Detersivi ecologici e fai da te come togliere le macchie e tutto di tutto

 

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    SCHEDA PRATICA

    ai

    DETERSIVI ECOLOGICI CHIMICI & FAI-DA-TE

    (a cura del gruppo MondoNuovo) Fonte www.provincia.bergamo.it

     

    Questa scheda è il riassunto di un manuale pratico sui detersivi chimici e biologici.

    Nel manuale è possibile trovare le spiegazioni e le prove oggettive del perché si consiglia un prodotto piuttosto che un altro; è frutto del lavoro di diverse persone che per 10 mesi hanno studiato, sperimentato e ricercato informazioni certe e definite, scartando semplici miti e passaparola non verificati.

    Il lavoro è stato supervisionato da un chimico di una ditta produttrice di detersivi. Non esiste al momento, o non lo abbiamo trovato in mesi di ricerche, un manuale con queste caratteristiche.

     

     

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    Ogni giorno usiamo e SPRECHIAMO tanti detersivi che vanno ad inquinare inutilmente l’ambiente e a intossicare noi stessi.

    Noi di MondoNuovo siamo partiti dal nostro pessimo modello d’uso e abuso dei detersivi e abbiamo deciso di accettare una sfida meravigliosa: cambiare in meglio.

     

    Il manuale completo, questa scheda pratica e altro materiale da scaricare gratuitamente, potete trovarlo su internet:

    www.tellab.it/detersivibioallegri

     

  • PICCOLI GESTI SEMPLICI ed EFFICACI:

    • elimina i prodotti superflui! (spreco di detersivi = inquinamento = spreco economico)
    • prepara spruzzini con ACQUA e ACETO e/o con ACQUA e ACIDO CITRICO e/o con ACQUA e BICARBONATO (vedi ricette) da usare al posto dei soliti spruzzini con detergenti chimici (attenzione: aceto/acido citrico e bicarbonato sono  efficacissimi presi singolarmente, ma non vanno assolutamente mescolati in quanto chimicamente opposti.  Si invalidano a vicenda.)
    • utilizza i PANNI MAGICI in microfibra; asciutti per spolverare, bagnati per pulire e sgrassare
    • utilizza ACQUA CALDA (potenzia qualunque tipo di lavaggio e detersivo)
    • lascia agire QUALCHE MINUTO i detergenti e i disinfettanti prima di rimuoverli

     

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  • PIATTI A MANO

 

    • usa un detersivo per piatti classico (meglio se bio)
    • per stoviglie  poco unte usa solo il “detersivo piatti e lavastoviglie fai da te” (vedi ricetta); è anche un ottimo anticalcare per il lavello
    • NON mescolare il detersivo “fai da te” con il detersivo “classico” perché sono chimicamente opposti e si   annullano a vicenda!
    • utilizza i tovaglioli di carta, usati a tavola, per assorbire l’unto in eccesso dalle pentole e dai piatti (così consumi meno detersivo)
    • pretratta le pentole e le stoviglie incrostate con lo spruzzino all’aceto/acido citrico o al bicarbonato (è sgrassante) - aiuta a sgrassare e ammorbidire lo sporco.

      Oppure sciogli un cucchiaino di bicarbonato con acqua calda nella pentola sporca e lascia un po’ in

      ammollo; in caso di sporco ostinato usa l’apposita spazzola per staccare i residui.

    • le pentole pretrattate con aceto vanno sciacquate prima di immergerle nell’acqua col detersivo classico (l'aceto inattiva il detersivo), mentre non serve risciacquare quelle pretrattate con bicarbonato.
    • il bicarbonato aumenta l’efficacia sgrassante del detersivo piatti “classico”.
    • l’acqua di cottura della pasta e del riso è particolarmente sgrassante, soprattutto se usata calda.
    • lo spruzzino al bicarbonato lo si usa anche per pulire il lavandino, soprattutto quando nel lavandino dobbiamo lavare alimenti. E' particolarmente sgrassante, anche su altre superifici. 

 

    LAVASTOVIGLIE

    • 2 cucchiai di “detersivo piatti e lavastoviglie fai da te” al limone, sale e aceto (vedi ricetta)

    Questo detersivo unito al calore della lavastoviglie lava benissimo e non lascia residui chimici sulle stoviglie!

    Se si usa detersivo classico lavastoviglie, sarebbe meglio fosse bio in quanto le stoviglie entrano in contatto con ciò che mangiamo. Si può anche alternare: a volte detersivo polvere, a volte detersivo “fai da te”: importante non mischiarli mai, si invalidano chimicamente.

    • Meglio evitare del tutto il brillantante chimico. Puoi evitare di usare sostanze brillantanti, oppure puoi riempire la vaschetta del brillantante di aceto (o una soluzione al 15% di acido citrico) e regolare la relativa manopola graduata sul numero più alto. L’acido citrico si compra in drogheria o farmacia. A volte è difficile trovarlo: puoi anche acquistarlo in internet da officina naturae (acido citrico anidro puro – ha effetto anticalcare, disincrostante, ammorbidente, brillantante).
    • controlla spesso il livello del sale e pulisci il filtro ogni due settimane.

    LAVATRICE

    Il detersivo in polvere lava più del liquido, ed è indicato per bucati più sporchi. Il liquido è indicato per bucati delicati e meno sporchi. Il liquido inquina di più.

    Quando possibile sono da preferire i detersivi (bio-ecologici) in polvere. Meglio se concentrati: richiedono un imballaggio più piccolo e non sono riempiti di sostanze inutili e inquinanti atte solo ad aumentarne il volume.

    • pesa (GR, polvere) e misura (ML, liquido) il detersivo; leggi sempre le indicazioni riportate sulla confezione e fa attenzione ai ml e ai gr! Il detersivo in eccesso rimane depositato nei tessuti, penetrando poi nella nostra pelle.
    • usa la pallina dosatrice nel cestello! Grazie alla sua azione meccanica (sbatte i panni nel cestello)  aumenta l’efficacia dei detersivi favorendone lo scioglimento e permettendo così di ridurre il dosaggio del 20% !
    • pesa i panni, così puoi valutare con precisione la quantità di detersivo da usare
    • come sbiancante aggiungi 1 cucchiaio da tavola di percarbonato al detersivo; è anche igienizzante già a  30° C. Il percarbonato è uno sbiancante ecologico; da NON confondere con il perborato che è chimico e tossico. Se non trovi il percarbonato  in altro modo lo puoi acquistare facilmente in internet (marca “officina naturae” e “sonett”).
    • per smacchiare: pretratta le macchie con sapone di marsiglia. In caso di macchie grasse: qualche goccia di detersivo liquido per piatti direttamente sulla macchia. Solo per capi bianchi!: applica sulla macchia del percarbonato diluito (a formare una pappetta tipo yogurt) e lascia agire circa 1 ora prima del lavaggio (non su capi delicati: lana, seta, pelle).
    • L’ammorbidente chimico è spesso causa di irritazioni ed è il primo detergente che i dermatologi consigliano di non usare. Si può ottenere un'ottima azione ammorbidente usando aceto al posto dell' ammorbidente. Non rimane l’odore di aceto! ma solo il profumo del detersivo.

    Versa 100 ml di aceto bianco nella vaschetta dell’ammorbidente: efficace sia come ammorbidente che

      come anticalcare. Meglio ancora una soluzione di acido citrico al 10% (100 ml di acqua e 10 g di acido

      citrico)

      In alternativa puoi usare un ammorbidente ecologico.

    • se l’acqua non è particolarmente calcarea non è comunque necessario l’uso dell’anticalcare in quanto è già presente nel detersivo stesso, invece se l’acqua è molto calcarea si può aggiungere l’anticalcare, ma dosa la quantità di detersivo come per acqua dolce.

      Puoi semplicemente evitare di utilizzare l’anticalcare ‘classico’ se usi l’aceto o la soluzione di acido

      citrico al 15% che fa sia da ammorbidente che da anticalcare.

    • Per decalcificare periodicamente la lavatrice in modo semplice (circa 1 volta al mese) lancia un

       programma lungo a 60° C, versando nel cestello 1 litro di aceto oppure la soluzione di acido citrico al

      15% ( 150 g di acido citrico  in 1 litro d’acqua).

 

  • PAVIMENTI

    • Per lavare i pavimenti 1 bicchiere di aceto in acqua calda oppure il vaporetto. Puoi anche usare detersivo (meglio se bio) alternando: una volta l'uno e una l'altro, a seconda delle necessità.
    • Per spazzare i pavimenti sostituisci eventuali velette elettrostatiche con un panno in microfibra. All’occorrenza invece di cambiare veletta/panno raccogli lo sporco con un po’ di carta igienica inumidita e continua a pulire; così  ne usi solo una per ogni pulizia. Meglio evitare le velette inumidite che sono intrise di prodotti chimici.

     

  • VETRI

    • acqua calda e aceto o lo spruzzino all’aceto (semplice ed efficace)
    • oppure pulivetri “fai da te” – delizioso! (vedi ricetta)
    • oppure fogli di giornale (quotidiano) e acqua; passa il vetro con la spugna bagnata e asciugalo con il foglio di giornale accartocciato. L’inchiostro del giornale fa risplendere il vetro.
  • SANITARI

    • Premesso che vanno puliti con adeguati detergenti, a volte alterne si può lavarli anche con acqua calda e bicarbonato di sodio oppure con acqua calda e aceto. In questo modo si ha un’azione profonda dovuta ai detergenti più aggressivi e un lavaggio leggero con detergenti più delicati quando i sanitari sono solo da ripassare.

     

  • RUBINETTI

    • spruzza aceto, meglio se caldo, sui rubinetti per lucidare e togliere segni di calcare

    Se il calcare ha ostruito le griglie rompigetto di rubinetti e della doccia, svitali e immergili nell’aceto finché il calcare non inizia a sciogliersi, dopodiché sciacquali  e rimettili a posto.

     

  • WATER

    Premesso che una pulizia a fondo con un buon detergente sia necessaria, si può alternare con questi metodi:

    • pulisci usando lo scopino del water su cui hai versato del bicarbonato di sodio (detergente, igienizzante, neutralizza gli odori)
    • oppure aceto puro diluito in acqua caldissima versata sullo scopino

     

  • STURALAVANDINI

    • mescola 150 g di sale da cucina e 150 g di bicarbonato di sodio o soda da bucato (Soda Solvay) e versali nello scarico. A seguire versa una pentola di acqua bollente.

    Attenzione: se non si versa l’acqua subito si rischia di intasare lo scarico!

       Utilizzando questo sistema con dosi ridotte e ripetendo la procedura una volta al mese, ci garantiremo sempre

       scarichi liberi.

     

  • FORNO

      • pulisci spesso il forno con lo spruzzino all’aceto o al bicarbonato (meglio se a forno tiepido) e lascia agire qualche minuto prima di sciacquare. I prodotti puliforno spray chimici sono parecchio tossici soprattutto se non risciacquati bene!

       

    FORNO MICROONDE

      • mezzo bicchiere di acqua e succo di limone (o acqua e aceto) in parti uguali nel microonde. Fallo partire a potenza massima per 5-6 minuti e poi aspetta un paio di minuti prima di togliere il bicchiere e passare con una spugna morbida inumidita.

     

  • FRIGORIFERO

      • pulisci con lo spruzzino all’aceto o con quello al bicarbonato e sciacqua
      • per deodorare: metti qualche cucchiaio di bicarbonato in una vaschetta larga e aperta e lasciala in frigorifero. Ha un efficacia di circa 3 mesi.

       

    TAGLIERI DI LEGNO E SUPERFICI A CONTATTO CON GLI ALIMENTI

    • passali con una pasta fatta di acqua e bicarbonato (1 parte acqua e 3 parti bicarbonato) e sciacqua dopo qualche minuto (ha effetto igienizzante, sgrassante e toglie gli odori)

     

  • FUGHE PIASTRELLE

    • applica del percarbonato diluito con acqua (fino alla densità del latte) sulle fughe annerite della ceramica   per tutta la notte

     

  • LETTIERA PER GATTI

    • il bicarbonato cosparso puro sulla lettiera del gatto ne assorbe gli odori.

     

  • PULIZIA ARGENTO

    • prepara una pastella di bicarbonato e acqua e passala sull’argento con uno straccio, sfregando bene.

     

     

    ATTENZIONE!

    candeggina, ammoniaca, trielina, vernici, antiparassitari, insetticidi…

    sono pericolosi per la salute e inquinano l’ambiente se dispersi!

                           

     

    OLI ESSENZIALI

    Gli oli essenziali sono sostanze oleose profumate che si estraggono da parti di piante : fiori, frutti, buccia, radici e foglie.

    Da non confondere con le “essenze” o “aromi” che si trovano al supermercato, gli oli essenziali da noi indicati e utilizzati si trovano nelle erboristerie e nei negozi biologici e devono essere specificati come PURO OLIO ESSENZIALE NATURALE (meglio se bio).

    Vanno utilizzati con CURA E ATTENZIONE, IN PICCOLE DOSI E MOLTO DILUITI.

    Si conservano per circa tre mesi quando diluiti, conviene preparare spruzzini e detergenti in quantità limitate.

    Gli olii essenzali non si sciolgono in acqua ; si sciolgono invece negli oli grassi, nell'alcool e nel sapone liquido.

    Non si devono mescolare con aceto e limone, che li inattivano.

    Indichiamo alcuni oli essenziali con potere disinfettante: tea tree (detto anche melaleuca o albero del tè), lavanda, limone, timo.

    Attenzione all’uso di oli essenziali in presenza di donne in gravidanza e bambini o persone facenti uso di rimedi omeopatici: alcune essenze possono disturbare queste persone. Chiedere informazioni all’erborista o al negoziante.

     

     

     

     

    DETERSIVI CONCENTRATI : RICARICHE


    E’ ecologico comprare detersivi concentrati, siano essi biologici o chimici: permettono di risparmiare soldi e imballaggi che inutilmente vengono comprati e buttati ad ogni acquisto.

    Quando possibile scegliete detersivi in contenitori di cartone - facilmente riciclabili- invece di flaconi in plastica che si riciclano con costi e inquinamento maggiori.

    In alcune città è possibile comprare il detersivo a peso, riportando il precedente flacone e pagando solo la ricarica.

    DETERSIVI BIO - ECOLOGICI:

    alcune marche e categorie di prezzi

    Incominciando ad adottare questi semplici ed efficaci sistemi di pulizia vi accorgerete che eliminerete tantissimi prodotti inutili, costosi ed inquinanti! Parimenti diminuirà l’inquinamento domestico di casa vostra.

    Avrete bisogno solamente di pochissimi detersivi e a questo punto sarebbe opportuno comprare quelli bio-ecologici.

    Potete trovare tante tipologie e marche di detersivi bio-ecologici, incominciando magari da quelle più economiche che si vendono anche al supermercato; come p.es. i prodotti certificati ECOLABEL:

    alla Coop:        i detersivi eco-logici “coop_ecolabel

    da Esselunga: i detersivi ecologici della catena “il gabbiano”, anch’essi ecolabel. La linea esselunga il gabbiano offre anche tantissimi prodotti corpo; il rapporto qualità/prezzo è ottimo.

    Questi prodotti non hanno un livello di biologicità altissimo, in quanto possono esservi sostanze di origine petrolchimica, ma hanno standard ecologici alti (altamente biodegradabili), garantiti dalle norme ecolabel.

    Sono un ottimo compromesso tra il prodotto radicalmente chimico, e il prodotto radicalmente biologico

    In commercio si trovano tante marche biologiche, più o meno valide. Per quanto riguarda prodotti di alta qualità biologica, uno spazio particolare lo riserviamo ai prodotti di officina naturae.

    Li abbiamo testati per questa ricerca e li usiamo quotidianamente.
    Di essi apprezziamo la totalità del prodotto: dagli ingredienti usati, alla filosofia legata al progetto, all’utilizzo di materie prime da progetti equo solidale.

    Consigliamo di visionare il loro sito internet www.officinanaturae.com
    Ci siamo chiesti se fosse opportuno segnalare così spesso questa marca in una ricerca indipendente e libera come la nostra: avevamo paura potesse sembrare un lavoro sponsorizzato da una ditta in particolare. Così non è.
    La nostra fiducia e la nostra gratitudine sono rinnovate dalla grande disponibilità che officina naturae ci ha dimostrato, non solo nel rispondere alle nostre domande, ma accettando di aiutarci, correggendo il manuale a più riprese, senza chiederci nulla in cambio.
    Hanno condiviso il loro sapere in un vero progetto open source.

     


    Il Mondo Siamo Noi. Ciò che conta davvero è darsi una mano, e Insieme Creare, un Mondo Nuovo.

     

     

     

    RICETTE DETERSIVI BIO_ALLEGRI

      

    DETERSIVO PIATTI E LAVASTOVIGLIE “fai da te”

    3 limoni, 400 ml di acqua, 200 gr di sale, 100 ml di aceto bianco

    Tagliare i limoni in 4-5 pezzi togliendo solo i semi (è più facile se tagliate i limoni a rondelle).

    Frullarli con un mixer insieme ad un po’ di acqua e al sale.

    Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere tutta l’acqua e l’aceto e far bollire per circa 10 minuti girando con una frusta perché non si attacchi. Quando si è addensato e un po’ raffreddato mettere in vasetti di vetro e usarne due cucchiai da minestra per la lavastoviglie e a piacere per i piatti a mano.

