Le stelle tutto di tutto
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Le stelle
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Una stella è un corpo celeste che brilla di luce propria. In astronomia e astrofisica il termine designa uno sferoide luminoso di plasma che genera energia nel proprio nucleo attraverso processi di fusione nucleare; tale energia è irradiata nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche e particelle elementari (neutrini), le quali costituiscono il vento stellare.
Buona parte degli elementi chimici più pesanti dell'idrogeno e dell'elio, i più abbondanti nell'Universo, vengono sintetizzati nei nuclei delle stelle tramite il processo di nucleosintesi. La stella più vicina alla Terra è il Sole, sorgente di gran parte dell'energia del nostro pianeta. Le altre stelle, ad eccezione di alcune supernovae, sono visibili solamente durante la notte come dei puntini luminosi, che appaiono tremolanti a causa degli effetti distorsivi operati dall'atmosfera terrestre (seeing).
Fine articolo da Wikipedia
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I corpi celesti più diffusi nell’Universo sono dei punti luminosi chiamati stelle fisse, la cui storia è frutto di una continua evoluzione nel tempo e nello spazio. Sin dal tempo degli Assiri, le stelle hanno avuto un’importanza rilevante nell’astronomia e nell’astrologia; i popoli dell’Asia minore, senza strumenti, per semplificare l’osservazione di questi corpi celesti, li raggrupparono in 48 costellazioni secondo la loro posizione e dandogli dei nomi fantasiosi secondo la loro forma.
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Stelle a confronto
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La luminosità delle stelle: la magnitudine
La differente luminosità delle stelle ha suggerito, sin dai tempi antichi, di suddividere questi corpi celesti sulla base del loro splendore, introducendo sei ordini di grandezza: la prima per le più luminose, la sesta per le più deboli.
Una volta scelte delle stelle di riferimento, ci si è resi conto che alcuni corpi celesti erano più luminosi di quelli inseriti nella prima classe; si è passati ad usare, quindi, anche la magnitudine zero e quelle negative (la stella Sirio raggiunge –1,47 e il Sole addirittura –26,8). Oggi si è scoperto che questa differenza di luminosità dipende, oltre alla differente emissione di luce, soprattutto dalla distanza di queste da noi. Le misure fino adesso considerate si riferiscono alla magnitudine apparente; per conoscerle invece la luminosità intrinseca di una stella, si ricorre alla magnitudine assoluta, che corrisponde alla luminosità che le singole stelle mostrerebbero se fossero poste ad una distanza standard da noi di 10 parsec (
Km); ad esempio il Sole, alla distanza standard, sarebbe appena visibile ad occhio nudo. Per il calcolo della magnitudine assoluta, è necessario conoscere la distanza della stella, ma questa non è misurabile direttamente per tutti i corpi celesti; tuttavia esiste una caratteristica delle stelle, gli “spettri”, che consente di suddividerle in classi e, conseguentemente, conoscere la luminosità intrinseca di tutti i corpi celesti.
Tramite gli esami spettroscopici, si è potuto studiare lo spettro di una stella, in un certo senso le nostre impronte digitali; da questi risultati si possono dedurre i composti chimici della stella. In realtà bisogna considerare anche la temperatura del corpo, poiché i corpi celesti non hanno tutti la stessa temperatura ed inoltre questa influisce sul loro colore. Dall’analisi dei risultati ottenuti si può classificare le stelle in una serie di classi spettrali, ordinate in funzione dei valori crescenti della temperatura. La classe spettrale 0 comprende le stelle a più alta temperatura (30000K-60000K) di colore bianco-azzurro, mentre la classe M quelle più fredde (3000K) di colore rosso.
Le analisi spettrali permettono di risalire alla composizione chimica delle atmosfere stellari: per la maggior parte tale materia è costituita da idrogeno (80%) e d’elio (19%), mentre la parte rimanente (1%) comprende tutti gli altri elementi chimici che conosciamo.
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Vita di una stella
Naturalmente con lo sviluppo degli strumenti e dopo numerosi studi, oggi si è in grado di ricostruire la vita di una stella.
Le fucine delle stelle sono le nebulose, formate di polvere e gas freddi (soprattutto idrogeno: oltre il 90%). È probabile che le stelle nascano dai cosiddetti globuli di Bok, veri addensamenti di gran quantità di polveri e gas che appaiono come nuclei oscuri e nettamente circoscritti all’interno della diffusa luminosità delle nebulose. All’interno dei globuli possono innescarsi moti turbolenti, che frammentano i globuli in ammassi più piccoli, all’interno dei quali la reciproca attrazione gravitazionale tra le particelle della nebulosa dà inizio ad un processo d’aggregazione. Con il proseguire dell’addensamento, l’energia gravitazionale si trasforma in energia cinetica facendo aumentare al temperatura del corpo gassoso, che si trasforma in una protostella da cui si diffondono radiazioni infrarosse.
A causa della forza di gravità, la contrazione prosegue e il nucleo della protostella si riscalda; ma se la massa iniziale è scarsa la temperatura non arriva a far innescare le reazioni termonucleari: la contrazione si arresta e il corpo si raffredda, lasciando un’oscura nana bruna (stella mancata). Se invece la massa è sufficiente, continua a scaldarsi, fino a raggiungere temperature di 15 milioni di K, sufficienti a far innescare il processo termonucleare di trasformazione dell’idrogeno in elio. In tale reazione 4 protoni, cioè nuclei d’idrogeno, si fondono in un singolo nucleo d’elio. Ma nel corso della fusione una parte della massa scompare e si converte in energia. Per ogni nucleo di
che si forma, si perde lo 0.7% della massa, che si converte in energia secondo l’equazione d’Einstein:
. Il calore liberato da tale reazione fa aumentare la pressione dei gas verso l’esterno, fino a compensare la forza di gravità: si giunge così ad una fase di stabilità, durante la quale, la stella, ormai adulta, si trova nella sequenza principale del diagramma H-R, che rappresenta, quindi, la fase dell’evoluzione di una stella. Quando l’idrogeno è quasi consumato del tutto, il nucleo d’elio che si è formato finisce per collassare, cioè per contrarsi su se stesso; in tale processo si riscalda progressivamente fino a temperature di 100 milioni di K, sufficienti ad innescare nuove reazioni termonucleari, che trasformano l’elio in carbonio.La stella è entrata in una nuova fase e appare come una gigante rossa, ora la sua evoluzione seguirà diverse strade secondo la sua massa iniziale.
(Inserire diagramma H-R)
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Stelle con massa iniziale poco inferiore a quella del sole
Continuano a collassare gradualmente fino a divenire corpi delle dimensioni della terra, con i nuclei degli atomi immersi in un “mare” continuo d’elettroni. Questa è l’origine delle nane bianche, che sono destinate a raffreddarsi lentamente perché prive di una fonte d’energia nucleare.
Stelle con massa iniziale compresa tra 0.8<m del sole<8
Allo stadio di giganti rosse, espellono i loro strati più esterni trascinati via dal vento stellare, dando origine a nubi sferiche di gas in espansione. Tali involucri vengono chiamati nebulosi planetarie. Senza l’involucro esterno, la gigante rossa si trasforma in un nucleo rovente che continua a riscaldarsi ed a contrarsi a spese dell’idrogeno, fino al punto in cui la nebulosa scompare e la stella centrale diventa una nana bianca.
Stelle con massa iniziale superiore di una decina di volte quella solare
Le temperature interne subiscono un forte innalzamento, fino ad alcuni miliardi di K, creando un nucleo di ferro. A questo punto il collasso si fa così rapido e violento da provocare un’esplosione: gran parte della stella, supernova, si disintegrae viene lanciata nello spazio. Il materiale rimante contrae per la forza di gravità, ma vista l’enorme massa rimasta, la sua densità aumenta in maniera inconcepibile, provocando un’ulteriore trasformazione: elettroni e protoni si formano dando vita ad una stella di neutroni con un diametro di soli 20/30 Km.
Stelle con massa iniziale superiore a qualche decina di volte quella del sole
Dopo la fase di supernova, il collasso gravitazionale prosegue incontrastato formando un corpo sempre più piccolo con un campo gravitazionale immenso. Questo stadio è chiamato buco nero. Un buco nero è un pauroso oggetto freddo a senso unico: qualunque cosa può entrarvi, ma non uscirne.
Le stelle cadenti
Le cosiddette stelle cadenti sono un fenomeno visibile soprattutto in alcuni periodi dell'anno, in particolare nella notte di S. Lorenzo, il 10 agosto. Non si tratta di stelle che cadono, come si riteneva in passato, ma del fenomeno delle meteore luminose. Sono dei piccoli corpi celesti che, penetrando nell'atmosfera terrestre a una velocità di circa 90 chilometri al secondo, si incendiano a causa del forte attrito determinando scie luminose. In certi periodi la Terra attraversa una zona del sistema solare dove questi corpi sono particolarmente concentrati.
Si distinguono due tipi di meteore luminose: le stelle cadenti o filanti che attraversano il cielo e si disintegrano senza lasciare traccia e i bolidi che si presentano come globi di fuoco che si lasciano dietro una scia luminosa e spesso esplodono con fragore frantumandosi in meteore minori, i cosiddetti meteoriti, che talvolta precipitano sulla Terra lasciando solchi anche molto profondi.
I meteoriti
I meteoriti sono frammenti di corpi celesti di varie dimensioni e di peso che precipitano sulla superficie terrestre. Spesso aprono crateri di notevoli dimensioni e profondità. In base alla loro composizione, si possono distinguere in olosideriti, che contengono solo ferro allo stato puro e nichelio; sissideriti, se contengono nuclei rocciosi, e asideriti se sono costituiti soltanto di roccia. Anche se la maggior parte dei meteoriti sono di piccole dimensioni, talvolta ne sono precipitati di molto grossi come quello di 60 tonnellate caduta in Namibia nel 1920 e quello di 30 conservato a New York.
I Crateri sui pianeti
La superficie della Luna, come quella di Mercurio e altri pianeti, è cosparsa di crateri. A parte i crateri di origine vulcanica, gli altri sono la testimonianza di miriadi di collisioni di meteoriti e di corpi celesti. Subito dopo la formazione del sistema solare, infatti, per circa 500.000 anni, numerosi frammenti di materia e corpi celesti vaganti, sono precipitati sulla superficie dei pianeti del nostro sistema causando le cicatrici che ancora oggi possiamo vedere. Sulla Terra queste ferite si sono però rimarginate sia causa dell'intensa attività geologica che provoca un lento ma inesorabile spostamento dei continenti, sia a causa dell'atmosfera che con vento e pioggia determina il fenomeno dell'erosione. Al contrario sulla Luna e su altri pianeti mancano completamente queste condizioni e i lividi accumulati nel corso degli anni sono rimasti invariati.
Evoluzione delle stelle
Una stella nasce da una nube di gas e polveri relativamente fredda, con densità migliaia di volte maggiore di quella della circostante materia interstellare. La contrazione di questo gas, e il suo conseguente riscaldamento, continua finché la stella si trasforma in una protostella che emette radiazioni elettromagnetiche nella banda dell'infrarosso. La temperatura interna cresce ulteriormente fino a raggiungere un valore di circa 1.000.000 °C, sufficiente perché si inneschino le reazioni nucleari che trasformano l'idrogeno e il deuterio (il cosiddetto idrogeno pesante) in elio, con conseguente emissione di una grande quantità di energia nucleare. In questo stadio la contrazione si arresta e la stella vive una fase di stabilità.
Quando l'idrogeno comincia a esaurirsi, il rilascio di energia nucleare cessa, la contrazione riprende e la temperatura aumenta fino a innescare nuove reazioni nucleari, che coinvolgono idrogeno, litio e altri elementi leggeri presenti nella stella. Si ha quindi una seconda fase di relativa stabilità che si interrompe quando il litio e gli altri elementi leggeri sono perlopiù esauriti e riprende la contrazione. La stella entra così nella fase finale della propria evoluzione, durante la quale l'idrogeno viene trasformato in elio attraverso l'azione catalizzante del carbonio e dell'azoto. Questa reazione nucleare è caratteristica delle stelle di sequenza principale citate sopra e continua fino a quando viene consumato tutto l'idrogeno disponibile. La stella si gonfia gradualmente, diventa una gigante rossa, e raggiunge la dimensione massima quando tutto l'idrogeno del nucleo è stato trasformato in elio. Per continuare a brillare, la temperatura al centro deve aumentare abbastanza da innescare la fusione dei nuclei di elio. Quando tutte le possibili fonti di energia nucleare sono esaurite, la stella si contrae e diventa una nana bianca. Questo stadio finale può essere caratterizzato dall'esplosione come nova, accompagnata dall'emissione nel mezzo interstellare di elementi più pesanti dell'idrogeno. Da questo materiale si formeranno le successive generazioni di stelle. Quando la fase finale dell'evoluzione di una stella non è esplosiva, si formano nebulose planetarie, cioè nubi sferiche di gas che emettono radiazione elettromagnetica.
Le stelle con massa migliaia di volte superiore a quella solare evolvono rapidamente, giungendo allo stadio di supernova in pochi milioni di anni e lasciando come resto una stella di neutroni. Esiste un limite per la massa di questi oggetti, oltre il quale essi continuano a contrarsi fino a diventare un buco nero. Stelle medie come il Sole hanno vite di molti miliardi di anni. L'evoluzione finale di una stella di piccola massa non è nota, a parte il fatto che essa smette di emettere luce in maniera apprezzabile. Probabilmente esse diventano nane brune, cioè stelle molto fredde che si estinguono lentamente.
Nebulosa Massa di gas e di particelle di polvere situata nello spazio interstellare.
Le ricerche mostrano che esse possono brillare secondo due meccanismi: o perché riflettono la luce delle stelle in esse contenute (nelle nebulose cosiddette a riflessione), oppure, nelle nebulose a emissione, perché emettono radiazione proveniente dal gas e dalle polveri ionizzati presenti all'interno della nebulosa stessa.
Le nebulose oscure sono completamente nere o poco luminose e nascondono del tutto le regioni di cielo retrostanti; sono troppo distanti da qualunque stella per riflettere o emettere luce in grande quantità.
Le novae sono stelle in una fase avanzata dell'evoluzione; si pensa che si tratti di un particolare tipo di stelle variabili, il cui comportamento è probabilmente da ricondurre a un eccesso di elio prodotto durante le reazioni nucleari, che si localizza negli strati più esterni del corpo stellare, causando un rapidissimo processo di espansione. La stella, divenuta instabile, emette una piccola frazione della propria massa sotto forma di guscio di gas, aumentando perciò la propria luminosità, e poi raggiunge una fase di stabilità. Il risultato dell'evento esplosivo è generalmente una nana bianca che spesso appartiene a un sistema doppio, del quale rappresenta il membro di massa minore, soggetto a una continua caduta di materia dalla stella più massiva. Ciò accade sempre, probabilmente, nel caso delle novae nane, che mostrano un comportamento periodico a intervalli regolari di durata variabile tra qualche giorno e qualche centinaio di giorni.
Le pulsar sono intense sorgenti di impulsi radio. L'energia che esse irradiano nello spazio appare in rapida pulsazione con periodi estremamente regolari, che variano da alcuni secondi a piccolissime frazioni di secondo. Solo con i più precisi orologi è possibile rivelare le variazioni del periodo di pulsazione e i dati raccolti indicano che è necessario circa un milione di anni perché esso raddoppi.
I risultati delle analisi degli spettri di emissione suggeriscono che le pulsar siano stelle di neutroni in rapida rotazione, del diametro di una quindicina di km e con densità elevatissima.
Buco nero Corpo celeste dotato di un campo gravitazionale talmente intenso da trattenere anche la radiazione elettromagnetica. Il corpo è circondato da un confine ideale sferico, detto "orizzonte degli eventi", attraverso il quale la luce può entrare ma non uscire; da ciò deriva il nome. Un buco nero può essere un corpo di densità elevatissima, avente una massa relativamente piccola, come quella del Sole o anche minore, compressa in un volume ridotto; oppure un corpo di bassa densità, ma di massa enorme, pari a milioni di volte la massa del Sole, posto nel centro di una galassia.
buchi neri rappresentano lo stadio finale dell'evoluzione di alcune stelle. Quando il carburante di una stella si esaurisce, l'aumento di pressione associato al calore prodotto dalle reazioni nucleari non è sufficiente per contrastare il processo di contrazione della stella. In queste condizioni, a seconda dei valori della densità, può avvenire la formazione di una nana bianca oppure di una stella di neutroni. Se la massa del nucleo supera di 1,7 volte la massa del Sole, nessuna pressione è sufficiente ad arrestare il collasso e si genera un buco nero.
NEBULOSA |
PROTOSTELLA |
STELLA |
E’ composta per il 90 % da Idrogeno. Al suo interno, per cause esterne, si possono innescare moti turbolenti che portano all’aggregazione della materia. Con l’addensamento si ha la contrazione: l’energia gravitazionale si trasforma in energia cinetica, il che porta ad un aumento della temperatura. |
Dalla protostella vengono emesse numerose radiazioni infrarosse a causa della forza di gravità. La contrazione prosegue fino a giungere alla temperatura di 15 milioni di °K. Si può così innescare il processo termonucleare di trasformazione dell’idrogeno in elio. Il calore liberato da questa reazione compensa la forza gravitazionale. |
La stella giunge così ad una fase di stabilità durante la quale (ormai adulta) si trova sulla sequenza principale del diagramma H-R. la sua permanenza sulla sequenza principale dipenderà da quella che era la massa iniziale della nebulosa da cui si è formata. |
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L’Universo e le stelle.
Universo= è uno spazio illimitato, in continua espansione, in cui sono immersi tutti i corpi celesti: l’insieme dei corpi celesti (stelle, pianeti, buchi neri, galassie, ecc.).
Nei tempi remoti esisteva la teoria di Tolomeo, riguardante l’universo, detta geocentrica (terra al centro), cioè la terra era al centro dell’universo e tutti i pianeti giravano attorno ad essa.
Successivamente Nicolò Copernico rivoluzionò questa teoria, affermando che era il sole al centro dell’universo e tutti i pianeti gli giravano intorno (teoria eliocentrica). Questa teoria risultò la più attendibile ed è quella da noi studiata.
Le stelle sono corpi celesti che a causa della grande distanza dalla terra sembrano piccolissimi, ma in realtà hanno varie dimensioni in base al loro diametro.
Esse si classificano in tre classi: giganti, super giganti e nane. Brillano di luce propria ed hanno un colore proprio.
He= elio
H= idrogeno
L’elio e l’idrogeno si fondono in una fusione termonucleare da cui scaturisce la luminosità e il colore delle stelle.
Le stelle possono avere anche vari colori che possono essere: azzurrino (quando sono nuove, protostelle), gialla (il sole), rosse (quando stanno per morire).
Le stelle quando muoiono si disperdono nello spazio come tante scie luminose, queste sono le meteore, ed abbiamo il fenomeno delle stelle cadenti che si verifica a novembre e nella prima decade di agosto.
Le costellazioni sono costituite da ammassi di milioni di stelle. In base alla loro disposizione nell’universo assumono varie forme, a cui è stato dato un nome particolare.
Es: orsa maggiore, orsa minore, grande carro, stella polare, costellazione dello zodiaco.
Le comete sono stelle periodiche, cioè compaiono ad intervalli di tempo. Ad es: la cometa Halley compare ogni 75 anni, ha un nucleo ed una coda, un insieme di gas, polvere e pietre.
Quando si avvicinano al sole il gas s’infiamma e la cometa si disperde nello spazio.
Le meteoriti sono frammenti di comete che, viaggiando velocemente nello spazio, riescono per la loro forza di gravità ad arrivare fino alla terra e nel punto dove cadono si formano ampie voragini. Es:la pietra nera dell’Arizona.
I colori delle stelle si classificano in base ad uno strumento detto “spetoscopio”.
Ciancia Vincenzo
L’UNIVERSO ASTRONOMICO
LA LUCE:sappiamo che la luce è un insieme di radiazioni elettromagnetiche che si propagano nello spazio con velocità costante. Ogni radiazione è distinguibile dalle altre per la frequenza e la lunghezza d’onda. La frequenza è il numero di onde in cui essa si ripete nell’unità di tempo mentre la lunghezza d’onda è la distanza tra due massimi e due minimi successivi dell’onda. Le radiazioni elettromagnetiche trasportano nello spazio l’energia prodotta da una sorgente luminosa ;tale energia è espressa sotto forma di quanti di luce detti fotoni. La luce emessa in una traiettoria rettilinea in tutte le direzioni dello spazio. Quando i raggi luminosi entrano in un corpo trasparente vengono deviati .subiscono cioè una rifrazione ,fenomeno che si verifica anche per la luce proveniente dallo spazio che passa attraverso l’atmosfera. Quando un fascio di luce bianca passa attraverso un prisma la luce si scompone in un fascio di luci di colori diversi, causato appunto dalla rifrazione, che raccolte in uno schermo generano gli spettri ,i quali possono essere di tre tipi. Spettro di emissione continua che si ottiene facendo scaldare un corpo nero fino all’incandescenza il quale emette una luce generando uno spettro continuo contenente tutte le lunghezze d’onda; spettro di emissione a righe o a bande che si ottiene facendo scaldare un gas rarefatto ad elevate temperature che genera una luce di colore caratteristico .Lo spettro generato è costituito da un insieme di righe o bande su un fondo; spettro di assorbimento si ottiene quando una luce continua viene fatta passare attraverso una sostanza gassosa a bassa pressione ,in grado di assorbire determinate lunghezze d’onda .Lo spettro si presenta continuo con righe scure che rappresentano la lunghezza d’onda assorbita dal gas.Un importante strumento è lo sprettrogrfo che serve per l’osservazione delle stelle ,consentendo di produrre, osservare e analizzare gli spettri delle radiazioni luminose : è costituito da un telescopio, la cui immagine osservata passa attraverso una fenditura entrando nello strumento e tale immagine passerà poi attraverso una lente collimatrice un prisma che scomporrà la luce ,una lente focalizzatrice e infine si rifletterà sullo schermo.
STRUMENTI DI OSSERVAZIONE:uno strumento di osservazione è il telescopio e tutti i telescopi funzionano sulla base di uno stesso principio, convogliando cioè la radiazione elettromagnetica in un punto detto fuoco dove si forma l’immagine che viene poi analizzata: le caratteristiche più importanti sono il potere di risoluzione e l’ingrandimento. La prima è la capacità di percepire come distinti punti molto vicini, mentre la seconda determina dettagli che possono essere riconosciuti in un immagine del telescopio. Poi ci sono i radiotelescopi che studiano le radiazioni emesse dai corpi celesti nel campo delle onde radio. Attraverso tali strumenti è stato possibile dimostrare l’esistenza dei quasar, pulsar e radiogalassie.
Quando si verifica uno spostamento dello spettro ciò è causato dall’effetto Doppler il quale consiste in una variazione apparente delle lunghezze d’onda delle radiazioni ricevute ,causata dal movimento relativo di una sorgente rispetto all’osservatore .Quando sorgente e osservatore si allontanano le lunghezze d’onda aumentano mentre quando osservatore e sorgente si avvicinano le lunghezze d’onda si accorciano.
SISTEMA DI RIFERIMENTO: Per stabilire la posizione esatta di un astro è necessario costruire un sistema di riferimento nella sfera celeste; sono individuabili un polo nord ed un polo sud celesti uniti immaginariamente con una linea detta asse del mondo attorno alla quale ruota l’intera volta celeste in senso orario. Le stelle ruotando descrivono sulla sfera celeste dei cerchi paralleli tra loro il massimo dei quali è l’equatore celeste che divide in due emisferi la sfera ,quello boreale e quello australe. Come sulla terra è possibile definire un reticolo formato da cerchi orizzontali detti paralleli celesti e semicerchi verticali detti meridiani celesti i quali non sono altro che una dilatazione di quelli terrestri appunto. Il parallelo fondamentale è l’equatore mentre il meridiano fondamentale è quello passante per il punto gamma cioè quel punto in cui si trova il Sole nell’equinozio di primavera. La retta immaginaria che passa per il punto dell’osservatore parallela al filo a piombo è detta verticale; essa interseca la sfera celeste in due punti lo zenit che si trova sulla testa dell’ osservatore e il nadir che si trova sotto i piedi dell’osservatore.Il piano passante per il centro della sfera celeste e perpendicolare alla verticale del luogo si chiama orizzonte celeste
COORDINATE CELESTI:la posizione di un corpo celeste è nota tramite due angoli chiamati coordinate celesti e sono le coordinate altazimutali e quelle equatoriali: le coordinate altazimutali danno a posizione con la conoscenza di due angoli. l’altezza che corrisponde alla distanza angolare dell’astro dell’astro dal piano dell’osservatore e varia da 0° a 90° e l’azimut che è la distanza angolare tra la direzione del circolo verticale passante per l’astro e il meridiano locale; le coordinate equatoriali secondo le quali la posizione è definita dalla declinazione cioè la distanza angolare dall’equatore celeste e varia da 90°N a 90°S e dalla ascensione retta cioè l’angolo misurato in senso antiorario dal punto gamma.
STELLE:sono enormi masse di gas ad alta temperatura tenute insieme dalla forza di gravità che emettono energia sotto forma di luce a causa delle razioni termonucleari . Il metodo fondamentale per calcolare le distanze delle stelle è quello della parallasse :rilevando due posizioni della stella a distanza di sei mesi possiamo definire un triangolo che ha per base il diametro dell’orbita terrestre e per lati le distanze tra i due punti di osservazione e la stella:poiché la base del triangolo è sempre la stessa ,l’ampiezza dell’angolo al vertice dipende dalla distanza dell’astro, più è piccola più la stella sarà lontana ;perciò quest’angolo chiamato parallasse annua individua lo spostamento della stella nei sei mesi: per convenzione l’angolo di parallasse è metà dell’angolo della parallasse annua. Per calcolare la distanza dell’astro applichiamo sistemi trigonometrici. Le distanze astronomiche vengono espresse in parsec, unita astronomiche o anno luce.
La luminosità delle stelle può essere apparente cioè quella misurata dalla Terra che dipende dalla distanza e dalla luminosità e assoluta che dipende dall’energia che la stella irradia attraverso la superficie ed è l’energia radiante totale emessa dalla stella nell’unità di tempo; per questo due stelle che hanno la stessa luminosità assoluta hanno quella apparente uguale solo se si trovano alla stessa distanza. La misura della luminosità di una stella è detta magnitudine che può essere apparente cioè la luminosità percepita dalla Terra oppure assoluta che è la luminosità apparente che avrebbero le stelle se si trovassero tutte alla stessa distanza; un caso particolare è quello delle Cefeidi stelle che grazie alle loro pulsazioni permettono di ricavare la distanza dalla magnitudine, infatti più lungo è il periodo di pulsazione maggiore è la luminosità assoluta. Il colore che assume la stella dipende dalla temperatura superficiale, le più calde sono blu quelle fredde rosse; per ricavare l’esatta temperatura si usa l’indice di colore che è la differenza tra la magnitudine blu e quella gialla detta visuale. La massa può essere misurata solo se si hanno sistemi di stelle doppie o multiple applicando le leggi di Keplero conoscendo il periodo orbitale e la loro distanza. Esse possono essere raccolte nel diagramma H-R secondo classe spettrale e luminosità assoluta(Sole=1): la maggior parte si trova nella sequenza principale, anche il Sole, che da sinistra a destra verso il basso, cioè dalle giganti blu alle nane rosse: la loro luminosità può essere calcolata con L=m ;al di fuori stanno le nane bianche in basso a sinistra(molto calde) e le giganti e supergiganti rosse in alto a destra(luminose e fredde).
EVOLUZIONE DELLA STELLA: Le stelle si formano per condensazione di polveri e gas interstellari :la prima fase è caratterizzata dai gas che si condensano e la nube che collassa su di un nucleo, formando la cosiddetta protostella ,che si scalda lentamente e arrivata ad una temperatura superiore ai 10 milioni di °K si innescano le reazioni termonucleari diventando così una vera e propria stella; questa fase ha una durata che dipende dalla massa della stella. Le reazioni possono avvenire perché all’interno di una stella le particelle hanno una grande energia e perciò protoni e elettroni possono separarsi e 2 protoni hanno la forza necessaria per vincere la forza repulsiva tra loro e fondersi insieme. In questa fase l’energia prodotta dalle reazioni termonucleari contrasta il collasso della stella stessa, dovuto alla forza gravitazionale e perciò si dice che la stella è in equilibrio. La seconda fase è caratterizzata dalla rottura di questo equilibrio in quanto il combustibile nucleare si è esaurito e quindi si ha una fase di instabilità, dovuta al fatto che la forza gravitazionale non è più contrastata dall’energia delle reazioni. A questo punto la stella collassa molto rapidamente e il nucleo tende a essere sottoposto a T e P sempre maggiori: H dello strato attorno al nucleo brucia e gli strati esterni riscaldati si espandono, la stella ha perciò aumentato dimensione e si è trasformata in una gigante rossa che T superficiale molto più bassa e per questo è caratterizzata da una luce rossa. Il nucleo delle giganti rosse continua a contrarsi e scaldarsi così tanto che si possono innestare nuove reazioni nucleari che uniscono tre atomi di He per ottenere C ed energia. Terza fase caratterizzata dall’arresto delle reazioni nucleari e dalla conseguente morte della stella che dipende dalla sua massa. Le stelle con massa simile a quella del Sole attraversano una fase di instabilità in cui espellono gli strati più esterni lasciando visibile il nucleo che diventa una stella piccola ,molto densa e calda chiamata nana bianca; a questo punto la materia è in uno stato degenere e perciò non può più contrarsi e quindi si raffredderà finchè non diventerà un corpo denso e non visibile chiamato nana nera.Durante la formazione di una nana bianca si possono verificare vere e proprie esplosioni che provocano un aumento di luminosità della stella che verrà chiamata novae che solitamente si trovano nei sistemi multipli. Quando invece la stella è molto più grande del Sole la stella muore in modo molto spettacolare diventando una supernova la quale esplode molto violentemente aumentando la sua luminosità: l’esplosione è causata da un rapido collasso del nucleo che libera un enorme quantità di energiche scalda e dilata l’involucro esterno; al termine dell’esplosione al posto della stella resta il nucleo caldo e denso che a seconda della massa diventerà una nana bianca, una stella a neutroni o un buco nero. Le stelle a neutroni sono costituite da neutroni ,molto dense e con stato della materia degenere che impedisce alla stella un ulteriore contrazione ,sono ancora meno luminose delle nane bianche . Sono state scoperte con le pulsar ,oggetti celesti che emettono onde radio sotto forma di impulsi regolari: si ritiene che siano stelle a neutroni dotate di campo magnetico che girano vorticosamente su se stesse perdendo energia, raffreddandosi col tempo. Il buco nero si forma quando la massa stellare è grandissima e la forza gravitazionale non può essere fermata ed infatti sarebbe una stella con forza gravitazionale tanto grande da impedire l’uscita di qualunque particella, luce compresa.
GALASSIE: le stelle sono raggruppate in galassie e trattenute dalla forza di gravità ;in mezzo alle stelle vi sono gas e polveri cosmiche chiamati mezzo interstellare, possono essere divise in tre categorie: galassie ellittiche con forma sferica in cui le stelle sono distribuite in maniera regolare e sono presenti soprattutto stelle di vita avanzata con colore predominante rosso; galassie a spirale che presentano bracci a spirale con luminosità massima al centro e contengono grandi quantità di polveri interstellari e soprattutto stelle azzurre, in stato giovanile localizzate per lo più nei bracci, mentre le stelle vecchie sono disposte nella zona centrale. Sono di due tipi, S o spirale ordinaria, con i bracci che partono dal disco centrale, oppure SB o spirale sbarrata, in cui il corpo centrale è attraversato da una barra dalla quale partono i bracci a spirale; galassie irregolari non dotate di forma definita e sono poco frequenti, caratterizzate da stelle molto giovani e nubi di polvere e gas. Gli ammassi sono gruppi di galassie in cui queste si muovono e possono anche scontrarsi ; alcune galassie sono dette attive perchè emettono radiazione nel campo del visibile, dell’infrarosso e dell’UV causati probabilmente da esplosioni nella zona centrale; le galassie che emettono onde radio sono dette radiogalassie. I quasar invece sono quasi stellari, nuclei galattici da sembrare stelle ma non lo sono in quanto sono degli oggetti ai limiti dell’universo. La nostra galassia è la Via Lattea che è a forma di disco molto appiattito a spirale barrata ed è caratterizzata da emissioni nel campo dell’infrarosso e delle onde radio; il Sole si trova su uno dei bracci. Gli ammassi stellari sono gruppi di stelle all’interno della galassia e se sono presenti stelle in età avanzata nei quali scarseggiano elementi pesanti si chiamano ammassi globulari(stelle dette di popolazione 2 e nate durante le prime fasi di vita della galassia) altrimenti se di forma irregolare e stelle giovani sono detti ammassi aperti(con stelle dette di poplazione1 nate in fase successiva con presenza di metalli pesanti dovuti all’esplosione di stelle antiche).
ORIGINE DELL’UNIVERSO: sono state proposte tre teorie: la prima è quella del big bang , la seconda quella dell’universo stazionario uniforme nello spazio e nel tempo (già scartata); e dell’universo inflazionarlo nel quale in una piccolissima frazione di secondo l’universo avrebbe subito una crescita rapidissima . Un universo che si espande è chiamato chiuso perché ripercorrerebbe all’indietro le tappe che l’hanno formato; aperto invece se l’espansione durerà per sempre; infatti l’universo si espande seguendo la legge di Hubble V=H*d..
Fine articolo
L’astronomia è la scienza che studia l’Universo.
La volta celeste appare a noi immobile e costellata di punti luminosi, in realtà è in movimento e i punti luminosi sono corpi celesti: stelle, pianeti e satelliti. Infatti se individui una posizione di una stella rispetto alla cima di un albero, dopo mezz’ora noterai che si è spostata, questo movimento è solo apparente perché è stata la Terra a ruotare su se stessa. Le stelle mantengono inalterata la loro posizione e per poterle individuare facilmente gli antichi le raggrupparono in costellazioni, le più famose sono quelle dello Zodiaco, Orione, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, il Cigno e Cassiopea. La stella più luminosa viene chiamata α (alfa), poi scendendo di luminosità β (beta), γ (gamma), δ (delta) e così via.
Quanto distano da noi le stelle?
La stella più vicina è il Sole che dista da noi 150 milioni di chilometri ed è quindi necessario l’introduzione di una nuova unità di misura: l’anno luce. L’anno luce è la distanza percorsa in un anno da un raggio luminoso che viaggia alla velocità della luce, cioè 300.000 Km/s (poiché in un anno ci sono 31.536.000 secondi, un anno luce è lungo 9.460 miliardi di Km). Usando questa unità il Sole dista da noi 8 minuti luce e Proxima Centauri circa 4 anni luce, mentre la stella polare 65.000 anni luce.
Luci del passato
A causa di queste enormi distanze, noi vediamo i corpi celesti attraverso la luce che ci mandano e li vediamo com’erano al momento della partenza della luce che osserviamo, questo vale anche per la Luna, infatti non la vediamo com’è al momento, ma com’era 1,31 secondi prima, e il Sole che vediamo è il Sole di 8,3 minuti fa. La luce di alcune stelle impiega pochi anni a giungere fino a noi, altre ne impiegano centinaia, ma ce ne sono ancora altre lontanissime nello spazio, lontane milioni di anni nel tempo. Osservando con un telescopio la Galassia di Andromeda, si può vedere la luce di singole stelle che ha impiegato più di 2 milioni di anni per giungere a noi: vedremmo quelle stelle com’erano 2,2 milioni di anni fa. Il cielo è un collage di scene che appartengono a epoche diverse e che sono molto differenti tra loro. Spingendo l’osservazione su oggetti più lontani nello spazio, cioè sempre più indietro nel tempo, troveremo un Universo diverso da come lo conosciamo oggi. Nelle profondità dello spazio possiamo osservare oggetti lontani più di 15 miliardi di anni luce e quindi com’erano in un tempo vicini al Big Bang (l’atto di creazione dell’Universo).
Se oggi, un osservatore di un pianeta situato in una Galassia della Chioma di Bernice potesse osservare ciò che succede sulla nostra Terra, vedrebbe che viene popolata dai primi rettili e dai primi uccelli e uno da Andromeda potrebbe osservare l’uomo alzarsi in piedi e guardare per la prima volta il cielo. Nel 1987, gli astronomi hanno osservato l’esplosione di una stella, un evento che in realtà era avvenuto 170.000 di anni fa. Nel 1995 il telescopio spaziale HST ha effettuato una ricognizione nello spazio profondo ottenendo immagini di un numero straordinario di galassie blu, si tratta di alcune delle immagini più profonde mai riprese, immagini del lontano passato, dimostrando che un tempo l’Universo era molto differente da come è ora.
Le galassie: la nostra e le altre
Se in una sera d’estate osservi il cielo noterai una fascia luminosa e soffusa che attraversa la volta celeste. Questa fascia era chiamata dagli antichi Greci Via Lattea ed è la parte visibile dalla Terra di una galassia. Nello spazio, le stelle non sono distribuite a caso, ma sono concentrate in raggruppamenti immensi, chiamati galassie. La nostra è appunto la Via Lattea. Fino ad un secolo fa, si pensava che la Via Lattea fosse l’unica nell’Universo. 
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Grazie al telescopio gigante di Monte Wilson (USA), gli astronomi hanno potuto osservare quella che veniva chiamata la Nebulosa di Andromeda: questa nebulosa è in realtà un enorme insieme di stelle situato a circa 2 milioni di anni luce da noi. Da allora gli astronomi non hanno mai smesso di identificare galassie analoghe e ne hanno individuate oltre 200.000, ma si pensa che dovrebbero essere 100 miliardi. La Galassia di Andromeda è piuttosto vicina a noi, visto che le galassie più lontane si trovano a molti miliardi di anni luce. Le galassie girano su se stesse ed assumono forme diverse.
Sono di quattro tipi: galassie ellittiche, a spirale, a spirale barrate e irregolari.


