da stessi moduli.
  • I caratteri di ESTENSIONE

Con il termine estensione, si vogliono indicare contemporaneamente le dimensioni e la varietà (numerosità, disomogeneità) delle coordinazioni e combinazioni economiche parziali e generali di un’azienda.
Le dimensioni di un’azienda riguardano più parametri: il volume d’affari, l’organismo personale, il valore aggiunto ed il capitale investito.
Le varietà delle coordinazioni e combinazioni economiche di un’azienda sono contraddistinte da:

  • Estensione orizzontale = numerosità e disomogeneità delle combinazioni economiche parziali per “prodotto” e per “mercato” delle aziende. Un’azienda con estensione orizzontale, opera cioè mediante una strategia di diversificazione.
  • Estensione verticale = alto grado di internalizzazione dei processi produttivi; si usa a tal proposito il termine di “integrazione verticale”.
  • Estensione spaziale = numerosità delle unità operative fisicamente e spazialmente separate (uffici, stabilimenti, filiali di vendita).
  • Estensione interaziendale = ampiezza della rete di relazioni interaziendali di cui un’azienda fa parte (accordi, consorzi, franchising etc.).
  • I caratteri di DINAMICITÀ

La dinamicità riguarda le modalità di svolgimento delle CE (rispetto al tempo) e il cambiamento delle medesime. Questo carattere può essere analizzato anzitutto con riferimento a tempi, ritmi e alle durate delle CE.
Situazioni e concetti rilevanti per l’analisi temporale degli accadimenti sono: i cicli di
operazioni; la stagionalità; i cicli i vita dei prodotti; le sequenze entrate-uscite.
La stagionalità può essere legata:

  • Ai ritmi della natura
  • Alla domanda Le aziende che operano in settori stagionali possono:
  • Dimensionare la capacità produttiva sul massimo del fabbisogno (problemi di saturazione della capacità produttiva)
  • Dimensionare la capacità produttiva sul fabbisogno medio (costituzione di scorte e mancato soddisfacimento di parte della domanda)
  • Introdurre prodotti complementari
  • Cercare di destagionalizzare il business

7.4       L’ASSETTO TECNICO
L’assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico-tecnica dell’azienda, ossia dalle caratteristiche dei fabbricati, di impianti, di macchine, attrezzature e materiali utilizzati, inclusi gli aspetti della loro localizzazione, delle modalità di funzionamento e di impiego delle strutture di collegamento.
È importante precisare che l’assetto tecnico, non riguarda solamente le coordinazioni di trasformazione tecnica delle aziende, ma anche da tutte le altre operazioni (attività economiche di amministrazione e vendita, attività logistiche, Sistema Informativo, casse e Sistema Informativo di un supermercato etc.).
16.4 LA DINAMICITÀ DELLA GESTIONE DELLE IMPRESE
Si passa ora ad analizzare i caratteri distintivi delle aziende di produzione, con riguardo agli aspetti di dinamicità, ossia: tempi, flessibilità, apertura verso l’ambiente.  Importanti caratteri delle CE aziendali, emergono dall’analisi dei tempi, dei ritmi e delle durate secondo i quali esse si svolgono.

Dinamicità

Tempi Flessibilità Apertura verso l’ambiente

Di seguito si elencano i temi relativi alla continuità e ciclicità delle CE produttive.

  • PRODUZIONE SU SINGOLA COMMESSA

Consiste nella realizzazione di esemplari unici, o in numero molto limitato, di prodotti richiesti su specifica del cliente. Esempio tipico è la costruzione di un edificio, di una nave o di un abito da sartoria.

  • PRODUZIONE A LOTTI

Consiste nella realizzazione di prodotti caratterizzati da gamma ampia, anche se definita, in quantitativi (lotti) superiori al fabbisogno immediato, utilizzando impianti in comune.  Esempi sono dati da aziende del settore calzaturiero, dell’abbigliamento o dei mobili.

  • PRODUZIONE IN SERIE

Consiste nella realizzazione di elevati volumi di una ristretta gamma di prodotti che giustificano l’investimento in impianti e macchinari dedicati a singole famiglie di prodotto (auto, Compact-Disk, elettrodomestici).

  • PRODUZIONE CONTINUA

Consiste nella realizzazione di elevati volumi di prodotti fortemente standardizzati, la cui produzione richiede un ciclo di trasformazione da materie prime a prodotto finito senza soluzione di continuità (cioè spazialmente e temporalmente contigue). Esempi sono dati dalle aziende che operano nei settori siderurgico, cartario, chimico e farmaceutico.

La flessibilità consiste nella capacità di modificare rapidamente i volumi e le

qualità dei beni prodotti con costi unitari di produzione analoghi o inferiori, a quelli delle produzioni standardizzate.
In sostanza si è in presenza di combinazioni produttive flessibili, quando risulta possibile variare in misura notevole e in tempi brevi, le caratteristiche dei beni prodotti, il tutto con livelli di efficienza e di costi contenuti; in altri termini secondo economicità.

  • PRODUZIONE FLESSIBILE

Consiste nella realizzazione di una gamma differenziata, ottenuta attraverso soluzioni tecniche ed organizzative che consentono di sfruttare sia i vantaggi di flessibilità e adattamento dei prodotti (tipici delle produzioni su commessa o per lotti), che i vantaggi di produttività, efficienza e velocità di risposta al mercato, che caratterizzano la produzione di serie.
La flessibilità è ottenuta con i sistemi di produzione flessibile FMS (Flexible Manufacturing Systems), ma anche con la flessibilità delle persone e del coordinamento con i fornitori e terzisti.
Si possono giudicare particolarmente “aperte” verso l’ambiente esterno, le aziende che tendono a “dominare” i mercati ed i settori in cui operano, che presentano obiettivi di espansione e di innovazione, che attivino articolate reti di relazioni interaziendali.  Sono “chiuse” le aziende che “subiscono” le dinamiche ambientali, che gestiscono il declino e che operano “isolate”.
Tempi
Flessibilità
Apertura verso l’ambiente
24.2 - 24.3 - 24.4 I COSTI DI PRODUZIONE
16.3 – 21.1 + DP 2-3-4 LE ECONOMIE DI SCALA, DI APPRENDIMENTO, RAGGIO
D’AZIONE E TRANSAZIONE
19 – DP 5 RELAZIONI TRA PREZZI E COSTI, LA BREAK EVEN ANALYSIS, IL
CASO SCALTRINI
DP 5 –6 LE DECISIONI DI PREZZO, CASO PERSONAL TRACK
(Studiare sulle slide si Sacco con integrazione degli appunti tratti dalle dal libro “Scelte di economia aziendale”).

CAPITOLI 8 e 13 IL PATRIMONIO E IL SUO VALORE ECONOMICO

8.1       Definizioni di esercizio, reddito, patrimonio e capitale
L’esercizio è un insieme di accadimenti (operazioni d’azienda e fenomeni di altra specie), avvenuti in un determinato intervallo di tempo.
Il reddito di esercizio è il sistema di valori positivi e negativi di reddito corrispondenti all’esercizio.
Nelle aziende di produzione sono componenti NEGATIVI di reddito:

  • i costi di acquisto delle materie prime
  • gli ammortamenti
  • le rimanenze iniziali
  • le rimunerazioni del lavoro
  • gli interessi passivi
  • i tributi Sono componenti POSITIVI di reddito:
  • i ricavi di vendita
  • gli interessi attivi
  • le rimanenze finali

La somma algebrica dei componenti negativi e positivi di reddito misura il risultato reddituale (utile o perdita) dell’esercizio.
Il patrimonio di un’azienda è l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo (dette
condizioni patrimoniali), di pertinenza della stessa in un dato momento.
Il capitale di funzionamento è il sistema di valori positivi e negativi che esprimono le condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione.
Sono tipici elementi ATTIVI del capitale di funzionamento di un’azienda:

  • le disponibilità monetarie di cassa
  • i crediti di regolamento
  • le rimanenze
  • gli impianti Sono elementi NEGATIVI:
  • i debiti di regolamento e di prestito
  • il capitale proprio

Per le aziende familiari e composte pubbliche, il capitale di funzionamento prende il nome
di patrimonio di funzionamento.
Il reddito di esercizio ed il capitale di funzionamento, sono le 2 parti fondamentali (e complementari), delle sintesi di esercizio (o bilancio di esercizio).
Bilancio di esercizio = reddito di esercizio + capitale di funzionamento
8.2       Le condizioni di produzione come FLUSSI di RISORSE in entrata
Le condizioni di produzione possono essere osservate secondo 2 ottiche differenti e complementari.
Nella prima ottica le condizioni di produzione sono osservate come elementi che l’azienda trae dall’ambiente per alimentare le proprie combinazioni economiche; sono cioè osservate come “input” o come “flussi in entrata”.
Nella seconda ottica le condizioni di produzione sono osservate come insieme di elementi esistenti in un certo momento, di pertinenza dell’azienda e destinati a partecipare alle combinazioni economiche future; sono cioè osservate come “stock” o “fondi” di condizioni patrimoniali.
Con riferimento alle aziende di produzione e nella prima ottica, le principali condizioni di produzione sono:

  • Il lavoro = condizione produttiva di persona fornita dai prestatori di lavoro membri del soggetto economico dell’impresa.
  • Le immobilizzazioni tecniche materiali = condizioni di produzione comuni a più esercizi; beni materiali ad utilizzazione ripetuta per tempi lunghi, quali i terreni, i fabbricati, gli impianti e le macchine. Le immobilizzazioni tecniche partecipano alla formazione del reddito di esercizio per quote; a ciascun esercizio viene attribuita una quota del costo comune a più esercizi annuali; la quota è determinata in funzione del contributo fornito dall’immobilizzazione tecnica alla produzione economica nel periodo corrispondente all’esercizio. Tale processo di ripartizione del costo delle immobilizzazioni tecniche su più esercizi, prende il nome di

AMMORTAMENTO.

  • Le immobilizzazioni tecniche immateriali = condizioni di produzione comuni a più esercizi; beni immateriali ad utilizzazione ripetuta per tempi lunghi acquistate, ad esempio, sotto forma di marchi, brevetti o licenze.
  • Le materie prime = beni materiali ad utilizzo non ripetuto (da intendersi in senso molto lato).
  • I servizi privati = si pensi ai servizi privati di consulenza prestati da liberi professionisti, ai servizi di assistenza tecnica e manutenzione, ai servizi di locazione di immobili o impianti etc.
  • I servizi pubblici = si distinguono da quelli privati per il fatto che ad essi non corrispondono prezzi-costo, bensì TRIBUTI.
  • I beni liberi = si tratta di beni la cui acquisizione non genera componenti di reddito negativi (non appaiono nel reddito di esercizio e nemmeno nel capitale di funzionamento).
  • I mezzi monetari = fatta eccezione dei beni liberi, tutte le condizioni produzione fin qui analizzate sono acquisite di regola, contro pagamenti di importi di mezzi monetari. In astratto si può ipotizzare che il fabbisogno di mezzi monetari di un’azienda di produzione sia soddisfatto dall’insieme di flussi di mezzi monetari derivanti dai ricavi di vendita. In realtà, poiché in un’azienda esiste un’asincronia tra i tempi delle entrate e delle uscite, si ricorre per coprire il fabbisogno dei mezzi monetari, anche al credito di prestito o al capitale proprio.
I DEBITI DI PRESTITO

Sono condizioni di produzione che appaiono come elementi NEGATIVI del capitale di funzionamento; i relativi oneri (interessi passivi), sono componenti NEGATIVI del reddito di esercizio.

IL CAPITALE PROPRIO

È elemento NEGATIVO del capitale di funzionamento, se pur con significato particolare.  Esso non ha forma di debito, rappresenta un insieme di attese di varia specie dei conferenti di capitale. Ad esso si correla la rimunerazione del capitale proprio, componente del reddito di esercizio e parte del risultato reddituale.

I DEBITI E I CREDITI DI REGOLAMENTO

La dinamica dei mezzi monetari è fortemente influenzata anche dalle modalità di regolamento degli scambi. Gli scambi sia di acquisto che di vendita, spesso non avvengono con pagamenti in contanti, bensì con regolamento a termine.

Gli acquisti con regolamento differito danno luogo al formarsi di debiti di

regolamento, che rappresentano una forma di “finanziamento” da parte dei fornitori.
I debiti di regolamento sono cioè debiti verso i fornitori.  Per converso, le vendite danno luogo a crediti di regolamento, assimilabili a “finanziamenti” nei confronti dei clienti. I crediti di regolamento sono cioè crediti verso i fornitori.

I TITOLI E LE PARTECIPAZIONI

Una parte delle disponibilità monetarie può essere conferita ad altre aziende in varie
forme: prestiti di finanziamento (spesso sotto forma di obbligazioni o titoli del debito
pubblico), o conferenti di capitale proprio. Si tratta di operazioni tipiche di gestione
patrimoniale che danno luogo ad elementi POSITIVI del patrimonio, denominati titoli e
partecipazioni.

I MEZZI MONETARI LIQUIDI

L’insieme complessivo dei flussi monetari in entrata e uscita, produce un componente POSITIVO di patrimonio, denominato cassa, ossia la quantità di mezzi monetari liquidi disponibili in un dato momento.
8.3       Le condizioni di produzione e di consumo come FONDI di ELEMENTI

PATRIMONIALI

Il patrimonio dell’azienda di produzione è l’insieme delle condizioni di produzione di pertinenza dell’azienda, ossia delle condizioni positive e negative di produzione di cui l’azienda è titolare. Tali condizioni sono chiamate “condizioni patrimoniali di produzione”.  In sintesi le principali condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione sono così identificabili:
a) Condizioni POSITIVE

  • Disponibilità immediate di mezzi monetari (cassa, conti correnti attivi)
  • Crediti di regolamento verso fornitori
  • Rimanenze
  • Immobilizzazioni tecniche materiali (acquistate o prodotte all’interno)
  • Immobilizzazioni tecniche immateriali (acquistate o prodotte all’interno)
  • Crediti di prestito e partecipazioni al capitale proprio di altre aziende b) Condizioni NEGATIVE
  • Debiti di regolamento verso fornitori
  • Indennità di fine rapporto dovute ai prestatori di lavoro
  • Debiti di finanziamento
  • Capitale proprio (conferimenti e utili non distribuiti spettanti ai conferenti di capitale)

8.4       La struttura, la dinamica, la proprietà e il valore del PATRIMONIO
Di seguito si trattano i temi essenziali per una corretta osservazione del patrimonio come elemento della struttura aziendale. In modo particolare si analizzano i seguenti aspetti del patrimonio:

  • Struttura
  • Dinamica
  • Proprietà
  • Relazioni tra patrimonio e valore dell’azienda

STRUTTURA DEL PATRIMONIO
Ci si limiterà alla descrizione degli elementi di carattere più generale, con particolare riferimento alle immobilizzazioni tecniche, ossia a condizioni di produzione e consumo ad impiego ripetuto e distribuito in tempi lunghi.
Le immobilizzazioni tecniche devono essere analizzate secondo la loro origine e la loro forma:
􀂾 Immobilizzazioni tecniche ESOGENE = acquisiste dall’esterno mediante operazioni di scambio o per apporto in varie forme.
􀂾 Immobilizzazioni tecniche ENDOGENE = prodotte dall’interno dell’azienda.
􀂾 Immobilizzazioni tecniche MATERIALI (viste in precedenza)
􀂾 Immobilizzazioni tecniche IMMATERIALI (viste in precedenza)
Si vengono pertanto a definire 4 classi di immobilizzazioni tecniche:
1.  Esogene materiali
2.  Endogene materiali
3.  Esogene immateriali
4.  Endogene immateriali
Le condizioni produttive delle prime 2 classi, sono rappresentate dagli impianti, dai fabbricati, dalle macchine etc., distinti a seconda che siano stati acquisiti all’esterno o all’interno dell’azienda.
La 3° e 4 a classe (in particolare la 4 a), sono meno identificabili a livello esemplificativo. Si pensi per semplicità alla 3 a classe, composta da brevetti, marchi acquistati, software prodotti da altre aziende di consulenza e progettazione, e così via.  La 4 a classe è composta da condizioni di produzione e consumo difficilmente “misurabili”.  Si pensi ad un’azienda che offre servizi di consulenza di direzione operante da tempo e con successo presso prestigiosi clienti. In questo caso quali sono gli elementi attivi del suo patrimonio? Certamente sono di rilievo le disponibilità di mezzi monetari, i crediti verso clienti, gli uffici e gli arredi di proprietà etc.
È però evidente che gli elementi patrimoniali positivi più critici ma altrettanto importanti, sono:
􀂾 Le metodologie di lavoro sviluppate nel tempo
􀂾 Le relazioni esterne, ovverosia con i clienti
􀂾 L’immagine goduta presso i potenziali clienti
􀂾 Le relazioni interne, ossia la capacità di lavoro tra gruppi dell’organismo personale
Nota: l’analisi delle immobilizzazioni tecniche (I.T.) come elementi della STRUTTURA del PATRIMONIO, è importante
per altri due aspetti: A) volumi elevati di I.T. comportano fabbisogni monetari elevati, spesso con ricorso a debiti di finanziamento e conferimenti di capitale proprio. B) Il valore delle I.T. esogene materiali, è nella pratica considerato come indicatore della capacità di credito dell’azienda; lo si considera spesso (impropriamente) come “garanzia” della capacità di rimborso dell’azienda o comunque di recupero del credito da parte dei finanziatori.

LA DINAMICA DEL PATRIMONIO

Il patrimonio è un complesso di condizioni positive e negative singolarmente e nel suo insieme in continua trasformazione. Esso può essere analizzato anche in forma di situazione patrimoniale in un determinato momento, ma ciò non deve corrispondere ad un’analisi di tipo statico; la situazione patrimoniale in un dato momento è frutto di una dinamica passata ed in essere, ed è condizione di dinamiche future.  Alcuni aspetti importanti della struttura e della dinamica del patrimonio, sono evidenti dal carattere di unitarietà del patrimonio stesso. Ciò significa che ciascun elemento del patrimonio è sempre dipendente e strettamente correlato a tutti gli altri elementi che compongono il patrimonio medesimo, vale a dire che nessuna condizione patrimoniale è condizione autonoma di processi di produzione e consumo.  La dinamica del patrimonio è osservabile anche in termini di variabilità di stato (per destinazione e per contesto), delle singole condizioni patrimoniali.  In tempi diversi una stessa condizione patrimoniale, può variare “destinazione”: si pensi ad un edificio destinato ad uso uffici che successivamente passa alla locazione verso terzi.  A parità di destinazione, può cambiare il “contesto” in cui le condizioni patrimoniali si collocano e quindi in tal modo può cambiare radicalmente il loro valore. Basti pensare ad un impianto di produzione le cui vendite sono calate del 50% o per il quale è apparso sul mercato un possibile sostituto basato su una nuova tecnologia.

LA PROPRIETÀ DEL PATRIMONIO

Un problema connesso alla natura del patrimonio, riguarda la proprietà dello stesso; a chi fa capo la proprietà del patrimonio di un’azienda? Chi è proprietario dell’azienda?
L’azienda quale è intesa in questo cotesto, non può essere oggetto di proprietà: la
proprietà ha per oggetto beni e l’azienda non è un bene! L’azienda è un complesso
economico composto da un assetto organizzativo, da un organismo personale, da un
assetto tecnico e da un patrimonio. Il tema della proprietà si pone quindi per il
patrimonio!

IL VALORE DEL PATRIMONIO

Strettamente connesso al problema della proprietà dell’azienda (o meglio del patrimonio), è quello del valore dell’azienda (o meglio, del valore del patrimonio) in ipotesi di cessione della stessa. Si distinguono 2 casi:
􀂾 La cessione dei singoli elementi del patrimonio per LIQUIDAZIONE dell’azienda.  􀂾 La cessione del complesso di beni in ipotesi di CONTINUAZIONE DELL’ATTIVITÀ ECONOMICA.
Nel caso di liquidazione, si ha una radicale trasformazione degli elementi del patrimonio; da condizioni di produzione diventano beni oggetto di scambio.  Nel caso di cessione del patrimonio di un’azienda in funzionamento, si forma un prezzo in funzione di numerose variabili di vario tipo. I valori del “capitale di funzionamento” che rappresentano il patrimonio, sono solo una (spesso non la più rilevante) di tali variabili.
8.5 Il capitale di funzionamento
Nelle analisi di Economia aziendale è di rilievo fondamentale la rappresentazione del patrimonio come sistema di valori; nelle aziende di produzione si costruisce la sintesi di valori denominata capitale di funzionamento, quale appunto rappresentazione del patrimonio in forma di valori.
Nelle aziende familiari e negli istituti pubblici, il capitale di funzionamento prende il nome
di patrimonio di funzionamento.
Si trattano ora due temi strettamente connessi alla configurazione del capitale di funzionamento:
1. La rappresentazione nel capitale di funzionamento, delle immobilizzazioni tecniche immateriali endogene (I.T.), ossia prodotte all’interno dell’azienda.  2. Le rivalutazioni fuori esercizio.
Nel primo caso si pone il problema dell’opportunità di rappresentare o meno le I.T.  endogene in quanto:

  • si tratta di condizioni “non concrete”
  • è difficile determinarne il costo
  • la loro utilità è opinabile
  • si tratta di condizioni non cedibili a terzi

Nella pratica è preferibile non inserirle nel capitale di funzionamento in omaggio al “principio di prudenza” che impone di considerare quali elementi del capitale di funzionamento, solo condizioni con utilità economica “certa e misurabile”.
Le rivalutazioni fuori esercizio
Nel tempo variano con dinamiche differenti prezzi, condizioni di produzione, il potere di
acquisto della moneta, variano circostanze di ambiente e di impresa. Si impongono
pertanto nove valutazioni, ossia rivalutazioni fuori esercizio. Esse si compiono per
consentire una corretta misurazione dei redditi prodotti e producibili da parte
dell’azienda.
Si pensi al caso di un impianto acquistato ad una certa data per 100.000 € ed oggi, acquistabile con caratteristiche economico-tecniche equivalenti, per 60.000 €; il costo complessivo sostenuto dall’azienda è stato e rimane pari a 100.000 €. Non si pone il problema di fare apparire nel capitale di funzionamento che l’impianto “vale meno”, si tratta invece di ridistribuire tale costo sui vari esercizi secondo un piano di ammortamento differente rispetto a quello ipotizzato al momento dell’acquisto dell’impianto.
13.1     Il CAPITALE CONOMICO
Come abbiamo avuto modo di accennare, il patrimonio di un’azienda può essere oggetto di liquidazione per stralcio o di cessione come complesso di beni in funzionamento. Nel primo caso si ha una radicale trasformazione degli elementi del patrimonio: da condizioni di produzione a beni oggetto di scambio. Nel secondo caso invece, il complesso funzionante permane, non si trasformano le condizioni di produzione, cambia soltanto la prospettiva in quanto si tratta di determinare un valore che sia alla base della definizione di un prezzo di cessione.
Nascono così due altre nozioni di “capitale-valore”: il capitale di liquidazione e il capitale economico, determinato in caso di cessione in blocco.  Il capitale economico è la nozione di capitale-valore che prende in considerazione l’ipotesi che il complesso aziendale sia ceduto in blocco.  Qualsiasi investimento ha un valore se produce reddito nel futuro; il patrimonio d’impresa (specie quando è oggetto di trasferimento in blocco), non fa eccezione. Esso trae il suo valore dalle prospettive di reddito futuro. Determinare un capitale economico significa quindi esprimere un apprezzamento.
La nozione di capitale economico non va confusa con il prezzo o il valore effettivo di scambio. Essa è soltanto un indice, un valore teorico di riferimento. È necessario tener ben distinti questi due concetti: capitale economico e prezzo di cessione, sapendo che il primo è strumentale al secondo. Vi possono essere casi in cui essi coincidono.  Numerose sono le circostanze aziendali che possono richiedere la necessità di determinare il capitale economico come valore indicativo; tra queste ricordiamo la cessione di azienda, la cessione di titoli che rappresentano il capitale di un’altra società, la fusione o incorporazione di altre società, l’ingresso di un nuovo socio etc.
13.2     I procedimenti di determinazione del capitale economico
Metodo sintetico
Se il capitale in ipotesi di cessione in blocco trae valore dalle prospettive reddito d’impresa, la sua determinazione non può che realizzarsi mediante la capitalizzazione dei flussi di reddito attesi futuri ad un adeguato tasso, per un periodo di tempo illimitato.  In questo caso, il valore economico del patrimonio, si fonda su una serie di ragionamenti complessi, di congetture e stime. La formula è la seguente:
Raffrontando il CE con il capitale netto CN espresso a valori aggiornati (rivalutati), si ottiene l’avviamento A:
L’avviamento è quindi una qualità dell’impresa: determinare un avviamento vuol significare che l’impresa presenta prospettive di reddito tali da rimunerare in misura soddisfacente i mezzi investiti da conferenti di capitale risparmio.

