erboristeria
Erboristeria
Tratto da wikipedia : L'erboristeria è un'antica arte che si occupa della conoscenza delle piante (erbe, piante medicinali, officinali, aromatiche e spezie), della loro coltivazione, raccolta, conservazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia, galenica tradizionale), cosmetici o nutritivi.
Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell'uomo. Inoltre, la loro presenza all'interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all'interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell'Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l'Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all'altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un'anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze. Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche: * La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull'esperienza greca e la romana * La antichissima tradizione ayurvedica indiana * La medicina tradizionale cinese. Questo patrimonio culturale, iniziato con l'uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d'azione delle erbe, ha determinato la nascita di una "nuova erboristeria".
Erboristeria
Le erbe spontanee alimentari (da A a E)
acetosa
acetosella
aglio orsino
asparago pungente
barba di becco
barba di capra
bistorta
buon enrico
carlina
cicoria
crescione
cumino
ACETOSA
Rumex acetosa L.
Famiglia: Poligonaceae
Nomi popolari: acetina, agradulci, erba agretta, erba brusca, pan e vin, pancucch, salamoja, tumbrun, zivorra di pra.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati e pascoli del territorio di pianura e della pedemontana. Ha un fusto eretto di colore rossastro, eretto, striato e rossastro, o che può raggiungere l’altezza di un metro. Le fogli basali sono picciolate e di forma astata, quelle superiori sono inserite direttamente sul fusto come una guaina. I fiori (maggio-settembre) rossastri sono riuniti in pannocchia.
Parti usate: foglie e fusti giovani.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: le foglie fresche vengono consumate crude in piccole quantità con altre erbe (strigoli, gallinelle). Entrano anche nella preparazione di minestre.
Proprietà: diuretiche, leggermente antisettiche e antiscorbutiche.
Curiosità: il giovane fusto dell’acetosa era tradizionalmente masticato dai ragazzi per stimolare la secrezione salivare.
Avvertenze: l'acido ossalico e gli ossalati contenuti nella pianta possono arrecare danni gravi in caso di forti ingestioni. La pianta deve essere utilizzata con cautela.
Oxalis acetosella L.
Famiglia: Oxalidaceae
Nomi popolari: agretta, cafélacc, pan cuch, papaciuch, trifoggiu agru, zanzarella.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nelle zone umide e nel sottobosco. Può essere alta da 5 a 15 cm. Dal rizoma emerge un lungo picciolo nel quale si inseriscono le tre foglioline a forma di cuore. I fiori sono formati da cinque petali dal colore bianco rosato con striature più o meno intense.
Parti usate: foglie.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: le foglie verdi, ben fresche, vengono impiegate assieme al prezzemolo e salvia per condire le patate lessate o altre insalate.
Proprietà: diuretiche e astringenti. Controindicata per quanti soffrono di disturbi e malattie renali, litiasi e gotta.
Curiosità: il nome di Acetosella lo si deve al suo sapore acidulo.
Avvertenze: l'acido ossalico e gli ossalati contenuti nella pianta possono arrecare danni gravi in caso di forti ingestioni. Dosi elevate sono quindi velenose.
Allium ursinum L.
Famiglia Liliaceae
Nomi popolari: ai de can, agghiu servaggiu, ai selvadech, cipudda de serpi, strozzagalline.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei boschi e nei prati umidi di tutta Italia. Si riconosce per le foglie ovali, carnose, appuntite, di colore verde lucente. I fiori (maggio-giugno) sono bianchi riuniti in ombrelle. Tutta la pianta emana un forte odore di aglio.
Parti usate: foglie giovani.
Tempo di raccolta: maggio-giugno.
Utilizzazione: le foglie verdi, ben fresche vengono impiegate assieme al prezzemolo e salvia per condire le patate lessate.
Proprietà: gode di proprietà simile a quelle dell’aglio comune (Allium sativum L.). Agisce come antisettico, ipotensivo, coleretico, vermifugo, espettorante)
Curiosità: l’odore di aglio è dovuto al principio attivo allicina. Si pensa che il prezzemolo annulli parzialmente l’odore di aglio nell’alito di chi mangia questa erba.
Asparagus acutifolius L.
Famiglia: Liliaceae
Nomi popolari: corruda, sparide, sparesine, spareghi salvadeghi, sparagin, spazzole, spirgene.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che vive in ambienti aridi e soleggiati della regione mediterranea. Presenta un aspetto cespuglioso con foglie aghiformi, acute e pungenti, riunite in fascetti di 5-10 (fillocladodi). I fusti sono eretti, cespugliosi, molto ramosi. I giovani germogli, detti turioni, carnosi e sottili spuntano ogni anno nei primi giorni di primavera.
Parti usate: turioni (giovani germogli).
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: i turioni vengono consumati allo stesso modo degli asparagi coltivati. Si mangiano lessati e conditi ed entrano nella composizione dei risotti.
Proprietà: diuretiche e lassative per l’alto contenuto di fibra vegetale.
Curiosità: gli asparagi spontanei sono ottimi nei risotti ed hanno un sapore più pronunciato di quelli coltivati. Nei boschi collinari e nelle siepi si può trovare l’asparago selvatico (Asparagus tenuifolius Lam.) che trova la stessa utilizzazione alimentare.
Tragopogon pratensis L.
Famiglia: Compositae
Nomi popolari: aio de prà, barbaboch, barba di prete, ciocabech, erba del sol, erba da lat, grespondoi, latti d’occeddu, persemolone, sassefrica, scanabech, scorzabianca, spargi de prà.
Habitat e descrizione: pianta erbacea biennale che cresce nei prati e nei pascoli fino a 2000 m. Il fusto è semplice, liscio, poco ramificato e alto da 20 a 70 cm. Le foglie sono alterne e lanceolate. I fiori (maggio-giugno) sono riuniti in un capolino di colore giallo dorato. I frutti, sono acheni grigiastri muniti di becco e pappo di peli con barbe laterali.
Parti usate: giovani germogli, foglie e radici.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: giovani germogli, foglie e radici si consumano cotti come gli spinaci. Le foglie si possono consumare anche crude in insalate. Entrano nella preparazione di minestre e frittate.
Proprietà: diuretiche e stomachiche.
Curiosità: la pianta è ricca del polisaccaride inulina, utile per i diabetici in quanto può sostituire altri zuccheri dannosi.
Aruncus dioicus (Walter) Fernald
Famiglia: Rosaceae
Nomi popolari: barba di Giove, erba canona, nogarole, sparesi di bosco, sparesine de montagna, rosa di san Zuàn.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce lungo le siepi, nei boschi, nei luoghi umidi calcarei. Il fusto è eretto, semplice, alto 30-70 cm. Le foglie basali sono grandi, bipennate, lungamente picciolate, con foglioline secondarie ovali, seghettate; le superiori molto più piccole delle radicali. I fiori (maggio-agosto) sono piccoli, ermafroditi, bianchi, raccolti in racemo terminale compatto.
Parti usate: giovani germogli.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: i giovani germogli vengono consumati lessati e conditi come gli asparagi.
Proprietà: toniche, astringenti, espettoranti, febbrifughe.
Curiosità: la pianta in fase avanzata di sviluppo (periodo estivo) produce glucosidi cianogenetici che la rendono inadatta per l’alimentazione.
BISTORTA
Polygonum bistorta L.
Famiglia: Polygonaceae
Nomi popolari: amarella, biaveta, lazzuola, lengua de bò, lenguete, serpentina.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nei prati-pascoli con terreni umidi e freschi della zona montana. Presenta un rizoma strisciante, legnoso, contorto, mentre i fusti semplici da cui si dipartono le foglie possono essere alti fino a 50 cm. Le foglie sono oblunghe, quasi cuoriformi o troncate alla base, le radicali picciolate e le cauline sessili. I fiori (maggio-agosto) sono di color rosa, raccolti in spighe solitarie terminali di tipo ovoidale o cilindrico.
Parti usate: foglie.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: le giovani foglie vengono impiegate per aromatizzare minestroni e insalate miste.
Proprietà: antianemiche, astringenti, rimineralizzanti, ipoglicemizzanti.
Curiosità: la denominazione bistorta (due volte storta) è allusiva alla forma ritorta e bitorzoluta del rizoma.
Chenopodium bonus-henricus L.
Famiglia: Chenopodiaceae
Nomi popolari: colubrina, erba sana, spinacio selvatico, tutta buona, spagnoete, skraut.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nei prati e pascoli montani, specialmente presso le malghe. I fusti possono raggiungere i 25-30 cm di altezza e quelli fioriferi sono ricoperti da un farina giallastra. Le foglie sono verdi e farinose a forma triangolare allungata. I fiori piccoli e verdastri sono disposti in glomeruli.
Parti usate: foglie giovani.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: le foglie o le sommità prima della fioritura colte quando sono tenere vengono consumate cotte come gli spinaci.
Proprietà: emollienti, lassative, leggermente antianemiche.
Curiosità: trova il medesimo impiego un’altra erba spontanea dello stesso genere, il farinaccio selvatico (Chenopodium album L.). Entrambe le specie sono state soppiantate dalla coltivazione dello spinacio.
Carlina acaulis L.
Famiglia: Compositae
Nome popolare: carlina bianca, cardo santo, articiochi de monte, spin de prà, pan de l’alpin, tiroliro, buralze.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei pascoli della zona montana. Il caule è breve o nullo con foglie che formano sul terreno una grande rosetta. Le foglie sono grandi, rigide, pennato-partite a margine inciso-dentato. I fiori (luglio-agosto) tutti ermafroditi sono racchiusi in un grande capolino porporino-biancastro circondato da brattee raggiate e fogliacee.
Parti usate: ricettacolo fiorale.
Tempo di raccolta: estate.
Utilizzazione: i ricettacoli dei capolini si possono consumare in insalata assieme ad altre specie. Vengono anche cotti come i carciofi e sono considerati molto prelibati.
Proprietà: diuretiche, diaforetiche, carminative, indicate nei casi di inappetenza.
Curiosità: Le brattee che circondano come un'aureola il grande capolino fiorale posseggono la proprietà di rinchiudersi nel caso in cui il tempo stia mutando verso il brutto. In passato veniva utilizzato dai malgari come rudimentale igrometro
Cichorium intybus L.
Famiglia: Asteraceae
Nomi popolari: cicoria, radicchio, radicio mato, radecio de campo, lidricc, radricc.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati, sui cigli dei campi, lungo le strade, negli incolti. Il fusto un po’ ruvido, cavo, flessuoso, ramificato, può essere alto 40-120 cm. Le foglie basali, sviluppate a rosetta, spuntano in autunno e durano per tutto l’inverno-primavera. Si seccano con la fioritura. Quelle del fusto sono più piccole e sessili. I fiori, raggruppati in capolini, sono azzurrini di tipo ligulato e si schiudono al mattino.
Parti usate: foglie basali.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: le rosette basali raccolte ancora tenere possono essere consumate crude ma spesso vengono lessate e consumate insieme al tarassaco o agli strigoli.
Proprietà: diuretiche, disintossicanti del fegato, stimolanti dell’appetito.
Curiosità: con la radice torrefatta e ridotta in polvere si prepara tradizionalmente un surrogato del caffè detto appunto "cicoria". Dalla pianta selvatica sono derivate numerose varietà da taglio o da cespo dei radicchi coltivati. A titolo di esempio ricordiamo le varietà di radicchio rosso di Verona, variegato di Castelfranco, rosso di Treviso, ecc.
Nasturtium officinalis R.Br.
Famiglia: Cruciferae
Nomi popolari: ascione, cresciun, cresòn, erba da scorbuto, lavaroni, nastriuzzu, nastuzz, pastacchiari, scresur.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nelle acque limpide leggermente correnti. Il fusto è sdraiato, radicante nei nodi inferiori, ramoso, carnoso, lungo 10-70 cm. Le foglie sono pennatosette formate da foglioline intere od ovali. I fiori (aprile-luglio) sono piccoli a quattro petali bianchi crociformi e raccolti in grappoli ascellari.
Parti usate: la parte aerea della pianta.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: i getti fogliari vengono consumati crudi in insalate da soli o in abbinamento on altre verdure (per esempio con le Gallinelle).
Proprietà: antiscorbutiche, bechiche, espettoranti, diuretiche, vitaminizzanti.
Curiosità: il succo fresco di crescione viene consumato per le sue proprietà benefiche insieme al succo di carota e sedano. Nella tradizione popolare si utilizza il succo di crescione in frizioni contro la caduta dei capelli.
Carum carvi L.
Famiglia: Umbelliferae
Nomi popolari: anice dei Vosgi, carvi, cimino, cumin, kummel, fenocc selvadegh, garvese, pestenaria, sciarel.
Habitat e descrizione: pianta erbacea biennale comune nei luoghi erbosi e nei prati di montagna. Il fusto eretto, ramificato alla base può essere alto fino a 80 cm. Le foglie sono pennatosette composte e i fiori (maggio-giugno) sono piccoli a cinque petali di colore bianco, raccolti in ombrelle ineguali di 7-15 peduncoli. I frutti hanno forma ovale allungata dal caratteristico sapore aromatico.
Parti usate: i frutti (detti impropriamente semi).
Tempo di raccolta: estate.
Utilizzazione: i frutti (o semi) vengono impiegati in alcune zone montane per aromatizzare alcuni piatti di carne, minestroni e per preparare pani speciali al cumino. Importante l’impiego per la preparazione del liquore kümmel o della grappa al cumo.
Proprietà: aromatizzanti, aperitive, digestive, antisettiche, carminative.
Curiosità: Importante l’impiego dei frutti (semi) per la preparazione del liquore kümmel o della grappa al cumo.
Le erbe spontanee alimentari (da F a Z):
finocchio selvatico
fragola
gallinelle
luppolo
menta
origano
ortica
pungitopo
rosolaccio
ruchetta selvatica
strigoli
tarassaco
timo
FINOCCHIO SELVATICO
Foeniculum vulgare L.
Famiglia: Umbelliferae
Nomi popolari: anito, erba buona, fenoggiu, fenoiu, fenocio, finoc, finocchiello, finocchio dolce, madaro, scartoccini.
Habitat e descrizione: il finocchio selvatico ama le colline esposte al sole, i luoghi asciutti delle regioni costiere e sub-montane dell'Italia Centro-Meridionale. Ha fusto eretto, ramificato. Le molte volte suddivise in lacinie filiformi sono attaccate al fusto mediante una guaina. I fiori sono di color giallo riuniti in vistose ombrelle apicali. La fioritura avviene in estate. I frutti (detti semi) sono oblunghi, grigi o giallini, dall’odore assai gradevole. La pianta può superare il metro e mezzo d'altezza.
Parti usate: foglie. radici, semi (frutti) e guaine carnose.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: I semi e i giovani ramoscelli vengono utilizzati per aromatizzare vari tipi di piatti della tradizione mediterranea. I semi, in particolare, si usano per dolci e liquori.
Proprietà: aperitive, digestive, diuretiche, galattogoghe e lassative per l’alto contenuto di fibra vegetale. il finocchio contiene un'essenza, l'anetolo, che si concentra in particolar modo nei semi e favorisce la digestione. L'infuso stimola la secrezione lattea nelle puerpere e riduce la sensazione di nausea.
Curiosità: oltre ad aromatizzare carni e pietanze con il finocchio si confeziona un eccellente liquore carminativo e diuretico. I semi (frutti) di finocchio pestati ed uniti ad argilla verde ventilata servono per preparare un dentifricio che rinfresca l'alito e rinforza le gengive.
Fragaria vesca L.
Famiglia: Rosaceae
Nomi popolari: fraula, fragoea, fregul, frola, fiàr, magiostra, maiole, briachelle.
Habitat e descrizione: cresce tra le radure di montagna, nelle schiarite dei boschi e in luoghi erbosi coltivati. Pianticella dotata di rizoma dal quale si dipartono stoloni superficiali pelosi dotati solo per il primo anno di foglie. Queste sono picciolate, composte da tre foglioline ovate con margine seghettato e peli lucenti. I fiori, di colore bianco, appaiono il secondo anno. La fioritura avviene in primavera-estate. Il falso-frutto, detto comunemente fragola, è un ricettacolo polposo, ovoidale, di color rosso vivo. La pianta è alta circa 20 centimetri.
Parti usate: falsi frutti.
Tempo di raccolta: primavera/estate.
Utilizzazione: i falsi frutti vengono consumati freschi o si utilizzano per preparare marmellate.
Proprietà: antireumatiche, diuretiche, emostatiche, depurative del sangue.
Curiosità: nella tradizione popolare la fragola era fatta oggetto di virtù magiche. Ad esempio, per evitare il morso dei serpenti, si dovevano raccogliere le foglie il 24 giugno (magico giorno di San Giovanni Battista), farle essiccare al sole e confezionare con esse una cintura. Nessuna serpe avrebbe osato avvicinare uomo o donna così conciati.
Valerianella locusta (L) Lat. Betcke.
Famiglia: Valerianaceae
Nomi popolari: gallinella comune, gallina grassa, galeti, galinele, gainèi, ardielut, matavilz, molesine.
Habitat e descrizione: pianta erbacea annua che cresce nei campi coltivati, specialmente lungo i vigneti nelle colline. Il fusto, peloso sugli angoli, è alto fino a 30 cm. Le foglie basali a rosetta, sono spatolate, cigliate, tenere, grassette; quelle del fusto sono più strette e piccole. I fiori sono piccoli, imbutiformi, con corolla azzurrognola e disposti in corimbi densi.
Parti usate: foglie.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: le rosette basali vengono consumate crude e cotte in insalata sia da sole che abbinate con altre specie di erbe commestibili.
Proprietà: diuretiche.
Curiosità: la specie oltre a crescere spontanea negli orti viene largamente coltivata e si può trovare facilmente al mercato anche d’inverno.
Humulus lupulus L.
Famiglia: Cannabaceae
Nomi popolari: bruscandoi, levertin, lopal, lopola, lupola, orticaccio, rivertizio, vertis, vorticella.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nelle siepi, ai margini dei boschi e nei luoghi incolti. I fusto lungo diversi metri è sdraiato, volubile, cavo, ricoperto di peli rigidi. Le foglie sono picciolate, palmato-lobate quelle inferiori e cuoriformi quelle superiori. Il luppolo è una pianta dioica, cioè a fiori maschili e femminili posti su piante diverse. I fiori maschili sono numerosi, verdastri, riuniti in pannocchia ramificata. I fiori femminili sono riuniti in coni ovoidali raggruppati a formare le infiorescenze all’estremità dei rami.
Parti usate: giovani germogli e infiorescenze femminili.
Tempo di raccolta: primavera (germogli) e agosto-settembre (infiorescenze femminili).
Utilizzazione: i germogli primaverili si consumano lessati e conditi come gli asparagi. Sono impiegati anche per preparare risotti, minestre, frittate. Le infiorescenze femminili sono utilizzate per aromatizzare la birra preparata in modo casalingo.
Proprietà: aromatiche, amaro-toniche, diuretiche, lassative, sedative.
Curiosità: la tradizione di preparare la birra in casa, aromatizzandola con questa specie, è stata importata dai flussi migratori delle popolazioni del Veneto e del Trentino con la vicina Austria.
Mentha sp.p.
Famiglia: Labiatae
Nomi popolari: nella tradizione popolare difficilmente si distinguono le varie specie di menta. Spesso ci si riferisce alla menta piperita, ma si uso lo stesso termine anche per altre specie di mente: amenta, erba diolona, menta d’oro, menta selvarega, menta napoletana, mentass, piperina, viperina.
Habitat e descrizione: tra le specie spontanee ricordiamo la menta d’acqua (Mentha aquatica L.) che si trova nei luoghi umidi, dai fiori rosei, raccolti in capolini quasi globosi; la menta silvestre (Mentha longifolia Huds.) che presenta foglie pelose, lanceolate acute e fiori rosei riuniti in spicastri. La più nota Menta piperita è un ibrido tra M. aquatica x M. viridis e non si trova allo stato spontaneo
Parti usate: foglie e sommità fiorite.
Tempo di raccolta: estate.
Utilizzazione: si utilizzano le sommità per aromatizzare risotti e frittate. Viene consumata con i contorni (per esempio zucchine alla menta) e serve per preparare tisane dissetanti.
Proprietà: antisettiche, antifermentative, digestive, eupeptiche, antispasmodiche.
Curiosità: il termine menta deriva dal latino mens, perché gli antichi ritenevano che avesse proprietà fortificanti per l’intelligenza.
Origanum vulgare L.
Famiglia Labiatae
Nomi popolari: acciughero, arburà, arrecheta, cornabusa, erba acciuga, majaron selvadi, menta bastarda, pimpinella, regamo.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei luoghi sassosi e soleggiati. Il fusto è rossastro, ramificato nella parte superiore, alto fino a 80 cm. Le foglie sono opposte, picciolate, di tipo ovale o elittico. I fiori (luglio-agosto) sono piccoli, di color rosa o rosso, riuniti in pannocchie terminali.
Parti usate: foglie.
Tempo di raccolta: primavera-estate.
Utilizzazione: le foglie vengono impiegate per aromatizzare minestre e minestroni.
Proprietà: carminative, diaforetiche, antispasmodiche, espettoranti, stomachiche.
Curiosità: l’origano selvatico delle regioni meridionali è particolarmente aromatico e adatto per pizze e numerose pientanze dell’area mediterranea.
Urtica dioica L.
Famiglia: Urticaceae
Nomi popolari: lurdica, ortiga, ortica maschio, orticone, ozziau, pistidduri, uldiga, urtia, urtiga, urtil.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune negli incolti, nei campi, fra le macerie, lungo le siepi e qua e là nei boschi. Il fusto è eretto, semplice, alto fino a 150 cm e a sezione quadrata. Le foglie sono picciolate, opposte ovali, con i margini dentati e con la nervatura marcata. Fusto e foglie portano i peli urticanti che si spezzano al minimo urto emettendo il liquido urticante.
Parti usate: foglie e giovani sommità.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: si impiegano per preparare la zuppa, minestre di verdure e i risotti. Si servono anche lessate quali condimento delle lumache al forno.
Proprietà: diuretiche, digestive, epato-protettrici, antiinfiammatorie, antidiarroiche, ipoglicemizzanti, antianemiche. Il loro impiego è particolarmente indicato per le persone anemiche, convalescenti e anziane.
Curiosità: le ortiche vengono tradizionalmente impiegate contro al caduta dei capelli.
Ruscus aculeatus L.
Famiglia: Liliaceae
Nomi popolari: brusco, bruscanzi, brusasorzi, rustegòt, rust, ruscli, russul, spargs di ruscli, rusculins.
Habitat e descrizione: pianta suffruticosa perenne, sempreverde, comune nelle siepi e nei boschi dell’area collinare. I fusti sono alti fino a 80 cm. I rami sono trasformati in cladodi, verdi, sessili, lanceolati, impropriamente chiamati foglie, Le foglie vere sono piccole squame membranacee inserite al centro del cladodo. I fiori (febbraio-aprile) verdastri, sono inseriti al centro del cladodo con un breve peduncolo. Il frutto è una bacca sferica rossa.
Parti usate: giovani germogli primaverili.
Tempo di raccolta: aprile-maggio.
Utilizzazione: sono molto ricercati per il loro sapore amarognolo ma delizioso. Vengono cotti e consumati come gli asparagi, oppure in risotti.
Proprietà: diuretiche, aperitive, antiinfiammatorie, protettrici vasali, sudorifere.
Curiosità: nella medicina popolare l’acqua di cottura viene bevuta al mattino a digiuno perché considerata depurativa e ricostituente per l’organismo.
Papaver rhoeas L.
Famiglia: Papaveraceae
Nomi popolari: bamboccia, basa done, bianc e rus, bubboline, paparine, papavar, papaver selvarego, popolana, rosolina, rusalena, rusatta, signorine.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne infestante dei campi di grano e degli incolti. Le foglie basali formano una rosetta e presentano un margine dentato. Il fusto ramoso e peloso può essere alto fino a 60 cm. I fiori (maggio-luglio) sono solitari ed hanno quattro petali di colore rosso porporino.
Parti usate: rosette di foglie basali.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: si consumano crude in insalata o cotte come gli spinaci.
Proprietà: bechiche, decongestionanti, espettoranti, leggermente soporifere, calmanti.
Curiosità: l’infuso dei petali è indicato in erboristeria per curare l’insonnia nei bambini.
Diplotaxis tenuifolia DC.
Famiglia: Cruciferae
Nomi popolari: aruca, erba ruga, gruritta, rucoea mata.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che si trova nei terreni incolti e presso le zone ghiaiose. Il fusto sublegnoso alla base, può raggiungere l’altezza di 100 cm. Le foglie sono pennatopartite con segmenti laterali stretti, lunghi e con lobo laterale di poco più largo. I fiori (maggio-settembre) sono gialli portati da pedicelli più lunghi della corolla, raccolti in racemo terminale.
Parti usate: foglie giovani basali.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: si consumano crude cotte nei minestroni e lessate e condite come gli spinaci. Quando sono molto tenere si impiegano anche in insalate miste.
Proprietà: antiscorbutiche, astringenti, espettoranti.
Curiosità: negli orti delle case viene comunemente coltivata la rucola (Eruca sativa Miller) che a volte si può trovare subspontanea nel territorio.
Silene vulgaris (Moench) Garke L.
Famiglia: Caryophyllaceae
Nomi popolari: bubbolini, carletti, erba del cucco, schioppetti, sciopét, tajadee dea madona, tussèl, garofoet, sgrizoi.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei campi, nei prati, lungo i margini delle strade. Si presenta alta fino a 80 cm. Dalla radice si sviluppano in primavera, diversi ciuffi di foglie erette ed appaiate, sessili, lanceolate ad apice acuto. I fiori (aprile-agosto) hanno un calice a forma di veschichetta ovale ed una corolla di 5 petali bianchi dai quali sporgono gli stami.
Parti usate: foglie giovani.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: le foglie raccolte prima che siano visibili i bocci fiorali si consumano crude o cotte come gli spinaci, mescolate anche con altre specie di erbe commestibili.
Proprietà: diuretiche.
Curiosità: il nome popolare veneto "sciopét" si deve al fatto che i calici fiorali rigonfi venivano tradizionalmente fatti "scoppiare" sul dorso della mano dei bambini.
Taraxacum officinale Weber
Famiglia: Compositae
Nomi popolari: dente di leone, stella gialla, girasole dei prati, lampionetti, pisciacane, piscia(in)letto, pisacani, pisciatello, castracane, bruciaocchi, ingrassaporci, radicio de camp, radicée, frati, botoni.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei luoghi erbosi e nei campi ben concimati con letame. Dalla radice laticifera, carnosa, si sviluppa una rosetta di foglie. Le foglie sono di forma lanceolata, pennato-partita, con l’apice spesso triangolare. I fiori (febbraio-ottobre) sono riuniti in capolini portati singolarmente all’apice dei fusti. Sono tutti ligulati ed hanno un colore giallo-dorato.
Parti usate: foglie.
Tempo di raccolta: primavera.
Utilizzazione: le rosette di foglie basali si consumano cotte da sole o, più frequentemente, mescolate con altre specie di erbe commestibili in insalate.
Proprietà: diuretiche, digestive, amaro-toniche, eupeptiche, coleretiche, colagoghe.
Curiosità: in erboristeria le radici si impiegano in tisane depurative per la cura del fegato.
Thymus pulegioides L.
Famiglia: Labiatae
Nomi popolari: erba pevèra, erba salterella, erbuccia, ferugola, peèrel, peperino, pepolina, riganeddu, satur, solaredda, timo salvadego, tuma, tumaru, tummineddu, tumbù.
Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati aridi e soleggiati della zona montana. Il fusto è sdraiato, talora un po’ lignificato alla base. Le foglie sono ovali, più spesso ellittiche, con margini piani. I fiori (maggio-settembre) sono disposti in verticillastri accostati che formano quasi dei capolini ovoidali all’apice dei rami. La corolla è tubulare, rosata, divisa alla fauce in due labbra. I frutti sono formati da quattro acheni.
Parti usate: foglie e sommità fiorite.
Tempo di raccolta: primavera-estate, durante la fioritura.
Utilizzazione: si utilizzano per aromatizzare alcuni piatti a base di carne ed in alcuni casi anche minestre e minestroni di verdura.
Proprietà: aromatizzanti, antisettiche, digestive, diuretiche, carminative, espettoranti.
Curiosità: il timo fa parte del "mazzetto di odori" da sempre usato nella migliore cucina internazionale. Per le sue ottime proprietà balsamiche e stimolanti viene utilizzato nella cosmesi popolare per bagni, suffumigi, impacchi e maschere tonificanti e purificanti.
Echinacea (Echinacea purpurea)
Proprietà: Stupenda margheritona dai petali fuxia e il disco centrale arancione, ha il dolce e forte carattere venusino. Era sacra agli Indiani d’America. Nell’erboristeria moderna è usata come antinfiammatorio, immunostimolante e depurativo.
Issopo (Hissopus officinalis)
Proprietà: Pianta appartenente Giove, sacra per i popoli antichi del Mediterraneo e per gli Ebrei “Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve.” La Sacra Bibbia – Salmi 51,9. Dai fiori blù profondo e dall’aroma intenso e penetrante, protegge l’apparato respiratorio e purifica.
Verbena (Verbena officinalis)
Proprietà: Pianta mercuriale, regolarmente simmetrica e ordinata nelle ramificazioni, favorisce una comunicazione chiara e precisa. Erba sacra per i Druidi e i Romani, era e un tempo considerata panacea dai Cristiani. Ora è impiegata come antinfiammatorio, usato per disturbi del fegato e del sistema nervoso. E’ Vervein, uno dei rimedi floreali di Bach.
Malva (Malva sylvestris)
Proprietà: Erba che appare dolce e consolatrice, è impiegata come emolliente e lenitiva, protettrice delle mucose e antinfiammatoria, regolatrice intestinale. Dai fiori viola rosacei è segnata da Giove e Venere. Considerata sacra dai Pitagorici perché simbolo del controllo sulle passioni umane, viene comunemente impiegata fin dall’antichità.
Belladonna (Atropa belladonna)
Proprietà: Erba sacra per i Celti, appartenente a Saturno, molto velenosa, specialmente le sue bacche nere e succose. Ha il nome di una delle tre Parche, Atropos, colei che tagliava il filo della vita. Nel Medioevo le donne la impiegavano per dilatare le pupille per sembrare più belle. Ha proprietà analgesiche, sedative e ipnotiche e viene tuttora usata in oculistica come dilatatore delle pupille.
Erba stregona (Stachys recta)
Proprietà: Piccola erba presente negli incolti assolati, è appartenente a Saturno. Nelle tradizioni popolari dell’Appennino Bolognese e Pistoiese era usata in modo rituale per liberare le persone, e in particolare i bambini, da traumi, panico e paure folli.
Calendula (Calendula officinalis)
Proprietà: I suoi fiori giallo-arancioni e caldi, sono presenti tutto l’anno, specialmente nel periodo invernale. Ha segnatura Solare e Venusina, e nel Medioevo era dedicata alla Vergine Maria (in inglese Mary Gold). Nell’erboristeria moderna è usata per le proprietà antisettiche, astringenti e protettive della pelle. Regola il ciclo mestruale e rende armoniose le varie fasi della vita della donna.
Elicriso (Helichrysum italicum)
Proprietà: Sacra ad Helios, come suggerisce il nome greco (“Oro del Sole”), aiuta ad espandere la comprensione del cuore. Nell’erboristeria moderna è usata per l’apparato respiratorio, delle sindromi allergiche, la cura degli eczemi e psoriasi. .
Iperico (Hypericum perforatum)
Proprietà: Dai fiori giallo oro, ha segnatura solare. Viene chiamata erba di San Giovanni ed anche “Scacciadiavoli”. In erboristeria moderna è usata per la cura delle depressioni lievi e, per uso esterno, per scottature, eritemi e arrossamenti della pelle.
Assenzio (Artemisia Absinthium)
Proprietà: Di carattere marziano, ha foglie verde argentee, sapore intensamente amaro e fortemente aromatico. E’ stato sempre molto usato sin dall’antichità come tonico, afrodisiaco, antielmintico e purificante del fegato. Fu impiegato per trovare ispirazione artistica dai Poeti maledetti e dagli Impressionisti, che lo chiamavano “Musa verde”
Achillea (Achillea millefolium)
Proprietà: Erba dalle foglie finemente divise e i fiori ariosi, ha carattere mercuriale e venusino. Prende il nome da Achille che la usava per le sue qualità vulnerarie. In erboristeria moderna è ancora impiegata come regolatore del ciclo femminile e come amarostimolante.
Stramonio (Datura stramonium)
Proprietà: Pianta saturnina, schiude i suoi candidi fiori imbutiformi e profumati di notte, e si dice venisse usata dalle streghe per “volare”. Era impiagata come narcotico, analgesico e anche come veleno. In erboristeria tradizionale le foglie venivano usate , fumate, come antiasmatiche.
L’antica erboristeria, fonda la propria arte curativa sulla Teoria delle Segnature, che consiste nel riconoscimento dei segni e dei simboli racchiusi nel mondo vegetale, relativi alle malattie e ai metodi curativi corrispondenti. Dopo un periodo d’oscurantismo relativo al medioevo culminato nella caccia alle streghe, intorno al ‘500 il medico svizzero Paracelso rielaborerà rinnovando la teoria, introducendo nella preparazione dei medicinali il concetto di Spagiria, basata sulla separazione, nel procedimento di produzione del farmaco, dalla parte pura della pianta da quella impura, mediante processo alchemico. Basilare nelle teorie mediche di Paracelso, è lo stretto legame tra il potere curativo delle piante, con i movimenti dei pianeti e lo studio dello zodiaco, anche per determinare, la giusta predisposizione dell’organo malato alla ricezione del preparato. Allo stesso modo della medicina spagirica che guarda all’insieme delle cause di una malattia così l’Antroposofia, fondata da Rudolf Steiner, ne cerca l’origine nell’insieme degli elementi, determinanti il cammino spirituale del malato. Grande importanza, è data in antroposofia, agli ingredienti primari dei preparati, perciò Steiner ha ideato un metodo di coltivazione delle piante denominato Biodinamica, fondato sul principio dell’equilibrio tra il coltivato e il cosmo, in un processo di rivitalizzazione del terreno mediante preparati specifici. I ritmi delle coltivazioni biodinamiche sono registrati sul “calendario delle semine” redatto da Maria Thun. In seguito, un allievo di Steiner, Gerbert Grohmann ha elaborato un metodo di osservazione delle piante che segue la metamorfosi dei vegetali ossia la crescita ed evoluzione per rilevarne l’entità animica. Ancora oltre il metodo di Grohmmann è andato il Dottor Edward Bach, che nei suoi studi sulle energie vibrazionali dei fiori, ha posto in primo piano la guarigione dell’animo delle persone, usando l’essenza dei fiori. La scelta dei tipi di fiore usati nella terapia del dottor Bach è dettata ancora una volta dalla teoria delle segnature, giacché ogni fiore porta un segno che lo avvicina ad uno specifico squilibrio dell’animo umano. Arrivando ai giorni nostri un interessante approfondimento è dato dall’elenco delle “12 finestre”, elaborate dai ricercatori Richard Kats e Patricia Kaminski, che offre una guida all’osservazione dei vegetali passando attraverso una griglia d’esame di vari segni presenti nella pianta, poiché solo un’accurata osservazione può condurci alla comprensione delle proprietà e poterle usare saggiamente.
Le tisane delle buonanotte
La stagione autunnale ed in genere quando la temperatura esterna inizia a scendere durante il giorno, sotto i 20 gradi, aumentano i problemi d’insonnia, perché il metabolismo cambia. Questo è dimostrato anche dall’aumento dell’acquisto dei farmaci ipnotici, proprio durante questo periodo. Prima di ricorrere a farmaci o se si tratta di un fenomeno che si vuole affrontare con metodi naturali, il mondo delle terapie dolci, offre quanto di più tradizionale esista in questo campo: la tisana. Nei problemi d’insonnia, la tisana è uno dei rimedi più adatti. Infatti, il calore dell’acqua, agisce già come rilassante delle pareti dello stomaco e dei muscoli in generale. Inoltre attraverso il calore si sviluppano odori e profumi che attraverso la mucosa nasale raggiungono specifiche aree del cervello deputate al rilassamento e al ritmo sonno veglia. Insomma un po’ di aromaterapia in una tazza di calda tisana.
Ci sono diversi modi di fare tisane, le principali sono:
- L’infuso – Si mettono le erbe nell’acqua bollente, tolta dal fuoco, si copre e si lascia riposare per il tempo necessario.
- Il decotto – Si mettono le erbe nell’acqua fredda, si porta ad ebollizione, si lascia bollire per il tempo indicato a pentola scoperta. Si spegne, si copre, si lascia riposare per il tempo necessario.
- La macerazione – si mettono le erbe nell’acqua fredda per otto ore almeno, poi si porta ad ebollizione, si spegne subito e si filtra subito.
Naturalmente diversi tipi di infuso, decotto o macerazione, possono avere indicazioni aggiuntive o sostitutive a secondo delle erbe presenti.
Il sonno che non arriva –
Arrivati a sera non si riesce a prendere sonno. Non ci sente stanchi, le energie sembrano ancora tutte al massimo. Ci si sente stressati, desiderosi di dormire ma neanche un cenno di sbadiglio arriva. Tipico nelle persone che lavorano molto e che durante il giorno non si concedono soste. In questo caso sono adatte le tisane ad effetto “ipnotico” ovvero che inducono il sonno.
La Tisana profumata
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di verbena odorosa
20 gr. di radice di kawa kawa
20 gr. di maggiorana
10 gr. di radice di valeriana
10 gr. di fiori di lavanda
Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 1 minuto. Spegnere lasciare in infusione per 2 minuti. Filtrare e bere, poco dopo la cena o mezz’ora prima di andare a letto.
La tisana dei cinque fiori
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di fiori di biancospino
20 gr. di fiori di malva
20 gr. di fiori di lavanda
10 gr. di fiori di lavanda
10 gr. di fiori di camomilla romana
Far bollire una tazza d’acqua. Spegnere e mettere un cucchiaino raso di questa miscela. Coprire e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare e bere, prima di andare a dormire
Per i sonni agitati –
Il sonno arriva con una certa facilità. La sera ci sente stanchi e stressati e non si vede l’ora di andare a dormire. Purtroppo la qualità del sonno è pessima. Frequenti risvegli durante la notte, incubi, crampi, scatti improvvisi degli arti, bisogno di andare ad urinare spesso. Tipico delle persone che lavorano molto fisicamente ma che si sentono stressate e insoddisfatte psicologicamente.
In questo caso le erbe usate saranno antiansia, per l’insonnia ma anche antispastiche.
La Tisana degli Agrumi
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di fiori d’arancio
20 gr. di scorze di cedro
20 gr. di scorze di arancio dolce
10 gr. di scorze di limone
10 gr. di scorze di bergamotto
Mettere mezzo cucchiaino di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 5 minuti. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere subito dopo la cena.
Tisana delle radici
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di radice di liquirizia
20 gr. di radice di valeriana
20 gr. di radice di altea
10 gr. di radice di tarassaco
10 gr. di radice di kawa kawa
Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 2 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire
Se il sonno dura poco
Quando ancora non ha iniziato ad albeggiare ci ritroviamo già svegli. Il risveglio è repentino, ci sentiamo immediatamente pronti per alzarci e rimanere a letto ci sembra insopportabile. La sera ci siamo addormentati con una certa facilità ma il riposo è stato davvero breve e ci sembra di non aver dormito profondamente. Tipico delle persone che vivono un profondo stato di disagio mentale non manifestato. In questo caso si utilizzeranno delle piante con una profonda azione rilassante, in sinergia con erbe che abbiano una forte azione calmante sul tono muscolare
La tisana alla lavanda
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di fiori di lavanda
30 gr. di fiori di tiglio
10 gr. di foglie di melissa
10 gr. di sommità di avena
10 gr. di fiori di camomilla matricaria
Mettere un cucchiaio di questa miscela in una tazza d’acqua bollente. Spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare e bere, prima di andare a dormire
La tisana alla frutta
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di fiori di tiglio
20 gr. di foglie di ribes nero
20 gr. di frutti di rosa canina
20 gr. di bacche di mirtillo
Mettere un cucchiaino di questa miscela in una tazza d’acqua fredda per 8 ore. Filtrare, portare ad ebollizione, spegnere e bere prima di andare a dormire.
SE l’ansia ci prende di sera
Il nostro rilassamento è disturbato dall’idea di tutto quello che dovremo fare domani. La nostra giornata è trascorsa in maniera frenetica, risolvendo un problema dietro l’altro. Ci sentiamo molto stanchi fisicamente ma la mente continua a logorarsi sul futuro, su quello che c’è da fare domani. In questo caso utilizzeremo delle piante ansiolitiche ma anche depurative e antidolorifiche
La Tisana alla Passiflora
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
60 gr. di sommità di passiflora
10 gr. di radice di artiglio del diavolo
10 gr. di sommità di betulla
10 gr. di fiori di tiglio
Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio abbondante di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere subito dopo cena.
La Tisana della tradizione toscana (XVII secolo)
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di fiori di tiglio
30 gr. di fiori di biancospino
20 gr. di sommità di fumaria
10 gr. di foglie di basilico
Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaino di questa miscela e far bollire per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 3 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire
Se la tristezza non ci fa prendere sonno
Ci si sente depressi e non si vorrebbe altro che un buon letto ma una volta coricati il sonno non arriva. Si rimugina sui pensieri tristi della giornata, sugli accadimenti negativi e si avverte un senso di preoccupazione. Ci si sente sul punto di addormentarsi ma il vero sonno non arriva, oppure in maniera leggera. Tipico delle persone depresse o che hanno subito forti emozioni negative. Utili in questo caso piante rilassanti, che agiscano velocemente e che permettano anche un buon rilassamento muscolare
La Tisana dei campi
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
30 gr. di sommità di avena
20 gr. di fiori di camomilla matricaria
20 gr. di fiori di papavero
20 gr. di fiori di sommità di meliloto
10 gr. di sommità di ortica
Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire
La tisana all’Iperico
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
50 gr. di sommità d’iperico
15 gr. di fiori di tiglio
15 gr. di fiori di biancospino
10 gr. di verbena officinale
10 gr. di foglie di melissa
Far bollire una tazza d’acqua. Mettere un cucchiaino di questa miscela e lasciar bollire per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere dopo cena o prima di andare a dormire
Quando rilassarsi è difficile
L’insonnia è vissuta come un disturbo fisico. Collo, schiena, gambe sono rigide e non si riesce a rilassarsi. Il respiro è corto, predomina un senso di ansia ma è molto forte la rigidità muscolare. Si avverte uno stato di tensione agli occhi e si ha la sensazione di avere la pressione alta o di sentirsi accaldati. Tipico di chi è costretto tutto il giorno in situazioni di lavoro o personali spiacevoli. La rabbia non espressa, fobie, paure accompagnano lo scorrere della giornata. In questi casi la sinergia deve essere tra piante inducenti al sonno e piante rilassanti del tono muscolari
La Tisana alla Francese (tipica della tradizione erboristica francese)
30 gr. di sommità di melissa
30 gr. di fiori di lavanda
20 gr. di bacche di rosa canina
10 gr. di fiori di elicriso
10 gr. di foglie di menta
Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 8 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire
La Tisana Ayurvedica
40 gr. di zenzero tritato
30 gr. di fiori di meliloto
20 gr. di kawa kawa
10 gr. di petali di rosa
Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua bollente. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere dopo i pasti
Quando si è mangiato troppo
Cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici al pasto serale. Un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici. Tutto questo può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano anche con la difficoltà a addormentarsi. In questo caso la sinergia deve essere tra piante rilassanti, piante digestive e piante depurative.
La tisana ai cinque semi
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
30 gr. di semi di Anice verde
20 gr. di semi di finocchio selvatico
20 gr. di semi di cumino,
10 gr. di semi di cardo mariano
10 gr. di semi di coriandolo
10 gr. di radice di valeriana
Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 3 minuti. Spegnere e lasciare in infusione 2 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire
La tisana dolce-amara per dormire e digerire
Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:
40 gr. di sommità di passiflora
15 gr. di sommità di carciofo
15 gr. di viola tricolor
15 gr. di liquirizia radice
15 gr di semi di finocchio selvatico
Far bollire una tazza d’acqua mettere un cucchiaio raso di questa miscela. Far bollire per 1 minuto, spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere prima di andare a letto
I mieli per le tisane
Il sapore di una tisana può essere più o meno gradevole, a secondo dei propri gusti o sensibilità del palato ad alcune caratteristiche delle piante. Un buon modo per dolcificare o correggere il sapore delle tisane è senza dubbio l’utilizzo del miele. Nel caso delle tisane della buonanotte, possiamo anche decidere quale tipo di miele scegliere per avere un’azione che può essere sedativa, rilassante, antispastica o decisamente attiva contro l’insonnia.
- Miele di fiori d’arancio – ottimo per l’ansia, i dolori gastrici d’origine nervosa, le tensioni muscolari
- Miele di tiglio – per la pressione alta d’origine nervosa, per l’insonnia, per le palpitazioni
- Miele di erica – adatto per le tensioni muscolari, come calmante per i bambini, per l’ansia.
- Miele di sulla – per l’ansia e insonnia con sfondo depressivo, esaurimento fisico e psicologico
- Miele di girasole – per l’insonnia dovuta ad un generale stato di intossicazione fisica
CHE VOGLIA DI DEPURARSI
Agosto secondo i principi della cronomedicina, che studia i periodi ed addirittura le ore in cui un rimedio naturale o farmacologico è maggiormente efficace, è uno dei mesi migliori per disintossicarsi, depurarsi e ritrovare una perfetta forma fisica e psichica. Il sole dà il massimo della sua energia ma il nostro organismo ha bisogno di essere un “ canale” pulito per poter godere al massimo di questa energia vitale. Proprio perché lo scambio energia-tossine è molto elevato, i sintomi di una intossicazione dell’organismo o comunque del bisogno di depurarsi si fanno sentire in maniera particolarmente forte.
Vediamo dunque i sintomi e di rimedi per i tipi di intossicazione più diffuse
Esaurimento con stanchezza
Sintomo e cause – Astenia, depressione, difficoltà di concentrazione causate da troppo lavoro, poco sonno, scarsa assunzione di acqua e scarso consumo di frutta e verdura
La Tisana –
Energia ed equilibrio con le 4 radici – Frasi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela: 40 grammi di radice di liquirizia, 30 grammi di radice di eleuterococco, 20 grammi di radice di bardana, 10 grammi di radice di genziana.
Mettere mezzo cucchiaino di questa miscela in un litro d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 10 minuti. Spegnere e lasciare in infusione per 20 minuti. Filtrare e bere durante il giorno. Eventualmente dolcicifcare con miele
Il rimedio – Ottimo per depurare, dare tono ed equilibrio è l’estratto fluido di damiana ( in erboristeria e farmacia) . 30 gocce in poca acqua prima di colazione e pranzo
L’essenza – Per ridare energia e per riattivare i processi di depurazione dell’organismo, quando depressione e intossicazione hanno preso il sopravvento, ottimo è l’olio essenziale di menta. Tre gocce in poca acqua calda con miele, dopo i pasti.
Esaurimento con ansia
Sintomo – stanchezza, insonnia, disturbi neurovegetativi a carico dello stomaco e dell’intestino, causati da intolleranza al caldo, stress da lavoro, consumo eccessivo di alcolici e caffè.
La Tisana –
Depurare e calmare con i cinque fiori – fatevi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela: 50 grammi di fiori d’arancio amaro, 10 grammi di fiori di biancospino, 10 grammi di fiori di camomilla romana, 10 grammi di fiori di calendula, 10 grammi di fiori di achillea.
Dopo ogni pasto, preparatevi una tisana mettendo un cucchiaio di questa miscela in 250 ml d’acqua bollente, spegnete e lasciate in infusione per 10 minuti. Filtrate ed eventualmente dolcificare con miele.
Il rimedio – Miele di arancio. E’ il miele che da energia e placa l’ansia insieme, aiutando così ad ottenere un rilassamento senza sonnolenza. Il miele di ifori d’arancio ha inoltre forti proprietà depurative e calmanti dei disturbi dello stomaco, dovuti ad ansia o eccessi alimentari. Se ne prende un cucchiaino prima di ogni pasto, puro, oppure sciolto in mezza tazza d’acqua tiepida.
L’essenza – L’olio essenziale di mandarino con la sua caratteristica fragranza, quieta mente e corpo soltanto inalandolo. Assunto nella dose di tre gocce in poca acqua calda, tre, quattro volte al giorno, stimola anche gli organi del ricambio, reni e fegato. Dunque una profumata e gustosa azione depurativa e calmante in contemporanea
Stitichezza
Sintomo – di questo problema ne risente in maniera cronica un terzo della popolazione, donne in maggioranza. Causa anche sovrappeso ed intossicazione generale, ed è responsabile anche di emicranie ed altri disturbi della sfera psichica. L’aspetto più incredibile di questa sorta di malattia endemica, secondo un recentissimo studio dell’Università di Tel Aviv, è che la causa è due volte su tre la scarsa assunzione di acqua.
La Tisana – Intestino libero corpo depurato con la tisana blu
Fatevi preparare in erboristeria o farmacia, questa tisana: 40 grammi di fiori di malva ( varietà iran blu quella con maggiore contenuti di mucillagini, disinfiammanti,depurative e dolcemente lassative) , 30 grammi di fiori di fiordaliso, 15 grammi di sommità di camomilla officinale, 15 grammi di radice di frangula. Mettete un cucchiaino di questa miscela in un litro d’acqua bollente. Fate bollire per 3 minuti. Spegnete e lasciate in infusione per 10 minuti, filtrate e bevevte durante la giornata tutto il decotto. Eventualmente dolcificare con miele d’acacia
Il rimedio – Blandamente lassativa, depurativa del fegato, stimolante del metabolismo e diuretica. Un vero e proprio poker salutare quello della tintura madre di frassino. Se ne prendono 15 gocce in un bicchiere d’acqua, dopo ogni pasto.
L’essenza – Secondo i principi dell’aromaterapia e l’olio essenziale di ginepro il migliore amico dell’intestino. Tonico delle funzioni viscerali, del sistema nervoso, delle vie digestive ed eccitante generale delle secrezioni, depurativo e diuretico, favorisce l’escrezione dell’acido urico e delle tossine. Insomma un vero portento l’olio essenziale di ginepro, che stimolando tutto l’apparato digerente, il fegato e l’intestino, permette di aiutare l’intestino e di dpeurare tutto l’organismo. Se ne prende una goccia in poca acqua calda, dopo ogni pasto
La pelle grassa
Sintomo – Pelle lucida, ipersensibile al trucco ed ai detergenti, con formazione di punti neri o brufoli, causata da cause genetiche, ormonali, psichiche. Il nesso tra alimentazione e pelle grassa, è sempre di più messo in discussione dalle ricerche in campo dermatologico, che vedono come primo colpevole l’utilizzo di detergenti ( latte, tonico, maschere) e creme troppo sgrassanti e poco idratanti, non adatte a questo tipo di pelle che deve essere trattata al pari di una pelle delicata. E’ comunque uno dei sintomi più evidenti di una intossicazione generale e una azione depurativa dell’organismo, migliora moltissimo lo stato della pelle grassa, prevenendo soprattutto la formazione di brufoli.
La Tisana – viola tricolor e cicoria, la tisana gradevolmente amara che normalizza la pelle grassa . Fatevi preparare in erboristeria o farmacia una miscela composta da 60 grammi di sommità di viola tricolor e 40 grammi di cicoria radice. Mettetene un cucchiaio in una tazza d’acqua bollente. Spegnete e lasciate in infusione per 5 minuti. La tisana risulterà leggermente amara, eventualmente dolcificare con miele di timo, depurativo per la pelle grassa, anche per uso esterno, sciolto ed applicato tiepido come impacco.