Anche le galassie, come le stelle sono raggruppate tra loro nello spazio e formano i cosiddetti ammassi. La nostra Via Lattea farebbe parte di un ammasso di diciannove galassie.
Gli astronomi ritengono che le forme delle galassie corrispondano agli stadi della loro evoluzione in particolare la presenza delle spirali, individuerebbe le galassie più giovani.
La Via Lattea contiene oltre 200 miliardi di stelle e ha una forma a spirale con numerosi bracci intorno a un rigonfiamento centrale. Il suo diametro maggiore è di 100.000 anni luce e compie un movimento di rotazione attorno al proprio asse. Il sistema solare si trova in uno dei bracci a circa 30.000 anni luce dal centro galattico e descrive in 250 milioni di anni un’orbita attorno al centro. Le galassie più vicine alla Via Lattea sono: Andromeda, la Piccola nube di Magellano e la Grande nube di Magellano. Andromeda dista dalla Terra circa 2.000.000 di anni luce e si presenta ovale. Gli astronomi pensano che sia poco più grande della Via Lattea e comprenda circa 300 miliardi di stelle. La Piccola e la Grande Nube di Magellano sono galassie di forma irregolare.
La Galassia di Andromeda è l’oggetto più lontano che si riesca a scorgere ad occhio nudo. Ha una massa circa doppia di quella della nostra galassia. La Galassia di Andromeda era nota almeno dal 964 d.C. La prima osservazione al telescopio fu attribuita al tedesco Simon Marius. Solo nel 1923 l’astronomo E. Hubble riuscì a valutarne la sua distanza. Sappiamo che nei nuclei delle galassie attive risiede con probabilità un buco nero supermassiccio, perché non potrebbe esserne uno nelle galassie normali? Al centro di Andromeda ce ne sono ben due. E’ probabile che uno dei due sia appartenuto un tempo ad un’altra galassia più piccola che venne “divorata” da Andromeda circa 1 miliardo di anni fa. Un buco nero è il residuo collassato di una stella vecchia e ha una forza di gravità tanto elevata che, nemmeno un oggetto alla velocità della luce, riuscirebbe ad allontanarsi venendo risucchiato in una specie di tunnel, che secondo la teoria di Einstein-Rose porterebbe in un universo parallelo lontano nel tempo.
Classificazione delle stelle.
Le stelle sono ammassi di materia allo stato gassoso in cui predominano l’idrogeno e l’elio; esse emettono nello spazio enormi quantità di energia prodotta nel loro nucleo dalla fusione nucleare. Non tutte le stelle splendono allo stesso modo. La luminosità è una proprietà tipica di ogni stella che dipende dalla sua distanza dalla terra. Il Sole appare come la stella più splendente solo perché è la stella più vicina.
ROSSO |
DA 3.000 A 4.000°C |
ARANCIONE |
DA 4.000 A 5.000°C |
GIALLO |
DA 5.000 A 6.000°C |
BIANCO |
DA 6.000 A 10.000°C |
AZZURRO |
DA 10.000 A 50.000°C |
SUPER GIGANTE |
Almeno 300 volte più grande del Sole |
GIGANTE |
Almeno 10 volte più grande del Sole |
MEDIA |
All’incirca come il Sole |
NANA |
Almeno 100 volte più piccola del Sole |
Le stelle hanno anche diverso colore, alcune bianche, altre rossastre, altre azzurre. La differenza di colore è dovuta alla temperatura superficiale della stella.
Le stelle si differenziano anche per grandezza: le più grandi hanno un diametro che è almeno 300 volte più grande del sole e le più piccole hanno un diametro 100 volte più piccolo di quello solare.
Stelle doppie: Mizar e Alcor
Molte stelle che a occhio nudo appaiono singole osservate al telescopio rivelano di essere legate a una compagna, vengono chiamate stelle doppie: si tratta di copie di stelle che ruotano intorno a un centro di gravità comune, alcune variano di luminosità in modo regolare quando una transita davanti all’altra. Stelle doppie sono Mizar e Alcor dell’Orsa Maggiore, e non solo, entrambe sono costituite da due stelle, Mizar in più in una delle stelle che la formano contiene altre due stelle e l’altra ne ha tre, quindi Mizar è composta da cinque stelle e Alcor da due.
Le Nebulose
Gli astronomi ritengono che le stelle nascano all’interno delle nebulose. Una nebulosa è una nube di gas e polvere sparsa nella galassia, le nebulose brillanti si dividono in nebulose a emissione e a riflessione. Quelle a emissione sono costituite da nubi che illuminate da stelle vicine, emettono luce per effetto dei gas; le nebulose a riflessione diffondono invece la luce delle stelle vicine ed hanno le stesse caratteristiche delle stelle che le illuminano. Ci sono anche nebulose oscure che nascondono completamente la luce delle stelle dietro di esse. Altre nebulose sono quelle planetarie che sono prodotte dall’esplosione di una stella e al loro centro si può ancora scorgere la stella stessa. I colori più splendidi sono quelli delle nebulose brillanti e sono proprio le radiazioni ultraviolette a far brillare la nebulosa dei suoi colori (il rosso-rosa è dato dall’idrogeno, mentre il verde dall’ossigeno ionizzato).
La nascita e la morte delle stelle
Nella nostra galassia nascono da una a sei nuove stelle all’anno. Si pensa che si formino principalmente all’interno delle nubi molecolari giganti che sono una massa molto speciale: la materia di cui sono composte è assai complessa, ma la maggior parte è d’idrogeno. Per una parte del loro ciclo vitale, le stelle si evolvono in modo quieto, ma la fine della loro esistenza è segnata da eventi catastrofici.
All’inizio i gas delle nebulose e la polvere cosmica si addensano formando piccoli ammassi di materia, che aumentando attirano altri gas e polveri. Contraendosi il materiale si riscalda e nella nebulosa si forma un nucleo molto caldo, detto protostella. Se la massa iniziale è costituita di idrogeno ed è minor di un decimo del nostro Sole la temperatura non aumenta oltre a un certo punto e la protostella resta una stella mancata, ossia una stella mai nata che raffreddandosi diventa un minuscolo corpo invisibile perso nello spazio. La temperatura all’interno della protostella sale
vertiginosamente e raggiunge 10-15 milioni di gradi, queste temperature permettono l’innesco della fusione nucleare: l’idrogeno si trasforma in elio, producendo energia e così si accende la nuova stella.

