Critica del film tutto di tutto

 

 

    Critica del film

 

VISIONE CRITICA DEL FILM “Il Codice Da Vinci” di Ron Howard

Il Codice Da Vinci (tit.orig. “the Da Vinci Code”) èun film del 2006 diretto da Ron Howard, basato sull'omonimo romanzo best-seller di Dan Brown che, pubblicato nel 2003, aveva, all’uscita del film, venduto oltre 70 milioni di copie in tutto il mondo ed era stato tradotto in 44 lingue.

Il film si avvale della magistrale, wagneriana colonna sonora di Hans Zimmer (l’ultimo dei Moicani, Forest Gump, Pearl Harbor, The Rock, Mission Impossible, Pirati dei Caraibi, il Gladiatore, l’Ultimo Samurai, Giorni di tuono, King Arthur, American Beauty, ecc.)

 

Poiché il film ricalca fedelmente il libro, nei dialoghi, abbiamo fatto riferimento direttamente al testo da cui la pellicola è tratta.

 

Veridicità dichiarata

Oltre alla verosomiglianza implicita che traspare dalla ricostruzione storica nella trama, l'autore esplicitamente dichiara nella prefazione al testo:
Tutte le descrizioni di opera d'arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà”
Inoltre Dan Brown ha ribadito la pretesa storicità dell'opera nel corso di un'intervista alla CNN il 25 maggio 2003:
“Martin Savidge: Quando parliamo di Leonardo da Vinci e del tuo libro, quanto è vero e quanto è inventato da te nella narrazione?
Dan Brown: Il 99% è vero. Tutto ciò che riguarda l'architettura, l'arte, i rituali segreti, la storia, tutto ciò è vero, i vangeli gnostici. Tutto ciò che... tutto ciò che è finzione, ovviamente, è che esiste un simbologista di Harvard chiamato Robert Langdon, e tutte le sue azioni sono inventate. Ma il background è tutto vero.

 

Errori storici

 

Documenti segreti

Nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers secrets(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 9)
In realtà i Dossier secrets e le Pergamene sono due cose diverse. I primi sono una serie di testi dattiloscritti, depositati in momenti diversi negli anni '60 presso la Bibliothèque Nationale di Parigi e che contengono notizie su presunte genealogie dei Merovingi e sul Priorato di Sion. Le seconde sono documenti cifrati dall'aspetto medievale, con caratteri in stile onciale, che nessuno ha mai visto se non nelle "riproduzioni" stampate nel libro L'Or de Rennes (1967) di Gérard de Sède, Massimo Introvigne afferma che questi documenti sono dei falsi per ammissione scritta e pubblica dei loro tre autori (che hanno litigato per questioni di soldi).

Caccia alle streghe

In trecento anni di caccia alle streghe, la Chiesa aveva bruciato sul rogo la sorprendente cifra di cinque milioni di donne(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 150)
Alberto Torresani (docente di storia della Chiesa presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università della Santa Croce in Roma), citando Gustav Henningsen, ci dice che le presunte streghe mandate al rogo furono invece 50.000 di cui furono responsabili soprattutto i tribunali civili del Nord Europa (con 100.000 processi) e che per opera dei tribunali ecclesiastici (di cui era responsabile la Chiesa Cattolica), in seguito alla celebrazione di 20.000 processi, ci furono in tutto 89 esecuzioni: in Portogallo 4, in Spagna 49 e in Italia 36. Perciò, in base a questi studi, parrebbe che i tribunali civili fossero i maggiori responsabili di questa follia e non la Chiesa, come affermato da Dan Brown. In realtà, anche se molti studiosi si sono cimentati nell'arduo tentativo di determinare delle cifre accettabili e condivisibili dai più, non si è mai trovato un accordo pur minimo su tale dato e i valori che vengono proposti sono spesso del tutto inattendibili. Pertanto le cifre che si ipotizzano in ordine alle vittime della persecuzione vanno considerate come ordini di grandezza e come espressione delle opinioni degli Autori che le hanno determinate, dando naturalmente per scontato che le stime minime e massime riflettano il pensiero e la collocazione degli Autori nei riguardi della Chiesa: alle ipotesi minime, riferite sopra, si contrappongono le stime massime di 12.000.000 processi e 9.000.000 esecuzioni.

