Cavalli tutto di tutto
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MORFOLOGIA DEL CAVALLO
Il cavallo è un animale erbivoro, quadrupede che si muove sulla punta dell’unghia. Non avendo particolari organi di difesa verso eventuali predatori il suo unico mezzo di difesa è la corsa. Perciò tutta la sua evoluzione è stata, per necessità di sopravvivenza, orientata verso una specializzazione nella corsa. Tanto è vero che un tempo pentadattile, a seguito dell’evoluzione della specie, ora rimane un unico dito (e solo le vestigia delle altre quattro) sulla punta del quale il cavallo si sposta.
L’impalcatura dello scheletro è costituita dalla colonna vertebrale, formata da vertebre che si articolano tra loro. E su questo vero e proprio asse di sostegno, che vanno ad inserirsi tutti e quattro gli arti. Per non dimenticare lo scopo prettamente pratico di questa trattazione, ci occuperemo nel dettaglio solo delle regioni di frequente riscontro clinico.
La punta della spalla: è un angolo osseo che si trova da ogni lato del pettorale e un po’ al di sotto della giuntura d’incontro tra l’incollatura e la spalla.
Il garrese: è una protuberanza ossea che forma un prolungamento del dorso. Dal punto più alto del garrese al suolo si misura l’altezza del cavallo.
Il dorso: dal punto di vista anatomico è la parte di colonna vertebrale nella quale si inseriscono le costole.
Le reni: si trovano fra il dorso, la groppa ed i fianchi. Comprendono quella parte della colonna vertebrale dove non ci sono più costole e che tocca il limite del bacino superiore.
La groppa: è la parte del corpo tra le reni anteriormente e la coda posteriormente.
La grassella: vero e proprio ginocchio anatomico. La punta della grassella è la parte immediatamente davanti all’articolazione.
Il garretto (tarso): è l’articolazione delle zampe posteriori situata tra la gamba e lo stinco.
Il gomito: fa parte dell’avambraccio ed è formato da una grossa prominenza ossea tra la parte superiore e posteriore dell’avambraccio.
Il ginocchio (carpo): è l’articolazione delle zampe anteriori situata tra l’avambraccio e lo stinco.
Lo stinco: è l’osso situato tra il ginocchio e il nodello.
Il nodello: è l’articolazione formata dalla parte terminale dello stinco, quella iniziale della prima falange e dalle due ossa grandi sesamoidi. Ha un ruolo molto importante nell’ammortizzare la battuta con il terreno.
Lo zoccolo: nel suo insieme è composto dalla parete o muraglia e dalla suola. E’ una vera e propria scatola cornea, contiene al suo interno una parte della seconda falange, la terza falange e l’osso navicolare. Nella sua circonferenza lo zoccolo è suddiviso in regione della punta, delle mammelle, dei quarti e dei talloni, sopra i quali si trovano i glomi.


IL GOVERNO DEL CAVALLO
Per pulire il cavallo bisogna sempre mantenere la distanza di sicurezza mantenendo entrambe le mani a contatto con il cavallo. Si comincia dal suo lato sinistro rivolgendosi verso di lui pulendo la parte anteriore con la mano sinistra e la mano destra in sicurezza a contatto con il suo costato; per passare alla parte posteriore cambiamo la disposizione delle mani: la destra pulirà il cavallo e la sinistra la stenderemo verso il suo costato in sicurezza. Viceversa per il lato destro.
Per la coda dobbiamo posizionarci al fianco del posteriore e pulirla tirandola verso di noi.
Per gli zoccoli dobbiamo posizionarci al fianco del cavallo con lo sguardo rivolto al posteriore far scorrere la mano sull’arto del cavallo dall’alto verso il basso, alzarlo e mantenerlo in posizione comoda per poi pulire.
Bisogna assicurarsi della pulizia degli zoccoli prima e dopo essere montato a cavallo. Durante la nettatura è molto importante prestare attenzione allo stato della ferratura, verificando che venga mantenuto l’angolo appropriato dell’unghia. Non bisogna lavare esageratamente lo zoccolo poiché lavaggi frequenti possono seccare la muraglia.
- LA STRIGLIA: Utilizzare la striglia spazzolando circolarmente per togliere la sporcizia e stimolare la circolazione e la secrezione sebacea.
- BRUSCA DURA: Utilizzare una brusca dura e spazzolare con piccoli movimenti rapidi; questo permette alle setole della spazzola di penetrare il mantello per togliere lo sporco e la pellicola di forfora e per stimolare la circolazione. Né la striglia né la brusca dura vanno usate sulle ossa del cavallo testa, garrese e parti inferiori delle gambe per non provocare dei microtraumi.
- BRUSCA A SETOLE MORBIDE: Si utilizza in lunghi movimenti al fine di togliere lo sporco superficiale e spargere il sebo naturale su tutto il manto. Si può utilizzare anche sulle gambe, la testa e il garrese.
- PETTINE E SPAZZOLA: spazzolare e pettinare la criniera e la coda con un pettine o una spazzola.
- SPUGNA: pulire gli occhi e le narici con una spugna umida. Utilizzare una spugna diversa per la zona dei genitali.
- PANNO: Asciugare tutto il manto con l'aiuto di un panno soffice.
- CURASNETTE O NETTAPIEDI: viene impiegato per togliere lo sporco da sotto lo zoccolo, partendo dall’attaccatura del fettone e dirigendosi verso l’esterno.
- LAMA DA SUDORE: viene impiegata sia nella direzione del pelo che in contropelo per togliere il sudore o l’acqua in eccesso dopo il lavaggio; non và usata sulle ossa del cavallo (testa, garrese e parti inferiori delle gambe).

GESTIONE DEL CAVALLO DA TERRA
COME METTERE LA CAPEZZA
Nel momento in cui ci presentiamo davanti al box, i cavalli che conoscono bene i vari procedimenti, si presentano con la testa verso di noi. Se un cavallo invece si presenta con i posteriori verso di noi e la testa verso la parete opposta all’ingresso prestare particolare attenzione perché potrebbe spaventarsi e calciare. Infatti il campo visivo del cavallo ha due zone cieche: subito di fronte a lui e dietro la sua coda per circa 60° mentre per i rimanenti 120° per parte ha piena visione (Vedi fig. a lato). Pertanto nell’avvicinarsi a lui dovremo prestare particolare attenzione e non avvicinarlo a sorpresa per spaventarlo. Incoraggiatelo a girarsi agitando la capezza verso la sua groppa con cautela e richiamando la sua attenzione con la voce. Una volta che si presenta con la testa verso di noi , ci posizioniamo sul lato sinistro del cavallo all’altezza della testa, passiamo la longhina sopra il collo e la teniamo nel nostro avambraccio destro; con le due mani inseriamo il muso nella giusta sede, facciamo scorrere la capezza verso l’alto e, passandola sopra la nuca la allacciamo. Per essere messa correttamente fate sì che la fibbia della museruola della cavezza sia a circa due dita dalla cresta facciale e che passino due dita sopra il naso e due sopra la nuca.
