Inquinamento ambientale tutto di tutto
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
L'inquinamento è un'alterazione dell'ambiente, di origine antropica o naturale, che produce disagi o danni permanenti per la vita di una zona e che non è in equilibrio con i cicli naturali esistenti.
Non esiste una sostanza di per sé inquinante, ma è l'uso di qualsiasi sostanza o un evento che possono essere inquinanti: è inquinamento tutto ciò che è nocivo per la vita o altera in maniera significativa le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua, del suolo o dell'aria, tale da cambiare la struttura e l'abbondanza delle associazioni dei viventi o dei flussi di energia e soprattutto ciò che non viene compensato da una reazione naturale o antropica adeguata che ne annulli gli effetti negativi totali.
Benché possano esistere cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali sfavorevoli alla vita, il termine "inquinamento" si riferisce in genere alle attività antropiche. Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, quali quelle connesse a vulcanismo/ceneri vulcaniche; aumento della salinità).
Esistono molti tipi di inquinamento, suddivisi a seconda dell'elemento inquinante o inquinato:
- Inquinamento atmosferico: inquinamento dell'aria
- Inquinamento idrico: inquinamento dell'acqua
- Inquinamento del suolo
- Inquinamento fotochimico
- Inquinamento acustico: inquinamento da sorgenti acustiche
- Elettrosmog: inquinamento da onde elettromagnetiche
- Inquinamento luminoso: inquinamento da onde luminose
- Inquinamento termico: inquinamento da aumento di temperatura
- Inquinamento genetico
- Inquinamento radioattivo/nucleare: inquinamento da sostanze radioattive
- Inquinamento naturale
- Inquinamento domestico
- Inquinamento architettonico
- Inquinamento urbano
- Inquinamento agricolo
- Inquinamento industriale
- Inquinamento biologico.
- Inquinamento azotale.
Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell'agricoltura industriale), ma è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema: per esempio latte o sale versati in uno stagno. Inoltre, gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell'azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un'altra: le prime forme di vita immisero nell'atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto per esse velenoso.
Una forte presa di coscienza sui problemi causati dall'inquinamento industriale (ed in particolare dai cancerogeni) è avvenuta nel mondo occidentale a partire dagli anni settanta. Già negli anni precedenti, tuttavia, si erano manifestati i pericoli per la salute legati allo sviluppo industriale.
Fonte Wikipedia
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INQUINAMENTO
L'inquinamento è un'alterazione dell'ambiente, di origine antropica o naturale, che produce disagi o danni permanenti per la vita di una zona e che non è in equilibrio con i cicli naturali esistenti. Non esiste una sostanza di per sé inquinante, ma è l'uso di qualsiasi sostanza o un evento che possono essere inquinanti: è inquinamento tutto ciò che è nocivo per la vita o altera in maniera significativa le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua, del suolo o dell'aria, tale da cambiare la struttura e l'abbondanza delle associazioni dei viventi o dei flussi di energia e soprattutto ciò che non viene compensato da una reazione naturale o antropica adeguata che ne annulli gli effetti negativi totali. Esistono molti tipi di inquinamento, suddivisi a seconda del tipo di inquinamento (ad esempio inquinamento dell'aria, acqua, suolo, chimico, acustico, elettromagnetico, luminoso, termico, genetico o nucleare) o della causa dell'inquinamento (ad esempio inquinamento naturale, domestico, architettonico, urbano, agricolo, industriale o biologico). Benché possano esistere cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali sfavorevoli alla vita, il termine "inquinamento" si riferisce in genere alle attività antropiche. Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, ceneri vulcaniche, aumento della salinità). Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell'agricoltura industriale) è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema: per esempio del latte o del sale versati in uno stagno. Inoltre gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell'azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un'altra: le prime forme di vita immisero nell'atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto per esse velenoso. Una forte presa di coscienza sui problemi causati dall'inquinamento industriale (ed in particolare dai cancerogeni) è avvenuta nel mondo occidentale a partire dagli anni settanta. Già negli anni precedenti tuttavia si erano manifestati i pericoli per la salute legati allo sviluppo industriale.
L'INQUINAMENTO DELL'ACQUA
Sulla Terra sono presenti circa un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua, il 97% dei quali costituito da acqua salata dei mari ed il restante 3% costituito da acqua dolce sotto forma di laghi, fiumi, ghiacciai e acque sotterranee.
Abitualmente si considera l'acqua un bene illimitato, suddiviso in due sole varietà: dolce e salata. In realtà le acque si possono distinguere in base ad altre caratteristiche:
- di tipo fisico (temperatura, colore, torbidità);
- di tipo chimico (contenuto di sali, di gas, di prodotti chimici);
- di tipo biologico (presenza di microrganismi).
Inquinare l'acqua significa proprio modificarne le caratteristiche in modo tale da renderla inadatta allo scopo a cui è destinata.
I VARI TIPI DI INQUINAMENTO DELL'ACQUA
Ci sono diversi tipi di inquinamento:
- CIVILE: deriva dagli scarichi delle città, quando l'acqua si riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o direttamente nel mare;
- INDUSTRIALE: formato da sostanze diverse che dipendono dalla produzione industriale;
- AGRICOLO: legato all'uso eccessivo e scorretto di fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere.
CAUSE DELL'INQUINAMENTO
Gli scarichi industriali contengono una grande quantità di inquinanti e la loro composizione varia a secondo del tipo di processo produttivo. Il loro impatto sull'ambiente è complesso: spesso le sostanze tossiche contenute in questi scarichi rinforzano reciprocamente i propri effetti dannosi e quindi il danno complessivo risulta maggiore della somma dei singoli effetti. I fertilizzanti chimici usati in agricoltura e i liquami prodotti dagli allevamenti sono ricchi di sostanze organiche che, dilavate dalla pioggia, vanno a riversarsi nelle falde acquifere o nei corpi idrici superficiali. A queste sostanze si aggiungono spesso detriti più o meno grossi, che si depositano sul fondo dei bacini.
LE PIOGGE ACIDE
Il fenomeno delle piogge acide, che consiste nella contaminazione dell'acqua piovana da parte delle sostanze tossiche presenti nell'atmosfera (anidride carbonica, anidride solforosa, biossido di azoto, ecc..), ha effetti devastanti su foreste, che possono manifestare una riduzione dell'attività di fotosintesi, e su strutture edili, che si deteriorano più rapidamente.
L' INQUINAMENTO DEI MARI
L'inquinamento marino è principalmente di origine terrestre, in particolare è una conseguenza dell'immissione di acqua di scarico e di affluenti industriali nei fiumi, che poi portano le sostanze inquinanti al mare. La principale fonte di inquinamento di origine marina è quello da idrocarburi, in particolare delle petroliere, che alcune volte riversano grandi quantità di petrolio nelle acque. Un esempio è il recente disastro ecologico provocato dall'affondamento della nave Prestige, carica di petrolio, vicino alle coste della Spagna e della Francia e quello della petroliera Jessica, lungo le coste delle isole Galapagos. Queste hanno provocato gravi problemi ambientali e molti danni all'uomo e alla sua salute a causa dell'arrivo sulle coste delle sostanze inquinanti che provocano varie malattie infettive, come ad esempio il tifo, il colera la salmonellosi.
L'INQUINAMENTO DEI FIUMI
L'acqua che viene utilizzata dalle piante, dagli animali e dall'uomo arriva in buona parte dai fiumi. Se questi sono inquinati, anche la vita è in pericolo. L'uomo è il principale inquinatore perchè introduce sostanze chimiche nelle acque, che poi arrivano nei fiumi attraverso fognature, piogge, scarichi industriali.
L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO
L'inquinamento atmosferico è l'accumulo di una o più sostanze, in concentrazioni tali da modificare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell'aria; tali modifiche costituiscono un possibile pericolo per l'uomo e per l'ambiente. Le principali fonti di inquinamento sono le emissioni in atmosfera derivanti dai processi produttivi, dalle attività industriali e artigianali, e dai processi di combustione, riscaldamento e traffico veicolare.
IL BUCO DELL' OZONO
La terra è circondata da uno strato di ozono che agisce come schermo protettivo alle radiazioni e ai raggi ultravioletti del sole, che sono nocivi per gli animali, le piante e per l'uomo(tumori della pelle, cecità). Senza lo strato di ozono non si può vivere. Ogni anno questo strato si riduce in modo preoccupante, soprattutto al Polo Sud e zone circostanti. Negli anni scorsi è stato rilevato che il naturale assottigliamento stagionale dello strato di ozono, che periodicamente si osserva al di sopra del continente atlantico nei mesi di settembre e ottobre, stava assumendo allarmanti dimensioni. Nel 1985, rilevamenti evidenziano una riduzione del 65% della concentrazione dell'ozono. I responsabili sono stati ritenuti alcuni composti chimici contenenti Fluoro e Cloro che venivano utilizzati dall'uomo per esempio nelle bombolette spray, ma anche negli impianti di refrigerazione (frigoriferi, impianti di condizionamento). Da qualche anno l'uso di questi prodotti è stato proibito grazie ad un accordo internazionale e sostituito con altri prodotti meno nocivi. Ciò è stato sufficiente affinchè in questi ultimi mesi gli scienziati abbiano notato un'inversione di tendenza nel processo di riduzione dello strato di ozono. Infatti attualmente il buco nell'ozono si sta riducendo, e questo ci può far capire che si possono raggiungere buoni risultati nella lotta all'inquinamento.
EFFETTO SERRA
Alcuni gas si concentrano nell' atmosfera, impedendo al calore terrestre di disperdersi nello spazio. Se continuiamo a immettere questi gas nell'atmosfera la temperatura aumenterà di 2/4° C nei prossimi 50/100 anni. Il colpevole principale è l' anidride carbonica (CO2), oltre ad altri gas come il metano. L'anidride carbonica è prodotta ad esempio dalla respirazione dell'uomo e degli animali. Al contrario, le piante consumano l'anidride carbonica attraverso la fotosintesi clorofilliana. Quindi, se queste diminuiscono, aumenta la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera e di conseguenza aumenta l'effetto serra. Per ridurre questo problema, bisognerebbe:
- non distruggere le foreste esistenti e magari piantare altri alberi;
- eliminare o ridurre il consumo di combustibili fossili, sostituendoli con fonti energetiche rinnovabili (vento, sole, acqua, ecc...).

PROTOCOLLO DI KYOTO
Sono stati organizzati incontri tra scienziati e politici di molti paesi del mondo per trovare soluzioni a questo problema, in particolare è importante l'accordo di Kyoto, in cui si propone l'obiettivo di una riduzione del 5,2% delle emissione di gas-serra. L'Europa sembra decisa a ratificare il protocollo di Kyoto, gli Usa NO.
RIMEDI PER RIDURRE L'INQUINAMENTO DELL'ARIA
Dotare gli autoveicoli di marmitta catalitica, perchè in essa avvengono reazioni chimiche che riducono le emissioni nocive del 90%.
- Realizzazione di zone a traffico limitato;
- Realizzazione di barriere verdi;
- Potenziamento dei mezzi pubblici;
- Domeniche ecologiche; Adozione del "bollino blu”;
- Taxi collettivo;
- Le targhe alterne;
- I mezzi elettrici o con mezzi con motori a inquinamento ridotto.
LE CAUSE DELL'INQUINAMENTO DEL SUOLO
Le cause dell'inquinamento del suolo sono: i rifiuti solidi, liquidi, gassosi. I rifiuti solidi sono la carta, il vetro, la plastica, pile scariche, medicinali scaduti e rifiuti organici. Alcuni sono rifiuti biodegradabili (rifiuti organici) , altri invece no ( carta, vetro, e altri) . Questi ultimi, per essere smaltiti, vengono buttati nelle discariche. In certi paesi, come il nostro, esiste un altro tipo di smaltimento: la raccolta differenziata. Altri tipi di rifiuti prodotti dall'uomo sono i rifiuti liquidi che comprendono insetticidi, fertilizzanti, concimi chimici, mercurio, medicinali liquidi scaduti, liquidi di pile usate. Questi rifiuti si sono rivelati molto dannosi per l'ambiente poichè inquinano l'acqua delle falde. Ci sono anche i rifiuti gassosi come il CFC che viene espulso dalle bombolette al momento dell'uso.
CONSEGUENZE
Le conseguenze sono,come abbiamo detto prima i rifiuti, dopo essersi depositati sul terreno, creano gravi danni all'ambiente e di conseguenza all'uomo. I rifiuti più dannosi sono soprattutto i CFC, i medicinali scaduti, il liquido delle pile e tantissimi altri prodotti. Altre conseguenze dell'inquinamento, anche se meno dannose, sono dovute ai rifiuti solidi(carta, vetro, plastica ecc.) che, non essendo biodegradabili, rimangono a lungo sul suolo fino a quando qualcuno li raccoglie.
I RIFIUTI TOSSICI E NOCIVI
Vengono classificati rifiuti tossici e nocivi tutti i rifiuti industriali e urbani che contengono sostanze tossiche come ad esempio l'arsenico, il mercurio cromo e il piombo. Tali sostanze, in quantità o concentrazioni molto elevate possono dare problemi all'uomo. I rifiuti tossici sono gassosi, solidi o liquidi. Un'altra causa dell'inquinamento è costituita dalle sostanze radioattive, che nuocciono gravemente alla salute degli organismi viventi, soprattutto se questi vengono sottoposti alle radiazioni per lungo tempo. I rifiuti radioattivi provengono da particolari lavorazioni (ad esempio dell'uranio) che avvengono nei laboratori di ricerca, in alcune industrie e in alcuni ospedali.
RICICLAGGIO
I rifiuti venivano riciclati fin dall'antichità. Nel medioevo i metalli venivano fusi e rifatti in altri oggetti di più o meno la stessa importanza. Oggi vengono separati meccanicamente da quelli leggeri. Ci sono vari sistemi tra cui la frantumazione, la selezione magnetica e la selezione gravitativa. Un altro sistema è quello di ridurre i rifiuti in fanghiglia in una macchina detta strappolatore a umido. I rifiuti vengono mischiati con acqua e sminuzzati fino a ricavare una poltiglia di piccoli pezzi. Poi con uno dispositivo magnetico vengono estratti i pezzi di ferro più voluminosi. La poltiglia ripulita poi viene immessa in una centrifuga che divide i rifiuti pesanti (vetro, metallo, ceramiche) e poi vengono inviati ad un impianto per il recupero del vetro e dei metalli.
TECNOLOGIE DI SMALTIMENTO
Il sistema di smaltimento di rifiuti più comune è quello dell'affidamento alle discariche , il resto dei rifiuti prodotti viene bruciato negli inceneritori e solo una piccola parte viene inviata negli impianti di compostaggio e riciclaggio. In Italia solo il 7% dei rifiuti prodotti viene riciclato e così è stata messa una legge che dice che le amministrazioni locali provveda a fare raccolte differenziate così che si incoraggi il riciclaggio.
INQUINAMENTO ACUSTICO
DECIBEL
Il rumore si misura in decibel. Il Decibel è una convenzione, una unità di misura relativa e non assoluta. Se 0dB è la soglia teorica di udibilità umana, verso i 120 dB il suono raggiunge un tale spessore da indurre fastidio; vicino ai 140 dB inizia la sensazione di dolore. Le nostre città, di notte, non dovrebbero superare i 42dB...
Decibel |
Sorgente di rumore |
Reazione psicofisica |
10-20 |
Fruscio di foglie nel bosco, bisbiglio, notte agreste. |
Quiete |
30-40 |
Conversazione a voce bassa, strada di campagna, fruscio della carta, biblioteca |
|
50 |
Teatro, ambiente domestico. |
Normalità ma possibile senso di fastidio |
60 |
Voce alta, ufficio rumoroso, radio, auto silenziosa. |
|
70 |
Telefono, telescriventi, TV e radio ad alto volume |
Sensazione di fastidio |
80 |
Sveglia, strada con traffico medio, fabbrica tram in curva, festa da ballo |
|
90 |
Strada a forte traffico, fabbrica rumorosa, macchine tessili |
Disagio sensibile |
100 |
Macchine pesanti (autotreni) smerigliatrice, fonderia, cantiere edile, treno |
Pericolo di sordità temporanea, nausea, |
110 |
Gruppo rock, piallatrice per legno, motociclette, clacson, armi da fuoco, metropolitana |
Capogiri, emicrania |
120 |
Sirene, martello pneumatico |
Soglia del dolore, |
130 |
Cannone, jet a terra |
|
140-150 |
Jet in volo |
|
160-170 |
Mitragliatrice |
Gravi danni all'udito |
180 |
Missile |
POLITICHE
Anche i governi hanno cominciato ad occuparsi del problema inquinamento: nel 1972 i rappresentanti di 113 Paesi si sono riuniti a Stoccolma per la prima conferenza delle nazioni unite sull'ambiente per esaminare le conseguenze che sarebbero derivate da un incontrollato inquinamento ambientale. Questa conferenza è stata importante perché ha messo a confronto la situazione degli Stati più industrializzati con quella degli Stati poveri. Si è arrivati alla conclusione che una crescita economica tanto rapida, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili, per esempio carbone e petrolio, può portare in tempi brevi al loro rapido esaurimento e che lo sfruttamento delle risorse apparentemente rinnovabili, come il suolo coltivato, se non si tiene conto delle capacità e dei tempi di rigenerazione, può condurre a una diminuzione della fertilità del terreno favorendo un aumento dei deserti. Questa conferenza ebbe una ripercussione importante sulla vita di tutti i giorni, causando, insieme alla crisi petrolifera quasi contemporanea, una maggiore attenzione all’utilizzo limitato dei mezzi di trasporto (la cosiddetta austerity) e alla ricerca di energie alternative. Successivamente nel 1987 fu affermato che lo sviluppo tecnologico e economico è concepibile con la salvaguardia dell'ambiente e fu introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, incentrato sulla possibilità di produrre un miglioramento che possa soddisfare i bisogni delle attuali generazioni senza togliere a quelle future i mezzi per soddisfare i loro. Infine nel 1992 la conferenza di Rio ha decretato la protezione delle foreste ed alcuni impegni di politica ambientale mondiale.
Fonte: www.francesca.larosamazza.com
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INQUINAMENTO ACUSTICO E TUTELA PENALE
di Luca Ramacci (*)
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Nel vasto panorama legislativo dedicato al tema della protezione dell`ambiente, l`attenzione maggiore viene prestata ai fenomeni chimici, mentre l`inquinamento determinato da fenomeni fisici è stato solo di recente preso nella dovuta considerazione (si pensi, ad esempio, all`interesse ora suscitato dal fenomeno del cosiddetto elettrosmog, determinato dall`emissione di campi magnetici generati da elettrodi ed impianti di radiotrasmissione).
Una situazione analoga si è verificata con riferimento all`inquinamento acustico, fenomeno che, come ormai riconosciuto unanimemente dalla scienza medica, è idoneo a provocare effetti sicuramente dannosi per la salute delle persone.
Come è stato osservato in dottrina (1) con la legge 23 dicembre 1978 n. 833 (legge di riforma sanitaria) veniva preso in considerazione il problema delle emissioni sonore negli ambienti di lavoro, abitativi e nell`ambiente esterno.
Maggior attenzione al problema, al contrario, veniva prestata dalla normativa comunitaria attraverso l`emanazione di numerosi provvedimenti (2).
Sebbene la salvaguardia dell`integrità psicofisica dei lavoratori con riferimento all`inquinamento acustico sia disciplinata da norme specifiche (art. 24 D.P.R. 303/56 e D.L.vo 15 agosto 1991 n. 277) è tuttavia solo con il D.P.C.M. 1 marzo 1991 che per la prima volta venne preso in considerazione in modo organico l`inquinamento da rumore negli ambienti abitativi e nell`ambiente esterno fissando i limiti massimi di esposizione.
Tali disposizioni, ancora efficaci, venivano peraltro emanate in via transitoria in attesa dell`emanazione della legge-quadro sull`inquinamento acustico.
Con esse si stabilivano soglie di accettabilità dei livelli di rumore su tutto il territorio nazionale escludendo dall`ambito di operatività del D.P.C.M. gli ambienti di lavoro (separatamente disciplinati, come si è detto) ed altri fenomeni di rilevante entità quali, ad esempio, quelli conseguenti alle emissioni sonore determinate dall`esercizio delle attività aeroportuali.
Il D.P.C.M. del 1991 indicava i limiti massimi dei c.d. livelli sonori equivalenti (le definizioni si trovano nell`allegato 1 al decreto) e prevedeva l`obbligo per i comuni di ripartire il territorio in aree territoriali corrispondenti a livelli sonori omogenei (aree residenziali, industrializzate, miste) (3).
Venivano anche fissati limiti per le sorgenti sonore operanti nelle aree di cui all`art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n 1444 (e cioè le zone comprese nel perimetro urbano o a questo esterne) e nelle zone, essenzialmente industriali.
La struttura e le finalità del D.P.C.M. 1991 sono state nuovamente prese in considerazione dalla legge-quadro sull`inquinamento acustico n. 447 del 26 ottobre 1995 che tra l`altro ha previsto, nell`articolo 15, l`efficacia transitoria della disciplina del 1991 fino alla completa attuazione delle nuove disposizioni (4).
Come chiaramente specificato nell`articolo 1, la legge 447/85 "stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell`ambiente esterno e dell`ambiente abitativo dall`inquinamento acustico ai sensi e per gli effetti dell`articolo 117 della Costituzione".
Essa fornisce anche le definizioni di concetti quali "inquinamento acustico", "ambiente abitativo", "sorgenti sonore fisse e mobili", "valori limite di emissione ed immissione", "valori di attenzione" e "valori di qualità" rilevanti per la concreta attuazione delle disposizioni contemplate dalla legge (art. 2) e vengono specificate in modo dettagliato le competenze in materia di Stato, regioni, province e comuni.
Nell`articolo 10 vengono infine previste sanzioni amministrative in caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nella legge-quadro ovvero emanate in ossequio a quanto in essa disposto.
Successivamente all`entrata in vigore della legge 447/95 sono state emanate le seguenti disposizioni:
- D.M. 11 dicembre 1996 "Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo".
- D.P.C.M. 18 settembre 1997 "Determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante". Questo decreto oltre a fissare limiti con riferimento alle attività svolte tanto nei luoghi chiusi che all`aperto, obbliga i soggetti responsabili delle emissioni a dotarsi di sistemi automatici di rilevamento le cui registrazioni devono essere conservate a disposizione degli organi di controllo.
- D.M. 31 ottobre 1997 "Metodologia di misura del rumore aeroportuale". Questo decreto indica le modalità con le quali devono essere effettuate le rilevazioni del rumore aeroportuale all`interno delle tre zone individuate dal decreto medesimo.
- D.P.C.M. 14 novembre 1997 "Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore". Questo provvedimento fissa limiti assoluti e differenziali di immissione (valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell`ambiente abitativo o nell`ambiente esterno) coincidenti con quelli già previsti dal D.P.C.M. del marzo 1991. Vengono inoltre fissati limiti di emissione (valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente), valori di attenzione (presenza di rumori che segnalano l`esistenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l`ambiente) e valori di qualità (obiettivi da conseguire nel breve, medio, lungo termine).
- D.P.C.M. 5 dicembre 1997 "Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici". Con tale decreto vengono individuate le caratteristiche che devono essere possedute dagli edifici al fine di limitare l`inquinamento acustico. Sono introdotti altresì valore limite relativi alla rumorosità degli impianti a funzionamento continuo e discontinuo.
- D.P.R. 11 dicembre 1997 n. 496 "Regolamento recante norme per la riduzione dell`inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili". Questo provvedimento che, unitamente al D.M. 31 ottobre 1997, si riferisce al rumore aeroportuale, è finalizzato al contenimento dell`inquinamento acustico generato dagli aeromobili civili.
- D.M. 16 marzo 1998 "Tecniche di rilevamento e di misurazione dell`inquinamento acustico" (5). Tale disposizione fissa le nuove metodologie di rilevamento e misurazione del rumore. La sua entrata in vigore ha determinato il definitivo abbandono delle metodologie fissate dal D.P.C.M. del 1991 che erano rimaste in vigore, in via transitoria, dopo l`emanazione del D.P.C.M. 14 novembre 1997.