Il rimedio – Il gemmoderivato di Cedro del Libano è uno dei migliori irmedi per tutte le affezioni della pelle, soprattutto se interessate da prurito, brufoli, eczemi, punti neri. Si trova in erboristeria e farmacia e si ottiene, mettendo a macerare i giovani germoglio del Cedro. Per avere una generale azione depurativa che porti ad un miglioramento della pelle grassa, contrastandola pelle lucida ed i brufoli, se ne assumono, anche per periodi di due –tre mesi, 40 gocce prima di ogni pasto in poca acqua.
L’essenza – Da usare per uso esterno è ancora una volta il cedro ad aiutare la pelle grassa, questa volta sotto forma di olio essenziale da diluire, nella dose di 3 gocce per tre cucchiai d’acqua. Si bagna del cotone idrofilo con questa lozione e si passa su tutto il viso, insistendo in particolar enelle zone interessate da punti neri e brufoli. Da fare mattina e sera, stimola il processo naturale di depurazione della pelle ed è particolarmente utile quando la pelle oltre ad essere grassa, tende facilmente ad arrossarsi.
Colesterolo e trigliceridi alti –
Sintomo - Gli eccessi di queste ed altre tossine, come gli acidi urici, provocano uno stato generale di avvelenamento, con problemi di metabolismo, tendenza ad ingrassare, malessere generale. Causati in particolare da eccessi alimentari ed alcolici ma anche dall’assunzione di cibi poco ricchi di fibre e vitamine. L’eccesso di queste sostanze sono già uno sttao di pre malattia e va dunque affrontata con urgenza, magari proprio d’agosto, il mese migliore per mettere a nuovo il proprio organismo. La diminuzione di colesterolo, trigliceridi ed altre tossine, permette inoltre un potenziamento davvero notevole dei regimi dimagranti.
La Tisana – Depura il sangue, elimina le tossine con i 4 semi della salute – Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela : 40 grammi di semi di finocchio selvatico, 30 grammi di semi di cumino, 20 grammi di semi di anice, 10 grammi di semi di carota. Mettete a macero per una notte un cucchiaio raso di questa miscela in un litro d’acqua fredda e coprite. Al mattino portare ad ebollizione, far bollire per un minuto, spegnere e lasciare in infusione per 3 minuti. Filtrare e bere a tazzine durante il giorno. Assunta durante i regimi dimagranti, questo preparato, elimina i gonfiori intestinali e velocizza la perdita di peso.
Il rimedio – Lo sciroppo di carciofo ( in erboristeria e farmacia) è un preparato davvero utile per eliminare le tossine e depurarsi pienamente. Se ne assume un cucchiaio in poca acqua, dopo pranzo e cena. Nella tradizione popolare al posto dell’acqua veniva usato un mezzo bicchiere di vino bianco.
L’essenza – La profumatissima e gradevole essenza di limone è il più potente depurativo che la generosa natura ci offre.
Il testo seguente è tratto dal libro LE ERBE MEDICINALI DI FRATE ATANASIO
Vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo i consigli del vostro medico
Biografia di p. Atanasio
La V edizione del libro di P. Atanasio Cristofori «Erbe medicinali di frate Atanasio» vede la luce a quarantadue anni dalla precedente e alle soglie dell'anno 1985 che segna il centenario della nascita dell'Autore.
Nonostante il passare del tempo pensiamo però che l'apparire del volume nelle librerie e speriamo anche e soprattutto — nelle case delle nostre valli trentine, sia salutato come il ritorno di un amico, come l'affacciarsi alla porta di casa della veneranda e bonaria figura del frate che ne è l'Autore: una figura ieratica sull'altare e sul pulpito, ma buona, affabile, umile e accostabile negli incontri personali e nella vastità e tenacia delle amicizie. Così intima e affettiva era infatti ritenuta universalmente la connessione fra l'uomo, il frate sacerdote, e la sua opera di raccoglitore e distributore di erbe medicamentose, tra la parola viva e parlata che sapeva accostare l'uomo a Dio, e quella scritta nel suo libro che sapeva indicare nella natura la manifestazione della bontà e provvidenza di Dio, da divenire universalmente conosciuto e chiamato «il frate delle erbe».
Crediamo pertanto che non sarà discaro a quanti lo hanno conosciuto e a quanti ne hanno sentito parlare, premettere a questa edizione postuma un breve profilo dell'Autore, perché la sua memoria rimanga ancora unita alla sua opera.
Sacerdote cappuccino
Padre Atanasio Cristofori — Angelo al battesimo — nasceva a Grauno, minuscolo centro della Valle di Cembra il 24 luglio 1885. A sedici anni scendeva a Trento, accompagnato da mamma Cecilia, per chiedere di essere ammesso tra i frati cappuccini. Aveva frequentato con profitto le tre classi elementari esistenti nel paese: possediamo l'attestato della III classe del 1899, nel quale la brava maestra Speranza Balduzzi lo giudicava «molto buono» in tutte le materie: solo in storia naturale e fisica lo gratificava con appena un «sufficiente». Un po' poco veramente per un futuro naturalista!... Un certificato del parroco di Grumes dichiara che il giovinetto era stato istruito da lui «per due anni nella lingua italiana e latina specialmente, non trascurando la storia, la geografia e la letteratura, nelle quali materie dimostrò grande diligenza e non mediocre capacità».
Non gli mancava quindi una preparazione scolastica, sia pure rudimentale, ma sufficiente per essere ammesso agli studi conventuali.
Ma quando il giovinetto, imbarazzato e tremante (lo raccontava lui, da vecchio, sorridendo) si trovò davanti alla figura austera del Provinciale dei cappuccini, allora P. Ignazio Zanol da Rovereto, e si sentì dire: «siete troppo gracile per la nostra vita austera: dovete mangiare ancora due some di polenta», si sentì perduto. Intervenne mamma Cecilia col coraggio e l'autorità materna: «el varda, padre, che l'è ben semplizot (in dialetto, piccolo, mingherlino) ma l'è san, salo?». E fu accettato.
Entrò nel noviziato a Condino il 24 settembre 1901 ed ebbe l'abito di San Francesco. Compì e terminò gli studi ginnasiali nel convento di Arco, la filosofia a Terzolas e la teologia a Rovereto e Trento. Fu ordinato sacerdote il 14 febbraio 1909. Ma non ancora predicatore e confessore: terminò gli studi di teologia nel 1912 ed iniziò il suo lungo itinerario nei vari conventi e nelle parrocchie che vi facevano capo. Incominciò a Rovereto, poi a Trento e finalmente, nel 1940 approdò a Terzolas, da dove non si mosse più, se non per morire, nell'infermeria di Rovereto l'11 giugno del 1961.
Possediamo un libriccino in cui, fino al 1924 annotò diligentemente le sue prediche: titolo, data, luogo «dove le singole prediche furono recitate». Aveva quindi un repertorio che, almeno nei primi anni mandava a memoria, come del resto era consuetudine di tutti i predicatori popolari. Poi l'esperienza gli insegnò a conservarne il materiale catechistico e l'ossatura della predica, adattandolo però ai luoghi, alle circostanze e all'ambiente, vivacizzandolo con bozzetti e aneddoti dell'esperienza quotidiana. Predicazione eminentemente ed esclusivamente popolare, dunque. Lo aiutava a farsi ascoltare anche il suo
aspetto prestante, dalla barba fluente del profeta e la voce tonante: raccontava, compiacendosene, di quel prete di montagna (Ruffré, per l'esattezza), che temeva per le vetrate della piccola chiesa!
Così per cinquant'anni: quaresime, missioni popolari, sagre di paese, con lunghissime ore di confessionale, con lunghe camminate da un paese all'altro, sempre pronto a rispondere a chi lo richiedeva e a chi lo mandava. E lungo la strada trovava anche i suoi «Nicodemi» che lo aspettavano per «fare la Pasqua», per i quali non c'erano «tempi stabiliti», ma tutto l'anno era aperto alla misericordia di Dio che P. Atanasio portava con sé.
Durante la prima guerra mondiale fu anche cappellano militare al Tonale e sulla Presanella, ma solo per qualche mese, perché la vita militare non era fatta per lui e la divisa gli era più pesante e ingombrante del saio francescano.
«Il frate delle erbe»
All'interno della sua vocazione francescana ne nacque ben presto un'altra, in piena armonia e sintonia con la prima: quella dell'interesse per la natura, gli animali, le erbe, i funghi: anch'essi creature di Dio, dono di Dio agli uomini. Come san Francesco avrebbe voluto cantare e cantò di fatto con la sua vita e con il suo entusiasmo:
«Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa
e produce diversi fructi con coloriti fiori et erba».
Fu certamente una vocazione innata, un'inclinazione tutta personale. Forse portò con sé dal piccolo borgo natio l'amore alla natura e qualche nozione attinta alle conoscenze popolari, ma è certo che in convento trovò un clima adatto alla sua crescita e la possibilità di apprendere e approfondire ciò che già sentiva nell'anima. In ogni convento francescano c'è sempre un giardino per i fiori, un claustro ingentilito di corolle. Francesco stesso, come narrano i suoi primi biografi «consigliava all'ortolano di adattare a giardino una parte dell'orto, dove seminare e trapiantare ogni sorta di erbe odorose e di piante che producono bei fiori, affinché al tempo della fioritura invitino tutti quelli che guardano a lodare Dio, poiché ogni creatura sussurra e dice: `Dio mi ha fatta per te, o uomo"» (Legg. perugina).
È quanto P. Atanasio stesso ci conferma nella sua Prefazione alla prima edizione del suo libro: «La causa che mi spinse a dare alle stampe questo modestissimo libretto è doppia: remota e prossima. La prima risale alla mia giovinezza, e fu l'amore di predilezione alla Botanica. Quest'amore, crescendo sempre con gli anni, mi diede occasione, in convento e fuori, di dedicare tutti i ritagli di tempo disponibili a questo studio, mediante mezzi didattici, esperimenti e conversando con persone competenti. Da qui lo studio applicato alla Fioricoltura, alla Frutticoltura ed alla Terapeutica della nostra superba e lussurreggiante Flora».
Chi sono le «persone competenti» che lo aiutarono a formarsi la cultura botanica?
P. Atanasio non poté conoscere di persona il suo confratello cappuccino e conterraneo P. Placido Giovanella da Cembra che fu micologo e naturalista e avviò alla conoscenza dei funghi l'abate Giacomo Bresadola, perché questi moriva nell'infermeria del convento di Rovereto nel 1903, mentre fra Atanasio era alle prese con i latinucci nel vicino ma allora irraggiungibile, convento di Arco. Ne conobbe però i molti discepoli e visse nel desiderio di raccoglierne l'eredità culturale, anche per diritto di patria.
Più tardi, ormai sacerdote, conobbe e fu amico del Bresadola stesso: benché applicato, più che alla micologia, alla fitologia e alla fitoterapia, conosceva a fondo, l'opera bresadoliana, tanto da poterne citare a memoria le pagine dei due volumi più diffusi, per ogni fungo che gli fosse mostrato: è la testimonianza di un suo collaboratore. Molti altri sono gli amici «competenti» che l'hanno aiutato a crescere nella conoscenza della botanica: egli stesso ne nomina qualcuno nella citata prefazione, come il Comm. Giovanni Pedrotti, il maestro Biasioni, il Comm. Osvaldo Orsi, direttore dell'Istituto Agrario Provinciale di S. Michele, Guido Sette, farmacista di Cembra, ecc. Non possiamo tacere il nome del Prof. Guido Rovesti del Ministero dell'Agricoltura e Foreste, Medaglia d'Oro della Cultura, suo grande amico e ammiratore al quale si deve la Prefazione alla IV Edizione del libro di P. Atanasio.
In seguito, nel 1936-37, a oltre cinquant'anni, ebbe modo di frequentare i Corsi di Erboristeria presso l'Università di Padova, dove trovò nuove cognizioni e altre conferme ai suoi studi autodidattici. Il Prof. Giuseppe Gabrielli, dell'Università di Ferrara, solandro e erborista, commemorando P. Atanasio nel XV anniversario della morte presso il convento di Terzolas, diceva: «A questo proposito (di P. Atanasio, «studente universitario») ebbi occasione di attingere chiari ragguagli dallo stesso direttore dei corsi, il Prof. Felice Gioelli, che, divenuto in seguito ordinario di questa disciplina, quindi rettore del-l'Università di Ferrara, il caso volle fosse anche mio maestro, e che con lui sostenessi la tesi di laurea. Ricordava distintamente il Gioelli del nostro frate la partecipazione diligente e appassionata alle lezioni, nonché le spiccate qualità di cui aveva dato prova nelle esercitazioni e nei riconoscimenti». Di questa partecipazione diligente alle lezioni è
testimonianza un piccolo blok di appunti, scritti con meticolosa pazienza, come da uno scolaretto diligente, durante l'insegnamento e gli esperimenti dei maestri, dei quali ben presto divenne più che discepolo, amico e collaboratore, mantenendosi in frequente corrispondenza. Il notes è molto sciupato e porta i segni di una continua e diuturna consultazione.
Frutto di questi studi, ma soprattutto della sua consumata esperienza, della sua innata intuizione e della conoscenza dei luoghi, e dietro sollecitazione dei molti amici e ammiratori, è il suo libro «Piante ed erbe medicinali della nostra Regione Tridentina», vero vademecum della medicina pratica popolare, che ebbe nelle nostre valli ma anche fuori, una insperata diffusione. Si proponeva di scrivere per il popolo: «Il libretto è scritto in modo semplicissimo per essere alla portata di tutti. Per questo ho evitato la terminologia medica, ho tralasciato quasi tutte le piante velenose' (nella I Edizione), perché
nella cura delle malattie, non si avesse a sorpassare. arbitrariamente le dosi...» (prefaz. alla I Edizione). Il libretto andrà poi arricchendosi e rimpolpandosi nelle successive edizioni. Basta osservare la data e il progressivo aumento delle pagine per farsi un'idea della diffusione del libro e della cura meticolosa con cui l'Autore lo ha curato e seguito.
Ecco l'elenco delle varie Edizioni:
I EDIZIONE: P.A.C. (Padre Atanasio Cappuccino ) - «Piante ed Erbe Medicinali della nostra Regione Tridentina» - Ardesi, Trento 1931 - pag. 72.
Prefazione dell'Autore - duplice indice alfabetico: delle piante descritte nel libro e delle malattie e corrispondenti cure.
II EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - Cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali della nostra Regione Tridentina» - II Edizione migliorata, ampliata e illustrata con figure colorate». Ardesi - Trento - 1934 - pag. 150.
Vi è aggiunto un Atlantino in 12 Tavole a colori, con nome delle piante in italiano e latino. L'Atlante è stampato ad Esslingen in Germania dalla J.F. Schreiber Verlag come appendice al libro di Christiansens A. «Taschenbuch einheimischer Pflanzen». Munchen, 1916.
III EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali della Regione Tridentina» - Ardesi - Trento 1937 - XV - pag. 253.
IV EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali d'Italia con speciale riguardo alla Regione Tridentina» - Ardesi - Trento 1942, pag. 281.
IV Edizione riveduta, ampliata con nuovo ricettario. La pubblicazione porta tutti i segni del tempo di guerra: carta, stampa e soprattutto la mancanza dell'Atlante illustrativo, che si poté avere solo in un numero limitato di copie per la difficoltà dell'importazione. Porta la prefazione del Prof. Guido Rovesti, Consigliere Superiore del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.
Alla fine di questa forse troppo lunga enumerazione mi sembra di poter dire che due sono principalmente i meriti dell'opera di P. Atanasio, prescindendo dal suo valore scientifico: quello di essere riuscito a volgarizzare e rendere elementare ed accessibile a ogni classe di persone una scienza che non è delle più facili, illluminando soprattutto i più sprovvisti ad apprezzare la ricchezza che li circonda nella natura; e lo spirito di carità e di fede da cui tutto il libro è animato.
Scriveva nella Prefazione alla II Edizione del 1934: «Possono queste pagine istruire, consolare e sanare tanti esseri sofferenti ed irrequieti, e dire a tutti: Nel vostro corpo sano, sana sia pure la vostra mente: "mens sana in corpore sano": affinché, essi commossi alla considerazione di questo dono di Dio, nel grande e svariato mondo delle piante, lodino e glorifichino il Divino Creatore».
Ma l'attività scientifica di P. Atanasio non si ridusse alla composizione del libro, a correggere, aggiungere, chiarire meglio le procedure pratiche per la preparazione delle erbe medicinali, lavoro riservato ai mesi invernali lunghi e solitari nel convento di Terzolas, ma appena si apriva la stagione e i primi fiori e le prime erbe comparivano sulle montagne circostanti, incominciavano anche per il frate le lunghe escursioni nei boschi, solo o con amici e collaboratori e al ritorno, il sacco da montagna era sempre pieno e fragrante di mille odori e colori.
Intensa anche la sua collaborazione al Consorzio Erboristico Regionale di cui era membro della Commissione scientifica fino dal 1929 e la partecipazione sua sempre entusiastica alla fondazione e alla manutenzione dell'orto botanico alle Viotte di Monte Bondone. Continua e appassionata anche l'opera di divulgazione con conferenze e lezioni a gruppi botanici e in particolare ai maestri elementari. Con questi in particolarmente faceva opera di educazione ecologica. Proprio in una conferenza ai maestri si augurava di «non vedere più quelle frotte promisque e incoscienti di gitanti e di turisti, salire e scendere dai nostri monti con la testa nel sacco, calpestare e distruggere vandalicamente quanto di bello e di autentico il Signore ci ha regalato nelle nostre stupende montagne...».
Uomo tra gli uomini
La lunga carrellata nella vita e tra gli scritti di P. Atanasio probabilmente non è ancora riuscita a darci la sua fisionomia umana verace e autentica, come l'hanno conosciuta le genti della Valle di Sole e di Non che lo incontravano sulle loro strade nelle sue scorribande pastorali e scientifiche. Chi non lo conosceva? L'apparire della sua figura ieratica di patriarca dalla barba fluente e dal sorriso ilare di bambino rimasto tale anche se cresciuto e invecchiato, era sempre una
sulle piazze dei paesi, nelle baite di montagna, nelle chiese e
case.
P. Atanasio fu veramente un semplice, un umile, un buono: come San Francesco voleva i suoi figli.
Per questo amò la natura con ammirazione ed. entusiasmo, nelle sue espressioni più semplici e più belle: i monti, i fiori, le erbe, gli alberi, le acque, gli uccelli, i cervi e i camosci, che ospitò in convento per salvarli dalla rigidezza dell'inverno: tutte le creature del buon Dio. Per questo amò gli uomini, senza eccezione e senza distinzione. Credo non abbia mai avuto non solo nemici, ma neppure avversari, competitori, invidiosi o malevoli. Avvicinava tutti con la medesima confidenza e sicurezza. Per tutti i mali del corpo aveva il suo pizzico profumato di erbe aromatiche, accompagnato da una benedizione e da un ammonimento morale; per tutte le occasioni gioiose e tristi aveva il suo fiore e la sua partecipazione umana e francescana; per ogni incontro l'aneddoto arguto, la battuta caustica, le caratteristiche «rimele» eco di un mondo di fiaba, ingenuo e buono, sereno e semplice, tipicamente francescano. Con la medesima confidenza e disinvoltura dava e chiedeva, ammoniva, rimbrottava e lodava, lasciando sempre tutti con l'animo pacato e contento.
Ci auguriamo che il ritorno di P. Atanasio attraverso le pagine del suo libro valga non solo a portare sollievo a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, ma anche a ricordarci che Dio ci vuoi bene e che le creature che ci ha messe vicine sono l'attestazione concreta della Sua bontà e della Sua Provvidenza.
BREVE NOZIONE DI FITOTERAPIA
Sarà sempre cosa difficile anche per l'uomo studioso il poter valutare adeguatamente i beni immensi apportati all'uomo dalle piante medicinali, tanto nell'uso profilattico, che in quello terapeutico: il loro uso si può dire abbia avuto principio all'apparire del primo uomo sulla terra.
Purtroppo però questi mezzi di cura che la divina Provvidenza ci diede a larga mano e gratuitamente, col progresso di tempo e con l'avvento di nuovi sistemi, andarono in disuso, fino a essere addirittura disprezzati.
Anche gli stessi sanitari, abbandonando i fitofarmaci, formatisi sotto l'influsso di quel potente reattivo chimico, che è il sole, prestarono volentieri l'orecchio alle interessate lusinghe di quei fabbricanti stranieri, che riversavano continuamente sul nostro mercato, sotto diversi nomi reboanti, la loro produzione di materie coloranti, spacciate per medicamenti di ammirabile efficacia.
Già sullo scorcio dei secolo passato un discreto numero dei nostri medici italiani studiarono e seppero valutare i benefici apportati dalle piante ed erbe medicinali, all'umanità sofferente; e nel 1882 il professor Oreste Mattirolo propose alle sfere governative un progetto di legge a tutela del patrimonio costituito dalla nostra flora medicinale.
La guerra mondiale poi fu quella che aumentò in modo straordinario lo studio dell'Erboristeria, per la mancanza di quei prodotti e sottoprodotti di materie coloranti che non si potevano più ritirare dall'estero belligerante, preoccupato a preparare con esse gli esplosivi e i gas asfissianti.
Nel dopoguerra questo studio delle piante medicamentose s'intensificò sempre più, finché arriviamo alla legge Acerbo del 1930.
Con questa legge, approvata il 6 gennaio 1931, Giacomo Acerbo, Ministro dell'Agricoltura e Foreste, riuniva una Commissione di agronomi, chimici, medici industriali per uno studio serio, destinato allo sfruttamento razionale della nostra flora officinale.
A questa legge, che disciplina la coltivazione e la raccolta delle piante officinali, fecero seguito due altre disposizioni importanti: quella che si riferisce all'autorizzazione per raccogliere le piante, e quella che riflette il conseguimento del Diploma di Erborista, ovviando così all'ignoranza o ingordigia di certi raccoglitori, poco coscienziosi, i quali, strappando radici o togliendo alle piantine i mezzi di riproduzione, fecero sì che alcune di esse scomparissero dalla flora di certe regioni.
Frutto di questa legge provvidenziale fu lo studio appassionato in seno a tutte le classi e in tutta la nazione; il programma dell'Erboristeria introdotto nelle scuole; il ritorno di tanti medici all'uso dei semplici; l'istituzione di parecchi Consorzi Erboristici Regionali, di Istituti Chimici per la preparazione di medicinali a base di puro vegetale e di interessantissimi Corsi Erboristici tenuti nelle diverse Regie Università per il conseguimento del Diploma di Erborista legale specializzato.
Frutto di questa provvida legge sull'Erboristeria furono le belle e interessanti opere edite da valenti uomini nostri, quali: un dottor Negri con il suo: Erbario figurato; un dottor Fidi con le sue: Erbe e Piante medicinali; un dottor Alessandro de Mori con le sue: Piante officinali e il chiarissimo dottor Carlo Inverni con le sue opere riflettenti questo vago, utilissimo e redditizio campo dell'Erboristeria.
NB — Ma forse il più grande studioso in questa materia è il chiarissimo professor Guido Rovesti con le sue interessanti monografie sul «Ginepro», sul «Lauro», sulla «Ginestra», sull'«Autarchia italiana attraverso i secoli nel campo delle piante officinali».
CONOSCENZA E UTILIZZAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI
Non occorre dirlo che per dedicarsi di proposito all'erboristeria è assolutamente necessario non solo conoscere le piante ed erbe medicamentose così in generale, ma di saper discernere secondo la diversità del clima, del terreno, dell'altitudine e della località le piante d'una stessa specie. Giacché è provato che la forma, il colore e le dimensioni, come pure la potenzialità terapeutica dipendono da questi fattori. Così pure l'Erborista deve porre gran-de attenzione per non confondere una pianta medicamentosa con altra di specie affine, il che è molto facile ad avverarsi non solo con piante d'una stessa famiglia, ma anche con quelle di famiglia e generi diversi.
E questa precauzione oculata deve aversi sempre presente, trattandosi di piante velenose (p. es. Veratrum album e Gentiana lutea, ecc.).
L'Erborista deve usare questa pratica specialmente con le piante o erbe già essiccate, perché, in tale stato, rappresentano forme e colori diversi dallo stato verde. Quindi l'obbligo di tenerle separate le une dalle altre, e mettervi per tempo a ciascuna la propria etichetta.
Di qui anche la necessità di conoscere le parti utilizzabili della pianta, se si debba cioè raccoglierla intera, o le foglie, o i fiori, o le sommità fiorite o la corteccia, radici, rizomi, semi, bacche, libro, o una o più di queste parti combinate insieme.
EPOCA DELLA RACCOLTA
La raccolta si deve iniziare allorché la pianta o le parti di essa che interessano contengono il massimo dei principii attivi. L'epoca della raccolta varia secondo le diverse piante, e secondo le diversi parti d'una stessa pianta che si vuole utilizzare. Per avere un raccolto più o meno abbondante, più o meno ricco di principii attivi, si deve fare attenzione alla qualità del terreno, al clima, al luogo e anche alla coltivazione. In quanto alla coltivazione si fa notare che le piante spontanee sono più ricche di principii attivi che non quelle coltivate, a meno che la coltura si faccia in un ambiente voluto dall'attitudine e dal terreno delle piante spontanee. Nella raccolta delle foglie, dei fiori e sommità fiorite si deve fare attenzione di non danneggiare le piante. Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi devono essere interi, ben puliti e ben conservati. Ogni raccolta deve farsi in giornate serene o almeno asciutte.
Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi si raccolgono preferibilmente in primavera, quando incominciano a spuntare le foglie, o in autunno, dopo la caduta delle foglie o del caule, se la pianta è biennale. Generalmente però si preferisce l'autunno, perché in tale stagione le radici sono più ricche di succo. Per il medesimo titolo si raccolgono pure d'autunno le cortecce e le parti legnose: anzi, per queste, è preferibile l'inverno.
Gli steli e le foglie si raccolgono in principio di fioritura, perché prima le piante sarebbero troppo pregne di acqua; più tardi invece, i principii attivi passerebbero nei fiori. I fiori vengono raccolti al tempo della fecondazione, cioè quando si aprono.
Le foglie e i fiori delle labiate si raccolgono quando le piante sono in piena fioritura. Per quanto riguarda la raccolta dei frutti e dei semi si consiglia di prenderli a perfetta maturità, fatta eccezione delle piante ombrellifere i cui semi devono raccogliersi prima della maturazione, perché non avendo la maturazione simultanea, andrebbero perduti i semi più sviluppati. I ritardatari si possono maturare con l'essiccazione. E questi semi, perché di maturazione irregolare, devono essiccarsi al sole. Le foglie, specialmente se sono destinate al commercio, devono essere monde, cioè senza picciolo.
ESSICCAZIONE
In via generale l'essiccazione delle foglie, dei fiori e delle piante erbacee si fa all'ombra, in ambienti arieggiati e difesi dall'azione diretta dei raggi solari. Le piante aromatiche possono, in un primo tempo, esporsi al sole, mai a bagnomaria o al forno; tutt'al più, in via eccezionale, si possono essiccare in una stanza riscaldata.
Le radici, i tuberi, i rizomi devono essiccarsi al sole, o nelle stufe, o nei forni, badando bene però che nei forni non vengano cotti o addirittura abbruciati. Per l'essiccazione sia all'ombra che al sole o al forno, è necessario che la pianta, o i fiori, o le radici siano bene distese; e prima di mettere a fissa dimora la parte di pianta che si vuoi utilizzare, deve essere talmente secca, che stropicciandola, si possa polverizzare. Perché le piante, le foglie e i fiori possano mantenere, nel miglior modo possibile, il colore, e quindi renderle commerciabili, non si devono mai pressare nello stato verde in ceste o altro, ma praticare subito l'essiccazione giusta le norme qui prescritte.
Per l'essiccazione di radici, bulbi, rizomi, tuberi e cortecce, è necessario siano tagliati in pezzetti orizzontali o verticali, secondo le prescrizioni farmacologiche. L'essiccazione di piante minute o acquose si fa legandole a mazzetti e sospendendole in aria a una corda.
Prima dell'essiccazione delle piante è necessario prati-care accuratamente la pulitura, la lavatura, se occorre, e lo scarto delle parti marce o deteriorate.
THE, INFUSO, INFUSIONE
Il thè, o infuso, o infusione consiste nel versare ac-qua bollente (un quarto di litro) in un recipiente nel quale sia stata messa in precedenza la pianta sminuzzata, avendo cura di coprirlo subito per impedire l'evaporazione. Dopo circa 15 minuti si filtra e si zucchera, o meno, secondo i gusti. In via generale però si ha fretta di gustare il preparato, e io consiglierei a far bollire per 2 minuti la droga, tenendola sott'acqua con una forchetta e lasciandola sedare, come sopra, per soli 5 minuti. Per certe piante, specialmente amare, è consigliabile usare una seconda volta, aggiungendovene metà di nuove.
DECOTTO O DECOZIONE
Il decotto o decozione, l'indica la stessa parola, si fa con il bollire la pianta o le piante a completa cottura, ossia dai 20 ai 40 minuti, notando che se per un decotto si adoperano piante molli e dure (ad esempio: rizomi, radici), queste devono esser bollite prima delle molli (foglie e fiori), riuscendo così più efficace il decotto.
ESTRATTO
Si ha l'estratto di una pianta, quando si adoperano dei solventi, che possono essere acquosi, idroalcoolici, alcoolici ed eterei, conforme se si adopera acqua distillata, o alcool diluito, o solo alcool, o etere.
TINTURA
La tintura si ottiene mettendo a macerazione la pianta ridotta in polvere nell'alcool. Questa operazione si compie in due volte, e precisamente: si mette la droga nella metà dell'alcool che si vuoi adoperare per 4-5 giorni, poi si versa in un recipiente, immettendovi l'altra metà di alcool per altri 5 giorni; indi si versa, si spreme il residuo, si uniscono insieme i due liquidi, e poi si filtrano.
SUCCO
Il succo si ottiene spremendo la pianta verde in un torchietto o in un mortaio, badando che la pianta sia ben lavata e sufficientemente tagliuzzata. La pasta ottenuta si spreme in un sacchetto di tela. Il succo così ottenuto, si deve chiarificare con il metterlo in un vaso di vetro e immergerlo in acqua quasi bollente, finché sia chiarificato. Quando poi è raffreddato, si filtra, si imbottiglia, mettendovi sopra un piccolo strato di olio d'olivo, si tappa ermeticamente e si pone in luogo fresco e asciutto. Mancando l'alcol, specialmente alla gente povera, si procede alla stessa operazione con vino generoso ad alta gradazione. Per piante e radici mucillagginose, viscose è necessario pestarle, inumidirle con acqua e lasciarle per qualche. tempo in macerazione prima della spremitura.
TISANA
La tisana è una pozione nella quale il principio attivo è in piccola quantità, e si può prendere senza alcun inconveniente.
SPIEGAZIONI DI ALCUNI TERMINI MEDICI CHE SI RISCONTRERANNO nel testo seguente
AMENORREA : ritardo o mancanza delle mestruazioni. AMARO: che aumenta l'appetito, facilita la digestione, rinforza.
ANALETTICO: che ristabilisce le forze, specialmente nei convalescenti.
ANESTETICO: che priva della sensibilità.
ANTIDOTO: Contravveleno.
ANTIELMINTICO: che scaccia i vermi.
ANTIPIRETICO: rimedio contro la febbre.
ANTISETTICO: contro la putrefazione tanto dei liquidi che dei tessuti.
ANTISPASMODICO: medicamento contro le contrazioni involontarie dei muscoli.
APERITIVO: che eccita l'appetito, ristabilendo le funzioni dello stomaco.
ASTRINGENTE: che diminuisce o arresta la secrezione con il suo contatto.
BECHICO: contro la tosse.
CARMINATIVO: che espelle i gas intestinali.
CATARTICO: purgante blando.
CAUSTICO: che brucia.
CEFALICO: che combatte i dolori di testa.
COLAGOGO: che serve a espellere la bile.
DEPURATIVO: che serve a purificare il sangue. DETERSIVO: che pulisce le ferite e le cicatrizza. DIAFORETICO: eccitante il sudore.
DIURETICO: che provoca abbondanza di orina. DRASTICO: purgante energico.
EMETICO: che provoca il vomito.
EMMENAGOGO: che provoca i mestrui.
EMOLLIENTE: atto a rammollire le parti irritate o in-fiammate.
EMOSTATICO: che arresta le emorragie.
ESPETTORANTE: che fa espellere le materie contenute nei bronchi.
FEBBRIFUGO: che allontana la febbre.
IPNOTICO: che eccita il sonno.
LASSATIVO: purgante che non irrita.
LEUCORREA: perdite bianche delle donne. METRORRAGIA: perdita di sangue dall'utero.
NARCOTICO: che produce torpore, sonno, stupore. PETTORALE: atto a curare le malattie della respirazione.
REVULSIVO: che serve a deviare verso l'esterno una secrezione morbosa, portando la parte malata allo stato di prima.
RUBEFACENTE : che porta maggiore quantità di sangue alla superficie della pelle.
SINERGICO: rimedio simile a un altro.
STIMOLANTE: che eccita l'attività organica, ravvivandone la circolazione sanguigna.
STOMACHICO: che fortifica lo stomaco.
STOMATICO: che serve per le malattie della bocca. SUDORIFERO: eccitante il sudore.
TENIFUGO: rimedio contro il verme solitario.
Tossico: che eccita e fortifica in modo durevole le funzioni dei tessuti.
ToPICo: rimedio che si applica all'esterno, come: empiastri, cataplasmi, unguenti, ecc.
VERMIFUGO:. che scaccia i vermi dall'intestino.
VULNERARIO: atto a curare le ferite.
vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo i consigli del vostro medico
Abete bianco
Abile pectinata, D.0
NOMI DIALETTALI: Avéz, Avéc, Avézzo, Paghèra, Avéo, Avédin, ecc.
DESCRIZIONE: Albero che può raggiungere l'altezza di 25 metri, con fusto a rami quasi orizzontali; foglie persistenti, piegate in due serie opposte, lineari e percorse di sotto da due righe bianche; pinne erette con squame caduche.
Habitat: comune nella zona montana e subalpina.
Parti usate: le gemme e le foglie, come pure la resina.
Raccolta: le gemme in primavera, le foglie in pieno sviluppo.
Famiglia: Conifere.
Le foglie (500-1500 gr.) bollite fortemente nell'acqua (3-4 litri) e poi versato il tutto in un bagno con dentro acqua calda, giovano assai nell'artrite, reumatismo, asma, etisia iniziale, scorbuto e malattie della pelle.
Le gemme bollite servono quale stimolante sudorifero, urinifero, nelle debolezze di ventricolo, idropisia, sifilide cronica e impetigini. La resina produce la trementina di Strasburgo, che serve a fare empiastri. Dalle pine si estrae olio per ferite; così pure la trementina che si estrae dalle piccole cellule che sporgono dal tronco liscio.
Abete rosso
Abies excelsa, D.0
NOMI DIALETTALI: Péc, Pazzi, Piec, Pièci, Dasa. H: la zona montana e subalpina. P: la trementina con i residuati. R: preferibilmente in autunno. F: Conifere.
DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.) con fusto irregolarmente ramoso; i rami orizzontalmente arenati e ramettipendenti; foglie persistenti, solitarie, rigide, sottili, quasi tetragone, acute, volte per ogni verso sui rami, affatto verdi; pine pendenti con le squame persistenti.
La trementina, detta anche Acqua ragia, si ottiene incidendo il tronco; l'olio dalla distillazione e il residuo è la pece bianca o di Borgogna. Tanto la trementina che la pece, specialmente se unita a cera vergine, servono per uso esterno come empiastro o unguento nelle suppurazioni, reumatismi, lombaggini e negli ascessi.
Per uso interno nei catarri cronici delle vie respiratorie, urinarie e dell'intestino; si usa prenderne da 1 a 4 grammi al giorno, a diverse riprese, in capsule o in altro modo. Le gemme si usano contro i catarri bronchiali e della vescica, come pure nella blenorragia e nella cistite. Dose: 30 grammi in infusione in un litro d'acqua.
Per chi soffre di petto (tossi, catarri o predisposizione alla tubercolosi o è in stato di convalescenza) troverà grande sollievo passeggiando o riposando all'ombra delle conifere. Per chi non ha tale possibilità, si faccia portare un fascio di rami verdi di conifere (piceo, abete, pino); li collochi nella sua stanza e di quando in quando li agiti. Così si sprigionano le sostanze balsamiche; una volta al mese li sostituisca con nuovi rami.
Achillea atrata
Idem, L.
DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto, brevemente pubescente (10-12 cm.); foglie bislunghe, pennattofesse, con lacinie lineari, mucronulate; capolini piccoli in corimbo terminale, con brattee involucrali orlate di nero.
Achillea moschata
Idem, Wulf.
DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto (10-15 cm.); foglie sparse sul caule, sessili, glabre con lobi lineari, paralleli; capolini piccoli, in corimbo terminale, bianchi, con le squame involucrali orlate di rossastro o nero.
Achillea nana
Idem, L.
DESCRIZIONE: Fusto ascendente, semplice (6-15 cm.); foglie bianco-tomentose, bislunghe, pennatosette, con segmenti lineari interi, dentati o incisi; capolini picco-li, bianchi, in corimbo terminale compatto, sferico; squame involucrali ottuse e brune nel margine.
Tutte e tre queste composte di alta montagna, unite all'«Artemisia mutellina» danno il Genepì o thè svizzero che giova assai nell'atonia del basso ventre, nella digestio-ne ritardata, nelle conseguenti flatulenze; usasi pure quale vulnerario. amabile, stomatico e giova anche nei raffreddori e mal di montagna.
Acetosella
Oxalis acetosella, L.
NOMI DIALETTALI: Pan e vin, Pan de cuco, Pan del ciel, Pan de oro, ecc.
DESCRIZIONE: Rizoma sottile con squame carnose, embricate, rossicce; foglie tutte basali cuoriformi e picciuoli assai lunghi; stipole lungamente vellutate, picciolari; peduncoli basali uniflori con una brancola nel mezzo; sepali ovali, bislunghi; petali obovali, bianchi o rosei convene più cariche. H: luoghi umidi e ombrosi, specialmente nei boschi di conifere. P: tutta la pianta. R: estate e autunno. F. Ossolidacee.
Questa graziosa pianticella è efficace nelle febbri intermittenti, nelle costipazioni, nei tumori, nelle piaghe. Si prepara il decotto con una manata di foglie in 500 gr. di acqua. Per tumori si preparano i cataplasmi con le foglie cotte nel grasso di maiale; anche il succo, plasmato su piaghe ulcerose, è assai efficace. Per le costipazioni si mangiano le foglie crude con sensibile giovamento; però occorre non abusarne per l'acido ossalico che contengono.
Aconito
Aconitum Napellus, Stoerk.
NOMI DIALETTALI: Mapèl, Radis del diaol, Fior dalla mort, Luc, Ludo.
DESCRIZIONE: Aconito, dal greco acòne = roccia per la stazione della pianta. Rizoma con due tubercoli allunga-ti, fusto eretto, un po' angoloso; foglie 5 partite e segmenti cuneati a ventaglia, divisi in lacinie lineari; fiori violaceo-azzurri in racemo; elmo emisferico, rostro del nettario breve, carpelli appressati all'asse; semi solcati in una sola faccia. H: nei luoghi umidi e al margine delle rocce e dei boschi della zona montana e subalpina. P: i tuberi. R: all'epoca della fioritura e da essiccarsi all'aria aperta. F: Ranuncolacee.
Questa pianta velenosissima in tutte le sue parti, serve nelle nevralgie, nei dolori reumatici e gottosi, nella sciatica, nell'angina, nel mal di cuore e nelle congestioni polmonari. Per l'uso si deve sempre interrogare il medico.
Actea spicata, L.
NOMI DIALETTALI: Barba de capra, Barba de bech.
DESCRIZIONE: L'Actea ha un rizoma grosso, nerastro; foglie bi-tripennate, con foglioline ovate incisoseghettate; fiori in racemo denso; petali spatolati, bianchicci; bacca nera, lucida. H: luoghi ombrosi della zona montana e subalpina. P: la radice. R: estate, autunno. F: Ranuncolacee.
La radice di questa pianta ha proprietà purgative e sudorifere; venne pure adoperata nel gozzo e nell'asma, e anche nelle malattie della pelle. Essendo velenosa, deve essere adoperata con prudenza e in piccolissime dosi.
Agarico bianco o Fungo del larice
Polyporus officinalis, Fries.
Questo fungo si sviluppa sul tronco delle conifere e specialmente del larice nelle foreste della zona montana subalpina. Ha forma di zoccolo o mensola, sugheroso, coperto di crosta dura, segnata da zone di diverso colore. Si può raccogliere in qualunque stagione. Si raschia la parte superficiale, per liberarlo dalla parte legnosa. Contiene una resina speciale. Bollito nella dose di 4-5 gr. è purgante violento e anche vomitivo. Nella dose di 1 gr. si adopera con successo nei sudori dei tisici. Serve pure nelle emorragie, come anche nella fabbricazione di certi liquori, quali, a esempio, il Fernet.
Agave americana
Idem, L.
Pianta vivace della famiglia delle Amarillibacee, con rizoma grosso dal quale hanno origine le foglie carnose e lunghe fino a un metro. Essa è originaria dall'America, ma è acclimatata anche da noi. Lungo le coste del Mediterraneo cresce spontanea. Si usa il succo che si estrae dalle foglie e dal rizoma. Esso è rinfrescante, depurativo, diuretico. Come rinfrescante interno si usa l'infuso di 50 gr. di foglie in 1 litro d'acqua che si addolcisce con miele. Si prende a tazzine.
Per uso esterno giova assai quale lavaggio nelle infiammazioni degli occhi.
Le foglie secche, polverizzate, in dose di una cucchiaiata al giorno, servono contro l'itterizia e i mali di fegato. Da non confondere, come fanno taluni, l'Agave con ll'Aloè.
Aglio
Allium sativum, L.
H: ignoto allo stato spontaneo; viene comunemente coltivato negli orti. F: Liliacee.
Preso per bocca è considerato quale stimolante delle vie respiratorie e digestive; è ottimo preservativo nelle malattie infettive; bollito nel latte (meglio ancora nel vi-no) è potente vermifugo; pestato si applica come cataplasma nei dolori reumatici; pestato e unito a grasso di maiale e olio si ha la cosiddetta «Senape del diavolo» che si usa quale unguento nei tumori freddi, contro la tigna e la scabbia, come pure nelle paralisi e nei reumatismi cronici. Quest'unguento deve essere usato caldo. Contro l'artrite e reumatismo è di grande effetto anche la tintura che si prepara con 20 gr. di aglio pestato messo in infusione per20 giorni in 100 gr. di alcool; se ne prendano 10 gocce al giorno sullo zucchero, aumentando giornalmente di una goccia fino a che la tintura è finita, e se occorre, si ripeta la cura.
Aglio orsino
Allium ursinum, L.
DESCRIZIONE: Bulbo inserito sopra un rizoma obliquo od orizzontale; foglie piane larghette; tepali lineari, lanceolati; stami lunghi, acuti; ovario con caselle a due ovoli. H: prati umidi e lungo i margini dei boschi dalla collina alla zona alpina. P: le foglie. F: Liliacee.
Questa pianticella compare in principio di primavera. Ha proprietà depurative, e si può cuocere, a tale scopo, in grande quantità, nella minestra o in insalata. Ha il sapore e la forma simile al porro. Non vi è forse pianta più salutare per purificare lo stomaco, gli intestini e il sangue.
Aglio serpentino
Allium victorialis, L.
DESCRIZIONE: Bulbo bislungo. scapo foglioso fino
alla metà, angoloso in alto; fiori' bianco-verdognoli in ombrello globoso; stami lunghi il doppio del perigonio; cassula globosa-trigona. H: luoghi umidi e ombrosi e nei margini dei prati di montagna. P: il bulbo. F: Liliacee.
Il bulbo ha virtù fortemente astringente e si usa quale empiastro nei dolori reumatici, artritici, gottosi, co-me pure sui flemoni e sui tumori. Nel mal di denti, di orecchi e delle articolazioni si applicano i bulbi contusi, e i dolori spariscono.
Agrifoglio
Ilex aquifolium, L,
NOMI DIALETTALI: Vialòr, Lassimistar, Spèrgil, Laurano, Spina Christi.
DESCRIZIONE: Arboscello sempre verde; foglie alter-ne, coriacee, ovali o ellittiche con margine ondulato o irregolarmente dentato, spinoso; fiori in corimbi ascellari o solitari; drupa globosa, rossa. H: località fresche e ripa-rate, specialmente fra le querce e castagni. P: foglie e corteccia. R: tutto l'anno. F: Aquifoliacee.
Le foglie di questo arbusto servono contro l'artrite e reumatismo in dose di 30-40 gr. in un litro d'acqua; la corteccia rammollita con l'acqua unita a trementina, cera, burro e miele dà un sapone giovevole contro tumori ed enfiagioni; il decotto serve contro la febbre e isteria; la corteccia pesta, unita ad acqua, dà un buon vischio per gli uccellatori.
Agrimonia
Agrimonia eupatoria, L,
DESCRIZIONE: Agrimonia da agros = campo e mone = abitazione. Pianta irsuta, fusto eretto (30-50 cm); foglie pennatosette, a segmenti ovali grossolanamente seghettati; fiori gialli in racemo terminale a forma di spiga; achenio unico. H: frequente nei luoghi erbosi, nelle siepi lungo il margine dei sentieri, dal piano fino alla zona montana. P: sommità fiorite e foglie. R: all'epoca della fioritura; F: Rosacee.
Questa pianta contiene un olio etereo e una certa quantità di tannino. Essendo astringente si prescrive il thè di foglie e sommità fiorite nel principio di angina, di faringiti croniche delle persone obbligate a parlare o cantare in pubblico. Il succo e il decotto (10% ), da prendersi 3-4 volte al giorno, giovano per i medesimi mali, come purenella dissenteria, diarrea, nelle affezioni del fegato, della
milza, dei reni, nelle glandole mesenteriche e intestinali.
Esternamente si suole usare quale cataplasmo nei tumori,
piaghe e vene varicose.
Alchimilla
Alchemilla vulgaris, L. TAV. 4 - N. 31
NOMI DIALETTALI: Foie dala bruma, Erba stela.
DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; fusto eretto o
ascendente (5-20 cm); foglie basali picciolate, reniformi,
divise fino a '/5 dal margine in 5-9 lobi semicircolari,
dentati in tutto il contorno, piegate a ventaglio; fiori in
corimbi terminali, verdognoli; calice con lembo a 8 denti
ovali, quasi uguali.
Alchimilla alpina
Alchemilla alpina, L. TAV. 4 - N. 32
DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; foglie basali
palmeto partite in 5-7 lacinie lanceolate, seghettate all'api-
ce, serico-argentine di sotto; fiori quasi verticillati in co-
rimbo allungato; calice con lembo a 4 divisioni, 3-4 volte
più larghe dei lobi del calicetto.
Tutte e due queste piante hanno proprietà vulnerarie
e astringenti e si adoperano in infuso contro le diarree e
flussi sanguigni in dose di 60 gr. in 1 litro d'acqua. Ester-
namente si usa nelle contusioni. Vi ha pure chi l'adopera
quale afrodisiaco per le bestie.
Queste due specie cotte nell'acqua e bevute a caldo
servono per tutti i dolori di testa, specialmente per indige-
stione di acqua nella stagione estiva, nei raffreddori, nelle
infiammazioni degli occhi e nel mal di denti, facendo
gargarismi. È salutare l'una o la seconda nelle rotture o
ernie, facendo degli impacchi. H: prati umidi di monta-
gna. P: foglie. R: estate. F: Sanguisorbacee.
Alloro
Laurus nobilis, L,
DESCRIZIONE: Lauro dal celtico Lauer = verde, per-
ché pianta sempre verde; foglie bislunghe-lanceolate; co-
riacee e a margine ondulato; frutto drupa. H: da noi
coltivato nella regione Vezzano-Riva. P: le foglie e le
drupe. R: a maturazione. F: Lauracee.
Le foglie di alloro, oltre che adoperate come condi-
mento, si preparano in infusione quale stomachico, sudori-
fero e carminativo. Dalle drupe si estrae un olio per frizio-
ni nel reumatismo e nell'emorroidi. Tale olio si adopera
pure in veterinaria.
L'infuso delle foglie si fa con 5-10 foglie in una tazza
di acqua bollente. Esso giova anche nelle flatuosità, nella
debolezza di stomaco e nelle gastralgie, eccitando l'appeti-
to, facilitando la digestione. Nella paralisi si danno 8
gocce dell'essenza delle bacche.
Altea officinale
Althaea officinalis, L
DESCRIZIONE: Pianta cinerino-tomentosa; fusto eret-
to, (60-120 cm.); foglie quasi ovali più o meno angolose,
crenato-dentate con stipole lesiniformi, caduche; pedunco-
li con 1-3 fiori, calicetto con 7-9 divisioni lineari-lanceola-
te; carpelli molti reniformi a margini ottusi, rugosi sul
dorso. H: assai rara come spontanea; si trova invece colti-
vata ed è di facile coltura. P: principalmente le radici e
anche le foglie e i fiori. R: autunno per radici; le foglie
e i fiori a maturazione. F: Malvacee.
Le radici sono lassative, calmanti, diuretiche, emol-
lienti, espettoranti. Si usa l'infuso di 20-30 gr. in tutte le
infiammazioni acute, nella diarrea, dissenteria, nelle malat-
tie delle vie respiratorie, nei bruciori d'orinare, nella
leucorrea, e in fomenti nei foruncoli, nelle erisipole e nelle
piaghe.
L'infuso di foglie e fiori (10-15 gr.) in 1 litro di
acqua è rimedio nelle tossi ribelli; le foglie si applicano
sui tumori come emollienti.
Amarella
Artemisia vulgaris, L.
NOMI DIALETTALI: Erba legn, Erba per la fever, Me-
demaistro mat.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (70-110 cm.); foglie ver-
de-cupo di sopra, bianco-tomentose di sotto, le inferiori
picciolate, le superiori sessili, tutte pennato partite con
segmenti larghi inciso-dentati; capolini ovoidi piccoli bian-
castri in racemo composto stretto; squame involucrali. H:
comunissima nei luoghi incolti, aridi, lungo le siepi. P: le
foglie e le sommità fiorite. R: in pieno sviluppo delle
foglie e prima che sboccino interamente i fiori..F:
Composte.
Il thè si prepara con 30 gr. in un litro d'acqua, quale
stimolante nei disturbi gastrici, nelle regole soppresse o
dolorose come emmenagogo, nelle metrorragie e nelle dif-
ficili mestruazioni (un bicchiere la mattina alcuni giorni
precedenti). Viene pure adoperata per le bestie nelle cosid-
dette «engropade» e nel «mal del sangue».
Anemone dei boschi
Anemone nemorosa, L.
DESCRIZIONE: Erba rizomatosa con foglie radicali si-
mili alle bratte dell'involucro, brevemente picciolate, ternate con segmento medio generalmente trifido e bifidi i
due laterali, tutti dentati; fiore solitario bianco o roseo con peduncoli curvati a maturità; achenio pubescente, terminato da una punta glabra. H: comune nei boschi della zona montana e subalpina. P: le foglie e i fiori.
R: primavera. F: Ranuncolacee.
La pianta fresca pestata viene adoperata come cata-
plasma contro la tigna e quale vescicatorio, producendo
sulla pelle eritema più o meno grande a seconda della
durata dell'applicazione.
Angelica
Angelica silvestris, L. -TAV. 1 N. 3
NOMI DIALETTALI: Angelica, Sambughi mati, Carò.