COME CONDURRE IL CAVALLO ALLA LONGHINA
Agganciamo la longhina all’anello della capezza. Conduciamo sempre il cavallo stando sul fianco sinistro, tra la spalla e la testa. Impugnamo la longhina con la mano destra a circa 15 cm dal moschettone e il resto lo raccogliamo ordinatamente nella mano sinistra. (Fig.1) - IMPORTANTE: Non avvolgiamo la longhina attorno alle mani, ai polsi o al corpo.
- Per indurre il cavallo ad avanzare utilizziamo la voce, spingiamo con la mano destra in avanti e cominciamo ad avanzare restando tra la spalla e la testa.
- Per fermare il cavallo utilizziamo la voce (whoa!) e se non bastasse tiriamo la longhina verso il suo petto.
- E’ sempre opportuno girare il cavallo verso destra per una maggiore sicurezza; per girare il cavallo verso destra spingiamo con il braccio verso destra facendolo ruotare sulle sue anche.
- Per girare a sinistra cambiamo la disposizione delle mani: la mano sinistra guiderà la testa del cavallo invitandolo ad avanzare e a girare intorno a noi mentre la mano destra la terremo tesa verso il suo costato per mantenere la distanza di sicurezza.
- Per indietreggiare ci giriamo verso il posteriore del cavallo utilizziamo la voce per incitarlo e contemporaneamente spingiamo con la longhina verso il suo petto camminando nella sua direzione.
COME LEGARE IL CAVALLO

Quando leghiamo il cavallo dobbiamo assicurarci che il supporto sia stabile e sicuro come un anello ben fissato nel muro e mai a oggetti che si possano spostare o rompere. L’altezza del punto di attacco non deve comunque mai essere al di sotto del suo garrese. La misura della longhina dall’attacco alla cavezza deve essere lunga all’incirca come la lunghezza del suo collo e va utilizzato un nodo di sicurezza a scioglimento veloce, sicuro e facile da sciogliere. (Fig. 2)
LE PARTI DELLA SELLA

Bisogna imparare a sellare e dissellare il cavallo correttamente per non provocare paure e rifiuti da parte del cavallo. Sbagliando si possono provocare delle fiaccature dolorose al cavallo, piaghe provocate dallo sfregamento ripetuto di alcune parti della sella sulla pelle del cavallo, o ferite. Il sottosella dovrà essere sempre pulito e la sella della forma adatta alla schiena del cavallo. E’ importante inoltre la periodica manutenzione dei finimenti con grasso o olio per cuoio per mantenerli morbidi e puliti.
PROCEDURA DI INSELLAGGIO: COME METTERE LA SELLA
Rendiamo il cavallo partecipe dei nostri movimenti intorno a lui in modo da non spaventarlo.
Posizioniamoci sul lato sinistro del cavallo prendiamo il sottosella con due mani e facciamolo annusare al cavallo per rassicurarlo e poi posizioniamolo sulla schiena oltre il garrese per poi farlo scivolare indietro fino a metà spalla.
Prepariamo la sella in modo che il sottopancia sia sul seggio e bloccato con la staffa sinistra infilata nel pomo. Prendiamo la sella e appoggiamola delicatamente sul dorso del cavallo. Controlliamo che non ci siano pieghe nel sottosella e solleviamolo nella gola della sella in modo che non rimanga a contatto diretto con il garrese per non provocagli fiaccature durante il lavoro.
Spostiamoci sul lato destro sganciamo la staffa dal pomo e la cinghia del sottopancia e posizioniamola sul fianco del cavallo.
Torniamo sul lato sinistro, agganciamo la staffa sul pomo, srotoliamo la cinghia e agganciamo il sottopancia passando due volte la cinghia del sottopancia nell’anello della sella e tiriamo quel tanto che basta per tenerla a posto. Facciamo fare al cavallo qualche passo prima di tirare di nuovo la sella fino ad aver raggiunto la giusta tensione. Dobbiamo tirare la cinghia in tre volte prima di salire a cavallo.
PROCEDURA DI DISSELLAGGIO: COME DISSELLARE IL CAVALLO
Allentiamo la cinghia del sottopancia in modo graduale per permettere al cavallo di riprendere fiato dopo lo sforzo espandendo il torace poi facciamolo passeggiare per far tornare la circolazione sanguigna normale nelle aree sottoposte alla pressione della cinghia altrimenti potrebbero comparire gli “alzoni”, degli edemi sottocutanei provocati dall’afflusso improvviso di sangue.
Leghiamo il cavallo, sleghiamo la cinghia e fissiamola all’anello della sella ordinatamente a modo di cravatta così sarà pronta per la prossima volta.
Torniamo sul lato destro agganciamo il sottopancia alla sella, appoggiamolo sul seggio e blocchiamolo con la staffa.
Ritorniamo a sinistra del cavallo e togliamo delicatamente sella e sottosella insieme facendoli scivolare sul fianco del cavallo verso di noi.
COME METTERE LA TESTIERA E L’IMBOCCATURA
LA BRIGLIA è l’insieme della testiera, l’imboccatura e le redini; la testiera è la parte in cuoio montata sulla testa del cavallo che sostiene l’imboccatura e può essere con il frontalino o con il passaorecchio.
PROCEDURA: Passiamo la longhina sul collo del cavallo slacciamo la capezza e leghiamola sul collo del cavallo. Facciamo passare il braccio destro sotto la testa e teniamo fermo il muso. Teniamo la testiera con la mano destra impugnandola all'altezza del montante. Con la mano sinistra porgiamo il morso davanti la bocca del cavallo e aiutandoci con il pollice se il cavallo non dovesse aprire la bocca, introduciamo il morso in bocca. Passiamo la testiera dietro le orecchie passando per primo l’orecchio destro e poi il sinistro e aggiustiamola. Controlliamo di avere regolato correttamente la lunghezza del morso, verificando il formarsi di una o due pieghe sulla commessura delle labbra, dopodichè possiamo sfilare la capezza e la longhina.
SALITA E DISCESA DA CAVALLO e POSIZIONE IN SELLA
LA SALITA
Come norma generale, useremo il lato sinistro per salire ma potremo farlo anche sul lato destro. Prima di salire, controlliamo che il sottopancia sia tirato e che abbia la giusta tensione e che il cavallo sia in equilibrio. Rivolgiamo lo sguardo in direzione della testa del cavallo, che ci presta attenzione.
Sistemiamo le redini incrociandole sul collo del cavallo e impugniamole con la mano sinistra, posizionandola in modo tale da avere il controllo del cavallo. Con la mano destra impugniamo il corno della sella e infiliamo il piede sinistro nella staffa mantenendo le nostre spalle parallele a quelle del cavallo. Saliamo senza scavalcare subito con la gamba destra. Quando tutto il peso sarà sulla staffa e il cavallo tranquillo e fermo, potremo scavalcare con la gamba destra e sederci dolcemente sulla sella.
LA DISCESA
Per scendere da cavallo ripetiamo gli stessi movimenti fatti per montare, ma in senso contrario e accertandoci prima di tutto che il cavallo sia fermo e tranquillo prima di scendere.