L’energia prodotta è grande, e gli strati gassosi si espandono contrastando la gravità e si raffreddano. La stella diventerà stabile quando la forza di espansione e la gravità che tende a contrarla saranno bilanciate, vivrà così fino a quando continueranno i processi della fusione, possono durare anche alcuni milioni di anni.
Il ciclo vitale di una stella dipende dalla forza gravitazionale e dall’energia termica. Il suo destino invece, dipende dalla sua massa iniziale, se la massa è piccola, come il Sole, la combustione nucleare è lenta e la vita della stella durerà a lungo. Quando tutto l’idrogeno si sarà trasformato in elio avverrà un nuovo tipo di fusione: l’elio diventerà ossigeno e carbonio. Di seguito il calore aumenterà e gli strati esterni si gonfieranno raffreddandosi e la temperatura comincerà a diminuire, la stella darà allora radiazioni rosse, diventando una gigante rossa. Consumato il combustibile la forza di gravità prenderà il sopravvento e la stella diventerà una nana bianca densa e piccola, destinata a raffreddarsi e a spegnersi. Quando la stella non darà alcuna radiazione diventerà un puntino nero nello spazio, cioè una nana nera.
Se la massa iniziale è grande, le reazioni termonucleari che avvengono nel nucleo esercitano una pressione verso l’esterno e ne arrestano la contrazione gravitazionale. Quando però tutto l’idrogeno si è consumato, il nucleo riprende a contrarsi, mentre l’idrogeno di uno strato esterno vicino al nucleo brucia. Questo guscio si espande anche dieci volte la stella originale facendo diventare la stella una gigante rossa. Per via della nuova contrazione la temperatura diventa molto alta, tanto da innescare reazioni termonucleari di nuovo tipo: i nuclei di elio si fondono producendo elementi sempre più pesanti. Esaurito il combustibile, la stella, non più equilibrata dall’energia termica si contrarrà su se stessa in breve tempo con il cosiddetto collasso gravitazionale e la sua temperatura aumenterà di miliardi di gradi nel giro di pochi secondi. Avverrà allora un violenta esplosione che porterà alla formazione di atomi più pesanti del ferro, fino all’uranio, la stella quindi, diventerà una nova o una supernova (uno degli oggetti più luminosi del cielo). L’esplosione di una supernova si esaurisce in qualche mese. Le parti esterne si disperderanno nello spazio e quelle interne si contrarranno velocemente. A questo punto la materia che forma la stella sarà talmente compressa da perdere le sue caratteristiche. Si avrà allora una stella di neutroni o pulsar, piccola e molto densa. Queste stelle ruotano molto velocemente ed emettono onde radio che si muovono nello spazio come la luce di un faro nella notte. Captato dalla Terra questo fascio si vede come una specie di lampo. Comunque, la stella continuerà a contrarsi e la forza di gravità diventerà tanto elevata che nemmeno un oggetto alla velocità della luce riuscirà ad allontanarsi formando un buco nero.
Nane bianche, stelle di neutroni e buchi neri sono cadaveri stellari.
Il Sole e il suo Sistema
Il Sole è una stella. Non ha niente in particolare rispetto le altre stelle che a miliardi affollano l’Universo; non si distingue ne per grandezza ne per luminosità. Tuttavia è importante per la Terra perché l’energia che si usa quotidianamente non è altro che l’energia solare trasformata. Il Sole è una stella gassosa classificata come media gialla. La sua massa è 323.000 volte più grande di quella della Terra, e la forza di gravità che agisce sulla sua superficie è 28 volte più forte di quella della Terra (se un uomo pesa sulla Terra 70 Kg, sul Sole peserebbe circa 1960 Kg). Il Sole ruota su se stesso in un periodo medio di 25 giorni, a causa della struttura gassosa la velocità di rotazione è maggiore all’equatore e minore ai poli. Il suo nucleo ha temperature che arrivano a 20 milioni di gradi, mentre ha una temperatura superficiale di 6.000°C.
Attorno al Sole ruotano oltre alla Terra otto pianeti, questo è detto sistema solare. I pianeti descrivono orbite ellittiche e sono all’incirca sullo stesso piano. A partire da quello più vicino al Sole i pianeti sono: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone. Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno erano noti sin dagli albori della civiltà. Urano vene scoperto nel 1781, Nettuno nel 1846.
Il Pianeta X
Tra la fine 1800 e l’inizio del 1900 tutto il mondo era convinto della necessità di un nuovo pianeta: il Pianeta X, decimo pianeta e il pianeta del mistero. La sua orbita era ipotetica tra Urano e Nettuno e nel 1930 si scoprì un pianeta e fu chiamato Plutone, ma, le sue caratteristiche non corrispondevano con quelle del Pianeta X. Le ricerche del Pianeta X sono continuate utilizzando anche le più avanzate tecnologie spaziali e astronautiche. Nonostante le osservazioni all’infrarosso e della sonda spaziale Pioneer 10, non è stata osservata traccia del Pianeta X, ma secondo gli ultimi calcoli, questo pianeta dovrebbe avere una massa 3,5 volte quella terrestre e un orbita estremamente allungata, con un periodo orbitale di circa 1.000 anni. In realtà il Pianeta X non è l’unico mistero del sistema solare. Un’altra ricerca è stata abbandonata: quella di un ipotetico pianeta la cui orbita sarebbe compresa tra Mercurio e il Sole, nel 1859 questo pianeta fu visto transitare sul disco solare e venne battezzato Vulcano, ma non fu però mai più osservato.
Intorno a molti di questi pianeti ruotano dei corpi celesti di dimensioni più ridotte, i satelliti, quelli più conosciuti sono 36, tra cui la Luna.
I pianeti di dimensioni minori sono situati nelle vicinanze del Sole e costituiti da materiali rocciosi (Mercurio, Venere, Terra, Marte). I pianeti di grosse dimensioni sono lontani dal Sole e costituiti in gran parte di materiali gassosi, soprattutto di idrogeno ed elio (Giove, Saturno, Urano e Nettuno). Fa eccezione Plutone, roccioso e dalla superficie ghiacciata.
Altri corpi celesti del Sistema Solare
Cometa di Halley
Le stelle tutto di tutto
IL COSMO
TRA ASTRONOMIA
E MITOLOGIA
DOCENTI: M. ADAMI, A. GUERRA
LICEO SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO, CLASSE 1°
SAN PIETRO AL NATISONE (UD)
Indice
Introduzione: un messaggio d’amore |
Il cosmo tra astronomia e mitologia |
Le stelle |
Lo Zodiaco |
L’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore |
Bootes |
Cassiopea |
Gemelli |
Leone |
Vergine |
Il triangolo estivo |
Lira |
Cigno |
Aquila |
Sagittario |
Scorpione |
Bibliografia |
IL COSMO TRA ASTRONOMIA
E MITOLOGIA