DESCRIZIONE: Dal grego angelos = angelo per le sue
proprietà medicinali. Fusto eretto, grosso, cavo ramoso in
alto, foglioso (50-150 cm.); foglie triangolari grandissime,
tripennatosette con segmenti discosti, bislungo-lanceolari,
acuminati, inegualmente seghettati; fiori bianchi; ombrel-
le con 20-30 raggi; frutto ellittico con coste dorsali
ottuse.
Arcangela
Angelica Archangelica, L.
DESCRIZIONE: Radice grossa, aromatica; fusto gros-
so, cavo (100-120 cm.); foglie basali assai grandi, tripen-
natosette, con segmenti ovolo-bislunghi inegualmente se-
ghettati; il terminale trifido; ombrelle grandi con molti
raggi; frutto con coste sporgenti, acute a vallicelle, senza
canaletti. H: tutte e due nei luoghi umidi e nei fossi della
pianura alla zona subalpina. P: la radice (raccolta dopo la
fioritura) le foglie e i frutti. F: Ombrellifere.
La radice in dose da 3-4 gr. sola o con zucchero in
decozione giova nella gonfiezza del basso ventre, nei di-
sturbi gastrici e nei catarri di petto; messa in infusione
per otto giorni nel vino bianco, serve nelle coliche prodot-
te da bibite fredde o da freddo ai piedi; masticata serve
quale preservativo nelle malattie contagiose.
Facendo l'infuso di 15-30 gr. in 1 litro d'acqua, si
ottiene un delizioso stomachico, eccitante l'appetito, facili-
ta l'espettorazione; è indicato contro l'isteria. L'infuso di
foglie e di fiori è anticatarrale e depurativo del sangue.
Anice
Pimpinella Anisum, L.
DESCRIZIONE: Fusto glabro, ramoso (30-50 cm.); fo-
glie basali cuoriformi, rotonde, lobate, inciso dentate, le
medie pennato-lobate a lobi cuneati o lanceolati; frutti
pubescenti con pochi peli sparsi. H: d'ordinario coltivato
negli orti. P: il seme. F: Ombrellifere.
I semi assai profumati di questa pianticella sono carminativi, sudoriferi, sedativi, espettoranti e si usano in
infusione (15 gr. in 1 litro d'acqua). Il thè (un cucchiaio
di semi in una tazza di acqua bollente) è eccellente nelle
difficili digestioni, nelle ventosità, negli spasimi nervosi
delle vie respiratorie, nei dolori di ventre dei bambini, nel
mal di capo. Per gli asmatici giova assai fumare i semi.
Antennaria
Gnaphalium dioicum, L. TAV. 6 N. 49
DESCRIZIONE: Pianta con stoloni radicanti; fusto
eretto, semplice (5-15 cm.); foglie lanceolato-lineari ver-
de-cinerine e tomentose di sotto, le basali obovato-spatola-
te assai ottuse, le superiori acuminate quasi uguali; capoli-
ni mediocri in piccolo corimbo di color bianco o roseo.
H: nei luoghi aridi e boschi chiari della zona subalpina e
alpina. P: la pianta intera. R: in fioritura. F: Composte.
Questa pianticella simile nella sua forma alla Stella
alpina, si trova assai spesso associata a questa. Si usa
l'infuso nelle malattie di petto in dose di 20 gr. in 1 litro
d'acqua. Ma, oltre che espettorante, è sudorifera, antiel-
mintica e vulneraria. Vi è pure chi asserisce come detta
pianta, posta negli armadi, scacci insetti nocivi. Lavando-
si, con il decotto la testa, fa morire altri insetti schifosi.
Arnica
Arnica montana, L. - TAV.1 - N. 5
DESCRIZIONE: Erba perenne con foglie radicali a ro-
setta, 5-nervate; fusto eretto (20-40 cm.), con 1-2 coppie
di foglie lanceolate opposte; il caule verde e peloso al
vertice termina con una infiorescenza a capolino color
giallo; achenio cilindrico, coronato da un papo di setole
bianche uniseriate. H: comune nei prati di alta montagna.
P: fiori e radici. R: i fiori in luglio, ben distesi ed essiccati
all'ombra, le radici in ottobre ed essiccate all'aria aperta.
F: Composte.
Anche questa bella e graziosa pianta delle nostre
Alpi ha parecchie virtù medicamentose, tanto per uso inter-
no che esterno. Internamente si prepara l'infuso nel quan-
titativo di 10-12 gr. in 250 di acqua. Se ne prende un
cucchiaio ogni due ore negli assalti nervosi, nel principio
della gotta, negli avvelenamenti, nella gonfiezza al basso
ventre e contro le perdite sanguigne emorroidali. Giova
pure nelle peritoniti, nelle febbri intermittenti ostinate
con infiammazioni ai piedi e idropisia. Esternamente si usa
il decotto nelle lividure, slogature, piaghe, tagli, punture,
ascessi freddi, cadute, punture.
Per fanciulli idrocefali si usano 15 gr. di fiori d'arni-
ca in 90 gr. di aceto bollente e 150 gr. di acqua pure bol-
lente, mettendo la miscela sul capo del malato quale
impacco e cambiandola spesso. Fare attenzione, perché
una dose troppo elevata per uso interno potrebbe cagiona-
re nausee, vomiti, oppressione, vertigini.
Nelle paralisi, frizioni con lo spirito sulla spina
dorsale.
Aro
Arum maculatum, L. TAV. 1 N. 6
DESCRIZIONE: Rizoma a tubero; foglie grandi astate,
con macchie brune, donde il nome, con infiorescenza a
spadice di color rosso. H: sporadico nella zona montana
in luoghi ombrosi e freschi (Folgaria, Bondo, Giustino,
ecc.). P: il rizoma. R: dopo la fioritura. F: Aracee.
Il rizoma si usa come antielmintico e antireumatico;
schiacciato si applica con buon esito sulle piaghe, paterec-
ci, porri e calli.
Per uso interno si raccomanda molta prudenza (4 gr.
in polvere pro dose) perché rimedio pericoloso.
Asparago
Asparagus officinalis, L.
DESCRIZIONE: Pianta erbacea perenne che ci dà in
primavera il noto eccellente ortaggio. Della famiglia delle
liliacee, qua e là inselvatichito, ma più comunemente colti-
vato. La radice ha proprietà diuretica, calmante del cuore.
Si fa il decotto con 50 gr. di radici in 1 litro di acqua da
prenderne tre bicchieri al giorno tra i pasti. Questo decot-
to è pure indicato nell'idropisia e nella pinguedine.
Assenzio
Artemisia absinthium L. TAV. 12 N. 86
NOMI DIALETTALI: Medemaistro, Mèdech, Erba bian-
ca, Erba bona, ecc.
DESCRIZIONE: Pianta bianco tomentosa; fusto eretto
ramoso (60-80 cm.); foglie ovali le inferiori tripenatosette
con lacinie lanceolate, ottuse, le superiori pennatosette;
capolini gialli mediocri in pannocchia fogliosa, volti da un
lato. H: luoghi incolti, asciutti, sui muri e ai margini delle
strade. P: foglie e sommità fiorite. R: in fioritura. F:
Composte.
Il thè si prepara con le foglie e le sommità fiorite
nella dose di 8 gr. in un litro di acqua bollente che si
lascia riposare per un'ora. È indicato contro il mal di
mare, come diuretico, digestivo, antielmintico, antiitterico
e stomachico. Da prendersi in piccole dosi (tre-quattro
cucchiai alla volta); come vermifugo da prenderne una
tazza la mattina a digiuno per gli adulti, per i bambini in
quantità minore. Non abusarne, perché l'abuso potrebbe
portare a gravi disordini.
Avena
Avena sativa, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-120 cm.); foglie li-
neari piane; pannocchia grande, ramosa in tutti i sensi;
spighette biflore, aristate; gemette glabre. H: coltivata. P:
i semi. R: a maturità. F: Graminacee.
I semi sono nutritivi, aumentano le forze vitali, sono
antiemorroidali e rinfrescanti. Contro le costipazioni ed
emorroidi si prendono ogni mattina due o tre tazze di
caffè preparato con avena torrefatta. Contro l'idropisia
ribelle si usa il decotto di un litro di avena in 2 litri
d'acqua fino a ridurla a 1 litro che si beve tutto durante
il giorno. Per catarri di petto, nelle infiammazioni del
tubo digerente, delle vie urinarie, nei calcoli vescicali e
nella renella si fa il decotto di avena mondata in dose di
25-30 gr. in 11/2 di acqua fino a ridurla a un litro. Si beve
in giornata tra i pasti. Anche la farina di avena cotta bene
nell'acqua con un po' di burro riesce eccellente e nutritiva
minestra per gli anemici, deboli, vecchi, per le nutrici e
per i convalescenti di malattie contagiose.
Con una manata di paglia d'avena, ben tritata, messa
a bollire per 25-30 minuti in un litro d'acqua si ottiene
una bevanda ottima contro gli acidi urici cagionanti la
gotta, la podagra, l'artrite, la calcolosi e la renella. Se ne
bevono 2-3 bicchieri al giorno. In ogni cura però bisogna
procedere con fiducia e costanza!
Barbaforte
Cochlearia armoracia, L.
Nomi DIALETTALI: Crèm, Ravanada, Crèn, Ròdech.
DESCRIZIONE: Radice grossa, fusiforme, carnosa; fu-
sto eretto, ramoso (40-60 cm.); foglie basali ovatobislun-
ghe, crenulate; le cauline inferiori pennatofide, le superio-
ri lanceolate; fiori bianchi; siliquette ellittiche gonfie. H:
coltivata. P: le radici. R: a preferenza autunno, inverno.
F: Crocifere.
La radice di questa pianta ha proprietà depurative,
antiscorbutiche e anticatarrali, e grattugiata con aceto e
zucchero serve quale companatico. Eccedendo nella quan-
tità, produce ritenzione di orina od orina sanguigna. Gio-
va nel mal di denti, nei crampi di stomaco, in caso di
asfissia, congestione cerebrale, capogiro, mal di testa e
simili. Per questi casi si fa l'empiastro di radici grattugiate
sulla parte dolorante. Messa in acquavite o alcool, dà un
liquore giovevole per l'artrite e reumatismo, fregando for-
temente. Per facilitare la digestione, nei catarri di petto o
intestinali, nell'idropisia e nella ritenzione di orina si fa
l'infusione di 80-120 gr. di radici tagliuzzate in 2 litri di
vino o birra; da prendersi a bicchierini. La radice grattu-
giata e posta nell'aceto, spirito o latte serve a levare le
macchie (lentiggini) dal viso e dalle mani, passandovi so-
pra con un po' di ovatta inzuppata nel liquido.
Barbabietola
Beta vulgaris, L,
La radice di questa pianta da tutti conosciuta, perché
coltivava, oltre essere ottimo alimento, specialmente per il
bestiame, è pure medicinale. Essa conviene a preferenza
alle persone irascibili, biliose, irrequiete. Con essa furono
guariti molti individui affetti da gastro-enterite cronica.
Le foglie, cotte e condite con molto olio e poco sale,
giovano nella stitichezza. Il decotto di foglie (40-50 gr. in
1 litro d'acqua) è eccellente nelle infiammazioni intestina-
li, nei bruciori d'orinazione, nelle emorroidi e nelle malat-
tie della pelle.
La pianta appartiene alla famiglia delle Chenopodia-
cee.
Bardana
Lappa maior, Gaertn.
Nomi DIALETTALI: Petolara, Baldana, Slavacioni,
ecc.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, ramoso
(100-150 cm.); foglie grandi, cuoriformi, quasi tomentose
di sotto, tutte piciolate; capolini rosei, grandi tutti in
racemo basso cuoriforme; squame involucrali tutte più
lunghe dei fiori; disco epigino con orlo ondulato. H: assai
comune vicino alle case, negl'incolti, lungo le strade, pres-
so depositi di rifiuti. P: la radice e le foglie. R: autunno e
primavera per le radice, per le foglie in pieno sviluppo. F.
Composte.
La Bardana, usata da tutti i medici e farmacisti fino
avanti mezzo secolo, ha proprietà sudorifere, diuretiche,
depurative e cicatrizzanti. Il decotto di radice in dose di
60 gr. in i litro d'acqua, fino a ridurlo a metà è purifican-
te, risolvente, rinfrescante; giova quindi come sudorifero,
nei disturbi d'orinazione, nelle ulceri, nella gotta, nella
podagra, nell'artrite, nella pietra e nella renella: giova
ancora nei catarri polmonari, e in tutte le malattie della
pelle. Con le foglie fresche pestate, unite a chiaro d'uovo,
si fanno impacchi sulle piaghe, sui tumori vecchi, geloni,
nodi emorroidali, indurimenti e ferite. Si possono adopera-
re anche le foglie secche, polverizzate, ma in dose alquanto
più elevata. Il sapone si prepara pestando radici e foglie,
che si cuociono nel burro, filtrando il ricavato. E indicatis-
simo nelle scottature. La tisana si prepara con 25 gr. di
radici in '/2 litro di acqua. È risolutivo efficace ai bambini
colpiti da rosolia, dandone a bere un cucchiaino ogni 5
minuti. In due ore la eruzione è completa, e il bambino,
tenendolo ben caldo, in tre giorni è guarito. Un empiastro
ben caldo di foglie cotte nel latte fa cessare i dolori locali
ordinari, risana in breve le ferite, i tumori, le emorroidi,
le croste lattee e la tigna.
Per le ulceri (vene) varicose delle gambe, si unisce a
un mezzo bicchiere di succo di foglie mezzo bicchiere di
olio d'olivo; si agita fortemente fino a renderlo a consi-
stenza d'unguento; si applica all'ulcera con una fascia di
cotone trasparente, ricoprendo con una foglia fresca di
bardana.
Mezzo per far crescere i capelli. In un litro di acqua si
aggiungano tre litri di aceto; vi si cuocia insieme il quanti-
tativo di 3-4 grosse radici di Bardana per lo spazio di
15-20 minuti; si filtri e si lavi, fregando fortemente a
guisa di massaggio, la testa 2-3 volte il dì, e se il bulbo
non è morto, si ottiene realmente la crescita dei capelli.
Ognuno deve capire che la crescita non è subito pronta,
ma bisogna attendere un tempo più o meno lungo, senza
stancarsi.
Basilico (Basalicò)
Ocymum basilicum,
Questa labiata, perché coltivata negli orti, è abbastan-
za conosciuta, senza dover farne la descrizione. È pianti-
cella molto aromatica, anche dopo l'essiccazione; oltre essere
ornamentale e servire quale condimento nella confezio-
ne di diversi cibi, ha pure virtù medicinali stimolanti e
stupefacenti. Si usa l'infuso di 10 gr. di foglie in un litro
d'acqua contro la tosse, nel vomito, nella dispepsia nervosa, e quale gargarizzante nell'angina. Il succo giova nel
male d'orecchia, inzuppando dell'ovatta con alcune gocce.
Il decotto usasi esternamente nelle screpolature. Il sapone
composto di grasso di maiale e di succo di basilico, serve
per le labbra e per i capezzoli feriti. Con l'olio essenziale si
fanno frizioni contro la caduta dei capelli e nelle paralisi.
Per eccitare lo scolo soppresso dal naso si fiuta la polvere.
Beccabunga
Veronica beccabunga, L.
Nomi DIALETTALI: Grasson, Erba del tai, Sempreviva.
DESCRIZIONE: Fusti grossetti, cavi, radicanti alla ba-
se e rossastri (20-60 cm.); foglie ellittiche, ottuse, picciola-
te, superficialmente seghettate; calice quadripartito con
lacinie uguali; cassula glabra quasi tonda oppure margina-
ta o intiera. H: presso le sorgenti, lungo i rigagnoli, nei
fossi e nelle paludi, quasi sempre associata al Crescione.
P: foglie e germogli. R: giugno, luglio. F: Scrofulariacee.
Il succo «Succus herbae Beccabungae» è scorbutico,
risolvente e giova nelle costipazioni, nelle eruzioni cuta-
nee, nella ritenzione di orina. Dose: da 40-70 gr. al gior-
no. Le foglie e i germogli danno un'ottima insalata prima-
verile.
Belladonna
Atropa belladonna, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (50-150 cm.);
foglie ovate, affatto intiere, accoppiate o solitarie; pedun-
coli uniformi; corolla di coloro rossastro livido, campanu-
lata; bacca nera. H: nei boschi freschi o recentemente
tagliati della zona montana e subalpina. P: foglie e radici.
R: le foglie dopo la fioritura; le radici, di 3-4 anni, in
autunno o in primavera. F: Solanacee.
Questa pianta velenosissima deve essere trattata sola-
mente dai chimici, dai medici e farmacisti. La si prescrive
dagli oculisti per dilatare e immobilizzare l'iride dell'oc-
chio e la pupilla. Le foglie, ma più specialmente le radici,
vengono usate nelle nevralgie facciali, nelle gastralgie, nel-
la tosse asinina e nell'asma.
Sia dovere preciso dei genitori e dei maestri che la
conoscono di mostrarla ai loro rispettivi figliuoli e discepo-
li avvertendoli di non manipolarla o coglierne le bacche
per mangiarle. Tre-quattro bacche bastano per dare la
morte a un adulto; una sola può essere letale a un bambi-
no! Per fortuna è rara da noi! Io la trovai abbastanza
diffusa sul Monte Baldo, tra S. Valentino e Canalette, qua
e là sul Pasubio, sui monti di Ala verso la Sega, in Lavaro-
ne, tra Monte Rover e Luserna e nell'anno 1936 ne vidi al-
cuni bei esemplari sul Monte Cengio, di qua da Asiago, in
occasione dell'Escursione Erboristica fatta con i miei Pro-
fessori e Colleghi durante il Corso Erboristico tenuto al-
l'Università di Padova, ordinato dal Ministero dell'Agricol-
tura e Foreste, per il conseguimento del Diploma Mini-
steriale.
Betonica
Betonica officinalis, L. TAV. 2 N. 14
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-60 cm.); foglie infe-
riori lungamente picciolate, ovato-bislunghe; brattee ova-
to-mucronate; spiga bislunga, speronata alla base; calice
più o meno peloso, non reticolato, venoso; corolla porpo-
rina o bianca. H: nelle radure, luoghi erbosi e incolti, ai
margini dei boschi. P: tutta la pianta. R: durante la fiori-
tura. F: Labiate.
Le foglie giovani e i germogli cotti nell'acqua salata
danno un cibo saporito. Le foglie secche in dose di 8-10
gr. in 1/2 litro d'acqua offrono un thè pettorale risolvente i
catarri. Sono bensì amare e sgradite, ma giovano assai
nello sputo di sangue, nella debolezza di nervi e nei distur-
bi di respirazione. La pianta, cotta nel vino, serve, per uso
esterno, a medicare ulceri varicose e piaghe infette. La
radice è purgativa.
Betulla
Betula alba, TAV. 3 N. 17
NOMI DIALETTALI: Bedól, Beól, Bogòla, Bedói.
DESCRIZIONE: Foglie romboidali-triangolari, lunga-
mente picciolate, non reticolate nella pagina inferiore,
ementi fruttiferi lungamente peduncolati. H: qua e là nel-
la zona montana e subalpina. P: le foglie e le gemme. F:
Betulacee.
Per malattie di cuore con edemi diffusi, contro i
vermi, per attivare le funzioni dei reni, nella gotta e nel
mal della pietra si fa l'infuso di foglie di 20-40 gr. in 1
litro d'acqua, o il decotto di 25-40 gr. in 1 litro d'acqua
fino a ridurlo a metà.
Il decotto di gemme si fa con 100-150 gr. in 700 di
acqua, riducendolo a 500. Tanto dell'infuso che del decot-
to se ne può prendere alcuni bicchieri al giorno. Per uso
esterno il decotto serve contro l'erpete, sudor di piedi e
artrite.
Contro l'artrite giova assai procurarsi una specie di
pagliericcio riempito di foglie disseccate; vi si entra in
mezzo, spogli dei vestiti; in tal modo si produce molto
sudore che si continua restandovi dentro un 20-30 minu-
ti; indi ci si asciuga, ci si veste, evitando l'aria.
Il così detto carbone vegetale, calcinato in recipiente
chiuso, si usa nelle dispepsie flatulenti, nelle diarree feti-
de, nelle gonfiezze del basso ventre. Dose: 2-3 cucchiai
dopo il pasto in una tazza d'acqua.
Biancospino
Crataegus oxjacantha, L.
NOMI DIALETTALI: Marendelàr, Brugnolàr, Piratolèr,
Amperlàr, Perletìn, ecc.
DESCRIZIONE: Da cratos = forza e agem = condur-
re. Arbusto con rami spinosi; foglie coriacee, fatte a venta-
glio e pennatifide con 3-5 lobi inciso dentati; fiori bianchi
o rosei in corimbo di pochi fiori; peduncoli glabri, sepali
glabri ovati; petali obovati, quasi tondi; stili 1-2; frutto
piccolo bloboso, quasi rosso corallo. H: nelle macchie e
nelle siepi dalla pianura alla montagna. P: sommità in
fioritura. R: in principio della sbocciatura dei fiori. F:
Rosacee.
Il thè dei fiori è prezioso tonico del cuore. Dose: un
buon pizzico in una tazza d'acqua da prendersi 2-3 volte il
dì. La tintura è cardiotonica per le persone a sistema
nervoso molto debole (15-20 gocce al giorno); come anti-
spasmodico, nelle vertigini e nell'insonnia si può arrivare
fino a 40 gocce, da prendere prima di coricarsi. Il bianco-
spino è pure rimedio specifico contro l'angina.
Billeri
Cardamine amara et pratensis, L,
DESCRIZIONE: Cardamine amara: fusto eretto, ascen-
dente, angoloso (20-50 cm.); foglie pennate tutte, a foglioline
osavate, o bislunghe sinuate, o dentato-angolose, la terminale un poco più grande; petali bianchi, raramente violetti, lunghi 3 volte il calice; silique lineari strette.
Cardamine pratensis: rizoma corto, fusto eretto (30-40 cm.); foglie basali pennate, tondo-ovate; la più grande terminale reniforme; fiori lilla a corimbo corto; petali lunghi il triplo del calice. H: la prima lungo i fossi e le sorgenti; la seconda nei prati umidi, paludosi. P: tutta la pianta. R: dopo la fioritura. F: Crocifere.
Il succo «Succus herbae Cardaminis S. Nasturtii pra- tensis» è aperitivo, impedisce la decomposizione degli umori, migliora le funzioni del basso ventre, e si usa nelle idropi, nello scorbuto e nelle eruzioni cutanee. Dose: da 15-30 gr. da solo o con acqua.
Biondella (Centaurea minore)
Erythrea centaurium, Pers. TAV. 10 - N. 77
DESCRIZIONE: Fusto eretto ramoso superiormente
(20-40 cm.); foglie basali ovato ottuse in rosetta; fiori
rossi, sessili, solitari nelle dicotomie e fascicolati nell'apice
dei rami, i laterali accompagnati da due bratteole; stimma bifico. H: nei pascoli e nelle radure dei boschi fino a mezza montagna. P: tutta la pianta. R: in fioritura. F: Genzianacee.
Questa simpatica ed elegante pianticella ha proprietà
toniche, stomachiche, febbrifughe e leggermente purgative.
Si usa il the di tutta la pianta in dose di 10-15 gr. in 1/4 di litro d'acqua. Questo thè, assai prezioso, giova nelle debolezze di ventricolo, inappetenze, nelle febbri, nei mali
di stomaco, nel catarro gastrico, nella diminuzione del-
l'attività digerente, nell'acidità. Esternamente si applicano
fasciature del decotto nelle malattie della pelle (erpete,
eczema, tigna, ascessi, ecc.).
II vino amaro stomachico si prepara mescolando in
parti uguali Biondella e Trifoglio fibrino, un po' di Assen-
zio, un pizzico di fiori di Camomilla e alcune scorze di
Arancio in 2 litri di vino nero. Si lascia in deposito per 8
giorni al caldo; poi si filtra e il liquido filtrato e spremuto
si mette in bottiglie ben chiuse. Se ne beve un bicchierino
due volte al dì.
Bistorta
Polygonum bistorta, L
DESCRIZIONE: Rizoma rossastro piegato due volte su
se stesso; fusto semplice (20-60 cm.); foglie inferiori ovali,
bislunghe, glauche di sotto scorrenti sul picciolo, tronca-
te o cuoriformi alla base; fiori rosei in spiga compatta
a spigoli acuti. H: prati e pascoli umidi della zona monta-
na e subalpina. P: il rizoma. R: autunno e primavera. F:
Poligonacee.
La radice, che si essicca rapidamente al forno o al
sole, contiene oltre ad acido tannico e gallico, un poco di
acido salicilico e molto amido, e si usa in decozione di 60
gr. in 1 litro di acqua nelle infiammazioni delle mucose e
sanguigne come astringente, come pure nelle diarree, feb-
bri intermittenti e denti malfermi.
Esternamente si usa quale cataplasma nei tumori,
ferite e indurimento delle gengive. Internamente si pren-
de la polvere in dosi di 2-4 gr. in un bicchier d'acqua nei
catarri gastro-intestinali. Le foglie si preparano come le
spinacce.
Bonaga (Ononide )
Ononis spinosa, L. TAV. 6 - N. 41
NOMI DIALETTALI: Malaighe, Bunaga, Bonaghe,
Binaghe.
DESCRIZIONE: Fusto prostrato o eretto, vellutato da
una parte, spinoso (20-60 cm.); foglie ovali bislunghe,
ottuse, dentate; fiori ascellari a coppie o solitari, rosei;
lacinie del calice lanceolato lineari acuminate; legume ova-
lo-eretto; semi tubercoloso-scabri. H: pascoli aridi, sui
margini delle strade fino alla zona subalpina. P: le foglie e
il fittone. R: estate. F: Leguminose.
Il decotto del fittone da 20-25 gr. in 1 litro di acqua,
fino a renderlo un terzo, si prescrive in tutte le infiamma-
zioni delle vie respiratorie, urinarie, nelle cistiti e nella
gotta. Essendo fortemente diuretico si usa con buon effet-
to nelle idropisie, nelle emorroidi e nei calcoli renali e
vescicali. Per i medesimi mali si adoperano le foglie e i
fiori, ma in modo più blando.
Borrana
Borrago officinalis, L.
DESCRIZIONE: Fusto grossetto, eretto (20-40 cm.);
foglie grandi ovali o ellittiche, ristrette in lungo picciolo,
le superiori bislunghe; racemo foglioso alla base; corolla
celeste, piana, rotata. H: campi asciutti, siepi, nei ruderi.
P: la pianta. R: in fioritura. F: Borrinacee.
Il the si prepara con 15-20 gr. di foglie, preferibil-
mente fresche, in 1 litro di acqua bollente. Giova nei
reumatismi, provocando traspirazione e per curare le tos-
si; come sudorifera, diuretica, emolliente e depurativa si
prescrive il decotto (da 50-100 gr. in 1 litro d'acqua) da
prendersi molto caldo nelle infiammazioni polmonari, nel-
la nefrite, nelle febbri esantemiche (rosolia, scarlattina,
vaiolo) come pure nelle malattie della pelle. Come depu-
rativo si cuoce la pianta nel vino che si beve a bicchierini.
Borsapastore
Capsella bursa pastoris, TAV. 6 N. 44
Mönch.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice o ramoso
(20-40 cm.); foglie basali a rosetta, bislunghe, intere o
pennatofide, le cauline saettiformi lanceolate; fiori bian-
chi; siliquette triangolari, sopra peduncoli quasi orizzonta-
li. H: ovunque nei luoghi incolti e coltivati dal piano alla
zona subalpina. P: la pianta (meglio fresca). R: al princi-
pio di fioritura. F: Crocifere.
Il decotto si prepara con una manata di piante fre-
sche in tre tazze di acqua fino a ridurla a un terzo, che si
beve in due volte con qualche intervallo. Giova moltissi-
mo nelle febbri intermittenti (malariche e terzane) nei
passaggi sanguigni, nella diarrea, nell'itterizia, nelle scrofo-
le al collo, nelle emorroidi, nell'albuminuria (morbo di
Bright) e nella renella.
La Borsapastore, oltre essere prezioso astringente ed
emostatico, ha pure grande proprietà radioattiva, agendo
magnificamente quando si fanno applicazioni esterne per
curare malattie interne. Così, a esempio, per curare le
febbri malariche si applica la Borsapastore fresca bene
tagliuzzata ai polsi e alla pianta dei piedi e la febbre cessa
quasi subito.
Così chi porta con sè in tasca uno o due tuberi di
ciclamino, pure radioattivo, si libera in brevissimo tempo
dalle emorroidi più ostinate. Così si dica di altre piante
radioattive: la cipolla, applicata sui reni schiacciata, contro
le malattie di fegato, milza, bile, reni; la cariofillata, appli-
cata al collo per infiammazione agli occhi, l'imperatoria,
l'aglio orsino, il geranio roberziano e lo spino cervino.
Nella cura delle metrorragie di soggetti giovani o
nella menopausa si fa il the di 50 gr. di Borsapastore e 50
gr. di Amarella (Artemisia vulgaris) in 1 litro di acqua. Si
lascia sedare per 10 minuti; poi si filtra e se ne beve un
bicchiere ogni ora.
Il succo gocciolato a caldo nelle orecchie, giova nelle
otiti purulenti, e all'esterno giova pure, fregando, nella
podagra e nei tumori infiammanti. La polvere stagna il
sangue da naso e si usa anche sulle piaghe fresche. Da
notarsi che la pianta, per avere un buon effetto, deve
essere usata possibilmente fresca.
Lo stesso decotto è utilissimo nelle urine sanguigne,
dando ottimi risultati. Dose: 30-60 gr. in un litro d'acqua.
BOSSO
Buxus sempervirens, L,
NOMI DIALETTALI: Martèl, Ardescol, Berverde,
Verzòl.
DESCRIZIONE: Arboscello con rametti giovani un po'
pelosi; foglie opposte, ovali, brevemente picciolate, luci-
de, sempre verdi (2-3 cm.), con picciolo un po' peloso ai
lati. H: inselvatichito e coltivato nei parchi e nei. giardini.
P: le foglie e la corteccia. R: in ogni stagione. F:
Buxacee.
Questa pianta ha proprietà diaforetiche, purgative e
colagoghe, e si usa per questi scopi la decozione di 40 gr.
di foglie in 1 litro d'acqua, fino a ridurlo a 1/3. Il decotto
della corteccia in ragione di 60 gr. in 1 litro d'acqua, serve
a provocare il sudore nelle affezioni reumatiche, erpetiche
e sifilitiche. Attenzione alle dosi, perché pianta velenosa!
Brionia
Bryonia dioica, Iacq.
NOMI DIALETTALI: Zucàra selvadega, Zucàra mata.
DESCRIZIONE: Fusti gracili, erbacei, angolosi, rampi-
canti (2-3 m.); foglie picciolate, ruvide, palmatoquinquelo-
be e lobisinuato dentate, le superiori più lunghe e più
acute; fiori in racemi ascellari con brevi peduncoli; calici
più corti della corolla; bacca rossa piccola. H: nelle siepi
e negli avallamenti riparati e caldi. P: la radice. R: termi-
nata la vegetazione. F: Cucurbitacee.
Questa pianta velenosa deve usarsi con molta discre-
zione. La radice per essere molto grossa, deve essere taglia-
ta a fette per ottenere più facilmente l'essiccazione: è
potente vomitivo, purgativo, diuretico, antireumatico. Per
dissipare tumori, umori freddi, glandole sono ottimo rime-
dio le frizioni fatte con la radice fresca raschiata. Nei dolori
reumatici si applica la polpa fresca di questa radice. Nelle
congestioni, nelle bronchiti, pleuriti, grippe, epilessia, ar-
trite e quale purgativo si usa l'infusione di 8 gr. di polvere
di radice in 1 litro di acqua. Il vino di Brionia si ottiene
con 60 gr. di radici poste a macero per 24 ore in un litro
di vino. Se ne prendono 2 cucchiai prima del pranzo e
della cena quale diuretico e lassativo nella cura dell'idropi-
sia. La radice fresca pestata e cotta col sego è rimedio
efficace contro la rogna. Quattro o sei frizioni bastano per
ottenere la guarigione. Attenzione per l'uso interno, essen-
do potente veleno.
Brunella
Brunella vulgaris, L.
NOMI DIALETTALI: Morella, Moratola, Sanzuòla.
DESCRIZIONE: Pianta alta 10-30 cm.; foglie picciola-
te con denti divaricati e l'inferiore diviso fino a metà;
corolla lunga il doppio del calice; stami con punta lesini-
forme diritta. H: comune nei prati e lungo i luoghi erbosi
delle vie. P: pianta intera. R: estate. F: Labiate.
Questa pianta leggermente astringente si usa in infu-
so da 30-40 gr. in 1 litro d'acqua, nelle infiammazioni
intestinali e quale gargarismo nelle irritazioni della bocca
e della gola. La pianta intera fresca, ridotta in poltiglia, si
usa come cataplasma nei gavoccioli (giavizzòi).
Buglossa
Anchusa officinalis, L.
DESCRIZIONE: Foglie lanceolate, le superiori dilatate
alla base; fusto eretto (30-50 cm.); calice 5-fido; corolla
porpora-violacea con tubo quasi uguale al lembo e squa-
me vellutate; stima unico smarginato; carpelli acuti. H:
nei campi e nei luoghi incolti.
Questa pianta ha le stesse qualità della Borrana.
Calamo aromatico
Acorus calamus, L,
DESCRIZIONE: Erba perenne alta da 50 cm. a un
metro con rizoma grosso, cilindrico, orizzontale; foglie
alterne, lunghe da 20 a 50 cm. ensiformi, guainanti, fusto
la capsula con due o tre semi ovati. H: nei fossi e nelle
paludi, specialmente nella valle del Po. P: il rizoma. R:
primavera e autunno. F: Aracee.
Il rizoma è aromatico-stimolante, tonico e febbrifugo
e si usa nei catarri gastro-enterici, nella cattiva digestione,
florifero triangolare; fiori piccoli verdastri; frutto a picco-
nelle febbri intermittenti, nell'acidità di stomaco, negli
ingorghi renali e nelle palpitazioni di cuore. Si fa il decot-
to del rizoma tagliato a pezzettini. Da 15 a 25 gr. in 500
di acqua o vino. È usato anche per rischiarare la voce e
per bagni o lozioni ai bambini rachitici o scrofolosi.
Calendola
Calendula officinalis, L. TAV, 9 N. 64
DESCRIZIONE: Pianta glandolosa-pubescente; fusto
angoloso, lanceolato eretto (20-50 cm.); foglie inferiori
bislungo-spatolate, le superiori lanceolato-cuoriformi abbraccianti;
capolini grandi aranciati con linguette lunghe
il triplo dell'invoglio; acheni tutti con margine intero,
tutti curvati. H: pianta assai rara o coltivata. P: la pianta
intera. F: Composte.
Foglie e fiori sono sudoriferi, aperitivi. Si usa l'infuso
di 30-40 gr. in 1 litro d'acqua nei disturbi di ventricolo,
della matrice, per ristabilire i mestrui impediti da debolez-
za. Il succo (1/2-1 gr.) si adopera nei cancri della pelle,
nelle ulceri, nelle scrofole e nell'emorroidi. Da notarsi:
se alla mattina i fiori non si aprono, è segno di pioggia.
Camedrio
Teucrium Chamaedris, L.
DESCRIZIONE: Pianta pubescente; fusto molto ramo-
so dalla base (10-12 cm.) ; foglie ovali od ovali-lanceolate,
brevemente picciolate, pubescenti doppiamente dentate;
fiori in racemo foglioso; calice rossastro pubescente; corol-
la porporina a lobo mediano concavo, obovato, cuneifor-
me. H: luoghi incolti sassosi, sui muri dei campi, nei
luoghi secchi e ben esposti. P: l'intiera pianta. R: maggio,
giugno. F: Labiate.
Questa graziosa pianticella, detta anche Querciola,
ha proprietà stomachiche e digestive. Si fa l'infuso di 15
gr. di foglie e sommità fiorite in 1 litro d'acqua. Se ne
prendono 4 tazzine al giorno nell'inappetenza, nei mali di
stomaco e nei disturbi intestinali.
Camedrio alpino
TAV. 10 N, 73
DESCRIZIONE: Fusti frutticosi, ramosissimi, prostrati
(10-20 cm.); foglie ellittico-bislunghe, profondamente cre-
nate, ottuse, picciolate, bianco-argentine di sotto; stipole
lineari; fiori bianchi, grandi, solitari; petali ordinariamente 8,
lunghi il doppio dei sepali; carpelli con lungo stilo
piumoso. H: abbondante da formare veri tappeti sui ci-
glioni e pascoli della zona subalpina e alpina. P: le foglie
e le sommità. R: settembre. F: Rosacee.
Anche questa simpatica pianticella delle nostre Alpi
è assai preziosa per le sue virtù cardiotoniche, diuretiche e
astringenti. Si fa l'infuso di 20 gr. di foglie in 1 litro
d'acqua per rinforzare il cuore, per pulire il capo e facilitare
l'orinazione.
Camomilla
Matricaria chamomilla, L.
Pianta nota a tutti per essere dispensato dal darne la
descrizione. H: luoghi aridi e incolti, nei campi, lungo le
strade, negli orti. P: i fiori disseccati all'ombra e messi in
recipienti ben chiusi. R: durante la fioritura. F:
Composte.
I fiori di questa pianta sono tonici, stimolanti, febbri-
fughi, emenagoghi, antispasmodici, sudoriferi. Con un piz-
zico di fiori secchi in una tazza di acqua bollente si ha un
buon the giovevole nei disturbi di stomaco, nell'insonnia
nervosa, nelle difficili digestioni, nell'isterismo, nelle feb-
bri intermittenti, nei crampi di stomaco, nella tosse asmati-
ca e nelle coliche.
Per uso esterno si usano i fiori posti nello spirito o
nell'olio contro i tumori infiammati, nelle scrofole e nello
scorbuto.
Sacchetti di 30 gr. di Camomilla, fiori di Sambuco e
farina di Segala in parti uguali si applicano caldi e con
buon esito nei reumatismi, mal di occhi, di orecchi, negli
ascessi e foruncoli.
Cambiare i fiori ogni anno: diversamente perderebbe-
ro della loro virtù terapeutica.
Campanelline
Leucoyum vernum, L. TAV. 10 - N. 71
DESCRIZIONE: Scapo eretto, cavo (20-40 cm.); foglie
lineari, ottuse; fiore unico terminale bianco in cima, ver-
dognolo; segmenti allungati; stilo a forma di clava. H:
prati umidi di monte. P: il bulbo. F: Liliacee.
Si usa il bulbo in piccole dosi come vomitivo; ester-
namente si applica alla gola, dopo esser stato in composta
nell'aceto, per fare scomparire il gozzo.
Canapa acquatica
Eupatorium cannabinum, L.
DESCRIZIONE: Pianta erbacea, perenne con fusto eret-
to alto 60-170 cm. rossiccio, striato con foglie opposte,.
picciolate e infiorescenza composta di numerosi capolini a
fiori rossi o bianchi. H: comune nei boschi umidi, nei
fossi e nelle paludi. P: sommità fiorite, foglie e radici. R:
le radici in primavera, le foglie e le sommità in principio
di fioritura. F: Composte.
La radice è un ottimo purgante, come il rabarbaro,
senza produrre coliche o debolezza. Le foglie hanno azio-
ne tonica e si fa il thè o decotto di 30-60 gr. in 1 litro di
acqua nelle debolezze generali, nell'anemia, nella clorosi e
nelle cattive digestioni. Esse sono toniche, aperitive, sti-
molanti e purgative e danno buoni risultati nelle idropisie,
nei catarri cronici e negli ingorghi di fegato e di milza.
Come purgante la radice tagliuzzata nella dose di
30-60 gr. si mette a macero in 1 litro di vino: un bicchie-
re la mattina a digiuno.
Canna
Arundo Donax L.
DESCRIZIONE: Pianta selvatica, comune lungo i fiu-
mi, nei luoghi umidi, sabbiosi, nei parchi da tutti conosciu-
ta per gli usi quale sostegno alle piante di ortaggio, o per
cancelli, o bastoni da pesca, ecc.
Il suo rizoma sotterraneo è medicinale quale sudorife-
ro e diuretico. Si usa il decotto di 40-60 gr. in 1 litro
d'acqua che si beve a piccole tazze 5-6 volte al giorno.
Capelvenere
Adianthum Capillus Veneris, L.
DESCRIZIONE: Foglie molli (10-20 cm.) a piccioli
neri, lucenti, sottili, bipennatosette con lobi a forma di
ventaglio sostenuti. H: sulle rupi e sui muri bagnati da
stillicidi permanenti, alle pareti di cascate, e in genere nei
luoghi umidi poco illuminati. P: pianta intera. F: Polipo-
diacee.
Tutta la pianta ha leggera azione aperitiva, pettorale,
emolliente. Si usa l'infuso di 10 gr. di foglie in 120 di
acqua nelle affezioni di petto, nelle tossi, nelle bronchiti e
nelle difficili e scarse mestruazioni. Si usa pure nell'asma,
negli ingorghi di fegato e di milza. Il decotto si usa per
lavare la testa, rinvigorire i capelli e allontanare la forfora.
Caprifoglio (Madreselva)
Lonicera Caprifolium, L.
DESCRIZIONE: Fusti volubili pubescenti nei rami gio-
vani; foglie caduche, un po' coriacee, ellittiche, quasi ton-
de; fiori porporini o bianco-giallastri verticillati; un capolino terminale sessile; corolla con labbro superiore a 4 lobi,lungo appena 1/3 di essa; bacche ovali rosse. H: nei boschi riparati e caldi della zona submontana; pianta piuttosto rara. P: foglie e fiori. F: Caprifogliacee.
Le foglie e i fiori sono sudoriferi e diuretici. Si fa l'infuso con un pizzico in una tazza di acqua. E gustoso e
si presta quale collutorio nelle infiammazioni della bocca e delle fauci. La corteccia ha azione più forte e si usa in decozione di 25-50 gr. in 1 litro d'acqua nella gotta, nell'it- terizia, nella renella, negl'ingorghi di fegato e di milza. Al decotto si può sostituire la macerazione di 1 litro di vino bianco in 150 gr. di corteccia.
Carciofo
Cynara Scolymus, L.
DESCRIZIONE: Pianta da tutti conosciuta, della famiglia delle Composte e coltivata negli orti. Oltre servire quale insalata, esso ha pure virtù medicinale per il ferro e tannino che contiene e si usa quale astringente, tonico e diuretico. Si prescrive il decotto di radici (20 gr. in 100 gr. di acqua) contro la gotta, artrite, reumatismi, idropisia e renella. Mangiato crudo (4-6 al giorno) giova contro le diarree ostinate. Il carciofo però, mangiato crudo, e di difficile digestione. Il fiore coagula il latte.
Cardo santo
Cnicus benedictus, L. TAV. 2 - N. 13
DESCRIZIONE: Pianta annua, erbacea; fusto eretto,
angoloso con rami divaricati (30-100 cm.) ; foglie alterne,pubescenti, biancastre con nervature sporgenti, sinuato-dentati
con lobi picciolate, le inferiori bislunghe, le fiorali piu' lunghe dei capolini;i capolini giallicci con involucro conico-campanulato; ricettacolo pianocon poli molto lunghi e aderenti. H: da noi molto raro in alta montagna
(Stelvio). P: tutta la pianta. F: Composte.
Questa pianta si adopera nelle difficili digestioni, nei
catarri bronchiali cronici e nelle malattie della vena porta.
Dose: il decotto di 5-15 gr. in 1 litro d'acqua. E' pure
febbrifugo, e giova nelle diarree e atonia gastrica, come
pure nell'itterizia.
Cariofillata
Geum urbanum, L. TAV. 9 N. 67
DESCRIZIONE: Rizoma corto, fusto eretto (40-70
cm.); foglie pennatosette con 5-7 segmenti bislunghi inci-
so dentati, il termine più grande; stipole grandi fogliacee;
fiori gialli terminali al fusto e ai rami eretti; sepali reflessi
nel fusto; petali quasi uguali al calice; carpoforo nullo;
carpelli con coda lunga, nuda, articolata al 1° quarto supe-
riore. H: boschi freschi, lungo i rivi. P: la radice. R:
autunno e primavera, prima della fioritura. F: -Rosacee.
La radice contenendo molto tannino, adagramantina,
gomma e altre sostanze, è tonica, astringente, eccitante e
vulneraria. Si usa l'infuso di 30-50 gr. in 1 litro d'acqua
nei catarri cronici intestinali, nella debolezza di nervi e di
digestione, nei flussi di catarro e di sangue, nelle diarree,
nei disturbi di petto e di fegato. Il vino di radici si prepara
con 70 gr. di radici tagliuzzate in 1/2 litro di vino buono
vecchio. Se ne prende un bicchierino nelle difficili dige-
stioni, nel mal di testa e di petto, per lo stomaco debole
dei convalescenti quale eccellente stomachico.
Simili virtù ha pure la CARIOFILLATA DI MONTE =
Geum rivale, L. con fiori giallo-lividi, grandi curvati in
basso; rizoma corto; fusto eretto (20-40 cm.).
Carlina
Carlina acaulis, L.
NOMI DIALETTALI: Articiochi de mont, Spini de prà,
Formaiele, Segnatempi, Spini d'asen, Chesedór, ecc.
DESCRIZIONE: Fusto grosso cortissimo o alto fino a
20-30 cm.; foglie grandi prostrate in larga rosa, picciolate,
nervose, lanceolate-pennato-partite, a lobi divisi in lobetti
dentati e spinosi; capolino molto grande solitario termina-
le, quasi sessile; squame involucrali raggianti lineari in
clava e ottuse in alto. H: pascoli aridi, sassosi dalla zona
submontana alla subalpina. P: la radice. F: Composte.
La radice di questa pianta ha virtù stomachiche,
stimolanti, diuretiche, sudorifere e antielmintiche. Si usa
il decotto di 15 20 gr. in 200 di acqua. La radice
secca polverizzata in ragione di 4-5 gr. in 1/2 litro d'acqua,
scaccia il verme solitario, apre il fegato e la milza otturati,
rammolisce i tumori acquosi, provoca l'orina, liberando la
vescica dalle pietre ed è efficace contro la peste. La pian-
ta, bollita nell'aceto, giova nelle eruzioni cutanee, tigna,
croste, mal di denti, risciacquando.
Carota (Rave zalde)
Daucus carota, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, un po' ramoso, striato e
glabro da 10 a 60 cm.; foglie bipennatosette, a segmenti
ovali, inciso dentati; infiorescenza a ombrella composta;
fiori bianchi, raramente rosei o giallicci. H: da noi coltiva-
ta. P: le radici. F: Ombrellifere.
La radice ha proprietà emollienti, risolutive, diureti-
che e antisettiche. Si prescrive il succo (1 bicchiere diluito
in due bicchieri d'acqua), da prendersi a caldo in 4-5 volte
al giorno nelle irritazioni dello stomaco e del duodeno,nell'itterizia,
nella perdita della voce, nelle tossi ribelli,
nella renella, nei raffreddori di petto e nelle malattie della
pelle dei bambini. Le foglie si applicano con esito buono
sui panerecci e nell'erisipola.
Carpino
Carpinus betulus, L
DESCRIZIONE: Foglie ovali bislunghe, doppiamente
seghettate, con nervi lungamente pelosi; amenti maschi e
squame cigliali nel margine, brattee fruttifere trilobe con
lobi lanceolati, il mediano lungo il doppio dei laterali e
alle volte dentellato. H: nei boschi della zona montana.
P: le foglie e i semi. R: estate. F: Cupulifere.
Con le foglie si prepara la decozione (30 gr. in 1 litro
d'acqua), per gargarismi nelle affezioni catarrali della boc-
ca e della gola. Dai semi si ottiene un olio grasso.
Castagno
Castanea vesca, Gaertn.
DESCRIZIONE: Pianta ad alto fusto ramoso, con fo-
glie bislunghe e lanceolate, acuminate, coriacee, grandi,
con la punta superiore glabra e lucida; frutto bruno-lucen-
te a larga base biancastra. H: ordinariamente nei terreni
freschi e ricchi di silice. P: le foglie. R: in pieno sviluppo.
F: Cupulifere.
Le foglie di castagno sono raccomandate in infusione
nella cura della dissenteria e tosse convulsiva: una manata
in 1 litro d'acqua.
Castagno d'India
Aesculus Ippocastanus, L.
DESCRIZIONE: Albero ad alto fusto con chioma ovale; foglie
opposte, lungamente picciolate, composte, pal-
mato-digitate, con sette foglioline spatolate, acute, doppia-
mente dentate; fiori bianco-rosei a pannocchia; calice cam-
panulato con petali distesi, pubescenti; stami declinati e
curvi. H: coltivato quale pianta ornamentale dei viali. P: i
frutti e la corteccia. F: Ippocastanacee.
Tanto la corteccia, specialmente dei rami giovani,
come il frutto, sono astringenti, antispasmodici e ottimi
vaso-costrittori delle vene superficiali riducendole, se dila-
tate, allo stato normale. Dose: 60-70 gr. di corteccia in 1
litro d'acqua o nel vino bianco in macerazione. Se ne beve
1/2 bicchiere per volta.
L'estratto delle castagne serve contro l'emorroidi,
contro le mestruazioni troppo durature, come pure contro
i geloni, prurigine, reumatismi, facendo fregagioni, pennel-
lature o lavaggi. Il decotto delle foglie preso in piccole
dosi giova assai nella tosse canina dei bambini.
Cavolo
Brassica oleracea, L.
Pianta abbastanza nota per essere dispensato a farne
la descrizione. Per la quantità abbondante di minerali che
il Cavolo contiene, è cibo assai rinforzante più delle Spina-
cee, del Pomodoro e della Carota. Contenendo molto zol-
fo, la sua acqua, dopo la cottura, è ottimo rimedio nelle
malattie della pelle, applicando compresse o facendo lava-
ture, o bevendone un paio di bicchieri al giorno. Quest'ac-
qua è pure giovevole nella tosse, raucedine, raffreddori di
petto e bronchite. Con le foglie si ottengono eccellenti
effetti nella cura delle ulceri varicose. La cura si fa in
questo modo: si lavano bene le foglie, togliendo con una
forbice le nervature più grosse; indi si comprimono con
una bottiglia o con un cilindro di legno, senza lacerarle,
mettendole poi a macerare per qualche ora nell'acqua bori-
ca. Pulita la pelle, si sovrappone una o due di dette foglie
sulla piaga che si copre con una garza e si ferma con una
fascia. L'applicazione si ripete due volte al giorno con
grande sollievo dell'ammalato, e la piaga in poco tempo si
chiude. Queste applicazioni (3-4 foglie cambiate 3-4 volte
al giorno) portano buoni risultati anche nei dolori reumatici,
nelle nevralgie facciali, nei raffreddori di testa o di
naso, nella pleurite, nella risipola, applicando le foglie,
cucite insieme, sulla parte dolorante.
Celidonia
Chelidonium maius, L.
NOMI DIALETTALI: Erba dai pòri, Zedrònega, Erba
dalle gruse.
DESCRIZIONE: Erba con succo color d'arancio; fusto
eretto, ramoso; foglie molli, biancastre di sotto, pennato-
sette, con 5-11 segmenti inciso-crenati, il terminale più
grande trilobo; fiori gialli in ombrelle terminali. H: comu-
ne tra i ruderi, le siepi, vicino alle abitazioni. P: l'intera
pianta e il lattice. F: Papaveracee.
L'estratto fluido in dose di gr. 0,5 a 2 si usa nella
gotta, nell'idropisia, se non per la cura diretta,
per arrestare il male e per lenimento. Il lattice per uso
esterno è efficace contro i calli, i porri e le verruche.
Chenopodio
Chenopodium bonus Henricus, L.