    PULITUTTO E LAVAVETRI “fai da te”

    Per 500 ml servono:

    - 100 ml di alcool per liquori *

    - 400 ml di acqua **

    - 8-10 gocce di detersivo per piatti

    - qualche goccia di olio essenziale a scelta ( 5 gocce o poco più).

    Miscelare il tutto in uno spruzzino.

    *   l’alcool alimentare bianco è inodore e ottimo per questo detersivo, ma se non vi dà

        fastidio l’odore dell’alcool rosa si può usare anche quello

    ** se l’acqua di rubinetto è troppo calcarea usare acqua distillata

    SPRUZZINO CON ACQUA E ACETO

    Diluire a scelta il 20%, 30% o 40% di aceto in restante acqua.

    Per 500 ml:     20% = 100 ml di aceto in 400 ml di acqua

                            30% = 150 ml di aceto in 350 ml di acqua

                            40% = 200 ml di aceto in 300 ml di acqua

    Se l’acqua di rubinetto è troppo calcarea puoi usare l’acqua distillata per evitare macchie di calcare. Eventualmente usa l’aceto di mele che ha un odore più gradevole.

    Attenzione: non utilizzare su marmo e pietre, legno, cotto e tutte le superfici sulle quali è sconsigliato l’uso di sostanze acide.

    SPRUZZINO CON ACQUA E BICARBONATO

    Sciogliere al massimo 48 g di bicarbonato in 500 ml d’acqua.

    Agitare sempre prima dell’uso.

    Il bicarbonato è igienizzante, sgrassante e assorbe gli odori.

    SPRUZZINO CON ACQUA E ACIDO CITRICO - soluzione al 15%

    Sciogliere 75 g di acido citrico in 500 ml di d’acqua.

    Elimina le incrostazioni calcaree.

    Lasciare agire qualche minuto prima di risciacquare.

    Attenzione: non utilizzare su marmo e pietre, legno, cotto e tutte le superfici sulle quali è sconsigliato l’uso di sostanze acide.

     

Detersivi ecologici e fai da te come togliere le macchie e tutto di tutto

 

A COSA PUO' SERVIRE L' ACETO:

Nella LAVASTOVIGLIE: per rendere brillanti le stoviglie.


 

Per VETRI E CRISTALLI: Lavare finestre, lampadari e oggettistica in vetro o cristallo con acqua e aceto in parti uguali. Con questo metodo verranno rimosse anche le tracce lasciate dagli insetti. I vetri rimarranno puliti più a lungo.




Per il CALCARE: Per togliere il calcare quotidiano da sanitari e rubinetterie, passare una spugnetta imbevuta di aceto puro, oppure versare direttamente l'aceto sulla parte da pulire. Dopo aver lasciato agire per qualche minuto, sciacquare e asciugare.




Nel BUCATO: al posto del normale ammorbidente


 

 

Per i BOLLITORI: Per i bollitori riempiteli per 2/3 di aceto ed 1/3 di acqua, unire una manciatina di sale e scaldare. Togliere dal fuoco e lasciare agire 12 ore, poi sciacquare.



Per il LAVELLO INOX: Per togliere le macchie di sporco e calcare passate una spugnetta di aceto puro


 

 

Per le PIASTRELLE: Per le piastrelle del bagno e della cucina passate una spugnetta imbevuta di aceto puro. Sporco e grasso verranno rimossi.




Per i CONTENITORI ALIMENTI: Per igienizzare ed eliminare gli odori, lavare con aceto puro, poi sciacquare e asciugare bene.




Per la LANA: Per prevenire l'infeltrimento dei capi in lana, sciacquare con acqua e aceto (2 tazzine da caffè per ogni 10l d'acqua). Ideale per le coperte di lana. Immerse dopo il lavaggio in acqua e aceto acquisteranno maggior morbidezza




Per le STOVIGLIE: Aggiungere un poco di aceto all'acqua per il lavaggio (una tazzina da caffè in ogni 5l d'acqua). Per sgrassare le vostre stoviglie basterà meno detersivo tradizionale e in più risulteranno perfettamente deodorate




Per TAPPETI E MOQUETTE: Per ravvivare i colori, dopo aver utilizzato l'aspirapolvere, passare uno straccio imbevuto di aceto puro seguendo il senso del pelo. Non sfregare troppo e cambiare lo straccio man mano che si sporca. Questo sistema è anche un buon trattamento antitarme e serve se il cane o il gatto lo hanno bagnato.


 


Per l' ODORE DI FRITTO: far bollire in un pentolino un bicch di acqua + un bicchiere di acetoe portare ad ebollizione.


 

 


Per la BIANCHERIA E BUCATO: 2 tazzine da caffè di aceto aggiunti al normale detersivo aiuteranno a sgrassare e igienizzare i capi sporchi. Inoltre con questo trattamento i tessuti resteranno più morbidi.




Per la CABINA DOCCIA: Passare sul vetro una spugnetta ruvida imbevuta di aceto puro, poi sciacquare e asciugare bene. In presenza di macchie di muffa sulla tendina si otterranno ottimi risultati lavandola con acqua e aceto (una tazzina ogni litro d'acqua)
Per RAME E OTTONE : Preparare in un piattino un miscuglio composto da 2 cucchiai da cucina di sale e 1 di aceto, raccogliere il composto con una spugnetta, strofinare, poi sciacquare e asciugare bene.




Per il LEGNO: Per pulire il legno laccato, detergere con una soluzione di acqua tiepida e aceto (una tazzina ogni litro d'acqua). Passare successivamente con panno morbido e asciutto

 

 

Per TESSUTI COLORATI: Aggiungere all'acqua dell'ultimo risciacquo 2 tazzine da caffè di aceto. Conserverà più a lungo il colore dei vostri capi.




Per PAVIMENTI: Per togliere ogni traccia di polvere e sporco dai pavimenti, lavare con una soluzione di acqua e aceto. Pulizia , igiene e profumo saranno assicurati (una tazzina da caffè in ogni 5l di acqua).




Per l' ARIA VIZIATA: Per eliminare l'odore di fumo e di chiuso mettere nella stanza uno o più contenitori riempiti con aceto. Questo trattamento è anche ideale per togliere l'odore di vernice dopo la tinteggiatura dell'appartamento.


 

 

Per TESSUTI MACCHIATI: Macchie in genere: applicare aceto puro, tamponare con acqua. Macchie di deodorante: immergere il capo in una soluzione di aceto prima di lavarlo (1 tazzina ogni litro d'acqua) Macchie di fango: raschiare quanto possibile il fango secco, quindi sfregare con acqua e aceto (3 tazzine ogni litro di acqua) tamponare con acqua Macchie di calce: sfregare con aceto puro e risciacquare.




Per RUBINETTI: Se invece il calcare ha ostruito rubinetti e doccia, lasciateli immersi nell'aceto per qualche ora, poi sciacquare ed asciugare.





Per PENTOLE E CONTENITORI ACCIAIO: Per le pentole e tutti i contenitori in acciaio inox, passate una spugnetta imbevuta di aceto e sciacquare. Se vi avete bruciato qualcosa versate aceto a sufficienza per coprire la parte e lasciare agire per mezz'ora prima di pulire.




Per le PENTOLE (se avete bruciato qualcosa): ricoprire la parte e lasciare agire mezz'ora prima di pulire

 

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Fine articolo detersivi ecologici e fai da te come togliere le macchie e tutto di tutto

 

I mille usi dell'aceto

CALCARE. Per togliere le macchie da lavandini, rubinetteria ecc, passatevi sopra una spugnetta imbevuta di aceto caldo, poi sciacquate e asciugate molto bene. Se invece il calcaree ha ostruito le griglie rompigetto di rubinetti e doccia, svitateli e immergeteli nell'aceto finché non inizia a sciogliersi, quindi sciacquate e rimetteteli a posto

LAVABIANCHERIA. Per togliere il calcare dalle tubature versate nella lavatrice 4 litri di aceto allungato con acqua e programmate un lavaggio a vuoto a 90 gradi. Acqua e aceto sono indicati anche per lavare l'interno e l'esterno della lavatrice, poi ripassate con una spugnetta imbevuta di sola acqua e asciugatela (basta l'esterno)

FERRO DA STIRO A VAPORE. Per pulirlo dal calcare riempitelo ogni tanto di acqua e aceto in parti uguali, quindi scaldatelo e fate uscire un po' di vapore, staccate la spina e lasciatelo in piedi finché è completamente freddo; svuotatelo e sciacquate l'interno con acqua pura. Se fosse invece da pulire la piastra strofinatela con aceto caldo e sale fino.

VETRO E CRISTALLO Lavate finestre, lampadari e ninnoli con acqua e aceto tiepido in pari uguali, poi sciacquate con acqua pura. Con questo sistema toglierete anche le tracce lasciate dagli insetto, e vetri e cristalli dureranno puliti molto più a lungo perché avranno preso una patina sgradevole per mosche e simili

RAME E OTTONE. Sfregateli con sale grosso inumidito con aceto caldo, poi sciacquate con acqua pura e asciugate con un panno molto morbido

LEGNO. Per pulire il legno laccato e renderlo di nuovo lucido passatevi uno straccio imbevuto di acqua tiepida e aceto, seguendo la venatura del legno, poi ripassate subito con uno straccio morbido e asciutto. Per lucidare invece i mobili di legno non verniciato passateli con olio e aceto in parti uguali, sempre seguendo la venatura del legno e ripassandolo subito sopo con uno straccio morbido e asciutto. Se fosse colata la cera sul legno, grattatela via delicatamente, appoggiatevi sopra una carta assorbente e scaldatela con il ferro da stiro tiepido; quando tutta la cera è stata asportata ripassate con uno straccetto imbevuto di aceto e asciugate.

TAPPETI E MOQUETTE. Per ravvivare i colori spolverate bene con l'aspirapolvere, poi passatevi uno straccio imbevuto di aceto bianco, seguendo il senso del pelo. Non sfregate troppo e cambiate lo straccio man mano che si sporca. Questo sistema è anche un buon trattamento antitarme e serve inoltre per rimediare se il cane o il gatto di casa lo hanno bagnato. Fate però prima una prova su un angolo poco visibile per controllare se i colori del tappeto sono resistenti.

PAVIMENTI. Per togliere ogni traccia di gesso e di polvere dai pavimenti nuovi o nei locali appena imbiancati, lavateli con acqua e aceto finché non vi sarà più nessuna traccia di bianco, poi ripassate con acqua pura.

CABINA DELLA DOCCIA. Passate sul vetro una spugnetta ruvida imbevuta di aceto bianco, poi sciacquate e asciugate molto bene. Se vi fossero tracce di muffa sulla tendina lavatela con acqua e aceto o acqua e sale e riappendetela senza sciacquarla
TESSUTI MACCHIATI. Tamponate le macchie con aceto bianco; di solito spariscono, ma fate prima una prova su un punto nascosto. Se la vostra camicetta si è macchiata di deodorante, lasciatela immersa in acqua e aceto prima del lavaggio. Anche le macchie di calce sugli abiti da lavoro possono essere facilmente eliminate se sfregate con aceto. Invece se l'impermeabile si è macchiato di fango fate asciugare bene, poi raschiate via quanto potete del fango ormai secco e sfregate con acqua e aceto, ripetendo l'operazione con una soluzione sempre più concentrata di aceto; quando la macchia è scomparsa tamponate a più riprese con acqua pura e lasciate asciugar prima di riporre.

TESSUTI COLORATI. Aggiungete l'acqua dell'ultimo risciacquo qualche cucchiaio di aceto che impedirà ai tessuti molto colorati di stingere o sbiadire.

BUCATO. Qualche cucchiaio di aceto aggiunto al normale detersivo aiuterà a sgrassare e pulire i capi molto sporchi. Inoltre con questo trattamento i tessuti resteranno più morbidi.

LANA. Sciacquatela con acqua e aceto perché non infeltrisca. Anche le coperte di lana, immerse dopo il lavaggio in acqua appena tiepida e aceto, ridiventeranno molto soffici.

ARIA VIZIATA. Mettete nel locale impregnato di fumo uno o più contenitori pieni di aceto; fate lo stesso se il locale è stato appena verniciato e volete togliere l'odore di vernice fresca.

FIORI. Pulite l'esterno dei vasi di terracotta spazzolandoli con acqua tiepida e aceto e poi sciacquateli. In questo modo terrete liberi i pori della terracotta e le radici delle piante potranno respirare meglio. Nel caso di fiori recisi, per prolungarne la durata prima di disporli nel vaso sciogliete nell'acqua 2 cucchiai di aceto e 2 cucchiai di zucchero.

Aceto: salute e bellezza

Usando regolarmente l'aceto si può beneficiare delle sue preziose proprietà. Per esempio è diuretico e c'è chi giura che prendendone un cucchiaio, meglio se di mele, a digiuno la mattina, è anche dimagrante. Contiene alcuni derivati dei fenoli in grado di svolgere una azione anti-cancerogena e sono inoltre stabilizzanti delle vitamine E e C. Ma sono molte altre le proprietà dell'aceto:

Emicrania: applicate sulla fronte una compressa di cotone o di tela ripiegata imbevuta di aceto.

Capelli: Per sciacquarli bene e togliere loro ogni traccia di grasso usate acqua tiepida e aceto. Così i capelli resteranno morbidi e vaporosi e riacquisteranno lucentezza, pure nei casi più ostinati.

Pelle: per proteggere la pelle lavatevi con acqua e aceto, spalmatevi con una buona crema e poi frizionatevi con poche gocce di aceto puro che farà da stringente, aumentando al resistenza della pelle contro le intemperie.

Mal Di Denti:Fate bollire uno spicchio d'aglio in un bicchiere di aceto e fate degli sciacqui con il decotto tiepido, tenendolo anche un poco in bocca e insistendo in particolare sul punto dolorante.

Stanchezza: bevete al mattino un bicchiere di acqua con un cucchiaio di aceto ed n cucchiaino di miele: vi farà da stimolante ed inoltre in estate vi disseterà perfettamente. Oppure aggiungete 2-3 tazze di aceto all'acqua della vasca per un bagno stimolante, molto indicato anche per pulire le pelli grasse. Se fate invece la doccia, frizionatevi il copro con un poco d'aceto prima di lavarvi.

Personalmente uso l’aceto come:
brillantante nella lavastoviglie;
ammorbidente in lavatrice;
detergente per i vetri;
detergente per i pavimenti;
anticalcare forte in combinazione con il bicarbonato.

Come pulire i vetri con l’aceto: io uso due tecniche in base a quanta voglia ho.
1: in una bacinella metto acqua calda (2 lt) ed aceto (1 bicchiere). Con una spugna bagnata nell’acqua ed aceto passo i vetri e poi con il “puliscivetri” del benzinaio (quello con la gommina) li asciugo. Fine. Nessuna alone, nessuna traccia, nessun olio di gomito, nessun giornale per strofinare (uso solo un vecchio straccio per raccogliere l’acqua/aceto che sgocciola quando passi il “puliscivetro”). Un pò di profumo che se ne va in pochi minuti. Pulisco i vetri due volte all’anno e in mezzora faccio 6 finestre.

2: con uno spruzzino con aceto puro vaporizzo aceto direttamente sul vetro. Passo una spugna bagnata per togliere la polvere e sporco più ostinato. Asciugo con uno straccio di stoffa.

Come anticalcare per rubinetteria: prima vaporizzo un pò di aceto puro e poi ci spolverizzo sopra un pò di bicarbonato. si crea un effetto effervescente che arriva a pulire anche gli angolini. Dopo un pò (più ci sta meglio è) passo con una spugna.

Come anticalcare per pezzi della rubinetteria che si sono incrostati: li metto a bagno in un bicchiere con acqua, aceto e bicarbonato. Dopo qualche ora sono brillanti.

Altro detersivo supercollaudato è quello per la lavastoviglie. D’inverno lo preparo solo saltuariamente perchè a finestre chiuse smaltire le eslazioni (per quanto naturali sono comunque irritanti per gli occhi) è un problema. Però se rimango senza detersivo di Officina Naturae tampono con il mio fino al nuovo ordine, e d’estate uso solo il mio.

Ecco la ricetta del detersivo per stoviglie a mano E LAVASTOVIGLIE

200 gr. sale
100 gr. aceto bianco
400 ml. acqua
3 limoni

Taglio a piccoli pezzi i limoni, compreso la buccia e li frullo nel mixer con parte dell’acqua (rimane un po grossolano). Lo metto a bollire con la restante acqua, l’aceto e il sale (occhio che all’inizio dell’ebollizione tende ad uscire tutto dalla pentola). Lascio bollire per 15 minuti e tolgo dal fuoco, lo frullo una seconda volta (con il frullatore ad immersione). Ho visto che omogeneizzando tutto con il frullatore ad immersione non rimane nessun residuo nel filtro della lavastoviglie (in alternativa si può filtrare, ma se ne perde molto).
Attenzione a frullarlo da freddo perchè gli schizzi caldi sono caustici (vi parlo per esperienza). Prodotti commestibili sì, ma che combinati insieme in questo modo passano dalla cucina alla “chimica”.

 

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Fine articolo detersivi ecologici e fai da te come togliere le macchie e tutto di tutto

 

  • Consigli verdi

    Qui di seguito troverete suggerimenti, precauzioni da adottare e accorgimenti indispensabili per la perfetta riuscita di tutti i tipi di lavaggio.