Fin dai tempi antichi, l’uomo ha subito il fascino del cielo trapuntato di stelle ed ha cercato di identificare le figure che queste stelle sembravano disegnare nel cielo.
Queste figure vennero chiamate COSTELLAZIONI e ad esse furono attribuiti i nomi di personaggi mitologici
Per parlare di costellazioni e quindi di stelle è necessario possedere alcune fondamentali conoscenze su queste “fornaci nucleari”, sulle diverse loro tipologie, sulla loro luminosità ed anche su come e quando osservarle in un cielo stellato e romantico!!!
Siete pronti?
Partiamo alla volta della Via Lattea…
La Via Lattea, di cui il Sole fa parte insieme ad altri circa 100 miliardi di stelle, è la nostra galassia .
Fu Galileo Galilei con il suo cannocchiale a scoprire che questa fascia di luce è formata in realtà da innumerevoli stelle, che l’occhio nudo non riesce a distinguere come singoli punti.
La via Lattea è una galassia a spirale piuttosto grande, che si estende per 100 000 anni luce ed ha uno spessore di 10 000 anni luce in corrispondenza del nucleo (1 anno luce è la distanza percorsa dalla luce in un anno: la luce, viaggiando a circa 300 000 Km/s, percorre circa 9460 miliardi di Km in un anno!!!)
In uno dei bracci di questa spirale si trova il Sole (a circa 300 000 anni luce dal centro). Anche noi, quindi, visto che la Terra è un pianeta del sistema solare, ci troviamo in uno di questi bracci.
Le stelle che formano i bracci della Via Lattea ruotano intorno al nucleo: quelle più esterne ruotano più lentamente di quelle poste internamente.
Le stelle
Le stelle sono corpi celesti formati da gas ad alta temperatura, che emettono radiazioni e particelle in seguito a reazioni di fusione nucleare.
Le stelle sono molto lontane da noi. Alcune, addirittura, sono così lontane che la luce ha impiegato miliardi di anni per arrivare a noi.
E’ proprio il tempo che la luce impiega nel tragitto stella-Terra a fornire una misura della distanza della stella.
Naturalmente, per quantificare queste distanze, si utilizza una unità di misura appropriata: l’anno luce.
L’anno luce è la distanza che la luce, viaggiando a circa 300.000 Km/s, percorre in un anno: si tratta di circa 10.000 miliardi di kilometri!!!
Stella |
Costellazione |
Distanza (anni luce) |
Luminosità rispetto al Sole |
Sole |
|
0,000016 |
1 |
Proxima Centauri |
Centauro |
4,3 |
1,7 |
Sirio |
Cane Maggiore |
8,8 |
23 |
Vega |
Lira |
27 |
53 |
Betelgeuse |
Orione |
520 |
14000 |
Deneb |
Cigno |
1630 |
58000 |
Ciò che noi osserviamo in cielo, per esempio Deneb della costellazione del Cigno, non è l’immagine attuale della stella, ma un’immagine vecchia di 1630 anni!
Tutte le stelle sono caratterizzate da un valore di luminosità indicato dalla magnitudine
Magnitudine: luminosità di una stella o di un oggetto celeste.
Per convenzione la scala della magnitudine decresce con l’aumentare della luminosità. Una stella di magnitudine 3 è più luminosa di una di magnitudine 5.
Due stelle la cui luminosità differisce di una magnitudine sono di 2,5 volte una più luminosa dell’altra.
Per oggetti molto luminosi sono state introdotte anche magnitudine negative.
Per essere precisi, la magnitudine si distingue in:
Magnitudine relativa (o apparente), cioè la luminosità misurata da un osservatore a terra. Le stelle infatti ci possono apparire più luminose anche perché sono più o meno vicine a noi
Magnitudine assoluta, cioè la luminosità intrinseca dell’oggetto, indipendentemente dalla sua distanza.
Come si può facilmente capire, noi “terrestri” precepiamo come luminosissime alcune stelle, come ad esempio il sole, che in realtà hanno una magnitudine assoluta relativamente bassa:
Stella |
Magnitudine assoluta |
Magnitudine apparente |
Sirio |
1,4 |
-1,4 |
Alfa Centauri |
4,4 |
0,27 |
Sole |
4,7 |
-26,8 |
Proxima Centauri |
15,4 |
11 |
Le stelle sono anche caratterizzate da colori diversi, che dipendono dalla temperatura superficiale…
Le più calde sono le stelle blu (30.000 °C) poi abbiamo le stelle bianche (10.000°C) le stelle gialle le stelle arancioni e infine le stelle rosse (3.000°C) |
….e da diverse dimensioni:
Le stelle piccole come il sole sono dette nane quelle molto grandi sono dette giganti (di diametro anche 12000 volte quello del Sole) |
Inoltre parliamo di:
Nana bianca |
Stella di piccola massa in una fase terminale della propria evoluzione, caratterizzata da un’alta densità. |
Nova |
Stella che aumenta bruscamente fino a 10.000 volte la sua luminosità |
Supernova |
Stella almeno 10 volte più grande del Sole che, in una fase instabile della propria esistenza, esplode in modo distruttivo. La sua luminosità è tale da essere vista anche a distanza enorme. |
Stelle doppie e multiple
Alcune stelle della nostra galassia a occhio nudo sono visibili come singoli punti luminosi, mentre se osservate con un telescopio sembrano scindersi in due componenti. A volte l’unione è semplicemente prospettica, cioè dovuta al nostro punto di osservazione: in altre parole, le stelle sono distantissime tra loro e appaiono vicine per puro caso. Nella maggior parte dei casi, però, le due stelle sono legate da mutua attrazione gravitazionale e ruotano intorno ad un baricentro comune: si parla allora di stelle doppie. Splendidi esempi di stelle doppie sono Mizar, la stella centrale del timone del Grande Carro, Albireo, nella costellazione del Cigno, e Almak nella costellazione di Andromeda.
Esistono anche casi molto più rari di stelle multiple, cioè triple, quadruple e perfino sestuple: un esempio molto interessante di stella sestupla è Castore, la stella più luminosa della costellazione dei Gemelli. Castore è una stella tripla, in cui ognuna delle tre componenti è a sua volta doppia!
Costellazione
Una costellazione è un’insieme di stelle che appaiono ravvicinate in cielo per effetto della prospettiva. Solitamente non c’è nessuna vicinanza fisica tra le stelle che compongono una costellazione: siamo noi che per un gioco di prospettiva le vediamo vicine e collegate, riconoscendovi la forma di un oggetto, di un animale, di un personaggio mitologico.
Così come ogni Stato è delimitato dai suoi confini, come si vede in una qualsiasi carta geografica, allo stesso modo ad ognuna delle 88 costellazioni sono stati assegnati dei confini sulla volta celeste. L’insieme di queste 88 aree copre tutto il cielo: le coordinate dei confini fra le varie costellazioni sono state definite dall’Unione Astronomica Internazionale nel 1930.
A ciascuno degli 88 settori è stato assegnato il nome della costellazione ivi contenuta. Quando un astronomo afferma di aver osservato una stella in Andromeda, non vuol dire che la stella appartiene necessariamente alla figura della costellazione, ma solo che è stata vista nel settore di cielo denominato Andromeda.
LO ZODIACO
Da sempre l’uomo, guardando il cielo, ha voluto riconoscere delle immagini nella disposizione delle stelle, creando così le costellazioni (dal latino cum = “con, assieme”, e stella, cioè “unione di stelle”). Ogni popolo ha riconosciuto in queste immagini i propri simboli, che rispecchiavano la cultura sociale e politica del luogo e del tempo: le nostre costellazioni ci arrivano direttamente dall’interpretazione data alle stelle dai Greci e dai Romani, che vi hanno voluto riconoscere i protagonisti dei loro miti.
Alcune di queste figure, cioè le dodici costellazioni dello zodiaco (dal greco zoion = animale), sono col tempo divenute molto importanti nella cultura popolare perché ad esse viene attribuita la capacità di influenzare la personalità di un nascituro (da qui derivano gli oroscopi).
D’altra parte il Sole, la Luna ed i cinque pianeti noti fin dall’antichità (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella religione di tutte le culture: nell’antica Grecia, per esempio, i pianeti assumevano il particolare significato di Amore e Tenerezza (Venere); Energia e Aggressività (Marte); Mediazione e Comunicazione (Mercurio); Autorità e Ordine (Giove); Sfortuna e Immobilità (Saturno).
Nell’antichità si conoscevano solo 48 costellazioni; attualmente, con il progresso degli strumenti tecnici, si è arrivati a 88! Rispetto a quelle classiche, però, i nomi delle nuove costellazioni testimoniano una certa mancanza di fantasia: il Telescopio, Il Microscopio, l’Orologio, la Bussola, ecc.
Iniziamo adesso la nostra esplorazione del cosmo, prendendo in considerazione
le più importanti costellazioni del cielo primaverile-estivo:
Orsa Maggiore e Orsa Minore
Bootes
Cassiopea
Gemelli
Leone
Vergine
Lira
Cigno
Aquila
Sagittario
Scorpione
L’ORSA MAGGIORE E L’ORSA MINORE
Per osservare il cielo e soprattutto riconoscere stelle e costellazioni è necessario poter determinare i 4 punti cardinali,
che sono il Nord, l’Est, il Sud e l’Ovest.
La bussola ci agevola il compito, ma è sicuramente molto più stimolante determinare il Nord, e di conseguenza gli altri punti cardinali, attraverso le stelle.
Per prima cosa bisogna cercare e individuare l’Orsa Maggiore (chiamata anche grande carro), costellazione visibile tutto l’anno alle nostre latitudini
L’Orsa Maggiore è detta grande carro perché congiungendo 7 stelle di questa costellazione si delinea una figura che assomiglia ad un carro con il timone.
Le due stelle esterne del carro sono anche chiamate “indicatrici” in quanto, prolungando idealmente la linea che le unisce, si raggiunge una stella particolarmente brillante, la Stella Polare.
Guardatela bene. State guardando verso il Nord! Che è chiamato anche settentrione.
La stella polare, inoltre, è il “fanalino di coda” della costellazione dell’Orsa Minore, perciò, a partire da questa stella, dovreste riuscire a vedere in cielo anche il piccolo carro o costellazione dell’Orsa Minore.
Individuato il Nord, ricordate che il Sud sta alle vostre spalle, l’est a destra del Nord e l’Ovest alla sua sinistra.
Fra le stelle appartenenti all’Orsa maggiore ricordiamo anche Mizar, che è una stella multipla di magnitudine 2,2, cioè ha una compagna di magnitudine 4 (perciò meno luminosa) conosciuta come Alcor. Mizar e Alcor non sono fisicamente legate e si trovano rispettivamente a 78 e 81 anni luce.
La versione del mito
Nella mitologia greca le due Orse sono i gruppi stellari nei quali Giove trasformò la ninfa Callisto (Orsa Maggiore) e suo figlio Arcade (Orsa Minore).
La ninfa Callisto, dopo essere stata sedotta da Zeus, diede alla luce Arcade. Per proteggerla dalla vendetta di Era, sua gelosissima moglie, Zeus la trasformò in orsa. In seguito però, il figlio Arcade, mentre andava a caccia, si sarebbe imbattuto proprio nell'orsa cosicché Zeus, per evitare un matricidio, pensò bene di portare Callisto e Arcade in cielo: pertanto donò alla ninfa eterna gloria innalzandola in cielo sotto le sembianze dell’Orsa Maggiore, mentre il figlio divenne l’Orsa Minore.
Nella tradizione Romana, invece, le sette stelle principali dell’Orsa Maggiore erano chiamate Septem Triones, perché “ruotando” attorno alla stella polare ricordavano il movimento dei buoi (triones) durante l’aratura (il “guardiano stellare” di questi 7 buoi sarebbe la figura vicina, cioè la costellazione chiamata Boote). Da questa espressione deriva anche il termine "settentrione", usato per indicare il nord. Rimanendo in tema di etimologia, possiamo ricordare che anche "artico", sinonimo di settentrionale, deriva dal greco "arctos" che significa orsa.
E le altre culture?
Curiosamente anche gli Indiani d'America vedevano in queste stelle una figura d'orsa, gli Egiziani invece vi riconoscevano un ippopotamo, mentre i Galli un cinghiale.
La mitologia araba invece interpretava le figure in modo diverso, perché vedeva nel Piccolo Carro una piccola bara, nella Stella Polare un assassino condannato all'immobilità per i suoi delitti e nel Gran Carro una grande bara che ospita il cadavere di un nobile guerriero trucidato dall'assassino.
Tornando ai giorni nostri, gli Inglesi chiamano l’Orsa Maggiore "la casseruola".
BOOTES
Nord
Est
Ovest
Sud
Bootes (costellazione chiamata anche del Bovaro o Bifolco) è una costellazione boreale in cui si riconosce la figura di un triangolo equilatero, caratterizzata dalla presenza di una delle stelle più brillanti di questo emisfero: Arturo, distante circa 35-37 anni luce da noi.
Arturo deriva dal greco Arktouros che significa guardiano dell’Orsa (o coda dell’Orsa). Per trovare questa stella, infatti, basta proseguire la congiungente tra le stelle del timone del Grande Carro.
Sia il nome della stella, che quello della costellazione sono in riferimento alla vicina Orsa Maggiore. Per i Romani infatti le sette stelle del grande carro non rappresentavano un’orsa, bensì un gruppo di buoi sempre impegnati ad arare la stesso pezzo di cielo, girandovi intorno. Per questo indicavano il nord con il termine Settentrione (Septem triones che significa, per l’appunto, sette buoi) e definivano Arturo come il loro Bovaro.
Il vertice sinistro del triangolo equilatero (quello verso est) è al centro di un bellissimo semicerchio di stelline: è la Corona Boreale, che gli antichi immaginavano ornasse Arianna, la mitica figlia di Minosse che aiutò Teseo a non perdersi nel labirinto con il suo famoso filo. La stella più brillante è chiamata Gemma, ossia la pietra preziosa.
La versione del mito
BOOTES
Questa costellazione non ha un ruolo preciso nella mitologia greca ma risale probabilmente ad un'epoca ancora anteriore, testimoniando i legami tra l'osservazione del cielo e il passaggio alla pastorizia e all'agricoltura da parte delle società di cacciatori, in epoca preistorica.
I Romani invece vedevano in queste stelle la figura di Arturo, i mitico guardiano dei “sette buoi” della costellazione dell’Orsa Maggiore. Dal nome di questo guardiano (chederiva dal greco "arctos" che significa orsa) è derivato il termine "artico", sinonimo di settentrionale.
CORONA BOREALE
Secondo il mito greco, Arianna, figlia di Minosse re di Creta, si innamorò del principe ateniese Teseo al punto da tradire il proprio padre per aiutare Teseo ad uccidere il Minotauro, un orribile mostro, metà uomo metà toro, che era il fratellastro di Arianna. Per tutto ringraziamento la fanciulla, dopo aver lasciato la propria patria per seguire Teseo sulla nave che doveva portarli entrambi ad Atene dove si sarebbero sposati, fu abbandonata da Teseo sulla spiaggia di un’isola deserta. Mentre Arianna piangeva il tradimento dell’amato e la propria morte futura, il dio Bacco accorse a salvarla, ne fece la propria sposa. Secondo la tradizione, al momento del matrimonio le levò dal capo la corona di fiori che lanciò in cielo dove sta tuttora, trasformata in una corona i stelle.
Una curiosità: l’isola su cui fu abbandonata Arianna si chiamava Nasso, da cui deriva l’espressione… “piantare in asso”!
E le altre culture?
I Cinesi chiamavano la Corona Boreale "conchiglia perlifera", mentre per gli Arabi era la "scodella dei poveri".
CASSIOPEA

