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    La luna

     

    Luna, satellite naturale della Terra.

    INTRODUZIONE

    Luna: L'unico satellite naturale della Terra. Ha diametro di 3476 km, poco più un quarto di quello della Terra, e massa pari a un ottantunesimo di quella terrestre. La densità media e l'accelerazione di gravità sono quindi, rispettivamente, tre quinti e un sesto di quelle del nostro pianeta. La Luna non possiede atmosfera e sulla sua superficie non vi è traccia di acqua allo stato liquido.

    La Luna Vista Dalla Terra

    Dalla Terra è visibile poco più del 50% dell'intera superficie lunare. La presenza di un moto relativo Terra-Luna, che comporta piccole variazioni dell'angolo solido sotto cui il satellite è visto da un determinato punto della superficie terrestre, permette inoltre di osservare direttamente le regioni situate ai bordi del corpo Lunalunare.

    Nel corso di un mese sinodico il nostro satellite mostra un ciclo di fasi dovute alla posizione che esso occupa sia rispetto alla Terra, dalla quale viene osservato, sia rispetto al Sole, che lo illumina rendendolo visibile. Nella cosiddetta fase di novilunio (o di Luna nuova), la Luna si trova tra la Terra e il Sole e la faccia che essa rivolge verso la superficie terrestre, non essendo illuminata dai raggi del Sole, ci appare oscura; durante la fase di primo quarto, circa una settimana dopo, la Luna, il Sole e la Terra sono situati ai vertici di un triangolo rettangolo ideale e solo metà della superficie illuminata dai raggi solari è rivolta verso il nostro pianeta: vediamo allora solo un semicerchio luminoso. Nella fase di plenilunio (o di Luna piena), la Luna si trova dalla parte opposta del Sole, rispetto alla Terra, e ci rivolge l'intero emisfero illuminato. Nell'ultima fase, l'ultimo quarto, si vede nuovamente solo metà del disco lunare. La Luna è crescente nella prima metà del ciclo, quando passa da nuova a piena, e calante nella seconda metà.

    La Superficie Lunare

    Alla superficie, la temperatura della Luna varia tra un massimo di 127 °C al mezzogiorno lunare e un minimo Crateri sulla faccia Nascosta della Lunadi -173 °C subito prima del tramonto del Sole.

    Osservato dalla Terra, il nostro satellite mostra alcune regioni scure che fin dall'antichità vengono denominate mari; si tratta di ampie distese di polveri finissime.

    Una gran quantità di dettagli è stata rivelata dalle osservazioni al telescopio e dall'analisi delle immagini riprese dalle moderne sonde spaziali. Le caratteristiche visibili della superficie lunare comprendono crateri, catene montuose, pianure, scarpate e canali. Il cratere più grande, il Bailly, ha diametro di circa 295 km ed è profondo 3960 m, mentre il mare più largo è il Mare Imbrium (mare delle Tempeste), largo circa 1200 km. Le montagne più alte, nelle catene Leibnitz e Doerfel, in prossimità del polo sud lunare, hanno picchi che raggiungono i 6100 m di altezza, confrontabili con quelli della catena dell'Himalaya. I più piccoli crateri visibili con i telescopi sono di circa 1,6 km di diametro.


    L'origine dei crateri lunari fu a lungo oggetto di discussione; le teorie moderne indicano che quasi tutti si formarono a causa degli impatti violenti di velocissime meteoriti o di piccoli asteroidi, avvenuti, nella maggior parte dei casi, nel corso delle prime fasi della formazione della Luna. Alcuni crateri, canali e picchi conici mostrano invece caratteristiche inequivocabili della loro origine vulcanica.

    Origine della Luna

    Prima dell'era moderna delle esplorazioni spaziali, gli scienziati proposero tre teorie principali riguardo all'origine della Luna: fissione dalla Terra, secondo la quale il satellite si staccò dalla Terra quando questa si era appena formata; ipotesi dell’acrescimento in orbita terrestre per condensazione a partire dalla nebulosa solare primordiale; e ipotesi della cattura dal nostro pianeta con conseguente cattura. A partire dal 1975 lo studio delle rocce lunari e delle fotografie scattate sulla superficie del satellite avvalorarono una nuova ipotesi secondo cui quest'ultimo si sarebbe formato per accumulo di planetoidi.

    Impatto di Planetoidi

    Pubblicata per la prima volta nel 1975, questa teoria sostiene che all'inizio del processo di formazione, almeno 4 miliardi di anni fa, il nostro pianeta venne colpito da un corpo di dimensioni paragonabili a quelle di Marte, detto planetoide. L'impatto catastrofico distrusse sia il corpo sia una parte del nostro pianeta e i detriti, entrati in orbita, si fusero formando la Luna. L'aspetto più debole della teoria dell'impatto di planetoidi è nel fatto che essa implica che la Terra si sia fusa dopo l'impatto, mentre la geochimica terrestre non sembra indicare un processo così radicale.

    Esplorazione della Luna

    Le osservazioni telescopiche del nostro satellite, condotte tra il XIX e il XX secolo, portarono a una conoscenza piuttosto dettagliata della sua faccia visibile. L'emisfero nascosto, fino ad allora inosservato, venne fotografato per la prima volta nell'ottobre del 1959 dalla sonda sovietica Lunik III. Le immagini mostrarono che esso è simile a quello visibile, eccetto per il fatto che non vi sono mari, e che i crateri coprono l'intera superficie lunare, variando in dimensione da giganteschi a microscopici. Le fotografie scattate negli anni 1964 e 1965 dalle sonde statunitensi Rangers 7, 8 e 9 e Orbiters 1 e 2 confermarono queste osservazioni. La Luna ha complessivamente circa tremila miliardi di crateri con diametro maggiore di 1 m.

    la lunala lunaNegli anni Sessanta, le missioni delle sonde statunitensi Surveyor e di quelle sovietiche Lunik consentirono la misura diretta delle proprietà fisiche e chimiche del nostro satellite. Nel luglio 1969, durante l'allunaggio dell'Apollo 11, vennero scattate migliaia di fotografie e prelevati campioni del suolo lunare. Gli astronauti dell'Apollo(
    Armstrong e Al drin) installarono sofisticati strumenti per misurare le condizioni di temperatura e di pressione, per determinare il flusso di calore proveniente dall'interno del corpo del satellite e per analizzare le molecole e gli ioni che giungono sulla sua superficie (vedi Fasce di radiazione). Furono raccolti e inviati a Terra anche dati sul campo magnetico e gravitazionale della Luna, sull'entità delle vibrazioni sismiche della superficie prodotte dai cosiddetti lunamoti (i "terremoti" lunari) e sull'effetto degli impatti di meteoriti. Infine, per mezzo di fasci laser, venne misurata con grande precisione la distanza Terra-Luna.

    Dalla misura dell'età delle rocce lunari, si scoprì che la Luna ha circa 4,6 miliardi di anni, cioè più o meno la stessa età della Terra e presumibilmente del resto del sistema solare. Le rocce dei mari lunari si formarono per solidificazione di rocce fuse tra 3,16 e 3,96 miliardi di anni fa. Sono simili ai basalti terrestri, un tipo di roccia vulcanica molt diffuso sul nostro pianeta.

    la luna Gli altipiani lunari (o continenti), invece, si formarono probabilmente da un tipo di roccia ignea meno densa, detta anortite, che consiste quasi interamente di un minerale chiamato plagioclasio. Altri importanti campioni lunari comprendono i vetri, le brecce (complessi miscugli di frammenti di roccia tenuti insieme dall'effetto del calore o della pressione) e le regoliti (sottili frammenti di roccia prodotti miliardi di anni fa dal bombardamento di meteoriti).

    Il campo magnetico della Luna è meno intenso ed esteso di quello terrestre. Alcune rocce lunari sono debolmente magnetiche e ciò indica che esse si solidificarono in presenza di un campo magnetico più intenso di quello attuale. Le misure suggeriscono che la temperatura interna della Luna raggiunga i 1600 °C, un valore che supera il punto di fusione della maggior parte delle rocce lunari. L'evidenza sperimentale di eventi sismici lascia pensare, inoltre, che alcune zone vicine al centro del satellite possano essere composte da materiali allo stato liquido.

    I sismografi installati sulla superficie lunare hanno registrato segnali che indicano l'impatto di 70/150 meteoriti con masse comprese tra 100 g e 1000 kg ogni anno. La Luna è ancora bombardata dallo spazio, benché meno intensamente che nel passato e ciò può rappresentare un problema per l'eventuale installazione di basi permanenti sul suo suolo. La superficie lunare è coperta da uno strato di pietrisco che, nelle regioni dei mari, è probabilmente profondo parecchi chilometri. Si pensa che anch'esso si sia formato per l'impatto di meteoriti.

    L'atmosfera della Luna è meno densa del miglior vuoto ottenibile nei laboratori. Tutti e sei gli equipaggi che approdarono sul suolo lunare (durante le missioni Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17) riportarono a Terra campioni di rocce, per un peso complessivo di 384 kg. Solo nell'ultima missione, quella dell'Apollo 17, vi era a bordo un geologo, H.H. Schmitt. Egli trascorse 22 ore esplorando la regione della valle Taurus-Littrow, e percorse 35 km con un fuoristrada. L'analisi accurata dei dati e delle rocce ricavati dalle missioni lunari continua ancora oggi.

     

    Composizione e movimenti della Luna

     

    Oggi si sa che la storia geologicamente attiva della Luna è stata relativamente breve e piuttosto lineare. Le regioni superficiali più chiare, denominate ``altipiani'', e le regioni scure, denominate ``mari'', racchiudono gli indizi dell'evoluzione lunare una volta acquisite nozioni sufficienti alla descrizione di queste zone. Gli altipiani, che rappresentano l'originaria crosta lunare, comprendono l'80% della superficie lunare. Essi sono ricoperti, sino al punto di saturazione, da crateri di tutte le dimensioni e di varia morfologia: questa craterizzazione particolare ha prodotto la morfologia basilare degli altipiani. Si ritiene che quasi tutti questi crateri siano il risultato del bombardamento meteoritico che avrebbe avuto luogo in gran parte durante le ultime fasi dell'accrescimento. La vastità dei bacini indica che essi si formarono in seguito all'impatto di corpi aventi un raggio di alcuni chilometri, i cosiddetti ``planetesimali''. Il materiale scagliato via in corrispondenza degli eventi di formazione dei bacini sarebbe stato disseminato ovunque; si pensa che attorno al bacino si sia accumulato in un apprezzabile spessore, che ricopre il terreno sttostante. La morfologia degli altipiani lunari puo' essere compresa pressochè interamente in termini degli effetti del massiccio bombardamento meteorico. Queste regioni sono evidentemente molto antiche, dal momento che la densità superficiale dei crateri è così elevata.
    Si pensa che il campione totale riportato a Terra sia un campione rappresentativo della varietà di materiali che si ritiene si trovino sulla Luna. Sui frammenti di superficie lunare sono state svolte molte analisi fisiche, chimiche e di datazione. La misura relativa all'età, effettuata tramite la determinazione delle abbondanze di particolari elementi radioattivi (sia dei progenitori che dei loro prodotti di decadimento), è cruciale per il chiarimento della sequenza di eventi ai quali la Luna è stata soggetta. L'analisi chimica di campioni di rocce ignee lunari consente una loro suddivisione in tre tipi principali: anortositi ferrose (grande quantità di metalli leggeri), noriti (cioè rocce riche di Mg) e basalti. Gli altipiani probabilmente si estendono anche sotto i mari. I dati sismici raccolti dalle stazioni geofisiche lasciate sulla Luna, indicano che la crosta lunare (gli altipiani) ha uno spessore fra i 50 ed i 100 chilometri. Si pensa che un tempo l'intera superficie lunare fosse allo stato fuso, fino alla profondità di parecchie centinaia di chilometri, e che da questo oceano di magma ebbe luogo la formazione della crosta.
    L'evidenza sperimentale riguardante lo stato attuale dell'interno della Luna è stata ricavata dall'analisi dei dati sismici raccolti dalle stazioni geofisiche presenti sul territorio lunare. Questi dati indicano che l'interno della Luna è solido fino ad una profondità di circa 1000 chilometri, forse con un centro ancora allo stato fuso
    La Luna compie tre movimenti (simultanei):

    • Il moto di rotazione che la Luna  compie intorno al proprio asse.
    • Il moto di rivoluzione intorno alla Terra
    • Il moto di traslazione  movimento contemporaneo della Luna e della Terra intorno al Sole

     

    Fonte: www.atuttascuola.it

     

     

    Fine articolo sulla luna

     

    La luna

     

     

    • Da una distanza media dalla Terra di 384.000 km illumina le nostre notti offrendoci di sera in sera il continuo avvicendarsi delle sue fasi, determinate dalla posizione che via via  assumono la Terra e la Luna rispetto al Sole. Quando la osserviamo ad occhio nudo senza l’ausilio di strumenti ottici, la Luna ci appare come un disco biancastro in cui si notano zone più scure indefinite ma se ci avviciniamo al nostro satellite naturale vedremo che quelle regioni più scure sono grandi distese pianeggianti, mentre le parti chiare si riveleranno come vasti altipiani cosparsi di crateri di ogni dimensione. Per poter osservare tutto questo da vicino non dobbiamo fare altro che imbarcarci e partire per un viaggio con destinazione LUNA.

    Viaggio intorno alla Luna

     

        Dopo avere sorvolato le regioni più settentrionali del nostro satellite, in cui notiamo zone pianeggianti che si alternano a regioni collinari, ci dirigiamo lungo il margine orientale della Luna. Ci troviamo in una regione dominata da due grandi crateri, Aristoteles con un diametro di 100 km ed Eudoxus di 65 km. E’ visibile inoltre la parte settentrionale della catena dei monti Caucaso le cui vette raggiungono l’altezza di 3650 metri dal livello medio della pianura circostante. Spostandoci verso Est sul terminatore spicca la scura platea del cratere Endymion di 137 km di diametro, circondato da pareti alte fino a 4600 metri. Procedendo in direzione sud e superata una vasta regione in cui monti e colline si alternano a crateri eccoci sul mare Crisium, distesa pianeggiante di 181.000 kmq di superficie attraversata da corrugamenti costituiti da materiali vari ed in cui si notano piccoli crateri. Superato il mare Crisium, sorvolando il margine orientale del mare Fecounditatis incontriamo il cratere Langrenus di 140 km di diametro con pareti alte 2600 metri, il cratere Vendelinus del diametro di 150 km e pareti di 4400 metri ed il cratere Petavius, di 160 km circondato da pareti alte 3300 metri. In questo cratere dal fondo convesso si nota un solco che dal picco centrale, alto 1700 metri, si dirige verso la parete di sud ovest. Abbiamo poi Furnerius, una formazione craterifome del diametro di 126 km circondato da pareti di 3500 metri nella cui platea si nota un cratere minore di circa 30 km di diametro.
    Siamo ora ai margini di una regione fittamente cosparsa di crateri in cui spicca la valle Rheita, uno sprofondamento di una serie di crateri allineati per una lunghezza di 180 km ed il grande cratere Janssen, largo 160 km nella cui platea vi sono numerosi piccoli crateri, solchi e rilievi collinari, testimonianze di antichi impatti meteoritici successivi a quello che diede origine a questa grande struttura del suolo lunare. Procedendo sempre in direzione sud sorvoliamo un vastissimo altipiano in cui la densità di crateri piccoli, medi e grandi raggiunge punte elevatissime, segno questo di un intenso bombardamento meteoritico avvenuto prevalentemente nei primi sei-settecento milioni di anni di vita del nostro satellite naturale, le cui conseguenze sono rimaste praticamente inalterate nel tempo a causa dell’assenza dei fenomeni atmosferici che, al contrario, provocano continue modifiche alle strutture superficiali del nostro pianeta.
    Oltre questo altipiano si intravedono le regioni più meridionali del nostro satellite con la sagoma dei monti Leibnitz visibile all’orizzonte che, con vette alte fino a 9000 metri, costituiscono la più alta catena montuosa esistente sulla Luna. Questa regione è dominata dal grande cratere Clavius che, con i suoi 220 km di diametro e pareti di 4600 metri, è una delle formazioni più estese. Nella sua platea notiamo numerosi crateri minori. Nella stessa zona altro cratere degno di nota è Tycho, largo 89 km con pareti di 4140 metri in cui è presente un picco centrale alto 4600 metri. Questo cratere in fase di Luna Piena evidenzia una raggiera molto estesa e luminosa, costituita dai materiali proiettati verso l’alto e successivamente ricaduti al suolo in occasione dell’impatto meteoritico originario.

        Riprendiamo il nostro viaggio sorvolando l’altipiano centromeridionale, questa volta in direzione Nord. Ad oriente in lontananza si scorge la catena dei monti Altai estesa per una lunghezza di 440 km mentre giungiamo sulla sponda orientale del mare Nubium, vasto bacino pianeggiante di 220.000 kmq di superficie. In questa zona spiccano i crateri Arzachel, Alphonsus e Ptolemaeus del diametro rispettivamente di 104, 110 e 140 km. Notiamo inoltre il cratere Albategnius di 120 km.  Nel mare Nubium sorvoliamo la Rupes Recta, parete quasi verticale che per una lunghezza di 150 km delimita un dislivello del terreno di circa 300 metri. Addentrandoci in questa pianura sono degni

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    di nota alcuni piccoli crateri tra cui Thebit, Birt, Nicollet e Max Wolf. Il lato sud orientale del mare Nubium è delimitato inoltre dai crateri Pitatus e Deslandres, quest’ultimo di 205 km di diametro.
    Spostandoci più ad oriente abbiamo tre grandi crateri. Theophilus, diametro di 100 km e pareti alte fino a 5500 metri; Cyrillus, diametro di 90 km e pareti di 3550 metri; Catharina, diametro di 95 km e circondata da pareti alte 2700 metri. Queste grandi strutture del suolo lunare si trovano in prossimità del margine occidentale del mare Nectaris, una pianura di 90.000 kmq di superficie delimitata a Sud dal cratere Fracastorius, del diametro di 100 km, la cui parete settentrionale venne demolita dal materiale lavico che invase il fondo del mare Nectaris all’epoca della sua formazione. Il bordo orientale invece è delimitato dalla catena dei monti Pirenei. Si notano infine vari corrugamenti del suolo lunare. Tra i crateri Catharina e Piccolomini vi è la catena dei monti Altai che ora vediamo molto più ravvicinata, disposta a semicerchio per una lunghezza di 440 km con vette che raggiungono l’altezza di 3300 metri.
    Riprendiamo il nostro viaggio verso Nord giungendo sulla sponda occidentale del mare Tranquillitatis, vastissima pianura estesa per 360.000 kmq. Notiamo subito un lungo solco quasi rettilineo, è la Rima Ariadaeus, di 280 km di lunghezza, largo in media 4,5 km e con una profondità di 480 metri. Ad occidente di questo solco ve ne è un altro, la Rima Hyginus, disposto ad angolo, lungo 170 km, largo 5 km e con una profondità di 870 metri. Questi solchi devono la loro origine a fratturazioni della crosta lunare in occasione di impatti meteoritici oppure come antiche condotte di materiale lavico, in epoche remote non ancora allo stato solido.
    Poco più a Sud ci troviamo nel Sinus Medii, in prossimità del centro geometrico del disco lunare. In questa regione è degna di nota la doppia formazione Pallas-Murchison attorniata da alcuni piccoli crateri mentre, più a Nord, vi è il mare Vaporum di 30.000 kmq.
    Siamo ora nelle vicinanze del cratere Eratosthenes che col diametro di 60 km e pareti alte 3900 metri occupa una posizione strategica nella geografia lunare. Infatti questo cratere si trova all’estremità meridionale della catena degli Appennini, delimita il lato Sud del mare Imbrium dal Sinus Aestuum ed è a breve distanza dal cratere Copernicus, che vedremo più avanti.
    La catena montuosa degli Appennini ci appare ora in tutta la sua estensione ad arco per una lunghezza di 950 km, con vette che raggiungono l’altezza di 5500 metri. Costituiti da pareti ripidissime sul versante nord occidentale dove si affacciano sul mare Imbrium, gli Appennini digradano dolcemente su quello orientale, ramificandosi in numerose vallate laterali. Nel mare Imbrium notiamo tre crateri, Archimedes, Aristillus ed Autolycus, separati da questi monti dalla Palus Putredinis. L’estremità settentrionale degli Appennini termina al Cape Fresnel, in corrispondenza del breve tratto pianeggiante che mette in comunicazione il mare Imbrium col mare Serenitatis. Ancora più a nord si innalza la catena dei monti Caucasus. Ad oriente vediamo una panoramica sul mare Serenitatis, esteso per 360.000 kmq sul cui margine Est, superata una lunga  ondulazione costituita di materiali vari denominata Serpentine Ridge, notiamo il cratere Posidonius di 100 km di diametro. A sud il mare Serenitatis è delimitato dai crateri Plinius, Menelaus, Sulpicius-Gallus ed a sud ovest dalla catena dei monti Haemus i cui rilievi non superano l’altezza di 1500 metri. Dopo un rapido passaggio sui mari Fecounditatis e Tranquillitatis eccoci in vista dell’estremità settentrionale del mare Imbrium, 890.000 kmq di superficie, dominata dalla catena delle Alpi estesa per circa 200 km con cime alte fino a 4000 metri. Questa catena montuosa è attraversata dalla valle Alpina, lunga spaccatura ad andamento quasi rettilineo di 130 km e 10 km di larghezza. A nord delle Alpi si estende il mare Frigoris, una pianura di 251.000 kmq. Ad occidente delle Alpi notiamo un grande cratere dal fondo apparentemente livellato e di un colore più scuro rispetto alla zona circostante: si tratta di Plato, una formazione crateriforme del diametro di 100 km e pareti di 2000 metri. Superato il cratere Plato e procedendo verso occidente raggiungiamo l’estremità nordoccidentale del mare Imbrium dove ci troviamo davanti ad una delle più belle strutture del suolo lunare: il Sinus Iridum, una specie di insenatura estesa per circa 300 km tra il promontorio La Place ad Est ed il Cape Heraclides ad occidente. L’arco montuoso che si affaccia sul Sinus Iridum è costituito dalla catena dei monti Jura, alti fino a 3800 metri. Da segnalare che il Sinus Iridum si trova ad un livello di 600 metri inferiore rispetto alla pianura del mare Imbrium, in cui si notano diversi piccoli crateri.
    Il nostro viaggio prosegue deviando verso sud mentre sul lembo nordoccidentale osserviamo in lontananza il cratere Pythagoras di 120 km di diametro.

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        Stiamo sorvolando l’oceanus Procellarum che con una superficie di 4 milioni di kmq è la più grande distesa pianeggiante esistente sulla Luna, in cui si notano prevalentemente crateri minori e
    zone scarsamente elevate. Raggiungiamo ora i crateri Herodotus ed Aristarchus del diametro rispettivamente di 37 e 45 km in prossimità dei quali si nota la valle di Schroter, una lunga faglia che si estende con andamento tortuoso per 190 km e larga da 3 a 8 km. Continuando a sorvolare l’oceanus Procellarum vediamo il cratere Kepler di 35 km di diametro circondato da pareti alte 2250 metri. Più a Nord si scorgono i monti Harbinger il cui picco più alto raggiunge i 1750 metri. A Nordest di Keplero osserviamo la catena dei monti Carpathus lunga 280 km ed alta 2400 metri mentre, ancora più ad oriente, vi è il cratere Copernicus.
    Con un diametro di 90 km ed una imponente cerchia di pareti terrazzate che si innalzano fino a 3800 metri, il cratere Copernicus domina incontrastato su questa regione della superficie lunare. Al suo interno notiamo un massiccio centrale composto da picchi, colline e strutture minori, mentre la pianura circostante presenta una notevole quantità di piccoli crateri. In fase di Luna Piena, Copernicus esibisce una raggiera particolarmente estesa e luminosa.
    Proseguendo verso sud oltrepassiamo il cratere Flamsteed ed altri piccoli crateri fino a giungere sul margine meridionale dell’oceanus Procellarum in vista di Letronne il quale si presenta con la parete nord demolita. Ci affacciamo ora sul mare Humorum, bacino circolare di 80.000 kmq sul cui bordo settentrionale spicca il cratere Gassendi, diametro di 85 km e pareti alte 3000 metri. All’interno di questo cratere si distinguono chiaramente alcuni rilievi montuosi posti nel centro ed un sistema di solchi. A sud ovest di Gassendi vediamo il cratere Mersenius, largo 75 km, la cui platea fortemente convessa è cosparsa di piccoli crateri. Sulla sponda occidentale del mare Humorum corrono lunghi solchi. Dopo avere visto nuovamente l’oceanus Procellarum torniamo in direzione sud sorvolando Hevelius, Ricciòli ed il grande cratere Grimaldi, quest’ultimo del diametro di 240 km e pareti di 2000 metri.
    Ci avviciniamo sempre più alle regioni sud occidentali della Luna mentre sotto di noi scorrono le immagini di una regione particolarmente accidentata in cui spicca il doppio cratere Sirsalis, di 32 km di diametro e pareti di 2670 metri. Oltrepassata la latitudine di 40°S notiamo Schickard, un grande cratere di 220 km di diametro in cui si vede la platea convessa cosparsa di numerosi crateri minori. In successione vi sono poi Nasmyth e Phocylides, rispettivamente di 73 e 120 km di diametro. Immediatamente ad Ovest di Nasmyth è degno di nota Wargentin che, con un diametro di 90 km, si presenta con la platea ricolma di materiali fin quasi all’orlo. Nelle vicinanze vediamo Schiller, una formazione crateriforme risultante probabilmente dal sovrapporsi di due o più crateri.
    Siamo ormai sulle regioni più meridionali del nostro satellite dominate dal più esteso cratere esistente sulla superficie lunare: Bailly, di 290 km di diametro e pareti che raggiungono l'altezza di 4000 metri con la platea in cui notiamo numerose strutture minori e rilievi montuosi.
    Siamo giunti al termine di questo viaggio che ci ha dato la possibilità di osservare da vicino sul nostro satellite grandi distese pianeggianti, catene montuose ed altipiani cosparsi di crateri di ogni dimensione. Due passi sulla Luna. Ora il disco luminoso che illumina le nostre notti non è più così sconosciuto.  

    Fonte: www.luna.e-cremona.it

     

     

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    Influenze della Luna
    sulla biologia generale dell'uomo e degli animali

    • Cenni storici. Influenze lunari su alcune malattie. Il mal di Luna (epilessia). Influenza della Luna sulla generazione e sulla maturità sessuale. Influenze prodotte dagli eclissi sull'uomo, sugli animali e sui vegetali.

     

    • Cenni  storici

    L'idea dell'influenza astrale sul mondo organico ebbe origine fin dai tempi più remoti, allor quando l'uomo non era ancora in grado di dare una spiegazione a certi fenomeni della vita animale e specialmente a talune malattie. Di qui il convincimento che l'influenza di alcuni astri fosse l'origine di alterazioni fisiologiche o patologiche dell'organismo, principalmente quando queste presentano un evidente carattere di periodicità, caratteristica speciale dei fenomeni naturali. E nell'antica Mesopotamia, ove accanto alle accurate e sistematiche osservazioni degli astri fiorivano osservazioni e studi sul mondo organico, ebbero origine la medicina e l'astronomia. Si può quindi parlare di un principio di medicina scientifica in quanto che si tentava di cercare delle relazioni tra il movimento degli astri e le stagioni, e tra queste e il manifestarsi di alcune malattie (1). E fra tutti gli astri la Luna, col periodico alternarsi delle fasi, attirava maggiormente l'attenzione degli uomini; ma la fantasia pigliando il sopravvento sullo studio scientifico fece sì che le idee dilagassero ben presto in un mare di aberrazioni che accumulandosi e sviluppandosi nei secoli successivi raggiunsero l'apogeo nel Medio Evo. Nondimeno l'Astrologia nell'antichità trovò anche dei fieri oppositori quali : Eudosso (2), Panelio, Archelao e Cassandro in Grecia; Catone (De re rustica), Cicerone e Columella in Roma. A questi seguirono, dopo parecchi secoli, Pico della Mirandola (3) (secolo XV), Geminiano Montanari due secoli dopo, ed in quello successivo Giuseppe Toaldo di Padova il quale, nello sceverare le influenze vere dalle false, iniziò quello studio critico che solo verso la fine del secolo scorso ha ricevuto un indirizzo eminentemente scientifico in virtù dell'analisi statistica la quale rappresenta un metodo di ricerca, il cui sviluppo è dovuto al numero enorme delle osservazioni ed alla precisione dei dati principalmente nel campo astronomico.
    Così Arrhenius (4), avendo consacrato gran parte della sua vita allo studio delle influenze cosmiche sul magnetismo terrestre e su taluni fenomeni meteorologici e biologici, è arrivato a dimostrare la parte importante che la Luna ha nelle aurore polari, nelle tempeste, nei fenomeni fisiologici, nella frequenza delle nascite umane e negli accessi epilettici. Il biologo B. Friedlaender ha trovato una stretta relazione fra l'attività sessuale di un verme, il palolo ( di cui si dirà ampiamente appresso ) e le fasi lunari. W. Hellpach (5) documenta un gran numero di fatti che stanno a testimonianza dell'influenza dei fattori climatici, meteorologici e cosmici sulla costituzione e lo sviluppo dell'uomo dal punto di vista fisico e psichico. Lo stesso dicasi del Tchijevski (Mosca) sul rapporto tra le variazioni delle macchie solari e delle malattie epidemiche (colera, grippe). Recenti ricerche di Faure e Vallot hanno stabilito delle relazioni tra le macchie solari e la recrudescenza di casi casi di morte in individui affetti da malattie croniche (6)
    Oltre Arrhenius e Hellpach anche Lombroso (7) e Quetelet hanno messo in evidenza l'influenza dei fattori meteorologici, climatici e stagionali nella costituzione, nella fisiologia, ed in certe manifestazioni psicologiche dell'uomo. Il Lakhowsky (8) ha trovato una relazione di causalità fra le onde cortissime di origine solare e la moltiplicazione delle cellule del cancro come effetto di risonanza vibratoria. Il Italia parecchi scienziati hanno seguito il Lakhowsky nella via ch'egli ha tracciato e che apre nuovi orizzonti alla terapeutica del cancro. Evidentemente il problema delle influenze cosmiche merita di essere studiato con particolare cura e la scienza moderna che analizza e studia con larghezza di vedute tutti i fenomeni potrà, se non risolvere, dare almeno un definitivo assetto a queste ricerche. 

    • Influenze lunari su alcune malattie

    Si son voluti attribuire all'influenza della Luna persino dei casi di morte repentina oltre ad aggravi di malattie. Cominceremo coll'accennare a qualche fenomeno verificato su alcui animali. Il Menuret riporta che il pesce esposto al lume della Luna perde il suo sapore, perciò gli spaguoli allunado. I muli, allorché son feriti, lassciati dormire alla Luna, nei prati, perdono l'uso delle loro membra; la piaga s'inasprisce, ciò che non si verifica in altri tempi. Anche gli uomini, dormendo alla Luna, restano "pesti e abbattuti"; egli riferisce che un tale, prestando nessuna fede alle dicerie, ebbe la costanza di passare tutta la notte alla finestra, esposto alla Luna, ma dové pagare cara la sua incredulità rimanendo a letto, indolenzito, un'intera settimana. 
    Immantinente la nostra mente scorre a ricercare la causa nella rugiada notturna. " Ma ne ha ella sola la colpa ? Non diventerebbe la stessa più copiosa al lume di Luna ? " insinua il Toaldo (pag. 39). E lo stesso Montanari, pur distruttore dei pregiudizi astrologici, asserisce che " quel debole calore lunare che tanto nuoce a chi sotto i suoi raggi dorme, eccitando fermentazioni così intemperate nel corpo, e nel nostro capo e che tanti altri effetti in altre cose produce, può bene anch'egli gran parte avere in produrre, o per lo meno in coadiuvare, quelle fermentazioni che nell'aria si fanno ".  Evidentemente il Montanari si riferisce alle autorità di Plinio (9) e di Plutarco i quali affermavano che il lume della Luna favorisce la putrefazione delle sostanze organiche e sparge una una grande umidità su tutti i corpi che ne vengono colpiti direttamente. Il Toaldo (pag. 154), per quanto riguarda la mortalità, confrontando le epoche ed il numero dei morti dell'anno 1755 a Padova, trova che questo numero va aumentando e diminuendo proprio con le variazioni della marea, ossia con le fasi della Luna.  "Anche le morti repentine - egli dice - si accompagnano volentieri con quelle situazioni critiche della Luna ". Tutto questo si vedrebbe più chiaro se il numero delle osservazioni fosse esteso ad un gran numero di anni. Il medico inglese Mead nel suo libro " De imperio Solis ac Lunae in corpora Humana " dopo aver accennato alla teoria della gravitazione e quindi alla forza perturbatrice causata dal Sole e dalla Luna sui corpi terreni, passa a considerare alcune malattie e disturbi che sembrano presentare una certa periodicità in relazione alla rivoluzione della Luna : l'epilessia, la mania, le vertigini, le affezioni isteriche, la paralisi, le regole delle donne, il fluor bianco, l'emorragie, le ulceri, i dolori di reni, le febbri epidemiche, le pestilenze, le crisi nei morbi acuti. 

