erboristeria

     

    Erboristeria


    Tratto da wikipedia : L'erboristeria è un'antica arte che si occupa della conoscenza delle piante (erbe, piante medicinali, officinali, aromatiche e spezie), della loro coltivazione, raccolta, conservazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia, galenica tradizionale), cosmetici o nutritivi.

    Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell'uomo. Inoltre, la loro presenza all'interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all'interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell'Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l'Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all'altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un'anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze. Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche: * La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull'esperienza greca e la romana * La antichissima tradizione ayurvedica indiana * La medicina tradizionale cinese. Questo patrimonio culturale, iniziato con l'uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d'azione delle erbe, ha determinato la nascita di una "nuova erboristeria".

     

     

     

    Erboristeria

     

 

Le erbe spontanee alimentari (da A a E)

acetosa

acetosella

aglio orsino

asparago pungente

barba di becco

barba di capra

bistorta

buon enrico

carlina

cicoria

crescione

cumino

 

ACETOSA

Rumex acetosa L.

Famiglia: Poligonaceae

Nomi popolari: acetina, agradulci, erba agretta, erba brusca, pan e vin, pancucch, salamoja, tumbrun, zivorra di pra.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati e pascoli del territorio di pianura e della pedemontana. Ha un fusto eretto di colore rossastro, eretto, striato e rossastro, o che può raggiungere l’altezza di un metro. Le fogli basali sono picciolate e di forma astata, quelle superiori sono inserite direttamente sul fusto come una guaina. I fiori (maggio-settembre) rossastri sono riuniti in pannocchia.

Parti usate: foglie e fusti giovani.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: le foglie fresche vengono consumate crude in piccole quantità con altre erbe (strigoli, gallinelle). Entrano anche nella preparazione di minestre.

Proprietà: diuretiche, leggermente antisettiche e antiscorbutiche.

Curiosità: il giovane fusto dell’acetosa era tradizionalmente masticato dai ragazzi per stimolare la secrezione salivare.

Avvertenze: l'acido ossalico e gli ossalati contenuti nella pianta possono arrecare danni gravi in caso di forti ingestioni. La pianta deve essere utilizzata con cautela.

 

ACETOSELLA

Oxalis acetosella L.

Famiglia: Oxalidaceae

Nomi popolari: agretta, cafélacc, pan cuch, papaciuch, trifoggiu agru, zanzarella.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nelle zone umide e nel sottobosco. Può essere alta da 5 a 15 cm. Dal rizoma emerge un lungo picciolo nel quale si inseriscono le tre foglioline a forma di cuore. I fiori sono formati da cinque petali dal colore bianco rosato con striature più o meno intense.

Parti usate: foglie.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: le foglie verdi, ben fresche, vengono impiegate assieme al prezzemolo e salvia per condire le patate lessate o altre insalate.

Proprietà: diuretiche e astringenti. Controindicata per quanti soffrono di disturbi e malattie renali, litiasi e gotta.

Curiosità: il nome di Acetosella lo si deve al suo sapore acidulo.

Avvertenze: l'acido ossalico e gli ossalati contenuti nella pianta possono arrecare danni gravi in caso di forti ingestioni. Dosi elevate sono quindi velenose.

 

AGLIO ORSINO

Allium ursinum L.

Famiglia Liliaceae

Nomi popolari: ai de can, agghiu servaggiu, ai selvadech, cipudda de serpi, strozzagalline.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei boschi e nei prati umidi di tutta Italia. Si riconosce per le foglie ovali, carnose, appuntite, di colore verde lucente. I fiori (maggio-giugno) sono bianchi riuniti in ombrelle. Tutta la pianta emana un forte odore di aglio.

Parti usate: foglie giovani.

Tempo di raccolta: maggio-giugno.

Utilizzazione: le foglie verdi, ben fresche vengono impiegate assieme al prezzemolo e salvia per condire le patate lessate.

Proprietà: gode di proprietà simile a quelle dell’aglio comune (Allium sativum L.). Agisce come antisettico, ipotensivo, coleretico, vermifugo, espettorante)

Curiosità: l’odore di aglio è dovuto al principio attivo allicina. Si pensa che il prezzemolo annulli parzialmente l’odore di aglio nell’alito di chi mangia questa erba.

 

ASPARAGO PUNGENTE

Asparagus acutifolius L.

Famiglia: Liliaceae

Nomi popolari: corruda, sparide, sparesine, spareghi salvadeghi, sparagin, spazzole, spirgene.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che vive in ambienti aridi e soleggiati della regione mediterranea. Presenta un aspetto cespuglioso con foglie aghiformi, acute e pungenti, riunite in fascetti di 5-10 (fillocladodi). I fusti sono eretti, cespugliosi, molto ramosi. I giovani germogli, detti turioni, carnosi e sottili spuntano ogni anno nei primi giorni di primavera.

Parti usate: turioni (giovani germogli).

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: i turioni vengono consumati allo stesso modo degli asparagi coltivati. Si mangiano lessati e conditi ed entrano nella composizione dei risotti.

Proprietà: diuretiche e lassative per l’alto contenuto di fibra vegetale.

Curiosità: gli asparagi spontanei sono ottimi nei risotti ed hanno un sapore più pronunciato di quelli coltivati. Nei boschi collinari e nelle siepi si può trovare l’asparago selvatico (Asparagus tenuifolius Lam.) che trova la stessa utilizzazione alimentare.

 

BARBA DI BECCO

Tragopogon pratensis L.

Famiglia: Compositae

Nomi popolari: aio de prà, barbaboch, barba di prete, ciocabech, erba del sol, erba da lat, grespondoi, latti d’occeddu, persemolone, sassefrica, scanabech, scorzabianca, spargi de prà.

Habitat e descrizione: pianta erbacea biennale che cresce nei prati e nei pascoli fino a 2000 m. Il fusto è semplice, liscio, poco ramificato e alto da 20 a 70 cm. Le foglie sono alterne e lanceolate. I fiori (maggio-giugno) sono riuniti in un capolino di colore giallo dorato. I frutti, sono acheni grigiastri muniti di becco e pappo di peli con barbe laterali.

Parti usate: giovani germogli, foglie e radici.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: giovani germogli, foglie e radici si consumano cotti come gli spinaci. Le foglie si possono consumare anche crude in insalate. Entrano nella preparazione di minestre e frittate.

Proprietà: diuretiche e stomachiche.

Curiosità: la pianta è ricca del polisaccaride inulina, utile per i diabetici in quanto può sostituire altri zuccheri dannosi.

 

BARBA DI CAPRA

Aruncus dioicus (Walter) Fernald

Famiglia: Rosaceae

Nomi popolari: barba di Giove, erba canona, nogarole, sparesi di bosco, sparesine de montagna, rosa di san Zuàn.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce lungo le siepi, nei boschi, nei luoghi umidi calcarei. Il fusto è eretto, semplice, alto 30-70 cm. Le foglie basali sono grandi, bipennate, lungamente picciolate, con foglioline secondarie ovali, seghettate; le superiori molto più piccole delle radicali. I fiori (maggio-agosto) sono piccoli, ermafroditi, bianchi, raccolti in racemo terminale compatto.

Parti usate: giovani germogli.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: i giovani germogli vengono consumati lessati e conditi come gli asparagi.

Proprietà: toniche, astringenti, espettoranti, febbrifughe.

Curiosità: la pianta in fase avanzata di sviluppo (periodo estivo) produce glucosidi cianogenetici che la rendono inadatta per l’alimentazione.

 

BISTORTA

Polygonum bistorta L.

Famiglia: Polygonaceae

Nomi popolari: amarella, biaveta, lazzuola, lengua de bò, lenguete, serpentina.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nei prati-pascoli con terreni umidi e freschi della zona montana. Presenta un rizoma strisciante, legnoso, contorto, mentre i fusti semplici da cui si dipartono le foglie possono essere alti fino a 50 cm. Le foglie sono oblunghe, quasi cuoriformi o troncate alla base, le radicali picciolate e le cauline sessili. I fiori (maggio-agosto) sono di color rosa, raccolti in spighe solitarie terminali di tipo ovoidale o cilindrico.

Parti usate: foglie.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: le giovani foglie vengono impiegate per aromatizzare minestroni e insalate miste.

Proprietà: antianemiche, astringenti, rimineralizzanti, ipoglicemizzanti.

Curiosità: la denominazione bistorta (due volte storta) è allusiva alla forma ritorta e bitorzoluta del rizoma.

 

BUON ENRICO

Chenopodium bonus-henricus L.

Famiglia: Chenopodiaceae

Nomi popolari: colubrina, erba sana, spinacio selvatico, tutta buona, spagnoete, skraut.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nei prati e pascoli montani, specialmente presso le malghe. I fusti possono raggiungere i 25-30 cm di altezza e quelli fioriferi sono ricoperti da un farina giallastra. Le foglie sono verdi e farinose a forma triangolare allungata. I fiori piccoli e verdastri sono disposti in glomeruli.

Parti usate: foglie giovani.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: le foglie o le sommità prima della fioritura colte quando sono tenere vengono consumate cotte come gli spinaci.

Proprietà: emollienti, lassative, leggermente antianemiche.

Curiosità: trova il medesimo impiego un’altra erba spontanea dello stesso genere, il farinaccio selvatico (Chenopodium album L.). Entrambe le specie sono state soppiantate dalla coltivazione dello spinacio.

 

CARLINA

Carlina acaulis L.

Famiglia: Compositae

Nome popolare: carlina bianca, cardo santo, articiochi de monte, spin de prà, pan de l’alpin, tiroliro, buralze.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei pascoli della zona montana. Il caule è breve o nullo con foglie che formano sul terreno una grande rosetta. Le foglie sono grandi, rigide, pennato-partite a margine inciso-dentato. I fiori (luglio-agosto) tutti ermafroditi sono racchiusi in un grande capolino porporino-biancastro circondato da brattee raggiate e fogliacee.

Parti usate: ricettacolo fiorale.

Tempo di raccolta: estate.

Utilizzazione: i ricettacoli dei capolini si possono consumare in insalata assieme ad altre specie. Vengono anche cotti come i carciofi e sono considerati molto prelibati.

Proprietà: diuretiche, diaforetiche, carminative, indicate nei casi di inappetenza.

Curiosità: Le brattee che circondano come un'aureola il grande capolino fiorale posseggono la proprietà di rinchiudersi nel caso in cui il tempo stia mutando verso il brutto. In passato veniva utilizzato dai malgari come rudimentale igrometro

 

CICORIA

Cichorium intybus L.

Famiglia: Asteraceae

Nomi popolari: cicoria, radicchio, radicio mato, radecio de campo, lidricc, radricc.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati, sui cigli dei campi, lungo le strade, negli incolti. Il fusto un po’ ruvido, cavo, flessuoso, ramificato, può essere alto 40-120 cm. Le foglie basali, sviluppate a rosetta, spuntano in autunno e durano per tutto l’inverno-primavera. Si seccano con la fioritura. Quelle del fusto sono più piccole e sessili. I fiori, raggruppati in capolini, sono azzurrini di tipo ligulato e si schiudono al mattino.

Parti usate: foglie basali.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: le rosette basali raccolte ancora tenere possono essere consumate crude ma spesso vengono lessate e consumate insieme al tarassaco o agli strigoli.

Proprietà: diuretiche, disintossicanti del fegato, stimolanti dell’appetito.

Curiosità: con la radice torrefatta e ridotta in polvere si prepara tradizionalmente un surrogato del caffè detto appunto "cicoria". Dalla pianta selvatica sono derivate numerose varietà da taglio o da cespo dei radicchi coltivati. A titolo di esempio ricordiamo le varietà di radicchio rosso di Verona, variegato di Castelfranco, rosso di Treviso, ecc.

 

CRESCIONE

Nasturtium officinalis R.Br.

Famiglia: Cruciferae

Nomi popolari: ascione, cresciun, cresòn, erba da scorbuto, lavaroni, nastriuzzu, nastuzz, pastacchiari, scresur.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nelle acque limpide leggermente correnti. Il fusto è sdraiato, radicante nei nodi inferiori, ramoso, carnoso, lungo 10-70 cm. Le foglie sono pennatosette formate da foglioline intere od ovali. I fiori (aprile-luglio) sono piccoli a quattro petali bianchi crociformi e raccolti in grappoli ascellari.

Parti usate: la parte aerea della pianta.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: i getti fogliari vengono consumati crudi in insalate da soli o in abbinamento on altre verdure (per esempio con le Gallinelle).

Proprietà: antiscorbutiche, bechiche, espettoranti, diuretiche, vitaminizzanti.

Curiosità: il succo fresco di crescione viene consumato per le sue proprietà benefiche insieme al succo di carota e sedano. Nella tradizione popolare si utilizza il succo di crescione in frizioni contro la caduta dei capelli.

 

CUMINO DEI PRATI

Carum carvi L.

Famiglia: Umbelliferae

Nomi popolari: anice dei Vosgi, carvi, cimino, cumin, kummel, fenocc selvadegh, garvese, pestenaria, sciarel.

Habitat e descrizione: pianta erbacea biennale comune nei luoghi erbosi e nei prati di montagna. Il fusto eretto, ramificato alla base può essere alto fino a 80 cm. Le foglie sono pennatosette composte e i fiori (maggio-giugno) sono piccoli a cinque petali di colore bianco, raccolti in ombrelle ineguali di 7-15 peduncoli. I frutti hanno forma ovale allungata dal caratteristico sapore aromatico.

Parti usate: i frutti (detti impropriamente semi).

Tempo di raccolta: estate.

Utilizzazione: i frutti (o semi) vengono impiegati in alcune zone montane per aromatizzare alcuni piatti di carne, minestroni e per preparare pani speciali al cumino. Importante l’impiego per la preparazione del liquore kümmel o della grappa al cumo.

Proprietà: aromatizzanti, aperitive, digestive, antisettiche, carminative.

Curiosità: Importante l’impiego dei frutti (semi) per la preparazione del liquore kümmel o della grappa al cumo.

 

Le erbe spontanee alimentari (da F a Z):

finocchio selvatico

fragola

gallinelle

luppolo

menta

origano

ortica

pungitopo

rosolaccio

ruchetta selvatica

strigoli

tarassaco

timo

 

FINOCCHIO SELVATICO

Foeniculum vulgare L.

Famiglia: Umbelliferae

Nomi popolari: anito, erba buona, fenoggiu, fenoiu, fenocio, finoc, finocchiello, finocchio dolce, madaro, scartoccini.

Habitat e descrizione: il finocchio selvatico ama le colline esposte al sole, i luoghi asciutti delle regioni costiere e sub-montane dell'Italia Centro-Meridionale. Ha fusto eretto, ramificato. Le molte volte suddivise in lacinie filiformi sono attaccate al fusto mediante una guaina. I fiori sono di color giallo riuniti in vistose ombrelle apicali. La fioritura avviene in estate. I frutti (detti semi) sono oblunghi, grigi o giallini, dall’odore assai gradevole. La pianta può superare il metro e mezzo d'altezza.

Parti usate: foglie. radici, semi (frutti) e guaine carnose.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: I semi e i giovani ramoscelli vengono utilizzati per aromatizzare vari tipi di piatti della tradizione mediterranea. I semi, in particolare, si usano per dolci e liquori.

Proprietà: aperitive, digestive, diuretiche, galattogoghe e lassative per l’alto contenuto di fibra vegetale. il finocchio contiene un'essenza, l'anetolo, che si concentra in particolar modo nei semi e favorisce la digestione. L'infuso stimola la secrezione lattea nelle puerpere e riduce la sensazione di nausea.

Curiosità: oltre ad aromatizzare carni e pietanze con il finocchio si confeziona un eccellente liquore carminativo e diuretico. I semi (frutti) di finocchio pestati ed uniti ad argilla verde ventilata servono per preparare un dentifricio che rinfresca l'alito e rinforza le gengive.

 

FRAGOLA

Fragaria vesca L.

Famiglia: Rosaceae

Nomi popolari: fraula, fragoea, fregul, frola, fiàr, magiostra, maiole, briachelle.

Habitat e descrizione: cresce tra le radure di montagna, nelle schiarite dei boschi e in luoghi erbosi coltivati. Pianticella dotata di rizoma dal quale si dipartono stoloni superficiali pelosi dotati solo per il primo anno di foglie. Queste sono picciolate, composte da tre foglioline ovate con margine seghettato e peli lucenti. I fiori, di colore bianco, appaiono il secondo anno. La fioritura avviene in primavera-estate. Il falso-frutto, detto comunemente fragola, è un ricettacolo polposo, ovoidale, di color rosso vivo. La pianta è alta circa 20 centimetri.

Parti usate: falsi frutti.

Tempo di raccolta: primavera/estate.

Utilizzazione: i falsi frutti vengono consumati freschi o si utilizzano per preparare marmellate.

Proprietà: antireumatiche, diuretiche, emostatiche, depurative del sangue.

Curiosità: nella tradizione popolare la fragola era fatta oggetto di virtù magiche. Ad esempio, per evitare il morso dei serpenti, si dovevano raccogliere le foglie il 24 giugno (magico giorno di San Giovanni Battista), farle essiccare al sole e confezionare con esse una cintura. Nessuna serpe avrebbe osato avvicinare uomo o donna così conciati.

 

GALLINELLE

Valerianella locusta (L) Lat. Betcke.

Famiglia: Valerianaceae

Nomi popolari: gallinella comune, gallina grassa, galeti, galinele, gainèi, ardielut, matavilz, molesine.

Habitat e descrizione: pianta erbacea annua che cresce nei campi coltivati, specialmente lungo i vigneti nelle colline. Il fusto, peloso sugli angoli, è alto fino a 30 cm. Le foglie basali a rosetta, sono spatolate, cigliate, tenere, grassette; quelle del fusto sono più strette e piccole. I fiori sono piccoli, imbutiformi, con corolla azzurrognola e disposti in corimbi densi.

Parti usate: foglie.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: le rosette basali vengono consumate crude e cotte in insalata sia da sole che abbinate con altre specie di erbe commestibili.

Proprietà: diuretiche.

Curiosità: la specie oltre a crescere spontanea negli orti viene largamente coltivata e si può trovare facilmente al mercato anche d’inverno.

 

LUPPOLO

Humulus lupulus L.

Famiglia: Cannabaceae

Nomi popolari: bruscandoi, levertin, lopal, lopola, lupola, orticaccio, rivertizio, vertis, vorticella.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che cresce nelle siepi, ai margini dei boschi e nei luoghi incolti. I fusto lungo diversi metri è sdraiato, volubile, cavo, ricoperto di peli rigidi. Le foglie sono picciolate, palmato-lobate quelle inferiori e cuoriformi quelle superiori. Il luppolo è una pianta dioica, cioè a fiori maschili e femminili posti su piante diverse. I fiori maschili sono numerosi, verdastri, riuniti in pannocchia ramificata. I fiori femminili sono riuniti in coni ovoidali raggruppati a formare le infiorescenze all’estremità dei rami.

Parti usate: giovani germogli e infiorescenze femminili.

Tempo di raccolta: primavera (germogli) e agosto-settembre (infiorescenze femminili).

Utilizzazione: i germogli primaverili si consumano lessati e conditi come gli asparagi. Sono impiegati anche per preparare risotti, minestre, frittate. Le infiorescenze femminili sono utilizzate per aromatizzare la birra preparata in modo casalingo.

Proprietà: aromatiche, amaro-toniche, diuretiche, lassative, sedative.

Curiosità: la tradizione di preparare la birra in casa, aromatizzandola con questa specie, è stata importata dai flussi migratori delle popolazioni del Veneto e del Trentino con la vicina Austria.

 

MENTA

Mentha sp.p.

Famiglia: Labiatae

Nomi popolari: nella tradizione popolare difficilmente si distinguono le varie specie di menta. Spesso ci si riferisce alla menta piperita, ma si uso lo stesso termine anche per altre specie di mente: amenta, erba diolona, menta d’oro, menta selvarega, menta napoletana, mentass, piperina, viperina.

Habitat e descrizione: tra le specie spontanee ricordiamo la menta d’acqua (Mentha aquatica L.) che si trova nei luoghi umidi, dai fiori rosei, raccolti in capolini quasi globosi; la menta silvestre (Mentha longifolia Huds.) che presenta foglie pelose, lanceolate acute e fiori rosei riuniti in spicastri. La più nota Menta piperita è un ibrido tra M. aquatica x M. viridis e non si trova allo stato spontaneo

Parti usate: foglie e sommità fiorite.

Tempo di raccolta: estate.

Utilizzazione: si utilizzano le sommità per aromatizzare risotti e frittate. Viene consumata con i contorni (per esempio zucchine alla menta) e serve per preparare tisane dissetanti.

Proprietà: antisettiche, antifermentative, digestive, eupeptiche, antispasmodiche.

Curiosità: il termine menta deriva dal latino mens, perché gli antichi ritenevano che avesse proprietà fortificanti per l’intelligenza.

 

ORIGANO

Origanum vulgare L.

Famiglia Labiatae

Nomi popolari: acciughero, arburà, arrecheta, cornabusa, erba acciuga, majaron selvadi, menta bastarda, pimpinella, regamo.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei luoghi sassosi e soleggiati. Il fusto è rossastro, ramificato nella parte superiore, alto fino a 80 cm. Le foglie sono opposte, picciolate, di tipo ovale o elittico. I fiori (luglio-agosto) sono piccoli, di color rosa o rosso, riuniti in pannocchie terminali.

Parti usate: foglie.

Tempo di raccolta: primavera-estate.

Utilizzazione: le foglie vengono impiegate per aromatizzare minestre e minestroni.

Proprietà: carminative, diaforetiche, antispasmodiche, espettoranti, stomachiche.

Curiosità: l’origano selvatico delle regioni meridionali è particolarmente aromatico e adatto per pizze e numerose pientanze dell’area mediterranea.

 

ORTICA

Urtica dioica L.

Famiglia: Urticaceae

Nomi popolari: lurdica, ortiga, ortica maschio, orticone, ozziau, pistidduri, uldiga, urtia, urtiga, urtil.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune negli incolti, nei campi, fra le macerie, lungo le siepi e qua e là nei boschi. Il fusto è eretto, semplice, alto fino a 150 cm e a sezione quadrata. Le foglie sono picciolate, opposte ovali, con i margini dentati e con la nervatura marcata. Fusto e foglie portano i peli urticanti che si spezzano al minimo urto emettendo il liquido urticante.

Parti usate: foglie e giovani sommità.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: si impiegano per preparare la zuppa, minestre di verdure e i risotti. Si servono anche lessate quali condimento delle lumache al forno.

Proprietà: diuretiche, digestive, epato-protettrici, antiinfiammatorie, antidiarroiche, ipoglicemizzanti, antianemiche. Il loro impiego è particolarmente indicato per le persone anemiche, convalescenti e anziane.

Curiosità: le ortiche vengono tradizionalmente impiegate contro al caduta dei capelli.

 

PUNGITOPO

Ruscus aculeatus L.

Famiglia: Liliaceae

Nomi popolari: brusco, bruscanzi, brusasorzi, rustegòt, rust, ruscli, russul, spargs di ruscli, rusculins.

Habitat e descrizione: pianta suffruticosa perenne, sempreverde, comune nelle siepi e nei boschi dell’area collinare. I fusti sono alti fino a 80 cm. I rami sono trasformati in cladodi, verdi, sessili, lanceolati, impropriamente chiamati foglie, Le foglie vere sono piccole squame membranacee inserite al centro del cladodo. I fiori (febbraio-aprile) verdastri, sono inseriti al centro del cladodo con un breve peduncolo. Il frutto è una bacca sferica rossa.

Parti usate: giovani germogli primaverili.

Tempo di raccolta: aprile-maggio.

Utilizzazione: sono molto ricercati per il loro sapore amarognolo ma delizioso. Vengono cotti e consumati come gli asparagi, oppure in risotti.

Proprietà: diuretiche, aperitive, antiinfiammatorie, protettrici vasali, sudorifere.

Curiosità: nella medicina popolare l’acqua di cottura viene bevuta al mattino a digiuno perché considerata depurativa e ricostituente per l’organismo.

 

ROSOLACCIO

Papaver rhoeas L.

Famiglia: Papaveraceae

Nomi popolari: bamboccia, basa done, bianc e rus, bubboline, paparine, papavar, papaver selvarego, popolana, rosolina, rusalena, rusatta, signorine.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne infestante dei campi di grano e degli incolti. Le foglie basali formano una rosetta e presentano un margine dentato. Il fusto ramoso e peloso può essere alto fino a 60 cm. I fiori (maggio-luglio) sono solitari ed hanno quattro petali di colore rosso porporino.

Parti usate: rosette di foglie basali.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: si consumano crude in insalata o cotte come gli spinaci.

Proprietà: bechiche, decongestionanti, espettoranti, leggermente soporifere, calmanti.

Curiosità: l’infuso dei petali è indicato in erboristeria per curare l’insonnia nei bambini.

 

RUCHETTA SELVATICA

Diplotaxis tenuifolia DC.

Famiglia: Cruciferae

Nomi popolari: aruca, erba ruga, gruritta, rucoea mata.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne che si trova nei terreni incolti e presso le zone ghiaiose. Il fusto sublegnoso alla base, può raggiungere l’altezza di 100 cm. Le foglie sono pennatopartite con segmenti laterali stretti, lunghi e con lobo laterale di poco più largo. I fiori (maggio-settembre) sono gialli portati da pedicelli più lunghi della corolla, raccolti in racemo terminale.

Parti usate: foglie giovani basali.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: si consumano crude cotte nei minestroni e lessate e condite come gli spinaci. Quando sono molto tenere si impiegano anche in insalate miste.

Proprietà: antiscorbutiche, astringenti, espettoranti.

Curiosità: negli orti delle case viene comunemente coltivata la rucola (Eruca sativa Miller) che a volte si può trovare subspontanea nel territorio.

 

STRIGOLI

Silene vulgaris (Moench) Garke L.

Famiglia: Caryophyllaceae

Nomi popolari: bubbolini, carletti, erba del cucco, schioppetti, sciopét, tajadee dea madona, tussèl, garofoet, sgrizoi.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei campi, nei prati, lungo i margini delle strade. Si presenta alta fino a 80 cm. Dalla radice si sviluppano in primavera, diversi ciuffi di foglie erette ed appaiate, sessili, lanceolate ad apice acuto. I fiori (aprile-agosto) hanno un calice a forma di veschichetta ovale ed una corolla di 5 petali bianchi dai quali sporgono gli stami.

Parti usate: foglie giovani.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: le foglie raccolte prima che siano visibili i bocci fiorali si consumano crude o cotte come gli spinaci, mescolate anche con altre specie di erbe commestibili.

Proprietà: diuretiche.

Curiosità: il nome popolare veneto "sciopét" si deve al fatto che i calici fiorali rigonfi venivano tradizionalmente fatti "scoppiare" sul dorso della mano dei bambini.

 

TARASSACO

Taraxacum officinale Weber

Famiglia: Compositae

Nomi popolari: dente di leone, stella gialla, girasole dei prati, lampionetti, pisciacane, piscia(in)letto, pisacani, pisciatello, castracane, bruciaocchi, ingrassaporci, radicio de camp, radicée, frati, botoni.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei luoghi erbosi e nei campi ben concimati con letame. Dalla radice laticifera, carnosa, si sviluppa una rosetta di foglie. Le foglie sono di forma lanceolata, pennato-partita, con l’apice spesso triangolare. I fiori (febbraio-ottobre) sono riuniti in capolini portati singolarmente all’apice dei fusti. Sono tutti ligulati ed hanno un colore giallo-dorato.

Parti usate: foglie.

Tempo di raccolta: primavera.

Utilizzazione: le rosette di foglie basali si consumano cotte da sole o, più frequentemente, mescolate con altre specie di erbe commestibili in insalate.

Proprietà: diuretiche, digestive, amaro-toniche, eupeptiche, coleretiche, colagoghe.

Curiosità: in erboristeria le radici si impiegano in tisane depurative per la cura del fegato.

 

TIMO

Thymus pulegioides L.

Famiglia: Labiatae

Nomi popolari: erba pevèra, erba salterella, erbuccia, ferugola, peèrel, peperino, pepolina, riganeddu, satur, solaredda, timo salvadego, tuma, tumaru, tummineddu, tumbù.

Habitat e descrizione: pianta erbacea perenne comune nei prati aridi e soleggiati della zona montana. Il fusto è sdraiato, talora un po’ lignificato alla base. Le foglie sono ovali, più spesso ellittiche, con margini piani. I fiori (maggio-settembre) sono disposti in verticillastri accostati che formano quasi dei capolini ovoidali all’apice dei rami. La corolla è tubulare, rosata, divisa alla fauce in due labbra. I frutti sono formati da quattro acheni.

Parti usate: foglie e sommità fiorite.

Tempo di raccolta: primavera-estate, durante la fioritura.

Utilizzazione: si utilizzano per aromatizzare alcuni piatti a base di carne ed in alcuni casi anche minestre e minestroni di verdura.

Proprietà: aromatizzanti, antisettiche, digestive, diuretiche, carminative, espettoranti.

Curiosità: il timo fa parte del "mazzetto di odori" da sempre usato nella migliore cucina internazionale. Per le sue ottime proprietà balsamiche e stimolanti viene utilizzato nella cosmesi popolare per bagni, suffumigi, impacchi e maschere tonificanti e purificanti.

 

Echinacea (Echinacea purpurea)

 

Proprietà:             Stupenda margheritona dai petali fuxia e il disco centrale arancione,  ha il dolce e forte carattere venusino. Era sacra agli Indiani d’America. Nell’erboristeria moderna è usata come antinfiammatorio, immunostimolante e depurativo.

 

 

Issopo (Hissopus officinalis)

 

 

Proprietà:             Pianta appartenente Giove, sacra per i popoli antichi del Mediterraneo e per gli Ebrei “Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve.” La Sacra Bibbia – Salmi 51,9. Dai fiori blù profondo e dall’aroma intenso e penetrante, protegge l’apparato respiratorio e purifica.

 

Verbena (Verbena officinalis)

 

 

Proprietà:             Pianta mercuriale, regolarmente simmetrica e ordinata nelle ramificazioni, favorisce una comunicazione chiara e precisa. Erba sacra per i Druidi e i Romani, era e un tempo considerata panacea dai Cristiani. Ora è impiegata come antinfiammatorio, usato per disturbi del fegato e del sistema nervoso. E’ Vervein, uno dei rimedi floreali di Bach.

 

 

Malva (Malva sylvestris)

 

 

Proprietà:             Erba che appare dolce e consolatrice, è impiegata come emolliente e lenitiva, protettrice delle mucose e antinfiammatoria, regolatrice intestinale. Dai fiori viola rosacei è segnata da Giove e Venere. Considerata sacra dai Pitagorici perché simbolo del controllo sulle passioni umane, viene comunemente impiegata fin dall’antichità.

 

Belladonna (Atropa belladonna)

 

Proprietà:             Erba sacra per i Celti, appartenente a Saturno, molto velenosa, specialmente le sue bacche nere e succose. Ha il nome di una delle tre Parche, Atropos, colei che tagliava il filo della vita. Nel Medioevo le donne la impiegavano per dilatare le pupille per sembrare più belle. Ha proprietà analgesiche, sedative e ipnotiche e viene tuttora usata in oculistica come dilatatore delle pupille.


Erba stregona (Stachys recta)

 

 

Proprietà:             Piccola erba presente negli incolti assolati, è appartenente a Saturno. Nelle tradizioni popolari dell’Appennino Bolognese e Pistoiese era usata in modo rituale per liberare le persone, e in particolare i bambini, da traumi, panico e paure folli. 

 

Calendula (Calendula officinalis)

 

Proprietà:             I  suoi fiori giallo-arancioni e caldi, sono presenti tutto l’anno, specialmente nel periodo invernale. Ha segnatura Solare e Venusina, e nel Medioevo era dedicata alla Vergine Maria (in inglese Mary Gold). Nell’erboristeria moderna è usata per le proprietà antisettiche, astringenti e protettive della pelle. Regola il ciclo mestruale e rende armoniose le varie fasi della vita della donna.

 

 

Elicriso (Helichrysum italicum)

 

Proprietà:             Sacra ad Helios, come suggerisce il nome greco (“Oro del Sole”), aiuta ad espandere la comprensione del cuore. Nell’erboristeria moderna è usata per l’apparato respiratorio, delle sindromi allergiche, la cura degli eczemi e psoriasi.  .

 

 

Iperico (Hypericum perforatum)

 

Proprietà:             Dai fiori giallo oro, ha segnatura solare. Viene chiamata erba di San Giovanni ed anche “Scacciadiavoli”. In erboristeria moderna è usata per la cura delle depressioni lievi e,  per uso esterno, per scottature, eritemi e arrossamenti della pelle.

 

 

Assenzio (Artemisia Absinthium)

 

 

Proprietà:             Di carattere marziano, ha foglie verde argentee, sapore intensamente amaro e fortemente aromatico. E’ stato sempre molto usato sin dall’antichità come tonico, afrodisiaco, antielmintico e purificante del fegato. Fu impiegato per trovare ispirazione artistica dai Poeti maledetti e dagli Impressionisti, che lo chiamavano “Musa verde”

 

 

Achillea (Achillea millefolium)

 

 

Proprietà:             Erba dalle foglie finemente divise e i fiori ariosi, ha carattere mercuriale e venusino. Prende il nome da Achille che la usava per le sue qualità vulnerarie. In erboristeria moderna è ancora impiegata come regolatore del ciclo femminile e come amarostimolante.

 

 

 

Stramonio (Datura stramonium)

 

 

Proprietà:             Pianta saturnina, schiude i suoi candidi fiori imbutiformi e profumati di notte, e si dice venisse usata dalle streghe per “volare”. Era impiagata come narcotico, analgesico e anche come veleno. In erboristeria tradizionale le foglie venivano usate , fumate, come antiasmatiche.

 

 

 

L’antica erboristeria, fonda la propria arte curativa sulla Teoria delle Segnature, che consiste nel riconoscimento dei segni e dei simboli racchiusi nel mondo vegetale, relativi alle malattie e ai metodi curativi corrispondenti. Dopo un periodo d’oscurantismo relativo al medioevo culminato nella caccia alle streghe, intorno al ‘500 il medico svizzero Paracelso rielaborerà rinnovando la teoria, introducendo nella preparazione dei medicinali il concetto di Spagiria, basata sulla separazione, nel procedimento di produzione del farmaco, dalla parte pura della pianta da quella impura, mediante processo alchemico. Basilare nelle teorie mediche di Paracelso, è lo stretto legame tra il potere curativo delle piante, con i movimenti dei pianeti e lo studio dello zodiaco, anche per determinare, la giusta predisposizione dell’organo malato alla ricezione del preparato. Allo stesso modo della medicina spagirica che guarda all’insieme delle cause di una malattia così l’Antroposofia, fondata da Rudolf Steiner, ne cerca l’origine nell’insieme degli elementi, determinanti il cammino spirituale del malato. Grande importanza, è data in antroposofia, agli ingredienti primari dei preparati, perciò Steiner ha ideato un metodo di coltivazione delle piante denominato Biodinamica, fondato sul principio dell’equilibrio tra il coltivato e il cosmo, in un processo di rivitalizzazione del terreno mediante preparati specifici. I ritmi delle coltivazioni biodinamiche sono registrati sul “calendario delle semine” redatto da Maria Thun. In seguito, un allievo di Steiner, Gerbert Grohmann ha elaborato un metodo di osservazione delle piante che segue la metamorfosi dei vegetali ossia la crescita ed evoluzione per rilevarne l’entità animica. Ancora oltre il metodo di Grohmmann è andato il Dottor Edward Bach, che nei suoi studi sulle energie vibrazionali dei fiori, ha posto in primo piano la guarigione dell’animo delle persone, usando l’essenza dei fiori. La scelta dei tipi di fiore usati nella terapia del dottor Bach è dettata ancora una volta dalla teoria delle segnature, giacché ogni fiore porta un segno che lo avvicina ad uno specifico squilibrio dell’animo umano. Arrivando ai giorni nostri un interessante approfondimento è dato dall’elenco delle “12 finestre”, elaborate dai ricercatori Richard Kats e Patricia Kaminski, che offre una guida all’osservazione dei vegetali passando attraverso una griglia d’esame di vari segni presenti nella pianta, poiché solo un’accurata osservazione può condurci alla comprensione delle proprietà e poterle usare saggiamente.   

 

Le tisane delle buonanotte

 

 

La stagione autunnale ed in genere quando la temperatura esterna inizia a scendere durante il giorno, sotto i 20 gradi, aumentano i problemi d’insonnia, perché il metabolismo cambia. Questo è dimostrato anche dall’aumento dell’acquisto dei farmaci ipnotici, proprio durante questo periodo.  Prima di ricorrere a farmaci o se si tratta di un fenomeno che si vuole affrontare con metodi naturali, il mondo delle terapie dolci, offre quanto di più tradizionale esista in questo campo: la tisana. Nei problemi d’insonnia, la tisana è uno dei rimedi più adatti. Infatti, il calore dell’acqua, agisce già come rilassante delle pareti dello stomaco e dei muscoli in generale. Inoltre attraverso il calore si sviluppano odori e profumi che attraverso la mucosa nasale raggiungono specifiche aree del cervello deputate al rilassamento e al ritmo sonno veglia. Insomma un po’ di aromaterapia in una tazza di calda tisana.

 

Ci sono diversi modi di fare tisane, le principali sono:

 

  • L’infuso – Si mettono le erbe nell’acqua bollente, tolta dal fuoco, si copre e si lascia riposare per il tempo necessario.
  • Il decotto – Si mettono le erbe nell’acqua fredda, si porta ad ebollizione, si lascia bollire per il tempo indicato a pentola scoperta. Si spegne, si copre, si lascia riposare per il tempo necessario.
  • La macerazione – si mettono le erbe nell’acqua fredda per otto ore almeno, poi si porta ad ebollizione, si spegne subito e si filtra subito.

 

Naturalmente diversi tipi di infuso, decotto o macerazione, possono avere indicazioni aggiuntive o sostitutive a secondo delle erbe presenti.      

 

Il sonno che non arriva –

 

Arrivati a sera non si riesce a prendere sonno. Non ci sente stanchi, le energie sembrano ancora tutte al massimo. Ci si sente stressati, desiderosi di dormire ma neanche un cenno di sbadiglio arriva. Tipico nelle persone che lavorano molto e che durante il giorno non si concedono soste. In questo caso sono adatte le tisane ad effetto “ipnotico” ovvero che inducono il sonno.

 

La Tisana profumata

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

40 gr. di verbena odorosa

20 gr. di radice di kawa kawa

20 gr. di maggiorana

10 gr. di radice di valeriana

10 gr. di fiori di lavanda

 

Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 1 minuto. Spegnere lasciare in infusione per 2 minuti. Filtrare e bere, poco dopo la cena o mezz’ora prima di andare a letto.

 

La tisana dei cinque fiori

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di fiori di biancospino

20 gr. di fiori di malva

20 gr. di fiori di lavanda

10 gr. di fiori di lavanda

10 gr. di fiori di camomilla romana

 

Far bollire una tazza d’acqua. Spegnere e mettere un cucchiaino raso di questa miscela. Coprire e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare e bere, prima di andare a dormire

 

 

Per i sonni agitati –

 

Il sonno arriva con una certa facilità. La sera ci sente stanchi e stressati e non si vede l’ora di andare a dormire. Purtroppo la qualità del sonno è pessima. Frequenti risvegli durante la notte, incubi, crampi, scatti improvvisi degli arti, bisogno di andare ad urinare spesso. Tipico delle persone che lavorano molto fisicamente ma che si sentono stressate e insoddisfatte psicologicamente.

In questo caso le erbe usate saranno antiansia, per l’insonnia ma anche antispastiche.

 

La Tisana degli Agrumi

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di fiori d’arancio

20 gr. di scorze di cedro

20 gr. di scorze di arancio dolce

10 gr. di scorze di limone

10 gr. di scorze di bergamotto

 

Mettere mezzo cucchiaino di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 5 minuti. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere subito dopo la cena.

 

Tisana delle radici

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di radice di liquirizia

20 gr. di radice di valeriana

20 gr. di radice di altea

10 gr. di radice di tarassaco

10 gr. di radice di kawa kawa

 

Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 2 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire

 

 

 

 

Se il sonno dura poco

 

Quando ancora non ha iniziato ad albeggiare ci ritroviamo già svegli. Il risveglio è repentino, ci sentiamo immediatamente pronti per alzarci e rimanere a letto ci sembra insopportabile. La sera ci siamo addormentati con una certa facilità ma il riposo è stato davvero breve e ci sembra di non aver dormito profondamente. Tipico delle persone che vivono un profondo stato di disagio mentale non manifestato. In questo caso si utilizzeranno delle piante con una profonda azione rilassante, in sinergia con erbe che abbiano una forte azione calmante sul tono muscolare

 

La tisana alla lavanda

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di fiori di lavanda

30 gr. di fiori di tiglio

10 gr. di foglie di melissa

10 gr. di sommità di avena

10 gr. di fiori di camomilla matricaria

 

Mettere un cucchiaio di questa miscela in una tazza d’acqua bollente. Spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare e bere, prima di andare a dormire

 

La tisana alla frutta

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di fiori di tiglio

20 gr. di foglie di ribes nero

20 gr. di frutti di rosa canina

20 gr. di bacche di mirtillo

 

Mettere un cucchiaino di questa miscela in una tazza d’acqua fredda per 8 ore. Filtrare, portare ad ebollizione, spegnere e bere prima di andare a dormire. 

 

 

SE l’ansia ci prende di sera

 

Il nostro rilassamento è disturbato dall’idea di tutto quello che dovremo fare domani. La nostra giornata è trascorsa in maniera frenetica, risolvendo un problema dietro l’altro. Ci sentiamo molto stanchi fisicamente ma la mente continua a logorarsi sul futuro, su quello che c’è da fare domani. In questo caso utilizzeremo delle piante ansiolitiche ma anche depurative e antidolorifiche

 

La Tisana alla Passiflora

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

60 gr. di sommità di passiflora

10 gr. di radice di artiglio del diavolo

10 gr. di sommità di betulla

10 gr. di fiori di tiglio

 

Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio abbondante di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere subito dopo cena.

 

La Tisana della tradizione toscana (XVII secolo)

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di fiori di tiglio

30 gr. di fiori di biancospino

20 gr. di sommità di fumaria

10 gr. di foglie di basilico

 

Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaino di questa miscela e far bollire per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 3 minuti.  Filtrare e bere prima di andare a dormire

 

 

Se la tristezza non ci fa prendere sonno

 

Ci si sente depressi e non si vorrebbe altro che un buon letto ma una volta coricati il sonno non arriva. Si rimugina sui pensieri tristi della giornata, sugli accadimenti negativi e si avverte un senso di preoccupazione. Ci si sente sul punto di addormentarsi ma il vero sonno non arriva, oppure in maniera leggera. Tipico delle persone depresse o che hanno subito forti emozioni negative. Utili in questo caso piante rilassanti, che agiscano velocemente e che permettano anche un buon rilassamento muscolare

 

La Tisana dei campi

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

30 gr. di sommità di avena

20 gr. di fiori di camomilla matricaria

20 gr. di fiori di papavero

20 gr. di fiori di sommità di meliloto

10 gr. di sommità di ortica    

 

Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire

 

La tisana all’Iperico

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

50 gr. di sommità d’iperico

15 gr. di fiori di tiglio

15 gr. di fiori di biancospino

10 gr. di verbena officinale

10 gr. di foglie di melissa

 

Far bollire una tazza d’acqua. Mettere un cucchiaino di questa miscela e lasciar bollire per 1 minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere dopo cena o prima di andare a dormire

 

Quando rilassarsi è difficile

 

L’insonnia è vissuta come un disturbo fisico. Collo, schiena, gambe sono rigide e non si riesce a rilassarsi. Il respiro è corto, predomina un senso di ansia ma è molto forte la rigidità muscolare. Si avverte uno stato di tensione agli occhi e si ha la sensazione di avere la pressione alta o di sentirsi accaldati. Tipico di chi è costretto tutto il giorno in situazioni di lavoro o personali spiacevoli. La rabbia non espressa, fobie, paure accompagnano lo scorrere della giornata. In questi casi la sinergia deve essere tra piante inducenti al sonno e piante rilassanti del tono muscolari

 

La Tisana alla Francese (tipica della tradizione erboristica francese)

 

30 gr. di sommità di melissa

30 gr. di fiori di lavanda

20 gr. di bacche di rosa canina

10 gr. di fiori di elicriso

10 gr. di foglie di menta

 

Far bollire una tazza d’acqua, mettere un cucchiaio di questa miscela. Spegnere e lasciare in infusione per 8 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire

 

La Tisana Ayurvedica

 

40 gr. di zenzero tritato

30 gr. di fiori di meliloto

20 gr. di  kawa kawa

10 gr. di petali di rosa

 

Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua bollente. Spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere dopo i pasti  

 

Quando si è mangiato troppo

 

Cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici al pasto serale. Un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici. Tutto questo può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano anche con la difficoltà a addormentarsi. In questo caso la sinergia deve essere tra piante rilassanti, piante digestive e piante depurative.

 

La tisana ai cinque semi

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

30 gr. di semi di Anice verde

20 gr. di semi di  finocchio selvatico

20 gr. di semi di cumino,

10 gr. di semi di cardo mariano

10 gr. di semi di  coriandolo

10 gr. di radice di valeriana

 

Mettere un cucchiaino raso di questa miscela in una tazza d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 3 minuti. Spegnere e lasciare in infusione 2 minuti. Filtrare e bere prima di andare a dormire

 

La tisana dolce-amara per dormire e digerire

 

Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela:

 

40 gr. di sommità di passiflora

15 gr. di sommità di carciofo

15 gr. di viola tricolor

15 gr. di liquirizia radice

15 gr di semi di finocchio selvatico

 

Far bollire una tazza d’acqua mettere un cucchiaio raso di questa miscela. Far bollire per 1 minuto, spegnere e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare e bere prima di andare a letto

 

 

I mieli per le tisane

 

Il sapore di una tisana può essere più o meno gradevole, a secondo dei propri gusti o sensibilità del palato ad alcune caratteristiche delle piante. Un buon modo per dolcificare o correggere il sapore delle tisane è senza dubbio l’utilizzo del miele. Nel caso delle tisane della buonanotte, possiamo anche decidere quale tipo di miele scegliere per avere un’azione che può essere sedativa, rilassante, antispastica o decisamente attiva contro l’insonnia.

 

  • Miele di fiori d’arancio – ottimo per l’ansia, i dolori gastrici d’origine nervosa, le tensioni muscolari
  • Miele di tiglio – per la pressione alta d’origine nervosa, per l’insonnia, per le palpitazioni
  • Miele di erica – adatto per le tensioni muscolari, come calmante per i bambini, per l’ansia.
  • Miele di sulla – per l’ansia e insonnia con sfondo depressivo, esaurimento fisico e psicologico
  • Miele di girasole – per l’insonnia dovuta ad un generale stato di intossicazione fisica

 

CHE VOGLIA DI DEPURARSI

 

Agosto secondo i principi della cronomedicina, che studia i periodi ed addirittura le ore in cui un rimedio naturale o farmacologico è maggiormente efficace, è uno dei mesi migliori per disintossicarsi, depurarsi e ritrovare una perfetta forma fisica e psichica. Il sole dà il massimo della sua energia ma il nostro organismo ha bisogno di essere un “ canale” pulito per poter godere al massimo di questa energia vitale. Proprio perché lo scambio energia-tossine è molto elevato, i sintomi di una intossicazione dell’organismo o comunque del bisogno di depurarsi si fanno sentire in maniera particolarmente forte.

 

Vediamo dunque i sintomi e di rimedi per i tipi di intossicazione più diffuse

 

Esaurimento con stanchezza

 

Sintomo e cause  – Astenia, depressione, difficoltà di concentrazione causate da troppo lavoro, poco sonno, scarsa assunzione di acqua e scarso consumo di frutta e verdura

La Tisana –

Energia ed equilibrio con le 4 radici – Frasi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela: 40 grammi di radice di liquirizia, 30 grammi di radice di eleuterococco, 20 grammi di radice di bardana, 10 grammi di radice di genziana.

Mettere mezzo cucchiaino di questa miscela in un litro d’acqua fredda. Portare ad ebollizione per 10 minuti. Spegnere e lasciare in infusione per 20 minuti. Filtrare e bere durante il giorno. Eventualmente dolcicifcare con miele

 

Il rimedio – Ottimo per depurare, dare tono ed equilibrio è l’estratto fluido di damiana ( in erboristeria e farmacia) . 30 gocce in poca acqua prima di colazione e pranzo

L’essenza –  Per ridare energia e per riattivare i processi di depurazione dell’organismo, quando depressione e intossicazione hanno preso il sopravvento, ottimo è l’olio essenziale di menta. Tre gocce in poca acqua calda con miele, dopo i pasti.

 

Esaurimento con ansia

 

Sintomo – stanchezza, insonnia, disturbi neurovegetativi a carico dello stomaco e dell’intestino, causati da intolleranza al caldo, stress da lavoro, consumo eccessivo di alcolici e caffè.

La Tisana –

 Depurare e calmare con i cinque fiori – fatevi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela: 50 grammi di fiori d’arancio amaro, 10 grammi di fiori di biancospino, 10 grammi di fiori di camomilla romana, 10 grammi di fiori di calendula, 10 grammi di fiori di achillea.

Dopo ogni pasto, preparatevi una tisana mettendo un cucchiaio di questa miscela in 250 ml d’acqua bollente, spegnete e lasciate in infusione per 10 minuti. Filtrate ed eventualmente dolcificare con miele.

Il rimedio – Miele di arancio. E’ il miele che da energia e placa l’ansia insieme, aiutando così ad ottenere un rilassamento senza sonnolenza. Il miele di ifori d’arancio ha inoltre forti proprietà depurative e calmanti dei disturbi dello stomaco, dovuti ad ansia o eccessi alimentari. Se ne prende un cucchiaino prima di ogni pasto, puro, oppure sciolto in mezza tazza d’acqua tiepida.  

L’essenza – L’olio essenziale  di mandarino con la sua caratteristica fragranza, quieta mente e corpo soltanto inalandolo. Assunto nella dose di tre gocce in poca acqua calda, tre, quattro volte al giorno, stimola anche gli organi del ricambio, reni e fegato.  Dunque una profumata e gustosa azione depurativa e calmante in contemporanea

 

Stitichezza

 

Sintomo – di questo problema ne risente in maniera cronica un terzo della popolazione, donne in maggioranza. Causa anche sovrappeso ed intossicazione generale, ed è responsabile anche di emicranie ed altri disturbi della sfera psichica. L’aspetto più incredibile di questa sorta di malattia endemica,  secondo un recentissimo studio dell’Università di Tel Aviv,   è che la causa è due volte su tre la scarsa assunzione di acqua.

La Tisana – Intestino libero corpo depurato con la tisana blu

Fatevi preparare in erboristeria o farmacia, questa tisana: 40 grammi di fiori di malva ( varietà iran blu quella con maggiore contenuti di mucillagini, disinfiammanti,depurative e dolcemente lassative) , 30 grammi di fiori di fiordaliso, 15 grammi di sommità di camomilla officinale, 15 grammi di radice di frangula. Mettete un cucchiaino di questa miscela in un litro d’acqua bollente. Fate bollire per 3 minuti. Spegnete e lasciate in infusione per 10 minuti, filtrate e bevevte durante la giornata tutto il decotto. Eventualmente dolcificare con miele d’acacia

Il rimedio – Blandamente lassativa, depurativa del fegato, stimolante del metabolismo e diuretica. Un vero e proprio poker salutare quello della tintura madre di frassino. Se ne prendono 15 gocce in un bicchiere d’acqua, dopo ogni pasto.

L’essenza – Secondo i principi dell’aromaterapia e l’olio essenziale di ginepro il migliore amico dell’intestino. Tonico delle funzioni viscerali, del sistema nervoso, delle vie digestive ed eccitante generale delle secrezioni, depurativo e diuretico, favorisce l’escrezione dell’acido urico e delle tossine. Insomma un vero portento l’olio essenziale di ginepro, che stimolando tutto l’apparato digerente, il fegato e l’intestino, permette di aiutare l’intestino e di dpeurare tutto l’organismo. Se ne prende una goccia in poca acqua calda, dopo ogni pasto

 

 

 

La pelle grassa

 

Sintomo – Pelle lucida, ipersensibile al trucco ed ai detergenti, con formazione di punti neri o brufoli, causata da cause genetiche, ormonali, psichiche. Il nesso tra alimentazione e pelle grassa, è sempre di più messo in discussione dalle ricerche in campo dermatologico, che vedono come primo colpevole l’utilizzo di detergenti ( latte, tonico, maschere) e creme troppo sgrassanti e poco idratanti, non adatte a questo tipo di pelle che deve essere trattata al pari di una pelle delicata. E’ comunque uno dei sintomi più evidenti di una intossicazione generale e una azione depurativa dell’organismo, migliora moltissimo lo stato della pelle grassa, prevenendo soprattutto la formazione di brufoli.  

La Tisana – viola tricolor e cicoria, la tisana gradevolmente amara che normalizza la pelle grassa . Fatevi preparare in erboristeria o farmacia una miscela composta da 60 grammi di sommità di viola tricolor e 40 grammi di cicoria radice. Mettetene un cucchiaio in una tazza d’acqua bollente. Spegnete e lasciate in infusione per 5 minuti. La tisana risulterà leggermente amara, eventualmente dolcificare con miele di timo, depurativo per la pelle grassa, anche per uso esterno, sciolto ed applicato tiepido come impacco.