     

    LAVATRICE:

    • Leggere con attenzione le indicazioni riportate sulla confezione del detersivo, facendo attenzione alle dosi consigliate in relazione al carico di bucato da lavare (pesare sempre i panni).
    • Sia con il detersivo liquido che in polvere utilizzare la pallina dosatrice: svolge un’azione meccanica e districante, favorisce lo scioglimento del detersivo direttamente nel cestello e permette di ridurne del 20% il dosaggio.
    • In caso di sporco leggero è preferibile utilizzare detersivo liquido e temperatura inferiore a 40°C; in caso di sporco grosso meglio il detersivo in polvere e temperatura superiore a 40°C; preferire prodotti ecologici.
    • Pretrattare le macchie con sapone di Marsiglia o qualche goccia di detersivo liquido per piatti (vedi smacchiatori e sbiancanti).
    • Come ammorbidente e anticalcare: versare 100 ml di aceto bianco nella vaschetta dell’ammorbidente oppure una soluzione di acido citrico al 10% (100 ml di acqua e 10 g di acido citrico).
    • Se l’acqua non è particolarmente calcarea, l’uso di un prodotto anticalcare è evitabile (perché già presente nel detersivo stesso); se l’acqua invece è molto calcarea aggiungere l’anticalcare, dosando però la quantità di detersivo come per l’acqua dolce.
    • Per conoscere la durezza dell’acqua della vostra zona: http://it.wikipedia.org/wiki/Durezza_dell%27acqua.
    • Per decalcificare periodicamente la lavatrice (circa 1 volta al mese se l’acqua di casa è molto dura): lanciare un programma lungo a 60°C, versando nel cestello mezzo litro di aceto oppure una soluzione di acido citrico al 15% (150 g di acido citrico in 1 litro d’acqua).

     

    LAVASTOVIGLIE

    • Alternare il classico detersivo per lavastoviglie (meglio se ecologico) con il seguente detersivo “fai da te” (due cucchiai di una pappetta tipo yogurt preparata facendo bollire 3 limoni centrifugati, 200 g di sale e 100 ml di aceto).
    • Riempire la vaschetta del brillantante di aceto o di una soluzione al 15% di acido citrico (100 ml di acqua e 15 g di acido citrico) e regolare la relativa manopola graduata sul numero più alto.
    • Attenzione a non usare insieme detersivo tradizionale e aceto o acido citrico, perché si annullerebbe l’alcalinità del detersivo riducendone l’efficacia.

     

    SANITARI

    • Per pulire i sanitari, alternare i detergenti specifici (meglio se ecologici) con acqua calda e bicarbonato di sodio (48 grammi sciolti in mezzo litro d’acqua) oppure aceto bianco (dal 20 al 40% di aceto bianco in restante acqua).
    • Non utilizzare la miscela di acqua e bicarbonato di sodio per la pulizia delle vasche da bagno in resina (metacrilato).
    • Per pulire i rubinetti oppure togliere i segni del calcare utilizzare lo spruzzatore all’aceto (meglio se preparato con acqua calda).
    • Se il calcare ha ostruito le griglie rompigetto di rubinetti e della doccia: svitarli e immergerli nell’aceto finché il calcare non inizia a sciogliersi, quindi risciacquarli e rimetterli a posto.
    • Per le fughe annerite  delle piastrelle: preparare una pappetta tipo yogurt con percarbonato e acqua, applicarla sulle parti sporche per tutta la notte, quindi risciacquare.
    • Per il water, alternare al detergente specifico (preferibilmente ecologico) il seguente sistema: pulire utilizzando lo scopino sul quale è stato versato del bicarbonato di sodio oppure aceto puro diluito in acqua calda versato direttamente sullo scopino.
    • In caso di scarichi ostruiti: mescolare 150 grammi di sale da cucina e 150 di bicarbonato di sodio, versare la miscela nello scarico e, a seguire, una pentola di acqua bollente (attenzione: se non si versa l’acqua subito si rischia di intasare lo scarico).

     

    PIATTI A MANO

    • Riempire la vasca dei piatti con poca acqua calda, mettendo qualche goccia di detersivo (meglio se ecologico) direttamente sulla spugna  e poi risciacquare: man mano, se c’è bisogno di altro detersivo, si aggiungerà sulla spugna, scaricando e sostituendo se necessario anche l’acqua.
    • In caso di stoviglie molto unte: togliere il grosso delle incrostazioni con tovaglioli di carta usati o con la paglietta; in alternativa pretrattare le pentole e i piatti con uno spruzzatore riempito di acqua e bicarbonato (48 grammi sciolti in mezzo litro d’acqua) oppure aceto  (dal 20 al 40% di aceto bianco in restante acqua), quindi risciacquare.
    • Anche l’acqua di cottura della pasta (o del riso) ha un forte potere sgrassante, soprattutto se usata calda.
    • È possibile utilizzare lo spruzzatore con bicarbonato o aceto anche per pulire il lavandino, dopo aver terminato di lavare i piatti.

     

    SBIANCANTI E SGRASSATORI PER BUCATO

    • Come sbiancante e igienizzante (già attivo a 30°C) aggiungere 1 cucchiaio da tavola di percarbonato al detersivo in polvere o liquido (tale sostanza è di norma già presente nei detersivi biologici e va utilizzata solo quando si ricerca un’azione sbiancante aggiuntiva).
    • Per smacchiare: pretrattare le macchie con sapone di Marsiglia (in caso di macchie grasse, versare direttamente sulla macchia qualche goccia di detersivo liquido per piatti).
    • Solo per smacchiare i capi bianchi: applicare sulla macchia del per carbonato diluito ( a formare una pappetta tipo yogurt) e lascia agire circa 1 ora prima del lavaggio (non utilizzare su capi delicati come lana, seta e pelle).
    • Per smacchiare e sbiancare (ad esempio grembiuli con macchie organiche): lasciare i capi in ammollo per tutta la notte in acqua e bicarbonato.

     

    VETRI

    • Si possono lavare irrorandoli con uno spruzzino riempito di acqua e aceto bianco e poi ripassandoli con un panno in microfibra.
    • Un buon sistema per avere vetri perfetti è la spatola lavavetri (utilizzata con acqua calda e aceto) oppure in alternativa, i fogli di giornale accartocciati.
    • Per evitare aloni e strisce non lavare mai i vetri al sole.

     

    FORNO TRADIZIONALE A MICROONDE

    • Il forno tradizionale si può pulire con uno spruzzatore riempito di acqua e bicarbonato (48 grammi sciolti in mezzo litro d’acqua) oppure aceto (dal 20 al 40% di aceto bianco in restante acqua).
    • Utilizzare i detergenti “fai da te” quando il forno è tiepido , spruzzandoli sulle pareti e lasciandoli agire per qualche minuto prima di sciacquare.
    • Per il microonde: in un recipiente adatto a questo tipo di cottura mettere mezzo bicchiere di acqua e succo di limone (oppure acqua e aceto); azionare l’apparecchio alla massima potenza per 5-6 minuti, aspettare qualche minuto prima di risciacquare le pareti con una spugna morbida inumidita.

     

    PAVIMENTI E PARQUET

    • Per pulire i pavimenti, alternare i detergenti specifici (meglio se ecologici), con il seguente prodotto “fai da te”: 1 bicchiere di aceto in acqua calda.
    • Per spazzare i pavimenti sostituire le eventuali velette elettrostatiche con un panno in microfibra.
    • Il parquet si può lavare con acqua calda e aceto, utilizzando un panno in microfibra ben strizzato; in alternativa acqua calda con pochissimo detersivo per pavimenti (meglio se ecologico) e panno in microfibra.

     

    FRIGORIFERO

    • Si può lavare con uno spruzzatore riempito di acqua e bicarbonato (48 gr sciolti in mezzo litro d’acqua) oppure aceto (dal 20 al 40% di aceto bianco in restante acqua), quindi risciacquare.
    • Per togliere gli odori: mettere nel frigorifero qualche cucchiaio di bicarbonato in una vaschetta larga e senza coperchio (ha un’efficacia di circa 3 mesi).

     

    MOBILI

    • Per quelli in laminato della cucina (o del bagno) basta un panno di microfibra e un po’ di detersivo specifico per superfici dure, preferibilmente ecologico.
    • Non utilizzare il sapone di Marsiglia: tende a opacizzare le superfici.
    • Molto efficaci sono anche gli spruzzatori riempiti di acqua e bicarbonato (48 grammi sciolti in mezzo litro d’acqua) oppure aceto (dal 20 al 40% di aceto bianco in restante acqua).
    • Se si utilizzano i prodotti “fai da te”: spruzzare le parti interessate, lasciare agire per qualche minuto in caso di sporco ostinato e quindi rimuovere con una spugna.
    • Per lucidare i mobili in legno sono invece ottimi i prodotti a base di cera vergine d’api (ecologici, senza solventi nocivi).

     

     

    Fonte: Il Salvagente 2009

     

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Scuola di detersivi.

  • BICARBONATO : il bicarbonato ha un potere igienizzante , variabile a seconda della concentrazione   con cui viene diluito in acqua

    ACETO E ACIDO CITRICO - Aceto e acido citrico, miscelati, igienizzano. La spiegazione è questa:
    I valori del pH vanno da 1 a 14. Il valore 7 indica la neutralità; un numero inferiore a 7 indica acidità, superiore a 7 basicità o alcalinità.
    I batteri vivono bene in un intervallo di pH attorno alla neutralità, diciamo tra 4,5 e 10, in un ambiente da debolmente acido a debolmente alcalino. Oltre questi valori non vivono più. Utilizzando un acido molto forte (inferiore a 4,5) o un alcale molto forte (superiore a 10) si altera il pH in cui vivono, quindi si sterilizza.
    Nè aceto nè acido citrico sono così forti, per cui da soli non hanno un buon effetto sterilizzante, ma miscelati si, perchè il pH diminuisce, praticamente si potenziano a vicenda.

    PERCARBONATO - libera ossigeno già a 30° in lavatrice, igienizza i capi anche in ammollo. Igienizza anche stoviglie e oggetti d'uso. Si può aggiungere al detersivo lavastoviglie per igienizzare sia le stoviglie che la macchina.

    Il VAPORE disinfetta, ma anche la semplice ACQUA BOLLENTE

    RICAPITOLANDO

    Piatti lavati a mano

    • consiglio per consumare meno acqua e detersivo: apri l’acqua calda nella vaschetta del lavaggio, piano, così non si riempie subito; metti qualche goccia di detersivo direttamente sulla spugna, pulisci la stoviglia e risciacquala con l’acqua che sta riempiendo la vaschetta lavaggio
    • usa un detersivo per piatti tradizionale (meglio se bio)
      per stoviglie poco unte puoi usare solo il detersivo piatti fai da te
    • utilizza i tovaglioli di carta, se li hai usati a tavola, per assorbire l’unto in eccesso dalle pentole e dai piatti
    • pretratta le pentole e le stoviglie incrostate con lo spruzzino all’aceto/acido citrico o al bicarbonato (effetto  sgrassante)
    • il bicarbonato aumenta l’efficacia sgrassante del detersivo piatti tradizionale.
    • l’acqua di cottura della pasta e del riso è particolarmente sgrassante, soprattutto se usata calda.
    • puoi usare lo spruzzino al bicarbonato o aceto anche per pulire il lavandino, soprattutto quando ci devi lavare alimenti.

    Lavastoviglie

    • 2 cucchiai di detersivo piatti fai da te al limone, sale e aceto.
    • meglio evitare del tutto il brillantante tradizionale. Puoi evitare di usare sostanze brillantanti, oppure puoi riempire la vaschetta del brillantante di aceto (o una soluzione al 15% di acido citrico – 100 ml di acqua e 15 g di acido citrico) e regolare la relativa manopola graduata sul numero più alto.
    • controlla spesso il livello del sale e pulisci il filtro ogni due settimane.

    Lavatrice

    • pesa (GR, polvere) e misura (ML, liquido) il detersivo; leggi sempre le indicazioni riportate sulla confezione e fa attenzione ai ml e ai gr!
    • usa la pallina dosatrice nel cestello! (sia con il detersivo polvere che con quello liquido).
    • pesa i panni
    • come ammorbidente e anticalcare: versa 100 ml di aceto bianco nella vaschetta dell’ammorbidente
      Non rimane l’odore di aceto! ma solo il profumo del detersivo.
      Meglio ancora una soluzione di acido citrico al 10% (100 ml di acqua e 10 g di acido citrico).
      In alternativa puoi usare un ammorbidente ecologico.
    • se l’acqua non è particolarmente calcarea non è comunque necessario l’uso dell’anticalcare in quanto è già presente nel detersivo stesso. Invece se l’acqua è molto calcarea si può aggiungere l’anticalcare, ma dosa la quantità di detersivo come per acqua dolce.
    • per decalcificare periodicamente la lavatrice in modo semplice (circa 1 volta al mese se l’acqua di casa è molto dura) lancia un programma lungo a 60° C, versando nel cestello 1 litro di aceto oppure la soluzione di acido citrico al 15% (150 g di acido citrico  in 1 litro d’acqua).
    • come sbiancante aggiungi 1 cucchiaio da tavola di percarbonato al detersivo polvere o liquido. In genere è già presente nei detersivi biologici. Quindi lo si aggiunge solo quando si ricerca un'azione sbiancante aggiuntiva. E’ anche igienizzante già a  30° C.
    • per smacchiare: pretratta le macchie con sapone di Marsiglia. In caso di macchie grasse: qualche goccia di detersivo liquido per piatti direttamente sulla macchia. Solo per capi bianchi!: applicare sulla macchia del percarbonato diluito (a formare una pappetta tipo yogurt) e lascia agire circa 1 ora prima del lavaggio (non su capi delicati: lana, seta, pelle).
    • per smacchiare e sbiancare (ad esempio grembiuli con macchie organiche) si può lasciare la biancheria in ammollo per tutta la notte in acqua fredda e bicarbonato.

    Pavimenti

    • Per lavare i pavimenti 1 bicchiere di aceto in acqua calda oppure il vaporetto. Puoi anche usare detersivo (meglio se bio) alternando: una volta l'uno e una volta l'altro, a seconda delle necessità.
    • Per spazzare i pavimenti sostituisci eventuali velette elettrostatiche con un panno in microfibra. All’occorrenza invece di cambiare veletta/panno raccogli lo sporco con un po’ di carta morbida inumidita e continua a pulire; così  ne usi solo una per ogni pulizia. Meglio evitare le velette pre-inumidite che sono intrise di prodotti chimici.

    Parquet

    • Puoi lavare il parquet con acqua calda e panno in microfibra ben strizzato
    • oppure con acqua calda con un po’ di aceto e panno in microfibra
    • o in alternanza acqua calda con pochissimo detersivo per pavimenti (meglio se ecologico) e panno microfibra

    Vetri

    • acqua calda e aceto o lo spruzzino all’aceto
    • oppure pulivetri “fai da te”
    • oppure fogli di giornale (quotidiano) e acqua; passa il vetro con la spugna bagnata e asciugalo con il foglio di giornale accartocciato.

    Sanitari

    • Premesso che vanno puliti con adeguati detergenti per sanitari, a volte alterne si può lavarli anche con acqua calda e bicarbonato di sodio oppure con acqua calda e aceto.

    Rubinetti

    • spruzza aceto, meglio se caldo, sui rubinetti per lucidare e togliere segni di calcare
      Se il calcare ha ostruito le griglie rompigetto di rubinetti e della doccia, svitali e immergili nell’aceto finché il calcare non inizia a sciogliersi, dopo di che sciacquali  e rimettili a posto.

    Sturalavandini

    • mescola 150 g di sale da cucina e 150 g di bicarbonato di sodio o soda da bucato (Soda Solvay) e versali nello scarico. A seguire versa una pentola di acqua bollente.
    • Attenzione: se non si versa l’acqua subito si rischia di intasare lo scarico!
      Utilizzando questo sistema con dosi ridotte e ripetendo la procedura una volta al mese, ci garantiremo sempre scarichi liberi.

    Forno

    • pulisci spesso il forno con lo spruzzino all’aceto o al bicarbonato (meglio se a forno tiepido) e lascia agire qualche minuto prima di sciacquare.

    Forno a microonde

    • mezzo bicchiere di acqua e succo di limone (o acqua e aceto) in parti uguali nel microonde. Fallo partire a potenza massima per 5-6 minuti e poi aspetta un paio di minuti prima di togliere il bicchiere e passare con una spugna morbida inumidita.

    Frigorifero

    • Si pulisce con lo spruzzino all’aceto o con quello al bicarbonato, e si sciacqua.
    • Per togliere gli odori: mettere qualche cucchiaio di bicarbonato in una vaschetta larga e lasciarla aperta in frigorifero. Ha un efficacia di circa 3 mesi.

    Taglieri di legno e superfici a contatto con gli alimenti

    • passali con una pasta fatta di acqua e bicarbonato (1 parte acqua e 3 parti bicarbonato) e sciacqua dopo qualche minuto

    Fughe piastrelle

    • fai una pappetta di percarbonato e applicala sulle fughe annerite della ceramica per tutta la notte

    Lettiera per gatti

    • il bicarbonato cosparso puro sulla lettiera del gatto ne assorbe gli odori.

    Pulizia argento

    • prepara una pastella di bicarbonato e acqua e passala sull’argento con uno straccio, sfregando bene.

    Tratto da : http://biodetersivi.altervista.org

     

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 CARATTERISTICHE DELL'ACQUA ALCALINA

Anti-ossidante 

Micro- Clustering

Alcalinizzante

fai da teANTI-OSSIDANTE

 

Acqua kangen è un fortissimo antiossidante che combatte i radicali liberi i quali esercitano una vera e propria aggressione cellulare chiamata stress ossidativo.