CE = E®

Ke
Dove:
E® = Flusso di reddito medio normalizzato
Ke = Tasso di attualizzazione
A = CE – CN Metodo analitico Il CE, può essere determinato anche con un secondo metodo detto analitico, che deriva dalla formula dell’avviamento:
In questo caso si tratta dell’avviamento determinato in modo autonomo, che si ottiene attualizzando il soprareddito che deriva dal confronto tra reddito atteso dall’azienda e reddito ritenuto soddisfacente dai conferenti il capitale risparmio:
Il procedimento sintetico (anche se concettualmente corretto), trova grandi difficoltà nella concreta applicazione perché sono molti gli elementi di incertezza e difficoltà. La pratica si orienta sul metodo analitico.

CAPITOLO 9 IL PRINCIPIO DI ECONOMICITÀ

9.1       L’economicità: durabilità e autonomia
DURABILITÀ
L’azienda per essere ordine economico di istituto deve essere duratura, deve cioè svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole.

AUTONOMIA

Non è sufficiente che l’azienda duri nel tempo, occorre anche accertarsi che non si manifesti ad un ricorso sistematico a interventi di sostegno o di copertura delle perdite.  L’autonomia è quindi un carattere che si accompagna necessariamente con quello di durabilità e serve a qualificarla.
Nella pratica si hanno molti esempi in cui la durabilità non è sostenuta dall’autonomia; l’azienda familiare, ad esempio, può durare e svilupparsi grazie a continui sussidi da parte di altre economie (Stato, Regioni e/o Comuni, altre famiglie etc.). Così un’impresa che produce continue perdite di gestione può continuare a vivere grazie all’immissione di nuovo capitale da parte di soci. Sono comunque tutte soluzioni che hanno carattere di precarietà e provvisorietà e che col tempo rendono ancor più gravi le conseguenze sociali che si volevano evitare.
Il principio di economicità è sostanzialmente una regola di condotta che una volta rispettata, consente all’azienda di operare in condizioni di durabilità e autonomia.  Essa è valida per qualsiasi classe di istituti che debbano raggiungere fini di natura economica.

CE = A + CN

A = {E® – Ke•CN}a ni
Dove:
E® = Reddito medio normalizzato atteso dall’azienda
Ke = Costo-opportunità per il conferente capitale risparmio
CN = Capitale netto a valori aggiornati (rivalutati)
Ke•CN = Reddito ritenuto soddisfacente per il conferente capitale risparmio
a ni = Valore attuale di una rendita di una lira annua riscuotibile per n anni
di divario
9.1       L’economicità in diverse classi di istituti
LE FAMIGLIE
Nell’azienda familiare l’economicità viene conseguita se la produzione di redditi da lavoro e da gestione patrimoniale, è in grado di soddisfare i consumi in misura “adeguata” alla posizione sociale e al tenore di vita della famiglia; non solo: questa produzione di redditi dovrebbe generare un risparmio in grado di alimentare un “conveniente” patrimonio.

GLI ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI

Tra le condizioni da rispettare per conseguire l’equilibrio reddituale, possono indicarsi:

  • La produzione di beni pubblici che vengono giudicati soddisfacenti per lo sviluppo sociale ed economico di una collettività.
  • Rimunerazioni adeguate ai collaboratori e finanziatori.
  • Svolgimento di processi di gestione senza sprechi e secondo efficienza.
  • L’imposizione di tributi che risultino in linea con le condizioni precedenti.
IMPRESE

Anche in questi casi l’economicità viene perseguita soddisfacendo simultaneamente un insieme di condizioni:

  • I ricavi devono coprire tutti i costi necessari alla produzione.
  • Rimunerazioni adeguate e ritenute soddisfacenti (ai collaboratori e conferenti capitale risparmio).
  • Devono essere ritenute soddisfacenti, le variazioni di valore capitale per rivalutazione

9.1   L’economicità dell’azienda di produzione: l’equilibrio reddituale
L’economicità, comporta il simultaneo rispetto di una serie di fini economici o condizioni di funzionamento. Nell’azienda di produzione si svolge una serie di accadimenti, tra i quali vengono ad assumere particolare importanza quelli di scambio con terze economie.  Da qui scaturiscono infatti componenti positivi e negativi di reddito (ricavi e costi); il fluire dei ricavi nel tempo alimenta la continuità dei processi produttivi che via via si susseguono con il sostenimento di costi. Poiché in genere nelle aziende di produzione, i costi sono sostenuti in via anticipata rispetto i ricavi, si manifesta un fabbisogno di capitale, la cui copertura con provvista di opportune fonti di finanziamento, determina a sua volta un componente negativo di reddito (gli oneri finanziari), che i componenti positivi di reddito devono pure coprire.
Solo se il fluire dei componenti positivi copre i componenti negativi, risulta assicurata in prima approssimazione, la continuità d’azienda.
Da questi brevi cenni si evince una prima e fondamentale condizione da rispettare, senza la quale l’azienda non può dirsi vitale: tale condizione primaria viene chiamata equilibrio reddituale (equilibrio tra la somma dei componenti positivi e la somma dei componenti negativi di reddito).
L’equilibrio reddituale deve essere visto anche in funzione di due aspetti importanti: il tempo (a cui riferire l’equilibrio) e l’oggetto dell’equilibrio (azienda o gruppo aziendale).  È importante precisare che affinché l’azienda sia duratura nel tempo, è fondamentale un equilibrio di lungo periodo accompagnato però anche da un equilibrio di breve periodo (condizione ideale e migliore). In pratica può succedere (soprattutto in funzione della tipologia di produzione aziendale), che l’azienda abbia un equilibrio di lungo senza quello di breve o viceversa.
In merito all’oggetto, possiamo dire che l’equilibrio reddituale può fare riferimento oltre che all’azienda, al gruppo aziendale (insieme di più aziende/società). In questo caso l’equilibrio reddituale può essere inteso in due significati.
Il primo è quello per cui l’azienda si dice “economica in funzione del gruppo” poiché solo
entro il gruppo essa riesce ad essere autosufficiente. Nel secondo significato, l’azienda si
dice “economica in funzione del gruppo” quando, pur non conseguendo l’equilibrio
reddituale, viene mantenuta in vita perché offre vantaggi alle altre aziende del gruppo
senza che questi si manifestino come componenti positivi di reddito (situazioni di questo
tipo si hanno nel caso di aziende che svolgono attività di promozione culturale, di
immagine o di formazione dell’organismo personale).
L’equilibrio reddituale come equilibrio tra la somma dei componenti positivi e la somma dei componenti negativi di reddito, non è tuttavia condizione sufficiente, ma deve essere accompagnata anche da altre condizioni da rispettare simultaneamente:
1° CONDIZIONE = EFFICIENZA e INNOVAZIONE
Una prima condizione da rispettare simultaneamente all’equilibrio reddituale, per affermare che l’azienda si svolge secondo economicità, è il mantenimento di un livello accettabile di efficienza espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi.
Il termine efficienza ha in genere significato di relazione che intercorre tra i risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere operative diverse: dalla combinazione aziendale presa nel suo insieme, ai processi di produzione, a quelli commerciali o amministrativi.
Un’azienda è vitale e duratura, se oltre all’equilibrio reddituale, persegue l’efficienza con metodi di lavoro che consentono di svolgere le operazioni senza sprechi di risorse e di tempi, ma soprattutto ricercando l’innovazione dei processi perché è solo attraverso questa strada che le aziende possono rimanere sul mercato in una posizione di sufficiente stabilità.
2° CONDIZIONE = FLESSIBILITÀ
Si intende con flessibilità, la predisposizione di strutture e di combinazioni produttive efficienti in grado di adeguarsi prontamente all’ambiente.
3° CONDIZIONE = CONGRUITÀ
La terza condizione riguarda la congruità (adeguatezza e proporzionalità) delle rimunerazioni del capitale risparmio e del lavoro. Non si può parlare di economicità, se l’azienda ottiene l’equilibrio reddituale grazie solo a particolari condizioni di acquisto delle materie prime e dei servizi di terzi o grazie solo ad una particolare politica di prezzi imposti particolarmente elevati; o grazie anche ad una rimunerazione insufficiente o comunque non adeguata dei due fondamentali fattori della produzione: capitale risparmio e lavoro.
4° CONDIZIONE = EQUILIBRIO MONETARIO
L’azienda deve operare secondo equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito, ma deve anche contemporaneamente essere sempre in grado di far fronte agli impegni di pagamento. Si prenda per esempio la situazione di aziende che devono anticipare di molto i costi prima di ottenere dei ricavi (aziende cantieristiche e impiantistiche) in cui i lavori si sviluppano per anni, oppure ad aziende che devono anticipare la produzione per essere pronte nei periodi di punta delle vendite. In questi casi sussistono difficoltà di carattere monetario e finanziario, poiché un momentaneo rapporto sfavorevole fa costi e ricavi ed i relativi flussi monetari, si traduce in un accresciuto fabbisogno finanziario. Sarà compito della gestione finanziaria ricercare la copertura di tale fabbisogno, provvedendo alla raccolta di mezzi finanziari con vincolo di credito sufficienti per garantire lo svolgimento dell’azienda. Nei casi di forte squilibrio, si rendono necessari interventi istituzionali di adeguamento del capitale proprio.
La gestione finanziaria gioca così da “volano”, da cuscinetto tra la dinamica reddituale e la dinamica monetaria, compensando i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di cassa.
Il vincolo dell’equilibrio monetario, può spingere l’azienda a ricorrere in misura eccessiva all’indebitamento (specie quando il capitale di rischio non è proporzionato al capitale di prestito), pregiudicando la sua stessa sopravvivenza. È quindi molto importante rispettare questo vincolo, valutando attentamente i suoi riflessi sull’equilibrio reddituale.

CAPITOLO 10 IL MODELLO DI BILANCIO

Si intende affrontare il tema della valutazione dell’economicità di un’azienda di produzione.  Tale valutazione prende le mosse dal sistema di valori che originano dallo svolgimento della gestione e che, raccolti in un modello chiamato modello contabile o del bilancio, consentono di misurare periodicamente il reddito di esercizio e il capitale di funzionamento.

10.1      Dagli accadimenti alle quantità economiche d’azienda

SISTEMA DI ACCADIMENTI
Si richiama la nozione di sistema di accadimenti per intendere l’insieme di azioni e di fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente; azioni e fenomeni avvinti a sistema da relazioni molteplici e considerati rilevanti per l’analisi economica. Si pensi alla dinamica dei prezzi, ma anche ai comportamenti dei fornitori, dei clienti, dei concorrenti, così come agli interventi dello Stato a favore dell’impresa.

SISTEMA DELLE OPERAZIONI E DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE

Una particolare categoria di accadimenti è costituita dal sistema delle operazioni, che abbiamo denominato “combinazioni economiche, articolandole a loro volta in operazioni, processi, coordinazioni, combinazioni parziali e generali, e individuando nella unitarietà, nell’estensione e nella dinamicità, i suoi tre caratteri distintivi.
Il sistema delle operazioni (o combinazioni economiche), intese come l’insieme delle
attività di produzione svolte dalle persone che compongono l’organismo personale di
azienda, nella loro espressione quantitativa danno luogo al sistema delle quantità
economiche.
In altri termini le quantità economiche, sono il risultato della determinazione quantitativa di combinazioni economiche e si identificano in dati indiscutibili espressione di fenomeni. Esempi di quantità economiche sono i prezzi-costo e i prezzi-ricavo, i saggi di interesse, le retribuzioni, i crediti/debiti di regolamento e di finanziamento, la consistenza fisica delle giacenze, il numero di dipendenti in organico, la quantità moneta disponibile etc.
Il sistema delle quantità economiche, rappresentando una dimensione, un aspetto, una espressione quantitativa dei sistemi di ordine superiore (sistema degli accadimenti e delle operazioni), ne eredita anche la loro natura e i conseguenti caratteri di unitarietà, estensione e dinamicità.
Il sistema delle quantità economiche a sua volta si distingue in molteplici sotto sistemi, sia di quantità monetarie che non monetarie. L’utilizzazione di quantità economiche e i calcoli che spesso essa comporta, danno origine sia a stime di quantità economiche, sia a congetture fondate su quantità economiche.

STIME

Le stime sono approssimazioni ad un vero, ad un fenomeno che ancora non si conosce in modo definito; le quantità stimate sono pertanto determinazioni approssimate di quantità economiche. La stima sebbene richiami la previsione, con questa però non si identifica in quanto non sempre riguarda dati futuri (molte volte nelle aziende si procede a stime di quantità presenti o passate).

CONGETTURE

Il dato economico congetturato non si identifica con un fatto reale, con una quantità economica: è un “immaginato”, frutto di un calcolo che si basa su una “ipotesi-finzione”, coerente con le esigenze di investigazione o di operare economico. Non si tratta di stimare o svolgere approssimazioni, in quanto non c’è alcun dato definito da stimare.  Sono esempi emblematici di dati congetturati, le quote di un costo pluriennale (ad esempio un impianto costato 100.000 Euro che fornirà la propria utilità per 5 anni) attribuite per competenza ai vari esercizi annuali (quote di ammortamento!!!). Infatti l’importo complessivo di 100.000 Euro è una quantità economica incontrovertibile, (inconfutabile, certa), ma le quote attribuite ai singoli esercizi (ad esempio 20.000-30.000-30.000-15.000-5.000) sono necessariamente dati economici congetturati; essi possono essere determinati con maggiore o minore rigore logico, ma non esistono i dati veri in assoluto ai quali ci si deve approssimare.
Le quantità economiche d’azienda e le connesse quantità stimate e congetturate, sono il fenomeno di tutte le misurazioni, i calcoli, le previsioni che si compiono in azienda.
SISTEMA DI ACCADIMENTI
Insieme di menome e azioni che si manifestano in azienda e nell’ambiente, avvinti da relazioni molteplici e considerati rilevanti per l’analisi economica.
SISTEMA DI OPERAZIONI (COMBINAZIONI ECONOMICHE)
Insieme di attività di produzione svolte dalle persone che compongono l’organismo personale d’azienda (operazioni, processi, coordinazioni, combinazioni parziali e generali).
SISTEMA DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE E DELLE CONNSESSE QUANTITÀ STIMATE
E CONGETTURATE
Risultato della determinazione quantitativa di combinazioni economiche.

QUADRO DEI SISTEMI FONDAMENTALI D’AZIENDA

10.2 Il sistema dei valori d’azienda
Nell’ambito del sistema delle quantità economiche d’azienda e delle connesse quantità stimate e congetturate, si possono individuare vari sotto sistemi dei quali uno in particolare offre le basi per impostare modelli di valutazione e rappresentazione dell’economicità.
Si tratta del sistema dei valori d’azienda, che raccoglie la moneta come espressione del valore e che trova la sua origine nelle operazioni di scambio che l’impresa intrattiene con terzi. Dallo scambio in una economia di mercato, l’azienda trova definizione e misura del suo successo. Si comprende allora come, attraverso i valori che dallo scambio derivano, si possa studiare il divenire economico complessivo dell’impresa.  Il divenire economico dell’impresa si manifesta sia con valori riferiti ad un istante (quantità-fondo), sia con valori riferiti ad un lasso di tempo (quantità-flusso).  Dalle combinazioni economiche, vista la loro natura dinamica, scaturiscono le quantitàflusso, mentre quando si intende accertare le condizioni produttive a disposizione dell’impresa ad un certo momento, si determinano quantità-fondo.  Va sottolineato che le quantità (fondo e flusso), sono due aspetti dello stesso fenomeno, il divenire economico dell’impresa.
Ora sorgono due problemi:
1. Definire le classi di valore fondamentali, che derivano dagli scambi (quantità-flusso)
2. Definire i tempi e con cui si raccolgono tali valori.

CLASSI DI VALORI NUMERARI E NON NUMERARI

In merito al primo punto, è utile un esempio pratico. Si consideri un’operazione di acquisto di materie prime in un’impresa industriale, regolata con il pagamento del prezzo a 30 giorni data fattura.
La negoziazione di compravendita si sviluppa in un ciclo temporale articolato in fasi che sono: la trattativa tra le parti, la stipulazione del contratto in cui si ha “la manifestazione economica dei valori secondo condizioni presenti e prospetti che dell’impresa e dell’ambiente in quel momento”, l’esecuzione del contratto con il trasferimento di beni e con la definizione del prezzo alla quale segue il regolamento del prezzo stesso.  Il momento dell’esecuzione trova espressione numeraria concreta in un documento chiamato “fattura”.
Se si osserva ora la natura dell’operazione e si adotta una visione patrimoniale,si nota come dall’operazione stessa nascano due valori di segno contrapposto:
SISTEMA DEI VALORI D’AZIENDA
Moneta come espressione del valore
Operazioni di scambio monetario come origine dei valori
SIGNIFICATO DEL SISTEMA DI VALORI
Espressione del divenire economico complessivo dell’impresa
SITEMA DEI VALORI D’AZIENDA COME SOTTO INSIEME DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE
D’AZIENDA E DELLE CONNESSE QUANTITÀ STIMATE E CONGETTURATE
a) Una variazione di moneta o di credito/debito di regolamento, ossia una variazione numeraria, che nel caso di specie è un incremento di debito di regolamento nei confronti del fornitore, debito che sarà successivamente onorato mediante pagamento di una soma equivalente; in qualunque forma si manifesti la variazione numeraria è sempre una variazione di una condizione produttiva patrimoniale. In questo esempio si tratta di una variazione negativa in quanto incremento di una condizione patrimoniale negativa (i debiti di regolamento), o in altro aspetto, come frizione che produrrà un uscita di cassa, ossia la riduzione di una condizione patrimoniale attiva.  b) Una variazione non numeraria, che nel caso di specie consiste in un aumento di materie prime; si tratta dunque di un’altra variazione di una condizione produttiva patrimoniale, ma in questo caso positiva in quanto incremento di una condizione attiva di produzione (le materie prime).
In sintesi, l’operazione di acquisto produce due variazioni:una variazione numeraria negativa (aumento dei debiti di regolamento) ed una variazione non numeraria; la variazione non numeraria ha contestualmente due significati: un significato di variazione positiva delle condizioni di produzione disponibili (aumento di materie prime), ed un significato di componente negativo di reddito (il costo delle materie prime).  Nota: i valori numerari sono tutti quei valori che esprimono strumenti di regolamento degli scambi; si tratta principalmente dei mezzi monetari liquidi disponibili (la cassa) e dei debiti/crediti di regolamento.
I valori non numerari rappresentano invece condizioni produttive quali le materie prime, il lavoro, i servizi privati, le immobilizzazioni tecniche, i debiti e i crediti di prestito, il capitale proprio.

TEMPO DI RILEVAZIONE

Quanto al tempo in cui determinare i valor (secondo punto del problema), si adotta il momento in cui si manifesta la variazione numeraria, che viene ad identificarsi in pratica nel momento in cui si emette o si riceve la fattura.
10.3 Il modello di bilancio di esercizio: il reddito di esercizio e il capitale di
funzionamento
Il modello che misura e valuta la redditività della gestione con riferimento a periodi di tempo definiti, di varia ampiezza, viene denominato modello del bilancio di esercizio.
Tale modello, mediante opportuni calcoli in cui intervengono stime e congetture, raccoglie
il sistema di valori in adatte sintesi periodiche, pervenendo a determinare due quantità
economiche complesse, il reddito di esercizio (quantità-flusso) e il capitale di
funzionamento (quantità-fondo) alla fine del periodo per il quale si è determinato il
reddito. Il reddito di esercizio viene accolto in un conto denominato conto economico,
mentre il capitale di funzionamento trova rappresentazione in un conto patrimoniale o
stato patrimoniale finale.
In queste sintesi del sistema dei valori viene misurato e rappresentato il divenire economico complessivo dell’impresa, per periodi in genere corrispondenti all’anno solare (competenza economica).
10.6 Il bilancio di esercizio
La sintesi del reddito di esercizio (conto economico) e la sintesi del capitale di funzionamento (stato patrimoniale finale) formano il cosiddetto bilancio di esercizio.  Il conto economico è uno schema a sezioni divise e contrapposte, nella cui sezione di sinistra denominata “dare” vengono iscritti i componenti negativi di reddito, mentre in quella di destra denominata “avere”, vengono iscritti i componenti positivi di reddito.  Lo stato patrimoniale finale è anch’esso uno schema a sezioni divise e contrapposte nella cui sezione di sinistra detta “attivo” sono accolte le condizioni patrimoniali positive, mentre in quella di destra detta “passivo e netto”, sono accolte le condizioni patrimoniale negative compreso il capitale proprio.

