Michelangelo Buonarotti tutto di tutto
Michelangelo Buonarotti
Tratto da wikipedia : Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei più grandi artisti di sempre.
Intese fare della sua attività un'incessante ricerca dell'ideale di bellezza. Fu nell'insieme un artista tanto geniale quanto irrequieto. Il suo nome è collegato a una serie di opere che lo hanno consegnato alla storia dell'arte, alcune delle quali sono conosciute in tutto il mondo e considerate fra i più importanti lavori dell'arte occidentale: il David, la Pietà o il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina sono considerati traguardi insuperabili dell'ingegno creativo. Michelangelo fu ammirato enormemente anche dai suoi contemporanei: lo studio delle sue opere segnò le generazioni successive, dando vita, con altri modelli, a una scuola che fece arte "alla maniera" sua e che va sotto il nome di manierismo.
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Arte Michelangelo tutto di tutto
MICHELANGELO BUONARROTI (1475-1564)
Ha vissuto una vita lunga e ci ha lasciato molto.la sua formazione è piuttosto precoce: già a tredici anni lavora nella bottega del Ghirlandaio. Ma lo stile di quest’ultimo non ha influito molto dul suo stile. Michelangelo si è esercitato molto nella copia dell’antico. Studia anche i maestri più emotivi come Giotto ( affreschi nella chiesa peruzzi a S. Croce)e Masaccio (cappella Brancacci). Il fatto che più tardi frequenta i Cortili di S. Marco, cortili adiacenti al convento di S. Marco edificato da Michelozzo e affrescato dal Beato Angelico. All’interno di questi cortili la corte Medicea aveva istituito una sorta di carso di scultura, in cui ci si esercitava nella copia dei reperti antichi che si trovavano nel giardino. Il corso si teneva sotto la direzione di Bertoldo Di Giovanni (allievo di Donatello nei suoi ultimi anni) egli contribuisce a trasmettere la poetica di Donatello a Michelangelo. Poetica che consiste in una indagine umana. Lorenzo De Medici stesso partecipava al corso. Durante la permanenza nel Giardino Michelangelo si esercita nella copia del reperto classico. Ma egli si abitua ad un esercizio particolare: osserva attentamente e a lungo il modello, poi fa uno schizzo per fissare bene l’immagine in testa e infine lo riproduce senza averlo davanti. Non è solo un esercizio manuale ma anche un esercizio mentale. Osserva fa sua l’idea e la riproduce fedelmente. Michelangelo è stato anche in ottimo poeta e all’interno di alcuni suoi scritti parla della scultura enuncia il suo concetto di scultura. La figura è presente nella mente dell’artiste e nella materia (il marmo), la scultura non è un fare ma un togliere materia (materia). La figura non è visibile ma esiste, la bravura dell’artista sta nel farla emergere. In un Madrigale dedicato a Vittoria Colonna, una donna che fù da sempre un grande punto di riferimento per Michelangelo, egli fa un faragone tra scultura ed esistenza umana scoprendosi filosofo. Parla della roccia come Platone parla dell’anima. Mano mano che si toglie materia dalla roccia emergie la figura. Così l’idea (la figura) è imprigionata nella materia. Le immagini non finite di Leonardo sono figure che in parte sono ancora trattenute nella materia. Il non finito rappresenta la vita che è una catena che trattiene l’anima. La sua visione dell’arte diventa per lui visione dell’intero mondo. Egli interpreta la filosofia platonica. Nel Fedone (opera di Platone) si parla del rapporto tra anima e corpo: il corpo è la catena che impedisce all’anima di elevarsi. Michelangelo riprende questo concetto e lo fa proprio rapportando il corpo e l’anima alla materia e la forma. Michelangelo ha la capacità di avvicinare l’arte alla filosofia mentre Leonardo avvicina l’arte alla scienza. Per Michelangelo la scultura è la regina delle arti perché è l’unica tecnica mediante la quale per ottenere una forma bisogna togliere materia. Al contrario nella pittura bisogna aggiungere materia.
LA CENTAUROMACHIA o Battaglia Dei Centauri (1492) Casa Buonarroti
Studi recenti hanno provato che non si tratta di una vera e propria battaglia di centauri, perché sono presenti solo due o tre centauri veri e propri. Si pensa che invece, Michelangelo, per realizzare quest’opera si sia ispirato ad un opera letteraria che aveva appassionato la corte fiorentina: il De Laboribus Herculis (le fatiche di Ercole), poemetto scritto da Coluccio Salutati.questo rilievo esprime un concetto classico: la vittoria della ragione sulla forza bruta. A Michelangelo non interessa il tema del conflitto tra bene e male ma quello del conflitto tra anima e corpo. Egli descrive la lotta dell’uomo contro se stesso. Il tema principale è la lotta, ma non la lotta tra i vari personaggi ma la lotta dell’uomo contro il suo corpo. La lastra di marmo è rifinita con la Gradina(attrezzo simile ad uno scalpello mediante il quale si ottiene l’effetto della materia grezza)per dare un senso di aggressiva pesantezza. Dentro la materia si agitano le anime che cercano di emergere dalla materia. Si attua una lotta esistenziale tra anima e corpo e materia ed idea. La parta delle figure che è emersa è perfettamente rifinita. Per quest’opera egli s’ispira a rilievi di sarcofagi romani, e di Giovanni Pisano ed a un disegno del Pollajuolo : la battaglia degli ignudi. L’opera diventa specchio della vita, assolutamente nuova e moderna. Le iconografie sono tutte ispirate agli eroi della tradizione classica personaggi forti e muscolosi che Michelangelo utilizzerà molto spesso.