Nomi DIALETTALI: Spinazzi de mont, Calai, Comé-
de, ecc.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso, solcato (10-80
cm.); foglie verdi farinose, triangolari astate o saettiformi,
intere od ondose nei margini; fiori in racemi brevi, nudi,
in pannocchia terminale a spiga, fogliosa solo alla base.
H: nei prati grassi di montagna, attorno alle stalle e alle
cascine di monte. P: foglie e sommità. F: Chenopodiacee.
Questa pianta, oltre che somministrare una buona
insalata e servire di appresso, preparata come le spinacce,
viene adoperata come cataplasma da applicarsi sulle ferite
e sulle piaghe. Il Mattioli prescrive il succo contro la
rogna, lisciando e pulendo la pelle.
Ciclamino TAV. 3 N. 21
NOMI DIALETTALI: Pan porzin, Tiracò, Pipa, Erba
patata.
DESCRIZIONE: Foglie ovato-reniformi, crenulate, non
angolate; corolla rosea con la fauce formante un anello
intiero e di coloro più carico. H: luoghi ombrosi della
zona collina e montana. P: le foglie e i tuberi. F: Pri-
molacee.
Pianta velenosa, ma che viene usata contro i vermi e
per provocare le regole. Si usa 1 gr. di polvere in i
bicchiere di acqua. Le foglie verdi, contuse, si applicano
contro le enfiaggioni e sui tagli.
Cicoria selvatica
Cichorium intybus, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, divaricato, ramoso (20-90 cm.); foglie lanceolato-spatolate, rancinate o denta- te; capolini celesti come quelli della cicoria degli orti; involucro cilindrico; pappo con fogliette brevissime.
La Cicoria selvatica della famiglia delle Composte, è
tonica, depurativa, aperitiva nelle opilazioni del basso ven- tre e nei ristagni della vena porta. Si fa il decotto delle foglie, meglio ancora delle radici, nella dose di 20-30 gr.
in 180 di acqua.
Il. succo si spreme dalla pianta intera con la radice.
Preso in dosi da 40-100 gr. solo o bollito col latte, miglio- ra la secrezione, aumenta la potenza digestiva, e si usa anche nelle malattie che tendono a distruggere l'organi- smo. È sudorifero, aperitivo e quindi utile nelle opilazioni del fegato, della milza, delle glandole indurite, nelle scro- fole, nell'itterizia, nell'idropisia e isteria.
Cicuta rossa
Geranium robertianum, L. TAV. 10 - N. 75
DESCRIZIONE: Pianta spesso rossiccia, peloso-glando-
losa, fetida; foglie opposte, palmatosette a 3-5 lacinie pic-
ciolettate trifide, pennatifido-incise; sepali ovali lanceola- ti; petali lunghi il doppio del calice, rossi o rosei, cuneifor- mi. H: comune nei luoghi ombrosi dalla pianura alla zona subalpina. P: tutta la pianta. R: in autunno prima della disseccazione. F: Geraniacee.
La pianta si dissecca all'ombra, sospesa in aria a
mazzetti. Possiede buone qualità astringenti, vulnerarie, risolutive. Si prende il decotto al 60 per 1000 nell'angina, nelle emorragie e diarree.
Le foglie fresche schiacciate in un pannolino e appli- cate a ferite, tagli, punture, piaghe, le guariscono presto.
Questa pianta salutare, che sembra avere anche azione
radioattiva, si usa con buon esito nelle infiammazioni de-
gli occhi, della gola, dei denti, nei dolori nevralgici della
faccia e dei piedi. A tal uopo si fa l'impacco della pianta
fresca, contusa. Viene quindi adoperata ordinariamente
per uso esterno; presa interamente per dolori di stomaco e
di reni si usa sempre mescolata con il vino.
Cinquefoglio
Pontentilla reptans, L. TAV. 5 - N. 33
DESCRIZIONE: Fusti lunghi (20-60 cm.), gracili, pro-
strato-radicanti; foglie quinate, lungamente picciolate; fo-
glioline obovate lungamente seghettate nei 2 terzi superiori;
stipole lanceolate intiere; fiori gialli (2-3 cm.) pentame-
tri, ascellari con peduncoli uguali alle foglie o più lunghi;
tarbelli tubercolosi. H: sui margini delle strade e dei cam-
pi. P: tutta la pianta. F: Rosacee:
L'infuso giova contro la dissenteria, diarrea, colerina
e febbre intermittente. Le radici cotte nel vino servono
nell'emorragia e sputo di sangue.
Dose: 30-40 gr. in 1 litro d'acqua.
Cipolla
Allium cepa, L.
Pianta coltivata negli orti e da tutti conosciuta, è
della famiglia delle Gigliacee, della quale si adopera il
bulbo. Il decotto di cipolla misto a latte caldo, preso
mattina e sera, giova nei raffreddori, come calmante ed
espettorante. Le Cipolle sono molto diuretiche, prese per
bocca con vino o miele, o, se prese per uso esterno, si
applicano pestate al basso ventre o sui reni. Cotte sotto la
cenere e applicate sui flemoni, hanno azione emolliente;
messe nell'aceto per 3-4 giorni al sole o al caldo, servono
contro i porri e i calli.
Il vino di cipolla è rimedio specifico contro la nefrite
e l'albuminuria. Si mettono due cipolle tagliuzzate in un
litro di vino bianco e dopo sei giorni se ne beve un
bicchierino la mattina a digiuno.
Per sofferenti di reumatismo e acidi urici si fa la cura
di un mese circa, bollendo una cipolla ogni giorno in un
quarto di litro di latte zuccherato, bevuto il quale, si
mangia la cipolla.
Cipresso
Cupressus sempervirens, L.
Anche questa nobile e magnifica pianta della fami-
glia delle Conifere, oltre che essere ornamentale e prezio-
sa per il suo legno duro e persistente, fu riconosciuta fin
dall'antichità come medicinale potentemente astringente
e sudorifera. Si usa il decotto della scorza dei rami
giovani o dei frutti (noci) in dose di 20-40 gr. in 1 litro
d'acqua. È fortemente diuretico, astringente, sudorifero,
da usarsi a tazze nel reumatismo cronico, nelle febbri
intermittenti, e per uso esterno quale lavaggio o applica-
zione nelle emorroidi, nelle varici, nella menopausa, nelle
metrorragie. L'infuso prolungato delle foglie nell'alcool,
diluito con acqua dà una lavanda detersiva e cicatrizzante.
Coclearia
Cochlearia officinalis, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-30 cm.); foglie infe-
riori picciolate con lamina quasi tonda, concava, le supe-
riori cuoriformi-ovate dentate; fiori bianchi a corimbo, in
cima a corti fusticelli; pedicelli uguali alle siliquette o
più lunghi. H: qua e là nei boschi umidi, vicino alle acque,
associato ordinariamente al Crescione. P: tutta la pianta.
F: Crocifere.
La pianta contusa esala un odore irritante che fa
ricordare quello della Senapa. È assai apprezzata come
antiscorbutica. Si usa il succo fresco da 50-100 gr. Si
adopera pure solo o con acqua, quale gargarismo, per mal
di bocca e di denti, come pure per applicazione sulle
ferite.
Coda cavallina
Equisetum arvense, L. TAV. 6 - N. 48
Nomi DIALETTALI: Camonzina, Peciòi, Coa de caval,
Rasparèla, Coa de sghirlat, Couda dal giat.
DESCRIZIONE: Fusti fertili, precoci, semplici che peri-
scono dopo la maturità delle spore, con guaine quasi imbu-
tiformi a 9 denti lanceolati; fusti sterili verdi, con rami
tetragoni. H: comune nei luoghi umidi, nei campi morbi-
di, lungo le linee ferroviarie. P: tutta la pianta. R: in
pieno sviluppo. F: Equisetacee.
L'. Herba equisetis minoris» facilita l'orinazione, gio-
va contro l'idropisia, purifica il sangue, lo stomaco, la
Esso purifica lo stomaco, sconduce le orine, producendo-
vescica. Si prepara il the con 4-6 gr. in 1/2 litro di acqua.
ne in abbondanza, ristagna le perdite di sangue e le
emorragie.
Il decotto serve per impacchi e lavaggi nelle piaghe
marcescenti, nei tumori cancrenosi, nelle fratture e nella
carie ossea. Gettando una manata di gambi in un recipien-
te di acqua bollente, si ottengono vapori utili per crampi
di vescica, cistite e difficoltà d'orinare. Occorre però seder-
vi sopra in modo che il vapore circondi il basso ventre, e
impedendo con una coperta che il vapore possa sfuggire.
Esso ha un'azione speciale anche sull'acido urico. Conviene
però che la pianta' si rinnovi ogni anno. Da notarsi, infine,
che le odierne cave di carbone sono costituite in gran
parte dall'Equiseto marcito.
Colchicho
Colchichum autumnale, L. TAV. 6 - N. 43
NOMI DIALETTALI: Fior de l'autun, Fior del ligór,
Fior della mort, Gili mati, Ai mat, Lumate, Fior da la
néo.
DESCRIZIONE: Foglie larghe, lanceolate o bislunghe
(20-30 cm.) che spuntano in primavera, mentre i fiori
compariscono in autunno; perigonio con lembo circa 1
terzo del tubo, a lacinie erette, bislunghe o lanceolate,
ottuse, tutte screziate con 15-20 vene longitudinali ondula-
te. H: comune nei prati umidi di collina e di montagna.
P: semi e bulbo. R: i semi quando si apre la capsula, e i
bulbi in ottobre. F: Gigliacee.
Questa pianta ha proprietà diuretiche, narcotiche e
drastiche e serve a formare dei preparati contro la gotta e
i reumatismi. Essendo pianta velenosissima, tanto per le
persone che per il bestiame, è meglio lasciarla manipolare
dai chimici e dai farmacisti, e avvertire i bambini e i
pastori che non manipolino tale pianta. In caso di avvele-
namento, si adoperino vomitivi e la respirazione arti-
ficiale.
Comino dei prati
Crum Carvi, L. TAV. 7 - N. 53
NOMI DIALETTALI: Caréf, Caréo, Comin, Ciarèi,
Carieso.
DESCRIZIONE: Radice fusiforme; fusto eretto, ramo-
so, alto (30-60 cm.); foglie bislunghe bipennatosette con
segmenti opposti divisi; lacinie lineari acute; ombrelle
con 8-16 raggi; involucro e involucretto nulli o con 1-2
foglioline; fiori bianchi; frutto ovoide. H: assai frequente
nei prati magri di montagna. P: semi. F: Ombrellifere.
I semi riscaldano e sono digestivi; cotti nel latte (1
cucchiaio in 1 tazza di latte per 5 minuti) giovano nella
colica, nei crampi di ventre, nelle gonfiezze e nella cattiva
digestione. La polvere, presa nei cibi, nell'acqua, nel latte
o nel vino, mette in ordine lo stomaco, scaccia l'alito
cattivo, eliminandone i gas.
Per uso esterno, si fanno bollire i semi o la polvere
di essi: con quest'acqua si lavano gli occhi, le orecchie, e
giova nei dolori di testa e nei catarri degli stessi organi.
Consolida maggiore
Symphytum officinale, L. TAV. 11 N. 82
NOMI DIALETTALI: Erba per i pioci, Al, Spolpenazze.
DESCRIZIONE: Radice fusiforme, grossa, bruna; fusto
eretto (30-60 cm.); foglie ruvide, le inferiori grandi ovali
bislunghe lungamente picciolate, sessili e scorrenti; corol-
la bianca, roseo o violacea con denti corti curvati in fuori.
H: prati umidi e lungo i rigagnoli. P: foglie, fiori e radici.
F: Borraginacee.
Il decotto delle radici dà una bevanda rinfrescante,
calmante e astringente. Il decotto non deve essere prolunga-
to, perché in tal caso il tannino svaporerebbe. Questa
bevanda è giovevole nei catarri di petto, nelle diarree,
dissenterie, sputi sanguigni; nelle fratture interne ed esterne,
nelle lesioni, graffiature e screpolature della pelle,
nelle piaghe, nei nodi artritici, nelle glandole al petto, nei
dolori della matrice, facendo secondo i casi lavaggi o im-
pacchi. Dose: da 30-60-100 gr. in un litro di acqua bollen-
te. La radice cotta nel vino è eccellente nei disturbi polmo-
nari. La polvere della radice, fiutata nel sangue da naso, lo
fa cessare. Il the di fiori (2 gr. in 1 tazza d'acqua) giova
nelle affezioni di petto con catarro. Le foglie giovani, unite
ad altre verdure, si mangiano in insalata. Da notarsi che il
pelo del camello non si lascia lavorare, se non con la colla
che si estrae da questa pianta.
Consolida regale
Delphinium consolida, L.
Nomi DIALETTALI Speranzine, Speroni de caval,
Rèpe,
DESCRIZIONE: Fusto gracile a rami numerosi divergenti
(20-60 cm.); foglie biternate, decomposte in lacinie
lineari strette; racemi corti divergenti in pannocchia bassa;
barattee tutte semplici; peduncoli filiformi e patenti;
fiori bleu o bianchi, cassula acuminata. H: comune nei
campi di cereali. P: i fiori. R: in fioritura. F: Ranun-
culacee.
I «Flores calcatripae» o di santa Ottilia, vengono
adoperati nelle infiammazioni degli occhi. Detti fiori, ta-
gliuzzati e messi nell'acqua di rose e poi applicati agli
occhi, levano il bruciore e il rossore. Consolidano le ferite
e le piaghe, donde il nome. La polvere, presa in piccole
dosi con acqua, giova nelle acidità, nella secrezione della
bile, nella tosse e nei bruciori della vescica.
Coreggiola ( Centinodia)
Polygonum aviculare, L.
DESCRIZIONE: Fusti prostrati (10-50 cm.); foglie li-
neari lanceolate; guaine laciniate all'apice; fiori 2-4 al-
l'ascella delle fogliette achenio opaco, con le facce più o
meno scavate, granelloso-striate in senso longitudinale.
H: comune lungo le strade, negli orti, nelle piazze selciate
incolte. P: tutta la pianta. R: durante e dopo la fioritura.
F: Poligonacee.
Questa pianta preziosa usata fin dai tempi più remo-
ti, ha azione astringente, disciogliente e depurativa. Il the
di questa pianta è assai raccomandato dal Kneipp nella
colica, nell'emottisi di qualunque sorte, nel mal della pie-
tra schiacciando ed espellendo i calcoli, nei disturbi di
reni e di vescica. Questo the purifica la milza, il petto e lo
stomaco. Se ne bevono 2-3 tazze al giorno. Sulle piaghe,
tumori, ulceri si può usare la pianta fresca pestata o il
decotto (50-60 gr. in 1 litro d'acqua). La pianta cotta nel
vino è usata con ottimo successo nella diarrea, nelle me-
struazioni sovrabbondanti, nei fiori bianchi, nel bruciore
d'orinare.
Corniolo
Cornus mas, L.
NOMI DIALETTALI: Cornal, Cornalér, Cornelaro, Cor-
nolaro.
DESCRIZIONE: Arboscello; foglie opposte, ellittiche
acuminate; fiori gialli in piccole ombrellette sboccianti
prima delle foglie e fornite di un involucretto di 4 foglioli-
ne concave; drupa bislunga rossa. H: nei boschi vicino
alle campagne e nelle siepi lungo le strade di campagna.
P: foglie e frutti. F: Cornacee.
I frutti, quantunque acidi, si mangiano volentieri;
meglio se in composta con zucchero e vino. La conserva è
eccellente nella diarrea e dissenteria, specialmente dei
bambini, nelle perdite sanguigne e nella febbre intermit-
tente e palustre. I frutti immaturi e mezzo cotti, con foglie
di alloro e semi di finocchio, si conservano nell'acqua
salata come i peperoni. I semi torrefatti e uniti al caffè,
danno un grato odore di vaniglia (il famoso caffe vien-
nese).
Con le foglie disseccate, si ottiene un thè eccellente.
Crespino
Berberis vulgaris, L.
NOMI DIALETTALI: Crespin, Spini de croseta, Spino
de grèssole, Crespi, Scarpì.
DESCRIZIONE: Fruttice; foglie oblungate od ovate,
seghettato-cigliate, in fascetti nell'ascella di una spina 5-3
partita; racemi sostenuti da peduncoli lunghetti e a molti
fiori gialli con 6 sepali, 6 petali e 6 stami; la bacca è
rossastra allungata. H: comune in mezzo alle siepi, lungo
le strade e nei boschi cedui. P: foglie, germogli, bacche e
corteccia. F: Berberidacee.
Foglie e germogli giovani si mangiano in insalata e si
cuociono nella minestra. Le bacche servono per far bibite
rinfrescanti. Cotte con miele o zucchero, giovano come
aperitivo, promuovono l'orina e favoriscono l'appetito.
Non devono usarne i sofferenti di ventricolo, d'asma e di
ventosità. Il succo delle bacche somministra un buon aceto.
Un litro di questo succo è sufficiente per cambiare in aceto
100 litri di vino buono, se lasciato per alcuni giorni al
caldo. La corteccia interna, specialmente quella della radi-
ce, cotta o scottante, rinforza depurando; quindi si usa nei
mali di fegato, itterizia, costipazione, mal di reni e degli
organi secretori l'orina, nella colica renale. Si fa il thè in
dose di 40 gr. in 1 litro d'acqua.
Dente di leone
Leontodon Taraxaci, L. TAV. 7 - N. 55
NOMI DIALETTALI: Denti de cagn, Dentinciagn, Zico-
ria, ecc.
DESCRIZIONE: Rizoma troncato; foglie tutte basali in
rosetta, lanceolate dentate o pennatosette con lacinie stret-
te intere; capolini grandetti gialli, terminali a steli radican-
ti, dilatati in alto; foglie involucrali e sommità del pedun-
colo irsuti di peli; acheni più corti del pappo che è niveo.
H: comune nei prati, lungo le strade e luoghi erbosi fino
alla zona alpina. P: pianta e radici. R: le radici in autun-
no. F: Composte.
Le foglie e le radici sono buona insalata, anche se
cotte come le Spinacce; i bottoni dei fiori, posti in aceto,
sono succedanei ai capperi, come pure le radici tostate
sono succedanee al caffè. Questa pianta ha quasi le identi-
che proprietà della Cicoria selvatica. Come depurativa si
può fare la cura primaverile per 3-4 settimane con dieta
ragionevole, moto e aria.
Vedi: Cicoria selvatica.
Digitale
Digitalis purpurea, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-120 cm.); foglie to-
mentose, specialmente di sotto, crenulato-dentate; lobi del
calice ovali ottusi; corolla rossa porporina, talora volgente
al bianco, punteggiata. H: da noi coltivata negli orti. P: le
foglie. F: Scrofulariacee.
Quantunque pianta velenosa, essa possiede un'azione
benefica regolatrice del cuore. Dovendo ritirare la droga
dai farmacisti e dietro prescrizione medica, m'astengo dal
dettare le dosi, per evitare gravi inconvenienti. Noto qui
di passaggio che da noi si trova in buona quantità la specie
consimile con fiori giallo-chiari, con foglie e fiori più pic-
coli, la Digitalis lutea, L. Essa contiene poco digitalina e
cresce nei boschi cedui dalla zona collina alla subalpina.
Dulcamara
Solanum dulcamara, L.
Nomi DIALETTALI: Zucamara, Amar e dolz, Dolcia-
na, ecc.
DESCRIZIONE: Pianta inerme; fusto legnoso, sarmen-
toso, cilindrico (50-150 cm.); foglie cuoriformi-ovate,
spesso con orecchiette alla base; fiori violetti in cime
estrascellari; bacche piccole, ovate e rosse. H: frequente
nei luoghi umidi, fra i cespugli ombrosi, lungo i rivi. P: la
corteccia e i gambi giovani. F: Solanacee.
La Dulcamara gode fin dall'antichità fama di depura-
tivo, diuretico e sudorifero. Si usa l'infuso di 20 gr. in 1
litro di acqua bollente nei catarri polmonari cronici, nei
dolori reumatici, nella sifilide e nelle malattie della pelle.
Nei foruncoli, nei tumori, nei reumatismi e nell'eczema si
bolliscono insieme 4 manate di foglie e sommità fiorite,
125 gr. di farina di lino, 200 gr. di sugna e 1000 gr. di
vino rosso. La bollitura si protrae sino a consistenza e si
applica sulla parte malata.
Ebbio
Sambucus ebulus, L.
NOMI DIALETTALI: Sambuch salvadegh, Sambughi
mati, Eglo.
DESCRIZIONE: Fusto erbaceo, eretto (50-150 cm.);
foglie grandi pennatosette con 5-9 segmenti acuminati,
seghettati; stipole fogliacee, seghettate; fiori bianchi tutti
pedicellati; bacche globose, nere con succo color rosso
sangue. H: nei margini dei boschi, dei terreni incolti e
lungo le rive dei fossi. P: foglie, frutti e corteccia della
radice. R: foglie e frutti a maturità; la corteccia in autun-
no. F: Caprifogliacee.
Edera
Hedera Helix, L. TAV. 3 N. 23
NOMI DIALETTALI: Erla, Elina, Ellera, Rèlo.
DESCRIZIONE: Fusto legnoso, rampicante, ramoso;
foglie sparse, coriacee, persistenti, lucenti, cuoriformi, po-
ligone con 3-5 lobi triangolari acuminati; fiori piccoli ver-
dastri in ombrelle quasi globose con raggi numerosi; frut-
to: bacca globosa nera. H: comune nei luoghi freschi e
ombrosi. P: foglie e bacche. R: estate-autunno. F: Ara-
liacee.
Le. foglie, cotte a lungo nell'acqua, danno un liquido
salutare per impacchi sui tumori, piaghe maligne, forunco-
li, varici; fanno uscire il pus, pulendo così i tumori. Se
cotte nell'aceto, servono contro la rogna e la tigna, lavan-
do le parti infette mattina e sera.
Le bacche sono purgante drastico e se ne usano da 8
a 10 nelle costipazioni. Schiacciate e poste nel vino scac-
ciano i calcoli e la renella. Si prende di quando in quando
un bicchiere. Attenzione però, perché dette bacche sono
velenose. I semi, ridotti in polvere (100 gr. in un litro di
vino, messi in macera per 48 ore) sono un rimedio eccel-
lente contro le affezioni nervose, nella emicrania, nelle
vertigini, nelle palpitazioni e nell'idropisia. Se ne prende
un bicchiere la mattina e uno la sera. Con l'infuso delle
foglie si lavano e si levano le macchie dai vestiti di lana e
di seta. Prima di lavarli si lasciano in composta qualche
ora.
Edera terrestre
Glechoma hederacea, L. TAV. 5 - N. 38
DESCRIZIONE: Fusti prostrati, radicanti (20-80 cm.);
foglie reniformi-rotonde, crenate, tutte picciolate; fiori in
fascetti ascellari di 2-3; calice tuboloso a denti ovali acu-
minato-setacei; corolla rosso azzurra, lunga il triplo del
calice con lobo medio piano a cuore rovesciato. H: comu-
nissima ai margini dei campi, nelle siepi, nei luoghi erbosi
e località fresche. P: tutta la pianta. F: Labiate.
Il the e il succo (20-50 gr. in 1 litro d'acqua),
giovano nello sputo di sangue, in tutte le malattie di petto
con espettorazione mucosa, nella tisi incipiente, nel gozzo,
nel mal di gola, nella tosse secca, ribelle, nella polmonite,
nelle malattie urinarie. Questo the e anche gustosissimo, e
si presta meglio del thè cinese. L'erba si può usare anche
come insalata e nella minestra.
Come the pettorale si può unire benissimo con il
Millefoglio, Farfaro e Veronica officinale.
Enula
Inula Helenium, L.
DESCRIZIONE: Radice grossa, carnosa; fusto eretto,
grosso, striato (90-150 cm.); foglie ovato-lanceolate, acu-
te, dentate, vellutato-lanose di sotto, le inferiori grandi
(30-50 cm.) picciolate, le superiori cuoriformi abbraccian-
ti; capolini grandi gialli; linguette numerose, strettissime,
acheni tetragoni, glaberrimi. H: sporadica qua e là nei
luoghi umidi montani. P: le radici. F: Composte.
L'Enula ha proprietà antispasmodiche, disinfettanti,
purgative, moderatrice della secrezione bronchiale, come
pure eccitanti delle vie digestive e urinarie. In decozione:
15-30 gr. di radici in 1 litro d'acqua e la macerazione di
80 gr. per 8 giorni in 1 litro di vino. Questo specialmente
da usarsi nelle bronchiti cagionate da influenza.
Epatica
Anemone Hepatica, L.
NOMI DIALETTALI: Viole mate, Erba Trinità, Viole.
DESCRIZIONE: Rizoma breve, nerastro; foglie inferio-
ri nerastre cuoriformi, trilobe a lobi ottusi; steli lunghi
quanto le foglie; uniflori; fiore violetto o biancastro, rare
volte rosa; involucro a foglioline intere ovali; carpelli
bislunghi tomentosi, terminanti in punta corta e glabra.
H: comune nei boschi fino alla zona subalpina. P: le
foglie. R: l'estate. F: Ranunculacee.
L'Anemone epatica è fra le prime pianticelle che ci
annunciano la primavera. Essa possiede qualità astringen-
ti, e il the di foglie disseccate vale contro lo sputo di
sangue. Le foglie fresche pestate servono quale vescicato-
rio, applicate sui paterecci (panarizzi).
Epitimo
Cuscuta epithymum, Murr.
DESCRIZIONE: Fusto ramoso; fiori rossastri o bian-
chi, raccolti in glomeruli; lobi del calice piani o subcilin-
drici; corolla 4-5 partita con tubo uguale al lembo o più
lungo; squame ipostaminee occludenti il tubo, moltidenta-
te; stili due distinti più lunghi dell'ovario; stimmi filifor-
mi; cassula deiscente. H: comune fino alla zona alpina. P:
la pianta intera. F: Convolvulacee.
Questa pianta parassita, di molteplici varietà, che por-
ta ingenti danni alle colture e che i nostri contadini chia-
mano «Erba dal foc», perché distrugge, è pur pianta medi-
cinale. Essa è leggermente lassativa, colagoga, ma molto
più usata per le sue virtù carminative. Si prescrive il 2%,
dell'estratto, da berne 2-4 cucchiai prima dei pasti.
Erba cornacchia
Sysimbrium officinale, Scopoli
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso, divaricato
(20-30 cm.); foglie inferiori lirato-roncinate, le superiori
astate; fiori piccoli gialli in racemi terminali nudi; silique
lineari lesiniformi, appressate alla rachide, con tramezzi
sottili, trasparenti. H: nei luoghi incolti, lungo le strade di
campagna, intorno ai depositi di macerie. P: tutta la pian-
te. R: in fioritura. F: Crocifere.
Tutta la pianta contiene una sostanza solforosa, la
quale, a contatto con la mucosa, provoca secrezione bocca-
le e faringea, e per continuità anche laringea e bronchiale.
Quindi si usa nella raucedine, nella secchezza di gola, nei
dolori e infiammazioni delle vie respiratorie. Si fa il decot-
to di 16 gr. in una tazza d'acqua. È preferibile la pianta
fresca; se secca, deve essere all'asciutto e riparata dall'aria.
Erba s. Barbara
Barbarea vulgaris, R. Br.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, angoloso, ramoso in al-
to; foglie lucenti, le basali lirate, con lobo terminale roton-
do, cuoriforme; le superiori obovate, dentate a denti disu-
guali, ottusi; fiori gialli; peduncoli grossetti, arcuati, ascen-
denti; silique lunghe, lineari, le più giovani eretto-patenti.
H: nei luoghi umidi e lungo i fossi e corsi d'acqua. P:
tutta la pianta. F: Crocifere.
L'Herba sanctae Barbarae» si usa per le fistole e
tumori, applicando l'erba contusa.
Le foglie sono un ottimo alimento e si usano come le
spinacce o in insalata, essendo la pianta verde anche l'in-
verno, associata al Nasturzio.
Erba fragolina
Sanicula europaea, L. TAV. 9 N. 65
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato semplice (20-40
cm.) con uno-due rami in alto; foglie quasi tutte basali,
lungamente picciolate, palmato-partite, con 3-5 lobi rom-
boidali inciso dentati; ombrella terminale irregolare con
2-8 raggi disuguali; fiori quasi sessili poligami, rossicci;
frutto ovoideo irto da aculei uncinati. H: nei boschi umi-
di, ombrosi della zona montana e subalpina. P: foglie e
radici. F: Ombrellifere.
L'<<Herba Saniculae sanctae Diapensae» è inodora e
di sapore acre. Le foglie e le radici servono quale empia-
stro sulle ferite e ascessi. Il the unito con miele serve
come gargarismo contro il mal di gola e di bocca. Le foglie
polverizzate (una punta di coltello) sono stomachiche e
digestive. Il succo, preso sullo zucchero, stagna il sangue e
ferite interne.
Erba peperina ( Filipendola)
Spiraea Filipendola, L.
DESCRIZIONE: Radice con fibre ingrossate in tuberco-
li; fusto eretto semplice, poco foglioso (30-60 cm.); foglie
lanceolate allungate, pennatosette a segmenti numerosi
(15-20 coppie) pennatifido seghettati; fiori bianchi in ci-
ma terminale; petali obovati con lingua corta; stami più
corti dei petali. H: qua e là nei prati di montagna e nei
boschi chiari erbosi. P: foglie, fiori e tuberi. F: Rosacee.
Con le radici di questa pianta si preparano decozioni
astringenti e diuretiche; quindi si adoperano contro la
diarrea e dissenteria e nella ritenzione d'orina: dose:
30-60 grammi in 1 litro d'acqua.
Anche le foglie e i fiori hanno proprietà astringenti e
purgative.
Erba radioli
Asplenium adianthum nigrum, L
DESCRIZIONE: Foglie lucenti d'un verde scuro bitri-
pennatosette; lobi dei segmenti dentati. H: sui muri vec-
chi delle strade e delle case diroccate. P: tutta la pianta.
R: in ogni tempo. F: Polipodiacee.
Tutta la pianta ha una leggera azione aperitiva, petto-
rale, emolliente, come il Capelvenere, benché inferiore a
questo.
Erba vescicaria (Senna falsa)
Colutea arborescens L
DESCRIZIONE: Arbusto a foglie impari pennate, con
3-5 coppie di foglioline obovate, spesso smarginate; stipo-
le piccole lanceolate; fiori 2-6 gialli in racemo ascellare
peduncolato; calice a tubo corto, coperto di peli neri appli-
cati; legume pendente a guisa di vescica, con pareti traslu-
cide venate. H: nei boschi cedui esposti al sole della zona
collina e montana. P: le foglie. F: Papilionacee.
Questa pianta ha un'azione lassativa, simile alla vera
Cassia proveniente dall'Africa. Si adoperano i semi, ma
più spesso le foglie. Infuso: 30 gr. in 1 litro d'acqua.
Erba vetriola
Parietaria officinalis, L
NOMI DIALETTALI: Vedriola, Erba cristallina.
DESCRIZIONE: Fusti erbacei eretti (20-40 cm.) per lo
più semplici; foglie ovato-lanceolate; fiori poligami in ci-
ma. H: nelle macerie e sui muri. P: la pianta. F: Ur-
ticacee.
Tutta la pianta contiene mucilaggine & molti nitrati,
ai quali è dovuta l'azione diuretica, emolliente, pettorale,
risolvente, conosciuta fin dall'antichità. Si fa l'infuso di 30
gr. in 1 litro di acqua. È sempre meglio adoperare la
pianta fresca. Si adopera nell'idropisia, nella nefrite, nei
calcoli, nella renella e in tutte le affezioni della vescica.
Pestata, si usa come cataplasma sui tumori e sulle ferite. E
pure usata ovunque per pulire i vetri.
Erba vetturina
Melilotus officinalis, Desr.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (30-100 cm.);
foglioline lunghe 1, 2'/2 cm.; obovate nelle foglie inferio-
ri, bislunghe nelle superiori, seghettate; fiori odorosi in
racemi lunghi, calice intiero con 5 nervature e denti disu-
guali; frutto ovale reticolato, rugoso, ottuso. H: nei campi,
sui muri e nei luoghi incolti. P: le foglie e sommità
fiorite. R: da maggio a giugno. F: Leguminose.
Pianta simile all'erba medica (erba spagna) ma con
foglie più piccole e più ramificata, con fiori gialli a spica
(più raro bianchi) d'un aroma assai gradevole. Le foglie e
le sommità fiorite sono emollienti, carminative e -risolutive.
Si impiegano contro le infiammazioni, nelle malattie
degli occhi, e in cataplasmi nei tumori, tagli, ferite. A tal
uopo si prendono 200 gr. di olio di olivo, una manata di
Meliloto e si lascia in infusione a bagnomaria per 2 ore;
indi s'imbottiglia e si usa a tempo opportuno. Per dolori
della matrice si usano compresse.
Erica minore
Calluna vulgaris, L. TAV. 4 - N. 28
DESCRIZIONE: Fusto eretto molto ramoso; foglie opposte
in 4 serie, trigone, gibbose alla base; calice scarioso-
petaloideo. H: nei boschi cedui della zona montana. Fiori-,
sce in autunno, a differenza della Erica carnea, L., detta
dai nostri contadini — Brocon, Farlet — che fiorisce in
principio di primavera. P: tutta la pianta. F: Ericacee.
Le foglie e le sommità fiorite hanno proprietà astrin-
genti, decongestionanti, toniche e diuretiche. Si prescrive
la decozione di 15 grammi di foglie e fiori in 100 gr. di
acqua. Si usa pure con buon effetto nelle cistiti.
Erioforo
Eriophorum latifolium - TAV. 12 - N. 9
Hoppe
NOMI DIALETTALI: Piumini, Spazzeti de palù, Piu-
mazzi bianchi.
DESCRIZIONE: Rizoma corto, obliquo; fusti quasi
trigoni (30-50 cm.), foglie lineari piane, trigone all'apice;
spighette nemorose, alla fine pendenti; peduncoli assai
scabri, quasi divisi; acheni bruni, obovato-bislunghi, arro-
tondati e senza punta all'apice. H: nelle torbiere, stagni,
prati paludosi delle valli. P: fiore. F: Ciperacee.
L'Erioforo è rimedio specifico e pronto contro la
diarrea, tanto degli uomini che delle bestie. Si fa l'infuso.
Eguale virtù hanno pure le foglie di rovo di monte, man-
giate così quale companatico con il pane.
Eucalipto
Eucaljptus globulus, Labil.
Albero originario dell'Australia, ma ora acclimatato
e coltivato in molte regioni d'Italia. Foglie alterne coria-
cee, persistenti, piegate a falce, d'un bel verde scuro; fiori
tetrametri, solitari o raggruppati all'ascella delle foglie;
frutto a bacca. P: le foglie. R: in ogni stagione. F:
Mirtacee.
Le foglie sono toniche, astringenti, febbrifughe,
antispasmodiche e si usano quindi con efficacia nell'asma,
nelle bronchiti croniche, in tutte le forme catarrose e nelle
malattie del tubo digerente. Si fa l'infuso di 20-30 gr. in 1
litro di acqua. Nell'asma si fanno fomentazioni di un pizzico
di polvere su di una lamina di metallo arroventata.
Sono pure indicate contro il diabete (bollire 7 gr. in 150
di acqua).
Eufrasia
Euphrasia offtctnalis, L. TAV. 1 N. 8
DESCRIZIONE: Fusto eretto (5-20 cm.); foglie sessili
ovate con denti ottusi nelle inferiori e acuti nelle superio-
ri; calice glandoloso, villoso; fiori bianchi, striati violetto
con palato giallo. H: ama i pendii erbosi, i prati con
piante latifoglie, i prati magri di monte, fino alla zona
alpina. P: tutta la pianta. R: in fioritura e dopo. F: Scrofu-
lariacee.
L'«Herba euphrasiae» si usa per il mal di occhi,
lavandoli con l'acqua bollita della pianta, o sovrapponen-
dovi una pezza bagnata nella stessa acqua. L'acqua per gli
occhi si prepara con queste dosi: 60 gr. di acqua di eufra-
sia, 60 gr. di acqua di rose (petali bolliti), 4 gr. di aloè, e
un grammo e mezzo di sale 'di piombo; si mischia bene
agitando prima dell'uso. Se ne fanno cadere ogni sera
alcune gocce sugli occhi, mediante il contagocce, o con
una spugnina pulita. Nelle malattie di occhi, si può usare
anche internamente sia il the, come il sugo: migliora il
sangue, favorisce la digestione, rinforza lo stomaco e mi-
gliora i succhi gastrici. La polvere, immersa nel latte, bro-
do o acqua, è rimedio popolare contro l'itterizia e la debo-
lezza di ventricolo.
Evonimo
Evonymus europaeus, L.
NOMI DIALETTALI: Barete da pret, Cor de frate, Cio-
petine, Bassibèch, Bine de pan.
DESCRIZIONE: Frutice con rami giovani tetragoni, li-
sci; foglie opposte, bislunghe lanceolate, acuminate, se-
ghettate; petali bislunghi biancastri; stami eguali al calice;
cassule 4 lobe e lobi ottusi. H: comune nelle siepi e nei
boschi, fino alla zona subalpina. P: la corteccia della radi-
ce e i semi. F: Celastracee.
I frutti di questa pianta sono fortemente emetici e
purgativi. Tre o quattro sono bastanti per ottenere un
effetto energico, quindi poco consigliabili, perché drastici
e velenosi. La decozione per uso esterno, tanto dei frutti,
come della corteccia della radice, serve come impacco e
insetticida, nella cura della scabbia e della rogna. Dal. suo
legno si ricava un carbone eccellente per la polvere da
schioppo. Anche la cenere proveniente dall'evonino serve a
pulire la testa dalla forfora e dai parassiti.
Faggio
Fagus silvatica, L.
Nomi DIALETTALI: Fòvo, Fòo, Fòvi, Fo, Faghèr,
Fagàro.
DESCRIZIONE: Foglie ovali, superficialmente denticolate,
cigliate nel margine, a nervature sporgenti. H: comune nella
zona montana. P: faggiole, corteccia, libro. F: Copulifere
Le faggiole contengono i 16-17% di olio; 50 kg.danno
6 kg. di olio fino e 2 di torbido: il primo sostituisce
benissimo l'olio d'olivo; il secondo serve per ungere e bruciare.
La corteccia dei rami giovani serve come quella della quercia, se raccolta in primavera, specie nelle febbri inter- mittenti. Dose: 15 gr. di corteccia secca, o 30 di verde, bollita, in un quarto d'acqua.
Il creosoto si ricava pure dal legno di faggio. Il medico
lo prescrive nelle malattie polmonari, nella diarrea, nelle fermentazioni eccezionali del ventricolo, nella dissen- teria, nel catarro intestinale, nel diabete, contro i vermi. Per uso esterno si adopera nei cancri, negli ascessi, nell'in- fiammazione alla bocca, nei denti infetti e cavi. Attenzione però, perché il creosoto infetta i denti sani. La cenere bollita dà un'eccellente potassa.
Farfaraccio
Petasites officinalis, Mönch
NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Capelazzi, Patacrem,
Baldana, Rodele, Pié de mussa.
DESCRIZIONE: Fusto eretto lanoso (30-50 cm.); fo-
glie basali grandi cuoriformi o reniformi, angoloso-denta-
te, con lobi basali sporgenti nell'insenatura, pubescenti di sotto; capolini rosei o biancastri in tirso conico, alla fine allungato; foglioline involucrali lineari-bislungo ottuse. H: luoghi umidi, vicino alle sorgenti, lungo i corsi d'ac- qua. P: le foglie, i fiori e i rizomi. F: Composte.
Le radici o rizomi cotti nel vino giovano contro
l'asma unita a tosse, nell'artrite, nella febbre, nei dolori della vescica; è emolliente, aperitiva. e sudorifera. Con le foglie e i capolini si fanno infusi espettoranti e calmanti della tosse. Dose: 50 gr. in un litro d'acqua. Le foglie pestate servono quale detersivo contro le piaghe ulcerose. La polvere della radice si usa essa pure a cospargere le piaghe e i tumori maligni.
Farfaro
Tussilago Farfara, L. TAV. 6 N. 45
NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Erba de la toss, Capele-
ti, Capule, Rodele, Stàlfera, ecc.
DESCRIZIONE: Fusti eretti, semplici, lanosi (10-20
cm.); rizoma grosso; foglie basali svolgentisi dopo i fiori,
cuoriformi, rotonde, angolose, bianco-tomentose di sotto
con cauline lanceolate squamiformi. H: luoghi umidi, ar-
gillosi e lungo i rivi e i fiumi. P: fiori, foglie, radici. R:
fiori quando stanno per sbocciare, le foglie in estate, le
radici in primavera e autunno. F: Composte.
I fiori gialli sono i primi che compariscono in tutte le
zone, appena sdiacciato il terreno, o appena sparita la
neve. Fioriscono e sfioriscono prima che spuntino le fo-
glie; da qui il nome — filius ante patrem. — Il the dei fiori
(un pizzico in un quarto d'acqua), preso nella stagione
umida e fredda, giova contro la tosse e i catarri. Se ne
prende una tazza mattina e sera. Eguale virtù hanno pure
le foglie. Le radici, raccolte prima della fioritura, danno
un buon the per i polmoni, nelle febbri etiche, nei flussi
catarrosi e nelle scrofole. Il decotto forte, fatto di fiori,
foglie e radici, serve per impacchi nei tumori. Nell'asma e
tosse si fumano le foglie.
Felce maschio
Polypodium filix mas, L. TAV. 4 N. 29
NOMI DIALETTALI: Féles-i, Far, Farni, Fèlése, Flefs,
Flees,
DESCRIZIONE: Rizoma grosso; foglie bislungo-lanceo-
late (40-80 cm.), pennatosette con segmenti lanceolati,
pennato-partiti, a lobi bislunghi, ottusi o quasi troncati,
scabri. H: comune nelle radure dei boschi, nei luoghi
ombrosi e fra i cespugli. P: la radice. R: autunno-primave-
ra. F: Felci.
La radice della felce maschio, che ha odore sgradevo-
le, sapore pizzicante e amaro, è rimedio insuperabile per
l'espulsione della tenia (verme solitario). Si libera il rizo-
ma da tutte le squame, senza lavarlo nell'acqua, si estrae
la parte giallo-verde interna. Si prende la dose di 12-15
gr. di polvere a digiuno, in 200 gr. di acqua. Due ore
dopo, si prende una buona dose di olio di ricino. Per
aiutare l'evacuazione del parassita, si usa prendere un'insa-
lata di aglio, cipolle e arringhe. Però è sempre meglio
interessare il medico, per evitare seri inconvenienti, perché
detto rizoma e assai velenoso.
Il letto più salutare per le persone che patiscono
crampi, dolori alle articolazioni, reumatismi, è quello di
involgere il corpo in un sacco ripieno di Felci secche. Il
sonno, in questo letto singolare, porta il perfetto riposo.
Per di più, in tal letto non vi possono regnare nè pulci, nè
cimici. La radice di felce maschio cotta nell'aceto, si ado-
pera per far frizioni contro il gozzo, con buon esito. Nel
reumatismo, nelle lombaggini, nei dolori articolari, nella
sciatica, nei nodi artritici, si fa l'impacco delle foglie verdi
sulle parti doloranti. Dapprincipio si sente un dolore più
forte, ma poi svanisce affatto. Per sordità, causata da
raffreddori, si usa riposare la testa su di un cuscino ripie-
no di foglie verdi, e l'udito ritorna interamente.
Il Professor Antonelli direbbe che nella pozione che
si dà per espellere la tenia, non si può far susseguire olii,
ma calomelano, gialappa o convolvolo delle siepi. I bagni
ai piedi fatti per alcuni giorni con queste radici bollite
fortemente, levano i dolori spasmodici e gottosi; applicate
ai piedi, levano l'infiammazione.
Fieno greco
Trigonella foenum graecum,
DESCRIZIONE: Pianta erbacea importata dall'Oriente
e da noi coltivata nei giardini e nei prati. Raggiunge l'altez-
za di 30-40 cm. simile al Trifoglio con foglie trifogliate,
ovali, bislunghe e cinericce nella pagina inferiore; fiori
bianco-giallastri; frutto una siliqua lunga terminante in
forme di corno; semi giallo-dorati, duri, solcati. R: giu-
gno-settembre. F: Leguminose.
I semi sono molto medicinali, usati ancora dagli Ara-
bi come emollienti e dissolventi.
Il the dei semi (bollirne due cucchiai in 1 quarto di
litro di acqua) serve quale stimolante degli organi digeren-
ti, nella diarrea, colica, ventosità e nelle infiammazioni
della pelle. Con la farina si fanno impiastri contro tumori,
foruncoli, ulceri, gonfiori, piedi piagati; disciolgono le
materie putride, puliscono, chiudono le ferite e gua-
riscono.
Con l'acqua si fanno gargarismi per le tonsilli infiam-
mate. I cataplasmi si fanno con 3-4 cucchiai di farina, un
)o' di acqua con dell'aceto da renderli consistenti.
Finocchio
Foeniculum officinale, Allioni
H: qua e là nei luoghi incolti e secchi, coltivato
ovunque.P: il frutto. F: Ombrellifere.
Il frutto del finocchio è usato in medicina, come
l'anice e il cumino tedesco. Esso è stomachico, diuretico,
carminativo, risolvente, galatoforo (che favorisce
la secrezione del latte). Si usa l'infuso al 10% d'acqua.
Anche le radici,
specialmente allo stato fresco, sono diuretiche e
carminative. Si fa l'infuso: da 20 a 50 gr. in un litro acqua.
Le radici si mangiano in insalata come il sedano.
Il finocchio arresta pure il singhiozzo e il vomito.
Per uso esterno sono raccomandati i cataplasmi per conser-
vare e migliorare la vista, negli ingorghi delle mammelle e
nei tumori maligni.
L'acqua, nella quale si sono bolliti i semi serve per la
testa contro le croste e la tigna e per gargarismi.
Fiordaliso
Centaurea Cyanus, L.
NOMI DIALETTALI: Batiségola, Conovani, Scoate tur-
chine, Flor blavéta, Glorini.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (30-80 cm.); fo-
glie basali trifide, pennato-partite o intiere, le successive
inferiori dentate alla base, le superiori sessili lineari, affat-
to intere; capolini mediocri terminali ovoidi; squame invo-
lucrali ovato-lanceolate, dentato-cigliate, con cigli piani
argentini; fiori del raggio azzurri, di rado bianchi o rosei;
pappo quasi uguale all'achenio. H: nei campi di cereali.
P: la pianta fiorita. F: Composte.
Questa pianta, una volta in rinomanza, oggi ha per-
duto il suo primiero prestigio; tuttavia è adoperata anche
adesso contro la tosse, ed è diuretica e lassativa. È pure
usata contro il bruciore degli occhi. A tale scopo si fa il
decotto di fiori, e con l'acqua si lavano gli occhi rossi o
infiammati.
Fiori di fieno
L'infuso, con 3-5- manate nell'acqua bollente e chiuso
in un vaso, o lasciato bollire per 15 minuti, è utile per
molte malattie, quale aperitivo, risolvente e tonico. Si usa
di solito: per pediluvi, nel caso di piedi gelati, sudore
putrido, ferite, schiacciamenti, stasi nella circolazione del
sangue, artrite, incallimenti, duroni, tumori delle unghie,
e piedi suppuranti aperti. Per impacchi e involti, nel reu-
matismo, anche articolare, artrite, male di stomaco, scrofo-
le, tumori, gonfiezze, ascessi.
Gli involti giovano pure nella rosolia (rosa pila, risi-
pola), se l'infuso è usato a caldo, nell'orticaria, scarlattina
e nefrite.
Nelle intossicazioni del sangue, si involge per tempo
nell'infuso caldo e cocente, osservando che la fasciatura
che copre con i fiori la parte malata deve restar ferma per
parecchie ore, bagnandola invece con acqua caldissima
dell'infuso. In tal modo il veleno viene cacciato.
I vapori di fiori di fieno si usano, come quelli della
d'orinazione e nei mali di vescica di tutte le specie.
coda cavallina, contro l'idrope incipiente, nelle sofferenze
Fragola
Fragola Vesca, L.
Pianta conosciutissima, e quindi non ha bisogno di
descrizione. H: ovunque fino alla zona alpina. F:
Rosacee.
Il frutto giova nell'artrite, nella disposizione all'apo-
plessia, nella pienezza di sangue, nell'obesità, nei mali di
fegato, nei disturbi intestinali, nell'emorroidi, nei disturbi
generali della sensibilità. Si prendono sempre con zucche-
ro e vino. A certe persone, specialmente donne, dal man-
giarne avvengono eruzioni cutanee; però tale conseguenza
non è nè pericolosa, nè dannosa.
Il succo è indicato nell'artrite, nella podagra, nel mal
della pietra, contro i vermi, e in modo particolare nella
stitichezza.
Il rizoma e le foglie in decozione (2 gr. per una tazza
d'acqua) servono contro i catarri intestinali, nelle affezioni
della mucosa boccale, per i sedentari, per i nervosi e nelle
costipazioni.
Questi frutti sono indicatissimi per espellere gli acidi
urici; così pure possono usarne con grande vantaggio i
tisici, gli anemici, i clorotici per gli elementi minerali che
contengono.
Frangola
Rhamnus Frangula, L.
DESCRIZIONE: Fruttice o arboscello; foglie alterne, caduche, ellittiche, acuminate, affatto intiere; stipole lesi- niformi; fiori ermafroditi, pentandri; stimma a capolino drupa globosa, rossa e poi nera. H: nei boschi umidi e freschi, lungo i corsi d'acqua. P: corteccia. F: Ramnacee.
La corteccia di frangola è antipiretica (contro la feb-
bre) antielmintica (contro i vermi), e anche purgativa: è
un comodo succedaneo del costoso rabarbaro. Giova con- tro l'emorroidi, nei dolori di fegato e di milza, negl'ingor- ghi e nell'idropisia. Si prescrive l'infuso di 30-40 gr. in '/2 litro d'acqua. L'estratto della corteccia interna si adopera
quale lavaggio contro la rogna, tenia e altre malattie della
pelle.
Quale blando, ma efficace, purgante, si usa il decotto di 15-20 gr. di scorza ben secca in 1 litro di acqua. Esso non produce nè irritazione delle mucose, nè rilasciamento intestinale, nè intossicazione; anzi il Dottor Leclerc
Lo indica perfino alle donne in stato interessante, e a tutti
che patiscono stitichezza proveniente da dolori inte- stinali.
Frassino comune
Fraxinus excelsior, L.
DESCRIZIONE: Albero; foglie dispari pennate, con
foglioline da 9-13 ovali lanceolate o bislunghe, seghettate,
sessili. H: comune nelle località fresche della zona monta-
na e subalpina. P: la corteccia e le foglie. R: quando le
foglie distillano una specie di gomma (manna), il che
avviene in maggio-giugno. F: Oleacee.
Le foglie e la corteccia, specialmente quella della
radice, contengono molto tannino e sono febbrifughe, antireumatiche,
diuretiche e purgative. Si usa la decozione Dose: 20 gr.
di foglie in 200 d'acqua, nelle affezioni
reumatiche e gottose. Le foglie hanno un'azione purgativa
simile a quella della senna: (decozione di 15 gr. in 250 di
acqua). Nell'idropisia, si adopera il decotto della radice al
10%. Eguale dose si adopera pure nelle febbri e nei mali
di fegato. Si può usare anche un cucchiaio di samare, in
una tazza d'acqua bollente. Samare vien chiamato il
frutto.
Le foglie di Frassino sono pure efficaci nel reumati-
smo e nella gotta, come pure nell'artrite. Dose: infuso di
8-10 gr. di foglie tagliuzzate in 250 di acqua che si lascia
sedare per 15-20 minuti, che si beve a caldo, o la decozio-
ne per 6-8 minuti nella stessa dose, lasciando raffreddare.
La radice ha più forte azione diuretica.
