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Archeologia
Tratto da wikipedia : L'archeologia (dal greco ἀρχαιολογία, composto dalle parole ἀρχαῖος, "antico", e λόγος, "discorso" o "studio") è la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).
Venne definita in passato come scienza ausiliaria della storia, atta a fornire documenti materiali per quei periodi non sufficientemente illuminati dalle fonti scritte. In alcuni paesi, e specialmente negli Stati Uniti d'America è stata sempre considerata come una delle quattro branche dell'antropologia (le altre tre essendo l'etnologia, la linguistica e l'antropologia fisica), avente come obiettivo l'acquisizione di conoscenza delle culture umane attraverso lo studio delle loro manifestazioni materiali. L'archeologia è tradizionalmente suddivisa in discipline a seconda del periodo o della cultura oggetto di studio (ad esempio archeologia classica o archeologia industriale o paletnologia), oppure a seconda di particolari tecniche di indagine (archeologia subacquea o archeologia sperimentale), o di specifiche problematiche (archeologia urbana, archeologia teorica), o ancora sulla base del tipo di materiale esaminato (numismatica o epigrafia).
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ARCHEOLOGIA E GEOARCHEOLOGIA
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L'archeologia è una disciplina multiforme, interdisciplinare e multidisciplinare, che unisce approcci talora distanti: dall'approcci tradizionali – es. lo storico-artistico o il crono-culturale – si è passati in anni più recenti a prospettive più marcatamente sociologiche, interpretative o scientifiche, con sfumature differenti che non fanno altro che sottolineare la complessità umana del passato. Alla parola "archeologia" si associano spesso termini come "mistero" o "enigma". Esagerazioni giornalistiche, senza dubbio, che rivelano però come il percorso di ricerca dell'archeologo sia ancora denso di incertezze e questioni aperte. La comprensione delle società umane del passato, la cui conoscenza è spesso fallace a causa del trascorrere del tempo che ha irrimediabilmente modificato la documentazione a nostra disposizione, ha giustamente bisogno di questo approccio multiforme, come multiformi sono le domande che ci poniamo di fronte agli umani del passato: a quando risalgono? come producevano gli oggetti di uso quotidiano? come sfruttavano le risorse dell'ambiente? come erano organizzati socialmente? cosa pensavano? etc etc… Tra gli approcci recenti si annovera quello geoarcheologico, un punto di vista che pone l'accento su una serie di aspetti talora sottovalutati: il clima e l'ambiente del passato, l'origine delle materie prime impiegate, lo sfruttamento del territorio e delle sue risorse, i processi che sovrintendono alla genesi delle stratificazioni archeologiche, il rigore metodologico nella ricerca di terreno etc. E' questo l'approccio qui proposto, quello geoarcheologico, che si propone di svelare - o quantomeno tentare di svelare - alcune delle questioni citate sopra.
GEOARCHEOLOGIA: SVILUPPO E DEFINIZIONE
l termine geoarcheologia comparve nella bibliografia archeologica poco prima del 1970 per indicare la disciplina scientifica che, facendo ricorso a concetti e tecniche delle scienze della Terra, si propone di risolvere questioni di carattere archeologico. Fin dalla sua nascita, la geoarcheologia si caratterizzò come scienza interdisciplinare che utilizza approcci teorici, vocabolario e strumenti metodologici provenienti sia dalle scienze della Terra sia dall'archeologia - una scienza di frontiera dunque. Ripercorrendo brevemente le tappe che portano allo sviluppo della geoarcheologia attuale, bisogna ricordare la pubblicazione del manuale Soils for the Archaeologists da parte di I. Conrwall, nel 1958. Pochi anni dopo, nel 1964, K. Butzer editò Environment and Archaeology: An Introduction to Pleistocene Geography, nel quale si applicavano metodi geologici per la classificazione dei siti preistorici e per la ricostruzione paleoambientale. L'idea di individualizzare una disciplina a se stante risale agli anni '60-'70 del XX secolo e si inserisce nell'ambito degli approcci teorici in voga in quegli anni, in particolare nel quadro della New Archeology (v. es. Ferring, 1994), dell'archeologia processuale o della Contextual Archaeology (es. Butzer, 1982; Clarke, 1968; Clarke, 1972) o della Behavioral Archeology (es. Schiffer, 1987; Schiffer, 1995; Gladfelter, 1981). Fu però Renfrew (1976) a indicare, per la prima volta, cosa s'intendesse per geoarcheologia, dandone una definizione che marcò indelebilmente la storia recente della