Farfalle
Farfalle
Tratto da wikipedia : La farfalla è un insetto che, come le falene, appartiene all'ordine dei Lepidotteri.
La distinzione tra farfalle e falene non risponde a una classificazione scientifica tassonomica, ma deriva dall'uso comune. In base a tale distinzione "popolare", alcuni autori del passato hanno proposto una distinzione tra Ropaloceri o "Rhopalocera" (farfalle), che nella classificazione moderna corrispondono alle superfamiglie Hesperioidea e Papilionoidea, ed Eteroceri o "Heterocera" (falene). Questa distinzione oggi, però, non è più scientificamente accettata. Le farfalle hanno abitudini generalmente diurne ed hanno antenne clavate, a differenza di quelle delle falene, che sono spesso pettinate o filiformi, e chiudono le ali a libro in posizione di riposo. Questa distinzione di comodo, al pari di quella tra macrolepidotteri e microlepidotteri, pur non essendo più ritenuta valida, viene talvolta ancora utilizzata dagli entomologi per ragioni pratiche, dato che corrisponde a differenze nei metodi di studio dei diversi gruppi.
Farfalle
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LE FARFALLE
Le farfalle sono insetti che compiono la "metamorfosi", vale a dire la trasformazione da larva ad adulto. Possono essere diurne o notturne (falene). Nelle farfalle la larva si chiama bruco. Il bruco schiude dall'uovo e si fissa per mezzo di fili di seta ad un supporto e si trasforma in crisalide. La crisalide è praticamente immobile, non potendo spostarsi dal luogo dove si è formata, e dopo circa due settimane si apre sotto la spinta della farfalla. In genere la vita da "farfalla" è abbastanza breve, varia da qualche giorno ad una settimana o due e, solo in alcuni casi, raggiunge il mese di vita.
BRUCO
CRISALIDE
FARFALLALe antenne, sono di lunghezza e forma molto varia
L'apparato boccale è tipicamente succhiatore; si presenta a forma di tubo ed è di lunghezza variabile (detto proboscide) e che in condizioni di riposo viene tenuto avvolto sotto il capo.
Il torace si presenta piuttosto compatto, diviso in tre parti.
Le zampe sono gracili e formate da 5 parti.
Le ali hanno forma generalmente triangolare. La loro superficie è ricoperta da squame. Sono proprio queste che danno le colorazioni che spesso contraddistinguono le farfalle diurne.
L'addome è a forma di cilindro. E' costituito da 10 parti di cui gli ultimi due formano l'apparato genitale esterno. Anche l'addome è ricoperto da squame e setole, abbondanti e molto sviluppati soprattutto all'estremità.

ANTENNE
APPARATO BOCCALE
TORACE – ADDOME
ZAMPE

ALI
SQUAMECOSA MANGIANO LE FARFALLE?
Le farfalle e le falene adulte si nutrono quasi esclusivamente di sostanze liquide, che aspirano grazie a una cannuccia naturale chiamata proboscide.
L'alimento più ricercato è il nettare dei fiori, ma sono gradite anche la linfa degli alberi e la melassa. Alcune farfalle usano la loro proboscide corta e appuntita per perforare le cellette degli alveari e rubarne il miele. Alcune specie arrivano addirittura a ubriacarsi nutrendosi della frutta marcia in fermentazione e possono essere attirate con il vino o la birra. Altre meno buongustaie cercano i sali minerali contenuti nel sudore o nell'urina e perfino i liquami della carne marcia possono servire da nutrimento.
Pochi sanno che esistono anche farfalle vampire: alcune falene tropicali pungono la pelle dell'uomo per nutrirsi del sangue!
COME SI DIFENDONO?
I maggiori predatori delle farfalle adulte sono gli uccelli, le lucertole, i ragni o altri insetti come mantidi e vespe.
I peggiori nemici delle falene sono invece i pipistrelli.
Le larve sono tuttavia molto più vulnerabili poiché vivono più a lungo e si spostano lentamente. Per difendersi le farfalle ricorrono spesso al camuffamento:
- i disegni e i colori delle ali le confondono perfettamente con l'ambiente;
- altre presentano falsi occhi sulle ali che distolgono l'attenzione dei predatori dal vero capo e da altri organi vitali;
- in alcune specie i falsi occhi sono così grandi e simili a quelli di un grosso animale da spaventare eventuali aggressori;
- ci sono anche specie velenose o dal sapore sgradevole che, invece di nascondersi, avvertono i predatori di tenersi alla larga con colorazioni particolarmente vistose;
- altre, in situazioni di pericolo, possono fingersi morte, perdendo così ogni interesse.