- D.P.C.M. 31 marzo 1998 "Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l`esercizio dell`attività del tecnico competente in acustica, ai sensi dell`art. 3, comma 1, lettera b) e dell`art. 2, commi 6, 7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 "legge-quadro sull`inquinamento acustico". Il decreto individua i requisiti professionali dei soggetti che svolgono l`attività di tecnico competente in acustica.
- D.P.R. 18 novembre 1998 n. 459 "Regolamento recante norme di esecuzione dell`articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario". Il provvedimento inquadra l`ambito di applicazione delle disposizioni in esso contenute e fissa i limiti di immissione ed i valori limite di emissione all`interno delle zone individuate.
I provvedimenti attuativi della legge-quadro in precedenza richiamati,come è facilmente desumibile dalla semplice lettura delle date, sono stati quasi tutti emanati in un arco di tempo assai ristretto contribuendo così a rendere possibile l`effettiva attuazione della legge 447/95 contrariamente alle non rosee previsioni formulate dalla dottrina subito dopo la sua entrata in vigore definendo l`intervento legislativo come "un grande proclama del quale, forse, si vedrà attuazione nel prossimo decennio" (6).
L`insolito attivismo del legislatore non ha tuttavia definitivamente fugato le preoccupazioni dei commentatori di cui si è appena detto.
Mancano ancora all`appello, infatti, sette provvedimenti attuativi non ancora emanati.
Inoltre l`insieme di norme che definisce ora lo stato di attuazione della legge-quadro non contribuisce a semplificare l`attività dell`interprete e presenta aspetti tecnici complessi che, in alcuni casi, non sono rimasti esenti da critiche.
E' il caso, ad esempio, del D.P.R. 459/98 sull`inquinamento acustico da traffico ferroviario che ha deluso le aspettative di quanti ritenevano ormai sufficientemente avviato il processo di attuazione della legge-quadro con modalità tali da rendere possibile una effettiva tutela dall`inquinamento acustico (7).
Non va inoltre dimenticato che all`emanazione dei provvedimenti attuativi deve poi seguire l`attività legislativa delle regioni (ad un sommario esame risulta che solo la Liguria e la Toscana abbiano sinora legiferato in materia) e l`intervento delle province e dei comuni cui la legge-quadro attribuisce rilevanti ed estese competenze.
Va detto, però, che con l`entrata in vigore della legge-quadro la materia dell`inquinamento acustico è stata senz`altro disciplinata in modo più organico rispetto al passato.
Ciò non significa, tuttavia, che l`attenzione tardivamente dedicata dal legislatore all`inquinamento da rumore abbia fornito uno strumento valido ed efficace per il contenimento e la repressione del fenomeno.
Al contrario, l`introduzione della legge-quadro ha determinato, come si vedrà in seguito, problemi interpretativi in parte non ancora risolti fornendo, in alcuni casi, comode vie di fuga a quanti operano con scarsa attenzione alla salute dei cittadini.
Ci si riferisce, in particolare, al problema affrontato in più occasioni dalla giurisprudenza circa la depenalizzazione dell`articolo 659 c.p. conseguente alla emanazione della legge-quadro.
Va poi osservato che la citata legge 447/95 è stata oggetto di critiche, sicuramente condivisibili, da parte della dottrina.
Si è osservato, in particolare, che la legge in esame appare di difficile pratica attuazione, dovendo la stessa essere integrata mediante la successiva emanazione di norme tecniche e di altro tipo entro termini prefissati poi, di fatto, non rispettati o comunque, rispettati solo in parte come si è in precedenza accennato (8).
Non va poi sottaciuto che la previsione di sanzioni esclusivamente amministrative non rappresenta un valido strumento per la repressione di comportamenti illeciti.
Come è infatti avvenuto per altre disposizioni in tema di tutela ambientale, la applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla disciplina di settore rimane spesso un evento assai raro e, nella maggior parte dei casi, privo di effetti concreti.
Chiunque abbia un minimo di esperienza nel settore può aver modo di constatare quali siano le pratiche conseguenze di una siffatta scelta da parte del legislatore.
Le ragioni di tale situazione sono facilmente individuabili, in primo luogo, nella cronica inefficienza degli uffici preposti ai controlli e nella sporadicità dei controlli medesimi, effettuati nella maggior parte dei casi solo a seguito di ripetuti solleciti da parte di privati o associazioni.
In alcuni casi, poi, non è di secondaria importanza la struttura gerarchica e l`organizzazione degli organi preposti al controllo e la facilità con la quale gli stessi possono essere soggetti a condizionamenti determinati da esigenze di politica locale ovvero di natura economica rappresentata dalla rilevanza degli interessi che sottendono all`esercizio di determinate attività.
Ciò non significa, però, che il ricorso alla sanzione penale risolva i problemi in precedenza indicati.
Invero, pur determinando effetti deterrenti di maggiore rilevanza ed essendo garantito dall`obbligatorietà dell`esercizio dell`azione penale, l`intervento della Magistratura risulta fortemente ridimensionato in parte dalle stesse circostanze in precedenza indicate (scarsità dei controlli da parte dei soggetti preposti) ed anche da non rare sottovalutazioni dei fenomeni da parte della stessa Magistratura requirente e giudicante.
Tale situazione viene tuttavia mitigata, spesso, dalla presenza di indirizzi giurisprudenziali consolidati che forniscono utili elementi per l`interpretazione delle disposizioni applicate.
Ciò è avvenuto anche con riferimento all`inquinamento acustico almeno fino all`entrata in vigore della legge-quadro che ha causato, come si è già detto, alcune incertezze negli interpreti.
Va pure ribadito che, indipendentemente dalla pratica efficacia delle sanzioni amministrative previste dalla disciplina di settore, la emanazione del D.P.C.M. del 1991 prima e della legge-quadro poi hanno comunque disciplinato in modo organico il settore fornendo all`interprete utili punti di riferimento.
Resta da indicare, per completezza, quali siano le altre disposizioni in tema di rumore che direttamente o indirettamente tutelano la generalità dei cittadini dall`inquinamento fonico. In tale elenco non vanno dunque comprese le disposizioni poste a tutela dei lavoratori cui peraltro si è già fatto cenno in precedenza.
Si rinvengono così:
- il D.M. 28 novembre 1987 n. 588 "Attuazione delle direttive CEE nn. 79/113, 81/1051, 85/405, 84/533, 85/406, 84/534, 84/535, 85/407, 84/408, 84/537 e 85/409 relative al metodo di misura del rumore, nonché al livello sonoro o di potenza acustica di motocompressori, gru a torre, gruppi elettrogeni di saldatura, gruppi elettronici e martelli demolitori azionati a mano, utilizzati per compiere lavori nei cantieri edili e di ingegneria civile". Tale decreto prevede, nell`articolo 5, la possibilità per il sindaco di disciplinare, con provvedimento motivato, in relazione all`emissione sonora, l`impiego dei macchinari suddetti in base alle disposizioni vigenti.
- Il D.L.vo 27 gennaio 1992 n. 134 "Attuazione della direttiva 85/594/CEE relativa al rumore aereo emesso dagli apparecchi domestici".
- Il D.L.vo 27 gennaio 1992 n. 135 "Attuazione delle direttive 86/662/CEE e 89/514/CEE in materia di limitazione del rumore prodotto dagli escavatori idraulici e a funi, apripista e pali caricatrici".
- Il D.L.vo 27 gennaio 1992 n. 136 "Attuazione delle direttive 88/180/CEE e 88/181/CEE relative al livello di potenza acustica ammesso dei tosaerba".
- Il D.L.vo 27 gennaio 192 n. 137 "Attuazione della direttiva 87/405/CEE relativa al livello di potenza acustica ammesso delle gru a torre".
- Il D.M. 4 marzo 1994 n. 316 "Regolamento recante norme in materia di limitazione del rumore prodotto dagli escavatori idraulici e a funi, apripista e pali caricatrici".
- Il D.M. 25 marzo 1994 n. 317 "Regolamento recante norme relative al livello di potenza acustica ammesso per i tosaerba".
- Il D.M. 19 dicembre 1994 "Disposizioni sulla limitazione delle emissioni sonore dei velivoli subsonici a reazione in conformità del programma di azione della CEE in materia ambientale".
- Il D.M. 28 marzo 1995 "Attuazione della direttiva CEE 92/14 in tema di limitazione delle emissioni sonore dei velivoli subsonici a reazione".
Presa dunque visione del panorama normativo attualmente vigente, va ora rilevato che l`unico strumento di tutela penale in materia di inquinamento da rumore resta ancora oggi, se si escludono le norme relative agli ambienti di lavoro, l`art. 659 c.p.
Ciò posto, appare necessario esaminare ora quale sia la struttura della disposizione richiamata, l`ambito di applicazione della stessa (anche alla luce della legge-quadro 447/95 e dei provvedimenti attuativi) accennando anche alla nutrita casistica rinvenibile nei numerosi precedenti giurisprudenziali.
L`art. 659 c.p. rappresentava, almeno fino a pochi anni orsono, l`unico strumento repressivo utilizzabile per combattere, anche se indirettamente, l`inquinamento acustico.
Attualmente, in presenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale e delle disposizioni introdotte dalla legge-quadro sull`inquinamento acustico, sembra possibile una più incisiva utilizzazione degli strumenti legislativi disponibili.
L`art. 659 c.p. è inserito nel codice penale tra le contravvenzioni concernenti l`ordine pubblico e la tranquillità pubblica.
In più occasioni si è precisato che esso prevede due distinte ipotesi di reato: una, contemplata dal primo comma, che punisce il disturbo della pubblica quiete da chiunque determinato e cagionato con modalità espressamente e tassativamente determinate; l`altra, disciplinata dal secondo comma, che punisce le attività rumorose, industriali o professionali, esercitate in difformità dalle prescrizioni di legge o dalle disposizioni dell`autorità.
La distinzione tra le due figure autonome di reato è stata peraltro recentemente ricordata dalla Corte di cassazione (9).
Si è poi osservato (10) che, affinché possa ritenersi configurata la fattispecie contravvenzionale prevista dal primo comma, deve accertarsi in concreto il disturbo al riposo o alle occupazioni delle persone, mentre l`esercizio dei mestieri o professioni rumorose determina l`applicazione delle sanzioni previste dal secondo comma prescindendo dall`effettivo disturbo, in quanto il reato si configura ogni volta che tali attività siano esplicate contravvenendo ai limiti imposti dai regolamenti o dagli altri provvedimenti adottati dall`autorità.
Altrettanto pacifica, secondo la giurisprudenza, è la natura di reato di pericolo della contravvenzione prevista dall`art. 659 c.p., tantoche la violazione può configurarsi anche in
assenza di offesa a soggetti determinati quando venga posta in essere una condotta idonea ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone (11).
Trattasi inoltre di reato eventualmente permanente in quanto l`evento perturbante può protrarsi per un tempo indeterminato.
Quanto all`elemento soggettivo la Corte di cassazione ha in un primo tempo rilevato come non sia richiesto il dolo, tanto meno specifico, essendo sufficiente la sola volontarietà del fatto (12).
In altra occasione, la Corte ha avuto modo di occuparsi della questione con riferimento all`applicabilità dell`articolo 5 c.p. così come modificato a seguito dell`intervento della Corte costituzionale con la decisione del 24 marzo 1988, n. 364 (13).
A tale proposito i giudici di legittimità osservavano che un operaio addetto all`uso di un martello pneumatico che provocava rumori eccedenti la normale tollerabilità non poteva invocare a suo favore l`ignoranza della legge poiché essendo egli professionalmente inserito in un determinato campo di attività, ben avrebbe facilmente potuto informarsi sulle prescrizioni dell`autorità in materia (nella fattispecie, una ordinanza sindacale che l`imputato affermava di non conoscere a causa del suo stato di semplice dipendente).
Più recentemente, tuttavia, si è precisato che non è configurabile neppure la colpa, non solo per la violazione dell`articolo 659 c.p., ma anche per quella contemplata dall`art. 674, nei confronti del titolare di uno stabilimento industriale il quale "abbia adottato, anche con notevole anticipo rispetto alle ditte concorrenti e con considerevole dispendio di risorse in termini economici, tecnologie di intervento altamente qualificate per prevenire le immissioni" (14).
Va poi rilevato che la individuazione di due autonome ipotesi di reato ha indotto in alcuni casi a ritenere che l`esercizio di una industria o di un mestiere rumoroso possa essere sanzionata esclusivamente in base al disposto del secondo comma dell`art. 659 c.p.
A tali argomentazioni si è tuttavia obiettato osservando come la violazione contemplata dal primo comma dell`art. 659, ascrivibile a "chiunque", sia in realtà applicabile con riferimento a tutte le fonti di rumore che arrechino disturbo ivi comprese, dunque, le attività descritte nel secondo comma.
La fattispecie prevista dal secondo comma è invece applicabile, come si è detto, a tutte le attività rumorose che, indipendentemente dal disturbo arrecato in concreto, si svolgono in contrasto con le norme poste da leggi e regolamenti.
La questione relativa all`ambito di applicazione delle due ipotesi contravvenzionali è stata peraltro risolta, per certi aspetti, dalla Corte di cassazione che ha evidenziato la inefficacia dell`esistenza di una autorizzazione amministrativa all`esercizio di un`attività rumorosa ai fini dell`esclusione della configurabilità del reato previsto dal secondo comma dell`art. 659, sul presupposto che l`esercizio dell`attività autorizzata deve comunque esplicarsi nel rispetto delle leggi e delle prescrizioni a tutela della quiete pubblica (15).
La Corte ha anche affermato che, sebbene l`esercizio di attività rumorosa non sia sanzionabile ai sensi del secondo comma dell`art. 659 c.p. quando avvenga nel rispetto delle prescrizioni dell`autorità e delle disposizioni di legge, è comunque applicabile il primo comma della medesima disposizione qualora l`uso di strumenti sonori ecceda il normale esercizio dell`attività ed arrechi disturbo all`occupazione o al riposo delle persone (la fattispecie esaminata riguardava l`esercizio di attività di discoteca a carattere stagionale) (16).
Il principio è stato ribadito prendendo in esame l`attività di esercizio di un "piano-bar" in un caso in cui le emissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità erano determinate dall`uso abnorme degli strumenti normalmente utilizzati dall`esercente ed alla produzione di altri rumori non strettamente connessi con l`espletamento di tale attività (17).
Più in generale, si è pure precisato che la violazione contemplata dal primo comma dell`art. 659 può concretarsi anche in presenza di attività pienamente legittima sotto il profilo amministrativo poiché, contrariamente a quanto avviene per il reato di cui al secondo comma, deve prescindersi "da ogni autorizzazione o legittimità di operato, valutandosi soltanto il disturbo arrecato ai terzi mediante la condotta descritta dalla norma" (18).
La Corte di cassazione ha anche fornito ulteriori indicazioni sulle modalità di accertamento del reato, ricordando che per l`ipotesi contravvenzionale contemplata nel primo comma è necessario fornire la prova dell`idoneità del rumore a cagionare turbativa della quiete pubblica, mentre con riferimento al reato previsto dal secondo comma dell`art. 659 l`evento perturbante deve ritenersi presunto iuris et de iure (19).
Sempre con riferimento alla violazione prevista dal primo comma, la Corte ha precisato che "la valutazione circa l`entità del fenomeno rumoroso va fatta in rapporto alla media sensibilità del gruppo sociale in cui tale fenomeno si verifica" (20) non essendo peraltro sufficiente l`effettivo disturbo ad un numero di persone limitato, poiché è necessario constatare l`effettiva attitudine ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone (21).
L`accertamento, inoltre, non va necessariamente effettuato mediante perizia o consulenza tecnica, poiché il giudice potrà trarre adeguati elementi di convincimento attraverso altri mezzi di prova quali, ad esempio, le dichiarazioni testimoniali di persone in grado di riferire su fatti oggettivamente percepiti (22).
Tralasciando di menzionare la nutrita casistica relativa alla violazione in esame che, solo negli ultimi cinque anni, spazia dalle emissioni moleste provocate dall`attività di discoteca (23), dell`esercizio di una fonderia (24), all`abbaiare di un cane (25) ed al suono delle campane di una chiesa (26), è il caso di affrontare ora la ben più complessa questione dei rapporti intercorrenti tra la norma penale appena esaminata e la legge-quadro sull`inquinamento acustico.
Come si è accennato in precedenza, la questione è ancora aperta ed è stata affrontata in modo differente da dottrina e giurisprudenza.
La prima decisione edita con la quale sembra essere stato affrontato il problema è quella di un Gip che, nel rigettare la richiesta di decreto penale formulata dal pubblico ministero pronunciava sentenza di assoluzione ritenendo implicitamente abrogato l`art. 659 c.p. (27).
La decisione, in realtà sinteticamente motivata, sollevava per la prima volta le questioni di cui ancora si discute ma venne presto annullata dalla Corte di cassazione con una pronuncia nella quale, in modo sufficientemente articolato, si suggeriva una coerente lettura delle disposizioni applicate (28).
Osservava la Corte che le disposizioni in esame tutelano beni giuridici diversi ed era pertanto da escludersi la implicita abrogazione ritenuta dal Gip.
Veniva poi aggiunto che è compito dell`interprete verificare di volta in volta se i casi sottoposti alla sua attenzione configurino una violazione amministrativa conseguente all`inosservanza dei limiti fissati con la legge-quadro ovvero una lesione o messa in pericolo della pubblica quiete sanzionabile in base all`art. 659 c.p.
Mentre si attendeva il primo giudizio della Corte sull`argomento, altre inedite decisioni dei giudici di merito prospettavano soluzioni intermedie ritenendo che l`abrogazione conseguente all`entrata in vigore della legge-quadro riguardasse solo il secondo comma dell`art. 659.
Tale situazione venutasi a creare induceva ad alcune riflessioni (29).
Già la dottrina aveva infatti sollevato la questione in un primo commento alla legge-quadro formulando alcune riserve circa la possibile depenalizzazione dell`art. 659 c.p. (30); l`intervento della giurisprudenza rendeva però necessaria una più approfondita valutazione delle disposizioni citate.
A tale proposito si osservava in primo luogo che la legge 447/95 prevede espressamente, nell`art. 16, l`abrogazione delle norme incompatibili da effettuarsi con modalità espressamente indicate e che tale disposizione risulta tuttora inattuata.
Si aggiungeva poi che da un confronto diretto tra le disposizioni contenute nell`articolo 10 secondo comma della legge-quadro e quelle contemplate l`art. 659 primo comma c.p. (le uniche astrattamente sovrapponibili tra loro) appariva di tutta evidenza l`impossibilità di ritenere implicitamente abrogata la norma penale.
Vi era da tenere conto, però, anche della possibile applicabilità del principio di specialità contemplato dall`art. 9 della legge 24 novembre 1981 n. 689.
Anche tale soluzione veniva esclusa per una serie di motivi.
In primo luogo si osservava, con riferimento all`ipotesi contravvenzionale prevista dal primo comma dell`art. 659 c.p., che le due fattispecie da sottoporre a confronto erano sicuramente differenti tra loro: una, infatti, riguarda il semplice superamento dei valori massimi di emissione ed immissione contemplati dalla legge-quadro, l`altra, invece, concerne il disturbo della pubblica quiete effettuato con modalità diverse ed espressamente indicate.
Le evidenti differenze della struttura giuridica dell`illecito e del bene giuridico tutelato induceva a trarre analoghe conclusioni anche con riferimento alla violazione contemplata dal secondo comma dell`art. 659.
A tale proposito si ricordava che la Corte di cassazione nell`indicare le modalità per una corretta applicazione dell`art. 9 legge 689/81 aveva più volte evidenziato che la verifica della sussistenza del rapporto di specialità deve essere effettuato con riferimento alla fattispecie concreta, al fine di accertare se la stessa, in tutti i suoi elementi materiali possa ricondursi ad entrambe le disposizioni esaminate.
Utilizzando tale principio interpretativo appariva evidente che l`art. 10 secondo comma della legge-quadro ha una portata applicativa diversa e minore rispetto a quella dell`art. 659 secondo comma poiché la prima disposizione contempla il solo superamento di valori limite precedentemente fissati, mentre la disposizione penale può essere violata anche attraverso l`esercizio di attività rumorose in spregio a disposizioni impartite dall`autorità con modalità o per ragioni diverse da quelle prese in considerazione dalla legge-quadro, non potendosi escludersi, ad esempio, la fissazione di limiti più restrittivi da quelli individuati dalla legge-quadro fissati in situazioni particolari o per finalità diverse da quelle prese in considerazione dalla legge predetta.
Si osservava infine che mentre la disposizione penale abbraccia il fenomeno delle immissioni rumorose e moleste nel suo complesso, l`art. 10 della legge-quadro contemplava esclusivamente violazioni formali e che tale circostanza rendeva di tutta evidenza le pratiche conseguenze di una diversa interpretazione che avrebbe determinato una considerevole limitazione degli strumenti repressivi disponibili.
Nello stesso giorno in cui veniva depositata la sentenza Rosso di cui si è detto in precedenza, avveniva il deposito di altra pronuncia di segno opposto (31).
In essa la Corte riconosceva la immediata applicabilità delle disposizioni contenute nella legge-quadro indipendentemente dalla emanazione dei previsti regolamenti da parte degli enti competenti per essere comunque rimasti in vigore i valori limite fissati dal D.P.C.M. del 1991.
Da ciò consegue, ad avviso della Corte, la sussistenza di un evidente rapporto di specialità tra la disposizione penale di cui al secondo comma dell`art. 659 e quella contemplata dall`art. 10 della legge 447/95 che determina l`applicabilità di tale ultima fattispecie rispetto a quella penale di carattere generale.
Nell`affermare ciò, tuttavia, la Corte precisa che la presenza della norma speciale non determina l`abrogazione della disposizione di carattere generale e, anzi, "... ogni altra violazione, diversa da quella riguardante la regolamentazione dell`inquinamento ambientale, posta in essere dagli esercenti una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell`autorità (come dice l`art. 659 comma 2 c.p.) e non prevista come illecito amministrativo da altra norma di carattere speciale, rimane sottoponibile alla sanzione penale di cui al citato art. 659".
In altra pronuncia di data anteriore (ma depositata qualche giorno dopo la pubblicazione della sentenza Marasco Petromilli di cui si è appena detto) (32) la Corte forniva una diversa interpretazione delle disposizioni in esame formulando alcune osservazioni in parte ribadite nella successiva sentenza Rosso citata in precedenza.
Sempre riferendosi al secondo comma dell`art. 659 c.p. la Corte ribadiva che esso contiene una norma imperfetta o in bianco il cui precetto necessita di integrazione da parte di altre leggi, regolamenti o atti amministrativi.
Le disposizioni integrative "devono essere dirette a disciplinare e determinare specificamente le modalità spaziali e temporali dell`esercizio delle attività di lavoro rumoroso. A questo fine sono irrilevanti le disposizioni dettate ad altri scopi, la cui violazione configurerà, qualora ne ricorrano le condizioni, altri reati o infrazioni amministrative".
Sulla base di tale presupposto la Corte escludeva dunque l`applicabilità nella fattispecie (esercizio commerciale che produceva emissioni rumorose attraverso un condizionatore d`aria) dell`art. 10 secondo comma legge 447/95 regolante la diversa materia dell`inquinamento acustico.
Nel commento alle due pronunce (33) non si condivideva l`iter logico seguito dalla sentenza Marasco Petromilli ritenendo che la stessa, nel sostenere l`immediata applicabilità delle sanzioni amministrative pur in assenza delle disposizioni integrative previste dalla legge-quadro, risultava in contrasto con il divieto di interpretazione analogica enunciato dall`art. 1 della legge 689/81.
Veniva tuttavia riconosciuta la correttezza del richiamo alla possibile applicazione del principio di specialità di cui all`art. 9 legge 689/81.
Sulla base di tale presupposto venivano anche formulate alcune riserve sul contenuto della sentenza Giacomelli rilevando come le disposizioni della legge-quadro e del D.P.C.M. del 1991 "non si preoccupano solo di regolamentare il fenomeno dell`inquinamento acustico, quale evento autonomamente ed astrattamente considerabile, ma investono anche la disciplina delle diverse sorgenti ed attività rumorose, quali antecedenti necessari produttivi del pregiudizio acustico".
