Traffico umano
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Traffico Umano
Schiavitù odierna
IndicePrologo
Introduzione
- Parte I: VEDERE
- Definizione del Traffico di Persone
- Tipo di traffico di esseri umani
- Il traffico sessuale
- Il traffico per il lavoro forzato
- Traffico per il prelievo di organi
- Traffico di bambini
- Anatomia del Traffico Umano
- Acquisto
- Trasferimento
- Sfruttamento
- Perché prospera la schiavitù?
- Il traffico e la globalizzazione
- Parte II: GIUDICARE
- Tratta di esseri umani nella Bibbia
- La Schiavitù e la Chiesa Cattolica
- L’insegnamento sociale cattolico sul Traffico Umano
- Aspetti sociali e culturali del Traffico Umano
- Aspetti psicologici del Traffico Umano
- Parte III: AGIRE
- Presa di coscienza
- Preghiere e riflessioni
- Storia di un tradimento
- Resoconto sul lavoro d’assistenza della Fondazione Olandese dei Religiosi contro il traffico di donne
- Storia di vita sulla tratta di persone e sul lavoro forzato
- Preghiera per i trafficanti di persone e le loro vittime
Letture raccomandate
Link utili sul traffico umano
Note
Prologo
Cari confratelli,
‘Un terribile flagello’ – è così che l’ultimo Capitolo Generale definì il fenomeno che ora è conosciuto come traffico di persone. Infatti la risoluzione 2.2 del XVI Capitolo Generale del 2006 si esprime nel modo seguente:
“Il XVI Capitolo Generale autorizzi il Coordinatore del Generalato per la Giustizia, la Pace e l’Integrità della Creazione (JPIC), assieme a VIVAT International, a escogitare dei modi per raccogliere informazioni e informare i confratelli sul traffico di persone e ricercare delle forme di collaborazione con altri per liberare il mondo da questo terribile flagello.”
Questo numero di Dialogo con il Verbo si propone di contribuire all’attuazione di questa risoluzione dell’ultimo Consiglio Generale. Il suo titolo “Traffico Umano: Schiavitù odierna”, intende riecheggiare le parole che i capitolari hanno utilizzato per questo fenomeno: “un terribile flagello”. L’opuscolo raccoglie importanti informazioni sul traffico di persone nel mondo di oggi articolandole nella cornice seguente: “Vedere, Giudicare, Agire”. E così la Parte I (“Vedere”) contiene crudi fatti sociologici e storie strazianti che illustrano l’assoluta mancanza di umanità di questo fenomeno. La Parte II (“Giudicare”) avvia una riflessione sul traffico degli esseri umani rifacendosi al pensiero biblico e all’insegnamento della Chiesa. E la Parte III (“Agire”) avanza una serie di suggerimenti su quanto possiamo fare per liberare il mondo da “questo terribile flagello”. Particolarmente utili sono gli esempi di servizi di preghiera come pure le risorse e i mezzi proposti per acquisire una maggiore informazione sul traffico di persone.
Vorrei ringraziare Padre Milan Bubák, il nostro Coordinatore del Generalato per la Giustizia , la Pace e l’Integrità della Creazione (JPIC) per aver predisposto il testo base di questo opuscolo. Si è consultato con l’Esecutivo di VVAT Intenational di New York e anche con alcuni dei Coordinatori provinciali e regionali di JPIC. Ha ricevuto anche un valido aiuto dalla Commissione di JPIC della USG-UIG (Unione dei Superiori Generali) di Roma. Il testo base è stato oggetto di varie revisioni in una serie di riunioni del Generalato e del Consiglio Generale. Il testo finale è stato approvato dal Consiglio Generale il 2 febbraio del 2010. Assieme al Padre Bubák, voglio ringraziare sinceramente tutti coloro che hanno contribuito, in un modo o nell’altro, alla produzione di questo opuscolo. Nutro la speranza che la collaborazione così creatasi ci ispiri a collaborare ulteriormente ( come detto nell’ultimo Capitolo Generale) per informare i nostri confratelli e infine liberare il nostro mondo da questo terribile flagello.
Approfitto di questa occasione per ringraziare pure i molti confratelli che si prodigano in diversi modi contro il traffico umano, sia direttamente ( lavorando con i bambini vittime del traffico o con le donne costrette a prostituirsi) o indirettamente (collaborando allo sforzo per ridurre o sradicare la povertà, che è la causa di questo fenomeno). L’enormità del problema del traffico di esseri umani può scoraggiarci, paralizzarci e indurci a non agire. Ma noi dobbiamo ridurre le dimensioni di questo fenomeno mondiale, concentrandoci sull’uno o l’altro aspetto che ci sia possibile gestire o controllare. Perché sarebbe già una vittoria poter riscattare da questo traffico o liberare dall’odierna schiavitù anche una sola persona. L’impegno costante di lottare contro questo male riuscirà forse a salvare la vita di cinque o dieci persone e incoraggerà molti uomini di buona volontà a nutrire la speranza che il mondo possa liberarsi un giorno da “questo terribile flagello”. Che questo opuscolo c’induca a incrementare questo impegno e ad alimentare questa speranza.
Fraternamente nel Verbo Divino,
Antonio M. Pernia, SVD
Superiore Generale
Introduzione
La maggior parte delle persone crede che la schiavitù sia già stata abolita da lungo tempo. Disgraziatamente, non è affatto vero. Oggi ci sono nel mondo più di 27 milioni i schiavi - più di quanti ce ne fossero al culmine del traffico di schiavi attraverso l’Atlantico! La schiavitù moderna assume molte orribili forme: famiglie intere indebitatesi per pagare medicine e cure mediche e costrette a lavorare in una fabbrica di mattoni fino alla morte; bambine che lavorano nei bordelli o bambini che si vedono obbligati ad arrotolare sigarette tutto il giorno.
Ci possiamo chiedere come oggi le persone vengano ridotte in schiavitù. Molti immaginano che tutto abbia inizio con un sequestro drammatico, ma ciò succede di rado. In generale ha a che fare con il denaro (o piuttosto con la sua mancanza) . A volte la famiglia permette a un figlio di partire assieme a un amico fidato che gli promette un buon lavoro per aiutare a soddisfare le necessità familiari. Il ragazzo scopre subito che questo “amico” lo ha venduto come schiavo. Oppure, a volte, sono i genitori stessi, indotti dalla disperazione, a vendere i propri figli come schiavi. Possono essere ingannati in quanto si fa loro credere che il loro figlio avrà migliori condizioni di vita e l’opportunità di fruire di una migliore educazione. Invece il figlio diventa schiavo.1
Oggi la schiavitù nella maggior parte dei paesi è proibita. Tuttavia, la fine legale della schiavitù non ha posto termine alla sua esistenza. La schiavitù è divenuta invisibile, permettendo alla maggior parte della popolazione del mondo di ignorarla e dimenticarla. È quasi incredibile, ma è certo, che oggi ci siano più schiavi nel mondo che in qualsiasi altro momento della storia. Come è possibile?
Questo aumento esponenziale del traffico mondiale di schiavi – quello che oggi si definisce “traffico umano” – è in gran parte un sottoprodotto dell’economia mondiale. Questa nuova economia da una parte ha infranto le frontiere e le economie nazionali assistite e, dall’altra, ha drasticamente inciso sulla distribuzione della ricchezza fra le nazioni e le persone. Mentre ha prodotto un’enorme ricchezza per alcuni individui, nazioni e imprese, ha ridotto in miseria miliardi di persone. I poveri del mondo, che spesso vivono con meno di un dollaro al giorno, hanno poche o nessuna possibilità di scelta. Con una popolazione così enorme a loro disposizione è molto facile per i trafficanti di esseri umani costringere le madri a vendere i propri figli o ingannare un adolescente facendogli credere di poter trovare lavoro in una nazione più prospera. Tutto quello che occorre è nutrire un po’ di speranza e la convinzione che questa nuova economia possa lavorare a proprio favore. Nello stesso tempo i trafficanti hanno poco da temere, perché il traffico – in quanto attività di mercato nero – è difficile da rintracciare e ancor più difficile da perseguire. Non esiste una giurisdizione internazionale per gli avvocati dei diritti umani, per cui l’istruzione di un processo molte volte è demandata alle stesse vittime, che spesso hanno troppa paura per testimoniare contro quelli che le sfruttano.
Oggi il traffico di esseri umani è, dopo quello di armi e droga, il terzo maggiore commercio illegale: un commercio di 27 miliardi di dollari l‘anno. Questo commercio sommerso cerca di estendere le proprie attività a tutte le regioni del mondo. Il prezzo medio di uno schiavo è inferiore a quello di un nuovo telefono cellulare (circa 90 dollari), per cui non ci si deve stupire che questo commercio illegale sia tanto in auge. Questi schiavi s’incontrano principalmente nei bordelli delle grandi città, nei campi delle comunità rurali e nelle cucine di silenziosi sobborghi delle grandi città.
Il traffico di persone presenta molteplici aspetti: è un crimine che priva le persone dei propri diritti umani e della libertà, aumenta il rischio di malattie a livello mondiale, alimenta le reti del crimine organizzato, mantiene alti i livelli di povertà e ostacola lo sviluppo in determinate aree.
L’impatto del traffico di esseri umani è devastante. Le vittime possono subire sia fisicamente che emotivamente abusi, violenze, minacce contro loro stessi o i propri familiari, e perfino la morte. Ma la devastazione si estende oltre gli individui; il traffico di persone pregiudica la salute e la sicurezza di tutte le nazioni che tocca.2
Sebbene questa realtà sia scoraggiante, c’è ancora speranza. Un numero crescente di movimenti popolari si oppone al traffico di persone. Le organizzazioni e le comunità religiose sono spesso in prima linea. Questa è la ragione per la quale anche noi, Missionari del Verbo Divino, ci sentiamo chiamati a rispondere a questo male mostruoso. Lavoriamo come missionari in molti luoghi del mondo dove i poveri e le persone più vulnerabili sono spesso un facile obiettivo dei trafficanti di esseri umani. Dato che questo male è ben nascosto, forse non ne siamo neppure consci. Pertanto dobbiamo conseguire la maggiore informazione possibile per essere meglio attrezzati per poterlo combattere.3
- Parte I: VEDERE
Questa sezione studierà quanto avviene realmente nel traffico di persone: i fatti. In primo luogo, per avere un’idea chiara delle caratteristiche specifiche di questo male, è necessario definire che cosa sia. Poi si esamineranno tre forme di tratta degli esseri umani in funzione dei fini per cui sono utilizzati gli schiavi umani: lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato e i trapianti d’organi. In seguito si presenterà un’indagine sulla forma più brutale del traffico di esseri umani: quella dei bambini. Questa sezione si concluderà con una presentazione del meccanismo del traffico di persone, cioè, di come funzione e prospera questa infernale macchina del male.
- Definizione del Traffico di Persone
Che cos’è il traffico di esseri umani? Avere una definizione corretta è molto importante, perché le leggi contro il traffico di esseri umani si basano su di una definizione specifica. Questa definizione fu approvata nell’anno 2000 a Palermo, in Sicilia, e per questo motivo è nota come il Protocollo di Palermo o il Protocollo 2000 delle Nazioni Unite sul Traffico Umano. È una buona definizione, ma per disgrazia molti legislatori non l’assumono ancora sufficientemente alla lettera. Al contrario, spesso basano le leggi nazionali contro il traffico di persone su caratteristiche marginali e senza importanza e ciò di fatto si traduce nel permettere ai criminali di continuare a prosperare.
La definizione recita così: “"Tratta di persone" indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l'ospitare o accogliere persone, tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di danaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un'altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l'asservimento o il prelievo di organi”.4
Come possiamo vedere, non è necessario che la vittima venga trasportata fisicamente da un luogo ad un altro perché il delitto rientri in questa definizione. È importante tenerlo presente, perché la maggior parte dei legislatori e di coloro che sono incaricati di applicare la legge si concentrano principalmente sul trasporto , e per questa ragione le loro politiche sono spesso inefficaci. Tuttavia , nel traffico umano non si tratta di trasporto; si tratta di sfruttamento o, più esattamente, di schiavitù.
Il commercio transatlantico di schiavi, a partire dal secolo XVI fino al secolo XVIII, comportò il traffico di undici milioni di africani per migliaia di chilometri, costretti a lavorare come schiavi nelle piantagioni. Perché questo fenomeno storico è denominato “commercio di schiavi” mentre oggi lo stesso fenomeno si definisce “traffico”? Questa differenza linguistica distrae l’attenzione mondiale e attenua le politiche antischiaviste. Si è posta maggior attenzione nell’ostacolare il traffico di persone attraverso le frontiere che nel chiudere le ‘piantagioni moderne’ in cui queste persone vengono trasferite. Questi metodi si sono rivelati assolutamente inefficaci, perché le modalità di trasporto sono molteplici (nave, veicolo, aereo, treno, a piedi), i costi sono limitati e le fonti potenziali di mano d’opera schiava sono pressoché illimitate. A prescindere dalla facilità e dai bassi costi del trasporto umano contemporaneo, gli attuali sforzi anti-traffico volti alla repressione dei moderni commercianti di schiavi si risolvono spesso in un mutamento di rotte, in tangenti più pesanti alle guardie di frontiera e nel procurare falsi documenti di viaggio. Questi lievi aumenti di costi comportano un danno economico irrisorio nell’odierno commercio di schiavi.
Pertanto, per conseguire una maggiore efficacia, si richiede un modo d’intendere o un’accezione di traffico molto più precisa, nella quale il trasporto e l’obiettivo del trasporto vengano separati come atti criminali diversi. Per promuovere questa accezione si dovrebbero aggiungere due definizioni. Queste potrebbero rivelarsi utili nella formulazione di politiche e iniziative intese a sopprimere gli atti del traffico: la definizione di commercio di schiavi e la definizione di schiavitù.
Il commercio di schiavi si può definire come il processo di acquisizione, reclutamento, occultamento, accoglienza e trasporto di un individuo con ogni mezzo e a qualunque distanza in condizione di schiavitù o analoga allo sfruttamento di schiavi.
Schiavitù si può definire come il processo con cui si costringe una persona in cattività al lavoro o a altri servizi, con qualsiasi mezzo, incluso lo sfruttamento di corpi o parti del corpo.5 In questo modo ci si concentrerà sugli elementi che costituiscono il nucleo del problema piuttosto che su quelli che ne sono solo una parte o un sintomo. La moderna schiavitù si configura in molte diverse forme. Le forme più comuni di schiavitù sono la servitù/schiavitù per debiti, la schiavitù sessuale, i bambini soldato, lo sfruttamento dei dipendenti da parte delle aziende, il lavoro agricolo, il lavoro domestico e l’estrazione di organi per i trapianti.
La tratta di esseri umani differisce dall’immigrazione clandestina o contrabbando di persone. In quest’ultimo caso è la persona stessa a richiedere volontariamente per un determinato prezzo i servizi del trafficante e può succedere che in questo accordo (illegale) non vi sia alcun raggiro. Quando giunge a destinazione, il clandestino è di solito libero di seguire la propria strada. Alla vittima della tratta di persone, invece, non è permesso l’abbandono ed essa è obbligata a lavorare o a prestare qualche tipo di servizio basato sullo sfruttamento per il trafficante o altri. L’accordo può essere strutturato come un contratto di lavoro, ma senza o con un salario minimo o in condizioni di sfruttamento estremo. A volte l’accordo è strutturato sotto forma di servitù/schiavitù per debiti, che alla vittima non è permesso, oppure non è in grado, di pagare.
Il denominatore comune degli scenari del traffico è l’uso della forza, della frode o della coercizione per sfruttare una persona a fine di lucro. I trafficanti possono sottomettere le vittime allo sfruttamento lavorativo, allo sfruttamento sessuale o ad ambedue le cose. Il traffico per lo sfruttamento lavorativo, che è il traffico in cui sono coinvolte il maggior numero di vittime, include la schiavitù personale tradizionale, il lavoro forzato e la servitù per debiti. La tratta di persone a fine di sfruttamento sessuale comporta l’abuso all’interno dell’industria del commercio del sesso. In altri casi, degli individui sfruttano le vittime in case private, esigendo spesso ambedue le cose: sia sesso che lavoro. La coercizione o l’uso della forza può essere diretto e violento oppure psicologico.
Per quanto concerne il traffico rivolto all’estrazione di organi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un quinto dei 70.000 reni che si trapiantano ogni anno provengano dal mercato nero, cioè da reti di traffico d’organi che sono molto diffuse e in aumento.
I trafficanti di persone approfittano dei deboli. Prendendo di mira persone vulnerabili, donne e bambini, fanno uso di tattiche ingegnose e spietate, escogitate per ingannare, costringere e guadagnare la fiducia delle potenziali vittime. Questi stratagemmi includono spesso promesse di una vita migliore con il miraggio di un impiego, di opportunità educative o di matrimonio.
Le nazionalità delle persone soggette al traffico sono le più diverse come le culture del mondo. Alcuni abbandonano i paesi in via di sviluppo cercando di migliorare la propria vita mediante impieghi poco qualificati in paesi più prosperi. Altri sono vittime del lavoro forzato o di servitù nei propri paesi. Le donne, che desiderano un futuro migliore, sono suscettibili alle promesse d’impiego all’estero come babysitter, domestiche, cameriere o modelle – impieghi che i trafficanti convertono nell’incubo della prostituzione obbligata. Alcune famiglie affidano i figli ad adulti (che sono spesso dei parenti) che promettono loro un’educazione e delle opportunità ma che, invece, vendono per denaro i bambini, abbandonandoli allo sfruttamento. La povertà, però, da sola non spiega questa tragedia, che è pilotata e sostenuta da razziatori disonesti, datori di lavoro e funzionari corrotti che cercano di trarre profitto dalla disperazione altrui. Ci sono certamente anche molte altre ragioni.