CAPITOLI 11 e 12 L’EQUILIBRIO REDDITUALE E PATRIMONIALE

RAPPRESENTATO MEDIANTE INDICI

12.2 La redditività del capitale proprio
L’indice che esprime in massima sintesi i risultati dell’impresa è la redditività del
capitale proprio detta anche ROE (Return On Equity), nella quale il reddito netto
prodotto viene riferito alla condizione di produzione di diretta pertinenza ossia il capitalerisparmio
o mezzi propri.
Un altro indice da tener presente, è quello che esprime la redditività della gestione operativa, detto ROA (Return On Asset):

BILANCIO DI
ESERCIZIO
  • Reddito di esercizio

(quantità-flusso)

Capitale di funzionamento

(quantità-fondo)
CONTO ECONOMICO STATO PATRIMONIALE
Viene rappresentato nel Viene rappresentato nello

ROE =

Reddito Netto
Capitale Proprio

ROA =

Reddito Operativo
Attivo Netto
Il ROE può essere espresso anche in funzione del ROA (che costituisce una sua parte):
Il rapporto AN/CN è detto Rapporto di Indebitamento (RI), il quale serve ad apprezzare la solidità patrimoniale dell’impresa, vale a dire la sua capacità di far fronte agli impegni verso terzi.
Il rapporto RN/RO è invece denominato Tasso di Incidenza (TI) del reddito netto sul reddito operativo.
Si può quindi affermare che la redditività del capitale proprio, dipende da tre fattori:
1. La redditività operativa (ROA)
2. L’indebitamento finanziario o solidità (RI)
3. L’incidenza del reddito netto sul reddito operativo (TI)
12.3 La redditività della gestione operativa
La redditività operativa (ROA), può anche essere espressa nel modo seguente:
Il rapporto RO/V è detto ROS, ossia redditività delle vendite, ossia il grado di convenienza economica delle vendite effettuate nell’esercizio.

Il rapporto V/AN è invece il tasso di rotazione dell’attivo netto (TR): esso esprime la

relazione tra una dimensione operativa dell’azienda (espressa dal fatturato messo al numeratore), e da una dimensione strutturale (espressa dall’attivo netto al denominatore).

ROE = *

RO
AN
AN
CN
RN
RO
*
RO = Reddito Operativo
AN = Attivo Netto
CN = Capitale Netto
RN = Reddito Netto
dove

ROA = *

RO
V
V
AN
RO = Reddito Operativo
AN = Attivo Netto
dove V = Fatturato (vendite)
12.4     Solidità e Liquidità
La solidità patrimoniale evoca il concetto di grado di dipendenza verso terzi finanziatori e abbiamo visto che un indicatore di questo concetto è il rapporto di indebitamento (RI).
Assieme al rapporto di indebitamento, occorre tener conto anche del grado di copertura
delle immobilizzazioni (CI):
Se CI è> di 1 significa che il capitale a pieno rischio è in grado di far fronte agli investimenti che permangono a lungo nell’impresa.
Gli indicatori che permettono di valutare la liquidità o solvibilità di breve, sono il
quoziente di disponibilità (QD) e il quoziente di liquidità (QL):
Questi due indicatori esprimo entrambi l’attitudine della struttura patrimoniale a fronteggiare impegni a breve termine con le disponibilità liquide e con quelle che potranno diventare tali a breve scadenza.

CAPITOLI 26-27-28 L’ORGANIZZAZIONE, LA STRATEGIA D’IMPRESA, SISTEMA
COMPETITIVO E STRATEGIE COMPETITIVE

(Studiare sulle slide di Sacco)

CI =

CP
IM
CP = Capitale proprio
IM = Immobilizzazioni tecniche al netto degli
ammortamenti
dove

QD =

AC
PC

QL =

L
PC
dove
AC = Attivo corrente
PC = Passivo corrente
L = Liquidità immediate e differite

 

 

Scheda articolo

Area tematica : Economia | Argomento : Economia aziendale | Indice argomenti

Fonte articolo : http://www.scicom.altervista.org/economia.html | Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |

Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 18/1/11

 

    Glossario economia aziendale

 