Fumaria
Fumaria officinalis, L.
DESCRIZIONE: Pianta un po' glauca; foglie bipennate
e a segmenti piani, bislungo-lineari; sepali ovato-lanceola-
ti, dentati, lunghi circa 1 terzo della corolla e di questa
più stretti; frutti eretto-patenti, più larghi che lunghi, glo-
boso-troncati e quasi smarginati all'apice. H: comune nei
campi, negli orti, lungo le strade e sui muri vecchi. P:
tutta la pianta. R: in fioritura. F: Papaveracee.
Questa piantina ha proprietà toniche, risolutive, de-
purative, sudorifere. Si usa nell'itterizia, nello scorbuto,
nelle malattie della pelle. Dose: infuso: 100 gr. di fuma-
ria in 250 d'acqua. Se ne prendono due o tre tazze al
giorno, per una settimana, come tonico e depurativo, nel-
l'itterizia, e negli ingorghi del basso ventre. Nell'arterio-
sclerosi riesce ottimo ipotensore.
L'infuso di fumaria è adoperato con grande vantag-
gio nelle serpigini e malattie cutanee, lavando con esso le
parti malate. Tanto nell'infuso, come nel succo, si può
unire il dente di leone che possiede quasi le stesse qualità.
L'estratto si ha scottando l'erba secca nell'acqua bollente;
si lascia sedare e, filtrando il liquido, si cuoce con zucche-
ro fino a renderlo denso. Se ne prendono 3-4 gr. al dì,
solo con acqua.
Gallio giallo
Gallium verum, L. TAV. 7 N. 54
DESCRIZIONE: Fusto rigido eretto, oscuramente ango-
loso (20-50 cm.); foglie in verticelli di 8-12 (1-3 cm.),
strettamente lineari, quasi setacee, lucenti di sopra, bianca-
stre o brevemente pubescenti di sotto; fiori gialli, odorosi,
in pannocchia bislunga, ramosissima e densa; frutti lisci,
glabri o pelosi. H: comune in tutti i prati e luoghi erbosi
asciutti. P: tutta la pianta fiorita. F: Rubiacee.
Il Gallio giallo fu già adoperato come antiisterico e
antiepilettico, e si usa anche adesso come rimedio contro i
flussi di sangue e nelle scottature. In qualche luogo si
adopera l'infuso per preparare bagni ai bambini deboli. La
polvere dei fiori stagna il sangue da naso, così pure cospar-
sa sopra altre ferite sanguinanti.
Genipì
Artemisia Genipì, Weber - Glacialis, L.
DESCRIZIONE: Pianta bianco-sericea; fusti ascendenti
semplici fogliosi (5-15 cm.); foglie picciolate 5-partite e
segmenti trifidi con lacinie strette lineari lanceolate; capo-
lini agglomerati in numero di 3-6 in corimbi compatti
quasi in ombrello con 40-50 fiori; corolle glabre. H: sulle
rocce della zona alpina. P: la pianta intera. F: Composte.
Pianticella preziosa p er le sue virtù toniche, corrobo-
ranti, digestive. Ha le foglie simili a quelle dell'assenzio,
ma più piccole, color cenere-argento; la pianta raggiunge
appena l'altezza di 10-12 cm. Unita alle altre Artemisie di
alta montagna, quali: la Spicata Wulf, la Glacialis L., la
Mutellina Will, serve a fabbricare parecchi liquori, quali il
Genipì, l'Iva, il Vermouth.
Genziana
Gentiana lutea, L. TAV. 4 N. 27
DESCRIZIONE: Fusto semplice (20-60 cm.); foglie
grandi, ellittiche, le basali picciolate; fiori peduncolati in
fascetti; calice spataceo, fesso da un lato; corolla gialla
con lacinie lunghe il triplo del tubo, patenti, lanceolate,
acute. H: abbastanza comune nel suolo calcareo, nella
zona dai 1200 ai 2000 m. P: la radice. R: in primavera o
autunno tardi. F: Genzianacee.
La radice possiede qualità toniche, digestive, spasmo-
diche, vermifughe, e si adopera nelle dispepsie, nelle diar-
ree croniche, nei mali di stomaco, nella podagra ostinata.
Mancando di azione astringente, esercita, senza irritare il
suo potere tonico stimolante, aumentando la secrezione
salivare e gastrica. Inoltre essa sostituisce il chinino nelle
febbri intermittenti. La polvere si prende con una punta di
coltello, diluita nell'acqua, alcune volte al dì. La macerazio-
ne si fa con 3 gr. in una tazza d'acqua fredda, per 4 ore.
La tintura, fatta con le radici nello spirito di vino, si
prende a gocce (40-50) prima dei pasti sullo zucchero, o
con vino leggero. Si può fare la macerazione anche nel
vino bianco. Dose: 30 gr. di radici in un litro di vino. Si
prende a bicchierini.
La cosiddetta «Bevanda celeste» si compone di gen-
ziana, borragine, origano, miele e vino. Le radici, cotte in
quantità di 30 gr. in 250-300 di acqua, danno un lavacro,
per fasciare ferite purulenti, ascessi, tanto dell'uomo che
delle bestie. L'acquavite di genziana è un eccellente sto-
machico.
Genzianella
Gentiana acaulis, L.
NOMI DIALETTALI: Cuchi, Cioche, Braghie del cucù.
DESCRIZIONE: Fusto brevissimo (6-10 cm.) unifloro;
foglie ovali o lanceolate in rosetta basale; lobi del calice
ovali appressati; corolla del calice punteggiata, a tubo
clavato-campanulato; stimmi semirotondi. H: comune nei
prati della zona montana, alpina. P: tutta la pianta. F:
Genzianacee.
Questa bellissima pianticella, con un solo fiore, gran-
de, azzurro, quasi senza gambo e con radici gialle, ha le
stesse proprietà della genziana maggiore, ma meno attive.
È rimedio contro la stanchezza, nell'esaurimento nervoso,
nelle difficili digestioni. Si mette a macero la pianta con le
radici in vino bianco, generoso. Dose: 3 gr. in 1 litro di
vino.
Ginepro
Juniperus communis, L. TAV. 11 - N. 80
NOMI DIALETTALI: Zinéver, Ginéver, Zinévro, Giné-
vro, Ginivrio, Brusìn, Giniéver, Zeneoro..
DESCRIZIONE: Fruttice; foglie leggermente solcate di
sopra; coccole nere o nero-violacee, per lo più piccole e
assai numerose. H: sui pendii dei colli e dei monti, nelle
radure, nei pascoli aridi e luoghi incolti. P: i frutti e il
legno. R: quando le bacche sono nere. F: Conifere.
Le bacche sono stimolanti, digestive, urinifere, carmi-
native e sudorifere. Esse alzano la temperatura del ventri-
colo, fanno crescere l'appetito, cacciando i gas. Dose: da 4
a 8 gr. in '/2 litro di acqua. Versando birra calda sulle
bacche un po' schiacciate e unite ad alcune foglie di assen-
zio, si ha un rimedio salutare contro le idropi ostinate.
Nei sudori soppressi, gonfiamenti al ventre o artritici,
nell'asma dei vecchi, nei flussi catarrali per rilassatezza di
vescica con conseguenti perdite notturne, giovano assai le
bacche cotte o crude, o prese nell'acqua naturale, minerale
o nell'acquavite. Preservativo della peste.
Quale sudorifero si può bollire 125 gr. di legno in
1500 gr. di acqua fino a ridurlo a 1000; vi si aggiunge
125 gr. di vino bianco. Se lo prende in quantità di 100
gr. tre volte al giorno, a caldo, possibilmente al mattino.
La pappa fatta con pane grattugiato, aceto e bacche
di ginepro schiacciate, posta sulla fronte o sulla nuca,
giova per il mal di testa ed emicrania.
L'olio di ginepro, preso a gocce sullo zucchero, è
salutare nell'itterizia, nei calcoli biliari, nell'artrite,
nella ritenzione d'orina e nell'idropisia.
L'olio inzuppato nell'ovatta, e questa messa in un
orecchio, guarisce spesso e in fretta il mal di denti, ed il
dolore di testa. Carta asciugante inzuppata in quest'olio e
applicata ai piedi agghiacciati e tiratevi sopra le calze,
riscalda i piedi e impedisce conseguenti malattie.
Il Roob Juniperi si prepara con un quinto di bacche
e quattro quinti di acqua che si cuoce adagio: indi si
schiacciano le bacche: con il sugo, al quale si aggiunge
zucchero, si cuoce nuovamente adagio, fino a renderlo
sciropposo. È assai gustoso, e si dà a preferenza ai bambi-
ni raffreddati.
L'acqua di ginepro si ottiene versando acqua bollente
sulle bacche; con ciò si ottiene una specie di vino assai
gustoso, che può conservarsi in bottiglie.
Come diuretico si fa l'infuso di 10-15 gr. di bacche
schiacciate in 1 litro di acqua bollente; si lasciano le
bacche in infusione per circa un'ora, e se ne bevono 4-5
tazze al giorno. Il the fatto con le sommità dei rami giova-
ni serve quale depurativo del sangue. Dose: una manata
in una tazza di acqua bollente. Per rinforzare lo stomaco
si consiglia mangiare masticando adagino parecchie bacche
al giorno. Fa buon sangue, si digerisce meglio.
Per uso esterno, tanto le bacche che i rami e le radici
bollite, servono per fare fregagioni nell'artrite e nei reu-
matismi.
Ginestrella
Genista tinctoria, L.
NOMI DIALETTALI: Erba zalda, Gialdine.
DESCRIZIONE: Fusto ascendente eretto, striato
(40-100 cm.); foglie ovato bislunghe o lanceolato-acute,
pubescenti nel margine; fiori solitari, ascellari, racemosi;
pedicelli uguali al tubo del calice, con due bratteole all'api-
ce; calice e labbra quasi uguali; corolla gialla glabra; legu-
mi lineari glabri; semi compressi, olivastro-opachi. H: co-
mune in tutti i boschi dalla zona collina alla montana. P:
a preferenza i fiori, ma anche i polloni giovani e le foglie.
R: i fiori prima che cominci il frutto. F: Papilionacee.
I polloni, le foglie e i fiori si cuociono insieme; si
mescola il succo ricavato con zucchero o miele, e si cuoce
nuovamente. Serve contro i calcoli, alle persone troppo
ricche di sangue e nei catarri intestinali. Si dà raramente e
in piccole dosi, altrimenti provoca il vomito. I fiori si
adoperano anche sulle ferite e tumori.
Gittaione
Agrostema Githago, L
NOMI DIALETTALI: Rosola, Grófoi de camp, Viciarol.
DESCRIZIONE: Pianta pelosa (30-100 cm.); fusto
eretto semplice o ramoso; foglie lineari acute; fiori grandi
solitari, lungamente peduncolati; calice con coste larghe e
lacinie più lunghe del tubo, lineari acute; petali porporini,
nudi alla fauce; carpidi ottusi. H: nei campi di cereali. P:
semi e radici. F: Diantacee.
Una volta i semi e le radici venivano adoperati con-
tro le eruzioni cutanee e quale purgante. E opportuno
levare le sementi dal grano, perché la farina, contenente
in gran copia il Gittaione, si renderebbe tossica e nociva.
Giusquiamo
Hyosciamus niger, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-50 cm.); foglie cuori-
formi, rotonde, inciso-dentate, tutte picciolate; corolla con
lembo non reticolato da vene colorate, bianca; filamenti
degli stami bianchi. H: negli incolti, lungo le case dirocca-
te e vicino alle abitazioni. P: le foglie e i semi. R: le
foglie nel secondo anno di vegetazione, all'epoca della
fioritura. F: Solanacee.
Questa pianta, detta anche Erba de santa Apollonia o
Erba dal mal de denti, e velenosa assai e insieme medici-
nale. Ha la stessa proprietà della Belladonna. Viene usata
negli affetti da mania, contro il tremito senile, contro
l'isterismo, nelle tossi convulsive, nell'insonnia e nell'in-
continenza di orina. Essendo pianta velenosa, le dosi devo-
no essere somministrate dal medico.
Noto qui solamente che il nostro popolo suole masti-
care, e poi gettare fuori di bocca i semi per il mal di denti
e gengive infiammate, o, anche fare inalazioni per detti
mali; da qui il nome di Erba di santa Apollonia, perché
protettrice contro il mal di denti.
Gramigna
Triticum repens, L. TAV. 9 N. 69
Nomi DIALETTALI: Agram, Agran, Gramègna, Raìs
de ciamp.
DESCRIZIONE: Rizoma lungamente strisciante; fusti
eretti o ascendenti (50-100 cm.); foglie piane scaberrime
con parenchima trasparente; spiga gracile, compressa in
spighette distinte, ovali, cuneiformi nella fioritura; glume
1 quarto più corte della spighetta, lanceolate, acuminate.
H: comune nei campi, è una delle male erbe più temute.
P: il rizoma. F: Graminacee.
Sebbene questa pianta sia una vera peste per i campi, essa
ha pure delle belle virtù medicinali, come depura-
tive, rinfrescanti, decongestionanti e diuretiche.
La farina del rizoma, mescolata in parti eguali con
farina di frumento, dà un pane eccellente, nutritivo. Il
decotto serve nelle affezioni di petto, nelle oppilazioni del
basso ventre, mitigando, sciogliendo, promovendo l'orina
e nutrendo. Dose: si fa la decozione di 30 grammi di
radici pestate, in un litro di acqua.
L'estratto si prepara cuocendo le radici, finché diven-
tano molli; si filtra ispessendo il liquido con nuova cottu-
ra, senza zucchero. Se ne prende di quando in quando un
cucchiaio nell'acqua, vino, brodo, ecc.
Il decotto di questi rizomi è ottimo rimedio contro le
malattie dei bambini: febbri, tosse, tosse convulsiva, roso-
lia, eruzioni cutanee, macchie del corpo, malessere ge-
nerale.
Granoturco
Zea Mays, L.
NOMI DIALETTALI: Formentac, Maiss, Panocce.
H: coltivato nei campi. P: gli stimmi. F: Gra-
minacee.
Gli stimmi del granoturco, ossia quella barbette che
escono fuori dalle pannocchie, hanno forte virtù diuretica,
fino a quadruplicare l'emissione in 24 ore, senza alcun
inconveniente e senza affaticare il rene. E preferibile pure
l'estratto fluido in dose di gr. 0,5 per ogni volta, ripetuta
dalle 2 alle 4 volte in un giorno.
Si fa il decotto di 20-50 gr. in 1 litro di acqua. Se ne
bevono due tazze al giorno, prima dei pasti. Essendo
fortemente diuretico è indicatissimo per cacciare l'acido
urico, nell'albuminuria, nelle coliche nefritiche, nella cisti-
te e nei calcoli renali, e in tutti i casi nei quali è necessa-
rio promuovere l'orinazione.
Graziola
Gratiola officinalis, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto inferiormente radicante
(20-30 cm.); foglie opposte lanceolate, dentellate; fiori
bianchi o rosa ascellari dentellati con due bratteole sotto a
calice e lunghi peduncoli. H: luoghi paludosi e prati umi-
di. P: la pianta intera. F: Scrofulariacee.
La Graziola è purgante con proprietà drastiche e
violente, da evitarsi specialmente da coloro che soffrono
di malattie gastrointestinali.
Si adopera contro i vermi, nella clorosi, nelle me-
struazioni scarse o ribelli, nelle malattie di cuore con com-
plicazioni renali, nella febbre quartana, nell'idropisia e
nella melanconia. Dose: l'infuso o la decozione di 5-8 gr.
in '/2 litro di acqua; niente di più, perché pianta velenosa.
In qualche luogo viene adoperata anche nelle forti indige-
stioni.
Grespino dei campi
Sonchus arvensis - TAV. 1 - N. 1
DESCRIZIONE: Radice strisciante; fusto eretto, cavo
(50-100 cm.); foglie un po' glauche, strettamente lanceola-
te, sinnato-roncinate e pennatofesse con lobi triangolari,
dentellato-spinosi; capolini gialli grandi in corimbo termi-
nale; foglioline involucrali esterne, peloso-glandolose co-
me i peduncoli. H: assai frequente nei campi di cereali.
P: la pianta intera. F: Composte.
Questa pianta si adopera quale impiastro, con buon
esito, sulle ferite, nelle punture di vespe o d'altri insetti a
pungiglione o nocivi, nelle scottature e nelle enfiagioni.
Imperatoria
Imperatoria obstruthium, L. - TAV. 8 58
DESCRIZIONE: Fusto cilindrico, grosso, eretto, cavo
ramoso spesso rossastro, striato, poco ramificato in alto
(40-80 cm.); foglie inferiori grandi ternato o biternatoset-
te a segmenti picciolati ovali, larghi, irregolarmente seghet-
tati e inciso lobati acuminati; fiori bianchi in ombrelle, le
superiori con guaine larghe grandi; con 30-40 raggi; invo-
lucro ovale; involucretti di poche foglioline; frutto quasi
tondo con coste acute. H: pascoli umidi, ombrosi della
zona subalpina e alpina. P: la radice. F: Ombrellifere.
La radice dell'imperatoria è stimolante ed eccitante
l'appetito e la digestione, presa in infuso da 15-20 gr. in
un litro di acqua. Masticata, giova contro l'emicrania. Gio-
va pure nelle coliche, nella ritenzione d'orina, e, come
clistere, per facilitare il parto difficile. Messa in infuso con
il vino, giova nella tosse cagionata da raffreddori, nei
catarri polmonari, nell'epilessia, nei crampi di stomaco,
nel mal della pietra; eccita il sudore; È pure indicata nella
idropisia e nell'itterizia. Messa nell'aceto, si applica com-
pressa, nelle parti doloranti di podagra.
Iberico
Hypericum perforatum, L. TAV. 6 N. 46
Nomi DIALETTALI: Preferata, Erba sbusa, Pèrico, Er-
ba del sangue, Erba dal tai, Erba de strie.
DESCRIZIONE: Fusto eretto biangoloso (20-50 cm.);
foglie opposte ovali-bislunghe, lucido-puntate; fiori gialli
in cima cuoriformi; sepali lineari, lanceolati, acuti, intieri;
cassule con 2 striscie longitudinali in ogni valva. H: comu-
ne nei luoghi erbosi, al margine dei boschi, sui muri dei
campi. P: le sommità fiorite. F: Ipericacee.
I fiori masticati colorano la saliva, e, stropicciati,
colorano in rosso le mani. Si usano come thè o tintura di
30 gr. in un litro d'acqua. Giovano per il mal di capo, o
nella congestione causata da indigestione. E pure rimedio
per male di polmoni, di bocca, nei vermi, per facilitare
l'orina e nei dolori della matrice. Il the di fiori, unito a
fiori di millefoglio e di tiglio, giova nel mal di capo, di
stomaco, nel catarro di petto e per le persone che bagnano
il letto. Questo thè è pure raccomandato nello sviluppo
dei giovani d'ambo i sessi. Fiori e semi, messi nel vino in
infusione, giovano nelle intossicazioni, facilitano l'orinazio-
ne e regolano i mestrui. Le foglie e i semi, pestati e messi
a modo di empiastro sulle ferite brucianti, le guariscono.
L'olio contro le scottature si prepara in 1/2 litro di
fiori ben puliti, in 1 litro d'olio d'oliva, mettendolo al sole
in bottiglia ben chiusa. Dopo alcuni giorni si filtra l'olio,
con un pezzuola si spremono i fiori e vi si immettono di
nuovi. Quest'olio, oltreché nelle scottature, giova nelle
ferite, nella dissenteria epidemica; facendo fregagioni sul
ventre, fa cessare il dolore e chiude il corpo.
Issopo
Hyssopus officinalis, L
DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (30-60 cm.);
fogli sessili bislungo-lineari o lanceolate; verticillastri volti
da un lato, ravvicinati in spiga terminale; corolla ceruleo-
porporina. H: sporadico qua e là nella zona montana, ma
più spesso coltivato negli orti. P: le foglie e le sommità
fiorite. F: Labiate.
L'Issopo ha proprietà stimolanti, carminative, toni-
che, stomachiche e pettorali. L'infuso di 15 gr. in un litro
d'acqua aiuta la digestione, rinforza la mucosa polmonare,
giova nei crampi di petto, nei reumatismi, nelle coliche e
nei raffreddori. Contro l'asma, si mischia la polvere finissi-
ma d'issopo con miele, fino a rendere una poltiglia consi-
stente. Se ne prende la quantità di una nocciola mattina e
sera. Giova pure contro i vermi, per rinforzare gli occhi e
per gargarismi.
Lamio albo
Lamium album, L. TAV. 10 – N 76
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-40 cm.); foglie ovato
cuoriformi, acuminate, seghettate; corolla bianca a tubo
curvato ristretto alla base, con una tacca davanti e sopra
la strozzatura; fauce poco dilatata, doppiamente carenata
sul dorso.
H: luoghi freschi e prati umidi, nelle siepi, ai margi-
ni delle strade. P: fiori e foglie. F: Labiate.
I «Flores lamii» sono ancora in gran pregio presso i
farmacisti. I germogli e i fusti giovani danno una buona
insalata. L'infuso giova nelle malattie di petto e polmona-
ri, nella dissenteria, nei flussi di sangue, nei disturbi di
utero e nei fiori bianchi. Il thè serve pure contro le scrofo-
le, nell'impurità di sangue; e il suo vapore serve contro il
mal d'orecchie e mal di gola. Dose: 10 gr. in un litro
d'acqua.
Lampone
Lampone
Rubus idaeus, L.
Nomi DIALETTALI: Ampomolàr, Ampomàr, Am-
pomola.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-100 cm.)
con piccoli aculei setacei diritti; foglie impari pennate con
3-5 foglioline ovali, acuminate, seghettate, bianco-tomen-
tose di sotto, la terminale maggiore; fiori piccoli bianchi
in racemi poveri; petali obovato-cuneati eretti; frutto odo-
roso, rosso, tomentoso. H: nelle radure, nei boschi freschi
e sassosi, dalla zona collina a quella alpina. P: foglie e
frutti. F: Rosacee.
Il lampone ha proprietà rinfrescanti, antiscorbutiche,
astringenti, nutritive. Si usa lo sciroppo con due parti di
zucchero e una parte di sugo dei frutti cotti insieme fino a
rendere la massa densa. Si dà agli ammalati quale rinfre-
scante contro la febbre, con acqua o limonata. I polloni
giovani e le foglie cotte nell'acqua danno un thè eccellente
contro la diarrea, la dissenteria, la colica e nelle mestrua-
zioni irregolari. Questo the serve pure quale lavaggio con-
tro le eruzioni cutanee, negli ascessi, negli occhi lagriman-
ti o purulenti, e quale gargarismo nel mal di bocca e di
gola. Viene ancora adoperata nei dolori reumatici di testa.
Le foglie fresche, applicate sul ventre, levano il calore di
stomaco e di fegato.
Lantana
Viburnum Lantana, L.
NOMI DIALETTALI: Antana, Lautana, Antìsele, Moli-
nare, Lentàm, Zimogna, Stropa.
DESCRIZIONE: Arbusto ramoso (1-2 m.); foglie ovali
venose, seghettate, tomentose, intere, barbate nell'ascella
delle nervature, coriacee; fiori bianchi in cime dense termi-
nali con rami tomentosi; corolla con 5 lobi uguali; semi
cornei ovali, molto compressi. H: nei boschi cedui, ariosi,
soleggiati della zona collina-subalpina. P: le foglie e i
frutti. F: Caprifogliacee.
Con le foglie e con i frutti di questa pianta si prepara
una decozione per gargarismi, nella cura dell'angina e co-
me clistere nelle affezioni catarrali dell'intestino. Le foglie
bollite nella lisciva servono a tingere in nero i capelli.
Lappio
Ranunculus bulbosus, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, bulboso alla base con
fibbre radicali gracili (20-50 cm.); foglie ternate o biterna-
te a segmenti trifidi inciso-dentati, il medio con lungo
piccioletto; fiori gialli; calice reflesso; rostro largo arenato;
carpello lenticolare liscio. H: prati umidi e luoghi
erbosi. P: il bulbo. F: Ranunculacee.
Le radici e i bulbi, contusi, si adoperano come cata-
plasmi revulsivi e vescicatori, nella cura delle ischialgie
(sciatica). Prima di adoperarli è bene interpellare il medico,
per conoscere la pressione del sangue ed evitare quin-
di dei gravi inconvenienti.
Larice
Larix europaea, L.
Nomi DIALETTALI: Larés, Làrsi, Làras, Làrase,
Lerge.
DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.); fusto irregolar-
mente ramoso; foglie ravvicinate sopra un corto ramoscel-
lo in fascetto e caduche; pine piccole erette con squame
spesse, smarginate in alto. H: comune dalla zona montana
alla zona alpina. P: la resina. F: Conifere.
La resina è raccolta specialmente nel Tirolo e una
volta anche nel Trentino, conosciuta sotto il nome di
Trementina di Venezia; sembra miele, d'un colore giallo-
gnolo trasparente, molto densa e attaccaticcia. Giova nelle
malattie sessuali e urinarie, nelle malattie del basso ventre
e nell'idropisia. Mescolandola con saponi e olii, se ne fanno
cerotti; inalata, giova nelle malattie dell'apparato respi-
ratorio. Per uso interno vengono adoperate le capsule in
dose, dalle 10-12 gocce. La corteccia bollita nell'acqua
giova nel mal di ventre e promuove l'orinazione; polveriz-
zata si applica sulle ferite aperte e sui tumori, come pure
sulle ulceri. Le foglie, tagliuzzate e applicate a modo d'em-
piastro, puliscono le piaghe purulenti; bollite nell'aceto, e
risciacquando la bocca, giovano nel mal di denti.
Lavandola
Lavandula spica, L.
NOMI DIALETTALI: Spigo, Spich.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-60 cm.); foglie sessi- li, lineari, ristrette alla base; fiori in spiga gracile, spesso interrotta alla base; brattee membranose brune, ovato- romboidali; bratteole nulle. H: da noi coltivata negli orti; inselvatichita si trova solamente, e rara, alle falde del Calisio e nei dintorni di Riva. P: fiori e foglie. F: Labiate.
La Lavandola ha proprietà toniche, stimolanti, anti- spasmodiche. Si usa l'infuso di 50 grammi, di sommità fiorite, in 1 litro di acqua e serve nell'atonia di ventricolo, nelle congestioni, nel capogiro, nella malinconia e nei patemi d'animo. Serve pure nella clorosi, nella dispepsia (cattiva digestione) e nelle affezioni scrofolose. La Lavan- dola, messa nel vino e bevuta a sorsi per alcuni giorni, giova assai nei disturbi di fegato e di milza, scaccia l'itteri- zia, l'idropisia, promuove l'orinazione, i mestrui e favori- sce i parti difficili.
Lichene islandico
Cetraria islandica, L. TAV. 6 - N. 47
DESCRIZIONE: Tallo frondoso, di consistenza cartila- ginosa, color castagno da un lato e color oliva-chiaro dal- l'altro; il margine conformato a lacinie, terminate da una
serie di ciglia. H: comune specialmente nei boschi delle conifere, dai 1000 metri in su fino alla zona alpina. P: la pianta purgata dalla terra e dai corpi eterogenei. F: Parme-
Il the si usa nella tisi, nella bronchite capillare, nella
diarrea, nella dissenteria, dopo lo stato infiammatorio,
nello scorbuto e nelle malattie di esaurimento. Si fa il
decotto di 10 gr. in un litro di acqua. Dopo la prima
si getta via l'acqua, a cagione dell'amarezza. Si
cuoce di nuovo per mezz'ora, in un litro e mezzo di acqua,
fino a ridurla a un litro. In tal modo si ha una preziosa
bibita tonica, rinforzante, sciogliente il catarro.
Viene pure usato nelle febbri intermittenti e dissente-
ria cronica. Dopo usato, non si deve gettare via, ma può
essere mangiato come l'insalata, essendo molto nutriente e
digestivo.
Licopodio
Lycopodium clavatum, L. TAV. 2 - N. 11
DESCRIZIONE: Fusto lungamente strisciante (60-100
cm.) ; foglie sparse, lanceolate, acute, terminate da lungo
pelo, minutamente denticolate: spighe ordinariamente 2
nell'estremità dei rami. H: nei boschi di conifere della
zona subalpina e alpina. P: le spore. F: Licopodiacee.
La droga e costituita dalle spore, cioè da una polvere
leggera, mobile, granulosa, non aderente alle dita, di color
giallo pallido. Posta nell'acqua, galleggia, ma con la bolli-
tura affonda; gettata sulle fiamme brucia scoppiettando,
senza odore e senza fumo. È usata, quale polvere aspersoria,
nell'eritema (pelle arrossata) e nell'igiene dei bambini
lattanti, asciugando la pelle. Presa nell'acqua in dose da
1-3 gr., giova nei calcoli della vescica, nei catarri della
stessa, nel reumatismo, e nei crampi di stomaco. La stessa
pianta bollita nel vino, avrebbe le stesse virtù; e in genera-
le serve per tutte le malattie della pelle.
Linaiola
Linaria vulgaris, Mill.
DESCRIZIONE: Fusto eretto semplice (30-60 cm.);
foglie sparse, lineari, lanceolate; fiori grandi assai più lun-
ghi del calice; corolla gialla con sperone a essa uguale o
più lungo; cassula ovata. H: comune nei campi e nei
vigneti. P: le sommità fiorite. F: Scrofulariacee.
Questa pianticella con fiori bianco-gialli, simili a
quelli della bocca di leone, ha proprietà calmanti e diureti-
che; quindi giova in infuso contro la ritenzione d'orina.
L'intiera pianta, pesata e applicata come empiastro sulle
emorroidi, vale a calmare rapidamente il bruciore.
Simili virtù ha pure la specie consimile, la Linaria
Cymballaria, Mill.
Lino
Linum usitatissimum, L.
H: coltivata. P: i semi. F: Linacee.
I semi di lino hanno proprietà emollienti, rinfrescan-
ti, lassative, risolventi e si usano per molte malattie. Si
prepara la droga a freddo in questo modo: si mette un
cucchiaio di semi di lino in un bicchier d'acqua alla sera e
vi si lascia fino alla mattina. Durante questo tempo, esce
il succo mucoso dai semi, da formare una poltiglia gelati-
nosa; si scalda l'acqua fino che diventa liquido; si filtra e
si beve a digiuno. È ottimo rimedio contro le costipazioni
e come emolliente e calmante, nelle infiammazioni delle
vie urinarie. Si può fare anche il decotto, con una parte di
semi e 25 di acqua.
I cataplasmi di semi schiacciati (farina di lino) servo-
no per risolvere gli stati infiammatori della mucosa bron-
chiale e intestinale, o per favorire la maturazione di raccol-
te di pus. Il decotto di semi, schiacciati attraverso un
pannolino e bevuto a tazze, dà una cura nel reumatismo,
nei catarri, nella tosse, nelle infiammazioni, nelle febbri e
nel mal della pietra. Anche l'olio che si estrae dai semi si
usa come impacco nei tumori, nei piedi aperti, e sul ventre
nella colica. Dosi: 4 parti di olio di lino e 3 di olio di
mandorle; oppure sulle ferite si possono usare 420 gr. di
olio e 4-5 tuorli d'uovo; oppure ancora: olio di lino e
acqua di calce in parti uguali, che è il miglior lenimento
contro le scottature.
Luppolo
Humulus Lupulus, L.
NOMI DIALETTALI: Fioranzés, Bruscanzoi, Ortìs Bru-
scàndoi, Ligabosch.
DESCRIZIONE: Fusto piuttosto sottile, volubile da si-
nistra a destra, ramoso; foglie opposte picciolate, palmate
con 3-5 lobi; molto ruvide di sotto; fiori stamiferi in
pannocchie opposte. H: frequente nelle valli e in mezzo
alle siepi. P: i fiori. F: Orticacee.
I fiori di luppolo hanno proprietà calmanti, narcoti-
che, digestive. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro d'acqua,
e si usa nelle insonnie, nelle agitazioni nervose, nei crampi
si usa nelle insonnie, nelle agitazioni nervose, nei crampi
di stomaco e nelle difficili digestioni. L'estratto, preso a
piccole dosi solo o con acqua tre volte al dì, giova nell'itte-
rizia e nei dolori di gotta. Anche i polloni giovani servono
quale gustosa insalata primaverile, contro i mali di fegato.
Madreselva
Lonicera caprifolium, L.
DESCRIZIONE: Pianta cespugliosa a rami lunghi flessi-
bili a fiori bianco-giallognoli con scorza grigiastra. H: co-
mune nelle siepi e nei boschi. P: la scorza, le foglie e i
fiori. F: Caprifogliacee.
La scorza fresca è ottimo diuretico in decotto di
25-50 gr. per 1 litro di acqua da prendersi a bicchieri
fuori dei pasti. Fa buoni servizi anche nella gotta, idropi-
sia, itterizia, renella e nei disturbi di fegato e milza. Al
decotto si può sostituire la macerazione di 150 gr. di
corteccia in 1 litro di vino. Con un pizzico di fiori in una
tazza di acqua si fa il thè sudorifero e diuretico, mentre
con l'infuso di foglie si fanno colluttori nelle infiammazio-
ni della bocca e della faringe, come pure nel singhiozzo e
nei dolori di testa nervosi.
Malva
Malva alcea TAV. 8 - N. 57
M. Silvestris, M. rotundifolia, L.
DESCRIZIONE: Malva alcea, L. - Fusti eretti (50-100
cm.); foglie lungamente picciolate, cuoriformi-rotonde,
più o meno lobate; calicetto a foglioline ovali acute; calice
a lobi triangolari; corolla il doppio o il triplo del calice;
carpelli neri, arrotondati sul dorso o rugosi.
Malva silvestris, L. - Fusto ascendente (30-60 cm.);
foglie cuoriformi rotonde, divise in 5-7 lobi rotondato-den-
tati; peduncoli più corti delle foglie; petali assai più lun-
ghi del calice; carpelli reticolato-rugosi a orli acuti non
dentati.
Malva rotundifolia, L. - Fusti ramosi (20-50 cm.);
foglie rotonde cuoriformi, superficialmente lobate; pedun-
coli fruttiferi reflessi; foglioline del calicetto lineari; corol-
la circa il doppio del calice; carpelli lisci, marginati, ma
non dentati. H: luoghi incolti, margini erbosi dei campi e
delle strade. P: foglie e fiori. R: le foglie all'epoca della
fioritura. F: Malvacee.
I fiori e le foglie di tutte e tre le specie, da soli o
uniti ad altre specie emollienti, danno un the nutritivo,
calmante, rinfrescante che agisce direttamente sugli organi
invasi da catarro. Questo thè giova pure nei disturbi pet-
torali, nell'etisia. Dose: 15 gr. in un litro d'acqua.
Anche il the di sole foglie serve contro le coliche e la
dissenteria. Cotte come gli spinaci, facilitano la digestione
e sono aperitive. I vapori cocenti dell'infuso (cui s'aggiun-
gono fiori di sambuco, di camomilla, foglie di senna e un
po' di sale ammoniaco) sono indicatissimi contro la tosse,
tosse asinina, infiammazione di gola e nell'asma; ammolli-
scono, disciolgono, purificano. Le foglie fresche pestate, le
radici e i semi servono quali empiastri, per rammollire
glandule, tumori, paterecci, ecc. Foglie e radici cotte, poste
nel vino insieme con i semi di finocchio, sollevano i dolo-
ri intestinali e mitigano i dolori di evacuazione. A tale
scopo si usano anche i clisteri.
Malvone
Altaea rosea, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (1-2 m.); foglie grandi
rugose, le inferiori cuoriformi rotonde angolato-lobate, le
superiori più o meno profondamente lobate; peduncoli
ascellari 1-3, corti; calicetto con 5-8 lacinie; carpelli mol-
ti, scanalati sul dorso, rugosi. H: coltivata negli orti. P: i
fiori. F: Malvacee.
I fiori «Malvae arboreae» servono per il mal di gola,
nei catarri bronchiali, nella costipazione pettorale; mitiga-
no i crampi di stomaco e della vescica. Si fa il the di 15
gr. in un litro d'acqua. Con i vapori cocenti si leniscono i
dolori d'orecchie. Per gli occhi purulenti, cisposi, si usa la
lavatura con 8 gr. di fiori in 200 gr. d'acqua; si filtra a
freddo, e vi si aggiungono 6 gocce di spirito canforato.
Marrobio
Marrubium vulgare, L.
DESCRIZIONE: Fusti bianco-lanosi (40-50 cm.); fo-
glie ovate o rotonde, verdi-lanose o bianco-lanose di sotto,
crenate; verticellastri a molti fiori bianchi; calice con 10
denti lesiniformi patenti, uncinato-ricurvi; corolla bianca
più lunga del calice con labbro superiore bifido. H: luo-
ghi incolti, asciutti, arenosi e lungo le strade di campagna.
P: le sommità fiorite e le foglie. F: Labiate.
L'«Herba marrubii» o «Lamii Mariae» è molto ama-
ra, aromatica, di odore muscoso. I Greci la conoscevano
col nome di Praison. Il the si prepara con le foglie dissec-
cate, colte durante o dopo la fioritura e giova nell'etisia,
nelle mestruazioni irregolari, nei dolori della matrice, nel-
la tosse e tosse convulsiva e favorisce assai la digestione,
come amaro tonico. L'infuso si fa con 10-15 gr. di foglie e
fiori, in un litro di acqua che si lascia sedare per 10-15
minuti. Le foglie, messe nel vino bianco (30 gr. in un litro
di vino) e lasciate in composta per 8 giorni, servono per
purificare i polmoni e il petto dai catarri, libera il fegato
e la milza da ingorghi e uccide i vermi. Se ne prende un
bicchierino dopo i pasti. Lo sciroppo si ottiene con tre
quarti di litro d'infuso nel quale si versa '/2 kg. di zucche-
ro; si cuoce fino a densità voluta; bollendo più fortemen-
te e a lungo, si hanno le pastiglie. È salutare nell'asma con
espettorazione densa, gialliccia, e in molte altre malattie
della mucosa. Il succo, unito a olio di olivo, introdotto a
gocce nelle orecchie malate, fa cessare il male, specialmen-
te se viene da raffreddore. Le foglie e i semi, uniti a burro,
fanno scomparire il gozzo.
Melissa (Erba limona)
Melissa officinalis, L.
DESCRIZIONE: Fusti ramosisimi (30-80 cm.); foglie
tutte picciolate, reticolate, ovali, largamente crenulate; ci-
me ascellari di 6-12 fiori bianco-rosei; calice vellutato con
denti cortissimi, mucronati nel labbro superiore e lanceola-
to-aristati nell'inferiore. H: nelle siepi, lungo i sentieri di
campagna, ai margini dei boschi della zona collina e mon-
tana. P: sommità fiorite e foglie. F: Labiate.
La melissa ha proprietà toniche, stomachiche, stimo-
lanti. Si adopera il the in dose di 15-20 gr. in un litro
d'acqua. Giova nelle sofferenze leggere di nervi, nei distur-
bi al basso ventre, nei crampi di stomaco, nelle difficili
digestioni, nei vomiti nervosi delle donne,. in particolari
circostanze, nelle coliche della matrice, nell'emicrania e
nei mali nervosi della faccia, dei denti e delle orecchie.
La melissa, messa in infusione nel vino bianco, e
bevuto a bicchierini per alcuni giorni, serve nei mali sopra-
descritti, rinforza il cuore e il cervello e giova ancora
nell'avvelenamento di funghi. Le foglie fresche, pestate e
applicate sulle ferite, giovano rinfrescando e calmando i
dolori.
Melograno
Melograno Granatum, L.
DESCRIZIONE: Arbusto (3-5 m.) ; foglie lanceolate o
bislungo-lanceolate, decidue, opposte o alterne, spesso af-
fastellate; fiori grandi sessili solitari o riuniti 2-3 in cima
ai rami; calice carnoso rosso; petali ovali rossi; frutto
globoso depresso coronato dal calice; semi rosso-angolosi,
traslucidi simili a cristalli di granata. H: coltivato. P:
fiori, frutti, corteccia dei rami e della radice. F: Pu-
nicacee.
Tutte le parti della pianta sono astringenti, per il
tannino che contengono; ma la corteccia della radice è la
più usata per espellere il verme solitario. Dose: dopo un
giorno di digiuno, si prendono da 40 a 60 gr. di radice in
decozione di 250 grammi di acqua; si prende tre volte di
mattina, a un'ora d'intervallo, a cui si fa seguire un forte
purgante di olio di ricino. In 3-4 ore dopo deve succedere
l'espulsione del temuto e intrigante parassita.
Le stesse proprietà, ma meno attive, sono presentate
anche dalla corteccia del tronco e dai fiori; con essi si
preparano pozioni astringenti, specialmente contro la diar-
rea. Con i frutti si preparano sciroppi rinfrescanti.
Menta peperita
Mentha piperita, L. TAV. 8 - N. 63
DESCRIZIONE: Pianta glabra; foglie picciolate, bislun-
ghe, acute, seghettate, rotonde, smerlate alla base; glome-
ruli di fiori disposti in spiga cilindrica allungata, interrotta
alla base; calici purpurescenti con denti lesiniformi. H:
coltivata negli orti. P: le foglie. R: durante la fioritura. F:
Labiate.
Questa specie di menta, officinale, è la più ricercata,
ha proprietà toniche, eccitanti, antispasmodiche, antisetti-
che e calmanti. Si usa l'infusione di 30 gr. di foglie fresche
in un litro d'acqua. Presa prima o dopo i pasti, eccita
l'appetito e facilita la digestione. Questo infuso è indicatis-
simo nei dolori di stomaco, nelle insonnie e nella debolez-
za generale. È tonico ed eccitante nell'atonia intestinale,
antispasmodico nel vomito nervoso e nelle coliche. Le
foglie fresche pestate servono ad arrestare la portata lattea.
Menta Crespa, M. acquatica
M. Romana e Mentastro
Mentha crispa, L., Mentha aquatica, L.
Mentha pulegium, L.
et Mentha silvestris, L.
Mentha crispa, L. - Foglie ondoso-increspate, denta-
te, quasi rugose.
Mentha aquatica, L. - Fusto (30-50 cm.), ramoso
tetragono, foglie opposte, picciolate, ovali, seghettate; fio-
ri in capolini ascellari o terminali, quasi globosi; calice a
denti triangolari alla base, bruscamente e lungamente ri-
stretti in appendice lesiniforme.
Mentha pulegium, L. - Fusti grossetti tetragoni, ascen-
denti, radicati alla base (10-30 cm.); foglie brevemente
picciolate ellittiche o bislunghe, leggermente dentate; fiori-
ni glomeruli ascellari; calice chiuso da peli.
Mentha silvestris, L. - Fusto eretto (40-80 cm.); fo-
glie sessili, reticolato-angolose, bianche e mollemente to-
mentose di sotto, ovali od ovali-bislunghe, acute; fiori
rosei o bianchi in glomeruli disposti a spiga cilindrica;
brattee lineari lesiformi. H: tutte e quattro queste specie
si trovano lungo i fossi, corsi d'acqua e prati umidi, dalla
pianura alla zona subalpina. F: Labiate.
La menta acquatica e la crespa hanno le stesse pro-
prietà della menta peperita; anzi, nelle affezioni coleriche
e nell'ipocondria la menta crespa è più forte della piperita.
La menta romana e il mentastro sono meno attive
delle precedenti. Da notarsi che il mentastro si adopera
anche come revulsivo e vescicatorio, applicato contuso
quale empiastro sui flemoni.
Mercorella
Mercurialis annua, L
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (20-40 cm.); fo-
glie opposte di un verde chiaro, ovali, lanceolate, rotonda-
te alla base, crenulate, picciolate; fiori quasi sessili; cassu-
le irte di punti verdi terminate in pelo bianco. H: nei
vigneti ombrosi e freschi, lungo le siepi. P: le foglie. F:
Euforbiacee.
Le foglie si adoperano come impacco emolliente; presa in
decozione (15 gr. in 500 d'acqua), ha virtù lassative.
Il succo (10 gr. in una tazza di brodo) arresta la secrezio-
ne lattea.
Millefoglio
Achillea Millefolium, L TAV. 9 - N. 68
NOMI DIALETTALI: Milifòi, Erba de caréo mat, erba
starnudera, Ciaute.
DESCRIZIONE: Pianta un po' vellutata; rizoma stri-
sciante; fusto eretto semplice o ramoso (20-60 cm.); fo-
glie lanceolate, strette bipennatosette con segmenti princi-
pali numerosi e laciniette strette, lineari, mucronate, le
superiori lineari allungate; capolini piccoli ovoideo-campa-
nulati in corimbo denso; fiori del raggio bianchi o rosei.
H: comune nei prati, luoghi erbosi dalla pianura alla zona
alpina. P: foglie e fiori. F: Composte.
Questa bella e preziosa pianticella ha virtù antispa-
smodiche, astringenti, antiemorroidarie, emostatiche (che
fermano il sangue) e vulnerarie.
Le foglie e i fiori bianchi o rosei, a corimbo, sono
tonici, astringenti, e giovano sugli organi del basso ventre
e sulle mucose. I fiori sono calmanti e insieme eccitanti,
come la camomilla. I disturbi di digestione, l'emorroide,
l'artrite, i passaggi sanguigni, le congestioni unite a battiti
di cuore, le febbri intermittenti e le malattie delle donne
vengono tutte curate con tale pianta. Si prepara l'infusione
di 70 gr. di foglie e fiori in 3 quarti di litro d'acqua, e
quindi, lasciato il tutto riposare per 5 minuti, si filtra e se
ne beve di quando in quando una mezza tazza.
Le foglie peste e spesso cambiate sulle ferite, le guari-
scono presto. Anche usate nei bagni, rinforzano l'or-
ganismo.
Il succo serve per cure primaverili e quale calmante
per i crampi di stomaco. Giova nelle mestruazioni mancan-
ti o dolorose, o nelle troppo durature, nelle emorragie
polmonari che dipendono da oppilazione del basso ventre
e dal flusso mestruale. Si usa pure nei flussi mucosi del
polmone, nell'intestino, nei gangli nervosi per dissonanza
prodotta da disturbi digestivi, quali diarrea, acidità, flatu-
lenze. Se ne usa da 70 a 100 gr. al dì, spremuto dalle
piante in fioritura. Contro le ragadi del capezzolo, le ulce-
razioni delle varici e delle emorroidi, per ristagnare il
sangue e sanare ferite e piaghe, si fa l'infuso di foglie
fresche e fiori in parti uguali d'acqua. Si pestano insieme
50 gr. di foglie e fiori e vi si versa 50 gr. di acqua
bollente: con l'acqua si lava la ferita o la piaga, indi vi si
applica l'erba cotta.
Mirtillo
Vaccinium Myrtillus, L.
NOMI DIALETTALI: Giasenàr, Scarlavezàr, Calvezàri,
Grisonar, Gramagnoni, Baghiar.
DESCRIZIONE: Fusto con rami angolosi e alati (10-30
cm.); foglie caduche ovato-dentate; fiori solitari sopra pe-
duncoli più corti delle foglie; corolla bianco-verdastra o
rosea; bacche nere. H: comune nei nostri boschi dai 700
m. in su. P: le bacche. F: Ericacee.
Il mirtillo rosso ha proprietà astringenti, toniche e
antisettiche. Il succo e lo sciroppo giovano contro la diar-
rea. Nelle diarree ostinate, si prende del vino nero, vi si
immettono le bacche, dove si lasciano per qualche tempo;
in casi urgenti, si bolliscono in esso. La tintura si ottiene
versando acquavite sulle bacche, in recipienti ben chiusi e
posti al sole o al caldo. avendo queste bacche proprietà
antisettiche e astringenti, si usano in pozione (4-5 cucchiai
al giorno) o in tintura (50 gocce prima del pasto) nelle
enteriti acute, nell'atonia intestinale, negli eczemi cutanei
(impacchi), nel mal di bocca e nelle emorroidi (compres-
se), come pure nel diabete.
Mirtillo rosso
Vaccinium Vitis Idaea, L.
NOMI DIALETTALI: Grantenari, Brocòn, Martel Bròc,
Gramagnoni, Ambrosinari
DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (10-20 cm.);
foglie persistenti, coriacee, ellittiche od ovate a rovescio
con margini reflessi, pallide o punteggiate di sotto; corolla
campanulata bianca o rosea, orceolato-glabra; bacca globo-
sa rossa. H: comune nei luoghi ove cresce il mirtillo. P: le
bacche. F: Ericacee.
Le bacche rosse, senza osso, si usano nelle febbri
intermittenti e catarrose; promuovono l'appetito e l'urina-
zione; schiacciate e versatavi sopra dell'acqua con zucche-
ro, danno una bevanda eccellente e rinfrescante. L'infuso
di foglie è urinifero.
Morine
Globularia vulgaris, L. TAV. 12 - N. 85
DESCRIZIONE: Fusto erbaceo semplice (10-20 cm.);
foglie basali in rosetta, obovate, smarginate o dentate, le
cauline numerose alterne sessili, lanceolato-acute; fiori ce-
lesti in capolino semplice denso globoso, corolla e labbro
sup. bifido. H: sui colli rocciosi sterili della zona collina e
montana. P: le foglie. F: Globulariacee.
Le foglie di questa preziosa pianticella hanno proprie-
tà purgative e diuretiche. Si fa la decozione di 20 gr. di
foglie in 200 gr. di acqua. Ha analoga azione a quella di
sena, senza tuttavia dar luogo a nausee e irritazione inte-
stinale. La tintura sembra possedere anche proprietà anti-
reumatiche.
Motellina
Meum Mutellina, Gaert. TAV. 8 - N. 6o
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, semplice o quasi
(10-20 cm.); foglie ovali bipennatosette a segmenti lanceo-
lato-lineari acuti, le inferiori picciolate, le superiori nulle
o 1-2; ombrelle con 8-15 raggi; involucretti a più foglioli-
ne lanceolato-lineari, bianco membranose nel margine;
frutto piccolo ovoideo. H: nei prati umidi di monte. P: le
radici. F: Ombrellifere.
Questa piccola ombrellifera, in confronto di tante
altre cespugliose e slanciate, ha proprietà depurative, sti-
molanti, astringenti, antifebbrifughe. Si fa l'infuso della
radice in dose di 15-20 gr. in un litro d'acqua, e si usa nei
raffreddori, nei catarri, nella raucedine, nel mal di testa,
nelle glandole infiammate, nella risipola facciale e nella
grossezza di sangue. Unita ad altre specie di alta monta-
gna, entra a far parte del cosiddetto «The dei Professori»
del quale parlerò in altra parte di questo libro.
Mughetto
Convallaria maialis, L.
Nomi DIALETTALI: Camanelle, Filànfole, S'ciopete,
Ampalio, Gratadóie, Filèfole, ecc.
DESCRIZIONE: Rizoma obliquo, emettente un ramet-
to con 2-3 foglie ellittiche allungate, ottusette; scarpo più
corto delle foglie, terminato in racemo di fiori bianchi
odorosi. H: nei boschi dalla zona montana alla subalpina.
P: l'intera pianta. F: Liliacee.
Nonostante la gradevole fragranza che manda, nella
primavera, questa graziosa pianticella, tuttavia essa e vele-
nosa. Possiede però virtù cardiotoniche, e sostituisce la
digitale e la caffeina. Si usa l'infuso di 10 gr. in un litro di
acqua, aggiungendovi mucillagine gommosa. E rimedio pe-
rò pericoloso; per questo è necessario consultare il medico.
Il succo giova per mali di occhi. Alcuni usano riempire di
fiori un vaso di vetro, lo mettono scoperto per alcuni
giorni in mezzo a un formicaio, adoperando l'acqua che si
forma nel recipiente per i dolori di podagra.
Musco arboreo
Caledonia rangiferina, L, - TAV. 3 -N. 22
DESCRIZIONE: t un elegante Lichene conformato ad
alberello, con tallo frondoso, di color cinereo sbiadito. Le
sommità portano concettacoli piccoli di color bruno. H:
comune nei terreni ricchi di muschi ed esposti a nord. P:
la pianta. F: Licheni.
