Diritti umani
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Diritti umani
Cosa sono i diritti umani?
Dove trovano fondamento?
Come e quando si sono codificati?
Per il cristianesimo qual è la sorgente dei diritti?
Cosa insegna la chiesa di originale?
Quale concezione dei diritti è presente nelle altre religioni?
In particolare l’islam cosa dice al riguardo?
Il concetto
Il concetto di diritto umano si fonda sul concetto di dignità: ossia quale dignità riconoscere alla persona umana? Tuttavia esso assume valenze diverse a seconda del contesto culturale in cui viene usato.
Queste differenze rappresentano il discriminante sul valore che si attribuisce ai valori.
Un po’ di storia
Nella cultura occidentale la dignità sembra derivare da una specie di “sguardo divino” sugli uomini, uno sguardo che dà origine ad una legge, ugualmente “divina”, che nessuna legge umana può permettersi di violare.
In ogni uomo è intrinseca una dignità originaria, che deve essergli riconosciuta e che consiste nel valore unico, quindi non confrontabile con altro.
La dignità sta tutta racchiusa nell’individuo stesso, non dipende da nessun altro fattore.
Un po’ di storia
1870 A.C Il Codice di Hammurabi
Hammurabi re di Ur creò ciò che è supposto essere il primo codice legale all'incirca nell’anno 2050 a.c. Numerosi altri corpi legislativi furono creati in Mesopotamia incluso il Codice di Hammurabi (ca. 1780 a.C.) che è uno degli esempi meglio preservati di questo tipo di documento. Esso mostrava le leggi e le punizioni conseguenti all’infrazione delle leggi su una vasta quantità di problemi incluso diritti delle donne, diritti dei bambini e diritti degli schiavi.
La nozione nell’antichità
La nozione di diritti minimi connessi alla sola qualità di essere umano, i cosiddetti diritti naturali è molto antica e anche molto generica. Quello che caratterizza l’idea di diritti dell’uomo è il fatto di inscriverli esplicitamente nel diritto (orale o scritto), di riconoscere loro un’applicazione universale e una forza superiore ad ogni altra norma. Si passa allora spesso attraverso una forma di proclamazione piuttosto che attraverso l’ordinaria emanazione di norme legali; i termini utilizzati sono quelli di un’evidenza preesistente e indiscutibile che si scopre e si riconosce, piuttosto che di una semplice convenzione discutibile. L’unanimità è implicitamente convocata come fonte della legittimità di questi diritti. Anche se possiamo ritrovare dei riferimenti al divino o delle influenze religiose, essi si distinguono da una regola religiosa attraverso il loro carattere universale.
Aristotele
Tra i primi ad affrontare il tema da un punto di vista speculativo, sono forse i filosofi greci in particolare Aristotele e gli storici che affermano l'esistenza di un diritto naturale, cioè di un insieme di norme di comportamento la cui essenza l'uomo ricava dallo studio delle leggi naturali. Questo pensiero, detto giusnaturalismo ha origini antichissime, e di sovente viene suddiviso in vari tronconi storici. Il gusnaturalismo antico è riassumibile nel pensiero del grande filosofo greco espresso nella sua Etica nicomachea.
"del giusto civile una parte è di origine naturale, un 'altra si fonda sulla legge. Naturale è quel giusto che mantiene ovunque lo stesso effetto e non dipende dal fatto che a uno sembra buono oppure no; fondato sulla legge è quello, invece, di cui non importa nulla se le sue origine siano tali o altro, bensì importa com'esso sia, una volta che sia sancito". Aristotele
538 A.C. Il Cilindro di Ciro
Nella pratica il concetto di diritti dell’uomo viene affrontato storicamente per la prima volta nel sestos ecolo a.c da Ciro il grande, sovrano dell’Impero persiano. Dopo la conquista di Babilonia nel 539 a.c, il re fa emanare il testo scolpito sul “ Cilindro di Ciro” rinvenuto nel 1879 tra le rovine di Babilonia e conservato al British museum a Londra. Questo documento è correntemente menzionato come la "prima carta dei diritti dell’uomo" poiché esprime rispetto per l’uomo in quanto tale e promuove una forma elementare di libertà e tolleranza religiosa. Esso afferma
"Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise, gran re, re di Anzan, nipote di Ciro, gran re, re di Anshan, discendente di Teispe, gran re, re di Anshan, di una famiglia (che) ha sempre regnato. Non permetto a nessuno di spargere terrore nel Paese di Sumer e Akkad. Voglio fermamente la pace a Babilonia e in tutte le sue sacre città. Per gli abitanti di Babilonia (…) io abolisco i lavori forzati (…) Da Ninive, Assur e Susa, Akkad, Eshnunna, Zamban, Me-Turnu e Der fino alla regione di Gutium, restituisco a queste sacre città dall'altro lato del Tigri i templi di cui è stata fatta rovina per lungo tempo, le immagini che una volta vi erano conservate e stabilisco che essi siano i loro templi. Ho anche radunato gli abitanti di queste regioni e ho restituito loro le case che avevano".
Ciro quindi dichiarava in sostanza che i cittadini dell'Impero erano liberi di manifestare il loro credo religioso e, inoltre, aboliva la schiavitù permettendo il ritorno dei popoli deportati nelle terre d’origine, dalla qual cosa derivò anche la biblica fine della cattività babilonese per il popolo di Israele
Roma e il diritto di cittadinanza riservato ai romani
Nella Roma antica esisteva la nozione di diritto di cittadinanza che era in sostanza un insieme di diritti riservati a tutti i cittadini romani.
265 A.C. Editto di Ashoca
Nel III secolo a.c durante il regno di Ashoca il Grande sull’Impero maurya (oggi India), furono stabiliti diritti civili senza precedenti. Dopo la sanguinosa conquista del regno di Ralinga circa nel 265 a.c Ashoka si pentì degli atti commessi in guerra e si convertì al Buddismo. Da allora colui che era stato prima descritto come "il crudele Ashoka" fu conosciuto come "il pio Ashoka". Durante il suo regno egli perseguì una politica di non-violenza (ahimsa) e rispetto per la vita animale (ad esempio forme di uccisione o mutilazione non necessaria di animali, come la caccia per divertimento e i sacrifici a carattere religioso o la castrazione, furono immediatamente abolite). Egli trattò i suoi sudditi come uguali a prescindere dalla loro religione, casta o attività politica, costruì ospedali e università offrendone i servizi gratuitamente a tutti i cittadini, definì i pincipi di non-violenza, tolleranza religiosa, obbedienza verso i genitori, rispetto verso gli insegnanti e i preti, umanità verso i servi generosità verso il prossimo, benevolenza verso i colpevoli. Tutte queste riforme sono descritte negli Editti di Ashoka, una collezione di 33 iscrizioni sui cosiddetti Pilastri di Ashoka.
Bibbia Corano Veda Analecta
In tutte le società antiche i principi dei diritti umani sono stati fissati nei testi religiosi. I Veda induisti, il Tanaha’ ebraico, la Bibbia , il Corano islamico e gli Analecta confuciani sono tra gli scritti più antichi che affrontino la questione dei diritti e doveri dell’uomo e delle sue responsabilità. Nel caso della società cinese al tempo di Confucio (551-479 BC), è indubbio che non fossero rispettati nemmeno i fondamentali diritti umani poiché non esisteva l’idea di diritti naturali inalienabili dei quali ogni uomo gode fin dalla nascita; i diritti erano accordati solo in riguardo della posizione e del ruolo dell’individuo nella società (cf. scritti di Hans-Georg Möller, Brock University, Canada).
XIII sec. Giusnaturalismo scolastico
Bisogna arrivare al Medioevo per trovare le prime manifestazioni concrete con effetto pratico dell’idea di diritti dell’uomo.
Nel XIII secolo il giusnaturalismo scolastico, che ha avuto come suo massimo esponente un altro grandissimo filosofo, San Tommaso d’Aquino , descrive i diritti naturali come un "insieme di primi principi etici, generalissimi" che condizionano il legislatore nel diritto positivo, in quanto sigillo di Dio nella creazione delle cose. I diritti umani quindi non sono più un insieme di cose più o meno benevolmente concesse da qualche autorità. È diritto dell'uomo rivendicare la propria libertà quale suo diritto naturale.