Priorato di Sion

Il Priorato di Sion [...] fu fondato a Gerusalemme nel 1099 da un re francese chiamato Goffredo di Buglione, immediatamente dopo la conquista della città(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 189)
L'unico Priorato di Sion di cui si hanno notizie storiche certe sia stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse (non lontano dalla Svizzera) da Pierre Plantard. Nei suoi statuti si legge che il nome deriva da una montagnola presso Annemasse, che appunto si chiama Sion. La presunta antica istituzione è, secondo la storiografia ufficiale, solo una elaborata invenzione da parte di questa più recente associazione. Una «Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion» è stata effettivamente fondata nel 1099 a Gerusalemme da Goffredo di Buglione, ma ovviamente non ha nulla a che vedere con il moderno "priorato" di Pierre Plantard. Tuttavia, questo aspetto può essere giustificato dalla segretezza intrinseca allo stesso Priorato, in quanto alla p. 189 si legge ancora «Temendo che il segreto potesse andare perso alla sua morte, Goffredo di Buglione fondò una fratellanza occulta, il Priorato di Sion». Vale la pena aggiungere che Goffredo di Buglione non era propriamente un "re francese": divenuto duca della bassa Lorena (una regione della Francia), egli rifiutò infatti il titolo di re dopo la conquista della Città Santa, pur accettando tuttavia di guidare il Regno di Gerusalemme come Advocatus Sancti Sepulchri (difensore del Santo Sepolcro).

Fine dei templari

Verso il 1300, la bolla papale aveva permesso ai templari di ottenere un tale potere che il papa Clemente V aveva deciso di prendere provvedimenti. Operando di concerto con il re di Francia Filippo IV, il papa aveva studiato un'ingegnosa operazione lampo per eliminare i templari e impadronirsi del loro tesoro, impossessandosi così del segreto che minacciava la Chiesa. Con un'operazione militare degna della CIA, il papa Clemente aveva inviato ordini segreti sigillati che dovevano essere aperti contemporaneamente dai suoi soldati in tutta Europa il venerdì 13 ottobre del 1307 (Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 191)
Il professor Alberto Torresani afferma che, in questo lungo brano, di vero c'è soltanto la data finale, mentre l'ingegnoso stratagemma di ordinare a tutti i sicari di aprire gli ordini contemporaneamente si limitava al regno di Francia. In effetti si tratta di una imprecisione storica: fu il re di Francia, Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, che il 14 settembre 1307 inviò messaggi sigillati a tutti i balivi e siniscalchi del regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei beni da loro detenuti, che vennero eseguite il 13 ottobre 1307, mossa che riuscì in quanto viene astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari; i Cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero arrestati e selvaggiamente torturati in carcere finché non confessarono tutte le accuse che il Re aveva spiccato sul loro conto (tra cui eresia, sodomia e idolatria). In seguito a questa mossa, il 22 novembre 1307 papa Clemente V (temendo forse che Filippo il Bello potesse finire per diventare indipendente dall'autorità della Chiesa) con un atto di debolezza emise la bolla Pastoralis præminentiæ con la quale ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità, e il 12 agosto 1308 con la bolla Faciens misericordam sciolse l'ordine confermando le accuse estorte ai prigionieri con la tortura.

Per quasi un decennio i nove cavalieri Templari erano vissuti nelle rovine del Tempio di Salomone e avevano scavato in totale segretezza nella roccia(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 190)
Non risulta da alcuna fonte storica.

Molti di loro vennero bruciati sul rogo e i loro resti gettati nel Tevere senza tante preoccupazioni(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 397-398)
Sia nell'edizione italiana che in quella americana, riguardo al rogo dei Templari è scritto che le ceneri furono buttate nel Tevere. Questo è ovviamente impossibile, dato che il rogo avvenne a Parigi, sulle rive della Senna come ogni turista può verificare dalla targa che ricorda il rogo del Gran Maestro dei Templari e dei suoi compagni. Il papa Clemente V oltretutto in quell'epoca risiedeva ad Avignone dove era stata spostata la sede papale, non a Roma.