Il musco arboreo è un elegante lichene formato ad
alberetto: esso nella terapia sostituisce il lichene islandico;
per di più è usato quale antifebbrifugo.
Nasturzio
Nasturtium officinale, R. Br.
NOMI DIALETTALI: Cressòn, Cressóm, Grassóm, Cres-
son de fontana.
DESCRIZIONE: Fusto prostrato e radicante in basso;
foglie dispari, pennato con foglioline laterali ovate, inegua-
li alla base, intere o crenato sinuate, la terminale più
grande e quasi rotonda; fiori piccoli bianchi; silique bi-
slunghe, lineari. H: comune e perenne lungo i ruscelli e
presso le sorgenti. P: la pianta fresca. F: Crocifere.
Questa crocifera ha virtù depurative, diuretiche, cor-
roboranti, detersive. Si usa il succo di pianta fresca pestata
in un mortaio, e spremuto attraverso un pannolino. Se ne
prende in dosi da 100 a 150 gr. al giorno, a digiuno; è
diuretico e depurativo, specialmente se preso per buon
tratto di tempo. Questo succo è indicato quale cura prima-
verile, nello scorbuto, nell'idropisia, nell'itterizia, nei catar-
ri bronchiali, polmonari, intestinali. Le foglie peste e appli-
cate servono contro la tigna e il cimurro. Contro i rossori
ed eruzioni cutanee si applicano 2 volte al giorno 50 gr.
di succo con 10 gr. di essenza di mandorle amare.
Il sapone è eccellente rimedio contro le scottature.
Esso si prepara schiacciando crescione, cipolle, foglie di
fragola e cuocendo il tutto con burro fresco, senza aggiun-
gervi sale. Si filtra, e si ungono le parti ferite; il prurito
cessa subito, rinfresca e guarisce presto. L'insalata si pre-
para versando sopra le foglie e cime ben lavate il sugo di
un limone; senza aceto e senza sale, vi si aggiunge un po'
d'olio e una cipolla ben tagliuzzata; si lascia così in compo-
sta per due ore, e poi si prende, con grande giovamento
dei polmoni e dei reni.
Nepitella
Calamintha Nepeta, Clairv,
(Melissa calamintha, L.)
DESCRIZIONE: Pianta pubescente (40-60 cm.); foglie
ovato-romboidali, ottuse, crenulate, senza glandole; pe-
duncoli multiflori (12-15 fiori); corolla azzurrastra a tubo
diritto; H: luoghi esposti al sole da fondo valle alla zona
montana. P: la pianta in fioritura. F: Labiate.
La nepetella, presa in infuso di 15-20 gr., è grande-
mente giovevole nei crampi, nell'insonnia, nella difficoltà
di respiro, nell'itterizia e nell'idropisia, promovendo essa
fortemente l'orina e regolando le mestruazioni. Presa con
miele e sale, uccide i vermi del corpo. La polvere di nepe-
tella, presa nei cibi, scaccia le ventosità opprimenti o do-
loranti.
Anche la specie consimile, la Nepeta Cataria (ERBA
GATTARIA) ha virtù toniche eccitanti, stomachiche, carmi-
native ed emmenagoghe. Si trova qua e là tra le macerie,
lungo le strade e le siepi. Foglie pelose, biancastre; fiori
bianchi a spiga. Si fa l'infuso di 20 gr. in 1 litro di acqua.
Noce
luglans regia, L.
NOMI DIALETTALI: Nogara, Noghèra, Nos, Noghiara.
DESCRIZIONE: Albero. Foglie grandi imparipennate
o foglioline ovate; fiori maschi in amenti allungati; frutto
globoso elissoideo, da prima verde e alla fine nero. H:
coltivata e qualche volta semi-spontanea. P: le foglie, il
mallo verde del frutto e i semi. F: Iuglandacee.
L'albero di noce, nelle sue parti terapeutiche, ha pro-
prietà astringenti, antiscrofolose, detersive. Si prepara l'in-
fuso di 20 gr. di foglie in un litro d'acqua. Se ne prendono
quattro tazze al giorno, nella cura delle scrofole, nelle
eruzioni cutanee e nella debolezza dei bambini, per i quali
però la dose deve essere molto più mite. Per i suddetti
mali, si possono fare anche bagni caldi, adoperando una
buona manata di foglie cotte a lungo; si resta nel bagno
dai 15 ai 20 minuti. La stessa cura vale per gli adulti di
sangue cattivo, pallidi e con digestione insufficiente.
L'olio dei semi e i malli in decozione (20 gr. in un litro
d'acqua) servono contro le impetigini.
I malli freschi o la polvere di essi servono benissimo
a tingere i capelli in nero in modo duraturo e senza creare
alcun danno alla pelle. Si usa l'estratto acquoso o alcoolico
in soluzione di 1 per 25.
Lo Scotti trova nella noce (bagni, bevande, applica-
zioni delle foglie o del decotto) rimedio infallibile per
tutte le forme di scrofole, piaghe fistolose, periostiti cario-
se. Il Professor Antonelli, a questo proposito dice: «Se ai
nostri giorni sono pochissimi i medici, che l'usano, ciò
dipende non da loro, ma dai metodi di cura venuti in
seguito all'introduzione di còmposti chimici, per cui dei
vegetali non si parla più nelle Scuole Superiori di medici-
na, e per cui avviene l'ignorare necessariamente tanto di
buono e di utile ai malati. Non sempre il nuovo è migliore
del vecchio». In realtà però molti medici oggi si danno
allo studio del vegetale, e s'insegna anche nelle scuole in
conformità alle leggi vigenti.
Nocciolo
Corylus Avellana, L.
NOMI DIALETTALI: Noselar, Còleri, Noselèr, Ninzo-
lèr, Golanàr, Noslàr, Bianèr.
DESCRIZIONE: Foglie rotonde ovali, brevemente acu-
minate, doppiamente seghettate; stami e bratteole quasi
uguali alla brattea; invoglio del frutto campanulato slargato
di sopra. H: comune nei terreni asciutti fino ai 1200 metri.
P: frutti e corteccia. F: Cupulifere.
La corteccia del nocciolo viene adoperata quale cata-
plasma contro le ulceri varicose (vene varicose aperte). Il
frutto è assai gustoso e nutriente. Dai semi si estrae un
olio, adoperato dai pittori.
Si fa l'infuso di 15-30 gr. di foglie in 1 litro d'acqua
quale depurativo del sangue, come cicatrizzante e nella
cura delle malattie della pelle. Con l'emulsione dei semi si
ha un buon preparato contro le infiammazioni dell'intesti-
no crasso.
Oleandro
Nerium Oleander, L,
DESCRIZIONE: Fruttice; foglie lanceolate, coriacee
per lo più terne; fiori grandi, terminali, a corimbo; calice
persistente 5 partito; corolla rossa, rosea o biancastra;
siliqua lunga piloculare. H: coltivato come pianta orna-
mentale; da noi difficilmente inselvatichito. P: le foglie.
F: Apocinacee.
Le foglie hanno proprietà cardiotoniche e diuretiche,
e vengono adoperate nelle miocarditi. Essendo pianta vele-
nosa, richiede molta prudenza nell'uso, ed è meglio lascia-
re al medico la dose da prescriversi. Le foglie e le sommità
fiorite, messe in macera nell'acqua per alcune ore, servono
contro la rogna e i parassiti della testa; polverizzate, si
usano come starnutatorio.
Olivo
Olea europaea, L
DESCRIZIONE: Albero; rami quasi tetragoni; foglie
ovato-bislunghe biancastre di sotto; fiori bianchi; frutti
di grandezze variabili. H: coltivato nel bacino di Arco fin su
a Padergnone. P: il mesocarpo, le foglie e la corteccia. F:
Oleacee.
L'olio che si estrae dal mesocarpo (bacche), oltre
avere grande importanza industriale e alimentare, presen-
ta anche notevoli applicazioni medicinali quale lassativo,
emolliente, febbrifugo. In dose di 30-60 gr. facilita la
soluzione e la eliminazione dei calcoli biliari, e per via
rettale scioglie le ostruzioni degli intestini. All'esterno ser-
ve alla fabbricazione di diversi unguenti contro eczemi e
scottature. Per lavare le piaghe e favorire la cicatrizzazio-
ne, si fa l'infuso di 60 gr. di foglie in un litro di acqua
bollente, o la decozione della corteccia.
L'olio (un cucchiaino da caffè per bambini e uno
grande per adulti) si somministra con buon effetto nelle
febbri con infiammazioni interne (peritonite, pleurite, pol-
monite), della trachea, del cieco, degli intestini.
L'olio, sbattuto nel vino, forma il cosiddetto «balsa-
mo del Samaritano» per le bruciature e scottature.
Olmaria
Spiraea Ulmaria, L, TAV. 12 - N. 87
DESCRIZIONE: Fusto eretto, solcato (60-100 cm.);
foglie pennatosette con 5-9 coppie di segmenti molto disu-
guali, ovato-acuti, doppiamente seghettati, il terminale più
grande palmatifido, bianco tomentosi di sotto; fiori bian-
chi in cima terminale petali con lingua lunga; stami più
lunghi dei petali; carpelli 5-9, avvolti a spira. H: i luoghi
e prati umidi e lungo i corsi d'acqua, dalla zona montana
alla zona alpina. P: foglie, fiori e radici. F: Rosacee.
Foglie, fiori e radici, hanno odore aromatico gradevo-
le, e questo aroma si conserva anche dopo l'essiccazione.
Si fa l'infuso di foglie e fiori in dose di 50 gr. in un litro
d'acqua. Si somministra 1/2 litro al giorno, con effetto
efficace, nel reumatismo articolare acuto. Con le radici
pestate si fa l'empiastro contro le ferite e in infuso contro
la diarrea, come pure per schizzettare nelle infiammazioni
vaginali.
L'infuso di queste foglie fu usato con ottimo effetto
nell'idropisia addominale, nell'edema delle estremità e del-
le articolazioni, nel reumatismo articolare acuto, e, come
sedativo, nelle malattie di cuore.
Olmo
Ulmus campestris, L.
DESCRIZIONE: Foglie ovali acute, di rado un po' acu-
minate; samare brevemente peduncolate, obovato-ellitti-
che, fesse fino al seme. H: nei boschi freschi della zona
montana e lungo le siepi e i viali, quale pianta ornamenta-
le. P: la corteccia. F: Urticacee.
La corteccia ha proprietà cicatrizzanti, e si usa in
decozione o in empiastro, nelle malattie della pelle. L'em-
piastro si fa con la corteccia finemente polverizzata, con
grasso. Si fa il decotto concentrato della scorza (130 gr.)
in due litri di acqua, fino a ridurla a metà. Da prendersi
(250 gr.) due-tre volte al dì. Per uso esterno si fa l'un-
guento. Far cuocere a fuoco lento la scorza con grasso di
maiale.
Onotano
Alnus glutinosa, Gaert.
NOMI DIALETTALI: Onìz, Onic, Onàro, Ofna, Ove-
no, Onèro, Auno, Aunìc da l'ega.
DESCRIZIONE: Foglie quasi rotonde e obovate, ottu-
se, smarginate all'apice, glabre, eccetto l'ascella dei nervi
nella pagina inferiore, glutinose in gioventù; strobili me-
diocri; semi lenticolari. H: luoghi umidi e freschi, e lungo
le correnti d'acqua. P: la corteccia. F: Betulacee.
La corteccia, specie quella interna, ha proprietà feb-
brifughe e astringenti, come quella della Quercia (vedi:
Quercia). Alcuni l'adoperano in decozione contro la
sciatica.
Orchidee
Orchis morio, L., Orchis militaris, L.,
Orchis maculata, L., Orchis mascula, L.,
Orchis pyramidalis, L.,
Orchis latifolia, ecc.
Nomi DIALETTALI: Cagnagnòte, Omeneti, Man
d'Adamo, Pan del cucù, Man de la Madona.
DESCRIZIONE: Orchis morio, L. - Fusto cilindrico
(10-30 cm.); foglie inferiori lanceolate strette; fiori porpo-
rini, rosei o bianchi in spiga terminale; brattee quasi ottu-
se, 1-2 nervie; lobello trilobo, porporino con macchiette
più cariche nel mezzo e lobi larghi, il medio poco più
breve dei laterali.
Orchis militaris, L. - Foglie inferiori bislunghe; fiori
in spiga ovoide; bratee molto più corte dell'ovario; elmo
di color roseo pallido; lobello tripartito; sperone '/2 del-
l'ovario.
Orchis mascula, L. - Fusto eretto; foglie obovate o
bislunghe, dilatate un po' al di sotto dell'apice; fiori violet-
to-rosei in spiga allungata; labello trilobo.
Orchis latifolia, L. - Fusto cavo (30-80 cm.); foglie
patenti, le inferiori ovato bislunghe ottuse, spesso mac-
chiate, le superiori lanceolato-acuminate; fiori color porpo-
ra, in spiga ovoide allungata; labello trilobo. H: dalla
collina alla zona alpina, secondo le diverse specie. P: i
tuberi. R: prima della fioritura o in autunno. F: Or-
chidee.
La proprietà medicinale delle orchidee sta nel bulbo,
che è quasi uguale in tutte le specie. Con detti bulbi si
forma la droga che passa sotto il nome di Salep. Si raccol-
gono prima della fioritura, o prima che la pianta marcisca;
si lavano subito in acqua fresca e si liberano della scorza
esterna. Cuocendoli, diventano chiari e trasparenti. Appe-
na colti, si disseccano sopra una stufa, o si pongono infil-
zati sopra la stessa. Così disseccati, si rendono atti alla
polverizzazione o alla macinazione. Con una parte di Sa-
le e 50 di acqua bollente si ottiene una densa gelatina,
ricca di mucillaggine, di amido e di zucchero, da formare
un cibo assai nutriente, per persone deboli e per i fanciulli
deperiti. È di facile digestione, e serve anche contro la
diarrea. Perché si sciolga meglio e s'immedesimi coll'ac-
qua, vi si aggiungono alcune gocce d'acquavite, agitando.
Questo preparato giova pure nell'atrofia, scrofole, dissen-
teria, nelle malattie infiammatorie, nella consumazione e
nella tisi. Il Salep fu pure usato nei catarri intestinali.
Origano
Origanum vulgare, L.
NOMI DIALETTALI: Mazurana mata.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-60 cm.); foglie gran-
di, picciolate, ovato-lanceolate, rotondate alla base; fiori
rosei in spighe ovalidi formanti una pannocchia a rami
ascendenti; foglie floreali ottuse; corolla 2 volte più lunga
del calice. H: nei boschi asciutti e lungo le strade di
campagna e di monte. P: le foglie e sommità fiorite. F:
Labiate.
L'origano ha proprietà aperitive e risolventi e si fa
l'infuso in 10 gr. in un litro d'acqua, contro l'emicrania,
nei disturbi polmonari, del fegato e della matrice. In infu-
sione nel vino giova nella tosse, nella raucedine, e arresta
l'avvelenamento prodotto da punture d'insetti. Unito ad
altre erbe aromatiche, quali: il timo, la maggiorana, l'isso-
po, il marrobio, la ruta, la salvia, la camomilla, serve per
fare impacchi caldi, per mal di denti, di orecchi, di gola,
di ventre; nei reumatismi, nelle malattie muliebri e oppi-
lazioni.
Ortica maschio
Urtica dioica, L. TAV. 3 - N. 19
NOMI DIALETTALI: Ortiga
DESCRIZIONE: Rizoma strisciante; fusto eretto
(40-100 cm.); foglie ovato-lanceolate, fortemente seghetta-
te con stipole lineari lanceolate e piccioli 2-4 volte più
brevi del lembo; spighe più lunghe del picciolo, con fiori
dioici. H: vicino alle abitazioni, nelle macerie, sui muri, ai
margini delle strade e negli orti. P: le foglie, gli steli e i
semi. F: Urticacee.
Con l'infuso della pianta secca, o meglio ancora in
decozione (50 gr. in 1500 di acqua fino a ridurlo a due
terzi) si fa una bevanda indicatissima per purificare il
sangue, contro la dissenteria epidemica, contro l'idropisia,
l'itterizia, il mal di petto e contro l'emorroidi. Il parroco
Kneipp dice che un tal decotto scioglie i catarri dei polmo-
ni e di petto, ed espelle per le vie urinarie le materie
tossiche del ventre. L'insalata delle piante giovani purifica
il sangue. Le percosse fatte con le ortiche sono indicate
come revulsive contro il reumatismo, la disposizione alla
paralisi, all'apoplessia. Si prende un mazzo di ortiche, con
una mano guantata, e si percuote la parte sulla quale si
vuoi produrre l'effetto. Per combattere le emorragie interne,
si prende in due volte (mattina e sera), il succo, in
ragione di 75 gr. alla volta. Per istagnare il sangue da
naso, s'introduce nelle narici un batuffolo di bambagia
inzuppato in detto succo. Uguale virtù ha pure la specie
consimile: La ORTICA PUNGENTISSIMA = Urtica urens, L.
(Tav. 3 - N. 20); anzi l'acqua ottenuta dalla decozione di
questa ortica è più indicata per lavarsi la testa, nella cadu-
ta dei capelli.
Orzo
Hordeum vulgare, L.
Pianta ovunque conosciuta come ottimo cereale. H:
coltivato. P: i semi. F: Graminacee.
L'orzo ha proprietà emollienti, rinfrescanti e depurati-
ve. Si usa l'infuso di 20 gr. in un litro d'acqua e si adopera quale gargarizzante nelle angine, nelle infiammazioni alla
gola, e come rinfrescante e astringente nelle diarree. Tan-
to l'infuso come la minestra fatta con i semi è ottimo
alimento nei vecchi che soffrono di atonia intestinale e
nei convalescenti.
Papavero dei campi(Rosolaccio)
Papaver rhoeas, L.
NOMI DIALETTALI: Papaver, Pavarin, Paver.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso; foglie pennato-
partite, a lobi bislunghi, lanceolati, acuti, inciso-dentati; sepali con peli lunghi: petali larghi, quasi tondi, rosso
vivo; cassula glabra obovata. H: nei cereali e luoghi incol-
ti della zona submontana. P: le foglie e i semi. F: Papa-
veracee.
L'infuso di 5 gr. in un quarto di litro d'acqua bollen-
te, è sonnifero e da usarsi con prudenza. Un pizzico di
fiori secchi, in una tazza di acqua bollente, calma la tosse
e combatte l'insonnia dei bambini e dei vecchi. Ma si usi
con prudenza, perché se la droga è calmante, è pure narco-
tica. I semi hanno le medesime proprietà.
Passiflora
Passiflora coerulea
DESCRIZIONE: Fusto rampicante per mezzo di vitic-
ci; foglie glabre; 5-partite, a segmenti allungati, crenato
dentati, con piccioli forniti di ghiandole e grandi stipole
solcate; fiori grandi, solitari colore viola; calicetto trifillo;
talamo concavo; frutto una bacca. H: coltivato. P: l'intera
pianta. F: Passifloracee.
La Passiflora ha proprietà sedative, assai utile nel-
l'isteria, nevrastenia, nevralgia. Esternamente si usano gli
impacchi nella cura delle emorroidi e della risipola.
Dose: estratto fluido da 1 a 3 gr. in 250 di acqua.
Nelle malattie suddette il the o estratto fluido concilia
il sonno, senza depressione nervosa, ed il dottor Leclerc
ne provò l'efficacia nei disturbi nervosi della menopausa.
Patata
Solanum tuberosum, L.
H: coltivata nei campi. P: il tubero e le foglie. F:
Solanacee.
La patata contusa o grattugiata, applicata sulle brucia-
ture, vale a calmare il dolore; così pure il succo. Le foglie
cotte, 15-20 gr. in un litro d'acqua, alla quale si aggiunge
un po' di miele, è rimedio efficace nelle tossi secche, nelle
tosse asinina, e per schizzettare nei fiori bianchi. Attenzio-
ne però, perché dette foglie sono velenose, e molto più le
bacche, le quali, per constatazione portano avvelenamen-
to, quando vengono manipolate con mani aperte o ferite.
Pelosetta
Heracium pilosella, L. TAV. 5 N. 39
DESCRIZIONE: Rizoma strisciante, stolonifero, stelo
primario per lo più semplice e nudo (10-20 cm.); foglie
basali in rosetta, obovato-ottuse o bislunghe lanceolate,
setolose, bianco tomentose; capolino terminale solitario,
giallo.
H. comune nei prati asciutti. P: I'intera pianta. F:
Composte.
Questa pianticella, assai comune, specialmente sui
margini delle strade, ha virtù febbrifughe e diuretiche. Si
prescrive l'infuso di 100 gr. della pianta intera, in un litro
d'acqua. La pianta deve essere fresca, perché essiccata,
perde ogni sua virtù.
Per essere la pianta anche molto astringente, si usa
nella dissenteria, nei flussi delle donne, nelle ferite
interne ed esterne, negli sputi di sangue, nell'itterizia,
nell'idro- pisia, nei gonfiori del fegato e della milza.
Si può prendere anche nel vino, nel brodo, nella
minestra o con l'uovo. I deboli ne traggono grande gio-
vamento.
Peonia
Paeonia peregrina, Mill
P. officinalis, L.
DESCRIZIONE: Foglie biternate o ternate a foglioline
lanceolate, acuminate, le terminali bifide e trifide; stimmi
avvolti a spira; carpelli tomentosi divergenti.
H: sparsa qua e là nella nostra regione specialmente
sui monti di Fai, Spormaggiore e sul Bondone. P: i semi,
le foglie e le radici. F: Ranunculacee.
La peonia selvatica ha proprietà antispasmodiche,
emetiche, narcotiche. Si fa l'infuso dei semi e della radice
di 20-30 gr. in un litro di acqua, come antispasmodico,
narcotico, antispasmodico. Anche le foglie hanno le stesse
virtù, però in minor grado. Va usata con cautela, potendo
arrecare vari disturbi.
Pervinca
Vinca minor, L.
DESCRIZIONE: Foglie perfettamente glabre ovali-lan-
ceolate; lucenti; peduncoli più lunghi delle foglie e dei
fiori; calice con lacinie glabre; corolla azzurra con lobi
stroncati all'apice. H; lungo le strade, fra le siepi delle
valli e della zona collina. P: la pianta. F: Apocinacee.
Questa pianta, strisciante, con foglie ovali, lucide e
fiori a stella, azzurri, ha proprietà astringenti, decongestio-
nanti, stimolanti della funzione gastrica, e galattofughe. Si
fa l'infuso della pianta verde in 30 gr. o secca in 15 gr. in
un litro d'acqua. È usata per arrestare la secrezione del
latte, sciogliere gli ingorghi e come collutorio nelle infiam-
mazioni della bocca e della faringe, come pure per attivare
le funzioni gastriche.
Piantaggine lanceolata
Plantago lanceolata, L. TAV. 12 N. 84
NOMI DIALETTALI : Piantàzen, Foie de. pecadi, Piantà-
ge, Piantàna, Piantònega, Plantaci, Plantàna, Bosie,
Spiantàzem.
DESCRIZIONE: Pianta alta 10-40 cm.; foglie tutte ba-
sali lanceolate, acuminate, assai larghe, spesso dentate,
ordinariamente erette; spighe ovali sopra peduncoli pro-
fondamenti 5-solcati; calice e lacinie laterali acuminate;
semi bislunghi. H: assai comune nei luoghi aridi, erbosi.
P: le foglie e i semi. F: Plantaginacee.
Le foglie amare, astringenti, salate, fanno bene nei
catarri polmonari, nei catarri gastrici, agli organi urinari e
intestinali; giovano molto nelle emorroidi vescicali, nella
debolezza della vescica, nelle diarree ostinate, nel catarro
gastrico e conseguente inappetenza. Si fa l'infuso di 4 gr.
di foglie in una tazza di acqua bollente, oppure da 30 a
60 gr. in un litro d'acqua. Il succo in dosi di 2-3 cucchiai,
preso nel brodo o latte, giova nella discrassia (sangue
grosso) e nei flutti mucosi derivanti. Preso da solo, si usa
quale corrosivo nei tumori, limitando l'estensione e riani-
mando i tessuti.
Le foglie pestate servono come cataplasma sulle feri-
te, tumori, punture di insetti; quindi hanno proprietà vul-
nerarie. Per la purificazione del sangue, al thè di foglie si
aggiunge, secondo il Kneipp, alcune foglie di polmonaria.
Il thè giova anche nelle tossi e nella raucedine. Uguali
virtù ha la P. ALPINA. (TAV. 11 - N. 83)
Pinguicola
Pinguicula vulgaris, L.
DESCRIZIONE: Radici fibrose; foglie tutte basali, bi-
slunghe, glandolose; corolla violetta o bianca con labbro
superiore a due lobi bislunghi e labbro inferiore a lobi
bislunghi disgiunti. H: frequente nelle paludi torbose e
negli stillicidii. P: le foglie. F: Urticulariacee.
I vecchi medici ordinavano la pinguicola quale rime-
dio contro l'etisia, nei tagli, nelle ferite, negli intestini,
quale risolutivo. Anche oggi si adopera nelle ferite prodot-
te da tagli. Lavandosi la testa con l'acqua bollita nelle
foglie di pinguicola, fa crescere i capelli e uccide i pidoc-
chi, tanto delle persone, come delle bestie. Queste foglie
hanno la proprietà di coagulare il latte.
Pino
Pinus silvestris, L. TAV. 4 N. 30
DESCRIZIONE: Albero; foglie rigide, brevi; pine piut-
tosto piccole, reflesse, opache alla maturità; squame con
scudo terminale converso. H; comune nei terreni preferi-
bilmente sabbiosi dalla collina alla zona alpina. P: le gem-
me, le foglie e la resina. F: Conifere.
Avendo il pino comune proprietà decongestionanti,
diuretiche, antireumatiche e balsamiche, si usa la decozio-
ne di 50 gr. di foglie in un litro d'acqua, da somministrar-
si quattro volte in un giorno agli affetti di gotta o reu-
matismo.
L'infuso di gemme, in dose di 30 gr. in un litro
d'acqua, si prescrive nelle affezioni bronchiali, nei catarri
vescicali, nella cura delle blenorragia e cistite. Contro i
fiori bianchi si fa una iniezione mattina e sera di un litro
d'acqua bollente in 60 gr. di gemme. Dalla resina si estrae
la trementina, il catrame vegetale, l'acqua ragia, ecc., tutte
utili per medicamenti, unguenti, saponi, vernici.
Per chi ha bisogno di voce chiara, forte (professori,
maestri, predicatori, cantanti), si tagliuzzano 3-4 pine ver-
di che si cuociono in '/2 litro di acqua. Lasciate raffredda-
re, si filtrano e si fanno gargarismi 3-4 volte al giorno. Se
le pine sono bollite leggermente, si può bere l'acqua che
non solo mantiene bella e chiara la voce, ma la dà a chi
l'ha debole e fioca. Le pine devono essere sempre verdi e
fresche. Per averle d'inverno all'occorrenza, si mettono in
estate in un recipiente d'acqua.
Pioppo nero
Populus nigra, L.
Nomi DIALETTALI: Albera, Arbola, Alberella,
Albora.
DESCRIZIONE: Foglie triangolari acuminate, lunga-
mente picciolate, dentato-crenulate; squame degli amenti
glabre; stami 12-30; gemme vischiose. H: il pioppo nero
ama la terra leggera e i luoghi freschi. P: le gemme. F:
Salicacee.
Si ottiene un unguento salutare schiacciando un terzo
di gemme di pioppo, mescolandovi due terzi di grasso di
maiale; si cuoce insieme adagino, fino a formare un tessu-
to di lino, lasciandolo raffreddare. È necessario coprirlo
bene e tenerlo lontano dall'umidità, mettendovi sopra ma-
gari uno strato di olio d'oliva. Giova nelle infiammazioni,
ustioni, emorroidi. Mescolato a olio di trementina, serve a
sedare le enfiagioni dei capezzoli delle vacche e delle
capre. Il carbone, detto di Belloc, si prende in dosi di 2-3
cucchiai, dopo il pasto, per la cura delle affezioni gastri-
che, nervose e loro conseguenze, come: bruciature, acidità
di bocca, mal di testa, gonfiezza, con effetto assai spesso
lesto e completo. L'evacuazione si fa regolare e la digestio-
ne migliora.
Podagraria
Aegopodium Podagraria, L. - TAV. 5 N. 36
DESCRIZIONE: Fusto eretto, angoloso, solcato, ramo-
so in alto (50-80 cm.); foglie inferiori lungamente piccio-
late, biternato-pennatosette con segmenti uguali ovali acu-
minati seghettati, le superiori sessili su la guaina, ternato-
sette a segmenti lanceolati; fiori bianchi o rossastri con
10-12 raggi. H: stazioni ombrose e fresche fino alla zona
montana. P: foglie e radici. F: Ombrellifere.
Pianta simile all'angelica, dal nome latino, podagra-
ria; la radice veniva usata contro la podagra; ma da recen-
ti ricerche, sembra che il nome non sia giustificato. Le
foglie cotte si mangiano in insalata
Poligala amara
Polygala amara - TAV. 7 - N. 52
DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (5-20 cm.);
fogli inferiori in rosetta, larghe obovate, le superiori lan-
ceolate più piccole; fiori racemosi azzurri; ali bislunghe
con nervi congiunti all'apice e vene poco ramose; sapore
amaro.
Poligala comune
Polygala vulgaris, L.
DESCRIZIONE: Fusti prostrati risorgenti (15-20 cm.);
foglie lanceolate; brattee laterali lunghe la metà del pedun-
colo; fiori racemosi azzurri o rosei; ale ellittiche con nu-
merose vene; ovario con stipite uguale a esso. H: nei
prati asciutti, al limitare dei boschi dalla zona montana
all'alpina. P: la pianta e la radice. R: in fioritura. F:
Poligalacee.
Questa gentile pianticella, con i suoi fiori rossi, rosa
o azzurri, ha proprietà toniche ed espettoranti. Si usa tutta
la pianta, ma specialmente la radice è adoperata in decozio-
ne (90 gr. in 500 di acqua) nei catarri bronchiali e polmo-
nari, e in modo speciale in casi di pertosse e bronchite
senile. Essa contiene sostanze toniche ed espettoranti. È
stomachica e serve nelle cattive digestioni e diarree ca-
tarrali.
Polipodio
Polypodium vulgare, L. TAV. 4 - N. 26
NOMI DIALETTALI: Radis dolza, Dolcina, Bomboni,
Radis de denti, Pape dolce.
DESCRIZIONE: Rizoma strisciante; foglie ovali lanceo-
lari o lanceolate, (20-40 cm.); pennato-partite a segmenti
lineari; sori in due serie parallele al nervo medio di cia-
scun segmento. H: luoghi freschi, sulle rupi, sui muri
vecchi, nei boschi ombrosi. P: le radici. F: Felci.
La radice in infusione, se verde, 40 gr., se secca, 25
in un litro d'acqua, serve contro la pertosse, raucedine, ed
è diuretica. Si prescrive pure agli itterici e agli affetti da
stitichezza cronica. In decozione si somministra da 30-60
gr. in un litro d'acqua.
Nell'itterizia, nelle costipazioni croniche e nei distur-
bi di fegato il Dottor Leclerc prescrive questa formula: gr.
20 di polipodio, 10 di regolizia, 5 di radice di angelica in
200 di acqua. Prima si fa bollire per 15 minuti il polipo-
dio; la regolizia e l'angelica vi si immettono in macera per
12 ore; poi si filtra e se ne beve una pozione la mattina a
digiuno.
Polmonaria
Pulmonaria officinalis, L. TAV. 7 - N. 56
DESCRIZIONE: Fusti eretti (10-30 cm.); foglie inferio-
ri ellittiche od ovate con base cuoriforme e con macchie
chiare; carpelli ovoidi, acuti all'apice; lembro della corolla
violaceo-ceruleo o rossastro. H: nei boschi freschi e umi-
di della zona collina-subalpina. P: le foglie. F: Borra-
ginacee.
La polmonaria ha proprietà emollienti e sudorifere, e
si usa il decotto di 30 gr. di foglie in un litro d'acqua, per
catarri ai polmoni, tosse, raucedine e sputo di sangue. Si
può usare anche il succo spremuto dalle foglie, con l'ag-
giunta d'un po' di miele. Tre-quattro cucchiai al giorno.
Potentilla anserina
Potentilla anserina L. -
DESCRIZIONE: Radice fusiforme, breve, stoloni lun-
ghi; foglie basali pennate con 6-12 coppie di foglioline
bislunghe acutamente seghettate, biancosericee di sotto,
verdi di sopra; fiori gialli. H: nei prati, nelle zolle erbose
lungo le strade di campagna, fino alla zona montana. P: la
pianta intera. F: Rosacee.
La pianta è considerata come rimedio efficace per far
ristagnare il sangue, così pure contro la diarrea, i calcoli
biliari, i fiori bianchi, i dolori di fegato e la febbre inter-
mittente. Invece dell'infuso nell'acqua, è più indicato ver-
sare latte bollente sulla pianta, e prenderlo più caldo che
sia possibile, specialmente nei crampi del ventricolo e del
basso ventre. Per impacchi, sulle parti dolenti, si usa versa-
re acqua bollente sulla pianta ben pulita e polverizzata. Le
radici polverizzate, prese più volte durante il giorno, in
ragione di due grammi, giovano nello sputo di sangue.
Servono pure nella colica, diarrea, colèra. Il decotto preso
in bocca caldo, fa cessare il mal di denti; messo in articola-
zioni doloranti, lenisce il dolore; inzuppato in un pannoli-
no e messo sugli occhi, leva l'infiammazione. Il succo,
ottenuto dalle foglie, pestate, immesso in un batuffolo, fa
cessare il sangue da naso.
Potentilla aurea
Potentilla aurea, L. TAV. 5 N. 34
DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto con peli
applicati (10-20 cm.); foglie basali lungamente picciolate
quinate; foglioline bislunghe con pochi e acuti denti al-
l'apice, sericeo-argentine al margine; petali cuoriformi a
rovescio di color giallo vivo. H: luoghi erbosi asciutti
dalla zona submontana alla subalpina. P: la pianta. F:
Rosacee.
La potentilla aurea ha le stesse proprietà della prece-
dente e del cinquefoglio. Vedi: Potentilla anserina e cin-
quefoglio. Per di più, essa entra a formare il cosiddetto
Lapidario o Polvere della vita; così pure entra a far parte
della mistura per combattere il diabete, secondo la prescri-
zione del parroco Kiinzle, il quale la usa pure quale ingre-
diente nel The dei professori.
Pratolina
Bellis perennis, L.
Nomi DIALETTALI: Margheritine, Piron cuciar, Spio-
ni de la primavera, Supete.
DESCRIZIONE: Fusto semplice (10-20 cm.); foglie tut-
te basali in rosetta, un po' consistenti, obovato spatolate,
capolini piccoli solitari sopra peduncoli basali; infiorescen-
za a foglioline lineari lanceolate ottuse coloro bianco-rosa.
H: prati e luoghi erbosi dalla pianura alla zona alpina. P:
la pianta. F: Composte.
Il «Succus herbae bellis perennis», che si rende dolce
con lo zucchero, si ottiene spremendo la pianta pulita.
Giova nei disturbi di petto, tosse, catarri, mal di gola.
Prezzemolo
Petroselinum sativum, L. TAV. 8 N. 6:
H: coltivato negli orti. P: le foglie e la radice. F:
Ombrellifere.
Il prezzemolo ha virtù stimolanti, emmenagoghe, diu-
retiche, carminative e vulnerarie. Si usa la decozione delle
radici, in ragione di 60 gr. in un litro d'acqua. Si sommini-
stra negli ingorghi di fegato, nell'idropisia, nella irregolari-
tà della circolazione sanguigna. Nelle gastralgie e nelle flatulenze, si fa l'infuso di 8 gr. di semi in un litro d'ac-
qua. Le foglie peste, applicate, fanno cessare la secrezione
lattea. Per di più, questi empiastri sono considerati come
risolutivi sulle piaghe e ferite. Il prezzemolo, bollito nell'ac-
qua col polipodio e bevuto serve a cacciare i calcoli.
Primola
Primula officinalis, L. TAV. 9 N. 60
NOMI DIALETTALI: Primola, Ciave del paradìs, Cam-
panele, Braghie del cuco, Ticole-tacole.
DESCRIZIONE: Rizoma breve; foglie ovali o bislun-
ghe in rosetta, rugoso reticolate, pubescenti, tomentose;
calice biancastro rigonfio e aperto, con denti ovali; corolla
gialla con lembo concavo. H: comune in primavera per
tempo nei prati e nelle siepi. P: radici, foglie e fiori. F:
Primulacee.
Le radici mandano un forte odore di anice; i fiori,
odore di miele. Il the di fiori si fa con 10 gr. di petali, in
un litro d'acqua. Questo thè giova assai nella tosse e nelle
infreddature di petto e del basso ventre. È sudorifero,
scioglie i catarri e diminuisce l'irritazione producente la
tosse. Radici, foglie e fiori un po' bolliti, danno un thè
contro l'artrite, l'emicrania e il capogiro, allietando e rin-
forzando i nervi. Le foglie si mangiano come le spinacee.
Nel mal di capo, si fa l'empiastro. Nelle paralisi si dà
l'infuso di 10 gr. in 1 litro d'acqua.
Prugnolo
Prunus spinosa, L. TAV. 10 - N. 72
Nomi DIALETTALI: Brugnolàr, Brugnolèr, Brugnói,
Brombolàro, Sléador.
DESCRIZIONE: Fruttice (1-3 m.), con rami spinosi;
foglie ovali lanceolate seghettate; stipole lineari pubescen-
ti; fiori bianchi che compariscono prima delle foglie; peta-
li obovati; frutto globoso. H: comune nei boschi, nelle
siepi e ai margini dei campi. P: la corteccia, fiori, frutti.
F: Rosacee.
Il the di fiori (un pizzico in una tazza d'acqua), serve
a purificare il sangue e tutto il corpo, sciogliendo i cattivi
umori dell'inverno, giova alla digestione, è tonico e legger-
mente purgativo. I frutti bolliti nel vino fino a densità
sciropposa, sono rinfrescanti e astringenti. I frutti immatu-
ri, uniti a vetriolo, danno un color nero, duraturo. La
corteccia della radice è indicata per preparare una decozio-
ne astringente nelle affezioni catarrali e nella dissenteria.
Pugnitopo
Ruscus aculeatus, L.
Nomi DIALETTALI: Martèl bastàrt, Spinasorsi,
Bruscòm.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, verde cilindrico, striato,
ramoso; cladodi di color verde oscuro, acuminati, termi-
nanti in spina; fiori solitari o geminati nell'ascella di una
piccola brattea sulla faccia superiore dei cladodi; frutto
una bacca rossa. H: di qua e di là nelle macchie asciutte,
sassose. P: la radice. F: Asparagacee.
La radice ha proprietà diuretiche e aperitive, simili a
quelle di asparago. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro
d'acqua.
Pulsatilla
Anemone pulsatilla, L.
Nomi DIALETTALI: Campanelle de Pasqua, Dedai.
DESCRIZIONE: Rizoma obliquo, nerastro; foglie basali
tripennate a prime divisioni picciolettate e lacinie lineari
strette; stelo alto 10-20 cm.; fiore unico quasi eretto;
sepali 6 ellittici curvati in fuori, lunghi il doppio degli
stami, prima violacei, poi lilla. H: nelle siepi, sui colli
erbosi asciutti. P: le foglie e fiori freschi. F: Ranun-
culacee.
Questa pianta ha proprietà vescicatorie, febbrifughe,
sudorifere, antispasmodiche, emetiche, espettoranti. Infu-
so. da 3-7 gr. in 200 d'acqua. Giova negli spasimi doloro-
si, emicranie, nevralgie. Si faccia attenzione, perché pianta
venefica. Dall'erba fresca si distilla un'acqua assai giovevo-
le all'esterno, per malattie di occhi, rosolia, ascessi, frattu-
re, malattie croniche della pelle e nei dolori artrito-reuma-
tici, come pure nelle nevralgie facciali. La polvere di foglie
secche provoca lo starnuto.
Quercia
Quercus pedunculata, Ehr. TAV. 3 N. 25
NOMI DIALETTALI: Ròver, Ròvar, Ròer, Róvre.
DESCRIZIONE: Albero grande; foglie con stipole fuga-
ci; squame della cupola appressate, le inferiori ovate e le
altre ovate e ovato-lanceolate; ghianda ombilicata all'api-
ce. H: comune nei boschi cedui dalla zona collina alla
subalpina. P: le foglie, corteccia, ghiande, galle. F: Cupu-
lifere.
Il the, o meglio la decozione della corteccia (30 gr. in
un litro d'acqua), è efficace contro gli avvelenamenti vege-
tali: funghi, belladonna, colchico, tabacco, digitale; sola-
tro, aconito, ecc. Si usa pure contro la diarrea, dissenteria,
scrofole, consunzione, emorragia gastro-intestinale, nello
sputo di sangue, nel catarro alle mucose, alla vescica, ai
bronchi. Il thè deve essere concentrato; da prenderne un
cucchiaio da tavola ogni 2 ore. Per uso esterno, il decotto,
che sarà più forte, si usa quale lavacro nelle dilatazioni
dei vasi, nell'emorroidi, svenimenti, rotture, idropisia, en-
fiagioni, ascessi maligni, fratture, ustioni, piaghe derivanti
da lunga degenza in letto, nel sudore delle ascelle e dei
piedi, nelle piaghe agli stessi, geloni e, soprattutto, nel
pericolosissimo carbonchio alla milza, nelle infiammazioni
alla gola e per l'abbassamento di voce; per schizzettare
nelle emorragie e passaggi di catarro, e per inalazione ai
tisici.
La polvere di corteccia si usa: una punta di coltello,
per lo sputo di sangue, nelle emorragie gastro-intestinali,
nella diarrea, nelle difficoltà d'orina e nel mal della pietra;
da fiuto per il sangue da naso. La tintura serve per tutti i
disturbi suaccennati. Vien preparata in questo modo: si
schiacciano i rami giovani in primavera insieme con le
foglie; se ne raccoglie il succo che si mescola con altrettan-
to alcool; indi si pone il liquido al sole per 14 giorni e si
versa poi la parte chiara in un recipiente ben chiuso. Si
prende a gocce, sullo zucchero o con il miele. Le foglie,
raccolte da maggio ad agosto, agiscono come la corteccia.
Devono essere essiccate all'ombra, ben distese. Una mana-
ta di foglie cotte in un litro d'acqua si pongono sulle
piaghe maligne, sulle vesciche, sulle pustole del vaiuolo,
sugli ascessi e ferite.
Le ghiande contengono acido tannico, una sostanza
amara, molto amido, un olio grasso, sali di potassa, di
calce, di allume; arrostite, nutrono, rinforzando il ventrico-
lo e l'intestino. Prese come caffe, non tostarle troppo,
perché perderebbero la loro efficacia. I fanciulli rachitici e
deboli di ossa ne traggono grande vantaggio. Le galle,
raccolte secche in autunno, si polverizzano. In tale stato
contengono il 25/30% di tannino. Con la cura di esse si
allontanano le carni matte dagli ascessi, lo scorbuto, le
gengive sanguinanti; detta polvere immessa nei denti cavi,
fa cessare il dolore; fiutata, cessa il sangue da naso.
Rabarbaro alpino
Rumex alpinus, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-70 cm.); foglie infe-
riori assai grandi rotondo-ovate, cuoriformi alla base con
lungo picciolo scanalato; fiori in falsi verticilli formanti
un lungo e stretto racemo ramoso compatto; tepali fruttife-
ri, tutti privi di callo, ovati e cuoriformi alla base. H:
nelle conche dei prati grassi di montagna, vicino alle mal-
ghe. P: foglie e radici. F: Poligonacee.
Il rabarbaro alpino ha quasi le identiche qualità della
«Radix lapathi acuti» delle farmacie e si usa quale tonico
astringente nella debolezza di digestione, nell'itterizia, nel-
l'idropisia, nelle eruzioni cutanee croniche, come erpeti,
tigna del capo, e quale febbrifugo. Si prepara il decotto di
foglie e rizomi (radici) in dose di 30-60 gr. bollito forte-
mente in 250-300 gr. di acqua. Filtrato il liquido, vi si
aggiunge qualche estratto amaro, come: corteccia d'olmo,
radici di saponaria, fumaria, ecc.
La radice fresca, mondata e saponificata con crema,
giova nelle eruzioni cutanee. I semi, cotti nel vino nero,
servono nelle diarree. Le foglie peste e arrostite con burro,
mettendole sulle mani o piedi infiammati e gonfi, favori-
scono la suppurazione, vincendo anche le eruzioni cutanee
umide e ostinate.
Ranuncolo di palude
Ranunculus sceleratus, L, TAV. 5 N. 40
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, cavo (20-40
cm.); foglie basali palmato-partite; fiori piccoli gialli; sepa-
li ovali, vellutati, reflessi; petali più corti del calice;
carpelli ovoidi, senza carena, molti in capolino bislungo obovato.
H: nei prati paludosi e lungo i corsi d'acqua. P: le foglie e le
radici. F: Ranunculacee.
Questa pianta essendo tossica si usa solamente all'esterno
come cataplasma, contro la rogna e tigna del
capo e nell'eczema asciutto di esso, nei piedi agghiacciati,
facendo un bagno di detta pianta, bollita nell'acqua; così
pure nelle articolazioni agghiacciate. Qualche volta si usa
anche quale vescicatorio nella sciatica.
Ribes nero e rosso
Ribes nigrum et rubrum, L.
Piante ovunque conosciute, perciò mi dispenso dal
descriverle. H: coltivato, raramente spontaneo. P: foglie e
frutti. F: Sassifragacee.
Il ribes ha proprietà antireumatiche, diuretiche, rin-
frescanti, antifebbrifughe. Si usa il thè di foglie, special-
mente del ribes nero, in infusione dai 30 gr. al giorno,
nelle affezioni reumatiche, per la sua azione diuretiche.
Giova pure quale sudorifero, nei dolori renali e per pro-
muovere l'urinazione. È raccomandato ancora contro la
gotta, i calcoli biliari, e l'idropisia. Con i frutti del ribes
rosso si fanno limonate rinfrescanti e contro la febbre.
Ricino
Ricinus communis, L.
H: coltivato. P: i semi. F: Euforbiacee.
L'olio che si ricava dai semi è un noto, ottimo pur-
gante che non irrita, e perciò può esser preso anche nelle
gravidanze e nelle infiammazioni addominali e intestinali.
La dose è di 8 gr. per i bambini, per gli adulti da 25-50
gr. Giova anche nelle infiammazioni del basso ventre, dei
reni, della vescica e della matrice, specialmente se preso
con caffè caldo o con il brodo.
Romice
Rumex acetosa, R. acetosella, R. scutatus,
R. crispus, R. patientia, L.
Nomi DIALETTALI: Pan e vin, Pan cuco, Stanghe,
Patuch, Pan mòi, Dolciane, Séole, Desolon.
DESCRIZIONE: Rumex acetosa, L. - Fusto eretto
(30-60 cm.); foglie saettiforme o astate, ovali bislunghe
con le orecchiette acute; fiori dioici formanti una pannoc-
chia lassa; tepali interni ovali fruttiferi con callo piccolo o
nullo.
Rumex acetosella, L. - Fusto eretto (10-40 cm.); fo-
glie astate con le orecchiette lineari intiere; fiori dioici in
falsi verticilli formanti una pannocchia lassa; tepali esterni
fruttiferi eretti, applicati al fusto, gli interni ovali piccoli,
più corti dell'achenio, senza callo.
Ometto le altre specie meno importanti. H: comune
nei prati. P: le foglie e le radici. F: Poligonacee.
Tutte queste specie di romice servono per cure pri-
maverili e sono risolutive della vena porta, aumentano la
bile, migliorano il sangue, combattono l'itterizia e le
emorroidi.
La radice contiene molto ferro organico, e, ridotta in
polvere, si somministra ai clorotici e anemici 3-4 volte al
giorno, in ragione di 0,75 gr. per volta. Avendo azione
lassativa, combatte la proprietà astringente. Negli ingor-
ghi scrofolosi, nell'obesità e nelle anemie e debolezze gene-
rali, si prescrive l'estratto fluido in dose di 1-3 gr. al
giorno.
Rosa di macchia
Rosa canina, L. e congeneri
NOMI DIALETTALI: Rose selvadeghe, Rose mate; al
frutto: Stropacùi, Cinciavècle.
DESCRIZIONE: Pianta eretta (1-2 m.); aculei adunchi,
compresso-dilatati; foglioline mediocri 3-7 ovali o ellitti-
che glabre, senza glandole e solo nel nervo medio di
sotto, semplicemente seghettate; fiori solitari o in corim-
bo, roseo pallidi; sepali maggiori pennatosetti, alla fine
caduchi, stili irsuti nell'apice; frutti ellittici e allungati
obovati, rossi. H: comune nelle siepi e nei boschi. P: i
petali dei fiori. F: Rosacee.
Le diverse specie di rose selvatiche e coltivate hanno
proprietà astringenti, rinfrescanti e lassative. Come lassati-
vo infantile e nelle diarree croniche, si prescrive l'estratto
fluido in dose da 2 a 10 grammi. Per gargarismi, per
infiammazione di bocca e di gola, e come collirio nelle
malattie degli occhi, si usa l'infuso di 15 gr. in un litro di
acqua. I frutti freschi o secchi, mondati dai semi e dalla
materia filamentosa, servono per preparare una minestra
rinfrescante, per tingoli e per companatico. Le foglie dan-
no un thè saporito. Le fruttescenze servono per espellere i
vermi dei fanciulli.
Rosmarino
Rosmarinus officinalis, L.
H: coltivato. P: le foglie e le sommità fiorite. F:
Labiate.
L'infuso di rosmarino al 5% giova per il ventricolo
che viene liberato dai catarri, favorendo la digestione e
calmando i crampi; nelle febbri tifoidee, influenzali e simi-
li. Serve pure nelle dispepsie dovute ad atonia gastrica e
delle persone indebolite da strapazzi fisici o intellettuali.
Dose: l'infuso di 10-20 gr. in 1 litro d'acqua.
Rosolida
Drosera rotundifolia, L
DESCRIZIONE: Foglie tutte basali in rosetta con lem-
bo rotondo a lunghi peli glandolosi nella faccia superiore
e nel margine; stelo eretto; fiori bianchi, racemosi; stim-
mi glabri; cassula più lunga del calice. H: lungo i rigagno-
li dei prati paludosi, nelle torbiere, vicino ai laghi. P: la
pianta. F: Droseracee.
Questa singolare pianticella, oltre che essere famosa
accalappiatrice d'insetti con le sue foglie vischiose, aculea-
te, è anche preziosa erba medicinale. Una volta i farmaci-
sti l'adoperavano, sotto il nome di «Herba rorellae» nelle
bronchiti acute, nella tosse asinina e convulsiva, negli
assalti di asma. Si usa la tintura o l'estratto fluido in dose
di 4-10 gocce al giorno, da prendersi sullo zucchero; è
giovevole nella raucedine cronica, nei vomiti mucosi e
biliosi, come pure nei crampi di stomaco. Il succo o la
pianta pesta, applicata sui calli, pori, paterecci, sono indica-
tissimi e di buon effetto.
Rovo di macchia
Rubus fructicosus, L.
DESCRIZIONE: Fusto pentagono, scanalato, arcuato in alto
(1-3 m.) con aculei rigidi diritti o curvi; foglie ternate con
foglioline ovali biancastre pallide pubescenti al di sotto
inegualmente e acutamente seghettate, glabre di sopra; fiori
bianchi in racemi terminali semplici o composti; frutto glabro,
nero, lucente. H: nelle siepi e nei boschi umidi. P: le foglie,
i frutti, le radici. F: Rosacee.