1215 Magna charta libertatum di Giovanni senza terra
Nel 1215 il re d’Inghilterra John Lackland fu costretto dai baroni del regno e dal Papa a concedere, firmandola, la Magna Charta Libertatum (Carta delle libertà). Essa rappresenta il primo documento fondamentale per la concessione di diritti ai cittadini perché impone al re il rispetto di alcune procedure, limitando la sua volontà sovrana per legge. Tra gli articoli della Magna Carta ricordiamo il divieto per il Sovrano di imporre nuove tasse senza il previo consenso del Parlamento e la garanzia per tutti gli uomini di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, riducendo inoltre l'arbitrarietà del re in termini di arresto preventivo e detenzione. Benché la Magna Carta nel corso dei secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate dal Parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale dello monarchia britannica.
1222 Carta Manden del Mali
Alla fine dell’anno 1222, il giorno dell’incoronazione di Sundjata Keïta quale sovrano dell’Impero del Mali, fu solennemente proclamata e tramandata oralmente la Carta Manden, una dichiarazione di diritti umani essenziali quali il diritto alla vita e il diritto alla libertà. La Carta Manden si rivolge ai "quattro angoli del mondo" con sette affermazioni:
- « ogni vita è una vita »
- « il torto richiede una riparazione »
- « aiutatevi reciprocamente »
- « veglia sulla patria »
- « combatti la servitù e la fame »
- « che cessino i tormenti della guerra »
- « chiunque è libero di dire, di fare e di vedere »
Si trovano in questa carta i temi che saranno trattati vari secoli dopo in Occidente nelle dichiarazioni dei diritti umani: il rispetto della vita umana e della libertà dell’individuo, la giustizia e l’equità, la solidarietà. Prendendo posizione contro la schiavitù, divenuta corrente in Africa occidentale, la carta identifica la violenza delle cause come precedente la violenza della guerra. L’abolizione della schiavitù fu probabilmente il grande merito di Sundjata Keïta. La Carta Manden può probabilmente essere considerata come una delle prime dichiarazioni dei diritti dell’uomo.
1305 Habeas corpus : i diritti personali non sono arbitrio del potere
Fin dal 1305 in Inghilterra, sotto il regno di Edoardo I per quanto anche anteriormente a tale data fossero stati emessi writs (mandati) di contenuto analogo, si diffonderà l’uso dell’Habeas corpus, un writ che impone la conduzione di un suddito imprigionato di fronte ad un tribunale per un giusto processo, o la scarcerazione in alternativa. Con l'emissione del writ di Habeas corpus una corte reale poteva ordinare a qualsiasi altra giurisdizione la consegna del prigioniero garantendolo dall'arbitrio signoriale. L'importanza di questo atto legale può essere compresa se si considera che nel diritto inglese originario ogni suddito poteva essere soggetto a una pluralità di giurisdizioni locali e signoriali, le quali tutte potevano disporre fisicamente del soggetto. Il diritto di habeas corpus è stato a lungo celebrato come il più efficiente atto di salvaguardia della libertà dell’individuo. Dal corpus legislativo inglese l'Habeas corpus è passato in tutte le costituzioni occidentali, fino ad approdare alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che all'Articolo 9 recita: Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Dopo il 1492
La conquista spagnola delle Americhe nel XIV secolo e la scoperta di popolazioni indigene, e le prime conseguenti pratiche di deportazioni di individui di pelle nera dall’Africa verso il "Nuovo Mondo", crearono un vigoroso dibattito sui diritti umani. Francisco de Victoria e altri filosofi della Scuola di Salamanca enunciarono il concetto di diritto naturale relativamente al corpo (diritto alla vita, alla proprietà) quanto allo spirito (diritto alla libertà di pensiero, alla dignità). I teologi dell'università di Salamanca furono tanto radicali da condannare qualsiasi forma di guerra (con poche eccezioni) come una violazione dei diritti naturali, opponendosi espressamente alle campagne di Carlo I.
La scuola di Salamanca
La dottrina giuridica della Scuola di Salamanca significò la fine del concetto medievale del diritto marcata da una rivendicazione di libertà inusuale per l'Europa dell'epoca. I diritti naturali dell'uomo sono connessi alla natura stessa di essere umano, quindi ovviamente se tutti gli uomini hanno la stessa natura essi hanno anche gli stessi diritti di libertà e uguaglianza.
È da inscrivere in questo quadro lo scontro filosofico conosciuto come Giunta di Valladolid (1550-1551) che vide contrapposte la teoria del frate domenicano Bartolomeo de Las Casas a difesa della libertà naturale degli indigeni americani e quella dell'umanista Juan Gines de Sepulveda sostenitore della loro naturale schiavitù. Questi primi dibattiti sull’argomento nella storia europea si manifestarono con gli atti Veritas ipsa e Sublimis Deus attraverso i quali il papa Paolo III dichiarò l’umanità degli indigeni americani e il loro diritto alla libertà e alla proprietà, condannando la pratica della schiavitù.
1512 Bartolomeo De Las Casas
Las Casas lottava dal 1512 per i diritti degli indigeni, quando era cappellano dei Conquistadores a Cuba sotto il comando di Diego Velasquez. Più volte testimone e attore della resistenza indigena alla penetrazione sanguinaria dei Conquistadores e della cristianizzazione imposta "a ferro e fuoco", egli aveva scritto la "Brevisima" o "breve relazione sulla distruzione delle Indie" nella quale descriveva le crudeltà di cui erano fatti oggetto gli indigeni. Il 26 gennaio 1542 Las Casas fu presentato all’imperatore Carlo V, al quale riassunse il contenuto della "Brevisima". Da questo incontro nacquero le "Leggi nuove" del novembre 1542 che proclamavano:
- la libertà naturale degli indigeni e la messa in libertà degli schiavi
- la libertà del lavoro, che limita le corvée e abolisce la pesca delle perle
- la libertà di residenza e la libera proprietà dei beni, fino alla punizione di coloro che saranno violenti o aggressivi verso gli indigeni
- l’abolizione del sistema delle encomiendas, consistente nell'affidare a degli encomenderos spagnoli determinati territori abitati con, "in dotazione", un gruppo di indigeni, che dovevano essere colonizzati e cristianizzati, con libertà assoluta di governo.
Le rivolte e l’anarchia che seguirono nelle colonie spagnole del Nuovo Mondo portarono all’abrogazione di queste leggi in favore della conquista indiscriminata.
1700 Hobbes
Il giusnaturalismo razionalistico moderno nacque tra il 1600 e il 1700, divisibile in due filoni: quello dell'Illuminismo di fine '700 (con l'affermazione del concetto di libertà dell'individuo, soprattutto in opposizione all'assolutismo, la forma di governo caratteristica dell'età moderna) e quello che si sviluppa a partire dal pensiero di Thomas Hobbes (il quale per la verità considerava il diritto naturale proprio solo allo stato di natura, ovvero alla condizione in cui l'uomo si trova prima di stipulare quel contratto sociale che porta all'istituzione dello stato; pertanto Hobbes non può ritenersi autenticamente un giusnaturalista).
Fra gli autori che, a vario titolo, hanno affrontato il tema del diritto naturale in età moderna si possono quindi citare:
- Thomas Hobbes
- Huig de Groot (Ugo Grozio)
- John Locke
- Jean Jacques Rousseau
- Immanuel Kant
Secondo la formulazione di Grozio e dei teorici razionalisti del giusnaturalismo, gli uomini, pur in presenza dello stato e del diritto positivo ovvero civile, restano titolari di alcuni diritti naturali, quali il diritto alla vita, alla proprietà etc., diritti inalienabili che non possono essere modificati dalle leggi. Questi diritti naturali sono tali perché razionalmente giusti, ma non sono istituiti per diritto divino; anzi, Dio li riconosce come diritti proprio in quanto corrispondenti alla ragione.
Locke sviluppò invece il concetto di diritto naturale come derivato dalla divinità, in quanto l’uomo è creazione di Dio, non limitando questo diritto né al possesso della cittadinanza né a criteri di etnia, cultura o religione.
1776 USA
La prima dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’epoca moderna è quella dello Stato della Virginia (USA), scritta da George Mason e adottata dalla Convenzione della Virginia il 12 giugno 1776. Questa fu largamente copiata da Thomas Jefferson per la dichiarazione dei diritti dell’uomo contenuta nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America (4 luglio 1776) la quale afferma "che tutti gli uomini sono creati uguali tra loro, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità".
Comunque sia, la prima e vera propria carta formale dei diritti dell'uomo è nata nel 1789 dalla Rivoluzione francese, è conosciuta come Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino ed è caratterizzata da un'impostazione più astratta della precedente americana.
Napoleone Bonaparte: che leader!