Intorno al 1498 Michelangelo si reca a Roma per conferire con il cardinale Riarlo. Il maestro di Michelangelo nel Giardino Di S.Marco (Bertoldo Di Giovanni) aveva spacciato un putto di Michelangelo per un reperto classico al cardinare che si inaspri con l’artista. Proprio mentre stava a Roma per questo motivo nel 1498 gli fu commissionato, dal cardinale francese Jean Bilheres De Lagraulas, quello che oggi è una delle sue opere più famose, il gruppo scultoreo della Pietà.
LA PIETà DEL VATICANO Basilica Di S.Pietro in Vaticano (1499)
Gruppo scultoreo commissionato per la tomba del vescovo francese. Tomba che si sarebbe dovuta trovare nella chiesa di S.Petronilla. il gruppo si sarebbe dovuto posizionare nell’abside a pietra a vista. Il gruppo, di fatto concepito per avere alle spalle la pietra a vista, così da accontentare la concezione di scultura di Michelangelo, si trova attualmente a S.Pietro in Vaticano. Grazie all’azione sconsiderata di un pazzo che anni fa ha sfregiato il gruppo con un martello ora il gruppo, restaurato, è possibile osservarlo solo da venti metri di distanza protetto da una teca. L’opera è finita perché ha come tema la morte. La filosofia di Michelangelo, infatti, spiega che come l’anima è totalmente libera dal corpo solo alla morte dello stesso, la scultura puo essere finita solo quando il tema trattato è la morte (questo non è sempre reso possibile dalla committenza). Il gruppo è alto 1.74 m, largo1.87 m e profondo solo 69 cm questo dimostra che l’opera va osservata solo da davanti , infatti, se si guarda da di fianco la si vede deformata. Se è vero che l’idea è dentro la materia può venire fuori da una sola parte e quindi può essere osservata da un punto soltanto. Con cio Michelangelo vuole che l’osservatore viva lo stesso atto creativo dell’artista. Davanti al blocco l’artista toglie materia e fa emergere l’idea, solo in posizione frontale si può cogliere la completezza dell’idea. Questa è l’unica opera autografa di Michelangelo: è firmata sulla fascia che porta Maria. I panneggi e le anatomie sono eccezionali. Ai tempi dell’artista la pietà e un tema raro in Italia. Era molto più utilizzato tra i Fiamminghi. In Italia ci sono pochi precedenti: Ercole De Roberti con la Madonna Di Modello Wesperwilber (Liverpool). Nel gruppo di Michelangelo c’è un’apparente incongruenza tra il Cristo morto e la Madonna adolescente( Maria alla morte di Gesù doveva essere anziana). Ma, sottolineato anche dalla posizione di Maria, con il braccio destro sostiene Gesù con il sinistro fa un gesto dimostrativo, la giovinezza di Maria simboleggia l’avverarsi di una previsione fattale dall’angelo dell’annunciazione. Qui Michelangelo ha voluto rappresentare non la dimensione temporale del presente, cioè questo non è il racconto di un particolare momento della vita di Gesù, ma descrive il significato della dimensione del passato e del futuro. Dimensione del passato: La Vergine è fin dall’inizio consapevole della fine di Gesù e ciò viene espresso magistralmente dal gesto della stessa. Dimensione del futuro: Cristo è il simbolo di quello che sarà , è usato come esempio. Avviene un contrasto tra passato e futuro. Michelangelo non illustra un momento della vita di Cristo ma ci fa capire il disegno divino. Egli salta la dimensione del presente perché non è un’immagine ne narrativa ne storica. Per Michelangelo la scultura è come la vita. Esistenza ed esperienza che si consuma e si compie con l’esistenza stessa. La morte è il compiersi dell’esistenza ed è la chiave di lettura di tutte le opere di Michelangelo. Da ciò si percepisce il Pessimismo Michelangiolesco.
Dopo quest’opera ritorna a Firenze e iniziano a fioccare committenze da famiglie fiorentine.
IL TONDO TADDEI (1502)
Commissionato da Taddeo Taddei. Tondo in marmo di diametro 1.09 m. rilievo raffigurata Madonna con Bambino e S. Giovannino. Iconografia tradizionale. Accennato il non fitto di Michelangelo. La posizione di Gesù è insolita, sembra che stia scappando rifugiandosi presso la madre. Tende le braccia presso la Vergine. È colpa di S.Giovannino se Gesù è spaventato. La critica, infatti, ha riconosciuto tra le mani di quest’ultimo un cardellino che offre a Gesù. Il cardellino è un piccolo volatile che si nutre di foglie di cardo, foglie molto spinose che rappresentano simbolicamente la corona di spine . Gesù scappa spaventato davanti ad un simbolo del suo calvario. Michelangelo mette in relazione la reazione umana del Bambino con il significato simbolico dell’opera.
ICONOGRAFIA:
Gesù ha un’anatomia da putto classico (abbastanza finito). Putto tipicamente Donatelliano come ad esempio quelli della Cantoria Di S.Maria Del Fiore (che attualmente si trova nel Museo Del Duomo). Domina il non finito, molto più che nella Centauromachia, non riguarda solo lo sfondo ma avvolge tutto il gruppo scultoreo. Alcuni studiosi hanno osato paragonare il non finito di Michelangelo con lo sfumato di Leonardo non hanno capito nulla della sua filosofia. Questo gruppo scultoreo non soddisfò la committenza ma celebrò Firenze ( grazie alla presenza di S.Giovannino, patrono della città)
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