scienza archeologica (finestra 1-A). Diego E. Angelucci I-6 Finestra 1-A. Alcune definizioni classiche di geoarcheologia "This discipline employs the skills of the geological scientist, using his concern for soils, sediments and landforms to focus these upon the archaeological "site", and to investigate the circumstances which governed its location, its formation as a deposit and its subsequent preservation and life history. This new discipline of geoarchaeology is primarily concerned with the context in which archaeological remains are found. And since archaeology, or at least prehistoric archaeology, recovers almost all its basic data by excavation, every archaeological problem starts as a problem in geoarchaeology." (Renfrew, 1976: 2). "[Geoarchaeology is] the geoscience tradition within geoarchaeology [and] deals with earth history within the time frame of human history" (Gladfelter, 1981: 343). "Geo-archaeology implies archaeological research using the methods and concepts of the earth sciences" (Butzer, 1982: 35) "Geoarchaeology is the field of study that applies the concepts and methods of the geosciences to archaeological research […]. Geoarchaeology uses techniques and approaches from geomorphology (the study of landform origin and morphology), sedimentology (the study of the characteristics and formation of deposits), pedology (the study of soil formation and morphology), stratigraphy (the study of the sequence and correlation of sediments and soils), and geochronology (the study of time in a stratigraphic sequence) to investigate and interpret the sediments, soils, and landforms at archaeological sites." (Waters, 1992: 3-4). "In perhaps its broadest sense […] geoarchaeology refers to the application of any earth-science concept, technique, or knowledge base to the study of artifacts and the processes involved in the creation of the archaeological record" (Rapp & Hill, 1998: 1-2). "La geoarcheologia è una disciplina che interpreta le testimonianze archeologiche utilizzando i metodi e le tecniche proprie della scienza della terra" (Cremaschi ed., 2000: 3). In questo testo s'intende per geoarcheologia la ricerca archeologica effettuata con metodi e concetti delle scienze della Terra, come formulato da K. Butzer (1982). Questa accezione, riconosciuta da buona parte dei geoarcheologi, è stata riprodotta e tradotta più o meno fedelmente in varie lingue, senza mutarne la sostanza (v. es. Cremaschi ed. 2000). Volendo dare una definizione più completa, potremmo dire che la geoarcheologia è una disciplina che utilizza concetti e tecniche delle scienze della Terra per raggiungere interpretazioni archeologiche; opera nell'intervallo di tempo corrispondente alla presenza umana nel pianeta; elabora i dati secondo il metodo scientifico e utilizza un vocabolario derivato dalle scienze della Terra e dall'archeologia. 1.2. GEOARCHEOLOGIA: MODUS OPERANDI Uno dei principali obiettivi della geoarcheologia consiste nel ricostruire le relazioni esistenti tra i gruppi umani del passato e il contesto ambientale in cui essi vivevano. Più in dettaglio, potremmo raggrupparne gli obiettivi principali come rivolti a studiare: la cronologia e la stratigrafia, al fine di ricostruire successioni stratigrafiche a scala locale o regionale, localizzare cronologicamente eventi, stabilire sequenze cronologiche etc.; il paleoambiente fisico, le sue modificazioni nel tempo e le relazioni tra le modificazioni ambientali e le oscillazioni climatiche a scala globale o regionale; le interrelazioni tra umani e ambiente, allo scopo di stabilire il sistema di occupazione del territorio e di comprendere le relazioni tra il popolamento e l'ambiente fisico, così come l'utilizzo delle risorse naturali e gli effetti dell'impatto antropico sul territorio; Appunti di Metodologie della Ricerca Archeologica II, A.A. 2009/10 I-7 i processi di formazione del registro archeologico, per determinare la genesi dei siti archeologici e dei loro componenti, le interferenze tra processi naturali e antropici, le modificazioni sin- e postdeposizionali, la conservazione dei manufatti ecc. A seconda delle problematiche specifiche che si presentano, della situazione e del timing del progetto, il geoarcheologo può crearsi un proprio percorso operativo all'interno del progetto archeologico. Uno schema semplificato ed esemplificativo del percorso di ricerca può essere il seguente: 1. formulazione delle questioni archeologiche e ideazione del progetto - il geoarcheologo si trova di fronte ad una serie di domande, questioni, dubbi e problemi di carattere archeologico, che sono l'origine primaria del proprio lavoro; 