Fu poi Napoleone Bonaparte a esportare il concetto di diritti umani negli altri paesi d'Europa, anche se in realtà negandoli di fatto. Pertanto, una vera e propria diffusione degli stessi si ebbe solo dopo i moti del 1848 e la conseguente proclamazione delle prime costituzioni liberali nei vari paesi europei.
Nel corso del XX secolo in Europa occidentale e in America settentrionale molti gruppi e movimenti riuscirono a ottenere profondi cambiamenti sociali in nome dei diritti umani, creando un rapido miglioramento delle condizioni di vita dei popoli cosiddetti occidentali. I sindacati dei lavoratori lottarono per il riconoscimento del diritto di sciopero, per garantire condizioni dignitose di lavoro e per proibire o limitare il lavoro minorile. Il movimento per i diritti delle donne guadagnò il suffragio universale esteso alle donne. All'indomani della Prima Guerra Mondiale fu messo in piedi un sistema di protezione delle Minoranze nazionali di razza, di lingua e di religione, grazie al quale molti gruppi lungamente oppressi riuscirono ad ottenere diritti civili e politici.
Ghandi e il Grande Oriente Indiano
Nello stesso periodo i movimenti di liberazione nazionale poterono affrancare le nazioni colonizzate dal giogo delle potenze coloniali. Importantissimo in tema di diritti umani fu il movimento non violento del Mahatma Gandhi che portò l’India all’indipendenza dal dominio britannico.
10 dicembre 1948
Un'ulteriore grande affermazione dei diritti umani si ebbe dopo la fine della Seconda guerra mondiale con la costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e con la redazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, siglata a New York nel 1948. Con questa Carta si stabiliva, per la prima volta nella storia moderna, l'universalità di questi diritti, non più limitati unicamente ai paesi occidentali, ma rivolti ai popoli del mondo intero, e basati su un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile, ed universale. La Dichiarazione riconosce tra le atre cose il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale; al riconoscimento come persona e all'uguaglianza di fronte alla legge; a garanzie specifiche nel processo penale; alla libertà di movimento e di emigrazione; all'asilo; alla nazionalità; alla proprietà; alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; alla libertà di associazione, di opinione e di espressione; alla sicurezza sociale; a lavorare in condizioni giuste e favorevoli e alla libertà sindacale; a un livello adeguato di vita e di educazione.
Da questo momento in poi il posto occupato dall’ONU nel processo di legittimazione e promozione dei diritti dell’uomo è fondamentale. Ma anche gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno fatto un ulteriore passo avanti attraverso una convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore nel 1953. Tra le altre cose, la convenzione stabilisce che il godimento dei diritti da essa garantiti non è soggetto ad alcuna discriminazione fondata su ragioni di razza, lingua, religione, opinione pubblica, origine nazionale o sociale.
Da allora la nozione di Diritti umani si è estesa grazie a leggi e dispositivi che sono stati creati per sorvegliare e punire le violazioni di questi diritti. Citiamo alcuni avvenimenti quali pietre miliari di questo processo:
- 1966: adozione da parte dell’ONU del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e del Patto internazionale sui diritti civili e politici
- 1967: creazione di meccanismi di inchiesta da parte della Commissione dell’ONU sulle violazioni dei diritti dell’uomo dei paesi membri.
- 1991: primo incontro internazionale delle istituzioni nazionali di promozione e protezione dei diritti dell’uomo organizzata dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo a Parigi sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
- 1993: adozione da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite del Programma d’azione di Vienna, che accorda grande spazio alla democrazia ed allo sviluppo considerati come parte integrante dei diritti dell’uomo; il Programma chiama tutti gli stati membri a creare delle istituzioni nazionali che siano garanti dei diritti dell’uomo.
- 2006: creazione del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU al momento dell’adozione da parte dell’Assemblea generale della risoluzione A/RES/60/251, il 15/03/2006.
In sintesi
Si deve allora subito distinguere tra due modi irriducibili di intendere la dignità umana: il modo occidentale e il modo orientale.
- Nella cultura occidentale……………………………………………………
1. 1 Diritti umani in occidente
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Per il fatto di essere stata concepita ogni persona è riconosciuta biologicamente e filosoficamente come portatrice di innati diritti con le seguenti caratteristiche:
- Fondamentali: in quanto corrispondono ai bisogni vitali, spirituali e materiali di ogni persona. Quindi sono diritti alle libertà civili, politiche, sociali, economiche, culturali.
- Universali in quanto appartengono ad ogni essere umano per il solo fatto di essere tale, senza distinzione di razza, colore della pelle, genere, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, ricchezza, nascita.
- Inviolabili, in quanto diritti di cui nessun essere umano può essere privato.
- Indisponibili: in quanto sono diritti a cui nessuno può rinunciare, neppure volontariamente.
1. 2. Un cammino lungo migliaia di anni
I diritti umani sono frutto di una lunga evoluzione storica con le seguenti tappe:
- Bibbia A.T.: 10 comandamenti, diritto/dovere alla vita, al culto, alla giustizia, alla redenzione, alla casa, alla famiglia. Anche il re doveva riconoscere i diritti dei sudditi salvo farsi considerare un usurpatore dei diritti.
- Antica Grecia: diritti riconosciuti solo ai liberi, bianchi, sani, uomini di nazionalità greca. Eccezione: Stoà.
- Roma consolare e imperiale: i diritti variavano a seconda della possibilità economica e dell’origine.
- Bibbia N.T: riscatto sociale del reo, libertà, pari opportunità uomo-donna.
- Medioevo: papa Nicolò I, Lettra ai Bulgari ( nipoti di calo Magno): “No alla tortura, no alla morte del reo”.
- 1215 Magna Charta Libertatum: diritto dei sudditi alla ribellione contro il sovrano ingiusto. Cfr Robin Hood.
- 1679 Habeas Corpus, : i diritti personali non sono arbitrio del potere.
- 1776 Dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane
- 1879 Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino: uguaglianza, associazione, vita, libertà di poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri, proprietà
- 1948 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo proclamata dall’Ass Gen delle Nazioni Unite.
- 1966 Gli stati sottoscrivono 2 patti e si obbligano a rispettarli:
- Patto internazionale sui diritti economici ( ideologia socialista);
- Patto internazionale sui diritti civili e politici ( Ideologia liberale)
- 1993 Vienna: 2° conferenza mondiale delle Nazioni Unite: definizione dogmatica dei diritti umani come
- Fondamentali,
- Universali,
- Inviolabili,
- Indisponibili.
- oggi: diritti di 3° generazione. Ovvero diritti di solidarietà planetaria con scopo di
- pace
- sviluppo
- ambiente
1. 3. Per una genealogia dei diritti umani in occidente
I diritti umani non sono categorie e concetti statici: mutano col mutare delle condizioni storiche e politiche e dipendono direttamente dalle rivendicazioni di particolari fasce sociali.
1° generazione: i diritti umani e politici
Viene fatta risalire alla fine della Rivoluzione francese 1789. Sono diritti che nascono dalla rivendicazione delle libertà fondamentali che erano precluse ad ampi strati della popolazione . In particolare sono: diritto alla vita e all’integrità fisica, libertà di pensiero, di religione, di espressione, di associazione, diritto alla partecipazione politica, e all’elettorato attivo e passivo. Si parla di diritti di matrice liberale perché rivendicano una serie di libertà.
2° generazione: diritti economici, sociali e culturali
Ha origine dalla Dichiarazione universale del 1948 e comprende diritti di natura economica, sociale e culturale ( diritto all’istruzione, alla casa, al lavoro, alla salute). L’esercizio effettivo di questi diritti dovrebbe contribuire al miglioramento delle condizioni di vita del cittadino. In questo senso si parla di diritti di matrice socialista, contrapponendoli ai diritti di matrice liberale. Sono orientati a garantire le minime condizioni di sopravvivenza uguali per tutti.
L’ideologia liberale propone e sostiene diritti politici e civili, l’ideologia socialista promuove e sostiene diritti economici, sociali e culturali ma entrambi hanno conseguenze simili:
sbilanciamento a favore dell’individuo ( i diritti dell’individuo)
delegittimazione della dimensione sociale
E’ indispensabile riportare l’equilibrio tra diritti e doveri con i diritti di solidarietà uniti ad un etica evangelica
3° generazione: diritti di solidarietà
Sono di tipo collettivo: nel senso che i destinatari non sono i singoli individui mai i popoli. Ecco allora che si parla del loro diritto all’autodeterminazione, alla pace, allo sviluppo, all’equilibrio ecologico, al controllo delle risorse nazionali, alla difesa ambientale. Sono anche diritti di tipo solidaristico: ogni popolo ha la sua responsabilità nei confronti degli altri, in particolare nei confronti di quelli in difficoltà.