Teniamo le redini con la mano sinistra, mettiamo la mano destra sul corno della sella e sfiliamo leggermente il piede dalla staffa sinistra appoggiando la pianta del piede. Togliamo il piede destro dalla staffa e passiamo la gamba sopra la groppa del cavallo avendo cura di non toccarlo con la gamba. Scendiamo fino a toccare il terreno con il piede destro e per ultimo togliamo il piede sinistro dalla staffa.
Una volta a terra impugniamo le redini nelle mani e rimaniamo vicino alla testa del cavallo che dovrà stare fermo.
LA POSIZIONE IN SELLA

La posizione è la corretta disposizione delle parti del corpo in sella. Testa, spalle, anche e talloni dovranno essere allineati in modo da formare una linea immaginaria perpendicolare al suolo che li attraversa.
(Fig. 3)
- La testa deve essere alzata con glim occhi che guardano diritto in avanti
- Le spalle devono cadere in modo naturale all’indietro
- Il tronco deve essere verticale rispetto alle ossa del bacino, e parallelo a queste.
- Le braccia devono pendere liberamente
- Le mani devono essere chiuse, con i pollici rivolti verso l’alto; devono essere verticali rispetto al morso o filetto.
- Il cavaliere ha la scelta, quando tiene le redini ad una mano, di lasciare la mano libera leggermente flessa all’altezza del corno, oppure di lasciarla pendere in verticale.
- Le cosce e i polpacci devono essere pronti a dare l’impulso
- Le staffe devono essere piazzate nel mezzo della pianta dei piedi; le caviglie devono essere distese e sciolte, in modo che i talloni siano la parte più bassa del cavaliere.
GLI AIUTI NATURALI E ARTIFICIALI E UTILIZZO
GLI AIUTI NATURALI:

LE MANI A) Impugnatura a due mani con redini separate (Fig. 4):
Saranno posizionate sullo stesso livello davanti al pomo della sella, leggermente inclinate verso l’interno e con i pollici chiusi. Le dita si chiudono sulle redini senza creare rigidità nella presa. Le redini sono incrociate sull’incollatura e le due estremità pendono lungo le spalle del cavallo.

B) Impugnatura a due mani con redini a ponte (Fig. 5):
C) Impugnatura a una mano:
La mano del cavaliere è posizionata davanti al pomo. Le estremità delle redini escono dalla mano vicino al mignolo, e pendono dal medesimo lato della mano che viene utilizzata (può essere utilizzata sia la mano dx che la sx). Un solo dito del cavaliere può essere infilato fra le redini (solitamente il dito indice).
LE GAMBE Devono essere a contatto con il cavallo ma completamente rilassate e scese, in modo che quando devono intervenire lo facciano con prontezza e in modo fluido e decontratto poiché esse seguono e completano quello che facciamo le mani;
LA VOCE La voce è un aiuto molto efficace per comunicare con il cavallo. Tramite essa possiamo completare una richiesta ma anche stimolarlo, calmarlo e gratificarlo utilizzando un tono chiaro e rilassato.
L’ASSETTO Assetto è la capacità di adeguare la nostra posizione al movimento del cavallo, in modo che sia in costante equilibrio. Deve essere profondo, mobile e ricettivo. L'assetto è l'insieme complesso della posizione "spalle scese, ombelico verso le orecchie del cavallo, i glutei non arretrati rispetto alla verticale delle spalle, cosce scese e rilassate, polpacci a leggero contatto". Non è sufficiente che un assetto sia elegante, deve essere efficace.
LO SGUARDO Dobbiamo innanzi tutto avere chiara la nostra direzione ed avere uno sguardo periferico che inglobi più spazio possibile nel campo visivo. E’ importante rivolgere sempre lo sguardo in avanti e non guardare la testa o le orecchie del cavallo.
IL PESO DEL CORPO Tramite le variazioni minime del peso del nostro corpo in sella possiamo completare o rinforzare delle richieste. Ma per fare questo dovremo avere un buon assetto e una buona dimestichezza in sella.
GLI AIUTI ARTIFICIALI:
Si intendono come tali le attrezzature che vanno ad integrare e supportare gli aiuti naturali:
FRUSTINO serve per rinforzare una richiesta.
SPERONI devono essere usati solo da cavalieri esperti che ne sanno fare uso.
LE ANDATURE
- PASSO Il passo è una andatura basculante a 4 tempi in cui l'incollatura funge da bilanciere, basculando.
- TROTTO Il trotto è una andatura a due tempi saltata. Il cavallo muove insieme alternandoli i 2i bipedi diagonali (Diagonale Dx= Ant. Dx insieme Post. Sx) (Diagonale Sx= Ant. Sx insieme Post. Dx)
Si può eseguire il trotto seduto, in cui l'andatura è normalmente più lenta, oppure il trotto battuto, dove il cavaliere trotterà sulla diagonale destra se la seduta avviene nel momento in cui il cavallo appoggia l’anteriore destro, viceversa per il trotto sulla diagonale sinistra. Per il cambio di diagonale, il cavaliere deve rimanere seduto per due tempi di trotto.
Nel lavoro in rettangolo di regola si esegue il trotto battuto sempre sulla diagonale esterna.
- GALOPPO LENTO O CANTER E’ un’andatura a tre tempi con un tempo di sospensione, asimmetrica e basculata. Si può galoppare di piede sinistro o di destro a seconda delle richieste. Per richiedere la partenza al galoppo destro ad esempio si eseguirà una pressione con la nostra gamba sinistra circa 30 cm dietro il sottopancia per richiedere l’impegno del posteriore esterno (1° tempo del galoppo). Viceversa per il galoppo sinistro.
- GALOPPO VELOCE E’ un’andatura a 4 tempi
LA RETROMARCIA O BACK
Il back è una andatura a due tempi in diagonale dove il cavallo sposta il suo peso sui posteriori per procedere in retromarcia. Progressione: anteriore sinistro insieme al posteriore destro e anteriore destro insieme al posteriore sinistro.
GLI EFFETTI DELLE REDINI
- REDINE DIRETTA
- REDINE D’APERTURA
- REDINE D’APPOGGIO
- REDINE CONTRARIA D’OPPOSIZIONE
REDINE DIRETTA
Si ottengono prendendo un leggero contatto con la bocca del cavallo, verso le anche del cavaliere. Esse si utilizzano insieme agli altri aiuti per rallentare il cavallo nelle diverse andature, eseguire le transizioni discendenti, per fare uno stop, per eseguire il back, per richiedere un abbassamento della testa o la riunione del cavallo.
Le redini dirette si possono usare anche una alla volta o in aiuto ad altre correzioni.
REDINE D’APERTURA
Con la redine d'apertura indirizziamo il naso del cavallo nella direzione voluta permettendo il cambio di direzione, aprendo l’avambraccio e prendendo contatto con la redine. Il gomito deve rimanere vicino al corpo e la mano destra deve cedere leggermente per dare la possibilità al cavallo di flettere l’incollatura.
