Erbe e loro uso

     

    Le erbe


    Tratto da wikipedia : La raccolta di piante selvatiche a scopo farmaceutico era tradizionalmente lavoro di erboristi, aiutanti erboristi e persone che conoscevano prati e boschi e volevano guadagnarsi un po' di soldi a parte. Gli erbari illustrati e ad esemplari non venivano fatti da ultimo anche a questo scopo. Raccogliere piante è un mestiere serio, perché richiede anzitutto esatte conoscenze botaniche - morfologiche e di ecosistemi.

    In più venivano rispettate serie regole (in parte razionali, in altra metarazionali) di raccolta. Ogni rispettabile libro di erboristeria riporta degli esempi in merito: * tante sono le regole e le tradizioni sul momento "giusto" della raccolta di determinate piante e delle loro parti: radici in tardo autunno o prima primavera (depositi pieni) cortecce e legni in prima primavera (linfa) foglia giovane, aromatica in piena maturazione erba e fiori all'inizio della fioritura frutta e semenza in prima o piena maturazione * molti erbari contengono dei Calendari di raccolta. * molti guardano anche le costellazioni astrali e la luna, diversa per diverse piante e parti di pianti. * raccolta in giornate soleggiate e un po' ventilate non durante il periodo più caldo (al solito la mattina). * rispettare l'ecosistema della pianta (animali, altre piante). * nessuna raccolta di singoli esemplari di piante, devono procrearsi: dove è passatto chi raccoglie, non bisogna notare! Si paga per la raccolta del prossimo anno. * non sterminare o distruggere una pianta inutilmente, se possibile lasciare una qualche foglia, fiore, ecc. * trattare la pianta da raccogliere con lo stesso rispetto usato verso un altro essere vivente (molti parlano con la pianta o dicono preghiere) mentre la colgono. * nessuna raccolta clandestina di piante protette (vanno coltivate se necessario). * rispettare il territorio e la proprietà altrui (non calpestare prati, invadere sfera privata, ecc.). * raccogliere solo pochi tipi diversi di piante in un'unica raccolta e sempre in contenitori separati. * mai raccogliere insieme piante velenose con altre. * in caso di incertezza: raccogliere una pianta sola e determinarla esattamente a casa. * cesti, sacchi di carta o stoffa sono raccoglitori ideali. La plastica è vietata (può causare formazione di condensa e muffe). * elaborare la raccolta immediatamente al rientro.

 

Erbe e loro uso

 

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    ERBE E ALIMENTAZIONE

               

    Le cosiddette “erbe culinarie” (prezzemolo, menta, basilico…) hanno tutte sapori caratteristici che ne consentono l’uso in ricette specifiche o in aggiunta a pietanze per aromatizzare; le erbe spesso aiutano anche la digestione del cibo cui sono associate o la digestione in genere.

    Il gusto piuttosto forte delle erbe fa sì che vengano usate in piccole quantità; la parte di pianta che si usa maggiormente sono le foglie, appena raccolte e finemente tritate, oppure essiccate.

    Fin dall’antichità le erbe sono state usate per rinvigorire i cibi dal sapore blando, quali pesci, cereali e ortaggi; ad es. in Quaresima si faceva grande uso soprattutto di spezie dato che il cibo era insipido.

     

     

    ERBE E SALUTE

     

    La storia dell’impiego medicinale dell’erbe ci riporta ad un erbario cinese di circa 5000 anni fa ed esistono papiri egizi del 2800 a.C. che indicano gli usi medicamentosi di erbe come la menta, la maggiorana e il ginepro.Le conoscenze e le esperienze degli Egiziani furono assimilate dai medici greci, tra i quali Dioscoride, medico militare vissuto al tempo di Nerone nel I sec. d.C. Il suo catalogo, che comprende circa 400 erbe medicinali descritte in 4 volumi, rimane un punto di riferimento per la medicina europea nei successivi 1500 anni.

    Per secoli, le piante costituirono l’unico aiuto nei problemi di salute e i medici dovevano essere anche botanici e talvolta floricoltori. Per molti secoli la medicina fu gestita soprattutto dagli ordini monastici, che disponevano sempre di giardini farmacologici, dove venivano coltivate le erbe indispensabili all’attività medica.

    La maggior parte delle erbe attualmente coltivate in Gran Bretagna – culinarie, domestiche, medicinali- vi arrivò con le invasioni romane; allo stesso modo, le erbe europee furono introdotte dai coloni nel 16 secolo in Nord America, dove si innestarono sulle preesistenti pratiche erboristiche degli indiani, depositari di una considerevole tradizione di fitoterapia praticata con le piante originarie della loro terra.

    In seguito, pur restando basata sulle erbe, la medicina divenne sempre più sofisticata con l’arricchirsi delle conoscenze e in particolare con l’invenzione della stampa, che permise di trasmettere le informazioni in modo preciso e dettagliato. Venne di moda la “dottrina delle segnature”, che sosteneva che la pianta somigliante ai sintomi di una malattia avrebbe curato la malattia stessa: ad es. la polmonaria veniva usata per curare le malattie polmonari perché le sue foglie screziate di bianco assomigliavano ai polmoni malati.

    Con il progredire della medicina nel 19 sec. si rese possibile collegare i risultati ottenuti alle sostanze chimiche contenute nelle piante e quindi si arrivò a prescrivere il prodotto chimico puro adatto ad un disturbo.

    L’uso delle foglie, dei fiori o dell’intera pianta venne abbandonato, ma non ci sono ragioni valide perchè le erbe non possano essere usate a casa nella cura di molti mali minori. Del resto è indubbio che gli antichi medicamenti a base di erbe (piante fresche o essiccate in semplici infusi, cataplasmi o decotti) sono effettivamente di grande beneficio alla salute. Bisogna comunque fare molta attenzione: le varie parti della stessa erba possono avere effetti diversi perché le diverse stagioni di raccolta influiscono sul loro contenuto; anche il dosaggio è un elemento importante.

     

     

     

    ERBE IN CASA

     

    Sono in fase di ricerca anche gli impieghi delle erbe nella cosmesi e nella gestione domestica. Ai tempi di Elisabetta I, i sacchettini di lavanda non servivano solo a profumare la biancheria, ma agivano come antitarme e tenevano lontane le pulci e altri parassiti; gambi di lavanda venivano bruciati nelle stanze dei malati, e l’olio di lavanda strofinato sulla pelle teneva lontane mosche e zanzare.

     

     

    ERBE E BELLEZZA

     

    Le tinture per capelli potevano essere ottenute un tempo solo dalle piante; una delle tinture più antiche è il rosso hennè, ottenuto dalle foglie essiccate e polverizzate della pianta Lawsonia inermis, comunemente alcanna. Tracce di hennè sono state trovate nei corpi mummificati sepolti nelle piramidi egizie e la stessa pianta è stata usata per secoli per tingere anche le unghie e la pelle. Un’altra pianta molto usata per tingere i capelli è la camomilla, i cui capolini forniscono una soluzione adatta a schiarire i capelli biondi e castani; lo zafferano ha lo stesso effetto.

    Con le erbe si possono fare lozioni per la pulizia della pelle, maschere di bellezza, shampoo, olii e sali da bagno, saponi e talchi profumati, creme…Le signore cinesi usavano per i capelli profumi ottenuti da piante; i Romani si servivano per il bagno di molte erbe, soprattutto lavanda; gli antichi Britanni per tingersi la pelle usavano il guado, le cui foglie ridotte in pasta producevano una tintura bluastra. Pare che i Britanni usassero tale tintura certamente per spaventare i nemici, ma probabilmente anche perché è un forte emostatico.

     

     

    ERBE IN TINTORIA

     

    Il progressivo addomesticamento dell’uomo lo rese sempre più interessato all’aspetto della sua casa e ai materiali che indossava. Le piante commestibili che macchiavano la pelle furono le prime ad essere usate nella tintura delle stoffe, come le more di rovo; gradualmente la gamma di colori ottenuti dalle piante si ampliò con l’uso di mescolanze tra i medesimi, che permisero di riprodurne ogni possibile gradazione. I Cinesi praticavano la tintura come arte raffinata già 5000 anni fa, e ci sono erbe che ricordano ancora oggi nel nome la loro abilità tintoria (Isatis tintoria=guado, …). Il sambuco fornisce un azzurro spento, il lavanda e il porpora; i petali di calendula si usavano un tempo per ingiallire il colore del burro e del formaggio; il tarassaco produce un bel rosa…

    La rivoluzione industriale diede l’avvio allo sviluppo delle tinture chimiche; l’economicità dei metodi di fabbricazione, unitamente alla garanzia della perfetta riproducibilità di ogni sfumatura, fece sì che le tinture vegetali cadessero rapidamente in disuso.

    Le erbe tuttavia possono fornire tinture in tutti i colori dell’arcobaleno, di solito mediante bollitura o macerazione del tessuto vegetale. Nei vari metodi praticati, vi sono quantità standard di pianta e di acqua da usare e attese fino a 6 ore, durante le quali si compiono le varie fasi del processo di colorazione. Per fissare la tintura, nel materiale, ci si serve di un mordente, cioè di una sostanza chimica, come ferro, cromo, stagno, allume…che si può comprare in farmacia. Il materiale da tingere viene dapprima bagnato ben bene, quindi immerso in una soluzione di mordente, bollito per un certo periodo – circa un’ora di solito- e poi trasferito ancora bagnato nella tintura. I vari mordenti possono alterare la sfumatura e l’intensità del colore: ad esempio, la cipolla produrrà il giallo con l’allume e il marrone scuro con il cromo. I materiali che si tingono con maggiore facilità sono la lana e la seta; il cotone e il lino presentano qualche difficoltà per la presenza di cellulosa.

     

     

    ERBE IN PROFUMERIA

     

    La profumeria è forse un’arte ancora più antica della tintoria , se non altro perché il profumo è una delle caratteristiche più evidenti di una pianta e quindi fu usato prima delle altre per confondere i cattivi odori. I fiori freschi vanno bene per profumare l’ambiente, ma la loro durata è limitata; così, nel tentativo di conservare la loro fragranza, si scoprì che un miscuglio di petali raccolti in uno certo stadio del loro sviluppo, essiccati e mescolati ad un ingrediente in grado di fissarne il profumo (come il giaggiolo) poteva continuare ad emanare profumo molto a lungo. Questi miscugli oggi li conosciamo come “potpourris” dal francese pot=ciotola e pourrir=marcire, anche se gli ingredienti certo non imputridiscono.

    Col tempo si scoprì che dai fiori e dalle foglie odorosi si poteva ottenere per estrazione un olio profumato. Uno dei metodi usati per l’estrazione è l’”enfleurage”, che consiste nel fare una specie di sandwich con grasso e petali di fiori all’interno. Un altro metodo è la distillazione, in cui i fiori vengono fatti bollire in acqua e l’olio essenziale, liberato nel vapore, viene raccolto e condensato mediante un sistema di raffreddamento. Un terzo sistema è l’estrazione con alcool, che consiste nel far colare il solvente attraverso il materiale (fiori e foglie), raccoglierlo e distillarlo, in modo da ottenere un olio di forma solida.

    Le erbe profumate svolgono un ruolo basilare in quella che è stata definita “aromaterapia”, nella quale olii essenziali fragranti di origine vegetale vengono strofinati sulla pelle; si ritiene che i diversi profumi possano dare sollievo a un gran numero di disturbi fisiologici e psicologici.

     

    POSSIBILI ATTIVITA’ DI PROFUMERIA CON I BAMBINI

     

    1) Bambole di erbe aromatiche

     

    Occorrente: erbe aromatiche fresche, un elastico, un nastro colorato, un cappellino di paglia da bambola, un ago di sicurezza.       

    Raccogliere un mazzetto di erbe aromatiche fresche e legare gli steli con un elastico

    Legare un nastro colorato attorno al collo della bambola

    Appendere la bambola alla parete

     

    2) Profumi per il bagno

     

    Occorrente: erbe profumate, quadrati di tessuto a maglie larghe, spago

     

    Si mettono le erbe profumate al centro del tessuto e si fa un fagottino legandolo con lo spago.

    Se si appende al rubinetto della vasca da bagno, quando si fa scorrere l’acqua calda questa raccoglierà i profumi.

     

    3) Profumi

     

    Occorrente: alcool etilico puro, fiori e foglie profumati, bottigliette di vetro con tappi a presa stagna

     

    Tagliare la pianta a pezzettini e metterli nella bottiglia, riempiendola il più possibile di alcool e tappando bene.

    Lasciare riposare per due settimane, poi filtrare il liquido con un pezzetto di garza

    Se il profumo è abbastanza intenso, lasciare riposare ancora una settimana, altrimenti aggiungere altri pezzetti di pianta e lasciarli macerare nello stesso liquido altre due settimane

    Si può preparare l’etichetta mettendo foglie o fiori della pianta su un cartoncino, ricoprirlo di plastica autoadesiva, fare un foro per infilare un cordoncino e appenderlo alla boccetta.

     

     

    IL RACCOLTO (PIANTE MEDICINALI)

     

    Le annate più favorevoli alla raccolta delle piante medicinali sono quelle in cui non ha piovuto troppo; gli anni di siccità sono ottimi per le piante aromatiche, quali il timo, il ginepro, l’anice…

    Le piante vanno raccolte per lo più nel momento in cui le loro gemme cominciano a schiudere e prima che il fiore sia completamente aperto. Le piante in cui le virtù curative sono racchiuse nei frutti o nelle bacche vanno raccolte quando la loro maturità è completa. I frutti, le bacche, le sementi, i noccioli e gli acini da conservare vanno raccolti prima della completa maturazione, a differenza di quelli che vanno impiegati freschi.

    Le sementi vanno raccolte ben mature, le radici quando gli steli della pianta cominciano ad avvizzire. La raccolta delle piante acquose va fatta un po’ prima della levata del sole; per le altre piante è meglio aspettare il sorgere del sole, in modo che la rugiada sia evaporata. La raccolta va sempre effettuata con tempo calmo e sereno.

    Gli olii che conferiscono alle erbe i loro particolari aromi sono volatili e quindi svaniscono rapidamente; inoltre, tagli o danni subiti dalla pianta provocano una ossidazione della superficie interessata con conseguente modifica dell’aroma. Diventa quindi importantissimo evitare il più possibile il danneggiamento della pianta nel momento del raccolto. Le parti che servono vanno tagliate e adagiate in strati singoli in vassoi o cassette poco profonde e trasferite in fretta nel luogo di conservazione. Non vanno sovrapposti strati di erbe per evitare processi di fermentazione e vanno tenute distinte le varie specie. Le erbe raccolte dovranno essere libere da parassiti o malattie e non scolorite o danneggiate; se sono sporche vanno pulite rapidamente con una spugna imbevuta di acqua fredda e asciugate tamponando con carta da cucina.

     

    LA CONSERVAZIONE

     

    Il processo conservativo deve proporsi la disseccazione della pianta sia per mezzo del calore solare che di quello delle stufe, del bagnomaria e dei forni. Un mezzo per conservare sbrigativamente erbe e piante consiste nell’ammucchiarle in grandi recipienti di creta, pressandole finchè il vaso non sia pieno fino all’orlo; si tappa poi il recipiente con un sughero spalmato di cera fusa nella parte inferiore e coperto esternamente, dopo averlo applicato, con pece fusa: in tal modo le piante si conservano a lungo senza perdere le loro virtù.

    Una moderna alternativa all’essiccazione è costituita dal congelamento; il suo vantaggio sta nel poterlo effettuare subito dopo la raccolta e la rapidità del procedimento garantisce una maggiore ritenzione di sapori e aromi; è però un sistema adatto solo a foglie, fiori e steli interi.

    Appena raccolti e prima che appassiscano, si mettono i ramoscelli di erbe da congelare, riuniti in mazzetti sciolti, dentro i sacchetti e riposti nel freezer; non c’è bisogno di pulire prima le erbe.

    Un’altra soluzione gradevole consiste nel tritare le erbe ancora fresche e quindi surgelarle immerse nell’acqua di una cubettiera; i cubetti di ghiaccio alle erbe potranno essere usati singolarmente senza scongelarli; si può anche congelare una foglia singola o un fiore intero in ogni cubetto e usarli con effetto decorativo e aromatizzante per le bevande.

     

     PREPARAZIONI IN ERBORISTERIA

     

    Per estrarre dalle piante i principi attivi medicamentosi si ricorre a diverse operazioni

    INFUSIONE: si pestano bene e si sminuzzano le piante , poi ci si versa sopra acqua bollente, si copre il recipiente e si lascia riposare per un quarto d’ora. Il liquido va poi colato e se serve anche filtrato con un panno. L’infusione si fa anche in vino, aceto o alcool.

     

    DECOZIONE: si mette la pianta nell’acqua fredda e si fa bollire a lungo ( se sono legni, si dovranno lasciare a macerare per 12 ore). Le piante aromatiche, il cui principio vitale è volatile, vanno sempre adoperate per infusione e non per decozione. La decozione si fa in acqua.

     

    MACERAZIONE: si compie a freddo immergendo in un liquido (acqua,aceto o alcool)  per un periodo variabile le piante da cui si vogliono estrarre i principi medicamentosi.

     

    TINTURE o ALCOOLATI: dopo aver ridotto in polvere la pianta si mette a macerare in alcool in vaso chiuso alla temperatura di 40°  o a freddo. L’operazione si compie in due volte, prima con la metà dell’alcool che si impiega, poi con l’altra metà, protraendo ciascuna delle macerazioni per 4-5 giorni. Quindi si spreme il residuo, si riuniscono i due liquidi che sono stati tenuti separati e si filtrano.

     

    IDROLATO o ACQUE DISTILLATE: si preparano facendo passare una corrente di vapore d’acqua attraverso la pianta; le acque distillate si alterano facilmente se conservate a lungo.

     

    SPREMITURA: con la spremitura si estrae dalla pianta il suo succo, cioè la parte liquida composta da varie sostanze, quali sali, olii, resine…Si raccoglie la pianta , si lava, si asciuga, si taglia a pezzi e si pesta in un mortaio di pietra; si raccoglie la materia schiacciata in un sacchetto di tela e se ne estrae il succo per mezzo di un torchietto. Il succo va messo in un recipiente di vetro e immerso in acqua quasi bollente, quando è freddo si filtra.

     

     

     

    LA TINTURA VEGETALE

     

    ARTI TESSILI E TINTORIE NELL’ANTICHITA’

     

    Nei villaggi palafitticoli sono stati trovati resti che testimoniano l’uso rudimentale della filatura e tessitura già nell’epoca preistorica; tali manufatti avevano i colori neutri delle materie usate. Molto probabilmente poi sono stati colorati con prodotti naturali in seguito all’osservazione delle macchie lasciate da piante, frutti o animali schiacciati.

    Nell’Antico Egitto si coltivava e lavorava soprattutto il lino e l’arte tessile aveva raggiunto un alto livello. I colori maggiormente usati erano il blu (ricavato dal guado e da altre piante non conosciute), i gialli (dal cartamo, dallo zafferano e dalla curcuma), e varie tonalità che andavano dal rosa al rosso intenso (dall’hennè e dalla robbia). Questo fatto era dovuto alla difficoltà del lino ad assumere i colori e non alla scarsa conoscenza della chimica, dal momento che a volte usavano per tingere anche ocre, ossidi di ferro e altri minerali. Per l’estrazione dei pigmenti coloranti durante il processo di tintura, si usava urina invecchiata e fatta fermentare con i vegetali.