FARFALLE




FALENE


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Farfalle tutto di tutto
LE FARFALLE
Le farfalle sono tra i membri più colorati e più noti del mondo degli insetti. Esse appartengono ad uno dei gruppi più numerosi, con circa 165.000 specie conosciute, di cui circa 5.000 presenti in Europa. Il gruppo è scientificamente noto come Lepidotteri, un nome che letteralmente significa “Dotati di ali squamose” e si riferisce alle minute scaglie che ricoprono le ali dando loro un aspetto coloratissimo. Le scagli sono fissate debolmente, tant’è che si staccano non appena l’insetto viene toccato.
Una delle domande più comuni circa questo gruppo di insetti è: “Qual è la differenza tra farfalle e falene?”. Sembra una domanda semplice, ma non lo è la risposta, poiché non esiste una specifica differenza fra farfalle da una parte e falene dall’altra.
Le farfalle sono quasi esclusivamente insetti a volo diurno, mentre la maggior parte delle falene sono notturne; ve ne sono però molte che volano di giorno e parecchie fornite anche di colori brillanti, tanto da venire scambiate per farfalle. Si dice spesso che la posizione di riposo permette di distinguere le farfalle dalle falene: normalmente le prime riposano con le ali chiuse verticalmente sopra il dorso, mentre le falene tengono generalmente le ali sui lati opposti oppure a forma di tetto sopra il corpo. Vi sono però delle eccezioni: alcune Hesperiidae, per esempio, tengono le ali ripiegate a forma di tetto sopra il corpo, mentre certe Geometridae si posano con ali tenute verticalmente sopra il corpo.
Le antenne sono la guida migliore: tutte le farfalle hanno piccoli bottoni sulle loro estremità, mentre le falene hanno abitualmente antenne quasi pelose o piumose. Ma anche questa regola ha le sue eccezioni, poiché le falene diurne Zygaenidae hanno antenne nettamente claviformi e sono regolarmente scambiate per farfalle. È necessario osservare le ali per stabilire se questi insetti sono realmente falene. Guardando la superficie inferiore, si noterà un esile “Tirante” che spunta dalla base dell’ala posteriore e si dirige in avanti per infilarsi in una piccola sede situata nell’ala anteriore. Questo tirante è chiamato frenulo e ha lo scopo di unire le due ali in modo da assicurare l’uniformità del battito. Molte altre falene hanno il frenulo, a differenza delle farfalle europee; solo una specie australiana appartenente alle Hesperiidae risulta averlo. Le farfalle uniscono le ali semplicemente mediante un’estesa sovrapposizione.
Detto questo, è necessario ribadire che la distinzione fra farfalle e falene è totalmente artificiosa e ininfluente. La maggior parte delle lingue europee non fa grande differenza: in francese, ad esempio, le farfalle sono chiamate “Papillons diurnes” e le falene “papillons nocturnes”. Il numero delle farfalle è di circa 20.000 specie e rappresenta solo 15 delle 80 famiglie di lepidotteri. Le altre appartengono alle specie delle falene e differiscono tra loro esattamente come differiscono dalle farfalle. La divisione dell’ordine in farfalle e falene è pertanto del tutto inadeguata e non meno artificiosa.
Sebbene farfalle e falene esibiscano una grande varietà dimensionale - si va dai 3 ai 300 mm di apertura alare - esse hanno struttura e abitudini straordinariamente uniformi. A parte alcune falene femmine che sono attere, tutti gli adulti hanno quattro ali rivestite da scaglie. L’altro importante aspetto che distingue i Lepidotteri dagli altri insetti è la lunga proboscide o spiritromba. Si tratta di una struttura tubolare formata da due filamenti cornei solcati nella profondità della superficie interna. Le due metà sono unite insieme da numerosi piccoli uncini e le due scanalature vengono a congiungersi per formare il canale alimentare. Quando non è in funzione, l’organo rimane avvolto a spirale sotto il capo, ma non appena l’insetto individua il cibo, esso si estende grazie ad una combinazione di azione muscolare e pressione sanguigna. Il nettare dei fiori è il cibo principale di farfalle e falene, sebbene vi siano specie che amano anche il succo dei frutti. Alcune si raggruppano per suggere liquidi da escrementi, carne in decomposizione e pozze fangose. I fluidi sono aspirati tramite la spiritromba nello stesso modo in cui noi succhiamo liquidi con una cannuccia. Quando il pasto giunge al termine, la proboscide si riavvolge da sola grazie alla propria elasticità. Un certo numero di falene non si nutre nello stadio adulto e ha una proboscide non completamente sviluppata, d’altra parte vi sono alcune Sphingidae dotate di spiritrombe lunghe fino a 10 cm, con cui possono raggiungere in profondità il nettare dei fiori tubulari di Nicotiana e caprifoglio. Alcune piccole falene sono mangiatrici di polline, pertanto sono dotate di apparato masticatore anziché succhiatore.