- Tipi di traffico di esseri umani
In questa sezione si analizzeranno tre forme diverse di tratta degli esseri umani: la tratta per lo sfruttamento sessuale, la tratta rivolta allo sfruttamento lavorativo e la tratta riguardante il prelievo di organi. Poi ci si concentrerà sulla tratta dei bambini Sebbene i bambini facciano parte di tutti i tipi delle tre aree summenzionate, l’avversione, che la maggior parte delle persone prova per la schiavitù dei bambini, esige che il loro caso venga trattato a parte.
- Il traffico sessuale
La storia di Katia
Sono nata nella città di Costesti, in Moldavia. Ho ventitrè anni. Mio padre morì quand’ero giovane e mia madre ed io rimanemmo sole. Quell’estate, alcuni funzionari dell’agenzia del lavoro vennero nel nostro villaggio. Allora avevo quindici anni. Una delle donne tra i funzionari si chiamava Ash. Fu lei a sistemare ogni cosa per fare in modo che alcuni giovani della nostra città andassero a lavorare in paesi stranieri. Dissi a mia madre che anch’io volevo andare a lavorare all’estero per poter inviare dei soldi a casa. Non sono in grado di dirvi chi mi abbia portato via dalla Moldavia, ma mi obbligarono a fare sesso in quattro paesi diversi. Feci questo lavoro per tre anni e non ho mai potuto mettermi in contatto con mia madre o inviarle del denaro. Ad Amsterdam, poi, alle fine venni espulsa. Quando arrivai a casa, mia madre se n’era andata.
Mi recai a Balti per cercare lavoro, ma non potei trovare un impiego rimunerato e così mi ridussi a vivere per strada. Una notte, alcuni uomini mi costrinsero a salire su di un camion e mi riempirono di botte. Mi portarono in Turchia con altre quattro ragazze. Eravamo incatenate insieme e non ci davano da mangiare. Rimasi in Turchia per un lungo periodo, ma non quanto negli altri paesi. Vivevamo in due appartamenti diversi e lì venivano dei turchi ed anche dei russi. A volte i magnaccia ci portavano a far compere ed un giorno riuscii a fuggire.
Tornai in Moldavia, ma non riuscii a trovare lavoro. Provai a cercarlo a Chisinau, ma nel mio paese è impossibile reperirlo. Vicino all’Università vidi un annuncio per un lavoro come domestica nel Regno Unito. I funzionari mi chiesero dei soldi per sistemare i documenti, ma io non aveva denaro. Allora si premurarono loro di procurarmi i documenti ma mi dissero che avrei dovuto ripagarli con il mio salario. Vissi nella casa di uno dei funzionari per tre giorni, e ricordo che mi disse: “Guarda Katia, ora sarai fortunata”. Quando arrivarono gli autisti mi gettarono nel baule e mi portarono in un club a Mosca. Dentro quell’auto c’era un buio pesto e io piansi molto. Pensai di essere proprio maledetta. Come possono accadere cose tanto orribili a una persona? Quando arrivai in quel club mi diedero da bere dell’alcool e dovetti ballare nuda. Ogni giorno ero ubriaca. Gli uomini mi facevano quel che volevano e ben presto mi ammalai gravemente. I magnaccia mi abbandonarono per strada. Non volevo più tornare in Moldavia, ma la polizia mi espulse.6
Che cos’è il traffico sessuale?
Il traffico sessuale (o schiavitù sessuale) è la coercizione organizzata di persone costrette contro il loro volere a diverse pratiche sessuali. Il traffico sessuale è la forma più comune della tratta di persone, anche se non è la più diffusa (la più diffusa è il lavoro forzato). Secondo le statistiche nel 2007 in tutto il mondo ci sono state 1243050 vittime del traffico sessuale.7
In tutto il mondo ci sono una serie di modelli comuni per il traffico sessuale. In molti luoghi, specie nelle nazioni in via di sviluppo, le donne8 sono attratte con la promessa di un buon lavoro in un altro paese. Non avendo opzioni migliori nel proprio paese, la donna decide di andarsene senza rendersi conto delle torture che l’attendono. Si stipulano degli accordi per la sua partenza e le si procura un accompagnatore. All’arrivo a destinazione la donna è consegnata direttamente al suo datore di lavoro. A questo punto essa non ha assolutamente più nessun controllo sulle condizioni del suo impiego. Quando scopre la vera natura del suo lavoro è troppo tardi. Fuggire è impossibile ed è pericoloso anche solo tentarlo.
Oltre che essere attratte con la promessa di un buon lavoro ci sono altre situazioni in cui le donne divengono vittime del traffico sessuale. A volte ricevono una falsa promessa di matrimonio da parte di uomini che hanno l’intenzione di venderle come schiave. Ci sono perfino casi di bambine vendute per il commercio sessuale dai propri genitori, che cercano di guadagnare un po’ di soldi. Altre volte le donne vengono semplicemente sequestrate o rapite.
Al traffico sessuale segue spesso la schiavitù per debiti. Ciò comporta lo sfruttamento da parte di un datore di lavoro fino a quando la donna non guadagna il denaro sufficiente per ripagare le spese del suo acquisto. L’importo dovuto di solito supera di molto i costi reali e possono passare molti anni prima che la donna possa sdebitarsi. Anche quando il debito viene soddisfatto, capita di frequente che la donna sia obbligata a continuare a lavorare o la si rivenda un’altra volta: un sistema da cui non può sfuggire. Evidentemente, ciò è possibile solo se la donna non muore prima di una malattia come l’AIDS.9
Il traffico sessuale transnazionale di donne e bambini si basa su di un equilibrio fra l’offerta di vittime nei paesi di origine e la domanda di vittime nei paesi d’arrivo. I paesi d’origine sono quelli in cui è più facile reclutare vittime, in genere con false promesse di posti di lavoro. I paesi recettori o di destinazione sono quelli in cui prospera l’industria del sesso e creano la domanda di vittime. Dove la prostituzione è fiorente, i lenoni non possono reclutare un numero sufficiente di donne locali per riempire i bordelli, per cui devono importare le vittime da altri luoghi. Fino a poco tempo fa la maggior parte dell’attenzione dei ricercatori, delle ONG e dei responsabili politici era rivolta all’offerta di traffico e alle condizioni nei paesi d’origine, mentre se ne prestava pochissima alla domanda del traffico nei paesi destinatari.
Il processo inizia con la domanda di donne da essere impiegate nella prostituzione, cioè, con la richiesta di donne da parte dei lenoni. Da interviste fatte ai magnaccia e ad agenti di unità di polizia contro il crimine organizzato risulta che i lenoni, quando hanno bisogno di nuove donne e ragazze, contattano qualcuno che gliele può procurare. Il fattore cruciale nel determinare dove avvenga il traffico è la presenza e l’attività di trafficanti, di lenoni e la collaborazione di funzionari che dirigono le operazioni criminali. La povertà, la disoccupazione e la mancanza di opportunità sono i fattori che facilitano il reclutamento di donne da parte dei trafficanti, ma non sono la causa del traffico. Molte regioni del mondo sono povere e immerse nel caos, ma non tutte le regioni diventano un centro di reclutamento o di sfruttamento di donne e bambini. Il traffico avviene perché i trafficanti traggono vantaggio dalla povertà, dalla disoccupazione e dal desiderio di maggiori opportunità.
La corruzione di funzionari del governo e della polizia è necessaria per il traffico e lo sfruttamento di un gran numero i donne e bambini. Nei paesi di origine, operazioni su larga scala richiedono la collaborazione dei funzionari per ottenere i documenti di viaggio e facilitare l’uscita delle donne dal paese. Nei paesi di destinazione, la corruzione facilita la prostituzione e il traffico. Il funzionamento dei bordelli richiede la collaborazione di funzionari di polizia, che devono essere disposti a ignorare i magnaccia e i trafficanti o a lavorare con loro. La prostituzione funziona se si riesce ad attirare “clienti” (uomini). I lenoni e i tenutari di bordelli devono pubblicizzare che ci sono donne e ragazze disponibili per il commercio del sesso. I funzionari devono ignorare questa pubblicità così esplicita.10
Esiste ovviamente la collaborazione di molte persone che formano la rete criminale. Ognuno riceve del denaro per la sua partecipazione diretta o per la sua collaborazione. Le vittime non ricevono quasi nulla, eccettuata la sofferenza fisica e psichica.
- Il traffico per il lavoro forzato
La storia di Chanti Prattipati e Lalitha
Per parecchi anni mia moglie ed io cenavamo regolarmente in un ristorante indiano vicino a casa nostra nell’area della Baia di San Francisco. Senza che lo sapessimo, i dipendenti della Cucina Indiana di Madras Pasand, che preparavano il nostro curry, lo servivano alla nostra tavola e lavavano i nostri piatti erano schiavi.
Ci volle un tragico incidente per rivelare la rete del traffico di schiavi. Una giovane donna rinvenne la sue compagne di stanza Chanti Prattipati, di diciassette anni, e sua sorella di quindici anni, Lalitha, prive di sensi in un appartamento di Berkerley. Il monossido di carbonio, proveniente dal riscaldamento con la ventilazione bloccata, le aveva avvelenate. La compagna chiamò Lakireddy Reddy, proprietario del ristorante Pasand dove le ragazze lavoravano. Reddy è proprietario di diversi ristoranti e più di mille appartamenti nel nord della California.
Quando Reddy arrivò all’appartamento delle ragazze, si rifiutò di ricoverarle in ospedale. Lui e alcuni suoi amici portarono le ragazze fuori dall’abitazione, avvolte in un tappeto, e le gettarono su di un furgone. Quando Reddy e i suoi complici obbligarono anche la compagna di stanza a entrare nel furgone, lei vi si oppose con tutte le forze.
Una residente del luogo, Marcia Poole, stava transitando con la sua macchina proprio in quel momento e fu testimone di una strana scena: alcuni uomini trasportavano un tappeto floscio, arrotolato da cui fuoriusciva una gamba umana che pendeva a lato. Frenò la macchina per osservare più da vicino e inorridì nel vedere alcuni uomini che cercavano di costringere una ragazza a entrare in un furgone. Poole scese dall’auto e fece tutto quello che poté per bloccare quelle persone. Non riuscendovi, fermò un automobilista che passava di lì e lo pregò di chiamare il 911 e di informare che c’era un sequestro in corso. La polizia giunse in tempo per arrestare i sequestratori.
Chanti Prattipati non riprese più coscienza; fu dichiarata morta in un ospedale locale. Una successiva indagine appurò che Reddy e vari membri della sua famiglia avevano utilizzato identità e visti falsi per portare centinaia di ragazzi e adulti dall’India negli Stati Uniti. In molti casi Reddy otteneva i visti con il pretesto che i richiedenti fossero dei tecnici altamente qualificati che dovevano essere impiegati in un’impresa di software. Di fatto, finivano per lavorare come camerieri, cuochi e lavapiatti nel ristorante Pasand o in altre imprese di proprietà di Reddy. Li obbligava a lavorare molte ore per dei miseri salari, e il denaro che ricevevano Reddy lo ricuperava prontamente affittando loro uno dei suoi appartamenti. Se poi tentavano di fuggire, minacciava di denunciarli alle autorità come immigranti illegali.11
Che cos’è il lavoro forzato?
La Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) definisce il lavoro forzato o obbligato come “Ogni lavoro o servizio richiesto a una persona con la minaccia di qualche castigo e per il quale detta persona non si offre volontariamente”.12 La Convenzione prevede alcune eccezioni, in particolare per quanto riguarda il servizio militare, i normali obblighi civici, il lavoro dei reclusi condannati in giudizio da un tribunale e il lavoro sotto il controllo di un’autorità pubblica, il lavoro in casi di emergenza, come le guerre o altre calamità e piccoli lavori comunitari.13 Un’ulteriore Convenzione dell’OIL14 specifica che il lavoro forzato non può essere utilizzato per fini di sviluppo economico o come mezzo di educazione politica, discriminazione, punizione o castigo per avere partecipato a degli scioperi.
Da questa definizione si evince chiaramente che il lavoro forzato non equivale solo a bassi salari e povere condizioni di lavoro. Rappresenta una restrizione della libertà umana, una violazione dei diritti umani, ed è esattamente il contrario di “lavoro decente” o dello “sviluppo umano”, di cui parlano l’OIL e l’UNPD.15 Il lavoro forzato comprende anche situazioni come la schiavitù, le pratiche analoghe alla schiavitù, la servitù/schiavitù per debiti e la servitù della gleba, come viene definita in diversi documenti internazionali.
La servitù per debiti è lo stato o condizione che deriva da un impegno da parte del debitore di prestare dei servizi personali, o quelli di una persona sotto il suo controllo, come garanzia di un debito contratto, se il valore dei servizi prestati equamente valutato non è destinato alla liquidazione del debito o se la durata e la natura di detti servizi non sono rispettivamente limitati e definiti.
La servitù della gleba è la condizione o lo stato di un fittavolo che per legge, costume o accordo è vincolato a vivere e lavorare in un terreno che appartiene a un’altra persona e a prestare determinati servizi a questa persona, siano essi remunerati o meno, e non è libero di mutare il proprio stato.
Pratiche analoghe alla schiavitù sono le forme servili di matrimonio e lo sfruttamento di bambini e adolescenti. Forme servili di matrimonio sono i casi in cui una donna, senza diritto di opporvisi, è promessa o data in matrimonio in cambio di un pagamento in denaro o in natura ai genitori, tutori, familiari o a qualche altra persona o gruppo; o quando il marito di una donna, la famiglia o il clan hanno il diritto di cederla a un’altra persona ricevendone un prezzo; oppure quando una donna, alla morte del marito, può essere ereditata da un’altra persona. Lo sfruttamento dei bambini e degli adolescenti è qualsiasi consuetudine o pratica in virtù della quale un bambino o un giovane minore di diciotto anni viene consegnato da uno o ambedue i genitori naturali o dal proprio tutore a un’altra persona, sia per denaro o meno, con l’intento di sfruttare il bambino o il giovane oppure il suo lavoro.
Nella definizione internazionale di lavoro forzato sono inseriti due criteri essenziali: la minaccia della punizione e l’assenza di volontarietà. Il lavoro forzoso si ha quando le persone sono sottoposte a violenza psicologica o a coercizione fisica ( la minaccia di punizione) per prestare qualche servizio o lavoro che altrimenti non avrebbero accettato di compiere ( l’assenza di volontarietà). L’Organizzazione Internazionale del Lavoro esplicita chiaramente che il consenso dei lavoratori è limitato se si è conseguito con l’inganno, la frode o la ritenzione dei documenti di identità.
Nella pratica, molte delle vittime cadono nel lavoro forzato mediante la frode e l’inganno. La minaccia di punizione, che segue, si configura spesso come violenza fisica o minacce di morte rivolte alla vittima o alla sua famiglia. La punizione può consistere anche nella denuncia alla polizia o alle autorità dell’immigrazione quando la residenza delle vittime o la loro situazione di lavoro è illegale, oppure nella confisca dei documenti di identità, e può arrivare fino a minacciare una vendetta ‘soprannaturale’. Si può usare anche il non pagamento dei salari come forma di “ricatto” per costringere i lavoratori a prestare del lavoro non voluto. Per principio, quando si tratta di determinare se una persona si trovi nella condizione di lavoro forzato si deve verificare se sussistano i due criteri della punizione e dell’assenza di volontarietà. Tuttavia, in pratica, se c’è minaccia di punizione, normalmente c’è anche una mancanza di libera scelta.
- Traffico per il prelievo di organi
La storia di Farkhod
L’ultima volta che Makhbuba Aripova, una giovane donna della Repubblica dell’Uzbekistán in Asia Centrale, vide suo marito, fu quando questi era sul punto di partire per il Canada con l’intenzione di iniziare una nuova vita. Makhbuba, incinta di cinque mesi, doveva ricongiungersi con lui quando sarebbe nato il loro primo figlio. Alcuni giorni dopo, i resti del marito furono rinvenuti in sacchi neri di plastica nella sua città natale di Bukhura, 2.500 chilometri a sud est di Mosca. Accanto a lui giacevano i corpi mutilati di sua sorella, suo cognato e dei loro tre figli, che avrebbero dovuto emigrare con lui.
Gli investigatori ritengono che essi facciano parte delle decine di vittime di una banda di spietati commercianti di organi umani che attraggono le persone con la promessa di posti di lavoro all’estero per poi ucciderle. Qualche tempo fa, a Bukhura, Alima Korayev, Ferudtin suo marito e il loro figlio Dzheykhum furono processati per l‘assassinio di due loro presunti complici, uno dei quali era medico.
Quando la polizia, il dicembre scorso, fece irruzione nella casa dei Korayev rese noto di aver rinvenuto dei sacchi di plastica che contenevano parti di corpo umano, da cui erano stati prelevati gli organi. C’erano anche 60 passaporti appartenenti a persone scomparse, assieme a 6.000 libbre, una somma enorme in un paese dove il salario medio mensile è di 10 libbre. La polizia afferma che quel denaro possa provenire dalla vendita di organi.