Fanno parte dei diritti di terza generazione anche quelli che tutelano categorie ritenute particolarmente deboli ed esposte: diritti dell’infanzia, diritti della donna.
4° generazione nuovi diritti
Esiste infine una quarta generazione di diritti, che tuttavia non è ancora stata elaborata con precisione, essendo un fenomeno molto recente. I diritti di quarta generazione sono quelli relativi al campo delle manipolazioni genetiche, della bioetica e delle nuove tecnologie di comunicazione. La nascita di questi nuovi diritti è conseguenza delle scoperte scientifiche: in questo senso la rivendicazione deriva dalla minaccia causata dalle nuove tecnologie. Si pensi ai danni che possono causare alla salute i cibi geneticamente modificati, oppure i pericoli in cui possono incorrere specialmente i bambini utilizzando internet.
nella cultura orientale……………………………………………………………
2.1 La dignità non è legata alla persona in sé e per sé ma al contesto di appartenenza: luogo di origine, gruppo di appartenenza, ruolo della famiglia. Es Caste indù; es per il Corano l’obbligo ad essere mussulmano per nascita.
2.2 I diritti umani sono riconosciuti solo se concessi dal Capo famiglia, o dal capo tribù. Tutto è nelle mani del capo.
2.3 Conseguenza: il concetto di diritti umani in oriente non esiste. Non esiste libertà, non esiste coscienza morale. Non esiste diritto alla vita ne della persona ne di un popolo. Esiste solo il capo che ti concede ciò che può concederti.
2.4 Per gli orientali i diritti umani sono un capriccio degli occidentali libertari e socialisti.
Etica evangelica, un ponte tra oriente e occidente
- 3.1 Propone:
- la cura della dignità della persona umana ( diritto di cura e dovere di cura). La persona viene riconosciuta integralmente con 4 dimensioni corporea, psicologica, sociale, trascendentale. La persona è unica e irripetibile, capace di relazione e di libertà, dotata di abilità e capace di competenze che può spendere nella vita sociale e politica.. Ed è tale anche quando ciascuno di questi parametri può essere ridotto al minimo: nascituro, disabile, ammalato, fallito sociale, detenuto. La persona umana è tale in sé e per sé.
- Pace, di tutti i popoli nessuno escluso. Non c’è pace senza giustizia, non c’è pace senza difesa della vita di tutti.
- Ecologia: a servizio di tutti i popoli, nessuno escluso.
- 3.2 Si fonda sulla pratica dell’amore:
- ama il prossimo tuo come te stesso
- il perdono: misericordia come perdono riservato a chi si pente, senza connivenze con l’errore
- la sofferenza, personale o sociale, è letta non solo come rivendicazione anche come Sacrificio
- la cura e la custodia del debole e del piccolo sono dovere di tutti.
- 3.3 E’ presentata nella Encicliche sociali: Rerum Novarum di Leone XIII, Quadragesimo anno di PIO XI, Populorum progressio di Paolo VI, e di Giovanni Paolo II Sollecitudi rei socielis, Centesimus Annus, Laborem exercens.
melting box, nella speranza di dare speranza all’oriente…………………………
4.1 E’ un progetto della Regione Piemonte per i diritti e le pari opportunità di tutti, nessuno escluso: perché ancora oggi ci può essere qualcuno che nega al prossimo diritti che si pensavano ormai accettati.
“ Posso dirvi soltanto una cosa: i pregiudizi nascono nella testa degli uomini. E bisogna combatterli nella testa degli uomini, cioè con lo sviluppo delle conoscenze, e quindi con l’educazione, attraverso la lotta incessante contro ogni forma di settarismo”.( Norberto Bobbio)
4.2 Oggi le maggiori discriminazioni riguardano:
- religione o convinzioni personali: ( es non lasciar parlare chi la pensa diversamente, discriminare chi è di un'altra sensibilità, favorire l’assunzione di lavoro, discriminare gli appartenenti ad una religione solo perché non ti interessa) cfr mussulmani moderati minacciati di morte dai jhiadisti in Italia.
- età: ( limitare l’assunzione senza reali ragioni, impedire ad un anziano di entrare in un locale)
- orientamento sessuale (razzismo, omofobia, dimenticando che ogni persona è unica e irripetibile e ha i tuoi stessi diritti)
- disabilità ( non impegnarsi per abbattere le barriere architettoniche, non riconoscere diritti al nascituro, non riconoscere che ogni individuo è portatore di abilità di tipo diverso)
- origine etnica ( es. destinare gli extracomunitari ai lavori più pericolosi o dare più credito ad un extracomunitario senza motivi reali).
Come proporre tutto questo nella cultura orientale e tra chi si adatta a razzismo, omofobia, discriminazione?
Siamo convinti che la donna occidentale e la donna orientale siano uguali nei desideri e nei diritti oppure no? (E.B.)
Confronta
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Fine articolo sui diritti umani
DIRITTI UMANI E GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO
Diritti e promesse interdipendenti
“Ovunque riusciamo a salvare un’anima dalla povertà, stiamo difendendo i diritti umani. E ovunque falliamo con questa missione, stiamo fallendo anche nei diritti umani.”
KofiAnnan, ex Segretario Generale Nazioni Unite
“Oggi la povertà incombe sul mondo come la più grave sfida per i diritti umani. Combattere la povertà, la deprivazione e l’esclusione non è una questione di beneficienza, e non dipende da quanto ricco è un paese. Affrontare la povertà è una questione di obblighi nei confrionti dei diritti umani, il mondo avrà più possibilità di elimninare questa piaga nel corso di questa generazione (…) lo sradicamento della povertà è un obiettivo raggiungibile.”
Louise Arbour, dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani
UN’INTRODUZIONE AGLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO E AI DIRITTI UMANI
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio derivano da un impegno politico che i leader mondiali hanno preso per combattere la povertà estrema nel corso dello storico Vertice del Millennio delle Nazioni Unite. Allo stesso Vertice, i leader hanno ribadito la loro responsabilità nell’assicurare la piena realizzazione delle loro responsabilità in termini di diritti umani.
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e i diritti umani hanno sostanzialmente obiettivi comuni: preservare e proteggere la dignità umana. Allo stesso modo, vi sono molti diversi fattori che contribuiscono alla povertà: ingiustizie e discriminazioni sono sempre presenti, e queste rappresentano sempre una negazione dei diritti umani. È per questo motivo che ci sono forti connessioni dirette [vi è una forte interrelazione] fra l’assicurare i diritti umani e [il raggiungimento degli] gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. A ciascuno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio corrisponde un dovere, parametro o norma iscrivibile ai diritti umani.
Oltre questa forte interrelazione, vi sono molti elementi complementari fra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ed i Diritti Umani. Innanzitutto, i diritti umani rappresentano una base giuridica per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Al contempo, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in quanto impegni internazionali assunti ai massimi livelli politici, possono garantire un processo politico di alto profilo attraverso cui realizzare progressivamente i diritti umani.
Più specificamente, gli impegni politici degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e gli obblighi giuridici dei trattati sui Diritti Umani, sono entrambi strumenti che obbligano i governi a render conto delle loro azioni. In questo modo, unire i diritti umani e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio offre ad un gruppo di attori eterogeneo un’opportunità unica di lavorare insieme per assicurare che i governi rispettino gli impegni politici e gli obblighi giuridici assunti in sede internazionale. In questo modo essi possono lavorare per un obiettivo comune: dignità umana e un mondo libero da povertà e ingiustizia.
La Dichiarazione del Millennio e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Nel settembre del 2000, 189 leader mondiali si sono riuniti presso le Nazioni Unite per il Vertice del Millennio e hanno adottato la Dichiarazione del Millennio, con la quale si sono fermamente impegnati a liberare gli altri esseri umani dalle “abiette e disumane condizioni della povertà estrema”, a “liberare l’intera umanità dalle carenze” e a rendere “il diritto allo sviluppo una realtà per tutti”.
Queste solenni promesse sono la base del patto globale per combattere insieme la povertà, la fame, le disuguaglianze di genere, il degrado ambientale, l’HIV/AIDS, e assicurare l’accesso all’istruzione e all’acqua potabile nonché alla sanità, entro il 2015. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio comprendono questa ampia gamma di impegni.