In una successiva sentenza (34) la Corte mutava ancora una volta orientamento ritenendo ormai depenalizzata l`ipotesi contravvenzionale di cui al secondo comma dell`art. 659 a seguito dell`entrata in vigore della legge-quadro del 1995 ma precisava che tale depenalizzazione non poteva considerarsi estesa al primo comma dell`articolo citato ove non viene preso in considerazione il superamento di determinati livelli di rumorosità, bensì le conseguenze negative dell`attività rumorosa sulle occupazioni ed il riposo delle persone ovvero sugli spettacoli i ritrovi ed i trattenimenti pubblici non contemplate dalla disciplina amministrativa.
Dopo pochi giorni veniva depositata altra decisione (35) con la quale veniva ribadito che la violazione contemplata dal secondo comma dell`art. 659 non poteva considerarsi abrogata dall`art. 10 legge 447/95 poiché conserva rispetto a tale ultima disposizione un ambito di applicazione più ristretto ed accompagnando l`osservazione con un richiamo esemplificativo all`ipotesi in cui l`attività rumorosa sia svolta nel rispetto dei limiti di emissioni acustiche fissate per legge ma in ora diversa da quella stabilita dai regolamenti vigenti in un determinato comune.
La tesi della depenalizzazione veniva nuovamente prospettata in altra decisione (36) pur se successive sentenze, anche recenti, sembrano riconoscere implicitamente la configurabilità della contravvenzione contemplata dal secondo comma dell`art. 659 (37).
Da ultimo l`orientamento veniva nuovamente confermato in altre due pronunce con preciso riferimento, però, al caso in cui la condotta si configuri nel superamento dei limiti di accettabilità delle emissioni sonore conseguenti all`esercizio di mestieri rumorosi (38) anche se altre più recenti sentenze ancora una volta ammettono la applicabilità dell`art. 659 secondo comma (39).
Alla luce delle pronunce sopra richiamate appare evidente che la Corte di cassazione non ha ancora raggiunto un indirizzo univoco nell`individuare i rapporti intercorrenti tra la disciplina penale e quella amministrativa di più recente introduzione. E' inoltre facile prevedere che ulteriori questioni verranno sollevate se e quando verrà data attuazione all`art. 16 della legge 447/95 che, come si è detto in precedenza, prevede l`abrogazione delle norme incompatibili con la legge medesima.
Sembra inoltre opportuno osservare che le argomentazioni poste a sostegno delle richiamate decisioni che prospettano la depenalizzazione dell`art. 659 secondo comma non sembrano fornire una convincente risposta alle perplessità sollevate dopo l`entrata in vigore della legge-quadro né, tantomeno, sembrano inficiare le diverse conclusioni cui si è giunti nelle altre pronunce che prospettano la soluzione contraria.
Le considerazioni finora formulate dalla Corte non sembrano rappresentare però per l`interprete una situazione di obiettiva incertezza in quanto forniscono comunque utili spunti per delimitare l`ambito di operatività delle disposizioni richiamate.
Deve infatti osservarsi che è stato sempre e comunque escluso qualsiasi effetto conseguente all`entrata in vigore della legge-quadro sull`ipotesi contravvenzionale prevista dal primo comma dell`art. 659 e che si è in più occasioni ribadito che la ritenuta depenalizzazione del secondo comma e la conseguente applicabilità della disciplina amministrativa deve ritenersi limitata alle ipotesi di superamento dei limiti di emissione, con la conseguenza che restano escluse non solo le attività poste in essere in violazione di altre disposizioni di legge o regolamentari, ma anche quelle che possono configurare la diversa contravvenzione prevista al primo comma.
Sembra dunque che anche applicando l`indirizzo giurisprudenziale meno rigoroso restano comunque soggette a sanzione penale i casi maggiormente significativi limitandosi l`applicazione delle norme amministrative alle meno gravi violazioni formali.
Va poi aggiunto che tale ultimo indirizzo non sempre ha convinto i giudici di merito che, in alcune occasioni, si sono discostati dalla giurisprudenza della Corte con articolate e convincenti decisioni.
A tale proposito va segnalata una interessante pronuncia (40) nella quale viene non solo affermata la illegittimità dell`autorizzazione al superamento dei limiti massimi di inquinamento acustico rilasciata ai sensi dell`art. 6 lett. H) legge 447/95 nel caso di attività esercitata in modo continuativo e permanente (nel caso esaminato la vicenda riguardava un autodromo) ma viene anche sostenuta una tesi diametralmente opposta a quella prospettata in alcune delle decisioni della Suprema Corte in precedenza richiamate.
Il pretore ha infatti ritenuto la sussistenza di un effettivo rapporto di specialità tra l`art. 659 secondo comma c.p. e l`art. 10 secondo comma legge 447/95, ma nel senso che la disposizione penale è speciale rispetto a quella amministrativa e ciò in quanto quest`ultima si rivolge a chiunque eserciti o impieghi una sorgente fissa o mobile di emissioni sonore mentre l`altra prende in considerazione esclusivamente i titolari di una attività rumorosa.
Presi dunque in considerazione i rapporti tra la disciplina penale e quella amministrativa in tema di rumore, resta da effettuare, per concludere, un breve cenno agli aspetti pratici conseguenti l`applicazione delle norme, con particolare riferimento alle tecniche di indagine ed alle soluzioni adottabili.
E' evidente che le condotte punibili in base al disposto dell`art. 659 c.p. possono essere poste in essere, come pure si è accennato, nei modi più disparati.
L`attività di indagine deve dunque necessariamente essere adattata alle concrete esigenze di volta in volta individuate.
Gli accertamenti si basano tuttavia, in modo prevalente attraverso la constatazione diretta dell`attività disturbante da parte degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria eseguita per lo più attraverso l`impiego di appositi strumenti quali, ad esempio il "fonometro" utilizzato direttamente o da un ausiliario di P.G. all`uopo nominato.
Le misurazioni, di regola, vengono effettuate tenendo conto dei limiti fissati dalle disposizioni che disciplinano la materia (il D.P.C.M. del 1991 e le altre norme in precedenza richiamate) che, indipendentemente dai problemi interpretativi sopra rappresentati la cui soluzione è rimessa all`apprezzamento del magistrato, costituiscono pur sempre un utile punto di riferimento.
Per acquisire dati di sicura affidabilità il controllo viene normalmente effettuato con più accessi ai luoghi interessati dal disturbo, non preannunciati ed in orari diversi richiedendo altresì che la misurazione strumentale sia accompagnata da una descrizione delle situazione in concreto riscontrata.
I verbali che documentano tali attività, per lo più effettuate di iniziativa dalla polizia giudiziaria in base al disposto dell`art. 354 c.p.p. hanno poi ingresso al dibattimento quali atti irripetibili oppure, quando vengono disposte direttamente dal pubblico ministero, vengono effettuate con modalità tali da non pregiudicarne la successiva utilizzazione.
Assume altresì rilevanza, nelle indagini in tema di inquinamento acustico, l`acquisizione delle dichiarazioni delle persone informate sui fatti che potranno riguardare non solo l`intensità del rumore e l`effettivo disturbo arrecato, ma anche altri aspetti del fenomeno quali, ad esempio, le modalità e gli orari di determinate attività, gli accorgimenti approntati per evitare i controlli etc.
Si richiede infine agli operatori di polizia giudiziaria di verificare presso l`amministrazione comunale o altri enti, quali siano i regolamenti o gli altri provvedimenti che disciplinano le attività rumorose svolgentisi nel territorio ove è stato riscontrato il fenomeno ed una adeguata preparazione, anche con riferimento agli aspetti tecnici della materia, per sostenere in modo efficace il ruolo di testimone nella successiva fase dibattimentale del procedimento sempre possibile nonostante per la violazione de quo sia prevista l`estinzione mediante oblazione.
Le contravvenzioni contemplate dall`art. 659 c.p. hanno natura di reato eventualmente permanente, cosicché viene generalmente ritenuta ammissibile l`applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo al fine di interrompere la permanenza in atto o di evitare che la disponibilità dello strumento utilizzato possa agevolare successive violazioni della disposizione penale.
La Corte di cassazione nell`ammettere l`applicabilità della misura ha però correttamente precisato entro quali limiti la stessa debba estendere la propria efficacia.
A tale proposito si è escluso in due occasioni che possa operarsi il sequestro di un immobile quando questo sia estraneo al reato, costituendo semplicemente il luogo dove il reato stesso è stato commesso. In un caso si trattava di un circolo all`interno del quale era stato installato un impianto di diffusione sonora che generava rumori molesti (41), mentre nell`altro veniva riconosciuta l`illegittimità della misura applicata ad un pubblico esercizio per i rumori derivanti dall`attività che vi veniva svolta ma causati dagli avventori all`esterno del locale (42).
Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Corte la misura viene dunque applicata esclusivamente sugli strumenti utilizzati per la produzione del rumore.
Tale soluzione consente inoltre, in alcuni casi, di salvaguardare contestualmente le esigenze di tutela della pubblica quiete e quelle economiche del contravventore subordinando la restituzione del bene sequestrato all`adempimento di specifiche prescrizioni.
Tale soluzione, consentita dall`art. 85 att. c.p.p., può essere attuata con modalità diverse adattabili a specifiche esigenze che spaziano dagli interventi più radicali quali, ad esempio, la sostituzione degli impianti rumorosi o l`esecuzione di lavori di insonorizzazione, agli accorgimenti meno gravosi ma comunque efficaci quali ad esempio la apposizione di sigilli o la predisposizione di particolari soluzioni tecniche idonee ad impedire l`aumento di volume di un`apparecchiatura di diffusione sonora oltre un certo limite ovvero la prescrizione di particolari modalità di esercizio dell`attività (spostamento di macchinari in altre parti dello stabilimento, chiusura di determinate aperture che determinano la diffusione del rumore in particolari direzioni etc.).
(*) Testo intervento al Convegno "La normale tollerabilità e l`accettabilità ambientale delle immissioni sonore nella legislazione e nella giurisprudenza italiane" Roma 17 maggio 1999. Articolo pubblicato su Rivista Penale 1999, n. 10. Luca Ramacci è il curatore del sito www.lexambiente.com.
(1) G. DE FALCO, La tutela normativa dall`inquinamento acustico. I reati di cui all`art. 659 ed i nuovi illeciti amministrativi, in Cass. Pen. 1998, p. 92 ss.
(2) Per un completo esame della disciplina comunitaria si veda C.M. GRILLO, nota introduttiva alla sezione Rumore del Codice dell`ambiente 1998, Piacenza cui si rinvia anche per la consultazione delle diverse disposizioni normative citate nel testo della presente nota.
(3) Con sent. n. 517 del 30 dicembre 1991 la Corte costituzionale dichiarava illegittimi gli artt. 3, primo comma (ultime due proposizioni), 4 e 5 del D.P.C.M. (parti contenenti principi ed indirizzi organizzativi invasivi di competenze regionali e provinciali), lasciando inalterato il valore precettivo della fissazione dei limiti di accettabilità in relazione alla diversa tipologia degli ambiti territoriali di manifestazione delle emissioni sonore.
(4) Per un esame comparato delle disposizioni contenute nella legge 447/95 e quelle del D.P.C.M. 1 marzo 1991 v. M. GABRIOTTI, La tutela del "bene ambiente" dall`inquinamento acustico, in Ambiente - Consulenza e pratica per l`impresa n. 6/1996, p. 452 ss.
(5) Per un commento (negativo) alla citata disposizione si veda la nota di A. BARCHI e D. BERTONI, in Ambiente - Consulenza e pratica per l`impresa n. 6/1998, p. 485 ss.
(6) Così F. FONDERICO, Legge-quadro sull`inquinamento acustico: molto rumore per nulla, in Ambiente - Consulenza e pratica per l`impresa n. 2/1996, p. 89 ss.
(7) A tale proposito si veda l`intervento fortemente critico di A. MURATORI, Rumore ferroviario: inquinamento acustico legittimato per legge, in Ambiente - Consulenza e pratica per l`impresa n. 10/1998, p. 820 ss. pubblicato immediatamente prima dell`emanazione del D.M. L`A., manifesta perplessità non solo con riferimento agli aspetti tecnici del decreto, ma anche per lo spostamento degli oneri relativi al rispetto dei limiti fissati nei confronti dei soggetti che vengono rilasciate concessioni edilizie per interventi da eseguirsi nelle fasce di pertinenza delle infrastrutture ferroviarie esistenti.
(8) Sul punto v. anche DE FALCO, op. cit.
(9) Cass., sez. I, 28 novembre 1996, P.M. in proc. Tornei; Cass., sez. I, 28 aprile 1997,
Cavallini, in Cons. Impr. Comm. Ind. 1997, 11, p. 2111.<%0>
(10) V. Cass., sez. I, 20 gennaio 1995, Amato ed altre prec. conf.
(11) V. Cass., sez. I, 17 dicembre 1994, Belloni ed altre conf. V. anche Cass., sez. I, 13 febbraio 1997, Calabria ed altro; Cass., sez. I, 5 febbraio 1998, Costantini.
(12) Cass., sez. I, 2 ottobre 1986, Pagano.
(13) Cass., sez. I, 22 febbraio 1990, Calamai.
(14) Cass., sez. I, 15 maggio 1996, P.G. in proc. Capari ed altri.
(15) Cass., sez. I, 4 dicembre 1995, Balestra; Cass., sez. I, 5 febbraio 1998, Nereo.
(16) Cass., sez. I, 10 febbraio 1995, Mangone.
(17) Cass., sez. I, 17 giugno 1994, Sereni.
(18) Cass., sez. I, 19 aprile 1994, Graziotti.
(19) Così Cass., sez. I, 22 giugno 1996, Bedin; Cass., sez. I, 11 settembre 1998, Basile.
(20) Cass., sez. I, 4 luglio 1996, Rinolfi.
(21) Cass., sez. I, 7 giugno 1996, Scola.
(22) Cass., sez. I, 11 luglio 1996, Fontana.
(23) Cass., sez. I, 10 gennaio 1995, Cosentino.
(24) Cass., sez. I, 4 dicembre 1995, Balestra ed altro.
(25) Cass., sez. I, 13 febbraio 1997, Calabria ed altro.
(26) Cass., sez. I, 19 maggio 1998, Garozzo.
(27) Gip. Pret. Venezia 13 luglio 1996, Rosso, in Il Nuovo diritto n. 9/1996, p. 789 ss. con nota di L. RAMACCI, Inquinamento acustico: è ancora applicabile l`art. 659 c.p. dopo l`entrata in vigore della legge 447/95?
(28) Ca<%2>ss., sez. I, 12 marzo 1997, Rosso, in Riv. pen. n. 4/1997 con nota di L. RAMACCI, Inquinamento acustico: la Cassazione individua l`ambito di applicazione della legge quadro e dell`art. 65<%0>9 c.p.
(29) Per un esame più approfondito si rinvia al contenuto del commento citato sub nota 27 e ribadito nel successivo commento alla sentenza Rosso citato sub nota 28.
(30) M. GABRIOTTI, La tutela del "bene ambiente" dall`inquinamento acustico, in Ambiente - Consulenza e pratica per l`impresa n. 6/1996, p. 452 ss.
(31) Cass., sez. I, 21 gennaio 1997 (dep. 12 marzo 1997), Marasco Petromilli, in Cass. Pen. 1998, p. 88 ss.
(32) Cass., sez. I, 29 gennaio 1996 (dep. 19 marzo 1997), Giacomelli, in Cass. Pen. 1998, p. 90 ss.
(33) G. DE FALCO, op. cit.
(34) Cass., sez. I, 8 settembre 1997, P.G. in proc. Sansalone.
(35) Cass., sez. I, 21 settembre 1997, Vita.
(36) Cass., sez. I, 3 dicembre 1997, Antonazzo.
(37) Cass., sez. III, 9 ottobre 1997, Nidoli; Cass., sez. I, 25 marzo 1998, Fornaciari, in Riv. pen. 1998, 6, p. 580.
(38) Cass., sez. I, 8 aprile 1998, Herpel, in Riv. pen. 1998, 5, p. 434 e Cass., sez. I, 8 maggio 1998, Girolimetti.
(39) Cass., sez. I, 19 maggio 1998, Garozzo e Cass., sez. I, 11 settembre 1998, Basile.
(40) Pret. Monza 29 novembre 1997, Bacciagaluppi ed altri, in Foro it. 1998, II, p. 563 ss. con nota redazionale.
(41) Cass., sez. I, 11 dicembre 1992, Pozzi.
(42) Cass., sez. I, 15 gennaio 1994, P.M. in proc. Desideri.
Fonte: www.craal.it/
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Fine articolo Inquinamento ambientale tutto di tutto
Inquinamento ambientale tutto di tutto
Impatto sanitario da traffico auto-veicolare
Introduzione
Nel 361 a.C., Teofrasto, citava una sostanza fossile (il carbone) che bruciava a lungo emanando un odore sgradevole e, solo due secoli dopo, nel 65 a.C., Orazio si lamentava che i templi di Roma fossero anneriti dal fumo. Nel 1273, durante il regno di Edoardo I, in Inghilterra fù approvata la prima legge per l’abbattimento dei fumi, in risposta al diffuso timore fra la popolazione che fossero dannosi per la salute. Nel 1306, causa la crescente preoccupazione popolare, venne emanato un editto, che vietava l’uso del carbone a Londra. Quando il proprietario di un’industria disobbedì, fu condannato a morte per decapitazione. E’ curioso pensare, al numero di teste che vedremmo ruzzolare ai nostri giorni, se tale legge fosse ancora in vigore!. Nel 1832 il Martini, un medico milanese, nel suo “Manuale di Igiene”, parlava già di “corpicciuoli svolazzanti in grado di danneggiare le vie aeree” (16). Dopo questo breve ed aneddotico excursus storico, che rivela come l’inquinamento inizi con la cosiddetta “civiltà”, non ci resta che constatare amaramente, come dall’ inizio della rivoluzione industriale (1840 ca.), i livelli di CO2 siano aumentati da 240ppm.(parti per milione) alle 350 attuali, e i livelli di diossine nei tessuti umani oggigiorno, siano circa 1000 volte superiori rispetto a quelli riscontrati in mummie cilene risalenti al 2800 a.C. (13). Le problematiche sanitarie legate al traffico stradale, sono molteplici, e coinvolgono le più varie branche della medicina. Possono essere a grandi linee schematizzate, nelle seguenti categorie: Incidenti stradali, Inquinamento acustico, Inquinamento atmosferico.
Incidenti Stradali
Nella UE gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte tra i 15 e i 35 anni. Mentre il trend della mortalità, in accordo con gli obiettivi, è in costante diminuzione per tutti i paesi dell’unione, nel complesso il numero dei sinistri, è aumentato dell’1,4% e quello dei feriti dell’1,5%. In Italia, l’incremento è stato rispettivamente del 7 e dell’8% (1998-99). La frequenza e le conseguenze degli incidenti, dipendono da molteplici fattori:
- Fase di sviluppo della motorizzazione, in cui si trovano i paesi
- Caratteristiche dei veicoli circolanti (es.:anzianità, tipo di veicoli ecc.)
- Distribuzione per classi di età della popolazione
- Tipo di infrastrutture (es.:strade, segnaletica, illuminazione, ecc.)
- Normative stradali (es.:limiti di velocità, modalità per ottenere la patente, educazione stradale nelle scuole, ecc.)
- Tipo di assistenza sanitaria (rapidità dei soccorsi, tipo di strutture ospedaliere ecc.).
Alcuni di questi fattori, come l’anzianità e il tipo dei veicoli, influiscono anche notevolmente sulle caratteristiche e i livelli delle emissioni. In Italia, gli incidenti stradali si collocano al primo posto per le cause da morte violenta. Nei maschi sotto i 40 anni, rappresentano inoltre, la prima causa di morte. Nel 1998, il costo sociale per le oltre 500.000 famiglie italiane coinvolte, è stato quantificato nell’impressionante cifra di 23 milioni di euro (Centro studi ACI). Contrariamente a quanto si può pensare, in Italia, le strade su cui si verificano più incidenti, sono quelle urbane (81%), le statali (6%), le provinciali e le autostrade (5%) ed infine le comunali extraurbane. La maggior percentuale di morti, 41%, si verifica sulle strade urbane, ma la percentuale degli incidenti mortali su queste ultime, è inferiore al 2%, mentre quella autostradale è del 6% (26). Al di là della drammatica considerazione, per il grande numero di giovani vite stroncate, non è da sottovalutare, l’enorme carico economico sociale, della gestione dei sopravvissuti, valutando le giornate lavorative perse, le spese sanitarie sostenute, le invalidità permanenti residuate. Il fatto che il 60% degli incidenti sia da imputare ad una responsabilità del conducente, induce alla considerazione di come sia indispensabile, l’attuazione di massicce campagne di educazione stradale, a partire dalla scuola dell’obbligo.
Tasso di mortalità nell’UE per incidenti stradali. Anni 1970-1998
|
1970 |
1998 |
Austria |
34.5 |
11.9 |
Belgio |
31.8 |
14.7 |
Danimarca |
24.6 |
8.5 |
Finlandia |
22.9 |
7.8 |
Francia |
32.5 |
15.2 |
Germania |
27.7 |
9.5 |
Grecia |
12.2 |
21.2 |
Irlanda |
18.3 |
11.6 |
Italia |
20.5 |
10.0 |
Lussemburgo |
|
14.3 |
Olanda |
24.5 |
6.8 |
Portogallo |
22.2 |
24.3 |
Regno Unito |
14.00 |
6.1 |
Spagna |
|
15.1 |
Svezia |
16.3 |
6.0 |
Istat 1997-98, fonte Eurostat
Incidenti con almeno 1 ferito e/o 1 morto in Italia e In Lombardia
|
1997 |
1999 |
||||
Incidenti |
Morti |
Feriti |
Incidenti |
Morti |
Feriti |
|
Lombardia |
36.751 |
907 |
52.621 |
46.984 |
1.054 |
68.043 |
Italia |
190.031 |
6.226 |
270.962 |
219.032 |
6.633 |
316.698 |
Istat gennaio 2001
Inquinamento Acustico
Siamo così abituati al rumore, che quasi non ci facciamo più caso. Eppure, è stato calcolato che se un motorino a due tempi con la marmitta bucata, attraversasse a tutto gas un grande città, in una calda serata con le finestre aperte, sveglierebbe di colpo 800.000 persone. Il traffico automobilistico, causa dal 63 al 76% del rumore totale nei centri urbani. L’OMS, che consiglia una soglia massima di 65db di giorno e 55db di notte, denuncia che ¼ dei cittadini europei soffrono di problemi d’udito, causati dal rumore eccessivo. In Italia, il 90% della popolazione delle grandi città, è esposta a valori superiori a quelli ammissibili. In Fisica, il lavoro necessario per sollevare un milligrammo di un centimetro, viene detto erg. Il più piccolo stimolo percepito come suono dall’orecchio umano, rappresenta la bilionesima parte di un erg e, la membrana timpanica, subisce in questo caso, uno spostamento che è inferiore al diametro di un atomo. La sensibilità dell’orecchio, è stata forgiata per i rumori della natura, come il fruscio delle foglie, o il gorgoglio dell’acqua. Questa caratteristica, è servita per millenni come meccanismo difensivo. Il rumore intenso e improvviso, ha da sempre rappresentato un evento eccezionale, di allarme. Forse per questo, il rumore provoca stress, anche in relazione al fatto, che l’udito è l’unico organo di senso sempre in ricezione. A parte i danni specifici sull’apparato uditivo, ben documentati in letteratura e tutelati dalla legislazione per i lavoratori a rischio, vi sono effetti extrauditivi aspecifici, che coinvolgono la stragrande maggioranza della popolazione. L’eccessivo rumore, provoca aggressività: il rullo dei tamburi, è stato spesso utilizzato per spronare i soldati in battaglia. Numerosi studi, confermano la manifestazione di comportamenti antisociali causati dal rumore, in ragione della cattiva capacità di concentrazione in ambienti rumorosi, ed anche della difficoltà di comprensione della parola. Si tenga conto, che una conversazione normale si svolge tra i 40 e i 65db; in ambiente esterno, con un’intensità di rumore di fondo di 75db, si percepisce una conversazione a 30cm. di distanza, o in alternativa sotto forma di urlo. L’affaticamento cerebrale prodotto dal continuo stimolo rumoroso, è dovuto al fatto, che il cervello analizza ogni stimolo afferente, anche se ripetitivo, e si affatica, per cercare di comprendere una informazione priva di significato semantico. I sintomi, sono: sonnolenza, irritabilità, stato ansioso. Sono ben documentati anche i disturbi del sonno REM, per risvegli improvvisi, con gravi riflessi sul sistema cardiovascolare, come: tachicardie, aritmie e notevoli rialzi della pressione arteriosa. Molti altri, sono gli effetti attualmente sotto indagine, fra cui alcune patologie gastrointestinali, e le riduzioni di fertilità e libido (27).