Vangeli apocrifi

Costantino [durante il concilio di Nicea] commissionò e finanziò una nuova Bibbia, che escludeva i vangeli in cui si parlava dei tratti umani di Cristo e infiorava i vangeli che ne esaltavano gli aspetti divini. I vecchi vangeli vennero messi al bando, sequestrati e bruciati(Dan Brown, Il codice da Vinci, 2003, p. 275)
La frase contiene diversi errori storici:

  • durante il concilio di Nicea, indetto effettivamente da Costantino nel 325, non venne discussa la questione del canone della Bibbia.
  • la più antica lista di vangeli ritenuti dalla Chiesa effettivamente ispirati da Dio e dunque canonici, a differenza degli altri vangeli ritenuti apocrifi, risale alla seconda metà del II secolo, circa 150 anni prima del presunto intervento di Costantino. Infatti già nel cosiddetto Canone muratoriano, datato al 170 circa, vengono elencati i 4 vangeli che poi verranno detti canonici.
  • non è vero che i vangeli apocrifi esaltano l'umanità di Gesù mentre quelli canonici ne esaltano la divinità. Al contrario nei vangeli apocrifi, e soprattutto in quelli di origine gnostica, Gesù è presentato o come un bambino prodigio, sempre pronto a fare miracoli e a pronunciare spesso profezie e maledizioni, o come una particella di divino intrappolata nella materia, umano suo malgrado.
  • da parte ecclesiastica e imperiale non vennero emanate esplicite proibizioni o bandi contro i vangeli apocrifi, né tantomeno essi furono sequestrati o bruciati. Quelli che contenevano nozioni eretiche, perlopiù di tipo gnostiche, si persero all'estinguersi della stessa eresia gnostica. Da parte cristiana inoltre la copiatura di tali testi era vista come inopportuna, non tanto per motivi dottrinali bensì per motivi economici: il supporto papiraceo o pergamenaceo era particolarmente costoso, come anche impegnativa era la copiatura amanuense, e l'attività veniva prevalentemente dedicata ai testi usati per il culto liturgico o per la devozione personale.

Più di ottanta vangeli sono stati presi in considerazione per il Nuovo Testamento » (Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 272)
La lista degli apocrifi del Nuovo Testamento che possono essere ricondotti al genere vangelo, cioè relativo alla vita e alla predicazione di Gesù, non supera la cinquantina (includendo testi perduti e probabili omonimi).

 

Codici di Nag Hammâdi e manoscritti del Mar Morto

Il libro conteneva fotografie di brani ingranditi di antichi documenti: pezzi di papiro con il testo scritto a mano. (...) queste sono fotocopie dei rotoli di Nag Hammadi e del Mar Morto, a cui ho accennato prima - spiegò Teabing - i più antichi documenti cristiani. (...) Alcuni dei vangeli che Costantino cercò di cancellare riuscirono a sopravvivere. I Rotoli del Mar Morto furono trovati verso il 1950 in una caverna nei pressi di Qumran, nel deserto della Giudea. E abbiamo anche i Rotoli Copti scoperti nel 1945 a Nag Hammadi. Oltre a raccontare la vera storia del Graal questi documenti parlano del ministero di Cristo in termini profondamente umani.(Dan Brown, Il codice da Vinci, 2003, p. 288)
La maggior parte dei manoscritti ritrovati a Qumran nel 1947 è in pergamena, non in papiro. Inoltre i testi non raccontano la "vera storia del Graal" né tantomeno "parlano del ministero di Cristo". La maggior parte dei testi di Qumran riguarda le rigidissime regole e i riti della comunità che lì risiedeva, le norme della vita in comune, inni, preghiere, calendari, commenti ai testi biblici. Sono inoltre presenti molti testi che fanno parte della Bibbia ebraica, alcuni degli apocrifi dell'Antico Testamento ma nessun brano dei vangeli cristiani, né canonici né apocrifi.
I manoscritti di Nag Hammadi sono sì in papiro ma sono "codici", non "rotoli", dunque hanno più o meno la forma di libro con le pagine racchiuse in copertine di cuoio. Questi manoscritti, datati circa al III-IV secolo, contengono copie in lingua copta di alcuni vangeli gnostici che in origine dovevano essere in greco. Gli storici hanno ipotizzato che questi originali perduti possano risalire alla metà del II secolo d.C. mentre il solo vangelo di Tommaso potrebbe forse risalire alla fine del primo secolo. Questi vangeli gnostici non sono dunque "i più antichi documenti cristiani", ma sono stati redatti successivamente ai vangeli canonici. Inoltre, al contrario di quanto affermato da Dan Brown, il Gesù di questi testi appare molto meno "umano" che nei vangeli canonici: per esempio il vangelo di Filippo è legato allo gnosticismo valentiniano, caratterizzato dal rifiuto per il mondo creato visto come una prigione per gli esseri umani. Proprio perché gli gnostici disprezzavano il mondo materiale, Gesù viene visto come uomo solo in apparenza, non dotato del vero corpo carnale. Il vangelo di Tommaso invece comprende solo "loghia" (detti) di Gesù, molti dei quali basati sugli omologhi dei vangeli canonici, ma nessun episodio di vita reale.
Per quanto riguarda le "fotocopie", solo un criminale descritto in un thriller potrebbe pensare di mettere in una fotocopiatrice dei documenti fragili e preziosi come quelli. Di entrambe le serie di manoscritti esistono riproduzioni fotografiche, non fotocopie.