Il rimedio – Il gemmoderivato di Cedro del Libano è uno dei migliori irmedi per tutte le affezioni della pelle, soprattutto se interessate da prurito, brufoli, eczemi, punti neri. Si trova in erboristeria e farmacia e si ottiene, mettendo a macerare i giovani germoglio del Cedro. Per avere una generale azione depurativa che porti ad un miglioramento della pelle grassa, contrastandola pelle lucida ed i brufoli, se ne assumono, anche per periodi di due –tre mesi, 40 gocce prima di ogni pasto in poca acqua.

L’essenza – Da usare per uso esterno è ancora una volta il cedro ad aiutare la pelle grassa, questa volta sotto forma di olio essenziale da diluire, nella dose di 3 gocce per tre cucchiai d’acqua. Si bagna del cotone idrofilo con questa lozione e si passa su tutto il viso, insistendo in particolar enelle zone interessate da punti neri e brufoli. Da fare mattina e sera, stimola il processo naturale di depurazione della pelle ed è particolarmente utile quando la pelle oltre ad essere grassa, tende facilmente ad arrossarsi. 

 

Colesterolo e trigliceridi alti –

Sintomo - Gli eccessi di queste ed altre tossine, come gli acidi urici, provocano uno stato generale di avvelenamento, con problemi di metabolismo, tendenza ad ingrassare, malessere generale. Causati in particolare da eccessi alimentari ed alcolici ma anche dall’assunzione di cibi poco ricchi di fibre e vitamine. L’eccesso di queste sostanze sono già uno sttao di pre malattia e va dunque affrontata con urgenza, magari proprio d’agosto, il mese migliore per mettere a nuovo il proprio organismo. La diminuzione di colesterolo, trigliceridi ed altre tossine, permette inoltre un potenziamento davvero notevole dei regimi dimagranti.   

 

La Tisana – Depura il sangue, elimina le tossine con i 4 semi della salute – Farsi preparare in erboristeria o farmacia questa miscela : 40 grammi di semi di finocchio selvatico,  30 grammi di semi di cumino, 20 grammi di semi di anice, 10 grammi di semi di carota. Mettete a macero  per una notte un cucchiaio raso di questa miscela in un litro d’acqua fredda e coprite. Al mattino portare ad ebollizione, far bollire per un minuto, spegnere e lasciare in infusione per 3 minuti. Filtrare e bere a tazzine durante il giorno. Assunta durante i regimi dimagranti, questo preparato, elimina i gonfiori intestinali e velocizza la perdita di peso.

Il rimedio – Lo sciroppo di carciofo ( in erboristeria e farmacia) è un preparato davvero utile per eliminare le tossine e depurarsi pienamente. Se ne assume un cucchiaio in poca acqua, dopo pranzo e cena. Nella tradizione popolare al posto dell’acqua veniva usato un mezzo bicchiere di vino bianco.

L’essenza – La profumatissima e gradevole essenza di limone è il più potente depurativo che la generosa natura ci offre.

 

Il testo seguente è tratto dal libro LE ERBE MEDICINALI DI FRATE ATANASIO

 

 

Vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo i consigli del vostro medico

Biografia di p. Atanasio

La V edizione del libro di P. Atanasio Cristofori «Erbe medicinali di frate Atanasio» vede la luce a quarantadue anni dalla precedente e alle soglie dell'anno 1985 che segna il centenario della nascita dell'Autore.

Nonostante il passare del tempo pensiamo però che l'apparire del volume nelle librerie e speriamo anche e soprattutto — nelle case delle nostre valli trentine, sia salutato come il ritorno di un amico, come l'affacciarsi alla porta di casa della veneranda e bonaria figura del frate che ne è l'Autore: una figura ieratica sull'altare e sul pulpito, ma buona, affabile, umile e accostabile negli incontri personali e nella vastità e tenacia delle amicizie. Così intima e affettiva era infatti ritenuta universalmente la connessione fra l'uomo, il frate sacerdote, e la sua opera di raccoglitore e distributore di erbe medicamentose, tra la parola viva e parlata che sapeva accostare l'uomo a Dio, e quella scritta nel suo libro che sapeva indicare nella natura la manifestazione della bontà e provvidenza di Dio, da divenire universalmente conosciuto e chiamato «il frate delle erbe».

Crediamo pertanto che non sarà discaro a quanti lo hanno conosciuto e a quanti ne hanno sentito parlare, premettere a questa edizione postuma un breve profilo dell'Autore, perché la sua memoria rimanga ancora unita alla sua opera.

 

 

Sacerdote cappuccino

 

Padre Atanasio Cristofori — Angelo al battesimo — nasceva a Grauno, minuscolo centro della Valle di Cembra il 24 luglio 1885. A sedici anni scendeva a Trento, accompagnato da mamma Cecilia, per chiedere di essere ammesso tra i frati cappuccini. Aveva frequentato con profitto le tre classi elementari esistenti nel paese: possediamo l'attestato della III classe del 1899, nel quale la brava maestra Speranza Balduzzi lo giudicava «molto buono» in tutte le materie: solo in storia naturale e fisica lo gratificava con appena un «sufficiente». Un po' poco veramente per un futuro naturalista!... Un certificato del parroco di Grumes dichiara che il giovinetto era stato istruito da lui «per due anni nella lingua italiana e latina specialmente, non trascurando la storia, la geografia e la letteratura, nelle quali materie dimostrò grande diligenza e non mediocre capacità».

Non gli mancava quindi una preparazione scolastica, sia pure rudimentale, ma sufficiente per essere ammesso agli studi conventuali.

Ma quando il giovinetto, imbarazzato e tremante (lo raccontava lui, da vecchio, sorridendo) si trovò davanti alla figura austera del Provinciale dei cappuccini, allora P. Ignazio Zanol da Rovereto, e si sentì dire: «siete troppo gracile per la nostra vita austera: dovete mangiare ancora due some di polenta», si sentì perduto. Intervenne mamma Cecilia col coraggio e l'autorità materna: «el varda, padre, che l'è ben semplizot (in dialetto, piccolo, mingherlino) ma l'è san, salo?». E fu accettato.

Entrò nel noviziato a Condino il 24 settembre 1901 ed ebbe l'abito di San Francesco. Compì e terminò gli studi ginnasiali nel convento di Arco, la filosofia a Terzolas e la teologia a Rovereto e Trento. Fu ordinato sacerdote il 14 febbraio 1909. Ma non ancora predicatore e confessore: terminò gli studi di teologia nel 1912 ed iniziò il suo lungo itinerario nei vari conventi e nelle parrocchie che vi facevano capo. Incominciò a Rovereto, poi a Trento e finalmente, nel 1940 approdò a Terzolas, da dove non si mosse più, se non per morire, nell'infermeria di Rovereto l'11 giugno del 1961.

Possediamo un libriccino in cui, fino al 1924 annotò diligentemente le sue prediche: titolo, data, luogo «dove le singole prediche furono recitate». Aveva quindi un repertorio che, almeno nei primi anni mandava a memoria, come del resto era consuetudine di tutti i predicatori popolari. Poi l'esperienza gli insegnò a conservarne il materiale catechistico e l'ossatura della predica, adattandolo però ai luoghi, alle circostanze e all'ambiente, vivacizzandolo con bozzetti e aneddoti dell'esperienza quotidiana. Predicazione eminentemente ed esclusivamente popolare, dunque. Lo aiutava a farsi ascoltare anche il suo

aspetto prestante, dalla barba fluente del profeta e la voce tonante: raccontava, compiacendosene, di quel prete di montagna (Ruffré, per l'esattezza), che temeva per le vetrate della piccola chiesa!

Così per cinquant'anni: quaresime, missioni popolari, sagre di paese, con lunghissime ore di confessionale, con lunghe camminate da un paese all'altro, sempre pronto a rispondere a chi lo richiedeva e a chi lo mandava. E lungo la strada trovava anche i suoi «Nicodemi» che lo aspettavano per «fare la Pasqua», per i quali non c'erano «tempi stabiliti», ma tutto l'anno era aperto alla misericordia di Dio che P. Atanasio portava con sé.

Durante la prima guerra mondiale fu anche cappellano militare al Tonale e sulla Presanella, ma solo per qualche mese, perché la vita militare non era fatta per lui e la divisa gli era più pesante e ingombrante del saio francescano.

«Il frate delle erbe»

 

All'interno della sua vocazione francescana ne nacque ben presto un'altra, in piena armonia e sintonia con la prima: quella dell'interesse per la natura, gli animali, le erbe, i funghi: anch'essi creature di Dio, dono di Dio agli uomini. Come san Francesco avrebbe voluto cantare e cantò di fatto con la sua vita e con il suo entusiasmo:

«Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta e governa

e produce diversi fructi con coloriti fiori et erba».

Fu certamente una vocazione innata, un'inclinazione tutta personale. Forse portò con sé dal piccolo borgo natio l'amore alla natura e qualche nozione attinta alle conoscenze popolari, ma è certo che in convento trovò un clima adatto alla sua crescita e la possibilità di apprendere e approfondire ciò che già sentiva nell'anima. In ogni convento francescano c'è sempre un giardino per i fiori, un claustro ingentilito di corolle. Francesco stesso, come narrano i suoi primi biografi «consigliava all'ortolano di adattare a giardino una parte dell'orto, dove seminare e trapiantare ogni sorta di erbe odorose e di piante che producono bei fiori, affinché al tempo della fioritura invitino tutti quelli che guardano a lodare Dio, poiché ogni creatura sussurra e dice: `Dio mi ha fatta per te, o uomo"» (Legg. perugina).

È quanto P. Atanasio stesso ci conferma nella sua Prefazione alla prima edizione del suo libro: «La causa che mi spinse a dare alle stampe questo modestissimo libretto è doppia: remota e prossima. La prima risale alla mia giovinezza, e fu l'amore di predilezione alla Botanica. Quest'amore, crescendo sempre con gli anni, mi diede occasione, in convento e fuori, di dedicare tutti i ritagli di tempo disponibili a questo studio, mediante mezzi didattici, esperimenti e conversando con persone competenti. Da qui lo studio applicato alla Fioricoltura, alla Frutticoltura ed alla Terapeutica della nostra superba e lussurreggiante Flora».

Chi sono le «persone competenti» che lo aiutarono a formarsi la cultura botanica?

P. Atanasio non poté conoscere di persona il suo confratello cappuccino e conterraneo P. Placido Giovanella da Cembra che fu micologo e naturalista e avviò alla conoscenza dei funghi l'abate Giacomo Bresadola, perché questi moriva nell'infermeria del convento di Rovereto nel 1903, mentre fra Atanasio era alle prese con i latinucci nel vicino ma allora irraggiungibile, convento di Arco. Ne conobbe però i molti discepoli e visse nel desiderio di raccoglierne l'eredità culturale, anche per diritto di patria.

Più tardi, ormai sacerdote, conobbe e fu amico del Bresadola stesso: benché applicato, più che alla micologia, alla fitologia e alla fitoterapia, conosceva a fondo, l'opera bresadoliana, tanto da poterne citare a memoria le pagine dei due volumi più diffusi, per ogni fungo che gli fosse mostrato: è la testimonianza di un suo collaboratore. Molti altri sono gli amici «competenti» che l'hanno aiutato a crescere nella conoscenza della botanica: egli stesso ne nomina qualcuno nella citata prefazione, come il Comm. Giovanni Pedrotti, il maestro Biasioni, il Comm. Osvaldo Orsi, direttore dell'Istituto Agrario Provinciale di S. Michele, Guido Sette, farmacista di Cembra, ecc. Non possiamo tacere il nome del Prof. Guido Rovesti del Ministero dell'Agricoltura e Foreste, Medaglia d'Oro della Cultura, suo grande amico e ammiratore al quale si deve la Prefazione alla IV Edizione del libro di P. Atanasio.

In seguito, nel 1936-37, a oltre cinquant'anni, ebbe modo di frequentare i Corsi di Erboristeria presso l'Università di Padova, dove trovò nuove cognizioni e altre conferme ai suoi studi autodidattici. Il Prof. Giuseppe Gabrielli, dell'Università di Ferrara, solandro e erborista, commemorando P. Atanasio nel XV anniversario della morte presso il convento di Terzolas, diceva: «A questo proposito (di P. Atanasio, «studente universitario») ebbi occasione di attingere chiari ragguagli dallo stesso direttore dei corsi, il Prof. Felice Gioelli, che, divenuto in seguito ordinario di questa disciplina, quindi rettore del-l'Università di Ferrara, il caso volle fosse anche mio maestro, e che con lui sostenessi la tesi di laurea. Ricordava distintamente il Gioelli del nostro frate la partecipazione diligente e appassionata alle lezioni, nonché le spiccate qualità di cui aveva dato prova nelle esercitazioni e nei riconoscimenti». Di questa partecipazione diligente alle lezioni è

   testimonianza un piccolo blok di appunti, scritti con meticolosa pazienza, come da uno scolaretto diligente, durante l'insegnamento e gli esperimenti dei maestri, dei quali ben presto divenne più che discepolo, amico e collaboratore, mantenendosi in frequente corrispondenza. Il notes è molto sciupato e porta i segni di una continua e diuturna consultazione.

Frutto di questi studi, ma soprattutto della sua consumata esperienza, della sua innata intuizione e della conoscenza dei luoghi, e dietro sollecitazione dei molti amici e ammiratori, è il suo libro «Piante ed erbe medicinali della nostra Regione Tridentina», vero vademecum della medicina pratica popolare, che ebbe nelle nostre valli ma anche fuori, una insperata diffusione. Si proponeva di scrivere per il popolo: «Il libretto è scritto in modo semplicissimo per essere alla portata di tutti. Per questo ho evitato la terminologia medica, ho tralasciato quasi tutte le piante velenose' (nella I Edizione), perché

nella cura delle malattie, non si avesse a sorpassare. arbitrariamente le dosi...» (prefaz. alla I Edizione). Il libretto andrà poi arricchendosi e rimpolpandosi nelle successive edizioni. Basta osservare la data e il progressivo aumento delle pagine per farsi un'idea della diffusione del libro e della cura meticolosa con cui l'Autore lo ha curato e seguito.

 

Ecco l'elenco delle varie Edizioni:

I EDIZIONE: P.A.C. (Padre Atanasio Cappuccino ) - «Piante ed Erbe Medicinali della nostra Regione Tridentina» - Ardesi, Trento 1931 - pag. 72.

Prefazione dell'Autore - duplice indice alfabetico: delle piante descritte nel libro e delle malattie e corrispondenti cure.

II EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - Cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali della nostra Regione Tridentina» - II Edizione migliorata, ampliata e illustrata con figure colorate». Ardesi - Trento - 1934 - pag. 150.

Vi è aggiunto un Atlantino in 12 Tavole a colori, con nome delle piante in italiano e latino. L'Atlante è stampato ad Esslingen in Germania dalla J.F. Schreiber Verlag come appendice al libro di Christiansens A. «Taschenbuch einheimischer Pflanzen». Munchen, 1916.

 

III EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali della Regione Tridentina» - Ardesi - Trento 1937 - XV - pag. 253.

IV EDIZIONE: Padre Atanasio da Grauno - cappuccino - «Piante ed Erbe Medicinali d'Italia con speciale riguardo alla Regione Tridentina» - Ardesi - Trento 1942, pag. 281.

 

IV Edizione riveduta, ampliata con nuovo ricettario. La pubblicazione porta tutti i segni del tempo di guerra: carta, stampa e soprattutto la mancanza dell'Atlante illustrativo, che si poté avere solo in un numero limitato di copie per la difficoltà dell'importazione. Porta la prefazione del Prof. Guido Rovesti, Consigliere Superiore del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.

Alla fine di questa forse troppo lunga enumerazione mi sembra di poter dire che due sono principalmente i meriti dell'opera di P. Atanasio, prescindendo dal suo valore scientifico: quello di essere riuscito a volgarizzare e rendere elementare ed accessibile a ogni classe di persone una scienza che non è delle più facili, illluminando soprattutto i più sprovvisti ad apprezzare la ricchezza che li circonda nella natura; e lo spirito di carità e di fede da cui tutto il libro è animato.

Scriveva nella Prefazione alla II Edizione del 1934: «Possono queste pagine istruire, consolare e sanare tanti esseri sofferenti ed irrequieti, e dire a tutti: Nel vostro corpo sano, sana sia pure la vostra mente: "mens sana in corpore sano": affinché, essi commossi alla considerazione di questo dono di Dio, nel grande e svariato mondo delle piante, lodino e glorifichino il Divino Creatore».

Ma l'attività scientifica di P. Atanasio non si ridusse alla composizione del libro, a correggere, aggiungere, chiarire meglio le procedure pratiche per la preparazione delle erbe medicinali, lavoro riservato ai mesi invernali lunghi e solitari nel convento di Terzolas, ma appena si apriva la stagione e i primi fiori e le prime erbe comparivano sulle montagne circostanti, incominciavano anche per il frate le lunghe escursioni nei boschi, solo o con amici e collaboratori e al ritorno, il sacco da montagna era sempre pieno e fragrante di mille odori e colori.

Intensa anche la sua collaborazione al Consorzio Erboristico Regionale di cui era membro della Commissione scientifica fino dal 1929 e la partecipazione sua sempre entusiastica alla fondazione e alla manutenzione dell'orto botanico alle Viotte di Monte Bondone. Continua e appassionata anche l'opera di divulgazione con conferenze e lezioni a gruppi botanici e in particolare ai maestri elementari. Con questi in particolarmente faceva opera di educazione ecologica. Proprio in una conferenza ai maestri si augurava di «non vedere più quelle frotte promisque e incoscienti di gitanti e di turisti, salire e scendere dai nostri monti con la testa nel sacco, calpestare e distruggere vandalicamente quanto di bello e di autentico il Signore ci ha regalato nelle nostre stupende montagne...».

Uomo tra gli uomini

 

La lunga carrellata nella vita e tra gli scritti di P. Atanasio probabilmente non è ancora riuscita a darci la sua fisionomia umana verace e autentica, come l'hanno conosciuta le genti della Valle di Sole e di Non che lo incontravano sulle loro strade nelle sue scorribande pastorali e scientifiche. Chi non lo conosceva? L'apparire della sua figura ieratica di patriarca dalla barba fluente e dal sorriso ilare di bambino rimasto tale anche se cresciuto e invecchiato, era sempre una

sulle piazze dei paesi, nelle baite di montagna, nelle chiese e

case.

P. Atanasio fu veramente un semplice, un umile, un buono: come San Francesco voleva i suoi figli.

Per questo amò la natura con ammirazione ed. entusiasmo, nelle sue espressioni più semplici e più belle: i monti, i fiori, le erbe, gli alberi, le acque, gli uccelli, i cervi e i camosci, che ospitò in convento per salvarli dalla rigidezza dell'inverno: tutte le creature del buon Dio. Per questo amò gli uomini, senza eccezione e senza distinzione. Credo non abbia mai avuto non solo nemici, ma neppure avversari, competitori, invidiosi o malevoli. Avvicinava tutti con la medesima confidenza e sicurezza. Per tutti i mali del corpo aveva il suo pizzico profumato di erbe aromatiche, accompagnato da una benedizione e da un ammonimento morale; per tutte le occasioni gioiose e tristi aveva il suo fiore e la sua partecipazione umana e francescana; per ogni incontro l'aneddoto arguto, la battuta caustica, le caratteristiche «rimele» eco di un mondo di fiaba, ingenuo e buono, sereno e semplice, tipicamente francescano. Con la medesima confidenza e disinvoltura dava e chiedeva, ammoniva, rimbrottava e lodava, lasciando sempre tutti con l'animo pacato e contento.

Ci auguriamo che il ritorno di P. Atanasio attraverso le pagine del suo libro valga non solo a portare sollievo a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, ma anche a ricordarci che Dio ci vuoi bene e che le creature che ci ha messe vicine sono l'attestazione concreta della Sua bontà e della Sua Provvidenza.

 

BREVE NOZIONE DI FITOTERAPIA

 

Sarà sempre cosa difficile anche per l'uomo studioso il poter valutare adeguatamente i beni immensi apportati all'uomo dalle piante medicinali, tanto nell'uso profilattico, che in quello terapeutico: il loro uso si può dire abbia avuto principio all'apparire del primo uomo sulla terra.

Purtroppo però questi mezzi di cura che la divina Provvidenza ci diede a larga mano e gratuitamente, col progresso di tempo e con l'avvento di nuovi sistemi, andarono in disuso, fino a essere addirittura disprezzati.

Anche gli stessi sanitari, abbandonando i fitofarmaci, formatisi sotto l'influsso di quel potente reattivo chimico, che è il sole, prestarono volentieri l'orecchio alle interessate lusinghe di quei fabbricanti stranieri, che riversavano continuamente sul nostro mercato, sotto diversi nomi reboanti, la loro produzione di materie coloranti, spacciate per medicamenti di ammirabile efficacia.

Già sullo scorcio dei secolo passato un discreto numero dei nostri medici italiani studiarono e seppero valutare i benefici apportati dalle piante ed erbe medicinali, all'umanità sofferente; e nel 1882 il professor Oreste Mattirolo propose alle sfere governative un progetto di legge a tutela del patrimonio costituito dalla nostra flora medicinale.

La guerra mondiale poi fu quella che aumentò in modo straordinario lo studio dell'Erboristeria, per la mancanza di quei prodotti e sottoprodotti di materie coloranti che non si potevano più ritirare dall'estero belligerante, preoccupato a preparare con esse gli esplosivi e i gas asfissianti.

Nel dopoguerra questo studio delle piante medicamentose s'intensificò sempre più, finché arriviamo alla legge Acerbo del 1930.

Con questa legge, approvata il 6 gennaio 1931, Giacomo Acerbo, Ministro dell'Agricoltura e Foreste, riuniva una Commissione di agronomi, chimici, medici industriali per uno studio serio, destinato allo sfruttamento razionale della nostra flora officinale.

A questa legge, che disciplina la coltivazione e la raccolta delle piante officinali, fecero seguito due altre disposizioni importanti: quella che si riferisce all'autorizzazione per raccogliere le piante, e quella che riflette il conseguimento del Diploma di Erborista, ovviando così all'ignoranza o ingordigia di certi raccoglitori, poco coscienziosi, i quali, strappando radici o togliendo alle piantine i mezzi di riproduzione, fecero sì che alcune di esse scomparissero dalla flora di certe regioni.

Frutto di questa legge provvidenziale fu lo studio appassionato in seno a tutte le classi e in tutta la nazione; il programma dell'Erboristeria introdotto nelle scuole; il ritorno di tanti medici all'uso dei semplici; l'istituzione di parecchi Consorzi Erboristici Regionali, di Istituti Chimici per la preparazione di medicinali a base di puro vegetale e di interessantissimi Corsi Erboristici tenuti nelle diverse Regie Università per il conseguimento del Diploma di Erborista legale specializzato.

Frutto di questa provvida legge sull'Erboristeria furono le belle e interessanti opere edite da valenti uomini nostri, quali: un dottor Negri con il suo: Erbario figurato; un dottor Fidi con le sue: Erbe e Piante medicinali; un dottor Alessandro de Mori con le sue: Piante officinali e il chiarissimo dottor Carlo Inverni con le sue opere riflettenti questo vago, utilissimo e redditizio campo dell'Erboristeria.

NB — Ma forse il più grande studioso in questa materia è il chiarissimo professor Guido Rovesti con le sue interessanti monografie sul «Ginepro», sul «Lauro», sulla «Ginestra», sull'«Autarchia italiana attraverso i secoli nel campo delle piante officinali».

 

 

CONOSCENZA E UTILIZZAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI

 

Non occorre dirlo che per dedicarsi di proposito all'erboristeria è assolutamente necessario non solo conoscere le piante ed erbe medicamentose così in generale, ma di saper discernere secondo la diversità del clima, del terreno, dell'altitudine e della località le piante d'una stessa specie. Giacché è provato che la forma, il colore e le dimensioni, come pure la potenzialità terapeutica dipendono da questi fattori. Così pure l'Erborista deve porre gran-de attenzione per non confondere una pianta medicamentosa con altra di specie affine, il che è molto facile ad avverarsi non solo con piante d'una stessa famiglia, ma anche con quelle di famiglia e generi diversi.

E questa precauzione oculata deve aversi sempre presente, trattandosi di piante velenose (p. es. Veratrum album e Gentiana lutea, ecc.).

L'Erborista deve usare questa pratica specialmente con le piante o erbe già essiccate, perché, in tale stato, rappresentano forme e colori diversi dallo stato verde. Quindi l'obbligo di tenerle separate le une dalle altre, e mettervi per tempo a ciascuna la propria etichetta.

Di qui anche la necessità di conoscere le parti utilizzabili della pianta, se si debba cioè raccoglierla intera, o le foglie, o i fiori, o le sommità fiorite o la corteccia, radici, rizomi, semi, bacche, libro, o una o più di queste parti combinate insieme.

 

EPOCA DELLA RACCOLTA

 

La raccolta si deve iniziare allorché la pianta o le parti di essa che interessano contengono il massimo dei principii attivi. L'epoca della raccolta varia secondo le diverse piante, e secondo le diversi parti d'una stessa pianta che si vuole utilizzare. Per avere un raccolto più o meno abbondante, più o meno ricco di principii attivi, si deve fare attenzione alla qualità del terreno, al clima, al luogo e anche alla coltivazione. In quanto alla coltivazione si fa notare che le piante spontanee sono più ricche di principii attivi che non quelle coltivate, a meno che la coltura si faccia in un ambiente voluto dall'attitudine e dal terreno delle piante spontanee. Nella raccolta delle foglie, dei fiori e sommità fiorite si deve fare attenzione di non danneggiare le piante. Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi devono essere interi, ben puliti e ben conservati. Ogni raccolta deve farsi in giornate serene o almeno asciutte.

Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi si raccolgono preferibilmente in primavera, quando incominciano a spuntare le foglie, o in autunno, dopo la caduta delle foglie o del caule, se la pianta è biennale. Generalmente però si preferisce l'autunno, perché in tale stagione le radici sono più ricche di succo. Per il medesimo titolo si raccolgono pure d'autunno le cortecce e le parti legnose: anzi, per queste, è preferibile l'inverno.

Gli steli e le foglie si raccolgono in principio di fioritura, perché prima le piante sarebbero troppo pregne di acqua; più tardi invece, i principii attivi passerebbero nei fiori. I fiori vengono raccolti al tempo della fecondazione, cioè quando si aprono.

Le foglie e i fiori delle labiate si raccolgono quando le piante sono in piena fioritura. Per quanto riguarda la raccolta dei frutti e dei semi si consiglia di prenderli a perfetta maturità, fatta eccezione delle piante ombrellifere i cui semi devono raccogliersi prima della maturazione, perché non avendo la maturazione simultanea, andrebbero perduti i semi più sviluppati. I ritardatari si possono maturare con l'essiccazione. E questi semi, perché di maturazione irregolare, devono essiccarsi al sole. Le foglie, specialmente se sono destinate al commercio, devono essere monde, cioè senza picciolo.

 

 

 

 

 

ESSICCAZIONE

 

In via generale l'essiccazione delle foglie, dei fiori e delle piante erbacee si fa all'ombra, in ambienti arieggiati e difesi dall'azione diretta dei raggi solari. Le piante aromatiche possono, in un primo tempo, esporsi al sole, mai a bagnomaria o al forno; tutt'al più, in via eccezionale, si possono essiccare in una stanza riscaldata.

Le radici, i tuberi, i rizomi devono essiccarsi al sole, o nelle stufe, o nei forni, badando bene però che nei forni non vengano cotti o addirittura abbruciati. Per l'essiccazione sia all'ombra che al sole o al forno, è necessario che la pianta, o i fiori, o le radici siano bene distese; e prima di mettere a fissa dimora la parte di pianta che si vuoi utilizzare, deve essere talmente secca, che stropicciandola, si possa polverizzare. Perché le piante, le foglie e i fiori possano mantenere, nel miglior modo possibile, il colore, e quindi renderle commerciabili, non si devono mai pressare nello stato verde in ceste o altro, ma praticare subito l'essiccazione giusta le norme qui prescritte.

Per l'essiccazione di radici, bulbi, rizomi, tuberi e cortecce, è necessario siano tagliati in pezzetti orizzontali o verticali, secondo le prescrizioni farmacologiche. L'essiccazione di piante minute o acquose si fa legandole a mazzetti e sospendendole in aria a una corda.

Prima dell'essiccazione delle piante è necessario prati-care accuratamente la pulitura, la lavatura, se occorre, e lo scarto delle parti marce o deteriorate.

 

THE, INFUSO, INFUSIONE

 

Il thè, o infuso, o infusione consiste nel versare ac-qua bollente (un quarto di litro) in un recipiente nel quale sia stata messa in precedenza la pianta sminuzzata, avendo cura di coprirlo subito per impedire l'evaporazione. Dopo circa 15 minuti si filtra e si zucchera, o meno, secondo i gusti. In via generale però si ha fretta di gustare il preparato, e io consiglierei a far bollire per 2 minuti la droga, tenendola sott'acqua con una forchetta e lasciandola sedare, come sopra, per soli 5 minuti. Per certe piante, specialmente amare, è consigliabile usare una seconda volta, aggiungendovene metà di nuove.

 

DECOTTO O DECOZIONE

 

Il decotto o decozione, l'indica la stessa parola, si fa con il bollire la pianta o le piante a completa cottura, ossia dai 20 ai 40 minuti, notando che se per un decotto si adoperano piante molli e dure (ad esempio: rizomi, radici), queste devono esser bollite prima delle molli (foglie e fiori), riuscendo così più efficace il decotto.

 

ESTRATTO

Si ha l'estratto di una pianta, quando si adoperano dei solventi, che possono essere acquosi, idroalcoolici, alcoolici ed eterei, conforme se si adopera acqua distillata, o alcool diluito, o solo alcool, o etere.

 

TINTURA

La tintura si ottiene mettendo a macerazione la pianta ridotta in polvere nell'alcool. Questa operazione si compie in due volte, e precisamente: si mette la droga nella metà dell'alcool che si vuoi adoperare per 4-5 giorni, poi si versa in un recipiente, immettendovi l'altra metà di alcool per altri 5 giorni; indi si versa, si spreme il residuo, si uniscono insieme i due liquidi, e poi si filtrano.

 

SUCCO

Il succo si ottiene spremendo la pianta verde in un torchietto o in un mortaio, badando che la pianta sia ben lavata e sufficientemente tagliuzzata. La pasta ottenuta si spreme in un sacchetto di tela. Il succo così ottenuto, si deve chiarificare con il metterlo in un vaso di vetro e immergerlo in acqua quasi bollente, finché sia chiarificato. Quando poi è raffreddato, si filtra, si imbottiglia, mettendovi sopra un piccolo strato di olio d'olivo, si tappa ermeticamente e si pone in luogo fresco e asciutto. Mancando l'alcol, specialmente alla gente povera, si procede alla stessa operazione con vino generoso ad alta gradazione. Per piante e radici mucillagginose, viscose è necessario pestarle, inumidirle con acqua e lasciarle per qualche. tempo in macerazione prima della spremitura.

 

TISANA

La tisana è una pozione nella quale il principio attivo è in piccola quantità, e si può prendere senza alcun inconveniente.

 

SPIEGAZIONI DI ALCUNI TERMINI MEDICI CHE SI RISCONTRERANNO nel testo seguente

AMENORREA : ritardo o mancanza delle mestruazioni. AMARO: che aumenta l'appetito, facilita la digestione, rinforza.

ANALETTICO: che ristabilisce le forze, specialmente nei convalescenti.

ANESTETICO: che priva della sensibilità.

ANTIDOTO: Contravveleno.

ANTIELMINTICO: che scaccia i vermi.

ANTIPIRETICO: rimedio contro la febbre.

ANTISETTICO: contro la putrefazione tanto dei liquidi che dei tessuti.

ANTISPASMODICO: medicamento contro le contrazioni involontarie dei muscoli.

APERITIVO: che eccita l'appetito, ristabilendo le funzioni dello stomaco.

ASTRINGENTE: che diminuisce o arresta la secrezione con il suo contatto.

BECHICO: contro la tosse.

CARMINATIVO: che espelle i gas intestinali.

CATARTICO: purgante blando.

CAUSTICO: che brucia.

CEFALICO: che combatte i dolori di testa.

COLAGOGO: che serve a espellere la bile.

DEPURATIVO: che serve a purificare il sangue. DETERSIVO: che pulisce le ferite e le cicatrizza. DIAFORETICO: eccitante il sudore.

DIURETICO: che provoca abbondanza di orina. DRASTICO: purgante energico.

EMETICO: che provoca il vomito.

EMMENAGOGO: che provoca i mestrui.

EMOLLIENTE: atto a rammollire le parti irritate o in-fiammate.

EMOSTATICO: che arresta le emorragie.

ESPETTORANTE: che fa espellere le materie contenute nei bronchi.

FEBBRIFUGO: che allontana la febbre.

IPNOTICO: che eccita il sonno.

LASSATIVO: purgante che non irrita.

LEUCORREA: perdite bianche delle donne. METRORRAGIA: perdita di sangue dall'utero.

NARCOTICO: che produce torpore, sonno, stupore. PETTORALE: atto a curare le malattie della respirazione.

REVULSIVO: che serve a deviare verso l'esterno una secrezione morbosa, portando la parte malata allo stato di prima.

RUBEFACENTE : che porta maggiore quantità di sangue alla superficie della pelle.

SINERGICO: rimedio simile a un altro.

STIMOLANTE: che eccita l'attività organica, ravvivandone la circolazione sanguigna.

STOMACHICO: che fortifica lo stomaco.

STOMATICO: che serve per le malattie della bocca. SUDORIFERO: eccitante il sudore.

TENIFUGO: rimedio contro il verme solitario.

Tossico: che eccita e fortifica in modo durevole le funzioni dei tessuti.

ToPICo: rimedio che si applica all'esterno, come: empiastri, cataplasmi, unguenti, ecc.

VERMIFUGO:. che scaccia i vermi dall'intestino.

VULNERARIO: atto a curare le ferite.

 

 

vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo i consigli del vostro medico

 

Abete bianco

       Abile pectinata, D.0

 

NOMI DIALETTALI: Avéz, Avéc, Avézzo, Paghèra, Avéo, Avédin, ecc.

DESCRIZIONE: Albero che può raggiungere l'altezza di 25 metri, con fusto a rami quasi orizzontali; foglie persistenti, piegate in due serie opposte, lineari e percorse di sotto da due righe bianche; pinne erette con squame caduche.

Habitat: comune nella zona montana e subalpina.

Parti usate: le gemme e le foglie, come pure la resina.

Raccolta: le gemme in primavera, le foglie in pieno sviluppo.

Famiglia: Conifere.

Le foglie (500-1500 gr.) bollite fortemente nell'acqua (3-4 litri) e poi versato il tutto in un bagno con dentro acqua calda, giovano assai nell'artrite, reumatismo, asma, etisia iniziale, scorbuto e malattie della pelle.

Le gemme bollite servono quale stimolante sudorifero, urinifero, nelle debolezze di ventricolo, idropisia, sifilide cronica e impetigini. La resina produce la trementina di Strasburgo, che serve a fare empiastri. Dalle pine si estrae olio per ferite; così pure la trementina che si estrae dalle piccole cellule che sporgono dal tronco liscio.

 

 

    Abete rosso

         Abies excelsa, D.0

 

NOMI DIALETTALI: Péc, Pazzi, Piec, Pièci, Dasa. H: la zona montana e subalpina. P: la trementina con i residuati. R: preferibilmente in autunno. F: Conifere.

DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.) con fusto irregolarmente ramoso; i rami orizzontalmente arenati e ramettipendenti; foglie persistenti, solitarie, rigide, sottili, quasi tetragone, acute, volte per ogni verso sui rami, affatto verdi; pine pendenti con le squame persistenti.

La trementina, detta anche Acqua ragia, si ottiene incidendo il tronco; l'olio dalla distillazione e il residuo è la pece bianca o di Borgogna. Tanto la trementina che la pece, specialmente se unita a cera vergine, servono per uso esterno come empiastro o unguento nelle suppurazioni, reumatismi, lombaggini e negli ascessi.

Per uso interno nei catarri cronici delle vie respiratorie, urinarie e dell'intestino; si usa prenderne da 1 a 4 grammi al giorno, a diverse riprese, in capsule o in altro modo. Le gemme si usano contro i catarri bronchiali e della vescica, come pure nella blenorragia e nella cistite. Dose: 30 grammi in infusione in un litro d'acqua.

Per chi soffre di petto (tossi, catarri o predisposizione alla tubercolosi o è in stato di convalescenza) troverà grande sollievo passeggiando o riposando all'ombra delle conifere. Per chi non ha tale possibilità, si faccia portare un fascio di rami verdi di conifere (piceo, abete, pino); li collochi nella sua stanza e di quando in quando li agiti. Così si sprigionano le sostanze balsamiche; una volta al mese li sostituisca con nuovi rami.

 

 

 

 

 

 

 

 

  Achillea atrata

     Idem, L.

 

DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto, brevemente pubescente (10-12 cm.); foglie bislunghe, pennattofesse, con lacinie lineari, mucronulate; capolini piccoli in corimbo terminale, con brattee involucrali orlate di nero.

 

 

 

 

 

 

 

   Achillea moschata

       Idem, Wulf.

DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto (10-15 cm.); foglie sparse sul caule, sessili, glabre con lobi lineari, paralleli; capolini piccoli, in corimbo terminale, bianchi, con le squame involucrali orlate di rossastro o nero.

 

 

 

 

    Achillea nana

         Idem, L.

 

DESCRIZIONE: Fusto ascendente, semplice (6-15 cm.); foglie bianco-tomentose, bislunghe, pennatosette, con segmenti lineari interi, dentati o incisi; capolini picco-li, bianchi, in corimbo terminale compatto, sferico; squame involucrali ottuse e brune nel margine.

Tutte e tre queste composte di alta montagna, unite all'«Artemisia mutellina» danno il Genepì o thè svizzero che giova assai nell'atonia del basso ventre, nella digestio-ne ritardata, nelle conseguenti flatulenze; usasi pure quale vulnerario. amabile, stomatico e giova anche nei raffreddori e mal di montagna.

 

 

     Acetosella

          Oxalis acetosella, L.

NOMI DIALETTALI: Pan e vin, Pan de cuco, Pan del ciel, Pan de oro, ecc.

DESCRIZIONE: Rizoma sottile con squame carnose, embricate, rossicce; foglie tutte basali cuoriformi e picciuoli assai lunghi; stipole lungamente vellutate, picciolari; peduncoli basali uniflori con una brancola nel mezzo; sepali ovali, bislunghi; petali obovali, bianchi o rosei convene più cariche. H: luoghi umidi e ombrosi, specialmente nei boschi di conifere. P: tutta la pianta. R: estate e autunno. F. Ossolidacee.

Questa graziosa pianticella è efficace nelle febbri intermittenti, nelle costipazioni, nei tumori, nelle piaghe. Si prepara il decotto con una manata di foglie in 500 gr. di acqua. Per tumori si preparano i cataplasmi con le foglie cotte nel grasso di maiale; anche il succo, plasmato su piaghe ulcerose, è assai efficace. Per le costipazioni si mangiano le foglie crude con sensibile giovamento; però occorre non abusarne per l'acido ossalico che contengono.

 

 

     Aconito

          Aconitum Napellus, Stoerk.

 

NOMI DIALETTALI: Mapèl, Radis del diaol, Fior dalla mort, Luc, Ludo.

DESCRIZIONE: Aconito, dal greco acòne = roccia per la stazione della pianta. Rizoma con due tubercoli allunga-ti, fusto eretto, un po' angoloso; foglie 5 partite e segmenti cuneati a ventaglia, divisi in lacinie lineari; fiori violaceo-azzurri in racemo; elmo emisferico, rostro del nettario breve, carpelli appressati all'asse; semi solcati in una sola faccia. H: nei luoghi umidi e al margine delle rocce e dei boschi della zona montana e subalpina. P: i tuberi. R: all'epoca della fioritura e da essiccarsi all'aria aperta. F: Ranuncolacee.

Questa pianta velenosissima in tutte le sue parti, serve nelle nevralgie, nei dolori reumatici e gottosi, nella sciatica, nell'angina, nel mal di cuore e nelle congestioni polmonari. Per l'uso si deve sempre interrogare il medico.

 

 

 

 

 

     Actea spicata, L.

NOMI DIALETTALI: Barba de capra, Barba de bech.

DESCRIZIONE: L'Actea ha un rizoma grosso, nerastro; foglie bi-tripennate, con foglioline ovate incisoseghettate; fiori in racemo denso; petali spatolati, bianchicci; bacca nera, lucida. H: luoghi ombrosi della zona montana e subalpina. P: la radice. R: estate, autunno. F: Ranuncolacee.

La radice di questa pianta ha proprietà purgative e sudorifere; venne pure adoperata nel gozzo e nell'asma, e anche nelle malattie della pelle. Essendo velenosa, deve essere adoperata con prudenza e in piccolissime dosi.

 

 

 

     Agarico bianco o Fungo del larice

           Polyporus officinalis, Fries.

 

Questo fungo si sviluppa sul tronco delle conifere e specialmente del larice nelle foreste della zona montana subalpina. Ha forma di zoccolo o mensola, sugheroso, coperto di crosta dura, segnata da zone di diverso colore. Si può raccogliere in qualunque stagione. Si raschia la parte superficiale, per liberarlo dalla parte legnosa. Contiene una resina speciale. Bollito nella dose di 4-5 gr. è purgante violento e anche vomitivo. Nella dose di 1 gr. si adopera con successo nei sudori dei tisici. Serve pure nelle emorragie, come anche nella fabbricazione di certi liquori, quali, a esempio, il Fernet.

 

 

      Agave americana

           Idem, L.

 

Pianta vivace della famiglia delle Amarillibacee, con rizoma grosso dal quale hanno origine le foglie carnose e lunghe fino a un metro. Essa è originaria dall'America, ma è acclimatata anche da noi. Lungo le coste del Mediterraneo cresce spontanea. Si usa il succo che si estrae dalle foglie e dal rizoma. Esso è rinfrescante, depurativo, diuretico. Come rinfrescante interno si usa l'infuso di 50 gr. di foglie in 1 litro d'acqua che si addolcisce con miele. Si prende a tazzine.

Per uso esterno giova assai quale lavaggio nelle infiammazioni degli occhi.

Le foglie secche, polverizzate, in dose di una cucchiaiata al giorno, servono contro l'itterizia e i mali di fegato. Da non confondere, come fanno taluni, l'Agave con ll'Aloè.

 

 

       Aglio

             Allium sativum, L.

 

H: ignoto allo stato spontaneo; viene comunemente coltivato negli orti. F: Liliacee.

Preso per bocca è considerato quale stimolante delle vie respiratorie e digestive; è ottimo preservativo nelle malattie infettive; bollito nel latte (meglio ancora nel vi-no) è potente vermifugo; pestato si applica come cataplasma nei dolori reumatici; pestato e unito a grasso di maiale e olio si ha la cosiddetta «Senape del diavolo» che si usa quale unguento nei tumori freddi, contro la tigna e la scabbia, come pure nelle paralisi e nei reumatismi cronici. Quest'unguento deve essere usato caldo. Contro l'artrite e reumatismo è di grande effetto anche la tintura che si prepara con 20 gr. di aglio pestato messo in infusione per20 giorni in 100 gr. di alcool; se ne prendano 10 gocce al giorno sullo zucchero, aumentando giornalmente di una goccia fino a che la tintura è finita, e se occorre, si ripeta la cura.

 

 

 

 

 

 

      Aglio orsino

            Allium ursinum, L.

 

DESCRIZIONE: Bulbo inserito sopra un rizoma obliquo od orizzontale; foglie piane larghette; tepali lineari, lanceolati; stami lunghi, acuti; ovario con caselle a due ovoli. H: prati umidi e lungo i margini dei boschi dalla collina alla zona alpina. P: le foglie. F: Liliacee.

Questa pianticella compare in principio di primavera. Ha proprietà depurative, e si può cuocere, a tale scopo, in grande quantità, nella minestra o in insalata. Ha il sapore e la forma simile al porro. Non vi è forse pianta più salutare per purificare lo stomaco, gli intestini e il sangue.

 

 

 

     Aglio serpentino

           Allium victorialis, L.

 

DESCRIZIONE: Bulbo bislungo. scapo foglioso fino

alla metà, angoloso in alto; fiori' bianco-verdognoli in ombrello globoso; stami lunghi il doppio del perigonio; cassula globosa-trigona. H: luoghi umidi e ombrosi e nei margini dei prati di montagna. P: il bulbo. F: Liliacee.

Il bulbo ha virtù fortemente astringente e si usa quale empiastro nei dolori reumatici, artritici, gottosi, co-me pure sui flemoni e sui tumori. Nel mal di denti, di orecchi e delle articolazioni si applicano i bulbi contusi, e i dolori spariscono.

 

 

 

      Agrifoglio

             Ilex aquifolium, L,

NOMI DIALETTALI: Vialòr, Lassimistar, Spèrgil, Laurano, Spina Christi.

DESCRIZIONE: Arboscello sempre verde; foglie alter-ne, coriacee, ovali o ellittiche con margine ondulato o irregolarmente dentato, spinoso; fiori in corimbi ascellari o solitari; drupa globosa, rossa. H: località fresche e ripa-rate, specialmente fra le querce e castagni. P: foglie e corteccia. R: tutto l'anno. F: Aquifoliacee.

Le foglie di questo arbusto servono contro l'artrite e reumatismo in dose di 30-40 gr. in un litro d'acqua; la corteccia rammollita con l'acqua unita a trementina, cera, burro e miele dà un sapone giovevole contro tumori ed enfiagioni; il decotto serve contro la febbre e isteria; la corteccia pesta, unita ad acqua, dà un buon vischio per gli uccellatori.

 

 

       Agrimonia

             Agrimonia eupatoria, L,

DESCRIZIONE: Agrimonia da agros = campo e mone = abitazione. Pianta irsuta, fusto eretto (30-50 cm); foglie pennatosette, a segmenti ovali grossolanamente seghettati; fiori gialli in racemo terminale a forma di spiga; achenio unico. H: frequente nei luoghi erbosi, nelle siepi lungo il margine dei sentieri, dal piano fino alla zona montana. P: sommità fiorite e foglie. R: all'epoca della fioritura; F: Rosacee.

Questa pianta contiene un olio etereo e una certa quantità di tannino. Essendo astringente si prescrive il thè di foglie e sommità fiorite nel principio di angina, di faringiti croniche delle persone obbligate a parlare o cantare in pubblico. Il succo e il decotto (10% ), da prendersi 3-4 volte al giorno, giovano per i medesimi mali, come purenella dissenteria, diarrea, nelle affezioni del fegato, della

milza, dei reni, nelle glandole mesenteriche e intestinali.

Esternamente si suole usare quale cataplasmo nei tumori,

piaghe e vene varicose.

 

 

   

 

 

   Alchimilla

       Alchemilla vulgaris, L. TAV. 4 - N. 31

 

   NOMI DIALETTALI: Foie dala bruma, Erba stela.

   DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; fusto eretto o

ascendente (5-20 cm); foglie basali picciolate, reniformi,

divise fino a '/5 dal margine in 5-9 lobi semicircolari,

dentati in tutto il contorno, piegate a ventaglio; fiori in

corimbi terminali, verdognoli; calice con lembo a 8 denti

ovali, quasi uguali.

 

 

    Alchimilla alpina

       Alchemilla alpina, L.   TAV. 4 - N. 32

 

   DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; foglie basali

palmeto partite in 5-7 lacinie lanceolate, seghettate all'api-

ce, serico-argentine di sotto; fiori quasi verticillati in co-

rimbo allungato; calice con lembo a 4 divisioni, 3-4 volte

più larghe dei lobi del calicetto.

   Tutte e due queste piante hanno proprietà vulnerarie

e astringenti e si adoperano in infuso contro le diarree e

flussi sanguigni in dose di 60 gr. in 1 litro d'acqua. Ester-

namente si usa nelle contusioni. Vi ha pure chi l'adopera

quale afrodisiaco per le bestie.

   Queste due specie cotte nell'acqua e bevute a caldo

servono per tutti i dolori di testa, specialmente per indige-

stione di acqua nella stagione estiva, nei raffreddori, nelle

infiammazioni degli occhi e nel mal di denti, facendo

gargarismi. È salutare l'una o la seconda nelle rotture o

ernie, facendo degli impacchi. H: prati umidi di monta-

gna. P: foglie. R: estate. F: Sanguisorbacee.

 

 

 

 

   Alloro

      Laurus nobilis, L,

 

   DESCRIZIONE: Lauro dal celtico Lauer = verde, per-

ché pianta sempre verde; foglie bislunghe-lanceolate; co-

riacee e a margine ondulato; frutto drupa. H: da noi

coltivato nella regione Vezzano-Riva. P: le foglie e le

drupe. R: a maturazione. F: Lauracee.

   Le foglie di alloro, oltre che adoperate come condi-

mento, si preparano in infusione quale stomachico, sudori-

fero e carminativo. Dalle drupe si estrae un olio per frizio-

ni nel reumatismo e nell'emorroidi. Tale olio si adopera

pure in veterinaria.

   L'infuso delle foglie si fa con 5-10 foglie in una tazza

di acqua bollente. Esso giova anche nelle flatuosità, nella

debolezza di stomaco e nelle gastralgie, eccitando l'appeti-

to, facilitando la digestione. Nella paralisi si danno 8

gocce dell'essenza delle bacche.

 

 

  

 

 

 

 

   Altea officinale

      Althaea officinalis, L

 

   DESCRIZIONE: Pianta cinerino-tomentosa; fusto eret-

to, (60-120 cm.); foglie quasi ovali più o meno angolose,

crenato-dentate con stipole lesiniformi, caduche; pedunco-

li con 1-3 fiori, calicetto con 7-9 divisioni lineari-lanceola-

te; carpelli molti reniformi a margini ottusi, rugosi sul

dorso. H: assai rara come spontanea; si trova invece colti-

vata ed è di facile coltura. P: principalmente le radici e

anche le foglie e i fiori. R: autunno per radici; le foglie

e i fiori a maturazione. F: Malvacee.

   Le radici sono lassative, calmanti, diuretiche, emol-

lienti, espettoranti. Si usa l'infuso di 20-30 gr. in tutte le

infiammazioni acute, nella diarrea, dissenteria, nelle malat-

tie delle vie respiratorie, nei bruciori d'orinare, nella

leucorrea, e in fomenti nei foruncoli, nelle erisipole e nelle

piaghe.

     L'infuso di foglie e fiori (10-15 gr.) in 1 litro di

acqua è rimedio nelle tossi ribelli; le foglie si applicano

sui tumori come emollienti.

 

 

     Amarella

          Artemisia vulgaris, L.

 

     NOMI DIALETTALI: Erba legn, Erba per la fever, Me-

demaistro mat.

     DESCRIZIONE: Fusto eretto (70-110 cm.); foglie ver-

de-cupo di sopra, bianco-tomentose di sotto, le inferiori

picciolate, le superiori sessili, tutte pennato partite con

segmenti larghi inciso-dentati; capolini ovoidi piccoli bian-

castri in racemo composto stretto; squame involucrali. H:

comunissima nei luoghi incolti, aridi, lungo le siepi. P: le

foglie e le sommità fiorite. R: in pieno sviluppo delle

foglie e prima che sboccino interamente i fiori..F:

Composte.

     Il thè si prepara con 30 gr. in un litro d'acqua, quale

stimolante nei disturbi gastrici, nelle regole soppresse o

dolorose come emmenagogo, nelle metrorragie e nelle dif-

ficili mestruazioni (un bicchiere la mattina alcuni giorni

precedenti). Viene pure adoperata per le bestie nelle cosid-

dette «engropade» e nel «mal del sangue».

 

 

 

     Anemone dei boschi

          Anemone nemorosa, L.

 

     DESCRIZIONE: Erba rizomatosa con foglie radicali si-

 

mili alle bratte dell'involucro, brevemente picciolate, ternate con segmento medio generalmente trifido e bifidi i

due laterali, tutti dentati; fiore solitario bianco o roseo con peduncoli curvati a maturità; achenio pubescente, terminato da una punta glabra. H: comune nei boschi della zona montana e subalpina. P: le foglie e i fiori.

R: primavera. F: Ranuncolacee.

     La pianta fresca pestata viene adoperata come cata-

plasma contro la tigna e quale vescicatorio, producendo

sulla pelle eritema più o meno grande a seconda della

durata dell'applicazione.

 

 

    

       Angelica

          Angelica silvestris, L.         -TAV. 1 N. 3

 

     NOMI DIALETTALI: Angelica, Sambughi mati, Carò.

     DESCRIZIONE: Dal grego angelos = angelo per le sue

proprietà medicinali. Fusto eretto, grosso, cavo ramoso in

alto, foglioso (50-150 cm.); foglie triangolari grandissime,

tripennatosette con segmenti discosti, bislungo-lanceolari,

acuminati, inegualmente seghettati; fiori bianchi; ombrel-

le con 20-30 raggi; frutto ellittico con coste dorsali

ottuse.

 

 

     Arcangela

          Angelica Archangelica, L.