2. identificazione delle fonti di informazione - si verifica se nel registro geologico vi siano evidenze, elementi o altro che, una volta analizzato, permetta di rispondete alle questioni archeologiche o quantomeno di indicare ipotesi di lavoro per le questioni sollevate; 3. raccolta di dati attraverso gli strumenti a disposizione delle scienze della Terra - una volta individuati le evidenze da analizzare, si valuta quali siano gli strumenti e le tecniche messe a disposizione dalle scienze della Terra per la raccolta di dati utili; 4. creazione di modelli geoarcheologici - raccolti i dati, li si elabora e si costruiscono modelli geoarcheologici a partire dalla spiegazione e discussione dei dati raccolti; 5. interpretazione archeologica, analisi dei risultati, loro pubblicazione e divulgazione ecc., con eventuale feedback con il punto 1 e possibile inizio di un nuovo percorso di ricerca. Alcune delle questioni archeologiche per le quali la geoarcheologia può trovare soluzioni o riposte sono riportate nella finestra 1-B. Finestra 1-B. Esempi di problemi archeologici risolubili attraverso l'approccio geoarcheologico Siti (questioni generali o specifiche di un dato ambito spazio temporale): Dove si trovano? Sono conservati? Sono correlati a qualche elemento paesaggistico o morfologia specifica? Territorio: Si è modificato? Come, quando e perché? Le modificazioni dipendono dall'azione antropica? Pattern di insediamento: Riflette il sistema di insediamento della regione in una data epoca o è il risultato delle trasformazioni del territorio dopo l'abbandono dei siti? Esistono scelte insediative ricorrenti? Ci sono relazioni tra siti e risorse naturali? Risorse: Quali e quante sono? Sono o sono state disponibili? Dove si trovano? Sono state sfruttate? Manufatti e ecofatti: Quali sono conservati? Come? Perché? Si trovano in situ? Da dove proviene la materia prima? Deposito archeologico: Da cosa è composto? Quali sono i processi responsabili della sua formazione? La sua organizzazione riflette la stratificazione originale? Qual è il ruolo dei processi postdeposizionali? Stratigrafia: Si può ricostruire la successione stratigrafica? Qual è la sequenza d'occupazione del sito? Impatto antropico: Esiste? E con quali effetti? Da quali pratiche deriva? Le soluzioni a tali questioni archeologiche provengono dall'analisi di fonti di informazione che fanno parte della geosfera e che sono analizzate mediante le tecniche mutuate dalle varie discipline delle scienze della Terra. Le più frequentemente utilizzate sono la geomorfologia, la sedimentologia, la pedologia e la stratigrafia, finalizzate allo studio e all'interpretazione delle forme, dei sedimenti e dei suoli correlati ai siti archeologici e al loro contesto ambientale (v. Butzer, 1982; Waters, 1992). Altre scienze quali la cronometria, la petrologia, la geofisica e la geochimica sono considerate più prossime all'approccio archeometrico. Le tecniche applicate in geoarcheologia sono varie e includono metodi a tavolino (es. compilazione di cartografia, correlazioni stratigrafiche), di laboratorio (es. analisi di sedimenti e suoli, osservazione Diego E. Angelucci I-8 di sezioni sottili al microscopio) e di terreno, durante la prospezione o lo scavo (es. descrizione di stratificazioni, rilievo geomorfologico). Un quadro della principali fonti di informazione, discipline e tecniche disponibili dalla geoarcheologia è riportato in tabella 1-I. Tabella 1-I. Fonti d'informazione, discipline e tecniche utilizzate in geoarcheologia fonti discipline tecniche rilievo e forme geomorfologia prospezione geomorfologica, morfometria, fotografia aerea sedimenti sedimentologia rilevamento di campo, analisi di laboratorio, analisi de facies, micromorfologia suolo pedologia rilevamento di campo, analisi di laboratorio, classificazione pedologica, micromorfologia stratificazione (sedimenti e suoli) stratigrafia rilevamento di campo, analisi de facies età cronologia analisi stratigrafica e correlazioni, datazioni manufatti tafonomia, traceologia, petrografia etc. caratterizzazione petrografica, analisi microscopica sedimenti e suoli geofisica, geotecnica prospezione geofisica, prospezione geognostica organizzazione del territorio (varia) ex. land evaluation Gli strumenti della geoarcheologia possono essere applicati a ambiti differenti (dall'archeologia contrattuale e di urgenza, alla tutela e valorizzazione dei siti archeologici, fino alla ricerca archeologica) e in momenti diversi del progetto (durante la sua formulazione, nelle prospezioni preliminari, durante lo scavo archeologico, nei lavori di poscavo o durante l'interpretazione dei dati).