    • Il mal di Luna  ( Epilessia )

    L'epilessia, che più volgarmente va sotto il nome di morbo sacro, mal caduco, ecc, nel napoletano vien chiamata ancora "mal di Luna", perché dalla più remota antichità si attribuiva al nostro satellite una spiccata influenza su questa malattia; oltre alle influenze meteorologiche ed ai cambiamenti di stagione come si può arguire dal seguente passo (10):  " Temporum quoque mutationes mutare possunt epilepticorum sortem si nempe tempora,  quae sua intemperie et inaequalitate excitare, vel saltem epilepticam fovere possunt mineram, cum regione simul in diversa mutentur, eas annui potissimum tempestates pro viribus declinando, in quibus suis epileptici corripi solent paroxismi; mutata nimirum regione, in qua nulla notetur tunc temporis ambientis, et noxia Coeli natura; ut si autunno de more ingrueret affectio, in regionem migret epilepticus, in qua non ita inaequale, et intemperatum sit hoc anni tempus, neque tanti ferax mali; et sic cadem proportione, et praecautione reliquas praecavendo anni tempestates. Temporum mutatione ulterius speranda epilepsiae soutio cum temporis tractu revera mutari possit astrorum aspectus, quorum influxui nonnulli potissimam tribuunt huiusce morbi causam, Lunae potissimum aspectibus, et motui : aspectibus, et motui : Unde plerique epilepsiam lunaticum dicere solent morbum, cum sane coeterisproximior hic Planeta rqliqua inter membra capiti potissimum praesideat, et cerebro dominetur "(11)
    Le vedute moderne, relativamente alle influenze meteorologiche sul sistema nervoso non sono molto diverse dalle antiche, mentre l'influenza della Luna sull'epilessia è molto dubbia. Il Leuret (12), uno fra i primi che hanno studiato con metodo questa influenza, arriva alla seguente conclusione : "gli epilettici sono assaliti dal male tanto nel primo quarto tanto nella seconda metà del corso della Luna. In quanto alle epoche dei cambiamenti di Luna, il novilunio sembra piuttosto favorevole che nocivo, come vuole la tradizione."   Josat (13) invece riporta il caso di un giovane di 22 anni, il quale ad ogni plenilunio risentiva di una recrudescenza del male, tanto che gli accessi si elevavano al numero di 18 o 20 al giorno.  Delasiauve (14) nega ogni rapporto tra le fasi della Luna e la frequenza degli accessi, e fornisce le cifre seguenti in medie di accessi. Anche Berthier (15) trova risultati pressoché identici : 
    secondo Delasiauve                       secondo Berthier
                                                      - per la Luna nuova               125 accessi                                       306
                                                      - per il primo quarto              129     "                                            376
                                                      - per la Luna piena                103     "                                            324
                                                      - per l'ultimo quarto              160     "                                            369
    Da questo quadro appare un aumento di crisi durante il primo e l'ultimo quarto della Luna.  Schiaparelli (16) attribuisce la recrudescenza degli accessi, principalmente nell'ultimo quarto, alle variazioni meteorologiche. D'Accordo con lui è  Lombroso (17) il quale conclude che l'influenza lunare è dovuta ad un'influenza barometrica poiché i giorni nei quali gli accessi sono più numerosi sono appunto quelli che accompagnano o seguono le fasi lunari durante le quali si ebbe un tempo molto burrascoso e nuvoloso. Per lui il massimo degli accessi si verifica durante la seconda fase lunare (dal primo quarto al plenilunio) come appare dai seguenti risultati :
    - dalla Luna nuova al primo quarto.......................189 accessi
    - dal primo quarto al plenilunio.............................239    "
    - dal plenilunio all'ultimo quarto...........................218    "
    - dall'ultimo quarto alla Luna nuova.....................214    "
    Tamburini (18) nota un aumento di accessi per ogni cambiamento di Luna. Alle stesse conclusioni di Lombroso e Schiaparelli arriva A. Marie (19) quando scrive che " l'azione lunare benché discutibile, sembra limitarsi ad un aumento nel numero degli accessi durante il periodo decrescente della Luna, ma quest'azione, ammettendo che sia vera, si ridurrebbe ad un'influenza barometrica molto lieve, corrispondente ai giorni di nuvolo e di tempesta".  Bombarda (20), ritiene nulla l'influenza dei periodi lunari; e L. Marchand (21), in base a ricerche personali, asserisce che le differenze nel numero degli accessi che si verificano nelle varie fasi della Luna sono sempre minime e irregolari.  Da nostre ricerche (22) risulta un notevole risveglio di accessi tra l'ultimo quarto ed il novilunio, mentre si ha la minima frequenza tra il primo quarto e la Luna piena. Intanto il problema della discutibile influenza della Luna sull'epilessia meriterebbe di essere studiato con maggior cura.  Senza citare tutte le innumerevoli forme di epilessie, basta ricordare che gli accessi nei diversi casi possono ripetersi con grande frequenza nel corso di un giorno, oppure essere molto radi nel corso di un anno e presentare una più o meno spiccata periodicità.  Ma più che gli accessi meritano maggior attenzione gli equivalenti epilettici (disturbi nervosi in genere) i quali, più che con la Luna, sembrano in relazione con fenomeni meteorologici e coll'attività fotosferica del Sole : infatti a noi sembra che le macchie solari (fig. 113), le facole e le protuberanze (23) (fig. 114) agiscano più evidentemente a provocare gli equivalenti anziché gli accessi. 

     

    Fig. 113 - le macchie solari (nel loro passaggio al meridiano centrale del Sole), coll'emissione elettronica in fasci rettilinei investenti la Terra, influiscono patologicamente sugli organismi.

     

    Fig. 114 - Fiamme immense si elevano dalla superficie del Sole. Questa grande protuberanza, fotografata in luce di calcio il 9 luglio del 1917, è alta circa 250.000 km. Il dischetto bianco rappresenta, alla stessa scala, la Terra. 

    Intanto queste forme morbose (equivalenti in genere) non presentando una notevole manifestazione apparente, nella maggior parte dei casi, dovrebbero essere annotate dall'individuo stesso (preventivamente istruito da un medico) il quale dovrebbe registrare il luogo, il giorno, l'ora del giorno e magari le condizioni meteorologiche, oltre alla forma dell'equivalente. Evidentemente gli accessi verrebbero anch'essi registrati aggiungendovi anche dei particolari. I dati di osservazione, sui quali è possibile eseguire uno studio più organico e più completo, potrebbero essere inviati ai più vicini Ospedali Psichiatrici. Secondo il nostro modesto parere, ammessa che vi sia un'influenza lunare sull'epilessia, sarebbe opportuno rivolgere l'attenzione principalmente su quei soggetti nei quali ai radi accessi fanno riscontro un numero maggiore di equivalenti. Tra questi bisognerebbe tener conto principalmente di quelle "aure epilettiche"che non sempre sono seguite dalla crisi convulsiva, ma che basterebbe una causa eccitatrice qualsiasi (per es. condizioni meteorologiche, posizioni della Luna, ecc.) ad essere la scintilla provocatrice dell'esplosone. Coloro che volessero ragguagli intorno alle influenze meteorologiche sulle crisi epilettiche possono consultare con vantaggio le opere qui contrassegnate coll'asterisco, e che sono state riportate dalla citata memoria del Marchand.  

    • Influenza lunare sulla generazione e sulla maturità sessuale

    Nel campo delle influenze lunari trova posto pur anche quella riguardante la generazione umana. Federico Hoffmann, nei suoi Opuscoli (Tomo I, pag. 143), parlando delle influenze celesti dice che di 20 bambini, nati nel mese di febbraio, 3 soli furono maschi, il rimanente, femmine. Nell' "Osservazione fisica della generazione dei maschi e delle femmine, adattata alle fasi della Luna" comparsa negli Atti di Lipsia, Tomo XI, pg.332, l'autore (I.C.H.R.G.) dopo di aver disputato sul nome di Lucina dato alla Luna, come assistente ai parti, attesta che un medico avendo fatto coprire alcune pecore, durante la Luna calante, nacquero tutte femmine. Ripetuto l'esperimento al tempo della Luna crescente, nacquero tutti maschi. Soggiunge inoltre che un risultato analogo fu ottenuto in esperimenti sulla razza umana. 
    "Se ciò fosse vero (commenta il Toaldo a pag. 58), certamente una tal differenza non si potrebbe attribuire se non alla forza, ed al calore della Luna crescente da una parte, atta a produrre i maschi; dall'altra alla spossatezza della Luna calante, perciò non capace di far meglio che delle femmine.". Interessanti ricerche sulle nascite umane sono state eseguite da Arrkenius, Krafft e da altri. Il primo ha trovato una relazione tra la frequenza delle nascite umane (egli ha esaminato 25.000 casi) e la rivoluzione siderea della Luna che è di giorni 27,3. Il Krafft (24) prendendo in esame 2218 casi trova, riferendosi al ciclo giornaliero, che 40 minuti dopo il passaggio della Luna al meridiano inferiore il numero dei parti d'ambo i sessi diminuisce dal 20 fino al 50 % della media oraria; a questo deficit fa seguito però un aumento notevole. L'Autore conclude che la Luna agisce alle volte come fattore quasi inibitorio, in altre invece favorevolmente al fenomeno biologico del parto. 
    Rispetto poi alle fasi, ossia al corso mensile della Luna, in base al grafico tracciato dal Krafft si deduce che durante la Luna Piena il numero delle nascite maschili va diminuendo fino a due giorni dopo il plenilunio : subito dopo segue un brusco aumento che rappresenta il massimo dei massimi delle nascite maschili. Il minimo invece si riscontra circa tre giorni avanti il plenilunio. Una certa costanza nel numero delle nascite si nota intorno alla Luna nuova per un periodo di circa 6 giorni (cioè 4 giorni prima e 2 dopo del fenomeno). Se poi si considerano complessivamente le nascite maschili e femminili si nota un massimo appena 40 minuti dopo il plenilunio; un altro due giorni dopo l'ultimo quarto; ed un minimo infine corrispondente al minimo già visto per le nascite maschili. In quanto poi alle posizioni della Luna, rispetto ai nodi della sua orbita basta osservare che il massimo dei massimi delle nascite d'ambo i sessi è in corrispondenza del nodo ascendente . Segue immediatamente un minimo di nascite maschili cui fa riscontro la completa assenza di nascite femminili. Altri massimi si hanno a circa 90 gradi dai nodi, ossia alle massime latitudini celesti boreale ed australe della Luna. 
    Il Krafft, mettendo in relazione le nascite maschili con le posizioni della Luna nelle varie costellazioni dello Zodiaco, è dell'opinione che tra il fenomeno del parto maschile e lo spostamento eclittico della Luna esista certo qualche relazione. Non solo rispetto alla Luna, ma anche in relazione al Sole il Krafft ha fatto le sue ricerche, citando in proposito anche gli studi del Goehler, eseguiti in base a ben 90.000 nascite. Ma ciò che attira anche maggiormente l'attenzione dei moderni biologi sono le osservazioni sulla maturità sessuale di alcune specie di animali marini in rapporto alle fasi della Luna. Tale possibile influenza non era sfuggita all'occhio vigile degli antichi per quanto riguarda principalmente alcune specie di Echinodermi, Molluschi e Crostacei. 
    Aristotile dice che i ricci di mare al tempo del plenilunio hanno gli ovarii più sviluppati. Lucilio afferma che la Luna fa crescere le ostriche e riempie i ricci. Cicerone riporta che le ostriche ed i molluschi crescono e decrescono con la Luna. Ugualmente dicono Orazio, Manilio, Plinio, S. Agostino; ed infine Bacone (25) asserisce che durante il plenilunio persino i cervelli dei conigli, delle beccacce e dei buoi sono più pieni. All'inizio del secolo ventesimo, ma più spiccatamente verso l'ultimo decennio i biologi hanno eseguito osservazioni importanti. Per alcune specie di Celenterati, Echinodermi, Molluschi e Crostacei la maturità sessuale si verifica durante la Luna Piena. In California si è osservato un massimo di abbondanza del plancton delle acque dolci per le alghe al tempo del plenilunio. Non mancano osservazioni anche nel regno vegetale : al Cairo si son fatte misure sull'accrescimento di una zucca (Cucurbita pepo) e si è visto che esso risulta maggiore durante la Luna piena. Come pure vi sono dei fiori che girano ugualmente verso la Luna come verso il Sole. Altri animali marini fecondano durante le sigizie (novilunio e plenilunio); fra questi è un Nereide : il Ceratocephale Osawai, comunissimo a Tokio. Le uova di un Anellide : l'Amphitrite ornata, maturano durante le sigizie di giugno, luglio e agosto. Fra i Platodi la fecondazione della Convoluta roscoffensis si ha in primavera soltanto durante le maree sigiziali. Alle Bermude vive un sillide fosforescente, l'Odontosyllis enopia, che si riproduce nel mese di luglio durante l'ultimo quarto della Luna. Pure durante l'ultimo quarto ed il novilunio avviene la fecondazione di un altro nereide : Nereis irrorata; si è osservato tuttavia un solo caso nel mese di settembre, a Luna piena. Anche verso l'ultimo quarto della Luna, nei mesi di ottobre e di novembre, alle Isole Samoa appare alla superficie un verme chiamato palolo dagli indigeni, e in termine scientifico Eunice viridis. Quest'epoca è molto festeggiata dagli abitanti delle isole perché proprio allora compaiono in gran quantità certi pesci, granchi di acqua dolce; e parecchi frutti maturano. 
    Durante il primo ed ultimo quarto si ha la fecondazione di un altro Odontosyllis, nella Columbia inglese, e del Nereide : Platynereis dumerilii nel Golfo di Napoli. Che la fecondazione di altri animali sia in relazione alle fasi lunari è stata accertata nel Nereis limbata, in certi anellidi ed in alcune alghe; senza tener conto di altre maturazioni in talune specie verificatesi alcuni giorni dopo il primo quarto; in altre, in un paio di giorni dopo il novilunio, ed in altre ancora tre giorni dopo l'ultimo quarto. Infine il Petterson studiando le variazioni della pesca delle aringhe nel Kattegat, in base a statistiche di pesca, comprendenti 150 anni, ha constatato una periodicità di pesche abbondanti di 18,7 anni circa, valore che coincide con lo spostamento dei nodi dell'orbita lunare : ciò "può spiegarsi - dice il Prof. Zirpolo - con le variazioni delle correnti di marea all'entrata del Baltico" (26)

    • Influenze prodotte dagli eclissi sul mondo organico

    Uno dei fenomeni più notevoli legati agli eclissi e principalmente a quelli di Sole è l'effetto prodotto, sulla maggior parte degli uomini e degli animali, dell'oscuramento del Sole e dal conseguente abbassamento di temperatura. Erodoto (27) racconta che durante una battaglia combattuta fra Lidi e Medi si verificò un eclisse di Sole; i soldati presi dal terrore, per il sopravvenuto fenomeno, deposero le armi e si riconciliarono. Il pilota che guidava la nave di Pericle, al tempo della guerra peloponnesiaca, spaventato per un eclisse rimase interdetto, ma il buon senso di Pericle valse a ridonargli la calma, poiché avendogli messo il proprio mantello dinanzi agli occhi gli disse: " che differenza c'è tra il mio mantello e ciò che produce l'eclisse se non questa : che ciò che produce le tenebre è una cosa più grande del mio mantello ? ". Gl'Incas, allorché si everificava un eclisse di Luna, per scongiurare il pericolo che questa, morendo, precipitasse sulla Terra ammazzandoli, s'illudevano di guarirla istigando i cani ad abbaiare, ritenuti amici del satellite. In tale contingenza gl'Indiani del Perù supplicavano con dolci nomi la candida Cinzia : Mama Quilla !  Mama Quilla !  (Mamma Luna, Mamma Luna).
    Scrupolose osservazioni di vari fenomeni, verificati durante l'eclisse solare dell'8 luglio 1842, sono citate dall'Arago (pag. 294).  " E' noto che le galline, non attendono mica che l'eclisse sia giunto al suo pieno per andarsi a rincantucciar nel pollaio; ma non appena i raggi del Sole ritornano a sfavillare, il gallo fa udire il suo canto mattutino e sembra rallegrarsi nel veder cessato il lutto della natura ".  Anche gli uccelli cessano di volare e le rondinelle si mostrano agitate man mano che l'oscurità progredisce. L'Astronomo Riccioli assicura che durante l'eclisse del 1715 si videro persino cader morti dallo spavento alcuni uccelli. Anche i colombi hanno mostrato segni di terrore. Nel mentre che cotesta strana notte si avvicinava, si sono riuniti in cerchio volando per ogni verso e nella massima confusione, senza poter raggiungere le torri che abitavano. Persino le nottole, credendo che fosse sopraggiunta la notte, volavano come se questa dovesse avere una grande durata. Effetti sensibili si sono verificati ancora su altri animali : "Così i buoi si arrestavano nel tracciare il solco, ad onta del pungolo che li incitava. Altri che non erano aggiogati si posero a muggire, e molti di quelli che pascevano nelle paludi si sono riuniti in cerchio ponendo le loro corna le une contro quelle dell'altro, appunto come sogliono nel momento di un uragano, o di una forte burrasca. In molti altri luoghi gli stessi animali si sono disposti in cerchio addossandosi l'uno all'altro, protendendo le corna in fuori come per resistere ad un assalto". Fenomeni identici si sono verificati su cani, montoni e persino sulle formiche. Queste durante la fase totale abbandonarono i loro fardelli rifugiandosi tutte nel loro covo. 
    Ma ciò che maggiormente importa sono gli effetti che gli eclissi producono sull'uomo. Per quanto riguarda le crisi epilettiche, Tamburini (28) ha notato una sospensione di attacchi nel giorno dell'eclisse solare del 6 aprile 1869; mentre la vigilia erano stati in numero di 12.  Nell'altro eclisse dello stesso anno, il 19 settembre, verificò 7 accessi contro 17 della vigilia. Lombroso (29) che ha fatto parecchie osservazioni sull'azione degli eclissi di Sole del 14 aprile 1866 e del 5 marzo 1865, non ha trovato nulla di concreto, e considera questa influenza come problematica. Egli fa le stesse considerazioni a proposito degli eclissi di Luna. Anche per le altre malattie si sono verificati dei casi notevoli e qualche volta anche su persone sane (v. Toaldo, pag. 58

    Note :
    - 1):  A. Castiglione, Storia della medicina. Unitas, Milano, 1927.
    - 2):  Eudosso di Cnido, nato verso il 408 a. C. morto verso il 355. Fu uno dei più grandi geni scientifici della Grecia; molto versato nelle matematiche e nell'astronomia, scrisse, oltre a trattati scientifici, anche delle opere di carattere filosofico.
    - 3):  Pico Giovanni, principe della Mirandola, fu il più celebre dotto del secolo XV. In una sua opera: "Disputationes adversus astrologiam divinatricem", lib. XII  (Bonon. 1495), combatté le dottrine astrologiche con validissimi argomenti. Nato nel 1463, visse appena 32 anni.
    - 4):  Chimico e fisico svedese : nato nel 1859 presso Upsala morì a Stoccolma nel 1927.
    - 5):  Die geopsychischen Erscheinungen, Engelmann, Leipzig, 1932.
    - 6):  Ch. E. Krafft, Possibilitès d'un caracterologie basèe sur la cosmobiologie. L'Hygiène mentale, Dèc., 1931.
    - 7):  Celebre psichiatra, nato a Torino nel 1835. Insegnò Psichiatria a Pavia, e poi all'Università di Torino, ove morì nel 1909. 
    - 8):  L'oscillation cellulaire. Doin, Paris, 1931.
    - 9):  Plinio il vecchio, nacque a Como nel 23 dell'Era volgare e morì nel 79 nell'osservare l'eruzione del Vesuvio. Delle sue opere ci son pervenuti 37 libri della "Storia naturale".
    - 10):  Magnus Hippocrates Medico-Moralis - Ad utramque corporum scilicet, ..... Aphorismorum expositionem accomodatus - Authore Fr. Dom. Barisano - Torino MDCLXXXII.
    - 11): "Anche i cambiamenti di stagione possono influire sullo stato degli epilettici. Difatti, poiché in ogni regione mutano le stagioni, le quali con l'inegual loro varietà di temperatura possono provocare o almeno favorire le crisi epilettiche, ne viene che gli epilettici trovando rimedio, secondo che è possibile, in quelle epoche dell'anno sopratutto, nelle quali sogliono essere assaliti dai loro parossismi, potranno cambiare il loro stato; e ciò col trasferirsi in un paese, dove in quell'epoca non abbiano a temere alcun male né da parte delle condizioni meteorologiche né dagli aspetti del cielo. Così se di solito il male lo assale in autunno, l'epilettico si trasferisca in un paese ove questo periodo dell'anno non è così ineguale e variabile, né tanto favorevole al male; e similmente faccia attenzione premunendosi nella stessa guisa dalle altre stagioni dell'anno. Col cambiamento di tempo è da sperarsi un miglioramento nello stato della malattia, quando col volger dei mesi si ha un reale mutamento nell'aspetto degli astri, all'influenza dei quali e specialmente delle fasi ed alle posizioni della Luna alcuni attribuiscono la causa principale di questo male : onde parecchi sogliono chiamare l'epilessia "mal di Luna", perché certo più vicino degli altri, questo Pianeta influisce più sul capo che sulle membra, e domina il cervello. " 
    - 12):  Archiv. gèn. de medicine. 4° sèrie, 1843, t. II.
    - 13):  Recherches historiques sur l'epilepsie. Acad. imp. de Mèdicine, 1856, pag. 25.
    - 14):  Traitè de l'epilepsie, 1854, pag. 127.
    - 15):  De l'influence de la Lune. Thèse de Paris, 1868.
    - 16):  Citato in Traitè international de psychologie pathologique. Tomo III, pag. 886.
    - 17):  De l'influence des phènomènes atmosphèriques. Congrès aliènist internat., 12 aout, 1867; Archiv. Ital., 1867.
    - 18):  Osservazioni meteorologiche eseguite nell'asilo di Reggio. Citato in Traitè internat. de psychologie pathologique.
    - 19):  Traitè international de psychololie pathlogique. Tomo III, pag. 795.
    - 20):  Les conditions dèterminantes de l'accès èpileptique.  A. Medic. Contemp., N. 17, 1896.
    - 21):  Des influences cosmiques sur les accidents èpileptiques. L'Hygiène mentale, dèc. 1931.
              * C. Bellavitis, I fenomeni meteorologici in rapporto alle malattie mentali, in particolare con l'epilessia. Note e Riv. di Psichiatria, 1930, N. 1.
              * Buscaino, Distribuzione geografica dell'epilessia e del gozzo in Svizzera. Riv. di patol. nerv. e ment., aprile-maggio, 1925, pag. 31.
              * P. Hartenberg, Les conditions favorisantes des paroxysmes èpileptiques. Presse Medicale, 30 avril, 1924, pagg. 379-381.
              * Lovner, Influences mètèorologiques sur les èpileptiques. Archiv. fur Psychiatrie, Tomo XLI, fasc. 3, 1906.
              * A Marie et Nachmann, Influence de la pression atmosphèrique sur les crises èpileptiques. Archiv. di antrop. criminale, psich. e medic. legale, luglio, 1913.
              * Reich, Influence des facteurs mètèorologiques sur la marche de l'èpilepsie. Centralbl. f. Nervenh., mars, 1903.
    - 22):  A. Fresa, Le crisi epilettiche in rapporto ai fenomeni naturali, cosmici e geofisici. Archivio generale di neurologia, Psichiatria e Psicoanalisi, 1932, Vol. XIII, fasc. I.
    - 23):  Questi fenomeni vengono sistematicamente fotografati o semplicemente osservati in parecchi Osservatori del mondo : in Italia in quelli astrofisici di Arcetri e di Catania, ed in quello astronomico del Campidoglio in Roma.
    - 24):  Ch. E. Krafft, Influences solaires et lunaires sur le naissance humaine. Maloine, Paris, 1928.
    - 25):  Celebre francescano inglese, soprannominato il "dottore mirabile"; nacque nel 1214. Si dedicò allo studio delle scienze fisiche e, come Platone, considerò le matematiche quale fondamento delle altre scienze.
    - 26):  Maturità sessuale e fasi lunari. Rivista di Fisica, Matem. e Scienze nat., anno III (serie 2°), N.8, pagg. 401-2.
    - 27):  Celebre storico greco, nato verso il 484 a. C.
    - 28):  Riportati dal Marchand nella memoria citata a pag. 303.
    - 29):  Riportati dal Marchand nella memoria citata a pag. 303.

     

    Fonte: www.luna.e-cremona.it

     

     

    Fine articolo sulla luna

     

    La luna

     

    Influenze  lunari  sull'agricoltura
    Taglio degli alberi. Potatura delle piante. Epoche di semina. La Luna ed il frumento. Travasamento del vino. La Luna rossa.

    • Taglio degli alberi

    Presso gli antichi le varie influenze della Luna erano ritenute indiscutibili, tanto è vero che il nostro satellite veniva considerato come l'unico canale del cielo, ovvero l'imbuto della natura, come lo chiamavano gli alchimisti, attraverso il quale ogni virtù dal cielo affluisce sulla Terra. E tale lo ritengono ancora parecchi contadini, i quali seminano, piantano, potano, innestano, travasano il vino, tagliano le piante, ecc. nelle epoche suggerite dall'antica esperienza, come loro stessi asseriscono. E perché tutto questo ? Perché, dice il Montanari, le piante si nutriscono e crescono per mezzo di un succo, che dalla Terra, ascendendo per i vasi del fusto e dei rami si diffonde in tutta la pianta. Se dunque il Sole riscalda la pianta i vasi si dilatano ed un continuo flusso di succhi li attraversa andando a supplire quelli già trasformati in sostanza della pianta. Col sopraggiungere della notte, se la Luna è alta sull'orizzonte essa supplisce in parte col suo debole calore, a mantenere ancora per un certo tempo quel tepore che rimane nell'aria dopo il tramonto. Sicché il flusso dei succhi, sebbene di molto rallentato, prosegue ancora attraverso i vasi, i quali al tramontar della Luna andranno costipandosi impedendo il passaggio di quei succhi che affluiranno poi il mattino seguente, al sorgere del Sole, nelle foglie e nei fiori.
    Se al tramontar del Sole la Luna è assente, una quantità più piccola di succhi travasa nella pianta; né porta alcun giovamento la presenza della Luna sopra l'orizzonte parecchie ore dopo il tramonto del Sole; poiché se il suo debole calore poteva allora rallentare l'iniziato raffreddamento, in questo caso non è sufficiente a suscitarlo. Ecco dunque perché (continua il Montanari) le erbe e le piante crescono a Luna crescente più che a Luna calante : dopo il novilunio, al tramonto del Sole, essa rimane ancora molte ore sopra l'orizzonte e non lascia raffreddare le piante. Dopo il plenilunio, invece, la Luna sorge con un ritardo che aumenta sera per sera e che di conseguenza annulla l'efficacia dell'astro. Il taglio degli alberi viene fatto appunto durante la Luna calante, poiché durante la crescente il legname è ripieno di succhi, meno densi nei vasi, e la sostanza non ancora trasformata in legno si putrefa. Partendo da questo principio, il taglio viene eseguito principalmente durante l'inverno, che non all'inizio dell'autunno; e durante la primavera in ispecie. Anzi in quest'ultima stagione non è per nulla consigliabile il taglio delle piante, nemmeno durante la fase calante della Luna, tanto grande è l'afflusso dei succhi nei vasi. In inverno invece la Terra dà pochi succhi, i vasi sono dal freddo ristretti, ed il legno diventa più condensato e quindi più pesante.
    Il Sig. Di Buffon asserisce di avere trovato più pesanti e più resistenti i legni tagliati in primavera che non quelli tagliati in inverno; ma il Toaldo, pur non negando l'asserzione del primo, dice che qui si tratta della durata e non della forza del legname. I falegnami pertanto non lavorano il legno se non dopo parecchio tempo che si è lasciato stagionare. Con questa triplice precauzione (tagli in inverno, in fase di Luna calante, e lunga stagionatura) essi si prefiggono di ottenere del legno esente da tarli. Bisogna riconoscere però che queste regole non sono sempre seguite, specie nel caso del taglio dei boschi. Durante l'inverno, esso non è consigliabile, principalmente per ragioni climatiche, iniziato il taglio, non è conveniente sospenderlo durante la fase crescente per ripigliarlo durante la fase calante della Luna. Però nel caso di piccoli tagli, segnatamente ove figura l'interesse diretto del contadino o del falegname, vengono ancora rispettate le regole enunciate. Presso gli antichi, Esiodo (1) consigliava il taglio nel 17° giorno dopo il novilunio; a sua volta Plinio lo suggeriva fra il 20° ed il 30° giorno; e Catone poi lo consigliava non solo a Luna calante, ma nelle ore pomeridiane, e particolarmente quando non spira vento di scirocco. Da questi dati risulta che il taglio doveva farsi, come veniva sempre suggerito, a Luna calante. Intanto il Rousset, da esperienze eseguite, venne nella conclusione che la Luna non dovesse esercitare alcuna influenza a riguardo. Fatti tagliare dallo stesso ceppo, e durante le varie fasi della Luna alcuni campioni di saggio da piante di salice e di vite, e sottoposti tutti alle medesime condizioni, fattili esaminare accuratamente, non presentarono la minima differenza, per quanto riguarda la conservazione del tessuto legnoso. Tuttora i contadini perseverano nella credenza dell'influenza lunare asserendo che essa sussiste, perché avvalorata dai risultati ottenuti da loro stessi su tagli di alberi, eseguiti sia durante la Luna calante che in quella crescente.
    Le esperienze di Duhamel invece dimostrano che il taglio degli alberi, comprese le querce, può esser fatto indifferentemente durante qualunque fase della Luna. Uguali risultati furono ottenuti dall'agronomo Ottavi, il quale concluse che può andar soggetto al tarlo sia il legname tagliato durante la fase crescente che quello tagliato durante la fase calante. Risulta evidente che la causa del tarlo dei legnami non è in relazione colle fasi della Luna, se al trascurabilissimo calore lunare si vuole attribuire la facoltà di favorire il flusso dei succhi nei vasi. Intanto giova notare che non tutte le varie specie di piante presentano uguale durezza, la quale influisce molto sulla conservazione del legno tagliato.
    Si è già accennato al taglio delle piante nella stagione invernale : infatti se si tagliano due legni della stessa specie, l'uno in inverno e l'altro in primavera, questo risulterà più leggero e meno resistente del primo. Intanto le sostanze albuminoidi che trovansi nei vasi, a contatto cogli umori che in essi circolano, si alterano. Al processo di putrefazione originato da microrganismi fa seguito quello lento e continuo di corrosione dovuto a molte specie d'insetti : gli Anobi, i Dermeste, le Termidi, le formiche rosse, ecc. L'Anobium pertinax è l'insetto che di preferenza buca i legni lavorati ed i mobili. Soltanto il bosso, il larice e qualche altra specie di legno resistono al tarlo, perché la loro fibra è molto dura. Ampi particolari sulle varie specie d'insetti che attaccano questa o quella pianta sono riportati dal Marchesi a pag. 155.