    Presso gli Ebrei il materiale più usato era la lana, sempre tinta in matasse e mai in tessuto mediante immersione in recipienti di marmo. I colori erano lo scarlatto, il giacinto, la porpora e il nero ricavato dalle galle di quercia o dal mirtillo.

    Tra tutti i tintori del mondo antico i Fenici furono tra quelli più esperti e intraprendenti, perché si dedicarono esclusivamente alla produzione della porpora, alla tintura delle stoffe e al loro commercio. I molluschi Murex trunculus, Purpura Haemastoma e Murex brandaris, usati per la preparazione della porpora, venivano raccolti solo in autunno e inverno perchè in queste stagioni contenevano una maggiore quantità di sostanza colorante ed era possibile una più facile cattura manuale o con reti arricchite di apposite esche. Per ottenere un grammo di colore occorrevano circa 6000 molluschi. La Purpura haemastoma dava un colore cremisi molto bello, ma meno resistente di quello del Murex trunculus; il M. brandaris dava un colore violetto, ma se mescolato a quello della Purpura dava un color giacinto.

    Le stoffe tinte in questo modo avevano colori bellissimi ed erano molto ricercate da sovrani,sacerdoti, alti dignitari, nonostante il loro elevato prezzo, perché si credeva che, grazie al loro particolare colore, attribuissero poteri particolari a chi le indossava.

    I Greci lavoravano soprattutto la lana e avevano appreso dai vari popoli costieri l’arte tintoria.

    I Romani usavano tuniche e mantelli di lana nel suo colore naturale, ma in seguito alle conquiste e agli influssi dei vicini iniziarono ad usare vesti rosso-arancioni o porpora per i re e i sacerdoti.

    Nel Medioevo la povera gente lavorava la lana e il lino e li tingeva, estraendo i pigmenti dalle piante, solamente in giallo, beige e marrone, perché le varie tonalità di rosso estratte dai vegetali non erano solide e si modificavano con il sole o i lavaggi. Intanto erano stati introdotti il cotone e il baco da seta e la bachicoltura si diffuse rapidamente. Il lino, la lana, la seta e il cotone, tessuti e tinti, furono una fonte di ricchezza per molti centri italiani, soprattutto durante l’epoca comunale.

    Con la scoperta dell’America giunsero in Europa nuove fibre e nuove sostanze coloranti, la più importante fu la cocciniglia, ottenuta dal Dactylopius coccus cacti, originaria del Messico dove gli indigeni la usano per tingere. E’ un insetto con un ciclo vitale breve e vive come parassita sul fico d’India, forando le pale da cui succhia la linfa con il rostro boccale. Si raccolgono le femmine dopo l’accoppiamento, si uccidono gettandole nell’acqua bollente per qualche secondo e poi si essiccano. Nel Messico si possono ottenere fino a sei raccolti l’anno; per fare un chilogrammo di cocciniglia servono 140.000 femmine, che possono essere intere o polverizzate. Da questo insetto si estrae un colore rosso acceso che viene usato nell’industria dolciaria, in quella alimentare e liquoristica e anche per colorare. Il suo potere tintorio non si esaurisce con il primo bagno, ma permette di eseguirne altri successivi dando ogni volta una gradazione più chiara. La cocciniglia in Europa ebbe tale fortuna da essere accettata dagli Spagnoli come pagamento dei tributi.

    Nel 1856 Perkin scoprì casualmente il primo colorante chimico, derivato dall’anilina, che chiamò Malvina, e l’uso dei coloranti naturali andò scomparendo. Oggi la sintesi chimica ha ottenuto sostanze coloranti pure e controllate, facili e veloci da usare, sicure nel risultato e poco costose.

     

    COSA SERVE PER TINGERE

     

    1) ATTREZZI

    Tavolo, stufa, due pentole da 10 litri, due secchi di plastica, setaccio di plastica, telo di garza, bastoncini di legno, bilancia che pesi anche i grammi, contenitori graduati per liquidi, termometro che arrivi a 140°, cucchiai di plastica, bacchette di vetro, barattoli di ferro smaltato o vetro, guanti e grembiule di gomma, forbici, etichette.

     

    2) ACQUA

    L’acqua piovana è la più adatta per le tinture, in alternativa si può usare quella distillata, demineralizzata o anche quella potabile

     

    3) MATERIALE COLORANTE

    Può essere di origine animale (porpora, Kermes , cocciniglia) o vegetale, facilmente reperibile.

     

     

    RACCOLTA, ESSICCAZIONE, CONSERVAZIONE

     

     

    QUANDO RACCOGLIERE LE ERBE

     

    Durante il giorno, l’ora migliore per il raccolto è il mattino presto, quando la rugiada è evaporata e le piante sono asciutte, ma la temperatura è ancora tiepida.

    La scelta della stagione di raccolta dipende molto dalla specie e dalla parte di piante da raccogliere, ma generalmente il periodo giusto va dall’inizio dell’estate in poi.

    Le radici, i rizomi e i bulbi si raccolgono in autunno e in inverno, durante il periodo di riposo, prelevandoli da piante che abbiano 2-3 anni.

    Le cortecce all’inizio della primavera si staccano con maggiore facilità, raccogliendola da rami di 2-3 anni che andrebbero potati, in modo da non recare danno alla pianta.

     Le foglie vanno raccolte a completo sviluppo, cioè dalla fine della primavera all’inizio dell’autunno.

    I fiori vanno raccolti all’apice della fioritura.

    I frutti vanno raccolti a completa maturazione

    I licheni si possono raccogliere tutto il tempo dell’anno, preferibilmente dopo una pioggia.

     

    L’ESSICCAZIONE

     

    Per essiccare le piante con la minima perdita di olii volatili ci vogliono tepore, oscurità e aria pulita. La temperatura ideale sta tra i 21 e i 33° C e non dovrà mai superare i 36°; le erbe si seccano a velocità differenti e bisognerà controllare che non lo facciano troppo in fretta; il periodo di essiccazione varierà da 2-3 giorni a una settimana, a seconda della parte e della specie di pianta.

    E’ importante disporre di un ambiente ben arieggiato per disperdere rapidamente l’umidità che evapora dalle piante, e buio, per impedire l’ossidazione del materiale con conseguenti modifiche dell’aroma.

    Il materiale raccolto andrà disteso in un unico strato su vassoi o rastrelliere di stecche di legno e coperti con teli velati o retine, quindi disposti in ambienti ben ventilati. Particolarmente adatte sono le cassette di legno da frutta, che possono essere impilate una sull’altra pur consentendo una buona ventilazione tutto intorno.

    Un altro metodo di essiccazione consiste nel legare steli, radici o fiori in mazzetti e appenderli a testa in giù a un filo per la biancheria.

    Il tempo di essiccazione varia da erba a erba. Le foglie ben essiccate saranno friabili e croccanti e si sbricioleranno facilmente senza però ridursi in polvere. Gli steli si spezzeranno di netto; le radici saranno secche e friabili in tutte le loro parti.

    I semi sono un po’ complicati da raccogliere, in quanto la loro maturazione finale avviene molto in fretta, dopodiché cadono; se, battendo leggermente sulla pianta, se ne vede cadere qualche seme, il momento del raccolto è arrivato.

    I semi vanno messi ad essiccare in un luogo ventilato, senza calore artificiale. Le capsule seminifere prossime a maturazione possono essere appese entro sacchetti di carta, in modo tale che la maggior parte dei semi cada all’interno del sacchetto al momento della maturazione. I semi dovranno essere completamente secchi prima di essere riposti, e questo può richiedere fino a 2 settimane.

     

     

    METODI DI ESSICCAZIONE RAPIDA

     

    Alcune erbe possono essere essiccate nel forno, in 3- 6 ore. La temperatura non dovrà comunque superare i 36° e, per le erbe più delicate, come basilico e cerfoglio, dovrà restare attorno ai 30°. Le erbe dovranno essere distese su fogli di carta marrone perforata e la porta del forno rimarrà aperta per fare uscire l’umidità.

    Anche i forni a microonde possono essere usati: le specie a foglia piccola, come rosmarino e timo, impiegano circa 1 minuto, mentre quelle a foglia più grande e succosa, come menta e basilico, si essiccano in circa 3 minuti.

     

     

    CONSERVAZIONE DELLE ERBE ESSICCATE

     

    Tutte le parti vegetali essiccate si possono conservare intere o sminuzzate; esse vanno difese dall’umidità, dalla luce, dall’aria, dagli insetti e dai topi. La conservazione va fatta in sacchetti di carta conservati in luoghi asciutti. I fiori e le foglie, se non si usano subito per tingere, si impiegano per preparare un bagnocolore mediante bollitura in acqua che porta alla formazione di un decotto molto concentrato che poi si filtra e congela

    I frutti e le bacche con capacità tintorie si raccolgono a completa maturazione, si usano freschi o si congelano normalmente; non possono essere essiccati perché darebbero colori molto diversi.

     

    LE FIBRE TESSILI

     

    Le fibre tessili naturali possono essere di origine vegetale, animale o minerale; quelle minerali sono pericolose per la salute dell’uomo.

    La canapa fu introdotta in Italia dai popoli barbari e venne coltivata dall’epoca dei Comuni in poi soprattutto nella Valpadana, con la c. venivano preparati abiti, lenzuola, sacchi, funi, reti da pesca.

    La ca. si tinge facilmente.

    Il cotone era conosciuto nella Valle dell’Indo già 5000 anni fa, da lì si diffuse nel Medio Oriente e fu introdotto in Italia dagli Arabi verso la metà del IX secolo d.C. All’inizio era considerato una fibra di lusso e quindi riservato per alcuni usi; ora può essere filato da solo o con altre fibre naturali o artificiali. E’ impiegato per la maglieria, la biancheria, tendaggi, garze..La raccolta del cotone, costituito da peli aderenti ai semi a cui conferiscono protezione, è costosa perché va fatta manualmente alla completa maturazione del frutto che avviene gradualmente e si protrae anche per 2-3 mesi; i bioccoli vengono separati dai semi e ammassati in magazzini asciutti, aerati e protetti dal sole, che ingiallirebbe le fibre. Il colore varia dal bianco al giallognolo all’azzurrognolo al grigio.

    I tessuti di cotone si tingono bene e facilmente.

    Altre fibre vegetali: dalla corteccia del gelso nero si può ottenere il gelsolino, una fibra candida e lucente come la seta e altrettanto costosa da produrre

    La ginestra odorosa è un arbusto usato come pianta ornamentale, dai rami si estrae una fibra che viene usata grezza per preparare corde, sacchi… e raffinata per stoffe resistenti di colore scuro che con il tempo tende al bianco: troppo costosa.

    La juta si usa per sacchi e teli da imballaggio; le fibre più fini sono usate nella preparazione di stoffe per mobili, tendaggi e tappeti.

    Il lino richiede una particolare cura nel processo di tintura perché presenta una certa resistenza ad assumere il colore.

    Le fibre ottenute dall’ortica si usano per produrre stoffe resistenti, lucenti e morbide.

    La lana è di qualità diversa a seconda della zona del corpo da cui viene rasata, la migliore è quella delle spalle. La lana è particolarmente adatta e sensibile a qualsiasi tipo di tintura.

    La seta si ottiene dal baco, ucciso mediante essiccamento quando ha raggiunto il completo sviluppo e ha costruito il suo bozzolo; dal bozzolo, messo nell’acqua calda per poter dipanare la bava, si ricavano circa 500-1500 m di seta. La seta è molto adatta a qualsiasi tipo di tintura.

     

    FASI E TECNICHE TINTORIE

     

    I MORDENTI

     

    Sono sostanze capaci di fissarsi da un lato con la fibra e dall’altro con il colorante, cioè capaci di far fissare a una fibra un colore . Si possono trovare nelle drogherie, nei negozi di materiali coloranti, nelle farmacie o presso i consorzi agrari. Vanno conservati in contenitori ermetici per proteggerli dall’umidità e al riparo dalla luce.

    I principali mordenti sono:

    l’allume di potassio (allume di rocca) è una polvere bianca, cristallina, non velenosa

    aceto da cucina (acido acetico) viene aggiunto al bagnocolore per fissare i colori e dare lucentezza e morbidezza alle fibre; è utile soprattutto con i colori rosa e rossi

    acido tannico è una polvere marroncina ricavata da legni, cortecce e galle

    bicromato di potassio è una polvere giallo-arancio, cristallina, velenosa; dà al filato un colore giallino

    solfato di rame è un sale blu-verde velenoso, usato anche in agricoltura come anticritto gamico; serve per fissare e migliorare i verdi e per ottenere i marroni dai rosa o rossi

    solfato di ferro è una polvere verdina, cristallina, velenosa; scurisce i colori, va bene per i verdi, i grigi e i neri, non va usato con la seta

    cloruro di stagno è una polvere bianca, molto indicato per la lana e per le fibre vegetali escluso il lino. E’ indicato per i colori rossi e rosa

     

    ALTRE SOSTANZE UTILI

     

    Cremortartaro è una polvere bianca gessosa che si unisce ai mordenti per impedire un eccessivo indurimento delle fibre e per migliorare l’assorbimento del colore.

    Acido ossalico è una polvere bianca cristallina, si usa come rinforzante del mordente nei bagni delle tinture in rosso.

    Ammoniaca si aggiunge all’acqua del bagnocolore per favorire l’estrazione dei pigmenti dai vegetali.

     

    IL LAVAGGIO

     

    Qualsiasi filato prima di essere tinto va lavato per eliminare residui o scorie.

    Il lavaggio per le fibre animali va fatto immergendo per mezzora la matassa in acqua saponata, già fatta bollire, mantenuta a 50°; la matassa va poi risciacquata molto bene sempre con acqua a 50°, quindi strizzata delicatamente o fatta centrifugare; si tingono ancora umide.

    Le fibre vegetali vanno immerse in acqua saponata e fatte bollire per un’ora a fuoco lento, quindi lasciate raffreddare; si risciacqua con acqua fredda.

     

    LA MORDENZATURA

     

    La mordenzatura consiste in una sobbollitura dei filati o dei tessuti in acqua in cui sono stati sciolti i mordenti. Può essere fatta prima o durante il processo di tintura, in modo diverso a seconda del tipo di fibra.

     

    IL PROCESSO DI TINTURA

     

    IL BAGNOCOLORE

    E’ la soluzione contenente la sostanza colorante di natura vegetale o animale estratta mediante decozione dalla pianta e dall’animale tintorio. Il bagnocolore si prepara facendo macerare per 12 ore il vegetale fresco o secco, finemente tritato, in 4 litri d’acqua e un cucchiaio di ammoniaca. Passato questo tempo si pone tutto sul fuoco, si fa bollire per 1 ora, quindi si spegne il fuoco, si fa raffreddare e si filtra. Si aggiunge al decotto così ottenuto tanta acqua fino a riportarlo a 4 litri, si intiepidisce e poi si immergono 100g di filato o tessuto dando inizio alla tintura.

     

    METODI DI TINTURA

     

     TINTURA DIRETTA  Non richiede l’uso dei mordenti, ma con alcuni vegetali si ottengono colori deboli e poco resistenti. Si pongono in 4 litri di bagnocolore 100g di filato o di tessuto inumidito con acqua, si riscalda il tutto lentamente e poi si fa bollire 1 ora continuando a mescolare dal basso verso l’alto. Finita la bollitura, il filato o il tessuto può essere tolto subito e risciacquato con acqua bollente o lasciato raffreddare nel liquido colorante e sciacquato con acqua fresca. Poi converrà fare un lavaggio con sapone in scaglie per togliere l’eccesso di colore e poi sciacquare di nuovo, spremendo senza torcere. Si fa quindi asciugare in luogo fresco e aerato.

     

    TINTURA A BAGNO UNICO Al bagnocolore preparato nel solito modo e riscaldato a 40° si aggiunge la quantità adatta di mordente, si immerge il filato inumidito, si porta piano a bollore e si fa bollire per 1 ora.Si scola, si risciacqua, si lava, si sciacqua di nuovo e si fa asciugare in luogo fresco e aerato.

     

    TINTURA DEL FILATO MORDENZATO Nel bagnocolore si immerge il filato o tessuto già mordenzato e si porta a bollore per 1 ora, mescolando continuamente. Si estrae dal bagno o si lascia raffreddare nel bagno, si risciacqua, si lava si sciacqua e si mette ad asciugare. Se il bagnocolore non è esaurito si può usare ancora 1-2 volte ottenendo un colore sempre più tenue.

     

     

    POSSIBILI ATTIVITA’ DI STAMPA NATURALE CON I BAMBINI

     

    1) Stampa con sugo di fragole

     

    Prendere delle fragole (1kg serve a stampare circa 40 cm di stoffa).

    Lavare, frullare e aggiungere un cucchiaino di sale

    Prendere il tessuto precedentemente tinto e ancora umido. Riempire con il frullato una siringa senza ago e spruzzare il colore in modo da creare delle striature.

    Lasciare riposare per almeno un’ora, poi rimuovere con acqua calda

     

    2) Stampa con timbri vegetali

     

    Si possono usare diversi tipi di frutta e verdura: funghi, ravanelli, limoni, cavolfiori…

    E’ sufficiente dividere il frutto a metà con un taglio netto in modo che la superficie risulti piana. Asciugare bene con la carta da cucina la superficie tagliata.

    Stendere il colore con un pennello sulla superficie asciutta da stampare e timbrare sulla carta disposta su fogli di giornale o su un canovaccio ripiegato, che faranno da cuscinetto e quindi risulteranno più evidenti i particolari di frutta e verdura. Se si vuole stampare su stoffa usare i colori appositi, altrimenti vanno bene quelli a tempera.

    Per timbrare è molto adatta la patata, perché si può facilmente incidere e quindi ricavare timbri particolari in rilievo

     

    3) Stampa con sale da cucina

     

    Tingere un tessuto con qualsiasi colore

    Stendere il tessuto ancora bagnato in posizione orizzontale e eliminare le grinze.

    Prendere il sale e cospargerlo sul tessuto nel modo preferito, lasciandolo riposare qualche ora.

    Quando il sale avrà assorbito il colore, rimuoverlo. Poi lasciare asciugare il tessuto. Dove c’era il sale resteranno delle macchie di colore più chiaro.

     

    SCHEDE DELLE PIANTE

     

    ORTO

     

    ALLORO (Laurus nobilis- Lauraceae)

     

    La pianta ha un’origine mitica: Apollo amava senza successo una ninfa di nome Dafne. Un giorno la ninfa, inseguita per i boschi, chiese aiuto alla madre Terra, che la trasformò in un albero d’alloro. Da quel giorno non solo i Greci chiamarono Dafne quell’albero, ma Apollo lo dichiarò sacro, concedendo i suoi rami solo a chi si era coperto di gloria nella poesia, nell’arte e nei giochi ginnici. Di alloro erano incoronate tutte le statue raffiguranti il dio Esculapio; era credenza popolare che l’alloro preservasse dai colpi di fulmine e per tale ragione l’imperatore Tiberio si cingeva sempre la fronte con corone di alloro.

    Cucina: le foglie si usano come aromatizzanti per carni, pesce…Servono anche a mascherare gli odori forti di alcuni cibi; si usa porre nei barattoli di cibi freschi, ma deperibili, alcune foglie di alloro per evitare formazione di muffe.