REDINE D’APPOGGIO
Serve per ottenere un cambiamento di direzione del cavallo tramite la pressione della redine opposta alla direzione in cui si vuole girare sul collo del cavallo. La mano che controlla la redine d’appoggio non deve superare la criniera per non creare disturbo al cavallo sull’imboccatura.
REDINE CONTRARIA D’OPPOSIZIONE
La redine contraria d'opposizione si oppone alla spalla del cavallo. Può servire a bloccare, sostenere, spostare lateralmente le spalle del cavallo. Deve essere sempre accompagnata da una "redine regolatrice" che determina l'angolo di curvatura del collo del cavallo.
LE REGOLE NEL RETTANGOLO
Quando si lavora nel rettangolo insieme ad altri cavalieri bisogna rispettare alcune regole:
- Prima di entrare e aprire il cancello bisogna chiedere il permesso ed una volta ottenuto bisogna recarsi verso il centro con il cavallo alla mano. Lo stesso prima di uscire dal rettangolo a lavoro finito.
- Non salire o scendere dal cavallo vicino al recinto e il cancello o lungo le traiettorie di chi sta lavorando.
- Incrociando altri cavalli bisogna tenere la destra.
- Rispettare la distanza di sicurezza di 3 metri dal cavallo che ci precede o ci affianca.
- Se vogliamo fermarci per riposare non bisogna farlo sulla pista ma al centro del rettangolo o del cerchio.
- Eseguire i cerchi a mano destra nella parte destra del rettangolo e viceversa.
LA FORMA FISICA DEL CAVALIERE
1. Dovete essere in buona salute ed essere stati sottoposti recentemente ad un esame medico.
2. Dovete conoscere la funzione di ogni gruppo muscolare nella pratica dell'equitazione.
3. I tipi anatomici e il loro sviluppo muscolare sono elementi molto importanti poiché bisogna evitare uno sviluppo eccessivo di certi muscoli.
Molti cavalieri ignorano l'importanza di una buona condizione fisica, credono che una buona forma fisica non serva per stare seduti su un cavallo.
I problemi che impediscono ai cavalieri di riuscire bene sono: Mancanza di agilità, mancanza di forza e di resistenza, mancanza di fiato e il sovrappeso.
ESERCIZI PER RINFORZARE I MUSCOLI DELLE GAMBE
Stando seduti su di uno sgabello si stringe una palla tra i piedi o tra le ginocchia facendo lavorare in questo modo gli adduttori. Aumentare progressivamente il tempo di trattenimento.
Stando in piedi con le gambe ben divaricate e le braccia protese in avanti, si piega lentamente la gamba sinistra spostando su di essa tutto il peso del corpo; quando è completamente piegata la si distenderà altrettanto lentamente sino a tornare alla primitiva posizione eretta. Si ripeterà quindi lo stesso esercizio sulla gamba destra. Ripetere 5 volte per gamba.
ESERCIZI PER RINFORZARE GLI ADDOMINALI
Stesi sul dorso con le gambe piegate, tenendo le mani dietro la nuca, salite con il busto sino a toccare le ginocchia con la fronte tornando quindi a distendervi. Ripetere 15 volte.
Stessa posizione ma con le gambe stese, sollevate il busto con le braccia tese in avanti cercando di arrivare a toccare le punte dei piedi. Per fare questi esercizi può essere necessario far passare i piedi sotto una cinghia fissata al piano su cui si sta stesi per evitare che essi tendano a sollevarsi. Ripetere 15 volte.
Seduti su di uno sgabello tenendo le mani appoggiate su di esso ai lati del corpo, sollevate le gambe cercando di tenerle in questa posizione il più a lungo possibile. Ripetere 5 volte.
ESERCIZI PER RINFORZARE I LOMBARI
Stando sulle mani e sulle ginocchia si procede ad incurvare e successivamente ad inarcare la schiena, inspirando nella prima fase ed espirando nella seconda, molto lentamente e il più profondamente possibile. Ripetere 20 volte.
Distesi a pancia sotto si cerca di sollevare verso l’alto prima le gambe e quindi le braccia in modo alterno inarcando la schiena. Ripetere 10 volte.
I COLORI DEL MANTELLO
MORELLO: Peli neri su mantello, arti, criniera e coda.
SAURO: Peli e crini rossi con diverse gradazioni: chiaro, paglierino, dorato, scuro, bruciato, ciliegio, bronzino.
BAIO: Peli rosso-marrone con criniera coda e arti scuri.
GRIGIO: Pelle nera con peli bianchi e neri.
BIANCO (ALBINO): Pelle rosa peli bianchi e occhi chiari.
BUCKSKIN O ISABELLA: Peli caffelatte e crini neri.
PALOMINO: Mantello biondo dorato, criniera e coda bianche.
SORCINO: Peli grigi e crini neri.
ROANO: Corpo nero o bruno con peli bianchi oppure corpo baio o bruno con peli bianchi.
PEZZATO, PAINT, PINTO: Ci sono due tipi di colorazione:
OVERO: Il colore di base del mantello presenta macchie bianche larghe e irregolari.
TOBIANO: Il colore di base è bianco con macchie di colore larghe e irregolari.
APPALOOSA: il mantello è maculato con le varianti: coperta, leopard, brina, fiocco di neve o marmorino.
Sul mantello possiamo trovare una linea di peli più scuri che va dalla testa alla coda seguendo la colonna vertebrale, si chiama RIGA O LINEA MULINA.
SEGNI PARTICOLARI SULLA TESTA E SUGLI ARTI
Sulla testa si possono trovare delle macchie bianche più o meno grandi. A seconda della collocazione e dell’estensione assumono un nome diverso:







Sugli arti si possono trovare le BALZANE, macchie bianche di diversa estensione, oppure zebrature:




CENNI DI ETOLOGIA
Il cavallo in natura è una preda e quindi un animale da fuga, ciò significa che la sua arma principale di difesa contro i predatori è la fuga. Infatti quando un cavallo si spaventa per prima cosa si allontana dalla sua preoccupazione e solo quando è a sufficiente distanza si ferma ad osservare la fonte della sua paura. E’ in grado di anticipare le mosse dei predatori in quanto ipersensibile ai cambiamenti e alle novità. E’ un animale che vive in branco e questa caratteristica permette rapporti con l’uomo e può considerarlo un suo simile o addirittura il suo stallone “Alpha” e quindi il suo capobranco.
IL LINGUAGGIO DEL CORPO DEL CAVALLO:
Il cavallo comunica con i suoi simili attraverso il linguaggio del corpo. Per riuscire a comunicare con lui quindi dovremo usare questo linguaggio ed imparare a capire i segnali che ci trasmette ogni giorno per formare un vero binomio. I nostri messaggi dovranno essere chiari ed efficaci e non confusi e contradditori per non creare confusione.
Le orecchie, le labbra e la coda sono strumenti di comunicazione importanti. Osservando i vari movimenti di questi possiamo capire i diversi stati d’animo del cavallo:
Le ORECCHIE:
- piegate e schiacciate all’indietro: sono indice di grande aggressività e nervosismo.
- protese in avanti: atteggiamento rilassato e amichevole.