Farfalle tutto di tutto
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Il baco da seta
REGNO : Animali
PHILUM : Artropodi
CLASSE : Insetti
ORDINE : Lepidotteri
FAMIGLIA : Bombicidi
GENERE : Bombyx
SPECIE : Bombyx mori1. PREMESSA
a) gli Artropodi
Gli artropodi sono un phylum di invertebrati protostomi celomati che comprende la grande maggioranza degli animali finora classificati e che mostra una notevole affinità anatomica con gli Anellidi. Il fatto che un tale philum abbia generato oltre un milione di specie, dimostra come la sua struttura di base sia versatile e adattabile a diversi modelli di vita.
Le principali caratteristiche che contraddistinguono gli artropodi sono date da:- un esoscheletro, poco denso ed elastico, ma sufficientemente rigido da proteggere e sorreggere il corpo. Esso è formato da cutina, un materiale organico complesso prodotto dalle cellule immediatamente sottostanti l’epidemide. L'esoscheletro non contiene cellule: non è quindi in grado di crescere con l'animale.
- una metameriache si estende a tutto il corpo, che è quindi formato da segmenti. Nelle forme più primitive la metameria tende ad essere omonoma, ma nel corso dell'evoluzione i vari segmenti si sono sempre più differenziati. In particolare si nota una divisione del corpo in tre porzioni: capo, torace ed addome.
- delle appendici articolate (da cui il nome del phylum). Le appendici non sempre contengono muscoli, ma sono spesso mosse da dei tendini, collegati a muscoli che si trovano nel tronco. Il tipo più primitivo di appendici sono le zampe, che nelle forme più primitive sono presenti in tutti i segmenti. Con la differenziazione, le zampe tendono a rimanere solo nei segmenti toracici. Le appendici delle altre zone del corpo spariscono o si trasformano per assolvere ad altre funzioni.
- il celoma, modificato a formareun emocele. Tale cavità non è ben delimitata, come i tipici celomi, ma tende a raggiungere molte parti del corpo. Deriva in parte da un residuo del blastocele. Il liquido dell'emocele, detto emolinfa, è lo stesso che scorre nel sistema circolatorio, che è aperto e svolge tutte le funzioni di trasporto.
b) gli Insetti
- Gli insetti sono animali invertebrati, appartenenti alla classe Insecta o Hexapoda, il più grande raggruppamento degli Artropodi, ampiamente distribuito a livello di terre emerse. In questa classe la metameria è divenuta eteronoma al massimo grado.
- Si ha una netta separazione tra le tre parti del corpo, le zampe sono sempre tre paia, limitate al torace, e le appendici si sono differenziate in modi molto differenti. Il comportamento può essere anche piuttosto complesso, benché le funzioni superiori del sistema nervoso centrale siano decentrate in diversi gangli. I rapporti tra conspecifici sono particolari negli insetti sociali.
c) i Lepidotteri
- I lepidotteri (Lepidoptera) rappresentano un vasto ordine di Insetti cui appartengono le farfalle e le falene; la distinzione non ha base scientifica, ma è dovuta semplicemente al loro periodo di attività: le farfalle sono diurne mentre le falene sono solite volare di notte.
- L'ordine dei Lepidotteri è costituito da circa 130 famiglie (per un totale di 165.000 specie) e, come grandezza, tra gli insetti è secondo solo a quello dei Coleotteri.
- Il ciclo vitale dei Lepidotteri è caratterizzato da quattro stadi: uovo, larva (o bruco), pupa (crisalide) ed infine la forma adulta (immagine). Durante lo stadio di bruco l'insetto, incapace di volare, si muove grazie a tre paia di zampe toraciche e di pseudo-zampe addominali ed è dotato di un apparato masticatore col quale si nutre principalmente di parti vegetali. Dopo aver subito varie mute cuticulari e aver raggiunto il suo massimo sviluppo, il bruco produce una sostanza gommosa, la bava, che dissecca facilmente e con cui si imbozzola mutando in crisalide.In questo stadio, l' insetto rimane immobile e ancorato, a capo in giù, ad un substrato mediante un uncino posteriore detto cremaster. All' interno del bozzolo l' organismo completa la metamorfosi e, con un passaggio chiamato sfarfallamento, si libera la forma adulta.
Gli insetti adulti sono dotati di due paia di ampie ali membranose, ricoperte da scaglie, che conferiscono il nome all' ordine (lepidottero: lepis = scaglia; pteros = ali) e che contengono dei pigmenti essenziali per la loro colorazione e bellezza.
- Essi si nutrono di liquidi zuccherini (come il nettare) grazie alla presenza di un apparato boccale succhiante, detto spirotromba, formato dai lobi esterni delle mascelle, le galee, che ,molto sviluppate, si uniscono a formare un lungo tubo. A riposo questa proboscide viene avvolta a spirale posizionandosi sotto il capo
e) i bombicidi
Bombyx mori (baco da seta dell’albero di gelso), originario della Cina settentrionale, è un insetto olometabolo, a metamorfosi completa, con un ciclo vitale distinguibile in diversi stadi.