    • Potatura delle piante

    Per quanto riguarda la potatura e l'innesto, i contadini non sono tutti d'accordo se farli nella fase crescente o in quella calante. Lo scopo della potatura consiste nel preparare la pianta per la nuova vegetazione, tagliando, nella stagione più adatta e con un certo criterio, i tralci che hanno già fruttificato; in tal modo le gemme daranno nuovi e più robusti tralci, con un'adeguata fruttificazione. Occorre non tagliare troppo, per evitare che ad un abbondante getto di tralci non si abbia una piccola produzione di frutta; né conviene tagliar poco, altrimenti ad un'abbondante quantità di frutta si ha un discapito nella bontà della medesima. Altri fattori interessanti sono dati dalle condizioni stesse della pianta, dalla natura del terreno e dalle condizioni fertilizzatrici di esso, dalle stagioni e dalle cure anticrittogamiche a cui è tenuto il vignaiuolo. Quale influenza può avere quindi la Luna col suo debole raggio "quando si tagliano i tralci vecchi e mentre la pianta giace in un profondo letargo, col lignificare dei tralci che spunteranno nell'anno venturo ?..... Se un raggio di Luna sì debole, quale si è quello del primo quarto dovesse produrre un effetto cosi mirabile, chi saprebbe dirmi qual differenza ne dovrebbe venire al potare al mezzodì piuttosto che al tramonto, in giornate di Sole, o quando il cielo è coperto ? E se tanto dovesse produrre il fioco lume del primo quarto, che non dovremmo verificare di più importante a Luna piena ?.....
    I migliori agricoltori ed i più esperti vignaiuoli non guardano più alla Luna, nel timore di perdere senza scopo le migliori giornate di autunno propizie alla potatura prima che infierisca il verno : e non hanno mai avuto a pentirsene, quando la praticarono razionalmente, studiando lo stato della pianta ed a quello ottemperando i tagli anziché guardare ai quarti lunari (2).

    • Epoche di semina - Luna tenera e Luna dura

    Oltre alla potatura e all'innesto delle piante, ugual disaccordo esiste tra i contadini per l'epoca della semina e della piantagione : alcuni consigliano di piantare e seminare durante il novilunio, Virgilio, nelle Georgiche, consiglia il 7° giorno per piantar viti; secondo Esiodo il 9° giorno è buono per piantare, il 13° anche per piantare ma non per seminare. Altri suggeriscono che per avere poponi ed alberi di abbondante frutta occorre seminarli e piantarli a Luna calante. I contadini sono del parere che lo sviluppo erbaceo del frumento è grande quando si semina a Luna nuova, per cui si ha una notevole quantità di foraggio a scapito, s'intende, del grano : cioè si ha molta paglia e poco grano. Per questa ragione i contadini si attengono alla regola di non seminare a Luna nuova. L'appellativo di  "Luna tenera" molto probabilmente si ricollega alla fase di sviluppo erbaceo, che va fino alla fruttificazione dei teneri chicchi della spica; mentre l'altro, di "Luna dura", si riferisce al periodo di maturazione.
    Plinio, consacrando un libro intero del suo trattato di Storia naturale alla descrizione dei vari segni celesti, afferma che il grano da vendere deve essere raccolto durante la Luna piena, poiché nel tempo che precede il novilunio il grano aumenterà grandemente di volume, mentre quello che il contadino vuol conservare dev'essere raccolto a Luna nuova, rimanendo esente da tarli e da corruzioni.
    Senza scendere in troppi particolari, bisogna convenire che anche in questo campo la Luna non ha alcuna influenza, poiché da osservazioni sistematiche ed accurate, fatte parecchi anni da agricoltori e fisiologi insigni, si è dimostrato, come osserva Quintinye, che tutto ciò che si dice intorno alla Luna, non sono altro che sciocchezze da ortolano di poca abilità. Le cause inerenti ad un deficiente raccolto di grano sono diverse : maggior peso hanno principalmente le condizioni meteorologiche; anche la concimazione del terreno richiede abilità da parte del contadino, ed il Marchesi si schiera contro coloro che adoperano ancora il letame nella concimazione del frumento.

    • Travasamento del vino

    Sul travasamento del vino i contadini si attengono non solo alla regola della Luna calante ma, come per il taglio degli alberi, aspettano l'inverno. Alcuni travasano in gennaio, altri in marzo; parecchi, quali i commercianti di vini e gli osti, per ragioni diverse (principalmente per lo smercio continuo ed il pronto consumo) sono costretti a travasare il vino sempre che la necessità lo richieda, allontanandosi così dalla suggerita regola. Perché vi si attengono i contadini ? Il travaso del vino tende a liberare il liquore dalla feccia, cioè dal sedimento, e questo si ottiene durante la stagione fredda. Infatti quando con la primavera l'aria a diventar tiepida, anche i vini cominciano a bollire ed i sedimenti muovendosi si mescolano col vino puro.  Questo fenomeno si verifica principalmente durante l'estate. Ecco la necessità di travasarli durante la stagione fredda.
    Il Toaldo (pag. 57) tratta anche del travasamento dei vini annacquati, ed è dell'opinione che questa operazione debba farsi all'inizio dell'inverno, in particolar modo nei paesi settentrionali d'Italia, poiché gelandosi l'acqua, durante il travasamento i pezzi di ghiaccio intorbidano il vino sollevando la feccia. Altra opinione del volgo è che il vino fatto in due lune, cioè tra la fine di una lunazione ed il principio della seguente, non si rischiara. Si vorrebbe spiegare il fenomeno con la mancanza del calore lunare durante questa fase : cioè colla fermentazione della vinaccia si separano le fecce dal liquore, e nell'interlunio, cessando l'aiuto del calore lunare, la fermentazione sarà più languida, la separazione meno perfetta, il vino verrà poco chiaro, meno spiritoso e quindi più soggetto a guastarsi durante l'estate.
    Anche per il travasamento dei vini giova richiamare l'attenzione dei contadini, poiché il calore lunare, così debolissimo, non ha alcuna influenza nella fermentazione.  E' noto che l'inacidire del vino è dovuto unicamente a microrganismi nocivi, mentre altri, innocui, favoriscono invece il processo di trasformazione: il Saccharomyces ellipsoideus, dopo che l'uva è stata pigiata inizia la fermentazione, per cui la parte zuccherina dell'uva (glucosio) viene trasformata in alcool. E' questo il processo mediante il quale il mosto si trasforma in vino. Contemporaneamente appare anche un microrganismo nocivo : il Micoderma aceti, il quale non potendo vivere senz'aria (poiché l'anidride carbonica sviluppatasi durante la fermentazione gli toglie il respiro) si rifugia nelle vinacce esposte all'aria, in attesa che termini la fermentazione, per iniziare la sua opera deleteria. Questa consiste nel trasformare l'alcool in acqua ed acido acetico non appena, col ritorno della primavera, la temperatura si rende più favorevole.  Ad evitare questo inconveniente, per cui il vino acquista un sapore acido, è prudente rimescolare tutto, immergendo cioè le vinacce nel mosto e mantenendo sempre pieni i recipienti.
      

    • La  Luna  rossa

    Fra i contadini si sente spesso parlare, con una certa apprensione, della cosiddetta Luna rossa : essi credono che fra le tante influenze del nostro satellite ve ne sia una davvero nefasta per i teneri germogli, dovuta all'azione della luce lunare. Intendendosi per Luna rossa quella che segue la Pasqua è chiaro che essa perde il carattere prettamente astronomico, poiché la pasqua è una festa mobile : è noto che lo scarto fra le due epoche dalle quali non può esorbitare la più grande festa del cristianesimo è di circa un mese. Ecco perché la Luna rossa, legata alla Pasqua, giorno convenzionale, non può essere considerata quale fenomeno astronomico e neppure meteorologico. L'Arago attribuisce il fenomeno nefasto della gelatura delle gemme ancor tenere non alla luce della Luna, ma ad un fenomeno meteorologico abbastanza noto : le gemme si sviluppano in quell'epoca dell'anno (verso aprile) quando si verifica appunto la voluta Luna rossa. In tal mese essendo l'aria povera di vapori l'irradiazione diventa considerevole, portando di conseguenza un notevole abbassamento di temperatura. Si è verificato anche che mentre ad un metro dal suolo si può avere una temperatura di qualche grado, a contatto con esso invece si misurano persino alcuni gradi sotto zero; questo spiegherebbe il perché vengono colpiti di preferenza le erbe, gli steli ecc.
    Intanto in una notte serena pur essendovi una temperatura di 5 o 6 gradi, al suolo essa sarà al disotto dello zero; col gelo i vasi delle piantine, dei teneri germogli ecc. si disorganizzano, ed al sorgere del Sole essi sembrano appassire, acquistando un caratteristico colore rossastro. Eco dunque l'appellativo di rossa alla Luna che, come si è visto, non entra per nulla nella faccenda. Il Marchesi è del parere che la bruciatura sia dovuta al noto fenomeno dell'aumento di volume cui le goccioline d'acqua sarebbero soggette congelandosi nei vasi; di qui la disorganizzazione di essi. E' chiaro che l'abbassamento di temperatura non si verifica quando il cielo resta coperto, giacché l'irraggiamento del calore terrestre, durante la notte, trova ostacolo nella vasta cortina di nubi che a guisa di cappa avvolge tutto il cielo. Così il calore viene di novo riflesso alla superficie e la temperatura non subisce di conseguenza abbassamenti apprezzabili. 
    I contadini coprendo le gemme con coverture di foglia credono di proteggerle contro la Luna rossa impedendo così il passaggio degli ipotetici nefasti raggi calorifici. In realtà essi realizzano una cappa difensiva, come quella delle nuvole, contro il fenomeno dell'irradiazione. I contadini perseverano nella loro convinzione (e ciò è giustificabile per la loro ignoranza dei fenomeni meteorologici), perché il congelamento delle gemme si ha solo quando la Luna appare in cielo e non quando è invisibile; ma è superfluo dire che essa appare nelle notti serene, perché allora mancano le nuvole e quindi si verifica l'irraggiamento suddetto. L'arago (pag. 283) asserisce ancora che tali credenze risalgono fino agli antichi : Plutarco anch'egli attribuisce alla Luna un'influenza nefasta, ammettendo che la luce del nostro satellite imputridisce le sostanze organiche, ma l'astronomo francese portando il paragone di due pezzi di carne, uno esposto ai raggi lunari e l'altro al coperto, dice "se il pezzo di carne scoperto si putrefa più presto dell'altro, è perché essendosi raffreddato di più per l'irraggiamento, si è più imbevuto di umidità, e che l'acqua è un principio di decomposizione per le sostanze animali, poiché si seccano per conservarle".
    Un rimedio molto efficacie contro gli effetti deleteri delle gelate e delle brine è dato dalle nubi artificiali. Accendendo della legna verde, una notevole quantità di fumo viene prodotta; e l'effetto contro l'irradiazione risulta ancora più efficace quando si produce anche una buona quantità di vapore, ottenuto spruzzando dell'acqua sulla legna. Quando si hanno indizi di gelate, è opportuno accendere i fuochi a notte alta, perché queste di solito si verificano verso l'alba, dopo una notte fredda e serena. E' prudente però tenere accesi i fuochi anche dopo la levata del Sole, per evitare che il brusco salto di temperatura possa nuocere ai germogli più che la gelata stessa.    
    Note:
    -1):  Celebre poeta greco. Fra le sue opere si annoverano la Teogonia, Le Opere ed i Giorni, Il grande anno astronomico, Il giro della Terra, ecc.
    -2):  Marchesi, Op. cit., pag. 155.

    Fonte: www.luna.e-cremona.it/ 

     

     

    Fine articolo sulla luna

     

    La luna

     

    Le catene montuose della Luna
    Descrizione

    • Mentre sulla Terra il fenomeno della deriva delle masse continentali, per effetto della pressione esercitata, ha provocato nel corso di centinaia di milioni di anni il lento sollevamento di vaste regioni con la conseguente formazione di quelle che oggi possiamo ammirare come imponenti catene montuose, sulla superficie del nostro satellite naturale questo  fenomeno non esiste per cui i monti che osserviamo sulla Luna attraverso il telescopio devono certamente avere avuto una diversa origine rispetto a quelli  presenti sul nostro pianeta. Catene montuose veramente imponenti le possiamo vedere nel settore centro settentrionale della Luna  tra cui spiccano gli APPENNINI.  (APENNINI 2) Questa catena si distende ad arco per una lunghezza di 950 km lungo il margine sudest del mare Imbrium mentre ad oriente si affaccia sul mare Vaporum e su una porzione del mare Serenitatis. Alla sua estremità meridionale si trova il cratere Eratosthenes (diametro 60 km e pareti alte 3900 mt), nelle cui immediate vicinanze si innalzano i primi bastioni di questa imponente catena montuosa che si sviluppa poi in direzione N-NE.

    Una caratteristica che non può sfuggire osservando gli Appennini lunari riguarda la differente conformazione che contraddistingue il versante occidentale rivolto verso il mare Imbrium  rispetto a quello orientale. Infatti ci appare evidente il ripidissimo pendio praticamente a strapiombo che caratterizza gran parte delle cime rivolte verso il mare Imbrium  in netto contrasto col dolce digradare di questi monti lungo il loro versante orientale, quello che si affaccia sulla piana del mare Vaporum dove lungo questi pendii si può osservare il ramificarsi di  numerose vallate secondarie ed il cratere Conon (diametro di 22 km e pareti alte 2700 mt).

    • A delimitare l'estremità settentrionale degli Appennini abbiamo il Cape Fresnel, uno dei tanti promontori lunari, il quale si innalza su un breve tratto relativamente pianeggiante che pone in comunicazione i mari Imbrium e Serenitatis. Poco più a nord una volta superato questo lembo di suolo lunare si innalzano i primi bastioni della catena del CAUCASUS , di cui il promontorio denominato Cape Faraday costituisce l'estremità meridionale. Questi monti sono disposti in direzione N-S e, se non fosse per quel breve tratto pianeggiante di cui abbiamo accennato più sopra, potrebbero costituire la naturale prosecuzione della catena degli Appennini. Le cime del Caucasus si innalzano fino a circa 3650 metri d'altezza per una lunghezza di circa  200 km delimitando il mare Imbrium ad ovest ed il mare Serenitatis ad est. A nord di questi monti ci si trova in prossimità del margine meridionale del mare Frigoris, oltre il quale si intravedono le regioni più settentrionali del nostro satellite. Poco più ad oriente del Caucasus  ci sono tre imponenti strutture crateriformi: Aristoteles, Eudoxus ed Alexander, del  diametro rispettivamente di 137, 65 e 100 km. Il cratere Alexander inoltre, a differenza dei primi due, ci appare con le pareti praticamente semidistrutte probabilmente a causa del sovrapporsi di impatti meteoritici succedutisi in epoche remotissime. Immediatamente a sud di Alexander vi è il margine NW del mare Serenitatis. Infine, incastonato nei monti Caucasus, si trova il cratere Calippus (diametro di 30 km e pareti alte 2990 mt).

    Passando ora ad osservare la regione posta ad ovest del Caucasus, non possiamo fare a meno di notare il distendersi per circa 200 km verso occidente di un'altra grande catena montuosa: le ALPI   (ALPI 2) lunari , in cui vi sono cime che si innalzano fino a 4000 metri circa. Ci troviamo sul margine settentrionale del mare Imbrium e ci appare in tutta la sua evidenza la differente conformazione di questa catena montuosa rispetto agli Appennini e Caucasus. Le Alpi lunari sono attraversate da una delle più conosciute ed osservate strutture superficiali del nostro satellite: la Valle Alpina, una fenditura del suolo lunare lunga 130 km e larga 10 km, la quale a sua volta è percorsa in tutta la sua lunghezza da un sottile solco largo solo poche centinaia di metri. A nord le Alpi si affacciano sul mare Frigoris

    • Sempre sul margine settentrionale del mare Imbrium ma più ad occidente si innalza la catena dei monti  JURA  con cime alte fino a 3800 metri. Passando al lato sud del mare Imbrium abbiamo invece i monti CARPATHUS, distesi per 280 km in direzione E-W e con una altezza di 2400 metri. Dopo avere passato in rassegna alcune grandi catene montuose situate nell'area del mare Imbrium, sono altrettanto degni di nota i monti RECTI  , TENERIFFE , SPITZBERGEN . I Recti hanno una particolare conformazione rettangolare e raggiungono l'altezza massima di 2020 metri, mentre i monti Teneriffe e Spitzbergen si possono considerare come agglomerati  di cime alte non più di 1500 metri. Una citazione meritano anche il monte PICO ed il monte PITON , i quali si innalzano isolati nella piana del mare Imbrium  per 2400 metri a sudest dei monti Teneriffe.

        Nel settore nordorientale  a sudest del mare Serenitatis vi sono i monti TAURUS, alti circa 3000 metri. Continuando nella nostra visita alle catene montuose del nostro satellite naturale osserviamo sulla sponda est del mare Nectaris i monti  PIRENEI , anche questi alti circa 3000 metri. A sudovest dello stesso mare Nectaris (naturalmente si tratta di una pianura) e per una lunghezza di circa 440 km in direzione sud ecco i monti ALTAI  i quali si elevano per 3300 metri. Più che di una vera e propria catena montuosa in questo caso probabilmente siamo di fronte ad una struttura la cui formazione potrebbe avere trovato origine dall'onda d'urto prodottasi come conseguenza dell'impatto meteoritico in seguito al quale si formò il mare Nectaris. Si tenga presente che, ad esempio, sull'emisfero lunare a noi invisibile vi sono enormi strutture crateriformi (mare Orientale e mare Moscoviense) circondate da anelli montuosi concentrici i quali costituiscono  materia di studio per formazioni lunari di questa categoria.

    • In corrispondenza del lembo lunare meridionale e sud occidentale, al confine con l'altro emisfero, sono situate alcune grandi catene montuose le cui cime raggiungono i 6-7000 metri d'altezza fino ai 9000 metri della più alta catena montuosa lunare: i monti LEIBNITZ  , appena visibili sul lembo sud del nostro satellite. L'osservabilità di questi monti, così come di tutte le strutture superficiali poste in prossimità del bordo lunare, è condizionata dal fenomeno delle librazioni (oscillazione apparente del disco lunare dovute al non perfetto sincronismo tra i moti di rotazione e rivoluzione). Dopo i monti Leibnitz, risalendo lungo il lembo lunare sud occidentale abbiamo i monti DOERFEL ,  ROOK, CORDILLERA, D'ALEMBERT   ( Rook-Cordillera-D'Alembert: immagini non disponibili).

    Entriamo ora nell'oceanus Procellarum, enorme distesa di quattro  milioni di kmq, in cui possiamo vedere due catene montuose molto ravvicinate tra loro nei pressi del piccolo cratere  Euclides:  i monti URALI (altezza di 1800 metri) ed i monti RIPHAEUS (lunghezza di 180 km con cime alte 1200 metri). Risalendo questa immensa pianura in direzione nord, a breve distanza dalla Valle di Schroter incontriamo la piccola catena dei monti HARBINGER il cui picco più alto non supera l'altezza di 1800 metri. Tornando per un attimo al mare Serenitatis non possiamo fare a meno di citare i monti HAEMUS , posti sul lato sud di questa grande pianura ed alti circa 1200 metri.

    • All'inizio di questa pagina abbiamo visto come le catene montuose presenti sul nostro satellite abbiano avuto una differente origine rispetto a quelle terrestri in quanto sulla Luna il fenomeno della deriva delle placche continentali non esiste. Partendo dal presupposto che ciò che noi oggi definiamo "mari" o "pianure" furono in epoche remotissime giganteschi crateri, acquista maggiore credibilità la teoria (ma non si tratta solo di una teoria) secondo cui le catene montuose lunari costituiscono quanto oggi rimane delle pareti che circondavano queste enormi strutture crateriformi. Un tipico esempio che ci può illustrare quanto appena esposto ci è offerto dal mare Imbrium (seconda pianura lunare con 890.000 kmq di superficie). Infatti se osserviamo attentamente un'immagine di questo grande bacino circolare noteremo come questo sia in gran parte contornato da catene montuose le quali, all'epoca dei grandi impatti meteoritici verificatisi nei primi 800 milioni di anni di vita del nostro satellite, avrebbero potuto far parte di un imponente sistema di pareti,  proprio come possiamo osservare oggi intorno a molti crateri lunari

    The lunar mountains

    Description:

    • ENGLISH VERSION:  While on the Earth the phenomenon of the drift of the continental masses, for effect of the exercised pressure, has provoked in the course of hundred of million years the slow raising of immense regions with the consequent formation of that today we can admire like imposing mountainous chains, on the surface of our natural satellite this phenomenon does not exist for which the mounts that we observe on the Moon through the telescope they must sure have had one various origin regarding those present ones on our planet. Truly imposing mountainous chains we can see in the field northern center to them of the Moon between which they detach APENNINES. (APENNINES 2) This chain is stretched to arc for a length of 950 km along the margin southeast of the Imbrium sea while the east portion it is stretched on a portion of the Serenitatis sea and on the Vaporum sea. To its southern extremity it's located the Eratosthenes crater (diameter 60 km and high walls 3900 mt), in whose vicinities raise the first bastions of this imposing mountainous chain that is developed then in direction N-ne. 

    A characteristic that cannot escape observing the lunar Appennines regards the different conformation that mark the turned western towards the Imbrium sea regarding that them eastern. Infact the steepest slope to defference in level appears us practically obvious that  characterizes large part of the tops turned towards the Imbrium sea in clearly contrast with the versant to descend of these mounts long them eastern versant, what shows oneself on the flat one of the Vaporum sea where along these slopes to separate of numerous secondary valleys can be observed and the Conon crater (2700 mt high wall and diameter 22 km). 

    • To delimit the northern extremity of the Appennines we have the Fresnel Cape, one of the many lunar capes, which it is raised on a short relatively flat section that places in communication the seas Imbrium and Serenitatis. Little more to north once exceeded this lunar ground border the first bastions of the chain of the CAUCASUS are raised, of which the called cape Cape Faraday constitutes the southern extremity. This mounts is disposed in direction N-s and, if it were not for that short flat section of which we have pointed out more over, could constitute the natural prosecution of the chain of the Appennines. The tops of the Caucasus are raised until approximately 3650 meters of height for one length of approximately 200 km delimiting the Imbrium sea to the west and the Serenitatis sea to east. To north of these mounts it is found to us in proximity of the southern margin of the Frigoris sea, beyond which the more northern regions of our satellite are visibles. Little more to east of the Caucasus there are three imposing craters structures: Aristoteles, Eudoxus and Alexander, of the diameter respective of 137, 65 and 100 km. The Alexander crater moreover, to difference of the first two, probably appears to us with the walls practically destroyed to cause of the added of meteoritic impacts in the remotest ages. Immediately to south of Alexander there is margin NW of the Serenitatis sea. Finally, insert in the Caucasus mounts, the Calippus crater (diameter of 30 km and high walls 2990 mt). 

    Going to observe the region located to the west of the Caucasus, we cannot make less than to notice stretching itself for approximately 200 km towards the West of an other large mountainous chain: the ALPS ( ALPS 2)   lunar, in which there are tops that are raised until 4000 meters approximately. We find ourselves on the northern margin of the Imbrium sea and in all its evidence appears the different conformation of this mountainous chain regarding the Appennines and Caucasus. The lunar Alps are crossed from one of the most known and observed structures of our satellite: the Vallis Alpina, a crack along the lunar ground of 130 km lenght and 10 km width, with a thin rima only little hundreds of meters width. To north the Alps show oneself on the Frigoris sea. 

    • On the northern margin of the Imbrium sea but more to the West the chain of mounts JURA with high tops is raised until 3800 meters. Passing to the side south of the Imbrium sea we have instead mounts CARPATHUS, extended for 280 km in direction E-w and 2400 meters height. After some large mountainous chains situated in the area of the Imbrium sea, there are the RECTI , TENERIFFE, SPITZBERGEN mountains. The Recti has a particular rectangular conformation with the maximum height of 2020 meters, while the mounts Teneriffe and Spitzbergen can be considered as agglomerates of tops not more 1500 meters height. A citation deserves also the mount PICO and mount PITON, which they are raised isolates in the flat of the Imbrium sea for 2400 meters height to sudest of the Teneriffe mounts. 

    In the northeast field to southeast of the Serenitatis sea there are mounts TAURUS , approximately 3000 meters height. Proceeding in our visit to the mountainous chains of our natural satellite we observe on the east side of the Nectaris sea the PYRENEES mountains, also these  approximately 3000 meters height. To SW of the same Nectaris sea (naturally draft of a plain) and for a length of approximately 440 km in direction south here the ALTAI mounts which they are risen for 3300 meters height. More than a true mountainous chain in this case probably we are in presence to a structure whose formation could later on have found origin from the wave of collision produced in consequence of the meteoritic impact to which the Nectaris sea was formed. As an example, on the invisible lunar hemisphere there is enormous crateriform structures (sea Orients them and Moscoviense sea) encircled by concentrics mountainous rings which they constitute matter of study for lunar formations of this category. 

    • In correspondence of the southern lunar border and SW, to the border with the other hemisphere, are situated some large mountainous chains whith tops of 6-7000 meters height until the 9000 meters of the highest lunar chain: mounts LEIBNITZ, hardly visible on the border south of our satellite. The observatily of these mounts, therefore like of all the superficial structures in proximity of the lunar edge, is conditioned from the phenomenon of the libration (appearing oscillation of the lunar disc due to the not perfect synchronysm between the spin motions and revolution). After the Leibnitz mounts, going back along the lunar SW border  we have mounts DOERFEL, ROOK, CORDILLERA, D'ALEMBERT (Rook-Cordillera- D'Alembert: images not available). 

    We enter now in oceanus the Procellarum, enormous extended of four million kmq, in which we can see two mountainous chains  near between they in the area of the small Euclides crater: mounts URAL (height of 1800 meters) and mounts RIPHAEUS (length of 180 km with high tops 1200 meters). Going back this immense plain in direction north, to short distance from they of Schrotery Vallis here the small chain of mounts HARBINGER whose higher peak does not exceed the height of 1800 meters. Returning for a moment to the Serenitatis sea we cannot make less than to cite the mounts HAEMUS, located on the south of this large plain and approximately 1200 meters height.

    • To the beginning of this page we have seen as the mountainous chains presents on our satellite have had one different origin regarding those earthlings because on the Moon the phenomenon of the drift of the continental plates do not exist. The structures that we today define " seas " or " plains " was in ages remotest gigantic craters, it acquires greater credibility the theory (but not draft of a theory) second which the lunar mountainous chains constitute how much today remains of the walls that encircled these enormous crater structures. A typical example that us can illustrate how much just exposed  is offered to us from the Imbrium sea, second lunar plain with 890,000 kmq (of surface). Infact if we observe carefully an image of this large circular area we will notice as this is in large part encircle of mountainous chains which, to the age of the large taken place meteoritic impacts in first 800 million life years of our satellite, could have made part of an imposing system of walls, just as we can observe today around to many lunar craters.

    Fonte: www.luna.e-cremona.it/

     

     

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    I  domi della Luna

    Alla ricerca di antiche testimonianze dell'attività vulcanica del nostro satellite
            Fra le strutture  osservabili sulla superficie del nostro satellite, dopo avere visitato vastissime distese pianeggianti, catene montuose, solchi e crateri di ogni dimensione, non possiamo fare a meno di occuparci di rilievi che nella maggior parte dei casi passano inosservati,  alti anche solo poche centinaia di metri i quali con la loro particolare conformazione rappresentano una testimonianza dell'antica attività vulcanica della Luna: sono questi i domi lunari. 
            All'epoca dei grandi impatti meteoritici che da quattro a tre miliardi di anni or sono sconvolsero la Luna, la conseguente frantumazione di parte della crosta superficiale provocò la fuoriuscita di materiale lavico allo stato semifluido il quale si riversò in superficie andando a colmare valli e depressioni. L'attività vulcanica del nostro satellite si manifestò anche con eventi non necessariamente così catastrofici come quelli appena citati  ma anche attraverso i domi,  giunti fino ai nostri giorni ancora  osservabili con relativa difficoltà in varie regioni della Luna. Se i domi sono quanto rimane di antichi coni vulcanici,  allora sulla loro sommità in passato vi doveva essere comunque l'apertura della bocca eruttiva. Oggi però vediamo che molte di queste strutture hanno la sommità smussata  in cui sovente si possono notare varie  irregolarità del suolo senza che si evidenzi alcun cratere, presentando comunque  in un discreto numero di casi quanto rimane dell'antica bocca eruttiva. Pertanto si suppone che la bocca del cratere venne colmata dal materiale lavico fuoriuscito fino a modellare il domo nella forma in cui lo vediamo oggi ma questa ipotesi non  convince molto in quanto (è il parere di chi scrive) è difficile che ciò avvenga cancellando così bene la bocca eruttiva originaria (in particolare per i domi a forma di cupola). Inoltre vi è una seconda ipotesi  basata sul fatto che l'attività vulcanica lunare non si manifestò solamente nel modo violento ed esplosivo così come la conosciamo sul nostro pianeta ma per potere formare tali strutture nel modo in cui  le vediamo attraverso il telescopio la fuoriuscita di materiale lavico  deve essere avvenuta in modo molto meno violento:  secondo chi scrive solo così la lava può riuscire a colmare una bocca eruttiva (o parte di essa) per poi scendere ed accumularsi lungo il pendio del domo contribuendo a creare la forma che conosciamo.
            Per poter osservare queste particolari strutture sarà importante che la regione lunare oggetto delle nostre ricerche si trovi in prossimità del terminatore in quanto si tratta di evidenziare piccoli rilievi la cui conformazione non ne facilita certamente l'osservabilità,  inoltre sarà essenziale soffermarsi su ognuna di queste strutture per tutto il tempo necessario al fine di cogliere quei dettagli (irregolarità della parte sommitale o delle pareti, eventuali piccoli craterini quali residui dell'antica bocca eruttiva, ecc.) che caratterizzano sia il singolo domo sia l'ambiente circostante, considerando che sovente vi è la possibilità di rilevare la presenza di più domi in una stessa area. Al fine di una corretta attività di ricerca si valuti la possibilità che quanto osserveremo sarà comunque soggetto ad ulteriori verifiche prima di attribuirne con certezza l'appartenenza alla famiglia dei "domi".  L'astrofilo che si impegna in osservazioni sistematiche di questa particolare categoria di strutture lunari farà buona cosa se unitamente ai dati raccolti provvederà anche all'ottenimento delle relative immagini con la possibilità di scegliere tra l'acquisizione mediante camere CCD oppure col monitoraggio video, non tralasciando nel contempo l'opzione del disegno particolareggiato dei domi che se eseguito con precisione potrà contribuire molto efficacemente allo scopo.

     

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    Classificazione morfologica dei domi introdotta da J. Westfall

     

    • TIPOLOGIA GENERALE

      D = domo isolato
      DC = complesso di domi, ad esempio l'altipiano Rumker.

    • TERRENO CIRCOSTANTE

      U = altipiani
      W = regioni pianeggianti
      U W = localizzazione incerta

    • POSIZIONE

    Tipo di classificazione che incorpora per ogni domo le coordinate ortografiche del suo centro,   Xi ed Eta, tra parentesi ed espresse in millesimi di raggio lunare, precedute dal numero romano del quadrante di appartenenza.

