Appunti bovinicoltura
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Lorenzo Sartori
474848 / STN
appunti di bovinicoltura
INDICE
03 – razze delle vacche da latte
05 – ciclo estrale di una bovina, calore e tecniche per la sua individuazione
07 – inseminazione artificiale, diagnosi di gravidanza, parametri di efficienza riproduttiva
10 – periodo dell’asciutta, parto e prime cure al vitello
13 – problemi di fertilità
17 – sintesi del latte, curva di lattazione
23 – sistemi di allevamento nella zootecnia della vacca da latte
27 – bovino da carne
01 – RAZZE DELLE VACCHE DA LATTE
RAZZE SPECIALIZZATE
1) Frisona
E’ una razza specializzata da latte che presenta la massima espressione di caratteri genetici per la produzione del latte:
- grande capacità respiratoria
- grande capacità di ingestione
- grande mammella
- grande apparato circolatorio (si calcola che producendo 1 kg di latte, passano per la mammella 400 litri di sangue)
- struttura longilinea: muscolo poco sviluppato
- animale molo leggero e molto fragile: inadatto al pascolo
Presenta il mantello pezzato nero con cute e mucose pigmentate.
La Frisona Polacca è diffusa nei Paesi dell’Est. Questa, comunque, è meno specializzata per la produzione del latte.
I maschi sono destinati alla produzione della carne di vitello a carne bianca.
La Frisona Pezzata Rossa presenta la testa non bianca, ma ha la pezzatura rossa: è un modo per distinguerla da una Simmenthal.
L’alta specializzazione produttiva ha portato ad una forte diminuzione della longevità con il conseguente forte innalzamento della quota di rimonta.
Sito Internet: www.anafi.it
2) Bruna
E’ un animale di grande mole. Nasce come razza a duplice attitudine: portata negli Stati Uniti d’America è stata in seguito migliorata con animali autoctoni (e venne chiamata Brown Swiss). La Bruna è diventata quindi una razza molto specializzata nella produzione del latte. Ritornata in Europa, si caratterizzò come razza molto specializzata, un animale quindi ben diverso da quello originale europeo. Da notare che, comunque, in media questa razza produce circa 20 quintali di latte in meno rispetto alla Frisona. Sempre rispetto alla Frisona, la Bruna è un animale più tardivo [precocità = velocità con cui un organismo raggiunge uno stadio di sviluppo].
Sito Internet: www.anarb.it
3) Jersey
È una razza di modeste dimensioni, specializzata per la produzione di latte. Come la Bruna, è una razza di origine europea (danese) che viene trasferita negli Stati Uniti d’America. E’ da circa 12 anni in Italia. Il latte prodotto risulta ricco di proteina che è garanzia di qualità. Tuttavia la linea americana è sbilanciata a favore della produzione, mentre quella danese verso i titoli di proteina e grasso.
È una razza butirrifera: il latte è ricco di proteina e grasso, con colorazione giallognola.
RAZZE E DUPLICE ATTITUDINE (non si punta solo sulla produzione del latte, ma anche sulla vendita del vitello).
4) Pezzata Rossa Italiana (Simmenthal)
Presenta la testa bianca e il corpo pezzato rosso. La struttura scheletrica è forte, l’animale è pesante e adatto al pascolo.
È la terza razza nazionale.
Produce quasi tanto latte quanto la Bruna, quando, però, il vitello della Bruna vale molto meno.
Sito Internet: www.anapri.it
5) Valdostana
Questa razza presenta 3 tipi genetici: Pezzata rossa, Castana e Pezzata Nera.
La Pezzata rossa è un animale di piccola mole, estremamente rustico, vive a 3000m d’altezza e con poco (e produce di conseguenza poco). È l’unica razza di bovine utilizzata per la produzione del formaggio Fontina. L’allevamento è stagionalizzato.
La Castana è impiegata nei combattimenti (non cruenti) di bovini tipici nelle località valdostane: è importante per il turismo locale.
6) Grigio Alpina
Utilizzata in Val Venosta, in Alto Adige. È un animale di piccola mole, adatto al pascolo, abbastanza frugale. Al pascolo non deve superare i 50q di latte per lattazione, altrimenti è palese l’utilizzo di mangimi
7) Rendena
Originaria della Val Rendena, nel Trentino, è si è diffusa nelle province di Padova e nell’Alto Vicentino. È la razza più longeva.
Sito Internet: www.anare.it
8) Pinzgauer
Animale di piccola mole. Presenta la testa rossa (no ceppo Simmenthal) e macchie bianche lungo il dorso fino alle natiche. Diffuso in Alto Adige.
Non c’è una vacca ideale in assoluto: secondo le nostre esigenze siamo noi che scegliamo l’animale giusto nel posto giusto.
02 – CICLO ESTRALE DI UNA BOVINA, CALORE E TECNICHE PER LA SUA INDIVIDUZIONE
Raggiungimento della pubertà (=maturità sessuale): in media 10 mesi (6-14).
La fecondazione non avviene mai a 10 mesi, sarebbe troppo presto: si comprometterebbe lo sviluppo della bovina. Quindi la prima fecondazione avviene a sviluppo somatico adeguato.
Durata ciclo estrale: 21 giorni (18-24).
L’attività riproduttiva femminile è ciclica: circa ogni 21 giorni la bovina è sessualmente riproduttiva, e solo per 24h circa essa è disposta a farsi montare dal toro all’interno di questo ciclo.
Durata gravidanza: circa 9 mesi e 13 giorni, 283 giorni (278-288).
Questo dato dipende principalmente da età e razza della bovina.