    Medicina: alle essenze contenute nell’a. si attribuiscono proprietà stimolanti la secrezione gastrica, nonché virtù antinfluenzali allorché somministrate sotto forma di infuso, oppure poste in acqua bollente per suffumigi contro tutte le forme infiammatorie delle vie respiratorie.

    Casa: come deodorante e insetticida casalingo; il legno è usato nei lavori di intarsio

     

    ANGELICA (Angelica silvestris – Umbelliferae)

     

    Originaria dell’Europa settentrionale, veniva probabilmente usata in occasione delle festività pagane e si riteneva proteggesse dalle pratiche di stregoneria. Dopo l’avvento del Cristianesimo, assunse il nome che le conosciamo perché fioriva attorno all’8 maggio, festa di San Michele Arcangelo

    Cucina: foglie e steli giovani possono essere mangiati crudi in insalata o cotti come gli spinaci; hanno sapore gradevole e aroma ben tollerato. Le sommità fiorite trovano applicazione nell’industria dolciaria e liquoristica; i semi vengono usati per aromatizzare bevande quali vermouth e gin.

    Medicina: era usatissima nella medicina ufficiale (tanto da essere classificata come pianta officinale) e in quella empirica per le sue virtù concentrate nella radice, ricca di sostanze mucillaginose ed essenze dotate di azione stomachica, carminativa e anticatarrale, quindi usata nella cura di varie disfunzioni digestive e come espettorante. Foglie e fiori sono sempre stati usati in infusione come depurativi

    Tintura: nell’ebollizione delle foglie di a. l’acqua assume una colorazione gialla, che in alcuni luoghi veniva usata per tingere i tessuti.

     

    BASILICO (Ocimum basilicum – Labiatae)

     

    Emana un acuto profumo, come dice il suo stesso nome: ocimum è infatti la traduzione latina del greco ozein, che significa “mandare odore”. E’ considerata originaria dall’Asia Minore o dall’Africa. In India era considerato sacro dagli Indù e usato per disinfettare le case dove c’era la malaria.

    Cucina: il b. impartisce un sapore particolare piccante e gradevole a molti cibi, rendendoli anche più digeribili.

    Medicina: contiene alcune sostanze che hanno la proprietà di stimolare la secrezione gastro-intestinale e sono pure utili per sedare i crampi dello stomaco ed eliminare i catarri intestinali.

    Foglie e fiori essiccate e ben polverizzate venivano fiutate come il tabacco perché avevano fama di sedare i dolori di testa e risolvere nevrosi dovute a isterismo; attualmente questa polvere di b. si aggiunge al tabacco da fiuto per aromatizzarlo. Tutta la pianta, ma soprattutto foglie e fiori, è ricca di un’essenza costituita da una mescolanza di cineolo, linaiolo, canfora e molti altri prodotti secondari.

    Cosmesi: si usava la pianta per preparare pomate con grassi vari o burro e b. polverizzato, da spalmare sulle guance per rendere lucida la pelle: tale usanza è ancora comune nel centro dell’Africa, soprattutto tra le donne abissine.

    Casa: allontana le mosche; un tempo veniva sparso negli ambienti in casa, quindi probabilmente combatte anche i pidocchi.

     

    BORRAGINE (Borrago officinalis - Borraginaceae)

     

    Il nome volgare “borrana” o borragine e il nome classico latino è di incerta origine: i più lo fanno derivare da borrà, che significa ricco di peli. Plinio chiamò questa pianta “euphrosinum” perché si riteneva che portasse gioia e felicità; Greci e Romani la consideravano una pianta in grado di infondere coraggio.

    Cucina: la foglia, che con il tempo diventa più scura e consistente, viene raccolta finchè è tenera, mangiata in insalata o cotta come gli spinaci, ai quali può sostituirsi per la ricchezza di calcio e potassio.

    Medicina: soprattutto nelle foglie sono presenti piccole quantità di sostanze amare e di sali potassici, per cui ha azione diuretica e colagoga . In infusione le foglie curano la tosse.

    Cosmesi: i preparati a base di foglie servono ad ammorbidire e pulire la pelle. 

    Periodo: primavera

     

    CAMOMILLA (Chamaemelum nobile – Compositae)

     

    La vera c. è gradevolmente aromatica e con caratteristico odore di mela e ciò spiega il suo nome di derivazione ellenica; i Greci la chiamavano infatti “mela di terra” da kamai:a terra e melon:mela.

    Cucina: con questa pianta si aromatizza lo sherry spagnolo Manzinilla (piccola mela)

    Medicina: con i fiori secchi si fa una tisana contro flatulenza, dispepsia e altri disturbi dello stomaco, è un blando sedativo e un buon tonico stimolante dell’appetito

    Cosmesi: i fiori secchi servono a schiarire i capelli biondi, detergente, emolliente

    Casa: prevenzione delle malattie delle piante causate da funghi

    Tintura: si usa per fare una tintura arancio o verde-bruno

     

    FINOCCHIO (Foenicolum vulgare – Umbilliferae)

     

    Le prime notizie risalgono ad un papiro egizio di 1500 anni prima di Cristo; Plinio il Vecchio la cita più volte come pianta officinale, capace anche di rafforzare la vista. Nel medioevo si credeva avesse proprietà magiche.

    Cucina: i getti primaverili sono usati per minestre, le foglie basali primaverili vengono mangiate crude con olio e sale.

    Medicina: la medicina empirica gli attribuisce poteri di stomachico e diuretico e la stessa medicina ufficiale usava la parte verde per infusioni a scopo diuretico. I semi masticati eliminano il senso di fame, sicchè sembrerebbe anche un eccellente coadiuvante nelle diete dimagranti.

    Cosmesi: tutta la pianta, ma specialmente i semi (prodotti in autunno) sono ricchi di essenza (olio di finocchio) che viene raccolto per uso farmaceutico e profumiero. Decotti di foglie sono utili per gli occhi affaticati; infusione di foglie per le palpebre infiammate e impacchi per ammorbidire la pelle del viso.

     

    CERFOGLIO (Anthriscus cerefolium- Umbilliferae)

     

    Benché molti ne attribuiscano la provenienza dalla Russia, il nome è di origine greca e significa “fiore di siepe”: ciò perché il tipo selvatico in primavera, con i suoi piccoli e numerosi fiorellini bianchi, spesso ammanta cespugli e siepi.

    Cucina: le foglie appena raccolte e ben tagliuzzate vengono aggiunte, in modeste proporzioni, alle minestre, alle salse e alle carni per impartire loro un aroma amarognolo, gustoso e gradevole nonché utile a favorire la digestione. La specie selvatica non deve essere usata in quanto tossica.

    Medicina: tutte le parti verdi della pianta (soprattutto le foglie) contengono una sostanza amara denominata apiina, assai volatile e di sapore simile a quella contenuta nel prezzemolo. In passato il c. veniva usato sotto forma di infuso, decorazioni, pillole per aumentare la secrezione gastrica e la funzionalità digestiva, nonché nelle disfunzioni uro-genitali.

    Cosmesi: con le foglie fresche si fa un infuso detergente per la pelle.

     

    DRAGONCELLO  (Artemisia dracunculus – Compositae)

     

    Conosciuta pure col nome di estragone, era nota già nell’antica Grecia perché proveniente dall’Asia Minore. Il nome è di origine greca, poiché artemisia deriva dal sostantivo artemes che significa sano e sta ad indicare le sue proprietà salutari; dracunculus è il termine latino per “piccolo drago”: questa associazione si deve alla credenza che la pianta potesse guarire dai morsi dei serpenti e di altre creature velenose.

    Cucina: in Francia si usa per preparare un buon aceto: si mette in bottiglia un buon numero di foglie di d. appena raccolte e si versa sopra aceto di vino bianco, lasciandolo a macerare per un paio di mesi e poi si filtra. La cucina francese fa molto uso di questa erba, ben pestata, anche per aromatizzare carni e salse. Le foglioline raccolte prima della fioritura possono essere aggiunte con la massima moderazione a insalate crude o cotte. Tutta la pianta emana un odore gradevole che ricorda quello del sedano e del finocchio; masticata, lascia sulla lingua per un certo tempo un senso di leggero pizzicore e di formicolio.

    Medicina. Tutte le parti aeree contengono una sostanza denominata estrapolo capace di esercitare forte azione stimolante nella secrezione gastrica, nonché una leggerissima azione lassativa. Un tempo la radice era usata contro il mal di denti.

     

    ERBA CIPOLLINA  (Allium schoenoprasum – Liliaceae)

     

    Il nome latino allium, già noto presso i Romani, deriva dal celtico all che significa bruciante, riferito sia al sapore che all’odore, in quanto provoca irritazione alla mucosa oculare e lacrimazione.

    Cucina: gli steli raccolti in piccoli fasci vengono tagliuzzati finemente e aggiunti alle minestre, alle salse, alle insalate.

    Medicina: gli steli contengono numerose essenze solforate che ricordano il sapore della cipolla e l’odore della senape. Si usa per la cura di disturbi vescicali e nella calcolosi renale; si è constatata la presenza di alcune vitamine e di alcuni fermenti ai quali viene attribuita la particolare virtù digestiva.

    Casa: si dice prevenga la rogna delle mele.

     

    FINOCCHIETTA (Ligusticum lucidum – Umbellifereae)

     

    Secondo Dioscoride, uno dei fondatori della botanica medicinale ancora prima di Cristo, il nome ligusticum indica la provenienza regionale della pianta, ossia della Liguria.

    Cucina: le foglie si usano per conferire alle insalate cotte o crude un delicato aroma di anice o di finocchio, del quale ricorda anche il profumo. Poche foglie possono mascherare anche i sapori di alcuni cibi poco tollerati da organismi delicati, quali aglio e cipolla.

    Medicina: le essenze contenute nella pianta sono volatili, e hanno proprietà digestive, in quanto attivano i succhi e i fermenti gastrici e rendono più digeribili gli alimenti.

     

    GATTARIA (Nepeta cataria – Labiatae)

     

    Originaria dell’Asia e dell’Europa, viene chiamata anche erba gatta in quanto il fogliame, dall’aspetto un po’ ammaccato e dall’odore che richiama la menta, induce i gatti a rotolarsi sopra la

    pianta fino a distruggerla.

    Cucina: le foglie fresche si usano con moderazione per insaporire le salse

    Medicina: le sommità fiorite curano il raffreddore, il catarro, la bronchite

    Cosmesi: per la cura dei capelli, ne stimola la crescita

    Casa: tiene lontani i topi

     

    MAGGIORANA (Origanum majorana – Labiatae)

     

    Proviene dall’Asia Occidentale ed è stata per questo chiamata anche “persia o erba persa”; in Grecia veniva intrecciata nelle corone portate dagli sposi il giorno del matrimonio.

    Cucina: le parti aeree vengono raccolte in piena fioritura per essere essiccate e polverizzate. Di gusto simile all’origano, si usa per aromatizzare molti cibi in particolare la pizza. Si usa anche in arrosti e salse ai quali conferisce profumo e sapore delicato, oltre a rendere più digeribili i grassi.

    Medicina: questa pianta contiene numerose essenze di odore gradevole ma di sapore molto amaro: tutte insieme costituiscono l’olio di maggiorana, contenente terpeni e derivati dalla canfora. Ben nota da tempi molto lontani, ha sempre goduto fama di eccitante cerebrale prima, e narcotico poi, tanto da essere usato per combattere sia la cefalea che ogni forma di confusione psichica. E’ ancora usata in medicina in alcune preparazioni farmaceutiche a carattere calmante, ma molto di più nell’industria liquoristica e cosmetologia.

    Cosmesi: per fare saponi profumati

    Casa: tiene lontano gli insetti; si può mettere nei cuscinetti d’erbe

     

    MELISSA (Melissa officinalis – Labiatae)

     

    Non è accertato che il nome derivi dal greco per ricordare alcune ninfe greche di nome Melisse, una delle quali nutrì Giove con miele e latte di capra; è più verosimile che il nome derivi dalle api, che in greco si chiamavano melissai, le quali si avventano sui fiori di cui sono ghiotte.

    Vive dovunque, dalla primavera all’autunno inoltrato, ha un gradevole odore di cedro e limone ed è nota anche come cedronella, erba cedrina o erba Luigia.

    Cucina: si usano le foglie e i getti giovani per aromatizzare insalate, pesci e per impartire ai vini bianchi e ad alcuni liquori il tipico sapore e aroma cedrino. Si può usare come sostituto della scorza di limone grattugiata.

    Medicina: fiori e foglie sono ricchi di essenze con profumo penetrante e sapore aromatico, che hanno un’ottima azione antispasmodica e antinevritica sugli organismi degli animali e ancor più sull’uomo. In passato era obbligatoria l’essenza di melissa in tutte le farmacie  perchè prescritta tra i prodotti officinali. L’uso dell’acqua di m. o dello spirito di m. era insostituibile per calmare i dolori di qualsiasi natura. Le foglie calmano i nervi e inducono il sonno, inoltre riducono il dolore delle punture di insetti.

    Cosmesi: nel teatro francese di fine ottocento era protagonista degli svenimenti delle dame, che venivano subito soccorse da una boccetta di eau de mélisse. Le foglie vengono usate per profumare i saponi e come astringente per la pelle.

    Casa: nelle cere per i mobili, come deodorante anche nei potpourris, per profumare la biancheria durante il lavaggio.

     

    MENTA (Menta piperita – Labiatae)

     

    Di origine antichissima, era ben conosciuta da Greci e Romani; secondo la mitologia, Minta (o Menta) bellissima figlia del dio Cocito, divinità fluviale, era amante di Dite, dio dell’Oltretomba. Persefone folle di gelosia, tramutò Minta in una piantina, facendola crescere presso le rive dei fiumi; il padre Cocito disperato ottenne da Giove che l’umile piantina perpetuasse il ricordo della fanciulla emanando un delicato e fresco profumo.

    A questo mito va poi aggiunto il significato astrologico che la pianta assunse nel medio evo, in quanto la menta era posta sotto il dominio di Venere e quindi possedeva virtù afrodisiache.

    Cucina: le foglie sono usate come aromatizzanti e correttive di sapori forti di qualche ortaggio.

    Medicina: contiene numerose essenze dalle quali si ricava una sostanza cristallina denominata mentolo; l’essenza è usatissima e compare in molti preparati. Le applicazioni più comuni sono per la terapia anestetica,  delle vie respiratorie e digestiva

    Cosmesi: è usata nella preparazione di profumi; le foglie fresche guariscono le macchie della pelle; si usano nel bagno e per aromatizzare le paste dentifricie.

     

    ORIGANO (Origanum volgare – Labiatae)

     

    E’ sempre stata ingrediente della cucina egiziana, fenicia e greca; questo popolo ne faceva largo uso, mettendolo anche nel vino. L’alta considerazione di cui godeva si ritrova anche nel nome, che potrebbe significare “splendore del monte” da oros:monte + ganos:splendore.

    Cucina: le foglie secche ben polverizzate si usano come aromatizzante

    Medicina: tutte le parti aeree contengono un pregiato olio composto da numerose essenze volatili e sostanze tanniche. In passato si usava l’infusione delle foglie per combattere disfunzioni intestinali e biliari, e anche l’essenza ottenuta per distillazione quale componente degli unguenti ad azione revulsiva e antireumatica.

     

    PREZZEMOLO (Petroselinum sativum – Umbelliferae)

     

    Dioscoride parla diffusamente di questa pianta, il cui nome significa “sedano delle rocce” (da selinon: sedano); ne ha sempre fatto uso il mondo antico non solo in cucina, ma anche per decorazione onorifica: con i suoi rami si intrecciavano fronde da portare sulla testa dei poeti o degli eroi. Più tardi si fecero pure corone funerarie ed era venuto di moda il detto “ha bisogno di prezzemolo” per indicare che una persona stava per morire. La città sicula di Selinunte trae il suo nome da selinon, perché le balze rocciose che l’attorniavano erano cariche di questa pianta. Nella tarda classicità si credeva che il p. (selinon) fosse molto caro alla Luna (Selene) e che si dovesse piantare in fase di luna crescente.

    Cucina: si usa per cospargere varie pietanze. Quantità elevate possono però provocare nausea, vertigini, ronzio. Nella raccolta del p. selvatico, attenzione a non confonderlo con la velenosissima cicuta, alla quale assomiglia molto.

    Medicina: tutta la pianta è ricca di olio etereo che ricorda la canfora. In passato tutte le farmacopee prendevano in considerazione la pianta per preparare l’acqua di p. indicata come carminativa, diuretica e sedativa. Godeva pure di capacità emmenagoghe e vermifughe.

    Cosmesi: per prevenire la couperose; si dice che elimina le lentiggini

    Tintura. Produce un color crema o varie tonalità di verde, a seconda del mordente usato.

     

    ROSMARINO (Rosmarinus officinalis – Labiatae)

     

    Il suo nome significa “rugiada di mare”, poetica allusione all’ambiente in cui di preferenza vive allo stato selvatico. I Greci  lo usavano come incenso bruciandolo in onore degli dei per propiziare l’immortalità futura: per questo motivo è stata considerata nell’antichità pianta benefica e beneaugurale, e lo è anche per noi cristiani grazie ad una leggenda che lo consacra a Gesù Bambino. Gli Andalusi infatti raccontano che il giorno di Natale la Madonna stese i primi panni del Figlio sopra un cespuglio di rosmarino che si trovava di fronte alla capanna; la pianta si impregnò talmente degli umori del Cristo che il giorno della passione fiorì annunciando la prossima resurrezione e continua a fiorire ogni anno. La notte di natale gli andalusi amano decorarne la casa con tanti rametti perché il loro profumo accompagni la nascita del Cristo e sia propizio per il nuovo anno. Conosciuto nel Medio Oriente, dove era impiegata anche in riti propiziatori, ebbe largo uso nel mondo arabo; sin dall’età classica è stato associato all’intelligenza e alla buona memoria.

    Il suo aspetto sempreverde l’aveva eletto pianta della fedeltà coniugale

    Cucina: le foglie fresche o essiccate si usano per aromatizzare ogni tipo di carne e il pesce.

    Medicina: le foglie e l’olio sono antisettiche, toniche, diuretiche e contro le nevralgie. Valido rimedio per l’affaticamento, l’astenia, la depressione, l’impotenza, la frigidità

    Cosmesi: si usa nello shampoo per rinforzare il colore dei capelli scuri, e per fare lozioni astringenti. L’olio si adopera in profumeria e nella preparazione di insetticidi. Il bagno con il decotto di r. ha proprietà stimolanti, che possono diventare afrodisiache se vi si aggiunge un infuso confezionato con una manciata di salvia e di menta

    Casa: tiene lontani gli insetti, deodora gli ambienti, la biancheria e gli abiti.

     

    RUCOLA ( Eruca sativa – Cruciferae)

     

    E’ detta anche rughetta

    Cucina: si usa in insalate, intingoli e sughi; aggiunta alla grappa dà una colorazione verde e riduce il sapore bruciante dell’alcool

    Medicina: in passato era impiegata per combattere lo scorbuto, per accelerare la digestione, stimolare le vie biliari e come decongestionante.

     

    RUTA ( Ruta graveolens – Rutaceae)

     

     Il suo nome deriva dal greco reuo:liberare e questo perché si riteneva liberasse l’uomo da un gran numero di malanni; era prescritta dai Greci per migliorare la vista.