Questa proprietà la rende preziosa per la prevenzione di molte malattie.

Ricerche scientifiche confermano che l'acqua ionizzata mette a disposizione dell'uomo più ossigeno ed energia.

L’Ossidazione può essere misurata utilizzando l'ORP (Oxidation Reduction Potential) che è l'acronimo di Potenziale di Ossidazione o Riduzione.
Un valore positivo (+ ORP) favorisce il processo di invecchiamento, mentre un valore negativo(- ORP) lo rallenta. 

Acqua Kangen: 10 volte il potere disintossicante del succo d'arancia. 

Di seguito è riportato un grafico visivo dell’ ORP (Si notano le acque in bottiglia e bevande che hanno un valore positivo +ORP). Anche l'acqua in bottiglia, che siamo stati portare a credere che sia salutare, in realtà non lo è per una serie di motivi.

fai da te

Acqua Kangen è solitamente tra -400 e -600. Maggiore è l’ORP negativo, migliore è l’azione contro l'invecchiamento e il miglioramento della salute.
L'acqua in bottiglia è stata misurata ad un valore di punta di + 600 ORP. Acqua Kangen™ è posizionata sul lato opposto del grafico superando anche il tè verde e il succo d'arancia per la capacità antiossidante.

Le bevande gassate sono estremamente ossidanti, fortemente acide. L’acidità è un grande fattore di predisposizione alla malattia e all’aumento del peso corporeo.

 

MICRO-CLUSTERING

Quando l'acqua viene a contatto con le lastre di titanio rivestite di platino, l'acqua è modificata nella struttura molecolare, da un gruppo di 15-20 molecole passa a circa 5-6 molecole, con il risultato che entra nella cellula 6 volte più velocemente dell'acqua normale. Grazie ai cluster dalle dimensioni più piccole, quest' acqua può penetrare e idratare le cellule come mai prima e con lo stesso meccanismo porta fuori le sostanze tossiche.

Immaginate un’acqua che idrata pienamente, ossigena e disintossica il corpo tutto in una volta. 

fai da te

Tenete presente, inoltre, che l'acqua alcalina ionizzata perde una molecola di H+, avendo come risultato un cluster d'acqua ancora più piccolo e più penetrante.

ALCALINIZZANTE

La terza caratteristica importante di questa acqua è l’Alcalinità. Alla nascita i nostri corpi erano alcalini, ma quando cresciamo l’acidità aumenta per una serie di motivi. Il livello di pH dei nostri corpi dovrebbe essere tra 7,35-7,45, per una salute ottimale, cioè leggermente alcalino. fai da te

L'acidità,  insieme alla mancanza di buone scelte alimentari, svolge un ruolo significativo in questo processo. Pertanto, l'accumulo di acidi e tossine nel sangue e le cellule sono le principali cause di malattia nella nostra società. Ricercatori di fama mondiale  hanno riscontrato che non vi è alcuna causa di morte maggiore dell’eccesso di accumulo di acido all'interno del nostro corpo. 

Acidità. . . . . Il Padre della malattia!

L’alcalinizzazione aiuta i nostri corpi a combattere la sovrabbondanza di rifiuti acidi e li espelle fuori dando luogo ad un più efficiente sistema immunitario, mantenendoci più sani e idratati. 

D’altra parte nota che la maggior parte dell’acqua in bottiglia testata è risultata essere da leggermente acida e molto acida. Acqua Kangen ha valori di pH di 8.5, 9.0 e 9.5. Il pH 9.5 è 500 volte più alcalina di un pH neutro 7,0.

Da anni l'acqua ionizzata rappresenta un elemento fondamentale dell'assistenza sanitaria in Giappone ed in Corea. Viene usata negli ospedali e raccomandata ufficialmente dai ministeri della sanità (certificati disponibili).


Anche se l' Acqua alcalina ha molte proprietà speciali non cura nulla, però è stato dimostrato che questa acqua
aiuta il corpo a creare un miglior bilanciamento o omeostasi.
Per ottenere questa omeostasi l’approccio e le informazioni che troverete di seguitopotrebbero
esservi d’aiuto.

 

Iniziare a bere Acqua Alcalina (pH 8,5 - 9 - 9,5)

Chiunque sceglie di bere acqua alcalina, deve iniziare a bere acqua con un pH di 8,5.Dovreste usare l’acqua pura anche per preparare la pappa per i neonati.
Bere almeno 30 ml/kg corpo al giorno. Se fai un lavoro pesante, se fai molto sport oppure hai problemi di salute…. devi bere molta più acqua per aiutare il tuo corpo a migliorare e a ottenere l’omeostasi. In queste situazioni e’ indicato bere almeno 50 ml/kg corpo, e se bevi 60 ml/kg corpo al giorno acqua kangen fa miracoli. Dalle mie osservazioni, ho notato che le persone che bevono almeno 50 ml/kg corpo al giorno raggiungono più velocemente i risultati.
Dopo aver bevuto con successo per due settimane la quantità indicata di acqua  alcalina pH 8,5 (con successo significa che non avete avuto nessun sintomo scegliete di incrementare il livello di pH fino a 9,0, e continuate a bere la quantità consigliata, in seguito potete aumentare il livello per almeno altre due settimane.
Dopo aver bevuto con successo la quantità indicata di acqua pH 9,0 (ancora una volta questo significa che non avete avuto nessun sintomo particolare mentre consumate questa acqua, al di fuori delle frequenti orinazioni), potete scegliere di incrementare il livello di pH fino a 9,5.

Sintomi di pulizia

In modo occasionale, ho trovato persone che sperimentano i sintomi della ’’pulizia’’. Di solito questi sono causati dal fatto che il corpo rilascia le tossine e i residui tossici. Se stai sperimentando qualunque tipo disintomi di ‘’pulizia’’ (mal di testa, eruzioni sulla pelle, pesantezza, tosse ecc..) quando iniziate a bere acqua pH 8,5, dovreste incrementare la quantità di acqua che bevete per aiutare a neutralizzare ed eliminare le tossine dal vostro sistema. Se invece sperimentate questi sintomi dopo aver incrementato il livello di pH che consumate, tornate al livello precedente d’acqua fino a quando non accuserete più tali sintomi e incrementate la quantità d’acqua consumata fino a quando gli stessi spariscono completamente.
Non esiste sistema migliore per arrivare a consumare l’acqua con pH 9,5!

Come si utilizzano altri tipi di acque

Acqua Pura

È un’acqua neutra con pH 7,0.  Questa ’acqua dovrebbe essere consumata quando si prendono le medicine. Quando prendete le medicine non bevete acqua alcalina 10-25 min prima dell’ assunzione, assumete le medicine con acqua pura.
Suggerisco nel caso desiderate bere durante i pasti, di bere l’acqua Pura.

Acqua di bellezza (ph 5,5)

L’ acqua di bellezza ha delle incredibili proprietà astringente ed è molto indicata per la cura della pelle e dei capelli. Applicatela con lo spray, bagnatevi, buttatevi in essa… se volete che la vostra pelle diventi più bella e più luminosa.

Acqua super acida (ph 2,5)

Questa acqua ha un forte potere anti microbico e può essere usata per pulire i taglieri, coltelli, oggetti in cucina. Acqua strong approvata come disinfettante per alimenti dal Giugno 2002 in base alla legge della sicurezza alimentare, sotto il nome di acqua acida ipoclorita. E’ indicato avere questa acqua acida è stata nelle bottiglie spray perchè e’ più semplice usarla sulla pelle.
Nota: La cosa migliore e’ depositarla in recipienti scuri e tenerli in frigo.

Acqua Strong Alcalina (pH 11,5)

Questa ’acqua è super alcalina ed è un agente di pulizia potente perchè può essere usato al posto del detersivo e delle sostanze di pulizia. E’ un potente agente smacchiatore per le macchie di grasso. Dopo aver pulito le superfici con questa acqua, si raccomanda di applicare con uno spray l’acqua strong acida pH 2,5 sulle superficie come anti microbico e lasciare asciugare. Nota: la cosa migliore e’ depositare questa acqua in contenitori scuri e tenerli nel frigo.

Utilizzi specifici dei diversi tipi d’acqua

Frutta e verdura: bagnare (oppure applicare con uno spray) acqua strong acida (pH 2,5) per 2-3 minuti e mescolare per far arrivare in tutte le parti della verdura come per l’insalata, broccoli o altro. Questo elimina i microbi che potrebbero essere sulla frutta o verdura. Quando avete finito questo processo, immergere la frutta o la verdura per almeno 5 minuti nell’ acqua strong alcalina (pH 11,5) per rimuovere i pesticidi e potenziare il gusto.

Lavanderia: aggiungere uno o due quarti di serbatoio per il detersivo con acqua super alcalina (pH 11,5) e lavare i panni così come li lavereste normalmente con il detersivo però adesso senza detersivo. La quantità di acqua strong alcalina da usare è determinata dalla durezza della fonte principale dell’acqua. Gli abiti diventano più puliti e più brillanti che lavati con il detersivo normale e per le persone che sono sensibili alle sostanze chimiche, questo processo non ha effetti collaterali.

Pulire in generale: pavimenti di legno o ceramica, finestre, occhiali, piatti e altre situazioni che necessitano elementi di pulizia - utilizzate acqua di bellezza. In certi casi acqua strong alcalina (pH 11,5) funziona più a fondo.

Acne: ci sono diversi modi per usare l’acqua nei casi di acne, dipende dal tipo e dalla gravità.. Nessuno danneggia in qualche modo perciò, se con uno non ottenete il risultato desiderato, impiegate il secondo metodo:
1. Quando sembra essere un’infezione (foruncoli che sono irritati e dolorosi) raccomando di applicare con uno spray acqua strong acida (pH 2,5) e lasciare asciugare. Dopo che è completamente asciugata l’area, applicare un panno bagnato in acqua strong alcalina (pH11,5) e lasciarlo per almeno 5 min. Questo aiuta il corpo a neutralizzare l’acido che causa l’acne. Asciugare l’area e dopo applicare con uno spray acqua di bellezza (da 4.5 a 5,5 pH) e lasciarlo asciugare.
2. Quando non sembra un’infiammazione o infezione utilizzare solo acqua di bellezza sull’area. Per ottenere i risultati migliori, bere almeno 50 ml acqua alcalina/kg corpo al giorno.

Psoriasi ed eczema: ho notato che il sistema migliore è lo stesso di quello che stiamo usando per la peggiore infiammazione da acne. Ancora una volta, dipende dalla gravità della situazione. Ho avuto molti successi in tanti casi in cui ho solo applicato con uno spray acqua di bellezza, 3-6 volte/giorno e h lasciato asciugare. Se lavoro con qualcuno che ha dei foruncoloi, raccomando lo spray con acqua strong alcalina (pH 11,5) e lascio asciugare.
Quando e’ completamente asciutto, applicare una garza imbevuta in acqua strong alcalina (pH 11,5) e lasciarlo sulla zona per almeno 5 min. Questo aiuta il corpo a neutralizzare l’acido che ha prodotto i foruncoli. Asciugare l’area e applicare con uno spray acqua di bellezza (pH 4,5-5,5) e lasciarlo asciugare. Ripetere questa operazione almeno due volte al giorno. In questi casi è molto indicato applicare sull’ area acqua di bellezza almeno ogni due ore. Per risultati migliori, assumere almeno 50 ml acqua alcalina /kg corpo al giorno.

Tagli o ferite: ogni volta che la pelle ha subito una ferita o un’escoriazione raccomando di applicare con uno spray acqua strong acida (pH 2,5) almeno una volta al giorno. Questo aiuta il sistema immunitario a eliminare i micro-organismi come batteri, virus ecc. che potrebbero entrare nel corpo dalla ferita. Dopo, bagnare la ferita (lasciare una garza imbevuta sopra) per almeno 3 minuti e lasciarlo asciugare. Questo aiuta a chiudere i pori e quasi sempre elimina qualunque dolore. Per migliori risultati bere almeno 50 ml acqua alcalina al giorno per ogni Kg corpo.

Bruciature solari: le ferite prodotte dall’ eccessiva esposizione al sole (se non necessitano intervento medico) applicare con uno spray o lasciare sopra un panno bagnato con acqua alcalina (pH 11,5). Quando avete finito con questa operazione applicare con uno spray acqua di bellezza sull’intera area e lasciare asciugare prima di rivestirsi. Ripetere l’operazione se lo desiderate. 

Verruche, escrescenze: se avete qualcosa di anormale sulla pelle potreste usare l’acqua strong acida (pH 2,5) sulla pelle e vedere come agisce. Il più delle volte, il metodo più semplice è quello di bagnare una garza o un cerotto con questa acqua e applicarla sull’ area. Cambiare il bendaggio almeno una volta al giorno. Molte persone mi hanno detto che hanno dovuto continuare questo processo per almeno 30-60 giorni prima di vedere i risultati.
Se l’area è in un posto dove è difficile indossare un cerotto mentre siete in pubblico, potete farlo per il resto del tempo, quando non siete al lavoro.

Mal di gola: quando qualcuno ha mal di gola ho imparato che gargarizzare con l’acqua strong acid(pH 2,5)3 o 4 volte al giorno ha degli effetti molto buoni. Se avete bambini che non possono fare gargarismi, utilizzate una bottiglietta spray per applicare lo spay nella gola (10 pompette) tre o quattro volte al giorno (non fa male se inghiottisce questa acqua) Normalmente, in un paio di minuti i bambini vi informano che la gola non fa più male.

Risciacqui:
utilizzare acqua strong acida (pH 2,5) per risciacquare la bocca come una normale acqua per il risciacquo. L’altissimo livello di ORP di questa acqua distrugge i batteri e i microrganismi in meno di 1 min. Sono i batteri che si formano dal cibo rimasto in bocca che producono acido e causano le carie.

Cucinare: acqua Kangen (8,5-9,5 pH) è ottima per cucinare aumentando il gusto del vostro cibo. Alcune frutta e verdure come: ciliegie, prugne, uva, fragole, verza, melanzane, asparagi è meglio cucinarli con acqua di bellezza. State attenti che il cibo si prepara più velocemente se usate acqua Kangen. Preparatevi perchè gli ospiti vi chiederanno come mai il vostro cibo è così buono!

A cura del Dr. Dave Carpenter, Idaho Falls, USA

Noi siamo ciò che mangiamo, ma soprattutto siamo ciò che beviamo

 

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- Riporre l'argenteria
Gli oggetti d'argento che si espongono come
soprammobili, ma anche quelli che si conservano ben
riparati nei cassetti, come ad esempio le posate o i
vassoi, neccessitano di una cura particolare, per fa sì
che non subiscano gli effetti del tempo e restino sempre
splendenti.
Esistono in commercio prodotti specifici per la pulizia
dell' argenteria, liquidi o in pasta, da utilizzare con
un panno antiossidante. Trovate tutto ciò che occorre
presso i negozi di casalinghi o i supermercati.
Se però volete seguire una tecnica più "naturale" basta
ricorrere a un prodotto che si trova comunemente in
tutte le case: il bicarbonato. In questo caso inumidite
uno straccio con un po' di acqua tiepida, versateci
sopra la dose sufficiente di bicarbonato e passate alla
pulizia dei vostri oggetti. I risultati sono garantiti!

 

fai da te

Antiquariato

Conservare e pulire l’argenteria antica, seconda parte


Tutti gli oggetti d'argento dovrebbero essere riposti puliti, privi di polvere e sporcizia, inserendo nelle vetrine espositive pezzetti di carbone attivo (si acquista nei negozi specializzati) o prodotti simili che assorbano l'umidità.

Gli oggetti usati saltuariamente vanno avvolti in appositi panni per argenteria e messi in sacchetti di plastica auto-sigillanti; non utilizzare carta di giornale, magari sigillata con nastri gommati, né stoffe come feltro e velluto, né riporre in scatole di cartone, perché, come detto precedentemente, questi materiali a contatto con l'argento provocano ossidazione; sono assolutamente sconsigliate le cantine.

Eliminare la corrosione provocata dal sale

Il sale intacca e corrode l'argento. Per questa ragione tutte le saliere antiche sono in genere dorate internamente (il sale non corrode l'oro) o sono dotate di scodellini di vetro. Se la doratura si è indebolita, per evitare la comparsa di spiacevoli macchie, è bene svuotare le saliere immediatamente dopo l'uso, lavare e asciugare perfettamente.

Per rimuovere le eventuali macchie di corrosione è consigliata un'immersione di 10 minuti in ammoniaca, se le macchie persistono ripetere l'operazione finché tutta la corrosione non scompare. Alla fine, dopo avere sciacquato e asciugato, come sempre si raccomanda, utilizzare un panno lucidante per riportare alla brillantezza originale.

Rimuovere macchie di tè e caffè

Per pulire l'interno di teiere e caffettiere d'argento, si può riempire questi contenitori con una soluzione composta da un cucchiaino da tè di borace con 2 e 1/2 tazze di acqua calda e lasciare agire per due ore. Distribuire la miscela tutt'intorno con l'aiuto di una spazzola morbida, poi svuotare e lavare con acqua calda saponata.

Un altro sistema consiste nell'utilizzare acqua calda in cui si è dissolta una pastiglia per pulire le protesi dentali (una pastiglia per due tazze d'acqua). Dopo 10 minuti svuotare, sciacquare e asciugare; un asciugacapelli può essere d'aiuto se l'imboccatura fosse troppo stretta.