 

     DESCRIZIONE: Radice grossa, aromatica; fusto gros-

so, cavo (100-120 cm.); foglie basali assai grandi, tripen-

natosette, con segmenti ovolo-bislunghi inegualmente se-

ghettati; il terminale trifido; ombrelle grandi con molti

raggi; frutto con coste sporgenti, acute a vallicelle, senza

canaletti. H: tutte e due nei luoghi umidi e nei fossi della

pianura alla zona subalpina. P: la radice (raccolta dopo la

fioritura) le foglie e i frutti. F: Ombrellifere.

     La radice in dose da 3-4 gr. sola o con zucchero in

decozione giova nella gonfiezza del basso ventre, nei di-

sturbi gastrici e nei catarri di petto; messa in infusione

per otto giorni nel vino bianco, serve nelle coliche prodot-

te da bibite fredde o da freddo ai piedi; masticata serve

quale preservativo nelle malattie contagiose.

     Facendo l'infuso di 15-30 gr. in 1 litro d'acqua, si

ottiene un delizioso stomachico, eccitante l'appetito, facili-

ta l'espettorazione; è indicato contro l'isteria. L'infuso di

foglie e di fiori è anticatarrale e depurativo del sangue.

 

 

     Anice

           Pimpinella Anisum, L.

 

     DESCRIZIONE: Fusto glabro, ramoso (30-50 cm.); fo-

glie basali cuoriformi, rotonde, lobate, inciso dentate, le

medie pennato-lobate a lobi cuneati o lanceolati; frutti

pubescenti con pochi peli sparsi. H: d'ordinario coltivato

negli orti. P: il seme. F: Ombrellifere.

 

     I semi assai profumati di questa pianticella sono carminativi, sudoriferi, sedativi, espettoranti e si usano in

infusione (15 gr. in 1 litro d'acqua). Il thè (un cucchiaio

di semi in una tazza di acqua bollente) è eccellente nelle

difficili digestioni, nelle ventosità, negli spasimi nervosi

delle vie respiratorie, nei dolori di ventre dei bambini, nel

mal di capo. Per gli asmatici giova assai fumare i semi.

 

     Antennaria

           Gnaphalium dioicum, L.            TAV. 6 N. 49

 

     DESCRIZIONE: Pianta con stoloni radicanti; fusto

eretto, semplice (5-15 cm.); foglie lanceolato-lineari ver-

de-cinerine e tomentose di sotto, le basali obovato-spatola-

te assai ottuse, le superiori acuminate quasi uguali; capoli-

ni mediocri in piccolo corimbo di color bianco o roseo.

H: nei luoghi aridi e boschi chiari della zona subalpina e

alpina. P: la pianta intera. R: in fioritura. F: Composte.

     Questa pianticella simile nella sua forma alla Stella

alpina, si trova assai spesso associata a questa. Si usa

l'infuso nelle malattie di petto in dose di 20 gr. in 1 litro

d'acqua. Ma, oltre che espettorante, è sudorifera, antiel-

mintica e vulneraria. Vi è pure chi asserisce come detta

pianta, posta negli armadi, scacci insetti nocivi. Lavando-

si, con il decotto la testa, fa morire altri insetti schifosi.

 

       Arnica

              Arnica montana, L.             - TAV.1 - N. 5

 

             DESCRIZIONE: Erba perenne con foglie radicali a ro-

  setta, 5-nervate; fusto eretto (20-40 cm.), con 1-2 coppie

di foglie lanceolate opposte; il caule verde e peloso al

vertice termina con una infiorescenza a capolino color

giallo; achenio cilindrico, coronato da un papo di setole

bianche uniseriate. H: comune nei prati di alta montagna.

P: fiori e radici. R: i fiori in luglio, ben distesi ed essiccati

all'ombra, le radici in ottobre ed essiccate all'aria aperta.

F: Composte.

             Anche questa bella e graziosa pianta delle nostre

Alpi ha parecchie virtù medicamentose, tanto per uso inter-

no che esterno. Internamente si prepara l'infuso nel quan-

titativo di 10-12 gr. in 250 di acqua. Se ne prende un

cucchiaio ogni due ore negli assalti nervosi, nel principio

della gotta, negli avvelenamenti, nella gonfiezza al basso

ventre e contro le perdite sanguigne emorroidali. Giova

pure nelle peritoniti, nelle febbri intermittenti ostinate

con infiammazioni ai piedi e idropisia. Esternamente si usa

il decotto nelle lividure, slogature, piaghe, tagli, punture,

ascessi freddi, cadute, punture.

 

     Per fanciulli idrocefali si usano 15 gr. di fiori d'arni-

ca in 90 gr. di aceto bollente e 150 gr. di acqua pure bol-

lente, mettendo la miscela sul capo del malato quale

impacco e cambiandola spesso. Fare attenzione, perché

una dose troppo elevata per uso interno potrebbe cagiona-

re nausee, vomiti, oppressione, vertigini.

      Nelle paralisi, frizioni con lo spirito sulla spina

dorsale.

 

    Aro

        Arum maculatum, L.       TAV. 1 N. 6

 

    DESCRIZIONE: Rizoma a tubero; foglie grandi astate,

con macchie brune, donde il nome, con infiorescenza a

spadice di color rosso. H: sporadico nella zona montana

in luoghi ombrosi e freschi (Folgaria, Bondo, Giustino,

ecc.). P: il rizoma. R: dopo la fioritura. F: Aracee.

    Il rizoma si usa come antielmintico e antireumatico;

schiacciato si applica con buon esito sulle piaghe, paterec-

ci, porri e calli.

    Per uso interno si raccomanda molta prudenza (4 gr.

in polvere pro dose) perché rimedio pericoloso.

 

 

    Asparago

        Asparagus officinalis, L.

 

    DESCRIZIONE: Pianta erbacea perenne che ci dà in

primavera il noto eccellente ortaggio. Della famiglia delle

liliacee, qua e là inselvatichito, ma più comunemente colti-

vato. La radice ha proprietà diuretica, calmante del cuore.

Si fa il decotto con 50 gr. di radici in 1 litro di acqua da

prenderne tre bicchieri al giorno tra i pasti. Questo decot-

to è pure indicato nell'idropisia e nella pinguedine.

 

  Assenzio

        Artemisia absinthium L. TAV. 12 N. 86

 

    NOMI DIALETTALI: Medemaistro, Mèdech, Erba bian-

ca, Erba bona, ecc.

    DESCRIZIONE: Pianta bianco tomentosa; fusto eretto

ramoso (60-80 cm.); foglie ovali le inferiori tripenatosette

con lacinie lanceolate, ottuse, le superiori pennatosette;

capolini gialli mediocri in pannocchia fogliosa, volti da un

lato. H: luoghi incolti, asciutti, sui muri e ai margini delle

strade. P: foglie e sommità fiorite. R: in fioritura. F:

Composte.

  Il thè si prepara con le foglie e le sommità fiorite

nella dose di 8 gr. in un litro di acqua bollente che si

lascia riposare per un'ora. È indicato contro il mal di

mare, come diuretico, digestivo, antielmintico, antiitterico

e stomachico. Da prendersi in piccole dosi (tre-quattro

cucchiai alla volta); come vermifugo da prenderne una

tazza la mattina a digiuno per gli adulti, per i bambini in

quantità minore. Non abusarne, perché l'abuso potrebbe

portare a gravi disordini.

 

 

 

  Avena

      Avena sativa, L.

 

  DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-120 cm.); foglie li-

neari piane; pannocchia grande, ramosa in tutti i sensi;

spighette biflore, aristate; gemette glabre. H: coltivata. P:

i semi. R: a maturità. F: Graminacee.

  I semi sono nutritivi, aumentano le forze vitali, sono

antiemorroidali e rinfrescanti. Contro le costipazioni ed

emorroidi si prendono ogni mattina due o tre tazze di

caffè preparato con avena torrefatta. Contro l'idropisia

ribelle si usa il decotto di un litro di avena in 2 litri

d'acqua fino a ridurla a 1 litro che si beve tutto durante

il giorno. Per catarri di petto, nelle infiammazioni del

tubo digerente, delle vie urinarie, nei calcoli vescicali e

nella renella si fa il decotto di avena mondata in dose di

25-30 gr. in 11/2 di acqua fino a ridurla a un litro. Si beve

in giornata tra i pasti. Anche la farina di avena cotta bene

nell'acqua con un po' di burro riesce eccellente e nutritiva

minestra per gli anemici, deboli, vecchi, per le nutrici e

per i convalescenti di malattie contagiose.

  Con una manata di paglia d'avena, ben tritata, messa

a bollire per 25-30 minuti in un litro d'acqua si ottiene

una bevanda ottima contro gli acidi urici cagionanti la

gotta, la podagra, l'artrite, la calcolosi e la renella. Se ne

bevono 2-3 bicchieri al giorno. In ogni cura però bisogna

procedere con fiducia e costanza!

 

 

  Barbaforte

     Cochlearia armoracia, L.

 

  Nomi DIALETTALI: Crèm, Ravanada, Crèn, Ròdech.

  DESCRIZIONE: Radice grossa, fusiforme, carnosa; fu-

sto eretto, ramoso (40-60 cm.); foglie basali ovatobislun-

ghe, crenulate; le cauline inferiori pennatofide, le superio-

ri lanceolate; fiori bianchi; siliquette ellittiche gonfie. H:

coltivata. P: le radici. R: a preferenza autunno, inverno.

F: Crocifere.

  La radice di questa pianta ha proprietà depurative,

antiscorbutiche e anticatarrali, e grattugiata con aceto e

zucchero serve quale companatico. Eccedendo nella quan-

tità, produce ritenzione di orina od orina sanguigna. Gio-

va nel mal di denti, nei crampi di stomaco, in caso di

asfissia, congestione cerebrale, capogiro, mal di testa e

simili. Per questi casi si fa l'empiastro di radici grattugiate

sulla parte dolorante. Messa in acquavite o alcool, dà un

liquore giovevole per l'artrite e reumatismo, fregando for-

temente. Per facilitare la digestione, nei catarri di petto o

intestinali, nell'idropisia e nella ritenzione di orina si fa

l'infusione di 80-120 gr. di radici tagliuzzate in 2 litri di

vino o birra; da prendersi a bicchierini. La radice grattu-

giata e posta nell'aceto, spirito o latte serve a levare le

macchie (lentiggini) dal viso e dalle mani, passandovi so-

pra con un po' di ovatta inzuppata nel liquido.


 

   Barbabietola

      Beta vulgaris, L,

 

   La radice di questa pianta da tutti conosciuta, perché

coltivava, oltre essere ottimo alimento, specialmente per il

bestiame, è pure medicinale. Essa conviene a preferenza

alle persone irascibili, biliose, irrequiete. Con essa furono

guariti molti individui affetti da gastro-enterite cronica.

Le foglie, cotte e condite con molto olio e poco sale,

giovano nella stitichezza. Il decotto di foglie (40-50 gr. in

1 litro d'acqua) è eccellente nelle infiammazioni intestina-

li, nei bruciori d'orinazione, nelle emorroidi e nelle malat-

tie della pelle.

   La pianta appartiene alla famiglia delle Chenopodia-

cee.

 

 

   Bardana

      Lappa maior, Gaertn.

 

   Nomi DIALETTALI: Petolara, Baldana, Slavacioni,

ecc.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, ramoso

(100-150 cm.); foglie grandi, cuoriformi, quasi tomentose

di sotto, tutte piciolate; capolini rosei, grandi tutti in

racemo basso cuoriforme; squame involucrali tutte più

lunghe dei fiori; disco epigino con orlo ondulato. H: assai

comune vicino alle case, negl'incolti, lungo le strade, pres-

so depositi di rifiuti. P: la radice e le foglie. R: autunno e

primavera per le radice, per le foglie in pieno sviluppo. F.

Composte.

   La Bardana, usata da tutti i medici e farmacisti fino

avanti mezzo secolo, ha proprietà sudorifere, diuretiche,

depurative e cicatrizzanti. Il decotto di radice in dose di

60 gr. in i litro d'acqua, fino a ridurlo a metà è purifican-

te, risolvente, rinfrescante; giova quindi come sudorifero,

nei disturbi d'orinazione, nelle ulceri, nella gotta, nella

podagra, nell'artrite, nella pietra e nella renella: giova

ancora nei catarri polmonari, e in tutte le malattie della

pelle. Con le foglie fresche pestate, unite a chiaro d'uovo,

si fanno impacchi sulle piaghe, sui tumori vecchi, geloni,

nodi emorroidali, indurimenti e ferite. Si possono adopera-

re anche le foglie secche, polverizzate, ma in dose alquanto

più elevata. Il sapone si prepara pestando radici e foglie,

che si cuociono nel burro, filtrando il ricavato. E indicatis-

simo nelle scottature. La tisana si prepara con 25 gr. di

radici in '/2 litro di acqua. È risolutivo efficace ai bambini

colpiti da rosolia, dandone a bere un cucchiaino ogni 5

minuti. In due ore la eruzione è completa, e il bambino,

tenendolo ben caldo, in tre giorni è guarito. Un empiastro

ben caldo di foglie cotte nel latte fa cessare i dolori locali

ordinari, risana in breve le ferite, i tumori, le emorroidi,

le croste lattee e la tigna.

  Per le ulceri (vene) varicose delle gambe, si unisce a

un mezzo bicchiere di succo di foglie mezzo bicchiere di

olio d'olivo; si agita fortemente fino a renderlo a consi-

stenza d'unguento; si applica all'ulcera con una fascia di

cotone trasparente, ricoprendo con una foglia fresca di

bardana.

  Mezzo per far crescere i capelli. In un litro di acqua si

aggiungano tre litri di aceto; vi si cuocia insieme il quanti-

tativo di 3-4 grosse radici di Bardana per lo spazio di

15-20 minuti; si filtri e si lavi, fregando fortemente a

guisa di massaggio, la testa 2-3 volte il dì, e se il bulbo

non è morto, si ottiene realmente la crescita dei capelli.

Ognuno deve capire che la crescita non è subito pronta,

ma bisogna attendere un tempo più o meno lungo, senza

stancarsi.

 

 

     Basilico                               (Basalicò)

           Ocymum basilicum,

 

     Questa labiata, perché coltivata negli orti, è abbastan-

za conosciuta, senza dover farne la descrizione. È pianti-

cella molto aromatica, anche dopo l'essiccazione; oltre essere

ornamentale e servire quale condimento nella confezio-

ne di diversi cibi, ha pure virtù medicinali stimolanti e

stupefacenti. Si usa l'infuso di 10 gr. di foglie in un litro

d'acqua contro la tosse, nel vomito, nella dispepsia nervosa, e quale gargarizzante nell'angina. Il succo giova nel

male d'orecchia, inzuppando dell'ovatta con alcune gocce.

Il decotto usasi esternamente nelle screpolature. Il sapone

composto di grasso di maiale e di succo di basilico, serve

per le labbra e per i capezzoli feriti. Con l'olio essenziale si

fanno frizioni contro la caduta dei capelli e nelle paralisi.

Per eccitare lo scolo soppresso dal naso si fiuta la polvere.

 

 

 

     Beccabunga

           Veronica beccabunga, L.

 

     Nomi DIALETTALI: Grasson, Erba del tai, Sempreviva.

 

     DESCRIZIONE: Fusti grossetti, cavi, radicanti alla ba-

se e rossastri (20-60 cm.); foglie ellittiche, ottuse, picciola-

te, superficialmente seghettate; calice quadripartito con

lacinie uguali; cassula glabra quasi tonda oppure margina-

ta o intiera. H: presso le sorgenti, lungo i rigagnoli, nei

fossi e nelle paludi, quasi sempre associata al Crescione.

P: foglie e germogli. R: giugno, luglio. F: Scrofulariacee.

     Il succo «Succus herbae Beccabungae» è scorbutico,            

risolvente e giova nelle costipazioni, nelle eruzioni cuta-

nee, nella ritenzione di orina. Dose: da 40-70 gr. al gior-

no. Le foglie e i germogli danno un'ottima insalata prima-

verile.


 

  Belladonna

     Atropa belladonna, L.

 

  DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (50-150 cm.);

foglie ovate, affatto intiere, accoppiate o solitarie; pedun-

coli uniformi; corolla di coloro rossastro livido, campanu-

lata; bacca nera. H: nei boschi freschi o recentemente

tagliati della zona montana e subalpina. P: foglie e radici.

R: le foglie dopo la fioritura; le radici, di 3-4 anni, in

autunno o in primavera. F: Solanacee.

  Questa pianta velenosissima deve essere trattata sola-

mente dai chimici, dai medici e farmacisti. La si prescrive

dagli oculisti per dilatare e immobilizzare l'iride dell'oc-

chio e la pupilla. Le foglie, ma più specialmente le radici,

vengono usate nelle nevralgie facciali, nelle gastralgie, nel-

la tosse asinina e nell'asma.

  Sia dovere preciso dei genitori e dei maestri che la

conoscono di mostrarla ai loro rispettivi figliuoli e discepo-

li avvertendoli di non manipolarla o coglierne le bacche

per mangiarle. Tre-quattro bacche bastano per dare la

morte a un adulto; una sola può essere letale a un bambi-

no! Per fortuna è rara da noi! Io la trovai abbastanza

diffusa sul Monte Baldo, tra S. Valentino e Canalette, qua

e là sul Pasubio, sui monti di Ala verso la Sega, in Lavaro-

ne, tra Monte Rover e Luserna e nell'anno 1936 ne vidi al-

cuni bei esemplari sul Monte Cengio, di qua da Asiago, in

occasione dell'Escursione Erboristica fatta con i miei Pro-

fessori e Colleghi durante il Corso Erboristico tenuto al-

l'Università di Padova, ordinato dal Ministero dell'Agricol-

tura e Foreste, per il conseguimento del Diploma Mini-

steriale.

 

 

 

    Betonica

       Betonica officinalis, L. TAV. 2 N. 14

 

    DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-60 cm.); foglie infe-

riori lungamente picciolate, ovato-bislunghe; brattee ova-

to-mucronate; spiga bislunga, speronata alla base; calice

più o meno peloso, non reticolato, venoso; corolla porpo-

rina o bianca. H: nelle radure, luoghi erbosi e incolti, ai

margini dei boschi. P: tutta la pianta. R: durante la fiori-

tura. F: Labiate.

    Le foglie giovani e i germogli cotti nell'acqua salata

danno un cibo saporito. Le foglie secche in dose di 8-10

gr. in 1/2 litro d'acqua offrono un thè pettorale risolvente i

catarri. Sono bensì amare e sgradite, ma giovano assai

nello sputo di sangue, nella debolezza di nervi e nei distur-

bi di respirazione. La pianta, cotta nel vino, serve, per uso

esterno, a medicare ulceri varicose e piaghe infette. La

radice è purgativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Betulla

       Betula alba,             TAV. 3 N. 17

 

    NOMI DIALETTALI: Bedól, Beól, Bogòla, Bedói.

    DESCRIZIONE: Foglie romboidali-triangolari, lunga-

mente picciolate, non reticolate nella pagina inferiore,

ementi fruttiferi lungamente peduncolati. H: qua e là nel-

la zona montana e subalpina. P: le foglie e le gemme. F:

Betulacee.

    Per malattie di cuore con edemi diffusi, contro i

vermi, per attivare le funzioni dei reni, nella gotta e nel

mal della pietra si fa l'infuso di foglie di 20-40 gr. in 1

litro d'acqua, o il decotto di 25-40 gr. in 1 litro d'acqua

fino a ridurlo a metà.

  Il decotto di gemme si fa con 100-150 gr. in 700 di

acqua, riducendolo a 500. Tanto dell'infuso che del decot-

to se ne può prendere alcuni bicchieri al giorno. Per uso

esterno il decotto serve contro l'erpete, sudor di piedi e

artrite.

  Contro l'artrite giova assai procurarsi una specie di

pagliericcio riempito di foglie disseccate; vi si entra in

mezzo, spogli dei vestiti; in tal modo si produce molto

sudore che si continua restandovi dentro un 20-30 minu-

ti; indi ci si asciuga, ci si veste, evitando l'aria.

  Il così detto carbone vegetale, calcinato in recipiente

chiuso, si usa nelle dispepsie flatulenti, nelle diarree feti-

de, nelle gonfiezze del basso ventre. Dose: 2-3 cucchiai

dopo il pasto in una tazza d'acqua.

 

 

 

  Biancospino

     Crataegus oxjacantha, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Marendelàr, Brugnolàr, Piratolèr,

Amperlàr, Perletìn, ecc.

  DESCRIZIONE: Da cratos = forza e agem = condur-

re. Arbusto con rami spinosi; foglie coriacee, fatte a venta-

glio e pennatifide con 3-5 lobi inciso dentati; fiori bianchi

o rosei in corimbo di pochi fiori; peduncoli glabri, sepali

glabri ovati; petali obovati, quasi tondi; stili 1-2; frutto

piccolo bloboso, quasi rosso corallo. H: nelle macchie e

nelle siepi dalla pianura alla montagna. P: sommità in

fioritura. R: in principio della sbocciatura dei fiori. F:

Rosacee.

  Il thè dei fiori è prezioso tonico del cuore. Dose: un

buon pizzico in una tazza d'acqua da prendersi 2-3 volte il

dì. La tintura è cardiotonica per le persone a sistema

nervoso molto debole (15-20 gocce al giorno); come anti-

spasmodico, nelle vertigini e nell'insonnia si può arrivare

fino a 40 gocce, da prendere prima di coricarsi. Il bianco-

spino è pure rimedio specifico contro l'angina.


 

 

     Billeri

 

         Cardamine amara et pratensis, L,

 

 

 

 

     DESCRIZIONE: Cardamine amara: fusto eretto, ascen-                                                                                                                     

dente, angoloso (20-50 cm.); foglie pennate tutte, a foglioline

osavate, o bislunghe sinuate, o dentato-angolose, la                                                                                                                    terminale un poco più grande; petali bianchi, raramente                                                                                                                   violetti, lunghi 3 volte il calice; silique lineari strette.

     Cardamine pratensis: rizoma corto, fusto eretto                                                                                                                  (30-40 cm.); foglie basali pennate, tondo-ovate; la più                                                                                                                    grande terminale reniforme; fiori lilla a corimbo corto;                                                                                                                     petali lunghi il triplo del calice. H: la prima lungo i fossi                                                                                                                     e le sorgenti; la seconda nei prati umidi, paludosi. P:                                                                                                                   tutta la pianta. R: dopo la fioritura. F: Crocifere.

    Il succo «Succus herbae Cardaminis S. Nasturtii pra-                                                                                                                    tensis» è aperitivo, impedisce la decomposizione degli                                                                                                                     umori, migliora le funzioni del basso ventre, e si usa nelle                                                                                                                     idropi, nello scorbuto e nelle eruzioni cutanee. Dose: da                                                                                                                     15-30 gr. da solo o con acqua.

 

 

 

 

 

 

     Biondella              (Centaurea minore)

 

 

          Erythrea centaurium, Pers. TAV. 10 - N. 77                                                               

 

 

 

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto ramoso superiormente

                                                                                                                    (20-40 cm.); foglie basali ovato ottuse in rosetta; fiori

rossi, sessili, solitari nelle dicotomie e fascicolati nell'apice

dei rami, i laterali accompagnati da due bratteole; stimma                                                                                                                     bifico. H: nei pascoli e nelle radure dei boschi fino a                                                                                                                     mezza montagna. P: tutta la pianta. R: in fioritura. F:                                                                                                                     Genzianacee.

 

     Questa simpatica ed elegante pianticella ha proprietà

toniche, stomachiche, febbrifughe e leggermente purgative.

Si usa il the di tutta la pianta in dose di 10-15 gr. in                                                                                                                     1/4 di litro d'acqua.                                                               Questo thè, assai prezioso, giova nelle                                                                                                                     debolezze di ventricolo, inappetenze, nelle febbri, nei mali

di stomaco, nel catarro gastrico, nella diminuzione del-

l'attività digerente, nell'acidità. Esternamente si applicano

 fasciature del decotto nelle malattie della pelle (erpete,

 eczema, tigna, ascessi, ecc.).

      II vino amaro stomachico si prepara mescolando in

 parti uguali Biondella e Trifoglio fibrino, un po' di Assen-

zio, un pizzico di fiori di Camomilla e alcune scorze di

 Arancio in 2 litri di vino nero. Si lascia in deposito per 8

 giorni al caldo; poi si filtra e il liquido filtrato e spremuto

 si mette in bottiglie ben chiuse. Se ne beve un bicchierino

 due volte al dì.

 

 

 

      Bistorta

 

           Polygonum bistorta, L

 

 

 

      DESCRIZIONE: Rizoma rossastro piegato due volte su

 se stesso; fusto semplice (20-60 cm.); foglie inferiori ovali,

 bislunghe, glauche di sotto scorrenti sul picciolo, tronca-

 te o cuoriformi alla base; fiori rosei in spiga compatta

a spigoli acuti. H: prati e pascoli umidi della zona monta-

 na e subalpina. P: il rizoma. R: autunno e primavera. F:

 Poligonacee.

 

      La radice, che si essicca rapidamente al forno o al

 sole, contiene oltre ad acido tannico e gallico, un poco di

 acido salicilico e molto amido, e si usa in decozione di 60

 gr. in 1 litro di acqua nelle infiammazioni delle mucose e

 sanguigne come astringente, come pure nelle diarree, feb-

 bri intermittenti e denti malfermi.

 

      Esternamente si usa quale cataplasma nei tumori,

 ferite e indurimento delle gengive. Internamente si pren-

 de la polvere in dosi di 2-4 gr. in un bicchier d'acqua nei

 catarri gastro-intestinali. Le foglie si preparano come le

 spinacce.

 


 

   Bonaga              (Ononide )

     Ononis spinosa, L. TAV. 6 - N. 41

   NOMI DIALETTALI: Malaighe, Bunaga, Bonaghe,

Binaghe.

   DESCRIZIONE: Fusto prostrato o eretto, vellutato da

una parte, spinoso (20-60 cm.); foglie ovali bislunghe,

ottuse, dentate; fiori ascellari a coppie o solitari, rosei;

lacinie del calice lanceolato lineari acuminate; legume ova-

lo-eretto; semi tubercoloso-scabri. H: pascoli aridi, sui

margini delle strade fino alla zona subalpina. P: le foglie e

il fittone. R: estate. F: Leguminose.

   Il decotto del fittone da 20-25 gr. in 1 litro di acqua,

fino a renderlo un terzo, si prescrive in tutte le infiamma-

zioni delle vie respiratorie, urinarie, nelle cistiti e nella

gotta. Essendo fortemente diuretico si usa con buon effet-

to nelle idropisie, nelle emorroidi e nei calcoli renali e

vescicali. Per i medesimi mali si adoperano le foglie e i

fiori, ma in modo più blando.

 

 

   Borrana

     Borrago officinalis, L.

   DESCRIZIONE: Fusto grossetto, eretto (20-40 cm.);

foglie grandi ovali o ellittiche, ristrette in lungo picciolo,

le superiori bislunghe; racemo foglioso alla base; corolla

celeste, piana, rotata. H: campi asciutti, siepi, nei ruderi.

P: la pianta. R: in fioritura. F: Borrinacee.

   Il the si prepara con 15-20 gr. di foglie, preferibil-

mente fresche, in 1 litro di acqua bollente. Giova nei

reumatismi, provocando traspirazione e per curare le tos-

si; come sudorifera, diuretica, emolliente e depurativa si

prescrive il decotto (da 50-100 gr. in 1 litro d'acqua) da

prendersi molto caldo nelle infiammazioni polmonari, nel-

la nefrite, nelle febbri esantemiche (rosolia, scarlattina,

    vaiolo) come pure nelle malattie della pelle. Come depu-

rativo si cuoce la pianta nel vino che si beve a bicchierini.


 

    Borsapastore

       Capsella bursa pastoris, TAV. 6 N. 44

             Mönch.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice o ramoso

(20-40 cm.); foglie basali a rosetta, bislunghe, intere o

pennatofide, le cauline saettiformi lanceolate; fiori bian-

chi; siliquette triangolari, sopra peduncoli quasi orizzonta-

li. H: ovunque nei luoghi incolti e coltivati dal piano alla

zona subalpina. P: la pianta (meglio fresca). R: al princi-

pio di fioritura. F: Crocifere.

   Il decotto si prepara con una manata di piante fre-

sche in tre tazze di acqua fino a ridurla a un terzo, che si

beve in due volte con qualche intervallo. Giova moltissi-

mo nelle febbri intermittenti (malariche e terzane) nei

passaggi sanguigni, nella diarrea, nell'itterizia, nelle scrofo-

le al collo, nelle emorroidi, nell'albuminuria (morbo di

Bright) e nella renella.

   La Borsapastore, oltre essere prezioso astringente ed

emostatico, ha pure grande proprietà radioattiva, agendo

magnificamente quando si fanno applicazioni esterne per

curare malattie interne. Così, a esempio, per curare le

febbri malariche si applica la Borsapastore fresca bene

tagliuzzata ai polsi e alla pianta dei piedi e la febbre cessa

quasi subito.

   Così chi porta con sè in tasca uno o due tuberi di

ciclamino, pure radioattivo, si libera in brevissimo tempo

dalle emorroidi più ostinate. Così si dica di altre piante

radioattive: la cipolla, applicata sui reni schiacciata, contro

le malattie di fegato, milza, bile, reni; la cariofillata, appli-

cata al collo per infiammazione agli occhi, l'imperatoria,

l'aglio orsino, il geranio roberziano e lo spino cervino.

   Nella cura delle metrorragie di soggetti giovani o

nella menopausa si fa il the di 50 gr. di Borsapastore e 50

gr. di Amarella (Artemisia vulgaris) in 1 litro di acqua. Si

lascia sedare per 10 minuti; poi si filtra e se ne beve un

bicchiere ogni ora.

   Il succo gocciolato a caldo nelle orecchie, giova nelle

otiti purulenti, e all'esterno giova pure, fregando, nella

podagra e nei tumori infiammanti. La polvere stagna il

sangue da naso e si usa anche sulle piaghe fresche. Da

notarsi che la pianta, per avere un buon effetto, deve

essere usata possibilmente fresca.

   Lo stesso decotto è utilissimo nelle urine sanguigne,

dando ottimi risultati. Dose: 30-60 gr. in un litro d'acqua.

 

 

   BOSSO

     Buxus sempervirens, L,

 

   NOMI DIALETTALI: Martèl, Ardescol, Berverde,

Verzòl.

   DESCRIZIONE: Arboscello con rametti giovani un po'

pelosi; foglie opposte, ovali, brevemente picciolate, luci-

de, sempre verdi (2-3 cm.), con picciolo un po' peloso ai

lati. H: inselvatichito e coltivato nei parchi e nei. giardini.

P: le foglie e la corteccia. R: in ogni stagione. F:

Buxacee.

   Questa pianta ha proprietà diaforetiche, purgative e

colagoghe, e si usa per questi scopi la decozione di 40 gr.

di foglie in 1 litro d'acqua, fino a ridurlo a 1/3. Il decotto

della corteccia in ragione di 60 gr. in 1 litro d'acqua, serve

a provocare il sudore nelle affezioni reumatiche, erpetiche

e sifilitiche. Attenzione alle dosi, perché pianta velenosa!

 

 

   Brionia

     Bryonia dioica, Iacq.

 

   NOMI DIALETTALI: Zucàra selvadega, Zucàra mata.

   DESCRIZIONE: Fusti gracili, erbacei, angolosi, rampi-

canti (2-3 m.); foglie picciolate, ruvide, palmatoquinquelo-

be e lobisinuato dentate, le superiori più lunghe e più

acute; fiori in racemi ascellari con brevi peduncoli; calici

più corti della corolla; bacca rossa piccola. H: nelle siepi

e negli avallamenti riparati e caldi. P: la radice. R: termi-

nata la vegetazione. F: Cucurbitacee.

   Questa pianta velenosa deve usarsi con molta discre-

zione. La radice per essere molto grossa, deve essere taglia-

ta a fette per ottenere più facilmente l'essiccazione: è

potente vomitivo, purgativo, diuretico, antireumatico. Per

dissipare tumori, umori freddi, glandole sono ottimo rime-

dio le frizioni fatte con la radice fresca raschiata. Nei dolori

reumatici si applica la polpa fresca di questa radice. Nelle

congestioni, nelle bronchiti, pleuriti, grippe, epilessia, ar-

trite e quale purgativo si usa l'infusione di 8 gr. di polvere

di radice in 1 litro di acqua. Il vino di Brionia si ottiene

con 60 gr. di radici poste a macero per 24 ore in un litro

di vino. Se ne prendono 2 cucchiai prima del pranzo e

della cena quale diuretico e lassativo nella cura dell'idropi-

sia. La radice fresca pestata e cotta col sego è rimedio

efficace contro la rogna. Quattro o sei frizioni bastano per

ottenere la guarigione. Attenzione per l'uso interno, essen-

do potente veleno.

 

 

 

 

 

   Brunella

      Brunella vulgaris, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Morella, Moratola, Sanzuòla.

   DESCRIZIONE: Pianta alta 10-30 cm.; foglie picciola-

te con denti divaricati e l'inferiore diviso fino a metà;

corolla lunga il doppio del calice; stami con punta lesini-

forme diritta. H: comune nei prati e lungo i luoghi erbosi

delle vie. P: pianta intera. R: estate. F: Labiate.

   Questa pianta leggermente astringente si usa in infu-

so da 30-40 gr. in 1 litro d'acqua, nelle infiammazioni

intestinali e quale gargarismo nelle irritazioni della bocca

e della gola. La pianta intera fresca, ridotta in poltiglia, si

usa come cataplasma nei gavoccioli (giavizzòi).


 

    Buglossa

 

        Anchusa officinalis, L.

 

    DESCRIZIONE: Foglie lanceolate, le superiori dilatate

alla base; fusto eretto (30-50 cm.); calice 5-fido; corolla

porpora-violacea con tubo quasi uguale al lembo e squa-

me vellutate; stima unico smarginato; carpelli acuti. H:

nei campi e nei luoghi incolti.

 

    Questa pianta ha le stesse qualità della Borrana.

 

 

 

 

    Calamo aromatico

 

        Acorus calamus, L,

 

 

    DESCRIZIONE: Erba perenne alta da 50 cm. a un

metro con rizoma grosso, cilindrico, orizzontale; foglie

alterne, lunghe da 20 a 50 cm. ensiformi, guainanti, fusto

la capsula con due o tre semi ovati. H: nei fossi e nelle

paludi, specialmente nella valle del Po. P: il rizoma. R:

primavera e autunno. F: Aracee.

    Il rizoma è aromatico-stimolante, tonico e febbrifugo

e si usa nei catarri gastro-enterici, nella cattiva digestione,

florifero triangolare; fiori piccoli verdastri; frutto a picco-

nelle febbri intermittenti, nell'acidità di stomaco, negli

ingorghi renali e nelle palpitazioni di cuore. Si fa il decot-

to del rizoma tagliato a pezzettini. Da 15 a 25 gr. in 500

di acqua o vino. È usato anche per rischiarare la voce e

per bagni o lozioni ai bambini rachitici o scrofolosi.

 

 

 

    Calendola

 

        Calendula officinalis, L. TAV, 9 N. 64

 

    DESCRIZIONE: Pianta glandolosa-pubescente; fusto

angoloso, lanceolato eretto (20-50 cm.); foglie inferiori

bislungo-spatolate, le superiori lanceolato-cuoriformi abbraccianti;

capolini grandi aranciati con linguette lunghe

il triplo dell'invoglio; acheni tutti con margine intero,

tutti curvati. H: pianta assai rara o coltivata. P: la pianta

intera. F: Composte.

  Foglie e fiori sono sudoriferi, aperitivi. Si usa l'infuso

di 30-40 gr. in 1 litro d'acqua nei disturbi di ventricolo,

della matrice, per ristabilire i mestrui impediti da debolez-

za. Il succo (1/2-1 gr.) si adopera nei cancri della pelle,

nelle ulceri, nelle scrofole e nell'emorroidi. Da notarsi:

se alla mattina i fiori non si aprono, è segno di pioggia.

 

 

 

 

 

 

 

  Camedrio

     Teucrium Chamaedris, L.

 

  DESCRIZIONE: Pianta pubescente; fusto molto ramo-

so dalla base (10-12 cm.) ; foglie ovali od ovali-lanceolate,

brevemente picciolate, pubescenti doppiamente dentate;

fiori in racemo foglioso; calice rossastro pubescente; corol-

la porporina a lobo mediano concavo, obovato, cuneifor-

me. H: luoghi incolti sassosi, sui muri dei campi, nei

luoghi secchi e ben esposti. P: l'intiera pianta. R: maggio,

giugno. F: Labiate.

  Questa graziosa pianticella, detta anche Querciola,

ha proprietà stomachiche e digestive. Si fa l'infuso di 15

gr. di foglie e sommità fiorite in 1 litro d'acqua. Se ne

prendono 4 tazzine al giorno nell'inappetenza, nei mali di

stomaco e nei disturbi intestinali.

 

 

 

  Camedrio alpino

                      TAV. 10 N, 73

 

  DESCRIZIONE: Fusti frutticosi, ramosissimi, prostrati

(10-20 cm.); foglie ellittico-bislunghe, profondamente cre-

nate, ottuse, picciolate, bianco-argentine di sotto; stipole

lineari; fiori bianchi, grandi, solitari; petali ordinariamente 8,

lunghi il doppio dei sepali; carpelli con lungo stilo

piumoso. H: abbondante da formare veri tappeti sui ci-

glioni e pascoli della zona subalpina e alpina. P: le foglie

e le sommità. R: settembre. F: Rosacee.

   Anche questa simpatica pianticella delle nostre Alpi

è assai preziosa per le sue virtù cardiotoniche, diuretiche e

astringenti. Si fa l'infuso di 20 gr. di foglie in 1 litro

d'acqua per rinforzare il cuore, per pulire il capo e facilitare

l'orinazione.

 

 

 

   Camomilla

     Matricaria chamomilla, L.

 

   Pianta nota a tutti per essere dispensato dal darne la

descrizione. H: luoghi aridi e incolti, nei campi, lungo le

strade, negli orti. P: i fiori disseccati all'ombra e messi in

recipienti ben chiusi. R: durante la fioritura. F:

Composte.

   I fiori di questa pianta sono tonici, stimolanti, febbri-

fughi, emenagoghi, antispasmodici, sudoriferi. Con un piz-

zico di fiori secchi in una tazza di acqua bollente si ha un

buon the giovevole nei disturbi di stomaco, nell'insonnia

nervosa, nelle difficili digestioni, nell'isterismo, nelle feb-

bri intermittenti, nei crampi di stomaco, nella tosse asmati-

ca e nelle coliche.

   Per uso esterno si usano i fiori posti nello spirito o

nell'olio contro i tumori infiammati, nelle scrofole e nello

scorbuto.

   Sacchetti di 30 gr. di Camomilla, fiori di Sambuco e

farina di Segala in parti uguali si applicano caldi e con

buon esito nei reumatismi, mal di occhi, di orecchi, negli

ascessi e foruncoli.

   Cambiare i fiori ogni anno: diversamente perderebbe-

ro della loro virtù terapeutica.

 

 

   Campanelline

      Leucoyum vernum, L. TAV. 10 - N. 71

 

   DESCRIZIONE: Scapo eretto, cavo (20-40 cm.); foglie

lineari, ottuse; fiore unico terminale bianco in cima, ver-

dognolo; segmenti allungati; stilo a forma di clava. H:

prati umidi di monte. P: il bulbo. F: Liliacee.

   Si usa il bulbo in piccole dosi come vomitivo; ester-

namente si applica alla gola, dopo esser stato in composta

nell'aceto, per fare scomparire il gozzo.

 

 

 

   Canapa acquatica

      Eupatorium cannabinum, L.

 

   DESCRIZIONE: Pianta erbacea, perenne con fusto eret-

to alto 60-170 cm. rossiccio, striato con foglie opposte,.

picciolate e infiorescenza composta di numerosi capolini a

fiori rossi o bianchi. H: comune nei boschi umidi, nei

fossi e nelle paludi. P: sommità fiorite, foglie e radici. R:

le radici in primavera, le foglie e le sommità in principio

di fioritura. F: Composte.

   La radice è un ottimo purgante, come il rabarbaro,

senza produrre coliche o debolezza. Le foglie hanno azio-

ne tonica e si fa il thè o decotto di 30-60 gr. in 1 litro di

acqua nelle debolezze generali, nell'anemia, nella clorosi e

nelle cattive digestioni. Esse sono toniche, aperitive, sti-

molanti e purgative e danno buoni risultati nelle idropisie,

nei catarri cronici e negli ingorghi di fegato e di milza.

   Come purgante la radice tagliuzzata nella dose di

30-60 gr. si mette a macero in 1 litro di vino: un bicchie-

re la mattina a digiuno.

 

 

  Canna

     Arundo Donax L.

 

  DESCRIZIONE: Pianta selvatica, comune lungo i fiu-

mi, nei luoghi umidi, sabbiosi, nei parchi da tutti conosciu-

ta per gli usi quale sostegno alle piante di ortaggio, o per

cancelli, o bastoni da pesca, ecc.

  Il suo rizoma sotterraneo è medicinale quale sudorife-

ro e diuretico. Si usa il decotto di 40-60 gr. in 1 litro

d'acqua che si beve a piccole tazze 5-6 volte al giorno.

 

 

 

 

 

 

  Capelvenere

     Adianthum Capillus Veneris, L.

 

  DESCRIZIONE: Foglie molli (10-20 cm.) a piccioli

neri, lucenti, sottili, bipennatosette con lobi a forma di

ventaglio sostenuti. H: sulle rupi e sui muri bagnati da

stillicidi permanenti, alle pareti di cascate, e in genere nei

luoghi umidi poco illuminati. P: pianta intera. F: Polipo-

diacee.

  Tutta la pianta ha leggera azione aperitiva, pettorale,

emolliente. Si usa l'infuso di 10 gr. di foglie in 120 di

acqua nelle affezioni di petto, nelle tossi, nelle bronchiti e

nelle difficili e scarse mestruazioni. Si usa pure nell'asma,

negli ingorghi di fegato e di milza. Il decotto si usa per

lavare la testa, rinvigorire i capelli e allontanare la forfora.

 

 

  Caprifoglio        (Madreselva)

     Lonicera Caprifolium, L.

 

  DESCRIZIONE: Fusti volubili pubescenti nei rami gio-

vani; foglie caduche, un po' coriacee, ellittiche, quasi ton-

de; fiori porporini o bianco-giallastri verticillati; un capolino terminale sessile; corolla con labbro superiore a 4 lobi,lungo appena 1/3 di essa; bacche ovali rosse. H: nei boschi riparati e caldi della zona submontana; pianta piuttosto rara. P: foglie e fiori. F: Caprifogliacee.

   Le foglie e i fiori sono sudoriferi e diuretici. Si fa                   l'infuso con un pizzico in una tazza di acqua. E gustoso e

si presta quale collutorio nelle infiammazioni della bocca                  e delle fauci. La corteccia ha azione più forte e si usa in                 decozione di 25-50 gr. in 1 litro d'acqua nella gotta, nell'it-             terizia, nella renella, negl'ingorghi di fegato e di milza. Al              decotto si può sostituire la macerazione di 1 litro di vino                 bianco in 150 gr. di corteccia.

 

 

 

   Carciofo

      Cynara Scolymus, L.

 

   DESCRIZIONE: Pianta da tutti conosciuta, della famiglia delle Composte e coltivata negli orti. Oltre servire quale insalata, esso ha pure virtù medicinale per il ferro e tannino che contiene e si usa quale astringente, tonico e diuretico. Si prescrive il decotto di radici (20 gr. in 100 gr.             di acqua) contro la gotta, artrite, reumatismi, idropisia e renella. Mangiato crudo (4-6 al giorno) giova contro le diarree ostinate. Il carciofo però, mangiato crudo, e di difficile digestione. Il fiore coagula il latte.

 

 

   Cardo santo

      Cnicus benedictus, L. TAV. 2 - N. 13

 

   DESCRIZIONE: Pianta annua, erbacea; fusto eretto,

      angoloso con rami divaricati (30-100 cm.) ; foglie alterne,pubescenti,       biancastre con nervature sporgenti, sinuato-dentati

con lobi picciolate, le inferiori bislunghe, le fiorali piu' lunghe dei capolini;i capolini giallicci con involucro conico-campanulato; ricettacolo pianocon poli molto lunghi e aderenti. H: da noi molto raro in alta montagna

(Stelvio). P: tutta la pianta. F: Composte.

 

   Questa pianta si adopera nelle difficili digestioni, nei

catarri bronchiali cronici e nelle malattie della vena porta.

 

Dose: il decotto di 5-15 gr. in 1 litro d'acqua. E' pure

febbrifugo, e giova nelle diarree e atonia gastrica, come

pure nell'itterizia.

 

 

 

 

 

   Cariofillata

 

      Geum urbanum, L.   TAV. 9 N. 67

 

 

   DESCRIZIONE: Rizoma corto, fusto eretto (40-70

cm.); foglie pennatosette con 5-7 segmenti bislunghi inci-

so dentati, il termine più grande; stipole grandi fogliacee;

fiori gialli terminali al fusto e ai rami eretti; sepali reflessi

nel fusto; petali quasi uguali al calice; carpoforo nullo;

carpelli con coda lunga, nuda, articolata al 1° quarto supe-

riore. H: boschi freschi, lungo i rivi. P: la radice. R:

autunno e primavera, prima della fioritura. F: -Rosacee.

 

   La radice contenendo molto tannino, adagramantina,

gomma e altre sostanze, è tonica, astringente, eccitante e

vulneraria. Si usa l'infuso di 30-50 gr. in 1 litro d'acqua

nei catarri cronici intestinali, nella debolezza di nervi e di

digestione, nei flussi di catarro e di sangue, nelle diarree,

nei disturbi di petto e di fegato. Il vino di radici si prepara

con 70 gr. di radici tagliuzzate in 1/2 litro di vino buono

vecchio. Se ne prende un bicchierino nelle difficili dige-

stioni, nel mal di testa e di petto, per lo stomaco debole

dei convalescenti quale eccellente stomachico.

 

   Simili virtù ha pure la CARIOFILLATA DI MONTE =

Geum rivale, L. con fiori giallo-lividi, grandi curvati in

basso; rizoma corto; fusto eretto (20-40 cm.).

 

 

   Carlina

     Carlina acaulis, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Articiochi de mont, Spini de prà,

Formaiele, Segnatempi, Spini d'asen, Chesedór, ecc.

   DESCRIZIONE: Fusto grosso cortissimo o alto fino a

20-30 cm.; foglie grandi prostrate in larga rosa, picciolate,

nervose, lanceolate-pennato-partite, a lobi divisi in lobetti

dentati e spinosi; capolino molto grande solitario termina-

le, quasi sessile; squame involucrali raggianti lineari in

clava e ottuse in alto. H: pascoli aridi, sassosi dalla zona

submontana alla subalpina. P: la radice. F: Composte.

   La radice di questa pianta ha virtù stomachiche,

stimolanti, diuretiche, sudorifere e antielmintiche. Si usa

il decotto di 15 20 gr. in 200 di acqua. La radice

secca polverizzata in ragione di 4-5 gr. in 1/2 litro d'acqua,

scaccia il verme solitario, apre il fegato e la milza otturati,

rammolisce i tumori acquosi, provoca l'orina, liberando la

vescica dalle pietre ed è efficace contro la peste. La pian-

ta, bollita nell'aceto, giova nelle eruzioni cutanee, tigna,

croste, mal di denti, risciacquando.

 

 

 

 

 

   Carota            (Rave zalde)

     Daucus carota, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, un po' ramoso, striato e

glabro da 10 a 60 cm.; foglie bipennatosette, a segmenti

ovali, inciso dentati; infiorescenza a ombrella composta;

fiori bianchi, raramente rosei o giallicci. H: da noi coltiva-

ta. P: le radici. F: Ombrellifere.

   La radice ha proprietà emollienti, risolutive, diureti-

che e antisettiche. Si prescrive il succo (1 bicchiere diluito

in due bicchieri d'acqua), da prendersi a caldo in 4-5 volte

al giorno nelle irritazioni dello stomaco e del duodeno,nell'itterizia,

nella perdita della voce, nelle tossi ribelli,

nella renella, nei raffreddori di petto e nelle malattie della

pelle dei bambini. Le foglie si applicano con esito buono

sui panerecci e nell'erisipola.

 

 

 

   Carpino

      Carpinus betulus, L

 

   DESCRIZIONE: Foglie ovali bislunghe, doppiamente

seghettate, con nervi lungamente pelosi; amenti maschi e

squame cigliali nel margine, brattee fruttifere trilobe con

lobi lanceolati, il mediano lungo il doppio dei laterali e

alle volte dentellato. H: nei boschi della zona montana.

P: le foglie e i semi. R: estate. F: Cupulifere.

   Con le foglie si prepara la decozione (30 gr. in 1 litro

d'acqua), per gargarismi nelle affezioni catarrali della boc-

ca e della gola. Dai semi si ottiene un olio grasso.

 

 

 

 

 

 

 

   Castagno

      Castanea vesca, Gaertn.

 

   DESCRIZIONE: Pianta ad alto fusto ramoso, con fo-

glie bislunghe e lanceolate, acuminate, coriacee, grandi,

con la punta superiore glabra e lucida; frutto bruno-lucen-

te a larga base biancastra. H: ordinariamente nei terreni

freschi e ricchi di silice. P: le foglie. R: in pieno sviluppo.

F: Cupulifere.

   Le foglie di castagno sono raccomandate in infusione

nella cura della dissenteria e tosse convulsiva: una manata

in 1 litro d'acqua.

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

     Castagno d'India

          Aesculus Ippocastanus, L.

 

 

     DESCRIZIONE: Albero ad alto fusto con chioma ovale; foglie

opposte, lungamente picciolate, composte, pal-

mato-digitate, con sette foglioline spatolate, acute, doppia-

mente dentate; fiori bianco-rosei a pannocchia; calice cam-

panulato con petali distesi, pubescenti; stami declinati e

curvi. H: coltivato quale pianta ornamentale dei viali. P: i

frutti e la corteccia. F: Ippocastanacee.

     Tanto la corteccia, specialmente dei rami giovani,

come il frutto, sono astringenti, antispasmodici e ottimi

vaso-costrittori delle vene superficiali riducendole, se dila-

tate, allo stato normale. Dose: 60-70 gr. di corteccia in 1

litro d'acqua o nel vino bianco in macerazione. Se ne beve

1/2 bicchiere per volta.

     L'estratto delle castagne serve contro l'emorroidi,

contro le mestruazioni troppo durature, come pure contro

i geloni, prurigine, reumatismi, facendo fregagioni, pennel-

lature o lavaggi. Il decotto delle foglie preso in piccole

dosi giova assai nella tosse canina dei bambini.

 

 

     Cavolo

          Brassica oleracea, L.

 

     Pianta abbastanza nota per essere dispensato a farne

la descrizione. Per la quantità abbondante di minerali che

il Cavolo contiene, è cibo assai rinforzante più delle Spina-

cee, del Pomodoro e della Carota. Contenendo molto zol-

fo, la sua acqua, dopo la cottura, è ottimo rimedio nelle

malattie della pelle, applicando compresse o facendo lava-

ture, o bevendone un paio di bicchieri al giorno. Quest'ac-

qua è pure giovevole nella tosse, raucedine, raffreddori di

petto e bronchite. Con le foglie si ottengono eccellenti

effetti nella cura delle ulceri varicose. La cura si fa in

questo modo: si lavano bene le foglie, togliendo con una

forbice le nervature più grosse; indi si comprimono con

una bottiglia o con un cilindro di legno, senza lacerarle,

mettendole poi a macerare per qualche ora nell'acqua bori-

ca. Pulita la pelle, si sovrappone una o due di dette foglie

sulla piaga che si copre con una garza e si ferma con una

fascia. L'applicazione si ripete due volte al giorno con

grande sollievo dell'ammalato, e la piaga in poco tempo si

chiude. Queste applicazioni (3-4 foglie cambiate 3-4 volte

al giorno) portano buoni risultati anche nei dolori reumatici,

nelle nevralgie facciali, nei raffreddori di testa o di

naso, nella pleurite, nella risipola, applicando le foglie,

cucite insieme, sulla parte dolorante.

 

 

 

  Celidonia

     Chelidonium maius, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Erba dai pòri, Zedrònega, Erba

dalle gruse.

  DESCRIZIONE: Erba con succo color d'arancio; fusto

eretto, ramoso; foglie molli, biancastre di sotto, pennato-

sette, con 5-11 segmenti inciso-crenati, il terminale più

grande trilobo; fiori gialli in ombrelle terminali. H: comu-

ne tra i ruderi, le siepi, vicino alle abitazioni. P: l'intera

pianta e il lattice. F: Papaveracee.

  L'estratto fluido in dose di gr. 0,5 a 2 si usa nella

gotta, nell'idropisia, se non per la cura diretta,

per arrestare il male e per lenimento. Il lattice per uso

esterno è efficace contro i calli, i porri e le verruche.

 

 

 

 Chenopodio

      Chenopodium bonus Henricus, L.

 

   Nomi DIALETTALI: Spinazzi de mont, Calai, Comé-

de, ecc.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso, solcato (10-80

cm.); foglie verdi farinose, triangolari astate o saettiformi,

intere od ondose nei margini; fiori in racemi brevi, nudi,

in pannocchia terminale a spiga, fogliosa solo alla base.

H: nei prati grassi di montagna, attorno alle stalle e alle

cascine di monte. P: foglie e sommità. F: Chenopodiacee.

   Questa pianta, oltre che somministrare una buona

insalata e servire di appresso, preparata come le spinacce,

viene adoperata come cataplasma da applicarsi sulle ferite

e sulle piaghe. Il Mattioli prescrive il succo contro la

rogna, lisciando e pulendo la pelle.