    • PIANTA - asse maggiore

      1 = minore di 5 Km
      2 = da 5 a 20 Km
      3 = da 20 a 35 Km
      4 = maggiore di 35 Km

    • PIANTA - forma della base

      a = circolare (rapporto asse maggiore/asse minore da 1.00 a 1.25 )
      b = ellittica (rapporto asse maggiore/asse minore da 1.26 a 2.00
      c = poligonale
      d = irregolare
      e = classificazione problematica

    • PROFILO - pendenza massima

      5 = leggera pendenza (sotto i 2 gradi)
      6 = moderata (da 2 a 5 gradi).

    • PROFILO - sezione trasversale

      f = emisferica
      g = sommità piatta
      h = sommità aguzza
      i = sommità multipla (piu’ di una sommità ma di un solo tipo )
      f ’ = emisferica asimmetrica
      g ’ = sommità piatta asimmetrica
      h ’ = sommità aguzza asimmetrica
      i ’ = sommità complessa (più di una sommità ma di tipi differenti)

    • DETTAGLIO SUPERFICIALE - tipi

      7 = depressione (craterino o simili )
      8 = elevazione (collina, cresta, corrugamenti, picco)
      9 = crepaccio o valle
      0 = nessun dettaglio osservabile sulla superficie

    • DETTAGLIO SUPERFICIALE posizione

      j = centrale
      k = eccentrica
      m = marginale
      n = trasversale (che attraversa parte o tutto il domo)
      p = più di una di queste configurazioni

     

     

     

    fonte: www.luna.e-cremona.it/

     

     

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    Dagli sciami di meteore impatti sulla LUNA ? 
    Monitoraggio del lato buio del nostro  satellite  con  apparecchiature  video applicate ad un normale telescopio.

    • La  notte del 18-11-1999, durante il massimo dello sciame delle Leonidi,  David Dunham con una telecamera collegata al suo telescopio Schmidt - Cassegrain di 5” con interposizione di un riduttore di focale in modo da portare l’apertura da F10 a F6,3 effettuò una ripresa della parte buia della Luna registrando una serie di flash luminosi la cui magnitudine venne stimata fra la 3 e la 7, probabili punti di impatto di meteoriti sulla superficie del nostro satellite. Al fine di cogliere l’istante in cui si verifica un presunto impatto di un meteorite sulla superficie lunare ed in considerazione del fatto che si tratta di percepirne il conseguente flash sulla parte non illuminata, sarà opportuno tenere ben presenti alcuni fattori che potranno rivelarsi determinanti per la buona riuscita del nostro lavoro. Il monitoraggio video della superficie lunare sarà l’unica modalità operativa che ci consentirà di ottenere una documentazione la quale potrà successivamente essere visionata anche ripetutamente, con lo scopo di verificare l’effettiva natura dei flash che verranno eventualmente registrati e per individuarne l’esatta collocazione sul disco del nostro satellite.  La strumentazione necessaria sarà costituita dal sistema “ telescopio – telecamera – videoregistratore – monitor “. Per quanto riguarda il telescopio, in caso di strumento catadiottrico si renderà opportuno l’utilizzo di un riduttore di focale mentre combinazioni ottiche tipo Newton con i loro rapporti focali compresi tra F5 – F6 andranno benissimo considerando che dovremo rilevare la presenza di piccoli flash della durata di pochi istanti. Al fuoco diretto dello strumento verrà inserita una piccola telecamera del tipo utilizzato negli impianti TV a cc, oggi prodotta anche per lo specifico utilizzo in campo astronomico. Non si consiglia l’interposizione di filtri che potrebbero introdurre una eccessiva diminuzione della luminosità di tutto l’apparato.  L’uscita video della telecamera verrà inoltre collegata al videoregistratore mediante apposito cavo con presa scart, dove attraverso un televisore o monitor avremo la possibilità di controllare l’immagine durante la videoregistrazione.  Si tenga presente che il lavoro di monitoraggio potrà protrarsi anche per alcune ore, pertanto procuriamoci una serie di videocassette della durata adeguata. Sarà utile osservare l’immagine mentre scorre sul monitor in quanto in presenza di uno o più flash sarà importante l’esatta determinazione dell’ora in cui tale evento si verifica, altrettanto importante sarà una rilevazione della magnitudine dei flash osservati.
    • Si ritiene di grande importanza che la presenza nei nastri di eventuali flashes attribuibili presumibilmente ad impatti di meteore sul suolo lunare venga confermata dalle osservazioni ( preferibilmente videoregistrazioni su nastri vergini di ottima qualità !! ) di altri osservatori, pertanto si invitano gli appassionati a comunicare mediante la scheda allegata i dati relativi alle loro eventuali osservazioni. L'esame dei nastri di registrazione andrà effettuato con la massima concentrazione possibile stando attenti a non farsi "abbagliare" dalle numerose scariche sempre presenti in un nastro le quali generano flash "artificiali" ). Dalla recente ma sempre utile esperienza acquisita nei precedenti monitoraggi si è notato che ad es. operando con un telescopio SC di 254 mm F10 con riduttore ad F5 ed in presenza di una illuminazione del disco lunare fino a valori di 0,60 - 0,65% circa si rende visibile il lato buio lunare il quale risulta chiaramente percepibile fino al bordo estremo.          ( Eventualmente si può intervenire modificando la luminosità del monitor o televisore. ) Questa condizione consente un migliore controllo del lavoro che stiamo effettuando e costituisce un valido aiuto a non "debordare"  dal disco lunare e nel caso di eventuali flashes serve anche ad individuare l'area in cui si è verificato un ipotetico impatto.  Logicamente operando col riduttore ad F5 si può disporre inoltre di un'area maggiore di lato lunare buio, incrementata ulteriormente con l'accorgimento di posizionare il terminatore  in modo che esso risulti parallelo al lato maggiore del monitor o televisore.  In alternativa sarà utile inquadrare una porzione del terminatore dopo avere naturalmente individuato di che zona lunare si tratta.  Altrettanto essenziale per la buona riuscita del nostro lavoro sarà l'individuazione di stelle di magnitudine nota al fine di una esatta stima della luminosità di

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    eventuali flashes. Prendere nota  inoltre con la massima precisione dell'esatta ora d'inizio e fine registrazione. Chi si organizza per lavorare in contemporanea farà bene ad inquadrare la stessa zona, preferibilmente posizionando l'equatore lunare al centro dell'immagine in modo da sfruttare la più ampia porzione di zona lunare possibile. Che poi esista il rischio non solo teorico che un flash si verifichi appena fuori della zona inquadrata questo nessuno può negarlo, è come chi va a caccia di TLP  ed uno di questi fenomeni si manifesta appena riposto il telescopio in casa !  Sempre nell'ambito del programma osservativo "Impatti  Lunari" è programmato il monitoraggio sistematico del lato buio del nostro satellite dal 3° al 9-10° giorno di lunazione anche se, almeno statisticamente, al di fuori dei grandi sciami di meteore la possibilità di un impatto "reale" diminuisce notevolmente. In ogni caso noi siamo qui e se avete bisogno di delucidazioni contattateci !!
    DARK TEST: report di una verifica su vari tipi di nastri magnetici
    Esperimenti di Dark Test effettuati presso l' Astronomica Langrenus

    • Al fine di comprendere, almeno per quanto possibile, l'esatta natura delle molteplici manifestazioni luminose presenti nei nastri magnetici sottoforma di flash puntiformi, flash multipli, più flash distribuiti su un piano orizzontale oppure segmenti luminosi di varia intensità, si è ritenuto di effettuare una interessante serie di test su alcuni nastri di diverse marche con l'obiettivo finale di giungere ad impostare una modalità operativa finalizzata al riconoscimento certo di almeno un "flash vero" fra i tanti la cui natura è esclusivamente di origine strumentale. ( Originata quindi da elementi della strumentazione utilizzata: Videoregistratore, telecamera, televisore o monitor, cavi elettrici ). Si è impostato il lavoro in modo da riproporre le identiche condizioni operative del monitoraggio lunare con l'unica eccezione del tappo sul lato frontale del telescopio eliminando pertanto qualunque fonte luminosa esterna. Al fine di rendere maggiormente credibile questa ricerca sono state introdotte alcune varianti, molto utili per comprendere in quali condizioni si osserva un incremento o una diminuzione delle manifestazioni luminose spurie unitamente alla variegata tipologia degli stessi flash. Durante i monitoraggi al lato buio della Luna si è osservato che solamente flash puntiformi possono essere considerati "sospetti" mentre quelli multipli, quelli distribuiti lungo un piano orizzontale ed i segmenti devono la loro origine, come detto più sopra, a motivazioni di carattere strumentale. Si è osservato inoltre che flash perfettamente puntiformi sono stati registrati anche durante gli esperimenti di dark test. Un ruolo non indifferente nella produzione di manifestazioni luminose spurie viene addebitato anche alla qualità dei singoli nastri magnetici utilizzati nei monitoraggi, anche se è doveroso precisare che lo scopo di questo lavoro non consiste nell'individuare un nastro valido piuttosto di un altro meno valido, ma si vuole comprendere quale può essere il flash vero tra una serie di flash puntiformi. Recentemente si stanno accreditando teorie secondo le quali vi sarebbe la possibilità di registrare il manifestarsi dei raggi cosmici sottoforma di flash puntiformi, di cui i sensori CCD sono ottimi rivelatori. Una complicazione in più sulla strada dei monitoraggi del nostro satellite.

     

    - Nastro GOLD TECH HG: Test A:   Dark test su nastro vergine non preregistrato (condizioni operative identiche a quelle osservative, con telescopio - vcr - telecamera). La durata del test è stata di 1h 58' e sono stati visualizzati complessivamente 496 flash così distribuiti: da 0 a 10' = 100 flash, da 10' a 30' = 86 flash, da 30' a 60' = 142 flash, da 60' a 118' = 168 flash. Media dei flash = 4,2 / minuto.   Caratteristiche dei flash =  singoli o in gruppi di 5-6 max visibili a caso in varie parti del monitor tv, si può stimare una magnitudine massima pari a 4,5 - 5.
    - Nastro GOLD TECH HG: Test B:  Su nastro vergine preregistrazione solo nel videoregistratore (senza la telecamera): notevole sequenza di flash, 4-5 flash / secondo.
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    - Nastro GOLD TECH HG: Test C: Dark test sullo stesso nastro pre registrato: si conferma la media di 4-5 flash / secondo.
    - Nastro SONY Hi Fi EXCELLENCE: Test A:   La durata del test (nastro vergine con telescopio - telecamera - vcr) è stata di 2 ore ed ha rivelato la presenza complessiva di 733 flash così distribuiti: da 0 a 15' = 50 flash, da 15' a 40' = 140 flash, da 40' a 60' = 34 flash, da 60' a 80' = 140 flash, da 80' a 100' = 182 flash, da 100' a 120' = 187 flash. Media dei flash = 6,1/minuto.  Questi si sono manifestati in vari punti dello schermo tv con intensità luminosa massima talvolta anche leggermente superiore ai precedenti test. Inoltre è da segnalare che in numerosi casi i flash si propagavano lungo un piano orizzontale.
    - Nastro SONY Hi Fi EXCELLENCE: Test B:  In questo caso il nastro vergine è stato preregistrato buio solo nel videoregistratore (senza la telecamera) e su questo è stato successivamente effettuato il dark test con le stesse modalità dei precedenti. Lo scopo era di sperimentare se in queste condizioni il risultato potesse discostarsi rispetto al "Test A". Da 0 a 15' si sono manifestati 270-300 flash anche molto luminosi. Procedendo nella verifica del nastro si notano rapide sequenze di flash che vanno ad incrementare il dato dei primi 15 minuti. Il test B ha avuto una durata di 60'. 
    - Nastro PANASONIC EHD: Test A:   Dark test su nastro vergine senza pre registrazione. Durata test 120' riproducendo le identiche condizioni operative. All'esame del nastro si sono evidenziati da 00' a 20' = 300 flash + 120/140 flash multipli a sviluppo orizzontale con luminosità massima paragonabile a quella riscontrata negli altri test.  Nel proseguio del nastro il numero dei flash singoli e multipli si è leggermente ridotto fino ad una media pari rispettivamente a circa 230 / 100 ogni 20'. 
    - Nastro PANASONIC EHD: Test B:   Dark test su nastro vergine pre registrato.  Durata test 60'. Evidenziati n° 280 flash + 120 multipli a sviluppo orizzontale.
    - Nastro PANASONIC EHD: Test C:   Preregistrazione su nastro vergine senza telecamera. Riscontrata presenza notevole di flash.
    - Nastro TDK EHG. Test A:   Su nastro vergine preregistrazione solo nel videoregistratore (senza la telecamera): durata test: 90'. All'esame il nastro mostra una incredibile quantità di flash in forma prevalentemente allungata in senso orizzontale, con una frequenza stimata in almeno 10-12 flash / secondo. Luminosità pari o superiore alla mag. 4,5-5.
    - Nastro TDK EHG. Test B:   Sullo stesso nastro vergine preregistrato del "Test A" è stato effettuato il dark test con le modalità ormai note. Durata test 90'.  Al successivo esame il nastro sottoposto al "Test B" rivela la presenza complessiva di circa 20 flash di debole luminosità nell'intero arco dei 90'. Visualizzato attraverso il monitor del computer (14" 1024 x 768) questo nastro rivela numerosi flash molto deboli che nel tv color non erano percepibili.
    - Nastro TDK EHG. Test C:   Dark test su nastro vergine non preregistrato riproducendo le identiche condizioni operative con telescopio -  riduttore ad F5 - telecamera - vcr.  Viene visualizzata una notevole quantità di flash i quali si manifestano con una frequenza tra 6 - 10 flash al secondo.  La luminosità di questi viene stimata su valori di magnitudine 4 - 4,5 e si manifestano sia come singoli punti luminosi, sia in serie di 5 - 6 o più flash distribuiti su un piano orizzontale, oppure come segmenti luminosi anch'essi orizzontali.
    - Nastro TDK EHG.  ( tdk-3 ):   Dark  test di 60' su nastro vergine senza preregistrazione, con telescopio - telecamera - vcr.
    1) -- flash multipli su un piano orizzontale, circa 230-240.
    2) -- flash molto deboli, 3-4 al secondo, sono appena percepibili risultando difficoltoso stabilire se siano tutti multipli o meno.
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    3) -- flash singoli, non oltre i 7-10 max in tutto quelli veramente singoli (ma anche meno) e con una luminosità superiore a quelli del punto 2).
    Per un ulteriore controllo è stato visionato stavolta il nastro nel computer tramite la finestra video della scheda di acquisizione  incrementando la luminosità, al fine di distinguere con la massima attenzione i flash singoli da quelli multipli confermando i dati sopra riportati.

    ANNOTAZIONI: Per quanto riguarda la tipologia dei flash presenti nel TDK EHG ed evidenziati nel dark test, è doveroso annotare come già nel precedente esame venne visualizzata una incredibile quantità di flash con una frequenza di circa 6-10 al secondo, suddivisi in singoli punti luminosi, in serie multiple di 5-6 o più flash distribuiti su un piano orizzontale, oppure come segmenti luminosi. La notevole frequenza di queste manifestazioni luminose indusse a limitare la durata del dark test a soli 30'. Ora riesaminato lo stesso nastro, appare una interminabile sequenza di segmenti luminosi di varia lunghezza e luminosità, con intensità stimata in almeno 10 o più al secondo, rendendo praticamente impossibile valutare con sufficiente precisione la % di flash singoli e/o multipli. Questi segmenti, che nel precedente esame erano meno intensi come luminosità ed in quantità minore, appaiono sovente con la loro estremità sinistra molto più luminosa rispetto al rimanente segmento ( efficacie il paragone con una freccia la cui punta è molto luminosa ). Inoltre nel monitor tv ( in presenza del particolare sopra descritto ) unitamente al continuo moto in verticale (non regolare) si nota anche uno spostamento orizzontale di questi segmenti in direzione verso sinistra (la stessa della parte più luminosa, in pratica i segmenti entrano da destra con la parte più luminosa e vanno verso sinistra ). Infine durante l'esame si è notato che incrementando anche in modo notevole la luminosità del tv, il fondo appariva con un "rumore" molto basso e privo di grana, contrariamente a quanto osservato negli altri nastri. Per maggiore sicurezza ho voluto rivedere più volte il TDK EHG ma con identico risultato. Penso che se la causa fosse attribuita alla telecamera o al vcr non si spiegherebbe come mai negli altri nastri non compaiono questi segmenti operando nelle identiche condizioni (telescopio - telecamera - vcr). Resta poi il fatto che lo stesso tipo di dark test eseguito invece su nastro pre registrato riduce il numero dei flash a poche decine nei 90' del test. Ho notato inoltre che registrando sul TDK EHG solo in vcr senza la telecamera si ottiene la identica incredibile serie di flash in forma allungata.

     

    Oltre agli sciami più noti è previsto il sistematico monitoraggio con la necessaria strumentazione video, oppure in alternativa anche visuale, nel periodo compreso tra il 3° giorno dopo la LUNA NUOVA ed il 2° giorno dopo la fase lunare di PRIMO QUARTO in modo da sfruttare le favorevoli condizioni osservative.  Al fine di una seria e credibile analisi dei risultati conseguiti si ritiene di fondamentale importanza che il monitoraggio del lato buio lunare venga programmato tra due o più osservatori i quali, anche da siti distanti fra loro, opereranno contemporaneamente.

     

    fonte: www.luna.e-cremona.it/

     

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    MOTI DELLA TERRA

     

    Asse terrestre: Asse immaginario attorno a cui ruota la Terra in un giorno

    Polo Nord geografico: il punto immaginario dell'emisfero boreale in cui l'asse di rotazione terrestre incontra la superficie terrestre.

    Polo Sud geografico: il punto immaginario opposto al polo nord.

    la lunaZenit: è il punto in cui la verticale del luogo interseca la sfera celeste (ogni punto sulla Terra ha uno zenit).

    Nadir: è il punto nello spazio opposto allo zenit (ogni osservatore ha un suo zenit e un suo nadir)

    Orizzonte apparente: è la linea di intersezione della sfera celeste con un piano tangente alla superficie terrestre nel punto dove è situato l'osservatore

    • Orizzonte reale: è la linea di orizzonte percepita realmente dall'osservatore (la luna è la distanza massima dell’orizzonte reale dove h= altitudine s.l.m.)
    • Orizzonte astronomico o orizzonte vero: è definito come l'intersezione della sfera celeste con il piano passante per il centro della terra e perpendicolare all'asse di congiunzione tra l'osservatore ed il centro terrestre.
    • : parte del giorno in cui vi è luce
    • Notte: parte di giorno privo di luce
    • Alba astronomica il momento in cui il Sole è 18 gradi sotto l'orizzonte a Est.
    • Alba civile il momento in cui il Sole è 8 gradi sotto l'orizzonte.
    • Tramonto astronomico il momento in cui il Sole è 18 gradi sotto l'orizzonte a Ovest.
    • Tramonto civile il momento in cui il Sole è 8 gradi sotto l'orizzonte.

    MOTO DI ROTAZIONE
    La Terra ruota attorno al proprio asse da ovest  verso est.
    L’asse terrestre è un asse immaginario inclinato rispetto al piano dell’eclittica di 66°33’.
    Il piano dell’eclittica è il piano su cui ruota la Terra attorno al Sole.
    La durata di una rotazione completa della Terra attorno al proprio asse è detta giorno.
    Distinguiamo diversi tipi di giorno:

    • la lunaGiorno sidereo: intervallo di tempo compreso fra due passaggi consecutivi di una stella sullo stesso meridiano durante una rotazione della Terra attorno al proprio asse (23 ore 56 minuti e 04,0905 secondi, cioè 86164,0905 secondi).
    • Giorno solare: l'intervallo di tempo compreso fra due passaggi consecutivi del Sole sullo stesso meridiano; la sua durata non è costante durante l’anno (un po’ più lungo in inverno più corto in estate).
    • Il giorno solare medio ha un valore costante e rappresenta la durata media del giorno solare. Inizia a mezzogiorno solare medio.
    • Giorno civile è il giorno solare medio che ha inizio a mezzanotte media.

    MOTO DI RIVOLUZIONE
    La Terra ruota intorno al Sole da ovest verso est.
    Durante questo movimento la terra descrive un'orbita ellittica (detta eclittica) di cui il sole occupa uno dei due fuochi. La terra, perciò, varia continuamente la sua distanza rispetto il sole.
    Nel punto più vicino, perielio, dista dal sole 1477 milioni di chilometri, mentre nel punto più lontano, afelio, dista 152 milioni di chilometri.
    Il tempo impiegato dalla Terra per compiere una rivoluzione completa si chiama anno il quale dura 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi. Il moto di rivoluzione insieme all’inclinazione dell’asse terrestre dà origine alle stagioni astronomiche che sono quattro: primavera, estate, autunno e inverno. Lungo l’orbita la Terra assume quattro posizioni particolari nei giorni che segnano le stagioni astronomiche:

    • equinozio di primavera (21 marzo: inizio della primavera)
    • solstizio d'estate (21 giugno: inizio dell'estate)
    • equinozio d'autunno (23 settembre: inizio dell'autunno)
    • solstizio d'inverno (22 dicembre: inizio inverno)

    PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI

    Il moto di precessione consiste nel fatto che l'asse terrestre non si mantiene parallelo a se stesso durante il moto di rivoluzione, ma descrive nel cielo un cerchio attorno al polo celeste; questo moto si chiama moto conico dell’asse terrestre e dura 26000 anni circa. A causa di questo moto ogni 2000 anni circa le stagioni vengono anticipate di un mese.


    LA LUNA

    La Luna è  l’unico satellite naturale della Terra.
    Il satellite è (satellitem (lat.)=guardia del corpo) un corpo celeste che ruota attorno a un pianeta
    La Luna ha:

    • raggio 1738 km (circa ¼ della Terra)
    • Volume: 1/64 della Terra
    • Superficie: 1/16 della Terra
    • Massa: 12/1000 della Terra
    • Gravità: 1/6 della Terra
    • Peso sulla Terra=6 volte peso sulla Luna
    • Distanza Terra-Luna: 384000 km = circonferenza terrestre

    La Luna ha una forma quasi sferica; il suolo è desertico, formato da vaste pianure dette mari, da enormi crateri e da catene montuose. E’ priva di acqua e di atmosfera; la sua superficie è caratterizzata da forti escursioni termiche (130 °C la parte illuminata e
    –150 °C la parte non illuminata). Il giorno lunare dura circa 27 giorni.

    • Perché la gravità sulla Luna è bassa?

    La formula per la gravità è G=la luna e sulla Luna M=la lunadella terra e r=la lunadella Terra.

    • Perché la Luna è priva di atmosfera?

    Perché la Gravità è molto bassa per trattenere dei gas attorno alla Luna.

    • Perché le escursioni termiche sono elevate?

    Sulla Terra la temperatura media è 15°C perché c’è l’atmosfera e ci sono gli oceani. L’energia solare che arriva sulla Terra è circa il 51%. Il 49% dell’energia solare viene riflessa o diffusa dall’atmosfera. L’energia che raggiunge la Terra riscalda la superficie e viene in parte trasmessa nell’atmosfera sotto forma di calore. Il calore grazie all’effetto serra dei gas atmosferici viene trattenuto nello strato atmosferico.

    • Perché i crateri e le catene montuose sono enormi?

    Perché manca l’azione erosiva degli agenti atmosferici.
    I Mari sono aree pianeggianti, di colore scuro, ricoperte di polveri e detriti rocciosi.
    Il più grande dei mari lunari e' l'Oceanus Procellarius (oceano delle Tempeste), due volte più esteso del Mar Mediterraneo.
    La maggior parte dei mari si trovano nella faccia rivolta verso la Terra.
    Gli altipiani costituiscono più del 70% della “faccia “ rivolta verso la terra e quasi la totalità della “faccia” invisibile: in complesso occupano all’incirca l’85% della superficie lunare. Le catene montuose hanno forma ad arco, sorgono intorno ai grandi mari e raggiungono anche i 9000 mt di altitudine. I crateri cospargono i mari e gli altipiani e sono dovuti all’impatto di meteoriti. I crateri raggiungono diametri di 240 km e profondità di 5000 mt.


    Movimenti della Luna

     

    1. Rotazione

    La Luna ruota attorno al proprio asse da ovest verso est in 27 giorni 7 ore e 45 minuti (giorno lunare).

    1. Rivoluzione

    La Luna ruota attorno alla Terra descrivendo un’orbita ellittica: perigeo distanza minima dalla Terra, apogeo distanza massima dalla Terra. Il tempo di rivoluzione rispetto alle stelle, detto mese sidereo, è uguale al tempo di rotazione.
    Mese lunare è il tempo necessario perché un punto della Luna si ritrovi di fronte al Sole dopo una rotazione attorno alla Terra. La durata è 29 giorni 12 ore e 44 minuti ( 2 g 5h in più di quello sidereo).

    Perché la differenza di 2g 5h?
    Intanto che la Luna percorre 360° attorno alla Terra, si sposta di 27° 30’ circa, insieme alla Terra, intorno al Sole. Pertanto la Luna impiega 2g 5h per ruotare di 27° 30’.

    Conseguenza della stessa durata del giorno e del mese lunare.

      • Girando con la stessa velocità angolare sia attorno al proprio asse sia attorno alla Terra mostra alla Terra sempre la stessa faccia (noi vediamo della Luna sempre la stessa metà).

    Fasi lunari

     

    • Luna nuova o Novilunio: la Luna è interposta fra la Terra e il Sole: sorge al mattino e tramonta alla sera. Se si allinea con la Terra e il Sole si ha un'eclissi solare.
    • Primo quarto e ultimo quarto: le semirette congiungenti la Terra con la Luna e il Sole formano un angolo di 90°: al primo quarto la Luna sorge a mezzogiorno e tramonta a mezzanotte, all'ultimo quarto sorge a mezzanotte e tramonta a mezzogiorno.
    • Luna piena o Plenilunio: la posizione della Terra è compresa tra Sole e Luna: la Luna sorge alla sera e tramonta al mattino. Se si allinea con la Terra e il Sole si ha un'eclissi lunare.

    Perché le eclissi non si ripetono ogni mese?
    Sole-Terra-Luna sono perfettamente allineati solo in determinati momenti perché il piano dell’orbita della Luna intorno alla Terra è inclinato di circa 5° 9' rispetto a quello dell’eclittica. Le eclissi si verificano, allora, quando la Terra, la Luna  e il Sole si trovano in prossimità della linea di intersezione dei due piani: 4 o 5 volte ogni anno.

      • Eclissi totale di Sole si ha quando la Luna si trova nella posizione di massima vicinanza alla Terra e  la Terra si trova alla massima distanza dal Sole.
    • La marea è un moto periodico di ampie masse d'acqua che si innalzano (flusso, alta marea) e si abbassano (riflusso, bassa marea) anche di 10-15 metri; si ripetono di solito ogni circa 6 ore. Le maree sono fenomeni legati l'attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna sulla Terra, alla forza centrifuga dovuta al moto di rotazione della Terra e all’attrazione del Sole.

    Fonte: www.scamat.it/lezioni/scienze

     

     

    Fine articolo sulla luna

     

    La luna

     

    MAREE
    La legge di gravitazione universale non interviene solo a stabilire l’orbita dei pianeti, ma anche alcuni moti sia all’interno della terra solida che in atmosfera e nei mari. Le forze che provocano tali moti dipendono dai moti relativi dei vari corpi celesti relativi ad essa. Le uniche forze apprezzabili sono quelle dovute all’attrazione della luna e del sole; inoltre le maree oceaniche sono più importanti di quelle atmosferiche, in quanto  in atmosfera agiscono forze orizzontali di maggiore entità che quindi mascherano in parte il fenomeno mareale.

    La valutazione delle maree dovuta all’azione combinata della Luna e del Sole è piuttosto complessa e si ricorrerà pertanto ad uno schema semplificato proposto, nelle linee essenziali, alla fine dell’ottocento dall’astronomo inglese George Howard Darwin, figlio del più celebre Charles. Le ipotesi semplificative a base della teoria di Darwin sono:

    1. la Luna ed il Sole sono sfere solide;
    2. la terra è una sfera d’acqua;
    3. il sistema Luna – Terra, e successivamente il sistema Sole – Terra, è un sistema isolato nello spazio;
    4. i due corpi sono soggetti alla reciproca attrazione e descrivono orbite circolari attorno al baricentro del sistema;
    5. il moto delle particelle d’acqua sulla terra, che inizialmente si suppone non ruotare attorno al proprio asse, è irrotazionale;
    6. in un secondo momento si considererà il moto di rotazione diurna terrestre e si farà l’ipotesi, poco realistica, che la superficie liquida sia in grado di adeguarsi istantaneamente all’azione deformante dei corpi celesti.   

                Consideriamo dapprima il sistema formato dai soli due corpi Terra e Luna, supposti isolati da tutto il resto dell’universo, e supposti puntiformi a causa delle loro dimensioni molto piccole rispetto alla distanza reciproca. Poiché la massa terrestre MT è 81.5 volte la massa lunare ML, pari a 7.3x1022kg, il baricentro del sistema cade all’interno della Terra ad una distanza dal centro di circa ¾ del raggio terrestre. Terra e Luna descriveranno due orbite quasi circolari, attorno al predetto baricentro del sistema, ed il centro terrestre sarà soggetto ad una accelerazione centripeta pari a
    essendo RTL la distanza tra i due corpi, che è pari a 384x103km (poco più di un secondo luce). Nelle ipotesi semplificative che la terra non compia la sua rotazione diurna e che sia formata da una sfera d’acqua, l’accelerazione centripeta a cui sono soggetti i diversi punti della superficie terrestre è in modulo data sempre dalla (1), in quanto questi descrivono orbite circolari di uguale raggio ma con centri diversi, ed è diretta, diversamente da punto a punto, sempre verso il baricentro del sistema, ossia verso la Luna. Ma se l’accelerazione a cui è sottoposto ogni punto della Terra è, in modulo, costante per tutti i punti, non altrettanto lo è la forza di attrazione lunare, che dipende dal quadrato della distanza del punto dal centro della Luna. Nel centro della Terra le due forze si equilibrano, ma negli altri punti si avrà uno scarto di varia intensità e direzione che costituisce la forza mareale Fm (per unità di massa). I punti più vicini alla Luna saranno interessati ad una forza di attrazione maggiore, mentre quelli più lontani ad una minore, pertanto la forza mareale avrà una componente tanto più grande verso l’asse Terra-Luna quanto maggiore sarà la distanza da esso. Dato il modesto spessore di mari ed atmosfera rispetto al raggio terrestre è sufficiente valutare tale forza lungo la superficie terrestre.  