- protese in direzioni opposte: la sua attenzione è centrata su due stimoli diversi e indipendenti.

Le LABBRA:
- quando il labbro inferiore pende il cavallo è rilassato o addormentato.
- quando il labbro superiore è alzato e si vedono denti e gengiva il cavallo odora e percepisce qualcosa di nuovo. Quando lo fa uno stallone significa che sta fiutando una femmina in estro.
- quando il labbro superiore è molto mobile significa che sta investigando e lo fanno i puledri e i cavalli quando trovano qualcosa di nuovo che li incuriosisce.
- quando si leccano le labbra o masticano significa che hanno accettato un nuovo concetto o situazione.
La CODA:
- gioca, è in fuga, eccitazione alta, si pavoneggia e fa la corte, vuole sfidare un altro maschio.
- eccitazione più lieve, saluto, sta curiosando, sta defecando, minaccia un altro cavallo se lo fa una femmina si propone a un maschio.
- si muove, sta urinando, allerta generale.
- rilassato, addormentato, ha dolore, malattia.
- Sottomesso, impaurito, attacca per difendersi e potrebbe calciare.

LA TENUTA DEL CAVALIERE
CAPPELLO:in feltro o in paglia, ma non di cuoio. Evitare di portare un cappello piegato, deformato, sporco o di forma eccentrica.
CAMICIA: devono essere a maniche lunghe e con i polsini allacciati. Frange e ornamenti sono proibite.
STIVALI:il davanti deve essere rotondo o a punta; la punta mozzata non è accettata in gara.
JEANS: i blue jeans sono accettati in certe gare. Questi indumenti sono riservati soprattutto al lavoro e all'addestramento. Solo i jeans taglio boot-cut sono riconosciuti nelle competizioni western.
CHAPS: se si portano in gara devono essere della giusta misura e adatti.
GILETS e GIACCHE: possono essere di stili diversi.
PROVE D’ESAME per ottenere il titolo di Cavaliere 1° Livello ACSI - SEA:
- PROVA TEORICA SCRITTA - almeno il 60% del contenuto della dispensa di 1° Livello.
- PROVA PRATICA - almeno il 60% dei seguenti compiti:
- Mettere la capezza e legare il cavallo con il nodo di sicurezza.
- Pulire il cavallo
- Conduzione a mano su percorso (Vedi percorso di Showmanship)
- Mettere e togliere correttamente la sella e la briglia
- Salire e scendere da cavallo correttamente
- Uso delle redini dirette e di apertura
- Mantenere una corretta posizione in sella durante le andature su percorso (Vedi percorso di Horsemanship)
CURA E MANTENIMENTO DEGLI ZOCCOLI
- Pulire quotidianamente gli zoccoli prima e dopo aver montato a cavallo con l’aiuto del nettapiedi o curasnette.
- Togliere i corpi estranei come sassolini e letame che può causare la putrefazione del fettone.
- Verificare regolarmente lo stato dello zoccolo e quello dei ferri.
- È sbagliato pensare che lo zoccolo non ferrato di un cavallo al pascolo o in scuderia si mantenga in buono stato naturalmente; bisogna controllarlo per evitare una eccessiva usura e in certi casi la ferratura può risultare necessaria.
- L’agente protettore naturale dello zoccolo è secreto da una ghiandola posta sotto i peli del margine della corona. Se questa zona dovesse essere ferita, laviamola e trattiamola in modo che lo zoccolo possa mantenersi in buono stato.
- Non lavare in modo esagerato lo zoccolo per non seccare la muraglia che riduce la resistenza ai traumi.
- Ungere gli zoccoli con ingredienti che rivitalizzino la muraglia ciò ne conserverà l’umidità, la flessibilità e la vitalità.
- Il buon mantenimento degli zoccoli dipende in gran parte dall’igiene e dalla cura che dedicheremo loro.
MALATTIE DELLO ZOCCOLO COMUNI
Infezione batterica del fettone: le zone malate appaiono umide con odore fetido caratteristico. La causa principale è la mancanza di igiene nell’ambiente in cui vive e cattivo governo del cavallo.
Sobbattiture: sono traumi e lesioni dirette della suola del piede causate da pietre o terreno irregolare.
Laminite: E’ un disturbo metabolico che trova sfogo nel piede del cavallo. Può manifestarsi nei piedi anteriori, in tutti e quattro e raramente nei posteriori. Le cause possono essere ingestione di eccessive quantità di carboidrati, alimentazione in pascoli molto ricchi, lavoro eccessivo ed a volte problemi con il parto…. Il danno maggiore è la separazione dell’unghia dai tessuti sottostanti e la rotazione della 3° falange con perforazione della suola. In questo caso le alterazioni diventano irreversibili.
Ragadi: affezione della pelle dietro al pastorale, causata dalla presenza prolungata di melma, sabbia o umidità che irrita la pelle causando delle lesioni.
Setole: spaccature longitudinali della muraglia. Le cause possono essere dovute ad un indebolimento della muraglia o ad una deambulazione anormale. La gravità di una setola non sta tanto nella sua lunghezza, quanto nella sua profondità.
Tarlo: infezione della scatola cornea da parte di un fungo. A seguito di questa infezione si formano delle cavità nella scatola cornea che contengono un materiale simile a segatura, residuo dell’attività del fungo.
LA DENTATURA DEL CAVALLO
Alla nascita il puledro è apparentemente privo di denti, ma già nella prima settimana di vita spuntano gli incisivi superiori da latte. La dentatura da latte è costituita da 24 denti, nell’adulto invece i denti sono 36 nella femmina e 40 nel maschio. I 12 davanti sono chiamati incisivi poi vi sono 4 scaglioni o canini (solo nel maschio e raramente in alcune femmine), 12 premolari e 12 molari. La dentatura del cavallo è caratterizzata dallo spazio vuoto tra incisivi e premolari nella femmina o tra canini e premolari nel maschio, questo spazio di gengiva si chiama barra e su di esso si appoggia il morso o il filetto dell’imboccatura. Verso i 2-3 anni appaiono a volte davanti ad ogni primo premolare i denti da lupo sulla mascella, che vanno tolti subito poiché causano problemi di intolleranza all’imboccatura. Bisogna inoltre controllare periodicamente molari e premolari per verificare che non si formino le punte che si formano a causa del movimento masticatorio laterale. In tal caso vanno limate per permettere la corretta masticazione degli alimenti e prevenire problemi di digestione, coliche, dimagrimento, ecc
MORFOLOGIA DELLA TESTA DEL CAVALLO

La testa deve essere ben disegnata con nuca larga ed arrotondata. Il ciuffo di crini che scende sulla fronte serve con il suo movimento a proteggere gli occhi dagli insetti.
Ha una importante funzione di bilanciere per il resto del corpo. Nelle razze da tiro è massiccia e pesante mentre è più sottile e leggera nelle razze da corsa.
Nella testa si trovano gli organi addetti a riconoscere eventuali minacce (occhi e orecchie), individuare il cibo, riconoscere odori familiari e scoprirne dei nuovi (labbra, naso e peli tattili che si trovano nel mento.