 

 

   Ciclamino          TAV. 3 N. 21

 

   NOMI DIALETTALI: Pan porzin, Tiracò, Pipa, Erba

patata.

   DESCRIZIONE: Foglie ovato-reniformi, crenulate, non

angolate; corolla rosea con la fauce formante un anello

intiero e di coloro più carico. H: luoghi ombrosi della

zona collina e montana. P: le foglie e i tuberi. F: Pri-

molacee.

   Pianta velenosa, ma che viene usata contro i vermi e

per provocare le regole. Si usa 1 gr. di polvere in i

bicchiere di acqua. Le foglie verdi, contuse, si applicano

contro le enfiaggioni e sui tagli.


 

 

 

 

   Cicoria selvatica

 

 

     Cichorium intybus, L.

 

 

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, divaricato, ramoso                                                              (20-90 cm.); foglie lanceolato-spatolate, rancinate o denta-                                                                 te; capolini celesti come quelli della cicoria degli orti;                                                                 involucro cilindrico; pappo con fogliette brevissime.

   La Cicoria selvatica della famiglia delle Composte, è

tonica, depurativa, aperitiva nelle opilazioni del basso ven-                                                                 tre e nei ristagni della vena porta. Si fa il decotto delle                                                                 foglie, meglio ancora delle radici, nella dose di 20-30 gr.

in 180 di acqua.

   Il. succo si spreme dalla pianta intera con la radice.

Preso in dosi da 40-100 gr. solo o bollito col latte, miglio-                                                                 ra la secrezione, aumenta la potenza digestiva, e si usa                                                                 anche nelle malattie che tendono a distruggere l'organi-                                                                 smo. È sudorifero, aperitivo e quindi utile nelle opilazioni                                                                 del fegato, della milza, delle glandole indurite, nelle scro-                                                                fole, nell'itterizia, nell'idropisia e isteria.

 

 

      Cicuta rossa

              Geranium robertianum, L. TAV. 10 - N. 75                  

 

 

 

   DESCRIZIONE: Pianta spesso rossiccia, peloso-glando-

losa, fetida; foglie opposte, palmatosette a 3-5 lacinie pic-     

ciolettate trifide, pennatifido-incise; sepali ovali lanceola-                                                                 ti; petali lunghi il doppio del calice, rossi o rosei, cuneifor-                                                                mi. H: comune nei luoghi ombrosi dalla pianura alla zona                                                                                                                                 subalpina. P: tutta la pianta. R: in autunno prima della                                                                 disseccazione. F: Geraniacee.

   La pianta si dissecca all'ombra, sospesa in aria a

mazzetti. Possiede buone qualità astringenti, vulnerarie,                                                       risolutive. Si prende il decotto al 60 per 1000 nell'angina,                                                                 nelle emorragie e diarree.

   Le foglie fresche schiacciate in un pannolino e appli-                                                                 cate a ferite, tagli, punture, piaghe, le guariscono presto.

Questa pianta salutare, che sembra avere anche azione

radioattiva, si usa con buon esito nelle infiammazioni de-

gli occhi, della gola, dei denti, nei dolori nevralgici della

faccia e dei piedi. A tal uopo si fa l'impacco della pianta

fresca, contusa. Viene quindi adoperata ordinariamente

per uso esterno; presa interamente per dolori di stomaco e

di reni si usa sempre mescolata con il vino.

 

     Cinquefoglio

           Pontentilla reptans, L.              TAV. 5 - N. 33

 

     DESCRIZIONE: Fusti lunghi (20-60 cm.), gracili, pro-

strato-radicanti; foglie quinate, lungamente picciolate; fo-

glioline obovate lungamente seghettate nei 2 terzi superiori;

stipole lanceolate intiere; fiori gialli (2-3 cm.) pentame-

tri, ascellari con peduncoli uguali alle foglie o più lunghi;

tarbelli tubercolosi. H: sui margini delle strade e dei cam-

pi. P: tutta la pianta. F: Rosacee:

     L'infuso giova contro la dissenteria, diarrea, colerina

e febbre intermittente. Le radici cotte nel vino servono

nell'emorragia e sputo di sangue.

     Dose: 30-40 gr. in 1 litro d'acqua.

 

 

     Cipolla

           Allium cepa, L.

 

     Pianta coltivata negli orti e da tutti conosciuta, è

della famiglia delle Gigliacee, della quale si adopera il

bulbo. Il decotto di cipolla misto a latte caldo, preso

mattina e sera, giova nei raffreddori, come calmante ed

espettorante. Le Cipolle sono molto diuretiche, prese per

bocca con vino o miele, o, se prese per uso esterno, si

applicano pestate al basso ventre o sui reni. Cotte sotto la

cenere e applicate sui flemoni, hanno azione emolliente;

messe nell'aceto per 3-4 giorni al sole o al caldo, servono

contro i porri e i calli.

   Il vino di cipolla è rimedio specifico contro la nefrite

e l'albuminuria. Si mettono due cipolle tagliuzzate in un

litro di vino bianco e dopo sei giorni se ne beve un

bicchierino la mattina a digiuno.

   Per sofferenti di reumatismo e acidi urici si fa la cura

di un mese circa, bollendo una cipolla ogni giorno in un

quarto di litro di latte zuccherato, bevuto il quale, si

mangia la cipolla.

 

 

 

   Cipresso

      Cupressus sempervirens, L.

 

   Anche questa nobile e magnifica pianta della fami-

glia delle Conifere, oltre che essere ornamentale e prezio-

sa per il suo legno duro e persistente, fu riconosciuta fin

dall'antichità come medicinale potentemente astringente

e sudorifera. Si usa il decotto della scorza dei rami

giovani o dei frutti (noci) in dose di 20-40 gr. in 1 litro

d'acqua. È fortemente diuretico, astringente, sudorifero,

da usarsi a tazze nel reumatismo cronico, nelle febbri

intermittenti, e per uso esterno quale lavaggio o applica-

zione nelle emorroidi, nelle varici, nella menopausa, nelle

metrorragie. L'infuso prolungato delle foglie nell'alcool,

diluito con acqua dà una lavanda detersiva e cicatrizzante.

 

 

 

 

 

   Coclearia

      Cochlearia officinalis, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-30 cm.); foglie infe-

riori picciolate con lamina quasi tonda, concava, le supe-

riori cuoriformi-ovate dentate; fiori bianchi a corimbo, in

cima a corti fusticelli; pedicelli uguali alle siliquette o

più lunghi. H: qua e là nei boschi umidi, vicino alle acque,

associato ordinariamente al Crescione. P: tutta la pianta.

F: Crocifere.

   La pianta contusa esala un odore irritante che fa

ricordare quello della Senapa. È assai apprezzata come

antiscorbutica. Si usa il succo fresco da 50-100 gr. Si

adopera pure solo o con acqua, quale gargarismo, per mal

di bocca e di denti, come pure per applicazione sulle

ferite.

 

 

 

   Coda cavallina

 

      Equisetum arvense, L. TAV. 6 - N. 48

 

   Nomi DIALETTALI: Camonzina, Peciòi, Coa de caval,

Rasparèla, Coa de sghirlat, Couda dal giat.

 

 

   DESCRIZIONE: Fusti fertili, precoci, semplici che peri-

scono dopo la maturità delle spore, con guaine quasi imbu-

tiformi a 9 denti lanceolati; fusti sterili verdi, con rami

tetragoni. H: comune nei luoghi umidi, nei campi morbi-

di, lungo le linee ferroviarie. P: tutta la pianta. R: in

pieno sviluppo. F: Equisetacee.

 

   L'. Herba equisetis minoris» facilita l'orinazione, gio-

va contro l'idropisia, purifica il sangue, lo stomaco, la

Esso purifica lo stomaco, sconduce le orine, producendo-

vescica. Si prepara il the con 4-6 gr. in 1/2 litro di acqua.

ne in abbondanza, ristagna le perdite di sangue e le

emorragie.

   Il decotto serve per impacchi e lavaggi nelle piaghe

marcescenti, nei tumori cancrenosi, nelle fratture e nella

carie ossea. Gettando una manata di gambi in un recipien-

te di acqua bollente, si ottengono vapori utili per crampi

di vescica, cistite e difficoltà d'orinare. Occorre però seder-

vi sopra in modo che il vapore circondi il basso ventre, e

impedendo con una coperta che il vapore possa sfuggire.

Esso ha un'azione speciale anche sull'acido urico. Conviene

però che la pianta' si rinnovi ogni anno. Da notarsi, infine,

che le odierne cave di carbone sono costituite in gran

parte dall'Equiseto marcito.


 

 

 

   Colchicho

       Colchichum autumnale, L. TAV. 6 - N. 43

 

   NOMI DIALETTALI: Fior de l'autun, Fior del ligór,

Fior della mort, Gili mati, Ai mat, Lumate, Fior da la

néo.

   DESCRIZIONE: Foglie larghe, lanceolate o bislunghe

(20-30 cm.) che spuntano in primavera, mentre i fiori

compariscono in autunno; perigonio con lembo circa 1

terzo del tubo, a lacinie erette, bislunghe o lanceolate,

ottuse, tutte screziate con 15-20 vene longitudinali ondula-

te. H: comune nei prati umidi di collina e di montagna.

P: semi e bulbo. R: i semi quando si apre la capsula, e i

bulbi in ottobre. F: Gigliacee.

   Questa pianta ha proprietà diuretiche, narcotiche e

drastiche e serve a formare dei preparati contro la gotta e

i reumatismi. Essendo pianta velenosissima, tanto per le

persone che per il bestiame, è meglio lasciarla manipolare

dai chimici e dai farmacisti, e avvertire i bambini e i

pastori che non manipolino tale pianta. In caso di avvele-

namento, si adoperino vomitivi e la respirazione arti-

ficiale.

 

 

 

 

 

   Comino dei prati

      Crum Carvi, L.           TAV. 7 - N. 53

 

   NOMI DIALETTALI: Caréf, Caréo, Comin, Ciarèi,

Carieso.

   DESCRIZIONE: Radice fusiforme; fusto eretto, ramo-

so, alto (30-60 cm.); foglie bislunghe bipennatosette con

segmenti opposti divisi; lacinie lineari acute; ombrelle

con 8-16 raggi; involucro e involucretto nulli o con 1-2

foglioline; fiori bianchi; frutto ovoide. H: assai frequente

nei prati magri di montagna. P: semi. F: Ombrellifere.

 

     I semi riscaldano e sono digestivi; cotti nel latte (1

cucchiaio in 1 tazza di latte per 5 minuti) giovano nella

colica, nei crampi di ventre, nelle gonfiezze e nella cattiva

digestione. La polvere, presa nei cibi, nell'acqua, nel latte

o nel vino, mette in ordine lo stomaco, scaccia l'alito

cattivo, eliminandone i gas.

     Per uso esterno, si fanno bollire i semi o la polvere

di essi: con quest'acqua si lavano gli occhi, le orecchie, e

giova nei dolori di testa e nei catarri degli stessi organi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Consolida maggiore

          Symphytum officinale, L.         TAV. 11 N. 82

 

     NOMI DIALETTALI: Erba per i pioci, Al, Spolpenazze.

     DESCRIZIONE: Radice fusiforme, grossa, bruna; fusto

eretto (30-60 cm.); foglie ruvide, le inferiori grandi ovali

bislunghe lungamente picciolate, sessili e scorrenti; corol-

la bianca, roseo o violacea con denti corti curvati in fuori.

H: prati umidi e lungo i rigagnoli. P: foglie, fiori e radici.

F: Borraginacee.

     Il decotto delle radici dà una bevanda rinfrescante,

calmante e astringente. Il decotto non deve essere prolunga-

to, perché in tal caso il tannino svaporerebbe. Questa

bevanda è giovevole nei catarri di petto, nelle diarree,

dissenterie, sputi sanguigni; nelle fratture interne ed esterne,

nelle lesioni, graffiature e screpolature della pelle,

nelle piaghe, nei nodi artritici, nelle glandole al petto, nei

dolori della matrice, facendo secondo i casi lavaggi o im-

pacchi. Dose: da 30-60-100 gr. in un litro di acqua bollen-

te. La radice cotta nel vino è eccellente nei disturbi polmo-

nari. La polvere della radice, fiutata nel sangue da naso, lo

fa cessare. Il the di fiori (2 gr. in 1 tazza d'acqua) giova

nelle affezioni di petto con catarro. Le foglie giovani, unite

ad altre verdure, si mangiano in insalata. Da notarsi che il

pelo del camello non si lascia lavorare, se non con la colla

che si estrae da questa pianta.

 

 

                                            

      Consolida regale

          Delphinium consolida, L.

 

     Nomi DIALETTALI Speranzine, Speroni de caval,

Rèpe,

     DESCRIZIONE: Fusto gracile a rami numerosi divergenti

(20-60 cm.); foglie biternate, decomposte in lacinie

lineari strette; racemi corti divergenti in pannocchia bassa;

barattee tutte semplici; peduncoli filiformi e patenti;

fiori bleu o bianchi, cassula acuminata. H: comune nei

campi di cereali. P: i fiori. R: in fioritura. F: Ranun-

culacee.

     I «Flores calcatripae» o di santa Ottilia, vengono

adoperati nelle infiammazioni degli occhi. Detti fiori, ta-

gliuzzati e messi nell'acqua di rose e poi applicati agli

occhi, levano il bruciore e il rossore. Consolidano le ferite

e le piaghe, donde il nome. La polvere, presa in piccole

dosi con acqua, giova nelle acidità, nella secrezione della

bile, nella tosse e nei bruciori della vescica.

 

Coreggiola       ( Centinodia)

 

          Polygonum aviculare, L.

 

     DESCRIZIONE: Fusti prostrati (10-50 cm.); foglie li-

neari lanceolate; guaine laciniate all'apice; fiori 2-4 al-

l'ascella delle fogliette achenio opaco, con le facce più o

meno scavate, granelloso-striate in senso longitudinale.

H: comune lungo le strade, negli orti, nelle piazze selciate

incolte. P: tutta la pianta. R: durante e dopo la fioritura.

F: Poligonacee.

     Questa pianta preziosa usata fin dai tempi più remo-

ti, ha azione astringente, disciogliente e depurativa. Il the    

di questa pianta è assai raccomandato dal Kneipp nella

colica, nell'emottisi di qualunque sorte, nel mal della pie-

tra schiacciando ed espellendo i calcoli, nei disturbi di

reni e di vescica. Questo the purifica la milza, il petto e lo

stomaco. Se ne bevono 2-3 tazze al giorno. Sulle piaghe,

tumori, ulceri si può usare la pianta fresca pestata o il

decotto (50-60 gr. in 1 litro d'acqua). La pianta cotta nel

vino è usata con ottimo successo nella diarrea, nelle me-

struazioni sovrabbondanti, nei fiori bianchi, nel bruciore

d'orinare.

 

 

 

  Corniolo

     Cornus mas, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Cornal, Cornalér, Cornelaro, Cor-

nolaro.

   DESCRIZIONE: Arboscello; foglie opposte, ellittiche

acuminate; fiori gialli in piccole ombrellette sboccianti

prima delle foglie e fornite di un involucretto di 4 foglioli-

ne concave; drupa bislunga rossa. H: nei boschi vicino

alle campagne e nelle siepi lungo le strade di campagna.

P: foglie e frutti. F: Cornacee.

   I frutti, quantunque acidi, si mangiano volentieri;

meglio se in composta con zucchero e vino. La conserva è

eccellente nella diarrea e dissenteria, specialmente dei

bambini, nelle perdite sanguigne e nella febbre intermit-

tente e palustre. I frutti immaturi e mezzo cotti, con foglie

di alloro e semi di finocchio, si conservano nell'acqua

salata come i peperoni. I semi torrefatti e uniti al caffè,

danno un grato odore di vaniglia (il famoso caffe vien-

nese).

   Con le foglie disseccate, si ottiene un thè eccellente.

 

 

 Crespino

       Berberis vulgaris, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Crespin, Spini de croseta, Spino

de grèssole, Crespi, Scarpì.

   DESCRIZIONE: Fruttice; foglie oblungate od ovate,

seghettato-cigliate, in fascetti nell'ascella di una spina 5-3

partita; racemi sostenuti da peduncoli lunghetti e a molti

fiori gialli con 6 sepali, 6 petali e 6 stami; la bacca è

rossastra allungata. H: comune in mezzo alle siepi, lungo

le strade e nei boschi cedui. P: foglie, germogli, bacche e

corteccia. F: Berberidacee.

   Foglie e germogli giovani si mangiano in insalata e si

cuociono nella minestra. Le bacche servono per far bibite

rinfrescanti. Cotte con miele o zucchero, giovano come

aperitivo, promuovono l'orina e favoriscono l'appetito.

Non devono usarne i sofferenti di ventricolo, d'asma e di

ventosità. Il succo delle bacche somministra un buon aceto.

Un litro di questo succo è sufficiente per cambiare in aceto

100 litri di vino buono, se lasciato per alcuni giorni al

caldo. La corteccia interna, specialmente quella della radi-

ce, cotta o scottante, rinforza depurando; quindi si usa nei

mali di fegato, itterizia, costipazione, mal di reni e degli

organi secretori l'orina, nella colica renale. Si fa il thè in

dose di 40 gr. in 1 litro d'acqua.

 

 

  

 

 

 

   Dente di leone

       Leontodon Taraxaci, L. TAV. 7 - N. 55

 

   NOMI DIALETTALI: Denti de cagn, Dentinciagn, Zico-

ria, ecc.

   DESCRIZIONE: Rizoma troncato; foglie tutte basali in

rosetta, lanceolate dentate o pennatosette con lacinie stret-

te intere; capolini grandetti gialli, terminali a steli radican-

ti, dilatati in alto; foglie involucrali e sommità del pedun-

colo irsuti di peli; acheni più corti del pappo che è niveo.

H: comune nei prati, lungo le strade e luoghi erbosi fino

alla zona alpina. P: pianta e radici. R: le radici in autun-

no. F: Composte.

  Le foglie e le radici sono buona insalata, anche se

cotte come le Spinacce; i bottoni dei fiori, posti in aceto,

sono succedanei ai capperi, come pure le radici tostate

sono succedanee al caffè. Questa pianta ha quasi le identi-

che proprietà della Cicoria selvatica. Come depurativa si

può fare la cura primaverile per 3-4 settimane con dieta

ragionevole, moto e aria.

  Vedi: Cicoria selvatica.

 

 

  Digitale

      Digitalis purpurea, L.

 

  DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-120 cm.); foglie to-

mentose, specialmente di sotto, crenulato-dentate; lobi del

calice ovali ottusi; corolla rossa porporina, talora volgente

al bianco, punteggiata. H: da noi coltivata negli orti. P: le

foglie. F: Scrofulariacee.

  Quantunque pianta velenosa, essa possiede un'azione

benefica regolatrice del cuore. Dovendo ritirare la droga

dai farmacisti e dietro prescrizione medica, m'astengo dal

dettare le dosi, per evitare gravi inconvenienti. Noto qui

di passaggio che da noi si trova in buona quantità la specie

consimile con fiori giallo-chiari, con foglie e fiori più pic-

coli, la Digitalis lutea, L. Essa contiene poco digitalina e

cresce nei boschi cedui dalla zona collina alla subalpina.


 

 

   Dulcamara

    

       Solanum dulcamara, L.

   Nomi DIALETTALI: Zucamara, Amar e dolz, Dolcia-

na, ecc.

   DESCRIZIONE: Pianta inerme; fusto legnoso, sarmen-

toso, cilindrico (50-150 cm.); foglie cuoriformi-ovate,

spesso con orecchiette alla base; fiori violetti in cime

estrascellari; bacche piccole, ovate e rosse. H: frequente

nei luoghi umidi, fra i cespugli ombrosi, lungo i rivi. P: la

corteccia e i gambi giovani. F: Solanacee.

   La Dulcamara gode fin dall'antichità fama di depura-

tivo, diuretico e sudorifero. Si usa l'infuso di 20 gr. in 1

litro di acqua bollente nei catarri polmonari cronici, nei

dolori reumatici, nella sifilide e nelle malattie della pelle.

Nei foruncoli, nei tumori, nei reumatismi e nell'eczema si

bolliscono insieme 4 manate di foglie e sommità fiorite,

125 gr. di farina di lino, 200 gr. di sugna e 1000 gr. di

vino rosso. La bollitura si protrae sino a consistenza e si

applica sulla parte malata.

 

 

 

 

 

   Ebbio

 

      Sambucus ebulus, L.

   NOMI DIALETTALI: Sambuch salvadegh, Sambughi

mati, Eglo.

   DESCRIZIONE: Fusto erbaceo, eretto (50-150 cm.);

foglie grandi pennatosette con 5-9 segmenti acuminati,

seghettati; stipole fogliacee, seghettate; fiori bianchi tutti

pedicellati; bacche globose, nere con succo color rosso

sangue. H: nei margini dei boschi, dei terreni incolti e

lungo le rive dei fossi. P: foglie, frutti e corteccia della

radice. R: foglie e frutti a maturità; la corteccia in autun-

no. F: Caprifogliacee.

 

Edera

      Hedera Helix, L.  TAV. 3 N. 23

   NOMI DIALETTALI: Erla, Elina, Ellera, Rèlo.

   DESCRIZIONE: Fusto legnoso, rampicante, ramoso;

foglie sparse, coriacee, persistenti, lucenti, cuoriformi, po-

ligone con 3-5 lobi triangolari acuminati; fiori piccoli ver-

dastri in ombrelle quasi globose con raggi numerosi; frut-

to: bacca globosa nera. H: comune nei luoghi freschi e

ombrosi. P: foglie e bacche. R: estate-autunno. F: Ara-

liacee.

   Le. foglie, cotte a lungo nell'acqua, danno un liquido

salutare per impacchi sui tumori, piaghe maligne, forunco-

li, varici; fanno uscire il pus, pulendo così i tumori. Se

cotte nell'aceto, servono contro la rogna e la tigna, lavan-

do le parti infette mattina e sera.

   Le bacche sono purgante drastico e se ne usano da 8

a 10 nelle costipazioni. Schiacciate e poste nel vino scac-

ciano i calcoli e la renella. Si prende di quando in quando

un bicchiere. Attenzione però, perché dette bacche sono

velenose. I semi, ridotti in polvere (100 gr. in un litro di

vino, messi in macera per 48 ore) sono un rimedio eccel-

lente contro le affezioni nervose, nella emicrania, nelle

vertigini, nelle palpitazioni e nell'idropisia. Se ne prende

un bicchiere la mattina e uno la sera. Con l'infuso delle

foglie si lavano e si levano le macchie dai vestiti di lana e

di seta. Prima di lavarli si lasciano in composta qualche

ora.

 

 

   Edera terrestre

       Glechoma hederacea, L. TAV. 5 - N. 38

 

   DESCRIZIONE: Fusti prostrati, radicanti (20-80 cm.);

foglie reniformi-rotonde, crenate, tutte picciolate; fiori in

fascetti ascellari di 2-3; calice tuboloso a denti ovali acu-

minato-setacei; corolla rosso azzurra, lunga il triplo del

calice con lobo medio piano a cuore rovesciato. H: comu-

nissima ai margini dei campi, nelle siepi, nei luoghi erbosi

e località fresche. P: tutta la pianta. F: Labiate.

   Il the e il succo (20-50 gr. in 1 litro d'acqua),

giovano nello sputo di sangue, in tutte le malattie di petto

con espettorazione mucosa, nella tisi incipiente, nel gozzo,

nel mal di gola, nella tosse secca, ribelle, nella polmonite,

nelle malattie urinarie. Questo the e anche gustosissimo, e

si presta meglio del thè cinese. L'erba si può usare anche

come insalata e nella minestra.

   Come the pettorale si può unire benissimo con il

Millefoglio, Farfaro e Veronica officinale.

 

 

 

 

 Enula

       Inula Helenium, L.

 

   DESCRIZIONE: Radice grossa, carnosa; fusto eretto,

grosso, striato (90-150 cm.); foglie ovato-lanceolate, acu-

te, dentate, vellutato-lanose di sotto, le inferiori grandi

(30-50 cm.) picciolate, le superiori cuoriformi abbraccian-

ti; capolini grandi gialli; linguette numerose, strettissime,

acheni tetragoni, glaberrimi. H: sporadica qua e là nei

luoghi umidi montani. P: le radici. F: Composte.

   L'Enula ha proprietà antispasmodiche, disinfettanti,

purgative, moderatrice della secrezione bronchiale, come

pure eccitanti delle vie digestive e urinarie. In decozione:

15-30 gr. di radici in 1 litro d'acqua e la macerazione di

80 gr. per 8 giorni in 1 litro di vino. Questo specialmente

da usarsi nelle bronchiti cagionate da influenza.

 

 

 

  Epatica

     Anemone Hepatica, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Viole mate, Erba Trinità, Viole.

  DESCRIZIONE: Rizoma breve, nerastro; foglie inferio-

ri nerastre cuoriformi, trilobe a lobi ottusi; steli lunghi

quanto le foglie; uniflori; fiore violetto o biancastro, rare

volte rosa; involucro a foglioline intere ovali; carpelli

bislunghi tomentosi, terminanti in punta corta e glabra.

H: comune nei boschi fino alla zona subalpina. P: le

foglie. R: l'estate. F: Ranunculacee.

  L'Anemone epatica è fra le prime pianticelle che ci

annunciano la primavera. Essa possiede qualità astringen-

ti, e il the di foglie disseccate vale contro lo sputo di

sangue. Le foglie fresche pestate servono quale vescicato-

rio, applicate sui paterecci (panarizzi).

 

 

 

  Epitimo

     Cuscuta epithymum, Murr.

 

  DESCRIZIONE: Fusto ramoso; fiori rossastri o bian-

chi, raccolti in glomeruli; lobi del calice piani o subcilin-

drici; corolla 4-5 partita con tubo uguale al lembo o più

lungo; squame ipostaminee occludenti il tubo, moltidenta-

te; stili due distinti più lunghi dell'ovario; stimmi filifor-

mi; cassula deiscente. H: comune fino alla zona alpina. P:

la pianta intera. F: Convolvulacee.

  Questa pianta parassita, di molteplici varietà, che por-

ta ingenti danni alle colture e che i nostri contadini chia-

mano «Erba dal foc», perché distrugge, è pur pianta medi-

cinale. Essa è leggermente lassativa, colagoga, ma molto

più usata per le sue virtù carminative. Si prescrive il 2%,

dell'estratto, da berne 2-4 cucchiai prima dei pasti.


   Erba cornacchia

      Sysimbrium officinale, Scopoli

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso, divaricato

(20-30 cm.); foglie inferiori lirato-roncinate, le superiori

astate; fiori piccoli gialli in racemi terminali nudi; silique

lineari lesiniformi, appressate alla rachide, con tramezzi

sottili, trasparenti. H: nei luoghi incolti, lungo le strade di

campagna, intorno ai depositi di macerie. P: tutta la pian-

te. R: in fioritura. F: Crocifere.

   Tutta la pianta contiene una sostanza solforosa, la

quale, a contatto con la mucosa, provoca secrezione bocca-

le e faringea, e per continuità anche laringea e bronchiale.

Quindi si usa nella raucedine, nella secchezza di gola, nei

dolori e infiammazioni delle vie respiratorie. Si fa il decot-

to di 16 gr. in una tazza d'acqua. È preferibile la pianta

fresca; se secca, deve essere all'asciutto e riparata dall'aria.

 

 

 

   Erba s. Barbara

      Barbarea vulgaris, R. Br.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, angoloso, ramoso in al-

to; foglie lucenti, le basali lirate, con lobo terminale roton-

do, cuoriforme; le superiori obovate, dentate a denti disu-

guali, ottusi; fiori gialli; peduncoli grossetti, arcuati, ascen-

denti; silique lunghe, lineari, le più giovani eretto-patenti.

H: nei luoghi umidi e lungo i fossi e corsi d'acqua. P:

tutta la pianta. F: Crocifere.

L'Herba sanctae Barbarae» si usa per le fistole e

tumori, applicando l'erba contusa.

   Le foglie sono un ottimo alimento e si usano come le

spinacce o in insalata, essendo la pianta verde anche l'in-

verno, associata al Nasturzio.

 

 

 

 

 

 

   Erba fragolina

      Sanicula europaea, L. TAV. 9 N. 65

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato semplice (20-40

cm.) con uno-due rami in alto; foglie quasi tutte basali,

lungamente picciolate, palmato-partite, con 3-5 lobi rom-

boidali inciso dentati; ombrella terminale irregolare con

2-8 raggi disuguali; fiori quasi sessili poligami, rossicci;

frutto ovoideo irto da aculei uncinati. H: nei boschi umi-

di, ombrosi della zona montana e subalpina. P: foglie e

radici. F: Ombrellifere.

   L'<<Herba Saniculae sanctae Diapensae» è inodora e

di sapore acre. Le foglie e le radici servono quale empia-

stro sulle ferite e ascessi. Il the unito con miele serve

come gargarismo contro il mal di gola e di bocca. Le foglie

polverizzate (una punta di coltello) sono stomachiche e

digestive. Il succo, preso sullo zucchero, stagna il sangue e

ferite interne.

 

 

 

   Erba peperina         ( Filipendola)

      Spiraea Filipendola, L.

 

   DESCRIZIONE: Radice con fibre ingrossate in tuberco-

li; fusto eretto semplice, poco foglioso (30-60 cm.); foglie

lanceolate allungate, pennatosette a segmenti numerosi

(15-20 coppie) pennatifido seghettati; fiori bianchi in ci-

ma terminale; petali obovati con lingua corta; stami più

corti dei petali. H: qua e là nei prati di montagna e nei

boschi chiari erbosi. P: foglie, fiori e tuberi. F: Rosacee.

   Con le radici di questa pianta si preparano decozioni

astringenti e diuretiche; quindi si adoperano contro la

diarrea e dissenteria e nella ritenzione d'orina: dose:

30-60 grammi in 1 litro d'acqua.

   Anche le foglie e i fiori hanno proprietà astringenti e

purgative.

 

 

 

   Erba radioli

      Asplenium adianthum nigrum, L

 

   DESCRIZIONE: Foglie lucenti d'un verde scuro bitri-

pennatosette; lobi dei segmenti dentati. H: sui muri vec-

chi delle strade e delle case diroccate. P: tutta la pianta.

R: in ogni tempo. F: Polipodiacee.

   Tutta la pianta ha una leggera azione aperitiva, petto-

rale, emolliente, come il Capelvenere, benché inferiore a

questo.

 

 

 

      Erba vescicaria (Senna falsa)

           Colutea arborescens L

   DESCRIZIONE: Arbusto a foglie impari pennate, con

3-5 coppie di foglioline obovate, spesso smarginate; stipo-

le piccole lanceolate; fiori 2-6 gialli in racemo ascellare

peduncolato; calice a tubo corto, coperto di peli neri appli-

cati; legume pendente a guisa di vescica, con pareti traslu-

cide venate. H: nei boschi cedui esposti al sole della zona

collina e montana. P: le foglie. F: Papilionacee.

   Questa pianta ha un'azione lassativa, simile alla vera

Cassia proveniente dall'Africa. Si adoperano i semi, ma

più spesso le foglie. Infuso: 30 gr. in 1 litro d'acqua.

 

 

   Erba vetriola

      Parietaria officinalis, L

 

   NOMI DIALETTALI: Vedriola, Erba cristallina.

   DESCRIZIONE: Fusti erbacei eretti (20-40 cm.) per lo

più semplici; foglie ovato-lanceolate; fiori poligami in ci-

ma. H: nelle macerie e sui muri. P: la pianta. F: Ur-

ticacee.

     Tutta la pianta contiene mucilaggine & molti nitrati,

ai quali è dovuta l'azione diuretica, emolliente, pettorale,

risolvente, conosciuta fin dall'antichità. Si fa l'infuso di 30

gr. in 1 litro di acqua. È sempre meglio adoperare la

pianta fresca. Si adopera nell'idropisia, nella nefrite, nei

calcoli, nella renella e in tutte le affezioni della vescica.

Pestata, si usa come cataplasma sui tumori e sulle ferite. E

pure usata ovunque per pulire i vetri.

 

 

 

 

     Erba vetturina

 

           Melilotus officinalis, Desr.

 

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (30-100 cm.);

foglioline lunghe 1, 2'/2 cm.; obovate nelle foglie inferio-

ri, bislunghe nelle superiori, seghettate; fiori odorosi in

racemi lunghi, calice intiero con 5 nervature e denti disu-

guali; frutto ovale reticolato, rugoso, ottuso. H: nei campi,

sui muri e nei luoghi incolti. P: le foglie e sommità

fiorite. R: da maggio a giugno. F: Leguminose.

     Pianta simile all'erba medica (erba spagna) ma con

foglie più piccole e più ramificata, con fiori gialli a spica

(più raro bianchi) d'un aroma assai gradevole. Le foglie e

le sommità fiorite sono emollienti, carminative e -risolutive.

Si impiegano contro le infiammazioni, nelle malattie

degli occhi, e in cataplasmi nei tumori, tagli, ferite. A tal

uopo si prendono 200 gr. di olio di olivo, una manata di

Meliloto e si lascia in infusione a bagnomaria per 2 ore;

indi s'imbottiglia e si usa a tempo opportuno. Per dolori

della matrice si usano compresse.

 

 

 

 

     Erica minore

 

           Calluna vulgaris, L.              TAV. 4 - N. 28

 

 

 

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto molto ramoso; foglie opposte

in 4 serie, trigone, gibbose alla base; calice scarioso-

petaloideo. H: nei boschi cedui della zona montana. Fiori-,

sce in autunno, a differenza della Erica carnea, L., detta

dai nostri contadini — Brocon, Farlet — che fiorisce in

principio di primavera. P: tutta la pianta. F: Ericacee.

       Le foglie e le sommità fiorite hanno proprietà astrin-

genti, decongestionanti, toniche e diuretiche. Si prescrive

la decozione di 15 grammi di foglie e fiori in 100 gr. di

acqua. Si usa pure con buon effetto nelle cistiti.

 

 

 

       Erioforo

               Eriophorum latifolium                         - TAV. 12 - N. 9

               Hoppe

 

       NOMI DIALETTALI: Piumini, Spazzeti de palù, Piu-

mazzi bianchi.

       DESCRIZIONE: Rizoma corto, obliquo; fusti quasi

trigoni (30-50 cm.), foglie lineari piane, trigone all'apice;

spighette nemorose, alla fine pendenti; peduncoli assai

scabri, quasi divisi; acheni bruni, obovato-bislunghi, arro-

tondati e senza punta all'apice. H: nelle torbiere, stagni,

prati paludosi delle valli. P: fiore. F: Ciperacee.

       L'Erioforo è rimedio specifico e pronto contro la

diarrea, tanto degli uomini che delle bestie. Si fa l'infuso.

Eguale virtù hanno pure le foglie di rovo di monte, man-

giate così quale companatico con il pane.

 

 

 

       Eucalipto

               Eucaljptus globulus, Labil.

 

       Albero originario dell'Australia, ma ora acclimatato

e coltivato in molte regioni d'Italia. Foglie alterne coria-

cee, persistenti, piegate a falce, d'un bel verde scuro; fiori

tetrametri, solitari o raggruppati all'ascella delle foglie;

frutto a bacca. P: le foglie. R: in ogni stagione. F:

Mirtacee.

     Le foglie sono toniche, astringenti, febbrifughe,

antispasmodiche e si usano quindi con efficacia nell'asma,

nelle bronchiti croniche, in tutte le forme catarrose e nelle

malattie del tubo digerente. Si fa l'infuso di 20-30 gr. in 1

litro di acqua. Nell'asma si fanno fomentazioni di un pizzico

di polvere su di una lamina di metallo arroventata.

Sono pure indicate contro il diabete (bollire 7 gr. in 150

di acqua).

 

 

 

 

     Eufrasia

          Euphrasia offtctnalis, L.         TAV. 1 N. 8

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto (5-20 cm.); foglie sessili

ovate con denti ottusi nelle inferiori e acuti nelle superio-

ri; calice glandoloso, villoso; fiori bianchi, striati violetto

con palato giallo. H: ama i pendii erbosi, i prati con

piante latifoglie, i prati magri di monte, fino alla zona

alpina. P: tutta la pianta. R: in fioritura e dopo. F: Scrofu-

lariacee.

     L'«Herba euphrasiae» si usa per il mal di occhi,

lavandoli con l'acqua bollita della pianta, o sovrapponen-

dovi una pezza bagnata nella stessa acqua. L'acqua per gli

occhi si prepara con queste dosi: 60 gr. di acqua di eufra-

sia, 60 gr. di acqua di rose (petali bolliti), 4 gr. di aloè, e

un grammo e mezzo di sale 'di piombo; si mischia bene

agitando prima dell'uso. Se ne fanno cadere ogni sera

alcune gocce sugli occhi, mediante il contagocce, o con

una spugnina pulita. Nelle malattie di occhi, si può usare

anche internamente sia il the, come il sugo: migliora il

sangue, favorisce la digestione, rinforza lo stomaco e mi-

gliora i succhi gastrici. La polvere, immersa nel latte, bro-

do o acqua, è rimedio popolare contro l'itterizia e la debo-

lezza di ventricolo.


 

 

       Evonimo

               Evonymus europaeus, L.

 

       NOMI DIALETTALI: Barete da pret, Cor de frate, Cio-

petine, Bassibèch, Bine de pan.

       DESCRIZIONE: Frutice con rami giovani tetragoni, li-

sci; foglie opposte, bislunghe lanceolate, acuminate, se-

ghettate; petali bislunghi biancastri; stami eguali al calice;

cassule 4 lobe e lobi ottusi. H: comune nelle siepi e nei

boschi, fino alla zona subalpina. P: la corteccia della radi-

ce e i semi. F: Celastracee.

       I frutti di questa pianta sono fortemente emetici e

purgativi. Tre o quattro sono bastanti per ottenere un

effetto energico, quindi poco consigliabili, perché drastici

e velenosi. La decozione per uso esterno, tanto dei frutti,

come della corteccia della radice, serve come impacco e

insetticida, nella cura della scabbia e della rogna. Dal. suo

legno si ricava un carbone eccellente per la polvere da

schioppo. Anche la cenere proveniente dall'evonino serve a

pulire la testa dalla forfora e dai parassiti.

 

 

 

       Faggio

              Fagus silvatica, L.

 

      Nomi DIALETTALI: Fòvo, Fòo, Fòvi, Fo, Faghèr,

Fagàro.

DESCRIZIONE: Foglie ovali, superficialmente denticolate,

cigliate nel margine, a nervature sporgenti. H: comune nella

zona montana. P: faggiole, corteccia, libro. F: Copulifere

       Le faggiole contengono i 16-17% di olio; 50 kg.danno

6 kg. di olio fino e 2 di torbido: il primo sostituisce

benissimo l'olio d'olivo; il secondo serve per ungere e  bruciare.

     La corteccia dei rami giovani serve come quella della                                                                                                                    quercia, se raccolta in primavera, specie nelle febbri inter-                                                                                                                     mittenti. Dose: 15 gr. di corteccia secca, o 30 di verde,                                                                                                                     bollita, in un quarto d'acqua.

     Il creosoto si ricava pure dal legno di faggio. Il medico

lo prescrive nelle malattie polmonari, nella diarrea,                                                                                                                    nelle fermentazioni eccezionali del ventricolo, nella dissen-                                                                                                                     teria, nel catarro intestinale, nel diabete, contro i vermi.                                                                                                                     Per uso esterno si adopera nei cancri, negli ascessi, nell'in-                                                                                                                     fiammazione alla bocca, nei denti infetti e cavi. Attenzione                                                                                                                     però, perché il creosoto infetta i denti sani. La cenere                                                                                                                     bollita dà un'eccellente potassa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Farfaraccio

 

         Petasites officinalis, Mönch                                                                              

 

 

     NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Capelazzi, Patacrem,

Baldana, Rodele, Pié de mussa.

     DESCRIZIONE: Fusto eretto lanoso (30-50 cm.); fo-

glie basali grandi cuoriformi o reniformi, angoloso-denta-

te, con lobi basali sporgenti nell'insenatura, pubescenti di                                                                                                                     sotto; capolini rosei o biancastri in tirso conico, alla fine                                                                                                                     allungato; foglioline involucrali lineari-bislungo ottuse.                                                                                                                     H: luoghi umidi, vicino alle sorgenti, lungo i corsi d'ac-                                                                                                                     qua. P: le foglie, i fiori e i rizomi. F: Composte.

 

     Le radici o rizomi cotti nel vino giovano contro

l'asma unita a tosse, nell'artrite, nella febbre, nei dolori                                                                                                                     della vescica; è emolliente, aperitiva. e sudorifera. Con le                                                                                                                     foglie e i capolini si fanno infusi espettoranti e calmanti                                                                                                                     della tosse. Dose: 50 gr. in un litro d'acqua. Le foglie                                                                                                                     pestate servono quale detersivo contro le piaghe ulcerose.                                                                                                                     La polvere della radice si usa essa pure a cospargere le                                                                                                                     piaghe e i tumori maligni.

 

 

    Farfaro

       Tussilago Farfara, L.    TAV. 6 N. 45

 

   NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Erba de la toss, Capele-

ti, Capule, Rodele, Stàlfera, ecc.

   DESCRIZIONE: Fusti eretti, semplici, lanosi (10-20

cm.); rizoma grosso; foglie basali svolgentisi dopo i fiori,

cuoriformi, rotonde, angolose, bianco-tomentose di sotto

con cauline lanceolate squamiformi. H: luoghi umidi, ar-

gillosi e lungo i rivi e i fiumi. P: fiori, foglie, radici. R:

fiori quando stanno per sbocciare, le foglie in estate, le

radici in primavera e autunno. F: Composte.

   I fiori gialli sono i primi che compariscono in tutte le

zone, appena sdiacciato il terreno, o appena sparita la

neve. Fioriscono e sfioriscono prima che spuntino le fo-

glie; da qui il nome — filius ante patrem. — Il the dei fiori

(un pizzico in un quarto d'acqua), preso nella stagione

umida e fredda, giova contro la tosse e i catarri. Se ne

prende una tazza mattina e sera. Eguale virtù hanno pure

le foglie. Le radici, raccolte prima della fioritura, danno

un buon the per i polmoni, nelle febbri etiche, nei flussi

catarrosi e nelle scrofole. Il decotto forte, fatto di fiori,

foglie e radici, serve per impacchi nei tumori. Nell'asma e

tosse si fumano le foglie.

 

 

 

   Felce maschio

       Polypodium filix mas, L. TAV. 4 N. 29

 

   NOMI DIALETTALI: Féles-i, Far, Farni, Fèlése, Flefs,

Flees,

   DESCRIZIONE: Rizoma grosso; foglie bislungo-lanceo-

late (40-80 cm.), pennatosette con segmenti lanceolati,

pennato-partiti, a lobi bislunghi, ottusi o quasi troncati,

scabri. H: comune nelle radure dei boschi, nei luoghi

ombrosi e fra i cespugli. P: la radice. R: autunno-primave-

ra. F: Felci.

   La radice della felce maschio, che ha odore sgradevo-

le, sapore pizzicante e amaro, è rimedio insuperabile per

l'espulsione della tenia (verme solitario). Si libera il rizo-

ma da tutte le squame, senza lavarlo nell'acqua, si estrae

la parte giallo-verde interna. Si prende la dose di 12-15

gr. di polvere a digiuno, in 200 gr. di acqua. Due ore

dopo, si prende una buona dose di olio di ricino. Per

aiutare l'evacuazione del parassita, si usa prendere un'insa-

lata di aglio, cipolle e arringhe. Però è sempre meglio

interessare il medico, per evitare seri inconvenienti, perché

detto rizoma e assai velenoso.

   Il letto più salutare per le persone che patiscono

crampi, dolori alle articolazioni, reumatismi, è quello di

involgere il corpo in un sacco ripieno di Felci secche. Il

sonno, in questo letto singolare, porta il perfetto riposo.

Per di più, in tal letto non vi possono regnare nè pulci, nè

cimici. La radice di felce maschio cotta nell'aceto, si ado-

pera per far frizioni contro il gozzo, con buon esito. Nel

reumatismo, nelle lombaggini, nei dolori articolari, nella

sciatica, nei nodi artritici, si fa l'impacco delle foglie verdi

sulle parti doloranti. Dapprincipio si sente un dolore più

forte, ma poi svanisce affatto. Per sordità, causata da

raffreddori, si usa riposare la testa su di un cuscino ripie-

no di foglie verdi, e l'udito ritorna interamente.

   Il Professor Antonelli direbbe che nella pozione che

si dà per espellere la tenia, non si può far susseguire olii,

ma calomelano, gialappa o convolvolo delle siepi. I bagni

ai piedi fatti per alcuni giorni con queste radici bollite

fortemente, levano i dolori spasmodici e gottosi; applicate

ai piedi, levano l'infiammazione.

 

 

 

 

   Fieno greco

          Trigonella foenum graecum,

 

     DESCRIZIONE: Pianta erbacea importata dall'Oriente

e da noi coltivata nei giardini e nei prati. Raggiunge l'altez-

za di 30-40 cm. simile al Trifoglio con foglie trifogliate,

ovali, bislunghe e cinericce nella pagina inferiore; fiori

bianco-giallastri; frutto una siliqua lunga terminante in

forme di corno; semi giallo-dorati, duri, solcati. R: giu-

gno-settembre. F: Leguminose.

     I semi sono molto medicinali, usati ancora dagli Ara-

bi come emollienti e dissolventi.

     Il the dei semi (bollirne due cucchiai in 1 quarto di

litro di acqua) serve quale stimolante degli organi digeren-

ti, nella diarrea, colica, ventosità e nelle infiammazioni

della pelle. Con la farina si fanno impiastri contro tumori,

foruncoli, ulceri, gonfiori, piedi piagati; disciolgono le

materie putride, puliscono, chiudono le ferite e gua-

riscono.

     Con l'acqua si fanno gargarismi per le tonsilli infiam-

 mate. I cataplasmi si fanno con 3-4 cucchiai di farina, un

 )o' di acqua con dell'aceto da renderli consistenti.

 

 

 

 

 

 

 

     Finocchio

          Foeniculum officinale, Allioni

 

     H: qua e là nei luoghi incolti e secchi, coltivato

  ovunque.P: il frutto. F: Ombrellifere.

 Il frutto del finocchio è usato in medicina, come

  l'anice e il cumino tedesco. Esso è stomachico, diuretico,

  carminativo, risolvente, galatoforo (che favorisce

la secrezione del latte). Si usa l'infuso al 10% d'acqua.

Anche le radici,

specialmente allo stato fresco, sono diuretiche e 

carminative. Si fa l'infuso: da 20 a 50 gr. in un litro acqua.

Le radici si mangiano in insalata come il sedano.

   Il finocchio arresta pure il singhiozzo e il vomito.

Per uso esterno sono raccomandati i cataplasmi per conser-

vare e migliorare la vista, negli ingorghi delle mammelle e

nei tumori maligni.

   L'acqua, nella quale si sono bolliti i semi serve per la

testa contro le croste e la tigna e per gargarismi.

 

 

   Fiordaliso

     Centaurea Cyanus, L.

   NOMI DIALETTALI: Batiségola, Conovani, Scoate tur-

chine, Flor blavéta, Glorini.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (30-80 cm.); fo-

glie basali trifide, pennato-partite o intiere, le successive

inferiori dentate alla base, le superiori sessili lineari, affat-

to intere; capolini mediocri terminali ovoidi; squame invo-

lucrali ovato-lanceolate, dentato-cigliate, con cigli piani

argentini; fiori del raggio azzurri, di rado bianchi o rosei;

pappo quasi uguale all'achenio. H: nei campi di cereali.

P: la pianta fiorita. F: Composte.

   Questa pianta, una volta in rinomanza, oggi ha per-

duto il suo primiero prestigio; tuttavia è adoperata anche

adesso contro la tosse, ed è diuretica e lassativa. È pure

usata contro il bruciore degli occhi. A tale scopo si fa il

decotto di fiori, e con l'acqua si lavano gli occhi rossi o

infiammati.

 

 

   Fiori di fieno

 

   L'infuso, con 3-5- manate nell'acqua bollente e chiuso

in un vaso, o lasciato bollire per 15 minuti, è utile per

molte malattie, quale aperitivo, risolvente e tonico. Si usa

di solito: per pediluvi, nel caso di piedi gelati, sudore

putrido, ferite, schiacciamenti, stasi nella circolazione del

sangue, artrite, incallimenti, duroni, tumori delle unghie,

e piedi suppuranti aperti. Per impacchi e involti, nel reu-

matismo, anche articolare, artrite, male di stomaco, scrofo-

le, tumori, gonfiezze, ascessi.

   Gli involti giovano pure nella rosolia (rosa pila, risi-

pola), se l'infuso è usato a caldo, nell'orticaria, scarlattina

e nefrite.

   Nelle intossicazioni del sangue, si involge per tempo

nell'infuso caldo e cocente, osservando che la fasciatura

che copre con i fiori la parte malata deve restar ferma per

parecchie ore, bagnandola invece con acqua caldissima

dell'infuso. In tal modo il veleno viene cacciato.

   I vapori di fiori di fieno si usano, come quelli della

d'orinazione e nei mali di vescica di tutte le specie.

coda cavallina, contro l'idrope incipiente, nelle sofferenze

 

 

   Fragola

 

           Fragola Vesca, L.

   Pianta conosciutissima, e quindi non ha bisogno di

descrizione. H: ovunque fino alla zona alpina. F:

Rosacee.

   Il frutto giova nell'artrite, nella disposizione all'apo-

plessia, nella pienezza di sangue, nell'obesità, nei mali di

fegato, nei disturbi intestinali, nell'emorroidi, nei disturbi

generali della sensibilità. Si prendono sempre con zucche-

ro e vino. A certe persone, specialmente donne, dal man-

giarne avvengono eruzioni cutanee; però tale conseguenza

non è nè pericolosa, nè dannosa.

   Il succo è indicato nell'artrite, nella podagra, nel mal

della pietra, contro i vermi, e in modo particolare nella

stitichezza.

   Il rizoma e le foglie in decozione (2 gr. per una tazza

d'acqua) servono contro i catarri intestinali, nelle affezioni

della mucosa boccale, per i sedentari, per i nervosi e nelle

costipazioni.

   Questi frutti sono indicatissimi per espellere gli acidi

urici; così pure possono usarne con grande vantaggio i

tisici, gli anemici, i clorotici per gli elementi minerali che

contengono.

 

 

     Frangola

         Rhamnus Frangula, L.

 

 

     DESCRIZIONE: Fruttice o arboscello; foglie alterne,                                                                                                                 caduche, ellittiche, acuminate, affatto intiere; stipole lesi-                                                                                                                 niformi; fiori ermafroditi, pentandri; stimma a capolino                                                       drupa globosa, rossa e poi nera. H: nei boschi umidi e                                                                                                                 freschi, lungo i corsi d'acqua. P: corteccia. F: Ramnacee.

     La corteccia di frangola è antipiretica (contro la feb-

bre) antielmintica (contro i vermi), e anche purgativa: è

un comodo succedaneo del costoso rabarbaro. Giova con-                                                                                                                 tro l'emorroidi, nei dolori di fegato e di milza, negl'ingor-                                                                                                                 ghi e nell'idropisia. Si prescrive l'infuso di 30-40 gr. in '/2                                                                                                                 litro d'acqua. L'estratto della corteccia interna si adopera

quale lavaggio contro la rogna, tenia e altre malattie della

pelle.

     Quale blando, ma efficace, purgante, si usa il decotto                                                                                                                 di 15-20 gr. di scorza ben secca in 1 litro di acqua. Esso                                                                                                                 non produce nè irritazione delle mucose, nè rilasciamento                                                                                                                 intestinale, nè intossicazione; anzi il Dottor Leclerc                                                           

Lo indica perfino alle donne in stato interessante, e a tutti

che patiscono stitichezza proveniente da dolori inte-                                                                                                                 stinali.                                                                                                        

 

 

 

 

 

 

     Frassino comune

         Fraxinus excelsior, L.

 

     DESCRIZIONE: Albero; foglie dispari pennate, con

                                                                                                                foglioline da 9-13 ovali lanceolate o bislunghe, seghettate,

sessili. H: comune nelle località fresche della zona monta-

na e subalpina. P: la corteccia e le foglie. R: quando le

foglie distillano una specie di gomma (manna), il che

avviene in maggio-giugno. F: Oleacee.

 

 

     Le foglie e la corteccia, specialmente quella della

radice, contengono molto tannino e sono febbrifughe, antireumatiche,

diuretiche e purgative. Si usa la decozione Dose: 20 gr.

di foglie in 200 d'acqua, nelle affezioni

reumatiche e gottose. Le foglie hanno un'azione purgativa

simile a quella della senna: (decozione di 15 gr. in 250 di

acqua). Nell'idropisia, si adopera il decotto della radice al

10%. Eguale dose si adopera pure nelle febbri e nei mali

di fegato. Si può usare anche un cucchiaio di samare, in

una tazza d'acqua bollente. Samare vien chiamato il

frutto.

   Le foglie di Frassino sono pure efficaci nel reumati-

smo e nella gotta, come pure nell'artrite. Dose: infuso di

8-10 gr. di foglie tagliuzzate in 250 di acqua che si lascia

sedare per 15-20 minuti, che si beve a caldo, o la decozio-

ne per 6-8 minuti nella stessa dose, lasciando raffreddare.

La radice ha più forte azione diuretica.