“Non mi riprenderò mai più”, disse Aripova, che aveva 21 anni e che ha avuto un aborto spontaneo dopo il ritrovamento del cadavere di suo marito. “Farkhod voleva che partissi con lui, ma io avevo paura a causa della mia gravidanza, per cui rinviai la mia partenza. Gli diedi un bacio e pensai che l’avrei rivisto in Canada. Fu fatto a pezzi. Aveva 23 anni. Com’è possibile che qualcuno faccia una cosa del genere?”
Le vittime avevano organizzato il loro viaggio rivolgendosi a Kora, una impresa creata l’anno precedente dai Korayev. Dietro versamento di una piccola quota, si promettevano loro dei posti di lavoro in Canada e Australia assieme a visti e permessi di lavoro. In questo paese afflitto dalla povertà e dalla disoccupazione sono state parecchie le persone a presentarsi e proporsi.
Gli investigatori ritengono che, con l’aiuto del medico, i Korayev uccidessero i loro clienti prima di esportare reni e altri organi, che poi venivano introdotti in Russia di contrabbando. Quale sia stata la destinazione finale di questi organi non è noto, però alcuni sospettano che fosse la Turchia. Dopo l’arresto della banda, un alto funzionario delle dogane dell’aeroporto internazionale di Bujara si suicidò. La polizia crede che fosse implicato nel traffico aiutando a contrabbandare parti di corpo umano.
I Korayev ammettono gli assassinii, asserendo che le vittime dovevano loro dei soldi, ma negano il commercio di organi. Le autorità dell’Uzbekistan hanno imposto il silenzio stampa sul caso per timore di danneggiare l’immagine del paese. Il pubblico non ha potuto assistere al processo, salvo i familiari delle vittime. Molti svennero quando si addussero le prove, mentre altri dovettero essere frenati dalla polizia.
“La casa dei Korayev pareva una macelleria”, disse un investigatore. “ Le vittime in genere venivano trattenute alcuni giorni in un appartamento. Si diceva loro che dovevano sottoporsi a degli esami medici e fare delle iniezioni. Farkhud e i suoi parenti furono tenuti prigionieri e alimentati solo con succo di limone per purificare il loro organismo prima di essere assassinati”.16..
Che cos’è il traffico per il prelievo di organi?
Il trapianto di organi è diventato in certo modo una spada a doppio taglio, dato che il traffico illegale di organi umani aumenta in proporzioni inaudite. Può succedere che una persona malata abbia urgente bisogno di un nuovo rene, ma che questo non sia disponibile al momento. In tale caso, la gente, che dispone del denaro sufficiente, può essere tentata di reperire l’organo, di cui c’è tanto bisogno, in tutti i modi possibili. Dopo tutto nessuno vuole veder morire una persona cara.
Commercianti illegali di organi, senza scrupoli, sfruttano questo tipo di situazioni, come pure l’amore che gli esseri umani nutrono per i membri della propria famiglia. Pare non siano disponibili dei dati attendibili sulla vera estensione e il costo reale del traffico di organi. Tuttavia, si stima che i mediatori di organi percepiscano fra i 100.000 e 200.000 dollari per organizzare un trapianto per dei pazienti ricchi.
La maggior parte degli organi illegali proviene da paesi molto poveri, dove la gente priva di mezzi e senza educazione è più che disposta a cedere un rene per poter nutrire la propria famiglia. Molte di queste persone vedono la vendita dei propri organi come un’opportunità loro concessa per continuare a vivere o per mantenere in vita i propri figli.
La conduttrice del programma Ultimate Explorer, del National Geograph, Lisa Ling si recò in India per fare delle indagini su voci relative a un commercio di organi, reperiti in modo illegale, molto diffuso in quel povero paese. Visitò un quartiere disperato, noto localmente come il “villaggio del rene”, perché molti dei residenti avevano venduto illegalmente uno dei loro reni. “Dicono di ricevere circa 800 dollari per rene, che per loro è l’equivalente del salario di un anno”, disse Ling a National Geographic New. Per loro è una quantità di denaro notevole, ma quando si esaurisce non possono vendere altri organi.”
Molte delle persone con cui Ling s’era incontrata non avevano ricavato un beneficio economico duraturo dalla vendita illegale del loro rene, ma non erano neppure angosciate per essersi sottoposte a un intervento chirurgico potenzialmente pericoloso. Dopo aver perso un rene, i donatori sono più a rischio per qualsiasi problema che in seguito potrebbe colpire il rene loro rimasto. Inoltre, la stessa operazione di prelievo del rene, come si è detto precedentemente, può essere pericolosa o perfino mortale – in particolare quando si effettua in centri clandestini e illegali.
“Noi non trovammo nessuno che si fosse ammalato in seguito alla vendita di uno dei reni”, ha soggiunto Ling. “Le persone che conobbi, conducevano una vita normale e non è che si rammaricassero tanto; sopravvivevano bene anche con un solo rene. Per gente così provata dalla povertà, è un’opzione orripilante, ma comunque un’opzione. E ciò solleva senza dubbio molte questione etiche”.
Questo tipo di pratiche nel mondo sviluppato ha dato luogo al cosiddetto “turismo del trapianto”, in cui i pazienti si spostano dai paesi ricchi dove non c’è il mercato nero di organi, verso quelle parti del mondo dove si possono ottenere gli organi ed è possibile effettuare l’operazione chirurgica di trapianto… pagando, evidentemente.
Con una domanda di organi così elevata e con un commercio illecito già in atto nel mondo sviluppato, sarebbe possibile organizzare un qualche tipo di compensazione per alleviare la scarsezza di organi nei paesi industrializzati?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene che la percentuale del traffico di organi arrivi al 10 per cento dei trapianti in tutto il mondo e considera che ciò danneggi seriamente il processo dei trapianti in generale. Sebbene l’organizzazione riconosca che la domanda di organi sta crescendo molto più rapidamente dell’offerta, non approva affatto la tendenza attuale della vendita di organi .
L’OMS stima che ci siano più di 95.000 persone solo negli Stati Uniti in lista d’attesa per il trapianto di rene e oltre 65.000 in Europa. Sfortunatamente, negli Stati Uniti, con i metodi legali tradizionali, sono disponibili solo 25.000 reni l’anno e 16.000 in Europa..
Le vittime del traffico umano rivolto al prelievo di organi sono solitamente reclutate entro gruppi vulnerabili, mentre invece la maggiorar parte dei trafficanti proviene dalla delinquenza organizzata. Il crimine organizzato attira la gente all’estero con false promesse e la convince o obbliga a vendere i propri organi. I destinatari degli organi pagano un prezzo molto più elevato di quello che ricevono i donatori, perché una parte dei benefici va agli intermediari, ai chirurghi e ai direttori degli ospedali che si dice siano coinvolti nella rete del crimine organizzato. Questo crimine si può distinguere da altre forme di traffico per i settori da cui provengono i trafficanti e gli “intermediari” di organi: i medici e altri membri del personale sanitario, i conducenti delle ambulanze e i lavoratori delle pompe funebri sono spesso coinvolti nel traffico d’organi – oltre a quelli che sono normalmente implicati nelle reti criminali del traffico di esseri umani.
Nel Protocollo per Prevenire , Sopprimere e Punire il Traffico di Persone specie di Donne e di Bambini si menziona il traffico di persone per il prelievo di organi, integrando così la Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato Transnazionale. L’inclusione di questa forma di sfruttamento nel Protocollo intendeva riferirsi sia a quelle situazioni in cui una persona viene sfruttata da trafficanti, che cercano di ottenere un profitto nel “mercato degli organi”, sia a situazioni in cui il prelievo di organi e/o di parti del corpo è destinato alla stregoneria e alla medicina tradizionale. Nel primo caso le forze del mercato mettono in moto la domanda e l’offerta: coloro che hanno disperato bisogno di un trapianto d’organo comperano un organo da coloro che sono estremamente poveri (o da “intermediari” che hanno ottenuto l’organo con la forza o con l’inganno). Nel secondo caso, i “muti” (medicamenti magici usati in alcune parti dell’Africa) comportano l’estrazione di parti del corpo (incluso crani, cuori, occhi e genitali) che poi vengono vendute e utilizzate da finti stregoni e altri pervertiti nei loro rituali per incrementare la ricchezza, l’influenza, la salute o la fertilità.17..
- Traffico di bambini
Il traffico di bambini per fini sessuali è una delle più ripugnanti e brutali forme di delinquenza. Sebbene faccia parte della tratta di esseri umani per fini sessuali in generale, ha delle caratteristiche proprie e deve essere affrontata separatamente.
Oggi, un numero elevato di ragazzi e ragazze in tutte le città del mondo è costretto a prestare i propri servizi come schiavo sessuale. I trafficanti del sesso scelgono adolescenti tra i dodici e diciassette anni come loro candidate privilegiate. I clienti che frequentano regolarmente i bordelli preferiscono le adolescenti a qualsiasi altro gruppo d’età. Visto nella cinica prospettiva del proprietario di schiavi, le adolescenti hanno anche una maggiore “durata di vita”. Quanto più invecchiano tanto più perdono la loro attrattiva giovanile. Inoltre, le ragazze minori di dodici anni possono richiamare l’attenzione delle autorità di polizia.
Siccome il traffico sessuale si maschera come “prostituzione”, la gente in genere non si scandalizza. Ha l’idea che queste ragazze siano delle criminali o delle pervertite del sesso o che, nel migliore dei casi, siano vittime del proprio ambiente: disperate per la loro sopravvivenza, le ragazze “sceglierebbero” di vendere i propri corpi a fine di lucro.
I veri delinquenti si nascondono nell’ombra. Una rete criminale di trafficanti, lenoni, razziatori, proprietari di bordelli e di clienti sfrutta delle ragazze vulnerabili e le obbliga a una vita di commercio sessuale. Una volta che si scopre il funzionamento interno di questa rete criminale, il senso comune prevale. Una ragazza non si presterebbe di certo di sua volontà a subire il trauma ripetuto ogni sera di dieci (o più) adulti che penetrano il suo corpo. Esiste un termine per questo tipo di sfruttamento di minori: stupro.19
Com’è che le ragazze diventano vittime dello sfruttamento sessuale? Succede solo in rari casi che un trafficante del sesso rapisca una ragazza dei quartieri alti. Ciò comporta un rischio troppo elevato. Una famiglia di una comunità ricca è più facile che metta in moto le autorità legali e politiche affinché conducano un’adeguata ricerca della ragazza rapita. Se catturati, i reclutatori hanno una maggiore probabilità di venire incriminati e di compromettere l’intera operazione. Perché dovrebbero correre questo rischio quando possono trovare facilmente tante candidate nei quartieri poveri?
Inoltre, questi banditi possono ingannare più facilmente le famiglie bisognose con il miraggio di una vita migliore. L’attrattiva di un lavoro stabile può indurre i genitori a sottovalutare i rischi di inviare le proprie figlie lontano. Alle adolescenti possono promettere un impiego come modelle in un altro paese o anche qualcosa di meno brillante, come il lavoro molto ben remunerato in un ristorante o in un negozio al dettaglio. Ai genitori di figlie piccole nelle zone rurali si dice che una famiglia facoltosa in una grande città ha bisogno di una domestica o di una bambinaia. Queste offerte sono fatte per sottrarre le figlie al raggio d’azione di coloro che possono aver cura di loro. I ‘reclutatori’ di ragazze non hanno nessuna intenzione di mantenere le loro promesse; ma si premurano di vendere le ragazze al padrone di un bordello quanto prima. Il loro gioco consiste nell’offrire l’illusione di un percorso dorato per uscire da condizioni familiari precarie.
A questo proposito, anche le famiglie di classe medio-bassa, ma con aspirazioni sociali elevate, possono essere vulnerabili ai trafficanti quanto le famiglie più povere. Una scorciatoia per migliorare il proprio stato sociale esercita sempre un’enorme attrattiva.
I genitori con aspirazioni materiali a volte sono disposti ad esporre i propri figli a situazioni pericolose. Non è raro che dei genitori consegnino la figlia a un trafficante anche quando sono perfettamente consapevoli che la ragazza verrà sfruttata sessualmente. Il trafficante può anticipare ai genitori una somma in contanti sui futuri guadagni della figlia, con la promessa di ulteriori versamenti anche in futuro. Da parte loro i trafficanti incaricati di reclutare le ragazze fanno questi accordi per poter stabilire un solido commercio nella regione. I vicini saranno testimoni della credibilità di quel trafficante come pure dell’ascesa finanziaria della famiglia che ha venduto la propria figlia, e così saranno più disposti a vendere anche loro le proprie figlie.
Quanti lottano contro il traffico sessuale nel Sud Est Asiatico o in America Latina riferiscono che i genitori di solito vendono le proprie figlie per poter fare delle migliorie in casa o comperare un automobile o un altro oggetto di consumo. Da storie simili accadute in Albania risulta che alcuni genitori vendono le proprie figlie per acquistare un televisore a colori.
Il trafficante del sesso, che recluta le ragazze, cerca di allontanarle dalla loro regione d’origine il più presto possibile. Quando si tratta di rapimento, il trafficante ha molte ragioni per temere di venire arrestato. Anche se i genitori della ragazza rapita non sono coinvolti nel rapimento, un parente o un amico adulto possono prendere le parti della ragazza e costringere la polizia a intervenire. Invece, una ragazza anonima, marchiata come “giovane prostituta”, è molto meno probabile che possa avere un avvocato. Delle ragazze straniere, tra la popolazione dominante, evocano meno simpatia di quelle che hanno la stessa nazionalità o fanno parte dello stesso gruppo etnico. Per questa ragione, i trafficanti sono soliti trasferire le ragazze schiave nella parte opposta del paese o, meglio ancora, dall’altra parte dell’oceano.20
Una volta che i trafficanti allontanano le vittime dalla loro comunità d’origine, sogliono vendere le ragazze ai proprietari di schiavi che organizzano il mercato sessuale, per esempio ai magnaccia o ai proprietari di club di strip-tease, sexy bar, bordelli, club di karaoke o saloni di massaggi. Molti trafficanti intrattengono rapporti costanti con il proprietario di schiavi, per cui sanno chi sarà il compratore già prima di sequestrare le ragazze . Sebbene succeda di rado, alcuni trafficanti operano sia come ‘reclutatori’ di ragazze che come conduttori di un sex-shop loro proprio.
Il proprietario di schiavi si attiva subito per assumere il completo controllo della vita della ragazza. Alle ragazze vengono prelevati i passaporti, i certificati di nascita, carte d’identità, e ogni altro documento di cittadinanza. La ragazza è molto ben sorvegliata e rinchiusa in una stanza quando non è accompagnata. Anche se le riesce di fuggire, non ha denaro, probabilmente non è in grado di parlare la lingua locale e non sa a chi rivolgersi per ottenere aiuto. Tenuto conto della loro esperienza passata, le ragazze schiave istintivamente non hanno fiducia dei funzionari pubblici o della polizia.
Il proprietario di schiavi, in genere, intrattiene pure una relazione di dipendenza finanziaria con la ragazza. Le necessità vitali di base come il cibo, i vestiti e l’alloggio sono addebitati sul “conto” della ragazza. Fino a quando non abbia saldato il debito, la ragazza è obbligata a continuare a servire il proprietario di schiavi.
I padroni di schiavi confermeranno il loro controllo con la continua minaccia della violenza. Quasi tutte le ragazze vittime del traffico testimoniano d’essere state vittime di un atto di violenza nelle prime quarantotto ore del loro rapimento. I padroni di schiavi hanno fatto uso della violenza e le hanno pestate brutalmente per imporre il proprio dominio su di loro. Nella logica del mondo del traffico sessuale una ragazza terrorizzata è una ragazza arrendevole e acquiescente. Il proprietario di schiavi, pertanto, non lascerà mai che una ragazza sfugga al terrore.
Gli allevatori utilizzano l’espressione “spezzare l’animo di un cavallo selvaggio”. In certo qual senso è proprio così che i padroni di schiavi trattano le loro ragazze schiave del sesso. Esse dovranno imparare ad accondiscendere a qualsiasi atto sessuale venga loro richiesto dal cliente. La violenza inferta all’inizio spezzerà ogni resistenza che possa tentare di affiorare. Se un cliente si dovesse lamentare che la schiava del sesso è stata poco compiacente, essa subirà una punizione celere e brutale.
La minaccia della violenza diventa onnipresente nella vita della schiava del sesso. La ragazza sa che un tentativo di fuga andato a vuoto si risolverà in un brutale pestaggio.21
- Anatomia del Traffico Umano
Il ricercatore Siddhardt Kara nel suo libro “Sex Trafficking: Inside the Business of Modern Slavery” propone una anatomia del traffico sessuale, che può essere utilizzata anche in tutte le altre forme di tratta di esseri umani, eccettuato forse il traffico d’organi, per descrivere il quale sarebbe probabilmente necessario inserire alcune modifiche. Secondo lui, tutti i crimini del traffico sessuale hanno due componenti comuni: il commercio di schiavi e la schiavitù. Queste due componenti sono state prese brevemente in considerazione nella sezione in cui è stata definita la tratta di persone (1.1). Il commercio di schiavi rappresenta il lato dell’offerta dell’industria del traffico sessuale, cioè, le persone che cercano e procurano le vittime da vendere. La schiavitù rappresenta il lato della domanda, cioè, i luoghi e le circostanze in cui le vittime sono sistemate e sfruttate. All’interno di queste due componenti ci sono tre tappe: acquisto, trasferimento e sfruttamento.