Inquinamento atmosferico
Gli inquinanti emessi dai veicoli a motore, sono presenti sia in forma gassosa, sia in forma di polveri. Alcuni di essi, come i metalli e gli idrocarburi sono anche adesi, ai microgranuli delle polveri, assieme a minerali e a pollini, costituendo una complicata miscela dispersa nell’areosol atmosferico.
Biossido di Zolfo (SO2)
E’ un gas incolore e inodore, alle concentrazioni ambientali. Il 50% deriva da fonti naturali, principalmente da attività vulcanica. Le fonti antropiche, sono costituite da centrali termoelettriche a carbone o olio combustibile (17%), industrie (17%), riscaldamento domestico e traffico stradale. In quasi tutti i paesi industrializzati, è in diminuzione a causa del maggiore utilizzo del metano e della riduzione percentuale di zolfo nel gasolio per riscaldamento e autotrazione. I valori naturali, sono inferiori a 5μg/m3, quelli rurali a 25μg/m3, quelli urbani a 100μg/m3. A causa della sua elevata solubilità in H20 (per formare H2SO4, uno dei componenti responsabili delle piogge acide), viene facilmente assorbito dalle mucose nasali e delle vie aeree superiori. Fra gli effetti acuti, l’edema delle mucose, con aumento delle secrezioni, e del broncospasmo. A concentrazioni di 5ppm, deprime la clearance broncomucociliare. Asmatici, bronchitici cronici, bambini ed anziani in genere, presentano maggiore suscettibilità (22).
Piombo (Pb)
Già nel 200 a.C., il medico greco Nicandro, descriveva i sintomi del saturnismo: ovvero l’intossicazione cronica da piombo. La civiltà Etrusca, era esposta al Pb, poiché molte delle stoviglie utilizzate, erano costruite in piombo. L’atteggiamento “benedicente” della mano, di molte statuette che si possono osservare al museo etrusco di Volterra, rappresenta un tipico sintomo, del danno neurologico da saturnismo (paralisi degli estensori). Anche l’impero Romano, fù notoriamente esposto al piombo come veleno ambientale: presente nell’acqua potabile (le tubature erano di piombo), nei cibi e nelle bevande, conservate in recipienti di ceramica, nel vino, ove figurava addirittura come additivo (sapa). L’uso massiccio di vernici al piombo, negli USA, fino agli anni ’50, e la notevole dispersione ambientale da traffico, hanno portato almeno 3-4milioni di bambini americani a soffrire di intossicazione sub-clinica da Pb, negli anni ’70. Oltre il 62% dei bambini, che erano classificati come ipercinetici e disadattati, presentavano livelli di piombemia elevata rispetto ai controlli (6). Le concentrazioni urbane variano, attualmente, da 0,5-3μg/m3. Assorbito dall’epitelio polmonare, si distribuisce alle ossa, fegato, reni, cervello. La sua concentrazione nel tessuto osseo, rappresenta un meccanismo di difesa. La sua tossicità, è legata alla capacità di legarsi ai gruppi sulfidrilici proteici, di inibire enzimi (alad-sintetasi), di sostituirsi a ioni metallici essenziali (come Fe, nel gruppo eme dell’emoglobina). I danni, sono costituiti da: anemia, danni neurologici, cardiovascolari, epatici e renali. I più a rischio sono i bambini, per il maggior assorbimento intestinale, per l’immaturità della barriera emato-encefalica e le donne in gravidanza in quanto è in grado di attraversare la placenta.
Monossido di Carbonio (CO)
Gas incolore e inodore, prodotto per la combustione incompleta di sostanze contenenti carbonio. Fonti naturali, sono i processi di ossidazione del metano, gli incendi boschivi, i gas di palude e le piogge (in quanto contenuto nelle nuvole). Per le fonti antropiche, il primato spetta alle auto a benzina (63%), seguite da inceneritori, raffinerie e fonderie (30). I valori naturali, oscillano fra 0,01 e 0,23mg/m3. Le concentrazioni urbane, variano fra 20 e 60mg/m3, con picchi mattina-sera, corrispondenti alle ore di punta del traffico. A causa della sua scarsa idrosolubilità, raggiunge gli alveoli polmonari, dove compete con l’ossigeno, per legarsi all’emoglobina. La carbossiemoglobina, è 250 volte più stabile dell’ossiemoglobina. Viene pertanto ridotta, la capacità di portare ossigeno ai tessuti, con conseguente ipossia. I sintomi, sono tutti legati a ridotta ossigenazione distrettuale: diminuita capacità di concentrazione, ipertensione, tachicardia, angina. Gli individui affetti da cardiopatie, malattie polmonari, anemie e le donne in gravidanza sono i più sensibili.
Ossidi di Azoto (NOx)
Comprendono, il monossido di azoto (NO) e il biossido di azoto (NO2). Il monossido d’azoto, è un gas incolore ed inodore, che costituisce il principale componente degli NOx, e viene gradualmente ossidato nell’atmosfera a NO2. Quest’ultimo, ha un colore rosso-bruno ed un odore, pungente e soffocante. Le fonti naturali, sono legate alla denitrificazione batterica, ed in misura minore alla attività vulcanica e ai fulmini. Le fonti antropiche, sono dovute all’utilizzo dei combustibili fossili, in quanto, le elevate temperature e pressioni, favoriscono la reazione fra ossigeno e azoto. Le emissioni, sono così ripartite: autoveicoli (50%) equamente divise fra benzina e diesel, centrali termoelettriche (17%). Inoltre, fra le fonti che non implicano combustioni, ricordiamo la produzione e l’utilizzo di acido nitrico (H2NO3), la produzione di fertilizzanti e l’impiego di esplosivi (complessivamente, 16%). I livelli naturali, variano da 0,4-9,4μg/m3, mentre quelli urbani variano da 20-850μg/m3, come per il CO, con picchi orari in relazione al traffico. L’NO2, è circa quattro volte più tossico del NO. Reagisce rapidamente con H2O, per formare H2NO3, sia a livello delle mucose respiratorie, che dell’ambiente, dove contribuisce alla formazione di piogge acide. L’NO2 è un potente ossidante, e la sua azione tossica, si esplica attraverso la perossidazione lipidica delle membrane cellulari e l’ossidazione di proteine a basso peso molecolare. Le linee cellulari più danneggiate, sono gli pneumociti tipo I e le cellule dell’epitelio ciliato respiratorio. Gli NOX, aumentano la suscettibilità alle infezioni virali e batteriche. La sovraesposizione ad un picco di 0,8ppm di NO2 (come accade in un qualsiasi giorno invernale), aumenta la suscettibilità dei topi alle polmoniti batteriche. Sono la principale fonte di O3 troposferico. Reagiscono con gli idrocarburi, sotto l’azione dei raggi UV, per dare perossiacetilnitrato, un componente dello smog fotochimico. Gli inquinanti fotochimici a 100μgr/m3 causano cefalea, a 500μgr/m3 tosse e dolore toracico (15). Il gruppo più sensibile è costituito dagli asmatici.
Ozono (03)
E’ un gas bluastro, dall’odore pungente. Una fonte naturale, è rappresentata dal trasporto nell’atmosfera dell’O3 stratosferico, da parte di correnti verticali. Non viene emesso come tale dalle attività umane, ma è un inquinante secondario, che si forma, per ossidazione fotochimica da parte della radiazione solare, degli inquinanti primari (NOx, idrocarburi e aldeidi) derivanti dai processi di combustione. Le sue concentrazioni, aumentano nei mesi caldi. Sono basse il mattino, raggiungono il massimo nel primo pomeriggio e decrescono la sera. Le concentrazioni medie orarie, possono superare i 340 μg/m3 in molte città europee. Tipicamente, tende ad essere più elevato nelle aree suburbane, nei giorni seguenti a quelli di traffico intenso, poiché è necessario un certo tempo per la sua formazione. E’ un potente ossidante dei gruppi sulfidrilici proteici e delle membrane cellulari, ha effetti simili a quelli dell’NO2, e causa infiammazione delle mucose respiratorie e oculari (15). L’O3 ha ridotto del 13-21% le PFR sotto sforzo, in femmine adulte, diminuendo il volume corrente inspiratorio del 14%, e aumentando la frequenza respiratoria del 15%. Le alterazioni sono persistite a distanza di 18h (8). Le cellule epiteliali bronchiali, i macrofagi alveolari e le cellule polmonari, sintetizzano l’enzima antiossidante, selenio-dipendente, Glutationeperossidasi, che viene secreto nel fluido epiteliale polmonare. Quest’ultimo rappresenta la prima barriera difensiva del polmone, contro gli agenti ossidanti inalati, che danneggiano le membrane fosfolipidiche. L’O3 è in grado di ridurre questa l’attività enzimatica del 40% (3).
Idrocarburi
Si trovano nell’aria in forma gassosa, e in forma particolata (adesi alle polveri). I gruppi più importanti, sono quelli: del benzene e degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Vengono prodotti da motori a scoppio (40%), dall’impiego di solventi, da inceneritori. Il benzene è un liquido incolore, dall’odore gradevole; la contaminazione deriva principalmente dagli autoveicoli (80-90%). Le concentrazioni oscillano fra 1-5μg/m3 nelle aree rurali e fra 10-100μg/m3, nelle aree urbane. Presso le stazioni di servizio, sono state misurate concentrazioni fino a 10.000μg/m3 (2). L’intossicazione acuta, si manifesta con sintomi neurologici: cefalea, stordimento, senso di costrizione al torace. Gli effetti a lungo termine, quelli che a noi interessano, si manifestano sull’emopoiesi, inducendo leucemia acuta non-linfocitica, ipoplasie midollari, sindromi mielodisplastiche. E’ riconosciuto come cancerogeno, dalla IARC. Viene metabolizzato a livello epatico, dal sistema enzimatico del citocromo P-450, e la tossicità sembra dovuta a metaboliti intermedi come l’idrochinone, capace di legarsi alle basi azotate del DNA (4)-(21). Per le esposizioni non professionali, sono attualmente in corso studi epidemiologici difficili, per la latenza degli effetti, per la presenza di geni individuali condizionanti la tossicità, per la difficoltà di valutare correttamente le esposizioni. Per le categorie professionali a rischio, uno studio condotto su 4.000 vigili urbani di Roma, ha mostrato un’incidenza di linfoma di Hodgking superiore di 5 volte a quella della popolazione del Lazio (9). Un’altro studio sui benzinai di Roma, ha mostrato un aumento della stessa patologia, ma non statisticamente significativo (11). Anche gli IPA hanno come principale fonte di emissione il traffico, gli inceneritori e varie industrie. Quelli presenti nell’areosol urbano, sono prevalentemente legati alle particelle inferiori a 2μm. Sono noti, per le loro proprietà mutagene e cancerogene. Crisene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene, dibenzo(a,h)antracene e, i due più pericolosi, su cui viene testata la tossicità totale degli IPA, che sono: benzo(a)pirene e benzo(a)antracene (Classe 2a IARC). I livelli aumentano nei periodi invernali, in concomitanza dell’aumento del traffico, dell’accensione degli impianti di riscaldamento e dei fenomeni di inversione termica. La normativa italiana, prevede il monitoraggio, solo per le città con popolazione superiore a 150.000 abitanti ed indica un livello medio annuale di riferimento per il benzo(a)pirene di 1ng/m3. I dati relativi alle loro determinazioni, sono quindi, sporadici e limitati, ma uno studio condotto nella città di Arezzo, ha evidenziato come essi siano diffusi, a valori superiori alla soglia stabilita, anche in città che non presentano particolari impatti industriali (31).
Composti Organici Volatili (COV)
Comprendono aldeidi come la formaldeide e l’acetaldeide, rispettivamente appartenenti al gruppo 2a e 2b IARC, idrocarburi come l’1-3butadiene, gruppo 2a IARC ed eteri come l’MTBE e l’ETBE, usati come addittivi nelle benzine senza piombo. I COV, essenzialmente alcani ed alcheni incombusti, non sono emessi solamente dalle attività umane. Grandi quantità di terpeni, idrocarburi costituiti da unità isopreniche, vengono emesse dalle foreste. L’EPA ha calcolato nel 1997, 28 milioni di tonnellate emesse dalle foreste, contro 19 milioni di origine antropica. Gli alberi emettono idrocarburi, in risposta allo stress da calore, e nei periodi più caldi dell’anno, con vento scarso, la reazione fotochimica fra gli idrocarburi e gli ossidi di azoto, conduce alla formazione di smog fotochimico. Alla luce dei cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra, questo è un dato da non sottovalutare per il futuro.
Particolato Sospeso (PTS)
Con il termine “particolato sospeso”, sono indicate tutte le particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera. Vengono prodotte dal traffico, dagli impianti di riscaldamento, da impianti industriali (acciaierie, cementifici, inceneritori, ecc.) e più in generale da qualsiasi processo di combustione. Le polveri, derivano sia da fenomeni di abrasione superficiale e di erosione (dei manti stradali, dei pneumatici ecc.) che dai processi di combustione dei motori, principalmente Diesel e ciclomotori a due tempi. A questi, si aggiungono aerosol di origine vulcanica, marina e biologici come spore, batteri, virus e pollini. Gli spostamenti aerei troposferici, hanno la capacità di movimentare con le polveri, grandi quantità di inquinanti, e gli animali terrestri vengono a contatto con essi, introducendoli per via respiratoria, cutanea e oculare. Le condizioni metereologiche come la temperatura, il vento, la pioggia, i fenomeni di inversione termica, hanno una grande influenza sulla distribuzione e la chimica delle polveri. Le dimensioni variano da 0,005μm a circa 100μm, ma quelle con diametro superiore a 10μm sono scarse, fatta eccezione per località molto secche e ventose, o in prossimità di una specifica fonte, in quanto tendono a depositarsi velocemente. Il vento ed il traffico stesso, contribuiscono alla movimentazione di queste polveri, le cui particelle più piccole, nel periodo freddo in cui si verificano fenomeni di inversione termica, possono rimanere in sospensione aerea per molte settimane. I PM10, rappresentano circa, il 60% delle polveri totali sospese (PTS). In questa frazione, le più pericolose per la salute hanno dimensioni inferiori a 2,5μm. Coerentemente con il fatto, che la capacità di penetrazione nell’apparato respiratorio, è inversamente proporzionale alle loro dimensioni. In numerose città europee e statunitensi, viene posta particolare attenzione ai Pm2,5 ed ai Pm1. I Pm10 sono un miscuglio di: sali inorganici, metalli, IPA (principalmente benzo(a)pirene e benzo(a)antracene), sostanze organiche e materiale biologico. Riescono a superare la laringe e penetrano in profondità nell’albero respiratorio. La loro tossicità, è dovuta alle sostanze chimiche adese sulle particelle stesse, che provocano broncocostrizione, fenomeni allergici, irritazione diretta delle mucose respiratorie. Gli effetti avversi che esercitano, sono dovuti a stress ossidativi cellulari, attraverso la parte metallica e chinonica. A livello alveolare polmonare, a seguito dell’ossidazione delle membrane cellulari, si verifica un aumento della permeabilità, con produzione da parte dei macrofagi, dei leucociti e delle cellule alveolari interstiziali, di mediatori biochimici dell’infiammazione come, citochinine, acido arachidonico (precursore delle prostaglandine) e endotelina-1, un potente vasocostrittore. Gli effetti cardiovascolari, sono dovuti soprattutto alla capacità vasocostrittrice, ed all’induzione di un aumento della viscosità ematica, effetti aggravati dalla concomitante presenza di CO, che si lega all’ emoglobina per dare carbossiemoglobina. L’aumentato livello di fibrinogeno plasmatico indotto dagli inquinanti, sembra costituire un rischio per eventi cardiovascolari acuti: infarto miocardico e ictus (23). I PM10 causano una diminuzione delle PFR del 3-4%, sulla popolazione già a concentrazioni di 10μgr/l (1). Il limite imposto dalla Legislazione attuale è di 40μg/m3, ma è previsto dalla CE il loro abbattimento a 20μg/m3 entro il 2010. Le limitazioni del traffico vengono imposte, in Lombardia quando il valore di 50μgr/m3 viene superato per 7 giorni consecutivi. Le variazioni delle concentrazioni di PM10 e di CO, sono state messe in relazione all’aumento di ricoveri ospedalieri per patologie cardiovascolari, in otto contee statunitensi. I risultati dello studio epidemiologico, hanno evidenziato un aumento variabile dal 2,5 al 4% dei ricoveri stessi (29).
Discussione
L’uomo, costituisce la causa primaria, ma allo stesso tempo il bersaglio degli inquinanti urbani, anche in ragione del fatto che 2/3 della popolazione mondiale vive nelle città. Dopo la loro emissione, gli inquinanti sono soggetti a processi di diffusione, governata dai fattori chimico-fisici, meteo-climatici ed orografici dell’area. Subiscono trasformazioni, dovute alle loro interazioni chimiche e a quelle con la biosfera, ed accumulo, determinato dalla ripartizione degli stessi nelle diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo ed esseri viventi). Per esposizione di un organismo, si intende il contatto con una determinata concentrazione di inquinante per un certo tempo. La dose interna, è la quantità che viene assorbita, e dipende dalle caratteristiche dell’inquinante e da quelle dell’organismo. La dose biologicamente efficace, è la quantità nel sito-bersaglio, dove si esplica l’azione tossica. Questa è caratterizzata dalle cinetiche di distribuzione, metabolismo ed escrezione dell’inquinante stesso (14). La popolazione reagisce in modo eterogeneo agli inquinanti, in base a caratteristiche individuali, quali: l’età, il sesso, il genotipo, le patologie preesistenti, lo stato di nutrizione e lo stile di vita. I criteri seguiti per fissare i livelli di inquinanti, ai quali la popolazione può essere esposta, sono stabiliti, per i composti non cancerogeni che manifestano effetti tossici, al livello in cui il modello dose-risposta, non ha evidenziato alcun effetto. Per i composti cancerogeni, che non sono caratterizzati da una soglia, viene selezionato un livello di rischio “accettabile”, vale a dire una fatalità, compresa fra 1/100.000 (10-5) e 1/1.000.000 (10-6).
Emissioni dei motocicli 50cc. rispetto alle auto catalitiche |
|
CO |
50 volte |
Idrocarburi incombusti |
220 volte |
Benzene |
40 volte |
NOX |
2 volte |
Polveri |
75 volte |
Enea 1998
Comunemente, per valutare l’esposizione di una popolazione, si fa riferimento ai dati forniti dalle centraline di monitoraggio, che pur fornendo dati utili per salvaguardare i cittadini da pericolosi picchi di concentrazione, rappresentano una semplificazione di un fenomeno molto più complesso. Non vengono considerate infatti, la mobilità della popolazione, le variazioni spaziali e temporali degli inquinanti, ed il notevole contributo agli effetti sanitari, dato dall’ingestione degli stessi, attraverso la catena alimentare. La pioggia, invocata come salvatrice dei blocchi alla circolazione, abbatte le polveri, facendole ricadere al suolo. E’ curioso osservare come pochi, si siano posti il problema di quale sia il loro destino, una volta ricadute a terra. La risposta è abbastanza ovvia: finiscono nei corsi d’acqua, e nelle falde acquifere. Le acque reflue stradali urbane, dovrebbero essere raccolte dai depuratori e restituite all’ambiente prive delle sostanze inquinanti, ma anche grandi metropoli, non sono a tutt’oggi dotate di impianti di depurazione (in Italia ad esempio: Milano). Nelle città dotate del depuratore, finiscono generalmente nei fanghi, usati ormai da anni come fertilizzanti in agricoltura. In sintesi o li respiriamo o li introduciamo con la dieta. Spesso gli studi in vitro, riguardano singole sostanze e non le complesse miscele degli stessi, che sono comunemente presenti nell’ambiente. Tali miscele sono complicate, dalle dinamiche delle reazioni chimiche che avvengono tra gli inquinanti stessi. Gli effetti dose-risposta, possono variare in seguito alle associazioni fra di essi o con una malattia di base. Un inquinante può interferire con le vie metaboliche di detossificazione di un altro, interagire con recettori cellulari, o con il DNA. L’inalazione di una miscela di O3 e NO2 (45ppm+60ppm), ad esempio, confrontata con una miscela di aria-ambiente filtrata o dei singoli composti separatamente, induce una significativa diminuzione della gittata cardiaca durante l’esercizio fisico. Ciò è significativo, riguardo al sinergismo fra inquinanti ambientali. In questo caso specifico, il possibile meccanismo d’azione è l’attraversamento dei composti che si formano, nitrati e nitriti, delle membrane polmonari con ingresso nel circolo ematico, ed effetto vasodilatatore sistemico che a sua volta diminuisce la gittata cardiaca (7).
Principali inquinanti cancerogeni correlati al traffico veicolare
ClasseI° IARC (cancerogeni certi) |
Effetto patologico |
Classe2a IARC (probabile cancerogeno) |
Benzene |
Leucemie non linfocitiche, Mielodisplasie, Linfoma Hodgking |
Benzo(a)antracene |
Arsenico |
Cancro Polmone, Stomaco |
Benzo(a)pirene |
Asbesto |
Cancro Polmone, Pleura |
1-3Butadiene |
Cadmio |
Cancro Polmone, Rene |
Tolueni clorati |
Cromo |
Leucemia, Linfoma non-Hodgking |
Dibenzoantracene |
Nichel |
Cancro Polmone, Rinofaringe |
Formaldeide |
Catrame |
Cancro Polmone, Vescica, Esofago, Stomaco, Pelle, Rene, Leucemia |
Stirene |
Radiazione solare |
Melanoma |
Scarichi di motori Diesel |
IARC Monograph, 2002
L’inalazione di una miscela di SO2, O3, e NO2, riduce la funzionalità polmonare nei soggetti normali e negli asmatici, con un incremento della leucocitosi neutrofila e di altri indici infiammatori come la Prostaglandina E2. Negli asmatici in particolare, l’O3 esercita un effetto infiammatorio aspecifico, in grado di favorire l’ingresso degli allergeni (1). L’inalazione concomitante dei predetti inquinanti provoca una variazione del PH intracellulare dei macrofagi polmonari, cellule deputate alla rimozione di sostanze estranee, con alterazione funzionale degli stessi (5). Uno studio condotto nella contea di Los Angeles dal 1992 al 1995, su aumenti delle concentrazioni di CO, O3, NO2, PM10, e ricoveri ospedalieri per patologie cardiopolmonari, ha dimostrato un aumento del 4% per patologie cardiache, particolarmente in diabetici e in persone oltre i 65 anni. Meno significativi gli effetti dell’O3 per le patologie cardiache. Per le patologie polmonari, più significativi gli effetti di NO2 e PM10 rispetto al CO (20). Lo studio svizzero SCARPOL condotto su 4500 bambini in età scolare, ha evidenziato una incidenza del 50% di influenza e bronchite, nei bambini che convivono con valori superiori alla norma, di polveri e ossidi di azoto. Incidenza del 32% nei bambini che vivono in aree meno inquinate. Risultati analoghi, sono stati forniti dallo studio SIDRIA, negli anni ‘94-’95 in sei regioni del nord Italia, su 18.387 bambini fra i 6-7 anni e 21.067 adolescenti fra 13-14 anni. Lo studio verrà ripetuto quest’anno (28). Le otto maggiori città italiane, presentano valori medi annui sempre al di sopra dei limiti di legge per i PM10, con notevoli picchi giornalieri. Torino è la primatista in questa triste classifica, con una media di 53,8μg/m3, seguita da Napoli con 52,1, Bologna e Roma a pari merito con 51,2, Milano con 47,4, Firenze con 46,5, Genova con 46,1 e Palermo con 44,4. Nel 1999, uno studio dell’ OMS condotto in queste città, ha imputato a questi inquinanti: 3500 morti, 1900 ricoveri per disturbi respiratori, 2700 ricoveri per disturbi cardiovascolari, 31.000 casi di bronchite acuta e 30.000 attacchi di asma nei bambini (26). Questi dati, citati anche nel Rapporto Salute e Ambiente in Lombardia dell’ottobre 2001, implicano che il 5% della mortalità negli individui superiori a 30 anni e il 30% delle patologie respiratorie fino a 15 anni sono dovute all’inquinamento da polveri. Una riduzione dei Pm10 a 30μg/m3, sarebbe sufficiente ad evitare questa eccedenza di patologia. Nella sola California, nello stesso anno, le assenze dal lavoro per patologie respiratorie da inquinanti ambientali, hanno causato una danno per 10 miliardi di dollari. Spesso non si considera, che le emissioni dipendono dal tipo ed dal modo di utilizzo del veicolo (cilindrata e velocità), e sono direttamente proporzionali ai consumi. La tendenza ormai consolidata, ad usare vetture munite di impianto di condizionamento, ad esempio, comporta nel ciclo urbano emissioni pari al 20% in più. Entro pochi anni, la climatizzazione coprirà oltre il 70% del parco macchine circolante, con ulteriore peggioramento della qualità dell’aria. Da notare inoltre, per quanto riguarda le marmitte cataliche, che numerosi studi, indicano come il loro funzionamento ottimale, si esaurisca dopo circa 30.000 km di percorrenza e, un inquinante emesso da tali dispositivi: il Platino, è estremamente tossico ed allergenico, anche se i suoi livelli urbani sono attualmente modesti, ma destinati a crescere (22).