 

 

 

   Fumaria

           Fumaria officinalis, L.

 

   DESCRIZIONE: Pianta un po' glauca; foglie bipennate

e a segmenti piani, bislungo-lineari; sepali ovato-lanceola-

ti, dentati, lunghi circa 1 terzo della corolla e di questa

più stretti; frutti eretto-patenti, più larghi che lunghi, glo-

boso-troncati e quasi smarginati all'apice. H: comune nei

campi, negli orti, lungo le strade e sui muri vecchi. P:

tutta la pianta. R: in fioritura. F: Papaveracee.

   Questa piantina ha proprietà toniche, risolutive, de-

purative, sudorifere. Si usa nell'itterizia, nello scorbuto,

nelle malattie della pelle. Dose: infuso: 100 gr. di fuma-

ria in 250 d'acqua. Se ne prendono due o tre tazze al

giorno, per una settimana, come tonico e depurativo, nel-

l'itterizia, e negli ingorghi del basso ventre. Nell'arterio-

sclerosi riesce ottimo ipotensore.

   L'infuso di fumaria è adoperato con grande vantag-

gio nelle serpigini e malattie cutanee, lavando con esso le

parti malate. Tanto nell'infuso, come nel succo, si può

unire il dente di leone che possiede quasi le stesse qualità.

L'estratto si ha scottando l'erba secca nell'acqua bollente;

si lascia sedare e, filtrando il liquido, si cuoce con zucche-

ro fino a renderlo denso. Se ne prendono 3-4 gr. al dì,

solo con acqua.

 

 

 

 

  Gallio giallo

      Gallium verum, L. TAV. 7 N. 54

  DESCRIZIONE: Fusto rigido eretto, oscuramente ango-

loso (20-50 cm.); foglie in verticelli di 8-12 (1-3 cm.),

strettamente lineari, quasi setacee, lucenti di sopra, bianca-

stre o brevemente pubescenti di sotto; fiori gialli, odorosi,

in pannocchia bislunga, ramosissima e densa; frutti lisci,

glabri o pelosi. H: comune in tutti i prati e luoghi erbosi

asciutti. P: tutta la pianta fiorita. F: Rubiacee.

  Il Gallio giallo fu già adoperato come antiisterico e

antiepilettico, e si usa anche adesso come rimedio contro i

flussi di sangue e nelle scottature. In qualche luogo si

adopera l'infuso per preparare bagni ai bambini deboli. La

polvere dei fiori stagna il sangue da naso, così pure cospar-

sa sopra altre ferite sanguinanti.

 

 

   Genipì

      Artemisia Genipì, Weber - Glacialis, L.

  DESCRIZIONE: Pianta bianco-sericea; fusti ascendenti

semplici fogliosi (5-15 cm.); foglie picciolate 5-partite e

segmenti trifidi con lacinie strette lineari lanceolate; capo-

lini agglomerati in numero di 3-6 in corimbi compatti

quasi in ombrello con 40-50 fiori; corolle glabre. H: sulle

rocce della zona alpina. P: la pianta intera. F: Composte.

  Pianticella preziosa p er le sue virtù toniche, corrobo-

ranti, digestive. Ha le foglie simili a quelle dell'assenzio,

ma più piccole, color cenere-argento; la pianta raggiunge

appena l'altezza di 10-12 cm. Unita alle altre Artemisie di

alta montagna, quali: la Spicata Wulf, la Glacialis L., la

Mutellina Will, serve a fabbricare parecchi liquori, quali il

Genipì, l'Iva, il Vermouth.

 

 

 

 

 

 

 Genziana

      Gentiana lutea, L. TAV. 4 N. 27

 

   DESCRIZIONE: Fusto semplice (20-60 cm.); foglie

grandi, ellittiche, le basali picciolate; fiori peduncolati in

fascetti; calice spataceo, fesso da un lato; corolla gialla

con lacinie lunghe il triplo del tubo, patenti, lanceolate,

acute. H: abbastanza comune nel suolo calcareo, nella

zona dai 1200 ai 2000 m. P: la radice. R: in primavera o

autunno tardi. F: Genzianacee.

   La radice possiede qualità toniche, digestive, spasmo-

diche, vermifughe, e si adopera nelle dispepsie, nelle diar-

ree croniche, nei mali di stomaco, nella podagra ostinata.

Mancando di azione astringente, esercita, senza irritare il

suo potere tonico stimolante, aumentando la secrezione

salivare e gastrica. Inoltre essa sostituisce il chinino nelle

febbri intermittenti. La polvere si prende con una punta di

coltello, diluita nell'acqua, alcune volte al dì. La macerazio-

ne si fa con 3 gr. in una tazza d'acqua fredda, per 4 ore.

La tintura, fatta con le radici nello spirito di vino, si

prende a gocce (40-50) prima dei pasti sullo zucchero, o

con vino leggero. Si può fare la macerazione anche nel

vino bianco. Dose: 30 gr. di radici in un litro di vino. Si

prende a bicchierini.

   La cosiddetta «Bevanda celeste» si compone di gen-

ziana, borragine, origano, miele e vino. Le radici, cotte in

quantità di 30 gr. in 250-300 di acqua, danno un lavacro,

per fasciare ferite purulenti, ascessi, tanto dell'uomo che

delle bestie. L'acquavite di genziana è un eccellente sto-

machico.

 

 

 

 

    Genzianella

        Gentiana acaulis, L.

 

    NOMI DIALETTALI: Cuchi, Cioche, Braghie del cucù.

    DESCRIZIONE: Fusto brevissimo (6-10 cm.) unifloro;

foglie ovali o lanceolate in rosetta basale; lobi del calice

ovali appressati; corolla del calice punteggiata, a tubo

clavato-campanulato; stimmi semirotondi. H: comune nei

prati della zona montana, alpina. P: tutta la pianta. F:

Genzianacee.

    Questa bellissima pianticella, con un solo fiore, gran-

de, azzurro, quasi senza gambo e con radici gialle, ha le

stesse proprietà della genziana maggiore, ma meno attive.

È rimedio contro la stanchezza, nell'esaurimento nervoso,

nelle difficili digestioni. Si mette a macero la pianta con le

radici in vino bianco, generoso. Dose: 3 gr. in 1 litro di

vino.

 

 

    Ginepro

        Juniperus communis, L. TAV. 11 - N. 80

 

    NOMI DIALETTALI: Zinéver, Ginéver, Zinévro, Giné-

vro, Ginivrio, Brusìn, Giniéver, Zeneoro..

    DESCRIZIONE: Fruttice; foglie leggermente solcate di

sopra; coccole nere o nero-violacee, per lo più piccole e

assai numerose. H: sui pendii dei colli e dei monti, nelle

radure, nei pascoli aridi e luoghi incolti. P: i frutti e il

legno. R: quando le bacche sono nere. F: Conifere.

    Le bacche sono stimolanti, digestive, urinifere, carmi-

native e sudorifere. Esse alzano la temperatura del ventri-

colo, fanno crescere l'appetito, cacciando i gas. Dose: da 4

a 8 gr. in '/2 litro di acqua. Versando birra calda sulle

bacche un po' schiacciate e unite ad alcune foglie di assen-

zio, si ha un rimedio salutare contro le idropi ostinate.

Nei sudori soppressi, gonfiamenti al ventre o artritici,

nell'asma dei vecchi, nei flussi catarrali per rilassatezza di

vescica con conseguenti perdite notturne, giovano assai le

bacche cotte o crude, o prese nell'acqua naturale, minerale

o nell'acquavite. Preservativo della peste.

   Quale sudorifero si può bollire 125 gr. di legno in

1500 gr. di acqua fino a ridurlo a 1000; vi si aggiunge

125 gr. di vino bianco. Se lo prende in quantità di 100

gr. tre volte al giorno, a caldo, possibilmente al mattino.

   La pappa fatta con pane grattugiato, aceto e bacche

di ginepro schiacciate, posta sulla fronte o sulla nuca,

giova per il mal di testa ed emicrania.

   L'olio di ginepro, preso a gocce sullo zucchero, è

salutare nell'itterizia, nei calcoli biliari, nell'artrite,

nella ritenzione d'orina e nell'idropisia.

   L'olio inzuppato nell'ovatta, e questa messa in un

orecchio, guarisce spesso e in fretta il mal di denti, ed il

dolore di testa. Carta asciugante inzuppata in quest'olio e

applicata ai piedi agghiacciati e tiratevi sopra le calze,

riscalda i piedi e impedisce conseguenti malattie.

   Il Roob Juniperi si prepara con un quinto di bacche

e quattro quinti di acqua che si cuoce adagio: indi si

schiacciano le bacche: con il sugo, al quale si aggiunge

zucchero, si cuoce nuovamente adagio, fino a renderlo

sciropposo. È assai gustoso, e si dà a preferenza ai bambi-

ni raffreddati.

   L'acqua di ginepro si ottiene versando acqua bollente

sulle bacche; con ciò si ottiene una specie di vino assai

gustoso, che può conservarsi in bottiglie.

   Come diuretico si fa l'infuso di 10-15 gr. di bacche

schiacciate in 1 litro di acqua bollente; si lasciano le

bacche in infusione per circa un'ora, e se ne bevono 4-5

tazze al giorno. Il the fatto con le sommità dei rami giova-

ni serve quale depurativo del sangue. Dose: una manata

in una tazza di acqua bollente. Per rinforzare lo stomaco

si consiglia mangiare masticando adagino parecchie bacche

al giorno. Fa buon sangue, si digerisce meglio.

   Per uso esterno, tanto le bacche che i rami e le radici

bollite, servono per fare fregagioni nell'artrite e nei reu-

matismi.

 

 

 

  Ginestrella

      Genista tinctoria, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Erba zalda, Gialdine.

  DESCRIZIONE: Fusto ascendente eretto, striato

(40-100 cm.); foglie ovato bislunghe o lanceolato-acute,

pubescenti nel margine; fiori solitari, ascellari, racemosi;

pedicelli uguali al tubo del calice, con due bratteole all'api-

ce; calice e labbra quasi uguali; corolla gialla glabra; legu-

mi lineari glabri; semi compressi, olivastro-opachi. H: co-

mune in tutti i boschi dalla zona collina alla montana. P:

a preferenza i fiori, ma anche i polloni giovani e le foglie.

R: i fiori prima che cominci il frutto. F: Papilionacee.

  I polloni, le foglie e i fiori si cuociono insieme; si

mescola il succo ricavato con zucchero o miele, e si cuoce

nuovamente. Serve contro i calcoli, alle persone troppo

ricche di sangue e nei catarri intestinali. Si dà raramente e

in piccole dosi, altrimenti provoca il vomito. I fiori si

adoperano anche sulle ferite e tumori.

 

 

  Gittaione

      Agrostema Githago, L

 

  NOMI DIALETTALI: Rosola, Grófoi de camp, Viciarol.

  DESCRIZIONE: Pianta pelosa (30-100 cm.); fusto

eretto semplice o ramoso; foglie lineari acute; fiori grandi

solitari, lungamente peduncolati; calice con coste larghe e

lacinie più lunghe del tubo, lineari acute; petali porporini,

nudi alla fauce; carpidi ottusi. H: nei campi di cereali. P:

semi e radici. F: Diantacee.

  Una volta i semi e le radici venivano adoperati con-

tro le eruzioni cutanee e quale purgante. E opportuno

levare le sementi dal grano, perché la farina, contenente

in gran copia il Gittaione, si renderebbe tossica e nociva.

 

 

 

   Giusquiamo

      Hyosciamus niger, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-50 cm.); foglie cuori-

formi, rotonde, inciso-dentate, tutte picciolate; corolla con

lembo non reticolato da vene colorate, bianca; filamenti

degli stami bianchi. H: negli incolti, lungo le case dirocca-

te e vicino alle abitazioni. P: le foglie e i semi. R: le

foglie nel secondo anno di vegetazione, all'epoca della

fioritura. F: Solanacee.

   Questa pianta, detta anche Erba de santa Apollonia o

Erba dal mal de denti, e velenosa assai e insieme medici-

nale. Ha la stessa proprietà della Belladonna. Viene usata

negli affetti da mania, contro il tremito senile, contro

l'isterismo, nelle tossi convulsive, nell'insonnia e nell'in-

continenza di orina. Essendo pianta velenosa, le dosi devo-

no essere somministrate dal medico.

   Noto qui solamente che il nostro popolo suole masti-

care, e poi gettare fuori di bocca i semi per il mal di denti

e gengive infiammate, o, anche fare inalazioni per detti

mali; da qui il nome di Erba di santa Apollonia, perché

protettrice contro il mal di denti.

 

 

   Gramigna

      Triticum repens, L. TAV. 9 N. 69

 

   Nomi DIALETTALI: Agram, Agran, Gramègna, Raìs

de ciamp.

   DESCRIZIONE: Rizoma lungamente strisciante; fusti

eretti o ascendenti (50-100 cm.); foglie piane scaberrime

con parenchima trasparente; spiga gracile, compressa in

spighette distinte, ovali, cuneiformi nella fioritura; glume

1 quarto più corte della spighetta, lanceolate, acuminate.

H: comune nei campi, è una delle male erbe più temute.

P: il rizoma. F: Graminacee.

     Sebbene questa pianta sia una vera peste per i campi, essa

ha pure delle belle virtù medicinali, come depura-

tive, rinfrescanti, decongestionanti e diuretiche.

     La farina del rizoma, mescolata in parti eguali con

farina di frumento, dà un pane eccellente, nutritivo. Il

decotto serve nelle affezioni di petto, nelle oppilazioni del

basso ventre, mitigando, sciogliendo, promovendo l'orina

e nutrendo. Dose: si fa la decozione di 30 grammi di

radici pestate, in un litro di acqua.

     L'estratto si prepara cuocendo le radici, finché diven-

tano molli; si filtra ispessendo il liquido con nuova cottu-

ra, senza zucchero. Se ne prende di quando in quando un

cucchiaio nell'acqua, vino, brodo, ecc.

     Il decotto di questi rizomi è ottimo rimedio contro le

malattie dei bambini: febbri, tosse, tosse convulsiva, roso-

lia, eruzioni cutanee, macchie del corpo, malessere ge-

nerale.

 

 

 

 

 

     Granoturco

           Zea Mays, L.

 

     NOMI DIALETTALI: Formentac, Maiss, Panocce.

     H: coltivato nei campi. P: gli stimmi. F: Gra-

minacee.

     Gli stimmi del granoturco, ossia quella barbette che

escono fuori dalle pannocchie, hanno forte virtù diuretica,

fino a quadruplicare l'emissione in 24 ore, senza alcun

inconveniente e senza affaticare il rene. E preferibile pure

l'estratto fluido in dose di gr. 0,5 per ogni volta, ripetuta

dalle 2 alle 4 volte in un giorno.

     Si fa il decotto di 20-50 gr. in 1 litro di acqua. Se ne

bevono due tazze al giorno, prima dei pasti. Essendo

fortemente diuretico è indicatissimo per cacciare l'acido

urico, nell'albuminuria, nelle coliche nefritiche, nella cisti-

te e nei calcoli renali, e in tutti i casi nei quali è necessa-

rio promuovere l'orinazione.

 

 

       Graziola

               Gratiola officinalis, L.

 

       DESCRIZIONE: Fusto eretto inferiormente radicante

(20-30 cm.); foglie opposte lanceolate, dentellate; fiori

bianchi o rosa ascellari dentellati con due bratteole sotto a

calice e lunghi peduncoli. H: luoghi paludosi e prati umi-

di. P: la pianta intera. F: Scrofulariacee.

       La Graziola è purgante con proprietà drastiche e

violente, da evitarsi specialmente da coloro che soffrono

di malattie gastrointestinali.

       Si adopera contro i vermi, nella clorosi, nelle me-

struazioni scarse o ribelli, nelle malattie di cuore con com-

plicazioni renali, nella febbre quartana, nell'idropisia e

nella melanconia. Dose: l'infuso o la decozione di 5-8 gr.

in '/2 litro di acqua; niente di più, perché pianta velenosa.

In qualche luogo viene adoperata anche nelle forti indige-

stioni.

 

 

 

       Grespino dei campi

               Sonchus arvensis              - TAV. 1 - N. 1

 

       DESCRIZIONE: Radice strisciante; fusto eretto, cavo

(50-100 cm.); foglie un po' glauche, strettamente lanceola-

te, sinnato-roncinate e pennatofesse con lobi triangolari,

dentellato-spinosi; capolini gialli grandi in corimbo termi-

nale; foglioline involucrali esterne, peloso-glandolose co-

me i peduncoli. H: assai frequente nei campi di cereali.

P: la pianta intera. F: Composte.

       Questa pianta si adopera quale impiastro, con buon

esito, sulle ferite, nelle punture di vespe o d'altri insetti a

pungiglione o nocivi, nelle scottature e nelle enfiagioni.


      Imperatoria

          Imperatoria obstruthium, L.             - TAV. 8 58

 

         DESCRIZIONE: Fusto cilindrico, grosso, eretto, cavo

ramoso spesso rossastro, striato, poco ramificato in alto

(40-80 cm.); foglie inferiori grandi ternato o biternatoset-

te a segmenti picciolati ovali, larghi, irregolarmente seghet-

tati e inciso lobati acuminati; fiori bianchi in ombrelle, le

superiori con guaine larghe grandi; con 30-40 raggi; invo-

lucro ovale; involucretti di poche foglioline; frutto quasi

tondo con coste acute. H: pascoli umidi, ombrosi della

zona subalpina e alpina. P: la radice. F: Ombrellifere.

         La radice dell'imperatoria è stimolante ed eccitante

l'appetito e la digestione, presa in infuso da 15-20 gr. in

un litro di acqua. Masticata, giova contro l'emicrania. Gio-

va pure nelle coliche, nella ritenzione d'orina, e, come

clistere, per facilitare il parto difficile. Messa in infuso con

il vino, giova nella tosse cagionata da raffreddori, nei

catarri polmonari, nell'epilessia, nei crampi di stomaco,

nel mal della pietra; eccita il sudore; È pure indicata nella

idropisia e nell'itterizia. Messa nell'aceto, si applica com-

pressa, nelle parti doloranti di podagra.

 

 

    Iberico

           Hypericum perforatum, L.            TAV. 6 N. 46

 

         Nomi DIALETTALI: Preferata, Erba sbusa, Pèrico, Er-

ba del sangue, Erba dal tai, Erba de strie.

         DESCRIZIONE: Fusto eretto biangoloso (20-50 cm.);

foglie opposte ovali-bislunghe, lucido-puntate; fiori gialli

in cima cuoriformi; sepali lineari, lanceolati, acuti, intieri;

cassule con 2 striscie longitudinali in ogni valva. H: comu-

ne nei luoghi erbosi, al margine dei boschi, sui muri dei

campi. P: le sommità fiorite. F: Ipericacee.

         I fiori masticati colorano la saliva, e, stropicciati,

colorano in rosso le mani. Si usano come thè o tintura di

30 gr. in un litro d'acqua. Giovano per il mal di capo, o

nella congestione causata da indigestione. E pure rimedio

per male di polmoni, di bocca, nei vermi, per facilitare

l'orina e nei dolori della matrice. Il the di fiori, unito a

fiori di millefoglio e di tiglio, giova nel mal di capo, di

stomaco, nel catarro di petto e per le persone che bagnano

il letto. Questo thè è pure raccomandato nello sviluppo

dei giovani d'ambo i sessi. Fiori e semi, messi nel vino in

infusione, giovano nelle intossicazioni, facilitano l'orinazio-

ne e regolano i mestrui. Le foglie e i semi, pestati e messi

a modo di empiastro sulle ferite brucianti, le guariscono.

   L'olio contro le scottature si prepara in 1/2 litro di

fiori ben puliti, in 1 litro d'olio d'oliva, mettendolo al sole

in bottiglia ben chiusa. Dopo alcuni giorni si filtra l'olio,

con un pezzuola si spremono i fiori e vi si immettono di

nuovi. Quest'olio, oltreché nelle scottature, giova nelle

ferite, nella dissenteria epidemica; facendo fregagioni sul

ventre, fa cessare il dolore e chiude il corpo.

 

 

 

 

 

 

 

  Issopo

     Hyssopus officinalis, L

 

 

   DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (30-60 cm.);

fogli sessili bislungo-lineari o lanceolate; verticillastri volti

da un lato, ravvicinati in spiga terminale; corolla ceruleo-

porporina. H: sporadico qua e là nella zona montana, ma

più spesso coltivato negli orti. P: le foglie e le sommità

fiorite. F: Labiate.

   L'Issopo ha proprietà stimolanti, carminative, toni-

che, stomachiche e pettorali. L'infuso di 15 gr. in un litro

d'acqua aiuta la digestione, rinforza la mucosa polmonare,

giova nei crampi di petto, nei reumatismi, nelle coliche e

nei raffreddori. Contro l'asma, si mischia la polvere finissi-

ma d'issopo con miele, fino a rendere una poltiglia consi-

stente. Se ne prende la quantità di una nocciola mattina e

sera. Giova pure contro i vermi, per rinforzare gli occhi e

per gargarismi.

 

 

  Lamio albo

     Lamium album, L.  TAV. 10 – N 76

 

 DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-40 cm.); foglie ovato

cuoriformi, acuminate, seghettate; corolla bianca a tubo

curvato ristretto alla base, con una tacca davanti e sopra

la strozzatura; fauce poco dilatata, doppiamente carenata

sul dorso.

   H: luoghi freschi e prati umidi, nelle siepi, ai margi-

ni delle strade. P: fiori e foglie. F: Labiate.

   I «Flores lamii» sono ancora in gran pregio presso i

farmacisti. I germogli e i fusti giovani danno una buona

insalata. L'infuso giova nelle malattie di petto e polmona-

ri, nella dissenteria, nei flussi di sangue, nei disturbi di

utero e nei fiori bianchi. Il thè serve pure contro le scrofo-

le, nell'impurità di sangue; e il suo vapore serve contro il

mal d'orecchie e mal di gola. Dose: 10 gr. in un litro

d'acqua.

Lampone

 

 

 

    Lampone

        Rubus idaeus, L.

 

   Nomi DIALETTALI: Ampomolàr, Ampomàr, Am-

pomola.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-100 cm.)

con piccoli aculei setacei diritti; foglie impari pennate con

3-5 foglioline ovali, acuminate, seghettate, bianco-tomen-

tose di sotto, la terminale maggiore; fiori piccoli bianchi

in racemi poveri; petali obovato-cuneati eretti; frutto odo-

roso, rosso, tomentoso. H: nelle radure, nei boschi freschi

e sassosi, dalla zona collina a quella alpina. P: foglie e

frutti. F: Rosacee.

   Il lampone ha proprietà rinfrescanti, antiscorbutiche,

astringenti, nutritive. Si usa lo sciroppo con due parti di

zucchero e una parte di sugo dei frutti cotti insieme fino a

rendere la massa densa. Si dà agli ammalati quale rinfre-

scante contro la febbre, con acqua o limonata. I polloni

giovani e le foglie cotte nell'acqua danno un thè eccellente

contro la diarrea, la dissenteria, la colica e nelle mestrua-

zioni irregolari. Questo the serve pure quale lavaggio con-

tro le eruzioni cutanee, negli ascessi, negli occhi lagriman-

ti o purulenti, e quale gargarismo nel mal di bocca e di

gola. Viene ancora adoperata nei dolori reumatici di testa.

Le foglie fresche, applicate sul ventre, levano il calore di

stomaco e di fegato.

 

 

   Lantana

       Viburnum Lantana, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Antana, Lautana, Antìsele, Moli-

nare, Lentàm, Zimogna, Stropa.

   DESCRIZIONE: Arbusto ramoso (1-2 m.); foglie ovali

venose, seghettate, tomentose, intere, barbate nell'ascella

delle nervature, coriacee; fiori bianchi in cime dense termi-

nali con rami tomentosi; corolla con 5 lobi uguali; semi

cornei ovali, molto compressi. H: nei boschi cedui, ariosi,

soleggiati della zona collina-subalpina. P: le foglie e i

frutti. F: Caprifogliacee.

   Con le foglie e con i frutti di questa pianta si prepara

una decozione per gargarismi, nella cura dell'angina e co-

me clistere nelle affezioni catarrali dell'intestino. Le foglie

bollite nella lisciva servono a tingere in nero i capelli.

 

 

   Lappio

     Ranunculus bulbosus, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, bulboso alla base con

fibbre radicali gracili (20-50 cm.); foglie ternate o biterna-

te a segmenti trifidi inciso-dentati, il medio con lungo

piccioletto; fiori gialli; calice reflesso; rostro largo arenato;

carpello lenticolare liscio. H: prati umidi e luoghi

erbosi. P: il bulbo. F: Ranunculacee.

     Le radici e i bulbi, contusi, si adoperano come cata-

plasmi revulsivi e vescicatori, nella cura delle ischialgie

(sciatica). Prima di adoperarli è bene interpellare il medico,

per conoscere la pressione del sangue ed evitare quin-

di dei gravi inconvenienti.

 

 

 

     Larice

           Larix europaea, L.

 

     Nomi DIALETTALI: Larés, Làrsi, Làras, Làrase,

Lerge.

     DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.); fusto irregolar-

mente ramoso; foglie ravvicinate sopra un corto ramoscel-

lo in fascetto e caduche; pine piccole erette con squame

spesse, smarginate in alto. H: comune dalla zona montana

alla zona alpina. P: la resina. F: Conifere.

     La resina è raccolta specialmente nel Tirolo e una

volta anche nel Trentino, conosciuta sotto il nome di

Trementina di Venezia; sembra miele, d'un colore giallo-

gnolo trasparente, molto densa e attaccaticcia. Giova nelle

malattie sessuali e urinarie, nelle malattie del basso ventre

e nell'idropisia. Mescolandola con saponi e olii, se ne fanno

cerotti; inalata, giova nelle malattie dell'apparato respi-

ratorio. Per uso interno vengono adoperate le capsule in

dose, dalle 10-12 gocce. La corteccia bollita nell'acqua

giova nel mal di ventre e promuove l'orinazione; polveriz-

zata si applica sulle ferite aperte e sui tumori, come pure

sulle ulceri. Le foglie, tagliuzzate e applicate a modo d'em-

piastro, puliscono le piaghe purulenti; bollite nell'aceto, e

risciacquando la bocca, giovano nel mal di denti.

 

 

 

 

 

 

      Lavandola

             Lavandula spica, L.

            NOMI DIALETTALI: Spigo, Spich.

 

              DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-60 cm.); foglie sessi-                                                                                                                                                                                                                                                                                          li, lineari, ristrette alla base; fiori in spiga gracile, spesso                                                                                                                                                                                                                                                                                               interrotta alla base; brattee membranose brune, ovato-                                                                                                                                                                                                                                                                                                 romboidali; bratteole nulle. H: da noi coltivata negli orti;                                                                                                                                                                                                                                                                                                 inselvatichita si trova solamente, e rara, alle falde del                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Calisio e nei dintorni di Riva. P: fiori e foglie. F: Labiate.

              La Lavandola ha proprietà toniche, stimolanti, anti-                                                                                                                                                                                                                                                                                                spasmodiche. Si usa l'infuso di 50 grammi, di sommità                                                                                                                                                                                                                                                                                                 fiorite, in 1 litro di acqua e serve nell'atonia di ventricolo,                                                                                                                                                                                                                                                                                                 nelle congestioni, nel capogiro, nella malinconia e nei                                                                                                                                                                                                                                                                                                 patemi d'animo. Serve pure nella clorosi, nella dispepsia                                                                                                                                                                                                                                                                                                 (cattiva digestione) e nelle affezioni scrofolose. La Lavan-                                                                                                                                                                                                                                                                                                 dola, messa nel vino e bevuta a sorsi per alcuni giorni,                                                                                                                                                                                                                                                                                                 giova assai nei disturbi di fegato e di milza, scaccia l'itteri-                                                                                                                                                                                                                                                                                                 zia, l'idropisia, promuove l'orinazione, i mestrui e favori-                                                                                                                                                                                                                                                                                                 sce i parti difficili.

 

 

 

 

 

      Lichene islandico

              Cetraria islandica, L.    TAV. 6 - N. 47

 

 

        DESCRIZIONE: Tallo frondoso, di consistenza cartila-                                                                                                                                                                                                                                                                                             ginosa, color castagno da un lato e color oliva-chiaro dal-                                                                                                                                                                                                                                                                                                 l'altro; il margine conformato a lacinie, terminate da una

serie di ciglia. H: comune specialmente nei boschi delle                                                                                                                                                                                                                                                                                                 conifere, dai 1000 metri in su fino alla zona alpina. P: la                                                                                                                                                                                                                                                                                                 pianta purgata dalla terra e dai corpi eterogenei. F: Parme-

   Il the si usa nella tisi, nella bronchite capillare, nella

diarrea, nella dissenteria, dopo lo stato infiammatorio,

nello scorbuto e nelle malattie di esaurimento. Si fa il

decotto di 10 gr. in un litro di acqua. Dopo la prima

si getta via l'acqua, a cagione dell'amarezza. Si                                                                                                                                                                                                                                                                                  

cuoce di nuovo per mezz'ora, in un litro e mezzo di acqua,

fino a ridurla a un litro. In tal modo si ha una preziosa

bibita tonica, rinforzante, sciogliente il catarro.

     Viene pure usato nelle febbri intermittenti e dissente-

ria cronica. Dopo usato, non si deve gettare via, ma può

essere mangiato come l'insalata, essendo molto nutriente e

digestivo.

 

 

 

 

     Licopodio

 

          Lycopodium clavatum, L.            TAV. 2 - N. 11

 

 

     DESCRIZIONE: Fusto lungamente strisciante (60-100

cm.) ; foglie sparse, lanceolate, acute, terminate da lungo

pelo, minutamente denticolate: spighe ordinariamente 2

nell'estremità dei rami. H: nei boschi di conifere della

zona subalpina e alpina. P: le spore. F: Licopodiacee.

 

     La droga e costituita dalle spore, cioè da una polvere

leggera, mobile, granulosa, non aderente alle dita, di color

giallo pallido. Posta nell'acqua, galleggia, ma con la bolli-

tura affonda; gettata sulle fiamme brucia scoppiettando,

senza odore e senza fumo. È usata, quale polvere aspersoria,

nell'eritema (pelle arrossata) e nell'igiene dei bambini

lattanti, asciugando la pelle. Presa nell'acqua in dose da

1-3 gr., giova nei calcoli della vescica, nei catarri della

stessa, nel reumatismo, e nei crampi di stomaco. La stessa

pianta bollita nel vino, avrebbe le stesse virtù; e in genera-

le serve per tutte le malattie della pelle.

 

Linaiola

 

          Linaria vulgaris, Mill.

 

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto semplice (30-60 cm.);

foglie sparse, lineari, lanceolate; fiori grandi assai più lun-

ghi del calice; corolla gialla con sperone a essa uguale o

più lungo; cassula ovata. H: comune nei campi e nei

vigneti. P: le sommità fiorite. F: Scrofulariacee.

   Questa pianticella con fiori bianco-gialli, simili a

quelli della bocca di leone, ha proprietà calmanti e diureti-

che; quindi giova in infuso contro la ritenzione d'orina.

L'intiera pianta, pesata e applicata come empiastro sulle

emorroidi, vale a calmare rapidamente il bruciore.

   Simili virtù ha pure la specie consimile, la Linaria

Cymballaria, Mill.

 

 

 

   Lino

     Linum usitatissimum, L.

 

   H: coltivata. P: i semi. F: Linacee.

   I semi di lino hanno proprietà emollienti, rinfrescan-

ti, lassative, risolventi e si usano per molte malattie. Si

prepara la droga a freddo in questo modo: si mette un

cucchiaio di semi di lino in un bicchier d'acqua alla sera e

vi si lascia fino alla mattina. Durante questo tempo, esce

il succo mucoso dai semi, da formare una poltiglia gelati-

nosa; si scalda l'acqua fino che diventa liquido; si filtra e

si beve a digiuno. È ottimo rimedio contro le costipazioni

e come emolliente e calmante, nelle infiammazioni delle

vie urinarie. Si può fare anche il decotto, con una parte di

semi e 25 di acqua.

   I cataplasmi di semi schiacciati (farina di lino) servo-

no per risolvere gli stati infiammatori della mucosa bron-

chiale e intestinale, o per favorire la maturazione di raccol-

te di pus. Il decotto di semi, schiacciati attraverso un

pannolino e bevuto a tazze, dà una cura nel reumatismo,

nei catarri, nella tosse, nelle infiammazioni, nelle febbri e

nel mal della pietra. Anche l'olio che si estrae dai semi si

usa come impacco nei tumori, nei piedi aperti, e sul ventre

nella colica. Dosi: 4 parti di olio di lino e 3 di olio di

mandorle; oppure sulle ferite si possono usare 420 gr. di

olio e 4-5 tuorli d'uovo; oppure ancora: olio di lino e

acqua di calce in parti uguali, che è il miglior lenimento

contro le scottature.

 

 

 

   Luppolo

     Humulus Lupulus, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Fioranzés, Bruscanzoi, Ortìs Bru-

scàndoi, Ligabosch.

   DESCRIZIONE: Fusto piuttosto sottile, volubile da si-

nistra a destra, ramoso; foglie opposte picciolate, palmate

con 3-5 lobi; molto ruvide di sotto; fiori stamiferi in

pannocchie opposte. H: frequente nelle valli e in mezzo

alle siepi. P: i fiori. F: Orticacee.

   I fiori di luppolo hanno proprietà calmanti, narcoti-

che, digestive. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro d'acqua,

 e si usa nelle insonnie, nelle agitazioni nervose, nei crampi

si usa nelle insonnie, nelle agitazioni nervose, nei crampi

di stomaco e nelle difficili digestioni. L'estratto, preso a

piccole dosi solo o con acqua tre volte al dì, giova nell'itte-

rizia e nei dolori di gotta. Anche i polloni giovani servono

quale gustosa insalata primaverile, contro i mali di fegato.

 

 

 

   Madreselva

       Lonicera caprifolium, L.

 

   DESCRIZIONE: Pianta cespugliosa a rami lunghi flessi-

bili a fiori bianco-giallognoli con scorza grigiastra. H: co-

mune nelle siepi e nei boschi. P: la scorza, le foglie e i

fiori. F: Caprifogliacee.

   La scorza fresca è ottimo diuretico in decotto di

25-50 gr. per 1 litro di acqua da prendersi a bicchieri

fuori dei pasti. Fa buoni servizi anche nella gotta, idropi-

sia, itterizia, renella e nei disturbi di fegato e milza. Al

decotto si può sostituire la macerazione di 150 gr. di

corteccia in 1 litro di vino. Con un pizzico di fiori in una

tazza di acqua si fa il thè sudorifero e diuretico, mentre

con l'infuso di foglie si fanno colluttori nelle infiammazio-

ni della bocca e della faringe, come pure nel singhiozzo e

nei dolori di testa nervosi.


   Malva

       Malva alcea        TAV. 8 - N. 57

       M. Silvestris, M. rotundifolia, L.

   DESCRIZIONE: Malva alcea, L. - Fusti eretti (50-100

cm.); foglie lungamente picciolate, cuoriformi-rotonde,

più o meno lobate; calicetto a foglioline ovali acute; calice

a lobi triangolari; corolla il doppio o il triplo del calice;

carpelli neri, arrotondati sul dorso o rugosi.

   Malva silvestris, L. - Fusto ascendente (30-60 cm.);

foglie cuoriformi rotonde, divise in 5-7 lobi rotondato-den-

tati; peduncoli più corti delle foglie; petali assai più lun-

ghi del calice; carpelli reticolato-rugosi a orli acuti non

dentati.

   Malva rotundifolia, L. - Fusti ramosi (20-50 cm.);

foglie rotonde cuoriformi, superficialmente lobate; pedun-

coli fruttiferi reflessi; foglioline del calicetto lineari; corol-

la circa il doppio del calice; carpelli lisci, marginati, ma

non dentati. H: luoghi incolti, margini erbosi dei campi e

delle strade. P: foglie e fiori. R: le foglie all'epoca della

fioritura. F: Malvacee.

   I fiori e le foglie di tutte e tre le specie, da soli o

uniti ad altre specie emollienti, danno un the nutritivo,

calmante, rinfrescante che agisce direttamente sugli organi

invasi da catarro. Questo thè giova pure nei disturbi pet-

torali, nell'etisia. Dose: 15 gr. in un litro d'acqua.

Anche il the di sole foglie serve contro le coliche e la

dissenteria. Cotte come gli spinaci, facilitano la digestione

e sono aperitive. I vapori cocenti dell'infuso (cui s'aggiun-

gono fiori di sambuco, di camomilla, foglie di senna e un

po' di sale ammoniaco) sono indicatissimi contro la tosse,

tosse asinina, infiammazione di gola e nell'asma; ammolli-

scono, disciolgono, purificano. Le foglie fresche pestate, le

radici e i semi servono quali empiastri, per rammollire

glandule, tumori, paterecci, ecc. Foglie e radici cotte, poste

nel vino insieme con i semi di finocchio, sollevano i dolo-

ri intestinali e mitigano i dolori di evacuazione. A tale

scopo si usano anche i clisteri.

 

 

 

   Malvone

       Altaea rosea, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto (1-2 m.); foglie grandi

rugose, le inferiori cuoriformi rotonde angolato-lobate, le

superiori più o meno profondamente lobate; peduncoli

ascellari 1-3, corti; calicetto con 5-8 lacinie; carpelli mol-

ti, scanalati sul dorso, rugosi. H: coltivata negli orti. P: i

fiori. F: Malvacee.

   I fiori «Malvae arboreae» servono per il mal di gola,

nei catarri bronchiali, nella costipazione pettorale; mitiga-

no i crampi di stomaco e della vescica. Si fa il the di 15

gr. in un litro d'acqua. Con i vapori cocenti si leniscono i

dolori d'orecchie. Per gli occhi purulenti, cisposi, si usa la

lavatura con 8 gr. di fiori in 200 gr. d'acqua; si filtra a

freddo, e vi si aggiungono 6 gocce di spirito canforato.

 

 

 

 

 

 

       Marrobio

           Marrubium vulgare, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusti bianco-lanosi (40-50 cm.); fo-

glie ovate o rotonde, verdi-lanose o bianco-lanose di sotto,

crenate; verticellastri a molti fiori bianchi; calice con 10

denti lesiniformi patenti, uncinato-ricurvi; corolla bianca

più lunga del calice con labbro superiore bifido. H: luo-

ghi incolti, asciutti, arenosi e lungo le strade di campagna.

P: le sommità fiorite e le foglie. F: Labiate.

   L'«Herba marrubii» o «Lamii Mariae» è molto ama-

ra, aromatica, di odore muscoso. I Greci la conoscevano

col nome di Praison. Il the si prepara con le foglie dissec-

cate, colte durante o dopo la fioritura e giova nell'etisia,

nelle mestruazioni irregolari, nei dolori della matrice, nel-

la tosse e tosse convulsiva e favorisce assai la digestione,

come amaro tonico. L'infuso si fa con 10-15 gr. di foglie e

fiori, in un litro di acqua che si lascia sedare per 10-15

minuti. Le foglie, messe nel vino bianco (30 gr. in un litro

di vino) e lasciate in composta per 8 giorni, servono per

purificare i polmoni e il petto dai catarri, libera il fegato

e la milza da ingorghi e uccide i vermi. Se ne prende un

bicchierino dopo i pasti. Lo sciroppo si ottiene con tre

quarti di litro d'infuso nel quale si versa '/2 kg. di zucche-

ro; si cuoce fino a densità voluta; bollendo più fortemen-

te e a lungo, si hanno le pastiglie. È salutare nell'asma con

espettorazione densa, gialliccia, e in molte altre malattie

della mucosa. Il succo, unito a olio di olivo, introdotto a

gocce nelle orecchie malate, fa cessare il male, specialmen-

te se viene da raffreddore. Le foglie e i semi, uniti a burro,

fanno scomparire il gozzo.

 

 

 

   Melissa          (Erba limona)

       Melissa officinalis, L.

 

  DESCRIZIONE: Fusti ramosisimi (30-80 cm.); foglie

tutte picciolate, reticolate, ovali, largamente crenulate; ci-

me ascellari di 6-12 fiori bianco-rosei; calice vellutato con

denti cortissimi, mucronati nel labbro superiore e lanceola-

to-aristati nell'inferiore. H: nelle siepi, lungo i sentieri di

campagna, ai margini dei boschi della zona collina e mon-

tana. P: sommità fiorite e foglie. F: Labiate.

  La melissa ha proprietà toniche, stomachiche, stimo-

lanti. Si adopera il the in dose di 15-20 gr. in un litro

d'acqua. Giova nelle sofferenze leggere di nervi, nei distur-

bi al basso ventre, nei crampi di stomaco, nelle difficili

digestioni, nei vomiti nervosi delle donne,. in particolari

circostanze, nelle coliche della matrice, nell'emicrania e

nei mali nervosi della faccia, dei denti e delle orecchie.

  La melissa, messa in infusione nel vino bianco, e

bevuto a bicchierini per alcuni giorni, serve nei mali sopra-

descritti, rinforza il cuore e il cervello e giova ancora

nell'avvelenamento di funghi. Le foglie fresche, pestate e

applicate sulle ferite, giovano rinfrescando e calmando i

dolori.


 

       Melograno

             Melograno Granatum, L.

 

   DESCRIZIONE: Arbusto (3-5 m.) ; foglie lanceolate o

bislungo-lanceolate, decidue, opposte o alterne, spesso af-

fastellate; fiori grandi sessili solitari o riuniti 2-3 in cima

ai rami; calice carnoso rosso; petali ovali rossi; frutto

globoso depresso coronato dal calice; semi rosso-angolosi,

traslucidi simili a cristalli di granata. H: coltivato. P:

fiori, frutti, corteccia dei rami e della radice. F: Pu-

nicacee.

   Tutte le parti della pianta sono astringenti, per il

tannino che contengono; ma la corteccia della radice è la

più usata per espellere il verme solitario. Dose: dopo un

giorno di digiuno, si prendono da 40 a 60 gr. di radice in

decozione di 250 grammi di acqua; si prende tre volte di

mattina, a un'ora d'intervallo, a cui si fa seguire un forte

purgante di olio di ricino. In 3-4 ore dopo deve succedere

l'espulsione del temuto e intrigante parassita.

   Le stesse proprietà, ma meno attive, sono presentate

anche dalla corteccia del tronco e dai fiori; con essi si

preparano pozioni astringenti, specialmente contro la diar-

rea. Con i frutti si preparano sciroppi rinfrescanti.

 

 

 

   Menta peperita

       Mentha piperita, L. TAV. 8 - N. 63

 

   DESCRIZIONE: Pianta glabra; foglie picciolate, bislun-

ghe, acute, seghettate, rotonde, smerlate alla base; glome-

ruli di fiori disposti in spiga cilindrica allungata, interrotta

alla base; calici purpurescenti con denti lesiniformi. H:

coltivata negli orti. P: le foglie. R: durante la fioritura. F:

Labiate.

   Questa specie di menta, officinale, è la più ricercata,

ha proprietà toniche, eccitanti, antispasmodiche, antisetti-

che e calmanti. Si usa l'infusione di 30 gr. di foglie fresche

in un litro d'acqua. Presa prima o dopo i pasti, eccita

l'appetito e facilita la digestione. Questo infuso è indicatis-

simo nei dolori di stomaco, nelle insonnie e nella debolez-

za generale. È tonico ed eccitante nell'atonia intestinale,

antispasmodico nel vomito nervoso e nelle coliche. Le

foglie fresche pestate servono ad arrestare la portata lattea.

 

 

 

 

   Menta Crespa, M. acquatica

      M. Romana e Mentastro

      Mentha crispa, L., Mentha aquatica, L.

      Mentha pulegium, L.

      et Mentha silvestris, L.

 

   Mentha crispa, L. - Foglie ondoso-increspate, denta-

te, quasi rugose.

   Mentha aquatica, L. - Fusto (30-50 cm.), ramoso

tetragono, foglie opposte, picciolate, ovali, seghettate; fio-

ri in capolini ascellari o terminali, quasi globosi; calice a

denti triangolari alla base, bruscamente e lungamente ri-

stretti in appendice lesiniforme.

   Mentha pulegium, L. - Fusti grossetti tetragoni, ascen-

denti, radicati alla base (10-30 cm.); foglie brevemente

picciolate ellittiche o bislunghe, leggermente dentate; fiori-

ni glomeruli ascellari; calice chiuso da peli.

   Mentha silvestris, L. - Fusto eretto (40-80 cm.); fo-

glie sessili, reticolato-angolose, bianche e mollemente to-

mentose di sotto, ovali od ovali-bislunghe, acute; fiori

rosei o bianchi in glomeruli disposti a spiga cilindrica;

brattee lineari lesiformi. H: tutte e quattro queste specie

si trovano lungo i fossi, corsi d'acqua e prati umidi, dalla

pianura alla zona subalpina. F: Labiate.

   La menta acquatica e la crespa hanno le stesse pro-

prietà della menta peperita; anzi, nelle affezioni coleriche

e nell'ipocondria la menta crespa è più forte della piperita.

     La menta romana e il mentastro sono meno attive

delle precedenti. Da notarsi che il mentastro si adopera

anche come revulsivo e vescicatorio, applicato contuso

quale empiastro sui flemoni.

 

 

     Mercorella

            Mercurialis annua, L

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (20-40 cm.); fo-

glie opposte di un verde chiaro, ovali, lanceolate, rotonda-

te alla base, crenulate, picciolate; fiori quasi sessili; cassu-

le irte di punti verdi terminate in pelo bianco. H: nei

vigneti ombrosi e freschi, lungo le siepi. P: le foglie. F:

Euforbiacee.

 

     Le foglie si adoperano come impacco emolliente; presa in

decozione (15 gr. in 500 d'acqua), ha virtù lassative.

Il succo (10 gr. in una tazza di brodo) arresta la secrezio-

ne lattea.

 

 

     Millefoglio

            Achillea Millefolium, L         TAV. 9 - N. 68

 

            NOMI DIALETTALI: Milifòi, Erba de caréo mat, erba

starnudera, Ciaute.

     DESCRIZIONE: Pianta un po' vellutata; rizoma stri-

sciante; fusto eretto semplice o ramoso (20-60 cm.); fo-

glie lanceolate, strette bipennatosette con segmenti princi-

pali numerosi e laciniette strette, lineari, mucronate, le

superiori lineari allungate; capolini piccoli ovoideo-campa-

nulati in corimbo denso; fiori del raggio bianchi o rosei.

H: comune nei prati, luoghi erbosi dalla pianura alla zona

alpina. P: foglie e fiori. F: Composte.

     Questa bella e preziosa pianticella ha virtù antispa-

smodiche, astringenti, antiemorroidarie, emostatiche (che

fermano il sangue) e vulnerarie.

   Le foglie e i fiori bianchi o rosei, a corimbo, sono

tonici, astringenti, e giovano sugli organi del basso ventre

e sulle mucose. I fiori sono calmanti e insieme eccitanti,

come la camomilla. I disturbi di digestione, l'emorroide,

l'artrite, i passaggi sanguigni, le congestioni unite a battiti

di cuore, le febbri intermittenti e le malattie delle donne

vengono tutte curate con tale pianta. Si prepara l'infusione

di 70 gr. di foglie e fiori in 3 quarti di litro d'acqua, e

quindi, lasciato il tutto riposare per 5 minuti, si filtra e se

ne beve di quando in quando una mezza tazza.

   Le foglie peste e spesso cambiate sulle ferite, le guari-

scono presto. Anche usate nei bagni, rinforzano l'or-

ganismo.

   Il succo serve per cure primaverili e quale calmante

per i crampi di stomaco. Giova nelle mestruazioni mancan-

ti o dolorose, o nelle troppo durature, nelle emorragie

polmonari che dipendono da oppilazione del basso ventre

e dal flusso mestruale. Si usa pure nei flussi mucosi del

polmone, nell'intestino, nei gangli nervosi per dissonanza

prodotta da disturbi digestivi, quali diarrea, acidità, flatu-

lenze. Se ne usa da 70 a 100 gr. al dì, spremuto dalle

piante in fioritura. Contro le ragadi del capezzolo, le ulce-

razioni delle varici e delle emorroidi, per ristagnare il

sangue e sanare ferite e piaghe, si fa l'infuso di foglie

fresche e fiori in parti uguali d'acqua. Si pestano insieme

50 gr. di foglie e fiori e vi si versa 50 gr. di acqua

bollente: con l'acqua si lava la ferita o la piaga, indi vi si

applica l'erba cotta.

 

   Mirtillo

       Vaccinium Myrtillus, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Giasenàr, Scarlavezàr, Calvezàri,

Grisonar, Gramagnoni, Baghiar.

   DESCRIZIONE: Fusto con rami angolosi e alati (10-30

cm.); foglie caduche ovato-dentate; fiori solitari sopra pe-

duncoli più corti delle foglie; corolla bianco-verdastra o

rosea; bacche nere. H: comune nei nostri boschi dai 700

m. in su. P: le bacche. F: Ericacee.

  Il mirtillo rosso ha proprietà astringenti, toniche e

antisettiche. Il succo e lo sciroppo giovano contro la diar-

rea. Nelle diarree ostinate, si prende del vino nero, vi si

immettono le bacche, dove si lasciano per qualche tempo;

in casi urgenti, si bolliscono in esso. La tintura si ottiene

versando acquavite sulle bacche, in recipienti ben chiusi e

posti al sole o al caldo. avendo queste bacche proprietà

antisettiche e astringenti, si usano in pozione (4-5 cucchiai

al giorno) o in tintura (50 gocce prima del pasto) nelle

enteriti acute, nell'atonia intestinale, negli eczemi cutanei

(impacchi), nel mal di bocca e nelle emorroidi (compres-

se), come pure nel diabete.

 

    Mirtillo rosso

         Vaccinium Vitis Idaea, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Grantenari, Brocòn, Martel Bròc,

Gramagnoni, Ambrosinari

  DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (10-20 cm.);

foglie persistenti, coriacee, ellittiche od ovate a rovescio

con margini reflessi, pallide o punteggiate di sotto; corolla

campanulata bianca o rosea, orceolato-glabra; bacca globo-

sa rossa. H: comune nei luoghi ove cresce il mirtillo. P: le

bacche. F: Ericacee.

  Le bacche rosse, senza osso, si usano nelle febbri

intermittenti e catarrose; promuovono l'appetito e l'urina-

zione; schiacciate e versatavi sopra dell'acqua con zucche-

ro, danno una bevanda eccellente e rinfrescante. L'infuso

di foglie è urinifero.


    Morine

         Globularia vulgaris, L. TAV. 12 - N. 85

 

    DESCRIZIONE: Fusto erbaceo semplice (10-20 cm.);

foglie basali in rosetta, obovate, smarginate o dentate, le

cauline numerose alterne sessili, lanceolato-acute; fiori ce-

lesti in capolino semplice denso globoso, corolla e labbro

sup. bifido. H: sui colli rocciosi sterili della zona collina e

montana. P: le foglie. F: Globulariacee.

    Le foglie di questa preziosa pianticella hanno proprie-

tà purgative e diuretiche. Si fa la decozione di 20 gr. di

foglie in 200 gr. di acqua. Ha analoga azione a quella di

sena, senza tuttavia dar luogo a nausee e irritazione inte-

stinale. La tintura sembra possedere anche proprietà anti-

reumatiche.

 

 

 

    Motellina

         Meum Mutellina, Gaert. TAV. 8 - N. 6o

 

    DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, semplice o quasi

(10-20 cm.); foglie ovali bipennatosette a segmenti lanceo-

lato-lineari acuti, le inferiori picciolate, le superiori nulle

o 1-2; ombrelle con 8-15 raggi; involucretti a più foglioli-

ne lanceolato-lineari, bianco membranose nel margine;

frutto piccolo ovoideo. H: nei prati umidi di monte. P: le

radici. F: Ombrellifere.

    Questa piccola ombrellifera, in confronto di tante

altre cespugliose e slanciate, ha proprietà depurative, sti-

molanti, astringenti, antifebbrifughe. Si fa l'infuso della

radice in dose di 15-20 gr. in un litro d'acqua, e si usa nei

raffreddori, nei catarri, nella raucedine, nel mal di testa,

nelle glandole infiammate, nella risipola facciale e nella

grossezza di sangue. Unita ad altre specie di alta monta-

gna, entra a far parte del cosiddetto «The dei Professori»

del quale parlerò in altra parte di questo libro.

 

 

 

 

 

      Mughetto

            Convallaria maialis, L.

 

           Nomi DIALETTALI: Camanelle, Filànfole, S'ciopete,

Ampalio, Gratadóie, Filèfole, ecc.

           DESCRIZIONE: Rizoma obliquo, emettente un ramet-

to con 2-3 foglie ellittiche allungate, ottusette; scarpo più

corto delle foglie, terminato in racemo di fiori bianchi

odorosi. H: nei boschi dalla zona montana alla subalpina.

P: l'intera pianta. F: Liliacee.

           Nonostante la gradevole fragranza che manda, nella

primavera, questa graziosa pianticella, tuttavia essa e vele-

nosa. Possiede però virtù cardiotoniche, e sostituisce la

digitale e la caffeina. Si usa l'infuso di 10 gr. in un litro di

acqua, aggiungendovi mucillagine gommosa. E rimedio pe-

rò pericoloso; per questo è necessario consultare il medico.

Il succo giova per mali di occhi. Alcuni usano riempire di

fiori un vaso di vetro, lo mettono scoperto per alcuni

giorni in mezzo a un formicaio, adoperando l'acqua che si

forma nel recipiente per i dolori di podagra.