È importante capire bene l’interrelazione fra questi tre elementi. È necessario comprenderla a fondo per poter lottare contro i mali del traffico umano. Può essere utile immaginare il traffico sessuale come una malattia che infetta la civiltà umana. Per sradicare una malattia si richiede la comprensione della sua anatomia molecolare, che a sua volta comporta una comprensione maggiore di come funzioni la malattia. Tramite questa comprensione più approfondita, emergono quelli che sono i suoi punti più vulnerabili ed è possibile prescrivere un trattamento più appropriato per poterla sradicare.
1.4.1. Acquisto
L’acquisto assume più o meno una delle seguenti forme: l’inganno, la vendita effettuata dalla famiglia, il sequestro/rapimento, la seduzione o l‘avventura sentimentale e il reclutamento da parte di una schiava precedente.
L’inganno consiste in un falsa offerta di un posto di lavoro, di un viaggio, di studi, di matrimonio o di un’opportunità di guadagno. Quando la gente è disperata per la mancanza di opportunità di guadagno o per spostamenti dovuti alla guerra, a conflitti civili o a pregiudizi culturali, resiste di rado all’attrattiva di un posto di lavoro permanente e ben rimunerato in un paese ricco.
Le condizioni di povertà, la disperazione e gli spostamenti inducono molte famiglie a vendere il proprio figlio. Tali vendite non sono mai facili, ma alcuni genitori sono indotti a farle – oltre che per acquisire del denaro necessario per la famiglia – nella speranza che il proprio figlio si trovi bene e ritorni presto con una notevole somma di denaro. Ma ci sono anche dei genitori che vendono i propri figli per avidità, aspettando che il proprietario di schiavi invii loro degli utili.
Il rapimento (o sequestro) non è una forma frequente di acquisto di uno schiavo, perché la vittima non è disposta a viaggiare e cercherà in tutti i modi possibili di fuggire. Tuttavia, si verifica.
La seduzione o l’avventura amorosa è utilizzata dai cosiddetti lover-boys per quelle ragazze che intendono sposarsi in un paese straniero. Si avvicinano a ragazze attraenti e vulnerabili, offrono amore eterno, fanno regali stravaganti e le seducono prospettando loro l’idea di emigrare in un paese ricco dove poter costruire la loro vita insieme. Procurano loro documenti falsi per il viaggio e l’amante di solito fa partire anticipatamente la giovane in treno o in aereo dicendole che al suo arrivo incontrerà un suo amico fidato. L’amico è quasi sempre un mercante di schiavi o il proprietario di un bordello.
Il reclutamento da parte di una schiava precedente è forse la forma più difficile a credersi. Si basa su di una psicologia complessa di schiavitù sessuale. Le schiave sessuali adottano numerosi meccanismi di adattamento per sopravvivere alle loro terribili esperienze, incluso l’abuso di droghe e alcol e la scontrosa accettazione della propria vita di schiava come la migliore che si meritino. Per quanto possa apparire strano, esse si convertono in alleate dei proprietari di schiavi e, dopo un certo periodo, giungono perfino a reclutare nuove schiave.
1.4.2. Trasferimento
Gli schiavi reclutati sono trasferiti dai paesi d’origine, attraverso paesi di transito, nei paesi di destinazione. Nel caso di traffico interno uno stesso paese serve come paese d’origine, di transito e di destinazione. Questo trasferimento avviene utilizzando tutte le forme possibili di trasporto: auto, autobus, treno, aereo, motoscafo, nave traghetto, e perfino zattere o a piedi attraverso i monti. S pagano delle tangenti alle guardie di frontiera e si usano passaporti falsi per il trasporto di individui in quasi tutte le parti del mondo. Quando le vittime sono sequestrate, o quando si rendono conto che l’offerta di lavoro è falsa, spesso vengono drogate o picchiate perché non aprano bocca durante il viaggio.
Il macro-movimento di schiavi comporta il trasferimento da aree e paesi poveri ad aree e paesi ricchi. Il trasferimento a volte consiste in due passaggi: da una zona rurale a un centro urbano di uno stesso paese, e poi con un trasporto internazionale in un’altra nazione. L’intento è quello di fiaccare completamente gli schiavi prima di trasportarli all’estero. Quanto più prostrato è l’animo di uno schiavo o di una schiava, tanto più è disposto ad accettare la vita di schiavo. Questo significa che è molto meno probabile che possa fuggire e i trafficanti possono ricavare maggiori guadagni dai proprietari di bordelli.
1.4.3. Sfruttamento
Sebbene lo sfruttamento degli schiavi inizi nel momento in cui sono acquistati, lo sfruttamento vero e proprio si ha mediante la coercizione violenta ad effettuare servizi non pagati. Gli schiavi vengono violentati, torturati, ridotti alla fame, umiliati e drogati durante il trasporto, a volte per il mero piacere dei trafficanti ma anche per fiaccare i loro animi e renderli più sottomessi al loro arrivo.
Quando giungono a destinazione sono sottoposti a sfruttamento in diversi luoghi: bordelli, club, sale - massaggi, appartamenti, hotel e strade.
I bordelli si trovano specialmente nei quartieri a luci rosse delle grandi città, ma possono essere anche nascosti, specie nei paesi in cui sono illegali, come per esempio in Italia.
I club sono in generale sale da ballo o discoteche nelle quali i servizi sessuali si prestano in stanze appartate o nei seminterrati. La ragazza vive nel club-bordello e non le si permette mai di uscire.
Le sale - massaggi si usano in genere come facciata per la prostituzione, specie in paesi nei quali la prostituzione è illegale. Ufficialmente offrono solo massaggi, ma in realtà offrono sesso.
Gli appartamenti – bordello sono più comuni in Europa e negli Stati Uniti. Sono diretti da una piccola organizzazione o da un gruppo di persone con non più di sei e un massimo di otto schiave. In genere accalappiano o si procurano i clienti attraverso degli annunci nella sezione riservata alle relazioni dei giornali locali.
Gli hotel vengono usati meno di frequente per sfruttare le schiave del sesso, perché l’ambiente non è sicuro. Oltre a questo, ci sono degli hotel nei quali agli ospiti viene offerto del sesso come parte del servizio. Le prostitute, che lavorano per i magnaccia o per le reti criminali negli hotel, sono di solito delle ex-schiave che hanno accettato un vita di prostituzione e cercano di fare più soldi possibile. I ruffiani (spesso donne) sono soliti riservarsi la metà dei guadagni delle prostitute.
La prostituzione di strada ha un vantaggio per le schiave del sesso: offre la possibilità di un ampio contatto col mondo esterno e qualche opportunità di fuga. Per questo i magnaccia scelgono solo le ragazze di cui si fidano e che ritengono possano prestare un servizio al cliente senza creare problemi. Alle prostitute viene assegnata ogni notte la quota di clienti che devono servire. Se raggiungono la quota assegnata, ricevono del cibo extra e dei regali; se non la raggiungono, si fa loro soffrire la fame e le si tortura. È poi poco probabile che le ragazze riescano a fuggire dalla strada perché sono lontane da casa e di solito non sanno la lingua. Inoltre, non hanno né denaro né passaporto, per cui corrono il rischio di finire in carcere o venire espulse. Andare dalla polizia è una scelta che avviene di rado, perché in quasi tutti i paesi i poliziotti stessi sono clienti delle schiave del sesso. Poliziotti corrotti accettano mazzette per permettere che i postriboli e i club funzionino, per guardare da qualche altra parte quando nelle strade ci sono delle prostitute che stanno lavorando, o per avvertire i tenutari dei bordelli quando avrà luogo una perquisizione. Ottengono perfino i favori sessuali delle ragazze - schiave come parte del contratto.
1.5. Perché prospera la schiavitù?
Il fatto che questo genere di male nel nostro mondo moderno non stia affatto diminuendo ma piuttosto aumentando – infatti sta prosperando – è un’indicazione che i mezzi che abbiamo usato finora per combatterlo non funzionano. Perché no? Kara22 avanza alcune risposte:
- La confusione sulla definizione di traffico, che si traduce nel concentrare l’attenzione sul trasporto anziché sullo sfruttamento. Come si è notato in precedenza, è necessaria una definizione corretta per poter elaborare politiche efficaci a risolvere il problema. La definizione attuale permette di trascurare lo sfruttamento delle vittime che in realtà è il nucleo del problema.
- La corruzione nell’applicazione della legge, nel controllo delle frontiere e nel sistema giudiziario. Nell’esperienza di Kara, in tutti i paesi (senza eccezione) gli agenti di polizia, le guardie di frontiera e i giudici, che accettano mazzette senza scrupoli e coprono i crimini, sono il problema principale. Permettono ai trafficanti di gestire un commercio molto redditizio con conseguenze minime.
- La mancanza di coordinamento e cooperazione internazionali nell’investigare e nel perseguire i crimini del traffico umano. Succede spesso che il paese di destinazione, quando si indagano questi crimini, si trova inviluppato in dispute giuridiche e dilazioni o rinvii dovuti alla politica o anche alla non volontà di collaborare con i paesi di origine. Mentre le organizzazioni del crimine hanno sviluppato il traffico globalizzato, gli sforzi dei governi per impedirlo spesso rimangono impantanati in un’inerzia nazionalista.
- La mancanza di un’applicazione specifica della legge centrata sui crimini connessi con la schiavitù e del suo finanziamento. Le leggi senza delle politiche concrete sulla loro reale applicazione sono insufficienti. C’è bisogno di denaro per finanziare le indagini, le retate, la protezione di testimoni, ecc. Spesso, però, non ci sono soldi a disposizione.
- La debole applicazione della legge e i pochi procedimenti penali intentati contro i trafficanti del sesso. L’assenza di volontà politica di far rispettare la legge e la corruzione endemica permettono che il traffico umano e la schiavitù si manifestino e traspaiano alla luce del giorno.
- Quando i criminali non vengono perseguiti, quando la punizione per aver commesso un reato è pressoché inesistente e i delinquenti avvertono di poter continuare con il loro comportamento criminale senza incorrere in alcun rischio. Per esempio, dal 2001 al 2005, negli USA, solo 140 (4%) dei trafficanti, che si calcola fossero tra i 3750 e i 5000, sono stati condannati.
- L’insufficiente protezione delle vittime, di cui si richiede la testimonianza per condannare i trafficanti del sesso. È rischioso e pericoloso per una vittima testimoniare contro i trafficanti che fanno parte di una rete diabolica, violenta, ben finanziata e ben organizzata.
- Leggi inefficaci che hanno un effetto economico irrisorio sui trafficanti del sesso. Non c’è quasi un rischio reale nell’essere un trafficante a causa delle deboli sanzioni previste dalla legge. La schiavitù sessuale è sopratutto un crimine da cui si trae un beneficio economico, cioè il proprietario di schiavi li sfrutta per minimizzare i costi del lavoro e massimizzare i profitti. I trafficanti spesso non corrono alcun pericolo di perdere i loro profitti a causa della legge.
1.6 Il traffico e la globalizzazione
Qual è il ruolo della globalizzzione nella tratta delle persone? In realtà, la globalizzazione aiuta i delinquenti a perpetrare queste atrocità con grande facilità. Il traffico sessuale sfrutta allo stesso tempo gli aspetti migliori e peggiori della globalizzazione. I paladini della globalizzazione reclamizzano la crescente facilità di svolgere commerci attraverso le frontiere. Sofisticati mezzi di comunicazione e leggi bancarie molto rilassate facilitano l’interscambio internazionale di beni. Le imprese virtuali possono operare in ogni o nessun luogo, facendosi conoscere solo quando e dove vogliono.
I sindacati del crimine organizzato approfittano di questi strumenti per creare reti più efficienti all’estero. Sebbene la maggior parte del traffico tragga origine da operatori locali, essi si connettono abilmente con un’industria del sesso internazionale, che cerca di colmare i vuoti nei bordelli, nelle sale-massaggi, nei locali di strip-tease e di lap-dance.
Un proprietario di un club a Cicago può prendere in mano il telefono e ordinare semplicemente che le vengano inviate tre belle ragazze dell’Europa dell’est. Due settimane dopo, un carico fresco di tre belle ragazze slave starà danzando nel suo club. Sebbene con tutta probabilità nel trasferimento delle ragazze sia stato coinvolto un certo numero di trafficanti semi-indipendenti, l’operazione apparirà semplice e perfetta al cliente di Cicago.
I critici della globalizzazione fanno notare che il capitale fluisce ovunque si possa sfruttare più facilmente la mano d’opera a buon mercato. I padroni del capitale abbandonano rapidamente un posto specifico quando si verificano queste due condizioni: (1) i profitti sono esauriti o (2) si possono ottenere gli stessi profitti più a buon mercato altrove.
Il traffico sessuale si manifesta anche in questo modo. Nelle ultime tre decadi l’area principale di reclutamento degli schiavi del sesso è passata rapidamente da una zona di depressione economica a un’altra. Negli anni settanta i trafficanti avevano di mira ragazze del Sudest asiatico ( specie della Tailandia, del Vietnam o delle Filippine). Dieci anni dopo aver sottratto ragazze all’Asia, i trafficanti spostarono la loro attenzione sulle ragazze africane provenienti dalla Nigeria, dall’Uganda e dal Ghana che inondarono i bazar internazionali del sesso. A metà degli anni ottanta e agli inizi degli anni novanta le ragazze provenienti dal Brasile, dal Messico, dalla Repubblica Domenicana e dall’America Centrale ( specie da El Slvador e dal Guatemala) divennero il piatto preferito dai trafficanti.
I trafficanti si muovono senza scrupoli per sfruttare le popolazioni vulnerabili. Negli anni ottanta la tratta di ragazze dall’Europa dell’est era appena registrata sullo schermo dei radar. In seguito al collasso economico e politico dell’Unione Sovietica, quella situazione è mutata radicalmente. L’Organizzazione Internazionale per l’Emigrazione (OIM) stima che a partire dl 1991, solo in Europa (dall’est all’ovest), circa un quarto di milione di donne siano state vittime della tratta di esseri umani.
Perfino nell’Europa dell’est le zone principali di reclutamento del traffico sono rapidamente mutate per profittare di altre opportunità di sfruttamento. Nel 1992, la grande maggioranza delle vittime del traffico proveniva dalla Polonia, dalla Romania, dall’Ungheria e dalla Cecoslovcchia. A metà degli anni novanta, però, questo mercato era stato ormai troppo sfruttato, per cui i trafficanti incominciarono a concentrarsi sulla Russia, sull’Ucraina, sulla Bulgaria e sulla Moldavia. Al cambio di millennio, la zona primaria di reclutamento si è spostata in Asia Centrale (Uzbekistán, Kazakistán e Kirghisistán) e in Georgia. I trafficanti si dirigono ovunque si possa ottenere maggior profitto.23
2. Parte II: GIUDICARE
Nella Parte II si analizzeranno alcuni criteri che possano aiutarci a discernere in modo corretto che cosa sia e casa comporti il traffico di persone. Si cercherà anche di fornire alcune informazioni su come si possa contrastare questa orrenda piaga.
2.1. Tratta di Esseri Umani nella Bibbia
Che cosa dice la Bibbia sulla tratta di persone? L’espressione “tratta di esseri umani” non compare nella Bibbia – dopotutto è un termine moderno. Lo sfruttamento, però, di alcune persone (soprattutto i più deboli) da parte di altri per fini di lucro e per piacere è un’antica pratica umana che precede di molto la Bibbia. In Egitto e Babilonia, per esempio, c’erano degli schiavi molto prima che esistesse Israele. Uno dei primi esempi registrati di tratta di esseri umani è la cattura di Lot, il nipote di Abramo, e della sua famiglia da parte di alcuni predoni in Gen 14,11-16. Quasi di sicuro i predoni intendevano ridurre in schiavitù la famiglia di Lot. Un altro esempio è quello di Giuseppe, un membro odiato dalla propria famiglia che venne venduto dai suoi fratelli in schiavitù (Gen 37,18-36).
La storia di Lot indica il contesto abituale della tratta di esseri umani nell’antico mondo del Mediterraneo: gli stranieri – quelli che non appartenevano a una società o a una cultura particolare – erano considerati oggetti legittimi di sfruttamento. I re fanno guerra non solo per estendere i propri domini e per la gloria, ma anche per arricchirsi con il bottino e gli schiavi. Gli stranieri, i membri di gruppi minoritari e i prigionieri di guerra non avevano diritti, per cui potevano essere obbligati a servire i membri più privilegiati della società. In tale contesto, l’antico Israele non fu un’eccezione. I re Davide e Salomone obbligarono i cananei a lavorare nei loro progetti di costruzione (Samuele 20,24; 1 Re 4,6; 15-23; 2 Cronache 8,7-8; vedi Giudici 1,33). Questa pratica fu tanto odiata che le tribù del nord d’Israele si ribellarono al re Roboamo, uccisero il suo sovrintendente ai lavori forzati, e Israele rimase diviso in modo permanente in due nazioni indipendenti (1 Re 12,18-20; 2 Cronache 10,18-19).