 

Gesù Figlio di Dio

Fino a quel momento storico [ 325 d.C., anno del Concilio di Nicea] Gesù era visto dai suoi seguaci come un profeta mortale: un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo. Un mortale [...]. Lo statuto di Gesù come "Figlio di Dio" è stato ufficialmente proposto e votato dal concilio di Nicea [...] e per di più [con] un voto di maggioranza assai ristretta.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 273-274)
Il titolo di "Figlio di Dio" è ampiamente applicato a Gesù già nei testi del Nuovo Testamento, redatti entro il I secolo, più di due secoli prima del Concilio di Nicea (325).
Ciò che è stato definito nel corso del Concilio di Nicea, contro l'eresia ariana, è la natura consustanziale del Figlio al Padre, espressa nella formula ὁμοούσιον τῳ πατρί (omoùsion tò patrì, sostanziale al Padre) presente nel cosiddetto Simbolo niceno. Ario era infatti contrario alla consustanzialità ritenendo Gesù sì Figlio di Dio, ma non della stessa sostanza, in quanto lo credeva creato dal Padre.
Infine non è vero che la definizione di Gesù consustanziale al Padre venne votata "con una maggioranza assai ristretta". I vescovi sostenitori di Ario rappresentavano una sparutissima minoranza tra i 318 padri conciliari: solo Teone di Marmarica e Secondo di Tolemaide votarono apertamente contro.

 

Costantino

Nell'anno 325 Costantino decise di unificare Roma sotto una sola religione, il cristianesimo(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 272)
In realtà il cristianesimo diventò religione di Stato soltanto nel 380 per opera dell'Imperatore Teodosio. Tuttavia, secondo Michel Onfray, Costantino inaugurò «il primo Stato cristiano», una sorta di «teocrazia» o di "Stato totalitario" (secondo le parole dello storico cristiano Henry-Irénée Marrou), ottenendo pieni poteri dall'autorità religiosa ed autoproclamandosi «tredicesimo apostolo». È comunque fuor di dubbio che Costantino operò attivamente per l'unità della Chiesa e per le conseguenti sorti dell'impero: infatti convocò e presiedette il Primo concilio di Nicea, preoccupato dalle dispute tra cristiani che stavano minacciando insieme l'unità dei credenti e dell'impero; il Concilio fu tenuto presso il palazzo imperiale, gli ecclesiastici furono spesati nel viaggio come se fossero stati funzionari di stato, il discorso inaugurale fu tenuto da Costantino ed il documento conclusivo venne firmato prima dal rappresentante imperiale Osio di Cordova, e poi dai rappresentanti del papa. Tuttavia, a differenza di quanto sostiene Dan Brown, Costantino non entrò nel merito delle questioni teologiche disputate nel Concilio, anzi rimase un pagano perché la maggioranza dei suoi sudditi era pagana.

Costantino È stato un pagano per tutta la vita ed è stato battezzato sul letto di morte, quando era troppo debole per opporsi. All'epoca di Costantino, la religione ufficiale romana era il culto del Sole: il culto del Sol Invictus, il Sole invincibile, e Costantino era il suo sacerdote più alto(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 272)
Secondo lo storico Alberto Torresani, Costantino fu pagano fino ad una settimana prima di morire (venne battezzato dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia), ma non fu adoratore del Sole. Questa affermazione sembra però essere smentita dal semplice fatto che, fino al 375, tutti gli imperatori di Roma furono non solo adoratori del Sole, ma addirittura sommi pontefici (Pontifex Maximus) di tale culto, ossia il massimo grado religioso a cui un romano potesse aspirare: ciò suggerisce che Costantino, morto nel 337, sia appartenuto a questa schiera di sommi pontefici e sia quindi in effetti stato un cultista del Sole. Concorrono inoltre a confermare l'inclinazione dell'imperatore verso il culto pagano i busti di divinità presenti sull'arco di Costantino e le raffigurazione sulle monete emesse durante il suo regno.