    Cucina: le foglie si usano con parsimonia per aromatizzare insalate; un ramoscello colto prima della fioritura e messo nella grappa dà un sapore aromatico.

    Medicina: va usata con grande cautela perché può provocare seri disturbi. Viene usata tradizionalmente contro l’epilessia e come abortivo.

    Casa: potente repellente contro pulci e altri insetti, viene bruciata come deodorante ambientale.

     

    SALVIA (Salvia officinalis – Labiatae)

     

    Il suo uso in Europa risale a parecchi secoli prima di Cristo; il suo nome sembra derivare dal latino salvare, ad indicare le sue virtù benefiche (i Romani la chiamavano Salvia sanatrix). Secondo una leggenda medievale, fu benedetta dalla Madonna perché nascose tra i suoi cespugli la Sacra Famiglia che fuggiva verso l’Egitto, inseguita dai soldati di Erode.

    Cucina: per aromatizzare carni e pesci grassi, che rende più digeribili

    Medicina: si usano le foglie e l’olio essenziale, ha effetto astringente e antisettico, è efficace contro il mal di gola e le ulcere del cavo orale

    Cosmesi: scurisce e migliora in genere il colore dei capelli e ne stimola la crescita; sbianca i denti e rinforza le gengive; è astringente e deodorante e si usa nel bagno e nell’acqua per lavarsi; tonifica e rivitalizza la pelle

    Casa: da spargere negli ambienti; una volta i fiori si usavano per colorire i cibi; negli armadi protegge gli abiti dalle tarme

     

    SANTOREGGIA ( Satureja hortensis - Labiatae)

     

    L’effetto stimolante della s. giustifica la sua reputazione di afrodisiaco; si ritiene infatti che il suo nome derivi da satiro.

    Cucina: le foglie si usano con i legumi, le carni. L’essenza ricavata per distillazione è usata nell’industria liquoristica.

    Medicina. Le foglie e le sommità fiorite essiccate hanno proprietà toniche, digestive, antisettiche; si dice che vincano all’istante il dolore per le punture d’insetti

    Casa: deodora gli ambienti

     

    TIMO (Thymus vulgaris – Labiatae)

     

    Il nome greco deriva dal verbo thyein:profumare; infatti ha un odore acuto.

    Cucina: per aromatizzare ; il timolo contenuto in tutta la pianta ha proprietà antifermentativa e antiputrida, perciò qualche fogliolina aggiunta ai cibi non consumati evita possibili decomposizioni.

    Medicina: fortemente antisettico, efficace nei disturbi dell’apparato respiratorio e dell’intestino, come gargarismo e collutorio; l’olio è vermifugo, aiuta la digestione e stimola l’appetito.

    Cosmesi: come deodorante, contro brufoli, punti neri e simili, nei dentifrici

    Casa: bruciato, pulisce e profuma l’ambiente; nelle candele e nel tabacco da fiuto; nella biancheria

     

     

    GIARDINO

     

     

    EDERA (Hedera helix – Araliaceae)

     

    Il mito narra che l’edera comparve proprio dopo la nascita di Diòniso per proteggere il bambino dalle fiamme che bruciavano il corpo materno : avrebbe avvolto tutta la casa della madre attenuando le scosse di terremoto che avevano accompagnato l’ira di Zeus. Un'altra leggenda narra che un giorno Diòniso, abbandonato dalla madre Semele, si fosse rifugiato sotto la pianta di Edera che gli diede il nome (Diòniso veniva chiamato anche kissos, nome greco della pianta). Altro mito greco riferisce Kissos era figlio di Diòniso e che morì all’improvviso mentre danzava davanti al padre. La dea Gea, ovvero la terra, impietosita, lo mutò nell’edera che da allora portò il suo nome.

    Medicina: l’edera è una pianta molto efficace per calmare le tossi stizzose, per dilatare i bronchi e per l’eliminazione dei catarri bronchiali. Questa proprietà è dovuta alla presenza di saponine, che tuttavia hanno un certo grado di tossicità e rendono sconsigliabile avvalersi di questa pianta mediante preparazioni fatte in casa poiché un errore di dosaggio potrebbe produrre seri inconvenienti. L’edera esercita invece un’azione sicura e senza inconvenienti per l’uso esterno. I decotti e gli infusi di foglie di edera esercitano una reale azione anestetica e antinevralgica nelle nevriti, nei dolori reumatici, nella sciatica e nell’artrite. Sono state inoltre provate benefiche proprietà anche nelle celluliti, dove l’azione anestetica permette un massaggio profondo, e l’azione astringente e vasocostrittrice favorisce il riassorbimento dei liquidi che impregnano i tessuti. I frutti dell’edera sono invece velenosissimi.

    Tintura: foglie raccolte in qualsiasi periodo e frutti maturi in marzo-aprile; le foglie con Al danno il giallo, i frutti da soli rosso pallido, con Cr, Al o Fe varie sfumature di verde; colori abbastanza solidi

     

    GAROFANO (Dianthus caryophyllus  - Caryophyllaceae)

     

    Il nome deriva dall’arabo quaranful:chiodo di garofano; infatti proprio il suo profumo intenso e dolce di chiodi di garofano lo ha reso popolare in cucina e in profumeria da più di 2000 anni. Nel I sec . d. C. Plinio scrisse che il g. era stato scoperto il secolo precedente in Spagna dove era usato per aromatizzare delle bevande; nel Medioevo veniva mescolato al vino e alla birra come sostituto dei costosissimi chiodi di g. provenienti dall’Oriente.

    Cucina: con i fiori freschi si profumano marmellate, sciroppi, salse…e si guarniscono minestre e insalate

    Medicina: poco usato, un tempo si usava per mascherare il cattivo sapore delle medicine

    Cosmesi: nelle acque di colonia fatte in casa.

     

    LAVANDA (Lavandula officinalis – Labiatae)

     

    La lavanda era usata da tutti i popoli del Mediterraneo per esigenze domestiche e cosmetiche; molto probabilmente era una delle numerose piante portate in Gran Bretagna dai soldati romani per ricordare ai legionari il calore e il clima asciutto di casa loro.

    Cucina: di solito non è usata, ma si può utilizzare nelle gelatine oppure come glassa sui biscotti o con carni molto saporite.

    Medicina: si usano i fiori secchi e l’olio essenziale come antisettici e ricostituenti, contro distorsioni e dolori reumatici

    Cosmesi: nell’acqua per lavarsi e nel bagno; come astringente per la pelle; nei profumi; per risciacquare i capelli

    Casa: contro le punture di insetti e per tenerli lontani; nelle creme per mobili

     

    ROSA CANINA (Rosa canica – Rosacee)

     

    Cucina: con i petali si può preparare un liquore; con i frutti si prepara la marmellata

    Medicina: i petali hanno proprietà astringenti, toniche e antidiarroiche; il succo ricavato dalla spremitura dei petali può essere usato come collirio; i falsi frutti ( quelli veri sono all’interno) contengono vitamina C e altre che li rendono preziosi contro lo scorbuto e nei casi di avitaminosi.

     

    TAGETE (Tagetes papula – Compositae)

     

    Il nome deriva da Tages o Tagus, dio etrusco nipote di Giove, fondatore dell’arte divinatoria in Etruria: il fiore è simbolo della divinazione. In Italia nell’Ottocento il t. è stato chiamato puzzola in riferimento all’odore che tutta la pianta emana; spiacevolissimo è il suo odore se macera nell’acqua o si decompone, tanto da essere chiamato anche fior di morto.

    Tintura: i fiori maturi sono usati per tingere e anche le radici essiccate danno un eccellente colore; con lana non mordenzata dà un giallo pallido, con allume un giallo dorato; i colori sono resistenti ma tendono a scurire col tempo.

     

     

     

     

     

    CAMPI

     

    BARDANA (Arctium lappa – Compositae)

     

    Cucina: i piccioli sono mangiati lessi e conditi a guisa di asparagi oppure fritti. La radice, che deve essere divelta senza romperla da piante giovani, va cotta a lungo e poi condita con olio corposo: è un piatto nutriente e sano. Anche le foglie più giovani possono essere consumate in insalata.

    Medicina: contiene tannino, mucillagine, sali potassici e calcio. Conosciutissima fin da epoca remota è molto usata nella medicina naturale come efficace depurativa, dermopatica, diuretica, vulneraria; viene spesso anche coltivata per la raccolta delle radici.

     

    DENTE DI LEONE (Leontodon hispidus – Compositae)

     

    Con questo nome vengono indicate molte piante diverse ma simili per la forma irregolare delle foglie. Questa ha i denti grossi e disposti regolarmente su entrambi i margini e si differenzia dal tarassaco anche per l’estremità a forma acuminata. E’ abbastanza diffusa nei prati e nei pascoli di pianura e collina.

    Cucina: le foglie raccolte prima della fioritura possono essere mangiate crude o cotte

    Medicina: si usa per le proprietà depurative e diuretiche, dovute ad una sostanza amara gradevole e ben tollerata anche ad uso prolungato. E’ consigliata la cura primaverile per depurare dalle scorie accumulate durante l’inverno.

    Periodo: primavera

     

    MILLEFOGLIE (Achillea millefolium – Compositae)

     

    Il suo nome pare derivi da quello dell’eroe greco Achille, che l’avrebbe usata per curare le ferite dei suoi soldati durante la guerra di Troia.; non a caso un tempo era chiamata Herba militaris

    Cucina: le foglie fresche si usano nell’insalata

    Medicina: le foglie fresche, applicate sulle ferite, pare abbiano proprietà astringenti e sanatorie; le foglie, gli steli e i fiori essiccati si usano contro la dissenteria. Attenzione: assunto in grandi dosi causa mal di testa e costipazione

    Cosmesi: in decotto contro la calvizie¸astringente per pelli grasse

    Casa: attivatore naturale delle concimaie e buon fertilizzante

     

    ORTICA (Urtica dioica – Urticaceae)

     

    In tutte le tradizioni popolari l’ortica ha un significato propizio. Un tempo  nelle campagne di Novogord, in Russia, durante la veglia di San Giovanni, notte “solstiziale”, i ragazzi saltavano sopra le ortiche così come latrove si saltava sopra i fuochi. Nel Canavese, in Piemonte, i contadini sostengono che portando dell’ortica su di sé ci si poteva preservare da ogni maleficio. L’ortica è anche una pianta che protegge dai fulmini: in Tirolo, quando scoppia un temporale, si gettano delle ortiche nel focolare per allontanare ogni pericolo, ma soprattutto il fulmine perché, secondo una credenza diffusa in tutta l’Europa centrale, il fulmine non colpirebbe mai queste piantine. A Lugnacco, in Piemonte, si faceva la stessa cosa convinti di allontanare le streghe che erano considerate la causa dei temporali. 

    Il bruciore provocato dal contatto con le foglie di o. è dovuto al fatto che ogni peletto è una spina acuminata e cava, le cui pareti contengono silice, una sostanza che dà loro un aspetto fragile e vetroso; la punta della spina si rompe facilmente e il liquido contenuto all’interno (acido formico) si riversa sull’oggetto che ha causato la rottura.

    Cucina: contengono vitamina A e C e ferro, oltre ad altri sali minerali; steli e foglie giovani si usano al posto degli spinaci

    Medicina: le foglie sono efficaci contro i reumatismi, per controllare le emorragie interne e in molti problemi dermatologici; l’o. è poi un buon diuretico

    Cosmesi: contro la forfora; per tonificare e migliorare la circolazione in infuso o in decotto; il succo d’o. stimola la crescita dei capelli

    Casa: con le foglie fresche si ottiene un buon fertilizzante liquido; le foglie tengono lontane le mosche

    Tintura: le radici forniscono una tintura grigia, gialla o aranciata a seconda del mordente

     

    PAPAVERO DEI CAMPI  (Papaver rhoeas – Papaveravecee)

     

    Cibele (la dea madre) spesso viene rappresentata con un mazzo di frumento e papaveri in mano, perché l’infinito numero dei suoi semi è un richiamo alla fertilità. Il p. entra nella poesia latina come simbolo del sonno; è infatti sacro a Morfeo

    Cucina: si mangiano i giovani germogli crudi e ben conditi, in padella, in minestra, in risotti

    Medicina: dal latice (oppio) si estraggono vari principii attivi, quali morfina, codeina, narcotina..; ha proprietà narcotiche, calmanti e decongestionanti

    Tintura: i petali possono essere usati per tingere la lana, ma non danno colori solidi

     

    RANUNCOLO (Ranuncolacee, Ranunculus acer)

    Ranunculus significa “piccola rana”, ad indicare l’abitudine del fiore di crescere nei luoghi dove si trovano acque stagnanti.

    I ranuncoli, denominati spesso bottoni d’oro, hanno foglie intere o variamente divise, in gran parte radicali, e fiori bianchi o gialli, raramente rosa o rossi, con calice e corolla a tre o cinque o più elementi.

    Il frutto è un achenio compresso.

    Ne esistono circa 250 specie; quello di cui parliamo è il ranunculus acer o ranuncolo dei prati. Una ventina di specie vengono coltivate e sfruttate a scopo ornamentale.

    Tutti i ranuncoli contengono succhi acri, tossici per gli animali. Il veleno è sparso in tutte le parti della pianta e consiste in una sostanza acre e fortunatamente volatile, cosicchè i ranuncoli, ridotti a fieno e mescolati alle altre erbe, non presentano pericolo di avvelenamento per il bestiame.

    Il ranuncolo era stato chiamato “erba scellerata” da Apuleio , perché un tempo i mendicanti usavano sfregarsi le foglie sulle gambe, procurandosi piaghe orribili, allo scopo di suscitare compassione nei passanti. Il forte potere revulsivo del suo succo veniva usato per la preparazione di cataplasmi assai energici.

    L’avvelenamento per ingestione di parti verdi della pianta è caratterizzato da una violenta gastroenterite; se non si provvede a svuotare meccanicamente lo stomaco, può sopravvenire la morte in 1-2 giorni.

     

    TARASSACO (Tarassacum officinale – Compositae)

     

    Pianta antichissima che sembra far parte delle erbe amare citate nella Bibbia. Il nome di origine greca sta a significare “cura della vista” da taraxia:intorbidimento della vista + akos:rimedio. E’ conosciuto con molti altri nomi: dente di cane per la forma delle foglie; soffione per i frutti leggerissimi; stella piatta per la forma del fiore giallo; cicorietta per il suo uso in cucina. Molti nomi fanno poi riferimento alle sue proprietà diuretiche.

    Cucina: le foglie giovani si usano in insalata

    Medicina: contiene molta vitamina C e sostanze utili nelle malattie del fegato

    Casa: le foglie fresche sono un ottimo nutrimento per i conigli

    Tintura: con le radici si ottiene una tintura magenta con l’allume, giallo-bruno con il ferro

     

     

     

    ALBERI

     

    IPPOCASTANO (Aesculus hippocastanum)

     

    Il suo nome significa “castagna di cavallo” perché in Turchia e poi in Europa si usavano i marroni tritati per dare sollievo ai cavalli asmatici.

    Medicina: i principi attivi dell’ippocastano hanno la prerogativa di essere contemporaneamente utili e irritanti sulla pelle e sulle mucose, comprese quelle intestinali. Questa pianta ha la proprietà di restringere il lume dei vasi sanguigni, di tonificarli, normalizzare la permeabilità e rendere normali le pareti alterate e infiammate. È utile quindi per il trattamento delle emorroidi, delle flebiti e delle ulcere varicose, toglie prurito e dolore e favorisce il riassorbimento dei liquidi che ristagnano nei tessuti. La sua azione astringente si esplica anche utilmente sulle affezioni più blande e generalizzate, per esempio sulle estremità gonfie e sui difetti della pelle dovuti alla couperose.

    Tutte le azioni descritte si esplicano per uso interno, ma in considerazione della scarsa tollerabilità di alcuni principi attivi è bene utilizzarla solo per uso esterno.

    Una curiosità: nel folklore italiano si crede che per combattere i raffreddori bisogna conservare in tasca due semi di ippocastano.

    Cosmesi: una pasta preparata con semi di i., farina di mandorle e di avena e olio di oliva è utile per ammorbidire la pelle secca delle mani

    Tintura: si usano le capsule spinose del frutto e le foglie, freschi o essiccati

     

    NOCCIOLO (Corylus avellana)

     

    Originario dell’Asia minore, era coltivato già dagli antichi Romani.

    La nocciola, ben protetta dal suo guscio, era per i Celti simbolo della saggezza interiore; si diceva che mangiare nocciole procurasse la conoscenza delle arti e delle scienze segrete. I druidi e i bardi usavano tavolette divinatorie di n. e vi incidevano le lettere magiche; il rametto biforcuto, tipico dei rabdomanti, è da sempre servito come bacchetta magica per scoprire tesori e permetteva di diventare invisibile. 

     

    ONTANO (Alnus – Betullacee)

     

    Se immerso nell’acqua diventa incorruttibile, per cui fin dalla più remota antichità è stato usato per fabbricare pali di fondazione e palafitte (vedi Venezia e Ravenna). Un tempo produceva tre tinture: verde dai fiori, bruno dai rami e rosso dalla corteccia, che per gli antichi simboleggiavano l’acqua, la terra e il fuoco che sembrano ricongiungersi nell’albero, perché dà una fiamma viva, quasi senza fumo; la carbonella sviluppa più calore di qualsiasi altra specie e la sua cenere dà la potassa ; i suoi ramoscelli verdi, svuotati, una volta servivano per fare fischietti, testimoniando così l’affinità dell’o. con il quarto elemento, l’aria. Fu considerato un albero della vita dopo la morte.

    Fu considerato anche una pianta maledetta, perché appena tagliato il legno si colora di rossiccio, tanto da dare l’impressione di un sanguinamento.

    Medicina: l’elevata presenza di tannini lo ha reso prezioso nella medicina popolare per combattere angine, tonsilliti e faringiti, utilizzando la corteccia per un decotto con il quale si fanno gargarismi; se messo su ulcere o piaghe, ha proprietà cicatrizzanti. La corteccia ridotta in polvere e messa a bagno nel vino bianco secco è utile nel caso di febbri intermittenti.  

    Cosmesi: il decotto si può usare per detergere la pelle del viso

    Casa: il legno serviva per opere di tornitura e per confezionare zoccoli di legno.

    Tintura: le infiorescenze femminili o gattini danno il giallo con allume di rocca; la corteccia dà il marrone con solfato di rame; la corteccia con allume di rocca e solfato di ferro dà il nero

     

    PRUGNOLO (Prunus spinosa – Rosacee)

     

    Detto anche Spino prugnolo per la spinosità dei suoi rami, o susino selvatico.

    Cucina: i frutti asprigni si possono usare per confezionare marmellate e sciroppi rinfrescanti

    Medicina: ha proprietà astringenti e può essere usato per risciacqui nei casi di infiammazioni alla bocca e alla gola. Da usare con molta attenzione e cautela nelle dosi perché contiene anche sostanze pericolose

     

     

    ROVO (Rubus fruticosus – Rosacee)

     

    Cresce dovunque e fiorisce nella tarda primavera

    Cucina: le foglie vengono usate per preparare un gradevole te; con i frutti si confezionano conserve e succhi profumati

    Medicina: proprietà diuretiche, astringenti, antiscorbutiche. Le more svolgono una funzione antidiarroica; consumate come sciroppo o marmellata,apportano all’organismo numerosi principi attivi, mentre il decotto solleva le infiammazioni del cavo orale e allevia la raucedine

    Tintura: foglie e frutti

     

    SALICE BIANCO (Salix alba)

     

    Più antica è la parola “vimine” che un tempo designava tutti i salici, prima di venir riservata alla specie di cui si utilizzano i rami flessibili; da vimen:legno flessibile, viene Viminale, così chiamato perché un tempo era stato piantato a salici. Nell’antichità il s. era considerato malefico, essendo votato a Ecate, la dea-luna, ed è rimasto legato agli incantesimi patrocinati dalla dea, come esprime il nome dell’albero nelle diverse lingue nordiche, specialmente in inglese l’equivalenza willow-witch: non a caso le streghe cavalcano scope con legature di vimini.