A
Abbuoni su vendite (Sales allowance)
Riduzione del prezzo contabilizzato di beni o servizi, generalmente a causa di una qualità dei prodotti giudicata insoddisfacente dai clienti.
Accreditare (Credit).
Registrare un importo nella colonna di destra di un conto. Le regole per gli addebiti e gli accrediti sono sintetizzate nel Capitolo 4.
Accredito/Avere (Credit).
La colonna destra di un conto o un importo registrato nella colonna di destra.
Acquisto a forfait (Basket purchase).
L'acquisto di due o più attività (ad esempio un fabbricato e il terreno su cui è costruito) a un prezzo indiviso, che dovrà poi essere ripartito tra i singoli beni acquistati.
Addebitare (Debit/Charge).
Registrare un importo nella colonna di sinistra di un conto. Le regole per gli addebiti e gli accrediti sono sintetizzate nel Capitolo 4.
Addebito/Dare (Debit).
La colonna di sinistra di un conto, oppure un importo registrato nella colonna di sinistra.
Affiliata non consolidata (Unconsolidated subsidiary).
Un'azienda i cui conti non possono essere sottoposti a operazione di consolidamento in quanto la capogruppo non controlla una quota di capitale superiore al 50%.
Agente (Agent).
Un attore (persona o anche una società) autorizzata ad agire in nome di un'altra, detta principale (principal).
Allocare (Allocate).
Attribuire una quota di un costo comune o indiretto a un oggetto del costo. Sinonimi sono: imputare, distribuire, ripartire proporzionalmente. Si veda anche Base di allocazione.
Ammortamento
È un sinonimo di quota d'ammortamento.
Ammortamento accelerato (Accelerated depreciation).
Metodo di calcolo dell'ammortamento che attua una ripartizione del costo originario di un'immobilizzazione tecnica attribuendo quote più alte ai primi anni di vita utile del bene.
Ammortamento anticipato.
Metodo di calcolo dell'ammortamento (ai fini della determinazione del reddito imponibile) che raddoppia le aliquote ordinarie nei primi tre anni di vita utile. È un metodo di calcolo frequentemente utilizzato nella determinazione del reddito imponibile.
Ammortamento lineare o a quote costanti (Straight-line depreciation).
Metodo di calcolo dell'ammortamento che attua una ripartizione del costo originario di un'immobilizzazione tecnica imputando una quota costante a ciascuno degli anni della vita utile dell'attività.
Ammortamento fiscale (Tax depreciation).
Il metodo di calcolo dell'ammortamento adottato per la determinazione del reddito imponibile, spesso un ammortamento anticipato.
Analisi di bilancio
Processo sistematico di studio del bilancio, dei suoi elementi e dei rapporti economici e finanziari tra le sue voci. Ha l'obiettivo di valutare la prestazione economico-finanziaria di un'azienda individuandone punti di forza e debolezza, anche con l'intento di prefigurarne condizioni future.
Anno di calendario (Calendar year).
L'anno che termina con l'ultimo giorno di calendario, il 31 dicembre. Il periodo amministrativo della maggior parte delle aziende coincide con l'anno solare, mentre alcune utilizzano un "periodo naturale", che si chiude cioè quando il valore delle attività raggiunge i valori più bassi dell'esercizio.
Anno fiscale (Fiscal year).
L'arco temporale che definisce il periodo amministrativo.
Anticipi da clienti (Advances from customers).
Una voce del passivo che rileva l'importo del quale l'azienda è debitrice nei confronti di clienti che hanno pagato anticipatamente per prodotti non ancora consegnati. Si tratta dunque di un ricavo anticipato talvolta denominato ricavo differito perché non ancora realizzato. Anche i risconti passivi (si veda l'appendice A) sono un caso specifico di ricavo anticipato.
Arbitraggio (Arbitrage).
Forma di speculazione consistente nell'acquistare titoli o beni in un mercato e venderli simultaneamente in un altro in modo da ottenere un guadagno dalla differenza tra i prezzi applicati sui due mercati.
Attestazione di una società di revisione (Attest).
L'attività di una società di revisione consistente nel dichiarare che il bilancio di un'azienda è conformi ai principi contabili e alle norme del codice civile.
Attività (Asset).
Una risorsa: (1) di valore per l'azienda; (2) di proprietà - o sotto il controllo - dell'azienda; (3) acquistata a un costo quantificabile. Attività a pronto realizzo (Quick asset). Denaro liquido o attività correnti immediatamente convertibili in denaro; comprendono i Titoli in portafoglio e i crediti commerciali, ma non le Merci in magazzino.
Attività correnti (Current assets).
Denaro contante e altre attività che si prevede di convertire in denaro o comunque di utilizzare nel futuro immediato, generalmente entro un anno dalla data del bilancio.
Attività fisse o immobilizzate o a lungo termine (Fixed assets).
Attività tangibili ad utilizzo pluriennale, ad esempio Fabbricati, impianti e macchinari e.
Attività intangibili (Intangible asset).
Attività che non hanno consistenza materiale, se non come pezzi di carta, quali l'avviamento o la copertura fornita da una polizza assicurativa o anche i crediti commerciali.
Attività liquide (Liquid asset).
Denaro contante e altre attività che possono essere immediatamente convertite in denaro contante, ad esempio: buoni del tesoro, titoli di borsa e, in alcuni casi, i crediti commerciali.
Attività monetarie (Monetary assets).
Liquidità e diritti dell'azienda a incassare denaro da terzi (ad esempio i crediti commerciali).
Attività nette (Net assets).
(1) Termine impiegato per indicare la differenza tra le attività e le passività (differenza che corrisponde al capitale netto), (2) termine impiegato per indicare il capitale permanente, ovvero la somma del capitale netto e delle passività a lungo termine.
Attività operative (Operations).
Termine generico utilizzato per indicare le principali attività svolte da un'azienda.
Attività tangibili (Tangible assets).
Cespiti che hanno consistenza materiale e che possono essere fisicamente toccati; le attività tangibili a lungo termine sono spesso denominate Fabbricati, impianti e macchinari. Attualizzazione Operazione di matematica finanziaria utilizzata per rendere comparabili tra loro flussi di cassa che hanno manifestazione in tempi diversi.
Avviamento (Goodwill).
Un'attività intangibile il cui valore corrisponde alla differenza tra i prezzo pagato per l'acquisto di un'azienda e il valore contabile delle sue attività. Può essere contabilizzato come attività solo se acquistato.
Azienda manifatturiera (Manufacturing company).
Un'azienda che trasforma le materie prime in prodotti finiti per collocarli sul mercato. Si veda il capitolo 7 per la contabilizzazione delle Merci in magazzino di un'azienda manifatturiera.
Azioni in circolazione (Outstanding stock).
Azioni in possesso dei soci, il cui numero è dato dalla differenza tra azioni emesse e azioni proprie.
Azioni ordinarie (Common stock).
Azioni il cui possesso non attribuisce ai detentori alcun trattamento privilegiato in merito alla distribuzione dei dividendi o alla ripartizione delle attività in caso di liquidazione dell'azienda. Il loro valore nominale non è in relazione con il loro valore di mercato. Si veda anche azioni privilegiate.
Azioni privilegiate (Preferred stock).
Azioni il cui possesso attribuisce ai detentori un trattamento privilegiato (rispetto ai possessori di azioni ordinarie) in merito alla distribuzione dei dividendi o alla ripartizione delle attività in caso di liquidazione dell'azienda. Si veda anche azioni ordinarie.
Azioni privilegiate convertibili (Convertible preferred stock).
Azione privilegiata che, su decisione del possessore, può essere convertita in un numero predeterminato di azioni ordinarie.
Azioni proprie.
Azioni acquistate dalla stessa azienda che le ha emesse.
Azioni senza valore nominale (No-par-value stock).
Azioni ordinarie che non hanno un valore nominale e che vengono quindi contabilizzate a un "valore dichiarato".
Azionisti (Shareholders).
Attori (singoli individui o aziende) che investono nel capitale netto (capitale di rischio) di una società per azioni, acquistandone le azioni.
B
Bancarotta (Bankrupt)
Incorre nella bancarotta un'azienda le cui passività sono superiori alle attività e che viene dichiarata fallita da un tribunale su richiesta di un creditore.
Base di allocazione (dei costi generali o comuni di produzione) (Overhead rate).
Criterio sistematico per allocare i costi generali di produzione ai singoli prodotti. È normalmente un indicatore che ha a numeratore l'ammontare complessivo dei costi generali (o comuni o indiretti) di produzione e a denominatore una qualche misura del volume complessivo di attività svolta (nr. di prodotti realizzati, nr. di ore macchina utilizzate, ore di manodopera etc.).
Beni (Goods).
Prodotti tangibili, generalmente finalizzati alla vendita. Nella terminologia contabile anche i servizi sono denominati prodotti.
Beni disponibili per la vendita (Available for sale).
La somma delle Rimanenze iniziali di prodotto finito e dei prodotti realizzati (o acquistati) durante il periodo.
Beni immobili (Real estate).
Terreni, migliorie apportate ai terreni e risorse naturali del suolo o del sottosuolo; non comprendono invece le strutture edificate sui terreni.
Bilancio (Annual report).
Rilevazione periodica, sistematica, quantitativa e consuntiva che riporta la posizione finanziaria di un'azienda e la composizione quali-quantitativa del reddito netto dell'esercizio. È costituito di tre documenti principali: il conto economico, lo stato patrimoniale e la nota integrativa. In Italia il rendiconto finanziario non è obbligatorio
Bilancio consolidato (Consolidated financial statements).
Bilancio redatto per un'entità economica (gruppo di aziende) costituita dalla capogruppo e dalle affiliate, cioé aziende di cui la capogruppo controlla una quota di capitale azionario superiore al 50%.
Brevetto (Patent).
Diritto in base al quale le aziende possono impedire ad altri di beneficiare, per un determinato periodo, di un prodotto o di un processo sviluppati o acquistati. I brevetti rientrano tra le attività se sono stato acquistati, mentre se sono stati sviluppati ricorrendo a risorse interne non compaiono tra le attività perché considerati costi di periodo.
C
Cambiale attiva (Note receivable).
Un ammontare di denaro di cui l'azienda è creditrice, rappresentato da una cambiale (un pagherò) sottoscritta dal debitore.
Cambiale passiva (Note payable).
Passività - normalmente un debito verso un fornitore - rappresentata da un pagherò. Cancellazione di un'attività È un sinonimo di stornare.
Capacità produttiva (Capacity).
Il numero massimo di unità di prodotto (o il volume max di attività) che può essere realizzato/svolto in un determinato arco di tempo.
Capitale (Capital).
Il termine viene utilizzato con una molteplicità di significati: (1) L'ammontare del capitale netto. (2) L'ammontare del capitale netto e dei debiti a lungo termine. (3) Le attività a lungo termine. (4) Le attività tangibili immobilizzate. (5) Tutte le attività. (Poiché il termine viene utilizzato con numerosi significati, esso deve essere di volta in volta interpretato a seconda del contesto di riferimento.)
Capitale azionario deliberato (Authorized stock).
Il numero di azioni che un'azienda ha stabilito di emettere.
Capitale azionario versato (Issued stock).
Quantità di denaro effettivamente versato a fronte delle azioni acquistate.
Capitale circolante operativo.
Le attività che si sviluppano spontaneamente alla gestione operativa (si veda il capitolo 9). Con il termine sono a volte indicate le attività correnti.
Capitale circolante operativo netto (CCNO).
La differenza (si veda il capitolo 9) tra le attività legate alla gestione operativa e le passività legate alla gestione operativa.
Capitale dei soci (Owners'equity).
I diritti vantati dai soci sulle attività di un'azienda. È la somma del capitale versato e delle riserve di utili. È un sinonimo di Capitale netto.
Capitale di credito (Debt capital).
Capitale ottenuto attraverso l'emissione di titoli (obbligazioni), o l'accensione di debiti (mutui), di medio-lungo termine. Si veda il Capitolo 9 per le differenze tra capitale di credito e Capitale netto.
Capitale di donazione o lasciti (Donated capital).
Capitale fornito all'azienda da terzi che rinunciano però a qualunque forma di remunerazione. Si tratta di solito di donazioni e offerte a organizzazioni senza scopo di lucro.
Capitale di minoranza (Minority interest).
I diritti che vantano gli azionisti di minoranza di un'azienda facente parte di un gruppo (cioé controllata da una capogruppo). Tale voce è specificamente evidenziata nello stato patrimoniale consolidato.
Capitale netto (Equity).
Corrisponde alla somma del capitale versato direttamente dai soci e delle riserve di utili. Si veda il Capitolo 9 per le differenze tra capitale di credito e capitale netto. In un'impresa individuale è chiamato semplicemente capitale; in una società per azioni è denominato capitale azionario.
Capitale netto rivalutato.
La differenza tra il valore corrente delle attività e delle passività. E' una grandezza che si utilizza per calcolare l'avviamento (avviamento = prezzo pagato per l'acquisto di un'azienda - capitale netto rivalutato).
Capitale non emesso (Unissued capital stock).
Capitale azionario deliberato, ma non ancora versato.
Capitale permanente (Permanent capital).
La somma delle passività a lungo termine e del capitale netto.
Capitale proprio (Equity capital).
È un sinonimo di capitale netto.
Capitale sociale (Capital stock).
Rappresenta il valore nominale del versamento dei soci in sede di costituzione della società o in sede di successivi aumenti (apporti) di capitale; sommando tale importo al sovrapprezzo azioni si ottiene il capitale versato.
Capitale versato o capitale di apporto (Paid-in capital).
L'ammontare di denaro versato dai soci in cambio di azioni; sottraendo dal capitale versato il valore nominale o dichiarato delle azioni, si ottiene il Sovraprezzo azioni. Il capitale di donazione (lasciti) non ne fa parte. La somma del capitale versato e delle riserve (di utili e non) costituisce il capitale netto.
Capitalizzare (Capitalize).
Contabilizzare una spesa come attività, cioé come risorsa che ha ancora valore alla fine del periodo e non, dunque, come un costo di periodo.
Capogruppo (Parent).
Un'azienda che controlla una o più affiliate, possedendo oltre il 50% del loro capitale netto.
cassa (Cash).
Denaro in contanti o depositato in conti bancari.
Centro di costo (Cost center).
Contenitore contabile utilizzato per accumulare i costi di un processo, di un'unità organizzativa o di altri oggetti del costo. Si distingue da un centro di responsabilità (responsability center) che è, invece, un'unità guidata da un manager, dunque un concetto organizzativo (in italiano il termine è ambiguo perché utilizzato per entrambe le accezioni).
Certificazione del bilancio (Auditing).
Il processo mediante il quale una società di revisione esterna all'azienda ne esamina il bilancio al fine di poter esprimere un parere in merito al rispetto dei principi contabili e delle norme del codice civile.
Cespite
Termine generico per indicare un'attività, normalmente un'immobilizzazione tecnica.
Cessione (Assignment).
Trasferimento della proprietà di un'attività, solitamente un credito commerciale, a favore di terzi.
Componenti di reddito (positive o negative) straordinarie (Extraordinary gain, or loss).
Componenti di reddito quali perdite, sopravvenienze (attive e passive) e plus-minusvalenze da alienazione di immobilizzazioni. Si tratta di eventi che vanno riclassificati come categoria a sè stante, distinguendoli pertanto dalle altre voci di costo e ricavo.
Conglomerata (Conglomerate).
Un'azienda operante in una pluralità di business diversi tra loro.
Contabilità (Accounting).
Il sistema adottato per analizzare, registrare, sintetizzare e comunicare gli effetti delle transazioni sulla posizione finanziaria di un'azienda.
Contabilità industriale (Cost accounting).
Il processo attraverso il quale i costi di produzione sono identificati, accumulati e attribuiti ai prodotti.
Contabilità per cassa (Cash-basis accounting).
Sistema contabile che, a differenza della contabilità per competenza, registra esclusivamente le entrate e le uscite di cassa. Non è, il più delle volte, un metodo efficace per analizzare la prestazione di un'azienda.
Contabilità per competenza (Accrual accounting).
Contabilità che prevede la contabilizzazione dei ricavi nel periodo in cui sono stati realizzati e dei costi nel periodo in cui sono stati sostenuti. Si considerano come costi sostenuti quelli relativi a risorse consumate per produrre i ricavi. Si tratta del metodo contabile adottato comunemente, mentre la contabilità per cassa, che considera solo le entrate e le uscite di cassa, non è il più delle volte efficace per analizzare la performance di un'azienda.
Conto (Account).
La registrazione di valori (in somma e in sottrazione) relativi a una determinata voce dello stato patrimoniale o del conto economico.
Conto a T (T-account).
Vedi mastrino.
Conto di giro (Clearing account).
Conto utilizzato nel processo di chiusura dei conti per accumulare temporaneamente i valori di quelle voci che rientrano nel calcolo degli elementi del Conto economico.
Conto economico (Income statement).
Un prospetto di flussi di valori che riporta i ricavi e i costi relativi a un periodo amministrativo, nonché la differenza tra i primi e i secondi. Per un esempio di Conto economico si veda il Capitolo 6. I conti economici riclassificati mostrano una pluralità di livelli intermedi di reddito.
Conto inesigibile (Uncollectable account).
Un credito che un'azienda prevede di non riuscire a riscuotere e che perciò viene stornato.
Conto permanente (Permanent account).
Un conto relativo a una voce dello stato patrimoniale e che, come tale, non viene azzerato alla fine di un periodo amministrativo perché riaperto in quello successivo.
Conto profitti e perdite (Profit and loss statement).
Un sinonimo di Conto economico.
Conto temporaneo (Temporary account).
Qualsiasi conto acceso a costi e ricavi che, in quanto tale, viene chiuso alla fine di ciascun periodo amministrativo. Si veda anche conto permanente.
Controllata o Affiliata (Affiliated company/Subsidiary).
Un'azienda controllata da un'altra impresa, detta capogruppo.
Controller (Controller).
La persona responsabile della gestione e manutenzione del sistema contabile e di altri sistemi che forniscono informazioni di natura economica.
Costi amministrativi & generali (Administrative and general expenses).
Costi di periodo sostenuti per lo svolgimento delle attività amministrative di un'azienda, distinti dai costi di periodo relativi a funzioni più specifiche, quali produzione o marketing.
Costi anticipati (Prepaid expenses).
Termine generico per indicare attività intangibili che diverranno costi in periodi futuri, al momento cioé del loro consumo. Esempio: Premi per assicurazioni pagate anticipatamente.
Costi comuni (Common costs).
Costi che sono determinati congiuntamente da due o più oggetti del costo. Si veda anche base di allocazione. Costi del personale Sono i costi sostenuti per il proprio personale, o costi del lavoro. Sono costituiti dai salari e dagli stipendi pagati ad operai, quadri e dirigenti e dagli oneri per le assicurazioni sociali obbligatorie e dal TFR che matura ogni anno in proporzione alla retribuzione.
Costi di avviamento (Organization costs).
I costi sostenuti per avviare un'azienda, metterla cioé in condizione di svolgere le attività previste. Sebbene in alcuni casi tali costi possano essere capitalizzati, spesso vengono considerati costi del primo periodo in cui l'azienda realizza ricavi.
Costi di produzione (Manufacturing costs).
Tutti i costi sostenuti nell'ambito del processo produttivo, indipendentemente dal fatto che si riferiscano a prodotti ultimati oppure no nell'ambito del periodo amministrativo al quale si riferiscono.
Costi di ricerca e di sviluppo (Research and development costs).
Costi sostenuti per il conseguimento di nuove conoscenze (ricerca), oppure per sviluppare o migliorare prodotti o processi (sviluppo). Tali costi devono, in quanto attività ad utilizzo pluriennale, essere capitalizzati cioé rinviati al futuro: contabilizzati come costi di competenza nell'ambito di quegli esercizi futuri che ne beneficeranno. Nella prassi, molti costi di ricerca e sviluppo, specie nelle PMI, vengono contabilizzati come costi del periodo nel quale si sostiene la spesa.
Costi fissi (Fixed costs).
Costi che non variano, all'interno di un certo intervallo, al variare del volume di produzione/vendita.
Costi generali assorbiti (Applied overhead).
L'ammontare dei costi generali allocati agli oggetti del costo. Si veda anche base di allocazione.
Costi generali o comuni di produzione (Manufacturing overhead o anche Production overhead costs o anche Factory burden).
I costi di produzione determinati dall'attività produttiva nel suo insieme e quindi non attribuibili oggettivamente ai singoli prodotti. I costi generali di produzione non comprendono pertanto le materie prime dirette e la manodopera diretta. Comprendono invece, la supervisione, la manutenzione degli edifici industriali, l'energia elettrica di illuminazione etc. Si veda anche base di allocazione dei costi generali di produzione.
Costi pluriennali
È un sinonimo di oneri pluriennali.
Costo (Cost).
Valorizzazione, in termini monetari, del consumo di una risorsa utilizzata per un determinato scopo, scopo che si chiama oggetto del costo. Si veda anche costo di prodotto, costo d'acquisto e costo di periodo.
Costo al netto delle imposte (After-tax cost).
Il costo al netto delle detrazioni di imposta sul reddito che origina. Ad esempio, se l'incidenza del costo ante imposte fosse del 12% e l'aliquota di imposta sul reddito fosse pari al 40%, allora il costo al netto delle imposte sarebbe del 7,2% (il 12% del 60%).
Costo congiunto (Joint cost).
Costo di produzione relativo a due o più beni che devono necessariamente essere prodotti congiuntamente.
Costo consumato o attività "scomparsa" (Expired cost/Expense).
Risorse consumate nel periodo: decrementi del capitale netto associati allo svolgimento di attività nel corso del periodo amministrativo o a eventi imprevisti (perdite). Si veda il Capitolo 6 per le attività che diventeranno costi (costi anticipati) e per i costi che generano passività (costi sospesi). I dividendi non sono costi.
Costo consuntivo o effettivo (Actual cost).
Costo la cui manifestazione è accertata dalla contabilità; si contrappone al costo standard, che è sempre un costo previsionale unitario, cioé una stima dell'ammontare unitario di risorse che dovrebbe essere utilizzato nella realizzazione di un determinato oggetto del costo.
Costo controllabile (Controllable cost).
Un elemento di costo il cui ammontare può essere influenzato dalle decisioni di un manager, anche se non è necessario che questi abbia il pieno controllo sull'attività che determina il costo.
Costo d'acquisto (Acquisition cost).
Il prezzo pagato per l'acquisto di un bene. Quando si tratta di immobilizzazioni tecniche è comprensivo di tutti gli altri eventuali costi sostenuti per renderlo disponibili all'utilizzo previsto.
Costo da ammortizzare (Depreciable cost).
La differenza tra il costo storico (d'acquisto) di una immobilizzazione tecnica e il suo previsto valore di recupero.
Costo dei beni prodotti (Cost of goods manufactured).
Il costo complessivo dei beni la cui produzione è stata completata durante un periodo amministrativo, indipendentemente dal fatto che la produzione degli stessi sia iniziata o meno nel periodo in questione. Si contrappone ai Costi di produzione che riguardano invece i costi sostenuti nell'ambito del processo produttivo, indipendentemente dal fatto che tali costi si riferiscano a prodotti ultimati oppure no nell'ambito del periodo amministrativo.
Costo del capitale (Cost of capital).
Il valore medio pesato del costo del debito e del capitale netto.
Costo del lavoro
È un sinonimo di Costi del personale
Costo del venduto o Costo dei beni venduti (Cost of sales).
Il costo dei prodotti i cui ricavi sono stati realizzati nel periodo.
Costo di mantenimento (Carrying cost).
Perdita di valore di un bene, tenuto in magazzino, nel periodo intercorrente tra l'acquisto e l'impiego o la consegna al cliente.
Costo di periodo (Period costs/Period expenses).
Costi associato alle attività generali di vendita e di amministrazione. Si veda anche costo di prodotto.
Costo di prodotto (Product cost).
Costo relativo alle materie prime, alla manodopera diretta e a una quota dei costi generali di produzione. Si veda anche costo di periodo.
Costo di trasformazione (Conversion cost).
Il costo della manodopera diretta e dei costi generali di produzione sostenuti per trasformare le materie prime in prodotti finiti.
Costo diretto (Direct cost).
Un costo attribuibile "oggettivamente" a un oggetto del costo; i costi diretti includono normalmente (qualora gli oggetti del costing siano i prodotti) le materie prime, la manodopera diretta e, a volte, alcuni servizi. Si veda anche costo indiretto.
Costo indiretto (Indirect cost).
Un elemento di costo il cui insorgere è causato da una molteplicità di oggetti del costing e che dunque richiede, per essere allocato ai singoli oggetti, l'utilizzo di una base di allocazione. Se le rimanenze sono valorizzate al costo pieno di produzione (full cost), ogni prodotto assorbe una quota di tutti i costi indiretti di produzione.
Costo marginale (Marginal cost).
Vedi costo diretto.
Costo non "consumato" (Unexpired cost).
Il valore di attività che saranno consumate in periodi amministrativi futuri.
Costo per crediti inesigibili (Bad debt expense).
L'importo di crediti inesigibili riconosciuti in un certo periodo amministrativo.
Costo pieno (Full cost).
La somma del costo diretto e di una quota di tutti i costi generali o indiretti di produzione. Si veda anche base di allocazione.
Costo sospeso o posticipato (Accrued expense).
Un costo non pagato che, in quanto tale, dà origine a una passività (che si chiama per l'appunto costo sospeso) o, in determinate circostanze, a un rateo passivo (per i ratei si veda anche l'appendice B).
Costo standard (Standard cost).
È sempre un costo unitario previsionale, cioé una stima dell'ammontare unitario di risorse che dovrebbe essere utilizzato nella realizzazione di un determinato oggetto del costo. Una somma di costi std (costi unitari) è un costo di budget (costo complessivo). Si veda anche costo consuntivo.
Costo storico (Historical cost).
Il costo sostenuto per l'acquisto di un'attività; il principio del costo focalizza, per le attivitì tangibili, il costo storico delle attività, non il loro valore di mercato.
Costo variabile (Variable cost).
Costo che varia proporzionalmente al volume di produzione/vendita. Si veda anche costo fisso.
Costo vivo (Out-of-pocket cost).
Un costo che richiede un esborso in denaro contante nell'immediato futuro.
Crediti commerciali (Account receivable).
Un ammontare di denaro di cui l'azienda è creditrice nei confronti dei clienti e che deriva dal concedere forme di pagamento dilazionate.
Credito inesigibile (Bad debt).
Un credito che l'azienda giudica di non potere incassare.
Creditore (Creditor).
Soggetto che concede un prestito all'azienda. Criteri di valutazione della prestazione di un'azienda (Performance, measures of). Si veda il Capitolo 11.
D
Debiti a interesse esplicito
È un sinonimo di debiti finanziari. Tali debiti, contrariamente ai debiti di regolamento detti anche debiti operativi, hanno un costo che si manifesta esplicitamente attraverso gli interessi passivi.
Debiti a interesse implicito
È un sinonimo di debiti operativi
Debiti di regolamento
È un sinonimo di debiti operativi.
Debiti finanziari
Somma di denaro di cui l'azienda è debitrice nei confronti di terzi dai quali ha ricevuto un prestito.
Debiti operativi
Debiti che nascono "automaticamente" con le attività di acquisto, trasformazione e vendita. Esempi sono il debito verso fornitori, il T.F.R., i ratei e risconti.
Debito
Somma di denaro di cui un'azienda è debitrice nei confronti di un creditore; quando si tratta di debiti finanziari in senso stretto le modalità contrattuali del rimborso, del costo del debito etc. sono riportate in un documento che viene sottoscritto dall'azienda.
Debito verso fornitori (Account payable).
Somma di denaro di cui un'azienda è debitrice nei confronti di un creditore di risorse non finanziarie a motivo della tradizionale forma di pagamento posticipata.
Debitore (Debtor).
Qualsiasi soggetto esterno nei confronti del quale l'azienda è creditrice
Determinazione dei costi per commessa. (Job-order costing).
Metodo di contabilità industriale che prevede l'accumulo dei costi per singola commessa, indipendentemente dal periodo/periodi della loro realizzazione. Si veda anche determinazione dei costi per processo.
Determinazione dei costi per processo (Process costing).
Metodo di contabilità industriale che prevede un processo di allocazione in due fasi: in una prima fase i costi indiretti del periodo sono accumulati per centro di costo; in una seconda fase i costi indiretti dei centri di costo sono allocati alle unità di prodotto realizzate, nel periodo, in ciascun centro di costo (i costi diretti sono attribuiti e non allocati ai prodotti, sono cioè imputati direttamente). Si veda anche determinazione dei costi per commessa.
Dividendo azionario (Stock dividend).
Dividendo pagato non in contanti, ma sotto forma di azioni.
Dividendo in contanti (Dividends).
Ricchezza generata attraverso le attività di gestione e distribuita agli azionisti sotto forma di denaro. Non rappresentano un costo.
E
Effetto leva (Leverage).
Rapporto tra il debito finanziario complessivo di un'azienda e il suo capitale netto.
Emettere (Issue).
Cedere azioni in cambio di denaro o altre risorse; si dice che un'impresa "emette" azioni (non si dice, invece, "vende il proprio capitale"), mentre gli azionisti fanno compravendita di azioni.
Entità (Entity).
Un'impresa profit oriented o anche qualsiasi altra organizzazione per la quale è richiesto un bilancio.
Equazione fondamentale del bilancio (Accounting equation/Fundamental accounting equation).
Attività = Passività + Capitale netto. Si veda anche il principio del duplice aspetto.
Equivalente di azione ordinaria (Common stock equivalent).
Un titolo o un'opzione il cui valore è in stretta relazione con quello delle azioni ordinarie potendo, in qualsiasi momento, essere convertito in azione ordinaria.
Equivalenti di liquidità (Cash equivalent).
Risorse monetarie che, pur non essendo denaro contante in senso stretto, possono essere immediatamente convertite in liquidità. Esempi sono i buoni del tesoro e i fondi di investimento.
Esborso (Disbursement/Outlay).
Uscita di cassa. Esercizio La parte di gestione che viene svolta in un periodo amministrativo.
Essere in nero, operare in nero (Black, operating in the).
Detto di un'azienda che produce reddito, i cui ricavi totali superano cioé i costi totali. Viceversa si dice che un'azienda è in rosso.
Essere in rosso, operare in rosso (In the red).
Operare in perdita. Si contrappone a operare in nero.
F
Fabbricati, impianti e macchinari.
Beni tangibili a utilizzo pluriennale. Si veda anche immobilizzazioni tecniche.
Factoring.
Operazione con la quale un'azienda trasferisce cambiali attive o crediti commerciali ad altra azienda (specializzata nella riscossione e denominata factor o factoring company), al fine di anticipare la disponibilità di cassa.
FASB, Financial Accounting Standards Board.
L'ente statunitense preposto all'emanazione dei principi contabili generali relativi a organizzazioni non pubbliche.
Fattura (Invoice).
Un documento preparato dal venditore che descrive i beni venduti e l'importo che l'acquirente ha concordato di corrispondere per l'acquisto.
Float.
L'ammontare del valore degli assegni in circolazione, cioè degli assegni già emessi, ma non ancora pagati.
Flusso di cassa (Cash flow).
Letteralmente è la differenza tra le entrate e le uscite di cassa di un certo un periodo. Nella pratica, viene spesso calcolato sommando al reddito netto la quota di ammortamento. In alternativa è possibile, a partire dal reddito netto, effettuare una pluralità di rettifiche per ciascuna delle voci di costo che non costituiscono movimenti di cassa e tenendo altresì conto delle variazioni del capitale circolante. (si veda il capitolo 10)
Flusso di cassa libero (Free cash flow).
Una stima dell'ammontare di cassa di cui l'azienda disporrà per far fronte a necessità impreviste e per potere sostenere eventuali spese discrezionali. Per il calcolo del Flusso di cassa libero si veda il capitolo 10.
Flusso di cassa operativo (Cash flow from operating activities / Funds provided by operations).
Una delle tre sezioni di flusso riportate nel Rendiconto dei flussi di cassa (si veda il capitolo 10); solitamente si riferisce a reddito netto + la quota di ammortamento + le imposte sul differite reddito + tutti gli altri costi non finanziari, costi cioé che non richiedono esborsi.
Fondi rischi
Sono destinati a coprire perdite di attività o a far fronte ad uscite probabili, connesse ad operazioni già compiute, delle quali tuttavia è incerto se si verificheranno, quando e per quale importo.
Fondo (Provision for).
Termine riferito a una passività o a un costo dei quali si prevede l'insorgere, ma non si conosce ancora l'esatto ammontare o il momento della manifestazione alla data del bilancio.
Fondo ammortamento (Accumulated depreciation).
Una posta rettificativa che registra le quote di ammortamento complessivamente cumulate dal momento di acquisto del cespite; sottraendo il Fondo ammortamento dal costo d'acquisto dell'attività, si ottiene il valore contabile netto o valore non ammortizzato.
Fondo imposte (Extimated tax liability).
L'importo che l'azienda deve al fisco per imposte di competenza non ancora pagate.
Fondo svalutazione crediti (Allowance for doubtful accounts).
L'ammontare dei crediti inesigibili previsti. Si tratta di una posta rettificativa che viene sottratta dal valore dei crediti commerciali.
Frazionamento azionario (Stock split).
Aumento del numero di azioni in circolazione.
Fringe benefits.
Benefici, monetari e non, ad integrazione di salari e stipendi.
Fusione (Merger).
Unione societaria di due o più aziende che si verifica generalmente tramite l'acquisto di una da parte dell'altra.
G
GAAP (Generally Accepted Accounting Principles).
Norme emanate dal FASB e dagli enti che lo hanno preceduto, alle quali si aggiungono anche altri principi, comunemente accettati in quanto ampiamente diffusi.
Garanzia (Warranty).
Promessa, implicita o dichiarata, da parte di un venditore di riparare o sostituire un prodotto difettoso.
Gestione accessoria.
La differenza tra ricavi e costi accessori. Si veda in merito Risultato operativo globale.
Gestione caratteristica.
La differenza tra ricavi e costi caratteristici. Si veda in merito Risultato operativo caratteristico.
Gestione straordinaria.
La differenza tra ricavi e costi di natura straordinaria quali le perdite e le insussistenze, le sopravvenienze e le plus-minusvalenze da alienazione di immobilizzazioni. Si tratta di componenti positive e negative di reddito che, per l'eccezionalità della natura e la frequenza di accadimento, devono essere considerate non attribuibili ad altre gestioni.
Giornale (Journal).
Un archivio contenente la registrazione cronologica delle transazioni e che mostra altresì quali conti devono essere addebitati, quali accreditati e l'importo di ciascun addebito e accredito.
Giorni di incasso del credito (Day's receivables).
Il numero di giorni che intercorrono in media tra la data della vendita a credito e quella del corrispondente incasso. L'indice di incasso del credito si calcola dividendo l'importo dei crediti commerciali per il ricavo medio giornaliero delle vendite a credito, valore che a sua volta si ottiene dividendo per 365 il totale dei ricavi a credito dell'esercizio.
Gruppo
Un'entità economica costituita da aziende affiliate e da una capogruppo.
I
Immobilizzazioni finanziarie (Investments).
Titoli, azioni etc. (o anche crediti finanziari) che si ipotizza di detenere per un periodo di tempo relativamente lungo e che si acquistano/concedono dunque per una ragione diversa che non sia quelle di impiegare una temporanea disponibilità di liquidità. Si tratta di attività immobilizzate.
Immobilizzazioni tecniche (Plant asset).
Tutte la attività tangibili a utilizzo pluriennale, esclusi i terreni. Si veda il Capitolo 8 per la contabilizzazione relativa all'acquisto e alla dismissione delle Immonbilizzazioni tecniche. Si veda anche Fabbricati, impianti e macchinari.
Imposta sul reddito (Income tax).
Un'imposta da versare al fisco proporzionale al reddito imponibile.
Imposte differite sui redditi (Deferred income taxes).
La differenza tra le imposte sui redditi effettivamente pagate e le imposte di competenza. Si veda il capitolo 8.
Impresa capital intensive o a uso intensivo di capitale.
Aziende caratterizzate da un alta incidenza di capitale permanente in rapporto al valore dei ricavi, quindi da un alto valore del quoziente Capitale permanente/ricavi.
Impresa commerciale (Merchandising company).
Un'impresa che rivende prodotti acquistati da altre aziende senza apportarvi alcuna trasformazione/modifica; esempi sono le rivendite al dettaglio e i magazzini all'ingrosso.
Impresa individuale (Proprietorship/Sole proprietorship).
Azienda avente un unico proprietario.
Inadempienza (Default).
Mancato pagamento degli interessi o di somme in conto capitale al momento della scadenza di un prestito.
Indice di indebitamento (Debt ratio).
Rapporto tra capitale di credito (passività a lungo termine) e capitale permanente. È un'unità di misura del rischio di solvibilità di un'azienda (si veda il capitolo 11).
Indice di indipendenza finanziaria (Equity ratio).
Rapporto tra capitale netto e capitale permanente. È il complemento a 1 dell'indice di indebitamento.
Indice di liquidità (Current ratio).
Il rapporto tra le attività correnti e le passività correnti. È il complemento a 1 dell'indice di indipendenza finanziaria.
Indice di liquidità ristretto (Quick ratio).
Rapporto tra le attività a pronto realizzo (attività correnti - Rimanenze) e le passività correnti. È un sinonimo di Prova acida.
Indice di rotazione (Turnover).
Un numero che indica quante volte le rimanenze o i crediti commerciali si sono "rinnovati" nel corso di un anno. Si veda indice di rotazione dei crediti e indice di rotazione delle scorte.
Indice di rotazione dei crediti (Receivables turnover).
Rapporto tra il totale delle vendite a credito conseguite nell'anno e l'ammontare dei crediti commerciali alla fine del periodo amministrativo (o il valore medio nel periodo).
Indice di rotazione del capitale (Capital turnover).
È il quoziente dato dal rapporto tra ricavi e capitale permanente (ovvero: attività immobilizzate + capitale circolante).
Indice di rotazione delle attività (Asset turnover).
Rapporto tra ricavi da vendite e attività totali.
Indice di rotazione delle scorte (Inventory turnover).
Rapporto tra il costo del venduto dell'anno e il valore delle rimanenze alla fine del periodo amministrativo (o il valore medio nel periodo).
Indice.
Si veda rapporto
Insolvente (Insolvent).
Un'azienda che non è in grado di saldare i propri debiti, che diventano in tal modo inesigibili; un'azienda dichiarata insolvente da un tribunale viene sottoposta a procedura fallimentare.
Insussistenze attive
Riguardano diminuzioni di passività, cioè annullamenti di impegni, che sorgono in relazione ad operazioni estranee all'attività ordinaria di gestione, a seguito di eventi imprevedibili od occasionali. Ad esempio: il condono di debiti, l'annullamento di imposte già rilevate a seguito della decisione favorevole da parte di una commissione tributaria.
Insussistenze passive
Riguardano diminuzioni di attività che sorgono in relazione ad operazioni estranee all'attività ordinaria di gestione, a seguito di eventi imprevedibili od occasionali. Ad esempio: il furto di denaro, la distruzione di beni a seguito di incendi, la cancellazione forzata di crediti per eventi connessi a sommosse, atti di guerra etc. È una specializzazione di Perdite.
Interesse composto (Compound interest).
Interesse calcolato sul debito in conto capitale e sugli interessi maturati; si veda anche interesse semplice.
Interesse semplice (Simple interest).
Interesse calcolato unicamente sul debito in conto capitale; si veda anche interesse composto.
Interessi attivi.
È uno specifico ricavo finanziario.
Interessi passivi (Interest).
Il costo del debito finanziario, cioé il costo sostenuto per l'utilizzo di denaro di terzi. È un sinonimo di oneri finanziari.
Inventariare (Inventory).
Effettuare una rilevazione fisica delle rimanenze di magazzino.
Inventario fisico (Physical inventory).
Le rimanenze effettivamente disponibili, rilevate attraverso il conteggio fisico dei beni.
Inventario perpetuo (Perpetual inventory).
Metodo di contabilizzazione delle rimanenze che per ogni singolo articolo registra gli input (acquisti) e gli output (consegne ai clienti) e che permette quindi di conoscerne la disponibilità in ogni momento; con questo metodo il costo del venduto di un periodo corrisponde al valore totale degli output, cioé dei beni consegnati nel periodo.
Ipoteca (Mortgage).
Diritto reale di garanzia costituito a favore di un creditore su determinati beni al fine di assicurargli potenzialmente, mediante la vendita forzata di tali beni, l'adempimento di un'obbligazione da parte del debitore.