 

Maria Maddalena

Purtroppo per quei vecchi correttori, un tema terreno particolarmente preoccupante continuava a presentarsi nei vangeli. Maria Maddalena. [...] O, più in particolare, il suo matrimonio con Gesù Cristo(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 286)
A sostegno della tesi centrale nella trama del libro relativa al presunto matrimonio tra Gesù e la Maddalena, Dan Brown cita esplicitamente un passo di un vangelo apocrifo, lo gnostico Vangelo di Filippo:
E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed espressero disapprovazione. Gli dissero: "Perché la ami più di tutti noi?"(Dan Brown, Il codice da Vinci, 2003, p. 288)
In realtà Dan Brown tralascia di riportare l'incipit del paragrafo, che chiarisce la natura del legame amoroso tra Cristo e la Maddalena.
La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. E la compagna del Salvatore...(Vangelo di Filippo, cap. 55)
La teologia gnostica prevedeva alcune 'semidivinità' dette eoni, il cui numero variava a seconda delle varie sette gnostiche (solitamente 9). Secondo gli gnostici due di questi eoni, il Salvatore e la Sofia, che nell'eternità hanno generato gli angeli, si sono incarnati rispettivamente in Cristo e nella Maddalena, perpetuando sulla terra il loro legame celeste. Il passo non va dunque inteso come una prova storica del matrimonio tra Gesù e la Maddalena ma come una allegoria di una precisa visione teologica.
Inoltre nel Vangelo di Filippo oltre a trovare vari personaggi che ricevono «baci sulla bocca» (simbolo di comunione spirituale), si legge che l'unione sessuale, anche fra marito e moglie, è sempre prostituzione. Ad ogni modo, più che un "errore", vero o presunto tale, rappresenta il pretesto su cui è costruito l'intero thriller di Dan Brown; sulla questione, peraltro, l'autore innova poco, riprendendo per lo più tesi non sue.

Un figlio di Gesù avrebbe cancellato l'importante concetto della divinità di Cristo(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 297)
Questo non è teologicamente vero, infatti la Chiesa afferma che Gesù Cristo è anche vero uomo, dunque avrebbe potuto benissimo generare dei figli, così come ha svolto tutte le altre attività umane (lavorare, parlare, commuoversi, avere paura, dormire, arrabbiarsi, ecc.) . Tuttavia, nel corso dei secoli, il tema della natura umana o divina di Cristo è stato fonte di tumultuose controversie all'interno della Chiesa stessa, la quale ha finito per promuovere in molti casi la persecuzione e talvolta l'uccisione di un gran numero di sacerdoti che esaltavano la natura umana, e non divina, di Gesù Cristo..

 

Merovingi

La discendenza di Cristo è stata allevata tranquillamente in Francia, nel suo nascondiglio, finché nel quinto secolo non ha fatto una mossa ardita, sposandosi con i re di Francia e creando la dinastia dei Merovingi(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 301)
L'ipotesi non trova conferma in alcuna fonte storica o archeologica. Deriva invece da Il santo Graal di Baigent, Leigh e Lincoln, autori che a loro volta non si basavano su alcun documento storico ma solo sui "Dossiers Secrets" del Priorato di Sion. Questi documenti, depositati in diversi momenti alla metà degli anni '60 presso la Bibliothèque Nationale di Parigi si sono rivelati dei falsi, compilati da Pierre Plantard per millantare una propria ascendenza nobiliare.

 

Errori artistici

Ultima Cena

 