Asportare la cera dai candelieri

Ci si sente frustrati quando si cerca di rimuovere la cera dai candelieri in argento. Si cerca subito nel cassetto delle posate il coltello della misura giusta per asportare la cera o ci si precipita con il pezzo sotto l'acqua calda.

La prima cosa da fare, invece, è asportare lo scodellino porta candela che si trova all'interno del bocciolo di cui sono dotati quasi tutti i candelieri (se manca, è andato perduto). Meglio seguire due tecniche non invasive: una a "caldo" ed una a "freddo".

1) Ricorrere all'asciugacapelli per liquefare la cera, poi munendosi di carta da cucina o di un pezzetto di stoffa, asportare la cera usando sempre pezzi nuovi, per non riapplicare la cera asportata.

2) L'alternativa è ricorrere al congelatore: si lascia raffreddare lo scodellino per 20-30 minuti. Sarà facile asportare la cera, rimuovendola delicatamente con l'unghia (mai il coltello).
I candelieri sprovvisti di scodellini non possono essere puliti con questi sistemi perché gli sbalzi di temperatura potrebbero danneggiare le saldature o sciogliere la pece con cui sono solitamente riempiti.
Meglio sarebbe usare candele che non sgocciolano o munirsi di appositi "piattelli" salvagocce disponibili sul mercato sia in vetro sia in materiale plastico.

 

Angela Agrati

fai da te

Argenteria

Con un minimo di attenzione potrete proteggere la vosra argenteria a graffi, ammaccature e patina scura. Siate particolarmente attenti agli oggetti placcati d’argento, perché il rivestimento si deteriora facilmente.

  1. lavate sempre l’argenteria e gli oggetti in silver plated a mano con un sapone delicato mai in lavastoviglie. Poi asciugateli con una pelle di daino oppure con un panno morbido
  2. non lasciate le posate d’argento sporche di cibo per tutta la notte. Se non potete lavarle subito, almeno sciacquatele per eliminare i residui. potete anche lasciarle immerse in acqua pulita durante la notte. ma senza aggiungere detersivo.
  3. Se non avete gli speciali sacchctti di stoffa trattata o le apposite scatole foderate per riporre l'argenteria, asciugate bene ogni pezzo e poi avvolgetelo nella carta velina per rallentare l’ossidazione.
  4. Evitate il contatto diretto della gomma con l'argento perché provoca ossidazione.
  5. Evitate il contatto prolungato dell'angenteria con uova, succhi di frutta, olive, profumo, acqua di colonia, condimento per l’insalata, sale, zolfo aceto: causano macchie e corrodono il metallo.
  6. Pulite i coperchi d'argento delle saliere molto di frequente per prevenire la corrosione. Per asportare le tracce di corrosione causate dal sale, lasciate i coperchi a bagno in una soluzione di aceto caldo e sale per 5 minuti, poi lavate e asciugate.
  7. Se usate vasi d'argento per i fiori recisi, carnbiate spesso l'acqua per impedire la formazione di un anello di depositi minerali. Gettate i fiori non appena appassiscono.
  8. Se mettete la frutta in un cestino d’argento proteggetelo con carta o stoffa.
  9. È finito il liquido speciale per l'argenteria? ecco alcune sostituzioni casalinghe: una pasta d'acqua e amido di granoturco; bicarbonato di sodio dentificio.
  10. Lucidate l'argenteria con movimenti rapidi in sù e in giù, non di traverso né circolari. Per gli angolini difficili, usate un pennellino morbido.
  11. Usate uno scovolino da pipa intinto nel liquido per pulire l'argenteria e passatelo tra i rebbi delle forchette. Oppure bagnate una cordicella e fatela passare più volte.

Argenteria: se dovete riporre l'argenteria e non volete ritrovarla annerita, avvolgetela in carta di alluminio

Fonte : www.daali.altervista.org/cura

 

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LA PULIZIA E LA MANUTENZIONE DELLE SUPERFICI IN ACCIAIO

Ossidazione a chiazze, depositi di calcare e ruggine possono verificarsi sulle apparecchiature se queste non sono pulite e manutenute correttamente. Di seguito sono riportati consigli e avvertenze per evitare che ciò accada.

IN GENERALE

Il tipo di acciaio utilizzato per la costruzione delle ns. apparecchiature, è della migliore qualità AISI 304 (e AISI 316 per fondi vasche di pentole, cuocipasta, ecc.).

È errato però pensare che l’acciaio inossidabile sia indistruttibile e che non si corroda.

Esso è definito tale perché resiste alla corrosione grazie ad una sottile pellicola di ossido che si forma a livello molecolare sulla sua superficie.

Tale pellicola costituita dall’ossigeno assorbito per esposizione all’aria del metallo stesso, diventa la naturale barriera di protezione ai normali agenti atmosferici.

È evidente quindi che qualsiasi causa impedisca la formazione o la permanenza di questa pellicola sulla superficie dell’acciaio, ne riduce drasticamente la resistenza alla corrosione ed alla coesione in caso di saldatura di parti.

L’acciaio inossidabile può subire anche notevoli danni se non viene trattato con le dovute precauzioni.

La mutazione della natura chimico-fisica dell’ambiente in cui esso si può trovare danno luogo in breve ed a volte in brevissimo tempo, ad inconvenienti di notevole gravità.

La sua resistenza e durata, sono strettamente legate ad un uso opportuno, a buona manutenzione e all’uso di prodotti e materiali di pulizia idonei a preservarne le caratteristiche originali.

PRINCIPALI CAUSE DI OSSIDAZIONE

Analisi metallografiche effettuate in passato su apparecchiature con problemi analoghi a questo, hanno dimostrato inequivocabilmente che alcune sostanze o situazioni non necessariamente di carattere straordinario, possono provocare inconvenienti del tipo riportato in oggetto.

Possiamo elencare fra queste:

  1. Residui ferrosi lasciati decantare sulle superfici umide (non asciugate), portati in circolo dall’acqua, dai cibi o dai prodotti di cucina utilizzati per la pulizia delle apparecchiature (raschietti, pagliette, ecc.)
  2. Residui ferrosi portati in circolo dalle cappe di aspirazione poste sopra alle apparecchiature (si presentano sotto forma di pulviscolo o microscaglie che si depositano su recipienti e superfici esterne)
  3. Calcare (si ritrova nelle parti meno accessibili dei recipienti). Esso impedisce il normale scambio termico fra l’elemento riscaldante esterno (resistenze o fiamma), il metallo del recipiente ed il cibo ivi contenuto, contribuendo ad indebolire (stress) l’acciaio nei punti o nelle superfici dove si è accumulato
  4. Detergenti a base di cloro o ammoniaca non opportunamente risciacquati
  5. Incrostazioni o residui di cibo (v. calcare). Esse possono accumularsi nelle parti meno accessibili dei recipienti
  6. Sale non sciolto a caldo o residuo secco di liquidi evaporati, ecc.
  7. Messa in funzione o uso delle apparecchiature con i recipienti a secco (senza la minima quantità di contenuto all’interno - es. situazione tipica è la preparazione di soffritti), con conseguente stress del metallo per surriscaldamento.

Sono assolutamente da evitare prodotti detergenti a base di cloro, come ad esempio la candeggina o prodotti analoghi normalmente in commercio, poiché possono produrre seri effetti di corrosione se non abbondantemente, rapidamente ed opportunamente risciacquati.
Il contatto o solo i vapori emanati da prodotti acidi (l’acido muriatico/cloridrico) o alcalini (l’ipoclorito di sodio/candeggina/varecchina) o ammoniaca, utilizzati direttamente o contenuti nei comuni detersivi, per la pulizia e la igienizzazione di pavimenti, piastrelle e superfici lavabili, possono avere un effetto ossidante/corrosivo sull’acciaio inox (es. negli ambienti sanitari vige il divieto di trattare strumenti chirurgici ed attrezzature in acciaio inox, con questi prodotti), ma vanno benissimo per piastrelle, pavimenti o superfici di altro materiale.
Non appoggiare strofinacci, spugne o altro del genere, imbevute di normalissimi detergenti a base di cloro o ammoniaca senza aver neutralizzato e sciacquato opportunamente questo "contatto" con un detersivo neutro.
È altresì importante sapere che l’uso di paglietta di ferro o di strumenti analoghi per la rimozione dei residui solidi e induriti di cibo, può lasciare microscopiche particelle che si staccano da questi e rimanere depositate sulla superficie delle apparecchiature innescando per contatto un rapido processo di corrosione irreversibile o difficilmente bonificabile se non si interviene in breve tempo (una particella ferrosa lasciata in ambiente umido impiega poche ore per provocare un serio innesco di corrosione).

APPARECCHIATURE DI ACCIAIO INOX DOTATE DI RECIPIENTI

In particolare, per le apparecchiature di acciaio inox dotate di recipienti, quali ad esempio pentole, lavatoi, bagnomaria ecc. seguire le seguenti indicazioni:

  1. Evitare che soluzioni salate essicchino o rimangano stagnanti sulla superficie, perché possono dare origine a fenomeni di corrosione
  2. Non usare mai sale da cucina a grossa pezzatura con acqua fredda
  3. Sciogliere il sale in un recipiente a parte e versare la soluzione già pronta.
  4. Evitare il contatto prolungato con materiale ferroso (paglietta, forchettoni, mestoli, raschietti, ecc.) per non causare inneschi di corrosione, da contaminazione di particelle ferrose portate in circolo nel recipiente.
  5. Pulire accuratamente le superfici di acciaio inossidabile usando uno strofinaccio umido, acqua e sapone e comuni detersivi non abrasivi o clorati.
  6. Strofinare nel senso della satinatura
  7. Sciacquare bene ed asciugare accuratamente.
  8. Non mettere in funzione bruciatori o resistenze di riscaldamento di recipienti (es. pentole, bagnomaria, cuocipasta, friggitrici, ecc.), senza averli precedentemente ed opportunamente riempiti con il cibo da cucinare.

Questa pratica può causare in breve tempo gravi danni alla struttura dell’acciaio, rendendo instabili i legami molecolari nelle zone di coesione dove esistono saldature, pieghe, puntature, ecc., dando luogo a distaccamenti o perdite più o meno accentuate dei recipienti.

 

PRODOTTI

Esistono prodotti specifici forniti dalle varie ditte di detersivi e materiali per la pulizia, che servono a pulire e proteggere la superficie dell’acciaio inox dopo la pulizia (es. Polish Cleaner, Cerfact 200, ecc.).
Un disossidante a base acida, per togliere macchie di ruggine, specifico per l’acciaio inox che si è dimostrato a nostro avviso molto efficace è: l’OAKITE 31A.

 Aziende che producono prodotti per la pulizia dell'acciaio sono:

  • HENKEL
  • SOILAX
  • DIVERSEY
  • LEVEL
  • BENCKISER

 

 

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L'IGIENE IN CASA

Assocasa, l'associazione dei fabbricanti di prodotti per la pulizia e l'igiene della

casa, ha elaborato tempo fa un dossier sull'uso corretto dei detersivi e disinfettanti domestici,

detti anche biocidi. Questi i principali suggerimenti.

Igiene bucato

-   Lavare al più presto la biancheria sporca e umida ed asciugarla appena concluso il ciclo di lavaggio.

-  Anche se condizioni igieniche soddisfacenti si ottengono già con i lavaggi a temperature inferiori a 60° C, per migliori garanzie di igiene, anche della lavatrice, è opportuno lavare una volta alla settimana a temperature elevate.

-    Se in casa ci sono persone con malattie infettive o malati convalescenti, è importante lavare ad alte temperature (oltre 60° C) o facendo uso di additivi biocidi per garantire le migliori condizioni igieniche.

-  Verificare saltuariamente il grado di pulizia della lavatrice, in particolare delle guarnizioni, dell'oblò e del cassetto dosatore. L'accumulo di incrostazioni può costituire un fertile terreno per la crescita di microrganismi.

-   Evitare di riporre la biancheria ancora umida: questo potrebbe portare alla formazione di muffe.

-    Utilizzare la fase di stiratura per verificare che i capi siano puliti e senza macchie: riporli non perfettamente puliti, oltre a rendere più difficile la pulizia la volta successiva, può provocare la formazione di muffe o la crescita di batteri.

  • Lavare saltuariamente, ad esempio una volta l'anno, anche capi che non si utilizzano mai: eviterete l'ingiallimento e la formazione di muffe.

 

Igiene cucina

-   Lavare accuratamente le mani con il sapone dopo essersi soffiati il naso o aver utilizzato i servisi igienici e sempre prima di toccare gli alimenti.

-   Trattare separatamente i cibi crudi, cotti o lavorati, utilizzando utensili da cucina differenti.

-    Cambiare frequentemente gli strofinacci per asciugare le stoviglie o le mani, oppure utilizzare quelli usa e getta.

-   Lavare piatti, stoviglie, bicchieri in lavastoviglie a temperature superiori ai 50°C.

-    Pulire il frigorifero almeno ogni 4 settimane, tenendo la temperatura inferiore a 5° C.

  • Lavare sempre con un prodotto biocida i piani di lavoro, gli utensili, il frigorifero, i bidoni della spazzatura.

 

Igiene bagno

-        Cambiare l'aria frequentemente.

-    Cercare di fare asciugare il prima possibile le tende della doccia, i tappetini, gli asciugamani e le spugne che si utilizzano.

-      Dopo aver utilizzato i servizi igienici, lavare sempre le mani con sapone, ricordando che esse sono il principale veicolo per la diffusione dei microbi.

-       Pulire   frequentemente  lavabi,   bidet,   asse  w.c.,   pavimento,   utilizzando preferibilmente prodotti biocidi.

Uso biocidi

-  Ogni prodotto (disinfettanti, insetticidi, preparati antitarlo e antitarme, topicidi, eccetera) riporta sulla confezione le modalità per utilizzarlo al meglio. Vanno lette con cura e attenzione. Di solito vengono elencati i componenti, secondo quanto richiesto dalle normative italiane ed europee e viene segnalata l'eventuale pericolosità del preparato.

-   Tenerli in un posto possibilmente chiuso (armadio, mobiletto), lontani dalla portata dei bambini ed in modo che non vengano confusi e scambiati con quelli di altro genere.

-    Non togliere l'etichetta, in modo che si conosca sempre il contenuto della scatola o della bottiglia.

-   Non travasare il contenuto in un contenitore diverso; se necessario per la diluizione, applicare un'etichetta con l'indicazione del contenuto.

-    Nel caso in cui il prodotto abbia la chiusura di sicurezza non manometterla e richiuderla sempre accuratamente dopo l'uso.

-    Non lasciare una confezione aperta ed incustodita durante l'utilizzo.

-    Prestare attenzione ai simboli di pericolo riportati sulle confezioni, che sono:

  • infiammabile (alcol, smacchiatori a base di solventi, impermeabilizzatori, eccetera);
  • irritante (candeggina, ammoniaca, anticalcare, antimuffa, sbiancanti, eccetera);
  • corrosivo (disgorganti, detersivi lavastoviglie);
  • tossico (preparati per togliere macchie di ruggine).

Fonte: Scelte del Consumatore - mar. 2006

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I DETERGENTI

 

Fonte : www.personalweb.unito.it/elena.camino/

 

 

CENNI STORICI

 

Le origini della pulizia personale e degli oggetti risalgono all’epoca degli uomini primitivi, i quali avendo capito l’importanza dell’acqua, si erano stabiliti in prossimità di sorgenti e fiumi. Allora l’acqua  era l'unico mezzo per la pulizia.

 

La prima testimonianza dell’esistenza del sapone risale al 2800 a.C. e proviene dagli scavi dell’antica Babilonia. In quella zona fu ritrovato un materiale, simile al sapone, conservato in cilindri d’argilla recanti incisioni delle ricette per la preparazione: grassi bolliti con la cenere (prime liscivie alcaline ottenute dalla cenere di legno).

 

Il papiro di Ebe (ca. 1500 a.C.) descrive il metodo di produzione del sapone usato dagli Egiziani i quali mescolavano grasso animale o oli vegetali con un sale chiamato Trona (carbonato acido di sodio biidrato, utilizzato per produrre la soda) che veniva raccolto nella valle del Nilo. Veniva utilizzato per lavare e per il trattamento delle malattie della pelle

Anche in Europa esisteva una produzione di sapone, ad opera dei Galli e dei Teutoni. I Romani, invece, non erano in grado di produrlo; lo importavano dunque dalle Gallie come cosmetico.

 

L’importanza dell’uso del sapone divenne presto chiara. Sappiamo che il medico greco Galeno – nel secondo secolo dopo Cristo – raccomandava l’uso del sapone, sia come metodo preventivo di alcune malattie, sia per pulire.

Nel settimo secolo la produzione del sapone era un’arte diffusa ormai in tutta Europa ed i produttori, organizzati in corporazioni, ne custodivano gelosamente i segreti. Il sapone continuava ad essere fabbricato a partire da grassi vegetali e animali con cenere di legna e aggiunta di profumo. La Francia, in particolare, era fra i primi produttori grazie alla grande disponibilità di materie prime:  grassi e olio d'oliva.

 

Nel Medioevo, le condizioni igieniche generali andarono decadendo e questo contribuì alla diffusione di alcune gravi malattie, quali la peste nel 14° secolo.

 

Solo nel 17° secolo, la pulizia e l’abitudine al bagno, in Europa, ritornarono in auge ed il commercio del sapone divenne particolarmente redditizio.