    Tintura: si usano i rametti giovani per ottenere diverse tonalità di giallo e di verde

     

    SAMBUCO (Sambucus nigra – Caprifoliaceae)

     

    Da tempo immemorabile gli uomini hanno preso un rametto di sambuco, tolto il midollo e praticando qualche forellino sulla corteccia esterna si sono costruiti uno strumento musicale. Il senso musicale è del resto connesso alla parola sambuco, dal momento che deriva dal greco sambykè:strumento musicale; i ragazzini di campagna si fabbricano con il s. i fischietti, ma anche minuscoli cannoncini per lanciare palline di carta e sassolini. Nel medioevo una pianta di s. era un rimedio sicuro per tenere lontane le streghe da casa; si pensava che non venisse colpito dal fulmine e tagliarlo portava sfortuna ( secondo la tradizione era di s. il legno di cui era fatta la croce di Cristo)

    Dai Germani il sambuco veniva chiamato Holunder, “albero di Holda”. Holda o Hulda era una fata del folklore germanico medievale, raffigurata come una giovane donna benigna dai lunghi capelli d’oro, abitava nei Sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque di fiumi laghi e fonti. Fin dall’inizio del secolo i contadini tedeschi rispettavano a tal punto il sambuco che incontrandolo nei campi si levavano il cappello. Non osavano sradicarlo e, se volevano tagliarne un ramo, s’inginocchiavano davanti alla pianta con le mani giunte pregando, “Frau Holda, dammi un poco del tuo legno ed io, quando crescerà, ti darò qualcosa di mio”. Per curarsi il mal di denti si doveva camminare fino al sambuco invocando per tre volte: ”Frau Holda, Frau Holda imprestami una scheggia che te la riporterò”. Si staccava la scheggia e, giunti a casa, la si usava per incidere la gengiva fino a macchiare il legno di sangue. Si tornava infine alla pianta, continuando a camminare all’indietro, e si reinnestava la scheggia nel punto in cui era stata tolta: così le si trasmetteva il dolore.

    Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato dal midollo, che si doveva tagliare in un luogo dove non  si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco: i suoni che se ne traevano proteggevano dai sortilegi, come testimonia l’omonima opera di Mozart, in cui la regina della Notte dona a Tamino il magico strumento, che tuttavia è d’oro, e a Papagheno un campanellino: suonati al momento del pericolo avranno il potere di liberarli dai guai.

    Cucina: i fiori sono usati per fare tè e tisane e vengono aggiunti a gelatine e marmellate, oppure possono essere impanati con uova e consumati fritti; i frutti si usano per fare il vino di s. e marmellate. I fiori, quando sono ancora teneri e profumati, si possono servire fritti in olio o burro come frittelle.

    Medicina: tutte le parti sono emetiche; l’infuso dei fiori e il succo dei frutti ben maturi hanno proprietà lassative, antinevralgiche, sudorifere, antireumatiche e sono efficaci nelle malattie influenzali e nel raffreddore.

    Cosmesi: l’acqua di fiori di s. schiarisce e ammorbidisce la pelle, elimina le lentiggini, decongestiona gli occhi.

    Casa: allontana le mosche; tiene lontani i parassiti dalle gabbie dei conigli

    Tintura: dà una tintura color lavanda o violetto

     

    QUESTIONARIO SULLE ERBE E I LORO USI

     

    1 Che origine possono avere le fibre tessili?

     

    2 Nell’antichità, come si sono accorti del potere tintorio di alcune piante?

     

    3 Cosa usavano gli antichi per favorire l’estrazione dei colori naturali?

     

    4 Quali sono le fibre tessili più adatte alla tintura?

     

    5 Quali parti delle piante si usano per tingere?

     

    6 A cosa servono i mordenti?

     

    7 Cos’è il bagnocolore?

     

    8 Quali sono i diversi metodi di tintura?

     

    9 Quali sono i pregi e i difetti dei colori naturali?

     

    10 Perché le tinture naturali non vengono mai uguali pur rispettando le stesse regole?

     

    11 Quali sono i diversi utilizzi delle piante?

     

    12 Qual è il metodo giusto di essiccazione naturale delle erbe?

     

    13 Cosa significa “erba officinale”?

     

    14 Come è nata la pianta di alloro secondo la mitologia greca?

     

    15 Cosa significa il nome prezzemolo e per quale scopo particolare veniva usata questa pianta?

     

    16 Quale tradizione cristiana è legata alla pianta di rosmarino?

     

    17 Perché l’ortica era considerata una pianta magica?

     

    18 Perché il ranuncolo si chiama così?

     

    19 Con quali nomi è chiamato comunemente il tarassaco?

     

    20 Quali sono le tradizioni legate alla pianta di sambuco?

     

    Galla: escrescenza di forma rotondeggiante e di scarso peso e consistenza provocata nelle piante da organismi animali o vegetali estranei.

    Kermes: prodotto colorante rosso vivo ricavato per essiccazione dal corpo di una specie di cocciniglie (il Coccus ilicis) e di altri insetti, usato nel passato per tingere tessuti e attualmente per colorare alcuni tipi di liquore, chiamati alchermes.

    Pianta officinale: dal latino officina:laboratorio farmaceutico, indicava un tempo che l’uso della pianta era riservato ai medici e che la si poteva vendere nelle farmacie

    Carminativo: sostanza capace di assorbire o espellere i gas intestinali

    Colagogo: che provoca l’espulsione della bile

    Revulsivo: prodotto capace di arrossare la pelle richiamando sangue alla superficie provocando calore

    Emmenagogo: sostanza capace di favorire il flusso mestruale

    Diòniso: divinità di origine incerta, ma con molta probabilità attribuibile alla Grecia. La sua entità divina si esprimeva in due aspetti contrastanti, nella gioia benevola e chiassosa delle feste e nel furore distruttivo. Figlio di Zeus e della mortale Semele, secondo la tradizione più diffusa sarebbe stato assunto al rango di dio soltanto dopo aver meravigliosamente operato tra gli uomini circondato da una schiera di ninfe, satiri e sileni. Diòniso era il dio protettore delle viti e simbolo della naturale vicenda della vegetazione che muore e rinasce ogni anno.

    Achenio: frutto secco, con un solo seme, avvolto da un pericarpo coriaceo non aderente (es. l’achenio del castagno è la castagna).

    Lucio Apuleio: naturalista latino, soprannominato Platonico, vissuto nel IV secolo, autore di un erbario intitolato Herbarum vires et curationes, sulle proprietà medicinali delle piante.

    Revulsivo: che provoca un’irritazione cutanea, con intenso aumento dell’afflusso sanguigno nei tessuti superficiali, per decongestionare e riattivare.

    Cataplasma: impasto umido di sostanze vegetali curative, avvolto in una garza o in un panno e applicato sulla pelle nella parte malata, a scopo terapeutico locale (come emolliente, sedativo o revulsivo).

    Potassa: carbonato di potassio, come prodotto industriale per la fabbricazione dei saponi e del vetro, e per produzioni e lavorazioni varie

 

Profumi e Sapori della Primavera

Le virtù culinarie e salutistiche delle erbe spontanee

 

La primavera è in arrivo e con sé porta letteralmente una ventata di freschezza. L’organismo umano si trova in questo periodo a corto di risorse; il lungo inverno con poco sole, uno stile di vita più sedentario, l’alimentazione più povera in termini di vitamine, zuccheri e sali minerali, un conseguente accumulo di tossine, sono queste tutte condizioni di indebolimento generale e difatti è più facile in questo periodo ammalarsi.

A livello interiore, si sente ormai il desiderio di sole e di caldo. Mentre fino a Natale il freddo è ancora piacevole e la neve ha un qualcosa di romantico, ora non ne possiamo più e tutti siamo in attesa di giornate più lunghe e soprattutto più calde.

 

Fortunatamente, la natura ci viene incontro, annunciando l’imminente primavera con il fiorire di alcune erbe spontanee nei prati e nei boschi, come le primule, le violette e il tarassaco.

Sono davvero tante le erbe che in primavera rendono vivi i prati e richiamano gli insetti, e la loro funzione non è solo estetica, perché, come vedremo a breve, esse contengono preziosissime sostanze per l’uomo.

 

Occorre però fare una premessa importante: le erbe spontanee possono essere più velenose dei funghi, e di conseguenza è fondamentale conoscerle bene.

Difatti, queste erbe si caratterizzano in genere per il loro contenuto di determinati elementi, chiamati principi attivi che possono essere benefici per l’uomo oppure alquanto dannosi. In quest’ultimo caso parliamo proprio di piante velenose o tossiche.

Ovviamente, non sempre il confine è così marcato, per cui possiamo avere piante benefiche che, se consumate in eccesso, possono dare effetti negativi, come ad esempio il prezzemolo che in dosi elevate è addirittura abortivo.

Viceversa, alcune piante velenose, se usate in piccolissime dosi, sono curative, come ad esempio la Belladonna, usata in omeopatia contro la febbre e le convulsioni.

 

La scoperta di questi principi attivi avvenne agli inizi del secolo scorso, ad opera del farmacista elvetico Sertumer che isolò ed identificò la morfina tra gli alcaloidi del papavero da oppio. Da allora, moltissime piante sono state studiate e si sono identificati numerosi principi attivi, che poi sono stati isolati e addirittura riprodotti chimicamente nelle medicine.

Oggi quindi siamo in grado di riconoscere la maggior parte di queste piante e di usarle senza pericoli, però è interessante notare come gli antichi, senza l’aiuto della moderna tecnologia, istintivamente sapevano come utilizzarle, conoscenza andata poi quasi completamente perduta.

 

Bisogna quindi prestare grande attenzione perché l’evenienza di scambiare una pianta innocua con una velenosa è più frequente di quanto non si pensi; soprattutto i bambini sono attratti da fiori e frutti sconosciuti e spesso per gioco li ingeriscono sconsideratamente.

La soluzione migliore consiste nel seguire un esperto erborista ed imparare direttamente sul campo a riconoscere le erbe benefiche, a raccoglierle in modo corretto, e a usarle sapientemente. Il loro uso infatti è spesso triplice: per la salute, sia per via interna che esterna, per la bellezza e per la cucina in gustose ricette.

 

Vediamo ora alcune di queste erbe più famose e anche più facilmente riconoscibili:

Primula: il suo nome latino ci dice proprio che è il primo fiore a comparire nei prati. E’ inconfondibile perché giallo intenso, con foglie alla base larghe e rugose. La primula ha numerose proprietà benefiche: è calmante, astispasmodica, diuretica, espettorante, lassativa, pettorale, sudorifera, emostatica, sedativa. Si consumano i fiori crudi in insalata mentre le foglie sono ideali in minestre, frittate e torte verdi.

Tarassaco: inconfondibile per il suo fiore giallo intenso e pieno e per le foglie che assomigliano alla rucola, è amaro-stomachico, colagogo, coleretico, diuretico, lassativo e tonico. I fiori si consumano crudi in insalata, insieme alle foglie più piccole che possono anche essere cotte in frittate e minestre.

Violetta mammola: si riconosce per il suo fiore viola a forma di cuore, è emetica, purgativa, antispasmodica, bechica, cicatrizzante, depurativa, diaforetica, diuretica, emolliente, espettorante, lassativa, sudorifera e tonica. Di nuovo, i fiori sono ottimi in insalata, oppure si possono usare per deliziosi dessert, marmellate e sciroppi.

Polmonaria: dal latino perché si riteneva facesse molto bene ai polmoni, si riconosce per le sue inconfondibili foglie verdi con macchie bianche. E’ emolliente, sudorifera, pettorale, astringente, espettorante, vulneraria. Le foglie, se consumate crude in insalata, sono ricche di vitamine A e C, mentre cotte sono ottime nelle zuppe, nelle frittate, nei ripieni di ravioli e nelle torte verdi.

Ortica: dal latino urere che significa bruciare o irritare. Impressionanti sono le sue proprietà: antidiarrea, antireumatica, antitermica, astringente, depurativa, digestiva, diuretica, emopoietica, emostatica, epatoprotettrice, galattogoga, ipoglicemizzante, ipotensiva, nutrivita, repulsiva, risolutiva, rimineralizzante (ricchissima di ferro), stimolante e tonica, antiforfora e antiseborroica. Si consumano le foglie più tenere cotte in minestre, risotti, frittate, torte verdi e ripieni per ravioli.

Borragine: il fusto e le foglie hanno setole pungenti. E’ emolliente, depurativa, diuretica, espettorante, sudorifera. Le foglie si consumano crude in insalata oppure lessate si usano come gli spinaci, in ripieni, frittate, zuppe, torte di verdura.

Erba cipollina: fa parte della famiglia dell’aglio e delle cipolle, sono che è spontanea. Le foglie sono aghiformi e cilindriche, e si raccolgono per aromatizzare molte pietanze. Le sue proprietà sono notevoli: antiscorbutica, antisettica, antibatterica, bechica, callifuga, cardiotonica, cicatrizzante, diuretica, emoliente, espettorante, ipoglicemica, lassativa, revulsiva, risolvente, stimolante.

Aglio orsino:  anche lui fa parte della famiglia dell’aglio e delle cipolle e difatti le sue proprietà sono le stesse, solo più intense perché selvatico. Si usa in cucina come il comune aglio.

Parietaria: dal latino paries che significa parete proprio perché questa pianta cresce sui muri. Si riconosce per un fusto corto al quale sono appesi i fiori rossastri. E’ anticalcolosi, emoliente, diuretica e pettorale. Si consumano le foglie più tenere crude in insalata oppure cotte nelle zuppe e nelle minestre.

Piantaggine: Le foglie sono disposte a rosetta e a volte assomigliano alla pianta del piede umano. E’ anticatarrale, antidiarrea, antiemorragica, antinfiammatoria, astringente, depurativa, digestiva, diuretica, emostatica, emolliente, espettorante, lassativa, lenitiva, rinfrescante, risolutiva, tonica e vulneraria. In cucina le sue foglie sono ottime per minestre, zuppe e torte verdi.

Acetosa: pianta eretta fino a un metro, rossastra e striata, cava all’interno. E’ diuretica, febbrifuga, antiscorbutica, depurativa, digestiva, lassativa, rinfrescante, stomachica e tonica. Le foglie crude sono ottime in insalata, oppure cotte in risotti, minestre, salse e frittate. Il suo consumo deve però essere moderato per coloro che soffrono di affezioni epatiche, renali, reumatiche, gastriche e intestinali, perché contiene molti ossalati.

Finocchio selvatico: stretto parente di quello coltivato, non forma il rigonfiamento alla base e si usano quindi solo le foglie per insaporire insalate, risotti, carni, pesci, verdure e minestre. E’ diuretico, antispasmodico, aperitivo, carminativo, digestivo, galattogogo.

Borsa del Pastore: pianta dal fusto eretto, le foglie basali a rosetta, i fiori bianchi a 4 petali disposti a croce. E’ antiemorragica, astringente, emmenagoga, emostatica. Si consumano le foglie tenere crude in insalata o cotte nelle minestre.

Achillea: il fusto è duro ed eretto, i fiori sono bianchi e rosa, riuniti in capolini. E’ antispasmodica, astringente, cicatrizzante, aperitiva, coleretica, digestiva, emmenagoga, tonica. Si usa solitamente per fare gli amari.

Carota selvatica: cugina di quella coltivata, si usano, oltre alle radici, le foglie fresche e i semi, in minestre e zuppe. E’ diuretica, emmenagoga, antisterica, stomachica, carminativa, galattoga.

Cardo mariano: si riconosce per il suo tipico fiore rosa e le foglie spinose. E’ amaro-tonico, febbrifugo, risolutivo, tonico-vascolare, aperitivo, emostatico. Le foglie tenere si mangiano in insalata, mentre le radici si lessano e si usano in stufati di verdure.

Fiori di acacia: albero alto fino a 20 metri, con i rami spinosi e un fiore bianco profumatissimo, con proprietà antispastiche e lassative. In cucina si preparano delle deliziose frittelle, torte, marmellate, sciroppi, anche se il loro uso più comune è il miele.

Luppolo: i fusti possono raggiungere i 10 metri, mentre i fiori sono raccolti a grappolo. E’ amaro-tonico, anafrodisiaco, aromatico, depurativo, diuretico, eupeptico, lassativo e sedativo. Il suo uso più conosciuto è nella preparazione della birra, di alcuni liquori, aperitivi e digestivi. In cucina i germogli sono ottimi nelle minestre, oppure si fanno delle frittelle.

Asparagi selvatici: parente di quello coltivato, è più piccolo e cresce in modo più disordinato e attorcigliato. E’ depurativo e diuretico. In cucina i turioni si consumano lessati, al burro o nelle insalate, e più in generale, fanno parte di moltissime ricette. Ottimi sono il risotto e la frittata.

Rosa canina: è una rosa selvatica, con fiori più piccoli e più semplici. E’ tonica, astringente, aromatizzante, lassativa, rinfrescante, antiscorbutica (le bacche sono ricchissime di vitamina C), diuretica, vitaminica, rilassante e vermifuga. In cucina, i frutti ricchi di vitamine, zuccheri e pectina, vengono usati per le marmellate, le gelatine e gli sciroppi.

Malva: si caratterizza per un bel fiore a cinque petali rosei, con tre strisce rosse, raggruppati in numero di 2-6. E’ antiinfiammatoria, bechica, calmante, diuretica, emolliente, lassativa, pettorale, rinfrescante, sedativa. Si cucinano le foglie come gli spinaci e si usano in minestre, polpette, ravioli ecc.

Maggiorana: fusto eretto con fiori piccoli bianchi o rosa riuniti. Notevoli le sue proprietà: antinevralgica, antiputrida intestinale, antispasmodica, aromatica, calmante, carminativa, digestiva, emmenagoga, espettorante, sedativa, stimolante, stomachica, tonica. Si usano solo i fiori, in insalata.

Fragole di bosco: più piccole di quelle coltivate, si usano anche le foglie per deliziose tisane. Sono antireumatiche, astringenti, diuretiche, emostatiche, antianemiche (i frutti sono ricchissimi di ferro), depurative del sangue, lassative, nutritive e rinfrescanti.

Camomilla: il fusto eretto sostiene i noti fiori gialli con petali bianchi. E’ antiflogistica, antiallergica, antinfiammatoria, antispasmodica, antinevralgica, aperitiva, digestiva, emmenagoga, frebbrifuga, sedativa e tonica. Si usa di solito l’infuso di fiori, per favorire il sonno.

Lavanda: è un cespuglio che si riconosce per i fiori viola e profumatissimi. E’ antiasmatica, antisettica, antispasmodica, aromatica, calmante, carminativa, cicatrizzante, diuretica, diaforetica, stimolante. In cucina è un buon aromatizzante, anche se il suo uso più noto è nei cassetti per profumare la biancheria.