L
L.O.C.O.M. (Lower of cost or market).
Principio contabile secondo il quale nel processo di valorizzazione delle rimanenze e dei Titoli si registra il valore più basso tra il costo d'acquisto e il valore di mercato.
Lavori in corso (Construction work in progress).
Un conto delle rimanenze utilizzato per accumulare i costi sostenuti fino al quel momento per la realizzazione "interna" di un'immobilizzazione tecnica.
Lavoro (Labor).
Insieme di servizi forniti a un'azienda dai dipendenti; si contrappone ai "servizi acquistati", in quanto forniti da soggetti esterni all'azienda.
Leasing finanziario (Capital lease/ Financing lease).
Particolare prestito secondo cui un'azienda acquista, a fronte di un piano pagamento prestabilito, la disponibilità di un bene per la sua intera vita utile, senza disporne però della proprietà. Il leasing finanziario è un'attività.
Leasing non rescindibile (Noncancelable lease).
Un contratto di leasing che nessuna delle parti può rescindere prima di un determinato periodo; se il periodo stabilito corrisponde all'incirca alla vita utile del bene oggetto del contratto, allora il locatario riporta tale leasing come leasing finanziario, mentre il locatore contabilizza un finanziamento attraverso leasing.
Leasing operativo (Operating lease).
Contratto mediante il quale un'azienda prende in locazione da un'altra determinati beni, mobili o immobili, contro pagamento di un determinato canone da versarsi periodicamente e con possibilità di riscattare a un prezzo prefissato il bene al termine della locazione. Nei rendiconti finanziari i costi del leasing operativo sono contabilizzati come costi di periodo e spesso denominati costi di locazione.
Leva
Sinonimo di effetto leva.
Limiti dell'analisi dei rendiconti finanziari (Limits of financial statement analysis).
Si veda il Capitolo 11 per la descrizione di tali limiti.
Liquidità (Liquidity).
La capacità di un'impresa di far fronte ai propri impegni dinanziari di breve periodo, spesso misurata dall'indice di liquidità.
Livello intermedio di reddito o margine (Margin).
La differenza tra ricavi e costi di una specifica categoria. Ad esempio, il Margine lordo, il Risultato operativo caratteristico, il Risultato operativo globale.
Locazione (Lease).
Contratto mediante il quale il proprietario di un bene, il locatore, ne concede l'utilizzo a un altro soggetto, denominato locatario o conduttore, per un dato tempo e un determinato corrispettivo.
Lordo (Gross).
Un importo a monte di deduzioni specifiche. Ad esempio, i ricavi lordi sono quelli calcolati prima della deduzione degli sconti, dei resi e degli abbuoni.
M
M.A.C.R.S. (Modified Accelerated Cost Recovery System).
Una modalità di ammortamento anticipato delle immobilizzazioni tecniche, adottato comunemente dall'Internal Revenue Service statunitense per determinare il reddito imponibile. Le attività vengono classificate in base alla loro prevista vita utile e, a seconda della categoria di appartenenza, è consentito imputare a ciascun anno di vita utile una determinata quota di ammortamento proporzionale al costo da ammortizzare. Si veda il capitolo 8.
Manutenzione ordinaria (Maintenance).
Costi sostenuti per mantenere un'immobilizzazione tecnica in condizioni funzionanti e soddisfacenti; a differenza della manutenzione straordinaria, che può essere capitalizzata, le spese di manutenzione ordinaria sono contabilizzate come costi di periodo.
Marchio (Trademark).
Un termine o un simbolo che identifica e distingue un prodotto; se è stato acquistato da un'altra azienda è un'attività.
Margine lordo (Gross margin).
Un livello intermedio di reddito dato dalla differenza tra i ricavi e il costo del venduto.
Margine lordo di contribuzione (Contribution margin).
La differenza tra i ricavi e i costi variabili.
Margine lordo percentuale (Gross margin percentage).
Il margine lordo espresso in percentuale dei ricavi.
Mastrino (T-account).
La forma più semplice di conto.
Mastro (Ledger).
Un insieme di conti nel quale vengono trasferite le registrazioni del libro giornale.
Media o valore medio (Average).
Esistono molti modi di definire la media; un'accezione diffusa è quella di media aritmetica: la somma di tutti i valori relativi alle unità di un campione statistico divisa per il numero delle unità statistiche del campione.
Merci in magazzino
È un sinonimo di rimanenze.
Metodo del costo medio (Average cost method).
Metodo di determinazione del costo del venduto che valorizza il costo unitario dei prodotti venduti come valore medio dei beni disponibili all'inizio del periodo e di quelli acquistati (realizzati) nel periodo.
Metodo dell'identificazione specifica (Specific identification method).
Individuazione del costo del venduto sulla base di una conoscenza analitica del costo il singoli articoli venduti. Si veda in merito il capitolo 7.
Metodo F.I.F.O. (First-In, First-Out method).
Metodo di determinazione del costo del venduto basato sul presupposto che la merce acquistata per prima sia anche quella che è stata venduta per prima. Si veda in merito il capitolo 7.
Metodo induttivo (per la determinazione del costo del venduto) (Deduction method).
Metodo di determinazione del costo del venduto che consiste nel calcolare il costo del venduto come rimanenze iniziali + acquisti del periodo - rimanenze finali.
Metodo L.I.F.O. (Last-In, First-Out method).
Metodo di individuazione del costo del venduto basato sul presupposto che la merce acquistata più recentemente sia anche quella che è stata venduta per prima. Si veda in merito il capitolo 7.
Miglioria (Improvement).
Una spesa finalizzata a prolungare la vita utile di un'immobilizzazione tecnica, oppure ad aumentarne le funzionalità rispetto alle potenzialità previste al momento dell'acquisto. Tale spesa viene capitalizzata, a differenza dei costi di manutenzione ordinaria e di riparazione.
Mutuo ipotecario (Mortgage payable).
La passività derivante da un debito finanziario a lungo termine avente un piano di rientro concordato (normalmente due rate semestrali) e per il quale è stata accesa un'ipoteca (si veda anche ipoteca).
N
Netto (Net).
L'ammontare che residua dopo aver effettuato una detrazione dall'importo lordo. Esempio: crediti commerciali netti (= crediti commerciali - fondo svalutazione crediti).
O
Obbligazione (Bond).
Atto scritto con il quale un'azienda assume l'impegno di restituire al creditore il denaro ricevuto in prestito e di pagare gli interessi secondo specifiche modalità. Normalmente gli interessi sono riconosciuti con cedola semestrale, mentre il rimborso del capitale avviene al termine della durata dell'obbligazione, dunque qualche anno dopo l'emissione.
Obbligazione al portatore (Bearer bond).
Obbligazione non nominativa, il cui possesso attribuisce al portatore tutti i diritti inerenti al titolo. Vedi obbligazione nominativa.
Obbligazione convertibile (Convertible bond).
Un'obbligazione che attribuisce al possessore il diritto di conversione in un numero specifico di azioni ordinarie.
Obbligazione nominativa (Registered bond).
Obbligazione registrata nei libri dell'azienda emittente a nome del proprietario.
Obbligazioni a cedola zero (Zero-coupon bonds).
Obbligazioni che non maturano interessi e per il cui acquisto si paga un importo inferiore al valore nominale. Il ritorno per l'acquirente è quindi dato dalla differenza tra il prezzo pagato al momento dell'emissione e il valore nominale che viene restituito alla data stabilita.
Obsolescenza (Obsolescence).
Perdita di utilità di un cespite dovuta allo sviluppo della tecnologia, ai cambiamenti di gusto dei consumatori o ad altre cause non legate alla funzionalità del bene. Insieme al deprezzamento per uso, è una delle cause di ammortamento.
Oggetto del costo (Cost object).
Qualsiasi scopo per il quale vengano cosumate risorse e per il quale sia richiesta un'informazione di costo: prodotti, processi, unità organizzativa, clienti, canali, mercati, Paesi etc..
Oneri finanziari (Interest expense).
Il costo sostenuto da un'azienda per disporre di fonti finanziarie a interesse esplicito nel corso di un periodo amministrativo. È un sinonimo di interessi passivi.
Oneri pluriennali.
Costi sostenuti per l'acquisto delle immobilizzazioni tangibili e intangibili, cioè quelle attività che danno la loro utilità per più anni e vengono impiegate più volte nel processo produttivo (fabbricati, impianti, macchinari, attrezzi, brevetti, diritti di concessione, costi di impianto e d'ampliamento).
Opzione (Option).
Il diritto di acquistare in futuro un determinato "oggetto" a un prezzo stabilito.
Organizzazione senza scopo di lucro.
(1) (Nonbusiness organization). Enti comunali, comunità religiose e altre organizzazioni le cui attività non sono finalizzate al conseguimento di reddito.
(2) (Nonprofit organization). Organizzazioni i cui utili non possono essere distribuiti agli azionisti; le organizzazioni statali vengono spesso considerate come facenti parte di una categoria distinta, sebbene di fatto possiedano le caratteristiche di un'organizzazione senza scopo di lucro.
O
Obbligazione (Bond).
Atto scritto con il quale un'azienda assume l'impegno di restituire al creditore il denaro ricevuto in prestito e di pagare gli interessi secondo specifiche modalità. Normalmente gli interessi sono riconosciuti con cedola semestrale, mentre il rimborso del capitale avviene al termine della durata dell'obbligazione, dunque qualche anno dopo l'emissione.
Obbligazione al portatore (Bearer bond).
Obbligazione non nominativa, il cui possesso attribuisce al portatore tutti i diritti inerenti al titolo. Vedi obbligazione nominativa.
Obbligazione convertibile (Convertible bond).
Un'obbligazione che attribuisce al possessore il diritto di conversione in un numero specifico di azioni ordinarie.
Obbligazione nominativa (Registered bond).
Obbligazione registrata nei libri dell'azienda emittente a nome del proprietario.
Obbligazioni a cedola zero (Zero-coupon bonds).
Obbligazioni che non maturano interessi e per il cui acquisto si paga un importo inferiore al valore nominale. Il ritorno per l'acquirente è quindi dato dalla differenza tra il prezzo pagato al momento dell'emissione e il valore nominale che viene restituito alla data stabilita.
Obsolescenza (Obsolescence).
Perdita di utilità di un cespite dovuta allo sviluppo della tecnologia, ai cambiamenti di gusto dei consumatori o ad altre cause non legate alla funzionalità del bene. Insieme al deprezzamento per uso, è una delle cause di ammortamento.
Oggetto del costo (Cost object).
Qualsiasi scopo per il quale vengano cosumate risorse e per il quale sia richiesta un'informazione di costo: prodotti, processi, unità organizzativa, clienti, canali, mercati, Paesi etc..
Oneri finanziari (Interest expense).
Il costo sostenuto da un'azienda per disporre di fonti finanziarie a interesse esplicito nel corso di un periodo amministrativo. È un sinonimo di interessi passivi.
Oneri pluriennali.
Costi sostenuti per l'acquisto delle immobilizzazioni tangibili e intangibili, cioè quelle attività che danno la loro utilità per più anni e vengono impiegate più volte nel processo produttivo (fabbricati, impianti, macchinari, attrezzi, brevetti, diritti di concessione, costi di impianto e d'ampliamento).
Opzione (Option).
Il diritto di acquistare in futuro un determinato "oggetto" a un prezzo stabilito.
Organizzazione senza scopo di lucro.
(1) (Nonbusiness organization). Enti comunali, comunità religiose e altre organizzazioni le cui attività non sono finalizzate al conseguimento di reddito.
(2) (Nonprofit organization). Organizzazioni i cui utili non possono essere distribuiti agli azionisti; le organizzazioni statali vengono spesso considerate come facenti parte di una categoria distinta, sebbene di fatto possiedano le caratteristiche di un'organizzazione senza scopo di lucro.
P
Pacchetto di rendiconti contabili (Package of accounting reports / Report package).
Insieme di rendiconti finanziari, relativi a un periodo amministrativo, costituito da: uno stato patrimoniale iniziale, uno stato patrimoniale finale e un Conto economico.
Pagherò (Promissory note/Note).
Documento sottoscritto attestante la somma che un debitore deve versare a un creditore; viene contabilizzata come cambiale attiva nei libri del creditore e come cambiale passiva in quelli del debitore.
Parere (della società di revisione) (Auditor's opinion/Auditor's report).
Il documento scritto in cui una società di revisione esprime la propria opinione sul bilancio di un'azienda e sul rispetto dei principi contabili e delle norme del codice civile.
Parere con riserva (della società di revisione) (Adverse opinion/Qualified opinion).
Un documento scritto con il quale la società di revisione afferma che il bilancio non è totalmente conformi ai principi contabili e alle norme del codice civile. Nella prassi lo si incontra raramente. Si veda anche parere senza riserva
Parere pulito/Parere senza riserva (della società di revisione) (Clean opinion).
Dichiarazione senza obiezioni, da parte di una società di revisione esterna, la quale afferma che il bilancio è stato redatto in conformità dei principi contabili e nel rispetto delle norme del codice civile. Si veda anche parere con riserva.
Partita doppia (Double-entry system).
Sistema contabile in cui ciascuna transazione determina almeno due variazioni nei conti. Si veda anche equazione fondamentale del bilancio.
Passività (Liability).
Si possono interpretare come: (1) Debiti che l'azienda ha nei confronti dei creditori, (2) diritti che sulle attività aziendali vantano i creditori.
Passività a lungo termine (Noncurrent liability).
Un debito non esigibile prima di un anno dalla data del bilancio. È un sinonimo di capitale di credito.
Passività correnti (Current liabilities).
Debiti che diventano esigibili entro il breve periodo, generalmente entro l'esercizio successivo.
Passività finanziarie (Monetary liabilities).
Passività costituite dall'obbligo di corrispondere a terzi una determinata somma di denaro.
Patrimonio netto (Net worth).
Termine a volte erroneamente usato come sinonimo di capitale netto.
Percentuale (Percentage).
Rapporto tra due grandezze (di cui la seconda rappresenta il 100%), espresso in centesimi. Spesso le voci del Conto economico sono espresse come valori percentuali dei ricavi.
Perdita (non realizzata) su titoli (Unrealized loss on marketable securities).
Un costo di competenza del periodo derivante dalla perdita di valore dei titoli, cioè dal fatto che il valore del portafoglio alla fine del periodo risulta inferiore al suo valore contabile.
Perdita netta (Net loss).
Reddito negativo.
Perdite e insussistenze (Loss).
Un costo che si manifesta come perdita di valore di un'attività a seguito di operazioni estranee all'attività ordinaria di gestione e ad eventi imprevedibili od occasionali (si veda insussistenza passiva); oppure un costo che si manifesta come aumento di una passività che sorge anch'essa in relazione ad eventi imprevedibili od occasionali (si veda sopravvenienza passiva) In quanto accadimenti eccezionali, le perdite sono normalmente classificate separatamente dagli altri tipi di costo, nell'ambito della cosiddetta gestione straordinaria.
Periodo (Period).
Vedi periodo amministrativo.
Periodo amministrativo (Accounting period).
L'arco di tempo al quale si riferisce la misurazione del reddito d'esercizio e quindi le variazioni del capitale netto. Solitamente il periodo ufficiale è l'anno solare, ma i rendiconti finanziari sono redatti anche per periodi più brevi e sono detti, in questo caso, infrannuali.
Permuta (Trade-in).
Un'attività che viene ceduta dall'acquirente al venditore come pagamento parziale per l'acquisto di un altro cespite. La contabilizzazione di transazioni che implicano permute variano ampiamente a seconda che il cespite acquisto sia analogo o diverso da quello dato in permuta.
Piano dei conti (Chart of accounts).
Elenco sistematico dei nomi e dei numeri di codice che contraddistinguono i conti facenti parte di un sistema contabile.
Posta rettificativa (Contra asset).
Una posta (conto) che rettifica il valore di un'attività e che dunque ha il saldo sempre in avere. Ad esempio, il fondo svalutazione crediti è una posta rettificativa dei crediti commerciali.
Premio di emissione (Premium/Bond premium).
La differenza tra il prezzo pagato per un'obbligazione e il suo valore nominale. Il premio deve essere ammortizzato nel corso della vita dell'obbligazione.
Prestito con clausola di rimborso anticipato (Callable bond).
Un debito obbligazionario (o un mutuo) che, su opzione dell'azienda debitrice, può essere riscattato/saldato a un prezzo e a una scadenza specificate contrattualmente. Se il prezzo di riscatto supera il valore nominale del debito, il valore eccedente è detto premio di riscatto.
Principale (Principal).
(1) L'ammontare di un prestito che deve essere rimborsato. La restituzione complessiva comprende il rimborso in conto capitale e il pagamento degli interessi. (2) Un attore (principal) che utilizza un altro attore detto agente (agent) a tutela dei propri interessi.
Principi (Concepts).
Si veda il Capitolo 6 per una sintesi dei principi fondamentali.
Principio del costo (Cost concept).
La contabilità considera il costo storico delle attività tangibili, non il loro valore di mercato.
Principio del duplice aspetto (Dual-aspect concept).
Principio secondo cui l'ammontare totale delle attività di un'azienda deve sempre corrispondere alla somma delle passività e del capitale netto.
Principio dell'identità giuridica (Entity concept).
I rendiconti contabili si riferiscono all'azienda, distinta dalle persone che ne hanno la proprietà, che vi operano o che hanno in qualche modo a che fare con essa.
Principio di competenza (Matching concept).
Qualora una transazione implichi sia un ricavo sia un costo (ad esempio il costo del venduto), entrambi vanno contabilizzati nello stesso periodo contabile. In altri termini, i costi sono la valorizzazione delle risorse consumate per realizzare i ricavi. Si veda il Capitolo 8 per quanto riguarda la competenza delle imposte.
Principio della prospettiva di funzionamento (Going-concern concept).
Uno dei principi fondamentali della contabilità, basato sul presupposto che un'azienda continui a operare per un periodo di tempo indeterminato.
Principio di omogeneità (Money-measurement concept).
I documenti contabili riportano soltanto gli effetti di quegli accadimenti che possono essere espressi in termini monetari e pertanto non forniscono una rappresentazione completa dello stato o della performance di un'impresa.
Principio di prudenza (Conservatism concept).
Riconoscere gli incrementi del capitale netto solo quando sono ragionevolmente certi e i decrementi non appena sono ragionevolmente possibili.
Principio di realizzazione dei ricavi (Realization concept).
Il ricavo deve essere riconosciuto al momento della consegna dei beni o della prestazione dei servizi.
Principio di rilevanza (Materiality concept).
Tralasciare i fatti irrilevanti e "scovare" tutti quelli significativi.
Prodotti (Products).
Qualsiasi risultato di un processo produttivo; sebbene il termine venga talvolta utilizzato per indicare soltanto i beni tangibili, in un'accezione più ampia esso comprende sia i beni che i servizi.
Profitto (Profit).
Sinonimo di reddito netto.
Profittogramma/Diagramma profitto-volumi (Profit-volume graph).
Un grafico che illustra le relazioni esistenti tra i costi, il volume di produzione/vendita e il reddito, indicando altresì il punto di pareggio economico, cioé il volume di produzione in corrispondenza al quale il risultato operativo è nullo.
Prova acida (Acid-test ratio).
Rapporto tra le attività a pronto realizzo (attività correnti - Rimanenze) e le passività correnti (capitolo 11) . È un sinonimo dell'indice di liquidità ristretto.
Punto di pareggio (Breakeven).
Il livello di volume di produzione/vendita a cui corrisponde un risultato operativo pari a zero.
Q
Quota di ammortamento (Depreciation expense).
Da un punto di vista economico, la perdita di valore di un'immobilizzazione tecnica (fabbricati, impianti e macchinari) in un esercizio. Contabilmente, è un procedimento tecnico di ripartizione del costo di un bene ad utilizzo pluriennale tra gli anni vita utile del bene, che partecipa così per quote alla determinazione del reddito dei singoli periodi amministrativi. Si veda il Capitolo 8 per la contabilizzazione dell'ammortamento e il Capitolo 10 per il calcolo del Flusso di cassa operativo.
R
R.O.E. o Redditività del capitale netto (ROE, Return on equity/Return on owner's investment).
Il rapporto tra il reddito netto e il capitale netto (capitale netto).
R.O.I. o Redditività del capitale permanente (Return on permanent capital)
Il rapporto tra: risultato operativo e capitale permanente (capitale permanente = capitale di credito + capitale netto = attività immobilizzate + capitale circolante). Il risultato operativo può essere quello caratteristico o quello globale (in quest'ultimo caso dal denominatore devono essere dedotte anche le attività accessorie per rendere coerente l'indice).
Rapporto o quoziente o indice (Ratio).
Quoziente ottenuto dalla divisione di un numero per un altro.
Rapporto prezzo/utili o saggio di rendimento (Price-earnings ratio).
Rapporto tra il prezzo medio di mercato delle azioni e gli utili per azione.
Rapporto utili/dividendi (Payout ratio).
Rapporto tra i dividendi distribuiti in un certo anno e il reddito netto dell'anno.
Rateo attivo
È la specializzazione di un ricavo posticipato quando il ricavo matura in relazione al decorrere del tempo e interessa in tal modo due esercizi consecutivi (si veda in merito l'appendice B).
Rateo passivo
È la specializzazione di un costo sospeso quando il costo matura con il tempo e interessa in tal modo due esercizi consecutivi (si veda in merito l'appendice B).
Recuperare a tassazione (Carryback, carryforward).
Possibilità di riportare una perdita dell'anno in corso come costo del periodo successivo al fine di ridurre il reddito imponibile di quell'esercizio (carryforward); in determinate circostanze una perdita imponibile dell'anno in corso può determinare un rimborso di imposte già pagate sul reddito imponibile di periodi precedenti (carryback).
Reddito (Income).
Termine generico che indica una differenza tra ricavi e costi. Si veda anche livelli intermedi di reddito.
Reddito contabile (Accounting income/Financial accounting income).
Il reddito misurato in base ai principi contabili e come tale distinto dal reddito imponibile.
Reddito imponibile (Taxable income).
La configurazione di reddito in base alla quale viene determinato l'ammontare delle imposte. Si veda il Capitolo 9 per le differenze tra reddito imponibile e reddito contabile .
Reddito netto (Net income).
La differenza tra ricavi totali e costi totali relativi a un periodo amministrativo. In gergo viene a volte denominato ultima riga del Conto economico.
Reddito netto percentuale (Profit margin percentage).
Il reddito netto espresso come percentuale dei ricavi.
Reddito operativo caratteristico (Operating income).
È un sinonimo di Risultato operativo caratteristico.
Reddito operativo globale.
È un sinonimo di Risultato operativo globale .
Registrazione (Entry/Journal entry).
Scrittura contabile relativa a una transazione.
Registrazioni di chiusura (Closing entries).
Registrazioni a giornale che trasferiscono i saldi dei conti di costo e di ricavo sul conto riserve di utili.
Rendiconto dei flussi di cassa (Cash flow statement/Statement of cash flows).
Un rendiconto finanziario che riporta le fonti e gli impieghi della cassa (liquidità) durante un periodo amministrativo. Il Rendiconto dei flussi di cassa, lo stato patrimoniale e il Conto economico sono i principali documenti contabili.
Rendiconto di flusso (Flow report).
Rendiconto che mostra i flussi (in termini di ricavi, costi, incassi, esborsi) verificatisi durante un periodo amministrativo; ne sono esempi il Conto economico e il Rendiconto dei flussi di cassa.
Resi (Sales return).
Riduzioni dell'ammontare dei ricavi derivanti dalla restituzione di prodotti (normalmente difettosi) da parte dei clienti.
Revisione interna (Internal audit).
Revisione dei conti effettuata da revisori dipendenti dell'azienda.
Ricarico o Markup.
La differenza tra il prezzo di vendita di un prodotto e il suo costo; un ricarico del 40% può indicare sia che il prezzo di vendita è pari al 140% del costo, sia che il costo equivale al 60% del prezzo di vendita.
Ricavi da vendite netti (Net sales revenue).
L'importo che rimane dopo avere sottratto dai ricavi da vendite gli sconti, i resi e gli abbuoni passivi.
Ricavi finanziari
Sono ricavi ottenuti in relazione a finanziamenti a breve, medio o lungo termine concessi a terzi (interessi attivi su c/c bancari, interessi attivi su clienti, interessi attivi su prestiti etc.).
Ricavo (Revenue).
L'incremento del capitale netto derivante dalle operazioni di gestione di un periodo amministrativo, normalmente dalla vendita di beni o servizi. I ricavi sono anche la valorizzazione dei prodotti consegnati nel periodo.
Ricavo anticipato (Precollected revenue).
È l'incasso di un ricavo non ancora realizzato e che, come tale, fa nascere una passività, ad esempio Anticipi da clienti. In situazioni particolari il ricavo anticipato è un risconto attivo (si veda in merito l'appendice A),
Ricavo da locazione (Rental revenue).
Ricavo realizzato concedendo a terzi il diritto di usufruire di un immobile o di altro bene di proprietà.
Ricavo posticipato o sospeso o differito (Deferred revenue).
Si verifica quando l'incasso di un ricavo realizzato nel periodo N viene rilevato nel periodo N+1. In situazioni particolari il ricavo posticipato è un rateo attivo (si veda in merito l'appendice B)
Riconciliazione (Articulate).
Sostantivo riferito alla relazione esistente tra il Conto economico e lo stato patrimoniale: gli importi nel Conto economico devono essere riconciliabili con le variazioni degli importi dello stato patrimoniale, in particolare con il cambiamento del conto riserve di utili.
Riconoscimento (Recognition).
L'atto di registrare la transazione relativa a ricavi o costi di un determinato periodo amministrativo. Il riconoscimento dei ricavi è regolato dal principio della realizzazione.
Riferimento di Benchmarking.
Confronto della performance di un'azienda con i risultati conseguiti dalle imprese meglio gestite nel settore.
Riferimento esterno (External basis of comparison).
Confronto della performance di un'azienda con i risultati di altre aziende.
Riferimento longitudinale o storico (Historical basis of comparison).
Confronto della performance di un'azienda con i risultati da essa conseguiti in passato.
Rimanenze (Inventory).
Insieme: A. delle materie prime; B. dei semilavorati e prodotti in corso di trasformazione; 3. dei prodotti finiti. Si veda il Capitolo 7 per i metodi di valutazione delle rimanenze e per l'eventuale abbattimento della loro valorizzazione a quelli di mercato. È un sinonimo di scorte.
Rimanenze contabili (Book inventory).
L'ammontare delle rimanenze contabilizzate, valore che può differire dalle rimanenze effettivamente disponibili.
Rimanenze finali (Ending inventory).
Le rimanenze disponibili o contabilizzate alla fine del periodo amministrativo.
Rimanenze iniziali (Beginning inventory).
Le rimanenze disponibili o contabilizzate all'inizio del periodo amministrativo.
Rimborso (Redemption).
Versamento effettuato da un'azienda emittente ai proprietari di un titolo di credito prima della data di scadenza prevista.
Riportare a mastro (Posting).
Processo di trasferimento a mastro delle transazioni registrate a giornale.
Risconto attivo
È la specializzazione di un costo anticipato quando il ricavo matura in relazione al decorrere del tempo e interessa in tal modo due esercizi consecutivi (si veda in merito l'appendice A).
Risconto passivo
È la specializzazione di un ricavo anticipato quando il ricavo matura con il tempo e interessa in tal modo due esercizi consecutivi (si veda in merito l'appendice A).
Riserva di utili (Retained earnings) o utili di esercizi precedenti.
Il valore cumulato dei redditi netti (sin dalla data di costituzione dell'azienda) non distribuiti sotto forma di dividendo. È una voce del capitale netto, non dell'attivo. Nel testo, per semplicità, questa riserva comprende qualunque tipo di riserva di utili e quindi anche la riserva legale e la riserva statutaria le quali, nella prassi, sono invece evidenziate a parte.
Riserva legale
È una riserva di utili obbligatoriamente da accantonare (di norma il 5% degli utili netti annuali sino al raggiungimento del 20% del capitale sociale) in conformità alle norme di legge.
Riserva statuaria
È una riserva di utili obbligatoriamente da accantonare in conformità però non a norme di legge, bensì a regole statutarie, che hanno lo scopo di rafforzare la posizione finanziaria dell'azienda.
Risorse esauribili (Wasting assets).
Risorse naturali, quali carbone, petrolio e altri minerali; il processo di imputazione dei costi relativi al consumo di tali attività è denominato svalutazione.
Risultato operativo caratteristico (Operating income).
È un livello intermedio di reddito dato dalla differenza tra i ricavi e i costi caratteristici del periodo, dunque ricavi e costi "tipici", coerenti cioé con la missione aziendale (si veda in proposito Risultato operativo globale). È un sinonimo di Reddito operativo caratteristico.
Risultato operativo globale
È un livello intermedio di reddito che si ottiene sommando al Risultato operativo caratteristico, il reddito derivante dalla gestione accessoria, cioé la differenza tra ricavi e costi relativi ad attività controllate e volute dall'azienda, ma non strettamente coerenti con la sua missione. Ad esempio, un'azienda industriale potrebbe essere proprietaria di un immobile ad uso civile che ha concesso in locazione a terzi. I canoni di locazione e le spese di manutenzione dell'immobile sarebbero in tal caso rispettivamente ricavi e costi accessori e la loro differenza costituirebbe il risultato della gestione accessoria. È un sinonimo di Reddito operativo globale.
Rotazione dei crediti (Accounts receivable turnover).
Si veda indice di rotazione dei crediti commerciali.
Rotazione del capitale (Capital turnover).
Si veda indice di rotazione del capitale.
Rotazione delle attività (Asset turnover).
Si veda indice di rotazione delle attività.
Royalty.
Pagamento effettuato in cambio del diritto di usufruire di brevetti o diritti d'autore; l'ammontare delle royalty viene spesso calcolato come percentuale dei ricavi che hanno beneficiato di un tale diritto.
S
Saggio di rendimento.
Sinonimo di rapporto prezzo/utile.
Salario (Wage).
Una forma di compenso per servizi forniti all'azienda da dipendenti impegnati in attività produttive e calcolata solitamente in base al numero delle ore lavorative. Si veda anche stipendio.
Saldo (Balance).
La differenza tra i totali delle due colonne di un conto. Il saldo di un conto è a credito o a debito. Si veda il Capitolo 4 per la procedura di calcolo del saldo di un conto.
Sconto (Discount).
Qualsiasi detrazione da un ammontare lordo.
Sconto commerciale (Trade discount).
Riduzione del prezzo di listino utilizzata per calcolare il prezzo di vendita effettivo; non compare, evidentemente, nei documenti contabili (i ricavi sono infatti contabilizzati al prezzo effettivo). Si veda anche sconto su vendite.
Sconto di cassa (Cash discount).
Riduzione del prezzo d'acquisto concessa a un cliente se decide di per contanti pure avendo la possibilità di usufruire di una dilazione concessa dall'azienda.
Sconto di emissione (Bond discount).
La differenza tra il valore nominale di un'obbligazione e il suo valore di mercato, ovvero la somma (inferiore al valore nominale) ricevuta dall'azienda al momento dell'emissione. Lo sconto di emissione viene ammortizzato.
Sconto sulle vendite (Sales discount).
Riduzione del prezzo di vendita (già contabilizzato) che viene concessa ai clienti per un pagamento più rapido di quello pattuito o per altre ragioni. Non si tratta, pertanto, dello sconto commerciale effettuato in fase di vendita e che, per definizione, non può essere presente in contabilità (si contabilizza la transazione effettiva).
Scorte di materie prime (Raw materials inventory).
Beni disponibili che verranno utilizzati per realizzare i prodotti finiti. Scorte di prodotti finiti (Finished goods inventory). Beni il cui processo di produzione è stato ultimato, ma che non sono ancora stati consegnati ai clienti.
Scorte di semilavorati (Work in process inventory).
Conto nel quale vengono accreditati i costi relativi a beni o servizi il cui processo produttivo è stato avviato, ma non ancora concluso.
Scorte
È un sinonimo di rimanenze. Si veda anche scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.
Scostamento (Variance).
La differenza tra un importo consuntivo e uno standard (o preventivo). Esempi sono gli scostamenti tra ricavi consuntivi e di budget, tra costi consuntivi e di budget etc.
Scrittura (Entry/Journal entry).
Vedi registrazione.
Scrittura di rettifica, di assestamento (Adjusting entry).
Qualsiasi registrazione introdotta in un conto per modificarne il saldo originario e riportare in tal modo correttamente l'ammontare di competenza di un ricavo o di un costo.
SEC, Securities and Exchange Commission.
Agenzia federale statunitense preposta all'amministrazione delle leggi in materia di scambi mobiliari e borsa valori; essa raccoglie informazioni riguardo alle aziende i cui titoli vengono scambiati pubblicamente. Sebbene autorizzata a prescrivere regole di comportamento, generalmente approva gli standard emessi dal FASB, limitandosi a emanare norme soltanto in materia di rilevazione.
Servizi (Services).
Prodotti intangibili che, insieme ai beni, costituiscono i prodotti.
Soci (Stockholders).
(1) Comproprietari di una azienda, (2) Azionisti.
Società di capitali (Corporation).
Entità giuridica i cui diritti e vincoli sono per la maggior parte i medesimi di una persona giuridica. I diritti sono garantiti dallo stato.
Società di persone (Partnership).
Società non registrata, con due o più proprietari.
Solvibilità (Solvency).
Capacità di un'impresa di far fronte ai propri obblighi finanziari di lungo termine; solitamente viene valutata in base all'indice di indebitamento.
Sopravvenienze attive
Proventi conseguenti ad aumenti di attività che sorgono in relazione ad operazioni estranee all'attività ordinaria di gestione, a seguito di eventi imprevedibili od occasionali. Ad esempio: vincite di premi, riscossione di crediti in precedenza stralciati, riscossione di premi assicurativi relativi a eventi verificatesi in esercizi precedenti.
Sopravvenienze passive
Oneri conseguenti ad aumenti di passività che sorgono in relazione ad operazioni estranee all'attività ordinaria di gestione, a seguito di eventi imprevedibili od occasionali. Ad esempio: risarcimento danni a terzi per mancata osservanza di norme o incidenti. È una specializzazione di Perdite.
Sovraprezzo azioni (Additional paid-in capital o anche Other paid-in capital).
La differenza tra il capitale versato dai soci e il valore nominale (o dichiarato) delle azioni emesse.
Spesa (Expense).
Il decremento di un'attività o l'incremento di una passività associati all'acquisto di beni o servizi. Da non confondere con costo, che rappresenta il consumo di beni o servizi e che può manifestarsi in periodi successivi alla spesa.
Spese generali, amministrative e commerciali (Selling and administrative expenses).
Ampia categoria comprendente tutte i costi, esclusi quelli di produzione, la gestione accessoria e quella straordinaria.
Stato patrimoniale (Balance sheet/Statement of financial position).
Un rendiconto finanziario che riporta le attività, le passività e il capitale netto di un'azienda in un dato momento, quindi la sua posizione finanziaria. Le attività sono riportate nella sezione di sinistra, mentre le passività e il capitale netto figurano nella sezione di destra.
Stipendio (Salary).
Una forma di compenso per servizi forniti all'azienda da dipendenti impegnati in attività non produttive e calcolato solitamente su base settimanale o mensile. Vedi salario.
Stock option.
Una forma di incentivazione per il management che ha il diritto (non l'obbligo) a una certa data di acquistare un determinato numero di azioni dell'impresa ad un prezzo prefissato, normalmente quello di mercato alla data di concessione dell'incentivo.
Stornare o cancellare attività (Charge off/Write off).
Cancellare un'attività dai conti (contabilizzandone l'importo in contropartita come costo), generalmente perché il bene non ha più valore per l'azienda. Si veda il Capitolo 5 le procedure di cancellazione dei crediti commerciali.
Su base contabile (Per books).
Qualifica riferita ad importi presenti nei documenti contabili.
Sussidiaria (Subsidiary).
Vedi affiliata.
Svalutare (Write down).
Ridurre il costo di un bene, in particolare delle scorte, al valore di mercato.
Svalutazione (Depletion).
Processo con cui il costo di un'attività intangibile, come gas, carbone, petrolio e altri minerali, viene allocato ai vari esercizi in proporzione allo sfruttamento della risorsa. Talvolta il termine è usato in senso generico, per indicare la "cancellazione" progressiva del costo di una qualsiasi attività pluriennale.
T
Tasso di ammortamento (Depreciation rate).
La percentuale del costo d'acquisto che viene imputata a ogni singolo periodo della vita utile di un bene a utilizzo pluriennale; nel metodo dell'ammortamento a quote costanti, il tasso è calcolato come rapporto tra "1" e il nr. di anni di vita utile.
Tasso di rendimento azionario (Dividend yield).
Il rapporto tra il dividendo distribuito in un certo anno e il valore medio di mercato delle azioni in quell'anno.
Terreni (Land).
Beni immobili, distinti da Fabbricati, impianti e macchinari; non sono soggetti ad ammortamento poiché se ne prevede una vita utile illimitata
Titoli in portafoglio (Marketable securities).
Titoli che si prevede di convertire in denaro contante entro un anno; rientrano tra le attività correnti.
Titolo (Security).
Strumento finanziario, in particolare un'azione o un'obbligazione, che attribuisce al proprietario diritti sul capitale dell'azienda emittente.
Transazione (Transaction).
Un evento che viene registrato nei documenti contabili.
Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
Debito che l'azienda ha nei confronti dei dipendenti per retribuzioni trattenute (cioé non pagate) allo scopo di costituire una indennità di quiescenza che viene liquidata all'atto di cessazione del rapporto.
U
Ultima riga (Bottom line).
Termine gergale per indicare il reddito netto.
Utile (Earnings).
Sinonimo di reddito netto.
Utile (o perdita) in partecipazione (Holding gain or loss).
Reddito positivo (o negativo) relativo ad investimenti in partecipazioni, a motivo della variazione del loro valore.
Utile (o perdita) sui cambi (Foreign exchange gain, or loss).
Utile (o perdita) realizzati su risorse monetarie in valuta estera possedute durante un determinato periodo contabile a seguito di una variazione del tasso di cambio.
Utile ante interessi e imposte (EBIT, earnings before interest and taxes).
Reddito netto - interessi passivi - imposte sul reddito.
Utile d'esercizio (Operating income).
Sinonimo di reddito d'esercizio.
Utile sul capitale netto.
Sinonimo di redditività del capitale netto.
Utili per azione (Earnings per share).
Rapporto tra gli utili di un determinato periodo e il numero medio di azioni in circolazione nel periodo.
V
Valore aggiunto (Value added).
Differenza tra il valore della produzione (ricavi + variazione delle scorte di prodotti finiti) e i costi di competenza relativi a risorse acquistate da terzi. È un indicatore del contenuto di trasformazione dell'azienda perché il valore aggiunto remunera il lavoro, la tecnologia, il costo del debito e le imposte.
Valore contabile (Book value).
In generale, indica l'importo contabilizzato di un'attività; nel caso delle attività soggette ad ammortamento, si riferisce alla differenza tra il costo storico e il fondo ammortamento.
Valore di mercato (Market value).
Importo al quale è possibile vendere un bene sul mercato.
Valore di recupero (Salvage value).
L'importo che l'azienda prevede di incassare dalla vendita di un'immobilizzazione tecnica alla fine della sua vita utile.
Valore di rottame (Scrap value).
Valore di recupero di un macchinario o di un impianto non più utilizzabili nel processo produttivo e che devono perciò essere venduti come rottame.
Valore di stima (Appraised value).
Valore di un'attività calcolato in base alla valutazione di un esperto denominato perito; si contrappone al valore di un'attività misurato dalle conseguenze di una transazione reale.
Valore equo (Fair value).
Il prezzo che è stato o che verrebbe pagato in uno scambio tra due attori che dispongono entrambi dello stesso livello di informazione riguardo all'oggetto della transazione.
Valore medio (average).
È un sinonimo di media, termine al quale si rimanda.
Valore residuale (Residual revenue).
Sinonimo di valore di recupero.
Venditore (Vendor).
La persona che effettua una vendita o per conto della quale viene eseguita un'operazione di vendita.
Vita economica (Economic life)
È un sinonimo di vita utile.
Vita utile (Service life). (Economic life).
Il numero di anni durante i quali si prevede che un bene avente durata pluriennale possa esplicare la propria utilità per l'azienda.