 

Nei secoli successivi, l’uso del sapone divenne abbastanza comune in tutti gli strati di popolazione. Per venir incontro alle richieste, i produttori lavorarono per trovare metodi che ne permettessero la produzione su larga scala (Nicolas Leblanc ottenne il brevetto per la sintesi del carbonato di sodio; Michel Eugene Chevreuil scoprì le relazioni tra grassi, glicerina e acidi grassi; Ernest Solvay, con metodo Solvay, utilizzò l'ammoniaca per formare carbonato di sodio al fine di ridurre i costi di produzione).

Fino alla fine del 19° secolo, il sapone fu l’unico detergente con proprietà tensioattive. In aggiunta al sapone, si usavano degli altri ingredienti che apportavano benefici specifici. Ad esempio per il bucato si usava la cenere, che aveva un potere sequestrante della durezza dell’acqua, dovuta alla presenza di fosforo e soda, che contribuivano ad aumentare l’alcalinità delle soluzioni di lavaggio. Per le stoviglie, invece, si usava spesso la sabbia per il suo potere abrasivo. Il primo detergente sintetico fu un olio di ricino solfato usato nell'industria tessile dal 1834.

 

Per avere i prodotti che usiamo oggi dobbiamo, però, aspettare fino a  tempi molto recenti.

La storia dei detergenti sintetici inizia solo nel 20° secolo, segnata dalle due Guerre Mondiali. Fu proprio la penuria di alcuni materiali, fondamentali per la produzione del sapone (i grassi durante la Prima Guerra; i grassi e l’olio durante la Seconda Guerra), a stimolare la ricerca di alternative sintetiche, mentre il problema dell'inefficacia del sapone nelle acque dure impegnava la ricerca alla scoperta di agenti di sintesi che non si combinassero con i sali minerali disciolti nell’acqua, al contrario del sapone che si trasforma in sostanza insolubile.

 

Nel 1907 due chimici tedeschi inventarono un processo per la produzione di sapone secco in polvere; il prodotto fu messo in commercio dalla società Henkel con il nome di Persil (percarbonato di sodio; silicato per sospendere lo sporco, carbonato di sodio per ridurre lo strofinio).

Nel 1913 il chimico belga A. Reychler notò per la prima volta gli effetti dei detersivi: per sopperire alla mancanza di sapone, nel 1917 fu messo in commercio in Germania il primo detergente sintetico, il Nekal.

Negli anni '30 la Shell produsse il primo detergente anionico sintetico ricavato dal petrolio (Teepol).

Le condizioni di indigenza creatisi nella Seconda Guerra Mondiale incoraggiarono ulteriori sviluppi delle ricerche in questo settore. Furono introdotte sostanze simili al sapone ottenute per sintesi.

Nel dopoguerra, si svilupparono i primi detergenti sintetici a basso costo, grazie all'abbondanza del petrolio (es. Alchilbenzensolfonati, ABS).

Nel 1946, fu introdotto negli Stati Uniti il primo prodotto per il bucato contenente una combinazione di tensioattivi di sintesi e di “sequestranti di durezza” (builder).

 

Negli anni ’50 e ’60 i detergenti sintetici soppiantarono rapidamente il sapone diventando gli agenti pulenti più diffusi.

Con l'aumento dei consumi cominciò ad assumere consistenza e rilevanza il problema della bassa biodegradabilità dei prodotti e fu soprattutto l’enorme quantità dei fosfati ad attirare l'attenzione per gli  ampi fenomeni di eutrofizzazione che si manifestarono.

Solo nel 1983 fu applicata in Italia una legge di una certa efficacia e che, in particolare, impose la sostituzione di alcune sostanze come i fosfati e la riduzione delle quantità di altre. Alcune componenti furono messe sotto accusa anche per problemi legati alla salute.

I produttori, per parte loro, immisero sul mercato nuovi detersivi (soprattutto per lavatrici e lavastoviglie) caratterizzati da migliore biodegradabilità, come gli alchilaurilsolfonati. Il loro uso massiccio, tuttavia determinando problemi per la pelle, indusse a migliorare i prodotti con l'introduzione di tensioattivi anionici.

La storia degli ultimi anni può, per linee di intervento, essere così sintetizzata:

- leggi più stringenti per i produttori;

- modifiche consistenti nella composizione dei detersivi tradizionali;

- sviluppo della produzione di detersivi e detergenti ecologici (sia di origine vegetale che naturali);

- ritorno al “fai da te” con prodotti base;

- sviluppo dei depuratori delle acque reflue.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DETERGENTI OGGI

 

L'attenzione alla pulizia degli ambienti e del proprio corpo e il rispetto delle norme igieniche hanno permesso all'uomo di migliorare le proprie condizioni di vita e di aumentare la propria vita media,  prevenendo e combattendo alcune malattie e infezioni.

Dai primi del '900, come si è già accennato,  la sostituzione del sapone con detergenti di sintesi ha dato il via alla ricerca di formulati con miglior efficienza e con funzionalità sempre più specifiche: inizialmente si utilizzavano gli stessi prodotti per varie categorie (bucato, stoviglie, superfici); col passare degli anni questi sono stati sostituiti da prodotti specifici per applicazioni ristrette (es. detersivi per capi bianchi, colorati, per lana, per capi sintetici...), a volte non così indispensabili, ma per lo più immessi sul mercato per questioni di marketing (es. prodotti che contengono sbiancanti ottici, coloranti o addensanti; alcuni pur presentando la stessa formulazione sono venduti e pubblicizzati come prodotti a diversa funzionalità...).

Inoltre l'introduzione di nuove tecnologie negli ambienti domestici e nelle industrie (lavatrici e lavastoviglie, ecc.) ha reso necessario l'adattamento della composizione dei formulati: ad esempio per il bucato, una volta l'efficacia del lavaggio era data anche dallo sfregamento a mano dei tessuti; nelle attuali lavatrici invece i detersivi devono essere efficaci alle condizioni di lavaggio impostate.

La tendenza attuale è rivolta verso la produzione di detergenti sempre più potenti, che lavano con minore fatica e in tempi più rapidi. Le forti preoccupazioni per la dispersione nell'ambiente di nuove sostanze chimiche, spesso inquinanti e tossiche, in seguito all'utilizzo di questi prodotti, ha spinto la ricerca a presentare formulati più ecologici, ponendo maggiore attenzione alla biodegradabilità e alla nocività delle sostanze usate.

In realtà questo aspetto è solo una delle componenti di cui tenere conto “nel ciclo” dei detergenti.

Non sono infatti trascurabili i problemi connessi e conseguenti ai consumi dell'acqua e a quelli energetici. Nelle nostre case per i lavaggi si fa uso di acqua potabile, che scaricata  nella rete fognaria viene poi nuovamente trattata (dispendio energetico) per essere reintrodotta nelle acque superficiali. Così come non sono da trascurare tutti i carichi energetici e ambientali che riguardano l'intero ciclo di vita del prodotto (pre-produzione, produzione, distribuzione, impiego, smaltimento), senza contare i collaterali processi inerenti al ciclo di vita degli elettrodomestici.

Qualche misura è stata adottata per limitare la produzione e il consumo degli imballaggi introducendo nei punti vendita dispenser per detersivi alla spina e prodotti in formulati concentrati da diluire. Inoltre a livello europeo dal 1995 sono previste e obbligatorie per gli elettrodomestici (lavastoviglie, lavatrici, asciugatrici e lavasciugatrici e poi frigoriferi e congelatori) etichette energetiche indicanti la classe di efficienza in termini di consumi energetici (da A++ a G) espressi in kWh/anno.

 

 

Qualche dato...

 

Quello dei detergenti è un settore industriale con un'influenza molto elevata sulla vita di tutti i giorni. Negli ultimi decenni, parallelamente alla maggiore attenzione posta nella produzione e nella scelta degli ingredienti, è incrementato l’uso massiccio dei detergenti, spinto all'eccesso al di là degli effettivi bisogni.

 

Nei paesi industriali il consumo annuo pro capite di detergenti è dell'ordine di 20-30 Kg/anno che nell'Europa Occidentale, corrisponde a 4250 Kton di detergenti prodotti. Una quota dominante di tale consumo è data dai detersivi per indumenti.

 

Il consumo dei detergenti è aumentato negli ultimi 60 anni. Ogni anno si impiegano un milione e mezzo di tonnellate di sostanze di sintesi, in parte derivanti dal petrolio che entrano nelle nostre case o nei processi industriali (es. tessili, alimentari, metallurgici..) e finiscono nelle acque di scarico.

Il consumo di detergenti in Italia, riferito al 2005, è pari a 2.155.000 t che corrisponde ad un consumo pro-capite annuo di circa 38 litri (fonte: Federchimica).

La quantità media di detergenti liquidi venduti in un anno da un ipermercato (di oltre 2.500 mq di superficie) si stima in circa 850.000 litri.

Il peso medio di un flacone in plastica per detergenza domestica varia, a seconda dei formati, da 60g a 70g circa (fonte: CONAI).

Di conseguenza, sulla base di questi dati si può ipotizzare che un punto vendita contribuisce mediamente ogni anno alla formazione di circa 51.000 kg di rifiuto costituito da flaconi per detergenti. La pratica della distribuzione dei detersivi alla spina permette di riutilizzare i flaconi forniti limitando la produzione dei rifiuti.

 

Per quanto riguarda il problema dei fosfati, nel 2007 una relazione della UE forniva i seguenti dati per l’Europa dei 25 paesi: il consumo annuo di detergenti contenenti fosfato ammonta a 1,8 milioni di tonnellate, equivalenti a circa 110.000 t di fosforo, al 90-95% provenienti da lavaggio di indumenti e stoviglie. L’impiego dei fosfati nei fertilizzanti in agricoltura equivale a 1,25 milioni t di fosforo l’anno.

I fosfati per essere eliminati dalle acque reflue richiedono trattamenti di tipo terziario, costosi e non previsti per tutti i depuratori realizzati in Italia e in Europa, specie nei paesi di ultima adesione che non hanno ancora recepito e applicato la legislazione Europea.

 

 

Ma quali attenzioni occorre avere per prevenire i problemi causati dall’enorme utilizzo e diffusione dei detergenti? Due sono gli aspetti da tenere in considerazione:

 

  • il rapporto tra i detersivi e i loro ingredienti, e l’uomo
  • il rapporto tra i detersivi e i loro ingredienti, e l’ambiente.

 

Per quanto riguarda il primo aspetto i prodotti non devono arrecare danni alla salute umana e occorre tenere sotto controllo la tossicità dei componenti ed eventuali intolleranze e allergie.

Per quanto riguarda l'ambiente viene considerata la biodegradabilità, quale parametro basilare per salvaguardare gli ecosistemi e per prevenire il rischio che alcune sostanze entrino nel ciclo alimentare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIFFERENZE FRA SAPONI E DETERGENTI

 

La sintesi del sapone è basata sulla reazione di idrolisi dei gliceridi, i cui prodotti sono i sali degli acidi carbossilici e la glicerina.

Il sapone è una miscela di sali di sodio o potassio di acidi alifatici a lunga catena.

Le molecole di sapone sono anfipatiche (tensioattivi), contengono cioè una testa polare idrosolubile (COO-Na+) e una coda apolare liposolubile (R, a lunga catena, formato da 12-18 atomi di C, cosicché ciascuna estremità può mostrare le sue proprietà di solubilità).

Il sapone è disperso in ammassi sferici detti micelle, ciascuna delle quali può contenere centinaia di molecole di sapone: le teste polari sono rivolte verso l'esterno attratte dal solvente polare H2O. La repulsione fra le cariche uguali mantiene le micelle disperse.

A contatto con il grasso e l'unto (sporco), le estremità non polari delle micelle si sciolgono lasciando che le teste polari si dirigano verso il solvente circostante.

La repulsione fra le cariche simili impedisce la coalescenza delle gocce di olio; si forma un'emulsione stabile di olio e acqua che può essere allontanata dalla superficie che deve essere pulita.

A questo processo di solubilizzazione che spiega l'azione detergente dei tensioattivi si affianca la loro proprietà di modificare la tensione superficiale: la macchia di unto si stacca spontaneamente se è presente un tensioattivo in grado di abbassare le tensioni interfacciali fra acqua e olio e fra acqua e fibra, in modo da aumentare “l'assorbimento” dello sporco (la somma delle loro tensioni superficiali deve essere più bassa di quella fra fibra e olio). Maggiore è la tensione interfacciale, minore è l'assorbimento.

Stesse proprietà emulsionanti e quindi detergenti si trovano in altre molecole anfipatiche.

 

Uno dei problemi relativi all'uso del sapone puro riguarda le acque dure che contengono sali di Ca e Mg, i quali reagiscono con il sapone formando carbossilati di Ca e Mg insolubili (l'anello delle vasche da bagno). Sono stati introdotti allora i detergenti, il cui sviluppo è legato alla scoperta dei tensioattivi sintetici che mantengono la loro efficacia anche in acque dure.

 

I detergenti derivano da sintesi di molecole anfipatiche, ma con struttura chimica diversa dal sapone.

Ad esempio per trattamento (solfonazione e neutralizzazione) degli alcoli da C12 a C18 si ottengono sali dei solfati acidi di alchile con estremità non polare della catena alchilica ed estremità polare del gruppo OSO3-Na+. Per trattamento degli stessi alcoli con ossido di etilene si ottiene un detergente non ionico (etossilato).

I più usati sono i sali sodici degli acidi alchilbenzensolfonici: anello benzenico a cui è legata una catena alchilica e un gruppo polare solfonato.

Un tempo era usato il polipropilene per la sintesi di alchilbenzensolfonati (ABS), ma la ramificazione della catena impediva la rapida degradazione biologica degli scarti dei detergenti dopo l'uso (scarsa biodegradabilità, responsabili della formazione di schiume persistenti sulla superficie dei corsi d'acqua), così dal 1965 negli USA sono stati sostituiti con detergenti molli (cioè biodegradabili) tipo alchilsolfati, etossilati e relativi solfati, alchilbenzensolfonati con catena alchilica lineare (C12-C18) derivanti da catene lineari di 1-alcheni e da alcani lineari clorurati provenienti da cherosene e separati con l'aiuto di setacci molecolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

COMPOSIZIONE DEI DETERSIVI

 

Le formulazioni dei detergenti sono complesse e diversificate, a seconda dello scopo specifico a cui è destinato quel particolare prodotto.

I detersivi per bucato, per esempio, devono essere in grado di svolgere il loro compito in condizioni di temperatura, durezza dell’acqua e su macchie e tessuti estremamente diversi fra loro. Per questo motivo il semplice sapone non è stato più sufficiente e la formulazione dei detergenti  si è arricchita di vari coadiuvanti, ognuno dei quali con un compito ben preciso, che hanno via via integrato i componenti principali rappresentati dai sequestranti di durezza e dai tensioattivi.

Questi ultimi sono presenti in quantità variabile fra il 15 e il 35% e insieme alle sostanze che coadiuvano la rimozione dello sporco sono le uniche componenti che lavano.

 

 

Tensioattivi

Esistono 4 gruppi di tensioattivi, ognuno rappresentato da numerosi tipi di molecole:

  • Anionici: sali costituiti da catene alifatiche terminanti con un gruppo carbossilato o solfonato. Hanno un buon potere detergente e basso potere microbicida. Producono molta schiuma. Sono più efficaci per lo sporco particolato (a base di polveri). Quelli carbossilati o i saponi, richiedono acqua poco dura, mentre quelli solfati o solfonici sono meno sensibili alla durezza dell'acqua. Alcuni esempi: alchinbenzensolfonati a catena lineare (LAS, molto diffusi, abbastanza biodegradabili, sono sospettati tuttavia di essere dannosi per la salute); solfati di alcoli grassi primari (PAS, fra cui molto diffuso il laurilsolfato, biodegradabile); alchileterisolfati (AES, molto diffuso il lauriletossisolfato, LES); saponi.
  • Non-ionici: alcoli a catena lunga, come i derivati poliossietilenici degli acidi grassi o gli alchilpoliglucosidi. Più efficaci contro lo sporco di natura grassa, producono poca schiuma. Poco sensibili alla durezza dell'acqua; impiegati nelle macchine lavatrici. Esempi: alcoli grassi etossilati (AE); copolimeri ossido di etilene/propilene (addotti EO/PO); alcanolammidi (biodegradabili, ma ottenuti da alcanolammine, tossiche; in più prodotti di degradazione sospetti tossici).
  • Cationici: sali costituiti da lunghe catene alifatiche terminanti con gruppo ammonio quaternario. Sono meno efficaci degli altri tensioattivi perché hanno basso potere detergente, ma elevato potere disinfettante. Utilizzati principalmente negli ammorbidenti e nei detersivi ad azione disinfettante. Esempio: cloruri di ammonio quaternario e benzalconio cloruro, BAC, con proprietà germicide, uno dei più utilizzati nei detergenti.
  • Anfoteri e zwitterionici: sulla stessa molecola sono presenti le due cariche (positiva e negativa) e si comportano in modo diverso (come acidi o come basi) a seconda del pH; sono spesso presenti nei detergenti per il corpo perché delicati sulla pelle. Sono utilizzati nei prodotti per la pulizia dei piatti per la loro delicatezza, potere schiumogeno e stabilità. Per ora hanno ancora un uso limitato per via dei costi elevati. Esempio: betaine e acidi amminocarbossilici.