 

 

 

         Musco arboreo

              Caledonia rangiferina, L,   - TAV. 3 -N. 22

 

           DESCRIZIONE: t un elegante Lichene conformato ad

alberello, con tallo frondoso, di color cinereo sbiadito. Le

sommità portano concettacoli piccoli di color bruno. H:

comune nei terreni ricchi di muschi ed esposti a nord. P:

la pianta. F: Licheni.

           Il musco arboreo è un elegante lichene formato ad

alberetto: esso nella terapia sostituisce il lichene islandico;

per di più è usato quale antifebbrifugo.

 

 

 

      Nasturzio

            Nasturtium officinale, R. Br.

 

   NOMI DIALETTALI: Cressòn, Cressóm, Grassóm, Cres-

son de fontana.

   DESCRIZIONE: Fusto prostrato e radicante in basso;

foglie dispari, pennato con foglioline laterali ovate, inegua-

li alla base, intere o crenato sinuate, la terminale più

grande e quasi rotonda; fiori piccoli bianchi; silique bi-

slunghe, lineari. H: comune e perenne lungo i ruscelli e

presso le sorgenti. P: la pianta fresca. F: Crocifere.

   Questa crocifera ha virtù depurative, diuretiche, cor-

roboranti, detersive. Si usa il succo di pianta fresca pestata

in un mortaio, e spremuto attraverso un pannolino. Se ne

prende in dosi da 100 a 150 gr. al giorno, a digiuno; è

diuretico e depurativo, specialmente se preso per buon

tratto di tempo. Questo succo è indicato quale cura prima-

verile, nello scorbuto, nell'idropisia, nell'itterizia, nei catar-

ri bronchiali, polmonari, intestinali. Le foglie peste e appli-

cate servono contro la tigna e il cimurro. Contro i rossori

ed eruzioni cutanee si applicano 2 volte al giorno 50 gr.

di succo con 10 gr. di essenza di mandorle amare.

   Il sapone è eccellente rimedio contro le scottature.

Esso si prepara schiacciando crescione, cipolle, foglie di

fragola e cuocendo il tutto con burro fresco, senza aggiun-

gervi sale. Si filtra, e si ungono le parti ferite; il prurito

cessa subito, rinfresca e guarisce presto. L'insalata si pre-

para versando sopra le foglie e cime ben lavate il sugo di

un limone; senza aceto e senza sale, vi si aggiunge un po'

d'olio e una cipolla ben tagliuzzata; si lascia così in compo-

sta per due ore, e poi si prende, con grande giovamento

dei polmoni e dei reni.


    Nepitella

       Calamintha Nepeta, Clairv,

         (Melissa calamintha, L.)

 

    DESCRIZIONE: Pianta pubescente (40-60 cm.); foglie

ovato-romboidali, ottuse, crenulate, senza glandole; pe-

duncoli multiflori (12-15 fiori); corolla azzurrastra a tubo

diritto; H: luoghi esposti al sole da fondo valle alla zona

montana. P: la pianta in fioritura. F: Labiate.

    La nepetella, presa in infuso di 15-20 gr., è grande-

mente giovevole nei crampi, nell'insonnia, nella difficoltà

di respiro, nell'itterizia e nell'idropisia, promovendo essa

fortemente l'orina e regolando le mestruazioni. Presa con

miele e sale, uccide i vermi del corpo. La polvere di nepe-

tella, presa nei cibi, scaccia le ventosità opprimenti o do-

loranti.

    Anche la specie consimile, la Nepeta Cataria (ERBA

GATTARIA) ha virtù toniche eccitanti, stomachiche, carmi-

native ed emmenagoghe. Si trova qua e là tra le macerie,

lungo le strade e le siepi. Foglie pelose, biancastre; fiori

bianchi a spiga. Si fa l'infuso di 20 gr. in 1 litro di acqua.

 

 

 

     Noce

         luglans regia, L.

 

    NOMI DIALETTALI: Nogara, Noghèra, Nos, Noghiara.

    DESCRIZIONE: Albero. Foglie grandi imparipennate

o foglioline ovate; fiori maschi in amenti allungati; frutto

globoso elissoideo, da prima verde e alla fine nero. H:

coltivata e qualche volta semi-spontanea. P: le foglie, il

mallo verde del frutto e i semi. F: Iuglandacee.

    L'albero di noce, nelle sue parti terapeutiche, ha pro-

prietà astringenti, antiscrofolose, detersive. Si prepara l'in-

fuso di 20 gr. di foglie in un litro d'acqua. Se ne prendono

quattro tazze al giorno, nella cura delle scrofole, nelle

eruzioni cutanee e nella debolezza dei bambini, per i quali

però la dose deve essere molto più mite. Per i suddetti

mali, si possono fare anche bagni caldi, adoperando una

buona manata di foglie cotte a lungo; si resta nel bagno

dai 15 ai 20 minuti. La stessa cura vale per gli adulti di

sangue cattivo, pallidi e con digestione insufficiente.

L'olio dei semi e i malli in decozione (20 gr. in un litro

d'acqua) servono contro le impetigini.

     I malli freschi o la polvere di essi servono benissimo

a tingere i capelli in nero in modo duraturo e senza creare

alcun danno alla pelle. Si usa l'estratto acquoso o alcoolico

in soluzione di 1 per 25.

     Lo Scotti trova nella noce (bagni, bevande, applica-

zioni delle foglie o del decotto) rimedio infallibile per

tutte le forme di scrofole, piaghe fistolose, periostiti cario-

se. Il Professor Antonelli, a questo proposito dice: «Se ai

nostri giorni sono pochissimi i medici, che l'usano, ciò

dipende non da loro, ma dai metodi di cura venuti in

seguito all'introduzione di còmposti chimici, per cui dei

vegetali non si parla più nelle Scuole Superiori di medici-

na, e per cui avviene l'ignorare necessariamente tanto di

buono e di utile ai malati. Non sempre il nuovo è migliore

del vecchio». In realtà però molti medici oggi si danno

allo studio del vegetale, e s'insegna anche nelle scuole in

conformità alle leggi vigenti.

 

 

     Nocciolo

           Corylus Avellana, L.

     NOMI DIALETTALI: Noselar, Còleri, Noselèr, Ninzo-

lèr, Golanàr, Noslàr, Bianèr.

     DESCRIZIONE: Foglie rotonde ovali, brevemente acu-

minate, doppiamente seghettate; stami e bratteole quasi

 

uguali alla brattea; invoglio del frutto campanulato slargato

di sopra. H: comune nei terreni asciutti fino ai 1200 metri.

P: frutti e corteccia. F: Cupulifere.

     La corteccia del nocciolo viene adoperata quale cata-

plasma contro le ulceri varicose (vene varicose aperte). Il

frutto è assai gustoso e nutriente. Dai semi si estrae un

olio, adoperato dai pittori.

  Si fa l'infuso di 15-30 gr. di foglie in 1 litro d'acqua

quale depurativo del sangue, come cicatrizzante e nella

cura delle malattie della pelle. Con l'emulsione dei semi si

ha un buon preparato contro le infiammazioni dell'intesti-

no crasso.

 

 

 

    Oleandro

 

         Nerium Oleander, L,

 

  DESCRIZIONE: Fruttice; foglie lanceolate, coriacee

per lo più terne; fiori grandi, terminali, a corimbo; calice

persistente 5 partito; corolla rossa, rosea o biancastra;

siliqua lunga piloculare. H: coltivato come pianta orna-

mentale; da noi difficilmente inselvatichito. P: le foglie.

F: Apocinacee.

  Le foglie hanno proprietà cardiotoniche e diuretiche,

e vengono adoperate nelle miocarditi. Essendo pianta vele-

nosa, richiede molta prudenza nell'uso, ed è meglio lascia-

re al medico la dose da prescriversi. Le foglie e le sommità

fiorite, messe in macera nell'acqua per alcune ore, servono

contro la rogna e i parassiti della testa; polverizzate, si

usano come starnutatorio.

 

 

 

    Olivo

      Olea europaea, L

 

  DESCRIZIONE: Albero; rami quasi tetragoni; foglie

ovato-bislunghe biancastre di sotto; fiori bianchi; frutti

di grandezze variabili. H: coltivato nel bacino di Arco fin su

a Padergnone. P: il mesocarpo, le foglie e la corteccia. F:

Oleacee.

  L'olio che si estrae dal mesocarpo (bacche), oltre

avere grande importanza industriale e alimentare, presen-

ta anche notevoli applicazioni medicinali quale lassativo,

emolliente, febbrifugo. In dose di 30-60 gr. facilita la

soluzione e la eliminazione dei calcoli biliari, e per via

rettale scioglie le ostruzioni degli intestini. All'esterno ser-

ve alla fabbricazione di diversi unguenti contro eczemi e

scottature. Per lavare le piaghe e favorire la cicatrizzazio-

ne, si fa l'infuso di 60 gr. di foglie in un litro di acqua

bollente, o la decozione della corteccia.

   L'olio (un cucchiaino da caffè per bambini e uno

grande per adulti) si somministra con buon effetto nelle

febbri con infiammazioni interne (peritonite, pleurite, pol-

monite), della trachea, del cieco, degli intestini.

   L'olio, sbattuto nel vino, forma il cosiddetto «balsa-

mo del Samaritano» per le bruciature e scottature.

 

 

 

   Olmaria

       Spiraea Ulmaria, L, TAV. 12 - N. 87

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, solcato (60-100 cm.);

foglie pennatosette con 5-9 coppie di segmenti molto disu-

guali, ovato-acuti, doppiamente seghettati, il terminale più

grande palmatifido, bianco tomentosi di sotto; fiori bian-

chi in cima terminale petali con lingua lunga; stami più

lunghi dei petali; carpelli 5-9, avvolti a spira. H: i luoghi

e prati umidi e lungo i corsi d'acqua, dalla zona montana

alla zona alpina. P: foglie, fiori e radici. F: Rosacee.

   Foglie, fiori e radici, hanno odore aromatico gradevo-

le, e questo aroma si conserva anche dopo l'essiccazione.

Si fa l'infuso di foglie e fiori in dose di 50 gr. in un litro

d'acqua. Si somministra 1/2 litro al giorno, con effetto

efficace, nel reumatismo articolare acuto. Con le radici

pestate si fa l'empiastro contro le ferite e in infuso contro

la diarrea, come pure per schizzettare nelle infiammazioni

vaginali.

   L'infuso di queste foglie fu usato con ottimo effetto

nell'idropisia addominale, nell'edema delle estremità e del-

le articolazioni, nel reumatismo articolare acuto, e, come

sedativo, nelle malattie di cuore.

 

 

 

 

 

   Olmo

      Ulmus campestris, L.

 

   DESCRIZIONE: Foglie ovali acute, di rado un po' acu-

minate; samare brevemente peduncolate, obovato-ellitti-

che, fesse fino al seme. H: nei boschi freschi della zona

montana e lungo le siepi e i viali, quale pianta ornamenta-

le. P: la corteccia. F: Urticacee.

   La corteccia ha proprietà cicatrizzanti, e si usa in

decozione o in empiastro, nelle malattie della pelle. L'em-

piastro si fa con la corteccia finemente polverizzata, con

grasso. Si fa il decotto concentrato della scorza (130 gr.)

in due litri di acqua, fino a ridurla a metà. Da prendersi

(250 gr.) due-tre volte al dì. Per uso esterno si fa l'un-

guento. Far cuocere a fuoco lento la scorza con grasso di

maiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Onotano

      Alnus glutinosa, Gaert.

 

   NOMI DIALETTALI: Onìz, Onic, Onàro, Ofna, Ove-

no, Onèro, Auno, Aunìc da l'ega.

   DESCRIZIONE: Foglie quasi rotonde e obovate, ottu-

se, smarginate all'apice, glabre, eccetto l'ascella dei nervi

nella pagina inferiore, glutinose in gioventù; strobili me-

diocri; semi lenticolari. H: luoghi umidi e freschi, e lungo

le correnti d'acqua. P: la corteccia. F: Betulacee.

   La corteccia, specie quella interna, ha proprietà feb-

brifughe e astringenti, come quella della Quercia (vedi:

Quercia). Alcuni l'adoperano in decozione contro la

sciatica.

 

 

 

 Orchidee

      Orchis morio, L., Orchis militaris, L.,

      Orchis maculata, L., Orchis mascula, L.,

      Orchis pyramidalis, L.,

      Orchis latifolia, ecc.

 

   Nomi DIALETTALI: Cagnagnòte, Omeneti, Man

d'Adamo, Pan del cucù, Man de la Madona.

   DESCRIZIONE: Orchis morio, L. - Fusto cilindrico

(10-30 cm.); foglie inferiori lanceolate strette; fiori porpo-

rini, rosei o bianchi in spiga terminale; brattee quasi ottu-

se, 1-2 nervie; lobello trilobo, porporino con macchiette

più cariche nel mezzo e lobi larghi, il medio poco più

breve dei laterali.

   Orchis militaris, L. - Foglie inferiori bislunghe; fiori

in spiga ovoide; bratee molto più corte dell'ovario; elmo

di color roseo pallido; lobello tripartito; sperone '/2 del-

l'ovario.

   Orchis mascula, L. - Fusto eretto; foglie obovate o

bislunghe, dilatate un po' al di sotto dell'apice; fiori violet-

to-rosei in spiga allungata; labello trilobo.

   Orchis latifolia, L. - Fusto cavo (30-80 cm.); foglie

patenti, le inferiori ovato bislunghe ottuse, spesso mac-

chiate, le superiori lanceolato-acuminate; fiori color porpo-

ra, in spiga ovoide allungata; labello trilobo. H: dalla

collina alla zona alpina, secondo le diverse specie. P: i

tuberi. R: prima della fioritura o in autunno. F: Or-

chidee.

   La proprietà medicinale delle orchidee sta nel bulbo,

che è quasi uguale in tutte le specie. Con detti bulbi si

forma la droga che passa sotto il nome di Salep. Si raccol-

gono prima della fioritura, o prima che la pianta marcisca;

si lavano subito in acqua fresca e si liberano della scorza

esterna. Cuocendoli, diventano chiari e trasparenti. Appe-

na colti, si disseccano sopra una stufa, o si pongono infil-

zati sopra la stessa. Così disseccati, si rendono atti alla

polverizzazione o alla macinazione. Con una parte di Sa-

le e 50 di acqua bollente si ottiene una densa gelatina,

ricca di mucillaggine, di amido e di zucchero, da formare

un cibo assai nutriente, per persone deboli e per i fanciulli

deperiti. È di facile digestione, e serve anche contro la

diarrea. Perché si sciolga meglio e s'immedesimi coll'ac-

qua, vi si aggiungono alcune gocce d'acquavite, agitando.

Questo preparato giova pure nell'atrofia, scrofole, dissen-

teria, nelle malattie infiammatorie, nella consumazione e

nella tisi. Il Salep fu pure usato nei catarri intestinali.

 

 

 

 

    Origano

      Origanum vulgare, L.

 

  NOMI DIALETTALI: Mazurana mata.

  DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-60 cm.); foglie gran-

di, picciolate, ovato-lanceolate, rotondate alla base; fiori

rosei in spighe ovalidi formanti una pannocchia a rami

ascendenti; foglie floreali ottuse; corolla 2 volte più lunga

del calice. H: nei boschi asciutti e lungo le strade di

campagna e di monte. P: le foglie e sommità fiorite. F:

Labiate.

  L'origano ha proprietà aperitive e risolventi e si fa

l'infuso in 10 gr. in un litro d'acqua, contro l'emicrania,

nei disturbi polmonari, del fegato e della matrice. In infu-

sione nel vino giova nella tosse, nella raucedine, e arresta

l'avvelenamento prodotto da punture d'insetti. Unito ad

altre erbe aromatiche, quali: il timo, la maggiorana, l'isso-

po, il marrobio, la ruta, la salvia, la camomilla, serve per

fare impacchi caldi, per mal di denti, di orecchi, di gola,

di ventre; nei reumatismi, nelle malattie muliebri e oppi-

lazioni.

 

 

 

 

 

     Ortica maschio

           Urtica dioica, L.              TAV. 3 - N. 19

 

     NOMI DIALETTALI: Ortiga

     DESCRIZIONE: Rizoma strisciante; fusto eretto

(40-100 cm.); foglie ovato-lanceolate, fortemente seghetta-

te con stipole lineari lanceolate e piccioli 2-4 volte più

brevi del lembo; spighe più lunghe del picciolo, con fiori

dioici. H: vicino alle abitazioni, nelle macerie, sui muri, ai

margini delle strade e negli orti. P: le foglie, gli steli e i

semi. F: Urticacee.

     Con l'infuso della pianta secca, o meglio ancora in

decozione (50 gr. in 1500 di acqua fino a ridurlo a due

terzi) si fa una bevanda indicatissima per purificare il

sangue, contro la dissenteria epidemica, contro l'idropisia,

l'itterizia, il mal di petto e contro l'emorroidi. Il parroco

Kneipp dice che un tal decotto scioglie i catarri dei polmo-

ni e di petto, ed espelle per le vie urinarie le materie

tossiche del ventre. L'insalata delle piante giovani purifica

il sangue. Le percosse fatte con le ortiche sono indicate

come revulsive contro il reumatismo, la disposizione alla

paralisi, all'apoplessia. Si prende un mazzo di ortiche, con

una mano guantata, e si percuote la parte sulla quale si

vuoi produrre l'effetto. Per combattere le emorragie interne,

si prende in due volte (mattina e sera), il succo, in

ragione di 75 gr. alla volta. Per istagnare il sangue da

naso, s'introduce nelle narici un batuffolo di bambagia

inzuppato in detto succo. Uguale virtù ha pure la specie

consimile: La ORTICA PUNGENTISSIMA = Urtica urens, L.

(Tav. 3 - N. 20); anzi l'acqua ottenuta dalla decozione di

questa ortica è più indicata per lavarsi la testa, nella cadu-

ta dei capelli.

 

 

 

 

 

 

   Orzo

     Hordeum vulgare, L.

 

  Pianta ovunque conosciuta come ottimo cereale. H:

coltivato. P: i semi. F: Graminacee.

 

  L'orzo ha proprietà emollienti, rinfrescanti e depurati- 

ve. Si usa l'infuso di 20 gr. in un litro d'acqua e si adopera                                                              quale gargarizzante nelle angine, nelle infiammazioni alla

gola, e come rinfrescante e astringente nelle diarree. Tan-

to l'infuso come la minestra fatta con i semi è ottimo

alimento nei vecchi che soffrono di atonia intestinale e

nei convalescenti.

 

 

 

 

 

  Papavero dei campi(Rosolaccio)

     Papaver rhoeas, L.

 

 

 

  NOMI DIALETTALI: Papaver, Pavarin, Paver.

 

 

  DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso; foglie pennato-

partite, a lobi bislunghi, lanceolati, acuti, inciso-dentati;                                                               sepali con peli lunghi: petali larghi, quasi tondi, rosso 

vivo; cassula glabra obovata. H: nei cereali e luoghi incol-

ti della zona submontana. P: le foglie e i semi. F: Papa-

veracee.

 

  L'infuso di 5 gr. in un quarto di litro d'acqua bollen-

te, è sonnifero e da usarsi con prudenza. Un pizzico di

fiori secchi, in una tazza di acqua bollente, calma la tosse

e combatte l'insonnia dei bambini e dei vecchi. Ma si usi

con prudenza, perché se la droga è calmante, è pure narco-

tica. I semi hanno le medesime proprietà.


   Passiflora

     Passiflora coerulea

 

   DESCRIZIONE: Fusto rampicante per mezzo di vitic-

ci; foglie glabre; 5-partite, a segmenti allungati, crenato

dentati, con piccioli forniti di ghiandole e grandi stipole

solcate; fiori grandi, solitari colore viola; calicetto trifillo;

talamo concavo; frutto una bacca. H: coltivato. P: l'intera

pianta. F: Passifloracee.

   La Passiflora ha proprietà sedative, assai utile nel-

l'isteria, nevrastenia, nevralgia. Esternamente si usano gli

impacchi nella cura delle emorroidi e della risipola.

   Dose: estratto fluido da 1 a 3 gr. in 250 di acqua.

   Nelle malattie suddette il the o estratto fluido concilia

il sonno, senza depressione nervosa, ed il dottor Leclerc

ne provò l'efficacia nei disturbi nervosi della menopausa.

 

 

 

   Patata

     Solanum tuberosum, L.

 

   H: coltivata nei campi. P: il tubero e le foglie. F:

Solanacee.

   La patata contusa o grattugiata, applicata sulle brucia-

ture, vale a calmare il dolore; così pure il succo. Le foglie

cotte, 15-20 gr. in un litro d'acqua, alla quale si aggiunge

un po' di miele, è rimedio efficace nelle tossi secche, nelle

tosse asinina, e per schizzettare nei fiori bianchi. Attenzio-

ne però, perché dette foglie sono velenose, e molto più le

bacche, le quali, per constatazione portano avvelenamen-

to, quando vengono manipolate con mani aperte o ferite.

 

 

 

 

      Pelosetta

           Heracium pilosella, L.               TAV. 5 N. 39

 

      DESCRIZIONE: Rizoma strisciante, stolonifero, stelo

primario per lo più semplice e nudo (10-20 cm.); foglie

basali in rosetta, obovato-ottuse o bislunghe lanceolate,

setolose, bianco tomentose; capolino terminale solitario,

giallo.

      H. comune nei prati asciutti. P: I'intera pianta. F:

Composte.

      Questa pianticella, assai comune, specialmente sui

margini delle strade, ha virtù febbrifughe e diuretiche. Si

prescrive l'infuso di 100 gr. della pianta intera, in un litro

d'acqua. La pianta deve essere fresca, perché essiccata,

perde ogni sua virtù.

      Per essere la pianta anche molto astringente, si usa

nella dissenteria, nei flussi delle donne, nelle ferite

interne ed esterne, negli sputi di sangue, nell'itterizia,

nell'idro- pisia, nei gonfiori del fegato e della milza.

      Si può prendere anche nel vino, nel brodo, nella

minestra o con l'uovo. I deboli ne traggono grande gio-

vamento.

 

 

 

      Peonia

           Paeonia peregrina, Mill

           P. officinalis, L.

 

      DESCRIZIONE: Foglie biternate o ternate a foglioline

lanceolate, acuminate, le terminali bifide e trifide; stimmi

avvolti a spira; carpelli tomentosi divergenti.

      H: sparsa qua e là nella nostra regione specialmente

sui monti di Fai, Spormaggiore e sul Bondone. P: i semi,

le foglie e le radici. F: Ranunculacee.

      La peonia selvatica ha proprietà antispasmodiche,

emetiche, narcotiche. Si fa l'infuso dei semi e della radice

di 20-30 gr. in un litro di acqua, come antispasmodico,

narcotico, antispasmodico. Anche le foglie hanno le stesse

virtù, però in minor grado. Va usata con cautela, potendo

arrecare vari disturbi.

 

 

    Pervinca

       Vinca minor, L.

 

    DESCRIZIONE: Foglie perfettamente glabre ovali-lan-

ceolate; lucenti; peduncoli più lunghi delle foglie e dei

fiori; calice con lacinie glabre; corolla azzurra con lobi

stroncati all'apice. H; lungo le strade, fra le siepi delle

valli e della zona collina. P: la pianta. F: Apocinacee.

    Questa pianta, strisciante, con foglie ovali, lucide e

fiori a stella, azzurri, ha proprietà astringenti, decongestio-

nanti, stimolanti della funzione gastrica, e galattofughe. Si

fa l'infuso della pianta verde in 30 gr. o secca in 15 gr. in

un litro d'acqua. È usata per arrestare la secrezione del

latte, sciogliere gli ingorghi e come collutorio nelle infiam-

mazioni della bocca e della faringe, come pure per attivare

le funzioni gastriche.

 

 

 

    Piantaggine lanceolata

       Plantago lanceolata, L. TAV. 12 N. 84

 

    NOMI DIALETTALI : Piantàzen, Foie de. pecadi, Piantà-

ge, Piantàna, Piantònega, Plantaci, Plantàna, Bosie,

Spiantàzem.

    DESCRIZIONE: Pianta alta 10-40 cm.; foglie tutte ba-

sali lanceolate, acuminate, assai larghe, spesso dentate,

ordinariamente erette; spighe ovali sopra peduncoli pro-

fondamenti 5-solcati; calice e lacinie laterali acuminate;

semi bislunghi. H: assai comune nei luoghi aridi, erbosi.

P: le foglie e i semi. F: Plantaginacee.

   Le foglie amare, astringenti, salate, fanno bene nei

catarri polmonari, nei catarri gastrici, agli organi urinari e

intestinali; giovano molto nelle emorroidi vescicali, nella

debolezza della vescica, nelle diarree ostinate, nel catarro

gastrico e conseguente inappetenza. Si fa l'infuso di 4 gr.

di foglie in una tazza di acqua bollente, oppure da 30 a

60 gr. in un litro d'acqua. Il succo in dosi di 2-3 cucchiai,

preso nel brodo o latte, giova nella discrassia (sangue

grosso) e nei flutti mucosi derivanti. Preso da solo, si usa

quale corrosivo nei tumori, limitando l'estensione e riani-

mando i tessuti.

   Le foglie pestate servono come cataplasma sulle feri-

te, tumori, punture di insetti; quindi hanno proprietà vul-

nerarie. Per la purificazione del sangue, al thè di foglie si

aggiunge, secondo il Kneipp, alcune foglie di polmonaria.

Il thè giova anche nelle tossi e nella raucedine. Uguali

virtù ha la P. ALPINA.  (TAV. 11 - N. 83)

 

 

 

   Pinguicola

     Pinguicula vulgaris, L.

 

   DESCRIZIONE: Radici fibrose; foglie tutte basali, bi-

slunghe, glandolose; corolla violetta o bianca con labbro

superiore a due lobi bislunghi e labbro inferiore a lobi

bislunghi disgiunti. H: frequente nelle paludi torbose e

negli stillicidii. P: le foglie. F: Urticulariacee.

   I vecchi medici ordinavano la pinguicola quale rime-

dio contro l'etisia, nei tagli, nelle ferite, negli intestini,

quale risolutivo. Anche oggi si adopera nelle ferite prodot-

te da tagli. Lavandosi la testa con l'acqua bollita nelle

foglie di pinguicola, fa crescere i capelli e uccide i pidoc-

chi, tanto delle persone, come delle bestie. Queste foglie

hanno la proprietà di coagulare il latte.

 

 

   Pino

      Pinus silvestris, L. TAV. 4 N. 30

 

   DESCRIZIONE: Albero; foglie rigide, brevi; pine piut-

tosto piccole, reflesse, opache alla maturità; squame con

scudo terminale converso. H; comune nei terreni preferi-

bilmente sabbiosi dalla collina alla zona alpina. P: le gem-

me, le foglie e la resina. F: Conifere.

   Avendo il pino comune proprietà decongestionanti,

diuretiche, antireumatiche e balsamiche, si usa la decozio-

ne di 50 gr. di foglie in un litro d'acqua, da somministrar-

si quattro volte in un giorno agli affetti di gotta o reu-

matismo.

   L'infuso di gemme, in dose di 30 gr. in un litro

d'acqua, si prescrive nelle affezioni bronchiali, nei catarri

vescicali, nella cura delle blenorragia e cistite. Contro i

fiori bianchi si fa una iniezione mattina e sera di un litro

d'acqua bollente in 60 gr. di gemme. Dalla resina si estrae

la trementina, il catrame vegetale, l'acqua ragia, ecc., tutte

utili per medicamenti, unguenti, saponi, vernici.

   Per chi ha bisogno di voce chiara, forte (professori,

maestri, predicatori, cantanti), si tagliuzzano 3-4 pine ver-

di che si cuociono in '/2 litro di acqua. Lasciate raffredda-

re, si filtrano e si fanno gargarismi 3-4 volte al giorno. Se

le pine sono bollite leggermente, si può bere l'acqua che

non solo mantiene bella e chiara la voce, ma la dà a chi

l'ha debole e fioca. Le pine devono essere sempre verdi e

fresche. Per averle d'inverno all'occorrenza, si mettono in

estate in un recipiente d'acqua.


 

  Pioppo nero

    Populus nigra, L.

 

      Nomi DIALETTALI: Albera, Arbola, Alberella,

Albora.

      DESCRIZIONE: Foglie triangolari acuminate, lunga-

mente picciolate, dentato-crenulate; squame degli amenti

glabre; stami 12-30; gemme vischiose. H: il pioppo nero

ama la terra leggera e i luoghi freschi. P: le gemme. F:

Salicacee.

      Si ottiene un unguento salutare schiacciando un terzo

di gemme di pioppo, mescolandovi due terzi di grasso di

maiale; si cuoce insieme adagino, fino a formare un tessu-

to di lino, lasciandolo raffreddare. È necessario coprirlo

bene e tenerlo lontano dall'umidità, mettendovi sopra ma-

gari uno strato di olio d'oliva. Giova nelle infiammazioni,

ustioni, emorroidi. Mescolato a olio di trementina, serve a

sedare le enfiagioni dei capezzoli delle vacche e delle

capre. Il carbone, detto di Belloc, si prende in dosi di 2-3

cucchiai, dopo il pasto, per la cura delle affezioni gastri-

che, nervose e loro conseguenze, come: bruciature, acidità

di bocca, mal di testa, gonfiezza, con effetto assai spesso

lesto e completo. L'evacuazione si fa regolare e la digestio-

ne migliora.

 

 

    Podagraria

           Aegopodium Podagraria, L. - TAV. 5 N. 36

 

      DESCRIZIONE: Fusto eretto, angoloso, solcato, ramo-

so in alto (50-80 cm.); foglie inferiori lungamente piccio-

late, biternato-pennatosette con segmenti uguali ovali acu-

minati seghettati, le superiori sessili su la guaina, ternato-

sette a segmenti lanceolati; fiori bianchi o rossastri con

10-12 raggi. H: stazioni ombrose e fresche fino alla zona

montana. P: foglie e radici. F: Ombrellifere.

         Pianta simile all'angelica, dal nome latino, podagra-

ria; la radice veniva usata contro la podagra; ma da recen-

ti ricerche, sembra che il nome non sia giustificato. Le

foglie cotte si mangiano in insalata

        

    Poligala amara

          Polygala amara               - TAV. 7 - N. 52

 

         DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (5-20 cm.);

fogli inferiori in rosetta, larghe obovate, le superiori lan-

ceolate più piccole; fiori racemosi azzurri; ali bislunghe

con nervi congiunti all'apice e vene poco ramose; sapore

amaro.

 

 

      Poligala comune

                Polygala vulgaris, L.

 

         DESCRIZIONE: Fusti prostrati risorgenti (15-20 cm.);

foglie lanceolate; brattee laterali lunghe la metà del pedun-

colo; fiori racemosi azzurri o rosei; ale ellittiche con nu-

merose vene; ovario con stipite uguale a esso. H: nei

prati asciutti, al limitare dei boschi dalla zona montana

all'alpina. P: la pianta e la radice. R: in fioritura. F:

Poligalacee.

         Questa gentile pianticella, con i suoi fiori rossi, rosa

o azzurri, ha proprietà toniche ed espettoranti. Si usa tutta

la pianta, ma specialmente la radice è adoperata in decozio-

ne (90 gr. in 500 di acqua) nei catarri bronchiali e polmo-

nari, e in modo speciale in casi di pertosse e bronchite

senile. Essa contiene sostanze toniche ed espettoranti. È

stomachica e serve nelle cattive digestioni e diarree ca-

tarrali.

 

 

   Polipodio

        Polypodium vulgare, L.     TAV. 4 - N. 26

 

    NOMI DIALETTALI: Radis dolza, Dolcina, Bomboni,

Radis de denti, Pape dolce.

    DESCRIZIONE: Rizoma strisciante; foglie ovali lanceo-

lari o lanceolate, (20-40 cm.); pennato-partite a segmenti

lineari; sori in due serie parallele al nervo medio di cia-

scun segmento. H: luoghi freschi, sulle rupi, sui muri

vecchi, nei boschi ombrosi. P: le radici. F: Felci.

    La radice in infusione, se verde, 40 gr., se secca, 25

in un litro d'acqua, serve contro la pertosse, raucedine, ed

è diuretica. Si prescrive pure agli itterici e agli affetti da

stitichezza cronica. In decozione si somministra da 30-60

gr. in un litro d'acqua.

    Nell'itterizia, nelle costipazioni croniche e nei distur-

bi di fegato il Dottor Leclerc prescrive questa formula: gr.

20 di polipodio, 10 di regolizia, 5 di radice di angelica in

200 di acqua. Prima si fa bollire per 15 minuti il polipo-

dio; la regolizia e l'angelica vi si immettono in macera per

12 ore; poi si filtra e se ne beve una pozione la mattina a

digiuno.

 

 

     Polmonaria

        Pulmonaria officinalis, L. TAV. 7 - N. 56

 

    DESCRIZIONE: Fusti eretti (10-30 cm.); foglie inferio-

ri ellittiche od ovate con base cuoriforme e con macchie

chiare; carpelli ovoidi, acuti all'apice; lembro della corolla

violaceo-ceruleo o rossastro. H: nei boschi freschi e umi-

di della zona collina-subalpina. P: le foglie. F: Borra-

ginacee.

    La polmonaria ha proprietà emollienti e sudorifere, e

si usa il decotto di 30 gr. di foglie in un litro d'acqua, per

catarri ai polmoni, tosse, raucedine e sputo di sangue. Si

può usare anche il succo spremuto dalle foglie, con l'ag-

giunta d'un po' di miele. Tre-quattro cucchiai al giorno.

 

 

   Potentilla anserina

      Potentilla anserina L. -

 

   DESCRIZIONE: Radice fusiforme, breve, stoloni lun-

ghi; foglie basali pennate con 6-12 coppie di foglioline

bislunghe acutamente seghettate, biancosericee di sotto,

verdi di sopra; fiori gialli. H: nei prati, nelle zolle erbose

lungo le strade di campagna, fino alla zona montana. P: la

pianta intera. F: Rosacee.

   La pianta è considerata come rimedio efficace per far

ristagnare il sangue, così pure contro la diarrea, i calcoli

biliari, i fiori bianchi, i dolori di fegato e la febbre inter-

mittente. Invece dell'infuso nell'acqua, è più indicato ver-

sare latte bollente sulla pianta, e prenderlo più caldo che

sia possibile, specialmente nei crampi del ventricolo e del

basso ventre. Per impacchi, sulle parti dolenti, si usa versa-

re acqua bollente sulla pianta ben pulita e polverizzata. Le

radici polverizzate, prese più volte durante il giorno, in

ragione di due grammi, giovano nello sputo di sangue.

Servono pure nella colica, diarrea, colèra. Il decotto preso

in bocca caldo, fa cessare il mal di denti; messo in articola-

zioni doloranti, lenisce il dolore; inzuppato in un pannoli-

no e messo sugli occhi, leva l'infiammazione. Il succo,

ottenuto dalle foglie, pestate, immesso in un batuffolo, fa

cessare il sangue da naso.

 

 

   Potentilla aurea

      Potentilla aurea, L.   TAV. 5 N. 34

 

   DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto con peli

applicati (10-20 cm.); foglie basali lungamente picciolate

quinate; foglioline bislunghe con pochi e acuti denti al-

l'apice, sericeo-argentine al margine; petali cuoriformi a

rovescio di color giallo vivo. H: luoghi erbosi asciutti

dalla zona submontana alla subalpina. P: la pianta. F:

Rosacee.

    La potentilla aurea ha le stesse proprietà della prece-

dente e del cinquefoglio. Vedi: Potentilla anserina e cin-

quefoglio. Per di più, essa entra a formare il cosiddetto

Lapidario o Polvere della vita; così pure entra a far parte

della mistura per combattere il diabete, secondo la prescri-

zione del parroco Kiinzle, il quale la usa pure quale ingre-

diente nel The dei professori.

 

 

    Pratolina

       Bellis perennis, L.

    Nomi DIALETTALI: Margheritine, Piron cuciar, Spio-

ni de la primavera, Supete.

    DESCRIZIONE: Fusto semplice (10-20 cm.); foglie tut-

te basali in rosetta, un po' consistenti, obovato spatolate,

capolini piccoli solitari sopra peduncoli basali; infiorescen-

za a foglioline lineari lanceolate ottuse coloro bianco-rosa.

H: prati e luoghi erbosi dalla pianura alla zona alpina. P:

la pianta. F: Composte.

    Il «Succus herbae bellis perennis», che si rende dolce

con lo zucchero, si ottiene spremendo la pianta pulita.

Giova nei disturbi di petto, tosse, catarri, mal di gola.

 

 

    Prezzemolo

       Petroselinum sativum, L. TAV. 8 N. 6:

 

    H: coltivato negli orti. P: le foglie e la radice. F:

Ombrellifere.

    Il prezzemolo ha virtù stimolanti, emmenagoghe, diu-

retiche, carminative e vulnerarie. Si usa la decozione delle

radici, in ragione di 60 gr. in un litro d'acqua. Si sommini-

stra negli ingorghi di fegato, nell'idropisia, nella irregolari-

tà della circolazione sanguigna. Nelle gastralgie e nelle flatulenze, si fa l'infuso di 8 gr. di semi in un litro d'ac-

qua. Le foglie peste, applicate, fanno cessare la secrezione

lattea. Per di più, questi empiastri sono considerati come

risolutivi sulle piaghe e ferite. Il prezzemolo, bollito nell'ac-

qua col polipodio e bevuto serve a cacciare i calcoli.

Primola

 

 

 

       Primula officinalis, L. TAV. 9 N. 60

 

   NOMI DIALETTALI: Primola, Ciave del paradìs, Cam-

panele, Braghie del cuco, Ticole-tacole.

   DESCRIZIONE: Rizoma breve; foglie ovali o bislun-

ghe in rosetta, rugoso reticolate, pubescenti, tomentose;

calice biancastro rigonfio e aperto, con denti ovali; corolla

gialla con lembo concavo. H: comune in primavera per

tempo nei prati e nelle siepi. P: radici, foglie e fiori. F:

Primulacee.

   Le radici mandano un forte odore di anice; i fiori,

odore di miele. Il the di fiori si fa con 10 gr. di petali, in

un litro d'acqua. Questo thè giova assai nella tosse e nelle

infreddature di petto e del basso ventre. È sudorifero,

scioglie i catarri e diminuisce l'irritazione producente la

tosse. Radici, foglie e fiori un po' bolliti, danno un thè

contro l'artrite, l'emicrania e il capogiro, allietando e rin-

forzando i nervi. Le foglie si mangiano come le spinacee.

Nel mal di capo, si fa l'empiastro. Nelle paralisi si dà

l'infuso di 10 gr. in 1 litro d'acqua.

 

 

   Prugnolo

       Prunus spinosa, L.      TAV. 10 - N. 72

 

   Nomi DIALETTALI: Brugnolàr, Brugnolèr, Brugnói,

Brombolàro, Sléador.

   DESCRIZIONE: Fruttice (1-3 m.), con rami spinosi;

foglie ovali lanceolate seghettate; stipole lineari pubescen-

ti; fiori bianchi che compariscono prima delle foglie; peta-

li obovati; frutto globoso. H: comune nei boschi, nelle

siepi e ai margini dei campi. P: la corteccia, fiori, frutti.

F: Rosacee.

     Il the di fiori (un pizzico in una tazza d'acqua), serve

a purificare il sangue e tutto il corpo, sciogliendo i cattivi

umori dell'inverno, giova alla digestione, è tonico e legger-

mente purgativo. I frutti bolliti nel vino fino a densità

sciropposa, sono rinfrescanti e astringenti. I frutti immatu-

ri, uniti a vetriolo, danno un color nero, duraturo. La

corteccia della radice è indicata per preparare una decozio-

ne astringente nelle affezioni catarrali e nella dissenteria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Pugnitopo

          Ruscus aculeatus, L.

 

     Nomi DIALETTALI: Martèl bastàrt, Spinasorsi,

Bruscòm.

     DESCRIZIONE: Fusto eretto, verde cilindrico, striato,

ramoso; cladodi di color verde oscuro, acuminati, termi-

nanti in spina; fiori solitari o geminati nell'ascella di una

piccola brattea sulla faccia superiore dei cladodi; frutto

una bacca rossa. H: di qua e di là nelle macchie asciutte,

sassose. P: la radice. F: Asparagacee.

     La radice ha proprietà diuretiche e aperitive, simili a

quelle di asparago. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro

d'acqua.

 

 

    Pulsatilla

          Anemone pulsatilla, L.

 

     Nomi DIALETTALI: Campanelle de Pasqua, Dedai.

 

     DESCRIZIONE: Rizoma obliquo, nerastro; foglie basali

tripennate a prime divisioni picciolettate e lacinie lineari

strette; stelo alto 10-20 cm.; fiore unico quasi eretto;

sepali 6 ellittici curvati in fuori, lunghi il doppio degli

stami, prima violacei, poi lilla. H: nelle siepi, sui colli

erbosi asciutti. P: le foglie e fiori freschi. F: Ranun-

culacee.

   Questa pianta ha proprietà vescicatorie, febbrifughe,

sudorifere, antispasmodiche, emetiche, espettoranti. Infu-

so. da 3-7 gr. in 200 d'acqua. Giova negli spasimi doloro-

si, emicranie, nevralgie. Si faccia attenzione, perché pianta

venefica. Dall'erba fresca si distilla un'acqua assai giovevo-

le all'esterno, per malattie di occhi, rosolia, ascessi, frattu-

re, malattie croniche della pelle e nei dolori artrito-reuma-

tici, come pure nelle nevralgie facciali. La polvere di foglie

secche provoca lo starnuto.

 

   Quercia

      Quercus pedunculata, Ehr. TAV. 3 N. 25

 

   NOMI DIALETTALI: Ròver, Ròvar, Ròer, Róvre.

   DESCRIZIONE: Albero grande; foglie con stipole fuga-

ci; squame della cupola appressate, le inferiori ovate e le

altre ovate e ovato-lanceolate; ghianda ombilicata all'api-

ce. H: comune nei boschi cedui dalla zona collina alla

subalpina. P: le foglie, corteccia, ghiande, galle. F: Cupu-

lifere.

   Il the, o meglio la decozione della corteccia (30 gr. in

un litro d'acqua), è efficace contro gli avvelenamenti vege-

tali: funghi, belladonna, colchico, tabacco, digitale; sola-

tro, aconito, ecc. Si usa pure contro la diarrea, dissenteria,

scrofole, consunzione, emorragia gastro-intestinale, nello

sputo di sangue, nel catarro alle mucose, alla vescica, ai

bronchi. Il thè deve essere concentrato; da prenderne un

cucchiaio da tavola ogni 2 ore. Per uso esterno, il decotto,

che sarà più forte, si usa quale lavacro nelle dilatazioni

dei vasi, nell'emorroidi, svenimenti, rotture, idropisia, en-

fiagioni, ascessi maligni, fratture, ustioni, piaghe derivanti

da lunga degenza in letto, nel sudore delle ascelle e dei


 

piedi, nelle piaghe agli stessi, geloni e, soprattutto, nel

pericolosissimo carbonchio alla milza, nelle infiammazioni

alla gola e per l'abbassamento di voce; per schizzettare

nelle emorragie e passaggi di catarro, e per inalazione ai

tisici.

  La polvere di corteccia si usa: una punta di coltello,

per lo sputo di sangue, nelle emorragie gastro-intestinali,

nella diarrea, nelle difficoltà d'orina e nel mal della pietra;

da fiuto per il sangue da naso. La tintura serve per tutti i

disturbi suaccennati. Vien preparata in questo modo: si

schiacciano i rami giovani in primavera insieme con le

foglie; se ne raccoglie il succo che si mescola con altrettan-

to alcool; indi si pone il liquido al sole per 14 giorni e si

versa poi la parte chiara in un recipiente ben chiuso. Si

prende a gocce, sullo zucchero o con il miele. Le foglie,

raccolte da maggio ad agosto, agiscono come la corteccia.

Devono essere essiccate all'ombra, ben distese. Una mana-

ta di foglie cotte in un litro d'acqua si pongono sulle

piaghe maligne, sulle vesciche, sulle pustole del vaiuolo,

sugli ascessi e ferite.

  Le ghiande contengono acido tannico, una sostanza

amara, molto amido, un olio grasso, sali di potassa, di

calce, di allume; arrostite, nutrono, rinforzando il ventrico-

lo e l'intestino. Prese come caffe, non tostarle troppo,

perché perderebbero la loro efficacia. I fanciulli rachitici e

deboli di ossa ne traggono grande vantaggio. Le galle,

raccolte secche in autunno, si polverizzano. In tale stato

contengono il 25/30% di tannino. Con la cura di esse si

allontanano le carni matte dagli ascessi, lo scorbuto, le

gengive sanguinanti; detta polvere immessa nei denti cavi,

fa cessare il dolore; fiutata, cessa il sangue da naso.

 

        Rabarbaro alpino

                Rumex alpinus, L.

 

        DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-70 cm.); foglie infe-

riori assai grandi rotondo-ovate, cuoriformi alla base con

lungo picciolo scanalato; fiori in falsi verticilli formanti

un lungo e stretto racemo ramoso compatto; tepali fruttife-

ri, tutti privi di callo, ovati e cuoriformi alla base. H:

nelle conche dei prati grassi di montagna, vicino alle mal-

ghe. P: foglie e radici. F: Poligonacee.

        Il rabarbaro alpino ha quasi le identiche qualità della

«Radix lapathi acuti» delle farmacie e si usa quale tonico

astringente nella debolezza di digestione, nell'itterizia, nel-

l'idropisia, nelle eruzioni cutanee croniche, come erpeti,

tigna del capo, e quale febbrifugo. Si prepara il decotto di

foglie e rizomi (radici) in dose di 30-60 gr. bollito forte-

mente in 250-300 gr. di acqua. Filtrato il liquido, vi si

aggiunge qualche estratto amaro, come: corteccia d'olmo,

radici di saponaria, fumaria, ecc.

        La radice fresca, mondata e saponificata con crema,

giova nelle eruzioni cutanee. I semi, cotti nel vino nero,

servono nelle diarree. Le foglie peste e arrostite con burro,

mettendole sulle mani o piedi infiammati e gonfi, favori-

scono la suppurazione, vincendo anche le eruzioni cutanee

umide e ostinate.

 

 

 

 

 

 

        Ranuncolo di palude

                Ranunculus sceleratus, L,              TAV. 5 N. 40

 

        DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, cavo (20-40

cm.); foglie basali palmato-partite; fiori piccoli gialli; sepa-

li ovali, vellutati, reflessi; petali più corti del calice;

carpelli ovoidi, senza carena, molti in capolino bislungo obovato.

H: nei prati paludosi e lungo i corsi d'acqua. P: le foglie e le

radici. F: Ranunculacee.

     Questa pianta essendo tossica si usa solamente all'esterno

come cataplasma, contro la rogna e tigna del

capo e nell'eczema asciutto di esso, nei piedi agghiacciati,

facendo un bagno di detta pianta, bollita nell'acqua; così

pure nelle articolazioni agghiacciate. Qualche volta si usa

anche quale vescicatorio nella sciatica.

 

 

 

     Ribes nero e rosso

          Ribes nigrum et rubrum, L.

 

     Piante ovunque conosciute, perciò mi dispenso dal

descriverle. H: coltivato, raramente spontaneo. P: foglie e

frutti. F: Sassifragacee.

     Il ribes ha proprietà antireumatiche, diuretiche, rin-

frescanti, antifebbrifughe. Si usa il thè di foglie, special-

mente del ribes nero, in infusione dai 30 gr. al giorno,

nelle affezioni reumatiche, per la sua azione diuretiche.

Giova pure quale sudorifero, nei dolori renali e per pro-

muovere l'urinazione. È raccomandato ancora contro la

gotta, i calcoli biliari, e l'idropisia. Con i frutti del ribes

rosso si fanno limonate rinfrescanti e contro la febbre.

 

 

 

     Ricino

         Ricinus communis, L.

 

     H: coltivato. P: i semi. F: Euforbiacee.

     L'olio che si ricava dai semi è un noto, ottimo pur-

gante che non irrita, e perciò può esser preso anche nelle

gravidanze e nelle infiammazioni addominali e intestinali.

La dose è di 8 gr. per i bambini, per gli adulti da 25-50

gr. Giova anche nelle infiammazioni del basso ventre, dei

reni, della vescica e della matrice, specialmente se preso

con caffè caldo o con il brodo.


 

   Romice

      Rumex acetosa, R. acetosella, R. scutatus,

      R. crispus, R. patientia, L.

 

   Nomi DIALETTALI: Pan e vin, Pan cuco, Stanghe,

Patuch, Pan mòi, Dolciane, Séole, Desolon.

   DESCRIZIONE: Rumex acetosa, L. - Fusto eretto

(30-60 cm.); foglie saettiforme o astate, ovali bislunghe

con le orecchiette acute; fiori dioici formanti una pannoc-

chia lassa; tepali interni ovali fruttiferi con callo piccolo o

nullo.

   Rumex acetosella, L. - Fusto eretto (10-40 cm.); fo-

glie astate con le orecchiette lineari intiere; fiori dioici in

falsi verticilli formanti una pannocchia lassa; tepali esterni

fruttiferi eretti, applicati al fusto, gli interni ovali piccoli,

più corti dell'achenio, senza callo.

   Ometto le altre specie meno importanti. H: comune

nei prati. P: le foglie e le radici. F: Poligonacee.

   Tutte queste specie di romice servono per cure pri-

maverili e sono risolutive della vena porta, aumentano la

bile, migliorano il sangue, combattono l'itterizia e le

emorroidi.

   La radice contiene molto ferro organico, e, ridotta in

polvere, si somministra ai clorotici e anemici 3-4 volte al

giorno, in ragione di 0,75 gr. per volta. Avendo azione

lassativa, combatte la proprietà astringente. Negli ingor-

ghi scrofolosi, nell'obesità e nelle anemie e debolezze gene-

rali, si prescrive l'estratto fluido in dose di 1-3 gr. al

giorno.

 

 

   Rosa di macchia

      Rosa canina, L. e congeneri

 

  NOMI DIALETTALI: Rose selvadeghe, Rose mate; al

frutto: Stropacùi, Cinciavècle.

  DESCRIZIONE: Pianta eretta (1-2 m.); aculei adunchi,

compresso-dilatati; foglioline mediocri 3-7 ovali o ellitti-

che glabre, senza glandole e solo nel nervo medio di

sotto, semplicemente seghettate; fiori solitari o in corim-

bo, roseo pallidi; sepali maggiori pennatosetti, alla fine

caduchi, stili irsuti nell'apice; frutti ellittici e allungati

obovati, rossi. H: comune nelle siepi e nei boschi. P: i

petali dei fiori. F: Rosacee.

  Le diverse specie di rose selvatiche e coltivate hanno

proprietà astringenti, rinfrescanti e lassative. Come lassati-

vo infantile e nelle diarree croniche, si prescrive l'estratto

fluido in dose da 2 a 10 grammi. Per gargarismi, per

infiammazione di bocca e di gola, e come collirio nelle

malattie degli occhi, si usa l'infuso di 15 gr. in un litro di

acqua. I frutti freschi o secchi, mondati dai semi e dalla

materia filamentosa, servono per preparare una minestra

rinfrescante, per tingoli e per companatico. Le foglie dan-

no un thè saporito. Le fruttescenze servono per espellere i

vermi dei fanciulli.

 

 

 

 

 

 

 

    Rosmarino

         Rosmarinus officinalis, L.

  H: coltivato. P: le foglie e le sommità fiorite. F:

Labiate.

  L'infuso di rosmarino al 5% giova per il ventricolo

che viene liberato dai catarri, favorendo la digestione e

calmando i crampi; nelle febbri tifoidee, influenzali e simi-

li. Serve pure nelle dispepsie dovute ad atonia gastrica e

delle persone indebolite da strapazzi fisici o intellettuali.

  Dose: l'infuso di 10-20 gr. in 1 litro d'acqua.

 

 

      Rosolida

           Drosera rotundifolia, L

 

           DESCRIZIONE: Foglie tutte basali in rosetta con lem-

bo rotondo a lunghi peli glandolosi nella faccia superiore

e nel margine; stelo eretto; fiori bianchi, racemosi; stim-

mi glabri; cassula più lunga del calice. H: lungo i rigagno-

li dei prati paludosi, nelle torbiere, vicino ai laghi. P: la

pianta. F: Droseracee.

         Questa singolare pianticella, oltre che essere famosa

accalappiatrice d'insetti con le sue foglie vischiose, aculea-

te, è anche preziosa erba medicinale. Una volta i farmaci-

sti l'adoperavano, sotto il nome di «Herba rorellae» nelle

bronchiti acute, nella tosse asinina e convulsiva, negli

assalti di asma. Si usa la tintura o l'estratto fluido in dose

di 4-10 gocce al giorno, da prendersi sullo zucchero; è

giovevole nella raucedine cronica, nei vomiti mucosi e

biliosi, come pure nei crampi di stomaco. Il succo o la

pianta pesta, applicata sui calli, pori, paterecci, sono indica-

tissimi e di buon effetto.

 

 

 

        Rovo di macchia

              Rubus fructicosus, L.

      DESCRIZIONE: Fusto pentagono, scanalato, arcuato in alto

(1-3 m.) con aculei rigidi diritti o curvi; foglie ternate con

foglioline ovali biancastre pallide pubescenti al di sotto

inegualmente e acutamente seghettate, glabre di sopra; fiori

bianchi in racemi terminali semplici o composti; frutto glabro,

nero, lucente. H: nelle siepi e nei boschi umidi. P: le foglie,

i frutti, le radici. F: Rosacee.