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Obiettivo 1
Eliminare la povertà estrema e la fame
Garantire l’istruzione primaria universale
Promuovere la parità di genere e il ruolo delle donne
Ridurre la mortalità infantile
Migliorare la salute materna
Combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie
Assicurare la sostenibilità ambientale
Promuovere una partnership globale per lo sviluppo
Lo sviluppo umano è molto di più degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Tuttavia gli Obiettivi forniscono un importante parametro per valutare i progressi verso la creazione di un nuovo, più giusto, meno impoverito e insicuro ordine mondiale.
Report sullo sviluppo Umano, 2005
“La cooperazione internazionale ad un crocevia: aiuti, commercio e sicurezza in un mondo diseguale”
Gli Obiettivi sono quantificati, hanno una scadenza e sono focalizzati su aspetti chiave dello sviluppo e sulla definizione di partenariato tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Ad ogni modo, essi non sono un fine in sé, ma parametri di valutazione per il progresso verso gli obiettivi generali della Dichiarazione del Millennio: sradicare la povertà umana e combattere le disuguaglianze.
Tutti i paesi devono rendere conto annualmente al Gruppo di Sviluppo delle Nazioni Unite sullo stato delle loro politiche e azioni concrete per attuare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Inoltre, al Vertice del Millennio + 5 delle Nazioni Unite del 2005, i pesi in via di sviluppo sono stati chiamati a predisporre dei piani di sviluppo di medio termine modulati sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2006.
Diritti umani
I diritti umani sono degli standard morali e giuridici adottati a livello internazionale che si traducono in diritti civili, culturali, economici, politici e sociali dei singoli individui. I diritti umani hanno un valore intrinseco e strumentale. Questo perché realizzarli ha valore in sé, ma la loro applicazione genera valore aggiunto per il fatto di generare e permettere sviluppo.
Gli stati si impegnano alla realizzazione dei diritti umani attraverso la firma e la ratifica di trattati internazionali. Per questo motivo, i diritti umani sono obblighi giuridicamente vincolanti che possono venir contestati sia in termini di diritti umani che a seguito di un processo di adattamento interno del diritto internazionale possono essere fatti valere nel sistema giuridico nazionale. In seguito all’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR) nel 1948 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, oggi considerata diritto consuetudinario nel diritto internazionale e, quindi automaticamente vincolante anche a livello nazionale), la comunità internazionale in sede Nazioni Unite ha adottato i seguenti trattati sui Diritti Umani:
- Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR)
- Convenzione internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR)
- Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (CERD)
- Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna (CEDaW)
- Convenzione internazionale contro la tortura ed altre forme di trattamenti o punizioni crudeli, inumane e degradanti (CaT)
- Convenzione sui diritti dei bambini (CRC)
- Convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori immigrati e i membri delle loro famiglie (MWC)
Il Consiglio Onu per i Diritti Umani è un corpo inter-governativo che si riunisce tre volte all’anno per definire le politiche dei paesi membri delle Nazioni Unite in materia di diritti umani. Esso controlla il rispetto dei diritti umani e lo stato dello sviluppo in tutto il mondo. Ha il potere di nominare in modo indipendente esperti e specialisti che riportino al Consiglio valutazioni su tematiche specifiche dei diritti umani o relative a determinati paesi. Mentre questo meccanismo relativo ai diritti umani si svolge in parallelo ai rapporti sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in qualità di corpo permanente, il Consiglio monitora i progressi fatti nell’attuazione dei diritti umani e suggerisce rimedi e misure preventive fondamentali per lo sviluppo e lo sradicamento definitivo della povertà.
La povertà estrema è la più grave forma di violazione di diritti umani nel mondo. E l’eliminazione della povertà non è un atto di carità, ma un diritto di base: un diritto umano.
Mary Robonson, (ex) Alto Commissario nelle Nazioni Unite per i Diritti Umani.
Impegni Interdipendenti
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e la Dichiarazione del Millennio sottolineano come la povertà sia multidimensionale. Ci ricordano anche che mentre ci sono diverse cause che contribuiscono alla creazione della povertà, fattori come ingiustizia e discriminazione, accessi iniqui alle risorse e stigmatizzazione culturale sono caratteristiche costanti della povertà. Questi “fattori” hanno anche un altro nome: negazione dei diritti umani e della dignità umana.
Per nessun altro gruppo di persone l’applicazione della legge di diritto e dei diritti umani è così importante come per le persone povere e marginalizzate, e queste sono le persone per cui è più importante il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Non c’è dubbio che senza la presenza di un quadro di supporto ai diritti umani raggiungere e –ancora più importante - mantenere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio non sarebbe possibile.
In ultima analisi, dunque, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e i diritti umani hanno obiettivi in comune, ovvero preservare e proteggere la dignità umana attraverso il raggiungimento di una vasta gamma di diritti civili, culturali, economici politici e sociali. Vi è pertanto una vasta gamma di estese connessioni fra i diritti umani e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Inoltre, i governi e i funzionari in posizione di responsabilità hanno il potere di assicurare la realizzazione dei diritti umani e il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Ma soprattutto hanno promesso di farlo. Per questa ragione, entrambi gli impegni, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e gli obblighi ai derivanti dai trattati sui Diritti Umani, possono essere utilizzati per rendere conto del proprio operato.
Ciononostante, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono impegni politici presi dai più alti livelli politici, mentre i diritti umani sono stringenti obblighi giuridici sulla base dei quali vengono definiti dei diritti. La diversa natura di questi due gruppi di standard e il fatto che hanno degli obiettivi in comune, significa che la lotta per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e i Diritti Umani è altamente complementare e che essi si rafforzano reciprocamente.
Non esiste ostacolo maggiore per la realizzazione dei diritti umani di quello rappresentato dall’estrema povertà, che ha ispirato la Dichiarazione del Millennio e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Per sradicare la povertà economica, sociale e culturale, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio devono venir realizzati all’interno della cornice dei diritti umani. E quelle persone per le quali gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono disegnati devono potersi percepire come legittimi richiedenti dei diritti inalienabili fondamentali fondati sulla dignità umana.
Complementarietà e connessioni tra gli obiettivi di sviluppo del millennio e i diritti umani
I Diritti Umani sostengono gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Non solo gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e i diritti umani sono dei parametri complementari, ma i diritti umani costituiscono il fondamento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Questo dipende dal fatto che la Dichiarazione del Millennio – da cui derivano gli Obiettivi del Millennio - si basa su sei principi fondamentali. Questi principi sono libertà, eguaglianza, solidarietà, responsabilità condivisa, tolleranza e rispetto per l’ambiente, che sono i principi dei Diritti Umani. È basandosi su questi principi che i leader che si sono impegnati a liberare la razza umana dalle carestie e a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, lo hanno fatto riaffermando allo stesso tempo il loro impegno alla realizzazione dei diritti umani.
“Non risparmieremo alcuno sforzo per promuovere la democrazia e rafforzare il ruolo della legge, così come per il rispetto di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute a livello internazionale, incluso il diritto allo sviluppo.” Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite – Risoluzione 55/2 Assemblea Generale delle Nazione Unite
La base di Diritti Umani degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio fornisce la cornice e la prospettiva nelle quali collocare gli Obiettivi Non si tratta di beneficenza, ma concretizzazione dei diritti, partendo dal riconoscere le cause strutturali della povertà. La Dichiarazione del Millennio stabilisce che lo sviluppo riguarda le libertà: libertà dalla miseria e dalla sofferenza, dalla fame, dall’analfabetismo, dalla malattia, dalle baraccopoli, dalla scarsità di risorse e servizi di base e dalla mancanza di sicurezza. Nella Dichiarazione i leader sottolineano che il diritto allo sviluppo non può che essere contestuale con i diritti e le libertà fondamentali.
La Dichiarazione del Millennio non lascia spazio ad altre interpretazioni Gli Obiettivi del Millennio devono realizzare il Diritto allo Sviluppo all’interno di una cornice più ampia di diritti umani. Gli Obiettivi del Millennio sono rafforzati dalla legittimità e dalla base di valori dei diritti umani, senza i quali non sarebbero altro che un vacuo bersaglio.
Interrelazioni fra la lotta per i Diritti Umani e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Considerando la base comune che lega gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e i Diritti Umani, non ci si deve sorprendere del fatto che vi sono diretti e forti connessioni tra i trattati attinenti ai primi ed i parametri dei secondi.