 

 

La presente selezione è solo una parte dell’infinita varietà delle erbe spontanee, ma riteniamo di aver già raggiunto il nostro scopo, che era quello di evidenziare i grandi benefici per la salute apportati da questi vegetali, piuttosto che uno studio sistematico e completo di tutte le varietà di erbe e piante.

 

Si sarà notato che tra le proprietà più comuni ci si riferiva spesso agli organi respiratori, lo stomaco, l’intestino e il sistema nervoso, con effetti calmanti, depurativi e disintossicanti.

Come detto in precedenza, in primavera la natura ci aiuta a ripulire il corpo dalle scorie dell’inverno, grazie alle molteplici virtù di queste erbe che crescono spontanee nei nostri prati e boschi. Con un po’ di attenzione e di impegno, si imparerà presto a riconoscerle, con sommo diletto e piacere di passare dei bei pomeriggi tra la natura.

 

 

Dizionario Farmacologico

Amaro-stomachico: aumenta l’appetito e la secrezione dei succhi gastrici

Anafrodisiaco: diminuisce l’eccitabilità sessuale.

Analgesico: allevia o elimina, anche temporaneamente, il dolore.

Anestetico: determina insensibilità a tutti gli stimoli sensoriali, compresi quelli dolorifici.

Antidiaforetico: riduce l’eccessiva sudorazione

Antidiarroico: combatte la diarrea

Antiemetico: combatte, abolendolo o mitigandolo, il vomito insistente.

Antiemorragico: combatte, con un’azione vascolare o coagulante, le perdite di sangue.

Antinevralgico: combatte il dolore.

Antireumatico: combatte i reumatismi

Antiscorbutico: combatte lo scorbuto

Antisettico: combatte le affezioni esterne provocate da microorganismi patogeni

Antispasmodico e Antispastico: calma o sopprime gli spasmi, deconcentrando i muscoli e ripristinandone le funzionalità.

Aperitivo: eccita l’appetito.

Astringente: diminuisce o arresta una secrezione, facilitando la cicatrizzazione delle ferite.

Balsamico: ha azione espettorante e combatte le affezioni del sistema respiratorio.

Bechico: combatte la tosse

Calmante: agisce sul sistema nervoso centrale provocando uno stato di calma.

Cardiotonico: stimola e migliora la funzione cardiaca.

Carminativo: stimola la funzionalità intestinale favorendo l’eliminazione dei gas.

Colagogo: stimola l’escrezione e il deflusso della bile.

Coleretico: aumenta la secrezione biliare

Depurativo: depura il sangue attivando il ricambio.

Diaforetico: provoca o aumenta la secrezione del sudore.

Diuretico: aumenta la secrezione urinaria.

Ematopoietico: favorisce la formazione dei globuli rossi nel sangue

Emetico: provoca il vomito

Emmeneagogo: favorisce il flusso mestruale

Emolliente: esercita un’azione distensiva sui tessuti tumefatti o induriti

Emostatico: arresta la fuoriuscita del sangue nelle emorragie.

Espettorante: favorisce l’espulsione del catarro dalla trachea e dai bronchi.

Febbrifugo: combatte la febbre.

Galattogogo: stimola la secrezione lattea.

Lassativo: blanda azione purgativa

Revulsiva: provoca irritazione sulla pelle.

Rimineralizzante: apporta sali minerali all’organismo

Risolvente: provoca la fine di un processo morboso.

Sedativo: agisce sul sistema nervoso provocando uno stato di calma.

Stomachico: cura le malattie della bocca e del cavo orale

Sudorifero: provoca l’emissione di sudore.

Tonico: aumenta la funzionalità del vari organi

Vulnerario: cicatrizzante e antiecchiomotico.

 

By Giacomo Bo

 

Le erbe del Buonumore

 

Rimedi naturali per ritrovare armonia fisica e mentale,

 in queste fredde e buie giornate

 

Sarà per la mancanza di luce, sarà per le basse temperature o forse per le minori occasioni di convivialità e di incontrare altre persone ma in questo periodo il malumore sembra una vera e propria epidemia. Gli effetti del cattivo umore si fanno sentire sulla salute e sul rendimento psicologico. Stanchezza, difficoltà a concentrarsi, disturbi gastrici, incapacità di affrontare lo stress, irritabilità, abbassamento difese immunitarie, mancanza di desiderio, difficoltà digestive, insonnia. Questi sintomi possono presentarsi in base a quella che è la nostra storia fisica, mentale e psicologia. Costituzione fisica, esperienze passate, stato attuale del proprio equilibrio mentale, abitudini: tutti questi aspetti costituiscono il terreno sul quale il malumore può attecchire in diverse maniere, con diversi sintomi.

Una risposta a questo male di stagione, che però può presentarsi anche in altri periodi dell'anno o della propria vita, viene dal mondo delle erbe. Dalla lontana Siberia, sino all'orto sotto casa, diverse erbe possono aiutarci a ritrovare il buonumore, agendo su diversi sintomi. Vediamo quali sono

 

Radice di eleuterococco

 

A chi è utile - Alle persone che si sentono prive di energie fisiche e mentali. Per chi il malumore toglie appetito e forza fisica. Per chi si ammala facilmente ed è molto disturbato dall'umidità, dalla nebbia, dal freddo.

 

Cos'è - E' una radice simile al ginseng che proviene dai territori brulli della Siberia. Contiene gli eleuterosidi, composti chimicamente molto complessi e dalla forte azione energetica, acido caffeico, polisaccaridi, zuccheri semplici, vitamine, caroteni, pectina, cera, lipidi. E ' molto utile anche alle donne in menopausa o che ci stanno per arrivare per ritardare gli effetti dell'invecchiamento sul corpo e sulla mente. E' una radice priva di tossicità, assunta nelle dosi consigliate

L'Eleuterococco è considerata una pianta "adattogena" che stimolando il Sistema Nervoso Centrale e le ghiandole endocrine, migliora la circolazione cerebrale ed aumenta la resistenza alla fatica ed il freddo, donando buonumore alle persone che si sentono tristi quando fa molto freddo.

Si può associare allo zenzero e al ginseng per migliorare il desiderio sessuale.

 

Come si prende . sotto forma di decotto, compresse o tintura madre. Il decotto va fatto mettendo mezzo cucchiaino di radice di eleuterococco in mezzo litro d'acqua fredda. Si porta ad ebollizione per 10 minuti. Si spegne e si lascia in infusione per altri 10 minuti. Si filtra si dolcifica con miele e si beve a tazzine durante il giorno, anche tiepido o freddo.

Le compresse di radice di eleuterococco vanno assunte prima di colazione e pranzo, due compresse per un mese

La tintura madre si prende nella dose di 30 gocce in poca acqua, prima di colazione, prima di pranzo e due ore dopo pranzo

 

Radice di ginseng

 

A chi è utile - a chi sente esaurito dal punto di vista fisico. Per chi la mancanza di energia fisica porta depressione dell'umore. A chi deve sottoporsi a sforzi fisici e mentali notevoli e sente di non farcela. Per tutti quelli che sentono che le loro forze fisiche stanno diminuendo e per questo si sentono depressi.

 

Cos'è - il ginseng è nativo della Cina ed è coltivato estensivamente in Cina, Corea, Giappone e Russia. La qualità migliore di ginseng è la panax ginseng. Questa radice conosciuta in tutto il mondo ha un alto contenuto di principi attivi tonificanti: ginsenosidi (composti chimicamente molto complessi), tutte le vitamine del gruppo B , piccole ma preziose presenze di colina, una sostanza che partecipa al controllo della pressione sanguigna, abbassandola e regolandola, vitamina C, vitamine A, E e K, olio essenziale, tutti gli aminoacidi essenziali, minerali ed oligoelementi (sodio, potassio, magnesio, zolfo, fosforo, ferro, zinco, cobalto, manganese, alluminio, rame, germanio, silicio, vanadio), acidi grassi polinsaturi . Insomma una bomba di energia tutta naturale. Nel settembre 2000 è stata pubblicata una ricerca di scienziati coreani che hanno scoperto il "Maltol", una potentissima sostanze ossidante. E le ricerche continuano, per svelare i segreti di una radice che pare non voglia smettere di essere considerata veramente misteriosa. La radice di ginseng stimola le ghiandole surrenali con funzione antistress e con aumento di resistenza alla fatica. Stimola la sintesi proteica ed è utile per abbassare i grassi e gli zuccheri nel sangue, per questo è utile nelle persone che si sentono deboli e con umore nero anche perché intossicati da un'errata alimentazione. Molto interessante è la funzione anabolizzante naturale, ovvero la capacità naturale di stimolare la costruzione di tessuti muscolari. Utile dunque anche alle donne che si sottopongono a forti attività sportive. Quando il cattivo umore colpisce anche la sfera sessuale, il ginseng resta un rimedio molto efficace anche per le donne. Il cattivo umore infatti, rappresenta sicuramente uno dei principali fattori che influenzano negativamente una felice vita sessuale. Se poi, all'accrescimento della capacità di resistenza in situazioni stressanti aggiungiamo l'azione antidepressiva e quelle toniche e rivitalizzanti, appare evidente come il ginseng, pur non essendo una sostanza afrodisiaca in senso stretto, possa essere molto utile in tutti i casi di "stanchezza sessuale" dovuta a poca allegria e gioia di vivere

 

 

Come si prende - Il ginseng è presente in ogni forma, compresse, sciroppi, gocce, estratto molle. Si trova in farmacia, erboristeria e supermercati con settore erboristico. Le differenze però sono molte e dunque conviene decisamente assumere la varietà Panax ginseng, sotto forma di estratto molle, nella dose di una palettina (che è contenuta solitamente nella confezione) la mattina a digiuno. Se la carenza di energia fisica è particolarmente accentuata se ne può prendere un'altra palettina prima di pranzo. La cura va fatta per tre settimane, con uno stop di una settimana e poi si può riprendere. Volendo si può assumere il ginseng anche sotto le altre forme, seguendo le indicazioni scritte sulle confezioni, ma gli effetti saranno davvero molto inferiori e molto meno veloci a manifestarsi. E' sconsigliato l'uso durante la gravidanza e se è presente febbre molto alta. Non bisogna assumere troppo caffè durante la cura con il ginseng. Anche l'uso ai bambini sotto i 14 anni non è consigliabile. Non per la tossicità della pianta, che è praticamente nulla, ma per la sua azione molto forte di stimolazione ormonale e sul sistema nervoso centrale  

 

Radice di guaranà

 

A chi è utile - Alle persone che si sentono confuse, depresse, in cui l'umore nero rende incapaci di vedere le cose belle del quotidiano e che spinge all'assunzione di cibi, in particolare dolci, in maniera smodata. Alle persone tristi che non riescono a concentrarsi, a studiare, a lavorare. Per le persone che si sentono schiacciate dal proprio lavoro intellettuale e per chi sente che le proprie energie mentali sono arrivate al minimo. Insomma una radice per chi è davvero di umore nero. Controindicata per chi non ha appetito a causa della sua tristezza.

 

Cos'è - Paulinia sorbilis è il nome scientifico del Guaranà, un arbusto delle foreste Sud Americane di cui si adoperano i semi, contenuti nei piccoli frutti rossastri, ricchi di forti quantità di caffeina che, essendo legata a tannini e ad una cellulosa, non dà luogo a picchi di assorbimento, per cui non risulta così eccitante come il caffè in cui la caffeina è libera e quindi immediatamente assorbibile. Il rilascio modulato della caffeina da parte del Guaranà consente invece all'organismo di assumerla in maniera ottimale ed in modo costante nel tempo, per cui la mente resta vigile e sveglia senza avere le spiacevoli indicazioni del caffè .  Poiché inoltre il Guaranà, attraverso l'alto contenuto in tannini stimola la secrezione di ormoni lipolitici ovvero che distruggono i grassi, è molto utile quindi sia per la sua azione depurativa che per quella antifatica     Il Guaranà quindi si può impiegare oltre che nelle attività richiedenti attenzione quali ad esempio la guida di autoveicoli in particolare nelle ore notturne, anche nelle diete dimagranti per poter meglio svolgere la normale attività anche con ridotta quantità di cibo e negli sport in cui sono necessarie attenzione e resistenza quali ad esempio il tennis.

 

Come si prende - Il Guaranà si trova in farmacia ed erboristeria. Si assumono due compresse per volta, sino ad un massimo di quattro compresse al giorno, tenendo presente che l'azione della caffeina comincia a manifestarsi dopo circa un ora dall'ingestione. Anche la tintura madre di guaranà è abbastanza efficace se ne prendono 10 gocce per volta in poca acqua, assumendone al massimo 40 gocce in una giornata. La cura va fatta per due settimane, con uno stop di una settimana e poi si può riprendere

 

 

Fiori di iperico

 

A chi è utile - Alle persone depresse e insieme ansiose. A chi soffre di metereopatia sia stagionale dovuta alla poca luce e al freddo, sia climatica come quando c'è vento, umidità, nebbia. Utile a chi soffre di sbalzi d'umore e per le persone nelle quali pur essendo preservata quasi normalmente l'energia fisica, la tristezza è un elemento predominate della propria psiche.

 

Cos'è - L'Iperico o Erba di S. Giovanni come è popolarmente chiamato è una pianta davvero comune in Italia. Di questo prezioso rimedio erboristico si utilizzano le sommità fiorite. Ha proprietà antidepressive, regolatrici dell'umore, digestive, antispasmodiche, ipotensive, antinfiammatorie, cicatrizzanti. Il tutto grazie ai suoi principi attivi: olio essenziale, flavonoidi, tannini, ipercina, acido clorogenico e caffeico. Tutte sostanze che stimolano l'umore e l'energia mentale e che hanno contemporaneamente una funzione rilassante sulla muscolatura e sull'apparato digestivo.

 

Come si prende - Si trova in erboristeria o farmacia, sotto forma di sommità fiorite essiccate, compresse o tintura madre. La forma di assunzione più efficace è proprio la tintura madre, anche se sia l'infuso di iperico che le compresse possono essere utili, pur avendo un'azione più lenta e blanda. La tintura madre va assunta nella dose di 30 gocce in poca acqua, lontano dai pasti, tre volte al giorno. Le compresse vanno assunte dopo i pasti, secondo le indicazioni riportate sulla confezione. L'infuso va preparato mettendo un cucchiaio di sommità fiorite in una tazza d'acqua bollente. Si spegne il fuoco e si lascia in infusione per cinque minuti. Si filtra, volendo si dolcifica con miele e si beve. Va presa la mattina, dopo pranzo e dopo cena. Le cure con l'iperico possono durare da uno a due mesi. Poi si sospende per almeno una settimana e se è il caso si riprende la cura.  

 

 

Radice di kawa kawa

 

A chi è utile - Alle persone alle quali il cattivo umore provoca insonnia. Alla persone tristi ma ipereccitate, ansiose, nervose, che hanno sempre i nervi a fior di pelle. Alle persone stressate e agitate che vogliono ritrovare il buonumore ma senza avere una forte azione sedativa, perché hanno bisogno di concentrazione durante il giorno. Infatti il kawa kawa rilassa, migliora l'umore ma permette di eliminare quel senso di agitazione che impedisce di concentrarsi e la sera di prendere sonno.

 

Cos'è - Kawa kawa è il nome del paese di origine   del piper metisticum, appartenente alla famiglia delle  piperacee. Questa pianta dal nome esotico è  originaria della Guiana, e di questa si utilizzano  le radici contenenti kawaina e diidrokawaina che sono le sostanze  responsabili dell'azione tranquillante e regolatrici dell'umore della pianta stessa.  Il Kawa Kawa, preso nelle dosi opportune, non provoca sonnolenza pur esercitando una notevole azione sedativa sull'organismo.

 

Come si prende - E' sconsigliato il decotto di radice di kawa kawa, sia per il sapore, sia perché poche sostanze attive passano attraverso la decozione nell'acqua della tisana. La migliore forma di assunzione sono le compresse, che mantengono gran parte delle sostanze attive e che si trovano in farmacia o erboristeria. Se ne prendono una prima di colazione, una prima di pranzo e due dopo cena. La cura con la radice di kawa kawa, può essere prolungata anche per tre mesi. Poi va fatto uno stop di almeno due settimane e poi si può riprendere.

 

Foglie di melissa

 

A chi è utile - Le foglie di melissa sono utili a quelle persone che soffrono di tristezza che si manifesta attraverso l'apparato digerente e muscolare. Persone che soffrono di gastrite, di mal di pancia, di coliti nervose,  che hanno difficoltà digestive, che hanno tensioni muscolari al collo, alla schiena, alle gambe. Insomma tutte quelle persone che nascondono la propria tristezza, manifestandola attraverso malattie, tensioni, dolori, rallentamento delle funzioni gastriche e digestive. Insomma quelle persone che proprio non ce la fanno a mandare giù "il boccone amaro" o che sono costrette a farlo

 

Cos'è - La Melissa è una delle protagoniste principali della scena erboristica europea da secoli. In Italia è tra le erbe officinali più utilizzate ed è comune in tutti i campi. Chiamata anche limonella, di questa pianta si utilizzano le foglie e le sommità fiorite. La parte con l'azione più forte sull'umore e sui disturbi legati alla manifestazione fisica della depressione e dell'ansia. I principi attivi sono legati all'olio essenziale alle resine e ad alcune sostanze amare. Questo cocktail di sostanze attive agisce sedando gli spasmi muscolari e gastrici, rilassando la mente e favorendo il buonumore. E' una pianta considerata dagli erboristi "al femminile" perché è molto attiva sui fenomeni di abbassamento di tono dell'umore, legati al ciclo mestruale e a quella che una volta era  definita isteria pre mestruale. 

 

Come si usa - Le foglie di melissa si trovano comunemente in erboristeria. Preparati a base di melissa, come estratti fluidi o tintura madre si trovano anche in farmacia. Costoso e difficile da utilizzare l'olio essenziale, che però è eccezionalmente efficace per un bagno veramente rilassante e tonificante per l'umore. Con le foglie di melissa si prepara un infuso mettendone un cucchiaio in una tazza d'acqua bollente. Si spegne e si lascia in infusione per dieci minuti. Si filtra e si beve, tre o quattro volte al giorno a piacere. L'estratto fluido o la tintura madre, vanno prese dopo i pasti, nella dose di 25 gocce in poca acqua. Infusi e gocce di melissa possono essere utilizzati per lungo tempo, senza però superare i tre mesi. Diverso il discorso per l'olio essenziale del quale è consigliato solo l'uso esterno sia per il costo sia per la potente azione.

Per un bagno rilassante dei muscoli, davvero terapeutico e per ritrovare il buonumore, si mettono tre gocce di olio essenziale di melissa in tre cucchiai di sale fine integrale. Ci si immerge nell'acqua calda e dopo ci si strofina con il composto di sale e melissa, aggiungendo poca acqua. Importante strofinare la zona cosiddetta del plesso solare tra l'ombelico e il pube, nonché la gola. Anche sotto la doccia il composto di sale e melissa può essere utilizzato, aggiungendo mezzo bicchiere d'acqua calda e usandolo come uno scrubbing rilassante per il corpo e tonificante per l'umore.  