        NOMI DIALETTALI: Roa, Roazze, Rovazze, Rovei, Ma-

rendulo, Regolazzi; al frutto: More.

    Tutta la pianta, perché ricca di tannino, è assai astringente,

diuretica, antiscorbutica. Si fa l'infusione d'una man-

ciata di foglie, alla sera, in un litro di acqua bollente; vi si

lascia tutta la notte, per prendere poi il thè alla mattina. È

indicato nelle diarree, passaggi sanguigni, nelle mestrua-

zioni prolungate e irregolari. La decozione di 30 grammi

di radici in 500 gr. di acqua, serve per i medesimi mali,

come pure per gargarismi nelle infiammazioni nei fiori

bianchi. Lo sciroppo del frutto è assai rinfrescante.

 

 

 

 

 

 

 

 

   Rovo di monte

      Rubus saxatilis, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Zate d'ors, Arzipreti, Galeti, Salti

de levro, -Rossanèi, Zate de galina.

   DESCRIZIONE: Fusto erbaceo eretto, stolonifero alla

base; foglie ternate con foglioline romboidali; fiori 3-6 in

corimbo terminale quasi a ombrella, piccoli, bianchi; frut-

to rosso con pochi carpelli grandi, globosi, acidi. H: nei

boschi cedui e fra le conifere dalla zona montana alla

alpina. P: foglie e frutti. F: Rosacee.

   Questa piccola pianticella, con bacche rosso-scarlat-

te, ha le stesse proprietà del rovo di macchia; per di più, si

usa nell'idropisia, scorbuto, erpete, e quale depurativo del

sangue.

 

 

   Ruta

      Ruta graveolens, L. TAV. 5 - N. 35

 

   DESCRIZIONE: Fusto legnoso alla base (40-60 cm.);

foglie quasi triangolari tripennato partite, a lacinie obova-

to bislunghe; brattee lanceolate; fiori gialli in corimbo;

petali più lunghi del calice; cassula globosa.

   H: nei luoghi sassosi, asciutti, sui muri dei campi da

valle alla zona montana. P: le foglie. F: Rutacee.

   La ruta ha proprietà emmenagoghe, emostatiche, an-

tispasmodiche e antinervose. Si fa l'infuso di un gr. di

foglie fresche in una tazza di acqua, da prendersi 2 volte

al giorno, o l'estratto di 6-10 gocce sullo zucchero, o in

pozione. Si somministra come calmante e antiisterico, nel-

le emorragie uterine, per facilitare i mestrui, nei vermi,

acidità e ventosità, nello scorbuto, negli esantemi cronici,

nelle malattie nervose, che hanno origine dal basso ven-

tre. Esternamente si fanno bagni rinforzanti e fumigazioni

nei tumori vecchi torbidi. Attenzione però nelle dosi e

nell'uso, perché, in dosi elevate, o troppo frequenti, po-

trebbe portare dei seri pericoli. Il decotto serve anche

contro i pidocchi e la rogna; iniettato nelle orecchie,

serve contro la sordità atonica.

   La ruta fu pure usata e si usa anche adesso per

rinforzare e schiarare la vista. Già la scuola salernitana

insegnava: nobilis est ruta, quae lumina reddit acuta, e

Ovidio cantava: utilius sumas acuentes lumina rutas.. E

parlando ancora della ruta Geoffroy diceva: in oculorum

affectibus, herba tota eiusque semen est commendatissima.

A questo scopo si mastica di quando in quando una foglia

e si lavano gli occhi con l'acqua del decotto, che non sia

troppo forte.

 

 

 

   Salcerella

     Lythrum Salicaria, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-100 cm.); rigido,

semplice con 4-6 angoli; foglie sessili opposte o terne

lanceolato-acute (5-8 cm.); fiori porporini assai grandi in

spiga terminale interrotta alla base; calice con 6 denti

interni triangolari e 6 esterni lesiniformi; petali lineari

ellittici; cassula ovale bislunga. H: luoghi paludosi e lun-

go i fossi acquitrinosi. P: le sommità fiorite. F: Litracee.

   Le sommità fiorite contegono tannino, mucillaggine;

quindi possiedono proprietà astringenti, sedative, emosta-

tiche. E ottimo astringente nelle enteriti, nei flussi di

sangue, nelle diarree infantili, nelle perdite uterine,

nelle piaghe e nelle ferite. Si fa l'infuso di 30-40 gr. di

sommitàfiorite, in un litro d'acqua, o 5-6 gr. di pianta secca polve-

rizzata.È pure usata in tutte le emorragie (nasali, boccali,

intestinali, uterine), e sulle piaghe, applicandovi le foglie

peste.

 

 

 

 

         Salice

 

                 Salii alba, L.

 

           Nomi DIALETTALI: Salgàr, Feleri, Salghèr, Salgàro,

Salóci, Salghiar, Salecia.

 

          DESCRIZIONE: Albero o arboscello; foglie lanceolate,

acuminate, sericee, massime al di sotto; stipole lanceolate

piccole; squame degli amenti caduche; stili 2; stipite della

cassula = alla glandola. H: nei luoghi umidi e lungo i

corsi d'acqua fino alla zona montana. P: la corteccia. F:

Salicacee.

      La corteccia è assai astringente, ha proprietà antipire-

tiche (contro la febbre) antireumatiche, ed è succedanea

al chinino nelle febbri malariche. Si fa il decotto di 60 gr.

in un litro di acqua. Si adopera anche nel cicatrizzare le

piaghe e le ulceri, lavandole mattina e sera. Per i fiori

bianchi si fanno le iniezioni.

 

 

 

          Salvastrella

                  Poterium Sanguisorba, L.   TAV. 12 - N. 88

                                                                    

      DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-100 cm.) ; foglie imparipennate con 9-25 foglioline rotondate od ovali seghettate; fiori in capolino ovale o quasi tondo; i femminei nell'apice, gli ermafroditi nel mezzo e i maschi alla base;achenio ovato - tetragono. H: nei prati e lungo le strade fino alla zona subalpina. P: foglie e radici. F: Rosacee.

     La sanguisorba è eccellente insalata nutritiva e rinforzante. Per le sue proprietà astringenti e diuretiche, si fa il decotto di 30 gr. di radici in un litro d'acqua, o l'infuso

delle foglie nella stessa dose, contro la diarrea infantile

e per promuovere l'orinazione. Dal nome latino «Sanguisor-

ba» (assorbente il sangue), è certo che essa giova assai

nelle mestruazioni troppo abbondanti, nelle ferite aperte e

nelle affezioni intestinali.

 

 

 

 

 

 

 

   Salvia

     Salvia officinalis, I

 

  Pianta da tutti conosciuta, ma non meritamente ap-

prezzata. H: coltivata; raramente inselvatichita. P: le fo-

glie e sommità fiorite. F: Labiate.

  La fama del valore medicinale di questa pianta è

riconosciuta fino dall'antichità; ma essendo molto usata

nei cibi, nei condimenti, nei liquori, non le si dà quel

posto che merita. Si fa l'infuso dai 30-40 gr. in un litro

d'acqua, per ridurre i sudori di tisici e dei reumatici, per

stimolare le funzioni del cuore e la circolazione del san-

gue. Quale gargarismo serve nell'angina, nelle affezioni di

bocca e di tutto l'apparato respiratorio, come pure nella

tosse e nei catarri. Il the si lascia riposare per mezz'ora,

prima di prenderlo. Per uso esterno, si usa l'impacco di

foglie nei tumori e ulceri ai piedi e alle ascelle. Carboniz-

zando una corteccia di pane, ridotta in polvere, e mescolan-

dovi polvere di foglie di salvia, si ottiene un ottimo denti-

fricio. Anche i bagni, fatti con le foglie di salvia macerate

nell'acqua, rinforzano il tessuto muscolare.

  Della Salvia fu detto: Salvia salvatrix, naturae consi-

liatrix, e l'altro distico: cur moriatur homo, cui crescit

salvia in horto? — però trovando la frase esagerata, il

poeta soggiunge: Contra vim mortis, non est medicamen in

hortis!

 

 

 

     Sambuco

          Sambucus nagra, L.

 

     NOMI DIALETTALI: Sambùc, Saùc, Saùgo, Samùgo,

Sàudar.

     DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-5 m.); foglie penna-

tosette con 3-4 segmenti ovali lanceolati, lungamente acu-

minati, seghettati; stipole piccolissime; cime prime ramifi-

cazioni quinate; fiori bianchi, i laterali sessili; bacche ne-

re. P: i fiori, i frutti, le foglie e la corteccia interna. R: i

fiori, sempre in tempo asciutto. F: Caprifogliacee.

        Il sambuco ha proprietà sudorifere, lassative, diureti-

che, risolventi. Si fa l'infuso dei fiori nella dose di 15 gr.

in 1/2 litro d'acqua, quale sudorifero, per favorire la

secrezione lattea. Dissolve i catarri, calma i crampi cagio-

nati da funzione cutanea irregolare; è indicato nei raffred-

dori e nel sudore retrocesso. Essendo sudorifero, si usa

con buon effetto nei mali reumatici, nella raucedine, nei

catarri nasali, bronchiali, polmonari e nelle infiammazioni

di petto. I fiori freschi si tuffano intieri nell'olio bollente,

si polverizzano con zucchero, e si servono a tavola. Eccel-

lenti, se presi col thè o caffè.

     Il «Rhoob Sambuci» si prepara prendendo le bacche

ben pulite; e, liberate dai peduncoli, si mettono a cuocere.

Appena esce il sugo, si filtrano con tela; indi si cuoce il

sugo, agitando, fino a consistenza sciropposa. Raffreddato,

si versa in vasi di creta. Un cucchiaio in un bicchier

d'acqua, dà una bevanda rinfrescante; purifica il sangue, il

ventricolo e agisce favorevolmente sui nervi. Le foglie e i

germogli giovani preparati come insalata con olio e aceto,

servono a purificare il sangue e il ventricolo. Le bacche

secche calmano la diarrea.

     Foglie, fiori e germogli bolliti nel latte, formano un

gargarismo per l'ugola infiammata, per le tonsilli, per le

infiammazioni catarrali, della gola. Il decotto della cortec-

cia della radice, specialmente quella interna, è indicatissi-

mo contro l'idropisia. Il Kneipp assicura che non vi è

alcun mezzo più efficace che questo decotto per far uscire

maggiore quantità di acqua. Anche il famoso medico sene-

se, Andrea Mattioli, nel 1564 ordinava questa corteccia,

cotta nel vino. Anzi voglio notare qui, per chi non lo

sapesse, che questo benemerito medico è morto a Trento,

e sepolto nel nostro Duomo. Ne fa testimonio anche la

grande lapide murale nella parete interna, a destra di chi

entra dalla porta principale della Basilica di san Vigilio.

 

 

 

      Sambuco (vino di)

 

   In 4 litri di acqua si mette un quarto di litro di

aceto, un quarto di chilo di zucchero, 4-6 ombrelle (fiori)

di Sambuco. Questa miscela si mette a macero in un

recipiente per 4 giorni. Indi si leva la schiuma, si filtra e si

mette in bottiglie ben turate. È un vino eccellente per la

sete.

 

 

 

     Sambuco montano

            Sambucus racemosa, L.

 

   DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-4 m.); foglie penna-

tosette con 3-7 segmenti ovali lanceolati, acuminati, se-

ghettati; stipole nulle o piccolissime; fiori biancastri in

pannocchia; bacche globose rosse. H: nei boschi freddi e

sassosi della zona montana e subalpina. P: foglie, frutti,

corteccia. F: Caprifogliacee.

   Anche questa specie di sambuco possiede le proprie-

tà del sambuco Ebbio, ma forse un poco troppo violente.

Quindi usarne con discrezione.

Santolina

     Santolina Chamaecyparissus, L.

 

   DESCRIZIONE: Pianta suffruticosa, biancastra o verdo-

gnola (20-60 cm.) con cauli sdraiati o ascendenti, a rami

eretti, semplici numerosi, muniti di fascetti di foglie ascel-

lari; foglie disposte a 4-6 serie, picciolate, grassette, denta-

to-pettinate; capolini gialli globoso-depressi; peduncoli

lunghi fogliosi inferiormente, nudi all'apice, solitari. H:

spontanea nella zona arida del Mediterraneo; da noi colti-

vata. P: la parte superiore e i capolini. F: Composte.

   Questa pianticella ha forte azione antielmintica spe-

cialmente nei vermi dei bambini. Si prescrive la polvere

dei capolini in dose di 2-4 gr. in una tazza d'acqua, o

l'infuso delle foglie nella stessa quantità.

 

 

   Santoreggia

     Satureia hortensis, L,

 

   NOME DIALETTALE: Peverella.

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-30 centime-

tri); foglie lineari lanceolate, punteggiato-glandolose, mol-

li; fiori in verticillastri un po' unilaterali e i superiori

quasi a spiga; calice con 10 nervi; corolla appena più

lunga dei denti del calice. H: coltivata negli orti. P: la

pianta intera. F: Labiate.

   Questa pianta è assai pregiata per l'industria dei li-

quori. Nella medicina familiare si usa l'infuso di 20 gr. in

un litro d'acqua, contro i vermi dei bambini, nelle coliche,

e nelle vertigini. Per uso esterno si fanno impacchi sui

tumori e lavaggi sulle ferite.

 

 

     Saponaria

          Saponaria officinalis, L,

 

 

 

     DESCRIZIONE: Fusti eretti (40-60 cm.); foglie lanceo-

late, acute, binervie, opposte; fiori grandi in fascetti;

calice cilindrico glabro; petali roseo pallidi con 2 squame

presso la fauce; cassula molle.

H: nei luoghi umidi,erbosi della zona collina e montana.

P: la radice e lefoglie. F: Cariofillacee.

     La saponaria ha proprietà espettoranti, depurative,

antireumatiche. Si usa il decotto di 60 grammi di radici in

un litro d'acqua. Questo decotto si prende a bicchierini,

tre volte al giorno dopo il pasto. Serve nella cura dei

reumatismi, della gotta e della sifilide. Giova pure nei

catarri, nei raffreddori e negli ingorghi di stomaco, di

fegato e di milza; nelle malattie delle mucose polmonari e

intestinali; e per uso esterno: nelle eruzioni cutanee croni-

che, nei tumori e nell'artrite.

 

 

 

 

 

 

 

     Scolopendrio

        Scolopedrium officinale (vulgare), Sm

 

     DESCRIZIONE: Foglie lanceolato-lineari (20-40 cm.);

cuoriformi alla base, intiere con nervature ramificate fin

dalla base. H: luoghi umidi, ombrosi, negli anfratti delle

rocce e delle valli strette e profonde. P: le foglie e le

radici. F: Felci.

 

     Questa felce, che in qualche luogo si coltiva come

ornamentale delle stanze per le sue foglie lucide, lanceola-

te, fino a raggiungere la lunghezza di 40 cm., più appari-

scenti dell'aspidistra, ha proprietà astringenti, per il molto

tannino che contiene. Si fa l'infuso di 20 gr. in un litro

d'acqua, per gargarismi, colluttori, lavaggi per mali di

denti, di bocca e di gola.

 

 

 

  Scrofularia maggiore

     Scrophularia nodosa, L.

 

   NOMI DIALETTALI: Erba mora, Erba bruna, Erba da

moroidi, Sèsene, Erba da le balotole.

   DESCRIZIONE: Pianta glabra; radice tuberoso-nodo-

sa; fusto eretto tetragono ad angoli acuti, foglie cuorifor-

mi ovali, doppiamente dentate con piccioli senz'ale; lobi

del calice ovato ottusi, con margine scarioso stretto. H:

nei luoghi incolti, lungo le strade di campagna. P: la

pianta intera. F: Scrofulariacee.

   La pianta esala un odore acre nauseante. Tuttavia

essa entra nella medicina popolare come emetico, purgati-

vo e antiscrofoloso. Anzi gli antichi empiristi la prescrive-

vano come rimedio infallibile contro le scrofole; da qui il

nome di Scrofularia.

   Si fa l'infuso di 30 gr. della radice in un litro d'ac-

qua. Con le foglie si fanno empiastri, nelle enfiagioni delle

estremità.

 

 

 

 

 

 

   Sedano di monte

     Levisticum offic., Koch

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto, grosso, cavo, ramoso in

alto (1-2 m.); foglie grandi lucenti bi-tripennate, a seg-

menti grandi romboidali inciso lobari in alto, cuneiformi

alla base; fiori gialli in ombrella con 6-12 raggi; involucro

di più foglioline riflesse, frutto bislungo. H: coltivato e

qua e là inselvatichito. P: la radice. F: Ombrellifere.

   La radice ha proprietà carminative, emmenagoghe e

diuretiche, simile a quelle dell'Angelica. Si fa l'infuso del

10-15% nell'acqua. Fu adoperata anche quale gargarismo

nel mal di gola.

 

 

 

 

      Semprevivo

         Sempervivum tectorum, L.             TAV. 6 - N. 42

 

     NOMI DIALETTALI: Articiochi selvadeghi, Fiori del

sass, Capussati de croz, Barba de beco.

 

     DESCRIZIONE: Foglie bislungo-ovate, acuminate, carnose,

glabre, cigliate nei margini; fusto florido, (alto

30-50 cm.); fiori rosei in spighe scorpioidi, formanti un

corimbo terminale; petali acuminati. H: nei luoghi asciutta.

ti, soleggiati, sulle rocce e sui muri. P: le foglie. F: Crassu-

lacee.

     L'infuso delle foglie provoca l'orinazione; applicate

all'esterno giovano nella cura dei calli, delle verruche cuta-

nee e come detersivo nelle ulceri. Simili proprietà hanno

pure i diversi Sedum.

 

 

      Sigillo di Salomone

             Polygonatum vulg., L,

 

     DESCRIZIONE: Rizoma orizzontale, carnoso; fusto angoloso,

eretto glabro; foglie distiche, ellittiche, glaucescen-

ti di sotto; fiori solitari ascellari, perigonio ristretto alla

base; filamenti glabri. H: luoghi rocciosi e selvatici. P: il

rizoma. Famiglia: Liliacee.

     La radice è usata per preparare cataplasmi contro le

contusioni, calli, pori, paterecci.

 

 

 

    Solatro

         Solanum nigrum, L,

     NOMI DIALETTALI: Erba mora, Moreta, Morela, Er-

ba marza, Erba da le balote.

     DESCRIZIONE: Fusto erbaceo, angoloso (20-50 cm.);

rami quasi cilindrici; foglie ovate dentate o quasi angolo

 se; fiori bianchi o quasi violacei, quasi in ombrella; bac-

 che globose nere. H: comune nei luoghi umidi, nelle ma-

 cerie, vicino alle abitazioni. P: la pianta. F: Solanacee.

     IL solatro è diuretico, narcotico e anche velenoso,

 specialmente nelle bacche: la pianta è simile alla patata,

 ma assai più piccola nelle foglie e nelle bacche nere.

     Le foglie, usate in infusione nell'olio, si adoperano

 come cataplasma nei dolori reumatici, sui paterecci, sugli

 ascessi e sulle piaghe dolorose. Con le foglie si fanno pure

 impacchi sul ventre duro o infiammato dei bambini.

 

 

 

    Spino cervino

          Rhamnus cathartica, L.

 

     NOMI DIALETTALI: Tossegàr, Spine negre, Spinài.

     DESCRIZIONE: Fruttice o arbusto; foglie alterne o

 quasi opposte, caduche, ovali od ovali rotonde, crenulato

 seghettate con nervi laterali curvi; fiori bianchi piccoli in

 fascetti; denti del calice uguali al tubo, reflessi; frutto

 sferico, nero; (fiori ermafroditi pentametri). H: lungo le

 siepi. P: le bacche. F: Ramnacee.

     Le bacche hanno-forte azione purgativa, e si prescri-

 ve il succo da 10-20 gr. da prendersi a digiuno: hanno

 l'effetto dell'erba senna.

 

    

                                                                                                              

    Stella alpina

          Gnaphalium leontopodium, Scop.

 

     DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice (10-20 cm.);

 foglie cinerino tomentose, le inferiori lanceolate, le supe-

riori lanceolato-lineari; capolini mediocri in corimbo denso

cinto da 7-8 foglie bislunghe, densamente lanose, rag-

gianti; foglioline involucrabii e squame nere all'apice. H:

nelle Alpi calcaree dai 1700 ai 2400 metri. P: la pianta.

 F: Composte.

   Questa cara e simpatica pianticella, oltre a essere il

simbolo dell'alpinismo, è pure medicinale. Il suo the serve

contro la tisi polmonare e le malattie dello stomaco. La

polvere della pianta essiccata, bollita nell'acqua, serve con-

tro la diarrea.

 

 

 

   Stellina odorosa

     Asperula odorata, L. TAV. 11 - N. 81

 

   DESCRIZIONE: Fusto eretto o ascendente glabro, sem-

plice o ramoso (20-30 cm.); foglie sottili lucenti, breve-

mente cuspitate, verticillate a 6 o 8; le inferiori obovate,

le superiori lanceolate; fiori bianchi in corimbo terminale

con rami lunghetti; corolla con lembo quasi uguale al

tubo; frutto globoso, irto d'aculei bianchi uncinati. H: nei

boschi freschi, fra i sassi, sotto i cespugli della zona mon-

tana e subalpina. P: tutta la pianta. R: avanti la fioritura.

F: Rubiacee.

   La stellina odorosa ha proprietà tonico-digestive, diu-

retiche, aperitive ed emmenagoghe. Si fa l'infuso di 40 gr.

della pianta intera, in un litro d'acqua. Se ne prendono

tre-quattro tazze al giorno. Il cosiddetto «Vino del Reno»

o «Maitranch» si prepara nel vino bianco; si lascia in

infusione per mezzora; indi si filtra e si pone in bottiglie

ben chiuse; ha un gusto eccellente. Le foglie si raccolgono

in principio di fioritura, che, disseccate all'ombra, assumo-

no un aroma delicato. Così disseccate, si mischiano con

foglie di fragola, di lamponi, di rovo, di biancospino, di

rose selvatiche, si ottiene un thè così aromatico da sorpas-

sare il thé cinese. Ognuna di tali specie, unita ad asperula,

basta a tale scopo.

 

 

 

                                                                                                                        

 

 

 

 

 

 

       Stramonio

          Datura Stramonium, L.

 

 

      DESCRIZIONE: Fusto ramoso (30-80 cm.); foglie ova-                                                                te sinuato dentate, glabre; fiori bianchi; cassule ovate,                                                               erette, spinose con spine quasi uguali. H: fra le macerie e                                                             intorno alle abitazioni. P: le foglie e i semi. F: Solanacee.

 

      Lo stramonio ha proprietà narcotiche e velenose,                                                                  simili alla Belladonna. Si adopera la tintura da 5-20 gocce,                                                            nei casi di epilessia, isterismo, nell'asma, nelle nevralgie.                                                           Essendo pianta velenosissima, si richiede sempre la prescri-                                                            zione medica. Nell'asma si fumano le foglie, trinciate con il                                                           tabacco e foglie di salvia. Anche in questo caso le foglie di                                                           stramonio non devono superare un grammo per ogni                                                                        accesso.

 

                                                                                                                   

       Tanaceto

 

           Tanacetum vulgare, L.

 

      NOMI DIALETTALI: Antaneza, Erba da òm, Antane-                                                                    da, Starnèla, Daneda, Seme santo.

 

      DESCRIZIONE: Fusto eretto, solcato, semplice                                                                      (80-120 cm.); foglie grandi pennato partite a segmenti                                                                  lineari lanceolati pennatofessi con lobetti acuti seghettati;                                                           capolini gialli grandetti a corimbo composto teminale. H:                                                               luoghi incolti, ai margini dei campi e delle strade. P: le                                                              foglie e i fiori. F: Composte.

 

      L'infuso dei fiori (capolini), in dose di 10-20 gr. in                                                            250 d'acqua, serve per calmare i crampi, giova nell'artrite                                                             e nelle febbri intermittenti, nei disturbi orinari, nella pie-                                                          tra, nei mali di vescica e contro i vermi, specialmente nei                                                             bambini. La pianta in decozione applicata, serve contro la                                                             

rogna e la tigna. Serve pure a rinforzare i nervi e a provocare

il sudore. Si faccia attenzione, però, perché il Tanace-                                                                                                                     to è pianta velenosa e, ad alte dosi, è anche pericolosa; e                                                             può causare la morte per asfissia.

 

 

 

   Tasso barbasso

       Verbascum Thapsus, L.   TAV. 7 N. 51

 

   NOMI DIALETTALI: Fiori d'orco, Tabac mat, Gestivo,

Capelace, Ciandeloni, Perbasco.

   DESCRIZIONE: Fusto rigido, eretto (60-100 cm.); fo-

glie scorrenti per tutta la lunghezza dell'internodo, bislun-

go-ellittiche; fauce della corolla concava; antere degli sta-

mi più lunghi, 4 più corte del filamento. H: nei ruderi,

luoghi incolti, lungo le strade. P: i fiori seccati al sole e le

foglie. F: Scrofulariacee.

   Le foglie e i fiori danno un thè sudorifero, emollien-

te, cicatrizzante, indicatissimo nei catarri di petto, nella

tosse, nella mancanza di respiro, nella raucedine. Si usa il

the in infusione di 5 gr. di fiori secchi in un litro d'acqua.

Per lavare piaghe, ulceri, ferite si usa la decozione delle

foglie nella dose di 30 gr. in un litro d'acqua. Contro le

emorroidi è ottimo rimedio il seguente: con una. parte di

fiori e due di olio si cuoce adagino la massa fino all'evapo-

razione della parte umida; indi si spreme il succo. E

rimedio indicato anche contro i geloni.

 

 

 

   Thè svizzero

       Veronica officinalis, L TAV. 3 N. 24

 

   DESCRIZIONE: Fusto prostrato e radicante (10-30

cm.); foglie ovali ellittiche seghettate e picciolate; pedun-

coli più brevi del calice; calice quadripartito con lacinie

uguali; cassula triangolare, vellutata, glandolare. H: nelle

macchie asciutte delle conifere, lungo le strade di monte

della zona montana e subalpina. P: la pianta intera. R: al

tempo della fioritura. F: Scrofulariacee.

   La pianta ha proprietà astringenti, toniche e digesti-

ve. Si usa la decozione di 15-20 gr. in un litro d'acqua.

Questo decotto è indicato nei catarri polmonari, nei mali

di petto, nella raucedine, nello sputo di sangue, nella

tosse e nelle malattie croniche della pelle. Per i medesimi

mali, si usa il succo diluito nel latte, preso a digiuno.

Analoghe proprietà ha pure la VERONICA MAGGIORE =

Veronica Chamaedris, L.

 

 

 

   Tiglio

      Tilia parvi - et grandifolia, Ehr.

 

   NOMI DIALETTALI: Tèar, Teèr, Taièr, Taiàro, Tèia,

Tèa, Tiàr, Tèo, Tegèro, Tói.

   DESCRIZIONE: Fogli obliquamente cuoriformi-roton-

de, glabre, glauche di sotto; peduncoli con brattee scorren-

ti, terminanti in 4-9 fiori; stami appena più lunghi della

corolla; cassula quasi globosa ovata, appena costata o sen-

za coste (Tilia parvifolia). H: nei boschi cedui della zona

collina subalpina. P: i fiori. F: Tigliacee.

   I fiori di tiglio hanno proprietà antispasmodiche, su-

dorifere, stomachiche, emollienti. Si usa l'infuso di 15 gr.

di fiori in un litro di acqua. Giova nelle affezioni catarrali,

seda i crampi, calma il nervoso, facilita la digestione,

produce sudore, ed è pure indicato nei reumatismi, nel

capogiro, nell'epilessia. I frutti pestati, uniti ad aceto, o

acqua di piantaggine, giovano nelle emorragie nasali osti-

nate, nel mal d'orecchi, versandovi alcune gocce a caldo, e

tappate con ovatta; nelle screpolature, ascessi e ustioni.

La decozione delle foglie serve nell'orinazione difficile e

dolorosa. Col succo che si ricava dal tronco, praticando

dei fori, in primavera, si ottiene un liquore purgativo,

usato anche nel mal della pietra e nelle macchie gialle

della faccia. La polvere di carbone di tiglio serve per l'inap-

petenza, nella difficile digestione, nella gonfiezza, nella

costipazione, nelle febbri perniciose, nella dissenteria pro-

dotta da ascessi intestinali, nel bruciacuore, alito cattivo e

crampi gastrici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       Timo serpillo

             Thymus serpyllum, L.              TAV. 11 N. 78

 

Nomi DIALETTALI: Tim, Mazorana, Erba da la zopina.

        DESCRIZIONE: Fusi prostrati e lungamente radicanti

(10-20 cm.); foglie ovate o bislunghe cuneate o lineari,

nervose, piccole, picciolate; fiori in glomeruli formanti un

capolino ovoide; calice con tubo ristretto alla base. H: nei

luoghi erbosi, pascoli, ai margini delle strade. P: la pian-

ta. F: Labiate.

    Questa pianticella apparentemente insignificante, ha

proprietà digestive, antisettiche, antispasmodiche, sudori-

fere, emmenagoghe. Si usa il the di 2-3 gr. in una tazza

d'acqua, nelle difficili digestioni, nelle mestruazioni con

crampi, nei crampi, nel mal di testa, nei crampi al basso

ventre e contro i catarri. Esternamente serve per impacchi,

bagni, fasciature, nelle piaghe di qualsiasi natura, nelle

fratture, slogature, distorsioni e tumori freddi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      Tormentilla

             Potentilla tormentilla         TAV. 3 - N. 18

                Neck., Schr.

 

              DESCRIZIONE: Rizoma legnoso, grosso; fusti

gracili prostrato-ascendenti, dicotomi (10-30 cm.); foglie

ternate,le cauline sessili, e tre foglioline bislungo-cuneate

seghettate; fiori tetrametri, gialli, con peduncoli più

lunghi delle foglie sottili; carpelli lisci. H: nei boschi

erbosi e macchie umide, fino alla zona alpina.

P: le radici. F: Rosacee.

    Il «Rhizoma tormentillae» è officinale e ha proprietà

astringenti, toniche, stimolanti. Si usa la polvere in

infuso (2-4 gr.), o la decozione in dose di 15 gr. in un

litro d'acqua, contro la diarrea,dissenteria, flussi

sanguigni e mucosi, nelle febbri intermittenti, negli

avvelenamenti, nei vermi e nelle piaghe interne ed esterne.

 Negli avvelena-

 menti e nelle malattie contagiose non si dimentichi mai la

 tormentilla. La polvere, presa per alcuni giorni nell'uovo

 al latte, previene i parti immaturi. Il rizoma nella quantità

 di 70 gr., messo a macera per 8 giorni in un litro di vino

 o marsala, si somministra ai tubercolotici e alle persone

 vecchie e deboli, affetti da diarrea. Si dà a bicchierini in

 tutti i suaccennati preparati. Contiene il 17% di tannino;

 quindi uno dei più potenti astringenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Tragoselino

 

      Pimpinella magna       Av. N 5-16

       et saxifraga, L.

 

    DESCRIZIONE: Pimpinella magna, L. - Fusto eretto,

 foglioso, angoloso solcato cavo, ramoso in alto (10-100

 cm.); foglie pennatosette, le inferiori con 5-7 segmenti

 ovali, lanceolati acuti, grossolanamente seghettati, le supe-

 riori più piccole, fiori bianchi o rosei in ombrelle con

 9-15 raggi.

    Pimpinella saxifraga, L. - Fusto eretto cilindrico leg-

 germente striato, quasi nudo nei 3 quarti superiori (30-90

 cm.); foglie inferiori pennatosette a segmenti quasi tondi

 od ovato ottusi seghettati, le medie e superiori (ottuse)

 con lembo piccolo pennatifido inciso; stili più corti del-

 l'ovario; frutti quasi tondi (2 mm.). H: nei prati e luoghi

 erbosi della zona montana. P: la radice. F: Ombrellifere.

    La «Radix pimpinellae» dei farmacisti ha qualità toni-

 che, digestive, emollienti, espettoranti e sudorifere. L'infu-

 so della radice (15-25 gr. in 180 di acqua) si usa nella

 raucedine, nel catarro polmonare, nell'atonia degli organi

 digestivi e respiratori, nei disturbi orinari. Quale corrobo-

 rante, all'acqua si può sostituire il vino. Quale gargarizzan-

 te contro la raucedine, ma di denti, mal di gola, rilassa-

 mento dell'ugola e rattrappimento della lingua, si usa il

 decotto in dose di 10-15 gr. in 180 d'acqua. L'estratto, in

 10-20 gocce al giorno, è diuretico.

 

 

 

   Trifoglio sfibrino

     Menyanthes trifoliata, L.

 

  DESCRIZIONE: Foglie trifogliate a foglioline ovate,

obovate o bislunghe, con lungo picciolo slargato in guaina

alla base; fiori rosei in racemo terminale a lungo pedunco-

lo. H: nelle acque stagnanti, lungo i fossi, nelle torbiere.

P: le foglie e i gambi. F: Genzianacee.

  L'infuso, fatto con 50 gr. di foglie in un litro d'ac-

qua, dà una bevanda assai giovevole contro le scrofole,

clorosi, itterizia, idropisia, ipocondria, febbri e disturbi

digestivi. Nelle febbri malariche, nello scorbuto, nelle la-

ringiti delle clorotiche, si dà l'estratto: 2-3 gr. al dì.

 

 

 

  Uva orsina

     Arctostaphylos uva urli, Spr.       TAV. 2 N. 10

 

  NOMI DIALETTALI: Zate d'ors, Martellina, Ambrosi-

nari da l'or, Brussici de l'ors.

  DESCRIZIONE: Fusto legnoso prostrato, strisciante;

foglie coriacee obovato spatolate, persistenti, punteggiate

ai margini piani intierissimi; fiori rosei clinati nascenti

dopo le foglie; bacche rosse; H: sulle rupi boscose, soleg-

giate, fino a 1500 metri. P: le foglie. F: Ericacee.

  La decozione delle foglie, in dose di 20 gr. di foglie

in 250 gr. di acqua fino a ridurla a metà, giova assai nella

ritenzione d'orina, nel catarro cronico della vescica, nei

passaggi mucosi, nella renella, nei calcoli e nell'idropisia.

La cura però deve essere prolungata. Le foglie, mescolate

con il tabacco da fumo, danno un aroma speciale. Il suo

decotto alternato con la parietaria è indicato per pulire le

vie urinarie e favorire l'espulsione del muco e della sab-

bia. Si aromatizza con scorza di arancio.

 

 

 

 

   Valeriana

        Valeriana officinalis, L. TAV. 2 N. 9

 

   DESCRIZIONE: Rizoma troncato; fusto eretto sempli-

ce solcato (100-150 cm.) foglie tutte pennatosette con

7-10 coppie di segmenti lanceolati inciso dentati o interi a

nervature sporgenti; fiori bianchi o rosei ermafroditi in

corimbo tricotomo; bratteole-lineari. H: comune nei bo-

schi umidi e lungo i corsi d'acqua dalla pianura alla zona

alpina. P: la radice. R: nel secondo anno. F: Vale-

rianacee.

   La Valeriana s'impiega contro il tifo, nelle febbri

perniciose e intermittenti, nelle malattie nervose, nell'epi-

lessia e nell'emicrania. Giova pure nei disturbi della matri-

ce, nell'asma, nei crampi al basso ventre, e nell'epilessia

verminosa dei bambini. Dose: infuso di 15 gr. in un litro

di acqua. Si prende a sorsi ogni due ore, con zucchero o

miele. L'odore di questa pianta attira i gatti. Da qui il

nome «Erba de gat».

 

 

 

        Veratro

              veratrum album, L,

 

   NOMI DIALETTALI: Faiàgro, Filàgro, Valestri, Malón,

Foastro, Golostri, Lóvena.

   DESCRIZIONE: Foglie ellittiche larghe, le superiori

gradatamente più strette, fino a ridursi lanceolate, un po'

pubescenti di sotto; fiori bianco-verdognoli in pannocchia

terminale; tepali più lunghi del peduncolo, bianchicci di

sopra, verdi di sotto. H: nei prati montani e subalpini. P:

il rizoma. F: Colchicacee.

   È pianta velenosissima, simile nella forma alla Gen-

ziana: quindi, attenti nella raccolta!

   Per uso esterno si usa la polvere del rizoma contro le

ulceri infiammate, e come unguento contro la rogna e i

pidocchi. Per uso interno i medici la prescrivono contro il

colèra, le febbri intermittenti, nella debolezza generale e

nella tosse convulsiva.

 

 

 

   

 

 

    Verbasco

        Verbascum thapsiforme,  -TAV. 7 N. 50

        Schr.

    H: dove cresce il Tasso barbasso e ha le stesse pro-

prietà. Vedi: Tasso barbasso.

 

             

 

 

 

 

    Verbena

 

        Verbena officinalis, L.

 

    Nomi DIALETTALI: Erbena, Erba de la represa.

    DESCRIZIONE: Fusto tetragono ramoso in alto (20-60

cm.); foglie ovato bislunghe, pennatifide, le medie triparti-

te a segmenti incisi e inegualmente crenulati; fiori piccoli

di colore violaceo pallidi a spighe gracili terminali forman-

ti una pannocchia. H: luoghi aridi, incolti, vicino alle

abitazioni. P: le foglie e sommità fiorite. F: Verbenacee.

    La pianta, cotta nel vino, giova nei mali di fegato, di

reni 'e di milza. Contro le nevralgie, dolori reumatici e

nelle febbri, si fa l'infusione di 2 gr. di foglie in una tazza

di acqua bollente. Bollita nell'aceto, si adoperi come cata-

plasma sui punti doloranti nelle nevralgie, sciatiche, lom-

baggini, pleurite e dolori intercostali.

    La pianta, messa in infusione nel vino, serve contro

l'itterizia e clorosi, prendendone 60-80 gr. la mattina a

digiuno; il decotto usato come gargarismo guarisce le ulce-

ri delle tonsilli, e le foglie fresche pestate unite a farina di

segala e bianco d'uovo danno un cataplasma molto risol-

vente. E usata anche contro la renella e come tonica.

 

 

    Verga d'oro

        Solidago virga aurea, L. TAV.5 N.37

 

    DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, un po' flessuoso

(20-60 cm.); foglie ruvide negli orli, lanceolate od ovato

acuminate, le inferiori seghettate; capolini in racemo ter-

minale composto, piccoletti, fiori gialli; achenii giallastri,

pelosi. H: comune nei boschi freschi della zona montana

e subalpina. P: sommità fiorite. F: Composte.

    L'erba «Consolidae saracene» è raccomandata con-

tro le ferite e il mal della pietra. Si fa la decozione di 80

gr. di sommità fiorite in un litro d'acqua. Giova nella

raucedine e nel mal di denti, quale gargarismo, nella diffi-

coltà d'orinazione, nelle infiammazioni della vescica e dei

reni. La pianta, cotta nel vino bianco, promuove assai l'ori-

nazione, rompe e scaccia i calcoli. Giova in tutte le piaghe

interne ed esterne.

    Nell'insonnia si fa l'infuso di 4 parti di Verga d'oro e

una parte di ginepro schiacciate o di biondinella.

    Dose: 50-60 gr. in un litro d'acqua. Una tazza prima

di coricarsi. Giova pure nell'enterocolite e nell'enterite dei

bambini. Decotto 30 per mille.

 

 

 

     Vilucchio bianco (Convolvolo)

         Convolvulus sepium, L. TAV 12 N. 89

 

    DESCRIZIONE: Fusto angoloso, volubile, lunghissi-

mo; foglie saettiformi o astate, a orecchiette troncate;

peduncoli ascellari uniflori; brattee cuoriformi ovate; co-

rolla bianca, grande. H: nelle siepi, entro i cespugli fre-

schi, fino alla zona montana. P: foglie e radici. F: Convol-

vulacee.

    La radice e le foglie di questa pianta sono fortemente

purgative e calagoghe (atte a espellere la bile), come quel-

la della gialappa, ma meno irritanti l'intestino, pur conser-

vando l'attività purgativa e colagoga. Si prescrive l'infuso

delle foglie (6-12 grammi al giorno) o il succo della radice,

da 1-2 gr. al giorno.

 

 

 

   Vincetossico

      Cynanchum vincetossicum, Pers.

 

   DESCRIZIONE: Foglie ovate o bislungo acuminate;

fiori bianchi; lacinie ovate; corolla staminale a lobi ovato-

rotondati, distanti, ma riuniti da membrana trasparente.

H: comune nei boschi e nelle macchie della zona monta-

na. P: il rizoma. F: Asclepiadacee.

   Il rizoma di questa pianta ha proprietà purgative,

sudorifere, diuretiche, e si adopera nell'idropisia, nella

mancanza o irregolarità dei mestrui, nelle scrofole, nelle

febbri nervose, nelle eruzioni cutanee, specialmente nel-

l'eruzione ritardata dal vaiolo. Si somministra la decozione

di 15 gr. di rizoma, in un litro d'acqua.

 

 

 

   Viola del pensiero

      Viola tricolor, L.

 

   Nomi DIALETTALI: Crècheni, Madrigne, Velludine,

Galeti.

   Pianta da tutti conosciuta e comune. P: la pianta. F:

Violacee.

   L'<<Herba Jaceae» è depurativa e cicatrizzante. È ecci-

tante l'intestino, i reni, esercita un benefico influsso nelle

eruzioni cutanee, ed è depurativa del sangue. Le croste

lattee dei bambini si curano con fiori e foglie pestate e

mescolate col latte in modo di cataplasma. Quale depurati-

vo e nelle malattie indicate si usa l'infuso di 20 gr. in un

litro d'acqua.

 

 

 

 

                                           

     Viola mammola

           Viola odorata,      TAV.11 – N 79

 

     H: coltivata e nelle posizioni calde e riparate della

collina. P: i fiori e le radici. F: Violacee.

     La viola mammola ha proprietà pettorali, espettoran-

ti, emollienti, sudorifere, emetiche e purgative. Il Kneipp

prescrive una manata di fiori e foglie in infuso in mezzo

litro d'acqua, contro la tosse e i catarri di gola. Ai bambini

se ne danno due cucchiai ogni due ore; agli adulti, tre

tazze al giorno. Come vomitivo si prescrive la decozione da

15 a 20 gr. in 300 di acqua, lasciando bollire, finché il

liquido è ridotto a metà.

 

 

 

        Viorna                   (Vitalba)

           Clematis vitalba, L     TAv 8    N 61

 

     NOMI DIALETTALI: Veduzze, Vigazzoni, Vedicone,

Vièce, Vedice, Vidolòc, Guidoi, Videzze, Róghe.

 

     DESCRIZIONE: Fusto scandente, angoloso; foglie pennate a foglioline cuoriformi dentate o intere; fiori in pannocchie rade ascellari o terminali; tepali 4 bislunghi, bian- chi, vellutati sulle due facce; antere lunghe un terzo del filamento; ricettacolo vellutato. H: lungo le siepi e nei

boschi cedui. P: foglie e corteccia interna. F: Ranun-

colacee.

     Tutte le parti della viorna sono acri e contengono

principi venefici. Foglie e corteccia interna vengono adope-

rate come cataplasmi energicamente vescicatori. Per uso

interno, quale purgativo e diuretico, sono da sconsigliarsi.

     Come vescicatorio serve benissimo contro la sciatica.

 

 

 

 

      Vischio

            Viscum album, L.

 

      NOMI DIALETTALI: Vis-cio, Finocio de pin, Mezchèl,

 Malvist, Martèl de pin, Bròcola.

      DESCRIZIONE: Fusto ramoso, dicotomo, articolato,

 (20-50 cm.); foglie coriacee, opposte, bislungo-lanceolate,

 ottuse con 3-5 nervi; fiori gialli in capolini terminali o

 ascellari; bacca sferica, bianca. H: parassita dei pini, rara-

 mente dell'abete. P: le foglie e i rami sottili. F: Viscacee.

      Il vischio giova contro l'epilessia, l'arteriosclerosi,

 l'emottisi, nel mondo di Bright, nei disturbi della meno-

 pausa e nelle malattie nervose dei bambini. Si fa il decotto

 di 70 gr. in un litro d'acqua, bollendo fortemente. Si beve

 a tazze.

      Il vischio che si estrae dalle bacche unito a uguali

 quantità di ragia e cera vergine serve a maturare tumori,

 ulceri, posteme. Il decotto si usa con buon effetto sui

 geloni e screpolature alle mani.

 

 

 

     Zucca

          Cucurbita pepo, L

 

      H: coltivata nei campi e negli orti. P: i semi. F:

 Cucurbitacee.

      I semi di zucca si usano per scacciare il verme solita-

 rio. Essi hanno il vantaggio di non essere né irritanti, né

 tossici; tanto che la dose può essere ripetuta ed elevata,

 senza inconvenienti, anche nei bambini, sino a raggiunge-

 re l'effetto voluto. Si mondano i semi, e poi si pestano in

 

 un mortaio con zucchero: semi 60 gr.: zucchero 20 grammi.

In questa pasta si mescolano 160 gr. d'acqua aromatiz- 

zata con corteccia di limone. Cinque minuti dopo presa

questa pozione, si deve dare all'ammalato una buona dose di

olio di ricino. In questo modo, il parassita infesto deve uscire.

Come frutto cotto e ben preparato, si consiglia ai giovani e a persone dal temperamento sanguigno e bilia-re; da sconsigliarsi a persone deboli, o di vita sedentaria o a chi va soggetto a disturbi intestinali. Perciò molto adatto ai convalescenti, ai dispeptici, ai vecchi e a chi soffre di stitichezza.


CURA DEI FICHI CONTRO LA STITICHEZZA

   È noto che il cinquanta per cento delle malattie

hanno origine da otturamenti e irregolarità di evacuazio-

ne. Mancando questa evacuazione giornaliera alcuni pati-

scono mal di testa o di occhi; altri dolori di petto, di

stomaco o nel basso ventre.

   Se la stitichezza è prolungata, sopravvengono mali

maggiori, quali ulceri al ventricolo, al duodeno, emorroi-

di, appendicite, e infine otturamento del ventricolo. Per

prevenire tutti questi mali, si prendono giornalmente dai

cinque ai dieci fichi secchi; si lavano bene in acqua nitida,

e alla sera si mettono in una tazza di acqua, lasciandoli in

composta tutta la notte. La mattina si mangiano a digiu-

no, bevendovi dietro l'acqua rimasta nel vaso. La cura

può esser continuata fino a due mesi. Sta sicuro che l'eva-

cuazione si fa regolare, e le pareti dello stomaco e dell'inte-

stino si puliscono magnificamente.

 

 

CURA DELLE MALATTIE DEI BAMBINI

   Molte malattie dei bambini provengono dal fatto che

emettono poca acqua. Stiano attente le madri, perché i

bambini non avvertono, o non sanno parlare. Per ovviare

a questi mali (eruzioni cutanee, scarlattina, morbillo, ecc.)

va somministrato loro una o due volte al giorno mezza

tazza di thè di radici di gramigna, o di aichemilla, o di

coda cavallina. Nel morbillo e nella scarlattina non si fac-

ciano loro mai bagni caldi, nè siano mai coperti con panni

pesanti; piuttosto ogni ora si lavi il bambino con un pan-

nolino freddo, finché sia cessato il calore. Allora soltanto

si faccia loro un bagno giornaliero, con fiori di fieno, o

con germogli di abete.

   Nella tosse canina o asinina, si fanno due bagni caldi

di foglie di abete, due volte al giorno; si fanno fregagioni

al petto, parecchie volte al giorno, con succo di felce; per

l'interno si dà ogni ora un sorso di thè di timo, melissa,

menta, salvia e radici di gramigna. Questa miscela è giove-

vole assai.

   Nei vermi, si dà ai bambini il thè di ruta muraria o

di capelvenere. Questo thè si dà a digiuno, per tre o

quattro giorni.

   Nella dissenteria, giova assai il thè di foglie di rovo,

o quello di stella alpina (4-5 fiori), o meglio ancora e con

ottimo effetto, il thè delle radici di tormentilla.

   Nel rachitismo, giovano assai i bagni di foglie d'abe-

te. La cottura si deve prolungare da 3-4 ore. La cura può

durare dalle quattro alle otto settimane. Durante la cura,

si dà al bambino sciroppo di piantaggine lanceolata, o il

thè di radici di gramigna. Anche i bagni caldi di coreggio-

la procurano il medesimo effetto salutare.

   Nelle malattie della bocca, si fanno gargarismi con il

decotto di rose, o di cicuta rossa, o di foglie di rovo, di

lampone, o di rovo di monte, o di malva.

   In caso di avvelenamento, per aver ingerito erbe tossi-

che, quali: l'aconito, il colchico, la belladonna, si dà subi-

to a bere latte caldo, sforzando il bambino a prenderne

più che sia possibile. Intanto si corre a prendere radici di

crespino o di angelica, sforzandolo anche qui a berne il

decotto. In tal modo il bambino è salvato.

   Per i bambini e fanciulli che bagnano il letto, è assai

indicata la seguente mescolanza: si prende una parte di

iperico, due di millefoglio, tre di cinquefoglio, due parti

di coreggiola, e una parte di bacche di ginepro. Si prescri-

ve una tazza di thè due volte al giorno. Se la debolezza

dipende da sonno profondo, si applica al basso ventre una

pezza bagnata, fermata al di dietro. Facciano attenzione,

infine le madri, di non lasciare esposti o seduti i loro

bambini su scale di pietra o su pavimenti di cemento.

Molte delle loro malattie provengono da questo mal uso.

 

POLMONITE, PLEURITE, NEFRITE

   Nella polmonite, appena si sente il solito dolore acu-

to locale, si beve l'infuso di foglie di agrifoglio, e al

torace, sulla parte dolorante, si fa un impacco con un

panno inzuppato metà nell'aceto e metà nell'acqua. Le

foglie dell'agrifoglio devono essere fresche. Provenendo la

polmonite da forti raffreddori, forma un deposito di ac-

qua nei polmoni, che si deve far uscire per via di orinazio-

ne. Mancando l'agrifoglio, si fa il thè con radici di grami-

gna, o di coda cavallina. Con questo mezzo si evita la

polmonite. Che se anche con questo rimedio l'acqua non

uscisse, è segno certo che la vescica e infiammata. In tal

caso, si fa un sepicupio per mezzora, nella coda cavallina,

e il buon esito è sicuro. Abbiamo la medesima causa di

male nella pleurite e nella nefrite. Il Kiinzle ordina per

queste malattie il thè di 5 parti di ruta, 3 di salvia e due

parti di stimmi (barbe) di granoturco. La ruta accelera la

circolazione del sangue, mentre la salvia e gli stimmi del

granoturco rinforzano i reni e promuovono fortemente

l'orinazione.

 

 

                                                  

MIXTURA PROFESSORALIS

 

 

  Con questo nome il Künzle chiama la mescolanza

delle erbe alpine, per fare il thè a quelle persone che

devono parlar forte e di spesso, per evitare catarri, raffred-

dori, raucedine, mal di denti e mal di testa. Queste perso-

ne sono i professori, i predicatori, i catechisti, i maestri, i

commissionati, i ferrovieri, gli istruttori militari, ecc.

  Il the si compone delle erbe seguenti: primola, alchi-

milla alpina, camedrio alpino, cariofillata di monte, poten-

tilla aurea, motellina, piantaggine alpina, menta peperita o

acquatica, e gramigna. Il thè si lascia bollire per mezzora

e si prende d'ordinario la sera, alquanto tempo prima di

andare a letto. Questo thè scaccia anche la febbre, le

infiammazioni, e rinforza i muscoli.

 

 

 

CONTRO I CALCOLI BILIARI

 

 

 

  La mattina, a digiuno, si prende un leggero purgan-

te, indi caffè e latte. Due ore dopo, tre etti di olio d'olivo;

mezzora dopo preso l'olio, si prende una minestra di

gries, cotto in mezzo litro di latte. Durante questa cura, si

mette sulla parte dolorante un sacchetto caldo di semi di

lino, alternato con sacchetto di fiori di camomilla.

  Altro mezzo per scacciare i calcoli biliari è questo: si

lava un ravanello grosso, nero, senza levarne la corteccia;

se lo grattugia; e si preme fortemente la poltiglia, posta in

un pannolino, per farne uscire tutto il succo, aggiungendo-

vi, verso la fine della spremitura, un po' di acqua, in

modo che ne esca tutto il liquido. Se lo prende metà la

mattina a digiuno, e metà la sera. Per lo stesso scopo

servono le foglie di edera cotte nel vino. Se ne prende un

cucchiaio dopo il pasto, non di più.

 

CONTRO LA TOSSE, ULCERI, MALI DI VESCICA,

CATARRO, INAPPETENZA

  Infuso in parti eguali di coda cavallina, millefoglio e

piantaggine lanceolata.

 

CONTRO LA TOSSE, RAUCEDINE, MAL DI GOLA

  Una manata di verbasco, una di thè svizzero e quat-

tro grammi di anice: il tutto cotto in mezzo litro di vino.

 

CONTRO LA GOTTA, MAL DI FEGATO, ARTRITE,

DOLORI DI VESCICA

  Primola 30 gr.; radice di bardana gr. 30; centinodia

gr. 5; radici di gramigna gr. 25; bacche di ginepro gr. 10;

coda cavallina gr. 20. Si fa il decotto in un litro d'acqua,

bollendo per cinque minuti. Dose: due bicchieri al dì, a

digiuno.