     

    Nel punto più vicino alla Luna risulta Fg>Fc ela Fm è diretta verso la Luna, il contrario avviene nel punto agli antipodi, negli altri due punti evidenziati in figura la Fg è lievemente obliqua e di valore pressoché uguale a quello che assume nel centro della Terra (il disegno non è in scala essendo la Luna ben più lontana), ragion per cui la Fm è pressoché diretta lungo la verticale locale; in definitiva, nei quattro punti in figura la Fm è sempre verticale ed i suoi effetti irrilevanti rispetto al peso, mentre negli altri punti della superficie terrestre sussisterà una componente orizzontale di valore paragonabile alle altre forze che agiscono in mare (diversamente da quanto avviene in atmosfera in cui l’effetto mareale è decisamente meno importante, anche se talvolta rilevabile). Se per esempio si calcola la variazione della Fg lungo l’asse Terra – Luna si ha
    la luna  (2)
    la lunala luna
    In un generico punto P sulla superficie terrestre, con le notazioni in figura, il potenziale della forza di attrazione lunare vale
    la luna   (3)
    E quello della forza centrifuga
    la luna  (4)
    per convincersene basti osservare che derivandolo rispetto ad una coordinata x parallela all’asse Terra Luna si ottiene la forza centrifuga ac. Il potenziale della forza mareale vale quindi

                La forza mareale orizzontale ha un andamento crescente con φ tra 0° e 45°, dove raggiunge il massimo, per poi decrescere fino a 90°, dove si annula di nuovo; tra 90° e 180° si ripresenta lo stesso andamento con un massimo a 135°. Il tutto si ripete per valori di φ negativi tra 0° e -180°.
    Per φ = ± 45°± 180° la componente orizzontale della forza mareale è massima e vale
    la luna
    valore molto piccolo rispetto al peso, ma dello stesso ordine delle altre forze orizzontali. In definitiva la prima delle (9), che è l’unica di interesse, può essere posta nella forma
    la luna  (11)

    Il ragionamento può essere ripetuto in maniera identica per il sistema, supposto isolato; Terra – Sole. In analogia con la (11) la forza mareale orizzontale provocata dal sole varrà
    la luna  (12)
    Occorre ora tener conto del fatto che la terra compie, in un giorno siderale, una rotazione attorno all’asse polare il quale è inclinato di un angolo di 23° 27’ rispetto al piano dell’eclittica. Nel suo moto attorno alla Terra la Luna, il cui piano orbitale forma con l’eclittica un angolo di 5° 09’, attraversa il piano orbitale in due punti detti nodi; il periodo di rivoluzione (mese lunare) è di 27,3 giorni. Il nodo ascendente arretra alla velocità di 0,053° per giorno solare medio, la regressione completa della linea dei nodi avviene con un periodo di 18.61 anni. La declinazione della luna rispetto all’equatore celeste varia perciò da - 23°27’- 5°09’ = - 28°36’ a 23°27’+5°09’ = + 28°36’,  mentre quella del sole è compresa tra i due tropici (± 23° 27’).
    la luna
    Si tratta quindi di ricondurre gli angoli φ (lunare e solare) della precedente trattazione alla latitudine φp e alla longitudine λp del punto della terra prescelto ed al tempo t di osservazione. Questo è possibile attraverso la trigonometria sferica mediante la quale la quale si giungerà per il potenziale lunisolare mareale ad una espressione del tipo
    dove δL(t) e δS(t) rappresentano le declinazioni variabili di Luna e Sole rispetto al piano equatoriale, ωL(t) e ωS(t) le rispettive velocità angolari apparenti e αL(t) e αS(t) le corrispondenti fasi. Come si vede il potenziale mareale può essere decomposto in tre termini.

    1. Il primo termine non dipende dalla longitudine, ed ha una linea nodale a ± 35° di latitudine. Oscilla con i periodi di rivoluzione lunare e solare: è soprattutto il periodo lunare che ha rilevanza e dà luogo ad oscillazioni bisettimanali nell’andamento delle maree.
    2. Il secondo rappresenta le maree diurne. Dividendo la superficie terrestre in quattro spicchi eguali mediante l’equatore e un meridiano si hanno due spicchi contrapposti in depressione e gli altri due in elevazione. Il sistema quindi ruota col periodo diurno, modulato dai fattori δL(t) e δS(t).
    3. Il terzo termine rappresenta le maree semidiurne. La struttura spaziale è ottenibile dividendo in quattro spicchi la superficie terrestre mediante due meridiani tra loro ortogonali. Le zone di depressione ed elevazione sono alternate e ruotano col periodo semidiurno, modulato dai fattori δL(t) e δS(t).

    La struttura della forzante mareale non è semplice soprattutto a causa degli effetti delle declinazioni variabili δL(t) e δS(t). Ulteriori complicazioni derivano dal considerare orbite non circolari ma ellittiche e lentamente variabili nel tempo; dal considerare ulteriori termini dello sviluppo in serie di RTL/RPL; dal tener conto dello schiacciamento ai poli dovuto alla rotazione terrestre. Un calcolo più esauriente porta ad uno sviluppo in serie di Fourier
    il numero N dei termini calcolati già da oltre un secolo è di circa 400, i principali modi sono quelli qui riportati

     

    Maree di equilibrio. Nelle equazioni del moto occorrerebbe ora includere tra le forze di massa oltre al peso ed all’inerzia anche la forzante mareale e la forza di Coriolis visto che i periodi dei moti mareali sono strettamente legati a quello di rotazione terrestre. La presenza della forzatura mareale, dipendente dal tempo, impedisce la possibilità di una soluzione di equilibrio statico, anche prescindendo dalla forzante radiativi, per cui la forzante mareale appare come una delle principale cause delle correnti oceaniche.  Se le masse oceaniche non avessero inerzia, né esistessero attriti, la pressione atmosferica fosse costante l’equazione di equilibrio si ridurrebbe ad affermare che
    analogamente per il dislivello dovuto alla marea solare si troverebbe 0,24 m. Il massimo dell’effetto combinato di entrambi i fenomeni lo si ha in sizigie (luna piena o luna nuova) e con la luna in posizione nodale, in tal caso il massimo dislivello mareale sarebbe di 0.76 m. Questi valori possono dare un’idea dell’ordine di grandezza delle escursioni mareali medie sull’intero pianeta, ma sono ben lungi dal rappresentare compiutamente i fenomeni fisici legati alle maree, le cui escursioni possono raggiungere anche i 10 m. Le principali ragioni di tale discrepanza sono:

    1. la terra non è ricoperta dall’acqua in modo uniforme;
    2. la presenza delle terre emerse impedisce il moto libero delle maree;
    3. le onde di marea si comportano come onde lunghe che si propagano in acqua bassa profonda h con velocità la luna; tale velocità potrà al massimo raggiungere qualche centinaio di metri al secondo, valore ben più basso di quello con cui si muove un punto sulla superficie terrestre;
    4. la rotazione terrestre e l’attrito sul fondo fanno sì che le maree si presentino in ritardo rispetto al passaggio della Luna (o del Sole) allo zenith; tali ritardi sono maggiori all’equatore;
    5. la forza di Coriolis deflette verso destra nell’emisfero boreale (sinistra in quello australe) tutte le correnti, comprese quelle di marea;

    pertanto le maree non hanno una distribuzione spaziale uniforme o regolare e possono presentare escursioni ben superiori ai valori trovati. Le ampiezze massime si riscontrano nella regione costiera e dipendono in modo determinante dalla geometria dei bacini in cui si sviluppano. Un’ulteriore indagine richiede pertanto un approfondito studio delle equazioni del moto e delle loro condizioni al contorno, o, in alternativa, un’analisi di una lunga serie di dati sperimentali.
    Se si trascurano gli effetti dissipativi il fenomeno delle maree è conservativo, dato che conservative sono le forze che lo producono. L’entità della dissipazione è in effetti molto limitata, essa comunque influenza il moto planetario. L’effetto primario delle maree lunari è quello di rallentare la rotazione terrestre (circa 2.4 10-3 s/secolo), diminuendo il momento angolare della Terra a cui deve corrispondere, per la conservazione in un sistema isolato, un aumento del momento angolare della Luna e, per la terza legge di Keplero, un aumento della distanza Terra – Luna (circa 6 cm/anno).
    Col passare del tempo la velocità di rotazione terrestre si dovrà ridurre fino a diventare pari a quella di rivoluzione lunare, in tali condizioni la Terra mostrerà sempre la stessa faccia alla Luna. E’ quanto, presumibilmente, nelle epoche passate è già avvenuto per la Luna.
    L’energia immessa nella Terra dai fenomeni mareali è comunque estremamente piccola non solo rispetto all’energia radiante immessa dal Sole, ma anche rispetto all’energia cinetica e potenziale dei moti mareali stessi. Da un punto di vista energetico pertanto i fenomeni dissipativi mareali ne rappresentano un aspetto del tutto secondario, anche in presenza di centrali che trasformino tale energia in elettrica.

     

    Fonte: w3.uniroma1.it/marittima/ICP

     

     

    Fine articolo sulla luna

     

    La luna

     

    LA LUNA

     

    La luna è l’unico satellite naturale della Terra ed è il quinto più grande del Sistema Solare. Distante circa 384.400 km. dal nostro pianeta con un diametro di 3476 km., è estremamente grande rispetto al pianeta a cui orbita, tanto che il sistema Terra-Luna può essere quasi considerato un pianeta doppio (quasi perché il centro di gravità del Sistema Terra-Luna è comunque di poco all’interno della Terra). In genere satelliti di dimensione a lei comparabili orbitano attorno ai giganti gassosi (Giove e Saturno), mentre i pianeti più affini alla Terra o non hanno satelliti (Venere) o ne hanno di minuscoli (Marte).

     

    Orbite ed eclissi

     

    La Luna segue un’orbita ellittica intorno alla Terra quindi la distanza tra i due corpi non è costante. Nel punto più vicino alla Terra (perigeo), la Luna e’ del 10% più vicino rispetto al punto più lontano (apogeo).
    La Luna ruota intorno al proprio asse in 27 giorni, 7 ore e 43,2 minuti, un tempo uguale a quello di rivoluzione attorno alla Terra.
    Si parla perciò di rotazione sincrona; ne consegue che dalla Terra si vede sempre la stessa faccia della Luna anche se le librazioni, piccole perturbazioni del moto lunare, permettono di intravedere alcune parti del lato nascosto. Nel complesso, dalla Terra è visibile circa il 59% della superficie lunare. Poiché la Terra si muove intorno al Sole, la Luna impiega 29,53 giorni terrestri per ritornare nel cielo terrestre nella stessa posizione rispetto al Sole, completando il ciclo delle fasi. Questo periodo corrisponde anche alla durata del giorno lunare (intervallo di tempo fra due albe successive).
    Il piano dell’orbita della Luna e’ inclinato di 5° rispetto a quello dell’orbita della Terra intorno al Sole (piano dell’eclittica).
    I punti dove l’orbita lunare interseca l’eclittica sono chiamati “nodi” lunari. L’eclisse solare si verifica quando il disco lunare occulta il disco solare (interamente - eclissi totale - o parzialmente - eclissi parziale) con durate diverse ed avviene quando un nodo coincide ad un novilunio, mentre si ha l’eclisse lunare quando la luna, attraversato il cono di penombra, entra nel cono d’ombra della terra, per poi riuscirne in un tempo poco superiore alle quattro ore, ed avviene quando un nodo coincide con il tempo di plenilunio.
    L’attrazione gravitazionale che la Luna esercita sulla Terra è la causa delle maree. Le forze di marea rallentano la rotazione terrestre e allontanano la Luna di circa tre centimetri all’anno.

     

    Composizione ed aspetto fisico

     

    Circa 4,5 miliardi di anni fa, la superficie della Luna era un oceano di magma liquido. La crosta lunare è costituita da rocce ricche di calcio e simili al granito. E’ spessa circa 48 km sul lato rivolto alla Terra e 74 km sul lato opposto. Avendo subito a lungo il bombardamento da parte di meteoriti, la crosta lunare è fratturata in più punti (crateri) che raggiungono la profondità di 25km; al di sotto la crosta è completamente solida. Il mantello lunare superiore è solido, rigido e stabile, quello inferiore si trova circa 1000 km sotto la crosta, dove la roccia diviene parzialmente fusa. La densità media della Luna suggerisce che potrebbe avere un piccolo nucleo ferroso. La temperatura alla superficie varia di circa 270°, da –150° a +120°, con una gravità pari a circa 1/6 di quella terrestre.
    La Luna e’ troppo piccola per trattenere un’atmosfera (scarsa e rarefatta) e la sua attività geologica e’ terminata da molto tempo; quindi e’ un mondo senza vita, arido e polveroso.

     

    Origine

     

    Nessuno sa come si sia formata la Luna, ma la maggior parte degli astronomi concorda con la teoria del Grande Impatto, secondo cui essa si sarebbe formata a seguito della collisione di un asteroide con la Terra, quando quest’ultima era ancora calda. Il materiale scaturito dall’impatto rimase in orbita intorno alla Terra e per effetto della forza gravitazionale si riunì formando la Luna. Una conferma di questa tesi deriva dal fatto che la composizione della Luna è pressoché identica a quello del mantello terrestre privato degli elementi più leggeri evaporati per la mancanza di un’atmosfera e della forza gravitazionale necessaria per trattenerli.

     

    Struttura

     

    La Luna mostra due tipi di suolo: ci sono le pianure vaste e scure chiamate mari e regioni in rilievo più chiare, ricche di ondulazioni e di crateri prodotti da un intenso bombardamento meteoritico. Tale fenomeno è rallentato negli ultimi quattro miliardi di anni: fino a quel momento la Luna era in piena attività vulcanica. La lava risaliva alla superficie attraverso fratture e condotti riempiendo le zone depresse dei grandi crateri e producendo le pianure scure.
    La faccia vicina della Luna è coperta da circa 30.000 crateri. Il cratere più grande è il bacino Polo Sud-Aitken con un diametro di 2.500 km e profondo 13 km, il più ampio conosciuto nell’intero Sistema Solare. Esso si trova quasi completamente nella faccia lontana della Luna. Questa zona non e’ riscaldata dai raggi solari e nel 1998 la sonda NASA Luna Prospector vi trovò idrogeno. Una spiegazione è che provenga dalla scissione di acqua ghiacciata nascosta nel buio del Polo.

     

    Sbarco sulla Luna

     

    Il primo uomo a camminare sulla superficie lunare fu Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11, il 20 luglio 1969.
    Per commemorare lo sbarco e lasciare un messaggio ad ogni altro essere, umano o meno, è stata lasciata una targa riportante le seguenti parole: “Qui uomini del pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 D.C. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità”.

     

    Fonte: www.pelucco.it/

     

     

    Fine articolo sulla luna

     


  • Il pianeta Luna

     

    Caratteri fisici

    la luna

    La Luna è il corpo celeste più prossimo alla Terra; di fatto essa non è un satellite, ma un pianeta che forma insieme alla Terra un sistema biplanetario in rivoluzione attorno al Sole. Infatti utilizzando la legge di gravitazione universale si dimostra che l’attrazione esercitata dalla Terra sulla Luna è poco meno della metà di quella dovuta al Sole. La Luna ha la forma di un ellissoide a tre assi dei quali due sono equatoriali e uno polare; l’asse equatoriale maggiore è rivolto verso la Terra ed è più lungo di circa 2 km rispetto a quello polare. Il giorno lunare dura circa 28 giorni terrestri, per cui il dì e la notte sulla Luna durano 14 giorni ciascuno; l’assenza di atmosfera impedisce il fenomeno dei crepuscoli e provoca della escursioni termiche molto forti, anche a causa della mancanza di acqua, che insieme ad un’atmosfera mitigherebbe il clima. Sono state registrate temperature di 117°C durante il dì e di –170°C durante la notte.

     

    Caratteri geomorfologici

    Per la sua vicinanza e l’assenza di atmosfera la Luna è l’oggetto celeste meglio osservabile. Essa appare suddivisa in zone chiare e in zone scure. Le prime sono aree rilevate, rugose ed irregolari e sono dette terre alte; le seconde sono zone piatte e depresse di colore più scuro e sono dette mari. Le terre alte costituiscono quella parte di crosta originaria che non ha subito alcuna importante evoluzione a parte gli impatti delle meteoriti; esse sono costituite da altipiani, colline e catene montuose. Alcune colline a base larga sono chiamate cupole o domi e sono considerate piccoli vulcani a scudo. La cima più alta arriva a 9000 m di altezza sul mare adiacente (poiché sulla Luna, mancando i bacini marini, non esiste un riferimento preciso). Si può affermare che la superficie della Luna è assai più irregolare di quella della Terra in rapporto al diametro.

    la lunaI mari sono estese superfici di riempimento di grandi crateri da impatto, dove si riconoscono espandimenti di lava fluida; si ritiene che le emissioni di lava dal mantello abbiano potuto verificarsi quando la crosta era ancora sottile in conseguenza delle fratture prodotte da impatti meteoritici molto violenti. I mari sono ricoperti da un grosso spessore di detriti e ceneri costituiti da una mescolanza di frammenti di basalto e sostanze vetrose in forma di piccole sfere: tale materiale detritico è detto regolite. Esso potrebbe derivare dalla frantumazione di ceneri e lave basaltiche a causa degli impatti delle meteoriti. Le sferule sono gocce di roccia fusa per il calore conseguente l’impatto; il raffreddamento rapido ha determinato la loro struttura vetrosa. I mari sono presenti solo nella faccia visibile della Luna (la Luna ha un proprio moto di rotazione che si completa nello stesso periodo di tempo e nello stesso senso di quello di rivoluzione, quindi la essa rivolge alla Terra sempre la stessa faccia).

    Sulla superficie lunare possono essere osservate della lunghe fratture ampie circa 2 km chiamate solchi, che potrebbero essere faglie o fratture da raffreddamento; tuttavia l’elemento più caratteristico della superficie sono i crateri, di tutte le età e dimensioni, che costellano sia i mari che le terre alte. Essi hanno prevalentemente un’origine meteoritica e quando superano i 40 km di diametro vengono detti circhi. A causa dell’assenza di atmosfera gli urti delle meteoriti sono molto violenti: i loro resti non sono stati rinvenuti poiché la grande energia dell’impatto ha determinato la sublimazione del corpo e il materiale lunare sollevato dall’urto è stato lanciato molto più lontano rispetto ad urti equivalenti sulla Terra a causa della bassa gravità. Gli impatti meteoritici sembrano essere l’unico fattore di modificazione attuale della superficie, che non rivela altro avvenimento geologico.

     

    Struttura

    I mari sono costituiti da basalto, le terre alte da anortosite. La composizione del basalto lunare è simile a quella del basalto terrestre; le anortositi, quantitativamente superiori ai basalti, sono rocce intrusive ricche di anortite, rare sulla terra. Le datazioni effettuate sui campioni hanno rivelato che le anortositi sono più antiche dei basalti: le terre alte sono più antiche e rappresentano la crosta primitiva e indifferenziata, mentre i mari sono più recenti e rappresentano zone della crosta che hanno subito una differenziazione rispetto alla composizione originaria.

    Gli scienziati non sono d’accordo sull’origine dei mari; secondo alcuni essi si sarebbero originati da effusioni laviche di basalto, secondo altri sono il prodotto dell’impatto di enormi meteoriti. A conferma di queste due ipotesi, a causa delle anomalie gravimetriche e quindi delle anomalie che producono nelle traiettorie dei satelliti in orbita intorno alla Luna, sotto i mari si sono rivelate zone a maggiore densità dette mascons (mass concentrations). Esse potrebbero essere i nuclei metallici delle meteoriti che con la loro caduta avrebbero formato i mari, oppure antiche camere magmatiche che contengono rocce mafiche, residui intrusivi delle effusioni che avrebbero portato alla formazione degli stessi mari.

    la lunaL’attività sismica sulla Luna non è paragonabile a quella della Terra; si registrano alcune scosse quando la Luna si trova più lontana o più vicina alla Terra a causa dell’attrazione terrestre che provoca piccole deformazioni. I dati sismici hanno permesso di stabilire che l’interno della Luna presenta una suddivisione in crosta, mantello e nucleo simile a quella della Terra; sotto una litosfera rigida si trova uno strato plastico simile all’astenosfera, ma molto meno attiva. Essa si colloca attorno ai 1000 km, ad una profondità molto maggiore di quella terrestre.

    La crosta lunare non è frammentata in placche tettoniche, presenta uno spessore medio di 70 km ed è generalmente più spessa nella faccia non rivolta alla Terra. Il mantello, dove sembrano originarsi i terremoti, si estende probabilmente per altri 800 km in profondità. Alcuni scienziati hanno ipotizzato che la Luna abbia un nucleo caldo, forse parzialmente fuso, con un apprezzabile contenuto in ferro, ma questa ipotesi non è ancora stata convalidata da nessun esperimento; esso non deve essere comunque molto esteso (circa 400 km).

    Una particolarità della Luna è la sua asimmetria: misurazioni laser dell’altezza della superficie lunare hanno dimostrato che la Luna è nettamente asimmetrica, con l’emisfero lontano più sporgente rispetto a quello rivolto verso la Terra. La crosta di tale emisfero è più spessa e, essendo costituita solo da terre alte, più antica di quella dell’emisfero visibile. Questa configurazione non ha per ora una spiegazione.

    L’influenza della Luna sulla Terra

     

    Le maree: la marea consiste nel ritmico elevarsi (flusso) ed abbassarsi (riflusso) del livello marino, provocato dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole. È un fenomeno le cui cause sono prevalentemente astronomiche. La massima elevazione dell’acqua è detta alta marea, mentre lo stato di estremo abbassamento è detto bassa marea. La natura delle forze generatrici delle maree apparve chiara solo dopo la scoperta della legge di gravitazione universale.

    Tenendo conto di distanze e masse, solo il Sole e la Luna possono generare forze di marea apprezzabili; tuttavia la forza di attrazione del Sole è meno della metà (0,47) rispetto a quella della Luna, quindi per semplicità si può considerare solo il sistema Terra-Luna. Supponendo che la Terra sia ricoperta da uno strato d’acqua uniforme, la parte della Terra rivolta verso la Luna subisce la massima attrazione, mentre sulla parte opposta l’attrazione è minima. A questo bisogna aggiungere la lunache la Terra e la Luna orbitano entrambe attorno ad un centro di massa comune che (poiché la massa terrestre è superiore a quella della Luna) si trova all’interno della Terra stessa, a circa 1600 km dalla superficie. Il sistema Terra-Luna è soggetto ad una forza centrifuga dovuta al moto di rivoluzione che esso compie attorno al proprio centro di massa. Tale forza è massima nei punti della Terra opposti alla Luna. Quindi sull’emisfero affacciato alla Luna la somma della due forze ha una componente rivolta verso la Luna (prevale l’attrazione), mentre nell’altro emisfero la somma ha una componente diretta nel verso opposto (prevale la forza centrifuga). Si formano così due rigonfiamenti d’acqua che costituiscono la alte maree: uno è rivolto sempre alla Luna, l’altro è sulla faccia opposta della Terra. Nelle zone intermedie lo spessore d’acqua risulta diminuito poiché essa è stata richiamata verso i rigonfiamenti e qui si hanno la basse maree. Poiché la Terra ruota su se stessa, nello stesso giorno una località passa due volte nelle zone di alta marea e due volte nelle zone di bassa marea. Anche il Sole provoca due maree, la cui escursione è un po’ meno della metà di quelle lunari; i due gruppi di maree non sono sincroni: la maree solari si ripetono ogni 24 ore (giorno solare), quelle lunari ogni 24 ore e 50 minuti (giorno lunare). La Luna infatti non è immobile, ma si muove rispetto alla Terra in senso diretto e quindi un punto della superficie terrestre non avrà la Luna sopra di sé dopo una rotazione completa, ma dopo un periodo leggermente più lungo.

    Quando Sole, Terra e Luna si trovano allineati nelle posizioni di sizigie (il Sole e la Luna si la lunatroveranno in congiunzione o in opposizione, cioè o dalla stessa parte rispetto alla Terra o dalla parte opposta), le forze gravitazionali del Sole e della Luna si sommano e si verificano le maree con massima escursione, dette sizigiali. Quando Sole e Luna si trovano in quadratura (cioè quando formano con la Terra un angolo retto) le loro azioni si annullano parzialmente e si verificano le maree con minima escursione, dette maree di quadratura.

    Si ricorda infine che la differenza massima tra il livello dell’alta e della bassa marea si chiama ampiezza o escursione di marea. Tale fenomeno è molto complesso a causa della ricopertura non uniforme del globo da parte degli oceani, della profondità e della forma dei bacini marini, della direzione e della configurazione della linea di costa, dell’inerzia della masse d’acqua rallentate per attrito sui fondali. Le escursioni, deboli in pieno oceano e nei mari interni, aumentano verso le coste oceaniche e assumono grande sviluppo in zone particolari come estuari, baie e golfi lunghi e stretti. In presenza di queste morfologie le escursioni di marea possono superare i 15 m di altezza.

     

    Le eclissi: la Terra e la Luna sono dei corpi opachi, quindi quando sono colpiti dalla luce solare oscurano un’area dello spazio. La regione di spazio di forma conica occupata dall’ombra di un corpo è detta cono d’ombra; la regione di spazio parzialmente illuminata, in cui c’è un oscuramento minore, è detta cono di penombra. Quando la Luna è interposta fra Sole e Terra e il suo cono d’ombra investe il pianeta si verifica l’eclissi di Sole. Quando la Terra è interposta fra Luna e Sole e il cono d’ombra terrestre investe il satellite si ha l’eclissi di Luna. Se la Luna o il Sole non vengono completamente oscurati, si verifica un’eclissi parziale. Il piano dell’orbita lunare e il piano dell’eclittica formano un angolo di 9° e 5’. Nel corso del mese la Luna attraversa il piano dell’eclittica due volte, in due punti detti nodi: solo quando si trova in uno dei nodi la Luna giace sul piano dell’orbita della Terra. Affinché si verifichino le eclissi Sole, Luna e Terra devono essere prossimi all’allineamento e quindi la Luna deve essere vicina alla posizione dei nodi. Le eclissi di Sole si verificano quando la Luna è prossima alla congiunzione (cioè con la Luna nuova), mentre le eclissi di Luna si verificano quando questa è prossima all’opposizione (cioè con la Luna piena).

    Le eclissi totali di Sole sono più frequenti delle eclissi totali di Luna; le eclissi parziali di Luna sono più frequenti delle eclissi parziali di Sole.

    Mediamente il diametro apparente della Luna è più piccolo di quello del Sole; di conseguenza durante un’eclissi di Sole la Luna non riesce a nascondere completamente il Sole, che appare come un anello luminoso: questa situazione è definita eclissi anulare. Tuttavia nel corso del mese e dell’anno i diametri apparenti del Sole e della Luna sono variabili poiché essi sono in rivoluzione secondo orbite ellittiche: talvolta il Sole e la Luna sono più vicini alla Terra, talvolta più lontani. In particolare la posizione in cui la Luna raggiunge la minima distanza dalla Terra (363320 km) si dice perigeo; la posizione di massima distanza (405506 km) si dice apogeo. Per esempio, se durante un’eclissi di Sole la Luna si trova in perigeo e il Sole in afelio, si presentano il massimo diametro apparente della Luna e il minimo diametro apparente del Sole, così si può verificare un’eclissi totale di Sole.

    Le eclissi di Sole interessano un’area assai ridotta della superficie terrestre, mentre le eclissi di Luna possono essere viste da tutta la superficie terrestre nelle ore notturne. Per questo motivo, considerata una specifica area della Terra, in un dato periodo possono essere osservate più eclissi di Luna che di Sole. Inoltre il fenomeno delle eclissi ha una precisa periodicità: fin dall’antichità è noto un ciclo di eclissi che dura 223 mesi lunari (circa 18 anni) durante i quali si verificano mediamente 48 eclissi di Sole e 28 di Luna.


    Le fasi lunari: in rapporto alla Terra e al Sole la Luna nel corso del mese assume posizioni diverse, dette fasi lunari; di conseguenza il contorno della parte di Luna illuminata dal Sole appare diverso. Quando la Luna si trova in congiunzione, essa volge alla Terra la parte non illuminata dai raggi solari: in questa posizione si parla di Luna nuova, la Luna sorge e tramonta con il Sole e risulta visibile solo grazie ad una debole luce riflessa dalla Terra, detta luce cinerea. La Luna nuova segna l’inizio del mese lunare. Dopo 90° di percorso (cioè un quarto di mese lunare) si parla di primo quarto e la Luna mostra metà della sua faccia illuminata e metà in ombra. Il contorno illuminato cambia nel tempo: prima appare una stretta falce, convessa verso ovest, in seguito l’area illuminata si amplia con il conseguente diminuire della curvatura a est, finché al primo quarto il margine orientale diviene rettilineo. Poiché la luce proviene dal Sole che è tramontato, la faccia illuminata dalla Luna è rivolta verso ovest; la Luna in primo quarto sorge a mezzogiorno e tramonta a mezzanotte.

    Dopo 180° di percorso (metà mese lunare) la Luna si trova in opposizione e si parla di Luna piena, poiché la Luna volge alla Terra tutta la sua parte in luce e appare come un disco luminoso. Essa sorge alle 18 e tramonta alle 6. Il margine orientale, rettilineo nel primo quarto, ha acquistato una convessità sempre più marcata (Luna gibbosa), finché la Luna non è diventata una semicirconferenza anche a est.

    Per tutto questo periodo la “gobba” più marcata della Luna è stata rappresentata dalla semicirconferenza a ovest (luna crescente, gobba a ponente). Nell’ultimo quarto, dopo un percorso di 270°, la Luna torna a mostrarsi come un semicerchio, ma con la semicirconferenza rivolta a est; in questo caso infatti i raggi che la illuminano provengono dal Sole che deve ancora sorgere. La Luna sorge a mezzanotte e tramonta a mezzogiorno. L’evoluzione dalla Luna piena all’ultimo quarto avviene di nuovo attraverso la Luna gibbosa, con il graduale diminuire della gobba a ovest. Infine nell’ultimo periodo del mese la Luna si mostra come una falce convessa a est (luna calante, gobba a levante), sempre più stretta finché essa si trova tutta in ombra e si ritorna alla fase di Luna nuova.

     

     

     

     

     

     


    Simboli e psicoanalisi

     

    Il simbolo

    Nel mondo greco il simbolo (symbolon) era una sorta di tessera che veniva usata per indicare il legame di ospitalità esistente tra due persone, due famiglie o due città: essa veniva spezzata in due parti, ognuna delle quali veniva consegnata a ciascun contraente come contrassegno del legame.

    In questa accezione di contrassegno, di cosa che significa altro, il termine “simbolo” entrò nel vocabolario filosofico e nella terminologia teologica, dove indicava il simbolo di fede (che doveva distinguere i veri fedeli e diversificarli rispetto ai pagani, agli ebrei, agli eretici) e successivamente il pane e il vino, in quanto rimandano al corpo e al sangue di Cristo nell’eucarestia.

    Secondo Freud il simbolo è da ricollegarsi al sogno, inteso come realizzazione simbolica di un desiderio represso: l’impossibilità dell’appagamento fa in modo che il materiale onirico subisca una censura attraverso proiezioni, sdoppiamenti e condensazioni. Il sogno non è mai univoco e semplice, ma piuttosto complicato: “simbolico” è il materiale inconscio che inganna e supera la censura.

     

    Carl Gustav Jung nacque nel 1875 e morì nel 1961. Iniziò la sua esperienza di ricercatore con lo studio sulle associazioni verbali e sulla schizofrenia. Proprio questi studi gli fecero intravedere una dimensione psicologica diversa da quella di Freud: i disturbi psicologici non vanno riferiti solo all’inconscio legato alla storia dell’individuo, ma ad un’area molto più vasta che Jung chiamò inconscio collettivo. Di conseguenza la sua psicologia è caratterizzata da una grande apertura verso i problemi del mondo e non è relegata alla sofferenza nevrotica specifica.

    La psiche umana è una continua crescita alla ricerca di un equilibrio: la sua conquista non è rivolta superficialmente al mondo esterno ma, attraverso un processo di individuazione, verso il mondo interiore. La psiche non si esprime in maniera diretta ma per simboli, cioè attraverso un sistema di comunicazione allusivo.

    Il simbolo non è qualcosa che sta per qualche altra cosa, ma l’espressione di una sintesi di opposti tra i quali la coscienza si dibatte inutilmente: le immagini psichiche, sia che provengano direttamente dall’inconscio, sia che derivino da uno spazio intermedio fra inconscio e coscienza, sono simboliche quando riescono a mediare fra opposti che altrimenti lacererebbero la coscienza.

    Il simbolo quindi non è un’allegoria, il cui significato è codificato chiaramente: se il simbolo dà alla luce il suo significato è un simbolo morto e diventa un semplice segno. Esso non è mai univoco ma rimanda sempre a qualcosa di diverso dal suo significato apparente; il suo significato reale si lascia afferrare dall’intuizione, ma rimane sempre fondamentalmente vago.

     

    Il lunatico

    Jung sostiene che la vita psicologica è caratterizzata da un rapporto dialettico fra varie istanze, una polarità che in una dialettica inesauribile vivifica entrambe le parti in gioco.

    Ad esempio sono polarità l’estroversione e l’introversione.

     

    Impostazione generale della coscienza: il lunatico, o introverso, non si orienta in base all’oggetto e al dato obiettivo ma in base a fattori soggettivi: fra la percezione dell’oggetto e il comportamento dell’individuo si inserisce un punto di vista soggettivo che impedisce che il comportamento assuma un carattere corrispondente al dato obiettivo.