Anropologia culturale tra Scienze dell'Antichità e Biologia Evoluzionista
Il termine "Antropologia" indica generalmente l'insieme degli studi che hanno per oggetto la conoscenza dell'uomo nella sua duplice dimensione fisica e sociale. Nel primo caso si esaminano i caratteri fisici dell'uomo in quanto animale; nel secondo si analizzano gli aspetti sociali ovvero culturali che caratterizzano nello spazio e nel tempo i vari gruppi umani. Data l'ampiezza dei contenuti di questa disciplina, gli studiosi sono soliti riconoscere come parti costitutive dell'Antropologia le seguenti sottodiscipline:
1) antropologia biologica o fisica: gli sforzi si concentrano sull'analisi delle caratteristiche fisico-biologiche umane e sulla loro evoluzione;
2) antropologia culturale o sociale: essa indaga società e cultura umana di comunità contemporanee. Due sono gli indirizzi principali: l'etnografia, ovvero lo studio diretto delle diverse culture attuali; e l'etnologia, cioè lo studio comparato di culture differenti sulla base dei dati etnografici per ricavare PRINCIPI GENERALI riguardo alla società umana.
3) archeologia: studia le società del passato basandosi principalmente sui loro resti materiali che costituiscono la cosiddetta cultura materiale. L'archeologia rappresenta il passato storico dell'antropologia culturale ed è evidente che lo sforzo interpretativo utile ad una ricostruzione coerente e comprensibile del passato appare in questo settore di fondamentale importanza.
Dunque l'archeologia, scienza recente (metà XIX secolo), si pone al termine del percorso conoscitivo dell'uomo sull'uomo e contemporaneamente al crocevia di numerosi insegnamenti di cui condivide spesso - vedremo - risultati e metodi di ricerca. Essa costituisce una parte non solo dell'Antropologia, ma anche della Storia e della Scienza, come ora spiegheremo.
La Storia "tradizionale" si basa sulle testimonianze scritte delle passate civiltà e perciò ha origine con la nascita della scrittura. Quest'ultima per quanto riguarda le società sorte nell'Asia occidentale risale al IV millennio, ma nasce più tardi in altre aree del mondo. Ad esempio in America centrale, in seno alla civiltà degli antichi Maya la diffusione della scrittura geroglifica inizia a partire dal 292 d.C., e ancor più recente origine trova in Australia (I788 d.C.).
Tale definizione di Storia da parte del mondo scientifico contemporaneo contribuì alla formazione del comune concetto di Preistoria, verso la metà del XIX. E' lecito chiedersi cosa ne fosse della nozione di Preistoria prima della metà dell'800, se - cioè - gli storici delle civiltà passate distinguessero tra storia e una possibile pre-istoria oppure se i due periodi rientrassero sotto il medesimo titolo di "storia", e quale fu l'eventuale criterio di distinzione. Insomma, esisteva alle origini della Storia un concetto di Preistoria? si era in grado di distinguerla dalla Storia? come? cosa si intendeva per Storia? Sembra che le origini dell'uomo non abbiano interessato gli antichi intelletti se non in chiave astratta, cioè attraverso la riflessione filosofica e letteraria. Perciò la necessità di definire l'antichità dell'uomo (e porre i confini per la preistoria) non era sentita come tale, né d'altra parte i dati e i mezzi d'indagine a loro disposizione erano tali da consentire di formulare simili ipotesi di ricerca.