Ma è una donna! afferma Sophie guardando il personaggio alla destra di Gesù nell'Ultima Cena (...) Quella donna, mia cara, è Maria Maddalena(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 285-286)
L'aspetto femmineo di Giovanni apostolo fa parte dell'iconografia dell'epoca, riscontrabile non solo nell'opera di Leonardo ma in tutte le "ultime cene" dipinte da altri artisti tra il XV e il XVI secolo (qualche esempio: Taddeo Gaddi, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli, Pietro Vannucci detto il Perugino, Dieric Bouts, Sassetta...).
Gli artisti rinascimentali rappresentavano l'apostolo più giovane (il "prediletto" secondo lo stesso quarto vangelo) come un adolescente dai capelli lunghi e dai lineamenti dolci che oggi possono sembrare effeminati ma che all'epoca erano la consuetudine. In particolare ricordiamo che nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, voluminoso repertorio duecentesco di vite di santi ed episodi evangelici, usatissimo come fonte di soggetti per le opere d'arte, Giovanni viene descritto come un "giovane vergine" il cui nome "significa che in lui fu la grazia: in lui infatti ci fu la grazia della castità del suo stato virginale".
Non c'erano calici nell'affresco, nessun Graal, (...) Leonardo pare essersi dimenticato di dipingere la Coppa di Cristo.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 277)
Nell' Ultima Cena (che è un dipinto su muro, non un affresco come scrive ripetutamente Dan Brown) mancherebbe uno degli elementi più importanti e indispensabili, il Calice dell'Eucaristia. La scena raffigurata da Leonardo però si rifà al vangelo di Giovanni (Gv. 13), nel quale non è narrata la scena con il Calice e l'istituzione dell'Eucaristia. In tutto il quarto vangelo non si fa alcun cenno né al Calice né al vino, particolari che sono invece presenti negli altri tre vangeli. Il Calice è assente anche in numerosissime "ultime cene" di altri artisti: Domenico Ghirlandaio, Duccio di Boninsegna, Luca Signorelli, Jacopo Bassano, Andrea del Castagno, Andrea del Sarto, Daniele Crespi, Hans Holbein...
Nell'affresco Pietro era piegato minacciosamente verso la donna e la sua mano sinistra simile a una lama faceva il gesto di tagliarle il collo.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 290-291)

Anche il gesto di Pietro che tocca la spalla di Giovanni è narrato nel quarto vangelo. Leonardo in questo caso rispetta quasi alla lettera quanto si legge nel capitolo 13: "Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: "In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà". I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: "Di', chi è colui a cui si riferisce?"" (Gv. 13,21). Lo stesso gesto di Pietro che appoggia la mano sulla spalla di Giovanni si trova nell' Ultima cena affrescata da Pietro da Rimini nell'Abbazia di Pomposa (1316).
Quella mano non stringe un pugnale? - Sì. Cosa ancora più strana, se conti le braccia, vedi che quella mano non appartiene a nessuno in particolare. È priva di corpo. Anonima.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 291)
Il pugnale "misterioso" è impugnato da Pietro, così come in innumerevoli altre "ultime cene" rinascimentali (Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli, Pietro Vannucci detto il Perugino, Andrea del Castagno, Jacopo Bassano, Jean Huguet, Giovanni Canavesio, solo per citarne alcune) ed è in diretto rapporto con la scena successiva del vangelo di Giovanni, quella in cui l'apostolo con quel coltello (una machaira, ovvero un grosso coltello con la lama ricurva, nel testo originale greco) taglierà l'orecchio a Malco, il servo del Gran Sacerdote (Gv 18:10). Uno schizzo preparatorio di Leonardo conservato alla Royal Collection di Windsor, mostra chiaramente il braccio di Pietro nella posa con il polso piegato all'indietro, appoggiato sull'anca. Questo disegno è pubblicato in moltissimi libri sull'artista e pure nell'ufficiale Guida al Refettorio ma se questo non bastasse la posizione del braccio e del coltello è documentata dalle moltissime copie dell'Ultima Cena dipinte in gran parte proprio da allievi di Leonardo. La più conosciuta e meglio conservata è quella del Giampietrino (Royal Academy, Londra), utilizzata anche durante i recenti restauri come documento preziosissimo per poter ricostruire e identificare particolari purtroppo perduti o degradati nell'originale di Leonardo.

 

Vergine delle Rocce

Afferrò l'angolo della cornice e l'allontanò dalla parete. Il quadro era grande e la cornice si incurvò. Poi la donna infilò la testa e le spalle dietro la tela (...). La donna aveva staccato il quadro e l'aveva appoggiato davanti a sé. Alto un metro e mezzo (...) Il quadro aveva uno strano rigonfiamento nel centro, proprio in corrispondenza del ginocchio della donna; le fragili figure della Vergine Maria, del Bambin Gesù e di Giovanni il Battista erano già distorte. (...) La donna era intenzionata a sfondare la tela! (...) «No, la supplico. È La Vergine delle Rocce!(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 159-160)
In diversi siti web si legge che tra gli errori del Codice da Vinci ci sarebbe anche il fatto che la Vergine delle rocce non è una tela ma un dipinto su tavola di legno  ma questo particolare non è veritiero. Il dipinto in origine era in effetti su tavola di legno, così come la versione della National Gallery, ma per motivi legati alla conservazione all'inizio del XIX secolo venne trasportato su tela da Francois Toussaint Hacquin, lo stesso restauratore che trasportò su tela anche la Madonna di Foligno di Raffaello. Rimane l'errore che riguarda le misure dell'opera, alta un metro e mezzo secondo Dan Brown, mentre in realtà misura circa 2 metri di altezza per 1,22 di larghezza. Si tratta di misure ragguardevoli, che unite all'enorme e pesante cornice che misura quasi 2x2,40 m avrebbero reso ben difficile alla minuta Sophie Niveau l'usare il dipinto quasi come uno scudo nella scena sopra descritta. Nel romanzo si dice poi che Sophie Afferrò l'angolo della cornice e la allontanò dalla parete. Il quadro era grande e la cornice si incurvò. Difficilissimo che una cornice di quella mole abbia potuto curvarsi