Il profilo è una componente che definisce la forma della testa del cavallo.
I PARAMETRI FISIOLOGICI DEL CAVALLO
Temperatura: si misura introducendo il termometro nel retto per circa 2 minuti; è normale se 38° circa nei cavalli adulti e 38,5° circa nei puledri.
Frequenza cardiaca: si misura con il fonendoscopio; la frequenza a riposo è di circa 32-40 battiti al minuto.
Frequenza respiratoria: si osserva il fianco del cavallo che si alza e si abbassa; la frequenza a riposo è di 10-20 atti respiratori al minuto. Sotto sforzo si possono raggiungere 100 atti che in un cavallo sano, rientrano nella norma dopo circa 1 ora di riposo.
TOELETTATURA E TOSATURA
LA TOELETTATURA consiste nella preparazione estetica del cavallo in occasione di gare fiere aste o altri avvenimenti e consiste nel:
- Pareggiare coda criniera e ciuffo senza esagerare altrimenti il cavallo non riesce a scacciare gli insetti soprattutto d’estate
- Tagliare la parte di criniera dove passa la testiera
- Accorciare i peli del muso e delle orecchie e negli arti dietro il nodello
- Fare trecce o altro nella criniera e nella coda
- Aggiungere extension nel caso il cavallo abbia una criniera debole o rovinata
- Usare pomate per il contorno occhi che ne migliorano l’aspetto
- Spruzzare il mantello con prodotti lucidanti
- Dipingere con del grasso lo zoccolo per renderlo lucido
L’esigenza della TOSATURA nasce nel momento in cui il cavallo viene sottoposto anche nella stagione invernale ad un lavoro intenso e vive all’interno di una scuderia. Il cavallo tosato è più facile da tenere pulito e più facile da asciugare a fine lavoro.
Le operazioni della tosatura presuppongono che:
- Bisogna avere la macchinetta tosatrice
- Bisogna abituare gradualmente il cavallo al rumore e al contatto della macchinetta e farsi aiutare da qualcuno
- Le operazioni vanno fatte in un luogo tranquillo e lontano da fonti di disturbo o di pericolo
- Fare attenzione alla tosatura in zone delicate e sensibili come grassella, addome, parte posteriore degli stinchi e muso
- Anche in scuderia il cavallo dovrà tenere sempre la COPERTA ed avrà bisogno di maggiori cure.
ALCUNE REGOLE PER L’UTILIZZO DELLA COPERTA:
- dobbiamo abituare il cavallo a portare la coperta
- la coperta deve essere della misura adatta alla taglia del cavallo
- deve essere in buono stato e deve avere le chiusure adeguate e funzionanti per evitare che una cinghia o la coperta stessa penzoli e finisca sotto i piedi del cavallo
- deve essere lavata regolarmente
- non dobbiamo lasciarla più del necessario per impedire che il cavallo sudi e nel toglierla subisca colpi d’aria
I VIZI
IL BALLO DELL’ORSO: è il dondolarsi del cavallo sugli arti anteriori da una parte all'altra. A volte i piedi rimangono per terra mentre in altri casi il cavallo li stacca da terra ad ogni oscillazione del corpo. Questo vizio può crearsi in seguito a una lunga permanenza in box o per imitazione vedendo altri cavalli. Il ballo dell'orso è una perdita d'energia inutile, inoltre può causare gravi problemi agli arti.
IL TICCHIO AEROFAGICO Può manifestarsi in due modi:
A- il ticchio in aria: è la ripetizione dell'atto di deglutire alzando e abbassando la testa.
B- il ticchio d'appoggio: il cavallo deglutisce l'aria appoggiando gli incisivi su di un oggetto fisso (mangiatoia). Esso arcua il collo e fa movimenti di deglutizione producendo un rumore di gola che somiglia al rutto. Questo vizio causa un'usura precoce degli incisivi rendendo difficile la valutazione dell'età in base ai denti e provoca spesso una cattiva digestione oppure delle coliche.
Spesso questi vizi sono dovuti alla noia e la maggior parte si diffondono per imitazione. Quando il cavallo è a riposo gli si può mettere un collare antiticchio aerofagico.
AGGRESSIVITÀ: un cavallo aggressivo tira le orecchie indietro quando viene avvicinato e potrebbe cercare di mordere o di calciare.
Il cavallo aggressivo và avvicinato con prudenza, ma senza timore. Spesso i cavalli manifestano questa brutta abitudine quando ci apprestiamo a tirarli fuori dal box oppure quando vengono sellati.
TIMORE: il timore del cavallo può manifestarsi in diverso modo. A volte è ombroso, a volte è così spaventato che fuggirà alla vista di un oggetto nuovo sulla sua strada. Questa reazione istintiva di timore può essere pericolosa, poiché il cavallo cerca di reagire con la fuga o con altre manifestazioni. Il cavaliere dovrà quindi essere in grado di controllare il suo cavallo. Per togliere ogni timore al cavallo ombroso bisogna evitare le punizioni e non agire in modo brusco. Bisogna usare tatto e pazienza. La severità non guarisce mai la paura. Otterrete risultati migliori coccolando il cavallo e parlandogli dolcemente mentre lo terrete fermo di fronte all'oggetto di cui ha paura.
INDIETREGGIAMENTO: l’indietreggiare solitamente è una difesa del cavallo che vuole liberarsi da qualcosa. Se è legato e comincia a tirare indietro e l'attacco si rompe, la caduta che ne consegue può essere pericolosissima per la sua incolumità (frattura della colonna vertebrale). Questo riflesso a volte può essere causato da una cinghia del sottopancia troppo stretta: normalmente basta allentarla ed il cavallo riprenderà un'attitudine normale.
OSTINAZIONE: il cavallo ostinato rifiuta di fare quello che gli si chiede. Questo vizio può accentuarsi al punto che il cavallo non sia più utilizzabile per l'equitazione. Spesso questo vizio è dovuto ad un cavaliere nervoso, un addestramento insufficiente, a stress ad una bocca ipersensibile o ad un nervosismo ereditario.
a cura di Forlani Fabio
fonte : www.fhorsesfarm.it
- Fine articolo Cavalli tutto di tutto
Più forte di una corda
Liberty significa libertà, nessuna servitù forzata. Comincia in un’area chiusa come un tondino e finisce dove potrete controllare il vostro cavallo in un grande pascolo aperto mentre è completamente libero di correre via.
Di solito, un cavallo vuole stare con gli altri cavalli più di quanto voglia stare con le persone. I cavalli addomesticati dipendono dall’uomo per l’acqua e il cibo, ma questo non significa necessariamente che vogliano essere amici, o che facciano volontariamente quello che vogliono le persone. Un cavallo può esservi amico se gli offrite pezzetti di cibo o se lo coccolate un po’, ma mostrargli una capezza o una testiera è tutto un altro paio di maniche.