 

CONTRO L'EMORROIDI

  Si polverizzano sette-otto gr. di verbasco, si mischia

la polvere con altrettanti gr. di farina di frumento aggiun-

gendovi un tuorlo d'uovo. Si impasta la miscela con un

po' d'acqua e olio vegetale; indi si cuoce nel forno, a

modo di focaccia. Questa cura deve durare dagli otto ai

dieci giorni. Matteo de Gradi chiamava questo rimedio il

suo «secretum».

 

 

PER DEBOLEZZA DI CUORE,

INFREDDATURE O ACQUA AL CUORE,

SI USA IL SEGUENTE DECOTTO

   Cinque parti di centocchio (stellaria media), due par-

ti di alchimilla alpina, due di camedrio alpino, una parte

di assenzio. Se ne beve mezza tazza, dalle quattro alle

cinque volte al giorno.

 

MEZZO SPICCIO PER GUARIRE

DAL REUMATISMO ARTICOLARE,

DALLA LOMBAGGINE,

E DALLA STESSA SCIATICA

   Prendi delle radici fresche, ben pulite, ma non lava-

te, della felce maschio, tagliate fine, applicate in un sac-

chetto sulla parte dolorante, e lasciate finché è cessato il

dolore. Assai spesso il dolore cessa in mezza giornata. Se

non vuoi rimanere in letto, fa' un bagno delle stesse radici

nell'arto leso. Rimanendo in letto, fa' un bagno a vapore

asciutto, gettando delle bacche di ginepro sui carboni acce-

si, involgendo la parte dolorante, perché non scappi il

fumo, in una coperta.

   Facendo il bagno di radici di felce, è indicato di fare

durante il bagno, dei massaggi con le mani, sulle parti

lese. Prima di coricarsi, alla sera, è cosa giovevole prende-

re un buon bicchiere di vino generoso, o un thè di fiori di

sambuco, o di foglie di betulla, o, meglio ancora, di

olmaria.

 

 

RICETTA CONTRO IL DIABETE

   Oltre la prescrizione medica, prendi due parti di

cinquefoglio, tre di cariofillata, una di foglie di rovo di

macchia, una di foglie di mirtillo; bollisci la miscela e

bevine cinque volte al giorno mezza tazza.

 

CALCOLI AL FEGATO

   Rabarbaro radici gr. 5, Salvia foglie gr. 5, Genziana

radici gr. 15, Ginepro bacche gr. 10, Frangola corteccia

gr. 15, Senna foglie gr. 10, Anemone epatica gr. 10,

Assenzio gr. 5, Finocchio semi gr. 5.

     Mescolare finemente. Per un thè 15 gr. di miscuglio

su 300 di acqua. Bollire 10 minuti, lasciar riposare e poi

filtrare. Berne due tazze al giorno a stomaco vuoto. Usare

due tre cucchiai al giorno di succo di Ravanello, poco

grasso e moto.

 

DOLORI REUMATICI E ARTRITICI

     Tisana di foglie intere di uva orsina. Uso: Tre cuc-

 

chiai da minestra mettere a freddo in mezzo litro di acqua.

Bollire per 15 minuti da farne restare un quarto. Da

prendersi la sera due ore dopo cena e la mattina a digiuno

un'ora prima di prender cibo. Durata della cura 60 giorni.

Da evitarsi nei mesi di giugno, luglio e agosto.

 

ULCERA ALLO STOMACO

     Tisana: Bollire per 15 minuti rametti e foglie di

camedrio alpino: due cucchiai in 1/2 litro di acqua; oppu-

re due cucchiai di radice di bistorta tagliuzzata; oppure 2

cucchiai di potentilla tormentilla. Da prenderne una tazza

al giorno. Durata della cura dai 2 a 3 mesi.

 

DIABETE

     Foglie di mirtillo nero gr. 20, foglie di mirtillo rosso

gr. 20, foglie di rovo moro gr. 20, radici di dente di leone

gr. 20, bacche di ginepro gr. 20. Uso: 15 gr. della miscela

in 300 di acqua; cuocere per 10 minuti, indi filtrare. Si

prende due-tre volte al giorno.

 

STITICHEZZA

     Fiori di calendola gr. 20, sommità fiorite di lamio

albo gr. 20, bacche di ginepro gr. 10, radici di cicoria gr.

10, assenzio gr. 10, corteccia di frangola gr. 30. Bollire

per 10 minuti 15 grammi di miscuglio in 300 di acqua.

Una tazza (tepido) la mattina e una la sera. Moto, e un

bicchier d'acqua appena alzati.

                                                               

ALOPECIA

   Radici di tormentilla gr. 50, coda cavallina gr. 50,

 foglie di oleandro gr. 50; il tutto ben tagliuzzato e mesco-

 lato. Uso: due cucchiai di miscela bolliti per 10 minuti in

 due tazze di acqua. Fare impacchi in questa decozione e

 applicare sulla parte malata. In casi gravi aggiungere un

 cucchiaino di zolfo.

 

MORBO DI BASEDOF                                                       

 

Cardo santo gr. 40, timo serpillo gr. 20, radici di

valeriana gr. 40; il tutto ben tagliuzzato e mescolato.

 Mettere a macero per mezzora, indi bollire per 10 minuti

 25 gr. di miscuglio in '/2 litro d'acqua. Una tazza tre volte

 al giorno.

   Durante la cura astenersi dalle carni e una volta in

 settimana fare un bagno di camomilla: 1/2 kg. su 5 kg. di

 acqua.

 

 FORUNCOLI, INFIAMMAZIONI, GONFIORI

 

   Sui foruncoli si applica una polentina calda di Fieno

 greco. In tal modo i foruncoli vengono portati subito a

 maturazione e fanno uscire il pus. Per infiammazioni e

 gonfiori si applicano impacchi caldi di fieno greco cotto

 per 10 minuti. Le applicazioni saranno ricoperte con fasce

 di lana asciutte per mantenere il calore più a lungo.

 

 TOSSE PROFONDA

 

   Fiori di farfaro gr. 10, piantaggine lanceolata gr. 10,

 radici di altea gr. 30, primola officinale fiori gr. 10, lichene

tagliuzzato gr. 20, polmonaria foglie gr. 20.

   Di questa miscela si fa l'infuso di 15 gr. in V2 litro

 di acqua. Prenderne a sorsi tre tazze al giorno.

 

 

TOSSE CANINA

 

   Con 100 gr. di radici di pimpinella (tragoselino) ben

 tagliata si fa l'infuso in un quarto di litro di acqua bollente.

Indi si levano le radici e si cuociono per 10 minuti in

1/2 litro di acqua; filtrare e mescolare i due thè. Se ne

prendono due tazze la mattina e due dopo mezzogiorno di

nuova preparazione.

 

PER INDIGESTIONE

   Due ore dopo il pasto, si mastica adagino un pezzet-

to di radice d'imperatoria.

 

CONTRO EMORRAGIE E SPUTI SANGUIGNI

   Oltre il vischio, si usa il thè di 3 gr. di corteccia di

quercia, 3 gr. di radice di tormentilla e 3 gr. di borsa-

pastore.

 

PER CATTIVA DIGESTIONE E

SOFFERENTI DI FEGATO

   Si fa il thè di 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr.

di coda cavallina e 2 gr. di assenzio.

 

THÈ DIURETICO E CONTRO L'IDROPISIA

   Si usano 3 gr. di ebbio, 3 gr. di rosmarino e 3 gr. di

coda cavallina; oppure 3 gr. di fiori di sambuco, 3 gr. di

ebbio, e 10 bacche di ginepro schiacciate.

 

CONTRO LA RENELLA E

CALCOLI VESCICALI O RENALI

   Si usa il thè di 3 gr. di ginestra, 3 gr. di centinodia, e 4 gr. di coda cavallina.

4 gr. di coda cavallina.

 

CONTRO IL CATARRO BRONCHIALE

E POLMONARE

  Il thè di 3 gr. di piantaggine lanceolata, 3 gr. di

farfaro, e 3 gr. di ortica.

 

CONTRO LA COLICA E NEI RAFFREDDORI

  Si prendono 2 gr. di menta peperita, 4 gr. di fiori di

tasso barbasso, e 3 gr. di fiori di tiglio.

 

NELL' IPOCONDRIA E

PALPITAZIONE DEL CUORE

   Si fa il the di veronica officinale (tè svizzero) in dose

di 4 gr. e 3 gr. di radice di valeriana.

 

CONTRO I CRAMPI E SVENIMENTI

   Si prendono 3 gr. di finocchio, 3 gr. di potentilla

anserina e 3 gr. di ruta.

 

VINO CONTRO I GAS INTERNI, TOSSE,

RAUCEDINE, ASMA

   Si macera per 8 giorni in 1 litro di vino bianco 60

gr. di anici, 60 gr. di finocchio e 120 gr. di regolizia; indi

si filtra e si beve a cucchiai di spesso.

 

CONTRO LA FORFORA E CADUTA DEI CAPELLI

   Si mette in recipiente, che poi si chiude ermeticamen-

te, una parte di foglie di ortica in 3 parti di alcool; si

espone al sole per 14 giorni; indi si filtra. Per l'uso si

uniscono 3 cucchiai da tavola di questa tintura con 1

quarto di litro di acqua; si lava con quest'acqua il cuoio

cappelluto 2 o 3 volte al giorno, si friziona e si asciuga.

 

CONTRO IL DIABETE

   Prendi foglie di eucalipto, bolliscine 6-7 gr. per 10

minuti in 150 d'acqua da prendersi 2-3 volte al giorno;

oppure fa' dei biscotti con radice di barbana, acqua e

burro, falli seccare al forno. Si prendono a piacimento,

quanti ne può sopportare l'ammalato; oppure si può usare

l'insalata di crescione (nasturzio) con olio, cipolle tagliuzza-

te e succo di limone; da prendersi senza sale e senza

aceto.

 

CISTITE

   Per curare questa malattia si fa il thè di 12 gr. di

stimmi di granoturco in 1 quarto di acqua, da prendere

una tazza prima del pranzo e una prima di cena; oppure si

mette un cucchiaio di semi di lino in una tazza di acqua la

mattina da bersi il giorno dopo a digiuno, continuando la

cura per 8-10 giorni. Non è necessario deglutire i semi.

Oppure il thè di coda cavallina (7-8 gr. in 1 quarto di

acqua), da prenderne due-tre tazze al giorno a piacimento.

Oppure bollire 60 gr. di radice di omonime in un litro di

acqua fino a ridurlo a tre quarti. Berla in 24 ore; oppure

il decotto di 30 gr. di verga d'oro in un litro di acqua; se

ne bevono due-tre bicchieri al dì.

 

CONTRO I CALCOLI

10 deca di fiori di biancospino, 4 deca di foglie di

salvia, 4 deca di malva e 4 deca di bacche di ginepro

schiacciate. Si mette il tutto in 1 litro e mezzo d'acqua e si

fa bollire finché resta un litro. Lasciato sedare per 10

minuti, si filtra e se ne bevono due bicchieri la mattina a

digiuno entro lo spazio di una-due ore.

 

 

 

 

 

 

 

CONTRO LA NEFRITE

 

Si macerano due-tre cipolle in 1 litro di vino bianco

per alcuni giorni. Se ne prende un bicchiere la mattina a

digiuno. Serve anche contro l'albubinuria. Da prendersi

negli ultimi dì di luna. Anche l'emulsione dei semi (frutti)

di nocciolo sono indicati contro la nefrite. Così pure il

rizoma di pugnitopo (Ruscus aculeatus); un bicchiere di

decotto a digiuno per alcuni giorni. Altro rimedio contro

la nefrite si ha bollendo per 15 minuti 3 cucchiai di foglie

intiere di uva orsina. Si prende il thè mattina e sera fatto

nuovo. Durante il giorno si prende il thè, a piacimento, di

millefoglio. Durante la cura, di quando in quando si fanno

impacchi sui reni di sale comune pestato e arrostito in una

padella.

 

CONTRO L'INAPPETENZA

E DISTURBI DI STOMACO

Bollire per 10 minuti 3 gr. di biondella (Centaurea

minore), 2 gr. di genziana, e 12 bacche di ginepro in un

quarto di acqua. Da prendersi avanti il pasto. Per lo

stesso scopo e per sofferenti di fegato, si bolliscono per 5

minuti 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr. di Coda

cavallina e 2 gr. di assenzio in 1 quarto di litro d'acqua.

 

THE CONTRO EMORRAGIE E SPUTI SANGUIGNI

   Bollire per 10 minuti 3 gr. di corteccia di quercia, 3

di radici di tormentilla e 3 di borsapastore in 1 quarto di

litro d'acqua.

 

CONTRO L'IDROPISIA

   Bollire per 10 minuti 3 gr. di sambuco (fiori), 3 di

corteccia di radici di sambuco ebulo (ebbio) e 10 bacche

di Ginepro schiacciate in un quarto d'acqua.

 

PER COLICHE VISCERALI SPASMODICHE

   Bollire 1 cucchiaio di finocchio in una tazza di latte e

berlo più caldo che si può.

 

PER CATARRO AL COLON

   (Specialmente se cronico). Si fa il decotto di foglie

di olivo, e per altri catarri si usa versare 20-30 gr. di radici

di altea in 1 litro di acqua bollente.

 

CONTRO L'ARTRITE

   Primola officinale gr. 5, foglie di frassino gr. 4, radi-

ci di bardana tagliuzzata gr. 5, radici di valeriana gr. 3,

bacche di ginepro gr. 4, coda cavallina gr. 4, centinodia

gr. 2. Si mette la miscela a macero per qualche ora in 1

litro e mezzo di acqua fredda mescolandola di quando in

quando; indi si mette il tutto sopra il fuoco, lasciando

bollire per 5 minuti, poi si filtra e si mette il liquido in

recipiente di terra cotta o termo, o smalto. Se ne beve una

tazza tre volte al dì prima dei pasti.

 

PER REGOLARE LA MATERNITA, parto facile, nelle

regole difficili e per purgare il sangue represso interno è

farmaco salutare il thè di alchimilla. Otto grammi in 1

quarto d'acqua.


 

CONTRO L'ALTA PRESSIONE SANGUIGNA

   Oltre il decotto di vischio ed il thè di fumaria serve

magnificamente l'uso del camedrio alpino. Uso: due cuc-

chiai da minestra di rametti fogliosi in '/2 litro di acqua

che si bolle per 15 minuti. Si prende la mattina a digiuno,

restando possibilmente a letto ancora per un'ora. La cura

deve durare 30 giorno consecutivi.

 

DECOTTO DEPURATIVO E PURGATIVO

   Si prendono 200 gr. di orzo greggio, una manata di

gramigna, una di malva (foglie, fiori e frutti), un cucchiaio

di rabarbaro, bollendo il tutto in due litri di acqua. Consu-

mandosi l'acqua se ne aggiunga dell'altra fino a tanto che

l'orzo si apre, restando 1 litro e mezzo di acqua.

   Se ne beve una tazza a distanza dei pasti e prima di

coricarsi.

 

VINO STOMACHICO E RICOSTITUENTE

   Prendere 3 gr. di salvia e altrettanti di ruta, di origa-

no, di cicoria selvatica, di assenzio, di valeriana, di lavan-

da, di menta, di malva, di angelica, di trifoglio fibbrino,

di achillea moscata. Mettere il tutto in infusione per 48

ore in un litro e mezzo di vino bianco generoso, e poi

berne tre volte al giorno un bicchierino, prima dei pasti.

 

CONTRO L'ARTERIOSCLEROSI

   Radici d'imperatoria gr. 20, foglie di betulla gr. 20,

timo gr. 10, marrobio gr. 20, radice di tragoselino gr. 30,

verbena officinale gr. 10.

   Si bolliscono 2 cucchiai di miscela in 1 quarto di

acqua per 10 minuti, lasciando poi riposare per altri 10.

Mezza tazza 4 volte al dì. La cura deve essere prolungata.

 

THÈ LASSATIVO

   Fa' una miscela di 30 gr. di semi di finocchio, 30 gr.

di bacche di ginepro, 10 gr. di fieno greco (frutti), 30 gr.

di trifoglio alpino e 5 foglie di altea. Metti due cucchiai

da tavola della miscela in 1 quarto di litro d'acqua; fa'

bollire per 5 minuti e altrettanti lasciala riposare. Da pren-

dersi alla sera prima di coricarsi.

Questo thè serve nelle indigestioni, nella stitichezza, nelle

coliche epatiche e nelle diarree.

 

THE ASTRINGENTE

   Prendi 40 gr. di salcerella, 20 gr. di verga d'oro, 20

gr. di millefoglio, 10 gr. di ortica, 7 gr. di corregiola e 3

di altea.

   Si fa bollire per 3 minuti un cucchiaio di miscela in

mezzo litro d'acqua. Si lascia sedare per 15 minuti, e,

filtrato, si beve caldo o freddo, durante la giornata.

 

THE ESPETTORANTE

   Si fa una miscela di 20 gr. di edera terrestre, 15 gr.

di timo, 10 gr. di vischio, 10 gr. di foglie di eucalipto, 10

gr. di marrobio, 10 gr. di foglie di castagno, 10 gr. di

foglie o fiori di farfaro, 5 gr. di primola officinale, 5 gr. di

altea e 5 gr. di borrana. Questo thè è indicatissimo in

tutte le malattie delle vie respiratorie, nell'influenza e nel-

le tossi spasmodiche. Dose: 2 cucchiai da tavola da bollir-

si per 5 minuti in 1/2 litro d'acqua. Lasciar sedimentare

per 10 minuti e berlo caldo a tazzine durante il giorno.

 

THE ANTIREUMATICO

   Radice di tragoselino (Pimpinella) gr. 15, salvia gr.

5, rametti di ginepro gr. 15, radice di ebbio gr. 5, licopo-

dio gr. 5, biondella gr. 10, timo gr. 10, calamo aromatico

gr. 5.

   Far bollire 5 minuti un cucchiaio di miscela in una

tazza di acqua. Prenderne mezza tazza 4 volte al dì.

   Anche le frizioni sulle parti doloranti con alcool nel

quale ha macerato le radici di felce maschio sono assai

efficaci.

   Giovano pure le battiture locali con un mazzetto di

ortiche fresche.

   N.B. - Oltre le ricette qui descritte, ve ne sono altre

riportate nel testo, anche per una stessa malattia. Si usino

quelle che sono più alla portata e mai stancarsi, se non si ha

un pronto ed efficace effetto.

   Da consultarsi pure l'Indice alfabetico delle malattie.

 

ACIDI URICI

   Le ciliege sono raccomandate contro l'acido urico.

Secondo il dottor Weiss, dopo averne mangiato 750 gr.

non si dovrebbe trovar più acido urico nelle urine. I

peduncoli sono molto diuretici: da 30-50 grammi bolliti

per 15 minuti in 1 litro d'acqua.

   Le cipolle mangiate crude (5-6 al giorno) favorendo

fortemente l'urinazione, scacciano l'acido urico. Anche i

fiori di fava (infuso), il melo, il pomodoro e in generale

tutti i diuretici servono contro l'acido urico.

 

ARTERIO-SCLEROSI

   È mezzo efficacissimo contro questa malattia il succo

di limone (150-200 gr. al giorno) preso con un po' di

acqua, oppure il succo di 2-3 limoni al giorno per 10

giorni, alternati con altrettanti di riposo (Pende). Anche il

biancospino presta preziosi servizi. La fumaria è pure otti-

mo ipotensore (succo 150 gr.) d'infuso di 40-60 gr. in 1

litro d'acqua. Anche il vischio si adopera con buon effetto.

Il decotto di coda cavallina ha pure azione speciale sull'aci-

do urico, che elimina, rendendo le urine rosse.

 

TOSSE

   TOSSE NERVOSA: Infuso di 10 gr. di foglie di

arancio amaro in 1 litro di acqua. Giova anche l'infuso di

40-60 gr. di foglie e fiori di borrana in 1 litro di acqua. E

pure consigliabile il thè di 3-4 gr. di basilico in una tazza

di acqua.

   TOSSE OSTINATA: Si fa il decotto di uva dolce,

secca. Si può fare anche decotto di 10 gr. di radice di

enula in 1 quarto di acqua, da prendersi a cucchiai più

volte al giorno. Anche l'infuso di 6 gr. di erba cornacchia

in una tazza di acqua è indicatissimo contro qualsiasi

forma di tosse e nella raucedine. Da preferirsi l'erba

fresca.

   TOSSE RIBELLE: L'infuso di borrana come sopra.

II: Emulsione di semi di nocciolo. III: Infuso di edera

terrestre: 20-30 gr. in 1 litro di acqua. IV: erba cornac-

chia, come sopra.

   TOSSE SECCA: I: borrana, come sopra. II: noccio-

lo, come sopra. III: decotto di foglie fresche di patata con

l'aggiunta d'un po' di miele: 20 gr. in 1 litro di acqua. IV: the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al

the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al

acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al

giorno (anche per l'asma e catarri).

 

MIELE

   Aggiunto a qualsiasi thè, giova contro i catarri, ingor-

ghi e ulceri interne. Per ulceri esterne si usa impastare

metà miele e metà farina bianca (meglio di segala) forman-

do una specie di unguento. Per mali di gola si bolle un

cucchiaio di miele in un quarto di acqua, e si avrà un

ottimo gargarizzante (KNEIPP).

 

CRUSCA

   Il decotto è indicatissimo alle persone deboli, conva-

lescenti, ai vecchi e ai bambini. Si cuoce per tre quarti

d'ora; indi si filtra, vi si aggiunge al liquido un po' di

miele e si cuoce ancora per un quarto d'ora. Si beve due

volte al giorno (un quarto).

 

UNGUENTO DELLA SALUTE

   Prendi le seguenti erbe, in miscela o separatamente:

iperico, foglie di millefoglio, calendola, piantaggine, verga d'oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con

d'oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con

becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con

grasso di maiale per 3-4 ore; la massa si spreme attraver-

so una pezza; e serve per le piaghe, ferite, ulceri, tumori,

distorsioni, scottature, ecc.

 

                                                                                                                          

FARINA DI OSSI

 

 

 

      Si prepara con gli ossi di un animale sano e macellato di fresco. Può essere nera se si mettono gli ossi sulla bragia finché sono carbonizzati e quindi polverizzati.

      Si usa un cucchiaino di questa polvere che si mette                                                                 nell'acqua o nei cibi, e si somministra ai convalescenti                                                                  bisognosi di rinforzare l'organismo, ai bambini malaticci,                                                                deboli, rachitici.

 

      La polvere bianca si ottiene bruciando gli ossi sopra                                                               il fuoco, finché assumono l'aspetto di calce, polverizzando-                                                              la. Questa si dà a coloro che hanno debolezza di stomaco                                                                  e a quelli che sono deboli di ossa (KNEIPP).

 

                                                                                                                          

POLVERE DI CARBONE

 

      Si ottiene dalla legna non troppo stagionata e preferi-                                                             bilmente che sia di tiglio. Se ne prende giornalmente un                                                                  cucchiaio in una tazza di latte zuccherato. Favorisce la                                                                  digestione; ed è indicato per i tisici e per le malattie di                                                               fegato.

 

 

 

 

 

CAUSA DELLE MALATTIE

 

      Quasi tutte le malattie provengono dal cattivo funzio-                                                              namento degli organi della secrezione, quali sono: i reni, la                                                             vescica, gli intestini. Quindi le malattie di occhi, di denti,                                                            di orecchi, di testa, di gola, di polmoni, di peno, di stomaco,

le malattie della pelle, il reumatismo, l'artrite, le pia-                                                                                                                        ghe, le ferite interne, i tumori, non sono altro che effetti                                                              di una cattiva o ridotta azione degli organi secretori. Qui                                                               sta la causa prima di tutti i disturbi locali del nostro                                                                  piccolo mondo, qual è il nostro corpo. Si curino questi                                                                   organi malati, e noi ritorniamo sani. Con quali mezzi? La                                                                 medicina naturale prescrive i seguenti:

 

                                                                                                                         

MEZZI DI CURA:

 

      Per uso esterno giovano assai i bagni caldi di foglie                                                               di ginepro, di pino, di piceo, di abete, di tuia, di radici di

imperatoria e di ortiche. Sono pure indicati i bagni degli

Stabilimenti balneari e le rinomate Pezze Bertelli di

Milano.

   Per uso interno, si usano i decotti di quelle erbe che

eccitano e puliscono i reni e la vescica, promovendo forte-

mente l'orinazione, quali, ad esempio: le bacche di gine-

pro, le ortiche, la salvia, i rizomi di gramigna, la coda

cavallina, rebbio, l'alchimilla, gli stimmi del granoturco, il

camedrio alpino, il sedano, le cipolle, la bonaga, ecc.

   Molto indicati sono gli impacchi caldi sui reni, sulla

vescica e sullo stomaco, di quelle erbe che servono a

corroborare detti organi. Tali sono: le cipolle, l'aglio, l'im-

peratoria, la maggiorana, la menta, il timo, la ruta, la

lavandola, le quali si applicano asciutte, per la durata di

otto-quindici giorni. E cosa meravigliosa osservare la ces-

sazione delle malattie di occhi, di orecchi, di denti, di

raffreddori con questi impacchi, senza adoperare altri ri-

medi. Il fumo, dice il Kúnzle, si osserva nelle orecchie, nei

denti, nella bocca, negli occhi, ma il fuoco giace nei reni.

 

 

NERVOSO

Causa, effetti, rimedi

   Il nervoso e la malattia predominante del nostro tem-

po. È difficile trovare un individuo che, attraversato da

contrarietà più o meno reali, sappia mantenersi calmo, e

non trasmodi in escandescenze, in odii e vendette, da

cagionare gravi guai, fino a peggiorare la propria salute,

già scarsa, e rendersi ridicolo ai benpensanti e normali.

Da dove proviene questa epidemica nervosità? La prima

causa va ricercata generalmente nella famiglia: genitori ner-

vosi, figli nervosi; genitori viziosi, figli viziosi.

Bevono di spesso, specialmente le mamme, caffè forte, e ne danno

anche ai loro bambini, con lo specioso pretesto che, facen-

do altrimenti, piangono. Vanno d'ordinario a dormire trop-

po tardi, alle dieci, alle undici, alle dodici, e permettono

fare altrettanto ai loro figliuoli, con grave scapito della

salute. Per non contrariare il loro cattivo gusto, favorisco-

no o permettono mode, capricci, allenamenti e sport incon-

sulti, cinematografi immorali, letture sconce, relazioni

indegne.

   Altra causa di nervosismo viene data dalle scuole,

non già dai maestri e professori, che faranno certo il loro

dovere, ma dalle materie delle quali sono sovraccarichi i

discepoli. Che se questo si avvera nelle scuole elementari,

il nervoso cresce sempre più nelle scuole medie e superiori,

dove ogni professore, terminata la sua lezione, è libero,

mentre lo studente deve impiegare certe volte le ore della

notte per imparare le lezioni date da tutti i professori, e

nessuno pensa alla sua salute, finché non cada ammalato.

E qui intendo parlare di studenti bene intenzionati e labo-

riosi, perché se il nervoso e deperimento avviene da tutt'al-

tra causa che lo studio, come non di rado avviene, allora a

questi miseri si può applicare il detto: chi è causa del suo

mal, pianga se stesso.

   Altre cause di nervosismo troviamo nelle condizioni

stesse della vita di questo ventesimo secolo: i divertimenti

troppo prolungati e di notte, le musiche clamorose, la

radio, il cinematografo, le macchine, l'auto, il motore as-

sordante: tutto questo apparato moderno, insomma, scon-

certa fatalmente il sistema nervoso!

   Come curare, dunque, questa nervosità morbosa? Pri-

ma cura per i nervosi sia quella di seguire l'ordine di

natura stabilito da Dio perfino alle bestie, cioè: il giorno

lavorare; di notte riposare, e non viceversa, se non in casi

accidentali. Evitare cibi e carni troppo pesanti, e servirsi a

preferenza di frutta e di legumi. Adoperare poco sale, niente

pepe, niente acquavite, e poco vino.

   Chi e sano e regolato, si faccia un dovere di consola-

re e distrarre questi poveri sofferenti e compatirli. Far

moto all'aria aperto, specialmente nei boschi silenziosi, e a

capo scoperto.

   Se tu che mi leggi fossi talmente sovraeccitato dal

nervoso, da non poter nemmeno dormire, va' in alta monta-

gna, associati magari con un pastore, mangia, bevi e dor-

mi con lui, senza più preoccuparti di leggere o di scrivere,

prendi lui in tutto il suo metodo di vita come esemplare, e

riacquisterai la tua primiera sanità.

  Ma il buon Dio ha dato anche a questi poveri amma-

lati di nervoso alcune erbe speciali, per curare i loro malo-

ri; e queste sono: le cariofillate, le alchimille, le mente,

le malve e le veroniche. Bevete spesso il thè di queste prezio-

se pianticelle: vi faranno bene; e per conciliare il sonno,

procuratevi guanciali di felce o di foglie di nocciolo.

 

 

 

  Insomma, vivete sani, contenti e felici: questo l'augu-

rio del vostro Frate Erborista!

 

 

INDICE ALFABETICO DELLE MALATTIE E CORRISPONDENTE CURE indicative proposte da frate Atanasio (vi suggeriamo di considerare i contenuti di questi testi come sole indicazioni o di provarle con cautela e seguendo eventuali consigli del vostro medico)

 

 

 

ALBUMINURIA: Borsapastore, Betulla, Ginestrella.

ANEMIA: Canapa acquatica, Romice.

ANGINA: Aconito, Agrimonia, Basilico, Biancospino, Cicuta ros-

  sa, Lantana, Orzo, Salvia.

ANTISPASMODICI: Camomilla, Enula, Erba amara, Lavandola,

  Menta, Millefoglio, Peonia, Pulsatilla, Timo serpillo.

APERITIVI: Biller, Calendola, Capelvenere, Dente di leone, Erba

  radioli, Origano, Pugnitopo, Stellina odorosa.

ARTERIOSCLEROSI: Fumaria, Prezzemolo, Vischio.

ARTICOLAZIONI (dolori alle): Aglio serpentino, Potentilla anse-

  rina, Ranuncolo di palude.

ARTRITE: Abete bianco, Aglio, Aglio serpentino, Agrifoglio, Beto-

  nica, Brionia, Consolida maggiore, Fiore di fieno, Ginepro,

  Primola, Pulsatilla, Saponaria, Tanaceto.

ASCESSI: Abete rosso, Arnica Biondella, Camomilla, Coda cavalli-

  na, Erba fragolina, Faggio, Fiori di fieno, Genziana, Pulsatil-

  la, Quercia, Solatro, Tiglio.

ASMA: Abete bianco, Actea, Belladonna, Eucalipto, Farfaraccio,

  Ginepro, Issopo, Malva Marrobio, Nepetella, Rosolida,

  Stramonio.

ASTRINGENTI: Aro, Bistorta, Borsapastore, Brunella, Buglossa,

  Camedrio alpino, Campanelle, Cariofillata, Cicuta rossa, Con-

  solida maggiore, Crespino, Erba peperina, Erica, Eucalipto,

  Melograno, Millefoglio, Mirtillo, Noce, Prugnolo, Rabarbaro

  alpino.

ATONIA: Achillee, Lavandola, Menta, Mirtillo, Orzo, Rosmarino,

  Tragoselino.

ATROFIA: Orchidee.

BAGNI: Abete bianco, Abete rosso, Fiori di fieno, Gallio giallo,

  Noce, Salvia, Timo serpillo.

BILE: Consolida regale, Epitino, Fragola, Romice.

BRONCHI: Enula, Epitimo, Eucalipto, Lichene islandico, Papave-

  ro dei campi, Pino, Poligala, Rosolida.

CALCOLI (biliari, vescicali): Coreggiola, Licopodio, Potentilla an-

  serina, Polipodio, Prezzemolo, Ribes nero, Tanaceto, Uva ursi-

  na, Verga d'oro.

CALLI: Algio, Aro, Cipolla, Epatica, Semprevivo, Sigillo di Salo-

  mone, Solatro.

CALMANTI: Cipolle, Consolida maggiore, Malva, Menta, Ruta.       

           

CAPELLI: Bardana, Lantana, Ortica, Pinguicola, Pioppo nero.      

CAPOGIRO: Barbaforte, Ginepro, Lavandola, Tiglio.                

CARIE OSSEA: Coda cavallina.                                     

CATARRO: Angelica, Barbaforte, Betonica, Biondella, Bistorta,

   Calamo aromatico, Cardo santo, Cariofillata, Consolida mag-

   giore, Epatica, Eucalipto, Ginestrella, Imperatoria, Iperico,

   Lantana, Salvia, Sambuco, Tasso barbasso, Thè svizzero.                           

CISTITE: Abete rosso, Bonaga, Granoturco.                        

COLICA: Comino dei prati, Coreggiola, Fieno greco, Imperatoria,

   Issopo, Lino, Malva, Menta, Santoreggia.                      

CONGESTIONE: Aconito, Barbaforte, Brionia, Iperico, Millefo-

   glio, Lavandola.                                               

CONTUSIONI: Alchimilla, Alloro, Semprevivo, Sigillo di Sa-

   lomone.                                                       

COSTIPAZIONI: Acetosella, Avena, Beccabugna, Camedrio, Den-

   te di leone, Lino, Malvone, Tiglio.                           

 

CRAMPI: Barbaforte, Camomilla, Comino dei prati, Issopo, Lup-

   polo, Malvone, Melissa, Menta, Nepetella, Potentilla anserina,   

   Rosmarino, Rosolida, Sambuco, Tanaceto, Tiglio, Timo serpil-

   lo, Valeriana.                                                

CUORE (male, debolezza di): Aconito, Biancospino, Calamo aro-

   matico, Camedrio alpino, Digitale, Graziola, Melissa, Mughet-

   to, Oleandro, Olmario, Salvia.                                

DEBOLEZZA (generale): Canapa acquatica, Lichene islandico,

   Menta, Noce, Orchidee, Quercia, Romice.                       

DEPURATIVI: Aglio orsino, Angelica, Arcangelica, Barbaforte,

   Borrana, Cicoria selvatica, Dente di leone, Dulcamara, Eufra-

   sia, Fumaria, Gramigna, Lamio albo, Motellina, Nasturzio,

   Ortica, Orzo, Prugnolo, Romice, Rovo di monte, Sambuco,

   Saponaria, Viola del pensiero.                                

DIABETE: Faggio, Mirtillo, Potentilla aurea.                     

DIARREA: Alchimilla, Altea, Assenzio, Bistorta, Borsapastore, Ci-   

cuta rossa, Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor-

niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro-

sa di macchia, Rosolida, Salvastrella.                       

DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,

Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor-    niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro-   sa di macchia, -Rosolida, Salvastrella.                        DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,

DIARREA: Alchimilla, Altea, Assenzio, Bistorta, Borsapastore, Ci-    cuta rossa, Cinquefoglio, Consolida maggiore, Coreggiola, Cor-    niolo, Erioforo, Fieno greco, Potentilla anserina, Quercia, Ro-   sa di macchia, -Rosolida, Salvastrella.                       

DIGESTIONE (disturbi, debolezza di): Achillee, Angelica, Anice,

   Assenzio, Barbaforte, Basilico, Calamo aromatico, Canapa ac-

   quatica, Camedrio, Cariofillata, Comino dei prati, Enula, Euca- 

   lipto, Genipi, Genziana, Ginepro, Imperatoria, Lavandola,

   Luppolo, Poligala, Rabarbaro alpino, Rosa di macchia, Rosma-

   rino, Salvia, Stellina odorosa, Thè svizzero, Tiglio.

DISCRASSIA (sangue grosso): Ginestrella, Motellina, Piantaggine,

    Prezzemolo.

DISSENTERIA: Altea, Castagno, Cinquefoglio, Consolida maggio-

    re, Coreggiola, Corniolo, Iperico, Lamio albo, Orchidee, Pru-

    gnolo, Quercia, Tiglio, Tormentilla.

 

DISTURBI AL BASSO VENTRE: Angelica, Arnica, Assenzio, BilIeri, Cariofillacea, Dente di leone, Gramigna, Lamio albo, Lari-

    ce, Melissa, Millefoglio, Potentilla anserina, Primola, Ma-

    dreselva.

DIURETICI (che provocano l'orina): Alchimilla, Abete bianco,

    Altea, Barbaforte, Betulla, Borrana, Brionia, Erica minore.

EMICRANIA: Ginepro, Melissa, Imperatoria, Origano, Primola,

    Pulsatilla, Valeriana.

EMOLLIENTI: Altea, Borrana, Cipolla, Erba radioli, Erba vetturi-

    na, Farfaraccio, Lino, Mercorella, Polmonaria, Tasso barbas-

    so, Tiglio, Viola mammola.

EMORRAGIA: Agarico bianco, Cinquefoglio, Borsapastore, Coda

    cavallina, Quercia, Tiglio.

EMORROIDI: Alloro, Arnica, Avena, Bardana, Cicuta rossa, Fran-

    gola, Linaiola, Millefoglio, Piantaggine, Pioppo nero, Quercia,

    Romice, Tasso barbasso.

ENFIAGIONI: Agrifoglio, Grespino dei campi, Pioppo nero,

    Quercia, Scrofularia.

ENTERITI: Altea, Calamo aromatico, Mirtillo, Pioppo nero, Prez-

    zemolo, Scalcerella.

EPILESSIA: Amarella, Belladonna, Ruta, Stramonio, Valeriana,

    Vischio.

ERPETE: Bardana, Betulla, Biondella, Calendola, Pioppo nero,

    Romice.

ESPETTORANTI: Angelica, Anice, Antennaria, Altea, Cipolla, Ca-

    pelvenere, Farfaro, Farfaraccio, Saponaria, Tragoselino, Viola

    mammola.

ETISIA: Abete bianco, Abete rosso, Agarico bianco, Graziola, Mal-

    va, Marrobio, Orchidee, Piantaggine, Romice, Salvia, Stella

    alpina, Trifoglio fibrino.

EVACUAZIONI: Betonica, Malva, Sambuco, Spino cervino.

FARINGITE: Agrimonia, Caprifoglio, Pervinca, Quercia.

FEBBRI: Acetosella, Agrifoglio, Arnica, Biondella, Borsapastore,

    Calamo aromatico, Camomilla, Corniolo, Eucalipto, Frangola,

    Mirtillo rosso, Musco arboreo, Ontano, Pelosetta, Pulsatilla,

    Ribes nero, Rosmarino, Tanaceto, Tiglio, Trifoglio fibrino,

    Valeriana, Vincetossico.

FEGATO (malattie di): Agrimonia, Arnica, Carlina, Frangola, Fras-   sino comune, Luppolo Salcerella, Marrobio, Origano, Poten-

  sino comune, Luppolo Salcerella, Marrobio, Origano, Poten-

  tilla, Prezzemolo, Verbena.

FERITE: Abete bianco, Arnica, Bardana, Chenopodio, Cicuta ros-

  sa, Coclearia, Consolida regale, Coreggiola, Erba fragolina,

  Genziana, Iperico, Piantaggine, Pinguicola, Quercia, Tasso

  barbasso.

FLEMONI: Aglio serpentino, Rabarbaro alpino, Cipolla.

FLUSSI SANGUIGNI: Alchimilla, .Cariofillata, Gallio giallo, La-

  mio albo, Millefoglio, Salcerella, Tormentilla, Uva orsina,

  Vischio.

FORUNCOLI: Camomilla, Edera, Fieno greco.

GARGARISMI: Brunella, Carpino, Erba fragolina, Issopo, Quer-

  cia, Tormentilla, Salvia.

GASTRICISMO: Alloro, Amarella, Angelica, Bistorta, Erba

  amara.

GELONI: Bardana, Castagno d'India, Quercia, Tasso barbasso.

GLANDOLE: Cicoria selvatica, Brionia, Consolida maggiore, Gine-

  pro, Malva, Quercia.

GONFIEZZA (al basso ventre): Betulla, Camomilla, Comino dei

  prati, Fieno greco, Ginepro, Pioppo nero, Tiglio.

GOTTA: Aconito, Aglio serpentino, Arnica, Bonaga, Celidonia,

  Colchico, Madreselva, Luppolo, Pino, Saponaria.

GOZZO: Actea, Campanelline, Edera terrestre, Felce maschio.

IDROPISIA: Amica, Asparago, Avena, Barbaforte, Billeri, Brio-

  nia, Celidonia, Ebbio, Frassino comune, Ginepro, Imperato-

  ria, Madreselva, Malva, Nepetella, Prezzemolo, Quercia, Ra-

  barbaro alpino, Ribes nero, Sambuco, Trifoglio fibrino, Vince-

  tossico.

INFIAMMAZIONI: Altea, Bistorta, Bonaga, Brunella, Caprifo-

  glio, Cardo santo, Erba cornacchia, Lino, Madreselva, Malva,

  Olmaria, Orchidee, Pervinca, Pioppo nero, Rabarbaro alpino,

  Ricino, Rovo di macchia, Sambuco, Verga d'oro.

INSONNIA: Biancospino, Camomilla, Giusquiamo, Luppolo, Men-

  ta, Nepetella, Papavero, Passiflora, Verga d'oro.

INTESTINI (disturbi di): Arnica, Coda cavallina, Dente di leone,

  Malva, Nocciolo, Piantaggine, Pinguicola, Origano, Salvastrel-

  la, Viola del pensiero.

ISTERIA: Assenzio, Angelica, Camomilla, Giusquiamo, Melissa,

  Ruta, Stramonio.

ITTERIZIA: Borsapastore, Crespino, Eufrasia, Fumaria, Imperato-

  ria, Luppolo, Madreselva, Nasturzio, Nepetella, Polipodio, Ra-

  barbaro alpino, Romice.

LENTIGGINI: Barbaforte, Betulla, Tiglio, Trifoglio fibrino.

MAL DI BOCCA: Brunella, Caprifoglio, Carpino, Coclearia, Erba

  fragolina, Faggio, Iperico, Lampone, Larice, Pervinca, Scolo-

  pendrio.

MAL DI CUORE: Vedi cuore.

MAL DI DENTI: Barbaforte, Bistorta, Carlina, Comino dei prati,

  Faggio, Ginepro, Giusquiamo, Larice, Melissa, Origano, Po-

  tentilla anserina, Quercia, Scolopendrio, Tragoselino, Verga

  d'oro.

MAL DI GOLA: Agrimonia, Altea, Bonaga, Brunella, Carpino,

  Edera terrestre, Erba cornacchia, Erba fragolina, Lamio albo,

  Lampone, Larice, Origano, Pratolina, Scolopendrio, Tragoseli-

  no, Trifoglio fibrino, Viola mammola.

MAL DI OCCHI: Agave americana, AlchimiIla, Belladonna, Camo-

  milla, Cicoria selvatica, Consolida regale, Comino dei prati,

  Erba vetturina, Issopo, Lampone, Malvone, Potentilla anseri-

  na, Pulsatilla, Rosa di macchia.

MAL DI ORECCHI: Aglio serpentino, Basilico, Borsapastore, Ca-

  momilla, Eufrasia, Lamio albo, Malvone, Melissa, Origano,

  Ruta, Tiglio.

MAL DI PIEDI: Arnica, Fieno greco, Ginepro, Lino, Quercia.

MAL DI TESTA: Alchimilla, Anice, Comino dei prati, Betonica,

  Finocchio, Iperico, Lavandola, Motellina, Pinguicola {per pa-

  rassiti), Primola, Pioppo nero.

MALATTIE CONTAGIOSE (contro le): Angelica, Arnica, Cardo

  santo, Carlina, Ginepro, Rosmarino, Tormentilla, Valeriana.

MALATTIE DELLA PELLE: Abete bianco, Actea, Aglio, Aglio

  orsino, Bardana, Beccabunga, Billeri, Biondella, Buglossa, Ca-

  lendola, Carlina, Chenopodio, Evonimo, Frangola, Fumaria,

  Gittaione, Licopodio, Mirtillo, Nasturzio, Noce, Olmo, Pulsa-

  tilla, Rabarbaro alpino, Saponaria, Semprevivo, Thè svizzero,

  Vincetossico, Viola del pensiero.

MALATTIE DI PETTO: Antennaria, Aro, Camedrio, Lamio albo,

  Malva, Ortica, Pratolina, Primola, Stella alpina, Thè svizzero.

MALATTIE MULIEBRI: Borsapastore, Lamio albo, Lavandola,

  Melissa, Menta, Millefoglio, Origano, Patata, Pervinca, Pingui-   cola, Prezzemolo, Potentilla anserina, Quercia, Rovo di mac-

  cola, Prezzemolo, Potentilla anserina, Quercia, Rovo di mac-

  chia, Salcerella, Tormentilla, Uva orsina, Vischio.

MALATTIE SESSUALI: Abete bianco, Bosso, Pino, Larice, Sa-

  ponaria.

MATRICE (dolori della): Calendola, Consolida maggiore, Erba

  vetturina, Lavandola, Marrobio, Melissa, Origano, Valeriana.

MELANCONIA: Graziola, Iperico, Lavandola, Luppolo, Timo

  serpillo.

MESTRUAZIONI: Assenzio, Calendola, Capelvenere, Ciclamino,

 

     Coreggiola, Graziola, Iperico, Lampone, Lavandola, Marrobio, Millefoglio, Rosolida, Rovo di macchia, Ruta, Salvastrel-      la, Sedano di monte, Trifoglio fibrino, Vincetossico.

     la, Sedano di monte, Trifoglio fibrino, Vincetossico.

MILZA (malattie della): Agrimonia, Arnica, Carlina, Coreggiola,

     Frangola, Lavandola, Marrobio, Romice, Saponaria, Verbena.

NASO (sangue da): Borsapastore, Consolida maggiore, Gallio gial-

     lo, Ortica, Quercia.

NERVI (debolezza, malattie di): Abete rosso, Arnica, Betonica,

     Cariofillata, Genziana, Luppolo, Melissa, Passiflora, Pioppo

     nero, Primola, Ruta, Tanaceto, Tiglio, Valeriana, Vischio.

NEVRALGIE: Aconito, Belladonna, Madreselva, Passiflora, Pulsa-

     tilla, Stramonio, Verbena.

OBESITÀ: Asparago, Fragola, Romice.

OSSA (debolezza di): Noce, Quercia, Salice.

PARALISI: Aglio, Basilico, Alloro, Arnica, Melissa, Primola.

PELLE, PETTO: vedi Malattie.

PATERECCI: vedi Calli.

PIAGHE: Acetosella, Antennaria, Arnica, Aro, Chenopodio, Con-

     solida regale, Edera, Larice, Salcerella, Tasso barbasso, Tor-

     mentilla, Verga d'oro.

PIETRA (mal della): Carlina, Coreggiola, Edera, Edera .terrestre,

     Ginepro, Ginestrella, Lino, Quercia, Tanaceto, Tiglio, Verga

     d'oro.

PODAGRA: Borsapastore, Fragola, Imperatoria, Podagria.

POLMONI (malattie dei): Edera terrestre, Lamio albo, Origano,

     Piantaggine, Poligala, Polmonaria, Romice, Stella alpina.

PORRI: vedi Paterecci.

PURGANTI: Actea, Agarico bianco, Betonica, Bosso, Brionia, Ca-

     napa acquatica, Edera, Epitimo, Erba peperina, Erba vescica-

     ria, Evonimo, Frangola, Frassino comune, Gittaione, Grazio-

     la, Morine, Spino cervino, Tiglio, Vilucchio bianco, Vince-

     tossico.

PUNTURE: Grespino dei campi, Piantaggine.

RAUCEDINE: Erba cornacchia, Motellina, Origano, Piantaggine,

     Polipodio, Polmonaria, Quercia, Sambuco, Tasso barbasso,

     Thè svizzero, Verga d'oro.

RAFFREDDORI: Achillee, Cipolla, Fiori di fieno (Nefrite), Gine-

     pro, Issopo, Motellina, Primola, Sambuco.

RENI (mal di): Agrimonia, Cicoria selvatica, Coreggiola, Ebbio,

     Iperico, Verbena, Verga d'oro, Viola del pensiero.

REUMATISMO: Abete bianco, Abete rosso, Aconito, Aglio, Aglio

     serpentino, Agrifoglio, Alloro, Aro, Borrana, Brionia, Camo-

  milla, Colchico, Frassino comune, Issopo, Licopodio, Lino,

  Morine, Olmaria (dolori articolari), Ortica, Pino, Pulsatilla,

  Ribes nero, Saponaria, Solatro.                                

RICOSTITUENTI: Angelica, Avena, Biondella, Cardo santo, Cre-

  spino, Coda cavallina, Dente di leone, Ginepro, Lichene islan-

  dico, Malva, Menta, Millefoglio, Nasturzio, Tragoselino.       

RINFRESCANTI: Agave americana, Ribes rosso, Rosa di macchia.     

RISOLUTIVI: Erba vetturina, Fumaria, Lino, Origano, Romice,

  Sambuco.                                                       

ROGNA: Brionia, Oleandro, Ranuncolo di palude, Tanaceto,

  Veratro.                                                        

ROSOLIA: Bardana, Fiori di fieno, Motellina, Pulsatilla.         

SCIATICA: Acconito, Lappio, Ontano, Vescicatori, Verbena.        

SCORBUTO: Abete bianco, Basilico, Beccabugna, Coclearia, Cre-

  spino, Lampone.                                                  

SCOTTATURE: Bardana, Gallio giallo, Grespino dei campi, Iperi-

  co, Olio d'olivo, Patata.                                      

SCROFOLE: Borsapastore, Brionia, Calendola, Fiori di fieno, La-

  mio albo, Lavandola, Noce, Quercia, Scrofularia, Trifoglio

  fibrino.                                                       

SPUTO DI SANGUE: Cinquefoglio, Edera terrestre, Epatica, Po-

  tentilla anserina, Quercia, Thè svizzero.                      

STITICHEZZA: Barbabietola, Fragola, Frangola, Polipodio.         

STIMOLANTI: Lavandola, Melissa, Motellina, Pervinca.             

STOMACHICI: Achillee, Alloro, Angelica, Biondella, Calendola,

  Camomilla, Erba fragolina, Finocchio, Genipì, Issopo, Melis-

  sa, Poligala, Tiglio.                                          

SUDORIFERI: Abete bianco, Alloro, Amarella, Antennaria, Barda-

  na, Borrana, Bosso, Calendola, Camomilla, Caprifoglio, Dulca-

  mara, Fumaria, Ginepro, Polmonaria, Primola, Pulsatilla,

  Quercia, Ribes nero, Sambuco, Sedano di monte, Tasso bar-

  basso, Tiglio, Timo serpillo, Tragoselino, Vilucchio bianco,

  Vincetossico.                                                  

TAGLI: Ciclamino, Cicuta rossa, Consolida maggiore, Erba vetturi-  

  na, Piantaggine, Pinguicola.                                   

TONICI: Biondella, Camomilla, Cariofillata, Erica, Fumaria, Geni-

  pi, Genziana, Issopo, Lavandola, Lichene islandico, Marrobio,

  Melissa, Menta, Millefoglio, Mirtillo, Prugnolo, Stellina odoro-

  sa, Thè svizzero.                                              

TONSILLI: Fieno greco.                                           

TOSSE: Altea, Anice, Basilico, Belladonna, Borrana, Carota, Casta-

  gno, Consolida regale, Edera terrestre, Farfaraccio, Fiordaliso,

  Giusquiamo, Imperatoria, Malva, Marrobio, Origano, Papave-

  ro, Patata, Piantaggine, Poligala, Polipodio, Pratolina, Primo-

  la, Rosalida, Salvia, Tasso barbasso, Thè svizzero, Veratro,

  la, Rosalida, Salvia, Tasso barbasso, Thè svizzero, Veratro,

  Viola mammola.                                                 

                                              

ULCERI: Acetosella, Agrimonia, Bardana, Betonica, Cavolo, Cicu-

  ta rossa, Calendola, Consolida maggiore, Edera, Farfaraccio,

  Fieno greco, Larice, Nocciolo, Piantaggine, Salice bianco, Sem-

  previvo, Tasso barbasso, Veratro.                              

URICEMIA: Avena, Coda cavallina, Fragola, Granoturco, Limone,

  Melo.                                                          

VARICI (vene varicose): Agrimonia, Cavolo, Edera, Millefoglio,

  Nocciolo.                                                      

VENTRICOLO (disturbi, mal di): Abete bianco, Biondella, Calen-

  dola, Carlina, Ciclamino, Coclearia, Eufrasia, Ginepro, Lavan-

  dola, Rosmarino, Quercia.                                      

VERDURE PRIMAVERILI: Bardana, Beccabunga, Betonica, Bor-

  sapastore, Dente di leone, Edera terrestre, Millefoglio, Nastur-

  zio, Ortica, Salvastrella.                                     

VERMIFUGHI: Aglio, Antennaria, Aro, Assenzio, Betulla, Carli-

  na, Ciclamino, Felce maschio, Frangola, Genziana,. Graziola,

  Melagrano, Rosa di macchia, Santoreggia, Santolina, Tanace-

  to, Tormentilla, Zucca.                                        

VERTIGINI: Biancospino, Comino dei prati, Santoreggia.           

VESCICA (dolori, infiammazioni della): Barbabietola, Consolida

  regale, Fiori di fieno, Ginepro, Piantaggine, Pulsatilla, Tanna-

  ceto, Verga d'oro.                                             

VESCICATORI: Anemone dei boschi, Epatica, Lappio, Ranunco-

  lo di palude, Viorna (Vitalba).                                

VOMITIVI: Agarico bianco, Brionia, Campanelline, Evonimo,

  Peonia, Pulsatilla.

 

 

 

 

 

 

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