NOMI DIALETTALI: Roa, Roazze, Rovazze, Rovei, Ma-
rendulo, Regolazzi; al frutto: More.
Tutta la pianta, perché ricca di tannino, è assai astringente,
diuretica, antiscorbutica. Si fa l'infusione d'una man-
ciata di foglie, alla sera, in un litro di acqua bollente; vi si
lascia tutta la notte, per prendere poi il thè alla mattina. È
indicato nelle diarree, passaggi sanguigni, nelle mestrua-
zioni prolungate e irregolari. La decozione di 30 grammi
di radici in 500 gr. di acqua, serve per i medesimi mali,
come pure per gargarismi nelle infiammazioni nei fiori
bianchi. Lo sciroppo del frutto è assai rinfrescante.
Rovo di monte
Rubus saxatilis, L.
NOMI DIALETTALI: Zate d'ors, Arzipreti, Galeti, Salti
de levro, -Rossanèi, Zate de galina.
DESCRIZIONE: Fusto erbaceo eretto, stolonifero alla
base; foglie ternate con foglioline romboidali; fiori 3-6 in
corimbo terminale quasi a ombrella, piccoli, bianchi; frut-
to rosso con pochi carpelli grandi, globosi, acidi. H: nei
boschi cedui e fra le conifere dalla zona montana alla
alpina. P: foglie e frutti. F: Rosacee.
Questa piccola pianticella, con bacche rosso-scarlat-
te, ha le stesse proprietà del rovo di macchia; per di più, si
usa nell'idropisia, scorbuto, erpete, e quale depurativo del
sangue.
Ruta
Ruta graveolens, L. TAV. 5 - N. 35
DESCRIZIONE: Fusto legnoso alla base (40-60 cm.);
foglie quasi triangolari tripennato partite, a lacinie obova-
to bislunghe; brattee lanceolate; fiori gialli in corimbo;
petali più lunghi del calice; cassula globosa.
H: nei luoghi sassosi, asciutti, sui muri dei campi da
valle alla zona montana. P: le foglie. F: Rutacee.
La ruta ha proprietà emmenagoghe, emostatiche, an-
tispasmodiche e antinervose. Si fa l'infuso di un gr. di
foglie fresche in una tazza di acqua, da prendersi 2 volte
al giorno, o l'estratto di 6-10 gocce sullo zucchero, o in
pozione. Si somministra come calmante e antiisterico, nel-
le emorragie uterine, per facilitare i mestrui, nei vermi,
acidità e ventosità, nello scorbuto, negli esantemi cronici,
nelle malattie nervose, che hanno origine dal basso ven-
tre. Esternamente si fanno bagni rinforzanti e fumigazioni
nei tumori vecchi torbidi. Attenzione però nelle dosi e
nell'uso, perché, in dosi elevate, o troppo frequenti, po-
trebbe portare dei seri pericoli. Il decotto serve anche
contro i pidocchi e la rogna; iniettato nelle orecchie,
serve contro la sordità atonica.
La ruta fu pure usata e si usa anche adesso per
rinforzare e schiarare la vista. Già la scuola salernitana
insegnava: nobilis est ruta, quae lumina reddit acuta, e
Ovidio cantava: utilius sumas acuentes lumina rutas.. E
parlando ancora della ruta Geoffroy diceva: in oculorum
affectibus, herba tota eiusque semen est commendatissima.
A questo scopo si mastica di quando in quando una foglia
e si lavano gli occhi con l'acqua del decotto, che non sia
troppo forte.
Salcerella
Lythrum Salicaria, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-100 cm.); rigido,
semplice con 4-6 angoli; foglie sessili opposte o terne
lanceolato-acute (5-8 cm.); fiori porporini assai grandi in
spiga terminale interrotta alla base; calice con 6 denti
interni triangolari e 6 esterni lesiniformi; petali lineari
ellittici; cassula ovale bislunga. H: luoghi paludosi e lun-
go i fossi acquitrinosi. P: le sommità fiorite. F: Litracee.
Le sommità fiorite contegono tannino, mucillaggine;
quindi possiedono proprietà astringenti, sedative, emosta-
tiche. E ottimo astringente nelle enteriti, nei flussi di
sangue, nelle diarree infantili, nelle perdite uterine,
nelle piaghe e nelle ferite. Si fa l'infuso di 30-40 gr. di
sommitàfiorite, in un litro d'acqua, o 5-6 gr. di pianta secca polve-
rizzata.È pure usata in tutte le emorragie (nasali, boccali,
intestinali, uterine), e sulle piaghe, applicandovi le foglie
peste.
Salice
Salii alba, L.
Nomi DIALETTALI: Salgàr, Feleri, Salghèr, Salgàro,
Salóci, Salghiar, Salecia.
DESCRIZIONE: Albero o arboscello; foglie lanceolate,
acuminate, sericee, massime al di sotto; stipole lanceolate
piccole; squame degli amenti caduche; stili 2; stipite della
cassula = alla glandola. H: nei luoghi umidi e lungo i
corsi d'acqua fino alla zona montana. P: la corteccia. F:
Salicacee.
La corteccia è assai astringente, ha proprietà antipire-
tiche (contro la febbre) antireumatiche, ed è succedanea
al chinino nelle febbri malariche. Si fa il decotto di 60 gr.
in un litro di acqua. Si adopera anche nel cicatrizzare le
piaghe e le ulceri, lavandole mattina e sera. Per i fiori
bianchi si fanno le iniezioni.
Salvastrella
Poterium Sanguisorba, L. TAV. 12 - N. 88
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-100 cm.) ; foglie imparipennate con 9-25 foglioline rotondate od ovali seghettate; fiori in capolino ovale o quasi tondo; i femminei nell'apice, gli ermafroditi nel mezzo e i maschi alla base;achenio ovato - tetragono. H: nei prati e lungo le strade fino alla zona subalpina. P: foglie e radici. F: Rosacee.
La sanguisorba è eccellente insalata nutritiva e rinforzante. Per le sue proprietà astringenti e diuretiche, si fa il decotto di 30 gr. di radici in un litro d'acqua, o l'infuso
delle foglie nella stessa dose, contro la diarrea infantile
e per promuovere l'orinazione. Dal nome latino «Sanguisor-
ba» (assorbente il sangue), è certo che essa giova assai
nelle mestruazioni troppo abbondanti, nelle ferite aperte e
nelle affezioni intestinali.
Salvia
Salvia officinalis, I
Pianta da tutti conosciuta, ma non meritamente ap-
prezzata. H: coltivata; raramente inselvatichita. P: le fo-
glie e sommità fiorite. F: Labiate.
La fama del valore medicinale di questa pianta è
riconosciuta fino dall'antichità; ma essendo molto usata
nei cibi, nei condimenti, nei liquori, non le si dà quel
posto che merita. Si fa l'infuso dai 30-40 gr. in un litro
d'acqua, per ridurre i sudori di tisici e dei reumatici, per
stimolare le funzioni del cuore e la circolazione del san-
gue. Quale gargarismo serve nell'angina, nelle affezioni di
bocca e di tutto l'apparato respiratorio, come pure nella
tosse e nei catarri. Il the si lascia riposare per mezz'ora,
prima di prenderlo. Per uso esterno, si usa l'impacco di
foglie nei tumori e ulceri ai piedi e alle ascelle. Carboniz-
zando una corteccia di pane, ridotta in polvere, e mescolan-
dovi polvere di foglie di salvia, si ottiene un ottimo denti-
fricio. Anche i bagni, fatti con le foglie di salvia macerate
nell'acqua, rinforzano il tessuto muscolare.
Della Salvia fu detto: Salvia salvatrix, naturae consi-
liatrix, e l'altro distico: cur moriatur homo, cui crescit
salvia in horto? — però trovando la frase esagerata, il
poeta soggiunge: Contra vim mortis, non est medicamen in
hortis!
Sambuco
Sambucus nagra, L.
NOMI DIALETTALI: Sambùc, Saùc, Saùgo, Samùgo,
Sàudar.
DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-5 m.); foglie penna-
tosette con 3-4 segmenti ovali lanceolati, lungamente acu-
minati, seghettati; stipole piccolissime; cime prime ramifi-
cazioni quinate; fiori bianchi, i laterali sessili; bacche ne-
re. P: i fiori, i frutti, le foglie e la corteccia interna. R: i
fiori, sempre in tempo asciutto. F: Caprifogliacee.
Il sambuco ha proprietà sudorifere, lassative, diureti-
che, risolventi. Si fa l'infuso dei fiori nella dose di 15 gr.
in 1/2 litro d'acqua, quale sudorifero, per favorire la
secrezione lattea. Dissolve i catarri, calma i crampi cagio-
nati da funzione cutanea irregolare; è indicato nei raffred-
dori e nel sudore retrocesso. Essendo sudorifero, si usa
con buon effetto nei mali reumatici, nella raucedine, nei
catarri nasali, bronchiali, polmonari e nelle infiammazioni
di petto. I fiori freschi si tuffano intieri nell'olio bollente,
si polverizzano con zucchero, e si servono a tavola. Eccel-
lenti, se presi col thè o caffè.
Il «Rhoob Sambuci» si prepara prendendo le bacche
ben pulite; e, liberate dai peduncoli, si mettono a cuocere.
Appena esce il sugo, si filtrano con tela; indi si cuoce il
sugo, agitando, fino a consistenza sciropposa. Raffreddato,
si versa in vasi di creta. Un cucchiaio in un bicchier
d'acqua, dà una bevanda rinfrescante; purifica il sangue, il
ventricolo e agisce favorevolmente sui nervi. Le foglie e i
germogli giovani preparati come insalata con olio e aceto,
servono a purificare il sangue e il ventricolo. Le bacche
secche calmano la diarrea.
Foglie, fiori e germogli bolliti nel latte, formano un
gargarismo per l'ugola infiammata, per le tonsilli, per le
infiammazioni catarrali, della gola. Il decotto della cortec-
cia della radice, specialmente quella interna, è indicatissi-
mo contro l'idropisia. Il Kneipp assicura che non vi è
alcun mezzo più efficace che questo decotto per far uscire
maggiore quantità di acqua. Anche il famoso medico sene-
se, Andrea Mattioli, nel 1564 ordinava questa corteccia,
cotta nel vino. Anzi voglio notare qui, per chi non lo
sapesse, che questo benemerito medico è morto a Trento,
e sepolto nel nostro Duomo. Ne fa testimonio anche la
grande lapide murale nella parete interna, a destra di chi
entra dalla porta principale della Basilica di san Vigilio.
Sambuco (vino di)
In 4 litri di acqua si mette un quarto di litro di
aceto, un quarto di chilo di zucchero, 4-6 ombrelle (fiori)
di Sambuco. Questa miscela si mette a macero in un
recipiente per 4 giorni. Indi si leva la schiuma, si filtra e si
mette in bottiglie ben turate. È un vino eccellente per la
sete.
Sambuco montano
Sambucus racemosa, L.
DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-4 m.); foglie penna-
tosette con 3-7 segmenti ovali lanceolati, acuminati, se-
ghettati; stipole nulle o piccolissime; fiori biancastri in
pannocchia; bacche globose rosse. H: nei boschi freddi e
sassosi della zona montana e subalpina. P: foglie, frutti,
corteccia. F: Caprifogliacee.
Anche questa specie di sambuco possiede le proprie-
tà del sambuco Ebbio, ma forse un poco troppo violente.
Quindi usarne con discrezione.
Santolina
Santolina Chamaecyparissus, L.
DESCRIZIONE: Pianta suffruticosa, biancastra o verdo-
gnola (20-60 cm.) con cauli sdraiati o ascendenti, a rami
eretti, semplici numerosi, muniti di fascetti di foglie ascel-
lari; foglie disposte a 4-6 serie, picciolate, grassette, denta-
to-pettinate; capolini gialli globoso-depressi; peduncoli
lunghi fogliosi inferiormente, nudi all'apice, solitari. H:
spontanea nella zona arida del Mediterraneo; da noi colti-
vata. P: la parte superiore e i capolini. F: Composte.
Questa pianticella ha forte azione antielmintica spe-
cialmente nei vermi dei bambini. Si prescrive la polvere
dei capolini in dose di 2-4 gr. in una tazza d'acqua, o
l'infuso delle foglie nella stessa quantità.
Santoreggia
Satureia hortensis, L,
NOME DIALETTALE: Peverella.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-30 centime-
tri); foglie lineari lanceolate, punteggiato-glandolose, mol-
li; fiori in verticillastri un po' unilaterali e i superiori
quasi a spiga; calice con 10 nervi; corolla appena più
lunga dei denti del calice. H: coltivata negli orti. P: la
pianta intera. F: Labiate.
Questa pianta è assai pregiata per l'industria dei li-
quori. Nella medicina familiare si usa l'infuso di 20 gr. in
un litro d'acqua, contro i vermi dei bambini, nelle coliche,
e nelle vertigini. Per uso esterno si fanno impacchi sui
tumori e lavaggi sulle ferite.
Saponaria
Saponaria officinalis, L,
DESCRIZIONE: Fusti eretti (40-60 cm.); foglie lanceo-
late, acute, binervie, opposte; fiori grandi in fascetti;
calice cilindrico glabro; petali roseo pallidi con 2 squame
presso la fauce; cassula molle.
H: nei luoghi umidi,erbosi della zona collina e montana.
P: la radice e lefoglie. F: Cariofillacee.
La saponaria ha proprietà espettoranti, depurative,
antireumatiche. Si usa il decotto di 60 grammi di radici in
un litro d'acqua. Questo decotto si prende a bicchierini,
tre volte al giorno dopo il pasto. Serve nella cura dei
reumatismi, della gotta e della sifilide. Giova pure nei
catarri, nei raffreddori e negli ingorghi di stomaco, di
fegato e di milza; nelle malattie delle mucose polmonari e
intestinali; e per uso esterno: nelle eruzioni cutanee croni-
che, nei tumori e nell'artrite.
Scolopendrio
Scolopedrium officinale (vulgare), Sm
DESCRIZIONE: Foglie lanceolato-lineari (20-40 cm.);
cuoriformi alla base, intiere con nervature ramificate fin
dalla base. H: luoghi umidi, ombrosi, negli anfratti delle
rocce e delle valli strette e profonde. P: le foglie e le
radici. F: Felci.
Questa felce, che in qualche luogo si coltiva come
ornamentale delle stanze per le sue foglie lucide, lanceola-
te, fino a raggiungere la lunghezza di 40 cm., più appari-
scenti dell'aspidistra, ha proprietà astringenti, per il molto
tannino che contiene. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro
d'acqua, per gargarismi, colluttori, lavaggi per mali di
denti, di bocca e di gola.
Scrofularia maggiore
Scrophularia nodosa, L.
NOMI DIALETTALI: Erba mora, Erba bruna, Erba da
moroidi, Sèsene, Erba da le balotole.
DESCRIZIONE: Pianta glabra; radice tuberoso-nodo-
sa; fusto eretto tetragono ad angoli acuti, foglie cuorifor-
mi ovali, doppiamente dentate con piccioli senz'ale; lobi
del calice ovato ottusi, con margine scarioso stretto. H:
nei luoghi incolti, lungo le strade di campagna. P: la
pianta intera. F: Scrofulariacee.
La pianta esala un odore acre nauseante. Tuttavia
essa entra nella medicina popolare come emetico, purgati-
vo e antiscrofoloso. Anzi gli antichi empiristi la prescrive-
vano come rimedio infallibile contro le scrofole; da qui il
nome di Scrofularia.
Si fa l'infuso di 30 gr. della radice in un litro d'ac-
qua. Con le foglie si fanno empiastri, nelle enfiagioni delle
estremità.
Sedano di monte
Levisticum offic., Koch
DESCRIZIONE: Fusto eretto, grosso, cavo, ramoso in
alto (1-2 m.); foglie grandi lucenti bi-tripennate, a seg-
menti grandi romboidali inciso lobari in alto, cuneiformi
alla base; fiori gialli in ombrella con 6-12 raggi; involucro
di più foglioline riflesse, frutto bislungo. H: coltivato e
qua e là inselvatichito. P: la radice. F: Ombrellifere.
La radice ha proprietà carminative, emmenagoghe e
diuretiche, simile a quelle dell'Angelica. Si fa l'infuso del
10-15% nell'acqua. Fu adoperata anche quale gargarismo
nel mal di gola.
Semprevivo
Sempervivum tectorum, L. TAV. 6 - N. 42
NOMI DIALETTALI: Articiochi selvadeghi, Fiori del
sass, Capussati de croz, Barba de beco.
DESCRIZIONE: Foglie bislungo-ovate, acuminate, carnose,
glabre, cigliate nei margini; fusto florido, (alto
30-50 cm.); fiori rosei in spighe scorpioidi, formanti un
corimbo terminale; petali acuminati. H: nei luoghi asciutta.
ti, soleggiati, sulle rocce e sui muri. P: le foglie. F: Crassu-
lacee.
L'infuso delle foglie provoca l'orinazione; applicate
all'esterno giovano nella cura dei calli, delle verruche cuta-
nee e come detersivo nelle ulceri. Simili proprietà hanno
pure i diversi Sedum.
Sigillo di Salomone
Polygonatum vulg., L,
DESCRIZIONE: Rizoma orizzontale, carnoso; fusto angoloso,
eretto glabro; foglie distiche, ellittiche, glaucescen-
ti di sotto; fiori solitari ascellari, perigonio ristretto alla
base; filamenti glabri. H: luoghi rocciosi e selvatici. P: il
rizoma. Famiglia: Liliacee.
La radice è usata per preparare cataplasmi contro le
contusioni, calli, pori, paterecci.
Solatro
Solanum nigrum, L,
NOMI DIALETTALI: Erba mora, Moreta, Morela, Er-
ba marza, Erba da le balote.
DESCRIZIONE: Fusto erbaceo, angoloso (20-50 cm.);
rami quasi cilindrici; foglie ovate dentate o quasi angolo
se; fiori bianchi o quasi violacei, quasi in ombrella; bac-
che globose nere. H: comune nei luoghi umidi, nelle ma-
cerie, vicino alle abitazioni. P: la pianta. F: Solanacee.
IL solatro è diuretico, narcotico e anche velenoso,
specialmente nelle bacche: la pianta è simile alla patata,
ma assai più piccola nelle foglie e nelle bacche nere.
Le foglie, usate in infusione nell'olio, si adoperano
come cataplasma nei dolori reumatici, sui paterecci, sugli
ascessi e sulle piaghe dolorose. Con le foglie si fanno pure
impacchi sul ventre duro o infiammato dei bambini.
Spino cervino
Rhamnus cathartica, L.
NOMI DIALETTALI: Tossegàr, Spine negre, Spinài.
DESCRIZIONE: Fruttice o arbusto; foglie alterne o
quasi opposte, caduche, ovali od ovali rotonde, crenulato
seghettate con nervi laterali curvi; fiori bianchi piccoli in
fascetti; denti del calice uguali al tubo, reflessi; frutto
sferico, nero; (fiori ermafroditi pentametri). H: lungo le
siepi. P: le bacche. F: Ramnacee.
Le bacche hanno-forte azione purgativa, e si prescri-
ve il succo da 10-20 gr. da prendersi a digiuno: hanno
l'effetto dell'erba senna.
Stella alpina
Gnaphalium leontopodium, Scop.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice (10-20 cm.);
foglie cinerino tomentose, le inferiori lanceolate, le supe-
riori lanceolato-lineari; capolini mediocri in corimbo denso
cinto da 7-8 foglie bislunghe, densamente lanose, rag-
gianti; foglioline involucrabii e squame nere all'apice. H:
nelle Alpi calcaree dai 1700 ai 2400 metri. P: la pianta.
F: Composte.
Questa cara e simpatica pianticella, oltre a essere il
simbolo dell'alpinismo, è pure medicinale. Il suo the serve
contro la tisi polmonare e le malattie dello stomaco. La
polvere della pianta essiccata, bollita nell'acqua, serve con-
tro la diarrea.
Stellina odorosa
Asperula odorata, L. TAV. 11 - N. 81
DESCRIZIONE: Fusto eretto o ascendente glabro, sem-
plice o ramoso (20-30 cm.); foglie sottili lucenti, breve-
mente cuspitate, verticillate a 6 o 8; le inferiori obovate,
le superiori lanceolate; fiori bianchi in corimbo terminale
con rami lunghetti; corolla con lembo quasi uguale al
tubo; frutto globoso, irto d'aculei bianchi uncinati. H: nei
boschi freschi, fra i sassi, sotto i cespugli della zona mon-
tana e subalpina. P: tutta la pianta. R: avanti la fioritura.
F: Rubiacee.
La stellina odorosa ha proprietà tonico-digestive, diu-
retiche, aperitive ed emmenagoghe. Si fa l'infuso di 40 gr.
della pianta intera, in un litro d'acqua. Se ne prendono
tre-quattro tazze al giorno. Il cosiddetto «Vino del Reno»
o «Maitranch» si prepara nel vino bianco; si lascia in
infusione per mezzora; indi si filtra e si pone in bottiglie
ben chiuse; ha un gusto eccellente. Le foglie si raccolgono
in principio di fioritura, che, disseccate all'ombra, assumo-
no un aroma delicato. Così disseccate, si mischiano con
foglie di fragola, di lamponi, di rovo, di biancospino, di
rose selvatiche, si ottiene un thè così aromatico da sorpas-
sare il thé cinese. Ognuna di tali specie, unita ad asperula,
basta a tale scopo.
Stramonio
Datura Stramonium, L.
DESCRIZIONE: Fusto ramoso (30-80 cm.); foglie ova- te sinuato dentate, glabre; fiori bianchi; cassule ovate, erette, spinose con spine quasi uguali. H: fra le macerie e intorno alle abitazioni. P: le foglie e i semi. F: Solanacee.
Lo stramonio ha proprietà narcotiche e velenose, simili alla Belladonna. Si adopera la tintura da 5-20 gocce, nei casi di epilessia, isterismo, nell'asma, nelle nevralgie. Essendo pianta velenosissima, si richiede sempre la prescri- zione medica. Nell'asma si fumano le foglie, trinciate con il tabacco e foglie di salvia. Anche in questo caso le foglie di stramonio non devono superare un grammo per ogni accesso.
Tanaceto
Tanacetum vulgare, L.
NOMI DIALETTALI: Antaneza, Erba da òm, Antane- da, Starnèla, Daneda, Seme santo.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, solcato, semplice (80-120 cm.); foglie grandi pennato partite a segmenti lineari lanceolati pennatofessi con lobetti acuti seghettati; capolini gialli grandetti a corimbo composto teminale. H: luoghi incolti, ai margini dei campi e delle strade. P: le foglie e i fiori. F: Composte.
L'infuso dei fiori (capolini), in dose di 10-20 gr. in 250 d'acqua, serve per calmare i crampi, giova nell'artrite e nelle febbri intermittenti, nei disturbi orinari, nella pie- tra, nei mali di vescica e contro i vermi, specialmente nei bambini. La pianta in decozione applicata, serve contro la
rogna e la tigna. Serve pure a rinforzare i nervi e a provocare
il sudore. Si faccia attenzione, però, perché il Tanace- to è pianta velenosa e, ad alte dosi, è anche pericolosa; e può causare la morte per asfissia.
Tasso barbasso
Verbascum Thapsus, L. TAV. 7 N. 51
NOMI DIALETTALI: Fiori d'orco, Tabac mat, Gestivo,
Capelace, Ciandeloni, Perbasco.
DESCRIZIONE: Fusto rigido, eretto (60-100 cm.); fo-
glie scorrenti per tutta la lunghezza dell'internodo, bislun-
go-ellittiche; fauce della corolla concava; antere degli sta-
mi più lunghi, 4 più corte del filamento. H: nei ruderi,
luoghi incolti, lungo le strade. P: i fiori seccati al sole e le
foglie. F: Scrofulariacee.
Le foglie e i fiori danno un thè sudorifero, emollien-
te, cicatrizzante, indicatissimo nei catarri di petto, nella
tosse, nella mancanza di respiro, nella raucedine. Si usa il
the in infusione di 5 gr. di fiori secchi in un litro d'acqua.
Per lavare piaghe, ulceri, ferite si usa la decozione delle
foglie nella dose di 30 gr. in un litro d'acqua. Contro le
emorroidi è ottimo rimedio il seguente: con una. parte di
fiori e due di olio si cuoce adagino la massa fino all'evapo-
razione della parte umida; indi si spreme il succo. E
rimedio indicato anche contro i geloni.
Thè svizzero
Veronica officinalis, L TAV. 3 N. 24
DESCRIZIONE: Fusto prostrato e radicante (10-30
cm.); foglie ovali ellittiche seghettate e picciolate; pedun-
coli più brevi del calice; calice quadripartito con lacinie
uguali; cassula triangolare, vellutata, glandolare. H: nelle
macchie asciutte delle conifere, lungo le strade di monte
della zona montana e subalpina. P: la pianta intera. R: al
tempo della fioritura. F: Scrofulariacee.
La pianta ha proprietà astringenti, toniche e digesti-
ve. Si usa la decozione di 15-20 gr. in un litro d'acqua.
Questo decotto è indicato nei catarri polmonari, nei mali
di petto, nella raucedine, nello sputo di sangue, nella
tosse e nelle malattie croniche della pelle. Per i medesimi
mali, si usa il succo diluito nel latte, preso a digiuno.
Analoghe proprietà ha pure la VERONICA MAGGIORE =
Veronica Chamaedris, L.
Tiglio
Tilia parvi - et grandifolia, Ehr.
NOMI DIALETTALI: Tèar, Teèr, Taièr, Taiàro, Tèia,
Tèa, Tiàr, Tèo, Tegèro, Tói.
DESCRIZIONE: Fogli obliquamente cuoriformi-roton-
de, glabre, glauche di sotto; peduncoli con brattee scorren-
ti, terminanti in 4-9 fiori; stami appena più lunghi della
corolla; cassula quasi globosa ovata, appena costata o sen-
za coste (Tilia parvifolia). H: nei boschi cedui della zona
collina subalpina. P: i fiori. F: Tigliacee.
I fiori di tiglio hanno proprietà antispasmodiche, su-
dorifere, stomachiche, emollienti. Si usa l'infuso di 15 gr.
di fiori in un litro di acqua. Giova nelle affezioni catarrali,
seda i crampi, calma il nervoso, facilita la digestione,
produce sudore, ed è pure indicato nei reumatismi, nel
capogiro, nell'epilessia. I frutti pestati, uniti ad aceto, o
acqua di piantaggine, giovano nelle emorragie nasali osti-
nate, nel mal d'orecchi, versandovi alcune gocce a caldo, e
tappate con ovatta; nelle screpolature, ascessi e ustioni.
La decozione delle foglie serve nell'orinazione difficile e
dolorosa. Col succo che si ricava dal tronco, praticando
dei fori, in primavera, si ottiene un liquore purgativo,
usato anche nel mal della pietra e nelle macchie gialle
della faccia. La polvere di carbone di tiglio serve per l'inap-
petenza, nella difficile digestione, nella gonfiezza, nella
costipazione, nelle febbri perniciose, nella dissenteria pro-
dotta da ascessi intestinali, nel bruciacuore, alito cattivo e
crampi gastrici.
Timo serpillo
Thymus serpyllum, L. TAV. 11 N. 78
Nomi DIALETTALI: Tim, Mazorana, Erba da la zopina.
DESCRIZIONE: Fusi prostrati e lungamente radicanti
(10-20 cm.); foglie ovate o bislunghe cuneate o lineari,
nervose, piccole, picciolate; fiori in glomeruli formanti un
capolino ovoide; calice con tubo ristretto alla base. H: nei
luoghi erbosi, pascoli, ai margini delle strade. P: la pian-
ta. F: Labiate.
Questa pianticella apparentemente insignificante, ha
proprietà digestive, antisettiche, antispasmodiche, sudori-
fere, emmenagoghe. Si usa il the di 2-3 gr. in una tazza
d'acqua, nelle difficili digestioni, nelle mestruazioni con
crampi, nei crampi, nel mal di testa, nei crampi al basso
ventre e contro i catarri. Esternamente serve per impacchi,
bagni, fasciature, nelle piaghe di qualsiasi natura, nelle
fratture, slogature, distorsioni e tumori freddi.
Tormentilla
Potentilla tormentilla TAV. 3 - N. 18
Neck., Schr.
DESCRIZIONE: Rizoma legnoso, grosso; fusti
gracili prostrato-ascendenti, dicotomi (10-30 cm.); foglie
ternate,le cauline sessili, e tre foglioline bislungo-cuneate
seghettate; fiori tetrametri, gialli, con peduncoli più
lunghi delle foglie sottili; carpelli lisci. H: nei boschi
erbosi e macchie umide, fino alla zona alpina.
P: le radici. F: Rosacee.
Il «Rhizoma tormentillae» è officinale e ha proprietà
astringenti, toniche, stimolanti. Si usa la polvere in
infuso (2-4 gr.), o la decozione in dose di 15 gr. in un
litro d'acqua, contro la diarrea,dissenteria, flussi
sanguigni e mucosi, nelle febbri intermittenti, negli
avvelenamenti, nei vermi e nelle piaghe interne ed esterne.
Negli avvelena-
menti e nelle malattie contagiose non si dimentichi mai la
tormentilla. La polvere, presa per alcuni giorni nell'uovo
al latte, previene i parti immaturi. Il rizoma nella quantità
di 70 gr., messo a macera per 8 giorni in un litro di vino
o marsala, si somministra ai tubercolotici e alle persone
vecchie e deboli, affetti da diarrea. Si dà a bicchierini in
tutti i suaccennati preparati. Contiene il 17% di tannino;
quindi uno dei più potenti astringenti.
Tragoselino
Pimpinella magna Av. N 5-16
et saxifraga, L.
DESCRIZIONE: Pimpinella magna, L. - Fusto eretto,
foglioso, angoloso solcato cavo, ramoso in alto (10-100
cm.); foglie pennatosette, le inferiori con 5-7 segmenti
ovali, lanceolati acuti, grossolanamente seghettati, le supe-
riori più piccole, fiori bianchi o rosei in ombrelle con
9-15 raggi.
Pimpinella saxifraga, L. - Fusto eretto cilindrico leg-
germente striato, quasi nudo nei 3 quarti superiori (30-90
cm.); foglie inferiori pennatosette a segmenti quasi tondi
od ovato ottusi seghettati, le medie e superiori (ottuse)
con lembo piccolo pennatifido inciso; stili più corti del-
l'ovario; frutti quasi tondi (2 mm.). H: nei prati e luoghi
erbosi della zona montana. P: la radice. F: Ombrellifere.
La «Radix pimpinellae» dei farmacisti ha qualità toni-
che, digestive, emollienti, espettoranti e sudorifere. L'infu-
so della radice (15-25 gr. in 180 di acqua) si usa nella
raucedine, nel catarro polmonare, nell'atonia degli organi
digestivi e respiratori, nei disturbi orinari. Quale corrobo-
rante, all'acqua si può sostituire il vino. Quale gargarizzan-
te contro la raucedine, ma di denti, mal di gola, rilassa-
mento dell'ugola e rattrappimento della lingua, si usa il
decotto in dose di 10-15 gr. in 180 d'acqua. L'estratto, in
10-20 gocce al giorno, è diuretico.
Trifoglio sfibrino
Menyanthes trifoliata, L.
DESCRIZIONE: Foglie trifogliate a foglioline ovate,
obovate o bislunghe, con lungo picciolo slargato in guaina
alla base; fiori rosei in racemo terminale a lungo pedunco-
lo. H: nelle acque stagnanti, lungo i fossi, nelle torbiere.
P: le foglie e i gambi. F: Genzianacee.
L'infuso, fatto con 50 gr. di foglie in un litro d'ac-
qua, dà una bevanda assai giovevole contro le scrofole,
clorosi, itterizia, idropisia, ipocondria, febbri e disturbi
digestivi. Nelle febbri malariche, nello scorbuto, nelle la-
ringiti delle clorotiche, si dà l'estratto: 2-3 gr. al dì.
Uva orsina
Arctostaphylos uva urli, Spr. TAV. 2 N. 10
NOMI DIALETTALI: Zate d'ors, Martellina, Ambrosi-
nari da l'or, Brussici de l'ors.
DESCRIZIONE: Fusto legnoso prostrato, strisciante;
foglie coriacee obovato spatolate, persistenti, punteggiate
ai margini piani intierissimi; fiori rosei clinati nascenti
dopo le foglie; bacche rosse; H: sulle rupi boscose, soleg-
giate, fino a 1500 metri. P: le foglie. F: Ericacee.
La decozione delle foglie, in dose di 20 gr. di foglie
in 250 gr. di acqua fino a ridurla a metà, giova assai nella
ritenzione d'orina, nel catarro cronico della vescica, nei
passaggi mucosi, nella renella, nei calcoli e nell'idropisia.
La cura però deve essere prolungata. Le foglie, mescolate
con il tabacco da fumo, danno un aroma speciale. Il suo
decotto alternato con la parietaria è indicato per pulire le
vie urinarie e favorire l'espulsione del muco e della sab-
bia. Si aromatizza con scorza di arancio.
Valeriana
Valeriana officinalis, L. TAV. 2 N. 9
DESCRIZIONE: Rizoma troncato; fusto eretto sempli-
ce solcato (100-150 cm.) foglie tutte pennatosette con
7-10 coppie di segmenti lanceolati inciso dentati o interi a
nervature sporgenti; fiori bianchi o rosei ermafroditi in
corimbo tricotomo; bratteole-lineari. H: comune nei bo-
schi umidi e lungo i corsi d'acqua dalla pianura alla zona
alpina. P: la radice. R: nel secondo anno. F: Vale-
rianacee.
La Valeriana s'impiega contro il tifo, nelle febbri
perniciose e intermittenti, nelle malattie nervose, nell'epi-
lessia e nell'emicrania. Giova pure nei disturbi della matri-
ce, nell'asma, nei crampi al basso ventre, e nell'epilessia
verminosa dei bambini. Dose: infuso di 15 gr. in un litro
di acqua. Si prende a sorsi ogni due ore, con zucchero o
miele. L'odore di questa pianta attira i gatti. Da qui il
nome «Erba de gat».
Veratro
veratrum album, L,
NOMI DIALETTALI: Faiàgro, Filàgro, Valestri, Malón,
Foastro, Golostri, Lóvena.
DESCRIZIONE: Foglie ellittiche larghe, le superiori
gradatamente più strette, fino a ridursi lanceolate, un po'
pubescenti di sotto; fiori bianco-verdognoli in pannocchia
terminale; tepali più lunghi del peduncolo, bianchicci di
sopra, verdi di sotto. H: nei prati montani e subalpini. P:
il rizoma. F: Colchicacee.
È pianta velenosissima, simile nella forma alla Gen-
ziana: quindi, attenti nella raccolta!
Per uso esterno si usa la polvere del rizoma contro le
ulceri infiammate, e come unguento contro la rogna e i
pidocchi. Per uso interno i medici la prescrivono contro il
colèra, le febbri intermittenti, nella debolezza generale e
nella tosse convulsiva.
Verbasco
Verbascum thapsiforme, -TAV. 7 N. 50
Schr.
H: dove cresce il Tasso barbasso e ha le stesse pro-
prietà. Vedi: Tasso barbasso.
Verbena
Verbena officinalis, L.
Nomi DIALETTALI: Erbena, Erba de la represa.
DESCRIZIONE: Fusto tetragono ramoso in alto (20-60
cm.); foglie ovato bislunghe, pennatifide, le medie triparti-
te a segmenti incisi e inegualmente crenulati; fiori piccoli
di colore violaceo pallidi a spighe gracili terminali forman-
ti una pannocchia. H: luoghi aridi, incolti, vicino alle
abitazioni. P: le foglie e sommità fiorite. F: Verbenacee.
La pianta, cotta nel vino, giova nei mali di fegato, di
reni 'e di milza. Contro le nevralgie, dolori reumatici e
nelle febbri, si fa l'infusione di 2 gr. di foglie in una tazza
di acqua bollente. Bollita nell'aceto, si adoperi come cata-
plasma sui punti doloranti nelle nevralgie, sciatiche, lom-
baggini, pleurite e dolori intercostali.
La pianta, messa in infusione nel vino, serve contro
l'itterizia e clorosi, prendendone 60-80 gr. la mattina a
digiuno; il decotto usato come gargarismo guarisce le ulce-
ri delle tonsilli, e le foglie fresche pestate unite a farina di
segala e bianco d'uovo danno un cataplasma molto risol-
vente. E usata anche contro la renella e come tonica.
Verga d'oro
Solidago virga aurea, L. TAV.5 N.37
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, un po' flessuoso
(20-60 cm.); foglie ruvide negli orli, lanceolate od ovato
acuminate, le inferiori seghettate; capolini in racemo ter-
minale composto, piccoletti, fiori gialli; achenii giallastri,
pelosi. H: comune nei boschi freschi della zona montana
e subalpina. P: sommità fiorite. F: Composte.
L'erba «Consolidae saracene» è raccomandata con-
tro le ferite e il mal della pietra. Si fa la decozione di 80
gr. di sommità fiorite in un litro d'acqua. Giova nella
raucedine e nel mal di denti, quale gargarismo, nella diffi-
coltà d'orinazione, nelle infiammazioni della vescica e dei
reni. La pianta, cotta nel vino bianco, promuove assai l'ori-
nazione, rompe e scaccia i calcoli. Giova in tutte le piaghe
interne ed esterne.
Nell'insonnia si fa l'infuso di 4 parti di Verga d'oro e
una parte di ginepro schiacciate o di biondinella.
Dose: 50-60 gr. in un litro d'acqua. Una tazza prima
di coricarsi. Giova pure nell'enterocolite e nell'enterite dei
bambini. Decotto 30 per mille.
Vilucchio bianco (Convolvolo)
Convolvulus sepium, L. TAV 12 N. 89
DESCRIZIONE: Fusto angoloso, volubile, lunghissi-
mo; foglie saettiformi o astate, a orecchiette troncate;
peduncoli ascellari uniflori; brattee cuoriformi ovate; co-
rolla bianca, grande. H: nelle siepi, entro i cespugli fre-
schi, fino alla zona montana. P: foglie e radici. F: Convol-
vulacee.
La radice e le foglie di questa pianta sono fortemente
purgative e calagoghe (atte a espellere la bile), come quel-
la della gialappa, ma meno irritanti l'intestino, pur conser-
vando l'attività purgativa e colagoga. Si prescrive l'infuso
delle foglie (6-12 grammi al giorno) o il succo della radice,
da 1-2 gr. al giorno.
Vincetossico
Cynanchum vincetossicum, Pers.
DESCRIZIONE: Foglie ovate o bislungo acuminate;
fiori bianchi; lacinie ovate; corolla staminale a lobi ovato-
rotondati, distanti, ma riuniti da membrana trasparente.
H: comune nei boschi e nelle macchie della zona monta-
na. P: il rizoma. F: Asclepiadacee.
Il rizoma di questa pianta ha proprietà purgative,
sudorifere, diuretiche, e si adopera nell'idropisia, nella
mancanza o irregolarità dei mestrui, nelle scrofole, nelle
febbri nervose, nelle eruzioni cutanee, specialmente nel-
l'eruzione ritardata dal vaiolo. Si somministra la decozione
di 15 gr. di rizoma, in un litro d'acqua.
Viola del pensiero
Viola tricolor, L.
Nomi DIALETTALI: Crècheni, Madrigne, Velludine,
Galeti.
Pianta da tutti conosciuta e comune. P: la pianta. F:
Violacee.
L'<<Herba Jaceae» è depurativa e cicatrizzante. È ecci-
tante l'intestino, i reni, esercita un benefico influsso nelle
eruzioni cutanee, ed è depurativa del sangue. Le croste
lattee dei bambini si curano con fiori e foglie pestate e
mescolate col latte in modo di cataplasma. Quale depurati-
vo e nelle malattie indicate si usa l'infuso di 20 gr. in un
litro d'acqua.
Viola mammola
Viola odorata, TAV.11 – N 79
H: coltivata e nelle posizioni calde e riparate della
collina. P: i fiori e le radici. F: Violacee.
La viola mammola ha proprietà pettorali, espettoran-
ti, emollienti, sudorifere, emetiche e purgative. Il Kneipp
prescrive una manata di fiori e foglie in infuso in mezzo
litro d'acqua, contro la tosse e i catarri di gola. Ai bambini
se ne danno due cucchiai ogni due ore; agli adulti, tre
tazze al giorno. Come vomitivo si prescrive la decozione da
15 a 20 gr. in 300 di acqua, lasciando bollire, finché il
liquido è ridotto a metà.
Viorna (Vitalba)
Clematis vitalba, L TAv 8 N 61
NOMI DIALETTALI: Veduzze, Vigazzoni, Vedicone,
Vièce, Vedice, Vidolòc, Guidoi, Videzze, Róghe.
DESCRIZIONE: Fusto scandente, angoloso; foglie pennate a foglioline cuoriformi dentate o intere; fiori in pannocchie rade ascellari o terminali; tepali 4 bislunghi, bian- chi, vellutati sulle due facce; antere lunghe un terzo del filamento; ricettacolo vellutato. H: lungo le siepi e nei
boschi cedui. P: foglie e corteccia interna. F: Ranun-
colacee.
Tutte le parti della viorna sono acri e contengono
principi venefici. Foglie e corteccia interna vengono adope-
rate come cataplasmi energicamente vescicatori. Per uso
interno, quale purgativo e diuretico, sono da sconsigliarsi.
Come vescicatorio serve benissimo contro la sciatica.
Vischio
Viscum album, L.
NOMI DIALETTALI: Vis-cio, Finocio de pin, Mezchèl,
Malvist, Martèl de pin, Bròcola.
DESCRIZIONE: Fusto ramoso, dicotomo, articolato,
(20-50 cm.); foglie coriacee, opposte, bislungo-lanceolate,
ottuse con 3-5 nervi; fiori gialli in capolini terminali o
ascellari; bacca sferica, bianca. H: parassita dei pini, rara-
mente dell'abete. P: le foglie e i rami sottili. F: Viscacee.
Il vischio giova contro l'epilessia, l'arteriosclerosi,
l'emottisi, nel mondo di Bright, nei disturbi della meno-
pausa e nelle malattie nervose dei bambini. Si fa il decotto
di 70 gr. in un litro d'acqua, bollendo fortemente. Si beve
a tazze.
Il vischio che si estrae dalle bacche unito a uguali
quantità di ragia e cera vergine serve a maturare tumori,
ulceri, posteme. Il decotto si usa con buon effetto sui
geloni e screpolature alle mani.
Zucca
Cucurbita pepo, L
H: coltivata nei campi e negli orti. P: i semi. F:
Cucurbitacee.
I semi di zucca si usano per scacciare il verme solita-
rio. Essi hanno il vantaggio di non essere né irritanti, né
tossici; tanto che la dose può essere ripetuta ed elevata,
senza inconvenienti, anche nei bambini, sino a raggiunge-
re l'effetto voluto. Si mondano i semi, e poi si pestano in
un mortaio con zucchero: semi 60 gr.: zucchero 20 grammi.
In questa pasta si mescolano 160 gr. d'acqua aromatiz-
zata con corteccia di limone. Cinque minuti dopo presa
questa pozione, si deve dare all'ammalato una buona dose di
olio di ricino. In questo modo, il parassita infesto deve uscire.
Come frutto cotto e ben preparato, si consiglia ai giovani e a persone dal temperamento sanguigno e bilia-re; da sconsigliarsi a persone deboli, o di vita sedentaria o a chi va soggetto a disturbi intestinali. Perciò molto adatto ai convalescenti, ai dispeptici, ai vecchi e a chi soffre di stitichezza.
CURA DEI FICHI CONTRO LA STITICHEZZA
È noto che il cinquanta per cento delle malattie
hanno origine da otturamenti e irregolarità di evacuazio-
ne. Mancando questa evacuazione giornaliera alcuni pati-
scono mal di testa o di occhi; altri dolori di petto, di
stomaco o nel basso ventre.
Se la stitichezza è prolungata, sopravvengono mali
maggiori, quali ulceri al ventricolo, al duodeno, emorroi-
di, appendicite, e infine otturamento del ventricolo. Per
prevenire tutti questi mali, si prendono giornalmente dai
cinque ai dieci fichi secchi; si lavano bene in acqua nitida,
e alla sera si mettono in una tazza di acqua, lasciandoli in
composta tutta la notte. La mattina si mangiano a digiu-
no, bevendovi dietro l'acqua rimasta nel vaso. La cura
può esser continuata fino a due mesi. Sta sicuro che l'eva-
cuazione si fa regolare, e le pareti dello stomaco e dell'inte-
stino si puliscono magnificamente.
CURA DELLE MALATTIE DEI BAMBINI
Molte malattie dei bambini provengono dal fatto che
emettono poca acqua. Stiano attente le madri, perché i
bambini non avvertono, o non sanno parlare. Per ovviare
a questi mali (eruzioni cutanee, scarlattina, morbillo, ecc.)
va somministrato loro una o due volte al giorno mezza
tazza di thè di radici di gramigna, o di aichemilla, o di
coda cavallina. Nel morbillo e nella scarlattina non si fac-
ciano loro mai bagni caldi, nè siano mai coperti con panni
pesanti; piuttosto ogni ora si lavi il bambino con un pan-
nolino freddo, finché sia cessato il calore. Allora soltanto
si faccia loro un bagno giornaliero, con fiori di fieno, o
con germogli di abete.
Nella tosse canina o asinina, si fanno due bagni caldi
di foglie di abete, due volte al giorno; si fanno fregagioni
al petto, parecchie volte al giorno, con succo di felce; per
l'interno si dà ogni ora un sorso di thè di timo, melissa,
menta, salvia e radici di gramigna. Questa miscela è giove-
vole assai.
Nei vermi, si dà ai bambini il thè di ruta muraria o
di capelvenere. Questo thè si dà a digiuno, per tre o
quattro giorni.
Nella dissenteria, giova assai il thè di foglie di rovo,
o quello di stella alpina (4-5 fiori), o meglio ancora e con
ottimo effetto, il thè delle radici di tormentilla.
Nel rachitismo, giovano assai i bagni di foglie d'abe-
te. La cottura si deve prolungare da 3-4 ore. La cura può
durare dalle quattro alle otto settimane. Durante la cura,
si dà al bambino sciroppo di piantaggine lanceolata, o il
thè di radici di gramigna. Anche i bagni caldi di coreggio-
la procurano il medesimo effetto salutare.
Nelle malattie della bocca, si fanno gargarismi con il
decotto di rose, o di cicuta rossa, o di foglie di rovo, di
lampone, o di rovo di monte, o di malva.
In caso di avvelenamento, per aver ingerito erbe tossi-
che, quali: l'aconito, il colchico, la belladonna, si dà subi-
to a bere latte caldo, sforzando il bambino a prenderne
più che sia possibile. Intanto si corre a prendere radici di
crespino o di angelica, sforzandolo anche qui a berne il
decotto. In tal modo il bambino è salvato.
Per i bambini e fanciulli che bagnano il letto, è assai
indicata la seguente mescolanza: si prende una parte di
iperico, due di millefoglio, tre di cinquefoglio, due parti
di coreggiola, e una parte di bacche di ginepro. Si prescri-
ve una tazza di thè due volte al giorno. Se la debolezza
dipende da sonno profondo, si applica al basso ventre una
pezza bagnata, fermata al di dietro. Facciano attenzione,
infine le madri, di non lasciare esposti o seduti i loro
bambini su scale di pietra o su pavimenti di cemento.
Molte delle loro malattie provengono da questo mal uso.
POLMONITE, PLEURITE, NEFRITE
Nella polmonite, appena si sente il solito dolore acu-
to locale, si beve l'infuso di foglie di agrifoglio, e al
torace, sulla parte dolorante, si fa un impacco con un
panno inzuppato metà nell'aceto e metà nell'acqua. Le
foglie dell'agrifoglio devono essere fresche. Provenendo la
polmonite da forti raffreddori, forma un deposito di ac-
qua nei polmoni, che si deve far uscire per via di orinazio-
ne. Mancando l'agrifoglio, si fa il thè con radici di grami-
gna, o di coda cavallina. Con questo mezzo si evita la
polmonite. Che se anche con questo rimedio l'acqua non
uscisse, è segno certo che la vescica e infiammata. In tal
caso, si fa un sepicupio per mezzora, nella coda cavallina,
e il buon esito è sicuro. Abbiamo la medesima causa di
male nella pleurite e nella nefrite. Il Kiinzle ordina per
queste malattie il thè di 5 parti di ruta, 3 di salvia e due
parti di stimmi (barbe) di granoturco. La ruta accelera la
circolazione del sangue, mentre la salvia e gli stimmi del
granoturco rinforzano i reni e promuovono fortemente
l'orinazione.
MIXTURA PROFESSORALIS
Con questo nome il Künzle chiama la mescolanza
delle erbe alpine, per fare il thè a quelle persone che
devono parlar forte e di spesso, per evitare catarri, raffred-
dori, raucedine, mal di denti e mal di testa. Queste perso-
ne sono i professori, i predicatori, i catechisti, i maestri, i
commissionati, i ferrovieri, gli istruttori militari, ecc.
Il the si compone delle erbe seguenti: primola, alchi-
milla alpina, camedrio alpino, cariofillata di monte, poten-
tilla aurea, motellina, piantaggine alpina, menta peperita o
acquatica, e gramigna. Il thè si lascia bollire per mezzora
e si prende d'ordinario la sera, alquanto tempo prima di
andare a letto. Questo thè scaccia anche la febbre, le
infiammazioni, e rinforza i muscoli.
CONTRO I CALCOLI BILIARI
La mattina, a digiuno, si prende un leggero purgan-
te, indi caffè e latte. Due ore dopo, tre etti di olio d'olivo;
mezzora dopo preso l'olio, si prende una minestra di
gries, cotto in mezzo litro di latte. Durante questa cura, si
mette sulla parte dolorante un sacchetto caldo di semi di
lino, alternato con sacchetto di fiori di camomilla.
Altro mezzo per scacciare i calcoli biliari è questo: si
lava un ravanello grosso, nero, senza levarne la corteccia;
se lo grattugia; e si preme fortemente la poltiglia, posta in
un pannolino, per farne uscire tutto il succo, aggiungendo-
vi, verso la fine della spremitura, un po' di acqua, in
modo che ne esca tutto il liquido. Se lo prende metà la
mattina a digiuno, e metà la sera. Per lo stesso scopo
servono le foglie di edera cotte nel vino. Se ne prende un
cucchiaio dopo il pasto, non di più.
CONTRO LA TOSSE, ULCERI, MALI DI VESCICA,
CATARRO, INAPPETENZA
Infuso in parti eguali di coda cavallina, millefoglio e
piantaggine lanceolata.
CONTRO LA TOSSE, RAUCEDINE, MAL DI GOLA
Una manata di verbasco, una di thè svizzero e quat-
tro grammi di anice: il tutto cotto in mezzo litro di vino.
CONTRO LA GOTTA, MAL DI FEGATO, ARTRITE,
DOLORI DI VESCICA
Primola 30 gr.; radice di bardana gr. 30; centinodia
gr. 5; radici di gramigna gr. 25; bacche di ginepro gr. 10;
coda cavallina gr. 20. Si fa il decotto in un litro d'acqua,
bollendo per cinque minuti. Dose: due bicchieri al dì, a
digiuno.
CONTRO L'EMORROIDI
Si polverizzano sette-otto gr. di verbasco, si mischia
la polvere con altrettanti gr. di farina di frumento aggiun-
gendovi un tuorlo d'uovo. Si impasta la miscela con un
po' d'acqua e olio vegetale; indi si cuoce nel forno, a
modo di focaccia. Questa cura deve durare dagli otto ai
dieci giorni. Matteo de Gradi chiamava questo rimedio il
suo «secretum».