Per costruire il rispetto nella relazione con il vostro cavallo ed essere capaci di giocare in libertà, il cavallo deve percepirvi come “alfa” o il più dominante membro del loro branco. I cavalli non discutono mai i suggerimenti del cavallo alfa poiché lo rispettano per amico e per essere gentile ma deciso abbastanza per spostare gli altri cavalli a suo piacere. Loro si fidano delle sue decisioni e velocemente obbediscono ai suoi ordini ovunque esso si trovi. Il segreto per diventare un horseman sta nel capire la psicologia equina e mantenere un atteggiamento giusto. Mai essere più decisi di un altro cavallo, e mai essere più gentili di un bambino di 3 anni. Questo atteggiamento di giustizia fa tutta la differenza tra essere assertivi ed essere aggressivi.
Come imparerete ad essere l’alfa per il vostro cavallo, esso vi seguirà di più. Diventerete più provocanti, interessanti e stimolanti per lui. Quanti cavalli pensate che si divertano girando e rigirando in un’arena? Se il vostro cavallo è divertimento per voi, pensate a come potreste diventare divertimento per lui, mentalmente, emozionalmente e fisicamente.
Un cavallo vi ha mai guardato negli occhi?
La maggior parte delle persone non ci pensa mai, perché è qualcosa che non hanno imparato ad aspettarsi. Voglio che cominciate a notare quanto spesso i cavalli evitano di guardare le persone – predatori – negli occhi con entrambi i loro occhi.
I cavalli sono motivati dalla comodità. Potete insegnare al vostro cavallo a fare ciò che volete, incluso prestarvi attenzione, provocandogli scomodità quando non sta facendo la cosa giusta e lasciandolo comodo quando la fa.
Scomodità non significa punizione. Significa scomodità. Sappiamo tutti che una mosca può dare molta scomodità senza essere dolorosa. Quando il cavallo fa ciò che gli avete chiesto, fateglielo sapere immediatamente dandogli comodità: di solito ciò significa smettere qualsiasi cosa stavate facendo che lo rendeva scomodo. Migliore sarà il vostro tempismo, migliori saranno i risultati.
Quando le persone si arrabbiano con i cavalli, di solito ciò è dovuto a mancanza di comprensione e di frustrazione per non aver ottenuto i risultati sperati. Invece di biasimare il cavallo per ciò che non va, imparate come avere la sua attenzione ed il suo rispetto, così che capisca cosa volete e che voglia darvi la risposta che vi aspettate.
Per influenzare il vostro cavallo in libertà, dovrete essere capaci di ottenere il suo rispetto e la sua piena attenzione con il contatto visivo. E’ come avere una conversazione con un’altra persona: per essere sicuri di capirsi, ognuno guarda l’altro negli occhi mentre si comunica.
Cominciare la Liberty
Il primo passo è insegnare al cavallo a prestarvi attenzione. C’è un semplice esercizio che potete fare che vi faciliterà. Avrete un piccolo recinto, il vostro carrot stick e un sacchetto di plastica. Fate una “bandiera” con il sacchetto sullo stick annodandolo sull’estremità con i manici verso l’esterno (perché non si riempia d’aria).
Portate il cavallo nel recinto, togliete la capezza e lasciatelo libero di scorrazzare. Guardate che fa. Probabilmente andrà via da voi e comincerà a cercare i suoi amici. Andate nel mezzo e cominciate a scuotere la “bandiera”. Sicuramente la plastica farà un rumore …da predatore in agguato. Non penserà nemmeno: comincerà a correre. La natura ha programmato questa reazione per aiutare la sua specie a sopravvivere. Sfortunatamente, questo è il tipo di reazione che causa problemi nell’ambiente umano.
La parte più dura per voi sarà continuare a scuotere il sacchetto fino a che il cavallo si calma. Il cavallo sarà spaventato, e questo non è la vostra intenzione: continuando a scuotere il sacchetto lo desensibilizzerete insegnandogli così a pensare vincendo le sue paure, e finalmente vi guarderà.
Il vostro cavallo comincerà a capire che il sacchetto non è un pericolo mortale. Comincerà a rallentare, girare il suo orecchio verso di voi e poi a guardare la bandiera. Nel momento esatto in cui vi guarda, SMETTETE di scuotere, rilassatevi e sorridetegli. Non andate da lui.
All’inizio, il cavallo non capirà cosa ha fatto. Dategli un attimo per richiamare i suoi pensieri e osservare il vostro linguaggio corporeo. Un cavallo che comincia a pensare sbatte gli occhi, alza e abbassa la testa e si lecca le labbra.Appena il cavallo decide di ricominciare a camminare, trottare o correre via un’altra volta, ricominciate a scuotere e scuotere finchè vi guarda un’altra volta. Appena lo fa, smettete ancora. Facendo così, state insegnando al cavallo che è lui che ferma la bandiera. Tutto ciò che deve fare è fermarsi e guardarvi. Qualche ripetizione e il cavallo penserà: “aahh ho capito, posso addestrare il mio umano a smettere di scuotere quella cosa semplicemente guardandolo!”.
Ricordate di dare al cavallo il tempo di realizzare cosa è riuscito a fare grazie alle sue azioni. Ed anche, quando scuotete fatelo fino a che capisce che è ancora vivo e che non c’è niente di cui avere paura.
Fine articolo sui cavalli
Il mito del Cavallo
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La simbologia legata alla figura del cavallo è molto vasta in quanto legata a svariate culture, ma uno dei ruoli che maggiormente hanno caratterizzato la sua figura è quello di guida dell’uomo nei mondi spirituali.
Nella memoria di tutti i popoli sembra radicata la convinzione che associa il cavallo alle tenebre del mondo ctonio, sia che esso emerga dalle viscere della terra, o che scaturisca dal mare. Figlio della notte e del mistero è quindi portavoce di morte, ma anche di vita, essendo appunto legato sia all’elemento distruttivo del fuoco, sia a quello fertile dell’acqua. E’ figura indissolubile dalle esperienze sciamaniche di tutto il mondo, compagno di viaggio di uomini sacri che affrontano il pericolo dell’ignoto di altre dimensioni ritornando indenni al mondo di sopra, anche grazie alla loro presenza.
Per i Nativi Americani, che lo hanno conosciuto solo in tempi relativamente recenti, rappresenta un dono divino per gli aspetti materiali del suo utilizzo, mentre simbolicamente è l’incarnazione del potere divino che si manifesta tramite questo animale e che nelle visioni degli uomini sacri più importanti di questo popolo funge da vera e propria guida per il contatto con il Grande Spirito.
Anche nella steppa dell’Asia Centrale il cavallo è vero e proprio psicopompo che agisce in qualità di guida quando in lui decide di manifestarsi uno spirito superiore e può fungere così da intercessore al quale l’eroe si affida una volta lasciato il mondo superiore. Ma il cavallo è presente anche nei riti dionisiaci e panteistici che celebravano la fertilità e che erano officiati in onore delle divinità rappresentanti la sensualità più sfrenata e così pure posto di rilievo aveva nei riti di iniziazione.