Perdita di suolo coltivabile
Una delle conseguenze ovvie, dell’aumento del traffico stradale, è la richiesta di costruire sempre nuova vie di comunicazione. La costruzione di una autostrada, implica nel caso specifico, la perdita di una parte considerevole di territorio agricolo, in una delle pianure alluvionali più fertili del mondo. A questo proposito, è importante sapere che i suoli coltivabili sono un bene preziosissimo, e già dagli anni ’70, è stato evidenziato il grave problema della perdita di suoli, a causa dell’erosione e dell’urbanizzazione. Il Soil Conservation Service statunitense, ha valutato la perdita media annuale di suolo coltivabile, a causa delle pratiche agricole meccanizzate, in circa 20ton/ettaro (1 ettaro di terreno per 2cm di altezza pesa 333ton. ca.). A questo ritmo, in 17 anni vengono persi 2cm di suolo per ettaro, con un corrispondente calo della produttività del terreno di circa l’8%. La velocità con cui il suolo si forma, attraverso i processi geologici, è di molto inferiore alla sua perdita con l’erosione. Con il suolo eroso inoltre, si spostano a valle i prodotti chimici tossici, usati in agricoltura (12). Come conseguenza delle asfaltature per opere di urbanizzazione, si verifica una “impermeabilizzazione”, che provoca impoverimento delle falde acquifere. L’acqua diventerà nei prossimi decenni un bene prezioso, quanto e più dei combustibili fossili. Il 70% dell’acqua pompata dagli acquiferi profondi in tutto il mondo, viene utilizzata per un’agricoltura sempre più intensiva, che si sforza, di nutrire un numero sempre crescente di animali da allevamento e di esseri umani (la popolazione mondiale aumenta, mediamente, di cento milioni l’anno). Uno degli acquiferi più grandi del mondo: l’acquifero di Ogalalla (altipiani del Texas, Kansas, Oklahoma, Nebraska e Colorado) si esaurirà, prima dei combustibili fossili utilizzati per estrarre l’acqua dallo stesso (19). Associata alla minor produzione per perdita di suolo, l’inquinamento causa anche minor produzione, per ridotta fotosintesi da parte delle piante. Nel 1997 in California, a causa dello smog fotochimico, vi è stata una minor produzione di ortaggi, che ha causato un danno, valutato 45.000 di dollari. Queste ultime considerazioni, dovrebbero suggerire come le problematiche connesse alla costruzione di qualsiasi opera pubblica, che implica un notevole impatto ambientale, debbano essere riviste in un’ottica di ben più ampio respiro, di quella legate alle situazioni locali. E di come, in futuro vi potrà essere un’aspra lotta, per lo sfruttamento delle risorse. In campo ambientale non bisogna mai dimenticare, che nell’ecosistema del nostro pianeta, le conseguenze di decisioni operative locali, hanno spesso un effetto globale molto più ampio di quello ipotizzato.
Conclusioni
L’inquinamento atmosferico da traffico, è una emergenza quotidiana nelle nostre città. L’impatto sanitario, non è dovuto, come è stato esposto, solamente alle emissioni di inquinanti, ma anche agli eventi traumatici da incidenti stradali ed all’inquinamento acustico. Altri stati patologici come l’obesità, sono in costante aumento (1 bambino su 3 è in sovrappeso, nei paesi industrializzati) ed è ben nota la sua influenza sul diabete e sulle malattie vascolari (prima causa di morte nei paesi industrializzati). Ciò è dovuto, in parte, alle abitudini sedentarie: siamo sempre più disabituati ad andare a piedi o in bicicletta, stili di vita, che possono dimezzare il rischio di malattie cardiovascolari. Nei periodi invernali a causa delle polveri, e durante l’estate, a causa dello smog fotochimico, i bambini, sono costretti a rimanere in casa, con danni allo sviluppo psicosociale. I bambini stessi, sono le maggiori vittime dell’inquinamento ambientale, per il rapporto sfavorevole dose/pro/kg di peso, dei tossici assunti, per l’immaturità del sistema immunitario e di molti meccanismi biochimici di detossificazione. Un aspetto di grandissima rilevanza, è infine l’inquinamento stazionario nella biosfera, ovvero l’accumulo degli inquinanti nei suoli e nelle falde acquifere. Il successivo passaggio nei prodotti agricoli e nel bestiame, fa si che nell’uomo, essere vivente al vertice della catena alimentare, essi raggiungano la loro massima concentrazione. Per alcuni di essi, l’assunzione attraverso la dieta è da 500 a 1.000 volte superiore alla via inalatoria. I medici, considerano generalmente il loro ruolo professionale, lontano da qualsiasi responsabilità in tema di incidenti e di inquinamento atmosferico. E’ invece importantissimo comprendere le cause, che conducono al manifestarsi delle patologie, in modo da adottare le misure di prevenzione, che attualmente occupano nel nostro sistema sanitario, un ruolo decisamente secondario. Vengono spesi ogni anno milioni di dollari, per la ricerca di nuovi strumenti di diagnosi precoce, e di nuove terapie contro il cancro, ma ben poco viene fatto, per diminuire le immissioni dei quasi 11 milioni di prodotti chimichi, presenti nell’ambiente. Non si può negare che il medico, debba svolgere il suo ruolo, e possa dare semplici ed utili consigli come: evitare la pratica del jogging lungo le strade più trafficate, evitare di far giocare i bambini all’aperto, quando le polveri superano i valori soglia, evitare l’uso di passeggini bassi, per i più piccoli (per la minor distanza dagli scarichi dei veicoli); tutto ciò a patto, che abbia una quanto meno discreta, conoscenza del problema. Da quanto esposto, è evidente che limitarsi al provvedimento di chiusura al traffico dei centri cittadini, quando gli inquinanti hanno superato i valori soglia, sia completamente insufficiente a risolvere un problema ambientale di tale portata. Ricorda molto il bambino, che voleva svuotare il mare con un cucchiaio. Anche un approccio di tipo “locale”, è inadeguato ad affrontare l’inquinamento atmosferico. Poiché gli inquinanti non riconoscono confini politici, sono indispensabili interventi di programmazione a livello mondiale, anche alla luce dei futuri scenari, prefigurati dai cambiamenti climatici del pianeta (cambiamenti peraltro indotti dalle attività umane). Affinché tali interventi possano essere efficaci, dovranno comportare modifiche radicali, nelle politiche sociali ed industriali. Dovranno coinvolgere: il sistema produttivo agrario, l’utilizzo di fonti energetiche meno inquinanti e rinnovabili e gli stili di vita delle popolazioni. Tale operazione, deve essere attuata con la collaborazione dei cittadini, delle industrie, delle istituzioni. Senza una sostanziale modifica, delle strategie attualmente applicate, non sarà possibile raggiungere lo sviluppo sostenibile, che tutti si augurano, in equilibrio con l’ecosistema in cui viviamo.
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31)Zappa C et al., E&P; 24(2): 65-68, 2000.
32)WHO, Environmental health criteria 13, Geneva, 1979.
33)WHO, Air quality guidelines, Geneva, 1999.
Dott. Federico Balestreri Referente ISDE-Italia Cremona
www.campinuovi.it/ambiente/
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Fine articolo Inquinamento ambientale tutto di tutto
Inquinamento ambientale tutto di tutto
Standard europei sulle emissioni inquinanti
Gli standard europei sulle emissioni inquinanti sono una serie di limitazioni imposte sulle emissioni dei veicoli venduti degli Stati membri dell'Unione Europea.
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Limite delle emissioni per veicoli leggeri a benzina |
Limite delle emissioni per veicoli leggeri a gasolio |
Descrizione
Si tratta di una serie di standard, identificati con la sigla Euro- seguita da un numero, che vengono introdotti progressivamente dalla Comunità Europea, dalle caratteristiche sempre più restrittive, che riguardano le emissioni dei veicoli, misurate in g/kWh per i veicoli commerciali pesanti e in g/km per gli altri veicoli.
Benché la dicitura si possa trovare scritta spesso sia in numeri arabi che in numeri romani, è consuetudine pronunciare ad esempio "Euro uno", ma non "Euro primo".
Ad un certo standard, come Euro 1 o Euro 2, possono corrispondere più codici diversi riportati sul libretto di circolazione.
Effetti sulla produzione e provvedimenti
Dal momento dell'entrata in vigore di uno di questi standard, le case automobilistiche devono terminare la vendita di nuovi veicoli con gli standard precedenti. I veicoli che rispettano un certo standard vengono gradualmente introdotti prima dell'entrata in vigore dello stesso.
Alcune città possono impedire la circolazione (sempre, o in determinati periodi dell'anno, o nei giorni di blocco della circolazione anti-inquinamento) ai veicoli al di sotto di un certo standard. Anche se, nel caso di blocco della circolazione, almeno in Italia spesso il fermo riguarda tutte le autovetture diesel e benzina (indipendentemente dallo standard Euro-), con eccezione solo per i mezzi di servizio e le auto a combustibile alternativo (come metano, GPL ed auto elettriche). In certi casi comunque le eccezioni ai blocchi permettono effettivamente la circolazione ai veicoli più recenti (benzina e diesel Euro 4, ma questi ultimi a volte solo a patto che siano dotati anche del filtro attivo antiparticolato).
Elenco degli standard
- Euro I - 1992
- Euro II - 1995
- Euro III - 1999
- Euro IV - 2005
- Euro V - 2008
- Euro VI
I veicoli prodotti prima dell'introduzione dell'Euro I sono solitamente detti Euro 0.
Oltre che per gli autoveicoli (automobili e veicoli di dimensioni superiori), esistono degli standard di emissioni anche per i motoveicoli.
Euro I
EURO I (comunemente chiamato Euro1) è il nome di un insieme di standard sulle emissioni che si applica ai veicoli stradali nuovi venduti nell'UE, Nell'ambito di una politica volta a ridurre l'inquinamento atmosferico, e sulla base degli studi relativi alla Chimica ambientale sugli inquinanti di fonte veicolare, introdotto nel 1992 limita le emissioni per le auto a 8 g/kWh di NOx e - per le sole vetture diesel - 0.36 g/kWh di polveri fini (non vengono stabiliti limiti di emissione per le vetture a benzina poiché la combustione di tale carburante ne produce in quantità minima).
Normative di riferimento
Sono Euro 1 i veicoli a benzina immatricolati dopo il 1º gennaio 1993 che rispettano una delle seguenti norme:
- 83/351 CE rif. 91/441 CE
- 88/77 CE rif. 91/441 CE
- 88/436 CE rif. 91/441 CE
- 89/458 CE
- 91/441 CE
- 91/542 CE punto 6.2.1.A
- 93/59 CEE con catalizzatore
Sono Euro 1 i motocicli e ciclomotori immatricolati dopo il 17 giugno 1999 che rispettano la seguente norma:
- 97/24 CE cap. 5
Euro II
EURO II (comunemente chiamato Euro2 o come "EC 96") è il nome di un insieme di standard sulle emissioni che si applica ai veicoli stradali nuovi venduti nell'UE, introdotto nel 1995 limita le emissioni per le auto a 7 g/kWh di NOx e - per le sole vetture diesel - 0.15 g/kWh di polveri fini (non vengono stabiliti limiti di emissione per le vetture a benzina poiché la combustione di tale carburante ne produce in quantità minima).
L'Euro II sostituisce l'Euro I ed è stato sostituito dall'Euro III nel 1999.
Normative di riferimento
Sono Euro 2 i veicoli immatricolati dopo il 1º gennaio 1997 che rispettano una delle seguenti norme:
- 94/12 CE
- 96/1 CE
- 96/44 CE
- 96/69 CE
- 98/77 CE
- 91/542 punto 6.2.1.B
Sono Euro 2 i motocicli immatricolati dopo il 1º aprile 2003 e ciclomotori immatricolati dopo il 17 giugno 2002 che rispettano una delle seguenti norme:
- 97/24 CE cap. 5 fase II
- 2002/51/CE fase A
- 97/24 CE rif. 2003/77/CE fase A
- 2003/77/CE rif. 2002/51/CE fase A
Euro III
Euro III (comunemente conosciuto come Euro3) è il nome di un insieme di standard sulle emissioni che si applica ai veicoli stradali nuovi venduti nell'UE introdotto nel 1999. Nell'ambito di una politica volta a ridurre l'inquinamento atmosferico, e sulla base degli studi relativi alla Chimica ambientale sugli inquinanti di fonte veicolare, limita le emissioni del diesel a 0.5 g/km di NOx e di 0.05 g/km di polveri fini (PM). Per le auto a benzina i limiti sono posti a 0.15 g/km NOx (non vengono stabiliti limiti di emissione di polveri per le vetture a benzina poiché la combustione di tale carburante ne produce in quantità minima). Per i mezzi pesanti a 5 g/kWh di NOx e 0.1 g/kWh di PM.
L'Euro III sostituisce l'Euro II, ed è stato sostituito dall'Euro IV nel 2005.
Normative di riferimento
Sono Euro 3 i veicoli immatricolati dopo il 1º gennaio 2001 che rispettano una delle seguenti norme:
- 98/69 CE
- 98/77 CE rif 98/69 CE
- 99/96 CE
- 99/102 CE rif. 98/69 CE
- 2001/1 CE rif. 98/69 CE
- 2001/27 CE
- 2001/100 CE fase A
- 2002/80 CE fase A
- 2003/76 CE fase A
Sono Euro 3 i motocicli (nuovi modelli) immatricolati dopo il 1º gennaio 2006, per i modelli Euro 2 in listino possono essere venduti fino a gennaio 2008, per i ciclomotori non è ancora obbligatoria.
Rispettano una delle seguenti norme:
- 97/24 CE cap. 5 fase III
- 2002/51/CE fase B
- 97/24 CE rif. 2003/77/CE fase B
- 2003/77/CE rif. 2002/51/CE fase B
Euro IV
EURO IV è il nome di un insieme di standard sulle emissioni che si applica ai veicoli stradali nuovi venduti nell'UE a partire dal 2005. Nell'ambito di una politica volta a ridurre l'inquinamento atmosferico, e sulla base degli studi relativi alla chimica ambientale dell'aria sugli inquinanti di fonte veicolare, limita le emissioni per le auto diesel a 0,25 g/km di NOx e a 0,025 g/km di polveri fini (PM10). Per le auto a benzina i limiti sono posti a 0,08 g/km NOx (non vengono stabiliti limiti di emissione polveri per le vetture a benzina poiché la combustione di tale carburante ne produce in quantità minima). Per i mezzi pesanti a 3,5 g/km di NOx e 0,02 g/km di PM.
Anche se nessuna tecnologia specifica è incaricata di soddisfare i requisiti, le riduzioni delle emissioni sono tipicamente ottenute attraverso l'uso delle tecnologie di riduzione selettiva catalitica (SCR) o di ricircolo dei gas esausti (EGR).
L'Euro IV è sostituito dall'Euro V, introdotto nel 2008 ed entrerà in vigore nel 2009, e successivamente dall' Euro VI entro il 2014. Per le autovetture private (M1) è stato stabilito che lo standard Euro V entri in vigore a partire dal primo settembre 2009.
Normative di riferimento
Sono Euro 4 i veicoli che rispettano una delle seguenti norme (solo se la direttiva di riferimento riporta la lettera B):
- 98/69/CE B
- 98/77/CE rif. 98/69/CE B
- 1999/96 CE B
- 1999/102 CE B rif. 98/69/CE B
- 2001/1 CE B rif. 98/69 CE B
- 2001/27 CE B
- 2001/100 CE B
- 2002/80 CE B
- 2003/76 CE B
- 2005/55/CE B1
- 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B1
Euro V
Modalità di introduzione per le automobili
- Luglio 2008: a partire da questa data le Case automobilistiche potranno omologare ed immatricolare automobili sia Euro 4 che Euro 5.
- Settembre 2009: a partire da questa data si potranno omologare solo automobili Euro 5, ma si potranno immatricolare sia automobili Euro 4 che Euro 5.
- Gennaio 2011: a partire da questa data si potranno omologare ed immatricolare solo automobili Euro 5.
Nuovi limiti alle emissioni
Limiti per i veicoli privati:
- Monossido di carbonio (CO): 1000 mg motori benzina e 500 per i motori diesel
- Idrocarburi totali (THC): 100 mg per i motori benzina
- Idrocarburi non metanici (NMHC): 68 mg per i motori benzina
- Ossidi di azoto (NOx): 60mg per i motori benzina e 180mg i diesel
- Idrocarburi totali più ossidi di azoto: 230 mg motori diesel
- Particolato (MP): 5 mg per entrambi i tipi di motore (-80% rispetto a Euro IV)
Ai veicoli superiori a 2.500 chili per il trasporto dei disabili ed altre utilità sociali, le norme si applicheranno a partire da settembre 2010.
Euro VI, in fase di compilazione, riduce fino a 80 mg gli ossidi di azoto e fino a 170 mg quelle di THC e di ossidi di azoto da parte dei diesel.
Euro VI
Euro VI è il nome di un insieme di standard sulle emissioni che si applicherà ai veicoli stradali nuovi venduti nell'UE a partire dal 2014.
Nell'ambito di una politica volta a ridurre l'inquinamento atmosferico, e sulla base degli studi relativi alla Chimica ambientale dell'aria sugli inquinanti di fonte veicolare, limiterà le emissioni secondo schemi in fase di compilazione; alcuni parametri di riduzione percentuale di massima, per particolato, ossidi di azoto e THC sono già stati previsti: Euro VI, riduce fino a 80 mg gli ossidi di azoto e fino a 170 mg quelle di THC e di ossidi di azoto da parte dei diesel.
Fonte: www.polizialocalebg.it/
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
11 FEBBRAIO 2002 AGGIORNATO AL 20 LUGLIO 2007
CONSIGLI GENERALI PER IL BAMBINO: COLLOQUIO CON GENITORI E PARENTI
Mamma: A che età il bambino può uscire?
Pediatra: Il b. può uscire fin dai primi giorni di vita. Di fatto quando esce dall’ospedale per andare a casa è già uscito. E’ solo necessario adeguare le uscite all’età del bambino ed al tempo e, comunque, salvo rare eccezioni, il bambino che esce tanto e con qualsiasi tempo sta meglio, è più tranquillo e si ammala di meno del bambino che sta tanto in casa. Può e deve uscire in qualsiasi stagione se il peso ha superato i 2,5 Kg.
Mamma: Ma quando fa freddo, piove o c’è vento è meglio non uscire
Pediatra: no, anche in queste situazioni il bambino può uscire utilizzando adeguate precauzioni, cioè coprire di più o dimeno il bambino se c’è freddo. Il bambino è riparato dal vento nei primi mesi di vita dal carrozzino e, nei mesi successivi, esistono delle protezioni da mettere al passeggino.
E’ singolare come nei paesi del Nord Europa dove fa più freddo i bambini escano di più che nel nostro paese ove la temperatura è più mite.
Interviene la nonna: Ma nei primi mesi non è meglio tenere il bambino di più a casa?
Pediatra: Forse è utile fare alcune precisazioni. Se la mamma sta bene è sempre meglio far uscire il bambino tutti i giorni e con qualsiasi tempo, nelle ore calde d’inverno e nelle ore più fresche d’estate. In alcuni casi, anzi spesso, il bambino che sta a casa protesta , è noioso o piange spesso fuori, miracolosamente, si calma e dorme. Anche quando il bambino ha delle coliche queste si risolvono con una passeggiata o un giro in auto. E’ inoltre molto meglio farlo uscire che tenerlo a casa dove tanta gente viene a trovarlo ed è irresistibilmente attratta dal bambino per cui lo tocca, lo sbaciucchia. Facendo così non solo alcuni bambini rimangono innervositi ed agitati ma sono a maggior rischio di ammalarsi. Anche nei primi mesi di vita, anche se la mamma allatta per cui trasmette al bambino delle protezioni dalle infezioni, il bambino si può ammalare e un banale raffreddore può mettere in crisi il bambino, e la famiglia, perché nei primi mesi di vita il bambino ammalato mangia di meno e, spesso, non dorme bene. Non solo ma tanti virus che nei bambini più grandi causano solo un poco di raffreddore o di tosse nel primo anno di vita possono dare una brutta bronchite, chiamata bronchiolite, che richiede spesso un ricovero in quanto il bambino non riesce a respirare bene e “affanna” (frequenza respiratoria superiore a 50 atti al minuto).
Mamma: Ma come faccio con tutte le mie amiche e i loro figli che non vedono l’ora di vedere e toccare mio figlio?
Pediatra: Dite loro di portare pazienza e di aspettare che il bambino cresca di qualche mese. Nel primo mese di vita il bambino ha maggiori rischi di complicazioni anche per un banale raffreddore; è meglio, comunque, avere molti riguardi nei primi tre mesi di vita.
Inoltre in questo periodo dell’anno circolano molte infezioni e soprattutto i bambini che frequentano l’asilo sono una piccola “arma batteriologica” in quanto spesso passano da un raffreddore e una tosse ad un’altra.
Mamma: Ma mio figlio ha sempre le mani fredde quanto debbo coprirlo per farlo uscire?
Pediatra: Non possiamo dare una regola precisa su come vestirlo. Possiamo solo dire che in genere per la paura che un bambino soffra il freddo lo si copre troppo. Il bambino va vestito “a strati”, leggero sotto e coperto sopra, in modo da poterlo tenere "sempre a temperatura giusta" anche quando si passa dall'ambiente aperto ad uno chiuso (ristorante, negozio etc.).
Ricordate che le mani dei bambini, nei primi mesi di vita, sono sempre fredde (anzi quando sono calde può voler dire che il bambino è coperto troppo), la lana non va quasi mai usata e se facesse molto freddo non mettetela mai a contato della pelle del bambino (cotone all’interno o, se ne avete voglia, camiciola di lino). Ricordate inoltre che quando il bambino è nel carrozzino è riparato dal vento sicuramente più di voi.
Mamma: Però fuori c’è tanto inquinamento. Ha visto dottore in questi giorni in alcune città non fanno neanche girare le macchine e d’estate sui giornali si parla spesso di “ozono”
Pediatra: Vero! Purtroppo l’inquinamento è uno dei problemi principali che abbiamo e che, temiamo, aumenterà ancora nei prossimi anni. Il termine INQUINAMENTO indica tutte le alterazioni dell’ambiente che l’uomo ha provocato nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita, creando situazioni che rischiano di compromettere la vita animale e vegetale e creare, di conseguenza, danni all’uomo
Esistono vari tipi di inquinamento (ambientale, atmosferico, domestico, idrico, luminoso, acustico).
Il bambino è particolarmente suscettibile ai possibili danni dell’inquinamento in quanto è un individuo in rapido accrescimento per cui qualsiasi fattore nocivo può causare più danni che in un organismo maturo.