Il termine Preistoria entra nell'uso generale dopo la pubblicazione di Prehistoric Times (1865) di John Lubbock il quale presenta una suddivisione della preistoria umana in 4 stadi (paleolitico, neolitico, età del bronzo ed età del ferro). Essa si fonda essenzialmente sulle fonti derivate dai dati materiali forniti dall'archeologia, senza escludere quelli raccolti dall'antropologia fisica e culturale che approfondiscono i loro specifici ambiti di ricerca relativi al progresso biologico e culturale del genere umano. Se consideriamo nella sua interezza la storia dell'uomo dalle sue origini (almeno tre milioni di anni fa) fino ai nostri giorni, risulta chiaro che oltre il 99% di questo arco di tempo è noto soltanto grazie a resti materiali, unica nostra fonte di dati, mentre il relativamente breve spazio cronologico rimanente si basa specialmente - ma non solo - sulle fonti storiche tradizionali (documenti scritti).
L'archeologia è una disciplina che rientra nel campo della scienza umanistica e storica in virtù dei metodi e dei fini stabiliti nell'ambito delle sue ricerche.
Fino agli anni '70 gli obiettivi tradizionali dell'archeologia venivano individuati nella conoscenza più ampia possibile del passato dell'uomo e principalmente nella ricostruzione della cultura materiale, cioè nella raccolta e catalogazione di tutti quei reperti, integri o in frammenti, che la ricerca archeologica portava gradualmente alla luce.
Attualmente l'archeologia, individuata una gerarchia ascendente di obiettivi nell'ambito della quale il lavoro di classificazione dei reperti rimane attività essenziale e irrinunciabile per l'archeologo, ha stabilito come fine ultimo della ricerca la ricostruzione del MODO DI VITA delle persone che produssero i resti archeologici basata non più sull'applicazone meccanicistica di uno jigsaw (gioco di pazienza) ma su una più impegnativa considerazione dei diversi fattori che portarono alla definizione degli life ways (stili di vita) delle varie comunità umane.
Le diverse fasi della ricerca scientifica sono: la raccolta dei dati; la sperimentazione; la formulazione di ipotesi (per spiegare i dati); la verifica dell'ipotesi con ulteriori dati; la costruzione di un modello che riassuma la regolarità osservata nei dati. All'interno di queste fasi la ricerca può servirsi di strumenti di indagine sia tecnici (analisi dei residui di cibo; datazione al radiocarbonio - in campo archeologico) che scientifici, come l'analisi e la deduzione. Indipendentemente dalla scelta dei mezzi di indagine, ciò che interessa allo scienziato è fornire una SPIEGAZIONE dei CAMBIAMENTI osservati. Di qui le ragioni dello sviluppo dell'ARCHEOLOGIA MODERNA (metà XIX) come ARCHEOLOGIA PROCESSUALE, cioè come scienza che tenta di spiegare le ragioni delle trasformazioni culturali umane avvenute nel corso della storia.
L'Archeologia moderna (metà XIX) comprende differenti e numerose archeologie unite tra loro dai vari metodi sviluppati .
I criteri di distinzione principali sono di tipo cronologico-geografico: esistono quindi un'archeologia preistorica, che tratta essenzialmente del periodo paleolitico-neolitico e che si occupa delle civiltà delle età dei metalli (bronzo; ferro) quali, ad esempio, le Civiltà delle Americhe, della Cina, dell'Egitto nella loro prima fase; un'archeologia storica: che comprende, tra le maggiori, la civiltà greca e quella romana (archeologia classica), quella medievale e post-medievale (archeologia medievale; archeologia post-medievale).