 

 Le molecole dei tensioattivi sintetici sono studiate per migliorare la loro efficacia in base alla loro funzione e alle condizioni di lavoro a cui devono essere sottoposti (lavatrice, lavastoviglie, a mano, tipi di sporco, azione disinfettante, solo detergente..).

Dal punto di vista tossicologico e ambientale i saponi sono i tensioattivi più rispettosi della salute e dell'ambiente, sia per la compatibilità con i tessuti biologici, sia per la completa biodegradabilità (a meno che non siano additivati con sostanze poco biodegradabili come l' EDTA che, arrivando nel mare  a contatto con i depositi marini, solubilizza e rende biodisponibili i metalli pesanti). In realtà non tutti i prodotti denominati saponi lo sono veramente: molti, sia liquidi che solidi, sono detergenti formati da diverse sostanze e, talvolta, non hanno neppure sapone fra gli ingredienti.

Gli alcoli grassi usati per sintetizzare i tensioattivi possono essere di origine naturale o sintetica (petrolchimica).

Fra i tensioattivi sintetici quelli a catena ramificata  hanno bassa biodegradabilità, altri contengono un anello benzenico, indice di utilizzo del benzene (cancerogeno e tossico) fra i reagenti di produzione che può determinare effetti negativi per gli addetti alla produzione, rischi di contaminazione da sversamenti, perdite negli impianti, presenza di tracce di sostanza nel prodotto o nei sottoprodotti. Stesse considerazioni valgono per i tensioattivi etossilati, prodotti utilizzando ossido di etilene (gas cancerogeno, mutageno e tossico): difficilmente però i detersivi ne sono privi a causa dell'elevato potere lavante dovuto all'etossilazione.

Infine alcuni tensioattivi non-ionici molto utilizzati (es: nonilfenolo etossilato) sono sospettati, con studi ancora in corso, di essere dannosi per il sistema endocrino.

 

I tensioattivi di origine vegetale sono ricavati dai grassi vegetali, ma molti sono trattati chimicamente e si combinano con molecole di origine petrolchimica perdendo le caratteristiche originarie di buona degradabilità. I tensioattivi etossilati per esempio possono essere sia di origine petrolchimica che naturale. Nel primo caso la molecola presenterà un numero dispari di C (Sodium coceth sulfate, derivato dall'olio di cocco con aggiunta di prodotti di sintesi) e nel secondo caso un numero pari (Sodfium cocoyl sulfate).

In alcuni casi  studi di ricerca, eseguiti per accertare la pericolosità delle sostanze chimiche, non hanno permesso di raggiungere risultati univoci o concordanti . Nel caso dei tensioattivi anionici, diffusissimi come SLES (sodium laureth solfate) e SLS (sodium lauryl solfate), che  sono stati oggetto di denuncia per la loro presunta tossicità, la stessa è stata però esclusa dai controlli effettuati dalle autorità  europee e addirittura molti esperti, operanti nel settore, le considerano sostanze il cui uso sarebbe da incoraggiare.

 

Tensioattivi nuovi con basso impatto ambientale

PAS: primary alcohol sulfates: solfati di alcoli grassi basati su oli vegetali (es. cocco)

MES: metil esere solfonati

APG: alchil poliglucosidi

AG: alchil glucosidi

N-alchil glucosammidi di acidi grassi

alcoli grassi etossilati con una limitata distribuzione delle unità EO (ossido di etilene)

 

 

ALTRI COMPONENTI

 

Builders

I sequestranti di durezza (builder) sono sostanze addolcenti per l'acqua presenti principalmente nei detersivi per il bucato, ma possono essere usati anche in altre categorie. Tali ingredienti hanno la funzione di favorire le prestazioni dei tensioattivi, diminuendo la durezza dell’acqua e aiutando a trattenere lo sporco in soluzione. Complessano gli ioni Ca2+ e Mg2+, disperdono lo sporco e ne impediscono la rideposizione, alcanilizzando la soluzione e tamponano il pH. Es: fosfati, zeoliti, silicati, carbonati. Sono generalmente presenti al 20-25%.

Un ingrediente “storico” di questa categoria sono i polifosfati. A seguito di episodi di crescita abnorme di alghe (eutrofizzazione) nel mare Adriatico negli anni Settanta, l’uso di tali ingredienti è stato fortemente limitato ed i polifosfati da alcuni decenni in Italia non sono più impiegati nei detersivi per bucato e sono stati sostituiti dalle zeoliti. Nei detersivi per stoviglie sono stati sostituiti da silicati lamellari. In alcuni altri paesi europei sono ancora permessi (es. Polonia e Danimarca)

I builders agiscono secondo due meccanismi: come scambiatori di ioni e come complessanti.

 

Scambiatori di ioni

 

Le zeoliti sono alluminosilicati di sodio e scambiano ioni Ca e Mg, ma anche Pb, Cu, Ag, Cd, Hg, Zn. Sono prive di tossicità per la fauna acquatica, anche se sono stati messi sotto accusa, perché se raggiungono in grandi quantità i fiumi contribuiscono ad accrescere i depositi sui fondali e  continuando a svolgere la loro funzione di scambiatori di ioni, perturbano l'ecosistema in cui si trovano (danno ambientale). In presenza di depuratori queste vengono intercettate nei vari passaggi accumulandosi nei fanghi. Fra gli svantaggi: sono insolubili in acqua e vanno quindi associate a polimeri disperdenti (che possono presentare a loro volta un impatto ambientale); non possono essere usate per stoviglie perché macchiano i piatti; sono giallognole e colorano i tessuti, sono quindi accompagnate da sbiancanti ottici.

I silicati invece hanno buone capacità detergenti, scioglimento rapido e sono buoni scambiatori di ioni.

 

Agenti complessanti (presenti generalmente allo 0,5%):

 

  • EDTA (acido etilendiammino tetraacetico): stabile alle redox e ad acidi e basi, molto efficace e molto usato, ma non è biodegradabile. Porta in soluzione i metalli pesanti depositati sul fondo dei corsi d’acqua che quindi possono intossicare pesci e alghe.

 

  • NTA (acido nitrilo triacetico): composto degradabile, ma porta alla formazione di sostanze cancerogene (nitroso-derivati); quando si degrada si lega facilmente a ioni di metalli pesanti portandoli in soluzione e rendendoli disponibili ad entrare nella catena alimentare. E' insolubile in acqua e quindi si deposita, se non intercettato, sul fondo dei corpi idrici, impedendo la crescita della fauna e flora acquatica. Comportamento analogo si riscontra con il PDTA (acido propilendiamminotetraacetico)

 

  • Acido citrico, gluconico, tartarico (sali sodici idrati): ottimamente biodegradabili. Buoni complessanti per Ca2+ e Mg2+, con alta efficienza a basse T.

 

 

Agenti sbiancanti

Rimuovono il colore dal substrato con una reazione chimica irreversibile (redox), distruggendo o modificando i gruppi cromofori. Ne esistono di 3 tipi:

 

  • agenti riducenti (solfiti e bisolfiti), efficienti, ma con odore sgradevole;

 

  • composti del cloro, efficaci a basse T, con costi ridotti, ma a elevato impatto ambientale (formazione di clorammine, cancerogene); tendono a indebolire le fibre dei tessuti (candeggina, ipoclorito di sodio al 25%);

 

  • composti che sviluppano O2 libero:
    • Perborato di sodio, tossico, teratogeno, dannoso per l'ambiente, con possibili effetti negativi sulla crescita delle piante; rilascia sali borici come la borace o i borati che non vengono intercettati dai depuratori;
    • Percarbonato sodico, compatibile con l'ambiente, ad effetto anche igienizzante. Per essere efficace a T<60°C deve essere accompagnato da additivi detti attivatori di sbianca, fra i quali il più impiegato è il TAED (tetraacetiletilendiamina). Insieme al suo sottoprodotto della reazione di sbianca (DAED, diacetiletilendimmina) presenta buona biodegradabilità, specialmente in presenza di fanghi attivi (batteri impiegati nei depuratori), ma anche in acque esposte alla luce solare. Viste però le notevoli quantità di agente sbiancante usate nei detersivi (normalmente 15-25%, ad eccezione del TAED che è sufficiente in quantità inferiore, 5-7%), sono necessarie ulteriori prove. Sono stati proposti anche dei catalizzatori per migliorare la resa di agenti sbiancanti, ma si tratta di molecole spesso tossiche e non biodegradabili per cui ne è stato sconsigliato l'uso.

 

Enzimi

Gli enzimi sono in grado di disgregare, frazionare e sciogliere lo sporco di natura proteica, gli amidi e le sostanze grasse. Si degradano a medie temperature ed in ambiente acido.  Favoriscono l’uso di quantità basse di detersivo e lavaggi a basse temperature. Hanno bisogno di sostanze stabilizzanti, pena la denaturazione dell'enzima.

Sono proteine prodotte da organismi viventi (se industriali derivano da ceppi OGM, che non sviluppano però proteine OGM) che hanno la funzione di favorire reazioni chimiche, come aggredire macchie di origine naturale. Rimangono dubbi sulla possibilità che i ceppi batterici produttori degli enzimi non siano perfettamente isolabili, dando luogo a possibili produzioni di enzimi dalla funzione incognita e difficilmente controllabile.

Possono essere di origine animale (pancreatina) o microbica (amilasi, proteasi) e ogni enzima è specifico per rimuovere un tipo di macchia (es. lipasi per lo sporco grasso).

 

Polimeri e agenti anti-rideponenti

Sono responsabili dell'ingrigimento dei tessuti, dovuto alla rideposizione dello sporco polverulento, in particolare per i tessuti sintetici quale il poliestere o il cotone trattato. Alcuni esempi sono gli stessi tensioattivi anionici, il sapone e una serie di additivi (sodio carbossimetil cellulosa o cellulose gum) più o meno biodegradabili, ognuno specifico per tipo di tessuto.

 

Agenti schiumogeni e anti-schiuma

La schiuma è un'emulsione di due fasi immiscibili, aria e acqua. Non sempre la schiuma è un indicatore dell'efficacia del prodotto: alcuni prodotti non schiumogeni sono più efficaci di quelli schiumogeni. Per esempio nel caso di lavatrici e lavastoviglie può creare problemi di sovraflusso per cui è indispensabile l'impiego di agenti antischiuma. Se presente sulla superficie dei fiumi non permette lo scambio di ossigeno. Es. tensioattivi schiumogeni, siliconi di sintesi antischiuma.

 

Candeggianti ottici

Gli sbiancanti ottici fanno apparire bianchi i tessuti. Sono molecole di sintesi (per lo più contenenti zolfo in forma di tiofene) che rimanendo sui tessuti assorbono la componente ultravioletta della luce solare e la restituiscono come luce azzurra, che all'occhio umano viene percepita come bianca. Si degradano difficilmente e molto lentamente. Numerosi studi hanno associato l’insorgenza di eczemi e dermatosi con l’uso indiscriminato degli sbiancanti ottici. Tali sostanze inoltre tendono ad accumularsi negli organi animali e nelle radici delle piante.

Sono presenti in percentuali intorno allo 0,1-0,3%. In presenza di ossidanti chimici migliora la loro resa e stabilità e sono usati in concentrazioni inferiori (0,02-0,1%).

 

Riempitivi

Hanno la funzione di diluire il detersivo. Nei detersivi in polvere sono usati il solfato di sodio e i cloruri che danno alla polvere una struttura granulare ed impediscono che il detersivo si indurisca solidificandosi. Per quelli liquidi viene impiegata acqua. I detersivi concentrati contengono quantità inferiori di riempitivi.

I detersivi liquidi inoltre contengono addensanti per dare al prodotto una consistenza più viscosa senza migliorarne le prestazioni. Cosicché l’utilizzatore associa alla maggior viscosità la maggior concentrazione e quindi un miglior potere lavante del prodotto.

 

Additivi vari

 

Profumi

Sono sostanze, per la maggior parte sintetiche, aggiunte ai prodotti per mascherare le esalazioni meno gradevoli dei tensioattivi. Non hanno una funzione ai fini dell’efficacia del prodotto e alcuni sono causa di danni ecologici e possono provocare allergie, irritazioni cutanee e degli occhi. Ad esempio il Para-diclorobenzene è aggiunto per correggere l’odore nei prodotti per WC: non ha azione disinfettante o detergente, non è biodegradabile e si accumula nei tessuti adiposi dei pesci. Anche i profumi sintetici al muschio sono bioaccumulativi.

Sono quindi da preferire additivi di origine vegetale come gli oli essenziali.

 

Conservanti

Quelli ammessi sono in genere biodegradabili. I problemi insorgono quando rilasciano prodotti secondari. Ad esempio l'urea imidazolidinyl e il DMDM hydantoin sono due conservanti che rilasciano formaldeide, sotto accusa per essere cancerogena. I fenoli clorurati utilizzati nei detergenti per WC sono difficilmente biodegradabili e dannosi per la salute. E’ invece consigliato l’utilizzo dell’alcool etilico che già a modeste concentrazioni svolge un’azione batteriostatica e/o battericida oppure dell’acqua ossigenata che ha proprietà ossidanti e disinfettanti.

 

Miglioratori di solubilità

Sono sostanze idrotrope usate per evitare antiestetiche separazioni di fase e formazione di precipitati. Es. glicole propilenico, etanolo, trietanolamina.

 

Inibitori di trasferimento di colore

Si usano polivinilpirrolidone (PVP) e fosfonati. Quest'ultimo è poco biodegradabile; si accumula nei fanghi degli impianti di depurazione. E' ancora allo studio la loro fotodegradazione.

 

Coloranti

Rinforzano i colori dei tessuti. Nel caso dei capi bianchi colorano di azzurrino i tessuti per farli apparire più bianchi all'occhio umano. I coloranti e i perlanti generalmente sono poco biodegradabili.

 

Emollienti

Sono aggiunti allo scopo di rendere più compatibili con la pelle le sostanze presenti nei detergenti che vengono a contatto con le mani, riducendone il forte potere sgrassante. Possono essere sia di sintesi che di origine naturale.

 

Denaturanti

Vengono aggiunti per evitare l’ingestione od un uso improprio dei prodotti (a tutela dei bambini in particolare) e normalmente sono di sintesi. Tra i denaturanti si usa il Bitrex (denatonium benzoate), presente nell’alcol rosa e in vari detersivi. Efficace anche in percentuali bassissime, ma presenta scarsa biodegradabilità.

 

Antibatterici

Il più usato è il Triclosan, potente antibatterico impiegato in dentifrici, colluttori, saponi, deodoranti, spugne per i piatti. E' però una sostanza su cui vi sono studi e analisi controverse. E’ accusato di vari problemi legati alla salute soprattutto per l’uso eccessivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOSSICITÀ PER L’AMBIENTE

 

I detersivi per essere nocivi all’ambiente devono penetrare nelle acque superficiali e sotterranee. Se presenti in grande concentrazione e se non vengono intercettati dai depuratori, passano negli ambienti naturali dove a causa della loro tossicità oppure per accumulazione nell’ambiente diventano dannosi per i sistemi acquatici (e di conseguenza per gli equilibri degli ecosistemi) e per la salute umana quando entrano nel ciclo alimentare.

Da studi effettuati in laboratorio si ricava che una concentrazione di detersivo di soltanto 2 ppm può indurre i pesci ad assorbire il doppio dei prodotti chimici che assorbirebbero in condizioni normali (i tensioattivi agiscono sulla tensione superficiale dell'acqua); in generale però si può dire che non è mai abbastanza così alta da interessare direttamente i pesci.

I detersivi possono avere effetti tossici per tutte le forme di vita acquatica se presenti in quantità sufficiente (concentrazione dai 5 ppm in su), anche nel caso di detersivi biodegradabili: agiscono sugli strati esterni di muco che proteggono i pesci dai batteri e possono danneggiare considerevolmente le branchie; inoltre riducono la tensione superficiale dell'acqua rendendo i prodotti chimici organici, come gli antiparassitari ed i fenoli, di più facile assorbimento per i pesci.

I tensioattivi  possono causare fenomeni di eutrofizzazione: formano uno strato galleggiante sulla superficie dell’acqua che impedisce lo scambio di ossigeno con l’atmosfera e il passaggio delle sostanze gassose che si formano dalla decomposizione delle materie nell’acqua.

I fenomeni che si osservano variano a seconda del tipo di detersivo e della presenza o meno di depuratori. Nel caso di detersivi tradizionali, di sintesi  le sostanze non biodegradabili o che non si degradano facilmente sono, oggi,  escluse per legge se si tratta di tensioattivi;  per gli altri la non biodegradabilità  non costituisce però un vincolo assoluto al loro utilizzo.

Queste sostanze anche se in minore quantità si accumulano nell’acqua, se non intercettate dai depuratori, e incidono negativamente sugli ecosistemi. Le sostanze con effetti tossici, invece, sono proibite per legge.

I detersivi di origine vegetale, in genere, sono maggiormente degradabili, sia per la scelta dei tensioattivi, che per la minore presenza di altre sostanze aggiuntive. Ma spesso la biodegradabilità non è assoluta, perché  i tensioattivi vegetali  sono trattati con prodotti di sintesi, in percentuale fino al  30%. Gli unici detersivi che non utilizzano sostanze non biodegradabili ed escludono qualsiasi prodotto di sintesi sono quelli biologici.

Non trascurabile è l'apporto dei sistemi fognari e di depurazione che limitano la dispersione di sostanze chimiche nell'ambiente. Non sempre si riscontra la presenza di entrambi, anche nei paesi di più forte industrializzazione e non sempre, ove presenti, essi sono di elevata efficienza. Ciò rende difficile l'esatta valutazione dell'inquinamento causato dall'utilizzo di sostanze chimiche.