La legge israelita riconosceva la schiavitù e permetteva la schiavitù degli stranieri e anche dei cittadini. Tuttavia, la schiavitù normalmente era controllata e limitata, almeno per i cittadini. I nemici sconfitti erano soggetti ai lavori forzati (Deut 20,11), e molti schiavi erano donne e bambini catturati in guerra (Deut 20,14). Alcuni israeliti talvolta vennero ridotti in schiavitù perché non erano in gradi di pagare i debiti che avevano contratto, specie in tempi di crisi economica (Neemia 5,2). La legge, però, prevedeva che dopo un periodo di sette anni questi schiavi dovessero essere liberati e anche compensati (Esodo 21,2; Deut 15,12-14). Il libro dell’Alleanza (Esodo 20,23; 23,19) non concede simili diritti alle schiave, perché sembra supporre che spesso le donne diventassero le concubine o le spose secondarie dei proprietari di schiavi. Comunque, se lo sposo le negava gli alimenti, i vestiti o i doveri coniugali, la schiava ricuperava la libertà (Esodo 21,7-11; cfr. Deuteronomio 21.10-14). Il libro del Deuteronomio, d’altra parte, riconosce che tanto gli uomini che le donne schiave avevano gli stessi diritti e doveri (Deut 15,12). E anche la legge israelita, in genere, riconosceva certi diritti agli schiavi (Es 20,10) (un’eccezione, a quanto pare, se si considerano gli altri antichi codici del Medio Oriente). Infatti, l’ideale biblico sembra essere stato quello di una terra senza schiavitù (si veda Deuteronomio 7,12-15; 15,1-11 e Ger 34,8-20).
La schiavitù era un’istituzione stabile nel mondo antico e Israele non fu un’eccezione. Tuttavia, le sue leggi e i suoi atteggiamenti verso la schiavitù e altri tipi di sfruttamento e oppressione furono fortemente influenzati dalla sua storia (o tradizione), essendo stato anch’esso un popolo ridotto in schiavitù: “Ricordate che anche voi foste schiavi in terra d’Egitto” (Dt 15,15; si veda Es 23,9). La legge israelita, per esempio, non permetteva che gli schiavi fuggiti fossero riconsegnati ai propri padroni stranieri (Deuteronomio 23,16-17). Piuttosto, fu loro permesso di vivere liberamente in ogni parte del paese. Tale tolleranza normalmente non si riscontra nei paesi Del Medio Oriente. Anche il rapimento era guardato con orrore ed era ritenuto un delitto capitale (Es 21,16; Deut 24,7). La storia di schiavitù di Israele e il suo desiderio di libertà si opporrebbero senza dubbio al traffico umano moderno, che si prefigge di privare gli altri della propria libertà per sfruttarli a fini di lucro o di piacere. Infatti, la libertà è nel cuore della religione biblica, che iniziò con la liberazione di un gruppo di schiavi. Per i cristiani e gli ebrei la salvezza è un’esperienza di liberazione sia dall’oppressione politica ed economica che dal peccato e dalla morte.
Il Dio che decise di liberare Israele dalla sua schiavitù in Egitto (Esoso 3,7-10; 6,6) non tollera lo sfruttamento di alcuni esseri umani da parte di altri. Il Dio d’Israele si identifica coi poveri e con i forestieri, i quali erano facili vittime di sfruttamento. Dio non solo si aspettava che gli israeliti provvedessero ai poveri, ma anche che accogliessero cordialmente e proteggessero lo straniero e il forestiero: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati stranieri in terra d’Egitto”(Es 22,20; vedi 23,9; Deut 10,19). Il “forestiero” era protetto dalla legge: “Il forestiero dimorante tra voi lo tratterete come colui che è nato tra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lev 19,34; vedi 19,33; 24,22; Num 9,14; 15,15-16, 29, 30; Deut 1,16). Per le solite vittime dell’oppressione, i poveri, i forestieri come pure le vedove e gli orfani la legge israelitica prevedeva una protezione e dei benefici particolari (Esodo 20,10; 22,20-21; Lev 19,10; 23,22: Deut 14,29; 16,14; 24,17-21; 26,12-13).
Secondo la Bibbia è nella natura di Dio rispondere al grido degli oppressi e opporsi ai potenti che sfruttano i deboli (1 Sam 10,18; Sal 146,7-8; Prov 14,31; Sir 10,7; 35,12-18; Bar 4,21). Si potrebbe quasi definire Dio come il Dio degli oppressi, o almeno come Colui che proteggeva quelli i cui diritti e libertà erano negati. Era pratica normale d’Israele quella di appellarsi a Dio perché riscattasse le vittime dell’oppressione e dello sfruttamento (Deut 26,7; Gdc 4,3; Ne 9,27). Allo stesso tempo, Israele veniva biasimato, minacciato e punito ogni volta che opprimeva i poveri (Es 22,20; Prov 21,7; Is 1,12-16; 3,13-15; 58,6-10; Ger 7,6-7; 22,3; Ez 45,9; Am 3,9-11; 4,1; 5,7-15).
Molte delle preghiere che si trovano nell’Antico Testamento hanno come loro tema o messaggio un’invocazione a Dio perché liberi dall’oppressione e dallo sfruttamento chi sta pregando: “Signore, tendi l’orecchio, rispondimi perché io sono povero e oppresso” (Sal 86,1); “Riscattami dall’oppressione dell’uomo e osserverò i tuoi precetti” (Sal 119,134); “Strappa l’oppresso dal potere dell’oppressore e non essere meschino quando giudichi” (Sir 4,9). Altre preghiere rendono grazie a Dio per la liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento.
Nel Nuovo Testamento si ripropongono le stesse preoccupazioni e gli stessi temi. Gesù riconobbe che la propria missione era quella di “portare ai poveri il lieto annuncio, di proclamare ai prigionieri la liberazione,…di rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4,18). Paolo ricordò spesso ai primi cristiani “la gloriosa libertà dei figli di Dio” (Rm 8,21) e proclamò loro che essi “erano stati chiamati a libertà” (Gal 5,13; vedi 2,4; 4,7; 5,1; 2 Cor 3,17; cfr. Pt 2,16). Sebbene Paolo ammettesse la schiavitù (1 Cor 7,21-22, Ef 6,8; Col 3,11, 1Tm 6,1-2, Tit 2,9-19), chiese a Filemone di liberare il suo schiavo Onesimo perché lo aiutasse nel proprio ministero (Fm 7-17).
E così l’espressione traffico umano non appare nella Bibbia. La Sacra Scrittura, però, si preoccupa molto della libertà umana e condanna l’oppressione e lo sfruttamento degli altri. Nella Bibbia Dio s’identifica e aiuta coloro che sono oppressi, che possono ricorrere a Lui per ottenere protezione e vendetta. Dio ricorda a Israele la sua esperienza della schiavitù in Egitto. Questa esperienza deve indurre il popolo di Dio a proteggere la vedova, l’orfano, il forestiero e qualsiasi altra persona che possa essere facilmente sfruttata. La Bibbia condanna anche chi per profitto o piacere personale cerca di sedurre, controllare, manipolare, schiavizzare o sfruttare gli altri.24.
2.2. La Schiavitù e la Chiesa Cattolica
Qual è stato l’atteggiamento della Chiesa verso la schiavitù? A volte la Chiesa è stata accusata di aver appoggiato o perlomeno di non essersi sufficiente opposta alla schiavitù. In questa sezione si esamina la storia dell’atteggiamento della Chiesa verso la schiavitù.
La questione della schiavitù è molto complessa. Nel corso della storia, la Chiesa si è trovata in mezzo a culture che praticavano la schiavitù e dovette confrontarsi con loro. Un esempio è la lettera di San Paolo a Filemone. San Paolo sembra tollerare la schiavitù, ma avverte anche i padroni di schiavi che anch’essi hanno un padrone in cielo che li giudicherà (Col 4,1). A causa della sua debolezza in ambito politico, la Chiesa non può ostacolare o impedire tutte le pratiche malvagie. Tuttavia, la debolezza politica è molto diversa dall’approvazione. Ci sono molti esempi di santi che compravano degli schiavi e li mettevano in libertà (per esempio, San Nicola, i Trinitari, i Missionari dell’Africa [ i “Padri Bianchi”] e i Mercedari). Disgraziatamente, ci furono anche dei cattolici – anche chierici – che erano padroni di schiavi e promuovevano la schiavitù e i loro peccati hanno dato scandalo alla Chiesa e ad altri.
A complicare ulteriormente il problema è l’esistenza di forme diverse di schiavitù. Sebbene risulti ripugnante alla nostra moderna sensibilità, la servitù non sempre è ingiusta – come il lavoro forzato di delinquenti condannati penalmente o la servitù scelta liberamente per ragioni finanziarie personali. Queste forme sono denominate servitù a giusto titolo. Anche oggi possiamo vedere dei prigionieri accompagnati da guardie armate raccogliere i rifiuti lungo le autostrade. Anche la Convenzione di Ginevra del 1949 permette l’uso del lavoro dei prigionieri di guerra in determinate circostanze. Tuttavia, oggi tali circostanze sono rare. Ai tempi dell’Antico Testamento un uomo poteva vendersi volontariamente come schiavo per pagare i debiti contratti (Deut 15,12-18); ma questi schiavi dovevano essere liberati dopo sette anni o nell’anno del giubileo (Lv 25,54). La Chiesa tollerò solo la servitù a giusto titolo per un tempo determinato, perché non è un male in sé, sebbene se ne possa facilmente abusare. I papi, comunque, si sono sempre sistematicamente opposti alla schiavitù razziale, in quanto è totalmente priva di qualsiasi giustificazione morale.
Normalmente si pensa alla schiavitù in termini di persone innocenti che sono state ingiustamente catturate e costrette a diventare “bestie da soma” solo a causa della loro razza. Questa forma di schiavitù, nota come schiavitù razziale, iniziò su vasta scala solo nel secolo XV e fu formalmente condannata dai papi già nel 1435 – cinquantasette anni prima che Colombo scoprisse l’America! Nel 1404 gli spagnoli giunsero nelle Isole Canarie. Incominciarono a colonizzarle e a ridurre la popolazione indigena in schiavitù. Il Papa Eugenio IV nel 1435 scrisse al vescovo Fernando de Lanzarote nella bolla Sicut Dudum quanto segue:
..Hanno privato gli indigeni dei loro beni e li utilizzano per uso proprio, e hanno ridotto alcuni degli abitanti di dette isole in schiavitù perpetua, li vendono ad altre persone e commettono altri atti illeciti e malvagità contro di loro…Noi ordiniamo e comandiamo a tutti e a ogni fedele di ogni sesso che, nello spazio di quindici giorni dalla pubblicazione di questa lettera nel luogo in cui vivono, restituiscano alla loro primitiva libertà tutte e ogni persona di entrambi i sessi che una volta erano residenti in dette Isole Canarie…e che sono state ridotte in schiavitù. Queste persone devono essere totalmente e perpetuamente libere e si devono lasciar andare senza esigere o imporre alcun pagamento di denaro…
I fedeli che non obbedirono furono scomunicati ipso facto. È la stessa pena che oggi viene comminata ai cattolici che prendono parte all’aborto.
Un secolo più tardi gli spagnoli e i portoghesi colonizzarono l’America del sud. Disgraziatamente, la pratica della schiavitù non solo non finì ma aumentò ulteriormente. Sebbene non lo si possa definire un santo, Papa Paolo III nel 1537 promulgò una bolla per la Chiesa universale intitolata Sublimis Deus, nella quale scrisse:
…Il Dio sublime amò così tanto la stirpe umana che creò l’uomo in modo tale che potesse partecipare non solamente del bene di cui godono le altre creature, ma lo dotò della capacità di elevarsi al Bene Supremo, invisibile e inaccessibile…Vedendo ciò, e provandone invidia, il nemico del genere umano, che sempre si oppone alle opere buone, affinché gli uomini periscano, inventò un mezzo fino ad oggi inaudito per impedire che la parola di Dio fosse predicata alle genti per la loro salvezza e ispirò alcuni dei suoi sottoposti che, desiderando compiacerlo, non hanno esitato ad affermare che gli indiani orientali ed occidentali…devono, con il pretesto che non conoscono la fede cattolica, essere condotti alla nostra obbedienza come se fossero animali e li riducono in schiavitù, affliggendoli con quelle violenze che si usano per le bestie…Noi, quindi, facendo uso dell’Autorità apostolica determiniamo e dichiariamo attraverso le presenti lettere che tutti gli Indiani e tutte le genti di cui in futuro i cristiani verranno a conoscenza, benché vivano fuori della fede cristiana, possano usare, possedere e godere liberamente e lecitamente delle loro libertà e del dominio delle loro proprietà e che non devono essere ridotti in schiavitù…
Il Papa Paolo III non solo condannò la schiavitù degli indiani, ma anche di tutti gli altri popoli. Nella sua frase “ un mezzo fino ad oggi inaudito” egli sembra ravvisare una differenza fra questa nuova forma di schiavitù ( cioè la schiavitù razziale) e le antiche forme di schiavitù a giusto titolo. Proprio alcuni giorni prima egli aveva emanato un Breve intitolato Pastorale Officium inviandolo al Cardinale di Toledo Juan de Tavera, in cui diffidava i fedeli cattolici dal promuovere la schiavitù pena la scomunica. Disgraziatamente, il Papa Paolo III in questo Breve Pontificio fece riferimento al re di Castiglia e Aragona. Dietro pressione politica, il Papa in seguito ritrattò il Breve, ma non annullò la bolla. È interessante notare che sebbene egli abbia ritrattato il suo Breve, i Papi Gregorio XIV, Urbano VIII e Benedetto XIV continuarono a riconoscere e confermare la loro autorità contro la schiavitù e la tratta di schiavi.
I papi Gregorio XIV (Cum Sicuti, 1591), Urbano VIII (Commissum Nobis, 1939) e Benedetto XIV (Immensa Pastorum, 1741) promulgarono le loro condanne contro la schiavitù e la tratta di schiavi. A differenza delle lettere papali anteriori, le scomuniche erano dirette al clero invece che ai laici. Nel 1839 Papa Gregorio XVI pubblicò una bolla intitolata In Supremo il cui obiettivo principale era contro il commercio di schiavi. Tuttavia, essa condannava anche chiaramente la schiavitù razziale:
Noi, per l’autorità apostolica, avvertiamo ed esortiamo fermamente nel Signore i fedeli cristiani di ogni condizione che nessuno in futuro osi molestare ingiustamente, spogliare delle loro proprietà o ridurre in schiavitù gli indiani, i neri o altre popolazioni del genere.
Nonostante queste condanne formali, i papi furono largamente ignorati dai laici cattolici e dal clero. Alcune nazioni cattoliche (Spagna e Portogallo) furono ampiamente coinvolte nella tratta degli schiavi. Molti cattolici a quel tempo possedevano o vendevano schiavi. Anche alcuni vescovi cattolici durante il secolo XIX sembrarono appoggiare la schiavitù. I papi furono talmente ignorati che alcune persone oggi affermano che mantennero il silenzio – e non è affatto vero. Questi peccati provocarono un grande scandalo alla Chiesa di Cristo. Fortunatamente, oggi la Chiesa si esprime con forza contro la schiavitù odierna.25..
2.3. L’insegnamento sociale cattolico sul traffico umano
Ci sono numerose dichiarazioni sulla tratta di esseri umani nella storia recente della Chiesa cattolica. Esse emanano direttive chiare sull’atteggiamento dei cristiani verso questo crimine.
Il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II condannò “…tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita infraumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno e non come persone libere e responsabili; tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e mentre guastano la civiltà umana, ancor più inquinano coloro che così si comportano che quelli che le subiscono; e ledono grandemente l’onore del creatore” (Gaudium et Spes, 1965, n° 27).
Catechismo della Chiesa Cattolica
“Il settimo comandamento proibisce gli atti o le iniziative che, per qualsiasi ragione, egoistica o ideologica, mercantile o totalitaria, portano all’asservimento di esseri umani, a misconoscere la loro dignità personale, ad acquistarli, a venderli e a scambiarli come fossero merci. Ridurre le persone, con la violenza, ad un valore d’uso oppure ad una fonte di guadagno, è un peccato contro la loro dignità e i loro diritti fondamentali. San Paolo ordinava a un padrone cristiano di trattare il suo schiavo cristiano «non più come schiavo, ma…come un fratello…come uomo nel Signore» (Flm 16) (n° 2414).
Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica
La solenne proclamazione dei diritti dell’uomo è contraddetta da una dolorosa realtà di violazioni, guerre e violenze d’ogni tipo, in primo luogo i genocidi e le deportazioni di massa, il diffondersi pressoché ovunque di forme sempre nuove di schiavitù quali il traffico di esseri umani, i bambini soldato, lo sfruttamento dei lavoratori, il traffico illegale delle droghe, la prostituzione: «Anche nei Paesi dove vigono forme di governo democratico non sempre questi diritti sono del tutto rispettati» (n° 158).
La situazione di una larga parte dei bambini nel mondo è lungi dall'essere soddisfacente, per la mancanza di condizioni che favoriscano il loro sviluppo integrale, malgrado l'esistenza di uno specifico strumento giuridico internazionale a tutela dei diritti del fanciullo,557 che impegna quasi tutti i membri della comunità internazionale. Si tratta di condizioni connesse alla mancanza di servizi sanitari, di un'alimentazione adeguata, di possibilità a ricevere un minimo di formazione scolastica e di una casa. Permangono insoluti, inoltre, alcuni gravissimi problemi: il traffico dei bambini, il lavoro minorile, il fenomeno dei « bambini di strada », l'impiego di bambini in conflitti armati, il matrimonio delle bambine, l'utilizzo dei bambini per il commercio di materiale pornografico, anche tramite i più moderni e sofisticati strumenti di comunicazione sociale. È indispensabile combattere, a livello nazionale ed internazionale, le violazioni della dignità dei bambini e delle bambine causate dallo sfruttamento sessuale, dalle persone dedite alla pedofilia e dalle violenze di ogni genere subite da queste persone umane più indifese.558 Si tratta di atti delittuosi che devono essere efficacemente combattuti, con adeguate misure preventive e penali, da una decisa azione delle diverse autorità. (n° 245).
Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
“Sono consentiti il trapianto e la donazione di organi prima e dopo la morte? Il trapianto di organi è moralmente accettabile col consenso del donatore e senza eccessivi rischi per lui. Per il nobile atto della donazione degli organi dopo la morte deve essere pienamente accertata la morte reale del donatore” (n° 476).
“Quali pratiche sono contrarie al rispetto dell’integrità corporea della persona umana? Esse sono: i rapimenti e i sequestri di persona, il terrorismo, la tortura, le violenze, la sterilizzazione diretta. Le amputazioni e le mutilazioni di una persona sono moralmente consentite solo per indispensabili fini terapeutici della medesima” (n° 477).
Papa Giovanni Paolo II
Il commercio di persone umane costituisce un oltraggio alla dignità umana e una grave violazione dei diritti umani fondamentali. Queste situazioni sono un affronto ai valori fondamentali condivisi da tutte le culture e da tutti i popoli, valori radicati nella natura stessa della persona umana… Chi può negare che le vittime di questo crimine sono spesso i membri più poveri e più indifesi della famiglia umana, "gli ultimi" fra i nostri fratelli e fra le nostre sorelle? …L'irritante tendenza a considerare la prostituzione come un affare o un'industria non solo contribuisce al commercio di esseri umani, ma è di per sé la prova di una crescente tendenza a separare la libertà dalla legge morale e a ridurre il ricco mistero della sessualità umana a un mero prodotto di consumo.”
“L’aumento allarmante del commercio di esseri umani è uno dei pressanti problemi economici, sociali e politici associati al processo di globalizzazione. È una grave minaccia per la sicurezza delle singole nazioni e un’improcrastinabile questione di giustizia internazionale.” (Lettera all’Arcivescovo Jean-Lous Tauran in occasione della Conferenza Internazionale su: “Schiavitù nel secolo XXI: la dimensione dei diritti umani nella tratta delle persone” (15 maggio 2002).
Papa Benedetto XVI
“Tra i segni dei tempi oggi riconoscibili sono sicuramente da annoverare le migrazioni, un fenomeno che ha assunto nel corso del secolo da poco concluso una configurazione, per così dire, strutturale, diventando una caratteristica importante del mercato del lavoro a livello mondiale, come conseguenza, tra l’altro, della spinta poderosa esercitata dalla globalizzazione. Naturalmente, in questo “segno dei tempi” confluiscono componenti diverse. Esso comprende infatti le migrazioni sia interne che internazionali, quelle forzate e quelle volontarie, quelle legali e quelle irregolari, soggette anche alla piaga del traffico di esseri umani.” (Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 2006).
“Le dimensioni del fenomeno rendono sempre più urgenti strategie coordinate tra Unione Europea e Stati africani, come pure l’adozione di adeguate misure di carattere umanitario, per impedire che questi migranti ricorrano a trafficanti senza scrupoli.” (Angelus della Domenica delle Palme 5 Aprile 2009: Come reazione all’affondamento di fronte alla Libia di un’imbarcazione sovraccarica di 200 africani che venivano in Europa).
“…Guardando poi più d'appresso al settore dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti. A questo proposito, è impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo. Come non pensare che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri?”( “I Giovani Migranti”: Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 13 gennaio 2008) .
“Desidero esprimere apprezzamento per gli sforzi dell'intera comunità cattolica della Tailandia volti a difendere la dignità di ogni vita umana, soprattutto di quella più vulnerabile. Di particolare interesse per voi è la piaga del traffico di donne e bambini e della prostituzione. Senza dubbio la povertà è un fattore alla base di questo fenomeno e, a questo proposito, so che si sta facendo molto mediante i programmi ecclesiali di sviluppo. Tuttavia, c'è un altro aspetto che va riconosciuto e affrontato collettivamente se si vuole porre fine in modo efficace a questo odioso sfruttamento umano. Mi riferisco alla banalizzazione della sessualità operata nei mezzi di comunicazione sociale e nell'industria dell'intrattenimento, che alimenta un declino dei valori morali e conduce al degrado delle donne, all'indebolimento della fedeltà coniugale e anche all'abuso dei bambini.” (Discorso di Benedetto XVI ai Vescovi della Tailandia in Visita “ad limina” Venerdì, 16 maggio 2008).
“…il corpo non potrà mai essere considerato un mero oggetto (cfr Deus caritas est, n. 5); la logica del mercato, altrimenti, avrebbe il sopravvento. Il corpo di ogni persona, insieme con lo spirito che è dato ad ognuno singolarmente, costituisce un'unità inscindibile in cui è impressa l'immagine di Dio stesso. Prescindere da questa dimensione conduce verso prospettive incapaci di cogliere la totalità del mistero presente in ognuno. E' necessario, quindi, che in prima istanza si ponga il rispetto per la dignità della persona e la tutela della sua identità personale. Per quanto riguarda la tecnica del trapianto di organi, ciò significa che si può donare solamente se non è mai posto in essere un serio pericolo per la propria salute e la propria identità e sempre per un motivo moralmente valido e proporzionato. Eventuali logiche di compravendita degli organi, come pure l'adozione di criteri discriminatori o utilitaristici, striderebbero talmente con il significato sotteso del dono che si porrebbero da sé fuori gioco, qualificandosi come atti moralmente illeciti. Gli abusi nei trapianti e il loro traffico, che spesso toccano persone innocenti quali i bambini, devono trovare la comunità scientifica e medica prontamente unite nel rifiutarli come pratiche inaccettabili. Esse pertanto vanno decisamente condannate come abominevoli.” ( Discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso Internazionale sul tema: “Un dono per la vita: Considerazioni sulla donazione di organi” promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, il 7 novembre 2008 ).
2.4. Aspetti sociali e culturali del Traffico Umano
Quali sono le cause sociologiche e culturali della tratta degli esseri umani? Il punto di vista sociologico indica per lo meno quattro cause: a) la povertà devastante, b) i conflitti armati, c) la rapida industrializzazione, d) la crescita esplosiva della popolazione. Ogni cultura ha il proprio complesso di valori che può portare la gente a scegliere il male. Qui esamineremo due cause culturali della tratta degli esseri umani in molte culture: a) la maledizione della femminilità e b) la vergogna.
Cause sociali della tratta degli esseri umani
- La povertà devastante. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite sulla schiavitù moderna, la tratta umana è alimentata soprattutto dalla povertà. Per esempio, in Zimbabwe, molte ragazze ricorrono alla prostituzione per sopravvivere alla crescente povertà. Le masse impoverite rappresentano una sfida economica in ogni paese. Sebbene trovare un lavoro possa essere difficile anche per un uomo, una donna senza educazione e povera non si adatta al profilo che la maggior parte degli imprenditori legali richiede ai suoi potenziali impiegati. Disperata di poter assicurare un minimo di benessere ai propri genitori o forse anche ai propri figli, una donna povera può arrivare ad essere una facile preda per il trafficante.
- I conflitti armati. Negli ultimi decenni parecchi paesi hanno vissuto – o stanno tuttora vivendo – dei conflitti armati. Questi conflitti hanno profonde ripercussioni sulle popolazioni. Le famiglie che fuggono dalla violenza o vanno in cerca di mezzi di sostentamento si riversano nei paesi vicini. I rifugiati di solito si mettono su di una via pericolosa. Diventano una minoranza in un nuova società, spesso non godono di uno stato giuridico e, a volte, divengono vittime di individui potenti che cercano di sfruttarli. I trafficanti considerano queste popolazioni come un’eccellente fonte di possibili vittime.
- La rapida industrializzazione. In aggiunta al caos causato dai conflitti armati c’è il balzo drammatico che alcuni paesi hanno fatto verso l’industrializzazione. La loro base produttiva passa da un’agricoltura di sussistenza a un’agricoltura rivolta a colture economicamente redditizie e all’industria ( anche se certamente non con lo stesso ritmo in ogni paese). Le famiglie contadine incontrano sempre maggiore difficoltà a ricavare il proprio sostentamento dalla terra. In molti casi si dirigono verso le zone urbane con la speranza di trovare un lavoro in una fabbrica. Sebbene l’industrializzazione possa stimolare la crescita dell’economia in generale, la distribuzione della ricchezza è raramente uniforme. Una parte elitaria della popolazione beneficia della concentrazione di terre e capitali e redige e predispone dei piani finanziari che non tengono conto delle necessità delle masse povere. Gli storici ci ricordano che le crisi sociali hanno sempre e ovunque accompagnato il processo di industrializzazione del mondo occidentale. Sebbene si speri che la modernizzazione nei paesi in via di sviluppo alla fine porti un progresso economico a tutti, a breve termine il povero viene sballottato come un relitto in un mare in tempesta.
- L’esplosiva crescita demografica. In molti paesi, specie nel sudest asiatico, più della metà della popolazione attuale ha meno di quindi anni. Di fronte alla scarsità di posti di lavoro e di cibo, le comunità locali non hanno risorse sufficienti per tutti i propri giovani. Per quanto sia tragico, i giovani sono i primi di cui si può fare a meno. La schiavitù di frequente solleva minacciosamente il capo in mezzo a questi e simili sconvolgimenti della stabilità sociale.
Cause Culturali del Traffico di esseri umani
- la maledizione della femminilità. Le ragazze in molte culture sono discriminate già in tenera età. Sono le prime ad essere ritirate dalla scuola in tempi di difficoltà economiche, quelle che hanno il compito di provvedere ai fratelli minori, di sbrigare le faccende domestiche e di assumersi la responsabilità della cura dei propri genitori.
- La vergogna. Le ragazze delle famiglie povere sono spesso biasimate per lo stato d’indigenza dei loro genitori. Le “buone” figlie devono preoccuparsi della salute e del benessere delle proprie madri e dei propri padri. L’incapacità di farlo si traduce in vergogna, per cui possono essere disposte a fare qualsiasi sacrificio pur di migliorare la situazione familiare.
Anche la percezione che la comunità ha della purezza sessuale gioca un ruolo notevole nella vergogna della ragazza. Una volta che una donna nubile ha perso la propria verginità, si considera spogliata, violata. Non importa se sia stato un membro della famiglia ad abusare di lei oppure uno sconosciuto a violarla. La purezza è tutto o niente – ce l’hai o non ce l’hai. La sua famiglia la riterrà come una macchia che grava sul suo onore e nessun uomo “rispettabile” vorrà più sposarsi con lei. La ragazza potrebbe essere anche venduta e avviata alla prostituzione, visto che ha perso la propria innocenza.
Tanto i trafficanti quanto i proprietari di bordelli utilizzano questo valore culturale per manipolare le ragazze. Se una ragazza appena reclutata si rifiuta all’idea di fare sesso con un cliente che paga, il proprietario di schiavi potrebbe violarla di persona e dirle: “Adesso sei di seconda mano e puoi concederti anche ad altri uomini.” Tragicamente, la ragazza è in grado di intendere perfettamente la logica di questo indottrinamento brutale e di rassegnarsi alla vita nel bordello. Ha perso tutto, la sua famiglia la rifiuterà e i suoi vicini la tratteranno come un paria. E ogni giorno che passa, diminuisce la possibilità di potersi nuovamente inserire in una comunità di vita rispettabile. Può anche vivere in esilio.
2.5. Aspetti psicologici del Traffico Umano
Perché la gente viene coinvolta nel traffico di esseri umani? Una risposta molto comune è che fra noi ci sono delle persone moralmente malvagie. Queste persone diventano trafficanti, magnaccia e clienti di schiave del sesso. La gente normale non schiavizza gli altri esseri umani, non li tortura o non li usa per il proprio profitto – noi pensiamo sia così. La gente normale non usa le donne, e molto meno i bambini, come meri oggetti di piacere sessuale. La gente normale non utilizza il lavoro da schiavo a fini di lucro, trattando gli altri come se non fossero degli esseri umani, sequestrandoli, dando loro cibo insufficiente e non pagandoli per il lavoro prestato. La gente normale non inganna gli altri esseri umani rubando i loro organi per rimpiazzare le parti del proprio corpo che non funzionano – e molto meno uccide le persone per farlo. Diciamo che le persone che compiono cose del genere sono diverse. Noi non faremo mai una cosa del genere.
Ma è proprio vero? Il teologo e psicologo Morton Kelsey26 ha un’opinione diversa. Meditando sulla croce di Gesù e su quelli che l’hanno crocifisso, ha avuto una serie di intuizioni che possono gettare un po’ di luce sulla tratta di persone.
Kelsey si domanda: Com’è possibile che degli esseri umani possano trattare altri esseri umani in questo modo? Come possono essere tanto insensibili, tanto brutali, tanto sadici, tanto crudeli e duri? Nella sua risposta, fa riferimento a Fritz Kunkel, il quale sostiene che al di sotto della nostra personalità normale (quella che si mostra al pubblico), ciascuno di noi ha una sentina in cui nascondiamo l’immondizia e i rifiuti che preferiamo non vedere e che non permettiamo agli altri di vedere. E sotto quella c’è una segreta ancora più sotterranea in cui ci sono draghi e demoni – un luogo veramente infernale, ricolmo di violenza, odio e malvagità. A volte, i demoni sfuggono da questi livelli inferiori ed è proprio allora che si commettono cose orribili contro altre persone. In ciascuno di noi, nel fondo del nostro essere, c’è il male.
Se grattiamo la superficie di ogni persona, sotto sotto possiamo scoprire una bestia o qualcosa di peggio d’una bestia. Non vogliamo crederci, ma i fatti dicono il contrario. Chi erano quelli che dirigevano i campi di concentramento della Germania nazista, quelli che alimentavano i forni a gas, facevano paralumi con la pelle umana e compivano assassini di massa? La Germania era una delle nazioni più evolute e colte del mondo. Si è tentati a credere che le persone coinvolte nei massacri dei campi di concentramento fossero dei mostri pervertiti. Invece, la maggior parte di loro, fino a quando non entrarono in quei ruoli, erano stati dei pacifici cittadini della Germania che non avrebbero mai fatto del male ad altre persone, che vivevano tranquillamente e pacificamente a casa propria. Ma poi arrivò il momento in cui i loro demoni interiori si scatenarono.
Le orde di mongoli che seguivano Gengis Khan erano composte da bruti selvaggi? No, in casa propria erano persone gentili e buone che amavano le proprie mogli e le proprie famiglie. Tuttavia, quando invasero la Persia, massacrarono centomila persone in una sola città. Quando Attila morì, gli Unni divennero tranquilli e pacifici come qualsiasi altro popolo europeo. Gengis Khan, Tamerlano e Attila, però, erano dei principianti se confrontati con i mostri moderni, colti e raffinati, che sono molto più efficienti e abili nel disporre della vita umana.
La maggior parte degli individui non vuole confrontarsi con il proprio lato oscuro, perché è troppo penoso farlo. Le atrocità che accadono in ogni guerra – da ambedue le parti – sono di solito commesse da uomini e donne che prima non avrebbero mai fatto cose del genere. Sotto la superficie degli esseri umani si nascondono i demoni dell’odio e della vendetta, dell’avarizia, della bestialità e della potenza distruttiva. Queste forze emergono e vengono in superficie in ogni parte del mondo e in ogni età – quindi anche oggi. I nostri quotidiani riportano di continuo storie di violenza e assassini di massa che accadono in diverse parti del nostro mondo. Ci domandiamo mai: cos’è che induce le persone – incluso i giovani – a dimenticare le proprie famiglie e amici, le proprie prestazioni scolastiche, i propri piani per il futuro e a incominciare improvvisamente a uccidere altri esseri umani come loro? Non è che ci poniamo spesso la domanda in questi termini. Piuttosto siamo disposti a pensare, quasi compiaciuti: quanto diverse sono queste orribili persone da tutti noi. Quanto fortunato sono io che non potrei mai uccidere o ferire altre persone come fanno loro!”
Non ci piace soffermarci a guardare, in silenzio, dentro noi stessi. A volte percepiamo un martellare sul fondo della nostra anima, e quando apriamo la botola che conduce nel buio profondo emergono dei mostri che dovremmo affrontare. Può emergere la brutalità distruttiva del mostro di Frankenstein o l’abile ed esperto sacerdote azteca pronto a sacrificare la prossima vittima. Possiamo scoprire il mercante di schiavi con le sue fruste e catene, il trafficante di persone o il magnaccia che usa la brutalità per mantenere schiava la propria vittima. Ogni essere umano è capace di commettere tali malvagità in determinate circostanze. Freud lo chiama “il desiderio di morte”, Jung “oscurità demoniaca”.
Normalmente questa disumanità nei confronti del prossimo è tenuta sotto controllo dalla società, specie dalla legge e dalle aspettative culturali. Però le leggi in sé non sono abbastanza forti da prevenire la crudeltà dell’uomo. Molte leggi proibiscono di colpire gli altri e di praticare la tortura fisica, ma gli esseri umani riescono ancora a liberare il proprio odio e la propria violenza in modi e forme più o meno accettabili. Per esempio, è impossibile calcolare quanta miseria, dolore e sofferenza siano causate dalla lingua umana con il pettegolezzo, con osservazioni malevoli e gelose, con bugie e accuse. Il traffico di esseri umani è causato da altri esseri umani che sono stati catturati dai demoni che abitano nel fondo del loro essere – i demoni della lussuria, del possesso, del denaro e del potere. Ciò dimostra cosa la gente ordinaria possa arrivare a compiere quando non vuole riconoscere, affrontare e controllare i mostri che dimorano nel profondo della proprio essere.