 

Scheda articolo

Area tematica : Economia | Argomento : Economia aziendale | Indice argomenti

Fonte articolo : http://www.scicom.altervista.org/economia.html | Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |

Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 18/1/11

 

    Economia aziendale

 

Economia Aziendale

Scienze economiche: hanno come oggetto comune le attività di produzione (trasformazione in prodotti finiti) e di consumo dei beni economici, atti a soddisfare i bisogni delle persone.

  • E. politica: fenomeni economici di aggregati di aziende - locali, nazionali o internazionali – elabora conoscenze e teorie econ. utili per decisioni di politica econ. a livello regionale, nazionale, internazionale
  • E. aziendale: studia i fenomeni economici legati alle singole aziende, a classi e aggregati particolari di aziende, osservandoli e cercando di farne un modello (elabora teorie utili per il governo delle aziende)

Ognuna si avvale delle teorie dell’altra e si collegano con le altre scienze umane.

L’EA è   studio – conoscenza – modellizzazione

Osserva e analizza l’attività economica in tre aspetti principali:

  • strutture e tecniche (es. contabilità, strategie)
  • comportamenti (es. relazioni tra soggetti, andamenti processi acquisto)
  • risultati (costi, ricavi, tassi di crescita)

cercando di formulare delle teorie alternative e innovative da applicare alla realtà, spiegando le relazioni di causalità tra le alternative soluzioni strutturali e tecniche e i risultati economici.

EA ha un valore:

  • positivo: obiettivo di proporre qualcosa (es. massima produttività), cerca di fare alcune teorie
  • normativo relativo (riguarda solo alcuni, non è assoluto; da sola non può produrre proposizioni di pieno valore normativo, a tal fine deve combinarsi con altre scienze)

La ricerca di nuovi e migliori modalità di svolgimento delle attività economiche segna una visione dinamica della materia, adatta ad un mondo in continua evoluzione, con progressi di efficienza (relazione tra risultati conseguiti e mezzi impiegati x il conseguimento) e di efficacia. L’innovazione è sia tecnica che economica

  • Progresso tecnico: applicazione all’attività economica delle innovazioni e altri sviluppi della tecnologia (meccanizzazione, internet à fattori esogeni)
  • Innovazione economica: attivata dagli economisti, influisce sul progresso dei sistemi e sulle imprese; si tratta di ricerca, individuazione e sperimentazione di nuove e più convenienti modalità di svolgimento della produzione e dei consumi (contratti, strutture)

 

Soggetti studiati da EA:

  • Homo Economicus (senza umanità):
    • l’attività economica è il fine
    • razionalità assoluta (si decide solo ciò che è più conveniente)
    • isolato
    • egoista (esiste solo se stesso e l’attività economica)
    • opportunista e sleale
  • Persona umana, quelli in realtà esistenti
    • l’attività economica è il mezzo
    • razionalità limitata
    • non è isolato, fa parte della collettività, membro di gruppi
    • egoista e solidale: scelte basate non solo su convenienza economica
    • opportunista e leale

Oltre al guadagno, un’impresa deve considerare almeno 2 aspetti:

  • Soddisfacimento dei prestatori di lavoro che hanno a che fare con l’impresa; motivazione – l’impresa deve dare soddisfazione anche ai dipendenti, non solo all’imprenditore
  • Efficienza delle combinazioni produttive: ridurre gli sprechi per aumentare i risparmi

Aspetti non fungibili, se non in alcuni casi particolari
Inoltre deve considerare:

  • Flessibilità: essere in grado di adattarsi ai cambiamenti o anticiparli
  • Innovatività: adattarsi a cambiamenti drastici

 

L’EA ha per oggetto l’ordine economico di tutti gli istituti in cui si svolgono attività di produzione e consumo di beni economici:

  • imprese - private (capitale differito dai soci)
  • famiglie - private (svolgono attività di consumo)
  • pubbliche amministrazioni – produzione e consumo a seconda dello stato
  • organizzazioni non profit – si occupano di produzione e di consumo con lo scopo di fornire sostegno e benefici alla collettività o a determinati soggetti (es. Caritas, Unesco, cooperative, associazioni)

 

Fine generale:               soddisfacimento dei bisogni umani (soddisfacimento dei bisogni familiari, produzione di rimunerazioni o produz e consumo di beni pubblici)
Mezzo:             attività economica

L’ATTIVITA’ ECONOMICA, ossia l’attività di produzione e consumo di beni economici, nasce perché le PERSONE hanno dei FINI da raggiungere (es. guadagno, benessere) e quindi dei BISOGNI; per soddisfare tali bisogni servono i BENI economici (merci e servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni e scarsi rispetto alle esigenze delle persone)

I BISOGNI sono uno stato di insoddisfazione da colmare

  • primari: es. mangiare – legato alla sopravvivenza e comuni a tutti; quando si soddisfano, la necessità decresce;
  • aspirazioni: es. vacanze, auto, divertimenti – sono legati alla società, alla cultura, all’ambiente nel quale una persona vive; quando si soddisfano è più probabile che crescano; non sono uguali per tutti.

economia aziendaleGerarchia dei bisogni (priorità): PIRAMIDE DI MASLOW divisa in 5 livelli:
variazioni di scelte di consumo in base al variare dei redditi disponibili
auto
economia aziendale               realizza-                                 es. fare un lavoro che piace,
zione                                   ciò che veramente si vuol fare

voluttuari

 economia aziendale 



            Stima sociale                              carriera lavorativa, politica
economia aziendale                    
          Associazionismo                           religioso, sportivo
economia aziendale 

Sicurezza                                   lavorativa, nella famiglia
economia aziendale 

Fisiologici                                   bisogni primari
Fenomeno dell’apprendimento legato ai nuovi bisogni o beni

BENI intesi come merci o servizi

  • primari o voluttuari

 

  • Complementari: servono contemporaneamente per soddisfare il bisogno (es. auto e benzina)
  • Fungibili: soddisfano lo stesso bisogno (es. benzina o gasolio)
  • Differenziabili: se hanno tante caratteristiche (es. auto)
  • Commodities: non differenziabili – una sola caratteristica importante (es. zucchero)

 

  • Liberi: posseduti da tutti e quindi non oggetto di attività economica
  • Economici: non tutti li hanno
  • Privati: prodotti dalle imprese
  • Pubblici: prodotti dallo stato (es. case, istruzione)

 

Vi sono 8 classi di operazioni fondamentali che insieme danno luogo all’attività economica, la produzione economica dell’azienda (funzione caratteristica dell’azienda):

- Operazioni di gestione (direttamente attuano produzioni e consumi)

  • Operazione di trasformazione fisico-tecnica: impiego di fattori non monetari x produzione (se parliamo di imprese) o consumo (famiglie); si considerano in tutti i tipi istituti: imprese manifatturiere, commerciali, di credito e assicurazione; include le operazioni x produzioni di servizi, svolgimento di negoziazioni di credito, trasferimento di beni
  • Negoziazione di beni (merci e servizi): acquisto – vendita per produz/consumo
    • con prezzi (scambi monetari) e condizioni di scambio se sono privati
    • con tributi per negoziazione di beni pubblici
  • Negoziazione capitale di prestito: per coprire il fabbisogno finanziario relativo alla propria attività economica, si può chiedere in prestito il denaro ad altri negoziando le condizioni x il rimborso (si crea una posizione di debito di prestito, diversa dal debito di regolamento)
  • condizioni primarie di produzione
  • i relativi soggetti sono membri dell’istituto
  • op. istituzionali
 economia aziendaleNegoziazione di rischi specifici: possibilità che le combinazioni economiche complessive producano utili o perdite; può negoziare questo rischio a fronte di un premio di assicurazione
  • economia aziendaleNegoziazione di lavoro: contratto di lavoro
  • Negoziazione di capitale a rischio (o capitale proprio): insieme dei
    mezzi monetari dati stabilmente all’istituto dai membri dello stesso
    (rischio di non avere rimunerazioni, di non riuscire a smobilizzare il
    capitale in tempo, di perdita parziale o totale del capitale)

- Operazione di rilevazione e informazione: raccogliere ed elaborare dati
- Operazione di organizzazione: progettazione struttura organizzativa del personale. Fondamentali nelle imprese e pubblica amministrazione e meno nelle famiglie

 


AZIENDE = Istituti, raggruppamenti di persone, società umane, che si sono evoluti nel tempo
(es. anche le tribù erano raggruppamenti di persone ma non aziende) per soddisfare dei bisogni in comune secondo un principio di efficienza elevata e nel tempo crescente:

  • per responsabilità verso la collettività
  • come condizione di successo verso clienti e concorrenza
  • per poter remunerare tutte le condizioni di produzione

Le società umane si sono modificate nel corso del tempo, a seconda del periodo storico, della cultura ecc. In passato (sistemi primitivi) i bisogni erano legati alla sopravvivenza; gruppi primari di persone svolgevano al proprio interno tutte le attività di produzione e consumo necessarie (economia di autoconsumo)
In seguito i sistemi si sono evoluti ed è comparsa la “specializzazione economica” che ha portato a sistemi economici progrediti.
Nasce con la specializzazione e divisione del lavoro che porta aumento di efficienza (+ destrezza e + risparmio di tempo) – da considerare però anche la diminuzione di contenuto delle mansioni e la creazione di potere distribuito.

SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA: attività dedicate a una parte specifica dell’attività economica – istituti possessori di distintive competenze e abilità; la specializzazione è avvenuta su due livelli … (tre)

  1. tra i 4 grandi istituti, 4 classi difficili da modificare
  • nelle famiglie gran parte dell’attività economica è stata trasferita all’esterno, verso le imprese e enti pubblici (es. educazione, trasporti, gestione patrimoniale)
  • tendenza a separare aziende familiari dalle imprese familiari
  • importanti trasferimenti di attività economiche sono in atto anche tra imprese e pubblica amministrazione
  1. negli istituti ci sono le aree specifiche di attività economica (2° livello)
  • esternalizzazione da parte di imprese (attività economiche diventano combinazioni economiche di nuove imprese
  • nascita di nuove imprese
  • internalizzazione di altre attività
  • fusioni di + aziende operanti in settori diversi
  • sviluppo in una stessa azienda di linee di prodotto diverse
  1. specializzazioni sempre più radicali per operazioni nelle singole aziende (influisce sull’organizzazione degli istituti)
  • inversione di tendenza: prima specializzazione, ora riaggregazione

Società altamente differenziate: collettività caratterizzate da molte organizzazioni specializzate

Istituti: società umane, raggruppamenti di persone che si formano per il soddisfacimento dei bisogni di socialità e per la realizzazione di fini non raggiungibili singolarmente. Perseguono il bene comune dei propri membri.
Si basano su istituzioni, cioè su regole che sono da tutti condivise. Gli istituti per essere tali devono essere:

  • composti da persone
  • con regole condivise da tutti
  • duraturi nel tempo
  • dinamici: devono sapersi evolvere
  • autonomi:
    • in grado di trovare proprie regole e non dipendere del tutto da altri
    • relativamente al contesto e a quella che hanno anche gli altri istituti
  • ordinati secondo proprie leggi, per il bene comune

 

Gli istituti sono studiati da varie discipline, tra cui economia aziendale.

L’azienda è l’ordine economico degli istituti – è l’insieme degli accadimenti economici disposti a unità secondo proprie leggi.

Cosa si studia in un’azienda?

  1. gli interessi economici e da quali persone vengono portati (stakeholder). Es.
    1. proprietario dell’azienda           avere un profitto
    2. lavoratori                               recepire una remunerazione
    3. creditori
    4. clienti
    5. stato                                      pagamento delle imposte
  2. l’insieme delle operazioni di produzione, di consumo, di beni economici; le 8 classi di operazioni dell’attività economica (negoziazioni)
  3. le condizioni di produzione e consumo, i fattori produttivi per attuare l’attività economica
    1. economia aziendaleterra                            bene scarso                  à rendita
    2. lavoro              bene scarso                  à salario
    3. capitale                        tutti i beni strumentali    à interesse                  E. Politica
    4. organizzazione                                     à profitto
    5. stato                            ist. produttore di servizi pubblici à tributi

economia aziendale 


    1. complessivo insieme delle condizioni di produzione: ogni elemento o circostanza che influisce direttamente o indirettamente sulla produzione economica
    2. E. aziendale

       condizioni primarie di produzione: fondamentali x ogni impresa, sono condizioni la cui natura e modalità di apporto all’impresa sono tali che chi li conferisce ha interessi primari verso l’impresa (soggetti economici):
      • lavoro
      • capitale risparmio
  1. le strutture che servono per governarla e svolgere l’attività
  2. le condizioni di economicità: costi, ricavi, reddito, utile, perdita, remunerazioni

 

Quindi questi aspetti:
dati quantitativi per il reddito
interessi da salvaguardare        
specializzazione economica e mercato e gerarchia

Mercato e gerarchia (modalità di organizzazione delle A.E. di produzione): influisce sul modello economico

  • sist. economico atomistico: persone singole, coordinate solo da meccanismi di mercato
  • sist. economico composto da imprese, singoli coordinati da gerarchia
  • gerarchia totale, economia pianificata
  • economia pianificata
  • modello comunista
  • modello intermedio in cui lo stato decide alcune cose
  • libero

 

Organizzazioni:

  • sistema razionale costituito per il raggiungimento di fini relativamente specifici, molto formale
  • struttura naturale – comportamentale relativamente distinta e stabile

Azienda familiare

  • Famiglia: istituto primario della società umana
  • Fini dominanti di ordine:
    • sociale, etico e religioso la formazione e l’ordinato sviluppo della vita familiare
    • economico: conseguire redditi di lavoro e di gestione patrimoniale x coprire consumi e consentire risparmio per appagare i bisogni delle persone che la compongono
  • Interessi istituzionali non economici: int. etici, spirituali, sociali, (studio: attività destinata a sviluppare future capacità di lavoro); sono i principali
  • Interessi economici istituzionali = dei membri che compongono l’istituto: disposizione di beni di consumo, lavoro, gestione patrimoniale; lavoro interno
  • Interessi economici non istituzionali = di altri membri: fornitori, banche, assicurazioni
  • Interessi non economici non istituzionali: parenti
  • Azienda familiare: ordine economico di una famiglia con attività di consumo (azienda di consumo) e attività di gestione patrimoniale (gestione patrimoniale)

Impresa

  • Istituto economico sociale con finalità di tipo economico, fondamentale per la produzione di beni economici privati.
  • parte importante della società umana, partecipano al bene della stessa.
  • fine: produzione di remunerazioni(redditi monetari di lavoro e di capitale risparmio) e di altre condizioni tramite la produzione di beni svolta secondo efficienza per soddisfare le attese economiche e non del sogg. economico
  • interessi:
    • economici istituzionali (prestatori di lavoro e conferenti capitale): produrre remunerazione del lavoro e capitale proprio
    • economici non istituzionali: clienti, fornitori
    • non economici istituzionali: condizioni di lavoro favorevoli
    • non economici non istituzionali: famiglie, comunità (fine non istituzionale dell’impresa à sviluppo economico e sociale del paese)
  • Azienda di produzione: ordine economico dell’impresa; nelle imprese la parte economica tende a sovrapporsi all’istituto stesso.

Istituti pubblici territoriali - comunità politiche nazionali

  • finalità: bene comune, realizzazione del progresso sociale e spirituale, il bene comune
  • Stato: ordinamento politico, sociale, giuridico, economico che cura il perseguimento del bene comune; le comunità si costituiscono in Stati indipendenti. Lo stato si articola in diverse strutture pubbliche (Stato, regioni, province, comuni)
  • Istituti pubblici territoriali: amministrazioni pubbliche in cui è suddiviso lo stato
  • Interessi:
    • economici istituzionali: soddisfacimento dei bisogni pubblici tramite produzione e consumo di  beni pubblici; rimunerazione del lavoro
    • non economici istituzionali: di ordine politico, etico e religioso
    • non istituzionali economici e non: delle famiglie e imprese
  • forte relazione tra finalità economiche e non
  • Azienda composta pubblica: ordine economico della pubblica amministrazione (composta perché ha come fine – e non mezzo – la produzione e consumo di beni pubblici)

 

Relazioni tra aziende

  • Ambiente economico di un’azienda: insieme delle aziende/istituti con cui questa interagisce con relazioni di complementarietà con caratteri dinamici: lavorano insieme per la realizzazione dell’attività economica; i ruoli dei vari componenti cambiano nel tempo
  • Partecipazione contemporanea delle persone a aziende di + istituti (si fa parte della famiglia, di un’impresa, di una comunità)
  • Le aziende si riuniscono in aggregati + o – formalizzati
  • Flussi di vario genere tra i diversi tipi di aziende (lavoro da famiglie a imprese e P.A; remunerazione da imprese e P.A. a famiglie; risparmi, crediti, assicurazioni da famiglia a imprese e P.A.; tributi ecc.)
  • scambio di condizioni di produzione generali contro un prezzo
  • rapporto di partecipazione con lavoro e capitale risparmio contro rimunerazione

LO SCAMBIO

  • Trasferimenti di beni privati a titolo oneroso – effettuati tra aziende (e non persone); valutazioni di convenienza economica riferite a interessi d’azienda e del mercato in cui si origina
  • concetto applicato anche a trasferimenti di capitale di rischio, di lavoro, di beni pubblici, di beni privati a titolo non oneroso e di trasferimenti impliciti
  • originano crediti di prestito e di assicurazione
  • scambio monetario: contro corrispettivo in moneta
  • baratto: contro corrispettivo di merci
  • scambio: az. venditrice cede ad az. merci, servizi o disponibilità monetarie (o rischi) contro il pagamento di un prezzo (valore monetario attribuito alle condizioni di produzione e di consumo acquisite.
  • prezzo= condizione di scambio (come tempi di consegna ecc) qualificata da tutte le altre condizioni di scambio
  • moneta: mezzo di regolamento degli scambi, pagamento comunemente accettato – capacità di acquisto dell’azienda che ne dispone
  • valori numerari (connessi alla moneta) e non
  • credito di regolamento: pagamento non contestuale allo scambio – mezzo di regolamento temporaneo
  • credito di prestito: corrispettivo della disponibilità di tot moneta x tot tempo.

Modelli: utilizzati per facilitare la comprensione delle teorie di Ec. Aziendale e per fornire indicazioni utili alla costruzione dei modelli speciali; sono rappresentazione di oggetti della conoscenza umana
Oggetto:           parte dell’universo – può esser rappresentato secondo varie teorie e modelli
teoria:              interpretazione parziale dell’oggetto che la identifica
modelli:                        rappresentazioni parziali della teoria
Sistema:           insieme di elementi interconnessi da relazioni di indipendenza
Le aziende sono osservabili come diversi tipi di sistemi (s. sociali cibernetici (autorevole), s. sociali aperti (adattamento), combinazione di sistemi

Tra i vari modelli, uno di questi rappresenta la struttura dell’azienda (vale per tutte le aziende, in particolare x le imprese)

STRUTTURA DELLE AZIENDE
Un’impresa è un istituto che si occupa fondamentalmente della produzione (si può definire anche azienda)

Per iniziare l’attività serve:

  • idea, analisi: imprenditore
  • capitale da investire
  • risorse umane
  • struttura: immobili, macchinari
  • organizzazione
  • destinatario
  • chi prende le decisioni

Modello elementare di Variabili che compongono la struttura dell’azienda:
economia aziendale 



                                   6 Assetto istituzionale – per chi viene svolta l’attività

 

Input à                                                                                                                      à Output
economia aziendale 


Ambiente

 

 

 

Spiegazione:

    • CE (combinazioni economiche)insieme di tutte le operazioni (operazioni, processi, coord. parziali, combinaz particolari) svolte all’interno dell’impresa; questa variabile è molto ampia; grazie a dei calcoli riesco a capire quali sono le CE (cosa produrre? quanto? prezzi? per quali clienti? con che concorrenza? fornitori? come produco?) che mi permettono di capire l’articolazione dell’azienda, l’organizzazione, i risultati
      Es. rivista di economia: specificare il tipo, i clienti, i concorrenti, le fasi del mio processo, quali attività fare internamente e quali evitare…
  • sistema degli accadimenti: insieme di azioni e fenomeni di rilevanza economica che si manifestano nell’azienda (interni) e nel suo ambiente (esterni)
  • sistema delle operazioni: insieme di azioni svolte dall’organismo personale = CE
  • operazione: attività elementari di rilevanza economica, cioè che producono o mutano valori economici o producono una variazione significativa di almeno un elemento della struttura
  • processo insieme ordinato di operazioni della stessa specie e con stesso oggetto (es. processo produttivo)
  • coordinazione parziale (funzioni): insieme di processi ordinati con stessa tecnica (affini)e con oggetti diversi
  • combinazione particolare: insieme di processi diversi per tecnica ma con stesso oggetto – vi sono risultati di reddito parziali
  • si analizzano per:
  • Articolazione: classificazione in operazioni di:
        • gestione caratteristica: parte della più comune attività dell’impresa – la + importante
        • g. patrimoniale: CE parziale per la produzione di redditi aggiuntivi alla gestione caratteristica mediante l’impiego di disponibilità originate dal risparmio
        • g. finanziaria: se ben gestita porta in utile un bilancio in perdita; acquisto, rimborso, rimuneraz debiti di finanziamento negoziati per coprire il fabbisogno aziendale
        • g. tributi: IVA ecc

 

    • negoziazione di beni privati
    • neg. di beni pubblici
    • neg. di capitale di prestito
    • neg. di rischi
    • trasformaz fisico-tecnica
    • riscossioni e pagamenti
    • movimenti monetari interni

 

    • g. reddituale (a, b, c, d, e)
    • g. monetaria (f, g)
    • g. interna (f, g)
    • g. esterna (a, b, c, d, e)

 

  • Caratteri distintivi:
    • Unitarietà: interdipendenza tra le funzioni – i processi sono collegati e si influenzano (complementarietà, fungibilità, comunanza, congiunzione, uniformità)
    • Estensione
      • dimensioni: vol. affari – personale – capitale
      • articolazione: e. orizzontale (diversificata – a raggio d’azione) o verticale (integrazione); e. spaziale - e. interaziendale
    • Dinamicità: modalità di svolgimento delle CE rispetto al tempo
      • tempi: per singole unità o ciclo continuo (AT)
      • ritmi: produz a cicli brevi o lunghi – stagionali o uniformi nel tempo

  Stagionalità legata ai ritmi della natura o alla domanda.
Rimedi x la stagionalità:

  • dimensionare la capacità produttiva sul massimo del fabbisogno (saturaz cap prod)
  • dimensionare su fabbisogno medio (+ scorte, non completo soddisfacim domanda)
  • creare prodotti complementari (fragole – marmellata)
  • de-stagionalizzare il business (surgelati)
      • durate: maggiore è la durata delle CE, più critiche sono le relative decisioni
    • Flessibilità: adattabilità + versatilità + alterabilità + elasticità

 

    • Organismo Personale: insieme unitario delle persone che con il loro lavoro partecipano direttamente all’attività economica dell’istituto – chi scrive, chi si occupa della stampa, della parte amministrativa, giovani e dinamici o esperti, laureati o no, professionisti o dipendenti
      E’ flessibile rispetto agli altri elementi della struttura nelle sue caratteristiche: dimensione, composizione, dinamica

 

    • Assetto Organizzativo: vuol dire decidere quale sarà la struttura organizzativa dell’impresa - quale gerarchia, quale stile di comado, organigramma (formalizzazione della struttura organizzativa). Interrelazione tra:
      • struttura organizzativa (distribuzione dei compiti e responsabilità tra i vari organi aziendali): organigramma, relazioni sindacali, ecc

 

      • sistemi operativi (meccanismi che governano la dinamica e la rimunerazione dei prestatori di lavoro e la distribuzione di obiettivi e risorse): pianificazione, programmaz e controllo, ricerca e selezione, sist. di retribuzione
    • Patrimonio: insieme delle condizioni di produzione che sono proprietà dell’impresa (es. immobilizzazioni come fabbricati, macchinari, autorizzazioni) in un dato momento; comprende elementi passivi (debiti dell’impresa) ed attivi – entità dinamica

 

    • Assetto Tecnico: configurazione fisico-tecnica dell’azienda. Significa: utilizzo di internet? clienti on line? dove mettere la stuttura produttiva?
      • caratteristiche di fabbricati, impianti, macchine, attrezzature, materiali utilizzati
      • aspetti analizzati: localizzazione, modalità di impiego e funzionamento, strutture di collegamento
      • amministrazione e vendita, logistica, SI
      • processi produttivi per singole unità o per processo continuo
        • su commessa : realizzazione di esemplari unici o limitati, su specifica richiesta cliente; AT comprende
          attrezzature e impianti generici e intercambiabili à flessibilità produttiva
          scorte di materie prime e componenti contenute à ridotto fabbisogno finanziario
          spesso niente scorte di prodotti finiti à ridotto grado di utilizzo della flessibilità produttiva
        • a lotti: prodotti di ampia gamma, in quantità superiori al fabbisogno immediato, utilizzando impianti comuni
          commessa ripetitiva
          produzioni intermittenti
        • in serie: elevati volumi di ristretta gamma – impianti dedicati
          produzione in funzione di domanda
          magazzino importante
          personalizzazione solo nelle fasi finali
        • flessibile: gamma differenziata tramite soluzioni tecniche e organizzative (FMS)
        • continua: elevati volumi di prodotti standard (siderugico, cartario, chimico, farmaceutico)
          produz funzione di domanda
          processo omogeneo, cicli lunghi
          grossi investimenti e forte incidenza di manodopera indiretta
          programmazione critica

 

    • Assetto Istituzionale: variabile che indica quali sono i soggetti nel cui interesse viene svolta l’attività – chi prende le decisioni, che forma dovrà avere, quale capitale l’imprenditore e i soci dovranno versare.

Questo modello si può utilizzare per tutte le tipologie d’imprese, ma ha dei limiti, in quanto ha il vincolo di non fare riferimento all’ambiente esterno. – dovremmo quindi utilizzare altri modelli per osservarlo.

Non tengo conto di come si evolve la concorrenza quindi mi devo ricordare che queste variabili possono cambiare perché siamo in un mondo in evoluzione. Se cambi ouna variabile anche le altre devono essere coerenti (Coerenza è molto importante) e dovrà cambiare almeno l’AO.
E’ un modello generale, quindi pul essere usato per tutte le imprese.

Limiti:

  • non tiene conto di relazioni dinamiche di causalità
  • non tiene conto dei risultati economici

Modello INPUT-OUTPUT: sistema aperto regolato da meccanismi di retroazione, coprono azienda e ambiente
Azienda vista come organizzatore e trasformatore di:

  • input: esterno (es. informazione sul mercato, legislazione, acquisto materie, richiede lavoro); possono essere da parte di portatori di interessi economici istituzionali o non.
  • output: restituisce risultati (prodotti, remunerazioni)

Da valutazioni sugli output si prendono decisioni che modificano volume e qtà degli input (retroattivi)
Limiti: non valuta la causalità

Modelli a relazioni dinamiche circolari à teoria dinamica dei sistemi: analizza variabili in flussi e livelli

ASSETTO ISTITUZIONALE (elemento sovraordinato della struttura), variabile + importante, la base
E’ un gruppo di persone, un soggetto: Definito come la configurazione di:

  • soggetto economico: soggetti primari nell’interesse (economico e non) dei quali si svolge l’azienda; le loro economie sono strettamente dipendenti dall’attività dell’impresa (es. lavoratori)
    • portatori di interessi istituzionali economici (soggetto economico) e non (soggetto d’istituto – es. es. x associaz culturali) - persone che si sono aggregate nell’istituto privilegiando gli aspetti economici
    • forniscono i contributi più critici per lo sviluppo duraturo dell’impresa
    • portatori di interessi non istuzionali economici e non (fornitori ecc)
  • contributi del sogg. economico all’azienda (energie proprie, capitale, tributi, beni) del Soggetto Economico

 

Tutti gli altri che diventano importanti per l’impresa ma non decidono in essa, non fanno parte dei soggetti economici.

  • ricompense del sogg. economico (rimuneraz del lavoro, del capitale, beni, prestigio..)
  • prerogative di governo economico assegnate al sogg. economico (scelte di fondo): chi prende le decisioni di base, ossia le scelte che permettono di costituire, estinguere e variare l’impresa: investimenti da fare, forma giuridica attuale e futura, struttura dei finanziamenti – medio o lungo termine. (questo non sempre funziona à es. Parmalat)
  • meccanismi e strutture che regolano relazioni tra contributi e ricompense (sistemi retributivi, tecniche distribuz utili) Obiettivi e politiche aziendali: quelle a cui si deve ispirare l’attività dell’azienda per raggiungere il fine aziendale

 

La teoria dell’assetto istituzionale include:

  • interessi istituzionali (fine dell’azienda) e non istituzionali (condizione dell’azienda)
  • fine immediato dell’azienda (soddisfare interessi economici istituzionali) e sua traduzione in politiche economiche
  • unicità ed unitarietà del soggetto economico
  • soggetto economico improprio: insieme di persone che esercitano per propri fini le prerogative che spettano al soggetto economico (strutture di influenza ufficiali e di fatto) il soggetto economico può essere più ristretto (es. Parmalat faceva gli interessi solo di una persona, Tanzi)– sfavorisce la vita duratura dell’azienda
  • stutture di rappresentanza e composizione interessi
  • principi di:
    • economicità: condizione di funzionamento di un’azienda; concetto molto ampio, l’impresa per esistere deve rispettare questo principio. L’azienda deve svolgersi secondo condizioni che favoriscano la vita duratura dell’istituto in un ambiente mutevole. Si realizza quando vi è autonomia economica: attitudine a vivere senza interventi di sostegno esterni
      E.: regola di condotta delle aziende che permette alle aziende di funzionare, vivere, di realizzare i propri obiettivi (curabilità e autonomia strettamente legate tra loro)
    • composizione degli interessi: Principio di contemperamento degli interessi: adottare strutture e processi ispirati alla logica della partecipazione e del confronto – favorisce l’economicità e l’efficienza

Governare un’impresa significa stabilire quali sono i soggetti primari (+ importanti) per le imprese, chi prende le decisioni (tutti e solo i membri del sogg. economico), chi ha più importanza nel prenderle

In molti casi l’assetto istituzionale delle aziende è qualificato anche da importanti relazioni interaziendali, dato che ogni persona è contemporaneamente parte di + istituti.