Ma esistono anche delle specializzazioni trasversali a tali suddivisioni cronologico-geografiche, che possono offrire contributi assai interessanti e utili alla rappresentazione finale della civiltà considerata. Alcune di queste branche sono:
l'archeologia ambientale: studia l'uso fatto dall'uomo di piante e animali e i modi di adattamento delle antiche civiltà di fronte ai cambiamenti delle condizioni ambientali;
l'archeologia subacquea: di formazione piuttosto recente questa specializzazione negli ultimi trent'anni è stata in grado di salvare dall'oblio alcuni periodi del passato grazie al recupero di alcuni relitti di navi. Le informazioni acquisite da queste specialissime fonti archeologiche hanno gettato nuova luce sui modi antichi di vita terrestre e marina;
etnoarcheologia: studia le culture contemporanee cercando di portare alla luce le relazioni che legano la produzione materiale a comportamenti specifici;
l'archeologia cognitiva: studia, in base ai materiali i modi di pensiero e le strutture simboliche utilizzati nel passato;
l'archeologia del culto: studia i resti materiali di azioni strutturate intraprese in risposta a credenze religiose;
l'archeologia del paesaggio: analizza tutti quegli elementi che, a partire dallo studio degli insediamenti, possono mettere in evidenza la struttura dell'attività umana su vasta area;
l'archeologia di salvataggio: detta anche di emergenza: si occupa dell'individuazione e della documentazione - attraverso scavo - dei siti archeologici prima che vengano distrutti dalla costruzone di infrastrutture moderne urbane o rurali;
archeozoologia o zooarcheologia: identifica e studia i resti di specie animali rinvenuti nel corso di indagini archeologiche contribuendo alla conoscenza delle diete umane e dell'ambiente naturale all'epoca della deposizione dei resti;
l'archeologia delle persone: studia i resti delle persone che produssero il documento archeologico, la loro evoluzione e i loro caratteri fisici. Ma è l'antropologo fisico colui che per primo analizza tali documenti, fornendo all'archeologo informazioni circa la razza, ma specialmente l'età, il sesso, lo stato di salute in vita e talvolta le somiglianze famigliari che arrichiranno la conoscenza del passato. Le indagini più interessanti sono quelle relative alle origini dell'uomo.
l'archeologia della morte: studia il deposito funerario come espressione della volontà umana di rappresentarsi "distinto" dal gruppo o "uguale" in relazione allo spazio che isola una deposizione dalle altre. Lo spazio può riflettere il potere e il prestigio tenuto in vita dal defunto.
E altre ancora ne seguirebbero (del potere, dell'abbandono, della mente, della guerra, della connettività, attualistica, sperimentale, etc.) ma l'elenco sopra riportato basti per comprendere la complessità e la vastità che oggi caratterizzano il mondo di questa disciplina. E come tutte le scienze anch'essa è consapevole di poter fornire soltanto risposte provvisorie agli interrogativi che stanno alla base delle proprie ricerche. Perciò la/e ricostruzione/i del modo di vita degli antichi, le spiegazioni dei modelli comportamentali, dei cambiamenti, della forma assunta da una cultura non esauriranno i sempre più numerosi quesiti che l'archeologia si pone.
L'ARCHEOLOGIA DAL PASSATO AD OGGI
Recenziorità delle acquisizioni di profondità temporale sull'origine dell'uomo
L'archeologia come scienza nasce intorno alla metà del XIX essenzialmente come archeologia preistorica, nel momento in cui l'acquisizione dei tre concetti chiave - l'antichità dell'uomo, l'idea dell'evoluzione delle specie e il modello delle tre età - le forniranno un sistema di riferimento per lo studio sistematico dei resti del passato umano raccolti grazie all'applicazione di un nuovo rigoroso metodo di scavo, quello cosiddetto stratigrafico.
Interesse principale per quell'epoca era la definizione dell'antichità dell'uomo e del mondo. Fino ad allora la Storia era ritenuta non ricostruibile prima dell'avvento della scrittura, perciò l'inizio della storia umana era fatta coincidere con quello della creazione della terra e il problema preistorico sembrava rimanere irrisolto. Si continuava a far risalire la creazione del mondo intorno al 4004 a.C., dando credito all'ipotesi formulata nel 1650 da James Usher sulla base delle indicazioni che si credeva desumere dalla Bibbia: in sostanza l'età della terra era fissata a non più di seimila anni indietro secondo le interpretazioni fatte alla luce del Diluvio Universale. La persistenza di analoghe nozioni pre-scientifiche in ambito religioso trova tuttora riscontro nelle credenze ancora vive presso le contemporanee comunità di Jeowa.