Alcune religioni voltano le spalle al male dell’uomo o affermano che esiste solo nella mente umana – e che lo si deve semplicemente ignorare. Il cristianesimo afferma che il male non si può ignorare o evitare ma lo si deve affrontare sia in sé che negli altri. Perché nel mondo esiste il male? Perché in tutti noi ci sono brutalità e cattiveria? Perché la gente soffre tanti dolori, pene e tragedie? Noi cristiani mettiamo tutto questo in relazione con il peccato originale. La tratta delle persone è solo un esempio del peccato originale, della realtà della malvagità umana in questo mondo.
3. Parte III: AGIRE
Come dobbiamo rispondere al male della tratta di persone? Questa sezione offrirà alcuni suggerimenti rivolti sia agli individui che alle comunità (case religiose, parrocchie, scuole e centri pastorali). Evidentemente, l’interesse per tale questione e la creatività sono le risorse maggiori per trovare una risposta al male della tratta di persone.
3.1. Presa di coscienza
La gente non sa cosa stia succedendo. Noi, Missionari del Verbo Divino, a volte lavoriamo in zone dove il traffico di persone è diffuso e non ce ne rendiamo conto; o forse ne siamo a conoscenza, ma manteniamo il silenzio. Non passiamo l’informazione alla comunità in cui serviamo. Forse abbiamo paura o non sappiamo cosa fare. Qualunque sia la ragione, non possiamo continuare a guardare dall’altra parte mentre delle persone, specie giovani donne e bambini, sono sequestrate, terrorizzate, violentate e assassinate ogni giorno. Dobbiamo essere sempre più consapevoli di questo problema che deve rientrare in ogni nostro serio discorso, come altre questioni nel nostro ministero parrocchiale e nelle nostre vite quotidiane. Sono molte le cose che possiamo fare e che ci aiuteranno:
Leggere un libro sul traffico umano. Se ti ispira ad agire o se rivela qualcosa di nuovo lo puoi raccomandare ad altri.
Organizzare conferenze, seminari, programmi radio o conferenze per la gente della tua comunità, scuola o parrocchia. Comprare (o ideare) dei poster o dei kit sulla tratta di persone e distribuirli.
Organizzare la proiezione nella tua parrocchia o comunità di un documentario sulla tratta di persone. Padre Michael Manning, SVD (USW) in Wordnet Productions27 ha prodotto due eccellenti interviste sul traffico umano (www.svdcuria.org). Guardale con la tua comunità. 28.
Istituire un servizio di vigilanza comunitaria. Ci possono essere dei casi di tratta di persone che si verificano nel tuo vicinato e di cui non sei a conoscenza. Datti da fare e sii sempre vigile e guardingo. Puoi fare la tua parte istituendo nella tua comunità un comitato di vigilanza comunitaria. Gli unici requisiti sono dedizione, vigilanza e voglia di porre fine alla schiavitù.
Organizzare un foro (o creare perfino un gruppo) nella tua parrocchia, scuola o altro ambiente. Documentare un caso e inviarlo alla nostra ONG VIVAT Internazionale a New York, che si è impegnata ad affrontare casi del genere e presentarli al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite..
Scrivere lettere agli editori dei giornali locali e far loro sapere che la nostra comunità si preoccupa del traffico di persone. O puoi scrivere una lettera al tuo legislatore nazionale. Se ogni legislatore (senatore, deputato, membro del parlamento, ecc.) riceve migliaia di lettere che richiedono un’azione decisa per porre fine alla schiavitù moderna, non c’è dubbio che verrebbero subito adottati i rimedi governativi e istituzionali richiesti.
Firmare petizioni. Ce ne arrivano molte tramite e-mail. Non ignorarle. La tua firma è importante.
Pubblicare articoli riguardanti questo problema nel bollettino della tua comunità, della parrocchia e nel tuo sito web personale. Tutte e ogni singola azione sono un passo verso la liberazione. La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di parlare alla gente che gravita nella nostra sfera di influenza. Ma prima è importante raccogliere dati sufficienti.
Organizzare momenti di preghiera e di riflessione per le vittime della tratta di esseri umani e per la conversione dei trafficanti e degli schiavisti.
3.2. Preghiere e Riflessioni
Qui di seguito si presentano tre storie diverse sulla tratta di persone. Una di queste è raccontata da un missionario del Verbo Divino e un’altra da una suora dello Spirito Santo, che lavorano ambedue con persone colpite dalla tratta. Sarebbe opportuno riflettere su queste storie – sia in privato che in comunità – in un ambito di preghiera.
3.2.1. Storia di un tradimento
Leggi la storia seguente
Nella pagina web di Catholic Relief Services è comparsa questa storia del Benin: Quando Maria aveva quattro anni, suo padre l’ha venduta per 300 dollari. Aveva bisogno di quel denaro e, inoltre, aveva altri figli. Non si premurò affatto di dirlo alla sua ex-moglie, la madre di Maria. Lei lo venne a sapere quando un giorno ritornò al villaggio per rivedere i propri figli e scoprì che Maria non c’era.
Maria era troppo bambina per rendersi conto di quanto stava succedendo. La donna che la comprò era una commerciante e Maria divenne il suo capro espiatorio. Lavorava molte ore al giorno pulendo la casa della donna e lavando i vestiti dei suoi figli. La vita di Maria trascorreva ritmata da un lavoro monotono e da fredde direttive. Tutto questo, però, è niente in paragone a quello che di lì a poco le sarebbe capitato.
La donna che l’aveva comprata aveva un figlio di vent’anni. Un giorno questo figlio cercò di violentare Maria quando ne aveva nove. Maria urlò e corse verso la donna, con la speranza che la proteggesse; ma la donna le disse: ti ho comprato per 330 dollari, lascia che mio figlio faccia quello che vuole con te o restituiscimi i miei 330 dollari. Poi la riempì di botte.
In quel momento, la mente di Maria s’illuminò: questa donna non è una mia parente. Mio padre mi ha venduta. Aveva lavorato come una schiava per anni, era stata presa a botte e non aveva mai ricevuto un segno d’affetto. Senza possibilità di scelta e nessuno a cui ricorrere, lasciò che il figlio della padrona la violentasse. Successe più di una volta. Da ultimo non lo potè più sopportare . Doveva fuggire.
La madre di Maria venne a sapere dove sua figlia era tenuta prigioniera. Si presentò con dei regali – mais, manioca e un pollo – sperando che essi potessero rompere il ghiaccio con la donna. Ritornò di nuovo a presentarle i propri omaggi e a ungere le ruote prima di richiedere il rilascio della figlia. Nella terza visita, la madre chiese alla donna di poter riportare a casa la propria figlia. La donna non cedette affatto: “Ho comprato Maria da suo padre- le disse – e io non ti conosco: io qui non vedo il padre della ragazza, continuò, per cui Maria non va da nessuna parte”.
Maria non riconobbe sua madre e la madre non riconobbe sua figlia. Quando la donna le disse che Maria era proprio lì davanti a lei, la madre e la figlia incominciarono a piangere.
La padrona in seguito deve aver avuto sentore e percepito che la ragazza aveva intenzione di fuggire. Maria, però, non desistette dal suo intento: una zia- sorella di sua madre – l’aiutò a fuggire dalla casa della donna.
La fece ritornare al villaggio natale. Maria rivide la propria casa dopo cinque anni. Però non ci furono né abbracci, né lacrime, né le diedero il benvenuto. Gli abitanti del villaggio, quasi subito, le chiesero come avesse potuto fare una cosa del genere. Come aveva potuto disobbedire in quella maniera a suo padre e fuggire? Per gli abitanti del villaggio c’era una sola soluzione: sarebbe dovuta tornare indietro.
Maria, però, non ne volle sapere. L’unica via d’uscita era quella di togliersi la vita. Fuggì dal villaggio prima che la potessero rispedire da quella donnaccia. Si diresse a un fiume vicino e si sedette sulla riva meditando di suicidarsi. Mentre pensava di gettarsi in acqua per annegarsi, di lì passò un uomo. Le chiese che cosa stesse facendo. Tutti quegli anni di miseria che le ribollivano dentro incominciarono ad uscir fuori, si commosse e scoppiò in lacrime. Raccontò a quello sconosciuto tutto quello che le era capitato. Lo sconosciuto la condusse da un sacerdote lì vicino, il quale la portò da Antoiniette.
Quando Maria arrivò al “Catholic Relief Services Support Center” , il centro d’appoggio per le ragazze vittime del traffico, Antoiniette dice che non parlava molto. Non le piacevano gli uomini. Trovò, però, conforto nelle altre ragazze – come Chantal, che era stata venduta giovanissima e veniva riempita di botte quando i figli della donna per cui lavorava mettevano a soqquadro la casa che aveva appena finito di pulire; o Mina, un’altra ragazza che veniva frustata. Non è inconsueto che le ragazze arrivino da Antoinette con delle cicatrici.
Maria ora sta meglio. Ma quando sta con persone che non conosce e quando pensa al suo passato, si fissa le mani, abbassando lo sguardo. I suoi occhi tristi evitano il contatto con gli estranei.29
Domande per riflettere e/o condividere
Quali sono i sentimenti che provi nel sentire questa storia? Cosa pensi del padre di Maria? Immagina di essere un bambino di quattro anni e pensa al rapporto con tuo padre o tua madre. Hai mai avuto da giovane la sensazione d’essere stato tradito? Cos’hai provato?
Lettura biblica
Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
“Per lui non c’è salvezza in Dio!”.
Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.
Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
Che intorno a me si è accampata,
Sorgi Signore! Salvami, Dio mio!
Tu hai colpito alla mascella tutti i miei nemici,
hai spezzato i denti dei malvagi.
La salvezza viene dal Signore:
sul tuo popolo la tua benedizione.
Il dolore per il tradimento
Questo salmo è attribuito a Davide, quando stava soffrendo per il tradimento di un membro della famiglia – suo figlio Assalonne. Maria sa bene cosa sia il tradimento. Suo padre l’ha tradita, perché l’ha venduta come schiava.
Lascia che la realtà di uomini, donne e bambini traditi da membri della propria famiglia penetri in te. Innalza il tuo grido a Dio in nome di queste persone.
Attività: scrivi quello che senti in una lettera privata fra te e il tuo creatore, che ha creato anche Maria e ama lei e tutte le persone ridotte in schiavitù. Condividi la tua angustia per questa ingiustizia chiedendo la liberazione che viene promessa in questo salmo.
Approfondimento
Pensa a una bambina di quattro anni che conosci. La maggior parte dei bambini di quatto anni in circostanze normali sta nella scuola materna o a casa propria. Sono liberi di giocare. Quali sono le normali attività in cui sono coinvolti? Quali sono le loro maggiori preoccupazioni, speranze e timori?
Riesaminiamo come abbia avuto inizio il calvario di Maria verso la schiavitù. Suo padre l’ha venduta per 330 dollari. Quali saranno state le maggiori preoccupazioni, speranze e paure di Maria? Il padre di Maria l’ha sacrificata per le proprie necessità. Come ha potuto fare una cosa del genere? Cerca di metterti nei suoi panni. Puoi immaginare di fare la stessa cosa?
Cose da ponderare: credi che i membri della comunità locale siano stati a conoscenza del fatto? Qualcuno ha notato la scomparsa di Maria dal villaggio? Qualcuno ha mai visto la bambina ed è stato testimone del modo orribile in cui veniva trattata dopo essere stata venduta? E qual è stata la sua risposta? Fece il sordo o finta di non vedere, pensando: “Ma che posso fare io”?
Quale credi sia stata la risposta dei fratelli di Giuseppe in Genesi 37,17-36 quando lo gettarono nella cisterna? Fecero i sordi, tutti insieme, alle grida d’aiuto del loro fratello più piccolo? Come risposero alle sue suppliche di non venire rinchiuso nella cisterna? Sei come Ruben, che tardò ad intervenire fino a quando non c’era più nulla da fare? Giuda scelse di vendere il proprio fratello ai Medianiti anziché assassinarlo. Con chi ti identifichi in questo antico racconto di tratta di persone?
Preghiera di risposta
Gesù, la storia di Maria pervade il mio cuore. E se io cercassi di non percepirne il dolore, dammi il coraggio di continuare a “guardare in faccia” la sua pena, come tu hai “guardato in faccia” la mia sofferenza. Gesù, tu hai sofferto per me, perché io possa seguire le tue orme (1Pt 2,21).
Continua ad aprire i miei occhi, aumenta la mia comprensione e dammi dei barlumi di speranza per la libertà di tutte le persone come lei e la sua famiglia che sentono di non avere scelta. Che tutti coloro che soffrono trovino la loro speranza in te, Gesù. “”Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt,2-24). Amen.30..
3.2.2. Resoconto sul lavoro d’assistenza della Fondazione Olandese dei Religiosi contro il traffico di donne
Leggi il resoconto seguente in piccoli gruppi
Suor Julit Mateo, SSpS, scrive dall’Olanda: Nel 1991 un gruppo di religiose di diverse congregazioni prese l’iniziativa di fare qualcosa contro il traffico umano e di mostrare attivamente la propria solidarietà alle donne oppresse, obbligate a prostituirsi. Il loro primo obiettivo fu quello di lavorare nella prevenzione e nella diffusione dell’informazione. Si voleva anche offrire un sostegno pratico alle vittime e finanziare un progetto che le aiutasse a ritornare nei loro paesi d’origine. Avevano promesso loro una vita migliore in Europa…! Avevano detto loro che l’Europa è un luogo in cui scorre latte e miele…!
A molte ragazze e donne infelici avevano promesso un buon lavoro, un ottimo salario, un matrimonio felice, ecc. Molte avevano creduto che in breve tempo si sarebbero arricchite e sarebbero potute ritornare nel loro paese ad aiutare le proprie famiglie e i propri parenti. Ma la realtà è diversa: c’è un alto tasso di disoccupazione, sono necessari permessi di residenza e di entrata, molte donne sono mal retribuite e spesso cadono nella prostituzione, il rischio di contrarre L’AIDS è molto elevato e molte belle promesse si rivelano false e non vengono mantenute. Ecco qui di seguito alcuni esempi al riguardo:
1. Anita non poteva trovare lavoro. Approfittò di un’occasione e firmò un contratto con un’agenzia che le promise un lavoro come ‘danzatrice culturale’ in Olanda. Questo tipo di lavoro non esiste e fu obbligata a prostituirsi.
2. Petra entrò in un pen-pal club ( un club di persone in corrispondenza fra loro) con la speranza di trovare un ricco marito straniero; l’amico con cui era in contatto l’invitò in Germania, ma quando arrivò il futuro marito si rivelò essere un uomo vecchio e alcolizzato che inoltre la riempiva di botte.
3. Un turista belga promise ad Anna un lavoro come segretaria in un suo hotel; però al suo arrivo le sottrasse il passaporto e la obbligò a prostituirsi.
Come una dei 30 volontari dell’organizzazione, la maggioranza dei quali sono missionari e laici in pensione, posso fornire un mio contributo facendo informazione e accompagnando le vittime. Al momento sto seguendo una giovane di 26 anni proveniente dall’Etiopia. Ho provato una grande gioia quando m’informò che non sarebbe più tornata a prostituirsi, nonostante come prostituta guadagnasse circa 2000 euro la settimana (ora guadagna 1200 euro al mese lavorando nelle pulizie). Ammette che adesso è più felice e ha il cuore in pace. Spero che, in qualche modo, la mia partecipazione e quella di altri a questo progetto possa aiutare alcune persone – specialmente a evitare che diventino vittime del traffico della tratta di esseri umani.
Queste sono alcune delle statistiche ufficiali delle vittime nei Paesi Bassi: 2004: 403 vittime; 2005: 424 vittime; 2006: 579 vittime: 2007: 716 vittime; 2008: 809 vittime; casi di processi registrati ( condannati): 2004: 220 (103); 2005: 220 (75); 2006: 130 (63).
Vorrei aggiungere che il SRTV30 opera sia su scala nazionale che internazionale e cerca dei volontari. Si è realizzato un depliant, tradotto in 49 lingue e distribuito in più di 80 pesi. Noi facciamo appello a tutti gli interessati a questo problema perché informino sui possibili pericoli che comporta l’emigrazione in Europa occidentale e altri luoghi. Il depliant può essere scaricato da www.srtv.info.
Domande per riflettere e/o condividere
Che cosa provi nel leggere la storia di questa suora missionaria SSpS e dei suoi compagni? La sua opera è importante? Che cosa si potrebbe fare per reclutare un maggior numero di volontari come loro?
Lettura biblica
Isaia 58, 9-14
“Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.
La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.
Se tratterai il piede dal violare il sabato,
Dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
se chiamerai il sabato delizia
e venerabile il giorno sacro del Signore,
se lo onorerai evitando di metterti in cammino,
di sbrigare affari e di contrattare,
allora troverai la delizia nel Signore.
Io ti farò montare sulle alture della terra,
ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre,
perché la bocca del Signor ha parlato.
Eliminare l’oppressione in mezzo a noi
Credi veramente che in questo passo di Isaia c’è la chiave che ci potrà aiutare a trasformare i nostri cuori e a eliminare questa piaga nella creazione di Dio che si chiama traffico di esseri umani? Perché o perché no?
Rivendicare le promesse di Dio
Segna in rosso tutte le promesse nel passaggio biblico precedente. Segna in azzurro tutte le “condizioni” da cui dipendono tali promesse. Qual è la tua risposta nel vedere che le promesse sono correlate alle condizioni o azioni che ci si chiede di compiere? Questo lo si trova solo nell’Antico Testamento (Vedi Giacomo 2,14-26)?