- Il corpo del baco, di tipo metamerico, è allungato e diviso in segmenti raggruppati in tre zone anatomiche: il capo, simile ad una piccola calotta nera, il torace e l’addome. I puntini neri, gli stigmi, sono gli sbocchi dell’apparato respiratorio. All’estremità dell’addome è collocata la filiera, prominenza conica dalla quale sbocca il dotto escretore delle ghiandole della seta. Da queste esce infatti una bava sottilissima che a contatto con l’aria si solidifica e che, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta, di lunghezza compresa tra i 300 e i 900 metri. In tre giorni il bruco produce più di 1500 metri di filo.
- Le femmine adulte presentano un corpo tozzo e coperto di squamette, ali brevi e addome rigonfio per le uova contenute (ne può deporre anche 500). Sono farfalle notturne la cui unica funzione è quella riproduttiva
- I maschi adulti sono attratti da sostanze onorifiche emesse dalle femmine.
2. CICLO VITALE
Il ciclo vitale del Bombyx mori dura circa quarantacinque giorni.
- I bachi da seta nascono da
uova
dette semi bachi, di piccolissime dimensioni e di colore biancastro giallino; esse vengono messe a riposo tutto l’inverno, dopo essere state deposte in estate. Si schiudono ad una temperatura elevata.- Alla
schiusa
si libera un piccolo bruco, bruno sul dorso e grigio sul ventre, coperto di peli e lungo circa 3 millimetri. Fra la sua testa e la coda si allineano numerose protuberanze giallastre coronate di peli. L’animale inizialmente è molto delicato e risente negativamente degli sbalzi di temperatura. L’appetito del bruco è molto robusto.- Il baco ha bisogno di assoluta tranquillità e la larva, per crescere, abbandona la vecchia pelle: questa fase è chiamata
muta
nell’arco di poche settimane (da 4 a 6) la larva raggiunge una lunghezza compresa tra i 7 ed i 9 mm e un peso di circa 4 mg; mangia notevoli quantità di foglie di gelso, ed interrompe il nutrimento all’avvicinarsi della muta. Nel corso di un mese il bruco muta quattro volte e, senza smettere mai di alimentarsi di foglie di gelso, raggiunge circa 9 millimetri di lunghezza. A questo punto il carattere del baco sembra mutare: diventa inquieto e si mette alla ricerca di fuscelli sui quali sistemarsi. Smette di mangiare, diventa di colore giallastro e con la cuticola più tesa.
- Inizia quindi a formare il
bozzolo
in un periodo compreso tra 3 e 8 giorni. Attraverso la filiera, un orifizio situato sotto il labbro inferiore che si trova in rapporto diretto con le ghiandole che secernono la seta, il baco emette una bava sottilissima che, a contatto con l’aria, si solidifica. Questa bava, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati e forma un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di lunghezza variabile fra i 300 e i 900 metri. Il baco in tre giorni produce più di 1500 metri di filo e, completamente avviluppato nel suo bozzolo biancastro, si addormenta.- Dopo aver formato il bozzolo, il baco, inizialmente giallo, rimane fermo due giorni e successivamente si trasforma, con una nuova muta, in una
crisalide
bruna, di forma ovale; poi, trascorse tre settimane a temperatura favorevole, l’insetto adulto esce dal bozzolo tagliando il filo di seta. Ciò è possibile grazie a una sostanza emessa dall’insetto, la quale ammorbidisce e dirama la trama del bozzolo e permette all’insetto di uscirvi, lasciandolo quasi intatto.- La
farfalla
Senza mai nutrirsi, i maschi, che sono più piccoli, muoiono subito dopo l’accoppiamento, mentre le femmine si accingono a deporre le uova, anche in numero di 500. Ricomincia così un nuovo ciclo
3. L’ALIMENTO DEL BACO:IL GELSO
I gelsi appartengono alla famiglia delle Moraceae, genere Morus.
a) Il gelso bianco
- Il gelso bianco (Morus alba L.) e' una specie originaria dell'Asia centrale e orientale. Albero alto fino a 15 metri, e' stato importato in Europa con il baco da seta che e' ghiotto delle sue foglie.Fino a metà del 1900 ha avuto un'enorme diffusione; poi, con l'affermarsi delle fibre sintetiche, l'allevamento del baco da seta e' andato scomparendo e con esso anche il gelso bianco.