Questa affascinante costellazione rappresenta la mitica regina Cassiopea. Suo marito e sua figlia sono raffigurati nelle adiacenti costellazioni di Cefeo e Andromeda (che nel nostro emisfero visibili in autunno)
Cassiopea, donna vanitosa, viene immaginata seduta sul trono mentre è intenta a farsi bella.
Casssiopea è una costellazione circumpolare e quindi alle nostre latitudini non tramonta mai, per cui volgendosi a nord è possibile vederla per tutto l’anno.
E’ bassa all’orizzonte settentrionale in estate e quasi allo zenit in inverno, sempre opposta alla Polare rispetto all’Orsa Maggiore.
La versione del mito
Nella mitologia greca, le stelle principali di questa costellazione rappresentano la regina Cassiopea seduta sul suo trono.
La sua storia è legata ad altre costellazioni vicine, quelle di Perseo e di Andromeda: Cassiopea, donna estremamente vanitosa, si riteneva più bella delle ninfe Nereidi al punto che queste, adirate, si rivolsero a Nettuno per punire la presunzione della regina. Nettuno mandò un mostro marino, la Balena, a devastare le coste del suo regno. Per scongiurare il flagello, il marito di Cassiopea dovette sacrificare al mostro la figlia Andromeda, incatenandola ad uno scoglio. Fortunatamente passò di là Perseo, il quale portava con sé la testa della Medusa che egli aveva ucciso: con questa pietrificò il mostro e liberò la sventurata Andromeda che divenne sua sposa.
GEMELLI