Approfondimento
“…in terreni aridi…sarai come un giardino irrigato…”(Is 58,11). Questo testo è ricolmo di meravigliosa speranza. Altri barlumi di speranza appaiono nella storia della Fondazione di Religiosi contro il traffico di donne.
Quali pensi possano essere i maggiori ostacoli che le persone di questo gruppo devono affrontare nelle culture occidentali del benessere?
- Come ti sentiresti se nella tua strada si aprisse una casa per gli schiavi riscattati? Se non lì, dove si dovrebbero mettere?
- Come ti sentiresti se qualcuna delle persone seguenti ti camminasse dappresso?
Lo zingaro senza dimora con dei vestiti sudici.
La prostituta caucasica che impreca quando parla.
Il latino-americano che vive in povertà e che ovviamente manca di educazione.
Quali sono i valori nascosti in base ai quali operiamo? Quali di questi valori sono più o meno importanti per noi?
Queste riflessioni ci conducono a una domanda fondamentale: Qual è il valore della vita umana? La capacità di essere un consumatore (vale a dire, l’essere in grado di comperare praticamente tutto ciò che si vuole quando lo si vuole) influisce sul valore della vita umana? Noi, ovviamente, risponderemo di NO a questa domanda se ci fosse presentata in modo così schietto e crudo, ma come ci comportiamo in mezzo a una società consumista? Avvalendoti di questi esempi, esamina in modo approfondito i tuoi pensieri e sentimenti in totale onestà. (Questo non è il tempo di giudicare, è semplicemente il tempo di fare una disanima. Dobbiamo esaminare quali sono le credenze e convinzioni implicite e inconsce che ci guidano).
Nel mondo odierno ci sono molti eroi nell’ambito della lotta contro la tratta degli esseri umani. Tutti questi eroi che cos’hanno in comune?
David Batstone scrive: “Nessuno di loro andò appositamente in cerca della schiavitù. Ognuno di loro tese semplicemente la propria mano compassionevole a un rifugiato in necessità o a un ragazzo di strada senza dimora, e questo rivelò loro la realtà brutale della tratta di persone”.32
Per quanto cerchiamo di farlo, non possiamo separare la teoria dalla pratica. Non possiamo combattere la schiavitù se non siamo disposti a introdurci nella vie “più oscure” e a compatire con le persone le cui vite sono state segnate dal dolore. Questo ci fa tremare. Non sarebbe più facile dimenticare tutto? Perché dobbiamo continuare ad assillarci con pensieri del genere? Ricorda Isaia 53. Cristo è venuto a portarci il suo canto di redenzione, e ora questo suo canto di redenzione è diventato il nostro canto: noi siamo chiamati a portare questo canto di redenzione a coloro che non cantano – anzi, sono senza voce. E ricordiamo San Paolo, che spiega come abbia appreso il segreto di essere contento in ogni circostanza, nella ricchezza e nella povertà (Filippesi 4,11-13). Lui non cambia anche quando mutano le circostanze intorno. Si limita a rispondere come lo Spirito l‘induce a fare. Possiamo dire anche noi la stessa cosa?
Preghiera finale
Prega in modo spontaneo rifacendoti alle riflessioni precedenti.
3.2.3. Storia di vita sulla tratta di persone e sul lavoro forzato
Leggi la storia seguente in privato o in piccoli gruppi
Padre James Arrechira,SVD, riferisce da Hong Kong: come di consueto, visitai dapprima il reparto di medicina riservato ai carcerati quando mi recai in prigione per la mia visita settimanale. Passavo da un padiglione all’altro e notai che quell’africano se ne stava seduto solo e triste. Poco a poco mi avvicinai e incominciai a conversare con lui. Mi presentai come sacerdote cattolico e l’africano mi rispose di essere cattolico pure lui. Scorsi delle lacrime nei suoi occhi. Presi le sue mani e gli domandai perché fosse così triste e sconvolto.
Respirò profondmente e incominciò ad aprirsi. Mi disse il suo nome (su sua richiesta non userò il suo vero nome). Gli piaceva il nome Giuseppe, pertanto in seguito lo chiamerò così. Giuseppe è della Tanzania. La sua passione era il calcio. Giocava a calcio tutto il giorno. Aveva rappresentato il suo paese in molte partite nella squadra degli under 16. Aveva giocato in Burundi, Congo, Kenia ecc. Molte delle partite in cui aveva giocato erano state trasmesse dalla televisione del suo paese. Lui voleva continuare la sua carriera calcistica. All’età di 18 anni, però, la sua vita venne sconvolta e cambiò radicalmente.
Un giorno gli si avvicinò un uomo e gli chiese se era interessato a giocare in una lega di calcio. Aveva sognato tutta la vita di poter giocare in una lega, per cui Giuseppe gli rispose di essere molto interessato. L’uomo proseguì dicendo che le squadre di calcio in Tanzania non erano valide e che il ragazzo non sarebbe stato di certo in grado di fare molti soldi come calciatore se fosse rimasto in quel paese. Poi gli raccontò di conoscere molto buone squadre di calcio in Kenia; e soggiunse che se Giuseppe fosse stato disposto ad andarvi, avrebbe trovato di certo una squadra forte e adatta per lui.
Dopo alcuni incontri con Giuseppe, lo convinse a partire per entrare in una buona lega di calcio in Kenia. Dopo pochi giorni Giuseppe gli consegnò il passaporto e l’uomo gli procurò il biglietto aereo e i visti per l’espatrio. Pensando di firmare un contratto con una grande squadra di calcio keniota, il giovane lasciò la Tanzania confidando nel suo nuovo amico e mentore.
Arrivato in Kenia, Giuseppe venne sistemato in un ottimo hotel. Dopo un giorno, il suo nuovo amico gli disse che anche in Kenia le squadre non è che pagassero molto e che sarebbe stato molto meglio per lui andare a Teheran in Iran. Quell’anno l’Iran si era qualificato per la coppa del mondo. Ancora una volta, dandogli credito, Giuseppe partì con lui alla volta di Teheran passando per il Qatar. All’arrivo a Teheran, fu sistemato in un hotel molto costoso, dove rimase per 23 giorni. Giorno dopo giorno Giuseppe domandava all’ “amico” quando avrebbe potuto firmare il contratto
e iniziare la sua carriera calcistica. L’uomo gli rispondeva che stava ancora cercando una buona squadra di calcio e che bisognava pazientare.
Dopo venti giorni disse all’uomo che gli trovasse finalmente una squadra oppure lo rispedisse al suo paese. Quello, messo alle strette, gli rispose in modo gelido che l’aveva condotto a Teheran non per giocare a calcio ma per portare droga a Honk Kong. Giuseppe si rifiutò di farlo, ma l’uomo gli disse che se non portava la droga, avrebbe dovuto restituirgli tutto il denaro che aveva speso in biglietti aerei, sistemazioni in hotel, cibo ecc. Promise pure a Giuseppe che se avesse portato una partita di droga ad Hong Kong gli sarebbe stato dato un compenso di 2000 dollari, che avrebbe potuto usare per comperare prodotti elettronici, come un lettore MP3, un telefonino, un computer portatile ecc. Una volta consegnata la droga sarebbe stato libero di tornare a casa.
Giuseppe era a pezzi e spaventato. Disse all’uomo di non saper nulla e di non avere coraggio sufficiente per diventare un corriere della droga. L’uomo gli rispose che avrebbero provveduto loro ad addestrarlo. Volevano un uomo forte fisicamente, perché doveva ingoiare dei piccoli pacchetti di droga stipati in preservativi. Lo addestrarono per alcuni giorni, e una volta che il suo corpo fu in grado di adattarsi, lo inviarono a Hong Kong.
Dopo 23 giorni a Teheran Giuseppe fu inviato ad Hong Kong con molti pacchetti di droga nello stomaco. Durante il viaggio, che per lui fu penosissimo, non gli fu permesso mangiare nulla. All’arrivo all’aeroporto di Hong Kong lo stomaco gli stava causando gravi difficoltà. Alla dogana gli agenti lo trattennero e l’interrogarono. Gli chiesero se trasportasse o meno droga. Gli dissero che se non avesse detto la verità lo avrebbero condotto in carcere per alcune ore di osservazione. In quel momento non fu più in grado di sopportare i dolori di stomaco. Allora confessò loro la verità, fu arrestato e tenuto in prigione fino a quando non riuscì ad espellere la droga. In seguito venne condannato a 16 anni di carcere.
Quando terminò il suo racconto, piangeva come un bambino, afferrando le mie mani. Era molto triste. Il sogno di una brillante carriera nel calcio si era infranto come un oggetto di cristallo che cade per terra. Non sapevo come consolarlo. Gli promisi che la settimana dopo gli avrei portato una Bibbia. Tornai a casa col cuore gonfio, e per strada non potei fare a meno di pensare a Giuseppe e alla sua vita.
Domande per la riflessione e/o la preghiera
Quali sono i tuoi sentimenti sulla vicenda di Giuseppe? Provi amarezza per tutto quello che questo giovane ha dovuto subire? Perché è successo? Lui voleva solo diventare un giocatore di calcio famoso. Invece, è finito in prigione con una condanna a 16 anni. Dio perché permette che succedano queste cose?
Lettura biblica
Salmo 10
Perché, Signore, stai lontano,
nel tempo dell'angoscia ti nascondi?
Il misero soccombe all'orgoglio dell'empio
e cade nelle insidie tramate.
L'empio si vanta delle sue brame,
l'avaro maledice, disprezza Dio.
L'empio insolente disprezza il Signore:
"Dio non se ne cura: Dio non esiste";
questo è il suo pensiero.
Le sue imprese riescono sempre.
Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi:
disprezza tutti i suoi avversari.
Egli pensa: "Non sarò mai scosso,
vivrò sempre senza sventure".
Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca,
sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.
Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l'innocente.
I suoi occhi spiano l'infelice,
sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero,
ghermisce il misero attirandolo nella rete.
Infierisce di colpo sull'oppresso,
cadono gl'infelici sotto la sua violenza.
Egli pensa: "Dio dimentica,
nasconde il volto, non vede più nulla".
Sorgi, Signore, alza la tua mano,
non dimenticare i miseri.
Perché l'empio disprezza Dio
e pensa: "Non ne chiederà conto"?
Eppure tu vedi l'affanno e il dolore,
tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell'orfano tu sei il sostegno.
Spezza il braccio dell'empio e del malvagio;
Punisci il suo peccato e più non lo trovi.
Il Signore è re in eterno, per sempre:
dalla sua terra sono scomparse le genti.
Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,
rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio
per far giustizia all'orfano e all'oppresso;
e non incuta più terrore l'uomo fatto di terra.Perché?
Il tuo cuore si chiede a gran voce: perché? Com’è possibile che 200 anni dopo l’abolizione del commercio di schiavi attraverso l’Atlantico stiamo ancora lottando contro questo problema? Che cosa risponderesti a questo “perché” se tu fossi il sacerdote o religioso che sta aiutando Giuseppe in carcere?
Le cause della tratta di schiavi sono molte e varie. Però in ultima analisi si riducono al fatto che nonostante le leggi, ci sono delle persone che scelgono di fare il male per molte ragioni – soprattutto perché sono spinte dall’avidità, dalla brama di potere e dall’egoismo.
Ma perché della gente “normale” si lascia coinvolgere in tutto questo? Perché dei genitori scelgono di vendere i propri figli condannandoli ad una vita d’inferno qui in terra? Dirigiamoci verso il “Santuario” per intrattenerci con colui che solo può sostenere il peso di queste gravi domande.
Incolpare Dio
Avvolta nel “perché” c’è spesso un’accusa rivolta a Dio. Se Dio è buono, come può permettere che questo accada?
Dio chiamò Mosè per liberare gli israeliti dalla schiavitù in Egitto. Il faraone continuò a rifiutare la richiesta di Mosè e di Aronne di lasciar partire il popolo di Dio e di rendere sacrifici a Dio. Invece di esaudire questa richiesta, il faraone impose agli israeliti di lavorare ancora di più, ed essi si adirarono perché ritenevano che Mosé ed Aronne causassero loro pene e sofferenze maggiori. Incolparono Mosé ed Aronne per la loro difficile situazione, e Mosé, a sua volta, incolpò Dio. C’è certamente un certo sarcasmo e un’accusa nelle sue parole rivolte a Dio: “Signore, perché hai maltrattato questo popolo? Perché mi hai inviato? Da quando sono anadato dal faraone per parlargli in tuo nome, egli ha fatto del male a questo popolo, e tu non hai affatto liberato questo popolo!” (Esodo 5,22-23).
Ma Dio è in grado di gestire la nostra accusa e il nostro biasimo. Hai mai chiesto “perché” a Dio con un certo sarcasmo perché ritenevi di star facendo tutto il possibile per liberare la gente dalla schiavitù, ma non vedevi i risultati sperati? Forse si dovrebbe raccomandare ai cristiani di non domandare “perché” ma semplicemente di avere fiducia. Sfida te stesso a pensare alla domanda “perché?” come a un seme piantato in te da Dio per intercedere e intervenire in situazioni che lo colpiscono fino a spezzargli il cuore.
Il salmo rivela chiaramente che il cuore del Signore è rivolto agli oppressi ed abbandonati. Qual è la tua risposta a questa verità? Condividi i battiti del suo cuore ricolmo d’amore? Rivolgiti nuovamente a Lui e ascolta la sua promessa. Geremia 33,3 ci dice: “invocami, e io ti risponderò e ti annuncerò cose grandi e impenetrabili, che non conosci.”
Attività di gruppo
Va in un luogo tranquillo e innalza il tuo grido al Signore. Poi resta in silenzio e ascolta. Annota quanto Dio ti sta dicendo. Poi rientra nel tuo gruppo e condividi con gli altri quello che Dio ti ha detto.
Preghiera di risposta
Signore, tu sei il Dio di giustizia. Alzati e ascolta le grida degli indifesi. Tu combatti il cuore malvagio dell’umanità – ma solo per un determinato spazio di tempo. Arriverà il giorno in cui tutte le ingiustizie del mondo cesseranno e tutti i violenti dovranno rendere conto. Solo perché non siamo in grado di vedere le tue sentenze nella nostra ottica e prospettiva, non significa che i malvagi siano al di fuori della portata della tua vista. È in momenti come questi che noi riponiamo la nostra fiducia in te. Amen.
3.2.4. Preghiera per i trafficanti di persone e le loro vittime
Questa preghiera può essere utilizzata come chiamata e risposta comunitarie, con una parte della comunità che recita le righe in corsivo. Oppure può essere usata nella preghiera privata, meditando le parole davanti a Dio.
Signore di tutti, invochiamo la tua giustizia, misericordia, compassione, benessere e libertà per i milioni di persone colpite dal traffico umano nel nostro mondo odierno. Per gli uomini, le donne e i bambini schiavizzati dalla paura, dalla tortura, dalla dipendenza, dalla prigionia e dal lavoro forzato, ti chiediamo di intervenire con rettitudine e grazia.
Dio di tutto quanto è buono, dona la libertà ai prigionieri e ristabilisci la giustizia nel mondo.
Signore, per le vittime che sono ingannate, catturate e sfruttate, ti chiediamo il conforto nella loro pena, la cura delle loro ferite, il coraggio di parlare contro i loro oppressori e la speranza di redenzione sia per quelli che sono già stati riscattati che per coloro che ancora non lo sono.
Spirito Santo, ti chiediamo di sanare e ristorare con il tuo potere trasformante le vittime della tratta di esseri umani.
Dio di giustizia, ti preghiamo per quelli che schiavizzano: i trafficanti e coloro che abusano, il lenone e il cliente, il padrone di schiavi e l’impresario ingiusto. Ti preghiamo di scuoterli con la tua voce di giustizia e con la tua bontà. Parla loro nei sogni, nei pensieri e nelle parole ed anche attraverso l’intervento della legge.
Gesù, Redentore nostro, preghiamo per i cuori e le menti degli oppressori: i trafficanti e i clienti.
Signore della speranza, ti chiediamo luce nella situazione più tenebrosa. Guida e fornisci strumenti adeguati a chi si preoccupa e interviene in favore delle vittime. Dona saggezza e perspicacia a chi persegue e presiede a casi di tratta di persone. Dona anche ai trafficanti di pentirsi e rinsavire.
Speranza viva, chiediamo la tua forza per quanto dobbiamo essere e fare per bloccare il traffico umano. Aiutaci a essere ferventi nella preghiera e nell’azione.
Signore di tutto, vogliamo vedere giungere il tuo Regno e che si faccia la tua volontà. Sappiamo che il traffico umano è contro la tua stessa natura e ti preghiamo di porre realmente fine a questa orribile schiavitù.
Dio di tutto quanto è buono, aiutaci ad essere uomini di preghiera e di azione, uomini che proclamano la tua giustizia e la tua verità al mondo che ci circonda. Aiutaci ad impiegare il nostro tempo, le nostre risorse e le nostre energie per vincere, con il tuo potere, il male della tratta di esseri umani e cantare la vittoria che è già nostra. Amen.33.
Link utili sul Traffico Umano- Il bollettino Stop Trafficking serve come foro di scambio d’informazioni fra le Congregazioni religiose e le organizzazioni che collaborano con loro:
- COATHET, una rete ecumenica internazionale che riunisce organizzazioni, congregazioni e reti internazionali di matrice cattolica, ortodossa e protestante con il comune obiettivo di lottare contro il traffico di esseri umani:
fonte : www.partecipami.it
- Fine articolo Traffico umano
Traffico umano
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