La sua chioma è densa, con foglie verde scuro e lucide superiormente, più chiare inferiormente. I fiori sono unisessuali (pianta monoica), raramente bisessuali: quelli maschili sono disposti in spighe cilindriche di 2-4 cm, peduncolate, quelli femminili in glomeruli ovoidali. nascono presso l'ascella della foglia, in aprile. Il frutto e' carnoso, color giallastro bianco, con sapore dolciastro (con una punta acidula) ; esso matura in giugno e luglio.
- Attualmente e' pochissimo usato come pianta da frutto, dato il sapore poco gradito (dolciastro con una punta di acidulo): i frutti venivano considerati lassativi. Per l'elevato contenuto di zuccheri (22%) diverse popolazioni asiatiche li utilizzavano come edulcoranti, sia freschi sia secchi, ridotti in farina. Per fermentazione e' possibile ricavarne una bevanda alcolica; il legno è usato per fare attrezzi e piccoli lavori di intarsio.
b) Il gelso nero - Il gelso nero (Morus nigra L.) e' molto simile alla specie precedente. Originario dell'Asia Minore e Iran, è stato introdotto in Europa probabilmente nel Cinquecento. Ha foglie più piccole e produce frutti nero-violacei, più saporiti. Dai suoi frutti si ricavano
marmellate, gelatine, confetture, sorbetti, dolci, grappe.
- Aromatizzante e colorante per gelati, conferisce un colore blu-violetto ai prodotti con cui viene emulsionato. L'infuso di foglie ha proprietà antibiotiche. La polpa viene usata in cosmesi per maschere lenitive di pelli secche, il succo trova uso in lozioni idratanti.
- Frutti, foglie, radici e corteccia hanno molteplici proprietà farmacologiche e vengono impiegati come espettoranti, depurativi, lassativi, rinfrescanti e tonici; un tempo non molto lontano venivano indicate per lenire afta, angina, astenia, stipsi e stomatite.
4. Le malattie del baco: il mal calcino
- Da sempre i bachi da seta soffrono di malattie abbastanza diffuse e molto temute; la più nota, anche se non l’unica, è il mal calcino, causato da un fungo parassita (Botrytus bassiana) il cui micelio vive a spese del baco. La larva, colpita, diventa rossastra e poche ore dopo la morte si riveste di una muffa bianca e dura; per la cura sono necessarie energiche disinfezioni, vanno distrutti i bachi e disinfettate tutte le attrezzature.
- Per la prima volta in Europa la malattia si sviluppò intorno ai primi anni del 1800, con particolare virulenza in Francia e in Italia. La malattia presentava un decorso che non faceva presagire la sua presenza nel baco; si verificava solo un progressivo rallentare dei movimenti di questo ultimo e la sua tendenza a non cibarsi più. Una volta morto il baco perdeva la sua generale flaccidità e si induriva sempre più sino a divenire secco e frangibile.
- Agostino Bassi, naturalista italiano (Mairago 1773 – Lodi 1856), che si occupò di medicina, biologia e patologia animale, visto il notevole danno economico derivante dalla diffusione di questa malattia, nel 1807 intraprese le sue ricerche, che si protrassero per circa 25 anni; egli infine espose la sua teoria nel 1835.
- Bassi scoprì che il mal calcino era causato da un parassita microscopico che si trasmette per contatto e tramite cibo infetto. Generalizzò quindi la sua teoria, riconoscendo la natura parassitaria di numerose malattie vegetali, animali ed umane; è quindi considerato un precursore delle teorie di Koch e Pasteur. Svolse anche grande opera di prevenzione, prescrivendo i metodi per eliminare la malattia dal baco da seta, con notevole successo. In un primo momento, dopo aver confutato la teoria che il mal calcino era dovuto allo stato di cattività nel quale erano tenuti i bachi, Bassi iniziò le sue ricerche, cercando di riprodurre artificialmente la malattia.
- Gli studi continuarono sino al 1813 quando, dopo innumerevoli insuccessi, fu ipotizzato che il male fosse generato da un eccesso di acidità. Egli dunque iniziò una serie di esperimenti volti all’ utilizzo di acido fosforico puro, per cercare di rallentare il processo di indurimento; tuttavia non ottenne i risultati sperati e passò quindi all’utilizzo di acido fosforico impuro. La scelta si rivelò intelligente e riuscì, anche mediante l’esposizione dei bachi prima al calore poi all’ umidità, a riprodurre il mal calcino nei filugelli; tuttavia la malattia mancava della caratteristica fondamentale, ossia la capacità di trasmettere il contagio da baco a baco.
- Successivamente, dopo un periodo di depressione dovuto all’ insuccesso dei suoi esperimenti, Bassi tornò a interrogarsi sulla natura del male e diede vita ad una nuova ipotesi: ossia quella che la malattia fosse causata da un agente patogeno esterno. Seguirono quindi numerosi esperimenti fino a quando, nel 1834 diede notizia dei successi delle sue ricerche con una comunicazione all’ università di Pavia.