Il quadro della Vergine delle Rocce era stato originariamente commissionato a Leonardo da una organizzazione chiamata Confraternita dell'Immacolata Concezione. (...) quando consegnò il lavoro le monache rimasero inorridite. Aveva riempito il quadro di particolari poco ortodossi se non allarmanti.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 165-166)
Quella Confraternita non era un ordine religioso femminile ma una associazione laica maschile. La controversia legale tra Leonardo e la Confraternita non riguardò il soggetto ma un conguaglio di 100 ducati che Leonardo aveva richiesto a compimento dell'opera. Esistono moltissimi documenti storici, ben conosciuti dagli studiosi, che provano come Leonardo abbia richiesto la restituzione dell'opera a causa del rifiuto della Confraternita di pagare una cifra superiore a quella pattuita inizialmente. La causa si protrasse fino al 1506 quando si concluse con l'ottenimento da parte di Leonardo di 50 ducati in più (la metà di quanto aveva richiesto). Nel frattempo l'artista aveva venduto la prima versione e per questo ne realizzò una seconda, quella che oggi si trova alla National Gallery di Londra.
Stranamente però, invece della scena abituale in cui Gesù dava la benedizione al Battista, era il Giovanni bambino a benedire Gesù e Gesù si sottometteva alla sua autorità!(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 166)

In entrambe le versioni della Vergine delle Rocce Gesù è il bambino più piccolo, completamente nudo, mentre il cugino Giovanni è più grande (secondo i vangeli ha sei mesi più di Gesù) e ha, come vuole la tradizione iconografica dell'epoca, i fianchi coperti. In questo caso è visibile un velo, in altri dipinti con lo stesso soggetto possiamo trovare una sottile cintura o un abito sdrucito.

Monna Lisa

Abbiamo dunque Amon, il dio maschio (...) e la dea femminile Iside o Isis, il cui antico pittogramma era in tempo chiamato L'Isa (...) AMON L'ISA (...) Signori, non solo la faccia di Monna Lisa ha un aspetto androgino, ma il suo nome è l'anagramma della divina unione tra maschio e femmina. È quello, amici, il piccolo segreto di Leonardo.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 145-146)
Il dipinto chiamato comunemente La Gioconda o Monna Lisa non ha mai avuto il titolo Monna Lisa. Quel nome deriva da un brano del Vasari in cui si dice che «Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di monna Lisa sua moglie». A partire da questa citazione molti storici hanno ipotizzato che quel ritratto di donna oggi conservato al Louvre potesse essere quello descritto dal Vasari (che però parla delle perfette ciglia e di una fossetta nel collo, di cui nel dipinto non v'è traccia). Altri storici invece hanno ritenuto che potesse trattarsi del ritratto Isabella Gualandi, di Caterina Sforza o addirittura di Isabella d'Este. Inoltre "monna" non ha niente a che fare con Amon, ma è soltanto il diminutivo di "madonna", ovvero "signora" nel linguaggio dell'epoca.