    Il tipo estroverso si richiama prevalentemente a ciò che a lui giunge dall’oggetto; l’introverso si richiama a ciò che l’impressione esterna mette in azione nel soggetto. Questa impostazione potrebbe sembrare egocentrica ma non si deva dimenticare che l’attività conoscitiva non è condizionata solo dall’oggetto, ma anche dal soggetto: la conoscenza ha un soggetto “e non vi è in genere conoscenza  e neppure quindi vi è per noi un mondo, ove non vi sia nessuno che dica io conosco”.

    Come all’introverso sembra inconcepibile che l’oggetto debba essere il fattore decisivo nella conoscenza della realtà, così per l’estroverso rimane un mistero come un punto di vista soggettivo si possa sovrapporre alla realtà oggettiva; di conseguenza egli considera l’introverso egocentrico e nevrotico.

     

    Atteggiamento dell’inconscio: nell’individuo introverso si verifica un notevole squilibrio fra fattore oggettivo e fattore soggettivo e a lungo andare l’oggetto, cioè la realtà, assume una posizione insostenibile poiché svanisce ogni possibilità di adattamento ad essa. L’introverso vuole distaccarsi sempre di più dall’oggetto e nello stesso tempo vuole circondarsi di un sistema di difese per mantenere una posizione di superiorità su di esso. A causa di tutto ciò egli si esaurisce completamente, da un lato adottando provvedimenti difensivi, dall’altro tentando di imporsi e prendere il sopravvento. Questo immane lavoro interiore provoca una forma di nevrosi chiamata psicoastenia, caratterizzata da una grande sensibilità, grande disposizione all’esaurimento e stanchezza cronica. Poiché il rapporto con l’oggetto è parzialmente rimosso, esso passa nell’inconscio, dove si carica di caratteri infantili ed arcaici. Il rapporto con l’oggetto diviene primitivo: esso possiede una potenza magica.

     

    Tipo di pensiero: l’introverso è influenzato in modo determinante dalle idee, che però non derivano dalla realtà obiettiva ma da una base soggettiva. Se l’estroverso segue le sue idee verso l’esterno, l’introverso le segue verso l’interno, in profondità e non in estensione: in lui tutto tende ad eclissarsi, a rimanere nascosto nell’interiorità. Nella costruzione del suo mondo di idee egli non indietreggia di fronte ad alcun rischio, ma è colto dalla più grande ansietà se deve dare alla luce i propri pensieri, che devono trovare da soli la luce verso l’esterno. L’introverso manca di capacità pratiche (cioè quelle legate agli oggetti) e di ogni specie di diplomazia: se la sua opera gli sembra giusta non farà nulla per convincere anche gli altri del suo valore o lo farà in modo così maldestro da ottenere esattamente l’effetto contrario di quello che si era proposto.

    Con l’approfondire al massimo i propri problemi egli non fa che complicarli, con il risultato di essere sempre in preda ad ogni sorta di perplessità. Lavora con difficoltà ed è taciturno, non si sente compreso dalle altre persone. Il suo comportamento esteriore è allo stesso tempo maldestro ed

    incurante; visto da lontano appare sgarbato ed autoritario, più lo si conosce e più ci si accorge di quanto in realtà valga la sua persona.

    Con l’accentuarsi del suo tipo egli diviene più rigido e meno duttile nelle sue convinzioni, più scontroso e altezzoso con gli estranei e più dipendente dalle persone intime: le sue idee vanno sempre più in profondità ma non riescono più a tradursi nel materiale a loro disposizione. In questo modo l’introverso si isola progressivamente e le sue idee, all’inizio feconde, diventano distruttive poiché vengono avvelenate dall’amarezza accumulata. Questo travaglio interiore lo consuma interiormente.

     

    Tipo di sentimento: il lunatico appare in genere freddo e riservato, perciò in base ad un giudizio comune gli si nega la capacità di provare dei forti sentimenti. Ciò è radicalmente falso in quanto i suoi sentimenti, come le sue idee, non sono estensivi ma intensivi, cioè non si sviluppano in estensione ma in profondità. Per esempio, chi vive estensivamente un sentimento di compassione lo manifesta attraverso parole e fatti ed è in grado di liberarsi immediatamente dall’impressione ricevuta; chi vive la compassione in modo intensivo si astiene da ogni manifestazione esteriore e arriva ad una profondità passionale che comprende in sé la miseria e l’infelicità di tutto un mondo.

    Questo grande sentimento può prorompere improvvisamente e smodatamente in qualche atto sconcertante di carattere più o meno eroico.

    All’occhio dell’estroverso tale compassione sembra freddezza, poiché non fa nulla di ostensibile nella realtà, ma nello stesso tempo l’introverso acquista una certa misteriosa potenza, che talvolta lo affascina fortemente.

     

    In conclusione si può affermare che l’estroverso resta agganciato alla realtà delle cose, al dato oggettivo, mentre l’introverso coglie l’importanza del soggetto come centro di conoscenza e quindi della vita interiore, mutevole ed incostante. All’introversione è strettamente collegato il concetto di Ombra: l’Ombra secondo la concezione di Jung indica l’aspetto nascosto della personalità, del quale in genere non abbiamo consapevolezza ma che comunque agisce e siamo costretti a fronteggiare di continuo nella nostra vita. L’Ombra evoca per l’uomo moderno la lotta incessante con la dimensione contraria dell’individuazione, che agisce come freno al suo sviluppo. L’uomo deve lottare continuamente contro questa dimensione avvilente e nello stesso tempo affascinante per i pericoli che comporta.

    L’introverso può dunque essere paragonato alla Luna, sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa, con la sua luce e la sua ombra, e chiamato lunatico, termine entrato nel linguaggio quotidiano proprio per indicare una persona dall’umore mutevole e dal carattere difficile.


    Miti e credenze popolari                      

     

    Nella sfera religiosa l’importanza della Luna è legata soprattutto ai mutamenti periodici del suo aspetto e dalle connessioni stabilite tra essa e il mondo animale e vegetale.

    Il periodico comparire e scomparire dell’astro viene spesso assimilato ad una vicenda di morte e rinascita; più in particolare, dal contrasto che si crea osservando che l’uomo, una volta morto, non rinasce, si attribuisce alla Luna l’immagine della morte.

    Secondo molti miti, soprattutto africani, nell’antichità le condizioni umane vennero radicalmente mutate da un messaggio mandato dalla Luna per mezzo di un animale (una lepre o una lucertola): esso avrebbe dovuto annunciare agli uomini che essi sarebbero morti e risorti ciclicamente come la Luna, ma purtroppo per errore annunciò loro il contrario e da quel momento gli uomini furono irrevocabilmente soggetti alla morte. Addirittura nelle religioni della Polinesia  e della Grecia antica si credeva che la Luna fosse la sede dei morti.

    Molte culture stabiliscono una relazione tra ciclo lunare e ciclo mestruale, entrambi di 28 giorni, e successivamente una stretta relazione con la sfera sessuale: a volte la Luna è un essere maschile (come in Sud America, Polinesia ed Indonesia), altre volte è un essere femminile ed altre ancora un essere bisessuale (Nord America e Africa).

    Nelle culture primitive e anche nella moderna cultura europea si trova una valenza vegetale della

    Luna, messa in relazione alla crescita della piante e quindi alla fecondità.

    L’eclissi lunare risulta essere fondamentale per la spiegazione di alcuni miti presenti nelle culture primitive: spesso il fenomeno è spiegato con il fatto che un animale o un essere mitico tenta di divorare l’astro (Groenlandia, Nord e Centro America, Africa) e in genere si deve reagire provocando rumori per allontanare l’essere che minaccia la Luna.

    Si può poi ricordare la divinità greca Selene, personificazione della Luna in seguito identificata con Artemide, che pure assunse un carattere lunare. In Egitto tale carattere era attribuito a Iside (che in età ellenistica diventò Selene) e anche in questo caso l’immagine della Luna è collegata all’idea di morte e rinascita: il culto di Iside era un culto misterico che prometteva la resurrezione dopo la morte (secondo il mito la dea aveva raccolto il corpo smembrato del marito Osiride e l’aveva fatto rivivere). Anche molte divinità centrali per le culture mesopotamiche sono in qualche modo legate alla Luna.

    Un importante collegamento viene poi istituito tra la Luna ed il calendario, dovuto principalmente alla periodicità. La regolare celebrazione di novilunio e plenilunio rappresentò per molti popoli un riferimento cardine per il calcolo del tempo: esistono calendari lunari, basati sulle lunazioni (calendario maomettano), e altri lunisolari, che cercano di far coincidere i mesi con le lunazioni e le stagioni solari (calendario ebraico). 

    Un’altra interessante leggenda collegata alla Luna è quella della licantropia: secondo una credenza diffusa il licantropo (dal greco lykos, che significa lupo, e anthropos, uomo) o lupo mannaro (dal latino lupus hominarius, che significa lupo simile all’uomo) era un uomo affetto da una malattia di origine sconosciuta che assumeva in certi periodi le sembianze di un lupo. Si riteneva che la peluria del corpo potesse aumentare in modo vistoso e che unghie e denti assumessero la forma tipica di quelli di un lupo. In queste condizioni il malato era indotto a vagare per i boschi nascondendosi dagli altri uomini e aggredendo i poveri sfortunati che incontrava sul suo cammino. Terminata la crisi l’uomo tornava alla normalità, conducendo una vita normale e non ricordando nulla di ciò che gli era accaduto. La condizione di lupo mannaro quindi non era considerata una condizione stabile e permanente, ma temporanea e scatenata da fattori esterni, il più significativo dei quali, ai fini di questa tesina, è la notte di Luna piena.

     

     

     

     


    La Luna come simbolo nella letteratura italiana e nell’arte

     

    La “vergine luna”: “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”

     

    “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

    silenziosa luna?

    sorgi la sera, e vai,

    contemplando i deserti; indi ti posi.

    Ancor non sei tu paga

    di riandare i sempiterni calli?

    Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga

    di mirar queste valli?

    Somiglia alla tua vita

    la vita del pastore.

    Sorge in sul primo albore;

    move la greggia oltre pel campo, e vede

    greggi, fontane ed erbe;

    poi stanco si riposa in su la sera:

    altro mai non ispera.

    Dimmi, o luna: a che vale

    al pastor la sua vita,

    la vostra vita a voi? dimmi: ove tende

    questo vagar mio breve,

    il tuo corso immortale?

     

    […] corre via, corre, anela,

    varca torrenti e stagni,

    cade, risorge, e più e più s’affretta,

    senza posa o ristoro,

    lacero, sanguinoso; infin ch’arriva

    colà dove la via

    e dove il tanto affaticar fu volto:

    abisso orrido, immenso,

    ov’ei precipitando, il tutto obblia.

    Vergine luna, tale

    è la vita mortale.

     

    […] Ma tu mortal non sei,

    e forse del mio dir poco ti cale.

     

      Pur tu, solinga, eterna peregrina,

    che sì pensosa sei, tu forse intendi,

    questo viver terreno,

    il patir nostro, il sospirar, che sia; […]

    E tu certo comprendi

    il perché delle cose […]

    Mille cose sai tu, mille discopri,

    che son celate al semplice pastore. […]

                                 Ma tu per certo,

    giovinetta immortal, conosci il tutto. […]

     

      Forse s’avess’io l’ale

    Da volar su le nubi,

    e noverar le stelle ad una ad una,

    o come il tuono errar di giogo in giogo,

    più felice sarei, dolce mia greggia,

    più felice sarei, candida luna.

    O forse erra dal vero,

    mirando all’altrui sorte, il mio pensiero;

    forse in qual forma, in quale

    stato che sia, dentro covile o cuna,

    è funesto a chi nasce il dì natale.”

     

    Il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” fu composto fra il 1829 e il 1830; l’idea del Canto fu suggerita a Leopardi da un articolo del “Journal des savants” del 1826, da cui apprese che i pastori nomadi dell’Asia centrale trascorrevano le notti seduti su una pietra a contemplare la Luna, improvvisando parole tristissime su arie malinconiche.

    Il componimento consta di sei strofe libere di endecasillabi e settenari. Il poeta non parla in prima persona, ma delega il discorso poetico ad un pastore nomade, che rappresenta l’uomo disperatamente solo nel suo peregrinare; egli interroga la Luna sul significato dell’esistenza e sullo scopo dell’universo poiché essa gli appare come una misteriosa creatura, l’immagine di una natura bella ed infinitamente lontana che sembra suggerire un’idea di infinito e di felicità ma in realtà resta muta ed impassibile davanti al destino dell’uomo. Fin dall’inizio il Canto si configura come un colloquio senza possibilità di dialogo: la Luna è “silenziosa” e “muta”. Le domande del pastore sono le stesse di Leopardi ed entrambe non trovano risposta, ma il primitivo risulta immune da ogni condizione intellettualistica ed è quindi più credibile nella sua domanda esistenziale.

    Gli aggettivi riferiti alla Luna rimandano alla divinità classica, intatta e non corrotta dalla misera ed insostenibile esistenza mortale, imperscrutabile spettatrice della Terra; nell’ordine si trovano silenziosa, vergine, intatta, solinga, eterna peregrina, pensosa, muta, giovinetta immortal, candida. La Luna è un astro del cielo e quindi percorre un corso immortale; essa ha già contemplato innumerevoli volte il deserto sconfinato nel quale si trova il pastore e tutte le regioni della Terra, quindi egli può sperare che la Luna comprenda il “viver terreno”, il significato della vita e della morte così come l’alternarsi delle stagioni ed i meccanismi che regolano i moti degli astri nel cielo. Ella conosce “il tutto”.

    Ma il pastore è un uomo, e come tale percorre un “vagar breve”. Egli non riesce ad indovinare alcuna spiegazione per l’esistenza e soprattutto per il dolore che essa comporta. Forse nemmeno il suo gregge, che sembra contentarsi di sedere all’ombra, trova una felicità veramente piena nella vita. Il giorno della nascita è ugualmente funesto per uomini ed animali, caratterizzati da un’assoluta ed invalicabile ignoranza del perché dell’esistenza, congiunta però alla certezza che essa termina nel dolore e nel nulla della morte: la vita è dolore inutile.

     

    La vertigine dell’infinito: Vincent Van Gogh, “Notte stellata”

    1889, New York, Museum of Modern Art

     

     

    E’uno dei dipinti più famosi di Van Gogh, punto di arrivo della sua arte: egli, pur essendo sfinito nel fisico e nella mente dalla malattia nervosa,ha raggiunto una perfetta padronanza del tratto, che si fa concitato e violento, ma estremamente efficace dal punto di vista pittorico. Nella sua visione la natura subisce una profonda trasformazione che riflette il suo disagio esistenziale in un turbinio di luci e colori. E’evidente il contrasto fra il cielo(l’universo illimitato)e la terra, uniti dai cipressi sulla sinistra in primo piano che somigliano a lingue di fiamma. Il paesino addormentato e pacifico è Saint Remy, filtrato dal ricordo dei borghi olandesi dell’infanzia dell’autore; l’atmosfera di calma è sottolineata dai segni morbidi e poco pronunciati. La forza interiore del dipinto si trova nel cielo notturno, nel quale la Luna si trasforma in un corpo incandescente; la sua forma è puramente immaginaria e non trova riscontro in nessuna fase lunare attestata scientificamente e nemmeno nell’osservazione comune. Allo stesso modo le stelle sono dei globi di luce che tracciano nell’atmosfera spirali vorticose. L’impressione del paesaggio con Van Gogh comincia a trasformarsi in espressione del mondo interiore, che può estendersi attraverso le infinite profondità dell’anima umana, paragonabili a quelle degli spazi siderali.

     

     

     

    La natività della Luna pascoliana: “L’assiuolo”

     

      “Dov’era la luna? chè il cielo

    notava in un’alba di perla,

    ed ergersi il mandorlo e il melo

    parevano a meglio vederla.

    Venivano soffi di lampi

    da un nero di nubi laggiù;

    veniva una voce dai campi

    chiù…[…]”

                                           

    L’assiuolo è un piccolo uccello rapace simile al gufo; emette un verso monotono e malinconico, simile ad un lamento, che Pascoli rende con l’onomatopeico “chiù”.

    La poesia è costituita da tre strofe, doppie quartine di novenari con rime alternate; l’ultimo verso di ogni strofa è il richiamo monosillabico dell’assiuolo. Esteriormente essa è la descrizione di un notturno lunare, reso attraverso una serie di sensazioni visive ed uditive, tuttavia il quadro a prima vista impressionistico si rivela immerso in un’atmosfera arcana ed enigmatica.

    Tutte le strofe sono strutturate secondo lo stesso schema: la prima quartina propone delle immagini serene, la seconda immagini più inquietanti. Si passa quindi da un’atmosfera iniziale incantata e sospesa ad un’atmosfera angosciante, che si materializza nel verso lugubre dell’assiuolo.

    1° strofa  All’inizio della prima strofa viene colto un momento fuggevole ed impalpabile, cioè il momento in cui sta per sorgere la Luna. Si è discusso se essa sia già sorta ma non si possa scorgere perché velata da una nebbia diffusa o se debba ancora sorgere e sparga nel cielo la sua luce da dietro l’orizzonte. Oggi si ritiene accertata la seconda interpretazione: il cielo è invaso dal chiarore perlaceo della Luna che sta per spuntare e per questo si parla di “alba di perla”. La natura attende la sua comparsa, come davanti ad un’apparizione divina; quest’apparizione possiede una funzione purificatrice, richiamata dalla nota di bianco e dall’idea di nascita implicita nella metafora dell’alba. In contrasto con questo quadro rasserenante nella seconda parte della strofa si delinea un’immagine di vaga ed imprecisata minaccia: il nero delle nubi in lontananza si contrappone al candore lunare. Gli inquietanti lampi di calore che scaturiscono da esse sono evocati con una sinestesia, “soffi di lampi”, che accosta la sensazione visiva dei lampi a quella acustica o tattile del soffio.

    Il negativo implicito in queste ultime impressioni visive si precisa nel verso dell’assiuolo che viene da uno spazio indefinito, nella notte. La voce degli uccelli in Pascoli ha sempre il valore di un messaggio arcano, oracolare, pieno di sensi simbolici. In questo caso esso non è un messaggio gioioso e sereno ma possiede qualcosa di lugubre e vagamente funebre, poiché risuona nelle tenebre della notte con il suo tono malinconico.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Impressione onirica: Henry Rousseau, “La zingara addormentata”

    1897, New York, Museum of Modern Art

     

    la luna

    Jean Cocteau(1889-1963, poeta, scrittore e regista)commentò quest’opera nel modo seguente: “Il mistero si crede solo e si dà nudo[…]del resto non è forse senza causa che il pittore, il quale non trascurava mai nessun particolare, non abbia indicato alcuna traccia nella sabbia, né un’orma intorno ai piedi dormienti. La zingara non è venuta qui. Essa è qui e non è qui. Non è in nessun luogo umano.”

    Questo dipinto manifesta come la pittura naif di Rousseau, ingenua e candida, possa nascondere al suo interno un intenso significato simbolico che prelude alla pittura surrealista. Non c’è uso di prospettiva, in quanto tutto è disposto su piani verticali; la profondità è data dal colore blu intenso del cielo, sul quale brillano poche stelle e la Luna piena, e dalle montagne in lontananza quasi sospese dal suolo da un sottile velo di nebbia. L’atmosfera è silenziosa, sospesa e carica di mistero: il paesaggio è arido e desolato, illuminato quasi a giorno dalla Luna; il leone dalla coda tesa, dai crini rigidi e dai tondi occhi sbarrati china cautamente il muso verso la zingara.

    È un paesaggio metafisico ed astratto, creato dall’immaginazione di un pittore che riesce a tradurre in immagini le sue visioni fantastiche più di qualsiasi riproduzione del reale.

     

     

     

    La natività della Luna dannunziana: “La sera fiesolana”

     

    “Fresche le mie parole ne la sera

    ti sien come il fruscio che fan le foglie

    del gelso ne la man di che le coglie

    silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta

    su l’alta scala che s’annera

    contro il fusto che  s’inargenta

    con le sue rame spoglie

    mentre la Luna è prossima a le soglie

    cerule e par che innanzi a sé distenda un velo

    ove il nostro sogno si giace

    e par che la campagna già si senta

    da lei sommersa nel notturno gelo

    e da lei beva la sperata pace

    senza vederla.

     

    Laudata sii pel tuo viso di perla,

    o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace

    l’acqua del cielo![…]”

     

    In questa poesia ogni strofa, svolgendo un suo motivo, è autonoma dalle altre e forma quasi una lirica indipendente e infatti nella prima pubblicazione ciascuna recava un titolo particolare. La prima era intitolata “La natività della Luna”, poiché in essa l’immagine centrale è appunto il sorgere della Luna. La poesia consta di tre strofe di quattordici versi (endecasillabi, novenari, settenari, quinari che si alternano senza uno schema fisso con vario rispondersi di rime ed assonanze); esse sono inframmezzate da “riprese” di tre versi (un endecasillabo, un ipermetro composto da un endecasillabo e da un quinario o due settenari, un quinario). In questo componimento si alternano quasi tutti i versi della tradizione poetica italiana.

    Il discorso si apre con una sinestesia: il poeta spera che le sue parole pronunciate nella sera (cioè la poesia) suonino fresche a chi le ascolta. La sensazione uditiva si fonde con quella tattile, le parole assorbono la freschezza della sera nella quale risuonano. Il fluire delle immagini prosegue: il suono della parola poetica richiama il fruscio delle foglie del gelso, quindi due sensazioni foniche (parole e fruscio) sono associate tramite il termine comparativo della freschezza. Esse assumono un valore magico in un’atmosfera sospesa ed indefinita. L’uso dell’allitterazione (fruscio, fan, foglie, fresche) è proprio di una formula quasi liturgica.

    Se i primi tre versi giocano prevalentemente su suggestioni uditive, quelli successivi propongono delle immagini visive, con un progressivo allargarsi della visione nello spazio: prima essa si concentra sul particolare della mano che coglie le foglie, poi passa alla scala, al tronco dell’albero e infine si estende alla campagna che attende il sorgere della Luna.

    Questo allargarsi della prospettiva iniziale prepara il tema della luce lunare, che è il nucleo centrale della strofa. I primi versi costituiscono un preambolo, immerso in un’atmosfera silenziosa di rito che preannuncia il carattere mitico-religioso del successivo sorgere della Luna. Esso può essere considerato una teofania, cioè un’apparizione della divinità (come suggerisce l’originario titolo della strofa “La natività della Luna”, un termine di derivazione religiosa che nella tradizione è impiegato per indicare la nascita del dio).

    La Luna è sempre stata vista come una divinità nelle religioni primitive ed in quelle antiche e D’Annunzio spesso si compiace di recuperare delle figurazioni mitiche del passato senza tuttavia appesantire il discorso poetico con espliciti richiami mitologici: lo stesso evento naturale nella sua semplicità si innalza alla dimensione di mito.

    La Luna che nasce ha qualcosa di divino e quindi solo la poesia può evocarla: le parole del poeta, fresche nel silenzio della sera, sono la formula magico-liturgica che propizia l’apparizione della divinità. Infatti il poeta sceglie di evocare l’attimo inafferrabile che precede il sorgere della Luna, poiché il suo sorgere effettivo sarebbe un evento troppo concreto che farebbe svanire l’atmosfera di sospensione. La Luna non ancora sorta distende davanti a sé un velo luminoso, che dona refrigerio alla campagna dopo l’arsura del giorno con il suo “gelo”: la luce argentea è come un liquido fresco che dà sollievo alla campagna assetata. A questo punto risulta chiaro il legame fra il gelo lunare e la freschezza delle parole del poeta: esse hanno la stessa natura e le stesse prerogative della divinità, poiché portano il sollievo e la vita.

    Il motivo della liquidità refrigerante è riproposto nella ripresa della prima strofa. Anche in questo caso al centro si trova una raffigurazione mitica, la sera personificata in una divinità femminile. Il “viso di perla” della sera riprende il motivo della luce lunare con la stessa tonalità cromatica, il colore argenteo. Il carattere religioso della figurazione femminile in questo caso rimanda alla religiosità francescana (si riecheggia il “Cantico delle Creature”) più che al mito antico. L’immagine del viso di perla proviene dagli stilnovisti, che paragonano spesso la bianchezza di un bel viso femminile al colore delle perle. D’Annunzio ama molto queste commistioni di sacro e profano, di sensualità e liturgia, poiché ha un senso estetizzante della religione cattolica.


    Irrazionalismo e rappresentazione simbolica: “Ciaula scopre la luna”

     

    “[…]Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.

    Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.

    Possibile?

    Restò -appena spuntato all’aperto- sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.

    Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.

    Sì, egli sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciaula, che in cielo ci fosse la Luna?

    Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.

    Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna…C’era la Luna! la Luna!

    E Ciaula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”

     

    L’ambiente in cui si svolge la novella “Ciaula scopre la luna” richiama il clima verista, a cui rimandano la solfatara, la durezza disumana del lavoro, lo sfruttamento dei minatori. Il lavoro in miniera e la figura del reietto all’ultimo gradino della scala sociale ricordano “Rosso Malpelo” di Verga. In questo caso il narratore non si trova dentro il mondo dei minatori, ma si colloca all’esterno di esso guardandolo dall’alto della sua superiore cultura. Egli interviene con una serie di commenti che sono chiaramente estranei alla realtà descritta; il narratore pirandelliano è quasi l’opposto di quello verghiano: Pirandello non vuole regredire nella realtà rappresentata, ma mantiene il suo codice di valori (che è diverso da quello dei minatori in quanto “normale”, non stravolto dal narratore verghiano che valuta solo in base alla legge dell’utile e della forza essendo rassegnato alla realtà così com’è).

    Se la regressione serve a Verga per esprimere il suo pessimismo che lo induce a rinunciare al giudizio, a Pirandello interessa altro e questo è evidente se si riflette sulle figure dei protagonisti. Malpelo e Ciaula sembrano molto simili: sono reietti, scherniti da tutti, oggetto di violenze e soprusi. Tuttavia Malpelo, pur nella sua semplicità, ha una coscienza lucidissima delle leggi che regolano la società in cui vive: tutta la realtà, sociale e naturale, è dominata dalla lotta per la vita, nella quale prevale il più forte e il più debole soccombe. Su questa presa di coscienza Malpelo regola tutta la sua condotta.

    Ciaula invece è un minorato mentale, che vive una vita istintiva quasi a livello animalesco: non a caso è soprannominato “cornacchia”. È un personaggio del tutto privo di consapevolezza, di cui vengono riportate solo confuse sensazioni come la paura del buio e del vuoto della notte.

    Pirandello non vuole descrivere il meccanismo sociale nella lucida coscienza di una vittima, ma un’esperienza irrazionale e a questo scopo sceglie un’anima elementare e inconsapevole.

    L’esperienza di Ciaula ha un intenso significato mitico e simbolico: la descrizione del suo emergere all’aperto dai cunicoli della miniera è una rappresentazione di una nascita. Egli si trova in una condizione prenatale e la miniera è l’utero della Terra- madre; la fatica della sua salita è la fatica della nascita. Nel caso di Ciaula si può parlare di rinascita e resurrezione perché i cunicoli della miniera possono ricordare gli inferi e l’uscita all’aria aperta il tornare alla vita dopo la reclusione nel regno dei morti.

    Ciaula all’esterno non trova come temeva il buio e il vuoto (altre metafore della morte), ma la luce della Luna. La scoperta della Luna, che è il punto culminante della novella, è anche in questo caso una teofania. Agli occhi  stupiti ed affascinati del primitivo la Luna diventa una divinità, la cui apparizione in un “oceano di silenzio” conforta, consola, libera dalle angosce e restituisce la vita.

    Diversi miti confluiscono in quest’immagine. Il più significativo è quello di Iside, dea egizia della Luna che presiedeva alla resurrezione: la Luna, che diminuisce, sparisce e poi ricompare piena è simbolo di un ciclo di morte e rinascita che esprime le speranze degli uomini.

    La dimensione della novella non è realistica, ma mitica e simbolica; non è più un ambito verista ma pienamente decadente. La realtà popolare è scelta in quanto portatrice del primitivo, dell’irrazionale e del simbolo.

     

    Il fascino dell’irrazionale: Joan Mirò, “Cane che abbaia alla Luna”

    1926, Philadelphia Museum of Art

     

    la lunaNella sua creazione Mirò non ha bisogno di sollecitazioni ottiche fornite dal mondo esterno(macchie, venature del legno, fotografie): la sua pittura nasce spontaneamente, in uno stato di grazia che gli permette di immaginare forme, di accostarle, di colorarle vivacemente con una fantasia simile a quella del fanciullo. Privilegiando l’azione istintiva, Mirò può essere considerato pittore puro. Questo dipinto può essere considerato un esempio di questa poetica particolare: esso è suddiviso in due spazi principali, il cielo e la terra, entrambi di colori cupi. Nel cielo nero si stagliano le due figure del quadro, che appaiono deformate, stilizzate e rese quasi irriconoscibili, il cane e la Luna, nei quali compaiono gli stessi colori(bianco, rosso, giallo e blu). Rappresentata con geometrica precisione, la scala sulla sinistra rappresenta il ponte fra cielo e terra, non si sa da dove essa provenga, quale sia il suo sostegno,né quale sia la sua destinazione finale: il legame fra i due mondi non può essere colto con il raziocinio, ma solo attraverso l’intuizione primitiva.