- Le informazioni divulgate riguardavano quanto già trattato in precedenza, mentre nel volumetto pubblicato nel 1835 egli riferì notizie più precise circa la natura dell’ agente patogeno e la sua modalità di riproduzione. Le descrizioni fornite da Bassi risultarono approssimate, e un altro studioso,Nysten, affermò che il contagio avveniva solo mediante le esalazioni dei filugelli malati; di contro Bassi,con nuovi esperimenti, dimostrò che la malattia si diffondeva anche per mezzo dell’aria, di diversi animali e di tutte quelle persone ed oggetti che venivano in contatti con bachi da seta morti di mal calcino.
5. LA SETA
- LA STORIA DELLA SETA
Secondo la leggenda la scoperta dell’ utilità del Bombyx mori, avvenuta nel 2700 a.C., si deve ad un’antica imperatrice cinese di nome Xi Ling-Shi. Mentre questa passeggiava notò i bruchi, ne sfiorò uno e si accorse che da questo fuoriusciva un filo di seta che man mano le si avvolgeva attorno al dito. Alla fine vide un piccolo bozzolo e capì il legame tra il baco e la seta e insegnò quanto aveva visto al suo popolo. Così l’allevamento del Bombyx mori si diffuse in tutta la Cina e i capi di abbigliamento in seta divennero un bene di lusso, particolarmente ricercato in molti paesi. Gli imperatori cinesi si sforzarono di mantenere la conoscenza della sericoltura segreta alla altre nazioni. Ma in epoche successive si verificarono delle fughe dell’arte della lavorazione verso il Giappone, la Corea e l’India. Inoltre già nel 139 a.C. si era aperta la rotta commerciale più lunga, la “ via della seta ”.
- LA VIA DELLA SETA
Con questo termine, che è la traduzione del tedesco seidenstrabe, espressione utilizzata per la prima volta dal geografo Ferdinando Van Richtofen nel XIXo secolo, si indica l’insieme dei percorsi terrestri che anticamente collegavano l’Estremo Oriente all’ Europa e lungo i quali si instauravono gli scambi commerciali a lunghissimo raggio.
La via della seta continentale si divideva in due fasci di strade:
- Quello settentrionale, i cui percorsi partivano dai centri commerciali della Cina Settentrionale, passavano per la zona turca di Kipchaks sino all’Europa Orientale e alla penisola di Crimea, attraversando poi il Mar Nero, il Mar di Marmara e i Balcani, giungendo fino a Venezia.
- Quello meridionale partiva dal sud della Cina, passava per il Turkestan, il Khorasan, la Mesopotamia, l’Anatolia, l’ Antiochia e il Mar Mediterraneo, per giungere in Africa settentrionale e in Egitto.
I percorsi oceanici partivano dalla Cina Meridionale e tendevano alle odierne Filippine, al Brunei, al Siam, alla Malacca, a Ceylon, all’ India ed alla Persia.
La via della seta era percorsa dai mercanti e successivamente anche da pellegrini e missionari.I mercanti trasportavano, via terra, fino ai porti del Mediterraneo, sete ed altri tessuti, spezie, monete, giada, coralli, gioielli, piatti e vasi in ceramica, statuette e vetri lavorati, oggetti rari e costosi destinati ai sovrani e alla ricca nobiltà occidentale. I manufatti cinesi, islamici e bizantini costituirono un importante tramite di diffusione di nuove tecniche e iconografie per le arti europee.
Successivamente alle crociate, giunsero in Occidente anche le reliquie, ambite, che andarono ad arricchire i tesori delle chiese. La via della seta fu percorsa almeno fino al XVIo secolo, quando i viaggi degli esploratori individuarono rotte marittime più rapide e meno pericolose e che permettevano soprattutto di evitare l’ostacolo delle catene montuose asiatiche.
- IL DONO DEL BRUCO
- E’ prodotta in Oriente, lavorata in Occidente, studiata nei laboratori di tutto il mondo: la seta esiste ancora e muove interessi di migliaia di miliardi.
- Tutto ha inizio con l’uccisione di miliardi di crisalidi in procinto di uscire dal bozzolo: vengono soffocate con il vapore, affumicate o cotte da micidiali microonde. Dopo la strage vengono messi a mollo nell’acqua bollente, riannodando tutto il filo che li compone; successivamente, attraverso macchine e mani industriose vengono trasformati in filati e matasse e da qui in cravatte, abiti e lenzuola.
- Un processo che, anche se in maniera diversa, si è svolto per almeno 4.700 anni: è infatti dal 2.700 a.C. che Bombyx mori è stato addomesticato dall’uomo con il preciso intento di produrre il prezioso filato.