La costellazione dei Gemelli rappresenta i mitici fratelli Castore (a sinistra) e Polluce (a destra), che danno il nome alle due stelle più luminose.
Fra le due stelle Pollux è quella più luminosa essendo di magnitudine 1,2 e distante 34 anni luce.
Per identificare questa costellazione nel cielo primaverile, seguite idealmente la diagonale del quadrilatero dell’Orsa Maggiore, dalla parte opposta del timone, in direzione Sud-Ovest. Il vostro sguardo incontrerà i due gemelli.
La versione del mito
Nella mitologia Greca i Gemelli sono Castore e Polluce, nati da una relazione tra Leda e Zeus, unitosi a lei sotto forma di cigno. Leda concepì due uova dalle quali nacquero i due gemelli. I due eroi erano sempre uniti: Castore era un domatore di cavalli e Polluce un ottimo pugile. Secondo il mito, i due gemelli salparono con gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro e furono in seguito eletti protettori del naviganti. Quando Castore morì, Polluce pregò Zeus di mandare la morte anche a lui ma Zeus gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità a favore del fratello: così da allora i due fratelli vivono un giorno nell’Olimpo ed un giorno nel regno dei morti.
LEONE

È una costellazione alta nel cielo meridionale di aprile e rappresenta un leone accovacciato.
Nella mitologia greca era il leone sconfitto da Ercole in una delle sue dodici fatiche
Le principali stelle del Leone sono disposte in modo da ricordare il profilo accovacciato di questo felino.
Fra le stelle più evidenti ricordiamo Regolo, una stella bianca-azzurra di prima grandezza, di magnitudine 1,4 che dista 77 anni luce, e il gruppo costituente la Falce ovvero una figura a sei stelle (epsilon, mu, zeta, gamma, eta e alfa Leonis) disposte come un punto di domanda rovesciato, che marca la testa e il petto dell’animale.
Ricordiamo anche la stella Algieba, una splendida stella doppia formata da due giganti arancio-oro di magnitudini 2,4 e 3,5.
VERGINE

Si tratta di una costellazione non facilmente identificabile nel cielo data la carenza di stelle particolarmente luminose eccetto una, chiamata Spica.
Questa costellazione è osservabile in primavera ed estate guardando verso Sud-Est: se immaginiamo di allungare il timone del Grande Carro, incontreremo prima la stella Arturo nella costellazione del Bootes, poi troveremo un astro molto luminoso, che è appunto la stela più brillante della costellazione della Vergine, cioè Spica (la spiga) che rappresenta la spiga di grano nella mano sinistra della fanciulla.
Questa stella (alfa, mag.=0.98) è di colore azzurro, dista 262 anni-luce ed è la 16° stella di tutto il cielo per luminosità. (Altre due stelle hanno magnitudine inferiore a 3 e altre sei hanno magnitudine inferiore a 4. )

La versione del mito
La Vergine è l'unica figura femminile dello Zodiaco e da sempre è stata vista come una donna alata che tiene nella mano sinistra una spiga di grano (la stella Spica): questa figura femminile governava il raccolto dell’orzo e del grano già per le antichissime culture agricole di qualunque latitudine.
Sin dalle origini è stata rappresentata con diverse figure divine a seconda del paese di provenienza: è stata infatti chiamata Ishtar, la dea della fertilità babilonese, Astrea, la figlia di Astreo, padre delle stelle, ed Eos, la dea dell'Aurora.
È stata anche considerata simbolo di Dike, la dea greca della giustizia: secondo il mito greco, durante la felice Età dell’Oro Dike viveva liberamente tra gli uomini, ma quando arrivò l’Età dell’Argento, e gli uomini divennero più violenti e ingannatori, Dike si ritirò sulle montagne. Infine, quando giunse l’Età del Bronzo, nella quale guerre, odio e violenze dilagarono incontrollati, Dike abbandonò gli uomini e si ritirò in cielo come costellazione della Vergine (questa stessa interpretazione è riferita anche alla costellazione della Bilancia).
Secondo un’altra interpretazione, la figura stellare corrisponderebbe a Demetra, la dea della terra, delle messi e della fertilità, il cui simbolo è appunto la spiga. In tal modo, questa costellazione sarebbe legata a quella del Bootes (l’aratore): secondo una versione del mito, Demetra immortalò fra le stelle il proprio figlio Filomelo, inventore del carro trainato da buoi e quindi dell’aratura dei campi; secondo un’altra versione, invece, Bootes rappresenta Icario, il primo uomo che coltivò la vite e produsse il vino per volontà del dio Dioniso.
La stella Spica in particolare, così brillante in una porzione di cielo sgombra di stelle, è stata chiamata dai nomadi del deserto “al Simak al Azal” cioè “la Solitaria indifesa”, contrapposta alla stella Arturo, “il Solitario Armato”, della vicina costellazione Bootes.
IL TRIANGOLO ESTIVO
In estate il riferimento per orientarsi è dato dal "triangolo estivo" ai cui vertici stanno tre stelle molto luminose: Vega nella Lira, Deneb nel Cigno e Altairnell'Aquila
LIRA

Questa costellazione rappresenta lo strumento a corde inventato da Hermes e dato dal suo fratellastro Apollo ad Orfeo per incantare Euridice. Sebbene piccola, la Lira è visibile allo zenit con la forma di un parallelogramma. Si trova a ovest del Cigno.
In essa è facilmente riconoscibile Vega, stella di 5ª magnitudine che costituisce il vertice del cosiddetto “triangolo estivo”. La parola Vega deriva dall’arabo Alwaki che significa “aquila del deserto”. E’ una nostra relativa vicina di casa, essendo a soli 27 anni luce da noi (cioè, partendo oggi e andando alla velocità della luce, più di un miliardo di chilometri all’ora, arriveremmo fra 27 anni!)
Alcune curiosità
Per il moto della precessione Vega nel 14.000 d.C. diventerà la stella polare.
In primavera dalla Lira sembrano provenire le meteore dello sciame delle Liridi, che raggiungono un picco massimo verso il 20 di aprile.
La versione del mito
Sia i greci che i latini videro nella costellazione della Lira lo strumento musicale di Orfeo, sacerdote della Tracia capace di intonare splendidi canti con la cetra, incantando gli animali e l'intera natura.
Il mito di Orfeo è molto bello e molto triste: egli sposò una ninfa dei boschi, Euridice; un giorno essa, sfuggendo ad Aristeo, che voleva sedurla, fu morsa da un serpente e morì. Orfeo con il suo canto commosse le divinità infernali e scese nell'Oltretomba per riprendere con sé l'amata.
Il re degli Inferi Plutone, infatti, gli aveva concesso di riportare la moglie con sé nel mondo dei vivi, a patto che Orfeo non si voltasse indietro per guardarla finché non fossero stati alla luce del sole. Egli, invece, preso dal desiderio di vederla, si voltò e la perse per sempre.
Da allora Orfeo suonò con la sua lira solo melodie malinconiche, cominciò a disprezzare le altre donne e trascurò di offrire sacrifici al dio Dioniso, che per questo mandò le sue seguaci per punirlo! Esse lo fecero a pezzi: la sua testa fu gettata in un fiume e, secondo la tradizione, si allontanò galleggiando verso il mare, continuando a cantare poesie tristissime…
Fu allora che le Muse, con il permesso di Zeus, posero il suo amato strumento, la lira, tra le stelle del cielo.
E le altre culture?
In passato questa costellazione fu detta anche "Tartaruga", dal momento che la lira sarebbe stata ricavata impiegando il guscio di una tartaruga e sette corde di budello di mucca. In seguito alla lira si affiancò un avvoltoio e la costellazione fu battezzata "Avvoltoio in picchiata”.
I Cinesi, invece, associarono queste stelle ad una delicata storia d'amore: rappresenterebbero una tessitrice che un fiume (la Via Lattea) separa dal suo fidanzato, un pastore identificato con la stella Altair (nella costellazione dell'Aquila).
CIGNO