Tutti ormai conosciamo i termini “effetto serra”, “buco nell’ozono” “piogge acide” che potremo sviluppare in puntate successive in quanto l’inquinamento ambientale pone anche dei problemi sull’alimentazione del bambino oltre ai danni del fumo da sigaretta di cui vi parleremo nel prossimo numero.
Vi diamo intanto qualche piccolo consiglio: con l’eccezione dell’ozono che effettivamente porta al consiglio di uscire di meno in quanto si riduce negli ambienti domestici, tutti gli altri inquinanti si trovano all’aperto ma anche, se non di più in casa e soprattutto in cucina. Si parla infatti di inquinamento “indoor” (in casa) e “outdoor (all’aperto).
All’aperto:
- Quando uscite privilegiate le passeggiate in zone con poco traffico e aperte.
- Evitate il più possibile le strade con palazzi da entrambi i lati e strette che causano in cosiddetto “effetto canyon” (come Via Balbi).
- Se passeggiate in una strada con dei palazzi da un lato e senza dall’altro cercate di camminare dal lato dove non vi sono palazzi.
- Se vi trovate in una strada con traffico non tenete il bambino nel carrozzino o nel passeggino (l’inquinamento è maggiore vicino al suolo)
- Quando viaggiate in auto evitate le ore in cui il traffico è maggiore e potreste rimanere coinvolti in code. L’inquinamento è maggiore al centro della strada.
In CASA:
-Ventilate la casa e, sia d’estate che d’inverno, lasciate le finestre aperte e fate entrare i “raggi del sole.
- Mantenete un corretto grado di umidità (>50-60%) e di temperatura in casa (18-20°C)
- Non fate “vivere” il bambino in cucina in quanto i residui del gas hanno un effetto irritante le alte vie respiratorie
Alcuni dati da Associazione Italiana Medici Per l’Ambiente (AIMPA),
Il 50% circa delle fonti idriche in Lombardia sono chiuse per contaminazione da pesticidi, diserbanti, metalli, ecc. Dal 1950 al 1986 l’uso di pesticidi è aumentato di 32 volte! La qualità dell’aria nelle città è nettamente peggiorata rispetto ai primi anni del secolo (ossido di carbonio - per il 90% prodotto dalle auto - , anidride carbonica, piombo, ossidi di azoto, ozono (per combinazione di ossido di azoto ed azione solare), benzene, idrocarburi aromatici policiclici, cromo esavalente, asbesto, cloruro di vinile, diossine, ecc).
Uno studio dell 'ISS (Istituto superiore della Sanità) ha recentemente segnalato all' International Society of Environmental Epiemiology (ISEE-ISEA, Atene '99) che oggi, grazie ai nuovi veicolo con marmitte catalitiche cominciano a comparire nuovi e pericolosi inquinanti allergenizzanti e citotossici come rodio, palladio e platino.
Fonte:www.ferrandoalberto.com
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
Monica Moretti
Uno dei principali impatti delle attività dell'uomo sugli oceani è l'inquinamento. Non si tratta solo dell'inquinamento legato agli incidenti delle petroliere, agli sversamenti in mare di petrolio o alle attività illegali di scarico in mare dei fusti di rifiuti. Per quanto siano questi gli aspetti più visibili del problema, l'inquinamento dei mari dipende in gran parte da altre fonti, come gli scarichi urbani e industriali, la dispersione in acqua dei pesticidi e dei composti chimici usati nell'agricoltura, gli scarti delle lavorazioni minerarie, i rifiuti radioattivi. Una delle aree più inquinate è il Mar Mediterraneo che,pur rappresentando soltanto l’1% della superficie totale delle acque marine,riceve però quasi la metà di tutto l’inquinamento marino,includendo le enormi quantità di rifiuti e acque luridi.
Secondo le statistiche solo il12%dell’inquinamento marino è imputabile ai trasporti marittimi,mentre il 44% delle sostanze inquinanti arriva dalla terraferma e il 33% dall’atmosfera.
L'inquinamento che deriva dai liquami e dagli scarti dell'agricoltura ad esempio favorisce, in prossimità delle coste, la proliferazione di alghe che sottraggono ossigeno all'acqua: eutrofizzazione,che ha interessato i corsi d’acqua dei Paesi industrializzati e il Mar Baltico,il Golfo del Messico, il mare Adriatico e il Golfo Persico.Si tratta dell’aumento abnorme di alcuni tipi di alghe causato dal rilascio di nutrienti contenuti nelle acque di scarico agricole.Le alghe,decomponendosi,riducono la quantità di ossigeno disciolto nell’acqua e causano la morte di molti organismi.Gravi problemi per la salute umana derivano dallo scarico di organismi patogeni;in molti Paesi,infatti,le acque reflue vengono immesse direttamente in mare o nei fiumi senza trattamenti preventivi.In alcuni casi il livello di ossigeno è sceso al di sotto dei limiti compatibili con la vita dei mari. L’inquinamento industriale peggiora spesso la situazione, perché alcune delle sostanze che dagli scarichi delle industrie finiscono in mare contribuiscono a sottrarre ossigeno all’acqua.
Contaminazione radioattiva
La contaminazione radioattiva dei mari ha molte origini. In passato sono stati decisivi i test effettuati sulle armi nucleari. Anche il normale funzionamento delle centrali nucleari ha una sua ricaduta in termini di inquinamento dei mari, ma la situazione più grave è legata ai due impianti di riprocessamento delle scorie radioattive che si trovano in Francia, a La Hague, e in Inghilterra, a Sellafield. Gli scarichi di questi due impianti hanno contaminato le zone marine circostanti al punto che è possibile trovare tracce radioattive in alghe contaminate lungo le coste della Norvegia e della Groenlandia occidentale.
Metalli pesanti
L'inquinamento chimico dei mari da parte dell'uomo riguarda un elevato numero di sostanze differenti. Sono circa 63mila i composti chimici impiegati in tutto il mondo. Il 90 per cento della quantità complessiva di composti utilizzati è dato da tremila sostanze. Ogni anno, inoltre, mille nuove sostanze di sintesi vengono immesse sul mercato.
Almeno 4500 dei composti impiegati sono altamente pericolosi. Conosciute come inquinanti organici persistenti [ POP ], queste sostanze non si decompongono e tendono ad accumularsi nei tessuti degli organismi viventi, alterandone il sistema ormonale, causando tumori, disfunzioni del sistema riproduttivo e alterazioni del sistema immunitario e interferendo con il normale processo di crescita degli esemplari giovani.
I POP possono anche essere trasportati a grande distanza nell'atmosfera e depositarsi nelle regioni più fredde. Gli Inuit del polo Nord, che vivono a grande distanza dalle fonti di emissione di queste sostanze tossiche, sono tra le popolazioni più contaminate al mondo, perché si nutrono di foche e pesce ricco di grasso, che accumulano più di altre specie le sostanze tossiche e le trasferiscono all'uomo. Fanno parte dei POP le diossine e i PCB, insieme a molti tipi di insetticidi e al DDT. Si pensa che questi composti siano anche responsabili dello scarso tasso di fertilità delle colonie di orsi polari.
Anche il pesce che viene consumato nelle regioni temperate è contaminato dai POP. Molto spesso, inoltre, questo pesce viene usato per nutrire altri animali e contamina per via indiretta la catena alimentare dell'uomo. In molti casi, anche il pollame, i suini e i pesci di allevamento sono nutriti con questo tipo di mangimi.
Inquinamento da petrolio
Sono tante le piattaforme petrolifere che riempiono i nostri mari e che, nonostante una maggiore attenzione che in passato in merito alla loro forza inquinante, continuano con le loro perdite a determinare un peggioramento della situazione ambientale nei nostri mari, benché facciano notizia solo i grandi disastri come quelli in Alaska, nel Golfo Persico, in Galizia.
Oggi si calcola che finiscano in mare tra i 2 e i 5 milioni di tonnellate di greggio. Conseguenza di questo la morte del fitoplancton che non ha più possibilità di scambi di luce e di ossigeno con l'esterno. Da qui le conseguenze su chi si ciba di fitoplancton come molluschi, crostacei, pesci, mammiferi e uccelli marini tutti coinvolti nella medesima catena alimentare oltretutto.
A poco servono del resto le barriere galleggianti poste lungo brevi tratti di costa, così come è molto dibattuto anche il ricorso a solventi e simili che non sempre riescono ad eliminare la cappa nera del petrolio ma anzi rischiano di risultare più tossici dello stesso petrolio.
Quest'anno chi ha pensato di trovare nel mare italiano una salvezza, un
modo per scappare dall'afa, ha avuto una brutta sorpresa: ha trovato l'acqua
calda, caldissima. Varie ricerche hanno rilevato che la temperatura dell'acqua marina è altissima, 27 gradi di media, un valore raggiunto negli anni scorsi solo in casi limite. Aumenta, infatti, la temperatura delle acque superficiali, cresce la proliferazione di alghe tossiche e non, migrano verso nord, specie marine meridionali e tropicali. Lo stato di salute del mare è tutto sommato buono se ci si riferisce ai parametri della balneazione. La depurazione, di fatto, e' migliorata negli anni e per questo e' diminuita la presenza dei batteri di origine fecale. In diversi casi poi la siccità degli ultimi mesi ha giocato a favore della qualità del mare, lasciando in secca i fiumi che sono il principale vettore di inquinamento.Sono però molto preoccupanti i mutamenti climatici, legati all'uso sempre più massiccio di combustibili fossili e all'ancora scarsa applicazione del Protocollo di Kyoto. In molte spiagge addirittura si sono superati i trenta gradi. Maratea detiene il record: 32,2 gradi, seguita da Ostuni, Palinuro e Siniscola (31), Imperia, Scalea, Fregene, Catania, S. Vito Chietino, Jesolo, Marina di Romea e Fetovaia (30 gradi).
A cosa è dovuto l'innalzamento della temperatura? Facile: all'inquinamento.
Inquinamento dell'atmosfera (l'ormai famoso effetto-serra) e del mare.
Inquinamento che riscalda le acque del mare, che a loro volta essendo più
calde, diventano sempre più inquinate. Le acque più calde offrono migliori
condizioni di vita per i microrganismi fecali che inquinano i nostri mari. Un circolo
chiuso, quindi, dal quale si può uscire soltanto con interventi di fondo.
Per avere un mare più pulito e meno caldo, bisognerebbe:
1) effettuare una seria opera di depurazione delle acque reflue, che in Italia è completamente insufficiente;
2) eliminare gli scarichi abusivi;la lotta contro l'abusisivismo è anche contro gli scarichi illegali;
3) avere un maggiore controllo sulle coste;troppo spesso la pulizia delle coste è
lasciata alla libera «iniziativa» delle singole persone;
4) non lasciare che i fiumi restino «discariche a cielo aperto».
A tutto questo andrebbe abbinata una cultura energetica che sfrutti maggiormente i «naturali e puliti» sole e vento.
Dalle molte analisi dei tecnici, sono risultati in regola coi limiti imposti tre campioni su quattro (il 74,4% del totale), leggermente inquinati il 16%, inquinati poco meno del 4% e gravemente inquinati poco più del 5%.
Ma c'è un dato significativo e peggiorativo della situazione fra quelli raccolti: gli enterococchi. Questi batteri, portati dagli sporchissimi fiumi italiani e legati all'inquinamento fognario, sono stati scelti dall'Organizzazione Mondiale dalla Sanità e indicati nella direttiva europea sulle acque di balneazione in corso di elaborazione a Bruxelles, come nuovo parametro di riferimento dell'inquinamento con un limite da non superare di 50 Ufc/100ml. Ebbene,se questa direttiva fosse già in vigore, meno della metà delle spiagge sarebbe stata aperta alla balneazione.
In alcune foci di fiume, si sono registrati valori di enterococchi che raggiungevano i 30mila Ufc/100 ml.
Sul fronte pagelle in base alla normativa vigente sulla qualità delle acque di balneazione, Veneto, Emilia Romagna, Puglia, Friuli e Toscana hanno ottenuto la corona di regine del Mare Nostrum: tutte con acque in regola per almeno il 90% dei campioni analizzati. Seguono Basilicata (87,5%), Marche (76,4%), Lazio (73,1%) e Sardegna(71%). Leggermente peggio per Sicilia, Liguria e Calabria, dove è risultato
inquinato un campione su tre (rispettivamente 68%, 66.7% e 64.9%).
Prestazioni decisamente poco rassicuranti invece per Molise (57%), Campania
(43.7%), Abruzzo (41.2%). Tutti questi risultati sarebbero ribaltati se
esistesse la direttiva sugli enterococchi. In Puglia, Liguria, Toscana,
Sicilia e Calabria sarebbero in regola due campioni su tre. Per tutte le
altre le spiagge aperte ai bagni sarebbero meno della metà.
Caso a parte l'alto Adriatico, quest'anno particolarmente cristallino perché
i fiumi in secca hanno risparmiato di riversare inquinanti.
Fonte: www.pacioli.net/
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
-TIPI DI INQUINAMENTO-
Inquinamento atmosferico
Inquinamento atmosferico è un termine che indica tutti gli agenti fisici (particolati), chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell'atmosfera. Negli ultimi trenta anni ci si è iniziati a preoccupare per questo tipo di fenomeno, attuando delle politiche di salvaguardia per contrastare i maggiori inquinanti.
Ultimamente ci si sta concentrando sulle cosìdette nanopolveri, particelle minuscole che tendono ad essere maggiormente tossiche a causa della loro tendenza a restare sospese nell’aria
La maggior parte dei contaminanti gassosi proviene da processi di combustione o evaporazione. Essi sono:
- Monossido di carbonio e anidride carbonica. Le concentrazioni maggiori si trovano generalmente nei pressi delle strade.
- Clorofluorocarburi, che distruggono lo strato di ozono della stratosfera.
- Idrocarburi.
- Piombo e altri metalli pesanti.
L’effetto serra è dovuto alla presenza nell'aria di alcuni gas (vapore acqueo, anidride carbonica, metano, ossido nitroso, ozono) che formano un involucro che fa passare alcuni raggi luminosi e nello stesso tempo è in grado di trattenere parte dell'irradiazione solare. E' grazie a questo involucro che il pianeta offre una temperatura favorevole alla vita, ed è perciò necessario.
Inquinamento del suolo
L'inquinamento del suolo è un fenomeno di alterazione del suolo.
Fra le sue cause si contano:
- rifiuti solidi (ad esempio carta, plastica, vetro)
- rifiuti liquidi (come insetticidi, concimi, idrocarburi, metalli pesanti, fertilizzanti, rifiuti organici)
Questo tipo di inquinamento porta all'alterazione del suolo, lo predispone all'erosione e può comportare l'ingresso di sostanze dannose nella catena alimentare fino all'uomo.
I rifiuti che raggiungono le falde acquifere sotterranee, inoltre, possono danneggiare il loro delicato equilibrio causando anche un’alterazione delle acqua utilizzate. L'inquinamento del suolo può essere eliminato con procedimenti di bonifica.
Inquinamento idrico
L'inquinamento idrico è causato da numerosi e differenti fattori quali gli scarichi di attività industriali o delle normali attività umane (come i liquami domestici) che giungono nei fiumi, laghi e mari dai grandi centri urbani senza opportuno trattamento.
Il tipo di alterazione sui sistemi idrici può arrivare a mettere in pericolo la salute della flora e della fauna coinvolta, fino agli uomini, nuocendo al sistema ecologico, alle riserve idriche per uso alimentare e ostacolare altri usi legittimi delle acque.
Con il termine eutrofizzazione si intende l'eccessivo accrescimento di piante acquatiche, per effetto della presenza nell'ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto o fosforo provenienti da attività umane (come i fertilizzanti, alcuni tipi di detersivo, gli scarichi civili o industriali).
Quando le alghe muoiono vi è una conseguente forte diminuzione di ossigeno a causa della loro decomposizione e del processo di putrefazione.
Alcuni effetti negativi dell'eutrofizzazione sono:
- aumento della quantità delle alghe;
- aumento delle piante acquatiche in prossimità dei litorali;
- aumento della torbidità e del cattivo odore dell'acqua;
- diminuzione della quantità di ossigeno nell'acqua;
- scomparsa di alcune specie ittiche pregiate.
Per contrastare l'eutrofizzazione sono necessari interventi che riducano gli afflussi di nutrienti ai corpi idrici (riduzione dei fertilizzanti in agricoltura e depurazione degli scarichi civili). Si ritiene che il riscaldamento globale contribuirà a peggiorare il fenomeno dell'eutrofizzazione
Le piogge acide sono precipitazioni contaminate dalla presenza di acidi che si sono formati nell'atmosfera come conseguenza di processi di combustione.
Centrali termoelettriche, scarichi delle auto, impianti di riscaldamento riversano nell'atmosfera milioni di tonnellate di anidride solforosa e di ossidi di azoto. Queste sostanze, reagendo con il vapore acqueo, presente nell'atmosfera sotto forma di nuvole, formano acido solforico e acido nitrico.
La ricaduta, con le piogge, dei composti chimici precedentemente accumulati nell’atmosfera può verificarsi anche a notevole distanza dai luoghi dove sono avvenuti i processi di combustione e si ripercuote pesantemente su tutto l'ambiente: la vegetazione, danneggiata in modo irreparabile, va incontro a fenomeni di essiccazione.
Le sostanze acide contenute nell'acqua piovana danneggiano anche le acque dei fiumi e dei laghi che vengono inquinate dai metalli, resi solubili, attraverso reazioni chimiche, proprio dall'acidità
delle piogge.
Inquinamento termico
Per inquinamento termico si intende l'inquinamento dovuto al calore.
Per esempio si consideri un centrale elettrica che dopo aver fatto raffreddare l'acqua appena usata la riimetta nello stagno o lago dove è stata presa l'acqua subirebbe un cambio di temperatura e a lungo andare anche il lago o stagno dove è stata presa subirebbe il cambio di temperatura e cosi l'ecosistema locale subirebbe un cambiamento.
Inquinamento industriale
Le industrie, per l'uomo, sono sempre state motivo di orgoglio, in quanto rappresentano la testimonianza di quanto la mente umana sia riuscita ad evolversi. Ma, dopo tanti anni, solamente ora, che si hanno gli effetti, ci si comincia a preoccupare anche della salute dell'ambiente, messa in serio pericolo sopratutto dal eccessiva presenza di macchine.
Gli ambienti più colpiti dai prodotti inquinanti delle industrie sono: le acque e l'aria. Alcuni scarichi oleosi formano una pellicola sulla superficie dell'acqua, impedendo il passaggio dell'ossigeno, uccidendo così la flora e la fauna marine.
Per prevenire l'inquinamento industriale è utile seguire alcune norme:
- Prima di scaricare le acque depurarle con filtri o vasche di depurazione.
- Preferire, laddove è possibile, sostanze naturali nei processi di lavorazione.
- Controllare sempre le attrezzature per evitare perdite.
- Filtrare fumi e gas.
- Evitare di aggiungere ai prodotti, sostanze inquinanti inutili, ad esempio coloranti.
Inquinamento luminoso
L'inquinamento luminoso è un'alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell'ambiente notturno. Questa alterazione, più o meno elevata a seconda delle località, provoca danni di diversa natura: ambientali, culturali ed economici.
Tra i danni ambientali si possono elencare: alterazione dei ritmi di piante, animali ed uomo, difficoltà o perdita di orientamento negli animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene notturne).
Il danno economico è dovuto allo spreco di energia elettrica impiegata per illuminare inutilmente zone che non andrebbero illuminate. Anche per questo motivo uno dei temi trainanti della lotta all'inquinamento luminoso è quello del risparmio energetico.
CieloBuio-Coordinamento per la protezione del cielo notturno è una associazione senza fini di lucro che opera in Italia per la tutela del cielo e dell'ambiente notturno promuovendo la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul fenomeno dell'inquinamento luminoso.
Inquinamento acustico
L'inquinamento acustico è un danneggiamento dell'ambiente urbano e naturale da parte dell'uomo dovuto a una eccessiva esposizione dell'ambiente a suoni di elevata intensità.
L'inquinamento acustico può causare nel tempo problemi psicologici, di pressione e di stress alle persone che ne sono continuamente sottoposte. Le cause dell'inquinamento acustico possono essere fabbriche, cantieri, aeroporti, autostrade, circuiti per competizioni motoristiche, ....
Quando la zona inquinata acusticamente interessa un'area popolata, la reazione dei cittadini ha spesso assunto la forma di Comitati Antirumore, per portare questo tipo di inquinamento, decisamente poco considerato, all’attenzione.
Inquinamento elettromagnetico
Con il termine elettrosmog si designa il presunto inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche, quali quelle prodotte da emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità (come gli elettrodotti della rete di distribuzione), reti per telefonia cellulare, e dagli stessi telefoni cellulari.
L'opinione pubblica ha recentemente concentrato la sua attenzione su questo tema a causa delle campagne di sensibilizzazione promosse da vari comitati che hanno espresso preoccupazione per la salute dei cittadini.
Inquinamento fotochimico
L'inquinamento fotochimico (o smog fotochimico) è un particolare tipo di inquinamento che si viene a creare in giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione. Gli ossidi di azoto e i composti organici volatili, emessi nell'atmosfera da molti processi naturali a lungo termine, vanno incontro ad un complesso sistema di reazioni fotochimiche indotte dalla luce ultravioletta presente nei raggi del sole; il tutto porta alla formazione di ozono parecchie altre sostanze molto rare. Tali inquinanti vengono indicati col nome collettivo di smog fotochimico perché sono generati da reazioni chimiche catalizzate dalla luce.
I composti che costituiscono lo smog fotochimico sono sostanze tossiche per gli esseri umani, per gli animali ed anche per i vegetali, inoltre sono in grado di degradare molti materiali per il loro forte potere ossidante.
Inquinamento radioattivo
L’inquinamento radioattivo è dovuto a malfunzionamenti o incidenti a impianti nucleari, al trasporto di scorie radioattive e alla contaminazione di materiali ferrosi e da costruzione. La radioattività, come l’elettrosmog, è un inquinante invisibile. I contatori Geiger e i contatori a scintillazione sono strumenti che misurano la radioattività. In natura esistono sostanze radioattive di origine naturale, come l’uranio.
Il radon è un gas radioattivo proveniente dal sottosuolo e/o dai materiali da costruzione. Si accumula nei piani bassi degli edifici spesso legato ad altri gas. È un gas incolore, inodore e insapore per cui è impossibile percepirne la presenza nell’aria.
Inquinamento visivo
L’inquinamento visivo si verifica quando edifici o altre costruzione dell’uomo intaccano l’ambiente e rovinano il paesaggio. Il primo e più semplice esempio inquinante è considerato l'abusivismo edilizio. La pianificazione urbana è regolata per poter determinare l'abitabilità dell'ambiente (fabbricabilità, percentuale di aree verdi, massima altezza...). Sia l'eccesso di costruito che l'erronea disposizione delle nuove costruzioni, possono rendere inavvicinabile e davvero inguardabile un luogo. Molto importante è il legame che l'architettura stabilisce con il paesaggio. In primis bisogna verificare che il l’ecosistema non venga alterato dalla presenza di una fabbrica, di un ipermercato, così come dall'uso di un materiale non compatibile con le caratteristiche dall’ambiente. L'impatto dell'edificio rispetto agli elementi naturali o altri edifici, in particolare più antichi, è davvero molto importante, e non va trascurato.
Francesca Angileri – 2 a periti
INQUINAMENTO
Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita.
L’inquinamento è diretto, quando le sostanze inquinanti sono prodotte dall’attività umana, indiretto, quando è dovuto a modificazioni degli inquinanti primari che si verificano in particolari condizioni ambientali.
L’inquinamento si manifesta su scala locale, come nella maggior parte dei casi, e si rivela globale nel caso delle emissioni di sostanze inquinanti che provocano l’effetto serra o buco dell’ozono.
Le sostanze inquinanti liberate nella biosfera sono per lo più prodotte dall’attività umana nel suo vario articolarsi e sono classificate in:
- biologica = rifiuti organici
- domestica = riscaldamento e immondizie
- industriale = in particolare i settori chimico, petrolchimico, cartario, metallurgico ed energetico
- agricola = fertilizzanti artificiali, pesticidi
- di relazione = trasporti
Le sostanze organiche, nonostante siano biodegradabili, possono essere una minaccia per la biosfera qualora si dovessero accumulare in eccessive quantità.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
L’inquinamento atmosferico è un termine che indica tutti gli agenti fisici, chimici e biologici (solidi, liquidi o gassosi) che modificano le caratteristiche naturali dell’atmosfera.