Non tutti i depuratori, peraltro, sono in grado di rimuovere od intercettare i vari componenti dei detergenti. Quelli primari, legati alle piccole realtà, ne rimuovono solo una minima parte per deposizione nei fanghi. I secondari utilizzano processi biologici, come i fanghi attivi, per l'accelerazione della biodegradabilità di molte sostanze. I terziari riducono anche parte dei componenti non biodegradabili utilizzando processi chimici più complessi e costosi.

In ogni caso le  tecniche di depurazione più diffuse non sono in grado ad esempio di rimuovere sostanze come il boro, se non riducendolo a componenti più semplici.

 

 

Per le considerazioni fatte finora, un detersivo andrebbe dunque valutato, oltre che per la sua efficacia, anche:

  • per ciò che contiene (gli ingredienti);
  • per eventuali problemi che può creare ai tessuti e alle superfici con l’uso prolungato;
  • per la sua eventuale tossicità per l’uomo, nel caso di contatti prolungati e allergie;
  • per la possibile immissione nel ciclo alimentare;
  • per le quantità nocive che raggiungono i corsi d’acqua.

 

LA SCELTA DELLA COMUNITA’ EUROPEA

 

La legislazione europea impone di eliminare le sostanze chimiche di cui sia accertata la tossicità. Per le sostanze in uso, i cui effetti sul nostro organismo non sono ancora chiari, la Comunità Europea ha emanato nel 2007 la direttiva REACH con l’obiettivo di analizzare entro il 2020 tutti i componenti chimici già in uso e quelli di nuova introduzione e di regolamentarne l’uso, sia casalingo che industriale. Anche i detersivi/detergenti rientrano a pieno titolo nel campo di applicazione della direttiva.

 

Per la biodegradabilità il primo obiettivo imposto per legge è  stato quello di limitare drasticamente l'uso dei fosfati, non biodegradabili e causa di eutrofizzazione massiccia. In particolare la percentuale massima dei composti di fosforo (e suoi derivati) nei detersivi per bucato è stata fissata nell’1%.  Tuttavia tolleranze maggiori sono consentite nei detersivi per lavastoviglie.

La legge 136 del 1983 ha imposto a detersivi e detergenti la biodegradabilità al 90% (entro 28 giorni) solo per i quattro tipi di tensioattivi prevedendo che tutti i detersivi, anche quelli ecologici, riportassero la seguente dicitura: “Attenzione, il prodotto può inquinare i mari, i laghi, i fiumi. Non eccedere nell’uso. Biodegradabile al 90%”.

 

La nuova legge dell'ottobre 2005 distingue tra:

 

  • Biodegradabilità primaria, riferita solo ed esclusivamente ai tensioattivi e stabilita al 90%. Le analisi della biodegradabilità hanno un margine di errore del + - 10%. Di conseguenza nessuno può scrivere che un prodotto è biodegradabile al 100%, ma al massimo al 90%.

 

  • Biodegradabilità aerobica completa riferita alla mineralizzazione di tensioattivi o altre sostanze (trasformazione in composti base non aggressivi come H2O, gas carbonici, sali inorganici). E’ stabilita al 60% in 28 giorni.

 

La legge dunque lascia irrisolto il problema  per il 40% del prodotto e non tiene in considerazione i possibili effetti negativi sugli ecosistemi che  si possono produrre nel periodo di tolleranza dei primi 28 giorni.

 

Etichette di prodotto

La legge inoltre definisce regole per le etichette e per l’indicazione degli ingredienti dei detersivi e detergenti. Su tutte le confezioni dei prodotti (per l'igiene, per la pulizia ecc.) deve comparire la lista INCI (International Nomenclature Cosmetic Ingredient), ovvero l'elenco di tutte le sostanze contenute. Il produttore inoltre deve compilare e rendere disponibile ai consumatori una scheda del prodotto con tutti gli ingredienti riportati in ordine decrescente di peso. La scheda se non è riportata in etichetta, deve essere a disposizione su un sito internet indicato sul prodotto.

Non ci sono obblighi di indicare il peso, i componenti dei profumi, gli oli essenziali e gli agenti coloranti.

Solo per i detersivi da bucato e per lavastoviglie la legge impone di riportare tutti i componenti del prodotto. I contenuti devono essere indicati secondo le percentuali in ordine di peso decrescente:

 

  • 30% ed oltre;
  • uguale o superiore al 15% ma inferiore al 30%; 
  • uguale o superiore al 5% ma inferiore al 15%;
  • inferiori al 5%.

 

Qualora presenti in concentrazioni superiori allo 0,2% in peso, devono essere indicate anche queste componenti: fosfati, fosfonati, tensioattivi anionici, tensiattivi cationici, tensioattivi anfoteri, tensioattivi non ionici, sbiancanti a base di ossigeno, sbiancanti a base di cloro, EDTA e rispettivi sali, NTA (acido nitrilotriacetivo) e rispettivi sali, fenoli, paradiclorobenzene, idrocarburi aromatici, idrocarburi alifatici, idrocarburi alogenati, sapone, zeoliti, policarbossilati.

Invece le seguenti classi di componenti, devono essere riportate indipendentemente dalla concentrazione: enzimi, disinfettanti, sbiancanti ottici, profumi, conservanti.

Devono essere indicate anche le fragranze allergizzanti se presenti in concentrazioni superiori allo 0.01% in peso.

 

Strumenti di mercato

Accanto a strumenti tradizionali rappresentati dall'adozione di norme in materia ambientale per fissare standard minimi di protezione, regole uniformi ed obiettivi comuni, sempre più frequentemente in ambito comunitario si è fatto ricorso a metodologie nuove quali gli strumenti di mercato. Rientrano in questa categoria l'EMAS e l'ISO, sistemi che permettono di limitare le incidenze ambientali delle attività industriali.

 

L'obiettivo di EMAS (Eco Management and Audit Scheme) consiste nel promuovere miglioramenti continui delle prestazioni ambientali delle organizzazioni (società, aziende, imprese, autorità o istituzioni con amministrazione e funzioni proprie) attraverso:

  • attuazione di un sistema di gestione ambientale (SGA) nel ciclo produttivo delle attività industriali;
  • valutazione sistematica e obiettiva dell'efficacia di tali sistemi;
  • informazione sulle prestazioni incidenti sull'ambiente delle attività produttive;
  • partecipazione attiva dei dipendenti.

 

Tra i principali obiettivi di un SGA vi sono:

 

  • la capacità dell'impresa di svolgere responsabilmente la propria attività secondo modalità che garantiscano il rispetto dell'ambiente;

 

  • la facoltà di identificare, analizzare, prevedere, prevenire e controllare gli effetti ambientali;

 

  • la possibilità di modificare e aggiornare continuamente l'organizzazione e migliorare le prestazioni ambientali in relazione ai cambiamenti dei fattori interni ed esterni;

 

  • la capacità di attivare, motivare e valorizzare l'iniziativa di tutti gli attori all'interno dell'organizzazione;

 

  • la facoltà di comunicare e interagire con i soggetti esterni interessati o coinvolti nelle prestazioni ambientali dell'impresa.

 

All'interno del sistema di gestione ambientale EMAS, il regolamento comunitario istituisce la procedura di audit ambientale. Si tratta di uno strumento di gestione comprendente una valutazione sistematica, documentata, periodica ed obiettiva dell'efficienza dell'organizzazione, del sistema di gestione e dei processi posti in essere al fine di proteggere l'ambiente. La dichiarazione EMAS deve essere periodicamente sottoposta a verificatori ambientali, soggetti iscritti in un apposito albo, indipendenti e imparziali.

 

La complessità della procedura di certificazione EMAS ha portato l'Unione Europea all'adozione di un sistema alternativo di più semplice applicazione, ovvero il sistema ISO 14000, articolato in norme relative alla gestione ambientale dei processi produttivi o alla ecocompatibilità dei diversi prodotti. Si dividono principalmente in:

 

 

  • ISO 14001 sul sistema gestionale ambientale
  • ISO 14002 per le piccole e medie imprese
  • ISO 14040 sulle valutazioni sul ciclo di vita del prodotto
  • ISO 14020 sull'etichetta ambientale

 

La differenza più rilevante della disciplina ISO rispetto al sistema EMAS risiede nel fatto che per la certificazione di un'organizzazione ad ISO non sono richieste verifiche da parte di verificatori ambientali. Rispetto alla procedura dell'ecoaudit propria del sistema EMAS la normativa ISO lascia più spazio alle decisioni dell'impresa sul sistema di gestione da attuare. Infatti l'ISO prevede un audit periodico, ma non ne stabilisce i tempi  e prevede una documentazione certificativa ridotta al minimo indispensabile.

 

 

ETICHETTE ECOLOGICHE EUROPEE

 

Negli ultimi anni è stato registrato un grande interesse a livello europeo sui marchi di prodotto, con lo scopo principale di fornire informazioni ai consumatori. A fianco delle misure obbligatorie, riguardanti per lo più aspetti inerenti la sicurezza dei prodotti, sono nati una serie di marchi nazionali volontari, mirati a fornire informazioni di carattere ambientale. Nel 1992 è nato il marchio europeo Ecolabel. La ISO ha predisposto la serie delle norme ISO 14020, in cui vengono descritti tre tipi di marchi ambientali:

 

  • 1° tipo (ISO 14024)

Etichette ecologiche volontarie sottoposte a certificazione esterna (o di parte terza). Sono basate su un sistema multicriteria che considera l’intero ciclo di vita del prodotto. I criteri fissano dei valori soglia, da rispettare per ottenere il rilascio del marchio. L’organismo competente per l’assegnazione del marchio può essere pubblico o privato. Esempio: Ecolabel (Europa); Nordic White Swan (Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda); Canada Environmental Choice (Canada).

 

  • 2° tipo (ISO 14021)

Etichette e dichiarazioni ecologiche che riportano informazioni ambientali dichiarate da parte di produttori, importatori o distributori di prodotti, senza che vi sia l’intervento di un organismo indipendente di certificazione (tra le quali: ”Riciclabile”, “Compostabile”, ecc.). La norma prevede comunque una serie di vincoli da rispettare sulle modalità di diffusione e i requisiti sui contenuti dell’informazione.

 

  • 3° tipo (IS0 14025)

Dichiarazioni ecologiche che riportano informazioni basate su parametri stabiliti che contengono una quantificazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita del prodotto, calcolati attraverso un sistema LCA. Sono sottoposte a un controllo indipendente e presentate in forma chiara e confrontabile. Tra di esse rientrano, ad esempio, le “Dichiarazioni Ambientali di Prodotto” DAP o EPD, Environmental Product Declaration.

 

 

Ecolabel

L'Ecolabel è il marchio europeo di qualità ecologica che certifica se un prodotto o un servizio abbiano un ridotto impatto ambientale durante l'intero ciclo di vita, garantendo le stesse prestazioni dei prodotti/servizi convenzionali. La definizione dei criteri ecologici avviene attraverso l'analisi del ciclo di vita del prodotto/servizio evidenziando gli impatti ambientali generati.

L’Ecolabel è finalizzato a fornire informazioni per l’acquisto di prodotti finali/intermedi aventi prestazioni ambientali certificate, attendibili e che si collocano ai più alti livelli della categoria.

Dal campo di applicazione del regolamento sono esclusi i prodotti alimentari, le bevande, i prodotti farmaceutici, i dispositivi medici, le sostanze o i preparati classificati come pericolosi e i prodotti fabbricati con processi suscettibili di nuocere in modo significativo alle persone e/o all'ambiente. Per ogni categoria di prodotto è emanato un regolamento che riporta i requisiti per ottenere il marchio. Tali criteri si fondano sui seguenti principi:

 

  • prospettive di penetrazione sul mercato;
  • fattibilità tecnica ed economica degli adattamenti necessari da attuare nell'ambito del ciclo produttivo;
  • realizzazione del massimo potenziale di miglioramento dell'ambiente.

 

Per essere incluso nel sistema, il prodotto deve soddisfare le seguenti condizioni:

 

  • rappresentare un volume importante sul mercato interno;
  • avere un impatto importante sull'ambiente;
  • presentare importanti prospettive di miglioramento dell'ambiente a seguito della scelta dei consumatori;
  • una parte importante del volume di vendita deve essere destinata al consumo finale.

 

 

Requisiti Ecolabel per i detersivi da bucato

 

Il testo della normativa fornisce nel primo allegato i requisiti generali dei prodotti che aspirano all’assegnazione del marchio di qualità ecologica:

 

  • La riduzione dell’inquinamento idrico, diminuendo la quantità di detersivi usati e limitando la quantità di sostanze pericolose;
  • La riduzione al minimo della produzione di rifiuti, riducendo il numero degli imballaggi primari e promuovendone il riutilizzo e/o la riciclabilità;
  • Il risparmio di energia promuovendo l’uso di detersivi per il lavaggio a bassa temperatura.

 

Questa è una prima indicazione sui criteri da considerare nella scelta del prodotto da accreditare. Inoltre bisogna evidenziare che la Comunità Europea ha introdotto, come requisito importante, l’attuazione di programmi di gestione ambientale riconosciuti, come EMAS ed ISO 14001.

 

I criteri ecologici considerati sono relativi agli ingredienti ed all’imballaggio.

 

Per gli ingredienti sono stati presi in considerazione i seguenti parametri:

 

  • Totale sostanze chimiche (TC);
  • Volume critico di diluizione-tossicità (VCDTOX);
  • Fosfati (STPP);
  • Sostanze inorganiche insolubili (II);
  • Sostanze inorganiche solubili (SI);
  • Sostanze organiche non biodegradabili [processo aerobico] (NBDO-aerobic);
  • Sostanze organiche non biodegradabili [processo anaerobico] (NBDO-anaerobic);
  • Fabbisogno biologico di ossigeno (BOD).

 

Per ognuno di questi parametri sono state definite le procedure di calcolo che devono essere confrontate con i dati riportato in appendice alla normativa. La somma dei punteggi relativi agli 8 criteri riguardanti gli ingredienti deve essere pari o superiore a 45 (ridotto rispetto alla precedente normativa, 63).

 

Gli imballaggi, che devono consistere in un imballaggio leggero o in un contenitore (cartone, plastica) a cui deve essere associata l'eventuale confezione di ricarica, hanno le seguenti limitazioni:

 

  • Il peso dell’imballaggio leggero o della confezione di ricarica non deve essere superiore a 1.7 g/lavaggio

 

  • Il peso del contenitore non deve essere superiore a 7 g/lavaggio

 

  • Gli imballaggi di cartone devono essere costituiti all’80% di materiale riciclato

 

Sono riportate anche le prove a cui bisogna sottoporre il prodotto per verificare la sua efficacia affiancata al rispetto degli aspetti ambientali:

 

  • Prova di purezza degli enzimi per verificare l’assenza di organismi entrati nel processo di produzione;
  • Test di verifica sul rendimento di lavaggio effettuati a spese del richiedente in laboratori certificati.

 

 

EPD o DAP

 

Sono strumenti che, basandosi sulla valutazione del ciclo di vita (LCA), permettono di qualificare e quantificare la prestazione ambientale complessiva di un prodotto/servizio, attraverso la comunicazione di informazioni oggettive, confrontabili e credibili. L’EPD è un marchio riconosciuto di origine svedese, utilizzato anche in Italia, di cui DAP è l’acronimo italiano.

Questi marchi permettono alle aziende di divulgare informazioni ambientali relative ai propri prodotti (non rientranti nelle categorie predefinite per l’Ecolabel) indipendentemente dalla loro natura o posizione nella filiera produttiva.

Inoltre l’EPD serve a dare informazioni sugli impatti del sistema produttivo e facilita il confronto tra prodotti/servizi attraverso parametri condivisi standardizzati. Altra importante caratteristica è quella di sensibilizzare e coinvolgere gli anelli della filiera, favorire il flusso di informazioni, favorire l’acquisto di prodotti EPD nelle organizzazioni certificate ISO/EMAS. Ciò grazie al fatto che è integrabile con altri strumenti di politica ambientale: LCA per la valutazione degli impatti ambientali del prodotto nelle fasi a monte, EMAS per la gestione degli impatti ambientali indiretti di un’organizzazione nella fase di approvvigionamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

 

 

ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro, Osservatorio Nazionale Epidemiologico sugli ambienti di vita, Gruppo di Lavoro “Detergenti”, 2004

 

www.scuoladelconsumo.it, Scuola del consumo consapevole, Regione Piemonte, Dispensa Detersivi e Detergenti a cura del Museo A come Ambiente

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Sapone

 

Progetto detersivi ecologici, Presentazione Divulgativa sui Detergenti, Silvia Palladini e Alberto Vetturi

 

http://www.minerva.unito.it

 

Morrison Boyd, Chimica Organica, Casa Editrice Ambrosiana, 1997, pag 1132-1135

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Tensioattivo

 

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO relativo ai detergenti, per quanto riguarda l'impiego di fosfati. Bruxelles, 4.5.2007

 

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 14 febbraio 2003

che stabilisce criteri ecologici aggiornati per l'assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai detersivi per bucato e modifica la decisione 1999/476/CE

 

http://it.wikipedia.org/wiki/ISO_14000

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_ambientale_di_prodotto

 

Stefano Maglia, Corso di legislazione ambientale, IPSOA, 2008

 

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