Queste connessioni sono evidenziate nella tabella sottostante:
Interrelazione fra Diritti Umani e Obiettivi di Sviluppo del Millennio
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Diritti Umani |
Strumenti Dei Diritti Umani |
Obiettivo 1: Eliminare la povertà estrema e la fame
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Il diritto a godere di standard di vita adeguati, tra cui il cibo, il vestiario, un’abitazione, assistenza sanitari e i servizi sociali correlati, il diritto alla tutela in caso di disoccupazione, malattia, disabilità, vedovanza, anzianità o altre mancanze di sostentamento in circostanze al di fuori del proprio controllo. |
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, articolo 25 (i), ICESCR articolo ii |
Obiettivo 2: Garantire l’istruzione primaria universale
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Il diritto all’educazione |
Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 25 (i), ICESCR[articoli 13 e 14 CRCarticolo 28 (i)(a) CEDAW articolo 10 CERD articolo 5 (e)(v) |
Obiettivo 3: Promuovere la parità tra uomo e donna |
Divieto di discriminazione di genere |
Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 2 CEDAW ICESCR articolo 3 CRC articolo 2 |
Obiettivo 4: Ridurre la mortalità infantile |
Diritto alla vita, diritto universale di godere dei più alti standard raggiungibili di salute fisica e mentale |
Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 25 CRC articoli 6, 24 (2)(a) ICESCR 12 articolo (2)(a) |
Obiettivo 5: migliorare la salute materna |
Diritto universale di godere del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale
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Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 25 CEDAW articoli 10 (h), 11 (f), 12, 14 (b) Icescr articolo 12 Crc articolo 24 (2)(d) Cerd articolo 5(e)(iv) |
Obiettivo 6: Combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie |
Diritto universale di godere del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale Non - discriminazione |
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Obiettivo 7: Assicurare la sostenibilità ambientale |
Diritto universale ad un adeguato standard di vita e al continuo miglioramento delle condizioni di vita; diritto universale di godere dei più alti standard raggiungibili di salute fisica e mentale. |
ci SONO molteplici ACCORDI AMBIENTALI VINCOLANTI |
Obiettivo 8 : Promuovere un partenariato globale per lo sviluppo |
Tutti hanno diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà promossi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani possono venir realizzati a pieno. Tutti, per mezzo degli sforzi di ciascun paese e la cooperazione internazionale e tenendo in considerazione l’organizzazione e le risorse di ciascuno stato, hanno il diritto alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili per la propria dignità e il libero sviluppo della propria personalità. |
Carta delle nazioni unite articolo i (3), 55 e 56 Dichiarazione universale dei diritti umani articolo 22 e 28 Icescrs articoli 2 (i), ii (i), 15 (4), 22 e 23 Crc articoli 4, 24(4) e 28 (3) |
Complementarietà fra Diritti Umani e Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Se da un lato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio rappresentano un impegno al massimo livello politico, il riconoscimento e la tutela dei diritti umani sono sancite da obblighi giuridici internazionali di natura vincolante. La diversa natura dei due gruppi di norme è in ultima analisi una fonte di forza. Inoltre, gli Obiettivi garantiscono la possibilità di diffondere consapevolezza sull’urgenza di garantire i diritti umani, in quanto mezzo per eliminare la piaga della povertà.
“Sono assolutamente convinto del fatto che la Dichiarazione del Millennio e gli Obiettivi, se interpretati ed utilizzati propriamente, possono garantire una potentissima opportunità per convertire i diritti umani da aspirazioni a realtà. Allo stesso modo, assicurare che gli Obiettivi siano ancorati al quadro dei Diritti Umani è l’unico modo per assicurare che gli stessi Obiettivi siano in maniera inclusiva e sostenibile. Pertanto, gli Obiettivi del Millennio e i Diritti Umani sono interdipendenti e si rinforzano reciprocamente.”
Salil Shetty, Direttore, UN Millennium Campaign
Come i Diritti Umani possono rafforzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
- Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio si propongono di realizzare, in un determinato arco di tempo, progressi tangibili e misurabili relativi alla riduzione della povertà e allo sviluppo umano. Si tratta di un elemento di complementarietà che evidenzia quanto, nel corso del raggiungimento degli stessi Obiettivi sarà necessario assicurare i diritti minimi universali.
- Mentre gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio si propongono di ridurre la povertà e di affrontare le diverse espressioni di povertà nei paesi poveri, i diritti umani afferiscono alle cause strutturali della povertà, tra cui le discriminazioni, la rappresentatività, e la scarsità di meccanismi di responsabilità dei governi nei confronti dei cittadini
- , non vincolanti sotto il profilo del diritto internazionale. Tuttavia, per ciascun Obiettivo esiste una corrispondente norma cogente attinente al corpo giuridico dei Diritti Umani che rappresenta un’autorevole fonte giuridica per il raggiungimento del medesimo Obiettivo.
- Se da un lato gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono orientati al raggiungimento di risultati concreti e misurabili, i Diritti Umani che stanno alla base degli Obiettivi ricordano ai politici che il processo attraverso il quale gli Obiettivi vengono raggiunti è importante tanto quanto il risultato in sé. In particolare, l’approccio sul quale si basano i Diritti Umani implica che ogni singolo individuo ha il diritto di venir partecipare alle decisioni politiche e all’attuazione dei programmi.
Come gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio possono supportare la realizzazione dei Diritti Umani
- Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio rappresentano dei parametri per misurare la progressiva realizzazione dei Diritti Umani. Gli Obiettivi contribuiscono a chiarire il concetto di realizzazione progressiva dei diritti.
- Nonostante la natura giuridica vincolante dei Diritti Umani, essi sono spesso violati, particolarmente in quegli ambienti nei quali i sistemi giudiziari non forniscono un’adeguata protezione alla popolazione. In tale contesto, richiedere ed affermare i diritti rende necessario un processo politico. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio offrono un processo politico basato sull’impegno preso ai massimi livelli di potere, grazie al quale i diritti possono venire rivendicati
- Gli sforzi internazionali volti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno portato alla mobilizzazione di risorse a favore dei paesi in via di sviluppo, che vengono quindi utilizzate per assicurare anche una progressiva affermazione dei diritti umani.
Esempi di impiego degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per affermare i Diritti Umani
India
Il 31 dicembre 2006, la Corte Suprema dell’India ha emesso un’ordinanza con cui si richiedeva l’allocazione di risorse finanziarie dello stato e del governo centrale per garantire un nutrimento supplementare per i bambini estremamente malnutriti, per le donne in gravidanza, per le infermiere e le adolescenti. In tale ordinanza, la Corte Suprema fa continuo riferimento ad un rapporto che sottolinea la scarsa probabilità che l’India riesca a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla fame, e in particolare con riferimento agli Obiettivi di dimezzare la percentuale di bambini malnutriti e di popolazione al di sotto del livello minimo di consumo [cfr. versione inglese – double check].
Esempi di impiego di campagne politiche per affermare i Diritti Umani
Kenya
La crescente sensibilità e il consenso politico sugli Obiettivi, unita ad una maggiore pressione dell’opinione pubblica volta al loro raggiungimento, hanno portato ad un significativo incremento dell’iscrizione di ragazzi e ragazze nelle scuole di alcuni paesi africani. L’accesso gratuito all’istruzione primaria è diventato servizio pubblico di base in Nigeria, Mozambico, Kenia e Uganda, e in alcuni paesi – tra cui la stessa Uganda - si sta estendendo anche all’istruzione secondaria.
In Kenia, in particolare, l’educazione gratuita di base è diventata una questione politica durante le elezioni nazionali del 2003, grazie a diversi anni di campagna a sostegno del diritto all’educazione primaria da parte di un gruppo di pressione della società civile, chiamato Elimu Yetu. Elimu Yetu ha condotto una campagna chiamata “Bisogni Fondamentali come Diritti Fondamentali”. Ha sostenuto in particolare il diritto all’educazione, sottolineando come questa fosse un diritto fondamentale. Nel dicembre del 2003, a una settimana dalla sua costituzione, il nuovo governo keniota ha reso l’educazione gratuita, dando immediatamente a centinaia di migliaia di bambini la possibilità di frequentare le scuole elementari.
India
Nell’aprile del 2001 la Campagna “Diritto al cibo” ha raccolto in India una questione di interesse pubblico, reclamando il diritto al cibo come parte integrante del diritto alla vita. Una delle richieste chiave della Campagna è stata quella di rendere disponibili attraverso i canali di distribuzione pubblica le riserve di grano contenute nei magazzini dello Stato. Questa petizione si è trasformata in una forte campagna di della società civile, che ha coinvolto la partecipazione diretta della popolazione in quattordici stati, con ampia copertura mediatica. La campagna ha ottenuto come risultato l’invito della Corte Suprema dell’India a tutti i governi degli stati di introdurre nelle scuole primarie un pasto caldo a mezzogiorno. La campagna del diritto al cibo continua ad essere un’importante verifica indipendente degli impegni del governo.
Attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e Diritti Umani
Lavorare per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio è lavorare per raggiungere i Diritti umani
Eveline Herfkens, Coordinatrice Esecutiva della Campagna del Millennio ONU
Data la complementarietà tra i Diritti Umani e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il sistema giuridico dei diritti umani ha il potenziale di aumentare considerevolmente lo sviluppo di programmi e le politiche indirizzate al raggiungimento degli Obiettivi.
La modalità chiave con cui l’approccio dei Diritti Umani può potenziare l’attuazione degli Obiettivi, sono i seguenti:
- L’approccio dei Diritti Umani riconosce che gli individui sono soggetti attivi del proprio sviluppo, piuttosto che destinatari passivi di beni e servizi. Pertanto, la partecipazione al processo di sviluppo deve essere considerata sia come fine che come mezzo dei programmi di sviluppo. Tutte le decisioni sui programmi per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, dall’ideazione alla pianificazione sino all’attuazione, devono venir realizzate con la piena, attiva ed informata partecipazione dei diretti interessati, in particolare dei poveri e delle donne. Questo richiede che lo sviluppo di strategie per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio conferiscano empowerment , alla popolazione locale grazie alla partecipazione locale.
- Uno dei principi chiave dell’approccio dei diritti umani è il fatto che i diritti sono universali. Tutte le persone – uomini, donne e bambini - sono titolari di diritti, al di là del loro genere, etnia e cittadinanza. Applicato al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, questo principio si traduce nella necessità di includere tutta la popolazione all’interno dei programmi di sviluppo.
“Osservare la povertà dalla prospettiva dei diritti umani rafforza il nostro imperativo morale ad agire. Ma comporta anche benefici. Dal momento che le norme sui diritti umani pongono l’accento sull’empowerment, un approccio basato sui diritti può aiutare a conferire empowerment e ad abilitare i poveri. Può aiutare i cittadini a tutti i livelli ad acquisire le conoscenze e lo status necessari per poter avere un ruolo effettivo nelle decisioni che hanno un impatto sul le loro vite”
Kofi Annan, già Segretario Generale Nazioni Unite
- Un altro principio chiave dell’approccio dei diritti umani è l’eguaglianza e la non discriminazione. La loro applicazione a programmi e politiche volti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio richiede la loro applicazione ai gruppi più vulnerabili, emarginati e svantaggiati.
- Un ulteriore principio chiave dell’approccio dei diritti umani è l’indivisibilità, l’interdipendenza e l’interrelazione dei diritti umani. Se da un lato questo richiede che i programmi di sviluppo facciano riferimento a tutti i diritti insieme, dall’altro, sia raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che realizzare i diritti umani richiede tempo e risorse. Pertanto il quadro internazionale dei diritti umani permette di dare priorità ad alcuni diritti e la progressiva realizzazione dei diritti umani. Allo stesso modo, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio definiscono le aree prioritarie di intervento per la lotta alla povertà.
L’approccio dei diritti umani impone alcuni limiti alla realizzazione progressiva. Innanzitutto, se viene data priorità ad alcuni diritti, il livello assoluto di realizzazione degli altri non può venir lasciato diminuire deliberatamente – si tratta del principio di non retrocessione. Inoltre, il livello minimo di alcuni diritti sono di effetto immediato e non può essere ignorato – come il diritto al cibo e ad un’abitazione. Questi principi devono venire applicati anche per l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
- L’approccio dei diritti umani sottolinea la necessità di individuare chiaramente gli attori chiave nel processo di sviluppo e realizzare un’attenta analisi e valutazione dei loro diritti e doveri. Nello specifico, l’approccio dei diritti umani si focalizza su due gruppi di attori chiave. Il primo è quello delle persone che beneficiano di diritti che devono esser resi effettivi (detentori di diritti). Il secondo gruppo di attori è quello delle persone in posizione di autorità e potere che devono garantire questi diritti (garanti dei diritti). Lo sviluppo dei programmi dovrebbe essere ideato in modo specifico per potenziare le capacità di questi due gruppi.
- L’approccio dei diritti umani richiede un’analisi comprensiva delle ragioni sottostanti al mancato conseguimento dei diritti. Pertanto i programmi di sviluppo focalizzati sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio devono basarsi sull’analisi non solo delle cause immediate della povertà, ma anche di quelle strutturali, magari non evidenti e della mancata realizzazione dei diritti.
- La comunità internazionale ha stabilito delle linee guida per rendicontare a specifiche entità identificate nelle Convenzioni internazionali lo stato di attuazione e tutela dei diritti umani. Gruppi organizzati della società civile hanno sviluppato delle metodologie per monitorare in maniera indipendente l’attuazione dei Diritti Umani. I risultati di questo lavoro possono essere impiegati per il monitoraggio dei progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Lavorare per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e la realizzazione dei diritti umani
Unire gli sforzi per assicurare la realizzazione dei diritti umani e l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, offre l’opportunità unica di lavorare verso il comune obiettivo della dignità umana e un mondo senza povertà e ingiustizia. Così facendo, si garantisce a diversi gruppi l’opportunità di collaborare – attivisti dei diritti umani, attivisti di giustizia sociale, unioni di commercianti, associazioni di fede. Queste collaborazioni rafforzano la nostra comune ricerca di vita dignitosa per tutte le donne, uomini e bambini. Unendo le forze possiamo far diventare la povertà storia in una generazione!
Unisciti e agisci ora per assicurare la realizzazione dei diritti umani e il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015!
“L’ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani sostiene il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e contribuirà in tutto il mondo agli sforzi per raggiungere gli Obiettivi stabiliti dai capi di stato. È per noi molto importante che le strategie per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio siano basate sui diritti umani. Laddove gli Obiettivi sono un valido mezzo per stabilire dei traguardi e misurare i progressi, i diritti , tra cui quelli che assicurano a tutti gli esseri umani il godimento di condizioni minime di sussistenza, sono degli obblighi che gli stati devono rispettare.”
Louise Arbour, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani
La Campagna del Millennio
La Campagna del Millennio lavora con diversi partner nei paesi di tutto il mondo per supportare gli individui nel loro sforzo per far mantenere ai governi le promesse di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e realizzare i diritti umani.
Solo che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio potranno essere raggiunti entro il 2015, solo se i cittadini vengono informati delle promesse e degli impegni che i loro governi hanno preso e solo se si impegnano a reclamarne la loro realizzazione.
E’ importante ricordare che siamo la prima generazione che dispone della tecnologia, delle risorse e del know-how per sradicare la povertà. Non possiamo perdere questa occasione.
Agisci ora! Aderisci alla campagna!
Visita il sito della Campagna www.campagnadelmillennio.it
Fine articolo sui diritti umani
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
- La Dichiarazione Universale dei diritti umani fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Si tratta di una dichiarazione di principi con un appello rivolto all’individuo singolo e ad ogni organizzazione sociale al fine di promuovere e garantire il rispetto per le libertà e i diritti.
I trenta articoli di cui si compone sancirono i diritti di ogni persona: vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza individuale, ad un trattamento senza discriminazioni di sorta, alla libertà di movimento, pensiero, fede, opinione. Vi si proclama inoltre che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture, a punizioni crudeli, disumane e che nessuno potrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato.
L’ASSEMBLEA GENERALE proclama LA PRESENTE DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO come ideale comune da raggiungersi di tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione , il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Costituzione Italiana
Anche la Costituzione Italiana, emanata dall’Assemblea Costituente ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948, afferma i diritti inviolabili contenenti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, in particolare vogliamo sottolineare l’elevata convergenza che si riscontra negli articoli qui riportati:
Diritti, libertà e uguaglianza
- Dichiarazione Universale dei diritti umani: art. 2, art. 7
Vietano le discriminazioni di qualsiasi tipo (razza, sesso…) o fondate sulla base politica dello stato e inoltre vietano l’incitamento alla discriminazione che violi la dichiarazione.
- Costituzione: art. 3
Impone allo stato il compito di rimuovere ogni ostacolo che limita la libertà e l’uguaglianza tanto da impedite il pieno sviluppo della persona umana.
Istruzione
- Dichiarazione Universale dei diritti umani: art. 26
Specifica che l’istruzione è indirizzata allo sviluppo della personalità umana e al rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per il mantenimento della pace. Inoltre afferma la priorità nella scelta del genere di Istruzione dei genitori sui figli e la gratuità dell’istruzione elementare e fondamentale.