La vita produttiva della bovina inizia ben dopo la nascita, infatti come minimo passano 2 anni prima che si possa produrre reddito. In questo periodo la vacca è un costo, che dilata in base al tempo che intercorre alla prima gravidanza. Tanto maggiori sono i problemi di fertilità, tanti maggiori saranno gli animali improduttivi: questi vengono eliminati, però devono essere già pronte le bovine per la rimonta.
IL CICLO ESTRALE
È il tempo che intercorre tra 2 estri successivi; è dovuto agli ormoni. Si suddivide in:
1 - proestro (fase follicolare): da 1 a 3 giorni. A livello ovarico si nota la degenerazione del corpo luteo, formato dalla precedente ovulazione e lo sviluppo del follicolo.
L’FSH, prodotto dall’ipofisi e indirizzato al follicolo nell’ovaia, stimola lo sviluppo dello stesso follicolo e la produzione di estrogeni. A sua volta il follicolo produce gli estrogeni, indirizzati al cervello per promuovere la variazioni del comportamento associate al calore; all’ipofisi per aumentare il rilascio di FSH e di LH durante l’estro; agli organi genitali per aumentare l’attività muscolare.
2 - estro o calore (fase luteale): da 8 a 30h. A livello ovarico si nota la maturazione del follicolo. Questo è l’unico periodo di recettività sessuale della bovina. Segue poi l’ovulazione in cui c’è lo scoppio del follicolo maturo con il rilascio dell’ovulo nell’ovidutto. La parete cellulare dell’ovulo in seguito si organizza formando il corpo luteo, produttore di nuovi ormoni.
Il progesterone, prodotto dal corpo luteo e indirizzato all’ipotalamo, blocca la produzione di FSH per evitare la produzione di nuovi follicoli per 15-20 giorni; all’utero per creare un ambiente ottimale per l’eventuale ovulo fecondato. Se non avviene la fecondazione il corpo luteo comincia a regredire: dall’utero partono messaggi ormonali (prostaglandine) che lo fanno regredire con il conseguente abbassamento di progesterone nel sangue: la vacca può partire con un nuovo ciclo. Se, invece, avviene la fecondazione, dall’utero non partono i messaggi ormonali sopra citati, ma messaggi che determinano livelli elevati di progesterone. Se dopo 21 giorni la vacca non ritorna in calore, è possibile che la vacca sia fecondata.
IL CALORE
È utile sincronizzare l’andata in calore di un gruppo di bovine: lo si fa attraverso trattamenti endocrini o prolungando la fase luteale (con progesterone) o sospendendola (con prostaglandine).
La durata del calore è di circa 12-24 ore. La bovina presenta diversi sintomi:
- essa è inquieta, aumenta l’attività motoria, ha muggiti frequenti così come le minzioni sono frequenti;
- la vacca monta le altre bovine, compagne di gioco, per simulare il toro (fase attiva).
- la vacca si fa montare dalle congeneri (fase passiva): è qui, quando cioè l’animale si fa montare e sposta la coda, che la vacca è in calore ed è sessualmente attiva;
- a seguito di pressioni sulla coscia, la bovina (che è nella fase passiva) tende ad innalzare la coda ed ad inarcare il dorso;
- a livello vaginale , presenza di uno scolo mucoso vitreo (color bianco dell’uovo) che fuoriesce dalla apertura della cervice: esso è il tappo mucoso della cervice, che serve ad evitare l’intrusione di patogeni (nei restanti 20 giorni); se esso è sanguinolento è indice di infezioni;
- epitelio vaginale (quello visibile) turgido ed arrossato;
- possibile riduzione di ingestione alimentare e di produzione di latte.
INDIVIDUAZIONE DEL CALORE
Le ore in cui gli animali manifestano il calore sono la tarda sera e il mattino presto: per individuare il calore bisogna controllare sempre le bovine, ma in modo particolare dalle 20,00 alle 6.00.
Diversi sono i fattori che limitano l’individuazione del calore:
- il fatto che la vacca sia gravida (quindi è una distrazione dell’operatore);
- se la vacca ha partorito da poco;
- se la vacca è in anestro (non cicla) perché è denutrita, ci sono infezioni vaginali, metriti, cisti ovariche o comunque situazioni che interferiscono con la normale attività endocrina;
- complicazioni del precedente parto;
- calori silenti: la vacca ovula, ma non manifesta sintomi;
- l’operatore non riconosce i sintomi del calore.
I sistemi di individuazione del calore moderni sono attualmente due: i pedometri e l’Heat Watch™(che non è usato in Italia perché non è stata concessa una frequenza di onde su cui operare).
I pedometri misurano l’attività motoria di una bovina. Sono dei contapassi che registrano i Km percorsi, quando l’animale si reca in sala di mungitura (quindi 2 volte al giorno) e non appena notano un incremento notevole rispetto al normale lo segnalano: qui entra in gioco l’operatore che deve controllare se quel determinato animale segnalato sia veramente in calore (o non, per esempio, in fase attiva). L’aspetto negativo di questo sistema è che si hanno i dati solo 2 volte al giorno, quando le vacche vanno in sala di mungitura (quindi non valgono per le manze) e quindi si ha una risposta tardiva: il sistema non indica quando il calore è iniziato.
L’Heat Watch™, utilizzato negli Stati Uniti d’America, registra il momento in cui la vacca si fa montare: rileva l’inizio della fase passiva. Conoscere questo dato è utile perché il momento ottimale per procedere con l’inseminazione artificiale è circa 8 ore dopo l’inizio della fase passiva. Si è visto che questo sistema può individuare il 99% dei calori, mentre la semplice rilevazione dell’operatore individua in media solo il 25% dei calori.
Attenzione: il testo di questa versione non è stato controllato.
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