Un altro notevole raggruppamento estivo, dalla caratteristica forma a croce, è quello del Cigno, visibile sempre intorno allo zenit, in cui si trova la stella Deneb.
Deneb è una stella luminosissima (pari a 58000 volte la luminosità del sole!) ed ha un raggio pari a 90 volte quello del sole: se si trovasse al posto della nostra stella supererebbe l’orbita di Mercurio. Deneb però si trova a 1630 anni luce da noi: ai nostri occhi, quindi, sembra meno luminosa di Vega, ma questo solo perché è lontanissima (circa 1600 anni luce! Il nostro sole alla stessa distanza non sarebbe neppure visibile ad occhio nudo!). La parola Deneb in arabo significa “coda”, poiché la figura dell’uccello era immaginata in volo, con le ali spiegate e il lungo collo proteso.
La stella all’estremità opposta (quindi nella testa del cigno) si chiama Albireo ed è una delle stelle doppie più famose del cielo, con le due componenti di colore giallo-arancio e verde-azzurro.
Questa costellazione - particolare molto importante - si trova praticamente immersa in piena Via Lattea, dove sono numerosissime le nebulosità e gli ammassi di stelle visibili.
La versione del mito
Nella mitologia greca questo gruppo di stelle si ricollega al cigno nel quale si era trasformato Giove per conquistare i favori di Leda: da quest’unione nacquero… due uova!, cioè i Gemelli Castore e Polluce.
Un'altra tradizione si rifà invece al mito di Fetonte e al suo sfortunato viaggio con il carro infuocato del Sole.
Non sempre però queste stelle sono state associate a vicende così eccezionali o ad unuccello così elegante. Gli Arabi vedevano in esse un piccione o una gallina!
AQUILA
La stella più brillante dell'Aquila, Altair, costituisce uno dei vertici del triangolo estivo (gli altri due vertici sono Deneb nel Cigno e Vega nella Lira).
Altair è facilmente identificato dalle due stelle più deboli β (beta) e γ (gamma), che stanno come sentinelle ai suoi lati. Queste stelle sono chiamte Alshair e Tarazed, dal nome persiano della costellazione, Shaihin tara zed "falco che colpisce le stelle"
La versione del mito
Per i Greci, l’aquila rappresentava l'uccello del tuono: essa portava avanti e indietro la folgore che Zeus, il re degli dei, scagliava contro i suoi nemici.
Diverse leggende ricordano l’aquila. Secondo una di queste, si tratterebbe dell’uccello nel quale Zeus si trasformò per rapire Ganimede, pronipote del fondatore di Troia, di cui era innamorato. Il mito racconta infatti che Zeus si innamorò del giovane e bellissimo Ganimede: secondo alcuni mandò un'aquila a rapirlo per portarlo presso gli dei, di cui divenne il coppiere, secondo altri, invece, fu Zeus stesso ad assumere la forma dell'uccello, mentre Ganimede sarebbe rappresentato dalla vicina costellazione dell'Acquario.
Per altri ancora l’aquila è invece l’uccello che ogni giorno divorava il fegato di Prometeo per la punizione impostagli da Zeus, perché Prometeo aveva donato di nascosto il fuoco agli uomini.
Inoltre, sempre un'aquila è importante nella storia della seduzione della ninfa Nemesi da parte di Zeus: l'aquila infatti era la dea Afrodite, che trasformatasi nello sparviero faceva finta di cacciare un cigno, in cui per l'occasione si era trasformato Zeus. Nemesi offrì riparo al cigno nel proprio grembo, per proteggerlo dall’aquila, e allora Zeus ne approfittò.
SAGITTARIO

Antica costellazione raffigurante un centauro nell'atto di scoccare una freccia. Il Sagittario è stato visualizzato in questo modo almeno fino dal tempo dei Greci, anche se le sue origini risalgono probabilmente alla civiltà sumera, in Mesopotamia, che vedeva in questo arciere il dio della guerra Nergal.
In questa costellazione si trova il centro della nostra galassia che è contrassegnato da una sorgente di onde radio e infrarosse, chiamata Sagittarius A.
Fra le stelle vi troviamo β (beta), stella doppia ottica le cui componenti sono visibili distintamente ad occhio nudo.
SCORPIONE

Si tratta di una splendente costellazione situata in una zona della Via Lattea ricca di oggetti interessanti per astrofili dotati di piccoli telescopi. Questa costellazione assomiglia molto alla creatura da cui prende il nome, con un arco di stelle che ne forma la coda.
Fra le sue stelle ricordiamo α (alfa), una supergigante rossa grande 300 volte il diametro del sole, chiamata anche Antares, che ha una compagna blu tanto stretta che per osservarla è necessaria un'apertura di almeno 75 cm e perfette condizioni del cielo.
La versione del mito
In origine, questa costellazione comprendeva anche due stelle (le Chele) che oggi sono i piatti della Bilancia: la costellazione della Bilancia, infatti, compare solo in epoca classica con il Calendario Giuliano elaborato da Giulio Cesare nel 46 a.C. (anche se già i Sumeri chiamavano questa zona “la bilancia del cielo”), e la sua “creazione” comportò la divisione della costellazione dello Scorpione in due parti.
Secondo la mitologia Greca, lo Scorpione uccise l’eroe Orione col suo pungiglione velenoso. Orione era un bellissimo cacciatore che osò offendere Artemide (Diana), dea della caccia, affermando di esserle di molto superiore e di essere in grado di uccidere qualsiasi animale della Terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte. Secondo un’altra versione del mito, quando Orione cercò di rapire Artemide, questa provocò una spaccatura del terreno da cui uscì lo Scorpione.
Sia Orione che lo Scorpione furono poi portati in cielo, ma vennero collocati in punti opposti affinchè il velenoso animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti, quando le stelle dello Scorpione sorgono ad est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
La morte di Orione lasciò soli e disperati i suoi cani, Sirio e Procione, che ulularono per giorni finchè Zeus, impietosito li trasformò in due costellazioni, rispettivamente il Cane maggiore e il Cane minore.
La sua stella più luminosa si chiama Antares, che significa "rivale di Marte" (anti-Ares) a causa del suo colore rosso fuoco.
Bibliografia
Siti internet:
- www.digilander.libero.it
- www.aamn.it
- www.web.fiscali.it
- www.scuole.piemonte.it
- www.legambienteonline.it/emilia-romagna
- www.pd.astro.it
Testi:
- Il punto di vista delle scienze della terra – il mondo della natura, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori
- La biblioteca della natura – stelle e pianeti – Dorling Kindersley handbooks
- Vita di campagna n. 5 maggio 1995; n. 9 sett. 1995, n. 7/8 luglio agosto 1995;– Editrice L’informatore Agrario
- R. Graves, I miti greci
- M. Marchetti, Le Pleiadi, Associazione Ravennate Astrofili “Pheyta”
- A. Ronchi, Le costellazioni dello Zodiaco: Scorpione e Bilancia, Associazione Ravennate Astrofili “Pheyta”
- A. Ronchi, Le costellazioni dello Zodiaco: Vergine, Associazione Ravennate Astrofili “Pheyta”
Fonte: gold.indire.it/datafiles/
Le stelle tutto di tutto
Stelle e pianeti
Studio, progetto e realizzazione della classe VC
della scuola elementare Carradori
a.s. 2006/07
Il sistema solare
Quest’anno abbiamo iniziato a studiare l’Universo. Per prima cosa abbiamo studiato il sistema solare, che comprende molti corpi celesti, tra cui pianeti, stelle, asteroidi e comete.
Il sistema solare si trova all’interno della Via Lattea, una delle tante galassie che fanno parte dell’Universo. Le galassie sono ammassi di stelle di varie forme: la nostra ha una forma a spirale e il nostro sistema solare si trova in un “braccio”, cioè una zona periferica, detta anche Braccio Locale o di Orione.
Il Sole
Al centro del sistema solare si trova il Sole. Il Sole è una delle innumerevoli stelle del sistema solare, ma per noi è particolarmente importante perché è la stella che ci illumina e ci riscalda. Il Sole, come le altre stelle, è una sfera di gas incandescente (principalmente formata da idrogeno ed elio) che brilla di luce propria: rispetto alla Terra è enorme e sembra percorrere sulla sfera celeste una traiettoria propria, detta “eclittica”: naturalmente si tratta di un effetto ottico, perché come ormai sappiamo da secoli, il Sole è fermo al centro del sistema solare.
Una delle caratteristiche principali che interessano il Sole, la Terra e la Luna è l’eclissi, che è l’occultazione o oscuramento di un corpo celeste da parte di un altro. Dalla superficie terrestre possono essere osservate spettacolari eclissi di Luna e di Sole che si verificano quando i due astri sono allineati con il nostro pianeta.
L’eclissi di Luna si verifica quando la Terra, illuminata dal Sole, produce nello spazio un lungo cono d'ombra che oscura qualunque corpo si trovi all'interno di esso. Attorno a questo cono c'è un'area piuttosto estesa di ombra parziale che viene detta penombra.
Nel disegno qui sotto possiamo vedere i due tipi di eclissi: quella solare e quella lunare:
Luna
Terra
Sole
Terra
Luna

Inizio di un’eclissi lunare
Un'eclissi totale di Sole si verifica quando l'ombra della Luna, che si trova in posizione intermedia tra la Terra e il Sole, raggiunge il nostro pianeta, occultando il disco solare, come si può vedere nella fotografia qui sotto:
Il Sole è enorme, ma è considerato dagli astronomi una stella di media grandezza, perché altre, sono molto più grandi e luminose di lui.
Per misurare la luminosità di una stella gli scienziati hanno adottato una scala che ci indica la “magnitudine”(luminosità) apparente e quella reale della stella. La magnitudine apparente è infatti legata alla lontananza della stella dalla Terra e può ingannarci: ad esempio, una stella molto luminosa non vuol dire che sia vicina. Per questo la scala di misurazione creata dagli scienziati tiene conto della vera luminosità della stella, che viene calcolata seguendo apposite operazioni.
Attorno al Sole ruotano 8 singoli pianeti. Fino a qualche anno fa i pianeti erano 9, ma in seguito Plutone è stato declassato dagli scienziati da pianeta a “pianetino” perché ha le stesse caratteristiche di molti altri piccoli pianeti che ruotano intorno al Sole, perciò oggi i pianeti riconosciuti sono solo 8 e cioè (partendo da quello più vicino al Sole), Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno,Urano e Nettuno. I primi quattro sono detti rocciosi o interni, perché sono formati principalmente da terra e rocce e si trovano all’interno di una fascia di asteroidi che ruota intorno al Sole, gli altri sono chiamati giganti gassosi per la loro formazione, o esterni.
Il nostro sistema solare

L’uomo non ha mai esplorato i pianeti del sistema solare: alcuni, infatti sono troppo lontani, altri troppo caldi, altri sono difficili da raggiungere per gli asteroidi e le loro estreme temperature. Malgrado questo, gli scienziati, nel corso dei secoli, sono riusciti a conoscere molte delle loro caratteristiche, grazie anche, in tempi moderni, alle numerose foto prese dai satelliti e ai piccoli robots mandati in esplorazione, per esempio su Marte. Così abbiamo saputo che seguono tutti un’orbita ellittica (cioè con una forma quasi ovale) intorno al Sole e quelli più vicini girano più velocemente rispetto a quelli più lontani per la forza di attrazione del Sole. Per esempio Mercurio gira più velocemente di Saturno, un pianeta tra i più lontani dal Sole. Ognuno di essi ha due moti: di rotazione (su se stesso) e di rivoluzione (intorno al Sole) che variano a seconda della distanza dal Sole.
Tranne Venere e Urano, che ruotano in senso orario, tutti i pianeti ruotano intorno al proprio asse e orbitano attorno al Sole in senso antiorario. L'intero sistema è situato approssimativamente su un unico piano; solo Mercurio e Plutone hanno orbite molto inclinate rispetto a questo piano.
I nomi dei pianeti, presi dalla mitologia greca, rispecchiano alcune delle loro caratteristiche, come Marte, che agli antichi appariva rosso e dato che non si sapeva che il pianeta fosse principalmente costituito da ferro (dal colore, per l’appunto, rossastro), si riteneva che il colore fosse dovuto alle continue battaglie che si svolgevano lassù e al sangue che veniva versato, perciò fu associato al dio della guerra, Ares o Marte per i Romani. Anche Mercurio, il pianeta che gira vorticosamente intorno al Sole, ricorda il dio degli antichi Greci, Ermes o Mercurio, il personaggio dai piedi alati che correva velocemente da un luogo all’altro dell’Olimpo per recapitare messaggi. Così accade per gli altri pianeti. I pianeti, inoltre, non brillano di luce propria, ma sono illuminati dal Sole e noi lo sappiamo bene, perché senza il Sole non potremmo aver vita sulla Terra.
Anche la Terra, come gli altri pianeti, possiede due moti: quello di rotazione e quello di rivoluzione. Il primo, che viene effettuato dalla Terra in 24 ore, è la causa dell’alternarsi del dì e della notte, l’altro, che viene effettuato in 365 giorni e qualche ora, è la causa dell’alternarsi delle stagioni. Abbiamo scoperto, infatti che il nostro pianeta è diviso in due grandi zone, detti “emisferi”. Il nostro emisfero, dove si trova l’Europa, è chiamato settentrionale o boreale, l’altro, dove si trova l’Australia, è detto meridionale o australe: tutti e due sono divisi tra loro dall’Equatore, una linea immaginaria che “taglia” a metà il nostro pianeta. A causa della sua orbita ellittica, la Terra si trova due volte l’anno nel punto più vicino al Sole: questi due momenti sono detti “equinozi”. L’equinozio di primavera è il 21 marzo: in questo giorno il dì e la notte hanno la stessa durata, così come durante l’equinozio di autunno, il 21 settembre. Più o meno tre mesi dopo i due equinozi, abbiamo i due “solstizi”, uno il 23 giugno, durante il quale nel nostro emisfero il dì è più lungo della notte, e uno il 23 dicembre, quando la notte è più lunga del giorno: la Terra in questi due giorni si trova nel punto più lontano dal Sole.
L’afelio è il punto più lontano dal Sole in cui si trova la Terra, il perielio il punto più vicino, come si può vedere nel disegno qui sotto:


L’alternanza delle stagioni è causata dall’inclinazione dell’asse terrestre. Questa è una linea immaginaria che attraversa tutto il nostro pianeta da nord a sud arrivando a toccare i due Poli, ma non è perpendicolare all’Equatore. E’ infatti inclinata di circa 23°, ed è a causa di quest’inclinazione che ai due Poli abbiamo sei mesi di luce e sei mesi di buio e nei due emisferi, a seconda dei mesi e della posizione delle località, abbiamo giorni con meno luce o con più luce.
Inclinazione dell’asse terrestre
La Luna![]()
La Terra ha un solo satellite, la Luna. Anche se sono molto legati, questi due corpi celesti non hanno tanto in comune. La Luna è un pianeta privo di acqua, vita e aria. La sua superficie è coperta da crateri, formati probabilmente da un intenso bombardamento di meteoriti. La Luna brilla perché riflette la luce del Sole. Il nostro satellite ruota intorno al proprio asse polare in 4 settimane (29,5 giorni) e visto che impiega lo stesso tempo per girare intorno alla Terra, noi vediamo sempre la stessa metà. La Luna però non ha sempre lo stesso aspetto: cambia a seconda della posizione in cui si trova rispetto al Sole e alla Terra: cambia perciò la porzione illuminata. I diversi aspetti della Luna sono detti “fasi lunari” e sono: Luna Nuova, Primo Quarto, Luna Piena e Ultimo Quarto. Tra la Luna Nuova o (Novilunio) e quella Piena (o Plenilunio) la Luna è “crescente”, tra la Luna Piena e quella Nuova la Luna è “calante”.

Luna calante
Luna calante
Raggi solari

Luna crescente
Primo quarto
Luna crescente

Luna Piena
Luna Nuova

La Luna influisce sulle maree terrestri e sull’Equatore. Abbiamo scoperto che si allontana di circa 3 cm ogni anno dall’orbita terrestre e gli scienziati hanno perciò calcolato che tra circa un miliardo di anni il satellite sarà fuori dalla nostra orbita e che l’asse terrestre “impazzirà”, con gravi conseguenze per il clima della Terra, perché non ci saranno più zone di clima mite, ma solo due zone ben distinte di distese ghiacciate e di deserto che si alterneranno nei due emisferi, mentre la zona equatoriale sarà sempre sotto una spessa coltre ghiacciata.
L’esplorazione della Luna iniziò nel 1959, quando i sovietici inviarono la prima sonda spaziale, che però si schiantò sul suolo lunare. Da allora le sonde si susseguirono, finché nel 1966 una di queste riuscì a posarsi sulla Luna e a inviare le prime immagini del satellite. Furono però gli americani, con il programma Apollo, a inviare per primi degli astronauti nello spazio e nel Luglio del 1969,
N. Armstrong, E. Aldrin e M. Collins, misero per la prima volta piede sulla Luna. Le missioni proseguirono fino al 1972. Per ora non sono previsti altri allunaggi, anche perché la conformazione morfologica (del suolo) e la struttura della Luna sono ormai ben note, ma non è detto che nei prossimi anni il programma non possa proseguire.
Le stelle e le costellazioni
Il Sole, come abbiamo detto, è una delle innumerevoli stelle che fanno parte della nostra Galassia. Non è la più grande, ma nemmeno la più piccola. E’ considerato una stella di media grandezza e di media temperatura.
La massa (la quantità di materia che costituisce un corpo) di una stella determina le sue caratteristiche: colore, temperatura e luminosità. Il colore di una stella è generalmente un buon indicatore della sua temperatura: le stelle blu sono le più calde, quelle rosse le più fredde. La brillantezza di una stella dipende dalla quantità di energia luminosa da essa prodotta, ma anche dalla sua distanza dalla Terra. Per misurare la magnitudine (luminosità) di una stella, vengono usate due scale diverse: la magnitudine assoluta, che confronta le stelle in base alla quantità di luce realmente emessa, e la magnitudine apparente, che invece le classifica in base a quanto brillanti ci appaiono dalla Terra. Sirio A è la stella più luminosa del nostro cielo, ma in realtà Rigel, molto più distante, è di gran lunga più luminosa. Il pianeta più brillante (di luce riflessa) è Venere, con una magnitudine apparente di
-4,2.
Il disegno mostra la classificazione delle stelle in base alla loro luminosità e al calore
Studiando le stelle abbiamo scoperto che tanti secoli fa i Greci le raggruppavano in “costellazioni” e attribuivano loro un nome. Il nostro cielo è diviso in 88 costellazioni: di queste 12 appartengono allo zodiaco, 27 si trovano a nord di questo e 49 a sud. I nomi delle costellazioni, in latino, venivano presi dalla mitologia, e ogni costellazione perciò ha un suo mito, un racconto che la caratterizza, ma il nome di alcune stelle ha origine anche diversa, come Betelgeuse, Aldebaran e Rigel che hanno, per esempio, origine araba.
Ogni stella di una costellazione è accompagnata da una lettera greca, che indica la sua luminosità: la lettera α (alfa), la prima dell’alfabeto greco, indica la stella più luminosa, β (beta) è meno luminosa di α, γ (gamma) è meno luminosa di β, ecc.
I Greci vedevano nelle costellazioni dei disegni che spesso sono difficili da identificare, alcuni risultano però più visibili, come per esempio accade per Orione, una delle più belle e luminose costellazioni del nostro emisfero:
Secondo i racconti mitologici, il gigante cacciatore Orione si vantò con Artemide, dea della Luna e della caccia, e con la madre di lei, Gea, dea della Terra, di essere il più abile cacciatore, e di poter uccidere qualsiasi bestia sulla terra. Allora Gea, indignata per la sua presunzione, fremette e da una spaccatura fece uscire uno scorpione che lo punse, facendolo morire. Per questo le due costellazioni non si incontrano mai e quando quella di Orione è alta nel cielo, quella dello Scorpione è invisibile.
Un’altra costellazione facilmente individuabile è quella di Cassiopea, che somiglia a una “W”:
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Cassiopea, regina di Etiopia, era moglie di Cefeo e madre di Andromeda. Era tanto vanitosa da dichiararsi più bella delle ninfe del mare. Le ninfe si lamentarono con Nettuno, il quale inviò un mostro marino a devastare le coste del regno. Per placarlo, Cassiopea e Cefeo decisero di sacrificare la figlia, incatenandola ad uno scoglio, dove il mostro avrebbe potuto divorarla. Ma Perseo intervenne sul suo cavallo alato, Pegaso, per salvarla tramutando il mostro in pietra. Per essere al riparo da altre ire di Nettuno, Cassiopea, Cefeo e Andromeda vennero portati sulla volta celeste.
Altre costellazioni sono molto conosciute, come l’Orsa Maggiore, detta anche Grande Carro, che, per la sua forma particolare, possiamo individuare facilmente tutte le notti:


Le due stelle α (Alpha) chiamata Dubhe e β (Beta) chiamata Merak Ursae Majoris (dell’Orsa Maggiore), sono allineate nella direzione della Stella Polare e per questo sono dette “i puntatori”.
Per individuare con facilità la Stella Polare, che segna l'estremità del timone del Piccolo Carro o Orsa Minore, si può prolungare di circa quattro volte il segmento che congiunge Alpha e Beta Ursae Majoris, come possiamo vedere nell’immagine qui sotto:
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Stella Polare
Orsa Minore

Orsa maggiore
La Stella Polare è la stella più vicina al Polo Nord celeste ed è stata impiegata per secoli per l'orientamento sulla superficie terrestre, in quanto indica il Nord ed è visibile da ogni punto del nostro emisfero. Ma non è stato e non sarà sempre così: nell'anno 7500 la stella più brillante della costellazione di Cefeo, Alpha Cephei, si troverà a segnare il Polo Nord, mentre fra 13.000 anni la Stella Polare sarà Vega, nella costellazione della Lira. Nell’immagine qui sotto possiamo vedere la Stella Polare al centro, circondata dalle altre stelle, nel loro moto apparente.
Nell’emisfero boreale le notti si accorciano, invece in quello australe si allungano.
Nella notte tra il 20 ed 21 Marzo abbiamo l'Equinozio di Primavera, che segna il passaggio dall'Inverno alla Primavera ed il passaggio del Sole dall'emisfero Sud all'emisfero Nord celeste. Agli equinozi di Primavera e di d'Autunno la durata del giorno è uguale a quella della notte. In questi due giorni, e solo in questi, il Sole sorge esattamente ad est e tramonta esattamente ad ovest. In seguito, nel corso della Primavera le ore di luce aumenteranno sempre di più fino al giorno del Solstizio d'Estate.
Pianeti
Il mese è dominato dal Pianete Venere che è estremamente luminoso, circa 50 volte più brillante della stella più luminosa, Sirio, ed è ben visibile ad ovest subito dopo il tramonto del Sole. In questa posizione Venere è “Vespero”, la stella della sera. Osservando con attenzione sarà possibile vedere che, notte dopo notte, si sposta rispetto alle stelle sullo sfondo. Saturno è ben visibile tutto il mese, durante la prima parte della notte, nella costellazione del Leone. Giove può essere osservato prima dell'alba, dato che sorge verso le 2 di notte e si trova vicino alla bella costellazione dello Scorpione. Al contrario, Marte e Mercurio non sono facilmente visibili perché si trovano molto vicino al Sole.
Costellazioni visibili:
Guardando gli astri, già gli antichi si erano accorti che gran parte di essi non mutano le posizioni relative e danno luogo a configurazioni fisse: le costellazioni . Al passare delle ore le costellazioni si spostano tutte insieme, ruotando intorno alla stella polare. Quelle più lontane dalla polare, sorgono, tramontano, risorgono nell'arco delle 24 ore così come del resto fa il Sole.
Le costellazioni che hanno dominato il cielo invernale, Orione, Toro ed Auriga, sono visibili nella direzione Sud-Ovest e si avviano a tramontare nella prima parte della notte. La costellazione dei Gemelli campeggia al centro del quadrante Sud. Le costellazioni primaverili del Leone e della Vergine saranno alte in cielo attorno alla mezzanotte. Il quadrante Nord è dominato dalla costellazione dell'Orsa Maggiore di cui il Grande Carro, facilmente riconoscibile grazie alle sue sette stelle brillanti, è parte. Le ultime due stelle del Grande Carro (Dubhe e Merak) sono allineate con la stella Polare, e quindi permettono di identificare facilmente il Polo Nord Celeste.
Costellazione del mese: Gemelli. La costellazione dei Gemelli è visibile al centro del quadrante Sud nelle nostre cartine. Le due stelle più brillanti della costellazione, Castore e Polluce, rappresentano le teste dei due Gemelli, il corpo ed i piedi sono composti da stelle più deboli e sono rivolti verso la costellazione di Orione. Castore e Polluce erano due gemelli figli della stessa madre, Leda, ma con padri diversi: Castore era figlio di Tindaro, re di Sparta e legittimo sposo di Leda, Polluce del dio Zeus. Così come i loro padri, il primo era mortale, il secondo immortale. I due gemelli erano molto uniti l'uno all'altro, e quando Castore fu ferito a morte, Polluce implorò il padre Zeus di poter morire assieme al fratello. Da allora i due gemelli sono abbracciati in cielo.

Qui sotto sono visibili le costellazioni dei primi giorni di Marzo, osservando l’Orizzonte nord e l’Orizzonte sud del nostro cielo:
Orizzonte nord

Orizzonte sud
Fonte: www.quartocircolopt.it
Le stelle tutto di tutto
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