Temple Church

Temple Church era una volta l'epicentro di tutte le attività dei Templari e del Priorato in Inghilterra ed era stata così chiamata in omaggio al Tempio di Salomone (...). L'architettura è pagana da cima a fondo (...) la chiesa è circolare. I templari hanno ignorato la tradizionale pianta a croce delle chiese cristiane e hanno costruito una chiesa perfettamente circolare per onorare il Sole. (...) Uno sberleffo non precisamente sottile ai colleghi romani. Un po' come se avessero ricostruito Stonehenge al centro di Londra.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 398)
Oltre al Temple di Londra moltissime chiese templari, piccole, sobrie e spoglie, avevano pianta circolare in quanto si ispiravano al Santo Sepolcro di Gerusalemme. La rotonda ad ambulacro è infatti la forma più usata fin dall'alto medioevo per ricreare in tutta Europa "copie" del Santo Sepolcro. Tra i tanti esempi si possono ricordare i più famosi: il Santo Sepolcro di Pisa, quello di Bologna (inserito nel complesso di Santo Stefano), quello di Cambridge (chiamato anche "The Round Church") e, tra i più recenti, quello di Reggio Emilia progettato da Gaspare Vigarani alla metà del Seicento. A parte le chiese dedicate al Santo Sepolcro, nella tradizione cristiana si incontrano moltissimi altri esempi di chiese di forma circolare: San Pietro in Montorio a Roma, la Rotonda di Umbertide, Santa Maria del Soccorso ad Albenga, il Duomo Vecchio di Brescia... Ma si potrebbe continuare citando moltissimi altri casi, sia effettivamente edificati che solo progettuali come quelli che troviamo nei trattati di architettura del Serlio o nei disegni di Bramante, Antonio da Sangallo, Michelangelo o dello stesso Leonardo da Vinci.

La Meridiana di Saint Sulpice

Una linea dorata tagliava il pavimento della chiesa (...) era uno gnomone, uno strumento astronomico pagano della famiglia delle meridiane. Turisti, scienziati, storici e pagani di tutto il mondo si recavano a Saint Sulpice per vedere quella famosa linea. (...) Il Maestro aveva rapidamente informato Silas della famosa curiosità architettonica di Saint Sulpice, una striscia d'ottone che tagliava la chiesa secondo un perfetto asse nord-sud. Era un'antica meridiana, un resto del tempio pagano che un tempo sorgeva in quel punto esatto.(Dan Brown, Il Codice da Vinci, 2003, p. 126-127)
La Meridiana della Chiesa di Saint Sulpice a Parigi è stata realizzata nel 1743, come si legge chiaramente sulla lapide, su richiesta del curato della parrocchia di Saint Sulpice. Il suo scopo era il calcolo del "computo ecclesiastico", ovvero la precisa data delle festività cristiane basate su calcoli astronomici (la Pasqua ad esempio cade la domenica che segue la prima luna piena successiva all'equinozio di primavera). Non ha niente a che fare con il Meridiano di Parigi che passa dall'Observatoire de Paris, tracciato il 21 giugno 1667 e ufficializzato da Gian Domenico Cassini nel 1718.

 

Bibliografia

  • Bruno Gambarotta. Il codice Gianduiotto. Morganti Editori, 2006, ISBN 88-87549-74-5, pp. 240.
  • Marco Fasol. Il Codice svelato. Le fantasie del Codice da Vinci e la realtà storica. Ed. Fede & Cultura, 2006, pp. 96. Andrea Tornielli. Processo al codice da Vinci, abbinato al quotidiano «Il Giornale», Società Europea di Edizioni S.p.A., 2006, pp. 232
  • Livio Fanzaga; Andrea Tornielli. Attacco alla chiesa. Ed. Gribaudi, 2006, pp. 96.
  • Arturo Cattaneo, Massimo Introvigne, Manfred Hauke, Bernardo Estrada, Alberto Torresani. La frode del Codice da Vinci. Giochi di prestigio ai danni del Cristianesimo. Ed. Elledici, anno 2006, pp. 176
  • José Antonio Ullate Fabo. Contro il Codice da Vinci. Ed. Sperling & Kupfer, Traduzione Federico Niola, Postfazione Antonio Livi, 2005, pp. 220.
  • Angelo Ranon. Da Gesù ai Vangeli. Introduzione al Nuovo Testamento - I. Ed. Messaggero Padova, 1a ristampa 2004, pp. 240.
  • François Brossier. La Bibbia dice il vero?. Ed. Elledici, 2002, pp. 160.
  • Corrado Augias ; Mauro Pesce. Inchiesta su Gesù. Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo. Ed. Mondadori, 2006, pp. 257.

 

Scheda articolo

Area tematica : Cinema | Argomento : Critica del fim | Indice argomenti

Fonte articolo : www.itchiavari.it | Autore : se non è indicato nell'articolo non è specificato nel documento | tipo origine articolo : documento word |

Data pubblicazione : 15/1/11

 


 

     

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