Fenomeni precursori: scavi, ideologie e modelli archetipici evolutivi
Sin dalla più remota antichità l'uomo ha scavato il terreno per cercarvi qualcosa: argilla pietre, minerali e, naturalmente, tesori. O meglio, ciò che allora era considerato tesoro. Così Nabonedo ultimo re indigeno di Babilonia sul trono tra il 555 e il 539 a.C., considerò così preziosa la pietra di fondazione scoperta in seguito agli scavi da lui condotti in un tempio da conservarla entro una specie di museo. Sappiamo inoltre che a Delo in occasione della purificazione del tempio effettuata nel 426 a.C., come ci racconta Tucidide (I, 8, 1) che fu testimone dell'avvenimento, molte tombe antiche vennero alla luce i cui corredi rivelarono l'antica presenza in quell'isola di popolazioni provenienti dall'Anatolia. Altri scavi furono condotti dai Romani a Corinto cento anni dopo la distruzione (I46 a.C.) di quella città, nel luogo dell'antica necropoli alla ricerca dei vasi di bronzo richiesti dai collezionisti del tempo, stando alle notizie riferiteci da Strabone (VII, 6, 23) geografo e storico d'età augustea. Ancora il più famoso avvocato della romanità ricorda gli scavi condotti nella tomba di Archimede (Cicerone, I a.C.). Ma dal punto di vista del metodo nulla a che fare ebbero tali scavi con la recente pratica dello scavo stratigrafico. Lo scavo antico ubbidiva ad ideologie giustificative del potere mirando a rafforzare l'immagine e il prestigio delle classi più elevate.
La ricostruzione a livello speculativo dell'immagine del passato umano secondo una prospettiva evolutiva interessò fi
losofi e letterati molto più antichi. Esiodo (ca. 800 a.C.) nel suo poema Le opere e i giorni illustra un passato suddiviso in cinque fasi a seconda dei livelli di civiltà raggiunti dall'uomo. Questo sistema comprende l'età dell'Oro e degli Immortali, i quali vivevano in pace sulle loro terre e con molti agi; dell'Argento, in cui gli uomini erano meno nobili; del Bronzo; degli Eroi Epici; e del Ferro e dei Dolori Penosi, cioè la sua epoca. Un analogo modello evolutivo sembra avere in mente Lucrezio, poeta latino della prima metà del I a.C., quando nel suo De rerum natura (libri V-VI) afferma che l'uomo sarebbe progredito da una vita ferina verso forme più evolute di civiltà imparando a usare il fuoco, creando la famiglia, il linguaggio, i regni, le città, le proprietà.
Archeologia antiquaria
La fase successiva, corrispondente grosso modo al periodo medievale, all'Umanesimo e al Rinascimentale, si caratterizza per il persistere dell'eclissi della cultura scientifica e per l'onnipresenza dell'interpretazione biblica. La tradizione medievale popolare è ricca di racconti sulla scoperta di favolosi tesori al cui esclusivo recupero i numerosi scavi medievali erano rivolti. Mentre tanti altri oggetti della vita quotidiana che non colpivano l'imaginazione degli scavatori rimasero negletti. Il desiderio di recuperare dalle rovine degli antichi edifici i materiali necessari all'edilizia (mattoni, pietre, marmi) e la ricerca di oggetti antichi di valore da aggiungersi alle collezioni comportò la selvaggia pratica di veri e propri sterri.