- L’allevamento controllato, protrattosi per millenni, ha finito per operare una vera e propria selezione artificiale. E nel mezzo della storia, c’è il miracolo della seta, nelle sue componenti essenziali: la fibrina, sempre bianca, e la sericina, una guaina che riveste il filo come un manicotto e gli conferisce un colore che varia a seconda delle razze.
- Tuttavia, anche se la lavorazione del prodotto è patrimonio dei paesi industrializzati, come Italia e Francia, esiste un unico problema di fondo: il monopolio cinese della materia prima. Si scopre così che la via della seta esiste ancora ed è quella che costringe le industrie tessili occidentali ad andare in Oriente per fare la scorta dei bozzoli. L’egemonia cinese è tale che persino in Giappone, tra i principali produttori di seta, ha da tempi ritenuto più conveniente importare i bozzoli e dedicarsi soprattutto alla manifattura.
- Una soluzione potrebbe rivelarsi l’abbattimento dei costi della manodopera e il favorire la meccanizzazione del ciclo produttivo. Le iniziative non sono mancate ma stando a quanto affermano i bachicoltori italiani, nulla di tutto questo avrà un senso se i bachi italiani non cominceranno di nuovo a filare. E mentre i nostri bachi incrociano le braccia a causa del Fenoxycarb (una molecola contenuta in una antiparassitario usato in agricoltura, che sembra efficace anche a largo raggio con dosi infinitesimali), quelli dei paesi tropicali e subtropicali filano di buona lena, grazie soprattutto al clima. Quel filo che ha collegato Oriente e Occidente quarantasette secoli fa sta ora avvolgendo in un bozzolo omogeneo tutto il mondo.
- Infatti la seta, con il suo filo lungo cinquemila anni, è stata associata all’idea di bellezza, della raffinatezza, del potere ma anche delle capacità dell’uomo di saper comprendere e valorizzare una delle tante opportunità offerte dalla natura.
- Successivamente, dopo il secondo conflitto mondiale, per l’allevamento del baco da seta ha inizio un periodo di grave crisi, a causa dell’industrializzazione, che opera una profonda trasformazione nell’economia ed in particolare nel mondo agricolo, portando con sé un progressivo abbandono delle campagne e dunque un aumento dei costi di produzione insieme ad una diminuzione e instabilità del prezzo dei bozzoli.
- Negli ultimi tempi si sta focalizzando di nuovo l’attenzione su questo magnifico prodotto naturale; infatti la domanda di fibre naturali, e quindi anche della seta, è in forte aumento. Pertanto si stanno sperimentando potenziamenti dei centri di ricerca e delle tecniche a cui seguirebbero la ripresa dell’ attività di produzione e il miglioramento genetico di ceppi poliibridi, ideali per le nostre condizioni ambientali e la possibilità di reperire fonti alimentari alternative.
6. LA LAVORAZIONE DELLA SETA
- LA TRATTATURA
La trattura è la fase in cui si dipana il filo dal bozzolo che è stato precedentemente immerso in acqua calda per ammorbidire la sericina; cercati i capifila di ciascun bozzolo se ne fa una rosa e si inizia a tirare (da cui trattura) tenendo ben unito il mazzetto delle bave. A San Leucio, ogni mattina, il direttore della filanda distribuiva alle maestre filandiere i bozzoli precedentemente selezionati per tipologie, dando indicazioni sul numero di bozzoli con cui formare il filo. Appena formate le matasse, venivano appese ad asciugare; quindi, una volta asciutti i fili dalle matasse erano avvolti in rocchetti e posti sul torcitoio.
- LA TORCITURA
La torcitura consiste nell'imprimere una torsione al filo di seta per ottenere tessuti con caratteristiche diverse. Per questa operazione, dal XIIIo secolo, compaiono i torcitoi circolari, chiamati anche mulini da seta , che producono due tipi di filo, a seconda del verso di rotazione delle macchine:
- il filato: torsione a "Z"
- il torto: torsione a "S"
A San Leucio la torcitura era inizialmente realizzata nel salone dei Grandi Torcitoi, con due macchine circolari differenti, una per il filato e l'altra per il torto. Nel 1789 al Belvedere erano in funzione due torcitoi circolari rispettivamente da 480 e 720 fusi. Queste due macchine sono state completamente restaurate e sono ancora oggi perfettamente funzionanti con la forza motrice di una enorme ruota idraulica, posta nei sotterranei del salone dei Grandi Torcitoi. In seguito sono stati installati altri sette torcitoi negli ambienti del "Vicolo freddo".