 

 

Il Rosmarino

 

A chi è utile  - Il Rosmarino è utile per le persone che si sentono vuote di energia fisica e mentale. Per chi manifesta il proprio calo d'umore con la somatizzazione, ovvero con la manifestazione fisica di stati psicologici difficili. Ritenzione idrica, difficoltà digestive, acne, dermatiti che hanno come base un calo dell'umore possono trovare grande giovamento da una pianta semplice ma efficace come il rosmarino. E' utile anche per le donne che hanno cali dell'umore a causa di mestruazioni dolorose. Per le persone che si sentono talmente giù di tono e di umore, che hanno paura di svenire o di affrontare qualunque sforzo fisico o mentale.

 

Cos'è - Il rosmarino è soprattutto un aroma tipico della cucina italiana, la cui prelibatezza ha un po’ offuscato le grandi proprietà officinali e curative. I principi attivi sono contenuti soprattutto nei rametti con foglie. Il componente più attivo è senza dubbio l'olio essenziale ma anche altre sostanze meno conosciute come alcuni acidi organici, responsabili dell'azione del rosmarino sull'umore e sui disturbi delle persone che somatizzano. Il rosmarino ha proprietà tonificanti dell'umore, digestive, antispasmodiche, diuretiche, balsamiche, antisettiche, stimolanti dell'energia fisica.

 

Come si prende - Il rosmarino può essere assunto sotto forma d'infuso, di tintura madre di olio essenziale.

L'infuso si prepara mettendo un cucchiaino di foglie di rosmarino in una tazza d'acqua bollente. Si spegne e si lascia in infusione per tre minuti. Si filtra e si beve. Va assunto dopo ogni pasto, colazione compresa.

La tintura madre si prende, sempre dopo i pasti, nella dose di venti gocce in poca acqua.

L'olio essenziale va preso prima dei pasti, mettendone una goccia su mezzo cucchiaino di zucchero integrale o miele. Poi va sciolto in una tazzina d'acqua calda e bevuto.

Le cure con il rosmarino possono essere fatte per due settimane, con uno stop di una settimana e poi possono essere riprese.

 

 

 

Gli alimenti del buonumore

 

Diverse ricerche hanno dimostrato che ci sono diversi alimenti spezie, che grazie ai loro specifici contenuti, in particolare oligoelementi come il manganese, il cobalto, lo zolfo, piccole ma efficaci quantità di oli essenziali tonificanti o altri sali minerali, riescono ad avere un'azione sull'umore.

Per ritrovare il buonumore, basta dunque inserire, quotidianamente, per un periodo di almeno due mesi, uno o più di questi alimenti. Vale comunque la regola di assumere gli alimenti salva umore, tutte le volte che si vuole, magari preferendoli ad altri il più possibile.

 

Gli alimenti salva umore

 

  • Albicocche -  anche secche da mangiare a colazione, danno energia e buonumore
  • Cannella - un pizzichino in polvere può essere aggiunto a tè, caffè, dolci, marmellate
  • Cavolo - in tutte le forme, come si vuole, come antipasto, possibilmente crudo, tagliato finemente.
  • Mela - una mele come break mattutino e merenda sono l'ideale per mantenere il buonumore. Ricche di oligoelementi utili soprattutto la varietà Stark.
  • Menta - come spezia fresca o essiccata su tutti piatti
  • Noce moscata - una grattuggiata su ogni pietanza, dà tono soprattutto se siete esauriti fisicamente e se la tristezza si manifesta anche a letto.
  • Polline - un cucchiaino al mattino a digiuno, per tutto l'inverno, per chi soffre di carenza di luce e si sente triste in questo periodo dell'anno. Utile per i metereopatici
  • Prugna - come le albicocche, anche secche, meglio a merenda. Ricche in sali minerali utili per ritrovare il buonumore
  • Salvia - come la menta, meglio se fresca. Da tritare su primi o secondi
  • Sedano - ricchissimo di oligoelementi utili per l'equilibrio psicologico e molto depurativo. Il consumo quotidiano è d'obbligo per le persone tristi e intossicate da cibo e fumo.
  • Timo - altra spezia molto tonificante, ottima macerata in olio per condire insalate e verdure cotte o crude

 

 

by Saverio Pepe

 

IL SIMBOLISMO DELLE ERBE

 

Amore

Albicocco, alchemilla, aneto, arancio dolce (fiori e frutti), assenzio, basilico, camomilla, cannella, cappero, carcadè, cardamomo, cardo, castagno, chiodi di garofano, coriandolo, croco, dionea, ebano, campanelle, fagiolo, fico, fiordaliso, fragola, gardenia, gelsomino, genziana, geranio, giacinto, giaggiolo, ginepro, ginseng, gramigna, indivia, lampone, lattuga, lavanda, legno di aloe, lime, limone, liquirizia, loto, maggiorana, malva, mandragola, melo, melissa, margherita menta, mimosa, mirto narciso, noci, oleandro olmo, orzo, orchidea,a papavero, pero, pervinca, pesco, pisello, pomodoro, portulaca, porro, rosa rossa e rosa, rosmarino, ruta, sangue di drago, segale, stellaria, tamarindo, tormentilla, trifoglio, tulipano, vaniglia, verbena, vetiver, viola mammola, viola del pensiero, zafferano, zenzero.

Amicizia

Camomilla, girasole, tiglio, violetta, rosa rosa, limone, lavanda, erica.

Bellezza

Ginseng, lino, cetriolo, camomilla, rosa, cannella, timo

Purezza

Rosa bianca, narciso, biancospino, lavanda, verbena, campanella

Purificazione

Acacia, cocco, alloro, anice verde, betulla, camomilla, cardo, iris, issopo, legenda, limone, menta, mimosa, prezzemolo, rosmarino, tabacco, timo, valeriana, verbena, viola mammola, artemisia, basilico, finocchio, iberico.

Pace e Armonia

Erica, camomilla, gardenia, lavanda, mirtillo, cardo, salvia, valeriana

Coraggio

Ambrosia, tasso, thè, timo

Forza

Alloro, artemisia, iperico, cardo, garofano, thè, caffè, menta, zafferano, zenzero

Denaro

Ananas, alloro, bergamotto, basilico, aneto, arancio, avena, camelia, camomilla, caprifoglio, chiodo di garofano, cipolla, erba medica, felce, gelsomino, girasole, ippocastano, lino, maggiorana, mandragola, mandorlo dolce, mandragola, melograno, menta, mirto, noci, noce moscata, muschio, orzo, papavero, pino, pervinca, patchouly, pisello, primula, riso, thè, trifoglio, verbena, vite, zenzero, zafferano, salvia, cannella

Desideri sessuali

Cannella, chiodi di garofano, carcadè, rosa rossa, aneto, ciclamino, gramigna, indivia, liquirizia, margherita, menta, ortica, patchouly, pero, ravanello, rosmarino, peperoncino, vaniglia, zafferano, cacao , vischio

Guarigione

Acetosella, aglio, alloro, angelica, cardo, cipolla, cipresso, coriandolo, cotone, edera, gardenia, finocchio, garofano, ippocastano, lime, melissa, mela, menta, mirra, orzo, pino, primula, rosa, rosmarino, ruta, salice, tabacco, verbena, viola mammola, zafferano, salvia

Esorcismi

Aglio, angelica, assenzio, avena, betulla, bocca di leone, cardo, cipolla, cumino, cicuta, cicoria, fagiolo, felce, garofano, ginepro, gramigna, indivia, lillà, malva, menta, mirra, ortica, vischio, mandragola, stramonio, trifoglio, giusquiamo nero

Fedeltà

Cumino, fava, magnolia, stellaria, trifoglio

Felicità

Biancospino, ciclamino, giacinto, gramigna, lavanda, mughetto, maggiorana, portulaca, zafferano

Fertilità

Acetosa, banana, cetriolo, ciclamino, dattero, fico, girasole, geranio, melograno, mirto, narciso, nocciolo, noci, papavero, pesco, patchouly, pino, riso, vischio

Fortuna

Aloe, anice stellato, arancio, campanella, corteccia di pino, cotone, felce, fragola, granoturco, melograno, mirtillo, noce moscata, nocciolo, muschio, narciso, noci, nocciolo, paglia, papavero, portulaca, rosa, tiglio, vetiver, viola

Incantesimi d’amore (romperli)

Giglio, ninfea bianca, pistacchio

Lavoro

Alloro, patchouly, bergamotto, pino

Morti e Spiriti (evocarli)


Tasso, tabacco

Poteri Psichici e Mentali

Menta, alloro, anice stellato, assenzio, mughetto, rosmarino, calendula, cannella, caprifoglio, citronella, rosa, sambuco, timo, zafferano

Prosperità

Melograno, girasole, banana, mandorlo, noci, tulipano, pomodoro

Protezione

Aglio, agrimonio, artemisia, cocco, alloro, aloe, angelica, anice verde, assenzio, basilico, betulla, bocca di leone, calendula, cannella, caprifoglio, cardo, cereali, chiodi di garofano, ciclamino, cipresso, cotone, cumino, dionea, ebano, edera, fagiolo, felce, finocchio, frassino, garofano, geranio, giacinto, giglio, ginepro, lattuga, lavanda, lillà, lino, maggiorana, finocchio, malva, mandragola, pratolina, menta, mimosa, mirra, mirtillo, muschio, nocciolo, ninfea, ortica, orzo, papaia, peonia, pervinca, pomodoro, porro, portulaca, prezzemolo, rapa, riso, rosa, rosmarino, salvia, sangue di drago, susino, tiglio, tormentilla, trifoglio, tulipano, valeriana, verbena, viola, vischio

Saggezza

Iris, pesca, salvia, nocciolo, sorbo

Sogni

Assenzio, anice, artemisia, calendula, gelsomino, mimosa, rosa, anice, lavanda, valeriana

Sonno

Camomilla, verbena, valeriana, lavanda, sambuco, luppolo, rosmarino, tiglio, timo, portulaca

Spiritualità

Cannella, gardenia, legno di aloe, violetta, sandalo, angelica

Successo

Alloro, cannella, trifoglio, zenzero, arancia, melissa

 

 

LE ERBE SPONTANEE E COLTIVATE AL NOSTRO SERVIZIO

 

Oggigiorno ci nutriamo per il 90% con circa 30 tra tutte le piante disponibili in natura. Nel primo secolo a.c. Plinio citava almeno 1000 piante utili come cibo o medicina.

L’agricoltura intensiva su larga scala ha impoverito la nostra tavola. Il nostro stile di vita cittadino ha fatto il resto. Non avere a propria disposizione sotto casa un campo per la raccolta in tutta sicurezza di erbe spontanee, sicuramente non facilita nemmeno la persona più volenterosa. Possiamo rimediare e tenere sul balcone le più comuni piante aromatiche ( salvia, rosmarino, timo, menta, basilico, lavanda) come fonte fresca di antiossidanti oppure dedicare qualche domenica e “andare per erbe”.

“Andare per erbe” può essere uno svago e un simpatico momento di educazione. Si raccolgono di solito i germogli o le parti più fresche della pianta, scartando foglie gialle o macchiate. Dopo averle lavate accuratamente, le erbe, possono essere mangiate tal quali o lessate con poca acqua salata e un tempo minimo di cottura per non perdere le sostanze attive delle piante.

Bisogna:

1) fornirsi di un buon libro di riconoscimento di piante spontanee o di una persona esperta;  

2) raccogliere solo erbe di cui è certa la commestibilità;

3) evitare luoghi contaminati;

4) rispettare l’ambiente senza fare razzie o danneggiare specie protette;

5) munirsi di attrezzo affilato per poter tagliare di netto solo la parte utile della pianta, che potrà ricrescere l’anno seguente.

 

Le piante aromatiche usate originariamente per conservare i cibi , oggi le utilizziamo per insaporire i nostri piatti. Esse contengono generalmente sostanze (terpeni fenolici) con attività antiossidante, antibatterica, antitumorali.

Le piante spontanee stagionali (erbe di campo) sono molto ricche di vitamine, sali minerali e di sostanze con attività diuretica, disintossicante del fegato, e ad attività ormonale di tipo femminile.

I frutti di bosco contengono invece sostanze (flavonoidi) con attività antiossidante.[32]

Nella seguente tabella sono descritte le principali attività delle più comuni erbe con cui possiamo arricchire il nostro piatto.

 

 Fonte alimentare

Classe di sostanze

Attività biologica generale

Tempo di raccolta

Basilico (Ocimum basilicum)

Betacarotene , Ferro, Vitamina C

Contrasta gli spasmi del colon, digestivo, regolatore del flusso mestruale e tonico.

 

Giugno- Ottobre

Borragine (Borago officinalis)

 

Aumenta il latte materno; l’olio contenuto è ricco di  grassi polinsaturi utili per contrastare il colesterolo e l’invecchiamento [6]

Maggio- Settembre

Cicorie (cichorium intybus, crepis sancta, Hysoseris radiata, Lapsana communis, Hypochaeris radicata, Reichardia picroides, crepis leontodotoides)

Vitamine

Amaricanti e Rinfrescanti utili per l’intestino.

 

Aprile - Settembre

Crocifere : senape, rucola e

crescione ( Nasturtium officinale)

Composti solforati (glucosinolati)

Contiene sostanze utili nei processi di disintossicazione del fegato. L’attività antitumorale è dimostrata per tumori al tratto gastro intestinale, vescica, seno e polmoni.[32]

Giugno- Novembre

Erba medica (Medicago sativa)

 trifoglio rosso (Trifolium incarnatum)

Fitoestrogeni

Metabolizzati nel tratto digerente in composti simili agli ormoni femminili; utili nella menopausa e per contrastare l’ipertensione.[32]

Giugno -Ottobre

Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare)

oili essenziale per l’1,4 – 5%

Stimola la digestione, regola la motilità intestinale, antimeteorico, antifermentativo, espettorante, stimola la produzione di latte. [35]

Settembre

Malva (Malva sylvestris)

Mucillagini

Azione antiinfammatoria, emolliente, blando lassativo

Aprile- Novembre

Margheritina (Bellis perennis)

Sostanze amaricanti e tannini

Diuretiche, depurative, astringenti, antinfiammatorie [53]

Aprile- Ottobre

Menta (M.arvensis o M. spicata)

Olii essenziali contenenti mentolo

Stimola la digestione, contro gli spasmi del tratto digerente, antisettiche, anestetiche locali, contro l’alitosi e infiammazioni delle mucose [32]

Aprile - Novembre

Ortica ( Urtica dioica)

Sostanze azotate, Minerali, Vitamine, polisaccaridi.

L’olio dei semi contiene olii polinsaturi biostimolanti: La pianta (soprattutto la radice) è utile nella ipertrofia prostatica [34]

Aprile e Ottobre

Parietaria (Paritaria officinalis)

Sostanze azotate, Minerali e sostanze ad attività diuretica.

Nota per le sue proprietà diuretiche, sudorifere, depurative, espettoranti, emollienti. Ha un alto contenuto di sali di potassio in forma di nitrato che determinano l’azione diuretica e rimineralizzante. Le foglie fresche sono utili anche in casi di nefriti, cistiti, negli edemi da insufficienza cardiaca.

Aprile- Settembre

Piantaggine ( Plantago lanceolata, Plantago major )

Mucillagini, Tannini

Proprietà rinfrescanti, depurative, diuretiche, astringenti, emollienti. Il succo delle foglie viene usato contro la puntura degli insetti, le radici grattugiate per il mal di denti. L’intera pianta contiene mucillaggini utili come lenitive delle a tosse. I tannini agiscono da astringenti e disinfettanti per le infiammazioni del cavo orale.

Si usa in infuso o in succo diluito per gargarismi o applicazioni esterne. [54]

Aprile- Ottobre

Pimpinella (Sanguisorba minor)

 

Antiemorragiche, antiemorroidarie, digestive, contrasta gli spasmi del colon [53]

Aprile- Luglio

Portulaca ( Portulaca olearacea)

 

Ricca di vit. A e C; viene ancora utilizzata come diuretica e depurativa del sangue, particolarmente utile nelle infezioni delle vie urinarie.

Luglio- Ottobre

Prezzemolo (Petroselinum sativum)

Vitamina A  ( 943 mcg) e C

Contiene 170 mg su 100 mg di vitamina C ( l’arancio ne contiene 50 mg). E’ una pianta molto attiva sulla muscolatura uterina soprattutto i semi , quindi può essere abortivo. In quantità eccessive può provocare un’alterazione della coagulazione del sangue con emorragie e danni epatorenali. Nelle dosi consigliate è invece un rimedio come tonico, depurativo, e riduce la formazione di latte. [54]

Giugno-Novembre

Rosmarino ( Rosmarinus officinalis)

olio essenziale, alcaloidi (rosmaricina) tannini, flavonoidi, terpeni.

Regola la secrezione acida dello stomaco, aiuta a digerire i grassi stimolando la produzione di bile e per uso esterno come scaldante e stimolante la circolazione. Tonifica il fegato. E’ antibatterico e antiossidante [32]

Tutto l’anno

Rosolaccio (Papaver rhoeas)

Le foglie contengono mucilagini

Azione sedativa della tosse e dei dolori addominali [53]

 

Salvia  ( Salvia officinalis)

Le foglie contengono il 2,5 % di olio essenziale costituita da terpeni e altre sostanze antiossidanti come l’acido rosmarinico

La Salvia ha proprietà antisettiche, antifungine, antinfiammatorie, ipoglicemiche, toniche, digestive, e antidepressive; ha anche proprietà antisudorifere, contrasta le turbe della menopausa; riduce la produzione di latte ed è un ottimo conservante naturale.

Tutto l’anno

Strigoli (Silene vulgaris)

 

Emollienti e diuretiche [53]

Aprile e Settembre

Tarassaco ( Taraxacum officinale)

Inulina, steroli e principi amari

Attività diuretica e stimolante la vescicola biliare; blando effetto lassativo della radice.

Aprile- Ottobre

Timo ( Thymus vulgaris)

oili essenziale con Terpeni fenolici Antibatterici

Pianta aromatica, usata in forma di infuso, ha proprietà antisettiche, depurative, espettoranti, balsamiche e digestive. E' utile nei casi di tosse, catarri bronchiali, asma. E' uno stimolate dell'apparato digestivo per cui è consigliato nei casi di astenia, stati di debolezza e affaticamento.

Dal timo si estrae un'essenza balsamica e scaldante che opportunamente diluita, può essere usato per uso esterno in casi di acne, forfora, piccole escoriazioni.

Tutto l’anno

 

  1. Il tarassaco ad esempio possiede 14 mg. /100g di Vitamina A rispetto ai 11mg/100 g della carota [54]
  2. L’olio dei semi dell’ortica contiene olii polinsaturi biostimolanti
  3. la natura è generosa: chiede in cambio solo un po’ di rispetto.
  4. In genere ogni erba cresce nel tempo in cui può essere più utile al nostro organismo.
  5. Tarassaco, ortica, parietaria sono tipiche piante usate in fitoterapia per infusi depurativi .
 erbeerbeerbe

Domande e risposte

 

 

1) Il contenuto in vitamina C nel peperoncino è di 230 mg /100 , nel prezzemolo 170 mg/100g  nel il limone 50 mg/ 100 g. [54]

2) Rosmarino, salvia, menta, sono tipiche piante usate in fitoterapia per infusi digestivi.

3) Soprattutto nel rosmarino troviamo gruppi di sostanze a spiccata azione antiossidante [32] tali da poterlo utilizzare come additivo nei prodotti alimentari confezionati o nei prodotti cosmetici.