Le cronache medievali ci informano tuttavia sulla facoltà di alcuni sapienti conoscitori di apprezzare la maestria di umili produzioni ceramiche indipendentemente dal loro valore intrinseco, incuriositi dalla funzione che quell'oggetto avrebbe potuto riacquistare. La cronaca di Saint-Pierre d'Oudenbourg ci offre il resoconto di alcune scoperte effettuate nel 1081 nei pressi di Colonia, culminate nel ritrovamento di "vasi splendidi e bellissimi, scrigni, scodelle e utensili fabbricati e scolpiti con grandissimo ingegno". Ristoro d'Arezzo scriveva nel XIII secolo dell'ammirazione incontenibile di coloro che sapevano vedere. Insomma, l'oggetto antico cominciava a piacere perché antico, non più soltanto perché bello e di pregio. Inoltre si cominciava a intuire il valore della funzione storica dei resti, secondo quanto emerge dalla cronaca sui lavori di costruzione di un'abbazia scritta, all'inizio del XII secolo, da Guilbert de Nogent in relazione alla "deposizione insolita, non cristiana delle sepolture ritrovate" ipotesi corroborata dal fatto che "in queste tombe sono stati scoperti vasi che non sembrano corrispondere ad alcun uso nei tempi critistiani". Guilbert proponeva la seguente alternativa: si trattava di tombe pagane, o di tombe cristiane ma d'epoca molto antica, ancora pagana. Si trattava infatti di un cimitero gallo-romano.
Nel secolo XV nasce una nuova disciplina che studia l'antichità e i suoi manufatti, l'antiquaria. I caratteri e le attitudini chiave di questo periodo sono il fiorire dei "cabinets de curiosité", il culto del passato - con la riscoperta dei testi classici conservati nei monasteri medievali -, il collezionismo - gli antiquari accumulano nei loro gabinetti manufatti antichi ben ordinati in serie ma confusi per epoca, funzione, significato storico. Lo scavo non assume ancora quel ruolo fondamentale che l'archeologia moderna gli assegnerà.
Il desiderio di riesumare il passato sta alla base dell'immensa mole di "escavazioni" che caratterizzano il XVI secolo, di cui non resta altra documentazione se non quella degli innumerevoli permessi rilasciati dalle autorità (si poteva ottenere una "Licentia effodiendi theauros", cioè "di scavare tesori" o una semplice licenza di "scavo sterro") le quali non davano alcuna prescrizione circa il modo di condurre lo scavo. Al moltiplicarsi degli scavi non fece quindi seguito, nel Rinascimento, alcuna riflessione sul metodo con cui condurli.
Tra XVI e XVII secolo si collocano i primi tentativi di rispondere attraverso la ricerca nel terreno agli interrogativi posti dai testi. Non a caso il termine "archeologia" nasce in Francia ad opera dell'antiquario Jacques Spon, nella seconda metà del Seicento. In quest'epoca era andato sviluppandosi lo studio per le antichità "nazionali", cioè per i resti di civiltà non classiche, più remote di queste e caratterizzate dall'assenza di fonti letterarie o epigrafiche: si prediligevano i monumenti visibili in superficie quali le tombe neolitiche dell'Europa nord-occidentale, le misteriose architetture di Stonenge, i siti di Carnac. In questi luoghi il metodo sperimentale di analisi avrebbe potuto dare i suoi frutti migliori rimediando alla mancanza delle fonti scritte. Questo tipo di testimonianze sostanzialmente preistoriche si prestavano meglio delle altre ad essere avvicinate con gli strumenti dell'"archeologia", cioè con l'osservazione diretta dei manufatti e della loro giacitura nel terreno, anche se i reperti dell'età peristorica continuavano ad esser interpretati come "frecce" o "saette fatate", le cosiddette cerauniae o pietre del fulmine.
All'inizio del XVIII secolo un professore di Basilea, Jacques Christophe Helin, affrontava il problema della successione delle età corrispondenti alle varie fasi dello sviluppo della civiltà umana stimolato dalle testimonianze derivate dallo scavo delle tombe dei Germani: le più antiche contenevano spesso rame, le più recenti invece ferro. Nel 1785 il geologo James Hutton studiando la stratitificazione delle rocce osserva la disposizione a strati sovrapposti e stabilisce il principio dell'uniformitarianismo. Intorno alla metà del XVIII secolo intanto viene scoperta Pompei (1748) e hanno luogo i primi scavi scientifici in Virginia (la sezione scavata da Jefferson attraverso un tumulo funeario), nella Gran Bretagna meridionale (i tumuli studiati da Hoare). Tuttavia tali scavi restano nel sistema concettuale della Bibbia.
Parti dei testi sono tratte da ebook di RICCARDO FRANCOVICH
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