- LA TESSITURA
La tessitura è la fase di produzione del tessuto vero e proprio e si effettua con il telaio. Il tessuto è ottenuto intrecciando dei fili, la trama, con altri fili ottenuti in precedenza, l’ordito. I telai producono tessuti lisci, a disegni geometrici o a disegni complessi. A San Leucio la tessitura era affidata a telai manuali sistemati in parte negli spazi della fabbrica del Belvedere e in numero rilevante nelle case dei tessitori. Particolarmente importante, nella storia serica di San Leucio, è stato il telaio Jacquard. Introdotto dal 1829 è considerata la macchina precorritrice di quelle automatiche a controllo numerico, consentendo la realizzazione di disegni complessi e raffinati. Il telaio era sormontato da un meccanismo per il comando di schede perforate che permettevano di ottenere rapidamente il disegno della stoffa in esecuzione. Questa macchina è tuttora in funzione a San Leucio sia all'interno del Belvedere dove è stato restaurato e rimesso in funzione un esemplare in ciliegio, sia nelle vicine fabbriche leuciane, dove il metodo di lavorazione è rimasto quello di una volta.
- LA RIFINITURA
Una volta prodotti i tessuti passano al finissaggio, che consiste in operazioni di rifinitura, come la compressione sotto grandi cilindri per la marezzatura, l'apprettatura, la cimatura e la piegatura.
7. IL SIMBOLISMO DELLA FARFALLA
- L’uomo è sempre stato affascinato dall’immagine della farfalla, la quale nasce bruco e diviene un leggiadro insetto alato, tanto da vedere in questo mutamento un qualche riflesso della propria trasformazione spirituale.
- Con la parola psyché i greciindicavano l’anima, ma lo stesso termine significa anche farfalla. Per questo Psiche, amata da Cupido, viene spesso raffigurata con ali di farfalla.
- Nell’antichità classica la farfalla poteva prefigurare la morte. Si credeva infatti che alla morte di un uomo, l’anima uscisse dalla sua bocca; tale credenza viene raffigurata sui sarcofagi proprio da una farfalla che abbandona la crisalide.
- Successivamente, nelle mani di Gesù Bambino o della Madonna, secondo l’immaginario religioso cristiano, la farfalla, in virtù dell’immagine di liberazione dal suo bozzolo, diviene simbolo di anima risorta e di salvezza.
- Farfalle che si trovano adagiate tra mazzi di fiori e tavole imbandite in alcune nature morte nordiche barocche, alludono alla lotta tra bene e male, alla contrapposizione, tra salvezza e peccato.
¬ Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, 1522-1524, Vienna, Kunsthistorisches Museum.
®La farfalla, nei ritratti, è un simbolo di resurrezione.
.
Pisanello, Ritratto di principessa,
1445-1440, Parigi, Louvre
¬ Maria von Oosterwijck,
Natura morta come vanitas,
1668,Vienna, Kunsthistorisches Museum.¬Anche in questo caso la farfalla è un richiamo alla resurrezione dell’anima

®Psiche, la bellissima fanciulla amata da Amore, è costretta a superare, per ritrovare il suo amante, una serie di prove volute da Venere,gelosa della sua bellezza.
Amore,dopo aver abbandonato Psiche che era venuta meno alla loro promessa, vinto dalla nostalgia andrà in cerca della fanciulla per poi sposarla davanti al concilio degli dei.
Psyché in greco significa anima ma anche farfalla. Proprio per questo, Psiche è spesso ritratta con ali di farfalla.
Qui Canova ha scolpito la farfalla nelle mani dei due amanti.Antonio Canova, Amore e Psiche in piedi,
San Pietroburgo, Museo Hermitage.
e per finire
ER BACO DA SETA
di Trilussa
Un povero Ragno
parlanno cór Baco
je disse:
-Compagno,
sei matto o imbiraco?
Perché, scusa er termine,
sei tanto minchione
da crede a un padrone
che vive sur vermine?
Nun sai che li fiocchi
che fai te li cambia
co’ tanti bajocchi?
che mentre tu sudi
magnanno la foja
quer boja guadambia
mijara de scudi?
Bisogna aprì l’occhi
ché ormai la questione
se basa sur detto
«Né Dio,né padrone!»
-Sta’ in guardia,fratello!-
Sta’ in guardia da quello!
-strillò un Bagarozzo
che usciva da un pozzo-
Ché quela carogna
T’imbroja e nun vede
che invece bisogna
ridatte la fede!
Sortanto cór crede
che c’è un Padreterno,
che c’è un Paradiso,
ch’esiste un Inferno,
sortanto co’ questo
io credo che presto
ci avremo un governo
più bono e più onesto!
-Va’ via!-disse er Ragno-
sennò me te magno!
-Va’ via,che te strozzo!-
strillò er Bacarozzo.
Er Baco,scocciato,
ner vede in pericolo
la casa e la seta
ch’aveva filato,
-Qua,-disse-l’affare
comincia a imbrojasse:
è mejo a fa’ sciopero,
è mejo a squamasse;
fintanto che sento
che tira ‘sto vento,
starò co’ la lega
der «chi se ne frega».-
E chiuse bottega.
fonte: www.parcoabatino.org
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