I responsabili principali dell’inquinamento sono i veicoli con motore a scoppio, le industrie, le centrali termoelettriche, il riscaldamento domestico e gli inceneritori. L’inquinamento atmosferico può avere anche cause naturali come forti venti o esplosioni vulcaniche.
Queste sostanze sono nocive per la salute dei viventi e hanno effetti tossici; possono alterare il clima terrestre; corrodono materiali; possono essere sgradevoli all’olfatto e rendono malsani gli ambienti. Ultimamente ci si sta concentrando sulle nanopolveri, particelle minuscole che tendono ad essere maggiormente tossiche a causa della loto tendenza a restare sospese nell’aria.
Gli inquinanti che causano l’inquinamento atmosferico sono: zolfo, piombo, monossido di carbonio, biossido di azoto, l'ozono e le PM10
Inquinamento olfattivo
L’ inquinamento olfattivo è prodotto da gas o vapori emessi nell'atmosfera i quali, anche se in piccolissima quantità, provocano notevoli disturbi alle persone che si trovano nei pressi della fonte di emissione in quanto provocano senso di fastidio o di nausea in chi li respira e non perché siano necessariamente dannosi o tossici.
Piogge acide
Le piogge acide sono precipitazioni piovose, con valore di pH inferiore a 5.6, composte prevalentemente da ossidi di zolfo e ossidi di azoto. Sono originate dalla combustione di carbone ad alto contenuto di zolfo in associazione con altri inquinanti. La piogge acide danneggiano:
- le strutture edili, rovinandole
- le foreste, che sono ne esposte in modo continuo
- organismo umano, provocando bronchite cronica ed enfisema
- terreni agricoli, alterandone la composizione chimica
Effetto Serra
L'effetto serra è dovuto alla presenza nell'aria di alcuni gas (vapore acqueo, anidride carbonica, metano, ossido nitroso, ozono) che formano un involucro che fa passare alcuni raggi luminosi e nello stesso tempo è in grado di trattenere parte dell'irradiazione solare. E' grazie a questo involucro che il pianeta offre una temperatura favorevole alla vita, ed è perciò necessario.
Buco dell’ozono
La stratosfera terrestre contiene una concentrazione relativamente alta di ozono, un gas costruito da 3 atomi di ossigeno (O3) e che rappresenta un vero e proprio schermo nei confronti delle pericolose radiazioni ultraviolette (raggi UV) provenienti dal sole. Nell’uomo, l’eccessiva esposizione a questi raggi è correlata ad un aumento del rischio di cancro della pelle, abbassamento delle difese immunitarie e può portare anche alla cecità; nelle piante, possono causare un’inibizione parziale della fotosintesi, causandone un rallentamento della crescita.
Il buco dell’ozono è la riduzione temporanea dello strato di ozono che avviene ciclicamente durante la primavera nelle regioni polari. La diminuzione può arrivare fino al 70% in Antartide e al 30% nella zona dell’Artide.
Inquinamento visivo
L’inquinamento visivo è la sovrabbondanza di immagini che l’occhio umano può sopportare.
La capacità visiva riesce a gestire una certa quantità di immagini, riconoscendole e classificandole in base a criteri soggettivi. Quando ci sono troppe immagini la capacità visiva “perde colpi” e, se questo eccesso perdura, rischia di essere annullata del tutto. In alcuni casi accade che la perdita della capacità di riconoscere le immagini può diventare una malattia. Questa malattia può essere causata, soprattutto nei bambini, da televisione, cinema, cartelli stradali e molto altro.
Si tratta di inquinamento visivo anche quando non c’ un buon impatto sull’ambiente di strutture costruite dall’uomo. Ne sono un esempio i cartelli stradali “troppo colorati” vicino a boschi o foreste oppure edifici moderni che contrastano quelli antichi di una città.
INQUINAMENTO DEL SUOLO
L’inquinamento del suolo è, principalmente, l’accumulo di rifiuti solidi e liquidi prodotti da attività domestiche e industriali e dall’uso non sempre accorto nelle attività agricole di fertilizzanti e pesticidi, tale da determinare alterazioni della composizione e delle proprietà del terreno. Per smaltire i rifiuti si ricorre alla raccolta differenziata. L’inquinamento del suolo può causare l’alterazione della composizione chimica del suolo e danneggiarne la fertilità.
- I pesticidi sono sostanze chimiche che vengono utilizzate per distruggere i parassiti. I pesticidi provocano effetti sulla struttura e sulle funzioni degli ecosistemi, alternando il comportamento naturale degli animali. Poi l’intossicazione da pesticidi sulle persone può causare cancro, abbassamento delle difese immunitarie, malattie e malformazioni del feto in caso di gravidanza, allergie, sterilità e danni al sistema nervoso.
- I fertilizzanti sono concimi chimici a base di zolfo, azoto e potassio. Questi possono finire nella falda acquifera nell’atmosfera dove poi scendono come piogge acide
INQUINAMENTO IDRICO
Si può definire inquinata l’acqua il cui stato e la cui composizione sono alterati. L’inquinamento idrico causa quello termico ed è causato in parte da quello atmosferico. Gli effetti più gravi dell’inquinamento idrico sono dovuti agli improvvisi cambiamenti di temperatura, che provocano negli animali i cosiddetti “stress freddi” che possono essere letali. Inoltre questa alterazione rende l’acqua inutilizzabile e la priva della potabilità.
L’inquinamento idrico può avere diverso origini: naturale (frane e alluvioni), urbano (fogne della città), industriale (sostanze chimiche immesse nei fiumi da parte delle industrie), termico (acqua calda immessa nei fiumi), agricolo (uso di fertilizzanti artificiali e pesticidi). Gli agenti inquinanti sono: nitrati, fluoruri, idrocarburi e detergenti anionici.
L’eutrofizzazione è l’eccessivo sviluppo di vegetazione in seguito all’arricchimento delle acque di materiali organici.
INQUINAMENTO INDUSTRIALE
L’inquinamento industriale è dovuto allo scarico, nel terreno o direttamente in fiumi e mari, di acque contenenti sostanze tossiche e non biodegradabili, provenienti dalle varie lavorazioni delle industrie. Alcuni scarichi oleosi formano una pellicola sulla superficie dell’acqua che impedisce il passaggio di ossigeno, uccidendo così la flora e la fauna marine
Gli ambienti più colpiti dai prodotti inquinanti delle industrie sono l’acqua e l’aria. Questi tipo di inquinamento si può prevenire depurando le acque prima di scaricarle, evitando (dove è possibile) sostanze inquinanti inutili e preferendo quelle naturali, controllando le tubature per evitare perdite inutili e filtrando fumi e gas.
INQUINAMENTO TERMICO
L’inquinamento termico è strettamente collegato all’inquinamento idrico; consiste nell’emissione nell’ambiente di sostanze che causano un aumento indesiderato della temperatura la quale raggiunge un valore superiore rispetto a quello determinato dall'irraggiamento naturale del sole. Le principali fonti di energia termica includono il calore di scarto di industrie, centrale elettriche e riscaldamenti domestici. Il calore può essere liberato nell'atmosfera, negli oceani o nei fiumi. Le conseguenze comprendono la variazione dei processi vitali e l’allontanamento o la morte di pesci che non sopportano le temperature alte.
INQUINAMENTO LUMINOSO
L’inquinamento luminoso è un’alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno.
Questa alterazione, più o meno elevata a seconda delle località, provoca danni ambientali, culturali ed economici.
Un esempio di danno ambientale è la difficoltà o la perdita dell’orientamento. Il danno culturale danneggia soprattutto l’astronomia, che impedisce la corretta visione attraverso il microscopio ottico. Il danno economico è dovuto allo spreco di energia elettrica impiegata per illuminare inutilmente zone che non andrebbero illuminate.
INQUINAMENTO FOTOCHIMICO
L'inquinamento fotochimico (o smog fotochimico) è un particolare tipo di inquinamento che si viene a creare in giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione. Gli ossidi di azoto e i composti organici volatili, emessi nell'atmosfera, vanno incontro ad un sistema di reazioni fotochimiche indotte dalla luce ultravioletta; il tutto porta alla formazione di ozono e centinaia di altre sostanze. Questo particolare smog si può facilmente individuare per il suo caratteristico colore che va dal giallo-arancio al marroncino, colorazione dovuta alla presenza nell'aria di grandi quantità di azoto. I composti che costituiscono lo smog fotochimico sono sostanze tossiche.
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
L’elettrosmog è l’inquinamento elettromagnetico causato da radiazioni elettromagnetiche prodotte da: emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità, reti per telefonia cellulare e dagli stessi cellulari. Frequenze d’onda sopra i 750 megahertz (MHz) non attraversano il corpo umano, la frequenza da cellulari va da 1800 a 2200 MHz. Le radiazioni non ionizzanti hanno frequenza inferiore a 1015 Hz, e comprendono i campi delle basse frequenze, radio frequenze, microonde e infrarosso.
La quantità di energia trasportata, e quindi trasferita a i tessuti umani quando questi vengono irradiati, non è sufficiente a rompere i legami chimici delle molecole. Vi sono però dei dubbi sulla loro innocuità. Studi sostengono di aver trovato correlazioni significative tra l’esposizione a radiazione elettromagnetica a bassa frequenza e l’insorgenza di effetti a lungo termine, quali leucemia e vari tipi di tumore
INQUINAMENTO ACUSTICO
L'inquinamento acustico è un danneggiamento dell'ambiente urbano e naturale da parte dell'uomo dovuto a una eccessiva esposizione dell’ambiente a suoni di elevata intensità. L'inquinamento acustico può causare nel tempo problemi psicologici, di pressione e di stress alle persone che ne sono continuamente sottoposte. Le cause dell'inquinamento acustico possono essere fabbriche, cantieri, aeroporti, autostrade, circuiti per competizioni motoristiche, ecc. La soglia di tolleranza valida per ogni persona è di 80 decibel
INQUINAMENTO RADIOATTIVO
L’inquinamento radioattivo è dovuto a malfunzionamenti o incidenti a impianti nucleari, al trasporto di scorie radioattive e alla contaminazione di materiali ferrosi e da costruzione. La radioattività, come l’elettrosmog, è un inquinante invisibile. I contatori Geiger e i contatori a scintillazione sono strumenti che misurano la radioattività. In natura esistono sostanze radioattive di origine naturale, come l’uranio.
Il radon è un gas radioattivo proveniente dal sottosuolo e/o dai materiali da costruzione. Si accumula nei piani bassi degli edifici spesso legato ad altri gas. È un gas incolore, inodore e insapore per cui è impossibile percepirne la presenza nell’aria.
Fonte: www.pacioli.net/
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
Inquinamento in Cina e India
Blerti Hysa
Le cause dell'inquinamento in Cina
La Cina si candida come superpotenza del terzo millennio e nessun analista osa negare quest'evidenza. Il suo mercato interno conta ben 1,3 miliardi di persone, il più grande mercato interno al mondo.
Oltre 400.000 persone muoiono prematuramente ogni anno in Cina a causa dell’inquinamento atmosferico.
La stima è stata valutata in ragione di un rapporto riservato elaborato nel 2003 e che non è mai stato reso pubblico. Secondo il documento sono almeno 300.000 le persone morte a causa dell’inquinamento dell’aria, mentre almeno 110.000 quelle morte a seguito di complicazioni dovute all’inquinamento domestico. Principale fonte di inquinamento sono le centrali elettriche alimentate a carbone.
La grande quantità di riserve di carbone in Cina spinge all'uso intensivo di questa risorsa come principale fonte del riscaldamento urbano rendendo l'aria delle città una delle principali cause delle patologie respiratorie.
La crescita economica genera forti e rapidi cambiamenti nei consumi tipici del modello consumistico occidentale. Il modello di crescita, pertanto, implica che milioni di persone ogni anno ad utilizzare l'automobile come mezzo di spostamento urbano e al consumo di prodotti di massa poco riciclabili.
Il recente tasso di crescita raggiunto dalla Cina (un elevato 9% annuo) ha convertito la nazione asiatica in una grande potenza economica e in un agguerrito concorrente sulla scena mondiale in grado di minare il predominio di economie sviluppate come l’Europa e gli Stati Uniti. Questa rapida crescita ha però comportato anche seri problemi ambientali, il cui impatto supera di gran lunga i confini della Cina. Da qui la decisione di collaborare con l’UE per salvare il proprio ambiente prima che sia troppo tardi.
La qualità dell’aria è un problema grave, soprattutto nelle grandi città come Pechino e Shanghai. Nell’elenco delle 50 città più inquinate del mondo, stilato dalla Ba nca mondiale, compaiono ben 16 città cinesi. Ciò è dovuto non soltanto alla massiccia produzione di energia elettrica da carbone, ma anche al drastico aumento della motorizzazione privata. Inoltre, le correnti atmosferiche del pianeta diffondono gli inquinanti verso est, minacciando quindi anche il benessere dei paesi confinanti, del Nord America e dell’Europa. Si teme poi un’impennata nelle emissioni di anidride carbonica: si stima infatti che, entro il 2030, circoleranno sulle strade cinesi circa 130 milioni di veicoli. La Cina, che come l’UE ha ratificato il protocollo di Kyoto, è già responsabile del 14% delle emissioni di gas a effetto serra di tutto il pianeta.
Anche le risorse idriche della nazione asiatica stanno raggiungendo il punto di crisi. I maggiori responsabili sono l’inquinamento industriale e l’agricoltura intensiva, che assorbe il 75% delle acque superficiali e sotterranee per l’irrigazione. Inoltre, vengono costruite migliaia di dighe lungo i
fiumi per soddisfare la domanda energetica, ma circa 300 milioni di cinesi non hanno accesso all’acqua potabile.
L’estesa deforestazione contribuisce poi ad aumentare la frequenza delle violente inondazioni e i deserti, che già coprono il 27% del territorio cinese, si espandono al ritmo di 2.460 km2 all’anno.
La Cina è uno dei più grandi serbatoi di biodiversità del mondo e ospita una flora e una fauna selvatiche senza eguali, simboleggiate dal panda gigante, una specie già in lotta per la sopravvivenza. Attualmente, oltre 300 specie animali e 410 vegetali sono in pericolo a causa della scomparsa degli habitat naturali, e si prevede che il dato aumenterà nei prossimi cinque anni.
In Cina il governo ha già lanciato l’ allarme: il degrado ambientale sarebbe così avanzato da compromettere la stabilità del paese. metà dei fiumi sarebbero fortemente inquinati, e un terzo del territorio sarebbe colpito dal fenomeno delle piogge acide. Secondo i dati del 2005, la Cina spende circa l'1,3 percento del Pil per la tutela dell'ambiente, in confronto al 2 percento speso dai Paesi più sviluppati. Negli ultimi mesi il governo ha lanciato numerose iniziative per far fronte al problema.
La Cina supera gli USA, inquinamento da record
Il paese asiatico consuma più carbone dell'Occidente. Il primato negativo verrà raggiunto con 10 anni di anticipo
Arriva il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti, la data è vicinissima, appena tre anni. Ma la leadership mondiale che i cinesi conquisteranno già nel 2009 è un record funesto che nessuno vorrà celebrare: il primato nelle emissioni di gas carbonici che avvelenano l'aria del pianeta, provocano l'effetto serra e il surriscaldamento climatico.
L'annuncio arriva dall'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) nel rapporto World Energy Outlook 2006. Il sorpasso cinese avverrà con 10 anni di anticipo rispetto alle previsioni precedenti. È il risultato di una formidabile crescita economica che trascina con sé l'esplosione dei consumi energetici. La tendenza si accentuerà ancora, con il contributo dell'India, nel prossimo ventennio. Entro il 2030 i consumi globali di energia saranno aumentati del 53%, l'anidride carbonica del 55% raggiungendo i 40 miliardi di tonnellate dispersi nell'atmosfera terrestre. Il 70% di questo aumento sarà dovuto a Cina e India.
In Cina la discarica di rifiuti per tutto il mondo
Lian Jiao, cittadina nei pressi della metropoli di Guangzhou (Canton), è la discarica del mondo. Qui arrivano i rifiuti di Stati Uniti, Europa e molte altre nazioni per essere riciclati.
Ogni giorno tonnellate di scarti di supermercati e di manifatture del ricco mondo occidentale arrivano nella città, dove gli operai – soprattutto coppie di coniugi aiutate dai giovani figli – scavano con le mani tra pile di rifiuti. Gli involucri di plastica sono destinati a una vicina fabbrica, che ne ricava sostanze chimiche e versa ruscelli di coloranti e altri scarti in un inquinato fiume che poi si getta nel Pearl River. Quello che non si può riciclare - circa il 20% - è interrato poco lontano o bruciato nei cortili delle fabbriche che emanano colonne di fumo nero nel cielo.
Qui lavorano oltre 30 mila lavoratori migranti delle più povere province, ma molti dopo 2 o 3 anni tornano a casa malati, con febbre, tosse, macchie alla pelle, qualcuno c on cancro o malattie polmonari.
SITUAZIONE DELL’ INQUINAMENTO IN CINA :
Cartina tematica:
Emissioni di NO2 Veduta da satellite
L’inquinamento dell'India soffoca il pianeta
Un corpo nuvoloso di inquinamento, localizzato nei cieli dell’India e diretto sull’Oceano Indiano, minaccia di inaridire l’intero pianeta. La denuncia arriva dagli esperti di ambiente riuniti in convegno. “C’è una relazione fra l’inquinamento a livello locale e il cambiamento globale del clima”.
Le ricerche confermano che è in atto un inaridimento generale del pianeta causato dall’inquinamento dell’aria”; esso è dovuto a “prodotti chimici, aerosol e altri agenti che formano una cappa: negli ultimi anni l’India ha dovuto affrontare diversi periodi di siccità.
L’inquinamento proveniente dalla Cina può essere trasportato in India dai venti nel giro di qualche giorno e dopo poche settimane raggiunge anche l’Europa: l’inquinamento è un problema globale. I paesi asiatici “devono fare il possibile per mantenere pulito l’ambiente perche i paesi non possono costruire filtri giganti da piazzare lungo i confini. Per questo i singoli Stati hanno il compito “di tutelare l'ambiente, a salvaguardia di chi gli sta accanto.
Nel 1998 è stata scoperta in India una nube inquinante ribattezzata “La nuvola marrone asiatica”. La nuvola, scoperta da un team di 250 scienziati di 15 paesi che ha usato navi, aerei e satelliti per le ricerche, ha provocato forti dissidi tra gli Stati Uniti e i paesi in via di sviluppo. L’India ha respinto ogni addebito sulle cause che hanno portato alla formazione della nube inquinante e ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, colpevoli di non aver sottoscritto il trattato di Kyoto a tutela dell’ambiente.
l’India, nonostante le sue città inquinate e nonostante la sua accelerata industrializzazione, ha un tasso di emissioni pro capite relativamente basso, circa 0,25 tonnellate annue nel 2001. In confronto, gli Stati Uniti producono un inquinamento pro capite 22 volte superiore. Il contributo indiano al tasso d’incremento mondiale di emissioni nocive è però del 3 % annuo, mentre quello americano è dell’1,5 %. Inoltre, mentre la popolazione indiana è di 1,050 miliardi di persone, quella americana è di circa 290 milioni e mentre la superficie degli Stati Uniti è di 9.600.000 kmq, quella dell’India è di circa 3.100.000 kmq con una densità di 324 abitanti per kmq, circa 10 volte superiore a quella americana, 29 per kmq.
SITUAZIONE DELL’ INQUINAMENTO IN INDIA :
Cartina tematica:
Fonte: www.pacioli.net
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
Seppellire l’effetto serra
Tutta la comunità scientifica concorda nell’affermare che una delle più gravi emergenze che il nostro pianeta si troverà ad affrontare nei prossimi anni riguarda le modificazioni del clima dovute all’incremento nel cosiddetto “effetto serra”. L’anidride carbonica, CO2 è tra i gas maggiormente responsabili di questo pericoloso fenomeno che sta causando un allarmante aumento della temperatura media della terra.
Immettere anidride carbonica nel sottosuolo per contrastare il riscaldamento atmosferico è tecnologicamente possibile, ma sarà utile solo se saranno risolte alcune sfide fondamentali.
Nessuno conosce le esatte conseguenze di questo costanze di rialzo nella concentrazione di anidride carbonica(CO2) nell’atmosfera, né sappiamo che cosa accadrà via via che quantità sempre maggiori del gas si accumulano nell’aria: l’umanità sta facendo un esperimento incontrollato con il pianeta. Sappiamo che l’anidride carbonica sta riscaldando l’atmosfera, che a sua volta provoca un innalzamento del livello del mare, e che la CO2 assorbita dagli oceani li sta rendendo più acidi. Ma non abbiamo certezza su come il clima potrebbe alternarsi nelle varie parti del globo, sulla velocità con cui il livello dei mari potrebbe aumentare, su che cosa significhi un oceano più acido, quali sistemi ecologici, marini o terrestri, siano più vulnerabili ai cambiamenti climatici. La nostra attuale linea di condotta è di far crescere il cambiamento climatico più velocemente di quanto riusciamo a imparare sugli effetti del cambiamento stesso.
Se rallentare la velocità di accumulo dell’anidride carbonica fosse facile, il mondo sarebbe già impegnato a farlo. Se invece fosse impossibile, l’umanità starebbe cercando un modo per adattarsi alle sue conseguenze. Ma la realtà sta nel mezzo. Ridurre l’accumulo di CO2 è possibile, e con strumenti che sono già a disposizione, ma non necessariamente in modo facile, economico e privo di contrasti. Se la società intende dare la priorità alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica- come riteniamo debba fare- bisogna per perseguire più strategie contemporaneamente. Bisogna concentrarsi sull’uso più efficiente dell’ energia e sulla sostituzione dei combustibili fossili. Con fonti rinnovabili non contenenti carbone, oppure con l’ energia nucleare. Ma vi è anche la possibilità di impiegare un metodo che sta attirando con attenzione sempre maggiore la cattura dell’ anidride carbonica e il suo immagazzinamento- o sequestro- nel sottosuolo. L’atmosfera è stata la nostra principale discarica solo perché lo smaltimento dei fumi attraverso ciminiere, tubi di scarico e comignoli è l’operazione più semplice e meno costosa. La buona notizia è che la tecnologia per catturare e sequestrare la CO2 c’è già, e gli ostacoli alla sua adozione sembrano superabili.
Rimedi per l’inquinamento atmosferico
Eco consigli
- Non usate prodotti usa e getta, così ridurrete il flusso di materiali ed energia nel sistema economico, con gran beneficio per l’ ambiente ed i cambiamenti climatici.
- Preferite i prodotti col vuoto a rendere. Riciclare una bottiglia integra consente un risparmio energetico cinque volte superiore alla fusione del vetro rottamato.
- La plastica è un prodotto inquinante e non biodegradabile. Sarebbe utile usarla per oggetti destinati a durare. Preferite confezioni di carta o cartone e contenitori di vetro.
- Evitate le bibite in lattina, contenitori di alluminio per essere prodotti emettono gas che provocano l’effetto serra poiché richiedono molta energia elettrica.
- Raccogliete separatamente la carta sia in casa che sul posto di lavoro, riciclare la carta è molto importante.
- Non trasformate in rifiuto qualcosa che potrebbe essere ancora utile. Vestiti, mobili, elettrodomestici vecchi ma ancora funzionanti possono ancora servire a qualcuno e anche questo contribuisce a salvare il clima.
- La bicicletta naturalmente è il mezzo meno inquinante. Usatela al posto dell’auto o del motorino, farà bene anche alla vostra salute!
- Prendete i mezzi pubblici, risparmiate anidride carbonica e soldi! E avrete sicuramente più compagni di viaggio!
- Se proprio viaggiate in auto, mettetevi d’accordo con chi fa il vostro stesso percorso, insieme risparmierete soldi e anidride carbonica!
- Per lunghi percorsi utilizzate il treno, consuma meno energia e quindi non minaccia il clima. Inoltre è più sicuro e confortevole.
- Al mare, la vela è meglio del motoscafo. Non puzza di benzina, è silenziosa, permette di ascoltare il mare e il suo profumo. Non inquina e non disturba la fauna marina, consentendoti di avvicinarti agli animali senza spaventarli.