PER DEBOLEZZA DI CUORE,
INFREDDATURE O ACQUA AL CUORE,
SI USA IL SEGUENTE DECOTTO
Cinque parti di centocchio (stellaria media), due par-
ti di alchimilla alpina, due di camedrio alpino, una parte
di assenzio. Se ne beve mezza tazza, dalle quattro alle
cinque volte al giorno.
MEZZO SPICCIO PER GUARIRE
DAL REUMATISMO ARTICOLARE,
DALLA LOMBAGGINE,
E DALLA STESSA SCIATICA
Prendi delle radici fresche, ben pulite, ma non lava-
te, della felce maschio, tagliate fine, applicate in un sac-
chetto sulla parte dolorante, e lasciate finché è cessato il
dolore. Assai spesso il dolore cessa in mezza giornata. Se
non vuoi rimanere in letto, fa' un bagno delle stesse radici
nell'arto leso. Rimanendo in letto, fa' un bagno a vapore
asciutto, gettando delle bacche di ginepro sui carboni acce-
si, involgendo la parte dolorante, perché non scappi il
fumo, in una coperta.
Facendo il bagno di radici di felce, è indicato di fare
durante il bagno, dei massaggi con le mani, sulle parti
lese. Prima di coricarsi, alla sera, è cosa giovevole prende-
re un buon bicchiere di vino generoso, o un thè di fiori di
sambuco, o di foglie di betulla, o, meglio ancora, di
olmaria.
RICETTA CONTRO IL DIABETE
Oltre la prescrizione medica, prendi due parti di
cinquefoglio, tre di cariofillata, una di foglie di rovo di
macchia, una di foglie di mirtillo; bollisci la miscela e
bevine cinque volte al giorno mezza tazza.
CALCOLI AL FEGATO
Rabarbaro radici gr. 5, Salvia foglie gr. 5, Genziana
radici gr. 15, Ginepro bacche gr. 10, Frangola corteccia
gr. 15, Senna foglie gr. 10, Anemone epatica gr. 10,
Assenzio gr. 5, Finocchio semi gr. 5.
Mescolare finemente. Per un thè 15 gr. di miscuglio
su 300 di acqua. Bollire 10 minuti, lasciar riposare e poi
filtrare. Berne due tazze al giorno a stomaco vuoto. Usare
due tre cucchiai al giorno di succo di Ravanello, poco
grasso e moto.
DOLORI REUMATICI E ARTRITICI
Tisana di foglie intere di uva orsina. Uso: Tre cuc-
chiai da minestra mettere a freddo in mezzo litro di acqua.
Bollire per 15 minuti da farne restare un quarto. Da
prendersi la sera due ore dopo cena e la mattina a digiuno
un'ora prima di prender cibo. Durata della cura 60 giorni.
Da evitarsi nei mesi di giugno, luglio e agosto.
ULCERA ALLO STOMACO
Tisana: Bollire per 15 minuti rametti e foglie di
camedrio alpino: due cucchiai in 1/2 litro di acqua; oppu-
re due cucchiai di radice di bistorta tagliuzzata; oppure 2
cucchiai di potentilla tormentilla. Da prenderne una tazza
al giorno. Durata della cura dai 2 a 3 mesi.
DIABETE
Foglie di mirtillo nero gr. 20, foglie di mirtillo rosso
gr. 20, foglie di rovo moro gr. 20, radici di dente di leone
gr. 20, bacche di ginepro gr. 20. Uso: 15 gr. della miscela
in 300 di acqua; cuocere per 10 minuti, indi filtrare. Si
prende due-tre volte al giorno.
STITICHEZZA
Fiori di calendola gr. 20, sommità fiorite di lamio
albo gr. 20, bacche di ginepro gr. 10, radici di cicoria gr.
10, assenzio gr. 10, corteccia di frangola gr. 30. Bollire
per 10 minuti 15 grammi di miscuglio in 300 di acqua.
Una tazza (tepido) la mattina e una la sera. Moto, e un
bicchier d'acqua appena alzati.
ALOPECIA
Radici di tormentilla gr. 50, coda cavallina gr. 50,
foglie di oleandro gr. 50; il tutto ben tagliuzzato e mesco-
lato. Uso: due cucchiai di miscela bolliti per 10 minuti in
due tazze di acqua. Fare impacchi in questa decozione e
applicare sulla parte malata. In casi gravi aggiungere un
cucchiaino di zolfo.
MORBO DI BASEDOF
Cardo santo gr. 40, timo serpillo gr. 20, radici di
valeriana gr. 40; il tutto ben tagliuzzato e mescolato.
Mettere a macero per mezzora, indi bollire per 10 minuti
25 gr. di miscuglio in '/2 litro d'acqua. Una tazza tre volte
al giorno.
Durante la cura astenersi dalle carni e una volta in
settimana fare un bagno di camomilla: 1/2 kg. su 5 kg. di
acqua.
FORUNCOLI, INFIAMMAZIONI, GONFIORI
Sui foruncoli si applica una polentina calda di Fieno
greco. In tal modo i foruncoli vengono portati subito a
maturazione e fanno uscire il pus. Per infiammazioni e
gonfiori si applicano impacchi caldi di fieno greco cotto
per 10 minuti. Le applicazioni saranno ricoperte con fasce
di lana asciutte per mantenere il calore più a lungo.
TOSSE PROFONDA
Fiori di farfaro gr. 10, piantaggine lanceolata gr. 10,
radici di altea gr. 30, primola officinale fiori gr. 10, lichene
tagliuzzato gr. 20, polmonaria foglie gr. 20.
Di questa miscela si fa l'infuso di 15 gr. in V2 litro
di acqua. Prenderne a sorsi tre tazze al giorno.
TOSSE CANINA
Con 100 gr. di radici di pimpinella (tragoselino) ben
tagliata si fa l'infuso in un quarto di litro di acqua bollente.
Indi si levano le radici e si cuociono per 10 minuti in
1/2 litro di acqua; filtrare e mescolare i due thè. Se ne
prendono due tazze la mattina e due dopo mezzogiorno di
nuova preparazione.
PER INDIGESTIONE
Due ore dopo il pasto, si mastica adagino un pezzet-
to di radice d'imperatoria.
CONTRO EMORRAGIE E SPUTI SANGUIGNI
Oltre il vischio, si usa il thè di 3 gr. di corteccia di
quercia, 3 gr. di radice di tormentilla e 3 gr. di borsa-
pastore.
PER CATTIVA DIGESTIONE E
SOFFERENTI DI FEGATO
Si fa il thè di 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr.
di coda cavallina e 2 gr. di assenzio.
THÈ DIURETICO E CONTRO L'IDROPISIA
Si usano 3 gr. di ebbio, 3 gr. di rosmarino e 3 gr. di
coda cavallina; oppure 3 gr. di fiori di sambuco, 3 gr. di
ebbio, e 10 bacche di ginepro schiacciate.
CONTRO LA RENELLA E
CALCOLI VESCICALI O RENALI
Si usa il thè di 3 gr. di ginestra, 3 gr. di centinodia, e 4 gr. di coda cavallina.
4 gr. di coda cavallina.
CONTRO IL CATARRO BRONCHIALE
E POLMONARE
Il thè di 3 gr. di piantaggine lanceolata, 3 gr. di
farfaro, e 3 gr. di ortica.
CONTRO LA COLICA E NEI RAFFREDDORI
Si prendono 2 gr. di menta peperita, 4 gr. di fiori di
tasso barbasso, e 3 gr. di fiori di tiglio.
NELL' IPOCONDRIA E
PALPITAZIONE DEL CUORE
Si fa il the di veronica officinale (tè svizzero) in dose
di 4 gr. e 3 gr. di radice di valeriana.
CONTRO I CRAMPI E SVENIMENTI
Si prendono 3 gr. di finocchio, 3 gr. di potentilla
anserina e 3 gr. di ruta.
VINO CONTRO I GAS INTERNI, TOSSE,
RAUCEDINE, ASMA
Si macera per 8 giorni in 1 litro di vino bianco 60
gr. di anici, 60 gr. di finocchio e 120 gr. di regolizia; indi
si filtra e si beve a cucchiai di spesso.
CONTRO LA FORFORA E CADUTA DEI CAPELLI
Si mette in recipiente, che poi si chiude ermeticamen-
te, una parte di foglie di ortica in 3 parti di alcool; si
espone al sole per 14 giorni; indi si filtra. Per l'uso si
uniscono 3 cucchiai da tavola di questa tintura con 1
quarto di litro di acqua; si lava con quest'acqua il cuoio
cappelluto 2 o 3 volte al giorno, si friziona e si asciuga.
CONTRO IL DIABETE
Prendi foglie di eucalipto, bolliscine 6-7 gr. per 10
minuti in 150 d'acqua da prendersi 2-3 volte al giorno;
oppure fa' dei biscotti con radice di barbana, acqua e
burro, falli seccare al forno. Si prendono a piacimento,
quanti ne può sopportare l'ammalato; oppure si può usare
l'insalata di crescione (nasturzio) con olio, cipolle tagliuzza-
te e succo di limone; da prendersi senza sale e senza
aceto.
CISTITE
Per curare questa malattia si fa il thè di 12 gr. di
stimmi di granoturco in 1 quarto di acqua, da prendere
una tazza prima del pranzo e una prima di cena; oppure si
mette un cucchiaio di semi di lino in una tazza di acqua la
mattina da bersi il giorno dopo a digiuno, continuando la
cura per 8-10 giorni. Non è necessario deglutire i semi.
Oppure il thè di coda cavallina (7-8 gr. in 1 quarto di
acqua), da prenderne due-tre tazze al giorno a piacimento.
Oppure bollire 60 gr. di radice di omonime in un litro di
acqua fino a ridurlo a tre quarti. Berla in 24 ore; oppure
il decotto di 30 gr. di verga d'oro in un litro di acqua; se
ne bevono due-tre bicchieri al dì.
CONTRO I CALCOLI
10 deca di fiori di biancospino, 4 deca di foglie di
salvia, 4 deca di malva e 4 deca di bacche di ginepro
schiacciate. Si mette il tutto in 1 litro e mezzo d'acqua e si
fa bollire finché resta un litro. Lasciato sedare per 10
minuti, si filtra e se ne bevono due bicchieri la mattina a
digiuno entro lo spazio di una-due ore.
CONTRO LA NEFRITE
Si macerano due-tre cipolle in 1 litro di vino bianco
per alcuni giorni. Se ne prende un bicchiere la mattina a
digiuno. Serve anche contro l'albubinuria. Da prendersi
negli ultimi dì di luna. Anche l'emulsione dei semi (frutti)
di nocciolo sono indicati contro la nefrite. Così pure il
rizoma di pugnitopo (Ruscus aculeatus); un bicchiere di
decotto a digiuno per alcuni giorni. Altro rimedio contro
la nefrite si ha bollendo per 15 minuti 3 cucchiai di foglie
intiere di uva orsina. Si prende il thè mattina e sera fatto
nuovo. Durante il giorno si prende il thè, a piacimento, di
millefoglio. Durante la cura, di quando in quando si fanno
impacchi sui reni di sale comune pestato e arrostito in una
padella.
CONTRO L'INAPPETENZA
E DISTURBI DI STOMACO
Bollire per 10 minuti 3 gr. di biondella (Centaurea
minore), 2 gr. di genziana, e 12 bacche di ginepro in un
quarto di acqua. Da prendersi avanti il pasto. Per lo
stesso scopo e per sofferenti di fegato, si bolliscono per 5
minuti 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr. di Coda
cavallina e 2 gr. di assenzio in 1 quarto di litro d'acqua.
THE CONTRO EMORRAGIE E SPUTI SANGUIGNI
Bollire per 10 minuti 3 gr. di corteccia di quercia, 3
di radici di tormentilla e 3 di borsapastore in 1 quarto di
litro d'acqua.
CONTRO L'IDROPISIA
Bollire per 10 minuti 3 gr. di sambuco (fiori), 3 di
corteccia di radici di sambuco ebulo (ebbio) e 10 bacche
di Ginepro schiacciate in un quarto d'acqua.
PER COLICHE VISCERALI SPASMODICHE
Bollire 1 cucchiaio di finocchio in una tazza di latte e
berlo più caldo che si può.
PER CATARRO AL COLON
(Specialmente se cronico). Si fa il decotto di foglie
di olivo, e per altri catarri si usa versare 20-30 gr. di radici
di altea in 1 litro di acqua bollente.
CONTRO L'ARTRITE
Primola officinale gr. 5, foglie di frassino gr. 4, radi-
ci di bardana tagliuzzata gr. 5, radici di valeriana gr. 3,
bacche di ginepro gr. 4, coda cavallina gr. 4, centinodia
gr. 2. Si mette la miscela a macero per qualche ora in 1
litro e mezzo di acqua fredda mescolandola di quando in
quando; indi si mette il tutto sopra il fuoco, lasciando
bollire per 5 minuti, poi si filtra e si mette il liquido in
recipiente di terra cotta o termo, o smalto. Se ne beve una
tazza tre volte al dì prima dei pasti.
PER REGOLARE LA MATERNITA, parto facile, nelle
regole difficili e per purgare il sangue represso interno è
farmaco salutare il thè di alchimilla. Otto grammi in 1
quarto d'acqua.
CONTRO L'ALTA PRESSIONE SANGUIGNA
Oltre il decotto di vischio ed il thè di fumaria serve
magnificamente l'uso del camedrio alpino. Uso: due cuc-
chiai da minestra di rametti fogliosi in '/2 litro di acqua
che si bolle per 15 minuti. Si prende la mattina a digiuno,
restando possibilmente a letto ancora per un'ora. La cura
deve durare 30 giorno consecutivi.
DECOTTO DEPURATIVO E PURGATIVO
Si prendono 200 gr. di orzo greggio, una manata di
gramigna, una di malva (foglie, fiori e frutti), un cucchiaio
di rabarbaro, bollendo il tutto in due litri di acqua. Consu-
mandosi l'acqua se ne aggiunga dell'altra fino a tanto che
l'orzo si apre, restando 1 litro e mezzo di acqua.
Se ne beve una tazza a distanza dei pasti e prima di
coricarsi.
VINO STOMACHICO E RICOSTITUENTE
Prendere 3 gr. di salvia e altrettanti di ruta, di origa-
no, di cicoria selvatica, di assenzio, di valeriana, di lavan-
da, di menta, di malva, di angelica, di trifoglio fibbrino,
di achillea moscata. Mettere il tutto in infusione per 48
ore in un litro e mezzo di vino bianco generoso, e poi
berne tre volte al giorno un bicchierino, prima dei pasti.
CONTRO L'ARTERIOSCLEROSI
Radici d'imperatoria gr. 20, foglie di betulla gr. 20,
timo gr. 10, marrobio gr. 20, radice di tragoselino gr. 30,
verbena officinale gr. 10.
Si bolliscono 2 cucchiai di miscela in 1 quarto di
acqua per 10 minuti, lasciando poi riposare per altri 10.
Mezza tazza 4 volte al dì. La cura deve essere prolungata.
THÈ LASSATIVO
Fa' una miscela di 30 gr. di semi di finocchio, 30 gr.
di bacche di ginepro, 10 gr. di fieno greco (frutti), 30 gr.
di trifoglio alpino e 5 foglie di altea. Metti due cucchiai
da tavola della miscela in 1 quarto di litro d'acqua; fa'
bollire per 5 minuti e altrettanti lasciala riposare. Da pren-
dersi alla sera prima di coricarsi.
Questo thè serve nelle indigestioni, nella stitichezza, nelle
coliche epatiche e nelle diarree.
THE ASTRINGENTE
Prendi 40 gr. di salcerella, 20 gr. di verga d'oro, 20
gr. di millefoglio, 10 gr. di ortica, 7 gr. di corregiola e 3
di altea.
Si fa bollire per 3 minuti un cucchiaio di miscela in
mezzo litro d'acqua. Si lascia sedare per 15 minuti, e,
filtrato, si beve caldo o freddo, durante la giornata.
THE ESPETTORANTE
Si fa una miscela di 20 gr. di edera terrestre, 15 gr.
di timo, 10 gr. di vischio, 10 gr. di foglie di eucalipto, 10
gr. di marrobio, 10 gr. di foglie di castagno, 10 gr. di
foglie o fiori di farfaro, 5 gr. di primola officinale, 5 gr. di
altea e 5 gr. di borrana. Questo thè è indicatissimo in
tutte le malattie delle vie respiratorie, nell'influenza e nel-
le tossi spasmodiche. Dose: 2 cucchiai da tavola da bollir-
si per 5 minuti in 1/2 litro d'acqua. Lasciar sedimentare
per 10 minuti e berlo caldo a tazzine durante il giorno.
THE ANTIREUMATICO
Radice di tragoselino (Pimpinella) gr. 15, salvia gr.
5, rametti di ginepro gr. 15, radice di ebbio gr. 5, licopo-
dio gr. 5, biondella gr. 10, timo gr. 10, calamo aromatico
gr. 5.
Far bollire 5 minuti un cucchiaio di miscela in una
tazza di acqua. Prenderne mezza tazza 4 volte al dì.
Anche le frizioni sulle parti doloranti con alcool nel
quale ha macerato le radici di felce maschio sono assai
efficaci.
Giovano pure le battiture locali con un mazzetto di
ortiche fresche.
N.B. - Oltre le ricette qui descritte, ve ne sono altre
riportate nel testo, anche per una stessa malattia. Si usino
quelle che sono più alla portata e mai stancarsi, se non si ha
un pronto ed efficace effetto.
Da consultarsi pure l'Indice alfabetico delle malattie.
ACIDI URICI
Le ciliege sono raccomandate contro l'acido urico.
Secondo il dottor Weiss, dopo averne mangiato 750 gr.
non si dovrebbe trovar più acido urico nelle urine. I
peduncoli sono molto diuretici: da 30-50 grammi bolliti
per 15 minuti in 1 litro d'acqua.
Le cipolle mangiate crude (5-6 al giorno) favorendo
fortemente l'urinazione, scacciano l'acido urico. Anche i
fiori di fava (infuso), il melo, il pomodoro e in generale
tutti i diuretici servono contro l'acido urico.
ARTERIO-SCLEROSI
È mezzo efficacissimo contro questa malattia il succo
di limone (150-200 gr. al giorno) preso con un po' di
acqua, oppure il succo di 2-3 limoni al giorno per 10
giorni, alternati con altrettanti di riposo (Pende). Anche il
biancospino presta preziosi servizi. La fumaria è pure otti-
mo ipotensore (succo 150 gr.) d'infuso di 40-60 gr. in 1
litro d'acqua. Anche il vischio si adopera con buon effetto.
Il decotto di coda cavallina ha pure azione speciale sull'aci-
do urico, che elimina, rendendo le urine rosse.
TOSSE
TOSSE NERVOSA: Infuso di 10 gr. di foglie di
arancio amaro in 1 litro di acqua. Giova anche l'infuso di
40-60 gr. di foglie e fiori di borrana in 1 litro di acqua. E
pure consigliabile il thè di 3-4 gr. di basilico in una tazza
di acqua.
TOSSE OSTINATA: Si fa il decotto di uva dolce,
secca. Si può fare anche decotto di 10 gr. di radice di
enula in 1 quarto di acqua, da prendersi a cucchiai più
volte al giorno. Anche l'infuso di 6 gr. di erba cornacchia
in una tazza di acqua è indicatissimo contro qualsiasi
forma di tosse e nella raucedine. Da preferirsi l'erba
fresca.
TOSSE RIBELLE: L'infuso di borrana come sopra.
II: Emulsione di semi di nocciolo. III: Infuso di edera
terrestre: 20-30 gr. in 1 litro di acqua. IV: erba cornac-
chia, come sopra.
TOSSE SECCA: I: borrana, come sopra. II: noccio-
lo, come sopra. III: decotto di foglie fresche di patata con
l'aggiunta d'un po' di miele: 20 gr. in 1 litro di acqua. IV: the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al
the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al
acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al
giorno (anche per l'asma e catarri).
MIELE
Aggiunto a qualsiasi thè, giova contro i catarri, ingor-
ghi e ulceri interne. Per ulceri esterne si usa impastare
metà miele e metà farina bianca (meglio di segala) forman-
do una specie di unguento. Per mali di gola si bolle un
cucchiaio di miele in un quarto di acqua, e si avrà un
ottimo gargarizzante (KNEIPP).
CRUSCA
Il decotto è indicatissimo alle persone deboli, conva-
lescenti, ai vecchi e ai bambini. Si cuoce per tre quarti
d'ora; indi si filtra, vi si aggiunge al liquido un po' di
miele e si cuoce ancora per un quarto d'ora. Si beve due
volte al giorno (un quarto).
UNGUENTO DELLA SALUTE
Prendi le seguenti erbe, in miscela o separatamente:
iperico, foglie di millefoglio, calendola, piantaggine, verga d'oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con
d'oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con
becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con
grasso di maiale per 3-4 ore; la massa si spreme attraver-
so una pezza; e serve per le piaghe, ferite, ulceri, tumori,
distorsioni, scottature, ecc.
FARINA DI OSSI
Si prepara con gli ossi di un animale sano e macellato di fresco. Può essere nera se si mettono gli ossi sulla bragia finché sono carbonizzati e quindi polverizzati.
Si usa un cucchiaino di questa polvere che si mette nell'acqua o nei cibi, e si somministra ai convalescenti bisognosi di rinforzare l'organismo, ai bambini malaticci, deboli, rachitici.
La polvere bianca si ottiene bruciando gli ossi sopra il fuoco, finché assumono l'aspetto di calce, polverizzando- la. Questa si dà a coloro che hanno debolezza di stomaco e a quelli che sono deboli di ossa (KNEIPP).
POLVERE DI CARBONE
Si ottiene dalla legna non troppo stagionata e preferi- bilmente che sia di tiglio. Se ne prende giornalmente un cucchiaio in una tazza di latte zuccherato. Favorisce la digestione; ed è indicato per i tisici e per le malattie di fegato.
CAUSA DELLE MALATTIE
Quasi tutte le malattie provengono dal cattivo funzio- namento degli organi della secrezione, quali sono: i reni, la vescica, gli intestini. Quindi le malattie di occhi, di denti, di orecchi, di testa, di gola, di polmoni, di peno, di stomaco,
le malattie della pelle, il reumatismo, l'artrite, le pia- ghe, le ferite interne, i tumori, non sono altro che effetti di una cattiva o ridotta azione degli organi secretori. Qui sta la causa prima di tutti i disturbi locali del nostro piccolo mondo, qual è il nostro corpo. Si curino questi organi malati, e noi ritorniamo sani. Con quali mezzi? La medicina naturale prescrive i seguenti:
MEZZI DI CURA:
Per uso esterno giovano assai i bagni caldi di foglie di ginepro, di pino, di piceo, di abete, di tuia, di radici di
imperatoria e di ortiche. Sono pure indicati i bagni degli
Stabilimenti balneari e le rinomate Pezze Bertelli di
Milano.
Per uso interno, si usano i decotti di quelle erbe che
eccitano e puliscono i reni e la vescica, promovendo forte-
mente l'orinazione, quali, ad esempio: le bacche di gine-
pro, le ortiche, la salvia, i rizomi di gramigna, la coda
cavallina, rebbio, l'alchimilla, gli stimmi del granoturco, il
camedrio alpino, il sedano, le cipolle, la bonaga, ecc.
Molto indicati sono gli impacchi caldi sui reni, sulla
vescica e sullo stomaco, di quelle erbe che servono a
corroborare detti organi. Tali sono: le cipolle, l'aglio, l'im-
peratoria, la maggiorana, la menta, il timo, la ruta, la
lavandola, le quali si applicano asciutte, per la durata di
otto-quindici giorni. E cosa meravigliosa osservare la ces-
sazione delle malattie di occhi, di orecchi, di denti, di
raffreddori con questi impacchi, senza adoperare altri ri-
medi. Il fumo, dice il Kúnzle, si osserva nelle orecchie, nei
denti, nella bocca, negli occhi, ma il fuoco giace nei reni.
NERVOSO
Causa, effetti, rimedi
Il nervoso e la malattia predominante del nostro tem-
po. È difficile trovare un individuo che, attraversato da
contrarietà più o meno reali, sappia mantenersi calmo, e
non trasmodi in escandescenze, in odii e vendette, da
cagionare gravi guai, fino a peggiorare la propria salute,
già scarsa, e rendersi ridicolo ai benpensanti e normali.
Da dove proviene questa epidemica nervosità? La prima
causa va ricercata generalmente nella famiglia: genitori ner-
vosi, figli nervosi; genitori viziosi, figli viziosi.
Bevono di spesso, specialmente le mamme, caffè forte, e ne danno
anche ai loro bambini, con lo specioso pretesto che, facen-
do altrimenti, piangono. Vanno d'ordinario a dormire trop-
po tardi, alle dieci, alle undici, alle dodici, e permettono
fare altrettanto ai loro figliuoli, con grave scapito della
salute. Per non contrariare il loro cattivo gusto, favorisco-
no o permettono mode, capricci, allenamenti e sport incon-
sulti, cinematografi immorali, letture sconce, relazioni
indegne.
Altra causa di nervosismo viene data dalle scuole,
non già dai maestri e professori, che faranno certo il loro
dovere, ma dalle materie delle quali sono sovraccarichi i
discepoli. Che se questo si avvera nelle scuole elementari,
il nervoso cresce sempre più nelle scuole medie e superiori,
dove ogni professore, terminata la sua lezione, è libero,
mentre lo studente deve impiegare certe volte le ore della
notte per imparare le lezioni date da tutti i professori, e
nessuno pensa alla sua salute, finché non cada ammalato.
E qui intendo parlare di studenti bene intenzionati e labo-
riosi, perché se il nervoso e deperimento avviene da tutt'al-
tra causa che lo studio, come non di rado avviene, allora a
questi miseri si può applicare il detto: chi è causa del suo
mal, pianga se stesso.
Altre cause di nervosismo troviamo nelle condizioni
stesse della vita di questo ventesimo secolo: i divertimenti
troppo prolungati e di notte, le musiche clamorose, la
radio, il cinematografo, le macchine, l'auto, il motore as-
sordante: tutto questo apparato moderno, insomma, scon-
certa fatalmente il sistema nervoso!
Come curare, dunque, questa nervosità morbosa? Pri-
ma cura per i nervosi sia quella di seguire l'ordine di
natura stabilito da Dio perfino alle bestie, cioè: il giorno
lavorare; di notte riposare, e non viceversa, se non in casi
accidentali. Evitare cibi e carni troppo pesanti, e servirsi a
preferenza di frutta e di legumi. Adoperare poco sale, niente
pepe, niente acquavite, e poco vino.
Chi e sano e regolato, si faccia un dovere di consola-
re e distrarre questi poveri sofferenti e compatirli. Far
moto all'aria aperto, specialmente nei boschi silenziosi, e a
capo scoperto.
Se tu che mi leggi fossi talmente sovraeccitato dal
nervoso, da non poter nemmeno dormire, va' in alta monta-
gna, associati magari con un pastore, mangia, bevi e dor-
mi con lui, senza più preoccuparti di leggere o di scrivere,
prendi lui in tutto il suo metodo di vita come esemplare, e
riacquisterai la tua primiera sanità.
Ma il buon Dio ha dato anche a questi poveri amma-
lati di nervoso alcune erbe speciali, per curare i loro malo-
ri; e queste sono: le cariofillate, le alchimille, le mente,
le malve e le veroniche. Bevete spesso il thè di queste prezio-
se pianticelle: vi faranno bene; e per conciliare il sonno,
procuratevi guanciali di felce o di foglie di nocciolo.
Insomma, vivete sani, contenti e felici: questo l'augu-
rio del vostro Frate Erborista!
INDICE ALFABETICO DELLE MALATTIE E CORRISPONDENTE CURE indicative proposte da frate Atanasio (vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo eventuali consigli del vostro medico)
ALBUMINURIA: Borsapastore, Betulla, Ginestrella.
ANEMIA: Canapa acquatica, Romice.
ANGINA: Aconito, Agrimonia, Basilico, Biancospino, Cicuta ros-
sa, Lantana, Orzo, Salvia.
ANTISPASMODICI: Camomilla, Enula, Erba amara, Lavandola,
Menta, Millefoglio, Peonia, Pulsatilla, Timo serpillo.
APERITIVI: Biller, Calendola, Capelvenere, Dente di leone, Erba
radioli, Origano, Pugnitopo, Stellina odorosa.
ARTERIOSCLEROSI: Fumaria, Prezzemolo, Vischio.
ARTICOLAZIONI (dolori alle): Aglio serpentino, Potentilla anse-
rina, Ranuncolo di palude.
ARTRITE: Abete bianco, Aglio, Aglio serpentino, Agrifoglio, Beto-
nica, Brionia, Consolida maggiore, Fiore di fieno, Ginepro,
Primola, Pulsatilla, Saponaria, Tanaceto.
ASCESSI: Abete rosso, Arnica Biondella, Camomilla, Coda cavalli-
na, Erba fragolina, Faggio, Fiori di fieno, Genziana, Pulsatil-
la, Quercia, Solatro, Tiglio.
ASMA: Abete bianco, Actea, Belladonna, Eucalipto, Farfaraccio,
Ginepro, Issopo, Malva Marrobio, Nepetella, Rosolida,
Stramonio.
ASTRINGENTI: Aro, Bistorta, Borsapastore, Brunella, Buglossa,
Camedrio alpino, Campanelle, Cariofillata, Cicuta rossa, Con-
solida maggiore, Crespino, Erba peperina, Erica, Eucalipto,
Melograno, Millefoglio, Mirtillo, Noce, Prugnolo, Rabarbaro
alpino.
ATONIA: Achillee, Lavandola, Menta, Mirtillo, Orzo, Rosmarino,
Tragoselino.
ATROFIA: Orchidee.
BAGNI: Abete bianco, Abete rosso, Fiori di fieno, Gallio giallo,
Noce, Salvia, Timo serpillo.
BILE: Consolida regale, Epitino, Fragola, Romice.
BRONCHI: Enula, Epitimo, Eucalipto, Lichene islandico, Papave-
ro dei campi, Pino, Poligala, Rosolida.
CALCOLI (biliari, vescicali): Coreggiola, Licopodio, Potentilla an-
serina, Polipodio, Prezzemolo, Ribes nero, Tanaceto, Uva ursi-
na, Verga d'oro.
CALLI: Algio, Aro, Cipolla, Epatica, Semprevivo, Sigillo di Salo-
mone, Solatro.
CALMANTI: Cipolle, Consolida maggiore, Malva, Menta, Ruta.
CAPELLI: Bardana, Lantana, Ortica, Pinguicola, Pioppo nero.
CAPOGIRO: Barbaforte, Ginepro, Lavandola, Tiglio.
CARIE OSSEA: Coda cavallina.
CATARRO: Angelica, Barbaforte, Betonica, Biondella, Bistorta,
Calamo aromatico, Cardo santo, Cariofillata, Consolida mag-
giore, Epatica, Eucalipto, Ginestrella, Imperatoria, Iperico,
Lantana, Salvia, Sambuco, Tasso barbasso, Thè svizzero.
CISTITE: Abete rosso, Bonaga, Granoturco.
COLICA: Comino dei prati, Coreggiola, Fieno greco, Imperatoria,
Issopo, Lino, Malva, Menta, Santoreggia.
CONGESTIONE: Aconito, Barbaforte, Brionia, Iperico, Millefo-
glio, Lavandola.
CONTUSIONI: Alchimilla, Alloro, Semprevivo, Sigillo di Sa-
lomone.
COSTIPAZIONI: Acetosella, Avena, Beccabugna, Camedrio, Den-
te di leone, Lino, Malvone, Tiglio.
CRAMPI: Barbaforte, Camomilla, Comino dei prati, Issopo, Lup-
polo, Malvone, Melissa, Menta, Nepetella, Potentilla anserina,
Rosmarino, Rosolida, Sambuco, Tanaceto, Tiglio, Timo serpil-
lo, Valeriana.
CUORE (male, debolezza di): Aconito, Biancospino, Calamo aro-
matico, Camedrio alpino, Digitale, Graziola, Melissa, Mughet-
to, Oleandro, Olmario, Salvia.
DEBOLEZZA (generale): Canapa acquatica, Lichene islandico,
Menta, Noce, Orchidee, Quercia, Romice.
DEPURATIVI: Aglio orsino, Angelica, Arcangelica, Barbaforte,
Borrana, Cicoria selvatica, Dente di leone, Dulcamara, Eufra-
sia, Fumaria, Gramigna, Lamio albo, Motellina, Nasturzio,
Ortica, Orzo, Prugnolo, Romice, Rovo di monte, Sambuco,
Saponaria, Viola del pensiero.
DIABETE: Faggio, Mirtillo, Potentilla aurea.
DIARREA: Alchimilla, Altea, Assenzio, Bistorta, Borsapastore, Ci-
cuta rossa, Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor-
niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro-
sa di macchia, Rosolida, Salvastrella.
DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,
Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor- niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro- sa di macchia, -Rosolida, Salvastrella. DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,
DIARREA: Alchimilla, Altea, Assenzio, Bistorta, Borsapastore, Ci- cuta rossa, Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor- niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro- sa di macchia, -Rosolida, Salvastrella.
DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,
Assenzio, Barbaforte, Basilico, Calamo aromatico, Canapa ac-
quatica, Camedrio, Cariofillata, Comino dei prati, Enula, Euca-
lipto, Genipi, Genziana, Ginepro, Imperatoria, Lavandola,
Luppolo, Poligala, Rabarbaro alpino, Rosa di macchia, Rosma-
rino, Salvia, Stellina odorosa, Thè svizzero, Tiglio.
DISCRASSIA (sangue grosso): Ginestrella, Motellina, Piantaggine,
Prezzemolo.
DISSENTERIA: Altea, Castagno, Cinquefoglio, Consolida maggio-
re, Coreggiola, Corniolo, Iperico, Lamio albo, Orchidee, Pru-
gnolo, Quercia, Tiglio, Tormentilla.
DISTURBI AL BASSO VENTRE: Angelica, Arnica, Assenzio, BilIeri, Cariofillacea, Dente di leone, Gramigna, Lamio albo, Lari-
ce, Melissa, Millefoglio, Potentilla anserina, Primola, Ma-
dreselva.
DIURETICI (che provocano l'orina): Alchimilla, Abete bianco,
Altea, Barbaforte, Betulla, Borrana, Brionia, Erica minore.
EMICRANIA: Ginepro, Melissa, Imperatoria, Origano, Primola,
Pulsatilla, Valeriana.
EMOLLIENTI: Altea, Borrana, Cipolla, Erba radioli, Erba vetturi-
na, Farfaraccio, Lino, Mercorella, Polmonaria, Tasso barbas-
so, Tiglio, Viola mammola.
EMORRAGIA: Agarico bianco, Cinquefoglio, Borsapastore, Coda
cavallina, Quercia, Tiglio.
EMORROIDI: Alloro, Arnica, Avena, Bardana, Cicuta rossa, Fran-
gola, Linaiola, Millefoglio, Piantaggine, Pioppo nero, Quercia,
Romice, Tasso barbasso.
ENFIAGIONI: Agrifoglio, Grespino dei campi, Pioppo nero,
Quercia, Scrofularia.
ENTERITI: Altea, Calamo aromatico, Mirtillo, Pioppo nero, Prez-
zemolo, Scalcerella.
EPILESSIA: Amarella, Belladonna, Ruta, Stramonio, Valeriana,
Vischio.
ERPETE: Bardana, Betulla, Biondella, Calendola, Pioppo nero,
Romice.
ESPETTORANTI: Angelica, Anice, Antennaria, Altea, Cipolla, Ca-
pelvenere, Farfaro, Farfaraccio, Saponaria, Tragoselino, Viola
mammola.
ETISIA: Abete bianco, Abete rosso, Agarico bianco, Graziola, Mal-
va, Marrobio, Orchidee, Piantaggine, Romice, Salvia, Stella
alpina, Trifoglio fibrino.
EVACUAZIONI: Betonica, Malva, Sambuco, Spino cervino.
FARINGITE: Agrimonia, Caprifoglio, Pervinca, Quercia.
FEBBRI: Acetosella, Agrifoglio, Arnica, Biondella, Borsapastore,
Calamo aromatico, Camomilla, Corniolo, Eucalipto, Frangola,
Mirtillo rosso, Musco arboreo, Ontano, Pelosetta, Pulsatilla,
Ribes nero, Rosmarino, Tanaceto, Tiglio, Trifoglio fibrino,
Valeriana, Vincetossico.
FEGATO (malattie di): Agrimonia, Arnica, Carlina, Frangola, Fras- sino comune, Luppolo Salcerella, Marrobio, Origano, Poten-
sino comune, Luppolo Salcerella, Marrobio, Origano, Poten-
tilla, Prezzemolo, Verbena.
FERITE: Abete bianco, Arnica, Bardana, Chenopodio, Cicuta ros-
sa, Coclearia, Consolida regale, Coreggiola, Erba fragolina,
Genziana, Iperico, Piantaggine, Pinguicola, Quercia, Tasso
barbasso.
FLEMONI: Aglio serpentino, Rabarbaro alpino, Cipolla.
FLUSSI SANGUIGNI: Alchimilla, .Cariofillata, Gallio giallo, La-
mio albo, Millefoglio, Salcerella, Tormentilla, Uva orsina,
Vischio.
FORUNCOLI: Camomilla, Edera, Fieno greco.
GARGARISMI: Brunella, Carpino, Erba fragolina, Issopo, Quer-
cia, Tormentilla, Salvia.
GASTRICISMO: Alloro, Amarella, Angelica, Bistorta, Erba
amara.
GELONI: Bardana, Castagno d'India, Quercia, Tasso barbasso.
GLANDOLE: Cicoria selvatica, Brionia, Consolida maggiore, Gine-
pro, Malva, Quercia.
GONFIEZZA (al basso ventre): Betulla, Camomilla, Comino dei
prati, Fieno greco, Ginepro, Pioppo nero, Tiglio.
GOTTA: Aconito, Aglio serpentino, Arnica, Bonaga, Celidonia,
Colchico, Madreselva, Luppolo, Pino, Saponaria.
GOZZO: Actea, Campanelline, Edera terrestre, Felce maschio.
IDROPISIA: Amica, Asparago, Avena, Barbaforte, Billeri, Brio-
nia, Celidonia, Ebbio, Frassino comune, Ginepro, Imperato-
ria, Madreselva, Malva, Nepetella, Prezzemolo, Quercia, Ra-
barbaro alpino, Ribes nero, Sambuco, Trifoglio fibrino, Vince-
tossico.
INFIAMMAZIONI: Altea, Bistorta, Bonaga, Brunella, Caprifo-
glio, Cardo santo, Erba cornacchia, Lino, Madreselva, Malva,
Olmaria, Orchidee, Pervinca, Pioppo nero, Rabarbaro alpino,
Ricino, Rovo di macchia, Sambuco, Verga d'oro.
INSONNIA: Biancospino, Camomilla, Giusquiamo, Luppolo, Men-
ta, Nepetella, Papavero, Passiflora, Verga d'oro.
INTESTINI (disturbi di): Arnica, Coda cavallina, Dente di leone,
Malva, Nocciolo, Piantaggine, Pinguicola, Origano, Salvastrel-
la, Viola del pensiero.
ISTERIA: Assenzio, Angelica, Camomilla, Giusquiamo, Melissa,
Ruta, Stramonio.
ITTERIZIA: Borsapastore, Crespino, Eufrasia, Fumaria, Imperato-
ria, Luppolo, Madreselva, Nasturzio, Nepetella, Polipodio, Ra-
barbaro alpino, Romice.
LENTIGGINI: Barbaforte, Betulla, Tiglio, Trifoglio fibrino.
MAL DI BOCCA: Brunella, Caprifoglio, Carpino, Coclearia, Erba
fragolina, Faggio, Iperico, Lampone, Larice, Pervinca, Scolo-
pendrio.
MAL DI CUORE: Vedi cuore.
MAL DI DENTI: Barbaforte, Bistorta, Carlina, Comino dei prati,
Faggio, Ginepro, Giusquiamo, Larice, Melissa, Origano, Po-
tentilla anserina, Quercia, Scolopendrio, Tragoselino, Verga
d'oro.
MAL DI GOLA: Agrimonia, Altea, Bonaga, Brunella, Carpino,
Edera terrestre, Erba cornacchia, Erba fragolina, Lamio albo,
Lampone, Larice, Origano, Pratolina, Scolopendrio, Tragoseli-
no, Trifoglio fibrino, Viola mammola.
MAL DI OCCHI: Agave americana, AlchimiIla, Belladonna, Camo-
milla, Cicoria selvatica, Consolida regale, Comino dei prati,
Erba vetturina, Issopo, Lampone, Malvone, Potentilla anseri-
na, Pulsatilla, Rosa di macchia.
MAL DI ORECCHI: Aglio serpentino, Basilico, Borsapastore, Ca-
momilla, Eufrasia, Lamio albo, Malvone, Melissa, Origano,
Ruta, Tiglio.
MAL DI PIEDI: Arnica, Fieno greco, Ginepro, Lino, Quercia.
MAL DI TESTA: Alchimilla, Anice, Comino dei prati, Betonica,
Finocchio, Iperico, Lavandola, Motellina, Pinguicola {per pa-
rassiti), Primola, Pioppo nero.
MALATTIE CONTAGIOSE (contro le): Angelica, Arnica, Cardo
santo, Carlina, Ginepro, Rosmarino, Tormentilla, Valeriana.
MALATTIE DELLA PELLE: Abete bianco, Actea, Aglio, Aglio
orsino, Bardana, Beccabunga, Billeri, Biondella, Buglossa, Ca-
lendola, Carlina, Chenopodio, Evonimo, Frangola, Fumaria,
Gittaione, Licopodio, Mirtillo, Nasturzio, Noce, Olmo, Pulsa-
tilla, Rabarbaro alpino, Saponaria, Semprevivo, Thè svizzero,
Vincetossico, Viola del pensiero.
MALATTIE DI PETTO: Antennaria, Aro, Camedrio, Lamio albo,
Malva, Ortica, Pratolina, Primola, Stella alpina, Thè svizzero.
MALATTIE MULIEBRI: Borsapastore, Lamio albo, Lavandola,
Melissa, Menta, Millefoglio, Origano, Patata, Pervinca, Pingui- cola, Prezzemolo, Potentilla anserina, Quercia, Rovo di mac-
cola, Prezzemolo, Potentilla anserina, Quercia, Rovo di mac-
chia, Salcerella, Tormentilla, Uva orsina, Vischio.
MALATTIE SESSUALI: Abete bianco, Bosso, Pino, Larice, Sa-
ponaria.
MATRICE (dolori della): Calendola, Consolida maggiore, Erba
vetturina, Lavandola, Marrobio, Melissa, Origano, Valeriana.
MELANCONIA: Graziola, Iperico, Lavandola, Luppolo, Timo
serpillo.
MESTRUAZIONI: Assenzio, Calendola, Capelvenere, Ciclamino,
Coreggiola, Graziola, Iperico, Lampone, Lavandola, Marrobio, Millefoglio, Rosolida, Rovo di macchia, Ruta, Salvastrel- la, Sedano di monte, Trifoglio fibrino, Vincetossico.
la, Sedano di monte, Trifoglio fibrino, Vincetossico.
MILZA (malattie della): Agrimonia, Arnica, Carlina, Coreggiola,
Frangola, Lavandola, Marrobio, Romice, Saponaria, Verbena.
NASO (sangue da): Borsapastore, Consolida maggiore, Gallio gial-
lo, Ortica, Quercia.
NERVI (debolezza, malattie di): Abete rosso, Arnica, Betonica,
Cariofillata, Genziana, Luppolo, Melissa, Passiflora, Pioppo
nero, Primola, Ruta, Tanaceto, Tiglio, Valeriana, Vischio.
NEVRALGIE: Aconito, Belladonna, Madreselva, Passiflora, Pulsa-
tilla, Stramonio, Verbena.
OBESITÀ: Asparago, Fragola, Romice.
OSSA (debolezza di): Noce, Quercia, Salice.
PARALISI: Aglio, Basilico, Alloro, Arnica, Melissa, Primola.
PELLE, PETTO: vedi Malattie.
PATERECCI: vedi Calli.
PIAGHE: Acetosella, Antennaria, Arnica, Aro, Chenopodio, Con-
solida regale, Edera, Larice, Salcerella, Tasso barbasso, Tor-
mentilla, Verga d'oro.
PIETRA (mal della): Carlina, Coreggiola, Edera, Edera .terrestre,
Ginepro, Ginestrella, Lino, Quercia, Tanaceto, Tiglio, Verga
d'oro.
PODAGRA: Borsapastore, Fragola, Imperatoria, Podagria.
POLMONI (malattie dei): Edera terrestre, Lamio albo, Origano,
Piantaggine, Poligala, Polmonaria, Romice, Stella alpina.
PORRI: vedi Paterecci.
PURGANTI: Actea, Agarico bianco, Betonica, Bosso, Brionia, Ca-
napa acquatica, Edera, Epitimo, Erba peperina, Erba vescica-
ria, Evonimo, Frangola, Frassino comune, Gittaione, Grazio-
la, Morine, Spino cervino, Tiglio, Vilucchio bianco, Vince-
tossico.
PUNTURE: Grespino dei campi, Piantaggine.
RAUCEDINE: Erba cornacchia, Motellina, Origano, Piantaggine,
Polipodio, Polmonaria, Quercia, Sambuco, Tasso barbasso,
Thè svizzero, Verga d'oro.
RAFFREDDORI: Achillee, Cipolla, Fiori di fieno (Nefrite), Gine-
pro, Issopo, Motellina, Primola, Sambuco.
RENI (mal di): Agrimonia, Cicoria selvatica, Coreggiola, Ebbio,
Iperico, Verbena, Verga d'oro, Viola del pensiero.
REUMATISMO: Abete bianco, Abete rosso, Aconito, Aglio, Aglio
serpentino, Agrifoglio, Alloro, Aro, Borrana, Brionia, Camo-
milla, Colchico, Frassino comune, Issopo, Licopodio, Lino,
Morine, Olmaria (dolori articolari), Ortica, Pino, Pulsatilla,
Ribes nero, Saponaria, Solatro.
RICOSTITUENTI: Angelica, Avena, Biondella, Cardo santo, Cre-
spino, Coda cavallina, Dente di leone, Ginepro, Lichene islan-
dico, Malva, Menta, Millefoglio, Nasturzio, Tragoselino.
RINFRESCANTI: Agave americana, Ribes rosso, Rosa di macchia.
RISOLUTIVI: Erba vetturina, Fumaria, Lino, Origano, Romice,
Sambuco.
ROGNA: Brionia, Oleandro, Ranuncolo di palude, Tanaceto,
Veratro.
ROSOLIA: Bardana, Fiori di fieno, Motellina, Pulsatilla.
SCIATICA: Acconito, Lappio, Ontano, Vescicatori, Verbena.
SCORBUTO: Abete bianco, Basilico, Beccabugna, Coclearia, Cre-
spino, Lampone.
SCOTTATURE: Bardana, Gallio giallo, Grespino dei campi, Iperi-
co, Olio d'olivo, Patata.
SCROFOLE: Borsapastore, Brionia, Calendola, Fiori di fieno, La-
mio albo, Lavandola, Noce, Quercia, Scrofularia, Trifoglio
fibrino.
SPUTO DI SANGUE: Cinquefoglio, Edera terrestre, Epatica, Po-
tentilla anserina, Quercia, Thè svizzero.
STITICHEZZA: Barbabietola, Fragola, Frangola, Polipodio.
STIMOLANTI: Lavandola, Melissa, Motellina, Pervinca.
STOMACHICI: Achillee, Alloro, Angelica, Biondella, Calendola,
Camomilla, Erba fragolina, Finocchio, Genipì, Issopo, Melis-
sa, Poligala, Tiglio.
SUDORIFERI: Abete bianco, Alloro, Amarella, Antennaria, Barda-
na, Borrana, Bosso, Calendola, Camomilla, Caprifoglio, Dulca-
mara, Fumaria, Ginepro, Polmonaria, Primola, Pulsatilla,
Quercia, Ribes nero, Sambuco, Sedano di monte, Tasso bar-
basso, Tiglio, Timo serpillo, Tragoselino, Vilucchio bianco,
Vincetossico.
TAGLI: Ciclamino, Cicuta rossa, Consolida maggiore, Erba vetturi-
na, Piantaggine, Pinguicola.
TONICI: Biondella, Camomilla, Cariofillata, Erica, Fumaria, Geni-
pi, Genziana, Issopo, Lavandola, Lichene islandico, Marrobio,
Melissa, Menta, Millefoglio, Mirtillo, Prugnolo, Stellina odoro-
sa, Thè svizzero.
TONSILLI: Fieno greco.
TOSSE: Altea, Anice, Basilico, Belladonna, Borrana, Carota, Casta-
gno, Consolida regale, Edera terrestre, Farfaraccio, Fiordaliso,
Giusquiamo, Imperatoria, Malva, Marrobio, Origano, Papave-
ro, Patata, Piantaggine, Poligala, Polipodio, Pratolina, Primo-
la, Rosalida, Salvia, Tasso barbasso, Thè svizzero, Veratro,
la, Rosalida, Salvia, Tasso barbasso, Thè svizzero, Veratro,
Viola mammola.
ULCERI: Acetosella, Agrimonia, Bardana, Betonica, Cavolo, Cicu-
ta rossa, Calendola, Consolida maggiore, Edera, Farfaraccio,
Fieno greco, Larice, Nocciolo, Piantaggine, Salice bianco, Sem-
previvo, Tasso barbasso, Veratro.
URICEMIA: Avena, Coda cavallina, Fragola, Granoturco, Limone,
Melo.
VARICI (vene varicose): Agrimonia, Cavolo, Edera, Millefoglio,
Nocciolo.
VENTRICOLO (disturbi, mal di): Abete bianco, Biondella, Calen-
dola, Carlina, Ciclamino, Coclearia, Eufrasia, Ginepro, Lavan-
dola, Rosmarino, Quercia.
VERDURE PRIMAVERILI: Bardana, Beccabunga, Betonica, Bor-
sapastore, Dente di leone, Edera terrestre, Millefoglio, Nastur-
zio, Ortica, Salvastrella.
VERMIFUGHI: Aglio, Antennaria, Aro, Assenzio, Betulla, Carli-
na, Ciclamino, Felce maschio, Frangola, Genziana,. Graziola,
Melagrano, Rosa di macchia, Santoreggia, Santolina, Tanace-
to, Tormentilla, Zucca.
VERTIGINI: Biancospino, Comino dei prati, Santoreggia.
VESCICA (dolori, infiammazioni della): Barbabietola, Consolida
regale, Fiori di fieno, Ginepro, Piantaggine, Pulsatilla, Tanna-
ceto, Verga d'oro.
VESCICATORI: Anemone dei boschi, Epatica, Lappio, Ranunco-
lo di palude, Viorna (Vitalba).
VOMITIVI: Agarico bianco, Brionia, Campanelline, Evonimo,
Peonia, Pulsatilla.
Disclaimer : gli obiettivi di questo sito sono il progresso delle scienze e delle arti utili in quanto pensiamo che siano molto importanti per il nostro paese i benefici sociali e culturali della libera diffusione di informazioni utili. Tutte le informazioni e le immagini contenute in questo sito vengono qui utilizzate esclusivamente a scopi didattici, conoscitivi e divulgativi. Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). In questo sito abbiamo fatto ogni sforzo per garantire l'accuratezza dei tools, calcolatori e delle informazioni, non possiamo dare una garanzia o essere ritenuti responsabili per eventuali errori che sono stati fatti, i testi contenuti nel sito sono di propriet dei rispettivi autori. Se trovate un errore su questo sito o se trovate un testo o tool che possa violare le leggi vigenti in materia di diritti di autore, comunicatecelo via e-mail e noi provvederemo tempestivamente a rimuoverlo.
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