     

     

     

     

     


    Bibliografia

     

    Scienze:

    1. Bosellini, “Le scienze della Terra e l’universo intorno a noi”, Italo Bovolenta Editore

    N. Booth, “Il sistema solare, un viaggio di pianeta in pianeta”, De Agostini  

     

     

    Filosofia:

    P. Rossi, “Dizionario di filosofia”, ed. Loescher 

    La Repubblica, “Duemila psicoanalisi, alla ricerca dell’anima”, supplemento al numero 297 del 17-12-1986

    Carl Gustav Jung, “Tipi psicologici”, ed. Boringhieri

     

     

    Arte;

    Piero Adorno, “L’arte italiana”, Casa editrice G. D’Anna

     

     

    Italiano:

    Baldi, Giusto, Razetti, Zaccaria, “Dal testo alla storia, dalla storia al testo”, ed. Paravia

     

     

    Siti internet:

    www.artchive.com

    www.artdreamguide.com

    www.astrolink.it

    www.cicap.com

    www.digilander.iol.it

    www.utenti.romascuola.net

    www.vangoghgallery.com

     

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La Luna

 

 

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Osservare  la  LUNA

 

  • La Luna Piena ci consente di osservare le regioni pianeggianti identificabili dal colore scuro (rocce basaltiche ricche di ferro) e dalla conformazione prevalentemente circolare, mentre gli altipiani in cui vi sono i crateri e le catene montuose sono riconoscibili dal colore più chiaro (rocce anortositiche in cui prevalgono ossidi di calcio e alluminio ed il KREEP, rocce costituite da potassio, terre  rare e fosforo). In queste condizioni il Sole è alto sull'orizzonte lunare  e conseguentemente tutti i dettagli vengono appiattiti tranne le raggiere presenti intorno ai crateri Tycho, Kepler, Copernicus, Proclus.
  • Durante la fase di Primo Quarto invece notiamo subito come le strutture superficiali situate lungo la linea che separa la parte in ombra da quella illuminata dalla luce solare (definita tecnicamente "terminatore") siano osservabili dettagliatamente in quanto in questo caso il Sole si trova relativamente basso sull'orizzonte lunare esaltando di conseguenza i particolari di crateri, monti ed altre strutture superficiali. Analogamente quando la Luna si trova in fase di ultimo quarto osserveremo le stesse regioni lunari ma con la luce solare proveniente dalla parte opposta. Le fasi lunari prossime al Primo ed all'Ultimo Quarto (il Primo Quarto lo si osserva in prima serata mentre l'Ultimo Quarto è osservabile nella seconda parte della notte) sono le migliori per effettuare dettagliate osservazioni della superficie lunare. Si tenga presente che osservare il nostro satellite durante l'intero avvicendamento delle sue fasi offre sempre la possibilità di studiare strutture situate ad es. in prossimità del lembo lunare ai confini con l'emisfero opposto oppure l'enorme quantità di crateri osservabili anche nelle serate che non siano di Primo ed Ultimo Quarto può sempre riservare sorprese in conseguenza del continuo variare delle condizioni di illuminazione solare.
  • Nonostante  l'impegno ed il sacrificio di serate e notti passate sul balcone di casa o all'aperto non potremo fare a meno di considerare alcuni fattori che indipendentemente dalla nostra volontà potranno rivelarsi determinanti: le condizioni atmosferiche, la turbolenza provocata dalle masse d'aria che ci sovrastano oppure la turbolenza introdotta dallo schema ottico dello strumento utilizzato. Per quanto riguarda le condizioni meteorologiche c'è poco da fare, bisognerà affidarsi alla benevolenza di qualche anticiclone ma con una annotazione: le masse d'aria secca provenienti da est, a giudizio di chi scrive, sono sempre risultate più turbolente rispetto all'anticiclone delle Azzorre (quando c'è).  Le condizioni ideali per osservare Luna e Pianeti le avremo prevalentemente nelle calde ed afose serate estive quando anche un velo di foschia contribuirà a ridurre al minimo la turbolenza. In questo caso però sarà da considerare il problema dell'umidità, che per strumenti a tubo chiuso potrà provocare l'appannamento della lastra frontale. Situazioni in cui soffia il fohen da N-NW si sono rivelate abbastanza favorevoli nonostante il forte vento secco. Naturalmente queste non potranno mai essere ritenute regole fisse in quanto la situazione meteorologica su una vasta regione può essere influenzata dal microclima locale, infatti eccezionali condizioni di calma atmosferica si sono verificate non raramente anche dopo forti temporali o perturbazioni. Naturalmente anche durante il periodo che dall'autunno porta alla stagione primaverile si possono verificare condizioni favorevoli per l'osservazione lunare e planetaria; in caso di tempo variabile sarà importante controllare visualmente lo scintillio delle stelle più luminose: se questo sarà appena percepibile allora molto probabilmente la debole turbolenza atmosferica ci consentirà di effettuare dettagliate osservazioni dei più fini particolari. Al fine di non sprecare tutta la sera a scandagliare una per una le stelle presenti in cielo nel tentativo di risolvere un problema che rischierebbe di trasformarsi in un amletico dubbio del tipo " Turbolenza o non turbolenza ? this is the question !"   non ci costerà troppa fatica nel caso di telescopi relativamente leggeri  trasportare il nostro strumento sul balcone o in cortile per una veloce verifica (anche perchè nel frattempo le condizioni meteorologiche   potrebbero peggiorare).  Seguite pure il

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consiglio (ci mancherebbe !) di osservare Luna e pianeti nel momento in cui si trovano alla massima altezza sull'orizzonte: potrà capitarvi che mentre attendete che la Luna salga alta in cielo uno strato di nubi vi costringerà a terminare la vostra serata osservativa. Dopo varie esperienze negative  chi scrive ha optato per "prendere la Luna quando c'è", bassa o alta non è questione nè di vita nè di morte. Se la temperatura esterna sarà inferiore a quella del locale in cui viene custodito il telescopio, sarà utile attendere circa  30-40 affinchè  il nostro strumento raggiunga l'equilibrio termico: in caso contrario le osservazioni saranno guastate da una turbolenza accentuata. Partendo da ingrandimenti medio-bassi si procederà poi gradualmente con poteri maggiori, sempre in funzione della turbolenza considerando che ingrandimenti eccessivamente elevati ben difficilmente ci consentiranno di effettuare dettagliate osservazioni delle strutture superficiali della Luna.

  • Per quanto riguarda la turbolenza strumentale, cioè quella introdotta dalle caratteristiche tecniche dello schema ottico di cui è dotato il nostro telescopio, c'è ben poco da fare: lo strumento più adatto è certamente quello a lenti il quale si basa sul principio della rifrazione in quanto in questo tipo di telescopio non vi è alcuna ostruzione da parte dello specchio secondario. Nessuno può negare che l'ostruzione del secondario introduca un degrado dell'immagine osservata sottoforma di minore contrasto, ma è altrettanto vero che telescopi i quali basano il loro schema ottico sulla riflessione possono essere altrettanto validi per osservare Luna e pianeti anche in considerazione del fatto che questa categoria di strumenti viene realizzata con specchi di diametro maggiore rispetto alle lenti con cui vengono costruiti i rifrattori. (E pertanto utilizzabili anche per osservare oggetti del cielo profondo in funzione della loro maggiore luminosità) Strumenti a riflessione con un rapporto focale compreso tra valori di F5-F8  (telescopi con schema ottico Newton) e con un diametro dello specchio principale dai 10 ai 25 cm oppure telescopi con schema ottico di Cassegrain con rapporto focale di F15-F20 ed un diametro di circa 15-25 cm ci consentiranno di effettuare osservazioni planetarie e lunari veramente interessanti. Altrettanto validi per lo stesso scopo sono i telescopi catadiottrici, quelli il cui schema ottico comprende un sistema di specchi e lenti tra cui il diffusissimo Schmidt-Cassegrain. (diffusissimo ma non per questo inferiore agli altri)  Questi strumenti hanno un rapporto focale di F10 ed un diametro di circa 20-25 cm e per osservazioni lunari e planetarie forniscono ottimi risultati anche in considerazione del fatto che il tubo ottico, chiuso frontalmente dalla lastra correttrice, riduce al minimo la turbolenza interna nonostante l'ostruzione del secondario sia su valori di 0,35-0,43. Pertanto, nonostante le sentenze pronunciate dalle Cattedrali del Sapere anche in materia di telescopi, un umile e modesto consiglio (ma niente di più !) rivolto a chi intende avvicinarsi all'osservazione di quanto ci circonda consiste nello scegliere il proprio strumento serenamente senza farsi prendere da inutili manie di grandezza: anche un piccolo telescopio, adatto alle nostre possibilità sia economiche sia di ingombro sia mentali, potrà fornirci grandi soddisfazioni se sapremo sfruttarne in pieno tutto quanto può offrirci.  Quindi buon lavoro a tutti 

 

Maree oceaniche, atmosferiche, solide.

  • Opinioni degli antichi sul fenomeno delle maree. Marea lunare. Marea luni - solare. Effetti delle maree sul movimento di rotazione della Terra. Influenza della Luna sull'atmosfera terrestre. Influenze lunari sui terremoti, sulle eruzioni vulcaniche e sul magnetismo terrestre.

Maree oceaniche

  • Opinioni degli antichi sul fenomeno delle maree

Un altro fenomeno di grande importanza che ha dato largo campo a filosofare è il periodico innalzamento ed abbassamento delle acque del mare. I cinesi ammettevano che le maree fossero prodotte dal respiro della Terra, di cui i mari rappresentavano il sangue e la marea le pulsazioni. Nel bacino del Mediterraneo il fenomeno delle maree non attirò molto l'attenzione dei popoli classici a causa del lieve abbassamento ed innalzamento delle acque. Aristotele (1) attribuiva il flusso e riflusso del mare, presso le colonne d'Ercole, alla conformazione della costa. Secondo lo storico Strabone, Posidonio avrebbe trattato con una certa competenza e abbastanza largamente delle maree.
Cleomede, nel secolo di Augusto, afferma nella sua Cosmografia che la Luna produce le maree. Seleuco, trattando della rotazione della Terra, per quanto riferiscono Plutarco e Strobeo, immaginava "l'atmosfera terrestre estesa fino al di là della Luna e rotante insieme alla Terra nello spazio di un giorno; che il contrasto opposto dalla Luna a questa rotazione derivasse, secondo le sue idee, dalla resistenza opposta da quell'astro sia per la sua minore velocità di rivoluzione intorno al centro della Terra, sia per il suo moto perpendicolare all'equatore. Ciò doveva collimare assai bene colle osservazioni da lui fatte sul flusso e riflusso del mare eritreo, nel quale aveva scoperto ineguaglianze periodiche, connesse non solo con le fasi della Luna ma anche colla sua distanza dall'equatore, come ne assicura Strabone (geogr., III, 5)" (2).
Nel XVI Canto del Paradiso, Dante paragona la fluttuante fortuna di Firenze alle maree provocate dal nostro pianeta:
" E come il volger del ciel della Luna
Cuopre e discuopre i liti senza posa
Così fa, di Fiorenza, la fortuna "
Galileo attribuiva il fenomeno delle maree esclusivamente al movimento di rotazione della Terra. In seguito, solo con Newton, e con Laplace poi, si ebbe la dimostrazione matematica di questo fenomeno che fu attribuito alla mutua attrazione del Sole e della Luna.

  • Marea  lunare

Per la spiegazione del fenomeno delle maree supporremo la Terra perfettamente sferica e tutta avvolta dalle acque dei mari. Siano (fig. 109) "a b c d e", dei punti giacenti nel piano dell'equatore terrestre ove "c" è il centro della Terra: supponiamo che la Luna passi in un certo istante al meridiano del punto "a" (cioè all'antimeridiano del punto "e"). Partendo dalla nota legge di Newton sull'attrazione dei corpi, la cui forza è inversamente proporzionale ai quadrati delle distanze, il punto "a" subirà la massima attrazione pervenendo in "a' " , il punto "b" una minore spostandosi in " b' ", il centro "c" una ancora più piccola venendo in " c' ", il punto "d" un'attrazione piccolissima spostandosi in " d' ", ed infine il punto "e" si può considerare immobile, avendo esso subito uno spostamento che possiamo considerare trascurabile.  Di conseguenza si verificherà un rigonfiamento delle acque nella parte rivolta alla Luna, con un'altezza massima nel punto "a". Lo stesso si verifica all'antipodo di "a" : difatti nel punto "e", che risulta più lontano dal centro "c" della Terra (spostandosi in " c' "), la forza di attrazione sarà più piccola e perciò la massa d'acqua diventando più leggera subirà un innalzamento (e si sposterà in " e' ").


la luna
  • Fig. 109. Rigonfiamento e abbassamento delle acque alla superficie terrestre causati dall'attrazione lunare.

A questi innalzamenti nei punti "a" ed "e" corrispondono degli abbassamenti nei punti "f" e "g" situati a 90° dai primi. Tutta la massa d'acqua che avvolge la Terra assumerà la forma di un elissoide con l'asse maggiore e' a' rivolto verso l'astro e l'asse minore rappresentato dalla linea f' g'.  Perciò nel corso di un giorno lunare (24 ore e 48 minuti circa) si verificano due innalzamenti e due abbassamenti delle acque: cioè una bassa marea al sorgere della Luna, un'alta marea al suo passaggio in meridiano (culminazione superiore), una seconda bassa marea al tramonto della Luna ed una seconda alta marea alla culminazione inferiore dell'astro. Queste due ultime vengono dette antilunari. Tra una bassa marea e una successiva alta marea, o viceversa, decorrono 6 ore e 12 minuti circa.
Ineguaglianza diurna.  Le due alte maree: la lunare e l'antilunare, non risultano sempre della stessa altezza; la più grande si ha al passaggio della Luna al meridiano superiore, la più piccola, invece, al passaggio dell'astro nel meridiano inferiore. 


la luna
  • Fig. 110.  Culminazione superiore (L) ed inferiore (L') della Luna al meridiano di un osservatore "O", la cui latitudine P N coincide con la declinazione M L della Luna.

Nella figura 110 è dato un luogo "O" di latitudine " P N " ; supponendo che la Luna abbia una declinazione " M L " uguale alla latitudine citata, si ha che l'astro, per effetto del moto diurno della sfera celeste, descriverà, in via approssimata, un parallelo celeste, culminando allo zenit nel passaggio al meridiano superiore, ed in " L' " al meridiano inferiore.


la luna
  • Fig. 111.  Ineguaglianza diurna nell'altezza della marea dovuta alle diverse posizioni della Luna nel suo passaggio al meridiano superiore ( in " L " ) ed a quello inferiore ( in " L' " ).

Nel primo caso la massa d'acqua assumerà la forma di un ellissoide ( rappresentato, nella fig. 111, dalla linea tratteggiata ) coll'asse maggiore nella direzione zenit-nadir, con un'alta marea lunare in " h " ed una antilunare in " h' ", quasi uguali fra loro. Quando la Luna raggiungerà il meridiano inferiore in " L' ", l'ellissoide ( curva punteggiata ) presenterà l'asse maggiore nella direzione " L' O ", con un'alta marea nel punto " t " ed un'altra simile ( antilunare ), all'antipodo, in " t' ". Evidentemente qualsiasi altro luogo, all'infuori di " t " e di " t' ", avrà un'altezza di marea inferiore ai punti citati.  Così alla culminazione inferiore della Luna ( L' ) rispetto al'orizzonte del punto " O " la marea raggiunge un'altezza " l " inferiore a quella di " h " già verificatasi circa 12 ore 24 minuti prima, cioè durante la culminazione superiore.  Questa disuguaglianza di altezze fra due alte maree consecutive viene chiamata "ineguaglianza diurna" ; essa però si annulla per i luoghi situati sull'equatore quando la declinazione della Luna è zero.
All'equatore, essendo zero la latitudine, i poli verranno a coincidere coll'orizzonte: " P " verrà in " N " ( fig. 110 ) e " P' " in " S ", di conseguenza i punti di mezzocielo "M" ed " M' " coincideranno rispettivamente collo zenit e col nadir; perciò il piano dell'equatore risulterà perpendicolare all'orizzonte. La Luna, con declinazione zero, culminerà allo zenit nel passaggio superiore ed al nadir in quello inferiore; per cui l'asse maggiore dell'ellissoide risulterà, nel primo e nel secondo caso, perpendicolare all'orizzonte, e le due alte maree lunare ed antilunare, rispetto al luogo " O ", raggiungeranno quasi la medesima altezza.  

  • Marea  Luni - Solare

Oltre all'azione della Luna, anche il Sole esercita la sua influenza producendo un ellissoide simile a quello prodotto dalla Luna, però meno schiacciato, poichè essendo la massa del Sole notevolmente più grande di quella del nostro satellite, la sua maggiore distanza ne scema l'influenza, in maniera che l'ampiezza della marea lunare risulta più del doppio di quella solare.  La marea che noi effettivamente osserviamo risulta dalla interferenza di queste due onde.  Gli assi maggiori dei due ellissoidi, essendo rispettivamente diretti l'uno alla Luna e l'altro al Sole, seguono il movimento di questi astri sull'orizzonte; ma non coincideranno se non al novilunio ed al plenilunio, ossia all'epoca delle sigizie. Al passaggio contemporaneo del Sole e della Luna al meridiano superiore di un certo luogo, ( epoca del novilunio ), l'onda lunare e solare si sommano. Lo stesso avviene al plenilunio, giacchè alla marea solare si aggiunge quella antilunare, come pure a quella lunare si aggiunge la marea antisolare. Il contrario si ha quando i due astri sono nelle quadrature ( Luna al primo ed ultimo quarto ): cioè con Sole all'orizzonte e la Luna in meridiano, all'alta marea lunare corrisponde la bassa marea solare, e la marea effettiva risulterà dalla differenza di esse. Si conclude che nelle sigizie si ha la marea massima e nelle quadrature la marea minima. 

  • Ineguaglianza  semimensuale

Un altro fenomeno anche importante è che l'istante dell'alta marea non coincide sempre col passaggio della Luna al meridiano; ciò è dovuto al fenomeno delle fasi lunari.  Nelle sigizie i vertici dell'onda lunare e dell'onda solare coincidono col meridiano dell'osservatore; lo steso si ha nelle quadrature, poiché all'alta marea lunare corrisponde la bassa marea solare e viceversa.  Quindi i vertici coincidono sempre col meridiano ed è appunto in questo piano che giacerà il vertice dell'onda risultante, più alto nel primo caso, più basso nel secondo, ma sempre coincidente col passaggio della Luna al meridiano.


la luna
  • Fig. 112.  Marea lunisolare. La Luna in certe fasi ritarda rispetto all'onda di marea ( tratti a forma di parentesi ) in altre anticipa ( onda successiva).

Qualche giorno dopo il novilunio la Luna appare scostata dal Sole, a levante di esso ( Fig. 112 ).  E poiché le acque risentono contemporaneamente dell'azione dei due luminari, l'onda di marea si troverà fra idue astri, cioè a levante del Sole e quindi a ponente della Luna. Per cui quando la Luna è in meridiano ( L ) l'onda di marea è già passata. In tal caso si dice che la Luna ritarda rispetto alla marea.  Lo stesso ritardo della Luna si verifica quando questa passa al meridiano inferiore, in " L' ", mentre il Sole trovasi in " S' " : i due astri produrranno rispettivamente nei punti "a"  e  "b" una marea antilunare ed una marea antisolare, la cui marea risultante avanza sul tempo del passaggio della Luna  ( L' ) al meridiano inferiore. 
Il contrario poi si verifica dopo l'ultimo quarto. In quest'epoca, com'è noto leva prima la Luna e poi il Sole.  Quando questa sarà in meridiano ( L ) il Sole si troverà in S" : l'onda di marea risultante sarà a levante della Luna. In tal caso si dice che la Luna anticipa sull'ora dell'alta marea. Questo anticipo si verifica ancor quando la Luna ( L' ) passa al meridiano inferiore mentre il Sole trovasi in S''' . Riproducendosi queste combinazioni ogni mezzo mese, ossia ogni mezza lunazione, le variazioni delle maree furono dette " inegualità semimensuali ", le quali influiscono sia sull'ora che sull'altezza delle maree.
Ineguaglianze parallattiche.  Altre variazioni, dovute alle distanze continuamente variabili del Sole e della Luna dalla Terra ed anche mutevoli declinazioni dei due astri, vanno sotto il nome di "ineguaglianze parallattiche". 

  • Maree  reali

Fin qui si è considerata la Terra completamente coperta dalle acque. In realtà il fenomeno delle maree è molto più complesso giacché esso viene modificato dalla topografia della superficie terrestre e dalle influenze meteorologiche ( per amore di brevità sorvoleremo sui fattori interessanti la previsione della marea ).  Nei mari aperti l'onda di marea è bassa : alle Antille essa non oltrepassa i 40 centimetri d'altezza, all'Isola di S. Elena arriva ad un metro; mentre presso le coste, e specialmente nelle insenature, l'onda acquista altezze notevoli fino a raggiungere i 16 metri nel canale di Bristol, e persino 21 metri nella Baia di Fundy.  Nei luoghi con fondo a dolce declivio la marea acquista un movimento orizzontale abbastanza notevole, e durante il ritiro delle acque ( bassa marea ) grandi estensioni di spiaggia rimangono all'asciutto: basti ricordare la laguna di Venezia ove la marea raggiunge circa 90 centimetri d'altezza. In alcuni stretti queste correnti formano dei vortici molto pericolosi per la navigazione: nello stretto di Messina furono personificati dalla Mitologia nei due mostri marini Scilla e Cariddi, tanto temuti dai naviganti.
In prossimità delle foci dei grandi fiumi si verifica un fenomeno abbastanza caratteristico : durante l'alta marea le acque del mare, in continuo aumento, irrompono nell'estuario producendo una corrente ascendente in palese contrasto con quella del fiume. Questo fenomeno vien chiamato "mascaret" nei fiumi francesi,  "bore" nel Gange,  "pororoca" nel Rio delle Amazzoni.  Quanto interesse possa rappresentare per la navigazione la conoscenza degli elementi di marea lo dimostrano le cosidette "Tavole di Marea", pubblicate annualmente da alcune fra le più grandi nazioni: in queste tavole sono riportati, giorno per giorno, per un determinato numero di porti, gli elementi della marea, delle correnti di marea e le ore in cui siffatti fenomeni si verificano.  L'Italia pubblica le Tavole di marea per il Mediterraneo, il Mar Rosso e la costa della Somalia.  Le misure dirette delle altezze delle maree nei porti vengono fatte su appositi strumenti detti mareometri, e mareografi quelli registratori.

  • Effetti delle maree sul movimento di rotazione della Terra

Il Prof. Boccardi (3) discutendo una recentissima teoria dell'astronomo americano E. Brown arriva alla conclusione che la Terra, in un avvenire lontano, rimarrà priva del movimento di rotazione intorno al proprio asse.  Delaunay nel trattare l'accelerazione secolare del nostro satellite avanzò l'ipotesi che una parte di essa non potendosi spiegare colla sola forza di gravitazione, era da attribuirsi ad un effettivo ritardo del moto di rotazione della Terra, causato dalle maree, le quali agiscono come un freno, lento si, ma continuo.  Trattandosi di un problema molto delicato da non potersi risolvere se non in base ad una quantità notevole di osservazioni, gli astronomi hanno confrontato quelle più antiche dei Babilonesi, dei Greci e degli Arabi con altre più recenti. Il Brown ha preso in esame ben 1500 ineguaglianze o perturbazioni che figurano come eccezioni alle leggi di Keplero sul moto ellittico; nelle sue considerazioni, oltre al ritardo dovuto alle maree, egli ammette altre variazioni nella rotazione terrestre causate da movimenti di masse nell'interno della Terra, poiché l'ipotetica influenza della marea lunisolare sull'atmosfera terrestre non produce alcun effetto sulla rotazione.  Fenomeni della più grande importanza si avranno nel caso che la variazione della rotazione terrestre avesse prevalenza nel senso del ritardo, giacché essa andrebbe ad aggiungersi a quella ritardatrice causata dalle maree, la quale agirà incessantemente, poiché l'assorbimento delle acque degli oceani, da parte della Terra, non si avrà, probabilmente, che dopo parecchi milioni di anni; mentre il movimento di rotazione della Terra non si estinguerebbe, secondo il Boccardi, che dopo più di 19.000 milioni d'anni.

Maree  atmosferiche

  • Influenza della Luna sull'atmosfera terrestre

Partendo dal fenomeno delle maree i Fisici, verso la metà del secolo XVIII, si diedero allo studio del problema dell'influenza lunare sull'oceano aereo; stando all'opinione, come asserisce il Montanari (4), che "la Luna non moverebbe i mari se prima non movesse l'aria che v'è di mezzo".  Uomini illustri, quali il D'Alembert (5), il Clairaut (6) ed il Bernoulli ammisero tutti l'esistenza di una marea atmosferica. Laplace, fondatore della "Meccanica celeste", diede una formula che permette di calcolare le maree atmosferiche causate dalla Luna. Osservazioni eseguite a Parigi, per la durata di 8 anni, mostrarono che tale influenza non faceva oscillare il barometro che di un diciottesimo appena di millimetro. Analoghi lavori fatti pure a Parigi da Bouvard (7) e da Arago, ed a Bologna da Casoni, su osservazioni eseguite fra il 1814 ed il 1858, confermarono i risultati di Laplace.  D'altronde il Flaugergues, in base ad una serie di osservazioni (comprendenti 20 anni), eseguite a Viviers, trovò una corrispondenza fra le altezze barometriche e le fasi lunari, confermata dai lavori di Eisenlohr, su osservazioni fatte a Carlsruhe, e di Bouvard eseguite a Parigi. 
Il primo trovò che l'altezza del barometro raggiungeva un valore minimo fra il dodicesimo ed il tredicesimo giorno dal novilunio, ed un valore massimo nel ventitreesimo.  Il secondo ottenne un minimo per il giorno 13, ed un massimo per il 22. Tali risultati non vennero però confermati dalle numerose osservazioni del Liagre, il quale trovò che l'influenza lunare varia da luogo a luogo, avendosi per es., in corrispondenza di una data fase della Luna, un massimo di altezza barometrica a Parigi contro un minimo a Bruxelles. I risultati spesso discordi, ottenuti da diversi calcolatori e in differenti luoghi, rendono sempre più dubbia l'influenza della Luna sull'atmosfera terrestre; tanto più che le altezze barometriche sono soggette il più delle volte a brusche variazioni, onde non è possibile trovare una legge la quale leghi le altezze barometriche alla rivoluzione sinodica della Luna.

  • Influenza della Luna sul vento

Ugual dubbio sorge nel considerare l'influenza lunare sulla direzione dei venti : Bouvard e Schubler affermano, in base alle loro osservazioni, che durante l'ultimo quarto prevalgono venti provenienti da tramontana e da levante, mentre dal novilunio al primo quarto soffiano venti di mezzogiorno e di ponente. Il Toaldo (8) paragonando le maree atmosferiche con quelle oceaniche asserisce che come il sorgere ed il tramonto della Luna ed il suo passaggio al meridiano superiore ed a quello inferiore muovono le acque, non possono non muovere l'atmosfera nella stessa guisa : "difatti, chi non ha sentito da quelli, che praticano il mare specialmente, che al nascer della Luna si leva, o incalza, o cessa un vento, o incomincia la pioggia, o si diradano le nubi. Notissime sono queste cose in Venezia : il voltar dell'acqua, come lo chiamano, porta sempre vento". Il Krafft (Comment. Petrop. T. XI) (9) basandosi su osservazioni eseguite costantemente al sorgere della Luna, afferma che in questo tempo il cielo, offuscato durante la giornata da nubi o caligine, si rendeva sereno. L'anonimo autore di una nota (inserita nel I vol. delle "Tavole dell'Hallejo", Parigi, 1764) (10) attesta di aver osservato per circa 20 anni che, al passaggio della Luna al meridiano, il vento di levante o aumenta sensibilmente in quel punto e dissipa le nuvole oppure, incontrando il vento inferiore di ponente, produce pioggia. 
Proprio in questi punti (novilunio e plenilunio) il popolo, ossequiente agli aforismi meteorologici, aspetta mutazioni del tempo, riferendosi al fatto che proprio alle sigizie si ha il massimo delle maree. Inoltre il popolo anche all'epoca dei quarti di Luna (quadrature) si aspetta variazioni meteorologiche. Stando a quanto dice l'autore della sopra citata Nota, il vento che soffia durante le sigizie dell'equinozio primaverile se spira da levante, oppure da levante verso tramontana e lascia buon tempo, i mesi primaverili di aprile, maggio e giugno saranno asciutti. Al contrario se il vento spira da ponente verso mezzogiorno, forte e costante, si accumulerà una grande quantità di vapori, e si avrà una stagione piovosa fino all'estate. Lo stesso vale per l'equinozio di autunno : se questa stagione sarà piovosa e nessuna violenta perturbazione dalle regioni fredde sopravviene a mutare le condizioni meteorologiche, si potrà dire, col proverbio popolare, che "alla Luna di settembre sette altre lune s'inchinano". 

  • Influenza della Luna sulla pioggia e sui temporali

Anche sulla pioggia, sui temporali e sulla serenità del cielo si vuole attribuire alla Luna una certa influenza. Tra gli aforismi più in voga, attinenti alla previsione del tempo, citiamo il seguente: " La Luna mangia le nubi ", cioè il plenilunio scaccia le nubi, e l'altro, latino, " quarta quintae qualis, tota luna talis ", che significa: quale sarà il cielo durante la quarta ora del quinto giorno della Luna (cento ore dopo il novilunio) tale si manterrà per tutta la lunazione.  Siffatti aforismi quantunque godessero ampiamente il favore degli e dei naviganti in genere, non possono essere dalla scienza né accettati, né rigettati se non vengono opportunamente confermati o meno da un'accurata elaborazione d'una quantità grandissima di osservazioni fatte in differenti paesi. Il dubbio sulla fondatezza di questi proverbi sorge dalla stridente contraddizione dei risultati ottenuti da varii osservatori; tuttavia anche ammettendo una certa influenza lunare, questa non può attribuirsi né alla luce, né al calore, né all'attrazione della Luna sull'atmosfera terrestre, già dimostrata trascurabile.  Contro l'attendibilità del primo aforisma stanno le osservazioni del Mouchez, del Johnson (11), e quelle del Massei eseguite a Pistoia, le quali dimostrano che nessuna influenza hanno le fasi lunari sulla pioggia (12); invece quelle eseguite in Pensilvania dal Meviman ed a Filadelfia dal Hazen "confermano l'opinione generale che attribuisce alla Luna Piena il potere di dissipare le nubi (13). Il nostro Schiaparelli, in base ad una serie di osservazioni fatte dal Serafini a Vigevano dal 1827 al 1864, trovò che il minimo della piovosità si verifica verso il 4° giorno della Luna, un minimo secondario nel 14°; un massimo principale intorno al 24° giorno ed un massimo secondario verso il 10°.  Risultati opposti trovarono Schubler nella Svevia, Einsenlohr a Carlsruhe e Bouvard a Parigi; con valori concordi per un unico massimo di piovosità un poco prima del plenilunio, ed un unico minimo verso la fine dell'ultimo quarto. Mathieu De La Drome, basandosi su di un principio ottenuto da osservazioni eseguite per vari anni a Ginevra, ed iniziate nel 1796, asseriva che nei quattro ultimi mesi dell'anno quando il novilunio comincia fra le 8 e le 9 e mezza (antimeridiane) si ha una quantità di pioggia maggiore che non quando si verifica alcune ore prima o dopo del dato tempo. Il primo dava 31 millimetri d'acqua, il secondo 17.   Ma Leverrier (14) dimostrò che questa differenza era puramente casuale, giacché era dovuta ad una pioggia torrenziale caduta verso le 9 del mattino nell'anno 1840.
Per quanto riguarda i temporali, il Toaldo (Op. cit. pag. 160) catalogando un numero notevole di "varie insigni procelle" è del parere che un turbamento nell'oceano e nell'atmosfera venga prodotto dalla Luna, particolarmente durante le sigizie, e nelle posizioni apogee e perigee (tanto più se questi fenomeni coincidono fra loro). Il fenomeno si renderebbe più manifesto intorno agli equinozi ed ai solstizi, epoche in cui, come si è visto, si hanno le massime altezze annue delle maree.  Sempre discutendo le osservazioni di Vigevano, lo Schiaparelli trovò che il numero dei temporali è più frequente nella luna calante che in quella crescente; il massimo cade verso il 24° giorno ed il minimo intorno al 5° giorno della lunazione; con un rapporto di 2 a 3 fra la frequenza minima e la massima. Però egli asserisce che non bisogna fermarsi a questo punto, e solo una lunga serie di osservazioni potrebbero confermare tale rapporto. 
per quel che riguarda la serenità del cielo le osservazioni di Schubler ad Augusta e quelle di Schiaparelli a Vigevano danno risultati opposti tra loro : difatti il primo trova che i giorni sereni sono più frequenti verso l'ultimo quarto, e quelli coperti, invece, verso il primo. Al contrario il secondo trova un massimo di serenità ed un minimo di nuvolo verso il primo quarto; intorno all'ultimo quarto un massimo di nuvolo ed un minimo di serenità. Altre indagini sull'influenza della Luna sui fenomeni meteorologici vennero eseguite anche in seguito e ultimamente nel 1916 vi furono quelle di Ronch. Ma neanche questi riuscirono a trovare nulla di concreto; e se taluni, come il Pilgrom ed il Lamprecht credettero trovare una certa influenza, questa è dovuta più al metodo seguito, non sempre scevro di incertezze, che alla realtà della cosa (15).  Per concludere, anche ammettendo che le medie di tutte le osservazioni sul tempo fossero esatte, l'agricoltura non potrà mai giovarsi di esse, poiché trattandosi di valori medi, nulla di positivo e di preciso si potrà dire sulle condizioni meteorologiche di un determinato giorno della lunazione. Infatti se alla richiesta di un contadino rispondiamo (dice il Marchesi) che nel quinto giorno della Luna si ha un sesto di probabilità di sereno, quattro venticinquesimi meno di probabilità per la pioggia, ed un terzo meno di probabilità di temporali, il contadino non avendo ricevuto una risposta soddisfacente rimarrà sempre più avvinto alle convinzioni largamente diffuse nella sua classe. 