Eco consigli per la casa
- Per l’appartamento e per l’ufficio acquistare lampade compatte a fluorescenza ad accensione elettronica: sono più efficienti delle lampade tradizionali, durano di più e fanno risparmiare energia e denaro.
- Fate controllare periodicamente la caldaia, posizionate i radiatori in modo che sia agevolata la circolazione dell’aria e inserite dietro i radiatori pannelli riflettenti.
- Se avete il riscaldamento autonomo dotatevi di un cronotermostato per sincronizzare l’accensione con la vostra presenza, altrimenti fate dotare il condominio di contatori di calore per poter valutare il consumi.
- Gran parte del calore viene sprecato per il cattivo isolamento termico: isolate le pareti esterne, montate infissi in legno con doppi vetri, spenderete meno per il riscaldamento e l’ambiente ne guadagnerà.
- Valutate la possibilità di installare uno scalda acqua solare. Il risparmio energetico vi consentirà di recuperare le spese in 3-4 anni, dopodiché sarà tutto un guadagno!
- Se avete scalda acqua elettrici sostituiteli con una caldaia a metano. È meglio utilizzare direttamente un combustibile, possibilmente quello meno inquinante.
- Quando acquistate una lavatrice controllate i consumi d’acqua e di energia dichiarati. Effettuate solo lavaggi a pieno carico. Voi risparmierete soldi e il mondo risparmierà in emissioni di gas serra.
- Se avete uno scalda acqua non elettrico, cioè solare o a metano, allacciate la vostra lavastoviglie direttamente all’acqua calda, disponendola il più vicino possibile allo scalda acqua.
- Scegliete frigoriferi a più scomparti: avrete minori dispersioni durante l’apertura della porte. Assicuratevi che il gas refrigerante non sia del tipo CFC o HCFC: distruggono l’ozono e provocano l’Effetto serra.
- Posizionate il frigorifero nel punto più fresco della cucina. Regolate il termostato su posizioni intermedie essendo di solito non necessarie le posizioni più fredde.
- Alimentatevi con prodotti dell’agricoltura biologica: vi eviterà di ingerire residui di pesticidi, conservanti e coloranti. Anche il clima ne beneficerà, infatti l’agricoltura biologica richiede meno energia.
Infine cerchiamo di acquistare solamente ciò che veramente ci serve e di cui abbiamo realmente bisogno. Non lasciamoci sedurre dalle pubblicità e dalle mode del momento, così produrremmo meno rifiuti, risparmieremo energia, contribuiremo di meno allo sfruttamento delle risorse, e potremmo usare i nostri soldi in modo migliore…
1) Cambiare 5 lampadine da 100 watt a incandescenza con altrettante a basso consumo da 20 watt. In un anno si risparmiano 53 euro e 175 kg di CO2.
2) Facendo 2 cicli di lavaggio a settimana in lavatrice a 40° piuttosto che da 90° risparmiamo in bolletta 37 euro e vi saranno 120 kg di CO2 in meno dispersi nell’ambiente.
3) Rinunciando un giorno al mese all’utilizzo dell’automobile andando a piedi o in bicicletta si risparmiano 60 euro di carburante all’anno e 180 kg di CO2.
4) Spegnendo la funzione stand-by della televisione nelle ore del giorno in cui e spento, si risparmiano all’anno 24 euro in bolletta e 79 kg di CO2.
5) Utilizzare come carburante l’olio di colza già testato al posto del diesel.
Inquinamento atmosferico -Possibili soluzioni
È chiaro che il settore energetico contribuisce maggiormente al surriscaldamento globale. Potremmo quindi ridurre le emissioni riducendo la quantità di energia consumata.. Queste sono le seguenti soluzioni:
1)Ciò è ottenibile in diversi modi. Un modo sarebbe quello di tassare l’energia per renderla più costosa in modo che la gente e le industrie ne utilizzino di meno. Naturalmente, se i prezzi dell’energia salgono il costo di produzione aumenta e le aziende potrebbero perdere terreno rispetto ai concorrenti stranieri che pagano meno la loro energia, quindi le tasse non possono essere troppo alte.
2)Un’altra soluzione e quella di trovare dei modi per produrre l’elettricità e la corrente da fonti energetiche rinnovabili. Esistono già dei metodi, per esempio l’energia eolica. L’unione europea incoraggia la ricerca di questi nuovi metodi.
3)Un modo per ridurre le emissioni di anidride carbonica è quello di produrre gli stessi prodotti con una quantità inferiore di energia; in altre parole migliorare l’efficacia dei processi produttivi. Si sono ottenuti risultati importanti in questa direzione ma purtroppo, mentre il consumo unitario di energia è sceso del 30% tra il 1980 e il 1989, la produzione è salita del 50% nello stesso periodo, annullando così i benefici dell’incremento di efficienza.
4)Possiamo anche aumentare l’efficienza delle cose che utilizzano energia. Per esempio automobili più efficienti potrebbero viaggiare con meno benzina.il problema è che questo potrebbe non essere sufficiente. Le automobili sono di gran lunga più efficienti oggi di quanto non lo fossero dieci anni fa, ma non vi è stata alcuna netta riduzione delle emissioni nei trasporti. Questo perché più persone utilizzano le automobili, quindi anche questo ha annullato l’impatto di motori più efficienti.
5)Alla fine, la risposta sta probabilmente nella combinazione di tutte queste soluzioni. Tutti noi dobbiamo ridurre il consumo di energia stando attenti a come la utilizziamo, per esempio, dovremmo utilizzare i mezzi pubblici, là dove possibile, invece delle automobili. Oggi giorno, la maggior parte di frigoriferi, delle lavatrici e di altri elettrodomestici sono muniti di etichetta che indica l’energia che consumano. Sta a noi scegliere i modelli che ne consumano meno. La ricerca continua per sviluppare nuove fonti energetiche e processi produttivi più efficienti.
Perché risparmiare energia con l’illuminazione?
Per ridurre le emissioni di anidride carbonica è quindi indispensabile diminuire i consumi di energia elettrica. E questo è un impegno globale, che vede protagonisti, da un lato, i Governi, attraverso negoziati internazionali, dall’altro i cittadini che sono responsabili, con i loro comportamenti e le loro scelte, di una consistente parte dei consumi di energia. Con l’aiuto della tecnologia e con l’impegno di tutti, si può abbattere il consumo di energia elettrica per uso domestico di circa 50% rispetto all’attuale.
È stato calcolato che, solo nel settore dell’illuminazione, è oggi possibile, grazie all’uso di lampade sempre più efficienti, cioè che forniscono un elevata quantità di luce con consumi molto più bassi, ridurre i consumi di elettricità, in Europa, addirittura di 12 miliardi di kwh all’anno e abbattere le emissioni di anidride carbonica di circa 6 milioni di tonnellate entro il 2020! Questi risultati si potranno ottenere attraverso la sostituzione degli apparecchi di illuminazione tradizionali con quelli dedicati alle CFL “PIN- BASED”(lampadine fluorescenti compatte con attacco a “spina”)
Quali vantaggi comportano le lampade pin-based
Le lampade fluorescenti compatte con attacco a “spina”presentano numerosi vantaggi:
1)Hanno il reattore separato ed alloggiato all’interno dell’apparecchio di illuminazione. In questo modo sostituendo le lampadine, l’alimentatore resta sempre lo stesso (avendo una vita più lunga) riducendo così i costi e le quantità di materiale da smaltire.
2)Lampada e apparecchio di illuminazione sono progettati insieme; ciò permette di ottenere caratteristiche illuminotecniche estremamente elevate e quindi un’ottima efficienza oltre che un’estetica curata ed originale.
3)Costano meno e hanno una maggiore riciclabilità rispetto alle CFL integrate.
Fonte: www.setmacerata.it/
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Inquinamento ambientale tutto di tutto
Inquinamento elettromagnetico: poteri e compiti della Polizia Locale
Di Rosa Bertuzzi
L’inquinamento elettromagnetico, conosciuto anche come “elettrosmog”, ha raggiunto, ai tempi odierni, l’importanza ed il giusto rilievo giuridico, in ossequio all’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute dell’uomo.
Il problema delle conseguenze dannose sulla salute derivanti da una prolungata esposizione a campi elettromagnetici ha portato lo Stato italiano all’emanazione della legge Quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, la n. 36 del 2001.
L’accresciuto interesse per la materia trae origine da un lato dalla significativa intensificazione della presenza di elettrodotti e di impianti per la telefonia cellulare sul nostro territorio e dall’altro dal corrispondente intervento di comitati spontanei di cittadini che stanno svolgendo da alcuni anni una costante opera di vigilanza e di controllo del fenomeno, avendo senz’altro contribuito ad accelerare e far migliorare la legislazione nazionale e regionale e a verificare la legittimità di azioni civili ed amministrative, avanzate a difesa della salute dei cittadini e sottoposte al vaglio delle autorità giurisdizionali.
Il panorama normativo ( legge Quadro n. 36 del 2001 sopra citata; D.P.C.M. 23 aprile 1992 che ha individuato i limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico generati negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno; D.lgs 4 dicembre 1992 n. 476 relativo alla compatibilità elettromagnetica, evidenziando il tracciato delle emissioni elettromagnetiche e delle apparecchiature che possono provocarle; D.M. n. 381 del 10 settembre 1998 che ha determinato i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana, fissando valori limite per l’esposizione degli individui ai campi elettromagnetici generati da antenne radiotelevisive o da ponti per la telecomunicazione) appare decisamente circoscritto, soprattutto se si considera la gravità del pericolo che l’inquinamento elettromagnetico rappresenta per la società contemporanea. Fino al secolo scorso gli studiosi ritenevano che l’eventuale pericolo causato da questa forma di inquinamento riguardasse soltanto quella categoria di persone addette a specifiche attività lavorative, per le quali l’esposizione ai campi nocivi era continuativa. Oggi si ipotizza che il pericolo arrecato sia di una portata ben più ampia, se si pensa al fatto che tutti quanti siamo continuamente esposti all’effetto di campi elettromagnetici cosiddetti a bassa frequenza, generati da apparecchiature elettriche di uso quotidiano, oltre che all’effetto di campi elettromagnetici ad alta frequenza, come i ponti radio per telefoni cellulari, le antenne radio televisive, etc..
Le diverse forze di polizia locale si trovano, a volte, costrette ad affrontare problematiche fino ad allora sostanzialmente estranee al proprio tradizionale bagaglio culturale ed istituzionale, con il compito di ricercare aspetti giuridici che ad oggi sono privi di confini precisi e di sicuri parametri di riferimento. Questi obblighi sono fomentati da esposti di comitati di cittadini che, preoccupati per le possibili conseguenze derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici, allertano le Forze di Polizia Locale.
Le principali cause dell’inquinamento elettromagnetico, in particolare quelle che vengono abitualmente sottoposte all’attenzione dei corpi di polizia municipale sono rappresentate dai sistemi di distribuzione e trasmissione dell’energia elettrica – e cioè da elettrodotti – e dai sistemi fissi di telecomunicazione – ossia le antenne per gli impianti di telefonia cellulare.
Prima di analizzare tutti gli aspetti giuridici di questa forma di inquinamento appare opportuno fare un breve cenno agli elementari concetti di fisica. Ecco i termini maggiormente utilizzati:
- Carica elettrica: è la particolare attitudine di particelle di protone e di elettrone di attrarsi, definendosi carica elettrica positiva quella associata al protone e negativa quella associata all’elettrone;
- Corrente elettrica: è il movimento prevalente di una direzione di cariche elettriche che vengono classificate positive (ioni, protoni) o negative (elettroni, ioni);
- Campo elettrico: è lo spazio entro cui si realizzano le modificazioni prodotte da una carica elettrica o da una serie di cariche elettriche in posizione statica;
- Campo magnetico: nel linguaggio sociale si intendono due campi elettrici prodotti da scariche statiche su due diversi fili, in modo tale che la corrente che percorre il primo filo produca una modificazione dello spazio esterno per cui il secondo filo, a sua volta percorso da corrente, risenta di una forza magnetica;
- Onde elettromagnetiche: costituiscono in più serie concatenate di campi elettrici e campi magnetici che si generano reciprocamente;
- Campo elettromagnetico: è il concatenarsi di campi elettrici e campi magnetici.
- Impianti fissi per la telefonia mobile: è la stazione radio di terra del servizio di telefonia mobile, destinata al collegamento radio dei terminali mobili con la rete del servizio di telefonia mobile;
- Esposizione: è la condizione di una persona soggetta a campi elettrici, magnetici, elettromagnetici o a correnti di contratto di origine artificiale.
L’APPLICABILITA’ DELL’ART. 674 DEL CODICE PENALE
“GETTO PERICOLOSO DI COSE”
Per arrivare ad ammettere la sussumibilità delle onde elettromagnetiche, nell'ambito dell'articolo 674 Codice Penale in materia di "Getto pericoloso di cose", che punisce "Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti", la Corte di Cassazione ha svolto le seguenti argomentazioni: “ Anche nel caso di emissione di onde elettromagnetiche, il presupposto necessario perché sia eventualmente integrato il reato di cui all'articolo 674 Codice Penale è comunque quello del superamento dei limiti previsti dalle specifiche norme di settore, mentre deve invece escludersi ogni illiceità qualora le immissioni si siano mantenute nei limiti fissati dalla normativa vigente, nel qual caso esse sono assistite da una presunzione di legittimità e di non pericolosità", sempre secondo la Cassazione, infatti, "il reato di cui all'articolo 674 Codice Penale è ravvisabile in qualsiasi comportamento materiale (getto, lancio, versamento, emissione) avente ad oggetto cose materiali o immateriali e che può oggettivamente provocare offesa o molestia alle persone. Quando però si tratti di una attività socialmente utile, ed in quanto tale legislativamente o amministrativamente disciplinata, il comportamento, quand'anche idoneo a provocare offesa o molestia, resta ugualmente lecito sotto il profilo penale se non supera i limiti previsti dalla normativa di settore. Se così è, poiché l'emissione di onde elettromagnetiche è oggetto di una specifica disciplina che fissa limiti rigorosi, anch'essa, al pari di altre attività regolamentate, può integrare il reato in questione soltanto quando sono superati i limiti tabellari, in modo tale da non dar luogo ad un sistema manifestamente irrazionale”.
Questa conclusione resta ferma anche qualora si ritenga che le due ipotesi dell'articolo 674 Codice Penale debbano restare distinte e separate. Ed invero, una volta che le onde elettromagnetiche si sono fatte rientrare nel getto di cose previsto dalla prima ipotesi della disposizione in esame, alle stesse si può poi applicare, in via analogica, il principio, desumibile dalla seconda ipotesi, secondo cui il comportamento deve presumersi legittimo ed il reato non sussiste quando si tratta di attività regolamentata e non siano superati i limiti tabellari. In questo caso, invero, si tratterebbe di analogia in bonam partem, che quindi non sarebbe vietata. Sembra poi indiscutibile l'esistenza dei presupposti per questa applicazione analogica, in quanto fra le due fattispecie esiste sicuramente una somiglianza rilevante, dato che la qualità comune ad entrambe (attività regolamentata e non superamento dei limiti) costituisce la ragione sufficiente per applicare la disciplina.
ELETTRODOTTI E CODICE DELLA STRADA
Anche il codice della strada, seppure marginalmente, risulta interessato al fenomeno dell’inquinamento elettromagnetico.
L’art. 28 dispone che i concessionari di linee elettriche, sia aeree che sotterranee, hanno l’obbligo di osservare le condizioni e le prescrizioni imposte dall’ente proprietario per la conservazione della strada e per la sicurezza della circolazione. Il secondo comma sancisce che qualora per comprovate esigenze della viabilità si renda necessario modificare o spostare, su apposite sedi messe a disposizione dall’ente proprietario della strada, le opere e gli impianti costruenti, l’onere relativo allo spostamento dell’impianto è a carico del gestore del servizio pubblico. In caso di ritardo ingiustificato, il gestore è tenuto a risarcire i danni e a corrispondere le eventuali penali fissate dalle specifiche convenzioni. Sempre in relazione alla necessità di garantire la sicurezza della viabilità stradale, l’art. 25 del Codice della strada in tema di attraversamenti della sede stradale, ad esempio elettrodotti, dispone che le opere devono essere realizzate in modo tale che il loro uso e la loro manutenzione non intralci la circolazione dei veicoli sulle strade, garantendo l’accessibilità delle fasce di rispetto della strada.
Inoltre, il regolamento di esecuzione, art. 66 comma 4, dispone che gli attraversamenti trasversali con strutture sopraelevate devono essere realizzate mediante sostegni situati fuori della carreggiata con distanze che consentano futuri ampliamenti e comunque ubicati ad una distanza dal margine della strada uguale all’altezza del sostegno misurata dal piano di campagna.
Inoltre, l’art. 28 assolve ad una funzione essenzialmente preventiva intervenendo verosimilmente in una fase di localizzazione della struttura antecedente alla sua realizzazione e sembra affermare la prevalenza del principio di sicurezza della circolazione su quello rappresentato dai gestori di un elettrodotto, i quali hanno l’obbligo di effettuare tutti gli spostamenti richiesti dall’ente.
Corte di Cassazione - Sezione Terza Penale, Sentenza 26 settembre 2008, 36845: Inquinamento elettromagnetico. “Il fenomeno della emissione di onde elettromagnetiche rientra, per effetto di una interpretazione estensiva, nell’ambito dell’articolo 674 Codice Penale. Detto reato è configurabile soltanto allorché sia stato, in modo certo ed oggettivo, provato il superamento dei limiti di esposizione o dei valori di attenzione previsti dalle norme speciali e sia stata obiettivamente accertata una effettiva e concreta idoneità delle emissioni ad offendere o molestare le persone esposte, ravvisabile non in astratto, per il solo superamento dei limiti, ma soltanto a seguito di un accertamento da compiersi in concreto di un effettivo pericolo oggettivo, e non meramente soggettivo.” |
Fonte: www.sulpm.net/..
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Polveri sottili
Che cosa si tratta?
Le polveri sottili sono una miscela di particelle solide o liquide che , essendo molto piccole , tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le pm10 (particolate mater) sono particelle fini respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe).
Esse variano molto sia per forma che per composizione chimica in quanto dipendono dalle fonti di emissioni dominanti, cioè dal tipo di insediamenti della zona ma, poiché possono rimanere sospese nell’ aria per parecchi giorni ed essere quindi trasportate anche a grandi distanze, il carico di PM10 in una città dipende non solo da fonti locali ma anche dalla quota trasportata.
In inverno i valori di PM10 sono superiori a quelli estivi cosi come aumentano con la nebbia e con l’ assenza di vento . La loro rimozione avviene , nel caso di particelle grossolane , per deposizione secca , cioè esse cadono per gravità . Per le altre si tratta di deposizione umida ad opera delle nubi e della pioggia.
LE CAUSE
LE SORGENTI DI EMISSIONE DELLE POLVERI
Le polveri atmosferiche sono prodotte sia da sorgenti naturali che antropiche.
Tra le sorgenti naturali annoveriamo: l'erosione eolica, gli incendi boschivi, l'aerosol marino, le emissioni vulcaniche. Le più importanti sorgenti antropiche sono invece costituite da combustione, traffico autoveicolare , dai processi industriali. Emettono polveri soprattutto gli impianti alimentati a combustibili solidi e i veicoli diesel. Sono emissioni dirette quelle dovute ai gas di scarico. Sono emissioni indirette quelle dovute al sollevamento della polvere. Le condizioni metereologiche favorevoli all’inquinamento si manifestano soprattutto nella stagione invernale in condizione di : alta pressione, alta stabilità atmosferica, perdurante inversione termica, assenza di precipitazioni . La causa principale comunque è costituita da processi di combustione causati dall’uomo come le grandi centrali termoelettriche. Nelle città contribuiscono all’inquinamento il riscaldamento domestico, ma soprattutto il traffico dei veicoli. Un veicolo infatti oltre ad emettere gas di scarico, che contiene materiali particolari per le caratteristiche chimiche e fisiche, come le particelle di fuliggine emanate dai motori diesel, contribuisce all'incremento dell'aerosol primario anche con processi di abrasione come l'usura dei pneumatici e l'usura dei freni. Gli autoveicoli, infatti, procedendo sull’asfalto polverizzano il manto stradale e lo portano in atmosfera.
Nelle aree industrializzate entrano in gioco anche le attività industriali come la lavorazione dei metalli e le attività agricole. Le particelle secondarie ( le più grosse ),che possono equivalere al 30-60% del carico totale del PM10, nascono da sostanze nocive gassose precedenti quali il diossido di azoto. Il pm10 viene quindi prodotto da numerose fonti. Al carico del PM10 contribuiscono in ordine di importanza il traffico,l’industria,l’agricoltura,e le economie domestiche.
LE CONSEGUENZE
Dalle notizie che abbiamo raccolto ci sentiamo in grado di affermare che l'aria inquinata è una delle principali cause delle malattie dell'apparato respiratorio. Le particelle che una persona può inalare, si possono depositare in qualche tratto dell'apparato respiratorio e se sono liquide o solubili, possono essere assorbite da qualsiasi tessuto e provocare dei danni intorno a tale punto, in particolare se sono corrosive o radioattive. L'inquinamento da PM10 può far penetrare nei polmoni delle particelle che possono poi raggiungere il cervello ed altri organi come le ossa, i denti ed i reni. Altri effetti si sono rilevati sulle facoltà cerebrali dei bambini e sul sistema cardiocircolatorio.
Pur possedendo le vie respiratorie dei meccanismi di difesa, quali le cellule cigliate ed il muco, è sempre possibile una irritazione da sostanze nocive presenti nell'aria, una contrazione della muscolatura dei bronchi ed un aumento della secrezione di muco con attacchi di tosse.
Comunque le sotanze nocive che penetrano nelle vie aeree possono danneggiare tutti quei meccanismi di difesa che il nostro corpo mette in atto.E' stato dimostrato che quanto più alta è la concentrazione di particelle nell'aria tanto maggiore è l'effetto sulla salute della popolazione.
Si è visto come gli effetti più gravi si manifestano nella popolazione nei giorni in cui la concentrazione degli inquinanti è più elevata (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, crisi di asma bronchiale, disturbi circolatori e ischemici oltre a tosse, catarro, diminuzione della capacità polmonare, ecc...).
Inoltre studi condotti negli Stati Uniti ed in molti Paesi europei hanno evidenziato un'associazione fra i livelli di inquinanti atmosferici e il numero giornaliero di morti o di ricoveri in ospedale per cause respiratorie e cardiovascolari.
LE ALTERNATIVE
Sappiamo che il PM10 è un problema del nostro pianeta, e per contrastarlo, oltre al blocco del traffico, proponiamo nuove alternative.
Inanzitutto sappiamo che il traffico è aumentato eccessivamente negli ultimi anni a tale proposito noi crediamo sia giusto: aumentare la rete di piste ciclabili e anche di ampliare le zone a traffico limitato; per gli scolari crediamo sia opportuno creare percorsi sicuri e protetti che colleghino le scuole alle abitazioni dei bambini; ideare nuove zone pedonali adatte a bambini e anziani, sarebbe ideale; bisognerebbe limitare il numero di parcheggi all’interno di grandi città e nei centri storici e aumentare invece le zone di verde pubblico. A Zurigo, infatti, hanno sconfitto il traffico e l’inquinamento dimezzando i parcheggi. Infine proponiamo di aumentare la rete autostradale ad alta velocità per velocizzare i trasporti e gli spostamenti evitando di passare per i centri abitati.
Noi però ci aspettiamo un futuro con le macchine "ad acqua", ad inquinamento zero. Sappiamo che allo stato attuale è quasi un utopia ma già qualcosa si sta muovendo. Abbiamo notizie della possibilità dei sistemi di autotrazione con oli più puliti, a GPL o Metano. Sappiamo che il Giappone, più avanzato nella ricerca, ha numerosi prototipi di macchine trainate grazie all'energia elettrica. Oggi esistono già degli ibridi elettrici con sitemi a scoppio. Questo siamo sicuri va a discapito di quello che va di moda. I consumatori oggi vengono infatti invogliati ad acquistare macchine con motore diesel, inconsapevoli del grave danno che arrecano all'aria che respiriamo, principali artefici del PM10.
Fonte: www.francesca.larosamazza.com
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