- Costituzione: art. 34
Specifica l’obbligo di frequentare la scuola gratuitamente per almeno otto anni inoltre la Repubblica offre borse di studio e assegni famigliari per dare la possibilità a tutti di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Lavoro
- Dichiarazione Universale dei diritti umani: art. 23
- Costituzione art.li 4, 36, 37, 38, 39, 40
Sia nella Dichiarazione Universale dei diritti umani che nella Costituzione Italiana si sottolinea la necessità di garantire una retribuzione capace di garantire una esistenza libera e dignitosa. Si assicura inoltre per la difesa degli interessi dei lavoratori il diritto alla fondazione e partecipazione a organizzazioni sindacali.
La ratifica del trattato costituzionale europeo e la volontà degli stati membri
Il processo di ratifica del trattato costituzionale europeo non è stato approvato da tutti gli stati membri perché si ritiene che sia impossibile approvare una costituzione sopra a quelle già esistenti.
Rapporto tra il testo letto
e i diritti dell’uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Già nella celebre poesia, che introduce il romanzo memorialistico “Se questo è un uomo”, si intuisce il motivo fondamentale dell’opera: la schiacciante e disperata perdita di identità di un’umanità violata e vessata.
“Se questo è un uomo” esprime l’intento testimoniale dell’autore che analizza l’animo umano in condizioni di estremo disagio piuttosto che insistere sulla propria identità di ebreo calpestato e oppresso.
L’autore non si sofferma mai sul patetico, ma individua i sistemi di relazione e di gerarchia che, spesso, generano nell’individuo crudeltà e ogni genere di mezzo cui ciascun deportato ricorre per sopravvivere. Ciò su cui si sofferma maggiormente Primo Levi non è tanto la sofferenza fisica, quanto il plagio mentale. L’impossibilità di pensare, le continue sofferenze, i ritmi disumani finiscono con il distruggere l’uomo che si riduce a vivere esclusivamente per un tozzo di pane raffermo o per non smarrire un paio di scarpe.
Tutto questo si può definire umanità? Ma, precisamente, a cosa ci riferiamo quando parliamo di umanità e di diritti umani?
La storia ha mostrato come il concetto di umanità abbia confini molto incerti poiché i diritti inviolabili dell’uomo spesso non sono stati rispettati, dalla lontana tratta degli schiavi neri in America alle più recenti esperienze nei campi di concentramento. I diritti inviolabili si rivolgono all’individuo in quanto persona e si differenziano dai diritti fondamentali che si rivolgono all’individuo in quanto cittadino riconosciuto di uno Stato geograficamente, moralmente e politicamente definito.
«Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania »
Il senso di frustrazione che traspare dalle parole di Primo Levi, deriva dalla netta, e allo stesso tempo drammatica, percezione di una distanza non solo ideologica o sociale, ma profondamente radicata, interiorizzata, tra individui che non si riconoscono più come tali. Questo perché ogni uomo e ogni donna, all’interno dei campi di sterminio, viene privato del libero arbitrio,del proprio ruolo, del proprio lavoro ma, soprattutto, perde la propria identità. In contrapposizione a questo senso di perdita si pongono gli imperativi che richiamano il lettore a soffermarsi sul privilegio della propria esistenza, fatta di sicurezze, di normalità, ma anche di consapevolezza, quella consapevolezza che sola deve impedire all’uomo di ripetere l’inferno di Aushwitz.
SE QUESTO E’ UN UOMO
Primo Levi nacque a Torino in uma famiglia ebraica. Nel 1943 aderì alla lotta partigiana; catturato dai nazisti nel 1944, venne internato, insieme ad altri ebrei italiani in un campo di concentramento di Modena e deportato successivamente ad Auschwitz, dove rimase fino all’arrivo delle truppe sovietiche; alla fine del 1945, dopo un lungo e avventuroso viaggio, rientrò a Torino e riprese il suo lavoro.
Nello stesso periodo scrisse Se questo è un uomo, un libro di memorie che racconta la sua esperienza personale nel lager nazista di Auschwitz.
Questo libro è stato scritto per non dimenticare lo sterminio di massa degli ebrei.
Nella perversa ideologia di Hitler, un intero popolo, quello ebraico, doveva essere eliminato in quanto considerato razza inferiore perché non corrispondente ai canoni di quella ariana.
Nel libro gli episodi si presentano non secondo un ordine cronologico, ma nella successione del ricordo.
Nella lotta alla sopravvivenza non c’è spazio per i vincoli sentimentali e affettivi, non esistono più i concetti di bene e di male, l’unica cosa che conta è vivere un giorno di più.
Le pagine che l’autore dedica a quest’aspetto del lager sono allucinanti, presentano un mondo in cui la vita si manifesta come un processo di selezione naturale, dove l’unico elemento di differenziazione tra gli uomini è costituito dalla loro capacità di sopravvivere.
Come dice lo stesso Levi, Se questo è un uomo è nato dall’urgenza del ricordo.
Tutto il libro, vuole fornire al lettore materiali «per uno studio pacato dell’animo umano».
Levi non scrive quindi per lasciarci un documento storico attendibile, ma per capire
«che cosa distingue l’uomo dal non-uomo e che cosa può far sì che l’uomo rimanga tale, anche alla merce di altri uomini».
Lo scrittore non ci da mai, nel raccontare, una semplice registrazione delle esperienze vissute, ma cerca di indagare in profondità i meccanismi dei vari comportamenti umani, al di fuori di ogni rancore, con uno stile rapido, incalzante, incisivo, che segue il flusso dei ricordi nell’urgenza di fissarli nella scrittura.
Il canto di ulisse
Primo Levi insieme a sei suoi compagni aveva il compito di raschiare e pulire l’interno di una cisterna, un luogo freddo e umido dato che la luce del sole giungeva soltanto attraverso il piccolo portellone d’ingresso. Anche se la polvere di ruggine impastava la bocca, era comunque un lavoro di lusso perché nessuno li controllava continuamente. In ogni kommando il più piccolo del gruppo era addetto alla pulizia della baracca, alla consegna degli attrezzi ed alla lavatura delle gamelle ed era chiamato Pikolo. La carica di Pikolo era di un certo valore nella gerarchia dei compiti affidati ai prigionieri. Nel kommando di Primo Levi il Pikolo era Jean un ragazzo abile che sapeva mantenere buoni rapporti con i compagni. Proprio quel giorno giunse nella baracca per chiedere l’aiuto di un prigioniero per il trasporto del rancio della cucina alla cisterna e chiamò Levi. I due compagni camminando sotto un chiaro cielo di giugno, respirando l’aria fresca e vedendo le vette innevate dei Carpazi, si sentirono insolitamente leggeri e Levi cominciò a ringraziare Pikolo che lo interruppe. Iniziarono a parlare raccontandosi gli eventi della vita da liberi. Pikolo conosceva il francese e il tedesco e avendo visitato l’Italia voleva imparare la nuova lingua quindi Primo Levi non perse l’occasione per spiegargli alcune cose. Tra le tante opere scelse, senza un motivo, il “canto di ulisse” della “Divina Commedia”. Levi si sentiva in grado di compiere una grande impresa e sapeva che Pikolo avrebbe capito. La traduzione non sarebbe stata di gradimento a Dante, ma ripetendo lentamente alcuni versi del canto Pikolo ammirava la nuova lingua. Levi si soffermò sul verso:
“ma misi me per l’altro mare aperto”
per spiegare che l’uomo deve andare oltre l’orizzonte delle sue aspettative come fece Ulisse, il quale oltrepassò le colonne d’Ercole. Levi si fermò anche su altri versi:
“considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza”
Queste parole diedero a Levi la sensazione di sentirle per la prima volta e così ne capì il vero significato. Per un momento si dimenticò chi era e dove si trovava; Pikolo gli chiedeva di ripetere quelle parole perché sapeva che Levi era coinvolto nella spiegazione e lo faceva continuare siccome vedeva che stava meglio.
In quel momento comprese che quel passo lo riguardava, immedesimava la situazione e quella dei suoi compagni. Loro essendo degli esseri umani non potevano viver come degli animali, a loro era negato il diritto di vivere come uomini.
Erano quasi giunti alla cucina e Levi sapeva che doveva concludere al meglio la spiegazione, avrebbe voluto avere altro tempo, voleva raccontare ancora molte cose. Dentro di lui c’era una forza che lo animava perché sapeva che forse per entrambi non ci sarebbe stato più un altro giorno a disposizione per altri chiarimenti sul canto.
Il canto si conclude con la fila silenziosa di prigionia in attesa del rancio. Con questa immagine termina per Levi e Pikolo la breve parentesi di vita da liberi durante la loro prigionia.
Diritti umani
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