  • 1° teoria: liberale o anglosassone: le prerogative di governo spettano solo a chi ha il capitale di comando.
  • 2° teoria: di sinistra: il governo economico spetta ai lavoratori perchè sono il fattore critico dell’impresa
  • 3° teoria: mista: la verità sta nel mezzo

 

Altre teorie: il governo economico sono i soggetti che hanno interesse che l’attività venga svolta.

 

Assetto Istituzionale delle aziende familiari:

  • soggetto istituzionale ed economico: tutti i membri della famiglia; incluso chi presta lavoro collaborativo; gruppi economici di aziende familiari con interessi econ istituzionali e quindi sogg econ in comune.
    E’ unico e unitario
  • prerogative di governo economico secondo economicità; l’insieme di decisioni spetta a chi ha esperienza e conoscenza; contemperamento di interessi: le scelte non sono per il singolo, ma per la famiglia
  • relazioni interaziendali

Assetto Istituzionale delle imprese:

  • soggetto economico e sogg. d’istituto tendono a coincidere: persone che portano interessi econ. istituz - conferenti di capitale proprio, prestatori di lavoro; a volte anche altre categorie (grandi creditori o fornitori). Insieme di diverse persone con fine unico e unitario.
    Se le persone e gli interessi son troppi, si trova il modo di rappresentarli costituendo appositi organi, inclusi organi di sindacato e di riscontro del governo economico
  • contributi del sogg. economico all’azienda
  • ricompense del sogg. economico: attese dei lavoratori (monetarie e non) e dei conferenti di capitale (rimunerazioni e sicurezze)
  • prerogative di governo economico: a capo del sogg. econ e quindi di conferenti capitale e prestatori lavoro; altre teorie:
    • prerogative a capo di chi sopporta il rischio econ à conferenti capitale proprio
    • prerogative a capo di chi effettivamente esercita il potere à conferenti capitale proprio

Le normative di un paese influenzano le configurazioni dei sogg. econ.

  • meccanismi e strutture: soggetti economici impropri: si formano per strutture non corrette e non contemperamento degli interessi.
  • teorie manageriali dell’impresa????

Assetto Istituzionale delle aziende composte pubbliche:

  • soggetto economico e d’istituto: tutti i partecipanti alla collettività + i prestatori di lavoro (comunque parte della collettività).
  • contributi del sogg. economico all’azienda
  • sogg. economico improprio: l’azienda diventa strumento di organizzazioni politiche
  • prerogative di governo economico: Soggetto numeroso, si eleggono strutture e organi per il governo. Ruolo politico e ruolo economico distinti e integrati
  • secondo economicità se è svolto con efficienza

Chi dovrebbe prendere queste decisioni?

  • consiglio di amministrazione (Soci)
  • stato
  • clienti
  • lavoratori (sindacati)
  • finanziatori

 

Nelle imprese individuali le decisioni sono prese da una sola persona
Nelle società ci sono più soci a cui spettano le decisioni

SOCIETA’ PER AZIONI                                                                                      Ordinaria (1 x anno)
Assemblea dei soci                    Straordinaria (in casi particolari)
economia aziendale 



Collegio sindacale

                                               Consiglio di amministrazione à bilancio
economia aziendale 



                                                                                  Collegio Sindacale

                                               Direttore Generale

Spiegazione

Esiste un’Assemblea dei soci – per prendere decisioni si devono riunire – in cui le decisioni vengono prese a maggioranza.
Si riunisce almeno una volta l’anno per approvare il bilancio.
I soci nominano dei rappresentanti detti Amministratori o Consiglio di amministrazione (gruppo di persone che prende decisioni che si tramutano in bilancio, il quale viene presentato ai soci che riunendosi lo approvano)
L’assemblea dei soci può essere ordinaria o straordinaria.
I soci nominano il Collegio Sindacale (verifica l’operato degli amministratori per cui controlla la contabilità) – verifiche trimestrali) e poi vi è il direttore generale che fa in modo che le decisioni del collegio sindacale diventino realtà.

Condizioni di economia in una famiglia:

  • condizione di equilibrio monetario: liquidità
  • condizione di equilibrio reddituale
  • redditi di lavoro
  • consumi adeguati
  • risparmio
  • redditi patrimoniali

IL PATRIMONIO

  • Condizioni di produzione e di consumo: insieme di vari mezzi per svolgere l’attività economica di produzione e di consumo
    • input o flussi d’entrata: elementi che l’azienda trae dall’ambiente per alimentare le proprie CE
    • stock o fondi: insieme di elementi presenti in un certo momento e destinati ad alimentare le CE future

(gli input si trasformano in stock x effetto delle CE)

  • Esercizio: insieme di accadimenti (operazioni d’azienda e altro) rispetto al quale si può determinare una correlazione significativa tra valori positivi e negativi di reddito e un risultato reddituale come loro somma algebrica (utile o perdita). Di solito riferito a un intervallo di tempo – esercizio annuale – ma può essere anche infra-annuale. E. generale se riferito a C.E. generali; E. particolare se riferito a C.E. fortemente articolate
  • Reddito di esercizio: sistema di valori positivi (es. ricavi, interessi attivi, rimanenze finali) e negativi (es. costi, ammortamenti, interessi passivi) di reddito corrispondenti, secondo il principio della competenza economica all’esercizio.
  • Risultato reddituale: somma lagebrica dei componenti negativi e positivi di reddito
    • rimunerazione del capitale proprio
    • rimunerazione integrativa del lavoro
  • PATRIMONIO: insieme delle condizioni di produzione e di consumo (dette condizioni patrimoniali) di proprietà di un’azienda in un dato momento; Istante temporale e criteri di valutazione – è dinamico, si riferisce a un dato intervallo temporale. Il tempo è importante, ma non solo; bisogna valutare gli elementi che compongono il patrimonio, al prezzo di acquisto, costo storico o costo attuale.
  • Serve per poter svolgere i processi produttivi
  • capitale di funzionamento: sistema di valori positivi e negativi che esprimono le condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione (per aziende di consumo familiari e az. composte pubbliche è il patrimonio di funzionamento)
    • attività: cassa, crediti cl, immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie, banca c/c, rimanenze magazzino
    • passività: debiti vs. fornitori, banche, dipendenti
  • sintesi (o bilancio) di esercizio: reddito di esercizio + capitale di funzionamento

 

Principali Condizioni di produzione:

  • Lavoro: C. di P. di persona fornita dai prestatori di lavoro membri del sogg. econ.:
    • rimunerazione del lavoro e quota di TFR parte del RdE;
    • accumulo TFR nel cap. di funzionamento
  • Immobilizzazioni tecniche materiali: pluriennali, si impiegano per più tempo
    • si ripartiscono in quote attribuibili ai diversi esercizi (ammortamento)
    • incrementano il patrimonio, e appaiono nel capitale di funzionamento via via ridotte delle quote di ammortamento attribuite ai vari esercizi
      • sono endogene se prodotti internamente all’azienda
      • sono esogeni se acquistati all’esterno
  • Immobilizzazioni tecniche immateriali: brevetti, software, licenze, conoscenze impiegabili per + tempo; economicamente ripartibili come per le materiali
  • Immobilizzazioni finanziarie: titoli che l’impresa ha acquistato e che devono rimanere per un periodo di tempo medio lungo
  • Materie prime: tutte le merci a impiego unico e di breve periodo
    • Redd. d’E.: costi
    • Cap. di Funzionam: rimanenze
  • Servizi privati: utilizzazioni di lavoro e di condizioni di produzione di altre aziende, attribuzione come per le materie prime
  • Servizi pubblici: come i servizi privati; unica differenza non hanno prezzi costo ma tributi.
  • Beni liberi: non appaiono non essendo beni economici
  • Mezzi monetari: il fabbisogno di mezzi monetari nasce per l’asincronia tra entrate e uscite – credito di prestito o capitale proprio
    • debiti di prestito: elem negativi del capitale di funzionamento
    • interessi passivi: elem passivo del reddito d’esercizio
    • capitale proprio: elem negativo del capitale di funzionamento
    • rimunerazione del capitale proprio: elem negativo del reddito d’esercizio
    • debiti e crediti di regolamento: elem negativi o positivi del capitale di funzionamento
  • Prestiti di finaziamento (titoli o obbligazioni) o conferimenti di capitale proprio; condizioni produttive della gestione patrimoniale.
  • Mezzi monetari liquidi: cassa

 

Le decisioni sono prese dal Consiglio di Amministrazione – da parte di specifici soggetti
Una volta l’anno gli amministratori presentano il bilancio ai soci, composto da el. attivi e passivi.
Il patrimonio al netto di debiti se questi sono già stati tolti dallo stesso.
Elementi che compongono il patrimonio di un’impresa

Capitale di funzionamento: valuto quali sono i beni del patrimonio al 31/12 che mi serviranno anche in futuro.

Patrimonio al 31/12

  • attivo:  cassa, macchinari, crediti v. clienti, fabbricati, brevetti, rimanenze merci, materie, prodotti, titoli
  • passivo: debiti v. fornitori, v. banche, v. dipendenti

Il patrimonio netto si calcola x differenza
Se il bene non è di proprietà non compare anche se ho la disponibilità

Rimanenze: condizioni di produzione - processi non conclusi in un dato momento: prodotti finiti, processi a cui non sono ancora attribuibili dei ricavi. Sono di competenza dell’esercizio, componenti positivi di reddito e di cap. di funzionamento (ma negativi per l’esercizio successivo). Sono creati per spostare i costi nella competenza dello stesso esercizio in cui ci sono i ricavi.

Nelle aziende di produzione non tutte le condizioni di produzione sono di pertinenza dell’azienda (patrimoniali)
Alcune non corrispondono agli input (rimanenze)
Condizioni patrimoniali positive:

  • disponibilità immediate di mezzi monetari
  • crediti di regolamento
  • rimanenze
  • immobilizzazioni tecniche materiali e immateriali endogene
  • crediti di prestito e partecipazioni

Condizioni negative:

  • debiti di regolamento
  • tfr
  • debiti di finanziamento
  • capitale proprio

Struttura del patrimonio (importante x analizzare l’equilibrio monetario e finanziario dell’azienda

  • condizioni a impiego unico
  • condizioni a impiego ripetuto (immobilizzazioni tecniche)
    • esogene o endogene
    • materiali o immateriali

Dinamica del patrimonio: condizioni in continua trasformazione

  • unitarietà del patrimonio: condizioni di produz legate da interdipendenza (fungibili – complementari)
  • variabilità per destinazione e per contesto

Proprietà del patrimonio: è dei conferenti capitale risparmio
Il patrimonio dell’azienda può esser oggetto di:

  • liquidazione per stralcio: gli elementi del patrimonio passano da condizioni di produzione a beni di scambio
  • cessione di beni in funzionamento: non si trasformano, ma si valutano in altra ottica per definire il prezzo di cessione

Capitale di funzionamento: calcolato una volta l’anno, per i soci, dal consiglio di amministrazione
Capitale economico:

Rivalutazione fuori esercizio.

Capitale economico: nozione di capitale-valore che prende in considerazione l’ipotesi che il complesso aziendale sia ceduto in blocco. Tengo conto della capacità dell’impresa di produrre un reddito, fattore di cui il capitale di funzionamento non tiene conto. Determinare il capitale economico = esprimere un apprezzamento sull’attitudine del patrimonio d’impresa a produrre redditi in futuro.
Non è il prezzo effettivo di scambio, ma un indice di questo.

Procedimento per determinare il capitale economico: attualizzazione (capitalizzazione) dei flussi di reddito attesi futuri a un adeguato tasso per un periodo di tempo illimitato.

  • reddito medio normalizzato: durevole attitudine dell’impresa a produrre reddito
  • definizione di un tasso opportuno, che tenga conto del valore del tempo e del rischio connesso

Avviamento = Cap Econ – Cap Netto
Avviamento = qualità dell’impresa; significa che l’impresa ha prospettive di reddito tali da rimunerare in maniera soddisfacente i mezzi investiti dai portatori di risparmio
Il cap. econ si può determinare anche in modo analitico.

Economicita: l’azienda deve essere

  • duratura: attitudine a durare nel tempo in un ambiente mutevole. L’istituto stesso è duraturo, la sua curabilità va oltre le persone che lo compongono.
  • autonoma: attitudine a vivere senza sistematico ricorso a interventi di sostegno o di copertura delle perdite da parte di altre economie. Ci sono aziende che sopravvivono con soluzioni che sono però provvisorie e precarie. Aiutare le imprese in dissesto, senza intervenire sulle cause del problema e migliorare la capacità produttiva, serve solo a rimandare il problema, non a risolverlo.

Entrambe le condizioni sono principi di economicità intesi come condizioni di funzionamento dell’azienda per il perseguimento dei propri fini

Condizioni di economicità:

  • nell’azienda familiare:
    • soddisfacimento dei fini economici istituzionali
    • redditi da lavoro e gestione patrimoniale in grado di soddisfare consumi in modo adeguato e generare un risparmio
  • negli istituti pubblici territoriali:
    • produzione di beni pubblici soddisfacenti per la collettività
    • corresponsione di rimunerazioni adeguate a collaboratori e finanziatori
    • gestione e organizzazione efficiente e senza sprechi
    • imposizione di tributi in linea con le precedenti, non inutili
  • nelle imprese:
    • i ricavi devono coprire i costi, tenendo conto di condizioni di efficienza dei processi
    • remunerazioni di collaboratori soddisfacenti
    • remunerazioni di finanziatori soddisfacenti
    • variazioni di valore capitale per rivalutazione soddisfacenti (giudizio di valore)

Equilibrio reddituale (tra componenti positivi e negativi): condizione che rende l’azienda vitale – attitudine della gestione a remunerare con componenti positivi del reddito tutti i fattori produttivi, inclusi capitale di prestito e di rischio. Condizione non sufficiente singolarmente

  • equilibrio di lungo periodo, anche se raggiunto con modalità diverse (susseguirsi di + equilibri per cicli, equilibri poliennali per commesse a lungo termine)
  • equilibrio aziendale o di gruppo: può far riferimento all’azienda e/o al gruppo aziendale – azienda “economica in funzione del gruppo” se è autosufficiente solo se inserita nel gruppo o se non è autosufficiente, ma viene mantenuta in vita perché utile al gruppo

 

Altre condizioni che accompagnano l’equilibrio reddituale:

  • livello accettabile di efficienza (rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi: risultati non monetari dello svolgimento di alcuni processi) raggiungibile anche con
  • innovazione dei processi, di mezzi tecnici e di soluzioni organizzative
  • flessibilità: predisposizione di strutture e di combinazioni economiche ad adeguarsi in tempi brevi alle mutate condizioni dell’ambiente
  • contiguità prezzi costi – ricavi: se non sono giusti, a farne le spese sono altre aziende e prima o poi questo arreca danno alla azienda in oggetto. Costi includono le remunerazioni per collaboratori che devono essere in linea con l’ambiente circostante, e rimunerazioni per capitale di rischio.

L’economicità aziendale non è duratura se viene perseguita anche grazie al concorso di altre aziende.

Equilibrio monetari : l’azienda dev’esser sempre in grado di far fronte agli impegni di pagamento – gestione finanziaria collega situazione reddituale e monetaria

IL REDDITO DI ESERCIZIO E IL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO

Sistema delle quantità economiche: determinazione quantitativa delle CE (servono per le indagini aziendali); ha caratteri di unitarietà, estensione e dinamicità – interdipendenza, congiunzione e comunanza. Danno origine a:

  • stime di qtà econ: determinazioni approssimate (a un vero che ancora non si conosce) di qtà econ
  • congetture: non si identificano con fatti reali, sono ipotesi –finzione (es. quote di impianti attribuite x competenza a un esercizio)

Sistema dei valori: moneta come espressione del valore, nasce dalle operazioni di scambio, fondamentali per la vita dell’azienda di produzione. E’ espressione del divenire economico dell’impresa che si compone di:

  • quantità fondo: riferiti a un determinato istante à modello: capitale di funzionamento
  • quantità flusso: riferiti a un periodo di tempo à reddito di esercizio

Le operazioni di gestione aziendale producono operazioni:

  • numerarie positive e negative
  • non numerarie, positive e negative con significato di variazione sia per condizioni di produzione che per componenti di reddito
  • non numerarie comportanti variazioni solo per condizioni di produzione

Tempo di rilevazione: quando si manifesta la variazione numeraria (momento della moneta e del credito)

Conti: tavole collegate di raccolta dati con valori positivi e negativi (metodo della partita doppia); registrano gli accadimenti dell’azienda
Esercizio determinato per competenza economica: a un esercizio si attribuiscono tutti e solo quei componenti di reddito che risultano tra loro collegati

  • un costo è di competenza di un esercizio se sostenuto per produzione effettuate nell’esercizio
    à rimanenze
  • un ricavo è di competenza di un esercizio se conseguito con i costi sostenuti nell’esercizio.

Equazione di bilancio:
Attivo               =          Passivo + capitale proprio (netto)
beni diritti _(cond. patrim +)      obbligazioni (condiz patrim negative)

Attivo +(costi-ricavi) = passivo + capitale proprio

Nelle rilevazioni di fine esercizio appaiono componenti negativi e positivi di reddito di competenza dell’esercizio, ma non propriamente costi o ricavi (non nascono in concomitanza di una variazione numeraria certa)

Stessa cosa accade dal punto di vista patrimoniale

  • ratei attivi o passivi: quote di competenza dell’esercizio di costi o ricavi non ancora verificatisi in variazione numerica (es. parte di interessi semestrali posticipati)
  • debiti e crediti presunti relativi a ratei passivi / attivi
  • risconti attivi o passivi: quote di competenza dell’esercizio successivo di costi o ricavi gia accaduti (es. interessi semestrali anticipati)
  • rimanenze attive o passive relative a risconti attivi / passivi

 

  • componenti negativi di competenza dell’esercizio la cui variazione numerica non si è ancora verificata (TFR)
  • debiti e crediti relativi a costi e ricavi maturati ma non liquidati (tfr)
  • perdite su crediti
  • rettifiche su crediti non esigibili
  • quote di costi pluriennali da attribuire con ammortamento
  • rettifiche sui valori degli impianti (si deducono via via le quote di ammortamento)
  • rimanenze finali (componente positivo di reddito): i costi (variazione positiva di reddito) tengono conto delle rimanenze)
  • rimanenze finali

 

A + (c – r +/- t) = P + Cap netto

Mastro: insieme dei conti per la registrazione delle operazioni.

Bilancio d’esercizio: modello che misura e valuta la redditività della gestione, con riferimento a periodi di tempo definiti, di varia ampiezza (anno solare, per convenzione). E’ un documento conclusivo che raccoglie sistemi di valori per determinare due quantità economiche, attribuendo dei valori a un periodo di riferimento, con schemi a sezioni divise e contrapposte:

  • sintesi del reddito d’esercizio à conto economico a costi, ricavi e rimanenze dell’anno.

Dare: componenti negativi di reddito (costi)

Avere: componenti positivi di reddito (ricavi)

  • sintesi del capitale di funzionamento à stato patrimoniale

 

Attivo: condizioni patrimoniali positive

Passivo: condizioni patrimoniali negative + capitale proprio

  • RR (risultato reddituale) è il saldo di entrambi i conti
  • rimanenze finali sono componenti positivi di reddito e condizioni patrimoniali positive
  • quote di ammortamento compaiono nel conto econ e nel fondo ammortamento dello stato patrimoniale
  • i tfr e imposte del conto economico sono ritrascritte anche nello stato patrimoniale

 

 

UTILIZZARE LA SINTESI DI BILANCIO PER VALUTARE L’ECONOMICITA’ DELL’AZIENDA

Il bilancio di esercizio è uno strumento conoscitivo – e di comunicazione – a disposizione degli organi direttivi e del governo economico; è richiesto dalla legge ordinaria– diventa quindi disponibile per terzi. Il collegio sindacale controlla che sia redatto secondo le norme (forma e struttura sono a norma di legge)
Riepiloga l’andamento dell’azienda – documento consuntivo

Per valutare gli equilibri dell’azienda - reddituale (RE e modo in cui è stato realizzato) e patrimoniale (cap. di funzionamento e sua struttura) - bisogna verificare la congruità delle remunerazioni per le diverse condizioni produttive.
A tal fine si utilizzano due tecniche di analisi:

  • riclassificazione delle sintesi di bilancio: ridisporre i valori di bilancio in altre forme per ottenere informazioni aggiuntive e capire se il reddito è soddisfacente o meno
    • conto econ a costi e ricavi del venduto da cui si evincono:
      • ROGC gestione caratteristica = ricavi – costo venduto (tolte rimanenze)
      • RO = ROGC + proventi netti di gestione patrimoniale (I. attivi)
      • risultato lordo di competenza = RO + oneri finanziari (I. passivi)
      • reddito pre imposte: risultato lordo + componenti straordinari (sopravvenienze, insussistenze)
      • RN reddito netto: risultato pre imposte – tributi

Se il R.netto proviene di base dal RO della gestione caratteristica, l’equilibrio può essere solido, almeno nel breve periodo.

    • stato patrimoniale finanziario: singoli valori considerati in termini qualitativi
      • l’attivo si classifica secondo liquidità: attitudine a trasformarsi in mezzi monetari
        • attivo corrente
          • liquidità immediate
          • liquidità differite – crediti esigibili entro l’anno
          • disponibilità – rimanenze (magazzino)
        • attivo immobilizzato
          • immob finanziarie – crediti esigibili oltre l’anno
          • immob tecniche – impianti
          • immob immateriali – brevetti
      • il passivo si classifica secondo scadenza degli impegni
        • passivo corrente - debiti inferiori all’anno
        • passivo consolidato – debiti oltre l’anno, TFR
        • capitale netto

 

Equilibrio patrimoniale:

      • composizione e struttura impieghi: elasticità azienda dipende dalla trasformabilità in mezzi monetari; Se l’attivo immobilizzato è alto, l’impresa è + vulnerabile
      • composizione e struttura fonti di finanziamento: quantità di ricorso ai debiti e loro tipologia
      • equilibrio strutturale tra natura e variabilità fonti e tra natura e variabilità investimenti
  • utilizzo di indici (quozienti) che sintetizzano fenomeni complessi – es. redditività (si rapporta una configurazione di reddito a un’altra grandezza correlata)
    • ROE (return on equità): redditività del capitale proprio

reddito netto \ capitale proprio
Il RN è la variazione che il capitale proprio subisce per effetto della gestione

    • ROA (return on asset): redditività gestione operativa

reddito operativo \ attivo netto

    • ROA è fattore determinante di ROE; questo dipende da redditività operativa, indebitamento finanziario, incidenza RN su RO

Ogni variazione deve esser registrata in CE e in SP?

 

 

Scheda articolo

Area tematica : Economia | Argomento : Economia aziendale | Indice argomenti

Fonte articolo : http://www.scicom.altervista.org/economia.html | Autore : se non indicato nell' articolo non era specificato nel documento di origine |

Tipo origine articolo : documento word | Data pubblicazione : 18/1/11


 

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