4) Incrementando il sapore con spezie e aromi, l’uso del sale è diminuito. (utile per chi soffre di alta pressione e ritenzione idrica).

5) Gli olii essenziali delle piatte aromatiche posseggono tutti azione antibatterica in alcuni casi paragonabile agli antibiotici o ai comuni conservanti di sintesi.

 

 

La maggior parte delle erbe  necessita di abbondante luce solare e di un terreno ben drenato con un pH tra il 6,0 e il 7,5, né troppo acido né troppo basico. A parte ciò queste piante non hanno particolari esigenze.

In genere non occorre concimarle, ma, se lo fate, somministrate loro un coadiuvante di sostanze organiche (compost o del letame ben maturo). 

 

Fiori, radici ed erbe della salute

Fiori, radici ed erbe aromatiche (invernali) con proprietà medicinali utilizzabili in cucina 

 

Achillea

L’infuso ha proprietà astringenti e carminative. Migliora la cicatrizzazione e favorisce la digestione. Per questo è molto usata nell’industria liquoristica, per preparare amari e vermuth. Ha sapore amarognolo.

 

 

Alloro

Foglie e frutti in infuso o decotto si usano come antisettico, antireumatico, stimolante. L’olio estratto dai frutti è in veterinaria, come parassiticida. In cucina è molto usato e diffuso, abbinato soprattutto a carni, condimenti per pasta, insaccati, pesce.

 

Aneto

Carminativo, emmenagogo, antispasmodico, si usa in infusione. In cucina, i semi sono usati per aromatizzare liquori, dolci, carni. Le foglie sono adatte a primi piatti, formaggi, insalate.

 

Anice

Coadiuvante delle funzioni digestive, è un ottimo stomachico, corroborante, carminativo. Largamente utilizzato nell’industria dolciaria e liquoristica per le proprietà aromatizzanti dei semi e delle foglie.

 

Borragine

Simbolo di sontuosità e generatrice di buon sangue, la borragine ha proprietà emollienti, diuretiche e diaforetiche. Le foglie, rivestite da una leggera peluria setolosa, si consumano cotte, in minestre, paste ripiene, risotti, frittate. I fiori sono molto decorativi.

  

Calendula

I bei fiori arancio e gialli, diffusi in tutta Italia, hanno proprietà antispasmodiche ed emmenagoghe. Sottoforma di impacco sono ottimi per lenire scottature, geloni, formicolii. E’ un colorante che può essere usato anche in cucina per risotti, insalate o come decorazione.

 

Coriandolo

Detta anche erba cimicina per il particolare gusto delle foglie, molto usate nella cucina sudamericana. Ha proprietà favorisce la digestione e l’eliminazione dei gas intestinali. I semi sono leggermente piccanti ed abbinabili a carni, dolci, formaggi. Le foglie possono isaporire zuppe e salse.

 

Finocchio

Ha proprietà toniche, digestive, carminative, galattogoghe. Indicato durante l’allatamento. In cucina  è usato con piatti a base di pesce, carni bollite, carni rosse, pane, dolci e per insaporire insaccati.

 

Grano saraceno

Rimineralizzante, stimolante e grande energetico di facile digeribilità, il grano saraceno si usa sottoforma di farina ottenuta dalla macinatura dei semi. Tipica delle zone di montagna, in cucina trova impiego nella preparazione di pasta, pane, dolci.   

 

Malva

L’infuso, emolliente e sfiammante, è utile contro la tosse. Le foglie si utilizzano in cucina per la preparazione di ottime zuppe e paste ripiene. I fiori, commestibili, decorano insalate e tutti i piatti.  Molto usato anche il tè di malva.

 

Melissa

Tranquillante, stomachico e sedativo. L’”acqua di melissa” è usata contro il mal di testa mentre il “vino di melissa” è un ottimo rimedio contro le digestioni difficili. Le foglie hanno sapore dolce e gusto di limone e sono usate nella preparazione di dolci, sorbetti, gelati.

 

Nepetella o mentuccia

Pianta perenne molto diffusa, ha proprietà toniche, stimolanti, antispasmodiche. Le foglie, dal lieve odore di menta, sono molto usate in cucina, abbinate soprattutto a carciofi, funghi, verdure. Il tè ottenuto per infusione delle foglie essiccate è un ottimo digestivo.

 

Olivello spinoso

Le piccole bacche arancio sono ricche di vitamina C ed hanno proprietà astringenti, antisettiche ed antiscorbutiche. Hanno gusto gradevolmente acidulo e sono usate per la preparazione di marmellate, succhi, insalate.

 

Pimpinella

Il decotto di foglie facilita la cicatrizzazione di piaghe e ferite. Le foglie hanno sapore salino, che ricorda il cetriolo, fresco e gradevole, stimolano l’appetito e sono usate soprattutto in insalate, salse e formaggi. Un famoso detto, diffuso anche in Francia, recita: “L’insalata non è bella se non c’è la pimpinella”.

 

Rosa Canina

I frutti sono ricchi di vitamina C ed hanno proprietà astringente, rivitaminizzante, antinfiammatoria. Raccolti dopo le prime gelate, si usano soprattutto per preparare marmellate e succhi. I petali dei fiori si usano invece per aromatizzare liquori, dolci, insalate.

 

Rafano

Si usa la radice, che ha la proprietà di prevenire l’arteriosclerosi riducendo i depositi grassi nelle arterie. E’ inoltre un potente digestivo oltre che un diuretico ed un antiscorbutico. Ha un gusto piccante e mordente e si usa, grattugiata fresca, in zuppe, brodi, salse per bolliti.

 

Rosmarino

Pianta tra le più diffuse, ha proprietà antispasmodiche, corroboranti dello stomaco e coadiuvanti della digestione. Le foglie ed i fiori, molto aromatici, possono entrare nella preparazione di tutte le pietanze, dai primi alle carni  fino ai dolci, oltre che per liquori, oli e aceti aromatizzati.

 

Ruta

Da utilizzare in dosi moderate è un vermifugo, antispasmodico ed emmenagogo. Ha sapore forte, intenso, penetrante e amaro, adatto all’uso in liquoristica e nelle minestre.

 

Salvia

“La salvia salva” dicevano i medici della Scuola Salernitana. Molte sono infatti le sue proprietà: digestiva, antispasmodica, antisudorifera. Le foglie masticate tonificano le gengive e sbiancano i denti. Molti anche gli abbinamenti in cucina: carni, pasta, legumi, pesce, verdure. Ottime semplicemente fritte.

 

Santoreggia

Le piccole foglie appuntite sono usate come antisettico, antispasmodico e stimolante della secrezione dei succhi gastrici. In cucina si abbina particolarmente a carni, legumi, formaggi, pesce, insalate. E’ usata anche nell’industria liquoristica.

 

Tarassaco

E’ un diuretico, amaro, tonico e depurativo. Le foglie fresche si mangiano fresche o lessate e costituiscono un ottimo disintossicante per il fegato, mentre la radice si raccoglie ancora giovane, prima che diventi troppo amara, e si prepara lessata e saltata in padella. Essiccata e tostata costituisce un surrogato del caffè.

 

 

Timo  (officinale, cedrino, serpillo)

Broncodilatatore, indicato per le affezioni bronchiali e le patologie respiratorie

Ha un odore forte, penetrante, aromatico, pungente. Si abbina a carni, soprattutto di agnello, legumi, zuppe. La varietà “cedrino” è usato con il pesce.

 

Topinambur

Antisettico, galattagogo, ipoglicemizzante, è indicato per i diabetici perché contiene zuccheri semplici. La radice ha sapore delicato e dolciastro, simile al carciofo. Si consuma in pinzimonio, fritto, lessato. Adatto a primi e secondi, contorni.  

A cura del Giardino delle piante officinali di Casola Valsenio.     

 

La scoperta delle proprietà curative delle piante è, all'inizio, sicuramente un fatto istintivo e casuale. L'uomo primitivo ritrova nella pianta il cibo e la medicina, avvalendosi di esperienze personali, anche negative, nonché del comportamento degli animali.

L'aspetto istintivo divenne razionale quando dalle osservazioni e dagli esperimenti si cercò di migliorare la qualità della vita umana. Chi meglio di tutti conosceva la natura (p.es. lo stregone) era anche tenuto in particolare considerazione. La trasmissione delle conoscenze avveniva in modo orale.

Le prime notizie dell'uso di piante ed erbe a scopo curativo risalgono a 10.000 anni fa, in India. Tuttavia, i più antichi documenti scritti relativi all'uso e alle proprietà dei medicamenti e dei veleni appartengono alla civiltà cinese: tra questi è assai noto l'Erbario di Shên Nung (circa 2700 a. C.), che annovera 360 droghe.

Altri importanti documenti sono i papiri egiziani di Ebers e di Smith (ca. 1600 a. C.) che descrivono 160 droghe e piante medicamentose tra cui l'oppio, il giusquiamo e il ricino. Gli egizi conoscevano più di 700 forme di medicamenti, di natura sia vegetale che animale.

Importanti sono anche i libri sacri della civiltà indiana (1000-800 a. C.), che elencano oltre 800 droghe medicinali; alcune tavolette cuneiformi della civiltà assiro-babilonese, tra cui quella di Assurbanipal che menziona la belladonna, la canapa indiana, la coloquintide, l'oppio, la cassia, ecc. La stessa Bibbia ci tramanda l'uso, da parte degli ebrei, di alcune piante, come l'issopo e il cedro, per curare le malattie.

Il primo trattato sistematico di botanica farmaceutica, De historia plantarum, è del periodo greco e fu scritto da Teofrasto. Un testo di difficile lettura, in quanto i nomi delle 500 piante sono completamente diversi dagli attuali, anche se si basano sul tipo di fusto e sulla possibilità di coltivare o meno la specie vegetale.

Un celebre medico dell'antichità greca fu Ippocrate di Coo (460-377 circa a. C.) che, coi suoi aforismi, le sue ricette, i suoi metodi di dosaggio e le sue diete, influenzò il mondo romano e parte di quello medievale. Fu lui a classificare per la prima volta in modo organico 300 specie di piante medicinali.

Tra i più antichi orti o giardini botanici del mondo si ricordano quelli di Alessandria d'Egitto sotto i Tolomei (dal IV secolo a.C.) e quello istituito ad Atene, intorno al 340 a.C., a scopo di studio e per volontà di Aristotele, che ne affidò la gestione a Teofrasto, uno dei suoi discepoli.

Tuttavia le prime opere con carattere di veri trattati di farmacognosia e di farmacoterapia compaiono solo in epoca romana.  In esse i farmaci non vengono più riportati sotto forma di semplici elenchi o in appendice alle malattie, come negli scritti di Ippocrate, ma secondo criteri sistematici e descrittivi riferentisi all'uso, agli effetti utili o dannosi, al dosaggio, alle modalità di somministrazione, ecc. Sin dal I sec. d.C., a Roma, era uso comune coltivare orti con piante medicinali.

Tra le più significative opere di quest'epoca vanno ricordate il De medicina di Celso (18 d. C.); l'assai importante opera in 5 volumi di Pedanio Dioscoride Anazarbeo (sec. I d.C.), De materia medica, che tratta tutta la conoscenza medica dell'epoca, inclusa quella relativa alle proprietà medicinali delle piante. Questa enciclopedia ebbe grandissima autorità in tutto il Medioevo, fin quasi al XVI sec. Per la prima volta, inoltre, si tenta di classificare le piante non in ordine alfabetico ma secondo le loro affinità. Le descrizioni contenute in queste opere spesso erano fortemente influenzate da concezioni filosofiche, magiche e astrologiche.

Di epoca romana vanno anche ricordati Plinio il Vecchio (23-79), la cui opera Naturalis historia in 37 libri, è un'autentica enciclopedia, ancora oggi fondamentale per farci apprendere le conoscenze della farmacologia degli antichi; Claudio Galeno (129-201) il medico più illustre di tutta l'antichità dopo Ippocrate; egli catalogò i medicamenti in funzione del "calore" (o umore), secondo gradi crescenti, permettendo la scelta del farmaco con tale parametro per ogni malattia (Methodus medendi) Infine il medico bizantino Oribasio (325-403), che trattò di falsificazione delle droghe.

Con la caduta dell'impero romano e le invasioni barbariche, le conoscenze scientifiche vengono conservate nei monasteri (codici di Cassino, Scuola di Tours) o sviluppate dal mondo arabo, oppure ci si limita a far circolare i testi "pagani" più utili a un'operatività concreta, includente la manualità e che meglio si prestano alla diffusione di un sapere collettivo.

Significativo in questo periodo è il Libro degli alimenti e dei rimedi semplici di Isacco Giudeo (850-950 circa), in cui vengono descritti gli aspetti pratici e applicativi dei medicamenti e dei veleni conosciuti, nonché il famoso Canone di Avicenna (980-1037).

Lo spirito di solidarietà dei gruppi, laici e religiosi, fa nascere tutta una rete assistenziale - case per pellegrini, ospedali, ospizi - dove si uniscono svariate funzioni più o meno legali di esperti in vari campi, che la popolazione accetta senza molti problemi.

A causa delle affinità linguistiche col greco, l'Italia meridionale è la prima ad essere interessata dal movimento di recupero e ritraduzione in termini d'uso degli scritti antichi.

La Scuola salertinata, fra il VII e il IX sec., è il tramite più vivo di tale movimento. Essa, col Regimen sanitatis, diviene il centro di fusione delle culture greco-romana e araba. Rilevante, all'inizio, l'importanza delle donne nella chirurgia e ginecologia. Dalla fine del XII sec., invece, si favorirà un insegnamento meramente teorico se non dogmatico. A questa scuola comunque si attribuiscono la scoperta di importanti erbe, nonché la ricerca di farmaci basati sulle virtù curative delle erbe. Esponenti più importanti: Gariopontus (Passionarius), l'arcivescovo Alfano I (De quator humoribus ex quibus constat humanum corpus), Nicolò Salernitano (Antidotarium).

Relativamente alla cultura araba occorre dire che ad essa si deve la nascita dell'alchimia (l'antenata della chimica), ovvero varie preparazioni farmaceutiche (tinture, distillati) sia per alambicco che per discensorium. (Gabir venne definito da Ruggero Bacone, "magister magistrum").

Agli arabi va anche attribuito il merito d'aver elaborato il primo esempio di farmacopea, cioè una serie di ricette con proporzioni e composizioni, visionate e avvalorate da autorità superiori (Grabadin, scuola di Gondiscipaur, metà dell'XI sec.). Gli arabi furono i più esatti nell'indicare le piante con sinonimi e con termini di riferimento. I primi testi farmaceutici dei secoli XI-XII condensano l'esperienza greco-romana e araba (Antidotarium di Mesue il giovane; Compendium aromatariorum di Saladino d'Ascoli).

Medioevo, specie nel periodo delle Repubbliche marinare, vede fiorire il mercato delle spezie e delle droghe (Corporazioni degli Speziali): Venezia era diventata il punto di smistamento per tutto il mondo occidentale delle piante officinali. Notevole la quantità di libri di botanica in quella città, soprattutto i trattati di piante curative.

Nel XIII sec. nascono le prime coltivazioni di piante medicinali (Viridarium di Matteo Silvatico e le coltivazioni del medico veneziano Gualtieri).

In Vaticano il primo orto botanico fu creato nel XIII secolo, specializzato in piante medicinali

La botanica come vera e propria scienza iniziò solo tra la fine del '400 e l'inizio del '500, grazie alle scoperte geografiche (i conquistadores spagnoli scoprirono orti botanici presso gli aztechi) e all'invenzione della stampa. Il nuovo mondo fece conoscere nuove piante medicinali e commestibili, imponendo una revisione critica di tutte le conoscenze fin allora acquisite.

Agli inizi del '500 nacquero i primi "erbari secchi", che favorirono una più esatta identificazione delle piante (tra gli studiosi più noti: Luca Ghini, Ulisse Aldrovandi, Andrea Cesalpino, Giovanni Girault).

La prima cattedra universitaria di Lectura semplicium (botanica sperimentale) fu istituita a Padova nel 1533, seguita subito dopo da Bologna. Il primo vero orto botanico, pubblico, è sempre di Padova (1545), cui presto seguirono quelli di Pisa (1547), Firenze (1550) e Roma (1556).

L'orto botanico di Parigi risale al 1635, mentre quello di Berlino-Dahlem al 1815. Il più antico orto botanico di erbe mediche fu il Chelsea Physic Garden, creato a Londra nel 1673. L'orto botanico di New York, nel Bronx, fu fondato alla fine del XIX secolo.

Lo speziale veronese Francesco Calzolari creò a Verona un museo per l'esposizione di erbe, animali, minerali. Il primo tentativo di stilare una nomenclatura botanica si deve a Leonardo Fuchs (1501-1566).

 

Con Paracelso (1493-1541), filosofo e medico svizzero, inizia il periodo degli studi chimici, che precorre la sintesi dei prodotti. La scienza si concentra sul principio attivo della pianta. La "droga" diventa così un insieme di sostanze fra loro selezionabili ed estraibili, usabili separatamente o insieme. Lo "speziale" ora è un vero e proprio "farmacista". I seguaci di Paracelso, le cui teorie risentivano ancora dei limiti dell'alchimia e delle teorie paramediche, arriveranno purtroppo ad abolire totalmente l'uso delle piante, dando inizio a quella parte della chimica che studiava i medicamenti, detta iatrochimica. Nella distillazione si cominciano ad usare solventi, alcool e acido acetico. Il ricercatore svedese Scheele fu presto in grado di isolare alcuni principi attivi come l'acido ossalico, citrico, gallico e malico.

Con l’avvento della stampa i migliori erbari furono quelli di autori tedeschi, improntati a una maggiore "scientificità" (p.es. quello di Otto Brunfels, pubblicato in Germania nel 1530). Molto accurate risultano anche le tavole contenute nei Commentari alla materia medica di Pedanio Dioscoride di Anazarbeo (1544) del medico italiano Pier Andrea Mattioli.

Dello stesso periodo è anche l’opera enciclopedica del medico e naturalista Ulisse Aldrovandi, che contribuì a dare un notevole impulso al rinnovamento delle scienze naturali (e della botanica in particolare) nel XVI secolo.

Accanto agli erbari "figurati", nel Cinquecento cominciarono ad apparire anche degli esemplari realizzati con piante essiccate (hortus siccus), che s'imposero nei secoli seguenti (si veda p.es. quello del botanico italiano Luca Ghini, fondatore a Pisa del primo Orto botanico annesso a una Università).

Nel corso del XVIII secolo, dopo l’introduzione del nuovo sistema di classificazione di Carlo Linneo, si utilizzarono fogli separati, corredando il campione di un numero sempre maggiore di informazioni.

Linneo (1707-1778), partendo dalla scoperta degli organi sessuali delle piante nei fiori, operata da Camerario (1665-1721),  e tenendo conto del numero degli stami in classi e ordini, dividendo poi in generi e specie e adottando una speciale nomenclatura a due nomi, permise di identificare ogni specie vivente.

Attualmente il Museo Erbario più ampio ha sede a Parigi: fondato nel 1635, accoglie oltre 10 milioni di campioni; l’Erbario di Kiev, del 1853, contiene circa 5 milioni di esemplari; a Londra l’Erbario fu istituito nel 1753 e ospita circa 4 milioni di campioni. Al primo posto in Italia per ricchezza di esemplari è l’Erbario di Firenze, risalente al 1832, che conserva 3,5 milioni di campioni.

 

 

 

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