Maree  solide

  • Influenze lunari sui terremoti, sulle eruzioni vulcaniche e sul magnetismo terrestre

Oltre alle maree oceaniche ed a quelle solide (leggeri spostamenti della crosta terrestre), alcuni dotti sono dell'opinione che la Luna debba produrre anche maree sotterranee sul nucleo interno della Terra, supposto liquido. Dall'urto di questa massa contro la crosta terrestre avrebbero origine i terremoti. Secondo Bainet "la forza di sollevamento della Luna non produrrebbe che pressappoco l'effetto causato dal peso d'uno strato di un terzo di metro di spessore" vale a dire quasi del tutto insignificante.  Poisson (16) ammetteva l'azione lunare e l'esistenza delle maree sotterranee. Il Perrey cercò di trovare una relazione tra la frequenza dei terremoti e le posizioni della Luna.  Infatti prendendo in esame 47790 scosse riscontrò che queste presentano un massimo al perigeo ed un minimo all'apogeo, con due massimi nelle sigizie (novilunio e plenilunio) e due minimi nelle quadrature (primo ed ultimo quarto) (17).  Dalle ricerche dello Schmidt risulta un massimo di terremoti all'epoca del novilunio ed un altro massimo due girni dopo il primo quarto, mentre si ha una diminuzione di frequenza all'epoca del plenilunio con una minima nel giorno dell'ultimo quarto (18). Il De Rossi invece trova che la maggior parte dei casi sembra non avere nessuna corrispondenza con alcuna fase, quantunque parecchi di essi si siano verificati durante le sigizie. E manifesta l'opinione che le fasi lunari possono influire solo favorevolmente, ma non provocare il fenomeno, dovuto ad altre cause.  Il Perret (19) invece è del parere che il massimo dei terremoti si verifica nelle quadrature e specialmente quando queste coincidono con la Luna apogea e con minima declinazione solare; in tal caso l'abbandono delle masse terrestri, per la diminuita attrazione, darebbero luogo ad un aumento di pressioni laterali e di squilibri negli strati della Terra. Su queste probabili influenze l'Oldham è del parere che l'attrazione della Luna sugli strati terrestri potrebbe anticipare o addirittura provocare una rottura di equilibrio nelle rocce, i cui strati sotto la pressione dovuta alla contrazione della Terra si trovano continuamente in un equilibrio instabile che tende a divenire stabile da un momento all'altro. Questa ipotesi, asserisce l'Alfano, non manca di probabilità.
Anche il compianto Grablovitz (20) asserendo che la Luna oltre alle periodiche maree oceaniche produce anche nella crosta terrestre dei periodici movimenti, afferma che quando questa in alcuni punti non ha più mobilità e resistenza sufficiente a subire questi sforzi periodici si rompe dando luogo ad una scossa di terremoto che coinciderà con alcune speciali posizioni della Luna e del Sole. Recentemente il Brown, trattando nella teoria della Luna gli spostamenti di massa nell'interno della Terra, trova una corrispondenza fra il diagramma delle piccole deviazioni lunari e quello che dà la frequenza dei terremoti nell'Inghilterra, dal 1750 ai giorni nostri. 
Da tutte queste considerazioni apparentemente in contrasto tra loro l'Alfano opportunamente conclude: " Probabilmente una relazione fra posizione della Luna, marea e scosse consisterebbe in questo che l'aumento o la diminuzione di carico durante l'alta o la bassa marea può provocare o anticipare una rottura d'equilibrio nelle rocce terrestri " (pag.267). Riportiamo, a titolo di curiosità, alcuni casi sporadici di terremoti : Il Sig. Chanvalon nel viaggio alla martinica nota molti terremoti verificatisi nell'ora dell'alta marea. Il terremoto che distrusse Lima il 28 ottobre 1746 si ebbe alle 3 del mattino, ora dell'alta marea. Il Bauguer asserisce che i terremoti nel Perù sono più frequenti dopo l'equinozio di autunno, ossia dopo le alte maree, le piogge e le procelle equinoziali. dal che il Toaldo (pag. 190) conclude che questi fenomeni posso avere dipendenza dall'azione del Sole ed in particolare della Luna. Il terremoto di Calabria del 16 novembre 1894 avvenne con Luna perigea e le più forti repliche si ebbero sia nel perigeo che nelle sigizie (21). Si è tentato anche di fare un confronto fra l'attività del Vesuvio e le fasi lunari. L'illustre Palmieri, primo direttore dell'Osservatorio Vesuviano, accenna ad una probabile influenza lunare sulle convulsioni di questo famoso vulcano: " dalla collezione delle figure dell'Osservatorio, in tutti i grandi incendi, ritratti in tempo di notte, o la Luna non si trova rappresentata, o se si trova è in plenilunio. Non si trova la mezzaluna o la Luna falcata; il ché vuol dire che il maggior numero delle grandi eruzioni avvenne o nel novilunio o nel plenilunio. Nei lunghi periodi eruttivi avvenuti dopo l'installazione dell'Osservatorio Vesuviano si è avuta occasione di notare che i maggior incrementi sono accaduti nei tempi delle sigizie. Sono questi i fatti ma noi non intendiamo elevare sopra di essi una legge sicura" (22).  Il Semmola nega però l'influenza dell'attrazione luni - solare sulle masse fluide interne dicendo che " il nostro satellite non è complice dei terribili avvenimenti che spesso si hanno nel nostro vulcano" (23)
Non pertanto l'Alfano risolleva la questione dell'influenza lunare, e confrontando ben 30 fra le più terribili eruzioni del Vesuvio (da quella del 16 dicembre 1631 all'ultima dell'8 aprile 1906) colle posizioni della Luna, trova 24 eruzioni avvenute intorno alle sigizie e 6 nelle quadrature. Conclude ritenendo " esistere una qualche relazione tra il realizzarsi di un'eruzione vesuviana e le fasdi lunari" (24)
Quasi accertata sembra l'influenza della Luna sul magnetismo terrestre, già posta in evidenza fin dal 1839 a Milano dal Kreil. Quantunque in un primo tempo questa ipotesi venisse messa in dubbio, in seguito fu confermata dalle osservazioni eseguite a Toronto dal Sabine, il quale trovò che le oscillazioni magnetiche passano ogni giorno per due valori massimi e due minimi. Lo stesso risultato è stato ottenuto dal De Moidrey (25) in un trentennio di osservazioni : costui nel suo esame ha tenuto conto anche della declinazione della Luna e della sua posizione rispetto ai nodi. Già Hansteen aveva scoperto nelle variazioni del magnetismo terrestre un periodo di 19 anni che coincide appunto col movimento dei nodi lunari.
Note:
- 1):  Filosofo enciclopedico, nato a Stagira nel 382 a. C., morto a Calcide nel 322 a. C. Trattò di tutte le scienze cognite. Compose dei trattati sulla fisica, sul cielo, sulle meteore ecc.
-2):  G. Schiaparelli, Op. cit., Vol. I, pagg. 426-7.
-3):  La terra ritarda ? Rivista di Fisica, Matem., ecc., marzo 1927.
-4):  Astronomo, nato nel 1632 a Modena, morto nel 1687 a Padova. Qui occupò la cattedra di astronomia appositamente istituita per lui dalla Repubblica di Venezia. Tenne la cattedra di matematica all'Università di Bologna e poi a quella di Padova.
-5):  Fu uno dei più celebri matematici e filosofi del secolo XVIII ( 1717 - 1783 ).
-6):  Geometra insigne ( 1713 - 1765 ) pubblicò un'opera intitolata "Figura della Terra dedotta dalle leggi dell'idrostaica"
-7):  Astronomo francese ( 1767 - 1843 ). Constatò le perturbazioni di Urano e le attribuì all'esistenza di un ottavo pianeta, ancora sconosciuto. La sua ipotesi venne confermata nel 1846 dalla scoperta di Leverrier.
-8):  Geografo insigne, n. a Pianezze nel 1719, m. a Padova nel 1798. Insegnò nell'Università di Padova; si applicò specialmente allo studio dei fenomeni meteorologici.
-9) e 10):  Citati dal Toaldo.  
-11):  Ciel et Terre. Tom. XV, pag. 17 ( citato dal Carrara ).
-12):  Bollettino di Moncalieri, pag. 77 (ibidem).
-13):  Cosmos, XXVI, 320 (ibidem).
-14):  Celebre astronomo francese, n. nel 1811, m. nel 1877. Col solo aiuto del calcolo, in base alle perturbazioni di Urano dedusse l'esistenza del pianeta Nettuno, che fu poi rintracciato da Galle a Berlino nel 1846. A lui si deve pure la prima organizzazione delle osservazioni meteorologiche simultanee.
-15):  t. aLIPPI, Op. Cit. pag. 129.
-16):  Celebre matematico francese, n. nel 1781, m. nel 1840. Scrisse molte opere tra cui un Trattato di Meccanica, Sull'invariabilità dei minori movimenti dei grandi assi planetari, Teoria meccanica del calore.
-17):  G. B. Alfano, Sismologia moderna, Milano, Hoepli, 1910, pag. 205.
-18):  L. Gatta, Sismologia, Milano, Hoepli, 1884, pag. 145 ( citato dall'Alfano ).
-19):  Some conditions affecting volcanic eruptions. Science, Vol. XXVII, pag. 173, 1908; (citato dallìAlfano).
-20):  Nuova teoria sismica delle maree, Trieste, 1876  (citato dall'Alfano).
-21):  A. Riccò; Riassunto della sismografia del terremoto del 16 novembre 1894 in calabria e Sicilia. Boll. Soc. Sismol. Ital., Vol. V, 1899 - 1900, pag. 178 (citato dall'Alfano.
-22):  L. Palmieri, Il Vesuvio e la sua storia. Milano, 1880, pag. 31 ( citato dall'Alfano ).
-23):  E. Semmola, L'attività del Vesuvio e le fasi lunari dal 1895 al 1897. Napoli, 1898, (citato dall'Alfano).
-24):  G. B. Alfano, Le eruzioni del Vesuvio e le fasi lunari.  Rivista di Fisica, Matem. e Scienze Nat. Anno 3° (serie II), N.5
-25):  Effetto della posizione della Luna in angolo orario sulla declinazione magnetica a Zikawei. Terrestrial magnetism and atmosferic electricity.

 

La Luna nella previsione del tempo
" Ipse Pater statuit quid menstrua luna moneret "  ( Georg., lib. I )

  • Corone ed aloni. Luna in piedi e Luna coricata. I pronostici di Arato e la moderna previsione del tempo.
  • Corone ed aloni

Non di rado la Luna si può vedere circondata da uno o più cerchi, variamente colorati, molto vicini all'astro, e che presentano una colorazione rossa all'esterno e violetta all'interno. Essi sono dovuti al noto fenomeno della diffrazione, che si verifica allorquando un fascio di luce passa attraverso ad una sottile fenditura o incontra, in un campo trasparente, un sottile corpo opaco. Nel nostro caso i raggi luminosi passano attraverso alle goccioline di nubi interposte : gli alto - strati, che sono veli densi, di colore grigio o azzurrognolo. Possiamo paragonare questo fenomeno a quello dell'arcobaleno che, come è noto, è dovuto alla rifrazione, riflessione e diffrazione dei raggi solari nelle goccioline di pioggia.  Se le goccioline (degli alto - strati) risultano di dimensioni fra loro differenti, danno luogo ad una serie di anelli concentrici che si accavallano, sovrapponendo in tal modo i colori rifratti. L'anello risultante (corona) avrà un aspetto bianco e la Luna si presenterà allora circonfusa di colore lattiginoso. Lo stesso si verifica anche attorno al Sole, però a causa dell'abbagliante luce da esso diffusa difficilmente e solo raramente il fenomeno è osservabile.  Il fenomeno della corona può essere sperimentato facilmente da chiunque : basta servirsi di una semplice candela osservata attraverso un vetro, preventivamente inumidito coll'alito.
A differenza delle corone e delle aureole, gli aloni, sopratutto nelle regioni polari, presentano un'attrattiva straordinaria, dovuta alla grandiosità ed alla complessità del fenomeno. Nella figura 115 viene rappresentato schematicamente l'aspetto di un alone solare al completo : al centro della meteora è posto il Sole, circondato da un primo e piccolo alone : alone ordinario o principale, del diametro di 22° circa, e da un altro, maggiore : grande alone o straordinario, di 45° circa.  Entrambi sono tagliati a metà da una striscia bianca orizzontale : cerchio parelio. Nelle intersezioni o prossimi ad esse trovansi i parelii che sono delle immagini del Sole; e propriamente chiamati ordinarii quelli appartenenti all'alone principale, e secondari gli altri due. A guisa degli aloni, i parelii sono colorati in rosso nella parte rivolta al Sole, e via via in giallo, in verde, ed infine in azzurro nella parte opposta. E' da notare che lo spazio di cielo compreso fra l'alone ordinario ed il Sole presenta una tinta più scura del fondo del cielo.


la luna
  • Fig. 115 - Struttura completa di un alone solare.

Sul cerchio parelio si notano altre immagini del Sole : i parantelii, che trovansi a circa 120° dal Sole, e l'antelio a 180°. Inoltre gli aloni posseggono gli archi tangenti, e propriamente quello principale si presenta con due archi, uno superiore ed uno inferiore, passanti entrambi per lo stesso verticale dell'astro. Essi assumono forme svariatissime a seconda dell'altezza del Sole. Quando l'astro trovasi all'orizzonte, l'arco superiore si presenta sotto forma di due corna, le quali, a misura che il Sole si eleva, vanno slargandosi assumendo l'aspetto segnato in figura. Gli archi infralaterali, vivamente colorati si mostrano tangenti all'alone straordinario, nella parte inferiore, cioè al di sotto del cerchio parelio.


la luna
  • Fig. 116 - Un alone solare al completo nelle regioni polari. Si veggono i due aloni concentrici, gli archi circumzenitale e tangenti, ed i parelii.

Per quanto gli aloni si verifichino spesso, non sempre si mostrano in tutta la loro complessità. Quelli al completo si osservano, molto frequentemente, nelle regioni polari (figg. 116 e 117), Anche intorno alla Luna si producono aloni magnifici, ed in questo caso le false immagini dell'astro vengono chiamate paraseleni.  Ma al sorgere ed al tramontar del Sole il fenomeno dell'alone, quando si verifica, si presenta sotto un aspetto diverso, notandosi, al di sopra dell'astro, una colonna luminosa abbastanza alta; ed allorquando il Sole è un poco alto sull'orizzonte, questa, intersecata dal cerchio parelio, forma una croce luminosa, al cui centro trovasi l'astro.  nella figura 117 si vede la colonna al di sotto della Luna.


la luna
  • Fig. 117 - Un alone lunare al polo nord. Da un pastello dell'esploratore F. Nansen (Fra grigiori e tenebre).

Il fenomeno così complesso degli aloni, a differenza delle corone e delle aureole, è dovuto alla riflessione, rifrazione e decomposizione della luce bianca, non più ora dalle goccioline liquide, ma attraverso piccoli cristalli di ghiaccio, dovuti al congelamento delle goccioline che costituiscono le nubi più alte dell'atmosfera : i cirri.  Questi cristalli appartengono al sistema esagonale, presentandosi sotto forma di prismi allungati o schiacciati, ed anche sotto l'aspetto di stelle.


la luna
  • Fig. 118 - Alcune forme di cristalli di ghiaccio, solidificati nel sistema esagonale, cha danno luogo al fenomeno degli aloni.

A causa della resistenza dell'aria su questi cristalli piccolissimi, che tendono a precipitare al suolo,gli aghi allungati cadono verticalmente, mentre gli esagoni schiacciati e le stelle cadono di traverso, mantenendo l'asse sempre in posizione orizzontale. Queste particelle di ghiaccio, i cui angoli sono di 60° o di 120°, a causa del sistema esagonale secondo cui sono cristallizzate, presentano nella loro caduta certe determinate direzioni. L'alone principale o ordinario viene generato dalla rifrazione della luce attraverso i cristalli di ghiaccio (orientati in tutte le direzioni) allorché tale rifrazione avviene nei prismi il cui angolo al vertice è di 60°. Risulta di 22° il valore mimino di deviazione di questi prismi per l'indice di rifrazione del ghiaccio ( 1°.3 ); perciò la luce che attraversa gli aghi di ghiaccio essendo rinviata a 22° dal Sole non illumina sufficientemente la zona compresa nell'alone ordinario; la quale appare per questa ragione di un caratteristico color grigio. Il grande alone o alone straordinario è dovuto alla rifrazione dei raggi che attraversano gli angoli di 90° del prisma (angoli d'una faccia laterale con la base). 
Il cerchio parelio e i due parelii principali sono causati dalla deviazione minima nei cristalli, il cui angolo è di 60° ed i cui spigoli risultano verticali. I parelii secondari si hanno invece quando i raggi subiscono due deviazioni. Per mezzo di analoghe considerazioni si spiega la presenza degli archi tangenti e dell'arco circumzenitale. L'antelio è prodotto da una doppia riflessione nei prismi ad asse verticale. Le colonne di luce sono causate dalla riflessione della luce sulle basi orizzontali dei cristalli allorché questi sono in movimento attorno alla verticale. Le corone, le aureole, gli aloni che circondano la Luna, per quanto concerne la previsione del tempo, sono indizi preziosi, giacché dalla loro presenza si può quasi sempre pronosticare un cambiamento di tempo, essendo questi fenomeni spesso annunciatori di cattivo tempo. In ogni modo rappresentano sempre un buon indicatore dello stato igrometrico dell'atmosfera :
" Così cinger la figlia di Latona
Vedem talvolta, quando l'aere è pregno
Sì, che ritenga il fil, che fa la zona "
( Par.  X,  67 - 69 )
Ma gli antichi non si fermavano solo alla previsione del tempo; essi ritraevano da tali fenomeni spesso presagi sfavorevoli per i loro regnanti.  Ne riportiamo alcuni (citati da Schiaparelli) compilati dagli astronomi della corte di Ninive :
- " Quando un alone circonda la Luna, e Giove sta dentro di esso, il re di Accad sarà assediato "  Nergal - Itir (Thompson, n. 92).
- Quando un alone circonda la Luna, e Saturno sta dentro di esso, la verità sarà detta nel paese, il figlio dirà la verità a suo padre. Felicità dei popoli " (Thompson, n. 100).

  • La Luna in piedi e la Luna coricata  (1)

Fra i tanti proverbi diffusi negli ambienti marinareschi ve n'è uno riguardante certe speciali posizioni della Luna rispetto all'orizzonte : Luna seduta, marinaio in piedi;  Luna in piedi marinaio seduto. Veniamo subito ad esporre il significato della Luna in piedi e della Luna seduta. 
A causa del fenomeno delle fasi, l'astro della notte si presenta ora pieno ora notevolmente falcato : precisamente a quest'ultima fase (alcuni giorni avanti il primo quarto, o dopo l'ultimo) si riferisce il detto popolare. In tali giorni i corni della Luna sono molto pronunciati, scomparendo quasi in prossimità del primo e dell'ultimo quarto. La congiungente i due corni vien detta asse della fase e dalla posizione dell'asse rispetto all'orizzonte si ha la Luna dritta oppure la Luna seduta o coricata. Nel primo caso l'asse della fase è perpendicolare o quasi all'orizzonte, mentre nel secondo risulta più o meno parallelo, ossia orizzontale o quasi (fig. 119). Per chiarire meglio il fenomeno cercheremo di raffigurarci la Luna, supponendoci all'equatore o in un paese qualsiasi della zona torrida. L'asse della fase, ossia l'asse lunare, è quasi perpendicolare all'eclittica, sulla quale si sposta nel corso di un anno il Sole. questo, all'equatore, quando passa al meridiano di un sito qualsiasi, si discosta poco dallo zenit (Z) e per due volte l'anno (all'epoca degli equinozi - 21 marzo e 23 settembre) vi coincide.


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Fig. 119 - La Luna e l'asse della fase.

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Fig. 120 - La Luna a barchetta.

A causa della notevole inclinazione del piano dell'eclittica sull'orizzonte di tali paesi e della perpendicolarità o quasi dell'asse lunare sul piano stesso dell'eclittica, la Luna verso il tramonto si vedrà seduta, cioè a barchetta (fig. 120), mentre al suo sorgere si mostrerà capovolta, ossia a ponte (Fig. 121). nella posizione intermedia (al momento del suo passaggio in meridiano - fig. 122) si vedrà dritta. 


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Fig. 121 - La Luna a ponte.

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Fig. 122 - La Luna in piedi.

 

Per rendere le citate figure più semplici si è posta la Luna sull'equatore, e propriamente nel punto y (intersezione dell'eclittica coll'equatore), ciò è possibile solo quando la Luna ha declinazione zero. Pertanto il nostro satellite, a causa del moto diurno della sfera celeste, si sposterà sull'equatore percorrendo l'arco yZW (Fig. 121); è poiché il punto y segue anch'esso il moto apparente della sfera celeste, al tramonto della Luna si troverà prossimo a W, mentre y' risulterà vicino a E. Durante la fase crescente , a ponente, si ha la Luna a barchetta, ed a levante, la luna a ponte; mentre l'inverso si verifica durante la fase decrescente, dopo l'ultimo quarto. Fin qui per i paesi della zona torrida. 
Per latitudini più alte il fenomeno si rende più complesso. Nella fig. 123, il piano NESW rappresenta l'orizzonte di un luogo O, di latitudine j  (arco NP) appartenente alla zona temperata. I semipiani  EQWy'Cy  rappresentano rispettivamente l'equatore e l'eclittica al di sopra dell'orizzonte. 
Sia  la posizione della Luna in un dato istante, ed  LA  quella dell'asse della fase sull'eclittica; facciamo passare per  L  la traccia  ZLT  di un piano verticale (in cui l'arco  LT  è l'altezza della Luna sull'orizzonte) e la traccia  PLB  del circolo orario (in cui l'arco  LB  rappresenta la declinazione della Luna).  L'angolo  ALB  viene chiamato angolo di posizione, e l'altro  BLT , angolo parallattico, entrambi variabili; quest'ultimo si determina risolvendo il triangolo di posizione  PZL (2) in base ai seguenti dati noti :  PZ (complemento della latitudine  NP),  PL (compl. della declinazione  LB),  ZL distanza zenitale dell'astro (compl. dell'altezza  LT, che si misura col sestante), e l'angolo in  P  che si determina preventivamente. 
L'angolo di posizione ( ALB ), indicato con  S , variando in funzione dell'obliquità dell'eclittica ( e ), della longitudine ( l ) e della declinazione ( d ) della Luna si calcola mercé la semplicissima formula :  sen S = sen e cos l sec d , proposta dall'astronomo Santini (3) di Padova.  Il valore di esso varia da -27° a +27° ; si piglia il segno positivo quando l'asse della fase risulta inclinato (in alto) verso ponente, e quello negativo quando è inclinato verso levante. Dunque la Luna si mostrerà seduta o a barchetta allorquando l'angolo di posizione  ALB e quello parallattico  BLT  risulteranno entrambi positivi : allora i valori si sommano. Quando poi l'angolo parallattico è positivo e quello di posizione è negativo la differenza dei loro valori indicherà l'inclinazione dell'asse della fase : la Luna apparirà più o meno in piedi (dritta). 
Quale indizio di cattivo tempo possa dare la Luna seduta, o di tempo buono la Luna in piedi, non appare per nulla dalla dimostrazione del fenomeno ! L'infondatezza del proverbio risulta ancora più evidente se ci riferiamo ai paesi posti sull'equatore, ove la Luna osservata in meridiano si vedrà quasi sempre dritta (in piedi) mentre dopo poche ore, a ponente, si presenterà a barchetta. Nei paesi delle zone temperate, a differenza dei fenomeni meteorologici che sono continuamente variabili, il fenomeno della Luna coricata si ripete periodicamente, come tutti i fenomeni astronomici; è giacché esso si verifica principalmente al tempo degli equinozi, durante il quale si hanno sempre delle burrasche, ne segue che il proverbio prende origine da questa coincidenza. 

  • I pronostici di Arato e la moderna previsione del tempo

E' ben noto l'interesse che prestavano gli antichi alla speculazione del cielo. L'osservazione del corso degli astri sulla volta celeste era di competenza dei filosofi, i quali cercavano di scoprire le leggi che regolavano i loro movimenti, e d'investigare la struttura stessa dell'Universo. D'altra parte i contadini, i pastori e specialmente i naviganti avendo maggior interesse, per le loro occupazioni, di conoscere le condizioni meteorologiche con un certo anticipo, tentavano di leggere nei fenomeni celesti le mutazioni del tempo. Le osservazioni degli astri, e principalmente della Luna, prolungate nei secoli, suggerirono a quegli antichi e infaticabili osservatori (sforniti tuttavia dei più rudimentali strumenti e di fondate nozioni scientifiche) che sono segni di cattivo tempo : 
- 1)  se al Luna nuova presenta le corna oscure, e le punte nere;
- 2)  se al levare avrà le corna grosse e mal terminate;
- 3)  se appare circondata di cerchi scuri, verdastri (indizi di pioggia);
- 4)  se si presenta rossa  (promette vento);
- 5)  se appare pallida  (indica pioggia).
Invece è segno di buon tempo se la Luna si mostra candida, specialmente verso le sigizie. 
Questi pronostici, tuttora diffusi tra il volgo e che in parte trovano il loro fondamento nella fisica dell'aria (vedi aloni), ci sono stati tramandati da Arato in bei versi, che riportiamo tradotti dal greco da A. L. Bricci Veronese :
I Pronostici di Arato 
" Osserva sopra tutto ambe le corna
Dell'aurea Luna.  Or d'una, or d'altra luce
Dalla sera vedrai tinto il suo volto, 
E temperato con diverse forme
Nel suo principio; al terzo giorno; e al quarto
Da lei conoscerai, del nuovo mese
Qual sarà la stagion: ella serena
Fia, se sottile e pura a noi si mostri
Nel terzo dì la Luna; assai ventosa,
S'ella sarà sottile, e intorno sparsa
D'assai carco rossor; ma se dal terzo
Al quarto dì ne manda un debol lume
Colle corna spuntate, immensa pioggia
Cadrà sui campi, o spirerà Scirocco.
Che se menando il terzo dì, ne mostri
Non tremule, o all'insù volte le corna,
Ma piegate egualmente e quinci e quindi,
Alla mattina udrai soffiar Ponenti.
Che se dritta così conduce pure
In cielo il quarto giorno, avrai sospetto
Non nell'aria si formi orribil turbo.
Che se il corno soprano è bene arcato,
Attendi Tramontana, oppur Scirocco
S'è rivolto all'insù. Ma quando intero 
Il cerchio che la cinge, appare rosso,
Temi fiera burrasca, e più la temi
Quanto più quel rossor somiglia al foco. 
Nei Pleniluni, e Quarti, e quando cresce,
E quando riede a falce, anche l'osserva;
Che il suo color ti accennerà dei mesi
L'andamento qual fia.  S'ei dunque tutto
Si mostra chiaro, dì sereni accenna,
Se tutto rosso, pien l'aer di venti,
Se in qualche parte oscuro, immensa pioggia.
Ma non tutti si ponno ad ogni giorno
Questi segni veder. Ben quei che al terzo
Seguono, e al quarto dì la nova Luna,
Sogliono anche seguirla al primo Quarto,
O quei del primo Quarto a mezzo il mese;
Come di mezzo il mese al Quarto estremo,
A cui simile pur si mostra il terzo
O il quarto dì del già spirante mese.
Che se a guisa di cerchio intorno posta
Alla Luna tu vedi un'aia sola,
Attendi pur bonaccia e insieme vento,
Ma quand'ella si squarcia, orribil vento,
E quando si dilegua intera calma : 
Che se doppia compare, ahi qual tempesta 
Si deve paventar : ma quando fia
Maggior, s'ella sarà triplice ? e quanto
Se sarà nera ? oppur se squarcerassi ?
Tai cose antiveder dal mensil corso
Della Luna potrai, ma più del Sole
Siati a cor d'osservar l'occaso e l'orto ".
 I pronostici di Arato furono molto in voga presso gli antichi, specialmente fra i Greci, ed unitamente ai "Fenomeni" (riguardanti l'Astronomia) furono tradotti in latino da Cicerone, da Germanico, da Avieno e, in seguito, da altri. Alcuni giorni della Luna vengono ritenuti quasi critici, principalmente quello del novilunio, ed in seconda linea l'altro del plenilunio. Inoltre anche il terzo giorno che segue o precede le sigizie è riguardato come indice sicuro per le mutazioni del tempo.  
Si dice che se si osserva nell'ora delle sigizie un certo vento, che dura fino al terzo giorno, esso continuerà a soffiare fino a 3 giorni avanti la Luna piena. Se poi un vento spira durante il plenilunio, e continua per 3 giorni, esso durerà fino a 3 giorni innanzi il novilunio. Il Toaldo (pag. 194) ha voluto verificare questa regola ed afferma che su 74 lune, esaminate dal 1725 al 1730, solamente 4 fanno eccezione mentre più della metà la confermano per l'intero mese. Fin qui abbiamo considerato solamente quei pronostici inerenti alla Luna, mentre l'Arato prosegue soffermandosi lungamente anche su quelli ricavati dal Sole. E ciò che maggiormente attira l'attenzione è che le previsioni sulle mutazioni del tempo si fondavano non solo sui fenomeni astro - meteorologici, ma su tutto quanto potesse loro rappresentare il più semplice ed impensato indizio : 
" ................................................. gli stessi
Stridenti sorci allor che in dì sereno
S'odono saltabellar di danza in guisa,
Ed i cani, che il suol colle sue zampe
Si veggono raspar, non senza segno
Ai vecchi osservator son di tempesta ".
I Pronostici di Arato godono ancora il favore presso i contadini ed i marinai, e ciò viene giustificato da diverse circostanze : prima fra tutte l'attaccamento perseverante di questi uomini, ingenui e speculativi, per tutte le più antiche consuetudini e credenze; poi per lo scetticismo su tutto ciò che ha sapore di moderno, in parte giustificato dalla incomprensione delle leggi e del meccanismo della Scienza (sopratutto su ciò che riguarda la previsione del tempo nel campo della Meteorologia). La maggior parte di questi pronostici, sottoposti alla critica della scienza hanno perduto completamente il loro valore, ed Arago, per primo, concludeva, in base a dati inoppugnabili, che qualunque siano i progressi delle scienze, gli scienziati si guarderebbero bene, per un senso di dignità, di predire il tempo a lunga scadenza. Invece la previsione del tempo, a breve scadenza, vien fatta in tutti i Paesi civili : per es. in Italia, al R. Uufficio centrale di Meteorologia in Roma pervengono telegraficamente e per via Radio le osservazioni meteorologiche eseguite in oltre cento stazioni sparse nel Regno o confinanti con esso. I dati utilizzati sono principalmente le osservazioni della pressione, della tendenza barometrica, del vento, della temperatura ecc. prese alle ore 8 del mattino e alle 21 del giorno precedente. 
In tal modo si possono tracciare sopra una carta geografica le linee isobariche (di uguale pressione atmosferica) dopo aver eseguito le opportune riduzioni. Questa carta ci dà l'idea della distribuzione della pressione atmosferica per l'istante dell'osservazione. Il telegramma che preannunzia la direzione e la forza del vento, la pioggia, lo stato del mare ecc. viene diramato per Radio alle 14 e vale fino alle ore antimeridiane del giorno successivo. Se il presagio generale non presenta difficoltà di sorta quando si conosca la carta isobarica e gli ulteriori sviluppi che si possono prevedere, così non può dirsi per quello locale (che interessa particolarmente l'individuo) il quale riesce più difficoltoso in quanto bisogna tener conto di parecchi altri fattori. Evidentemente la compilazione di un presagio particolare per ogni luogo renderebbe sommamente difficoltosa e ponderosa l'opera per un Ufficio centrale. Quindi la necessità di decentrare il servizio dei presagi, frazionarlo ed istituire uffici regionali (4).
    Note:  
- 1):  Dall'Almanacco Veneto, 1931.
- 2):  Di capitale importanza nei problemi di navigazione astronomica.
- 3):  Astronomia, Vol. I, pag. 87,  2° edizione.
- 4):  Alippi, Op. cit., pag. 112.

 

 

fonte: www.luna.e-cremona.it

 

 

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