In Asia Minore gli iniziati ai Misteri chiamavano se stessi “ i cavalcati dagli Dei” e numerose sono le figure e le rappresentazioni ippomorfe ritrovate in diverse parti del globo. Anche nella letteratura la presenza del cavallo è notevole ed influenza molte figure, ad esempio le protagoniste dei racconti mitologici che narrano di orge bacchiche avevano nomi magici in cui frequentemente era presente il suffisso ippo.
Quindi altro valore simbolico di questo animale è quello di espressione delle componenti bestiali dell’uomo, quelle più libere ed istintive, incarnandone l’ardore e la fecondità anche sessuale.
In questo senso, anche i termini quali “puledro”, “giumenta”, “cavallo” e l’espressione “cavalcare” assumono un significato erotico ambiguo che ha ispirato poetiche sia antiche che in tempi recenti.
Per le popolazioni di agricoltori questo animale incarna quindi la forza fecondante e vitale che può assicurare delle messi abbondanti.
A Roma ad esempio, gli esemplari destinati alla cavalleria venivano consacrati a Marte all’inizio delle campagne militari, ma al termine di queste, sei mesi più tardi, se ne sceglieva uno da sacrificare il 15 ottobre, cioè all’indomani del raccolto. Il cavallo veniva prima purificato, poi la testa veniva decorata con chicchi di grano in modo da rappresentare anche visivamente lo spirito di quella semente. Dopo averlo ucciso, la coda dell’animale veniva mozzata e ancora colante di sangue era portata all’interno del palazzo del sovrano in modo da segnarne la casa., poiché per i romani, proprio come succede analogamente in Africa con il bue, è nella coda che si concentra la fertilità.
Anche la testa veniva tagliata per poi essere inchiodata all’ingresso di una fortezza, in modo che ognuno potesse godere della vista e dei benefici influssi che essa emanava.
Il cavallo come animale che incarna lo spirito del grano è presente in altre culture, e ritualizzato talvolta in modo meno cruento: in Francia e Germania ad esempio l’esemplare più giovane e quindi vitale veniva circondato dalle genti del villaggio, festeggiato e vezzeggiato con cure particolari in modo da assicurarsi un buon raccolto e quindi un inverno clemente. Un’altra espressione del suo valore simbolico come procacciatore di abbondanza e quindi di divinità delle acque, è quello che lo innalza a custode dei segreti di fertilità legati al sottosuolo: da questo, moltissime tradizioni, dall’Europa all’Estremo Oriente, lo ritengono capace di far sgorgare l’acqua dal terreno con un colpo di zoccolo: Pegaso stesso secondo la tradizione fiabesca fece scaturire la sorgente Ippocrene (Sorgente del Cavallo) nei pressi del bosco sacro delle Muse, ove esse si riunivano per danzare, poetare e cantare ispirate da tale acqua.
Ancora al cavallo si ricorre come avatar delle divinità della pioggia e alcune popolazioni africane ancora oggi per invocare questi spiriti benefattori, praticano delle cerimonie durante le quali cavalcano cavalli di legno.
Esso è anche simbolo di nobiltà e mobilità, di libertà , di spirito indomito e battagliero, ispiratore quindi sia di guerrieri che di individui appartenenti alle classi sociali più elevate che della sua immagine si fregiavano.
Per questo motivo, se in diverse culture lo ritroviamo come animale sacrificale e strumento di divinazione, in molte altre era considerato atto sacrilego ferirlo o ucciderlo negli scontri, arrivando a considerare l’animale stesso un guerriero, e non solo semplice mezzo per attuare determinate strategie.
Nelle epopee celtiche il cavallo-guerriero è onnipresente e se ne ha testimonianza anche grazie al ritrovamento di alcuni tesori: ad esempio, nei pressi di Loiret (più precisamente a Neuvy-en-Sullias) è stata ritrovata un’immagine votiva di un cavallo con un’iscrizione a Rudiobus (Il Rosso), che è il cavallo di colore fulvo, appunto, presente nell’Apocalisse e che annuncia guerra e spargimento di sangue.
Nei templi gallici sono diversi i ritrovamenti di cavalli votivi, di statuette bronzee ed in argilla che ci fanno capire l’importanza di questo animale nella vita spirituale del popolo dei Celti, per i quali è soprattutto simbolo di regalità e animale sacro per eccellenza, e ricopre un ruolo di estrema importanza durante il ciclo della fertilità.
Nelle cerimonie di insediamento del sovrano irlandese esisteva un rituale che ci è stato riferito da Schroder e risalente al XII secolo secondo il quale il re per essere considerato tale doveva mettersi a quattro zampe e mimare il rapporto sessuale con una cavalla bianca.
La carne della giumenta sacrificata veniva poi bollita e spartita tra gli invitati del banchetto, senza che il futuro re vi partecipasse (ma secondo un’altra versione, era invece il sovrano l’unico a
potersene cibare).
In seguito, egli doveva lavarsi ritualmente nel calderone contenente il brodo di cottura.
Analizzandone gli aspetti, è evidente vedere come il re assuma tramite questa cerimonia il ruolo di divinità e fecondi la terra, rappresentata dalla giumenta, e che l’immersione nel brodo simbolizzi un regressus ad uterum. Così da questo bagno il sovrano rinasce come iniziato ai poteri più profondi e sottili della Madre Terra, rappresentata dal caldaio.
In questo modo egli acquista una condizione sacrale necessaria ad esercitare la regalità...
A livello mitologico, altri cavalli diventati celebri sono quelli che l’eroe Cuchulain possiede. Animali dotati di intelligenza umana che provengono dall’Altro Mondo e dove tornano dopo la morte del guerriero:
uno è il Grigio di Macha che rifiuta di farsi attaccare al carro dell’eroe che si appresta a partire per l’ultima battaglia e versa per lui lacrime di sangue; l’altro è lo Zoccolo Nero, che si annega per il dolore della perdita. L’eroe Irlandese Conal I Cernach possiede un cavallo con testa canina, il Rosso di Rugiada, che ha un ruolo fondamentale in battaglia, in quanto aiuta il proprio guerriero dilaniando i fianchi dei nemici.
In conclusione, il cavallo costituisce senza dubbio uno degli archetipi fondamentali nella nostra memoria ed è senz’altro il più diffuso e presente animale nel bestiario simbolico di tutti i popoli insieme all’unico che forse può pretendere un’egemonia maggiore: il serpente.
In alcune culture addirittura questi due simboli si uniscono dando vita ad esseri oppido-ofidi come ad esempio il cavallo-drago Lung-Ma della tradizione cinese.
Essere meraviglioso difficilmente domabile, almeno nella propria essenza, è facilmente comprensibile come abbia conquistato un posto così rilevante nel corso dei secoli: che sia bianco come la luce a rispecchiare la divinità che incarna, oppure nero come gli inferi di cui pure si fa talvolta messaggero, che sia quindi legato all’acqua, al fuoco oppure all’aria nella quale vola trainando carri divini ed eroi, il cavallo è soprattutto manifestazione di vita e di continuità, di morte e di pericolo, quindi degli elementi fondamentali della vita di ognuno di noi, che si dispiega in una perpetua alternanza di luce e di ombra.
Autore Mestrez a Louarn | 15/05/2002
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